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La comunità internazionale e le organizzazioni internazionali (OOII), tra cui l’Unione Europea

La comunità o società internazionale, detta anche società internazionale, è composta da coloro che la
popolano, ovvero comunità soggette al diritto internazionale.
“coloro che la popolano”, cioè:
 Organizzazioni internazionali (ONU, UE, etc.)
 Altre entità (es. Santa Sede, movimenti di liberazione nazionale, etc.)
 Stati
 Insorti

La comunità internazionale è composta da circa 196 stati, da organizzazioni internazionali e da altre entità, tra
cui la Santa Sede.

Caratteristiche della comunità internazionale 


• è una società di tipo naturale, ovvero ne fanno parte entità che nascono e hanno i requisiti per essere
considerati soggetti di diritto internazionale.
Se, ad esempio, uno stato nasce e ai seguenti requisiti, questo entra automaticamente a far parte della
comunità internazionale 
• è priva di una struttura politico-istituzionale. La comunità internazionale è di tipo pari-ordinato: tutti i
soggetti del diritto internazionale sono poste orizzontalmente su un piano di parità e uguaglianza
indipendentemente dalle forze militari, influenze politiche ecc. 

Il diritto internazionale fissa i requisiti di soggettività dei soggetti del diritto internazionale: ad esempio, gli Stati
sono tali se governano una popolazione stanziata sul territorio ben preciso.

Le organizzazioni internazionali 
Il fenomeno delle organizzazioni internazionali risale alla fine del ‘800, ma si svilupparono come istituzioni dopo
la Seconda guerra mondiale. 

Le organizzazioni internazionali sono enti creati, prevalentemente da stati, al fine di realizzare delle forme di
cooperazione stretta tra i membri della comunità internazionale, ma anche al fine di gestire degli interessi di
tipo comune. 

Esempi di organizzazioni internazionali che realizzano forme di cooperazione: l'unione europea 


Esempi di organizzazioni internazionali che realizzano interesse di tipo comune: la NATO e il patto di Varsavia 

Le organizzazioni internazionali sono enti autonomi, ovvero non hanno bisogno di domandare cosa fare gli Stati
membri in quanto hanno obiettivi propri e capacità di azione. (principio di specialità)
 CIG, parere sulla Liceità dell’uso delle armi nucleari, 1996: “soggetti di diritto dotati di una certa
autonomia, ai quali gli Stati membri attribuiscono il compito di perseguire interessi comuni”

L'istituzione di un’organizzazione internazionale avviene con un trattato internazionale regolato dal diritto
internazionale ed ha dei propri organi interni aventi delle competenze.

Ogni organizzazione internazionale presenta una tripartizione interno: 


• organo assembleare: unisce tutti i membri dell'organizzazione internazionale. L'organo assembleare
stabilisce le linee direttrici su cui deve procedere l'organizzazione internazionale. 
• organo esecutivo: nominato dall’organo assembleare e che ha poteri più attuati dell'organo
assembleare e quindi meno politiche .
• Segretariato: struttura amministrativa che serve al funzionamento dell'organizzazione internazionale
virgola che di solito è capeggiata da una figura di vertice.
• Altri organi

In linea generale le organizzazioni internazionali sono formate da una pluralità di membri (Min 2; Max infinito)
All'interno di un'organizzazione internazionale i membri sono tutti posti sullo stesso piano, quindi non sono
presenti forme di gerarchia e tra di essi.
Un'organizzazione internazionale presenta il carattere di durare/permanere nel tempo.

La soggettività internazionale delle organizzazioni internazionali


La soggettività degli enti internazionali non è piena, a differenza di quella degli stati. Le organizzazioni
internazionali hanno una soggettività di tipo funzionale, ovvero che sussiste solo in relazione delle competenze
che le sono state attribuite. Questo tipo di soggettività viene usato solo per esercitare i compiti attribuiti
all’organizzazione internazionale del trattato istitutivo che l'ha creata. 

CIG, Parere sulla riparazione dei danni subiti al servizio delle Nazioni Unite dell’11 aprile 1949
 Riguarda l’ONU
 Gli stessi criteri sono poi stati applicati ad altre organizzazioni internazionali

La Corte individua 2 criteri per la soggettività delle organizzazioni internazionali: soggettivo e oggettivo 
 soggettivo: fa riferimento all’analisi del trattato istitutivo dell'organizzazione internazionale al fine di
verificare in astratto la presenza di obiettivi, competenze, organi e capacità di azione. per essere sicuri che
un'organizzazione internazionale su soggetto di diritto internazionale si deve ricevere elemento soggettivo
e successivamente l'elemento oggettivo.
 oggettivo: e la traduzione pratica dell'elemento soggettivo. Serve a verificare se l'organizzazione
internazionale abbia praticato effettivamente la propria autonomia (manifestazione pratiche di prassi)

Manifestazioni concrete dell’elemento oggettivo


 esercizio del treaty-making power
 diritto di legazione
 invio di corpi di truppa all'estero (peace-keeping)
 amministrazione internazionale di territori

Classificazioni 
Di solito le organizzazioni internazionali si distinguono in base alla membership, ovvero il numero dei membri
che la compongono. In base alla membership le organizzazioni internazionali possono avere una portata
mondiale (internazionali) o una portata più ristretta (organizzazioni internazionali a vocazione regionale).

La materia: si può dividere in organizzazioni internazionali di tipo: politico; Militare; Economico-finanziario;


Tecnico a seconda di ciò che devono svolgere, specificato nel trattato istitutivo.
Politico: promuovono il rispetto dei diritti umani, come l’ONU
Militare: alleanze difensive, come NATO e patto di Varsavia 
Economico-finanziario: WTO, fondo monetario internazionale 
Tecnico: ICAO (traffici aerei civile), IMO (navigazione marittima), IAEA (nucleare atomico)

Le organizzazioni internazionali a vocazione universale un grande numero di membri. Ad esempio, 


 l’ONU: 193 membri
 l’ILO: 187 membri
 WTO: 157 membri, tra cui stati e l'unione europea.
Le organizzazioni a vocazione regionale hanno meno membri a causa della riduzione del territorio geografico.
Ad esempio:
 membership UA: 54 membri
 membership OSA: 35 membri
 membership UE: 27 membri
 membership NATO: 30 membri

membership Mercosur: 10 membri


La Mercosur è un’organizzazione America-latina, mentre la ASEAN è l’Association of South-East Asian Nations.
L'unione europea comprende paesi candidati all'adesione, come Turchia e i Balcani, ma anche stati aderenti
solo al SEE (spazio economico europeo), che raggruppa Unione europea e paesi che, pur non facendo parte
dell'unione europea, presentano dei livelli di collaborazione integrazione con l'unione europea tali da far sì che
le regole dell'unione in certi ambiti si applicano pure a quei paesi. 
Ad esempio, la Norvegia e l'Islanda che sono soggetti e alle regole dell'unione in materia di circolazione dei
beni.

Capitolo primo
Le origini e lo sviluppo dell'integrazione europea
L'unione europea è un organizzazione internazionale, creata attraverso un trattato internazionale, e che
possiede un proprio ordinamento giuridico (con norme che si applicano all'interno degli stati membri).
Il processo di integrazione europea trova le sue radici nel contesto dell'immediato secondo dopo guerra: in una
situazione di generale impoverimento del territorio europeo.

Contesto: fine II guerra mondiale


• Piano Marshall  creazione dell’OECE (poi OSCE)
• Guerra fredda  creazione della NATO e dell’UEO ( Patto di Varsavia)
• Creazione del Consiglio d’Europa
Si è svolto, quindi, a partire dagli anni '50 e per tutto il corso della guerra fredda ('89).
Inizialmente l'unione europea riguardava solo alcuni paesi, poi dopo la caduta del muro di Berlino si è spostata
anche a est.
Nello stesso periodo venne creato anche il Consiglio d'Europa: un’organizzazione internazionale, composta da
diversi paesi dell'Unione Europea, all'interno del quale venne stipulata la convenzione europea dei diritti
dell'uomo del 1950 (trattato internazionale il cui contenuto consiste in un catalogo di diritti che le persone
hanno, in quanto individui, e che gli stati, sotto la cui giurisdizione si trovano, sono tenuti a garantire).
I legami tra il consiglio d’Europa e la convenzione europea del 1950 sono abbastanza stretti.

Le organizzazioni internazionali (come OSCE) e le organizzazioni internazionali insorte in seguito alla guerra
fredda (NATO, UE occidentale) funzionano attraverso il metodo intergovernativo.
Il metodo intergovernativo, di norma, regola il funzionamento della cooperazione internazionale delle
organizzazioni internazionali.
I capisaldi del metodo intergovernativo sono riconducibili alla necessità che ogni decisione che prende
l'organizzazione internazionale sia presa all'unanimità di tutti i membri.
Di solito non c'è neanche controllo giurisdizionale: ciò che viene deciso non ha mai un momento di eventuale
sindacato successivo da parte di un organo paragonabile ad un giudice. Nella comunità internazionale il
controllo giurisdizionale è molto limitato.

A questo metodo da internazionalisti si contrappone, sin dal '51, la scelta di creare un organizzazione
internazionale che risponda ad un metodo diverso da quello intergovernativo. Questa organizzazione
internazionale è la prima che coinvolge i paesi che successivamente verranno integrati all’UE. Nel '51, infatti,
viene creata la comunità europea del carbone e dell'acciaio: 6 membri iniziali (Italia, Francia, Germania) e i 3
paesi del Benelux, i quali decidono che essi conferiscono all'organizzazione la competenza a gestire il mercato e
la produzione del carbone e dell'acciaio.

Metodo comunitario
1951 Trattato che istituisce la CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio)

"Cessione di sovranità": Nel momento in cui venne creata l'organizzazione internazionale, attraverso il trattato
istituzionale, gli stati che lo firmarono cedono una propria competenza all'organizzazione assegnandole il
compito di gestirla autonomamente.

La CECA, invece, funzionava attraverso il metodo comunitario. La CECA non esiste più, si estinse il 23 luglio
2002, dopo 50 anni dalla sua istituzione, in quanto nel trattato istitutivo del '51 si era previsto che la sua durata
fosse di 50 anni. Questo tipo di espediente normativo è un espediente legittimo ma poco diffuso, in quanto,
tendenzialmente le organizzazioni internazionali sono istituite con l'intento di durare nel tempo.

1952 firma del Trattato di Parigi (CED)  Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Italia
• creazione di un esercito comune
• garanzia di sostegno militare di UK e USA in caso di attacco a uno Stato CED
• Il Trattato CED non entra in vigore per mancata ratifica della Francia

Nel '52, gli stati che già componevano la CECA decisero di istituire un’altra organizzazione internazionale
d'integrazione, la CED (comunità europea di difesa). La CED non è mai entrata in funzione.
Il disegno della CED prevedeva l'istituzione di un esercito comune, già nel '52 a seguito delle preoccupazioni
causate dalla guerra fredda nel continente europeo.

Un trattato internazionale, anche quando istituisce un organizzazione internazionale, entra in vigore non al
momento della sua firma (la firma è una sorta di congelamento di un testo). Affinché un trattato entri in vigore
deve essere ratificato da ciascuno degli stati che lo hanno firmato.
La ratifica è un atto di diritto nazionale, non regolato dal diritto internazionale (esso si limita ad affermare che
serve la ratifica, poi ogni stato disciplina le sue procedure interne di ratifica di trattato internazionale). In Italia,
alla ratifica, provvedono le camere, con propria legge, promulgate poi dal presidente della repubblica. La
Francia non ratificò il trattato istitutivo della comunità europea di difesa e pertanto questa comunità non venne
istituita.

1957 gli Stati CECA istituiscono altre due organizzazioni:


• La Comunità economica europea (CEE)
• La Comunità europea dell'energia atomica (CEEA o EURATOM)

In seguito al fallimento della CED, nel '57 si decide di creare altre due organizzazioni internazionali,
abbandonando l'approccio difensivo-politico e indirizzandosi ad un approccio più economico. L'integrazione tra
gli stati membri della CECA può avvenire ulteriormente attraverso la creazione di altre organizzazioni
internazionali che abbiano finalità di carattere economico.
Le due organizzazioni in questione sono la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea
dell'energia atomica (EURATOM).

Finalità:
CEE → mercato comune e unione doganale 
EURATOM → realizzare un controllo e forme di indirizzo in materia di energia atomica
Nel '57 la finalità della CEE è quella di istituire un mercato comune e un’unione di tipo doganale. Alla CEE
vengono date diverse competenze ma il suo fine principale è di realizzare un integrazione di tipo economico.
L’EURATOM, invece, è un organizzazione con un ambito materiale specifico, che riguarda il controllo in
indirizzo di materia di gestione dell'energia atomica, che ha un potenziale di tipo militare.

Dal '57 gli stessi sei stati (Italia, Francia, Germania e Benelux) sono al contempo membri di tre organizzazioni
internazionali (la CEE, la CECA, l'EURATOM) e quindi c'è una sorta d'identità tra le membership delle diverse
organizzazioni internazionali, tanto che alcuni organi interni della CECA, svolgano anche funzioni nell'ambito
dei trattati istitutivi della CEE e dell'EURATOM. La ragione di ciò risiede nel fatto che la membership è sempre la
stessa e che pertanto l'operazione non è pericolosa ai fine dello sviluppo dell'integrazione, che procede e che
porterà alla stipulazione del trattato di Bruxelles. Si prevede che gli organi della CECA, della CEE e
dell'EURATOM siano unici e che sia presente un apparato istituzionale che, a seconda dell'organizzazione nella
quale devono agire, agisce in baso a quanto scritto nel trattato istitutivo.

In sintesi, dal 1957: Italia, Francia, Germania e BeNeLux sono parte di tre organizzazioni:
1) CECA 2) CEE 3) CEEA o EURATOM
 taluni organi della CECA svolgono funzioni analoghe in ambito CEE e EURATOM
Nel 1965 gli Stati CECA/CEE/EURATOM firmano il Trattato di fusione degli esecutivi si prevedono istituzioni
comuni a CECA/CEE/EURATOM

quindi, tre comunità  con un unico quadro istituzionale

Un 1° allargamento dell'UE si ha nel '73, che riguarda i paesi del nord-europa, mentre negli anni '80 avviene il
secondo allargamento e riguarda tre stati: Spagna, portogallo e Grecia, che erano usciti dai regimi autoritari.

Atto Unico Europeo del 1986: Trattato di Bruxelles.


→ realizzazione del mercato interno CEE entro la fine del 1992; il 1° gennaio 1993 il mercato era realizzato
mercato interno vuol dire: libera circolazione di persone, merci, capitali, servizi

L'atto unico europeo fissa una data di realizzazione nel mercato unico europeo che era previsto dal trattato
istitutivo della CEE. Si prevede che entro la fine del 1992 esso si sia completamente realizzato, in modo che dal
1° gennaio del '93, esista il mercato unico correlato dalle unioni doganali, ovvero che nel territorio della
comunità economica europea non esistano più frontiere interne tra gli stati membri e che quindi ci sia una
libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. In riguardo alle merci, che provengono anche al di fuori
dell'UE, si stabilisce che esiste un unico confine doganale, corrispondente al confine esterno della comunità
economica europea e che ci sia un’unica tariffa doganale delle merci extracee all'interno della CEE.

1989
• cade il muro di Berlino
• la Germania si riunifica
• le Comunità europee si allargano per effetto della incorporazione della RDT nella Germania federale
A seguito della caduta del muro di Berlino, nel '89, e la fine della guerra fredda si verifica un espansione
territoriale delle comunità europee, in quanto la Germania federale faceva parte delle tre comunità europee.
La caduta del muro di Berlino comporta l'estinzione della repubblica democratica tedesca. Questo si definisce
''incorporazione'', in quanto la RDT cessa di esistere e tutto il suo territorio e ciò che si trova al di sopra di esso,
compresi gli abitanti, vengono incorporati dalla repubblica federale tedesca.

Nel 1991 viene stipulato il trattato di Maastricht, che crea l'unione europea.
gli Stati CECA/CEE/EURATOM (oramai 12) firmano il Trattato sull'Unione europea

Il trattato di Maastricht ha una struttura che ricorda un ''templio greco'' di tipo giuridico in quanto esso
prevede che esistano le 3 comunità europee che formano il primo pilastro dell'UE (CEE, CECA, EURATOM), al
quale si aggiungono altri 2 pilastri, ovvero il PESC, Politica estera di sicurezza comune e riguarda le relazioni che
l'unione tiene con il resto della comunità internazionale. Il terzo pilastro è la GAI, ovvero "Giustizia affari
interni" e fa riferimento a tutta la cooperazione esistente tra gli stati in materia di giustizia civile e giustizia
penale.
Le tre comunità sono governate dal metodo comunitario, mentre la PESC e la GAI sono regolate dal metodo
intergovernativo. All'interno del trattato di Maastricht si stabilisce che data la sensibilità dell'oggetto, la politica
estera e la cooperazione giudiziaria, si proceda con un tipo di metodo intergovernativo.

Il trattato di Maastricht opera delle scelte importanti: la CEE diventa CE, quindi cessa di essere la comunità
economica europea per essere solo la comunità europea, andando a perdere quella connotazione economica
per renderla un qualcosa di più ampio e di politicamente significativo. Con il trattato di Maastricht si crea la
cittadinanza europea.

Metodo intergovernativo: si decide all'unanimità e in cui non esistono forme di controllo


Metodo comunitario: Possibilità di adottare atti anche senza l'unanimità, possibilità di sindacare sul piano
giurisdizionale
1991 – Trattato sull’UE
Alcuni punti salienti:
• La CEE cambia nome → CE
• Cittadinanza europea
• Coabitazione del “metodo comunitario” (CE) con il “metodo intergovernativo” (PESC e GAI)
• Unione economica e monetaria
Opera del trattato di Maastricht anche lo stabilimento dell'unione economica militare che porterà all'adozione
dell'euro come moneta ufficiale da parte di molti paesi europei.

Nel '95 si verifica il terzo allargamento a due paesi scandinavi e all'Austria. A questo punto l'unione europea
passa a 15 stati membri.

1997 - Trattato di Amsterdam


Alcuni punti:
• Parte del III pilastro (la cooperazione giudiziaria in materia civile) ''passa'' al primo pilastro → CE,
assoggettandosi al “metodo comunitario”
• Ampliamento significativo della codecisione
• Introduzione della cooperazione rafforzata

La prima importante modifica del trattato di Maastricht avviene nel '97 con il trattato di Amsterdam: avviene la
parziale comunitarizzazione del terzo pilastro (GAI). Ad Amsterdam si decide che la cooperazione giudiziale in
materia civile viene introdotta al trattato relativo alla comunità europea. Passa, quindi, dal regime
intergovernativo a un regime comunitario.
Nella GAI resta solo la cooperazione giudiziaria in materia penale e di polizia.

Il secondo merito è quello di avere aumentato i metodi di co-decisione, metodo di adozione degli atti, tipico
del metodo comunitario e prevede che due istituzioni dell'unione, cioè il consiglio e parlamento, decidano
congiuntamente di adottare un atto.
Un atto di co-decisione è, quindi, un atto che ha avuto l'approvazione sia dal consiglio che dal parlamento.

Maastricht prevedeva un numero ristretto di ipotesi di co-decisione, mentre Amsterdam le ha aumentate.


Questo ampliamento è un elemento di integrazione piuttosto significante.
Da Amsterdam si prevede la possibilità che si possa procedere a integrazione con cooperazione rafforzata.

2001 - Trattato di Nizza


Apporta modifiche di natura tecnica ai trattati, in vista degli allargamenti del 2004 (+ 10)
È un trattato molto tecnico stipulato molto velocemente, in quanto opera aggiustamenti politici di tipo tecnico,
e stipulato a seguito dell'occasione del 4 allargamento con l'ingresso di 10 nuovi stati membri (paesi dell'ex
blocco socialista).

2004 → IV allargamento (→ da 15 a 25)


Firma trattato di costituzione del 2004: venne stipulato per raggruppare la serie di norme poste all'interno del
"templio greco" in unico trattato. Non è mai entrato in vigore, ma tutto ciò che era stato previsto, tranne le
decisioni che avevano un aspetto di tipo federale, fu mantenuta e costituì la base per la stipulazione del
trattato di Lisbona.

