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CORSO DI LIS

Linguaggio Italiano dei Segni

La grammatica
Aspetti sintattici sui tratti di genere e numero
L’ACCORDO CON IL NOME:
ASPETTI
SINTATTICI SUI TRATTI DI
GENERE E NUMERO

1. Il genere in LIS

Aikhenvald (2000) osserva che in molte lingue l’accordo

grammaticale è basato su un nucleo di caratteristiche

semantiche come il sesso, l’animatezza, eccetera. Nuclei

semantici comuni raggruppano i nomi in classi o generi. Il numero

delle classi varia tra le lingue e la maniera con la quale il genere,

o la classe, marca il nome può essere costituita da morfemi

legati allo stesso nome o all’articolo o all’aggettivo o a tutti

questi. Un altro modo per marcare le classi può essere costituito

dal classificatore. Questo è un elemento che esprime gli aspetti

semantici del nome e lo categorizza ricorrendo con esso. In LIS

la categorizzazione dei nomi per numero, animatezza e umanità

si realizza attraverso il classificatore. La classificazione per

forma, che si realizza con tratti specifici, si può trovare

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all’interno del nome stesso o nel classificatore con il quale il

nome ricorre, ad esempio il nome palla ha i tratti inerenti di

forma nel segno che è costituito dalla configurazione 5 curva

(tavola n.1 capitolo 2) realizzata con le due mani simmetriche. Il

segno per uomo non ha tratti di forma espliciti, ma essi si

realizzano nel classificatore quando è necessaria la sua

esplicitazione. Ad esempio la pluralizzazione viene resa

attraverso la reduplicazione del classificatore: la parola uomo

può richiedere un classificatore costituito dalla configurazione

G (estensione del dito indice) che rimanda alle entità lunghe,

oppure alla configurazione V (estensione di indice e medio) che

rimanda alle gambe quando invece è necessario esprimere la sua

posizione nello spazio.

Ritter (1991), sulla base dei dati dell’ebraico, osserva che nelle

lingue in cui il genere maschile o femminile è specificato nel

nome, tale proprietà deve essere acquisita, mentre non è

necessario acquisire la proprietà di singolare o plurale.

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Secondo la studiosa il genere è un tratto inerente del nome per

cui è generato nella testa lessicale della proiezione nominale.

Verbi e aggettivi invece ottengono la loro specificazione di

genere attraverso l’accordo con una testa funzionale di una

proiezione verbale o aggettivale (AGR). Ritter (1993) specifica

che i tratti di genere sono soggetti a variazione parametrica tra

le lingue. Per l’ebraico, ad esempio, essi sono localizzati nella

radice nominale, mentre nelle lingue romanze il genere compare,

insieme alla specificazione per numero, nella testa di NumP.

Per la LIS, in accordo con le posizioni di Aikhenvald (2000)

riguardo alla considerazione dei classificatori come elementi

categorizzanti i nomi, assumendo il punto di vista di Ritter (1991,

1993) sulla considerazione del genere come tratto inerente del

nome o del numero, considererò il tratto di forma in LIS come

un tratto inerente del nome per i seguenti motivi: innanzitutto la

forma, come il genere, sottocategorizza i nomi determinando,

come è già stato accennato più volte (si veda il capitolo 3

paragrafo 6), la selezione del classificatore, in secondo luogo la


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forma non solo provoca diversi comportamenti nella morfologia

di accordo con il numero, come vedremo in questo capitolo, ma

anche con gli aggettivi e i verbi. In terzo luogo, come il

cambiamento di genere per l’ebraico costituisce una strategia

per la produzione di nuovi termini facendoli derivare da quelli già

esistenti1, in LIS la forma costituisce un elemento per

l’ideazione di termini non codificati. Ad esempio i termini per

designare le specie di foglie non sono codificati; la distinzione

può essere realizzata attraverso il nome accompagnato dal

classificatore: la foglia di platano avrà come segno: FOGLIA

CLentità larga con punte sporgenti; la foglia di pino avrà come

segno:

FOGLIA CL elemento lungo e appuntito; la foglia di olivo avrà

come segno FOGLIA CLelemento piccolo e allungato, e così via.

Dagli esempi è evidente che in LIS i tratti di forma possono

essere inerenti al nome o al classificatore che costituisce una

sua proforma. Per questo motivo la trattazione di questo

argomento non può prescindere dal classificatore, che non verrà


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trattato estesamente ma solo come elemento indicatore di

tratti del nome con il quale ricorre.

Poiché i tratti di forma della LIS determinano un diverso

comportamento del nome non solo per ciò che concerne la

flessione per numero, ponendomi sulle stesse posizioni di Ritter

(1991,1993), li considererò dei tratti indipendenti da quelli di

numero, generati quindi nella testa lessicale della proiezione

nominale (N°). La risalita della proiezione nominale, come

abbiamo visto nel capitolo precedente, consente di controllare i

tratti di forma nella testa di una proiezione funzionale (AGR)

indipendente da quella di numero, e che provvede all’accordo con

gli aggettivi.

Non mi soffermerò sulla concordanza del tratto di forma con i

verbi2, ma considererò la forma esclusivamente come elemento

di accordo all’interno della proiezione del DP. I dati sulle

proprietà morfologiche di alcuni aggettivi da un lato (ad esempio

quelli relativi a forma, dimensioni, consistenza, i quali , come

abbiamo visto nel capitolo 3, variano in relazione alla forma del


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referente predicato) e i dati che vedremo sulla concordanza per

numero, dall’altro lato, ci inducono a ritenere che il tratto di

forma è legato al nome a tutti i livelli di rappresentazione

sintattica. Nei capitoli seguenti accennerò come la forma

attraverso il classificatore sarà rappresentata anche nella parte

alta del DP.

La classe per forma: tratti indipendenti di forma

determinano una diversa flessione per numero.

In questo paragrafo chiarirò perchè i tratti di forma sono

inerenti al nome, e quindi sono indipendenti dalla proiezione di

Numero, e come la forma condiziona la flessione per numero.

Alla fine del capitolo precedente ho illustrato come i

classificatori sono elementi selezionati dal nome sulla base dei

tratti di forma3. Il fatto che i nomi che selezionano un

classificatore siano solo quelli numerabili, induce a ritenere che

la funzione del classificatore, benché indipendente, sia

strettamente connessa con la proiezione di Numero. Del resto


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una prima categorizzazione dei nomi avviene proprio in questa

direzione: i nomi numerabili selezionano un classificatore

nominale, i nomi non numerabili non lo selezionano4. In seguito

vedremo che la stretta connessione tra classificatori e numero è

testimoniata anche dalle posizioni di Greenberg (1975) e

Simpson (2005). Vale la pena notare che in LIS, come nel cinese

mandarino, ci sono classificatori che si riferiscono ad aspetti

semantici delle singole unità numerabili (che vengono pronunciati

sia con il singolare, frasi 1 e 2, sia con il plurale, frasi 3 e 4) e

classificatori di misura che creano unità di misura per i nomi non

numerabili; questi ultimi vengono utilizzati anche in lingue come

l’italiano, ad esempio una ciotola di riso, una bottiglia di liquore

(Cheng e Sybesma, 1999).

