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Il divario tra consumo e produzione di carne in Italia negli anni Sessanta:

alcune evidenze statistiche 1


di
Carmine Maiello

L'entrata massiccia della carne, in particolare di quella bovina, nella dieta


degli Italiani, eÁ una delle manifestazioni piuÁ note del miglioramento del tenore
di vita conseguente al miracolo economico. Proprio negli anni Sessanta, le
mutate abitudini alimentari hanno determinato in Italia un forte divario tra
domanda e produzione di carne, che la zootecnia nazionale non eÁ stata in grado
di fronteggiare nel breve periodo; tale divario, infatti, ha imposto reali modi-
fiche alle strutture produttive che, tra l'altro, si sono in qualche modo scon-
trate, oltre che con la crescita tumultuosa della domanda di cui s'eÁ detto, con
l'evoluzione del rapporto tra l'agricoltura italiana nel suo complesso e quella
dei partners europei, nel quadro di una non sempre agevole partecipazione del
nostro paese alla politica agricola comunitaria. Sicche appare chiaro come
l'analisi dei consumi debba essere la premessa necessaria di uno studio dell'e-
voluzione del settore zootecnico e del contributo di tale settore alla bilancia
agro-alimentare. In particolare cioÁ eÁ opportuno quando si voglia comprendere
in che misura la produzione si sia adeguata alla crescita dei consumi, e quanto
questo eventuale allineamento sia derivato dalle trasformazioni delle strutture
produttive.
A tal fine, nella Tav. 1 abbiamo riportato le variazioni del comportamento
del consumatore, analizzate in un periodo di tempo che va dal 1960 al 1970.
Dall'analisi dei dati si evince che in questi dieci anni, decisivi per la trasfor-
mazione della societaÁ italiana, il reddito pro-capite eÁ aumentato di circa il 60
per cento, passando dalle 473.000 lire del 1960 alle 758.000 del 1970; anche la
spesa pro-capite per generi alimentari e bevande ha subito un aumento per-

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I dati e le osservazioni contenuti in questa breve nota devono considerarsi come una
premessa ad un piuÁ ampio e approfondito studio delle trasformazioni strutturali della zootecnia
italiana negli ultimi trent'anni.

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centualmente analogo (55 per cento), passando dalle 144.000 lire del 1960 alle
223.100 del 1970; molto piuÁ marcato eÁ stato l'aumento della spesa pro-capite
per carne e pesce, che eÁ passata dalle 32.800 lire dal 1960 (22,7 per cento della
spesa pro-capite per generi alimentari) alle 66.600 del 1970 (30 per cento della
spesa per generi alimentari), con un aumento del 103 per cento.

Tav. 1 - Consumi degli italiani negli anni 1961, 1965 e 1970 (valori in lire del 1963)
1961 1965 1970
Reddito pro-capite 473.800 581.600 758.000
Spesa pro-capite per generi alimentari e bevande 144.000 176.700 223.100
Spesa pro-capite per carne e pesce 32.800 46.500 66.600
Consumi pro-capite di carne bovina (in kg) 14 17,3 24,8
Consumi pro-capite di carne suina (in kg) 6,4 7,8 10,7
Consumi pro-capite di carne ovina e caprina (in kg) 0,8 0,8 1,1
Consumi pro-capite del totale delle carni (in kg) 22,1 26,7 37,5
Consumi pro-capite di latte (in litri) 61,6 63,4 66,8
Consumi pro-capite di formaggi (in kg) 9 8,5 10,6
Consumi pro-capite di calorie 2.614 2.837 3.147
Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, nelle annate indi-
cate nel titolo.

