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Sentenza n. 542/2021 pubbl.

il 30/03/2021
RG n. 13/2019
Repert. n. 1282/2021 del 30/03/2021

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Modena
SEZIONE SECONDA CIVILE


Il Giudice istruttore dott. Giuseppe Pagliani, in funzione di giudice unico,
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa civile n. 13/2019 R. G.
promossa da
Samax s.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C.

Firmato Da: PAGLIANI GIUSEPPE Emesso Da: POSTE ITALIANE EU QUALIFIED CERTIFICATES CA Serial#: 3ab102551d6d6327
- Attore -
rappresentato e difeso dall’Avv. L. Governale

CONTRO
Prismi S.p.a.
- Convenuto -

rappresentato e difeso dall’Avv. S. Vaccari

in punto a: risoluzione per inadempimento, opposizione a decreto ingiuntivo.

All’udienza del 1/12/20 con rito a trattazione scritta la causa è stata assegnata a decisione, con termine
fino all’1/2/21 per il deposito di comparse conclusionali e fino al 21/2/21 per il deposito di repliche,
sulle conclusioni precisate dalle parti nel modo seguente:

per parte attrice:


“Nel Merito:
-In via principale,
- Accertare e dichiarare l'inadempimento di Prismi s.p.a. (già Primi sui Motori) alle prestazioni di cui
al contratto sottoscritto in data 26/10/2016 e l'intervenuta risoluzione del contratto medesimo per le
ragioni di cui in narrativa; e per l’effetto:
- accogliere la presente opposizione e dichiarare che nulla è dovuto all’ingiungente convenuta per le
ragioni esposte in atti, tanto in fatto quanto in diritto. Dichiarare quindi nullo e di nessun effetto il
decreto ingiuntivo opposto da SAMAX S.A.S. di Giuseppe Di Blasi & C. perché infondato, ingiusto ed
illegittimo e per l’effetto, revocarlo in considerazione del fatto che è stato dimostrato con prova scritta
che l’intera attività svolta dall’opposta è stata errata o non eseguita o eseguita con un ritardo tale da
vanificare lo scopo per il quale è stato sottoscritto il contratto e comunque ben oltre il termine
ragionevole di svolgimento della prestazione ;
- In via Riconvenzionale:
- Condannare Prismi s.p.a. al rimborso delle somme già versate da Samax S.A.S. di Giuseppe Di Blasi
& C. pari ad euro 2.197,00 perché relative al pagamento di un sito mai realizzato e all’utilizzo di un
servizio mai posto nella disponibilità dell’Opponente;
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- Condannare Prismi s.p.a. al risarcimento dei danni subiti da SAMAX S.A.S. di Giuseppe Di Blasi &
C. a seguito dell'inadempimento, da liquidarsi in euro 2.345,65,00 pari al costo della realizzazione del
nuovo sito ed un anno di manutenzione dello stesso o nella somma minore o maggiore che sarà
ritenuta di giustizia, con rivalutazione monetaria e interessi dal giorno della domanda al saldo.
- In ogni caso condannare la parte convenuta al pagamento delle spese e degli onorari di giudizio.
In via subordinata:
- nella denegata e non creduta ipotesi in cui Giudice accerti la posizione debitoria di SAMAX S.A.S. di
Giuseppe Di Blasi & C. nei confronti di PRISMI S.P.A. , riconoscere che la prestazione eseguita dalla
Opposta non è stata a regola d’arte e conseguentemente ridurre la pretesa avversa delle somme non
dovute fino ad equità per tutti i motivi meglio indicati nel presente atto;
Spese, diritti ed onorari rifusi”;

per parte convenuta:


