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Due secoli di pensiero

linguistico
Glottologia
Università degli Studi di Milano
41 pag.

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2. L'OTTOCENTO

2.1. INTRODUZIONE

2.1.1 La formazione degli stati nazionali e il rinnovamento dell'università

All'inizio dell'Ottocento si fissa definitivamente il concetto di stato nazionale, anche in


conseguenza della rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche. Si erano diffuse le idee della
rivoluzione francese.
L'istituzione universitaria venne completamente ristrutturata da Wilhelm von Humboldt, che fondò
nel 1810 l'Università di Berlino e creò un modello noto come "università humboldtiana", in cui i
professori svolgono ricerca ed insegnano. Nel 1821 fu istituita la prima cattedra di linguistica. Al
raggiungimento dell'autonomia scientifica si accompagnarono i notevoli risultati della linguistica
storico-comparativa. Questo non significa che tutto il pensiero precedente sia privo di interesse o di
legami con quello dell'Ottocento e successivo.

2.1.2 Cenni sulle teorie filosofiche dell'Ottocento

Diretta conseguenza della nuova organizzazione delle università fu la progressiva specializzazione


disciplinare. Come andavano raggruppate le materie? Dove andava collocata la linguistica?
Dalla fine del Settecento si sviluppò il Romanticismo, che insisteva sugli elementi storici e sociali
su cui si fondava l'identità nazionale, tra cui la lingua. Si ricercarono i rapporti tra le lingue con il
metodo storico-comparativo.
La corrente filosofica più strettamente legata al Romanticismo è l'idealismo tedesco, e tedeschi
furono buona parte dei linguisti dell'Ottocento. Il punto di partenza è la revisione critica del sistema
kantiano. Immanuel Kant (XVIII-XIX) nella sua Critica della ragion pura stabilì che erano
conoscibili solo le intuizioni spazio-temporali, i fenomeni, e non la cosa in se', poiché la nostra
conoscenza è condizionata dalle forme a priori dell'intuizione, ovvero spazio e tempo, e
dell'intelletto, le categorie.
La ragione e la realtà sono invece spiegabili ricorrendo ai medesimi principi secondo gli idealisti
Fichte, Schelling ed Hegel. Hegel concepì la realtà come dovuta allo sviluppo dialettico di forze
contrapposte, tesi ed antitesi, che trovano conciliazione nella sintesi. Tesi ed antitesi si sintetizzano
in un'unità superiore, procedendo per triadi e per "superamento", poiché ogni sintesi diventa una
nuova tesi, fino al raggiungimento dello spirito assoluto, sintesi di idea e natura.
Alternativa all'idealismo era il positivismo di Comte, sviluppatosi nel Novecento con il
neopositivismo, basato sulla definizione delle leggi che regolano le scienze, Un elemento comune
all'idealismo era la visione del pensiero nel suo sviluppo storico, secondo i dettami dello storicismo
ottocentesco.

2.1.3 Linguistica ed altre scienze nell'Ottocento

La linguistica si separò dalla logica, con un "divorzio" che durerà fino a metà Novecento.
Attrassero l'interesse dei linguisti le discipline biologiche e in particolare l'anatomia comparata
prima e le teorie evoluzioniste poi. Cuvier studiò le correlazioni tra gli organi delle diverse specie,
individuando gli omologhi, riconducibili ad un'unica struttura ancestrale. L'individuazione di
corrispondenze morfologiche e fonologiche poteva far risalire due lingue diverse alla stessa lingua
madre.
L'evoluzione delle specie studiata da Lamarck e poi da Darwin nel suo L'origine delle specie del
1859 si basava sull'idea del mutamento delle specie come determinato dalla discendenza con
modificazione. Il linguista Schleicher interpretò tali tesi come una conferma delle sue teorie.
Darwin aveva introdotto storia e tempo nello studio della natura. Il geologo Lyell aveva, prima di
lui, proposto un approccio uniformista, opposto a quello catastrofista tradizionale ispirato al
racconto del diluvio universale; le trasformazioni della Terra si possono spiegare in base alle stesse
cause che sono attualmente in azione.

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L'Ottocento è anche il secolo in cui nascono, come discipline autonome, la psicologia e la
sociologia, che hanno chiari rapporti con la linguistica perché il linguaggio ha un aspetto mentale e
una funzione sociale.

2.2. PRIME FASI DELLA LINGUISTICA STORICO-COMPARATIVA

2.2.1 La "scoperta" del sanscrito: Friedrich Schlegel

In termini moderni le classificazioni di Scaligero e Leibniz si definiscono genealogiche o genetiche


in quanto classificano insieme le varie lingue in base alla lingua originaria, o lingua madre, da cui
derivano, individuando delle famiglie linguistiche. Il termine "indoeuropeo", coniato nel 1813 da
Young, o indogermanisch, introdotto da Klaproth, si riferisce ad una di queste famiglie.
La colonizzazione dell'India fece sì che il sanscrito, la lingua della religione indù, fosse analizzata.
Lo studio di questa lingua mise in luce la sua notevole somiglianza con le lingue europee, in
particolare quelle antiche, ossia il latino e il greco. Dato l'isolamento dell'India tale somiglianza non
poteva essere spiegata come effetto di contatti, ma solo come il frutto di un'origine comune, come
ipotizzò Sir William Jones nel 1786 davanti alla "Società Asiatica" di Calcutta da lui fondata.
Quelle di Jones erano sol intuizioni, mutate in dimostrazioni da Franz Bopp grazie allo sviluppo
delle tecniche di analisi.
Friedrich Schleghel (1772-1829) a Parigi conobbe l'inglese Alexander Hamilton, da cui imparò il
sanscrito. Secondo Schleghel l'origine della civiltà non andava più collocata nel mondo classico e il
sanscrito doveva essere la lingua madre delle altre due, come espose nel 1808 in Sulla lingua e la
sapienza degli indiani. Si interessò della lingua come mezzo per conoscere la cultura. Applicò i
principi della grammatica comparata, ma confrontando le lingue non più in modo statico bensì
storico, per scoprire le relazioni di parentela. Nacque la linguistica storico-comparativa, il cui
scopo è spiegare lo sviluppo storico delle lingue in base alla comparazione della loro struttura
morfologica. Fino alla fine del Settecento la comparazione era stata svolta sul piano lessicale, su cui
spesso agisce il contatto tramite i fenomeni di prestito. E' invece molto più difficile che la
corrispondenza semantica tra gli elementi grammaticali o i suoni sia dovuta al contatto.

2.2.2 Inizi della grammatica comparata indoeuropea: Bopp

Franz Bopp (1791-1867) fu esclusivamente un linguista, il primo ad occupare una cattedra


universitaria, all'Università di Berlino dal 1821. Rispetto ai suoi predecessori fu più legato alla
mentalità illuminista.
A Parigi imparò anche il sanscrito. Si mostrava più dubbioso di Schleghel e sostenne che le lingue
indoeuropee potessero derivare dal sanscrito oppure da un'altra lingua madre. Scrisse diverse opere
sul sanscrito e una grammatica comparata di varie lingue indoeuropee.
Bopp confrontò gli elementi che poi furono chiamati morfemi, ovvero le unità minime dotate sia di
suono che di significato. La struttura morfematica del sanscrito è molto più trasparente di quella del
greco e del latino e Bopp considerò questa lingua come la più antica, quella che rappresentava più
fedelmente lo stato della lingua madre originaria.
Uno dei suoi scopi fu quello di individuare l'origine dei morfemi, che egli riconduce a determinate
radici. Voleva individuare il modo in cui si erano combinate nella lingua madre dando origine alle
parole verbali, ovvero verbi e nomi, e alle parole pronominali, cioè pronomi, preposizioni,
congiunzioni e particelle. Applicò nozioni della grammatica generativa del Sei-Settecento e in
particolare si rifece alla tradizione di Port-Royal, portata avanti da Hermann.
La grande idea di Bopp fu quella di applicare un'analisi di questo genere alla comparazione tra le
lingue, creando uno strumento tecnico importantissimo. E' normale che all'interno di una scienza
certe ipotesi assunte come vere siano poi abbandonate, anzi, questa è la caratteristica di ogni
autentica scienza.

2.2.3 La linguistica storico-comparativa nell'ambito germanico: Rask e Grimm

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Il danese Rasmus Rask (1787-1832) rivolse il suo interesse alle lingue nordiche, confrontandole in
un saggio scritto nel 1814 ma pubblicato nel 1818, senza prendere in considerazione il sanscrito.
Individuò nella corrispondenza grammaticale un segno sicuro della parentela o dell'unità originaria
e si servì quindi di un'analisi morfologica comparata, estendendola anche ai suoni, che definiva
"lettere". Se nel lessico fondamentale di due lingue ci sono coincidenze che possono scoprire regole
per il passaggio delle lettere, allora c'è una parentela di fondo.
Individuò il fenomeno che verrà poi chiamato mutazione consonantica germanica. Le occlusive
sorde indoeuropee diventano fricative sorde nelle lingue germaniche, le occlusive sonore diventano
occlusive sorde, le occlusive sonore aspirate diventano occlusive sonore non aspirate.
L'opera di Rask, in danese, restò pressoché sconosciuta e divenne nota attraverso il saggio di Bopp
del 1816 e la riformulazione delle teorie da parte di Grimm.
Jacob Grimm (1785-1863) analizzò la storia e le tradizioni culturali delle popolazioni germaniche.
Scrisse la Deutsche Grammatik, una storia della lingua tedesca e un dizionario etimologico con il
fratello Wihlhelm. La sua grammatica, edita in diversi volumi tra il 1819 e il 1837, è una
grammatica germanica storico-comparativa, che mette in relazione le consonanti del germanico e
dell'indeuropeo, del gotico e dell'antico alto-tedesco. Interpretò la mutazione consonantica come
una vera e propria rotazione. In realtà il latino e il gotico derivano entrambi dall'indoeuropeo
mentre il gotico e l'antico alto tedesco da una lingua non attestata, il cosiddetto "germanico
comune" derivante dall'indoeuropeo.
La prima legge di Grimm indica le corrispondenze tra sanscrito, latino e greco da un lato e le
lingue germaniche dall'altro, la seconda legge di Grimm tra il gotico e altre lingue germaniche da
un lato e l'antico alto-tedesco dall'altro. Il fenomeno era stato in realtà scoperto da Rask.
Grimm formulò con estrema chiarezza la novità della concezione storica della grammatica. L'unico
approccio corretto è quello storico-comparativo; con Grimm entra in crisi la tradizione della
grammatica generale.
Introdusse la coppia terminologica verbi forti e deboli, in sostituzione di irregolari e regolari, in
cui i verbi forti rappresentano la forma più antica della coniugazione. Ancora a questi risale la
distinzione tra metafonia o umlaut e apofonia o ablaut, forme di alternanza vocalica che riguardano
l'un la modificazione della vocale della radice per effetto della desinenza, l'altra il fenomeno dei
verbi forti.
Grimm era ancora legato anche a speculazioni di tipo glottogonico, cioè relative all'origine del
linguaggio, proprie del secolo precedente.

2.2.4 Humbolt e le origini della tipologia linguistica

Alla ricerca sulle corrispondenze tra forme grammaticali e suoni continuava ad affiancarsi la
speculazione generale sulla natura e l'origine del linguaggio e sulle categorie grammaticali.
Wilhelm von Humboldt (1767-1835) si dedicò a quattro tematiche: la linguistica generale o teorica,
ovvero le questioni di fondo sulla natura e sulla struttura del linguaggio, la linguistica descrittiva, la
linguistica storico-comparativa e il confronto tra varie lingue, che sarà poi definito tipologia
linguistica, cioè la ricerca delle caratteristiche strutturali comuni.
L'interpretazione delle teorie linguistiche di Humboldt è difficile. Fu un diplomatico ed
inevitabilmente cercava di conciliare punti di vista opposti. La sua opera più nota riguarda il kawi,
lingua sacra dell'isola di Giava. Altri lavori si trovano nella raccolta edita dall'Accademia di Berlino
a inizio Novecento.
Non esistono lingue primitive e va scartata l'ipotesi dell'evoluzione del linguaggio, che è istinto
intellettuale della ragione, da una forma elementare ad una più matura.
Il linguaggio non è opera o érgon ma attività o enérgeia. Il linguaggio è l'organo formativo del
pensiero. La forma linguistica interna o innere Sprachform può essere intesa, secondo Coseriu, in
tre modi. Il primo senso di "forma linguistica" riguarda il linguaggio in generale, nel suo rapporto
con la realtà, in cui la parola è una copia non dell'oggetto in se' ma dell'immagine che questo ha
prodotto nell'anima. Il secondo senso riguarda la forma di una singola lingua e il suo rapporto con
la realtà. Il terzo senso investe il principio formativo di ogni lingua, che organizza i propri mezzi
espressivi in modo diverso a seconda della sua tipologia.

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Humboldt distinse le lingue che appartengono allo stesso ceppo, somiglianti nelle forme
grammaticali per parentela genealogica, dalle lingue che appartengono alla stessa area, che
condividono una parte del lessico per parentela areale, poi definita lega linguistica da Trubeckoj,
dalle lingue che appartengono alla stessa classe e che mostrano un'affinità di forma linguistica per
parentela tipologica, dalle lingue che sono apparentate soltanto per le proprietà comuni a tutte le
lingue umane.
Il tipo è un'entità astratta, non una classe di lingue: non esistono semplicemente lingue agglutinanti
o flessive, ma tutte presentano una o più forme di queste. La tipologia sintattica si basa sull'analisi
della frase e del ruolo della parola nella frase; il tipo fusivo risulta superiore agli altri perché
delimita esattamente i limiti dell'unità di parola ed esprime nel modo più chiaro le relazioni tra
parole.
Il linguaggio è organo formativo del pensiero, organizza la realtà secondo i suoi schemi. Ogni
lingua esprime una visione del mondo, secondo il relativismo linguistico; questa visione fu poi
ripresa dall'ipotesi di Sapir e Whorf, secondo cui la nostra percezione della realtà è condizionata
dalla nostra madrelingua. Queste riflessioni si possono ricondurre alle discussioni settecentesche sul
genio della lingua.
Un abbozzo di tipologia linguistica era stato delineato da Friedrich Schlegel (1808), che
distingueva lingue organiche, in cui le forme grammaticali sono prodotte da uno sviluppo organico
della radice, e lingue meccaniche, che lavorano per giustapposizione di elementi. Nel primo gruppo
rientravano le lingue indoeuropee, nel secondo le altre, secondo una classificazione valutativa e
implicitamente razzista.
Il fratello Wilhelm Schlegel elaborò nel 1818 una nuova classificazione tipologica, basata su una
tripartizione in lingue senza struttura grammaticale o isolanti, con affissi o agglutinanti e flessive.
Queste ultime, corrispondenti alle lingue indoeuropee, erano suddivise in sintetiche, quelle antiche,
ed analitiche quelle moderne.
Bopp aggiunse alle lingue senza grammatica, a quelle indoeuropee o sanscritiche, e a quelle
semitiche, un quarto tipo, quello delle lingue incorporanti, dette poi anche polisintetiche, che
comprende le lingue amerindiane in cui una sola parola, di solito molto lunga, racchiude tutte le
relazioni grammaticali.

2.2.5 Sviluppo della linguistica storico-comparativa indoeuropea

Uno dei primi allievi di Bopp, August Pott (1802-1887) fu professore all'Università di Halle. La sua
opera maggiore fu Ricerche etimologiche nel dominio delle lingue indoeuropee, in cui sosteneva
che la linguistica storica-comparativa era una disciplina autonoma e volta alla ricostruzione delle
forme fonologiche e grammaticali della lingua madre indoeuropea. Pott forniva un elenco di radici
da cui derivavano parole comuni nelle varie lingue indoeuropee e indicava le corrispondenze
fonetiche che permettevano di giustificare l'etimologia ricostruita.
Per dimostrare il legame etimologico cercava una corrispondenza sistematica di suoni,
individuando le tappe che dal suono originario hanno condotto a quelli osservati.
Andava aumentando il numero delle lingue riconosciute come indoeuropee e nacquero la filologia
romanza e la filologia slava, accanto alla germanica che ebbe come caposcuola Grimm. Vennero
individuati i gruppi indiano, iranico, armeno, greco, albanese, italico, slavo, baltico, germanico e
celtico. Nel Novecento furono aggiunti i gruppi anatolico e tocario.

2.2.6 Schleicher, i suoi contemporanei e i suoi critici

August Schleicher (1821-1868) fu professore prima a Praga e poi a Jena. Sistematizzò la linguistica
storico-comparativa indoeuropea.
Classificò i rapporti tra lingua originaria e lingue derivate nella famiglia indoeuropea. Vide nel
sanscrito una lingua sorella e non madre, che rispecchiava più da vicino lo stato della lingua
originaria. Pochi anni dopo la sua morte si scoprì che aveva subito maggiori trasformazioni del
greco antico.

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La lingua madre indoeuropea era una lingua non attestata ma ricostruibile sulla base della
comparazione tra le lingue derivate; elaborò ricostruzioni di suoni, morfemi e parole della lingua
originaria fino a scrivere un breve testo in indoeuropeo.
Vedeva l'indoeuropeo come la forma più perfetta di lingua e accettava l'ipotesi di Bopp sulla
combinazione delle radici. Concepiva il processo di derivazione come una decadenza testimoniata
dalla perdita della flessione. In una fase di sviluppo, preistorica, l'indoeuropeo sarebbe stato di tipo
isolante, poi sarebbe diventato agglutinante e infine flessivo. Nella fase storica le lingue
indoeuropee avrebbero perso progressivamente le loro caratteristiche flessive. A questa concezione
non era estraneo l'influsso di Hegel.
Georg Curtius, come i suoi allievi neogrammatici, affermava l'esistenza di due periodi nella storia
del linguaggio, uno di organizzazione e uno di formazione, ma non giudicava il secondo come un
periodo di decadenza, sostenendo comunque che il mutamento fonetico consisteva sempre nella
perdita, mai nell'aggiunta di suoni.
Il modello di Schleicher pone alla radice dell'albero genealogico una lingua originaria o
Ursprache, l'indoeuropeo, da cui nascono i rami slavo-tedesco ed ario-greco-italo-celtico. Il primo
si divide in tedesco, cioè germanico, e litoslavo, cioè balto-slavo, il secondo in ario e greco-italo-
celtico. Questo si divide in un ramo greco ed uno italo-celtico e così via. All'origine di questi rami
stanno delle lingua comuni o Grundsprachen, anch'esse non attestate, come l'indoeuropeo
originario, ma ricostruibili, come il germanico comune e lo slavo comune. L'unica lingua comune
all'origine di un ramo che sia attestata è il latino.
Le sue divisioni binarie e la mancanza di incroci trai rami ha attirato numerose critiche.
Un allievo di Schleicher, Schmidt (1843-1901) proponeva una nuova immagine, quella delle onde,
che si propagano in cerchi concentrici i quali si affievoliscono via via che si allontanano dal centro.
La teoria delle onde rappresenta una sorta di continuum pur riconoscendo l'esistenza di confini
linguistici netti nei casi in cui una lingua o un dialetto abbia avuto il sopravvento su quelli vicini e li
abbia dunque rimpiazzati.
Questa concezione è stata definita naturalistica in quanto considera il linguaggio come un oggetto
naturale e in particolare come un'entità biologica. Le lingue sono organismi naturali sorti, cresciuti
e sviluppati secondo leggi fisse. L'opera di Darwin, cronologicamente posteriore, fornì al linguista
la conferma, e non l'ispirazione, per le sue ipotesi. Inoltre Schleicher vedeva nell'evoluzione delle
lingue un progressivo decadimento, mentre per il biologo significava un progressivo sviluppo.
Oppose la filologia, disciplina storica legata alla libera volontà umana, alla linguistica, il cui
metodo è legato alle scienze naturali perché indaga un oggetto la cui natura è al di fuori della
volontà del singolo. Restrinse il dominio della linguistica alla fonologia e alla morfologia,
affermando che la sintassi e la stilistica fossero pertinenti alla filologia. Va anche sottolineato che i
fenomeni di mescolanza tra lingue sono molto più rari nel caso della fonologia e della morfologia.
Perciò la linguistica si ridusse alla grammatica storico-comparativa.
Un tentativo di giustificare la regolarità delle corrispondenze linguistiche individuate dalla
grammatica comparata portò a questa concezione naturalistica.

2.3 LA LINGUISTICA GENERALE NELL'OTTOCENTO

2.3.1 La tradizione della grammatica generale

Nell'Ottocento si continuano ad elaborare grammatiche descrittive, cioè non storiche. Inoltre


proseguirono le discussioni sulla natura e l'origine del linguaggio e sulla classificazione tipologica
delle lingue.
La grammatica generale risale a Port-Royal e si sviluppò per tutto il Settecento e il primo
Ottocento con la "Società di studiosi di Francoforte per la lingua tedesca". Becker (1775-1849) fu
influenzato dall'idealismo di Schelling. Elaborò un insieme di concetti e tecniche per la descrizione
di uno stato di lingua, dando la prevalenza alle analisi sincroniche e in particolare alla
classificazione delle frasi subordinate.
L'essere umano sviluppa il linguaggio in modo autonomo e il pensiero precede il linguaggio.
Pensiero e suono sono il lato logico e quello fonetico del linguaggio. La frase è espressione di un

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pensiero, cioè di un giudizio predicativo, ed è costituita da un soggetto e da un predicato, da
analizzare eventualmente in copula e predicativo.
Il rapporto tra soggetto e predicato o rapporto predicativo è il primo dei tre rapporti sintattici
fondamentali, insieme a quello attributivo, tra nome e modificatore, e oggettivo, tra verbo e
complemento oggetto. Il rapporto predicativo è l'espressione di un giudizio, l'attributo di un
concetto. La coordinazione esprime la relazione tra pensieri, la subordinazione tra concetti.
Non c'è identità tra funzioni grammaticali e classi di parole; si deve a Becker la definitiva
distinzione tra analisi grammaticale e logica. Distinse frasi soggettive e oggettive, attributive
(dette poi relative) ed avverbiali. La classificazione odierna combina quelle di Herling e di Becker,
quindi le frasi oggettive e soggettive sono definite come due sottotipi delle frasi sostantive, mentre
le altre due classi sono costituite dalle relative e dalle circostanziali.