Complessivamente, il consumo pro-capite di carne eÁ passato dai 22,1 kg


del 1960 ai 37,5 kg del 1970, con un incremento di circa il 70 per cento.
Naturalmente nel consumo pro-capite sono comprese sia le carni non lavorate
che quelle sottoposte a processi di lavorazione industriale, ad esempio salumi o
carni in scatola.
I contributi che danno i diversi tipi di carne sono, tuttavia, diversi. La
carne bovina eÁ quella che presenta l'aumento maggiore (77 per cento) ed eÁ
anche quella che, percentualmente, eÁ piuÁ consumata, rappresentando il 66 per
cento del consumo di carne nel 1970; anche la carne suina presenta un buon
aumento (67 per cento), ma il suo peso sul totale della carne consumata eÁ
minore di quello della carne bovina (20 per cento del totale); le carni ovine e
caprine fanno registrare un incremento minore (37 per cento), che comunque
non incide piuÁ di tanto sull'aumento totale, essendo il loro peso percentuale
piuttosto ridotto: nel 1970, infatti, i consumi di carni ovine e caprine rappre-
sentavano appena il 3 per cento del totale; la carne equina, infine, non presenta
variazioni di rilievo.
Per quanto riguardai consumi a livello macroeconomico possiamo far rife-
rimento alla Tav. 2 nella quale sono riportati i valori assoluti (in miliardi di lire
del 1963) e le percentuali dei consumi di generi alimentari, delle carni e del
latte. Da questi dati si evince che dal 1960 al 1970 c'eÁ stato un incremento dei
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consumi alimentari del 53 per cento; le carni hanno subito un incremento
molto maggiore (92 per cento) rispetto al totale dei consumi alimentari e cioÁ
ha causato anche un incremento della percentuale delle carni sul totale dei
consumi alimentari e delle bevande, dal 21 per cento del 1961 al 27 per cento
del 1970, il che fa emergere una correlazione positiva tra incremento del
reddito e propensione al consumo di carne.

Tav. 2 - Valori assoluti e percentuali dei consumi degli italiani relativi a generi alimentari e bevande,
alle carni e al latte (in miliardi di lire del 1963)
1961 1965 1970
Generi alimentari e bevande 7.833 9.310 11.981
Carni 1.687 2,143 3.238
Carni fresche e refrigerate 1.342 1.708 2.585
Carni lavorate, conservate, estratti 345 435 653
Latte 307 334 383
Quota percentuale della carne su generi alimentari e bevande 21 23 27
Quota percentuale del latte su generi alimentari e bevande 4 3,5 3,1
Quota percentuale delle carni fresche e refrigerate su totale
delle carni 79 80 80

Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, nelle annate indi-
cate.

Al contrario, per quanto riguarda il latte, questa correlazione positiva con


l'aumento del reddito disponibile sembra non essere verificata:al di laÁ di un
incremento abbastanza modesto (solo il 25 per cento nel decennio), in questo
periodo eÁ addirittura diminuito il suo peso percentuale sul totale dei consumi
di generi alimentari e bevande, e cioÁ perche il latte, alimento indispensabile in
certe etaÁ della vita, tende a presentare una curva piuttosto rigida rispetto al
reddito, nel senso che, se a bassi livelli di reddito si consuma comunque una
quantitaÁ di latte che puoÁ essere considerata alta rispetto al livello del reddito, al
suo crescere di livello tale consumo tende a crescere in misura inferiore, e, al di
laÁ di una certa soglia di reddito, a rimanere costante, rappresentando una
piccola parte della spesa alimentare per livelli di reddito abbastanza lontani
dalla mera sussistenza.
Nella tabella in esame le carni sono state suddivise in due gruppi: carni
fresche, refrigerate, ecc., e carni lavorate, conservate ed estratti. Le prime sono
quelle carni che non subiscono trattamenti di tipo industriale rivolti ad una
loro trasformazione, ma sono direttamente consumate, mentre le seconde sono
quelle carni che subiscono dei trattamenti di tipo industriale che le trasfor-
mano in altri prodotti, in particolare differenti dalla carne fresca per la diversa
conservabilitaÁ. Ebbene nel periodo considerato entrambi i tipi di carne subi-
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scono un aumento in linea con l'aumento della carne nel suo complesso (93 per
cento le carni fresche, 89 per cento le carni lavorate) per cui non cambia
nemmeno il loro peso relativo sul totale delle carni (80 per cento le carni
fresche, 20 per cento le carni lavorate).
Fin qui ci siamo occupati del consumo, cioeÁ della domanda; vediamo ora il
comportamento dell'offerta, ossia innanzitutto della produzione nazionale. Le
Tavv. 3 e 4 riportano le variazioni assolute e percentuali della produzione lorda
vendibile dell'agricoltura, delle coltivazioni, degli allevamenti e dei prodotti
zootecnici, calcolati a prezzi costanti del 1963, nonche le variazioni dei pesi
percentuali dei diversi componenti sulla PLV complessiva.

