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Manuale di sintassi, integrazione linguistica generale 3 cfu.

Introduzione
● Il termine sintassi ha un'origine molto antica, era usato dai grammatici greci in epoca
classica. (es: Apollonio Discolo, II secolo d.c “Della sintassi “).
● Oggi la linguistica, come scienza del linguaggio (e quindi anche la sintassi) non ha
un aspetto normativo come al tempo di Apollonio, in cui lo studioso voleva illustrare
le forme corrette della lingua greca dell'epoca. Anzi, al pari delle altre scienze, ha fini
descrittivi ed esplicativi: essa si pone cioè il compito di analizzare un determinato
campo della realtà ovvero il linguaggio e di individuare leggi che lo governano.
● Così come anticipato da Apollonio, che individuava nella combinazione delle parole
l'oggetto proprio della sintassi anche oggi possiamo generalmente dire che la
sintassi è quella parte della linguistica che si occupa delle combinazioni possibili
delle parole e delle leggi che governano tali combinazioni.
● 1) un quadrato rotondo 2) il quel parlai
L'impossibilità di 1) riguarda l'aspetto semantico del linguaggio, cioè il rapporto delle
varie espressioni linguistiche con i loro significati. L'anomalia di 2) invece è di tipo
sintattico, ovvero riguarda l'aspetto formale delle parole [2) è semplicemente una
successione di elementi appartenenti a categorie non combinabili in questa maniera
mentre 1) nonostante rappresenti qualcosa che non esiste è una combinazione
corretta di sostantivo più aggettivo].
● “buona formazione” a livello sintattico, Chomsky > la comprensibilità, la
sensatezza, non è condizione né necessaria né sufficiente per la buona formazione
delle frasi e delle altre combinazioni di parole a livello sintattico.
● Le combinazioni sintattiche non riguardano solo elementi contigui ma riguardano
anche quelle che si definiscono “relazioni a distanza”.
● Relazioni sintattiche prese in analisi nel cap 1:
1. accordo (numero e/o genere)
2. corrispondenza sistematica tra elementi clitici e tonici [mi=a me/ ti=a te/ lo=a
lui ecc…]
3. corrispondenza sistematica che intercorre tra le funzioni grammaticali delle
frasi attive e delle frasi passive corrispondenti (i soggetti delle attive sono i
complementi d’agente delle passive, mentre gli oggetti diretti delle attive sono
i soggetti delle passive).

La base empirica della sintassi


Le intuizioni dei parlanti nativi di una determinata lingua formano la base empirica della
sintassi, costituiscono i dati che la scienza linguistica deve interpretare e spiegare.
Non tutti i linguisti sono d'accordo con l'identificazione dei dati empirici come intuizioni dei
parlanti ma qualsiasi posizione si scelga rimane indiscutibile che ciascun parlante di una
determinata lingua possiede a proposito di essa delle intuizioni.
Chi ritiene che i dati empirici della linguistica siano quelli forniti da un corpus sostiene che
essi siano più concreti e oggettivi rispetto alle intuizioni dei parlanti, quindi un corpus di
enunciati italiani dovrebbe fornire un'immagine oggettiva di ciò che la lingua italiana
effettivamente è.
Per descrivere le intuizioni dei parlanti ci riferiamo in particolare alla nozione di
grammaticalità, grammaticale non va inteso nel senso della grammatica normativa, cioè
come sinonimo di corretto, bensì in senso descrittivo, come termine equivalente
all'espressione «ben formato secondo il parlante nativo di una determinata lingua»,
analogamente agrammaticale non significa scorretto ma «non ben formato ecc..».
La sintassi essendo una disciplina descrittiva non normativa non può limitarsi a prendere in
considerazione solo le frasi giudicate corrette dalla grammatiche scolastiche e normative,
ma deve invece fondarsi sui giudizi intuitivi di buona o cattiva formazione che i parlanti nativi
di una determinata lingua assegnano alle combinazioni di parole in tale lingua prodotte.

BUONA FORMAZIONE = GRAMMATICALITÀ di una frase = è indipendente dalla sua


immediata comprensibilità o dal fatto di poter essere effettivamente utilizzata, nell'uso
concreto del linguaggio si possono incontrare frasi agrammaticali e tuttavia perfettamente
comprensibili, -> accettabili.

> DISTINZIONE TRA GRAMMATICALE E ACCETTABILE DI CHOMSKY CHE SI LEGA


ALLA DISTINZIONE TRA COMPETENZA ED ESECUZIONE:
● Competenza: la conoscenza che un parlante-ascoltatore ha della sua lingua >
grammaticale è un concetto relativo alla competenza
● Esecuzione: l'uso effettivo della lingua in situazioni concrete > accettabile è un
concetto relativo all'esecuzione.
La distinzione tra grammaticalità ed accettabilità è strettamente connessa a quella tra
competenza/competence ed esecuzione/performance. La grammaticalità è una nozione
inerente alla sfera della competenza, intesa come conoscenza inconscia, da parte di un
parlante, della propria lingua, dunque, come sistema interiorizzato di regole e principi. La
buona formazione di una data sequenza è perciò in larga parte indipendente dalla sua
utilizzabilità/comprensibilità. Al contrario, la nozione di
accettabilità riguarda la sfera pragmatica dell’esecuzione, intesa come utilizzazione effettiva
della lingua in situazioni comunicative concrete; così, potremo avere strutture
agrammaticali, cioè sintatticamente mal formate, che sono tuttavia comprensibili, e
quindi pragmaticamente accettabili se inserite in un determinato contesto.