2004 – Trattato Costituzione (Roma)


Se fosse entrato in vigore (non è stato ratificato da tutti gli Stati membri), avrebbe sostituito i trattati sulle
comunità europee e sull'Unione europea

2007 → V allargamento
2007 - Trattato di Lisbona (entrato in vigore l'1 dicembre 2009)
Apporta modifiche significative ai trattati esistenti, traendo ispirazione dai lavori che avevano portato alla
stesura del Trattato Costituzione.
Il 5° e ultimo allargamento comprende l'introduzione di Bulgaria e Romania nel 2007. In preparazione il sesto
allargamento.
Il trattato di Lisbona venne firmato nel 2007 ed entra in vigore dopo due anni, ratificato da tutti gli stati e
costituisce, oggi, l'ultima modifica sui trattati dell'unione europea.

La struttura del trattato di Lisbona è complessa, anche se simile a quello di Maastricht.

Pre-Lisbona
TUE. Con tre pilastri Post-Lisbona
1. Trattati delle comunità TUE, Che contiene
2. PESC 1. TFUE (ex punti 1 e 3)
3. Cooperazione giudiziaria penale 2. PESC
Inoltre, la carta dei diritti fondamentali dell’UE
assume valore giuridico

Struttura dei trattati


→ TUE (55 articoli)
→ TFUE (358 articoli)
→ 37 Protocolli
→ 65 Dichiarazioni
→ Carta dei diritti fondamentali (54 articoli)

Nel tratto sul funzionamento dell'UE troviamo la disciplina che era precedentemente ricollegabile ai tre trattati
istitutivi delle 3 comunità europee: nel TFUE confluiscono, quindi, le norme relative al trattato istitutivo della
comunità europea, quello dell'EURATOM, (la CECA si era già estinta, pertanto la sua disciplina viene portata
dentro il TFUE e ricondotta all'UE in senso complessivo).
La struttura del trattato di Lisbona prevede 37 protocolli, che sono atti che correlano i trattati occupandosi di
aspetti specifici (ex. il protocollo sulla Danimarca prevede la posizione della Danimarca rispetto a certe politiche
dell'Unione e prevede che essa non partecipi alle decisioni aventi implicazioni in materia di difesa e che quindi
non ne sostenga in costi).
Un trattato internazionale ha un testo e poi viene corredato da degli atti che lo integrano su aspetti specifici.
Inoltre, ci sono 65 dichiarazione che riguardano precisazioni relative al funzionamento dell'UE.
Il trattato di Lisbona prevede che i due trattati, i 37 protocolli e le 65 dichiarazioni siano affiancate da un nuovo
strumento giuridico vincolante, ovvero la carta dei diritti fondamentali dell'unione Europea.
Con il trattato di Lisbona, non soltanto viene rivisto il testo della carta dei diritti fondamentali, ma diviene uno
strumento giuridico-vincolante (cosa che prima non era).

l'Unione europea oggi ha 27 Stati membri ed è una organizzazione aperta, dunque …


 è possibile entrarvi alle condizioni previste dai trattati (criteri di Copenaghen)
 è possibile uscirne ( Brexit)

L'Unione Europea può definirsi un organizzazione internazionale aperta, il linguaggio è mutuato dai testi delle
organizzazioni internazionali che classificano le organizzazioni internazionali anche considerando se sono
aperte o chiuse.
Quelle aperte ammettono nuovi membri, mentre quelle chiuse NO (ex. il Benelux, formato da Belgio, Olanda e
Lussemburgo è un organizzazione internazionale chiusa al quale nessun altro membro può partecipare, a
differenza dell'UE che è aperta).

L'UE permette l'ammissione di nuovi membri che posso decidere anche di uscire, come l'esempio della Brexit.
Ma per essere ammessi all'UE bisogna possedere dei requisiti previsti dal trattato sull'UE. (art 49 TUE indica i
criteri d'ingresso dell'UE). Questi criteri furono decisi dal consiglio europeo di Copenaghen, in quanto bisognava
disciplinare l'ingresso dei paesi dell'est europeo; per poter entrare bisognava essere uno stato europeo che
soddisfasse i criteri di democrazia, libertà (anche quella di mercato).

L'art 50 fa riferimento alla possibilità che uno stato possa uscirne dopo un negoziato e ha diritto di farlo. L'art
50 non preclude che una volta che uno
stato sia uscito dall'UE, non possa
rientrarvi. Per esempio, la Gran Bretagna
ha esercitato il diritto di recesso ma poi ai
sensi dell'art 49, può sempre fare
domanda per rientrare. Una volta
rientrato riinizieranno i negoziati fin
quando vi sarà una nuova adesione.

La Turchia vuole seguire l'esempio della


Norvegia, che decise di non entrare a far
parte dell'UE, bensì di entrare a far parte
del mercato unico europeo (SEE, spazio
economico europeo), in quanto l'adesione all'UE si prospetta problematica per varie ragioni. Così come
l'Islanda che a seguito del cambio di governo, non terminò i negoziati di adesione, rimanendo nella SEE.

Revisione dei trattati UE


2 ipotesi → art. 48 TUE
1) procedura di revisione ordinaria
2)  2) procedure di revisione semplificata

Il processo d'integrazione europea si svolge grazie al fatto che è possibile modificare i trattati. La modifica di un
trattato internazionale è regolata dal diritto internazionale, in particolare dalla convenzione di Vienna del '69
sul diritto dei trattati tra stati.

Il trattato dell'UE, in particolare Lisbona, prevede delle procedure leggermente diverse (art 48), che prevede
una procedura di divisione ordinaria, simile a quella classica di diritto internazionale, ovvero un trattato viene
modificato dalle parti che lo hanno scritto attraverso un negoziato, viene firmato e successivamente ratificato
da ciascuno stato.

Ci sono anche delle procedure di divisione semplificata, dove tutta la fase di negoziato e di firma viene
sostituita dall'intervento delle istituzioni europee, in particolare il consiglio europeo.
è necessario differenziare due procedure in quanto con le procedure di divisione ordinaria si fanno le grandi
modifiche, mentre con quella semplificata è indirizzata su singoli aspetti.
EX. con procedura di divisione semplificata è possibile decidere in quali casi possono essere aumentate le
ipotesi di votazione di un atto secondo la formazione della codecisione.

Capitolo secondo
CARATTERISTICHE GENERALI DELL’UNIONE EUROPEA E SUE COMPETENZE
L’UE nel Trattato di Lisbona
L'UE è un organizzazione internazionale, di natura sovranazionale, la cui disciplina giuridica è dettata dal regime
entrato in vigore a seguito della stipula e dalla ratifica del trattato di Lisbona. Il Trattato di Lisbona, entrato in
vigore alla fine del 2009, costituisce oggi il regime giuridico di funzionamento dell'UE.

Trattato sull’UE (TUE)


che contiene
• il Trattato sul Funzionamento dell’UE – TFUE (ex CE + cooperazione giudiziaria)
• Politica estera e di sicurezza comune dell’UE - PESC
Il trattato di Lisbona contiene il trattato sul funzionamento dell'Unione Europea che a sua volta comprende
l'ex disciplina della comunità europea, ciò che prima del trattato di Lisbona era regolato dai trattati di Roma
modificati nel tempo, e anche la cooperazione giudiziaria, che con il trattato di Lisbona è passata al regime
giuridico comunitario, e quindi è confluito nelle politiche regolate dal trattato sul funzionamento dell'UE.

In precedenza, la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale costituiva il terzo pilastro, in buona
parte regolato dal metodo intergovernativo. Con il trattato di Lisbona la relativa disciplina giuridica passa al
regime comunitario, quindi si dice che è stata comunitarizzata.

Nel trattato sull'UE si presenta la disciplina specifica della politica estera di sicurezza comune che è rimasta in
buona parte regolata dal metodo intergovernativo.
Per quanto riguarda il carattere intergovernativo della politica estera di sicurezza comune (PESC) si sostiene che
si tratti di una politica intergovernativa, anche se ci sono degli elementi nella sua disciplina introdotti nel tempo
(a partire da Maastricht con diverse modifica di Amsterdam, Nizza e Lisbona)

+ Carta dei diritti fondamentali dell'UE


Art. 1 (3) TUE
L'Unione si fonda sul presente trattato e sul trattato sul funzionamento dell'Unione europea ... I due trattati
hanno lo stesso valore giuridico. L'Unione sostituisce e succede alla Comunità europea.

Il quadro giuridico di TUE e TFUE e PESC è affiancato dalla carta dei diritti fondamentali dell'UE che prevede un
catalogo di diritti che spettano alle persone che l'UE, nel momento in cui agisce nell'ambito delle sue
competenze, deve rispettare. La carta dei diritti fondamentali pone una disciplina giuridica a favore
dell'individuo che anche gli stati membri devono rispettare quando attuano il diritto dell'unione.

La carta dei diritti fondamentali diviene applicabile e invocabile soltanto nella misura in cui riguarda una
competenza dell'Unione. (art. 1 comma 3.)
Nell'art 6 c'è scritto che la carta dei diritti fondamentali ha lo stesso valore giuridico del TUE e del TFUE.
La comunità europea viene sostituita dall'UE.

La natura giuridica dell’UE


L’UE è una:
• Organizzazione internazionale, in particolare sovranazionale
• Non è uno Stato federale – Gli Stati membri sono degli Stati, con le loro identità art. 4 (2) TUE
L'UE è un'organizzazione internazionale Sovranazionale, ovvero che la disciplina, che sin dall'istituzione della
CECA è stata attuata per poi essere migliorata con la creazione dell'UE, è di grande integrazione nel quale gli
organi dell'unione hanno delle competenze che sono decisorie.
La sovranazionalità dell'UE si nota anche guardando agli effetti che il diritto dell’UE produce.

Il carattere della sovranazionalità fa riferimento soprattutto al fatto che esiste una corte di giustizia
nell'ordinamento dell'Unione che può decidere se uno stato abbia violato o meno il diritto dell'unione e
decidere di sanzionarlo attraverso rimedi giurisdizionali.
L'UE, nonostante sia un'organizzazione sovranazionale, non è uno stato federale. Con la creazione dell'unione
europea, all'inizio degli anni '90, viene cancellata la denominazione economica dalla CEE, che diventa solo CE
(comunità europea), e si prevede che questa integrazione assuma un carattere politico.

Uno stato federale è uno stato che presenta una struttura interna che vede tanti stati uniti tra di loro,
rappresentanti un fedus, per cui viene creata una unità di governo comune di tipo federale che abbia delle
proprie competenze. ex di stato federale sono gli USA. (art 4 comma 2)

L’UE è una organizzazione sovranazionale


• Efficacia diretta del diritto UE
• Primato del diritto UE
 Van Geld en Loos, 1963
 Costa c. ENEL, 1964
 Parere 1/91
 Le Verts c. Parlamento europeo, 1986 (moderata da) Parere 2/13

2 sentenze: Van Geld en Loos e Costa contro ENEL: sentenze storiche della giurisprudenza della corte fanno
riferimento all'innovatività del fenomeno d'integrazione europea.
La costa contro ENEL è una sentenza che riguarda prevalentemente il primato del diritto dell'unione, che
consiste nel fatto che di fronte alla norma del diritto dell'unione e di fronte alla disposizione nazionale prevale il
diritto dell'unione.

La circostanza che l'UE sia un'organizzazione sovranazionale non incide sul fatto che i domini (padroni del
trattato) restano gli stati membri. Questo lo dimostrano 3 elementi:
 Procedure di revisione dei trattati: Ogni modifica richiede il consenso finale degli stati membri attraverso
l'atto della ratifica.
 Diritto di recesso: Uno stato può sempre uscire dall'UE e quindi affermare la propria volontà a non
soggiacere a quello che l'organizzazione decide.
 Principio di attribuzione delle competenze: che consiste nel principio che regola il funzionamento delle
organizzazioni internazionali. Un'organizzazione internazionale può svolgere soltanto azioni che siano
riferite alle competenze che gli sono state assegnate. Tutto ciò che non viene assegnato in termini di
competenza internazionale è precluso all'organizzazione internazionale. Per esempio, L'UE non ha una
competenza in materia di stato civile, che è regolata diversamente nei diversi stati membri, in quanto si
tratta di una competenza nazionale.
Il principio di attribuzione delle competenze fa sì che l'UE non possa intervenire in materia di stato civile, e
se lo fa si dice che agisce 'ultra vires', e gli atti possono essere annullati.

Valori e obbiettivi dell’Unione europea


Per quanto riguarda i valori, la norma di riferimento è l'art. 2 del TUE, considerata una norma di carattere
fondamentale, spesso usata dalla giurisprudenza della corte di giustizia per ricostruire il contesto normativo dal
quale si parte per verificare se la posizione dell'Unione sia legittima e se la condotta degli stati membri sia
rispettosa del diritto dell'Unione.
La norma fondamentale è di impianto assiologico, fa riferimento a specifici valori, quali dignità, stato di diritto
etc., che costituiscono le regole che l'unione europea si è data e che intende rispettare.

Art. 2 TUE  norma fondamentale


Importanza testimoniata dall’aggancio a:
• Art. 7 (1) TUE e procedura di sanzione per gli Stati che violano i valori dell’UE ( v. trattato) – porta
alla privazione di alcuni diritti (es., voto) ma non l’espulsione
• Art. 49 TUE e ammissione di nuovi Stati membri “Ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui
all'articolo 2 e si impegni a promuoverli può domandare di diventare membro dell'Unione”

L'art 2 costituisce la norma fondamentale e questo è testimoniato da altre due disposizioni contenute nei
trattati:
art 7 comma 1 del trattato dell'unione che riguarda il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo all'interno
dell'UE. Qualora uno stato violasse persistentemente tali diritti, può essere attivata una procedura che, se
completata, porta alla privazione dello stato membro in questione di alcuni diritti, in particolare quello sulla
partecipazione agli organi e del diritto di voto.
In materia di procedura di sanzionamento degli stati membri e in materia di violazione dei diritti fondamentali,
è stata attivata una procedura extra-trattati (regolata quindi da un atto a parte). Prima di attivare l'art 7 del
trattato dell'unione deve essere assolta una procedura preliminare di dialogo con la commissione, la quale
potrà portare all'attivazione dell'articolo.

Il carattere fondamentale dell'art 2 è l'art. 49 del trattato sull'unione, per cui 'ogni stato membro che rispetti i
valori dell'art. 2 e si impegna a promuoverli, può domandare di diventare membro dell'unione'.
I valori diventano quindi, non soltanto l'impianto assiologico dell'UE, ma condizionano anche i valori che uno
stato membro deve avere per entrare a far parte dell'UE.

L'importanza dell'art 2 si vede anche sul piano esterno dell'unione, ovvero dei rapporti che essa ha con il resto
del mondo:

Art. 2 TUE e azione esterna dell’UE


 art. 21 TUE
L'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la
creazione, lo sviluppo e l'allargamento …
L'Unione definisce e attua politiche comuni e azioni e opera per assicurare un elevato livello di
cooperazione in tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di: … salvaguardare i suoi valori
L'art 21 del TUE raccoglie tutte l'azione esterna dell'UE, senza disciplinarla completamente, in quanto essa è in
parte la PESC e in parte alcune politiche regolate dal TFUE (ex politica commerciale). Proprio perché una parte
è regolata dalla PESC e un'altra dal TFUE fa sì che ci sia bisogno di una norma di accordo, ovvero l'art 21, che
afferma: 'L'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che hanno informato la creazione,
lo sviluppo e l'allargamento.' ... 'L'unione definisce e attua politiche comuni e azioni, e opera per assicurare un
elevato livello di cooperazione tra tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di... salvaguardare i suoi
valori'.

Art. 3 TUE e obiettivi dell’UE


 Enunciato piuttosto ampio e ambizioso
Sviluppo non omogeneo degli obiettivi:
• TFUE
• PESC
Rispetto agli obbiettivi, la norma di riferimento è l'art 3, un articolo molto ampio diviso in commi in quanto gli
obbiettivi sono elencati tenendo conto del tipo di finalità che si intende raggiungere.
La circostanza che nell'ambito dell'ordinamento dell'unione ci sia il trattato sul funzionamento (ex metodo
comunitario) e la PESC (metodo intergovernativo) fa sì che ci sia una sorta di disomogeneità tra l'obbiettivi, in
quanto il metodo comunitario garantisce un miglior raggiungimento degli obbiettivi dell'unione anche in modo
più rapido, mentre il metodo intergovernativo della PESC fa sì che sia più difficile assumere delle decisioni, per
tanto realizzare gli obbiettivi dell'unione, in particolare in materia di azione esterna.

Competenze dell’UE
L’unione può esercitare soltanto le competenze che le sono state attribuite all’interno dei trattati.
Principio di attribuzione delle competenze
 art. 3 (6) TUE (L'Unione persegue i suoi obiettivi … in ragione delle competenze che le sono attribuite nei
trattati)
 art. 5 (2) (La delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione)

Il principio di attribuzione delle competenze non riguarda solo l’unione, ma anche le singole istituzioni, quindi,
gli organi dell’unione.
 art. 13 (2) TUE (Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati)
 art. 4 (1) TUE (… qualsiasi competenza non attribuita all'Unione nei trattati appartiene agli Stati membri.)

Ne consegue che ogni atto di diritto UE, proprio perché deve fare riferimento ad una competenza attribuita,
deve avere una norma che consente di emanare un provvedimento, indicando il tipo di provvedimento e il tipo
di procedura seguita in quella specifica materia. Questa norma si chiama base giuridica  Corte di giustizia

In un atto dell’unione, tra le prime indicazioni, deve esserci sempre la base giuridica, ovvero si deve indicare la
norma sulla quale si fonda la sua emanazione e che ne ha autorizzato l’adozione secondo la procedura prevista
e l’intervento delle istituzioni.
L’assenza della base giuridica comporta la nullità dell’atto e che porta all’intervento della corte di giustizia.
Oltre il principio di attribuzione delle competenze …
Se nei trattati non è indicata una possibilità di azione di cui l’unione si vorrebbe avvalere per realizzare i
propri obbiettivi o di fare qualcosa che non le è stato espressamente attribuito in termini di competenza?

È accaduto che un’organizzazione internazionale dovesse svolgere qualcosa relativa ad una competenza non
attribuitale. Nell’ordinamento dell’unione di è fatto ricorso a due meccanismi:
 Clausola di flessibilità – art. 352 (1) TFUE (Se un'azione dell'Unione appare necessaria per realizzare uno
degli obiettivi di cui ai trattati senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di azione richiesti a tal fine, il
Consiglio, deliberando all'unanimità …)
Questa clausola permette di fare qualcosa che serve a realizzare gli obbiettivi facendo agire il Consiglio che
delibera all’unanimità, ovvero con il massimo consenso possibile.

 Poteri impliciti – Commissione c. Consiglio, 1971 (“sentenza AETS”)


I poteri impliciti fanno riferimento a una teoria di diritto nata nella giurisprudenza costituzionale americana
federale ottocentesca e che poi è stata mutuata nel mondo del diritto internazionale, in particolare con
riguardo al funzionamento delle organizzazioni internazionali.
Facendo leva sui poteri impliciti, è possibile ricavare, in linea interpretativa, una capacità di azione che
l’organizzazione internazionale ha, anche se questa non è scritta espressamente nei trattati, sempre che si
tratti di una capacità di azione e non di espansione materiale delle competenze.