Tav. 3 - Andamento della P.L.V. dell'agricoltura, delle coltivazioni, degli allevamenti e delle carni
dal 1961 al 1970 (in miliardi di lire del 1963)
1961 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970
P.L.V.agricoltura 4.182,3 4.286,1 4.399,5 4.614,6 4.884,5 5.072 5.402,1 5.307,4 5.502 5.525
Coltivaz. agricole 2.629 2.839 2.878,5 2.878,5 3.050,3 3.064,1 3.365,3 3.184 3.331,6 3.319,7
Allevamenti 1.153,2 1.589,6 1.560,5 1.736,1 1.834,1 2.007,8 2.036,7 2.123,4 2.170,4 2.205,3
Prodotti zootecnici
alimentari 1.537,9 1.576,1 1.547,2 1.723,8 1.822,9 1.997,6 2.025,7 2.112,4 2.160,1 2.195,9
Carni 907,6 944,9 937,3 1.083,8 1.145,6 1.271,7 1.313,8 1.394,4 1.430,8 1.433,2
Carni bovine 399,6 396,4 343,1 380,1 385,2 462,9 488 519,7 504,4 482,5
Carni equine 8,6 8,4 7,6 7,4 7,4 5,9 6,2 7,1 6,6 6,8
Carni suine 206,9 206 205,9 253,6 238,2 223,4 250,6 301,3 307,6 284,5
Carni ovine e caprine 26,1 28,8 26,8 28,5 24,5 27,2 27 25,1 26,1 25,3
Latte 446,2 442,2 401,8 407,1 448,6 486,5 478 479,8 472,5 477,2

Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, annate varie.

Dall'analisi dei dati esposti nelle suddette tabelle si evince che gli alleva-
menti hanno non solo ottenuto l'incremento maggiore, 42 per cento nel de-
cennio, contro il 26 per cento delle coltivazioni agricole e il 32 per cento della
PLV dell'agricoltura, ma hanno anche aumentato il loro peso relativo nella
PLV totale, passando dal 37 per cento del 1961 al 40 per cento del 1970.
Per quanto riguarda l'evoluzione delle componenti degli allevamenti, i
prodotti zootecnici alimentari, che rappresentano la quasi totalitaÁ dei prodotti
degli allevamenti con il 99 per cento nel 1961 che, addirittura, diventa il 99,5
per cento nel 1970, mostrano un incremento identico a quello degli alleva-
menti: 18 per cento nel 1965 e 43 per cento nel 1970. I prodotti zootecnici
alimentari sono costituiti soprattutto da carni e da latte; questi due alimenti
presentano entrambi degli incrementi, ma di diversa entitaÁ. Le carni presen-
tano l'incremento maggiore, 26 per cento nel 1965 e 58 per cento nel 1970, e
modificano anche il loro peso relativo all'interno dei prodotti zootecnici ali-
mentari, dal 59 per cento del 1961 al 65 per cento del 1970; il latte presenta
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degli incrementi molto modesti, 1 per cento nel 1965 e 7 per cento nel 1970,
che ridimensionano il suo peso relativo sul totale dei prodotti agricoli alimen-
tari dal 29 per cento del 1961 al 22 per cento del 1970.