“- Contrariis reiectis;
- voglia l’Ecc.mo Tribunale adito:
- con ogni e qualsivoglia prodromico accertamento e/o declaratoria del caso e di legge;
- in via pregiudiziale/preliminare,
- concedere, ex art. 648 c.p.c., la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo n. 3482/2018, n.
8235/2018 R.G., emesso il 12.11.2018 dal Giudice Dott.ssa Eleonora Ramacciotti, sussistendone i
presupposti di legge, per i motivi esposti in narrativa;
- in via principale,
- rigettare l’opposizione proposta dall’opponente per tutte le ragioni spiegate e, comunque, rigettare
tutte le domande avversarie, direttamente e/o indirettamente, formulate nei confronti di PRISMI S.p.A.
in quanto inammissibili, improcedibili, inaccoglibili, invalide e/o inefficaci, anche perché prescritte o

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per estinzione dell’azione, e comunque prive di ogni fondamento, sia in fatto che in diritto;
- accertare e dichiarare il diritto di credito di PRISMI S.p.A. nei confronti di Samax S.a.s. di Giuseppe
Di Blasi & C. come consacrato nel decreto ingiuntivo emesso e, per l’effetto, confermare detto decreto
ingiuntivo opposto n. 3482/2018, n. 8235/2018 R.G., emesso il 12.11.2018 dal Giudice Dott.ssa
Eleonora Ramacciotti;
- in via subordinata,
- nella denegata ipotesi di mancata conferma del decreto, condannare, in ogni caso e per i medesimi
titoli, ovvero ad altro titolo, anche per responsabilità extracontrattuale, l’opponente al pagamento, in
favore di PRISMI S.p.A., dell’importo di € 6.554,00, oltre agli interessi ex D. Lgs. n. 231/2002
maturati dal 5.7.2017 (data della prima rata insoluta) sino al saldo, o di quella diversa somma,
maggiore o minore, che dovesse risultare dovuta all'esito del procedimento, anche con valutazione di
natura equitativa;
- in via di ulteriore subordine,
- in denegata ipotesi di accoglimento, anche parziale, delle domande avversarie, accertato e
dichiarato in ogni caso che l’inadempimento di PRISMI S.p.A. non è tale da giustificare la risoluzione
del contratto intercorso tra le parti, stabilire una congrua ed equa riduzione del prezzo
contrattualmente pattuito; confermando, comunque, l’obbligo, in capo a Samax S.a.s. di Giuseppe Di
Blasi & C., di provvedere al pagamento del prezzo della fornitura così ridotto;
- ovvero, in caso di risoluzione giudiziale del rapporto, condannare Samax S.a.s. di Giuseppe Di Blasi
& C. a pagare a PRISMI S.p.A. la somma corrispondente alla parte di servizio di cui Samax S.a.s. di
Giuseppe Di Blasi & C. ha comunque goduto, parametrata al periodo in cui il contratto ha avuto
concreta esecuzione (pari, quanto meno, alla naturale durata contrattuale), anche in considerazione
del fatto che trattasi di rapporto di durata;
- in ogni caso,
- nella non creduta ipotesi in cui PRISMI S.p.A. fosse condannata a versare somme, a qualsivoglia
titolo, in favore di Samax S.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C., compensare le somme denegatamente
dovute da PRISMI S.p.A. con quelle dovute a quest’ultima da Samax S.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C.,
in pagamento della fornitura, condannando quest’ultima a versare a PRISMI S.p.A. la differenza non
compensata;
- con ogni e qualsivoglia consequenziale declaratoria e/o pronuncia del caso e di legge;
- con vittoria delle spese e del compenso di causa, oltre al rimborso forfettario delle spese generali di
studio al 15%, C.P.A. ed I.V.A. come per legge”.

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Svolgimento del processo.
1. Come da atti di causa e relativo verbale d’udienza.
Motivi della decisione.
2. Preliminarmente va rilevato che la presente decisione interviene nella vigenza
degli artt. 132 C.p.c. e 118 disp. att. C.p.c. dopo le modifiche apportate ad opera della
legge n° 69/2009 e, pertanto, la redazione della sentenza avviene in conformità alle
previsioni normative che impongono di esporre in modo succinto i fatti rilevanti
della causa e le ragioni giuridiche della decisione.