Possiamo quindi avere molti esempi effettivi di costruzioni agrammaticali, ma è proprio il


fatto di riconoscerli come tali che rimanda all'esistenza di una capacità mentale che sta a
fondamento di tali giudizi, cioè la competenza.
Il parlante nativo ha una conoscenza soltanto intuitiva della lingua ovvero una conoscenza
implicita [competenza = conoscenza implicita di una lingua], egli sa che esistono relazioni
ma non sa spiegarne il perché né rappresentare esplicitamente → compito della sintassi è
quello di fornire una descrizione esplicita di questa conoscenza implicita.

Sintassi ingenua e sintassi teorica.


● Contenuto intuitivo di nozioni come “frase”, “parola”, “gruppo di parole” ecc= concetti
sintattici ingenui => sintassi ingenua: analizzata su base empirica, priva di
esplicitazioni teoriche, che si basa sull'esperienza e non su regole metodiche
prestabilite.
Es: data una classe di entità che intuitivamente percepiamo come ben formate e che
indichiamo con il termine “frasi”, possiamo cercare di rendere espliciti i meccanismi in
base ai quali si combinano gli elementi da cui le frasi sono costituite. Se questa
nostra esplicitazioni sarà corretta saremo in grado di spiegare perché una frase sia
grammaticale ed un'altra agrammaticale.
● Contrario di ingenuo = teorico → ci si può domandare come sia rappresentabile
l'accordo esplicitamente all'interno di una frase e se esso non sia il riflesso di qualche
un meccanismo più profondo.
● Le relazioni sintattiche si fondano su una struttura, una teoria della sintassi cerca di
determinare questa struttura, non preoccupandosi tanto di definire una frase, quanto
di esplicitare i motivi per cui una frase è grammaticale ed un'altra agrammaticale.

In breve: Le intuizioni sulla grammaticalità di una data sequenza di parole costituiscono


parte della competenza grammaticale, largamente inconscia, del parlante di una determinata
lingua, che ha la capacità di dare giudizi di buona formazione su parole, sintagmi e frasi
della propria lingua madre.
Ogni parlante possiede quindi una conoscenza intuitiva implicita delle possibili relazioni
sintattiche esistenti tra le parole nella sua lingua, ed il linguista ha come obiettivo ultimo
quello di fornire una descrizione esplicita di tale competenza. La base empirica della
sintassi, cioè i dati linguistici da interpretare e spiegare, sono costituiti appunto dalle
intuizioni, i giudizi di grammaticalità dei parlanti nativi.

Adeguatezza descrittiva e adeguatezza esplicativa.

Il termine grammatica riferito ad una particolare lingua può indicare due


entità diverse:
(a) la competenza linguistica dei parlanti di una determinata lingua;
(b) la rappresentazione teorica che descrive tale competenza linguistica, cioè lo
studio dei principi che governano la formazione e l’interpretazione di parole,
sintagmi e frasi.
Se le grammatiche sono un modello della competenza una grammatica predirà non
solo le strutture che vengono attestate ma specificherà anche quali strutture sono
agrammaticali in una data lingua.
L’obiettivo della formulazione di una grammatica può essere perseguito a due diversi livelli di
adeguatezza. In un primo livello di adeguatezza descrittiva il linguista si limiterà a fornire una
esplicitazione corretta delle intuizioni del parlante nativo organizzando i dati in
generalizzazioni descrittive che colgono le regolarità
della lingua; si limiterà quindi a descrivere se una stringa di parole in una determinata lingua
è grammaticale o meno e quale sia eventualmente la sua interpretazione, rendendo conto
delle intuizioni dei parlanti nativi. Ad un secondo livello, quello della adeguatezza esplicativa,
il linguista arriverà a spiegare il perché le relazioni sintattiche di una determinata lingua sono
quelle attestate e non altre, arrivando quindi a spiegare perché le grammatiche hanno le
proprietà che hanno.

La grammatica universale. => CHOMSKY

● Il modo in cui i bambini imparano a parlare velocemente fin dai primi anni di vita
implica che il cervello UMANO abbia una specializzazione, geneticamente
determinata, che è finalizzata al linguaggio.
● Abbiamo un bagaglio di conoscenze innate finalizzate al linguaggio che ci servono
per rintracciare una struttura nelle frasi che sentiamo. E poiché tale bagaglio di
conoscenze innate ci deve servire per imparare una QUALSIASI lingua, esso deve
essere UNA GRAMMATICA UNIVERSALE (GU).
● Che cos’è la Grammatica Universale? La Grammatica Universale fornisce al
bambino un consistente scheletro di strutture sintattiche che permettono al processo
di acquisizione di prendere avvio. Si tratta di un repertorio di presupposti universali
(circa le possibili unità e loro mutue relazioni, a disposizione di tutte le lingue umane)
con in più una specie di menù che aiuta chi apprende a orientarsi fra le varie opzioni.
● Come si spiega la varietà delle lingue alla luce dell’ipotesi della Grammatica
Universale?
• La GU è composta da principi universali, validi per tutte le lingue. In alcuni punti è
però possibile fare una scelta binaria, selezionando una serie di parametri (specifici
da lingua a lingua).
• I dati sulla base dei quali la GU viene “parametrizzata” sono i dati linguistici forniti
dall’esperienza.
Esempio di parametro affrontato nel manuale: Omissibilità o meno del pronome
soggetto (italiano e spagnolo differenti da inglese, francese e tedesco).
Una qualsiasi lingua umana viene acquisita tramite la fissazione dei parametri della
GU, le GRAMMATICHE PARTICOLARI delle singole lingue sono frutto della
fissazione dei valori parametri della grammatica universale.

