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IL LAI

Il lai é la prima realizzazione profana importante della letteratura francese


antica.Come il romanzo, sia antico che cortese, ed il fabliau, si compone di
distici ottosillabici a rima baciata.Meno prestigioso del romanzo, ma più
elegante del fabliau, il lai ebbe vita molto breve : dalla fine del XII secolo alla
fine del XIII, in concomitanza con la piena affermazione della società
borghese. La parola lai viene dal celtico "laid">canto; a noi sono pervenuti
una quarantina di questi componimenti, la cui lunghezza oscilla tra un minimo
di un centinaio di versi a un massimo di un migliaio.
Il maggior autore di lais é Marie de France, nome probabilmente
convenzionale e che difficilmente può coincidere con una realtà anagrafico-
documentaria. Attraverso il nome Marie de France l'autore vuole indicare
delle coordinate culturali che sono appunto l'appartenenza all'era cristiana e
la fedeltà alla tradizione linguistica oitanica.E' l' attuazione della "translatio
studii" , ossia il progetto di trasportare la letteratura della Grecia e di Roma in
terra di Francia.
Indispensabile, per la comprensione del valore ideologico e del significato
culturale dei lais, la lettura del Prologo ad essi anteposto. Il Prologo inizia con
la citazione della parabola evangelica dei talenti : chi possiede scienza ed
eloquenza deve metterle a frutto. Marie mostra la sua intenzione di
annoverarsi tra gli auctores : la sua poesia deve diventare fonte di autorità.
Passa poi a indicare gli autori da imitare, in particolare il grammatico
Prisciano. L'oscurità dei libri antichi -continua-era voluta : in essa si cela un
testo che i posteriores possono rivelare con il procedimento allegorico
( svelare lo spirito cristiano latente sotto il livello letterale delle favole
antiche ). I filosofi, secondo Marie, garantiscono la validità di questo
procedimento; il tempo aumenta il valore dell'opera perchè col tempo
aumenta la sottigliezza dell'uomo, quindi la capacità di penetrare il significato
del testo. E ciò gli garantisce fama eterna.L'autore moderno, quindi, se vuole
adeguarsi ai classici e far fruttare il suo talento, deve intraprendere una
"grevose ovre". A Marie si presentano due possibili modelli di scrittura :
comporre una "estoire", trasportando dal latino al francese le opere degli
auctores e dotandole di una glossa capace di evidenziare le verità cristiane
colà allegoricamente celate. Tale progetto, però, è abusato e i vari romanzi
cosiddetti antichi non corrispondono più ai gusti del pubblico. Marie sceglie,
invece, la strada di rimare il contenuto narrativo dei lais; preferisce, quindi, il
mito alla storia.
Il lai non è histoire ma fabula, non si basa su facta, ma su ficta.Rispetto alla
storia, che è un prodotto riflesso, culturale, tributario dell'ars e non della
natura, il lai permette a Marie d'innalzare i temi trattati alla nobiltà della
poesia, attraverso l'esercizio dell'ars rhetorica.Analizzando il Prologo, è
possibile ricostruire la genesi del lai, attraverso tre tappe. All'inizio c'è l'
"aventure" vissuta e narrata da un chevalier, unico testimone dell'accaduto;
l'actor è quindi tecnicamente il primo auctor della materia narrativa.La
reazione degli ascoltatori è quella di serbare la memoria della narrazione,
affidandola al repertorio dei fabulatores; abbiamo quindi una elaborazione
giullaresca in chiave musicale o narrativa o in una combinazione delle due
opzioni. Non è chiaro se i lais circolassero solo oralmente, come afferma
Marie nel Prologo, oppure ci fosse anche una redazione scritta. Nel caso,
però, del lai del Chevrefoil Marie afferma di averlo "trové en escrit",
facendone risalire la paternità letteraria a Tristano, che incarnerebbe dunque
il prototipo del bardo-cantore.In Thomas, infatti, Isotta è presentata come
prima allieva di Tristano, mentre questi sta intonando un lai sulla tragica storia
di Guiran e del "cuore mangiato ".Marie svolgerebbe, dunque, un ruolo di
mediazione, recuperando la memoria dell'avventura ne permette la
sopravvivenza attraverso la scrittura, con il marchio definitivo della sua glossa
e della sua arte. Ma ci troviamo di fronte a dei lais o piuttosto dei contes ?Nel
caso di Marie è lei la vera codificatrice del genere perchè riesce a unificare in
una sintesi mirabile la perfetta musicalità della metrica e del ritmo alla
profonda verità del commento in un unico processo di scrittura totale. 
Alcuni elementi differenziano il lai dal coevo romanzo cortese e dal
successivo fabliau anticortese e comico
Tra gli elementi definitori del lai c'è innanzi tutto la "matière de Bretagne", i cui
contorni sono vaghi e al cui centro c'è la corte arturiana. La corte rappresenta
il codice : essa giudica e decifra le avventure cavalleresche e da essa
