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Colori compositi
Vol2-Indice:Layout 1 10-12-2008 12:21 Pagina I

Costantino Esposito
Pasquale Porro

filosofia
moderna

in collaborazione
con Paolo Ponzio

Editori Laterza
001-Esposito-Porro-Vol2-romane_Layout 1 12/07/11 09.28 Pagina II

© 2009, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari L’Editore Gius. Laterza & Figli si impegna
Prima edizione 2009 a mantenere invariato il contenuto dell’opera
per un quinquennio, come disposto dall’art. 5,
Seconda ristampa 2011
Legge 169/2008.
Questo manuale è il risultato del lavoro comune
dei due Autori. Al di là della responsabilità condivisa,
il primo volume è stato curato principalmente
da Pasquale Porro, il secondo e il terzo
da Costantino Esposito.

In questo volume i capp. 1, 3, 4, 5, 12, 25


sono stati redatti da Paolo Ponzio
e il cap. 27 da Giusi Strummiello.

Hanno inoltre collaborato al lavoro redazionale:


Giovanna D’Aniello per i capp. 2, 10, 18-21;
Giambattista Formica per i capp. 13, 14, 16;
Francesco Marrone per i capp. 8, 11, 15;
Donatella Colantuono per i Percorsi tematici 3 e 4;
Marco Lamanna per il Percorso tematico 5;
Vincenzo Lomuscio per il Percorso tematico 6;
Stefania Scardicchio per i Percorsi tematici 1 e 2.
Gli esercizi e le sintesi sono stati realizzati
da Roberto Massari, Federica Pellicoro
e Benedetto Pizzolla.

L’editing è stato curato da Arcangelo Licinio. L’Editore è a disposizione di tutti gli eventuali proprietari
di diritti sulle immagini riprodotte, nel caso non si fosse
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Indice del volume

8
parte I

L’ALBA DELLA MODERNITÀ Il ritorno dello scetticismo:


Michel de Montaigne 20
Sintesi 21
Bibliografia 23
Esercizi 25

2 L’istanza di una nuova coscienza religiosa


1 Dal Quattrocento al Cinquecento: e la disputa sulla libertà e sulla grazia 26
rotture e continuità della tradizione 2
1 La Riforma protestante 26
1 L’eredità medievale e la riscoperta dell’“io” 2 2 Gli albori della Riforma in Germania:
2 Le tendenze fondamentali l’esperienza di Martin Lutero 27
del pensiero rinascimentale 5 3 Erasmo da Rotterdam e Lutero:
3 Da Costantinopoli all’Italia: libero o servo arbitrio? 29
flussi e influssi della filosofia bizantina 7 4 Grazia e giustizia nelle dottrine riformate 31
3.1 Profeti e maghi orientali: Ermete, 4.1 La “grazia giustificante”, p. 31 4.2
Zoroastro, Orfeo, p. 7 3.2 La tradizione La “fede giustificante”, p. 31 4.3 Potere
platonica bizantina, p. 8 civile e predestinazione, p. 32
4 Niccolò Cusano 9 5 Dalla Riforma protestante
4.1 La “dotta ignoranza”, p. 10 4.2 Dio alla riforma cattolica 33
e l’Universo: complicazione, esplicazio- 5.1 Il concilio di Trento, p. 33 5.2 La
ne, contrazione, p. 11 4.3 Princìpi per risoluzione tridentina alla disputa sulla
una nuova cosmologia, p. 13 giustificazione, p. 34
5 Il ritorno di Epicuro: Lorenzo Valla 13
6 Il ritorno di Platone: l’Accademia Sintesi 35
platonica fiorentina 14 Bibliografia 37
Esercizi 38
6.1 Marsilio Ficino e la nascita del-
l’Accademia platonica fiorentina, p. 14
6.2 Pico della Mirandola e la Dignitas
hominis, p. 16 3 Alla scoperta dell’essenza del mondo:
7 L’aristotelismo rinascimentale 17 il naturalismo rinascimentale 39
7.1 Il problema dell’anima in Pietro Pom-
ponazzi, p. 18 7.2 Il metodo scientifico 1 L’attenzione alla natura nel Rinascimento 39
di Jacopo Zabarella, p. 19 2 L’incerto confine tra magia e scienza 40
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IV Indice del volume

3 Bernardino Telesio: la natura 8 Sapere scientifico e società politica:


studiata secondo i suoi princìpi 41 la Nuova Atlantide 85
3.1 La sensibilità universale, p. 41 3.2
Un’etica naturalistica, p. 43 Galileo Galilei
4 Giordano Bruno 44
4.1 Dio come natura, p. 45 4.2 Unità e infini- 9 Un nuovo sguardo sul mondo 86
tà dell’Universo, p. 46 4.3 Dal monismo al 10 Le scoperte astronomiche 88
molteplice: la teoria del minimo e della mona- 11 Il metodo della scienza galileiana 91
de, p. 48 4.4 La conoscenza e l’eroico furo-
re, p. 49 12 L’ipotesi copernicana
al vaglio della teologia 93
5 Tommaso Campanella 50
13 Il Dialogo sopra i due massimi sistemi
5.1 La filosofia dei sensi e la magia, p. 50 5.2 e il processo del 1633 95
Il sapere metafisico e la fondazione dell’auto-
coscienza, p. 51 5.3 La dottrina delle prima- Sintesi 98
lità, p. 53 5.4 La filosofia politico-religiosa, Bibliografia 100
p. 54 5.5 La città del Sole, p. 55 Esercizi 101
Sintesi 56
Bibliografia 58
Esercizi 59 6 La tarda Scolastica europea:
metafisica, ontologia, teologia 103

4 Alla scoperta della misura del mondo 60 1 Tradizione filosofica e pensiero moderno 103
2 La rinascita del pensiero scolastico
e il Gaetano 104
1 Un nuovo modo di pensare la scienza 60 3 La Scolastica del “Secolo d’oro” 106
2 Esperienza, ragione e tecnologia: 3.1 La Scolastica domenicana: Vitoria e Cano,
il caso di Leonardo da Vinci 62 p. 106 3.2 La Scolastica gesuita: Perera e
3 Niccolò Copernico e il modello eliocentrico 64 Fonseca, p. 107 3.3 La controversia sulla
grazia e sulla libertà: Molina e Báñez, p. 108
4 Tycho Brahe e l’eccellenza 3.4 Libere discussioni e battaglie teologi-
dell’osservazione 66 che: la via media di Bellarmino, p. 108
5 Giovanni Keplero e l’astronomia nuova 67 4 Francisco Suárez e la nascita
dell’ontologia moderna 109
Sintesi 70
Bibliografia 71 Sintesi 109
Esercizi 72 Bibliografia 112
Esercizi 113

5 Francis Bacon e Galileo Galilei 73


7 Nuove teorie della politica e del diritto 114

1 Due protagonisti alle origini


della scienza moderna 73 1 Il Rinascimento politico 114
1.1 Machiavelli: la politica come tecnica del
Francis Bacon potere, p. 115 1.2 Thomas More: la politica
come utopia del potere, p. 117 1.3 Jean Bodin:
la sovranità dello Stato, p. 119
2 Il sapere al cuore del potere 74
2 Diritto e politica tra Vecchio
3 La critica alla tradizione
e Nuovo Mondo 120
e il nuovo sistema del sapere 75
2.1 La filosofia del diritto negli scolastici spa-
4 La teoria degli “idoli” 77 gnoli tra Cinquecento e Seicento, p. 120 2.2 La
5 Tra i ragni e le formiche: controversia sugli indios, p. 122
l’esperienza delle api 80
Sintesi 124
6 Tecnologia e sapere delle forme 81 Bibliografia 126
7 Il metodo dell’“induzione vera” 83 Esercizi 126
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Indice del volume V


parte II L’ORIZZONTE CARTESIANO 5 Nell’orizzonte dell’Etica 176
E I NUOVI SISTEMI 5.1 Difendere la verità dall’assalto del mondo,
p. 176 5.2 Il metodo geometrico della dimo-
DELLA METAFISICA RAZIONALISTICA strazione, p. 177
6 «Deus sive natura» 178
6.1 La sostanza, p. 178 6.2 Gli attributi,
8 René Descartes 128 p. 178 6.3 I modi, p. 179 6.4 Dio come
natura, p. 179 6.5 La causalità della sostan-
za divina, p. 181 6.6 «Natura naturans» e
«natura naturata», p. 182
1 Il desiderio del vero 7 La natura della mente e l’idea del corpo 183
e le misure della ragione 128
7.1 Ordine delle idee e ordine delle cose,
2 Un pensiero in prima persona 129 p. 183 7.2 La mente come idea del corpo,
3 Il problema del metodo 131 p. 183 7.3 I tre generi della conoscenza,
p. 184
3.1 La critica alla logica scolastica, p. 131
3.2 Il metodo come esigenza della ragione, 8 La meccanica degli affetti:
p. 132 3.3 I caratteri della scienza: unità, dalla schiavitù alla liberazione 185
certezza, evidenza, p. 133 3.4 Le matemati- 8.1 La natura degli affetti, p. 185 8.2 Il desi-
che come modello di conoscenza certa ed evi- derio di essere, p. 186 8.3 Il governo delle
dente, p. 135 3.5 Gli operatori del metodo: passioni, p. 187 8.4 La potenza dell’intel-
l’intuito e la deduzione, p. 137 3.6 Le quat- letto e l’amore intellettuale di Dio, p. 188
tro regole, p. 138
9 Esegesi e politica 189
4 La scienza cartesiana tra fisica e fisiologia 140
9.1 Critica della rivelazione e interpretazione
4.1 La favola del mondo meccanico, p. 140 storica delle Scritture, p. 189 9.2 La libertà
4.2 L’uomo macchina, p. 142 del pensiero e l’ordine dello Stato, p. 190
5 La metafisica 143
5.1 Dalla scienza alla filosofia prima, p. 143
Sintesi 191
5.2 Il percorso delle Meditazioni, p. 144 5.3 Bibliografia 193
Il test del dubbio, p. 145 5.4 La verità del Esercizi 194
cogito, p. 149 5.5 Dall’io a Dio, p. 150 5.6
Le dimostrazioni a posteriori dell’esistenza di
Dio, p. 151 5.7 La dimostrazione a priori del-
l’esistenza di Dio, p. 155 5.8 Verità ed errore,
p. 156 5.9 Essenza ed esistenza dei corpi,
p. 158 5.10 Il rapporto tra la mente e il corpo Gottfried Wilhelm Leibniz
nell’uomo, p. 159 10 195
6 L’etica 160
6.1 La morale provvisoria, p. 160 6.2 La fisio-
logia delle passioni, p. 161 1 Un pensiero barocco 195
2 Una vita per la scienza 196
Sintesi 164
Bibliografia 166 3 La sostanza come forza 198
Esercizi 167 3.1 L’individualità della sostanza, p. 198 3.2
Il concetto di forza e i fenomeni del mondo
fisico, p. 199
9 Baruch de Spinoza 169 4 Logica e metafisica:
l’universo delle monadi 200
4.1 Il fondamento logico della metafisica,
1 La mente umana e la sostanza divina 169 p. 200 4.2 Verità di ragione e verità di fatto,
p. 203 4.3 Le monadi, p. 205 4.4 Una
2 L’esercizio del pensiero come scelta di vita 170 natura piena di vita, p. 206 4.5 L’armonia
prestabilita, p. 207
3 Un metodo per l’emendazione
dell’intelletto 172 5 La dinamica del conoscere 208
3.1 Il vero bene dell’uomo, p. 172 3.2 I quat- 5.1 Le idee come espressioni del mondo,
tro modi della percezione, p. 173 p. 208 5.2 I gradi della conoscenza, p. 209
5.3 Tra empirismo e innatismo, p. 210
4 L’idea di Dio e la geometria 174
6 Dio, la possibilità del male,
4.1 A partire da Descartes, p. 174 4.2 L’idea
vera di Dio, p. 174 4.3 Al di là di Descartes, la finalità del mondo 212
p. 175 6.1 Dal possibile al necessario: l’esistenza di
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VI Indice del volume

parte III
Dio, p. 212 6.2 Il migliore dei mondi possibi-
li, p. 213 6.3 Perché il male?, p. 214 IL CANONE INGLESE
E LA SVOLTA EMPIRISTA
Sintesi 216 DELLA GNOSEOLOGIA
Bibliografia 218
Esercizi 219

12 Thomas Hobbes 250

11 Crisi e sviluppo del razionalismo 220


1 Politica e metafisica 250
2 In esilio volontario: Hobbes
tra l’Inghilterra e la Francia 251
Nell’orizzonte del cartesianesimo
3 Natura e compito della filosofia 252
1 Il canone cartesiano 220 4 Ragione, linguaggio e conoscenza 254
2 Giansenisti, libertini, “moderni” 221 4.1 Ragionare è calcolare, p. 254 4.2 Sen-
sazione e immaginazione, p. 255 4.3 La con-
2.1 Il giansenismo a Port-Royal, p. 222 2.2 cezione nominalistica del linguaggio, p. 256
Il libertinismo erudito, p. 223 2.3 Moderni 4.4 Possibilità e limiti della conoscenza,
versus antichi, p. 224 p. 257
3 Gassendi 225 5 La filosofia del corpo 257
3.1 La critica della tradizione scolastica, p. 225 6 Il meccanismo della volontà 258
3.2 Gassendi e Descartes, p. 226 3.3 La
ripresa dell’atomismo, p. 226 7 La teoria politica e il Leviatano 259
7.1 Lo stato di natura, p. 259 7.2 Le leggi di
natura, p. 260 7.3 Il patto sociale e la nasci-
Blaise Pascal ta dello Stato, p. 261 7.4 Il diritto del sovra-
no e il diritto dei sudditi, p. 262 7.5 Lo Stato
4 Un pensiero paradossale 227 assoluto, p. 263
5 Un uomo di scienza e di “cuore” 227
Sintesi 264
6 Il metodo e la verità 229 Bibliografia 267
6.1 Verità scientifica e verità di fede, p. 229 Esercizi 268
6.2 Spirito di finezza e spirito di geometria,
p. 230
7 La scienza dell’uomo 231 13 Isaac Newton 269
7.1 La condizione umana tra miseria e distra-
zione, p. 231 7.2 La redenzione della fede, p.
233 7.3 La scommessa, p. 234
1 La rivoluzione meccanicista della scienza 269
2 Una vita per la conoscenza 270
Gli occasionalisti e Malebranche
3 La meccanica newtoniana 271
8 L’occasionalismo 235 4 Metodologia e metafisica 274
9 Malebranche 236 5 Newton esoterico 276
9.1 L’origine della conoscenza: la visione in
Dio, p. 237 9.2 I modi del conoscere, p. 238 Sintesi 277
Bibliografia 279
Esercizi 279
Il giusnaturalismo

10 Il diritto naturale 240


11 Grozio 241 14 John Locke 280
12 Pufendorf 242
13 Thomasius 244 1 L’esperienza e la ragione 280
Sintesi 245 2 Una vita per la società 281
Bibliografia 247 3 Dal problema della convivenza civile
Esercizi 248 all’analisi del conoscere 282
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Indice del volume VII


3.1 La legge di natura e il principio dell’espe- 3.1 La scienza della natura umana, p. 317
rienza, p. 282 3.2 Una nuova strada per l’in- 3.2 L’applicazione del metodo sperimentale,
dagine: la genesi delle conoscenze, p. 284 p. 318 3.3 La genesi del materiale conosciti-
vo, p. 319 3.4 Relazioni di idee e materie di
4 Esperienza, idee, linguaggio 285 fatto, p. 321
4.1 La critica all’innatismo, p. 285 4.2
L’origine delle idee, p. 285 4.3 Idee sempli- 4 Gli esiti scettici della teoria
ci e idee complesse, p. 287 4.4 La critica della conoscenza 322
dell’idea di sostanza, p. 289 4.5 Il linguag- 4.1 La critica alla relazione causa-effetto,
gio, p. 290 p. 322 4.2 La conoscenza: certezza, proba-
5 Conoscenza certa e conoscenza probabile 291 bilità, credenza, p. 324 4.3 Scetticismo
versus metafisica, p. 324
5.1 La conoscenza certa: “knowledge” , p. 291
5.2 La conoscenza probabile: “judgment”, 5 Le passioni umane e la vita pubblica 326
p. 292 5.3 La ragione, la fede, l’entusiasmo, 5.1 La morale, p. 326 5.2 La politica, p. 328
p. 293 5.4 La difesa dall’accusa di deismo e 5.3 La religione, p. 329
l’esegesi dei testi sacri, p. 293
6 Il pensiero liberale: potere politico Sintesi 330
e tolleranza religiosa 294 Bibliografia 331
Esercizi 332
6.1 Dallo stato di natura allo stato di diritto,
p. 294 6.2 La divisione dei poteri nello stato
di diritto, p. 295 6.3 La tolleranza come fon-

parte IV
damento della convivenza civile, p. 297 NELLO SPAZIO DELL’ILLUMINISMO
Sintesi 299
Bibliografia 300
Esercizi 301

17 L’Illuminismo europeo 334

15 George Berkeley 302

1 Un nuovo programma di pensiero 334


1 Un empirista contro l’empirismo 302 2 Il “potere” della ragione 336
2 Filosofo, polemista, vescovo 303 Sintesi 338
3 I princìpi della conoscenza 304 Bibliografia 338
3.1 La filosofia come indagine generale sul Esercizi 388
conoscere, p. 304 3.2 La critica dell’astra-
zione, p. 305 3.3 Le idee come segni, p. 306
4 Esse est percipi: l’immaterialismo 307
18 L’Illuminismo inglese 339
5 Realtà e origine delle idee 308
5.1 Le idee non sono chimere, ma cose, p. 308
5.2 Dio come origine delle idee, p. 310
1 L’Illuminismo come problema “religioso” 339
6 Religione, moralità, sapienza metafisica
311 2 Tra liberi pensatori e apologeti 340
2.1 I liberi pensatori, p. 340 2.2 I platonici di
Sintesi 312 Cambridge, p. 341 2.3 I latitudinari e la “filo-
Bibliografia 313 sofia sperimentale”, p. 342
Esercizi 314 3 I deisti 343
4 La riflessione sul “senso morale” 344
4.1 Shaftesbury, p. 344 4.2 Mandeville, p. 345
4.3 Hutcheson, p. 346
16 David Hume 315 5 Senso comune ed economia politica 348
5.1 Thomas Reid, p. 348 5.2 Adam Smith,
p. 348
1 Empirismo e scetticismo 315
Sintesi 350
2 Una nuova scena del pensiero 316 Bibliografia 351
3 La teoria della conoscenza 317 Esercizi 351
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VIII Indice del volume

19 L’Illuminismo francese 352 2 Dall’economia politica al diritto penale:


l’Illuminismo a Milano 388
2.1 Verri, p. 388 2.2 Beccaria, p. 389
1 Critica, storia, politica:
Bayle e Montesquieu 352 Sintesi 391
Bibliografia 391
1.1 Bayle, p. 352 1.2 Montesquieu, p. 354 Esercizi 392
2 Voltaire 356
2.1 Un polemista all’assalto del potere, p. 356
2.2 Voltaire, “filosofo” illuminista, p. 357
3 L’Enciclopedia 358 22 Due casi atipici: Giambattista Vico
e Jean-Jacques Rousseau 393
3.1 Il progetto enciclopedico dell’Illuminismo,
p. 358 3.2 d’Alembert, p. 360 3.3 Diderot,
p. 361
4 Il sensismo: Condillac 362 Giambattista Vico
5 I filosofi materialisti 364
5.1 La Mettrie, p. 364 5.2 Helvétius, p. 365 1 Alla ricerca del senso della storia 393
5.3 d’Holbach, p. 366 2 I “quattro autori” di Vico 395
6 Il progresso storico della ragione 367 3 Il “verum-factum” 396
6.1 L’idea di progresso, p. 367 6.2 Turgot,
p. 368 6.3 Condorcet, p. 369 3.1 Il metodo degli studi: topica e senso comu-
ne, p. 396 3.2 La vera sapienza metafisica,
Sintesi 371 p. 397
Bibliografia 372 4 “Verum” e “certum” 399
Esercizi 373 4.1 Nello spazio del diritto, p. 399 4.2 Il
ruolo della filologia, p. 399 4.3 L’importanza
della mitologia, p. 401

L’Illuminismo tedesco 5 La Scienza nuova 401


20 374
5.1 La “boria delle nazioni” e la “boria dei
dotti”, p. 401 5.2 Una “metafisica della
mente umana”, p. 402 5.3 Il “dizionario
1 Pietismo religioso e razionalismo mentale” della storia, p. 404 5.4 La reinter-
filosofico 374 pretazione della “sapienza poetica” e la sco-
1.1 Il cuore e la ragione, p. 374 1.2 Tho- perta del “vero Omero”, p. 405 5.5 Dai
masius, p. 375 “bestioni” all’umanità dispiegata, p. 405
2 La metafisica della Scuola razionalista 376 5.6 La provvidenza e i ricorsi storici, p. 407

2.1 Wolff, p. 376 2.2 Baumgarten, p. 378


Jean-Jacques Rousseau
3 Ragione ed esperienza 379
3.1 Crusius, p. 379 3.2 La “filosofia popola- 6 Una vita come confessione 408
re” e Mendelssohn, p. 380
7 Dalla spontaneità naturale
4 Filosofia, religione, educazione: Lessing 381 alla corruzione culturale 409
Sintesi 383 8 Lo stato di natura
Bibliografia 384 e la disuguaglianza degli uomini 410
Esercizi 384 9 Il contratto sociale 412
9.1 La volontà generale, p. 412 9.2 Dal-
l’uomo al cittadino, p. 414
10 Moralità, religione, educazione: l’Emilio 415
21 L’Illuminismo italiano 385 10.1 Coscienza morale e sentimento religioso,
p. 415 10.2 I dogmi della fede naturale,
p. 415 10.3 Il programma educativo, p. 417
1 Dalla metafisica all’economia civile: Sintesi 418
l’Illuminismo a Napoli 386 Bibliografia 421
1.1 Genovesi, p. 386 1.2 Filangieri, p. 387 Esercizi 422
Vol2-Indice:Layout 1 10-12-2008 12:21 Pagina IX

Indice del volume IX


parte V LA FILOSOFIA CRITICA 5 Beck: l’oggetto come prodotto
dell’io penso 472
Sintesi 474
Bibliografia 475
Esercizi 475
23 Immanuel Kant 424

parte VI
DAL ROMANTICISMO
1 La svolta kantiana della filosofia 424 ALLA FILOSOFIA CLASSICA TEDESCA
2 Una vita secondo sistema 425
3 La formazione del criticismo 427
3.1 Scienza della natura e pensiero metafisico,
p. 427 3.2 I princìpi della conoscenza e i 25 La filosofia del Romanticismo 478
princìpi dell’essere, p. 428 3.3 La metafisi-
ca, dai “sogni” all’esperienza, p. 429 3.4
La “grande luce” e la distinzione tra mondo
1 Dallo Sturm und Drang alla Romantik 478
sensibile e mondo intelligibile, p. 430
1.1 Una nuova concezione della ragione, p. 478
4 La Critica della ragion pura 432 1.2 Alla ricerca dell’unità perduta, p. 480
4.1 Il problema della metafisica come scienza, 1.3 Il circolo romantico, p. 480
p. 432 4.2 La “rivoluzione copernicana” del
2 Bellezza, arte, libertà in Schiller 481
conoscere, p. 433 4.3 I giudizi sintetici a prio-
ri, p. 435 4.4 La partizione della Critica della 3 Goethe: il classicismo
ragion pura, p. 437 4.5 L’Estetica trascenden- e la filosofia della natura 483
tale, p. 437 4.6 La Logica trascendentale, 4 La poetica dell’infinito: 484
p. 438 4.7 L’Analitica trascendentale, p. 439
4.8 La Dialettica trascendentale, p. 444 4.1 Schlegel, p. 484 4.2 Novalis, p. 485 4.3
Hölderlin, p. 486
5 Dalla speculazione alla morale 448
5 Filosofia del linguaggio
6 La Critica della ragion pratica 449 e filosofia della storia 487
6.1 Libertà e legge morale, p. 449 6.2 5.1 Hamann, p. 487 5.2 Herder, p. 488 5.3
Formalismo e autonomia della morale kantia- von Humboldt, p. 489
na, p. 450 6.3 Il sommo bene e i postulati
della ragion pratica, p. 452 6 Jacobi: la disputa sullo spinozismo
e la filosofia della fede 490
7 La Critica del Giudizio 453
7 Religione ed ermeneutica
7.1 Giudizio determinante e giudizio rifletten- in Schleiermacher 491
te, p. 453 7.2 Il giudizio estetico, p. 455
7.3 Il giudizio teleologico, p. 456 Sintesi 493
8 La religione della moralità Bibliografia 495
e la filosofia della storia 458 Esercizi 496

Sintesi 460
Bibliografia 464
Esercizi 465 26 Johann Gottlieb Fichte 497

24 I postkantiani 468 1 Un compito impossibile:


giungere alle origini del sapere 497
2 Un missionario della scienza 498
1 Nell’orizzonte 3 La “dottrina della scienza” 500
della filosofia trascendentale 468
3.1 Oltre l’opposizione di dogmatismo e idea-
2 Reinhold e il problema lismo, p. 500 3.2 I princìpi della dottrina
della rappresentazione 469 della scienza, p. 502 3.3 Il sapere teoretico,
3 Schulze e la questione aperta p. 504 3.4 Il sapere pratico, p. 506
dello scetticismo 470 4 Il diritto, l’educazione, lo Stato:
4 Maimon: l’impossibilità della cosa in sé 471 la libertà alla prova 506
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X Indice del volume

4.1 Lo spazio giuridico dell’intersoggettività, 3.1 Kantismo, spinozismo, Romanticismo,


p. 506 4.2 Lo spazio dell’educazione e la p. 544 3.2 La riflessione teologico-politica,
missione dei dotti, p. 507 4.3 Compito e fun- p. 545
zioni dello Stato, p. 509 4 Nello spazio dell’idealismo:
5 Filosofia e religione: l’Io, l’Assoluto, Dio 510 verso il “sistema” 548
5.1 Il sapere e l’Assoluto, p. 510 5.2 La pro- 4.1 Dalla “riflessione” alla “speculazione”,
blematica teologico-religiosa, p. 511 p. 548 4.2 Eticità, diritto, politica, p. 550
5 La Fenomenologia dello spirito 551
Sintesi 513
Bibliografia 514 5.1 L’idea e il compito della “fenomenologia”,
Esercizi 515 p. 551 5.2 La coscienza, p. 554 5.3
L’autocoscienza, p. 555 5.4 La ragione,
p. 557 5.5 Lo spirito, p. 558 5.6 La religio-
27 Friedrich Wilhelm Joseph Schelling 517 ne, p. 560 5.7 Il sapere assoluto, p. 560
6 La Scienza della logica 561
6.1 Una logica dialettica, p. 561 6.2 La dottri-
1 L’enigma della filosofia di Schelling 517 na dell’essere, p. 563 6.3 La dottrina dell’es-
2 Una vita alla continua ricerca del sistema 518 senza, p. 564 6.4 La dottrina del concetto,
p. 565
3 L’Assoluto come Io puro 519
7 L’Enciclopedia delle scienze filosofiche
3.1 La filosofia trascendentale da Kant a in compendio 566
Fichte, p. 519 3.2 La sintesi di dogmatismo e
criticismo, p. 521 8 La filosofia della natura 567
4 L’Assoluto come spirito e natura 522 8.1 Natura meccanica, p. 567 8.2 Natura fisi-
ca, p. 568 8.3 Natura organica, p. 568
4.1 L’Io come spirito, p. 522 4.2 La filosofia
trascendentale della natura, p. 523 9 La filosofia dello spirito 569
5 L’Assoluto come sistema 525 9.1 Lo spirito soggettivo, p. 569 9.2 Lo spiri-
to oggettivo, p. 571 9.3 Lo spirito assoluto,
5.1 Il sistema della filosofia della natura, p. 576
p. 525 5.2 Il sistema dell’idealismo trascen-
dentale, p. 526 5.3 Dall’attività inconscia Sintesi 582
alla volontà libera, p. 527 5.4 L’opera d’arte, Bibliografia 586
p. 528 Esercizi 587
6 L’Assoluto come identità di infinito e finito 529
6.1 La filosofia dell’identità, p. 529 6.2 La
differenza tra finito e infinito, p. 530
7 L’Assoluto come divenire 531 PERCORSI TEMATICI
7.1 Panteismo e libertà, p. 531 7.2 Esistenza
e fondamento in Dio, p. 532 7.3 Il problema 590
1 Nascita e sviluppi del soggetto moderno
del male, p. 532
8 L’Assoluto come il puro esistente 534
8.1 Le Età del mondo, p. 534 8.2 La filosofia
T1 Niccolò Cusano • L’uomo è un dio umano
positiva, p. 534
e un microcosmo
9 Mitologia e rivelazione 536 Le congetture, cap. XIV 593

Sintesi 537 T2 Martin Lutero • La libertà dell’uomo


Bibliografia 539 non può nulla
Il servo arbitrio 594
Esercizi 540
T3 René Descartes • Il cogito
Meditazioni sulla filosofia prima, II-III 595
28 Georg Wilhelm Friedrich Hegel 541 T4 Blaise Pascal • Il posto dell’uomo
nell’Universo
Pensieri, 84, 264-265, 268, 270, 306 598
1 La ragione come mondo 541 T5 George Berkeley • L’essere della realtà
e il soggetto percipiente
2 Il filosofo accademico 542 Trattato sui princìpi della conoscenza
3 Le matrici del pensiero hegeliano 544 umana, §§ 1-9 600
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Indice del volume XI

T6 David Hume • La mente dell’uomo 3 Il concetto di natura 637


come teatro delle rappresentazioni
Trattato sulla natura umana, sez. VI 602
T7 Immanuel Kant • L’io, la conoscenza,
il dovere morale T18 Bernardino Telesio • La natura secondo
Critica della ragion pura, cap. II, sez. II, i suoi princìpi
«Deduzione trascendentale dei concetti De rerum natura iuxta propria principia,
puri dell’intelletto», § 16; Critica della ragion Proemio; vol. II, IV, cap. XIX 640
pratica, libro I, cap. III, «Dei moventi T19 Giordano Bruno • L’Universo infinito
della ragion pura pratica» 604 e gli infiniti mondi
T8 Johann Gottlieb Fichte • L’interesse De l’infinito Universo et mondi, 2-3 Dialogo I 642
dell’uomo tra dogmatismo e idealismo T20 Tommaso Campanella • La sensibilità
Prima introduzione alla dottrina della scienza, universale e la magia naturale
5, 7 608 Del senso delle cose e della magia, libro I,
T9 Georg Wilhelm Friedrich Hegel • Il soggetto capp. 1 e 2; libro IV, cap. 1 644
come spirito assoluto T21 Galileo Galilei • Il libro della natura
Fenomenologia dello spirito, Prefazione, 2-3 610 e l’esperienza
Il Saggiatore 647
Bibliografia 612
T22 René Descartes • La favola del mondo
meccanico
2 Il concetto di ragione 613 Il Mondo, cap. 6 649
T23 Baruch de Spinoza • Dio, la natura,
la sostanza
T10 René Descartes • Ragione, metodo e verità Etica, parte I, prop. XV, scolio; parte I,
Discorso sul metodo, parte I; parte II 616 prop. XXIX, dimostr., scolio 651

T11 Baruch de Spinoza • La conoscenza T24 Immanuel Kant • La natura


e l’amore di Dio tra meccanicismo e finalismo
Etica, parte II, scolio II della prop. XL; parte IV, Critica della ragion pura, B 163-165;
capp. IV, V, IX, e parte V, propp. XXV, XXVII, Critica del Giudizio, Introduzione 654
XXXII, XXXVI, XXXVIII 618 T25 Georg Wilhelm Friedrich Hegel
T12 Gottfried Wilhelm Leibniz • La caratteristica • La natura come idea
universale Enciclopedia delle scienze filosofiche
Storia ed elogio della lingua caratteristica in compendio, vol. II, § 246; §§ 247-249 657
universale che sia al tempo stesso arte dello T26 Friedrich Wilhelm Joseph Schelling
scoprire e del giudicare; Sulla scienza universale • Natura e spirito
o calcolo filosofico. Sulla caratteristica, § 1; Idee per una filosofia della natura, Introduzione;
Discorso preliminare sulla conformità della fede Il rapporto del reale e dell’ideale nella natura 659
con la ragione, Saggi di teodicea, §§ 1-2 621 Bibliografia 662
T13 Thomas Hobbes • La ragione come calcolo
Leviatano, cap. V 624
4 Scienza e conoscenza:
T14 John Locke • L’assenso razionale il problema del metodo 663
Saggio sull’intelletto umano, libro IV, cap. 17,
§§ 1, 2, 3, 24 625
T15 Voltaire • Limiti e poteri della ragione T27 Francis Bacon • Il nuovo metodo
Il filosofo ignorante, §§ 1, 3, 4, 9, 10, 56 626 della conoscenza
Nuovo Organo, libro I, §§ 1-3, 18-19, 22, 24-26;
T16 Immanuel Kant • Ai confini della ragione libro I, §§ 38-44; libro II, § 36 666
pura T28 Galileo Galilei • La matematica come
Critica della ragion pura, Prefazione alla 1a ed.; linguaggio della natura
Critica della ragion pura, Prefazione alla 2a ed. 628 Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo,
T17 Georg Wilhelm Friedrich Hegel • La realtà tolemaico e copernicano, Giornata prima 670
della ragione T29 René Descartes • Il metodo della certezza
Enciclopedia delle scienze filosofiche Discorso sul metodo, parte II 674
in compendio, §§ 79-82, §§ 213-214; Filosofia
dello spirito, §§ 418-419; Lineamenti di filosofia T30 Gottfried Wilhelm Leibniz • Fisica,
del diritto, Prefazione 632 metafisica e logica
Lettera a Nicole Remond sul suo sistema;
Bibliografia 636 Monadologia, §§ 31-38 676
Vol2-Indice:Layout 1 10-12-2008 12:21 Pagina XII

