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Il

libro

Vivendo immersi in uno stile di vita dai ritmi frenetici, non è facile fermarsi per ascoltare se
stessi. La maggior parte dei metodi di meditazione tradizionali sono stati sviluppati migliaia di
anni fa, per persone che vivevano in un contesto del tutto diverso dall’attuale. Per questo oggi
sono necessarie nuove e diverse strategie: questo libro ne illustra molte, facili da integrare nei
ritmi e negli spazi della vita quotidiana. Perché l’uomo è un seme con migliaia di fiori che
attendono di sprigionare la loro fragranza e la meditazione è il metodo per portarli a fioritura.
L’autore
Osho
India 1931-1990. È un mistico contemporaneo che ha dedicato la vita al risveglio della
consapevolezza. Oggi la sua visione ispira milioni di persone in tutto il mondo. Nel resort di
meditazione di Pune, in India, è possibile sperimentare la proposta esistenziale di Osho nella sua
completezza.
Osho

MEDITAZIONE PER CHI HA FRETTA


Traduzione di Laura Baietto e Anand Videha
Nota dell’Editore
Nessuno dei consigli, degli insegnamenti o dei metodi suggeriti in questo libro presuppone
l’interruzione di una cura, né intende sostituire la diagnosi e/o le prestazioni di un medico, di uno
psichiatra o di uno psicoterapeuta. Si consiglia a chiunque abbia disagi, problemi fisici, medici o
psicologici conclamati, di consultare un medico o uno psicoterapeuta in grado di consigliare quali
analisi fare e stabilire la giusta diagnosi.
Questo libro non dev’essere considerato un’alternativa alla normale medicina o alle prescrizioni
mediche in corso o necessarie per riequilibrare il proprio organismo. Tutti i suggerimenti dati possono e
devono essere discussi e ragionati con il proprio medico che sicuramente sarà in grado di consigliare
come applicarli in base alle circostanze, ai disturbi o alle malattie specifiche.
Inoltre, qualora durante una sperimentazione amatoriale e diretta ci si rendesse conto di disagi o
disturbi fino a quel momento ignorati, è consigliabile non sottovalutarli e rivolgersi subito a un
professionista competente per vagliare lo stato delle cose e scegliere poi come procedere, così da
affiancare l’utilizzo di queste tecniche con un intervento qualificato e puntuale.
Prologo

La via dell’equilibrio
di Osho
La vita è equilibrio di opposti. Non ha fine: gli opposti continuano
eternamente a equilibrarsi. Chi comprende non arriva mai a nessuna
conclusione. Quando la vita stessa è non concludente, come può il saggio
essere concludente? Se chiedi a Lao-tzu una risposta concludente, ride e ti dà
dello sciocco. La norma di vita di Lao-tzu è la vita stessa; e, nella vita, la nota
fondamentale è l’equilibrio. Non portare le cose all’estremo, non aggrapparti
a una polarità; altrimenti, perderai l’equilibrio.
Un tempo un re si trovò a dover punire due suoi ministri che avevano violato
alcune leggi dello stato. Il re li amava molto e avrebbe voluto perdonarli; ma
perdonarli sarebbe stato contrario alla legge, e avrebbe creato un precedente
disonorevole. Pertanto era inevitabile punirli: e, per quel particolare crimine,
la legge prevedeva soltanto la pena di morte.
Che fare? Era una situazione di non facile soluzione; ma il re trovò il modo
di dar loro ancora una possibilità. Infatti sentenziò: “Devono essere
condannati a morte. Ma voglio dare loro una possibilità. Che sia tesa una fune
fra due colline: se riescono a camminare sulla fune da una collina all’altra,
saranno perdonati”.
Era un’impresa praticamente impossibile. Impossibile in quanto nessuno di
loro aveva mai camminato su una fune; per non parlare di una fune tesa fra
due colline, a perpendicolo su una valle vertiginosa, con la morte che
incombeva a ogni passo. Camminare su una fune è un’arte eccezionale, che
va appresa; è una disciplina rigorosa; e quei due non si erano mai neppure
sognati di dover diventare un giorno, in vita loro, dei funamboli.
Uno dei due non riuscì a chiudere occhio quella notte. Trascorse le ore
invocando l’aiuto di dio; e all’alba era così nervoso che non riuscì neppure a
bere il suo tè. Uscì, e si recò dov’era stata tesa la fune; l’intera popolazione
della capitale si era già radunata.
L’altro, consapevole di non saper nulla di funambolismo, e di non poterci
fare nulla, praticamente certo che l’indomani sarebbe morto, decise di farsi un
buon sonno. Dormì sodo; e l’indomani mattina bevve il suo solito tè e, senza
fretta, si recò sul luogo della prova.
Il ministro che non aveva dormito tremava, era preda di un’ansia febbrile.
Ma l’altro era calmo e tranquillo; sapendo che la morte era cosa certa, che era
inevitabile, perché darsene pensiero? Meglio morire in silenzio.
Si mise dunque a camminare su quella fune e, meraviglia delle
meraviglie… procedeva spedito! Tutti lo guardavano esterrefatti.
Persino alcuni funamboli, che erano venuti ad assistere alla prova, non
riuscivano a credere ai propri occhi. Sarebbe stato difficile anche per loro; la
distanza era enorme, e il pericolo eccessivo. Bastava un passo sbagliato,
bastava pendere un po’ troppo verso sinistra, oppure verso destra, e si era
spacciati! Bastava perdere l’equilibrio, e la morte era in agguato a ogni passo.
Eppure quell’uomo camminava; e camminava a suo agio, tranquillo come
se si trattasse di una passeggiata mattutina. E, così camminando, arrivò
dall’altra parte della valle.
Il secondo ministro tremava, sudava; e, dal lato in cui si trovava, gridò al
compagno che aveva attraversato la valle: “Come hai fatto? Ti prego,
dimmelo, così che possa farlo anch’io”.
E quello gli gridò in risposta: “Difficile dirlo, non so come ho fatto. So
soltanto una cosa: quello è il modo in cui ho camminato per tutta la vita. Non
sapevo di essere un funambolo; ma adesso so di esserlo, perché è proprio così
che ho vissuto per tutta la vita: in equilibrio, senza mai andare all’estremo,
correggendo ogni tendenza a sinistra con un’opposta tendenza verso destra.
Per tutta la vita non ho fatto altro. Ma temo che ciò non ti sia di grande aiuto,
perché non si impara da un momento all’altro; vivendo così, diventa
istintivo”.
Ricorda: la consapevolezza è un’attitudine istintiva. Non è una scienza:
altrimenti potrebbe essere insegnata, potrebbe essere teorizzata, non ci
sarebbe nessuna difficoltà. Nella scienza anche il più grande dei problemi
ammette soluzione: se non viene risolto oggi, lo sarà domani; ma con un
adeguato sforzo intellettuale può essere risolto. E, una volta risolto, è risolto
non solo per colui che ha trovato la soluzione, ma per tutti.
Einstein ha svelato il mistero della relatività; ora non c’è più bisogno che
qualcun altro lo riscopra: è un problema risolto per tutti. Basta semplicemente
capirne la soluzione; non occorre affrontare l’enorme sforzo di ritrovarla. È
un problema risolto. La scienza è una realtà pubblica: quando qualcuno
risolve qualcosa, è risolto per tutti; quando qualcuno inventa qualcosa, è
inventato per tutti; è un fenomeno di massa. Invece, nella ricerca interiore,
anche se migliaia di Lao-tzu hanno camminato sulla Terra, non è risolto nulla.
Quella comprensione dev’essere ritrovata sempre e di nuovo in prima
persona: non è scienza.
La scienza crea testi, teorie; la ricerca interiore non può creare testi e teorie:
la spiritualità è un’esperienza vissuta; è troppo sottile, troppo delicata per
essere riducibile a una teoria. La teoria è grossolana, l’esperienza sottile. Ogni
funambolo è in grado di costruire una teoria del funambolismo: ma credi forse
che, semplicemente capendo la teoria, anche capendola perfettamente, anche
se dovessi sostenere un esame, e passarlo a pieni voti, saresti capace di
camminare su una fune? Solo per averne capito i fondamenti teorici? No, non
serve: non è una scienza!
E la spiritualità non è neppure un’arte: perché l’arte può essere imitata; ma
ciò che viene istintivo è inimitabile. L’arte è qualcosa di esterno. È dipingere
un quadro, scrivere una poesia, danzare, creare qualcosa di visibile, che può
essere imitato. Ma la consapevolezza è inimitabile, perché non è esterna, ma
interna. Picasso, Michelangelo si possono imitare: ma com’è possibile imitare
Lao-tzu? Senti che in lui c’è qualcosa, ma è qualcosa di elusivo. Ti rendi
conto che sa qualcosa, ma non sei in grado di indicarlo con precisione. È
un’attitudine istintiva.
Cos’è allora questa attitudine istintiva? Un’attitudine istintiva prende forma
attraverso molte esperienze; per tentativi, cadendo e rialzandosi, perdendosi e
ritrovandosi, attraverso migliaia di esperimenti di vita. All’improvviso, un
giorno, ce l’hai. È l’essenza di molti errori, di molti tentativi. Cresce dentro di
te; e, quando ce l’hai, te ne puoi anche dimenticare: ce l’hai sempre, non c’è
bisogno che te ne ricordi. Se hai bisogno di ricordartene, non è ancora
qualcosa di istintivo, è qualcosa di mentale.
Un’attitudine istintiva entra nel sangue, nelle ossa, nel midollo, nel tuo
stesso essere; dopo di che puoi dimenticartene. Lao-tzu non ha bisogno di
ricordarsi come muoversi, come essere. Non è una disciplina. Quando ce
l’hai, ce l’hai: puoi dimenticartene, non devi tenerla a mente; eppure continui
ad agirla, senza neppure pensarci. Un’attitudine istintiva non è né scienza, né
arte: è esperienza vissuta. E l’esperienza vissuta è la più grande delle arti, o la
più grande delle scienze: è l’arte, o la scienza, della vita. Per apprenderla devi
camminare attraverso la vita: e osservarti cadere, guardarti mentre smarrisci il
cammino.
La mente continuerà a voler andare verso un estremo; perciò, ogni volta
che ti senti sbilanciato, compensa subito lo squilibrio muovendoti verso
l’estremo opposto. La mente, se va a destra, non va mai a sinistra; e se va a
sinistra, non va mai a destra. E mi è capitato di assistere a uno strano
fenomeno: la mente può anche diventare centrista; e tenersi nel mezzo con lo
stesso fanatismo che porta altri a pendere verso la destra o verso la sinistra.
Una persona che si comporta così non è realmente nel mezzo: chi è davvero
equilibrato e segue la via mediana non è un fanatico. Soltanto gli estremisti
sono fanatici, ovvero si aggrappano a una particolare posizione; invece, il
mezzo non è una posizione: è un costante bilanciarsi fra gli estremi.
Cerca di capirlo, perché è una delle cose più significative che il Tao può
comunicarti: il mezzo non è uno stato fisso, bensì è continuo movimento e
mutazione.
Pertanto non si può stare nel mezzo come si sta a destra o a sinistra: non ci
si può aggrappare a un punto mediano. Chi vuole stare nel mezzo deve
pendere in continuazione verso destra o sinistra. A volte lo vedi a sinistra; poi
lo rivedi, e ti stupisci: “Guarda! Adesso è a destra”.
Cammina come un funambolo. Solo nel bilanciarsi costantemente fra due
estremi risiede la via mediana. Il mezzo è un contesto vivente, non un punto
fisso e morto che si raggiunge una volta per tutte: va ritrovato a ogni istante,
sempre e di nuovo.
Osserva un funambolo: è un’esperienza.
Premessa all’edizione italiana
“Tu esisti in parte nella dimensione esteriore e in parte in quella interiore. Usa
la tua energia nel mondo esterno in qualsiasi attività creativa. C’è così tanto
da creare, così tanto da scoprire, un universo sconfinato si profila di fronte a
te come una sfida a esplorare: usa le tue energie per rendere il mondo più
bello, più poetico, più sano.
E quando senti di essere esausto, stanco, esaurito, spostati all’interno.
Riposa dentro di te. E il tuo riposo diventerà la tua meditazione, poiché la
meditazione non richiede alcuno sfogo di energia; al contrario, la conserva, la
preserva: ti rende una pozza di un’energia immensa. E quando senti che la tua
serenità, il tuo silenzio e la tua gioia interiore vogliono danzare all’esterno,
poiché entrambe le direzioni ti appartengono, danza e crea!
E se la tua creatività affiora dai silenzi del cuore, avrà una qualità diversa,
un sapore e una fragranza differenti.
Si tratta solo di avere un po’ più di intelligenza e di equilibrio. Dentro di te
si trova la fonte di tutte le tue energie; all’esterno c’è il mondo, in cui puoi
permettere a quell’energia di creare.
Sii un creatore! Ma non puoi esserlo, se non sei un meditatore.”
Osho
Un lento e progressivo procedere lungo un crinale “a filo di cielo” che si
staglia tra due abissi, questa è l’immagine che meglio descrive la mia vita,
quasi fosse una corda – o meglio, un filo sottilissimo – protesa verso qualcosa
di invisibile e di indefinibile. A ogni passo mi sono ritrovato, e mi ritrovo, a
oscillare tra due estremi – dubbi e chiarezza, paura e amore, riposo e
movimento, dentro e fuori –, entrambi sono realtà indispensabili, entrambi
sono insostituibili, ma soprattutto è possibile “precipitare” sia privilegiando
troppo l’estroversione, sia aggrappandosi eccessivamente all’introversione,
per cui diventa inevitabile un costante, continuo riequilibrarsi.
Inoltre, quel procedere è segnato da un perenne mutamento – di orizzonti,
di prospettive, di atmosfere –, ritmato però dall’abitudine a non voler
cambiare, per cui la tendenza è quella di andare avanti con la sensazione che
tutto sia sempre identico a se stesso. Poi, però, all’improvviso accade
qualcosa e, in un istante, ci si rende conto che nulla è più come prima, o forse
non lo è mai stato.
Per quanto i cambiamenti possano sembrare impercettibili, per quanto li si
detesti o li si neghi e li si rinneghi, per quanti sforzi si possano fare per
evitarli – motivati dal bisogno, dalla comodità, dagli interessi acquisiti, dagli
investimenti fatti –, con il tempo ho compreso che la sola certezza nella vita
rimane questa: tutto cambia incessantemente.
Quasi sempre si tratta di micromutamenti, facili da inglobare per riportare
ogni cosa alla normalità di sempre. D’altra parte, proprio in quegli istanti
infinitesimali si nasconde un potenziale evolutivo immenso e, per ciò che mi
riguarda, è stata la coltivazione della presenza consapevole ad aver fatto la
differenza allorché mi sono trovato a confronto con sottili passaggi di vita che
hanno comportato scelte altrimenti troppo dolorose o impossibili.
Meditazione è, prima di tutto, coltivare la presenza di sé. E la prima
informazione a quanti si avvicinano a questa pratica, o a coloro che la
idealizzano, è che non serve affatto a evitare le sfide della vita, non è
qualcosa di miracoloso che libera da ogni male, non è una panacea
universale che lenisce e guarisce. Anzi, spesso spinge a fare scelte dure,
sofferte, altrimenti impensabili perché ci si rende conto che qualcosa non va,
ed è necessario prendere le distanze da amici, compagni di viaggio, contesti e
progetti in cui si era riversato tanto amore e tanta dedizione.
L’utilità di ciò che io ho sperimentato come “processo meditativo” è
dunque qualcosa di diverso: aiuta a gestire i cambiamenti, rende più facile
cogliere le sfide che inevitabilmente la vita propone; e questo perché si
avverte una saldezza interiore che rende confidenti nelle proprie forze –
fisiche, ma soprattutto dell’animo – e al tempo stesso si ha una lucidità che
impedisce di farsi travolgere da entusiasmi, inutili arrivismi o azzardi che
porterebbero a un inesorabile franare a valle.
In pratica è una cura di sé che attiva diverse qualità essenziali: prima fra
tutte il rispetto per ciò che si è, accompagnato dall’accettazione delle proprie
capacità che permette di cogliere con tranquillità i nostri punti di forza e le
nostre debolezze. Basta un poco di pratica per acquisire una fiducia che si
traduce in ottimismo, qualcosa che rende possibile cambiare approccio nei
confronti della vita: viverla come un gioco, un palcoscenico, un’opportunità
per lasciar emergere ed evolvere la propria creatività.
Ma perché tutto questo non si riduca a una bella favola, è bene ricordare
che occorre costanza, dedizione, un continuo sperimentare che aiuti a
familiarizzare e ad amplificare il contatto con lo spazio interiore e soprattutto
con il centro dal quale la nostra energia vitale si irradia e si rigenera. Ma
soprattutto è necessario avvertirne il sincero bisogno. Un semplice tentativo,
suggestionati dalle parole di un amico o spinti dalla sola curiosità, servirà a
ben poco.
Forse è per questo che di solito ci si avvicina alla meditazione solo quando
nella nostra vita accade qualcosa che rende difficile, se non impossibile,
continuare nello stesso modo; ritrovarsi sull’orlo di un vuoto rende evidente
che cambiare è l’unica cosa ragionevole da fare.
Non è un caso che oggi le pratiche meditative siano ormai parte integrante
della normale cura dello stress, una sofferenza, più che una malattia,
accompagnata da sintomi difficilmente trattabili con i soliti farmaci: disturbi
della digestione, allergie, problemi respiratori, ansia e tensioni muscolari,
disfunzioni sessuali, dermatiti, pressione alta e problemi cardiaci o del
sistema immunitario. Una sintomatologia cui è stato dato il nome di
“sindrome metabolica” che vede nel riequilibrio delle alterazioni e degli
squilibri organici la soluzione: qualcosa che interessa all’incirca quattordici
milioni di italiani.
E se nel disagio diventa possibile prendere consapevolezza che l’attuale
rotta della propria vita non è la migliore, grazie all’esercizio della
consapevolezza si ha l’opportunità di comprendere che è possibile cambiarla,
essendo il cambiamento parte della natura umana: se ci si rende conto che
una cosa ci danneggia, non è davvero il caso di coltivarla, di qualsiasi cosa si
tratti.
Coltivare un’intimità con se stessi aiuta e facilita questa rigenerazione;
anche perché è proprio la consapevolezza lo strumento cardine, presente in
ciascuno di noi, che permette di non ricadere nei vecchi schemi e nelle
vecchie abitudini i cui effetti ci stanno ora debilitando.
Pertanto, questo libro è un invito a sperimentare. Infatti, solo la pratica e
l’esperienza aiuteranno a comprendere di cosa si tratta, e non sarà mai una
semplice definizione a esaurirne il senso e il significato: addirittura si
potrebbe dire che si tratta di un viaggio che ha un inizio e che non avrà mai
fine, in quanto non esiste teoria, dogma o concetto che possa sostituire la
pratica. Nessuno studio, nessun insegnamento sarà mai di qualche utilità!
Inoltre, è bene ricordare che anche i metodi e le tecniche vanno visti e
compresi in una ben precisa prospettiva, per non ridurli a semplici esercizi
ripetuti in modo meccanico.
Augurandoti buon viaggio, lascio a Osho il compito di un chiarimento
fondamentale…

La meditazione è la tua natura


La meditazione non richiede tecnica alcuna. Tuttavia, le tecniche sono
necessarie per rimuovere gli ostacoli sul sentiero della meditazione. Dunque,
è bene capire che la meditazione di per sé non richiede tecnica: è semplice
comprensione, uno stato di all’erta, un essere consapevoli. E la
consapevolezza o l’essere all’erta non è una tecnica.
Ma sul sentiero per essere presenti e attenti, esistono un’infinità di ostacoli.
Per secoli l’uomo ne ha accumulati a decine, devono essere rimossi. La
meditazione da sola non li può eliminare, occorrono tecniche ben precise.
Quindi, il compito delle tecniche è solo preparare il terreno, il passaggio, la
via. Le tecniche in sé non sono meditazione; se però smetti di praticarle, perdi
il senso della cosa.
Per tutta la vita Krishnamurti ha insistito nel dire che non esiste alcuna
tecnica per meditare. Ma come risultato non è riuscito a portare nessuno alla
meditazione; ha ottenuto un solo risultato: milioni di persone si sono convinte
che per meditare non occorrono tecniche; dimenticando che, in questo modo,
non facevano nulla rispetto agli ostacoli e agli impedimenti esistenti. Dunque,
quelle persone sono rimaste a livello intellettuale, convinte che non occorra
alcuna tecnica… senza però che accadesse loro alcuna meditazione.
Ciò che dice Krishnamurti è vero, ma parla solo del lato positivo di questa
esperienza. Esiste anche l’aspetto negativo, per intervenire sul quale
occorrono le tecniche: sono indispensabili; infatti, se il terreno non è
preparato a dovere, se non si eliminano erbacce e radici selvatiche, non sarà
mai possibile coltivare delle rose. Le rose non dipendono affatto da quelle
radici, non hanno nulla a che vedere con le erbacce da eliminare; eppure, è
indispensabile che il terreno sia nel giusto stato perché quelle rose possano
fiorire.
Non solo è possibile meditare senza usare delle tecniche: solo così si può
meditare. Per ciò che riguarda la meditazione, non occorre alcuna tecnica. Ma
cosa farai per ciò che riguarda la mente? Creerà mille difficoltà. Le tecniche
servono per rimuovere l’intralcio della mente, per creare uno spazio in cui la
mente possa diventare quieta, silente, assente. A quel punto la meditazione
accade spontaneamente; non è una questione di tecniche, non devi fare
alcunché.
La meditazione è qualcosa di naturale, qualcosa che esiste già, nascosto
dentro di te: sta cercando un modo per raggiungere il cielo aperto, il sole,
l’aria; ma la mente lo circonda, tutte le porte sono chiuse, non esistono
spiragli. Le tecniche servono per aprire porte e finestre. Allora, d’acchito il
cielo intero si schiuderà davanti a te, con tutte le sue stelle e con la sua
bellezza, ricco di albe e tramonti.
La struttura della mente impediva di vederlo… è sufficiente una pagliuzza
in un occhio per non vedere più il cielo sconfinato, perché non ti permette di
aprire gli occhi. È assolutamente illogico che sia sufficiente una pagliuzza, o
un granello di sabbia, a impedirti di vedere le stelle e il cielo sconfinato; ma
di fatto è così. Le tecniche servono per eliminare quei granelli dagli occhi. E
la meditazione è la tua natura, è la tua stessa potenzialità. In una parola: è
presenza attenta.
Un neopapà stava portando a passeggio il bambino al parco, in una
carrozzina, del tutto indisturbato dagli strilli che si levavano. Con voce
assolutamente quieta, ripeteva: “Tranquillo, Alberto, tranquillo… guarda che
bella giornata”.
Di nuovo si levò uno strillo più alto, e il padre sempre più suadente:
“Bravo, Alberto, bravo… fa’ vedere come sei bravo!”.
Una giovane madre gli si avvicinò e commentò: “Mi devo congratulare. Lei
di certo sa come parlare ai bambini”. Poi si voltò a guardare il bambino e
chiocciò: “Cosa ti innervosisce, Alberto?”.
Al che il padre disse: “No, no… lui si chiama Giovanni. Alberto sono io!”.
Cercava di stare all’erta; cercava di non dimenticare… altrimenti avrebbe
lanciato il bambino nel laghetto del parco!
La meditazione è semplice consapevolezza, slegata da qualsiasi sforzo;
un’attenzione senza sforzo che non richiede alcuna tecnica. Ma la tua mente è
così piena di pensieri, così densa di sogni, così immersa nel passato, così
proiettata nel futuro; non è mai quieora, e la consapevolezza deve essere
quieora. Le tecniche sono necessarie per aiutarti a tagliare qualsiasi radice nel
passato, per spezzare ogni sogno nel futuro, e per tenerti in questo momento,
come se fosse l’unico esistente. A quel punto non è più necessaria tecnica
alcuna.
Hymie Goldberg andò a far visita all’amico Cohen, che stava morendo.
“Fammi un favore” disse Hymie a Cohen “quando arrivi in paradiso, vedi
di scoprire se si gioca a baseball e cerca di farmelo sapere.” Cohen promise…
e subito dopo morì.
Qualche giorno dopo Hymie ricevette una telefonata: “Ciao, vecchio mio…
come va?”.
“Cohen, sei proprio tu?”
“Sì, sì, sono io. E ho delle belle notizie e delle cattive notizie da darti.
Primo devo dirti che qui in paradiso c’è un ottimo campo da baseball… Ma la
cattiva notizia è che tu giochi come base, domenica prossima!”
La vita è una storia complicata. Ci sono belle notizie e cattive notizie. La
buona notizia è che non è necessaria alcuna tecnica per meditare. La cattiva
notizia è che, senza tecnica, non ci riuscirai mai!
Introduzione
di John Andrews
Hai in mano una preziosa raccolta di tecniche sorprendentemente semplici,
che ti aiuteranno a rilassarti e a scivolare nello spazio chiamato
“meditazione”; inoltre troverai risposte innovative alle tante domande
contorte che di solito si fanno sull’argomento: come funziona la meditazione?
Come può portare giovamento nelle nostre vite frenetiche? Cosa accade
quando meditiamo?
Mi è stato chiesto di inquadrare questa guida pratica alla meditazione nel
contesto degli sviluppi più recenti della medicina e delle neuroscienze,
nonché dell’applicazione di queste scoperte a ogni aspetto della vita
quotidiana. E un allargamento della prospettiva è auspicabile, vista
l’attenzione sempre più ampia che i media rivolgono ai benefici della
meditazione: un chiaro segno che siamo ormai giunti al punto in cui la
domanda da porsi non è più: “Perché meditare?” ma: “Perché non farlo?”.
Se ti è già evidente quanto possa essere prezioso arricchire la tua vita
quotidiana con momenti di consapevolezza, questo è il libro che fa per te. Se
invece ti stai ancora chiedendo se tutto questo gran parlare di meditazione non
sia semplicemente una moda passeggera, l’ennesimo battage pubblicitario
dedicato all’ultima dieta del momento – in questo caso per il cervello –, sappi
che sono ormai disponibili moltissime informazioni che possono aiutarti a
fugare i tuoi dubbi. Infatti, se dieci anni fa le pubblicazioni accademiche sulla
meditazione erano cinquanta all’anno, oggi sono più di cinquecento!
La meditazione è un tema un po’ più complesso rispetto alla maggior parte
degli argomenti oggetto della comune ricerca scientifica. Per esempio, se
osserviamo il movimento di qualcosa grande più o meno quanto noi,
riusciamo a stabilire con una certa precisione a quale velocità si sta muovendo
e quanto ci metterà a raggiungere una certa posizione; se un suono rientra nel
nostro campo uditivo, riusciamo a sentirlo, e se una luce entra nel nostro
spettro visivo, la vediamo. Sappiamo inoltre che molte sensazioni sono al di
fuori della nostra portata; ci sono cose che, data la conformazione del nostro
organismo, non possiamo notare: chi avrebbe mai detto che il Sole non gira
intorno alla Terra, che il nostro pianeta non è immobile al centro
dell’universo, ma sfreccia nello spazio a una velocità incredibile, oppure che
la Terra non è piatta?
Per renderci conto di questi errori madornali, è stata necessaria la presenza
di un osservatore “fuori dal comune” – ovvero privo di pregiudizi –
combinata con la disponibilità di dati oggettivi.
È ciò che accade quando ti viene il dubbio di avere la febbre, perché hai
caldo e stai sudando oppure perché hai freddo e stai tremando; poiché spesso
non è così facile dare una risposta, chiedi aiuto alla scienza… e cerchi
l’ausilio di un termometro! Ovviamente, se il termometro indica che la tua
temperatura corporea è di duecento gradi centigradi, non ti butti dalla finestra
chiamando i pompieri, ma decidi di investire altri dieci euro in un termometro
nuovo o ti metti a cercare gli occhiali!
Anche in questo caso è necessaria la presenza di un osservatore imparziale,
dotato di una chiara capacità di visione, unita alla disponibilità di una serie di
dati oggettivi.
Potresti chiederti cosa c’entra tutto questo con la meditazione. Ebbene,
supponi di essere proprio tu l’oggetto della tua osservazione… in che modo
dovresti operare per conoscerti veramente?
Ma vediamo di partire dall’inizio: perché mai dovresti desiderare di
osservare te stesso? Non è una cosa a cui sei abituato; nessuno te l’ha
insegnato e, quando tua madre ti strillava: “Ma guardati!”, non si riferiva
affatto alla tua condizione mentale, ma a come ti eri conciato, giocando in
giardino!
Ebbene, se decidi di iniziare a osservare te stesso, probabilmente scoprirai,
come confermano anche le ricerche più recenti, che per circa metà delle tue
ore di veglia non sei presente e, anziché focalizzarti sulla tua vita, sei perso in
un mondo onirico e illusorio. E come la scienza conferma, scoprirai anche tu
che, per quanto meraviglioso possa essere il tuo sogno, stai meglio quando sei
presente, nel quieora, che quando sei assente.
Immagina che un medico ti diagnostichi una malattia che dimezzerà la
durata della tua vita: di sicuro questa notizia catturerà la tua attenzione,
spingendoti a modificare la tua realtà quotidiana di conseguenza; a quel
punto, non hai più scuse per rimandare ciò che davvero vuoi vivere. E molto
spesso accade che quel guizzo di vita incida sul decorso della malattia.
A maggior ragione, se presti attenzione a te stesso, ti lascerà sconcertato
scoprire che il tuo vivere senza essere davvero attento e presente a ciò che fai,
ovvero quando sei in modalità di “fuga nel mondo dei sogni”, è
accompagnato da una felicità minore, una sorta di apatia che facilmente attira
malanni. E se appartieni alla grande maggioranza di coloro che preferiscono
non essere infelici – anzi, vogliono vivere al massimo e al meglio –, il
semplice rendertene conto risveglierà la scintilla di consapevolezza che ti
anima e attende solo di essere stimolata!
D’altra parte, potresti anche avere già ben chiaro che, qualsiasi cosa tu
faccia, ti riesce sicuramente meglio se sei quantomeno presente; oppure
potresti anche aver già assaporato il piacere di rilassarti semplicemente e aver
notato che rimanere nel presente è molto più distensivo che lasciarsi
trasportare dai pensieri e dalle emozioni in drammi passati o futuri.
Benissimo! Se hai già integrato queste comprensioni e hai deciso di non
avanzare più a tentoni, inciampando a ogni passo, sarebbe bene includere la
consapevolezza anche solo mentre cammini. Provaci! Per qualche minuto,
sperimenta la camminata consapevole, e se ti risulta difficile essere attento e
presente nei tuoi passi, immagina quanto possa essere faticoso ricordarsi di
osservare i pensieri e le emozioni! Però, nulla è perduto: già rendersi conto
della propria inconsapevolezza è un enorme passo consapevole; una volta
acquisita quella comprensione, è davvero consigliabile impegnarsi con
totalità, raccogliendo con coraggio la sfida offerta dalla meditazione.
La scienza dell’auto-osservazione che caratterizza la meditazione è
alquanto delicata: quando l’osservatore stesso diventa il soggetto della propria
osservazione scientifica, come puoi sapere chi sta osservando e chi viene
osservato? Chi è questo osservatore? Chi sono io? Se, per poter fare
affidamento sul termometro, è importante sapere che funzioni bene, conoscere
lo stato dell’osservatore non è certo meno importante!
Non voglio rovinarti la sorpresa… leggi semplicemente il libro, e
soprattutto sperimenta: sarà un viaggio davvero affascinante…
Inutile dire che, se il nostro sistema nervoso, per quanto formidabile sia,
non riesce ad accorgersi del fatto che stiamo viaggiando nello spazio a
migliaia di chilometri all’ora ed è convinto che siamo fermi, sarà bene
diffidare di tutte le convinzioni, di tutti gli arroganti e sprezzanti “io lo so” su
cui facciamo affidamento, da cui ci lasciamo immancabilmente ingannare.
Il vero problema, in questo contesto, è rappresentato dalla mente umana,
che ci pone un dilemma che tutti dobbiamo affrontare: poiché siamo sempre
stati convinti che il nostro essere coincida con la nostra mente e che questa
rappresenti la nostra unicità, diamo per scontato che sia sensato fare
affidamento sulla mente anche per investigare la mente stessa.
La maggior parte degli scienziati adotta questo approccio, senza neppure
accorgersi che non è affatto scientifico.
Poiché tutti sappiamo di non essere obiettivi, per verificare l’efficacia di un
farmaco, gli scienziati conducono sempre dei “test a doppio cieco”. Tuttavia,
quando si tratta della mente, quegli stessi scienziati sono semplicemente
convinti di “sapere” la risposta, proprio come i loro geocentrici predecessori
“sapevano” che il Sole girava intorno alla Terra.
L’intera comunità scientifica è sicura che la mente umana sia capace di
studiare se stessa, ma se anche il migliore scienziato del mondo non riesce a
essere imparziale quando si tratta di valutare l’efficacia di un nuovo
medicinale, è facile immaginare quanti pregiudizi entrino in campo quando
cerchiamo di impiegare la nostra intelligenza mentale per studiare le nostre
stesse menti, cariche fino all’inverosimile di condizionamenti!
Per fortuna, i tempi stanno cambiando: di recente alcune delle convinzioni
più radicate a cui si aggrappano gli scienziati, convinti della centralità
assoluta dalla mente, hanno cominciato a sgretolarsi sotto la pressione del
miglior amico che da sempre accompagna la scienza nelle sue ricerche: il
dubbio – quel dubbio, motivato dalla scienza stessa, che dovrebbe spingere a
domandarsi se la mente riuscirà mai a vedere se stessa in modo oggettivo…
In Oriente, da millenni il funzionamento degli esseri umani ha suscitato in
molte persone lo stesso interesse mostrato dai moderni scienziati in camice
bianco. Non disponendo di alcuna attrezzatura, questi ricercatori potevano
solo fare affidamento sulla propria attenta osservazione della mente e del
corpo, ed è proprio su queste basi che è nata quella che potremmo chiamare
“scienza della dimensione interiore”. Questa scienza si basa dunque
sull’osservazione e sulla sperimentazione, ossia sugli stessi fondamenti della
scienza della dimensione esteriore.
Il contributo offerto da Osho all’umanità consiste precisamente in una
sintesi fra Oriente e Occidente: una comprensione combinata di questi due
approcci, che si fondono in una scienza unica e completa. L’approccio di
Osho non è altro che un sistema aperto basato unicamente sull’osservazione
passiva: la chiave, l’elemento fondamentale, non è l’oggetto che si sta
osservando, bensì l’esistenza e l’osservazione di ciò che è.
La comprensione di fondo da lui condivisa è questa: è possibile osservare,
senza alcuna esclusione, qualsiasi cosa su cui l’osservatore focalizzi la sua
attenzione. E l’aspetto meraviglioso di questa scienza è che ciascuno si può
trasformare in uno scienziato creando un proprio laboratorio – ovvero, è
possibile lavorare su di sé, direttamente!
Non sono necessarie credenze né atti di fede, non sono richieste
appartenenze o sistemi mutuati da qualcuno: è sufficiente adottare il metodo
scientifico elementare che consiste nel formulare un’ipotesi e verificarla in
prima persona. Se viene smentita, nessun problema – finirà nel tuo cestino
della carta straccia, che probabilmente è già mezzo pieno –, ma se funziona,
hai scoperto la chiave d’oro! E non ci sono controindicazioni o aspetti
negativi.
Negli ultimi decenni sta accadendo proprio questo. Oltre alle ricerche più
recenti sui benefici dell’essere presente, cui ho accennato poc’anzi, esistono
diversi studi molto interessanti che aiutano ad apprezzare il valore della
meditazione.
È risaputo, per esempio, che per i due terzi delle volte in cui la gente va dal
medico, il problema è legato allo stress. Gli scienziati hanno quindi sottoposto
dei poveri topolini a una forte tensione e hanno notato che una parte del loro
cervello aumentava di volume. Si sono accorti che quella stessa parte del
cervello era ingrossata anche negli esseri umani stressati, ma risultava più
piccola nelle persone che meditano. Hanno anche notato che, nei meditatori, i
normali cambiamenti legati all’età erano meno pronunciati… e, tra l’altro, la
meditazione è decisamente più economica di una crema antirughe!
In un altro affascinante esperimento condotto dal Massachusetts Institute of
Technology (MIT), i ricercatori hanno invitato dei volontari a partecipare a un
corso di meditazione di un’ora al giorno, per otto settimane. I partecipanti
sono stati suddivisi in modo casuale in due gruppi: il primo ha seguito il
corso, mentre il secondo è stato messo in lista d’attesa.
Terminato il corso, tutti i volontari sono stati chiamati, uno alla volta, per
un’intervista che apparentemente non aveva nulla a che vedere con il
progetto.
Entrando in sala d’attesa, due delle tre sedie presenti erano occupate dai
ricercatori che conducevano l’esperimento, ovviamente all’insaputa dei
volontari. Quindi faceva il suo ingresso un terzo ricercatore, che fingeva di
stare male e di avere bisogno d’aiuto.
Gli altri due ricercatori presenti non mostravano segni di reazione. Di
solito, le persone si adeguano al comportamento della massa, per cui se
nessuno accenna a muoversi, anche loro non fanno nulla. In questo caso,
invece, i risultati sono stati incredibili: mentre solo il ventuno per cento dei
soggetti che non avevano meditato si alzava per soccorrere l’uomo sofferente,
un buon cinquanta per cento di quelli che avevano seguito il corso di
meditazione si alzava per aiutare la persona in difficoltà.
A quanto pare, dunque, tutto quello che si dice della meditazione – ossia
che si tratta di un atto di egoismo in cui, invece di “amare il prossimo”, ci si
limita a osservare il proprio ombelico – è semplicemente falso.
E per chiarire meglio l’idea di questo “io” o “sé” che sembra stare a cuore a
tutti noi, è fondamentale tener presente che la scienza moderna ha finalmente
confermato un’altra comprensione raggiunta da tanti “entronauti” di ogni
epoca e Paese, fin dall’antichità: la nostra cosiddetta “identità” non è che una
favola che ci raccontiamo prima di andare a letto, in modo da avere qualcosa
di cui parlare alle feste. In realtà nessuno di noi è uno specchio d’acqua
immobile, bensì un processo, un fiume che scorre.
Tutto questo è molto elettrizzante e si adatta a meraviglia alle recenti
scoperte che evidenziano come il cervello sia un organo estremamente
plastico, ricco di cellule che non hanno una funzione fissa, ma cercano di
volta in volta un compito da svolgere.
Una conferma ulteriore del fatto che non siamo specchi d’acqua immobili;
in realtà non siamo neppure dei fiumi, quanto piuttosto un “fiumeggiare” –
“un fluire” – sottoposto a un costante processo di rimodellamento, a seconda
di ciò che accade momento per momento. Le implicazioni di questa
comprensione sono stupefacenti: significa che, nel corso della nostra vita, in
ogni singolo istante, siamo costantemente impegnati a ricreare noi stessi.
Il modo in cui lo facciamo dipende da noi, ed è una responsabilità
spaventosa, specie per gli aspetti della nostra personalità che di solito
imputiamo a nostro padre, a nostra madre, a dio o comunque a qualcun altro.
Se decidessi di trovare una risposta all’antica domanda: “Chi sono?”, ti
renderai conto che c’è ben poco di davvero strutturato e immutabile: in gran
parte ciò che siamo dipende da noi!
La conferma viene da altri esperimenti che hanno dimostrato come il
semplice tenere il volto imbronciato per tre giorni di seguito riesce a
provocare una forte depressione; e questo perché, di fondo, noi siamo un
fenomeno che si autocrea.
Tutti sappiamo di essere nati all’interno di una particolare cultura e di una
certa religione, di onorare una bandiera nazionale, di avere una mentalità
fondata sulla superiorità maschile e via dicendo. Tutte queste convinzioni ci
vengono inculcate nel corso della nostra educazione e restano sepolte nel
nostro inconscio, senza che neppure ce ne rendiamo conto: senza
accorgercene, veniamo condizionati ad accettare questi valori come se fossero
parte di noi.
È stato scoperto che il cervello è come un incredibile computer biologico
programmato da molti fattori di questo genere, che danno vita a ciò che
chiamiamo “mente”. Le moderne neuroscienze sostengono che “due cose che
si attivano contemporaneamente si rinforzano reciprocamente”: ogni volta che
agisci in base alla convinzione secondo cui “ciò che è nero è negativo e ciò
che bianco è positivo”, oppure in base all’idea che gli uomini sono superiori
alle donne, anche in modo inconscio, rafforzi quell’abitudine acquisita e
diventi sempre più convinto della sua correttezza.
Ma ecco la novità più esaltante. Esiste un disturbo chiamato “sindrome
ossessivo-compulsiva”. Supponi, per esempio, di essere una di quelle persone
che si sentono costrette a lavarsi le mani cinquanta volte al giorno, per
eliminare i germi che immaginano debbano essere rimossi. Da un certo punto
di vista, sai che è assurdo, ma vai ugualmente a lavarti le mani, perché il
gruppo di neuroni preoccupato di avere le mani coperte dai germi e quello che
ti guida verso il bagno sono sempre più strettamente collegati.
In realtà, quella sindrome è la versione estrema di un comportamento che
tutti ripetiamo in continuazione: se qualcuno canta l’inno nazionale, la
maggior parte della gente scatta in piedi; quando, la domenica, suonano le
campane, sentiamo l’impulso di andare in chiesa. Non facciamo che ripetere
questi schemi di continuo… che si tratti del bisogno di andare alla sinagoga il
sabato, di giocare alla lotteria, di fumare un’altra sigaretta, di fare uno
spuntino prendendo qualcosa direttamente dal frigorifero, oppure di rimanere
sdraiati a letto in preda a qualche pensiero ricorrente invece di dormire.
Ebbene, la cosa davvero affascinante è questa: gli scienziati hanno scoperto
che questo disturbo si può curare con la meditazione!
Funziona così: un gruppo di neuroni comunica che è ora di assumere un po’
di nicotina, mentre un altro gruppo di cellule nervose ti spinge a infilarti la
mano in tasca per estrarre sigarette e accendino. Probabilmente ti ritroverai a
fumare ancor prima di aver realizzato ciò che è accaduto! Quando decidi di
smettere di fumare, non appena si attiva l’impulso eccitante prodotto dal
primo gruppo di neuroni, dai immediatamente istruzioni alle cellule nervose
inibitorie appartenenti al secondo gruppo di neuroni di contrastare
l’eccitazione, in modo da non essere più costretto a fumare una sigaretta, a
mangiare della cioccolata… o a chiamare tua madre.
Che gli impulsi siano di carattere stimolante o inibitorio, “due cose che si
attivano contemporaneamente si rinforzano reciprocamente”. In entrambi i
casi, dunque, continui a rafforzare il collegamento fra questi due gruppi di
neuroni, ed è per questo che combattere queste abitudini non funziona quasi
mai.
In un lontano passato, circa venticinque secoli fa, un gentiluomo di nome
Gautama il Buddha ha spiegato che è necessario raggiungere una
consapevolezza priva di scelta. Ovvero, visto che, sia sostenendo sia
combattendo quell’abitudine, di fatto rafforziamo il collegamento fra le due
reti di neuroni, l’unica possibilità che abbiamo è evitare di fare entrambe le
cose – e l’essenza della meditazione consiste precisamente nel non fare nulla,
evitando di assumere un atteggiamento favorevole o contrario.
Proprio così, l’ho appena spiegato, ed è esattamente per questo che la
meditazione funziona splendidamente sia con i disturbi ossessivo-compulsivi
che con qualsiasi altra forma di compulsione, inclusa l’abitudine a vivere
come se fossimo entità fisse, immobili e stagnanti.
Questo processo è assolutamente scientifico: se davvero si osserva con
consapevolezza una di queste abitudini inconsce, svanirà completamente da
sola, al cento per cento. Se svanisce solo per metà, significa che ne abbiamo
osservato solo il cinquanta per cento.
Non c’è da stupirsi che oggigiorno, negli Stati Uniti, la stampa non si
occupi d’altro che di meditazione e quell’interesse stia dilagando in tutto
l’Occidente! La chiamano “mindfulness” o “presenza consapevole”, una
contrazione dell’espressione “retta presenza consapevole” – l’altro modo con
cui il Buddha descriveva la consapevolezza priva di scelta. E ogni anno più di
cinquecento pubblicazioni accademiche gettano ulteriore luce sulle diverse
modalità con cui la meditazione innesca un processo universalmente benefico.
Dal momento che i vantaggi di avere impiegati sani, felici, creativi e
presenti diventano sempre più ovvi, molte delle grandi società americane,
soprattutto nella Silicon Valley, hanno cominciato a interessarsi alla
meditazione. Non solo: in un modo o nell’altro, la meditazione è sempre più
utilizzata nelle scuole, o per alleviare i traumi dei veterani di guerra, o per i
medici affetti da forme di esaurimento nervoso… e per una gamma di
problemi sempre più ampia, via via che se ne approfondisce la conoscenza e
soprattutto la comprensione.
Nel mondo contemporaneo, perennemente ossessionato dall’essere famosi
e riconosciuti, la meditazione costituisce un sostegno per celebrità quali
Nelson Mandela, Steve Jobs, Madonna, Sting, Tiger Woods e per ogni sorta di
star o personaggio pubblico più o meno noto.
A questo punto, una cosa è certa: vale la pena sperimentare; in questo
modo, quantomeno, saprai per esperienza diretta se tutto quell’interesse è
giustificato e se la meditazione può funzionare anche nel tuo caso.
Ecco dunque alcuni elementi su cui fondare quello che va visto come un
esperimento: per prima cosa, è fondamentale comprendere che la meditazione
si basa sull’osservazione, sull’osservare senza giudizio tutto ciò che accade
dentro e fuori da te, di qualsiasi cosa si tratti. Che tu sia a casa o al lavoro, che
sia mattina o sera, l’osservatore avrà sempre qualcosa da guardare!
In secondo luogo, ricorda che se la mente è spesso persa nel suo mondo
onirico, il corpo è sempre presente, si trova sempre quieora; quindi, se vuoi
scoprire il segreto per essere presente alla tua stessa vita, il corpo rappresenta
un ottimo appiglio.
La terza cosa da tenere a mente è che quando furono messe a punto tutte le
forme di meditazione che ancora si praticano restando seduti, la gente era
molto diversa.
Ricorda che la mente è estremamente duttile: immagina quanto sarebbe
diverso il tuo cervello se passassi dodici ore al giorno a lavorare nei campi, se
andassi a dormire al tramonto perché non disponi di luce elettrica e se, nel
corso dell’anno, la tua unica nuova conoscenza fosse una persona che si trova
a passare per caso dal tuo villaggio.
Oggigiorno, la tua mente iperattiva ti impedisce di restare immobile, per
cui diventa cruciale meditare in modo dinamico. Lo stato attuale del tuo
cervello rende molto più semplice cominciare l’osservazione mentre sei
immerso nell’attività: per questo le Meditazioni Attive di Osho e le tecniche
“per chi ha fretta” proposte in questo libro sono davvero preziose.
Paradossalmente, se ti sforzi di rimanere seduto immobile, noterai soltanto
il folle movimento vorticoso della tua mente; mentre se rimani in
osservazione, pur continuando a svolgere le mille attività della tua vita, ti
accorgerai che dentro di te esiste un centro silenzioso.
Potresti anche scoprire che, prima di raggiungere uno stato di quiete e di
rilassamento, dovrai spazzare via una parte considerevole di questa tua mente
votata alla follia. In ogni caso, questo splendido libro ti offrirà una gamma
sufficientemente ampia di modi per scoprire chi o che cosa sei – o
quantomeno per scoprire chi non sei.
È sufficiente che ti avvicini alla meditazione in modo sincero ma senza
troppa serietà. Sii giocoso, trova dei metodi che ti divertano e ti procurino
piacere, e questo viaggio ti condurrà ovunque tu debba andare!
John Andrews è un medico chirurgo, membro del Royal College of
Physicians, autore di saggi e articoli sulla meditazione. È anche stato il
medico personale di Osho; per molti anni, fino ai suoi ultimi giorni, si è preso
cura del suo corpo.
In qualità di meditatore e di scienziato, ha sempre amato seguire e
raccontare il processo con cui la comunità scientifica è passata da una
graduale accettazione della meditazione fino all’attuale interesse dilagante.
I suoi lavori più recenti riguardano il passo conclusivo verso un
esperimento individuale che non ha fine, in realtà. Come spiega Osho, si
tratta di un “esperimento aperto” in cui “qualsiasi verità possa presentarsi
in seguito può essere assorbita da questo sistema, senza creare alcun
conflitto”.
E i tempi sembrano essere maturi: adesso siamo finalmente in grado di
passare da quella che spesso è una pletora di approcci diversi, forieri di
confusione, all’approccio semplice, chiaro e pratico di Osho alla meditazione
– il primo grande passo avanti nel processo di scoperta della consapevolezza
in venticinque secoli!
Come usare questo libro
“Il passato era più sano, da un punto di vista spirituale, e questo perché la
mente non era sollecitata da così tanti stimoli simultaneamente; non era
sovraccaricata. Oggi lo è, e ciò che non viene assimilato crea nevrosi. Sarebbe
come mangiare e riempire il corpo di continuo: ciò che non viene digerito si
rivela un veleno. E quello che mangi è meno ‘pesante’ di ciò che senti e che
vedi.
Dai tuoi occhi, dalle tue orecchie, da tutti i tuoi sensi, a ogni istante ricevi
mille e uno stimolo. E non hai il tempo per assimilare. È come essere seduti
perennemente a un tavolo da pranzo e mangiare, mangiare e mangiare,
ventiquattr’ore su ventiquattro.
Questa è la situazione in cui si trova la mente moderna: è sovraccarica,
un’infinità di cose la appesantisce. Non è affatto una sorpresa, quindi, che
crolli, prima o poi. Ogni meccanismo ha dei limiti. E la mente è uno dei
meccanismi più sottili e delicati.
Una persona veramente sana riserva il cinquanta per cento del suo tempo
ad assimilare le sue esperienze. Cinquanta per cento azione, cinquanta per
cento non-azione – questo è il vero equilibrio. Cinquanta per cento pensiero,
cinquanta per cento meditazione – questa è la cura.
La meditazione non è altro che un tempo in cui ti puoi rilassare
completamente in te stesso, in cui chiudi tutte le tue porte, tutti i tuoi sensi,
agli stimoli esterni. Scompari dal mondo. Ti dimentichi il mondo, quasi non
esistesse più – niente giornali, niente radio, niente televisione, niente persone.
Sei solo nel tuo sé più intimo, rilassato, a casa.
In quei momenti, tutto ciò che si è accumulato in te viene assimilato. E ciò
che non serve a niente viene espulso. La meditazione funziona come una
spada a doppio taglio: da un lato assimila tutto ciò che è nutriente, dall’altro
rifiuta ed espelle tutto ciò che è pattume.”
Osho
Oggigiorno sono i disagi psicofisici e il disordine esistenziale che spingono a
prendersi cura di sé, alla ricerca di un equilibrio e di uno stile di vita più
sano.
Un’informazione tra le tante può aiutare a capire la gravità della
situazione: già nel 2009, uno studio dell’Università La Sapienza di Roma
segnalava alcuni dati allarmanti, oggi ritenuti validi “per difetto”! In
pratica, sommando i dati relativi alle malattie cardiovascolari e intestinali, ai
tumori e ad altri problemi che vedono nella frenesia spasmodica che ritma le
nostre giornate una delle cause principali, sette italiani su dieci muoiono per
patologie legate allo stress che ne consegue.
Questo stato di cose avvicina alla meditazione partendo da uno stato di
necessità – ovvero, quando risulta evidente che un danno è stato fatto! A quel
punto, si deve tener conto di quei passi di troppo: il semplice disagio
potrebbe essere diventato un malessere costante, oppure aver preso la forma
di una malattia psicosomatica o organica. In ogni caso, è diventato qualcosa
che non può più essere tenuto a bada con la noncuranza o soffocando i
segnali dati dal corpo con i soliti “farmaci da banco”.
Stando così le cose, è davvero importante aver chiaro che nessuno dei
consigli, degli insegnamenti o dei metodi suggeriti in questo libro intende
sostituire la diagnosi e/o le prescrizioni di un medico, di uno psichiatra o di
uno psicoterapeuta; né tantomeno presuppone l’interruzione di una cura o si
vuole sostituire ad alcun intervento che la scienza medica suggerisce, nel
caso in cui la patologia abbia intaccato il corpo, soprattutto se si tratta di
organi vitali come cuore, fegato, reni e intestino (le parti più colpite quando
la frenesia della vita moderna arriva a logorarci al punto da alterare il
naturale funzionamento dell’organismo).
D’altra parte, ormai anche la scienza medica ha fatto passi incredibili nel
vedere il paziente come unità organica, in cui le diverse componenti
interagiscono, allargando il concetto di salute all’armonia che nasce quando
il corpo, la mente e il sentire operano all’unisono.
Molti medici sono arrivati a comprendere – e ad accettare – che è possibile
creare momenti armonici nei quali affiora qualcosa nella vita di una persona
definibile come anima. Un’essenza impalpabile che i Maestri di vita di ogni
epoca e Paese indicano come l’elemento fondante della nostra esistenza; ed è
questo che, in ultima analisi, dà significato al nostro agire.
In questo senso, le condivisioni di un Maestro di Realtà, quale è Osho,
permettono di allargare la percezione di sé a una visione più ampia, in grado
di stabilizzare la propria vita in una dimensione di benessere e di armonia,
salubre per eccellenza.
In quest’ottica, le intuizioni contenute in queste pagine sono sicuramente
parti integranti e fondamentali di qualsiasi cura connessa con l’acuirsi di
quel “disagio della civiltà” giunto a un punto di grave criticità. Inoltre, i
metodi qui consigliati sono sicuramente validi come strumenti di prevenzione,
oltre che di riequilibrio; fattore quest’ultimo da non sottovalutare, in quanto
spesso molti disturbi “guariscono” proprio quando si risolve lo squilibrio di
cui sono un semplice segnale. Il loro utilizzo, come si vedrà, è immediato e
diretto, e non richiede alcuna conoscenza a priori, né presuppone affiliazioni
di sorta a tradizioni, dogmi o dottrine. Sarà la semplice pratica e la costante
sperimentazione a dare il senso della loro validità e a ritmarne gli utilizzi.
Vista la tendenza a ricordarsi di sé e a prendersi cura del proprio equilibrio
psicofisico in stato di necessità, è consigliabile includere queste tecniche
partendo dalla prospettiva di dedicare un po’ di tempo a se stessi per
prendere le distanze da obblighi e impegni, coltivando una presenza
consapevole – la parte di noi in grado di gestire il vorticare del mondo come
un’opportunità di gioco e creatività – e attivando il semplice ascolto di sé.
In questo modo, sarà facile vedere ciò che occorre nel momento per non
essere più prede e vittime di impegni, responsabilità, ruoli, doveri e
quant’altro scandisce una vita fortemente proiettata verso mete, conquiste e
realizzazioni – orizzonti che rimangono sempre lontani e irraggiungibili.
Lo spirito con cui avvicinarsi a questo esperimento non deve essere la
conquista, un dovere, un obbligo, un “fare anche questo” (pur di stare bene!)
quanto piuttosto un non fare… così da iniziare a essere, e da lì incamminarsi
verso i piaceri semplici che fanno la differenza e rendono la vita degna di
essere vissuta.
All’inizio, si può giocare con la propria energia vitale e con l’idea della
consapevolezza, utilizzando quanto suggerito in modo del tutto spensierato:
la cosa migliore è provare senza impegno alcuni dei metodi istantanei, quasi
fossero “pillole olistiche” prese al posto dei soliti analgesici o “corroboranti
distensivi” con cui si è abituati a tener a bada quei fastidiosi segnali che il
sistema utilizza per comunicare di aver bisogno di una pausa.
Ascoltare se stessi, il proprio corpo e i messaggi dell’organismo renderà più
facile cogliere intuitivamente ciò che occorre per riequilibrarsi nel
momento. In questo senso, è bene tener presente che, tra le tante innovazioni
introdotte da Osho nel mondo della meditazione, una fa davvero la differenza:
non è l’essere umano che deve adattarsi alla tecnica o al metodo di
meditazione, ma sono i metodi che devono essere funzionali al singolo
individuo, nel momento. Ed è per questo che molte delle strategie proposte
sono funzionali all’immediatezza, ovvero sono efficaci se fatte all’improvviso,
proprio per rompere lo schema mentale più integrato dentro di noi che spinge
a ridurre ogni cosa a “metodologia”, cosa che impedisce qualsiasi
naturalezza e il normale fluire dell’energia vitale.
Nell’introdurre il gioco della meditazione nella propria vita, è importante
ricordarlo e cambiare il metodo, in base a come ci si sente: alcuni potrebbero
aver bisogno di sfogare un eccesso di tensioni trattenute, altri potrebbero
avere la necessità di fluire, altri ancora di risvegliare sensibilità e sensi
soffocati da giornate trascorse in spazi angusti e affollati. Nulla è definibile a
priori!
Non va dimenticato quanto accennato nelle premesse: nella sua realtà più
intima, la vita è una corda tesa tra due abissi, e a ogni istante occorre
riequilibrarsi. In quest’ottica, soltanto ciascuno di noi può sapere ciò di cui
ha bisogno nel momento: riposo o azione, stare un po’ con se stesso o
incontrare l’altro, amare o amarsi.
Nella parte quarta del libro vengono suggerite diverse tecniche di rara
efficacia, con cui fare i primi esperimenti: rilassare il respiro (vedi il
metodo “Semplice e naturale” o “La prima chiave è il respiro”), sviluppare
l’attenzione (vedi il metodo “L’attenzione rilassata”), liberarsi nell’immediato
delle tensioni (vedi il metodo “Prenditi il tuo spazio”).
L’accento posto da Osho sulla necessità di riequilibrarsi solleva la questione
e la necessità di essere consapevoli di un centro, qualcosa che esiste in noi,
ma che viene abitualmente ignorato. È una connessione importante, che non
va sottovalutata: nella terza parte si possono trovare gli strumenti utili per un
processo di integrazione fondamentale, in grado di aiutare a cambiare la
prospettiva da cui guardiamo il mondo. Ed è bene ricordare che il vero stress
non dipende tanto dai fattori esterni, ma è legato principalmente al modo in
cui noi interpretiamo ciò che ci capita.
E per coltivare un intimo contatto con questo centro, nel quotidiano, è
anche bene ricordare che il respiro è il ponte principe, in grado di fare
miracoli! Nel libro vengono suggerite diverse meditazioni che usano il respiro
per attivare una presenza consapevole, per un rilassamento immediato, per
un cambiamento di dimensione o prospettiva, per scendere più intimamente
dentro di sé, per arrestare tempeste emotive e uscire da stati emotivi negativi.
Per i singoli metodi, si veda l’indice ragionato delle tecniche alla voce
relativa.
In realtà, non esiste un ordine o un punto di partenza prestabilito da
seguire: ciascuno può crearsi il proprio, una volta messo a fuoco ciò che si è
e dove si è, nel momento. Nell’indice delle tecniche si è cercato di accorpare i
tanti metodi suggeriti all’interno di insiemi primari che ne facilitino la messa
a fuoco.
Il consiglio è di non sforzarsi a etichettare o a capire tutte queste cose in
quanto concetti: sarà la sperimentazione a offrire una definizione, e a
suggerire ciò che può essere di maggior utilità volta per volta. Non solo: ben
presto, l’intuizione che sempre accompagna l’attivazione della presenza
consapevole aiuterà a scegliere tra i metodi proposti quello più in sintonia
con ciò che si deve sciogliere nel momento, e questo perché, passo dopo
passo, risulterà evidente su cosa e dove occorre intervenire per riequilibrarsi.
Di certo, uno dei fattori da gestire diversamente, essendo oggi il punto di
maggior squilibrio, è l’alimentazione. Imparare ad alimentarsi è
fondamentale per trovare nel cibo ciò che può aiutare a contrastare gli effetti
dannosi di una vita troppo soggetta al disordine. Come primo passo, è bene
ricordare che noi siamo ciò che mangiamo; ma soprattutto siamo come
mangiamo! Nel libro vengono suggeriti alcuni comportamenti utili a
cambiare modo di nutrirsi, partendo da un’attitudine consapevole (vedi la
tecnica “Mangia in modo consapevole”), così da perdere l’abitudine a
ingurgitare cibo, solo per riempirsi lo stomaco. Un altro modo per soffocare
ciò che l’organismo vuole comunicare.
Coltivare l’arte dell’ascolto, mentre si decide che cosa mangiare, può
avvicinare agli alimenti con la propensione a sentire ciò di cui il corpo ha
bisogno; un percorso progressivo che può portare a includere la regola
fondamentale di una vita equilibrata, suggerita secoli fa da un Maestro Zen
che spiegava: “Io mangio quando ho fame e dormo quando ho sonno”.
Cosa che sembra semplice, ma non è affatto facile se il quotidiano è vissuto
all’insegna di ritmi frenetici, in cui il tempo non basta mai; o di perenni
frustrazioni che portano a trasformare il nutrirsi in momenti di indispensabile
gratificazione che spingono a ingurgitare qualcosa che fa di tutto, tranne che
nutrire!
In ogni caso, se effettive alterazioni metaboliche, dovute a
un’alimentazione disordinata o scorretta, sono il tuo cruccio, ricorda che
soprattutto in questo caso è consigliabile partire con analisi ed esami in
grado di rilevare la soglia di rischio per la tua salute; e i conseguenti passi
per rimettere le cose a posto possono essere suggeriti soltanto da un medico.
Di nuovo, in casi complessi è importante rivolgersi a un esperto qualificato
che aiuti ad avvicinarsi ai giusti alimenti, evitando ciò che potrebbe
appesantire ulteriormente l’organismo.
Sicuramente un consiglio, che può essere trasformato in un semplice
esercizio di consapevolezza di buon uso quotidiano, è bere molto: almeno
otto/dodici bicchieri d’acqua al giorno, ma anche spremute di frutta fresca –
è un aiuto quasi a costo zero, per eliminare le tossine con costante
naturalezza. Nella sua semplicità, questo semplice impegno compensa
un’inconsapevolezza di sé ormai connaturata con i ritmi frenetici che
scandiscono la quotidianità collettiva.
Un altro segnale di all’erta che qualcosa non va è l’insonnia e in generale i
disturbi del sonno. Le statistiche parlano, solo in Italia, di dodici milioni di
persone che non riescono più a dormire serene a causa di sindromi varie.
Sono sintomi che non vanno sottovalutati; se hai questi problemi, nella terza
parte, trovi spunti interessanti nel capitolo “Molla la tensione” e un valido
esperimento nella tecnica “La pace del cuore”. E nella quarta parte può
aiutare moltissimo l’esercizio “Lascia andare l’irrequietezza”, ma è
fondamentale ricordare di non praticare “metodi attivi” nelle ore che
precedono il momento di andare a letto, privilegiando tutto ciò che è
rilassante e distensivo. Inoltre, è bene aver presente che alcune delle
abitudini usate per facilitare il sonno hanno in realtà effetti collaterali che
peggiorano la situazione: l’alcol, per esempio, induce sonnolenza; ma poi si
rischia di svegliarsi nel cuore della notte e di non riaddormentarsi più, a
causa di un “effetto rebound” che sopraggiunge a circa un’ora di distanza
dall’assunzione della bevanda alcolica. Oppure, chi fuma, un’abitudine
indotta principalmente dal bisogno di rilassarsi, assume di fatto uno
stimolante – la nicotina – privo di qualsiasi effetto sedativo!
Molti di quanti si sono avvicinati alla visione di Osho si sono resi conto della
necessità di affrontare il problema del proprio squilibrio esistenziale alla
radice. Ovvero, si sono resi conto che la loro vita ribolliva troppo – quasi
fosse un vulcano sul punto di esplodere – di tante, troppe cose ignorate,
subite, soffocate, tappate dentro di noi; un’abitudine consolidatasi nel tempo,
che ha reso “normale” un comportamento repressivo, basato su un forte
autocontrollo.
Il risultato è un accumulo vertiginoso di cui si potrebbe non essere
consapevoli, ma che si avverte come un peso dentro di noi, che grava proprio
quando si ha bisogno di rilassarsi. Qualcosa che, paradossalmente, può
anche spaventare e indurre a comprimere ancora di più il non detto, il non
vissuto, il non espresso; spingendo a evitare qualsiasi reale intimità con se
stessi… al solo terrore di doversi confrontare con tutto quel caos!
Se si è alla ricerca un equilibrio naturale, è bene sapere che non esiste una
via di fuga: quel caos va riconosciuto, affrontato, risolto e dissolto. Ovvero,
solo liberando lo spazio interiore da ogni accumulo sarà possibile una vita
nuova e diversa; leggera e in grado di accogliere di nuovo il riposo come
parte integrante dell’azione.
A costo di ripetersi troppo, il riconoscimento del proprio disagio e della
sua gravità dipende dal singolo individuo: prenderne coscienza è in effetti il
primo passo reale verso la soluzione. Se ancora si pensa di poter resistere, di
tirare avanti malgrado tutto – addirittura si sceglie di guardare altrove –,
ignorando se stessi… non c’è metodo che tenga! Ed è probabile che anche la
sperimentazione si riveli del tutto inefficace; oppure, come spesso accade, si
potrebbe usare la meditazione come oasi felice, in cui rifugiarsi
temporaneamente, per avere un po’ di refrigerio. Ma non ci si deve scordare
che una vita viva è un’altra cosa!
A tutti, e in particolare a coloro che sentono davvero di essere arrivati al
capolinea, perfettamente scontenti di ciò che è la propria esistenza, si
consiglia di iniziare la lettura – e la pratica – con quanto suggerito nella
parte quinta. E questo perché le Meditazioni Attive ideate da Osho sono
oggi quanto di più all’avanguardia esista nel mondo della meditazione; al
punto da vantare una miriade davvero sterminata di imitazioni!
Imitazioni che si consiglia di evitare, in quanto nella proposta originale di
Osho c’è quel tocco in più che fa la differenza: nel suo lavorare con centinaia
di migliaia di ricercatori, egli ha potuto valutare l’efficacia di ciascuna
tecnica in funzione della sua esperienza. E soprattutto è riuscito a cogliere
l’intero processo a partire dalla realizzazione conseguita: un ritorno a casa,
nell’essenza più intima del proprio essere, che è il senso ultimo del viaggio
della nostra vita.
Inoltre, considerando l’alta propensione a estremizzare il proprio stile di
vita, con il conseguente accumulo di squilibri, è consigliabile valutare con
lucidità il proprio stato di salute e i propri limiti, prima di praticare Tecniche
Attive che richiedono sforzi fisici particolarmente intensi. Se per qualsiasi
motivo si hanno dubbi sugli effetti che questi metodi possono avere sulla
propria salute, è bene chiedere consiglio al proprio medico, prima della
sperimentazione.
Questo consiglio è primario per tutti coloro che sono portatori di
handicap, pacemaker, protesi; o sono soggetti a particolari malattie
debilitanti. In questo caso, è davvero consigliabile una visita medica e un
consulto, prima di qualsiasi sperimentazione.
Osho ha sempre consigliato uno “sforzo consapevole”, il che vuol dire
anche, in una società votata alla sedentarietà, un impegno iniziale tale da
permettere all’energia vitale di tornare a fluire, liberandola da irrigidimenti
di muscoli e articolazioni.
Così si rende di nuovo fluido il proprio corpo, ma non per questo si deve
esagerare, puntando tutto sullo sforzo; pertanto, qualora durante la pratica
di queste meditazioni i disturbi persistano – in particolare mal di testa, senso
di nausea, fitte gravi – oltre i tre o quattro giorni, non serve patire da
masochisti ed è bene rivolgersi a un medico, sospendendo la tecnica.
In sostanza, sono il buonsenso, l’ascolto di sé e la consapevolezza i fattori
portanti su cui basare qualsiasi sperimentazione suggerita in queste pagine.
E sarà l’esperienza graduale a consigliare come procedere… tenendo
presente che il primo passo può essere lasciato all’intuizione improvvisa: se,
leggendo, ti senti attratto da un metodo, metti il libro da parte e sperimenta.
Immediatamente! Quella è la tua soglia d’accesso privilegiata a una
dimensione che da tempo ti attende per donarti stupore, meraviglia e
pienezza.
Un ultimo suggerimento: non diventare un “professionista” ma gioca e
divertiti, non rendere un “lavoro” questo prendere coscienza di te: non c’è
nulla da conquistare. La leggerezza accompagnata alla totalità è la cosa più
utile, se vuoi dare spazio a ciò che sei: un’essenza fluida, spontanea, con una
propria armonia innata che attende di essere riscoperta per potersi
manifestare… in poche parole, ricorda che tu sei già ciò che cerchi; ma
proprio il rumore, la fretta e la furia ti hanno portato a dimenticare ciò che
sei. Occorre soltanto riscoprirlo.
E anche solo sapere che è possibile qualcosa di diverso aiuta nel lungo
viaggio della vita a scegliere di dedicarsi a se stessi con maggior
amorevolezza, restando in uno spazio di ascolto di sé, così da prevenire il
concatenarsi di eventi che porta a subire gli effetti di tanta, troppa
inconsapevolezza collettiva. Non a caso, Osho suggeriva: “Scopri te stesso,
altrimenti dovrai dipendere da altre persone che non sanno nulla di ciò che
sono!”.
Non sottovalutare, dunque, la necessità di trovare la tua voce interiore;
così da avvicinarti alla lettura di questo libro con una diversa attitudine:
diventerà facile connetterti a ciò che leggi in base al tuo sentire e, passo dopo
passo, saprai qual è il giusto elemento di cui hai bisogno, così da procedere
sereno dall’oscurità alla luce.
Buon divertimento…