Video 5
Tipi di competenze dell’UE. Ci sono 3 tipi di competenze attribuite all’UE
Artt. 2-4 TFUE
 competenze esclusive: sono le competenze materiali nelle quali l’UE è l’unica a poter legiferare/agire. È
preclusa la possibilità agli stati di normare la materia. Le competenze esclusive sono poche e sono indicate
nell’art 3 del TFUE:
1. “l’Unione doganale”;
2. “le regole di concorrenza necessarie al funzionamento del mercato interno”;
3. “La politica monetaria” (solo per gli stati che hanno adottato l’euro);
4. “la conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della politica comune della PESC”
(competenza ricavata in via giurisprudenziale in passato e oggi codificata)

 competenze concorrenti: sia l’UE che gli Stati membri possono legiferare (adottare atti in materia). Nel
momento in cui l’unione interviene in una materia di competenza concorrente, non possono più farlo gli
stati. Trova attuazione pratica il:
 principio di pre-emption: l’impossibilità degli stati di agire, laddove l’UE abbia già normato una materia
di competenza concorrente.
 leale cooperazione – art. 4 (3) TUE: l'Unione e gli Stati membri si rispettano e si assistono
reciprocamente nell'adempimento dei compiti derivanti dai trattati

 competenze di sostegno, coordinamento o completamento dell’azione degli Stati membri: l’UE non
legifera, non ci sono regole comuni.
Esse sono indicati nell’art 6 del trattato dell’unione. In queste materie non c’è l’emanazione di atti che
comportino l’adozione di regole comuni, bensì soltanto azioni che possono sostenere le azioni che i singolo
stati membri attuano a livello nazionale.
Quando può intervenire l’UE, e non gli stati membri?
Principi per l’esercizio delle competenze dell’UE
 Principio di sussidiarietà: nei settori non di sua competenza esclusiva l'UE interviene solo se gli obiettivi
previsti non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma sono meglio
conseguibili a livello di UE ( principio di prossimità)
 Principio di proporzionalità: si applica sempre e indica che il contenuto e la forma dell'azione dell'Unione si
limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati. Ovvero che, quando l’unione
emana un atto deve osservare la proporzionalità, quindi domandarsi che tipo di atto adottare e a 0quali tipi
di norme vuole dare vita.
Protocollo sui principi di sussidiarietà e proporzionalità

Altri “tipi” di competenze dell’UE


Art. 2 (3) (4) TFUE
3. Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche e occupazionali in relazione alle competenze
dell'Unione.
4. L'Unione ha competenza, conformemente alle disposizioni del trattato sull'Unione europea, per definire e
attuare una politica estera e di sicurezza comune, compresa la definizione progressiva di una politica di difesa
comune. La politica estera e di sicurezza comune comprende, anche, l’aspetto sicurezza e difesa, quindi
l’utilizzo di apparati militari.

Quando l’unione esercita le sue competenze ha un “paletto”, c’è una serie di norme del trattato sul
funzionamento dell’UE, che va dagli art 7-17, che indica le cosiddette “esigenze” previste dai trattati, ovvero,
nel momento in cui l’UE agisce deve tenere conto sempre di queste esigenze che per l’appunto è necessario
considerare quando si emana un atto.
Pertanto, se l’UE non tiene conto di queste esigenze viola la regola che si è data e l’atto può essere annullabile.
Competenze dell’UE ed “esigenze” previste dai trattati
Artt. 7 -17 TFUE
Art. 8: eliminazione delle ineguaglianze e parità tra uomini e donne.
Art. 9: promozione di un elevato livello di occupazione …
Art. 10: combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza …
Art. 11: tutela dell'ambiente e sviluppo sostenibile.
Art. 12: protezione dei consumatori.
Art. 13: esigenze degli animali in quanto esseri senzienti
Art. 17: rispetto dello status di chiese e religioni

Norme di diritto sostanziale che realizzano obiettivi dell’UE (Par. 15, Cap. 2)
• Spazio di libertà, sicurezza e giustizia
• Mercato interno
• Unione economica e monetaria STUDIO INDIVIDUALE

La cooperazione tra UE e Stati membri


Principio di leale cooperazione
Art. 4 (3) TUE
… l'Unione e gli Stati membri si rispettano e si assistono reciprocamente nell'adempimento dei compiti
derivanti dai trattati. Gli Stati membri adottano ogni misura di carattere generale o particolare atta ad
assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell'Unione. Gli
Stati membri facilitano all'Unione l'adempimento dei suoi compiti e si astengono da qualsiasi misura che rischi
di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell'Unione.

Non è quindi permesso a livello nazionale agire in senso contrario a quello dell’Unione perché questo
comporterebbe la violazione dell’operazione di base che vede sostenere il rapporto tra l’UE egli stati membri.

La leale cooperazione è un dovere e fa sorgere degli obblighi in capo agli Stati:


• Triplice obbligo di facere: un obbligo che si riferisce a qualcosa che non si deve fare
• Dovere di assistenza
• Obbligo di non facere
Il principio di leale cooperazione è un principio su cui la corte di giustizia è intervenuta più volte cercando di
dare un chiarimento del suo contenuto e del suo funzionamento e lo ha definito “obbligo di buona fede
comunitaria”
Nel diritto delle organizzazioni internazionali vige un principio secondo cui i rapporti tra le organizzazioni e gli
stati membri: il principio di pacta sunt servanda
 È autonomo rispetto al principio pacta sunt servanda tipico dei trattati, in particolare quando si tratta della
istituzione di organizzazioni internazionali
Se degli stati hanno creato un’organizzazione internazionale e le hanno attribuito delle competenze, il pacta
sunt servanda trova applicazione nella misura in cui si rispetta effettivamente che l’organizzazione
internazionale si atteggi autonomamente.
Nel caso dell’Unione europea, l’obbligo di cooperazione è qualcosa con più peso del pacta sunt servanda: Il
pacta sunt servanda regge la cooperazione tra l’UE e i suoi stati membri ma il principio di leale cooperazione la
specifica così tanto da giungere a qualificarla in maniera diversa perché esprime un dovere di cooperazione più
intenso di quello del pacta sunt servanda.

La cittadinanza dell’UE
Venne istituita col Trattato di Maastricht (1991)
Artt. 9 TUE e 20 TFUE:
è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'Unione si
aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce.

Nei trattati dell’unione non si ravvedono doveri, bensì solo diritti, a differenza delle cittadinanze classiche.
Diritti del cittadino UE (doveri non ce ne sono)
• Diritto di circolazione e soggiorno
• Elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo e le elezioni locali nello Stato di residenza (se diverso
da quello di cittadinanza)
• Protezione diplomatica e consolare
• Diritto di petizione (nella propria lingua) al Parlamento europeo ritengono sia stato violato un loro diritto
oppure la normativa comunitaria
 Diritto di petizione (nella propria lingua) al Mediatore europeo

Cittadini e principi democratici nell’UE: democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa


Titolo II TUE  deficit democratico nell’UE
• Democrazia rappresentativa
• Democrazia partecipativa
• Contributo dei Parlamenti nazionali (rinvio al par. 18, L’evoluzione del ruolo dei parlamenti nazionali)

Democrazia rappresentativa
• Rappresentatività del Parlamento europeo ( progressivo ampliamento dei suoi poteri)
• Responsabilità dei rappresentanti degli Stati membri davanti ai Parlamenti nazionali (che
rappresentano i cittadini)
• Partiti politici a livello europeo (e nomina della Commissione europea)

Democrazia partecipativa
• Commissione e consultazioni
• Iniziativa dei cittadini (un milione di cittadini di un «numero significativo» di Stati membri
Commissione e potere di iniziativa

Secondo la cooperazione rafforzata, un numero ristretto di stati (9) possono decidere di integrarsi più
intensamente in certe materie dell’UE che non sono materie esclusive sperando che questa integrazione
differenziata porti chi non ha partecipato a aderire successivamente e a portare avanti il processo di
integrazione europea. Ad esempio, l’area Schengen, di cui non fanno parte tutti gli stati membri dell’UE, l’area
monetaria, in quanto non tutti gli stati europei hanno adottato l’euro come moneta, e la Danimarca (PESC)

L’integrazione differenziata nell’UE


Molti parlano di:
→ strumento di cooperazione progressiva
→ incoraggiamento alla integrazione
 
… altri invece di:
→ Europa a più velocità
→ Europa a geometria variabile
→ Europa à la carte

Esempi di integrazione differenziata:


• Area Schengen ( video)
• Unione monetaria (utilizzo dell’euro)
• clausole di opting-out (es., Danimarca e difesa)

Diversa dall’integrazione differenziata è, però, la cooperazione rafforzata ( video)


La cooperazione rafforzata prevede che alcuni stati membri (minimo 9) decidano di integrarsi in maniera più
stretta in certe materie, avvalendosi del quadro istituzionale unico dell’UE.
Permette agli Stati UE volenterosi (quindi: non tutti) di condurre azioni comuni nel rispetto del quadro
istituzionale unico dell'Unione, lasciando aperta agli altri Stati UE di aggiungersi successivamente
 
→ non devono riguardare competenze esclusive
dell'Unione e la PESC
→ migliora la cooperazione all'interno dell'UE e consente lo sviluppo, pur parziale, del processo di
integrazione
Art. 20 TUE
La cooperazione rafforzata è avviata con una decisione del Consiglio, assunta se
• l’oggetto della cooperazione non può essere conseguito entro un termine ragionevole dall'Unione nel
suo insieme
• se vi partecipano almeno 9 Stati membri

CAPITOLO TERZO: Quadro istituzionale dell’unione Europea


Art. 13 (1) TUE
L'Unione dispone di un quadro istituzionale (unico) che mira a promuoverne i valori, perseguirne gli obiettivi,
servire i suoi interessi, quelli dei suoi cittadini e quelli degli Stati membri, garantire la coerenza, l'efficacia e la
continuità delle sue politiche e delle sue azioni.

Le Istituzioni dell'Unione sono:


• il Parlamento europeo, • la Corte di giustizia dell'Unione europea,
• il Consiglio europeo, • la Banca centrale europea,
• il Consiglio, • la Corte dei conti
• la Commissione,

Ovviamente, il quadro istituzionale dell’UE è estremamente complesso e formato da molti altri organi che
possono essere di varia natura, ovvero con diverse funzioni, però solamente i 7 organi appena citati si
qualificano come istituzioni. Tutti gli altri organi sono solo organi, non hanno la qualifica di istituzioni.
La differenza risiede nel fatto che le istituzioni sono gli organi che hanno le competenze più importanti e che,
soprattutto, possono difendere le proprie prerogative, appellandosi alla Corte di Giustizia, cosa che non per
tutti gli organi è possibile. Solo le istituzioni hanno un ampio potere nell’appellare la corte.

Art. 13 (4) TUE: Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sono assistiti da un Comitato economico e
sociale e da un Comitato delle regioni, che esercitano funzioni consultive. → non sono Istituzioni

I tre organi appena citati, sono assistiti da questi comitati in quanto tutto il processo decisionale, che avviene
all’interno dell’UE, gira attorno a queste 3 istituzioni: la commissioni in quanto propone gli atti e il consiglio e il
parlamento in quanto, nella maggior parte dei casi, adottano gli atti.
(parlamento e consiglio possono essere visti come i “decisori”)

Proprio per il fatto che la commissione propone il testo dell’atto che il consiglio e il parlamento devono
adottare (nella maggior parte dei casi), questi devono essere assistiti da altri organi:
1. Il comitato economico e sociale, formato dai rappresentanti del mondo dell’economia e del lavoro
2. Il comitato delle regioni, composto dai rappresentanti delle regioni europee e che ha sostanzialmente
la funzione di rappresentare la visione locale sulle questioni che vengono trattate all’interno
dell’Unione Europea.
Nel caso della Germania i rappresentanti dei Land, nel caso della Francia dai rappresentanti delle
regioni francesi ecc.
Questi due organi esercitano funzioni consultive, ovvero la funzione di un organo che ha il compito di emanare
dei pareri.
Ciascuna delle istituzioni appena citate agisce nell’ambito delle competenze attribuite, nel senso che ciascuna
istituzione ha il suo compito, indicato dai trattati che prevedono le procedure attraverso le quali vengono
adottati gli atti di diritto dell’Unione, indicando cosa fa ciascuna istituzione e eventuali altri organi.

Art. 13 (2) TUE


Ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo le procedure,
condizioni e finalità da essi previste. Le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione.

Con “leale cooperazione” intendiamo che le istituzioni e gli altri organi coinvolti nel processo legislativo devono
cooperare lealmente affinché gli atti di diritto dell’unione possano essere adottati.

In breve:
• le Istituzioni operano nei limiti delle attribuzioni loro assegnate e secondo le procedure previste
• le Istituzioni rispettano le competenze delle altre Istituzioni
• + attuano tra loro una leale cooperazione
 In sostanza, le Istituzioni agiscono nell'ambito di un equilibrio istituzionale

Equilibrio, dettato dai trattati, dove esiste un certo numero di organi, alcuni dei quali solo delle istituzione. Tutti
hanno dei compiti e, nel portare avanti l’azione dell’unione, ciascuno esercita la sua competenza e coopera
lealmente con le altri.
Se questo equilibrio istituzionale funziona bene porta anche ad un buon funzionamento dell’unione.

L’UE non è strutturata secondo il principio della separazione dei poteri.


All’interno dell’Unione Europea, la funzione di adozione degli atti avviene prevalentemente secondo una
procedura per la quale consiglio e parlamento adottano un atto insieme.
Visto che l’UE è un’organizzazione internazionale e non uno stato, il tipo di impostazione tipica degli stati, che si
basa sul principio della separazione dei poteri, non può essere applicata ad essa e a nessun’altro tipo di
organizzazione internazionale.

Separazione dei poteri?


• una Istituzione, più funzioni:
→ il Consiglio
• una funzione, più Istituzioni:
→ la funzione normativa

La leale cooperazione tra Istituzioni contribuisce a stemperare l’assenza di separazione dei poteri nel quadro
istituzionale dell'UE e alle disfunzioni da essa provocate (es, paralisi decisionali)

IL PARLAMENTO EUROPEO
È attualmente composto dal numero massimo di 705 stati membri, dopo l’attuazione della Brexit. È spesso
riportato il numero 751, ma l’uscita della Brexit ha comportato un riassortimento dei seggi, non togliendo tutti
quelli che appartenevano a questo paese (infatti alcuni sono rimasti e attribuiti a paesi membri che erano
sottorappresentati)
La funzione dei Parlamentari europei è quello di rappresentare i cittadini europei, ovvero quelli che votano per
l’individuazione dei parlamentari.
Il numero di parlamentari che è assegnato a ciascuno stato membro non è direttamente proporzionale alla sua
entità demografica.

→ I parlamentari europei rappresentano i cittadini dell'Unione


→ il loro numero non è proporzionale al numero di cittadini dello Stato di provenienza

Gli europarlamentari sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto e rimangono in carica per 5 anni.
Per ora non c'è una procedura elettorale unica → leggi nazionali che osservano il principio della proporzionalità
del sistema elettorale
Le leggi nazionali che servono a disciplinare le elezioni del parlamento europeo sono leggi improntate a sistema
del principio proporzionale, per cui le forze politiche ricevono tanti rappresentanti tanti quanti sono i voti che
sono espressi a loro favore.
→ ogni cittadino UE ha diritto di elettorato attivo e passivo nel Paese di residenza  casi di
ampliamento/riduzione del voto)

Ogni cittadino UE vota per il parlamento europeo e può essere votato per il parlamento europeo, fatto sta che
in alcuni stati membri le leggi elettorali prevedono che il diritto di voto per il parlamento europeo possa essere
attributo anche agli stranieri legalmente residenti, così come la possibilità di revoca per chi ha commesso reati
di una certa gravità.

Il parlamentare eletto va a comporre uno dei 705 membri del parlamento europeo e fa prevalentemente solo
questo lavoro.
Lo status di europarlamentare europeo è incompatibile con:
• incarichi presso altre Istituzioni (ex. non può fare il commissario europeo)
• incarichi di governo (ex. Non può fare il ministro, capo di stato o di governo ecc.)
• incarichi presso i parlamenti nazionali (ex. Non può anche essere parlamentare internazionale)
• altri incarichi di livello nazionale (es, in Italia → membro Giunta regionale)

Organizzazione interna
 Ufficio di Presidenza composto da 21 persone: Presidente + 15 Vicepresidenti + 5 questori
 Nel Parlamento europeo operano commissioni permanenti, speciali e d'inchiesta.
 Gli europarlamentari sono raggruppati secondo affinità politiche, non per nazionalità (artt. 10 TUE e 224
TFUE)  
 Il regolamento interno disciplina questi aspetti e i lavori del Parlamento europeo

Funzioni - art 14 TUE


Il Parlamento europeo esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la funzione di bilancio.
Esercita funzioni di controllo politico e consultive alle condizioni stabilite dai trattati. Elegge il presidente della
Commissione.

IL CONSIGLIO EUROPEO
NB: consiglio e consiglio europeo sono due istituzioni diverse
È un’istituzione recente. I primi consigli europei si tennero a partire dagli anni ’80, più precisamente nel 1986.
Il suo inserimento nell’elenco delle istituzioni è avvenuto ad opera del trattato di Lisbona. La sua disciplina è
contenuta da una parte nell’art. 15 TUE e 235 – 236 TFUE.

Composizione
È composta da:
- Capi di Stato o di governo degli Stati membri
- Presidente del Consiglio europeo
- Presidente della Commissione

L'Alto Rappresentante PESC partecipa ai lavori (colui che sovraintende la politica estera di sicurezza comune).
Il Presidente del Parlamento Europeo può essere invitato alle sedute per essere ascoltato

Il fatto che queste due figure sono chiamate a partecipare, ci fa capire che il consiglio europeo è l'organo
politico di più alto livello.

Cosa fa il Consiglio europeo?


Art. 15 (1) TUE
• dà all'Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e definirne gli orientamenti e le priorità politiche generali,
anche in ambito PESC.
• esercita funzioni di indirizzo politico (non funzioni legislative!)
 le decisioni che adotta (atti che gli competono) hanno contenuto strategico e di indicazione gli obiettivi (la
strada da seguire nel processo di integrazione europea)

Secondo i trattati, il Consiglio europeo si riunisce 2 volte a semestre, fatta salva la possibilità di sedute
straordinarie e di norma si pronuncia per consensus, salvo che i trattati dispongano diversamente.
Consensus: modalità di voto secondo cui una decisione è assunta se non ci sono voti contrari.  Non è come
l’unanimità, per cui c’è una votazione espressa, ovvero tutti devono essere espressamente d’accordo mentre
nel consensus non ci deve essere un dissenso espresso.

É prevista la possibilità di dare (1 sola) delega di voto, quindi, ad esempio


→ l'Italia può votare anche su delega della Francia
→ l'Italia non può votare su delega della Francia e di Malta
e votano solo gli Stati, non le altre figure partecipanti

Ipotesi sui metodi di voto


Unanimità → es., art. 14 TFUE sulla composizione del PE → astensione non ostativa all'atto
Maggioranza qualificata → es., art. 18 TUE sulla nomina dell'AR o art. 236 TFUE sull'elenco delle formazioni del
Consiglio
Maggioranza semplice → esame delle proposte di modifica dei trattati, questioni procedurali e regolamento
interno

Il Presidente del Consiglio europeo


art. 15 TUE 
Prima del trattato di Lisbona, la presidenza del consiglio europeo era tenuta a turno dagli stati membri ogni 6
mesi, la cosiddetta “presidenza semestrale”.
Con l’introduzione del trattato di Lisbona è stata introdotta la figura del presidente del consiglio europeo che
non rappresenta nessuno stato ma rappresenta se stesso e che è eletto a maggioranza qualificata per un
mandato di 2 anni e ½, rinnovabile 1 volta, può quindi rimanere in carica per un massimo di 5 anni.
È un incarico molto gravoso e pertanto non può esercitare un mandato nazionale.

Compiti
a) presiede e anima i lavori del Consiglio europeo (fa si che ci sia discussione ecc)
b) ne assicura la preparazione e la continuità dei lavori
c) si adopera per facilitare la coesione e il consenso nel Consiglio europeo
d) presenta al PE una relazione dopo ciascuna delle riunioni del Consiglio europeo
e) assicura, al suo livello e in tale veste, la rappresentanza esterna dell'UE per alcuni aspetti della PESC

IL CONSIGLIO
È l'organo che raccoglie gli Stati membri dell'Unione: è composto da un rappresentante di ciascuno Stato
membro a livello ministeriale (Ministri, Sottosegretari oppure anche alti funzionari) → è un organo di Stati,
quindi nel momento in cui gli stati compongono un organo dell’UE tendenzialmente è un organo nel quale
ciascuno stato cerca di portare i suoi interessi.
Nel consiglio i rappresentanti sono portatori di interessi specifici in quanto esso ha poteri decisionali, mentre il
consiglio europeo aveva una funzione di indirizzare le politiche riguardanti l’UE.