Tuttavia in LIS come i classificatori per singole unità numerabili,

i classificatori delle unità di misura vengono riferiti per la

forma, ad esempio il classificatore per un mazzo di fiori varia in

relazione alla dimensione e alla forma della composizione di fiori,

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ovvero se si tratta di fiori lunghi o corti e piccoli o se vengono

confezionati in scatole e così via.

Nel secondo capitolo abbiamo visto come i classificatori nominali

vengono utilizzati per stabilire la localizzazione nello spazio in

relazione ad altri elementi. Ad esempio:

I tratti di luogo, rappresentati dagli indici al pedice dei

classificatori, marcano il riferimento di ogni elemento, quindi i

classificatori articolati in un luogo specifico determinano anche

la referenzialità. Ogni nome seleziona un tipo diverso di

classificatore: il classificatore di persona6 della frase 1 è

diverso dal classificatore per libro (elemento piatto) della frase

2. La selezione di un diverso tipo di classificatore determina

l’appartenenza a due categorie di nomi diversi: quella degli

elementi alti e quella degli elementi piatti.


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La specificazione per il plurale di queste due categorie avviene in

diversi modi: gli elementi lunghi possono essere pluralizzati con

le dita della mano (frase 3), gli elementi piatti possono essere

pluralizzati attraverso la reduplicazione del segno (frase 4). In

entrambi i plurali viene specificata anche la posizione,

(nell’esempio 3 la posizione richiede l’articolazione con due mani

che invece non richiede l’esempio 4).

In sostanza i classificatori, distinguendo i nomi per forma,

determinano due tipi di flessioni per il plurale: nella frase 3 la

numerosità, rappresentata dalle dita della mano, è una sorta di

“portemanteau” di morfemi di forma, numero, posizione e, se

localizzati in un luogo specifico, anche di referenzialità (come

verrà specificato nei prossimi capitoli); nel secondo tipo di

flessione, esemplificato nella frase 4, la reduplicazione del

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classificatore, proforma del nome, veicola la numerosità mentre

il classificatore stesso, veicola solo la forma. La flessione per il

plurale attraverso un classificatore fornisce informazioni sulla

posizione dei referenti nello spazio mentre la localizzazione ne

determina la specificità.

Se consideriamo la forma come un elemento di “genere”,

dobbiamo considerare che questi fatti dimostrano che

l’interazione tra numero e genere è un fenomeno che interessa

non solo le lingue orali (Ritter 1991, 1995, Bernstein 2001) ma

anche le lingue dei segni. Se da un lato è evidente la relazione

stretta tra forma e numero, il fatto che gli aggettivi legati alla

forma (aggettivi di volume-quantità, estensione, dimensione e

consistenza) hanno un comportamento diverso rispetto agli altri


aggettivi, perché possono incorporarsi al nome e non hanno

nessuna relazione con il numero, (capitolo 3) mostra che il

genere costituisce un elemento indipendente dal numero e che

invece esso è un tratto connesso strettamente con il nome.

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Nella sezione seguente analizzerò la formazione del plurale in

LIS e la concordanza per numero; nella discussione della parte

strutturale ritorneremo sull’argomento.

2. La flessione per numero

Ho già accennato al fatto che il luogo di articolazione di un segno

è legato al riconoscimento del referente e la modifica dei tratti

di luogo coinvolge l’accordo del nome con gli aggettivi. In diverse

occasioni ho chiarito che i nomi articolati nello spazio neutro

sono considerati flessivi mentre quelli articolati sul corpo sono

considerati non flessivi, in tal caso la flessione può essere

assunta da un proforma (classificatore).

In questo capitolo osserveremo la flessione nominale per numero

che avviene attraverso la ripetizione del nome, o del suo

classificatore, in due o più punti dello spazio. Se i punti sono

referenziali, sono definiti. Se invece essi vengono articolati nello

spazio neutro (perciò non sono marcati) sono indefiniti. Questo

aspetto verrà discusso nel dettaglio nei capitoli successivi. Nella


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figura 1 sono stati individuati i punti in cui può essere necessaria

la ripetizione. I punti possono essere spostati anche in diagonale

o trasversalmente, se è necessaria una descrizione della

posizione.

Quella indicata nello schema è una posizione non marcata per

luogo.

La reduplicazione del nome è un fenomeno iconico diffuso per la

formazione del plurale in molte lingue orali (Cruse 1994, Dryer

2005). Essa può essere parziale, ovvero coinvolgere la

reduplicazione di un prefisso o di un suffisso, oppure completa,

vale a dire che la reduplicazione coinvolge l’intera parola come

nel caso, ad esempio, della lingua indonesiana in cui il

corrispondente plurale di rumah (casa) è rumah rumah (case)

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(Dryer, 2005). Nella LIS si può parlare di reduplicazione

completa poiché sono coinvolti tutti i parametri formazionali del

nome.

Il plurale dei nomi

Uno dei sistemi di pluralizzazione in LIS consiste nell’uso dei

quantificatori9.

In realtà tutte le espressioni di quantità ci permettono di dare

uno sguardo alla morfologia della flessione del nome dalla quale

partirò per discutere della proiezione di numero.

Un sintagma nominale quantificato in LIS non richiede

necessariamente una flessione per numero, ad esempio sia nomi

segnati nello spazio come albero, sia nomi segnati sul corpo come

finestra, non devono necessariamente concordare

morfologicamente. Le frasi 5 e 6 costituiscono un esempio in cui

il plurale del nome non viene marcato con la reduplicazione.

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In queste due frasi il valore di numerosità è dato esclusivamente

dal predicato quantificatore mentre il nome e il verbo non sono

marcati per il plurale.

Occorre precisare che il predicato di esistenza, come tutti i

verbi, se reduplicato veicola l’aspetto distributivo. Durante

l’osservazione delle frasi, ho potuto constatare che

l’interpretazione distributiva è più evidente con i verbi segnati

sul corpo rispetto a quelli segnati nello spazio (lo stesso

fenomeno riguarda anche i nomi, come vedremo tra poco).

Le frasi 5 e 6 prevedono anche una versione con il nome flesso

attraverso la sua ripetizione nello spazio (frasi 7 e 8). In questo

caso l’interpretazione è più marcata, cioè viene evidenziato

l’aspetto di molteplicità; l’aspetto marcato, come per i verbi, è

più evidente con il nome segnato sul corpo (finestra). mentre con

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un nome articolato nello spazio (albero) la marcatura è meno

evidente.

Nei casi in cui il plurale del nome è espresso, il verbo, attraverso

la sua reduplicazione, concorda con il nome. In questo caso

l’interpretazione assume l’aspetto di distributività. Da notare

che con i nomi segnati sul corpo ci sono delle restrizioni sulla

reduplicazione del verbo la quale non sempre viene accettata

come è il caso della frase 10.

