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LO SVILUPPO COGNITIVO

IL COSTRUTTIVISMO

Nel corso degli anni ’80 il costruttivismo rappresenta un nuovo quadro di riferimento
teorico che pone il soggetto che apprende al centro del processo formativo (learning
centered) in alternativa ad un approccio educativo basato sulla centralità dell’insegnante
(teaching centered) quale depositario indiscusso di un sapere universale, astratto e
indipendente dal contesto di riferimento.
Il primo assunto del costruttivismo è che la conoscenza è il prodotto di una costruzione
attiva da parte del soggetto
Il secondo assunto del costruttivismo è che la conoscenza è strettamente collegata alla
situazione concreta in cui avviene l’apprendimento.
Il terzo assunto del costruttivismo è che la conoscenza nasce dalla collaborazione sociale
e dalla comunicazione interpersonale.

IMPLICAZIONI DIDATTICHE DEL COSTRUTTIVISMO

Jonassen, uno dei maggiori fautori del costruttivismo, afferma che creare un ambiente di
apprendimento seguendo tale concezione pedagogica è molto più difficile che progettare
una serie di interventi didattici tradizionalmente intesi.
Jonassen dà una serie di raccomandazioni fondamentali per promuovere un ambiente di
apprendimento di questo tipo:
• Dare enfasi alla costruzione della conoscenza e non alla sua riproduzione.
• Evitare eccessive semplificazioni nel rappresentare la complessità delle situazioni reali.
• Presentare compiti autentici (contestualizzare piuttosto che astrarre).
• Offrire ambienti di apprendimento derivati dal mondo reale.
• Favorire la riflessione e il ragionamento.
• Favorire la costruzione cooperativa della conoscenza, attraverso la collaborazione con gli
altri.

MODELLI DIDATTICI COSTRUTTIVISTI

Dai principi del costruttivismo derivano alcune implicazioni didattiche.


1. COMMUNITY OF LEARNING

L’espressione community of learning si riferisce ad un progetto attivo da diversi anni


presso l’Università di Berkeley in California sotto la direzione di A. Brown e J. Campione.
L’ambiente è visto come l’intersezione di zone di sviluppo prossimale in cui si dispongono
diversi supporti (scaffolding) che assistono, stimolano, orientano, lasciando tuttavia spazio
alla responsabilizzazione del soggetto che viene orientato verso l’autonomia. I soggetti del
gruppo si muovono con ritmi e tempi di apprendimento diversi in un clima di condivisione e
scambio reciproco.

2. JIGSAW

Il metodo Jigsaw (puzzle) è stato introdotto per la prima volta in ambiente scolastico da
Aronson. La Jigsaw Classroom, in italiano "Aula Puzzle", è una tecnica di apprendimento
cooperativo volta alla crescita di risultati scolastici positivi. Così come ogni tassello di un
puzzle risulta essere fondamentale nella costruzione dello stesso, ogni studente risulta
essere essenziale nella realizzazione e presentazione del lavoro finale da presentare.
Durante la prima fase gli studenti scelgono l’argomento di un livello abbastanza generale
su cui lavorare. Ad esempio un argomento di geografia «L’India».
Nella seconda fase si individuano cinque sottoargomenti:
• La morfologia del territorio
• L’idrografia e le coste
• Il clima, la flora e la fauna
• La popolazione
• L’economia
Nella terza fase si formano 5 gruppi cooperativi e ogni gruppo lavora su uno dei sotto-
argomenti definiti. I gruppi cooperativi possono utilizzare materiale scolastico ed extra-
scolastico. In ogni gruppo viene individuato un responsabile del lavoro.
Nella quarta fase i gruppi si scompongono e si riformano 5 nuovi gruppi in modo che in
ciascun gruppo ci sia un esperto di un certo sotto-argomento. Nei nuovi gruppi ciascun
alunno , essendo esperto per una parte del materiale, insegna e spiega agli altri ciò che ha
imparato nella fase precedente.
La Valutazione è basata sull’esposizione orale alla classe sull’argomento intero, e su un
elaborato scritto riguardante tutto l’argomento.
Quali vantaggi comporta questo tipo di metodo?
Di certo è fondamentale in quanto favorisce l'ascolto, l'impegno di ogni componente e
favorisce la socializzazione tra i vari studenti. Lavorando insieme possono quindi
raggiungere l’obiettivo comune e tutti sono obbligati a lavorare, in quanto sono
responsabili del successo della produzione finale.