3. Parte attrice allega l’inadempimento di parte convenuta a un contratto di


prestazioni di realizzazione e posizionamento del sito internet a favore di parte
attrice del 26/10/2016, e svolge domanda di risoluzione contrattuale e restituzione
del pagamento della somma di € 2.197,00 oltre interessi e rivalutazione, per le rate
corrisposte fino spese all’interruzione del rapporto, nonché il risarcimento del danno

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da liquidare in € 2.345,65,00 -pari al costo della realizzazione del nuovo sito ed un
anno di manutenzione dello stesso- ovvero in via equitativa; è comunque evidente
l’errore materiale nell’indicazione dell’importo, tra l’altro con due virgole.
Parte convenuta contesta di essere inadempiente, eccepisce l’inammissibilità
dell’eccezione di inadempimento, e chiede il rigetto dell’opposizione con conferma
del decreto ingiuntivo opposto; in ogni caso chiede di compensare le somme dovute a
parte attrice con quelle dovute da quest’ultima in pagamento della fornitura.

4. In diritto va premesso che la giurisprudenza consolidata di merito e di legittimità


reputa che il creditore deve solo fornire la prova della fonte negoziale o legale del suo
diritto, ed incombe sul debitore l’onere di dimostrare l’avvenuto esatto adempimento
dell’obbligazione (tra le tantissime: Cass. 27/1/2010, n. 1741). Per cui va fatta
applicazione del criterio di giudizio costantemente applicato in giurisprudenza,
anche da questo ufficio, per il quale Il creditore che agisce per l’adempimento -come
per la risoluzione o per il risarcimento del danno- deve dare la prova della fonte
negoziale o legale del suo diritto e, se previsto, del termine di scadenza, mentre può
limitarsi ad allegare l’inadempimento della controparte: sarà il debitore convenuto a
dover fornire la prova del fatto estintivo del diritto, costituito dall’avvenuto
adempimento (cfr., tra le molte: Trib. Modena (Cividali), 17/10/17, n. 1826; Trib.
Modena (Cividali), 22/11/17, n. 2054; Trib. Modena (Grandi), 10/4/18, n. 628; Trib.
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Modena (Grandi), 31/5/18, n. 994; Trib. Modena (Rovatti), 3/5/18, n. 776; Trib.
Modena (Grandi), 7/6/18, n. 1048; Trib. Modena (Rovatti), 28/6/18, n. 1209; Trib.
Modena (Rovatti), 12/9/18, n. 1509; Trib. Modena (Rovatti), 12/9/18, n. 1516; Trib.
Modena (Pagliani), 18/9/18, n. 1544; Trib. Modena (Ramacciotti), 26/9/18, n. 1582;
Trib. Modena (Cortelloni), 28/9/18, n. 1593; Trib. Modena (Rovatti), 14/12/18, n.
2047; Trib. Modena (Grandi), 7/3/19, n. 311; Trib. Modena (Rovatti), 21/3/19, n.
410).
Per quanto in particolare riguarda il giudizio di opposizione a decreto
ingiuntivo, ne risulta che: <<Con particolare riferimento al giudizio di opposizione
a decreto ingiuntivo, incombe al creditore opposto, in qualità di attore in senso
sostanziale, l'onere di dimostrare l'an, oltre che il quantum della sua pretesa di
pagamento…>> (Trib. Modena (Del Borrello), 23/8/17, n. 1432);
<<… gravando sull’opponente, nella sua qualità di debitore e convenuto, provare
l’esistenza di fatti impeditivi, estintivi o modificativi del diritto vantato dalla
controparte>> (Trib. Modena (Del Borrello), 4/9/17, n. 1490); Trib. Modena (Del