Trova la tua voce interiore


Il primo passo: Chi parla, prego?
Qualsiasi cosa fai, pensi o decidi, chiediti: “Viene da me, o è qualcun altro a
parlare?”. Dopo aver scoperto a chi appartiene veramente la voce, sarai
sorpreso. Forse è tua madre; sarà come sentirla parlare. Forse è tuo padre; non
sarà difficile da scoprire. Tutto rimane registrato dentro di te esattamente
come ti è stato dato la prima volta – i consigli, gli ordini, la disciplina, i
comandamenti. Potresti scoprire molte persone: i preti, gli insegnanti, gli
amici, i vicini, i parenti.
Non occorre lottare. Basta sapere che non è la tua voce ma quella di
qualcun altro – chiunque sia, sai comunque che non la seguirai. Quali che
siano le conseguenze – buone o cattive – ora hai deciso di muoverti con le tue
gambe, hai deciso di essere maturo; sei rimasto bambino fin troppo a lungo.
Sei rimasto dipendente a sufficienza! Hai ascoltato tutte quelle voci e le hai
seguite per un tempo sufficiente. E dove ti hanno condotto? Nel caos!
Il secondo passo: Grazie… e addio!
Dopo aver identificato la persona cui appartiene la voce, ringraziala, chiedile
di lasciarti e dille addio.
La persona che ti ha dato quella voce non era tuo nemico. Non aveva
cattive intenzioni, ma qui non si tratta di intenzioni. Il fatto è che quella
persona ti ha imposto qualcosa che non proviene dalla tua sorgente interiore; e
qualsiasi cosa provenga dall’esterno ti rende schiavo a livello psicologico.
Quando dici chiaramente a una delle voci: “Lasciami”, la tua connessione,
la tua identità con quella voce, è spezzata. Era in grado di controllarti perché
pensavi fosse la tua voce; l’intera strategia si fondava sull’identificazione.
Adesso sai che non sono i tuoi pensieri, non è la tua voce; è qualcosa di
estraneo alla tua natura. Riconoscerlo è sufficiente. Liberati delle voci che
sono dentro di te e vedrai che presto potrai sentire, con grande sorpresa, una
voce sottile e fievole che non avevi mai ascoltato prima… riconoscendo
improvvisamente che è la tua voce.
È sempre stata presente, ma è molto flebile, tenue, perché è stata repressa
da quando eri piccolissimo; e anche quella voce era molto esile, appena un
germoglio che è stato ricoperto da spazzatura, idiozie di ogni tipo. E ancora
adesso continui a portarti dietro tutte quelle stupidaggini, e ti sei dimenticato
di quella piantina che è la tua vita; ma è ancora viva, e sta aspettando di essere
riscoperta… scopri la tua voce e seguila senza paura.
Ovunque ti conduca, quello è lo scopo della tua vita, quello è il tuo destino.
È solo così che potrai sentirti realizzato e soddisfatto. È solo così che fiorisci
– ed è in quella fioritura che, finalmente, accade la conoscenza.

Un corso on line
Alcuni dei contenuti di questo libro sono stati organizzati in un prezioso
programma di apprendimento on line e sono disponibili, in formato audio,
con le registrazioni originali in inglese tratte dai discorsi di Osho, seguite da
istruzioni pratiche.
L’audiocorso di 21 giorni Meditation for Busy People è un programma
ideato espressamente per tutti coloro che non hanno tempo di meditare, ed è
disponibile come applicazione scaricabile da App Store e/o da Google Play.
Ciascuna lezione ha una durata di 15/20 minuti, ed è organizzata in modo
da accompagnare le intuizioni di Osho con una parte pratica in cui si viene
guidati a una meditazione, che si può poi includere nella propria vita
quotidiana.
La traduzione italiana dell’intero Corso è consultabile on line su osho.it
alla pagina: Corsi on line per meditare. E per qualsiasi assistenza potete
contattarci, scrivendo a: info@osho.it
E per chi proprio pensa di non avere il tempo per meditare, non c’è miglior
inizio e stimolo di questo video-suggerimento:
OSHO: No Time for Meditation
http://bit.ly/2bbyvP7
Meditazione per chi ha fretta

“Probabilmente avrai sentito raccontare questo aneddoto riferito a Akbar.

Un giorno entrò nella sala in cui si riuniva la sua corte e disegnò una riga, quindi sfidò i suoi
ministri a rimpicciolirla senza toccarla.
Questi si scervellarono, ma nessuno riuscì a fare ciò che chiedeva l’imperatore senza toccare la
sua linea.
A un certo punto Birbal si alzò e tracciò una linea più lunga sopra quella di Akbar: senza venire
toccata dalla seconda linea, quella disegnata dall’imperatore risultò immediatamente più corta.”
Osho
Parte prima

COMPRENDERE LE RADICI DELLO STRESS


La tensione non ha niente a che vedere con ciò che si trova fuori da te:
riguarda ciò che accade dentro di te.
Riuscirai sempre a trovare una scusa esterna per razionalizzare la tua
tensione, semplicemente perché essere tesi senza alcuna ragione sembra
davvero stupido, ma la tensione non viene dall’esterno: risiede nel tuo stile di
vita scorretto!
Illuminare lo spazio interiore
La saggezza è una trasformazione, non consiste nell’accumulo di fatti, numeri
e informazioni.
Il nostro mondo interiore rimane oscurato perché viviamo fuori da noi
stessi; se, invece, ci rivolgiamo verso l’interno, se la nostra attenzione
comincia a focalizzarsi su ciò che c’è dentro di noi, facciamo luce.
Possediamo tutto ciò che occorre a creare la luce: occorre semplicemente
rimettere le cose al proprio posto.
È come se qualcuno avesse messo in disordine la tua stanza, rovesciando i
mobili e gettando a terra il lampadario; gli oggetti ci sono tutti, ma non sono
al loro posto. Dovrai necessariamente rimettere tutto in ordine, perché vivere
in una stanza in simili condizioni è davvero difficile.
L’essere umano si trova proprio in questa situazione. Abbiamo tutto ciò che
serve, l’esistenza ci ha fornito ogni cosa; veniamo al mondo assolutamente
pronti a vivere la nostra vita al massimo, ma la viviamo al minimo per la
semplice ragione che non rimettiamo mai in ordine le cose.
La nostra attenzione, per esempio, è concentrata all’esterno, ragion per cui
riusciamo a vedere chiunque tranne noi stessi, mentre questa è la cosa più
importante di tutte. Vedere gli altri va benissimo, ma prima dobbiamo
guardare noi stessi! Prima di tutto, è necessario che tu veda te stesso; a quel
punto, da quella posizione privilegiata e da quella condizione di centratura,
potrai guardare gli altri, acquisendo una qualità totalmente diversa.
Dobbiamo quindi rivolgere l’attenzione verso l’interno. La scoperta di sé
consiste precisamente in questo: la tua attenzione – la tua consapevolezza –
deve fare una svolta di centottanta gradi. Ovunque si focalizzi la nostra
consapevolezza, inoltre, quello spazio si illumina.
Non sono contrario al mondo esterno, ma per prima cosa bisogna
preoccuparsi di quello interiore; lo spazio esteriore viene al secondo posto.
Chi si preoccupa del proprio mondo interiore riuscirà facilmente a prendersi
cura anche di quello esteriore.
Essere saggi significa conoscere se stessi, e la conoscenza di sé è l’inizio di
ogni vero conoscere. A quel punto, l’alone formato dalla tua luce può
espandersi progressivamente, illuminando uno spazio sempre più vasto, fino
al momento in cui la tua saggezza includerà ogni cosa, arrivando a
comprendere la totalità intera.
Quando si sente che non manca più nulla, che c’è tutto, significa che si è
arrivati a casa; si crea un’immensa rilassatezza, una grande quiete, una
sensazione di appagamento e un profondo senso di realizzazione: pur
essendoci silenzio, c’è musica ovunque!
La patologia dell’ambizione
Tutte le culture e le religioni ti spingono a essere negativo con te stesso;
nessuno viene amato e apprezzato semplicemente per ciò che è. Ti viene
chiesto di dimostrare di essere degno di quell’amore vincendo medaglie d’oro
nelle competizioni sportive, raggiungendo il successo e guadagnando denaro,
potere, prestigio e rispettabilità: devi dimostrare quanto vali! Ti è stato
insegnato che intrinsecamente non vali nulla e devi dare prova del tuo valore,
cosa che fa nascere in te un profondo antagonismo verso te stesso: dentro di
te, senti che, fino a prova contraria, così come sei, non vali nulla.
In questo mondo competitivo, sono pochissime le persone che riescono a
raggiungere il successo; ci sono milioni di persone che lottano le une contro le
altre: quante di loro possono farcela? Quante di loro riusciranno a diventare
presidente o primo ministro? In un Paese composto da milioni di persone,
solo una può ricoprire quel ruolo, ma nel profondo tutti bramano quella
posizione, per cui penseranno di non valere nulla.
Quante persone possono diventare grandi pittori? Eppure tutti hanno della
creatività da esprimere! Quante persone possono diventare grandi poeti come
Shakespeare, Milton, Shelley o Rabindranath Tagore? Eppure tutti, nel
profondo, possiedono delle qualità poetiche! Ognuno di noi è capace di
donare al mondo un po’ di poesia, solo che si trasforma in ambizione – e
l’ambizione in quanto tale è assolutamente priva di poesia.
Sei assillato dall’idea del successo e questo pensiero, questa convinzione di
dover “riuscire”, è la peggior disgrazia che sia mai accaduta all’umanità.
Avere successo significa essere obbligati a competere e a combattere, a
qualsiasi costo: una volta raggiunta la fama, tutto si sistemerà. Il fattore
chiave è il successo e anche se lo raggiungi in modo sleale, una volta
ottenuto, qualsiasi cosa tu abbia fatto diventerà accettabile.
Il successo modifica la qualità di ogni tua azione, rendendo positivi anche
comportamenti criminali; l’unico tuo problema diventa, dunque, come fare ad
avere successo e raggiungere la cima. Ovviamente, solo pochissime persone
riescono ad arrivarci: se tutti cercassero di salire sull’Everest, quanta gente ci
sarebbe sulla cima? La vetta ha una superficie ridotta, c’è spazio per una sola
persona, ragion per cui gli altri milioni di esseri umani che stavano lottando
per raggiungerla avranno la sensazione di aver fallito; la loro anima sarà
pervasa da un’intensa disperazione e cominceranno a diventare negativi.
Questo tipo di educazione è sbagliata; la cosiddetta formazione che ti è
stata propinata è terribilmente tossica! Le tue scuole, i tuoi college e le tue
università ti stanno avvelenando e rendendo infelice; in quelle aule si
costruiscono dei veri e propri inferni, ma viene fatto con una tale eleganza che
non ti accorgi neppure di ciò che sta accadendo.
A causa dell’educazione sbagliata, il mondo intero è diventato un inferno.
Ogni forma di educazione che si fondi sull’ambizione porterà l’inferno su
questa Terra – ed è proprio ciò che è accaduto!
Tutti soffrono e si sentono inferiori ed è una situazione davvero assurda…
Nessuno è inferiore o superiore, perché ogni individuo è unico: non si può
fare alcun paragone. Sei come sei, sei semplicemente te stesso e non puoi
diventare nient’altro; inoltre, non ce n’è alcun bisogno! Non è necessario che
diventi famoso o che il mondo ti reputi una persona di successo: queste sono
tutte stupidaggini!
Tutto ciò di cui hai bisogno è essere creativo, pieno d’amore, consapevole e
meditativo… Se nel tuo cuore senti nascere una poesia, scrivila per te stesso,
per tua moglie, per tuo marito, per i tuoi figli, per i tuoi amici e dimentica
ogni altra aspettativa.
Canta la tua canzone e, se nessuno l’ascolta, divertiti cantando da solo!
Rivolgiti agli alberi e vedrai che l’apprezzeranno e ti applaudiranno, oppure
parla con gli uccelli e con gli animali; ti comprenderanno meglio degli esseri
umani che sono stati avvelenati per secoli da idee sbagliate sulla vita.
L’ambizione è una patologia!
Hai un atteggiamento negativo verso te stesso, perché così ti è stato
insegnato; hai ereditato questa propensione dai tuoi genitori, che sono stati
negativi verso di te, e lo stesso hanno fatto i tuoi insegnanti, i tuoi capi
religiosi e i tuoi leader politici. Sei vittima della negatività di così tante
persone che, ovviamente, hai finito per accettare l’idea di non valere nulla, di
non avere alcuna importanza, alcun valore intrinseco, di essere assolutamente
inutile.
Tutti i genitori chiedono ai figli di dimostrare il proprio valore; essere se
stessi, limitarsi a essere come siamo non è sufficiente: occorre fare qualcosa!
Il mio approccio è interamente fondato sul valore dell’essere in quanto tale:
il semplice fatto di esistere rappresenta un tale dono da parte dell’esistenza
che non si può chiedere nulla di più! Il semplice respirare all’interno di questa
meravigliosa esistenza è sufficiente a dimostrare quanto essa ti ami e quanto
tu sia necessario, altrimenti non saresti qui.
Esisti! L’esistenza ti ha creato, perché evidentemente ne sentiva un gran
bisogno e tu hai colmato quel vuoto. Senza di te, all’esistenza mancherebbe
qualcosa e questo non vale solo per te, ma anche per gli alberi, gli uccelli, gli
animali e i sassolini che si trovano sulla spiaggia. Se su quell’immensa distesa
di sassolini mancasse anche solo una minuscola pietra, la spiaggia non
sarebbe la stessa; se mancasse anche solo un fiore, l’universo ne sentirebbe la
mancanza!
Devi imparare che sei intrinsecamente prezioso – così come sei –, e bada
che non ti sto insegnando a essere egocentrico: è esattamente il contrario! Se
senti di essere prezioso così come sei, anche gli altri acquisteranno valore per
ciò che sono.
Accetta le persone così come sono; lascia perdere tutti i “dovrebbe” e i
“bisognerebbe”, perché sono tuoi nemici. La gente si porta dentro un’infinità
di “doveri” e si ripete continuamente cosa dovrebbe o non dovrebbe fare…
Porti con te una tale mole di obblighi e di divieti che non riesci più a danzare!
Ti sono stati inculcati così tanti ideali e obiettivi e una tale ossessione per la
perfezione che hai costantemente la sensazione che ti manchi qualcosa. E gli
ideali sono assolutamente impossibili da soddisfare, non ci riuscirai mai: è
impossibile, per cui non ti sentirai mai all’altezza.
I perfezionisti sono dei nevrotici, pronti per il lettino dello psicanalista – e a
tutti noi è stato insegnato a essere perfetti…
La vita è meravigliosa con tutte le sue imperfezioni: niente è perfetto!
Lascia che ti dica che neppure dio è perfetto, perché se così fosse, avrebbe
ragione Nietzsche e sarebbe morto.
Essere perfetti significa essere morti! La perfezione nega ogni possibilità di
crescere ulteriormente, significa che tutto ha già raggiunto il suo termine;
l’imperfezione, al contrario, implica la possibilità di crescere, di andare alla
ricerca di nuovi pascoli, di provare l’emozione dell’estasi, dell’avventura…
Essere imperfetti vuol dire essere vivi, significa che la vita può continuare!
La vita è eterna, per questo dico che l’esistenza è eternamente imperfetta.
Non c’è nulla di male a essere imperfetti: se accetti la tua imperfezione, il tuo
atteggiamento negativo nei confronti di te stesso svanirà.
Accetta ciò che sei in questo preciso istante e smetti di confrontarlo con
una perfezione o un ideale collocato nel futuro; smetti di concentrarti su come
dovresti essere, perché questa è la radice di ogni patologia: abbandona
quest’idea. Sei ciò che sei in questo preciso momento; domani potresti essere
diverso, ma oggi è impossibile prevederlo – e non è affatto necessario
pianificarlo.
Vivi il presente con tutto lo splendore, la gioia, il dolore, l’agonia e l’estasi
che comporta; vivilo con totalità, accettandone luci e ombre. Sperimenta
l’odio e l’amore, la rabbia e la compassione: vivi qualunque cosa sia presente
in questo momento.
Il mio approccio non si fonda sulla perfezione, bensì sulla totalità! Se vivi
in modo totale tutto ciò che esiste in questo preciso momento, l’istante
successivo nascerà dal presente; se avrai vissuto questo istante in modo totale,
quello successivo raggiungerà una vetta ancora più alta, un picco di totalità
ancora più elevato. Da dove credi che nasca il futuro? Emerge da questo
preciso momento! Dimenticati del futuro: il presente è più che sufficiente!
Gesù ha detto: “Non pensare al domani! Guarda i gigli nel campo: osserva la
loro bellezza! Neppure Salomone, in tutta la sua gloria, è mai riuscito a
eguagliare il loro splendore!”. E qual è il segreto di quei magnifici gigli?
Semplicemente, non pensano al domani e non si preoccupano minimamente
del futuro!
Il futuro non esiste; di per se stesso il presente è sufficiente – questo
preciso momento è compiuto in se stesso. Se usi questo approccio, il tuo
atteggiamento negativo verso te stesso sparirà.
Ricorda che, se sei negativo con te stesso, lo diventerai automaticamente
anche con gli altri: è una conseguenza inevitabile. Devi comprendere una
cosa: chi è negativo verso se stesso non può essere positivo con gli altri,
perché ravviserà in loro le stesse carenze che riscontra in se stesso, anzi negli
altri verranno amplificate. Cercherai di vendicarti: visto che i tuoi genitori
sono stati negativi nei tuoi confronti, ti rivarrai sui tuoi figli, adottando con
loro un approccio ancora più negativo.
A ogni passaggio generazionale, dunque, la negatività si accresce e ogni
generazione diventa sempre più patologica. Il fatto che oggi le persone siano
afflitte da una sofferenza psicologica così opprimente non ha niente a che
vedere con quelle persone in quanto tali, ma è semplicemente il risultato di
tutti gli errori del passato e del continuo accumulo di negatività nel corso del
tempo.
Fino a quando non abbandoneremo questo passato patologico e non
ricominceremo da zero, vivendo il presente e lasciando perdere ogni idea di
perfezione, ogni ideale, ogni obbligo e ogni comandamento, l’umanità sarà
condannata.
Tutti si sentono negativi, alcuni lo ammettono mentre altri lo nascondono; e
quando si è negativi con se stessi, lo si è anche nei confronti di tutto il resto:
si assume un atteggiamento negativo e si comincia a dire di no. Se si porta
una persona negativa davanti a un cespuglio di rose, anziché ammirare i fiori,
si metterà a contare le spine; non può fare altrimenti, non riesce a vedere la
bellezza delle rose: si limiterà a ignorarle e a contarne le spine.
Se sei negativo, la vita intera si trasforma in una notte oscura, in cui non ci
sono più né aurore né albe e il sole si limita semplicemente a tramontare
senza mai sorgere. Le tue notti buie non possono neppure essere rischiarate
dalle stelle: non possiedi neanche una minuscola candela, altro che stelle!
La persona negativa vive nell’oscurità, avvolta in una sorta di estinzione;
muore un po’ alla volta e pensa che la vita consista in questo. Non fa che
intossicarsi in mille modi; è autodistruttiva e, ovviamente, distrugge tutti
coloro con cui entra in contatto. Una madre negativa distruggerà suo figlio, un
marito negativo distruggerà sua moglie, una moglie negativa distruggerà suo
marito, dei genitori negativi distruggeranno i propri bambini e un insegnante
negativo distruggerà i suoi studenti.
È necessario creare una nuova umanità che affermi e ami la vita, che ami
l’amore, che ami l’esistenza così com’è e che la celebri con tutte le sue
limitazioni, senza domandarle di essere perfetta. Se ami la tua vita, scoprirai
con sorpresa che comincerà a spalancarti le sue porte, rivelandoti i suoi
misteri e i suoi segreti! Se ami il tuo corpo, prima o poi, diventerai
consapevole dell’anima che risiede dentro di lui; se ami alberi, fiumi e
montagne, presto o tardi, comincerai a scorgere la mano invisibile del divino
dietro a ogni cosa. Ogni foglia porta la sua firma: devi semplicemente
acquisire la capacità di vederla! Solo uno sguardo positivo può riuscirci; chi
ha un atteggiamento negativo non ne sarà capace.
Accetta te stesso, altrimenti diventerai un ipocrita. E cos’è un ipocrita? È
una persona che afferma una certa cosa, dicendo di crederci, ma vive in modo
diametralmente opposto. Non reprimere nulla, perché in te non c’è niente di
negativo: l’esistenza è assolutamente positiva! Esprimi la tua essenza più
profonda, canta la tua canzone senza preoccuparti di definirla; non aspettarti
che gli altri ti applaudano, non ce n’è alcun bisogno: il canto stesso sarà la tua
ricompensa.
Se vuoi vivere veramente, sarà necessario che dal tuo cuore si levi un
profondo “sì”; solo in questo modo riuscirai a vivere, perché quel “sì” ti
nutrirà e ti donerà lo spazio necessario per muoverti. Prova a osservarlo:
anche solo pronunciando quel “sì”, dentro di te comincerà ad aprirsi uno
spazio; dicendo “no”, invece, sentirai che qualcosa si restringe. Continuando a
ripetere “no”, uccidi te stesso, mentre dicendo “sì”, ti senti straripare. Dire
“sì” significa essere pronti ad amare, a vivere, a esistere!
Per me, ogni individuo è unico ed eccezionale. Non faccio mai paragoni fra
le persone; la mia via non prevede mai il paragone, perché fare paragoni è
sempre un gesto ignobile e violento. Non ti dirò mai che sei superiore o
inferiore agli altri: sei semplicemente te stesso e sei esattamente come devi
essere!
Sei unico, come chiunque altro.
Parte seconda

CONNETTERE IL CORPO E LA MENTE


Per quale ragione le persone hanno un’aria così stanca? Perché stanno
lottando! La tua religione ti insegna a combattere, tutta la tua educazione è
basata sul conflitto, perché solo attraverso la lotta è possibile nutrire l’ego.
Quando ti rilassi, l’io scompare. Rilassarsi significa precisamente diventare
privi di ego: se si fluisce insieme al fiume, è impossibile costruire un ego!
L’ego è un fenomeno innaturale. Per crearlo e nutrirlo ci vuole un’enorme
quantità di energia; coltivare il proprio ego è veramente dispendioso e tu stai
sprecando tutta la vita in questo modo!
Consapevolezza e rilassamento: due facce della stessa
medaglia
Perché sei teso? La tua tensione nasce dal fatto che ti identifichi con ogni
sorta di pensiero e di paura: la morte, la bancarotta, la svalutazione del
dollaro… Queste tue tensioni si riflettono anche sul tuo corpo: anche lui
diventa teso, perché corpo e mente non sono due realtà separate.
Il corpomente è un unico sistema, per cui quando la mente percepisce una
tensione, la sente anche il corpo.
Consapevolezza e rilassamento sono due lati della stessa medaglia; è
impossibile separarli: se cominci a diventare consapevole, ti accorgerai che ti
stai anche rilassando. Partire dalla consapevolezza ti spingerà ad allontanarti
dalla mente e dalle identificazioni che produce e, naturalmente, anche il tuo
corpo si rilasserà. Non sentirai più alcun attaccamento, perché quando si
accende la luce della consapevolezza, non può esistere alcuna tensione.
È possibile iniziare anche dall’altro lato: prova semplicemente a rilassarti,
lasciando cadere tutte le tensioni… e via via che ti rilassi, ti accorgerai con
sorpresa che dentro di te sta nascendo un primo barlume di consapevolezza.
Iniziare dalla consapevolezza, comunque, è più semplice; partire dal
rilassamento è più complicato, perché il semplice sforzo di rilassarsi produce
una certa tensione.
C’è un libro americano che si intitola Devi rilassarti!, ma come puoi
rilassarti, in presenza di quel “devi”? Quell’imperativo ti provocherà ansia, la
presenza stessa di quella parola creerà immediatamente tensione, perché quel
“devi” suona come un comandamento divino! Molto probabilmente, l’autore
di quel libro non ha assolutamente idea di cosa sia il rilassamento e di quanto
sia complicato da raggiungere.
Per questo in Oriente la meditazione non parte mai dal rilassamento bensì
dalla consapevolezza; in questo caso, infatti, il rilassamento accade da solo,
non c’è bisogno di provocarlo. Se devi provocarlo, ci sarà sicuramente una
certa quantità di tensione, mentre dovrebbe arrivare in modo naturale: solo in
questo caso si tratta di puro rilassamento. E accade!
Se vuoi, prova pure a partire dal rilassamento, ma evita qualsiasi idea di
“dovere”. Cominciare con il rilassarsi è difficile, ma se vuoi proprio provarci,
ti darò un’idea di come fare.
Lavorando con molti occidentali, mi sono reso conto che, non avendo
vissuto in Oriente, non conoscono minimamente il flusso della
consapevolezza orientale; appartengono a una tradizione diversa, che non ha
mai conosciuto alcuna consapevolezza, ed è proprio per loro che ho creato
meditazioni come la Dinamica.
Nei Campi di Meditazione che conducevo, di solito usavo il Gibberish e la
Kundalini. Se si vuol partire dal rilassamento, le prime meditazioni da fare
sono proprio queste, perché liberano il corpo e la mente dalle tensioni,
rendendo molto più facile rilassarsi. Non hai idea di quante cose ti tieni dentro
e non ti accorgi che la causa della tua tensione sta proprio lì!
Facevo fare il Gibberish nei Campi di Meditazione che si tenevano in
montagna; in città, infatti, tutto è molto più complicato, perché l’intero
vicinato si spaventa e tutti cominciano a telefonare alla polizia, lamentandosi
del chiasso che non li lascia dormire. Non sanno che, se partecipassero anche
loro dalle loro case, si libererebbero di tutta la follia nella quale vivono: il
problema è che non ne sono minimamente consapevoli…
Durante il Gibberish, tutti erano liberi di dire ad alta voce qualsiasi cosa
passasse loro per la mente; era una vera gioia ascoltare le cose assurde e senza
senso che uscivano dalla bocca della gente, e io ero l’unico testimone. In
questa meditazione si può fare tutto ciò che si vuole: l’unica condizione è non
toccare gli altri; la gente faceva le cose più strane: qualcuno si metteva a testa
in giù e altri si spogliavano e correvano nudi di qua e di là per tutta l’ora!
C’era un uomo che si sedeva sempre proprio di fronte a me: doveva essere
un agente di borsa o qualcosa del genere… Appena la meditazione iniziava,
alla sola idea di ciò che avrebbe fatto, cominciava a sorridere, poi prendeva il
suo telefono e ripeteva: “Pronto, pronto!”, continuando a guardarmi con la
coda dell’occhio. Io evitavo di osservarlo per non disturbare la sua
meditazione e lui continuava a vendere e ad acquistare le sue azioni,
trascorrendo l’intera ora al telefono.
La gente metteva in atto tutte le stranezze che normalmente si tratteneva
dal fare. Al termine della meditazione, c’erano dieci minuti di rilassamento,
durante i quali le persone si sdraiavano a terra, non tanto in seguito a una
decisione cosciente, ma perché erano assolutamente esauste. Dopo aver
buttato fuori tutto il lerciume e le assurdità che si portavano dietro, si
sentivano pulite e riuscivano a rilassarsi.
Migliaia di persone sdraiate in silenzio… Non avresti mai detto che ci
fossero mille persone!
La gente veniva a chiedermi di prolungare l’ultima fase, perché in tutta la
vita non aveva mai sperimentato una simile sensazione di gioia e di
rilassamento: “Non abbiamo mai pensato che saremmo riusciti a comprendere
cosa fosse la consapevolezza” mi dicevano “e invece abbiamo sentito che si
stava avvicinando!”.
Se vuoi iniziare dal rilassamento, dunque, per prima cosa devi attraversare
un processo di catarsi, come succede nella Dinamica, nella Kundalini o nel
Gibberish.
Probabilmente non conosci l’origine della parola gibberish: viene da un
mistico Sufi che si chiamava Jabbar e praticava quest’unica meditazione.
Quando qualcuno andava da lui, Jabbar gli diceva: “Siediti e comincia!” – e la
gente sapeva bene cosa intendeva. Non parlava mai, non ha mai tenuto alcun
discorso, insegnava semplicemente il gibberish.
Di tanto in tanto, per dare l’esempio, offriva delle dimostrazioni; per
mezz’ora parlava in una lingua inventata, emettendo suoni senza senso e
dicendo tutto ciò che gli veniva in mente. Questo era il suo unico
insegnamento, e a chi l’aveva compreso, si limitava a dire: “Siediti e
comincia!”.
Jabbar aiutò moltissime persone a diventare totalmente silenziose: per
quanto tempo, infatti, si può continuare a parlare? A un certo punto la mente
si svuota; a poco a poco si crea un vuoto profondo, e in quel vuoto si accende
la fiamma della consapevolezza. Questa scintilla è sempre presente, ma è
avvolta dal tuo gibberish, dal tuo continuo farfugliare privo di senso: devi
eliminarlo, perché ti sta avvelenando!
Lo stesso vale per il corpo, che è pieno di tensioni. Cerca semplicemente di
assecondare qualsiasi movimento voglia fare; non cercare di manipolarlo: che
voglia danzare, fare jogging, correre o rotolarsi a terra, non dovresti essere tu
a fare questi movimenti, ma semplicemente lasciare che accadano. Di’ al tuo
corpo: “Sei libero di fare ciò che vuoi” e scoprirai con sorpresa che voleva
fare una marea di cose, mentre tu glielo stavi impedendo: “Mio dio!”
esclamerai. “Ecco il motivo della tensione!”
Dunque, esistono due tipi di tensione: quella del corpo e quella della mente.
Prima di cominciare il rilassamento, vanno sfogate entrambe e questo ti
condurrà alla consapevolezza.
Iniziare dalla consapevolezza, tuttavia, è molto più facile, specie per coloro
che ne riescono a comprendere il processo, peraltro molto semplice. Ogni
giorno usi la tua consapevolezza in mille occasioni, per esempio guidando nel
traffico: se riesci a sopravvivere in mezzo a quel traffico assolutamente folle,
significa che, pur non essendone cosciente, stai usando la tua consapevolezza.
Devi riuscire a fare lo stesso con il traffico che c’è dentro di te! Quando
chiudi gli occhi, cominciano a balenarti davanti agli occhi immagini di ogni
genere e c’è un gran traffico di pensieri, emozioni, sogni, illusioni…
Se ti comporti con il mondo interiore esattamente nello stesso modo in cui
ti sei sempre comportato con la realtà esteriore, diventerai un testimone – e
quando avrai sperimentato la gioia immensa e il senso di trascendenza che si
prova, vorrai entrare nello spazio del testimone sempre più spesso: ogni volta
che ne avrai il tempo, cercherai di immergerti sempre più a fondo in quella
dimensione.
Non è qualcosa che dipende da una determinata postura o dal fatto di
trovarsi in un tempio, in una chiesa o in una sinagoga… Quando sei in
autobus o in treno senza nulla da fare, per esempio, chiudi semplicemente gli
occhi; questo eviterà che la tua vista si stanchi guardando continuamente
all’esterno e ti darà l’occasione di osservare te stesso. Questi momenti si
trasformeranno in esperienze meravigliose!
Un po’ alla volta, via via che la tua consapevolezza crescerà, la tua intera
personalità comincerà a cambiare, perché il passaggio dall’inconsapevolezza
alla consapevolezza è il balzo quantico più incredibile che esista!
Impara semplicemente a essere consapevole in qualsiasi situazione,
impegnati a sfruttare ogni occasione per sviluppare la tua consapevolezza!
Non sforzarti
Ci vuole più energia per essere infelici che per essere felici. La beatitudine è
la nostra condizione di natura e infatti non richiede alcuna energia, perché è
uno stato naturale. Per essere infelici, invece, ci vuole energia, perché è
innaturale. Più sei naturale e meno avrai bisogno di energia; più cerchi di
essere innaturale e più ne avrai bisogno.
Per stare in piedi occorre meno energia di quanta ne serva per stare a testa
in giù: ogni volta che ti accorgi di aver bisogno di una quantità maggiore di
energia, sappi, quindi, che stai cercando di fare qualcosa di innaturale.
La meditazione non richiede energia, perché è una dimensione passiva,
inattiva, silenziosa: se non stai facendo nulla, perché mai dovresti aver
bisogno di energia?
Essere arrabbiati, pensare e diventare violenti sono attività che richiedono
energia, perché stai facendo qualcosa di innaturale; combatti contro la natura.
È come cercare di nuotare contro corrente: se fluisci nella direzione del fiume,
non ti occorrerà alcuna energia, perché l’acqua ti porterà semplicemente con
sé; ma se cerchi di risalirlo, avrai bisogno di moltissima energia, perché
dovrai combattere contro la sua stessa corrente.
Per quale ragione le persone hanno un’aria così stanca? Perché stanno
lottando! La tua religione ti insegna a combattere, tutta la tua educazione è
fondata sul conflitto, perché solo attraverso la lotta è possibile nutrire l’ego.
Quando ti rilassi, l’io scompare. Rilassarsi significa precisamente diventare
privi di ego: se si fluisce insieme al fiume, è impossibile costruire un ego!
L’ego è un fenomeno innaturale. Per crearlo e nutrirlo ci vuole un’enorme
quantità di energia; coltivare il proprio ego è veramente dispendioso e tu stai
sprecando tutta la vita in questo modo!
La prima cosa che voglio dirti, dunque, è che la consapevolezza non
richiede alcuna energia. Scoprirai con sorpresa che è l’inconsapevolezza a
richiederla! Per meditare non occorre energia, mentre per pensare ce ne vuole
moltissima; al contrario della tensione e dell’ansia, il rilassamento non ha
bisogno di alcuna energia!
Perciò cerca di comprendere: non si diventa consapevoli facendo uno
sforzo. Se ti sforzi, creerai tensione dentro di te, perché ogni sforzo comporta
uno stress.
Sforzandoti di essere consapevole, lotti contro te stesso, e non è
assolutamente necessario. La consapevolezza non è il prodotto di uno sforzo:
nasce dalla fragranza del lasciarsi andare, fiorisce dall’abbandonarsi, dal
rilassamento!
Siedi semplicemente in silenzio in uno stato di rilassamento, senza fare
nulla… e la consapevolezza comincerà ad accadere. Non è necessario che
cerchi di farla emergere da chissà quale nascondiglio, né devi andare a
prenderla chissà dove, si riverserà su di te dal nulla: devi soltanto rimanere
seduto in silenzio, ed emergerà dalla tua sorgente interiore.
So benissimo che restare seduti in silenzio è difficile: continueranno a
presentarsi mille pensieri… Lascia che arrivino! Se non li combatti, non avrai
bisogno di alcuna energia; limitati a lasciarli accadere: non puoi fare altro.
Lascia che vadano e vengano come vogliono, esattamente come fanno le
nuvole.
Non è necessario stare in guardia. Non adottare un atteggiamento contrario
o favorevole alla comparsa dei pensieri, non giudicarli: lascia che si muovano
a loro piacimento e diventa assolutamente vuoto. I pensieri passeranno;
arriveranno e se ne andranno, e a poco a poco ti accorgerai che il loro andare
e venire non ti tocca più.
Quando l’andirivieni dei pensieri non ti tocca più, cominciano a sparire, a
evaporare – e non succede a causa dei tuoi sforzi, bensì grazie alla quiete, al
vuoto imperturbabile e allo stato di rilassamento che si è creato dentro di te!
Non pensare che per rilassarsi sia necessaria una gran quantità di energia:
come può richiedere energia? Rilassarsi significa semplicemente non fare
nulla!