Il consiglio non ha mai la stessa composizione, in quanto può decidere di riunirsi in tanti modi diversi in ragione
della materia che deve essere trattata.
La sua composizione è variabile ratione materiae (cd. formazioni):
• Affari generali
• Affari esteri
• Economia e finanza
• Giustizia e affari interni (GAI)
• Occupazione, politica sociale, salute e consumatori
• Competitività (mercato interno, industria, ricerca e spazio)
• Trasporti, telecomunicazioni ed energia
• Agricoltura e pesca
• Ambiente
• Istruzione, gioventù, cultura e sport

Questo elenco è stato adottato dal Consiglio europeo con decisione presa a maggioranza qualificata ad
eccezione de ''Affari generali'' e ''Affari esteri'', che devono esserci necessariamente.

Il Consiglio "Affari generali":


Assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del Consiglio, prepara le riunioni del Consiglio europeo e
ne assicura il seguito in collegamento con il presidente del Consiglio europeo e la Commissione

Il Consiglio "Affari esteri":


Elabora l'azione esterna dell'Unione secondo le linee strategiche definite dal Consiglio europeo e assicura la
coerenza dell'azione dell'Unione

Le formazioni del Consiglio sono rette dalla Presidenza semestrale (a turno), tranne la formazione “Affari
esteri”, che è presieduta dall'Alto rappresentante PESC

I suoi lavori sono preparati da un organismo detto COREPER (Comitato dei rappresentanti permanenti
dei governi degli Stati membri): questo significa che gli ambasciatori che ciascun stato membro ha inviato
presso l’UE sono riuniti in un comitato che prepara i lavori del consiglio affinché i dossier arrivino al Consiglio
con il minor attrito possibile e il maggior consenso possibile.
 
È un organo di natura diplomatica, quindi meno variabile del Consiglio: non cambia semestralmente al cambio
della presidenza.
È un organismo di una certa rilevanza: esamina le bozze di atti UE che provengono dalla Commissione e che
verranno discussi ed approvati in Consiglio!

Funzioni:
 Il Consiglio esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e la funzione di
bilancio. Esercita funzioni di definizione delle politiche (→ es. poteri di indirizzo in materia di politica
economica)
• Il Consiglio è il dominus della procedura di conclusione degli accordi internazionali dell'UE.
• L’elencazione delle funzioni del Consiglio è comunque rimessa alle singole norme TUE e TFUE, che
indicheranno la materia, il tipo di atto, la procedura e il tipo di maggioranza.

Di norma il Consiglio vota a maggioranza qualificata (regola generale), salvo nei casi in cui i trattati dispongano
diversamente (→ maggioranza semplice, unanimità).
La votazione a maggioranza qualificata segue un metodo complesso …

… Si raggiunge la maggioranza qualificata soltanto se sono soddisfatte due condizioni:


• il 55% degli Stati membri vota a favore - in pratica ciò equivale a 15 paesi su 28
• gli Stati membri che appoggiano la proposta rappresentano almeno il 65% della popolazione
totale dell'UE
Questa procedura è nota anche come regola della doppia maggioranza.

Minoranza di blocco (delle decisioni): deve includere almeno quattro membri del Consiglio, che
rappresentino oltre il 35% della popolazione dell'UE.

Studio individuale pp.113-117


dal compromesso di Ioannina al compromesso di Lussemburgo

LA COMMISSIONE EUROPEA
 È un organo di individui, di tipo tecnico,
Quindi a differenza del consiglio e del consiglio europeo non è un organo di stati o organo politico.
Essere un organo di individui significa che le persone che siedono nella commissione agiscono nell’interesse
dell’unione e non degli stati di cui sono cittadini.
Ad esempio, Paolo Gentiloni non lavora per garantire gli interessi dell’Italia, bensì gli interessi della politica
economica e monetaria dell’Unione Europea. E tecnico per il fatto che non è portatore di interessi individuali
ma collettivi, relativi all’UE.

 Agisce nell'interesse dell'Unione: i Commissari sono indipendenti e non ricevono istruzioni dai governi del
loro Paese o degli altri Stati membri.
 L'incarico è esclusivo ed incompatibile con altre attività professionali e dura 5 anni (salvo dimissioni
anticipate)
 Questa Istituzione è connotata dai caratteri della indipendenza e della competenza

La commissione europea, fino al 31 ottobre 2014 era composta da 1 commissario per Stato membro:
1 Presidente + l'Alto rappresentante PESC (vicepresidente di diritto) + restanti commissari
 
Dal 2015 il numero doveva essere ridotto a 2/3, compresi il Presidente e l'Alto rappresentante PESC. Dunque,
meno commissari, scelti secondo criteri di rotazione e rappresentanza geografica
 ma nel 2013 il Consiglio europeo ha deciso che permane l’attuale composizione numerica

Come viene convocata la commissione?


Procedura di nomina:
1. Il Presidente è eletto dal Parlamento Europeo su proposta del Consiglio europeo.
2. Il Consiglio, in accordo col neoeletto Presidente della Commissione, propone al PE una lista di candidati
commissari  questi sostengono un colloquio al PE, nelle commissioni competenti. La lista viene approvata
dal PE.
3. Presidente, Alto Rappresentante e commissari si presentano in PE insieme per discutere il programma
relativo al mandato da svolgere. Ricevono l'approvazione del PE come collegio. Segue nomina formale da
parte del Consiglio europeo.

Il Parlamento Europeo, oltre a nominare, può sfiduciare la Commissione, portandola alle dimissioni collettive
(art. 234 TFUE). I dimissionari restano in carica per lo svolgimento dell'ordinaria amministrazione e si nomina
una nuova Commissione.

Funzioni della Commissione


Promuove l'interesse generale dell'Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine → iniziativa sugli atti: art.
17, par. 2, TUE:
“Un atto legislativo dell'Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i trattati
non dispongano diversamente”

Vigila sull'applicazione dei trattati e delle misure adottate dalle istituzioni in virtù dei trattati, sotto il controllo
della Corte di giustizia dell'UE
- verso altre Istituzioni (es., per farne annullare gli atti)
- verso gli Stati (es., per sanzionarli)
- verso i privati (per sanzionarli- es, concorrenza)

• Dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi


• Esercita funzioni di coordinamento, di esecuzione e di gestione
• Può essere delegata ad adottare atti in una determinata materia o ambito (es., concorrenza)
• Partecipa alla rappresentanza esterna dell'Unione
• In ambito PESC, la Commissione ha un ruolo secondario

Poteri del Presidente della Commissione:


• definisce gli orientamenti d'azione del collegio
• decide l'organizzazione interna della Commissione
• nomina i Vicepresidenti (tranne l'AR)
• può chiedere ad un Commissario di dimettersi (→ i commissari possono anche “essere dimessi” dalla Corte
di giustizia in caso di violazione del dovere di onestà e delicatezza)
+ Studio individuale pp. 123-123 Alto rappresentante

LA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UE


La corte di giustizia europea è una magistratura, proprio come quella italiana, vale a dire che nell’unione
europea esiste un’istituzione che è intesa come un sistema giurisdizionale, o meglio un sistema giudiziario
composto da più livelli di giudici che decidono:
Per Corte di giustizia dell'UE si intende un sistema giudiziario composto da
1. Corte di giustizia
2. tribunale
3. tribunali specializzati
l'Istituzione è unitaria → i suoi livelli sono diversi
Art 19 TUE
La Corte assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati.
Ciò ci dice che la corte interpreta il diritto dell’unione e quindi gli attribuisce un significato qualora questo non
fosse chiaro e, soprattutto, garantisce che sia applicato il diritto dell’unione.

In particolare, essa si pronuncia:


a) sui ricorsi presentati da uno Stato membro, da un'istituzione o da una persona fisica o giuridica (ci sono più
soggetti che possono presentare una causa di fronte alla corte)
b) su richiesta dei giudici nazionali, sull'interpretazione del diritto dell'Unione o sulla validità degli atti adottati
dalle istituzioni
c) in altri casi previsti dai trattati (es., responsabilità dell'UE per danni o contenzioso tra UE e dipendenti)

Corte di giustizia
 è composta da 1 giudice per Stato membro ed è assistita da 11 avvocati generali
 i giudici e gli avvocati generali sono scelti tra personalità che offrano garanzie di indipendenza e abbiano le
condizioni richieste per l'esercizio delle più alte funzioni giurisdizionali
 i giudici sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per 6 anni e possono essere
rinominati
Tribunale
 Dal trattato di Lisbona è composto da 2 giudici per Stato membro (in precedenza: almeno 1 giudice per
Stato membro) e può essere assistito da avvocati generali
 i giudici sono nominati di comune accordo dai governi degli Stati membri per 6 anni e possono essere
rinominati. I requisiti e le caratteristiche sono le stesse dei giudici della Corte 
 la Corte ha un suo Presidente, eletto ogni 3 anni

Peculiarità del Tribunale


 è giudice delle istanze degli individui
 avverso le sue sentenze è ammesso ricorso alla Corte di giustizia (appello di legittimità)
 il tribunale è però appello (di merito o legittimità, a seconda dei casi) avverso le sentenze dai tribunali
specializzati

Tribunali specializzati
 possono essere istituiti dal PE e dal Consiglio (insieme: che procedura è?), con mandato di conoscere in
primo grado delle categorie di ricorsi su materie specifiche
 appello: le decisioni dei tribunali specializzati possono essere oggetto di impugnazione davanti al Tribunale
 Attualmente opera il Tribunale per la funzione pubblica, che risolve le liti tra UE e i suoi dipendenti

Studio individuale pp. 130- 139 le restanti istituzioni e organi dell’UE

CAPITOLO QUARTO: Le funzioni attribuite alle istituzioni politiche


Nell'ordinamento dell'unione europea non si applica il principio della separazione dei poteri. Però, è possibile
una classificazione delle funzioni (in base a quelle tradizionali degli Stati)

Attenzione! La funzione giurisdizionale non è competenza della sola Corte di giustizia

LA FUNZIONE LEGISLATIVA
L’UE può adottare una serie di atti, una parte dei quali soltanto sono atti legislativi. Questa serie di atti viene
adottata secondo una procedura legislativa. Esistono sostanzialmente due tipi di procedure:
 Ordinaria: Consiglio e parlamento “codecidono”
 Speciali (diverse): Consiglio decide con la partecipazione del Parlamento (es, deve dare un parere sull’atto
da adottare) 
Possibile la passerelle tra procedure, che prevede che un atto che debba essere adottato con procedura
legislativa speciale possa essere adottato con procedura ordinaria.

Ordinaria o speciale che sia, nella procedura legislativa l’iniziativa sull’atto (chi lo propone) è sempre della
commissione (che ha pressoché il monopolio sull’iniziativa degli atti da adottare).
Iniziativa: sempre la Commissione
Consultazione: organi vari, es. il Comitato delle regioni (non è una Istituzione)
Dove non è esercitata la funzione legislativa?
Nell’ordinamento dell’UE diversi atti sono qualificabili come non legislativi
• Atti del Consiglio europeo
• Atti PESC
 
Atti non legislativi  atti adottati con altre procedure, indicate dalla base giuridica applicabile

2. L’iniziativa sull’adozione degli atti legislativi


Appartiene alla Commissione (regola generale), che la esercita discrezionalmente
In casi specifici ( trattati) spetta agli Stati o al Parlamento

Inizialmente era una prerogativa assoluta, ora è smussata:


 richiesta di esercitarla dal Consiglio
 richiesta di esercitarla dal Parlamento Europeo
 iniziativa popolare (1 milione di cittadini)

È comunque la Commissione a esercitare l’iniziativa


Se sollecitata a farlo, non sorge un obbligo per la Commissione, che deve solo dire (motivare) perché non
esercita il potere di iniziativa
 il PE può eventualmente sanzionare la Commissione con una mozione di censura - Art. 17 (8) TUE

Iniziativa non vuol dire congelamento della proposta di atto:


• la Commissione propone, il Consiglio decide, eventualmente modificando la proposta (all’unanimità), ma
senza ribaltare il contenuto della proposta
• la Commissione può modificare e/o ritirare la sua stessa proposta, chiaramente prima che il Consiglio
abbia approvato l’atto

Se un atto è adottato in spregio alla procedura prevista per la sua adozione, anche rispetto all’iniziativa,
 è illegittimo
 Corte di giustizia può annullarlo

Svolgimento
delle procedure legislative
Procedura legislativa ordinaria, pp. 148-151
(col supporto del materiale di studio)
Procedure legislative speciali, pp. 151-155
Studio autonomo

3. LA FUNZIONE NORMATIVA DELEGATA


Articolo 290 TFUE
Un atto legislativo può delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi di portata generale
che integrano o modificano determinati elementi non essenziali dell'atto legislativo.
Gli atti legislativi delimitano esplicitamente gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata della
delega di potere. Gli elementi essenziali di un settore sono riservati all'atto legislativo e non possono pertanto
essere oggetto di delega di potere.
Gli atti legislativi fissano esplicitamente le condizioni cui è soggetta la delega, che possono essere le seguenti:
a) il Parlamento europeo o il Consiglio possono decidere di revocare la delega;
b) l'atto delegato può entrare in vigore soltanto se, entro il termine fissato dall'atto legislativo, il Parlamento
europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni.
Ai fini delle lettere a) e b), il Parlamento europeo delibera a maggioranza dei membri che lo compongono e il
Consiglio delibera a maggioranza qualificata.

4. LA FUNZIONE ESECUTIVA
Modello decentrato:
• Provvedono gli Stati membri ( obbligo di leale cooperazione previsto dall’art. 4 TUE)
oppure
• Provvede la Commissione se sono necessarie condizioni uniformi di esecuzione ( comitologia)

5. LA FUNZIONE DI CONTROLLO POLITICO (appunti dal libro)


La funzione di controllo politico viene normalmente esercitata dai parlamenti nazionali nei confronti del
governo ogni qual volta ci sono le interrogazioni/interpellanze parlamentari e, quindi, quando il Parlamento ha
di fronte a se il governo e domanda il perché di una certa situazione, lì il Parlamento sta esercitando una forma
di controllo politico.
Anche il Parlamento europeo può farlo con modalità un po' diverse e, in quanto si tratta dell’ordinamento
giuridico dell'unione europea, le forme di controllo politico previste sono tarate sulle peculiarità di questa
organizzazione internazionale.

Il parlamento europeo nomina un mediatore che è un organo di diritto dell’Unione paragonabile al difensore
civico, al quale possono essere segnalati tutti i casi di mal funzionamento dell’UE.
Il fatto che la nomina avvenga da parte del parlamento europeo configura una forma di controllo politico
perché il mediatore, nel momento in cui riceverà un reclamo, egli eserciterà una sorta di controllo sulle
istituzioni di cui i cittadini si lamentano.
Il mediatore ha una durata di legislatura tale e quale alla durata del parlamento europeo, ma può essere
rinnovato.

Il parlamento europeo nell’ambito della politica estera di sicurezza comune viene consultato, quindi non svolge
la funzione legislativa. Può, però, esercitare forme di controllo politico ma purtroppo, nella conclusione dei
trattati internazionali e nell’ambito della politica estera di sicurezza comune, come in altri ambiti, il Parlamento
Europeo non ha alcun ruolo.

Art 14 TUE 
Il Parlamento europeo esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la funzione di bilancio.
Esercita funzioni di controllo politico e consultive alle condizioni stabilite dai trattati. Elegge il presidente della
Commissione.

nei confronti della Commissione:


• esame della relazione annuale
• mozione di censura  art. 234 TFUE
• atti di sindacato politico ed ispettivo

nei confronti del Consiglio europeo e del Consiglio


• esame della relazione dopo ogni vertice
• esame della relazione dopo ogni presidenza semestrale
• atti di sindacato politico ed ispettivo

nei confronti del Consiglio europeo e del Consiglio


• esame della relazione dopo ogni vertice
• esame della relazione dopo ogni presidenza semestrale
• atti di sindacato politico ed ispettivo

• nei confronti della BCE → esame della relazione annuale sul SEBC e sulla politica monetaria
• Nomina del mediatore ad inizio legislatura per tutta la legislatura stessa (con possibilità di rinnovo alla
successiva)

Il PE in ambito PESC
metodo comunitario vs metodo intergovernativo
• viene consultato (non svolge la funzione legislativa)
• può rivolgere interrogazioni
• nessun ruolo nella conclusione degli accordi internazionali dell'UE che riguardino esclusivamente la PESC

• La funzione di bilancio
• Il sistema di finanziamento dell’UE
• Il quadro finanziario pluriennale e le procedure di approvazione, esecuzione e controllo del bilancio dell’UE
pp. 164-174  Leggere attentamente

Capitolo Quinto
L’ordinamento giuridico dell’UE e le sue fonti
• È autonomo rispetto al diritto internazionale e al diritto degli Stati membri.
È autonomo in quanto l’UE produce il proprio diritto che non è nazionale e quindi autonomo rispetto agli stati
membri e autonomo anche rispetto al diritto internazionale.
• È derivato (non originale), cioè deriva dai trattati. L’UE è stata creata da stati attraverso i trattati, a
differenza della nascita degli stati. Non è come l’ordinamento giuridico degli stati, che, a differenza, è di
tipo naturale.
Necessita degli Stati membri rispetto alla sua attuazione: rapporti/diretta applicabilità/ primato.
Una norma di diritto dell’Unione nasce dall’unione ma, poi, deve essere applicata a livello locale che è un
compito attribuito agli stati membri. Le norme di diritto europeo, quindi, nascono già pronte all’uso. Si dicono,
quindi, provviste della diretta applicabilità. Il concetto di diretta applicabilità si riferisce al fatto che una norma
nasce dall’unione europea ed è pronta ad essere applicata a livello nazionale, senza che siano necessari degli
interventi ulteriori. In altri casi, il diritto dell’UE nasce all’UE ma, poi, richiede, per la sua applicazione a livello
nazionale, che lo stato compia un passo in più, emanando una norma che renda applicabile il diritto nato a
Bruxelles.
• Rispetta il diritto internazionale.
L’ordinamento dell’Ue, proprio perché è autonomo rispetto al diritto internazionale, è un ordinamento
giuridico che rispetta il diritto internazionale. Vale a dire che l’UE quando produce il proprio diritto tiene conto
delle norme di diritto internazionale, e non adotta le proprie norme con un contenuto che sia contrastante al
diritto internazionale stesso. Rispetta, quindi, la disciplina più ampia nella quale è compreso, pur essendo
autonomo.
Sul piano della struttura interna dell’ordinamento dell’UE possiamo individuare 3 livelli:
• Fonti primarie: trattati (TUE e TFUE, con pari valore giuridico) e Carta; Principi generali di diritto (art. 6
TUE).
All’interno delle fonti primarie, individuiamo i trattati sul funzionamento dell’UE (TUE e TFUE) e la carta dei
diritti fondamentali dei diritti europei, la quale è provvista di valore giuridico ed ha lo stesso valore giuridico dei
trattati TUE e TFUE. Troviamo inoltre, i principi generali di diritto che riguardano quei principi di logica giuridica
che si possono desumere dall’ordinamento degli stati membri, i quali parimente fanno parte dell’ordinamento
dell’UE a livello di fonti primarie. Un esempio è costituito dall’art 6 del TUE che riguarda la tutela dei diritti
fondamentali della persona all’interno dell’UE.
• Fonti intermedie: accordi internazionali conclusi dall’UE  treaty-making power
Poste dopo le fonti primarie. Esse riguardano tutti gli accordi internazionali che l’UE conclude con il resto del
mondo. Il treaty-making power riguarda la capacità dell’UE di stipulare accordi internazionali all’interno della
comunità internazionale a cui l’unione appartiene.
• Fonti secondarie: atti (diritto derivato UE), i quali non possono violare il diritto primario.
Poste dopo le fonti primarie e intermedie. Sono l’insieme degli atti che L’UE approva in base a quello che i
trattai prevedono per ogni singola materia. Le fonti secondarie posso anche essere definite come diritto
derivato dell’UE, in quanto tutti gli atti che vengono emanati dall’UE trovano un loro fondamento nei trattati.
La gerarchia è definita per livelli, ma non in ciascun livello
Vista la presenza di un rapporto gerarchico tra le varie fonti, le fonti più basse non possono violare le fonti
poste a livello più alto. All’interno di ciascun livello non si possono, invece, riconoscere forme gerarchiche.
Ovvero, per quanto riguarda le fonti primarie, a loro interno tutto è posto allo stesso livello.