Ci sono alcuni nomi invece che al plurale devono necessariamente

reduplicare. Ad esempio la parola persona, se è plurale (frase

11), deve essere flessan altrimenti non sempre è accettata

(frase 12).
166
Con questo tipo di nomi però la reduplicazione non è interpretata

come marcata. Il motivo di questa differenza di comportamento

tra i nomi non è ancora chiaro. Per il momento ho potuto notare

una costante di tipo fonologico per la quale i segni articolati con

le due mani non richiedono necessariamente la flessione, mentre

i segni ad una mano è più facile che la richiedano. Ad esempio il

segno persona è articolato con una sola mano: quando viene

flesso al plurale può essere articolato con le due mani, cioè ogni

mano alternativamente articola la parola, oppure con una sola

mano che ripete il segno spostandolo nello spazio. I due diversi

modi di flettere persona non influiscono sul significato.

La flessione per numero è necessaria anche nel caso in cui il

nome è accompagnato da un classificatore; in questo caso la

reduplicazione nel nome si sposta sul classificatore, come

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mostra la frase 13; la frase 14 invece, non è corretta perché il

classificatore non viene reduplicato.

Il motivo per il quale i classificatori vengono reduplicati più

facilmente dei nomi verrà esaminato nei paragrafi successivi. Per

il momento osserviamo l’aspetto morfologico. Se con i

classificatori ad una mano la reduplicazione in caso di plurale è

obbligatoria, con i classificatori a due mani non lo è, ad esempio

il classificatore di forma di una vaso panciuto della frase 15 non

richiede necessariamente la flessione per numero.

In questo caso è necessaria una precisazione: può darsi che

quello che chiamo classificatore di forma probabilmente non è un

classificatore vero e proprio ma è un aggettivo.


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Tutte queste difformità di tipo morfologico non hanno trovato

ancora una spiegazione esauriente. La costante di tipo fonologico

da sola non chiarisce il fenomeno il quale merita ulteriori indagini

per capire quali siano i meccanismi alla base di una tale diversità.

Può darsi che l’omofonia tra aggettivi e classificatori fa sì che

gli aggettivi, che non necessitano di reduplicazione, vengano

interpretati come classificatori da un comportamento anomalo.

Nel paragrfao 4.1 discuterò di alcuni aspetti di questo problema.

Prima di osservare le forme flessive dei nomi in LIS, vale la pena

osservare un altro fenomeno già descritto da Klima e Bellugi

(1979) per l’ASL e da Miljan (2000) per l’ESL (Estonian Sign

Language). La flessione nominale per numero in queste lingue,

come in LIS, spesso non è espressa e la pluralità è veicolata

esclusivamente dal verbo. Ad esempio:

Nella frase 17 il segno per VOLARE è un plurale semantico

perchè indica una massa che vola verso il basso; allo stesso modo
169
il segno per BECCARE, poiché realizzato più volte con le due

mani alternate che si spostano nello spazio, indica la pluralità. La

singolarità in questo tipo di frase è veicolata dal numerale UNO

e dal verbo al singolare come si può notare nella frase 18.

La distinzione singolare/plurale è determinata dal cambio di

morfologia del verbo che però non concorda con il nome.

Prima di osservare la struttura e tentare di dare qualche

spiegazione, diamo uno sguardo alla formazione di altre forme di

plurale di nomi in LIS.

La flessione per numero da due a quattro

La LIS possiede delle forme di flessione che hanno la peculiarità

di flettere la numerosità dei nomi per una quantità da due a

cinque unità.

Alcune unità di tempo come le ore possono anche incorporare nel

segno i numeri da due a cinque. Si tratta generalmente di segni


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composti da una configurazione manuale numerale e da un

movimento iconico che rimanda al movimento delle lancette

dell’orologio nell’esempio delle ore. In sostanza si tratta di

parole composte da un morfema numerale, costituito dalla

configurazione manuale, più un morfema nominale costituito dal

movimento del segno. Come ad esempio la frase 19.

Anche i pronomi ed alcuni classificatori incorporano il numero.

Per i pronomi, il numerale (da due a cinque) incorpora i tratti di

luogo e di persona, ad esempio il segno per noi due viene

articolato con la configurazione manuale del numero (due) e con

in movimento che va dalla prima alla seconda persona [fig.2] o

dalla prima alla terza se si esclude la seconda. Il segno per noi

quattro, o per noi cinque, ha come articolazione,

rispettivamente, la configurazione manuale quattro o cinque e il

movimento circolare che coinvolge semanticamente le persone

incluse [fig.3]
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Un’ attenzione particolare merita la dualità che può essere

espressa con tutti i nomi che si articolano con una sola mano,

attraverso l’articolazione contemporanea del segno con le due

mani. Abbiamo visto negli esempi 11 e 12 che il nome persona

richiede necessariamente la reduplicazione al plurale; la frase

20 ci mostra come l’articolazione delle due mani che si alternano

veicola numerosità, mentre la frase 21, in cui l’articolazione dei

due segni con le due mani viene data contemporaneamente,

codifica dualità (frase 21).

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Bisogna precisare che la reduplicazione di un nome che deve

veicolare un numerale è prosodicamente marcata, vale a dire che

viene articolata in maniera più lenta e marcando luoghi specifici

dello spazio. D’altro canto la reduplicazione, se non venisse

realizzata con questa marcatura prosodica, veicolerebbe solo

pluralità.

La flessione per numero, per le quantità oltre il due ed entro il

quattro, molto raramente per il cinque, si realizza attraverso la

ripetizione del segno tante volte quante ne richiede il numero.

Come per i nomi che si articolano con una sola mano, la flessione

per numero può essere espressa anche dai classificatori che si

articolano con una sola mano, seguendo le stesse norme del

nome. Ad esempio si osservi la frase 22.

In alcuni casi il tratto di luogo si connota di più significati. Esso

non è solo referenziale ma anche locativo e, se ripetuto uno

specifico numero di volte, anche numerale. La possibilità di


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articolare con le due mani contemporaneamente il classificatore

permette di moltiplicare per due le ripetizioni, simmetriche, del

classificatore. Ad esempio

Come si può notare dalla glossa ++, la reduplicazione del

classificatore (uno per ogni mano) avviene due volte e il computo

del numerale è possibile anche grazie alla localizzazione dei

referenti.

3. Nomi flessivi e non flessivi, alcune osservazioni preliminari

I comportamenti contrastanti della morfologia flessiva delle due

classi nominali, quella flessiva e quella non flessiva, sono stati

oggetto di indagine di uno studio di Corazza e Pizzuto (1996).

Questo paragrafo sarà dedicato all’illustrazione di questo studio

con alcune osservazioni critiche.

L’eterogeneità dei comportamenti flessivi dei nomi induce a

ripensare il criterio di divisione delle classi nominali. L’obiettivo


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di queste osservazioni è quello di aprire un campo di indagine,

che tenga conto dei diversi fenomeni coinvolti, non solo nella

flessione per numero ma anche nella selezione del classificatore,

e che sia in grado di ottenere un sistema di classificazione

univoco dei nomi.