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Borrello), 18/9/17, n. 1603; Trib. Modena (Del Borrello), 16/2/18, n. 277; Trib.
Modena (Del Borrello), 16/2/18, n. 278; Trib. Modena (Pagliani), 18/9/18, n. 1544;
Trib. Modena (Pagliani), 17/1/19, n. 89; Trib. Modena (Pagliani), 22/1/19, n. 121;
Trib. Modena (Pagliani), 22/3/19, n. 412);
<<L’opposizione a decreto ingiuntivo introduce un giudizio di cognizione, che segue
le regole del giudizio ordinario, secondo il principio della domanda ad iniziativa di
parte ed i principi che governano l’onere probatorio delle parti, nel quale giudizio la
posizione processuale delle parti é invertita per effetto della posticipazione del
contraddittorio conseguente all’emanazione del decreto ingiuntivo, ma nel quale si
seguono comunque le ordinarie regole sull’onere della prova, per cui é il creditore
(nella specie il professionista) a dover provare il fondamento della propria pretesa
creditoria>> (Trib. Modena (Pagliani), 7/6/18, n. 1047; Trib. Modena (Pagliani),
18/9/18, n. 1545; Trib. Modena (Ramacciotti), 18/10/18, n. 1711; Trib. Modena
(Pagliani), 4/2/19, n. 176);
quanto precede è in linea con i principi generali per i quali: <<Nei procedimenti di
opposizione a decreto ingiuntivo, in cui il contraddittorio è eventuale e posticipato,
instaurandosi solo per effetto dell’opposizione, non si verifica alcuna inversione
della posizione sostanziale delle parti: il creditore mantiene la veste sostanziale di
attore ed all’opponente compete la posizione tipica del convenuto e ciò esplica i suoi
effetti anche in tema di onere della prova>> (Trib. Modena (Pagliani), 15/11/18, n.
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1866) e: <<Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la prova del fatto
costitutivo del credito incombe sul creditore opposto che fa valere un diritto in
giudizio, il quale ha quindi il compito di fornire gli elementi probatori a sostegno
della propria pretesa, mente il debitore opponente dovrà fornire la prova degli
eventuali fatti impeditivi, modificativi o estintivi del diritto del credito>> (Trib.
Modena (Primiceri), 29/3/19, n. 505).

5. Nel caso concreto, a fronte dell’allegazione attorea dell’inadempimento, parte


convenuta ha soltanto asserito, ma non dimostrato, il proprio esatto adempimento.
Va, infatti, considerato che nel caso di specie risulta che, in base al testo
contrattuale, il contenuto degli impegni di parte convenuta risulta, precipuamente,
concernere l’opzione “PSM 15 key” del contratto stipulato dalle parti, in base al quale
parte convenuta è impegnata a due fondamentali gruppi di prestazioni: da un lato il
fornitore si impegna ad effettuare il “posizionamento del sito” del cliente, che
“consiste nella registrazione del sito indicato” sui dieci principali motori di ricerca,

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specificati in contratto; d’altro lato il fornitore “si impegna ad effettuare lavorazioni
dirette a posizionare il sito del cliente nei primi 20 posti dei risultati di almeno il
10% delle ricerche risultanti dalla combinazione dei motori di ricerca e keywords,
sempre con riferimento al primo report fornito, indicativamente dopo 3 mesi dal
termine delle lavorazioni (…)”.
L’interesse concreto del cliente è, infatti, chiaramente individuabile nel
disporre di un sito aziendale che compare sempre ai primi posti nelle ricerche “on
line” della potenziale clientela, mediante l’utilizzo di determinate parole chiave -in
questo caso in numero di 15- personalizzate in ragione della specifica attività svolta.
Dalla documentazione prodotta e dalle prove orali assunte risulta
l’inadempimento alle descritte obbligazioni.
I testimoni escussi hanno confermato che la prestazione non è stata fornita: i
testi Sara e Massimiliano Germinario hanno confermato il capitolato di prova attoreo
nella parte ammessa, avendo in particolare affermato che il sito web non è stato mai
consegnato; e nemmeno è mai stato consegnato il codice con il quale poter
terminare, come promesso, la realizzazione di una parte specifica del sito.
I testi di parte convenuta non hanno, invece, provato l’esatto adempimento:
sull’invio del codice la teste Albusceri non ricorda la circostanza, mentre la teste
Pinto si è limitata a dichiarare che si tratta di un codice inviato in automatico da
Google dopo il completamento di una certa procedura da parte della convenuta, che
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dichiara essere stata completata; tuttavia, ciò non equivale alla prova positiva
dell’esatto adempimento, perché il codice non è pervenuto all’attrice; con ciò
l’inadempimento è già provato, spettando la prova dell’esatto adempimento a parte
convenuta; a tal fine non è necessario accertare se il mancato arrivo del codice
dipende da un errore nel completamento della procedura di competenza della
convenuta, anche se ciò si può ovviamente presumere, dal momento che la stessa
convenuta dichiara che se la procedura è corretta l’invio del codice avviene in
automatico.
Sulla mancata realizzazione del sito, entrambi i testi Albusceri e Pinto hanno
fatto riferimento all’invio di un link dal quale si accede al sito, ma non al
funzionamento del sito una volta raggiunto tramite il link; in realtà, poi,
l’inadempimento è stato dichiarato dalla teste Pinto, dichiarando che “Noi abbiamo
consegnato la “demo” del sito”, posto che la “demo” non è, per sua stessa definizione,
la versione definitiva e funzionante del sito stesso; alla domanda di chiarimento sulla
differenza tra demo e sito web la teste ha, infatti, risposto in modo parzialmente