Mentre siedi in silenzio,


senza fare nulla,
arriva la primavera
e l’erba cresce da sola…
Lascia che questo mantra penetri nel tuo cuore, perché la vera essenza della
meditazione è proprio questa:

Mentre siedi in silenzio,


senza fare nulla,
arriva la primavera
e l’erba cresce da sola…
Ogni cosa semplicemente accade, senza che tu faccia nulla! Non trasformare
la consapevolezza nel tuo obiettivo, altrimenti fallirai.
Non scegliere
Nel momento in cui scegli, non sei più integro, perché hai rifiutato una cosa e
ne hai scelta un’altra. Scegliere significa prendere una posizione, essere
favorevole a una certa cosa e contrario a un’altra, vale a dire perdere la
propria interezza.
Se dici che hai scelto la meditazione e non ti arrabbierai più, otterrai solo
sofferenza e, al posto della meditazione, ti accadrà l’infelicità. A quel punto
sarai infelice in nome della meditazione: è possibile dare definizioni
veramente eleganti alla propria sofferenza!
Di per sé, scegliere significa essere infelici; la beatitudine consiste, invece,
nel non scegliere. Devi rendertene conto! Osserva questa verità nel modo più
profondo possibile e ti accorgerai che ogni scelta comporta di per sé
dell’infelicità: creerai infelicità anche scegliendo la beatitudine!
Evita di fare qualsiasi scelta e osserva ciò che accade.
Evitare di scegliere è molto difficile, perché finora non abbiamo fatto altro:
tutta la nostra vita è semplicemente una serie di scelte. Abbiamo sempre
pensato: “Se non faccio le mie scelte, chi le farà al mio posto? Se non decido,
chi deciderà per me? Se non combatto, chi lotterà al posto mio?”.
Abbiamo sempre dato per scontata un’idea davvero stupida, ossia che
l’esistenza è contro di noi e dobbiamo combatterla, rimanendo costantemente
in guardia… L’esistenza non ce l’ha con te! Tu sei semplicemente
un’increspatura nell’oceano, non sei un’entità distinta da lei, perciò come può
essere contro di te? Ti ha messo al mondo, sei parte di lei: com’è possibile che
una madre lotti contro il proprio figlio?
L’esistenza è la nostra casa: noi apparteniamo a lei come lei appartiene a
noi, per cui non c’è alcun bisogno di preoccuparsi o di combattere per fini e
obiettivi personali. Possiamo abbandonarci fra le sue braccia, lasciandoci
cullare dal sole, dal vento o dalla pioggia. Possiamo rilassarci, perché il sole e
gli alberi sono parte di noi esattamente come noi siamo parte di loro…
Dobbiamo semplicemente realizzare che l’intera esistenza è
interdipendente: è una rete straordinariamente complicata, in cui ogni cosa è
connessa a tutte le altre. Se niente è separato, che senso ha scegliere?
Qualsiasi cosa tu sia, vivi semplicemente ciò che sei in modo totale!
Uno dei problemi nasce dal fatto che dentro di te noterai delle polarità, e la
tua mente logica penserà: “Come posso essere entrambe queste cose?”.
Una volta una persona mi ha fatto questa domanda: “Quando sono
innamorato, mi distraggo dalla meditazione e, quando medito, comincio a
perdere interesse per l’amore: come dovrei fare? Cosa dovrei scegliere?”.
L’idea della scelta nasce dalla presenza delle polarità. È vero, quando ti
innamori, tendi a dimenticare la meditazione, mentre, quando ti immergi nella
meditazione, perdi interesse per l’amore, ma in ogni caso non è necessario
scegliere! Quando senti la necessità di lasciarti andare all’amore, fallo: non
occorre scegliere! Allo stesso modo, quando senti il richiamo della
meditazione, non fare una scelta: medita e basta! Non è necessario scegliere.
Il desiderio per l’amore e quello per la meditazione, inoltre, non si
presentano mai contemporaneamente. È estremamente importante che tu lo
comprenda: questi due desideri non sorgono mai nello stesso momento. È
impossibile, perché amare significa desiderare di stare con qualcuno, vuol
dire focalizzarsi sull’altra persona, mentre meditare significa scordarsi
dell’altro e focalizzarsi su se stessi: questi due desideri, dunque, non possono
presentarsi contemporaneamente.
Quando vuoi stare con un’altra persona, significa che sei stanco di te
stesso; quando, invece, senti il bisogno di stare con te stesso, vuol dire che sei
stanco dell’altro. Si tratta di una splendida alternanza: stare con l’altro crea
dentro di te un profondo desiderio di essere solo.
Le persone innamorate ti confermeranno che talvolta sentono il desiderio di
rimanere sole, ma hanno paura di farlo, perché pensano che questo bisogno
sia contrario all’amore: cosa potrebbe pensare il loro partner? L’altra persona
potrebbe offendersi, perciò fingono e continuano a stare con lei, anche se
vorrebbero rimanere sole e avere il proprio spazio. Ebbene, questo fingere è
una menzogna che distrugge l’amore e rende fasulla la tua relazione!
Quando senti il bisogno di stare solo, di’ all’altra persona, con tutto il tuo
amore e il tuo rispetto: “Dentro di me sta nascendo un profondo desiderio di
rimanere solo, perciò devo immergermi in quello spazio. Non è questione di
scelta; per favore, non offenderti, perché non ha niente a che vedere con te: si
tratta semplicemente del mio ritmo interiore”. Questo aiuterà anche l’altra
persona a essere autentica e vera nei tuoi confronti.
Se ami davvero una persona, inoltre, i vostri ritmi cominceranno ad
armonizzarsi: si tratta di un miracolo, della magia dell’amore… Se l’amore
fra due persone è autentico, è inevitabile che accada e i due amanti si
accorgeranno che il desiderio di stare insieme e di stare soli nascerà per
entrambi nello stesso momento. Si creerà un ritmo comune: a volte sentiranno
il desiderio di avvicinarsi, di stare insieme e di dissolversi l’uno nell’altra,
mentre altre volte ciascuno sentirà emergere il bisogno di restare solo, di
allontanarsi, di distanziarsi e di ritrarsi nel proprio spazio, per immergersi in
se stesso e dedicarsi alla meditazione.
Non si può scegliere fra meditazione e amore: entrambe le dimensioni
vanno vissute!
Momento per momento, segui semplicemente l’anelito che si manifesta
dentro di te con maggior intensità.
Accetta gli alti e bassi
Dobbiamo imparare ad accettare gli alti e bassi della vita!
L’esistenza segue un certo ritmo, con cui a volte ti sentirai in sintonia e
altre volte in dissonanza, ed è perfettamente naturale. È come il giorno e la
notte, l’estate e l’inverno: bisogna imparare ad accettare il lato d’ombra di
ogni cosa. Se non riesci ad accettarlo, ne sarai inutilmente turbato, e quel
turbamento complicherà la tua situazione.
Quando accade qualcosa di bello, accettalo e sii grato, ma accetta anche le
volte in cui non succede: continua a provare gratitudine, sapendo che si tratta
semplicemente di un periodo di riposo. Quando la sera, dopo aver lavorato
per l’intera giornata, ti addormenti, non essere dispiaciuto perché non puoi
continuare a lavorare e a guadagnare anche mentre dormi; non cercare di
sbrigare mille faccende nello stesso momento, perché ci sono un sacco di cose
da fare… Non preoccuparti di questo!
C’è gente che si preoccupa e comincia a perdere il sonno, cosa che non fa
per niente bene. Le persone che di notte non dormono la mattina si sentono
esauste e sono persino più stanche di quando sono andate a letto. Chi invece si
scorda dell’intera giornata e accetta la notte come un momento di riposo,
abbandonandosi a un profondo rilassamento, la mattina ricomincerà a vivere,
con uno spirito rinnovato e uno sguardo fresco. Un simile individuo sarà
capace di accettare e dare il benvenuto al nuovo giorno: sarà felice di
respirare aria fresca, di ammirare il sole e di vedere la gente che incontrerà!
Ricorda sempre che tutto ha il suo momento di riposo. Il riposo non è il
contrario dell’attività: le dona, anzi, energia e vitalità!
Non combattere la tua natura
Lo psicologo Hans Selye ha dedicato tutta la vita a studiare unicamente lo
stress, giungendo ad alcune conclusioni davvero profonde. Una di queste è
che lo stress non è sempre negativo e può essere usato in modi meravigliosi.
Non è necessariamente un male; se pensi che lo sia in ogni caso, ti sbagli, e
questo ti creerà diversi problemi.
Quello stesso stress può essere usato come un trampolino, diventando una
forza creativa, ma in genere ci viene insegnato che è una cosa negativa, per
cui non appena siamo sottoposti a qualche tensione, ci spaventiamo, e la
paura non fa che accrescere il nostro stress, senza migliorare minimamente la
situazione.
Immagina, per esempio, di essere teso per un problema di tipo economico;
nel momento in cui ti accorgi che c’è dello stress, della tensione, cominci ad
averne paura e ti dici: “Devo rilassarmi!”.
Tuttavia, cercare di rilassarti non ti aiuterà, perché non puoi riuscirci:
sforzandoti di farlo, in realtà, creerai un nuovo tipo di stress. Se, in presenza
di una tensione, cerchi invano di rilassarti, stai semplicemente creando un
nuovo problema che si combinerà con il precedente.
Se dentro di te c’è tensione, sfruttala come energia creativa. Innanzitutto
accettala, non è assolutamente necessario combatterla: accettala, come una
cosa del tutto naturale. Ti sta semplicemente dicendo: “Ci sono dei problemi
economici, c’è qualcosa che non va e questo potrebbe crearti un danno”.
Lo stress indica semplicemente che il corpo si sta preparando ad affrontare
la situazione; se cerchi di rilassarti o cominci a prendere analgesici e
tranquillanti, ti opponi al tuo stesso corpo.
Il corpo si sta preparando ad affrontare la situazione o la prova che ti trovi
di fronte: goditi questa sfida! Se ogni tanto di notte non riesci a dormire, non
c’è bisogno di preoccuparsi; usa l’energia che nasce dalla tensione: cammina
avanti e indietro, vai a correre o fai una lunga passeggiata. Decidi cosa fare,
ascoltando il suggerimento della tua mente e, anziché cercare di dormire, che
è impossibile, usa la situazione in modo creativo. La mente ti sta
semplicemente dicendo che il corpo è pronto ad affrontare il problema: non è
il momento di rilassarsi, per questo ci sarà tempo più tardi.
Se, infatti, avrai vissuto la tua tensione in modo totale, il rilassamento
accadrà da solo; riuscirai ad arrivare fino a un certo punto, poi il corpo si
rilasserà in modo automatico. Se insisti a rilassarti nel bel mezzo della
situazione, creerai solo guai, perché in quel momento il corpo non può
rilassarsi.
Immagina che un atleta stia correndo per le Olimpiadi e si trovi ai blocchi
di partenza, in attesa del segnale per scattare e iniziare a correre, veloce come
il vento: in quel momento, è sottoposto a uno stress tremendo e non è certo il
caso di rilassarsi! Se prendesse dei tranquillanti, non riuscirebbe più a correre;
se si rilassasse cercando di praticare la Meditazione Trascendentale,
perderebbe di sicuro la gara. Deve piuttosto mettere a frutto lo stress: dentro
di lui la tensione sta salendo e si sta accumulando energia. La sua vitalità e il
suo potenziale crescono sempre di più e in quel momento deve restare in
quello spazio, usando la tensione come fonte di energia, come una sorta di
carburante.
Selye ha chiamato questo genere di stress “eustress”, un neologismo che
ricorda il termine “euforia”. Questo genere di stress, infatti, è positivo:
quando l’atleta avrà terminato la corsa, si abbandonerà a un sonno profondo,
perché il problema è risolto – e una volta scomparso il problema, la tensione
svanisce da sola.
Perciò, prova anche tu a fare la stessa cosa: quando ti trovi in una
situazione di stress, non perdere le staffe, non spaventarti! Immergiti nella
tensione e usala per affrontare la sfida che hai di fronte. L’essere umano
possiede un’energia straordinaria e più la usi, più ne avrai!
Quando si crea una situazione stressante, combatti, tuffati al suo interno a
capofitto e fai tutto il possibile; lascia che accada, accettala e dalle il
benvenuto. La tensione è positiva, perché ti prepara a combattere; quando
avrai risolto il problema, scoprirai con sorpresa che arriverà un profondo
rilassamento, che però non sarà frutto di un tuo sforzo. Può darsi che per due
o tre giorni tu non chiuda occhio, ma poi non riuscirai ad alzarti nemmeno
dopo una dormita di quarantotto ore, ed è perfettamente naturale!
Ci portiamo dietro una marea di convinzioni assurde, fra cui quella che una
persona debba dormire otto ore al giorno, quando, in realtà, dipende dalla
situazione.
Ci sono casi in cui non è necessario dormire: se la tua casa andasse a fuoco,
cercheresti forse di dormire? Sarebbe impossibile ed è un bene che sia così,
altrimenti chi spegnerebbe le fiamme? Quando la casa sta bruciando, tutto il
resto viene in secondo piano: il tuo corpo è istantaneamente pronto a
combattere l’incendio e non sente più il sonno. Quando il fuoco sarà domato e
tutto sarà risolto, probabilmente dormirai per moltissime ore, e a quel punto
andrà benissimo.
Non tutti, inoltre, hanno bisogno di dormire la stessa quantità di tempo. C’è
chi riesce a vivere dormendo due, tre, quattro o cinque ore al giorno e chi ha
bisogno di dormire sei, otto, dieci o persino dodici ore. Le persone sono
diverse, non esiste alcuna regola fissa e ognuno sperimenta lo stress in
maniera differente.
Al mondo ci sono due tipologie di persone, che potremmo definire “cavalli
da corsa” e “tartarughe”. Chi appartiene al gruppo dei cavalli da corsa deve
poter correre e affrontare le cose in velocità, altrimenti soffrirà di stress:
queste persone devono poter procedere al loro ritmo. Se, dunque, sei un
cavallo da corsa, scordati del rilassamento e cose simili, perché queste cose si
addicono alle tartarughe, ma non vanno bene per te.
Se ti viene naturale, sii un cavallo da corsa, e non pensare alle gioie delle
tartarughe, perché non fanno al caso tuo. Tu provi gioia in modo diverso: se
una tartaruga cercasse di diventare un cavallo da corsa, si troverebbe nello
stesso genere di guai.
Perciò, accetta la tua natura! Se sei un combattente, un guerriero, significa
che la tua gioia consiste precisamente nell’essere così; non c’è alcun motivo
di avere paura: immergiti nella tua natura con tutto te stesso! Sii competitivo
nel mondo degli affari e fai tutto ciò che desideri veramente fare, senza
temere le conseguenze e accettando la tensione.
Ciascuno di noi deve comprendere a quale tipologia appartiene, dopodiché
non ci saranno più problemi e il suo cammino gli apparirà chiaro.
Ricerca il beneficio
Se ti accorgi che non fai che creare continuamente nuove fonti di infelicità,
significa che devi per forza trarne qualche beneficio, altrimenti perché mai
dovresti farlo?
A volte l’infelicità può darti dei benefici straordinari, ma se non ne sei
consapevole e non te ne accorgi, continuerai a domandarti: “Perché continuo a
creare sofferenza?”. Non sei cosciente del fatto che la tua infelicità ti sta
procurando qualcosa che desideri. Ogni volta che sei infelice, per esempio, la
gente si mostra comprensiva nei tuoi confronti; tuo marito ti coccola e ti
massaggia in modo molto affettuoso, dedicandoti attenzione…
Dalla sofferenza si possono trarre moltissimi benefici. Prova
semplicemente a guardarti intorno: la mattina, quando arriva lo scuolabus ed è
ora di andare a scuola, ai tuoi figli viene immediatamente mal di pancia. Lo
sai benissimo, sai perfettamente perché tuo figlio ha mal di pancia, perché
anche tu fai la stessa cosa; probabilmente adotti una strategia un po’ più
sofisticata, astuta e ragionata, ma si tratta dello stesso meccanismo!
Quando, nella vita, la gente si trova ad affrontare un fallimento, si creano
fenomeni come la pressione alta, i disturbi al cuore e altri problemi del
genere, che sono semplicemente modi per razionalizzare.
Hai mai notato che gli infarti cardiaci e la pressione alta si presentano
sempre intorno ai quarantadue anni? Perché proprio a quell’età? Per quale
ragione una persona del tutto sana ha improvvisamente un infarto?
Intorno ai quarant’anni, la vita si avvia verso una certa conclusione: o hai
avuto successo oppure hai fallito. Da quell’età in poi, infatti, la gente smette
di coltivare grandi speranze: se dovevi diventare ricco, ormai dovresti esserci
riuscito, perché gli anni in cui il tuo potere e la tua energia raggiungono la
massima intensità sono passati. Quel picco viene raggiunto a trentacinque
anni: ti sei preso altri sette anni di tempo, ma da sette anni sei entrato in fase
discendente. Così, pur avendo fatto tutto il possibile, adesso, a quarantadue
anni, ti accorgi all’improvviso di aver fallito.
In qualche modo, sei costretto a razionalizzare tutto questo, ed ecco che
arriva un infarto. In realtà si tratta di una vera manna dal cielo, perché,
finalmente, puoi metterti a letto, dicendo: “Cosa posso farci? Questo
problema al cuore ha scompigliato ogni cosa; proprio quando tutto stava
andando per il meglio, nel momento in cui stavo per farcela ed ero sull’orlo
del successo e della ricchezza, è arrivato questo infarto!”.
Questo evento rappresenta davvero un ottimo stratagemma, perché adesso
nessuno potrà dare la colpa a te, accusandoti di non aver lavorato a sufficienza
o di non essere abbastanza intelligente. Nessuno ti potrà dire cose del genere;
anzi, tutti si dimostreranno incredibilmente gentili e comprensivi, dicendoti:
“Cosa puoi farci? È il destino!”.
Continui a scegliere l’infelicità perché ti dà dei benefici: per abbandonarla,
devi riuscire a vedere i vantaggi che ti offre, altrimenti sarà impossibile
liberarsi di lei. Proprio così, finché non sei pronto a rinunciare ai benefici che
l’infelicità ti procura, non riuscirai a lasciarla andare.
Se le prigioni fossero un po’ più belle, chi mai vorrebbe andarsene? Se ti
trovi in una prigione e non stai cercando di uscirne, osserva con maggior
attenzione, perché dev’esserci qualcosa che ti trattiene: soffici pavimenti
moquettati, televisori a colori, aria condizionata, dipinti meravigliosi… Dal
momento che non ci sono né guardie, né sbarre alle finestre e hai la
sensazione di essere assolutamente libero, perché mai dovresti cercare di
fuggire? Il tuo problema non è tanto come fare a uscire, quanto piuttosto
come riuscire a rimanere là dentro!
Esamina con più attenzione la tua infelicità senza giudicarla all’istante. Se
l’hai già condannata, non riuscirai né a vederla né a osservarla. Evita persino
di chiamarla “infelicità”, perché le parole attribuiscono una connotazione: se
la definisci “infelicità” significa, infatti, che l’hai già condannata, e quando
condanni una cosa, vuol dire che c’è una chiusura nei suoi confronti e non
riesci più a vederla.
Puoi chiamarla “x”, “y” o “z”, non fa alcuna differenza; di qualunque
situazione si tratti, adotta un atteggiamento scientifico e chiamala
semplicemente “x”. A quel punto immergiti al suo interno per vedere di cosa
si tratta e domandati quali sono i benefici e le ragioni che ti spingono a
ricreare sempre quella situazione e a rimanervi aggrappato. Scoprirai con
sorpresa che quella che hai sempre chiamato “infelicità” contiene, in realtà,
molti aspetti che ti piacciono! Finché non ti renderai conto di questa verità e
non avrai osservato a fondo i vantaggi che questa situazione ti offre, non
riuscirai mai a cambiarla.
A questo punto ci sono due possibilità. La prima è smettere di pensare di
uscire da questo schema. La prima opzione è proprio questa: i benefici che la
situazione comporta, infatti, sono così grandi che decidi di accettarla – e
accettare un certo schema è di per sé una trasformazione.
La seconda possibilità consiste nel renderti conto che sei tu stesso a creare
la tua infelicità, spinto dai tuoi desideri inconsci – che a quel punto ti
appariranno assolutamente insulsi. Realizzando finalmente la stupidità di tutta
la situazione, smetterai di sostenerla e svanirà da sola.
Esistono, quindi, due possibilità: o smetti di darle il tuo sostegno e
l’infelicità svanisce, oppure semplicemente la accetti e la accogli, perché ti
piacciono i vantaggi che ti procura, e proprio nel darle il benvenuto,
scompare. Sono due lati della stessa medaglia, ma la chiave sta sempre nella
comprensione… È necessario che tu comprenda appieno la tua infelicità: solo
così potrai trasformarti!
Grazie a quella comprensione, lascerai andare ogni cosa oppure
l’accetterai: le due vie – negativa e positiva – che rendono possibile la
trasformazione sono esattamente queste.
Individua il mutamento e apprezza la continuità
In un certo senso, tutti i giorni sono uguali – come potrebbe essere altrimenti?
Il sole è sempre lo stesso… Proprio così, lo stesso sole sorge ogni mattina e
tramonta ogni sera, ma se osservi con attenzione, hai mai visto due albe
esattamente identiche? Hai mai provato a guardare i colori che il cielo assume
e a osservare come le nuvole si addensano intorno al sole? Non ci sono due
albe identiche, come non esistono due tramonti uguali!
Il mondo è una continuità discontinua: è discontinuo perché in ogni istante
accade qualcosa di nuovo ed è continuo perché non esiste nulla che sia
assolutamente nuovo. Le due cose sono connesse, perciò, se è vero che sotto
il sole non c’è mai nulla di nuovo, al tempo stesso non c’è mai neppure nulla
di vecchio: sono vere entrambe le cose! Niente è del tutto vecchio o nuovo;
tutto muta costantemente, pur restando in qualche modo lo stesso: da un lato
resta uguale e dall’altro continua a cambiare.
La bellezza, il mistero e il segreto dell’esistenza risiedono proprio nel fatto
che non può essere ridotta a una formula: non puoi affermare né che resta
uguale né che è sempre diversa. È impossibile far rientrare la vita nelle tue
categorie; le tue etichette sono inutili! Devi abbandonare ogni tentativo di
classificare e catalogare l’esistenza, perché è più grande di qualsiasi categoria
e trascende ogni classificazione – è talmente vasta che è impossibile scorgervi
un inizio o una fine!
Ieri esistevo, ma non ero lo stesso di oggi, come potrei? In questo lasso di
tempo, nel letto del Gange è fluita un’immensa quantità d’acqua! Oggi sono
più vecchio di ventiquattr’ore, ho accumulato un’altra giornata di esperienza
– di consapevolezza – e mi sono arricchito: non sono più lo stesso e la morte è
un po’ più vicina… Anche tu non sei lo stesso di ieri, eppure entrambi
sembriamo uguali.
Cerca di capire ciò che intendo: quando affermo che la vita è un mistero,
mi riferisco al fatto che non si può classificare o definire in modo preciso: nel
momento stesso in cui affermi: “La vita è fatta così”, ti accorgi
immediatamente che l’esistenza ti ha già contraddetto!
Gli alberi sono forse uguali a ieri? Sono spuntate e sono cadute chissà
quante foglie, sono sbocciati e sfioriti mille fiori: come potrebbero essere
identici? Oggi, inoltre, c’è un incredibile silenzio: a differenza di ieri, non si
sente alcun uccello cantare; il silenzio di ieri era pieno di canti, mentre quello
di oggi è diverso, perché non si sente alcun uccello. Oggi tutto si è fermato:
persino il vento ha smesso di soffiare; ieri, invece, tirava un vento fortissimo.
Oggi gli alberi stanno meditando, mentre ieri stavano danzando: pur essendo
gli stessi, non potranno mai essere identici!
Dipende da te, dal modo in cui consideri la vita: se la guardi come se fosse
sempre uguale, ti annoierai. Non attribuire la responsabilità ad altri, perché
dipende solo dalla prospettiva che scegli.
Se ai tuoi occhi la vita è sempre uguale, finirà per annoiarti; mentre se
osservi come tutto fluisce e cambia di continuo, se ti rendi conto di essere
circondato da un intenso movimento vorticoso, se cogli il dinamismo
dell’esistenza, notando che in ogni istante scompare qualcosa di vecchio e
compare qualcosa di nuovo, se ti accorgi che nasce continuamente qualcosa e
riesci a vedere che la mano della natura è incessantemente impegnata a creare,
la vita ti affascinerà, lasciandoti elettrizzato. Non ti annoierai mai e ti
domanderai continuamente: “Cosa accadrà adesso?”. Non sarai mai apatico:
la tua intelligenza rimarrà sempre limpida, giovane e piena di vitalità.
Dipende da cosa desideri: se vuoi diventare una persona morta, noiosa,
apatica, depressa, triste e annoiata, pensa pure che la vita sia sempre uguale.
Se invece vuoi diventare un individuo giovane, vitale, gioioso e radioso,
pensa a come l’esistenza si rinnova in ogni istante.
Il filosofo greco Eraclito ha affermato che non ci si può immergere due
volte nello stesso fiume: è impossibile incontrare due volte la stessa persona o
ammirare una seconda volta la medesima alba!
Dipende da te! E, se comprendi ciò che sto dicendo, non scegliere. Se
scegli di credere che tutto è sempre uguale, diventerai una persona vecchia,
mentre scegliendo la prospettiva secondo la quale ogni cosa è nuova e inedita,
diventerai più giovane. Se hai compreso ciò che sto cercando di dirti, non fare
una scelta: realizza invece la verità di entrambe queste prospettive. In questo
modo, trascenderai tutte le categorie e non sarai né vecchio né giovane:
diventerai eterno, divino – ti fonderai con la vita stessa!
Se credi che tutto rimanga sempre uguale, ti annoierai; la ripetitività ti
ucciderà, perché per rimanere svegli e vitali occorre il cambiamento. Se
continuano ad accadere cose nuove, invece, ti manterrai vivo, attento e
presente.
Hai mai osservato un cane seduto in silenzio? Il fatto che davanti a lui ci sia
un sasso non lo preoccupa minimamente, ma non appena inizia a muoversi…
Se leghi un filo sottile intorno alla pietra e tiri, spostandola leggermente, il
cane farà un balzo e comincerà ad abbaiare, perché il movimento rende svegli
e cancella ogni apatia. L’animale smetterà immediatamente di sonnecchiare:
uscirà istantaneamente dal suo stato di torpore, perché qualcosa è cambiato!
Tuttavia, anche se il cambiamento ti mantiene in movimento, il mutamento
continuo può essere causa di profonda inquietudine: come la monotonia
assoluta può essere noiosa, il cambiamento costante può lasciarti disorientato,
senza radici.
È proprio ciò che sta accadendo in Occidente, dove la vita delle persone
cambia di continuo.
Secondo le statistiche, negli Stati Uniti, in media, la gente non fa mai lo
stesso lavoro per più di tre anni. Le persone cambiano continuamente
occupazione, città, compagno; cercano costantemente di stravolgere ogni
cosa: nel giro di un anno, hanno cambiato casa, automobile e valori!
In Inghilterra si costruiscono le Rolls-Royce, con l’idea che possano durare
in eterno o quantomeno per tutta la vita, mentre in America si costruiscono
automobili bellissime, senza però preoccuparsi minimamente della loro
durata: chi si terrebbe mai la stessa macchina per tutta la vita? È sufficiente
che duri un anno! Quando un americano acquista un’automobile, non si
preoccupa di quanto possa durare: chiede piuttosto se sia possibile cambiarla.
Gli americani vivono in un mondo di costante cambiamento, in cui tutto muta,
ma hanno perduto le loro radici.
In India, quando tornavo nel mio villaggio, rimanevo sempre sorpreso: la
prima cosa che notavo era che in quel luogo il tempo pareva essersi fermato e
tutto sembrava restare eternamente uguale.
Tuttavia, le persone erano radicate: può darsi che fossero monotone, ma
erano profondamente radicate. Non erano alienate, ma felici e a proprio agio;
non si sentivano affatto estraniate: e come avrebbero potuto, quando tutto ciò
che le circondava era così familiare? Tutto era esattamente come il giorno in
cui erano nate e sarebbe rimasto così fino alla morte. Ogni cosa era
assolutamente immobile: come avrebbero potuto sentirsi estraniate? Quel
villaggio era come una piccola famiglia!
In America, invece, non esistono più radici e nessuno sa più a quale luogo
appartenga: si è perduto il senso stesso dell’appartenenza. Se chiedi a
qualcuno quale sia il suo paese, non riuscirà a risponderti, perché è stato in un
numero incredibile di città, di scuole, di università… Non saprà neppure dirti
con certezza chi è, perché il senso di identità è diventato estremamente vago e
fluido. Da un certo punto di vista è positivo, perché così le persone rimangono
sveglie e vitali, ma sono prive di radici.
L’umanità ha sperimentato entrambe le situazioni. In passato, per secoli, ha
tentato la strada della stabilità, del radicamento, del “nulla di nuovo sotto al
sole” e questo ha fatto sì che la mente umana si arrugginisse: la gente era a
proprio agio, ma non certo viva. Poi in America è accaduto qualcosa di nuovo
e si è diffuso in tutto il globo, perché quel Paese rappresenta il futuro del
mondo: ciò che accade in America stabilisce una tendenza e prima o poi
accade ovunque.
Oggigiorno la gente è estremamente vivace, ma sradicata e priva di senso
di appartenenza, così è nato un profondo desiderio di identità, di mettere
radici da qualche parte, di possedere qualcuno, di essere posseduti… La gente
cerca qualcosa di duraturo, di stabile, una sorta di centro, perché non fa che
correre in tondo, senza tregua. Cambiare costantemente è molto stressante e il
ritmo del cambiamento accelera di giorno in giorno, diventando sempre più
veloce. Tutto è in subbuglio, incredibilmente instabile e immerso nel caos più
assoluto, per cui la gente si sente profondamente stressata, tesa e sotto
pressione.
Sia la continuità sia la discontinuità hanno vantaggi e svantaggi, per cui
occorre raggiungere una sintesi.
Tutti dovrebbero essere consapevoli del fatto che la vita è
contemporaneamente vecchia e nuova: è vecchia, perché in ogni momento è
potenzialmente presente l’intero passato ed è anche nuova, perché ogni istante
contiene in potenza l’intero futuro. Questo preciso momento è il culmine di
ogni avvenimento passato e l’inizio di ogni sviluppo futuro: nel presente si
nasconde tutto ciò che è accaduto e tutto ciò che accadrà – ogni istante è sia
vecchio sia nuovo, perché è precisamente il punto di convergenza di passato e
futuro.
Tutto possiede, dunque, una componente di nuovo e di vecchio e, se diventi
consapevole di entrambe queste realtà, riuscirai a essere sia sveglio che
radicato. Ti sentirai a tuo agio, privo di tensione e, invece di essere apatico,
diventerai consapevole e all’erta come non mai.
Ascolta questa storia:
Un pomeriggio, la signora McMahon andò fuori di testa. Spaccò tutti i piatti e
le stoviglie, riducendo la sua cucina, di solito ordinatissima, a un cumulo di
macerie. La polizia la portò nell’ospedale psichiatrico della sua città e lo
psichiatra mandò a chiamare suo marito.
“È al corrente di una qualche ragione che abbia spinto sua moglie a perdere
improvvisamente la testa?” domandò il medico.
“Sono sorpreso quanto lei!” rispose il signor McMahon. “Non riesco
davvero a immaginare cosa le sia preso. È sempre stata una persona tranquilla
e una gran lavoratrice. Non capisco cosa sia successo: per vent’anni non è mai
uscita dalla sua cucina!”
La ragione per cui la signora McMahon è impazzita è chiarissima, basta fare
due più due! Se passi vent’anni chiuso in una cucina, è ovvio che impazzisci!
Ma anche la situazione opposta può farti uscire di testa: impazzirai anche se
per vent’anni non torni mai a casa, se ti trasformi in un semplice girovago, se
ti sposti in continuazione, senza mai arrivare da nessuna parte, se sei
perennemente proteso verso qualcosa che non raggiungerai mai e se diventi
uno zingaro senza dimora.
Prese separatamente, entrambe le situazioni sono pericolose; se combinate
insieme, al contrario, renderanno la tua vita molto ricca. Tutte le polarità
arricchiscono: yin e yang, maschile e femminile, luce e ombra, vita e morte,
dio e demonio, santità e peccato… In assenza di queste polarità, la vita
diventa monotona.
Non scegliere una vita monotona: diventa sempre più ricco!
Parte terza