Proprietà caratteristiche del linguaggio umano:


1. Ricorsività: consiste nel poter includere una frase nell'altra, permettendo in
linea teorica di continuare il procedimento all'infinito (possibilità riservata alla
competenza che non può essere realizzata nell'esecuzione).
Es → La donna che i vicini credono che i ragazzi dicano che mi ha colpito si
chiama Maria.
2. Dipendenza dalla struttura: le relazioni sintattiche non sono riducibili alla
semplice successione di parole ma si fondano su una struttura più astratta,
quindi qualunque operazione sintattica che riordini gli elementi di una frase è
condizionata da tale struttura.

Parole e classi di parole.


Ogni parola appartiene ad una categoria grammaticale, cioè ad una classe di espressioni
che condividono un insieme di proprietà grammaticali. La categoria alla quale una parola
appartiene determina la sua distribuzione, cioè il contesto sintattico in cui può essa
occorrere. I criteri utilizzati per determinare l’appartenenza di una parola ad una classe sono
distribuzionali in quanto fanno riferimento alla posizione che le parole occupano all’interno
della frase.
Nella grammatica tradizionale vengono individuate le seguenti classi di parole:
1) nome
2) aggettivo
3) articolo
4) pronome
5) verbo
6) avverbio
7) preposizione
8) congiunzione
9) interiezione

Alcune parole possono appartenere però a più di una categoria.


A livello sintattico, una determinata entità linguistica è riconosciuta come parola se:
1. Può occupare posizioni diverse secondo il tipo di frase in cui si trova
MA
2. Non può alterare l'ordine degli elementi che la formano

Opporre le varie parti del discorso secondo criteri morfologici e semantici porta vari dubbi
(vedi libro per la spiegazione) => per non incorrere nei problemi legati a questi 2 criteri si
può trovare una soluzione cercando di determinare dei criteri per la delimitazione delle varie
parti del discorso che non considerino più le varie parole singolarmente ma la frase nel suo
complesso, è stabiliscono quali sono le parole che possono ricorrere o non possono
ricorrere assieme ad altre => OCCORRENZE.
Questo tipo di criteri sono detti in linguistica moderna CRITERI DISTRIBUZIONALI, perché
si fondano sul modo in cui lei parole si distribuiscono all'interno della frase secondo la classe
a cui appartengono.

Determinanti = una classe che racchiude 3 categorie ovvero articoli, aggettivi e pronomi. I
determinanti si classificano in 2 gruppi I) quelli che non possono ricorrere senza il nome
(articoli determinativi il, lo... e indeterminativi un, una... ) II) quelli che possono ricorrere da
soli (sia aggettivi che pronomi questo, quella…)

Aggettivi e pronomi.
Soltanto a partire dal Medioevo l'aggettivo viene identificato come parte del discorso a sé, in
precedenza era considerato una sottoclasse del nome, con cui in effetti condivide le
caratteristiche morfologiche in quanto anch'esso assume forme fiere secondo il genere e il
numero.
Per dividere aggettivi e nomi il criterio semantico, secondo il quale il nome si rifà a una
sostanza e l'aggettivo si rifà a una qualità, non è soddisfacente perché non sempre è così.
Anche in questo caso i criteri distribuzionali sono la scelta giusta: solo gli aggettivi e non i
nomi in italiano possono essere preceduti dagli intensificatori (assai, davvero, così), inoltre
per quanto riguarda termini come molto, poco, parecchio quando precedono un aggettivo
sono invariabili mentre quando precedono un nome variano per genere e numero.
Per i pronomi si utilizza l'etichetta di pronome solo per i personali, mentre dimostrativi,
interrogativi e indefiniti vengono classificati insieme come quantificatori.

Avverbi e preposizioni.
Gli avverbi sono tradizionalmente suddivisi in:
- avverbi di modo e maniera, formati con il suffisso [-mente]
- avverbi di tempo (ieri, più tardi, [dopo]);
- avverbi di luogo (qui, là, [sopra]).
Tuttavia, molti avverbi di tempo e luogo sono omofoni alle preposizioni:
A Maria verrà dopo. - B Maria verrà dopo Carla.
A L’ho portato dentro. - B L’ho portato dentro il garage.