Le fonti primarie comprendono: i Trattati sul funzionamento dell’UE (TUE e TFUE) la carta e i principi generali.
• Trattati: Considerando che un trattato è formato dall’insieme di protocolli e allegati, più le varie revisioni,
anch’essi sono considerati all’interno del diritto primario.
• Principi generali.

Con riguardo al fatto che si devono prendere in considerazione i trattati e loro revisioni, esistono due ipotesi
sulle procedure di revisione, previste dall’art 48 del TUE.
Le procedure di revisione dei trattati sull’UE
2 ipotesi → art. 48 TUE
• revisione ordinaria: metodo classico
• revisione semplificata: (In diritto internazionale non esiste la revisione semplificata)

Revisione ordinaria
Procedura ordinata a più fasi, cui partecipano Istituzioni dell’UE, Stati e Parlamenti nazionali, i quali sono
chiamati ad esprimersi sulla modifica dei trattati che vanno ad incidere sulla vita degli stati.
Questo tipo di procedura è classico, pertanto, comporta la convocazione di una conferenza intergovernativa,
quindi una riunione degli stati interessati.
Le modifiche entrano in vigore a seguito di ratifica. Affinché una revisione entri in vigore, è necessario che ogni
stato ratifichi la revisione in questione. Tutti gli stati devono ratificarlo.

Revisione semplificata
Procedura costituita di meno fasi, condotta dal Consiglio europeo, e non prevede la presenza di una
conferenza intergovernativa. In quanto il consiglio europeo, per la sua importanza, costituisce una garanzia a
che gli stati siano edotti, sappiano a che tipo di revisione si va ad apprestare.
Anche in questo caso le modifiche entrano in vigore a seguito di ratifica degli Stati membri.
Con questo metodo non possono essere estese le competenze attribuite all'UE, ovvero non possono essere
aggiunte competenze nuove, ma si possono modificare le competenze già attribuite all'UE.

Principi generali
Principi di logica giuridica. Orientano l’azione dell’UE e l’azione degli Stati UE quando sono chiamati ad attuare
le norme di diritto UE.
Di seguito una casistica relativa ai principi generali, che riguardano:
• Art. 6 TUE  CEDU. Prevede, tra l’altro, che l’unione europea diventi parte della convenzione europea di
diritto dell’uomo del 1950.
• Uguaglianza
• Non discriminazione
• Competenza per attribuzione
• Sussidiarietà/Prossimità + Proporzionalità. Il principio di proporzionalità regola l’intensità dell’azione
dell’UE, ovvero quale provvedimento è giusto emanare per raggiungere lo scopo che si è prefissato.
• Leale cooperazione. Cooperazione che regola i rapporti tra l’UE e gli stati membri e, all’interno dell’UE, tra
le diverse istituzioni.
• Principi democratici
• Buona gestione finanziaria
• Economia di mercato aperta e in libera concorrenza

Diritti fondamentali dell’uomo


Per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, il principio generali di diritto dell’UE è oggi
previsto dall’Art. 6 TUE (1992). E da quando è entrato in vigore il trattato di Lisbona, dalla Carta dei diritti UE, in
quanto solo essa ha acquisito valore giuridico vincolante.
In realtà anche prima, verso gli anni ’70, per la prima volta, si pose il problema riguardo a se l’UE dovesse
rispettare o no i diritti fondamentali dell’uomo.

Anni 70: L’UE intervenne in giurisprudenza della Corte di giustizia e si cominciò ad affermare l’idea che il
rispetto dei diritti fondamentali:
 costituiscono principi generali dell’UE
• sono ricavati dalla CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo) e dagli ordinamenti nazionali.
• giurisprudenza sollecitata anche da Corti costituzionali (Italia, Frontini; Germania, Solange I)
Questa giurisprudenza non sempre ha trovato una sollecitazione all’interno della corte europea. In questi casi
sono statigli stati membri a sollecitare questa giurisprudenza perché si presentava il problema della necessità di
capire se l’UE dovesse o meno rispettare i principi dei diritti fondamentali. L’Italia con la sentenza Frontini e la
Germania con la sentenza Solange I hanno senza dubbio sollecitato la corte di giustizia a rispondere a questo
grande quesito, che consiste nell’affermare che il rispetto dei diritti fondamentali costituisce un principio
generale del diritto dell’UE.

Adesione alla CEDU


Art. 6 (2) TUE
C’è una norma di diritto primario che prevede che l’UE entri a far parte della convenzione europea dei diritti
dell’uomo nel 1950, e non soltanto l’assuma come riferimento per desumere i principi generali, ma che proprio
vi partecipi e si assoggetti al regime previsto dalla convenzione per i diritti dell’uomo.
Tale adesione, però, comporterà un assoggettamento alla disciplina in materia di rispetto dei diritti umani e
non va a toccare le competenze dell’Unione, che per essere modificate serve una procedura di revisione
ordinaria.
Per entrare a far parte della CEDU, l'UE deve stipulare un accordo internazionale, quindi produrre una fonte di
rango intermedio, e che prevede il suo ingresso nella CEDU e pertanto il suo assoggettamento a ciò che c’è
scritto.

L’UE aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Tale adesione non modifica le competenze dell'Unione definite nei trattati.
• Dunque, ci vuole un trattato
• Art. 218 (11) TFUE: possibile parere della Corte di giustizia sulla compatibilità di un accordo con i trattati
sull’UE.
Prevede che ogni qualvolta l’UE deve stipulare un accordo internazionale, è possibile chiedere un parere alla
corte di giustizia dell’UE per verificare se l’ingresso in questo trattato possa ponere dei problemi di
compatibilità tra l’ordinamento dell’UE, autonomo e con una propria specificità, e il regime previsto dal trattato
in cui si entra. Sostanzialmente, se l’UE entra a far parte della CEDU, si deve assoggettare alla disciplina della
CEDU, ma ciò deve essere compatibile con l’ordinamento dell’UE.

Finora, due pareri sfavorevoli (1994; 2014)


Per due volte si è tentato di approvare l’adesione dell’UE alla CEDU, la prima volta nel 1994 e la seconda nel
2014. In entrambi i casi è stato chiesto un parere alla corte di giustizia dell’UE, la quale ha sempre verificato
l’impossibilità di procedere a tale adesione.

Problema: autonomia ordinamento UE. Il problema risiede nel fatto che, per come funziona l’UE e per il
suo livello di autonomia e per quello che sono le competenze delle sue istituzioni, entrare a far parte della
CEDU, metterebbe in discussione l’autonomia di tale ordinamento, in quanto la CEDU prevede che esista la
corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a giudicare i casi di violazione della convenzione.

L’ordinamento dell’UE è autonomo e prevede che la corte di giustizia è l’assoluto interprete dei trattati e,
soprattutto, l’autorità giudiziaria che garantisce la legittimità dell’operato dell’UE.
Quindi di fronte a due corti, verrebbe minata la competenza della corte di giustizia.

Le fonti “intermedie”
Esse riguardano tutti gli accordi internazionali che l’UE conclude con il resto del mondo. Il treaty-making power
riguarda la capacità dell’UE di stipulare accordi internazionali all’interno della comunità internazionale a cui
l’unione appartiene
Art. 216 (2) TFUE: Gli accordi conclusi dall'Unione vincolano le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri
Questo articolo fa riferimento ad un concetto di obbligatorietà che ha una doppia discendenza:
1. discendente dal diritto UE
2. discendente dal diritto internazionale (pacta sunt servanda)
Le fonti intermedie sono poste tra le fonti di diritto primario e le fonti di natura secondaria. Questo fa si che gli
accordi internazionali devono rispettare il diritto primario, e devono essere rispettate dalle fonti di diritto
secondario.
Un accordo internazionale che l’UE ha stipulato ha una posizione intermedia nell’ordinamento UE
Dunque,
 Conformità degli accordi internazionali al diritto primario
 Conformità del diritto derivato (atti dell’UE) agli accordi internazionali (La Corte non può sindacare un
accordo, ma può sindacare l’atto UE che lo stipula a nome dell’UE)
La regola “pacta sunt servanda” afferma che una volta stipulato un accordo ed entrato in vigore, questo deve
essere rispettato, ma non vuol dire che non si possa violarlo, ma sono previste delle conseguenze.

Se l’UE viola un accordo internazionale che ha stipulato e regolarmente entrato in vigore…


• Responsabilità UE sul piano internazionale
• Aspetto interno: illegittimità dell’atto UE in contrasto con l’accordo internazionale ed eventuale
responsabilità per i danni provocati a terzi ( Corte di giustizia)

Le fonti secondarie ( atti dell’UE, diritto derivato)


Sono l’insieme degli atti che L’UE approva in base a quello che i trattai prevedono per ogni singola materia. Le
fonti secondarie posso anche essere definite come diritto derivato dell’UE, in quanto tutti gli atti che vengono
emanati dall’UE trovano un loro fondamento nei trattati.

Atti tipici: art 288 TFUE


Le varie possibilità che l'UE ha di adottare degli atti è prevalentemente descritta dall'art 288 TFUE, che indica gli
atti tipici che l'unione può emanare, cioè gli atti che il trattato indica nelle loro caratteristiche principali e in
relazione agli effetti che questi atti possono produrre.
art. 288 TFUE: “Per esercitare le competenze dell'unione le istituzioni adottano regolamenti, direttive,
decisioni, raccomandazioni e pareri”

L’unione può, però, emanare degli atti di forma atipica, il cui contenuto ed effetti non sono dettagliatamente
previste dai trattati come il caso degli atti indicati dall'art 288 TFUE.

Possiamo passare ferma per esercitare le competenze dell'unione le istituzioni adottano regolamenti direttive e
decisioni raccomandazioni di Parigi dopo di che la norma prosegue dando

Atti atipici: norme “sparse” nei trattati

Quale atto adottare fare adottare alle istituzioni in relazione agli obbiettivi da conseguire, alla materia nel
quale l’atto viene emanato:
• Lo indica la base giuridica: rappresenta il fondamento che si pone alla base dell’adozione dell’atto. Senza
base giuridica non si può adottare un atto.
• Se non c’è base giuridica la discrezionalità può fondare la base degli atti, ma tenendo conto del principio di
proporzionalità
Qualora i trattati prevedano che le istituzioni adottino un atto in relazione a una certa politica dell'unione, si
deve sempre tenere conto della necessità che sia seguito il principio di proporzionalità e che pertanto l'atto
che si sceglie di adottare sia proporzionato all’obiettivo che si intende raggiungere.
La base giuridica, però, costituisce un elemento fondamentale nella grande maggioranza dei casi.

Il Regolamento
Art. 288 TFUE: Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
portata generale:
Il fatto che un regolamento abbia portata generale significa che i suoi destinatari sono una categoria di soggetti
determinati astrattamente e obiettivamente, quindi non individuabili.
Se i destinatari del regolamento sono in qualche modo individuabili, non si può parlare di regolamento, anche
se l’atto è denominato così. In questo caso si pone un problema di esatta qualificazione dell’atto, ovvero, un
regolamento è stato adottato come regolamento anche se non lo è, perché se si evince verso chi troverà
applicazione, cosa che, invece, non succede con i regolamenti.
 nomen juris
 “smascheramento”
 decisioni

obbligatorio in tutti i suoi elementi:


Il regolamento è pronto per l’attuazione, che dev’essere completa (non se ne può attuare una sola parte)

direttamente applicabile:
• Il regolamento va rispettato in ciascuno degli Stati membri.
• Caratteristica direttamente collegata alla cessione di sovranità all’UE
• Gli Stati membri non devono fare (adottare alcun tipo di provvedimento) → divieto di riproduzione - al
limite devono poter emanare atti integrativi (se necessari)
• Può aversi efficacia diretta: la possibilità che una norma di un regolamento ponga dei diritti in capo alle
persone che possono fare valere di fronte ad un giudice.

La Direttiva
Art. 288 TFUE: La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da
raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi.
• La Direttiva ha per destinatari solo gli Stati UE (alcuni o tutti), mai i singoli (non ha efficacia diretta, come il
regolamento)
• La Direttiva non è integralmente obbligatoria, ma vincola solo nel risultato da raggiungere; gli atti nazionali
ne completano il dettato (cd. effetto mediato delle direttive).
• La direttiva va attuata entro il termine di attuazione in essa previsto.
Fino alla scadenza del termine, gli Stati UE devono adottare i provvedimenti necessari a preparare la corretta
attuazione della direttiva e non possono adottare atti che possano nuocere alla direttiva da attuare (cd.
obbligo di stand-still).
• Scaduto il termine senza attuazione, lo Stato è responsabile della violazione del diritto UE (  procedura di
infrazione)
• Scaduto il termine con l’attuazione, la direttiva è applicata e resta in vigore come a fini interpretativi della
legislazione nazionale di attuazione

Le direttive dettagliate
Direttive a contenuto normativo dettagliato (“come i regolamenti”), che non lascia spazio all'attuazione di
livello nazionale
• fenomeno di prassi (anni '80 con riguardo ad aspetti del mercato)
• fenomeno mai censurato, ma contrario allo spirito dell’art. 288 TFUE

La Decisione
Art. 288 TFUE: La decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Se designa i destinatari è obbligatoria
soltanto nei confronti di questi.
→ La Decisione ha natura normativa, e pertanto ha un contenuto che fissa diritti e obblighi.
→ Di norma, entra direttamente negli ordinamenti degli Stati membri ed esplica immediatamente i suoi effetti,
senza bisogno che intervengano atti nazionali di adattamento (direttamente applicabile)

→ La Decisione avente destinatari designati (non tutte…), possono essere rivolte a Stati e individui
Decisione avente destinatari individui:
caso frequente → concorrenza e sanzioni pecuniarie alle imprese che attuano distorsioni della concorrenza
(Coca-Cola, Microsoft, etc.)

Le raccomandazioni
Art. 288 TFUE: indica che questi 2 tipi di atti giuridici non sono vincolanti, quindi si tratta di atti a contenuto
giuridico ma che non producono l’effetto giuridico di vincolare il destinatario.

Per quanto riguarda la raccomandazione, esso è:


→ atto esortativo
→ non vincolante
→ i trattati affermano che possono essere emanate da Consiglio, Commissione, BCE, ma la Corte di giustizia ha
affermato che le Istituzioni beneficiano di una competenza generale di adozione delle raccomandazioni.

Per quanto riguarda i pareri, essi sono:


→ manifestazione di giudizio
→ senza fine esortativo: si esprime pro veritate
→ es., pareri della Corte sulla compatibilità di accordi internazionali con l'ordinamento UE

Atti atipici pp. 220 – 222 Studio autonomo

Requisiti che gli atti dell’UE devono possedere


Motivazione  considerando
- Rispetto di sussidiarietà e proporzionalità
- Acquisizione di pareri, etc.
Base giuridica  preambolo

Pubblicazione in GUUE
Traduzione nelle 24 lingue ufficiali
Capitolo sesto: Caratteri ed effetti del diritto dell’UE
Gli effetti che il diritto dell’UE produce, in taluni casi, sono particolarmente innovatevi nel panorama delle
organizzazioni internazionali. Raramente, però, in questo panorama, troviamo la produzione di norme
giuridiche da parte dell’organizzazione che esplichi gli effetti che il diritto dell’UE è in grado di produrre.
• L’efficacia diretta (o effetto diretto) per i singoli del diritto dell’UE. È importante in quanto dona
direttamente agli individui delle possibilità di agire a tutela dei propri diritti.
• Il primato del diritto dell’UE sui diritti interni degli Stati membri.
Questi due caratteri sono di derivazione giurisprudenziale, ovvero sono state ricavate dalla corte nella propria
giurisprudenza, esaminando singoli casi e esprimendosi su richiesta di giudici internazionali. Quindi,
inizialmente questi caratteri ed effetti non erano scritti nei trattati istitutivi.

 derivazione giurisprudenziale
Sentenze di riferimento:
• Van Gend en Loos c. Amministrazione olandese delle Imposte, Sentenza 5 febbraio 1963, Causa 26/62
• Flaminio Costa c. E.N.E.L., Sentenza 15 luglio 1964, Causa 6-64

Efficacia diretta (o effetto diretto)


Contributo di Van Gend en Loos allo sviluppo dell’efficacia diretta:
Van Gend en Loos
La CEE (…) costituisce un ordinamento giuridico di nuovo genere nel campo del diritto internazionale a favore
del quale gli Stati membri hanno rinunziato … in settori limitati ai loro poteri sovrani e al quale sono soggetti
non soltanto gli Stati membri, ma pure i loro cittadini.  …

«...  il diritto comunitario … nello stesso modo in cui impone ai singoli degli obblighi, attribuisce loro dei diritti ...
tali diritti sorgono non soltanto allorché il trattato espressamente li menziona, ma anche quale contropartita di
precisi obblighi che il trattato impone ai singoli, agli Stati membri ed alle istituzioni comunitarie» (es.: far valere
davanti al giudice nazionale la violazione di tali obblighi)

Questo passaggio è importante perché spiega cosa è l’efficacia diretta. Una norma nel momento in cui impone
dei doveri, può anche imporre dei diritti. Il fatto che una norma di diritto internazionale possa imporre agli
individui doveri e diritti è assolutamente innovativo.
Costa contro E.N.E.L capitalizza le prime acquisizioni giurisprudenziali operate da Van Geld en Loos.

Costa contro E.N.E.L.


«A differenza dei comuni trattati internazionali, il trattato CEE ha istituito un proprio ordinamento giuridico,
integrato nell'ordinamento giuridico degli Stati membri …

Se Van Gend en Loos afferma che è nato un ordinamento giuridico del tutto nuovo, in grado di produrre norme
che incidano sulla sfera giuridica dei cittadini, qui, invece, c’è la precisazione ulteriore che il diritto dell’UE è
autonomo, in quanto si parla di “proprio ordinamento giuridico” che si integra nell’ordinamento giuridico degli
stati membri. Pertanto, produce effetti giuridici quanto le norme del singolo stato membro.

tale integrazione … di norme che promanano da fonti comunitarie e … il trattato hanno per corollario
l'impossibilita per gli Stati di far prevalere … un provvedimento unilaterale (nazionale) … il diritto nato dal
trattato ( CEE, UE) non potrebbe … trovare un limite in qualsiasi provvedimento interno senza perdere il
proprio carattere comunitario e senza che ne risultasse scosso il fondamento giuridico della stessa
Comunità.»

In questo secondo passaggio viene detto che il fatto che avvenga tale integrazione, del diritto dell’Unione nel
diritto degli stati membri e produca degli effetti giuridici, fa si che tale integrazione non possa essere ostacolata
dal fatto che uno stato produce una norma di contenuto contrario, o che affermi di avere già una norma di
contenuto contrario. Gli stati non possono opporre l’origine nazionale di una loro norma per impedire tale
integrazione.