XII Indice del volume

T31 Isaac Newton • Il metodo analitico Lineamenti di filosofia del diritto, § 258;
e la filosofia sperimentale Zusätze (‘Aggiunte’), § 258 719
Ottica, libro III, q.31; Princìpi matematici
Bibliografia 720
della filosofia naturale, libro III 679
T32 David Hume • Lo studio della natura
umana e il sistema delle scienze 6 Filosofia e religione 721
Trattato sulla natura umana, vol. I,
Introduzione 681
T33 Immanuel Kant • La rivoluzione critica T46 Marsilio Ficino • L’affinità tra sapienza
della conoscenza e religione
Critica della ragion pura, Prefazione La religione cristiana, capp. I-II 723
alla 2a ed.; B 125-129 683
T47 Martin Lutero • Il libero arbitrio e la fede
T34 Johann Gottlieb Fichte • Il primo principio La libertà cristiana; Contro il Papato
assolutamente incondizionato di Roma fondato dal diavolo;
Fondamento dell’intera dottrina della scienza, Servo arbitrio 725
§1 687
T48 René Descartes • Dio, la ragione naturale,
Bibliografia 690 le verità eterne
Meditazioni sulla filosofia prima, Lettera
dedicatoria ai teologi della Sorbona; Lettera
5 Morale e politica 691 a Mersenne, 6 maggio 1630; 27 maggio 1630 727
T49 Baruch de Spinoza • La differenza
tra filosofia e religione
Trattato teologico-politico, Prefazione; cap. 14 729
T35 Niccolò Machiavelli • Il realismo politico
e la fede T50 Blaise Pascal • L’impotenza della ragione
Il principe, cap. XV; cap. XVIII 694 e la fede del cuore
Pensieri, 414-416, 438, 479-481 731
T36 Tommaso Campanella • La città
come utopia T51 Gotthold Ephraim Lessing • La religione
Questione quarta sull’ottima repubblica, a. I 696 come educazione
Sulla genesi della religione rivelata;
T37 Ugo Grozio • Anche se Dio non ci fosse
L’educazione del genere umano 733
Del diritto di guerra e di pace, Prolegomeni 699
T38 Thomas Hobbes • Stato di natura T52 Immanuel Kant • La religione della ragione
La religione entro i limiti della sola ragione,
e Stato politico
cap. 4 736
Leviatano, cap. XIV; capp. XVII, XXI 701
T39 Baruch de Spinoza • Libertà e potere T53 Friedrich Heinrich Jacobi • Il salto mortale
Trattato teologico-politico, cap. XVI; cap. XIX 704
della fede
La dottrina di Spinoza. Lettere al signor Moses
T40 John Locke • Diritto naturale e proprietà Mendelssohn, Prefazione alla 3a ed. 738
Secondo trattato sul governo, cap. I; cap. IV,
§§ 22-23; cap. XI, § 138 706
T54 Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher
• La religione come rapporto dell’uomo
T41 Charles-Louis de Secondat con l’Universo
de Montesquieu • La divisione dei poteri Sulla religione. Discorsi alle persone colte
Lo spirito delle leggi, libro XI, capp. IV, VI 709 che la disprezzano, II discorso 739
T42 Jean-Jacques Rousseau • L’uomo T55 Georg Wilhelm Friedrich Hegel
e il cittadino • La filosofia come verità della religione
Emilio o dell’educazione, libro I, cap. II; Lezioni di filosofia della religione, parte I,
Il contratto sociale, libro I, cap. VI; libro I, cap. VII 710 Introduzione. Il concetto della religione;
T43 Immanuel Kant • La pace della ragione Enciclopedia delle scienze filosofiche
Per la pace perpetua, parte II, art. 1; parte II, in compendio, § 564 741
art. 2; parte II, art. 3; Appendice, § 1 713 T56 Friedrich Wilhelm Joseph Schelling
T44 Johann Gottlieb Fichte • La natura • La filosofia della rivelazione
organicista dello Stato Introduzione filosofica alla filosofia
Fondamento del diritto naturale secondo della mitologia, lez. 24, lez. 11; Filosofia
i princìpi della dottrina della scienza, parte II, della rivelazione, lez. 9, lez. 24 743
cap. 1, corollario; Bibliografia 747
I discorsi alla nazione tedesca, cap. VIII 717
T45 Georg Wilhelm Friedrich Hegel • Lo Stato
come “Dio reale” Indice dei nomi 749
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parte I
L’ALBA
DELLA
MODERNITÀ
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capitolo 1
Dal Quattrocento
al Cinquecento:
rotture e continuità
della tradizione

rinascimentali la natura umana va sempre intesa


1 L’eredità medievale come una natura creata, e cioè dipendente da
e la riscoperta dell’“io” Dio, ma questa verità è diventata nel frattempo
quasi un presupposto ovvio. Il fatto che l’uomo
“Umanesimo” e “Rinascimento” sono due cate- sia una creatura significa soprattutto che egli è
gorie che non indicano semplicemente una cor- fornito di certe capacità o abilità che deve svilup-
rente di pensiero o un insieme di dottrine filo- pare con le sue proprie forze: l’uomo “è” essenzial-
sofiche, ma soprattutto una condizione spiri- mente ciò che è capace di essere, cioè di realizzare
tuale e insieme una tendenza culturale che si da sé stesso. Anche nell’Antichità greca e ro-
afferma tra gli intellettuali – letterati, artisti, mana si era affermata una conoscenza di sé basata
filosofi, scienziati, politici – a partire dalla fine soltanto sulle capacità intellettuali e sulle virtù
del XIV secolo. Tale tendenza informerà di sé le morali proprie della natura umana, e non è un
vicende filosofiche del Quattrocento e del caso che gli “umanisti”, dedicandosi allo studio
Cinquecento, arrivando sino ai primi decenni delle humanae litterae – la grammatica, la retorica
del XVII secolo, in un arco temporale i cui e la dialettica, rinnovate attraverso il recupero cri-
estremi potrebbero essere individuati da un lato tico dei testi antichi – intendessero ritornare alla
in Francesco Petrarca (1304-1374) e dall’altro perfezione dell’uomo classico, visto come la giusta
in Tommaso Campanella [ 3.5]. e perfetta misura di sé stesso.
Il punto fondamentale di cambiamento, in que- Ora però la situazione è diversa, e chi torna ad
sta nuova posizione, sta nel fatto che gli uomini affermare l’humanitas come un ideale di auto-
cominciano a concepire sé stessi non più a par- compimento non è più l’uomo greco, ma l’uomo
tire dal rapporto con qualcosa di più grande di sé cristiano. Quest’ultimo aveva scoperto di essere li-
– con quell’Alterità che per i medievali costi- bero – ossia di possedere un valore assoluto, non
tuiva con evidenza l’origine e il destino dell’esi- riducibile a nessun’altra cosa o circostanza – non
stenza – bensì a partire semplicemente dalla pro- più a motivo del censo, della posizione sociale o
pria natura di uomini. È vero che anche per i per il fatto di dedicarsi al lavoro intellettuale,
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 3


come era nell’Antichità, ma solo per il fatto di es- distaccarsi da ciò che è comune per emergere
sere voluto, nella sua singolarità, direttamente da come “distinto” ed “eccelso”. In altri termini, la
Dio. La scoperta rinascimentale dell’uomo come grandezza dell’uomo non nasce più dalla sua
“io”, dunque, non sarebbe possibile senza la tra- appartenenza a qualcosa di grande – e più gran-
dizione cristiana nella quale è maturata: essa è per- de anche di sé stesso –, ma dall’affermazione
ciò allo stesso tempo una riscoperta; ma è altret- della propria grandezza in termini di riuscita.
tanto vero che tale riscoperta nasce proprio nel Nei secoli precedenti – pur attraverso contrad-
momento in cui la coscienza di essere in rapporto dizioni e incoerenze – la dipendenza dell’uomo
con il creatore si è progressivamente indebolita – da Dio era stata concepita come il fondamento
come se si trattasse di una vecchia dottrina a cui della libertà; ora invece essa si riferisce a una re-
non corrisponde più un’esperienza reale. altà ultraterrena sempre più lontana, a un’origine
Per questo motivo, rispetto alla lunga discus- remota da cui gli uomini, vivendo, finiscono per
sione tra gli studiosi, se il Rinascimento costitui- distaccarsi, e a cui magari torneranno solo dopo
sca una rottura con il Medioevo o vada inteso in questa vita mortale. Dio è il Signore del passato
continuità con quest’ultimo, si deve dire che esso e del futuro; l’uomo il signore del presente. Se
rappresenta senza dubbio un momento di netta vuole affermare sé stesso l’uomo è costretto a
discontinuità con l’eredità medievale, ma che al staccarsi dal suo creatore, e quando si riferisce a
tempo stesso questa frattura non sarebbe neanche Dio deve rinunciare a sé stesso.
pensabile al di fuori di quella tradizione. Anzi, si Non a caso la concezione moderna dell’io nasce
può dire che i rinascimentali non hanno affatto ri- già nella poesia di Petrarca: in essa emerge il sen-
gettato il contenuto di questa tradizione, ma timento di un animo che cerca nella propria in-
hanno preteso di interpretarlo come qualcosa teriorità quella verità da cui tutte le creature
che si potesse produrre con le proprie forze, ispi- sembrano invece allontanarlo. Lo si capisce bene
randosi in questo alla saggezza dei filosofi antichi. se si paragona l’esperienza poetica di Petrarca
Il singolo uomo d’ora innanzi tenterà di affer- con quella di Dante e il loro rapporto con la
mare sé stesso, cioè la sua individualità, attra- donna amata: se per Dante Beatrice è il segno car-
verso la sua “riuscita” in una determinata abili- nale della presenza di Dio e al tempo stesso la via
tà o in un particolare ambito della vita. Ma i sin- e la compagnia terrena offertagli nel suo viaggio
goli aspetti, intesi in questo modo, perdono il alla ricerca dell’ideale; per Petrarca Laura è invece
nesso con la totalità – vale a dire con il signifi- un oggetto d’amore che distoglie il poeta dalla ri-
cato di tutto – e si frammentano in momenti cerca della verità, e quindi va rimosso o sublimato
autonomi e parziali. La concezione antropologi- per seguire la strada che porta al cielo. Con una
ca che si delinea è dunque tale che il singolo io conseguenza di grande importanza: se la verità
non avverte più il compito di contribuire con la del mondo è relegata in un ordine celeste staccato
sua parte all’edificazione di un ideale comune e dall’esperienza concreta della vita (in questo caso
di un intero popolo, ma, al contrario, quello di dall’innamoramento per Laura), anche la donna
amata perderà di spessore e concretezza, non
sarà più segno del vero, e diventerà un’immagine
I luoghi della cultura rinascimentale

astratta, proprio in senso etimologico, cioè tirata


via o separata dall’interezza dell’esperienza.
Londra Le due strade – quella della terra e quella
Anversa verso il cielo – sono ormai divise tra loro: la
Parigi Norimberga condizione dell’io rinascimentale è così segnata
Augusta
intimamente da una frattura, come sospesa in
Lione
Basilea
un’insanabile contraddizione.
Mantova
Venezia
Ferrara
Urbino
Firenze
Roma
“ Il tuo fragile animo infatti, assediato dai fan-
tasmi, oppresso da molti e diversi pensieri in
continua lotta tra loro, non è in grado di decide-
re quale debba affrontare per primo, quale tener
vivo, quale distruggere, quale respingere: […] e
tu, privo di consiglio, sei travolto di qui e di là da
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4 parte I L’alba della modernità

Sandro Botticelli, La Primavera, 1478-80 derati l’emblema della rinascita culturale del Quattrocento e
[Uffizi, Firenze] Cinquecento italiano.
Botticelli fece parte dello stuolo di artisti, architetti, poeti e let-
I dipinti di Sandro Botticelli, anche grazie a un programma ico- terati che prestarono servizio presso la corte di Lorenzo de’
nografico di alto significato umanistico, sono da sempre consi- Medici.

un’oscillazione incredibile senza essere mai, e in


nessun luogo, tutto intero e tutto te stesso.
[Petrarca, Secretum, I, 38] ”
N on si tratta di un semplice disorientamento
psicologico o sentimentale, ma di una vera e
propria concezione della verità, cioè del rappor-
to tra l’io e il reale:

“ Io sono un appassionato indagatore del vero;


ma poiché esso non si lascia dominare dal pen-
siero, io assumo il dubbio stesso come verità.
Così, quasi insensibilmente sono diventato acca-
demico [cioè scettico] – non concedendo mai
nulla a me stesso, e nulla mai affermando, ma du-
bitando di tutto tranne che di quello per cui ri-
Jan van Eyck, Uomo con turbante, 1433
[National Gallery, Londra]
tengo sacrilego il dubbio.
[Petrarca, Seniles, VI, 5] ”
Il fiammingo van Eyck raffigura in maniera perfetta il senso di L’idea stessa di soggetto umano e di interiorità da
dominio su di sé e sul mondo, e insieme la malinconica
coscienza della caducità della vita, tipica dei nuovi ceti bor- ora in avanti sarà sinonimo di una divisione tra
ghesi dell’Europa del XV secolo. la realtà e il suo destino, tra le cose del mondo
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 5


e il loro significato ultimo, tra la vita e l’ideale. Si
spiega così il motivo per cui l’uomo del Rinasci-
2 Le tendenze fondamentali
mento cercherà, in molteplici maniere, di col- del pensiero rinascimentale
mare da sé questa frattura, di sanare il dissidio
con le sue forze, ma senza poter mai togliersi di Questo vero e proprio cambiamento epocale
dosso l’ombra di una contraddizione, visibile per attraversa tutto il XV e il XVI secolo in una mol-
esempio in una certa tristezza che sempre accom- teplicità di forme, a volte disparate, se non op-
pagna le raffigurazioni della bellezza o del potere: poste tra loro, ma accomunate dal tentativo di
come quell’inspiegabile malinconia che segna cercare nuove risposte ai problemi dell’epoca e
diffusamente le magnifiche figure dipinte da Bot- di pensarle nel segno forte di un rinnovamento o
ticelli o l’inquietudine che rode intimamente i di una rinascita o di una riforma dell’antico. Tra
volti dei ricchi borghesi o dei potenti signori i diversi fattori che concorrono a formare il qua-
delle città ritratti da van Eyck. dro di questa svolta vanno ricordati:
Ma un significato o una verità che non anima
più dall’interno la vita dei singoli e della società a. la diffusione, a partire dalla Firenze dei Medi-
– come invece era avvenuto, pur in forme diver- ci, degli studia humanitatis e di un nuovo ap-
sissime e articolate, nella civiltà medievale – se in proccio filologico ai testi antichi (anche grazie a
un primo momento lascia come un’ombra di un intenso lavoro di traduzione) come possibi-
rimpianto o una nostalgia dolente, non tarderà ad lità di ricostruire un’immagine dell’uomo quale
essere percepito come un peso, se non addirittura signore dell’Universo;
come un vincolo da cui liberarsi. A partire da b. la formazione di un nuovo ceto di intellettua-
questa situazione di profonda crisi esistenziale, la li, spesso raccolti attorno ai più importanti cen-
cultura dell’Umanesimo e l’idea stessa di un “ri- tri del potere politico, che si concepiscono come
nascimento” mirano ad una restaurazione inte- un’élite o un’avanguardia illuminata rispetto ai
grale della statura dell’uomo, finalmente libe- seguaci della tradizione e al popolo incolto;
rato dai lacci della teologia ecclesiastica e della c. un’intensa ripresa (in circoli e accademie non
filosofia scolastica, e riportato alle sue autentiche universitarie) del pensiero di Platone e dei neo-
sorgenti naturali, quali erano coltivate nella cul- platonici, inteso come il vertice di un’antica sa-
tura classica. E da quest’ultima si eredita non solo pienza di origine orientale, che passando dalla
l’idea che l’uomo è chiamato a realizzare imprese Grecia arriva a fecondarsi con il cristianesimo;
che gli assicurino fama e gloria, ma anche l’idea d. l’esigenza di una riforma religiosa all’interno
che il successo mondano è sempre esposto ai della Chiesa, nel senso di un ritorno alla radica-
casi imperscrutabili della fortuna, contro la quale lità evangelica dei primi cristiani, e di una riaf-
l’umanità resta ultimamente impotente. fermazione del valore assoluto delle Sacre Scrit-
ture rispetto alla tradizione ecclesiastica, con il
riaccendersi del dibattito sul rapporto tra la li-
1. Il periodo umanistico-rinascimentale è contrassegnato:
autoverifica

bertà umana e la grazia divina;


a. da una nuova concezione dell’uomo e. una nuova interpretazione della natura in al-
come creatura la cui essenza coincide
con ciò che è capace di realizzare da sé. V F ternativa alla tradizione che si rifaceva alla fisica
b. dalla negazione del rapporto di dipendenza aristotelica dominante nelle Università: e questo
dell’uomo da Dio. V F sia sviluppando un’idea di natura come vita do-
c. dalla scoperta dell’uomo come “io”, tata di sensibilità e immanente a tutte le cose, sia
maturata all’interno della tradizione cristiana. V F attraverso un nuovo impulso alla misurazione
d. da una concezione antropologica per cui del mondo celeste, che porterà lentamente ad
la grandezza dell’uomo è data dalla sua
appartenenza al tutto. V F uscire dal chiuso del cosmo geocentrico (in cui
il centro è costituito appunto dalla Terra), verso
2. La condizione dell’io nel Rinascimento: l’idea di un Universo eliocentrico (con al centro
a. è segnata da una frattura fra il reale e l’ideale. il Sole) e addirittura infinito;
b. è segnata da un disorientamento di natura psicologica e
sentimentale. f. una rinnovata attenzione alla filosofia di Ari-
c. coincide con il sentimento di dipendenza dell’io da Dio co- stotele, non solo all’interno della metafisica sco-
me fondamento della libertà. lastica (soprattutto nella Penisola iberica e in
d. coincide con il proprio rapporto con la totalità del reale.
Germania), nella quale vengono elaborati alcu-
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6 parte I L’alba della modernità

ni importanti concetti che verranno ripresi poi Per questo motivo, così come non è possibile
dai filosofi moderni [ 1.7]; ma anche all’ester- comprendere il fenomeno rinascimentale senza
no o contro la Scolastica, in un aristotelismo tener conto delle sue radici medievali, analoga-
connotato piuttosto in senso laico e in alcuni ca- mente si dovranno ritrovare nello stesso
si anticristiano (soprattutto in Italia, e a Padova Rinascimento le radici di quella che chiamiamo
in particolare); l’età moderna, e che datiamo solitamente a par-
g. una rifondazione del campo della politica tire dalla nuova concezione della scienza
nella sua autonomia rispetto a quello della mo- (Bacon ma soprattutto Galileo:  5) e dalla filo-
rale, come espressione delle nuove istanze so- sofia di Descartes [ 8]. Il Quattrocento e il
ciali e politiche legate alle repubbliche e alle si- Cinquecento, quindi, possono essere letti come
gnorie; un momento decisivo nella storia del pensiero
h. una ridefinizione del campo del diritto natu- occidentale, un lungo periodo di trapasso da un
rale e internazionale in seguito alle nuove pro- mondo ad un altro.
blematiche sorte con la scoperta dell’America Probabilmente l’immagine un po’ stereotipata
(1492) dal rapporto degli europei – spagnoli e degli uomini nuovi in lotta permanente con il
portoghesi e olandesi – con le popolazioni indie. vecchio, così come noi pensiamo in genere il Ri-
nascimento, è in buona parte un’invenzione de-
Se si prendono in considerazione i contenuti gli storici e dei filosofi del XVIII e del XIX secolo,
filosofici dell’età rinascimentale, si può dire che preoccupati di indicare in quell’epoca il luminoso
durante il secolo XV predomina una riflessione inizio del razionalismo moderno. È certamente
intorno all’uomo (di tono prettamente “umani- vero che gli umanisti e i rinascimentali possede-
stico”), mentre il pensiero del XVI secolo è vano una spiccata sensibilità per ciò che costi-
orientato soprattutto alle questioni di filosofia tuiva un nuovo inizio: il pensiero doveva rico-
naturale. Tale distinzione, tuttavia, non è esatta: minciare dalle origini, ritornando alle sorgenti
in realtà le due tematiche non solo si intreccia- incontaminate della natura e della cultura, e sba-
no cronologicamente, ma costituiscono i volti razzarsi delle vecchie interpretazioni coltivate
diversi – a volte coerenti, a volte dissonanti – di nelle “scuole”. Ma al tempo stesso si deve dire,
un continuum in cui motivi e prospettive diffe- più realisticamente, che i novatores, ossia gli uo-
renti concorrono a costruire una nuova imma- mini del rinnovamento, erano profondamente
gine dell’io e del mondo, e quindi un nuovo radicati nel tessuto della filosofia e della teologia
modo di fare filosofia. scolastica, ancora di netta impronta aristotelica.
Per esempio, gli studia humanitatis non costi- In questa tradizione essi hanno innestato –
tuirono semplicemente la via filologica grazie spesso al prezzo di rotture e di lacerazioni – tutta
alla quale si poté acquisire un nuovo senso cri- una serie di problematiche nuove e di esigenze
tico rispetto alla teologia scolastica o alla tradi- diverse; e queste ultime a loro volta hanno co-
zione dei commentatori di Aristotele; al contra- stretto a ripensare e a riformulare in modo radi-
rio fu la rinascita di un nuova consapevolezza calmente differente le soluzioni antiche.
antropologica a determinare il rinnovamento Non è un caso, d’altronde, che l’intero pensiero
degli studi umanistici, i quali furono intesi sin umanistico e rinascimentale sia nato e sia stato
dall’inizio come lo strumento di una nuova fortemente influenzato dal “ritorno” dei filosofi
posizione culturale e filosofica. Così come è antichi, e che grazie a questi ultimi si sia tentato
indubbio che l’enfasi posta sulla natura come la di ripensare in maniera nuova l’eredità cristiana.
sorgente di ogni capacità umana [ 1.1] si
rispecchia nelle nuove concezioni della natura
1. Tra le diverse tendenze del pensiero rinascimentale,
autoverifica

fisica, intesa come un organismo vivente, perva- la diffusione e il rinnovamento degli studia humanitatis:
so da una vera e propria capacità “spirituale”. a. contribuirono a costituire l’idea di uomo
Allo stesso modo, non si potrebbero separare le come signore dell’Universo. V F
esigenze di una riforma religiosa dalle spinte b. si inscrivono già all’interno di una nuova
verso una renovatio imperii (le spinte alla rifor- consapevolezza antropologica. V F
ma degli ordinamenti politici, espresse in parti- c. rappresentano semplicemente uno strumento
tecnico di approccio alla filosofia tradizionale. V F
colare da Carlo V) e dalla ridefinizione del pote-
d. si hanno a partire dalle città di Padova e Roma. V F
re politico degli Stati europei.
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 7


siderato “tre volte grande” (da cui l’appellativo
3 Da Costantinopoli all’Italia: flussi Trismegisto) in quanto svolge la funzione di me-
e influssi della filosofia bizantina diatore tra le cose divine e quelle umane.
L’impronta comune degli scritti ermetici è
3.1 Profeti e maghi orientali: Ermete, quella di una gnosi esoterica: le verità della di-
Zoroastro, Orfeo vina rivelazione costituiscono delle conoscenze
a cui solo poche persone possono accedere. Essa
A chi abbia sempre pensato al Rinascimento riguarda, in senso neoplatonico, il modo in cui
come all’epoca della liberazione della ragione dal principio divino discende per necessaria gra-
dalle sue dipendenze teologiche, potrà forse dazione tutta quanta la realtà. Al culmine di que-
sembrare paradossale che ai suoi inizi stia la st’ultima vi è dio, inconoscibile e ineffabile, luce
fascinazione esercitata dai miti di un’antica reli- e intelletto supremo, da cui discende il lògos,
gione misterica proveniente dall’Oriente. In cioè il figlio primogenito. Ma dio ha anche un se-
effetti, uno degli elementi distintivi della cultu- condogenito, il demiurgo o “intelletto del mon-
ra umanistica rinascimentale è costituito dalla do”. Da esso deriva l’uomo incorporeo che è im-
ricerca di quell’antica sapienza con la quale magine di dio, e infine l’intelletto che viene dato
fosse possibile agli uomini mettersi in diretto all’uomo corporeo perché possa accedere alle
rapporto con la divinità. Tutto ciò che si reputa- cose divine e occuparsi, mediante il suo corpo, di
va antico, originario e remoto era dunque rite- quelle materiali. La materia poi, considerata per
nuto più vicino alla verità divina e di conse- sé stessa, costituisce la pienezza del male e tutte
guenza assumeva un’importanza decisiva. le realtà sensibili sono dominate dal fato. E se è
Ermete Trismegisto, Zoroastro e Orfeo sono vero che il lògos primogenito è in aperta opposi-
ritenuti in quest’epoca – anche sulla base del- zione al Verbo divino dei cristiani, agli occhi dei
l’autorità di alcuni Padri della Chiesa, tra cui lettori rinascimentali esso appare come una pro-
Agostino, Lattanzio, Cipriano – i profeti pagani fezia di Cristo; con la conseguenza però che la
da cui scaturisce quell’ininterrotta tradizione stessa figura di Cristo – e con essa l’immagine
sapienziale che giunge fino a Platone, e che da dell’uomo – viene riletta alla luce della rivela-
Platone discenderà fino a Cristo. zione ermetica. Di qui deriva un certo sincreti-
Non sembri strana perciò la decisione di Co- smo, tipico della religione degli umanisti, nella
simo de’ Medici – una volta giunto a Firenze, nel quale dottrine neoplatoniche e neopitagoriche si
1460, il manoscritto greco del Corpus hermeticum intrecciano con dottrine cristiane, e trapassano
– di farlo tradurre, prima ancora delle stesse indistintamente l’una nell’altra.
opere di Platone, da Marsilio Ficino [ 1.6.1]. E Tutta l’antropologia rinascimentale, sintetiz-
si tratta di un atteggiamento reverenziale che zata nella dottrina dell’uomo come microco-
sarà fatto proprio dallo stesso Ficino. smo, trova negli scritti ermetici una sua fonte
Ma quali sono i caratteri dottrinali di tali diretta: «Pertanto, o Asclepio, l’uomo è un gran-
scritti? Iniziamo dal Corpus hermeticum. Dopo de miracolo, un essere vivente da adorare e ono-
lunghe ricerche filologiche oggi sappiamo che rare» [Asclepio, cap. 3, 6]. L’essere umano viene
l’insieme di questi scritti dev’essere datato tra il collocato al centro del mondo, come “medio”
II e il III secolo d.C., e che quindi essi sono net- tra i due opposti – Dio, il bene supremo, e la
tamente posteriori alla datazione stabilita dai ri- materia, il male assoluto – e per questo è creato
nascimentali. Al suo interno, il Corpus conserva con due nature, quella divina e quella umana.
tutta una serie di scritti e di frammenti, i più im- Con la prima l’uomo si avvicina a Dio mediante
portanti dei quali sono i brani editi con il titolo il suo intelletto, scrutandone il volere, adoran-
di Pimander e il dialogo intitolato Asclepio. Que- dolo e onorandolo. Con la seconda natura,
sti scritti non sono così omogenei da poter essere invece, l’uomo si avvicina alla materia, sia per-
attribuiti a uno stesso autore, anche se le dottrine ché si prende cura delle cose, della Terra e degli
che vi sono sostenute sono prevalentemente animali, sia anche perché, tentato dal male, può
quelle della scuola pitagorico-platonica, mesco- allontanarsi da Dio.
late ad elementi tipici della fisica aristotelica e Accanto al Corpus hermeticum un ruolo im-
della cosmologia stoica. Essi vengono fatti risa- portante nella ripresa rinascimentale dell’esoteri-
lire direttamente a Ermete (Hermes), il dio con- smo antico è svolto dagli Oracoli caldaici che i fi-
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8 parte I L’alba della modernità

losofi rinascimentali, su indicazione di Giorgio 3.2 La tradizione platonica bizantina


Gemistio Pletone [ 1.3.2], attribuiscono a Zo-
roastro (un riformatore iranico del secolo VII-VI Nel Quattrocento si assiste a una diffusa, intensa
a.C.), ma che in realtà sono opera di Giuliano il rinascita del platonismo, che segna in maniera
Teurgo, un autore vissuto all’epoca dell’impera- profonda l’intero clima spirituale della filosofia e
tore Marco Aurelio (II secolo d.C.). Qui il neopla- più in generale dell’intera cultura europea. Tale
tonismo e il pitagorismo si colorano di un aspetto rinascita ha un’importanza straordinaria per la
decisamente magico-rituale: la rivelazione di- circolazione e la traduzione di testi sino ad allora
vina è intesa come una vera e propria teurgia non disponibili: dei dialoghi platonici, il Me-
(produzione o fabbricazione del divino), giacché dioevo latino conosceva infatti solo il Menone, il
conoscendo i nomi della divinità gli uomini ot- Fedone e il Timeo, mentre ora essi vengono tutti
tengono la capacità di influire su di essa e di pro- quanti tradotti.
durne molteplici incarnazioni. D’altra parte quello che viene riscoperto a Fi-
Infine, occorre accennare a un’ultima tradi- renze nel Quattrocento non è il Platone dell’Ac-
zione, l’orfismo, molto più antica rispetto a quel- cademia ateniese del IV secolo a.C., ma il Platone
le relative agli scritti ermetici e agli Oracoli cal- studiato a Bisanzio, e già fortemente caratteriz-
daici, sebbene parecchi dei documenti che ci zato dalle interpretazioni neoplatoniche, come
sono pervenuti come orfici siano delle falsifica- quelle di Plotino, Giamblico e Proclo. Si tratta di
zioni posteriori, anch’esse prodotte in età impe- una tradizione interpretativa che da una parte ri-
riale. Gli Inni orfici che i filosofi rinascimentali sentiva delle antiche infiltrazioni magico-erme-
hanno conosciuto contengono certamente dot- tiche provenienti dall’Oriente [ 1.3.1], e dall’al-
trine provenienti dall’orfismo originario, ma tra offriva una potente mediazione concettuale
frammisti a filosofemi stoici e a dottrine appar- alla teologia cristiana.
tenenti all’ambiente alessandrino. Questa vera e propria invasione del platonismo
Per comprendere il modo in cui l’insieme di nella filosofia rinascimentale, favorita inizial-
questi scritti furono accolti, si pensi che Ficino, mente dal fatto che nei primi anni del Quattro-
all’inizio della sua edizione degli scritti platoni- cento diversi dotti bizantini erano stati invitati
ci, tratteggia una genealogia del sapere in cui ad dagli umanisti italiani perché insegnassero loro la
Ermete, nipote di Prometeo e nato negli stessi lingua greca, è legata peraltro anche ad alcuni
anni di Mosè, succede Orfeo, e a lui si ricolle- eventi particolari. Ricordiamo per esempio il
gano Pitagora e Platone in una successione cro- fatto che tra il 1438 e il 1439 papa Eugenio IV
nologica che non ammette alcuna discontinuità aveva indetto un concilio ecumenico a Ferrara e
[ 1.6.1]. a Firenze, con l’intento di giungere a una conci-
liazione tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica,
e per questo motivo un nutrito gruppo di teologi
1. Il grande fascino esercitato da Ermete, Zoroastro e Orfeo e filosofi era giunto da Costantinopoli in Italia,
autoverifica

sulla cultura rinascimentale risponde: assieme all’imperatore Giovanni VII Paleologo,


a. all’esigenza di ricercare una sapienza originaria portando con sé testi e commenti risultanti dalle
che mettesse l’uomo in rapporto con la divinità. V F
discussioni tipiche della loro tradizione, come
b. all’esigenza di liberazione della ragione
dalla teologia cristiana. V F quella sul primato da accordare a Platone o Ari-
c. al diffuso sincretismo del periodo considerato. V F stotele in riferimento alla teologia cristiana. E
d. alla convinzione che ciò che è più antico non si deve poi dimenticare che quando i Turchi
è più vicino alla verità divina. V F conquistarono Costantinopoli, nel 1453, decre-
tando così la fine dell’Impero romano d’Oriente,
2. Il Corpus hermeticum:
le scuole filosofiche bizantine si sciolsero dif-
a. è un insieme di scritti effettivamente composti
in epoca precristiana. V F fondendosi in terra europea.
b. presenta elementi pitagorici, platonici, Se questa migrazione intellettuale dall’Oriente
aristotelici e stoici. V F greco verso l’Occidente latino ha costituito senza
c. viene letto dai rinascimentali come uno scritto dubbio un canale privilegiato per la rinascita del
il cui contenuto anticipa le verità del cristianesimo. V F platonismo, va detto però che se i bizantini
d. è stato presumibilmente scritto hanno, per così dire, portato la fiaccola di questa
da un unico autore. V F
antica tradizione dentro le nuove accademie ri-
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 9


nascimentali, una volta penetrata all’interno di smo – il rapporto tra materia e spirito, tra mondo
queste ultime, tale tradizione diventa presto e Dio, tra scienza e filosofia, ecc. – e soprattutto
un’altra cosa. Certamente il fenomeno più rile- il modo nuovo e teoricamente impegnato con cui
vante è stato il fatto che molti manoscritti della questa tradizione veniva reinterpretata da un au-
filosofia platonica e neoplatonica (oltre a Platone, tore come Cusano.
soprattutto Plotino e Proclo), che nel Medioevo
si ritenevano perduti, sono ora a disposizione dei
filologi umanisti, che iniziano a tradurli dal greco 1. La rinascita del platonismo nell’età rinascimentale:

autoverifica
in latino. Ma quanto più si traduce, tanto più ci a. si concretizza nell’opera di traduzione
si allontana dagli antichi custodi di quei testi e di tutti i dialoghi platonici. V F
dalle discussioni interne alle loro scuole. b. è caratterizzata dalla riscoperta dell’autentico
Platone. V F
N on è un caso che uno dei più importanti
c. è contrassegnata dalla riscoperta di un Platone
protagonisti della stagione umanistica, Marsilio contaminato dal neoplatonismo e dall’ermetismo. V F
Ficino [ 1.6.1], nel tracciare lo sviluppo del d. si concretizza nella circolazione di tre dialoghi
pensiero platonico, passerà dal neoplatonismo soltanto, ovvero il Menone, il Fedone e il Timeo. V F
antico alla Scolastica medievale, araba e latina,
2. L’affermazione del platonismo nella filosofia
trascurando quasi totalmente l’apporto della fi- rinascimentale fu favorita:
losofia bizantina. Il motivo sta forse nel fatto che a. dall’arrivo in Italia di dotti bizantini chiamati
per questi filosofi bizantini la discussione era per per insegnare il greco. V F
la maggior parte incentrata su come la filosofia b. dalla caduta di Costantinopoli ad opera
greca potesse conciliarsi con le esigenze della dei Turchi nel 1453. V F
teologia cristiana, e per di più come essa potesse c. dal concilio tenutosi a Ferrara e Firenze. V F
favorire o impedire la conciliazione tra l’ortodos- d. dal diffondersi in Italia della discussione
intorno al primato da accordare a Platone
sia e il cattolicesimo. Tra i neoplatonici di stretta o Aristotele in relazione alla teologia cristiana. V F
osservanza, per esempio, Giorgio Gemistio Ple-
tone (1355-1452 ca.) riteneva che la filosofia di
Platone salvaguardasse la trascendenza di Dio e
l’immortalità dell’anima più di quella di Aristo- 4 Niccolò Cusano
tele, la quale invece sarebbe rimasta condizio-
nata troppo dal suo naturalismo (sebbene poi
egli stesso ammettesse l’esistenza di divinità in-
termedie tra Dio e la natura, tipiche del pagane- Niccolò Cusano è una delle personalità più signi-
simo). Tra i bizantini vi furono tuttavia anche di- ficative del Quattrocento, non solo come filosofo
fensori di Aristotele, come Giorgio Scolario e teologo, ma anche come protagonista diretto
Gennadio (1405-1472 ca.) e Giorgio Trapezun- delle vicende ecclesiastiche e politiche dell’epoca.
zio (1395-1486), i quali sostenevano invece che Il suo vero nome era Niccolò Krebs, ma fu cono-
l’aristotelismo meglio si accorda, come già aveva sciuto come Cusano perché era nato a Cues, vi-
mostrato la Scolastica latina, con le dottrine cri- cino Treviri, in Germania, nel 1401. Studiò ad
stiane, mentre il platonismo arriverebbe al mas- Heidelberg, a Padova (dove si laureò in diritto) e
simo ad una demonologia pagana (cioè uno stu- a Colonia. Ordinato sacerdote, partecipò nel
dio delle creature intermedie fra Dio e gli 1432 al concilio di Basilea, entrando attivamente
uomini). Giovanni Bessarione (1400 ca.-1472), nelle dispute sulla preminenza dei concilii ri-
infine, si era distinto per il suo tentativo di con- spetto al papa in tema di infallibilità (anche se
ciliare platonismo e aristotelismo creando con alla fine divenne strenuo difensore del primato di
ciò le basi per l’unione tra la Chiesa greca e Roma). Preparò inoltre la riconciliazione della
quella romana (un’unione che non ebbe modo di Chiesa bizantina con quella cattolica, decisa nel
realizzarsi). 1439 dal concilio di Ferrara, recandosi in delega-
Ma per comprendere la differenza di prospet- zione a Costantinopoli, da dove tornerà por-
tiva dei rinascimentali latini basta ricordare il tando con sé numerosi codici greci, tra cui la Teo-
modo in cui umanisti come Marsilio Ficino e logia platonica di Proclo, che fece tradurre e
Pico della Mirandola [ 1.6.1-2] discutevano pubblicare a stampa (era amico personale di Gu-
delle questioni essenziali veicolate dal platoni- tenberg). Divenne cardinale nel 1448 e principe-
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10 parte I L’alba della modernità

vescovo di Bressanone nel 1450. Morì a Todi nel ignoranza» e Aristotele diceva che per conosce-
1464. La sua vastissima produzione comprende re le cose più evidenti in natura abbiamo la stes-
opere a carattere politico-religioso, come La con- sa difficoltà di una civetta che tenti di fissare il
cordanza cattolica (1433) e La pace della fede Sole. Ma allora,
(1453), opere scientifiche, come Gli esperimenti
di statica (1449) e la Perfezione matematica
(1458), e gli scritti propriamente filosofici, quali
La dotta ignoranza (1440), Le congetture (1442),
“ perché non sia vano il nostro desiderio di co-
noscere, non potremo che desiderare di sapere di
non sapere. E se potremo conseguirlo pienamen-
La caccia della sapienza (1463), Il non-aliud te, avremo raggiunto ciò che possiamo chiamare
(1462). una dotta ignoranza.

[La dotta ignoranza, libro I, I, 4]

4.1 La “dotta ignoranza” In Cusano il famoso principio socratico del “sa-


pere di non sapere” non è visto soltanto come la
Il punto di partenza della filosofia di N iccolò messa in crisi di una nostra presunzione (come
Cusano sta nel riconoscimento che la natura faceva Socrate nei confronti dei sofisti) o il sem-
propria del nostro intelletto consiste nella ricer- plice riconoscimento di una nostra inadegua-
ca della verità: tezza, ma come un vero e proprio metodo di co-
noscenza, cioè come un modo di entrare in

“ Noi vediamo che in tutte le cose è insita una


certa aspirazione naturale ad esistere nella ma-
niera migliore consentita dalla natura di ciascu-
rapporto con una verità che ci supera da tutte le
parti. Nella conoscenza delle cose finite noi pro-
cediamo abitualmente mediante “similitudini”
na di esse; e tutte agiscono a questo fine e han- o “proporzioni” in senso matematico: a partire
no mezzi adatti per esso; ed è loro congiunta dai precisi rapporti che sussistono tra le cose
una certa capacità di giudizio conveniente allo note abbiamo la possibilità di stabilire rapporti,
scopo di conoscere la loro finalità […]. Perciò o proporzioni, con ciò che è ancora ignoto (come
diciamo che un intelletto sano e libero conosce nella proporzione a : b = c : x). Ma quando ciò che
e abbraccia con amore quella verità che aspira noi ignoriamo non è solo un lato o un aspetto fi-
insaziabilmente a raggiungere, quando indaga nito delle cose, ma è la loro stessa verità, cioè la
su ogni cosa con il procedimento discorsivo loro natura infinita, non vi è alcuna proporzione
che gli è insito. E la verità più certa è, senza tra i termini, ma solo infinita e continua spropor-
dubbio, quella da cui ogni mente sana non può zione tra di essi:
dissentire.

[La dotta ignoranza, libro I, I, 2]
“ Un intelletto finito, dunque, non può rag-
giungere con precisione la verità delle cose pro-
Ma questa verità risulta sempre eccedente le cedendo mediante similitudini. La verità non ha
capacità limitate della nostra mente, la quale, gradi, né in più né in meno, e consiste in qualco-
pur desiderandola, non riuscirà mai a contener- sa di indivisibile […]. Perciò l’intelletto, che non
la totalmente in sé. Come sarà possibile a un è la verità, non riesce mai a comprenderla in ma-
intelletto finito raggiungere la verità infinita? niera tanto precisa da non poterla comprendere
Quale via o metodo essa dovrà percorrere a tal in modo più preciso, all’infinito; ed ha con la ve-
fine? Una cosa è chiara a Cusano, e cioè che la rità un rapporto simile a quello del poligono col
conoscenza non potrà mai annullare la differen- circolo: il poligono inscritto, quanti più angoli
za o sproporzione tra il finito e l’infinito. Que- avrà tanto più risulterà simile al circolo, ma non
sto, tuttavia, non lo porta all’atteggiamento si renderà mai eguale ad esso, anche se moltipli-
scettico di chi dice che per l’uomo è impossibi- cherà all’infinito i propri angoli, a meno che non
le conoscere con “precisione” la verità, bensì a
dire che tale precisione può essere raggiunta
solo in un procedimento all’infinito. Proprio

si risolva in identità col circolo.
[La dotta ignoranza, libro I, III, 10]

perché «la proporzione perfetta tra il noto e Tale cammino di approssimazione infinita
l’ignoto» supera le nostre capacità, «Socrate ri- all’infinita verità non potrà dunque mai com-
teneva di non conoscere altro, se non la propria piersi nella mente umana, per la quale le cose
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 11

La coincidenza degli opposti l’infinito, cioè l’unità in cui tutti gli opposti coin-
a b
cidono. L’intuizione intellettuale, tuttavia, non an-
nulla mai la trascendenza dell’infinito rispetto al
finito, né trasforma la dotta ignoranza in un sa-
c e f d pere compiuto, poiché ciò che essa vede rimane
“incomprensibile” alla ragione.
Ma l’intuizione intellettuale dell’infinito (o
g h
“sapienza”), intesa come il vertice della dotta
ignoranza, non comporta affatto una svaluta-
zione della conoscenza razionale del finito (o
restano inevitabilmente distinte tra loro, secon- “scienza”). Al contrario, il metodo dell’appros-
do il principio di non-contraddizione (vale a simazione all’infinito si traduce, per quanto ri-
dire: una cosa non può essere allo stesso tempo guarda gli oggetti finiti, nella conoscenza “per
sé stessa e altro da sé). Per potersi compiere, congettura”, intendendo con questo termine
tale cammino deve raggiungere un principio di quelle nozioni che, pur non esprimendo in ma-
unificazione tale della realtà, da realizzare una niera precisa la verità delle cose, tuttavia vi par-
vera e propria “coincidenza degli opposti”: ma tecipano mediante dei simboli. La conoscenza
questo può avvenire solo in Dio. congetturale più acuta è quella matematica, la
L’esempio di coincidenza che Cusano stesso quale ci fa «comprendere simbolicamente e co-
presenta è quello tra ciò che è massimamente noscere incomprensibilmente mediante i nu-
grande (o “massimo”) e ciò che è massimamente meri». Qui risiede il paradosso della conoscenza
piccolo (o “minimo”): essi si oppongono solo in cusaniana: che si può conoscere per congettura
relazione alla quantità di “grande” e “piccolo”, qualcosa che non si riesce a comprendere per di-
ma se si elimina tale relazione, parlando in asso- mostrazione razionale.
luto, non rimane che la nozione di “massimo”. In
questo modo le due grandezze opposte di mas- 1. Per Cusano la “dotta ignoranza”:

autoverifica
simo e minimo significheranno l’uno assoluto. a. coincide semplicemente con la necessità di mettere in cri-
Ma a questo proposito vale anche l’esempio delle si la presunzione umana.
b. costituisce soltanto il riconoscimento dell’inadeguatezza
figure geometriche: se pensiamo un cerchio che delle facoltà conoscitive umane.
abbia un raggio infinito esso verrà a coincidere c. è un vero e proprio metodo di conoscenza utile ad entra-
con il suo opposto, cioè con una linea retta, e re in rapporto con la verità infinita.
d. consente all’uomo di arrestare la sua ricerca nella cono-
ogni punto della circonferenza verrà a coincidere scenza della verità infinita.
con il suo opposto, cioè con il centro della cir-
conferenza, e lo stesso si potrà dire della coinci- 2. La “coincidenza degli opposti” in Cusano:
denza tra l’arco e la corda e così via. a. rende possibile il cammino di approssimazione
infinita alla verità infinita. V F
Della coincidenza degli opposti non potremo
b. è dimostrata e colta dall’intelletto umano. V F
mai avere una conoscenza sensibile, perché me-
c. è intuita dalla ragione. V F
diante quest’ultima noi percepiamo soltanto un
d. si dà come intuizione intellettuale che
determinato grado “positivo” della realtà, mentre non annulla la trascendenza dell’infinito
l’infinito comporta una conoscenza di tipo solo rispetto al finito. V F
“negativo” (cioè ci dice ciò che non possiamo de-
terminare). Allo stesso modo, non potremo ne-
anche dimostrare tale coincidenza mediante la
nostra ragione, perché quest’ultima è una facoltà 4.2 Dio e l’Universo: complicazione,
discorsiva (che si regge cioè sul principio di non- esplicazione, contrazione
contraddizione e passa da un concetto all’altro,
senza poter cogliere insieme due concetti oppo- Il principio della coincidenza degli opposti
sti). L’unica possibilità è quella di mostrarla non porta Cusano a pensare Dio come l’essere infini-
come oggetto di discorso, ma come oggetto di vi- to in atto, nel quale tutte le cose vengono a
sione da parte dell’intelletto. Quest’ultimo viene coincidere, e il mondo come la differenziazione
dunque considerato da Cusano nettamente supe- dell’unità divina nella molteplicità delle cose
riore rispetto alla ragione, giacché riesce a intuire finite. Per rimarcare i caratteri dell’unicità e
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12 parte I L’alba della modernità

dell’assolutezza propri di Dio rispetto al mon- mo – mediante la dotta ignoranza – che le cose
do, Cusano lo definisce come “Massimo asso- senza il Massimo assoluto sono nulla, com’è
luto” (riprendendo la celebre definizione di nulla il numero senza l’unità, mentre Dio sussi-
Anselmo d’Aosta, per il quale Dio è “ciò di cui ste indipendentemente dalle cose e dall’Univer-
non si può pensare niente di più grande”). Di so nel suo insieme [ T1].
qui si spiegano poi i tre princìpi costitutivi del- Di qui nasce la questione circa l’essere proprio
l’essere di Dio: se nel mondo vige sempre la dell’Universo, e più in particolare circa l’essere
molteplicità delle cose, in Dio non può che delle cose finite che compongono la molteplici-
esservi il principio del molteplice, vale a dire tà dell’Universo. Quest’ultimo, secondo Cusano,
l’unità e l’indivisibilità; se nel mondo vi sono va pensato come un “Massimo contratto”:
dappertutto diseguaglianze, in Dio dev’esserci “massimo” perché ha in sé le stesse proprietà di
uguaglianza; se nel mondo vi è continua di- Dio, vale a dire l’infinità e l’unità; “contratto”
sgregazione e divisione, in Dio risiede necessa- perché tali caratteri sono delimitati, determinati,
riamente la connessione di tutte le cose. Unità, concentrati in un tempo e in luogo particolari. Si
uguaglianza e connessione appartengono alla ha così una vera e propria “contrazione” (con-
stessa essenza di Dio, e quindi sono tutt’uno tractio) dell’unità nella molteplicità e dell’infini-
con Lui, mentre nel mondo esse si ritrovano tà nella finitezza delle cose; ma questo non va
depotenziate e diminuite. inteso come una perdita del divino nelle cose del
Anche l’Universo è infinito, come Dio, ma que- mondo, ma al contrario come la presenza – con-
st’ultimo è infinito “in modo negativo” (perché tratta, appunto – dell’infinito in ogni singolo
in Lui le differenze sono negate nell’unità), finito e dell’unità in ogni singola parte. Cusano
mentre l’Universo è infinito “in modo privati- non segue in questo caso la teoria neoplatonica
vo” o “indefinito”, poiché la sua molteplicità è dell’emanazione, secondo cui le cose fluiscono
senza termine e non è mai interamente definibi- per gradazione l’una dall’altra a partire dal prin-
le. Se Dio è dunque unità infinita e l’Universo è cipio dell’Uno, ma afferma che Dio crea simulta-
infinita molteplicità, si dovrà spiegare il rappor- neamente ogni singola parte dell’Universo,
to tra i due termini. Il problema è molto delica- facendo sì che il tutto non sia la semplice
to, poiché affermare oltre all’infinità di Dio somma delle parti, ma sia la sostanza di ogni
anche l’infinità dell’Universo potrebbe annulla- parte. In tal senso, si deve dire che “tutto è in
re la trascendenza di Dio rispetto al mondo tutto” e che «sebbene l’Universo non sia né Sole
(non è possibile infatti pensare due infiniti). né Luna, è tuttavia Sole nel Sole e Luna nella
Cusano risolve il problema servendosi di alcune Luna» [La dotta ignoranza, libro II, IV, 115].
nozioni tipiche del pensiero neoplatonico, ma Se è vero dunque che la totalità dell’Univer-
al tempo stesso le ripensa all’interno della dot- so non può sussistere senza le singole parti
trina cristiana della creazione di tutte le cose da che lo costituiscono, è anche vero che l’essere
parte di Dio. dell’Universo è tutto negli enti che lo costitui-
Come l’unità numerica contiene in sé tutti i scono, pur nella diversità che li distingue tra
numeri, non in quanto determinati ma in quan- loro.
to riferentisi tutti all’unità, così Dio, nell’unità
del suo essere, è la “complicazione” di tutte le
cose reali. Il termine com-plicatio significa che
in Dio le cose sono “piegate” tutte quante “as- 1. Unità, uguaglianza e connessione appartengono per
autoverifica

sieme”, ossia co-implicate, per cui si può anche Cusano all’essenza di Dio perché:
dire che “tutte le cose sono in Dio”. L’Universo a. Dio è infinito in modo indefinito.
b. in Dio vi è il principio del molteplice.
invece consiste in un’“esplicazione” della com- c. in Dio vi è il principio dell’uguaglianza.
plicazione divina, e cioè in quel processo inver- d. Dio è definito come il “Massimo assoluto”.
so con cui l’unità si dis-piega (ex-plicatio) come 2. Per Cusano:
molteplicità. In questo senso, si può dire, se- a. Dio è l’infinito in atto. V F
condo Cusano, che “Dio è in tutte le cose”. Noi b. solo Dio è infinito, l’Universo è finito. V F
non riusciamo a comprendere razionalmente in c. Dio è l’unità infinita. V F
che modo l’essere-unità di Dio venga esplicato d. l’Universo è infinita molteplicità. V F
dalla molteplicità delle cose, e tuttavia sappia-
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 13

4.3 Princìpi per una nuova cosmologia 5 Il ritorno di Epicuro: Lorenzo Valla
Il principio metafisico secondo cui nell’Universo
tutto è in tutto, porta Cusano a ripensare in ma-
niera radicalmente diversa l’immagine del mondo N ella figura di Lorenzo Valla (Roma 1407-ivi
tramandata dalla fisica aristotelico-tolemaica. 1457), che fu professore di retorica a Piacenza e
Pur senza alcuna verifica sperimentale, egli Pavia e filosofo accreditato presso diverse corti
giunge su base puramente speculativa a intuire italiane (soprattutto quella del re Alfonso d’Ara-
alcune tesi che saranno poi enunciate da Coper- gona a Napoli), si possono ritrovare alcuni dei
nico e da Galilei – come quella per cui l’Universo motivi e delle tendenze tipiche dell’Umanesimo
non è finito ma infinito, e quella per cui il suo rinascimentale intrecciati in una sintesi singolare:
centro non coincide con la Terra ma con ogni la filologia come nuova posizione critica nei con-
punto dell’Universo intero. fronti della tradizione e come impegno “mili-
Nell’Universo non è mai possibile giungere al tante” nel presente; una ridefinizione in chiave
massimo e al minimo in modo perfetto, e cioè naturalistica ed edonistica dell’antropologia; una
non si può mai trovare qualcosa che possieda critica affilata alla filosofia scolastica e alla teolo-
delle proprietà in un grado assoluto, tale da non gia ecclesiastica in vista di una radicale riforma
ammetterne uno maggiore o minore. E questo della religiosità cristiana.
vale per ogni parte o elemento dell’Universo, il Alla base dell’intero pensiero di Valla si trova
quale non va più diviso tra una sfera celeste e il costante richiamo al principio del “piacere”
una terrestre (come nel cosmo aristotelico-tole- di origine epicurea. N ello scritto intitolato
maico) proprio perché non è immaginabile il appunto Sul piacere (1431), che egli poi rielabo-
minimo assoluto del moto, e quindi neppure un rerà nel dialogo Sul vero e sul falso bene (1434-
centro immobile e fisso rispetto alle orbite cele- 1441), Valla si impegna in una serrata confuta-
sti. Anche la Terra non è priva di moto; e come zione dell’etica stoica – quale è descritta nel-
essa non è al centro perfetto del mondo, così la l’opera La consolazione della filosofia di Boezio
sfera celeste non è perfettamente la sua circon- (VI secolo). Secondo quest’ultima, niente di ciò
ferenza. Anzi, considerato in assoluto – e cioè in che accade nella vita, nemmeno i casi più avver-
Dio, l’infinito in cui tutti gli opposti vengono a si della sorte, può far perdere agli uomini la loro
coincidere – nessun luogo può essere conside- autentica felicità, cioè il possesso di un bene
rato come il centro dell’Universo, e al tempo eterno, poiché esso coincide con la provvidenza
stesso il centro è in ogni luogo, in quanto che governa tutte le cose. N ei confronti del-
l’Universo coincide all’infinito con la circonfe- l’ascetismo stoico, che secondo Valla trapassa
renza. Analogamente, le orbite celesti non dise- nel distacco dai beni mondani tipico del mona-
gnano dei circoli perfetti attorno ad un centro chesimo medievale, bisogna riaffermare invece
fisso, ma ogni posizione nell’Universo è sempre che la vita dell’uomo è mossa e orientata dalla
relativa al punto di osservazione prescelto: sia ricerca e dalla fruizione del godimento, e che in
noi, sia coloro che stanno agli antipodi rispetto quest’ultimo consiste la sua felicità. A ciò mira-
a noi abbiamo i poli celesti allo zenith (cioè per- no tutte le attività e le conoscenze dell’uomo:
pendicolari al punto in cui ci troviamo in quan- l’arte come la scienza, la politica come la religio-
to osservatori), e in qualunque parte dell’Uni- ne, vanno giudicate buone o cattive per l’utilità
verso stessimo ci sembrerebbe sempre di essere che rivestono in ordine al conseguimento del
al centro. piacere.
Da questo ideale non sfugge peraltro neanche
il cristianesimo, il quale secondo Valla non invita
a rinunciare ai piaceri terreni, se non per con-
durre a dei piaceri più elevati, quelli celesti – che
1. La messa in discussione della fisica aristotelico-tole-
autoverifica

maica da parte di Cusano nasce propriamente:


pur essendo sopraterreni non sono tuttavia pia-
a. dall’aver egli compiuto studi sperimentali di fisica.
ceri minori, anzi sono piaceri maggiori. In que-
b. dal principio per cui tutte le cose sono in Dio. sto senso, la ricerca del piacere non si arresta al
c. dal principio metafisico per cui tutto è in tutto. soddisfacimento fornito dalla natura, ma ha la
d. dal ricorso alla congettura.
possibilità di giungere al bene eterno, cioè a quel
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14 parte I L’alba della modernità

piacere divino (divina voluptas) di natura utrater-


rena, che coincide con la carità cristiana.
6 Il ritorno di Platone:
Come succede anche in altri casi di ripresa dei l’Accademia platonica fiorentina
filosofi antichi da parte degli umanisti, Valla fa ir-
rompere il pensiero di Epicuro nell’orizzonte 6.1 Marsilio Ficino e la nascita
della Scolastica cristiana per scardinarla nei suoi dell’Accademia platonica fiorentina
elementi di fondo, e poi riformulare la visione
cristiana in una direzione diversa, se non oppo- Filosofo platonico e mago ermetico, grande uma-
sta alla tradizione dottrinale della Chiesa. Basti nista e straordinario traduttore, Marsilio Ficino
pensare che, per Valla, l’edonismo, cioè l’identi- (Figline Valdarno 1433-Firenze 1499) è in qual-
ficazione del bene con il piacere, porta a mettere che modo l’emblema del Rinascimento italiano
radicalmente in questione non solo l’utilità della ed europeo. Alla sua opera si deve – anche gra-
conoscenza filosofica (in particolare della filoso- zie alla sponsorizzazione di Cosimo de’ Medici –
fia aristotelica, alla quale – come afferma nelle Di- l’inizio dell’Accademia platonica fiorentina, un
sputazioni dialettiche del 1439 – è da preferire formidabile centro di studi, traduzioni e rela-
senz’altro la grammatica e la retorica), ma anche zioni intellettuali, oltre che di promozione poli-
l’utilità della conoscenza teologica, giacché il vo- tico-culturale, al cui interno troviamo alcune fi-
lere di Dio resta assoluto e imperscrutabile e gure di primo piano nel panorama culturale del
deve essere seguito solamente per fede (cfr. lo Quattrocento italiano, quali Egidio da Viterbo,
scritto Sul libero arbitrio del 1439). Il che non Ludovico Lazzarelli, Angelo Poliziano e Pico
mancò di fare apprezzare notevolmente Valla da della Mirandola.
parte di Lutero e di Calvino. La grande impresa di traduzione e di interpre-
A questo intento critico risponde peraltro an- tazione che vede impegnato Ficino per ben tren-
che l’importante lavoro di Valla come filologo, il t’anni, non solo ha permesso la fruizione di opere
cui risultato più noto è il Discorso sulla falsa e in- sino ad allora sconosciute all’Occidente latino, e
ventata donazione di Costantino (1440), che, gra- che grazie a lui avranno un enorme successo
zie a un’attenta analisi filologica, stabilisce che il editoriale, ma ha contribuito in maniera decisiva
documento con cui si credeva che l’imperatore all’entrata del neoplatonismo nella cultura filoso-
avesse donato alla Chiesa l’Impero romano d’Oc- fica, non solo del suo tempo ma di tutta l’epoca
cidente, e su cui si basava il potere temporale dei moderna. Nel 1462 Ficino traduce insieme agli
papi, non era altro che un falso medievale. Inni orfici e ai Commenti di Zoroastro, tutti gli
Più in generale, l’idea che sottende l’impegno scritti del Corpus hermeticum [ 1.3.1], mentre
filologico di Valla è quella di restaurare nella sua nel 1463 inizia la traduzione delle opere di Pla-
purezza originaria la lingua latina classica, imbar- tone che si concluderà quindici anni dopo, nel
barita nell’epoca medievale, ma nella quale sono 1477. Infine, tra il 1484 e il 1492, porta a com-
ancora contenuti i significati fondamentali delle pimento le traduzioni delle opere di Plotino,
parole, vale a dire i loro legami o riferimenti alle Porfirio, Proclo e Dionigi Areopagita. Attraverso
cose. Il lavoro sulla lingua è l’arma più potente questo lavoro editoriale l’Accademia platonica e
contro tutte le autorità stabilite per tradizione ma Ficino stesso, che ne costituisce l’anima, diviene
non più verificate nella loro legittimità: un’arma un punto di riferimento ineludible e costante
che Valla impiegherà nelle sue Annotazioni sul per gli umanisti dell’epoca.
Nuovo Testamento (1449), avanzando il principio L’ideale di Ficino consiste fondamentalmente
del libero esame critico-testuale delle Sacre Scrit- nel raggiungere una perfetta unificazione della
ture, e attirandosi così una messa all’Indice da filosofia platonica con la teologia cristiana:
parte del concilio di Trento [ 2.5.1]. anzi, più che di un obiettivo da raggiungere, per
lui si tratta di un’unità originaria da riportare fi-
1. Per Valla la felicità: nalmente in luce. A tal fine, occorre mostrare
autoverifica

a. consiste nell’adeguarsi dell’uomo alla provvidenza. quella misteriosa genealogia della sapienza
b. implica un atteggiamento ascetico e la rinuncia ai beni umano-divina che nasce per divina rivelazione
mondani.
c. poggia su un principio edonistico. nell’antico Egitto, passa attraverso Pitagora e
d. consiste nell’imperturbabilità dell’uomo anche di fronte Platone per giungere a Cristo, e, grazie alla me-
ai casi più avversi. diazione dei filosofi neoplatonici, arriva ai Padri
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 15


della Chiesa e a Dionigi, e da questi – evitando vive, insieme, nell’eternità e nel tempo, partecipa
la Scolastica medievale, che paradossalmente fi- del modello ideale e iperuranio e al tempo stesso
nisce per essere una filosofia irreligiosa a motivo della contingenza naturale e storica. In tal modo
del suo aristotelismo – giunge sino alla rinascita consente la comunicazione e l’unione tra questi
quattrocentesca [ T46]. due mondi perché ha in sé tutte le caratteristiche
Se dunque già le dottrine orfiche, ermetiche e del mondo superiore e insieme ha la capacità di
caldaiche [ 1.3.1] possono essere intese come vivificare quello inferiore.
una “prisca teologia” (l’‘antica teologia’), il pen-
siero platonico e la religione cristiana elabore-
ranno tale primigenia rivelazione in un corpus
dottrinale organico, che Ficino chiama “pia phi-
“ [L’anima] cerca di divenire ogni cosa come
Dio è in tutto? Si, in modo mirabile, dal momen-
to che l’anima vive la vita del vegetale, in quanto
losophia” (una ‘filosofia religiosa’ o ‘devota’), e si cura del corpo nutrendolo, dell’animale, in
che intende portare a pieno compimento. L’ori- quanto accetta l’esistenza dei sensi, dell’uomo, in
gine e lo sviluppo della filosofia consistono in- quanto si occupa razionalmente delle cose uma-
fatti, secondo Ficino, in un’illuminazione della ne, degli eroi, in quanto indaga il mondo natura-
mente umana, dovuta a sua volta a una vera e le, dei dèmoni, in quanto studia le questioni na-
propria rivelazione divina, la quale ha irradiato turali, degli angeli, in quanto ricerca i misteri di-
nel mondo – lungo tracce e percorsi diversi, non vini, di Dio, in quanto compie ogni cosa per la
di rado nascosti e bisognosi di essere disvelati –
la luce di un’unica verità. Da uomo della provvi-
denza, come egli stesso si definiva, e portatore di
grazia di Dio stesso.