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elusivo, dichiarando che “la demo è raggiungibile attraverso un link, così che il
cliente può verificare il funzionamento del sito web e fare anche osservazioni per
eventuali modifiche”, in tal modo però confermando che la versione demo necessita -
come è peraltro notorio e insito nella stessa differenza terminologica- di modifiche e
ulteriori implementazioni prima di funzionare come sito web definitivo; sotto questo
profilo l’inadempimento è, quindi, confermato positivamente dalla deposizione
Pinto.
Sul punto è corretta l’allegazione difensiva di parte attrice , secondo la quale
<<Affermare che un “sito vetrina” come una DEMO sia il sito web acquistato da
Samax (e che quindi Prismi abbia adempiuto la propria obbligazione) è errato,
perché il sito non svolge solo la funzione di mostrare o fungere da brochure, esso è
uno strumento interattivo che deve consentire di comunicare in modo diretto con
l’utente>>.

6. Le esposte circostanze, che risultano dalla documentazione prodotta e dalle prove


assunte, non lasciano dubbi non solo sulla sussistenza dell’inadempimento, ma
anche sulla sua rilevanza. Alla stregua degli accordi negoziali, infatti, può dirsi da un
lato che il ritardo in concreto accumulato nell’adempimento era divenuto
intollerabile e giustificava la risoluzione per inadempimento colposo, e poi è rimasto
definitivo; e, d’altro lato, che i l’inadempimento va qualificato come totale, e non
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meramente parziale: dalla già menzionata documentazione contrattuale risulta,
infatti, che è rimasta completamente inadempiuta la prestazione principale, il nucleo
sostanziale degli accordi tra le parti, riflettente nel contempo l’essenza dell’interesse
del cliente committente, determinante nell’economia dell’affare, e l’obbligazione
primaria del prestatore d’opera, che in questo caso consiste anche in uno specifico
risultato.

7. Quanto sopra appena evidenziato sull’esistenza e la qualità dell’inadempimento


assume rilievo per due ulteriori ordini di considerazioni.
In primo luogo la qualifica totale dell’inadempimento priva di rilevanza la
clausola contrattuale invocata da parte convenuta opposta, in quanto, come già
sottolineato nell’ordinanza di rigetto della provvisoria esecuzione del decreto
ingiuntivo opposto in data 18/4/19, <<la clausola "solve et repete", di cui all'art.
1462 c.c., volta soprattutto a garantire da eccezioni dilatorie il contraente tenuto
per primo ad adempiere, non ha un'efficacia tale da paralizzare "in toto l'exceptio