Bevo il vino : bevo = dentro il garage : dentro


Telefono a Mario : telefono = accanto a Gianni : accanto

Diremo allora che queste parole a volte sono avverbi ma sempre sono preposizioni che
possono essere usate sia transitivamente (es B) sia intransitivamente (es A).
Congiunzioni.
Le congiunzioni vengono tradizionalmente distinte in coordinanti (e, ma, o) e subordinanti
(se, perché, quando, mentre...); le congiunzioni subordinanti di e a che introducono frasi
subordinate infinitive sono omofone delle preposizioni, quindi rientrano in quella categoria:
A Gianni aspira a questo. B Gianni aspira ad ottenere il premio
A Dubito delle sue capacità. B Dubito di poter partire

Dopo il suo discorso, il presidente si dimise


Dopo che ebbe parlato, il presidente si dimise

Tralasciando per ora la negazione, consideriamo le particelle si/no come


delle profrasi, poiché hanno il valore di un’intera frase:

Hanno detto di sì/no

Eliminando le interiezioni ed aggiungendo i quantificatori e sostituendo l'articolo con il


determinante, otteniamo il seguente elenco di classi di parole: (elenco ingenuo)
1) nome
2) aggettivo
3) determinante
4) pronome
5) quantificatore
6) verbo
7) avverbio
8) preposizione
9) congiunzione

Verbi.
1- stativi, come sapere (=non ammettono la perifrasi stare+gerundio)
2- non stativi, come elaborare
Es 1) *Giovanni sta sapendo la risposta
2) Giovanni sta elaborando la risposta

I verbi possono essere classificati in base a tratti contestuali che fanno riferimento alle classi
di parole con cui essi possono combinarsi; distinguiamo due tipi di tratti:
- di valenza: riguardano numero e tipo di categorie cooccorrenti
- di selezione: riguardano i tratti intrinseci di queste categorie

Invitare, verbo transitivo, richiede due sintagmi nominali (valenza)


dotati del tratto [+umano] (selezione):
*Gianni ha invitato (#numero) *Gianni ha invitato con Mario(#tipo)
#Gianni ha invitato il piatto (#tratto) Gianni ha invitato Mario

Le proprietà di valenza sono di tipo puramente sintattico, quelle di selezione sono piuttosto
semantiche.

Le espressioni referenziali che fanno riferimento alle entità o ai partecipanti coinvolti


nell’evento/attività/stato espresso dal verbo vengono definite argomenti; il predicato
definisce invece una qualche relazione tra espressioni referenziali, cioè fra gli argomenti
selezionati.

Distinguiamo tuttavia tra argomenti e circostanziali:


- argomenti sono gli elementi che saturano la valenza di un verbo, e devono comparire
obbligatoriamente, perché indicano le entità direttamente coinvolte nel processo descritto dal
verbo;
- circostanziali sono costituenti che possono essere opzionalmente realizzati e forniscono
informazioni aggiuntive relative al contesto in cui l’evento si svolge:

Gianni ha incontrato Maria [la settimana scorsa] [al ristorante] [dopo il concerto]

Esistono dei criteri di distinzione tra argomenti e circostanziali:


a - gli argomenti sono tendenzialmente obbligatori, i circostanziali no:
Gianni ha incontrato Maria
*Gianni ha incontrato la settimana scorsa
Maria = argomento
la settimana scorsa = circostanziale

b - la scelta dei tratti inerenti degli argomenti è determinata dal verbo, non quella dei
circostanziali:
#Il gatto ha invitato il formaggio [due ore fa davanti alla porta senza
indugiare]

Gianni ha invitato Mario [due ore fa davanti alla porta senza indugiare]

Il gatto ha mangiato il formaggio [due ore fa davanti alla porta senza


indugiare]

Il gatto si è messo a dormire [due ore fa davanti alla porta senza


indugiare]

c - l’ordine degli argomenti è abbastanza rigido, ma non quello dei circostanziali:

Mia sorella ha incontrato Giulia la scorsa settimana

Giulia ha incontrato mia sorella la scorsa settimana (cambia il significato)

La scorsa settimana mia sorella ha incontrato Giulia

Mia sorella la scorsa settimana ha incontrato Giulia

Classificazione dei verbi in base alla valenza.


Ogni predicato ha una struttura argomentale, ed esiste una specificazione lessicale del
numero ed del tipo di costituenti che un verbo richiede obbligatoriamente.

Possiamo distinguere quattro classi verbali:


1) avalenti/zerovalenti: non sono accompagnati da nessun argomento
(metereologici):
piove, nevica, tuona, grandina, gocciola

2) monovalenti: accompagnati da un solo argomento (intransitivi, richiedono come


argomento un nome o una frase):
Sono arrivati i tuoi cugini
Paolo non piange mai
Bisogna che Maria parta subito

3) bivalenti: accompagnati da due argomenti: (#transitivi)


Lui preferisce la geometria
Giulia ha aderito alla iniziativa
Pietro pensa che arriveranno presto

4) trivalenti: accompagnati da tre argomenti: (ditransitivi)


Anna ha prestato il quaderno a Maria
Gianni ha offerto un caffè ai colleghi

In italiano è necessario introdurre una distinzione tra due tipi di verbi intransitivi a
seconda dell’ausiliare essere o avere:
1) INACCUSATIVI 2) INTRANSITIVI PROPRI/ INERGATIVI
- scelta dell’ausiliare:
1 Sono arrivati 2 Hanno telefonato
1=ausiliare essere
2=ausiliare avere

- accordo del participio passato col soggetto postverbale:


