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riassunto manuale storia

moderna
Storia Moderna
Università degli Studi di Foggia
17 pag.

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Capitolo 1 Il sogno dell’impero: la realtà di monarchie e repubbliche.
All’inizio del XVI secolo, Carlo V d’Asburgo raccoglie una duplice eredità. Dal
padre, detto Filippo il bello, eredita il potere degli Asburgo. Dalla nonna eredita la
Franca Contea e i Paesi Bassi. Dalla madre, detta Giovanna la pazza, Carlo riceve le
corone di Castiglia e Aragona, che includono i regni di Sardegna, Sicilia e Napoli.

1519 → Carlo viene eletto imperatore del sacro romano impero di Germania
succedendo al nonno Massimiliano I d’Asburgo. Controlla indirettamente Germania
e Boemia che seppur autonome riconoscono la sovranità dell’imperatore. Carlo V si
presentò come il nuovo Carlo Magno, con risorse economiche e forze in grado di
assoggettare l’intero continente europeo. Il sogno della Restauratio imperii però si
dimostra irrealizzabile per la complessità della politica europea e per la propria
incapacità di trasmettere ad unico erede i domini che aveva governato.
1556→ Carlo V abdica prima del tempo decidendo di dividere l’impero asburgico in
due tronconi: al figlio Filippo II lasciò le corone di Castiglia e Aragona, al fratello
Ferdinando garantì la successione al trono imperiale; due rami dinastici distinti,
destinati alla sconfitta. Una sconfitta causata dalla fine dell’unità religiosa cristiana,
dall’avanzata dell’impero ottomano nel Mediterraneo con il conseguente avvio dello
sfruttamento delle Americhe e infine dalla formazione di diversi poteri monarchici in
Europa.

1. Le nuove monarchie
All’inizio dell’età moderna l’elemento più importante fu la formazione di poteri
monarchici con un’autorità in grado di assoggettare territori vastissimi. La figura del
re era a somiglianza di Dio e le qualità principali erano l’equanimità e la
magnanimità che si dovevano accompagnare alle funzioni del sovrano che erano la
protezione dei beni e delle vite dei sudditi e la difesa della religione, ovvero l’unico
credo, quello cristiano. Con l’ampliamento della podestà di imporre e incassare tasse,
i sovrani riescono a finanziare apparati burocratici stabili e soprattutto eserciti e flotte
in ferma permanente, ovvero pagati in maniera continuativa e non solo in occasione
di una guerra. Questa presa di potere da parte delle monarchie comporta due
essenziali conseguenze:

1. I sovrani decidono di liberarsi di ogni struttura di potere che possa minacciare


in qualche modo il potere della corona
2. La sovranità dei re diventa indipendente da ogni altro potere e viene
considerata come voluta direttamente da Dio.

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Con la nascita delle nuove monarchie viene a definirsi ciò che gli storici chiamano
Formazione delle identità protonazionali in quanto nascono e si sviluppano tradizioni
e costumi comuni.

FRANCIA→ fu la prima e più importante monarchia in Europa retta dalla dinastia


dei Valois. I sovrani francesi pongono l’attenzione ad attaccare ed eliminare i domini
feudali autonomi in quanto potenziali pericoli per la stabilità della corona. A capo
della dinastia dei Valois c’era Luigi XI il quale sconfisse l’ultimo duca, Carlo detto il
temerario nel 1477.

INGHILTERRA→ vi erano due casate contrapposte, gli York e i Lancaster che si


contendevano il diritto alla successione sul trono inglese. Questa stagione di conflitti
è nota come Guerra delle due rose(1455-85), una guerra che indebolì l’autonomia
della corona. Solo con Enrico VII Tudor, erede dei Lancaster e marito di Anna di
York, la monarchia inglese ritrova pace con la creazione della Camera Stellata, un
tribunale che consente al sovrano un’ampia giurisdizione. Questa strategia verrà
ripresa dal figlio, Enrico VIII Tudor il quale separerà la chiesa d’Inghilterra da quella
di Roma, con la creazione della Chiesa anglicana, posta sotto lo stretto controllo della
corona.

SPAGNA→ la penisola iberica era divisa in quattro grandi aree: Portogallo,


Castiglia, Navarra e Aragona. Il Portogallo, sotto la dinastia degli Aviz, dà vita ad una
fitta rete marittima di scambi tra Europa e Africa occidentale. Gli altri regni iberici
invece intraprendono un percorso che culmina nell’unione dinastica derivante dal
matrimonio tra Ferdinando II, sovrano di Aragona e Isabella, regina di Castiglia. Il
matrimonio permette a Ferdinando e Isabella, conosciuti come i re cattolici, di creare
un potente esercito comune e di portare a termine il processo di Reconquista della
Castiglia meridionale, rimasta sotto il dominio arabo musulmano.
1478→ viene creato uno speciale tribunale ecclesiatico per i regni spagnoli,
chiamato inquisizione spagnola. In questo modo i due sovrani puntavano di imporre
l’uniformità religiosa cristiana.