CREARE RELAZIONI PARTENDO DAL PROPRIO


CENTRO
Tutte le relazioni sono come specchi.
Nello specchio degli altri esseri umani vedi il tuo volto. Guardare
direttamente il tuo volto è molto difficile: per vederlo avrai bisogno di
un’altra persona, di uno specchio. E dove puoi trovare uno specchio migliore
degli occhi di qualcun altro?
Ogni tanto prova a guardare negli occhi il tuo nemico e vi scorgerai un
volto di te stesso; se guardi negli occhi il tuo amante o un tuo amico, vedrai
riflesso un altro dei tuoi volti, e se guardi negli occhi qualcuno che ti è
indifferente, vi troverai un tuo volto ancora diverso.
Raccogli tutti questi volti, perché ti appartengono tutti: sono semplicemente
aspetti diversi del tuo essere.
Sperimenta diverse situazioni, con persone diverse, in contesti diversi, e
metti insieme tutta questa ricchezza, questa consapevolezza e questo essere
vigile, attento e presente. Quindi torna al centro, porta con te questa
consapevolezza, e la tua meditazione diventerà più profonda e più ricca.
Le regole del vivere con gli altri… e come infrangerle
Tutti nascono liberi, ma muoiono schiavi. L’inizio della vita è assolutamente
fluido e naturale, ma poi subentra la società, con le sue leggi, le sue regole, la
sua moralità, la sua disciplina e i suoi innumerevoli insegnamenti… e tutta la
fluidità, la naturalezza e la spontaneità vanno perdute.
Le persone iniziano a costruire intorno a sé una sorta di armatura,
diventando sempre più rigide, finché la delicatezza dello spazio interiore non
è più visibile. Alla periferia del nostro essere, costruiamo una specie di
fortezza, in modo da difenderci, respingere gli attacchi e ridurre la nostra
vulnerabilità, creando una sensazione di sicurezza e di protezione.
La libertà del nostro essere è perduta e iniziamo a guardarci attraverso gli
occhi degli altri: la loro approvazione, il loro rifiuto, il loro giudizio o il loro
apprezzamento assumono sempre più importanza. Gli altri diventano il nostro
criterio guida, così cominciamo a imitarli e a seguire il loro esempio.
Siamo costretti a vivere con gli altri… e poiché il bambino è estremamente
delicato e può essere plasmato in mille modi diversi, la società – ossia i
genitori, gli insegnanti e la scuola – comincia a modellarlo e, gradualmente,
invece di diventare un essere umano, si struttura in una personalità.
Il bambino apprenderà tutte le regole sociali, diventando un conformista o
un ribelle – e in entrambi i casi si tratta di una sorta di schiavitù. La prima
forma di schiavitù consiste nel diventare un conformista, una persona
ortodossa e inquadrata; in alternativa, il bambino può reagire, diventando un
hippy e spostandosi all’estremo opposto, ma anche questa è una forma di
schiavitù, perché la reazione ti rende dipendente dalle stesse cose che cerchi
di contrastare.
Puoi anche spostarti all’estremo opposto, ma nel profondo, ti stai ribellando
contro le medesime regole: gli altri le seguono, mentre tu le contrasti, ma
continui a essere focalizzato su di loro.
Reazionari e rivoluzionari si trovano sulla stessa barca; possono
combattersi o voltarsi la schiena, ma la barca è sempre la stessa.
Un individuo centrato nel proprio essere non è reazionario né
rivoluzionario, bensì fluido e naturale: non è favorevole né contrario a una
certa cosa, è semplicemente se stesso. Non segue e non rifiuta alcuna regola,
perché semplicemente non ne possiede.
Solo un individuo centrato è davvero religioso. È libero di essere così
com’è, e non è plasmato da abitudini e condizionamenti. Una persona simile
non è colta, ma questo non significa che sia selvaggia e incivile: rappresenta
la massima fioritura della civiltà e della cultura, ma non è una persona colta.
Ha sviluppato la propria consapevolezza e non ha più bisogno di regole,
perché le ha trascese.
Un individuo del genere non è sincero perché esiste una regola che glielo
ordina: è semplicemente sincero perché è fluido e naturale. Non è
compassionevole perché c’è un precetto che gli impone di esserlo: essendo
fluido e naturale, percepisce semplicemente la compassione che pervade ogni
cosa. Il suo non è un comportamento deliberato, ma il semplice risultato dello
sviluppo della sua consapevolezza.
Non è contrario né favorevole alla società: l’ha semplicemente trascesa. È
un individuo che è tornato a essere bambino – un bambino che appartiene a
un mondo assolutamente sconosciuto, a una nuova dimensione: un essere
rinato.
Tutti i bambini nascono fluidi e naturali, ma poi subentra la società, e ci
sono innumerevoli ragioni per cui è necessario che intervenga. Non c’è nulla
di male in questo, perché se quel bambino fosse lasciato a se stesso, non
crescerebbe mai e diventerebbe una specie di animale.
La società deve necessariamente intervenire, è un passaggio inevitabile,
necessario. Occorre però ricordare che si tratta solo di uno stadio da
attraversare: non dovrebbe diventare la nostra casa. La società dev’essere
seguita e quindi trascesa: devi imparare le sue regole per poi disimpararle!
La presenza degli altri implica l’esistenza di regole, perché non sei solo.
Nel grembo materno, il bambino è assolutamente solo e non ha bisogno di
regole, di moralità, di disciplina o di ordine. Le regole compaiono soltanto
quando nella tua vita subentra “l’altro”; sono legate alle relazioni: poiché non
sei solo, devi tener conto degli altri e considerarli.
Quando il bambino viene al mondo, persino il suo primo respiro assume
una connotazione sociale. Se non si mette a piangere, i medici lo
costringeranno immediatamente a farlo, perché se non strilla per qualche
minuto, morirà. Deve per forza piangere, perché quel pianto gli libera la gola
e apre il canale che gli permetterà di respirare.
Viene costretto a piangere: perfino il primo respiro è un fenomeno sociale,
legato alla presenza degli altri e in quel momento inizia il processo di
condizionamento. Non c’è nulla di male in questo: questo intervento è
necessario, ma si dovrebbe intervenire in modo che il bambino non perda mai
la propria consapevolezza, non si identifichi con un modello culturale
particolare e nel profondo rimanga assolutamente libero, sapendo che è
necessario seguire delle regole, ma che queste non costituiscono la vita.
Inoltre dovrebbe sapere che un’educazione è necessaria.
Una società sana dovrebbe insegnargli che queste regole sono valide perché
si deve vivere insieme ad altre persone, ma non sono assolute. Il bambino
dovrebbe sapere che nessuno si aspetta che resti confinato per sempre a
queste regole: un giorno dovrà trascenderle! Una società è sana se insegna ai
propri membri sia la civiltà sia la trascendenza.
Devi ascoltare gli altri fino a un certo punto, poi devi cominciare ad
ascoltare te stesso. Alla fine dovrai fare ritorno al tuo stato originario; prima
di morire, devi tornare a essere un bambino innocente – fluido e naturale –
perché, morendo, entrerai di nuovo in una dimensione di solitudine. Proprio
com’eri solo quando ti trovavi nel grembo materno, con la morte entrerai
un’altra volta nel regno della solitudine, in cui non esiste alcuna società.
Durante tutto il corso della tua vita, inoltre, dovrai ritagliarti degli spazi e
dei momenti che saranno come un’oasi nel deserto, in cui semplicemente
chiuderai gli occhi, trascenderai la società e ti immergerai in te stesso, nel tuo
stesso grembo: la meditazione consiste precisamente in questo.
Lascia che la società esista, e chiudi semplicemente gli occhi, dimenticala e
torna a essere solo. In quello spazio non esistono regole, personalità, moralità,
parole o linguaggi: nel tuo spazio interiore puoi essere semplicemente fluido e
naturale.
Sviluppa quella fluidità e quella naturalezza! Anche se nel mondo esteriore
è necessaria la disciplina, a livello interiore puoi rimanere selvaggio. Se, pur
continuando a essere selvaggia a livello interiore, una persona riesce a
svolgere le attività necessarie per vivere in società, presto arriverà
semplicemente a trascenderla.
Una storia Sufi narra di un vecchio e un ragazzo che viaggiavano seguiti da
un mulo, e, camminando accanto all’animale, arrivarono nei dintorni di una
città.
Quando raggiunsero le prime case, incontrarono alcuni studenti che,
ridacchiando, dissero: “Che sciocchi! Hanno un asino in piena salute, eppure
vanno a piedi: quantomeno l’uomo anziano potrebbe salire sull’asino!”.
Ascoltando il commento degli studenti, il vecchio e il ragazzo si
interrogarono: “Le persone ridono di noi” si dissero “e presto entreremo in
città, perciò sarà meglio seguire il loro consiglio!”. Così il vecchio salì
sull’asino e il ragazzo lo seguì a piedi.
Subito dopo incontrarono altre persone che commentarono: “Guardate! Il
vecchio sta seduto sull’asino, mentre quel povero ragazzo è costretto a
camminare: è davvero assurdo! L’uomo anziano dovrebbe andare a piedi e
lasciar sedere sull’asino quel povero ragazzino!”.
Così i due viaggiatori si scambiarono di posto: il vecchio prese a
camminare e il ragazzo salì sull’asino.
Più avanti, incontrarono altra gente che disse: “Guardate quei due zoticoni!
Quel ragazzino dev’essere davvero prepotente… probabilmente quel vecchio
è suo padre o il suo insegnante, eppure è costretto ad andare a piedi, mentre il
ragazzo se ne sta seduto sull’asino: è davvero un comportamento contrario a
ogni buonsenso!”.
I due viaggiatori non sapevano più cosa fare, per cui decisero che l’unica
possibilità era salire tutti e due sull’asino.
Procedendo in groppa all’asino, i due incontrarono un altro gruppo di
persone che commentò: “Avete visto che gente violenta? Quel povero animale
non ce la fa più: come si può salire in due su un asino? Dovrebbero provare
loro a portarselo sulle spalle!”.
Di nuovo i due viaggiatori si consultarono e si accorsero che si stavano
avvicinando a un ponte che attraversava il fiume. Ormai avevano quasi
raggiunto il centro della città, per cui pensarono: “Sarà meglio seguire i
consigli degli abitanti di questo posto, altrimenti tutti penseranno che siamo
degli sciocchi!”.
Così cercarono un tronco di bambù, legarono insieme le zampe dell’asino,
le assicurarono al bambù e ciascuno si mise sulle spalle un’estremità del
tronco. L’asino cercò di ribellarsi perché, com’è noto, non è facile costringere
questi animali a fare qualcosa. Poiché non credeva nella società e non si
curava dell’opinione degli altri, cercò di fuggire, ma i due uomini erano
troppo forti, perciò fu costretto a rassegnarsi.
Proprio al centro del ponte, i due viaggiatori incontrarono dei passanti che
si raccolsero in un capannello, dicendo: “Guardate quegli sciocchi! Non si
sono mai visti due idioti del genere! Gli asini sono fatti per salirci sopra, non
per essere portati sulle spalle! Quei due devono essere pazzi!”.
Allarmato da tutta quella gente che li pressava, l’asino divenne irrequieto e
si agitò a tal punto da cadere dal ponte e finire nel fiume. I due viaggiatori si
precipitarono verso il fiume, ma ormai l’asino era morto.
A quel punto i due viaggiatori si sedettero sulla riva e il vecchio disse:
“Ascolta…”.
Questa non è una storiella qualsiasi: il vecchio era un Maestro Sufi, un
individuo illuminato, mentre il ragazzo era un discepolo, cui l’anziano
Maestro stava cercando di insegnare una lezione. I Sufi creano sempre delle
situazioni particolari, perché sostengono che è impossibile imparare qualcosa
in assenza di un contesto concreto.
Tutto ciò che era accaduto, dunque, era soltanto una sorta di messinscena
per il ragazzo e a quel punto il vecchio gli disse: “Cerca di comprendere! Se
dai troppo peso a ciò che dice la gente, anche tu finirai per morire come
quest’asino. Non ti curare delle chiacchiere altrui, perché ci sono milioni di
persone: ciascuna di loro ragiona a modo proprio e ti dirà una cosa diversa.
Ognuno ha la propria opinione e se dai retta a tutto ciò che dice la gente, per
te sarà la fine!”.
“Non dare retta a nessuno!” continuò il Maestro. “Rimani semplicemente te
stesso! Passa oltre e sii indifferente. Se continui ad ascoltare tutte le persone
che incontri, continuerai a essere sballottato in tutte le direzioni e non riuscirai
mai a raggiungere il tuo centro più intimo.”
Oggigiorno, tutti sono diventati eccentrici. Questo termine è davvero
calzante: significa “fuori dal centro” e viene usato per descrivere le persone
folli, ma in realtà tutti sono eccentrici – lontani dal centro. Il mondo intero ti
invita a diventare eccentrico, perché la gente non fa che spingerti in ogni
direzione.
Tua madre ti spinge verso Nord e tuo padre verso Sud; tuo zio ti dice una
cosa, tuo fratello un’altra e tua moglie, ovviamente, ti indica una direzione
ancora diversa… Tutti cercano di spingerti verso qualcosa e, a un certo punto,
ti renderai conto che non sei arrivato da nessuna parte.
Grazie a tutte queste spinte contrastanti, da Nord a Sud, da Sud a Est e da
Est a Ovest, di fatto continui a restare fermo al crocevia, senza arrivare in
nessun luogo: a poco a poco, tutta la tua vita si riduce a questo e diventi
eccentrico. Questa è esattamente la situazione in cui ti trovi, e se continui a
dare ascolto agli altri, anziché seguire il tuo centro interiore, le cose non
cambieranno mai.
La meditazione non mira a farti diventare eccentrico, ma ti aiuta a essere
centrato, a raggiungere il tuo centro. Ascolta la tua voce interiore, sentila, e
muoviti in base a questo sentire; passo dopo passo acquisirai la capacità di
ridere delle opinioni altrui, oppure riuscirai a essere quantomeno indifferente.
Quando sarai centrato, inoltre, la tua essenza acquisterà potere. Nessuno
potrà più pungolarti o spingerti in qualche direzione, perché semplicemente
non oserà farlo. Avrai un tale potere e sarai così centrato in te stesso che, non
appena si avvicinerà qualcuno con una certa opinione su di te, se la scorderà
all’istante. Chi voleva spingerti in una certa direzione dimenticherà
semplicemente che aveva intenzione di manipolarti e, avvicinandosi a te,
comincerà piuttosto a sentirsi sopraffatto dalla tua presenza.
Proprio così, un singolo individuo può diventare così potente che neppure
l’intera società e l’intera storia sarebbero in grado di costringerlo a spostarsi
anche solo di un centimetro: è proprio così che nascono individui come il
Buddha o come Gesù.
Si può uccidere un Gesù Cristo, ma non si può costringerlo a fare qualcosa;
si può distruggere il suo corpo, ma nessuno riuscirà a farlo spostare di un
centimetro! Questo non significa che sia ostinato o testardo, accade
semplicemente perché è centrato nel proprio essere.
Un individuo del genere sa perfettamente ciò che è adatto a lui e ciò che lo
rende felice; poiché ha già sperimentato ciò che lo rende estatico, adesso è
impossibile indurlo a perseguire qualsiasi altro fine. Neppure il più abile
affabulatore riuscirà mai a spingerlo verso un’altra meta, perché ha trovato la
sua casa. Probabilmente ti ascolterà pazientemente, ma non riuscirai a fargli
cambiare idea, perché è un essere centrato.
Essere centrati è il primo passo per diventare fluidi e naturali; altrimenti se
sei fluido e naturale, ma ti manca la centratura, chiunque potrà condurti
ovunque voglia. Per questo non si permette ai bambini di essere naturali e
senza regole; non sono ancora abbastanza maturi e, se si mettessero a correre
di qua e di là in modo fluido e naturale, rischierebbero la vita.
Proprio per questa ragione affermo che la società svolge un compito
necessario: serve a difendere i bambini; dà loro un carattere simile a un
guscio, che li protegge come una sorta di fortezza. I bambini ne hanno
bisogno, perché sono estremamente vulnerabili e chiunque sarebbe in grado di
distruggerli. In mezzo a quella moltitudine, non riuscirebbero a trovare la
propria strada, per cui devono crearsi una personalità che li protegga.
Tuttavia, se questa personalità di protezione esaurisse tutta la tua vita,
sarebbe la tua rovina. Non devi trasformarti nella fortezza, ma continuare a
esserne il padrone, in modo da poterne uscire quando vuoi; altrimenti non
sarebbe più una protezione, bensì una prigione. Dovresti essere in grado di
uscire dalla tua personalità, mettendo da parte i tuoi principi: se la situazione
lo richiede, dovresti essere capace di rispondere in un modo assolutamente
nuovo! Se perdi questa capacità, ti irrigidisci e, anziché essere fluido, diventi
innaturale e privo di flessibilità.
La flessibilità corrisponde alla giovinezza e la rigidità alla vecchiaia: più
sei duttile e più sei giovane, più ti irrigidisci e più diventi vecchio.
La rigidità assoluta corrisponde alla morte. Vivere significa essere
assolutamente sciolti e flessibili: ricordalo!
Radicarsi nel proprio centro
All’esterno la vita è come un ciclone in perenne stato di conflitto, di
confusione e di lotta, ma è così soltanto in superficie; allo stesso modo, le
onde, con il loro frastuono assordante e la loro battaglia perenne, increspano
solo la superficie dell’oceano.
La vita non è tutta qui; nel profondo esiste anche un centro silenzioso,
privo di suoni, di conflitti e di scontri. Al centro, l’esistenza è un flusso
silenzioso e rilassato, un fiume che scorre senza combattere, senza lottare e
senza alcuna forma di violenza.
Se ti identifichi con la superficie, con lo strato più esterno, diverrai preda di
ansie e angosce. Agli esseri umani è accaduto esattamente questo: sono
identificati con la superficie e con il conflitto che vi regna. È naturale che lo
strato più esterno sia disturbato e non c’è nulla di male, ma se riesci a
radicarti al centro, la confusione della superficie diverrà incantevole e
assumerà una sua particolare bellezza.
Se riesci a creare silenzio nel tuo spazio interiore, ogni suono si trasformerà
in una musica. Non ci sarà più alcun problema e tutto diventerà un gioco; ma
se non conosci questo spazio intimo, questo centro silenzioso, ti identificherai
totalmente con la superficie e impazzirai.
E praticamente tutti sono pazzi…
Lo Yoga, lo Zen e la meditazione sono tecniche che mirano essenzialmente
a rimetterti in contatto con il centro, aiutandoti ad andare dentro di te, a
scordare la periferia e a lasciarla da parte per un po’. In questo modo, ti
rilasserai nella tua essenza così profondamente che la dimensione esteriore
sparirà e resterà solo lo spazio interiore.
Quando avrai imparato ad andare dentro di te e a penetrare nel tuo spazio
interiore, ci riuscirai con facilità. Ma se non sai come fare, se l’unica realtà
che conosci è quella della mente che resta aggrappata alla superficie,
incontrerai mille difficoltà. Rilassarsi nel proprio essere non è così difficile:
ciò che è difficile è smettere di restare aggrappati alla superficie!
Ascolta questa storia Sufi…
In una notte buia, un mistico Sufi che si trovava in viaggio si smarrì. Era così
buio che non riusciva neppure a vedere dove stesse andando e,
all’improvviso, si sentì mancare la terra da sotto i piedi. Si aggrappò a un
ramo e riuscì a evitare di cadere, ma fu preso dal terrore. Con tutta
quell’oscurità, non poteva sapere cosa ci fosse là sotto, né quanto fosse
profondo quel burrone.
La notte era fredda e il mistico si mise a gridare chiedendo aiuto, ma non
c’era nessuno che potesse sentirlo: come unica risposta, gli arrivò l’eco della
sua stessa voce. Faceva così freddo che le mani del poveretto cominciarono a
congelarsi. Si rese conto che, prima o poi, sarebbe stato costretto a mollare il
suo appiglio: sarebbe stato davvero difficile rimanere aggrappato a quel ramo!
Ormai stava perdendo la presa e la morte era vicinissima: poteva cadere e
morire in qualsiasi istante. Quando, infine, giunse il momento cruciale, puoi
immaginare quanto fosse terrorizzato… Si sentiva morire di attimo in attimo,
finché, a un certo punto, il ramo gli scivolò di mano… Non aveva più alcun
appiglio e di sicuro si sarebbe sfracellato.
Ma proprio nel momento in cui cadde… Si mise a danzare! Sotto di lui non
c’era alcun abisso: i suoi piedi poggiavano su un terreno più che solido!
Eppure aveva sofferto per tutta la notte…
La nostra situazione è esattamente questa. Continuiamo ad aggrapparci alla
superficie, perché temiamo che, se la lasciassimo andare, saremmo perduti,
quando in realtà siamo perduti proprio perché vi restiamo aggrappati.
Tuttavia, lo spazio interiore ci appare immerso nell’oscurità e non riusciamo a
scorgerne il fondo, perché non sappiamo vedere altro che la superficie.
Tutte le tecniche di meditazione servono a darti coraggio, rendendoti forte e
avventuroso, in modo che tu smetta di restare aggrappato alla superficie e
sprofondi in te stesso. Quello che ti appare come un abisso oscuro e senza
fondo è il vero fondamento del tuo essere, e una volta lasciata la superficie –
la periferia – diventerai un individuo centrato.
Questo centrarsi è l’intento della meditazione.
Quando sarai centrato, potrai tornare di nuovo alla periferia, ma sarai
totalmente diverso, perché la qualità della tua consapevolezza si sarà
completamente trasformata. A quel punto potrai tornare sulla superficie, ma
non ti identificherai mai più con essa: resterai radicato al centro – e dedicarsi
alle attività che si svolgono alla periferia rimanendo centrati è meraviglioso!
Adesso potrai goderti qualsiasi cosa e tutto si trasformerà in un gioco
meraviglioso; il conflitto sparirà e tutto diventerà leggero. Ciò che accade alla
periferia non creerà più alcuna tensione dentro di te e smetterai di vivere in
preda all’angoscia e all’ansia.
Inoltre, se in qualsiasi momento la situazione dovesse diventare troppo
pesante e minacciare di sopraffarti, potrai tornare alla tua sorgente originaria,
immergendoti nel centro del tuo essere. In questo modo, ti sentirai rinvigorito,
rigenerato, e potrai spostarti di nuovo verso la periferia.
Quando avrai imparato a farlo, ti accorgerai che non è poi una meta così
lontana: stai semplicemente entrando in te stesso! È un luogo piuttosto vicino
e la strada non è così lunga: l’unico ostacolo che ti impedisce di raggiungerlo
è il tuo restare aggrappato alla periferia, la tua incapacità di mollare la presa,
per paura di perderti.
Temi di essere sul punto di morire – e, in un certo senso, spostarsi verso il
centro significa morire: infatti, insieme alla periferia, morirà anche la tua
identità e nascerà una nuova dimensione del tuo essere.
Molla la tensione
Se volessimo definire in poche parole la meditazione, potremmo dire che è
uno stato di profondo rilassamento in se stessi, un essere totalmente rilassati
nella propria essenza.
A causa di questo nostro aggrapparci, senza mai mollare la presa, siamo
perennemente tesi e non riusciamo mai a rilassarci e a lasciarci andare. Siamo
costantemente impegnati a fare qualcosa e il problema è proprio questo: non
riusciamo mai a stare in uno spazio di non azione, in cui le cose
semplicemente accadono ed è sufficiente essere presenti, senza fare nulla.
L’aria entra ed esce da te, il sangue circola, il tuo corpo è vivo e pulsante, il
vento soffia e il mondo continua a girare senza che tu faccia nulla: non sei
l’artefice di queste azioni, sei semplicemente rilassato mentre tutto accade.
Quando le cose accadono senza che tu faccia nulla, sei in uno stato di totale
rilassamento, mentre quando agisci e cerchi di manipolarle, invece di lasciarle
accadere, sei in tensione.
Mentre dormi ti lasci andare parzialmente, ma non sei mai totalmente
rilassato; continui la tua attività di manipolazione anche durante il sonno:
persino quando dormi non lasci che le cose si limitino ad accadere. Se osservi
una persona addormentata, noterai che tutto il suo corpo è in tensione, se però
guardi un bambino che dorme, ti accorgerai che è estremamente rilassato.
Prova a osservare un animale, per esempio un gatto: i gatti sono sempre
rilassati…
Tu invece non sei rilassato neppure mentre dormi: rimani teso, continui a
dimenarti, a muoverti e a combattere. Sul tuo volto c’è tensione, perché
probabilmente stai sognando di lottare, di proteggere qualcosa o qualcuno e di
fare le stesse cose che fai da sveglio, rivivendo senza sosta un qualche
dramma interiore. Non sei rilassato, non sei in uno stato di profondo
abbandono!
Per questo la gente fa sempre più fatica a dormire. Gli psicologi sostengono
che, se questa tendenza continuerà, ben presto arriverà il giorno in cui
nessuno riuscirà più a dormire in maniera naturale e sarà necessario indurre il
sonno con l’aiuto della chimica, perché nessuno riuscirà più ad addormentarsi
da solo. Quel giorno non è molto distante; siamo già molto vicini perché,
anche durante il sonno, sei solo parzialmente rilassato e si addormenta
soltanto una parte di te.
La meditazione è il sonno più profondo che esiste; si tratta di qualcosa di
più del totale rilassamento perché, oltre a essere profondamente rilassati, si
rimane anche vigili. C’è consapevolezza: la meditazione è un sonno assoluto
colmo di consapevolezza!
In quello spazio, sei assolutamente vigile e lasci che le cose accadano senza
combatterle, senza opporre resistenza e senza fare nulla. Colui che agisce non
è presente, si è addormentato: è presente soltanto il testimone, soltanto il tuo
essere vigile senza fare nulla – e a quel punto nulla può disturbarti.
Se impari a rilassarti, niente potrà disturbarti, ma se non ne sei capace, tutto
ti turberà – e intendo proprio tutto! Non sei disturbato da una cosa particolare,
sono tutte scuse, perché in pratica sei sempre pronto a lasciarti disturbare: se
non è una cosa a farlo, sarà un’altra. Verrai sicuramente disturbato, perché sei
disponibile e predisposto a esserlo. Anche se tutti i motivi di disturbo
svanissero, verresti disturbato comunque, perché creeresti tu stesso una
ragione di turbamento. Se non c’è un motivo esterno, ne creerai uno
dall’interno: ti inventerai qualche pensiero, un’idea che riuscirà a disturbarti,
perché hai comunque bisogno di una scusa.
Quando saprai come rilassarti, niente potrà turbarti. Non significa che il
mondo cambi o che le cose siano diverse: il mondo continuerà a rimanere lo
stesso, ma tu non avrai più lo stesso atteggiamento, non sarai più preda di
quella follia e non sarai più pronto a essere costantemente disturbato. A quel
punto, tutto ciò che accade sarà rassicurante: se sei rilassato, persino il rumore
del traffico diverrà riposante, persino il mercato avrà un effetto calmante.
Dipende da te: si tratta di una qualità interiore.
Più ti sposti verso il centro, più la qualità del rilassamento si potenzia; più ti
sposti verso la periferia e più sarai disturbato. Se sei predisposto a essere
disturbato, significa solo una cosa: indica semplicemente che stai vivendo
vicino alla periferia e hai stabilito la tua dimora sulla superficie. E si tratta di
una falsa dimora, perché la tua vera casa si trova al centro, esattamente al
centro del tuo essere!
Una tecnica di centratura: la pace del cuore
Nel Vigyana Bhairava Tantra, Shiva suggerisce questa tecnica di
meditazione:
Assumendo una qualsiasi posizione comoda, a poco a poco, pervadi un’area
tra le ascelle di una pace profonda.
È un metodo davvero semplice, ma funziona miracolosamente: provalo! Tutti
possono riuscirci: non c’è alcun pericolo. La prima cosa da fare è assumere
una posizione comoda e riposante: rilassati semplicemente in una posizione in
cui ti senti a tuo agio. Non sforzarti di assumere una determinata postura.
Il Buddha siede in una posizione particolare, che per lui è comoda; se fai un
po’ di pratica, potrebbe diventare comoda anche per te, ma all’inizio non
riuscirai a mantenerla con facilità. E non è assolutamente necessario che
adotti quella postura: parti dalla postura che ti viene più facile in questo
momento. Non sforzarti di assumere quell’esatta posizione: siediti
semplicemente su una sedia comoda e rilassati. La cosa fondamentale è che il
tuo corpo si trovi in uno stato di rilassamento.
A quel punto chiudi semplicemente gli occhi e senti… Senti tutto il tuo
corpo! Comincia dalle gambe: senti se c’è della tensione oppure no. Se
percepisci una tensione, spingila al massimo; se senti una tensione nella
gamba destra, fa’ in modo che diventi più intensa possibile. Portala
all’estremo e poi all’improvviso rilassa la gamba, sentendo come viene
pervasa dal rilassamento.
Spostati, quindi, per tutto il corpo, individuando semplicemente le tensioni.
Ovunque tu senta tensione, portala all’estremo, perché quand’è più intensa,
rilassarsi diventa più facile; altrimenti farai molta più fatica, perché non riesci
a sentire con chiarezza la tensione. Spostarsi da un estremo all’altro è molto
più semplice, perché l’estremo stesso crea una situazione che favorisce la
transizione verso la polarità opposta.
Se senti della tensione nel volto, sforza il più possibile i tuoi muscoli
facciali, creando ulteriore tensione e portandola all’estremo, fino al punto in
cui sentirai che non può più crescere oltre, e all’improvviso rilassati. Ti
accorgerai che, in questo modo, i tuoi arti e le diverse parti del tuo corpo si
rilasseranno.
Concentrati soprattutto sui muscoli facciali, perché racchiudono il novanta
per cento di tutte le tue tensioni: solo il restante dieci per cento è contenuto
nel resto del corpo. La maggior parte delle tue tensioni risiede nella mente,
per questo vengono immagazzinate nel volto. Dunque, contrai quanto più
possibile il tuo volto; non essere timido: assumi un’espressione di ansia e
sofferenza profonda e poi, all’improvviso, rilassati.
Continua a esplorare le tue tensioni fisiche per cinque minuti, finché non
sentirai che ogni parte del tuo corpo è rilassata: a quel punto avrai trovato la
posizione adatta per te.
Puoi stare seduto, sdraiato sul letto o in qualsiasi altra posizione ti sia
comoda.
Assumendo una qualsiasi posizione comoda, a poco a poco, pervadi un’area
tra le ascelle di una pace profonda.
La seconda fase: quando sentirai che il tuo corpo ha assunto una posizione
comoda, smetti di prestargli troppa attenzione. Assicurati semplicemente che
sia rilassato e poi dimenticalo, perché ricordarsi costantemente del corpo è di
per sé una forma di tensione; per questo ti dico di scordartelo, rilassa il tuo
corpo e dimenticalo: il rilassamento consiste proprio nel dimenticarlo. Ogni
volta che te ne ricordi troppo, quello stesso ricordo crea tensione nel tuo
corpo.
Può darsi che non te ne sia mai accorto, ma puoi fare un esercizio molto
semplice. Per prima cosa, misurati il battito cardiaco, poi chiudi gli occhi e
concentra la tua attenzione sul battito del cuore per cinque minuti; quindi
misurati di nuovo le pulsazioni: noterai che il tuo cuore batterà più
velocemente, perché l’attenzione produce tensione.
Quando il medico ti misura il battito cardiaco, il risultato non è mai
preciso: il tuo cuore batterà sempre un po’ più velocemente di quanto non
facesse prima che il medico iniziasse la misurazione; perché, non appena ti
prende il polso, entri in stato di all’erta.
Ogni volta che porti la tua attenzione su un’area del tuo corpo, quella parte
entra in tensione. Se qualcuno ti osserva, diventi teso e tutto il tuo corpo si
irrigidisce. Quando sei solo, sei in una certa condizione; ma se una persona
entra nella tua stanza, non sei più lo stesso e tutto il tuo corpo si attiva e
funziona con maggior rapidità, perché sei entrato in tensione.
Perciò non preoccuparti troppo di rilassarti, altrimenti sarai ossessionato da
quell’idea; rilassati semplicemente per cinque minuti e poi dimenticatene.
Non badarci più ti aiuterà e porterà il tuo corpo in uno stato di rilassamento
più profondo.
… a poco a poco, pervadi un’area tra le ascelle di una pace profonda.
Chiudi gli occhi e porta la tua attenzione nel cuore, al centro del petto, nella
zona compresa fra le due ascelle. Per prima cosa limitati a sentire questa zona,
portandovi tutta la tua attenzione e la tua consapevolezza.
Dimentica il resto del corpo: focalizzati esclusivamente sull’area compresa
fra le ascelle, al centro del petto, e senti che si sta riempiendo di una pace
immensa.
Nell’istante in cui il corpo si rilassa, il tuo cuore viene automaticamente
pervaso dalla pace e si riempie di silenzio, di rilassamento e di armonia…
Quando ti scordi il resto del corpo e porti tutta la tua attenzione al centro del
petto, diventando consapevole che è colmo di pace, verrai immediatamente
invaso da un’incredibile sensazione di quiete.
Ci sono delle zone nel corpo, dei centri particolari, in cui si possono creare
in modo consapevole sensazioni specifiche. L’area tra le due ascelle è il
centro del cuore, la fonte da cui proviene ogni sensazione di pace che possa
accaderti: ogni volta che ti senti in pace, quella pace proviene dal cuore.
Il cuore irradia pace. Per questo tutti i popoli del mondo, a prescindere
dalla religione, dalla nazionalità o dalla cultura, sono sempre stati convinti
che l’amore nasca nella zona vicina al cuore: non esiste alcuna spiegazione
scientifica, ma ogni volta che si pensa all’amore, si pensa al cuore.
In realtà, quando sei innamorato, sei rilassato e, dal momento che sei
rilassato, ti senti traboccare di una sorta di pace. Quella pace nasce dal cuore:
per questo la pace e l’amore sono sempre stati uniti e associati. Quando ami,
sei in pace e quando non ami, sei agitato: il cuore è stato associato all’amore
per via della pace!
Dunque, hai due possibilità. Se cerchi l’amore, a volte ti accadrà di sentirti
in pace, ma è una strada pericolosa, perché, in questo caso, la persona che ami
diventa più importante di te. L’altra persona, infatti, è sempre “altro” da te, e
tu, in qualche modo, perdi la tua indipendenza.
A volte, dunque, l’amore ti darà pace, ma non sarà sempre così. Ci saranno
molti turbamenti, molti momenti di sofferenza e di angoscia, perché l’altro è
penetrato nel tuo mondo – e quando subentra un’altra persona, è inevitabile
che si crei qualche turbamento, perché l’incontro con l’altro può avvenire solo
alla superficie, che ne risulterà turbata.
Solo a volte, quando due persone si amano profondamente e senza alcun
conflitto, accade di essere rilassati e di sentire che il cuore risplende di pace.
L’amore, dunque, può darti un barlume di pace, ma non potrà mai trattarsi di
una situazione stabile e radicata.
In questo modo non è possibile raggiungere la pace eterna: potrai solo
scorgerne qualche bagliore, e fra quei bagliori, si creeranno abissi di conflitto,
di violenza, di odio e di rabbia.
Anziché trovare la pace attraverso l’amore, l’altra possibilità è arrivarci in
modo diretto. Se riesci a trovare direttamente la pace – e quello che ti sto
suggerendo è esattamente il metodo che ti permetterà di riuscirci –, la tua vita
si colmerà d’amore. Ma la qualità di quell’amore sarà differente: non sarà
possessivo e centrato sull’altra persona, non ti renderà dipendente e non
renderà nessun altro dipendente da te.
Il tuo amore si trasformerà in pura amorevolezza, in compassione, in
empatia profonda! A quel punto nessuno, neppure un amato o un’amante,
potrà turbarti, perché quella pace è ormai radicata dentro di te e il tuo amore è
semplicemente l’ombra della tua pace interiore: la situazione sarà interamente
rovesciata.
Il Buddha, dunque, ama, ma il suo amore non comporta sofferenza. Tu
invece soffrirai sia che ami, sia che non ami: se non ami, soffrirai per
l’assenza d’amore e, se ami, soffrirai a causa della sua presenza. Se continui a
rimanere sulla superficie, qualsiasi cosa tu faccia, ti appagherà solo
momentaneamente e poi apparirà di nuovo la valle oscura.
Per prima cosa, quindi, radicati nella pace per conto tuo; a quel punto sarai
indipendente e l’amore non sarà più un bisogno. In quel caso, quando ami,
non ti sentirai imprigionato, non sentirai mai che l’amore è diventato una
specie di dipendenza, di prigione o di schiavitù; a quel punto l’amore
consisterà esclusivamente nel condividere: avrai una tale quantità di pace che
desidererai donarla.
Si tratterà semplicemente di un dono, senza alcuna aspettativa di ricevere
qualcosa in cambio: il tuo donare sarà incondizionato! E uno dei segreti
dell’esistenza è che più doni qualcosa, più ne hai: più doni – più condividi – e
più ricevi. Più ti spingi all’interno di questo tesoro infinito, più sarai capace di
donarlo a chiunque, perché è inesauribile!
Ma l’amore deve accaderti come un’ombra della pace interiore. Di solito,
invece, succede il contrario e la pace ti arriva sotto forma di ombra
dell’amore.
Quando l’amore è un’ombra della pace è meraviglioso, altrimenti diventa
perverso, trasformandosi in una malattia, in una specie di febbre.
… pervadi un’area tra le ascelle di una pace profonda.
Diventa consapevole della zona tra le ascelle e senti che è ricolma di una pace
incredibile. Senti semplicemente la pace che c’è in quell’area e ti accorgerai
che ne è ricolma. È sempre colma, solo che non ne sei mai stato consapevole!
Tutto questo non farà che aumentare la tua presenza consapevole, portandoti
ancor più vicino a casa.
Sentendo questa pace, ti allontanerai sempre di più dalla superficie. Non
significa che non continuino ad accaderti delle cose; ma, quando avrai
provato a fare questo esperimento e sarai colmo di pace, ti sentirai distante da
ciò che accade alla periferia. Dalla strada continua ad arrivare rumore; ma
adesso c’è una grande distanza, una pace immensa: il rumore continua a
sopraggiungere, ma invece di procurarti turbamento, ti conduce a un silenzio
ancora più profondo.
Il miracolo è proprio questo! I bambini continueranno a giocare, qualcuno
ascolterà la radio, la gente litigherà e il mondo intero continuerà a girarti
intorno, ma sentirai che fra te e tutto ciò che si trova all’esterno ora c’è una
distanza immensa, dovuta al fatto che ti sei ritirato dalla periferia. In
superficie qualcosa continuerà ad accadere, ma ti sembrerà che tutto succeda
altrove, perché nulla ti coinvolge più. E se niente ti disturba, non sei più
coinvolto: hai trasceso ogni cosa – la trascendenza consiste esattamente in
questo.
Il cuore è la sorgente naturale della pace. Non stai creando nulla: stai
semplicemente raggiungendo una sorgente che è sempre presente! La tua
immaginazione ti aiuterà a diventare consapevole del fatto che il cuore è
colmo di pace, ma non è il tuo immaginare a creare la pace.
La differenza fra l’approccio orientale e l’ipnosi occidentale è proprio
questa: chi usa l’ipnosi pensa che tu stia creando qualcosa con la tua
immaginazione, mentre i mistici orientali sanno che stai semplicemente
entrando in sintonia con qualcosa che già esiste.
Qualunque cosa tu possa creare con l’immaginazione non potrà mai essere
permanente; e se non è una realtà, significa che è falsa, irreale, e stai
semplicemente producendo un’allucinazione.
È molto meglio essere folle ma reale, che essere in preda a un’allucinazione
di pace, perché in questo caso non ci sarà alcuna crescita. Sei soltanto
intossicato dalla tua immaginazione e, prima o poi, dovrai uscirne, perché la
realtà finirà per infrangere la tua illusione.
È necessario che la realtà distrugga tutte le illusioni: soltanto una realtà
superiore potrà rimanere intatta e distruggere la realtà che si trova alla
periferia.
Per questo Shankara e altri filosofi orientali affermano che il mondo è
un’illusione. Non significa che il mondo sia illusorio di per sé, bensì che
quegli individui sono arrivati a conoscere una realtà superiore, e da quella
vetta il mondo appare come un sogno.
È talmente lontano e la distanza è talmente infinita che non può essere
percepito come reale. Il rumore proveniente dalla strada ti sembrerà solo un
sogno, privo di realtà, e non ti toccherà minimamente: si limiterà ad accadere,
andando e venendo, senza che tu ne sia toccato. E se la realtà non ti tocca,
come puoi percepirla come reale? Riesci a sentirla solo se penetra
profondamente dentro di te: più penetra a fondo nel tuo cuore e più la
percepisci come reale.
Shankara sostiene che il mondo intero è irreale: ha raggiunto una
profondità dalla quale la distanza è così vasta, così straordinariamente grande,
che tutto ciò che accade all’esterno diventa semplicemente come un sogno.
Intorno a lui, il mondo continuava a esistere, ma gli appariva irreale perché
non riusciva a penetrare dentro di lui.
La penetrazione è la misura della realtà. Se ti lancio un sasso, ti colpisce:
l’urto penetra dentro di te e quella penetrazione rende quel sasso reale. Se,
invece, ti lancio un sasso che, pur toccandoti, non riesce a penetrare dentro di
te, dal profondo sentirai il rumore del sasso che ti ha colpito, ma non
provocherà alcun turbamento e lo percepirai come falso, irreale e illusorio.
Tu, invece, sei così vicino alla periferia che, se ti lancio un sasso, ti ferirà
sicuramente – e non mi sto riferendo al corpo, perché quello verrà ferito in
ogni caso. Se lancio un sasso contro il Buddha, il suo corpo verrà ferito
quanto il tuo; ma il Buddha non è alla periferia, bensì radicato al centro, e la
distanza è così grande che sentirà il colpo inferto dal sasso senza esserne
ferito. La sua essenza rimarrà intatta, non verrà segnata da alcuna cicatrice, e
questo essere privo di cicatrici percepirà quel sasso come se fosse stato
lanciato in un sogno.
Per questo il Buddha afferma che nulla è veramente dotato di una
consistenza, che tutto è “privo di sostanza”. Il mondo è semplicemente privo
di sostanza – o, come sostiene Shankara, illusorio.
Provaci! Ogni volta che riuscirai a sentirti colmo della pace presente tra le
due ascelle e che pervade il tuo centro del cuore, il mondo ti apparirà
illusorio. Quando percepisci il mondo come illusorio, quando ti appare irreale,
è segno che sei entrato nello spazio della meditazione.
Non pensare che il mondo sia illusorio: non avrai alcun bisogno di
pensarci, lo sentirai! All’improvviso te ne renderai conto e ti chiederai:
“Cos’è accaduto al mondo?”. Improvvisamente è diventato come un sogno:
esiste, ma ha una consistenza onirica, priva di qualsiasi sostanza. Sembra
assolutamente reale, come un film proiettato su uno schermo; può addirittura
essere tridimensionale: sembra reale, in realtà è solo una proiezione.
Questo non significa affatto che il mondo sia davvero una semplice
proiezione e che sia veramente irreale. Il mondo è reale, ma fra te e lui puoi
creare una distanza che diventa sempre più grande.
Inoltre, dal modo in cui percepisci il mondo, puoi capire se la distanza stia
crescendo o diminuendo: il criterio da usare è questo, ed è un criterio di tipo
meditativo. Non è vero che il mondo è irreale ma, se ti appare privo di realtà,
significa che ti sei centrato nel tuo essere. A questo punto la distanza fra te e
la superficie è così vasta che puoi guardare la periferia come se fosse una
realtà oggettiva, come qualcosa di diverso da te, perché non sei identificato.
Questa tecnica è molto semplice e non ti porterà via troppo tempo. Talvolta,
fin dal primo tentativo, la gente ne percepisce la bellezza e il potere
miracoloso, perciò provaci. Ma non scoraggiarti se la prima volta non riesci a
sentire nulla; aspetta e continua a praticarla. È talmente semplice che puoi
fare questo esercizio in qualsiasi momento: puoi farlo di sera mentre sei a
letto o al mattino appena sveglio.
Pratica questa tecnica al mattino, prima di alzarti: saranno sufficienti dieci
minuti. Oppure dedicaci dieci minuti, la sera, prima di addormentarti. Se rendi
il mondo irreale, il tuo sonno sarà incredibilmente profondo: probabilmente
non ti sarà mai capitato di dormire così bene!
Se, appena prima di addormentarti, il mondo diventa irreale, sognerai di
meno, perché, se il mondo si è già trasformato in un sogno, non puoi
continuare a sognare. Inoltre, se il mondo è irreale, sarai totalmente rilassato,
perché la realtà del mondo non avrà più alcun impatto su di te e smetterà di
martellarti.
Per le persone che soffrono d’insonnia, questa tecnica sarà perfetta e le
aiuterà moltissimo. Se il mondo diventa irreale, le tensioni si dissolvono. Se
riesci ad allontanarti dalla periferia, raggiungerai uno stato di sonno più
profondo e sarai già immerso in quello spazio, ancor prima di addormentarti.
Al mattino avrai una sensazione meravigliosa: ti sentirai estremamente fresco
e riposato e sentirai pulsare tutta la tua energia, perché sei ritornato alla
periferia partendo dal centro.
Quando, al mattino, il sonno si dilegua e torni a essere attento e presente,
non aprire gli occhi. Prima di riaprirli, fai questo esperimento per dieci
minuti. Dopo un’intera notte di sonno, il corpo sarà rilassato e ti sentirai vivo
e riposato; e visto che sarai già privo di tensioni, non ti ci vorrà molto tempo.
Semplicemente rilassati, porta la tua consapevolezza al cuore, al centro del
petto, e sentilo ricolmo di una pace profonda. Rimani immerso in quella pace
per dieci minuti, quindi apri gli occhi.
Il mondo ti apparirà totalmente cambiato, perché quella stessa pace si
irradierà anche dai tuoi occhi e tutta la giornata ti sembrerà diversa. E non
sarai solo tu a sentirti diverso: anche gli altri si comporteranno in modo
differente con te.
Visto che porti il tuo contributo all’interno di qualsiasi relazione, se il tuo
atteggiamento cambia, le persone si comporteranno in un altro modo, perché
sentiranno che sei una persona diversa. Può darsi che non ne siano
consapevoli, ma quando sei colmo di pace, tutti assumeranno un altro
atteggiamento nei tuoi confronti; saranno più amorevoli e più gentili,
opporranno meno resistenza e saranno più aperti e più vicini. È come se
diventassi una specie di magnete, perché la pace è magnetica!
Quando sei in pace, la gente si avvicina maggiormente; mentre quando sei
turbato, prova repulsione; è un fenomeno assolutamente fisico e riuscirai ad
accorgertene facilmente. Quando sei in pace, sentirai che tutti vogliono
avvicinarsi, perché la tua pace si irradia tutt’intorno a te, trasformandosi in
una vibrazione. Sarai circondato da un alone di pace e tutti coloro che ti si
avvicineranno vorranno venire più vicino, come se volessero ripararsi
all’ombra di un albero, per rilassarsi.
Una persona in pace emana intorno a sé un’ombra fresca: ovunque vada,
tutti vorranno avvicinarsi e aprirsi a lei, in totale fiducia. Al contrario, una
persona interiormente tormentata, piena di conflitti, di sofferenze, di ansie e di
tensioni, risulta repellente: chiunque le si avvicini ne avrà paura e la riterrà
pericolosa – e, in effetti, stare vicino a una persona del genere è pericoloso.
Trasmetti intorno a te qualsiasi cosa ti porti dentro: doni costantemente ciò
che c’è nel tuo cuore. Perciò, se sei disturbato, anche se ami qualcuno, il tuo
amante proverà repulsione e cercherà di fuggire da te, perché assorbi la sua
energia e accanto a te non si sente felice. Ogni volta che vi separerete, inoltre,
si sentirà spossato ed esausto, perché dentro di te non c’è una sorgente che
emana vitalità, ma un’energia distruttiva.
Dunque, non sarai solo tu a sentirti diverso, lo percepiranno anche gli altri.
Se ti sposti un po’ più verso il centro, tutto il tuo stile di vita cambierà, così
come cambieranno anche il tuo aspetto e il risultato delle tue azioni.
Se sei in pace, tutto il mondo assumerà verso di te un atteggiamento
pacifico. Si tratta semplicemente di un riflesso: qualsiasi cosa tu sia, si riflette
tutt’intorno a te e chiunque incontri diventa uno specchio.
Uomini e donne
È un fenomeno davvero strano: per migliaia di anni, uomini e donne hanno
vissuto fianco a fianco, pur rimanendo degli estranei. Continuano a fare
bambini, ma restano dei perfetti sconosciuti.
L’approccio femminile e quello maschile sono così diametralmente opposti
che, se non si fa uno sforzo consapevole, se il loro incontro non diventa una
forma di meditazione, non c’è speranza che uomini e donne riescano a vivere
in pace.
Una delle cose che mi stanno più a cuore è riuscire a fare in modo che
amore e meditazione si compenetrino a tal punto che ogni storia d’amore si
trasformi automaticamente in una forma di sostegno reciproco nella
meditazione. Vorrei che ogni meditazione ti rendesse così consapevole da non
aver più bisogno di cadere fra le braccia dell’amore, ma riuscissi a elevarti
fino alle sue vette.
Puoi trovare un amico in modo consapevole e deliberato, e via via che la
tua meditazione si farà più profonda crescerà anche il tuo amore e viceversa:
al fiorire della tua meditazione, sboccerà anche il tuo amore. Ma le relazioni
di amicizia si collocano a un livello completamente diverso.
Con tua moglie o tuo marito, non ti connetti mai in uno spazio di
meditazione; non rimanete mai seduti insieme per un’ora a percepire
reciprocamente la consapevolezza dell’altro: o litigate oppure fate l’amore;
ma, in entrambi i casi, vi relazionate attraverso il corpo, a livello fisico,
biologico, ormonale. Non entri mai in relazione con il centro più intimo
dell’altro: le vostre anime restano separate. Che il vostro matrimonio sia
avvenuto in un tempio, in chiesa o al municipio, sono soltanto i vostri corpi a
essere sposati, ma le vostre anime sono rimaste a chilometri di distanza.
Persino quando fate l’amore, né tu né il tuo compagno siete davvero
presenti. Probabilmente lui sta immaginando di fare sesso con Cleopatra, con
Elena di Troia o con qualche attrice del cinema e anche tu stai pensando a
qualcun altro. Probabilmente le donne tengono gli occhi chiusi per non dover
vedere il volto del marito e non esserne disturbate… forse stanno pensando ad
Alessandro Magno o a Ivan il Terribile e, se vedessero il marito, queste
immagini si dileguerebbero e lui sembrerebbe una specie di scimmione.
Questi momenti meravigliosi dovrebbero essere degli spazi sacri, di
meditazione e di profondo silenzio, ma persino allora non riesci a rimanere
solo con la tua amata: insieme a voi c’è una folla di persone e le vostre menti
continuano a immaginare qualcun altro. Fare l’amore si riduce quindi a
un’azione meccanica, automatica: sei semplicemente schiavo di una qualche
forza biologica che chiami amore.
Ascolta questa storiella:
Una mattina, un ubriaco vide sulla spiaggia un uomo che stava facendo le
flessioni.
L’ubriaco gli girò intorno, lo osservò con attenzione da ogni angolazione e
infine gli disse: “So bene che non dovrei interferire con un’attività così
intima, ma devo avvertirti che la tua fidanzata se n’è andata, perciò è inutile
che ti stanchi con questi esercizi: prima alzati e vai a cercarla!”.
La situazione sembra essere proprio questa: quando fai l’amore, sei sicuro che
il tuo compagno sia veramente presente? Oppure stai semplicemente
prendendo parte a un rituale, come se si trattasse di una sorta di obbligo o di
atto dovuto?
Se desideri costruire una relazione armoniosa con il tuo partner, dovrai
imparare a essere più meditativo. L’amore da solo non basta, perché è cieco: è
la meditazione che gli dona capacità di visione e di comprensione. Quando il
tuo modo di amare sarà al tempo stesso sia amore che meditazione, tu e il tuo
amante diventerete compagni di viaggio; a quel punto, non si tratterà più di
una semplice relazione fra due persone, ma si trasformerà in
un’amichevolezza che crescerà lungo il cammino che conduce alla scoperta
dei misteri dell’esistenza.
Da soli, sia l’uomo che la donna troveranno questo cammino molto lungo e
noioso, com’è sempre stato in passato. A causa di questo costante conflitto,
tutte le religioni hanno deciso che chi desidera seguire il cammino spirituale
deve rinunciare ad avere un compagno, e hanno quindi obbligato monaci e
suore a praticare il celibato. Ma, in cinquemila anni, quanti di loro hanno
raggiunto la realizzazione dell’anima? Anche se in tutte le religioni – nel
buddhismo, nell’induismo, nell’islam – sono esistiti milioni di monaci e
suore, quelli che ci sono riusciti si contano sulle dita di una mano! Ti sei mai
chiesto come sia potuto accadere?
La via da percorrere non è così lunga; la meta non è tanto lontana, ma
anche solo per andare a casa del tuo vicino è necessario usare entrambe le
gambe! Quanto puoi arrivare lontano, se ti limiti a saltellare su un piede solo?
Se uomo e donna sono uniti da una profonda amicizia, da una relazione
fondata sull’amore e sulla meditazione, che dà vita a una totalità organica,
possono raggiungere qualsiasi obiettivo desiderino. Quella meta, infatti, non
si trova all’esterno, bensì al centro del ciclone, nella parte più profonda del
tuo essere, ma riuscirai a raggiungerla solo se sei completo; e, senza l’altro,
non potrai mai esserlo.
Uomo e donna sono le due parti di un Tutto. Perciò, invece di sprecare
tempo a litigare, cercate di comprendervi reciprocamente e di entrare nella
dimensione dell’altro, sforzandovi di capire il punto di vista dell’altro sesso.
Quattro occhi, inoltre, sono sempre meglio di due: in questo modo avrete una
visione completa, che riuscirà ad allargarsi in ogni direzione.
D’altra parte, è necessario ricordare che, in assenza di meditazione, l’amore
è destinato a fallire e non ha alcuna speranza di successo. Puoi fingere,
sperando di ingannare gli altri, ma non puoi ingannare te stesso, perché, nel
profondo, sai benissimo che tutte le promesse fatte in passato in nome
dell’amore sono state disattese.
Solo grazie alla meditazione l’amore acquista un colore diverso e si
trasforma in una melodia, in un canto e in una danza dal sapore unico, perché
meditando acquisisci la capacità di comprendere intuitivamente la polarità
opposta – ed è proprio in quella comprensione che il conflitto svanisce.
Tutti i conflitti del mondo sono causati dall’incomprensione. Tu dici
qualcosa e tua moglie capisce tutt’altro, la tua compagna ti dice una cosa e tu
ne capisci un’altra… Mi è capitato di vedere coppie che, pur avendo vissuto
insieme per trenta o quarant’anni, sono rimaste immature come il primo
giorno e continuano a lamentarsi del fatto che il loro compagno non capisce
ciò che intendono! Avete passato quarant’anni insieme e non siete ancora
riusciti a trovare il modo di ascoltare l’altro e di fargli comprendere ciò che
intendete veramente!
Credo proprio che questo miracolo possa accadere solo grazie alla
meditazione, perché è l’unica cosa che può offrirti le qualità del silenzio, della
consapevolezza e dell’ascolto, rendendoti capace di metterti nei panni
dell’altro. Non è un’impresa impossibile, ma non abbiamo ancora trovato la
medicina giusta.
Vorrei ricordarti che le parole “medicina” e “meditazione” hanno la stessa
radice: la medicina serve a curare il corpo, mentre la meditazione si prende
cura della tua anima. La prima guarisce la tua parte fisica, mentre la seconda
guarisce quella spirituale.
Quando due persone vivono insieme, il loro spirito è coperto di cicatrici:
per questo anche le più piccole cose riescono a ferirle così profondamente…
Un giorno, Mulla Nasruddin mi ha domandato: “Cosa dovrei fare? Qualsiasi
cosa dica viene fraintesa e scatena una marea di guai!”.
“Prova a rimanere semplicemente seduto in silenzio, senza dire nulla” gli
ho consigliato.
Il giorno dopo, Nasruddin è tornato da me ancora più disperato.
“Cos’è successo?” gli ho chiesto.
“Non avrei dovuto chiederti consiglio!” si lamentò. “In passato io e mia
moglie litigavamo e battibeccavamo ogni giorno, ma la cosa si è sempre
limitata al piano verbale. Ieri, invece, grazie al tuo consiglio, lei mi ha
picchiato!”
“Come mai?” gli ho chiesto.
“Me ne stavo semplicemente seduto in silenzio” mi ha raccontato
Nasruddin. “Mia moglie mi ha fatto una marea di domande, ma io mi sono
ostinato a rimanere in silenzio, per cui è esplosa: ‘Non hai intenzione di
rispondermi?’ e visto che ho continuato a stare zitto, ha cominciato a
lanciarmi addosso qualsiasi cosa le capitasse a tiro!”
“Era davvero furiosa!” ha proseguito Nasruddin. “E si è messa a strillare:
‘Le cose stanno andando di male in peggio! Prima quantomeno ci parlavamo,
mentre adesso non ci rivolgiamo nemmeno più la parola!’.”
“Pessima situazione!” ho commentato.
“Pessima?” mi ha incalzato Nasruddin. “È accorso tutto il vicinato e la
gente ha cominciato a chiedere cosa stesse succedendo e perché io non
parlassi, finché qualcuno ha suggerito che probabilmente ero posseduto da
qualche spirito maligno!”
“A quel punto mi sono detto: ‘Mio dio! Adesso mi porteranno da qualche
idiota che mi bastonerà per cercare di scacciare lo spirito maligno!’” ha
continuato Nasruddin. “Così ho esclamato: ‘Fermatevi! Non sono posseduto
dagli spiriti maligni! Evito semplicemente di parlare, perché qualsiasi cosa
dica scatena un litigio. Se dico una cosa, lei mi rimbecca e io sono costretto a
risponderle… nessuno può sapere dove si andrà a finire! Stavo semplicemente
meditando in silenzio, senza far del male a nessuno… e all’improvviso mi
sono ritrovato addosso l’intero vicinato!’.”
Le persone vivono senza alcuna comprensione, per questo qualsiasi cosa
dicano finisce per scatenare un disastro!
La meditazione è il più bel regalo che tu possa fare all’uomo che ami, ed è
un dono di gran lunga più prezioso di qualsiasi anello di diamanti tu possa
regalare alla tua amata. Inoltre, trasformerà la tua vita in pura e semplice
gioia!
Siamo potenzialmente capaci di sperimentare la felicità più pura, ma non
sappiamo come fare. Da soli, riusciamo al massimo a essere tristi, ma insieme
creiamo un vero inferno! Persino uomini incredibilmente intelligenti, come
Jean-Paul Sartre, sono stati costretti ad affermare che è meglio restare soli,
perché la vita di coppia è un inferno e vivere con un’altra persona è
impossibile.
Sartre è diventato così pessimista da sostenere che è impossibile stare con
un’altra persona; è arrivato ad affermare che le relazioni sono un vero inferno
– e per come vanno le cose di solito, ha perfettamente ragione.
Grazie alla meditazione, l’altro si trasforma nel tuo paradiso, ma Sartre non
aveva idea di cosa fosse la meditazione. La disgrazia degli occidentali è
precisamente questa: finiscono per perdersi la fioritura dell’esistenza, perché
non conoscono la meditazione, mentre gli orientali se la perdono perché
ignorano l’amore.
Dal mio punto di vista, uomo e donna sono due metà di un Tutto,
esattamente come l’amore e la meditazione. La meditazione è maschile,
mentre l’amore è femminile – e l’incontro fra meditazione e amore
corrisponde all’incontro del maschile e del femminile. Grazie a
quell’incontro, si crea un essere umano trascendente, che non è né maschile
né femminile.
Finché non riusciremo a creare quell’essere umano trascendente, su questa
Terra non ci sarà speranza.
Fare l’amore in meditazione
Il Tantra è sempre stato frainteso. La gente normale non può comprenderlo: lo
traviserà sicuramente, perché è una forma di preghiera che non ha niente a
che vedere con il sesso.
Persino fare l’amore non ha niente a che fare con il sesso! Quando si
trasforma in meditazione, quando diventa una preghiera, un incontro,
un’unione e un fondersi insieme di due energie in uno stato d’animo colmo di
gioia, non è soltanto piacevole e divertente, ma si trasforma in devozione.
* * * * *
Ecco una tecnica tantrica che ti aiuterà ad avvicinarti al sesso, trasformandolo
in una forma di meditazione:
Mentre vieni accarezzato, immergiti in quella carezza, come se si trattasse
della vita eterna.
Questa tecnica riguarda l’amore, perché nella tua esperienza rappresenta la
cosa più vicina al rilassamento. Se non riesci ad amare, è impossibile che tu
riesca a rilassarti; se però sei rilassato, la tua vita si colmerà d’amore.
Come mai le persone tese non riescono ad amare? La ragione è questa: chi
è in tensione vive costantemente in funzione di un obiettivo, per cui può
anche riuscire a guadagnare del denaro, ma non è capace di amare, perché
l’amore non ha alcuno scopo. L’amore non è una merce, non puoi
accumularlo, non puoi metterlo sul conto corrente o usarlo per rafforzare il
tuo ego.
Di fatto, l’amore è l’atto più assurdo che esista, perché non ha alcun fine né
alcun significato particolare: esiste solo per se stesso e per nessun’altra
ragione. Il denaro che guadagni non è che un mezzo per comprare qualcosa;
costruisci una casa perché qualcuno ci vada ad abitare: anche quella casa,
quindi, è solo un mezzo. L’amore, invece, non ha alcuno scopo.
Perché ami? Per quale ragione lo fai? Il fine è l’amore in sé! Per questo le
menti logiche e calcolatrici, che hanno sempre qualche scopo da raggiungere,
non sono capaci d’amare. Questo tipo di persona, inoltre, sarà sempre in
tensione, perché il suo obiettivo non potrà mai realizzarsi nel quieora, ma
soltanto nel futuro.
Quando costruisci una casa, prima di andarci ad abitare dovrai aspettare
che sia finita; è impossibile andarci a vivere subito, ci abiterai solo in futuro.
Se sei impegnato a guadagnare del denaro, il saldo del tuo conto corrente non
aumenterà in quel preciso istante, ma in un momento futuro. I mezzi stanno
nel presente, ma i risultati si manifesteranno solo in futuro.
L’amore, al contrario, accade sempre nel presente e non conosce alcun
futuro; per questo è così vicino alla meditazione! Per la stessa ragione, anche
la morte è vicina alla meditazione, perché non si trova mai nel futuro, ma
sempre nel quieora.
È forse possibile morire nel futuro? Si muore sempre e soltanto nel
presente: nessuno è mai morto nel futuro! Come sarebbe possibile? Si può
forse morire nel passato? Il passato è passato, non esiste più, per cui è
impossibile morire nel passato.
La morte si trova sempre nel presente: amore, morte e meditazione
accadono sempre quieora. Perciò, se hai paura di morire, non riuscirai ad
amare; se hai paura di amare, non riuscirai a meditare e, se hai paura di
meditare, la tua vita sarà inutile – non inutile perché priva di uno scopo, ma
nel senso che non riuscirai mai a ricavarne un minimo di beatitudine. La tua
vita sarà assolutamente sprecata.
Connettere queste tre realtà – amore, meditazione e morte – potrà sembrarti
strano, ma non è così: in verità, sono esperienze molto simili, per cui, se riesci
a immergerti in una di loro, riuscirai a comprendere anche le altre.
Questa tecnica, dunque, riguarda l’amore:
Mentre vieni accarezzato, immergiti in quella carezza, come se si trattasse
della vita eterna.
Cosa significa? Queste parole hanno molti significati. Il primo è questo:
quando sei amato, il passato e il futuro smettono di esistere e ti sposti nella
dimensione del presente, nel quieora. Hai mai amato qualcuno? Se ti è
successo, saprai che in quel momento la mente svanisce.
Per questo i cosiddetti saggi sostengono che chi ama è cieco, pazzo e fuori
di testa. Nella sostanza hanno ragione: in effetti, chi ama è cieco, perché
smette di guardare al futuro e di pianificare le proprie azioni – ed è cieco
anche perché non riesce più a vedere il passato.
Cosa accade a due amanti? Si spostano semplicemente nel quieora, senza
preoccuparsi minimamente del passato, del futuro o delle conseguenze delle
loro azioni. Per questo vengono definiti “ciechi”, e in effetti lo sono. Agli
occhi delle persone calcolatrici, sono ciechi, mentre per coloro che hanno
smesso di fare calcoli, sono dei veggenti: per chi non è calcolatore, la vera
capacità di vedere, la vera visione è l’amore!
Perciò la prima cosa da ricordare è che, quando ami, passato e futuro non
esistono più. A questo punto occorre comprendere un passaggio molto
delicato: se passato e futuro non esistono, puoi davvero definire “presente”
questo preciso momento? Il presente si colloca fra le due dimensioni del
passato e del futuro, ed è relativo, perciò, se passato e futuro non esistono, che
senso ha parlare del presente? Non significa nulla!
Per questo Shiva non usa la parola “presente”, ma l’espressione “vita
eterna”. Si riferisce all’eternità: ti dice che stai entrando nell’eternità.
Di solito il tempo viene suddiviso in tre parti – passato, presente e futuro –
ma questa distinzione è fittizia e assolutamente falsa. La dimensione del
tempo abbraccia il passato e il futuro, ma non comprende il presente.
Il presente fa parte dell’eternità. Solo ciò che è passato o che deve ancora
accadere fa parte del tempo; ciò che accade in questo preciso momento non
appartiene al tempo, perché non passa mai: esiste per sempre. Il quieora si
trova sempre qui, è sempre presente: questo istante è eterno!
Se ti sposti dal passato, non arrivi mai al presente: dal passato ci si sposta
sempre nel futuro, ma non si raggiunge mai il quieora. Dal presente, invece,
non puoi spostarti nel futuro: puoi soltanto immergerti sempre più in
profondità in un presente ancora più presente – l’espressione “vita eterna”
significa proprio questo!
Potremmo metterla in questo modo: il tempo si estende dal passato al
futuro, si muove su un piano, in linea retta, o meglio, in orizzontale. Quando
sei nel presente, invece, entri in una dimensione diversa e ti muovi su e giù in
verticale, in direzione delle vette e della profondità, mai in orizzontale.
Un Buddha o uno Shiva non vivono nel tempo, bensì nell’eternità.
Qualcuno ha domandato a Gesù: “Cosa accadrà nel regno di dio?”.
L’uomo che gli ha fatto questa domanda non stava parlando del tempo: gli
stava chiedendo cosa ne sarebbe stato dei suoi desideri, gli domandava se
sarebbero stati soddisfatti. Stava chiedendo se nel regno di dio c’è la morte o
la vita eterna, se c’è infelicità e se continuano a esistere persone superiori e
inferiori; quando ha domandato: “Cosa accadrà nel regno di dio?”, voleva
sapere che fine faranno le cose di questo mondo.
E Gesù ha risposto come avrebbe fatto un monaco Zen: gli ha detto che il
tempo non esisterà più.
Probabilmente quell’uomo non ha compreso il significato di quelle parole.
Gesù gli ha detto che il tempo non esisterà più, perché il tempo è orizzontale,
mentre il regno di dio è verticale, eterno. È sempre presente: devi solo
lasciarti alle spalle il tempo ed entrarvi!
La prima porta, dunque, è l’amore: grazie a lui, puoi trascendere il tempo. Per
questo tutti vogliono amare ed essere amati. Nessuno sa perché si aneli tanto
all’amore e vi si attribuisca un significato così grande; e, a meno che tu non lo
comprenda appieno, non riuscirai ad amare né a essere amato, perché l’amore
è uno dei fenomeni più profondi che esistano su questa Terra.
Continuiamo a pensare che tutti siamo capaci di amare semplicemente
come siamo, ma ci sbagliamo, non è affatto così: per questo siamo tanto
frustrati. L’amore rappresenta una dimensione diversa, e se cerchi di amare
qualcuno all’interno del tempo, farai uno sforzo inutile. Nel tempo, l’amore è
impossibile.
Se guardo davanti a me, c’è un muro, ma se alzo gli occhi vedo il cielo!
Quando il tuo sguardo è orientato nel tempo, troverà sempre un muro; ma se
lo trascende, incontrerà il cielo aperto, l’infinito. L’amore apre un varco
sull’infinito, sull’eternità dell’esistenza!
Se dunque ti è capitato di amare veramente, saprai che l’amore può
diventare una tecnica di meditazione. E la tecnica è proprio questa: quando sei
amato, penetra nell’amore come se fosse la vita eterna.
Non essere un amante distante e distaccato; fonditi con l’amore ed entra
nell’eternità. Quando ami qualcuno, domandati se sei presente in veste di
amante: se ci sei ancora, significa che continui a essere immerso nel tempo e
il tuo amore è falso. Se il tuo ego è ancora presente, se puoi dire: “Io sono”,
puoi anche essere fisicamente vicino all’altra persona, ma a livello spirituale
continuate a essere distanti come due polarità contrapposte.
Quando ami, tu non devi esistere: deve esistere solo l’amore,
l’amorevolezza. Diventa amore! Mentre accarezzi il tuo amato o la tua amata,
diventa quella carezza: mentre baci, smetti di essere colui che bacia, e diventa
quel bacio. Scordati completamente dell’ego e dissolviti nell’atto d’amore;
immergiti così profondamente al suo interno da fare in modo che chi compie
quell’azione non esista più.
Se non riesci a dissolverti nella dimensione dell’amore, riuscire a farlo
mentre mangi o mentre cammini sarà alquanto difficile, praticamente
impossibile, perché immergersi nell’amore è il modo più semplice che esista
per dissolvere l’ego.
Ecco perché gli egoisti non sono capaci di amare; possono parlare
dell’amore, comporre canzoni o scrivere poesie in suo onore, ma non possono
amare, perché l’ego non ne è capace.
Diventa amorevole. Quando sei avvolto in un abbraccio, diventa
quell’abbraccio, diventa quel bacio; scordati completamente di te stesso, fino
a poter dire: “Io non esisto più: esiste soltanto l’amore”. A quel punto non
sarà più il tuo cuore a battere, bensì l’amore; nelle tue vene non circolerà più
il sangue, ma l’amore; qualsiasi cosa tu veda, non saranno i tuoi occhi a
vederla, ma l’amore; qualunque cosa tocchi, non saranno le tue mani a
toccarla, bensì l’amore.
Diventa amore ed entra nella vita eterna. L’amore trasformerà
immediatamente ogni dimensione della tua vita: verrai catapultato fuori dal
tempo e ti ritroverai faccia a faccia con l’eternità. L’amore può trasformarsi in
una meditazione molto profonda, la più profonda che esista!
Talvolta gli amanti sono riusciti a raggiungere una comprensione che i santi
non hanno mai raggiunto e hanno toccato quel centro profondo che molti
yogin non hanno mai trovato, ma se non trasformi il tuo amore in
meditazione, si tratterà solo di un barlume momentaneo. Il Tantra consiste
precisamente nel trasformare l’amore in meditazione!
Ora puoi comprendere perché il Tantra parla così tanto di amore e di sesso.
Ti domandi come mai? Perché l’amore è la porta più naturale per trascendere
questo mondo e per uscire dalla dimensione orizzontale.
Guarda le raffigurazioni orientali di Shiva e della sua consorte Devi:
osservale con attenzione! Non sembrano mai due figure distinte: sono una
cosa sola. La loro unità è così profonda che è stata trasposta in un simbolo. Ti
sarà sicuramente capitato di vedere uno shivalinga: si tratta di un simbolo
fallico – l’organo sessuale di Shiva – che però non è mai un oggetto a sé
stante, ma poggia sempre sulla vagina di Devi.
In passato gli hindu erano molto spregiudicati: oggigiorno, quando guardi
uno shivalinga, non ricordi mai che si tratta di un simbolo fallico. L’abbiamo
scordato e abbiamo cercato di rimuovere del tutto questa verità.
Nella sua autobiografia – nelle sue memorie – Carl Jung ricorda un aneddoto
stupendo e molto divertente. Quando venne in India, andò a visitare il tempio
di Konark, che è pieno di shivalinga, ovvero di simboli fallici.
Il pandit che gli stava facendo da guida gli illustrò ogni cosa, ma tralasciò
di spiegargli il significato dello shivalinga… e ce n’erano così tanti che era
difficile ignorarli!
Jung era perfettamente consapevole del loro significato ma, per stuzzicare
la sua guida, continuò a domandarle cosa fossero; così, alla fine, il pandit gli
sussurrò all’orecchio: “Non me lo chieda qui, glielo spiegherò dopo: si tratta
di una questione molto privata!”.
Fra sé e sé, Jung dev’essersi fatto una gran risata, pensando a come si
fossero ridotti gli hindu…
Appena fuori dal tempio, il pandit gli si avvicinò e gli disse: “Non sta bene
fare queste domande davanti agli altri. Ora glielo spiego: si tratta di un
segreto!”.
Poi, ricominciando a sussurrargli all’orecchio, continuò: “Gli shivalinga
sono le nostre parti intime!”.
Quando Jung tornò in Europa, incontrò Heinrich Zimmer – il famoso
studioso ed esperto di pensiero, mitologia e filosofie orientali – e gli raccontò
questo episodio.
Zimmer era una delle menti più brillanti che siano mai riuscite a penetrare
il pensiero indiano; amava l’India e il suo modo di pensare: apprezzava il suo
approccio illogico e mistico alla vita. Quando sentì il racconto di Jung,
scoppiò a ridere e disse: “È davvero un bel cambiamento! Si sente sempre
parlare delle grandi figure dell’India, come Krishna, il Buddha o Mahavira,
ma ciò che mi hai raccontato non dice nulla di quei grandi personaggi, rivela
molto della mentalità comune degli hindu”.
L’amore è la soglia più grande che esista… Secondo il Tantra, il sesso non è
una cosa da condannare, quanto piuttosto un seme. L’amore rappresenta la sua
fioritura e, condannando il seme, condanni anche il fiore. Il sesso può
trasformarsi in amore e, se non lo diventa mai, significa che è qualcosa di
storpiato, perciò, condanna il fatto che sia storpiato, ma non il sesso in quanto
tale, e non il sesso in se stesso.
L’amore deve fiorire e il sesso deve trasformarsi in amore; se non lo
diventa, non è colpa del sesso, ma tua! Il sesso non deve rimanere tale: il
Tantra insegna precisamente che deve trasformarsi in amore.
Anche l’amore non deve restare tale, ma trasformarsi in luce, in
un’esperienza meditativa: deve diventare la vetta mistica suprema. E come si
fa a trasformare l’amore? È necessario diventare l’atto e scordarsi dell’attore:
mentre ami, sii solo e soltanto amore! A quel punto non si tratterà più del tuo
amore o di quello di qualcun altro: sarà semplicemente amore.
Quando non sei più presente, quando ti trovi fra le braccia della sorgente
assoluta, quando sei parte di quel flusso e ami veramente, non sei più tu che
ami. Quando sei travolto dall’amore, il tuo ego svanisce e diventi
semplicemente un flusso di energia.
D.H. Lawrence, una delle menti più creative della nostra era, fu più o meno
consapevolmente un esperto di Tantra, ma l’Occidente lo condannò senza
appello e bandì i suoi libri. I suoi lavori furono oggetto di moltissimi processi,
per via di questa affermazione: “Il sesso è l’unica energia che esiste e, se la
condanni e la reprimi, significa che stai agendo contro l’universo. In questo
caso, non sarai mai capace di conoscere la massima fioritura di quell’energia.
Quando viene repressa, inoltre, diventa qualcosa di volgare e si scatena un
circolo vizioso”.
I preti, i moralisti e le cosiddette persone religiose continuano a condannare
il sesso come qualcosa di perverso, mentre, in realtà, diventa tale solo quando
viene represso. E a quel punto tutta quella gente può dire: “Visto? Abbiamo
ragione! Questo dimostra che abbiamo assolutamente ragione! Stai facendo
una cosa perversa, e lo sai perfettamente”.
Non è il sesso a essere perverso: sono questi preti che l’hanno reso tale! E,
trasformandolo in qualcosa di perverso, dimostrano che hanno ragione,
dopodiché, può soltanto diventare una cosa sempre più perversa.
Il sesso è un’energia innocente: è la vita che scorre dentro di te, l’esistenza
che vive nel tuo essere; non reprimerla, permettile di arrivare fino alle vette
più alte, perché il sesso deve diventare amore!
Che differenza c’è fra sesso e amore? Quando la mente di due amanti è
presa dal sesso, si sfruttano a vicenda, perché l’altro diventa semplicemente
uno strumento da usare e poi gettare via. Quando, invece, il sesso si trasforma
in amore, l’altro non è più uno strumento, non viene più sfruttato e non è più
veramente “altro” da te. Quando ami, non sei più centrato su te stesso: al
contrario, ciò che è veramente importante e unico è proprio l’altro.
In questo caso, non stai più sfruttando il tuo partner: tutt’altro! Siete uniti in
un’esperienza profonda. Non c’è più una persona che sfrutta e una che viene
sfruttata, ma diventate due compagni che condividono un’esperienza
incredibilmente profonda e si aiutano a vicenda a entrare nella dimensione
alternativa dell’amore. Il sesso è sfruttamento, mentre “amore” significa
entrare insieme in un mondo del tutto diverso!
Se questo passaggio non è solo momentaneo e diventa meditativo – ossia,
se riesci a scordarti completamente di te stesso, se scompaiono sia l’amante
che l’amato e rimane soltanto un unico flusso d’amore –, raggiungi la vita
eterna: questo è ciò che dice il Tantra.
Parte quarta