1 Sono arrivati molti studenti 2 Hanno telefonato molti studenti
1=accordo con il participio passato
2=niente accordo

- possibilità di ripresa pronominale con ne:


1 Ne sono arrivati molti 2*Ne hanno telefonato molti
1=si può fare la ripresa pronominale con ne
2=non si può fare la ripresa

- uso del participio passato come modificatore di nome o in frasi


assolute:
1 Lo studente arrivato ieri 2 *Lo studente telefonato ieri
1 Arrivato Pietro, siamo usciti 2 *Telefonato Pietro, siamo usciti
1= si può usare il participio passato come modificatore
2= non si può usare

Alcuni intransitivi con ausiliare essere hanno anche un uso transitivo; questo tipo
di verbi sono stati definiti ergativi:
La nave è affondata /I pirati hanno affondato la nave
I prezzi sono aumentati/ I produttori hanno aumentato i prezzi
La situazione è cambiata/ I nuovi fatti hanno cambiato la situazione

Solo i verbi intransitivi propri (inergativi) permettono di formare nomi di agente aggiungendo
al participio il suffisso - ore:
Es)
*Gianni è un grande partitone
Gianni è un grande parlatore

Distinguiamo quindi tra verbi:


- transitivi:
Gianni ha colpito Pietro
Gianni ha dato un libro a Pietro
- intransitivi propri /inergativi
Gianni ha lavorato molto
- inaccusativi:
Gianni è partito

Nomi.
Tra le varie sottocategorie si possono distinguere:
-nomi propri vs nomi comuni (Gianni vs uomo)
-nomi concreti vs nomi astratti (libro vs verità)
-nomi di massa vs nomi numerabili (acqua vs fiore)

Una delle caratteristiche più salienti della sottocategorizzazione delle parti del discorso è il
fatto che non sia gerarchica ma incrociata => i singoli nomi non appartengono ad una sola
sottocategoria ma a più sottocategorie contemporaneamente. Es) acqua = sia concreto che
di massa / pazienza = sia astratto che di massa.
Classificazione in termini contestuali:
Anche i nomi come i verbi presentano delle valenze; ciò non stupisce in quanto molto nomi
sono derivati da verbi (deverbali, es) spiegazione da spiegare). Per quanto riguarda la
valenza c'è però una differenza importante tra nomi e verbi: soltanto i verbi, ma non i nomi,
sono tutti intrinsecamente relazionali: in altre parole tutti i verbi hanno bisogno che le loro
valenze siano saturare mentre un nome può sempre apparire senza complementi.
Due categorie di nomi:
1-intrinsecamente relazionali = ARGOMENTALI
● a questa categoria appartengono nomi come spiegazione, descrizione, partenza,
arrivo
● possono apparire da soli ma il più delle volte il loro argomento è recuperabile in base
al contesto
● i complementi di specificazione dei nomi argomentali realizzano una vera e propria
funzione semantica, chiamata anche ruolo tematico
es) la partenza di Gianni - > Gianni realizza unicamente l'individuo che parte
● i nomi che in base ai tratti contestuali sono definiti argomentali sono quelli che in
base ai tratti intrinseci sono definiti astratti
2-non relazionali = NON ARGOMENTALI
● a questa categoria appartengono nomi come casa, tavolo, palazzo
● possono essere seguiti da un complemento di specificazione ma non
obbligatoriamente
● i complementi di specificazione dei nomi non non hanno una funzione semantica ma
solitamente esprime la relazione di possessore ma può avere anche altri valori
es) il palazzo delle assicurazioni
● i nomi che dal punti di vista dei tratti contestuali si definiscono non argomentali sono
quelli che in base ai tratti intrinseci sono definiti concreti

I nomi argomentali hanno delle sottoclassi:


1 Monoargomentali (o monovalenti)
-corrispondono ai verbi intransitivi
-nomi come telefonata, camminata, partenza, arrivo
-l'argomento che accompagna questi nomi è il soggetto dei corrispondenti verbi:
Es) La camminata di Gianni
Gianni cammina
La partenza di Gianni
Gianni parte
2 Biargomentali (o bivalenti)
-corrispondono ai verbi transitivi
-sono i nomi abitualmente chiamati “nomi d'azione” come spiegazione, costruzione,
descrizione
-sono accompagnati da due argomenti che hanno funzione di soggetto e oggetto dei
corrispondenti verbi:
Es) Manzoni ha descritto la peste a Milano
La descrizione di Manzoni della peste a Milano
Il professore ha insegnato l'italiano ai nuovi studenti
L’insegnamento dell'italiano ai nuovi studenti (da parte del professore)
*da parte di = locuzione passivizzante
3 Triargomentali (o trivalenti)
-corrispondono ai verbi transitivi trivalenti
-sono nomi come dono
Es) Il dono di un'icona al Papa da parte di Gorbaciov

