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Anno 3_Tirocinio clinico sem 1 _Cattaneo

Parte teorica
Quale è lo scopo del trattamento osteopatico?
1. Dare equilibrio.
2. Eliminare le restrizioni di mobilità.

Partendo dal sintomo, che rappresenta il campanello di allarme che ci indica che l’organismo non è più in
grado di autoregolarsi, si avverte la necessità di fornire al Pz un aiuto al fine di raggiungere nuovamente un
equilibrio di tipo globale.

Questo all’atto pratico si traduce nel concetto di salute osteopatica, la quale si occupa di un terreno dis-
funzionale, perché la cronicizzazione di un siffatto terreno esita in malattia (che invece è un terreno proprio
della biomedicina e non dell’osteopatia). Infatti quando c’è una malattia l’osteopatia può cercare di miglio-
rare la qualità della vita del Pz, facendo si che la malattia evolva, cronicizzi in tempi più lunghi, ma non può
dare la guarigione.

In presenza di un terreno disfunzionale l’osteopatia cerca di preservare l’organismo in modo da consentirgli


di lavorare con il minimo dispendio energetico. Questo è il principio dell’economia; infatti noi abbiamo un
quantitativo energetico per svolgere delle funzioni e tanto più si vive in un terreno qualitativamente
disfunzionale tanto maggiore sarà il dispendio energetico (es. si vede un amico di 25 anni e dopo 5 anni
sembra che ne abbia 10 di più e non 5).

Quanto detto ci permette di parlare di potere di autoregolazione: tanto più il sistema è libero tanto più
il potere di autoregolazione è ai massimi livelli.

All’atto pratico questo discorso si traduce nel fatto che, se è vero che la disfunzione è una restrizione di
mobilità, da li a poco si manifesterà la malattia. Pertanto la salute osteopatica può essere intesa come
l’assenza delle disfunzioni osteopatiche. Apparentemente si sta parlando di pura utopia. In realtà è a
questa condizione che deve tendere il lavoro dell’osteopata, e, per fare si che ciò si realizzi, sarà necessario
fare una salto di qualità dal trattamento sintomatico (inteso come la necessità di trovare una causa in pre-
senza di un sintomo e lavorando su quest’ultima giungere alla risoluzione del sintomo) a quello osteopatico.
Infatti in questo modo non ci si è presi cura del Pz lo si è solo preparato per il II step, vale a dire il trattamento
osteopatico con la presa in carico della persona per cercare di trattare il terreno valutandolo nella sua glo-
balità.

Nel soggetti adulti il trascorrere degli anni e le vicissitudini di salute creano delle cicatrici che fissano il ter-
reno: come a dire che quindi alla nascita si è potenzialmente sani, simmetrici, ma a causa ad es. di un inter-
vento chirurgico si va a vincolare la struttura, per cui si può instaurare un iliaco posteriore che non si riesce
più a ridurre. Intorno a questo iliaco posteriore a monte ed a valle si creeranno delle condizioni adattative,
che sarà difficile che recedano (il concetto di unità del corpo si giustifica attraverso la fascia). Questa condiz-
ione creerà ulteriori disfunzioni.

La cosa difficile è riuscire ad individuare nel Pz il punto massimo che si può raggiungere: in linea di principio
l’obiettivo massimo che si deve aspirare a raggiungere è la condizione di simmetria. Pertanto per es. alla fine
della I seduta il Pz deve uscire con una certa simmetria, che si vuole ritrovare all’inizio della II seduta, dalla
quale il Pz uscirà con una certa simmetria, che si vuole trovare all’inizio della III seduta.

Ci sarà un punto in cui il Pz non va oltre, ha raggiunto il suo limite; è ora che bisogna passare al III step: cioè
riuscire a capire che cosa sta vincolando il Pz. Questo vincolo può essere rappresentato da una male occlu-
sione per la quale si indagano le 4 afferenze posturali (AASS ed AAII e se necessario si potranno utilizzare
ausili come plantari, occhiali etc.) oppure si potrà prendere in considerazione la sfera chimica (ad es. intol-
leranze). Alla fine questo vincolo potrà essere superato oppure sarà una cosa con la quale il Pz sarà costretto
a convivere.
1
Si è in sostanza trovato un motore disfunzionale difronte al quale si è autorizzati anche a procedere per ten-
tativi per trovare la soluzione al problema.

Domanda: “Se la salute osteopatica è la completa assenza di disfunzioni essa all’osservazione come si pre-
senta?”. Il modello anatomico teorico è un soggetto completamente centrato che non presenta squilibri
anteriori e posteriori, ha tutto normoteso, è perfetto. Non esiste una condizione del genere, ma è questa
che deve essere il nostro punto di riferimento. Da qui si possono sfruttare le catene muscolari per capire
quanto il nostro Pz sia in disfunzione, si può sfruttare la linea di gravità ed i reperi esterni per capire come
sta il Pz.

La cosa più importante è riuscire a capire la consequenzialità per riuscire poi a comprendere come mai il Pz
si trovi fuori dallo schema di normalità.

Le Catene Muscolari
A. Le Catene Rette Anteriori
Sono delle catene di flessione perché la loro azione congiunta determina:

• la F del tronco
• la F degli AAII
• la retroversione del bacino (quale risultante della F del tronco e degli AAII).

L’avvolgimento del tronco,


che si materializza con la cifosi
generale, avviene intorno ad
L3 ed all’ombelico (quindi sarà
necessario fare attenzione alle
riduzioni lombari). Davanti al
corpo di L3 passa la linea di
gravità ed L3 è il fulcro di tutte
le altre catene, pertanto essa
sta sempre lavorando e quindi
bisognerà valutare se è vera-
mente lei la responsabile della
disfunzione perché magari la si
tratta, ma dopo 5 minuti siamo
di nuovo punto e da capo.

Tutto ciò che si trova SOPRA


L3 si avvolge e quindi:
• il torace si abbassa verso
l’ombelico
• la colonna si curva

Tutto ciò che si trova SOTTO L3, come il pube, si alza verso l’ombelico determinando:
• la retroversione del bacino con chiusura delle ali iliache e verticalizzazione del sacro al quale parteci-
pano i mm. elevatori dell’ano fascio mediano
• perdita della lordosi della colonna lombare, che si atteggia in F
• “atteggiamento espiratorio” dello sterno (perché è trascinato verso il basso)
• arrotolamento dei cingoli scapolari

L’azione congiunta delle due catene rette anteriori determinerà:


• cifosi globale del tronco
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• arrotolamento dei cingoli scapolari
• arrotolamento dei cingoli pelvici

In conclusione: il nostro Pz si troverà globalmente con un atteggiamento di retroversione, flessione ed ar-


rotolamento dei cingoli scapolari e pelvici.

La catena ant del tronco si continua con la catena muscolare di F dell’ARTO INF, di cui ne determina la fles-
sione o l’avvolgimento. Infatti si avrà:

• iliaco in F (cioè in posteriorità)


• F di anca
• F di ginocchio (1)
• F di caviglia (che si associa all’eversione)
• F della volta plantare
• F delle dita (dita a martello).

NB: i parametri disfunzionali della flessione di ginocchio sono: tibia in anteriorità, rotazione int, abd
(1)

e scivolamento int. Pertanto se all’osservazione un Pz ha un ginocchio in flessione ed una tibia in add c’è
qualcosa che non va: siamo di fronte ad un fuori schema, cioè ad una disfunzione all’interno di un quadro già
disfunzionale, ossia un quadro in cui le catene rette ant sono iperprogrammate).

L’ipertonia della catena di flessione dell’ARTO SUPERIORE determina:


• flessione di spalla
• flessione di gomito
• flessione di polso
• flessione delle dita

Relazione contenente-contenuto
L’ipertonia della catena di flessione è spesso determinata da problemi viscerali cronici. In tal caso il conte-
nente (cioè la struttura) si avvolge sul contenuto viscerale realizzando così una relazione contenente- con-
tenuto centripeta, ossia che va nel senso della concentrazione poiché i visceri materializzano un punto di
fissità interno. Tutto tende in flessione perché così c’è meno dolore e maggior confort.

Il ripiegamento strutturale può dipendere da:


• presenza di cicatrici post-operatorie, con relative aderenze
• esiti di un’infiammazione cronica, che possa alterare le proprietà visco-elastiche delle fasce profonde
• ernie iatali
• ptosi viscerali post-chirurgiche e post-partum determinanti lo squilibrio delle pressioni toraco-addominali
• forma di depressione cronica

Pertanto l’individuo con l’iper programmazione della catena di chiusura si presenterà all’osservazione con i
4 cingoli in chiusura.

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B. Le catene rette posteriori
L’individuo si presenterà in modo diametralmente opposto a come si presentava per la
catena anteriore. Infatti l’azione congiunta delle due catene posteriori determinerà:
• estensione del tronco
• antiversione del bacino
• estensione degli arti inferiori

Questa condizione favorirà l’instaurarsi di un:


• iliaco ant bilaterale
• E dell’anca
• recurvatum di ginocchio (dove l’ipertensione del retto anteriore determina una iperlas-
sità femoro-rotulea che mantiene la patella alta-fuori)
• E della caviglia (inversione con appoggio sul bordo esterno)
• E della volta plantare (volta poco marcata e piede piatto)
• E delle dita (l’appoggio al suolo si compie con la testa dei metatarsi)

L’ipertonia della catena di estensione dell’arto superiore determina:


• estensione della spalla (retropulsione)
• estensione del gomito
• estensione del polso
• estensione delle dita

Quindi una catena di iperestensione programmata porta al recurvatum dell’arto sup.

Il tutto si traduce in un reclutamento della testa in avanti.

Pertanto quando si parla di iperestensione si intende un reclutamento esagerato degli


estensori. E quanto più questo sistema è reclutato tanto più c’è qualcosa che non va.

La relazione contenente-contenuto è di tipo centrifugo; l’aumento della lordosi genera l’aumento delle
varie cavità (toracica, addominale e pelvica con rilassamento della parete addominale e di quella pelvica).
Togliendo il carico agli appoggi anteriori i punti relativamente di fissità vengono cercati in periferia: anca,
ginocchio, volte plantari, spalla, gomito, mani.

Il sistema di raddrizzamento viene sollecitato nel momento in cui l’individuo matura un graduale e progres-
sivo aumento delle pressioni interne espansive consequenziale ad un problema viscerale di tipo con-
gestizio.
La congestione organica atonica può essere qualificata con il termine di pienezza; il contenente deve spie-
garsi per disperdere l’aumento delle pressioni interne e mantenere un comodo equilibrio di queste pres-
sioni.

L’individuo con una iperprogrammazione della catena di E si presenterà all’osservazione con i 4 cingoli in
apertura.

C. Le catene crociate di apertura


Le catene crociate posteriori si attivano quando le catene rette (ant e post) sono iperprogrammate e si ha
bisogno di difendere o di espandere ancora di più.

Se si ha bisogno di dare più spazio lo si può fare sfruttando la catena retta: si va sempre più in estensione
fino a che non si può più farlo. Se però si ha bisogno di estendere ancora di più si può svolgere. In sostanza
la catena crociata arriverà a supporto della catena retta. Infatti per es se su di un Pz leggiamo una catena
crociata post questo sta a significare che il livello disfunzionale è un poco più complesso.

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La Catena Crociata Posteriore del tronco si distingue in:

• dx/sin: con partenza dall’iliaco dx ed arrivo allo scapola sin


• sin/dx: con partenza dell’iliaco sin ed arrivo alla scapola dx

Il ruolo della catena crociata posteriore del tronco è realizzare la torsione posteriore avvicinando la spalla
sin all’anca dx; pertanto verranno reclutati AI dx, AS sin ed emicranio dx (per ora il cranio non verrà preso in
considerazione).

Questa torsione si realizza intorno ad un asse materializzato dalla linea che passa da L3 all’ombelico.

Quando entrambe le catene crociate posteriori vengono reclutate si


avrà l’apertura dei 4 cingoli.

La catena di apertura degli arti inferiori è la continuazione della cat-


ena crociata posteriore del tronco. Essa determina:

• apertura iliaco (out flair): la cresta iliaca va dall’esterno in avanti


verso l’apertura (a volte può associarsi lo scivolamento ant cioè out
flair vero); il sacro si verticalizza e si eleva durante l’apertura degli
iliaci; l’allontanamento delle creste iliache prepara l’arretramento di
L4-L5 a causa della tensione dei legamenti ileo lombari; la colonna
lombare riduce la sua lordosi.
• apertura dell’AI o spiegamento: la catena crociata di apertura
ha una finalità varizzante. Avendo la capacità di diminuire il valgo
dell’anca, del ginocchio, del calcagno e della volta plantare ottiene un
allungamento potenziale dell’arto fino ad 1 cm
• abd del femore (varo dell’anca): poiché la cavità cotiloidea si
sposta verso l’interno la diafisi femorale si verticalizza
• RE del femore
• RE di tibia (varo del ginocchio)
• supinazione del piede che si presenta inclinato verso l’esterno; varo
del calcagno, V varo va sotto (iperprogrammazione della catena deter-
minerà un I valgo perché il V va molto verso l’esterno)

A livello dell’AS comporta:


• abd e RE del braccio con svolgimento del cingolo scapolare (con
triangolo della taglia più aperto)
• i gomiti sono allargati con supinazione dell’avambraccio e della
mano che è rivolta verso avanti

L’iperprogrammazione della catena di apertura si attiva nel momento in cui la catena di estensione non è
più sufficiente a compensare lo spiegamento viscerale; infatti onde evitare un appoggio su una zona con-
gestionata si attiva inizialmente il sistema di raddrizzamento e solo in un secondo momento lo svolgimento
dei cingoli.

Quando alla catena crociata di apertura dell’AI si associa una catena di F dell’ AI il Pz presenterà un vero
ginocchio varo.
NB: i “veri” varo e valgo si associano sempre a F (varo = flesso e srotolato; valgo = flesso ed arroto-
lato).
Quando alla catena crociata di apertura dell’arto inferiore si associa una catena in E di arto inferiore il Pz
presenterà un falso ginocchio valgo.

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Catena di Flessione + catena di F = atteggiamento FLEXUM del
Catena di Flessione +
catena di chiusura catena di apertura ginocchio +
Piedi verso l’interno Piedi verso l’esterno catena di apertura = rotazione globale es-
FLEXUM terna dell’arto inf con ABD di tibia +
piedi inclinati verso l’esterno +
rotule divergenti =
GINOCCHIO VARO
VALGO VARO
catena di E = atteggiamento RECURVATUM
VALGO GINOCCHIO VARO del ginocchio +
FALSO FALSO catena di apertura = rotazione globale es-
VALGO VARO terna dell’arto inf +
rotule divergenti =
FALSO GINOCCHIO VALGO
RECURVATUM
Catena di Estensione + Catena di Estensione +
catena di apertura catena di chiusura
Piedi verso l’esterno Piedi verso l’interno

D. Le catene crociate di chiusura


La Catena Crociata Anteriore del tronco può essere:

• dx/sin: con partenza dall’iliaco dx ed arrivo alla clavicola sin


• sin/dx: con partenza dall’iliaco sin ed arrivo alla clavicola dx
Il ruolo della catena crociata ant del tronco è quello di realizzare la torsione ant del tronco avvicinando la
spalla dx all’anca sin. Questa torsione si realizza intorno ad un asse materializzato dalla linea che passa da L3
all’ombelico.

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Quando entrambe le catene crociate anteriori vengono reclutate si
avrà la chiusura dei cingoli.

La catena di chiusura degli AAII è la continuazione della catena


crociata anteriore del tronco. Essa determina:

• chiusura iliaco (in flair): la cresta iliaca va dall’interno in dietro; il


sacro si orizzontalizza e si abbassa durante la chiusura degli iliaci;
l’avvicinamento delle creste iliache prepara l’avanzamento di L4-L5
a causa del rilasciamento dei legamenti ileo-lombari; la colonna
lombare aumenta la sua lordosi.
• chiusura dell’arto inferiore o ripiegamento: la catena crociata
di chiusura ha una finalità valgizzante avendo la capacità di au-
mentare il valgo dell’anca, del ginocchio, del calcagno e della volta
plantare potendo così ottenere un accorciamento potenziale fino
ad 1 cm.
• add del femore (valgo dell’anca): poiché la cavità cotiloidea si
sposta verso l’esterno la diafisi femorale vede aumentare la sua
obliquità.
• RI del femore
• RI di tibia: (valgo del ginocchio e sublussazione di rotula).
• pronazione del piede: (piede inclinato verso l’interno).
• pronazione delle dita: con i polpastrelli verso l’esterno, valgo del
calcagno, alluce valgo.

A livello dell’AS comporta:


• add ed RI del braccio con avvolgimento del cingolo scapolare
• i gomiti sono aderenti al corpo con la pronazione
dell’avambraccio e della mano, che è rivolta verso dietro

L’iperprogrammazione della catena di chiusura si attiva nel momento in cui la catena di F non è più suffi-
ciente per compensare il ripiegamento viscerale.

Quando alla catena di chiusura dell’AI si associa una catena di F di AI il Pz presenterà un vero ginocchio
valgo.
Quando alla catena di chiusura dell’AI si associa una catena di E dell’AI il Pz presenterà un falso ginocchio
varo.

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Catena di Flessione + catena di F = atteggiamento FLEXUM del
Catena di Flessione +
catena di chiusura catena di apertura ginocchio +
Piedi verso l’interno Piedi verso l’esterno catena di chiusura = rotazione globale in-
FLEXUM terna dell’arto inf +
piedi inclinati verso l’interno +
rotule convergenti =
VERO GINOCCHIO VALGO
VALGO VARO
catena di E = atteggiamento RECURVATUM
VALGO GINOCCHIO VARO del ginocchio +
FALSO FALSO catena di chiusura = rotazione globale in-
VALGO VARO terna dell’arto inf con ADD di tibia +
rotule convergenti =
FALSO GINOCCHIO VARO
RECURVATUM
Catena di Estensione + Catena di Estensione +
catena di apertura catena di chiusura
Piedi verso l’esterno Piedi verso l’interno

I falsi ci interessano perché indicano delle disfunzioni, mentre quelli veri no.

Pratica

Esempio 1: Raffaella
Dobbiamo chiederci: la Pz è in confort?
Pz di fronte: si evidenzia che il ginocchio sin è iperesteso. La rotula sinistra sta iniziando ad andare verso
l’esterno perché non riesce più a compensare con l’estensione (ossia catena retta in E). Tutto ciò sta a sig-
nificare che la Pz a dx riesce più a mantenere una catena retta, mentre a sin sta iniziando a “preparare” una
catena crociata.

La conseguenza di una tale situazione è che:


• la volta plantare di sin va più verso il basso (più schiacciata) della dx (quindi è coerente con il gin)
• l’iliaco di sin è ant (anche questo è coerente con il gin)

A livello degli AASS la Pz è ancora in apertura, ma sta iniziando ad andare in chiusura a sin (la catena crociata
sta iniziando ad attivarsi adesso).

Pz di spalle:
• un’iperlordosi dorso-lombare
• un adattamento del bacino che tende a chiudersi
• un adattamento in chiusura degli AASS

Con la Pz vista dal lato dx si evidenzia che:


• la linea di gravità (1) non è allineata. Infatti la testa tende ad essere in avanti.

(1)
Reperi della linea di gravità: lobo dell’orecchio, sopra l’acromion, sopra il trocantere, davanti al perone

Con la Pz vista dal lato sin si evidenzia che l’allineamento su questo lato è buono.

In conclusione la Pz è “crociata” con un emisoma di dx su cui bisogna lavorare rispetto a quello di sin. Però
l’osservazione ci dà indicazioni sulle zone del corpo che non funzionano in maniera corretta, ma non è che
se a livello lombare c’è una iperlordosi marcata si va subito a lavorare lì. In realtà si eseguono i test di mobil-
ità e se si trovano delle disfunzioni si trattano altrimenti no. Quindi nel caso specifico è possibile che se si va
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a testare il ginocchio sin questo non sia in disfunzione.