Sottoclassi di nomi articolati nello spazio neutro

Uno studio condotto da Corazza e Pizzuto (1996) individua alcuni

segni che, benché articolati nello spazio neutro, non possono

essere pluralizzati attraverso la ripetizione del nome nello

spazio: essi, come i nomi non flessivi, necessitano di un

classificatore. Le due studiose ipotizzano che l’origine

dell’eccezione sia legata ai tratti fonologici distintivi che

accomunano i segni. Vengono così considerati due gruppi di nomi:

il primo gruppo (casa [fig.8], salame [fig.7], famiglia, idraulico

[fig.6]) è caratterizzato dall’articolazione a due mani

asimmetrica (cioè la mano non dominante funge da appoggio alla

mano dominante); per essi sembra che la necessità di ricorrere


175
al classificatore per la pluralizzazione, possa essere legata alla

considerazione della mano non dominante come punto di appoggio

del corpo. In altri termini è come se quest’ultima costituisse la

localizzazione su un punto del corpo, ragione per cui i nomi

articolati sulla mano non dominante avrebbero lo stesso

comportamento morfologico dei nomi articolati sul corpo; per il

secondo gruppo, i segni hanno in comune l’articolazione con una

sola mano e sono caratterizzati da una breve ripetizione del

movimento (chiave, forbici [fig.4], penna). E’ come se ad un

ripetizione del segno di tipo fonologico non potesse sovrapporsi

una ripetizione di tipo morfologico. Al momento le spiegazioni

fornite dalle autrici si limitano all’identificazione del tratto del

movimento in comune, tanto che ribadiscono la necessità di

ulteriori studi per stabilire se ci siano altri fattori coinvolti.

Qui di seguito illustrerò come questa spiegazione non è

sufficiente e fornirò la mia ipotesi in proposito che prende in

considerazione il fenomeno della reduplicazione nella sua

complessità, per cui non guarda solo alla reduplicazione del nome
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ma anche a quella del verbo. In tal senso è possibile constatare

che quando nomi “indeclinabili per numero” vengono reduplicati,

la loro interpretazione cambia, in particolare essi assumono il

senso del verbo, omofono al nome, modificato per aspetto. I dati

ai quali farò riferimento dimostrano che il sistema di

pluralizzazione dei nomi necessita di analisi che rilevino

sistematicità di tipo grammaticale piuttosto che di tipo

esclusivamente fonologico.

Tutti i nomi numerabili, con una forma o un perimetro

classificabile, possono selezionare un classificatore a

prescindere dai tratti fonologici distintivi dei nomi.

Quindi possono essere pluralizzati con classificatore, segni a

due mani asimmetrici come casa, salame; segni ad una mano con

movimento ripetuto come chiave, forbici, penna; ma anche segni

a due mani simmetrici come tavolo, sedia, computer, libro; segni

ad una mano con movimento non ripetuto come telefono cellulare,

i nomi articolati sul corpo come telefono e così via. Il

classificatore nominale viene selezionato sulla base della forma


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del nome. Consideriamo gli esempi proposti da Pizzuto e Corazza

(1996): casa, salame, famiglia, idraulico e chiave, forbici, penna.

Tutti selezionano un classificatore di forma, anche il nome

idraulico, il quale seleziona un classificatore che si riferisce a


uomo, è inteso come entità lunga oppure come essere a due
gambe che occupa una posizione (seduto, in piedi), perciò si

tratta un classificatore di “forma”. L’unica eccezione è

costituita dal segno famiglia:

l’elemento che lo farebbe flettere nello spazio potrebbe essere

un segno che si riferisce a gruppo; tuttavia rimane da verificare

se si tratti di un classificatore perché sembra non consentire le

stesse possibilità degli altri classificatori, ad esempio non può

sostituirsi al nome come proforma, inoltre, aggiungendo specifici

tratti del movimento, a differenza degli altri classificatori, non

può diventare un predicato verbale.

Per quanto riguarda i nomi citati (casa, salame, famiglia,

idraulico, chiave, forbici, penna), vale a dire nomi invariabili per


numero benché articolati nello spazio neutro, ho potuto
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constatare l’omofonia rispetto alla categoria verbale

corrispondente anche se, probabilmente, c’è un tratto del

movimento che li differenzia dalla forma citazionale: il nome è

caratterizzato da un movimento breve e ripetuto, il verbo da un

movimento più allungato. Durante la flessione, però, la

differenza dei tratti di movimento, propri della forma

citazionale, si perde perché il parametro formazionale del

movimento assume i tratti flessivi che sono comuni sia a verbo

che a nome: la forma flessiva neutralizza la distinzione tra nome

e verbo. La categoria verbale sembra essere preponderante

rispetto al nome poichè il segno flesso assume valore verbale con

modificazioni aspettuali come distributività o ripetitività. Ad

esempio consideriamo il nome e il verbo corrispondente: forbici –

tagliare con forbici [fig.5],


il segno per il nome si articola nello spazio ed ha un movimento

ripetuto nello stesso punto; il verbo corrispondente condivide gli

stessi parametri del nome eccetto quello per il movimento, che

consiste nello spostamento del segno nello spazio tramite


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l’estensione del gomito, lungo un’asse che semanticamente

rimanda al verso del taglio. Il segno, che ha per significato

forbici, ripetuto nello spazio in diversi punti non significa tante


forbici, quanto piuttosto tagliuzzare, dare tanti colpi di forbice.
La ripetizione cioè, veicola un significato corrispondente ad una

variazione morfologica del verbo che per questo acquisisce un

interpretazione diversa. Lo stesso vale la coppia penna -

scrivere: i due segni condividono tutti i parametri eccetto il


movimento, se il segno corrispondente a penna è ripetuto nello

spazio, significa: scrivere tante volte invece che tante penne o le

penne. Nella coppia chiave – chiudere a chiave, la ripetizione del


segno significa chiudere tante porte se spostato nello spazio,

chiudere tante volte la stessa porta se articolato sempre nello


stesso punto. Il segno per idraulico, se ripetuto più volte nello

spazio, significa riparare diversi tubi.

Il segno per salame, se ripetuto, significa affettare tante

volte.20 Tale distinzione si può estendere a tutti i nomi che


condividono parametri di formazione del segno con la categoria
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verbale semanticamente corrispondente (in taluni casi fa

eccezione il parametro di formazione del movimento nella forma

citazionale). A sostegno dell’ipotesi appena descritta osserviamo

un comportamento analogo sia con altre coppie di segni in cui il

nome è articolato a due mani e asimmetrico (come feritaferire),

sia con i nomi articolati con una sola mano e con movimento

ripetuto (come pennello [fig.9] e tinteggiare), sia con tutte le

coppie di segni per le quali la categoria nominale è omofona alla

corrispondente verbale a prescindere dai tratti fonologici

distintivi: porta-chiudere, giocattolo-giocare, ospite-ospitare,

fallimento-fallire, ladro-rubare, cellulare-inviare messaggi21.


Nel paragrafo seguente vedremo come tale restrizione si

estenda anche ai nomi articolati sul corpo.