Il pronome
Pronomi liberi vs clitici
In italiano come in altre lingue romanze troviamo un doppio paradigma dei pronomi
personali:
me/mi
te/ti
lui-lei/lo-la
noi/ci
voi/vi
loro/li-le

ti inviteranno vs inviteranno te

Sulla base delle loro proprietà distribuzionali distinguiamo pronomi liberi/tonici e clitici/atoni;
mentre i primi hanno la stessa distribuzione di altre espressioni nominali, l’occorrenza dei
secondi è limitata ad alcune posizioni all’interno della frase.
I seguenti criteri permettono di discriminare tra le due classi:
a) i pronomi clitici non possono apparire in posizioni che possono essere occupate
da nomi o da pronomi liberi:
Inviteranno Gianni/lui/*lo Ha raccontato tutto a Maria/lei/*le
Rossella ha visto tua sorella/te/*ti
b) i pronomi clitici si presentano sempre uniti al verbo e possono esserne separati
solo da altri pronomi, restrizione che non vale per i pronomi liberi:
Gli ho già raccontato tutto
*Gli già ho raccontato tutto Glielo ho già raccontato
Mi spediscono gli inviti domani
*Mi domani spediscono gli inviti Me li spediscono domani
c) l’ordine relativo dei pronomi clitici è rigido:
Glielo racconterò *Lo gli racconterò
Presenterò te a lui / a lui te
d) un pronome clitico non può apparire in isolamento:
A chi l’hai spedito? A Gianni/A lui/*Gli
Chi hanno incontrato? Maria/Lei/*La
e) due pronomi clitici non possono essere coordinati:
Hanno invitato Alberto e Rossella/ lui e lei/*lo e la/*lo e lei/*la e lui
*Lo e la hanno invitato/i
f) un pronome clitico non può essere dotato di accento contrastivo:
Hanno invitato LUI, non LEI *Hanno invitato LO, non LA
ALBERTO, non ROSSELLA
g) un pronome clitico non può essere modificato:
Ho visto anche loro vs Anche li ho visti
Hanno invitato solo lei vs Solo la hanno invitata

→ La posizione dei pronomi clitici rispetto al verbo è determinata dal verbo con cui essi
cooccorrono; se il verbo è di modo finito lo precedono, e sono detti proclitici:
La inviteranno senz’altro
Vi hanno visti ieri
Ti chiamo dopo
→ Se il verbo è di modo non finito o all’imperativo, lo seguono e si dicono in questo caso
enclitici (ma nell’imperativo negativo entrambe le posizioni sono possibili):
Vorrei vederlo
Incontratolo
Avendole già scritto
Mangialo
Telefonategli
Non invitarlo/lo invitare
In italiano le due particelle ci e ne si comportano, dal punto di vista distribuzionale, come dei
pronomi clitici, pur non avendo dei tratti di persona; esse devono comparire adiacenti al
verbo:
Ci siamo già stati *Ci già siamo stati
Ieri ne ho comprati molti *Ne ieri ho comprati molti
Possono comparire con altri pronomi solo in un ordine fisso:
Ce l’ho messo io *Lo ci ho messo io
Gliene regalo tre *Ne gli regalo tre
Ce ne sono alcuni *Ne ci sono alcuni
Te ne parlerò in un’altra occasione *Ne te parlerò in un’altra occasione
Come i pronomi clitici, la particella ne può far scattare l’accordo con il participio passato:
Ne ho visto/i tre Li ho visti *Ho visti loro
Di che cosa avete parlato? *Ne (=di questo) Dove siete andati? *Ci
*NE ho parlato, non di questo
*CI siamo andati, non là
*Ce e ne hanno portati alcuni

Pronomi personali vs riflessivi


I pronomi personali possono avere un uso:
- deittico, quando il loro riferimento è determinato dal contesto comunicativo, situazionale o
extralinguistico, al pari di una espressione nominale:
Ho incontrato Alberto/lui – L’ho incontrato
- anaforico, quando il riferimento è determinato in base ad un antecedente, cioè ad una
espressione nominale presente nella stessa frase o discorso:
Ho telefonato ad Alberto, ma non l’ho trovato
Non sempre tuttavia un pronome personale può ricevere referenza da un antecedente; anzi
in una frase semplice ciò non è generalmente possibile:
Albertoi loj/*i ha invitato
[I suoi amici]i hanno spedito loroj/*i una cartolina
Qui lo/loro hanno referenza deittica e non possono riferirsi all’antecedente nominale nella
frase; analogamente nella seguente lo può
riferirsi ad Alberto o ad un altro individuo ma non a Paolo:

Albertoi presume che Paoloj non loi/l/*j abbia informato correttamente


Diversamente dai pronomi personali, i pronomi riflessivi devono avere un antecedente nella
frase semplice che li contiene, quindi hanno sempre uso anaforico:
Albertoi sii è superato / Rossellai sii è ingannata
Albertoi ha superato se stessoi/*stessa
*Se stessoi ha superato Albertoi
proi ha superato se stessoi/ai (con soggetto nullo)
Albertoj ritiene che Paoloi abbia rovinato se stessoi/*j
Albertoi ritiene che Rossella abbia criticato luii/j
Luii ritiene che Rossella abbia criticato Alberto j/*i
I possessivi in italiano si comportano come aggettivi mentre in altre lingue hanno la stessa
distribuzione dei determinanti:
il/questo mio libro *the/this my book
*mio libro my book
In italiano essi sono una categoria intermedia tra aggettivi e pronomi (mentre possiamo dire
che in inglese hanno uno statuto intermedio tra determinanti e pronomi). Le analogie dei
possessivi con i pronomi consistono nel fatto che essi condividono il tratto di
persona/numero:
singolare 1 mio 2 tuo 3 suo
plurale 1 nostro 2 vostro 3 loro
Anche i possessivi possono essere usati deitticamente o anaforicamente:
Il suo impegno non fu premiato
Quello studente si comportò diligentemente ma il suo impegno non fu premiato
Inoltre, nella determinazione dell’antecedente, mentre i pronomi possessivi suo/loro
possono essere usati sia deitticamente che anaforicamente, il possessivo riflessivo
proprio può essere usato solo anaforicamente, con un antecedente all’interno della
frase semplice:
*Il proprio impegno non fu premiato
[Quello studente]i è consapevole delle propriei capacità
[L’insegnante]j sa che [lo studente]i è consapevole delle propriei/*j capacità