Tav. 4 - Valori percentuali e numeri indici della P.L.V. dell'agricoltura, degli allevamenti e delle
carni nel 1961, nel 1965 e nel 1970 (base 1961=100)
1961 1965 1970
P.L.V. dell'agricoltura 100 117 132
P.L.V. delle coltivazioni agricole 100 116 126
P.L.V. degli allevamenti 100 118 142
P.L.V. dei prodotti zootecnicialimentari 100 118 143
P.L.V. delle carni 100 126 158
P.L.V. delle carni bovine 100 96 121
P.L.V. delle carni equine 100 86 79
P.L.V. delle carni suine 100 115 137
P.L.V. delle carni ovine e caprine 100 94 97
P.L.V. del latte 100 101 107
Rapporto percentuale tra coltivazioni agricole e agricoltura 63 62 60
Rapporto percentuale tra allevamenti e agricoltura 37 38 40
Rapporto percentuale tra prodotti zootecnici alimentari e alle-
vamenti 99 99,3 99,5
Rapporto percentuale tra carni e prodotti zootecnici alimentari 59 63 65
Rapporto percentuale tra latte e prodotti zootecnici alimentari 29 25 22
Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, annate varie.

Confrontiamo adesso l'evoluzione del consumo e della produzione del


totale delle carni, servendoci della Tav. 5, che riporta i valori della carne,
espressi in migliaia di quintali, distinti per fonte (produzioni, importazioni e
valori totali) ed impieghi (consumi alimentari ed esportazioni); per ogni voce
sono indicati, oltre ai valori assoluti, i numeri indici. Dai dati esposti si evince
che, di fronte a un aumento dei consumi dell'80 per cento, la produzione eÁ
aumentata soltanto del 34 per cento; anzi nel 1963 essa eÁ addirittura dimi-
nuita, di 1.601.000 quintali, di fronte a un incremento dei consumi di
1.088.000 quintali. Negli anni successivi la produzione di carne eÁ comunque
sempre aumentata, ma a un tasso costantemente inferiore rispetto ai consumi.
Tutto cioÁ ha ampliato sempre di piuÁ il divario tra produzione e consumo di
carne, determinando un forte aumento delle importazioni, che, in dieci anni,
sono quintuplicate (+ 406 per cento). Per la veritaÁ, anche le esportazioni
hanno registrato un incremento del 141 per cento, ma il loro valore assoluto
eÁ rimasto costantemente piuÁ basso di quello delle importazioni, tanto che nel
1970 esse ammontavano ad appena il 3 per cento del valore delle importazioni.
La gravitaÁ del deficit del settore delle carni eÁ confermata dai dati della colonna
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relativa al saldo commerciale, sempre negativo e aumentato del 423 per cento
nel decennio. In quanto al rapporto tra saldo commerciale e consumi, si noti
che gli anni peggiori sono stati il 1963 e il 1967, quando il deficit ha raggiunto
una misura pari al 36 per cento del totale dei consumi di carne: in pratica, su 10
kg di carne consumata in Italia, 3,6 kg derivavano da importazioni nette.
Complessivamente si puoÁ osservare che il rapporto percentuale tra saldo com-
merciale e consumi parte, nel 1961, da un dato tutto sommato accettabile (12
per cento), ma giaÁ nel 1963 sale a un livello piuttosto elevato (36 per cento) che