1492→ viene abbattuto l’ultimo regno arabo con la presa di Granada, ma i re cattolici
si trovano a dover governare una popolazione composta da gruppi etnici e religiosi
che professano religioni diverse dal cristianesimo.

Nel 1492 vennero espulsi gli ebrei da tutti i domini dei re cattolici e si decise di
convertire con la forza al cristianesimo la popolazione di fede musulmana nel 1502.
Nonostante ciò rimase alta la percentuale di ebrei convertiti (marranos) e musulmani
convertiti(moriscos) verso i quali si scatena un odio religioso dovuto alla lunga
stagione della reconquista. Si diffonde così un vasto sentimento di preoccupazione

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dato dalla Limpieza de sangre cristiana, garantita dall’assenza di antenati di religione
ebraica e/o musulmana.

2. Le vecchie realtà

La crescita delle nuove monarchie (Francia,Inghilterra e Spagna) avviene in un


continente, quello europeo, dominato da realtà con un minor tasso di innovazione
istituzionale. Si tratta di regni, principati indipendenti, città autonome e repubbliche
circoscritte all’Italia centrale e che fanno parte dello Stato della Chiesa.

GERMANIA→ era all’epoca sotto la sovranità del Sacro romano impero.

Due sono le principali differenze tra l’impero e una qualsiasi nuova monarchia:

1. Carattere elettivo del titolo imperiale: infatti sulla base della procedura
stabilita dalla bolla d’oro dell’imperatore Carlo V di Lussemburgo,
l’imperatore viene scelto da un corpo elettorale non modificabile composto da
sette grandi elettori, quattro laici e tre ecclesiastici.

2. Esistenza in tutto il territorio dell’impero di poteri autonomi formalmente


soggetti all’autorità imperiale, ma in sostanza svincolati dal suo potere.
1438→ a partire da questa data l’imperatore viene eletto sempre tra i membri di
una sola dinastia, quella degli Asburgo. Infatti l’imperatore Massimiliano I
d’Asburgo grazie al matrimonio con Anna Borgogna, figlia e unica erede del duca
Carlo il temerario, riesce ad acquisire la sovranità sulla Franca Contea e sui Paesi
Bassi.

Nel corso del 400 la politica degli Asburgo è duplice: da un lato puntano a
mantenere il titolo imperiale all’interno della famiglia, dall’altro tendono ad
ampliare i propri domini ed accrescere il potere all’interno con lo scopo di
acquisire le corone di Boemia e Ungheria.

RUSSIA→ a partire dal 1493 i sovrani della Russia utilizzano il titolo di CZAR,
derivato dal latino caesar, in quanto anch’essi pretendono di essere i legittimi eredi
dell’impero romano e “Cesare” era l’appellativo con cui si rivolgeva all’imperatore.

L’impero romano d’Occidente si estinse nel 476 d.C. e la sua sovranità sopravvisse a
lungo nell’Impero romano d’Oriente, con sede a Costantinopoli. Nel 1453 con la
conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani anche l’impero romano d’Oriente
finì. I sovrani russi rivendicarono l’eredità dell’impero romano d’oriente indicando
Mosca come la nuova capitale e definendola Terza Roma, erede sia di Roma che di
Costantinopoli.

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A Costantinopoli, ribattezzata Istanbul, si erano insediati i sultani ottomani e avevano
edificato nel Mediterraneo orientale l’impero ottomano. Dal punto di vista religioso
l’impero ottomano è di fede musulmana.

Oltre agli imperi, la grande maggioranza dei poteri pubblici era organizzata in regni
o principati. In Polonia ad esempio la monarchia non riesce a divenire ereditaria
restando così elettiva.
La Repubblica è una forma di governo rinata nel Medioevo sulla scorta delle antiche
città-stato. I governanti delle Repubbliche sono eletti da liste di cittadini solo dei ceti
più ricchi e prestigiosi. In Italia le repubbliche più importanti sono Firenze e Genova.