2.3.2 Steinthal: linguistica, psicologia e tipologia

Steinthal (1823-1899) basò la linguistica sulla psicologia, influenzando i neogrammatici. Nella sua
visione l'origine e lo sviluppo del linguaggio sono momenti dello sviluppo delle capacità intellettive
dell'individuo, ma esiste anche un aspetto sociale del linguaggio. Formulò la nozione di
etnopsicologia.
Il suo pensiero costituisce una sintesi originale di alcuni aspetti della linguistica di Humboldt, della
filosofia di Hegel e della psicologia di Herbart. Polemizzò contro la tradizione della grammatica
generale, contro qualunque impostazione "logicizzante". Per Steinthal linguaggio e pensiero non
coincidevano, così come logica e grammatica. Se non si poteva fondare la linguistica sulla logica,
come faceva la grammatica generale, propose di fondarla sulla psicologia.
La fonte del linguaggio era l'autocoscienza, non la comunicazione, di cui il linguaggio, una volta
scaturito dallo sviluppo della mente individuale, diventava strumento. Le idee fondamentali sono
innate, vengono acquisite istintivamente.
La prima manifestazione del linguaggio si ha nelle interiezione, a cui segue lo stadio
dell'onomatopea, il legame dl suono con l'intuizione. Questo primo stadio dello sviluppo del
linguaggio è definito "primo livello della forma linguistica interna". La distinzione tra soggetto e
predicato pertiene al secondo livello. Il completo allontanarsi del linguaggio dal suo originario
aspetto onomatopeico porta al terzo.
Per descrivere il funzionamento del linguaggio nel suo stato maturo, Steinthal ricorre alla
psicologia di Herbart e in particolare alle nozioni di rappresentazione, ovvero contenuto mentale,
e meccanica psichica, le associazioni tra tali contenuti. Le rappresentazioni nuove fanno si che le
vecchie vengano rimosse e cadano al di sotto della "soglia di coscienza", da cui possono riemergere.
La "ristrettezza della coscienza" ha conseguenze decisive sulla natura del linguaggio, che presenta
un aspetto necessariamente seriale. Nell'interpretazione della frase entrano in relazione anche
elementi non immediatamente adiacenti, per questo Steinthal ricorre alla nozione di
"rappresentazioni vibranti", le più prossime alla soglia della coscienza. Questo spiegherebbe
fenomeni quali l'assimilazione consonantica e l'attrazione del pronome relativo.
Steinthal aggiunse alla psicologia generale l'etnopsicologia da lui elaborata insieme al cognato
Lazarus per spiegare alcuni fenomeni non descrivibili in termini di psicologia individuale ma
spiegabili solo in base alle interrelazioni tra gli individui in una società. L'etnopsicologia è la
psicologia dell'uomo sociale o della società umana.
Steinthal distinse tra lingue prive di forma e lingue dotate di forma, a seconda del modo utilizzato
per esprimere le relazioni grammaticali: tramite parole materiali nel primo caso, attraverso la
flessione nel secondo caso, in lingue come quelle semitiche o indoeuropee. Questa classificazione
fu chiamata "psicologica" e contrapposta a quella "morfologica" di Schlegel. Entrambi tendono a
far coincidere le classi tipologiche con le famiglie linguistiche, creando una scala di valore. Con il
progresso della tipologia linguistica si comincerà ad ammettere che lingue di tipo diverso possono
appartenere alla stessa famiglia linguistica e che non esistono lingue più sviluppate di altre.

2.4 LA LINGUISTICA STORICO-COMPARATIVA TRA FINE OTTOCENTO E PRIMO


NOVECENTO

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2.4.1 Principi della scuola neogrammatica

L'edificio della linguistica indoeuropea costituito da Schleicher appariva saldo e si basava sui
risultati ottenuti dalla linguistica storico-comparativa in un periodo assai breve.
Già Scherer prima di Whitney e Bréal aveva assunto la posizione uniformista. Inoltre la visione
psicologista elaborata da Steinthal rappresentava un'esplicita alternativa alla concezione
schleicheriana.
Brugmann (1849-1919) e Delbrück (1842-1922) appartenevano alla scuola dei neogrammatici o
Junggrammatiker, "grammatici giovani", etichettati così per indicarne la furia giovanile.
Le nasali sonanti sono una scoperta di Brugmann. Come si spiegava che a -em finale di alcuni
numerali latini corrispondesse la -a del greco? Ipotizzò che derivassero da un suono nasale sonante,
una m o una n formanti da sole il nucleo sillabico, divenuto impronunciabile nelle lingue derivate.
Questo avrebbe sviluppato una vocale d'appoggio; alcune lingue avrebbero conservato sia la nasale
che la vocale, altre solo la vocale. Brugmann espose la sua ipotesi in un saggio sulla rivista dietta
dal suo maestro all'Università di Lipsia, Georg Curtius, approfittando di un suo periodo di assenza.
Curtius si dichiarò poi in disaccordo dando probabilmente inizio alla "rivolta" del gruppo.
La legge delle palatali fu scoperta contemporaneamente da diversi studiosi ma il primo a
pubblicarla fu Collitz (1855-1935). Dove il sanscrito ha c davanti ad a, tale a corrisponde ad una e
in greco e latino, mentre dove il sanscrito ha k, alla a sanscrita corrisponde in latino e greco una a
oppure una o. Le vocali a, e, o dell'antica lingua madre indoeuropea si sono fuse in un'unica a nel
sanscrito e nelle lingue del gruppo indo-iranico. Il sanscrito non è quindi la lingua più antica o
meno decaduta, anch'essa è soggetta a mutamenti tanto quanto le sue "sorelle" e, anzi, il greco è più
vicino alla lingua madre per quanto riguarda il sistema vocalico. Riceveva un ulteriore colpo l'idea
che la storia del linguaggio conosce un'epoca preistorica di progresso e una storica di decadenza,
con l'apice rappresentato dalla lingua madre indoeuropea, di cui il sanscrito costiuirebbe
l'attestazione più autorevole.
La legge di Verner spiega le eccezioni alla legge di Grimm o di Rask. L'anomalia fu studiata dal
danese Verner (1846-1896): nel passaggio dall'indoeuropeo alle lingue germaniche, le occlusive
sorde indoeuropee diventa dapprima fricative sorde e diventano poi sonore se l'accento le segue,
mentre rimangono sorde se l'accento le precede.
Le tre leggi aprivano la strada a una concezione della linguistica come scienza esatta, che spiegava
le apparenti eccezioni con nuove leggi fonetiche o Lautgesetze. La scuola neogrammatica si formò
a Lipsia e fu influenzata dalle teorie di Steinthal; la linguistica era considerata scienza dello spirito,
psicologica e storica, poichè Geist può indicare sia la mente pensante che i prodotti culturali di un
popolo o dell'umanità. Le leggi fonetiche descrivevano i processi psicologici inconsci che guidano
l'attività linguistica.
Queste posizioni sono espresse dal manifesto dei neogrammatici, la prefazione del 1878 alla rivista
Morphologische Untersuchungen firmata da Osthoff e Brugmann ma scritta da quest ultimo. Egli
criticava l'eccessivo interesse per le fasi antiche delle lingue indoeuropee a scapito degli sudi sulle
loro fasi moderne e sui dialetti.
La lingua ha la sua vera esistenza nell'individuo, è un elemento della psiche. L'attività fisica e
psichica svolta dall'uomo nel farsi propria la lingua ereditata e nel riprodurre e dar forma nuova alle
immagini foniche accolte nella coscienza deve essere stata essenzialmente la stessa in tutti i tempi.
Passava poi a formulare i principi della scuola. Le leggi fonetiche sono ineccepibili. L'analogia,
secondo l'uniformismo, è sempre attiva e lo è sempre stata e può essere utilizzataa per spiegare vari
fenomeni che sembrano contraddire il primo principio, oltre ad essere un fondamentale fattore di
funzionamento del linguaggio.

2.4.2 Le teorie linguistiche dei neogrammatici

Fino a una ventina d'anni fa si riducevano tutte le teorie dei neogrammatici all'affermazione che
l'unico studio scientifico del linguaggio è di carattere storico, così da contrapporre a un Ottocento

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"secolo della linguistica storica" un Novecento "secolo della linguistica teorica". In realtà i
neogrammatici dedicarono parte della loro ricerca alla riflessione teorica.
Si proponevano di sviluppare il programma di Steinthal analizzando il fenomeno dell'analogia.
Tuttavia consideravano il linguaggio come un fenomeno strettamente individuale. In questi domini
i risultati più importanti furono ottenuti da Paul, autore dei Principi di storia del linguaggio (1880)
e maggiore teorico della scuola.
Distinse due tipi fondamentali di scienze, le nomotetiche e le storiche; solo le seconde fanno
riferimento al concetto di sviluppo o evoluzione della natura e della cultura. La linguistica è scienza
dei principi, una scienza storica che contiene una componente nomotetica essenziale, ossia quella
psicologica.
Non si può parlare di etnopsicologia, studiata invece da Wundt dopo Steinthal, e secondo il quale
doveva servire ad esaminare i prodotti dello spirito originati storicamente, come il linguaggio.
Paul polemizzò contro Wundt spiegando il funzionamento del linguaggio tramite la sola psicologia
individuale. Ci sono tante lingue quanti individui e l'attività linguistica si basa sull'uniformità
costituzionale degli individui: l'organizzazione mentale e corporea è fondamentalmente la stessa.
L'interazione produce l'uso linguistico, una sorta di media derivata dal confronto dei singoli
organismi linguistici.
L'apprendimento del linguaggio si basa sul raggruppamento delle entità linguistiche in gruppi
formali, per esempio tutte le prime persone del verbo, e in gruppi materiali come i casi o le
flessioni. L'incrocio dei due crea i gruppi proposizionali, responsabili della maggior parte dei
fenomeni analogici, che hanno potere creativo non solo nel campo fonologico, morfologico e
lessicale, ma anche sintattico, come dimostra il fatto che le frasi si formano al momento.
L'analogia è il meccanismo fondamentale del funzionamento del linguaggio

2.4.3 I neogrammatici e la ricostruzione dell'indoeuropeo

I principi teorici dei neogrammatici guidavano le loro ricerche empiriche.


Brugmann affrontò il problema classico delle desinenze verbali indoeuropee, centrale in Bopp,
che aveva sostenuto derivassero da pronomi. Brugmann non giunse ad una soluzione soddisfacente
e preferì lasciare il problema irrisolto.
I neogrammatici non negarono che una lingua madre indoeuropea fosse esistita ma non cercarono
di costruire ipotesi di paleontologia linguistica, disciplina fondata da Pictet. Nella loro opera
troviamo i germi della concezione algebrica della lingua madre indoeuropea: le forme ricostruite
sono la semplice abbreviazione delle corrispondenze riscontrate tra le varie lingue.

2.4.4 Altri linguisti del secondo Ottocento: Ascoli, Schuchardt, Gilliéron

Ascoli (1829-1907) è considerato il fondatore della linguistica scientifica in Italia. A lui è dovuta
l'invenzione del termine glottologia, sul modello di Sprachwissenschaft, ossia "scienza del
linguaggio". Fu il primo italiano ad applicare con assoluta competenza i metodi elaborati dalla
linguistica storico-comparativa da Bopp in poi. Si occupò sia di lingue indoeuropee antiche che di
lingue e dialetti romanzi, soprattutto di area italiana.
Le sue osservazioni portarono alla ricostruzione del sistema delle consonanti velari. L'indoeuropeo
primitivo aveva una velare pura *k, una con intacco palatale *k' e una labiovelare *kw, un unico
suono prodotto con un lieve arrotondamento delle labbra. Il latino e le lingue occidentali
conservano k e kw, il sanscrito e le orientali mutano la velare palatale nella fricativa [s] e unificano
la labiovelare con la velare pura. Le osservazioni di Ascoli furono pubblicate nel 1870 e gli
procurarono un notevole prestigio internazionale.
L'opera di Ascoli pose le premesse della scuola neogrammatica, eppure lo studioso credeva
nell'etnologia e dava grande importanza ai fenomeni di sostrato. Lamentava il disinteresse per i
problemi dell'origine del linguaggio e il distacco della linguistica all'antropologia; l'indoeuropeo
doveva essere espressione di un'unità etnica ed antropologica, secondo una visione opposta a quella
algebrica.
Fondò la rivista Archivio Glottologico Italiano su cui nel 1873 pubblicò i suoi Saggi ladini.

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Il suo interesse per i dialetti, romanzi in particolare, lo accomunò a Schuchardt (1842-1927), un
linguista antisistematico che pose l'accento sulla frammentazione dialettale.
Ognuno parla un proprio dialetto o idioletto, secondo la stessa idea di Paul. Tuttavia, diversamente
da quest ultimo, Schuchardt riteneva possibili solo ricerche specifiche, come l'etimologia di singole
parole, e fu un oppositore delle leggi fonetiche e della loro pretesa "ineccepibilità".
Lo studio dei dialetti o dialettologia come disciplina autonoma fu creazione di Gilliéron
(1854-1926), che inaugurò una nuova metodologia basata sulla raccolta sul campo del materiale
dialettale. Con l'aiuto dell'intervistatore Edmond Edmont, che non era un linguista ma era dotato di
una straordinaria sensibilità fonetica, sottopose un questionario a parlanti dialettali in 639 località
della Francia. Il risultato fu l'Atlas linguistique de la France, costituito da una carta geografica per
ogni parola indagata. A questo si ispirarono Jaberg e Jacob, autori dell'Atlante Italo-Svizzero (1928)
e Bartoli, sulle cui ricerche si basa la pubblicazione, ancora in corso, dell'Atlane Linguistico
Italiano (1926-1994).
Gilliéron si rese conto che era impossibile tracciare confini definiti tra i dialetti e che dovevano
esistere, accanto ai mutamenti fonetici,altre causa di cambiamento delle parole. Una delle più
famose è rappresentata dalle "collisioni omonimiche", come quella tra le parole per "gallo" e
"gatto" nei dialetti francesi del sud-ovest, risolta facendo del gallo un fagiano o, scherzosamente, un
vicario. Le omonimie intollerabili sono sanate da questi "mezzi terapeutici".

2.4.5 Il dibattito sulle leggi fonetiche

La posizione dei neogrammatici suscitò in Curtius e Ascoli, Schuchardt e Gilléron il rifiuto di


considerare la linguistica come una scienza naturale.
Le leggi fonetiche sono state attive solo in un determinato periodo e in uno spazio geografico
delimitato. A una tale limitazione sfuggono le leggi delle scienze della natura.
I neogrammatici abbandonarono col tempo l'assunzione che le leggi fonetiche sono analoghe alle
leggi delle scienze naturali ma non a considerare la linguistica una disciplina metodologicamente
affine alle scienze della natura. Le lingue mutano nel tempo con regolarità, le leggi fonetiche non
hanno eccezioni. Gli stessi fattori agiscono in ogni lingua e in ogni epoca, l'analogia opera tanto
nelle fasi moderne quanto nelle antiche e antichissime di tutte le lingue.
Ascoli aveva contribuito all'affermazione dell'ineccepibilità delle leggi fonetiche, ma non era
d'accordo con l'uniformismo dei neogrammatici. Era l'impostazione psicologista della linguistica
che Ascoli non condivideva, dando invece grande importanza ai fattori etnici.
Schucardt nel saggio Sulle leggi fonetiche. Contro i neogrammatici (1885) definì la linguistica
come una scienza dello spirito o Geistesissenschaft. Non è possibile distinguere un mutamente
fonetico dovuto all'operare di una legge fonetica da un altro dovuto a una scissione dialettale, come
è impossibile determinare un periodo cronologico nella storia delle lingue, poiché ogni loro stadio
è transitorio.

3.3 LA LINGUA COME CODICE: FERDINAND DE SAUSSURE

3.3.1 Cenni su Saussure e sulla composizione del Corso di linguistica generale

Saussure (1857-1913), nato a Ginevra, studiò dapprima in Svizzera, poi a Lipsia. Si dedicò alla
grammatica storico-comparativa e analizzò il sistema vocalico della lingua madre indoeuropea in
termini nuovi. L'innovazione principale era quella di coefficiente sonantico, un'entità assente nelle
lingue indoeuropee attestate; ipotizzandone l'esistenza nella lingua madre ricostruita, le alternanze
tra vocali brevi e lunghe possono essere spiegate in modo semplice. Quando il coefficiente
semantico ricorre da solo tra consonanti si trasforma in vocale, in modo diverso da lingua a lingua.
A Parigi ottenne un posto di insegnamento alla Ecole des Hautes Etudes, che lasciò dieci anni dopo
per tornare a Ginevra. I suoi scritti inediti sono stati in parte pubblicati dopo la sua morte. Il suo
obiettivo era una riflessione generale sui metodi e gli scopi della linguistica, per "mostrare al
linguista ciò che egli fa", come scrisse in una lettera a Meillet. I suoi allievi Bally e Sechehaye,
basandosi sugli appunti presi da alcuni uditori, pubblicarono in tre edizioni, tra il 1916 e il 1922, il

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Cours de languistique générale. Un considerevole aiuto alla ricostruzione dell'autentico pensiero
saussuriano venne dal lavoro di Godel d Engler, che disponeva di appunti scoperti più recentemente
e che si servì anche di alcune note autografe. Tullio De Mauro ha corredato l'opera di un
amplissimo commento.

3.3.2 Le "dicotomie saussuriane"

Alcuni studioso hanno tentato di collocare correttamente Saussure nel suo tempo. La sua
formazione si svolse nello stesso ambiente dei neogrammatici.
E' abituale riassumere il suo pensiero per mezzo di quattro dicotomie, cioè opposizioni binarie tra
concetti: langue e parole, sincronia e diacronia, significante e significato, rapporti sintagmatici e
paradigmatici.
La prima dicotomia era già presente in Paul e in Gabelentz, la terza negli Stoici, la quarta ancora in
Paul. Saussure si distaccò dagli studiosi precedenti per il suo approccio sistemico: ogni entità della
lingua può essere definita esattamente solo in base al sistema di relazioni che ha con le altre entità.
Questa impostazione caratterizzerà la linguistica strutturale, cioè la corrente dei linguisti più
direttamente influenzati da Saussure, tra cui Hjelmsley. Un altro tratto originale di Saussure è la
tendenza a costruire una linguistica autonoma rispetto alle altre discipline.

3.3.3 Il problema del sociale e dell'individuale nel linguaggio: langue e parole

Questa dicotomia è meno netta di quanto appaia. Il linguaggio ha un lato sociale, la langue.
L'utilizzo che di questo repertorio fanno i singoli parlanti è detta parole, l'azione concreta del
parlare. Il parlante associa a un concetto una immagine acustica attraverso un processo psichico,
trasmette agli organi fonatori gli impulsi corrispondenti tramite un processo fisiologico, questi
impulsi generano onde sonore mediante un processo fisico. Questi tre processi si riproducono in
ordine inverso nell'ascoltatore. Si stabilisce una sorta di media: tutti riprodurranno
approssimativamente gli stessi segni uniti agli stessi concetti. E' il legame sociale che costituisce la
langue, un tesoro depositato dalla pratica della parole nei soggetti appartenenti a una stessa
comunità.
La loro gerarchia è opposta rispetto a quella esistente tra uso linguistico e attività linguistica
individuale, prioritaria in Paul.
Il linguaggio o langage è l'oggetto multiforme da suddividere in langue e parole ma anche la
facoltà che permette agli esseri umani di acquisire una lingua, ed è per questo detto anche facoltà
del linguaggio.
Anche Gabelentz distingue tre sensi del termine linguaggio: discorso, lingua singola e capacità
linguistica. Si muove ancora in una prospettiva etnopsicologia e vede il linguaggio come un'entità
psicologica superiore all'individuo. Manca la concezione della langue come sistema.

3.3.4 Distacco dalla linguistica di impostazione neogrammatica: sincronia e diacronia

Sincronia e diacronia designano rispettivamente uno stato di lingua ed una fase di evoluzione. Già
Paul distingueva tra grammatica descrittiva e grammatica storica. Il programma della grammatica
tradizionale è strettamente sincronico, viceversa la linguistica moderna può dirsi interamente
assorbita dalla diacronia. Anche per Paul i nessi causali, gli oggetti e i fatti reali possono essere colti
solo se ci si pone nella prospettiva della grammatica descrittiva.
Saussure capovolge il punto di vista: l'aspetto sincronico domina sull'altro poiché la massa parlante
è la vera e unica realtà.
Una posizione simile si trova in Gabelentz ma Saussure definisce la diacronia come una serie di
avvenimenti indipendenti e la sincronia come il rapporto tra elementi simultanei, come un sistema.
I fatti sincronici sono sistematici e significativi, quelli diacronici isolati e ateleologici. Le posizioni
saussuriane determinano un cambiamento radicale nell'orientamento della linguistica del
Novecento.