Un’ulteriore prova a sostegno dell’inadeguatezza dell’ipotesi che

si basa esclusivamente sui tratti fonologici distintivi dei segni, è

data dal nome bambino che consiste in un segno ad una sola

mano, ripetuto nello spazio neutro (come i nomi chiave, forbici,

penna). Esso non ha una categoria verbale con la quale


181
condividere i parametri formazionali e può essere reso plurale

attraverso la ripetizione del segno nello spazio. Anche il segno

per risultato, che è un segno asimmetrico articolato nello spazio

neutro (come famiglia, idraulico, casa, salame), può essere flesso

con la ripetizione del segno nello spazio22. Mentre osserviamo

che i nomi come villa, palazzo e tetto, che nello studio di Pizzuto

e Corazza (98) erano stati forniti come esempio di segni

simmetrici a due mani che possono essere pluralizzati, seguendo

l’ipotesi da me sostenuta, possono essere flessi senza

classificatore perché non hanno una categoria verbale

corrispondente.

Un test che prova la correttezza di questa intuizione si basa su

un'osservazione di Kyle e Woll (1994: 3899) i quali notano che la

durata del movimento modifica il significato del verbo ma non

del nome. Applicando il parametro formazionale della durata23

alla reduplicazione di segni quali penna idraulico, salame,

pennello, modificheremo il significato dei verbi, applicando tale

182
parametro formazionale a segni come la reduplicazione di

bambino o casa non otterremmo nessun cambiamento di


significato. Ad esempio:

dal confronto delle frasi si deduce che l'articolazione del verbo

coinvolge variazioni morfologiche che il nome non ammette.

183
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Sottoclasse di nomi articolati sul corpo.

Nello studio di Corazza e Pizzuto (1996) è stata individuata una

sottoclasse di nomi articolati sul corpo che può essere marcata

per numerosità, attraverso la ripetizione del contatto con il

corpo o di alcuni tratti del movimento. La flessione per numero

coinvolge anche alcuni tratti non manuali come l’abbassamento

della testa ad ogni ripetizione.

Anche per questi nomi le eccezioni sono state individuate

esaminando i parametri fonologici che accomunano il gruppo dei

nomi; tuttavia, anche in questo caso, le spiegazioni fornite non

sono generalizzabili. Ad esempio sono pluralizzabili nomi come

uomo [fig.12], cane, madre, padre, che sono caratterizzati da un


solo tipo di movimento che consiste nel contatto della

configurazione con il corpo una o due volte. Il plurale è dato

dall’iterazione del contatto contemporaneamente alla flessione

della testa: (ad ogni iterazione corrisponde un piegamento). La

regola però non è generalizzabile perché un nome come occhiali

pur condividendo gli stessi tratti fonologici, vale a dire il


185
contatto della configurazione con il corpo, non è ammette la

stessa forma di pluralizzazione. Un’altra regolarità fonologica

rilevata nello studio menzionato, che ammetterebbe la

pluralizzazione senza uso del classificatore, consiste nelle

aperture e nelle chiusure della configurazione in alcuni segni

come gatto [fig.10]. Anche questa regola viene contraddetta dal

segno per orecchino, che ha lo stesso tipo di apertura,

articolato però sull’orecchio, al quale non è consentita la

flessione per numero. Tali incongruenze conducono alla necessità

di realizzare ulteriori approfondimenti prendendo in esame altri

aspetti oltre quello fonologico.

Uno di questi è la possibilità per alcuni nomi di avere un tratto

inerente plurale.

Tuttavia anche per questo gruppo di nomi, tra le restrizioni

ammesse, vale quella ipotizzata nel paragrafo precedente: i nomi

omofoni al verbo semanticamente corrispondente, se flessi per

numero, assumono valore verbale con modifiche aspettuali. Ad

esempio telefono-telefonare, cibo-mangiare, sigaretta-fumare


186
condividono tutti i parametri formazionali, e se ripetuti due o

più volte con flessione della testa significano rispettivamente

telefonare a più persone e mangiare più cose.


Per questo motivo, questo tipo di nomi non ammette flessione

per numero.

Al di la delle restrizioni sui plurali di questi nomi, ciò che viene

rilevato anche in Corazza e Pizzuto (1996) è che l’uso di questi

plurali marcati da una componente non manuale possa essere

legato alla volontà di dare una certa enfasi al discorso. Vale a

dire che la flessione, che non è obbligatoria, se espressa è

marcata e provvede a focalizzare il carattere di numerosità e di

distribuitività.

In conclusione sembra proprio che la ripetizione dei segni nello

spazio, sia quelli segnati sul corpo che quelli segnati nello spazio,

sia una forma marcata, mentre la forma non marcata non ha

bisogno di flessione morfologica ma solo del quantificatore. Alla

luce di questo concetto va riconsiderata l’idea della flessività

187
per numero che, come ribadirò più avanti, nelle forme non

marcate non è manifesta.

4. Riepilogando: tratti deboli e forti della reduplicazione

Nelle frasi in LIS il plurale con aspetto distributivo è costituito

dalla reduplicazione del verbo. Alcuni nomi possono essere

pluralizzati senza assumere un interpretazione marcata (albero,

persona); altri, se vengono reduplicati assumono

l’interpretazione di pluralità marcata (donna, gatto). Le forme di

pluralizzazione dei nomi non flessivi richiedono l’uso di un

classificatore. La reduplicazione del classificatore è una forma

di pluralità non marcata ed è obbligatoria. Gli aggettivi omofoni

188
ai classificatori non seguono questa regola, su questo aspetto

fornirò ulteriori dettagli nel paragrafo 4.1.

La pluralizzazione dei nomi è frequente, ma non obbligatoria, con

alcuni verbi non flessivi come ad esempio il predicato di

esistenza (frasi 5, 6, 7 e 8). Se il verbo è flesso per numero, la

reduplicazione del nome non è necessaria a meno che non si

intenda marcare la numerosità e la distributività. Nel caso in cui

in nome è omofono al verbo, viene reduplicato il suo

classificatore nominale.

Per i nomi abbiamo così due tipi di plurali: quelli marcati,

attraverso la reduplicazione, e quelli non marcati.

Questi dati, benché frammentari in molti aspetti e

morfologicamente non omogenei, tracciano, a grandi linee, un

quadro sintattico alquanto coerente.

Innanzitutto la reduplicazione sembra costituire un tratto forte

quando è pertinente al verbo, se il plurale viene espresso a livello

del verbo non è necessario che concordi con il nome. Vale a dire

che in una frase, lo spell-out per il plurale avviene a livello del


189
verbo piuttosto che a livello del nome. Per questo motivo il

tratto di plurale del nome non è sempre realizzato

fonologicamente e l’interpretazione del plurale è affidata per lo

più al verbo, la presenza di un classificatore nella proiezione

nominale rende la reduplicazione un tratto forte anche nella

proiezione nominale. In sintesi sembra proprio che la

reduplicazione sia affidata per lo più ai predicati. Nel capitolo

5 vedremo come l’interpretazione singolare/plurale dei nomi è

affidata anche al dimostrativo quando è presente. Il nome in

LIS quando non è marcato, è morfologicamente neutro rispetto

all’interpretazione singolare/plurale.

Nella sezione che segue, sulla base dei dati raccolti, analizzerò

la proiezione di NumberP dove si realizza il controllo dei tratti

forti di numero, questa proiezione va distinta da NumeralP, dove

è generato il controllo dei tratti del numerale.