Tav. 5 - Bilancio alimentare del totale delle carni dal 1961 al 1970, e relativi numeri indici
(in migliaia di quintali, base 1961=100)
Rapporto Saldo
Consumi Espor- Saldo norma-
Anno Prod. n.ind. Impor n.ind. Totale n.ind. n.ind. n.ind. n.ind. %
alim. tazioni comm.
saldo/cons. lizzato
1961 9841 100 1419 100 11260 100 11173 100 87 100 -1332 100 12 -0,88
1962 10179 103 2186 154 12365 110 12273 110 92 106 -2094 157 17 -0,92
1963 8578 87 4877 343 13455 119 13361 120 94 108 -4783 359 36 -0,96
1964 9447 96 4460 314 13907 123 13801 123 106 122 -4353 327 31 -0,95
1965 9903 101 1048 285 13951 124 13852 124 99 114 -3949 296 28 -0,95
1966 10627 108 5083 358 15710 139 15554 139 156 179 -4927 370 32 -0,94
1967 11065 112 6286 443 17351 154 17232 154 119 137 -6167 463 36 -0,96
1968 12474 127 5443 384 17917 159 17759 159 158 181 -5285 397 30 -0,97
1969 12841 130 5894 415 18735 166 18522 166 213 245 -5681 426 31 -0,93
1970 13155 134 7182 506 21337 181 20127 180 210 241 -6972 523 35 -0,94
Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, annate varie.

non riesce piuÁ a diminuire in maniera sostanziosa.


Nell'ultima colonna della Tav. 5 sono riportati i dati relativi al saldo
normalizzato, che eÁ dato dal rapporto tra il saldo commerciale e il volume
del commercio [Sn=(E-I)/(E+I)]. Il valore di questo indice puoÁ variare tra
±1 e +1: nel primo caso avremmo una totale assenza di importazioni, in
quanto con E=0 avremmo Sn=±1; nel secondo caso avremmo una totale
assenza di importazioni, in quanto con I=0 avremmo Sn=E/E; nel caso in
cui l'indice presentasse un valore pari a zero risulterebbe un commercio con
l'estero in pareggio. Tale indice segnala il vantaggio comparato o la specializ-
zazione commerciale di un paese in un dato settore: quanto piuÁ esso si avvicina
a +1 tanto piuÁ il paese in esame gode di un vantaggio comparato ed eÁ specia-
lizzato in quel settore; viceversa, quanto piuÁ tale indice si avvicina a ±1 tanto
piuÁ il paese ha una sorta di svantaggio comparato in quel settore e mostra di
essere non specializzato nel commercio internazionale di quel settore econo-
mico.

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Nel caso in esame, il saldo normalizzato relativo al settore delle carni mostra
dei valori che sono molto vicini a ±1: variano infatti da ±0,88 a ±0,97, per cui
l'Italia presenta una chiara situazione di svantaggio comparato e di scarsissima
specializzazione.

Passiamo adesso ad analizzare la situazione per le varie carni, con esclu-


sione della carne equina.
La carne bovina eÁ il tipo di carne che viene consumato di piuÁ: si noti come
il consumo di carne bovina rappresenti da solo piuÁ della metaÁ del consumo
totale di carne, ed anzi nel periodo in esame esso tende ad aumentare il suo

Tav. 6 - Bilancio alimentare della carne bovina dal 1961 al 1970 (in migliaia di quintali;
base 1961=100)
Rapporto Saldo
Consumi Espor- Saldo norma-
Anno Prod. n.ind. Impor n.ind. Totale n.ind. n.ind. n.ind. n.ind. %
alim. tazioni comm.
saldo/cons. lizzato
1961 6104 100 1065 100 7079 100 7077 100 2 100 -1063 100 15 -1
1962 6466 106 1472 138 7938 112 7937 112 1 50 -1471 138 18 -1
1963 5074 83 4016 377 9090 128 9089 128 1 50 -4015 377 44 -1
1964 5124 84 3824 359 8948 126 8947 126 1 50 -3823 360 42 -1
1965 5593 92 3417 321 9010 127 9009 127 1 50 -3416 321 38 -1
1966 6695 110 4016 377 10711 151 10694 151 17 850 -3999 376 37 -0,99
1967 6928 113 4969 466 11897 168 11874 168 23 1150 -4946 465 42 -0,99
1968 7578 124 4363 409 11941 169 11899 168 23 1150 -4321 406 36 -0,98
1969 8050 132 4570 429 12620 178 12556 177 64 3200 -4506 424 36 -0,97
1970 8013 131 5375 505 13388 189 13300 188 88 4400 -5287 497 40 -0,96
Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, annate varie.