[Teologia platonica, libro XIV, cap. 3]

una speciale missione, Ficino è convinto che L’anima rappresenta quel principio semplice,
questa sua “docta religio” sia l’unica in grado di incorporeo e immortale presente in tutto ciò
realizzare, dopo il Medioevo, una vera rinascita che vive nell’Universo e che attraverso di sé lega
spirituale della propria epoca nel segno del pla- tutte le cose tra loro in quanto le lega a Dio,
tonismo, in tutti i campi del sapere e dell’azione della cui natura essa partecipa. Per questo l’ani-
dell’uomo: dalla filosofia alla teologia, dall’arte ma è chiamata da Ficino «il centro della natu-
alla letteratura, dalla morale alla politica. Si trat- ra», «l’intermediaria di tutte le cose», «il nodo
tava dunque di una rinascita che non coinvolgeva e la copula del mondo». Ma la sua dignità spe-
soltanto i filosofi e i teologi, ma anche i nuovi ceti ciale si rende particolarmente evidente nell’ani-
emergenti nella città rinascimentale. ma umana; in quest’ultima, infatti, scopriamo
Da un punto di vista dottrinale, Ficino conce- che ciò che tiene unito tutto l’Universo, è l’amo-
pisce neoplatonicamente l’essere della realtà re: l’amore con cui Dio ha creato il mondo e
come un tutto unitario scandito in diversi gradi l’amore che spinge il mondo e gli uomini a riu-
di perfezione, che si possono percorrere in senso nirsi con Dio. In senso prettamente platonico,
discendente e in senso ascendente. I gradi, vale l’amore è un movimento di ascesa ideale del-
a dire le articolazioni essenziali dell’essere, sono l’anima, che all’inizio è mossa dalla bellezza dei
cinque: corpi, poi delle anime e di qui arriva a contem-
plare la pura luce divina. Ciò che l’anima ama
1. Dio, il principio primo di tutto l’Universo; quando ama le cose non sono le cose stesse, ma
2. la mente angelica, cioè gli esseri spirituali as- la perfezione della loro idea, cioè la presenza di
solutamente privi di materia; Dio in ciascuna di esse e la presenza di tutte le
3. l’anima, che è un essere che partecipa sia del- loro idee in Dio. In senso discendente, invece,
l’ordine spirituale che di quello corporeo; l’amore di Dio per le creature è la carità rivelata
4. la qualità, vale a dire le forme dei corpi; dal cristianesimo, che si compenetra così con il
5. il corpo materiale. movimento amoroso delle anime create.
Connesso al tema dell’amore, è in Ficino quello
I primi due gradi della realtà, cioè il mondo in- della magia. L’universale armonia cui ogni orga-
telligibile, così come gli ultimi due, ossia il nismo partecipa grazie alla mediazione dell’anima
mondo sensibile, resterebbero assolutamente di- e in virtù dell’amore che connette tutte le cose tra
stanti e irrelati fra loro, se l’anima non ne costi- loro, si traduce, a livello cosmologico, nell’idea
tuisse il termine medio di congiunzione: essa infatti che l’uomo possa arrivare a scoprire questi nessi
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16 parte I L’alba della modernità

segreti della natura e dominarli. Tutti gi esseri, in- magia ebraica, denominata “cabala”; la dottrina
fatti, sono pervasi da quello che Ficino chiama lo della dignità dell’uomo; la posizione sincretistica
“spirito”, una sostanza materiale sottilissima che tra platonismo e aristotelismo.
permette non solo la comunicazione tra di loro, Tornato da Parigi nel 1485, Pico decide di dar
ma anche tra essi e l’anima. Tale spirito è diffuso vita – sull’esempio dei dibattiti filosofici ascoltati
dappertutto, non solo negli esseri umani, ma an- alla Sorbona – a una grande disputa pubblica di
che nei corpi materiali e nel cielo, dove lo spirito filosofia e di teologia da tenersi a Roma. N a-
è più tenue. Lo studio del suo influsso sulle vi- scono così le Conclusioni filosofiche, cabalistiche
cende terrene, sui singoli materiali (pietre, me- e teologiche (1486), consistenti in 900 tesi in-
talli, ecc.) e sugli eventi astrali è il compito del fi- torno all’uomo, alla natura e a Dio provenienti
losofo-mago, che a questo fine si serve anche non solo dalla tradizione latina ma anche da
dell’astrologia, studio degli influssi degli astri quella ebraica e araba, e rielaborate dallo stesso
sulle vicende degli uomini. Il mago, che è insieme Pico. Alcune di queste tesi vorranno mostrare la
medico e sacerdote, sfruttando le varie simpatie possibilità di una convergenza tra le differenti
e gli influssi astrali opportunamente orientati, culture e religioni: ed è proprio l’intento di rea-
cerca così di conservare o di riportare in salute lizzare una pace filosofica universale il motivo
tutti gli organismi presenti nel mondo, in modo di fondo che spinge il filosofo a organizzare e fi-
da poter far risplendere in maniera più radiosa la nanziare questo congresso che si sarebbe dovuto
luce divina che abita l’Universo intero. tenere dopo l’Epifania del 1487. Tuttavia, l’atteg-
giamento di Pico desta subito sospetti all’interno
1. Per Marsilio Ficino scopo fondamentale della ricerca della Curia romana, soprattutto in riferimento ad
autoverifica

filosofica è mostrare: alcune tesi sulla magia e per la sua posizione sin-
a. la differenza contenutistica fra prisca theologia cretistica in tema di religione, dovuta alla mesco-
e pia philosophia. V F
b. l’insufficienza della docta religio a realizzare
lanza di dottrine pagane e cristiane. La disputa
la rinascita spirituale dell’epoca. V F viene così fermata prima che abbia luogo e ven-
c. l’originaria unità fra le dottrine gono esaminate le tesi di partenza, tredici delle
orfico-ermetiche-caldaiche, la filosofia platonica quali vengono dichiarate in odore di eresia. A tale
e il cristianesimo. V F dichiarazione Pico reagisce in maniera decisa
d. la continuità fra la prisca theologia scrivendo una sua Apologia, la quale però avrà
e la pia philosophia. V F
come effetto la condanna totale delle sue tesi da
2. Per Ficino l’unione fra mondo intelligibile e mondo parte della Curia. Imprigionato sulla via della
sensibile avviene grazie: fuga verso Parigi, Pico accetta l’invito di Lorenzo
a. all’amore. il Magnifico a tornare a Firenze per poter conti-
b. all’anima.
c. ai corpi. nuare tranquillamente i suoi studi.
d. a Dio. In questi anni gli interessi di Pico continuano
a crescere: legge non solo i filosofi platonici,
come Proclo e Giamblico, appena tradotti da Fi-
cino, o la “prisca teologia” di Ermete Trismegisto
6.2 Pico della Mirandola e la Dignitas hominis o degli Oracoli caldaici, ma rilegge Avicenna,
Averroè, Tommaso d’Aquino, Duns Scoto ed En-
A Marsilio Ficino va accostata la figura di Gio- rico di Gand, soffermandosi poi, in modo parti-
vanni Pico della Mirandola (Mirandola 1463-Fi- colare, sulla filosofia ebraica. Pico si dedicherà a
renze 1494) il quale, dopo aver compiuto i suoi lungo a queste letture, studiando soprattutto la
studi tra Bologna, Padova, Pavia e Parigi, si sta- cabala [ La cabala], un metodo interpretativo
bilirà a Firenze, entrando in contatto non solo per l’esegesi dei testi biblici (svolta soprattutto
con l’ambiente dell’Accademia platonica ma an- nell’Heptaplus, il suo commento al libro della
che con il circolo umanistico legato a Girolamo Genesi), con l’intento di dimostrare che le Sacre
Savonarola, la cui amicizia pagherà a caro prezzo, Scritture possono essere lette come una con-
morendo avvelenato a soli 31 anni. ferma della sapienza pitagorica e neoplatonica.
L’apporto nuovo che Pico arreca al pensiero Nell’intento di Pico le 900 tesi da lui elabora-
platonico fiorentino può essere sintetizzato se- te e poi condannate dovevano essere introdotte
condo una triplice partizione: l’interesse per la da un’Orazione sulla dignità dell’uomo, un mani-
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 17


festo programmatico che diverrà da subito tra il pensierio di Aristotele e quello di Platone
famosissimo e rimarrà uno dei testi più fortuna- – cioè, appunto, tra l’“essere” e l’“Uno”, intesi
ti dell’intero periodo rinascimentale. All’interno come gli oggetti peculiari del pensiero dei due
dell’Orazione, Pico, partendo da un’affermazio- grandi filosofi greci – subordinando il primo al
ne contenuta nel dialogo Asclepio [ 1.3.1] – secondo, a motivo del fatto che per lui il mo-
«Grande miracolo, o Asclepio, è l’uomo» – e- mento dell’unità è prioritario rispetto a quello
sprime la sua concezione dell’uomo, collocato dell’alterità: se l’ente, infatti, esprime distinzione,
da Dio al centro della realtà perché possa, con la determinazione, moltiplicazione e limite, l’Uno
sua libertà, scegliere quale vita vivere, se quella esprime invece un processo di unificazione della
degli esseri divini o quella dei bruti propria molteplicità e di superamento dell’alterità.
degli enti materiali. È Dio, poi, che infonde nel- Tutta l’argomentazione di Pico nasce dalla sua
l’uomo quei semi germinali che lo rendono interpretazione del Parmenide di Platone, ri-
capace – come un “camaleonte” – di trasformar- guardo ai concetti di essere e non-essere. Il nome
si in un essere angelico o in un essere bestiale, di “ente” va negato non solo a ciò che non è ed è
divenendo di fatto l’artefice e l’inventore di sé nulla, ma anche a ciò che è da sé, tanto da costi-
stesso, sia nel senso di una degenerazione sia nel tuire lo stesso essere in sé e per sé, partecipando
senso di una rigenerazione. Immaginando un al quale tutte le cose sono. Di Dio dunque, con-
dialogo tra Dio e l’uomo appena creato, così siderato come un “super ente”, non si può dire
Pico conclude il suo discorso: che cosa sia, ma solo in che modo Egli sia tutte
le cose che è, e in che modo le cose siano a par-

“ Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mor-


tale né immortale, perché da te stesso quasi libe-
ro e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi
tire da Lui: Dio è pura esistenza in sé, da cui de-
riva l’esistenza di tutte le cose create.

nella forma che avresti prescelto. Tu potrai dege- 1. L’interesse di Pico della Mirandola per la cabala è fina-

autoverifica
nerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu po- lizzato:
trai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose a. ad epurare la tradizione cabalistica da eventuali aggiunte


non autentiche.
superiori che sono divine. b. a dimostrare che la Bibbia può essere letta come confer-
[Orazione sulla dignità dell’uomo] ma della sapienza pitagorica e neoplatonica.
c. a mostrare l’assoluta concordia fra platonismo e aristote-
lismo.
Nel 1490, su suggerimento di Lorenzo il Magni- d. a scoprire i nomi degli angeli da invocare come mediatori
fico e di Angelo Poliziano, Pico compone il trat- fra l’uomo e Dio.
tato L’ente e l’Uno, nel quale cerca una concordia
2. Per Pico la “dignità” dell’uomo consiste:
a. nell’essere stato collocato al vertice della realtà. V F
b. nell’essere dotato della libertà di scegliere
La cabala di innalzarsi o di abbassarsi nella scala
delle creature. V F
c. nell’essere una creatura determinata al meglio
La cabala è una dottrina mistica elaborata da Dio. V F
nella Spagna del XIII secolo, legata alla teologia d. nell’essere il libero artefice e inventore
ebraica e presentata come speciale rivelazione di di sé stesso. V F
Dio attraverso la forza evocativa contenuta nei nomi.
Tale dottrina esoterica si basava sulla teoria delle dieci
sefirot, vale a dire dei dieci nomi di Dio, che alla fine ven-
gono a formare un unico nome e che corrispondono alle
dieci sfere da cui è composto l’Universo. Questi nomi 7 L’aristotelismo rinascimentale
sono ottenuti attraverso diverse composizioni delle
ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, ma per questo
tramite si possono scoprire, attraverso tecniche
Durante il periodo rinascimentale, la filosofia ari-
particolari di tipo numerico, anche i nomi degli
angeli che appartengono alle diverse sfere
stotelica non svolge, come erroneamente si può
del mondo e che possono essere evo- essere portati a credere, un ruolo di secondo
cati e invocati come mediatori piano. Di fronte al rinnovarsi degli studi platonici,
tra l’uomo e Dio. l’aristotelismo – che continua ad avere un’in-
fluenza notevole soprattutto in ambito universi-
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18 parte I L’alba della modernità

tario – si caratterizza per delle trasformazioni Qualche anno prima, nel 1513, Papa Leone X
dottrinali importanti. I centri accademici più pre- aveva proclamato con la bolla Apostolici Regimi-
stigiosi in Europa, come le Università di Bologna, nis il dogma dell’immortalità dell’anima, basan-
Padova e Parigi, indirizzano i propri studi preva- dosi sostanzialmente sulle argomentazioni fornite
lentemente su problematiche legate alla logica, da Tommaso d’Aquino e riprese nella tradizione
alla gnoseologia e alla filosofia naturale. Il privi- aristotelico-scolastica. Pomponazzi ritiene in-
legio accordato alla Fisica e all’Òrganon (cioè alle vece che l’interpretazione data da Tommaso sia
opere di logica) rispetto alla Metafisica, la quale insostenibile proprio sulla base del testo originale
costituiva invece il testo-base della teologia sco- di Aristotele, che giustificherebbe piuttosto l’in-
lastica, potrebbe far parlare dell’aristotelismo ri- terpretazione contraria: l’anima intellettiva è per
nascimentale come di un aristotelismo di marca essenza mortale, perché il pensiero consiste nel-
prevalentemente “empirista”. Questo natural- l’elaborazione di un contenuto empirico e ha
mente non impedì ai commentatori di Aristotele sempre bisogno del corpo come suo oggetto, sia
di avanzare delle precise tesi “metafisiche”. nel senso che ciò che si conosce è sempre un
Inoltre, contemporaneamente alla rinascita di corpo, sia nel senso che per esercitarsi il pensiero
Aristotele nelle Facoltà delle Arti (così chiamate deve sempre appartenere ad un corpo. È quest’ul-
perché inizialmente destinate ad assicurare la timo, infatti, che assicura la funzione intellettiva
formazione nelle cosiddette arti liberali: gramma- dell’anima, la quale altrimenti non avrebbe al-
tica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, cuna possibilità di agire e di pensare. Il fatto poi
astronomia e musica), il filosofo antico conti- che l’anima non sia localizzabile in nessun or-
nuava ad essere letto e commentato nelle Facoltà gano corporeo garantisce solo una maggiore per-
di Teologia, e nella seconda metà del Cinque- fezione alle operazioni conoscitive degli uomini
cento, anche a seguito della fondazione dell’Or- rispetto a quelle degli animali – dal momento che
dine dei gesuiti, lo studio e il commento delle l’intelletto umano arriva a conoscere l’universale
opere di Aristotele (a partire dalla Metafisica) eb- nel particolare – ma non costituisce affatto il se-
bero un rinnovato impulso all’interno degli studi gno di una differente struttura ontologica del-
per il conseguimento degli ordini ecclesiastici. Si l’uomo rispetto all’animale: entrambi naturali e
tratterà non solo di una ripetitiva esposizione pertanto entrambi mortali. Se dunque l’immorta-
scolastica, ma di una nuova sistematizzazione lità dell’anima sfugge inevitabilmente ad ogni
dell’intero pensiero aristotelico, che avrà impor- dimostrazione razionale, essa potrà valere sol-
tanti influssi sul pensiero moderno [ 6]. tanto come un dogma di fede, il quale viene pro-
vato esclusivamente mediante la rivelazione e le
Sacre Scritture, e proprio per questo non può pre-
7.1 Il problema dell’anima tendere un valore universale.
in Pietro Pomponazzi Determinata in tal modo la posizione dell’uo-
mo all’interno del reale, occorre illuminare il
L’esponente di maggior spicco, e il più discusso senso dell’esistenza umana in una prospettiva
dell’aristotelismo rinascimentale, è Pietro Pom- puramente terrena, il cui fine immanente è indi-
ponazzi (Mantova 1462-Bologna 1525). Il tenta- viduato da Pomponazzi nella virtù, cioè nella
tivo di Pomponazzi è quello di ricostruire l’intero vita morale. Quest’ultima, tra l’altro, si giustifi-
pensiero di Aristotele in base ai princìpi specu- cherebbe maggiormente attraverso la tesi della
lativi della Fisica, riprendendo dall’ambito più mortalità dell’anima, piuttosto che con quella
specificamente metafisico il solo principio di della sua immortalità, perché chi è virtuoso in
causalità. Questa posizione è ben evidente nel- vista dei beni ultraterreni corrompe, in qualche
l’opera che ha suscitato le maggiori polemiche in modo, il valore della virtù in quanto tale, il cui
ambito filosofico, L’immortalità dell’anima, pub- scopo è già riposto al suo interno.
blicata nel 1516. Dipanando il groviglio delle Le conseguenze di questa posizione antropo-
varie soluzioni offerte dalle scuole aristoteliche e logica sono tratte da Pomponazzi in due opere,
da quelle platoniche al problema della separabi- entrambe del 1520, il Libro degli incantesimi e
lità dell’anima dal corpo, Pomponazzi sostiene la quello su Il fato, il libero arbitrio e la predestina-
totale impossibilità di dimostrare l’immortalità zione, nelle quali discute la questione dell’esi-
dell’anima da parte della filosofia. stenza delle cause soprannaturali nella forma-
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 19


zione dei fenomeni naturali. Per il filosofo ari- fondamentale della scienza resta la logica aristo-
stotelico non ci sono dubbi: ogni fenomeno, telica (importante il suo commento agli Analitici
ogni operazione, ogni ente naturale può essere secondi di Aristotele), ma essa non va considerata
spiegato a partire dalla causalità naturale. In come una scienza a sé, come ritenevano gli sco-
natura, dunque, tutto sarebbe ordinato secondo lastici, bensì va utilizzata per l’elaborazione di
leggi deterministicamente fissate e immutabili. un vero e proprio metodo. Il fine di quest’ultimo
Ma alla causalità naturale è anche ricondotta la sarà quello di stabilire, in maniera certa e verifi-
stessa nozione di libero arbitrio. Riprendendo la cata, il nesso tra i dati dell’esperienza fisica e le
nozione aristotelica di causa prima, Pomponazzi loro cause. A questo riguardo sono importanti so-
dimostra la necessità di pensare la natura come prattutto due opere di Zabarella, Sul metodo e Sul
una struttura ordinata e necessaria, regolata da regresso (comprese nell’Opera logica del 1578).
un continuo flusso di cause ed effetti. E, così, an- Il processo del metodo è distinto in due fasi – il
che l’evento contingente non è l’indicazione di un metodo compositivo e quello risolutivo – che oc-
certo tipo di fenomeni che possono accadere in corre combinare tra loro in un unico procedi-
un modo piuttosto che in un altro, ma semplice- mento che Zabarella chiama regressus. Il metodo
mente un limite gnoseologico dell’uomo: contin- compositivo (o sintetico) parte dai princìpi e da
gente è semplicemente un evento le cui cause ci essi poi procede alla conoscenza delle cose; il me-
sono sconosciute. Ogni atto volontario è, dun- todo risolutivo (o analitico) parte invece dal dato,
que, indirizzato da condizioni naturali esterne – e da esso procede alla considerazione dei princìpi
note o ignote – che lo determinano: quando sono che lo rendono possibile. Considerato in questo
note è chiara quale sia la causa esterna che ha de- duplice movimento, il metodo del regresso con-
terminato l’azione, quando invece non sono note, siste allora nel risalire dai fenomeni osservati ai
pensiamo – a torto – che l’azione sia stata delibe- princìpi in base ai quali essi possono essere spie-
rata da noi senza il concorso di alcuna causa, ma gati e poi nel ridiscendere da tali princìpi, consi-
ci sbagliamo perché una tale caratteristica è pro- derati come cause, agli effetti che essi producono.
pria soltanto del primo ente, cioè di Dio. Si ha conoscenza scientifica quando gli effetti cui
si giunge alla fine coincidono con i dati osservati
1. Per Pomponazzi l’immortalità dell’anima è una tesi filo- all’inizio. In altri termini, la teoria elaborata nel
autoverifica

soficamente insostenibile perché: primo momento è certa solo se verificata e confer-


a. le argomentazioni di Tommaso d’Aquino ne dimostrereb- mata nel secondo momento. Un ruolo fondamen-
bero la mortalità.
b. non è supportata né dall’autorità di Tommaso né da quel- tale è svolto poi, secondo Zabarella, da una fase in-
la di tutta la tradizione scolastica. termedia tra questi due momenti, nella quale
c. l’anima non è localizzabile nell’uomo in nessun organo vengono elaborate le ipotesi teoriche che appa-
corporeo.
d. l’anima intellettiva è legata sempre al corpo come suo iono più adeguate ai dati osservativi che devono
oggetto, secondo l’insegnamento di Aristotele. spiegare. Forse sarebbe azzardato ritenere che tale
procedimento si configuri già come una moderna
2. Per Pomponazzi i fenomeni naturali si spiegano:
teoria della “scoperta scientifica”; è certo però
a. attraverso la causalità naturale stessa.
b. attraverso il ricorso alle cause soprannaturali. che questo uso della logica aristotelica avrà una
c. attraverso la pura e semplice contingenza. qualche incidenza sul modo in cui di lì a poco Ga-
d. attraverso l’intervento divino che opera in ogni istante. lilei [ 5.9-13] – non a caso sempre nell’Univer-
sità di Padova – elaborerà il suo nuovo metodo.

7.2 Il metodo scientifico di Jacopo Zabarella


1. Per Zabarella il metodo del regresso consiste:
autoverifica

Un caso particolarmente significativo dell’atten- a. nel risalire dai fenomeni osservati


ai loro princìpi esplicativi e nel ridiscendere
zione riservata dall’aristotelismo del Cinquecento dai princìpi agli effetti. V F
– soprattutto nell’Università di Padova – ai metodi b. nella combinazione del metodo compositivo
di indagine delle scienze naturali è rappresen- con quello risolutivo. V F
tato da Jacopo Zabarella (Padova 1533-ivi 1589). c. nel partire unicamente dai princìpi
Il suo intento è quello di mettere a fuoco i proce- per giungere alla spiegazione dei fenomeni. V F
dimenti che portano all’effettiva conoscenza della d. nell’elaborazione di ipotesi teoriche adeguate
ai dati osservati. V F
natura fisica. Secondo Zabarella lo strumento
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20 parte I L’alba della modernità

ad una fede individuale e privata (senza cioè


8 Il ritorno dello scetticismo: ragioni che la fondino). Con la conseguenza
Michel de Montaigne che anche di fronte agli eventi controversi e
spesso drammatici della vita e della storia
La diffusione dello scetticismo in epoca rinasci- (come le guerre di religione tra protestanti e
mentale – analogamente alla ripresa di altre tra- cattolici), il miglior atteggiamento scettico è
dizioni di pensiero – è dovuta al fatto che, a par- quello di seguire i costumi e le norme vigenti,
tire dalla prima metà del Quattrocento, vengo- proprio per l’impossibilità di stabilirne altri che
no tradotti o ritradotti in latino alcuni testi che risultino più “veri”. Lo scetticismo sfocia così in
avranno una grande fortuna in tutta Europa, una sorta di conformismo pubblico, mentre in
come i Lineamenti pirroniani di Sesto Empirico privato esso diviene per Montaigne del tutto
(vissuto tra il II e il III secolo, esponente di spic- compatibile con il fideismo (cioè una credenza
co della corrente che si rifaceva allo scetticismo che non ha motivazioni razionali ma solo senti-
antico) o le Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, mentali): contro le pretese della conoscenza ra-
il cui penultimo libro è dedicato alle dottrine zionale e della verità certa, ai suoi occhi il fidei-
scettiche di Pirrone (IV secolo a.C.). Ma un smo non si presenta più come un avversario
ruolo importante è svolto anche dalla ripresa di dello scetticismo, bensì come il suo più fedele
interesse per lo scetticismo dell’Accademia, in alleato.
particolare per Cicerone. Accanto a questa Montaigne arriverà anzi a sostenere che la
motivazione filologica e testuale, tuttavia, biso- posizione dello scettico è più vicina al cristiane-
gna osservare che lo scetticismo si prestava simo di quanto non lo sia quella del razionali-
bene ad esprimere alcuni motivi caratteristici sta, poiché mostrerebbe la vera natura dell’uo-
della concezione rinascimentale dell’uomo e mo, la sua costitutiva debolezza e, al tempo
della vita, e difatti esso fu interpretato dagli stesso, la sua libertà da ogni condizionamento –
autori di quest’epoca in un modo e secondo un primo tra tutti quello della ragione –, fino all’in-
tono che non era più antico, ma già tutto mo- tima disponibilità a ricevere l’insegnamento
derno. della rivelazione cristiana. Ma si tratta appunto
Esempi significativi di questa ripresa e di que- solo di un “insegnamento”, non di una verità,
sta riappropriazione dello scetticismo sono, in poiché la fede non ha nulla a che fare con un
Italia, gli scritti di Gianfrancesco Pico della atto conoscitivo. Alla domanda che cosa so?
Mirandola (1469-1533) – nipote di Giovanni (que sais-je?), che Montaigne proponeva di for-
Pico della Mirandola –, in Spagna, quelli di mulare rispetto ad ogni sapere come permanen-
Francisco Sánchez (1551-1623) e, soprattutto, te interrogativo scettico, si può rispondere solo
in Francia, la riflessione di Michel de Mon- rinunciando alla ricerca di una verità immutabi-
taigne (Montaigne 1533-1592). È in quest’ulti- le e universale, e quindi affidando la risposta
mo che ritroviamo il più compiuto tentativo di ultima esclusivamente ad una fede che non dà
sintesi tra scetticismo antico e mentalità umani- risposte.
stica, e in particolare lo stretto quanto sorpren- Questo atteggiamento porta Montaigne a rite-
dente intreccio tra filosofia scettica e fede cri- nere non solo che ogni verità raggiunta dalla
stiana. nostra conoscenza è sempre contingente e dubi-
Montaigne, umanista e studioso in “privato” e tabile, ma anche che all’uomo fondamental-
in pubblico magistrato e amministratore (fu per mente non importa – nel senso che non è inte-
due volte sindaco di Bordeaux), divenne famo- ressante per la sua vita – che vi sia qualcosa di
so in tutta Europa come l’autore dei Saggi (ap- vero.
parsi nel 1580, e in una seconda edizione riela-
borata nel 1588). Dalla lettura di Sesto Em-
pirico e di Cicerone, Montaigne matura una
posizione di profondo scetticismo nei confronti
“ Il cielo e le stelle hanno ruotato per tremila
anni; tutti avevano creduto così, fino a che
Cleante di Samo o, secondo Teofrasto, Niceta di
delle capacità della ragione umana, che lo porta Siracusa, pensarono di sostenere che era la Terra
a sospendere il giudizio e l’assenso di fronte a che si muoveva nel cerchio obliquo dello zodia-
ogni conoscenza che venga presentata come co, girando attorno al suo asse; e al nostro tem-
certa e assoluta, e ad affidarsi, a livello morale, po, Copernico ha così ben stabilito questa dottri-
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 21


na che se ne avvale con perfetta esattezza per tut- Non solo dei fenomeni della natura e della storia,
te le deduzioni astronomiche. Che cosa conclu- ma anche di noi stessi non ci è dato conoscere
deremo da questo, se non che non deve impor- l’essenza, ma solo l’apparenza che fluisce. O, per
tarci quale delle due opinioni sia vera? E chi sa meglio dire, nel caso dell’uomo, l’essenza è pro-
che una terza opinione, di qui a mille anni, non prio questo continuo fluire di cui possiamo solo
rovesci le due precedenti?
[Saggi, libro II, cap. 12] ” descrivere le abitudini e i costumi, sotto i quali
permane – nascosta come un mistero oscuro – la
nostra inconsistenza.
L’unica verità che possiamo conoscere si delinea
in quello che Montaigne chiama “il ritratto di me 1. Per Montaigne la fede cristiana:

autoverifica
stesso” o l’“autoritratto”, in cui l’uomo appare fi- a. è guadagnata più attraverso lo scetticismo
nalmente per quello che è: «Noi siamo fatti tutti che il razionalismo. V F
di pezzetti, e di una tessitura così informe e biz- b. è il punto di arrivo della ricerca conoscitiva
umana. V F
zarra che ogni pezzo, ogni momento, va per
c. è un fatto privato e sentimentale. V F
conto suo. E c’è altrettanta differenza fra noi e noi d. non è compatibile con lo scetticismo. V F
stessi che fra noi e gli altri» [Saggi, libro II, cap. 1].

L’eredità medievale e la risco- berato dai lacci della teologia ecclesia- modo di fare filosofia. Gli studi uma-
SINTESI CAPITOLO 1

perta dell’“io”. Le categorie di “Uma- stica e della filosofia scolastica e ripor- nistici furono intesi come lo stru-
nesimo” e “Rinascimento” indicano tato alle sue autentiche sorgenti natu- mento per affermare questa nuova
una condizione spirituale e una ten- rali, coltivate nella cultura classica. posizione culturale e filosofica.
denza culturale che si affermano tra
gli intellettuali dalla fine del XIV se- Le tendenze fondamentali del Da Costantinopoli all’Italia:
colo sino ai primi decenni del XVII pensiero rinascimentale. Il XV e il flussi e influssi della filosofia bi-
secolo. Il cambiamento sta nel fatto XVI secolo risultano accomunati dal zantina. Un elemento distintivo della
che gli uomini cominciano a conce- tentativo di cercare nuove risposte ai cultura umanistico-rinascimentale è
pire sé stessi non più a partire dal problemi dell’epoca nel segno di una costituito dalla ricerca dell’antica sa-
rapporto con qualcosa di più grande rinascita o di una riforma dell’antico. pienza: Ermete Trismegisto, Zoroastro
di sé, bensì a partire dalla propria na- I fattori che concorrono a definire e Orfeo sono ritenuti in quest’epoca i
tura di uomini. Per i rinascimentali il questa svolta furono: 1. la diffusione, profeti pagani da cui scaturisce una
fatto che l’uomo sia una creatura si- a Firenze, degli studia humanitatis e di ininterrotta tradizione sapienziale che
gnifica che egli è fornito di certe capa- un nuovo approccio filologico ai testi giunge fino a Platone e che, da questo,
cità o abilità che deve sviluppare con antichi; 2. la formazione di un nuovo discenderà fino a Cristo. La dottrina
le sue proprie forze. Lo studio delle ceto di intellettuali, raccolti attorno ai rinascimentale dell’uomo come mi-
humanae litterae costituisce la cornice più importanti centri del potere poli- crocosmo trova nel Corpus hermeti-
dentro la quale torna ad affacciarsi tico; 3. la ripresa del pensiero di Pla- cum, tradotto da Marsilio Ficino, una
l’ideale della perfezione e dell’auto- tone e dei neoplatonici; 4. l’esigenza sua fonte diretta: l’essere umano viene
compimento dell’uomo. La scoperta di una riforma religiosa concepita collocato al centro del mondo, come
rinascimentale dell’uomo come “io” come un ritorno alla radicalità evan- “medio” tra i due opposti, Dio e la
matura all’interno della tradizione cri- gelica dei primi cristiani; 5. una nuova materia, e per questo è creato con due
stiana, nel momento in cui però la interpretazione della natura come nature, quella divina e quella umana.
coscienza di essere in rapporto con il vita dotata di sensibilità e immanente Un ruolo importante nella ripresa ri-
creatore si è progressivamente inde- a tutte le cose, e un nuovo impulso nascimentale dell’esoterismo antico è
bolita. Ne consegue una concezione alla misurazione del mondo celeste, svolto dagli Oracoli caldaici attribuiti
antropologica per la quale la gran- che porterà dal chiuso cosmo geocen- a Zoroastro, vissuto nel secolo VII-VI
dezza dell’uomo nasce dall’afferma- trico verso un Universo eliocentrico e a.C., ma in realtà opera di Giuliano il
zione della propria riuscita personale, infinito; 6. una rinnovata attenzione Teurgo, vissuto nel II secolo d.C. Qui
in termini di distacco da ciò che è co- alla filosofia di Aristotele; 7. una rifon- il neoplatonismo e il pitagorismo si
mune. La condizione dell’io rinasci- dazione del campo della politica; 8. colorano di tinte magico-rituali, dove
mentale è segnata da una frattura: una ridefinizione del campo del di- la rivelazione divina è intesa come
quella fra la realtà e il suo destino, ritto naturale e internazionale. una vera e propria teurgia. Infine, gli
tra le cose del mondo e il loro signi- La riflessione intorno all’uomo, che Inni orfici che i filosofi rinascimentali
ficato ultimo, tra la vita e l’ideale. predomina nel XV secolo, e le que- hanno conosciuto, contengono dot-
L’uomo del Rinascimento cercherà di stioni di filosofia naturale, che predo- trine provenienti dall’orfismo origina-
colmare da sé questa frattura attra- minano nel XVI secolo, concorrono a rio ma frammisti a filosofemi stoici e
verso una restaurazione integrale costruire una nuova immagine dell’io a dottrine appartenenti all’ambiente
della propria statura, finalmente li- e del mondo, e quindi un nuovo alessandrino.
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22 parte I L’alba della modernità

N el Quattrocento la rinascita del l’unità del suo essere, è la “complica- na per mettere in luce l’unità origina-
SINTESI CAPITOLO 1

platonismo ha favorito la circolazione zione” di tutte le cose reali; l’Uni- ria e la genealogia della sapienza
e la traduzione di tutti i dialoghi pla- verso consiste in un’“esplicazione” umano-divina che nasce per divina
tonici; tuttavia, viene riscoperto non della complicazione divina; l’essere rivelazione nell’antico Egitto, passa
il Platone originario, ma quello colti- delle cose finite si spiega con il con- attraverso Pitagora e Platone per
vato nei secoli precedenti a Bisanzio, cetto della “contrazione”. Pertanto giungere a Cristo, e, tramite la me-
fortemente caratterizzato dalle inter- Dio è “tutto è in tutto”. Quest’ul- diazione dei filosofi neoplatonici, ar-
pretazioni neoplatoniche. Inoltre, tale timo principio porta Cusano a supe- riva ai Padri della Chiesa e a Dionigi,
rinascita fu favorita sia dall’arrivo in rare l’immagine del mondo traman- e, da questi, giunge sino alla rinasci-
Italia di dotti bizantini, invitati dagli data dalla fisica aristotelico-tolemai- ta quattrocentesca. Ficino concepi-
umanisti italiani per insegnare loro il ca e ad intuire alcune tesi che saran- sce l’essere della realtà come un tut-
greco, sia dalla convocazione, tra il no poi enunciate da Copernico e da to unitario scandito in cinque gradi
1438 e il 1439, del concilio ecume- Galilei. di perfezione, che si possono percor-
nico a Ferrara e a Firenze, sia dalla ca- rere in senso discendente e in senso
duta di Costantinopoli, nel 1453. Tut- Il ritorno di Epicuro: Lorenzo ascendente: 1. Dio, il principio pri-
tavia, gli scritti platonici furono Valla. Nella figura di Lorenzo Valla mo di tutto l’Universo; 2. la mente
accolti in una differente prospettiva (1407-1457) si intrecciano diversi angelica, cioè gli esseri spirituali as-
dai rinascimentali latini rispetto alla motivi: la ridefinizione in chiave na- solutamente privi di materia; 3. l’ani-
tradizione bizantina. turalistica ed edonistica dell’antro- ma, che è un essere che partecipa sia
pologia; la filologia come strumento dell’ordine spirituale che di quello
Niccolò Cusano. Niccolò Cusano di critica della tradizione; la critica corporeo; 4. la qualità, vale a dire le
(1401-1464) è una delle personalità alla filosofia scolastica e alla teologia forme dei corpi; 5. il corpo materia-
più significative del Quattrocento. Il ecclesiastica in vista della riforma le. L’anima costituisce il termine me-
punto di partenza della sua filosofia della religiosità cristiana. Il pensiero dio di congiunzione tra mondo intelli-
sta nel riconoscere che la natura del di Valla è caratterizzato dal richiamo gibile e mondo sensibile; essa con-
nostro intelletto consiste nella ricer- al principio epicureo del “piacere”, sente la comunicazione e l’unione tra
ca della verità, ma che questa eccede con cui egli confuta l’etica stoica e questi due mondi, ed è per questo
le capacità limitate della nostra men- reinterpreta il cristianesimo stesso, chiamata “il centro della natura”, o
te. Per Cusano, infatti, la conoscenza riformulando la visione cristiana in “il nodo e la copula del mondo”.
non potrà mai annullare la differen- una direzione diversa rispetto alla L’amore e la magia concorrono al-
za o sproporzione tra il finito e l’infi- tradizione dottrinale della Chiesa. l’armonia universale.
nito: all’uomo è impossibile conosce- Per quanto concerne la filologia, Pico della Mirandola (1463-1494)
re con “precisione” la verità; tale pre- l’intento di Valla è quello di restau- contribuisce allo sviluppo del pen-
cisione può essere raggiunta solo rare nella sua purezza originaria la siero platonico fiorentino attraverso
mediante un procedimento all’infini- lingua latina classica, imbarbaritasi l’interesse per la cabala; la dottrina
to. Pertanto un modo di entrare in nell’epoca medievale. Il lavoro sulla della dignità dell’uomo; la posizione
rapporto con la verità infinita è costi- lingua è l’arma più potente contro sincretistica tra platonismo e aristo-
tuito dalla dotta ignoranza. Il cam- tutte le autorità stabilite per tradi- telismo. Nelle sue Conclusioni filoso-
mino di approssimazione all’infinita zione. fiche, cabalistiche e teologiche, egli
verità deve raggiungere il principio elabora 900 tesi intorno all’uomo, la
della coincidenza degli opposti, che Il ritorno di Platone: l’Accade- natura e Dio rielaborando motivi
può essere oggetto di visione solo da mia platonica fiorentina. Marsilio della tradizione latina, ebraica e
parte dell’intelletto. L’intuizione in- Ficino (1433-1499) è l’emblema del araba al fine di mostrare la possibili-
tellettuale, tuttavia, non annulla la Rinascimento italiano ed europeo. tà di una convergenza tra le differen-
trascendenza dell’infinito rispetto al Alla sua opera si deve l’inizio dell’Ac- ti culture e religioni. L’intento di
finito, né trasforma la dotta ignoran- cademia Platonica fiorentina, un Pico è infatti quello di realizzare una
za in un sapere compiuto. Il princi- centro di studi, traduzioni e rela- pace filosofica universale, ma le tesi
pio della coincidenza degli opposti zioni intellettuali. La grande impresa sulla magia e la sua posizione sincre-
porta Cusano a pensare Dio come di traduzione compiuta da Ficino ha tistica in tema di religione gli costa-
l’essere infinito in atto, nel quale tutte permesso la fruizione di opere sino no la condanna totale delle sue tesi
le cose vengono a coincidere, e il ad allora sconosciute all’Occidente da parte della Curia. N ell’Orazione
mondo come la differenziazione del- latino e ha contribuito alla diffu- sulla dignità dell’uomo egli esprime la
l’unità divina nella molteplicità delle sione del neoplatonismo nella cul- propria concezione dell’uomo, col-
cose finite. I tre princìpi costitutivi tura filosofica dell’epoca moderna. locato da Dio al centro della realtà
dell’essere di Dio, Massimo assolu- Egli ha tradotto gli Inni orfici, i Com- perché possa liberamente scegliere
to, sono unità, uguaglianza e con- menti di Zoroastro, il Corpus hermeti- quale vita vivere, se quella degli
nessione, mentre l’Universo è infini- cum, i dialoghi di Platone, le opere di esseri divini o quella dei bruti pro-
to “in modo privativo” o “indefini- Plotino, Porfirio, Proclo e Dionigi pria degli enti materiali.
to”, in quanto infinita molteplicità. Areopagita. N el trattato L’ente e l’Uno, Pico
Per spiegare il rapporto fra i due ter- L’ideale di Ficino consiste nel rag- cerca una concordia tra il pensiero
mini, Cusano utilizza alcune nozioni giungere l’unificazione della filoso- di Aristotele e quello di Platone
del pensiero neoplatonico: Dio, nel- fia platonica con la teologia cristia- subordinando il primo al secondo.
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 23