Vedremo anche che il tratto di genere che, come abbiamo visto,

condiziona la flessione, per numero, del nome, viene codificato

sul nome o sul classificatore.


190
Osservazioni sui classificatori nominali omofoni agli aggettivi.

Nel paragrafo 6 del capitolo 3 ho ipotizzato che il classificatore

sia generato in una testa in una posizione molto prossima a quella

nominale perchè esso, sollevandosi da questa posizione, può

incorporare i tratti dei diversi aggettivi (forma, estensione,

dimensione, consistenza, eccetera). In questo paragrafo, alla

luce di ulteriori dati, fornirò un’altra alternativa come già

anticipato nel paragrafo 6 del capitolo 3.

Consideriamo le frasi 15, 16 e 22 ( i classificatori della frase 15

e 16 sono identici nella forma manuale).

Nel paragrafo 2.1 di questo capitolo, nel discutere le frasi 15 e

16, ho accennato al fatto che l’elemento glossato come

classificatore nella frase 15 non sia un classificatore quanto


191
piuttosto un aggettivo, per questo motivo non va reduplicato a

differenza del classificatore, omofono, della frase 16 che invece

viene reduplicato.

Un altro modo per distinguere il classificatore dall’aggettivo è

costituito dall’inserimento del numerale. La frase 22 ha un

numerale con un classificatore con tratti di forma che lo segue e

che viene ripetuto il numero di volte espresso dal numerale. Se

provassimo ad inserire un aggettivo constateremmo che la sua

posizione è necessariamente precedente il numerale (22a), se lo

seguisse renderebbe agrammaticale la frase (22b):

Le frasi 22a e 22b non a caso hanno un aggettivo di dimensione

che non si può incorporare al classificatore.

Un altro fatto che vale la pena evidenziare è che per le frasi 15

e 16, aggettivo e classificatore di forma e dimensione benché

omofoni possono ricorrere insieme. La frase 16a ne è un

esempio; gli elementi in neretto sono omofoni.


192
Benché si tratti di una forma ridondante che normativamente

non sempre è accettata, è facile trovarla nelle forme di segnato

spontaneo.

Da questi indizi ricaviamo due informazioni: la prima è che

classificatore e aggettivo, anche se omofoni, appartengono a due

categorie grammaticali diverse che possono essere facilmente

confuse se non ci sono altri elementi, come un numerale.

5. Il plurale marcato: la proiezione Num(ber)P

Ritter (1991), partendo dai dati sull’ebraico moderno, ha

proposto l’esistenza della proiezione Num(ber)P tra DP e NP. La

studiosa parte dall’assunto in base al quale nelle costruzioni del

genitivo in ebraico moderno, dove il nome precede il possessore,

la testa nominale sale oltre il possessore che è generato nella

posizione di specificatore di NP. Nello Stato Costrutto, che non

ammette l’articolo, il nome risale dalla posizione di testa

nominale generata più in basso e viene ad occupare la testa del


193
DP. Invece nello Stato Libero, che ammette l’articolo, la risalita

della testa nominale deve necessariamente fermarsi in una

proiezione intermedia che Ritter (1991) propone essere la testa

di NumP, dove sono codificati i tratti singolare/plurale. La

proposta di Ritter (1991) è stata sostenuta anche da Bernstein

(1991, 2001) per i dati del vallone.

Alla luce degli studi sulle proiezioni di accordo per numero

(Ritter 1991, 1993, 1995, Dryer 1989, Bernstein, 1991, 2001), la

reduplicazione in LIS può essere considerata la realizzazione

morfologica dei tratti forti di flessione per numero; il controllo

di questi tratti avviene nelle proiezione NumberP. Gli affissi del

numero, secondo l’analisi di Ritter (1991,1995), vengono

incorporati al nome attraverso il movimento il testa del nome. In

LIS possiamo considerare la risalita del nome dalla posizione più

bassa come una necessità dettata dall’esigenza del controllo dei

suoi tratti forti (Chomsky, 1995), i quali consistono nella

reduplicazione generata nella testa della proiezione funzionale

NumberP.
194
Nel capitolo precedente ho mostrato che il movimento del nome

verso le posizioni più alte della proiezione estesa del DP in LIS,

è di tipo sintagmatico. L’NP risalendo la proiezione estesa del DP

controlla i suoi tratti in Num(ber)P e continua il suo movimento

verso la posizione di specificatore della proiezione più alta (XP).

Ad esempio con un nome reduplicato, come quello della frase 7

(indicata qui come 7a), abbiamo il seguente movimento:

Più avanti si chiarirà che in presenza di un numerale (da due a

quattro) la proiezione Num(ber)P concorderà con il numerale.

195
I tratti di genere

Nel paragrafo 1 abbiamo visto come i tratti di forma

condizionano diverse forme flessive del plurale; abbiamo visto

che essi, indipendentemente dal plurale, hanno effetti anche

sull’accordo del verbo e dell’aggettivo. All’inizio del capitolo ho

spiegato perché considero i tratti di forma come tratti peculiari

di genere. Questi fatti ci spingono a considerare le posizioni di

Ritter (1991,1993) che considera i tratti di genere come

indipendenti da quelli di numero e come tratti inerenti del nome.

In quest’ottica sembra che in LIS i tratti di genere del nome,

condizionando la flessione per numero, determinino un plurale

forte, marcato dalla reduplicazione del nome, oppure debole,

vale a dire foneticamente non realizzato.

A questo punto sembra che in LIS al nome siano associati una

serie di tratti inerenti di genere che diventano visibili a livello

della forma fonetica con la selezione del classificatore.

Attraverso il classificatore diventano visibili anche i fenomeni

relativi alle proiezioni di Number e Numeral che verranno


196
illustrate nel paragrafo seguente. per questo motivo la

trattazione di questi argomenti non può prescindere dalla

trattazione del classificatore.

Num(ber)P e classificatore

Nell’ultimo paragrafo del capitolo 3 ho affermato che se

guardiamo al classificatore come un elemento che incorpora i

tratti di estensione, dimensione, consistenza e volume-quantità,

alla luce degli studi sull’incorporazione (Baker,1988 e seguenti) il

classificatore deve essere generato in una testa molto vicina

all’NP così che risalendo dalla sua posizione incorpori i vari tratti

di ShapeP, WidthP, LenghtP, SizeP (Scott 2002) generati tutti

nelle rispettive teste. Nella proiezione di accordo per numero,

questa posizione ci allinea con le affermazioni di Simpson (2005)

che considera i classificatori numerali delle teste distinte dai

numerali. Come abbiamo già visto, in LIS la flessione per numero

si realizza in due modalità: se le entità sono lunghe, il morfema

197
della pluralità può incorporarsi nel classificatore come si può

osservare nella frase 26:

Se si tratta di entità di un’altra forma, il plurale è scisso dal

nome o dal classificatore e la sua forma fonologica è costituita

dalla reduplicazione come mostra le frase 27, in cui viene

reduplicato il classificatore, e la frase 28 in cui viene

reduplicato il nome:

Nella frase 26, il classificatore è costituito dall’estensione delle

cinque dita della mano; in esso ogni dito, veicolando ogni singola

entità predicata, semanticamente ne costituisce la forma;

l’insieme delle dita costituisce il numero. Il fatto che si

198
presentino in un'unica unità fonologica, porta a considerare il

classificatore come una forma fonologicamente ridotta. Nel

secondo tipo di flessione abbiamo o la reduplicazione di un nome

(frase 28) o la reduplicazione di una proforma del nome

rappresentato dal classificatore (frase 27). Quest’ultimo,

essendo costituito da una morfema indipendente e reduplicato,

può essere considerato una testa funzionale indipendente. Tale

valutazione è comprovata dal fatto che il classificatore ricorre,

indipendentemente dal tratto plurale, anche con altri elementi

come ad esempio con il verbo; se ne incorpora i tratti di

movimento (Benedico e Brentari, 2004) diventa classificatore

verbale, oppure condiziona la modificazione del nome come

abbiamo visto nel capitolo 3.