Il concetto di unità del corpo sottosta al sistema fasciale che non ha soluzione di continuità.

Esempio 2: Matteo
Pz di fronte:
• il cingolo di sin è in sofferenza (che può essere riconducibile ad un gesto atletico)
• le volte plantari sono entrambe “crollate”, ma il ginocchio non si presenta in iperestesione come dovrebbe
essere per coerenza
• il capo ed il tronco sembrano tirare verso sin

Pz di spalle:
• le curve fisiologiche (che sono degli ammortizzatori) iniziano a modificarsi; infatti a livello lombare inizia a
verticalizzarsi, mentre a livello dorsale (D1-D5= leg vertebro pericardici) inizia ad irrigidirsi.

Con il Pz visto dal lato dx si evidenzia che:


• il capo non è molto allineato rispetto alla linea di gravità

Con il Pz visto dal lato sin si evidenzia un miglior confort rispetto all’emisoma dx.

Esempio 3: Piergiorgio
Pz di fronte:
• l’emilato dx è tonico, mentre quello sin sembra aver “mollato”
• l’addome è globoso, pertanto c’è una componente viscerale che andrebbe indagata

Pz di spalle:
• a livello della colonna lombare sta iniziando ad attuarsi un compenso rispetto all’addome globoso

Con il Pz visto dal lato dx si evidenzia che:


• c’è la tendenza ad arretrare a livello del torace e della colonna cervicale, che pertanto tende a verticalizzarsi
con possibili problemi a livello del pavimento della bocca (che ancora non sono stati trattati a lezione)
• rispetto alla linea di gravità il trocantere si trova leggermente avanti

Con il Pz visto dal lato sin non sembrerebbero esserci particolari problematiche.

Esempio 4: Attilio
Pz di fronte:
• è in atteggiamento di apertura a livello degli AAII, mentre è in chiusura a livello degli AASS. Il fulcro di ques-
ta condizione si ha a livello dorsale basso (D12) dove si sta chiudendo, mentre ha tendenza ad “appoggiarsi”
a livello dell’osso sacro. Tra poco questa condizione tenderà a cambiare con un appoggio che si sposterà a
livello delle ginocchia, che andranno in flessione.

Pz di spalle:
• come lo stato disfunzionale sia marcato a livello dorsale alto e lombare

Con il Pz visto dal lato dx e sin si evidenzia come non ci sia allineamento rispetto alla linea di gravità a sin.

Esempio 5: Samuele
Pz di fronte:
• bisogna avere un approccio attento perché è un Pz che potrebbe “rimanerci male”. Quindi il dialogo deve
essere molto rispettoso
• ha un addome globoso con prevalenza di stomaco
• un’inclinazione a dx a livello toracico, un’ apertura ed uno schift a sin
• l’appoggio plantare non evidenzia problematiche particolari
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• la testa effettua uno shift a sinistra (il Pz riferisce di essere astigmatico a sin e di avere effettuato l’ultima
visita oculistica per gli occhiali 4 anni fa). Togliendo gli occhiali si ha l’impressione che l’inclinazione della
testa diminuisca. Quindi si consiglia di fare una visita oculistica perché se si va a trattare il Pz e poi questo si
rimette gli occhiali si ristabilisce la condizione disfunzionale di partenza.

Pz di spalle:
• c’è una chiusura del triangolo della taglia di destra espressione di un cambiamento a livello della colonna
dorsale, mentre a livello lombare sta verticalizzando.
• di spalle va meglio che di fronte

Con il Pz visto dal lato dx e sin sembra esserci un migliore allineamento rispetto alla linea di gravità a sin.

Esempio 6: Nicola
Pz di fronte:
• sterno scavato in assenza di traumi riferiti
• la clavicola ed il trapezio di dx sono in sofferenza. Il Pz riferisce insorgenza di dolore in questa zona dopo
avere eseguito un intervento ai denti (una vite nell’osso, che è massa occupante spazio). Pertanto il Pz per
una condizione di confort ha necessità di reclutare questa zona. In questo caso il Pz fornisce un indizio, starà
all’osteopata andare ad eseguire i test e confermare o meno questa situazione
• l’addome è lievemente globoso
• ha un appoggio plantare aperto probabilmente dettato dalla necessità di ricercare stabilità, condizione
questa che porta il Pz a contrarre il quadricipite sinistro.

Pz di spalle:
• c’è una iperestensione a livello degli AAII con una retroversione di bacino; queste condizioni sono indica-
tive del fatto che il Pz sta andando in conflitto
• a livello lombare si sta instaurando una verticalizzazione con risalita di un livello
• a livello dorsale sta verticalizzando

Con il Pz visto dal lato dx e sin si evidenzia una verticalizzazione.

Andando a togliere gli occhiali al Pz la situazione sembra migliorare.

In questo Pz i problemi sono a livello del cingolo scapolare di dx, a livello dei denti e della colonna lombare;
pertanto è a questo livello che si andranno ad eseguire i test di mobilità ed in caso di risposta positiva si
andrà a lavorare.

Esempio 7: Ezio
Pz di fronte:
• c’è debolezza a livello degli AAII (dx maggiore di sin; il tensore della fascia lata di dx è molto teso).
• a livello degli AASS invece dà l’impressione di essere stabile, forte

Con il Pz visto di spalle si evidenzia che:

• c’è una verticalizzazione a livello del rachide lombare

Con il Pz visto dal lato dx si evidenzia che:

• c’è la tendenza ad appoggiarsi sul bacino


• c’è una verticalizzazione del rachide

Con il Pz visto dal lato sin si evidenzia che è meno interiorizzato rispetto al lato dx.

Una eccessiva sudorazione dal punto di vista osteopatico è indicativo di coinvolgimento del sistema neu-
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rovegetativo, che può essere approcciato con la terapia cranio-sacrale.

Anamnesi_Audouard
L’anamnesi può essere considerata come una intervista che viene effettuata al Pz da parte dell’osteopata
ed il cui scopo è quello di “fare domande ed ottenere risposte in base al motivo del consulto”, in modo
da potere uscire dall’anamnesi con una strada di trattamento da poter seguire. Essa pertanto precede
l’osservazione del Pz. Deve inoltre essere qualcosa di molto dinamico: alla domanda il Pz deve rispondere
si o no, in modo che l’osteopata non perda di vista il suo obiettivo (il prof. approva molto il modo di fare
l’anamnesi da parte dei medici e la loro modalità di procedere per esclusione al raggiungimento della diag-
nosi).

Nell’anamnesi è importante conoscere del Pz:

Età: infatti alcuni disturbi sono tipi di alcune età.


Sesso: perché le problematiche tra uomo e donna sono diverse, infatti la donna subisce dei cambiamenti
fisici e fisiologici che l’uomo non conosce (es. gravidanza, menopausa etc.).
Gravidanze: chiedere se la Pz ha dei figli e quanti anni hanno in modo da sapere indirettamente a che età
li ha avuti. Se sono nati da parto naturale od indotto.
Lavoro: può dare informazioni fuorvianti, infatti per es. un impiegato può avere dolori lombari molto forti
rispetto ad un manovale, che invece non presenta alcun fastidio.
Motivo del consulto: durante questa lezione si valuterà una lombalgia tenendo conto che il percorso
diagnostico che si seguirà per risalire alle cause scatenanti la sintomatologia dolorosa sarà lo stesso seguito
per altre patologie.

Durante l’anamnesi si faranno alcune domande al Pz relativamente alla lombalgia dx del tipo:
Da quanto tempo ha dolore.
Se il dolore aumenta con il movimento (si ipotizzano problemi meccanici) oppure no (problema di
tipo viscerale che può associarsi ad un problema meccanico).
Se il dolore invece è presente a riposo e si riduce o addirittura migliora quando ci si mette in movi-
mento potrebbe trattarsi di un problema viscerale, ma soprattutto di un problema di tipo circolatorio.
Precisare la zona di dolore: dx, sx e/o centrale. Se c’è una irradiazione stabilirne la localizzazione. In
presenza di una irradiazione nel corso della visita sarà necessario fare dei test neurologici.

A partire da queste domande e dalle relative risposte si può pensare che la lombalgia da cui è affetto il Pz
possa avere un’origine di tipo:
> Meccanico
> Viscerale
> Vascolare

Sulla base di queste considerazioni si andranno a fare per ciascuna delle ipotesi diagnostiche delle domande
specifiche per confermare od escludere tale ipotesi.

Ipotesi MECCANICA
Dall’anamnesi il Pz ha precisato la zona di dolore, l’eventuale irradiazione e la localizzazione dell’irradiazione,
se il dolore aumenta con il movimento oppure no.

A questo punto si eseguiranno dei test di mobilità per capire cosa accade a livello della zona lom-
bosacrale e della zona pelvica.

Disturbo lombosacrale può dare come conseguenze un iliaco ant o post, una disfunzione di L4-L5, una
disfunzione del sacro. Queste perturbazioni a loro volta porteranno ad un’altra conseguenza > una disfun-
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zione del pavimento pelvico.

Una disfunzione del pavimento pelvico fa ipotizzare che ci si possa trovare di fronte a disfunzioni del:
1. diaframma toraco-addominale > si chiederà al Pz se lamenta dolori nella zona dorsale bassa e si veri-
ficherà la cerniera dorso-lombare.
2. diaframma toracico superiore > corrisponde alla base del collo. Pertanto si chiederà al Pz se avverte
dei fastidi quando gira la testa da una parte e dall’altra. Se ciò avviene nel corso della visita si andrà a valu-
tare il tratto cervico-dorsale e se c’è una positività bisognerà indagare su eventuali irradiazioni al braccio
precisandone il territorio; di conseguenza nella visita si eseguirà un esame neurologico sugli AASS.
Si chiede inoltre al Pz se lamenta fastidi alla base del collo e/o nel tratto cervicale alto (sempre per la relazi-
one esistente tra questa zona ed il diaframma pelvico). Se la risposta è positiva durante l’esame si eseguono
dei test.

Sapendo tutte queste cose relativamente alle conseguenze di un interessamento del tratto lombosacrale o
della zona pelvica ci si domanderà: “per quale motivo insorge una lombalgia?”.

La risposta è la seguente: o il problema è legato ad una catena ascendente oppure ad una catena discen-
dente.

1. Se si ipotizza una catena ascendente si chiede se ci sono stati dei problemi sul piede, sulla caviglia, sul
ginocchio o sull’anca. Se la risposta è positiva si vanno ad effettuare dei test di pressione e poi di bilancia-
mento.
2. Se si ipotizza una catena discendente la causa della lombalgia potrebbe essere riconducibile al muscolo
psoas. Pertanto si chiederà al Pz se avverte alcuni fastidi nella zona lombare alta.

Ipotesi VISCERALE
Sempre tenendo conto che si stanno ricercando le cause di una lombalgia dx, sarà necessario indagare
tutti gli organi siti a dx. Per ciascuno di essi sarà necessario fare delle domande precise, mirate per stabilire
se alcuni disturbi possono ricondursi a problemi su di un organo piuttosto che su di un altro.

Fegato: è un organo parenchimatoso che riceve sangue dalla vena porta drenando molti territori intesti-
nali. Pertanto in presenza di problemi epatici di congestione con drenaggio difficoltoso a livello della vena
porta, verrà utilizzato il sistema della vena cava. Poiché tra la vena cava e la vena porta ci sono delle anas-
tomosi si può chiedere al Pz se soffre di emorroidi. Se la risposta è positiva si potrà confermare l’ipotesi
fegato.
Cistifellea: è un organo che serve ad emulsionare i grassi. Sulla base di ciò si potrà chiedere al Pz se gli
piace mangiare i grassi. Inoltre le feci possono essere chiare o scure: se le feci sono chiare vuol dire che i
grassi non vengono assimilati.
Angolo colico dx: il rischio è che si chiuda determinando un transito intestinale alterato. Sulla base di ciò
si potrà chiedere al Pz se lamenta gonfiore in fossa iliaca dx.
Tenue: è un organo deputato all’assorbimento. E’ inoltre ricco di sangue (è una vera e propria riserva di
sangue), oltre ad avere un ruolo molto importante dal punto di vista immunitario. Cosa può accadere a liv-
ello delle anse intestinali? Che ci siano dei fenomeni colitici, pertanto si chiede al Pz se gli capita di sentirsi
gonfio. Da ricordare che i soggetti emotivi soffrono spesso di coliti.
Rene: si può chiedere al Pz se lamenta sensazione di caldo e di pesantezza a livello lombare. Si deve inoltre
chiedere se c’è familiarità per patologie renali. NB: se il Pz lamenta bruciore e dolore alla minzione il prob-
lema è da ricondursi alla vescica.
Ovaio e testicolo: per questi due organi bisogna fare domande molto mirate, per non creare malcon-
tento nel Pz
1. Ovaio: chiedere se ha il ciclo mestruale è una domanda stupida. Infatti bisognerà prima chiedere se la
Pz assume la pillola. Se sì, non ci interessa conoscere le motivazioni personali che l’hanno spinta a prendere
la pillola, però quello di cui si è certi è che ci sarà un sovraccarico epatico enorme e la Pz sarà stanca. Sicura-
mente è importante sapere da quanto tempo la Pz assume la pillola.
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Ci sono poi delle “mostruosità” legate all’assunzione della pillola:
a 45-47 anni il ginecologo dice alla Pz che è importante prepararsi alla menopausa mediante l’uso di un trat-
tamento ormonale,
quando poi inizia la menopausa la Pz inizia a prendere altri ormoni per evitare la perdita di calcio e
l’insorgenza dell’osteoporosi (Audouard dice che fino a che l’osteoporosi rimane nei limiti è fisiologica e
presumo intenda che non vada trattata con terapia ormonale),
dopo 2 anni dalla comparsa della menopausa, quando la Pz ha circa 54-55 anni sarà necessario somminis-
trarle degli estrogeni per mantenere la troficità della mucosa vaginale.
In conclusione la Pz è stata sottoposta a 10 anni di trattamento ormonale!!!!
Può capitare che a 35-40 anni una Pz con 2 gravidanze alle spalle assuma la pillola. In questo caso è impor-
tante sapere il perché ciò avviene perché in questi casi in genere la pillola viene data per mettere l’ovaio
a riposo. Una condizione di questo tipo però predispone a sviluppare delle cisti ovariche. Saperlo
è importante in quanto consente all’osteopata di poter lavorare sull’ovaio in modo da poter restituire a
quest’organo un corretto ambiente anatomico.

NB: bisogna chiedere quando la Pz ha eseguito l’ultima visita ginecologica e l’ultima mammografia
(quest’ultima deve essere eseguita ogni 10-12 mesi).

E’ poi importante sapere chi assicura la vascolarizzazione all’ovaio perché tramite il letto arterioso arrivano
stimoli all’ovaio. Quindi chi comanda la via arteriosa? Le arterie latero-vertebrali: sarà pertanto impor-
tante valutare se ci sono disfunzioni a questo livello. In conclusione si è globalmente riflettuto su recettore,
trasmettitore, trasportatore ed emettitore. Questo tipo di lavoro è quello che viene condotto sull’asse endo-
crino.

2.Testicolo: questo organo circonda l’uretra pertanto in caso di ipertrofia prostatica ci sarà difficoltà nel
getto dell’urina (segno delle scarpe bagnate).

Da ricordare che in caso di una grossa patologia dell’ovaio o del testicolo bisognerà fare attenzione perché
spesso questi organi possono essere sede di tumori molto aggressivi e che danno metastasi lombari e lom-
bosacrali. Ricordarsi che l’addome deve essere morbido e mobile, in presenza di una formazione tumorale
la zona è fissa (per questo motivo quando si visita un Pz prima di valutare i vari quadranti, si può e si deve
mobilizzare tutto il pacchetto addominale).

Conclusioni: alla fine dell’anamnesi l’osteopata deve essere in grado di sapere dove indirizzare il suo
trattamento.

Ipotesi VASCOLARE
Sempre tenendo conto che si stanno ricercando le cause di una lombalgia dx, dal punto di vista dell’ipotesi
vascolare bisogna ricordare che c’è un sistema arterioso ed uno venoso.

1. Come può il sistema venoso essere responsabile dell’insorgenza di una lombalgia? Un ristagno di
sangue venoso a monte può determinare un non perfetto ritorno venoso a livello delle vene lombari
ascendenti (disposte lateralmente ai corpi vertebrali) deputate a drenare il foro di coniugazione. Una tale
condizione determinerà un ristagno venoso a livello del foro di coniugazione, con conseguente fenomeno
congestizio a livello della radice venosa.
Le domande da porre al Pz per confermare questa ipotesi sono:
1. “Si sente le gambe pesanti, gonfie?”.
2. “Dopo circa 30 minuti di movimento al mattino il gonfiore tende a scomparire?” (si avvalora ancora di più
l’ipotesi di un disturbo di tipo venoso).
3. “C’è familiarità per malattie vascolari?”.
Quando si visita il Pz svestito si può veder se ci sono problemi venosi, es. vene varicose.

2. Anche per il sistema arterioso si possono fare delle domande quali:


1. “C’è una familiarità per le malattie vascolari?”
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2. “Durante una passeggiata dopo circa 15-20 minuti ha necessità di fermarsi per riposarsi?” Questo è un
segno di arterite, una patologia molto importante.
3. “Come sono i valori di colesterolo, trigliceridi delle ultime analisi del sangue?” Un loro eccesso con-
tribuisce all’insorgenza di aterosclerosi (restringimento del lume dei vasi a causa dei depositi di grasso in
eccesso). Se questi valori sono al limite ed il Pz ha una certa età vanno rilevati i polsi del Pz: quando non c’è
una sincronia tra il lato dx e sx questo è un sintomo di aneurisma.

È necessario integrare il motivo di consulto in un ambito più generale. Bisogna essere generici, ma secondo
le risposte bisogna essere più precisi. Per es. si può chiedere al Pz se:
1. ricorda traumi particolari che possano essere di interesse
2. a livello cardiaco ha qualcosa di rilevante da segnalare
3. a livello polmonare è affetto da qualche patologia
4. ha subito interventi chirurgici
5. assume dei farmaci

Per finire sulla base delle risposte ottenute con l’anamnesi si procederà con l’osservazione.

Anamnesi_Menichelli
Per anamnesi si intende la raccolta di dati clinici relativi ad un Pz
Comprende informazioni fisiologiche, psicologiche, culturali e psicosociali
Consente di valutare il sintomo del Pz ma anche lo stato di salute generale
Anamnesi ed esame obiettivo sono l’inizio del processo di valutazione a cui seguirà la valutaz osteopatica
La completezza e l’accuratezza della raccolta dei dati dipendono in gran parte dalla capacità di comunicazi-
one dell’esaminatore

Barriere della comunicazione


Livello di istruzione
Linguaggio
Abitudine all’ascolto
Preoccupazioni mentali ed emozionali
Preconcetti
Differenze culturali

L’anamnesi deve essere un dialogo con il Pz


La capacità di comunicare è sia su un piano verbale che non verbale

Comunicazione non verbale


Si osservano comportamenti e posture del Pz per esaminare sentimenti e comportamenti taciuti

Si deve diventare consapevoli del proprio linguaggio non verbale per farne uso: posizione, gesti, tono della
voce, sguardo

3 regole per l’uso del colloquio terapeutico


Immedesimazione
Accettazione
Riconoscimento

Immedesimazione
È quello che possiamo definire empatia
Si possono usare frasi tipo: “ questo deve averla sconvolta”
“credo che questo debba essere molto impegnativo per lei”

Accettazione
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Ascoltare quello che dice il Pz senza giudicare
Usare frasi come:
“vedo”
“ascolto quello che sta dicendo”
“mi dica”
“mi spieghi meglio”

Riconoscimento
Si deve ascoltare con attenzione quello che dice il Pz e ogni tanto annuire o usare formule che incoraggino il
paziente a dire quello che ci serve sapere.