MEDITAZIONI PER LA VITA QUOTIDIANA


Uno degli errori del passato è stato pensare che fosse sufficiente meditare per
venti minuti, oppure tre, quattro o cinque volte al giorno… L’idea di fondo è
che ogni giorno bisogna dedicare un po’ di tempo alla meditazione: ma che ne
è delle restanti ventitré ore e quaranta minuti? Di sicuro vengono impiegate in
attività che sono il contrario della meditazione – e naturalmente tutto ciò che è
stato raggiunto in quei venti minuti andrà perso nel resto della giornata.
Voglio che consideri la meditazione da un punto di vista totalmente
diverso. Puoi anche dedicare venti, trenta o quaranta minuti al giorno a
imparare a meditare, perché imparare è una cosa, ma poi dovrai portare
qualsiasi cosa tu abbia appreso nella tua quotidianità: la meditazione deve
diventare esattamente come il battito del tuo cuore!
Semplice e naturale
Quando: Ogni volta che ne hai il tempo.
Dove: Ovunque, soprattutto mentre sei seduto in autobus, in treno, in aereo o
in macchina… oppure in ufficio, o in un parco o in bagno.
Durata: Bastano pochi minuti.
Ogni volta che ne hai il tempo, rilassa il tuo modo di respirare per qualche
minuto, ma limitati a questo: non è necessario che tutto il corpo si rilassi.
Se lo fai mentre sei seduto in treno, in aereo o in macchina quando non sei
tu a guidare, nessuno si accorgerà di cosa stai facendo. Rilassa semplicemente
il tuo modo di respirare, lascia che il respiro scorra in modo naturale; poi
chiudi gli occhi e osserva come l’aria entra ed esce, entra ed esce…
Non concentrarti! Altrimenti creerai un problema, perché in quel caso ogni
cosa si trasformerà in una distrazione. Se, per esempio, cerchi di concentrarti
mentre sei seduto in macchina, il rumore dell’automobile o la persona seduta
sul sedile accanto diventerà un elemento di disturbo.
La meditazione non è concentrazione, ma semplice consapevolezza;
dunque rilassati e basta, e osserva il respiro. Nulla dev’essere escluso dalla
tua osservazione; accetta ogni cosa: il ronzio dell’automobile – nessun
problema, accettalo –, il traffico che ti circonda… fa tutto parte della vita!
Accetta che il passeggero seduto di fianco a te stia russando, non rifiutare
nulla!
Puoi farlo in qualsiasi momento, non è necessario fissare un orario. Usa
qualunque momento hai a disposizione. Al mattino, al pomeriggio, solo per
quattro o cinque volte, per piccoli intervalli – bastano cinque minuti – medita,
e vedrai che questo diventa un nutrimento costante.
Non è necessario farlo ventiquattr’ore su ventiquattro.
Una semplice tazza di meditazione andrà benissimo. Non è necessario bere
l’intero fiume! Una semplice tazza di tè basterà. E rendilo il più semplice e
facile possibile: ciò che è facile è la cosa giusta. Rendilo il più naturale
possibile. E non essere ossessivo… fallo semplicemente quando trovi il
tempo.
* * * * *
Non puoi evitare la verità, è meglio affrontarla, accettarla, viverla! Quando
cominci a vivere una vita vera e autentica, mostrando il tuo vero volto, tutti i
problemi si dileguano, perché il conflitto scompare e tu smetti di essere scisso
in due, dissociato: la tua voce acquista unità e il tuo intero essere si trasforma
in un’orchestra.
Al momento, il tuo corpo contraddice le tue parole: quando le tue labbra
pronunciano determinate parole, contemporaneamente i tuoi occhi dicono
tutt’altro.
Spesso, quando domando alle persone che vengono da me come stanno, mi
rispondono: “Sono davvero molto felice!”. Io però non posso crederci, perché
il loro volto è incredibilmente spento e non mostra alcun segno di gioia o di
piacere. I loro occhi sono privi di luce, non brillano; e quando affermano di
essere felici, persino la parola “felice” non suona allegra: è come se la
stessero tirando fuori con la forza. Il tono della voce, l’espressione e la
postura di quelle persone smentiscono le loro parole e rivelano una realtà
diversa.
Comincia a osservare le persone; quando dicono che sono felici osservale,
cerca degli indizi che dimostrino la loro felicità: ti accorgerai immediatamente
che una parte di loro sta dicendo tutt’altro. A questo punto, un po’ alla volta,
inizia a osservare anche te stesso: quando affermi di essere felice anche se
non è vero, noterai che il tuo respiro è disturbato.
Non può essere naturale, è impossibile, perché la verità è che non sei felice.
Se avessi detto di essere infelice, il tuo modo di respirare sarebbe rimasto
normale, perché non ci sarebbe stato alcun conflitto, ma affermando di essere
felice hai dovuto immediatamente reprimere qualcosa, ricacciando dentro a
forza una verità che stava emergendo. Proprio nel fare questo sforzo il tuo
respiro ha cambiato ritmo, perdendo la sua regolarità, il tuo volto ha perso la
sua grazia e il tuo sguardo si è fatto sfuggente.
Come prima cosa, dunque, comincia a osservare gli altri, perché ti sarà più
facile e riuscirai a essere più obiettivo; a quel punto, quando avrai scoperto gli
indizi che li tradiscono, cercali anche in te stesso. Ti accorgerai che quando
dici la verità, la tua voce ha in sé una sorta di melodia e, quando menti,
assume una nota stridula: nel primo caso, infatti, sei integro, completo, mentre
nel secondo sei scisso, perché dentro di te è sorto un conflitto. Osserva con
attenzione questi fenomeni sottili, perché sono il riflesso dell’essere integri o
dissociati.
Se sei integro, se non sei disgregato, se sei un essere unico che si muove
all’unisono, ti accorgerai improvvisamente di essere felice. Il significato della
parola “Yoga” è proprio questo; ed è questo che si intende con yogin: una
persona integra, che si muove all’unisono. Le sue diverse parti non sono in
contraddizione, bensì interconnesse, interdipendenti, prive di conflitto e in
armonia: fra di loro esiste una profonda amicizia perché quell’individuo è una
totalità.
A volte, per qualche raro istante, ti accade di essere integro. Guardando
l’oceano e la sua forza straordinariamente selvaggia, per esempio,
all’improvviso ti rilassi, scordandoti le tue scissioni e la tua schizofrenia.
Oppure, camminando sull’Himalaya e ammirando le sue vette ammantate di
neve purissima, vieni improvvisamente avvolto da una sensazione di
freschezza: non è più necessario fingere, perché intorno a te non ci sono altri
esseri umani da ingannare, per cui diventi integro. La stessa cosa può
accaderti anche ascoltando una musica meravigliosa. In qualsiasi situazione
diventi un essere integro, dentro di te cominceranno a crearsi una pace, una
felicità e una beatitudine che ti avvolgeranno e ti renderanno appagato.
Non è necessario aspettare questi eventi fortuiti; momenti simili possono
trasformarsi nel tuo modo naturale di vivere; questi istanti straordinari
possono diventare assolutamente ordinari: tutto il significato dello Zen
consiste esattamente in questo.
Puoi vivere un’esistenza straordinaria all’interno di una vita assolutamente
ordinaria: tagliando e raccogliendo legna o attingendo acqua dal pozzo, puoi
essere straordinariamente a tuo agio con te stesso. Lavando il pavimento,
cucinando o facendo il bucato puoi essere in perfetta armonia con il tuo
essere, perché tutto sta nel compiere qualsiasi azione in modo totale,
provando gioia e piacere nel farla.
La prima chiave è il respiro
Dove e quando: Ovunque, durante la giornata, tutte le volte che te ne ricordi.
Il consiglio: Questo è il modo corretto di respirare. Con il respiro dentro di te
viaggia un’energia sottile. Se respiri correttamente, non ti senti mai stanco, sei
sempre disponibile a fare qualsiasi cosa – sei sempre rispondente, sempre
pronto a rispondere al momento presente, pronto a cogliere la sfida, sei
sempre disponibile. Hai così tanta energia che, qualsiasi cosa accada, sei
pronto a rispondere. Hai un flusso straripante di energia.
Il metodo: Questa meditazione porta a riscoprire il proprio respiro naturale.
“Guarda come respira un bambino e respira nello stesso modo, perché
quella è la maniera naturale di respirare. Lascia che la tua pancia si sollevi
quando inspiri e si riabbassi quando espiri. In questo modo si creerà un ritmo
che diventerà una sorta di canto prodotto dalla tua energia, una specie di
danza ritmata e armonica…
Ti sentirai così rilassato, vivo e colmo di energia che sperimenterai una
vitalità di cui non immaginavi neppure l’esistenza!”
Osserva un bambino: quello è il modo corretto di respirare! Quando un
bambino respira, il suo petto non è minimamente coinvolto: è la pancia che si
alza e si abbassa, perché il bambino respira con la pancia. Proprio per il modo
in cui respirano, tutti i bambini hanno un po’ di pancia che serve anche da
riserva di energia.
Il modo corretto di respirare è questo; ricorda di non usare eccessivamente
il petto: va impiegato raramente, solo in occasioni di emergenza. Se, per
esempio, stai correndo per cercare di salvarti la vita, puoi usare il petto,
perché si tratta di un’emergenza. In questo caso, mentre corri, potrai fare
respiri veloci, che si fermano nella parte superiore del torace, ma
normalmente non dovresti usare il petto.
Ricorda quindi che il petto va usato soltanto in situazioni d’emergenza,
perché in quel caso è difficile respirare normalmente. Se respiri in modo
naturale, infatti, rimani calmo e tranquillo, e non riesci né a correre né a
combattere: sei pacato e composto come un Buddha! Se in una situazione
d’emergenza, come per esempio l’incendio di casa tua, continui a respirare
normalmente, non riuscirai a salvare nulla dalle fiamme. Oppure, se mentre
vieni assalito da una tigre in una foresta continui a respirare con naturalezza,
la cosa non ti toccherà; sarà come se dicessi: “Faccia pure ciò che vuole!” e
non riuscirai a metterti in salvo.
Per questo la natura ti ha fornito un dispositivo di emergenza: il tuo petto è
esattamente questo. Quando vieni attaccato da una tigre, devi abbandonare il
tuo modo naturale di respirare e usare il petto; in questo modo sarai in grado
di correre, di combattere e di bruciare velocemente energia in modo più
efficiente. In una situazione d’emergenza, infatti, hai solo due alternative:
fuggire o combattere – ed entrambe richiedono un tipo di energia che, pur
interessando solo la superficie, è molto intensa e produce uno stato di tensione
caratterizzato da una profonda agitazione.
Tuttavia, se respiri sempre dal petto, la tua mente vivrà in tensione; se usi
questo tipo di respirazione in modo costante, infatti, sarai sempre impaurito,
perché il respiro toracico dovrebbe essere usato solo in situazioni che
scatenano paura. Se lo trasformi in un’abitudine, sarai perennemente
spaventato, teso e pronto alla fuga: vedrai nemici immaginari ovunque, ed è
proprio così che si crea la paranoia.
In Occidente questo fenomeno è stato messo in evidenza da alcuni
psicologi che hanno lavorato sulla bioenergetica: Alexander Lowen e altri
suoi colleghi si sono accorti che le persone spaventate hanno il petto in
tensione e respirano usando solo la parte superiore del torace. Se, invece, si
riesce a far scendere il loro respiro più in profondità, fino a coinvolgere la
pancia, ossia il centro dell’hara, la loro paura svanisce.
Ida Rolf ha inventato il Rolfing, uno dei metodi più belli che esistano per
modificare la struttura interna del corpo. Se respiri in modo scorretto per anni,
svilupperai una muscolatura che ti ostacolerà, impedendoti di respirare in
modo profondo; anche se ti ricordi di farlo per qualche secondo, non appena
riprendi le tue solite attività, tornerai subito a respirare usando soltanto la
parte superiore del petto. Occorre dunque modificare la muscolatura e, a quel
punto, la paura e la tensione svaniranno.
Guarda dunque come respira un bambino e respira nello stesso modo,
perché quella è la maniera naturale di respirare. Lascia che la tua pancia si
sollevi quando inspiri e si riabbassi quando espiri. In questo modo, si creerà
un ritmo che diventerà una sorta di canto prodotto dalla tua energia, una
specie di danza ritmata e armonica…
Ti sentirai così rilassato, vivo e colmo di energia che sperimenterai una
vitalità di cui non immaginavi neppure l’esistenza!
L’attenzione rilassata
L’intento: Prima di tutto occorre addestrare l’attenzione.
Quando: In ogni momento del giorno, quando te ne ricordi.
Dove: Ovunque ti trovi e qualsiasi cosa tu stia facendo.
Durata: Quanto più ti è possibile.
Il metodo: Sii semplicemente attento e presente.
Nel Vigyana Bhairava Tantra Shiva suggerisce questa tecnica di meditazione:
Ovunque si posi la tua attenzione, in questo stesso punto, sperimenta.
Per prima cosa occorre sviluppare l’attenzione. Questa tecnica, infatti,
diventerà possibile solo se sviluppi un tipo di attenzione assolutamente vigile:
in questo caso, facendo esperienza di qualsiasi punto su cui “si posi la tua
attenzione”, potrai fare esperienza di te stesso.
Per fare esperienza di te stesso, ti basterà guardare un fiore, perché con
questa azione non osservi soltanto il fiore, ma anche colui che lo sta
osservando. Tuttavia, ciò diventa possibile solo se conosci il segreto
dell’attenzione.
Sei convinto di osservare il fiore, ma poi cominci a pensarci, e il fiore va
perduto, perché non sei più presente, ti sei allontanato, sei andato da qualche
altra parte.
Con “attenzione” si intende questo: quando guardi un fiore, lo guardi senza
fare nient’altro, come se la tua mente si fosse fermata e non ci fossero più
pensieri. Esiste soltanto la semplice esperienza del fiore: tu sei qui, il fiore è lì
e tra voi non si frappone alcun pensiero.
Se riesci a fare questo, improvvisamente ti accorgerai che la tua attenzione,
dal fiore, tornerà indietro, rimbalzando su te stesso. Si creerà un circolo: tu
guarderai il fiore e il tuo sguardo tornerà indietro, perché il fiore lo rifletterà e
lo farà rimbalzare su di te. Se non ci sono pensieri, accade, e a quel punto non
stai più semplicemente osservando il fiore, ma anche colui che lo sta
osservando: adesso l’osservatore e il fiore sono due oggetti e tu sei diventato
testimone di entrambi.
Ma prima devi esercitare la tua attenzione, perché al momento non sei
assolutamente capace di essere attento. La tua attenzione è tremolante, si
sposta da un oggetto all’altro, per finire chissà dove e non riesci a essere
veramente attento nemmeno per un istante. Anche quando parlo, non senti
mai tutte le mie parole: ne ascolti una e poi la tua attenzione si sposta su
qualcos’altro, dopodiché torni qui, ascolti un’altra parola e di nuovo la tua
attenzione si dirige chissà dove.
Ti limiti ad ascoltare alcune parole, riempi gli intervalli e credi di avermi
ascoltato. Le idee che ti crei e ti porti appresso sono affar tuo, ma resta il fatto
che hai sentito soltanto alcune delle mie parole e poi hai riempito gli spazi
vuoti con pensieri che hanno completamente stravolto il mio discorso.
Non appena pronuncio una parola, cominci a pensarci su: non riesci a stare
in silenzio – e sarai veramente attento quando riuscirai ad ascoltare restando
in silenzio.
L’“attenzione” è un essere vigili in modo silenzioso, senza che i pensieri
interferiscano. Sviluppala: puoi riuscirci solo con la pratica, non esiste altro
modo! Praticala quanto più ti è possibile e la affinerai; cerca di svilupparla
ovunque ti trovi e qualsiasi cosa tu stia facendo.
Immagina di essere in automobile o in treno: cosa fai? Non sprecare tempo,
cerca di sviluppare l’attenzione! Se devi stare mezz’ora in treno, usala per
sviluppare la tua capacità di essere attento; rimani semplicemente presente,
senza pensare. Guarda una persona, osserva il treno, ammira il paesaggio
fuori dal finestrino, ma diventa quello sguardo e non pensare a nulla. Ferma il
pensiero, sii presente e osserva. Il tuo sguardo diventerà diretto e penetrante:
qualsiasi cosa guardi la rifletterà di nuovo su di te e diverrai consapevole di
colui che osserva.
Non sei consapevole di te stesso perché c’è un muro; quando guardi un
fiore, prima che il tuo sguardo lo raggiunga, viene modificato dai tuoi
pensieri, che gli attribuiscono un loro colore. Solo a quel punto il tuo sguardo
raggiunge il fiore, e quando torna indietro di nuovo i tuoi pensieri gli
conferiscono un colore diverso. Inoltre, tornando verso di te, non ti ritrova
mai, perché nel frattempo ti sei spostato da qualche altra parte e non ci sei più.
Ogni sguardo ritorna verso di te; tutte le cose tornano indietro e trovano
sempre una risposta, solo che tu non sei più là a riceverla. Sii presente ad
accoglierla! Fai mille esperimenti, in qualsiasi momento del giorno, in
qualsiasi contesto, e un po’ alla volta svilupperai una presenza vigile.
Quando ci sarai riuscito, ecco cosa devi fare:
Ovunque si posi la tua attenzione, in questo stesso punto, sperimenta.
Qualsiasi cosa guardi, limitati a osservare e, poiché la tua capacità di
attenzione si è attivata, farai esperienza di te stesso.
Il primo requisito, comunque, è la capacità di essere attento, e puoi
esercitarti in qualsiasi momento, senza bisogno di trovare del tempo da
dedicare esclusivamente a questo. Qualsiasi cosa tu stia facendo – mentre
mangi, fai il bagno o la doccia – sii semplicemente attento e presente.
Ma qual è il problema? Il problema è che, qualsiasi cosa facciamo, usiamo
la mente e siamo costantemente occupati a pianificare il futuro: mentre sei su
un treno, la tua mente sta già organizzando un altro viaggio! Non fai che
programmare e pianificare: smettila!
Il monaco Zen Bokuju ha detto: “L’unica meditazione che conosco è
questa: quando mangio, mangio; quando cammino, cammino e quando ho
sonno, dormo. Qualsiasi cosa succeda, lascio che accada, senza mai
interferire”.
Tutto ciò che devi fare è esattamente questo: non interferire, qualunque
cosa succeda, lascia che accada e sii semplicemente presente.
In questo modo svilupperai l’attenzione e a quel punto la tecnica descritta
da Shiva sarà alla tua portata:
Ovunque si posi la tua attenzione, in questo stesso punto, sperimenta.
Farai esperienza di colui che sperimenta, ricadendo in te stesso; da ogni
punto, verrai rimbalzato su te stesso e il tuo essere si rifletterà ovunque.
L’intera esistenza diventerà uno specchio e tu sarai riflesso in ogni dove. Solo
quando tutta l’esistenza ti farà da specchio riuscirai a conoscere te stesso:
prima è impossibile.
Fino a quando l’intera esistenza non diverrà uno specchio, finché ogni sua
parte non rivelerà il tuo essere e ogni singola relazione non creerà in te
un’apertura…
Tu sei un fenomeno talmente infinito che uno specchio qualsiasi non è
sufficiente! Dentro di te è racchiusa un’esistenza così vasta che, se l’universo
intero non si trasformerà in uno specchio, non riuscirai a coglierne neppure un
bagliore. Il tuo essere potrà essere riflesso solo quando l’intera esistenza sarà
diventata uno specchio, perché dentro di te dimora il divino!
E la tecnica per fare in modo che l’esistenza si trasformi in uno specchio è
questa: crea attenzione, diventa più consapevole, e in tutto ciò che verrà
toccato dalla tua attenzione – qualsiasi cosa sia – farai istantaneamente
esperienza di te stesso.
È possibile, ma al momento non ci riesci perché non è soddisfatto il
requisito di fondo. Certo, puoi guardare un fiore, ma non si tratta di
attenzione. Stai semplicemente passando di corsa accanto a quel fiore, gli
corri intorno senza mai fermarti; mentre correvi, hai visto il fiore, ma non sei
stato presente neppure per un istante.
Ovunque si posi la tua attenzione, in questo stesso punto, sperimenta.
Ricorda semplicemente te stesso.
Questa tecnica è utile per una ragione molto profonda. Se tiri una palla
contro un muro, tornerà indietro: allo stesso modo, quando guardi un fiore o
un volto, stai inviando verso di lui una certa quantità di energia, perché il tuo
sguardo non è altro che energia.
Purtroppo non sei consapevole che, mentre guardi, impieghi ed emetti
dell’energia. Una certa quantità della tua energia vitale viene espulsa, ecco
perché, dopo essere stato in giro tutto il giorno, guardando i passanti, le
pubblicità, la folla e i negozi, ti senti esausto e desideri soltanto chiudere gli
occhi per rilassarti. Cos’è successo? Per quale ragione sei tanto stanco?
Perché hai dissipato energia!
Sia il Buddha che Mahavira hanno insistito sul fatto che i loro monaci non
dovrebbero guardare troppo in giro, ma focalizzare lo sguardo a terra.
Il Buddha suggerisce di alzare lo sguardo solo un metro davanti a te,
limitandoti a osservare il sentiero che stai percorrendo, senza guardare altro. È
sufficiente che il tuo sguardo si fermi a un metro di distanza, perché quando
arriverai in quel punto, la tua visuale si sposterà in avanti di un altro metro.
Non guardare più lontano perché sarebbe solo un inutile spreco di energia.
Quando guardi, dunque, espelli una certa quantità di energia. Aspetta, resta
in silenzio, lascia che quell’energia torni indietro e rimarrai sorpreso: se
riuscirai a permettere all’energia di tornare indietro, non ti sentirai mai stanco!
Provaci, domani mattina, fai l’esperimento di guardare qualcosa restando in
silenzio; rimani muto, senza pensare a ciò che stai guardando e aspetta
pazientemente per un attimo: l’energia tornerà indietro e, di fatto, ti sentirai
rinvigorito!
In assenza di pensiero, l’energia torna indietro, perché non c’è alcuna
barriera che glielo impedisce. E se sei presente, la riassorbirai, guadagnando
nuovo vigore; così, anziché essere più stanchi, i tuoi occhi saranno più
rilassati, vitali e pieni di energia.
Prenditi il tuo spazio
Dove e quando: In situazioni affollate, quando ti senti stringere da tutte le
parti. Fallo almeno per due settimane.
Durata: Ogni volta sono sufficienti sette respiri.
Il metodo: Espira profondamente, espellendo tutta l’aria, e senti che, insieme
all’aria, sta uscendo anche tutta la tensione. Quindi inspira in profondità, fai
entrare aria fresca e senti che il tuo petto, il tuo spazio interno, si sta
espandendo.
Tutti abbiamo bisogno di una precisa quantità di spazio e ogni volta che una
persona si avvicina a quello spazio, la nostra energia si ritira e dentro di noi si
crea una sorta di panico.
Quello spazio, inoltre, sta diventando ogni giorno più piccolo, perché il
mondo è sempre più affollato. In treno, in autobus, a teatro, per strada, nei
negozi, nei ristoranti, nei college, nelle scuole, ovunque c’è una gran folla e lo
spazio che occorre all’individuo per crescere è scomparso. Ogni essere umano
è pervaso da una profonda tensione: viene chiamata “sindrome da stress” e
ormai è considerata quasi normale.
Tutti sono stressati ma, poiché è diventato normale, nessuno ne è cosciente.
Questo stress crea numerosi malesseri interiori, e in particolare è all’origine
dei disturbi legati alla tensione.
Prova a osservare le persone in piedi in un treno, quasi schiacciate le une
contro le altre: sono contratte, irrigidite, congelate e immobilizzate dalla
paura. Se si muovessero, anche l’energia si sposterebbe, perciò restano
paralizzate come se fossero morte, in modo da non sentire la presenza degli
altri. In questo modo, il corpo della gente è diventato sempre più freddo e
insensibile: devi fare qualcosa, altrimenti avrai non pochi problemi.
Quando sei vicino ad altra gente e percepisci i primi segnali di quella
sensazione di panico, paura e tensione, puoi fare una cosa: espira
profondamente, espellendo tutta l’aria, e senti che, insieme all’aria, sta
uscendo anche tutto lo stress.
Quindi inspira in profondità, fai entrare aria fresca e senti che il tuo petto, il
tuo spazio interno, si sta espandendo. Saranno sufficienti sette respiri e d’un
tratto ti accorgerai che non c’è alcun problema.
La cosa più importante è ricordare che, con ogni espirazione, stai buttando
fuori ogni tensione.
Il respiro può essere usato per far entrare e uscire molte cose; è la parte più
vitale di te, perciò qualsiasi azione tu immetta nel tuo respiro, in realtà la stai
facendo a te stesso.
Mangia in modo consapevole
Dove e quando: Ovunque, ogni volta che mangi.
Il metodo: Qualsiasi cosa tu stia mangiando, mangia lentamente, sentine il
gusto e diventa quel sapore.
Mangiamo senza averne alcuna coscienza, in modo automatico, come degli
automi, e se non assapori ciò che mangi, ti stai semplicemente ingozzando.
Non limitarti a ingoiare i vari cibi; mangia lentamente e diventa
consapevole del loro gusto: assaporali senza fretta e diventa il loro sapore.
Quando senti un sapore dolce, diventa quella dolcezza, e potrai percepirla in
ogni parte di te: non ti limiterai a sentirla all’interno della bocca o sulla
lingua, ma si estenderà come un’onda a tutto il tuo corpo.
Qualsiasi cosa tu stia mangiando, sentine il gusto e diventa quel sapore.
Senza gusto, i tuoi sensi si indeboliranno, diventando sempre meno sensibili,
e se la sensibilità diminuisce, non riuscirai più a percepire il tuo corpo e le tue
sensazioni, finendo per restare interamente centrato nella testa.
Quando bevi dell’acqua, senti la sua freschezza; chiudi gli occhi, bevi
lentamente e assaporala. Sperimenta la sua freschezza e senti che sei
diventato quella freschezza: è entrata dentro di te attraverso l’acqua e ora sta
pervadendo tutto il tuo corpo. Toccando la tua bocca e la tua lingua, quella
sensazione di freschezza viene trasferita: lascia che questa percezione si
allarghi a tutto il tuo corpo, lascia che le sue onde si espandano, e ti
accorgerai che tutto il tuo corpo si sta rinfrescando.
In questo modo la tua sensibilità potrà crescere e tu ti sentirai più vivo e
appagato.
Il sorriso interiore
Dove e quando: Ovunque, ogni volta che sei seduto senza nulla da fare.
Durata: Fino a quando non avverti un sorriso irradiarsi dentro di te.
Ogni volta che sei seduto senza nulla da fare, rilassa semplicemente la
mandibola, aprendo leggermente la bocca.
Inizia a respirare con la bocca, ma senza sforzarti di fare respiri profondi;
lascia che il tuo corpo respiri in modo naturale e il respiro si farà leggero,
sempre più leggero.
Quando il tuo respiro sarà diventato molto leggero, tenendo la bocca aperta
e la mandibola rilassata, tutto il tuo corpo si sentirà estremamente rilassato.
In quel momento comincerai a percepire un sorriso, che però non si limita
al volto, ma coinvolge tutto il tuo essere: non nasce dalle tue labbra, si tratta
di un sorriso esistenziale che si irradia dentro di te.
Per fare questo sorriso non occorre usare le labbra; è come se stessi
sorridendo dalla pancia: è la tua pancia a sorridere! E dal momento che non si
tratta di una risata, bensì di un sorriso, sarà estremamente dolce, delicato e
fragile, come se nella tua pancia stesse sbocciando una rosellina, la cui
fragranza sta pervadendo tutto il tuo corpo.
Quando avrai imparato a conoscere questo sorriso, riuscirai a essere felice
ventiquattr’ore su ventiquattro e, ogni volta che non sentirai quella felicità, ti
sarà sufficiente chiudere gli occhi, riconnetterti con quel sorriso e lui sarà lì ad
aspettarti.
Durante il giorno puoi ricontattarlo tutte le volte che vuoi, perché è sempre
presente.
Sorgi con il sole
Dove e quando: Quindici minuti prima dell’alba, quando il cielo comincia a
schiarirsi. Posizionandoti di fronte al sole.
Durata: Saranno sufficienti dieci minuti.
Quindici minuti prima dell’alba, quando il cielo comincia a schiarirsi, mettiti
semplicemente in attesa e osserva, come chi sta aspettando il suo amato e
attende in modo vigile, intenso, pieno di speranza e di eccitazione – eppure in
silenzio.
Lascia semplicemente che il sole sorga e continua a osservare. Non è
necessario che lo fissi, puoi anche sbattere le palpebre; e senti che,
simultaneamente, anche dentro di te sta sorgendo qualcosa.
Quando il sole si affaccia all’orizzonte, inizia a sentirlo all’altezza
dell’ombelico. Proprio mentre sta apparendo in lontananza, emerge anche
dall’interno del tuo ombelico e si leva a poco a poco: all’orizzonte si leva il
sole e dentro di te sorge un nucleo interiore di luce.
Saranno sufficienti dieci minuti.
Poi chiudi gli occhi. Quando guardi il sole a occhi aperti, si crea
un’immagine in negativo; per cui, chiudendo gli occhi, vedrai il sole che
brilla dentro di te – e questa esperienza provocherà in te un cambiamento
straordinario.
Di’ semplicemente “sì”
Dove e quando: Per ventiquattr’ore, qualsiasi situazione si presenti.
Il metodo: Impegnati a partire sempre dal “sì” e osserva il senso di profondo
rilassamento che questo diverso atteggiamento ti dà. Prova ad applicarlo
anche nelle situazioni più comuni…
Come mai, di fondo, abbiamo un atteggiamento negativo? Perché dicendo di
no ci si sente qualcuno.
Quando una madre può dire di no, ha la sensazione di essere qualcuno: il
bambino viene negato e il suo ego viene ferito, mentre quello della madre si
sente appagato. Dire di no appaga e nutre l’ego: per questo impariamo a dire
“no”.
In qualsiasi campo della vita, troverai sempre persone che dicono di no,
perché grazie a quel “no” sentono di avere autorità: sentono di essere
qualcuno, solo perché possono dire di no! Dire “sissignore!” ti fa sentire
inferiore, ti dà l’impressione di essere subordinato a qualcun altro: solo se
senti di non essere nessuno, rispondi “sissignore”.
Il “sì” è positivo e il “no” è negativo.
Ricorda sempre questa verità fondamentale: il “no” nutre l’ego, mentre il
“sì” è il modo per scoprire se stessi – il “no” rafforza l’ego e il “sì” lo
distrugge.
Come prima cosa, cerca sempre di capire se puoi dire di sì; di’ di no solo se
davvero non puoi fare altrimenti ed è assolutamente impossibile dire di sì.
Di norma la nostra prima risposta è “no”; solo se è proprio impossibile dire
di no, ci abbassiamo a dire di sì, come se fosse una sconfitta.
Ogni tanto prova a fare questo esperimento: per ventiquattr’ore, qualsiasi
situazione si presenti, impegnati a partire sempre dal “sì” e osserva il senso di
profondo rilassamento che questo diverso atteggiamento ti dà. Prova ad
applicarlo anche nelle situazioni più comuni…
Se tuo figlio ti chiede il permesso di andare al cinema, ci andrà comunque
ed è inutile dirgli di no; anzi, se gli dici “no”, è come se lo provocassi: renderà
la cosa ancora più allettante. Come tu stai rafforzando il tuo ego, infatti, anche
tuo figlio sta facendo altrettanto; farà di tutto per opporsi al tuo “no” e
conosce mille strategie per trasformarlo, facendolo diventare un “sì”. Sa che è
sufficiente fare un piccolo sforzo, insistendo un po’, e alla fine il tuo “no”
diventerà un “sì”.
Per ventiquattr’ore, prova in tutti i modi a partire dal “sì”. Sarà molto
difficile, perché a quel punto diventerai consapevole di come il “no” arrivi
sempre per primo, in modo automatico. È così in tutto: prima si presenta
sempre il “no”, perché è diventata un’abitudine.
Evita di usare il “no”, di’ di sì, e ti accorgerai di quanto ti aiuterà a
rilassarti.
“Giusto modo di pensare” significa pensare, ma utilizzando una mente
bendisposta… pensa con una mente propensa a dire sì! Usa la logica, usa la
ragione, ma usale come strumenti per dire di sì. Noi continuiamo a usare la
ragione e la logica come una struttura che ci permetta di dire di no.
Dovrebbe essere il contrario, in quel caso è il “giusto modo di pensare”.
Lascia andare l’irrequietezza
Quando: Di sera.
Dove: Nella tua stanza, o in uno spazio dove puoi stare da solo, tranquillo.
Durata: Fai questo esercizio per venti minuti e poi vai a dormire. Dev’essere
fatto appena prima di andare a letto, per almeno tre settimane.
Il metodo: Questa meditazione è utile per gestire l’irrequietezza.
Quando ti senti irrequieto, fai attenzione e noterai che spesso sono le tue
mani a essere nervose, oppure sono le gambe che sobbalzano, o è la testa che
fa gli straordinari!
Osho spiega che è semplicemente il tuo corpo a non essere allineato,
l’energia non è distribuita nelle giuste proporzioni. Prendendo le estremità del
corpo – le gambe, le mani, la testa – in quanto separate, come viene fatto in
questa meditazione, resta solo l’essenziale: tutta la tua energia si muoverà nel
tronco, la parte essenziale.
Quella parte essenziale si rilasserà e l’energia inizierà a fluire di nuovo
nelle gambe, nelle mani, nella testa, in modo più equilibrato.
La sera, siediti su una poltrona e abbandona la testa all’indietro, rilassandola
in una posizione di riposo, come fai dal dentista. Puoi usare un cuscino, in
modo da assumere una posizione rilassata ed eliminare la tensione dal collo.
Poi rilascia la mandibola, rilassala semplicemente in modo che la bocca si
apra leggermente, e comincia a respirare. Non farlo con il naso, ma con la
bocca, e non cambiare il tuo modo di respirare: lascia che avvenga come
sempre, in modo naturale.
I primi respiri saranno un po’ irregolari, ma un po’ alla volta diventeranno
più regolari e la respirazione diventerà molto leggera; inspirerai ed espirerai
molto delicatamente, ed è così che dovrebbe essere. Tieni la bocca aperta,
chiudi gli occhi e rimani tranquillo.
A quel punto comincia a sentire che le tue gambe stanno diventando molli,
flosce, come se ti venissero portate via e ti venissero staccate all’altezza delle
giunture. Senti che ti vengono portate via, che si sono staccate, e comincia a
pensare di essere solo la parte superiore del tuo corpo: le gambe non ci sono
più!
Passa quindi alle mani: immagina che si affloscino e ti vengano portate via.
Potresti addirittura sentire un leggero schiocco, come se si fossero rotte. Tu
non sei più le tue mani, ti sono state portate via.
Lo stesso accade anche con le braccia… ti restano solo il tronco e la testa.
Comincia quindi a focalizzarti sulla testa, immaginando che anche quella ti
venga portata via: ti stanno decapitando e la tua testa è caduta a terra.
Abbandonala completamente; ovunque si giri, a destra o a sinistra, non puoi
farci nulla: lasciala semplicemente andare, come se si fosse staccata.
A questo punto ti rimane soltanto il tronco; senti che il tuo corpo si limita a
torace e pancia, nient’altro.
Fai questo esercizio per venti minuti e poi vai a dormire: dev’essere fatto
appena prima di andare a letto, per almeno tre settimane. Noterai che la tua
irrequietezza si placherà.
Immaginando che i tuoi arti e la tua testa si siano staccati, resterà solo
l’essenziale e la tua energia si concentrerà in questa zona.
La parte essenziale, quindi, si rilasserà e l’energia comincerà a fluire di
nuovo verso le gambe, le braccia e la testa, in modo più equilibrato.
Nota bene: Alla fine prenditi un momento, partendo dal tronco verso
l’esterno, per sentire di nuovo la sua connessione con la testa, le mani, le
gambe; il tronco infatti è connesso con ciascuna di esse. Per un momento,
muovi delicatamente le dita delle mani e dei piedi, e la testa… ritorna alla
realtà del tuo corpo come un tutto unico; e poi addormentati.
Resta in contatto con il cuore
Dove e quando: Ovunque, durante la giornata, tutte le volte che te ne ricordi.
Durata: Il tempo richiesto per fare perlomeno cinque respiri profondi e
consecutivi.
Il metodo: Questa meditazione attiva la capacità di spostarsi dal pensare al
sentire.
Per essere presenti nella vita, per viverla in pienezza, con consapevolezza e
gioia, i nostri sensi hanno bisogno di essere vivi; di guardare le cose
attraverso il sentire, tanto quanto con il pensare.
Il sentire è la vita reale: se ti sposti dalla testa al cuore, all’improvviso tutti
i tuoi sensi diventeranno luminosi. Inizierai a sentir pulsare in te la vita,
pronta a scattare e pronta a fluire.
Vivere veramente significa sentire. Il pensiero è fasullo, perché è sempre un
pensare “a qualcosa”, non possiede mai una realtà propria.
Per inebriarsi occorre il vino, non basta immaginarselo: puoi continuare a
pensarci fin che vuoi, ma il semplice pensiero non riuscirà mai a ubriacarti.
Per ubriacarti, dovrai berlo e bere significa sentire.
Pensare è una pseudoattività, un’attività sostitutiva: ti dà la falsa sensazione
che stia accadendo qualcosa, mentre non succede nulla. Perciò, devi passare
dal pensare al sentire e il miglior modo per farlo consiste nel cominciare a
respirare dal cuore.
Durante la giornata, tutte le volte che te ne ricordi, fai un semplice respiro
profondo e senti come ti colpisce proprio in mezzo al petto. Senti che l’intera
esistenza si sta riversando dentro di te proprio nel luogo in cui si trova il
centro del cuore. Questo punto varia da persona a persona; di solito si colloca
a destra e non ha niente a che vedere con il cuore fisico; si tratta di una cosa
del tutto diversa, perché appartiene al corpo sottile.
Respira profondamente e, quando fai questo esercizio, ripetilo almeno
cinque volte, con respiri molto profondi.
Quando inspiri, riempi il cuore: senti l’aria che raggiunge il centro del petto
e l’esistenza che si riversa dentro di te attraverso il cuore. L’energia vitale,
l’esistenza, il divino, la natura: ogni cosa si sta riversando dentro di te.
Poi espira profondamente, sempre partendo dal cuore, e senti che stai
restituendo al divino e all’esistenza tutto ciò che ti è stato donato.
Ripeti questo esercizio diverse volte nel corso della giornata, ma ogni volta
ricorda di fare almeno cinque respiri consecutivi.
Questa pratica ti aiuterà a spostarti dalla testa al cuore.
Diventerai sempre più sensibile, sempre più consapevole di moltissime
cose di cui non eri cosciente. Il tuo olfatto, il tuo gusto e il tuo tatto si
affineranno; vedrai e sentirai più cose e tutto diverrà più intenso.
Spostati dalla testa al cuore e tutti i tuoi sensi all’improvviso diventeranno
luminosi. Comincerai a sentire che la vita davvero palpita dentro di te, pronta
a scattare e a fluire.
L’esercizio dello Stop!
Quando: Almeno sei volte al giorno.
Dove: All’improvviso!
Durata: Mezzo minuto ogni volta, per un totale di tre minuti al giorno.
Il metodo: Questa meditazione è utile per creare presenza e generare
chiarezza. Fermandoti all’improvviso, la mente si ferma e per un istante c’è
una schiarita.
Tutti i pensieri scompaiono – c’è un vuoto, e in quel vuoto accade
un’apertura.
Comincia a praticare questo semplice esercizio, almeno sei volte al giorno. Ti
porterà via solo mezzo minuto per volta, per un totale di tre minuti: è la
meditazione più breve del mondo! Ma devi farla in modo improvviso: il suo
senso sta tutto qui.
Ricorda di farla senza preavviso: mentre stai camminando per strada,
fermati e resta completamente immobile, senza fare alcun movimento. Sii
semplicemente presente per mezzo minuto. In qualsiasi situazione ti trovi,
fermati del tutto e rimani presente a qualsiasi cosa stia accadendo. Dev’essere
fatto in modo assolutamente improvviso.
Poi ricomincia a muoverti.
Ripeti l’esercizio sei volte al giorno; puoi farlo anche più spesso, ma non
meno di sei volte.
Questa pratica ti darà un’incredibile apertura.
Se all’improvviso diventi semplicemente presente, tutta la tua energia
cambierà. Il movimento continuo della tua mente si arresterà e, poiché
accadrà in modo repentino, la mente non riuscirà a costruire un nuovo
pensiero così rapidamente. Per pensare ha bisogno di tempo, perché la mente
è ottusa, stupida!
Ogni volta che te ne ricordi, ovunque ti trovi, dai una scossa a tutto il tuo
essere e fermati.
Non solo acquisirai una nuova consapevolezza, ma presto ti accorgerai che
anche gli altri diventano consapevoli della tua energia e percepiscono che è
accaduto qualcosa…
Qualcosa è disceso in te dall’ignoto.
Dunque, sei volte o anche di più. Ma non prolungarlo, perché dopo mezzo
minuto la mente intera ritornerà e tutta l’esperienza verrà annullata!
Rompi gli schemi
Quando e dove: Ovunque! Nel momento in cui una situazione diventa
opprimente.
Durata: Qualche minuto, in base a ciò che si sceglie di fare.
Il metodo: Questa meditazione è utile per spezzare le vecchie abitudini;
praticarla porterà nella tua vita una brezza rinfrescante. La tecnica consiste
nel mettere la mente in una situazione che le impedisca di funzionare nel
modo consueto. Puoi fare qualsiasi cosa desideri, ma non ripeterla mai. Porta
sempre qualcosa di nuovo! Apri la finestra e lascia entrare una fresca ventata
di novità!
Ti senti triste? Danza oppure vai a farti una doccia e osserva come la tristezza
svanisce, via via che il calore del tuo corpo diminuisce. Senti come l’acqua
che si riversa su di te, oltre a eliminare il sudore e la sporcizia che ricoprivano
il tuo corpo, sta lavando via anche la tristezza.
Osserva ciò che accade.
Cerca di mettere la tua mente in una situazione che le impedisca di
funzionare nel modo consueto. Andrà bene qualsiasi cosa; in effetti, tutte le
tecniche di meditazione che sono state sviluppate nel corso dei secoli non
sono altro che modi per cercare di distrarre la mente dai suoi consueti modelli
di funzionamento.
Se sei arrabbiato, per esempio, fai semplicemente alcuni respiri profondi.
Inspira ed espira a fondo per due minuti e poi osserva dov’è finita la tua
rabbia.
In questo modo, confondi la tua mente, che non riesce a trovare una
connessione fra le due cose: “Da quando in qua” si domanderà “una persona
arrabbiata fa respiri profondi? Cosa sta succedendo?”.
Puoi fare qualsiasi cosa desideri, ma non ripeterla mai: il segreto sta
proprio qui!
Altrimenti, se cominci a fare la doccia ogni volta che sei triste, la mente si
abituerà; dopo due o tre volte imparerà questo nuovo schema e dirà: “Ho
capito! Fai la doccia perché sei triste” e, a quel punto, la doccia diverrà parte
integrante della tua tristezza. Perciò, non fare mai la stessa cosa; sii
innovativo, usa l’immaginazione e continua, ogni volta, a disorientare la tua
mente.
Ecco un altro esempio: immagina che il tuo partner dica qualcosa che ti fa
arrabbiare; di solito, quando accade, ti viene voglia di picchiarlo o di
lanciargli addosso qualcosa. Questa volta prova a fare una cosa diversa:
avvicinati e abbraccialo! Dagli un bacio e stupisci anche lui: insieme alla tua
mente, anche lui rimarrà disorientato. All’improvviso la situazione è
cambiata!
A questo punto, realizzerai che la mente è un meccanismo che, messo di
fronte a una novità, non riesce a reagire e resta semplicemente disorientato.
Apri la finestra e lascia entrare una ventata di nuovo!
Semplicemente ascolta!
Quando: Ogni volta che i rumori intorno a te ti sovrastano.
Dove: Ovunque ti trovi.
Durata: Da qualche minuto… a tutto il tempo che vuoi!
Il metodo: Ascolta semplicemente ciò che accade in modo empatico.
Questa tecnica usa l’ascolto in modo da rendere riposanti perfino i suoni
più fastidiosi, mentre aiuta al tempo stesso a far scomparire l’ego.
L’ascolto richiede una profonda partecipazione di corpo e anima: per questo
viene considerato uno dei metodi di meditazione più potenti che esistano.
Collega due infiniti: quello materiale e quello spirituale.
Ovunque ti trovi, ascolta semplicemente ciò che accade. Se sei al mercato,
ci saranno moltissimi rumori e un gran traffico; forse puoi sentire un treno
oppure un aereo…
Ascolta, evitando che la tua mente cominci a pensare: “Che rumore
fastidioso!”. Ascolta in modo empatico, come se stessi sentendo della musica,
e all’improvviso ti accorgerai che la qualità di quel rumore è cambiata. Non è
più molesto e fastidioso; al contrario, è diventato riposante. Se ascoltato nel
modo corretto, anche il mercato può diventare una melodia!
La cosa importante, dunque, non è ciò che stai ascoltando, bensì il fatto che
tu stia ascoltando e non semplicemente udendo.
Anche se ti capita di sentire un rumore che non hai mai ritenuto valesse la
pena di ascoltare, ascoltalo con estrema gioia, come se stessi ascoltando una
sonata di Beethoven; all’improvviso, ti accorgerai che la qualità di quel
rumore si è trasformata ed è diventato bellissimo.
Esiste una differenza tra udire e ascoltare. Se non sei sordo, senti; questa è
la parte fisica dell’ascolto, la parte più materiale. Ma se non ascolti con
attenzione, se non ascolti con totalità, se non sei presente a quel suono, se non
partecipi, allora resta solo un udire; quello non è ascoltare. Udire è qualcosa
di fisico.
Quando il tuo spirito è coinvolto, diventa ascolto.
Sii un pilastro d’energia
Quando: In qualsiasi momento.
Dove: In un angolo della tua stanza.
Durata: Da pochi minuti a un’ora.
Il metodo: Resta semplicemente in piedi in silenzio, senza fare nulla e senza
muoverti.
Questa meditazione si basa sull’osservazione di Osho che un silenzio
particolare sopraggiunge in te immediatamente, se stai in piedi, tranquillo; in
quel caso, crei una colonna di energia interiore.
Questa è una tecnica che crea silenzio, centratura e un fluire dell’energia.
Se rimani in piedi in perfetta quiete, verrai istantaneamente invaso da un
silenzio particolare.
Fai un esperimento usando un angolo della tua stanza: resta semplicemente
in piedi in silenzio, senza fare nulla e improvvisamente, anche l’energia si
alzerà dentro di te.
Non appena ti siedi, invece, ti accorgerai che nella tua mente si leva un
gran trambusto, perché stare seduti è la posizione del pensatore.
Stare in piedi è bellissimo. Restando in piedi, l’energia fluisce come in una
colonna e si distribuisce equamente in ogni parte del corpo. Provaci, potresti
trovarlo bellissimo: puoi farlo anche per brevi periodi di tempo, ma se riesci a
rimanere in piedi per un’ora, sarà semplicemente meraviglioso!
Ti accorgerai che, rimanendo semplicemente in piedi senza fare nulla e
senza muoverti, dentro di te qualcosa si acquieta e diventa silenzioso: accade
una centratura e ti sentirai simile a un pilastro di energia. Il corpo scompare.
Collassa nel silenzio
Quando: Ogni volta che hai tempo.
Dove: Nella tua stanza, all’inizio seduto sul letto; poi su un divano o sul
pavimento, come meglio preferisci. Ed è consigliabile avere una copertina o
uno scialle vicino a sé.
Durata: Indefinita.
Il metodo: Lasciati collassare semplicemente nel silenzio, senza fare nulla.
Questa tecnica è utile per trovare il silenzio. Osho dice che questa
meditazione ti darà una profonda intuizione rispetto al tuo essere.
Lascia che il silenzio diventi la tua meditazione.
Ogni volta che ne hai il tempo, lasciati collassare semplicemente nel
silenzio – sì, intendo proprio questo: collassa come se fossi un bimbo nel
grembo materno.
Siediti o inginocchiati a terra e, a poco a poco, comincerai a sentire la
necessità di appoggiare la testa sul pavimento: fallo. Assumi una postura
fetale, raggomitolato come un bambino nel grembo materno, e
immediatamente sentirai arrivare il silenzio, quello stesso silenzio che sentivi
quand’eri nel ventre di tua madre.
Puoi fare questo esercizio anche iniziando seduto sul letto; poi mettiti sotto
le coperte, rannicchiati e rimani lì, in perfetto silenzio, assolutamente
immobile, senza fare nulla.
Se arriveranno dei pensieri, lascia che passino, sii indifferente e non
badarci minimamente: se arrivano, bene, e se non arrivano, bene lo stesso.
Non combatterli e non cercare di scacciarli, perché, lottando contro di loro, ne
verrai turbato; se li scacci, diverranno più persistenti: se li rifiuti, si
ostineranno a non volersene andare.
Rimani semplicemente indifferente, lascia che i pensieri restino alla
periferia, come fosse il rumore del traffico.
In effetti si tratta proprio di un rumore di traffico: è il traffico cerebrale
prodotto da milioni di cellule che comunicano fra di loro e dall’energia che si
sposta da un neurone all’altro. Non è altro che il ronzio di un’immensa
macchina, per cui lascialo stare e trattalo con assoluta indifferenza. Non ti
riguarda, non è un tuo problema; può darsi che riguardi qualcun altro, ma non
te: cos’ha a che vedere con te?
Scoprirai con sorpresa che arriveranno dei momenti in cui il rumore
sparirà, svanirà del tutto: tu rimarrai solo, e in quell’assoluta solitudine
troverai il silenzio.
Perciò fallo, assumi una posizione fetale, proprio come se ti trovassi nel
grembo materno ed essendoci poco spazio, dovessi rannicchiarti. In quel
luogo, inoltre, fa freddo, perciò copriti con una coperta: creerà un grembo
perfetto, caldo e buio, e tu ti sentirai piccolissimo.
In questo modo riuscirai a ottenere una profonda capacità di visione
interiore.
Goditi lo spettacolo!
Quando: In qualsiasi momento.
Dove: Nelle situazioni più diverse: al cinema, in famiglia…
Durata: Fai questo esercizio per sette giorni.
Il metodo: Per una settimana, ricorda unicamente che il mondo intero è
soltanto uno spettacolo. Comportati come se stessi recitando una parte… e
non sarai mai più lo stesso!
Questo mondo è come uno spettacolo teatrale, una commedia, perciò non
prenderlo troppo sul serio. La serietà ti creerà mille problemi e finirai per
ritrovarti nei guai: non prenderlo seriamente!
Nulla è serio; questo mondo è soltanto uno spettacolo e se riesci a
guardarlo da questo punto di vista, riacquisterai la tua consapevolezza
originaria, che al momento è offuscata dalla polvere proprio perché sei troppo
serio. La serietà crea mille problemi… Siamo talmente seri che accumuliamo
polvere persino guardando uno spettacolo!
Entra in un cinema e osserva gli spettatori; non guardare lo schermo,
dimenticati delle immagini e della pellicola che scorre: osserva
semplicemente il pubblico. Ci sarà chi singhiozza, chi piange in silenzio col
volto solcato dalle lacrime, chi ride e chi proverà eccitazione sessuale.
Limitati a osservare la gente: cosa sta facendo? Cosa sta accadendo a queste
persone?
Sullo schermo non c’è nulla di reale, sono semplici immagini create da un
gioco di luci e ombre; ma, se lo schermo è vuoto, perché queste persone si
agitano tanto? Piangono, si disperano e ridono, perché per loro quelle
immagini non sono semplici immagini, il film non è solo un film. Hanno
dimenticato che si tratta soltanto di una storia e l’hanno presa sul serio,
rendendola viva, reale!
Questo fenomeno non accade solo al cinema, bensì ovunque. Osserva la
vita che ti circonda: di cosa si tratta?
Sulla Terra ha vissuto moltissima gente; nel luogo in cui sei seduto è
sepolta almeno una dozzina di persone ed erano tutte troppo serie, proprio
come te. Adesso non esistono più: dove sono finite le loro vite? Che fine
hanno fatto i loro problemi? Hanno combattuto, lottando per qualche
centimetro di terreno: ebbene, quella terra è ancora lì, ma loro non ci sono
più.
Non sto dicendo che i loro problemi non fossero tali; proprio come nel tuo
caso, si trattava di serissime questioni di vita o di morte, ma dove sono,
adesso, i problemi di quella gente?
Inoltre, se un giorno l’intera umanità sparisse, la Terra continuerebbe a
esistere, gli alberi continuerebbero a crescere, i fiumi continuerebbero a
scorrere e il sole continuerebbe a sorgere. La Terra non sentirebbe la
mancanza dell’umanità, né si chiederebbe dove sia finita.
Allarga l’orizzonte del tuo sguardo: guarda avanti e indietro, osserva ogni
dimensione in cui sei immerso e di cui è composta la tua esistenza. La tua vita
sembra un lungo sogno e tutto ciò che in questo momento ti appare così serio,
fra un attimo, diventerà irrilevante e probabilmente arriverai addirittura a
dimenticarlo.
Ricorda quanto hai preso sul serio il tuo primo amore; ti sembrava che la
tua vita dipendesse da quello, mentre ora l’hai dimenticato, non lo ricordi
neppure. Allo stesso modo verranno scordate anche le cose che ora ti
sembrano questioni di vita o di morte.
La vita è un flusso continuo, nulla dura per sempre. È come un’immagine
in movimento: tutto si trasforma continuamente in qualcos’altro, ma al
momento, ti sembrano questioni serissime e ti turbano profondamente.
In India il mondo non viene considerato una “creazione” del divino: viene
chiamato lila, vale a dire un gioco, una sorta di scherzo. L’idea di lila è
davvero perfetta, perché la parola “creazione” ha una parvenza troppo seria.
Il dio dei cristiani e degli ebrei è estremamente serio. Adamo è stato
cacciato dal giardino dell’Eden per aver disubbidito una sola volta e, per
causa sua, insieme a lui, è stata cacciata l’intera umanità: poiché era nostro
padre, anche noi dobbiamo soffrire con lui. Questo dio sembra davvero molto
serio: se ci si azzarda a disubbidirgli, si vendica – e la sua vendetta si protrae
davvero a lungo!
Il peccato di Adamo non era poi così grave; inoltre è stato commesso a
causa della sventatezza di dio stesso. Dio padre gli aveva intimato di non
avvicinarsi all’albero della conoscenza e di non mangiare i suoi frutti e
ovviamente quella proibizione si è trasformata in un invito. A livello
psicologico, infatti, in tutto quell’immenso giardino, il solo albero che ha
suscitato l’attrazione di Adamo è stato proprio quello della conoscenza, ossia
l’oggetto della proibizione.
Qualsiasi psicologo ti confermerebbe che dio ha commesso un errore: se
avesse voluto che Adamo non mangiasse i frutti di quell’albero, avrebbe fatto
meglio a non parlarne affatto. Adamo non sarebbe mai riuscito a trovarlo e
l’intera umanità vivrebbe ancora nel giardino dell’Eden.
Invece, il problema è stato creato proprio dall’ordine di non mangiare quei
frutti: tutti i guai sono nati da quel “no”. Adamo ha disubbidito, è stato
cacciato dal paradiso e la vendetta di dio si protrae da tempo immemorabile!
I cristiani sostengono che Gesù è stato crocifisso per rimediare a quel
peccato, per salvarci dall’errore commesso da Adamo. Per la tradizione
cristiana, dunque, l’intera storia poggia su due persone: Adamo e Gesù –
Adamo ha commesso il peccato e Gesù ha sofferto per salvarci, lasciandosi
crocifiggere. La sua sofferenza doveva far sì che il peccato di Adamo fosse
perdonato, ma al momento non sembra proprio che dio l’abbia fatto perché,
nonostante la crocifissione di Gesù, l’umanità continua a soffrire esattamente
come prima.
Il concetto stesso di “dio padre” è orribile e terribilmente serio. Nella
tradizione indiana, invece, il divino non è un creatore, ma si limita a giocare:
non si tratta di una cosa così seria!
Questo è solo un gioco; possiede delle regole, ma sono le regole di un
gioco, per cui non è necessario prenderle così sul serio. Non esistono peccati,
ma solo errori, e tu stai soffrendo per questi errori e non perché dio ti sta
punendo! La tua sofferenza nasce dal fatto che non hai seguito le regole: non
si tratta di una punizione divina.
L’idea di lila conferisce alla vita un colore teatrale, trasformandola in un
lungo spettacolo. La tecnica che ti voglio spiegare si fonda proprio su questo:
se sei infelice, significa che hai preso la vita troppo seriamente.
Non cercare un modo per essere felice; cambia semplicemente
atteggiamento! Non puoi essere felice con una mentalità così seria, ci riuscirai
soltanto se adotti un atteggiamento festoso. Considera l’intera vita come una
storia, un racconto mitologico, perché è esattamente così e, se la guarderai in
questo modo, smetterai di essere infelice. L’infelicità è creata dalla tua
eccessiva serietà!
Fai questo esercizio per sette giorni. Per una settimana, ricorda unicamente
che il mondo intero è soltanto uno spettacolo – e non sarai mai più lo stesso!
Sono sufficienti sette giorni. Non ti perderai granché, perché non hai nulla
da perdere, per cui provaci: per una settimana, considera ogni cosa come uno
spettacolo, come un film.
Quei sette giorni ti offriranno diversi barlumi della tua purezza interiore,
dell’essenza del Buddha che è dentro di te e, quando avrai intravisto questa
realtà, non sarai mai più lo stesso.
Sarai felice – e non puoi nemmeno immaginare di che genere di felicità si
tratti, perché non hai mai conosciuto la vera felicità. Tutto ciò che conosci
sono gradi diversi di infelicità: a volte sei meno infelice e a volte lo sei di più,
e quando sei meno infelice, pensi di essere felice. Non sai cosa sia la felicità,
perché non puoi saperlo.
Se prendi il mondo troppo sul serio, non puoi essere felice. La felicità
accade solo se dentro di te si radica l’attitudine a considerare il mondo come
un semplice gioco.
Perciò, provaci: fai ogni cosa in modo assolutamente giocoso! Celebra tutto
ciò che accade, recitando una parte, perché non si tratta di qualcosa di
veramente reale. Se sei un marito, recita il ruolo del marito e se sei una
moglie, gioca a fare la moglie: trasforma tutto in un gioco!
Naturalmente ci sono delle regole; in qualsiasi gioco sono necessarie delle
regole. Il matrimonio e il divorzio, per esempio, sono regole, ma non
prenderle troppo sul serio: nascono semplicemente l’una dall’altra. Il
divorzio, per esempio, è dannoso perché è dannoso il matrimonio: una regola
produce l’altra ma, se eviterai di prendere le cose troppo seriamente, ti
accorgerai subito di come la qualità della tua vita inizierà a cambiare.
Questa sera, quando vai a casa, comportati con tuo marito o con tuo figlio
come se stessi recitando una parte in uno spettacolo: sarà bellissimo!
Recitando una parte, cercherai di fare ogni cosa al meglio, ma nulla ti turberà
– non è necessario che accada: recita semplicemente la tua parte e vai a
dormire!
Ricorda sempre che si tratta solo di una parte e mantieni questo
atteggiamento per sette giorni consecutivi.
A un certo punto arriverà la felicità e, quando l’avrai sperimentata, non sarà
più necessario ritornare nell’infelicità: proprio così, si tratta di una tua scelta!
Sei infelice perché hai scelto un atteggiamento sbagliato verso la vita; se
scegli di adottare l’atteggiamento corretto, puoi essere felice.
Il Buddha ha dedicato molta attenzione all’atteggiamento corretto; ne ha
fatto un caposaldo, un elemento fondamentale: “la retta presenza mentale”. E
qual è questa “retta presenza mentale”, questo atteggiamento corretto? Qual è
il criterio che lo contraddistingue?
Dal mio punto di vista, il criterio è questo: l’atteggiamento corretto è quello
che ti rende felice. Non esiste alcun criterio oggettivo! L’atteggiamento che ti
rende infelice e ti fa soffrire è sbagliato. Il criterio è assolutamente soggettivo,
consiste nella tua felicità!
Chiudi il cerchio: la Meditazione dello specchio
Quando: In qualsiasi momento sia possibile.
Dove: Davanti a uno specchio, con una rosa oppure guardando negli occhi la
persona che ami. Oppure con gli alberi, con le stelle e con le persone.
Durata: Qualche minuto, per diversi giorni. Almeno mezz’ora, se l’esercizio
è fatto con il partner. A piacere negli altri casi.
Il metodo: Questa è una tecnica di centratura che utilizza gli occhi. Crea una
profonda quiete e ti aiuta a sperimentare la tua dimensione interiore, il tuo
potere personale.
L’esperimento più semplice: Mettiti davanti a uno specchio: tu guardi nello
specchio, il tuo volto è nello specchio e i tuoi occhi sono nello specchio. Poi,
per un istante, rovescia il processo e comincia a sentire che sei guardato dalla
persona riflessa nello specchio: non sei tu che guardi la figura riflessa, ma è la
persona riflessa nello specchio che ti sta guardando… Ti accorgerai all’istante
che sta accadendo un cambiamento e verrai investito da un’energia immensa.
La tua consapevolezza fluisce verso l’esterno: è un fatto, non è qualcosa in
cui credere. Quando guardi un oggetto, la tua consapevolezza fluisce verso
quell’oggetto.
Quando mi guardi, per esempio, ti dimentichi di te e ti focalizzi su di me: la
tua energia fluisce verso di me e i tuoi occhi sono puntati su di me. Questa è
l’estroversione. Vedi un fiore, ne rimani incantato e ti focalizzi sul fiore,
dimenticando te stesso: la tua attenzione è rivolta unicamente alla bellezza del
fiore.
Lo sappiamo, ci accade continuamente. Passa una bella donna e,
all’improvviso, la tua energia comincia a seguirla. Conosciamo bene questo
fluire della luce verso l’esterno, e questa è soltanto metà della storia; ma, ogni
volta che la luce fluisce all’esterno, tu vai in secondo piano, dimenticandoti di
te stesso.
Perché tu possa vedere te stesso, la luce deve ritornare verso di te, in modo
tale che tu diventi contemporaneamente sia il soggetto sia l’oggetto – e a quel
punto si sprigiona la conoscenza di sé. Di norma, invece, viviamo solo a
metà: proprio così, siamo per metà vivi e per metà morti. A poco a poco, la
luce continua a fluire all’esterno senza mai tornare indietro.
Vedi mille cose, non fai che guardare continuamente qualcosa, senza che
l’energia torni mai verso colui che osserva. Di giorno vedi il mondo e di notte
vedi i tuoi sogni, ma rimani costantemente attaccato agli oggetti – e questo
significa dissipare energia.
L’esperienza taoista afferma che l’energia usata nella tua estroversione,
anziché consumarsi, può cristallizzarsi sempre di più: è sufficiente imparare la
scienza segreta di far tornare indietro la tua energia. È possibile: è la scienza
contenuta in tutti i metodi di focalizzazione.
Qualche volta, prova a fare questo piccolo esperimento e mettiti davanti a
uno specchio: tu guardi nello specchio, il tuo volto è nello specchio e i tuoi
occhi sono nello specchio. Poi, per un istante, rovescia il processo e comincia
a sentire che sei guardato dalla persona riflessa nello specchio: non sei tu che
guardi la figura riflessa, ma è la persona riflessa nello specchio che ti sta
guardando… Ti troverai in uno spazio davvero molto strano.
Sebbene non sia citato nelle scritture taoiste, questo mi sembra
l’esperimento più semplice che si possa fare, assolutamente alla portata di
chiunque. Stando in piedi davanti allo specchio del tuo bagno, per prima cosa
guarda la tua figura riflessa: tu sei la persona che guarda e la tua figura
riflessa è il suo oggetto. Questa è l’estroversione: guardi il volto riflesso nello
specchio, che naturalmente è il tuo stesso volto, ma adesso è un oggetto
esterno a te.
Poi ribalta l’intera situazione, rovesciando il processo. Comincia a sentire
di essere la persona riflessa nello specchio e che quella persona ti sta
guardando. Ti accorgerai all’istante che sta accadendo un cambiamento e
verrai investito da un’energia immensa.
Prova solo per qualche minuto: ti sentirai pieno di vitalità e comincerai a
essere invaso da qualcosa di molto potente. Potresti anche spaventarti, perché
non sai di cosa si tratta: non hai mai visto in azione il cerchio completo
dell’energia!
All’inizio, probabilmente, sarai terrorizzato, perché non hai mai fatto
un’esperienza del genere e ti sembrerà una follia. Ti sentirai scosso, tremante
o addirittura disorientato, perché fino a questo momento sei sempre stato
totalmente orientato verso l’estroversione. L’introversione va appresa
gradualmente, ma a quel punto il cerchio sarà completo.
Se farai questo esercizio per qualche giorno, rimarrai sorpreso, perché
durante l’intera giornata ti sentirai molto più vitale. Per chiudere il cerchio, è
sufficiente che resti in piedi davanti allo specchio per qualche minuto,
lasciando che la tua energia torni indietro.
Ogni volta che il cerchio si chiude, dentro di te si crea un silenzio
straordinario, mentre quando il cerchio è incompleto, si crea agitazione.
Chiudere il cerchio ti dà una sensazione di quiete e ti rende centrato – ed
essere centrato vuol dire essere potente. Quel potere è a tua disposizione!
Quello che ti ho indicato è solo un esperimento, ma potrai farne molti altri.
Guardando una rosa, prima guarda la rosa per qualche istante e poi rovescia
il processo: ora è la rosa che ti sta guardando. Rimarrai sorpreso nel sentire
quanta energia può darti quel fiore! Puoi fare lo stesso con gli alberi, con le
stelle e con le persone.
Il modo migliore è fare questo esercizio con la donna o l’uomo che ami.
Guardatevi semplicemente negli occhi. Per prima cosa, comincia a
guardare l’altro e poi senti che l’altro ti restituisce l’energia: ciò che hai
donato sta tornando a te.
Ti sentirai reintegrato, inondato, immerso e avvolto da un nuovo tipo di
energia, e ne uscirai rinvigorito e rivitalizzato.
Spostati dalla testa al cuore
Quando: Sempre.
Dove: Ovunque.
Durata: Questa dev’essere una costante.
Il metodo: Questa tecnica è utilissima per sviluppare il proprio centro del
cuore, che di solito è sempre al secondo posto rispetto alla testa, la nostra
razionalità, che è addestrata perché prenda in totale carico le nostre vite –
anche nei momenti più inappropriati.
L’intento: Cerca di diventare sempre più amorevole – e con “essere più
amorevole” intendo dire che devi cambiare la qualità delle tue relazioni e fare
in modo che si fondino sull’amore. Sii colmo d’amore non solo con tua
moglie, con tuo figlio o con il tuo amico, ma anche nei confronti della vita
stessa!
Il metodo per iniziare: Cammina senza la testa. Siediti a meditare, chiudi gli
occhi e senti semplicemente che la testa non c’è più: è scomparsa. All’inizio
si tratterà solo di un “come se”, ma poco a poco sentirai che è scomparsa
veramente e, quando sentirai che la tua testa è sparita, il tuo centro cadrà
immediatamente nel cuore! A quel punto, non guarderai più il mondo
attraverso la testa, ma attraverso il cuore.
Il metodo per consolidare: Continua a fare qualsiasi cosa tu stia facendo, ma
falla con amore: non restare indifferente! In questo modo, il tuo centro del
cuore comincerà ad attivarsi e tu ti immergerai nelle sue profondità.
Sii senza testa. Visualizzati come se fossi senza testa, muoviti senza testa.
Suona assurdo, ma è uno degli esercizi più importanti. Provaci, e scoprirai che
è così.
Cammina come se non avessi la testa. All’inizio si tratterà solo di un “come
se” e ti sembrerà molto strano. Quando riuscirai a sentire di non avere una
testa, proverai una sensazione misteriosa e bizzarra, ma, un po’ alla volta, ti
acquieterai nel cuore.
C’è una legge… Probabilmente avrai notato che i ciechi hanno un udito più
acuto e una maggior sensibilità musicale. Sono più musicali, sentono la
musica in modo più profondo, perché l’energia che normalmente si muove
attraverso gli occhi, non potendo usare quel canale, sceglie un percorso
diverso e si serve delle orecchie.
I ciechi hanno anche una sensibilità tattile più intensa: se vieni toccato da
un cieco, sentirai subito la differenza. Di solito usiamo soprattutto gli occhi e
ci tocchiamo l’un l’altro usando lo sguardo, ma poiché il cieco non può
toccare con gli occhi, l’energia passa dalle sue mani. Di solito i ciechi sono
più sensibili delle altre persone; potranno magari esserci delle eccezioni, ma
in genere è proprio così: se manca un centro, l’energia comincia a scorrere da
un altro centro.
Prova, quindi, a fare l’esercizio di essere senza testa, e all’improvviso avrai
una strana sensazione, come se, per la prima volta, ti trovassi nel cuore.
Cammina senza la testa. Siediti a meditare, chiudi gli occhi e senti
semplicemente che la testa non c’è più: è scomparsa. All’inizio si tratterà solo
di un “come se”, ma poco a poco sentirai che è scomparsa veramente e,
quando sentirai che la tua testa è sparita, il tuo centro cadrà immediatamente
nel cuore! A quel punto, non guarderai più il mondo attraverso la testa, ma
attraverso il cuore.
Quando gli occidentali giunsero per la prima volta in Giappone, non
riuscirono a credere che tradizionalmente quel Paese avesse creduto per secoli
che si pensasse attraverso il ventre. Se chiedi a un bambino giapponese che
non abbia ricevuto un’educazione occidentale: “Dov’è che pensi?”, ti
indicherà la pancia.
Nel corso dei secoli, il Giappone è vissuto senza la testa. Si tratta solo di
un’idea, ma se ti chiedo: “Dov’è che stai pensando?”, tu indicherai la testa,
mentre un giapponese indicherà il ventre – ed è una delle ragioni per cui la
mente giapponese è più calma, tranquilla e raccolta.
Oggi le cose sono cambiate, perché l’Occidente si è esteso ovunque e
l’Oriente non esiste più. Continua a esistere solo all’interno di alcuni rari
individui, che sono come delle isole, ma per il resto è scomparso e il mondo
intero è diventato occidentale.
Prova a essere senza testa. Fai questa meditazione davanti allo specchio del
bagno: scruta a fondo nei tuoi occhi e senti che stai guardando dal cuore. A
poco a poco, il centro del cuore comincerà ad attivarsi, e quando il cuore
funziona, trasforma completamente la tua personalità: la tua intera struttura e
tutti i tuoi schemi cambiano, perché il cuore ha il proprio percorso.
Per prima cosa, dunque, prova a essere senza testa.
La seconda cosa da fare è amare di più, perché l’amore non può avvenire
attraverso la testa. Ama di più! Per questo, quando qualcuno s’innamora, si
dice che “perde la testa”, che è impazzito; se quando sei innamorato non sei
pazzo, significa che non sei veramente innamorato: devi perdere la testa! Se la
testa continua a essere presente e resta impassibile, continuando a funzionare
normalmente, l’amore è impossibile, perché non si ama con la testa, bensì con
il cuore. L’amore è una funzione del cuore!
Quando una persona molto razionale si innamora, capita che diventi
stupida. Lei stessa si rende conto delle stupidaggini e delle sciocchezze a cui
si sta abbandonando e si chiede: “Cosa sto facendo?”. Così divide la sua vita
in due parti, creando una divisione, e il cuore diventa un affare silenzioso e
intimo. Quando questa persona esce di casa, esce anche dal cuore: nel mondo
vive con la testa e si sposta nel cuore soltanto quando ama, ma è molto
difficile e non capita quasi mai.
Tempo fa, mentre mi trovavo a Calcutta, a casa di un amico che era un
giudice della Corte suprema, sua moglie mi disse: “Ho un problema di cui
vorrei parlarti: potresti aiutarmi?”.
“Qual è il problema?” le chiesi.
“Mio marito è tuo amico” cominciò a spiegarmi la donna “ti ama e ti
rispetta, perciò se gli dicessi qualcosa, probabilmente ti ascolterebbe.”
“E cosa dovrei dirgli?” le domandai.
“Il problema” mi confidò “è che rimane un giudice anche quando siamo a
letto. Io non ho mai avuto accanto un amante, un amico o un marito: vivo
ventiquattr’ore su ventiquattro con un giudice della Corte suprema!”
Non è facile scendere dal piedistallo, perché finisce per diventare
un’abitudine: se sei un uomo d’affari, rimarrai tale anche a letto. È difficile
ospitare dentro di sé due persone e non è facile cambiare del tutto il proprio
modello di comportamento in modo istantaneo e a proprio piacimento. Se sei
innamorato, tuttavia, per quanto sia difficile, devi abbandonare la testa.
Per questa meditazione, dunque, cerca di diventare sempre più amorevole –
e con “essere più amorevole”, intendo dire che devi cambiare la qualità delle
tue relazioni e fare in modo che si fondino sull’amore. Sii colmo d’amore non
solo con tua moglie, con tuo figlio o con il tuo amico, ma anche nei confronti
della vita stessa!
Per questo il Buddha e Mahavira hanno parlato di non violenza: serviva
solo a creare un atteggiamento d’amore verso l’esistenza. Come mai, quando
cammina, Mahavira rimane sempre consapevole, in modo da non uccidere
neppure una formica? In realtà, la sua preoccupazione non è la formica: sta
scendendo dalla testa al cuore, sta creando un atteggiamento d’amore verso la
vita in quanto tale.
Quanto più le tue relazioni – di qualsiasi genere siano – sono basate
sull’amore, tanto più il tuo centro del cuore sarà attivo, e quando comincerà a
funzionare, vedrai la realtà con occhi diversi, perché il cuore ha il proprio
modo di osservare il mondo. La mente non potrebbe mai guardarlo allo stesso
modo: non ci riuscirebbe mai, perché può solo analizzare!
Il cuore unifica e sintetizza, mentre la mente è soltanto capace di sezionare
e dividere; è uno strumento di separazione: solo il cuore conferisce unità. Se
riesci a guardare l’universo attraverso il cuore, ti appare come un’unità; al
contrario, se adotti un approccio mentale, assume una connotazione atomica,
assolutamente priva di unità, e si riduce a una marea sconfinata di atomi.
Il cuore ti permette, dunque, di sperimentare il mondo in modo unitario,
perché unisce e collega le sue parti – e la sintesi suprema è dio. Se riesci a
osservare l’intero universo attraverso il cuore, ti apparirà come una sola cosa,
e questa unità è dio.
Per questo la scienza non sarà mai capace di trovare dio; è impossibile,
perché usa un metodo che non potrà mai raggiungere l’unità suprema. Il
metodo scientifico si fonda proprio sulla ragione, sull’analisi e sulla divisione,
per cui la scienza può sezionare un oggetto fino alle molecole, agli atomi e
agli elettroni… Gli scienziati continueranno a operare divisioni, ma non
riusciranno mai a raggiungere l’unità organica del Tutto, perché non si può
guardare la Totalità con la testa!
Perciò ama di più. Ricorda che la qualità dell’amore deve essere presente in
qualsiasi cosa tu faccia: dev’essere un pensiero costante. Se cammini su un
prato, senti come l’erba sia colma di vitalità: ogni filo d’erba è vivo quanto te!
Sii colmo d’amore, sii più amorevole persino con le cose. Se sei seduto su
una sedia, trattala con amore; percepisci la sua essenza e prova una
sensazione di gratitudine. Quella sedia ti sta accogliendo facendoti sentire
comodo, perciò percepisci il suo tocco, amala e ricoprila d’amore. La cosa
importante non è la sedia in sé…
Se stai mangiando, mangia con amore. Quando gli hindu affermano che il
cibo è divino, intendono che, mangiandolo, ti dona vita, energia e vitalità,
perciò devi essergli grato e dimostrargli un profondo amore.
In genere mangiamo in modo molto violento, come se stessimo uccidendo
qualcosa; non sembra affatto che stiamo assimilando il cibo, ma piuttosto che
lo stiamo uccidendo. Oppure continuiamo a trangugiarlo in modo
assolutamente indifferente e privo di sentimento.
Tocca il tuo cibo con amore e gratitudine, perché costituisce la tua vita!
Accoglilo dentro di te, gustalo, assaporalo: non avere un atteggiamento
indifferente e violento.
I nostri denti sono violenti a causa della nostra eredità animale; non
possedendo alcun altro tipo di arma, gli animali possono usare solo le unghie
e i denti. Di fatto, dunque, i denti sono un’arma, e la gente li usa tuttora per
uccidere e trucidare il proprio cibo: ecco perché più sei violento e maggiore
sarà il tuo bisogno di cibo.
Ma, poiché non puoi mangiare in continuazione, continui a sfogare la tua
brutalità fumando o masticando gomma – perché anche questa è violenza.
Provi piacere perché, in realtà, stai macinando e uccidendo qualcosa con i
denti: per questo la gente continua a masticare gomme. Anche questa,
dunque, è una forma di violenza.
Continua a fare qualsiasi cosa tu stia facendo, ma falla con amore: non
restare indifferente! In questo modo, il tuo centro del cuore comincerà ad
attivarsi e tu ti immergerai nelle sue profondità.
Meditazione ad alta quota per chi viaggia in aereo
Dove e quando: Mentre stai volando ad alta quota, è la tecnica ideale. Puoi
anche praticarla se ti trovi in cima a un grattacielo con un’ampia vista
panoramica, o in alta montagna.
Durata: Tutto il tempo che vuoi; se sei in volo, meglio l’intero viaggio!
Il metodo: In questa meditazione, espandendo i tuoi confini personali, crei un
incredibile rilassamento.
Non c’è situazione migliore per meditare di quando stai volando ad alta quota.
Più sei in alto e più facile sarà meditare: ecco perché, per secoli, i meditatori
sono andati sull’Himalaya, cercando di arrivare più in alto possibile.
Quando la forza di gravità si allenta e la Terra è molto lontana, si
indeboliscono anche le molteplici attrazioni esercitate dalla dimensione
mondana. In aereo, sei lontanissimo dalla società corrotta costruita dall’uomo:
sei circondato dalle nuvole, dalle stelle, dalla luna, dal sole e dalla vastità
dello spazio…
Perciò, fai questo esercizio, iniziando a sentirti una cosa sola, un tutt’uno
con quella vastità; e fallo in tre passaggi.
Il primo passo: per alcuni minuti, immagina semplicemente di espanderti.
Presto avrai la sensazione di essere diventato più grande, fino a riempire
l’intera cabina.
Passa quindi al secondo passo: senti che ti stai espandendo ancora di più,
diventando più grande dell’aereo. A questo punto sentirai che, in effetti,
l’aereo si trova dentro di te.
Infine ecco il terzo passo: senti che sei diventato vasto quanto tutto il cielo.
Adesso le nuvole che si muovono sullo schermo radar dell’aereo, così come la
luna e le stelle, si stanno muovendo dentro di te: sei immenso, sconfinato…
Questa sensazione si trasformerà nella tua meditazione, e ti sentirai
assolutamente rilassato e privo di tensioni. Il tuo lavoro diventerà un gioco da
ragazzi, non ti provocherà più alcuno stress e accadrà da solo. Scenderai
dall’aereo più fresco di quando sei partito!
Cerca, inoltre, di stare in silenzio; chiedi a chi viaggia con te di non parlarti se
non è necessario, oppure mettiti semplicemente addosso un biglietto con
scritto: STO MEDITANDO, in modo che la gente non ti disturbi.
È un’esperienza fantastica, impareggiabile!
Agli albori dell’aereonautica, quando gli aerei erano ancora un’invenzione
recente, il loro fascino nasceva proprio dall’emozione di trovarsi in cielo! Ma,
con il passare del tempo, queste emozioni sono diminuite sempre di più,
perché questo genere di cose si è trasformato in un’abitudine.
Ora che la gente prende un aereo quasi ogni giorno, chi si preoccupa più di
guardare il cielo e di osservare i meravigliosi arabeschi dai colori psichedelici
che il sole disegna sulle nuvole? Chi nota più queste cose?
Comincia dunque a osservare il cielo che ti circonda e, a poco a poco,
lascia che il tuo cielo interiore incontri il cielo esteriore.
Parte quinta