peso relativo (63 per cento nel 1961, 65 per cento nel 1965, 66 per cento nel
1970). I consumi di carne bovina (Tav. 6) subiscono un incremento che eÁ di
poco superiore all'incremento subito dai consumi del totale delle carni, 88 per
cento contro 80, ma l'aumento della produzione non eÁ certamente all'altezza
dell'incremento subito dai consumi, anzi eÁ addirittura inferiore all'incremento
della produzione del totale delle carni (31 per cento contro 34 per cento); cioÁ
causa, evidentemente, una forte crescita delle importazioni. Tale crescita, per
la veritaÁ, in termini relativi appare in linea con l'incremento delle importazioni
di tutte le carni (405 per cento), ma in valore assoluto essa eÁ molto piuÁ marcata,
in quanto le importazioni di carne bovina rappresentano la percentuale mag-
giore nel totale della carne importata, ossia il 75 per cento nel 1961, l'84 per
cento nel 1965 e il 74 per cento nel 1970.
Anche per quanto riguarda il deficit delle carni bovine bisogna fare lo
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stesso discorso; nella sua evoluzione temporale esso presenta dei valori che
sono in linea con l'andamento del deficit totale delle carni (+ 397 per cento),
ma questo incremento pesa molto sull'incremento totale del deficit perche il
peso relativo del deficit delle carni bovine sul deficit totale eÁ molto elevato, 80
per cento nel 1961, 86 per cento nel 1965, 75 per cento nel 1970. Appare
evidente, da questi primi dati, che eÁ proprio nel comparto delle carni bovine
che bisogna ricercare le cause principali del deficit del settore nel suo com-
plesso. Non eÁ una sorpresa che il saldo commerciale sul totale dei consumi

Tav. 7 - Bilancio alimentare della carne suina dal 1961 al 1970 (in migliaia di quintali;
base 1961=100)
Rapporto Saldo
Consumi Espor- Saldo norma-
Anno Prod. n.ind. Impor n.ind. Totale n.ind. n.ind. n.ind. n.ind. %
alim. tazioni comm.
saldo/cons. lizzato
1961 3202 100 118 100 3320 100 3235 100 85 100 -33 100 1 -0,16
1962 3091 96 436 369 3257 106 3436 106 91 107 -345 1045 10 -0,65
1963 2963 92 515 436 3478 105 3385 105 93 109 -422 1278 12 -0,69
1964 3815 88 288 244 4103 124 3998 124 105 123 -183 5545 4 -0,46
1965 3848 120 286 242 4134 125 4036 125 98 115 -188 5696 5 -0,48
1966 3450 108 718 608 4168 125 4029 124 139 163 -579 1754 14 -0,68
1967 3656 114 967 819 4623 139 4527 140 96 113 -871 2640 19 -0,82
1968 4372 136 717 607 5089 153 4974 154 115 135 -602 1824 12 -0,72
1969 4283 134 810 686 5093 153 4946 153 147 173 -663 2009 13 -0,69
1970 4580 143 1273 1079 5853 176 5731 177 122 143 -1151 3488 20 -0,82

Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, annate varie.

tocchi livelli altissimi: 44 per cento nel 1963, 42 per cento nel 1964 e nel 1967,
40 per cento nel 1970. Anche il saldo normalizzato denota una tendenza allo
svantaggio comparato nel comparto delle carni bovine maggiore di quella del
totale delle carni: fino al 1965 esso eÁ pari a ±1, dal 1966 in poi si nota una
leggera diminuzione.
EÁ chiaro che si eÁ in presenza di una manifesta incapacitaÁ dell'offerta ad
adeguarsi alla domanda. Di quest'ultima abbiamo giaÁ detto che eÁ aumentata nel
decennio in dipendenza dell'incremento del reddito pro-capite; come si eÁ com-
portata l'offerta? Osserviamo che la produzione di carne bovina dipende dal
numero dei capi che ogni anno vengono macellati, nonche dal peso dei capi
macellati. Questi possono essere nati in allevamenti nazionali, ovvero essere
importati in giovane etaÁ ed ingrassati in allevamenti italiani. Il numero dei
giovani bovini dipende dalla consistenza delle vacche, in particolare delle vacche
da latte, nonche dal grado di feconditaÁ di queste. Orbene, si rileva (vedi Tav. 9)
una diminuzione della vacche da latte nel decennio 1961/1970, con un decre-