Prendere appunti
Raccogliere i dati prendendo appunti
Scrivere frasi brevi
Non lasciare che lo scrivere distragga dall’ascolto
Quando si discute qualcosa con il Pz posare la penna
L’ambiente deve essere tranquillo: l’atmosfera psicologica e le modalità del colloquio possono influire sulla
buona riuscita dell’anamnesi
Sedersi di fronte al Pz
Parlare chiaramente usando termini adeguati
Ascoltare attentamente e mantenere quando è possibile il contatto visivo
Usare un linguaggio non verbale rassicurante
Fare attenzione alla gestualità ed alla postura sia del Pz che la propria (per es se il Pz è seduto e l’operatore in
piedi si ha un senso di superiorità)

Raccolta dati
Per la valutazione vanno raccolti due tipi di dati: oggettivi e soggettivi
Gli oggettivi si ottengono con il colloquio e l’osservazione (per es un braccio rosso o un gonfiore)
i dati soggettivi si basano esclusivamente su quello che riferisce il Pz

Tipi di domande da porre


Domande a risposta aperta
Domande a risposta chiusa

Domande a risposta aperta


Le domande a risposta aperta sono formulate in modo che il Pz esprima opinioni, idee, sentimenti, impres-
sioni
Esempi:
“Come mai è andato in ospedale?”
“Come può descrivere il suo sintomo?”
“Mi descriva che tipo di dolore sente”

Domande a risposta chiusa


Le domande a risposta chiusa richiedono una risposta precisa quindi possono aiutare a chiarire dei punti
specifici
Esempi:
“prende farmaci? quali?”
“ha mai avuto dispnea?”
“ha dolore qui?”

Evitare di....
Per evitare che si crei un problema di comunicazione tra l’operatore ed il Pz bisogna evitare durante l’ inter-
rogatorio di porre domande eccessivamente indagatrici o persistenti,
Evitare di chiedere: perché?
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Evitare giudizi che nascono da preconcetti
Evitare un linguaggio inappropriato
Evitare di dare consigli
Evitare di usare banalità o risposte stereotipate
Evitare di saltare alle conclusioni affrettate
Evitare le risposte difensive

Raccolta dei dati


1) Dati biografici
2) Disturbo principale
3) Storia clinica
4) Eventualmente storia familiare
5) Eventualmente stato psicosociale
6) Attività vita quotidiana

Dati biografici
Si inizia l’anamnesi chiedendo nome, cognome, età.
Quando è necessario la nazionalità e se è interessante il nome del medico che lo ha in cura

Disturbo principale
Capire con precisione tutto ciò che riguarda il sintomo principale con per cui il Pz si è rivolto a noi.
Localizzazione del sintomo
Quando è insorto (da quanto tempo)
Come è insorto (improvviso o graduale)
Caratteristiche del sintomo (tipo, frequenza, durata)
Che cosa lo provoca o lo allevia
Giudizio personale sul sintomo
Sul sintomo principale chiedere sempre se hanno eseguito indagini strumentali, controlli medici, visite
specialistiche.

Storia clinica
Bisogna domandare al Pz informazioni sui problemi medici passati e presenti riguardo a tutti i sistemi:
Digerente
Cardiocircolatorio
Urogenitale
Respiratorio
Orl (occhi naso bocca)
Atm (in specifico lavori particolari)

Inoltre va sempre chiesto:


Se il Pz ha avuto malattie importanti
Se il Pz ha avuto interventi chirurgici
Se il Pz ha avuto traumi di qualche tipo
Se il Pz fa uso di farmaci

Storia familiare
A noi osteopati più che la predisposizione genetica ci interessa la predisposizione familiare
In alcuni casi (non sempre) ci può interessare sapere le malattie ricorrenti in famiglia

Storia psicosociale
In alcuni casi può essere utile sapere che cosa, il Pz pensa di se stesso e degli altri
Se il caso lo richiede può essere utile chiedere al Pz la sua occuopazione, il suo livello di istruzione, il suo
ruolo sociale, le condizioni economiche e le responsabilità

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Attività della vita quotidiana
In alcuni casi può essere utile comprendere nella raccolta dati:
Dieta
Esercizio fisico
Lavoro
Svaghi
Tabacco, alcool, droghe.
religione

Una delle finalità principali dell’anamnesi in osteopatia è quella di effettuare la diagnosi differenziale (DD)
ed accertarsi che il Pz che ci si pone di fronte sia di competenza osteopatica.
Per questo è utile una raccolta dati ordinata e logica
Nel dubbio si può inviare il Pz dal suo medico di famiglia

sem 2

Anamnesi di un caso clinico


Pz di 36 anni, dentista; riferisce di non effettuare attualmente attività fisica e di avere uno stile di vita con
orari irregolari che condizionano anche l’alimentazione. Il Pz non assume farmaci.
Si reca a visita per i seguenti motivi:
1. Disturbi del sonno
2. Mal di stomaco
3. Frequenti sindromi da raffreddamento (raffreddore)
4. Bruxismo
Il Pz riferisce di avere eseguito diverse visite specialistiche, tra le quali una polisonnografia che ha escluso
problemi del sonno.
Si analizzano i diversi motivi di consulto.
1. Disturbi del sonno
Cosa intende il Pz per disturbi del sonno? In questo modo si riesce ad avere una interpretazione diretta del
Pz sul problema che lamenta.
Il Pz non riesce a prendere sonno facilmente, è molto attivato, vive in ortosimpatico (cioè c’è una prevalente
attivazione del sistema ortoS).
Si risveglia facilmente? Si, ma lamenta stanchezza al risveglio > ASTENIA.
Tale disturbo è presente da circa 20 anni, da quando cioè il Pz ha smesso di fare sport e di ascoltare sino a
tardi la radio. Ciò sta a significare che il Pz è molto carico, ma non in maniera sana; non si è pertanto difronte
ad un ortosimpaticotonia sana, ma si sta andando verso la distonia. Questo disturbo giustifica anche la dif-
ficoltà nella digestione.
Nell’iter è necessario descrivere le caratteristiche del sintomo: nel caso specifico come compare tale distur-
bo, come si sviluppa, da quanto tempo è presente, se ha fatto visite specialistiche per questo disturbo che
hanno ipotizzato una CAUSA DI TIPO EMOTIVO, etc.
Il disturbo è costante? Si, non ci sono stati miglioramenti, se non durante le vacanze.

2. Problemi di digestione
Cosa intende il Pz per problemi di digestione? Fondamentalmente una digestione lenta con tendenza
alla gastrite (cioè aumento della secrezione di acido cloridrico che può benissimo essere associato ad un
ortosimpaticotonia). È presente da circa 20 anni. Nell’ultimo periodo ha eliminato gli zuccheri con parziale
beneficio.
NB: lo stomaco è localizzato a livello del medio dorso.
Per la gastrite ha effettuato visite specialistiche e/o esami strumentali? No (commenta Cattaneo: perché il Pz
tende a farsi diagnosi da solo, non ritiene che sia rilevante ed anche per tale motivo non assume farmaci).

3. Frequenti sindromi da raffreddamento


Cosa intende il Pz per sindromi da raffreddamento���������������������������������������������������������
? Frequenti
�������������������������������������������������������
febbri, raffreddori, mal di gola con una fre-
quenza di circa 3 volte l’anno. Il Pz riferisce un miglioramento di tale sintomatologia da quando ha eliminato
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gli zuccheri dalla sua alimentazione (riferisce una correlazione tra assunzione di zuccheri ed una dolenzia
addominale).
Per febbre il Pz intende una temperatura di 38-38,5°C. per questo sintomo il Pz non si è recato dal medico
nell’ultimo periodo in quanto sin da bambino ha sofferto di otiti catarrali, che sono state trattate con penicil-
lina per periodi prolungati. Dal punto di vista osteopatico si tratta di un soggetto in estensione, con palato
stretto, coinvolgimento del mascellare, chiusura dei cingoli, coinvolgimento del ganglio sfenopalatino con
congestione della fossa sfenopalatina sulla base di un terreno sensibilizzato dalla prolungata assunzione di
farmaci.

4. Digrignamento
Cosa intende il Pz per digrignamento? Il serrare i denti più frequentemente di giorno. Questa condizione
ha portato alla frattura di alcuni denti, per tale motivo indossa un bite, anche se non c’è stata una risoluzi-
one del problema. Il sintomo è comparso quando il Pz era all’università (quindi più tardivo rispetto agli altri
sintomi) ed un professore prendeva in giro una sua compagna. Ciò sta a significare che il Pz non riesce a
verbalizzare tutte le situazioni che lo circondano, ma “ingoia emotivamente”: questa condizione fa si che il
paziente si sta imprigionando.
Osteopaticamente serra i denti sino a fratturarseli, ciò sta a significare che il cranio non lavora in maniera
corretta (è un cranio che si muove poco, che respira poco > cranio con PICCOLA AMPIEZZA e RITMO
LENTO (oppure VELOCE), infatti c’è un impattamento dei mascellari sul frontale a livello della branca
ascendente con un sovvertimento del meccamismo a livello di sfenoide, etmoide e frontale. Ciò può gius-
tificare anche il problema di congestione e delle frequenti sindromi da raffreddamento. Inoltre giustificherà
una restrizione di mobilità a livello dello zigomatico e dei muscoli della masticazione (temporale, ioidei che
si inseriscono a livello della mandibola e della stiloide, ciò significa temporale-ioide, lingua-masticazione.
Inoltre il m. omoioideo arriva ad inserirsi anche a livello della scapola e ciò può comportare una restrizione
di mobilità a livello del cingolo scapolare, che nel caso specifico si ipotizza essere in chiusura; questa condiz-
ione ci deve far pensare ad un problema a livello dello stretto toracico sup).

Sulla base di quanto affermato sino ad ora si può asserire che il Pz serri la mandibola, sia teso, si arrotoli su se
stesso, sia vulcanico.
Lo stretto toracico maggiormente coinvolto è quello sin a causa della gastrite che il Pz lamenta e pertanto
sarà coinvolto anche il n. vago di sin. Questa condizione potrebbe giustificare una restrizione di mobilità, un
impattamento a livello dell’emicranio di sin ed una restrizione di mobilità a livello dello stretto toracico su-
periore di sin, del pericardio, del centro frenico, etc. Se si va ad effettuare un test di mobilità ed il pericardio è
negativo probabilmente si è sovrastimato il problema emotivo del paziente.
A questo punto se lo stomaco è positivo, anche la cupola di sin sarà positiva: la propriocettività di
quest’ultima è regolata dal n. frenico sin e dalle costole.
Poiché il Pz lamenta dolenzia al basso ventre è opportuno chiedere se va regolarmente di corpo (nel caso in
esame la risposta è positiva).
Se i cingoli sono arrotolati il loro diametro orizzontale sarà chiuso e la scapola sarà in abd-elevazione-rotazi-
one esterna. Pertanto la clavicola dovrà essere in rotazione posteriore. Se si rinvengono parametri diversi da
questi è chiaro che ci sarà qualcosa che non va.

AS arrotolati = scapola in abd-elevazione-RE


clavicola in rotazione post
A questo punto sarà necessario effettuare delle domande del tipo:
1. Ha mai avuto incidenti gravi? Nel caso in esame il paziente riferisce una caduta da un muretto a seguito
della quale ha battuto la schiena e la nuca sul pavimento con conseguente verticalizzazione del rachide
cervicale. Da allora sino all’età di 15 anni il Pz ha lamentato mal di testa per i quali ha effettuato trattamenti
chiropratici con beneficio. Questa verticalizzazione può giustificare un cranio in E con una disfunzione di
OM ed accorciamento del pavimento della lingua etc. Questa condizione è una cosa molto importante da
tenere presente sia come evento primario, sia come aggravante di un terreno già disfunzionale.
2. Ha subito interventi chirurgici? Questo è importante da sapere per le memorie che possono rimanere a
livello dei tessuti.
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È anche importante allenarsi ad investigare le afferenze; pertanto si valuterà che:
1. A livello della bocca il Pz serra; questa è una afferenza posturale ed una fonte di disturbo importante.
2. Il Pz ha sofferto di otiti e questa è un’altra afferenza importante, che può giustificare problematiche a
livello del tentorio, dell’osso temporale.
3. La vista riveste eguale importanza in considerazione del fatto che il Pz indossa gli occhiali da circa 8 anni
e presenta astigmatismo. Ha rifatto le lenti da circa 2 mesi e questo non è un bene in quanto le lenti vanno
realizzate o revisionate su di un terreno osteopatico neutrale, pulito.
4. Quando ha eseguito gli ultimi esami ematochimici? Da molto tempo, il Pz minimizza la problem-
atica perché riferisce che non ha senso per lui fare analisi del sangue se l’unica soluzione terapeutica è
l’assunzione di farmaci che a lui non fanno effetto.

A questo punto l’anamnesi è terminata e si possono tirare le somme per stabilire se:
1. Il Pz può avere un aspetto disfunzionale di gran lunga peggiore rispetto a quello che lui racconta andando
a ridimensionare i fatti.
2. Il Pz può avere la tendenza ad esasperare i fatti.
3. Il terreno disfunzionale è chiaro, evidente, corrispondente a quello che il Pz ha raccontato.
In base a queste considerazioni ci potranno essere tre strade diverse da seguire in termini di approccio os-
teopatico.

Osservazione del Pz_esame obiettivo


Nell’osservazione del Pz è necessario essere ordinati e sistematici. Prima di tutto è importante avere delle
conferme dei dati anamnestici ottenuti.
Si fa mettere il Pz in piedi di profilo sin e si nota che necessita di una base di appoggio allargata. La linea di
gravità che unisce orecchio, spalla, grande trocantere e malleolo tende a cadere leggermente avanti a livello
del malleolo. Si può affermare tranquillamente che il Pz non presenta problematiche eclatanti pur non tro-
vandosi in confort.
Nella visione di profilo dx il Pz non si presenta più allineato; il trago cade davanti all’acromion: questa
posizione, anche in relazione alla centratura rinvenuta sul profilo di sin, fa pensare che il Pz abbia il capo
ruotato. Pertanto il capo si anteriorizza rispetto alla spalla.
L’acromion cade centrato rispetto al gran trocantere, mentre il gran trocantere cade leggermente avanti
rispetto al malleolo. In conclusione il problema non è tanto il cranio che si decentra, ma che il Pz si “accuc-
cia” a sin. Questo orientamento verso sin era prevedibile sulla base dei dati anamnestici evidenziati durante
l’intervista.
Nell’osservazione frontale, che deve essere molto sistematica, si evidenzia che il paziente necessita di
un appoggio molto ampio, in apertura perché è sbilanciato in lat-laterale avendo la tendenza ad inclinarsi
verso sin. Ha la tendenza a caricare maggiormente sul piede sin (attenzione perché non è l’orientamento del
ginocchio a dirci come appoggia il piede in quanto l’uno può mandare a “friggersi” l’altro. Per questo motivo
bisogna fare una lettura attenta di ciascun compartimento senza dedurre l’atteggiamento di un comparti-
mento sulla base di come si adatta rispetto all’altro). Fondamentalmente entrambi i piedi hanno la tendenza
al cavismo, con la differenza che il dx si trova ad essere più sbilanciato perché la base di appoggio è più
aperta. Se si fa chiudere la base di appoggio il sistema si esaspera.
Infatti ritornando con la base di appoggio larga, comoda, si evidenzia come i piedi siano atteggiati in cavis-
mo, al flesso senza comunque che un piede sia in inversione e l’altro in eversione (ciò accadeva anche quan-
do il Pz era in statica eretta con la base di appoggio chiusa). Si può pertanto affermare che il Pz parte sostan-
zialmente simmetrico a livello dei piedi. La differenza sta nel fatto che le ginocchia tendono all’estensione
(sin>dx), mentre con un piede tendente al flesso ci si sarebbe dovuti aspettare uno schema in flessione con
un ginocchio tendente al flesso.
Con un ginocchio sin maggiormente esteso ci si dovrebbe aspettare un iliaco sin in anteriorità (se si hanno
difficoltà nella valutazione si può procedere a valutare la distanza ombelico-SIAS): l’atteggiamento postur-
ale del Pz conferma un iliaco sin in anteriorità con un iliaco dx che invece risulta essere meno aperto. L’iliaco
sin non è così anteriore come ci si aspetterebbe rispetto all’estensione del ginocchio sinistro. Ciò sta ad
indicare che:
1. non c’è una consequenzialità così facile da leggere: il terreno disfunzionale è più disorganizzato. Ciò sta
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ad indicare che il Pz funzionalmente parlando sta per cedere. Se invece ci fosse una consequenzialità degli
atteggiamenti posturali il Pz avrebbe ancora dei margini di lavoro, di correzione
2. osservando il Pz come respira si evidenzia che presenta una respirazione di tipo addominale: ciò sta ad
indicare che ci sono delle differenze tra i gradienti pressori a livello del torace e dell’addome
3. l’orecchio dx è più basso di quello sin con il mento deviato a sin, con gli occhi che non sono allineati, ma
su di un asse obliquo. E ciò giustifica dei problemi di messa a fuoco a livello degli occhi
4. vedendo il Pz di spalle si evidenzia che il dorso è piatto; ciò sta ad indicare che il Pz ha la tendenza a
“buttarsi dietro” invece di frontalizzare, di affrontare le cose di petto. Pertanto questo giustifica la tendenza
all’estensione delle ginocchia, ma la verticalizzazione del sacro non va d’accordo con la linea di es-
tensione (infatti una linea di estensione pura vuole un iliaco anteriore bilaterale con un sacro che tende
all’orizzontalizzazione con una curva lombare ed un adattamento dorsale). Il Pz ha un atteggiamento che sta
ad indicare che i suoi ammortizzatori si stanno scaricando, sta cedendo
5. il dorso è più piatto tranne che per una zona a livello interscapolare che si estende per circa tre vertebre,
dove è rispettata la fisiologica cifosi. Il tutto si traduce in un appoggio a livello lombare dove il tessuto è più
spesso, edematoso. Si può ipotizzare che il sacro si stia trascinando con se la L5, che a questo livello tende
quindi a fare uno scalino. Questa condizione ci deve far venire il mente che ci può essere una sacralizzazione
di L5 oppure ci può essere una listesi di L4 su L5 (il Pz riferisce un pregresso un insaccamento a seguito di
un trauma sportivo all’età di 15 anni). NB: il muscolo che fissa l’iliaco in anteriorità è il muscolo quadricipite,
che è un estensore pertanto ci si aspetta un’E di ginocchio. Es: nel salire le scale si attiva uno schema di F
(con piede in eversione), mentre nello scendere le scale si attiva uno schema di E(con piede in inversione). Si
chiederà di effettuare delle radiografie quando si avrà bisogno di avere certezze sulla base di specifici riscon-
tri all’esame obiettivo
6. per quanto riguarda i cingoli ci si aspetta che siano srotolati: frontalmente lo sono, ma non sono sim-
metrici, uno è più alto e più contratto rispetto all’altro (dx>sin). Le scapole sono molto più innalzate rispetto
a quello che ci si dovrebbe a spettare: questo avviene più a dx che non a sin
7. si procede a mimare la postura tenuta dal Pz: ginocchia leggermente estese con la sin di più rispetto alla
destra; questo determina una tendenza ad andare in dietro a sin. Per compensare questa condizione il sacro
va in retroversione: questo comporta un avanzamento in direzione avanti-dx. Questa condizione porta il Pz
a stare su di una diagonale perché deve frenare questo avanzamento verso dx
8. il Pz ha una componente addominale ed una dinamica pressoria che tende a sbilanciarlo in avanti; tende
a recuperare maggiormente a sin ed alto-dx, ma recuperando alto-dx per poter guardare avanti deve girare
la testa a sin e, curiosamente inclinare la testa a dx.

Concludendo l’osservazione si comprende come il Pz presenti un adattamento in rotazione su di un piano


diagonale con un sofferenza marcata a livello del tratto lombare basso.