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inadimpleti contractus", bensì resta correlata all'ambito di operatività della
"exceptio non rite adimpleti contractus", sicché essa non incide sulla possibilità di
far valere la mancata esecuzione, totale o parziale, della controprestazione, ma
impedisce di opporre solo l'inesatto adempimento (Cass. II, 16/7/1994, n. 6697;
Cass. II, 3/12/1981, n. 6406)>>.
In secondo luogo la sussistenza dell’inadempimento è la premessa logico-
giuridica della risoluzione contrattuale comunicata da parte attrice a parte convenuta
con la raccomandata ricevuta dalla convenuta in data 11/7/17 (doc. n. 11 att.).
Infatti, senza che occorra ripercorrere pedissequamente i rapporti tra le parti
-ampiamente riportati negli atti introduttivi delle parti e dimostrati dai documenti
prodotti), va rilevato che l’odierna attrice, dopo avere regolarmente effettuato i
pagamenti periodici previsti dal contratto per i primi mesi, a seguito del ritardo
nell’adempimento e poi del perdurante inadempimento della convenuta, dopo oltre
otto mesi senza aver ricevuto la prestazione ha inviato la raccomandata di risoluzione
del contratto.
Dalla documentazione prodotta dalla stessa convenuta opposta, infatti, risulta
che -dopo molteplici comunicazioni di lamentele e tentativi di realizzare il sito nei
mesi precedenti- ancora in data 24/5/17 il cliente sollevava tre specifiche
osservazioni sulle ultime lavorazioni del fornitore, ricevendo a stretto giro in pari
data promessa di risoluzione dei problemi; in data 12/6/17 il cliente comunica l’invio
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di contenuti mancanti e chiede di fare formazione adeguata; la convenuta risponde il
21/6/17 dando indicazioni su un corso di formazione; il 30/6/17 la convenuta
comunica di attendere conferma alla demo e di autorizzazione a procedere con la
pubblicazione del sito; il 10/7/17 la convenuta invia comunicazione di identico
tenore; nel frattempo erra stata inviata la raccomandata di contestazione
dell’inadempimento, che appunto perviene in data 11/7/2017; il 20/7/17 la
convenuta invia comunicazione di identico tenore; a quel punto, il 21/7/17, risponde
cliente dicendo che il contratto è ormai risolto.
La riportata sequenza è esplicativa di come, alla fine del mese di Giugno 2017,
a fronte della perdurante mancanza del sito e delle prestazioni di posizionamento
promesse, si verifica la definitiva perdita di fiducia del cliente, che si determina a
contestare la risoluzione per inadempimento. Nella lettera è chiaramente indicato
che “il sito internet non è utilizzabile”.
In tale situazione occorre verificare la fondatezza dell’eccezione di
inadempimento che, in base a tutto quanto fino ad ora accertato e rilevato, è

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indiscutibile.
A quel punto, per la realizzazione di quanto occorrente, per il cliente è
necessario rivolgersi ad altro fornitore.

8. Una volta accertato l’inadempimento, rilevante a fini risolutori, da parte del


convenuto, consegue, ai sensi dell’art. 1458 C.c., il cosiddetto effetto retroattivo tra le
parti, sicché, non trattandosi di contratto ad esecuzione continuata o periodica, le
prestazioni eseguite vanno restituite.
Il convenuto ha chiesto, con varie domande subordinate, il pagamento -
integrale o parziale- delle prestazioni che ritiene dovute, e, comunque, la condanna la
pagamento delle somme richieste e ingiunte; somme che non gli sono, in alcuna
misura, dovute, per effetto della risoluzione del contratto. Infatti, è il convenuto che
va condannato alla restituzione di quanto ricevuto; mentre la domanda di pagamento
delle prestazioni, svolta dal convenuto, non può essere accolta per effetto della
risoluzione, e le prestazioni che il committente sarebbe tenuto a restituire -nella
specie comunque trascurabili, e non generanti alcun arricchimento di parte attrice-
non possono, ormai, essere restituite in natura.
Mentre, tuttavia, l’effetto dichiarativo dell’inadempimento consegue
all’accertamento dello stesso, gli effetti restitutori devono essere oggetto di specifica
domanda giudiziale, nella specie svolta da parte attrice con la richiesta di condanna
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del convenuto alla restituzione della somma di € 2.197,00 oltre interessi e
rivalutazione monetaria, con richiesta anche di danni da inadempimento.
Gli interessi in misura legale decorrono dalla data di richiesta (da
individuarsi, in assenza di altra data certa, in quella di notifica dell’atto di citazione
nel presente giudizio), fino all’effettivo saldo.