SCIOGLIERE I NODI: TROVARE IL SILENZIO


INTERIORE CON LE MEDITAZIONI ATTIVE
Non riesci a stare seduto in silenzio, perché dentro di te c’è un caos
terrificante. Certo, a livello esteriore può sembrare che tu stia seduto come il
Buddha in persona, immobile come una statua di marmo, ma nel profondo sei
davvero silenzioso?
Il corpo può imparare dei trucchi per restare immobile, ma avere la meglio
sulla mente non è altrettanto facile. Più, infatti, cerchi di costringere il corpo a
rimanere fermo, più la tua mente si ribellerà, cercando di farti uscire dalla tua
presunta tranquillità; raccoglierà la sfida e ti si rivolterà contro con tutte le sue
forze, creando pensieri, desideri e fantasie di ogni genere. Nella tua testa
cominceranno a fluttuare miriadi di cose prive di senso, come se non stessero
aspettando altro: ti si presenteranno non appena ti metti seduto a meditare.
In passato non accadeva; nessun uomo dell’antichità ha mai avuto bisogno
di partecipare a un Encounter, un gruppo in cui confrontarsi, perché la vita
intera era un continuo mettersi alla prova!
Ora, invece, quando vorresti picchiare qualcuno, gli dici: “Ciao” e quando
vorresti ucciderlo, gli sorridi – e non stai solo ingannando l’altra persona,
perché anche tu sei convinto che il tuo sorriso sia autentico. Tutti vivono una
doppia vita: quella sociale, che riguarda la forma esteriore, e quella privata,
che è l’esatto opposto.
Hai bisogno di trovare dei metodi che ti conducano al tuo sé autentico, in
modo da abbandonare la tua dualità e scoprire, per la prima volta, chi sei
veramente. La tua moralità e tutte le tue cosiddette religioni ti insegnano una
sorta di dualità, trasformandoti in un ipocrita. Invece di insegnarti a essere
autentico, ti spingono a essere garbato, educato e civile; ti insegnano a
diventare apparentemente buono, dotandoti di una splendida facciata, senza
curarsi minimamente della tua essenza interiore, ovvero di chi sei veramente.
Ho ideato i metodi dinamici e caotici proprio per offrirti un barlume della
tua infanzia più pura, riportandoti a quand’eri ancora autentico, genuino,
incontaminato e non condizionato dalla società – quando eri ancora naturale,
come il giorno in cui sei venuto al mondo.
L’utilità della catarsi
Il corpo e la mente operano insieme.
La mente rappresenta l’aspetto interiore del corpo ed è un fenomeno fisico,
che non ha nulla a che vedere con il tuo essere: è materiale tanto quanto il
corpo, perciò un qualsiasi movimento fisico toccherà anche la mente.
Per questo, nel corso dei secoli, la gente si è sforzata di assumere
determinate posture, come per esempio sedere nella posizione del loto,
costringendo il corpo a rimanere immobile come una statua di marmo. Se
forzi il corpo a restare assolutamente fermo, ti accorgerai che anche la tua
mente sprofonda in una sorta di silenzio, che però è falso. Non si tratta di un
vero silenzio: la mente viene semplicemente forzata a diventare silenziosa
dalla postura del corpo.
Prova a fare questo esperimento: contrai il volto, stringi denti e pugni, e
assumi un’espressione di rabbia. Resterai sorpreso perché, assumendo
semplicemente un’espressione rabbiosa, comincerai a sentirti arrabbiato. Gli
attori fanno esattamente questo: imprimendo al corpo una certa postura, la
mente lo segue.
Alla fine del diciannovesimo secolo, i due grandi psicologi William James
e Carl Lange hanno fatto una scoperta alquanto strana, conosciuta come
“teoria di James-Lange”. Hanno affermato una cosa davvero insolita e
contraria a ciò che è stato considerato per secoli il comune buonsenso.
Di solito noi pensiamo che l’uomo fugga quando è spaventato, che scappi a
causa della paura, ma James e Lange sostengono che non è vero: in realtà
prova paura perché sta scappando!
Sembra un’affermazione assurda, ma nasconde qualcosa di vero; ciò che ci
dice il buonsenso costituisce solo metà della verità, e questa affermazione
rappresenta l’altra metà. Se cominci a ridere, ti accorgerai che inizierai a
sentirti un po’ meno triste di prima; se passi una serata con gli amici ridendo e
raccontando storielle divertenti, scorderai la tua tristezza e la tua sofferenza.
Quando inizi a ridere, ti senti subito meglio, perciò comincia dal corpo!
Provaci: se ti senti triste, inizia a correre. Fai il giro dell’isolato di corsa per
sette volte, facendo respiri profondi e lasciandoti accarezzare dal sole e dal
vento. Una volta fatti sette giri, fermati, resta immobile e osserva se la tua
mente si trova nella stessa condizione di prima: ti accorgerai che non è così,
perché il cambiamento avvenuto a livello fisico ha trasformato anche la tua
mente.
La chimica corporea agisce sulla mente, per questo esistono le posture
Yoga: sono tutte posizioni che impongono alla mente un determinato schema.
Ma non si tratta di un vero silenzio.
Il vero silenzio deve nascere da solo, spontaneamente. Ti suggerisco,
quindi, di non forzare il corpo: piuttosto danza, canta, muoviti, corri, fai
jogging oppure nuota. Lascia che il tuo corpo sia libero di muoversi come
vuole, in modo che anche la tua mente possa muoversi in libertà: grazie a
questo movimento interiore, entrerà in una catarsi, liberandosi dei suoi veleni.
Strilla, urla, arrabbiati, colpisci un cuscino e resterai sorpreso di quanto poi
ti sentirai bene. Nella tua mente c’era qualcosa che doveva essere sfogato, ed
è indifferente che tu colpisca il tuo fidanzato, tuo marito o un cuscino. Il
cuscino andrà bene quanto tuo marito, perché il corpo non sa chi sta
picchiando: colpisci semplicemente qualcosa e la mente comincerà a liberare
la sua rabbia.
Il corpo e la mente lavorano insieme, perciò comincia con una catarsi, in
modo da svuotarti di tutta la spazzatura che hai accumulato fin dalla tua più
tenera infanzia. Se da piccolo esprimevi la tua rabbia, tua madre si infuriava,
così l’hai repressa; volevi gridare, ma non potevi farlo e, al contrario,
sorridevi…
Devi espellere tutto ciò che si è accumulato dentro di te! Provaci… e poi
aspetta: ti accorgerai che sarai pervaso dal silenzio. E quel silenzio ha una sua
particolare bellezza; è del tutto differente dal semplice stare zitto: possiede
una qualità e una profondità diverse.
Le tecniche per armonizzare la propria vita
L’umanità vive nel caos: il corpo dice una cosa e vuole andare in una
direzione, ma la mente è totalmente immemore del corpo, perché per secoli la
società vi ha insegnato che voi non siete il corpo, la società vi ha detto che il
corpo è vostro nemico, che dovete combatterlo e distruggerlo, perché il corpo
è peccato.
A causa di tutte queste ideologie – idee sciocche e stupide, idee malefiche e
velenose, ma che vi sono state insegnate per così tanto tempo, al punto da
essere diventate parte della vostra mente collettiva ed essere pertanto
inculcate dentro ciascuno di voi – non si sperimenta più il corpo in una danza
ritmica con se stessi.
Ecco perché insisto molto affinché danziate e usiate la musica, perché solo
nella danza riuscirete a sentire che voi, il vostro corpo e la vostra mente state
funzionando all’unisono. E tutte queste parti operano in sintonia, la gioia è
infinita e la ricchezza che ne consegue è immensa.
Quando sei incredibilmente felice con te stesso, felice e beato di essere così
come sei, e tutte le tue energie danzano all’unisono, quando sei un’orchestra
di tutte le tue energie, ecco che è presente dio: questa sensazione di unità
totale è l’essenza del divino.
Dio non è una persona che esiste da qualche parte, dio è l’esperienza delle
tre energie di cui sei composto – corpo, mente, anima – che entrano in
un’unità tale da far sorgere il quarto stato: è sempre presente quando queste
tre forme di energia funzionano all’unisono, il divino non è altro che
quell’unità organica. E il quarto è ben più della somma totale delle parti.
In Oriente, abbiamo chiamato il quarto stato semplicemente “il quarto”,
turiya, non gli abbiamo dato alcun nome. E conoscerlo significa conoscere
dio, il divino che è l’esistenza.
L’intero è “qualcosa in più” rispetto alla somma totale delle parti; si
esprime attraverso le parti, ma è qualcosa in più. Comprendere che è qualcosa
in più significa comprendere dio. Il divino è quel “qualcosa in più”, è quel
sovrappiù. Non è una questione teologica, non può essere stabilito con
argomenti logici. Devi sentire la bellezza, devi sentire la musica, devi sentire
la danza. E alla fine devi sentire la danza nel tuo corpo, nella tua mente, nella
tua anima.
Devi imparare a giocare con queste tre energie, in modo che insieme
formino un’orchestra. Allora dio esiste: tu non vedrai dio, non c’è niente da
vedere; dio è l’assoluto veggente, è la pura testimonianza. Impara a fondere
tra loro il tuo corpo, la tua mente, la tua anima; trova i modi per operare in
quanto unità, allora quella percezione accade.
1

Il Gibberish: ripulire la mente dalla spazzatura


Dove e quando: Ogni sera, prima di andare a dormire, a luce spenta, seduto
sul letto; come ultima azione della giornata.
Durata: Quindici minuti ogni volta. Con continuità, per qualche settimana,
finché non si avverte che il sonno è sceso in profondità; e al mattino ci si
sente completamente riposati.
Consigli sull’utilizzo: Questa tecnica è molto utile per creare un sonno
profondo e riposante nella notte. Sono sempre meno le persone che dormono
bene e aumentano sempre di più quelle che si sentono un po’ stanche, durante
il giorno.
Non è tanto il numero di ore che dormi a fare la differenza, lo è anche la
profondità del sonno. Puoi dormire otto ore e, se il tuo sonno non è profondo,
ti sentirai bisognoso di sonno, una vera fame.
È qui che questa semplice tecnica può essere di incredibile aiuto.
Un chiarimento: Gibberish è una parola che deriva dal nome del mistico Sufi
Jabbar: non parlò mai in nessuna lingua conosciuta, si limitava a dire cose
senza senso. Eppure aveva migliaia di discepoli, perché nel suo esprimersi
così il messaggio era questo: “La vostra mente non è altro che un puro e
semplice farfugliare senza senso, gibberish. Mettetela in disparte, e
assaporerete il vostro essere”.
Usando il Gibberish, non dire cose che abbiano un significato in nessuna
lingua che conosci: usa il cinese, se non lo conosci, oppure il giapponese, se
non lo conosci; o il tedesco, se non lo conosci. Per la prima volta sentiti
libero, così come lo sono gli uccelli. Da’ semplicemente spazio a qualsiasi
cosa affiori nella tua mente, senza preoccuparti della sua razionalità, della sua
logica, del suo bisogno di senso e di significato; agisci come fanno gli uccelli.
Metti in disparte il linguaggio e la mente. Ammattisci pure in quei suoni
senza senso, ma conserva la tua presenza consapevole, così da diventare il
centro del ciclone. Lascia spazio a qualsiasi cosa affiori sulle tue labbra, senza
preoccuparti del fatto che abbia senso o no: devi sfogare ed espellere tutto il
pattume creato dalla mente, così che si formi uno spazio in cui il Buddha
possa affiorare.
È possibile che la notte tu non riesca a dormire bene; sono pochissime le
persone che ci riescono, e quando non si dorme bene, durante il giorno si
continua a essere un po’ stanchi. Se per te è così, lavora sul tuo sonno, in
modo da renderlo più profondo.
Non importa quanto tempo dormi: puoi anche dormire otto ore, ma se il tuo
sonno non è abbastanza profondo, continuerai a sentire un forte bisogno di
dormire; ciò che conta veramente è la profondità del sonno.
Prova a praticare questa tecnica tutte le sere, prima di addormentarti: ti
aiuterà incredibilmente.
Spegni la luce e, una volta pronto per la notte, rimani seduto sul letto per
quindici minuti.
Chiudi gli occhi e comincia a emettere suoni senza senso, come per
esempio: “La, la, la”; poi, aspetta che la mente te ne suggerisca altri: l’unica
cosa da ricordare è che questi suoni o queste parole non devono appartenere
ad alcuna lingua che conosci. Se parli inglese, tedesco o italiano, non usare
queste lingue; puoi usare qualsiasi lingua che non conosci: tibetano, cinese,
giapponese… Ma se per caso parli il giapponese, evitalo: in quel caso
l’italiano andrà benissimo. Parla in una lingua che non conosci.
Il primo giorno, per qualche istante, ti sembrerà difficile: “Come posso
parlare una lingua che non conosco?” ti chiederai. Ti assicuro che è possibile
e una volta che avrai cominciato… Parla usando suoni e parole senza senso di
qualunque genere, in modo da zittire la parte cosciente di te e lasciar parlare
quella inconscia, che si esprime senza conoscere alcuna lingua.
Si tratta di un metodo antichissimo, che risale all’Antico Testamento. A
quel tempo era chiamato “glossolalia” e alcune chiese lo usano ancora. Viene
chiamato “parlare in lingue” ed è un metodo meraviglioso, uno dei modi più
profondi che esistano per penetrare nell’inconscio.
Comincia ripetendo: “La, la, la”, poi continua con qualunque cosa ti venga
in mente. Avrai qualche difficoltà solo il primo giorno, ma cominciando a
farlo, imparerai il trucco.
Fallo per quindici minuti; usa qualsiasi linguaggio ti venga in mente,
proprio come se si trattasse di una lingua, come se stessi effettivamente
parlando in quella lingua. In questo modo, la tua parte cosciente si rilasserà
profondamente.
Continua per quindici minuti e poi semplicemente sdraiati e addormentati.
Il tuo sonno sarà più profondo. Nel giro di qualche settimana, comincerai a
dormire davvero profondamente e, al mattino, ti sentirai del tutto rigenerato.
2