La Repubblica però veniva ritenuta inadatta per governare grandi stati; la monarchia
era la forma di governo più adatta.
3. Le guerre in Italia
Le guerre in Italia rivestono un cinquantennio, dal 1494 al 1554, in cui l’Italia
diviene un vero e proprio campo di battaglia. Infatti l’Italia in quel periodo è la
più colta e ricca nazione d’Europa e il luogo dove risiede la massima autorità
spirituale, il Papa. L’assetto iniziale dell’Italia era: 1.Sicilia e Sardegna,
2.Regno di Napoli, 3.Ducato di Firenze, Milano e Savoia, 4.Stato della Chiesa,
5.Repubblica di Venezia e Genova.
Dopo una lunga fase di guerre, nel 1454 i maggiori stati della Penisola avevano
stipulato la pace di Lodi ovvero un accordo basato sul principio
dell’equilibrio, cioè sul mantenimento dello status quo.
Tutto cambia nel 1494 quando Carlo VIII re di Francia interviene militarmente
in Italia: il suo obiettivo è l’acquisizione del Regno di Napoli. La discesa di
Carlo VIII rimarrà famosa per la totale mancanza di resistenza da parte
dell’Italia fino alla totale conquista di Napoli nel 1495. Solo allora papa
Alessandro VI decise di creare un’ alleanza contro i francesi includendo
Venezia, Milano, l’imperatore e i re cattolici, cacciando così la Francia.

Fattori d’instabilità in Italia

• Pretese del sovrano francese sul regno di Napoli

• Contrasti causati da Ludovico il Moro che per divenire duca di Milano


tenne il nipote Gian Galeazzo Sforza prigioniero che dopo poco morì.

• Conflittualità dello Chiesa creata da papa Alessandro VI, convinto di


usare il proprio potere per creare una vera e propria dinastia.

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• A Firenze il potere della famiglia de Medici è sempre più fragile fino al
rovesciamento nel 1494 quando un frate domenicano Girolamo
Savonarola mise in atto una rivolta di impronta domenicana. Savonarola
alleato con la Francia ha un unico obiettivo: quello di rinnovare le
società e le istituzioni ecclesiastiche.
• Nel 1499 Luigi XII nuovo re di Francia occupa prima il ducato di
Milano e poi sigla un accordo con Ferdinando il cattolico per dividersi il
Regno di Napoli. Ben presto però scoppia la guerra tra i due sovrani che
si conclude con la vittoria della Spagna nella battaglia di Garigliano.

• Papa Giulio II costituisce la Lega Santa per scacciare i francesi


dall’Italia tanto che Luigi XII è costretto ad abbandonare Milano e tutta
la penisola.

• Per il suo successore Francesco I il controllo di Milano è l’obiettivo


prioritario. Nel 1516 viene stipulato il trattato di Noyon tra Francesco I,
Carlo d’Asburgo, la Confederazione elvetica e il papa. Si decise così che
Milano veniva assegnata alla Francia e Napoli alla Spagna. La tregua
finisce nel 1521 quando Carlo d’Asburgo divenuto imperatore con il
nome di Carlo V alleandosi con il papa e l’Inghilterra muove guerra
contro la Francia sconfiggendola nella battaglia di Pavia del 1525.

Capitolo 2 Ordini, ceti e forme della rappresentanza politica.


All’inizio dell’età moderna nell’Europa cristiana l’universo è ritenuto essere
predisposto da Dio per la salvezza dell’uomo. La società è organizzata in parti che
dipendono l’una dall’altra e hanno un preciso ruolo. La divisione basilare della
società è in tre gruppi: ORATORES, quelli che pregano e cioè il clero,
BELLATORES quelli che combattono ovvero i guerrieri e LABORATORES quelli
che lavorano.

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La funzione sociale più importante è attribuita al clero. Questo gruppo sociale non si
riproduce a causa della scelta della Chiesa di imporre il voto di castità. Inoltre gli
uomini di Chiesa devono essere nutriti e curati a spese della società e bisogna
riservare loro gli onori sociali principali. È per questa ragione che nell’Europa
occidentale di antico regime il clero è il primo ordine o primo stato.
Il clero si distingueva in clero secolare, ovvero quello che vive nel secolo ed è
inserito nella società formato da sacerdoti, parroci e vescovi e il clero regolare
ovvero quello che vive separato dal mondo in monasteri e conventi seguendo una
regola. Le diverse componenti ecclesiastiche amministrano ingenti patrimoni e sono
titolari di poteri pubblici. A fianco del clero anche i guerrieri svolgono una funzione
vitale, quella di proteggere con le armi le vite e i beni di tutti. Anche i guerrieri
devono essere mantenuti dalla società e hanno particolari onori. Diversamente dal
clero però i guerrieri sono un gruppo sociale che si riproduce.

2.1. Nobili

Anche la nobiltà ha compiti di direzione politico-amministrativa. Si tratta di


una delega da parte del sovrano ed è connessa prevalentemente alla
concessione di un titolo e di un feudo abitato. Il feudo non è una proprietà
privata, ma nel corso del Medioevo i nobili hanno acquisito la facoltà di
trasmetterlo in via ereditaria.

La riconferma regia del feudo divenne come un atto dovuto, mentre la confisca
era possibile solo in caso di reati gravi come la lesa maestà ovvero l’offesa alla
persona del monarca o la fellonia cioè il tradimento a favore del nemico. Con
il passare del tempo nella nobiltà prende forma una scala gerarchica che
dipende dai titoli feudali concessi dai sovrani.