Per quanto riguarda i cingoli scapolari ed in particolar modo i triangoli della taglia si parla di asimmetria
quando è possibile distinguere una NSR od uno shift. NSR vuol dire curva ad ampio raggio con le spalle
che riposano sopra il bacino (sono in asse con esso) ed il Pz compie una inclinazione del tronco, con un
triangolo della taglia che si apre ed uno che si chiude. Se invece il Pz è in shift vuol dire che le spalle traslano
rispetto al bacino e pertanto si realizza una apertura diversa dei triangoli della taglia rispetto alla NSR. Nel
caso specifico il Pz sta mettendo in atto uno shift. A questo punto si eseguiranno tutti i test osteopatici del
caso tendendo però presente che tutte le informazioni ricevute non ci dicono ciò che bisogna trattare in
quanto si è osservato il Pz in statica eretta, in piedi, ma il Pz quando viene trattato è il posizione seduta-su-
pina, quindi con un atteggiamento posturale completamente diverso rispetto a quello riscontrato durante
l’osservazione.

Ora il Pz si trova in statica eretta e da le spalle all’osteopata; si valutano i cambiamenti della postura dopo
avere fatto rimuovere gli occhiali. Ciò che si nota è un miglioramento a livello dei cingoli scapolari con un
abbassamento della spalla dx. Addirittura facendo chiudere gli occhi e quindi annullando l’afferenza visiva
si nota come la situazione tenda a migliorare ulteriormente. Quindi si può concludere che sicuramente il
problema visivo è molto importante.

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Questa valutazione delle afferenze visive verrà ripetuta in uscita di trattamento osteopatico quando il ter-
reno disfunzionale sarà pulito (probabilmente saranno necessarie più sedute di trattamento), quando cioè
ciò che rimane non è più di pertinenza delle catene disfunzionali.

NB: Cattaneo riferisce che per quanto possibile lei tende a testare ed a trattare con gli occhiali.
Bisogna togliere bene le aggravanti per poi poter mettere a fuoco il problema dell’occhio.
Confort, equilibrio ed economia: queste sono le condizioni fondamentali che il Pz deve raggiungere.

Anno 3 sem 2

In questa lezione verrà fatto tutto un iter di test di mobilità di base su un Pz al quale è stata fatta
prima un’anamnesi. Anzitutto è importante effettuare un’osservazione, nella quale occorre considerare
sempre un emisoma dx e un emisoma sin: a Pz in ortostatismo viene fatta una osservazione frontale dal
corpo ai piedi, una osservazione posteriore (a Pz di schiena) progressiva dalla testa ai piedi e dai piedi alla
testa. ����������������������������������������������������������������������������������������������������
importante
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non saltare mai da un distretto corporeo all’altro, ma è opportuno procedere nella nos-
tra osservazione con progressione e ordine spaziale.
Fatto ciò poniamo il nostro Pz di schiena, in posizione ortostatica e, visto da dietro, effettuiamo i seguenti
tests:
1. SIDE BENDING al fine di vedere se compaiono baionette, curve, spezzate
2. HIP DROP TEST O TEST DELLA COMARE al fine di vedere se ci sono le NSR a livello lombare
3. TEST SULLO STRETTO TORACICO SUPERIORE
4. TFI

1. SIDE BENDING : l’Osteopata posto dietro al Pz chiede al Pz stesso di guardare frontalmente e d’inclinare
la testa e il busto prima dal lato dx e poi dal lato sin, magari portando il braccio ipsilaterale all’inclinazione
lungo la gamba in direzione del ginocchio, fin dove il Pz stesso riesce ad arrivare. L’Osteopata può come
complemento al test accompagnare la testa del Pz nell’inclinazione del tronco prima a sin e poi a dx.
Importante: attenzione a controllare che il Pz non stacchi il tallone da terra durante il movimento
d’inclinazione. Ciò infatti potrebbe falsare il test.
Mentre il Pz inclina prima da un lato, poi dall’altro è opportuno che l’Osteopata posto dietro metta in
evidenza le spezzature a livello della colonna. Dapprima si parte dal grossolano, quindi dall’ampiezza
dell’angolo della spezzatura che si viene a formare poi via via si guardano i particolari. Se si hanno incertezze
visive, l’Osteopata deve procedere mediante la palpazione.
In Alessandro, Pz da noi testato, durante l’inclinazione laterale dx si notano a livello dorsale alto 2 spezza-
ture, che ritroviamo anche a livello dorso-lombare. Notiamo inoltre un “appoggio vertebrale” a livello lom-
bare di L4.
Quindi diremo che in inclinazione laterale dx, il Pz presenta una baionetta in D6 (ricorda che l’apice della
scapola è su D7); poi una baionetta si presenta anche a livello di D8 e infine a livello di D12-L1. Chiediamo
poi, una inclinazione laterale sin: in inclinazione laterale sin si fa una baionetta su D9 e un’altra su L3.
Quindi ricapitolando: mediante il test di inclinazione laterale, il Pz in questione presenta:
2 baionette in inclinazione laterale sin
3 baionette in inclinazione laterale dx

Definizione osteopatica di baionetta: condizione in cui durante un movimento di inclinazione laterale


della colonna vertebrale, la curva viene interrotta da un ingaggio. Attenzione in quanto in questo specifico
caso questo ingaggio è sottocarico poiché il Pz è in piedi.

Il problema è che se un Pz possiede parecchie baionette visibilmente osservabili in carico, nello specifico
D6-D7-D8-D9 -D12-L1 –L3 su base L4, ciò non è positivo visto che il Pz vive in carico. Significa infatti che in
lui in carico si ha una stimolazione disfunzionale a tutti questi livelli di tipo neurovegetativo.
D6-D7-D8: un problema disfunzionale a questo livello è da correlare alle problematiche digestive del Pz.
Queste baionette andranno poi analizzate meglio con un Pz in semicarico, togliendo poi l’afferenza dell’arto
inferiore e poi se sono presenti in completo scarico senza il peso della colonna viscerale e della afferenza
gravitaria.
21
Il nostro obiettivo è che queste spezzature e/o baionette o ingaggi, in carico, vengano meno, poiché noi
viviamo in carico.
2. HIP DROP TEST: per quanto riguarda tale test c’è una diatriba, in-
fatti: alcuni sostengono che tale test vada eseguito all’inizio, subito dopo
l’osservazione, quando si è visto che nel Pz c’è una probabile NSR; altri sos-
tengono invece che tale test è un elemento diagnostico per una NSR.
Quindi c’è chi lo utilizza come conferma, c’è chi lo utilizza come diagnosi di
NSR.
L’Osteopata posizionato dietro il Pz chiede allo stesso di piegare un ginoc-
chio e di seguire questo movimento con il bacino, quasi come “cadendo” ,
mentre mantiene l’ altro ginocchio esteso dal lato del bacino opposto a dove
il Pz piega il ginocchio e osserva cosa accade a livello lombare e del bacino.
Nel momento in cui ad es come nel caso del nostro Pz si piega la gamba sin
e ci si appoggia sulla dx, se la colonna ha facilità a crearsi una inclinazione da
questa parte si ha una NSR sin cioè una NSR con S a dx, e una apicale con
rotazione sin; la curva inclinata ha concavità a dx e convessità laterale a sin;
R dx l’apicale ha una rotazione a sin in III legge in cui la vertebra centrale è quella
che ha la massima rotazione della curva e una minima inclinazione.
inclinazione sin Se poi facendo la stessa cosa, ma questa volta piegando il ginocchio dx e
= NS sin appoggiandosi su quello sin la colonna si adatta in NSR dx significa che il
Pz non ha disfunzioni rilevanti; invece se ripetendo lo stesso test dalla parte
opposta, la colonna non fa una NSR dx, e la colonna si inclina a dx anziché
a sin, significa che c’è una disfunzione. Infatti, la disfunzione si denomina
nel senso della maggior ampiezza e della presenza, e quello che colpisce è
proprio se il Pz riesce o meno a fare una NSRdx.
L’NSR avviene dal lato in cui lo psoas è contratto; ma lo psoas
contratto impedirà all’altro lato della colonna di fare l’NSR: significa quindi
che se ho uno psoas spasmato a dx e inclino a dx l’NSR viene; Quando invece
chiedo una controlaterale, cioè a sin la NSR non avviene poiché l’ileopsoas
trattiene la colonna.

Nel caso specifico, il nostro Pz quando inclina la colonna a dx non ha una disfunzione in NSR; quando invece
inclina a sin la qualità della curva è meno buona e la riuscita della inclinazione è minore a sin, quindi il Pz in
carico ha una disfunzione in NSR sin con R apicale sin (3 legge vertebrale di Fryette).
È opportuno ricordare che l’adattamento di un gruppo prevede una apicale che ha una rotazione opposta al
lato della inclinazione; la vertebra apicale, cioè al centro del gruppo, è la vertebra che presenta una maggior
rotazione e minore inclinazione, ed è posta al centro della curva.
L’NSR può essere utile anche per evidenziare la presenza o meno delle baionette.
È opportuno in una NSR leggere il gruppo di vertebre in disfunzione. Se si crea una NSR significa che ci può
essere un ingaggio della apicale con un’altra componente che mi dà appunto una NSR; tuttavia il fatto che
ci possa essere una inclinazione con una apicale in contro rotazione, può comportare un side in rotazione e
darmi una baionetta a quel livello. Oppure potrebbe non esserci una NSR, ma invece una disfunzione in 1
legge della apicale.

Cosa determina una NSR?

1. PSOAS ipertonico: 1. Schema di fless agli AAII (catena ascendente di tipo strutturale)
2. problematica viscere di fossa e fianco ipsilaterale allo psoas

2. PILASTRI DEL DIAFRAMMA e soprattutto M. QUADRATO DEI LOMBI:


1. inclina e ruota il busto
2. abbassa le coste ed è inspiratorio
3. muscolo che manda l’iliaco in anteriorità, il che corrisponde ad uno schema di E degli AAII.

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Ricorda:
ischio crurali e ileo psoas: sono flessori e portano l’iliaco in posteriorità>>>>(schema di flessione)
quadricipite e quadrato dei lombi: sono estensori e portano l’iliaco in anteriorità (lo alza nella sua porzi-
one posteriore, poiché si inserisce anteriormente sull’ala iliaca)>>>>(schema di estensione)

Quando ho una disfunzione in NSR, sotto questa NSR trovo un iliaco anteriore o posteriore?
Per stabilire questo mi pongo dietro il Pz che è in piedi e con i pollici mi metto sulle SIPS. Nel caso del nostro
Pz la SIPS dx se ne sta andando in dietro, quindi verso la posteriorità. Se inferiormente il ginocchio dx non è
più esteso come l’altro, attenzione perché significa che in lui si sta attivando uno schema di flessione.
Questo HIP DROP TEST mi dà l’idea di come è l’assetto di una colonna e di come l’NSR sia riconducibile alla
catena inferiore, o ad una disfunzione diaframmatica o ad una disfunzione per contatto viscerale sull’asse
dello psoas (rene, surrene, ovaio, colon, sigma e cieco).

3. VALUTAZIONE DELLO STRETTO TORACICO SUPERIORE


Pz in piedi; l’osteopata dietro il Pz pone il pollice sulla spina della scapola, l’indice si pone sulla clavicola; con
le altre due dita ci si pone sotto il margine inferiore della clavicola a livello delle prime 2 coste. Faccio ciò
bilateralmente. I gomiti del Pz sono aperti e paralleli tra loro. L’Osteopata esercita una compressione verso
la linea mediana verso D2-D3: nello specifico esercita un test di pressione sui 2 cingoli scapolari contem-
poraneamente o singolarmente (scapola: relais tra sistema superficiale e collega cingolo scapolare e pel-
vico con sistema cranio-sacrale; prime coste: relais con sistema fasciale profondo; clavicola: è un relais con
sistema fasciale superficiale, medio, profondo). Occorre vedere se c’è corrispondenza tra cingolo scapolare
ed emisoma in sofferenza. Molto spesso accade che la zona che noi sentiamo densa non è sempre quella in
disfunzione, ma in carico “muore”.
NB. il test di pressione >> indica il lato disfunzionale, ma non il tipo di disfunzione che viene invece deter-
minato da un test di mobilità (ciò è valido anche per il viscerale). In carico non è detto che una disfunzione
fasciale corrisponda ad una disfunzione articolare dei vari distretti.

4.TFI: valuta la risalita della SIPS e mi stabilisce l’emilato disfunzionale ileo sacrale e/o di branca pubica, ma
non la disfunzione.
La cosa che non deve accadere quando si fa il test di flessione da in piedi è che il Pz non deve flettere le
ginocchia. La vera positività del test è quando la SIPS risale di moltissimo rispetto all’altra e quando risale
velocemente. Se le SIPS risalgono entrambe subito, il test è bilaterale positivo e occorrerà fare il test di
Downing questa volta bilaterale. Ma se non salgono nessuna delle 2, il test è negativo e non ci sono disfun-
zioni ileo sacrali e/o di branca pubica.
Nel Pz da noi esaminato (Alessandro) non si evidenziano disfunzioni ileo sacrali e/o pubiche; non si eviden-
ziano disfunzioni ipotizzabili a livello dell’anca, poiché in lui il TFI è risultato negativo. L’iliaco quindi non è
ingaggiato rispetto al sacro, dunque in tal caso non si esegue il Downing: il Downing si esegue solo in caso
di positività omolaterale al TFI (cioè quando risale una sola SIPS).
In Alessandro è sicuramente l’emisoma dx quello sofferente, soprattutto a livello della clavicola.
All’osservazione dell’emisoma dx è quindi in una condizione di squilibrio, mentre all’osservazione
dell’emisoma sin è più centrato
A dx troviamo maggior sofferenza:
sensibilmente positiva la SIPS dx
NSR sin
3 baionette
una clavicola dx alla pressione in carico >>> quindi siamo ipsilaterali alla disfunzione.

Pz seduto
1.TFS del sacro su basi e apici o a 4 dita o a 2 dita. Cerco per prima cosa le emibasi sacrali. Partendo dalle
SIPS che trovo a livello di S2, risalgo e mi addentro un po’ centralmente e mi posiziono con i pollici sulle
emibasi che trovo a livello di S1; stessa cosa faccio per gli AIL dove prendo contatto.
Attenzione a non stare troppo esterni altrimenti finisco sui glutei! Il Pz piega la testa tra i gomiti e si flette in
avanti, tenendo i gomiti stretti. In Alessandro monta solo l’emibase sin, ma non l’AIL sin:
- non è una unilaterale, poiché questa prevede la risalita della emibase e dell’AIL ipsilaterali
23
- non è una torsione, poiché questa prevede la risalita della emibase e ail opposti.
- l’inclinazione ricordiamo che è una atipica che dà la risalita dell’apice e della base dello stesso lato, stessa
cosa per la rotazione.
Probabilmente nel caso di Alessandro l’emibase sin a livello di S1 è reclutata da L5. Quindi non si ha una
disfunzione sacrale vera e propria , ma la disfunzione è soprattutto vertebrale. Qui ci sarà una opposizione
di movimento tra L4-L5 dove L4 farà la base per la NSR, quindi la disfunzione sarà probabilmente su L5.

2.VALUTAZIONE DELLO STRETTO TORACICO SUPERIORE: ESEGUITO sempre con la stessa modalità che da
in piedi; l’appoggio l’aiuta a scaricare. In Ale il cingolo scapolare dx in semicarico peggiora, quindi il prob-
lema è discendente . Si nota poi che ad occhi chiusi c’è un miglioramento.

3.TEST DI TENSIONE ARTI SUPERIORI


Se al test di tensione c’è una positività del cingolo, ciò sarebbe normale. Ma tuttavia posso anche trovare
una non corrispondenza tra test di tensione degli arti superiori e articolarità. Per fare questo test il nostro
pz deve essere comodo e gli AASS devono poter cadere tranquillamente fuori dal lettino e non devono ap-
poggiarsi sul lettino.

Testo con Pz ad avambracci supinati, per prima cosa le spalle mettendo le mani a ventosa sull’omero segu-
endo l’orientamento dei 2 omeri. In Ale si ha la positività della spalla dx.

Testo i gomiti ponendo le mani al di sotto delle rime articolari dei gomiti stessi effettuando sempre una
presa simmetrica nella qualità.

Ponendo avambracci in pronazione vado lungo l’asse dell’avambraccio stesso del pz per testare l’ulna,
altrimenti apprezziamo le positività muscolari, avendo cura di mettere gli avambracci in estensione. In Ales-
sandro esce positiva l’ulna dx.

4. Riponendo gli avambracci in supinazione per testare i polsi mi pongo sotto le stiloidi sulle filiere (dx).
Poi si fa il test di bilanciamento di un lato tra cingolo scapolare e polso con la stessa intensità e si valuta
dove c’è la disfunzione. In Alessandro è uscita l’ulna dx e polso dx con priorità dell’ulna dx: sicuramente c’è
una responsabilità di membrana, quindi il problema non è in questo caso articolare di gomito, ma fasciale di
membrana interossea, collegata ai visceri e al sistema vagale.
Tutto ciò è ricollegabile alla sintomatologia del Pz in anamnesi: ortosimpaticotonia, disturbi del sonno, dis-
turbi della digestione, digrignamento dei denti e raffreddamento continuo. Quindi in questo caso la prob-
lematica è principalmente membranoso-viscerale.
Come si testa la membrana interossea?
Il test non si deve trasformare in un trattamento. Viene effettuata sia sul versante dorsale che ventrale, con i
pollici seguendo la direzione delle fibre dei piani. Poi si fanno dei test articolari sul polso. Nel caso del nostro
Pz abbiamo una positività di disfunzione del gomito in adduzione.

Percorso da seguire valido per tutti:


fare tutti i test, fare un bilanciamento delle disfunzioni, trovare la causa disfunzionale prioritaria, trattamento
delle disfunzioni.
Si fa poi un test di mobilità globale su tutti i livelli della colonna: ciò che bisogna fare è non tanto un vero e
proprio test articolare, ma devo vedere se le vertebre si fanno flettere, estendere, flettere, estendere.
Se ad es. ci sono 5 baionette, mi aspetto 5 impossibilità. Nel nostro Pz in semicarico abbiamo la conferma di
solo 3 baionette a livello di L1-L2-L3 che si potenzia in semicarico.
In Alessandro in carico si attivano 5 baionette. È probabile che da prono ci troveremo nei test solo la
componente lombo-sacrale. Da un punto di vista strutturale il Pz presenta probabile disfunzione in: L5-S1;
e NSR sin. Occorre vedere cosa mantiene questo. Non eseguo un test sulla clavicola perché la clavicola da
seduto peggiora e anche perché la priorità è la membrana interossea.
Test sulle cervicali ed eventualmente sulle dorsali

Pz supino
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Test di pressione arti inferiori
Test di Downing solo se TFI è positivo
Test di branca pubica solo se TFI è POSITIVO
Osservazione dei 9 quadranti dell’addome + osservazione della frequenza ventilatoria e capacità di aper-
tura delle coste basse.
Test di pressione dei 9 quadranti e focalizzo il prioritario. Mi aspetto sia positivo nel nostro caso il lato dx, ma
attenzione poiché il Pz è in scarico.
Lo psoas lo testo solo se, al test di pressione degli aa. Inferiori esce l’anca dx, e se da un punto di vista vis-
cerale la problematica è a livello della fossa iliaca dx e fianco dx. È opportuno controllare lo stato del Pz tra
carico e scarico.
Il trattamento globale di una sinfisi pubica NON deve essere fatto dopo l’osservazione e l’inizio della som-
ministrazione dei test, ma o all’inizio della osservazione o alla fine, poiché potrebbe condizionare il risultato.

