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Sermone: Proverbi 1:1-7

1 Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele; 2 perché


l'uomo conosca la saggezza, l'istruzione e comprenda i detti
sensati; 3 perché riceva istruzione sul buon senso, la giustizia,
l'equità, la rettitudine; 4 per dare accorgimento ai semplici e
conoscenza e riflessione al giovane. 5 Il saggio ascolterà e
accrescerà il suo sapere; l'uomo intelligente ne otterrà buone
direttive 6 per capire i proverbi e le allegorie, le parole dei saggi e
i loro enigmi. 7 Il timore del SIGNORE è il principio della
scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione.
Care sorelle, cari fratelli,
oggi tutte le chiese del nostro Distretto riflettono sulla legalità,
infatti quest'anno la giornata della legalità voluta dalla Conferenza
Distrettuale del 2008 è arrivata alla sua terza edizione.
E non è difficile immaginare la radice di tutte le illegalità che
viviamo nel nostro presente. Sappiamo bene che l'illegalità, la
cultura dell'illegalità nasce dalle organizzazioni malavitose che
hanno in mano gran parte della vita del nostro paese.
L'illegalità ha un nome a seconda la regione in cui viviamo:
camorra, mafia, 'ndrangheta. Paesi, quartieri strategici, territori
marcati, campi da guerra, botti di pistola, grida che risuonano,
cuori che si fermano: questi sono alcuni dei suoi frutti.1
Ed è noto, stranoto che per combattere la cultura della malavita in
tutte le sue espressioni, cultura talmente diffusa nel nostro paese,
ci vuole l'istruzione. Sembra un fatto semplice e ovvio, ma vale la
pena ripeterlo qui all'inizio della nostra riflessione sulla legalità e
sulla scuola.
Nella rivista Universo parallelo della nostra università ho trovato
un articolo bello che descrive proprio questo, vi cito solo qualche
riga: “un tumore lo si esporta alla radice, si risale a ciò che lo
alimenta. Allo stesso modo la criminalità va 'avvelenata' a poco a
1 Universo parallelo, L'altro sguardo sull'università, Catanzaro, gennaio/febbraio
2011
poco dall'interno, con la giustizia e l'istruzione. Arrestare un
ventenne che ha commesso un delitto non risolve il problema. Una
volta preso, ne torneranno dopo di lui altri ancora più motivati. E'
la mentalità che deve essere cambiata ed educata.”
Ecco siamo già in mezzo alle nostre riflessioni su “scuola e
legalità”, riflessioni che vogliamo basare sul brano biblico che
abbiamo letto, l'inizio del libro dei Proverbi.
Che cosa possiamo biblicamente dire da credenti sul tema della
scuola, della formazione, dell'istruzione?
Con il nostro brano entriamo nel mondo della sapienza in Israele.
La sapienza. L'Antico Testamento ha raccolto un buon numero di
libri sapienziali. Purtroppo predichiamo solo poche volte su brani
scelti da questi libri.
Forse li leggiamo pure poco, perché soprattutto i Proverbi
sembrano un raccolta di detti messi insieme senza alcun criterio di
ordine o senza alcun sistema logico. Eppure vale la pena
confrontarsi con la sapienza in Israele, conoscerla nella sua
elaborazione biblica, e vedremo che la sapienza ha a che fare con
ciò che ci accade nella nostra vita quotidiana, nella vita in cui
siamo chiamate e chiamati a concretizzare la nostra fede.
Quando più di 2000 anni fa i maestri in Israele cominciavano a
raccogliere gli scritti ebraici e formare di loro un libro, il nostro
Antico Testamento, scelsero un'ordine molto interessante:
iniziarono con la Torà, il Pentateuco, seguono i Profeti, sono i libri
da Giosuè fino a Malachia, libri che raccontano la storia e libri che
tentano di dare un senso ad essa. Alla fine stanno i cetubim, gli
Scritti, ed è lì che incontriamo la sapienza. In prima linea ci sono i
Salmi, i Proverbi, l'Ecclesiaste e Giobbe.
Potremmo dire: la Bibbia ci porta dalla creazione fino ai salmi e
poi arriva alla sapienza per gestire la vita quotidiana, la Bibbia
ebraica racconta le gesta di Dio, narra come il Dio si è presentato e
il fatto che questo Dio tiene in mano il popolo d'Israele e tutto il

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mondo. Alle fine si canta la lode o anche il lamento a Dio nel
culto con i Salmi e lo si cerca nella quotidianità per mezzo della
sapienza.
La sapienza in Israele è pensata per la vita quotidiana. Come vivo
la mia settimana al cospetto di Dio?
Abbiamo bisogno della sapienza per essere accompagnate e
accompagnati nella nostra quotidianità. La sapienza vuole fare in
modo che possiamo prendere le decisioni giuste, vuole essere la
nostra consigliera, vuole insegnarci a capire ciò che è giusto e ciò
che non lo è, la legalità e l'illegalità, vuole insegnare ciò che serve
nella vita.
Oggi ci troviamo all'inizio del libro dei Proverbi, che ci porta
subito al dunque nell'ultimo versetto del nostro brano scelto per
questa domenica: Il timore del SIGNORE è il principio della
scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione.
E' un versetto bellissimo, esempio della poesia ebraica che spezza
i versi in due per dire in due modi diversi la stessa cosa: Il timore
del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la
saggezza e l'istruzione.
In breve potremmo dire che queste parole scritte da un saggio
d'Israele interpretano la realtà in due modi, dicendo con essi la
stessa cosa.
E subito si capisce che la prima metà del versetto è la fine di un
pregiudizio, quello che afferma che la fede e la scienza non
possono stare insieme, chi crede in qualche modo deve spegnere il
proprio cervello, almeno secondo chi non vede insieme la fede e la
scienza, credere e riflettere.
E' un pregiudizio certamente non infondato, è un pregiudizio che
si basa su certe espressioni di alcune chiese. Quanto è stato
difficile per alcuni accettare le teorie di Galilei, quanto è difficile
per alcune chiese, e ricordiamoci anche per alcune ex ministre
della pubblica istruzione, accettare il big bang e l'evoluzionismo