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Le leggi sono entità sociali e in quanto tali devono essere imperative e generali entro certi limiti di
tempo e di luogo. Le leggi sincroniche e diacroniche vanno distinte; le prime sono generali ma non
imperative, descrivono una regolarità che può essere violata, dando origine a un nuovo stato di
lingua, le seconde sono imperative in quanto registrano delle corrispondenze che si sono sempre
verificate, ma non sono generali perché riguardano solo fatti singoli, isolati, non l'intero sistema. Le
leggi linguistiche dei neogrammatici sono di tipo diacronico.
Il punto di vista pancronico, tipico delle leggi delle scienze naturali, non raggiunge mai i fatti
particolari della lingua.

3.3.5 Significante e significato: il concetto di "segno"

Il segno è un'entità psicologica a due facce, costituito da un concetto, poi detto significato o
signifié, e da un'immagine acustica, poi significante o signifiant. Questi termini hanno un valore
tecnico.
Il legame tra i due aspetti è arbitrario, quindi lo è anche il segno. Questa dottrina va oltre il
convenzionalismo di Aristotele o di Whitney; il segno linguistico è un rapporto interno al
linguaggio stesso, la combinazione tra linguaggio e realtà crea una forma, non una sostanza.
Il segno ha un valore determinato solo dal rapporto con gli altri segni del sistema. Il suo valore è
differenziale e oppositivo, è cioè lo spazio che non è occupato dagli altri segni. Nella lingua vi sono
solo differenze senza termini positivi. Due significati sono distinti se indicano altrettanti
significanti, e viceversa.
Le lingue sono insiemi di valori determinati dal loro rapporto reciproco, che si riferiscono alla
realtà in modi diversi. Non significa che la nostra percezione della realtà sia condizionata dal
linguaggio, ma semplicemente che ogni lingua si rapporta diversamente alla realtà.
La linguistica è parte della semiologia, una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita
sociale. Questo condizionamento storico e sociale è il motivo fondamentale dell'arbitrarietà del
segno.

3.3.6 Rapporti sintagmatici e rapporti associativi

Hjemslev propose di sostituire il termine "associativo" con "paradigmatico" per eliminare ogni
traccia di psicologismo e l'innovazione terminologica ebbe successo. Secondo Saussure
l'opposizione tra sintagmi e paradigmi è l'unica vera divisione razionale della grammatica e supera
la tradizionale distinzione tra morfologia e sintassi, entrambe esempi di rapporti sintagmatici.
I rapporti associativi o paradigmatici appartengono alla langue. Secondo la lettura di De Mauro le
frasi e i sintagmi appartengono invece alla parole in ciò che hanno di dipendente dalla volontà
individuale, quindi non totalmente.

3.4 SVILUPPI DELLA LINGUISTICA SAUSSURIANA

3.4.1 Lo strutturalismo come corrente linguistica e come movimento culturale

Gli studiosi appartenenti alle scuole strutturaliste di Ginevra, Copenaghen e Praga si muovevano in
grande autonomia. Avevano alcune caratteristiche comuni che si richiamavano al pensiero di
Saussure, come la concezione della lingua come sistema o struttura, che è ciò che le distingueva
dalla scuola neogrammatica. Abbandonarono lo psicologismo.
Strutturalisti furono Guillame e Tesnière, Firth, alcuni statunitensi e Benveniste.
Con strutturalismo si è indicato un movimento culturale sviluppatosi tra gli anni cinquanta e
settanta soprattutto in Francia, anche in campi extralinguistici: nell'antropologia culturale con
Lévi-Strauss, nella psicanalisi, nella filosofia marxista. Questi studiosi si ispiravano a Jakobson, che
aveva elaborato una metodologia generale da applicare a tutte le scienze umane.

3.4.2 Le scuole di Ginevra, di Praga e di Copenaghen

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I primi membri della scuola di Ginevra furono gli editori di Saussure Bally e Sechehaye, ancora
legati allo psicologismo. Sechehaye individuava come uno dei compiti della linguistica teorica la
soluzione del problema grammaticale, cioè quello che si pone quando si cerca dietro la grammatica
il suo fondamento psicofisiologico. Distinse una scienza del linguaggio affettivo, legata alla
psicologia individuale, e un del linguaggio organizzato, legata alla psicologia collettiva. Aggiunse
a tutto ciò una preoccupazione di ordine e di sistema che lo accomunava a Saussure.
Presentò con Bally una relazione congiunta al I Congresso dei linguisti, tenutosi all'Aja nel 1928,
in cui ribadì alcuni punti fondamentali della dottrina di Saussure. Lì si realizzò l'incontro diretto tra
gli studiosi della scuola di Ginevra e quelli della scuola di Praga.
Il terzo esponente più importante della scuola fu Frei (1899-1980), allievo di Bally, che scrisse una
Grammatica degli errori del francese contemporaneo. Gli errori sono dovuti all'azione dell'esigenza
di assimilazione, di differenziazione, di brevità e di espressività. La linguistica funzionale è la
scienza dei rapporti tra necessità linguistiche e processi linguistici.
Nel 1926 Mathesius fondò il Circolo linguistico di Praga, nella città sede di una cultura
cosmopolita. Karcevskij fu l'anello di congiunzione tra Saussure e il circolo. Jakobson vi rimase
fino al 1939, prima di rifugiarsi nei paesi scandinavi e di trasferirsi negli Stati Uniti, dopo aver
collaborato con la scuola dei formalisti russi e con alcuni poeti d'avanguardia quali Majakovskij.
Trubeckoj dagli iniziali interessi etnografici si volse alla linguistica storico-comparativa fino a
diventare professore all'Università di Vienna. Sua è la nozione di gruppo linguistico sia nel senso di
lega, composta dalle lingue che mostrano caratteri comuni sviluppati per convergenza, ossia per
contatto reciproco, sia nel senso di famiglia, che consiste in lingue i cui caratteri comuni derivano
da una stessa lingua madre. La lega presenta sintassi, morfologia e lessico culturale comuni, la
famiglia un lessico elementare e una serie di corrispondenze fonetiche sistematiche. Trubeckoj
conciliava così la teoria delle onde e il modello ad albero genealogico. Le lingue indoeuropee non
andrebbero definite tali in base a una supposta origine comune ma in quanto condividono sei
determinate caratteristiche. Alcune lingue possono cessare di essere indoeuropee, altre diventarlo.
Trubeckoj riduceva quindi la parentela linguistica genealogica a un tipo particolare di parentela
tipologica.
Le tesi del '29 riassumono le posizioni del Circolo di Praga: un atteggiamento antistoricistico, una
concezione dinamica del sistema, un deciso antipsicologismo, un interesse per i fenomeni di
convergenza linguistica, che trova la sua formulazione nella nozione di lega linguistica,
un'attenzione per i problemi del linguaggio poetico, considerati nella loro specificità.
L'impostazione è struttural-funzionalista.
Anche la scuola di Copenaghen si raccolse intorno a un circolo linguistico fondato nel 1931.
Brøndal e Hjelmslev fondarono la rivista Acta linguistica, che si apriva con un editoriale polemico
con la neogrammatica; la nuova linguistica era nettamente neopositivista. Hjemslev volle fondare la
linguistica sulla logica, nel senso della logica della scienza elaborata dai filosofi neopositivisti.

3.4.3 Le origini del funzionalismo linguistico: Bally, Mathesius e le "Tesi del '29"

Potremmo definire il funzionalismo come il tentativo di spiegare le strutture del linguaggio in base
al suo uso come strumento di comunicazione. Studi di questo genere avevano avuto qualche
antecedente nell'Ottocento con Wegener e Svedelius. Questa impostazione caratterizza alcuni
studiosi della scuola di Ginevra e tutti quelli di Praga.
Bally non si definisce esplicitamente funzionalista, ma la sua concezione del linguaggio in parte
anticipa quelle praghesi. Il linguaggio naturale comprende un aspetto intellettuale e uno affettivo,
emotivo o espressivo. L'uso concreto del linguaggio implica sempre una relazione dialogica. La
stilistica è la disciplina che deve descrivere l'azione combinata dell'aspetto intellettuale e di quello
affettivo.
Bally interpreta la langue come insieme di concetti virtuali che devono essere accompagnati da
attualizzatori. La langue precede la parole dal punto di vista statico, cioè sincronico; questo
rapporto è però inverso dal punto di vista genetico.

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Il fondatore del circolo di Praga Mathesius tracciava una distinzione tra un modo statico e uno
dinamico di analizzar il linguaggio, rifacendosi al filosofo ceco Masaryk. Parlava anche di
potenzialità dei fenomeni linguistici, un'idea vicina alla langue saussuriana.
Mathesius adottò un'impostazione funzionalistica influenzata da Jespersen, da Wegener e
probabilmente anche da Vossler. L'analisi formale o grammaticale suddivide la frase in soggetto e
predicato, quella concreta in tema ed enunciato o rema. La misura in cui coincidono è diversa nelle
diverse lingue. Dopo la seconda guerra mondiale queste analisi hanno goduto di una grande
popolarità sotto il nome di prospettiva funzionale di frase.
Karcevskij aveva passato vari anni a Ginevra prima di trasferirsi a Praga. Il suo contributo fu
significativo al congresso dell'Aja. L'intervento dei praghesi è firmato da lui, Jakobson e Trubeckoj,
quello dei ginevrini da Bally e Sechehaye. I due gruppi fusero le proprie tesi in una formulazione
comune in sei punti.
Il contributo dei praghesi rappresenta l'incontro tra funzionalismo e idee saussuriane. Si
concentrano sull'analisi del sistema fonologico, definito come un insieme di correlazioni
fonologiche collegate da rapporti di implicazione. Questo è uno dei fattori più importanti dei
cambiamenti fonetici, quindi le esigenze fonetiche comandano anche in diacronia. Al meccanicismo
e all'atomismo dei neogrammatici e di Saussure bastava sostituire una concezione teleologica e
sistematica del cambiamento linguistico.
Queste posizioni furono riprese ed ampliate nelle tesi presentate nell'anno successivo al congresso
dei filosofi slavi a Praga, le famose dieci tesi del '29. La prima è dovuta a Jakobson e a Mathesius
e si intitola "Problemi di metodo derivanti dalla concezione della lingua come sistema e importanza
di tale concezione per le lingue slave". La lingua è un sistema di mezzi di espressione appropriati ad
un fine. L'analisi sincronica è il mezzo più appropriato per studiare una lingua, ma l'opposizione
con la diacronia non è assoluta. La comparazione serve per ricostruire l'origine comune delle
lingue, ma anche per scoprire le leggi strutturali dei sistemi. I cambiamenti sono un
concatenamento secondo le leggi dei fatti evolutivi, secondo una concezione nomogenetica.
La seconda tesi è dedicata ai "Compiti da affrontare per lo studio di un sistema linguistico". La
prima parte, stesa da Jakobson, riguarda l'opposizione tra suono come fatto fisico e l'elemento
funzionale ed elenca i compiti della fonologia sincronica. La seconda parte, di Mathesius, individua
tre discipline: la teoria della parola come denominazione, la teoria dei processi sintagmatici e la
morfologia, intesa come la teoria dei sistemi delle forme di parole e di gruppi, una materia
trasversale.
La terza tesi è intitolata "Problemi per ricerche intorno alle langues di diverse funzioni" e fu stesa
da Jakobson, Havrànek e Mukařovsky. E' divisa in tre parti, dedicate alle funzioni della lingua, alla
lingua letteraria e alla lingua poetica. La prima parte introduce le distinzioni funzionali necessarie
tra linguaggio interno e manifesto e tra linguaggio intellettuale ed affettivo. Se il linguaggio è
diretto verso il significato ha una funzione comunicativa, se è diretto verso il segno stesso ha
funzione poetica. Jakobson riprenderà queste tematiche molto più tardi, sostenendo che le funzioni
del linguaggio sono sei: emotiva, relativa all'emittente, conativa, al destinatario, referenziale, al
contesto, metalinguistica, al codice, fàtica, al canale di comunicazione, poetica, al messaggio.

3.4.4 La fonologia praghese

Negli anni trenta del Novecento il circolò di Praga pubblicò i Travaux du Cercle Linguistique de
Prague. Nel quarto volume uscì un lavoro di Jakobson dedicato ai Principi di fonologia storica. Il
settimo è costituito dai Grundzüge der Phonologie di Trubeckoj.

La fonetica è la scienza dei suoni della parole, la fonologia la scienza dei suoni della langue. Il
fonetista esamina le particolarità acustiche e articolatorie dei suoni del linguaggio, il fonologo
studia ciò che ha funzione di elemento distintivo delle parole in base alla capacità di distinguere o
meno dei significati. Anche la fonologia fa uso di concetti fonetici, ma solo come punto di partenza.

Jakobson descrive i fonemi come termini di opposizione fonologica non suscettibili di essere divisi
in sotto-opposizioni fonologiche, mentreTrubeckoj come un concetto linguistico e non psicologico,

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l'insieme delle proprietà fonologiche pertinenti di una forma fonica. L'insieme di tutte le proprietà
pertinenti e non è invece il suono linguistico.
Per essere considerati tali, due suoni devono poter ricorrere nella stessa posizione e produrre un
cambiamento di significato. Se è sufficienti una coppia minima, questo non significa che
l'opposizione sia limitata a questa: un fonema è in opposizione con tutti gli altri fonemi del sistema
fonologico con cui può ricorrere nella stessa posizione.
Al concetto di fonema si contrappone quello di variante, cioè di realizzazione diversa di uno stesso
fonema, il cui scambio non produce quindi un cambiamento di significato. Le varianti facoltative
sono suoni diversi che ricorrono nella medesima posizione senza produrre un cambiamento di
significato, quelle combinatorie sono realizzazioni di uno stesso fonema in contesti diversi. Non
esiste un inventario universale dei fonemi: essi sono individuati solo in base al sistema fonologico
della lingua data.

L'analisi del sistema fonologico è uno dei compiti essenziali della fonologia. I membri di
un'opposizione fonologica hanno una base di confronto. Le opposizioni si classificano in base a tre
criteri. In base al loro rapporto con l'intero sistema di opposizioni si classificano in bilaterali,
multilaterali, proporzionali, quando il rapporto tra i membri è identico a quello tra i membri di
un'altra opposizione, e isolate, quando non sono proporzionali. Dal punto di vista del rapporto tra i
suoi membri un'opposizione è privativa quando uno dei suoi membri è contrassegnato dalla
presenza di un tratto assente nell'altro, il che dà luogo alla definizione di membri marcati e non
marcati, è graduale quando la stessa proprietà si realizza in gradi diversi è equipollente quando i
membri stanno logicamente su un piano di parità. La fonologia binaristica di Jakobson permetterà
di ricondurre le opposizioni graduali ed equipollenti a opposizioni privative.
La differenza tra opposizioni costanti e neutralizzabili sta nella loro capacità, se neutralizzate, di
mantenere i tratti rilevanti comuni a tutti e due i membri, cioè la loro base di confronto, ovvero
l'arcifonema convenzionalmente indicato con la maiuscola.

Il mutamento di un suono può non avere effetti fonologici: in questo caso è detto mutamento
extrafonologico. Quando il mutamento di suono abolisce una opposizione tra fonemi si ha una
defonologizzazione, viceversa, si ha fonologizzazione. La rifonologizzazione si ha quando
un'opposizione cambia di tipo. Altri mutamenti riguardano la scissione di un fonema in due e la
fusione in un unico fonema di un gruppo di fonemi.
I mutamenti fonologici servono a mantenere l'equilibrio del sistema fonologico.
E' un esempio della concezione finalistica della diacronia della scuola di Praga. Jakobson propone
un metodo integrale, il cui primo principio è che ogni modificazione deve essere trattata in funzione
del sistema. Qui sta lo sblocco logico del cammino intrapreso dai neogrammatici per emancipare la
linguistica della metodologia delle scienze naturali, secondo la visione di Jakobson. L'origine dello
strutturalismo non linguistico risiede nel tentativo di applicare questa metodologia anche ad altre
discipline.

3.4.5 Sviluppi della scuola di Praga dopo la seconda guerra mondiale

Il circolo linguistico di Praga riprese la sua attività dopo la guerra. Non erano più presenti
Trubeckoj e Mathesius. La nuova dittatura comunista cecoslovacca bollò come borghese qualunque
tipo di strutturalismo. Negli anni sessanta a Praga si costituì un gruppo noto come seconda scuola
di Praga.

Jakobson pubblicò nel 1941 Linguaggi infantile, afasia e leggi fonetiche generali. L'ordine di
acquisizione dei suoni linguistici da parte del bambino è speculare a quello della loro perdita da
parte dell'afasico.
Queste leggi generali dell'acquisizione si riconducono a leggi generali della struttura dei sistemi
fonologici.
Le leggi fonetiche generali si presentano come enunciati di forma implicazionale. Le leggi
fonetiche dei neogrammatici erano limitate nello spazio e nel tempo e giudicate dai praghesi

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meccaniche, cioè non giustificate in base alle finalità del sistema: i rapporti implicazionali
intendono invece essere validi per tutte le lingue e hanno il loro fondamento nella struttura generale
dei sistemi fonologici.
Trubeckoj aveva osservato che ogni fonema si compone di diverse proprietà, tratti o Merkmale.
L'innovazione del binarismo di Jakobson consiste nell'affermare che questi tratti sono binari, cioè
che i fonemi sono caratterizzati dalla presenza o dall'assenza di determinati tratti distintivi, da
indicare con i segni + e -. Alcuni tratti distintivi sono intrinseci, come l'essere vocalico o
consonantico, altri sono prosodici, come tono e quantità.
Tutte le opposizioni graduali di Trubeckoj sono riformulabili come privative. Il significato dei
termini compatto e diffuso è definito in termini di fonetica acustica, ossia in base alla distribuzione
dell'energia sonora: nei fonemi compatti, questa è concentrata in una zona centrale dello spettro, nei
fonemi diffusi lungo tutto lo spettro, che è una sorta di fotografia del suono ottenibile tramite lo
spettrografo. I tratti teso e grave sono prodotti dalla maggior o minor deformazione dell'apparato
orale, in rapporto alla posizione di riposo. Se l'opposizione non è pertinente, si indica con uno 0.
La prima opposizione acquisita è quella [+-vocalico] [+-consonantico], compatto e diffuso, poi [+-
grave].
Il binarismo è alla base della fonologia generativa di Chomsky e Jalle. E' stato respinto da Martinet.

Martinet ebbe stretti contatti con la scuola di Praga. Fondò il Circolo linguistico di New York,
considerato una filiale di quello praghese. Sviluppò la considerazione funzionale del linguaggio.
Una notevole preoccupazione di Martinet è quella di individuare le proprietà che distinguono il
linguaggio umano: la funzione comunicativa, la natura fonica, perché è essenzialmente vocale, la
doppia articolazione. Le lingue naturali sono analizzabili in diverse specie di unità, quelle di prima
articolazione sono i segni, dotati di significante e significato e di numero illimitato, quelle di
seconda articolazione sono i fonemi che compongono i segni, distintivi del significato ma non
dotati di un significato proprio e in numero molto limitato. Il fatto che il linguaggio sia
doppiamente articolato è dovuto a motivi di economia, di aiuto alla memoria. Inoltre i nostri organi
fonatori hanno delle capacità limitate. L'economia indica il bilanciamento di due tendenze opposto:
il minimo sforzo e l'efficienza comunicativa, in uno dei tanti casi di ricorso al buon senso.
Nel suo trattato di fonologia diacronica del 1955. Martinet dava importanza non solo ai fattori
interni ma anche a quelli esterni del cambiamento fonetico, relativi al sistema linguistico e dovuti
all'ambiente, alle tradizioni, alla costituzione somatica dei soggetti o ai contatti con altre comunità.
Questo richiamo all'osservazione empirica è alla base del rifiuto del binarismo, cui rivolge l'accusa
di apriorismo perché la ricerca sulle lingue umane è ancora troppo limitata e perché niente prova
che l'ascoltatore decodifichi i segnali in modo binario. Jakobson ha una visione deduttiva, Martinet
induttiva, secondo una contrapposizione epistemologica che si ritrova nelle discussioni odierne tra
generativisti e funzionalisti.
I fenomeni di mutamento extrafonologico sono la rifonologizzazione, quando un fonema isolato
entra a far parte di una correlazione, cioè di una serie di opposizioni bilaterali, la
defonologizzazione, cioè l'abbandono di opposizioni fonematiche che non offrivano vantaggi capaci
di controbilanciare il dispendio di energia e attenzione richiesto al loro mantenimento, e la
fonologizzazione, che consiste nel trasferimento di alcuni tratti distintivi da un segmento all'altro
della catena.
Queste considerazioni si possono riassumere nel concetto di equilibrio del sistema già introdotto da
Jakobson. L'equilibrio non viene mai raggiunto perché una lingua serve ad esprimere delle esigenze
mutevoli e perché le lingue sono continuamente in contatto tra loro.
Per quanto riguarda la sintassi funzionale, occorre esplicitare i mezzi che permettono
all'ascoltatore di ricostruire l'esperienza che gli è comunicata tramite le unità di prima articolazione.