9. Resta da valutare la sussistenza dei danni da inadempimento contrattuale,


lamentati da parte attrice e riferiti al costo della realizzazione del nuovo sito ed un
anno di manutenzione dello stesso, e quantificati in € 2.345,65,00 o diversa somma
ritenuta di giustizia.
Tuttavia, il costo di realizzazione del sito da parte di altro fornitore non è un
danno conseguente all’inadempimento del primo fornitore, anche perché in ogni
caso il costo di realizzazione del sito sarebbe stato sostenuto dal cliente; se mai, è
solo il maggior costo sostenuto per essersi dovuto rivolgere a un diverso fornitore,
rispetto al costo che avrebbe dovuto sostenere con il fornitore inadempimento, ma di

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una simile differenza non vi è prova certa, anche perché non è detto che si tratti di
prestazioni equivalenti.
Invece, quello che è individuabile con certezza come una conseguenza
negativa dell’inadempimento di parte convenuta è , nel caos di specie, il ritardo nella
realizzazione del sito web, che il cliente ha potuto ottenere soltanto all’incirca un
anno dopo il periodo previsto.
Il danno derivante da un simile ritardo non è facilmente quantificabile in
termini di perdita di occasioni e di effettivo incremento reddituale come effetto
sperato del posizionamento del sito web; ciò non di meno si tratta di un danno certo,
e non meramente ipotetico e potenziale, poiché nella specie l’onere probatorio del
danneggiato può dirsi assolto in base a presunzioni semplici, anche mediante
l’utilizzo dei fatti notori, in ordine ai vantaggi che derivano alle attività aziendali per
la disponibilità di un sito web ben realizzato, e per effetto di un buon posizionamento
del sito stesso sui motori di ricerca in internet, nell’attuale assetto del mercato
globale; d’altronde, la circostanza è confermata sia dal rilevante numero di imprese -
pure facilmente reperibili in internet- che forniscono proprio la descritta prestazione
(migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca), sia, anche nel caso specifico,
dall’onerosità della relativa prestazione: è fin troppo ovvio rimarcare che, se le
aziende pagano per ottenere un buon sito web ed un buon posizionamento, il ritardo
nell’ottenimento integra di per sé un danno.
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Sentenza n. 542/2021 pubbl. il 30/03/2021
RG n. 13/2019
Repert. n. 1282/2021 del 30/03/2021

10. Nella descritta situazione ricorrono gli estremi previsti -secondo criteri
interpretativi condivisi in modo costante, anche da questo ufficio- per la liquidazione
equitativa del danno, e cioè l’assolvimento, da parte del danneggiato, del l’onere di
dimostrare la sussistenza e materiale del danno, e l’ obiettiva impossibilità, o
comunque la particolare difficoltà, per la parte interessata, di provare il danno nel
suo ammontare (Trib. Modena (Cortelloni), 6/7/18, n. 1245; Trb. Modena
(Castagnini), 29/11/18, n. 1958; Trib. Modena (Pagliani), 21/6/18, n. 1139; Trib.
Modena (Pagliani), 29/3/19, n. 516).
In proposito va osservato che l’art. 1226 C.c. richiama il concetto di equità
integrativa per i casi in cui il danno non può essere provato nel suo preciso
ammontare, che la giurisprudenza ha interpretato nel senso di impossibilità o
rilevante difficoltà della parte danneggiata di provare il danno nel suo preciso
ammontare (cfr. Corte di cassazione I, 10/7/03, n. 10850; II, 26/2703, n. 2874; III,
16/7/02, n. 10271; II, 18/6/02, n. 8827; I, 30/5/02, n. 7896; II, 28/6/2000, n. 8795;