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come teorie scientifiche della visione del mondo e della natura.
Possiamo così affermare che ci sono delle chiese in cui la libera
riflessione e il sapere vengono limitati e sottomessi a delle
impalcature teologiche. In queste chiese ti dicono che certe cose si
possono solo credere e non si devono cercare le risposte con la
propria mente.
Anche la divisione in clero e laici, dove i membri del clero sono
coloro che guidano le masse, i laici appunto, che devono delegare
la riflessione al clero, non aiuta molto a far sparire il pregiudizio
che la scienza e la fede sono due nemiche.
Con Bonhoeffer possiamo invece affermare che Dio vuole stare al
centro della nostra esistenza, non come colui che sta dove non
arriviamo con il pensiero, ma come colui che è in mezzo a noi e
vuole relazionarsi con ciascuno e ciascuna di noi. La fede come
inizio non come limite del sapere.
L'istruzione, il sapere, formare la capacità di giudizio, educare ad
una visione del mondo e della società che apre alla critica e al
dubbio, capace di analisi, l'istruzione è sempre stata un forte del
mondo protestante, lo dico senza alcun sentimento di superiorità,
ma come affermazione accertata anche sociologicamente.
Per molte chiese anche per la nostra da sempre scuola e chiesa
sono due parole che vanno insieme, e sappiamo bene che in Italia
non sempre era così.
Per questo ho citato nella circolare il pastore luterano mandato nel
1835 dalla Prussia in Sicilia per analizzare il sistema scolastico e
l'analfabetismo della popolazione siciliana, che constata delle
condizioni assolutamente insufficienti per la scolarizzazione della
popolazione. Afferma che la grande massa dei ragazzi e di
conseguenza anche degli adulti non sa né leggere né scrivere.
I valdesi che dopo il 1848 lasciano le loro valli per evangelizzare
l'Italia nascente trovano le stesse condizioni descritte da
Lindenkol, così il nome del pastore, e perciò la loro missione,

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l'opera di evangelizzazione, va pari passo con l'apertura di scuole
per alfabetizzare le masse.
Certo, lo fanno soprattutto per permettere al popolo di leggere la
Bibbia e per potersi quindi liberare dal monopolio clericale di
interpretazione, ma lo fanno anche perché da protestanti partono
dallo stesso principio del versetto stampato sopra: se io vivo al
cospetto di Dio, se Dio si trova al centro della mia esistenza, non
posso lasciare le masse nell'ignoranza, devo creare delle
possibilità di formazione e di istruzione.
Se oggi abbiamo molto meno scuole di quanto ne abbiamo avuto
100 anni fa ciò ha anche a che fare con la storia della nostra
Repubblica che, nella sua Costituzione afferma all'Art. 33: la
Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce
scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Per noi è un grande passo in avanti che lo Stato moderno ha voluto
ancorare un diritto all'istruzione per tutti e tutte e perciò – almeno
sulla carta – garantisce che la scuola d'obbligo è gratuita.
Infatti, la scuola statale, lo Stato che si impegna nell'educazione è
importante per garantire anche l'uguaglianza e una formazione
differenziata che sia libera da ideologie e impostazioni religiose di
molti istituti privati che secondo me in gran parte non
arricchiscono l'istruzione ma la indeboliscono, anche dal punto di
vista della legalità per esempio, visto che in molti istituti privati è
d'uso il fatto di far firmare agli insegnanti delle buste paghe
virtuali.
Scuola e legalità, eccoci tornati all'inizio del sermone dove
abbiamo affermato il nesso fra una società che per altro è già
contenuto nel nostro brano quando dice: 1 Proverbi di Salomone,
figlio di Davide, re d'Israele; 2 perché l'uomo conosca la
saggezza, l'istruzione e comprenda i detti sensati; 3 perché riceva
istruzione sul buon senso, la giustizia, l'equità, la rettitudine;
4 per dare accorgimento ai semplici e conoscenza e riflessione al
giovane.

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Per questo è così pesante l'ultimo affondo di Berlusconi contro la
scuola pubblica, ma già in precedenza la sua ministra ha fatto di
tutto per creare i fatti e rendere così veramente autentiche le sue
parole.
Chi è contro l'istruzione smonta sì la cultura, distrugge ciò che in
lunghe battaglie è stato raggiunto, ma soprattutto è una minaccia
alla legalità, perché smontare la scuola pubblica vuol dire aprire la
società alla malavita.
Noi siamo chiamate e chiamati a fare il contrario. Il nostro brano è
chiaro, insegna che l'istruzione, la formazione fanno parte della
nostra fede, sono bagaglio prezioso che portiamo con noi e che
dobbiamo spendere nella nostra società tanto accecata dalla
propaganda di chi vuole solo tubi digerenti analfabeti davanti alle
sue TV, gente da sfruttare e da manipolare.
Una nuova società è possibile e inizia dove si confessa: Il timore
del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la
saggezza e l'istruzione. Amen.

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