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Trofei rossoneri o solo in “nero”?

A molti milanisti piace confrontarsi anteponendo, al loro senso di identità, i trofei vinti, cosicché la loro
identità tende ad appiattirsi solo sui successi, limitandola.
Ma una identità fondata sulle coppe vinte è come la personalità di un ricco scemo. Inoltre è causa di
frustrazione (che è ben altra cosa della sola delusione) in caso di insuccessi ripetuti, come da svariati anni sta
capitando ai tifosi rossoneri.

L’identità è ben altro che una serie di successi (o di insuccessi).


Chi vive i propri colori, vive sconfitte e vittorie attraverso uno stile preciso. E sa riconoscere onore
all’avversario, sa ridere delle proprie sventure, sa gioire delle vittorie ma, soprattutto, sa di appartenere ad
una “comunità”, cosa che manca quasi del tutto ai milanisti (e gli juventini).

Ma, soprattutto, l’identità non si può fondare sui trofei vinti quando questi, in gran parte, sono dovuti a quelli
che nel gergo dei tifosi di calcio vengono detti “furti”, cioè sono dovuti ad affari che ledono le leggi sportive
o comunque della sportività, arrivando, a volte, fino a infrangere le leggi del Codice Civile. Come molti
credono sia avvenuto al Milan di Berlusconi.

Perciò, di questi tempi in cui già si sta facendo il consuntivo del Milan di Berlusconi, che a breve sarà forse
ceduto ad altra proprietà, è bene ricordare certe cose.
Che non riguardano le sconcertanti vicende di Milan lab, forse responsabile dell’enorme accrescimento
osseo e muscolare di Pato, dei problemi cerebrali di Gattuso e Cassano e altro ancora. E non riguardano
nemmeno Calciopoli, che ha visto il Milan essere condannata (ma salvata dalla serie B) per un episodio di
illecito sportivo che, probabilmente, rappresenta solo il sintomo di una realtà molto più estesa.

Mi voglio soffermare solo su come Berlusconi ha acquistato il Milan e su come lo ha gestito


finanziariamente.

Non nego che il Milan, sotto la sua guida, sia divenuto realmente stellare, dico però che, se veramente è stato
acquistato illecitamente e gestito in modo altrettanto illecito, la sua gloria sportiva è come la ricchezza di chi
ha iniziato a fare i soldi rubando e ha continuato nello stesso modo: la ricchezza è vera ma, semplicemente,
non gli appartiene. Almeno non moralmente.

Non intendo fare un trattato di queste vicende: per questo basta leggere il libro Le corna del diavolo dell’ex
giocatore milanista Carlo Petrini, che è molto circostanziato e che, da ciò che ne so, non ha procurato
all’autore nessun guaio giudiziario da parte del Milan. O basta cercare qualche articolo passato, come quelli
apparsi su Repubblica il 14/11/1998 e il 4/2/2003.

Intendo però ricordare che in queste fonti, che sembrano veritiere, si dice che il Milan è stato acquistato da
Berlusconi sottocosto con l’aiuto dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, che avrebbe impedito
che il presidente del Milan di allora, Farina (secondo il quale fu ingiustamente “costretto” a cedere la
squadra), vendesse ad altri pretendenti.

E intendo anche ricordare, senza entrare in dettagli, come nel 1997 l’inchiesta Mani pulite postula in modo
molto credibile come molti calciatori del Milan furono, per anni, parzialmente remunerati in nero, facendo
risparmiare al Milan cifre enormi, che così non sono andate a pesare su un passivo anch’esso enorme.

Il Milan di Berlusconi ebbe due cicli: quello del Milan stellare di Sacchi e poi di Capello, durato circa un
decennio, e poi quello di Ancelotti, durato dal 2002-03 fino al 2007-08, ma ambedue i cicli hanno avuto un
inizio oscuro e sospetto.

Il primo, di cui abbiamo già parlato, coincide con lo strano acquisto del Milan da parte di Berlusconi, il
secondo ciclo inizia dopo che il Milan, nel 2001-02, è riuscita ad arrivare quarta in campionato per un solo
punto sul Chievo, grazie a una serie di favori arbitrali che ha dell’inaudito, e così a giocare la Champions
l’anno successivo, che riuscirà a vincere dopo aver eliminato l’Inter in semifinale con due pareggi, con una
grande dose di fortuna e grazie a un’incredibile numero di infortunati tra i nerazzurri, a cominciare da
Ronaldo, e dopo una equivoca finale con la Juventus.

Quel periodo coincise con i primi sospetti, da parte dell’ambiente nerazzurro, di un complotto ai propri danni
e a favore soprattutto della Juventus, ordito da Moggi, cosa che portò l’Inter a un mercato ridotto, mentre il
Milan, probabilmente grazie anche alla vittoria in Champions, nella sessione estiva acquistò Seedorf proprio
dall’Inter, e Nesta.
L’anno ancora successivo, nella sessione estiva del 2003, il Milan, sempre dall’Inter, acquisto Pirlo, oltre a
Kakà, che certamente sarebbe andato ai nerazzurri se non si fosse intromesso il Milan, cosa che ha potuto
fare probabilmente proprio grazie al 4° posto che nel 2002 ha “rubato” al Chievo.