Firmato Da: PAGLIANI GIUSEPPE Emesso Da: POSTE ITALIANE EU QUALIFIED CERTIFICATES CA Serial#: 3ab102551d6d6327
S. L., 14/5/98, n. 4894; III, 27/12/95, n. 13114; S.U. 9/6/92, n. 7067; I, 13/9/91, n.
9578; III, 6/6/90, n. 6056); sempre che il pregiudizio economico sia -come nella
specie- certo nella sua esistenza ontologica.
Nel caso concreto, in assenza di altri parametri, il danno subito da parte
attrice opponente per effetto del descritto inadempimento può essere
equitativamente determinato in misura pari alla metà del valore complessivo del
contratto stipulato tra le parti (€ 8.751,00 Iva esclusa) e, quindi, in € 4.375,50,
equitativamente arrotondabili ad € 4.500,00.
Su tale somma decorrono interessi in misura legale dalla data di liquidazione
(pubblicazione della sentenza) fino all’effettivo saldo.

11. In definitiva, dagli atti e dall’istruttoria svolta emerge che:


il contratto concluso tra le parti va dichiarato risolto per l’inadempimento colpevole
di parte convenuta;
la domanda risarcitoria di parte attrice è provata nella misura indicata e su tale
somma di calcolano interessi in misura legale dalla di data di pubblicazione della
sentenza fino alla data del saldo effettivo;
il credito restitutorio di parte attrice è provato nella misura indicata e su tale somma
di calcolano interessi in misura legale dalla data della domanda di pagamento

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Sentenza n. 542/2021 pubbl. il 30/03/2021
RG n. 13/2019
Repert. n. 1282/2021 del 30/03/2021
(notifica dell’atto di citazione in opposizione in data 24/12/18) fino alla data del
saldo effettivo;
la domanda riconvenzionale di parte convenuta, di accertamento del credito, non è
fondata, come la conseguenziale domanda di pagamento;
il decreto ingiuntivo opposto va revocato.

12. Le spese di giustizia -per valore dichiarato e bassa complessità- seguono la


soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
P. Q. M.
Il Tribunale definitivamente pronunciando, ogni altra e diversa domanda, anche
riconvenzionale, respinta,
in accoglimento dell’opposizione della società Samax s.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C.
avverso il decreto ingiuntivo n° 3482 del 12/11/18 del Tribunale di Modena,
revoca il predetto decreto ingiuntivo;
accerta e dichiara l’inadempimento di Prismi S.p.a. al contratto di fornitura
concluso il 26/10/2016 con la società Samax s.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C. e
conseguentemente

Firmato Da: PAGLIANI GIUSEPPE Emesso Da: POSTE ITALIANE EU QUALIFIED CERTIFICATES CA Serial#: 3ab102551d6d6327
dichiara risolto il predetto contratto;
dichiara tenuta e condanna la società Prismi S.p.a. a corrispondere a Samax
s.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C., a titolo di restituzioni, la somma di € 2.197,00, oltre
ad interessi legali su detta somma dalla data del 24/12/18 fino a quella di effettivo
saldo;
dichiara tenuta e condanna la società Prismi S.p.a. a corrispondere a Samax
s.a.s. di Giuseppe Di Blasi & C., a titolo di risarcimento danni, la somma di €
4.500,00, oltre ad interessi legali su detta somma dalla data di pubblicazione della
presente sentenza fino a quella di effettivo saldo;
dichiara tenuta e condanna Prismi S.p.a. a rifondere a Samax s.a.s. di
Giuseppe Di Blasi & C. le spese processuali, che liquida in complessivi € 3.140,00, di
cui € 400,00 per spese, oltre ad accessori dovuti come per legge.
Così deciso in Modena, il giorno 29/3/2021 e contestualmente depositato nel
sistema telematico.

Il Giudice
(dr. G. Pagliani)

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