3.4.6 Scuola di Copenaghen: la glossematica di Jjemslev e Uldall

Hjemslev pubblicò nel 1943, in danese, i suoi Fondamenti della teoria del linguaggio, poi
ribattezzati Prolegomeni. Cominciò ad elaborare la sua teoria con Uldall, teoria a cui fu dato il
nome di glossematica, da glossa, cioè lingua, ed -ema, che indica le unità di analisi; il glossema è

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quindi un'unità minima di analisi a qualunque livello. A questa linguistica trascendente, cioè basata
sulla psicologia, sulla sociologia o su altre discipline, Hjelmslev contrappone una linguistica
immanente, rivolta solo all'analisi dell'insieme strutturale.
La teoria linguistica deve essere arbitraria, ovvero in se' indipendente da qualsiasi esperienza e
costituente un sistema puramente deduttivo, e deve essere adeguata, introdurre certe premesse che
adempiono le condizioni di applicazione a certi dati empirici. Questi concetti sono ispirati alla
filosofia della scienza di Carnap. In linguistica si parte da alcuni concetti definiti arbitrariamente
e in modo adeguato e si sviluppa un calcolo arbitrario; se in base ad esso ricaviamo delle
conseguenze che corrispondono a fatti osservati in qualche lingua, è adeguato.
Le entità linguistiche fondamentali sono le funzioni, che costituiscono il vero principio inerente e
costitutivo della struttura. Le dipendenze interne alla struttura possono essere di tre tipi:
interdipendenze, se i due termini si presuppongono reciprocamente, determinazione, se uno dei
termini presuppone l'altro ma non viceversa, e costellazione, se i due termini sono compatibili ma
non si presuppongono a vicenda. Questi tre tipi di dipendenze si moltiplicano per due, in quanto si
combinano sui due assi paradigmatico e sintagmatico, definiti processo e sistema. Nel processo si
ha una funzione "e", cioè una coesistenza di elementi, nel sistema una funzione "o", cioè
un'alternanza di elementi.
La funzione segnica indica l'interdipendenza tra espressione e contenuto: Hjemslev parte
dall'affermazione che la combinazione di significante e significato produce una forma, sulla base
della quale si confrontano le lingue e si può trovare un fattore comune che riceve nelle lingue
diverse formazioni. Questo fattore comune o materia è organizzato diversamente nelle diverse
lingue, in base alla loro diversa forma; la sostanza è quindi la materia formata dalla lingua. Quindi
i fonemi sono le figure dell'espressione, mentre le unità semantiche minime sono le figure di
contenuto.
Figure dell'espressione e del contenuto non sono in corrispondenza biunivoca. I due piani non sono
conformi. La biplanarità è una caratteristica di ogni sistema di segni o semiotico; altri sistemi di
segni che non richiedono la postulazione di due piani sono detti simbolici.
La semiotica è dunque un sistema necessariamente caratterizzato da due piani, è denotativa. Una
semiotica denotativa è quella in cui il cui piano dell'espressione sia a sua volta una semiotica. Una
metasemiotica o metalingua ha una semiotica denotativa come piano del contenuto. Una
semiologia ha come piano del contenuto una semiotica connotativa. Una metasemiologia ha come
piano del contenuto una semiologia. Questa visione è detta pansemiotica.
Le figure sono dette successivamente elementi, dell'espressione o del contenuto. La lingua è un
sistema di elementi destinati ad occupare certe posizioni nella catena, ad entrare in certe relazioni.
Gli elementi si organizzano in categorie, che costituiscono la struttura della lingua, che è a sua volta
un insieme di possibilità che si contrappone all'uso della lingua, che decide quali possibilità saranno
sfruttate. I segni appartengono all'uso della lingua. L'oggetto della linguistica storico-comparativa è
la parentela linguistica genetica, una funzione tra elementi dell'espressione di lingue diverse, di cui
le leggi fonetiche sono esempio. Le apparenti eccezioni alle leggi fonetiche sono in realtà
controcasi. Una tipologia linguistica esauriente è il compito più importante della linguistica.

3.4.7 Dalla teoria del segno alla teoria degli atti linguistici: Benveniste

Benveniste (1902-1976) fu allievo di Martinet, allievo a sua volta di Saussure. La sua teoria della
radice si collega alle ipotesi saussuriane sui coefficienti sonantici dell'indoeuropeo. Tutte le radici
indoeuropee sarebbe riconducibili alla struttura consonante + vocale e oppure o + consonante. Se
alla vocale segue un coefficiente sonantico, essa si allunga, se il coefficiente precede, la vocale
cambia timbro, a seconda del tipo di coefficiente. Alla ricostruzione lingusiticae e culturale
dell'indoeuropeo dedicò numerosi lavori.
Si occupò anche della revisione critica del concetto di segno in Saussure. Il rapporto del significato
con la realtà è arbitrario mentre il rapporto tra significante e significato è necessario; i segni
linguistici sono valori determinati dal sistema, relativi gli uni agli altri. Benveniste contribuì quindi
ad eliminare la confusione tra arbitrario in senso saussuriano e convenzionale nel senso
tradizionale.

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La soggettività del linguaggio indica che la comunicazione linguistica avviene anzitutto grazie
all'azione di un io parlante soggetto dell'enunciazione, che può coincidere o meno con il soggetto
dell'enunciato. Benveniste analizzò i rapporti tra le tre persone grammaticali, definendo le prime
due come persone e la terza come non-persona, per cui in molte lingue non esistono desinenze
verbali. Si chiarisce il paradosso dei verbi detti impersonali, tutti alla terza persona, paradosso
dovuto al fatto che si confonde persona con soggetto.
La soggettività si manifesta anche nel fatto che alcuni tipi di enunciazioni costituiscono delle
azioni. Questa condizione non è data dal senso del verbo, è la soggettività del discorso che la rende
possibile, e senza soggettività l'enunciazione si trasforma in una semplice descrizione. Più o meno
negli stessi anni Austin giungeva a risultati simili nella sua ricerca sui performativi.

3.5 ALTRI STRUTTURALISTI EUROPEI DELLA PRIMA META' DEL NOVECENTO

3.5.1 Guillame e Tesnière

Guillame e Tesnière si concentrarono più sulla sintassi che sulla fonologia e morfologia.

I testi delle lezioni di Guillame si basano sulle lezioni tenute a Parigi dal 1938 al 1960.
Si colloca nel solco delle dottrine linguistiche saussuriane ma nella sua opera si possono riscontrare
richiami alle teorie filosofiche di Bergson dedicate al concetto di tempo come è colto
immediatamente dalla coscienza dell'individuo, distinto dal tempo spazializzato della fisica. Il
concetto specifico introdotto da Guillame è quello di tempo operativo, che è portatore e vettore dei
fenomeni linguistici, sotto cui si trova tutta una cronologia nozionale occulta.
Il sistema dei tempi in francese è prodotto tramite un'operazione di cronogenesi, un asse
longitudinale attraverso da altri tre assi che rappresentano tre stati di costruzione dell'immagine
tempo. Ai modi quasi nominale corrisponde un minimo di completezza rappresentativa, al modo
congiuntivo una completezza media, al modo indicativo un massimo di completezza
rappresentativa. L'incidenza rappresenta il tempo nel suo completamento, la decadenza come già
compiuto; queste due dimensioni si combinano solo nel presente. L'aspetto esprime le differenze di
tempo implicato, che è il tempo che il verbo porta con se'. Il tempo esplicato è invece il tempo
divisibile in passato, presente e futuro.
Il linguaggio è un'entità in movimento, cinetica. Guillame elabora così una teoria del linguaggio
detta psico-meccanica.
Le operazioni di pensiero espresse dal linguaggio riguardano la psico-sistematica, la
frammentazione del pensabile in parti distinte. Le espressioni formali di tali operazioni concernono
la psico-semiologia, l'invenzione di segni collegati, che, nella lingua sono idee di segni. Il pensiero
svolge un'attività di categorizzazione che viene successivamente tradotta in segni. Per conoscere il
sistema semiologico bisogna conoscere il sistema psichico, che è però accessibile solo tramite il
sistema semiologico.
Semiologico è ciò che ha una forma morfologica propria.
Guillame reinterpreta i concetti di langue e parole, detta discorso. Sul piano della langue, in
potenza, si collocano le unità della lingua, sul piano del discorso o dell'effetto le unità del discorso.
Alla base delle unità di entrambi i tipi sta l'atto di linguaggio, costruttore dell'unità d'effetto che è la
frase ma anche costruttore dell'unità di potenza che è la parola.
Se dunque la parola è unità di lingua e la frase di discorso, la morfologia è un fatto di lingua,
mentre la sintassi di discorso. Si oppongono nomi di lingua, quelli della grammatica tradizionale,
a nomi di discorso, le frasi subordinate con una funzione analoga a quella del nome. Allo stesso
modo verbi di lingua e di discorso, casi di lingua e di discorso, predicati di lingua e di discorso.
La sintassi genetica appartiene al tempo operativo portatore della transizione lingua/discorso. Alla
sintassi genetica si contrappone la sintassi del risultato, ossia l'ordine lineare delle parole.

Tesnière formulò un modello di sintassi che, assieme a quello di Chomsky, ha esercitato l'influsso
più profondo sulle ricerche successive.

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Il concetto chiave è quello di connessione, che funge da primitivo: la sintassi esiste in virtù della
connessione tra le parole. Le connessioni non hanno mai un'espressione esplicita ma sono avvertite
dalla mene.
La connessione è un fatto intrinsecamente gerarchico: tra gli elementi connessi, reggente e
subordinato, c'è una relazione di dipendenza. Insieme formano un nodo. A schemi di questo tipo,
grafi ad albero, Tesnière da il nome di stemmi. Il nodo più altro dello stemma è detto nodo centrale
ed è sempre il verbo. Gli stemmi rappresentano l'ordine strutturale della frase, a cui si oppone
l'ordine lineare empiricamente osservabile, ossia la successione delle parole nella frase. La
sistematicità dell'impianto concettuale di Tesnière sta nell'elaborazione degli schemi virtuali, che
possono rappresentare tutte le frasi di identica struttura. L'antinomia tra i due ordini è "la quadratura
del cerchio" del linguaggio.
Il modo in cui le lingue realizzano o tentano di realizzare questa quadratura è alla base della
classificazione tipologica, sincronica, mentre la classificazione di tipo diacronico è quella
genealogica. L'ordine lineare può essere discendente o centrifugo, se il reggente precede il
subordinato, oppure ascendente o centripeto. L'ordine può essere anche marcato o attenuato, nelle
lingue in cui un ordine è prevalente ma anche l'altro può realizzarsi.
Chomsky arriverà allo stesso risultato dopo Tesnière ma pubblicherà le sue ricerche due anni
prima, nel 1957.
La teoria di Tesnière è conosciuta anche come grammatica della valenza. Il verbo è l'elemento
fondamentale, una sorta di atomo uncinato che attrae degli attanti, nomi o equivalenti. Gli attanti
sono obbligatori mentre i circostanziali o elementi circostanti, avverbi o equivalenti, sono
facoltativi. I verbi privi di attanti sono zero-valenti o impersonali, esistono poi verbi monovalenti o
intransitivi, bivalenti o transitivi e trivalenti come "dire" o "dare".
Soggetto e oggetto vengono posti sullo stesso piano e definiti primo e secondo attante.

3.5.2 La scuola di Londra

Firth, titolare della prima cattedra di Linguistica generale istituita in Gran Bretagna, a Londra, e i
suoi allievi sono indicati con il nome di scuola di Londra.
In Gran Bretagna la linguistica storico-comparativa si sviluppò per influsso degli studiosi tedeschi,
contemporaneamente allo studio delle lingue moderne ad opera per esempio di Jones, che definì il
fonema come una famiglia di suoni linguistici pronunciati in una data lingua che dal punto di vista
pratico contano come se fossero un identico segno e che distinguono le parole l'una dall'altra.
I linguisti inglesi erano quindi al corrente delle dottrine strutturaliste ma le condividevano solo in
parte. Gardiner tradusse langue e parole come language e speech, definendo tuttavia quest'ultimo
come un insieme di reazioni agli stimoli esterni al fine di ottenere collaborazione da parte di altre
persone. Le parole hanno carattere diacronico, le frasi sincronico.
Firth utilizzò il concetto di contesto di situazione, coniato dall'antropologo Malinowski e definito
come il partecipante o i partecipanti umani, quello che dicono e ciò che avviene. La linguistica di
Firth si basa quindi, come quella di Saussure, sull'analisi del processo comunicativo, ma al fine di
analizzare il comportamento umano nelle singole situazioni, o meglio in contesti di situazione tipici
che creano forme specifiche di parlato. Questa impostazione sembra vicina a quella
comportamentalista di Bloomfield e in generale della linguistica strutturale americana e anticipa la
pragmatica linguistica di Austin. Firth parla di efficienza pragmatica delle parole. Definisce il
linguaggio come un modo di trattare con le persone e le cose per far sì che gli altri agiscano. Il
significato è funzione del contesto di situazione in cui sono coinvolte la grammatica, la
lessicografia, la grammatica e la fonetica. I diversi livelli di analisi non vanno trattati
separatamente.
La nozione di contesto conduce all'elaborazione dei concetti di fonologia prosodica e di
collocazione. La fonologia prosodica si basa a sua volta sui concetti di sistema, l'aspetto
paradigmatico del linguaggio, e struttura, l'aspetto sintagmatico. Alle entità fonematiche vanno
aggiunte le prosodie, intese sia in senso tradizionale che riferite a qualunque altra entità definita in
base alla sua funzione nella catena parlata, come la vocale neutra dell'inglese moderno.

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Il termine collocazione indica il fatto che determinate parole assumono un significato specifico di
combinazione con determinate altre, in un ordine di attesa reciproca. Per significato contestuale si
intende invece la relazione funzionale della frase con i processi del contesto di situazione nel
contesto di cultura. Le colligazioni sono i rapporti tra le categorie grammaticali, come il rapporto
tra soggetto o verbo, la reggenza di un certo caso da parte di un verbo. Le colligazioni non seguono
necessariamente l'andamento della frase, ecco perché l'accordo nominale si serve di occorrenze
discontinue, relazioni sintattiche tra elementi non adiacenti.

3.6 LA LINGUISTICA STATUNITENSE DELLA PRIMA META' DEL NOVECENTO

3.6.1 Inizi della linguistica statunitense

Una caratteristica propria della linguistica statunitense era l'interesse per le lingue amerindiane o
amerindie. Boas avviò nel 1911 una grande impresa collettiva, l'Handbokk of American Indian
Languages e nel 1917 fondò l'International Journal of American Linguistics. Queste lingue non
avevano una tradizione scritta e quindi necessitavano di uno studio sincronico, inoltre era
necessario elaborare nuove tecniche di analisi, di tipo formale o distribuzionale. Si dimostrò che le
lingue degli Indiani erano complesse quanto le europee, solo molto diverse. Si accentuò la
prospettiva di relativismo linguistico, cioè l'idea che non esistono elementi universali comuni a tutte
le lingue.
I due maggiori linguisti americani della prima metà del Novecento sono Sapir (1884-1939) e
Bloomfield (1887-1949), capofila della linguistica mentalista e comportamentista. Il
comportamentismo si basa sullo studio unicamente del comportamento osservabile e non degli stati
mentali, inaccessibili da questo punto di vista. La psicologia affermava di essere una scienza ma
aveva assunto i tratti di una filosofia litigiosa, per questo nacque il comportamentismo.
L'opposizione tra Bloomfield e Sapir fu frutto della storiografia successiva, i due non risparmiarono
infatti reciproci apprezzamenti.

3.6.2 Sapir: "Mentalismo" e tipologia. L'"ipotesi di Sapir e Whorf"

Sapir fu allievo di Boas e sotto la sua guida cominciò a lavorare sulle lingue amerindiane. La
vastità dei suoi interessi si riflette nella varietà dei suoi scritti, riguardanti lingue, razze, culture e
letterature.
Sostiene la validità dei principi neogrammatici ma definisce la lingua come prodotto culturale e
sociale; mentre ogni funzione biologica ha un organo che le è proprio, primario, non c'è un tale
organo per il linguaggio.
Il fonema è definito come unità che ha un significato funzionale nella forma o nel sistema
rigidamente determinati dei suoni propri di una lingua. I fonemi sono utili non solo a una
descrizione linguistica astratta ma hanno una precisa realtà, anche se inconscia, nella mente del
parlante.
Con Hjemslev e Tesnière è uno dei pochi linguisti della prima metà del Novecento ad occuparsi di
tipologia linguistica. Sapir nega decisamente la scala di valore e, riferendosi implicitamente a
Steinthal, afferma che non si possa distinguere tra lingue dotate e prive di forma. La distinzione in
lingue isolanti, agglutinanti e flessive o sintetiche ed analitiche è insufficiente; ci si deve basare
sulla natura dei concetti espressi dalla lingua, concetti grammaticali divisi in due gruppi. Il primo
comprende i concetti riguardanti il contenuto materiale, suddivisi in fondamentali o concreti,
ovvero oggetti, azioni e qualità, e derivativi, che danno all'elemento radicale un particolare aumento
di significato. Il secondo gruppo contiene i concetti riguardanti la relazione, divisi in concreti, che
hanno un residuo di contenuto materiale, come genere e numero, e concetti puri. Solo i concetti
fondamentali e i concetti relazionali puri sono espressi in ogni lingua, gli altri due tipi non sono
necessariamente espressi. Esistono quindi quattro gruppi di lingue: semplici pure relazionali,
complesse pure relazionali, semplici miste relazionali, complesse miste relazionali. Si incrociano a
queste altre due dimensioni classificatorie: la tecnica, ovvero l'uso di procedimenti isolanti,
agglutinanti, flessivi, detti da Sapir fusivi, o simbolici, e il grado di sintesi, che distingue le

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procedure analitiche, sintetiche e polisintetiche. Queste sono dimensioni accessorie. ll risultato è
una tipologia multidimensionale.
L'etichetta "ipotesi di Sapir e Whorf" fu coniata da Carroll, curatore del volume di Whorf
pubblicato nel 1956. Boas aveva adottato una posizione relativista sostenendo che i sistemi
grammaticali e fonetici delle diverse lingue possono essere incommensurabili, ossia che non
esistono elementi universali del linguaggio. Sapir andò in direzione di un relativismo sempre più
forte, ipotizzando che il pensiero fosse condizionato in modo diverso dalle diverse lingue, se queste
appartengono a tradizioni storico-culturali molto diverse.
Whorf sviluppò queste idee di Sapir confrontando alcune lingue amerindiane con l'europeo medio
standard o SAE e arrivando al principio di relatività linguistica: differenti osservatori non sono
condotti dagli stessi fatti fisici alla stessa immagine dell'universo, a meno che i loro retroterra
linguistici non siano simili o non possano essere in qualche modo tarati. Questa teoria è accettata da
molti studiosi nella sua versione debole, che sostiene l'influsso reciproco di linguaggio e pensiero,
sulla scia di Humboldt.

3.6.3 Bloomfield: "comportamentismo" e analisi formale

Bloomfield ebbe come collega all'Università dell'Ohio lo psicologo comportamentista Weiss, per il
cui influsso abbandonò le teorie mentaliste di Wundt. Diede un grande contributo alla rivista
Language, organo della Società di Linguistica Americana.
Un'idea di Saussure ripresa esplicitamente da Bloomfield e data per scontata è la distinzione tra
langue e parole, ma la sua analisi si basa non sulla parola ma sulla frase.
Nella sua prefazione a Language ricordava di essersi precedentemente basato sulla psicologia di
Wundt ma affermava che non fosse necessario ricorrere a teorie psicologiche. Questa concezione si
riconduce oltre che al comportamentismo anche al fisicalismo, secondo cui la scienza doveva
riferirsi solo alle entità osservabili. La scienza del linguaggio non può che basarsi sul
comportamento dei parlanti, descritto tramite i termini di stimolo e risposta o reazione,
fondamentali nel comportamentismo. Tutto ciò rientrava nell'atmosfera antimentalista degli anni
trenta.
La fonologia deve occuparsi dei suoni linguistici significativi. Un fonema è un'unità minima di
tratto sonoro distintivo. Come Trubeckoj individua la distintività e la minimalità come proprietà
caratterizzanti del fonema ma parte degli elementi minimi distintivi. Non fa riferimento alla realtà
psicologica dei fonemi, ne alle forme astratte. I fonemi non sono suoni ma tratti sonori che il
parlante è stato abituato a produrre e a riconoscere nel flusso degli effettivi suoni linguistici, e che si
distinguono dagli altri fonemi della stessa lingua. Esistono due tipi di fonetica, la fonetica in senso
stretto, strumentale, acustica o fisiologica, e la fonetica pratica, che riconosce le unità fonemiche e
cerca di spiegare come il parlante le riproduce. La fonetica pratica non va confusa con la fonologia,
che considera i fonemi solo in quanto unità distinta che svolge un certo ruolo, ed è quindi una
disciplina puramente astratta e formale.
Alla fonetica oppone la semantica, che ha il compito di individuare quali significati siano
accompagnati alle varie forme fonetiche e che si divide in grammatica e lessico. La forma
linguistica è una forma fonetica dotata di significato, che va individuata e classificata tramite un
metodo di analisi formale e distribuzionale che caratterizzerà buona parte della linguistica
americana successiva.
Una forma legata è una forma linguistica che non viene mai pronunciata da sola, mentre tutte le
altre forme sono libere. Una forma complessa ammetta una parziale somiglianza fonetico-semantica
con qualche altra forma linguistica, una forma semplice no. La forma semplice è anche detta
morfema, entità linguistica minima dotata di significato.
La sintassi tratta le costruzioni che non contengono alcuna forma legata, a differenza della
morfologia, L'insieme dei morfemi di una lingua consiste nel suo lessico. L disposizioni
significative delle forme di una lingua costituiscono la grammatica. In base alla disposizione delle
forme lessicali si possono determinare delle classi di forme o formali. La classe di forme
comprende tutte le forme che hanno le stesse funzioni. Una classe di forme in cui tali forme siano
parole è una classe di parole. Le massime classi di parole di una lingua sono le parti del discorso.