Tre sono i fattori che limitano la pretesa dei re di designare a proprio


piacimento la scala delle dignità.

• In primo luogo tra le più prestigiose famiglie nobiliari si coltiva


l’ideologia della comune discendenza dai conquistatori barbari. Questa
ideologia comporta l’idea di un sovrano comune, il primus inter
pares, ovvero il primo tra eguali. Il primus inter pares è un sovrano,
membro di un gruppo di guerrieri, scelto per guidare le azioni belliche.

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• In secondo luogo la nobiltà costruiva parametri di dignità che non
coincidevano necessariamente con il grado nobiliare. Si era tanto più
nobili quanto più la propria famiglia aveva una discendenza nobiliare
antica e acclarata.
• In terzo luogo la nobiltà nasce non solo dalla concessione di un titolo
ma anche dall’esercizio concreto del potere signorile.

2.2. Le corporazioni

Le corporazioni nascono e si sviluppano a partire dalla seconda metà dell’XI


secolo. Non tutti i lavoratori ne fanno parte; infatti esistono artigiani che
operano in zone rurali e non hanno alcun contatto con esse.

Le corporazioni hanno nomi diversi a seconda dei paesi o delle regioni: si


possono chiamare arti oppure collegi, compagnie, corpi, matricole, scuole o
università. L’origine delle corporazioni è legata al desiderio degli artigiani e
dei mercanti di uno stesso settore produttivo di unirsi per difendere i rispettivi
interessi. Nelle corporazioni viene mantenuta l’eguaglianza tra i membri
impedendo che qualcuno diventi troppo ricco e potente.
Inoltre le corporazioni mirano ad acquisire il monopolio nei diversi ambiti
manifatturieri. All’interno delle città europee le corporazioni vengono distinte
in: arti maggiori che raggruppano i mestieri che godono di maggior prestigio
economico e sociale e le arti minori che accolgono i mestieri più umili.
La struttura interna è di tipo gerarchico: all’apice della scala gerarchica si
trova la direzione collegiale composta dai maestri che elegge i capi della
corporazione e fissa le regole a cui ogni maestro deve attenersi. Le
corporazioni sono spesso affiancate dalle confraternite le quali aiutano a
costruire l’identità ponendo ciascun membro sotto la protezione di uno
specifico santo.

2.3. Una società di ceti e privilegi

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Le persone che compongono il Terzo Stato si differenziano tra loro a seconda
del ceto di appartenenza.

Ceto→ gruppo sociale specifico che viene riconosciuto giuridicamente e


creato per svolgere un ruolo sociale particolare.

In ordine crescente, dai meno ai più prestigiosi, ci sono i vari gruppi


artigianali: CORPORAZIONI
TITOLARI DI PROFESSIONI

TITOLARI DEGLI UFFICI PUBBLICI

MERCANTI

Solo con l’appartenenza ad uno di questi gruppi istituzionalizzati, un individuo


può praticare legittimamente un mestiere e avere voce pubblica.
In una società in cui la legge non è uguale per tutti ciò che fa la differenza è il
privilegio che contribuisce a determinare il rango di appartenenza. Da questo
punto di vista clero e nobiltà sono i ceti privilegiati per eccellenza.

Laddove la legge non è uguale per tutti molto spesso si sfocia nel duello.
Il duello è il tentativo dell’offeso di ristabilire con il giudizio delle armi un
valore sociale. Inoltre poiché il rango di appartenenza è determinato dalla
rarità della condizione privilegiata a partire dalla metà del XVI secolo ebbero
grande importanza le onorificenze ovvero dei riconoscimenti che distinguono
solo i più degni.

2.4. Le forme della rappresentanza politica

In tutte le principali monarchie il re è affiancato da un’assemblea di


rappresentanti del regno che ha la prerogativa di autorizzare l’imposizione di
nuove tasse. In Inghilterra, in Scozia a Napoli e in Sicilia questa assemblea si
chiama Parlamento. Nel caso inglese il Parlamento è diviso in due camere: la
Camera dei Lord che raggruppa tutti i signori a cui è stato concesso il titolo di
nobiltà e la Camera dei Comuni dove siedono i rappresentanti della città e
delle terre non feudate. In Francia e nei Pesi Bassi invece queste assemblee si
chiamano Stati Generali che si riuniscono una volta all’anno. In queste delle
rimostranze mentre quest’ultimo chiede di approvare l’imposizione di tributi.

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Queste concessioni sono chiamate donativi e permettono di chiedere al
sovrano un contraccambio.

La sovranità ha due caratteristiche principali:

1. la munificenza ovvero la capacità del sovrano di elargire titoli,


pensioni, privilegi e riconoscimenti.