provengono i modelli di comportamento sociale e spirituale cui si ispirano i
protagonisti delle storie. Elemento di distinzione rispetto al romanzo è che i
lais preferiscono ai grandi eroi gli eroi secondari e anche le dame, spesso
solitari, in conflitto con la corte e trascurati dai romanzi. I lais, dunque,
descrivono l'altra faccia del mondo cortese e sono pertanto indispensabili per
la ricostruzione di un'immagine completa della realtà cavalleresca.Tema
fondamentale del lai é l'amore, che costituisce la forza propulsiva del
racconto. Spitzer considera i lais l'equivalente narrativo di un trattato sulla
natura d'amore. Il codice cortese, cui essi si ispirano, viene modificato e
innalzato, considerata l'eccezionalità dei dodici casi amorosi trattati, dove
l'avventura interagisce con una realtà magica.Nei lais non è soltanto il
cavaliere a cercare un'integrazione sociale e spirituale attraverso la tensione
erotica verso una dama perfetta, ma è la dama stessa che si rende
protagonista di una ricerca spirituale altrettanto paradigmatica.La prospettiva
femminile dell'amore contribuisce ad arricchire la descrizione romanzesca di
tale sentimento, fornendogli nuove tonalità ed insolite vibrazioni. L'amore
serve da vettore all'avventura che è limitata e personale, perchè non aspira
alla risoluzione di grandi conflitti storici e sociali, ma di piccoli contrasti intimi
e psicologici. L'avventura non è guidata dalla Fortuna, essa non dipende da
una programmazione superiore, ma è affidata al caso.Pertanto anche
l'avventura dell'eroe assume una dimensione diversa: egli non deve aspirare
all'eterno per perfezionare l'ordine storico, bensì vivere la realtà storica come
ordine soprannaturale. Elemento unificatore dei lais è l'applicazione del
principio retorico della brevitas. Marie racconta una sola avventura per volta,
la quale si condensa in in un oggetto o un segno magico. Nel titolo di ogni lai
è racchiusa la verità stessa della narrazione. La narrazione si sviluppa
circolarmente attorno a un centro immobile, la parola primaria, che genera lo
stesso movimento narrativo.Il lai di Marie de France costituisce la forma
originaria di questo genere, con lo sfondo bretone e la fusione inestricabile di
meraviglioso e reale, ma preannuncia anche delle tendenze che porteranno
alla formazione di nuovi generi letterari, quali il fabliau e il dit e, più tardi, la
novella.
Tra i lais che compongono la tradizione mariana possiamo distinguere tre
gruppi principali:
1) lais che cercano di riprodurre la materia e lo spirito di Maria;
2) lais realistici e borghesi;
3) lais parodici e burleschi.
Nei lais del primo tipo la magia non è più l’elemento che da movimento alla
narrazione, ma diventa una semplice macchina che consente al racconto di
progredire.
Il secondo gruppo di lais include componimenti che descrivono l’avventura
non più come esperienza del trascendente, ma del verosimile, e che trattano
l’amore non più come entità meravigliosa, ma soltanto psicologica. Anche
l’ambientazione cortese della storia appare rilassata, infatti della corte rimane
solo il decoro esterno. Infine, su tutto si sovrappone una patina di buonsenso
e di arguzia borghese.
Nel terzo gruppo troviamo quei lais nei quali si verifica un’invasione dello
spazio comico, che portarà a un’indistinzione del lai nei confronti del fabliau e
all’avento di un supergenere, più disponibile stilisticamente e meno marcato
retoricamente, cioè la novella. L’ironia e la parodia sono elementi
fondamentali di questi lais per rinnovare la materia narrativa, per rendere il
loro prodotto più appetibile a un pubblico sempre più diversificato socialmente
e culturalmente.
A quest’ultimo tipo di lais parodici può essere accostato un testo di difficile
collocazione: la chantefable di Aucassin et Nicolette. Si tratta di un
prosimetrum articolato da 41 capitoletti, dove delle strofe assonanzate
destinate al canto si alternano a brani in prosa dedicati alla recitazione, e
dove delle parti mimetiche interrompono continuamente lo svolgimento
dell’azione diegetica. Combinazione di poesia e prosa, di canto e favola, di
lirica ed epica, di roman e conte, di lai e fabliau, di mimo e narrazione,
Aucassin et Nicolette è in verità un’opera il cui scopo principale è quello di
ironizzare tutti questi registri stilistici e generi letterari per creare un anti-
genere divertente e provocatorio, che mostra le limitazioni del mondo
cavalleresco e le aporie dell’ideologia cortese. La trama è tipicamente
cavalleresca, ma viene svolta in modo comico perchè il cavaliere non è
coraggioso e valoroso, ma un amante passivo e piagnucoloso, mentre la vera
eroina è la dama, grazie alla quale si arriva alla felice conclusione della
storia. Vengono perciò parodizzati i principali elementi della letteratura
cortese.

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