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L'analisi in costituenti immediata divide la frase in costituenti, componenti di una forma
complessa, immediati quando non fanno parte di un altro costituente. L'analisi si estende alla
morfologia e individua i costituenti immediati sulla base dell'intuizione dei parlanti. I linguisti post-
bloomfieldiani e la grammatica generativa elaboreranno criteri più espliciti.
I costituenti di una forma complessa formano una costruzione. Una costruzione endocentrica è
quella di un sintagma che ha la stessa funzione di uno o più dei suoi costituenti immediati. Il
sintagma si compone di una testa e di un attributo. Una costruzione endocentrica può essere
attributiva o coordinativa, quando non ci sono attributi. Si ha una costruzione esocentrica se un
sintagma non ha la stessa funzione di nessuno dei suoi costituenti immediati.
Bloomfield mette in rilievo l'aspetto creativo del linguaggio; le possibilità di creazione sono
praticamente infinite, il parlare si basa sul principio dell'analogia, secondo la stessa concezione di
Paul e poi di Chomsky.

3.6.4 Il distribuzionalismo post-bloomfieldiano

La linguistica statunitense tra gli anni trenta e cinquanta è nota come post-bloomfieldiana o
strutturale o descrittiva.
Hockett definì l'atto di linguaggio come un'entità del comportamento umano con certe
caratteristiche fisiologiche e sociologiche, accentuando il comportamentismo di Bloomfield. Harris
ne riprese il concetto di distribuzione, definendola come il totale dei contesti in cui un elemento
ricorre,ossia la somma delle posizioni o occorrenze di un elemento rispetto all'occorrenza degli
altri. Si rivela la generale impostazione proceduralista americana: il compito del linguista è quello
di elaborare delle procedure per individuare i morfemi, le classi di parole, eccetera, secondo il
principio della separazione dei livelli; prima devono essere individuati i fonemi, poi i morfemi, e
così via. Dopo aver distinto struttura fonologica e grammaticale bisogna distinguere struttura tattica
e morfofonemica, ovvero la distribuzione dei morfemi e la loro realizzazione fonetica.
Swadesh propose, per individuare i fonemi, un test di sostituzione, che consisteva nel pronunciare
una parola con qualche modificazione dei fonemi. Un altro approccio al fonema che non ricorre alla
nozione di significato è quello di Twaddel, che sottolinea come i tratti sonori siano irriducibilmente
diversi da un parlante all'altro e nei diversi enunciati. Il fonema è un'entità fittizia, un puro
strumento terminologico. Tuttavia la concezione fondamentale della scienza è quella di considerare
identici due fenomeni tra i quali la maggior parte degli osservatori non trovi differenze qualitative.
Il fonema costituisce una classe di suoni talvolta molto diversi. Appartengono alla stessa classe gli
allofoni del fonema, termine coniato da Whorf, che hanno una distribuzione complementare; se due
suoni simili si presentano sempre l'uno in un determinato contesto fonetico e l'altro in un altro, sono
realizzazioni fonetiche diverse di uno stesso fonema. Sono le varianti di Trubeckoj.
La morfofonemica studia l'alternanza tra fonemi corrispondenti in forme diverse dello stesso
morfema. Allomorfo sta a morfema come allofono sta a fonema. Il morfo è la singola forma del
morfema mentre le forme o rappresentazioni del medesimo morfema sono i suoi allomorfi. I morfi
vuoti non hanno significato e non corrispondono a nessun morfema, i morfi cumulativi
rappresentano più morfemi.
La linguistica post-bloomfieldiana si basa sul modello ad entità e disposizioni: ogni entità
grammaticale è analizzata come la combinazione di morfi, i quali presentano morfemi che possono
essere discontinui. Le combinazioni possibili dei vari elementi consistono nella struttura tattica
della lingua.
Wells notò che classi di espressione più ampie possono occupare le stesse posizioni di classi di
espressioni più semplici, costituendo un'espansione di queste ultime. Tramite un sistema di barre
verticali indicava i vari livelli dei costituenti immediati. In certi casi le stesse sequenze di morfemi
potevano essere analizzate in diversi modi, dando luogo alle costruzioni omonime o ambiguità
sintattiche.
Il metodo di Harris, dal sistema all'enunciato, procede invece che dall'alto verso il basso come
l'analisi in costituenti immediati, dal basso verso l'alto, procedendo per operazioni di sostituzione.
Nel sistema di equazioni elaborato dal linguista esistono diverse possibilità di sostituzione.

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La linguistica strutturala americana ha posto molti problemi, come quello delle ambiguità
sintattiche. Il problema della discontinuità si presenta anche nel campo della sintassi, in quanto
alcuni costituenti sono discontinui. Wells li definiva come sequenze a cui corrisponde una sequenza
continua di significato identico. Si cominciò ad intuire l'insufficienza dei metodi puramente
distribuzionali e a sentire l'esigenza di concetti astratti. Hockett distinse grammatica profonda e
superficiale, concetti ripresi da Chomsky.

3.7 SGUARDO RETROSPETTIVO

L'abbandono dello psicologismo è certamente prevalente, con l'eccezione della psico-meccanica di


Guillame e dei rapporti associativi in Saussure, all'insistenza sulla realtà psicologica dei fenomeni
in Sapir. Nella scuola di Praga, in Bloomfield e nella linguistica post-bloomfieldiana il rifiuto è
invece netto.
E' la crisi dello psicologismo a favorire la visione del linguaggio come strumento di comunicazione.
Alla concezione del linguaggio come struttura regolata da principi autonomi si legano l'interesse
prevalente per la sincronia e la concezione della lingua come sistema. Anche chi criticherà la
dicotomia saussuriana, come la scuola di Praga, non abbandonerà questa impostazione, cercando di
estendere la nozione di sistema anche al dominio diacronico.
La postulazione di entità astratte da parte di Sapir, che dava loro una connotazione in parte
negativa, venne osteggiata, come dimostrano le discussioni sul concetto di fonema. Twaddel tornò
ad ammetterne la necessità.

4. L'ULTIMO MEZZO SECOLO

4.1 INTRODUZIONE

Daremo grande spazio a Chomsky e alla grammatica generativa perché, anche se le sue teorie non
sono state accettate da molti specialisti di oggi, tuttavia sono pochi quelli di loro che possono fare a
meno di riferirsi alla grammatica generativa. Chomsky cominciò ad elaborare la sua teoria nei
primi anni cinquanta, nell'epoca in cui cambiò l'atteggiamento dei logici e dei filosofi nei confronti
del linguaggio naturale, non più considerato come un sistema imperfetto e fonte di equivoci. Le
alternative alla posizione generativista furono quelle tipologiche e funzionaliste, sociolinguistiche,
e quelle derivate dagli sviluppi della grammatica linguistica.

4.2 LA "RIVALUTAZIONE" DEL LINGUAGGIO NATURALE NEI LOGICI E NEI FILOSOFI


DEL LINGUAGGIO

4.2.1 Sintassi, semantica e pragmatica

Morris intendeva tracciare i lineamenti della semiotica, cioè della teoria dei segni, una scienza che
studia cose o proprietà di cose fungenti da segni, strumento di tutte le scienze giacché queste si
servono di segni e vi si esprimono.
La semiosi è il processo in cui qualcosa funziona come segno, e si articola in tre componenti,
seguiti da un quarto fattore. Un segno o veicolo segnico si riferisce a un'entità, il designatum,
tramite una certa relazione, l'interprete, per un utente del segno stesso o interprete. Si verificano tre
tipi di relazioni: la relazione sintattica, tra i segni, semantica, tra i segni e gli oggetti cui sono
applicabili, e pragmatica, tra segni ed interpreti. Quindi la pragmatica è la scienza del rapporto tra
segni ed interpreti e dal punto di vista della pragmatica una struttura linguistica è un sistema di
comportamento. Certe espressioni, quali le interiezioni, gli ordini o i termini valutativi, possono
essere analizzate correttamente solo da questa prospettiva.
Morris osservava che la sintassi logica di Carnap, costruita per i linguaggi formali, non poteva
essere identificata con la sintattica. Non solo le lingue formali ma anche quelle naturali diventavano
dunque un legittimo oggetto di studio. Carnap opponeva una semantica e una sintassi pure alle

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corrispettive descrittive, basate le une sullo studio dei sistemi, le altre sull'analisi empirica delle
proprietà semantiche e sintattiche delle lingue propriamente date. Tuttavia, una volta che le
caratteristiche della lingua sono state scoperte, la sintassi e la semantica pure sono indipendenti
dalla pragmatica.

4.2.2 Il linguaggio come azione: il "secondo Wittengstein" e Austin

I primi lavori di pragmatica ebbero origine ad Oxford con Austin (1911-1960) e a Cambridge con
Wittengstein.
Wittengstein decise, dopo aver abbandonato la filosofia, di svolgere una sorta di attività terapeutica,
mostrando quali sono gli equivoci da cui la filosofia nasce. Questi equivoci hanno sempre
un'origine linguistica. Gli scritti che documentano il secondo Wittengstein, trasferito a Cambridge,
sono usciti postumi e continuano ad essere pubblicati.
Il concetto di uso diventa cruciale; che cosa designano le parole del linguaggio? Il loro significato
consiste nel loro uso da parte dei parlanti. Non può esistere, almeno nel linguaggio naturale, una
pragmatica indipendente dalla semantica. Una volta rovesciata la prospettiva del Tractatus logico-
philosophicus anche l'atteggiamento nei confronti del rapporto tra forma grammaticale e forma
logica cambia radicalmente; la seconda viene legittimata. E' stato un errore giudicare il linguaggio
naturale confrontandolo con i linguaggi della logica e della matematica.
La concezione del linguaggio naturale come insieme di pratiche caratterizza anche il pensiero di
Austin. Entrambi i filosofi criticano i caratteri troppo astratti e dogmatici del neopositivismo
logico. Austin insegnò ad Harvard e il volume contenente le sue lezioni fu pubblicato nel 1962 e poi
nel 1975.
Gli enunciati performativi, che servono a compiere un'azione, si oppongono ai constativi o
constatativi, che sono veri o falsi. Un enunciato performativo può essere vero o falso a seconda
delle circostanze di impiego e di chi lo impiega. Gli enunciati performativi, ed eventualmente anche
i constatativi, sono felici se ne sono soddisfatte le condizioni. Una prima specie di infelicità è
legata all'autorizzazione che una persona a ad emettere l'enunciato, una seconda specie alla
sincerità, come nel caso delle promesse, un terzo tipo è determinato dalla rottura dell'impegno. Non
esiste una forma normale dei performativi, un criterio verbale.
La nuova teoria dell'atto linguistico consiste nell'individuare più precisamente in che cosa il fare
del parlare consista. Austin sostiene che proferendo un enunciato compiamo tre tipi di atti
linguistici. L'atto locutorio consiste nell'emettere certi suoni scegliendo certi vocaboli e
combinandoli secondo le regole grammaticali e usando i vocaboli con un determinato senso e
significato. L'atto locutorio si compone quindi di un aspetto fonetico, di uno fatico e di uno retico,
ed è quello a cui si sono sempre interessati i filosofi.
L'atto illocutorio, come gli atti performativi che ne sono un sottotipo, è l'esecuzione nel dire
qualcosa. Significato e forma illocutoria vanno distinti; quest ultima si fonda sull'accordo
interpersonale basato su convenzioni condivise.
L'atto perlocutorio consiste nella produzione di certi effetti consecutivi sui sentimenti, i pensieri, le
azioni di chi sente, o di chi parla, o di altre persone. L'atto perlocutorio non è convenzionale; posso
ottenere lo stesso effetto mediante molti mezzi diversi.
La pragmatica segnava un notevole passo avanti rispetto a Morris e a Carnap la concezione del
linguaggio come uso assumeva dei connotati più precisi.

4.2.3 L'analisi formale del linguaggio naturale

Il linguaggio naturale è stato considerato da alcuni logici e filosofi del linguaggio analizzabile con
gli stessi strumenti dei linguaggi formali. Ajdukiewicz e Reichenbach, codirettore con Carnap della
rivista Erkenntnis, assumevano che tanto il linguaggio naturale quanto i linguaggi formali sono
costruiti in base agli stessi schemi.
La nozione fondamentale di Ajdukiewicz è quella di connessione sintattica: una combinazione di
parole è sintatticamente connessa quando è formata da parole dotate di senso e il suo senso deriva
dal senso delle parole che la formano. Si richiama esplicitamente ad Husserl, da cui muta il

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concetto e il termine di categoria semantica; e infatti il modello di analisi fu chiamato grammatica
categoriale.
Elaborò un sistema di analisi sintattica fondato sulle nozioni di categoria fondamentale, frase e
nome, e di categoria funtoriale o funtore. Le categorie sono rappresentate mediante una notazione
detta quasi aritmetica, che consiste nell'assegnare alle due categorie frase e nome, rispettivamente,
gli indici semplici s ed n, e ai fruitori un indice frazionato. Il numeratore della frazione è la
categoria risultante dalla combinazione del fruitore con i suoi argomenti, mentre il suo
denominatore è la sequenza degli indici, semplici o frazionati, di tali argomenti. L'esponente è un
unico indice che specifica la categoria semantica a cui appartiene l'intera espressione composta. Se
il risultato di una serie di operazioni di moltiplicazione produce due o più indici, l'espressione non
è sintatticamente connessa.
Reichenbach abbandona la grammatica tradizionale, incapace di cogliere la struttura logica del
linguaggio, sostituendola con una classificazione basata sulla logica dei predicati e delle relazioni,
che distingue tre classi principali di espressioni: argomenti, funzioni e termini logici. Le funzioni
sono distinte in funzioni di primo tipo, una proprietà di cose, e di tipo superiore, una proprietà di
proprietà.
I termini non logici sono denotativi, indicano un argomento, una funzione o una proposizione. I
termini logici sono puramente espressivi ed indispensabili, o definibili per mezzo di questi soli
termini. Si distinguono in termini di capacitò sintattica, come la copula, semantica, come le
espressioni "tutti" e "almeno un", e pragmatica, come i pronomi interrogativi, secondo una
tripartizione che si rifà a Morris.
Manca in Reichenbach un sistema di regole per l'analisi delle espressioni del linguaggio naturale.
La grammatica categoriale di Ajdukiewicz era invece un sistema di regole, e forme anche per
questo fu ripresa ed approfondita da studiosi come Bar-Hillel, che presentò un modello di
grammatica categoriale che coniugava la notazione quasi aritmetica con i metodi della linguistica
strutturale americana. Si proponeva di applicare al linguaggio naturale gli strumenti elaborati dalla
teoria dei linguaggi formali, cioè la sintassi logica di Carnap e la semantica di Tarski. Questa
proposta fu respinta da Chomsky.
Montague poneva la nozione di verità alla base della sintassi e della semantica, che interpreta le
espressioni di una data lingua relativamente a un modello ed è totalmente indipendente dalla
pragmatica. Con il termine grammatica di Montague si indicano sia le sue ricerche che il loro
sviluppo. Consiste di una struttura sintattica analizzata secondo il modello della grammatica
categoriale e interpretata mediante le tecniche della semantica modellista. E' stata spesso
annoverata tra le alternative al modello standard della grammatica generativa di Chomsky.

4.3 INIZI DELLA GRAMMATICA GENERATIVA

4.3.1 Difficoltà del modello distribuzionalista

Chomsky ha sempre presentato la propria teoria linguistica, cioè la grammatica generativa, come
opposta allo strutturalismo di Bloomfield e dei post-bloomfieldiani. I legami concettuali tra
Chomsky ed Harris sono stretti.
Il termine trasformazione fu impiegato da Harris, e prima di lui da Wundt e Frei. Due costruzioni
sono trasformare l'una nell'altra se esprimono lo stesso significato mediante forme grammaticali
diverse.
Il concetto di trasformazione viene usato da Harris come strumento ausiliario nell'analisi del
discorso, il cui scopo era di estendere i metodi del distribuzionalismo post-bloomfieldiano oltre i
limiti della frase; era perciò necessario elaborare dei metodi per individuare classi di frasi
equivalenti. Frasi della forma A sono equivalenti a frasi della forma B se per ogni frase A si può
trovare una frase B che contiene gli stessi morfemi, a parte le differenze dovute alla differenza di
forma tra A e B.
Harris ha dato a queste intuizioni una formalizzazione esplicita ed ha esteso la nozione di
trasformazione a frasi non sinonime, come le interrogative e le dichiarative corrispondenti. Forme

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come do, did, does non sono morfemi ma supporti fonetici del suffisso verbale che, nella frase
interrogativa, si muove davanti al verbo.
Un altro concetto che ricorre tanto in Harris che nel primo Chomsky è quello di nucleo della
grammatica. Esso è formato dalle frasi elementari e dagli elementi che permettono di combinarle,
come le congiunzioni. Le frasi elementari sono semplici, dichiarative, attive e di numero limitato: il
nucleo è finito, tutte le possibilità illimitate del linguaggio sono proprietà delle operazioni
trasformazionali.
La tagmemica di Pike si ispira esplicitamente a Sapir nel definire il linguaggio come un fenomeno
culturale. Il termine tagmema è ripreso da Bloomfield e indica una determinata posizione
sintagmatica ma anche gli elementi che possono occuparla. I tagmemi hanno occorrenze effettive e
potenziali perché possono ricorrere in enunciati nuovi. L'analisi grammaticale di tipo iniziale resta
un prerequisito dell'analisi fonemica.
Con la grammatica stratificazionale si realizza l'incontro dello strutturalismo americano con la
glossematica e la grammatica sistemico-funzionale di Halliday. Nel linguaggio agiscono delle
dipendenze reciproche che mettono in relazione i vari strati, ovvero la semiotattica, con nozioni
come quelle di agente o scopo, la lexotatticca o struttura sintattica, la morfotattica o struttura
morfologica, e la fonotattica o struttura fonologica. La grammatica trasformazionale cerca anche di
rendere conto della competenza e dell'esecuzione nel senso di Chomsky. Questa impostazione
cognitiva la avvicina alla grammatica generativa.

4.3.2 La formazione intellettuale di Chomsky

Noam Chomsky, nato nel 1928, ebreo, fu allievo diretto di Harris all'Università della Pennsylvania.
Harris affidò a Chomsky la correzione delle bozze di Methods in Structural Linguistics, una summa
dell'analisi distribuzionale da lui compiuta.
Chomsky decise di mettere in relazione forme di parole apparentemente irregolari e prive di legame
conducendole a forme astratte soggiacenti. Applicò queste idee alle analisi di morfofonematica
dell'ebraico moderno.
Ottenne una borsa di studio presso la Harvard University di Cambridge ed ebbe come docente
Jakobson.
Conobbe Bar-Hillel, che aveva studiato a Chicago con Carnap, il quale aveva insistito sul ruolo
fondamentale nella scienza dei concetti astratti, nozione difficilmente conciliabile con la linguistica
post-bloomfieldiana. Queste forme astratte venivano a svolgere un ruolo analogo a quello delle
forme ricostruite in linguistica storica, secondo un paragone suggerito da Bar-Hillel ma di certo
anche per influenza di Halle, allievo di Jakobson e quindi esperto di fonologia e linguistica storica.
Chomsky maturava la sua opposizione al modello psicologico del linguaggio allora dominante,
ossia il comportamentismo, secondo cui il linguaggio verrebbe appreso esclusivamente per
imitazione del comportamento linguistico degli adulti. Chomsky osserva che i bambini imparano in
un tempo sorprendentemente rapido la lingua sulla base di un'esposizione linguistica limitata e
frammentaria e producono enunciati nuovi. Alla base dell'acquisizione del linguaggio si trovano
specifiche strutture mentali preprogrammate; a una tale ipotesi non poteva essere estraneo il neuro-
psicologo Lenneberg, convinto che al linguaggio fosse connessa una struttura biologica innata la
quale giunge a maturazione dopo un certo periodo.

4.3.3 La prima formulazione della teoria generativa

Chomsky ottenne il dottorato all'Università di Pennsylvania con una tesi intitolata Analisi
funzionale dell'inglese, parte di La struttura logica della teoria linguistica. Divenne insegnante al
Massachussetts Institute of Technology e fondò con Halle il Dipartimento di Linguistica, il primo
a carattere umanistico.
Lo scopo fondamentale dell'analisi linguistica di una lingua L è separare le sequenze
grammaticali, che sono frasi di L, da quelle non grammaticali (indicate con un asterisco a partire
dagli anni sessanta) e studiare la struttura delle prime.