2. la giustizia tanto che il sovrano è pensato come a immagine di Dio,


come il garante ultimo dell’equità.

2.5. I due corpi del re

Esiste una teoria della monarchia che prevede uno sdoppiamento della
figura del sovrano. Da una parte vi è la persona del re, il suo corpo
fisico e mentale, dall’altra invece vi è la sua figura che rappresenta
l’eternità del potere monarchico.

Capitolo 3 La scoperta dell’America e gli imperi coloniali


3.1 Commerci extraeuropei, rotte atlantiche e tecniche della navigazione.

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Durante il 300 e il 400 i mercanti portoghesi si sono inseriti nelle correnti di
traffico tra Mediterraneo e Atlantico esportando vini, olio, sale e importando
tessuti, metalli, cereali e corallo.

Molto importante è la questione dello sviluppo delle tecniche navali e degli


strumenti di navigazione. Per solcare il Mediterraneo le imbarcazioni
utilizzano più i remi che le vele. Nel 400 le innovazioni provenienti
dall’Europa settentrionale, come la velatura composta e il timone unico
rendono più manovrabili le imbarcazioni come la galera mediterranea (una
nave lunga 40 metri) con limitate capacità di carico e la nave tonda
settentrionale, che può trasportare grandi carichi. I navigatori genovesi sono
tra i primi a rendersi conto che per affrontare con enormi carichi di mercanzie
le onde dell’Atlantico occorre disporre di navi di grande stazza per navigare in
maniera sicura. Nella seconda metà del XV secolo viene concepito un nuovo
tipo di imbarcazione, fornita di un complesso sistema di vele, da un’armata
di cannoni per difendersi dalle aggressioni dei pirati e dotata di grandi capacità
di carico. Appartengono a questa nuova tipologia la caracca e la caravella.
Inoltre la diffusione di nuovi strumenti contribuisce allo sviluppo della
navigazione e delle esplorazioni atlantiche. I nuovi strumenti sono la bussola,
dotata di un ago magnetico che indica insieme alla stella polare il Nord e
l’astrolabio che serve a misurare l’altezza della stella polare o del Sole rispetto
all’orizzonte.

Anche lo sviluppo della cartografia riveste un ruolo di primo piano. Questa


infatti è l’epoca dei portolani ovvero mappe rudimentali che descrivono le
coste mediterranee, prive però di attendibilità come lo sono oggi le carte
nautiche.
3.2 Alla conquista dell’Oriente: il Portogallo tra 400 e 500

In Portogallo, la crisi causata dalla peste nera e dalle guerre civili della seconda
metà del 300 consentì l’ascesa sociale dei ceti mercantili a danno
dell’aristocrazia feudale. La nuova dinastia regnante, quella degli Aviz, si
mostra particolarmente sensibile alla tutela dei gruppi mercantili, in particolare
il principe Enrico investì il proprio denaro in attività commerciali ed
esplorazioni.

Nel 1415 le forze portoghesi occupano Ceuta in Africa settentrionale. Inoltre


avviano la colonizzazione di Madera e Porto Santo sulle coste del Marocco e
delle Isole Azzorre. A Madera i colonizzatori introducono la coltivazione della
canna da zucchero e la produzione di vino dolce. Il principe Enrico impianta a
Madera uno zuccherificio in quanto all’epoca era considerato una preziosa

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spezia esotica. Il clima delle Azzorre risulta però poco propizio così i
colonizzatori portoghesi si concentrano sul grano e sul guado, una pianta da cui
viene estratto un colorante naturale usato nella produzione tessile.

L’intensa attività di esplorazione delle coste africane svolta dai portoghesi


è legata alla necessità di approvvigionarsi di oro e soprattutto di schiavi
africani per le piantagioni di canna da zucchero di Madera e delle
Azzorre.

Nel 1445 le navi portoghesi approdano alle Isole di Capo Verde andando sempre
più a sud in Sierra Leone e nel golfo di Guinea. Qui nel 1482 venne costruita la
stazione commerciale di Sao Jorge de Mina dalla quale i mercanti portoghesi
possono attingere al mercato dell’oro in Sudan. Nel corso delle loro spedizioni
lungo la costa dell’Africa fondarono basi commerciali come punti di rifornimento
di cibo e acqua per le navi ormai troppo lontane dalla madrepatria.