4.TEST DI PRESSIONE DEGLI ARTI INFERIORI


In tale test è opportuno basarsi su 4 parametri:
1. rispettare la direzione a 90° del Pz
2. simmetria dell’appoggio
3. simmetria della pressione
4. direzione della pressione

Si valuta:
a) anca: orientamento verso il femore; arrivare con la spinta alla coxofemorale e non superare l’ala iliaca;
b) ginocchio: l’orientamento della spinta va verso la caviglia, in basso verso il lettino
c) tibia: orientamento perpendicolare alla tibia
d) caviglia: spinta basso-dietro

In Alessandro la problematica maggiore a livello dell’arto inferiore si evidenzia a sin, ma la causa è discen-
dente. Prevale la componente disfunzionale a livello del ginocchio sin (dove si favorisce l’estensione) + tibia
sin appunto per il collegamento con la membrana interossea

Dunque a Pz supino occorre fare i seguenti tests:


1. test di pressione degli arti inf
2. bilanciamento
3. test di mobilità della prioritaria
4. test di Downing ipsilaterale alla positività del TFI
5. osservazione e test di pressione dei 9 quadranti
6. osservazione e test di pressione delle componenti del diaframma e test di mobilità della prioritaria
7. test delle costole basse/medie/alte
8. test dello sterno
9. rebound strutturale, viscerale e ritorno
10. condrocostali; sterno condrali
11. test dell’esofago
12. test della loggia vascolare
13. test del pavimento della bocca
14. ATM
15. CRANIO: ascolto, ritmo, qualità ampiezza
16. test di mobilità della base+ test strutturale del cranio su ogni singolo osso

Pz prono
Test di mobilità sul sacro che rispetti la positività del test di F da seduto (TFS).
Attenzione al posizionamento dell’osteopata tra un test unilaterale anteriore o torsione.
Test sulla colonna (palpazione; test di mobilità sulla colonna; test di sincronia cranio/sacrale occipite-sacro;
ascolto per vedere o meno la presenza o meno di sincronia).

25
sem 4

Consiglio: non mimare la clinica, essere curiosi


Emisoma dx del Pz > si guarda la linea di gravità (LG)
LG > deve passare davanti all’acromion, a ridosso del gran trocantere e leggerm avanti al malleolo est
Se due cassetti sono consecutivi ant abbiamo uno schema ant
Se due cassetti sono consecutivi post abbiamo uno schema post
Possiamo anche avere uno schema misto, per es. cranio ant, torace post, bacino ant
Definire se è un assetto comodo o esaurito (cioè completam in compressione o in eccessiva estensione). Si
può avere anche una LG in asse ma eccessivamente verticalizzata.
Concentrarsi sulle cose eclatanti.

Emisoma sin del Pz > abbiamo davanti lo stesso Pz o ci sono delle differenze?
È un vero schema ant se anche su questo emisfero abbiamo le stesse zone dell’emisfero dx in ant
Se qui abbiamo un altro schema significa che non è uno schema definito.
A colpo d’occhio dobbiamo scegliere l’emisoma più faticoso per il Pz. Dov’è più in confort (equilibrio/econo-
mia)?
Se c’è simmetria con l’altro emisoma definiamo un vero schema ant o post

Di schiena > si può partire dall’alto o dal basso


Testa: inclinata, ruotata, segnare il lato della rotazione e quello dell’inclinazione, perché potrebbe esserci
una disfunzione C0 C1 C2
Cingolo scapolare: normoarrotolato, oppure una spalla è particolarm arrotolata e l’altra particol. srotolata
Curve della colonna: armoniose, verticalizzaz, lordosi alta e verticalizzaz del resto?
Bacino: sacro tranquillo o verticalizz?
Linea glutea
Linea poplitea
Appoggio piedi: è all’interno del poligono di carico? È particolarm chiuso o particolarm aperto?
Carica maggiorm a dx o a sin? (combinare questa info con quella dell’emisoma che è risultato dispendioso
all’osservazione e crearsi una piccola strada). È un appoggio simmetrico? Sono tutti e due i piedi in invers o
in evers? Oppure c’è un appoggio tranquillo?
Ginocchia: se ho un piede in INVERS mi aspetto un gin un po’ più esteso; se ho un piede in EVERS mi aspetto
un gin un po’ più flesso
Bacino: valutare la coerenza con i piedi
Piede in INVERS (catena di estensione = CE): gin più esteso del controlat e iliaco in attegg ant
Piede in EVERS (catena di flessione = CF): gin più flesso del controlat e iliaco in attegg post
Se trovo uno di questi schemi ho una coerenza, sempre disfunzionale, ma coerente. Mi colpisce se su un
piede in INVERS trovo un gin flesso, perché ho una caratteristica di E (piede in invers) e una caratteristica di F.

Riepilogo
Volendo valutare l’appoggio devo cercare di capire se è coerente. Coerente significa che mi devo chiedere
- se i due piedi sono in appoggio simmetrico, tranquillo
- oppure se uno è completam in evers e l’altro in appoggio sul bordo esterno (ossia invers)
Se un piede è evidentem in EVERSIONE (= F dorsale, RE, Abd) poiché so che l’eversione è un parametro
della F (ricorda: per salire i gradini bisogna flettere anca e ginocchio, iliaco post, e mettere il piede in ever-
sione) sopra che cosa mi aspetto? Un gin tendente al flesso. E sopra il gin? Un iliaco tendente al post. Questa
è una catena coerente di flessione.
Se invece un piede è evidentem in INVERSIONE (= F plantare, RI, Add) sopra che cosa mi aspetto? Un gin
tendenzialm in E e un iliaco che lavori preferibilm in ant.
Questa è la base. Quindi se osservo un piede spiantato in evers e un gin marcatam esteso forse c’è qualcosa
che non va. Non dobbiamo sapere: dove, come, quando. Ci basta sapere che il terreno disfunzionale del
nostro Pz è particolarm organizzato.
Linea poplitea e linea glutea: le osservo perché mi dicono se ho un’asimmetria di AAII associato all’altezza
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delle creste iliache.
Triangoli della taglia: osservo se uno dei due è asimmetrico. Le cause dell’asimmetria possono essere di
due tipi
1. quando c’è una NSR
2. quando c’è uno shift
Sul triangolo asimmetrico osservo se
- ho una curva ad ampio raggio sulla colonna lombare oppure (NSR)
- ho un torace che di sposta da un lato sul piano frontale rispetto al bacino (SHIFT)

Pz frontale
Dobbiamo cercare la conferma dell’adattam dei cingoli.
Devo chiedermi:
i cingoli scapolari sono tutti e due arrotolati o uno è più arrotolato dell’altro?
I cingoli pelvici come si organizzano? Vediamo la distanza tra ombelico e SIAS.
Abbiamo di fronte un atteggiam in torsione?
Oppure un atteggiam asimmetrico delll’ dx rispetto alla sin? E’ fisiologico oppure abbiamo di fronte un out-
flare, in-flare, up-slip? Questo si vede valutando la distanza tra ombelico e SIAS. (11:32)
Vedere solo le cose eclatanti
Diaframma: come sta respirando il Pz?
Riesce a respirare bene? Vedo le cupole che si aprono bene, in modo simmetrico, quando inspira?
Oppure quando inspira i cingoli si chiudono?
Oppure ha una respiraz prevalentem toracica o prevalentem addominale?
Orientam delle rotule: ci interessano i VERI valghi/vari e i FALSI vari/valghi (i falsi sono sempre associati
all’Estens di gin). Se un gin è prevalent esteso e completam in RI o RE, isolatamente, mentre l’altro arto è
normoorientato, so che è un falso varo o valgo, il che significa che questo arto (quello esteso e ruotato) è
organizzato in modo molto dispendioso. Non devo capire perché, però devo avere un’idea dei livelli disfun-
zionali del Pz.
Linea bi pupillare: immaginate una linea che passa di taglio sulle pupille. Dà il senso dell’inclinazione della
testa.
Linea biacromiale: ci dice come è organizzato il cingolo
Linea bimamillare (per gli uomini)
la linea che passa sopra le creste iliache o che taglia le SIAS: in questo modo sapete se il cranio è inclinato a
dx, il torace è inclinato a dx e il bacino è inclinato a sin. Oppure dx, sin, dx.
Già dalla fine dell’osservazione si dovrebbe avere un’idea di dove il Pz non è in confort, non è in equi-
librio e non è in economia, ossia fare una sintesi.
Sintesi dell’osservazione. Per es così: l’emisoma dx rispetto al sin lo vedo molto molto più affaticato. Infatti a
ridosso dell’emisoma dx, che sta vivendo prevalentem in schema ant, vedo che c’è un cingolo scapolare che
è più arrotolato rispetto all’altro. E poi la cosa strana è che l’arto omolaterale si presenta in un falso valgo e
mi dà l’idea che ci possa essere un qualche cosa proprio dell’emisoma dx che non ce la sta facendo più (il
che non significa che il Pz ha un sintomo sull’emisoma dx).
Oppure vediamo all’osservazione che il Pz se la sta cavando bene, ma in una zona è molto rigido, vive con
uno schema di doppia flessione e quindi è chiaro che c’è qualcosa che non va, anche se all’osservaz non
vedo delle grandi spezzature.
Oppure vediamo che sotto è tutto in asse, con un appoggio bilanciato, gin tranquille, l’iliaco non particolarm
sofferente e dal bacino in su è completam chiuso oppure completam spezzato: le cose eclatanti (per es. che
il Pz vive in flessione, oppure che è completam squlibrato indietro con i cingoli arrotolati oppure completam
shiftato oppure una gobba del bisonte oppure tutto tranquillo tranne un arto completam arrotolato in un
senso). Le cose eclatanti sono una risultante posturale molto dispendiosa. Non è detto che siano la sede del
problema del Pz, ma in uscita dl trattam non ci devono stare. In uscita non ci devono essere inclinazioni e
contro inclinazioni, lo shift si deve essere ridimensionato.
Le cose eclatanti sono gli elementi che osserveremo a fine trattamento, in uscita. Se prima del trattam il Pz si
presenta in no confort, no equilibrio, no economia. A fine trattam ci deve essere un colpo d’occhio comple-
tam diverso.
Da qui in poi cerchiamo la causa dell’atteggiam posturale e quindi cerchiamo le disfunzioni osteopatiche,
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che possono coincidere o no con l’emilato non in confort.
Test osteopatici

Pz di schiena
Vediamo le baionette. Chiedo al Pz di inclinare il tronco a dx partendo dalla testa, senza farsi male, senza
piegare le gambe né staccare i talloni da terra. Le segno con la penna o con l’unghia. Dobbiamo ricordare se
all’inclinazione dx il Pz presenta:
- difficoltà > significa che qualcosa lo sta ancorando a sin. Dove? La parte alta? Il tronco? Ricordiamo il livello.
La baionetta è un ingaggio articolare.
Inclinazione sin: cerco le baionette e le segno. Posso avere le seguenti situazioni:
- ho gli stessi livelli vertebrali del lato dx, quindi disfunzioni bilaterali. In tal caso la situazione è seria.
- non ho nessun ingaggio
- vengono ingaggiati altri livelli
Devo ricordare le baionette bilaterali e quelle monolaterali. Se in anamnesi il Pz mi ha detto di avere una
spondilolistesi, so già che a quel livello ho un’organizzaz particolare.
Testo lo stretto/orifizio toracico sup (OTS) con il Pz in carico. Presa:
Pollici lungo la spina della scapola
Indici a ridosso della clavicola
Medio e anulare su K1 e K2.
So che all’osservazione avevo trovato: un cingolo arrotolato e uno srotolato oppure tutti e due i cingoli ar-
rotolati oppure tutti e due srotolati.
Se all’osservazione avevo trovato un cingolo arrotolato e uno srotolato, con il test sullo stretto toracico sup
mi aspetto di trovare un angolo chiuso e uno aperto.

Ricorda: sull’arto srotolato, aperto, ho l’angolo orizzontale tra clavicola e spina della scapola che si apre,
la scapola Add, accollata, in RI e fisiologicam la clavicola deve poter andare in RA (rotaz ant). È così al test
sull’OTS? Devo capire se al test i cingoli vivono in coerenza disfunzionale con quanto osservato. Oppure se
su un cingolo srotolato trovo la scapola in RI e la clavicola in RP (rotaz post) = incoerenza (la clavicola non è
in RA come mi sarei aspettata). È come trovare una disfunzione su una disfunzione. Come trovare un gin E su
un iliaco post.
Con il test sull’OTS valuto lo stato ossia:
se l’angolo è aperto e coerente con l’osservazione di un arto srotolato
oppure se l’angolo è chiuso e incoerente con l’osservazione di un arto srotolato.
In questo secondo caso mi concentro sulla scapola, per sentire se è in Abd (infatti in caso di arto srotolato e
angolo aperto la scapola dovrebbe essere in Add)
oppure mi concentro sulla clavicola per sentire se è in RP ((infatti in caso di arto srotolato e angolo aperto la
clavicola dovrebbe essere in RA).
Sul cingolo incoerente faccio poi un Test di pressione con direzione verso la linea mediana. Se risulta posi-
tivo passo a fare i test di mobilità e se trovo una disfunzione ho concluso il mio percorso di osservazione e
test.
Percorso alternativo (opposto al precedente).
Test di pressione sull’ OTS con compressione verso la linea M. Se è positivo (+) vuol dire che è denso. La den-
sità è un indice di restrizione di mobilità. Dove trovo denso valuto l’angolo orizzontale tra clavicola e spina
della scapola (ho varie modalità: 1. Palpazione 2. Induzione 3. Respirazione). Posso trovare che il cingolo
che all’osservazione mi faceva spezzare il fiato, al test è negativo, mentre il cingolo che all’osservazione era
tranquillo, al test risulti +. Oppure posso trovare che la densità coincide con il cingolo che all’osservazione si
presentava disorganizzato. Sono possibili diverse varianti da analizzare al caso.

TFI
Il Pz non deve flettere le gambe.
Può essere interessante vedere a che grado di F parte la SIPS. All’inizio o agli ultimi gradi di F? Da ricordare il
numero di baionette che ho trovato all’osservazione, se ha delle disfunz bilaterali e se la SIPS parte quando
ingaggia o meno la bilaterale.
È importante che il dito posizionato sotto la SIPS non scivoli sulla cute trazionato dai tessuti.
28
Non c’è bisogno che il Pz tocchi terra.
Appena parte la SIPS si può interrompere la F.
Attenzione ai falsi negativi, perché potrebbe essere un bilaterale. Dovete essere MOLTO concentrati.
Valutate se la SIPS parte già asimmetrica e chiedetevi perché. Se pensate che sia necessario mettete uno
spessore. Valutate la linea glutea e la linea poplitea. Abbiamo di fronte un’ipotetica dismetria di arto? Se c’è
una dismetria di arto il TFI è compromesso. Quindi posso decidere di non fare il TFI e di fare per es. un Down-
ing biltaterale.
Attenzione: la testa si flette per prima e poi segue il tronco. Mano a mano che il Pz scende guardate se com-
paiono dei gibbi. Dorsali o lombari?
Dov’è la positività del TFI?
Possiamo trovare una positività omolaterale al lato che era incoerente, per es. l’arto che presentava un falso
varo o un falso valgo.
Il Pz presenta una NSR? Se sì faccio l’Hip Drop Test altrimenti no. Per Cattaneo l’Hip Drop Test serve per
confermare una NSR. Alcuni però pensano che valga comunque la pena di farlo per vedere se la colonna
va bene in inclinazione dx e sin. Va bene, è accettabile, perché va bene tutto ciò che serve a completare in
modo esaustivo l’idea che abbiamo del nostro Pz.

Pz seduto
Da seduto si annullano le tensioni dagli AAII e tutto ciò che è sottomesocolico.
Test su OTS per valutare se i cingoli sono cambiati rispetto alla posizione in carico.
Poi segue un test di pressione verso la linea M. �������������������������������������������������������������
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confermata o no la positività presente in carico? E’ confer-
mato o no l’assetto dei cingoli presente in carico?
Se cambia devo però ricordare che il Pz vive in carico e che a fine trattam deve cambiare la positività trovata
in carico.
Se il test sull’OTS è completam neg (-) da seduto e positivo in piedi, significa che la causa è sottomesocolica.
Se la disfunzione rimane sullo stesso lato o peggiora significa che attraverso le gambe il nostro Pz com-
pensa, scarica e sta meglio e quindi la causa/responsabilità è sovramesocolica, cranio, AS. Ancora non lo so
esattamente, ma posso fare una prima scrematura.
Se la disfunzione non si modifica significa che l’AI è completam indifferente, né in meglio né in peggio, che il
problema è sempre più locale, sovramesocolico.
Devo vedere:
- quale cingolo si è srotolato
- cosa è cambiato
- quale densità è cambiata
- se c’è o è cambiato il parametro di coerenza/incoerenza
Questo mi dice metà della strada dell’esame clinico.

Segue il test di tensione sugli AASS.


Ricorda: il Pz è a cavalcioni del lettino con le braccia completam libere, senza che le mani siano appoggiate.
Il Pz deve avere gli occhi aperti e guardare in avanti.
Punti di repere: testa omerale, al di sotto della paletta, sull’asse dell’ulna e a ridosso delle filiere.
Poi bilanciate e fate i test di mobilità della prioritaria.
Che cosa non stupisce? Una positività di cingolo scapolare o di ulna omolaterale alla positività dello stretto.
È vero che ci interessa la prioritaria però dovremmo anche allenarci a ricordarci tutte le positività, perché un
conto è avere tutto positivo a dx oppure a sin, o avere tutto positivo a dx tranne l’ulna a sin. Si dovrebbero
aprire delle strade d’interpretazione completam diverse. Se ho un OTS positivo a dx e non trovo il cingolo a
dx ma l’ulna, che cosa penso? Devo portare avanti 3-4 discorsi in parallelo.

Ricapitoliamo
Bisogna osservare il Pz In piedi e vedere come è organizzato perché il Pz vive in piedi e l’obiettivo è quello
che si raggiunge a fine trattam con il Pz in piedi. In piedi si vede la risultante di un’organizzaz che sottostà a
fattori esterni e alla forza di gravità.
Il Pz può organizzarsi in un certo modo all’osservazione, ma non è detto che la zona più brutta sia quella in
disfunzione. Non cadete in questo tranello. Bisogna affidarsi solo ai test di mobilità. Se c’è un cingolo posi-
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tivo a dx e il Pz dice che gli fa male la spalla sin, l’Osteopata non tratta la spalla sin facendo un errore madornale.
Deve fare i test di mobilità e trattare le disfunzioni. Se trattate la zona del motivo di consulto fate tutto tranne
che osteopatia.
Se trovo un OTS in disfunzione a dx e prima era tutto in disfunzione sin, sono spiazzata? No, perché OTS non è
solo spalla ma K1 (= tutto il sistema profondo), tutta la loggia viscerale del collo, tutto cranio. Quindi significa
che OTS a dx sta soffrendo per una componente profonda viscerale avvalorata dall’incoerenza della clavicola. La
clavicola dice tutto se solo si sapesse interpretarla. Il tutto a sin è molto superficiale, molto di AS, magari vado a
bilanciare e trovo un gomito, articolare, semplice semplice. Quindi nel mio Pz trovo due cose diverse: sta sof-
frendo per una catena superficiale da una parte e per una catena profonda dall’altra.
Dovete affidarvi ai test, dovete credere a quello che trovate, altrimenti che lo facciamo a fare?
Se è risultato positivo il cingolo scapolare, mi chiedo se è omolaterale alla positività dell’OTS. Se la risposta è
sì, significa che sono su un piano più superficiale, tutto sommato lineare. Poiché è positivo il cingolo scapolare
devo testare: scapola, clavicola, omero e definire il complesso disfunzionale della spalla. Devo capire se la spalla
è libera e magari la clavicola no.
Mentre faccio i test mi devo chiedere se il Pz mi sta portando verso la periferia o verso dentro, il centro.
Dopo aver fatto i test di mobilità abbiamo definito la prima disfunzione del nostro Pz.
Attenzione a sapere bene i test di mobilità: sono fondamentali, più delle tecniche di riduzione.
Non dovete pensare: va bene è solo un gomito, vabbé è solo un polso, chi se ne frega, vabbé è solo un polso. Il
polso e il gomito sono relé fondamentali, non c’è una struttura più importante dell’altra.
Se nel bilanciamento trovo come prioritaria la membrana interossea significa che sto andando verso dentro,
verso il neurovegetativo profondo, i visceri. Attenzione: il test sull’ulna non deve diventare un trattamento della
membrana interossea. Nel momento in cui, facendo un test sull’addome, troverò un quadrante, dovrò bilanciare
la disfunzione del viscere con la positività dell’ulna e se avrò per es. già trattato la membrana interossea non
potrò fare il bilanciamento.
Procediamo. Con il Pz seduto ho tolto tutto ciò che è sottomesocolica, quindi ora devo valutare se l’organizzaz
vertebrale è cambiata. Ricordo se ho trovato delle baionette in piedi. Se da seduto facendo un test di mobiliz-
zazione globale, risulta tutto negativo significa che il Pz sta soffrendo per una responsabilità di tipo ascendente.
Se c’erano 6 disfunzioni e me ne perdo 3 significa che 3 erano a responsabilità ascendente e 3 discendente. Poi
un giorno facciamo pace con le linee di gravità del corpo e forse tutto risulterà più semplice. Non a caso avete
trovato le baionette a livello di L4 L2L3 D12 L1 D8 D3 D4. In genere si trovano tutti, o solo 3, o solo 4, o solo 2.
Tutto si gioca attorno a questi pivot, con qualche variante. D12 è la più quotata in assoluto e di sicuro non è un
caso.
Cercate di capire quanto la colonna del vostro Pz si alleggerisce togliendo il carico. Tutta? Rimane solo alta?