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Il parlante nativo di una lingua possiede un senso intuitivo di grammaticalità. Chomsky parte
dall'idea di corpus, di insieme infinito di frasi raccolto dall'osservatore, ma il suo scopo è di trovare
delle regole che permettano di generare tutte le frasi grammaticali della lingua in questione e
nessuna di quelle agrammaticali. L'aspetto creativo del linguaggio non può essere spiegato in base
ad una semplice generalizzazione analogica ma soltanto ipotizzando che il parlante sia dotato di un
meccanismo altamente specifico e innato, che guida la sua acquisizione del linguaggio.
La teoria linguistica deve rendere conto delle intuizioni del parlante, come la percezione dei
contrasti fonemici, della relazione tra parole, delle relazioni tra frasi in modalità differente, come le
dichiarative e le interrogative corrispondenti.
Per la descrizione dei fenomeni linguistici, Chomsky propone tre modelli. Il primo è quello a stati
finiti, che rappresenta la sintassi di una lingua naturale come una successione di parole scelte sulla
base di quella immediatamente precedente. E' un modello facilmente realizzabile per mezzo di un
computer. Nelle lingue naturali molte frasi presentano però delle relazioni a distanza, in cui
determinate parole sono selezionate in base ad un'altra, che può trovarsi a distanza. Il modello a
stati finiti non è dunque adeguato per la descrizione delle lingue naturali.
Il secondo modello è definito grammatica a struttura sintagmatica o phrase structure grammar.
E' una formalizzazione dell'analisi in costituenti immediati dello strutturalismo. Le categorie della
grammatica a struttura sintagmatica o SS non sono ricavate da procedure ma sono dunque assunte
come primitivi.
La grammatica SS è costituita da un insieme di regole di riscrittura che indicano, per una
determinata categoria, le categoria da cui è costituita o rappresentata: la regola di riscrittura
propone, alla sinistra di una freccia di riscrittura, la categoria rappresentata, e a destra le categorie
che la rappresentano, come F->SN+SV. Le frasi costituiscono una struttura gerarchica, raggruppano
le parole in unità di livello più alto, fino al livello massimo, che è quello della frase
Sulla base di un indicatore sintagmatico è possibile definire formalmente un costituente come una
sequenza di parole riconducibili ad un unico punto di origine.
A partire dai lavori successivi, le etichette dei costituenti negli indicatori verranno definite nodi,
come in Tesnière. La sintassi delle lingue naturali non viene rappresentata su un'unica dimensione
bensì su due, lineare l'una e gerarchica l'altra. Sono fondamentali, come in Harris, le etichette
categoriali.
Il secondo modello limita la rappresentazione delle relazioni colte dal parlante nativo, perciò è
necessario un terzo modello, più adeguato, detto trasformazionale. Il fenomeno specifico
analizzato da Chomsky è il complesso verbale in inglese, cioè l'insieme delle voci costituite dai
verbi modali, ausiliari e lessicali.
Le regole SS non sono in grado, da sole, di produrre una frase effettiva dell'inglese; sono dunque
necessarie altre regole, una delle quali, la trasformazione dell'ausiliare e poi detta salto d'affisso,
permutando ogni affisso con il verbo che lo precede e inserendo i confini di parola, rende possibile
l'azione di un terzo tipo di regole, le morfofonemiche, che trasformano le sequenze di morfemi in
sequenze di fonemi. Queste regole sono più potenti di quelle SS perché, mentre queste ultime
analizzano solo una categoria per volta, quelle trasformazionali conoscono la storia della
derivazione. Chomsky poteva così rendere conto agevolmente anche del problema dei costituenti
discontinui, tali a causa delle trasformazioni di salto d'affisso. E' un caso di trasformazione di
movimento e corrisponde all'idea di Bar-Hillel secondo cui determinati costituenti sono interpretati
in una posizione diversa da quella in cui effettivamente ricorrono. Le proprietà delle trasformazioni
in movimento saranno il filo conduttore del programma chomskiano.
Le trasformazioni sono anche in grado di rendere conto delle relazioni tra frasi. Operano su una
sequenza di elementi chiamata analisi strutturale e la modificano dando luogo ad un cambiamento
strutturale.
Le trasformazioni come il salto d'affisso sono obbligatorie, quelle come la trasformazione passiva o
interrogativa sono facoltative, si applicano solo in certi casi. Il nucleo della lingua consiste di frasi
attive, dichiarative, semplici, dette nucleari; tutte le altre sono frasi trasformate. La ricorsività, ossia
la possibilità di includere un numero illimitato di frasi dipendenti in una principale, è prodotta dalle
trasformazioni generalizzate, mentre quelle che si limitano alle frasi semplici sono trasformazioni
singolari.

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Mentre in Harris il termine trasformazione indica un rapporto tra frasi, in Chomsky indica un
rapporto tra livelli di rappresentazione, tra strutture. I livelli più alti non sono letteralmente costituiti
da quelli più bassi, i livelli linguistici sono entità a un diverso livello di astrazione. La struttura a tre
livelli si compone di regole SS, trasformazionali e morfofonemiche. Ciascuna delle tre
grammatiche è semplicemente una descrizione di un certo insieme di enunciati, e cioè quelli che
genera.

4.3.4 La "teoria standard"

Il successo di Chomsky (1957) fu ben accolto dalla maggior parte dei linguisti post-bloomfieldiani,
che lo consideravano come uno sviluppo naturale delle ricerche di Harris. La teoria di Chomsky
assunse poi un aspetto sistematico, poi detto standard, che portò ad una rottura.
La grammatica generativa è un dispositivo che specifica l'insieme definito delle frasi ben formate e
che assegna a ciascuna una o più descrizioni strutturali. Si divide in tre componenti: sintattico, che
è generativo, fonologico e semantico, che sono interpretativi. Il componente semantico mette in
relazione una struttura generata dal sintattico con una certa rappresentazione semantica, generando
la struttura profonda della frase. Nello stesso modo, il componente fonologico genera la struttura
superficiale.
La teoria standard, come tutte le successive fasi della grammatica generativa, si inquadra in una
generale concezione mentalistica del linguaggio e della linguistica, esposta nel dettaglio da
Chomsky nel 1965.

La teoria linguistica si occupa principalmente di un parlante ascoltatore ideale, in una comunità


linguistica completamente omogenea. Vanno distinte la competenza, la conoscenza che il parlante-
ascoltatore ha della lingua, ed esecuzione, l'uso effettivo della lingua in situazioni concrete. Questa
distinzione è esplicitamente assimilata da Chomsky a quella tra langue e parole, anche se la langue
non coincide del tutto con la competenza, che è un insieme di processi generativi, cioè di regole. La
teoria linguistica è mentalistica poiché il suo scopo è di scoprire una realtà mentale sottostante a un
comportamento. Chomsky si situa in una linea di pensiero razionalista che battezza linguistica
cartesiana e che contrappone a quella empirista, ovvero storico-comparativa e strutturale.
Una grammatica è adeguata in senso descrittivo nella misura in cui descrive correttamente la
competenza intrinseca del parlante nativo ideale. L'adeguatezza esplicativa si realizza quando una
teoria riesce a scegliere una grammatica adeguata in senso descrittivo in base ai dati linguistici. La
distinzione tra i due tipi di adeguatezza è motivata dalla concezione della grammatica generativa
come teoria dell'acquisizione del linguaggio; al livello descrittivo la grammatica è giustificata per
ragioni esterne, di corrispondenza con i fatti linguistici, a un livello molto più profondo, esplicativo,
è giustificata per ragioni interne, che fanno insorgere il problema di costruire una teoria
dell'acquisizione linguistica.
Il linguaggio e la sua acquisizione sono governati da regole o principi detti specifici. Il
meccanismo di acquisizione è innato, quindi universale. Gli universali linguistici sono distinti in
materiali, come le categorie di nome e verbo, e formali, come le regole trasformazionali. La ricerca
degli universali linguistici intesi come caratteristiche del meccanismo che rende possibile
l'acquisizione caratterizzerà tutta la ricerca di Chomsky fino ad oggi; fare linguistica è fare
psicologia.

Il modello di sintassi di Chomsky del 1965 presenta alcune differente rispetto a quello del 1957.
Negli anni lo studioso sviluppò il concetto di indicatore sintagmatico generalizzato, il quale
contiene tutte le informazioni contenute nel fondamento, oltre alle informazioni fornite dalle
trasformazioni per inclusione generalizzate. Le trasformazioni facoltative sono attivate da simboli
astratti soggiacenti e li cancellano dando luogo ad una frase grammaticale.
La distinzione tra tipi di trasformazione viene abolita grazie alla nozione di ciclo: le trasformazioni
si applicano nel primo ciclo all'unità frasale inclusa più profondamente, nel ciclo successivo
all'unità frasale che la domina immediatamente, e così via, fino a raggiungere la frase principale.

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La struttura profonda è generata da regole di struttura sintagmatica e dalle regole lessicali.
L'applicazione delle regole trasformazionali alla struttura profonda, condizionata dalla presenza di
simboli astratti, genera la struttura superficiale senza cambiare il significato; è l'ipotesi di Katz e
Postal.

La teoria standard del componente semantico si basa sulle nozioni di lettura e di regola di
proiezione.
La lettura è l'analisi in indicatori semantici di ciascuna unità minima generata dal componente
sintattico, ossia di ogni parola. Le entità astratte, come l'idea di oggetto fisico o di femmina, si
combinano per produrre i significati delle voci lessicali. La lettura contiene l'indicazione dei tratti
sintattici della parola e delle sue restrizioni selettive.
Le regole di proiezione procedono dal basso verso l'alto, combinando le letture dei singoli elementi
che formano un nodo nell'indicatore sintagmatico per produrne la lettura derivata o interpretazione
semantica. Se le letture di due elementi non possono combinarsi, la lettura del nodo risultante sarà
semanticamente anomala. Se uno o più elementi hanno più letture, la frase è semanticamente
ambigua tante volte quante sono le letture possibili, ambigua al grado n.
Questa teoria ha una prospettiva ristretta perché non esamina il problema del significato o del
riferimento. Sembrava difficile distinguere tra indicatore e parole. Un altro problema era quello
delle letture metaforiche. Queste prime fasi della riflessione semantica all'interno della scuola
generativa hanno portato comunque ad escludere la nozione di significato nel senso di Frege e
hanno introdotto la nozione di indicatore, poi ribattezzato componente semantico e reinterpretato in
senso cognitivo, collegandolo al processo di acquisizione del linguaggio; si ipotizzò che il bambino
disponesse di un bagaglio innato di componenti semantici a cui doveva semplicemente attribuire
delle etichette, diverse da lingua a lingua.

Anche il componente fonologico della grammatica è interpretativo, non genera autonomamente


strutture, ma traduce in segnali fonetici le strutture superficiali generate dal componente sintattico.
Per esempio l'assegnazione dell'accento in inglese fa riferimento alla categoria sintattica degli
elementi a cui si applica, secondo gli studi di Chomsky, Halle e Lukoff.
La struttura superficiale è convertita, tramite regole di raggiustamento, nella rappresentazione
fonologica, che non coincide con la frase concreta o rappresentazione fonetica, derivata dalla
fonologica mediante un insieme di regole. La rappresentazione della realizzazione delle unità del
sistema fonologico in un determinato contesto è definita come una matrice di tratti in cui vengono
rappresentati un insieme di categorie fonetiche universali o tratti e i segmenti in successione.
L'argomento principe contro il livello fonemico e la nozione di fonema era già stato presentato da
Halle, che sosteneva che postulare un livello di rappresentazione costituito dai fonemi rendesse
l'analisi inutilmente più complessa. La fonologia generativa rompeva con la tradizione della
linguistica strutturale. L'affermare che il modello fonologico è dipendente dal livello sintattico
andava in senso opposto al principio della separazione dei livelli.
L'analisi in tratti distintivi costituisce un alfabeto fonetico universale che fa parte di una teoria
fonetica universale. I tratti distintivi sono definiti su base articolatoria, mentre Jakobson li definiva
su base acustica.
I valori di marcatezza sono universali e innati. Un elemento è mercato o meno a seconda del
contesto in cui ricorre. Applicando delle convenzioni di marcatezza si conclude che i tratti, i
segmenti, cioè le singole unità foniche, e le regole fonologiche non sono tutti sullo stesso piano, ma
alcuni sono "più naturali", nel senso che sono più frequenti nelle varie lingue del mondo e sono
acquisiti dal bambino più rapidamente. I segmenti meno marcati sono: la vocale /a/, con grado di
maracatezza zero, le vocali /i/ ed /u/, le consonanti /p/, /t/, /k/. Certe regole sono più plausibili di
altre, come la regola di palatalizzazione rispetto a quella di velarizzazione.
Mentre la fonologia strutturalista era statica, cioè si limitava allo studio dei sistemi fonologici, la
fonologia generativa è dinamica, in quanto il suo oggetto è lo studio dei processi fonologici. Negli
anni successivi nasceranno vari modelli alternativi.

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Il modello classico era esclusivamente lineare o segmentale e considerava la rappresentazione
fonologica come derivata esclusivamente dalla struttura superficiale. Presentava quindi alcune
difficoltà che vennero affrontate dalle fonologie autosegmentale, lessicale, metrica e prosodica.
Nella fonologia autosegmentale o multilineare proposta da Goldsmith, i vari elementi della
rappresentazione vengono posti su più livelli. L'ossatura rappresenta la successione delle varie unità
temporali che costituiscono la parola. Una consonante doppia sarebbe quindi costituita da due unità
temporali associate ad un unico tratto distintivo. Altri problemi che la logica autosegmentale ha
permesso di risolvere riguardano l'assimilazione, la dissimilazione e l'armonia vocalica.
L'analisi della struttura interna delle parole interessa la morfologia generativa di Halle ed Arnoff.
La fonologia lessicale proposta da Kiparsky cerca di individuare il ruolo che la formazione delle
parole ha sulla loro rappresentazione fonologica. Riconduce il diverso comportamento dei prefissi
a proprietà della struttura morfologica della lingua. Non solo la sintassi, quindi, ma anche la
morfologia ha effetto sulla rappresentazione fonologica: questo risultato è stato reso possibile dallo
sviluppo di una morfologia generativa, considerata come un componente a parte rispetto alla
morfologia e alla sintassi.
La fonologia metrica di Liberman e Prince prende in considerazione anche unità più ampie dei
singoli segmenti. La fonologia prosodica di Selkirk, Nespor e Vogel sostiene che l'applicazione
delle regole fonologiche è determinata anche dalla struttura gerarchica della rappresentazione
fonologica. I casi di fenomeni fonologici condizionati dai confini di sillaba, come la
desonorizzazione di occlusiva in tedesco, lo dimostrano.

4.4 IL DIBATTITO SULLA GRAMMATICA GENERATIVA

4.4.1 Il successo della teoria standard

La grammatica generativa conobbe un notevole successo, sia negli Stati Uniti che in Europa.
Questo successo era in parte dovuto alla notevole capacità propagandistica dei suoi sostenitori, che
organizzarono diversi convegni. Chomsky partecipò nel 1962 al IX Congresso Internazionale dei
Linguisti, dove fece riferimento ai suoi "antenati intellettuali" Cartesio e Humboldt sottolineando la
tradizione razionalista sottesa alle sue idee, il che suscitò l'attenzione di molti europei.
Il successo maggiore fu ottenuto dalla nozione di trasformazione di Harris che fu popolarizzata
soprattutto da Chomsky e dai suoi allievi. E' un concetto intuitivo già utilizzato in molte analisi
tradizionale ma che venne formalizzato rigorosamente da Chomsky; per questo la grammatica
generativa veniva anche detta trasformazionale.
La concezione della nuova linguistica, di tipo cognitivo, si basava sull'idea del linguaggio come
struttura indipendente dal suo uso, di linguistica come ricerca degli universali e sull'analisi del
linguaggio in più livelli di rappresentazione, in particolare definiti struttura profonda e superficiale.
Tutte queste idee furono sottoposte a critica.

4.4.2 La "teoria psicologica" della linguistica

Le scuole tagmemica, la grammatica di Montague e la Grammatica Relazionale generativista


respinsero del tutto l'idea che la linguistica sia parte della psicologia.
La teoria derivazionale della complessità sosteneva che la comprensione di una frase da parte
dell'ascoltatore richiedesse un tempo tanto maggiore quante più fossero le trasformazione
necessarie per passare dalla sua struttura profonda alla sua struttura superficiale. La DTC fu poi
abbandonata. La Bresnan propose una teoria linguistica alternativa.

4.4.3 L'"autonomia" della linguistica e la ricerca degli universali

La natura sociale del linguaggio fu ribadita da Weinreich e dal sociolinguista Hymes. Le varie
scuole funzionaliste contestarono l'autonomia della sintassi.
La ricerca sugli universali linguistici ha ricevuto un notevole impulso dalle ricerche di Greemberg.
Tuttavia, le posizioni universaliste di Chomsky, che si basavano su una concezione innati sta del

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linguaggio, suscitarono molte ostilità, anche perché tali ricerche si basavano sull'analisi di una sola
lingua, l'inglese.

4.4.4 Che cos'è la "struttura profonda"?

C'erano opinioni molto diverse su che cosa dovesse intendersi per struttura profonda: la
componente della sintassi comune a tutte le lingua, per esempio, o l'input delle operazione
trasformazionali che hanno la struttura superficiale come output.
Nella teoria standard di Chomsky è rappresentata come un insieme di elementi, morfemi, parole e
sintagmi, ordinati gerarchicamente e disposti linearmente, come nella struttura superficiale. Fin
dagli anni sessanta Saudiano sostenne che gli elementi della struttura profonda costituissero un
insieme non ordinato, il che comporterebbe, secondo Chomsky, un'inutile complicazione. Tuttavia
questa ipotesi è stata portata avanti da Fillmore. Fillmore formulò la grammatica dei casi, che
rappresenta una rottura radicale con la teoria generativa standard.
Fillmore distingue le relazioni sintattiche pure, come le relazioni grammaticali, dalle etichettate,
come le nozioni di modo o luogo. Bisogna abbandonare la tradizionale analisi della frase in
soggetto e predicato, secondo un'ipotesi che richiama Tesnière, da allora riscoperto.
La struttura di base consiste di un verbo e uno o più sintagmi nominali, ciascuno associato al verbo
da una particolare relazione di caso, sintattico-semantica, espressa dai casi morfologici o da
preposizioni o in altri modi. I casi profondi si oppongono ai casi morfologici o superficiali e sono:
agentivo, strumentale, dativo, fattivo, locativo e oggettivo.
Le nozioni grammaticali, come soggetto e oggetto, sono relative alla sola struttura superficiale e
possono quindi corrispondere a casi profondi differenti. Se nella struttura soggiacente è presente un
agentivo, questo sarà il soggetto, altrimenti sarà lo strumentale o l'oggettivo. La gerarchia può
essere volata ma la violazione deve essere segnalata; è il caso delle frasi passive, in cui il soggetto
è l'oggettivo ma il caso profondo più in alto nella gerarchia, ossia l'agentivo, è preceduto da una
preposizione.

4.4.5 La frammentazione della scuola generativa

Le prime scissioni interne alla scuola generativa si verificarono tra gli anni sessanta e i primi anni
settanta del Novecento, epoca delle guerre linguistiche.
I principali avversari di Chomsky furono Lakoff, McCawley, Postal e Ross. Dopo aver lavorato in
stretto contatto con Chomsky, cominciarono a costruire un'alternativa alla teoria standard nota come
semantica generativa, un'etichetta che indicava una concezione del componente semantico opposta
a quella standard: le rappresentazioni semantiche sarebbero generate autonomamente. Questa
concezione rendeva superflua la nozione di struttura profonda, con cui le rappresentazioni
semantiche venivano ad identificarsi. Nella teoria standard i vari tipi di regole si applicano in
quest'ordine: regole di struttura sintagmatica, lessicali, trasformazionali. Lakoff e Ross sostenevano
invece che le regole lessicali potessero applicarsi in qualunque punto della derivazione.
Le regole lessicali non devono necessariamente applicarsi prima delle trasformazioni, quindi viene
meno uno dei motivi per postulare un livello di struttura profonda che definisca le strutture
grammaticali, nozioni fondamentali nell'interpretazione semantica ma pertinenti al solo livello della
struttura superficiale, come dimostrato da Fillmore. La struttura profonda nel senso standard è un
concetto inutile e la descrizione linguistica deve essere basata sulla semantica.
La semantica dei semantici generativi si basava sulla struttura semantica di base, fondata sulle
categorie di frase, sintagma nominale e verbo, speculari a proposizione, argomento e predicato della
logica simbolica. Per i semantici generativi la rappresentazione semantica coincideva con la
struttura logica del linguaggio generale. La logica naturale nel senso di Lakoff è dunque una teoria
sulla mente umana in cui grammatica, logica e psicologia coincidono.
I quantificatori della logica simbolica sono oggetto di una rappresentazione astratta lontana da
quella superficiale, cioè concretamente osservabile. Nel passaggio dalla frase attiva "molti uomini
leggono pochi libri" alla passiva "pochi libri sono letti da molti uomini", "pochi libri" assume una
portata ampia e "molti uomini" una ristretta, mentre nella frase attiva la situazione è opposta.

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L'ipotesi di Katz e Postal rimane valida, in quanto i due diversi significati delle frasi in questione
corrispondono a due differenti rappresentazioni semantiche soggiacenti: tuttavia queste sono
possibili soltanto se si adotta un quadro diverso, quello della grammatica generativa.
Chomsky e i suoi allievi più fedeli sostennero che le posizioni della semantica generativa erano in
certi casi errate, ed in altri prive di senso. Le nuove proposte sarebbero varianti notazionali di quelle
della semantica della teoria standard o interpretativa. Jackendoff spiegò la differenza di significato
soltanto in base all'ordine dei quantificatori nella struttura superficiale; se "pochi" precede "molti",
quest'ultimo è nella portata del primo, se l'ordine è inverso si inverte anche la portata. Costituivano
comunque una modifica significativa della teoria standard, per cui Chomsky coniò l'etichetta di
teoria standard estesa o EST.
L'approccio cognitivista era contraddetto dalla semantica formale ed astratta. Lakoff parlava di
sintassi astratta a cui contrapponeva la sua sintassi naturale, fondata sulla sostanziale
identificazione di categorie linguistiche logiche e mentali. A queste posizioni, gli esponenti della
teoria standard estesa ribattevano che mano a mano che le strutture profonde diventano sempre più
astratte, gradualmente perdono di significato sintattico. In realtà la teoria standard estesa non
intende limitarsi a descrizioni formalizzate dei fatti linguistici, ma dà un'interpretazione cognitiva
del proprio apparato formale.
I vari linguisti che avevano delineato il problema della semantica generativa accentuarono la ricerca
della naturalezza delle descrizioni linguistiche. Lakoff sostiene che la grammaticalità di una frase
sia determinata in base alla sua presupposizione. Tute le nozioni semantiche e pragmatiche
venivano rappresentate nella forma di indicatori sintagmatici, in sostanza risalenti ai primi lavori
di Chomsky e astratti.
La sconfitta della semantica generativa fu determinata dall'insoddisfazione nei confronti del suo
impianto generale. La teoria standard estesa continuò il suo cammino appropriandosi di alcune
analisi del campo avverso, come quella dei quantificatori.