Per dirigersi verso il Portogallo le navi devono sfruttare venti e correnti diverse da
quelle utilizzate all’andata. Così vengono inaugurate due rotte che permettono di
raggiungere con molta facilità le coste atlantiche dell’Europa : la volta da Guinè
e quella da Mina. Le esperienze accumulate dai portoghesi rendono possibile il
progetto di circumnavigazione dell’Africa per arrivare alle Indie con l’obiettivo di
impadronirsi del commercio delle spezie. Nel 1487 la punta estrema del
continente africano viene ribattezzata Capo di Buona Speranza da Bartolomeo
Diaz. Dopo 10 anni nel 1497 un altro portoghese Vasco de Gama partì da Lisbona
con quattro navi e riuscì a circumnavigare buona parte dell’Africa attraversando
l’Oceano Indiano e approdando a Calicut in India.
La città di Calicut è abitata da popolazioni di religione musulmana. Il commercio
delle spezie è in mano ai mercanti arabi che le trasportano via mare fino al Golfo
del Persico o del Mar Rosso. Il solo mezzo di pagamento accettato dai mercanti
arabi è l’argento. Per riuscire a battere il sovrano di Calicut nel 1500 i portoghesi
si insediarono a Cochin città rivale dalla quale intrapresero il commercio delle
spezie con l’Occidente.

Nel 1502 arrivarono 14 navi portoghesi armate di cannoni che bombardarono


Calicut obbligando il sovrano ad aprire le porte agli scambi con il Portogallo.

Il sistema creato dai Portoghesi fa di Lisbona il maggior emporio europeo per le


spezie (in primo luogo il pepe) vendute a prezzi inferiori rispetto ai prezzi di
Venezia. La città di Goa al centro della costa occidentale in India diventa il cuore
dell’impero commerciale portoghese e le spezie vengono sottoposte al

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monopolio reale: è la corona che si assume l’onere di acquistare le spezie in Asia
e di rivenderle in Europa.

3.3 Scoperta e sfruttamento delle risorse del Nuovo Mondo

Negli ultimi anni del 400 mentre i portoghesi costeggiano l’Africa per
raggiungere l’Oceano Indiano, il genovese Cristoforo Colombo propone alle
regina Isabella di Castiglia di organizzare e finanziare una spedizione navale
con l’obiettivo di approdare a Catai in Cina. Tutto questo navigando verso
Occidente e basandosi sulla convinzione della sfericità della Terra.
Nonostante il parere contrario dei consiglieri della regina, Colombo ottiene il
denaro necessario per equipaggiare tre caravelle, ottenuto in parte dalla corona
castigliana e in parte dai mercanti genovesi. Il 12 ottobre 1492 le tre navi dopo
due mesi di navigazione approdano sulla terraferma: si tratta delle attuali
Bahamas alle quali Colombo da il nome di San Salvador. Il genovese è
convinto di aver raggiunto Cipango, come a quel tempo è chiamato il
Giappone. Il suo scopo è quello di aprire una nuova via per i traffici con
l’Oriente. Nel 1493 Colombo rientra in Spagna aprendo la fase delle
esplorazioni delle terre a occidente dell’Oceano Atlantico.

Per eliminare ogni contesa tra i sovrani di Castiglia e Portogallo nel 1493 papa
Alessandro VI emette tre bolle in cui si stabilisce una linea di demarcazione
corrispondente a un meridiano, ovvero a 100 leghe dalle Azzorre.
Tutte le terre conquistate a ovest della linea sono della corona di Castiglia,
quelle invece a est spettano al Portogallo. Questa decisione però non soddisfa
entrambe le parti e nel 1494 viene emanato il Trattato di Tordessillas con cui si
accordano a spostare la linea di spartizione a 370 leghe dalle Isole di Capo
Verde.

Solo nel 1501 con il viaggio compiuto da Amerigo Vespucci si inizia a


pensare che le terre scoperte da Colombo non facciano parte dell’Asia ma
siano un vero e proprio NUOVO MONDO. Così i navigatori a servizio della
corona castigliana cercano di trovare una nuova rotta per l’Oriente.
È Ferdinando Magellano a cimentarsi nella circumnavigazione dell’America:
nel 1519 Magellano salpa da Siviglia e due anni dopo approda nell’arcipelago
che sarà ribattezzato Filippine. L’impresa di Magellano però viene coronata

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solo in parte in quanto fanno ritorno solo il 10% degli uomini partiti e una sola
nave. Intanto la corona castigliana autorizza lo sfruttamento delle terre
americane e le isole vengono invase di soldati e avventurieri spinti dal
desiderio dell’oro. Gli indigeni vengono sottoposti ad uno sfruttamento
disumano. Lo sfruttamento e le malattie come il vaiolo e il morbillo,
provocarono un crollo repentino della popolazione di Santo Domingo da
600.000 persone nel 1492 a poco meno di 10.000 nel 1530.

La ricerca dell’oro è l’obiettivo principale dei portoghesi sul continente


americano. Sono le armi da fuoco dei conquistadores castigliani a dare una
superiorità schiacciante. Nel 1519 Herman Cortes con un centinaio di uomini
al suo seguito sbarca in Messico e riesce ad abbattere l’impero azteco in due
anni. Nel 1530 la corona portoghese decide di utilizzare le coste del Brasile
come punti di approdo per le navi dirette verso le Indie. Nel 1532 Francisco
Pizarro distrugge l’impero degli Incas in Perù. Il re Giovanni III avvia la
colonizzazione del Brasile ma nel 1549 la corona decide di riacquistare il
controllo diretto del Brasile con la nomina di un governatore generale.