Test globale sulla colonna per individuare le zone chi rimangono ingaggiate nel semicarico.
Poi segue il test di mobilità sulla zona trovata con il Pz seduto oppure lo faremo più avanti con il Pz prono.
Ricorda: le baionette si vedono. Se non si vedono vuol dire che non ci sono. Se il gibbo scompare può essere a
responsabilità viscerale oppure si rimette il Pz in carico e si riprende dall’osservazione.
Nel test globale sulla colonna mi devo chiedere quante baionette sono rimaste e dove.
Di solito in semicarico i pivot L3 L4 dovrebbero venir meno, mentre dovrebbe rimanere D12. Però alle volte
va via anche D12. Se con il Pz seduto D12 rimane vuol dire che è a responsabilità proprio vertebrale e non da
carico.
L’obiettivo di tutto ciò è di non trattare le disfunzioni secondarie, per es. le disfunzioni che s’ingaggiano solo al
carico.

Segue il TFS
Ricorda: tutta la coscia è in appoggio sul lettino.
I punti di repere sono le basi sacrali e non le trasverse di L5.
Audouard ha detto che si possono testare le SIPS anziché le basi sacrali. Cattaneo non è d’accordo, perché
testando solo le SIPS si perdono delle informazioni importanti, anzi un cratere d’informazioni (per noi piccole
formiche operaie). Con il TFS posso trovare una base e un apice, ossia due parametri che mi definiscono bene un
asse. Invece testando solo le SIPS non potrò mai avere un asse, né sapere se ho una torsione e neppure sapere se
magari parte solo un apice o una base. Facciamo il caso che parte solo la base di dx. L5 si articola son S1, quindi
grossa probabilità che il Pz stia facendo una disfunzione L5 S1. Facciamo il caso che parte solo un apice sacrale e
le basi partono bene, dove mi porta l’apice? Sul piccolo bacino con componente di AI. E’ come se l’apice isolato
30mi indicasse il quadrante inferiore, mentre una base isolata mi indica il quadrante sup.
Però se non facciamo il TFS su basi e apici, bisognerà fare dopo con il Pz prono un test globale sul sacro, che
per Cattaneo è ancora più difficile interpretare.
Alla fine Cattaneo dice ad ognuno di fare il TFS come preferisce. Si possono fare anche entrambi.
Ricorda: gli apici non sono a livello del coccige. Meglio perderci un po’ di tempo.

Pz supino
Cattaneo non vuole vedere la tecnica globale sulla sinfisi pubblica. Semmai andrebbe fatta a monte
dell’osservazione, perché se la facciamo adesso sgrassa/toglie tutte le informazioni sul bacino.
Annullo le tensioni facendo piegare le gambe al Pz e alzare il bacino
Osservo la lunghezza degli arti, se uno è particolarm in RE, se tutti e tutti e due sono in RI, se l’arto in RE (o
RI) corrisponde all’emisoma più dispendioso in carico, se l’arto in RE (o RI) è omolaterale alla positività del TFI
o TFS.
Test di Fabere e test di Downing omolaterale al TFI.
Chi aveva un’asimmetria di arto deve convalidarla. Si può fare un Downing bilaterale e poi testare le atipiche
d’iliaco.
Test di In-flare, out-flare, up-slip
Test di mobilità della sinfisi/branca pubica omolaterale al TFI
Dobbiamo capire se la branca pubica è coerente o no con la disfunzione dell’iliaco. L’incoerenza ci deve far
riflettere sul vettore che sta trascinando la branca pubica.
Se il TFI era positivo e i test di Downing e delle atipiche erano negativi, bisogna testare la branca pubica,
perché potrebbe essere una disfunzione isolata a responsabilità non di iliaco ma di piccolo bacino, sacro, AI,
addome etc etc

Ripasso:
iliaco ant vuole una branca pubica ant/inf
iliaco post vuole una branca pubica post/sup
iliaco out-flare vuole una branca pubica ant
iliaco in-flare vuole una branca pubica post
Se ho un iliaco ant e una branca pubica in superiorità ho un’incoerenza (la branca pubica dovrebbe essere
ant/inf ).
Oppure ho un out-flare e una branca pubica post = incoerenza. E magari è omolaterale all’apice sacrale che
mi è partito con il TFS (sempre che l’abbia fatto testando basi e apici)
Se la branca pubica è coerente siamo tranquilli.
Se è incoerente devo pensare a qualcosa che la tira. Se è verso il basso dovrò pensare ad un relé verso gin,
tibia omolaterale; se la branca pubica è post mi aspetto un relé verso l’alto (lamine pubiche, sacro, clavicola
in RP che mi trascina in alto la branca pubica).
Se il Pz soffre il solletico nel test sulla branca pubica significa che non vuol essere toccato

Test di pressione AAII


La cosa importante è mantenere gli arti a 90° di flessione. Il Pz ha gli occhi aperti. Ci aspettiamo un’anca
positiva al TFI o TFS. Se è positivo il gin si apre un’altra strada verso il centro frenico.

Bilanciamento e test di mobilità sulla prioritaria.


La prioritaria è omolaterale al TFI?
Se è posit un gin e nel Pz prevale (su quel lato) una catena di estensione (perché l’iliaco è ant), devo trovare
il gin nel seguente schema:post, RE, add, scivol est. Se trovo un’incoerenza a livello di gin significa che c’è
qualcosa che non va.
Iliaco post (schema di F) vuole un gin in ant, RI, abd, scivoli nt
Quale muscolo porta l’iliaco in ant? Il retto femorale. Questo muscolo estende il gin. Se trovo in un Pz un ili-
aco ant e poi un gin con 3 parametri incoerenti devo pensare:
1. l’iliaco ant non è dato dal retto femorale, ma per es. dal m. quadrato dei lombi
2. se è responsabile il m. quadrato dei lombi devo vedere se c’è una NSR con un triangolo della taglia mag-
giore dell’altro

31
Continuiamo
Devo mettere in relazione le disfunzioni trovate sull’AI con quelle ipotetiche trovate sul bacino o sul sacro.
Test di pressione del diaframma: mi dice il lato della disfunzione.
Poi segue il test di mobilità sulla zona densa
Test sui 9 quadranti: mi interessa il denso, pieno, caldo
Non facciamo il test di mobilità perché non abbiamo finito viscerale. Posso però trovare una coincidenza tra
fossa iliaca dx e out-flare o in-flare, oppure una coincidenza con le membrane: a sin cuore e stomaco e a dx
fegato.
Test globale sulle coste
Osteopata seduto: test sul cranio
Chi ha trovato al test di pressione sugli AASS una spalla, sa che la scapola è un relé con l’osso ioide, mandi-
bola e temporale, mentre attraverso la clavicola, c’è un relè con la loggia tiroidea, occipite, mandibola.
Nel test sul cranio gli occhi del Pz devono essere aperti e con gli occhiali. Devo sentire qualità, ritmo, amp-
iezza e simmetria. Se tolgo l’occhiale l’organizzazione cambia.
Se tutti coloro che hanno trovato AI e AS dx sentono una qualità dell’emisfero dx differente, sanno che c’è
coerenza. Oppure coloro che hanno trovato un TFI o un TFS positivo a dx, OTS a sin, sentono che c’è una
latero-flessione, sanno che c’è coerenza.
Se avevo una positività sull’OTS dx e sull’AS dx e trovo un quadrante dx positivo, è coerente.
Ricorda: la clinica deve durare 45 minuti.

SCHEDA OSTEOPATICA_Marco Addestri (4C)

ANAMNESI
Nome
Età
Lavoro
Sport
Motivo di consulto “in cosa pensa che possa aiutarla?”

Domande sul sintomo (meccaniche): fattori scatenanti, intensità, irradiazione, da quanto tempo ne soffre.
Quando ne soffre. I dolori su origine vascolare sono più presenti al mattino e migliorano col movimento. I dolori
meccanici peggiorano col movimento e migliorano col riposo

Domande sul sintomo (vascolari e viscerali): domande inerenti la funzionalità di organi collegati alla sin-
tomatologia

Domande generiche su patologie concomitanti, interventi, uso di farmaci e traumi

Parto, vista, bocca se legati al motivo di consulto, eventualmente si possono fare domande su queste sfere
durante l’esecuzione dei test

Osservazione rapida paziente in piedi, fotografia mentale. Avanti, dietro e lati. Bisogna evidenziare un atteg-
giamento o una zona che attira la nostra attenzione

TEST IN PIEDI
Stretto toracico superiore respiratorio 3 volte
Test flessione in piedi
Inclinazioni laterali della colonna
Flessione del tronco per evidenziare gibbi
Hip Drop

TEST DA SEDUTO
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Test stretto toracico superiore respiratorio 3 volte
Test di flessione seduto
In base al motivo di consulto testo la sterno claveare, se c’è la disfunzione libero la scapola (sottoscapolare,
piccolo pettorale e dentato anteriore) e faccio il test di tensione degli arti superiori, discrimino un’ artico-
lazione e la testo
Rotazioni di clavicola
Acromion claveare solo se il paziente lamenta fastidi in quella zona
K1-K2
C7-----D4

TEST DA SUPINO
Corrispondenza cranio – cingoli
Se non ho positività né al TFP e né al TFS non faccio riferimento agli arti inferiori
Altrimenti Fabere
Downing in base ai risultati del TFP
Sinfisi pubica in base ai risultati del TFP
Test di bilanciamento arti inferiori, discrimino un’articolazione e la testo
Test delle rotazioni anca
Se il test di rotazione dell’anca risulta negativo allora test ADD, ABD, ANT/POST dell’anca
In base ai sintomi valuto i quadranti ricercando morbidezza e mobilità
Test dello psoas
Test degli organi legati alla sintomatologia
Test di tutte le componenti del diaframma
Test delle coste
Test dello sterno (meccanico e viscerale) e angolo di Louiss
C0-----C6
Test pavimento della bocca
Loggia viscerale e vascolare del collo
Faringe e laringe
Esofago
Test del cranio

TEST DA PRONO
Test del sacro in base ai risultati del TFS
Test coccige
Test di pressione vertebre lombari
Test di mobilità delle lombari in relazione alla sintomatologia
Test di pressione vertebre dorsali
Test di mobilità delle dorsali in relazione ai sintomi

Anamnesi di Audouard (rivisto da Francesca)

L’anamnesi può essere considerata come una intervista che viene effettuata al Pz da parte dell’osteopata
ed il cui scopo è quello di “fare domande ed ottenere risposte in base al motivo del consulto”, in modo da
potere uscire dall’anamnesi con una strada di trattamento da poter seguire.
Essa pertanto precede sempre l’osservazione del Pz.
Deve inoltre essere qualcosa di molto dinamico: alla domanda il Pz deve rispondere si o no, in modo che
l’Osteopata non perda di vista il suo obiettivo (il prof. approva molto il modo di fare l’anamnesi da parte dei
medici e la loro modalità di procedere per esclusione al raggiungimento della diagnosi).
Nell’anamnesi è importante conoscere del Pz:
Età > infatti alcuni disturbi sono tipici di alcune età.
Sesso > perché le problematiche tra uomo e donna sono diverse, infatti la donna subisce” dei cambiamenti
fisici e fisiologici che l’uomo non conosce (es. gravidanza, menopausa etc.).
Gravidanze > chiedere se la Pz ha dei figli e quanti anni hanno, in modo da sapere indirettamente a che età
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li ha avuti. Se sono nati da parto naturale od indotto, quindi tipo di parto e durata.
Lavoro > può dare informazioni fuorvianti, infatti per es. un impiegato può avere dolori lombari molto
forti rispetto ad un manovale, che invece non presenta alcun fastidio.
Motivo del consulto > durante questa lezione si valuterà una lombalgia tenendo conto che il percorso
diagnostico e diagnostico differenziale che si seguirà per risalire alle cause scatenanti la sintomatologia
dolorosa sarà lo stesso seguito per altre patologie.
Le domande da fare in merito al motivo di consulto sono:
Che disturbo ha?
Cosa l’ha portata dall’osteopata?
In concomitanza di quale evento è iniziata la problematica? Pensa che c’è stato un evento scatenante, si
ricorda con precisione quale? Cè stato un trauma?
Quali sono i vostri sintomi?
I singoli motivi di consulto devono essere: meccanico (con i 3 diaframmi e le 2 catene ascendenti e discen-
denti), viscerale, vascolare arterioso e vascolare venoso.

Le 4 domande fondamentali, per ogni sintomo, che necessitano sempre di una risposta e che un osteo-
pata deve farsi sono:
1. La modalità di insorgenza di un sintomo
2. Se la gravità è stazionaria, in diminuz o in aumento dal momento in cui è insorta la sintomatologia
3. Quali sono i fattori attenuanti e/o aggravanti per distinguere l’eziologia meccanica, viscerale e vasco-
lare: chiedere se la problematica o il dolore aumenta con il movimento o con il riposo, oppure se si riduce
con esso.
a) Se la sintomatologia riferita aumenta con il movimento, la problematica è meccanica
b) Se la sintomatologia con il movimento si riduce e aumenta con il riposo, la problematica è di tipo
viscerale o vascolare venoso (legata al drenaggio emodinamico).
NB Attenzione ai dolori a riposo e notturni a livello addominale: possono simulare problematiche vascolari/
viscerali.
4. Di ogni dolore è necessario indagare:
tipologia (colica, crampi forme o con spasmo, acuto, costrittivo, sordo, pulsante, puntiforme, a coltellata, a
morsa, a barra ….)
localizzazione precisa (se viscerale attenzione bene al quadrante e soprattutto al viscere implicato; se ci
sono più visceri positivi fare i test di bilanciamento, oppure lavorare entrambe o più visceri trovati, qualora
non uscisse la prioritaria)
irradiazione
periodicità o persistenza a riposo e/o in movimento
fattori attenuanti
fattori aggravanti
intensità e periodicità
se sono stati presi farmaci per alleviarlo (farmaci antidolorifici ed effetto positivo o meno)
se e in che misura questa problematica interferisce con il lavoro o con le altre attività della vita quotidiana;
se interferisce con la concentrazione
sintomi associati e correlati

NB diagnosi differenz origine dolore: valutabile anche con slump test (per arti superiori ed inferiori) e test di
Sateu (per arti superiori)
Se un dolore resta in loco: origine tronculare
Se un dolore si irradia: origine radicolare (c’è interessamento della radice)

È necessario comprendere se siamo di fronte ad un Pz:


acuto: del quale è doveroso escludere la presenza di complicanze
Traumatico; non traumatico
subacuto: quando il sintomo persiste da diversi mesi ma è presente una volta l’anno; indagare su segni di
maggiore sofferenza come la febbre, indagare su altri sistemi chiedendo se sono state fatte ulteriori visite
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specialistiche o ulteriori accertamenti
cronico: quando il sintomo persiste da molto tempo; dura da più di 2 mesi e compare 2 volte l’anno, circa
ogni 6 mesi.

Anamnesi REMOTA: da farsi cmq poiché spesso i Pz non ricordano bene di raccontare tutti i sintomi o cmq
spesso non danno peso a sintomi che magari sono invece fondamentali per l’osteopata a livello clinico.
È mai stato ricoverato in ospedale?
Ha mai subito un intervento chirurgico?
Ha mai subito traumi fisici?
È mai caduto sul sacro? > importante da chiedere sempre per correlazioni viscerali, strutturali e cranio
sacrali.
Se il Pz si rammenta di specifiche malattie o diagnosi è necessario indagare al riguardo
Quindi riassumendo, durante l’anamnesi si faranno alcune domande al Pz relativamente alla lombalgia
dx del tipo:
Da quanto tempo ha dolore ?
Si ricorda un episodio in concomitanza del quale è iniziata la sintomatologia algica?
Il dolore aumenta con il movimento (si ipotizzano problemi meccanici) oppure si riduce con il movimento e
aumenta con il riposo (problema di tipo viscerale e vascolare che può però associarsi ad un problema mec-
canico).
Se il dolore invece è presente a riposo e si riduce o addirittura migliora quando ci si mette in movimento
potrebbe trattarsi di un problema viscerale, ma soprattutto di un problema di tipo circolatorio.
Far precisare al Pz la zona di dolore: dx, sin e/o centrale, mediante una domanda diretta: mi fa vedere
dove ha dolore e mi indica la zona precisa di dolore?
Se c’è una irradiazione stabilirne la localizzazione.
NB. In presenza di una irradiazione, e quindi di ORIGINE RADICOLARE, nel corso della visita sarà necessa-
rio fare SEMPRE dei test neurologici (sia per gli arti superiori, sia per gli arti inferiori)

A partire da queste domande e dalle relative risposte si può pensare che la lombalgia da cui è affetto il Pz
possa avere un’ origine di tipo:
meccanico
viscerale
vascolare
Sulla base di queste considerazioni si andranno a fare per ciascuna delle ipotesi diagnostiche delle domande
specifiche per confermare od escludere tale ipotesi.

1. Ipotesi meccanica
Dall’anamnesi il Pz ha precisato la zona di dolore, l’eventuale irradiazione e la localizzazione dell’irradiazione,
se il dolore aumenta con il movimento oppure no.
A questo punto si eseguiranno dei test di mobilità per capire cosa accade a livello della zona lombosacrale e
della zona pelvica.
Disturbo lombosacrale: controllare sempre l’articolazione sacroiliaca e la vertebra L3, sulla quale nella
maggior parte dei casi si avverte una disfunzione; nella stragrande maggioranza dei casi l’emibase sacrale
implicata nella disfunzione sacroiliaca la troviamo in posteriorità; importante testare sempre e liberare se
necessario la sinfisi pubica (consiglio pratico del prof. Alessandro Di Branco)
un iliaco ant o post,
una disfunzione di L4-L5,
una disfunzione del sacro. Queste perturbazioni a loro volta porteranno ad un’altra conseguenza,
una disfunzione del pavimento pelvico. Da qui segue l’ipotesi che ci si possa trovare di fronte a disfunzioni
del:
1. diaframma toraco-addominale: si chiederà al Pz se lamenta dolori nella zona dorsale bassa e si veri-
ficherà la cerniera dorso-lombare
2. diaframma toracico superiore: corrisponde alla base del collo. Pertanto si chiederà al Pz se quando gira
la testa da una parte e dall’altra avverte dei fastidi. Se ciò avviene nel corso della visita si andrà a valutare il
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tratto cervicodorsale e se c’è una positività bisognerà indagare su eventuali irradiazioni al braccio precisan-
done il territorio; di conseguenza nella visita si eseguirà un esame neurologico sugli arti sup.
Si chiede inoltre al Pz se lamenta fastidi alla base del collo e/o nel tratto cervicale alto (sempre per
la relazione esistente tra questa zona ed il diaframma pelvico). Se la risposta è positiva durante l’esame si
eseguono dei test.
Sapendo tutte queste cose relativamente alle conseguenze di un interessamento del tratto lombosacrale o
della zona pelvica ci si domanderà: “per quale motivo insorge una lombalgia?”.
La risposta è la seguente: o il problema è legato ad una catena ascendente oppure ad una catena discen-
dente.
1. Se si ipotizza una catena ascendente si chiede se ci sono stati dei problemi sul piede, sulla caviglia, sul
ginocchio o sull’anca. Se la risposta è positiva si vanno ad effettuare dei test di pressione e poi di bilancia-
mento. (in caso di problematica al test di pressione risulterà positivo il distretto con problematica al 99%).
Spesso, anche se non sempre, una problematica di catena ascendente è attribuibile all’iliaco.
2. Se si ipotizza una catena discendente la causa della lombalgia potrebbe essere riconducibile al m. psoas
(con nessi ovviamente anche viscerali) o ad una disfunzione del sacro. Pertanto si chiederà al Pz se nella
zona lombare alta il Pz avverte alcuni fastidi.