Aspetti generali
Esiste un rapporto tra diretta applicabilità ed efficacia diretta.
Diretta applicabilità: le norme di diritto UE aventi certe caratteristiche possono entrare direttamente nei diritti
degli Stati membri.
È una caratteristica delle norme che nascono a livello internazionale, anche nelle organizzazioni internazionali.
Riguarda la circostanza che se il contenuto della norma è pronto, si dice self-executing, e può essere applicato a
livello nazionale senza dover fare nulla in particolare. Può entrare nell’ordinamento nazionale e può essere
eseguito. Allo stato competono pochissimi adempimenti, però nell’ordinamento internazionale, nascono anche
delle norme non pronte nel contenuto, che devono essere chiarite a livello nazionale con delle scelte di tipo
politico o di tipo amministrativo e, pertanto, queste norme non self-executing non producono
immediatamente effetto nell’ordinamento giuridico degli stati membri. (lo faranno quando lo stato avrà
integrato la norma non self-executing con il contenuto che manca). Al momento dell’entrata in vigore di una
norma self-executing, questa non produce effetti immediati nell’ordinamento giuridico degli stati.
Con riguardo al diritto dell’unione, quando siamo di fronte a delle norme che hanno certe caratteristiche
precise, ovvero il contenuto pronto all’applicazione, siamo di fronte a norme che entrano direttamente
nell’ordinamento giuridico degli stati membri, costa contro Enel, ed esplicano effetti giuridici.0

Efficacia diretta: L’efficacia diretta, invece, attiene alla possibilità che tali norme, una volta che sono entrate,
arrivano a produrre effetti sui singoli. Questo aspetto non è automatico perché una norma provvista di diretta
applicabilità potrebbe essere indirizzata allo stato, imponendogli di fare qualcosa, ma se questa norma ha per
destinatari i cittadini, si arriva direttamente all’individuo e si verifica un’ipotesi di efficacia diretta.
Le norme dell’Unione che hanno certe caratteristiche possono indirizzarsi direttamente agli individui e questi
possono avvalersene (es., davanti ai giudici nazionali). Se un individuo vuole fare valere i propri diritti può
rivolgersi ad un giudice nazionale.

Proprio perché Costa contro Enel dice che non è possibile che uno stato opponga una norma di diritto interno
per impedire l’integrazione del diritto dell’unione nel diritto nazionale, è chiaro che gli stati membri, nel
momento in cui una norma è provvista di efficacia diretta, e presenta le seguenti caratteristiche, devono
rispettare queste norme. Quindi, non possono ostacolare il fatto che queste norme provviste di efficacia diretta
esplichino i loro effetti. Lo possono fare sia in sede giudiziale (perché i giudici sono parte dell’apparato dello
stato).

Gli Stati devono rispettare tali norme aventi certe caratteristiche, tutelandole (giudici) e applicandole (autorità
pubbliche)
“certe caratteristiche”: devono essere norme chiare, precise e incondizionate (queste 3 condizioni devono
sussistere tutte)
• chiare, precise: quando è scritta in modo chiaro, completo ed esaustivo da avere un contenuto
immediatamente applicabile. La norma ha un contenuto che consente di applicarlo direttamente
• incondizionate: per come è scritta non ci dev’essere necessità di adottare atti aggiuntivi
Le norme dell’unione che hanno certe caratteristiche possono, dunque, indirizzarsi direttamente agli individui.
Poiché l’individuo riceve gli effetti di una norma giuridica, i cittadini se ne possono avvalere. Se un individuo
vale fare valere questi diritti può rivolgersi al giudice nazionale.

In Costa contro E.N.E.L. c’è un passaggio che fa riferimento a queste caratteristiche:


«L'obbligo, imposto agli Stati membri dal trattato CEE, che non sia accompagnato da alcuna condizione ne
subordinato, nella sua esecuzione o nei suoi effetti, all'emanazione di alcun provvedimento da parte degli stati
…. è giuridicamente perfetto e, di conseguenza, atto a produrre effetti diretti nei rapporti fra gli Stati membri e i
loro cittadini. un obbligo del genere è integrato nell' ordinamento degli Stati membri ha valore imperativo e
riguarda direttamente i loro cittadini ai quali attribuisce dei diritti individuali che i giudici nazionali devono
tutelare.»

Come si capisce che sussistono “certe caratteristiche”


 si fa una valutazione caso per caso ( direct effect test). Il direct effect test lo fa la corte di giustizia nel
momento in cui le viene chiesto di esprimersi sull’effficacia diretta di una norma di diritto dell’unione.
Esempio, Van Gend en Loos c’è un passaggio a riguardo
«Secondo lo spirito e la struttura del trattato, l'articolo 12 ha valore precettivo ed attribuisce ai singoli dei diritti
soggettivi che i giudici nazionali sono tenuti a tutelare»

Tendenzialmente, un divieto ha efficacia diretta


Esempio: Art. 30 TFUE
«I dazi doganali all'importazione o all'esportazione o le tasse di effetto equivalente sono vietati tra gli Stati
membri. Tale divieto si applica anche ai dazi doganali di carattere fiscale»

L’efficacia diretta delle fonti di diritto dell’UE


Efficacia diretta del diritto primario

Le norme dei … possono essere soggette ad efficacia diretta?


Trattati: SI, scritto nel Van Gend en Loos
«… secondo lo spirito e la struttura del trattato, l'articolo 12 ha valore precettivo ed attribuisce ai singoli dei
diritti soggettivi che i giudici nazionali sono tenuti a tutelare». 
e nella giurisprudenza successiva (esempi nel libro)
L’efficacia diretta del diritto primario segue due dinamiche:
• verticale (con lo Stato
• orizzontale (tra privati – esempi nel libro)

… dei principi generali: SI


Esempio, divieto di discriminazione con riguardo all’età
• Mangold c. Helm (2005)
• Seda Kücükdeveci c. Swedex GmbH & Co. (2010)
… e della Carta dei diritti UE  SI
Efficacia diretta delle fonti intermedie
• SI, se contengono norme chiare, precise e incondizionate
• Selettività della Corte nel riconoscere efficacia diretta a norme contenute negli accordi internazionali
stipulati dall’UE

Efficacia diretta del diritto derivato: i regolamenti


Rispetto ai regolamenti, la completezza di tali atti UE e tendenziale efficacia diretta delle norme chiare, precise
e incondizionate
• Conseguenza della diretta applicabilità …
• … dunque, invocabilità delle norme con efficacia diretta davanti ai giudici nazionali, sia a beneficio di privati
che degli Stati
Efficacia diretta del diritto derivato: le direttive
Le direttive sono atti tendenzialmente incompleti, quindi, è molto difficile che contengano norme aventi
efficacia diretta, addirittura impossibile (tranne che in rari casi)
• incompletezza di tali atti UE, dunque NO tendenziale efficacia diretta
• Però: la Corte ha ammesso che in alcuni casi la direttiva non attuata contenenti norme chiare, precise e
incondizionate  efficacia diretta

La Corte ha ammesso un’efficacia diretta per la direttiva non attuata contenenti norme chiare, precise e
incondizionate sulla base del principio dell’effetto utile …
… principio dell’effetto utile  un atto va interpretato in modo da poter raggiungere il suo scopo, altrimenti se
ne vanifica il senso e l’esistenza stessa

La direttiva non attuata contenenti norme chiare, precise e incondizionate ha efficacia diretta sicuramente:
1. quando chiarisce norme di diritto primario già aventi efficacia diretta
2. quando contiene un divieto

Nel caso delle direttive l’efficacia è solo verticale, e può riguardare il cittadino che avrebbe dovuto beneficiare
di un diritto attribuitogli da una direttiva, ma mancava il pezzo dello stato che doveva, con un atto attuativo,
dare recepimento alla direttiva.
 L’efficacia diretta è verticale, nei confronti dello Stato che non ha attuato la direttiva scaduta (vedremo il
caso Francovich)
Mai orizzontale, tra individui (in tali casi il principio di interpretazione conforme può mitigare orientando
l’interpretazione del diritto interno applicabile)

In questi casi, c’è una norma del diritto dell’unione che attribuisce un diritto agli individui rispetto ad altri
individui, non è invocabile di fronte al giudice.

Efficacia diretta del diritto derivato: le decisioni


• direttamente applicabili e precise, dunque SI
• limitatamente alle norme chiare, precise e incondizionate

Primato del diritto dell’UE


Carattere giuridico (primato) che riguarda solo le norme UE (di qualsiasi tipo) aventi efficacia diretta
La sentenza principe con riguarda al primato è la sentenza:
Costa contro E.N.E.L. (il libro narra la vicenda - p. 253 ss.)
«… il trattato CEE ha istituito un proprio ordinamento giuridico, integrato nell'ordinamento giuridico degli stati
membri … tale integrazione … e … il trattato hanno per corollario l'impossibilita per gli Stati di far prevalere …
un provvedimento unilaterale (nazionale) … il diritto nato dal trattato non potrebbe … trovare un limite in
qualsiasi provvedimento interno senza perdere il proprio carattere comunitario e senza che ne risultasse
scosso il fondamento giuridico della stessa Comunità»

Afferma che una norma di diritto dell’unione si integra nell’ordinamento giuridico nazionale e non è possibile
opporgli un provvedimento di tipo nazionale. Il primato sta nel fatto che si applica la norma di diritto
dell’unione al posto di una norma nazionale. Perché ciò avvenga la norma del diritto dell’unione, una volta
integrata nel diritto nazionale, deve trovare una norma di pari contenuto che dica il contrario. In questo caso si
verifica un “antinomia normativa”, un contrasto tra due fonti normative che riguardano la stessa materia ma
hanno un contenuto contrario, quando si verifica ciò bisogna stabilire un criterio di prevalenza. Il primato è un
criterio di prevalenza a favore del diritto dell’unione.

In cosa consista il primato è stato chiarito nelle seguente sentenza:


Amministrazione delle finanze dello Stato contro Simmenthal SpA
sentenza 9 marzo 1978, causa 106/77
«In forza del principio della preminenza del diritto comunitario, le disposizioni del trattato e gli atti …
direttamente applicabili hanno l'effetto, nei loro rapporti col diritto interno degli Stati membri, non solo di
rendere inapplicabile … qualsiasi disposizione contrastante preesistente, ma anche … di impedire la valida
formazione di nuovi atti legislativi nazionali, nella misura in cui questi fossero incompatibili con norme
comunitarie.
Il giudice nazionale, incaricato di applicare … le disposizioni di diritto comunitario ha l'obbligo di garantire la
piena efficacia di tali norme, disapplicando all'occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione
contrastante della legislazione nazionale senza doverne chiedere o attendere la previa rimozione in via
legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale.»

Cosa comporta il primato?  comporta la non applicabilità della norma interna contrastante
Da parte di chi?  delle autorità pubbliche degli Stati membri (giudici, ma anche pubbliche amministrazioni)

Il primato riguarda solo le norme UE aventi efficacia diretta


… ma se un atto UE non ce l’ha (es., direttiva)  interpretazione conforme
Corollario:
È obbligo degli Stati membri di rendere il loro ordinamento giuridico interno conforme al diritto UE, dunque
essi devono rimuovere le norme interne contrastanti
Considerazioni da mettere da parte per una prossima lezione:
• Il primato riflette la visione monista della Corte di giustizia
• Tale visione monista si scontra con la visione dualista di parte degli Stati membri (es., Italia, Germania)

Effetti indiretti del diritto UE e interpretazione conforme


§ 4.2 I c.d. “effetti indiretti” del diritto dell’UE
§ 4.3 L’obbligo di interpretazione conforme del diritto interno al diritto dell’UE
pp. 260-266 Studio autonomo
Il diritto al risarcimento dei singoli per le violazioni del diritto dell’UE da parte degli Stati membri
La direttiva non attuata contenenti norme chiare, precise e incondizionate ha efficacia diretta in senso
verticale, nei confronti dello Stato che non ha attuato la direttiva scaduta

Caso di riferimento:
Francovich e altri c. Repubblica italiana, sentenza 19 novembre 1991, cause riunite C-6/90 e C-9/90
La sentenza indica i requisiti per riconoscere il diritto di risarcimento per violazione del diritto UE

Caso Francovich
«Qualora uno Stato membro violi l'obbligo … di prendere tutti i provvedimenti necessari a conseguire il risultato
prescritto da una direttiva … [il] diritto comunitario esige che sia riconosciuto un diritto a risarcimento ove
ricorrano le tre seguenti condizioni: 1) il risultato prescritto dalla direttiva deve implicare l'attribuzione di
diritti a favore dei singoli; 2) il contenuto di tali diritti deve potersi individuare sulla base delle disposizioni
della direttiva; 3) deve esistere un nesso di causalità tra la violazione dell'obbligo a carico dello Stato e il
danno subito dai soggetti lesi.»

Capitolo Settimo: Le competenze della Corte di giustizia dell’UE


Funzione giurisdizionale:  indispensabile in una comunità di diritto (affermato in Van Geld en Loos)
Alla corte di giustizia dell’UE è attribuita la funzione giurisdizionale, ovvero quella di esercitare la giustizia. È
considerata una funzione indispensabile in qualsiasi comunità di diritto, comunità nella quale c’è un
ordinamento giuridico con la produzione di norme e una forma di controllo da parte dei giudici sulla correttezza
di queste norme.

La funzione giurisdizionale è esercitata da:


• La Corte di giustizia
• I giudici nazionali. Coloro davanti ai quali si accendono le cause tra privati, o tra stato e privati, e possono
trovarsi, pertanto, nella situazione di dovere attuare il diritto dell’unione.

Questo tipo di funzione è riassunta all’interno dell’Art 19 TUE


Secondo cui la Corte assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati.
Lo fa attraverso i seguenti rimedi giurisdizionali, ovvero delle possibili azioni che si possono accendere di
fronte alla corte di giustizia, e funzioni:
• azione per annullamento
• procedura di infrazione
• ricorso in carenza
• rinvio pregiudiziale
• ricorso per risarcimento
• funzione consultiva: fa riferimento a tutte le ipotesi in cui la corte di giustizia è chiamata ad esprimere un
parere, ovvero il parare preventivo sugli accordi internazionali che l’unione intende stipulare rispetto al
quale la corte di giustizia si domanda se lo stipulando trattato sia conforme all’ordinamento dell’unione.
La violazione del diritto UE da parte degli Stati membri: il ricorso per infrazione
(detto anche) Procedura di infrazione
artt. 258, 259 e 260 TFUE
Finalità: accertare la violazione del diritto dell'UE da parte di uno Stato membro
Ci riferiamo all’ambito TFUE, perché, trattando delle competenze della corte, sappiamo che in ambito PESC la
corte ha una competenza limitata, che non comprende la procedura d’infrazione.

 può essere attivata dalla Commissione europea (guardiana dei trattati!) o da uno Stato membro.
E lo fa nell’ambito della sua funzione di guardiana dei trattati, ovvero un’istituzione che monitora l’attuazione
del diritto dell’unione europea negli stati membri e che, per tale motivo, è insignita della funzione di poter
attuare questo tipo di rimedio secondo diversi metodi.
 mai da singoli, anche se questi possono allertare la Commissione
 La procedura consta di 2 fasi: precontenziosa e contenziosa
Con la fase precontenziosa si tenta, inizialmente, di far si che lo stato membro attraverso un’interlocuzione
corregga la propria condotta e che quindi si uniformi al diritto dell’unione. Se ciò non porta ad un esito si può
andare in corte.

Fase precontenziosa facilita la composizione amichevole della controversia e realizza economie processuali, ma
può non bastare.
Questi i passi quando è avviata dalla Commissione:
• la Commissione invia una lettera di messa in mora allo Stato, il quale ha un termine per presentare delle
osservazioni. Nella lettera vengono effettuate delle contestazioni e le violazioni che la corte pensa si siano
verificate.
• Se la lettera di messa in mora non produce il risultato di rettificare la condotta dello stato o se le
osservazioni non sono convincenti o insufficienti, la Commissione emette un parere motivato con cui
ufficializza gli addebiti allo Stato e un termine per adeguarvisi.
La lettera di messa in mora è puramente interlocutoria, mentre il parere motivato ufficializza tutte le
violazioni che poi saranno fatte valere in corte. La lettera di messa in mora non ha un potere ufficiale.

Il parere motivato afferma che a fronte di questa violazione di diritto dell'unione c'è un certo termine per
correggerla, se il parere motivato, a termine scaduto, non produce questo risultato la commissione può
attivare la procedura d'infrazione nella sua fase contenziosa davanti alla Corte
• Se ciò non avviene, la Commissione può avviare la fase contenziosa

Fase contenziosa
la Commissione presenta ricorso alla Corte; è irrilevante che lo Stato si adegui tardivamente al parere motivato
• se la Corte accoglie il ricorso, pronuncia sentenza di accertamento della violazione del diritto UE. Non c'è
condanna: la sentenza è dichiarativa (es., non c'è annullamento di atti nazionali)
• lo Stato soccombente è tenuto a prendere i provvedimenti necessari a conformarsi alla sentenza. Se non si
adegua, la Commissione può avviare una seconda procedura di infrazione, al termine della quale può
esserci sentenza di condanna al pagamento di una sanzione

Quando la procedura di infrazione è avviata da un altro Stato:


• lo Stato che assume iniziativa deve rivolgersi alla Commissione, la quale ha 3 mesi di tempo per avviare la
procedura (fase precontenziosa)
• se la avvia, la Commissione deve mettere sia lo Stato che assume iniziativa, sia lo Stato che si assume abbia
violato il diritto UE nella posizione di presentare in contraddittorio le loro osservazioni
• se ciò non avviene, lo Stato che assume iniziativa può presentare direttamente ricorso alla Corte
Il controllo di legittimità sugli atti delle istituzioni dell’UE e il ricorso in carenza
Azione per annullamento (art. 263 ss. TFUE) 
Finalità: verificare la legittimità degli atti adottati dalle Istituzioni, che devono rispondere a certi requisiti.
 
Attenzione all'art. 275 TFUE!
La Corte di giustizia ... non è competente per quanto riguarda le disposizioni relative alla politica estera e di
sicurezza comune … Tuttavia, la Corte è competente ... a pronunciarsi sui ricorsi, proposti secondo le condizioni
di cui all'articolo 263 ... riguardanti il controllo della legittimità delle decisioni che prevedono misure restrittive
nei confronti di persone fisiche o giuridiche adottate dal Consiglio in base al titolo V, capo 2 del trattato
sull'Unione europea.
→ novità del Trattato di Lisbona: la Corte può annullare taluni atti PESC

Nell’azione per annullamento possono essere impugnati


• gli atti delle Istituzioni (non quelli della Corte) e di altri organi o organismi UE, che hanno possibilità di
emanare atti nei confronti di terzi
• regolamenti, direttive, decisioni ed atti atipici se producono effetti giuridici

possono ricorrere alla Corte:


• gli Stati membri, il PE, il Consiglio e la Commissione come ricorrenti privilegiati, cioè possono esercitare
l'azione di annullamento su qualsiasi tipo di atto, senza vincoli o limiti.
• Corte dei conti, BCE e Comitato delle regioni come ricorrenti semi-privilegiati, cioè posso impugnare un
atto attraverso l'azione per annullamento perché ciò è necessario a tutelare le loro prerogative (quindi non
possono impugnare ogni atto)
• persone fisiche e giuridiche come ricorrenti non privilegiati (società o enti pubblici), cioè solo contro atti
adottati nei loro confronti o atti che li riguardano direttamente e individualmente o atti regolamentari che li
riguardano direttamente

Formula Plaumann: Come si fa a verificare che un atto riguardi direttamente una persona fisica e giuridica?
Quando il provvedimento lo tocchi a causa di terminato qualità personali, ovvero di particolari circostanze atte
a distinguerlo dalla generalità e quindi lo identifichi alla stregua di destinatari

Una volta emanato l'atto, la sua legittimazione deve essere fatto entro due mesi, in quanto c'è un termine di
impugnazione terminato il quale l’atto non si può più toccare.
La Corte valuta la legittimità dell'atto accertando che esso contenga o meno dei vizi di legittimità, indicati in
seguito. Vizi di legittimità:
• vizio dell'incompetenza: l’atto è stato emanato da un'autorità che non aveva la competenza per farlo
• vizio della violazione delle forme sostanziali (es., mancanza di motivazione, di un parere prescritto dalla
base giuridica): Le forme sostanziali sono aspetti apparentemente formali, ma che hanno, invece, una
valenza da costituire un requisito essenziale di esistenza del l’atto.
• vizio della violazione del diritto dell'Unione: quando un provvedimento viola il diritto dell'unione stessa
• vizio dello sviamento di potere: L'esame dell'atto fa comprendere che la sua emanazione è avvenuta per
ragioni diverse da quelle che la norma indicava.
La norma indica che un autorità ha la possibilità di emanare un atto per raggiungere un determinato scopo,
la lettura del provvedimento fa intendere che l'autorità ha emanato quel determinato atto per raggiungere
un altro tipo di scopo, sviando completamente esercizio del potere che legittimamente esercita. Uno
sviamento di potere è abbastanza difficile da accertare.
La Corte compie un esame sapendo già cosa andare a cercare, se trova uno più vizi annulla l’atto. Se, invece,
non trova vizi l'atto non è annullato e la causa termina con una sentenza che fa salvo il provvedimento
impugnato.

