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Estratto da un articolo pubblicato su «La Repubblica», 15 febbraio 2013

Ritrovato all'Archivio di Stato di Firenze il bando originale che fu letto dal banditore Antonio di
Chimenti il 19 febbraio 1513 per la cattura di Niccolò Machiavelli, dopo che il suo nome è stato
rinvenuto in un elenco di potenziali simpatizzanti di una congiura per rovesciare il regime dei
Medici. Il ritrovamento si deve allo storico britannico Stephen Milner, professore di storia italiana
all'Università di Manchester, che in qualità di visiting professor a Firenze presso Villa I Tatti (sede
della Harvard University Centre for Italian Renaissance Studies), sta conducendo ricerche sulla
figura dei banditori fiorentini nel XV e all'inizio del XVI secolo.

Milner ha scoperto inediti documenti che gettano nuova luce sugli eventi che hanno portato alla
composizione del "Principe", di cui nel 2013 si celebrano i 500 anni della stesura, con le
manifestazioni internazionali che prenderanno il via martedì a Firenze. Utilizzando le informazioni
raccolte dall'esame di centinaia di simili proclami fatti tra il 1470 e il 1530, Milner è stato in grado
di mappare i numerosi siti all'interno delle antiche mura di Firenze dove il banditore, a cavallo e
armato, con la sua tromba d'argento avrebbe declamato ad alta voce il bando.

Ulteriori scoperte archivistiche hanno fatto luce su pagamenti versati a quattro cavalieri che furono
mandati dalle autorità a cercare Machiavelli per le vie della città e, inoltre, i pagamenti che essi
ricevettero dopo averlo catturato. Il testo del bando originale recita: "Spectabili et Degnissimi Octo
di Guardia et Balia della città di Firenze, fanno bandire et publicamente notificare a ogni et
qualunche persona di qualunche stato, grado, o condizione si sia che sapessi, o havessi, o sapessi chi
havessi o tenessi Niccolò di messer Bernardo Machiavegli lo debba, intra una hora dal hora del
presente bando, haverlo notificato a detti Signori Octo sotto pena di bando di ribello et
confiscatione di loro beni, notificando che paxato detto tempo non sene riceverà scusa alchuna".

Gli studiosi dell'Università di Harvard hanno trovato all'Archivio di Stato di Firenze l'originale del
seguente documento, che viene letto durante la rievocazione:  

"Die XVIIII februarii 1512 - Gli Spectabili et Degnissimi Octo di Guardia et Balìa della ciptà di
Firenze, fanno bandire et publicamente notificare a ogni et qualunche persona di qualunche stato,
grado, o condizione si sia che sapessi, o havessi, o sapessi chi havessi o tenessi Niccolò di messer
Bernardo Machiavegli lo debba, intra una hora dal hora del presente bando, haverlo notificato a
deti Signori Octo sotto pena di bando di ribello et confiscatione di loro beni, notificando che paxato
detto tempo non sene riceverà scusa alchuna. Banditto per me Antonio di Chimentti questo dì 19 di
febraio 1512" [= 1513; la numerazione diminuita di una unità si spiega tenendo conto che lo
stile di datazione fiorentina computava l’anno ab Incarnatione Domini, vale a dire
dall’Annunciazione, che cade il 25 marzo: pertanto i giorni dal 1° gennaio al 24 marzo del
1513 secondo la numerazione corrente vengono datati nella documentazione fiorentina al
l’anno precedente].

Cosa era successo? Nel settembre 1512, i Medici avevano ripreso il potere a Firenze e Niccolò
Machiavelli, segretario della seconda cancelleria della Repubblica fiorentina, aveva perso il suo
ufficio. Ma, successivamente, il suo nome era stato rinvenuto in un elenco di potenziali
simpatizzanti trovato addosso ad uno dei congiurati che cercavano di rovesciare il governo mediceo.
Le autorità non persero tempo: emisero questo bando e riuscirono a catturare Machiavelli, che
venne imprigionato al Bargello e sottoposto a tortura. Però, mentre i capi della cospirazione furono
giustiziati sommariamente e i loro collaboratori esiliati, non fu mai trovata alcuna prova del diretto
coinvolgimento di Machiavelli nella congiura e, grazie all'amnistia generale concessa per l'elezione
di Giovanni dei Medici a Papa col nome di Leone X, nel marzo 1513 Machiavelli fu rilasciato e
tornò nella sua tenuta in campagna a Sant'Andrea in Percussina, nel Comune di San Casciano.

È lì che, nei mesi successivi, Machiavelli completò la stesura del suo capolavoro di scrittore
politico, "Il Principe". Lo sappiamo perché, in una lettera del 10 dicembre 1513, lo stesso
Machiavelli comunica a Francesco Vettori (suo ex collega nelle missioni diplomatiche della
Repubblica, ma che era riuscito a "riciclarsi" nel regime mediceo) di avere composto un trattato,
"De Principatibus", che comparve poi col titolo italiano "Il Principe".