Quindi NB.
disfunzione di sacro: problemi imputabili alla colonna vertebrale o comunque a problematiche provenienti
dall’alto (disfunzioni di colonna vertebrale o cranio sacrali)
disfunzioni di iliaco: problemi imputabili ad una catena ascendente (piede, anca, tibia, ginocchio)

Prima di concentrare l’attenzione sui singoli apparati, è importante avere notizie generali sullo stato di
salute del Pz:
dorme bene?
il problema è rappresentato dalla difficoltà ad addormentarsi o dalla tendenza a svegliarsi nel cuore della
notte? Oppure ancora fa fatica a svegliarsi la mattina? Si sente affaticato? Depresso?
Si sono verificati:
Perdita di peso?
Episodi febbrili?
Eruzioni cutanee?
Sudorazioni notturne?
C’è predisposizione a patologie cardiovascolari e/o polmonari (asma bronchiale o allergica ….)
Soffre di patologia metaboliche?
Ha fatto analisi del sangue? È emerso un valore alto di colesterolo o trigliceridi o di glicemia?
NB. Visceri emuntori: POLMONI, FEGATO, TENUE, MILZA, RENE, LINFONODI, PELLE.

2. Ipotesi viscerale
Sempre tenendo conto che si stanno ricercando le cause di una lombalgia dx, sarà necessario indagare tutti
gli organi siti a destra. Per ciascuno di essi sarà necessario fare delle domande precise, mirate per stabilire se
alcuni disturbi possono ricondursi a problemi su di un organo piuttosto che su di un altro.
Fegato: è un organo parenchimatoso che riceve sangue dalla vena porta drenando molti territori intes-
tinali. Pertanto in presenza di problemi epatici di congestione con drenaggio difficoltoso a livello della vena
porta, verrà utilizzato il sistema della vena cava. Poiché tra la vena cava e la vena porta ci sono delle anasto-
mosi si può chiedere al Pz se soffre di emorroidi e /o ragadi.
Se la risposta è positiva si potrà confermare l’ipotesi fegato.

Innervaz ortoS D7-D9 + plesso celiaco C3-C5 n. frenico per la capsula di Petrequen
Innervaz paraS > nervo vago sin e dx + plesso celiaco

Sintomi:
dolore dorsale e costale a dx (K9/K12)
dolore ipocondrio dx, epigastrio ed ipocondrio sin
dolore cervicale a dx
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dolore spalla dx (cervicalgia + cervicobrachialgia dx)
dolore alla scapola dx
cefalea, emicrania (trazione sul tubercolo faringeo), dizziness su base emodinamica, tossiemica e meccanica
digestione lenta soprattutto lontano dai pasti, accompagnato da difficoltà di transito intestinale:
difficoltà a digerire i grassi e le proteine
attenzione al fegato ptosico: esso determina una stasi a livello dell’angolo colico dx e del colon ascen-
dente, del cieco e alterazione della dinamica del rene dx, dando dei sintomi a distanza:
astenia soprattutto mattutina
prurito, eritemi, eruzioni cutanee, dermalgie riflesse,
edemi declivi
alitosi, traspirazione, lingua impastata, ruvida, pelle lucida, unta
nei casi più gravi ittero della pelle sclere, mucose
reticolo venoso superficiale (atelectasie, a livello sottodiaframmatico e periombelicale > cape medusae)
varicocele o cisti ovariche a sin > esiste un’anastomosi tra vena renale sin e vena splenica, cosicchè il
drenaggio di quest’ultima, che sbocca nella vena porta, si ripercuote a livello della vena renale sin
Venendo meno la sua capacità di drenaggio, le vene spermatiche od ovariche di sin, che sboccano nella
vena renale sin, non svolgono la loro funzione a livello delle vie spermatiche e del testicolo, nell’uomo, ed a
livello ovarico nella donna, creando un edema locale.
emorroidi e ragadi > segni clinici legati alla emodinamica

Dolori riferiti a distanza:


dolore lombare dx (a livello del quadrato dei lombi)
dolore a livello della articolazione sacroiliaca dx
dolore all’anca dx

Altri:
rinite cronica
sinusite e tosse secca
varicocele e /o cisti ovariche a sin; vene varicose
astenia soprattutto mattutina (se la Pz è donna chiedere se assume pillola anticoncezionale) > l’astenia
oltre che a livello del cranio è valutabile a livello sacrale (depressed-sacrum)
prurito, eritemi, dermalgie riflesse, eruzioni cutanee, atelectasie a livello diaframmatico e dermalgie riflesse
edemi declivi,
alitosi, lingua impastata, pelle lucida e unta, traspirazione
urine ipercrome e maleodoranti e feci ipocrome (per secrezione biliare inadeguata e assenza di sterco-
bilinogeno).
Naturalmente fare le varie domande in relazione alla localizzazione del sintomo riferito dal Pz (pensare ai
vari quadranti).

Diagnosi differenz con test d’inibizione o di aggravamento:


per il fegato si può valutare la relazione tra la disfunzione viscerale e una disfunzione strutturale della zona
dorsale (D7-D9), della spalla dx, del rachide cervicale (C3-C5), o dell’arto superiore dx, scapola dx.
Metteremo in relazione la disfunzione epatica anche con i segni emodinamici dell’arteria succlavia o radiale
di dx (test di Adson-Wright, di Sateu, di Barral), deficit vascolari cranio-cervicali.
Nel test d’inibizione facciamo risalire il fegato verso la cupola diaframmatica dx, inducendo cosi una
inibizione fasciale, emodinamica o neurologica, che riduce la disfunzione viscero-somatica, la sintomatolo-
gia o la disfunzione a distanza.
Qualora la sintomatologia si acuisse, potrebbe significare che ci si ritrovi di fronte ad una irritazione perito-
neale, anche su base organica (epatomegalia, steatosi epatica, colecistite o presenza di calcoli biliari).
Nel caso non ci sia né inibizione, né accentuazione della disfunzione o della sintomatologia locale e a distan-
za, il test è negativo, non vi è una relazione viscero-somatica, e dobbiamo ricercare l’eziologia su altri sistemi.

Collegamento importante tra fegato > artic. sacroliaca > mm. pterigoidei esterni per un
discorso di continuazione fasciale (prof Luana Cattaneo)
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Colecisti: è un organo che serve ad emulsionare i grassi. Sulla base di ciò si potrà chiedere al Pz se gli piace
mangiare i grassi. Inoltre le feci possono essere chiare o scure: se le feci sono chiare vuol dire che i grassi non
vengono assimilati (malassorbimento)

feci chiare = i grassi non vengono assimilati


Innervaz ortoS: D7-D9 n. GRANDE splancnico
Innervaz paraS: vago sin
Propriocez: n. frenico dx

Sintomi:
Dolori all’epigastrio e all’ipocondrio dx:
Dolori costali K9-K10; K8; punto di Schmidt (apice scapolare) e di Bud (angolo scapolare inf )
Dolore lombare L2/L4 per riflesso (colecisti/mesenteriale)
Cervicalgia e cervicobrachialgia sin (causa innervazione vago sin), ma anche dx
Digestione lenta soprattutto dopo aver ingerito fritti e grassi
Gonfiori post prandiali (soprattutto dopo aver ingerito i grassi)
Nausea, bocca amara e sensibilità verso certi cibi
Spesso diarrea
Emicrania; dolori retro oculari e fronto sinusali sin
Dizziness
Prurito cutaneo intenso
Prurito del cuoio capelluto soprattutto in una donna in corrispondenza del periodo premestruale

NB. Rapporto disfunzionale con clavicola sin: per passaggio nervo vago sin; clavicola dx per passaggio n.
frenico dx (non è raro trovare colecisti e disfunzione di clavicola sin)

Emorroidi, varici, edemi AAII: organi da stasi emodinamica > fegato, milza, tenue e colon, rene.

Angolo colico dx: il rischio è che si chiuda determinando un transito intestinale alterato. Sulla base di ciò si
potrà chiedere al Pz se lamenta gonfiore in fossa iliaca dx. Ciò accade soprattutto in caso di PTOSI EPATICA.

Sintomi del colon e quadro colico:


Distensioni e dolori addominali e sua risoluzione dopo evacuazione
Meteorismo e borborigmi
Alternanza di episodi di stipsi e diarrea (muco nelle feci)
Disidratazione (alterato assorbimento di liquido e perdita delle feci)
Edema
Dolorabilità ossea e segni tetanici (a CAUSA dell’importanza del metabolismo del calcio)
Colite
Psoite
Dolore a barra
Cistiti per passaggio transmurale di batteri e virus
Riniti e sinusiti croniche, dovute a difetto di eliminazione delle tossine del Pz e alla tendenza alla autodisin-
tossicazione del Pz stesso
Anca: per i rotatori esterni o per il n. femoro-cutaneo
Lombalgie da stasi emodinamica (problemi viscerali e problemi vascolari)
Periartrite scapolo-omerale laddove non c’è substrato anatomico all’eco o in RMN
Malessere e letargia
Tenesmo (sensazione di svuotamento incompleto, incontinenza urinaria)
Feci caprine
Emorroidi e varici (varicosità del plesso emorroidale che si instaura a seguito di deficit del circolo portale o
da iperpressione addominale o disequilibrio alimentare). I deficit vascolari ed i segni clinici possono interes-
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sare l’addome, gli organi uro ginecologici e gli ari inferiori.

Visceri che determinano problematiche di drenaggio venoso:


quadro colico
tenue
diaframma
fegato
milza

Cieco_sintomi
Dolore in fossa iliaca interna dx
Dolore piega inguinale
Sacroiliaca e anca dx
Contrattura psoas dx
Nei casi di irritazione avremo segni del Mc Burney :+++ (dolore vivo al rilascio dopo digitopressione);
il dolore appendicolare può dare dolori riflessi anche a livello pilorico e gastrico per riflesso gastroil-
eale; anche dolori all’Oddi
Dolori testicolari e grandi labbra (diagnosi differenziale con varicocele)
Dolori ovaio e faccia interna della coscia e ginocchio (n. otturatore), o faccia anteriore della coscia (n. crurale)

Nel caso della valvola ileocecale bisogna valutare le zone: D9-D12, K9-K12 (nn. intercostale) ed il
piloro, in quanto i 2 sfinteri sono legati dal riflesso gastroileale

Colon ascendente, trasverso e discendente_sintomi


Dolore fianco dx e sin
Dolore a barra e sottodiaframmatico (diagnosi differenziale con pancreas nel quale il dolore è anche a livello
della scapola sin)
contrattura del quadrato dei lombi
Dolore dorsale e costale basso
Spesso dolori neurologici riferiti

Colon ileopelvico e retto_sintomi


Dolore in fossa iliaca sx e zona sovrapubica
Dolori riferiti in piega inguinale e sacroiliaca di sin
Dolori lombari bassi e soprattutto sacro-coccigei
Dolori riferiti all’anca e interni ginocchio e coscia

Innervaz. ortoS: D6-D8 > n. grande splancnico + plesso celiaco + plesso mesenterico superiore: cieco, co-
lon ascendente, angolo colico dx, metà dx del colon trasverso
Innervaz. ortoS: D9-L2 > n. piccolo splancnico + plesso celiaco per metà sin del colon trasverso, angolo
colico sin, colon discendente, colon sigmoideo, retto
Innervaz paraS: n. vago dx
ParaS sacrale: radici S2-S4 + nervi erettori di Eckart

Tenue: è un organo deputato alla digestione e all’assorbimento. È inoltre ricco di sangue (è una vera e
propria riserva di sangue), oltre ad avere un ruolo molto importante dal punto di vista immunitario. Esso è
l’organo linfoide per eccellenza ed è considerato il 2 cervello dell’organismo. Cosa può accadere a livello
delle anse intestinali? Che ci siano dei fenomeni colitici, pertanto si chiede al Pz se gli capita di sentirsi
gonfio. Da ricordare che i soggetti emotivi soffrono spesso di coliti.
Innervaz. ortoS: n. piccolo splancnico D9-D12 + plesso mesenterico superiore
Innervaz paraS: n. vago sin

Sintomi:
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Dolore lombare L2-L5 causa radice mesentere e dolore dorsale basso per tensione fasciale alla radice del
mesentere o riferito di natura neurogena
Dolore ombelicale e sotto ombelicale e addominale
Nevralgia crurale e genito-crurale
Cefalea di natura emodinamica e neurogena, linfatica: il Pz si alza con cefalea non localizzata, ma generaliz-
zata che dura per circa 6 ore, e tende ad affievolirsi o a scomparire nel corso della giornata.
Stasi emodinamica a livello degli AAII del piccolo bacino: presenza di varici e di edema agli aa inferiori,
disfunzioni o sintomatologia a livello genitale e vescicale
Distensione addominale: un rallentamento del transito intestinale può creare fermentazione batterica (svi-
luppo di gas, gonfiore e deficit nell’assorbimento delle sostanze ingerite a livello di ileo e colon)
Colica addominale
Perdita di peso per malassorbimento (diagnosi differenziale con celiachia)
Flatulenza
Anemia o segni tetanici per ipocalcemia
Edemi e dolori ossei per malassorbimento proteico di calcio
Ulcere: ippocratismo digitale, leuconichia per carenza vitaminica, eruzioni cutanee, dermatiti (collegamento
con carenza o diminuzione di vitamina B2)
Problematiche di vista o correlate quali maculopatie, cataratta, glaucoma, visto il collegamento con vi-
tamina A: il tenue è sede di sintesi di vitamine A, B, K, B12, acido folico
Legame con sistema ORL
Visceri che si collegano al processo di coagulazione del sangue: FEGATO, TENUE, COLON, MILZA

NB. cefalea linfatica: Pz si sveglia con questo tipo di cefalea, che passa dopo circa 6 ore.
Lavorare le fosse nasali e la regione sotto occipitale;
lavorare i tre diaframmi, le benderelle e gli stretti
clavicola; C7-D1-D2, K1, K2
scapola
visceri emuntori soprattutto fegato e tenue

Rene: si può chiedere al Pz se lamenta sensazione di caldo e di pesantezza a livello lombare.


Questo sintomo è particolarmente presente all’alba, ed emerge all’alba.
Si deve inoltre chiedere se c’è familiarità per patologie renali.
Rene sin: ruolo emodinamico ed emotivo; rene dx: ruolo metabolico per suo legame con fegato
NB: se il Pz lamenta bruciore e dolore alla minzione il problema è da ricondursi alla vescica.

Innervaz ortoS: D10-L1; D8-D11 per la surrenale; nn. piccolo e grande splancnico
Innervaz paraS: n. vago dx

Sintomi:
Dolore dorsale e intercostale basso
Dolore lombare e senso di pesantezza e bruciore soprattutto in prima mattinata, che tende a svegliare il Pz
e che si attenua con il movimento, infatti quando il Pz si alza il dolore si riduce
Herpes, nevralgia intercostale e organi del piccolo bacino
Dolore cervicale basso causa origine embriologica
Nevralgia intercostale, addomino-genitale, genito-crurale (dolore inguinale, al testicolo e alle grandi labbra)
Dolore femoro-cutaneo (parte antero-laterale coscia, crurale, otturatoria, anca, parte interna della coscia e
ginocchia)
Contrattura psoas e quadrato dei lombi
Sacroileite

Segni clinici associati:


prurito agli AAII soprattutto alle tibie e alle caviglie per accumulo di N, edemi, gonfiore alle mani ed
agli occhi per ritenzione di liquidi, sete, segni clinici genito-urinari (sindrome premestruale, infezione geni-
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tale, oliguria, congestioni pelviche, astenia, urine di cattivo odore per presenza di corpi chetonici e sostanze
azotate
Disfunzioni della sfera sessuale, controllo della pressione arteriosa (ipertensione), gestione stress e dolore
(cortisolo).

La vena renale dx è più corta della vena renale sin


Alla vena renale sin arriva la vena spermatica od ovarica sin; mentre le vene testicolari, spermat-
iche od ovariche di dx si dirigono direttamente in vena cava inferiore.
Il fegato, il tenue e la milza possono influenzare l’emodinamica del rene sin, creando quadri di idronefrosi, di
varicocele e cisti ovariche.

Il rene è l’organo emuntore per eccellenza


Funzioni:
Filtrazione dei liquidi
Riassorbimento di sodio
Glucosio
Calcio
Proteine ed acqua
Produzione di urina
Agisce nella regolazione dell’equilibrio idrico ed elettrolitico, nella regolazione della pressione arteriosa e
dell’equilibrio acido-base, sul metabolismo del calcio, nella gluconeogenesi, nella gestione del dolore, dello
stress e dei processi infiammatori, e nella secrezione, metabolismo ed escrezione ormonale.

Le disfunzioni RENALI sono principalmente le PTOSI


Cause:
Dimagrimento rapido
Traumi diretti o indiretti (microtraumi ripetuti da sport, cadute sul bacino, posture lavorative, esiti di inter-
vento chirurgico o manovre durante il parto)
Disfunzioni osteopatiche strutturali o dei visceri adiacenti soprattutto del quadro colico e del fegato, ma
anche polmoni e cuore e dei diaframmi addominali e perineale.
La tensione sul peritoneo parietale post, dovuta agli organi intraperitoneali adiacenti, come colon ascen-
dente, discendente e duodeno, o secondaria ad interventi chirurgici, crea ripercussioni biomeccaniche ed
emodinamiche su visceri quali rene ed ureteri
Oggigiorno sono sempre più evidenti le problematiche legate alla alimentazione ed allo stato psi-
coemozionale del soggetto, che agiscono sulla loggia renale (vedi rene sin emozionale) e soprattutto
surrenale.
Tali disfunzioni si ripercuotono anche su uretere e vescica (viscere con alto significato psicoemozionale e di
relazione sociale), quindi sui processi di elaborazione ed evacuazione della urina.

! Rapporto importante tra rene e cuore da un punto di vista emodinamico fondamentale


in anamnesi soprattutto per quanto riguarda la pressione arteriosa (a causa della presenza dei pressocet-
tori nell’atrio sin del cuore, in relazione fisiologica con cortisolo prodotto dalla surrenale).

! Rapporto importante tra rene e apparato respiratorio: un Pz con problematiche respira-


torie (asma bronchiale, enfisema, bronchite cronica, può avere ripercussioni a livello renale con disfunzioni
come ad es ptosi di III grado).

Test d’inibizione
Possiamo considerare il sintomo per il quale si presenta il Pz (test di Lasegue positivo, nevralgia sciatica, cru-
rale, genitocrurale e femoro-cutanea), o una riduzione di mobilità a livello articolare, iliaca, sacrale, lombare
o costale.