Resta da capire se i due tipi di classificatori siano distinti, in

particolare occorre capire se il classificatore che incorpora la

pluralità possa essere considerato un classificatore numerale

indipendente dal classificatore di forma che veicola numerosità

perché reduplicato e quindi flesso. Simpson (2005) sostiene che


199
i classificatori e i numerali siano due teste distinte e a tal

proposito critica le posizioni di Gil (1994) che considera il

classificatore e il numerale un'unica testa funzionale e ritiene

che il classificatore non sia altro che un suffisso attaccato al

numerale.

L’esempio di classificatore riportato nella frase 26 esprime, in

una sola unità fonologica, la forma di entità lunghe (costituita

dalle dita) e il numero, (l’insieme delle dita come insieme di

entità), questo dato potrebbe condurre a concordare con le

posizioni di Gil (1994) e a rivedere, sulla base dei dati di Ritter

(1993), la forma come un tratto inerente del numero e non del

nome, per cui la LIS sarebbe assimilabile alle lingue romanze

piuttosto che all’ebraico, come invece è stato ipotizzato nel

paragrafo 1. Il fatto che esistano altre forme attraverso le quali

il classificatore esprime la flessione per numero e il valore del

numerale, come dimostra la frase 27, conduce ad assumere

l’ipotesi di Simpson (2005) il quale afferma che classificatore e

numerale costituiscono due teste distinte anche se adiacenti e a


200
ritenere valida la posizione di Ritter (1993) illustrata nel

paragrafo 1, che considera il tratto di forma un tratto inerente

del nome. Questa ipotesi si rafforza se si prende in

considerazione il fatto che il classificatore è indipendente dal

numero perché è legato al nome a diversi livelli di

rappresentazione sintattica: nel capitolo 3 lo abbiamo incontrato

a livello della modificazione del nome; in questo capitolo stiamo

osservando la sua rappresentazione a livello del numerale; nel

capitolo 6 lo incontreremo a livello del DP. L’assunzione delle

ipotesi di Simpson (2000) consente di trattare ambedue le

forme espresse nelle frasi 26 (che vede il classificatore

incorporare la forma e numero in un unico morfema) e 27 (che

vede il classificatore di forma flesso per numero) per con

un'unica sola spiegazione che verrà illustrata nel paragrafo

seguente.

C’è un altro aspetto da considerare: la reduplicazione, quando

deve veicolare anche il valore di un numero (Numeral), come

abbiamo visto nella flessione per i numeri da due a quattro, è


201
consentita al massimo per quattro volte, molto raramente cinque.

Allo stesso modo l’identificazione del classificatore numerale,

costituito dall’insieme delle dita della mano per le entità lunghe,

è consentito fino ad un valore di quattro, molto raramente

cinque unità. Questo fatto porta a considerare che le due forme

(la reduplicazione del nome un determinato numero di volte o del

classificatore e l’incorporazione del numero nei classificatori per

le entità lunghe) come la conseguenza della flessione per numero

di due generi diversi. L’insieme delle dita, potrebbe essere

considerato come l’iterazione di un singolo classificatore di

forma costituito dal singolo dito. L’interpretazione delle due

modalità, sia quella reduplicata, sia quella che integra in un solo

segno numero e forma, è identica, vale a dire che ambedue

denotano l’individualità e il numero specifico.

NumeralP e classificatore

In questo paragrafo vedremo come assumendo la posizione di

Simpson (2005) riusciamo a spiegare con un'unica regola

202
sintattica le diverse modalità attraverso le quali si esprime la

flessione per numero.

I due tipi di classificatori descritti nel paragrafo precedente,

se uniti ad un numerale compreso tra uno e quattro, hanno la

specificazione per numero. Ad esempio osserviamo la frase 29:

In queste frasi viene espresso il numero attraverso due forme:

nella prima (frase 29), il classificatore incorpora il numerale

specificandolo di nuovo attraverso la determinazione del numero

dei referenti, che poi costituisce anche il tratto di forma di

ognuna delle entità; nella seconda (frase 30), il classificatore

viene reduplicato tante volte quante ne esprime il numerale24.

L’interpretazione dei nomi in entrambi i casi è definita: questo

significa che il classificatore non solo denota la quantità ma, se

203
vincolato a luoghi specifici, anche la referenzialità e di

conseguenza esiste una proiezione di DP, non riempita, che

conferisce questa interpretazione al classificatore con il

numerale. Dettagli sulla parte alta del DP verranno forniti nei

capitoli seguenti, per il momento ci soffermiamo sul numerale e

sul classificatore che realizzano le proiezioni di accordo della

parte intermedia del DP .

Se aggiungiamo un aggettivo alle frasi 29 e 30 abbiamo il

seguente ordine:

Il classificatore segue sempre il numerale e non può essere

diviso da esso sia che si tratti di flessione per incorporazione

204
sia che si tratti di flessione per reduplicazione, come mostra

l’agrammaticalità delle frasi 31a e 31a.

Il comportamento diverso dei due classificatori sul modo di

flettere per numero potrebbe considerarsi in relazione con

fattori di tipo selezionale propri della morfologia nominale.

Ulteriori dettagli sulla posizione di classificatore e aggettivo

sono forniti nel paragrafo 4.1.

Come già previsto da Simpson (2005) per le lingue del sud-est

asiatico, sembra che il numerale e il classificatore abbiano una

posizione fissa e che gli spostamenti all’interno della proiezione

estesa del DP riguardino le altre proiezioni.

In sostanza l’NP si solleva muovendosi intorno al numerale e al

classificatore.

Nel capitolo 3, assumendo la teoria di Cinque (2005a), ho

illustrato il movimento del sintagma nominale che avviene con

pied piping degli aggettivi, in particolare si muove prima l’NP che


205
va nella posizione di specificatore dell’AgrP che domina

l’aggettivo poi, con movimento di pied-piping, si solleva tutto il

sintagma e viene ospitato nella posizione di specificatore

dell’AgrP che sovrasta NumP e, ancora una volta, il tutto si

solleva più in alto fino all’AgrP che domina il dimostrativo.