Se la Corte ravvisa l'esistenza di uno o più vizi di legittimità, emana una sentenza non dichiarativa, cioè non si
limita ad affermare che è annullabile, bensì una sentenza costitutiva, ovvero che annulla l'atto ex tunc.
Secondo la regola generale l'atto viene annullato in “ex tunc” ovvero sin dal momento in cui era stato emanato,
ma non doveva neanche venire in esistenza in quelle condizioni.
Ci sono anche casi in cui l’atto, una volta entrato in vigore, produca degli effetti nei confronti dei terzi
conferendo loro dei beneficiche.se intervenisse successivamente un annullamento ex tunc verrebbero
compromessi. in questo caso la Corte può decidere di procedere all' annullamento ex nunc, cioè dal momento
dell'emanazione della sentenza l’atto non esiste più. Imma generalmente gli atti vengono annullati ex tunc.

• ma può decidere che alcuni degli effetti nel frattempo prodotti siano mantenuti salvi
• l’Istituzione sanzionata dall’annullamento dell'atto deve prendere ogni misura necessaria all'esecuzione
della sentenza e ciò ovviamente vale nei casi in cui l'annullamento dell'atto, già disposto dalla Corte, non
sia sufficiente

Eccezione di invalidità (art. 277 TFUE) «rimedio nel rimedio»:


è una piccola procedura Rispetto alla quale non c'è una grandissima prassi, però è comunque utile.
Nell'ambito di un procedimento davanti alla Corte, al Tribunale o ad un tribunale specializzato, le parti possono
sollevare una eccezione sulla validità di un atto UE, sostenendone l'invalidità. Se l'eccezione è accolta, l'atto in
questione viene disapplicato (cioè non si applica) nella causa in questione.

Il caso tipico dell’eccezione di invalidità riguarda i regolamenti


• caso tipico: causa nella quale viene in rilievo un regolamento che secondo una delle parti è viziato, ma non
era stato impugnato entro 2 mesi per l’annullamento
se la causa coinvolge singoli, questo rimedio li mette nella condizione di neutralizzare gli effetti di un atto
che comunque non avrebbero potuto impugnare

Ricorso in carenza (art. 265 TFUE) rimedio che riguarda la condotta delle istituzioni
Finalità: contestare l'inerzia di una Istituzione rispetto ad una competenza vincolata (ovvero: rispetto alla quale
c'è un obbligo di agire, di emanare un provvedimento)

Siamo di fronte all' ipotesi in cui c'è una competenza che deve essere esercitata con l'emanazione di un atto
che non viene compiuto. C'è una sorta di condotta omissiva che è oggetto del rimedio davanti alla Corte.
Per poter attivare un ricorso in carenza e necessario che si possa individuare un obbligo ad agire e la sua
successiva violazione oggettivamente constatata.
 
Questo rimedio insiste sul comportamento (omissivo) delle Istituzioni.
Presupposti per la sua attivazione sono:
• l'esistenza di un obbligo ad agire
• la sua violazione.
Se una Istituzione ha facoltà di agire, non si può attivare il ricorso in carenza, perché la facoltà non è l'obbligo
• prima di attivare il ricorso in carenza l'Istituzione che omette di agire deve essere messa in mora (diffida) e
devono trascorrere 2 mesi senza che abbia “preso posizione”: questa è una sorta di fase precontenziosa
• attenzione: se l'Istituzione prende posizione negando di agire, non si può più esperire l'azione in carenza,
ma la presa di posizione, che è un atto, può essere impugnato con l'azione di annullamento
se l'Istituzione non prende posizione può essere presentato ricorso in Corte.
Possono ricorrere:
• gli Stati membri e altre Istituzioni come ricorrenti privilegiati, cioè senza vincoli o limiti
• le persone fisiche e giuridiche come ricorrenti non privilegiati, cioè solo contro omissione di atti vincolanti
da emanare nei loro confronti
• Se la Corte accoglie il ricorso, pronuncia sentenza di accertamento, in quanto la Corte non può emanare
l'atto non emanato.
• l'Istituzione sanzionata ha però l'obbligo di agire per prendere i provvedimenti che la sentenza comporta,
quindi deve emanare l'atto
Attenzione: la protratta inerzia può portare ad un ulteriore ricorso in carenza e ad azione di risarcimento
dei danni

La competenza in via pregiudiziale


Procedura grazie alla quale i giudici nazionali possono (in alcuni casi, devono) domandare alla Corte di
esprimersi sull'interpretazione del diritto dell'Unione o sulla validità degli atti adottati dalle Istituzioni
Funzioni di questa procedura:
• assicurare l'uniforme interpretazione e applicazione del diritto UE
• instaurare una collaborazione tra giudice interno e giudice UE
• assicurare la tutela giurisdizionale effettiva ai singoli qualora venga in rilievo il diritto UE

Questa procedura viene attivata dal giudice interno quando nella causa da esso trattata venga in rilievo il
diritto UE, in termini sia di dubbi interpretativi, sia di dubbi sulla legittimità di atti UE:
• rinvio pregiudiziale di interpretazione → tutto il diritto UE
• rinvio pregiudiziale di validità → atti degli organi e organismi UE

Cosa accade:
• il giudice interno sospende la causa e promuove rinvio alla Corte di giustizia
• La Corte di giustizia si esprime; la sua sentenza vincolerà il giudice interno richiedente.

La Corte, quindi, non decide la causa di fronte al giudice nazionale, ma fornisce a quest'ultimo gli elementi di
diritto UE necessari alla decisione della causa

Aspetti procedurali 
La nozione di “giudice del rinvio” è di diritto UE, quindi non dipende dal diritto nazionale: esso deve svolgere
una funzione giurisdizionale e deve trattarsi di una magistratura (es., no collegi professionali di disciplina)

Segue: aspetti procedurali


Il rinvio pregiudiziale di interpretazione è:
• una facoltà per il giudice nazionale
• un obbligo per il giudice nazionale di ultima istanza.
L'obbligo però non sussiste quando:
• una questione già stata decisa dalla Corte di giustizia
• la risposta emerge dalla giurisprudenza della Corte di giustizia
• il giudice si trova di fronte ad un “atto chiaro”: la corretta applicazione del diritto UE è così evidente e
chiara da non rendere necessario chiedere l'intervento della Corte

Segue: aspetti procedurali


• Il rinvio pregiudiziale di validità è un obbligo per tutti i giudici
• In via generale, la Corte non dà seguito a rinvii su questioni fittizie, irrilevanti, ipotetiche
• Le sentenze vincolano il giudice richiedente, ma si può ritenere che assumano un valore erga omnes, che
orienta i giudici di tutti gli Stati membri
• Le controversie in materia di responsabilità dell’UE

Studio autonomo pp. 317-323


• Cenni sulle altre competenze della Corte di giustizia
Studio autonomo p. 323-325

Capitolo nono
L’azione esterna dell’Unione Europea
Art. 2 TUE e azione esterna dell’UE  art. 21 TUE
L'azione esterna si fonda essenzialmente sui valori che sono stati posti alla base della creazione dell'unione
stessa. Pertanto, esiste un collegamento tra l'art 2 TUE (in materia di valori) e l’art 21 TUE, norma che da un
inquadramento generale dell’azione esterna dell’UE.

Art 21 TUE: L'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la
creazione, lo sviluppo e l'allargamento …
L'Unione definisce e attua politiche comuni e azioni e opera per assicurare un elevato livello di cooperazione in
tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di: … salvaguardare i suoi valori

L'azione esterno, nel momento in cui viene esercitata, costituisce una maniera per promuovere i propri valori
ma anche per tutelarli, perché nel momento in cui l'unione europea cerca di promuovere lo stato di diritto, al
contempo promuove lo stato di diritto e lo tutela.

Esiste anche un collegamento tra l’art 21 TUE e l’art 3 (Comma 5) TUE. L'articolo tre riguardava gli obiettivi.
Art. 3 (5) TUE e azione esterna dell’UE
Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla
protezione dei suoi cittadini.
Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco
tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in
particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in
particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

L'unione europea per raggiungere questi obiettivi si avvale dell’azione esterna E quindi “consegna” all'art 21
TUE il compito oggi dare un inquadramento generale relazione esterna alla quale poi viene disciplinata su più
livelli.
L’azione esterna non ha una disciplina unificata, ma norme sparse (sia nel TUE e TFUE) e tra loro coordinate
• Art. 21 TUE, agganciato all’art. 22 TUE (le due norme principali)
Queste due norme fanno da “cappello” o inquadramento generale. Da una parte l'articolo 21 dall'altra l'articolo
22 che indica i poteri del consiglio europeo in materia di indicazione degli obiettivi generali dell'unione per
quanto riguarda l’azione esterna. però la norma contenutistica principale è l’art 21, in quanto il 22 è una norma
sulla competenza d’agire.

Se il cappello dell’azione esterna è costituito dall’art 21 del TUE dobbiamo vedere dove è distribuita la
disciplina specifica dell’azione esterna.
Nella Parte TUE:
• Abbiamo una norma isolata, ovvero l’Art. 8 TUE che riguarda la politica di vicinato, e riguarda anche le
relazioni tra l’UE e i paesi più prossimi, cioè inseriti in quella cintura che va oltre il confine dell'unione
europea (area mediterranea ed est Europa, Ucraina, Bielorussia e Russia, Turchia per la parte medio
orientale) metodo comunitario
• PESC (e parte difesa comune) metodo intergovernativo. La PESC ha una sua disciplina specifica, pertanto
non segue il metodo comunitario ma quello intergovernativo.

Nella Parte TFUE (art. 205 e norme seguenti):


• Sono disciplinate la politica commerciale comune, cooperazione allo sviluppo, cooperazione con Paesi non
in via di sviluppo, aiuti umanitari metodo comunitario
Il risultato di questa frammentazione è che anche se esiste una norma “cappello” (art 21 TUE), che riassume gli
obiettivi generali dell'unione, in collegamento con l'articolo 3 e tenuto conto dell’apparato dell'articolo 2,
la disciplina è frammentata e sparsa nei trattati, Ma soprattutto, mentre la PESC segue il metodo
intergovernativo, in tutti gli altri casi si hanno politiche regolate da un metodo comunitario. Quindi, esiste una
differenza tra regole applicabili nell’adozione degli atti.
Per rimediare a questo ti può dire limite si fa riferimento al principio della coerenza, presente nell’art 21
comma 3 TUE.

norme sparse, ma tra loro coordinate …


Art. 21 (3) TUE
L'Unione assicura la coerenza tra i vari settori dell'azione esterna e tra questi e le altre politiche. Il Consiglio e la
Commissione, assistiti dall'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,
garantiscono tale coerenza e cooperano a questo fine.
Questa coerenza può assumere sia un significato positivo che negativo. Quindi, coerenza nel senso di mancanza
e contraddizioni tra i singoli settori dell'azione esterna, ma anche coerenza nel senso di creazione di sinergie tra
i vari settori dell'azione esterna.

La soggettività internazionale dell’UE


• Status conferito dal diritto internazionale
• È una soggettività funzionale
• È basata sul principio di effettività
Comunque, c’è anche l’art. 47 TUE
L'azione esterna dell’UE c'è per diretta conseguenza della soggettività internazionale dell'UE. L'unione europea
è un’organizzazione internazionale che possiede la soggettività di diritto internazionale, pertanto fa parte della
comunità internazionale. Non è scontato, però, che un organizzazione internazionale ce l'abbia per forza, in
quanto esiste un noto testo del ’49 seguito il quale è possibile verificare se un organizzazione internazionale sia
o meno soggetto di diritto internazionale, e pertanto se possa essere destinatario di norme internazionali.
La soggettività internazionale è uno status che viene conferito dal diritto internazionale. Gli Stati sono soggetti
di diritto internazionale di tipo pieno (possono fare tutto), mentre le organizzazioni internazionali hanno una
soggettività di tipo funzionale, cioè limitata ciò che è necessario per eseguire gli obiettivi assegnati dai trattati
istitutivi.
È importante che in un trattato che costituisce un'organizzazione internazionale ci sia una norma che afferma la
soggettività internazionale, ma questo non è un dato dirimente perché la norma contenuta di trattato è una
norma che a vitalità Inter partes, Cioè tra coloro che l'hanno stipulato, mentre la soggettività internazionale è
uno status che vale nella comunità internazionale, quindi non si può, con un trattato concluso tra pochi membri
della comunità internazionale, vincolare tutta la comunità internazionale ed è per questo che la soggettività è
uno status conferito dal diritto internazionale in quanto, poi, vale verso tutti .

C'è una norma nei trattati istitutivi dell'organizzazione internazionale che fanno riferimento alla soggettività in
quanto questo tipo di norma viene assunta dagli internazionalisti come elemento probatorio del fatto che si sia
voluto creare un soggetto di diritto internazionale autonomo. Nell’ordinamento dell'unione esiste questa
norma, introdotta per la prima volta dal trattato di Lisbona, ovvero l’art 47 TUE.

La soggettività internazionale non è la soggettività di diritto interno dell’UE


 L’UE è come le persone giuridiche di diritto interno
• Serve a dare all’UE il locus standi ( giudici nazionali), se necessario
• Non riguarda l’azione esterna
La soggettività di diritto internazionale è diversa dalla soggettività di diritto interno. Quest'ultimo è la possibilità
per l'unione europea di comportarsi come se fosse una persona giuridica istituita nell'ambito di uno stato.
Prendendo per esempio l'Italia, l’UE ha soggettività di diritto interno in Italia, ovvero ha le stesse possibilità di
agire di una S.p.A., di un comune o di altri tipi di persone giuridiche.
Inoltre, la soggettività interno serve a dare all’UE il cosiddetto locus standi, cioè la possibilità di comparire
davanti a un giudice per far tutelare i propri diritti. Per esempio.se l'unione compra la prestazione e la riceve in
maniera non conforme al contratto essa diritto di andare davanti a un giudice convenendo il fornitore per farlo
condannare.
La soggettività di diritto interno non riguarda pertanto l'azione esterna.

Il treaty-making power dell’UE


Il treaty-making power è la capacità di stipulare trattati internazionali 
ce l’hanno i soggetti di diritto internazionale, dunque ce l’ha anche l’UE
Norma di riferimento: art. 216 (1) TFUE
È un’espressione concreta della soggettività internazionale dell'unione e quindi della possibilità che ha di avere
relazioni esterne. per avere relazioni esterne prevalentemente si utilizza lo strumento dell'accordo
internazionali come: stipula di accordi commerciali, stipula di accordi di amicizia, partecipazioni ad altre
organizzazioni internazionali e il trattato.
Quando due soggetti di diritto internazionale, come due stati, ad esempio, entrano in contatto per la prima
volta e intendono avere relazioni diplomatiche stipulano un trattato che serve allo scambio delle
rappresentanze diplomatiche.
Nel diritto dell’UE, al di là del fatto che la capacità di stipulare accordi internazionali corrisponde ad un potere
implicito e quindi fa parte della soggettività dell’Unione europea, comunque c'è una norma che afferma la
capacità dell’unione di stipulare accordi internazionali.

art. 216 (1) TFUE


L'Unione può concludere un accordo con uno o più paesi terzi o organizzazioni internazionali qualora i trattati
lo prevedano o qualora la conclusione di un accordo sia necessaria per realizzare, nell'ambito delle politiche
dell'Unione, uno degli obiettivi fissati dai trattati, o sia prevista in un atto giuridico vincolante dell'Unione,
oppure possa incidere su norme comuni o alterarne la portata.

Inoltre, art. 3 (2) TFUE (norma sulle competenze esclusive)


L'Unione ha inoltre competenza esclusiva per la conclusione di accordi internazionali allorché tale conclusione
è prevista in un atto legislativo dell'Unione o necessaria per consentirle di esercitare le sue competenze a livello
interno o nella misura in cui può incidere su norme comuni o modificarne la portata.

Oltre il principio di attribuzione delle competenze …


 Clausola di flessibilità …
 Poteri impliciti – Commissione c. Consiglio, 1971 (“sentenza AETS”)

Le attuali norme sul treaty-making power sono il frutto della giurisprudenza della Corte di giustizia
Esordio: sentenza AETS (1971) e i poteri impliciti
• in particolare, il parallelismo delle competenze
Con AETS Si afferma un principio particolarmente importante, oltre al fatto che il treaty-making Power può
essere considerato un potere implicito, ovvero che esiste parallelismo bene competenze. Se l’UE ha
competenza interno in una materia c'era anche sul piano esterno, quando in AETS la Corte si ritrova davanti all'
ipotesi di stipulare un accordo in materia di trasporti su strada, quindi su gomma, si pone il problema di
verificare se la stipula di tale accordo sia necessario a raggiungere gli obiettivi della politica comunitaria, allora
dei trasporti.
• Accordi internazionali degli Stati membri e accordi dell’UE: gli accordi degli Stati membri anteriori ai
Trattati, gli accordi multilaterali e gli accordi misti
• Gli accordi di associazione: gli accordi con i Paesi ACP e lo Spazio economico europeo in particolare

pp. 361-370: studio autonomo

L’iter o procedimento di stipula degli accordi internazionali nel diritto dell’unione è indicato all’interno dell’Art.
218 TFUE, quando si parla di un accordo concluso in ambito TFUE il consiglio decide coinvolgendo Parlamento e
commissione, mentre quando si tratta dell’ambito TUE il consiglio decide coinvolgendo molto meno in
Parlamento ma soprattutto l’alto rappresentante. In ogni caso l’art 218 prevede che l'organo decidente sia il
consiglio, quindi si tratta di procedura speciale. È sempre soltanto il consiglio a decidere.
• dominus: Consiglio
• Ruolo del Parlamento
• Ruolo della Corte di giustizia

Con la previsione che il Parlamento europeo sia coinvolto nella procedura di stipula degli accordi internazionali
di ambito TFUE si ha secondo due modalità: o il Parlamento deve esprimere un’approvazione, e i casi sono
indicati all’articolo 218 (comma 6 lettera a), in quelle ipotesi il consiglio può decidere la stipula di un trattato
previa approvazione del Parlamento europeo, quindi se il Parlamento non approva non si stipula. Oppure
semplicemente esprimendo un parere, i casi sono previsti nell'articolo 218 (coma sei lettera B) che afferma che
previa consultazione del Parlamento europeo negli altri casi. In questo caso il Parlamento europeo ha un ruolo
minore.

art. 216 TFUE, norma generale che dichiara il treaty-making Power dell'unione europea
• 1. L'Unione può concludere un accordo
con uno o più paesi terzi o
organizzazioni internazionali ...
• 2. Gli accordi conclusi dall'Unione
vincolano le istituzioni dell'Unione e gli
Stati membri.  effetti giuridici degli
accordi

Il diritto di legazione dell’UE


• tipico diritto dei soggetti di diritto
internazionale
• è attivo e passivo
• Legazione attiva  art. 221 TFUE  delegazioni dell’UE nel mondo
• Legazione passiva  rappresentanze permanenti presso l’UE
Il diritto di legazione si tratta del diritto di farsi rappresentare al proprio esterno presso altri soggetti di diritto
internazionale e di ricevere la rappresentanza di altri soggetti di diritto internazionale presso di sé.
Sostanzialmente dà la possibilità di intrattenere delle relazioni diplomatiche. Esiste un soggetto di diritto
internazionale, questo possiede, oltre al treaty-making Power, il diritto di legazione.