Postal e Perlmutter idearono la grammatica relazionale o GR, che aveva come scopo la ricerca
delle somiglianze e differenze tra le lingue naturali. La struttura della frase è rappresentata come un
insieme ordinato di elementi in relazione tra loro. Questa posizione porta all'abbandono della
suddivisione della frase in soggetto e predicato, assumendo le relazioni grammaticali come
primitivi.
Anche la GR continua ad operare con vari livelli di analisi, che ribattezza strati. Lo strato iniziale
delle relazioni grammaticali è connesso agli altri tramite nessi relazionali. Ogni relazione
grammaticale è indicata con un numero: 1 per la relazione di soggetto, 2 per quella di oggetto
diretto, 3 per quella di oggetto indiretto, eccetera. Un elemento privo di relazioni è Cho,
disoccupato. I cambiamenti di relazioni possibili sono regolati da leggi relazionali. Queste
rappresentazioni in termini di diagrammi di strati sono generiche, il che rende possibile cogliere
l'elemento comune a certa costruzioni, come il passivo, realizzato in modi diversi nelle varie lingue.
Perlmutter si occupò dell'alternanza degli ausiliari essere e avere in italiano, ipotizzando che i
verbi intransitivi che prendono essere non abbiano, allo strato iniziale, un soggetto, ma un oggetto
diretto: questi verbi sono chiamati inaccusativi in quanto tale oggetto diretto non riceve dal verbo il
caso accusativo, bensì il nominativo. Il passaggio dalla relazione di oggetto diretto a quella di
soggetto determinerebbe la scelta dell'ausiliare essere rispetto ad avere.
Altre correnti mantennero una netta distinzione tra rappresentazione semantica e struttura sintattica,
assumendo però un solo livello di analisi sintattica, e perciò sono detto monolivello. Brame
proponeva un modello di sintassi privo di regole trasformazionali all'interno del quadro
generativista.
Negli anni settanta nacquero la grammatica lessico-funzionale della Bresnan e la grammatica a
struttura sintagmatica generalizzata di Gazdar assumono un solo livello e non ricorrono a
trasformazioni. La LFG mira a costruire una grammatica psicologicamente reale, come Chomsky,
ma propone altri mezzi. La GPSG ha come scopo quello di ottenere gli stessi risultati con strumenti
più limitati elaborando un modello che conservi il formato delle regole di struttura sintagmatica,
superando la loro inadeguatezza empirica, messa in luce già da Chomsky.

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4.5 DALLA TIPOLOGIA AL FUNZIONALISMO

4.5.1 La tipologia linguistica in Greenberg

La tipologia linguistica contemporanea si è sviluppata parallelamente alla grammatica generativa.


Greenberg (1915-2001) fondò la tipologia linguistica contemporanea, un campo di studi.
La tipologia divenne un ramo produttivo della linguistica. Greeenberg progettò una classificazione
tipologica delle lingue basata sull'ordine delle parole nella frase, basandosi su enunciati
implicazionali del tipo "se la lingua X ha la caratteristica Y, allora ha la caratteristica Z".
Ispirandosi a Weil, Tesnière e Jakobson arrivò a formulare in termini implicazionali la teoria
dell'ordine delle parole o dei costituenti, ravvivando una tradizione dimenticata.
Greenberg partiva dall'esame di tre fenomeni di ordine delle parole che si possono realizzare in
modo alternativo: la presenza di preposizioni o posposizioni, la posizione del verbo rispetto al
soggetto e all'oggetto diretto, l'ordine dell'aggettivo rispetto al nome.
Formulò sete universali, tra i quarantacinque totali, che enunciavano le correlazioni sistematiche
tra le opposizione d'ordine appena descritte, con l'aggiunta dell'opzione genitivo-nome.
Gli universali assoluti affermano che se una lingua ha la caratteristica X, allora ha sempre la
caratteristica Y, mentre gli universali statistici indicano una correlazione frequente.
Cercò di formulare i principi che stavano alla base degli universali implicazionali ricorrendo alle
nozioni di ordine dominante o recessivo, per esempio VO rispetto a OV, e di relazioni concordi o
discordi tra regole d'ordine. Le relazioni concordi si verificano tra gli elementi del gruppo
preposizionale o di quello posposizionale, le relazioni discordi tra elementi di due gruppi, o
colonne, diversi. Le relazioni concordi sono più frequenti per azione della generalizzazione.

4.5.2 Scuole funzionaliste europee

Anche le origini del funzionalismo linguistico precedono quelle della grammatica generativa, di cui
costituirono un'alternativa. Le scuole sorte prima della grammatica generativa furono di matrice
europea e meno radicali, quelle nate dopo furono prevalentemente statunitensi.
Firbas e Daneš prendono le mosse dall'analisi concreta della frase di Mathesius, che consiste nella
distinzione tra tema e rema, a livello dell'organizzazione dell'enunciato. Gli altri due livelli della
sintassi sono la struttura grammaticale, basata sul modello di frase, uno schema astratto su cui
possono basarsi varie sequenze di parole specifiche per formare degli enunciati specifici, e la
struttura semantica, universale.
Firbas introduce il concetto di prospettiva funzionale della frase, che ordina gli elementi secondo
una scala di dinamismo comunicativo, a seconda della misura relativa in cui un elemento
contribuisce allo sviluppo ulteriore della comunicazione. Gli elementi che hanno il grado più basso
di dinamismo comunicativo sono tematici, dati, più legati al contesto come i pronomi personali,
quelli con il grado più alto rematici, nuovi, come i sostantivi. I verbi sono elementi di transizione.
La distribuzione elementare del dinamismo comunicativo segue l'ordine tema-rema, ma il contesto
può causare una deviazione.
Sgall elaborò una descrizione funzionale generativa, che considera il generativismo non sbagliato
ma parziale. Molto più critiche furono la grammatica sistemico-funzionale di Halliday e la
grammatica funzionale di Dik. Entrambe si proponevano di spiegare la relazione tra la struttura di
frase soggiacente e la struttura sintattica superficiale.
Halliday distingue tre funzioni del linguaggio: ideativa, quando il soggetto indica l'agente o
soggetto logico, interpersonale, quando il soggetto è il tradizionale soggetto grammaticale o
soggetto modale, e testuale, quando il soggetto è quello psicologico.
La grammatica funzionale di Dik individua nel linguaggio tre componenti principali: il fondo,
costituito da schemi predicativi ovvero predicati, termini ovvero argomenti e satelliti ovvero
circostanziali, la struttura di frase soggiacente, stratificata in predicazioni nucleari, funzioni
sintattiche e funzioni pragmatiche, interne o topic o tema ed esterne, e le regole di espressione, che
determinano l'ordine dei costituenti sulla base della struttura di frase soggiacente prodotta dalle
varie funzioni, semantiche, sintattiche e pragmatiche.

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La teoria di Sgall e degli altri praghesi oppone le rappresentazioni tettogrammaticali in grafi ad
albero alla sintassi di superficie. Il topic e il focus sono definiti in base al loro legame con il
contesto. Il dinamismo comunicativo è determinato da un ordine sistematico o ordine delle parole
profondo, che corrisponde a una sequenza data di modificazioni libere e obbligatorie. L'ordine
sistematico corrisponde al superficiale solo se la frase ha un'intonazione normale.
Tutte queste teorie descrivono la funzione ideativa o struttura di frase soggiacente o
rappresentazione grammaticale prendendo a modello la grammatica di Tesnière. Insistono sulla
distinzione tra ruoli semantici e funzioni grammaticali in modo chiaro, con le nozioni testuali o
pragmatiche o comunicative. Tema nel senso di Mathesius e Firbas corrisponde a topic nella
grammatica funzionale di Dik e nel modello di Sgall. Tuttavia topic non indica la stessa funzione in
queste due ultime teorie: per la seconda è identico a tema, mentre per la grammatica funzionale
tema e topic indicano due nozioni distinte. La nozione di ordine sistemico, infine, manca in Dik e
Halliday.

4.5.3 Dalla tipologia linguistica al funzionalismo: gerarchie e prototipi

Poco dopo la pubblicazione del saggio di Greenberg si cercò di trovare una spiegazione più
approfondita delle relazioni concordi. Secondo il principio strutturale di Lehmann, i modificatori si
collocano al lato opposto di un elemento sintattico di base rispetto a quello del suo concomitante
primario. Come Fillmore ipotizza una struttura sottostante non ordinata linearmente. Opera
unicamente con le categorie di verbo e oggetto, perché ritiene che i soggetti non siano elementi
primari della frase.
Il principio strutturale forniva una spiegazione degli ordini concordi ma non dei discordi, salvo
attribuirli, genericamente, al fatto che le lingue cambiano e quindi possono affiancare caratteristiche
di periodi diversi. Hawkins introduce la nozione di universale complesso, che ha cioè la forma di
un'implicazione con due condizioni.
Antinucci sostiene che l'ordine degli elementi sia governato da tre principi: costruttivo, che
stabilisce che una lingua disporrà gli argomenti a destra o a sinistra del predicato, di accrescimento,
che determina l'ordine degli argomenti, e di formazione del soggetto, che sceglie un argomento e lo
colloca a inizio frase, topicalizzandolo. I primi due riprincipi appartengono al sistema strutturale del
linguaggio, il terzo al sistema comunicativo. La scelta dell'argomento da topicalizzare è governata
dalla gerarchia naturale del topic, che si basa sulla capacità o incapacità di essere la causa di un
determinato stato di cose, e dalla sua scala di animatezza. La tipologia dell'ordine delle parole
comincia ad essere affrontata non solo con strumenti sintattici, ma anche semantici e pragmatici.
La nozione di gerarchia usata da Antinucci indica le diverse probabilità dei vari argomenti di
diventare il soggetto. Fu usata da Keenan e Comrie nello studio della frase relativa, condizionata
dalla funzione grammaticale dell'elemento che la introduce, secondo la seguente gerarchia: soggetto
< oggetto diretto < oggetto indiretto < obliquo < genitivo < secondo termine di paragone. Una frase
relativa introdotta da un elemento in funzione di soggetto si ha in tutte le lingue. Le diverse
possibilità si applicano a un segmento continuo della gerarchia, e possono fermarsi a qualunque
punto. Le relazioni grammaticali più facilmente comprensibili sarebbero le più facilmente
relativizzabili. Il soggetto è caratterizzato dalla proprietà di indipendenza referenziale, perché il
riferimento del soggetto non può dipendere da quello di un altro elemento della frase.
Il soggetto è un nesso di proprietà diverse. Se tutte queste proprietà ricorrono insieme, il soggetto è
prototipico, mentre le deviazioni dal prototipo si dispongono lungo un continuum, dal soggetto più
prototipico a quello meno prototipico. Più una categoria è lontana dal prototipo più è marcata,
secondo una nozione fonologica adattata. Il soggetto prototipico è il costituente che esprime al
tempo stesso l'agente dell'azione, e ha quindi una proprietà semantica, e il tema della frase, cioè
l'argomento, e ha quindi una proprietà pragmatico-comunicativa. Questo spiega l'avvicinamento
della linguistica tipologica alle varie correnti funzionaliste.

4.5.4 Funzionalismo e cognitivismo

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Il funzionalismo, negli Stati Uniti, si sviluppa in stretta connessione con una concezione del
cognitivismo opposta a quella chomskiana. Una prima raccolta di studi è costituita dagli atti di un
convegno organizzato dalla Chicago Linguistic Society che, tra gli anni sessanta e settanta, aveva
dato molto spazio alla semantica generativa.
La grammatica cognitiva è stata elaborata in modo indipendente da Lakoff e da Langacker. La
GC rappresenta il passaggio di alcuni studiosi originariamente generativisti all'impostazione
funzionalista. E' un'alternativa alla tradizione generativa e respinge molti dei suoi assunti
fondamentali. La GC formula l'idea che le figure retoriche, e in particolare la metafora,
rappresentino un aspetto fondamentale, e non marginale, del linguaggio. Il linguaggio e la sua
acquisizione non sono frutto di capacità specifiche ma di abilità cognitive più generali.
Concetti chiave sono quelli di prototipo e figuratività convenzionale. Certe costruzioni sono più o
meno favorite a seconda della prototipicità. Questa concezione si estende anche all'analisi degli
universali, non più considerati come assoluti, ma come tendenze a raggrupparsi intorno a un
prototipo. Il prototipo è schematizzato interamente, la metafora parzialmente.
Nel campo della tipologia l'impostazione funzionalista e cognitivista è rappresentata da Givòn,
Foley, Van Valin e Haiman. Ad Haiman si deve l'ipotesi dell'iconicità, ossia che le strutture del
linguaggio rispecchino le sue funzioni. A interpretazioni così radicali, dette iconismo ingenuo,
hanno però posto limiti lo stesso Haiman e soprattutto Givòn. La differenza fondamentale con la
concezione cognitivista rimane: descrivere una struttura senza descrivere la sua funzione è
impossibile. Inoltre le categorie linguistiche sono determinate in termini di prototipi, l'appartenenza
alla categoria non richiede la presenza di tutti i tratti del gruppo, è possibile la presenza di esemplari
meno prototipici.
Nella prospettiva funzionalista, i costituenti sintattici sono comunque basati su proprietà cognitive,
semantiche e pragmatiche generali. Nel continuum tra i due estremi si dispongono, nel caso
dell'integrazione della frase dipendente con la principale, tutti gli altri tipi di subordinazione
sintattica. Il problema classico delle analisi funzionaliste, cioè l'organizzazione comunicativa
dell'enunciato, viene affrontato ricorrendo a categorie extralinguistiche, cioè cognitive, biologiche
e culturali.

Il modello classico di Chomsky ed Halle venne criticato per la sua eccessiva astrattezza da
Kiparsky e poi da Vennemann, che elaborò la fonologia generativa naturale, uno dei cui principi
guida era la rinuncia alle rappresentazione fonologiche soggiacenti. Dalla fonologia generativa
naturale va tenuta distinta la fonologia naturale di Stampe, ripresa da Dressler. La fonologia
naturale ha una concezione diversa dei meccanismi cognitivi che stanno alla base dell'acquisizione
del linguaggio da parte del bambino, da ricondurre a capacità cognitive generali, che portano a
limitare o sopprimere processi innati tramite due fenomeni: la lenizione, che indebolisce un suono
per facilitarne la pronuncia, funzionale all'ascoltatore, e il rafforzamento, che ne diminuisce il
contrasto coi suoni vicini per renderlo più facilmente percepibile, funzionale all'ascoltatore. E'
presente un'implicita tendenza funzionalista. Gli universali costituiscono semplici preferenze, la cui
motivazione va cercata in fattori extralinguistici.
Anche la teoria dell'ottimalità di McCarthy e Prince, Smolensky, e poi ripresa a Kager, prende
l'avvio dalla nozione di marcatezza, intesa come proprietà delle rappresentazioni fonetiche. La
marcatezza è una delle due forze contrastanti che agiscono sul linguaggio umano, insieme alla
fedeltà. La marcatezza è un concetto relativo fondato sulle proprietà dei sistemi articolatori e
percettivi, sottoposta a restrizioni universali ma violabili, accanto a restrizioni specifiche delle
singole lingue. Le restrizioni di fedeltà richiedono che le uscite conservino le proprietà delle loro
forme lessicali di base, conservando una somiglianza tra l'ingresso e l'uscita. Queste permettono di
mantenere i contrasti lessicali, e quindi le differenze di significato, ma impediscono anche che gli
allomorfi differiscano eccessivamente l'uno dall'altro. La violazione deve essere minima e motivata.
Un'uscita è ottimale quando comporta la violazione minima di un insieme di restrizioni, tenendo
conto del loro ordinamento gerarchico. Le restrizioni e i principi generali della loro interazione
sono universali, mentre le gerarchie delle restrizioni sono specifiche delle singole lingue.

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Anche la teoria dell'ottimalità non si limita alla fonologia, ma è una teoria della capacità
linguistica umana e opera con un insieme di restrizioni gerarchiche. Si noti l'avvicinamento
all'impostazione funzionalista.

4.6 LINGUAGGIO, COMUNICAZIONE E SOCIETA'

L'analisi del linguaggio come mezzo di comunicazione era già presente nell'Ottocento. L'origine
della pragmatica e, più in generale, della concezione del linguaggio come uso, precede quella della
grammatica generativa.

4.6.1 Origini e sviluppo della sociolinguistica

Weinreich (1926-1967) era stato allievo di Martinet e si era dedicato alla situazione linguistica nel
cantone dei Grigioni, dove si parlano sia dialetti svizzero-tedeschi che romani. Sia lo strutturalismo
che la dialettologia sono alla base degli studi di Weinreich, il cui concetto chiave è interferenza, che
indica le influenze che una lingua esercita su un'altra in situazioni di contatto linguistico, ossia
quando queste lingue sono parlate dagli stessi individui. I fenomeni di interferenza consistono in
una ristrutturazione del sistema linguistico, non solo nel lessico ma anche in fonologia e
morfologia. Gli stessi risultati erano stati raggiunti da Schuchardt nei suoi studi sulle lingue miste.
Weinreich affermava che lo scopo ultimo degli studi sull'interferenza dovesse essere quello di
prevedere forme di interferenza tipiche partendo dalla descrizione di una comunità bilingua e dalla
descrizione strutturale delle lingue.
Le ricerche sui rapporti tra linguaggio e società si moltiplicarono anche in Italia grazie a De Mauro.
Ferguson pubblicò un importante lavoro sul concetto di diglossia, ovvero sulla situazione delle
comunità linguistiche in cui consistono due varietà, una alta e una bassa, come in Italia. Con
bilinguismo Weinreich si riferiva tanto alla compresenza di lingue ufficiali quanto a quella di una
lingua ufficiale con un dialetto. Fishman ha mostrato come la differente combinazione di
bilinguismo e diglossia dia luogo a quattro situazioni diverse: diglossia con o senza bilinguismo,
bilinguismo senza diglossia, né bilinguismo ne diglossia. E' un esempio di sociologia del
linguaggio, che studia pianificazione, politiche linguistiche, atteggiamenti mentre la
sociolinguistica studia le manifestazioni all'interno della lingua.
La consacrazione definitiva della sociolinguistica si ebbe nel 1964 con l'organizzazione di un
convegno presso l'Università di California a Los Angeles, nello stesso periodo in cui Chomsky
elaborava la sua teoria standard.
Il concetto di competenza comunicativa fu presentato da Hymes (1927-2009). Riprendeva il
concetto chomskiano di competenza, cercando di integrarlo in una diversa visione del linguaggio.
Obiettava che una comunità linguistica non è omogenea, sottolineando che l'idealizzazione non è
ammissibile perché molti aspetti della stessa competenza del parlante sono determinati
dall'eterogeneità della comunità linguistica. Alla competenza grammaticale va opposta una
competenza d'uso, in cui rientra anche la capacità di riconoscere i diversi tipi di atti linguistici. Lo
scopo della teoria linguistica è anche quello di rendere conto della capacità del parlante di
riconoscere ciò che è appropriato o inappropriato in un certo contesto, e ciò che è raro o abituale.
Queste quattro dimensioni si collegano nella produzione e nell'interpretazione del comportamento
culturale corrente. Le lingue sono inoltre sottoposte a interferenza sociolinguistica. Il repertorio
verbale indica l'insieme delle varietà, dei codici o dai sottocodici padroneggiati da un individuo,
insieme ai tipi di cambiamento che si verificano tra essi. Le pratiche linguistiche indicano le
organizzazioni sequenziali oltre la frase, sia nell'attività di una persona, sia nell'interazione. I
domini del comportamento linguistico sono le situazioni in cui i parlanti usano una determinata
varietà tra quelle disponibili.
Labov, allievo di Weinreich, voleva fornire una descrizione formale e sistematica delle differenze
linguistiche dovute a quelle di classe sociale, età, etnia, eccetera, nei vari ceti sociali a New York.
Elaborò il concetto di regola variabile, una regola di struttura sintagmatica la cui applicazione è
condizionata da alcuni fattori probabilistici, di natura sia linguistica che extralinguistica. Il caso più
famoso è quello della contrazione della copula in inglese , presente nella struttura profonda sia

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dell'inglese americano standard sia nell'inglese vernacolare nero; se nel primo caso viene cancella
nel passaggio all'interpretazione fonetica, l'omissione della copula non può essere considerata
sintomo di una mancanza di logica.
Notevole rilievo hanno avuto anche le ricerche di etnolinguistica, frutto dell'interazione tra
sociolinguistica e antropologia, e i fenomeni di microlinguistica, relativi all'interazione tra parlanti
e basati sulla nozione di cortesia.
La sociolinguistica può configurarsi come una reale alternativa alla linguistica teorica, e
specialmente alla grammatica generativa? Cardona ricordava che alcuni sociolinguisti si erano
espressi per eliminare il prefisso socio-, considerando la sociolinguistica come linguistica in se'. Ma
se il funzionalismo e la sociolinguistica concordano sul fatto che non è possibile separare gli aspetti
formali del linguaggio dal suo uso, i due approcci coincidono? No, perché le ricerche sono distanti
nella scelta degli argomenti e nelle tecniche di analisi. I rapporti poi tra sociolinguistica e
pragmatica sono strati, ma le discipline hanno un origine e scopi almeno in parte diversi.