I costituenti.
Tra gruppi di parole e parole singole esiste una relazione distribuzionale molto stretta, dato
che entrambe queste entità hanno dei tratti in comune. I gruppi di parole sono i
COSTITUENTI della frase, a loro volta i costituenti possono essere formati da altri
costituenti. La singola parola è il costituente ultimo della sintassi. Riconosciamo l'esistenza
di 4 tipi di costituenti principali:
1 gruppo nominale
2 gruppo verbale
3 gruppo aggettivale
4 gruppo preposizionale
Nel vocabolario tecnico della sintassi contemporanea, al termine gruppo si è sostituito quello
di SINTAGMA: si parla quindi di sintagma nominale (SN), sintagma verbale (SV), sintagma
aggettivale (SA) e sintagma preposizionale (SP).
Ogni sintagma è formato da una parte caratterizzante, ovvero la TESTA, la testa del
sintagma nominale è un nome, la testa del sintagma verbale è un verbo ecc… LA TESTA È
L'UNICO ELEMENTO CHE DEVE APPARIRE IN OGNI COSTITUENTE DI UNA
DETERMINATA CATEGORIA. Il fatto che la testa sia accompagnata o meno da altri
elementi dipende poi dalla classe lessicale a cui appartiene la testa stessa, ad esempio un
sintagma verbale la cui testa è un verbo transitivo conterrà obbligatoriamente un sintagma
nominale. LA STRUTTURA DEI SINGOLI COSTITUENTI È STRETTAMENTE LEGATA
ALLE VARIE SOTTOCLASSI DEI VERBI, DEI NOMI, DEGLI AGGETTIVI E DELLE
PREPOSIZIONI. Le frasi non sono delle semplici successioni di parole singole, ma sono
costituite da GRUPPI DI PAROLE GERARCHICAMENTE ORDINATI.

Criteri per la riconoscibilità di costituenti:


1. MOVIMENTO → Se una successione di parole forma un costituente, essa può
essere spostata in diverse posizioni all'interno della frase.
es) Gianni è tornato nella sua città natale l'anno scorso
L'anno scorso Gianni è tornato nella sua città natale.
2. ININSERIBILITÀ → Se una sequenza di parole forma un costituente, essa non può
essere interrotta tramite l'inserzione di altri costituenti.
es) *Gianni è tornato nella sua l'anno scorso città natale.
3. ENUNCIABILITÀ IN ISOLAMENTO → Se una sequenza di parole forma un
costituente, può essere pronunciata anche da sola, cioè non inserita in una frase
completa .
es) Dov'è tornato Gianni?
Nella sua città natale.
Criteri per individuare se i costituenti appartengono a categorie diverse oppure alla stessa
categoria:
1. COORDINABILITÀ → Due sequenze di parole possono essere coordinate solo se
sono costituenti della stessa categoria
es) Gianni è tornato l'anno scorso nella sua città natale e nel paese dei suoi nonni.
2. SOSTITUIBILITÀ tramite una PROFORMA → Una sequenza di parole rappresenta
un costituente se può essere sostituito tramite una proforma.
es) Gianni è tornato nella sua città natale l'anno scorso .
Gianni ci è tornato

La rappresentazione della struttura in costituenti.


Le frasi delle lingue naturali hanno non soltanto una struttura lineare ma anche una struttura
gerarchica, nel corso del del XX secolo sono stati elaborati vari sistemi grafici per la
rappresentazione di tale struttura, a queste rappresentazioni grafiche si dà il nome di
INDICATORI SINTAGMATICI.
Il più noto è diffuso di questi sistemi è il grafo ad albero.
Nel grafo ad albero la struttura in costituenti di una frase viene rappresentata come una
sorta di albero genealogico che si ramifica dall'alto verso il basso. Alle etichette che nel
diagramma indicano i vari costituenti si dà il nome di NODI: così F, SN, SV, N, V, ecc…
sono tutti dei nodi. Secondo le diverse strutture i nodi possono essere RAMIFICANTI oppure
no. Un nodo DOMINA un altro nodo se nel grafo ad albero è più in alto di quest'ultimo e se è
collegato ad esso solo tramite rami discendenti: solitamente in tutte le strutture il nodo F
domina tutti gli altri nodi. Se un nodo domina un altro nodo senza che tra di essi ci siano altri
nodi, si dice che il primo DOMINA IMMEDIATAMENTE il secondo. Se il nodo dominante si
ramifica, i nodi dominati immediatamente sono detti i suoi COSTITUENTI IMMEDIATI, che
sono dunque i costituenti che rappresentano il primo livello di analisi di un altro costituente.
Due o più nodi che sono costituenti immediati si chiamano FRATELLI, il nodo che li domina
è il loro Padre, di cui loro sono ovviamente i figli. Un nodo PRECEDE tutti i nodi che non
domina, da cui non è dominato e che sono situati alla sua destra nel grafo ad albero.