Il diritto di legazione dà la possibilità di distinguere la declinazione attiva e passiva. Il diritto di legazione attivo è
il diritto di farsi rappresentare, quindi poter inviare i propri rappresentanti presso altri soggetti di diritto
internazionale (stati, organizzazioni internazionali …). Il diritto di legazione passivo, invece, è la possibilità di
ricevere rappresentanti di altri soggetti di diritto internazionale presso di sé, e questo perché si intende
trattenere dei rapporti.

In materia di legazione attiva l'unione europea si avvale delle relazioni dell’UE nel mondo, facendo riferimento
alla cartina seguente (Non aggiornata alla brexit).

A seguito della brexit è stata aperta una delegazione a Londra. Negli stati in blu esistono delegazioni che
rappresenta l’UE in quello stato.
A volte, per ragioni di risparmio, una delegazione copre più stati, però questo riguarda prevalentemente gli
Stati piccoli. La delegazione a Washington ricopre i rapporti con gli Stati Uniti.

Le delegazioni sono previste dall' articolo 221 del TFUE.

Le misure restrittive dell’UE e la clausola di solidarietà


Misure restrittive
• Art. 215 TFUE  PESC
• Art. 275 TFUE
Per quanto riguarda le misure restrittive dell'unione europea, abbiamo già affrontato l'ipotesi che in ambito
PESC venga emanata una decisione che riguarda le sanzioni agli individui, frutto di una prassi che si è instaurata
subito dopo l'attacco alle torri gemelle e alla necessità di fermare le entità terroristiche che disponevano di
risorse finanziarie, logistiche e di vario tipo, ma anche individui che finanziavano le organizzazioni terroristiche,
provvedendo al congelamento dei fondi (blocco di trasferimento) e a rendere loro impossibile lo spostamento
tra gli stati e al fine di limitare la capacità offensiva delle organizzazioni di tipo terroristico.
Con il trattato di Lisbona, la possibilità di misure offensive è stato scritto nell’art 215 TFUE che fa rinvio alla
disciplina PESC. Ciò che si potrà rendere necessario è che una decisione PESC preveda una successiva decisione
TFUE. Ad esempio, se si intende congelare i conti correnti di un'associazione che finanzia attività terroristiche,
la decisione PESC combina le misure restrittive decide il congelamento, ma il congelamento materiale deve
avvenire ai sensi del TFUE perché la libera circolazione del capitale è una competenza regolata dal TFUE, quindi
c'è un collegamento tra atti.

Questo tipo di azione della PESC, e dell'azione esterna dell'unione europea, ha dato luogo ad una prassi
piuttosto importante in quanto ai sensi dell’art 275 TFUE:
La Corte di giustizia non è competente per quanto riguarda le disposizioni relative alla PESC … Tuttavia, la Corte
è competente … a pronunciarsi sui ricorsi, proposti secondo le condizioni di cui all’articolo 263 … riguardanti il
controllo della legittimità delle decisioni che prevedono misure restrittive nei confronti di persone fisiche o
giuridiche adottate dal Consiglio in base al titolo V TUE (  PESC)

La clausola di solidarietà
Articolo 222 TFUE: L'Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora
uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata
dall'uomo. L'Unione mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari messi a sua disposizione
dagli Stati membri ….
La clausola di solidarietà PESC
Articolo 42 (7) TFUE: Qualora uno Stato membro subisca un'aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati
membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell'articolo
51 della Carta delle Nazioni Unite.
L'articolo 51 della carta delle Nazioni unite disciplina il diritto alla legittima difesa virgola che ciascuno stato ha
e viene definito come diritto naturale. Può essere esercitato solo a seguito di un attacco.

Capitolo Ottavo
I rapporti tra l’ordinamento dell’UE e l’ordinamento italiano
• Il primato riflette la visione monista? della Corte di giustizia
• Tale visione monista si scontra con la visione dualista? di parte degli Stati membri (es., Italia, Germania)

Nel diritto internazionale, quando si tratta il tema dei rapporti tra il diritto internazionale e quello nazionale,
ovvero come fanno gli Stati ad adeguarsi a ciò che dice la norma internazionale, di solito si procede verificando
quale tipo di ordinamento nazionale stiamo considerando.
Questo perché ci sono ordinamenti nazionali di tipo monista e ordinamenti nazionali di tipo dualista. Quelli di
tipo monista concepiscono il proprio ordinamento giuridico in modo permeabile, nel momento in cui sono
vincolate da una norma internazionale di qualsiasi tipo, l'ordinamento nazionale considera che il diritto
internazionale si integra al proprio interno senza bisogno di fare alcunché. Nel momento in cui sorge l'obbligo
internazionale a carico dello Stato che si concepisce come monista, ecco che il diritto internazionale vige
nell’ordinamento giuridico nazionale. L'ordinamento giuridico nazionale monista è un tutt’uno con il diritto
internazionale.
Esiste però una cospicua parte di stati che si considerano di tipo dualista , ovvero considerano l'ordinamento
giuridico nazionale recintato, chiuso e circoscritto di norma della costituzione dello stesso stato, e per far sì che
una norma nata all'esterno di tale ordinamento giuridico, viga all'interno dell'ordinamento nazionale è
necessario che “si apra una porta d'ingresso in questo recinto”, il l’obbligo internazionale che vincola lo stato
interessato possa entrare nell’ordinamento giuridico nazionale per poi prendere efficacia.
Questa “porta d'ingresso” può essere rappresentata da un automatismo, cioè da una norma in costituzione che
automaticamente professa l'ingresso del diritto internazionale nell'ordinamento nazionale, oppure può
richiedere un meccanismo, quindi, l'emanazione di un provvedimento normativo nazionale che rende efficace il
diritto internazionale all'interno dell'ordinamento nazionale.

D'altra parte, il principio del primato riflette una visione monista da parte della Corte di giustizia. La Corte di
giustizia sembra voler suggerire che gli ordinamenti degli Stati membri dovrebbero essere tutti monisti, cosa
impossibile in quanto ogni ordinamento giuridico si interpreta come intende farlo e autonomamente.
Nel momento in cui la Corte di giustizia afferma che la norma provvista di diretta applicabilità ed efficacia
diretta entra nell’ordinamento giuridico nazionale, senza bisogno di alcunché, e prevalga sul diritto nazionale,
in un certo senso considera che l'ordinamento nazionale si debba interpretare in maniera monista.

Questa divergenza di vedute ha portato a degli scontri giurisprudenziali e all'emanazione di sentenze da parte
della Corte di giustizia, da parte delle alte corti, corti costituzionali degli stati membri, contrastanti nel
contenuto al fine di comprendere quale sia l'efficacia del diritto dell'unione europea all’interno
dell’ordinamento degli Stati membri. Non è stato subito facile affermare il principio del primato. L’Italia e la
Germania sono due Stati membri che si interpretano come dualisti e che hanno avuto modo di dialogare con la
Corte di giustizia dell’UE con riguardo agli effetti che diritto dell'unione europea sortisce nei singoli ordinamenti
giuridici.

L’adattamento dell’ordinamento italiano al diritto dell’UE


Con “adattamento” intendiamo il tema che riguarda i rapporti tra l’ordinamento giuridico esterno ad uno stato
e l'ordinamento giuridico di uno stato.
Quali sono le norme della Costituzione italiana riguardanti l'ingresso del diritto UE?  ne abbiamo 2

L'adattamento al diritto dell'unione europea da parte dell'ordinamento giuridico italiano avviene sin dal livello
costituzionale del nostro ordinamento giuridico. Quindi, abbiamo due norme in costituzione che ci consentono
di adattare il nostro ordinamento giuridico agli obblighi previsti dall’appartenenza all’UE.

Una prima norma è l’Art. 11 Cost.


L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità
necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le
organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Fino al 2001 è stata l’unica norma d'ingresso
Questa norma fu codificata per consentire l'ingresso dell'Italia alle Nazioni Unite, adesione che poi è avvenuta
nei primi anni degli anni 50. Ai tempi non esisteva un'altra norma costituzionale riguardante l'adesione alle
organizzazioni internazionali, quindi questo articolo è servito per garantire, a livello costituzionale,
l'appartenenza dell'Italia ad altre organizzazioni internazionali, come la comunità europea e l’UE.

Nel 2001 (con la legge costituzione 3/2001), però, venne effettuata una riforma del titolo 5° della costituzione
che riguarda i rapporti tra stato e regioni, dunque, fu codificata una nuova norma: art 117 Cost.
Art. 117 Cost.: La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione,
nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Il difficoltoso percorso della giurisprudenza costituzionale;


l’art. 11 e l’art. 117, comma 1, della Costituzione

Prima della codificazione dell’art 117, comma 1, della costituzione come è stato gestito il tema dei rapporti tra
l'ordinamento giuridico italiano e l'ordinamento dell'unione, considerando che la Corte di giustizia ha sempre
suggerito il monismo, mentre l'ordinamento giuridico italiano è, invece, un ordinamento giuridico di tipo
dualista, quindi ha bisogno di avere norme in costituzione per far entrare l'obbligo internazionale.
Art. 10 e art. 11 e art. 117, comma 1.

Non è stato lineare per l'ordinamento giuridico italiano di tipo dualista, accettare il principio del primato che,
invece, riflette una visione monista. Secondo il principio del primato l'obbligo giuridico comunitario quando
viene in essere automaticamente entra nell’ordinamento giuridico, mentre un ordinamento giuridico di tipo
dualista comporta un problema di definizione dei confini tra l'ordinamento giuridico italiano e quello
dell'unione, in quanto l'ordinamento italiano non può entrare direttamente.

• prima della legge costituzionale 3/2001, l'art. 11 Cost. ha costituito l'unica norma costituzionale di
riferimento per la firma dei trattati che portarono prima alla CEE e poi alla UE, quindi del diritto UE.  
• dopo legge cost. 3/2001 e l'art. 117 Cost. si è avuto un ulteriore e specifico riferimento costituzionale

Per arrivare all'affermazione del primato della norma europea nell'ordinamento giuridico italiano si è verificata
una sorta di “botta e risposta” tra la Corte di giustizia dell'unione europea e la Corte costituzionale italiana con
sentenze tra loro successive.

Ma cosa è accaduto tra la firma dei primi trattati europei (1951 e 1957) e la legge costituzionale 3/2001?
I rapporti tra ordinamento CEE/UE e ordinamento italiano sono stati oggetto di varie sentenze della Corte
costituzionale e della Corte di giustizia UE, che hanno instaurato un “botta e risposta”, al termine del quale è
stato affermato il principio del primato del diritto dell'UE sul diritto interno.
 vediamo questo “botta e risposta”

Una delle prime questioni che si pose fu: in caso di contrasto tra norme CEE (poi UE) e norme interne, quale tra
le due disposizioni prevale sull'altra?

La vicenda di costa contro ENEL riguardante il pagamento della bolletta di elettricità, una causa accesa davanti
al Tribunale di Milano, non è finita soltanto davanti alla Corte di giustizia ma è innanzitutto davanti alla nostra
Corte costituzionale. È stato sollevato quello che viene chiamato un incidente di costituzionalità, vale a dire al
giudice che si occupa della casa ha avuto un dubbio sulla legittimità sul piano costituzionale di una norma di
diritto interno per contrasto col diritto delle comunità europee ed ha chiesto alla Corte costituzionale di
esprimersi a riguardo.

Corte costituzionale, caso Costa c. ENEL, 1964: (è quel caso, finito anche davanti alla nostra Consulta)
dato che l’ingresso del Trattato CEE è avvenuto con una legge ordinaria, un’altra legge ordinaria successiva può
modificarla

Ciò vuol dire che quando noi ci adeguiamo, intorno al tema dell’adattamento, ad una norma giuridica
internazionale di tipo pattizio, quindi scritta, un trattato, il trattato internazionale deve essere ratificato con una
legge ordinaria, detta “ordine di esecuzione”, a cui fa riferimento l'art 80 Cost, il quale richiama la competenza
del Parlamento ad approvare, con l'ordine di esecuzione, la ratifica dei trattati internazionali in diverse materie.

Corte di giustizia, Costa c. ENEL, 1964:


il Trattato CEE ha istituito un proprio ordinamento giuridico … Si è verificato un trasferimento di competenze
dagli Stati a favore dell'ordinamento giuridico comunitario che implica una limitazione definitiva dei loro
poteri sovrani. Quindi, in caso di contrasto il diritto CEE (poi UE) prevale sul diritto interno e la norma interna
è invalida.

Corte costituzionale, caso Industrie chimiche c. Ministero del commercio con l'estero, 1975:
le leggi incompatibili con il diritto CEE o riproduttive del diritto CEE sono incostituzionali per contrasto con l'art.
11 Cost. Il giudice “locale” deve quindi sollevare questione di costituzionalità e la Corte costituzionale può
annullare la legge interna incompatibile

A ciò, la Corte di giustizia risponde 3 anni dopo con Simmenthal, 1978:


Il giudice nazionale, incaricato di applicare, nell'ambito della propria competenza, le disposizioni di diritto
comunitario, ha l'obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme, disapplicando all'occorrenza, di propria
iniziativa, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale, anche posteriore, senza doverne
chiedere o attendere la previa rimozione in via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento
costituzionale.

Corte costituzionale risponde con il caso Granital, 1984:


Il giudice italiano deve disapplicare la norma interna incompatibile con il diritto comunitario, che quindi
prevale. Ma la norma interna disapplicata non è invalida (come dice la Corte di giustizia sin da Costa c. ENEL),
ma si disapplica nel caso di specie e resta viva nell’ordinamento italiano

Corte costituzionale, conflitto di attribuzione tra Provincia Autonoma di Bolzano e Governo italiano, 1989: 
“poiché la disapplicazione è un modo di risoluzione delle antinomie normative che ... non produce alcun effetto
sull’esistenza delle stesse ... resta ferma l’esigenza che gli Stati membri apportino le necessarie modificazioni o
abrogazioni del proprio diritto interno al fine di depurarlo da eventuali incompatibilità o disarmonie con le
prevalenti norme comunitarie …”

Corte costituzionale, conflitto di attribuzione tra Provincia Autonoma di Bolzano e Governo italiano, 1989: 
“... E se, sul piano dell’ordinamento nazionale, tale esigenza si collega al principio della certezza del diritto, sul
piano comunitario, invece, rappresenta una garanzia così essenziale al principio della prevalenza del proprio
diritto su quelli nazionali da costituire l’oggetto di un preciso obbligo per gli Stati membri”

I c.d. controlimiti al diritto UE


Nel percorso giurisprudenziale visto finora, interviene una sentenza del 73 particolarmente importante, il caso
frontini, in cui la Corte costituzionale si era ritrovata di fronte a un'antinomia normativa, di fronte alla quale
compie un approfondimento che chiama in causa l'importanza della Costituzione italiana nella considerazione
del primato che il diritto dell’UE gode nell’ordinamento giuridico italiano.
Corte costituzionale, caso Frontini, 1973
Il rispetto degli obblighi internazionali, in questo caso UE, e il primato del diritto dell'Unione non sono
incondizionati, ma operano delle eccezioni, dei controlimiti, dati dal rispetto dei principi costituzionali
fondamentali e inderogabili

Sostanzialmente, la Corte costituzionale dice non c'è una incondizionata aderenza al diritto comunitario
dell’UE. C'è aderenza, in quanto esiste principio del primato, però, sempre che non ci sia contrasto con i
principi costituzionali fondamentali e inderogabili.
Per rispettare il diritto nato a Bruxelles non si può permettere che si verifichi un contrasto tra la norma europea
e i valori che reggono la costituzione italiana. Se ciò si verificasse si andrebbe a toccare la base stessa della
Fondazione della Repubblica, che, ad avviso della Corte, è inaccettabile.
Per cui se si verifica un contrasto normativo, tra una norma europea ed un principio fondamentale della
costituzione, in questo caso vengono azionati i controlimiti, ovvero viene posto un limite all'applicazione del
diritto nato a Bruxelles perché il seguente contrasto non si può risolvere con il primato.

→ sarebbe inammissibile che il rispetto degli obblighi internazionali avesse come prezzo da pagare il diniego
dei principi che reggono la Repubblica
→ ciò detto, i controlimiti non sono tutte le norme della Costituzione, ma solo quelle che contengono principi
fondamentali e inderogabili.

Esempi di norme rispetto alle quali, se ci fosse un contrasto con l’UE, il primato non interverrebbe in quanto
scatterebbero i controlimiti a fermare l’applicazione del diritto nato fuori dall’ordinamento giuridico italiano,
ma che una volta entrato contrasta con i capi saldi della Repubblica.

Art. 3 Cost: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,
di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Art. 34 Cost: La scuola è aperta a tutti.
Art. 48 Cost: Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Art. 70 Cost: La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Oppure La “saga Taricco”


Art. 25 Cost: … Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto
commesso. …

I controlimiti nel caso Taricco pp 337-342 Studio autonomo


Pertanto: Quando un giudice nazionale si trova di fronte ad una norma UE che si suppone violi i nostri principi
fondamentali ed inderogabili, deve interpellare la Corte costituzionale. Se la Corte costituzionale accerta
l'incompatibilità coi principi fondamentali ed inderogabili, essa stessa dichiara l'incostituzionalità dell'ordine di
esecuzione dei trattati europei limitatamente alla parte contestata. In tal modo la norma UE incostituzionale
(perché viola i nostri principi) non deve essere applicata.

L’attuazione del diritto dell’UE nell’ordinamento italiano


Norme direttamente applicabili
 attuazione senza intervento statale
Norme non direttamente applicabili (?)
 attuazione a livello nazionale

La norma direttiva europea è direttamente applicabile ed entra nell’ordinamento giuridico italiano senza alcun
intervento statale. Questa è la caratteristica principale della norma direttamente applicabile.
La norma non direttamente applicabile richiede un intervento normativo statale.
Il 288 TFUE quando si riferisce alle direttive fa riferimento all’attuazione a livello nazionale, quindi ad un
intervento di tipo normativo.

Legge 234/2012
• Legge di delegazione europea (cadenza annuale)
• Legge europea (senza cadenza)

Una legge dello Stato, la 234/2012 disciplina le vicende attuative del diritto dell'unione nell’ordinamento
giuridico nazionale, soprattutto con riguardo la previsione che il Parlamento adotti due tipi di leggi: una si
chiama legge di delegazione europea (prima si chiamava legge comunitaria) e viene adottata con cadenza
annuale con cui è possibile, ad esempio, depurare l'ordinamento giuridico italiano da norme che sono destinate
alla costante disapplicazione
La legge 234 prevede anche la possibilità che venga emanata una legge europea sempre necessaria
all'attuazione del diritto dell'unione, con particolare riguardo al recepimento delle direttive.

L’attuazione del diritto UE: il ruolo delle Regioni


Recepimento per le materie di loro competenza (vedi art. 117 Cost.)
E se non lo fanno?
• Potere sostitutivo dello Stato
• Cedevolezza delle norme statali quando cessa l’inerzia regionale

L’art 117, comma 1, fa riferimento alla distribuzione di competenze tra stato e regioni in materia legislativa.
E se ci sono delle materie nelle quali le regioni hanno la competenza a legiferare pertanto possono trovarsi ad
attuare il diritto dell'unione, qualora esso verta su una materia che è di loro competenza.

Le regioni devono, quindi, attuare a livello locale quanto dispone il diritto dell'unione. Il problema che si
potrebbe fare un costituzionalista ma anche un internazionalista in seconda sede è “e se poi una regione risulti
inadempiente?”. L’ordinamento giuridico italiano prevede che in tali casi ci sia un potere sostitutivo dello Stato,
quindi che lo stato, per non incorrere in forme di responsabilità nei confronti, si sostituisca la regione
provvedendo normativamente. Questo tipo di potere esecutivo non è infinito ma dura quanto la durata
dell’inadempimento regionale. Quindi, nel momento in cui la regione in questione attua correttamente il diritto
dell’Unione, a seguito dell’intervento del potere sostitutivo dello Stato, la legge regionale emanata cessa
l'intervento normativo statale e pertanto l’adozione di norme regionali da parte dell’ente territoriale realmente
competente rende cedevole la norma statale sostitutiva che può essere messa da parte.