L’aristotelismo rinascimentale. in una prospettiva puramente ter- Il ritorno dello scetticismo:
SINTESI CAPITOLO 1

Durante il periodo rinascimentale, la rena, il cui fine immanente è indivi- Michel de Montaigne. N ella rifles-
filosofia aristotelica non svolge af- duato nella virtù. Le conseguenze di sione di Michel de Montaigne (1533-
fatto un ruolo di secondo piano: in- questa posizione antropologica lo 1592) ritroviamo un compiuto tenta-
fatti, essa continua ad avere un’in- portano ad affermare che in natura tivo di sintesi tra scetticismo antico e
fluenza notevole soprattutto in tutto è ordinato secondo leggi deter- mentalità umanistica, e l’intreccio
ambito universitario (Bologna, Pa- ministiche e immutabili. Al princi- tra filosofia scettica e fede cristiana.
dova e Parigi). Tale rinascita si ha sia pio della causalità naturale è ricon- Montaigne matura una posizione di
nelle Facoltà delle Arti, sia nelle Fa- dotta anche la nozione di libero profondo scetticismo nei confronti
coltà di Teologia. arbitrio. delle capacità della ragione umana,
L’esponente di maggior spicco del- Un caso particolarmente significa- che lo porta a sospendere il giudizio
l’aristotelismo rinascimentale è Pietro tivo dell’attenzione riservata dall’ari- e l’assenso di fronte a ogni conoscen-
Pomponazzi (1462-1525). Egli in- stotelismo del Cinquecento è rappre- za certa e assoluta, e ad affidarsi, a li-
tende ricostruire l’intero pensiero di sentato da Jacopo Zabarella (1533- vello morale, ad una fede individua-
Aristotele in base ai princìpi specula- 1589). Il suo intento è quello di met- le e privata. Lo scetticismo sfocia nel
tivi della Fisica, riprendendo dall’am- tere a fuoco i procedimenti che por- conformismo pubblico e nel fideismo
bito metafisico il solo principio di tano all’effettiva conoscenza della na- privato. Per Montaigne la posizione
causalità. Nell’opera L’immortalità del- tura fisica. In due opere, Sul metodo e dello scettico è più vicina al cristia-
l’anima, Pomponazzi sostiene la totale Sul regresso, Zabarella elabora il me- nesimo di quanto non lo sia quella
impossibilità di dimostrare l’immor- todo del regresso. Esso è composto del razionalista, poiché mostrerebbe
talità dell’anima da parte della filo- da due fasi: il metodo compositivo (o la vera natura dell’uomo, la sua costi-
sofia. L’anima intellettiva è per es- sintetico) che parte dai princìpi e da tutiva debolezza e al tempo stesso la
senza mortale, perché il pensiero ha essi procede alla conoscenza delle sua libertà da ogni condizionamento.
sempre bisogno del corpo: è questo cose, e il metodo risolutivo (o anali- Questo atteggiamento porta Mon-
che assicura la funzione intellettiva tico) che parte dal dato e da esso pro- taigne a ritenere non solo che ogni
dell’anima, la quale altrimenti non cede alla considerazione dei princìpi. verità raggiunta dalla nostra cono-
avrebbe alcuna possibilità di agire e di Il metodo del regresso consiste dun- scenza è sempre contingente e dubi-
pensare. Poiché l’immortalità del- que nel risalire dai fenomeni osservati tabile, ma anche che all’uomo fonda-
l’anima sfugge ad ogni dimostrazione ai princìpi in base ai quali essi pos- mentalmente non importa che vi sia
razionale, essa potrà valere soltanto sono essere spiegati e poi nel ridi- qualcosa di vero. L’unica verità che
come un dogma di fede, il quale viene scendere da tali princìpi agli effetti possiamo conoscere si delinea in
provato esclusivamente mediante la che essi producono. Un ruolo fonda- quello che Montaigne chiama
rivelazione e le Sacre Scritture, e pro- mentale è svolto, secondo Zabarella, l’“autoritratto”, in cui l’uomo appa-
prio per questo non può pretendere da una fase intermedia tra questi due re per quello che è: un continuo flui-
un valore universale. Pomponazzi in- momenti, nella quale vengono ela- re di cui possiamo solo descrivere le
terpreta il senso dell’esistenza umana borate le ipotesi teoriche. abitudini e i costumi.

BIBLIOGRAFIA
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24 parte I L’alba della modernità

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trad. di G. Federici Vescovini, Olschki, comprendere questo periodo sono (platonismo, aristotelismo,
Firenze 2003. P.O. Kristeller e Cesare Vasoli, epicureismo) in epoca umanistica
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a cura di L. Radetti, Sansoni, • P.O. Kristeller, Concetti • E. Garin, Il ritorno dei filosofi
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Sulla portata “filosofica” di Petrarca
trad. di P. Casciano, Mondadori, • P.O. Kristeller, Il pensiero e le arti
si veda:
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di Costantino, trad. di G. Pepe, Ponte • C. Vasoli, Umanesimo
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a cura di R. Zanzarri, Città nuova, • C. Vasoli, Filosofia e religione
Roma 2005. nella cultura del Rinascimento, Una sintetica presentazione
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di S. Niccoli, Olschki, Firenze 1987. • G. Santinello, Introduzione a Niccolò
Per ricostruire il dibattito sulla
• M. Ficino, Scritti sull’astrologia, Cusano, Laterza, Roma-Bari 1987;
discontinuità o la continuità tra
a cura di O. Pompeo Faracovi, Bur, • G. Federici Vescovini, Il pensiero
Medioevo e Rinascimento restano
Milano 1999. di Nicola Cusano, Utet, Torino 1998.
essenziali:
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Convito di Platone, a cura di G. Rensi,
Rinascimento in Italia, Sansoni, le ricostruzioni dettagliate in:
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Firenze 1984; • M. Laffranchi, Dialettica e filosofia
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a cura di A. Biondi, testo latino
a fronte, Olschki, Firenze 1995. di un dibattito, La Nuova Italia,
Firenze 1975. Su Ficino si veda l’ultima ricostruzio-
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sull’immortalità dell’anima, trad. Un’interessante rassegna a più voci • P.O. Kristeller, Il pensiero filosofico
di V. Perrone Compagni, Olschki, dei “tipi” caratteristici dell’epoca di Marsilio Ficino, Le Lettere,
Firenze 1999. rinascimentale (il principe, il condot- Firenze 2005.
• P. Pomponazzi, ll fato, il libero tiero, il cardinale, il cortigiano, il filo-
arbitrio e la predestinazione, trad. di sofo e il mago, il mercante, il banchie- Per comprendere l’opera di Pico
V. Perrone Compagni, Aragno, Torino re, l’artista, la donna) è offerto in: come esigenza di un rinnovamento
2004. • E. Garin (a cura di), L’uomo del dell’immagine dell’uomo (in profonda
• J. Zabarella, Opera logica, Colonia Rinascimento, Laterza, Roma-Bari unità con la tradizione) e insieme
1597, rist. anast. Olms, Hildesheim 20077. come inizio del distacco tra il nuovo
1966 (non tradotto in italiano). e l’antico si può leggere:
Una ricostruzione particolarmente • H. De Lubac, L’alba incompiuta del
attenta a rilevare le ambiguità e le Rinascimento: Pico della Mirandola,
contraddizioni che attraversano l’inte-
Studi critici ra cultura rinascimentale è quella di:
Jaca Book, Milano 1977.
Per la ricostruzione storico-filosofica • M. Ciliberto, Pensare per contrari. Sul pensiero di Montaigne si può
del Rinascimento sono fondamentali Disincanto e utopia nel Rinascimento, vedere in sintesi:
gli studi di Eugenio Garin. Si vedano Edizioni di Storia e Letteratura, Roma • N. Panichi, I vincoli del disinganno.
in proposito: 2005. Per una nuova interpretazione di
• E. Garin, Medioevo e Rinascimento, Montaigne, Olschki, Firenze 2004.
Sulla tradizione ermetica e il suo
Studi e ricerche, Laterza, Roma-Bari
influsso sul pensiero rinascimentale Resta poi un libro di acuta
1993;
è fondamentale: suggestione quello di:
• E. Garin, L’Umanesimo italiano.
• F.A. Yates, Giordano Bruno • J. Starobinski, Montaigne.
Filosofia e vita civile nel Rinascimento,
e la tradizione ermetica, Laterza, Il paradosso dell’apparenza, il
Laterza, Roma-Bari 1993;
Roma-Bari, 20069. Mulino, Bologna 1984.
• E. Garin, La cultura filosofica del
Rinascimento italiano, Ricerche e Per comprendere il contesto delle dot- Infine, in un ideale ritorno all’inizio
documenti, Bompiani, Milano 2001; trine magiche del Rinascimento si veda: del capitolo si veda:
• E. Garin, Umanisti, artisti, scienziati. • D.P. Walker, Magia spirituale • A. Acciani (a cura di), Petrarca
Studi sul Rinascimento italiano, e magia demoniaca da Ficino e Montaigne. L’arte imperfetta
Editori Riuniti, Roma 1989. a Campanella, Aragno, Torino 2002. dell’io, Progedit, Bari 2006.
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Dal Quattrocento al Cinquecento: rotture e continuità della tradizione capitolo 1 25


ESERCIZI
1. Che rapporto intercorre tra la scoperta dell’io e l’eredi- .................................... sono in Dio. ............................, a
tà medievale nell’età dell’Umanesimo e del Rinascimen- sua volta, è esplicazione della complicazione, per cui
to? (max 8 righe) .................... è in tutte le cose ed è ............................, cioè
delimitazione, dell’unità nella molteplicità delle cose.
2. Esplicita i tratti fondamentali della concezione antro-
pologica rinascimentale (max 10 righe). 11. Elabora un testo sul rapporto fra Dio e l’Universo in
Cusano mostrandone le ricadute in ambito cosmologico
3. Perché nella poesia di Petrarca è possibile ravvisare la (max 15 righe).
nascita della concezione moderna dell’io? (max 8 righe)
12. Chiarisci la differenza fra sapienza, scienza e conget-
4. Di quali dottrine si nutre la rinascita dell’antico nell’età tura in Cusano. (max 8 righe)
dell’Umanesimo e del Rinascimento? (max 8 righe)
13. Qual è il fine della ricerca filologica in Valla? (max 5
5. Spiega perché la riflessione sull’uomo e quella sulla righe)
natura costituiscono i due volti di un nuovo modo di fare
filosofia (max 8 righe). 14. Esponi la concezione dell’essere in Ficino sviluppan-
do i seguenti punti:
6. Come si spiega il fascino esercitato sulla cultura uma-
nistico-rinascimentale dai profeti pagani Ermete, Zoro- a. le articolazioni dell’essere;
astro ed Orfeo? Quali effetti ha prodotto nella visione del- b. il ruolo dell’anima umana;
l’uomo e del mondo? (max 10 righe) c. l’apporto dell’amore e della magia (max 15 righe).

7. Quale influenza ha esercitato il Corpus hermeticum 15. Su quali basi Pico della Mirandola fonda il tentativo di
sull’antropologia rinascimentale? (max 8 righe) conciliare il pensiero di Platone e quello di Aristotele?
(max 8 righe)
8.Quali eventi hanno favorito la rinascita del platonismo
nel Quattrocento? (max 5 righe) 16. Esplicita la concezione dell’anima umana secondo
Pomponazzi (max 8 righe).
9. Come si configura il rapporto fra l’intelletto umano e la
verità secondo Cusano? E quale metodo di conoscenza 17. Chiarisci la differenza fra causalità naturale e libero
ne consegue? (max 15 righe) arbitrio in Pomponazzi (max 8 righe).

10. Completa il brano inserendo le espressioni di seguito 18. Spiega in che cosa consiste il metodo del regresso
riportate: elaborato da Zabarella (max 10 righe).
tutte le cose • Dio • nozioni neoplatoniche • contrazione •
complicazione • l’infinità di Dio • l’Universo • l’infinità 19. Come si spiega la diffusione dello scetticismo in età
dell’Universo rinascimentale? (max 8 righe)
Avvalendosi di ...................................., ripensate all’inter-
no della dottrina cristiana della creazione, Cusano risolve 20.Chiarisci il nesso fra scetticismo, conformismo e fidei-
il problema del rapporto fra .................................... e smo in Montaigne (max 8 righe).
.................................... servendosi dei concetti di compli-
cazione, esplicazione e contrazione. Dio nel suo essere è 21. A quale tipo di verità ci consegna l’“autoritratto” di
la ........................................ di tutte le cose reali, per cui Montaigne? (max 8 righe)
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capitolo 2
L’istanza
di una nuova
coscienza religiosa
e la disputa
sulla libertà
e sulla grazia

1 La Riforma protestante A dire il vero, la parola “riforma” era sempre


stata presente nella storia della Chiesa latina me-
dievale: essa indicava per lo più i fermenti e i
movimenti nati al seguito di personalità partico-
La Riforma protestante costituisce uno degli av- larmente significative – i “santi” o i “puri” – la cui
venimenti più drammatici e insieme più inci- voce profetica si alzava dall’interno del popolo cri-
denti nella storia dell’Europa moderna: assieme stiano, arrivando a pressare le stesse gerarchie ec-
all’ideale umanistico dell’uomo come centro e clesiastiche, con l’esigenza di una maggiore radi-
misura dell’Universo, che si afferma soprattutto calità evangelica e la condanna della corruzione
nella cultura del Rinascimento italiano, è proprio dei costumi. Rispetto ai movimenti accolti e pie-
nella riforma religiosa del protestantesimo che namente valorizzati dalla sede di Roma come “cat-
matura infatti l’immagine prettamente moderna tolici”, cioè come un richiamo e un segno di auto-
dell’io come coscienza individuale. Con la diffe- riforma indicato a tutti i fedeli (per esempio quello
renza, però, che mentre l’uomo del Rinascimento nato dal carisma di Francesco d’Assisi), i movi-
enfatizza al massimo le sue capacità naturali, menti che invece, partendo dall’iniziale esigenza
l’uomo della Riforma concepisce sé stesso nel se- spirituale, arrivavano a sostenere dottrine diverse
gno di una radicale incapacità, quella di un’uma- da quelle ortodosse definite dalla tradizione o ad-
nità intrinsecamente corrotta dal peccato e tutta dirittura sceglievano di rompere l’unità con l’unico
ripiegata nel suo limite. Si tratta in definitiva “corpo di Cristo” presente sulla Terra (per esem-
dell’ambiguità tipica dell’antropologia moderna, pio i catari o gli albigesi), erano condannati come
in cui il volto “prometeico” dell’uomo (dall’eroe eterodossi; ma, di fatto, anch’essi non sono mai
greco Prometeo, colui che compì la straordinaria giunti a una reale spaccatura della Chiesa.
impresa di rubare il fuoco agli dèi) è l’altra fac- La questione della riforma cambia invece total-
cia della sua impotenza di fronte a una verità ir- mente con il protestantesimo. Il termine ha in ori-
raggiungibile e ad una salvezza completamente al gine il duplice significato di ‘protesta’ e di ‘testimo-
di fuori della sua portata. nianza’ (dal verbo pro-testari), e più esattamente
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L’istanza di una nuova coscienza religiosa e la disputa sulla libertà e sulla grazia capitolo 2 27
nasce dalle reazioni di alcuni prìncipi tedeschi che
rivendicavano la libertà di coscienza e i diritti
2 Gli albori della Riforma in Germania:
delle minoranze religiose, contro le misure op- l’esperienza di Martin Lutero
pressive ordinate dalla Dieta di Spira nel 1529, che
non permetteva più ai prìncipi, come era stato loro N ato nel 1483 in una città della Sassonia,
precedentemente concesso, di seguire ciascuno la Lutero riceve un’educazione austera e imper-
propria religione nella regione da essi controllata niata su una forte religiosità. Compie i suoi
(cuius regio, eius religio). Ma, strettamente intrec- studi a Mansfeld e a Magdeburgo, dove impara
ciato con questo motivo di ordine politico-reli- mirabilmente il latino ecclesiastico, e frequenta
gioso, la Riforma aveva evidenziato una ragione poi l’Università di Erfurt, dove entra subito in
squisitamente teologico-dottrinale, attraverso una conflitto con la classe intellettuale, in parte
riformulazione del rapporto tra la grazia divina e arroccata sulla tradizione scolastica, in parte
la libertà umana che rompeva radicalmente con coinvolta nel nuovo clima umanistico. La sua
la tradizione cattolica. Questo stretto intreccio attenzione si rivolge soprattutto all’Etica
tra ragioni politiche e ragioni teologiche trovò il Nicomachea di Aristotele, al nominalismo di
suo punto di più netta espressione nella figura di Ockham (studiato attraverso il commento
un uomo che ha segnato non solo la storia della dello scolastico Gabriel Biel), agli scritti di
Chiesa e della teologia, ma anche quella della fi- Agostino e alle Sentenze di Pietro Lombardo,
losofia dell’età moderna: Martin Lutero. leggendo le quali comincia a meditare sul pec-
cato originale, considerato come quella legge
1. Individua la definizione corretta di Riforma protestante:
autoverifica

della carne che, al pari di un’“esca”, suscita la


a. un movimento religioso di riforma che condanna la corru- perdita della giustizia originaria. N el 1505 gli
zione delle gerarchie ecclesiastiche senza tuttavia produrre
una divisione della Chiesa. accade un fatto che egli interpreta come un
b. un movimento religioso avviato da Lutero e teso a riabili- segno: nel corso di una grande tempesta, solo
tare la natura umana secondo l’ideale umanistico. per poco non viene ucciso da un fulmine.
c. un movimento religioso di protesta promosso da alcuni
prìncipi tedeschi seguaci di Lutero che produsse una spac- Scampato alla morte, fa voto di abbracciare la
catura della Chiesa. vita monastica, ed entra nel convento agosti-
d. un movimento religioso patrocinato da Lutero e confinato niano-eremitano di Erfurt.
a una disputa teologico-dottrinale sul rapporto tra la grazia
divina e la libertà umana. Accompagnato da una costante “tentazione di
tristezza”, tormentato dall’immagine della nulli-
tà dell’uomo di fronte a Dio e dal terrore del
peccato, Lutero concepisce la vita monastica
Le religioni in Europa dopo la metà del XVI secolo

REGNO Uppsala
Cattolici
DI NORVEGIA REGNO
Luterani
REGNO REGNO Oslo DI SVEZIA come una fuga dell’anima alla ricerca di una sal-
Calvinisti D’IRLANDA DI SCOZIA vezza fuori di sé. Nel 1507 riceve l’ordinazione
Edimburgo
Stoccolma sacerdotale e nel 1508 si trasferisce nel mona-
REGNO stero di Wittenberg, dove l’anno seguente inizia
Dublino D’INGHILTERRA
la sua attività accademica insegnando fisica e
dialettica. Nel 1510, in occasione del suo primo
Londra Amburgo
Brema
Utrecht Berlino
viaggio a Roma, resta profondamente turbato
Oceano Francoforte Lipsia
Praga
dalla corruzione della Chiesa, che gli sembra
Atlantico
Nantes
Parigi
Strasburgo Norimberga occuparsi soltanto di affari mondani e strategie
REGNO
REGNO DI FRANCIA Zurigo Vienna
politiche. Tornato in Germania, nel 1512 conse-
DI PORTOGALLO gue il dottorato in teologia e poco dopo diviene
Ginevra
Bordeaux
SACRO ROMANO IMPERO
professore di scienze bibliche presso l’Univer-
Avignone
Milano
Venezia sità di Wittenberg: fra il 1513 e il 1518 tiene
Lisbona
REGNO Saragozza
DI SPAGNA STATO
delle Lezioni sui Salmi e commenta alcune lette-
Madrid Barcellona PONTIFICIO re di san Paolo. Dai salmi matura l’idea che
Roma “dinanzi a Dio” l’uomo è solo peccatore, e che
Napoli
Granada la parola di Dio può salvarlo unicamente se egli
Mar Mediterraneo assume la disposizione dell’umiltà; attraverso
l’esegesi paolina, invece, si approfondisce il suo
sguardo sul peccato: esso non indica soltanto
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28 parte I L’alba della modernità

un difetto della volontà o un suo mancato slan- La Chiesa non comprende immediatamente la
cio, che si possa correggere, bensì una sua “tota- portata dell’evento, e soltanto un anno dopo
le mancanza”. L’uomo non solo pecca, ma è pec- inizia un’aperta disputa col monaco agostinia-
catore: il peccato non è semplicemente un erro- no: una volta ammonito con la bolla papale
re o una debolezza, bensì una condizione ontolo- Exsurge Domine (1520), Lutero viene chiamato
gica, che risiede nel cuore stesso dell’uomo, in giudizio ed esortato a ritrattare le sue tesi,
un’inversione o perversione permanente della che egli però difende con fermezza e ostinazio-
sua natura creata. Segnato in maniera indelebi- ne, ottenendo con ciò la scomunica come ereti-
le dalla “concupiscenza”, il cuore dell’uomo co e l’esilio dall’Impero. Con l’editto di Worms
risulta così incurvato in sé stesso (incurvitas in (1521) vengono poi messi al bando i suoi scrit-
se ipsum), vale a dire nella sua costitutiva ten- ti. Protetto dall’elettore di Sassonia, trova rifu-
denza al male. gio nella fortezza di Wartburg: qui inizia la sua
Leggendo poi la Lettera ai Romani di san grande opera di traduzione della Bibbia in tede-
Paolo, Lutero avrà una rivelazione, che sarà sco. In questi anni Lutero denuncia la condizio-
ricordata come l’“evento della torre” (giacché il ne “esule” del popolo di Dio sotto il Papato
suo studio si trovava nella torre del monastero (nello scritto La cattività babilonese della
degli agostiniani eremitani di Wittenberg): Chiesa), e contemporaneamente approfondisce
l’unica cosa che può giustificare la condizione la sua concezione della libertà umana con lo
miserabile – cioè può renderla giusta o può scritto Il servo arbitrio, in cui entra in polemica
redimerla – è la fede. La giustizia divina si rive- con le tesi sul libero arbitrio avanzate da
la all’uomo, mediante il Vangelo, solo in una Erasmo da Rotterdam [ 2.3].
modalità passiva: e questo non significa che il Nel 1522 Lutero torna a Wittenberg, dove si
peccatore è giustificato dal suo atto di fede (se dedica a un’opera di consolidamento della
così fosse si tratterebbe ancora di uno sforzo nuova Chiesa riformata, nel frattempo diffusa-
umano), ma piuttosto che l’uomo riceve la gra- si in tutta la Germania. N el 1524 inizia la
zia esclusivamente per iniziativa divina. cosiddetta “rivolta dei contadini”: una setta
È proprio in questa personale esperienza di ereticale di anabattisti, capeggiata da Thomas
fede l’atto di nascita e il cardine della Riforma Müntzer, insorge in nome della religione con-
protestante: la giustizia non deriva mai dalle tro il servaggio feudale, la proprietà privata e
opere dell’uomo, ma solo dalla fede; e la fede non tutte le strutture del sistema sociale, distrug-
c’entra nulla con la libertà umana, ma solo con la gendo castelli, chiese e monasteri. Travolto e
grazia divina. Di qui nasce lo scandalo di Lutero turbato dagli avvenimenti, Lutero si schiera
di fronte alla predicazione del domenicano con i prìncipi contro le ribellioni brigantesche
Johann Tetzel, il quale – sostenuto dall’arcive- dei contadini, anche per far fronte al rischio di
scovo di Mainz e indirettamente anche dalla una restaurazione cattolica. Questa scelta con-
Sede di Roma – offriva la possibilità di trasfor- traddice in qualche modo la spinta libertaria
mare la meritata penitenza per i peccati nell’ac- che è all’origine del movimento riformato, ma
quisto pecuniario delle indulgenze (cioè della è coerente con i princìpi enunciati nello scritto
remissione delle pene). Contro il commercio intitolato Alla nobiltà cristiana di nazione tede-
delle indulgenze, nel 1517 Lutero scrive una sca (1520) nel quale si esprimeva una conce-
disputazione costituita da 95 tesi, che – secon- zione dell’autorità schiettamente medievale,
do una leggenda – affigge sul portone della secondo cui i popoli sono soggetti in ogni caso
chiesa di Wittenberg. alle autorità costituite, che sono da considerar-
si emanazione di Dio.

“ Il Signore e maestro nostro Gesù Cristo dicen-


do: “Fate penitenza, ecc.” volle che tutta la vita
dei fedeli fosse una penitenza [tesi 1];
Abbandonato definitivamente l’abito mona-
stico, nel 1525 Lutero sposa Katharina von Bora.
Nel frattempo divampano le polemiche: a Gotha
Questa scandalosa predicazione delle indul- si costituisce una Lega per la difesa della dottrina
genze fa sì che non sia facile neppure ad uomi- evangelica, che risponde alla minaccia dei Tur-
ni dotti difendere la riverenza dovuta al papa chi ponendo definitivamente la dottrina nelle
dalle calunnie e dalle sottili obiezioni dei laici mani dei signori territoriali; inizia, inoltre, una
[tesi 81].
” controversia con il riformatore svizzero Hul-
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L’istanza di una nuova coscienza religiosa e la disputa sulla libertà e sulla grazia capitolo 2 29
dreich Zwingli [ 2.4.3] sulla validità dell’euca-
ristia, anche se a Ginevra le idee della Riforma
3 Erasmo da Rotterdam e Lutero:
troveranno diffusione soprattutto per opera di libero o servo arbitrio?
Calvino [ 2.4.3]. Mentre il credo protestante
acquista una prima definizione confessionale Erasmo da Rotterdam (1466-1536) sembrerebbe
(ad opera del suo seguace Melantone:  2.4.2), essere per così dire il contraltare di Lutero: uma-
Lutero prosegue la sua attività esegetica – nel nista di stampo europeo, cattolico romano e
1534 compare la prima edizione critica della difensore della libertà umana. Ma, al tempo stes-
Bibbia in tedesco; ma l’apertura del concilio di so, egli condivide e in qualche modo anticipa –
Trento [ 2.5.1], nel 1545, segna l’inizio della da un fronte diverso – la posizione del monaco
Controriforma cattolica che porterà alla defini- tedesco. Erasmo è il rappresentante per eccellen-
tiva condanna delle dottrine protestanti da parte za di quello che si può chiamare l’umanesimo
della Chiesa. Lutero, ammalatosi durante il suo evangelico, che con l’umanesimo laico condivi-
soggiorno a Smalcalda – sede della Lega degli de l’insistente richiamo alla purezza delle origini
Stati protestanti tedeschi, che da un lato soste- del cristianesimo. Questo significa per lui un’at-
nevano la Riforma ma dall’altro la condiziona- tenzione particolare alle fonti primarie delle
vano pesantemente – si spegne ad Eisleben nel Sacre Scritture e dei Padri della Chiesa, e per
1546, non senza aver dato l’ultima pesante stoc- loro tramite un ritorno alle testimonianze delle
cata alla Chiesa di Roma con lo scritto Contro il primitive comunità cristiane, nelle quali era pos-
Papato di Roma fondato dal diavolo. sibile ritrovare quella genuinità evangelica che
poi sarebbe stata soffocata dalle dispute teologi-
1. La tormentata religiosità luterana si esprime che e filosofiche della Scolastica e dalla corru-
autoverifica

nei seguenti convincimenti: zione morale della Chiesa.


a. la salvezza si offre all’uomo peccatore Per Erasmo la figura di Cristo incarna soprat-
esclusivamente per iniziativa divina. V F tutto un ideale di perfezione morale, che agli
b. il peccato ha corrotto intimamente occhi del mondo può apparire anche una stol-
la natura dell’uomo votandolo al male. V F
c. il principio di autorità è valido unicamente
tezza ingenua, ma agli occhi del cristiano è una
nel dominio civile. V F sana “follia”. E difatti, nel suo scritto Elogio della
d. il peccato indica appena un indebolimento follia (1511) Erasmo sottolineerà che quest’ul-
della volontà umana. V F tima è in realtà la suprema saggezza del Van-
gelo, non più intesa come dottrina e come culto,
ma come una pratica di vita che rifugge dai con-
flitti e testimonia, attraverso la tolleranza, la pace
di Cristo. Come aveva affermato nel suo Ma-
nuale del soldato cristiano (1502), la battaglia va
combattuta contro le diatribe teologiche con
La situazione religiosa in Germania nel 1555

l’arma della lettura diretta della Bibbia. Ed è pro-


Mare
del Amburgo prio l’edizione critica a stampa del Nuovo Testa-
Nord Brema
Berlino mento, con il testo greco e la traduzione latina,
Utrecht
Münster Wittenberg l’opera che guadagnò ad Erasmo una risonanza in
Anversa Colonia Smalcalda Dresda
tutta Europa, accresciuta poi anche dalle sue edi-
Mühlberg
zioni critiche di testi dei Padri della Chiesa.
Norimberga Prima che Lutero facesse scoppiare la sua op-
Metz
Ulma posizione alla Chiesa di Roma, Erasmo aveva già
Strasburgo Strasburgo
Augusta
espresso delle critiche analoghe, e questo spiega
Vienna
non solo il fatto che all’inizio egli si mostra so-
Monaco
Salisburgo
stanzialmente concorde con il monaco ribelle, ma
anche che nel 1519 lo stesso Lutero abbia cercato
Protestanti
Trieste il consenso e l’appoggio di Erasmo, attribuendo-
Cattolici
gli addirittura la paternità della sua riforma.
Protestanti e Cattolici
L’umanista Erasmo rimane però un semplice
spettatore della rivolta luterana, limitandosi ad
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30 parte I L’alba della modernità

esortare le parti in causa a comporre il dissidio; Lutero non lascia cadere la provocazione di
e se da un lato egli prende le difese di Lutero da- Erasmo e gli replica prontamente, scrivendo il
vanti alla Chiesa di Roma, al tempo stesso cerca Servo arbitrio (1525), nel quale rilancia e radica-
di scagionarsi davanti ai vescovi cattolici, affer- lizza il carattere non libero della natura umana.
mando più un’ambigua neutralità che una reale Appellandosi all’interpretazione diretta e testua-
pacificazione. le della “sola Scrittura” e rifiutando decisamente
Nel suo soggiorno “neutrale” a Basilea, lonta- la tradizione teologica della Chiesa (posizione,
no dai tumulti politici divampati attorno alla questa, condivisa in gran parte dallo stesso
Riforma, Erasmo si decide – su sollecitazione Erasmo), Lutero considera la libertà più come
del clero – a prendere posizione su quello che una prerogativa divina che come una capacità
gli sembra il nucleo essenziale della posizione umana: in Dio essa è assoluta e senza alcun vin-
luterana, vale a dire la svalutazione radicale colo esterno alla stessa volontà divina (in questo
della libertà umana rispetto alla salvezza che si Lutero ricalca la posizione di Ockham); nell’uo-
ottiene solo attraverso la fede, cioè per pura gra- mo invece essa è presente limitatamente alle
zia. Di qui nasce lo scritto sul Libero arbitrio, in relazioni che egli instaura con le cose mondane,
cui l’umanista, all’indomani della condanna ma è completamente assente nella relazione con
papale delle tesi riformate, cerca pacatamente di Dio, di fronte al quale l’uomo è radicalmente
arrivare ad una pacificazione, richiamandosi da non libero [ T2].
un lato all’autorità delle Scritture e della tradi- A differenza della tradizione, tuttavia, per Lu-
zione e dall’altro all’autorità della ragione, in tero questa mancanza non è la conseguenza di
nome del buon senso comune. una “caduta”, bensì è radicata nella stessa creatu-
Già in uno scritto del 1520 dedicato alla Libertà ralità. In altri termini, il libero arbitrio va pensato
cristiana, Lutero aveva distinto tra la posizione solo come una facoltà morale all’interno della
dell’uomo carnale, assoggettato al peccato e quindi sfera mondana: in questo senso esso costituisce
schiavo di tutte le cose, e quella dell’uomo spiri- come il “seme del bene”, “la cosa più nobile che
tuale che è invece totalmente libero, in quanto ri- vi è nell’uomo”. Invece a livello ontologico, cioè
generato dalla grazia divina. Di conseguenza, non considerando non il dovere morale ma l’essere na-
è la volontà umana a produrre liberamente la fede turale dell’uomo, l’arbitrio non può più essere
e la salvezza, ma al contrario è la fede, cioè la gra- considerato come “libero”, ma solo come “servo”
zia, che ha come suo frutto la libertà. del peccato, e tutte le volte che l’uomo pretende
Secondo Erasmo, invece, il peccato originale di legittimarsi da sé stesso (appunto come un es-
non ha impedito del tutto la libertà del volere, ma sere libero), egli cade inevitabilmente in errore.
l’ha semplicemente indebolita: anche in quanto Ma se la volontà è prigioniera del peccato, la li-
peccatore, nell’uomo resta ancora la volontà “na- bertà diviene solo un ostacolo alla salvezza, poi-
turale” di rialzarsi dal proprio peccato. Tuttavia, ché l’uomo può volere propriamente solo il male.
tale capacità è resa possibile dalla “grazia che pre-
viene” o “grazia operante”, la quale insinua nel-
1. L’ideale religioso di Erasmo si configura come:

autoverifica
l’uomo il disprezzo di sé e il desiderio della con-
a. una svalutazione radicale della libertà umana. V F
versione; è seguita poi dalla “grazia cooperante”,
b. la promozione della lettura diretta
che facilita l’adesione ultima ad una decisione già della Bibbia da parte dei fedeli. V F
presa, ed è compiuta dalla “grazia che conduce c. la ricerca della concordia tra le diverse anime
a buon fine”. In sostanza, è l’opera della grazia – del cristianesimo ispirata al principio dell’unità
in quanto essa sollecita, trascina e compie la li- della Chiesa. V F
bertà – a farci percepire la nostra manchevolezza d. il recupero dell’originario spirito
delle comunità cristiane. V F
e a condurci con ciò alla salvezza. La principale
preoccupazione dell’umanesimo evangelico di 2. Secondo Lutero:
Erasmo risiede dunque nella salvaguardia di una a. l’arbitrio dell’uomo è servo del peccato. V F
certa autonomia e libertà naturale nell’uomo: se- b. la libertà di Dio è assoluta. V F
guendo la pedagogia del Vangelo, infatti, la ra- c. la libertà dell’uomo è da intendersi
gione umana scopre in sé la capacità di compren- come dovere morale. V F
dere il comando morale di Dio e la volontà di d. la libertà è un connotato ontologico
della natura umana. V F
metterlo in pratica.
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L’istanza di una nuova coscienza religiosa e la disputa sulla libertà e sulla grazia capitolo 2 31
dizione per ricevere la grazia divina: al contra-
4 Grazia e giustizia rio, il pentimento costituisce già un segno e un
nelle dottrine riformate frutto della grazia.