vedi il link per esercizi sui grafi ad albero

Un altro modo possibile di rappresentare questa struttura è quello delle parentesi etichettate:
si racchiudono cioè tra parentesi quadre i veri costituenti, i cui simboli si sottoscrivono alle
parentesi, le parentesi più esterne racchiudono i costituenti che nel grafo ad albero stanno
più in alto, e quelle più interne, mano a mano, quelli che stanno sempre più in basso. Le
rappresentazioni tramite parentesi etichettate sono usate tanto quanto quelle ad albero, anzi
forse ancora di più perché permettono un notevole risparmio di spazio, questo vantaggio è
però riequilibrato dal fatto che sono meno immediatamente leggibili.

Le frasi
● Al concetto di frase sono state date nella storia della linguistica più di 300 definizioni,
questo è sufficiente a dimostrare come tale concetto sia estremamente difficile da
definire. La strada migliore da seguire può rivelarsi quella di rinunciare a proporre
una nuova definizione di frase, che aspiri ad essere la migliore di tutte e di cercare
invece di rendere esplicite le caratteristiche che sono proprie di alcune espressioni
linguistiche che tutti sono d'accordo nel definire “frase”.
● Vicissitudini del concetto di frase nella storia della linguistica:
-Prisciano, grammatica latino vissuto a Bisanzio nel V secolo d.C.→ definiva la frase
come “una combinazione coerente di parole che esprime un senso compiuto”. MA:
da un lato esistono espressioni di senso compiuto che non sono una combinazione
coerente di parole, dall'altro esistono combinazioni coerenti di parole che non hanno
un senso compiuto.
-Altri linguisti hanno cercato di risolvere l'ambiguità della combinazione di parole e
del senso compiuto sostenendo che per avere una frase è necessaria la presenza di
un verbo di modo finito; ma anche questa definizione è parziale perché considerando
lingue come il russo oppure il greco osserviamo che abbiamo delle espressioni, frasi
a tutti gli effetti, che non contengono verbi di modo finito all'interno (frasi nominali)
-Un altro problema è rappresentato poi dalle cosiddette frasi dipendenti (secondarie
o subordinate), che sono certo delle combinazioni coerenti di parole, ma non
esprimono un senso compiuto, il senso è dato dall'intera frase complessa di cui
fanno parte.
● In questo manuale ci occupiamo della strada verso l'individuazione delle
caratteristiche peculiari delle combinazioni di parole che chiamiamo frasi,
concentrandosi quindi sull'aspetto sintattico.
Frasi e strutture predicative
Bloomfield, linguista americano degli anni 30:
Secondo Bloomfield le forme di frasi preferite dall'inglese sono 2:
1) La forma attore-azione (es, John ran away/ Who ran away?/ Did John ran away?
2) La forma del comando (es, Come! Be good!)
Bloomfield osserva che in russo esiste un altro tipo di frase preferita: ovvero quella di tipo
equativo (es, ja student), e l'altro tipo che esiste sia in inglese che in italiano è la forma
narrativa.
Che cosa c'è in comune tra queste 2 forme? Che entrambe costituiscono delle predicazioni.
→ quindi: la caratteristica sintattica che fa di una determinata combinazione di parole una
frase è cioè quella di essere una struttura predicativa.
La struttura predicativa può essere realizzata tramite la presenza di un verbo di modo finito,
ma questa non è una necessità, quello che conta è che tutte le lingue hanno un modo per
indicare una combinazione predicativa e la distinguono da combinazioni di altro tipo.
Aristotele, definizione originaria di struttura predicativa → è una struttura nella quale sono
presenti due elementi, l'uno dei quali è il predicato ed esprime una proprietà che vale per
tutti gli individui designati dall'altro elemento, ovvero il soggetto. Questa definizione finisce
col far coincidere la nozione di predicazione con la nozione di giudizio.
Altre definizioni hanno chiamato il soggetto l'elemento dato ed il predicato l'elemento nuovo,
il problema è che non in tutti i casi è presente l'opposizione di un soggetto inteso come dato
ed un predicato che esprime il nuovo.
IL RAPPORTO DI PREDICAZIONE È COMPOSTO DA DUE ELEMENTI: IL SOGGETTO E
IL PREDICATO, IL TRATTO COMUNE A TUTTE LE DEFINIZIONI È IL FATTO DI
RICONOSCERE QUESTI DUE ELEMENTI COME NECESSARI E SUFFICIENTI PER
AVERE UN TALE TIPO DI RAPPORTO. UN PREDICATO È TALE SOLO SE HA UN
SOGGETTO, ED UN SOGGETTO È TALE SOLO SE HA UN PREDICATO → IL
RAPPORTO DI PREDICAZIONE È QUINDI UN TIPICO CASO DI RAPPORTO DI
INTERDIPENDENZA.