3. RECIPROCAL TEACHING

È una metodologia nell’ambito del collaborative learning, ampiamente utilizzata per


potenziare le abilità di lettura e comprensione del testo che prevede la costituzione di
gruppi eterogenei di alunni con stili diversi di apprendimento ma accomunati da uno stesso
obiettivo.

ELEMENTI PRINCIPALI DELLA METODOLOGIA:

1.Interdipendenza tra i membri del gruppo:


•Mutuo aiuto
•Senso di responsabilità
•Abilità sociali
2. Condivisione dei compiti e gestione del processo
3. Finalità di costruire qualcosa di nuovo
Il gruppo deve essere formato da 5, massimo 6 studenti. La leadership è assunta a turno
da ciascun componente del gruppo.
Il leader ha il compito di :
• Leggere
• Stimolare
• Sostenere la discussione
Le strategie del Reciprocal teaching sono:
1.Riassumere, identificare i concetti fondamentali: il leader chiede di identificare e
riassumere le informazioni più importanti di ciò che è stato letto.
2. Fare e rispondere a domande per evidenziare i processi cognitivi diversi: questa
strategia rafforza la comprensione del testo.
3.Chiarire e spiegare i contenuti per estrapolare le idee significative. Chiarire quanto si sta
leggendo significa essere in grado di giudicare il testo in riferimento a certi parametri
guida:
• la chiarezza dei riferimenti dati dall’autore;
• la comprensibilità dei concetti e dei termini presentati;
• l’organizzazione del testo, la completezza delle informazioni;
• l’efficacia delle metafore.
4. Predire: si chiede agli studenti di ipotizzare il seguito del brano. Per verificare le proprie
previsioni bisogna continuare a leggere. La previsione rafforza la motivazione a leggere.
Quali vantaggi comporta questo tipo di metodo?
• Svolgere il ruolo dell’esperto e dell’insegnante.
• Farsi costruttore attivo e consapevole della propria conoscenza.
• Produrre conoscenza ed esporla.
• Migliorare la propria abilità di studio e di riflessione sul lavoro svolto.

4. APPRENDISTATO COGNITIVO

Il modello dell’apprendistato cognitivo (1995) sviluppato da A. Collins, J. Seely Broown e


S. Newman, nasce dalla costatazione del fallimento della scuola tradizionale che non
consente agli studenti una piena padronanza degli strumenti cognitivi che essa introduce:
si tratta allora di realizzare un'integrazione tra i caratteri della scuola formale e
dell'apprendistato, dominante in tutte le società prima dell'avvento della scolarizzazione.
OBIETTIVO DELLA STRATEGIA: Rendere gli alunni autonomi ed indipendenti.
L’apprendistato tradizionale impiega quattro importanti strategie per promuovere la
competenza esperta:
1.Modelling: il discente osserva e imita il maestro che dimostra come fare.
2.Coaching: il maestro assiste continuamente secondo le necessità: dirige l'attenzione su
un aspetto, dà feedback, agevola il lavoro.
3. Scaffolding: è un aspetto particolare del coaching. Il maestro fornisce un appoggio
all'apprendista, uno stimolo, pre-imposta il lavoro. Offre il supporto emotivo e pratico:
incoraggiamento, spiegazione e chiarimento.
4. Fading: lenta rimozione del supporto. Il maestro elimina gradualmente il supporto, in
modo da dare a chi apprende uno spazio progressivamente maggiore di responsabilità.
L'apprendistato cognitivo si differenzia, però dall'apprendistato tradizionale per la
maggiore attenzione alla dimensione metacognitiva, agli aspetti del controllo, ed alla
variazione dei contesti di applicazione.
Si introducono allora altre strategie, quali:
1.Articolazione:si incoraggiano gli studenti a verbalizzare la loro esperienza;
2.Riflessione: si spinge a confrontare i propri problemi con quelli di un esperto:
3.Esplorazione: si spinge a porre e risolvere problemi in forma nuova.

5. AMBIENTI DI APPRENIDMENTO GENERATIVO

L’essenza dell’apprendimento generativo consiste nel non considerare il cervello come un


consumatore passivo delle informazioni, piuttosto come un costruttore attivo che giunge
alle deduzioni attraverso le interpretazioni delle informazioni. Questa impostazione si rifà
alla teoria vygotskijana della co-costruzione della conoscenza ovvero l’elemento creativo e
individuale emerge grazie al cambiamento cognitivo che si realizza nella zona prossimale
di sviluppo: la costruzione della conoscenza avviene in un contesto sociale. In tali ambienti
di apprendimento gli studenti sono introdotti in compiti di realtà, situazioni autentiche,
significative, attinte dalla realtà in cui di fronte ad un problema devono generare, trovare la
soluzione.