1. La dottrina della grazia dei protestanti prescrive che:

autoverifica
4.1 La “grazia giustificante”
a. l’uomo merita la giustificazione attraverso
Nella concezione luterana, l’umanità perduta ha le opere. V F
come unica chance quella di ricevere l’immerita- b. il desiderio di espiazione dell’uomo è un requisito
in vista della salvezza. V F
to favore divino capace di redimerne il peccato c. Dio salva l’uomo esclusivamente in base
e di giustificarla, cioè di rimetterla nel giusto all’espiazione vicaria di Cristo. V F
rapporto con Dio. In questa azione divina risie- d. la giustificazione che proviene da Dio opera
de la “grazia giustificante”. nel senso di un processo graduale
All’inizio Lutero riteneva che la giustizia divi- di perfezionamento morale dell’uomo. V F
na dovesse incontrare una richiesta dell’uomo,
e che cioè fosse la risposta ad un’iniziativa
umana, la qual varrebbe in tal modo come con- 4.2 La “fede giustificante”
dizione della salvezza. Successivamente egli ret-
tifica questa dottrina (ritenendola ancora trop- La fede, per Lutero, non si basa su una cono-
po simile a quella di Pelagio:  Il pelagianesi- scenza storica (gli eventi documentabili della
mo), e sostiene invece che è Dio stesso ad adem- venuta di Cristo sulla Terra) ma è qualcosa che
piere le condizioni per la salvezza, donando riguarda esclusivamente il singolo individuo:
gratuitamente al peccatore ciò di cui questi ha una fede che si accontenti di credere nell’atten-
bisogno per essere giustificato. In altri termini, dibilità storica dei Vangeli, in primo luogo, non
la promessa di salvezza fatta da Cristo si può sarebbe una “fede giustificante”, cioè che rende
realizzare solo se all’uomo è data la possibilità giusto l’uomo peccatore. In secondo luogo, essa
di meritarsela, quasi pagando un prezzo per implica una fiducia incrollabile nelle promesse
riscattare la propria umanità perduta. Ma que- di Dio, ovvero la capacità di affidarsi totalmente
sto è impossibile per l’uomo, e la novità annun- a lui. Tuttavia, l’efficacia della fede non dipende
ciata dal Vangelo risiede proprio nel fatto che dall’intensità con cui crediamo, bensì dall’affida-
tale condizione è stata adempiuta da un altro, il bilità di colui in cui crediamo. In altri termini,
quale si è fatto carico delle colpe dell’uomo e le nella giustificazione solo Dio è attivo, mentre
ha espiate in sua vece: è la dottrina dell’espia- l’uomo è “meramente passivo”: è a questo che si
zione vicaria di Cristo. riferisce la celebre espressione luterana, secondo
In questa prospettiva, non solo le opere buone, cui la salvezza avviene esclusivamente mediante
ma neanche il pentimento dell’uomo per i pro- la fede (sola fide), cioè per un dono gratuito di
pri peccati possono essere intesi come una con- Dio, e senza l’intervento di alcuna opera umana
(le opere non sono la causa, bensì il risultato
della giustificazione) [ T47].
Nelle Lezioni sulla Lettera ai Romani (1515/16),
Lutero sviluppa l’idea di una “giustizia aliena”,
Il pelagianesimo cioè puramente esterna, nel senso che la giusti-
ficazione divina non trasforma l’essere stesso del
Eresia sviluppatasi intorno al IV seco- credente, ma lo riveste semplicemente come un
lo ad opera del monaco Pelagio, il qua- “manto”. In tal modo, se è vero che la giustizia
le, rinnegando la dottrina del peccato ori- non viene all’uomo dall’interno ma dall’esterno,
ginale, affermava la possibilità per l’uo-
mo di salvarsi con le sue sole forze. In
cioè da Dio, è anche vero che essa resta anche
questo senso, Pelagio reinterpretava sempre estrinseca rispetto a lui, cioè non coin-
la grazia come la stessa natura do- cide mai con una sua trasformazione ontologica.
nata da Dio nella creazione, «Dentro di noi, cioè ai nostri stessi occhi», scrive
depotenziandone il ruolo Lutero, noi uomini rimaniamo tutti peccatori,
nella salvezza. compresi i santi; è solo «dal di fuori», che pos-
siamo essere giustificati, in base a come «ci giu-
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32 parte I L’alba della modernità

dica Dio». E Dio ci giudica attraverso un atto di alla salvezza. Staccata completamente dalle for-
imputazione: non imputandoci più i nostri pec- me ecclesiastiche, la religione deve invece identifi-
cati (cioè come noi siamo realmente) ma impu- carsi con il potere civile, con la conseguenza che
tandoci piuttosto i meriti acquisiti da Cristo (cioè tutti i seguaci di altre confessioni (soprattutto i
come noi speriamo di essere in virtù della sua cattolici) devono essere perseguitati e annienta-
grazia), e in tal modo giustificandoci. ti con la forza delle armi.
L’uomo cristiano, dunque, non sarà mai per- Nella dottrina luterana della giustificazione ri-
fettamente giusto, ma «insieme peccatore e giu- manevano aperti diversi problemi e si evidenzia-
sto: peccatore di fatto, ma giusto nella reputa- vano alcuni aspetti di ambiguità, come per esem-
zione di Dio e nella sua sicura promessa di libe- pio la funzione di Cristo o il rapporto fra la
rarlo dal male fino a completa guarigione. In grazia divina e la libertà umana. A tali problemi
questi termini si può dire che, nella speranza, è cercò di dare soluzione Giovanni Calvino (1509-
perfettamente guarito» [Lezioni sulla Lettera ai 1564), riformatore francese che ha legato il suo
Romani, 4, 7]. nome alla città di Ginevra, divenuta sotto il suo
Queste idee saranno sviluppate in particolare influsso una città identificata con la nuova Chiesa
da Filippo Melantone (1497-1560) un umanista riformata, vale a dire un ordinamento politico
tedesco amico e allievo di Lutero, che abbraccerà esplicitamente costruito come il Regno di Dio
la Riforma e ne fornirà il primo sistema dottrinale sulla Terra. Nella Ginevra calvinista il potere ci-
organico nell’opera sui Luoghi comuni teologici, vile aveva il compito di indirizzare, regolamen-
composta nel 1521 e rielaborata diverse volte tare e, nel caso, reprimere non solo i costumi o i
sino al 1559. A differenza della dottrina cattolica, divertimenti ma tutte le pratiche sociali, con
secondo la quale il peccatore è reso giusto nel suo l’obbligo di espellere dal suo interno ogni dissi-
intero essere e quindi intimamente santificato dente a livello dottrinale e morale (come fu il
(in quanto partecipante alla divinità di Cristo), caso dello spagnolo Michele Serveto, messo al
per Melantone invece egli è solo considerato o di- rogo per le sue convinzioni eretiche sulla Trinità).
chiarato giusto dinanzi al tribunale celeste (in A livello dottrinale Calvino sottolinea il fatto
foro divino). In questo secondo caso si parla dun- che, prima ancora della giustificazione per fede
que non di una giustificazione ontologica, ma e della rigenerazione morale, la salvezza dipende
solo di una “giustificazione forense”, e la si dif- innanzitutto dall’unione dell’uomo con Dio. Ma
ferenzia chiaramente dalla santificazione del- tale unione non è una realtà offerta a tutti: se-
l’uomo, che non è più intesa come un cambia- condo la dottrina calvinista della predestina-
mento già in atto nel presente, ma come un zione, infatti, Dio stesso avrebbe scelto in anti-
processo graduale nel futuro. cipo a chi donare e a chi non donare la salvezza.
In tal modo si radicalizzano due elementi tipici
della Riforma protestante, vale a dire la sottoli-
neatura dell’assoluta sovranità di Dio, da un
4.3 Potere civile e predestinazione lato, e quella della sostanziale incapacità del-
l’uomo dall’altro, così che una teologia sostanzial-
In area svizzera, in particolare con Huldreich mente volontaristica (in cui cioè il criterio ultimo
Zwingli (1484-1531), il pensiero della Riforma è l’assoluta e imperscrutabile volontà divina) si
assume un accento spiccatamente etico-civile: coniuga con un’antropologia fondamentalmente
Cristo costituisce un mero esempio di moralità pessimistica, dal momento che la libertà umana è
e non opera direttamente nell’uomo una rigene- completamente destituita di ogni potere.
razione della sua natura corrotta, bensì lo indu- Nell’Istituzione della religione cristiana (1559)
ce semplicemente ad imitarlo; e l’uomo, piutto- di Calvino la dottrina della predestinazione si pre-
sto che sentire e accogliere su di sé il perdono senta come il punto di confluenza tra l’onnipo-
salvifico, deve fare lo sforzo di adeguarsi al mes- tenza divina e il peccato umano. Già Agostino,
saggio cristiano attraverso una condotta morale nella sua disputa contro i pelagiani, aveva affer-
irreprensibile. Per una tale condotta non servo- mato che di per sé l’umanità sarebbe tutta condan-
no né la Chiesa, che Zwingli cercò di distrugge- nata alla dannazione se Dio non avesse scelto un
re in tutte le sue forme esterne, né i sacramenti, gruppo di eletti; ma la tradizione cattolica aveva
che non hanno alcuna efficacia reale in ordine sempre inteso la scelta preferenziale operata da Dio
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L’istanza di una nuova coscienza religiosa e la disputa sulla libertà e sulla grazia capitolo 2 33
non come esclusiva, ma come introduttiva alla gnarsi la salvezza con le loro opere, ma agli eletti
redenzione universale di tutti gli uomini, e aveva è dato di riuscire nelle loro attività. Così i prede-
condannato coloro che dividevano l’umanità in stinati hanno la fisionomia degli uomini di suc-
senso manicheo (una parte con Dio e una con il cesso, sono, come ha detto qualcuno, l’identikit
demonio). Con Calvino, invece, viene enfatizzata dei “capitalisti” [ Protestantesimo e capitalismo].
proprio in maniera manichea la dottrina agosti-
1. Le opere meritorie dell’uomo di fede rivestono per la dot-

autoverifica
niana dell’elezione divina, come decisione assoluta
trina calvinista un caratteristico significato in quanto:
di redimere alcuni e dannare altri: il «decreto
a. consentono all’uomo di guadagnare la salvezza.
eterno di Dio, per mezzo del quale egli ha stabilito b. rappresentano visibilmente lo stato di grazia dell’eletto.
quel che voleva fare di ogni essere umano» [Isti- c. sono comunque contrassegnate dal male.
tuzione della religione cristiana, III.21.5], investe d. la loro sussistenza è irrilevante in rapporto al tema della
salvezza.
l’uomo in modo imperscrutabile, indipendente
da qualsiasi merito. L’intento perseguito da Cal-
vino è eminentemente pedagogico: egli mira a in-
fondere nei cristiani un senso di timore reveren- 5 Dalla Riforma protestante
ziale di fronte a una disposizione che egli stesso
non esita a chiamare «decretum horribile» [Istitu- alla riforma cattolica
zione della religione cristiana, III.23.7].
Va comunque aggiunto che la dottrina della pre- 5.1 Il concilio di Trento
destinazione, lungi dal significare per il calvinismo
la svalutazione di ogni opera umana, paradossal- Mentre la Riforma protestante divampa in
mente porta ad un’enfatizzazione delle attività Germania e si diffonde, con accenti e motiva-
dell’uomo, soprattutto quelle legate al lavoro e alla zioni diverse in Francia, nei Paesi Bassi e in
convivenza sociale. Ribaltando in qualche modo Inghilterra [ I luoghi della cultura rinascimenta-
l’iniziale tendenza luterana, la via “svizzera” alla le, p. 3], non senza dover affrontare scontri dot-
Riforma porta a considerare nei successi mon- trinali e politici assai aspri al suo stesso interno;
dani di una vita timorata di Dio il segno certo del- e mentre gli imperatori (prima Carlo V e poi
l’elezione divina. Gli uomini non possono guada- Ferdinando I) cercano con molta difficoltà di
giungere ad una pacificazione tra le due confes-
sioni, in campo cattolico si avvia un formidabi-
le contro-movimento di ridefinizione dottrinale
Protestantesimo e di espansione missionaria. N on a caso que-
e capitalismo st’azione di ripensamento e di rinnovamento
interno alla Chiesa di Roma è abitualmente
L’idea che il protestantesimo abbia costituito un chiamata “Controriforma”, ma il termine è
terreno di coltura per la mentalità capitalistica è sta- stato volutamente caricato di un accento
ta proposta per la prima volta da Max Weber, uno degli negativo, soprattutto da parte del pensie-
esponenti di punta delle scienze sociali del XX secolo, nel- ro illuminista e idealista, quasi che la
l’opera intitolata appunto L’etica protestante e lo spirito del Riforma protestante costituisca di per sé
capitalismo (1905). All’interno della sua tesi generale di un in-
flusso specifico della religione sull’economia, Weber indivi-
un avanzamento progressivo dello spiri-
dua nella dottrina calvinista della predestinazione, e nel fatto to umano e della stessa religione cristia-
che in essa la riuscita nelle attività mondane fosse considera- na rispetto ai vincoli della tradizione
ta un segno della salvezza ultraterrena degli eletti, una circo- antica e soprattutto romana. Una mag-
stanza straordinariamente favorevole alla nascita della vi- giore oggettività storica ci porta tuttavia
sione capitalistica del mondo. L’etica religiosa calvinista, a riconoscere che la riforma cattolica deli-
infatti, richiederebbe una rigorosa ascesi intramonda- neatasi con il concilio di Trento (1545-
na e l’assunzione del lavoro professionale come una 1563), sebbene certamente provocata dalla
vocazione divina: entrambi fattori determinanti drammatica lacerazione della cristianità
per l’organizzazione tecnica e la pianifica- europea, inaugurò un importante processo di
zione lavorativa che stanno al cuore riappropriazione della tradizione, non più
del capitale.
intesa come un canone stabilito nel passato, ma
come una trasmissione vivente della fede, che
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34 parte I L’alba della modernità

in ogni epoca è chiamata a dar ragione di sé. stessa natura di “segni” sensibili della trasmis-
Non si trattava dunque solo di un arroccamen- sione della grazia: il caso estremo era la conce-
to in difesa di un’istituzione del passato, ma di zione calvinista dell’eucaristia, in cui veniva ne-
un momento di rinnovata coscienza dell’origine, gata la transustanziazione, cioè la conversione
della natura e del compito della Chiesa nel mondo. sostanziale del pane nel corpo di Cristo, e del
Fatto, questo, che avrà una grande ripercussio- vino nel suo sangue, e se ne conservava solo il va-
ne, al pari della Riforma protestante, nell’elabo- lore di memoria spirituale all’interno della comu-
razione di concetti filosofici fondamentali del nità. Il concilio di Trento ripristina invece l’ogget-
XVI e del XVII secolo. tività dei sacramenti, come segni efficaci della
Per quanto riguarda la dottrina, in particolare presenza reale di Cristo, che hanno bisogno della
la Chiesa romana riabilita la concezione tradi- mediazione concreta di uomini (i sacerdoti) per
zionale della natura umana segnata dal peccato essere amministrati, al fine di non essere ridotti
originale: rispetto ai riformatori, che l’avevano a pura interiorità soggettiva.
intesa come uno stato di corruzione assoluta
rispetto all’assoluta trascendenza della grazia 1. In base alle risoluzioni approvate dal concilio di Trento la

autoverifica
soprannaturale, i cattolici riaffermano invece lo Chiesa dispone:
stretto rapporto che intercorre fra l’atto salvifico a. il recupero della tradizione come trasmissione
vivente della fede. V F
e la libertà di adesione dell’uomo. Il peccato
b. che il peccato originale è da interpretarsi
non è solo il sigillo dell’incapacità umana ma è come condizione irrimediabile di degrado
anche segno di un rapporto interrotto con Dio, della natura umana. V F
che questi ricostituisce per grazia attraverso c. la difesa del principio della sola Scriptura. V F
Cristo e la Chiesa, e valorizzando ai fini della d. il recupero del valore oggettivo dei sacramenti. V F
salvezza anche il merito che gli uomini si gua-
dagnano con le buone opere.
Un altro punto di netto distacco dai riforma-
tori riguarda il rapporto tra le Sacre Scritture e 5.2 La risoluzione tridentina
la tradizione. Con il “principio scritturale” (o alla disputa sulla giustificazione
sola Scriptura), la Riforma aveva affermato con
forza che la Bibbia è l’unico tramite nel rappor- Particolarmente importante in merito alle que-
to dell’uomo con Dio, e questo significava una stioni poste dalla Riforma è il Decreto sulla giu-
critica radicale dell’autorità e una violenta con- stificazione, emanato nel 1547, alla fine del con-
testazione della successione apostolica (ovvero cilio di Trento. Di contro alla giustificazione
della Chiesa come prolungamento di Cristo nel- forense dei protestanti [ 2.4.2], qui si riaffer-
la storia). Il concilio di Trento riafferma invece ma – in primo luogo – che l’uomo giustificato
con altrettanta forza che la verità rivelata non è da Dio è già investito di una novità radicale in
affidata all’interpretazione individuale della tutto il suo essere: strettamente connessa ai
Parola di Dio, ma è “conservata” e vive nella sacramenti del battesimo e della penitenza, la
Chiesa attraverso la testimonianza dei successo- giustificazione «non è solo remissione dei pec-
ri di Pietro. È la tradizione, quindi, che sta a cati, ma anche santificazione e rinnovamento
fondamento dell’interpretazione delle Scritture, dell’uomo interiore, mediante la libera accetta-
non viceversa. zione della grazia e dei doni che l’accompagna-
A questo si lega direttamente la dottrina dei sa- no» [Decreto sulla giustificazione, cap. 7].
cramenti. I riformatori, oltre a denunciare l’abuso In secondo luogo, la giustizia divina non resta
di alcuni sacramenti (come la pratica della peni- aliena, cioè estrinseca rispetto alla natura umana,
tenza per lucrare sulle indulgenze), negavano la bensì viene infusa per mezzo della grazia ed è
validità della maggior parte di essi: solo il batte- quindi una giustizia interiore: con essa, cioè, l’in-
simo e l’eucaristia erano ritenuti validi, in quanto terno dell’uomo cessa di essere determinato solo
essi esprimono il rapporto del singolo credente dal peccato, ma è determinato piuttosto dalla re-
con Dio, ma senza far dipendere in alcun modo denzione.
la loro validità dal fatto di essere celebrati dai sa- In terzo luogo, il concilio respinge la posizione
cerdoti come ministri intermediari tra gli uo- luterana secondo la quale «la fede che giustifica
mini e Dio. Questo portava a svuotare la loro non è altro che la fiducia nella divina misericor-
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L’istanza di una nuova coscienza religiosa e la disputa sulla libertà e sulla grazia capitolo 2 35
dia, che rimette i peccati a motivo del Cristo» intendimento e suggellata nel nostro cuore dal-
[Decreto sulla giustificazione, canone 12]. La po-
sizione cattolica, che pure sottolinea la centralità
della fede, mette in guardia dall’intenderla in
lo Spirito Santo.

[Istituzione della religione cristiana, III, 2, 7]

senso intimistico, cioè come staccata dall’obbe- Di fronte ad una fede ridotta a momento privato,
dienza e dal rinnovamento spirituale. a misura umana, a fiducia soggettiva, il concilio
La definizione di fede fornita da Calvino nella di Trento sottolinea invece che la “credibilità” si
sua Istituzione della religione cristiana è riassun- fonda sulla base oggettiva delle promesse di Dio.
tiva delle posizioni riformate:

“ Una piena definizione della fede è dunque


questa: si tratta di una conoscenza stabile e
“ Siamo giustificati mediante la fede, perché «la
fede è il principio dell’umana salvezza», il fonda-
mento e la radice di ogni giustificazione, «senza
certa della buona volontà di Dio nei nostri con- la quale è impossibile essere graditi a Dio» (Ebr.
fronti, conoscenza fondata sulla promessa gra-
tuita data in Gesù Cristo, rivelata al nostro
11,6).

[Decreto sulla giustificazione, cap. 8]

La Riforma protestante. La Ri- Una luce illuminerà la sua trava- Lutero viene chiamato in giudizio ed
SINTESI CAPITOLO 2

forma protestante costituisce uno de- gliata esperienza religiosa quando, esortato a ritrattare le sue tesi, che
gli avvenimenti più drammatici e in- leggendo la Lettera ai Romani di san egli però difende con fermezza e osti-
sieme più incidenti nella storia Paolo, Lutero avrà una rivelazione, nazione, ottenendo con ciò la sco-
dell’Europa moderna. che sarà ricordata come l’“evento munica come eretico e l’esilio dal-
Il termine ha in origine il duplice della torre” (giacché il suo studio si l’Impero. Con l’editto di Worms
significato di “protesta” e di “testi- trovava nella torre del monastero (1521) vengono poi messi al bando i
monianza” (dal verbo protestari), e nero di Wittenberg): l’unica cosa che suoi scritti. Protetto dall’elettore di
più esattamente nasce dalle reazioni può giustificare la condizione misera- Sassonia, trova rifugio nella fortezza
di alcuni prìncipi tedeschi, che riven- bile – cioè può renderla giusta o può di Wartburg: qui inizia la sua grande
dicavano la libertà di coscienza e i di- redimerla – è la fede. La giustizia di- opera di traduzione della Bibbia in
ritti delle minoranze religiose contro vina si rivela all’uomo, mediante il tedesco. In questi anni Lutero appro-
le misure oppressive ordinate dalla Vangelo, solo in una modalità pas- fondisce la sua concezione della li-
Dieta di Spira nel 1529. Ma, stretta- siva: e questo non significa che il pec- bertà umana con lo scritto Il servo
mente intrecciata con questo motivo catore è giustificato dal suo atto di arbitrio, in cui entra in polemica con
di ordine politico-religioso, la Ri- fede (se così fosse si tratterebbe an- le tesi sul libero arbitrio avanzate da
forma aveva evidenziato una ragione cora di uno sforzo umano), ma piut- Erasmo da Rotterdam.
squisitamente teologico-dottrinale, at- tosto che l’uomo riceve la grazia
traverso una riformulazione del rap- esclusivamente per iniziativa divina. Erasmo da Rotterdam e Lutero:
porto tra la grazia divina e la libertà È proprio in questa personale espe- libero o servo arbitrio? Erasmo da
umana che rompeva radicalmente rienza di fede l’atto di nascita e il Rotterdam (1469-1536) sembrerebbe
con la tradizione cattolica. Questo cardine della Riforma protestante: la essere per così dire il contraltare di
stretto intreccio tra ragioni politiche e giustizia non deriva mai dalle opere Lutero: umanista di stampo europeo,
ragioni teologiche trovò il suo punto dell’uomo, ma solo dalla fede; e la fede cattolico romano e difensore della li-
di più netta espressione nella figura di non c’entra nulla con la libertà bertà umana. Ma, al tempo stesso, egli
un uomo che ha segnato non solo la umana, ma solo con la grazia divina. condivide e in qualche modo anticipa
storia della Chiesa e della teologia, Di qui lo scandalo di Lutero di fronte – da un fronte diverso – la posizione
ma anche della filosofia dell’età mo- alla pratica della compravendita delle del monaco tedesco. Erasmo è il rap-
derna: Martin Lutero. indulgenze per denunciare la quale nel presentante per eccellenza di quello
1517 scrive una disputazione costi- che si può chiamare l’umanesimo
Gli albori della Riforma in Ger- tuita da 95 tesi, che – secondo una evangelico: questo significa per lui
mania: l’esperienza di Martin Lu- leggenda – affigge sul portone della un’attenzione particolare alle fonti pri-
tero. Accompagnato da una costante chiesa di Wittenberg dando così avvio marie delle Sacre Scritture e dei Padri
“tentazione di tristezza”, tormentato al movimento di protesta che presto di- della Chiesa, e, per loro tramite, un ri-
dall’immagine della nullità dell’uomo lagherà per tutta la Germania. torno alle testimonianze delle primi-
di fronte a Dio e dal terrore del pec- La Chiesa non comprende imme- tive comunità cristiane, nelle quali
cato, Lutero (1483-1546) concepisce diatamente la portata dell’evento, e era possibile ritrovare quella genui-
la vita religiosa come una fuga del- soltanto un anno dopo inizia nità evangelica che poi sarebbe stata
l’anima macchiata indelebilmente dal un’aperta disputa col monaco agosti- soffocata dalle dispute teologiche e fi-
peccato originale alla ricerca di una niano: una volta ammonito con la losofiche della Scolastica e dalla corru-
salvezza fuori di sé. bolla papale Exsurge Domine (1520), zione morale della Chiesa.
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36 parte I L’alba della modernità