4.6.2 Pragmatica e teorie della comunicazione dagli anni sessanta in poi

L'impatto della grammatica generativa fu forte su Searle, che riprese la teoria di Austin sugli atti
linguistici. Inizialmente seguace di Chomsky, ne diventò un critico sempre più acceso, anche se
tentò di ricondurre gli atti linguistici a fatti di langue.
Una nozione centrale nel pensiero di Searle è quella di regola: parlare significa eseguire degli atti
secondo certe regole. Le regole regolanti regolano un'attività preesistente, le regole costitutive
costituiscono un'attività la cui esistenza è logicamente dipendente dalle regole, come nel caso dei
giochi. Parlare una lingua è una questione di eseguire atti linguistici in accordo con certi sistemi di
regole costrittive. Le regole del linguaggio sono seguite inconsciamente.
Per quanto riguarda l'analisi egli atti linguistici, in Searle l'atto locutivo di Austin si sdoppia in atto
enunciativo, l'enunciazione di parole e morfemi, e atto proposizionale, le operazioni di riferimento
e di predicazione. L'atto illocutorio e l'atto enunciativo sono mantenuti e viene formalizzata la
nozione di forza illocutoria o illocutiva. Questa analisi si basa sull'opposizione tra struttura
profonda e superficiale tipica della teoria generativa standard.
Searle analizza anche gli atti linguistici indiretti, espressioni come "puoi passarmi il sale?" che, pur
essendo sintatticamente una frase interrogativa, è il realtà, come atto illocutorio, un ordine o una
preghiera.
Espressioni di questo tipo fanno affidamento sul bagaglio di cognizioni sia linguistiche che non e,
genericamente, sulle facoltà di ragionamento di cui dispone l'ascoltatore. Il filosofo del linguaggio
Grice inquadrava il problema degli atti linguistici indiretti in un modello generale della
conversazione. Il suo punto di partenza era il problema dell'imperfezione del linguaggio naturale
rispetto agli standard della logica. Osservava che ci sono delle discrepanze tra il valore degli
operatori logici e quello delle espressioni corrispondenti del linguaggio naturale. Secondo Grice i
formalisti, tra cui si potrebbero annoverare i filosofi del linguaggio, e gli informalisti, tra cui forse
si potrebbero collocare il secondo Wittengstein e i suoi seguaci, avrebbero impostato una disputa
inutile perché le divergenze di interpretazione deriverebbero dalla condizioni che governano la
conversazione, condizioni che si applicano nel linguaggio naturale e non nei linguaggi formali.
La conversazione è governata da un principio generale approssimativo, detto principio di
cooperazione: il contributo alla conversazione deve essere tale quale è richiesto, allo stadio in cui
avviene, dallo scopo o orientamento accettato dallo scambio linguistico. Da questo principio
derivano quattro categorie di massime conversazionali. La categoria della quantità è articolata in
due massime: dà un contributo tanto informativo quanto è richiesto, non più informativo. La
categoria della qualità in: non dire ciò che credi essere falso o per cui non hai prove adeguate. La
categoria della relazione prevede l'unica massima della pertinenza, la categoria del modo s può
riassumere in una super massima, ossia: "sii perspicuo".
Grice non si limita a spiegare il conflitto apparente tra logica formale e linguaggio naturale, ma
utilizza la nozione di massima conversazionale per illustrare una serie di usi del linguaggio in cui
ricadono anche gli atti linguistici indiretti di Searle. Una massima viene sfruttata se è violata
ostentatamente, quando si realizzano le implicature conversazionali.

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Perchè non tutto ciò che è comunicato è detto? Grice fondava il principio di cooperazione su una
generica esigenza di razionalità. Tra gli studiosi successivi, i neo-griceani hanno cercato una
spiegazione sociologica, basata sulla nozione di cortesia, e i post-griceani ne hanno cercata una
cognitivista, ricorrendo alla nozione di pertinenza.
La teoria della cortesia della Brown e di Levinson si inquadra nell'analisi conversazionale o
etnometodologia, inaugurata da Garfinkel e Sacks. L'analisi conversazionale sembra aver sostituito
alcuni indirizzi di ricerca, come la linguistica testuale e l'analisi del discorso, oggi confluite
nell'ambito generale degli studi di pragmatica. La teoria della cortesia, che si basa sulla nozione di
faccia, fu elaborata dal sociologo Goffman. La considerazione che una persona desidera avere nel
suo ambiente sociale la porta al desiderio di essere approvata e al desidrio di mantenere la propria
libertà e indipendenza, assumendo tanto atteggiamenti di cortesia positiva, quindi una faccia
positiva, che di cortesia negativa, quindi una faccia negativa. Gli usi non letterali del linguaggio
sarebbero strategie per preservarle entrambe.
La teoria della pertinenza di Sperber e della Wilson interpreta in senso cognitivo il meccanismo
della conversazione, perchè comunicare vuol dire modificare intenzionalmente il contesto dei nostri
interlocutori, il loro ambiente cognitivo, cercando al tempo stesso di trasmettere il maggior numero
possibile di nuove conoscenze con il minimo sforzo, cioè cercando di realizzare la massima
pertinenza. Le strategie comunciative non sono coscienti ma fanno parte della nostra struttura
cognitiva biologiamente conizionata. E' facile notare l'influsso dell'impostazione cognitivista.

4.7. IL "PROGRAMMA CHOMSKIANO"

Il programma chomskiano è un programma di ricerca unitario che è stato prima chiamato teoria
standard estesa, poi teoria dei principi e parametri o teoria della reggenza e del legamento, e infine
programma minimalista. Il filo conduttore è la nozione di grammatica universale o GU, l'insieme
delle proprietà del linguaggio umano biologicamente determinate, ovvero la teoria della facoltà di
linguaggio umana. Il programma sviluppa una visione biologica degli universali linguistici, visti
come condizioni sul formato della grammatica.
L'idea di parlante ascoltatore-ideale in una comunità linguistica completamente omogenea fu
considerata da molti un'astrazione troppo forte. L'idealizzazione perse di importanza in quanto
Chomsky arrivò a concludere che il concetto stesso di lingua non fosse un concetto ben definito
dalla linguistica.
Chomsky oppose lingua esterna, la totalità degli enunciati che si possono produrre in una comunità
linguistica, e lingua interna, un qualche elemento della mente della persona che conosce la lingua,
acquisito nell'apprendimento e usato nelle funzioni di parlante-ascoltatore, la capacità mentale
studiata dalla grammatica, una lingua individuale in quanto riguarda in primo luogo un individuo e
solo derivativamente una comunità linguistica. Il concetto scientifico di lingua è dunque sociale,
non individuale.

4.7.1 Le condizioni sulle trasformazioni e la traccia

Se il saggio di Chomsky del 1973 portava il titolo di Condizioni sulle trasformazioni, già nel 1976
il suo allievo Emonds aveva dimostrato che le trasformazioni ammissibili nella grammatica si
riducano a tre tipi.
Le condizioni riguardavano la forma delle trasformazioni, Chomsky studiava invece le condizioni
sul loro funzionamento. Le tre condizioni più importanti formulate da Chomsky sono la condizione
di soggiacenza, la condizione del soggetto specificati e la condizione della frase temporalizzata. Per
quanto riguarda la condizione di soggiacenza, nessuna trasformazione in movimento può spostare
un costituente attraverso più di un nodo ciclico, ovvero una frase o un sintagma nominale, dove il
termine nodo indica una determinata categoria dell'indicatore sintagmatico. La frase si sdoppia, in
questa analisi, in un centro, costituito dal sintagma nominale e dal sintagma verbale e che
corrisponde alla tradizionale categoria, e una periferia detta COMP o complementatore,
dell'elemento che introduce la frase. Una frase è agrammaticale se l'elemento "chi" deve

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attraversare più di un nodo ciclico per arrivare nella posizione iniziale di rase, mentre se è
grammaticale il movimento si compie un ciclo alla volta.
Lees e Klima individuarono le condizioni in cui possono ricorrere i pronomi personali non
riflessivi e quelli riflessivi e ne avevano spiegato la distribuzione come effetto di regole
trasformazionali. Le condizioni del soggetto specificato e della frase temporalizzata rendevano
conto di questo e altri fenomeni perché avevano un carattere astratto e generale e si poteva
configurare, secondo Chomsky, come elementi innati della facoltà di linguaggio umana.
Lo scopo della teoria era cambiato, puntava a costruire una grammatica dei principi. La teoria
standard aveva comunque riscosso un certo favore anche tra i linguisti non generativisti, grazie
soprattutto all'efficacia descrittiva delle trasformazioni. Ora Chomsky le utilizzava semplicemente
come punto di partenza per elaborare ipotesi innatiste, e l'innatismo era l'aspetto della teoria che
aveva incontrato più resistenze. Alcuni linguisti, come Kayne e Vergnaud, contribuirono alla nuova
ricerca. Vergnaud e Riemsdijk fondarono l'associazione dei linguisti generativi europei o GLOW.
Chomsky sosteneva che un elemento spostato per effetto di una trasformazione lasciasse una
traccia nella posizione che occupava nella struttura profonda; questa ipotesi fu denominata teoria
della traccia. Il dibattito si incentrò sul fenomeno della contrazione, in inglese, del verbo want con
la particella to, che lo segue quando want regge una frase all'infinito. La questione non ha ancora
trovato una soluzione definitiva.
Chomsky definisce la forma logica o struttura poco profonda o superficiale arricchita da tracce o
struttura-s come derivata dalla struttura superficiale, cioè generata dalle trasformazioni.
La nozione di forma logica ricevette la sua sanzione con la tesi di May, in cui si introduceva la
regola del sollevamento del quantificatore o QR: la prima interpretazione, definita naturale,
corrisponde all'ordine degli elementi che si osserva, la seconda, inversa, deriverebbe dal
sollevamento di un quantificatore più in alto. Si era costretti a ipotizzare un movimento nascosto
perché non c'è alcuna evidenza sintattica dell'applicazione di QR che causerebbe un'interpretazione
inversa. Questa analisi non era troppo distante da quella della semantica generativa, poiché in
entrambi i casi la differente rappresentazione dei due quantificatori è fatta derivare dalla loro
rappresentazione asimmetrica nella struttura sintattica.

4.7.2 Principi e parametri; reggenza e legamento

Nell'opera di Chomsky e Lasnik la forma fonetica corrisponde alla rappresentazione fonetica del
modello standard, la forma logica indica gli aspetti della rappresentazione semantica strettamente
dipendenti dalla grammatica, la struttura-s diventa l'unico input all'interpretazione semantica e
assume quindi il ruolo della struttura profonda, qui ribattezzata struttura-p. Le trasformazioni sono
ridotte a schemi generali, muovi SN e muovi wh-. Il passo successivo fu quello di unificare due
schemi in uno solo, denominato muovi 10 F0, una categoria arbitraria. Mediante la formulazione di
ipotesi così generali, il programma chomskiano sosteneva di arrivare a un'individuazione più
precisa delle proprietà della grammatica universale.
Se tutti gli esseri umani sono dotati di un'unica grammatica universale, perché le lingue sono così
diverse? Tra gli anni settanta e ottanta fu introdotta la distinzione tra principi, universali, fissati
dalla nascita e invariabili in tutte le lingue, e parametri, opzioni il cui valore è fissato in base
all'esperienza, che spiega la diversità delle lingue riconducendole nei limiti della GU. Dobbiamo
l'elaborazione del modello a principi e parametri ai lavori di Chomsky e Lasnik Taraldsen, Roueret,
Vergnaud e Rizzi.
Il caso astratto esiste anche nelle lingue che non mostrano differenze di caso morfologico o le
hanno solo in maniera molto ridotta. E' una relazione sintattica, definita in termini srutturali, una
proprietà universale cui è riconducibile qualunque sintagma nominale foneticamente realizzato:
questo è il cosiddetto filtro del caso. Il caso nominativo è assegnato alla flessione del verbo finito, il
caso oggettivo al verbo, il caso obliquo alla preposizione. Questa relazione di reggenza è definita in
termini strutturali complessi il cui assunto di base è che i due elementi devono essere adiacenti.
Il legamento indica la possibilità, l'impossibilità o la necessità di un determinato sintagma
nominale di avere lo stesso riferimento di un altro sintagma nominale all'interno di una determinata
frase. I sintagmi nominali possono essere anafore, ovvero comportarsi come i pronomi riflessivi o

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espressioni come "l'un l'altro", oppure pronomi, nello specifico pronomi personali non riflessivi,
oppure espressioni-R, cioè tutti gli altri tipi di SN.
La grande innovazione presentata nelle lezioni di Pisa, alla base del saggio di Chomsky del 1981, fu
quella di collegare le due nozioni, derivando le diverse relazioni di legamento dei vari tipi di SN
dalle loro relazioni di reggenza. I principi del legamento stabiliscono che un'anafora è legata nella
sua categoria di reggenza, un pronome è libero nella sua categoria di reggenza, un'espressione-R è
libera. La categoria di reggenza di un elemento β è la categoria minima del tipo F o SN che
contiene β e l'elemento che regge β.
I tre principi della teoria del legamento permettevano di ottenere in modo più semplice i risultati
che prima erano ottenuti mediante le condizioni della frase temporalizzata e del soggetto
specificato.
Le categorie vuote sono gli elementi privi di realizzazione fonetica, studiate anche da Kayne e
Vergnaud e da Rizzi. Non esiste in Chomsky una categoria vuota che non si comporti esattamente
come i pronomi, infatti si comporta da un lato come un'anafora e dall'altro come un pronome, ed è
quindi definita anafora pronominale.
Tale categoria fu etichettata pro, per indicare il soggetto non espresso foneticamente o nullo delle
frasi a tempo finito. Per illustrare il paramento del soggetto nullo o il movimento di wh-, Chomsky
si serve del contrasto tra due tipi di lingue, basandosi su questo concetto. Il valore del parametro è
quindi fissato in base all'esperienza, ma in un ambito di scelte predeterminate dalla GU.
Il parametro di testa abbozzato da Graffi e approfondito da Koopman, Giorgi e Longobardi,
stabilisce che le lingue si differenziano per il fatto di porre le teste dei vari sintagmi prima o dopo il
complemento; è la riformulazione, in termini generativisti, delle relazioni d'ordine concordi di
Greenberg, che stimolò la curiosità di Borer, Burzio e Cinque. L'espressione sintassi comparata è
venuta così ad indicare lo studio degli elementi comuni e delle differenze sistematiche tra lingue
diverse, spesso genealogicamente non apparentate.
Durante gli anni ottanta una particolare attenzione fu dedicata alla rappresentazione formale delle
strutture sintattiche; Kayne formulò la proposta che tutti i nodi dell'indicatore sintagmatico fossero
binari, cioè non dominassero più di due rami. Sostenne poi che l'ordine lineare fosse determinato
univocamente da quello gerarchico.

4.7.3 Il programma minimalista

La fase più recente del programma chomskiano, detta minimalismo, è in svolgimento.


Chomsky non intendeva ripudiare le ricerche condotte in precedenza ma fornire loro una
motivazione più profonda, in termini di semplicità. La questione fondamentale riguarda la
perfezione, ovvero la semplicità o soluzione più economica, del linguaggio. Chomsky intende
determinare quali sono i livelli di rappresentazione necessari e sufficienti, quali sono le operazioni
che li mettono in relazione e come si giustificano e quali sono le relazioni del linguaggio umano
con gli altri sistemi cognitivi.
Sono conservati solo i livelli FF ed FL, di interfaccia esterna, cioè i punti di contatto del linguaggi
con gli altri sistemi cognitivi, dovuti a una necessità concettuale virtuale. Il livello FF è l'interfaccia
con il sistema cognitivo articolatorio-percettivo A-P. Il livello Fl è l'interfaccia con il sistema
concettuale-intenzionale C-I. Nei lavori minimalisti più recenti solo le rappresentazioni fonetica e
semantica sono considerate indispensabili, due livelli di rappresentazione collegati dalle
derivazioni, determinate dalla facoltà di linguaggio in senso stretto, il componente sintattico della
grammatica. Questa facoltà è distinta dalla facoltà di linguaggio in senso lato, comune a certe
specie di primati, perché sarebbe propria della sola specie umana. Questa capacità è costituita da un
sistema computazionale e da un lessico, il sistema che genera le varie espressioni e l'insieme delle
parole della lingua. Le derivazioni devono essere interpretabili a entrambe le interfacce, fonetica e
semantica: una derivazione che osserva questo quesito converge, altrimenti fallisce.
Le espressioni non interpretabili sono superflue, dunque antieconomiche.
La facoltà di linguaggio in senso stretto ha quindi il compito di collegare il suono con il significato,
in modo ottimale, nel senso del miglior collegamento possibile tra la facoltà di linguaggio in senso
stretto e gli altri sistemi cognitivi.

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Questa esigenza di semplicità sembra contraddetta dalle trasformazioni in movimento; i sintagmi
vengono interpretati come se si trovassero n una posizione linguistica diversa e questa è la seconda
imperfezione nella struttura del linguaggio umano.
Si ipotizzano tre operazioni: salda, resa anche come fusione, muovi e accorda. Bisogna combinare
le parole per formare unità sintattiche, ricombinare gli elementi collocandone uno o più in un'altra
posizione, verificando la compatibilità degli elementi combinati. I tratti interpretabili sono realizzati
all'interfaccia fonetica, quelli non interpretabili all'interfaccia semantica e corrispondono a
proprietà che non aggiungono alcun elemento nuovo all'interpretazione della frase, visto che sono
già espresse dal sintagma nominale e sono ineliminabili in quella posizione. La derivazione
sintattica ha la funzione di eliminare i tratti non interpretabili mediante l'azione congiunta delle tre
operazioni.
La prima imperfezione del linguaggio è l'esistenza dei tratti non interpretabili, che sembrano
confinate nel linguaggio naturale. L'ipotesi di Chomsky è che le due imperfezioni si neutralizzino a
vicenda.

4.7.4 Sintassi, semantica e pragmatica nell'epoca del minimalismo

I saggi degli anni novanta affrontano il problema del riferimento, giungendo a conclusioni simili a
quelle di Frege, che indicava così l'oggetto designato dal segno, diversamente da Chomsky, che
trova la nozione inapplicabile al linguaggio naturale.
Uno degli argomenti di Chomsky è quello dei nomi di città, che possono indicare un modo di vita,
un insieme di strade ed edifici, eccetera, quindi non si può dire che abbiano un riferimento nel senso
tecnico di Frege. Anche i concetti più elementari del linguaggio umano non sono collegati a oggetti
indipendenti dalla mente da qualche relazione simile al riferimento.
Le espressioni linguistiche si riferiscono propriamente solo a certe entità mentali ed è
l'interrelazione complessa tra queste e il nostro uso del linguaggio che ci permette di parlare del
mondo esterno. Queste dichiarazioni di sfiducia nei confronti della semantica referenzialista si
riferiscono alla facoltà di linguaggio in senso stretto, alla sintassi. Si deve andare alla ricerca della
GU. La prospettiva chomskiana più recente attribuisce il funzionamento della semantica a principi
diversi da quelli formali che governano la sintassi e quindi anche di carattere pragmatico. Per
quanto riguarda l'inutilità della semantica referenzialista o modellistica per l'analisi del linguaggio
naturale, molti studiosi hanno assunto posizioni diverse, ipotizzando l'esistenza di un riferimento di
altro tipo, da studiare con le tecniche della semantica modellistica. Si presenta l'impresa di
armonizzare la semantica formale di origine logica e la teoria chomskiana del linguaggio.

4.8 SGUARDO RETROSPETTIVO

La linguistica strutturale della prima metà del novecento era sincronica come quella dell'ultimo
cinquantennio. che ha però assunto una prospettiva cognitivista. Il linguaggio è un'entità mentale
umana collegata a molte altre- Se quasi tute le scuole linguistiche contemporanee non hanno
problemi a definirsi cognitiviste, l'interpretazione del termine varia. Chomsky ha dato avvio alla
rivoluzione cognitiva, tuttavia molti gli negano tale merito per via della sua impostazione troppo
astratta.
Nella linguistica dell'ultimo mezzo specolo si sono contrapposti un paradigma formale, della
grammatica generativa e di Montague, e un paradigma funzionale, rappresentato da alcune scuole
funzionaliste e da altre di derivazione tipologica o generativista, accomunate dall'assunto che il
linguaggio umano è anzitutto uno strumento di comunicazione, che determina le strutture
linguistiche. Le ricerche sociolinguistiche e pragmatiche appaiono autonome.
Negli ultimi decenni si è verificata una certa convergenza sui temi di ricerca, per esempio per
quanto riguarda l'origine del linguaggio. Chomsky ha assunto una posizione discontinuista,
sostenendo che non derivi dallo sviluppo di sistemi di comunicazione animali, una posizione che
contrasta con la teoria darwiniana dell'evoluzione. La posizione continuista è quella assunta da
linguisti, dagli antropologi e dai sociologi più vicini al funzionalismo.

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