3.4 La nascita della società coloniale americana

Nella seconda metà del secolo la notevole diminuzione demografica degli


Indios spinse le autorità castigliane a raggruppare i superstiti in villaggi
procedendo alla vendita delle loro terre ai coloni.
I conquistadores cercano di dare vita in America a città e villaggi formando
l’istituto giuridico dell’ Encomienda de Indios con l’obiettivo di frenare i
continui conflitti tra i conquistadores intorno allo sfruttamento delle ricchezze
americane.
Encomienda→ non riguarda il possesso della terra ma prevede semplicemente
che il sovrano affidi ad ogni colono un certo numero di indigeni ai quali viene
insegnata la fede cattolica.
In cambio gli Indios sono tenuti a prestare il proprio lavoro nelle case, nelle
miniere e nelle terre dell’encomendero.

Il lavoro dell’encomienda è obbligatorio e non retribuito. Da parte loro gli


encomienderos sono obbligati a fornire alla corona castigliana il proprio
servizio militare.
Nel 1512-13 Ferdinando d’Aragona, erede al trono dopo la morte della regina
Isabella, promulga le leggi di Burgos, con le quali accetta l’encomienda ma

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sottolinea la dipendenza diretta degli indigeni americani dal sovrano. Queste
leggi vennero poi revocate nel 1545.

Nel 1503 la corona castigliana istituisce a Siviglia la Casa de Contratagòn, un


ufficio regio che ha il monopolio dell’organizzazione dei traffici commerciali
con le colonie. Inoltre quest’ufficio esige le imposte sulle merci in partenza e
in arrivo dall’America ed esercita la giurisdizione penale e civile su tutte le
cause relative al commercio e alla navigazione.

Siviglia diviene il maggiore snodo economico finanziario per i rapporti tra


l’Europa e le corone castigliane del Nuovo Mondo.

Accanto alla Casa de contrataciòn sorge anche il Consulado, un’istituzione


privata che riunisce i mercanti di Siviglia e dell’Andalusia che partecipano ai
traffici commerciali con l’America.

Dopo il 1570 è l’argento del Messico e del Perù ad essere la principale


risorsa da esportare dalle colonie americane. Anche le merci importate
cambiano e riguardano i manufatti di qualità come i tessuti di lusso, gli
alimenti pregiati, calzature, carta, orologi…

Capitolo 4 Umanesimo e Rinascimento

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4.1 Lo studio dei classici e la filologia

Con il termine Umanesimo, dal latino humanae litterae, viene definito un movimento
intellettuale caratterizzato da un atteggiamento nuovo nei confronti del mondo antico,
ovvero della Grecia e di Roma. La civiltà classica è considerata un modello di cultura
ineguagliabile. Figura di spicco è il poeta Petrarca che guarda in maniera diversa il
mondo dei classici, invitando già alla metà del 300 allo studio dei testi latini e alla
riflessione sui loro contenuti. Fu così che nelle biblioteche di tutta Europa vennero
riscoperte moltissime opere classiche dimenticate ormai da tempo. L’operazione di
riscoperta ha l’obiettivo di restituire alla lingua latina la sua purezza.

Fu così che nacque la filologia, una disciplina relativa alla ricostruzione e alla corretta
interpretazione dei documenti letterari di una determinata cultura. Grazie ad essa
infatti si restituirono alla forma originale molti testi tramandati in maniera scorretta a
causa di errori di trascrizione compiuti dai copisti nel corso dei secoli.

Un altro aspetto fondamentale dell’Umanesimo è il ritorno della cultura greca antica


in Europa, dove era scomparsa nel corso del Medioevo. Nel tentativo di superare lo
scisma tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, tra il 1438 e il 1442 si tenne un
concilio a Ferrara che diede modo a numerosi eruditi greci di recarsi in Italia e di
stabilirsi, contribuendo a diffondere la conoscenza del greco antico.
Lorenzo Valla analizza con il metodo filologico il documento che segna la nascita
della Chiesa, mediante l’atto di cessione di Roma e del Lazio fatta dall’imperatore
Costantino a papa Silvestro I. Valla svela come il documento in questione fosse un
falso, fabbricato in un momento successivo a quello della redazione date le numerose
espressioni linguistiche che nel IV secolo d.C. non erano attestate.
Figura rilevante nella cultura umanistica europea è Erasmo da Rotterdam. Egli ritiene
che la traduzione latina della Bibbia, la cosiddetta Vulgata, sia un testo pieno di errori
fatti dai copisti. Pertanto Erasmo elabora un’edizione critica del testo greco del
Nuovo Testamento, con traduzione latina a fronte.