6. Ambienti di apprendimento intenzionale sostenuto dal computer C.S.I.L.E.

Il progetto C.S.I.L.E. un acronimo che sta per Ambienti di apprendimento intenzionale


sostenuto dal computer è stato sviluppato da Bereiter e Scadamalia presso l’Università di
Toronto. Secondo gli autori le conoscenze vengono costruite in un rapporto di
collaborazione con gli altri e un ruolo determinante svolgono le tecnologie all’interno dei
processi conoscitivi. E’ importante che la scuola utilizzi strumenti della vita quotidiana per
evitare di creare un gap tra scuola e società. Il termine «intenzionale» si riferisce alla
dimensione metacognitiva che caratterizza questo tipo di apprendimento. In altre parole gli
alunni sono indotti non solo ad apportare riflessioni personali, ma anche a giustificarle.
Questo tipo di apprendimento ha anticipato i social network ma ovviamente con
strutturazione e finalità diverse. Tutti gli allievi possono leggere e commentare il lavoro e le
note dei propri colleghi confrontandolo con il proprio, avendo la possibilità di discutere e
conversare tramite uno scambio di materiali testuali e multimediali.
In altre parole in tale ambiente di apprendimento:
• il discente ha un ruolo attivo e centrale;
• è importante l’apprendimento collaborativo e cooperativo nella costruzione dei significati;
• vengono attivati i processi metacognitivi e di problem solving.
LO SVILUPPO COGNITIVO ATIPICO

Abbiamo una molteplicità di disturbi cognitivi così come diversi sono le cause, i decorsi e
gli esiti. Sia fattori biologici che ambientali possono contribuire a determinare i disturbi
cognitivi. Oggi si tende ad integrare sia i fattori biologoci- genetici che i fattori ambientali
nel riconoscere le cause dei disturbi cognitivi.

IL RITARDO MENTALE

Bambini con anomalie genetiche o cromosomiche sono caratterizzati da diverse linee


evolutive ed esiti disomogenei in varie aree dello sviluppo cognitivo. Possiamo fare delle
distinzioni fra la trisomia 21, o sindrome di Down e la sindrome di Williams , anomalia del
cromosoma 7. Nella sindrome di Down riscontriamo una carenza specifica delle
competenze verbali, mentre le competenze visuo-spaziali sono meno compromesse;
invece nella sindrome di Williams è l’inverso.
I bambini con sindrome di Down oscillano tra un grado medio ed uno severo di ritardo
intellettivo. Lo sviluppo cognitivo mostra ritardi importanti dopo il secondo anno di vita.
L’infanzia è caratterizzata da:
– difficoltà nel mantenere le abilità acquisite;
– non utilizzazione di strategie funzionali alla soluzione dei problemi.
In età scolare e in adolescenza si riscontrano carenze riferite a :
- elaborazione mentale, alla base si compiti di memoria a breve termine;
– memoria a lungo termine;
– linguaggio verbale.

L’AUTISMO

Caratteristiche:
– anomalie dell’interazione sociale;
– anomalie nella comunicazione e nel linguaggio;
– ripetitività.
In quanto questo disturbo coinvolge anomalie in diverse aree è difficile studiarne lo
sviluppo cognitivo.
Le valutazioni dell’intelligenza sono diverse:
– Kanner stimava intelligenti i suoi pazienti nonostante i gravi deficit;
– negli anni 60 le anomalie cognitive erano conseguenza di gravi distorsioni nelle
relazioni affettive primarie;
– negli anni 70 il 70% degli autistici era considerato affetto da ritardo mentale;
– oggi il livello di funzionamento cognitivo di questi soggetti copre la gamma da
ritardo mentale profondo a livelli di intelligenza sopra la media.
Diverse teorie cognitive tentano di ricondurre ad un deficit specifico i problemi socio-
cognitivi dell’autismo ipotizzando :
– carenze nella teoria della mente, assenza di mentalizzazione;
– carenza nelle funzioni esecutive.
Le critiche fatte a queste teorie riguardano soprattutto il fatto che non si può dare un’unica
spiegazione per rendere conto dei deficit sociali, comunicativi e comportamentali.

LABORATORIO

1. Esprimete le vostre riflessioni sull’apprendimento secondo la prospettiva costruttivista.


2. Fate un esempio di attività didattica secondo un modello didattico costruttivista.