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mento di circa 929.000 capi, pari al 18,8 per cento, superiore al decremento
percentuale del totale dei bovini (9,4 per cento). Dovendo verosimilmente esclu-
dere un improvviso quanto improbabile aumento del tasso di feconditaÁ delle
vacche italiane, si eÁ potuto far fronte a questa diminuzione soltanto attraverso
un aumento delle importazioni di bovini da ristallo, cioeÁ da accrescimento.
Un elemento che invece ha contribuito positivamente alla produzione di
carne bovina eÁ stato il peso morto di macellazione. Se, infatti, il numero dei

Tav. 8 - Bilancio alimentare delle carni ovine e caprine dal 1961 al 1970 (in migliaia di quintali;
base 1961=100)
Rapporto Saldo
Consumi Esporta- Saldo
Anno Prod. n.ind. Impor n.ind. Totale n.ind. n.ind. n.ind. %saldo/ norma-
alim. zioni comm.
cons. lizzato
1961 382 100 24 100 406 100 406 100 - -24 100 6 -1
1962 406 106 28 116 434 107 434 107 - -28 116 6 -1
1963 386 101 41 170 427 105 427 105 - -41 170 10 -1
1964 368 96 56 233 424 104 424 104 - -56 233 13 -1
1965 326 85 81 337 407 100 407 100 - -81 337 20 -1
1966 345 90 106 442 451 111 451 111 - -106 442 23 -1
1967 356 93 109 454 465 114 465 114 - -109 454 23 -1
1968 369 96 128 533 497 122 496 122 1 -127 529 26 -1
1969 362 95 189 787 551 136 549 136 2 -187 779 34 -0,98
1970 365 96 229 954 594 146 594 146 - -229 954 38 -1
Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di contabilitaÁ nazionale, annate varie.

capi macellati eÁ aumentato di poco tra il 1961 e il 1970 (solo del 2 per cento),
ha subito un notevole aumento sia il peso morto totale (+ 21 per cento), sia il
peso morto per capo, passato da 166 kg nel 1961 a 197 kg nel 1970 (vedi Tav.
11). Si deve allora concludere che uno dei motivi principali del mancato ade-
guamento dell'offerta di carne bovina alla domanda eÁ stato la riduzione del
numero delle vacche fecondabili, ed in particolare delle vacche da latte.
Il consumo di carne suina rappresenta poco meno di un terzo del consumo
totale di carne, il 29 per cento; si tratta, quindi, di un settore di primaria
importanza. Analogamente a quanto fatto per i bovini, l'analisi del bilancio
alimentare delle carni suine (vedi Tav. 7) mostra uno sviluppo della produzione
non adeguato allo sviluppo dei consumi (+46 per cento contro +76 per
cento), anche se il divario rappresentato da queste diverse velocitaÁ di crescita
eÁ minore sia rispetto ai bovini che rispetto al totale delle carni. Anche per i
suini lo sviluppo dei consumi eÁ lineare nel tempo, mentre lo sviluppo della
produzione fa registrare dei decrementi nei primi anni del decennio, dal 1962
al 1964. I dati relativi al commercio con l'estero contengono delle informazioni
solo apparentemente contraddittorie. Anche se le importazioni si decuplicano,
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tuttavia esse mantengono un valore assoluto piuttosto basso, per cui il saldo
della bilancia commerciale, pur presentando dei valori negativi, ha un peso
relativamente ridotto sul totale del saldo commerciale (16 per cento nel 1970 e
2,5 nel 1961), anche perche le esportazioni presentano un buon incremento,
pari al 43 per cento. Tutto cioÁ fa sõÁ che la percentuale del saldo commerciale sui