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Uretere_ sintomi
I dolori sono locali, anteriori sulla parete addominale o post sulla parte riferita
Dolori e/o contratture a livello del quadrato dei lombi, psoas, zona lombare e sacrale
I dolori riferiti sono localizzati a livello pubico e testicolare, della piega inguinale, all’anca o al ginocchio (nn.
genitocrurale ed otturatorio )

Innervaz. ortoS: D12-L1 nn. piccolo e grande splancnico

Vescica
Sintomo diretto: dolore alla minzione e bruciore
Dolore sacrale, lombare basso, dolore sinfisi pubica + articolazione sacroiliaca
Dolori riferiti all’anca e al ginocchio (per L4), più alla coppia scafoide-cuboide controlaterale.
Innervaz. ortoS: D12-L3

Segni clinici TIPICI di una DISFUNZIONE VESCICALE: incontinenza urinaria, cistiti ricorrenti, dispareunia e
sindrome premestruale, pollachiuria, disuria, alterato controllo della minzione, minzioni frequenti.

NB. Il controllo nervoso della minzione viene effettuato dal simpatico toraco-lombare (a livello D10-L2, da
cui origina il n. ipogastrico) e dal centro sacrale (metameri S2-S3-S4). Da quest’ultimo centro originano
le fibre nervose somatiche innervanti gli sfinteri striati e la muscolatura perineale (n. pudendo) e le fibre
paraS dirette al m. detrusore (n. pelvico).

Ovaio e Testicolo: per questi due organi bisogna fare domande molto mirate, per non creare malcon-
tento nel Pz.
1. Ovaio: chiedere se ha il ciclo mestruale è una domanda stupida. Infatti bisognerà prima chiedere se la Pz
assume la pillola. Se si, non ci interessa conoscere le motivazioni personali che l’hanno spinta a prendere la
pillola, però quello di cui si è certi è che ci sarà un sovraccarico epatico enorme e la Pz sarà stanca. Sicura-
mente è importante sapere da quanto tempo la Pz assume la pillola.
Ci sono poi delle “mostruosità” legate all’assunzione della pillola:
A 45-47 anni il ginecologo dice alla Pz che è importante prepararsi alla menopausa mediante l’uso di un trat-
tamento ormonale.
Quando poi inizia la menopausa la Pz inizia a prendere altri ormoni per evitare la perdita di calcio e
l’insorgenza dell’osteoporosi (il Prof. dice che fino a che l’osteoporosi rimane nei limiti è fisiologica e pre-
sumo intenda che non vada trattata con terapia ormonale).
Dopo 2 anni dalla comparsa della menopausa, quando la Pz ha circa 54-55 anni sarà necessario somminis-
trarle degli estrogeni per mantenere la troficità della mucosa vaginale.
In conclusione la Pz è stata sottoposta a 10 anni di trattamento ormonale!!!!
Può capitare che a 40-45 anni una Pz con 2 gravidanze alle spalle assuma la pillola. In questo è importante
sapere il perché ciò avviene perché in questi casi in genere la pillola viene data per mettere l’ovaio a riposo.
Una condizione di questo tipo però predispone a sviluppare delle cisti ovariche. Saperlo è importante in
quanto consente all’osteopata di poter lavorare sull’ovaio in modo da poter restituire a quest’organo un cor-
retto ambiente anatomico.
NB: bisogna chiedere quando la Pz ha eseguito l’ultima visita ginecologica e l’ultima mammografia
(quest’ultima deve essere eseguita ogni 10-12 mesi).
È poi importante sapere chi assicura la vascolarizzazione all’ovaio perché tramite il letto arterioso arrivano
stimoli all’ovaio. Quindi chi comanda la via arteriosa? Le arterie latero-vertebrali: sarà pertanto impor-
tante valutare se ci sono disfunzioni a questo livello. In conclusione si è globalmente riflettuto su recettore,
trasmettitore, trasportatore ed emettitore. Questo tipo di lavoro è quello che viene condotto sull’asse endo-
crino.
NB. Tumore ovarico: nella clinica spesso si ha eritema erpetiforme nella regione costale e lungo il decorso
dei nervi intercostali, nella regione addominale sup, scambiabile erroneamente per fuoco di Sant’Antonio.
2.Testicolo: questo organo circonda l’uretra pertanto in caso di ipertrofia prostatica ci sarà difficoltà nel
getto dell’urina (segno delle scarpe bagnate).
Da ricordare che in caso di una grossa patologia dell’ovaio o del testicolo bisognerà fare attenzione perché
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spesso questi organi possono essere sede di tumore. C’è che sono molto aggressivi e che danno metas-
tasi lombari e lombosacrali. Ricordarsi che l’addome deve essere morbido e mobile, in presenza di una for-
mazione tumorale la zona è fissa (per questo motivo quando si visita un Pz prima di valutare i vari quadranti,
si può e si deve mobilizzare tutto il pacchetto addominale).
Conclusioni: alla fine dell’anamnesi l’Osteopata deve essere in grado di sapere dove indirizzare il suo trat-
tamento.

3. Ipotesi vascolare
Sempre tenendo conto che si stanno ricercando le cause di una lombalgia dx, dal punto di vista dell’ipotesi
vascolare bisogna ricordare che c’è un sistema arterioso ed uno venoso.
1. Come può il sistema venoso essere responsabile dell’insorgenza di una lombalgia? Un ristagno di
sangue venoso a monte può determinare un non perfetto ritorno venoso a livello delle vene lombari as-
cendenti (disposte lateralmente ai corpi vertebrali) deputate a drenare il foro di coniugazione. Una tale
condizione determinerà un ristagno venoso a livello del foro di coniugazione, con conseguente fenomeno
congestizio a livello della radice venosa.
Le domande da porre al Pz per confermare questa ipotesi sono:
“Si sente le gambe pesanti, gonfie?”.
“Dopo circa 30 minuti di movimento al mattino il gonfiore tende a scomparire?” (si av-
valora ancora di più l’ipotesi di un disturbo di tipo venoso).
“C’è familiarità per malattie vascolari?”.
Quando si visita il Pz svestito si può veder se ci sono problemi venosi, es. vene varicose.
2. Anche per il sistema arterioso si possono fare delle domande quali:
“C’è una familiarità per le malattie vascolari?”
“Durante una passeggiata dopo circa 15-20 minuti ha necessità di fermarsi per riposarsi?” (vedere se c’è
claudicatio intermittens)Questo è un segno di arterite, una patologia molto importante.
“Come sono i valori di colesterolo, trigliceridi delle ultime analisi del sangue?” Un loro eccesso con-
tribuisce all’insorgenza di aterosclerosi (restringimento del lume dei vasi a causa dei depositi di grasso in
eccesso). Se questi valori sono al limite ed il Pz ha una certa età vanno rilevati i polsi del Pz: quando non
c’è una sincronia tra il lato dx e sin questo è un sintomo di aneurisma.
È necessario integrare il motivo di consulto in un ambito più generale. Bisogna essere generici, ma secondo
le risposte bisogna essere più precisi. Per es si può chiedere al Pz se:
“Ricorda traumi particolari che possano essere di interesse?”
“A livello cardiaco ha qualcosa di rilevante da segnalare?”
“A livello polmonare è affetto da qualche patologia?”
C’è predisposizione per patologie cardiovascolari e polmonari?
“Ha subito interventi chirurgici?”
“Assume dei farmaci?”
Per finire sulla base delle risposte ottenute con l’anamnesi si procederà con l’osservazione.

Sintomi sistema cardiovascolare


Dolore al torace e retro sternale che non si calma con il riposo
Dispnea notturna e o dopo sforzo
Gonfiore alle caviglie dopo sforzo
Claudicatio intermittens tipica di un problema di tipo arterioso, che appunto si acuisce con la deambulazi-
one e dopo sforzo anche non tanto prolungato
Palpitazioni e aritmie
Tosse secca e stizzosa soprattutto in posizione supina
Dolore in sede epigastrica e irradiati lungo la mandibola e arto sup sin che non si calmano con il riposo
Dolore dorsale soprattutto sin

Altri visceri: sintomatologia

Duodeno
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Importante arco vascolare di Treitz (incrocio tra a. colica sin + v. mesenterica inf )
Innervaz ortoS: D6-D9: n. grande splancnico (tratto sovramesocolico);
D9- D12 n. piccolo splancnico (tratto sottomesocolico)
Innervaz paraS: vago sin (sovramesocolico)
vago dx (sottomesocolico)

Sintomi
dolore epigastrico/mesogastrio
dolore dorsale medio e dorsale lombare D12-L3/L4 (tratto D6-9 e D9-D12)
Sindrome da MALASSORBIMENTO e variazioni ponderali, calo ponderale
Intolleranze alimentari, gestione alterata di zuccheri e dei grassi, allergie
Eritemi, dermatite atopica
Gonfiori epigastrici post prandiali

Segni clinici associati:


nel fegato e vescicola biliare: difficoltà nel digerire i grassi
Pancreas: per quanto riguarda il metabolismo degli zuccheri
Tutto ciò si ha soprattutto nel caso di una disfunzione dello sfintere di Oddi: coliti legate all’Oddi e alla
vescicola biliare.

Test d’inibizione o aggravamento


Esiste una relazione su base neurovegetativa tra il duodeno e la zona D6-D9 e D9-D12.
Vi sono inoltre relazioni fasciali tra il quadro duodeno pancreatico e la zona dorsale D12/L3-L4 poste-
riormente ed il colon trasverso in avanti.
Una ptosi del quadro colico e/o dell’intestino tenue può creare delle disfunzioni duodenali secondari-
amente a livello vertebrale o costale.
Sarà interessante valutare se esista una relazione viscero-somatica, inibendo la tensione fasciale anteri-
ore (alzando tutto il pacchetto intestinale del tenue, il colon trasverso rilasciando il mesocolon, e valutare se
la sintomatologia a distanza o le disfunzioni vertebrali o costali migliorano o peggiorano).
NB prima del trattamento specifico è opportuno normalizzare le coste o le vertebre disfunzionali correlate
ai nn. grande e piccolo splancnico, in funzione del controllo ortoS dello sfintere e delle pareti duodenali.
Sugli sfinteri la tecnica più efficace è il recoil a pollici sovrapposti

Pancreas_ sintomi:
Dolore dorsale a barra, simile anche nel quadro colico (colon ascendente e discendente) complicato da
dolore apice scapola sin; tipico anche del duodeno e del tenue.
Difetto nella digestione degli alimenti e prurito
Disturbi del transito intestinale lontano dai pasti
Diabete e steatosi epatica: alterazione del metabolismo glucidico e lipidico
Steatorrea: feci chiare ipocrome, argillose ed urine scure ipercrome
Alternanza diarrea e costipazione
Turbe endocrine
Ipotiroidismo e riduzione di ormoni ipofisari

Innervaz ortoS: n. piccolo splancnico D8-10


Innervaz paraS: n. vago sin
Lavorare sul pancreas significa liberare le restrizioni di mobilità della loggia duodeno pancreatica e del pic-
colo epiploon, assicurarsi che non vi siano tensioni da parte del trasverso e delle anse intestinali; normaliz-
zare la zona dorsale e costale in relazione funzionale tramite la catena laterovertebrale.
Il suo interesse è soprattutto la sfera emodinamica e la sua digestione e assimilazione degli alimenti.

Stomaco_sintomi:
dolore dorsale neurovegetativo D4-D8
difficoltà di digestione vicino o lontano dai pasti
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vomito
disfagia, più legata all’esofago
bocca amara
BRUCIORE gastrico, gastralgie post prandiali, nausea, dizziness, emicranie
Una fibrosi del cardias: può provocare una stimolazione vagale e produrre e mantenere una ipercloridria
gastrica.

Innervaz ortoS: D4-D8 n. grande splancnico


Innervaz paraS: n. vago sin

NB. Legame stomaco-tenue: anemia, dolore dorsale alto, gastrite

DIAGNOSI DIFFERENZIALE: valutare la relazione tra la disfunzione viscerale e una disfunzione strutturale
della zona dorsale e costale (D4-D8), della SPALLA sin, del rachide cervicale o dell’arto sup sin. Vi possono
essere segni emodinamici legati alla arteria succlavia o radiale di sin, per i quali ci possono essere variazioni
del polso arterioso.
Se facendo risalire il viscere, la sintomatologia si acuisce, può significare che siamo di fronte ad una
irritazione peritoneale, anche su base organica (ernia iatale, ulcera gastroduodenale a sin, calcoli biliari o
steatosi epatica a dx).
Se non c’è accentuazione della disfunzione e non c’è inibizione della sintomatologia locale e a distanza il
test è negativo, e non è presente alcuna relazione viscero-somatica.

Tecniche neurovegetative: esistono tecniche neurovegetative specifiche per lo stomaco di stimolazione


orto e paras. (trattamento della zona dorsale e costale D4-D5 per il cardias, e D6-D8 per il piloro); in funzione
della componente parasimpatica dobbiamo valutare il decorso del n. vago, e testeremo, trattando:
sutura occipito-mastoidea
clavicola
sterno
mediastino
Foro esofageo

Tecniche craniche come la compressione del IV ventricolo e il rotolamento bilaterale dei temporali possono
essere utilizzate se si vuole indurre una stimolazione rispettivamente del sistema paraS e ortoS, ma occorre
sempre FARE PRIMA IL TEST DEI GLOBI OCULARI.

Anemie > visceri interessati: fegato, tenue, duodeno, milza, colon

Esofago_sintomi:
Dolore dorsale neurovegetativo (tratto D4-D8)
Disfagia SOPRATTUTTO dei liquidi
Pirosi sternale e retro sternale
Tosse secca e stizzosa soprattutto da supina
Dizziness, sintomi vagali

Innervaz ortoS: D4-D8 n piccolo splancnico n. grande splancnico


Innervaz paraS: n vago sin

Diaframma_sintomi:
Cefalea, emicrania, dizziness
Tosse secca
Cervicalgie (asse aponeurotico centrale) e lombalgie alte (per i pilastri); dolori intercostali e TORACICI ALTI e
xifoidei
Problematiche di deglutizione atipica e tensioni al pavimento buccale (collegamento con asse aponeu-
rotico centrale, osso ioide e lamina tiro pericardica), connesse alle disfunzioni dell’’ATM
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Alterazioni dell’asse ipotalamo endocrino -ipofisario (vedi sfenoide, massiccio facciale e sacro)
Pseudo asma bronchiale con tosse secca
Alterazioni emodinamiche con gonfiore ed EDEMA agli AAII
Sintomi associati: palpitazioni, tachicardia, bradicardia, aritmie
Distonie neurovegetative
Difficoltà di transito a causa della chiusura della bocca
Parestesie

Innervaz ortoS: D6-9; D9-12 e nn. intercostali


Innervaz paraS: nn. vaghi

Cuore
Segni e dolori riferiti:
Dolore toracico trafittivo, forte e fisso (fitta al petto)
Dolore retro sternale con senso di oppressione che non migliora a riposo ma in posizione seduta e in avanti.
Cervicalgia in C4-C5-C6 (per legamenti sterno pericardici superiori, con irradiazione alla mascella e alla
mandibola e sotto la lingua; bilaterale e braccio sin soprattutto)
Dorsalgie medie D1-D4 per nesso con legamenti vertebro - pericardici profondi
Dolore intercostale K2–K5 sin, K3-K6 dx

Ricorda
Anca otturatoria o ant: arto inf più lungo e in RE
Anca inf o sciatica: arto inf più corto ma in E e in RI
Anca post o dorsale: arto inf più corto ma in F e in RI

Visceri emuntori: pomoni > fegato > tenue> milza > rene > linfonodi > pelle

Correlazione tra stati craniali e classi dentali (Prof. S. Colasanto )


Stato disfunzionale di F > II classe (la mandibola indietreggia e il mascellare avanza)
Stato disfunzionale di E > III classe (la mandibola avanza e il mascellare indietreggia; il soggetto tende a
chiudersi)
Stato disfunzionale di torsione > II classe dal lato di denominazione di torsione (quadranti in RE), mentre la
I classe dal lato opposto. La masticazione avviene dal lato della RE.
Stato disfunzionale di laterofless/rotazione > cross-bite dal lato di denominazione della disfunzione.
Stato disfunzionale di strain lat > II classe dal lato di denominazione dello strain
Stato disfunzionale di strain verticale alto > III classe (il soggetto è seduto e schiacciato sui diaframmi
> “lo strain più problematico da un punto di vista degli adattamenti posturali e viscerali è quello verticale
alto post“ prof. M. Audouard (vedi suo video)
Stato disfunzionale di strain verticale basso > II classe

Anno 5 sem 4_Bonetti

Pz: Piergiorgio, 35 aa, fisioterapista


P > anca sin (P=problema)
P2 > addome gonfio

P > dolore locale, profondo


k in piedi
k se nuota a rana (movim. difficile, fa fatica)
Altri fastidi su questa gamba?
Tendinite al tendine d’Achille da 5 aa (dopo trauma durante thrust tibio-tarsica).
Quando sale le scale sente fastidio
Altri dolori? Qualche fastidio S/I (sacro-iliaca?) e Cx/Tx
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Diagnosi DIfferenziale per P
1. Hai fatto qualche esame? No
2. Da piccolo hai avuto problemi a deambulare? No
(pensare a displasia, anca congelata, etc, etc...)

P2 (fare domande al Pz sugli organi facendo riferimento alla loro funzione)


Tenue
1. funzione di assorbimento
Sei anemico? (vitamine). No
Sei stanco? (vitamine). No
Soffri di crampi? (Ca e Magnesio). Sì
2. funzione immunitaria
Sei allergico? Ora no, ma crisi di asma da piccolo (polmone)
Hai problemi cutanei ricorrenti come dermatiti? No
Talvolta però prurito. A cosa ci fa pensare?
1. ristagno di acidi biliari > cistifellea
2. eccesso d’istamina prodotta da polmoni e tenue
Polmone e tenue rappresentano i due organi in contatto con l’esterno, quindi sono soggetti a irritazione e/o
parassitosi (intestino), per cui è facile che liberino questa sostanza.

Proseguiamo le domande per il viscerale


Come sono le feci? Frequenti, chiare, malformate
Cosa penso? Feci chiare > fegato, cistifellea, pancreas
Per frequenza e malformate penso al vago +++
Poiché il dolore è a sin (anca sin) per il pancreas penso alla coda (= la parte endocrina > cellule di Langher-
ans, insulina).
Sei stanco? ������������������������������������������������������������������������������������������������������
una stachezza altalenante? (i cali d’insulina creano oscillaz tra stanchezza/recupero legati all’as-
sunzione di cibo).
Pensando alla coda del pancreas penso anche alla milza.
Milza
1. distrugge l’emoglobina (ciclo della bilirubina > feci chiare e urine scure)
2. piastrine. Problemi nella guarigione delle ferite?
Il Pz inoltre riferisce:
ptosi del rene (meccanico)
1. dolore al testicolo sin. Cause >
ptosi dell’intestino (vascolare > a. mesenterica che passa sull’a. renale)
Rene
Chiederò: problemi di pressione?
Problemi durante la minzione?
Vit D > problemi precoci a carico delle ossa? (apposizione di Ca e P)
Ph (reni insieme ai polmoni): hai infiammazioni frequenti?

2. ginecomastia bilat operata (sviluppatasi intorno ai 18 aa)


Penso all’asse ipotalamo > ipofisi > tiroide > surrene
Hai familiarità per problemi di tiroide? Sì
Ripenso al fegato.
feci chiare?
eccesso di sali biliari?
Fegato cattiva digestione di alimenti
stimola la peristalsi
metabilizza ormoni steroidei (penso alla sua ginecomastia)
Disfunzioni trovate
OTS sin con clavicola sin in R ant
> polmone? stomaco? AC (aponeurosi cervicale?) che tira giù
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TFP + a sin sterno in Insp !
diafr in INsp basso a sin K2 in Insp !

9Q: fossa iliaca sin ipocondrio dx mesogastrio

Dopo il bilanciamento esce fossa iliaca.


Esamino quale organo > fegato
sacro post unilaterale sin
L5 in FRS dx
D7 in FRS sin
D12-L1 in disfunzione > plesso testicolare (dalle renali....)
C0 post sin > vago sin
C2 in FRS dx

i
è un’unica unità funzionale (se trovo C2 e non riesco a collegarle, penso al blocco)
loggia viscerale e vascolare dx
strain vert basso post
Sintesi..........

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