Nel diretto confronto con la svalu- è “meramente passivo”: è a questo pito di indirizzare, regolamentare e,
SINTESI CAPITOLO 2

tazione luterana del libero arbitrio, che si riferisce la celebre espressione nel caso, reprimere non solo i costumi
Erasmo – nello scritto sul Libero luterana, secondo cui la salvezza o i divertimenti, ma tutte le pratiche
arbitrio – mantiene fermo il punto avviene esclusivamente mediante la sociali, con l’obbligo di espellere dal
della dottrina cattolica in base alla fede (sola fide), cioè per un dono suo interno ogni dissidente a livello
quale il peccato originale non ha gratuito di Dio, e senza l’intervento dottrinale e morale (come fu il caso
impedito del tutto la libertà del vole- di alcuna opera umana (le opere non dello spagnolo Michele Serveto,
re, ma l’ha semplicemente indeboli- sono la causa, bensì il risultato della messo al rogo per le sue convinzioni
ta. Tuttavia, la volontà buona è resa giustificazione). eretiche sulla Trinità).
possibile dalla grazia – in quanto Nelle Lezioni sulla Lettera ai Ro- Con Calvino si radicalizzano due
essa sollecita, trascina e compie la mani (1515/16), Lutero sviluppa elementi tipici della Riforma prote-
libertà –, che ci fa percepire la nostra l’idea di una “giustizia aliena” cioè stante, vale a dire la sottolineatura
manchevolezza e ci conduce alla sal- puramente esterna, nel senso che la dell’assoluta sovranità di Dio, da un
vezza. La principale preoccupazione giustificazione divina non trasforma lato, e quella della sostanziale inca-
dell’umanesimo evangelico di l’essere stesso del credente, ma lo ri- pacità dell’uomo dall’altro, così che
Erasmo risiede dunque nella salva- veste semplicemente come un una teologia sostanzialmente volon-
guardia di una certa autonomia e “manto”. In tal modo, se è vero che la taristica (in cui cioè il criterio ulti-
libertà naturale nell’uomo. giustizia non viene all’uomo dall’in- mo è l’assoluta e imperscrutabile
Lutero replica prontamente ad Era- terno ma dall’esterno, cioè da Dio, è volontà divina) si coniuga con
smo, scrivendo il Servo arbitrio anche vero che essa resta anche sem- un’antropologia fondamentalmente
(1525), nel quale rilancia e radica- pre estrinseca rispetto a lui, cioè non pessimistica, dal momento che la
lizza il carattere non libero della na- coincide mai con una sua trasforma- libertà umana è completamente
tura umana. Appellandosi all’inter- zione ontologica. destituita di ogni potere.
pretazione diretta e testuale della Queste idee saranno sviluppate in Nell’Istituzione della religione cri-
“sola Scrittura” e rifiutando decisa- particolare da Filippo Melantone stiana (1559) di Calvino la dottrina
mente la tradizione teologica della (1497-1560) un umanista tedesco della predestinazione si presenta
Chiesa (posizione, questa, condivisa amico e allievo di Lutero, che abbrac- come il punto di confluenza tra l’on-
in gran parte dallo stesso Erasmo), cerà la Riforma e ne fornirà il primo nipotenza divina e il peccato umano:
Lutero considera la libertà più come sistema dottrinale organico nell’opera Dio stesso avrebbe scelto in anticipo
una prerogativa divina che come una sui Luoghi comuni teologici, composta a chi donare e a chi non donare la
capacità umana: in Dio essa è assoluta nel 1521 e rielaborata diverse volte salvezza.
e senza alcun vincolo esterno alla sino al 1559. A differenza della dot- Tuttavia la dottrina della predesti-
stessa volontà divina, nell’uomo in- trina cattolica, secondo la quale il nazione, lungi dal significare per il
vece essa è presente limitatamente peccatore è reso giusto nel suo intero calvinismo la svalutazione di ogni
alle relazioni che egli instaura con le essere e quindi intimamente santifi- opera umana, paradossalmente porta
cose mondane, ma è completamente cato (in quanto partecipante alla divi- ad un’enfatizzazione delle attività
assente nella relazione con Dio, di nità di Cristo), per Melantone invece dell’uomo, soprattutto quelle legate al
fronte al quale l’uomo è radicalmente egli è solo considerato o dichiarato lavoro e alla convivenza sociale. Ri-
non libero. giusto dinanzi al tribunale celeste (in baltando in qualche modo l’iniziale
foro divino). In questo secondo caso, tendenza luterana, la via “svizzera”
Grazia e giustizia nelle dottrine si parla dunque non di una giustifica- alla Riforma porta a considerare nei
riformate. Nella concezione lutera- zione ontologica, ma solo di una successi mondani di una vita timorata
na, l’umanità perduta ha come unica “giustificazione forense”, e la si dif- di Dio il segno certo dell’elezione di-
chance quella di ricevere l’immerita- ferenzia chiaramente dalla santifica- vina. Gli uomini non possono guada-
to favore divino capace di redimerne zione dell’uomo, che non è più intesa gnarsi la salvezza con le loro opere,
il peccato e di giustificarla, cioè di come un cambiamento già in atto nel ma agli eletti è dato di riuscire nelle
rimetterla nel giusto rapporto con presente, ma come un processo gra- loro attività.
Dio. In questa azione divina risiede duale nel futuro.
la grazia giustificante. In area svizzera, in particolare con Dalla Riforma protestante alla
Lutero sostiene che è Dio stesso ad Huldreich Zwingli (1484-1531) e con riforma cattolica. Mentre la Riforma
adempiere le condizioni per la sal- Giovanni Calvino (1509-1564), il protestante divampa in Germania e si
vezza, donando gratuitamente al pec- pensiero della Riforma assume un ac- diffonde, con accenti e motivazioni
catore ciò di cui questi ha bisogno per cento spiccatamente etico-civile. diverse in Francia, nei Paesi Bassi e in
essere giustificato. La novità annun- Prova ne è l’opera del riformatore Inghilterra, in campo cattolico si av-
ciata dal Vangelo risiede proprio nel francese Calvino che ha legato il suo via un formidabile contro-movimento
fatto che tali condizioni sono state nome alla città di Ginevra, divenuta di ridefinizione dottrinale e di espan-
adempiute da un altro, il quale si è sotto il suo influsso una città identifi- sione missionaria: la Riforma catto-
fatto carico delle colpe dell’uomo e le cata con la nuova Chiesa riformata, lica. Delineatasi con il concilio di
ha espiate in sua vece: è la dottrina vale a dire un ordinamento politico Trento (1545-1563), quest’opera di
dell’espiazione vicaria di Cristo. esplicitamente costruito come il Re- rinnovamento della Chiesa cattolica
In altri termini, nella giustificazio- gno di Dio sulla Terra. Nella Ginevra inaugurò un importante processo di
ne solo Dio è attivo, mentre l’uomo calvinista il potere civile aveva il com- riappropriazione della tradizione,
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L’istanza di una nuova coscienza religiosa e la disputa sulla libertà e sulla grazia capitolo 2 37
non più intesa come un canone stabi- la verità rivelata non è affidata all’in- Particolarmente importante in
SINTESI CAPITOLO 2

lito nel passato, ma come una tra- terpretazione individuale della Parola merito alle questioni poste dalla
smissione vivente della fede, che in di Dio, ma è “conservata” e vive nella Riforma è il Decreto sulla giustifica-
ogni epoca è chiamata a dar ragione Chiesa attraverso la testimonianza zione, emanato nel 1547, alla fine
di sé. Non si trattava dunque solo di dei successori di Pietro. È la tradi- del concilio di Trento. Di contro
un arroccamento in difesa di un’isti- zione, quindi, che sta a fondamento alla giustificazione forense dei prote-
tuzione del passato, ma di un mo- dell’interpretazione delle Sacre Scrit- stanti, qui si riafferma che l’uomo
mento di rinnovata coscienza dell’ori- ture, non viceversa. giustificato da Dio è già investito di
gine, della natura e del compito della A questo si lega direttamente la dot- una novità radicale in tutto il suo
Chiesa nel mondo. trina dei sacramenti. I riformatori, ol- essere: strettamente connessa ai
Per quanto riguarda la dottrina, in tre a denunciare l’abuso di alcuni sa- sacramenti del battesimo e della pe-
particolare la Chiesa romana riabilita cramenti (come la pratica della nitenza, la giustificazione «non è
la concezione tradizionale della na- penitenza per lucrare sulle indul- una semplice remissione dei pecca-
tura umana segnata dal peccato origi- genze), negavano la validità della mag- ti, ma anche santificazione e rinno-
nale: il peccato non è solo il sigillo gior parte di essi: solo il battesimo e vamento dell’uomo interiore, me-
dell’incapacità umana ma è anche se- l’eucaristia erano ritenuti validi ma diante la libera accettazione della
gno di un rapporto interrotto con senza far dipendere in alcun modo la grazia che l’accompagnano». La
Dio, che questi ricostituisce per gra- loro validità dal fatto di essere celebrati giustizia divina pertanto non resta
zia attraverso Cristo e la Chiesa, e dai sacerdoti. Il concilio di Trento ri- aliena, cioè estrinseca rispetto alla
valorizzando ai fini della salvezza an- pristina invece l’oggettività dei sacra- natura umana, bensì viene infusa
che il merito che gli uomini si guada- menti, come segni efficaci della pre- per mezzo della grazia ed è quindi
gnano con le buone opere. senza reale di Cristo, che hanno una giustizia interiore: con essa,
Un altro punto di netto distacco dai bisogno della mediazione concreta di cioè, l’interno dell’uomo cessa di
riformatori riguarda il rapporto tra le uomini (i sacerdoti) per essere ammi- essere determinato solo dal pecca-
Sacre Scritture e la tradizione: il con- nistrati, al fine di non essere ridotti a to, ma è determinato piuttosto dalla
cilio di Trento riafferma con forza che pura interiorità soggettiva. redenzione.

BIBLIOGRAFIA
Fonti Opere di D. Cantimori, Einaudi, Torino 1999.
Tra i testi canonici della Riforma, oltre
• M. Lutero, Le 95 tesi, trad. di I. Pin, Presso l’editrice Claudiana di Torino
a quelli di Lutero, Melantone
a cura di S. Quinzio, Edizioni Studio dal 1987 è in corso l’edizione delle
e Calvino citasti nella sezione “Fonti”
Tesi, Pordenone 1984 (comprende Opere scelte di Lutero (apparsi finora
va ricordato anche:
anche La libertà del cristiano e 13 volumi). Tra questi sono importanti
• H. Zwingli, Scritti teologici e politici,
La prigionia babilonese della chiesa). in prospettiva filosofica soprattutto:
trad. di E. Genre e E. Campi,
• M. Lutero, Il servo arbitrio, a cura • M. Lutero, La libertà del cristiano.
Claudiana, Torino 1985.
di F. Pintacuda De Michelis, Lettera a Leone X, trad. di G. Miegge,
Claudiana, Torino 1993. a cura di P. Ricca, con il testo latino Di Erasmo vanno visti anche:
• M. Lutero, Lezioni sulla Lettera e tedesco, Claudiana, Torino 2005; • Erasmo da Rotterdam, Elogio della
ai Romani (1515-16), a cura di G. Pani, • M. Lutero, Il servo arbitrio. follia, trad. di L. D’Ascia, testo latino
2 voll., Marietti, Genova 1991-92. Risposta a Erasmo, trad. di M. Sbrozi, a fronte, Rizzoli, Milano 1989;
• Erasmo da Rotterdam, Il libero a cura di F. Pintacuda De Michelis, • Erasmo da Rotterdam, Manuale
arbitrio (testo integrale) - M. Lutero, Claudiana, Torino 1993; del soldato cristiano,
Il servo arbitrio (passi scelti), trad. • M. Lutero - Filippo Melantone, in Scritti religiosi e morali,
di R. Jouvenal, Claudiana, Gli articoli di Smalcalda. I fondamenti trad. di C. Asso, Einaudi, Torino 2004;
Torino 1969. della fede, in appendice: Trattato • Erasmo da Rotterdam, Colloquia,
• F. Melantone, I princìpi di teologia sul primato e l’autorità del papa, trad. di C. Asso, Einaudi,
[I luoghi comuni teologici], trad. trad. di E. Pizzo e M. Grube, Torino 2002.
di S. Caponetto, Istituto Storico a cura di P. Ricca, Claudiana,
Italiano, Roma 1992. Torino 1992. Studi critici
• G. Calvino, Istituzione della Tra gli altri testi importanti per il pro-
religione cristiana, trad. di G. Tourn, fondo influsso di Lutero sul pensiero Per uno sguardo sintetico sulla figura
Utet, Torino 1983. moderno si vedano: e il pensiero di Lutero:
• Conciliorum Oecumenicorum • M. Lutero, La Lettera ai Romani • O.H. Pesch, Martin Lutero.
Decreta [per i Decreti del concilio (1515-16), a cura di F. Buzzi, Edizioni Introduzione storica e teologica,
di Trento], ed. bilingue a cura di Paoline, Milano 1991; Queriniana, Brescia 2007.
G. Alberigo et al., Edb, • M. Lutero, Discorsi a tavola, trad. Sui rapporti della Riforma con il pen-
Bologna 1996. di L. Perini, con un saggio siero rinascimentale e sulla sua inci-
Filosofia_Vol.2_Cap2:Layout 1 10-12-2008 12:02 Pagina 38

38 parte I L’alba della modernità

denza sul “mondo moderno” si pos- Controriforma?, Morcelliana, Erasmo e Lutero, Edizioni di Storia
sono vedere: Brescia 19874. e Letteratura, Roma 2001.
• L. Febvre, Studi su Riforma
Sulle implicazioni culturali e politiche Un preciso profilo dottrinale
e Rinascimento, Einaudi, Torino 1966;
del concilio rimandiamo a: del calvinismo è offerto in:
• M. Miegge, Martin Lutero.
• P. Prodi - W. Reinhard, Il concilio • E. Busch, La teologia di Giovanni
La Riforma protestante e la nascita
di Trento e il moderno, il Mulino, Calvino, Claudiana, Torino 2008.
della società moderna, Editori Riuniti,
Roma 1983; Bologna 1996. Per cogliere i termini essenziali di
• G. Cotta, La nascita una dottrina teologica al centro del
dell’individualismo moderno. Per una ricostruzione sintetica
dibattito:
Lutero e la politica della modernità, dei difficili rapporti tra i due fronti:
• O.H. Pesch, «Giustificazione»,
il Mulino, Bologna 2002. E. Iserloh - J. Glazik - H. Jedin, Riforma
in Enciclopedia teologica, Queriniana,
e controriforma. Crisi -
Gli influssi della Riforma in Italia, Brescia 1989.
Consolidamento - Diffusione
sono invece trattati in: missionaria (XVI-XVII sec.), vol. VI, Sul progressivo mutamento nella
• M. Firpo, Riforma protestante Storia della Chiesa, Jaca Book, coscienza religiosa tra il XV e il XVI
ed eresia nell’Italia del Cinquecento, Milano 1975. secolo, a cui è legata una diversa
Laterza, Roma-Bari 1993, concezione di termini come “natura”,
Su Erasmo da Rotterdam, visto come “ragione”, “libertà” e “grazia”
Sul concilio di Trento la ricostruzione
un “rivoluzionario moderato”, ha si possono vedere:
più importante resta:
scritto pagine ormai classiche: • D. Cantimori, Umanesimo e religione
• H. Jedin, Storia del concilio
• J. Huizinga, Erasmo, Einaudi, nel Rinascimento, Einaudi,
di Trento, 4 voll., Morcelliana,
Torino 1975. Torino 1975;
Brescia 1973-1982.
Per una ricostruzione della sua pole- • H. de Lubac, Agostinismo e teologia
Per una lettura della reazione cattoli- mica con Lutero: moderna, Jaca Book,
ca alla Riforma protestante anche in • R. Torzini, I labirinti del libero Milano 1979;
termini di un rinnovamento originale arbitrio. La discussione tra Erasmo • L. Giussani, La coscienza religiosa
all’interno della Chiesa di Roma: e Lutero, Olschki, Firenze 2000; nell’uomo moderno, Rizzoli,
• H. Jedin, Riforma cattolica o • F. Pintacuda De Michelis, Tra Milano 1985.
ESERCIZI

1. Alieno dai fasti dell’umanesimo che celebra le naturali di- 4. Il messaggio dei riformatori evangelici presenta aspet-
sposizioni dell’uomo, il protestantesimo sembra incarnare ti fortemente innovativi quanto alle questioni dottrinali
l’altro volto della modernità, quello della malinconica con- ma complessivamente moderati quanto ai temi civili e
sapevolezza di una radicale impotenza. Commenta questa politici. Spiega perché, staccata dalle forme ecclesiasti-
apparentemente inspiegabile ambiguità (max 10 righe). che, la religione finisce per identificarsi con il potere sta-
tuale (max 15 righe).
2. Discuti la tesi luterana della “giustizia aliena” la cui
salutare efficacia è rimandata a un graduale perfeziona- 5. Spiega in che senso si può affermare che la dottrina
mento morale dell’eletto piuttosto che a un’esperienza calvinista della predestinazione rappresenta una radica-
presente di “santificazione e rinnovamento dell’uomo lizzazione della Riforma protestante (max 8 righe).
interiore” (max 15 righe).
6. Esponi la soluzione di parte cattolica della disputa
3. Esponi in breve il tema del rapporto tra libero arbitrio e sulla giustificazione (max 8 righe).
volontà divina nel confronto dottrinale tra Erasmo e
Lutero (max 8 righe).
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capitolo 3
Alla scoperta
dell’essenza
del mondo:
il naturalismo
rinascimentale

suo io, ma la sorgente profonda da cui derivano


1 L’attenzione alla natura tutte le sue energie, una vita cosmica che giun-
nel Rinascimento ge a suprema espressione nella coscienza del
soggetto umano.
Tutta l’attenzione che nell’epoca rinascimentale Si trattava, peraltro, di qualcosa di ben diver-
viene dedicata all’indagine sulla natura nasce so – non tanto come formula ma come accento
da una particolare coscienza di sé e della realtà – dalla signoria dell’uomo sull’intera creazione
che matura tra il XV e il XVI secolo e a cui giu- di cui parlavano le Sacre Scritture e che era sem-
stamente si dà il nome di “naturalismo”: l’uo- pre stata al centro dell’antropologia medievale.
mo è chiamato a penetrare la natura, ricercan- In quest’ultimo caso, l’uomo è signore della na-
done le leggi fondamentali e spesso nascoste, tura nella misura in cui riconosce Dio, il creato-
perché egli stesso è e si sente essenzialmente re, come il proprio signore; ora, invece, sebbene
natura; e di converso – come in uno specchio – la natura continui ad essere vista come segno di
la natura è e si mostra come una vita grazie alla un creatore, quest’ultimo tende a perdere il suo
quale la materia è dotata di una sua specifica carattere trascendente, e si trasforma progressi-
sensibilità ed è attraversata da una segreta ten- vamente in una realtà immanente alla natura
denza spirituale. stessa, fino a casi di vero e proprio panteismo.
Ad uno sguardo superficiale il naturalismo Se l’uomo è tutto natura, inevitabilmente la
potrebbe sembrare in contraddizione con l’enfa- natura tenderà ad essere divinizzata. Per questo
si che nella stessa epoca – fortemente segnata il naturalismo rinascimentale non ha affatto i
dagli ideali dell’Umanesimo [ 1] – veniva caratteri di un materialismo: più che escludere
posta sulla centralità dell’uomo, inteso come Dio, la natura lo include progressivamente in sé
signore e misura dell’Universo. Ma, a ben vede- stessa.
re, si tratta dell’altra faccia di una stessa meda- Da questo punto di vista non solo l’Uma-
glia: la natura non costituisce per l’uomo rina- nesimo e il naturalismo rinascimentali non si
scimentale semplicemente un ordine esterno al contraddicono, ma si implicano e si supportano
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40 parte I L’alba della modernità

a vicenda, con importanti conseguenze non un sapere oscuro e fantastico, non verificabile né
solo a livello antropologico, ma anche conosci- comunicabile, e quindi ultimamente irrazionale,
tivo e morale. Da un lato, infatti, tutto ciò che è si dovrà però riconoscere che essa esprime
“naturale” è considerato intrinsecamente buono pienamente un altro volto della pretesa, avanzata
e opportuno, perché la natura non potrà essere in quest’epoca, che l’uomo sia il fulcro, il signore
giudicata e valutata se non in base a sé stessa; e il manipolatore dell’Universo.
dall’altro lato, l’uomo comincia a ritenere l’inda- I maghi del Rinascimento riprendono e radi-
gine sulla natura non più come una fuoriuscita calizzano alcuni filosofemi tipici della tradizio-
dalla propria interiorità, ma come uno strumen- ne pitagorica e neoplatonica, soprattutto l’idea
to indispensabile per realizzare i propri fini nel che la natura sia un grande organismo vivente i
mondo. Se è vero dunque che il sentimento di cui elementi sono legati tra loro da una serie di
sé dell’età rinascimentale è quello dell’“homo corrispondenze segrete e numericamente orga-
faber”, cioè dell’uomo artefice della propria nizzate; o la credenza che le essenze delle cose
sorte, è altrettanto vero che lo studio della natu- e degli elementi fisici siano di natura spirituale,
ra, e più radicalmente ancora la compartecipa- e quindi passibili di essere scoperte, indotte e
zione alla vita della natura, rientra a pieno tito- trasformate dalle energie spirituali del mago; o
lo in questa costruzione. ancora l’idea che vi sia un’anima del mondo che
All’interno della più generale tematizzazione governi la vita della natura intera, attraverso le
della natura in età rinascimentale è possibile simpatie e le antipatie con cui le cose si attrag-
distinguere tre possibili aspetti o momenti, da gono o si respingono tra loro. L’uomo-mago è il
non intendersi però come fasi successive, giac- centro di questo intricato sistema di flussi ed
ché molto spesso – e talvolta nello stesso auto- influssi: egli è capace di carpire i segreti della
re – essi risultano strettamente intrecciati fra natura dominandone le forze, anche attraverso
loro: la magia, la filosofia naturale e la scienza. procedimenti prodigiosi, incantesimi e manu-
fatti miracolosi.
1. Il naturalismo dell’epoca rinascimentale: Inteso come la parte operativa della filosofia
autoverifica

a. consiste nella grande attenzione dedicata della natura, il sapere magico esige che la sua
all’indagine sulla natura. V F pratica sia immersa totalmente nel mondo, nella
b. nasce dal fatto che l’uomo concepisce la natura materia, nella contingenza della vita di ogni
come altro da sé stesso. V F giorno. Le richieste a cui il mago deve risponde-
c. concepisce la natura come vita e sensibilità. V F re sono molteplici: dal decifrare i destini di uno
d. concepisce la natura come un ordine Stato alla richiesta di una guarigione, dal procu-
a cui l’uomo è totalmente contrapposto. V F
rare un favore a corte al causare eventi atmosfe-
2. L’apparente contraddizione fra la centralità dell’uomo rici per soccorrere le piantagioni. Perciò il suo
nell’umanesimo e l’attenzione alla natura può sciogliersi sapere comprende sia l’alchimia (un insieme di
considerando che: conoscenze e di pratiche volte a scomporre e
a. l’uomo è di per sé natura. V F ricomporre gli elementi delle sostanze materia-
b. la natura viene divinizzata. V F li, soprattutto i metalli) sia l’astrologia (studio
c. la natura è concepita in termini del tutto degli influssi arcani che l’ordine delle stelle
materialistici. V F
d. la realizzazione dell’uomo nel mondo passa
esercita sull’ordine del mondo terrestre).
attraverso la sua lotta contro la natura. V F Tra i diversi protagonisti di questa tendenza
magico-naturalistica, due appaiono particolar-
mente emblematici: il primo è Cornelio Agrippa
di N ettesheim (Colonia 1486-Grenoble 1535),
2 L’incerto confine autore di un trattato di Filosofia occulta in cui
distingue il mondo in tre ordini: quello elementa-
tra magia e scienza re (cioè degli elementi materiali sublunari), quel-
lo celeste (cioè delle sfere e dei corpi celesti) e
È indubbio che la magia abbia giocato un ruolo quello intelligibile (cioè del principio divino spi-
di primo piano nel formare l’immagine del- rituale). Questi tre ordini sono connessi tra loro
l’uomo rinascimentale; e benché si possa credere da un’anima spirituale che li pervade come la
– con una certa legittimità – che essa costituisca luce e li tiene misteriosamente assieme, in ma-
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 41


niera tale che ciò che accade nella parte più alta restringano e si precisino in un significato più
si ripercuote nella parte più bassa, e viceversa; meccanico che vitalistico. A ciò si aggiunga che
anzi, ciò che accade in un qualsiasi punto si sia la magia che la scienza hanno di mira – cia-
ripercuote su tutti gli altri. La magia è chiamata scuna a suo modo e con i suoi strumenti – un’ap-
a cogliere quest’arcana connessione tra le cose, plicazione pratica e un intervento trasformatore
e si articola in una magia naturale, che manipo- sulla natura, di modo che il sapere cessa per
la e trasforma la materia, una magia celeste, che entrambe di essere legato solo alla contemplazio-
studia l’astronomia ed elabora anche un sapere ne, e si apre alla tecnologia, alla vita pratica, al
astrologico, cioè una divinazione sugli influssi potere culturale e sociale.
astrali, e una magia religiosa, fatta di pratiche Si deve infine considerare il fatto che, dall’in-
cerimoniali per attirare gli spiriti buoni e scac- terno dello stesso sapere magico-esoterico, emer-
ciare quelli demoniaci. ge a un certo punto la necessità di ampliare lo
Il secondo protagonista è invece Theophrast studio della natura in una vera e propria filosofia
von Hohenheim (Einsiedeln 1493-Salisburgo della natura, che si distacchi completamente
1541), noto come Paracelso, autore tra le altre di dalle deduzioni della fisica aristotelica, ma anche
un’opera intitolata Il supremo insegnamento magi- dalle pratiche occulte, e cerchi piuttosto nel libro
co. La sua visione della filosofia magica è incen- stesso della natura il suo oggetto specifico, da
trata sul rapporto di corrispondenza speculare tra il spiegare in base a soli princìpi naturali: sarà quel-
macrocosmo, cioè l’intero Universo naturale, e il lo che tenteranno di fare i cosiddetti naturalisti
microcosmo, cioè l’uomo. Tale corrispondenza è rinascimentali (Telesio, Bruno e Campanella),
decifrabile dal mago attraverso una conoscenza nei quali – come vedremo – la magia conserve-
approfondita di tutti i segni disseminati nel rà ancora un ruolo molto importante.
mondo; anzi, ciascuna cosa è “segnata” in manie-
ra tale da rimandare attraverso la sua natura visi- 1. In età rinascimentale il sapere magico:

autoverifica
bile alla sua essenza invisibile. Ogni corpo è for- a. si contrappone fortemente all’idea
mato da tre elementi fisici – sale, zolfo e mercu- dell’homo faber. V F
rio – cui corrispondono tre elementi metafisici, b. si nutre di alcune idee della tradizione
cioè il corpo, l’anima e lo spirito. L’alchimia avrà pitagorica e neoplatonica. V F
come compito quello di trasformare e purificare c. non rientra a nessun titolo nella filosofia
della natura. V F
il composto materiale delle cose, liberando in
d. comprende l’alchimia e l’astrologia. V F
esse la parte spirituale che corrisponde all’influs-
so astrale. Ma l’alchimia viene elaborata da 2. Tra la magia rinascimentale e la scienza sperimentale
Paracelso all’interno dell’arte medica, la quale del Seicento vi sono motivi di continuità perché entrambe:
viene da lui fondata su “quattro pilastri” (oltre a. condividono un’immagine meccanicistica della natura.
all’alchimia, la filosofia, l’astronomia e la virtù b. concepiscono il sapere come conoscenza teoretica e di-
sinteressata.
personale del medico): esempio evidente di c. condividono il ricorso alla matematica e all’esperienza.
come la magia venga intesa quale pratica di gua- d. cercano di avallare l’indagine sulla natura di Aristotele.
rigione, e di come la salute venga identificata nel
mutuo influsso degli elementi celesti con quelli
terrestri, del macrocosmo con il microcosmo.
Ad uno sguardo superficiale potrebbe sembra-
re che l’arte magica costituisca l’opposto della
scienza esatta della natura, e tuttavia è proprio a 3 Bernardino Telesio: la natura
partire di qui che si giungerà alla formulazione studiata secondo i suoi princìpi
dello sperimentalismo matematico del Seicento
[ 5]. Con la scienza della natura la magia avrà
in comune due punti fondamentali: l’uso della 3.1 La sensibilità universale
matematica come strumento di conoscenza della
struttura del mondo, e l’idea dell’esperienza (o Il naturalismo rinascimentale trova una delle sue
pratica diretta del mondo) come l’ambito proprio prime e più consapevoli espressioni in Bernar-
della conoscenza, sebbene nel passaggio dalla dino Telesio. Nato a Cosenza nel 1509, studia fi-
magia alla scienza entrambi questi elementi si losofia, medicina e fisica presso la Facoltà delle
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42 parte I L’alba della modernità

arti di Padova, dove ha modo di conoscere bene le all’uomo: è l’atto creativo di Dio, ciò che
il pensiero di Aristotele – soprattutto nella sua garantisce l’uniformità della natura e delle sue
versione averroista – di cui rimane profonda- leggi. Analogamente, anche il valore della cono-
mente insoddisfatto, tanto da ripensare un’inda- scenza sensibile propria dell’uomo troverà il
gine sulla natura in chiave esplicitamente anti- suo fondamento e la sua giustificazione nella
aristotelica. Laureatosi nel 1535, soggiorna in va- legge della sensibilità universale quale princi-
ri posti d’Italia, soprattutto a Napoli e a Cosenza, pio peculiare della natura stessa. Se è vero che
trascorrendo inoltre un lungo periodo di ritiro solo l’uomo può interessarsi ai princìpi della
presso un monastero benedettino. Questo costi- natura e può coglierne i particolari, ciò accade
tuisce il segno di un altro aspetto importante del perché è egli stesso natura, cioè è capace di sen-
suo pensiero, e cioè il fatto di essersi concepito tire la diversità e la contrarietà che sussiste fra
sempre in accordo con la dottrina cristiana, co- le cose. Per questo motivo, il senso per Telesio
me è attestato anche dal suo rapporto privilegia- non va inteso soltanto come il punto di parten-
to con la Sede di Roma. È anche vero peraltro che za del conoscere, ma anche come la condizione
dopo la sua morte, avvenuta a Cosenza nel 1588 di possibilità di tutto il sapere scientifico. Il pri-
la sua opera venne messa all’Indice ecclesiastico. mato della sensazione abbraccia, in tal modo,
L’opera principale di Telesio, il De rerum natu- non solo il campo gnoseologico, bensì l’intero
ra iuxta propria principia, ebbe una lunghissima ambito metafisico, cioè diviene un principio
gestazione, da una prima edizione in due volu- della stessa realtà [ T18].
mi, pubblicata a Roma nel 1565, all’ultima in È il senso che ci indica dunque quali siano i
nove volumi, apparsa a Napoli nel 1586. Già dal princìpi fondamentali della natura. Da esso,
titolo si evince quale sia lo scopo del filosofo infatti, apprendiamo che il Sole e i cieli sono
cosentino: indagare la realtà naturale, non fatti di calore, il quale è bianco, riscalda ed è
costruendovi sopra dei sistemi, ma osservando causa di movimento, mentre la Terra è densa,
direttamente i processi naturali nei loro princìpi immobile, ed è costituita dal freddo. Tuttavia, il
costitutivi. Telesio è convinto che chi lo aveva Sole non coincide con il caldo, né la Terra coin-
preceduto nello studio della natura – vale a dire cide con il freddo. Non sono dunque il Sole e la
i filosofi aristotelici – avesse confidato troppo Terra i due princìpi primi, bensì il caldo e il
nelle proprie capacità conoscitive, proiettando freddo. Queste due sostanze costituiscono
sulle cose princìpi e cause immaginate arbitra- infatti le due nature agenti universali. Essendo
riamente. Invece che continuare a ingabbiare la tuttavia sostanze incorporee (anche se materia-
natura nei loro schemi precostituiti, i filosofi li), esse necessitano di una terza sostanza nella
devono finalmente riconoscere il nuovo compi- quale poter sussistere e operare: la massa cor-
to che si pone alla loro indagine: porea, cioè una natura passiva, inerte, soggetta
all’azione continua delle due nature agenti.

“ scrutare il mondo e le sue parti, le passioni, le


azioni, le operazioni, le specie delle parti del mon-
do e delle cose ivi contenute […]. Abbiamo segui-
Qualsiasi ente contiene in sé i tre elementi
costitutivi del reale: il caldo e il freddo avranno,
così, la capacità di ampliarsi, modificarsi,
to esclusivamente il senso e la natura che, sempre espandersi, restringersi, diffondersi e penetrare
coerente a sé stessa, fa sempre le stesse cose allo in nuovi sostrati, lottando tra di loro e costi-
stesso modo, e opera sempre ugualmente.
[De rerum natura, I, Proemio] ” tuendo cose ora più tenui ora più dense a
seconda dell’agente predominante.
Tale spiegazione non vale soltanto per la
Già da queste prime parole emergono i due natura inorganica, ma anche per quella organi-
princìpi fondamentali che Telesio intende ca, in cui il principio-calore si presenta come
seguire nella sua indagine: l’uniformità della “spirito”, e per quella animale, in cui il medesi-
natura (ovvero il fatto che essa presenti costan- mo principio assume la forma dell’“anima”.
temente gli stessi fenomeni) e il valore della Un’unica sostanza materiale, comprensiva di
sensazione. Rispetto al primo principio, che è il spirito e anima, pervade la realtà intera nei suoi
fondamento dell’intera dottrina, egli si richiama diversi gradi: essa non ha bisogno di una causa
al Dio creatore che ha costruito il mondo secon- estrinseca (come il motore immobile di Ari-
do un disegno razionale, benché imperscrutabi- stotele) ma si spiega mediante la sola generazio-
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 43


ne naturale dovuta al movimento provocato per ciò che non è presente ora, ma era stato già
forza interna dal calore sulla Terra. Così, l’inte- percepito in passato.
ro meccanismo naturale porta in sé una finalità In questo modo, non vi è alcuna essenziale
che non è mai esterna alla natura ma coincide differenza tra le diverse facoltà e le diverse atti-
con lo stesso movimento dei princìpi da cui si vità conoscitive, giacché «tutte sono sensibilità
generano tutte le cose. e comprensibili col senso»; e, ancora più radi-
La continua lotta del caldo con il freddo calmente: «la sostanza che ragiona non è affatto
determina così la sensibilità e la vita dell’Uni- diversa da quella che sente». Ne consegue, per-
verso intero. Tutti gli enti sentono naturalmen- tanto, che non solo l’uomo, ma tutti gli esseri
te non perché siano tutti provvisti degli organi animali sono dotati di ragione, e che la validità
di senso e di un’anima, come gli animali, ma o universalità della conoscenza non va affatto
perché in essi agisce già lo spirito, che è l’auto- cercata nelle facoltà che sopravanzano il senso:
re di ogni sensazione. Lo spirito che anima al contrario, in queste ultime diviene più fre-
tutte le cose è costituito da una materia rare- quente la possibilità dell’errore, e devono quin-
fatta ed estremamente mobile, la quale perva- di continuamente essere riportate alla loro base
de ogni struttura organica della natura; e la sensibile, unico e assoluto criterio di verità.
sensibilità universale non è altro che il modo
con cui lo spirito (cioè il calore) “percepisce” i
movimenti esterni e reagisce ad essi. La sensi-
1. Lo scopo del De rerum natura di Telesio è quello di spie-

autoverifica
bilità di cui parla Telesio, dunque, ben prima gare la natura:
di essere intesa come la percezione che noi a. in base ai suoi stessi princìpi, escludendo cause immagi-
abbiamo della natura, va vista innanzitutto nate arbitrariamente.
come la percezione che la natura ha di sé stes- b. in base a un solo principio immanente ad essa.
c. in base ai princìpi trascendenti ad essa.
sa. In quanto spirito (sempre però di tipo d. secondo i princìpi della fisica aristotelica.
materiale), la natura è per così dire “onni-
sciente”, ed è solo in base a questa sensibilità 2. Per Telesio l’uniformità della natura e la sensazione
universale che si potrà spiegare la conoscenza come criteri per l’indagine naturale sono garantite:
propria dell’uomo. a. rispettivamente dall’azione creatrice di Dio
e dall’universale sensibilità della natura. V F
La gnoseologia di Telesio consiste dunque
b. la prima dal disegno razionale con cui il mondo
nel ricondurre le diverse facoltà conoscitive è stato creato, la seconda dall’essere
alla sensibilità, e al tempo stesso nel mostrare un principio metafisico. V F
come il senso non viene oltrepassato dalla c. dall’essere entrambe il fine verso cui tende
ragione, ma permane sostanzialmente in essa, la natura. V F
come una sua forma intelligente. La conoscen- d. dall’essere entrambe il semplice punto
di partenza della conoscenza umana. V F
za sensibile nasce dunque da un contatto
diretto tra chi percepisce e la cosa percepita, 3. Per Telesio i princìpi costitutivi della natura sono:
ottenuto mediante l’uso dei cinque sensi, e a. caldo, freddo, massa incorporea.
soprattutto del tatto. Ciò che viene sentito b. Sole, Terra, movimento.
imprime nel senziente – cioè nello spirito, che c. caldo e freddo immateriali, massa corporea materiale.
d. caldo e freddo materiali, e massa corporea.
qui svolge la stessa funzione dell’“anima sensi-
tiva” di Aristotele – un’immagine della cosa, e
il permanere di tali immagini dà luogo alla
memoria. Queste immagini, poi, mescolando-
si tra loro attraverso i continui movimenti e
cambiamenti cui è sottoposta l’anima, danno
luogo all’immaginazione. Di qui ha origine 3.2 Un’etica naturalistica
infine la conoscenza intellettiva: in base alla
somiglianza che sussiste tra le cose conservate Coerentemente con tale impostazione, anche
nella memoria e quelle che percepiamo con il l’antropologia, cioè lo studio della “natura del-
senso nel presente, l’intelletto non è altro che l’uomo”, dovrà essere fondata secondo Telesio
la capacità di inferire da ciò che è attualmente sui princìpi propri della natura universale, e
noto – cioè percepito sensibilmente qui e ora – cioè in termini sensistici. Lo si comprende bene
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44 parte I L’alba della modernità