Tav. 9 - Variazione della consistenza del bestiame dal 1961 al 1970 (in migliaia di capi)
Di cui
Anno Bovini Bufalini Ovini Caprini Suini Equini Totale
vacche
1961 9.627 4.950 18 7.899 1.327 4.514 1.227 24.612
1962 9.152 4.864 37 7.857 1.278 4.684 1.103 24.111
1963 8.608 4.637 41 7.762 1.236 5.029 1.049 23.725
1964 9.183 4.752 43 7.866 1.228 5.409 1.029 24.758
1965 9.386 4.797 43 8.000 1.139 5.176 958 24.702
1966 9.503 4.815 43 8.212 1.140 5.292 921 25.111
1967 9.794 4.740 43 8.312 1.100 5.300 900 25.449
1968 10.024 4.787 46 8.206 1.045 7.298 820 27.439
1969 9.563 4.472 49 8.138 1.039 9.224 777 28.782
1970 8.721 4.021 55 7.948 1.019 8,980 708 27.431
Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di statistiche zootecniche, annate varie.

consumi sia una delle piuÁ basse, anche se presenta delle forti oscillazioni,
variando tra l'1 e il 20 per cento, soprattutto a causa del non lineare incre-
mento delle importazioni. Anche il saldo normalizzato presenta i valori piuÁ
bassi di tutto il settore delle carni, oscillando tra ±0,16 nel 1961 a ±0,82 nel
1967 e nel 1970, per cui si puoÁ affermare che le carni suine sono il settore in
cui l'Italia presenta un indice di vantaggio comparato e di specializzazione
commerciale piuÁ elevato, all'interno di un settore produttivo, quello delle
cerni, che la vede fortemente deficitaria. C'eÁ da rilevare, peroÁ, che la maggior

Tav. 10 - Indice di variazione della macellazione dei bovini nel 1961, nel 1965 e nel 1970 (base
1961=100)
1961 1965 1970
Numero di capi macellati 100 76 102
Peso morto 100 86 121
Peso morto per capo in kg 166 187 198

Fonte: Nostra elaborazione su dati ISTAT, Annuario di statistiche zootecniche, annate varie.

parte della domanda di carne suina proviene dall'industria di trasformazione,


un po' meno del 50 per cento, il che significa che essa, almeno negli anni '60
quando ancora non si parlava di ``mucca pazza'', non era usata come bene
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sostitutivo della carne bovina, e non poteva contribuire a farne diminuire il
consumo.
Le carni ovine e caprine rappresentavano una piccola parte del consumo di
carni in Italia (4 per cento nel 1961 e 3 per cento nel 1970) per cui la loro
analisi puoÁ essere condotta rapidamente. Dalla Tav. 8 si nota come, di fronte a
un consumo di carni crescente (+46 per cento), si eÁ avuta addirittura una
diminuzione della produzione, pari al 4 per cento, con un relativo fortissimo
incremento delle importazioni (854 per cento). Questo fatto, insieme alla quasi
totale assenza di esportazioni, ha provocato un peggioramento del saldo com-
merciale ed un aumento della quota percentuale di tale saldo sui consumi, dal 6
per cento del 1961 al 38 per cento del 1970; naturalmente anche il saldo
normalizzato presenta valori altissimi. Il consumo di carne ovina e caprina
non era adeguato alla loro presenza sul territorio italiano: nel decennio il
numero di ovini e caprini eguaglia mediamente quello dei bovini, e cioÁ significa
che questi animali erano allevati soprattutto per ricavarne prodotti zootecnici
non alimentari, ad esempio la lana.

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