4.2 La stampa
Un ruolo fondamentale nella diffusione delle idee umanistiche ha l’invenzione della
stampa a caratteri mobili. Prima di tale invenzione la produzione dei testi era a
mano fatta dagli amanuensi e trascritta da gruppi di copisti sparsi in tutta Europa.

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Questo metodo rendeva estremamente costoso il libro. A partire dal 300 l’adozione
della carta risulta più economica della pergamena e consente di abbassare il prezzo
finale del libro favorendo una maggiore diffusione.

La stampa a caratteri mobili venne inventata a Magonza da un orafo di nome


Guttenberg nel 1455 anno di pubblicazione della cosiddetta Bibbia di Guttenberg. Si
trattò del primo libro di una certa importanza ad essere stampato con la tecnica dei
caratteri mobili. Il risultato della stampa ottenuta era notevolmente migliorato grazie
all’adozione di un’ inchiostro ricavato dalla miscela di pigmento nero con olio di lino.
Grazie all’attività delle tipografie, dove si realizza in poche ore quello che in
precedenza richiedeva le fatiche di mesi, aumenta la quantità di libri prodotti e
diminuisce notevolmente il loro prezzo.
Un ruolo particolare nella diffusione dei classici in Europa è ricoperto da Aldo
Manuzio che a Venezia coordina l’Accademia Aldina, formata da un gruppo di
intellettuali di varia provenienza, tra cui Erasmo da Rotterdam. Grazie all’azione di
questi intellettuali vengono editi molti classici latini e greci, le cosiddette edizioni
aldine favorite dall’adozione di un formato estremamente maneggevole, il formato
tascabile. Anche l’uso del carattere è estremamente innovativo in quanto viene
utilizzato il corsivo italico, molto chiaro ed elegante. La cultura umanistica elabora
un ideale caratterizzato da un nuovo atteggiamento nei confronti della vita. Viene
sottolineata la dimensione pubblica, sociale e politica in cui si deve svolgere
l’esperienza umana. L’uomo rinascimentale è artefice del proprio destino ( homo
artifex suae fortunae).

4.3 Macchiavelli e Guicciardini


Secondo Macchiavelli tutti gli Stati indipendentemente se monarchia, aristocrazia o
democrazia vanno incontro a processi di trasformazione e decadimento: la monarchia
degenera in tirannia, l’aristocrazia in oligarchia e la democrazia in demagogia. Ne “ il
Principe” Macchiavelli esamina le modalità che rendono possibile ad un signore di
conquistare uno Stato e di governarlo. Un principe deve essere furbo come una volpe
e spietato come un leone per giungere al potere e non farsi travolgere dalla fortuna.
Punto di riferimento costante per Macchiavelli è Cesare Borgia, figlio di Alessandro
VI.

Guicciardini ha una visione del mondo ugualmente disincantata. Egli elabora le sue
opere a partire dalla propria esperienza. I centri da cui si irradia la cultura
rinascimentale sono in primo luogo le corti principesche italiane: dei Visconti prima
e degli Sforza poi a Milano, degli Este, dei Medici. I committenti delle principali
opere tra il XV e il XVI secolo sono i pontefici, che svolgono un’intensa opera di
mecenatismo, elaborando pian piano una nuova figura umana, quella del cortigiano.

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4.5 L’arte del vivere

Baldassarre Castiglione dedica la sua opera a questa nuova figura, intitolandola “Il
cortigiano”. Si tratta di un testo dialogico nel quale i diversi personaggi discutono su
quali siano le caratteristiche salienti del vero gentiluomo di corte in grado di praticare
in maniera esemplare tutte le varie attività: danza, compone versi, suona uno
strumento, si esibisce.
Il compito principale di un cortigiano è quello di consigliare al meglio il suo
signore. Ed è così che l’opera di Castigliono diviene il libro più tradotto tra cinque e
seicento. Da una parte il testo suggerisce agli uomini di lettere il modo di comportarsi
presso la corte di un principe e dall’altra fornisce agli aristocratici che frequentano le
corti sovrane l’esempio ideale dei comportamenti da tenere in pubblico.
Natura→ nella visione cristiana medievale la natura rappresenta la raffigurazione
della potenza e della volontà di Dio. Con l’Umanesimo viene vista invece come un
soggetto autonomo, dotato di proprie regole da scoprire e indagare.

4.6 La natura e i saperi occulti


L’astrologia rappresenta uno degli elementi che connette tra loro la cultura
dell’antichità classica, quella medievale, quelle umanistica e infine quella
rinascimentale, con la credenza diffusa nella società che gli astri siano le fonti
primarie della vita e della forza.

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