Abbiamo visto come il classificatore si trova immediatamente

dopo il numerale, continuando ad assumere il movimento pied

piping anche con il classificatore ed il numerale dovremmo


concludere che la posizione del classificatore è sopra il numerale

visto che il rovesciamento della posizione degli elementi

porterebbe all’ordine N > Agg > Num > CL. Il numerale però, nelle

frasi incontrate fin ora, ha portata anche sul classificatore visto

che coinvolge la reduplicazione del classificatore perciò deve per

forza dominare la posizione del classificatore. Poiché in LIS si

muove l’intero NP, e non la sola testa N°, esso non è soggetto

alle restrizioni del movimento di testa (Travis, 1984) che vuole

che il movimento di testa sia locale per cui non può oltrepassare

altre teste. Questo fatto ci permette di assumere l’ipotesi di


206
Simpson (2005) per lingua Thai per la quale l’autore prevede che

la posizione del numerale e del classificatore siano fisse. Quindi

l’NP salirebbe insieme agli aggettivi oltre il numerale lasciando in

situ il classificatore il quale se nelle fasi successive si deve

muovere, lo fa insieme al numerale. Schematicamente i

movimenti sarebbero i seguenti:

Movimento di NP con pied piping di AP sopra la posizione di

Numeral con il classificatore in situ.

In questo modo si giustifica l’ordine degli elementi nella frase

16a che è appunto nome > aggettivo > numerale > classificatore.

A questo punto è opportuno ribadire perché considero ambedue i

tipi di classificatore una proiezione distinta dal numerale.


207
Innanzitutto i classificatori che vengono reduplicati e i

classificatori che incorporano il numero categorizzano il nome

per la forma (infatti le dita della mano iconicamente classificano

le entità lunghe per i nomi come uomo; la configurazione manuale

assunta dalla mano per le altre entità reduplicate rimanda

comunque alla forma del referente). In secondo luogo i

classificatori non si possono flettere per un numero maggiore di

quattro (in rari casi anche cinque).

Il fatto che in LIS la forma, sotto forma di classificatore, si

presenti in diverse posizioni funzionali, (aggettivo, verbo,

numerale, determinate) induce a considerare che i tratti di

genere siano legati al nome, ad ogni livello di rapporto sintattico:

nel capitolo 3 abbiamo visto come la forma influenzi la

modificazione relativa ai suoi tratti. Nel corso di questo capitolo

abbiamo verificato che la forma determina un diverso

comportamento anche nell’accordo per numero.

Questa posizione, corroborata da Ritter (1993), concorda con la

posizione di Simpson (2005) che assume che la proiezione di


208
Num e la proiezione di CL siano distinte anche se adiacenti e non

esclude la possibilità che, come già accennato nel paragrafo 6

del capitolo 3, essendo in una posizione di testa, possano

cliticizzarsi.

L’indipendenza delle proiezioni di NumberP, NumeralP e CL è

attestata dalla seguente frase.

Come si può notare è possibile che il classificatore che incorpora

il numerale possa essere flesso per numerosità attraverso la

reduplicazione. Non è possibile invece flettere con la

reduplicazione un classificatore già flesso per numerosità con

l’icorporazione come esemplifica la frase 34:

Quest’ultima frase ci conferma l’esattezza dell’ipotesi di

considerare la flessione per numerosità dei classificatori per le

entità lunghe che incorporano il tratto di numerosità nelle dita

209
della mano. Nella stessa maniera della flessione per numerosità

degli altri classificatori di forma e dei nomi. Per questo motivo i

tratti di numerosità sono tutti controllati a livello di NumberP.

Gli aspetti che riguardano la relazione tra il numerale e il

classificatore sono molteplici, ad esempio Greenberg (1975: 34-

35) osservando diverse lingue e dialetti rileva che esiste un

processo per il quale quanto più il valore del numerale è basso

tanto più è alta la probabilità che il classificatore di quantità

segua il nome. Man mano che cresce, in particolare dopo il

cinque, il classificatore tende a precedere il nome. Questa

costante in LIS potrebbe essere messa in relazione con il fatto

che i classificatori incorporano il numero fino ad una quantità di

quattro-cinque; poi diventano elementi la cui funzione è quella di

pluralizzare.

Un altro aspetto che accomuna la LIS alle lingue analizzate da

Greenberg (1975) è il fatto che l’ordine degli elementi nelle

lingue con classificatori è spesso identico all’ordine delle

210
costruzioni che includono i numerali o le misure. Ad esempio in

LIS abbiamo le seguenti costruzioni:

Nella frase 35 il nome viene flesso per numero, nella frase 36 il

numerale viene incorporato al classificatore, nelle frase 37 viene

reduplicato il classificatore con la flessione del numerale

incorporato. Le tre frasi dimostrano come la reduplicazione può

essere generica plurale o specifica numerale, ad esempio in

presenza del classificatore, esso può essere reduplicato solo due

volte se si parla di due gruppi di tre bambini o tre o quattro

volte se si parla rispettivamente di tre o di quattro gruppi di tre

bambini.

In realtà occorrono studi approfonditi sui classificatori volti ad

indagare gli aspetti morfologici e semantici. Data la vastità del


211
fenomeno, in questo paragrafo mi limito solo a rilevarne le

costruzioni al fine di chiarire il ruolo all’interno del DP in

relazione alle proiezioni di accordo. Per il momento, sulla base

dei dati descritti nel paragrafo 6 del capitolo 3, e considerando

anche i dati sulle lingue del sud-est asiatico in Simpson (2005),

sembra che il classificatore costituisca una singola testa

funzionale distinta anche dal nome.

Tra la proiezione del DP e la proiezione di NP ci sono diverse

proiezioni di AgrP che controllano le proiezioni (FP) in cui sono

generate le proiezioni del dell’aggettivo, come abbiamo visto nel

capitolo 3, del numerale (NumeralP), e della flessione per numero

(NumberP), (Cinque 1994, 2005). Tra gli aggettivi troviamo

proiezioni come ShapeP, PositionP, ColorP etc.; salendo abbiamo

le proiezioni di NumberP, NumeralP, e il dimostrativo. Il nome, o

la sua proforma data sottoforma di classificatore, risalendo

dalla posizione più bassa, incorpora o controlla i diversi tratti

generati nelle teste delle proiezioni dei diversi AgrP .

212
Osserviamo nel dettaglio i movimenti all’interno di un

costituente con un classificatore nominale, che specifica la

forma, che viene reduplicato .

Il tratto di luogo rende referenziale il nome. La reduplicazione


del classificatore, tante volte quante ne specifica il numerale, fa
intuire che la proiezione di NumberP, nella cui testa avviene il
controllo dei tratti di numero, sia comandata dal numerale
(almeno quando è specificato il numerale da due a quattro); per
questo motivo la proiezione di NumeralP nella struttura
profonda deve stare necessariamente prima di NumberP.
Assumendo le posizioni di Simpson (2005), ho anche affermato
che la posizione del numerale si compatta con il classificatore.
Alla luce di questi elementi sembra che il movimento sia il
seguente.

213
NP con aggettivo e numero risalgono la posizione otre il numerale

per controllarne i tratti lasciando in situ del classificatore:

214
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