Inizia la giornata con una risata


Quando: Al mattino, quando ci si sente svegli. Ogni giorno, con continuità, se
si vuole dare un orientamento diverso all’intera giornata.
Dove: Nel letto, senza aprire gli occhi.
Durata: Sette minuti circa.
Il consiglio di Osho: Al risveglio, non aprire subito gli occhi. Quando senti
che il sonno si sta dileguando, rimani a letto e comincia a ridere.
I primi due o tre giorni ti sembrerà difficile, ma poi ci riuscirai e sarà come
un’esplosione. All’inizio avrai difficoltà perché ti sentirai sciocco: “Perché sto
ridendo?” ti domanderai. Non c’è alcun motivo, ma a poco a poco, sentendoti
un idiota, comincerai a ridere della tua idiozia, la risata prenderà il
sopravvento e diventerà incontenibile.
Ridi dell’assurdità di tutta la situazione!
Potrebbe accadere che, vedendo quanto sei sciocco, anche qualcun altro si
metta a ridere: tua moglie, la tua ragazza, il tuo vicino di casa… perché la
risata può diventare contagiosa!
Il primo passo: 20-30 secondi
Quando senti che il sonno se n’è andato, non aprire gli occhi
immediatamente. Resta con gli occhi chiusi e senti l’energia che adesso sta
cambiando dal sonno allo stato di veglia, limitati a osservare.
Il secondo passo: 2-3 minuti
In quel momento potresti essere assonnato, intorpidito, vorresti voltarti
dall’altra parte e tornare a dormire; per cui, per tre minuti – con gli occhi
chiusi – stira il tuo corpo come un gatto. Ma tieni gli occhi chiusi: non aprirli
e non guardare il corpo dall’esterno. Guarda il corpo dall’interno.
Stirati, muoviti, lascia che l’energia del corpo scorra, e sentila.
Quando l’energia è fresca, è bene sentirla; quella sensazione ti
accompagnerà per tutto il giorno.
Fallo per due o tre minuti – e se ti piace e hai tempo, per cinque minuti.
Il terzo passo: 2-3 minuti
Poi, per due o tre minuti, ridi fragorosamente come un matto, ma con gli
occhi chiusi. Non aprirli: ridi fragorosamente a occhi chiusi.
Le energie sono presenti, stanno scorrendo; il corpo è sveglio e all’erta,
presente e vitale. Il sonno se n’è andato. Tu sei ricolmo, inondato da
un’energia nuova.
Iniziare il giorno con una risata stabilisce l’orientamento dell’intera
giornata. Se lo fai, nel giro di due o tre giorni sentirai che per l’intera giornata
il tuo stato d’animo resta nello spirito della risata, del divertimento.
3

Il piacere: un metodo per centrarsi


Dove e quando: Quieora! Quanto stai facendo una cosa che non ti piace.
Il metodo: Questa tecnica consiste nel fare solo ciò che ti piace: se una cosa
non ti piace, evita di farla! Continuando a fare pratica, nel giro di qualche
giorno entrerai in contatto con il tuo centro innumerevoli volte, e
comprenderai perché continuo a ripeterti che ciò che stai cercando si trova già
dentro di te. Non si trova nel futuro, non ha niente a che vedere con ciò che
deve ancora accadere: è già presente, è già quieora.
Tu hai già un’integrità. In superficie non sei integro, lì c’è agitazione, caos e
sei frammentato; ma, se provi a spostarti verso l’interno, più andrai in
profondità e più ti accorgerai di esserlo.
A un certo punto, quando raggiungerai la tua essenza più intima, ti
accorgerai all’improvviso che sei un essere unico, un’assoluta unità: si tratta
semplicemente di scoprirla.
Come puoi fare? Esiste una tecnica molto semplice, che però all’inizio ti
sembrerà difficile: se ci provi, ti accorgerai che è davvero facile, ma se ti
limiti a pensarci, senza provarci, ti sembrerà molto faticoso. Questa tecnica
consiste nel fare solo ciò che ti piace: se una cosa non ti piace, evita di farla!
Provaci, perché la gioia proviene sempre dal tuo centro. Se facendo una
certa cosa, provi piacere, cominci a riconnetterti con il tuo centro; al
contrario, se fai qualcosa che non ti piace, significa che sei disconnesso dal
centro. La gioia si irradia dal centro, non proviene da nessun altro luogo,
perciò fai in modo che questa verità diventi il tuo criterio guida e seguila in
modo maniacale.
Se mentre cammini per strada, ti accorgi improvvisamente che passeggiare
per strada non ti piace, fermati subito: significa che non devi farlo.
Quando ero all’università, praticavo questo metodo, e la gente pensava che
fossi pazzo. Mi fermavo all’improvviso e rimanevo immobile in quel punto
per mezz’ora o anche per un’ora, finché non ricominciavo a sentire che avevo
voglia di camminare. Se stavo facendo il bagno e di colpo mi rendevo conto
che non mi piaceva, mi fermavo: che senso aveva continuare? Se non mi
piaceva ciò che stavo mangiando, smettevo all’istante.
I miei professori erano così preoccupati che, quando c’era un esame, mi
caricavano in macchina e mi portavano all’università; mi scaricavano
all’ingresso e poi aspettavano, in modo da assicurarsi che raggiungessi il mio
banco e non mi fermassi al centro della stanza.
Durante le scuole superiori cominciai a frequentare un corso di matematica. Il
primo giorno, quando arrivai, l’insegnante stava introducendo l’argomento e,
a metà lezione, mi alzai e mi avviai alla porta.
“Dove stai andando?” mi chiese l’insegnante. “Se te ne vai senza chiedere
il permesso, non ti lascerò più rientrare!”
“Non si preoccupi” gli risposi “non ho intenzione di tornare, ecco perché
non ho chiesto il permesso. Non verrò più, perché non mi sto divertendo.
Cercherò un’altra materia che mi piaccia: se non mi divertirò, non la seguirò
più, perché sarebbe una tortura, una forma di violenza.”
A poco a poco, è diventato il mio criterio guida; all’improvviso mi ero reso
conto che, quando fai qualcosa che ti piace, sei centrato: il piacere è
semplicemente il suono prodotto dall’essere centrati.
Ogni volta che fai qualcosa che non ti piace, non sei centrato; in questo
caso, non sforzarti, perché non è assolutamente necessario. Se la gente ti
prende per pazzo, lascia che lo pensi.
Nel giro di qualche giorno, grazie alla tua stessa esperienza, scoprirai ciò
che ti stavi perdendo. Hai sempre fatto mille cose che non ti piacevano, ma
hai continuato a farle, perché così ti è stato insegnato. Stavi semplicemente
cercando di adempiere ai tuoi doveri.
Così facendo, la gente è riuscita addirittura a distruggere esperienze
meravigliose come l’amore.
Quando torni a casa, baci tuo marito perché è consuetudine e bisogna farlo,
distruggendo così l’esperienza meravigliosa di quel bacio, che è delicato
come un fiore. Giorno dopo giorno, continuando a baciare tuo marito senza
averne voglia, finisci per scordare la gioia che si prova nel baciare un altro
essere umano.
Stringi la mano di chiunque incontri in modo distaccato e privo di
sentimento, senza che quel gesto veicoli alcun messaggio e trasmetta alcun
calore: si tratta semplicemente di due mani senza vita che si toccano e si
salutano. Imparando a fare questo gesto freddo e privo di vita, ti sei raggelato,
diventando un cubetto di ghiaccio! E ti chiedi come entrare in contatto con il
tuo centro?
Puoi raggiungerlo solo quando sei colmo di calore, quando sei un essere
fluido e capace di fondersi con l’amore, con l’estasi, con la danza e con il
piacere! Dipende solo da te: devi soltanto continuare a fare esclusivamente le
cose che ami davvero e che ti piacciono. Se una cosa non ti piace, smetti di
farla e trova qualche altra attività che ti diverta.
C’è sicuramente qualcosa che ti dà gioia: non ho mai incontrato una
persona a cui non piaccia nulla! Potranno magari non piacerti alcune cose, ma
la vita è incredibilmente vasta! Non farti intrappolare, diventa un individuo
fluido: fai in modo che in te scorra più energia e lascia che fluisca, fondendosi
con le altre energie che ti circondano.
Presto ti accorgerai che il problema non consiste nel diventare integro, ma
piuttosto nel fatto che hai dimenticato come fluire: se lasci scorrere la tua
energia, istantaneamente sei integro. A volte può anche accadere in modo
casuale, ma succede sempre per la stessa ragione.
Quando ti innamori di un uomo o di una donna, talvolta ti accorgi
all’improvviso di essere completo e ti senti integro per la prima volta. I tuoi
occhi scintillano, il tuo volto risplende di luce e la tua mente torna a essere
brillante; dentro di te comincia ad ardere una luminosità insolita, si crea una
melodia e cammini come se stessi danzando: sei un individuo totalmente
diverso!
Ma si tratta solo di momenti sporadici, perché non hai ancora imparato il
segreto – e il segreto consiste nel fatto che hai trovato qualcosa che ti dà
piacere: è tutto qui.
Un pittore può anche avere fame ma, mentre dipinge, ha un’espressione
assolutamente appagata; un poeta può anche essere povero, ma mentre recita
le sue poesie è l’uomo più ricco del mondo: nessuno è più ricco di lui. E qual
è il segreto? Il segreto di questa gioia consiste nel fatto che quell’uomo si sta
godendo questo preciso istante. Ogni volta che ti piace qualcosa, sei in
armonia con te stesso e con l’universo, perché il tuo centro coincide con il
centro di tutto.
Perciò lascia che questa piccola comprensione diventi la tua chiave. Fai
solo ciò che ti piace, altrimenti fermati. Se mentre leggi il giornale, a metà di
un articolo ti accorgi all’improvviso che non ti piace, non ha senso
continuare: perché dovresti leggerlo? Smetti immediatamente! Se, parlando
con qualcuno, nel bel mezzo della conversazione ti rendi conto che quel
discorso non ti interessa, fermati subito, anche se hai lasciato una frase a
metà. Se non stai provando alcun piacere, non sei costretto a continuare.
All’inizio ti sembrerà un po’ bizzarro, ma tutti sono un po’ strani, perciò
non fartene un problema. Continua a fare pratica. Nel giro di qualche giorno,
entrerai in contatto con il tuo centro innumerevoli volte, e comprenderai
perché continuo a ripeterti che ciò che stai cercando si trova già dentro di te.
Non si trova nel futuro, non ha niente a che vedere con ciò che deve ancora
accadere: è già presente, è già quieora.
4

Correre, fare jogging e nuotare


Dove e quando: In palestra, mentre corri o pratichi altre attività all’aperto. In
generale, quando sei in movimento.
Durata: Dipende dalla durata dell’attività a cui viene legata; considerala una
marcia in più che amplifica qualsiasi attività outdoor.
Il metodo: Cogli l’essenza della meditazione mentre corri, fai jogging, nuoto
o pratichi qualsiasi attività outdoor!
Il suggerimento di Osho: Quando sei in movimento, essere attento e presente
è semplice e naturale, mentre, quando sei semplicemente seduto in silenzio, la
cosa più naturale è addormentarsi. Essere vigile mentre sei sdraiato nel tuo
letto è molto difficile, perché tutto il contesto ti spinge a dormire; ma, se ti
muovi, sarà naturale non addormentarti, perché sei molto più attento e
presente. L’unico problema è che il movimento può diventare meccanico.
Impara a fondere tra loro corpo, mente e anima. Trova delle situazioni in cui
muoverti come un’unità.
A chi corre accade molto spesso. Forse non pensi che correre sia una forma
di meditazione, ma in realtà, spesso, le persone che corrono fanno esperienze
meditative molto intense. Loro stesse vengono colte di sorpresa, perché non
erano in cerca di quel tipo di esperienza: chi penserebbe mai che, correndo,
sia possibile sperimentare il divino? Eppure è accaduto, e oggigiorno è
sempre più chiaro che correre sta diventando una nuova forma di
meditazione.
La meditazione, dunque, può accadere anche con la corsa. Forse ti sarà
capitato di provare piacere correndo di prima mattina, quando l’aria fresca
annuncia il nuovo giorno e senti che il mondo intero si sta svegliando e sta
riemergendo dal sonno… Mentre corri, il tuo corpo si muove in modo
armonioso, l’aria è fresca, un nuovo mondo riemerge dall’oscurità della notte
e tutto ciò che ti circonda emana una melodia: in questi momenti ti senti così
vivo che, a un certo punto, colui che sta correndo scompare e resta soltanto la
corsa. Il corpo, la mente e l’anima si muovono all’unisono e all’improvviso si
scatena un orgasmo interiore.
Talvolta le persone che corrono sperimentano, del tutto casualmente, uno
spazio in cui la mente scompare e rimane solo la pura consapevolezza.
Tuttavia spesso non se ne accorgono, perché pensano che quella gioia
momentanea dipenda solo dal fatto che stanno correndo: è una bella giornata,
il corpo è in piena salute, il mondo è meraviglioso e si è creato uno stato
d’animo particolare. Di solito, dunque, non si rendono conto di cosa si tratti,
ma potrebbero farlo. Nella mia esperienza, chi corre può avvicinarsi alla
meditazione con più facilità di chiunque altro.
Fare jogging e nuotare possono aiutare moltissimo, perché queste attività
possono essere trasformate in meditazione.
Abbandona l’idea che meditare significhi stare seduti sotto un albero
assumendo una qualche posizione Yoga, perché questo è solo uno dei tanti
modi che esistono: può andare bene per qualcuno, ma non per tutti. Per un
bimbo, per esempio, non è una forma di meditazione, ma una tortura; per un
giovane, attivo e pieno di vitalità, non si tratta di meditazione, bensì di
repressione!
* * * * *
Vai a correre per strada al mattino. All’inizio corri per un chilometro e mezzo,
poi aumenta la distanza fino a tre chilometri, fino ad arrivare ad almeno otto
chilometri.
Mentre corri, usa tutto il corpo; non muoverti come se stessi indossando
una camicia di forza, ma come fanno i bambini, usando ogni parte del corpo e
muovendo braccia e gambe. Continua a correre, respirando profondamente e
lasciando che l’aria penetri fin nella zona dell’ombelico.
Poi siediti sotto un albero, riposati, suda e lascia entrare dentro di te l’aria
fresca. Proverai una sensazione di pace che ti aiuterà moltissimo.
* * * * *
Ogni tanto appoggia semplicemente i piedi nudi sulla Terra, sentendone la
freschezza, la morbidezza o il calore. Limitati a percepire qualsiasi sensazione
la Terra sia pronta a offrirti in quel preciso istante e permettile di crescere
dentro di te. Lascia inoltre che la tua energia fluisca nella Terra e connettiti
con lei. Se ti connetti alla Terra, sei connesso anche alla vita e di conseguenza
al tuo corpo. Connettendoti alla Terra diventi estremamente sensibile e
centrato, ed è esattamente ciò di cui hai bisogno.
* * * * *
Evita di diventare un corridore professionista; rimani un dilettante, così
continuerai a essere attento e presente. Se qualche volta ti capita di sentire che
correre sta diventando un’attività automatica, smetti e prova invece a nuotare.
Quando anche il nuoto diventa automatico, sperimenta la danza.
È fondamentale ricordare che il movimento è soltanto una situazione per
creare consapevolezza. Finché riesce a renderti consapevole, va bene; ma se
smette di farlo, non serve più a niente ed è ora di passare a un’altra forma di
movimento, in cui tu riesca di nuovo a essere attento e presente.
Non lasciare mai che un’attività diventi automatica.
5

Non vivere come un robot


Dove e quando: In ogni momento, qualsiasi cosa tu stia facendo.
Durata: Dipende dalla durata dell’attività a cui viene legata; considerala una
marcia in più che cambia la qualità stessa delle tue azioni, e dunque della tua
vita.
Il metodo: Sii attento e presente nei piccoli gesti che ritmano la tua vita
quotidiana.
Se fumi, puoi utilizzare questa strategia per fumare in modo diverso e
anche smettere!
Il suggerimento di Osho: La meditazione non è una pratica disgiunta dalle
azioni quotidiane; non è altro che il nome per definire una vita vissuta con
consapevolezza: non è una pratica che dura un’ora, durante la quale state
seduti… e arrivederci al giorno dopo! Niente affatto, se ventitré ore sono
prive di meditazione e solo un’ora è dedicata alla meditazione, sarà
inevitabile che quelle ventitré ore annientino quanto è accaduto in quell’unica
ora: se vivi ventitré ore al giorno senza consapevolezza, e solo un’ora con
consapevolezza, non conseguirai mai una vita pienamente risvegliata.
Inoltre, occorre comprendere un’altra cosa: come si può essere consapevoli
per un’ora, se per le rimanenti ventitré non lo si è? Come si può essere sani
per un’ora se si è malati ventitré ore al giorno? Salute e malattia sono il
risultato di un flusso interno. Se sei sano ventitré ore al giorno, lo sarai per
tutte e ventiquattro le ore, perché questo flusso interno non può spezzarsi
all’improvviso, solo per un’ora. La corrente che scorre in te continua a fluire.
Dunque, è bene capire che la meditazione non è solo una delle tante azioni
che accompagnano la vita. Si tratta di un filo che unisce tra loro i fiori di una
ghirlanda.
La meditazione è uno stile di vita, non un’azione. Se si è meditativi in tutto
ciò che si fa, se il filo corre attraverso ciascuno dei fiori, solo allora si crea
una ghirlanda. Il filo non è neppure visibile, è nascosto sotto i fiori. Né è
visibile il meditatore: è presente, ma è nascosto sotto tutte le azioni che
accadono attraverso di lui.
Un individuo si risveglia il giorno in cui inizia a vivere con meditazione.
Finché vive senza meditazione, dorme.
Consapevolezza vuol dire vivere come un testimone, come una presenza
attenta; inconsapevolezza significa vivere senza essere mai presente a ciò che
fai.
Quando cammini per strada, puoi camminare in modo consapevole – ed è
ciò che il Buddha suggerisce: sei attento e presente, in profondità sei
consapevole che stai camminando; sei cosciente di ciascun movimento. Sei
cosciente degli uccelli che cantano sugli alberi, del sole che spunta e
occhieggia attraverso le foglie, dei suoi raggi che ti toccano, del calore,
dell’aria frizzante, della fragranza dei fiori che si schiudono. Un cane inizia
ad abbaiare, un treno passa, tu stai respirando… osservi ogni cosa. Non
escludi nulla, nulla è estraneo alla tua presenza attenta; assorbi in te ogni cosa.
Il respiro che entra, il respiro che esce… osservi qualsiasi cosa accada.
Non è concentrazione, perché nella concentrazione ti focalizzi su una cosa
e dimentichi tutto il resto. Quando ti stai concentrando, non ascolti il ronzio
delle api, o il canto degli uccelli; vedrai solo ciò su cui ti stai concentrando.
La concentrazione è restringere la propria consapevolezza su un unico punto.
È ottima nel tiro con l’arco: hai un bersaglio, e devi vedere solo quello,
dimenticandoti ogni altra cosa.
Quando parlo di consapevolezza, parlo di un fenomeno del tutto diverso:
una presenza consapevole allargata, non concentrata; perché la
concentrazione stanca, mette in tensione e, prima o poi, si ricade
nell’inconsapevolezza. Nulla che stanchi può essere sostenuto a lungo!
La consapevolezza dev’essere rilassata, deve equivalere a un aprirsi: sei
semplicemente aperto a tutto ciò che accade. Io ti sto parlando, il treno sta
passando, in lontananza un cuculo lancia il suo richiamo… e tu sei
consapevole di ogni cosa. Sei aperto a tutte le dimensioni del tuo essere; sei
semplicemente aperto e vulnerabile, sei all’erta, presente e attento, non sei
addormentato.
Questa è consapevolezza, e il suo opposto è l’inconsapevolezza: non sei
affatto aperto, sei chiuso; vivi in una sorta di sonno, un sonno metafisico. Nel
corso dei secoli tutti i Buddha hanno lottato contro il sonno metafisico.
Ed esiste una profonda ubriacatura metafisica. Da un’infinità di
incarnazioni si è trasformata in un peso enorme che grava su di te. Hai vissuto
inconsapevolmente così a lungo che lo sforzo di vivere consapevolmente
anche solo per pochi minuti sembra enorme.
Ami, ed è qualcosa di inconscio, per cui diventa gelosia, possessività. Non
è più amore, perché l’amore non può essere inconsapevole. Ti fai degli amici
solo per creare dei nemici. Guadagni denaro per essere felice, ma quando ne
avrai guadagnato a sufficienza, non sarai altro che un fascio di nervi, vivrai in
preda all’ansia, a una tensione spasmodica: in tutto questo non vi è alcuna
felicità. Insegui il potere, la fama, e un giorno, se fai sforzi strenui, di certo
avrai successo. Diventi famoso ma, a quel punto, ti rendi conto che,
diventando famoso, non hai realizzato nulla: tutti ti conoscono, non c’è altro.
Tutti conoscono il tuo nome, ma come potrà renderti felice questa cosa? Hai il
potere, ma cosa ne farai?
Nelle mani di un uomo inconsapevole tutto diventa acido, amaro, velenoso,
tutto si rivela stupido. Non puoi essere saggio se non diventi consapevole, se
non spezzi questa vecchia abitudine di funzionare in modo inconsapevole:
devi deautomatizzarti!
Le cose più semplici possono funzionare. Per esempio, cammini sempre di
fretta: inizia a camminare lentamente. Dovrai essere attento e presente; nel
momento in cui perdi la tua presenza, inizierai di nuovo a camminare di fretta.
Si tratta di piccoli espedienti: cammina lentamente; infatti, per camminare
lentamente, dovrai restare cosciente. Nel momento in cui perdi la tua
consapevolezza, immediatamente la vecchia abitudine prenderà il
sopravvento, e di nuovo ti muoverai affrettatamente.
Se fumi sigarette, fanne un processo lentissimo, così lento da renderlo
deautomatizzato. Altrimenti, non si fumano sigarette: sono le sigarette che
fumano le persone! La gente non è consapevole di ciò che sta facendo. Chi
fuma si mette la mano in tasca in modo del tutto inconsapevole, prende il
pacchetto, estrae la sigaretta e apre la scatola dei fiammiferi: tutti questi gesti
vengono fatti senza alcuna presenza consapevole.
Quella persona potrebbe pensare mille e una cosa; in realtà, quando si è più
inconsapevoli, si tende a fumare di più. Quando si è più in ansia, più in
tensione, più preoccupati, si ha la tendenza a fumare di più: aiuta a salvare
l’apparenza, il volto sembra rilassato.
Fanne un processo molto lento. Prendi il pacchetto di sigarette dalla tasca il
più lentamente possibile, sii il più consapevole possibile. Rallentare il
processo sarà molto utile. Poi tieni il pacchetto in mano, guardalo, annusalo,
sentine la consistenza. Poi aprilo molto lentamente, come se avessi tutto il
tempo del mondo; quindi estrai una sigaretta, guardala da tutti i lati. Poi
mettila in bocca… e aspetta! Poi prendi la scatola dei fiammiferi, di nuovo
segui tutti i passaggi appena fatti, con movimenti lentissimi. Alla fine inizia a
fumare, molto lentamente… inspira il fumo lentissimamente, e lascialo uscire
il più lentamente possibile.
Rimarrai sorpreso: se prima fumavi ventiquattro sigarette al giorno, adesso
ne fumerai al massimo sei; si ridurranno a un quarto. E piano piano solo due,
poi una e, un giorno, all’improvviso ti renderai conto che è qualcosa di
davvero stupido! Per qualche giorno, potrai ancora portarti in tasca un
pacchetto di sigarette, nel caso… ma avrai chiuso con il fumo, ti sei
deautomatizzato.
Questo è uno dei contributi più grandi del Buddha alla psicologia
dell’uomo: il processo di deautomatizzazione, rallentare ogni cosa.
Il Buddha ripeteva sempre ai suoi discepoli: “Camminate il più lentamente
possibile, mangiate il più lentamente possibile. Masticate ogni boccone
quaranta volte, e contatele mentalmente: uno, due, tre, quattro, cinque…
quaranta volte! E quando il cibo non sarà più solido, sarà praticamente
liquido…”. Era solito dire: “Non mangiate, ma bevete”, ciò vuol dire: rendere
il cibo così liquido che non lo si mangia, lo si deve bere. In questo modo aiutò
migliaia di persone a diventare consapevoli.
Tu sei inconsapevole, anche se credi di essere cosciente… è come vedere
un sogno in cui si pensa di camminare sulla piazza del mercato. Nel sogno sei
sveglio, ma essere svegli nel sogno è solo parte del sogno: tu sei incosciente.
Ferisce dover accettare di essere inconsapevoli, di vivere nel sonno,
inconsci. Ma la prima azione, se si vuole essere consapevoli, è accettare
questo: “Io sono inconsapevole”. Quella stessa accettazione stimola in te un
processo di risveglio.
Le Meditazioni Attive di Osho
Non consiglio mai di cominciare a meditare da seduti. Inizia nel modo che ti
sembra più semplice, altrimenti percepirai una gran quantità di sensazioni
inutili, che in realtà non esistono.
Se cominci rimanendo seduto, sentirai dentro di te moltissime tensioni: più
resti seduto, più ti sentirai agitato e l’unica cosa di cui riuscirai a essere
consapevole sarà la follia della tua mente. Questo ti procurerà depressione e
frustrazione e, invece di sentirti in estasi, comincerai ad avere la sensazione di
essere pazzo – e a volte potresti impazzire sul serio!
Se ti sforzi in modo assolutamente sincero di restare “semplicemente
seduto”, in effetti davvero potresti impazzire: non accade così spesso, solo
perché la gente non lo fa in modo davvero sincero. Restando seduto,
comincerai a comprendere quanta pazzia ci sia dentro di te e, se continui a
farlo in modo autentico, potresti effettivamente impazzire.
In passato è accaduto moltissime volte; per questo non ti suggerisco mai di
fare cose che creino frustrazione, depressione o tristezza e che ti rendano
troppo consapevole della tua follia. Potresti non essere pronto a prendere
coscienza di tutta la follia che si nasconde dentro di te, e devi poter arrivare a
prendere consapevolezza di certe cose in modo graduale; conoscerle non è
sempre positivo: deve accadere un po’ alla volta, via via che aumenta la tua
capacità di assorbirle.
Perciò, anziché partire da seduto, le mie meditazioni ti fanno cominciare
dalla tua follia, permettendole di manifestarsi. Danzando in modo folle,
dentro di te si realizza l’estremo opposto: immergendoti follemente nella
danza, comincerai a diventare consapevole del centro silenzioso che c’è
dentro di te. Restando seduto in silenzio, invece, vedrai solo la tua follia,
perché la consapevolezza si focalizza sempre sull’opposto.
Facendoti danzare in modo folle e caotico, urlando e respirando in modo
caotico, permetto alla tua follia di manifestarsi. In questo modo, cominci a
diventare consapevole di un punto impercettibile, ossia del centro profondo,
silenzioso e immobile che c’è dentro di te e che si oppone alla follia della
periferia. Proverai un’incredibile sensazione di estasi, perché nel tuo centro
regna un silenzio profondo. Se invece ti ostini a restare semplicemente seduto,
dentro di te si manifesterà la follia: esteriormente potrai anche essere
silenzioso, ma nel profondo sarai preda della pazzia.
È molto meglio cominciare con una fase attiva, con un’attività positiva,
piena di vitalità e di movimento. In questo modo, sentirai crescere dentro di te
il silenzio interiore: più aumenta, più diventerai capace di rimanere seduto o
sdraiato. La tua meditazione si farà più silenziosa, ma a quel punto la
situazione sarà cambiata: tutto sarà diverso!
Una tecnica di meditazione che comincia dall’azione e dal movimento ti
gioverà anche sotto altri aspetti e si trasformerà in una catarsi. Quando ti
limiti a stare seduto, sei frustrato, perché la tua mente vorrebbe muoversi, ma
tu ti ostini a rimanere fermo; ogni tuo muscolo e ogni nervo cominceranno a
contorcersi, perché stai cercando di costringerti a fare qualcosa che per te non
è naturale.
In questo modo dividi te stesso in due parti: quella che sta costringendo e
quella che viene costretta. E quella che viene forzata e repressa, in realtà, è la
parte più autentica di te: rappresenta una porzione della tua mente più grande
di quella che sta cercando di reprimerla – e la parte maggiore finirà per avere
la meglio.
Non riuscirai a soffocare ciò che stai cercando di reprimere: prima o poi
verrà fuori. Ha continuato ad accumularsi dentro di te, perché l’hai sempre
soffocato. Ogni forma di educazione, di civiltà e di cultura è repressiva: hai
soffocato moltissime cose che, con un’educazione diversa e più consapevole e
genitori un po’ più attenti e presenti, avrebbero tranquillamente potuto trovare
una loro via di sfogo. Se quella cultura fosse stata maggiormente consapevole
dei meccanismi interni della tua mente, ti avrebbe permesso di espellere
moltissime tensioni.
Quando un bambino si arrabbia, per esempio, gli diciamo che non deve
arrabbiarsi, e lui comincia a reprimere la rabbia. A poco a poco, quella
sensazione momentanea diventa permanente, e a quel punto, pur non
esprimendolo a livello esteriore, dentro di sé continuerà a essere pieno di
rabbia.
Abbiamo accumulato un’incredibile quantità di rabbia a causa di situazioni
che erano solo momentanee. Nessuno può essere costantemente arrabbiato, a
meno che quella rabbia non sia stata repressa. La rabbia è una sensazione
passeggera, che va e viene, per cui esprimendola non sarai più arrabbiato. Se
dipendesse da me, quindi, permetterei ai bambini di essere più autentici e di
esprimere la loro rabbia: che si arrabbino pure, ma che lo facciano in modo
totale, senza reprimere nulla!
Ovviamente questo creerà dei problemi, perché se ti dico di esprimere la
tua rabbia, tu ti arrabbierai con qualcuno. Ma il bambino può ancora essere
guidato; puoi dargli un cuscino, dicendogli: “Arrabbiati pure con questo
cuscino, sfoga la tua violenza su di lui”. È possibile crescere i bambini,
facendo in modo che fin dall’infanzia la loro rabbia cambi direzione; si
possono dare loro degli oggetti da scagliare in giro, finché la rabbia non si
sarà placata. In questo modo, nel giro di qualche secondo o al massimo di
qualche minuto, il bambino avrà dissipato la sua rabbia, evitando di
accumularla.
Hai accumulato sensazioni di ogni tipo: rabbia, desiderio sessuale, violenza,
avidità… Ebbene, la follia che c’è dentro di te nasce proprio da
quell’accumulo. Si trova là, è dentro di te, e se cominci a praticare una forma
repressiva di meditazione, per esempio restando seduto invece di permettere a
tutte quelle sensazioni di esprimersi, continuerai a soffocarle.
Per questo le mie meditazioni iniziano dalla catarsi. Per prima cosa è
necessario lasciar esplodere tutto ciò che hai represso: quando sarai capace di
espellere la tua rabbia, sarai diventato maturo.

Un nuovo approccio alla meditazione


Ogni volta che una società cambia, la mente subisce una mutazione. Io ho
sviluppato metodi nuovi, adatti alla nuova mentalità. I vecchi metodi di
meditazione furono creati per un tipo particolare di mente che oggi non esiste
più.
Per esempio, i metodi buddhisti furono creati per la tipologia di mente che
il Buddha si trovò di fronte; adesso quella mente non esiste più e quei metodi
hanno perso di utilità.
Il tipo di mente con cui interagiva il Buddha si basava fondamentalmente
sulla fede; l’intero addestramento della mente indiana era fondato sulla fede,
non era mai permesso dubitare.
Oggigiorno, in tutto il mondo, la mente moderna si basa sul dubbio. La
scienza usa il dubbio come approccio primario, una mente non può essere
scientifica se non porta il dubbio fino all’estremo. E noi tutti veniamo allenati
al dubbio, pertanto i metodi basati sulla fede sono inutili; non possono essere
usati con la mente moderna.
È necessario ideare metodi nuovi, basati sul dubbio, sulla sperimentazione,
evitando che la fede sia una condizione di fondo.
Il mio metodo è più scientifico e meno religioso. Ti dà un’esperienza del
trascendente, ma si basa sulla scienza più che sulla religione, è più
psicologico che spirituale.
La mente moderna accetta unicamente il corpo e la mente; la dimensione
spirituale è ritenuta un sofisma romantico. Dunque, non è possibile partire
dalla sfera spirituale; al massimo, puoi partire da un livello psicologico.
Dunque, il mio metodo è più psicologico che spirituale. Alla fine porta alla
sfera spirituale, ma il punto di partenza è la psiche.
Si è lavorato molto con la mente umana, soprattutto in Occidente. Le
tradizioni religiose – ebraica, cristiana, islamica e oggi perfino quella indiana
– sono state tutte repressive. Dentro di noi abbiamo accumulato strati e strati
di repressioni, e se non vengono sfogati, se non ce ne liberiamo, se non li
scarichiamo all’esterno, nulla può essere fatto per ciò che concerne il viaggio
interiore.
Pertanto, i miei metodi operano con una catarsi. L’elemento di fondo è
attraversare un processo catartico. Se tutto ciò che stato represso nella tua
mente non viene rilasciato, non puoi procedere oltre; tutte quelle repressioni
operano come dei blocchi.
In passato non sono mai esistiti. In particolare, in Oriente non è mai esistito
nulla di tutto ciò. La mente non è mai stata così repressa; in passato si
accettavano le cose così com’erano. Oggi, purtroppo, il mondo intero vive
sotto un’ombra cristiana. Tutto ciò che è naturale è stato condannato: il corpo,
il sesso – tutte queste cose sono state condannate; e si vive un perenne
conflitto interiore.
Si è imposto il primato della ragione, ed è stato represso tutto ciò che non è
razionale. Ma la ragione è soltanto una parte minuscola dell’intero essere
umano, un frammento piccolissimo; però questo piccolo frammento ha
imposto una dittatura, sta imperando incontrastato. Ogni altro elemento che
forma l’essere umano è stato represso.
Tutti questi strati repressi devono essere sprigionati, questo è il primo
passo. Se non vengono rilasciati e non si consegue una profonda armonia
interiore – se non ci si armonizza con i propri istinti, la natura, il corpo –, non
si può fare alcun passo ulteriore.
Tutti i metodi del passato – se vengono usati senza prima operare una
catarsi – non saranno di grande utilità. È un’evidenza, ragion per cui il mio
metodo parte con la catarsi: solo quando le tue tensioni vengono rilasciate,
puoi fare un balzo dentro di te.
Quel salto è possibile. E io penso che oggi per ogni essere umano sia una
vera urgenza spostarsi all’interno della propria essenza. Ma la preparazione è
giocoforza diversa da ciò che era in passato, pertanto il mio metodo all’inizio
opera come una catarsi, e poi cerca di creare un’armonia con il corpo.
Noi siamo separati dal nostro corpo. Tutte le vecchie tradizioni hanno
enfatizzato l’idea che il corpo e la mente siano due entità. Il che è del tutto
sbagliato: corpo e mente sono solo due poli di un’unica esistenza. Le antiche
tradizioni hanno sottolineato con forza che tu non sei il corpo, ma la mia
enfasi è del tutto opposta: tu sei il corpo. Sei più del corpo, vai al di là del
corpo, ma sei anche il corpo. Non esiste alcun conflitto a priori, nessuna
divisione.
Siamo noi ad aver creato il conflitto, e quel conflitto ha creato una frattura
che dev’essere colmata. Il mio metodo è un mezzo per colmare quella
frattura; e solo quando viene colmata, è possibile diventare una totalità
armonica. Questa integrità dev’essere creata, ed è ciò che sto cercando di fare.
Se dai per scontato di non essere il corpo, il tuo corpo si chiude e diventa
qualcosa di morto sospeso sopra di te. In questo caso, non vivi nel tuo corpo,
ti limiti a tirartelo dietro. Dunque, riportarti al corpo è la prima cosa che si
deve fare. Poi devi essere riavvicinato alla tua mente, devi integrarti con la
totalità della mente; solo a quel punto puoi diventare un tutto unico con
l’essenza spirituale.
Come prima cosa l’uomo si deve radicare nel corpo e poi nella sua mente
naturale; solo allora può immergersi in profondità nei suoi abissi naturali.
In quest’ottica io sono favorevole a dire di sì a ogni aspetto dell’essere
umano, sono contro qualsiasi conflitto. Accetto la natura nella sua totalità,
senza alcuna condanna.
Solo quando esiste accettazione può esserci trasformazione. Ecco perché
non presto troppa attenzione alle vecchie tradizioni, non le prendo affatto in
considerazione.
OSHO Dynamic Meditation
Questa meditazione è un modo rapido, intenso, profondo e diretto per
rompere schemi e modelli atavici, fortemente radicati nel corpomente –
qualcosa che tiene imprigionati nel passato – così da sperimentare la libertà,
l’essere un testimone, il silenzio e la pace nascosti dietro le mura di quella
prigione.
Il momento migliore per praticare questa meditazione è la mattina presto,
quando “tutta la natura si ravviva, la notte se n’è andata, il sole sta sorgendo
e tutto diventa consapevole, attento e presente”.
Puoi fare questa meditazione da solo, ma all’inizio è molto utile praticarla
con altre persone. È un’esperienza individuale, ignora dunque le persone
intorno a te. Indossa abiti comodi e che non stringano.
Questa meditazione va praticata usando la musica specifica della OSHO
Dynamic Meditation, che scandisce e sostiene energeticamente le diverse fasi.
Maggiori dettagli in “Per approfondire” a fine libro.
Ci vuole tempo, sono necessarie almeno tre settimane per coglierne la
sensazione, e tre mesi per entrare in un mondo differente. Ma anche questo
non è qualcosa di fisso, differisce da individuo a individuo. Se la tua intensità
è davvero totale, può accadere in tre giorni.

Istruzioni
La meditazione dura un’ora ed è composta da cinque stadi. Tieni gli occhi
chiusi per tutto il tempo e, se necessario, usa una mascherina.
In questa meditazione devi essere continuamente attento e presente,
consapevole, sveglio, qualsiasi cosa tu faccia. Rimani un testimone. E quando
– nella quarta fase – sarai completamente inattivo, immobile, come
congelato, allora la tua attenzione raggiungerà il suo apice.
Primo stadio: 10 minuti
Respira attraverso il naso in modo caotico, lascia che la respirazione sia
intensa, profonda, veloce, senza ritmo, senza schemi – e resta sempre
concentrato sull’espirazione. Il corpo si prenderà cura di inspirare. Fai in
modo che il respiro penetri in profondità nei polmoni. Fallo nel modo più
veloce e intenso possibile, fino a quando diventerai letteralmente il respiro.
Usa i movimenti naturali del corpo per aiutarti ad accumulare la tua energia:
sentila crescere, ma, in questo primo stadio, non lasciarla andare.
Secondo stadio: 10 minuti
ESPLODI! Lascia uscire tutto ciò che deve essere buttato fuori. Segui il tuo
corpo. Dai al tuo corpo la libertà di esprimere qualsiasi cosa sia presente.
Diventa totalmente matto: urla, grida, piangi, salta, scalcia, scuotiti, balla,
canta, ridi, buttati per terra, rotolati. Non trattenere niente; mantieni tutto il
corpo in movimento. Un po’ di recitazione, spesso, aiuta l’avvio di questa
fase. Non permettere mai alla tua mente di interferire con quello che accade.
Diventa matto in modo consapevole. Sii totale.
Terzo stadio: 10 minuti
Con le braccia alzate sopra la testa, salta su e giù gridando il mantra: “Hu!
Hu! Hu!” il più profondamente possibile. Ogni volta che atterri sulla pianta
dei piedi, lascia che il suono martelli in profondità nel centro sessuale. Dai
tutto ciò che hai; sfinisciti, esaurisciti completamente.
Quarto stadio: 15 minuti
STOP! Immobilizzati dove sei, in qualsiasi posizione ti trovi, come congelato.
Non aggiustare la posizione del corpo in alcun modo. Un colpo di tosse, un
movimento – qualsiasi cosa dissiperà il flusso dell’energia, e lo sforzo sarà
stato inutile. Sii un testimone di tutto ciò che ti accade.
Quinto stadio: 15 minuti
Celebra! Con la musica e la danza, esprimi qualunque cosa sia presente in te.
Porta questa vitalità con te durante l’intera giornata.
Nota: Se lo spazio in cui mediti non ti permette di fare rumore, puoi praticare
questa alternativa silenziosa: anziché sfogare con i suoni, lascia che la
catarsi del secondo stadio si verifichi totalmente attraverso i movimenti del
corpo. Nel terzo stadio, il suono: “Hu!” può essere martellato all’interno in
silenzio. E il quinto stadio può diventare una danza espressiva.
Qualcuno ha detto che la nostra meditazione gli sembra pura follia. Lo è! E lo
è per un motivo ben preciso. È follia con metodo: è una scelta consapevole.
Ricorda: non puoi impazzire di tua volontà. È la pazzia che si impossessa
di te: solo così puoi impazzire. Se impazzisci di tua volontà, è una cosa del
tutto diversa. Fondamentalmente conservi il controllo, e una persona che
riesce a controllare perfino la sua pazzia non impazzirà mai.
OSHO Kundalini Meditation
Questa meditazione, “sorella” della OSHO Dynamic Meditation, trova il suo
momento migliore se fatta al tramonto o nel tardo pomeriggio. Immergersi
totalmente nello scuotimento e nella danza durante i primi due stadi aiuta a
sciogliere il proprio essere rigidi come sassi, in qualsiasi punto il fluire
dell’energia sia stato represso e bloccato. Poi quell’energia può scorrere,
danzare ed essere trasformata in gioia e beatitudine.
Gli ultimi due stadi permettono a tutta questa energia di scorrere
verticalmente, di muoversi verso l’alto nel silenzio. Un modo estremamente
efficace di sciogliersi e rilassarsi, lasciandosi andare alla fine della giornata.
Questa meditazione va praticata usando la musica specifica della OSHO
Kundalini Meditation, che scandisce e sostiene energeticamente le diverse
fasi.
Maggiori dettagli in “Per approfondire” a fine libro.

Istruzioni
La meditazione dura un’ora ed è divisa in quattro fasi.
Primo stadio: 15 minuti
Sii sciolto e lascia che tutto il corpo si scuota. Senti salire le energie dai piedi
verso l’alto. Lascia andare ogni singola parte e diventa lo scuotimento.
Gli occhi possono essere aperti o chiusi.
Secondo stadio: 15 minuti
Danza in qualsiasi modo senti, e lascia che tutto il corpo si muova come
desidera.
Gli occhi possono essere aperti o chiusi.
Terzo stadio: 15 minuti
Chiudi gli occhi e rimani immobile, seduto o in piedi, osserva come un
testimone qualsiasi cosa stia succedendo dentro e fuori di te.
Quarto stadio: 15 minuti
Tenendo gli occhi chiusi, sdraiati e rimani immobile.
Nota: Se lo desideri, nel quarto stadio puoi scegliere di restare seduto.
Se pratichi la Meditazione Kundalini, lascia accadere lo scuotimento – non
farlo! Stai in piedi in silenzio, sentilo arrivare; e quando nel tuo corpo inizia
un piccolo tremito, incoraggialo, ma non farlo! Goditelo, sentiti estatico, dagli
spazio, accoglilo, dagli il benvenuto, ma non farlo!
Se lo forzi, diventerà un esercizio, un esercizio fisico. In questo caso lo
scuotimento ci sarà, ma sarà solo in superficie; non entrerà in profondità
dentro di te. Rimarrai solido, simile a una roccia, incrollabile; rimarrai il
manipolatore, colui che agisce, e il corpo si limiterà a seguirti.
Il corpo non è il problema, il problema sei tu.
Quando dico scuotiti, mi riferisco alla tua solidità; il tuo essere incrollabile
come una roccia deve scuotersi proprio dalle fondamenta, in modo che diventi
liquido, fluido, si sciolga e scorra. E quando il tuo essere pietrificato si
scioglierà, anche il tuo corpo lo seguirà. A quel punto non ci sarà colui che si
scuote, ma soltanto lo scuotimento; allora nessuno lo starà facendo,
semplicemente accadrà da solo. Colui che agisce non c’è più.
OSHO Nadabrahma Meditation
Nadabrahma è la meditazione dell’“humming” – è con l’emissione del suono
“mmmmmmm” a bocca chiusa e i movimenti delle mani che le parti in
conflitto iniziano a sintonizzarsi, portando armonia a tutto il tuo essere. Poi,
con il corpo e la mente in totale sintonia, “scivoli fuori dalla loro presa” – o
morsa – e diventi un testimone di entrambi. Questo osservare dall’esterno è
ciò che porta pace, silenzio e beatitudine.
Questa meditazione va praticata usando la musica specifica della OSHO
Nadabrahma Meditation, che scandisce e sostiene energeticamente le diverse
fasi.
Maggiori dettagli in “Per approfondire” a fine libro.

Istruzioni
La meditazione dura un’ora ed è divisa in tre fasi. Gli occhi restano chiusi
per tutto il tempo.
Primo stadio: 30 minuti
Siediti in una posizione rilassata con gli occhi chiusi e le labbra unite. Inizia
a emettere il suono continuo “mmmmmmm” – con un volume sufficiente da
farti udire da chi ti è vicino, se una persona fosse seduta accanto a te; e una
tonalità tale da creare una vibrazione in tutto il corpo. Puoi visualizzare una
canna cava o un recipiente vuoto, riempito solo con la vibrazione del suono
“mmmmmmm”. Arriverà un punto in cui il suono continua da solo e tu
diventi l’ascoltatore. Non occorre respirare in modo particolare, puoi anche
modificare la tonalità del suono e muovere il corpo con dolcezza e
lentamente, se senti che accade naturalmente.
Secondo stadio: 15 minuti
Il secondo stadio è diviso in due parti, ciascuna di sette minuti e mezzo.
Nella prima parte, muovi le mani, con i palmi rivolti verso l’alto, in un
movimento circolare diretto verso l’esterno. Partendo all’altezza
dell’ombelico, entrambe le mani si muovono in avanti per poi dividersi e
comporre due larghi cerchi speculari, a destra e a sinistra. Il movimento
dovrebbe essere così lento che, a volte, sembrerà non esserci affatto
movimento. Senti che stai dando energia all’esterno, all’universo.
Dopo sette minuti e mezzo, quando la musica cambia, gira le mani con il
palmo verso il basso e inizia a muoverle nella direzione opposta. Ora le mani
si accosteranno l’una all’altra in direzione dell’ombelico e da lì si
separeranno, andando verso l’esterno ai lati del corpo. Senti che stai
ricevendo energia all’interno.
Come nel primo stadio, non inibire gli eventuali movimenti lenti e morbidi
del resto del corpo.
Terzo stadio: 15 minuti
Ora ferma il movimento delle mani e semplicemente siedi rilassato.
OSHO Nadabrahma Meditation per le coppie
Esiste una bellissima variante per coppie di questa tecnica. Praticando
insieme l’“humming”, tra i partner sorge armonia e sensibilità, e con il
tempo diventano intuitivi, poiché entrambi funzioneranno sulla stessa
lunghezza d’onda.

Istruzioni
I due partner siedono l’uno di fronte all’altro coperti da un lenzuolo e si
tengono le mani, incrociandole. È meglio essere nudi. Illuminate la stanza
solo con quattro candele e bruciate un incenso particolare, che userete solo
per questa meditazione.
Chiudete gli occhi e, per trenta minuti, emettete il suono “mmmmmmm”.
Dopo un po’ sentirete che le energie si stanno incontrando, fondendo e
unendo insieme.
Se fatto nel modo corretto, tutto il tuo cervello entra in vibrazione in modo
straordinario, e così tutto il corpo. Una volta che il corpo comincia a vibrare e
la tua mente sta già cantando, allora entrano in sintonia. Un’armonia che di
solito non c’è mai – tra mente e corpo.
Quindi nella Nadabrahma ricordati questo: lascia che il corpo e la mente
stiano insieme totalmente; ma ricordati che tu devi diventare un testimone.
Esci da entrambi, lentamente, dolcemente, dalla porta sul retro, senza lotta,
senza alcun conflitto.
OSHO Nataraj Meditation
Nataraj è l’energia della danza. Si tratta di danza come meditazione totale, in
cui tutte le divisioni interiori scompaiono e rimane una consapevolezza sottile
e rilassata.
Questa meditazione va praticata usando la musica specifica della OSHO
Nataraj Meditation, che scandisce e sostiene energeticamente le diverse fasi.
Maggiori dettagli in “Per approfondire” a fine libro.

Istruzioni
La meditazione dura 65 minuti ed è divisa in tre fasi.
Primo stadio: 40 minuti
Con gli occhi chiusi, danza come se fossi posseduto. Lascia che il tuo
inconscio prenda il sopravvento completamente. Non controllare i tuoi
movimenti e non essere un testimone che osserva ciò che sta accadendo. Sii
soltanto totale nella danza.
Secondo stadio: 20 minuti
Tenendo gli occhi chiusi, sdraiati immediatamente. Rimani in silenzio e
immobile.
Terzo stadio: 5 minuti
Celebra danzando, divertiti e gioisci.
Quando stai danzando, sii la danza e non il danzatore; prima o poi verrà
l’istante in cui sarai soltanto il movimento e ogni divisione svanirà. Questa
consapevolezza integra, non più scissa, è meditazione.
Parte sesta

I PERCORSI ESPERIENZIALI
“Essere appagati vuol dire vivere momento per momento, come se questo
fosse l’unico istante possibile, come se non esistesse nessun altro momento
possibile; e se le cose stanno così, perché non viverlo totalmente?
Chi può dirlo? Il prossimo istante potrebbe non venire mai. Perché non
riversare nella vita tutta la propria danza? Perché non assaporare la vita così
com’è, con gratitudine? Perché non cantare la canzone che si è sempre voluto
cantare, ma che si continua a rimandare? Perché non amare? Perché non
celebrare la vita e tutta la sua meraviglia?”
Osho
Nelle pagine che seguono trovi alcuni spunti utili a creare percorsi meditativi
da ritagliare sulle tue necessità. Sono stati evidenziati i processi base,
consigliando i primi passi fondamentali, da completare in funzione del
proprio sentire. L’invito è fare buon uso delle prime tecniche consigliate, ma
è anche importante completare il processo aggiungendo altri metodi presenti
nel libro che hai trovato utili per ampliare i percorsi suggeriti. Puoi facilitarti
segnando qui i nomi delle tecniche e i numeri di pagina relativi.
Ovviamente, le stesse tecniche possono risultare utili in percorsi differenti.
Per rendere più allegro l’avvio, abbiamo cercato di non ripeterci… ma quello
è da ritenersi soltanto un inizio!
Può anche essere interessante tenere un diario di bordo dei propri
esperimenti. In questo caso, il suggerimento di avvio va preso per ciò che è:
un semplice suggerimento… da ampliare con ciò che la propria voce interiore
molto presto, se ci si dedica con la giusta attenzione a se stessi, suggerirà.
Inoltre, si consiglia di dare forma alle proprie intuizioni, per non perdere
l’arricchimento immediato degli “istanti eureka!” che di solito accadono
quando si attiva una connessione con la dimensione interiore e il sentire.
Nelle pagine trovi spazio anche per questo!
In una proposta che vuole essere principalmente esperienziale, questa è la
parte migliore del libro. Perché, in fondo in fondo, siamo noi a scrivere e a
essere gli artefici della nostra vita. E se si avverte la necessità di un
approfondimento – con l’ausilio di altre tecniche –, ricordiamo che questo
libro trova il suo complemento ideale in La verità che cura sempre pubblicato
da Mondadori.
“Partecipa alla vita!
Partecipa il più profondamente
e intensamente possibile.
Rischia ogni cosa per questa partecipazione.
Se vuoi conoscere cos’è la danza,
non andare a vedere un ballerino –
impara a danzare, sii un danzatore.”
Osho

A Il mio percorso per liberarmi dal groviglio del passato


B Il mio percorso per sprigionare l’energia vitale
C Il mio percorso antistress
D Il primo giorno della mia nuova vita
E Il mio percorso per coltivare la presenza consapevole durante il giorno
F Il mio percorso per vivere rapporti più sani e profondi
G Il mio percorso per smettere di accumulare cose non dette e non
vissute
H Il mio percorso per affrontare… insonnia, problemi con
l’alimentazione, abitudini malsane oppure…
I Il mio weekend di rigenerazione
L Il mio percorso privilegiato
Il mio percorso per liberarmi dal groviglio del passato
“Essere un testimone significa annientare le radici stesse ed essere liberati da
ogni schiavitù dettata dall’identificazione. Non si deve lottare, facendo del
bene, per equilibrare il male; così ci vorrebbero milioni di incarnazioni, prima
di potersi risvegliare; ma nel frattempo, in queste nuove incarnazioni, durante
le quali cerchi di disfare ciò che hai fatto in passato, continueresti a fare
qualcosa e ad accumulare azioni da equilibrare.
Così non è possibile uscire dalla trappola: il solo modo per farlo è
svegliarsi! Non occorre altro: non occorre cambiare la rabbia o l’avidità, non
occorre trasformare alcunché. Si deve essere semplicemente attenti e presenti,
svegli e consapevoli. In questo caso, tutte le proiezioni dovute all’avidità, alla
rabbia, al proprio ingannarsi, evaporeranno; nello stesso modo in cui, al
mattino, tutti i tuoi sogni sfumano.
Le tue azioni, le tue emozioni, i tuoi pensieri sono formati dalla stessa
sostanza di cui sono fatti i sogni. Dunque, questo metodo sembra troppo
semplice, ed è del tutto inconcepibile, per una mente razionale, la possibilità
che risolva ogni cosa. Ma è così: il semplice osservare la propria mente
trasformerà ogni cosa e porterà a scoprire la propria essenza di Buddha, la
bellezza suprema, la gioia innata, l’esistenza assoluta, l’estasi più sconfinata.”
Osho
Le tecniche
1. Osho Dynamic Meditation
2. Non vivere come un robot
3. Rompi gli schemi
4.
………………………………………………………………………………….
5.
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I miei esperimenti:
1. Individua il mutamento e apprezza la continuità
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio percorso per sprigionare l’energia vitale
“La meditazione non è altro che assoluto rilassamento.
Come generare quel rilassamento assoluto dipende da molte cose; esistono
moltissimi metodi per crearlo. I miei metodi sono concepiti per generare in te,
come prima cosa, la massima agitazione, affinché al tuo interno non resti
nulla di irrisolto; una volta espulso tutto ciò che ti agita, ti sarà facile passare
al rilassamento, perché non vi saranno più disturbi.
Pertanto, tutte le meditazioni dinamiche sono una preparazione alla vera
meditazione, ne costituiscono un requisito fondamentale che permette alla
meditazione di accadere. Non considerarle vere meditazioni: sono soltanto
introduzioni, prefazioni. La vera meditazione inizia soltanto al cessare di ogni
attività, sia del corpo sia della mente.”
Osho
Le tecniche
1. Le Meditazioni Attive di Osho
2. Correre, fare jogging e nuotare
3. Di’ semplicemente “sì”
4.
………………………………………………………………………………….
5.
…………………………………………………………………………………
I miei esperimenti:
1. Medita sulla “patologia dell’ambizione”
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio percorso antistress
“La meditazione non è un tuo fare. Tu ti limiti semplicemente a compiere uno
sforzo, ma ciò che accade non è mai il frutto di un tuo fare.
Il tuo sforzo è necessario per preparare il terreno. Non appena il terreno è
pronto, d’acchito vedrai di non essere più presente: esiste solo il cosmo intero.
Tu sei entrato in un grembo più grande, un ventre eterno di incredibile e
immensa pace, un’estasi squisita.”
Osho
Le tecniche
1. Non combattere la tua natura
2. L’esercizio dello Stop!
3. Collassa nel silenzio
4.
…………………………………………………………………………………
5.
…………………………………………………………………………………
I miei esperimenti:
1. Allenati ad accettare gli alti e bassi della vita!
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il primo giorno della mia nuova vita
“Diventa consapevole, risvegliati! Allora vedrai che ogni cosa va e viene, la
vita è un flusso. La tua consapevolezza è l’unica cosa che permane immobile
ed eterna.
Raggiungerla è libertà. Conseguirla è lo scopo della vita.
Se te la lasci sfuggire, avrai sprecato la tua vita e un dono; avrai mancato
un’opportunità immensa.”
Osho
Le tecniche
1. Inizia la giornata con una risata
2. Sorgi con il sole
3. La prima chiave è il respiro
4.
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5.
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I miei esperimenti:
1. Esercitati a “radicarti nel tuo centro”
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio percorso per coltivare la presenza consapevole
durante il giorno
“Qualunque cosa fai, il tuo obiettivo dev’essere non agire come se fossi
addormentato. Osserva ogni azione, ogni pensiero, ogni sensazione. Osserva e
agisci. Ogni istante è prezioso: non sprecarlo dormendo. E se in ogni
situazione cogli l’opportunità per diventare più consapevole, la
consapevolezza aumenterà sempre di più.
Un giorno, all’improvviso, scoprirai che dentro di te risplende la luce. Se
lavori a fondo in questa direzione, all’improvviso, una mattina ti sveglierai e
sarai un uomo completamente diverso: asciutto, distaccato; ami, ma non ti fai
minimamente coinvolgere; resti nel mondo, eppure osservi ogni cosa dall’alto
di una collina.
Questo è il paradosso che si deve realizzare: restare nel mondo eppure
osservare tutto dall’alto di una collina. Essere nel mondo e al tempo stesso
non essere del mondo. E questa è l’anima più saggia e la migliore. Tu ne hai
le potenzialità.”
Osho
Le tecniche
1. Semplice e naturale
2. L’attenzione rilassata
3. Mangia in modo consapevole
4.
………………………………………………………………………………….
5.
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I miei esperimenti:
1. Esercitati a equilibrarti tra “consapevolezza e rilassamento”
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio percorso per vivere rapporti più sani e profondi
“Amore e meditazione dovrebbero procedere mano nella mano.
Questo è uno dei messaggi più essenziali che vorrei condividere con voi:
amore e meditazione dovrebbero accompagnarsi, mano nella mano.
Ama e medita, medita e ama – e piano piano vedrai sorgere in te una nuova
armonia.
Solo quell’armonia ti appagherà.”
Osho
Le tecniche
1. Il Gibberish: ripulire la mente dalla spazzatura
2. Prenditi il tuo spazio
3. Goditi lo spettacolo!
4.
……………………………………………………………………………………
5.
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I miei esperimenti:
1. Medita sulle “regole del vivere con gli altri… e come infrangerle”
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio percorso per smettere di accumulare cose non
dette e non vissute
“Pensi che l’osservazione cosciente e la consapevolezza siano cose di poco
conto?
Sperimentale… e scoprirai che non devi fare nient’altro.
Questa semplice parola contiene ogni cosa, è simile a una piccola chiave.
Non buttarla via solo perché è così piccina… ‘Come potrà mai aprire una
porta, e addirittura tutte le porte del grande palazzo dell’essere?’
Si tratta di una chiave universale! E le chiavi non sono mai cose grosse:
non devi portarle con te con un camion, devi tenerle in tasca! Si tratta di cose
minuscole, che possono tuttavia aprire porte gigantesche, porte infinite… e se
si tratta di una chiave universale, può aprire tutte le serrature.”
Osho
Le tecniche
1. Osho Kundalini Meditation
2. Lascia andare l’irrequietezza
3. Resta in contatto con il cuore
4.
…………………………………………………………………………………..
5.
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I miei esperimenti:
1. Semplicemente ascolta!
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio percorso per affrontare… insonnia, problemi con
l’alimentazione, abitudini malsane – oppure…
“Per te la meditazione è solo una parola. Non è ancora un sapore, non è
diventata un nutrimento, per te non è ancora un’esperienza; per questo posso
comprendere la tua difficoltà ad accettare che qualcosa di così semplice possa
funzionare. Ma anche tu devi comprendere la mia difficoltà: forse le vostre
malattie sono molte, ma io ho solo una medicina; e la mia difficoltà è questa:
continuare a vendere la stessa medicina per i pazienti più diversi, per le
diverse malattie. Non mi interessa sapere quale sia la tua malattia, perché ho
soltanto una medicina.
Discuterò con te, qualsiasi sia il tuo male, ma alla fine voi tutti dovrete
accettare la stessa medicina. Non cambia mai. Per quanto ne so, in questi
trentacinque anni non è mai cambiata. Ho visto milioni di persone, milioni di
interrogativi diversi e, prima ancora di sentire le loro domande, sapevo la
risposta. Non importava quale fosse la domanda; l’importante è fare in modo
di portare la loro domanda alla mia risposta.”
Osho
Indica qual è il tema che vuoi affrontare:
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Le tecniche
1. Osho Nataraj Meditation
2. Lascia andare l’irrequietezza
3. Una tecnica di centratura: “la pace del cuore”
4.
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5.
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I miei esperimenti:
1. Impara a “deautomatizzare” le abitudini
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Il mio weekend di rigenerazione
“Solo all’inizio occorre abbandonare l’attività per qualche ora. Una volta
appresa l’arte, non ci sono più problemi: nell’arco delle ventiquattr’ore si può
essere meditativi e continuare tutte le attività della vita quotidiana.
Ricorda: la parola chiave è riposo, rilassamento. Non andare mai contro il
riposo e il rilassamento. Organizza la tua vita in quella prospettiva, abbandona
tutte le attività futili, perché il novanta per cento lo sono: non è altro che
ammazzare il tempo e tenersi occupati.
Fa’ soltanto ciò che è essenziale e dedica sempre di più le tue energie al
viaggio interiore. In quel caso, quando riesci a restare sia in uno spazio di
riposo sia nell’azione, simultaneamente, ecco che accade il miracolo: quello è
l’incontro del sacro e del mondano, l’incontro di questo e di quel mondo,
l’incontro di materialismo e spiritualismo.”
Osho
Le tecniche
1. Le Meditazioni Attive di Osho (diluite nell’arco della giornata)
2. Non sforzarti
3. Non scegliere
4.
………………………………………………………………………………….
5.
…………………………………………………………………………………..
I miei esperimenti:
1. Esercitati a trovare la tua voce interiore
2.
…………………………………………………………………………………..
3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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…………………………………………………………………………………….
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Il mio percorso privilegiato
“La meditazione non è qualcosa che si debba fare per conquistare una
qualsiasi meta – la pace, la beatitudine – ma qualcosa di cui godere come un
fine in se stesso.”
Osho
Le tecniche
1.
………………………………………………………………………………..
2.
…………………………………………………………………………………
3.
………………………………………………………………………………….
4.
…………………………………………………………………………………
5.
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I miei esperimenti:
1. “La meditazione non è un lavoro, è un gioco.” Osho
2.
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3.
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Prendi nota delle intuizioni o delle altre scoperte rilevanti che hai fatto:
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Postfazione

Agire senza competere


Inizia a essere consapevole partendo dalle azioni che compongono la tua
routine quotidiana. Mentre compi queste azioni, resta rilassato: non è
assolutamente necessario che tu sia teso. Non occorre essere tesi mentre si
lava il pavimento o mentre si cucina! Nella vita, non esiste una singola attività
che richieda tensione: essere tesi è semplicemente una conseguenza del tuo
essere inconsapevole e della tua impazienza.
Ho vissuto qualsiasi situazione, con ogni tipo di persona, e la cosa mi ha
sempre lasciato perplesso: perché questa gente è tesa?
Sembra proprio che la tensione non abbia niente a che vedere con ciò che si
trova fuori da te: riguarda ciò che accade dentro di te! Riuscirai sempre a
trovare una scusa esterna per razionalizzare la tua tensione, perché essere tesi
senza alcuna ragione sembra davvero stupido…
Per dare un senso alla tua tensione, cerchi un motivo esterno che riesca a
spiegare come mai sei così teso, ma la tensione non viene dall’esterno: risiede
nel tuo stile di vita scorretto. Vivi in competizione costante ed è questo che
crea tensione: sei teso, perché ti paragoni continuamente agli altri! Non fai
che pensare senza sosta al passato o al futuro e in questo modo ti perdi il
presente, ossia l’unica realtà che esiste: questo crea tensione!
Devi semplicemente comprendere che non è affatto necessario competere
con qualcun altro: sei te stesso – sei come sei – e vai bene così. Accettati,
perché l’esistenza ti vuole esattamente così!
Alcuni alberi sono alti e altri bassi; ma quelli bassi non sono tesi, né quelli
alti sono pieni di ego. L’esistenza ha bisogno di varietà: qualcuno sarà più
forte di te e qualcun altro più intelligente ma, in certi campi, avrai più talento
di chiunque altro.
Scopri semplicemente i tuoi talenti! La natura non ha mai creato un solo
individuo che non possegga un dono particolare: prova a cercarlo! Forse
scoprirai di suonare il flauto meglio di quanto il presidente del tuo Paese sia
capace di governare: sarai migliore tu come flautista di lui come presidente.
Paragonarsi agli altri non ha senso, perché conduce fuori strada. La
competizione provoca tensione continua e, svuotando la vita delle persone,
impedisce loro di vivere nel momento. La gente pensa continuamente al
passato, che non esiste più; oppure si proietta nel futuro, che non esiste
ancora.
Tutto questo conduce alla follia e non è assolutamente necessario: nessun
animale impazzisce, nessun albero è mai costretto ad andare dallo psicologo!
L’intera esistenza vive in costante celebrazione, tranne gli esseri umani, che
restano distanti, tesi e preoccupati.
La tua vita è breve e la stai sprecando! La morte, inoltre, si avvicina giorno
dopo giorno, creando ulteriore angoscia: “Fra poco morirò” pensi “e non ho
neppure cominciato a vivere!”. La maggior parte della gente si rende conto di
essere viva soltanto quando muore, ma a quel punto è troppo tardi.
Vivi semplicemente nel momento, e usa appieno i talenti e le qualità che
possiedi, qualunque essi siano!
Kabir, uno dei più grandi mistici dell’India, era un tessitore e continuò a
tessere per tutta la vita, pur avendo migliaia di seguaci.
Fra i suoi discepoli c’erano persino dei re e un giorno il re di Varanasi gli
disse: “Maestro, non sta bene che continui a fare il tessitore: ci crea
imbarazzo! Possiamo prenderci cura noi di te: non è necessario che continui a
tessere e ad andare a vendere le tue stoffe al mercato tutte le settimane. Pensa
un po’ anche a noi: la gente crede che non ci prendiamo cura di te!”.
“Comprendo il tuo problema” disse Kabir “ma il mio unico talento consiste
nel tessere questi magnifici drappi. Se smetto, cosa farò? Inoltre, ogni
settimana, il divino assume vesti e corpi diversi per venire al mercato a
comprare i miei tessuti!”
Kabir era solito dire a ogni suo cliente: “Mio signore, prendetevi cura di
questa stoffa. Non l’ho tessuta come un qualsiasi altro tessitore: l’ho nutrita
dei miei canti e della mia anima, riversandovi tutto il mio essere. Abbiatene
cura e maneggiatela con amore e tenerezza, signore mio, ricordando che
Kabir l’ha intessuta espressamente per voi!”.
E non diceva queste cose solo ad alcune persone, bensì a tutti i suoi clienti!
Il suo contributo è stato proprio questo. Diceva ai suoi discepoli: “Cos’altro
posso fare? Sto facendo del mio meglio: so tessere, cantare e danzare e sono
immensamente appagato!”.
Qualsiasi cosa tu faccia, sii felice! Senti che l’intera esistenza è una semplice
manifestazione dell’essenza divina, che siamo tutti in viaggio attraverso una
terra sacra e che chiunque incontri è un’incarnazione del divino!
Se riesci a percepire che non esiste nient’altro – che sono solo i volti a
essere diversi, ma la loro realtà interiore è unica –, tutte le tue tensioni
svaniranno e l’energia imprigionata al loro interno comincerà a trasformarsi
nella tua grazia e nella tua bellezza.
A quel punto la vita non consisterà più nella normale routine, non si
limiterà all’esistenza quotidiana ma, dalla culla alla tomba, si trasformerà in
una danza!
L’esistenza, inoltre, sarà immensamente arricchita dalla tua grazia, dal tuo
essere rilassato, dal tuo silenzio e dalla tua consapevolezza: non lascerai il
mondo senza avergli donato il tuo prezioso contributo.
Eppure la gente continua a fare paragoni con ciò che fanno gli altri: se una
persona suona il flauto e tu non ne sei capace, ti senti immediatamente
infelice; se un’altra dipinge mentre tu non ci riesci, scatta l’infelicità…
Qualsiasi cosa tu faccia, falla con cura e amore, in modo che anche la più
piccola cosa si trasformi in un’opera d’arte. Ti darà una gioia immensa e
creerà un mondo privo di paragoni e di competizione. Restituirà dignità alle
persone, reintegrando la loro dignità.
Qualsiasi azione fatta in modo totale si trasforma in preghiera!
Profilo dell’Autore
Osho si presenta oggi come uno specchio limpido, in cui è possibile riflettersi
e riflettere su ciò che si è e su dove si è nel lungo viaggio della vita, trovando
strumenti validi per delineare una nuova rotta esistenziale, qualora si
avvertisse la necessità di una vita di reale pienezza.
Il contributo di questo raro Maestro di Realtà alla comprensione di chi
siamo è unico e non è facilmente riducibile a categorie o etichette. Mistico e
scienziato, continua a vivere tra noi come uno spirito ribelle il cui unico
interesse è rendere consapevole il singolo individuo dell’urgente bisogno
collettivo di trovare un nuovo stile di vita.
Tramontati i dogmi e i valori tradizionali, esauritesi le ideologie e gli ismi –
ovvero, le appartenenze senza “se” e senza “ma” – di ogni tipo e colore, è
vitale trovare dentro di sé un equilibrio reale che permetta di vivere in
pienezza, senza più usare e abusare di sé e dell’ambiente che ci ospita.
Una proposta esistenziale che lo spirito del tempo stesso sembra sollecitare,
rendendo evidente che continuare – anche solo per inerzia e acquiescenza – a
vivere come si è fatto finora minaccia sempre di più la sopravvivenza della
nostra specie e rende sempre più prossimo un punto di non ritorno di questo
pianeta che, malgrado tutto, eccelle per la sua unicità.
Il punto essenziale della visione di Osho è che solo cambiando se stessi, in
quanto individui, si arriverà a un cambiamento dell’insieme collettivo che dà
forma alle nostre società, alle nostre culture, ai nostri sistemi di credenza e al
nostro mondo. E la meditazione è la via di accesso a quel cambiamento,
peraltro da più parti auspicato allorché si ventila “la necessità di una
consapevolezza nella comprensione e nella gestione dei problemi che ci
assillano”.
In quanto scienziato, Osho ha sperimentato e analizzato tutti gli approcci
del passato a un processo che accompagna l’essere umano dalla notte dei
tempi, evidenziando come l’essere consapevoli non sia affatto una novità,
anzi, potrebbe essere definito come “la culla della civiltà” e del primato della
nostra specie; si tratta solo di “sintonizzare” metodi e tecniche di altri tempi,
così che possano avere reale efficacia sull’uomo moderno, a suo dire “il tipo
di uomo più artificiale che sia mai esistito”.
Inoltre, includendo ed elaborando le intuizioni più recenti della psicologia
umanistica, dopo anni di sperimentazione su migliaia di persone, ha
strutturato le sue OSHO Active Meditations, oggi di largo utilizzo in tutto il
mondo, perché perfettamente rispondenti all’equilibrio psicofisico e alla
mente iperattiva che ormai imperano ovunque, a livello transcontinentale.
Questi metodi, unici nel loro genere, corrispondono perfettamente al
bisogno primario che ci contraddistingue collettivamente di rilasciare prima di
tutto le tensioni e lo stress accumulato nel nostro corpomente, così da rendere
possibile e più facile fare poi un’esperienza di immobile e quieta presenza,
tale da permettere di introdurre nella vita quotidiana uno spazio di
rilassamento libero dai pensieri.
E allorché si apprende come acquietare l’agitazione propria alla moderna
civiltà, diventa facile allenarsi per innestare e fondare l’attività in uno spazio
di passività, da Osho definito come “l’occhio del ciclone”: un punto chiave di
un reale processo meditativo.
Per sostenere questo passo ulteriore, Osho ha trasformato l’antica “arte
dell’ascolto” che da sempre accompagna la tradizione orale, con cui i mistici
di ogni tempo e Paese hanno trasmesso la comprensione e la visione del Vero,
in una metodologia altamente innovativa di rara efficacia. Qualcosa che è
possibile sperimentare, semplicemente ascoltando uno dei discorsi di Osho,
restando in una partecipazione rilassata.
Riconosciuta dai tanti che l’hanno sperimentata come una delle soglie più
rivoluzionarie alla dimensione della meditazione, questa strategia risolve
l’annoso dilemma, che solo Osho è riuscito a mettere in luce: “Gli insegnanti
di meditazione hanno sempre detto alla gente: ‘Resta in silenzio, ma non fare
nessuno sforzo’”.
Ma, con quell’insegnamento, Osho ha spiegato: “Si mette la persona in un
dilemma davvero irrisolvibile. Infatti, non c’è modo di essere in silenzio
senza fare uno sforzo. Se fosse possibile, non sarebbe mai esistita la necessità
di un Maestro, non ci sarebbe stato alcun bisogno di insegnare la meditazione.
Le persone sarebbero diventate silenziose, senza sforzo alcuno”.
In quest’ottica, il parlare di Osho si presenta come una semplice risposta a
questo dilemma: “Io vi rendo consapevoli degli intervalli di silenzio, senza
alcuno sforzo da parte vostra. Per la prima volta, il mio parlare è usato come
una strategia per creare silenzio dentro di voi”. E prosegue: “In un istante,
quando io divento silenzioso, tu diventi silenzioso… ciò che resta è solo un
puro spazio di attesa. Tu non stai facendo alcuno sforzo, né lo sto facendo io”.
Ragion per cui, le parole diventano musica e chi ascolta ha la possibilità di
scoprire chi – o che cosa – ascolta dentro di lui. In questo modo, la
consapevolezza si attiva e si muove da ciò che viene ascoltato all’essenza
individuale che sta ascoltando. E, quasi per magia, via via che ci si assesta nel
silenzio che accompagna quell’ascolto, è dall’interno dell’individuo stesso
che viene colto ciò che si ha bisogno di udire; qualcosa che viene compreso
direttamente, libero da imposizioni, distrazioni o distorsioni di una mente che
di solito non fa altro che filtrare, interferire e interrompere, impedendo
qualsiasi processo di comprensione.
Una scoperta sorprendente che davvero può fare la differenza nella vita.
Descritta così da Osho: “Il vero ricercatore ascolta con una mente vuota,
assolutamente vuota. Ascolta totalmente, senza fare valutazioni, senza
giudizio; in questo caso non c’è nessuna possibilità di fraintendere. E il
miracolo del giusto ascolto è questo: se ascolti in silenzio, qualsiasi cosa sia
vera colpisce in profondità, da qualche parte, una corda nel tuo cuore genera
un ritmo. Da qualche parte, in profondità nel tuo cuore, si verifica una
sincronicità. Quello è il miracolo della verità: se la mente è in silenzio, e se
viene detto qualcosa di vero, il tuo cuore inizia immediatamente a pulsare con
esso, inizia a danzare con la verità. E quello è il vero essere d’accordo, non
qualcosa di mentale, non un accordo dell’ego, ma qualcosa di esistenziale, di
totale. In quel caso hai compreso; e se qualcosa non è vero, il tuo cuore resta
freddo.
Dunque, non occorre preoccuparsi se una cosa sia vera o no; se lo è, tocca
qualcosa di così profondo dentro di te che neppure tu eri consapevole che un
simile abisso esistesse. E se non è vera, in te non si muove nulla. Quindi, è
tutto il tuo essere che diventa decisivo, non soltanto la tua testa, che è un
semplice frammento. E non permettere mai che il frammento decida per il
Tutto; lascia che sia la totalità a decidere”.
Parallelamente, i suoi discorsi si presentano oggi come una visione che
abbraccia sia la saggezza senza tempo che noi tutti abbiamo ereditato dal
passato del genere umano, e che Osho aiuta a rivendicare, sia le più alte
scoperte delle scienze e della tecnologia, che Osho porta a integrare
all’interno di un parallelo sviluppo di quelle abilità interiori in grado di
governare una crescita altrimenti travolgente e potenzialmente distruttiva.
In quest’ottica, egli ha spiegato che nell’insieme dei suoi discorsi è
racchiuso qualcosa di grande portata, che le istituzioni hanno tentato e tentano
di zittire, mosse da un profondo e inconscio istinto di conservazione,
arrivando ad attentare alla sua vita e oggi operando per denigrare e sminuire
la sua visione: “Forse i poteri costituiti temono che io mi avvicini a dire cose
che possono essere più pericolose, per la loro esistenza, delle armi nucleari.
Queste parole sono davvero significative. Tutti i governi del pianeta sentono
la stessa cosa. Tutte le religioni sentono la stessa cosa. Tutti vorrebbero che
mi fermassi, perché mi avvicino a dire cose che hanno tenuto nascoste al
genere umano. La parola deve arrivare… forse la gente la capirà oggi, oppure
domani, oppure il giorno dopo ancora, questo non è importante… ma un
giorno la capirà. Posso solo dirvi questo: qualsiasi cosa io dica diventerà la
filosofia del futuro, la futura ‘religio’, dell’intero genere umano…”.
La visione di Osho è raccolta in migliaia di discorsi che coprono ogni
possibile argomento: dalla perenne ricerca di un significato esistenziale del
singolo individuo, alle questioni sociali e politiche più scottanti che oggi la
società si trova ad affrontare.
Sono pochissimi i libri scritti da Osho, perlopiù si tratta di trascrizioni delle
registrazioni video o audio dei suoi discorsi estemporanei. E, come lui stesso
ha chiarito, nella lettura è essenziale tener presente una cosa fondamentale:
“Ricorda: qualsiasi cosa sto dicendo non è indirizzata solo a te… sto parlando
anche alle future generazioni”.
Osho è stato descritto dal “Sunday Times” di Londra e da “Panorama” in
Italia come uno dei “1000 uomini che hanno fatto il XX secolo” e dallo
scrittore americano Tom Robbins come “l’uomo più pericoloso dai tempi di
Gesù Cristo”. Inoltre, il “Sunday Mid-Day” (India) ha incluso Osho tra le
dieci persone che hanno cambiato il destino dell’India, insieme a Gandhi,
Nehru e il Buddha tra gli altri.
Sul suo lavoro, Osho ha detto che sta aiutando a creare le condizioni per
l’avvento di un nuovo tipo di essere umano, da lui spesso definito come
“Zorba il Buddha”: un individuo in grado sia di apprezzare i piaceri del corpo
e del mondo come Zorba il Greco, sia di avere la silenziosa serenità di un
Gautama il Buddha.
Complessivamente, si tratta di un sistema aperto che non ha paralleli,
qualcosa che Osho stesso ha stigmatizzato con queste parole: “Io sarò
contemporaneo tra duecento anni”.
In Italia sono più di duecento i titoli pubblicati nell’arco di quattro decadi,
quattordici dei quali sono diventati best seller e una ventina ormai long seller
affermati e tre si sono rapidamente affermati come “classici dell’editoria
digitale”.
Per informazioni sulle opere di Osho in italiano, contattare: info@osho.it
Per una carrellata del catalogo completo, per le schede di presentazione e
gli estratti, visita: oshoba.it
Due autobiografie possono essere utili per approfondire:
Una vertigine chiamata vita – Autobiografia di un mistico spiritualmente
scorretto, Mondadori, Milano
Bagliori di un’infanzia dorata, Edizioni Mediterranee, Roma
Per alcuni spunti non biografici, in cui Osho spiega chi è, e soprattutto chi
non è – e non ha mai voluto essere – su osho.com vedi alla sezione Leggi:
Osho su Osho
Per approfondire
“Chi può dire dove ha origine l’ignoranza? Possiamo solo dire che l’esistenza
è immersa nell’ignoranza e, lentamente, alcuni esseri coraggiosi si sono mossi
verso la consapevolezza, si sono elevati al di sopra dell’oscurità della vita e
hanno conseguito una luce eterna.
Gautama il Buddha, in un altro contesto, l’ha espresso con chiarezza… ma
neppure il Buddha riconobbe mai da nessuna parte che si tratta di un mistero
inconoscibile anche per lui.
Tuttavia, in quel contesto, il Buddha si è avvicinato moltissimo. Egli
dichiara: ‘L’ignoranza non ha inizio, ma ha una fine. La consapevolezza ha un
inizio, ma non ha fine’. In questo modo ha completato il cerchio. Lo ripeterò,
così che tu possa sentirlo nelle profondità del tuo essere: l’ignoranza non ha
inizio, ma ha una fine. E poiché l’ignoranza finisce, la consapevolezza ha un
inizio, ma non ha fine alcuna: prosegue e si espande per l’eternità.
In questo modo il Buddha riconosce il fatto che è meglio non chiedere nulla
sull’inizio dell’ignoranza, e non chiedere nulla sulla fine della
consapevolezza. Queste due cose rimarranno per sempre un mistero. E questi
sono i due elementi più importanti dell’intera esistenza.
Se fosse stato chiesto a me, avrei risposto: ‘Non lo so’, poiché questa è la
risposta più sincera. Implica semplicemente che si tratta di un mistero.”
Osho
Se i tanti suggerimenti dati in questo libro spingono a ulteriori
approfondimenti, consigliamo un ampliamento della sperimentazione facendo
buon uso dei seguenti testi:
Che cos’è la meditazione. Oscar Mondadori
Oggi con meditazione si intende una gamma di idee spesso in contraddizione
tra di loro. D’altra parte, lo spirito del tempo ha aperto orizzonti nuovi che è
importante abbracciare. Da qui l’idea di raccogliere in un libro le prospettive
più innovative suggerite da Osho per aprire quest’arte millenaria al XXI
secolo. Tra queste, ricordiamo che la meditazione è gioco, è creativa, è un
esperimento, è non fuggire, è chiarezza, è intelligenza, è comprensione, è
delizia, è nel presente, è vivere con gioia… ed è la tua casa.
Nel libro si trovano altre prospettive.
La verità che cura. Oscar Mondadori
Una raccolta di meditazioni, tecniche di rilassamento, esercizi di
consapevolezza e altri strumenti intuitivi per un rinnovato benessere fisico ed
emozionale. Una vera farmacia per l’anima da avere sempre a portata di
mano, organizzata in base alle tematiche primarie delle dimensioni in cui la
nostra vita si dispiega.
Ricominciare da sé. Oscar Mondadori
“Le corde del tuo cuore dovrebbero essere un po’ più tese, in modo che in te
possa scaturire l’amore; e le corde della tua mente dovrebbero essere un po’
più allentate, in modo che in te possa scaturire un’intelligenza vigile e non la
pazzia. Se queste corde del tuo essere fossero entrambe equilibrate, in te
potrebbe nascere la musica della vita.”
Un percorso di saggezza e di meditazione che porta a contatto con il vero
centro dell’energia vitale, in grado di avviare alla creazione di una vita reale,
basata su semplicità, naturalezza, comprensione e gioia.
Il gioco delle emozioni. Oscar Mondadori
Un processo di comprensione che si avvale di semplici metodi di immediato
utilizzo per aiutare a gestire paura, rabbia, gelosia e le altre emozioni la cui
oscurità ogni giorno sembra invaderci inesorabilmente.
Una cura preventiva che sarebbe consigliabile seguire, se ci si sente prede
inermi di queste tempeste venefiche; non fosse altro perché le emozioni sono
ormai considerate il terzo fattore di rischio del cancro, dopo quelli ormai
conclamati – fumare, cattive abitudini alimentari, inquinamento ambientale –
e la predisposizione genetica.
Alleggerire l’anima. Oscar Mondadori
“La meditazione non è altro che un tornare a casa, un semplice riposarsi un
po’ all’interno del proprio essere.”
Accompagnarsi alla consapevolezza come libero fluire della propria
essenza, questo il nucleo portante di un testo che introduce ai fondamenti
della pratica di meditazione. Un invito al più straordinario dei viaggi: quello
dentro di noi.

Le Meditazioni Attive di Osho


Come si è detto, le OSHO Active Meditations sono accompagnate da musiche
specifiche, composte sotto la sua guida. Una volta ultimate, Osho ha dato
precise istruzioni perché non venissero più modificate o cambiate in alcun
modo. L’invito è a diffidare dalle imitazioni ed è bene ricordare che ciascuna
musica è stata composta unicamente per scandire le fasi della meditazione di
riferimento.
Oggi sperimentare queste tecniche è molto semplice: basta connettersi in
rete al sito osho.com e visitare, nella pagina italiana, la sezione “meditazione”
per trovare le istruzioni audio e video. Oppure si può sottoscrivere un
abbonamento “free” per poter accedere alla sezione: Imeditate. Qui si
possono provare alcune delle Tecniche Attive primarie, ciascuna introdotta da
un video e accompagnata dalla musica specifica che ne scandisce le diverse
fasi: non hai bisogno d’altro per immergerti nelle profondità del tuo essere! Se
poi decidi di meditare con continuità, puoi abbonarti con la formula “all
access” e utilizzare questo servizio a piacere.
D’altra parte fare pratica delle Meditazioni Attive di Osho e degli altri
metodi da lui suggeriti con l’aiuto di persone che già si sono inoltrate lungo
questo sentiero di ricerca può facilitarne la comprensione. E meditare insieme
ad altri, pur raccolti nella propria individualità, ne amplifica l’impatto. Per
corrispondere a queste esigenze in Italia si organizzano Eventi e Campi di
Meditazione in cui è possibile fare esperienze dirette della propria dimensione
interiore. Per informazioni contattare: info@osho.it

I discorsi di Osho: silenzio condiviso con le parole


“I miei discorsi sono la base della tua meditazione. Stare seduto con me,
partecipare a questi discorsi, non è altro che creare dentro di te uno spazio di
meditazione sempre più grande. Io non parlo per insegnare qualcosa, parlo per
creare qualcosa. Queste non sono lezioni, non è una dottrina; i miei discorsi
sono un semplice espediente che ti permette di diventare silenzioso.”
Osho
Sempre di più, e con grande sorpresa, molti scoprono che i discorsi di Osho
hanno una qualità che esula dall’uso che comunemente si fa delle parole e del
linguaggio. La funzione primaria – ed è per questo che Osho ha privilegiato la
tradizione orale, rispetto allo scrivere – è fornire uno strumento utile ad
apprendere e coltivare l’arte dell’ascolto. Una qualità andata perduta in un
mondo dove tutti puntano ad affermarsi, a imporre le proprie logiche e
ragioni.
Ascoltare qualcuno pienamente immerso nella dimensione definita, per
comodità, con il nome generico di meditazione è qualcosa che fa davvero la
differenza. Qualcosa che si può solo sperimentare; e, per facilitare questa
esperienza, on line sono disponibili diversi video con sottotitoli in italiano.
Per la playlist, in particolare dei filmati dedicati alla meditazione e ad alcune
delle sue sfaccettature primarie, digita: http://goo.gl/PqKaY
I videodiscorsi si trovano anche su osho.com alla sezione guarda.
L’archivio audio è formato da 5000 ore circa di discorsi in inglese e da
4000 ore di discorsi in hindi. Interamente rimasterizzato, permette di cogliere
nella loro essenza originale l’incredibile gamma di tematiche trattate da Osho,
tra cui la meditazione, corpo-mente-spirito, filosofia, temi sociali
contemporanei, salute, psicologia ed educazione.
Per il download: osho.com/audiobooks
Diversi video sono disponibili in formato DVD con doppiaggio o sottotitoli in
italiano. Per il catalogo completo e per approfondimenti su tutte opere di
Osho disponibili in italiano nei diversi formati – video, audio su Mp3, libri ed
ebook – visita: oshoba.it
Per maggiori informazioni, o per ordinare i CD con le musiche che
scandiscono le diverse fasi delle Meditazioni Attive, scrivere a:

Associazione Oshoba
Via Morazzone 5
21049 Tradate (Varese)
Tel. & Fax: 0331.810.042 – info@osho.it

OSHO International Meditation Resort


Non è da sottovalutare l’opportunità – o la necessità esistenziale – di staccare
davvero la spina e concedersi l’opportunità di un nuovo inizio. “Trenta giorni
che fanno davvero la differenza”, ha detto qualcuno che ha sperimentato la
proposta di soggiorno al Resort di Meditazione di Osho a Pune, in India.
Un campus davvero unico che offre lo spazio per un’esperienza diretta,
personale e individuale di un nuovo stile di vita – più equilibrato, più
rilassato, che aiuti a coniugare la festa e la celebrazione alla creatività e al
piacere di vivere, utilizzando la meditazione e la consapevolezza come tessuto
connettivo in grado di portare chiarezza e soluzioni intuitive nella propria
esistenza.
Un’esperienza di vita e di meditazione, all’interno di un ambiente in cui il
Centro dell’Essere è reso prioritario rispetto alla sfera del mondo e
dell’azione, può cristallizzare qualcosa di prezioso e impagabile, soprattutto
se sostenuta dalla presenza di altre persone riunitesi con la stessa intenzione.
Osho ha infatti anche chiarito che: “Da solo non puoi elevarti più di tanto. Da
solo, sei semplicemente solo: hai ogni sorta di limite. Quando sei insieme a
molti altri ricercatori entri in contatto con un’energia sconfinata; allora
iniziano ad accadere molte cose che in solitudine non potranno mai accadere”.
Per informazioni contattare:

Osho International Meditation Resort


17 Koregaon Park, Pune 411001 (MS), India
e-mail: resortinfo@osho.net
Con le nuove proposte residenziali hai l’opportunità di regalarti un’esperienza
che può davvero cambiare la tua vita. Come ha raccontato una partecipante:
“Qui, in quattordici giorni, ho trovato quello che ho cercato per ventitré anni
vagando per centri, resort e ashram di tutto il mondo. Devo dire che,
malgrado tutto, l’Osho Meditation Resort vale il rischio!”.
Trovi tutti i programmi, in particolare la nuova opzione “due settimane di
esperienza”, e le diverse proposte di soggiorno su: osho.com/livingin
Tutti i programmi si basano sulla visione di Osho di un nuovo tipo di essere
umano, da lui definito “Zorba il Buddha”: un individuo in grado di
partecipare creativamente alla vita di tutti i giorni e, al tempo stesso, di
rilassarsi nel silenzio e nella meditazione.
Per una carrellata di immagini digita: osho.com/visit

OSHO Miasto
Fondato nel 1981, è in Europa il più grande Istituto per la Meditazione e la
Crescita Spirituale ispirato alla visione di Osho. Situato nel silenzio e nella
bellezza delle colline toscane, Miasto offre un vasto programma di
meditazioni quotidiane, percorsi antistress, gruppi di crescita e altre attività
mirate allo sviluppo del proprio benessere.
Molti dei programmi proposti si allineano con i contenuti e le prospettive di
questo libro, facilitando l’introduzione della meditazione nei ritmi di vita
quotidiana. Tra questi: i Campi di Meditazione, un’occasione per
un’esperienza guidata di molte delle tecniche di Osho; i percorsi di
rilassamento e di riequilibrio energetico, anche in acqua calda, che possono
essere disegnati in base a esigenze individuali; i weekend di rigenerazione per
ritrovare la propria energia vitale.
Per ricevere o consultare on line il programma annuale delle attività:

Osho Miasto
53031 Casole D’Elsa (SI)
tel. 0577 960124 – fax 0577 960213
oshomiasto@oshomiasto.it – oshomiasto.it

Per altre informazioni


Per informazioni, per conoscere meglio la visione di Osho e il suo lavoro, per
qualsiasi aggiornamento in tempo reale o novità, puoi consultare osho.com
Questo sito multilingue, con una sezione anche in italiano, oltre a un tour
virtuale del Resort di Meditazione di Pune, include il calendario dei corsi,
l’elenco dei centri di Osho in tutto il mondo e decine di pagine con selezioni
dei suoi discorsi sulle tematiche di maggior attualità. Inoltre, nella sezione
library è possibile consultare gratuitamente più di trecento raccolte di discorsi
di Osho in inglese.
Registrandosi, si può ricevere una newsletter (anche in italiano) che
aggiorna sulle novità del Meditation Resort e del “mondo di Osho”.
Per una visione di insieme delle realtà on line connesse alla visione di Osho
visita: osho.com/tuttosho
Su Facebook, in sincronia con il sito osho.it, è attiva una comunità virtuale
di ricercatori con cui condividere intuizioni che aiutino lungo il sentiero nel
viaggio cui la vita ci chiama.
Puoi seguirci alla pagina di Osho Italia oppure visitando il sito: osho.it.
Qui trovi il calendario degli Eventi che si organizzano in alcuni Centri di
Meditazione e Istituti dedicati, dove è possibile fare un’esperienza amplificata
dei metodi suggeriti nel libro.
Diverse persone, che hanno aiutato nella stesura, sono anche facilitatori
professionisti che offrono spazio a programmi basati su questi contenuti nei
Centri da loro gestiti. Di cuore si ringraziano Pavan Alessandro, Shantam
Deben, Eugenio, Prem Somraj, Antar Urjas, Jivan Santani e Deva Prisha per i
loro contributi; e collettivamente tutti coloro che partecipano al programma di
“Presentazioni esperienziali” legato ai contenuti del libro.
In particolare si ringrazia per la preziosa collaborazione Anurag Gaeta, uno
dei fondatori dell’Osho Tao – oshotao.it –, un Centro che offre l’opportunità
di sperimentare le Meditazioni Attive di Osho e percorsi esperienziali per
imparare a introdurre la meditazione nella vita quotidiana e altre attività tese a
connettersi con il cuore e con l’essenza.
In particolare, Anurag propone anche metodi di trasformazione e crescita
individuali basati sull’utilizzo della meditazione e delle costellazioni
sistemiche, oltre a percorsi più articolati applicabili a organizzazioni e
aziende.
Per contattarlo: gaeta@noem.it – noem.it
All’uscita della prima edizione, un gruppo di amici ha contribuito al lancio
con presentazioni ed eventi esperienziali, rendendo questo libro un best seller.
È stato un potente lavoro di squadra che merita un ringraziamento per quanti
ancora ne fanno lo strumento cardine dei loro corsi, Campi di meditazione e
altre attività collaterali.
Un rinnovato grazie, dunque a quanti hanno aiutato nella stesura –
collaborando poi al lancio del libro – e un profondo grazie esistenziale, anche
a:
Abragams Yuki della scuola Artista di Vita® (Almese, Torino); Agni
Francesca Podio, Riccardo Gillone, Ghiri e tutti gli amici di OTP Torino;
Prem Chetana del Centro di Leivi (Genova); Deva Siddho di Osho Tao a
Milano; Marina, Raffaella e gli amici di Nadesh Arona; Prem Sunito e gli
amici del Centro di Marrubiu in Sardegna; Satyaprem e Dipti dell’Albero del
Kiri (Cavagnolo nel Monferrato); Abhijat di Oshorama; Anand e gli amici di
OshoCampus (Povegliano Veronese); Atmo Heera del Centro di Roma;
Shantam Nirbeeja del Centro di Bergamo; Jivan Rahasyo del Centro di
Solarino (Siracusa).
Grazie a Prem Shakti, Asha, Atmananda, Dhairya, Prafulla e a tutto lo staff
di Osho Miasto.
Grazie a Gila, Akarmo, Dhana e Sakshin e ai Team collaterali di Oshoba,
Osho Times e Osho Experience.
Grazie a Anand Tea, Anna Bagnoli, Albino e Marco Ventura e il loro CNC
Group di Milano per tutti gli apporti e i contributi grafici, redazionali e
promozionali.
E un grazie collettivo a chiunque ogni mese continua a proporre Campi di
meditazione ed Eventi, ma soprattutto offre un habitat naturale dove è
possibile sperimentare l’essenza di quanto il libro suggerisce. Su osho.it puoi
trovare il Calendario di Eventi con i link per un approfondimento
esperienziale e un’eventuale condivisione del tuo processo di comprensione e
di crescita.
Le tecniche – Indice ragionato

“L’uomo è un seme con migliaia di fiori che attendono di sprigionare la loro fragranza.
La meditazione è il metodo per portarli a fioritura.”
Osho

L’inevitabile linearità di un libro rende difficile orientarsi all’interno delle


singole parti, soprattutto quando si condivide una visione di insieme in cui
ogni singola sfaccettatura è prioritaria.
Il consiglio è di procedere con una lettura lineare, per assorbire le diverse
prospettive illuminate da Osho. Parallelamente, qualora si volessero
sperimentare singole tecniche in funzione di specifiche necessità, ci si può
affidare alla propria intuizione e trovare in questo indice ragionato ciò che si
ritiene più adatto per sé, nel momento.
È bene ricordare che è proprio nell’esperienza l’essenza di questo libro, che
non si potrà esaurire mai nella semplice lettura. Il consiglio, dunque, è di non
tardarne una vera fruizione e di applicarlo quanto prima alla propria vita
quotidiana.
Buon divertimento…

IL CORPOMENTE
Il respiro – il ponte per eccellenza
Semplice e naturale
La prima chiave è il respiro
Prenditi il tuo spazio
Lascia andare l’irrequietezza
Ravvivare e nutrire i sensi
Semplicemente ascolta!
Correre, fare jogging e nuotare
Le Meditazioni Attive di Osho
OSHO Nataraj Meditation
Il rilassamento
Consapevolezza e rilassamento: due facce della stessa medaglia
Molla la tensione
Il Gibberish: ripulire la mente dalla spazzatura
Amore, sessualità e sensualità
Una tecnica di centratura: la pace del cuore
Fare l’amore in meditazione
OSHO Nadabrahma Meditation per le coppie
Presenza consapevole
Non sforzarti
L’attenzione rilassata
Mangia in modo consapevole
L’esercizio dello Stop!
Sii un pilastro d’energia
Meditazione ad alta quota per chi viaggia in aereo
Non vivere come un robot
OSHO Active Meditations
L’utilità della catarsi
Le Meditazioni Attive di Osho
OSHO Dynamic Meditation
OSHO Kundalini Meditation
OSHO Nadabrahma Meditation
OSHO Nataraj Meditation
Attivare la comprensione
Accetta gli alti e bassi
Non combattere la tua natura
Ricerca il beneficio
Individua il mutamento e apprezza la continuità
Agire senza competere
RADICARSI, CENTRARSI E SENTIRE
Centrarsi: una chiave universale
Le regole del vivere con gli altri… e come infrangerle
Radicarsi nel proprio centro
Il piacere: un metodo per centrarsi
Impara a fluire
Non scegliere
Il mio percorso per sprigionare l’energia vitale
Resta in contatto con il cuore
Spostati dalla testa al cuore
Gestire le emozioni e gli stati d’animo
Il sorriso interiore
Inizia la giornata con una risata
Fare un balzo fuori dagli schemi
Sorgi con il sole
Di’ semplicemente “sì”
Rompi gli schemi
Collassa nel silenzio
Goditi lo spettacolo!
Chiudi il cerchio: la Meditazione dello specchio
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Meditazione per chi ha fretta


di Osho
© 2003-2014 Copyright by Osho International Foundation
Zurigo, Svizzera – osho.com/copyrights
© 2014 Italian translation copyright by News Services Corporation, Arona (No)
Titolo dell’opera originale: Meditation for Busy People
© 2016 Mondadori Libri S.p.A., Milano
Le meditazioni e i testi raccolti in questo volume sono tratti da diversi discorsi, tenuti da Osho nel corso degli anni. Tutti i
suoi discorsi sono pubblicati come libri, o sono disponibili nel formato audio originale. Per un elenco completo,
consultare la Online OSHO Library su osho.com/library
Molti dei discorsi di Osho sono videoregistrati, alcuni anche con sottotitoli in italiano, e diversi sono trasmessi su
osho.com/watch oppure sono visibili anche su: youtube.com/OSHOInternational. Per la playlist italiana digita:
http://goo.gl/PqKaY
OSHO è un marchio registrato della Osho International Foundation usato su licenza – osho.com/trademarks
Ebook ISBN 9788852071218

COPERTINA || © SURIKO8/123RF
Table of Contents
Copertina
L’immagine
Il libro
L’autore
Frontespizio
Nota dell’Editore
Prologo. La via dell’equilibrio di Osho
Premessa all’edizione italiana
Introduzione di John Andrews
Come usare questo libro
MEDITAZIONE PER CHI HA FRETTA
Parte prima. COMPRENDERE LE RADICI DELLO STRESS
Illuminare lo spazio interiore
La patologia dell’ambizione
Parte seconda. CONNETTERE IL CORPO E LA MENTE
Consapevolezza e rilassamento: due facce della stessa medaglia
Non sforzarti
Non scegliere
Accetta gli alti e bassi
Non combattere la tua natura
Ricerca il beneficio
Individua il mutamento e apprezza la continuità
Parte terza. CREARE RELAZIONI PARTENDO DAL PROPRIO CENTRO
Le regole del vivere con gli altri… e come infrangerle
Radicarsi nel proprio centro
Molla la tensione
Una tecnica di centratura: la pace del cuore
Uomini e donne
Fare l’amore in meditazione
Parte quarta. MEDITAZIONI PER LA VITA QUOTIDIANA
Semplice e naturale
La prima chiave è il respiro
L’attenzione rilassata
Prenditi il tuo spazio
Mangia in modo consapevole
Il sorriso interiore
Sorgi con il sole
Di’ semplicemente “sì”
Lascia andare l’irrequietezza
Resta in contatto con il cuore
L’esercizio dello Stop!
Rompi gli schemi
Semplicemente ascolta!
Sii un pilastro d’energia
Collassa nel silenzio
Goditi lo spettacolo!
Chiudi il cerchio: la Meditazione dello specchio
Spostati dalla testa al cuore
Meditazione ad alta quota per chi viaggia in aereo
Parte quinta. SCIOGLIERE I NODI: TROVARE IL SILENZIO INTERIORE
CON LE MEDITAZIONI ATTIVE
L’utilità della catarsi
Le tecniche per armonizzare la propria vita
1. Il Gibberish: ripulire la mente dalla spazzatura
2. Inizia la giornata con una risata
3. Il piacere: un metodo per centrarsi
4. Correre, fare jogging e nuotare
5. Non vivere come un robot
Le Meditazioni Attive di Osho
Un nuovo approccio alla meditazione
OSHO Dynamic Meditation
OSHO Kundalini Meditation
OSHO Nadabrahma Meditation
OSHO Nadabrahma Meditation per le coppie
OSHO Nataraj Meditation
Parte sesta. I PERCORSI ESPERIENZIALI
Il mio percorso per liberarmi dal groviglio del passato
Il mio percorso per sprigionare l’energia vitale
Il mio percorso antistress
Il primo giorno della mia nuova vita
Il mio percorso per coltivare la presenza consapevole durante il giorno
Il mio percorso per vivere rapporti più sani e profondi
Il mio percorso per smettere di accumulare cose non dette e non vissute
Il mio percorso per affrontare… insonnia, problemi con l’alimentazione,
abitudini malsane – oppure…
Il mio weekend di rigenerazione
Il mio percorso privilegiato
Postfazione: Agire senza competere
Profilo dell’Autore
Per approfondire
Le tecniche – Indice ragionato
Copyright