considerando la concezione telesiana della vita


morale, nella quale il bene coincide con il pia-
4 Giordano Bruno
cere conseguito dall’incremento dello spirito
(cioè del calore vitale sul freddo mortale) e il
male coincide con il dispiacere conseguente Bruno è uno di quei pensatori che ha fatto del-
invece a un decremento dello spirito. Di conse- l’eresia una scelta di vita, concependola quasi
guenza, la virtù coincide con la naturale dispo- come una vocazione, e per questo – certamente
sizione dello spirito a conservare e perfezionare attraverso i suoi meriti filosofici, ma anche al di
il proprio essere, e il vizio con la tendenza inna- là di essi – è divenuto una bandiera del libero
turale a distruggerlo. Così si dovrà dire che tutti pensiero avverso al cristianesimo e alla Chiesa.
gli enti sono virtuosi quando raggiungono il Nato a Nola, in Campania, nel 1548, la sua inte-
grado di conservazione corrispondente alla loro ra vicenda biografica e gran parte del suo pen-
natura. Si tratta di un naturalismo etico, che siero si capiscono soprattutto a partire dalla sua
non riconosce alcun fine trascendente alla vita morte, il 17 febbraio 1600, quando fu bruciato
morale, bensì lo identifica col piacere dell’auto- vivo a Roma, in Campo de’ fiori, come condan-
conservazione. na infertagli dall’Inquisizione per il suo ostina-
Ma è difficile, e non solo per Telesio, dar to rifiuto a ritrattare le sue dottrine. Una con-
conto dell’esperienza umana in termini esclusi- danna cui era giunto partendo da lontano: a 17
vamente naturalistici, giacché questo non per- anni era entrato nell’Ordine domenicano a Na-
mette di spiegare fattori evidenti che però tra- poli e nel 1573 era diventato sacerdote. Già
scendono i meccanismi della natura, come per dagli anni del noviziato erano cominciati i
esempio la libertà umana. Ed è per questo moti- sospetti ed erano state avviate inchieste su alcu-
vo che Telesio – il quale voleva essere insieme ne sue posizioni in odore di eresia legate
un sensista radicale e un buon cristiano – rico- all’arianesimo (la dottrina antica che riteneva
nosce che l’uomo, pur facendo parte integrante che Cristo, il Figlio di Dio, fosse solo la più
della natura, possiede qualcosa che va oltre lo nobile delle creature, e quindi non fosse di
spirito-calore, e cioè una specie di anima divina sostanza divina ma solo umana). Sulla sua cul-
e immortale, divenendo così capace di conosce- tura teologica, di stampo tomista, esercitavano
re e di accogliere o rifiutare liberamente la rive- una forte influenza le tradizioni antiche riprese
lazione di Cristo. N on essendo evidentemente dagli umanisti rinascimentali, come il naturali-
un prodotto della natura, tale anima è infusa smo di Lucrezio, il neoplatonismo nella sua ver-
direttamente da Dio come una “mens superad- sione “ermetica”, lì dove esso sconfina nelle
dita”, cioè come una mente che viene ad pratiche cabalistiche e magiche, infine la tecni-
aggiungersi alla natura. Solo quest’anima ca combinatoria iniziata in epoca medievale da
soprannaturale può spiegare e orientare la liber- Raimondo Lullo.
tà umana a scegliere, qualora fosse necessario L’approfondirsi sempre più netto di queste
per il suo bene soprannaturale, di rinunciare al venature eterodosse nella sua formazione catto-
bene naturale. lica, assieme al timore di eventuali condanne
Il soprannaturale viene così recuperato in ecclesiastiche, induce Bruno a lasciare l’abito
extremis rispetto al naturale, ma non ha più domenicano e a cominciare la sua lunga pere-
molto a che fare con esso. E di lì a poco, con grinazione in Europa. Tra gli altri luoghi egli
Bruno, sarà totalmente riassorbito nella natura. soggiornerà nella Ginevra calvinista [ 2.4.3]
(gli sembrava infatti che il protestantesimo
potesse essere più consono del cattolicesimo
alla sua posizione), poi a Parigi, a Oxford, a
Wittenberg e a Francoforte, spesso in contatto
diretto con gli ambienti di corte e nobiliari,
1. Per Telesio l’etica poggia: presso i quali farà valere, con pubblicazioni e
autoverifica

a. sulla presenza nell’uomo della mens superaddita. mediante l’insegnamento, la sua versatilità nel-
b. su princìpi soprannaturali imperscrutabili all’uomo. l’arte della memoria o “mnemotecnica” [ L’arte
c. sul principio sensistico dello spirito-calore.
d. sulla libertà umana. della memoria e la mnemotecnica]. In Inghilterra
scrisse, tra il 1584 e il 1585, i suoi dialoghi ita-
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 45


liani (tra i quali vanno ricordati Della causa, 4.1 Dio come natura
principio et Uno, Lo spaccio della bestia trionfan-
te e De gli eroici furori), mentre in Germania Il centro propulsore di tutto il pensiero di
compose i suoi scritti latini, come il De triplici Bruno sta nel tentativo di ripensare in termini
minimo et mensura (‘Sul triplice minimo e sulla radicalmente diversi rispetto alla tradizione cri-
triplice misura’) e il De monade, numero et figu- stiana il rapporto tra Dio e il mondo, cioè tra
ra (‘Sulla monade, il numero e la figura’), pub- l’infinito e il finito, e al tempo stesso di ridefini-
blicati nel 1590. re su basi nuove anche il rapporto tra la nostra
Invitato poi a trasferirsi a Venezia dal nobile mente e l’Universo intero. L’io, il mondo e Dio
Giovanni Mocenigo, che voleva imparare da lui non vanno infatti considerati per lui come tre
l’arte della memoria e la magia, fu denunciato realtà diverse o separate che debbano entrare in
poco dopo dallo stesso Mocenigo all’Inqui- relazione tra loro, ma come un’unica realtà ori-
sizione, e nel 1593 fu trasferito a Roma. Qui tra- ginaria, in cui quei tre elementi si unificano
scorrerà sette anni in carcere, insistendo ostina- continuamente tra loro. Bruno chiama questa
tamente sino all’ultimo agli inviti del cardinal realtà dinamica “natura” e la intende come la
Bellarmino perché riconoscesse e ritrattasse alcu- vita stessa di Dio, un Dio non più visto come il
ne sue tesi come eretiche. Si giunse così alla sco- creatore che sta prima e fuori del mondo, ma
munica da parte del papa e alla tragica fine riser- come il principio infinito totalmente immanente
vata agli eretici che non si pentivano. Ma per al mondo. Dio non crea semplicemente la natu-
Bruno la verità abitava ormai definitivamente ra ma è la natura stessa, come una sorgente ine-
nella sua nuova filosofia. sauribile che, agendo continuamente dall’inter-
no, informa di sé ogni singola realtà, in tutta
l’infinita varietà degli enti individuali.
A dire il vero, tale novità è intesa da Bruno
come un ritorno alle antiche concezioni magi-
che ed ermetiche delle religioni orientali, peral-
tro già riportate in auge dalle correnti neo-
L’arte della memoria platoniche del Rinascimento, per esempio
e la mnemotecnica da Marsilio Ficino [ 1.6.1]. Ma se in
quest’ultimo l’antica tradizione magi-
La mnemotecnica è quell’ars memorandi, elaborata sin dai co-ermetica era recuperata come
tempi antichi (per esempio in Cicerone) come un metodo artificia- un’anticipazione o una profezia di
le per serbare nella mente – come in un grande magazzino del sape- Cristo, in Bruno essa diventa
re – le nozioni apprese. La tecnica è quella di associare un singolo ele- strumento per scardinare i fon-
mento del sapere, e ancor più il nesso che all’interno di un dato ambito damenti e la dottrina della reli-
sussiste tra i diversi elementi, a immagini di luoghi abituali (la città, la stra- gione cristiana e per costruire
da, la chiesa, la casa, e poi all’interno le scale, le singole stanze, le porte e le una nuova concezione della
finestre, le colonne, ecc.) o ad immagini di animali più o meno fantastici o alla
divinità e del rapporto tra Dio e
raffigurazione di eventi famosi, facendo corrispondere nella memoria la con-
catenazione tra le parti di un luogo o tra le caratteristiche di una figura con la la natura.
concatenazione logica della materia della conoscenza. Soprattutto in epoca Una cosa è certa: noi non
rinascimentale, tuttavia, la funzione tecnica dell’arte mnemonica viene cari- possiamo conoscere Dio a par-
cata di un valore simbolico aggiunto: grazie agli apporti dell’ermetismo e tire dagli enti di natura (passan-
della cabala si sviluppa l’idea – erudita e magica al tempo stesso – che do dalla creatura finita al creato-
nella mente dell’uomo sia possibile simbolizzare tutto il sapere univer- re infinito), per il fatto che Dio
sale, e che la raffigurazione di questo sapere rifletta in maniera spe- non è un ente sommo separato dal
culare la tessitura dell’Universo intero, quello visibile e quello mondo ma è immanente ad esso; e,
invisibile, quello passato ma anche quello futuro. In tal d’altra parte, non possiamo neanche
senso la memoria è un’arte che non si limita solo a con- conoscere la natura come separata o
servare ciò che è stato appreso e ciò che è già
altra rispetto a Dio, per il fatto che essa
accaduto, ma acquista il potere di crearlo
o ricrearlo nella mente umana. non è un suo effetto, ma coincide con la
stessa vita infinita di Dio. Si tratta di una conce-
zione cui possiamo senz’altro dare il nome di
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46 parte I L’alba della modernità

panteismo. Questo però pone tutta una serie di le cose. La nostra conoscenza del principio non
problemi, sia di ordine metafisico che di ordine potrà mai coincidere con il principio stesso, a
conoscitivo. Se Dio è nella natura, questo signi- motivo del carattere infinito di quest’ultimo.
ficherà che ogni singola cosa è Dio, pur nella Solo mediante una rivelazione Dio potrebbe
sua condizione limitata e finita? E, di conse- essere colto nella sua infinità; ma tutto il tenta-
guenza, qual è il rapporto fra la conoscenza tivo di Bruno è appunto quello di ripensare il
delle cose della natura e la conoscenza di Dio? sapere filosofico come nuova religione, in cui la
Al primo ordine di problemi la risposta di natura intera, dall’essere “ombra” divenga
Bruno è che Dio costituisce al tempo stesso la “specchio dell’infinita deità”.
causa e il principio di tutte le cose. La “causa”
va intesa come ciò che “concorre alla produzio- 1. Per Bruno la natura si identifica:

autoverifica
ne delle cose esteriormente”, cioè produce un a. con l’ordine infinito delle cose esterne all’io. V F
effetto restando però separato da esso, tant’è b. con una realtà dinamica in cui trovano unione
vero che l’effetto o il prodotto della causa è tale l’io, il mondo e Dio. V F
in quanto fuoriesce o risulta da essa. Il “princi- c. con Dio quale principio immanente. V F
pio” invece è “quello che intrinsecamente con- d. con Dio che crea dall’esterno il mondo. V F
corre alla costituzione della cosa e rimane nel-
2. Per Bruno Dio si identifica:
l’effetto”, vale a dire ciò che appartiene alla
a. con ciò che in modo separato produce le cose
natura della cosa e non può esserne separato, esteriormente e insieme con ciò che permane
ma permane stabilmente in essa. nell’effetto. V F
Ora, secondo Bruno, Dio non è altro che la b. con ciò che in modo trascendente produce
coincidenza – o meglio l’“unità” o l’“Uno” – le cose esteriormente e insieme con ciò che
non permane nell’effetto. V F
della causa che produce tutte le cose e del prin-
c. con il principio vitale immanente a tutte le cose. V F
cipio che permane in esse: per questo egli rifor-
d. con la causa efficiente, finale, materiale
mula completamente la dottrina aristotelica dei e formale della natura. V F
quattro tipi di cause (materiale, formale, effi-
ciente e finale), cercando di compenetrarle inti- 3. Per Bruno l’uomo può conoscere:
mamente in un unico processo, dal quale risul- a. Dio a partire dagli enti creati.
terebbe appunto il carattere divino della natu- b. la natura come separata da Dio.
c. l’essenza delle cose.
ra. La causa materiale (ciò di cui una cosa è d. le ombre delle cose.
fatta), quella formale (la forma o il principio in
base a cui essa è fatta) e quella finale (il fine per 4. Per Bruno il fatto che l’uomo non conosca direttamente
cui una cosa è fatta) diventano tutt’uno e con- la natura divina delle cose implica concepire Dio come:
fluiscono assieme nella causa efficiente, cioè a. mens super omnia.
b. mens insita in omnia.
nella produzione dei singoli effetti. Dio, dun- c. principio infinito.
que, non è soltanto la prima causa efficiente da d. principio immanente.
cui derivano tutte le cose, o il fine cui esse ten-
dono, ma anche ciò di cui sono fatte e il model-
lo in base al quale sono fatte. In questo senso
Dio è mens insita in omnia, vale a dire princi-
pio vitale e insieme misura (mens) immanente
a tutte le cose. 4.2 Unità e infinità dell’Universo
Al secondo ordine di problemi (quello relati-
vo alla conoscenza della natura e di Dio) Bruno Se Dio è la vita immanente della natura, que-
risponde invece che l’intelletto umano non st’ultima andrà pensata come un “Universo”,
coglie direttamente la natura divina delle cose, cioè come “Uno” infinito. A questo riguardo,
giacché – espresso in termini platonici – noi oltre agli influssi neoplatonici e magico-erme-
non conosciamo mai direttamente le “idee” tici, bisogna considerare un’altra potente ispi-
ossia le essenze eterne delle cose, ma solo le razione della filosofia bruniana, vale a dire la
loro “ombre” o le loro “vestigia”. In questa pro- dottrina copernicana del moto della Terra. Co-
spettiva, Dio viene visto come mens super pernico offre a Bruno la possibilità di scardina-
omnia, cioè come la causa trascendente di tutte re l’antico sistema aristotelico-tolemaico, con
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 47


la Terra immobile al centro e le sfere celesti Per far intendere questa formazione imma-
che le ruotano attorno:  4.3); ma, proprio nente dell’Universo da parte dell’intelletto,
basandosi sul fatto che la Terra è dotata di quale “fabbro del mondo”, Bruno usa la simili-
movimento come tutti gli altri corpi celesti, tudine di una pianta: “da dentro” il seme o la
Bruno vorrà oltrepassare anche il cosmo radice si “esplica”, cioè vien fuori il tronco; dal
copernicano, il quale, pur avendo il Sole e non suo interno il tronco “caccia i rami”; dall’inter-
più la Terra al suo centro, resta tuttavia un no dei rami si “spiegano” le gemme, i fiori e i
Universo chiuso. frutti.
L’Universo di cui parla Bruno non è geocentri- In questa visione bruniana si avverte forte-
co e non è nemmeno eliocentrico – giacché mente la tipica concezione neoplatonica secon-
anche quest’ultimo resta in definitiva un siste- do la quale dall’Uno come supremo principio
ma finito – bensì è semplicemente infinito, in discende l’intelletto, da questo discende l’anima
tutte le sue dimensioni: nello spazio infinito esi- del mondo e dall’anima discende la realtà sensi-
stono infiniti corpi celesti, e ciascuno di essi è bile. Ma per Bruno il sensibile non è semplice-
un mondo che ha in sé infiniti modi di essere, mente una realtà degradata (cioè l’ultimo gradi-
perché la stessa forza infinita che anima no nella scala dell’essere), poiché dentro ogni
l’Universo intero è presente in ogni sua minima cosa della natura è già presente l’Uno.
parte [ T19]. Ciò non toglie che queste parti ci L’unità, dunque, non va intesa solo come il
appaiano di volta in volta determinate e quindi principio supremo (l’Uno di cui parlava Plo-
finite, giacché ad essere infinita è la sorgente tino), ma soprattutto come il processo di unifi-
nascosta o la radice profonda del loro sorgere e cazione o coincidenza degli opposti – atto e
del loro divenire. potenza, forma e materia, corporeo e incorpo-
N onostante l’influsso di Copernico, l’Uni- reo – alla maniera di Cusano [ 1.4]:
verso bruniano non è infinito su basi astrono-
miche e tanto meno sperimentali, ma per moti-
vi squisitamente speculativi: esso è pensato
come una sostanza unica e infinita, principio
“ È dunque l’Universo uno, infinito, inmobile.
Una, dico è la possibilità assoluta, uno l’atto. Una
la forma o anima; una la materia o corpo. Una la
eterno e inesauribile di vita. Come si è detto, cosa. Uno lo ente. Uno il massimo et ottimo: il
tale principio non è solo la “forma” della realtà, quale non deve poter essere compreso, e però in-
ma anche la sua “materia”: finibile et interminabile, e per tanto infinito e in-

“ è uno Intelletto che dà l’essere a ogni cosa,


chiamato da’ Pitagorici e [dal] Timeo [di
terminato; e per conseguenza inmobile.
[De la causa, principio et Uno, dialogo V] ”
Platone] datore de le forme; una Anima e princi-
pio formale, che si fa e informa ogni cosa, chia-
mata da’ medesimi fonte de le forme; una mate-
ria, dalla quale vien fatta e formata ogni cosa,
chiamata da tutti ricetto delle forme [cioè luogo 1. L’Universo di Bruno:

” autoverifica
in cui le forme vengono ricevute e accolte]. a. è finito in estensione, ma ciclicamente infinito
[De la causa, principio et Uno, dialogo III] nel tempo. V F
b. è spazialmente infinito e formato da infiniti
mondi. V F
La materia e la forma non possono più essere c. non presenta la distinzione fra mondo celeste
intese dunque come due princìpi che compon- e mondo terrestre. V F
gono la sostanza, giacché esse sono radicalmen- d. coincide con quello descritto da Copernico. V F
te unificate sin dall’origine. La forma è l’intellet-
to universale o anima del mondo, che informa 2. Nell’Universo di Bruno, forma e materia:
dall’interno la materia; è una specie di energia o a. coincidono con la sostanza unica e infinita. V F
potenza che – come “artefice interno” – fa ger- b. sono due princìpi distinti che compongono
la sostanza. V F
minare e fuoriuscire gli enti dalla materia. E la
c. sono rispettivamente l’intelletto universale
materia, da parte sua, è già in sé eternamente e l’anima del mondo. V F
gravida di queste formazioni, che poi emerge- d. sono princìpi unificati fin dall’origine. V F
ranno e si svilupperanno nel corso del tempo.
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48 parte I L’alba della modernità

4.3 Dal monismo al molteplice: senso fisico esso non è che l’atomo di cui sono
la teoria del minimo e della monade formati tutti i corpi. Ognuno di questi minimi
specifica, a suo modo, l’unità immutabile
In questa concezione monistica dell’Universo, dell’Universo, che di volta in volta si differen-
per la quale è possibile ridurre tutta la realtà a zia e si qualifica nelle singole cose: in questo
un unico Dio-natura, si presenta un problema: modo, il minimo si configura come un unico
come conciliare l’unità immutabile del tutto con principio che permette di intendere sia l’unità
la molteplicità delle cose reali? delle cose nella loro molteplicità, sia la molte-
Secondo Bruno bisogna innanzitutto operare plicità nell’unità.
una distinzione fra “il tutto” (cioè l’essere) e “le Analogo discorso può essere fatto per il con-
cose” (cioè i modi di essere): l’Universo com- cetto di “monade”, utilizzato da Bruno per spie-
prende in sé tutto l’essere e i modi di essere, gare il continuo processo con cui dall’uno flui-
mentre ogni cosa, considerata nella sua partico- scono tutte le cose. In questo processo, dall’uni-
larità, possiede sì tutto l’essere, ma non tutti i tà della monade si genera innanzitutto la diade,
modi di essere. E tuttavia, se l’essere è uno e così come dal punto scaturisce la linea. La diade
immutabile, come sono possibili tanti modi di rappresenta la natura di opposizione presente
essere? Bruno tenta di dare una risposta a tale nei diversi aspetti della realtà, sia a livello fisico
interrogativo utilizzando i due concetti mate- che a livello spirituale. Dalla diade, poi, scaturi-
matici di “minimo” e di “monade”. Con il pri- sce la triade, raffigurata dal triangolo e dalle sue
mo egli traccia la via che porta dalla molteplici- proprietà, le quali, tradotte in termini filosofici,
tà all’unità; con il secondo la via che procede rappresentano i tre princìpi dell’unità, della
dall’unità alla molteplicità. verità e della bontà, da cui scaturisce una triade
L’approccio di Bruno alla matematica, tutta- successiva, quella dell’essere, della vita e dell’in-
via, non è di tipo quantitativo (cioè non riguar- telletto. Analogamente, dalla triade segue la
da quelle leggi della misurazione che di lì a tetrade, la pentade, l’esade, e così via fino alla
poco sarebbero diventate il linguaggio universa- decade.
le della scienza della natura), ma di tipo mera- All’interno di tale processo, Bruno mira a sta-
mente “qualitativo”. In questo certamente si fa bilire – non di rado in modo arbitrario – delle
sentire l’influsso dall’ermetismo, dalla cabala e corrispondenze simboliche tra i numeri (e le
dall’arte della memoria, in cui tornavano anti- corrispettive figure geometriche) e gli aspetti
che concezioni pitagoriche e più in generale fondamentali dell’Universo nella sua struttura
l’idea che la conoscenza attraverso i numeri fisica e metafisica. Attraverso la riduzione del-
costituisse una via esoterica, cioè nascosta ai l’Universo a strutture numeriche Bruno vuol
più, per raggiungere la sapienza. mostrare la costitutiva unità del molteplice, così
In questa gnosi pitagorica Bruno considera il come l’unità monadica è l’origine di ogni nume-
concetto di “minimo” come grandezza qualita- ro. Ma è una spiegazione che sconfina – non per
tiva di tutte le cose, vale a dire unificazione tra caso, ma volutamente – nella magia.
l’uno e il molteplice:

“ L’oggetto e lo scopo della natura e dell’arte,


cioè la composizione e la risoluzione cui esse mi-
rano nell’agire e nel contemplare, nascono dal
minimo, consistono nel minimo e si riducono
nel minimo.
” 1. Bruno utilizza i concetti di minimo e di monade per:
autoverifica

[De minimo, I, 22] a. spiegare rispettivamente l’infinità e l’immutabilità del-


l’Universo.
b. spiegare rispettivamente come la molteplicità dei modi
N on esiste infatti un’unica specie di minimo, d’essere sia riconducibile all’unità e come quest’ultima si
bensì ve ne sono tanti quanti sono gli aspetti esplichi nella molteplicità.
c. giustificare rispettivamente il processo con cui dall’Uno
della natura: in senso geometrico il minimo fluiscono tutte le cose e quello con cui dal molteplice si
non è altro che il singolo punto di una gran- passi all’unità.
dezza; in senso strettamente matematico esso d. mostrare la composizione dell’Universo in termini quanti-
tativi.
rappresenta la monade o unità numerica; in
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 49

4.4 La conoscenza e l’eroico furore naturali, l’unità tendenzialmente indistinta del-


la natura in esse. Il grado più compiuto della
Tutto il filosofare di Bruno si presenta come una conoscenza umana è la sua identificazione con
continua lotta contro i limiti, e cioè come un la natura, nel momento in cui il soggetto e l’og-
appassionato tentativo di oltrepassare i confini getto del conoscere diventano “uno”, e il sapere
che la natura stessa sembra imporre alle cose e si rivela nella sua natura più propria, cioè come
all’uomo. E questo non certo per giungere ad un amore, fusione mistica tra uomo e natura.
mondo ultraterreno o soprannaturale, poiché, al Questa brama insaziabile di risalire dal molte-
contrario, la filosofia si compie proprio nell’assi- plice all’uno, dal finito all’infinito è ciò che Bruno
milarsi completamente alla vita della natura. chiama “eroico furore”. Ciò che rende furioso
Come si è già detto, Bruno sostiene l’impossi- l’uomo è il desiderio divino (o eroico) di trascen-
bilità da parte dell’uomo di giungere alla cono- dersi per unirsi all’oggetto conosciuto, e tramite
scenza delle cose in maniera diretta e immediata, quest’ultimo riconoscere sé stesso come natura
ma solo mediante le “ombre” delle idee di tali divina. Qui sta il significato del mito che Bruno
cose; al tempo stesso, però, l’uomo è chiamato a espone nel dialogo De gli eroici furori: nel
intraprendere la via del sapere percorrendo i momento in cui il cacciatore Atteone giunge a
diversi gradi della realtà – in una sorta di ascesa contemplare Diana nuda – quando cioè il cono-
mistica che richiama Plotino – da quelli più scente arriva a cogliere l’essenza della natura –
bassi, cioè in cui le cose appaiono solo finite, a egli viene trasformato in cervo, diventando da
quelli più alti, in cui si contempli e ci si unisca cacciatore preda, e diviene così il simbolo dell’in-
alla vita infinita immanente a tutte le cose. Per telletto umano che si divinizza unificandosi con
questo anche tutte le facoltà della conoscenza la natura. L’eroico furioso, dunque, è l’uomo che
umana – senso, immaginazione, ragione, intellet- scopre nel suo intelletto finito una potenza infi-
to – dovranno trapassare l’una nell’altra: nita, e che spinge il suo intelletto a quel confi-
ne estremo in cui non è possibile scorgere diffe-

“ il senso, in sé, sente soltanto, nell’immagina-


zione avverte anche di sentire; il senso anche, es-
sendo già una certa immaginazione, in sé imma-
renze tra l’io e il tutto. Il compimento dell’io si
rivela dunque come una perdita di sé, un vero
e proprio dissolvimento della propria indivi-
gina, nella ragione percepisce d’immaginare; il dualità nell’infinito. L’anima dell’uomo resta
senso, che è già ragione, in sé argomenta, nell’in- così immortale al di là della sua individualità.
telletto s’accorge d’argomentare; il senso, che è Cambia così radicalmente il concetto cristiano
già intelletto, in sé intende, ma nella mente divi- di un’anima individuale e ad un tempo immor-
na intuisce la propria intelligenza; e la mente di- tale: Bruno enfatizza l’immortalità ma non la
vina, nella sua essenza viva, possiede e trova tut- lega più a un’unica singolarità, ammettendo
te le cose e illumina l’intelletto fino al profondo invece la reincarnazione di ogni anima in corpi
della materia.

[Sigillus Sigillorum, I]
individuali diversi nel corso del tempo.

Sin dall’inizio il percorso della conoscenza consi- 1. Per Bruno la conoscenza umana:
ste in un processo di unificazione del molteplice a. può cogliere direttamente la natura divina autoverifica
mediante alcune regole della nostra mente (co- delle cose. V F
me la funzione ordinatrice della memoria); in b. può percorrere in maniera progressiva i gradi
del reale. V F
seguito, man mano che il percorso si svolge, si c. è finalizzata a conseguire l’unificazione fra l’io
giunge non solo a dissolvere in unità tutte le che conosce e la natura conosciuta. V F
differenze presenti nella realtà ma, ancor più d. implica la coincidenza fra tutte le sue facoltà. V F
radicalmente, a unificare le nostre stesse facoltà
con ciò che esse ci permettono di conoscere. 2. L’espressione bruniana “eroico furore” allude:
Per Bruno, infatti, il valore dell’atto conoscitivo a. al massimo compimento della conoscenza umana coinci-
dente con il desiderio di congiungersi al principio.
non è tanto quello di evidenziare disparità o b. al grado massimo dell’elevazione umana, in cui l’io rico-
diseguaglianze tra le singole cose ma, al contra- nosce le differenze sostanziali fra le cose.
rio, quello di unificarle nel tutto, e di ritrovare, c. al massimo compimento dell’io come conquista di sé.
d. al riconoscimento della natura mortale dell’anima.
nella pluralità e nelle singolarità delle cose
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50 parte I L’alba della modernità

vedendo la miseria e la precarietà sociale e poli-


5 Tommaso Campanella tica in cui viveva il suo popolo, e convintosi
dell’imminenza di uno sconvolgimento a livello
mondiale, si faccia promotore di una congiura
L’apporto di Tommaso Campanella al naturali- contro il governo spagnolo in Calabria, con l’in-
smo rinascimentale è caratterizzato, oltre che tento di avviare un nuovo Stato teocratico.
da una notevole originalità nello sviluppo di Scoperta la congiura, Campanella viene impri-
temi già attraversati da Telesio e da Bruno, gionato assieme ai suoi complici e tradotto a
anche dal fatto che egli traduce la sua attenzio- Napoli: qui, dopo ripetute torture, simulerà uno
ne alla natura in una compiuta metafisica, che stato di pazzia per poter sfuggire alla pena capi-
comprende al suo interno una teologia, una tale, che infatti gli viene commutata nel carcere
dottrina della religione e una teoria politica. Ma a vita. Per ben 27 anni, sino al 1626, il carcere
Campanella costituisce un caso unico anche per sarà la sua stabile dimora, e in esso maturerà la
aver espresso e trattato nei suoi scritti una mol- sua conversione dal naturalismo giovanile a una
teplicità di interessi, come quelli per la logica, la vera e propria concezione metafisica. Liberato
retorica e la poetica, l’economia e la medicina. nel 1626, si trasferisce a Roma, dove ha modo
Campanella nasce a Stilo di Calabria il 5 set- di pronunciarsi, con l’Apologia per Galileo, a
tembre 1568 ed entra nell’Ordine domenicano favore del principio secondo cui le Sacre Scrit-
all’età di 14 anni. Durante i suoi studi, incentra- ture vanno considerate estranee rispetto alle
ti su Aristotele e Tommaso d’Aquino, matura indagini sulla natura. Ma, per evitare altre accu-
l’esigenza di attingere il suo sapere oltre che dai se di sovversione antispagnola, nel 1634
sistemi dottrinali della tradizione anche e Campanella riparerà a Parigi sotto la diretta
soprattutto attraverso un approccio diretto alla protezione di Luigi XIII, dove godrà di una
vita della natura. In questo egli viene certamen- certa fama negli ambienti intellettuali e di corte.
te segnato dalla nuova fisica naturalistica del A Parigi morirà il 21 maggio 1639.
suo corregionario Telesio, con cui condivide
pienamente l’atteggiamento sensistico e anti-
aristotelico (come risulta dalla Filosofia dimo- 5.1 La filosofia dei sensi e la magia
strata attraverso i sensi, del 1591). Ma Campa-
nella andrà subito oltre Telesio, allargando gli Dai princìpi del naturalismo telesiano Campa-
orizzonti della filosofia naturale a considerazio- nella ricava immediatamente l’universale sensi-
ni squisitamente teologiche (come nell’Epilogo bilità delle cose: il mondo naturale è un organi-
magno, del 1589) e facendo ricorso – sulla scia smo vivente, le cui parti sono tutte dotate di
di Bruno – a princìpi di tipo vitalistico e magi- senso, come si può vedere dal fatto che ciascuna
co per spiegare l’animazione dell’Universo di esse mira alla propria conservazione, in base
(come nello scritto Del senso delle cose e della alla capacità di distinguere tra ciò che giova alla
magia, del 1604). propria natura, e che quindi risulta positivo, da
Questa sua posizione non mancò di attirare su ciò che la distrugge, ed è pertanto negativo. Tale
di lui sospetti e procurargli denunce (tra il 1592 capacità del sentire è posseduta dai singoli enti
e il 1598 ebbe ben quattro processi per sospetta in modo differente: gli enti celesti possiedono
eresia e per magia, tra Padova, Roma e Napoli). un senso molto più puro ed acuto, mentre gli
Sin dall’inizio, peraltro, Campanella aveva sem- enti materiali, come i metalli o i minerali, ne
pre concepito il nuovo sapere che egli andava possiedono uno più ottuso a causa della pesan-
scoprendo e formulando come una missione tezza della loro materia.
non solo di ordine speculativo, ma anche di La sensibilità propria degli esseri animali, poi,
ordine pratico, arrivando a progettare nuovi viene esercitata da un fluido corporeo, sottile e
assetti di tipo ecclesiastico, civile e politico. Egli caldo, chiamato da Campanella “spirito”. Esso
presenta spesso le sue analisi e i suoi progetti ha sede nel cervello e, scorrendo all’interno di
con un pathos escatologico – come un profeta tutte le sottilissime cavità nervose, adempie a
che annunci la fine dei tempi – e infarcisce le una serie di funzioni fondamentali, tra cui quel-
sue dottrine di calcoli astrologici e suggestioni le vitali e conoscitive. È lo spirito infatti che,
magiche. Non è un caso, dunque, che nel 1599, entrando in contatto con la realtà esterna attra-
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 51


verso i recettori dei sensi, subisce quelle modi- Il carattere prioritario della conoscenza sensi-
ficazioni o “passioni” che danno origine alla bile non sarà tuttavia sufficiente a risolvere l’in-
conoscenza umana. L’attività dello spirito è tera problematica filosofica, e lo stesso Campa-
capace di conservare le diverse impressioni rice- nella, dall’interno della sua visione sensistica,
vute e di confrontarle tra di loro, dando luogo a arriverà a porre alcune questioni decisive, che
tutti i momenti del percorso conoscitivo: dalla segneranno il passaggio al suo vero e proprio
memoria all’immaginazione e dal discorso (o discorso metafisico: se ogni cosa è dotata di sen-
ragione) all’intelletto. L’eccellenza dell’uomo, sibilità, e se noi conosciamo le cose appunto in
rispetto a tutti gli altri esseri animali, è dovuta quanto le “sentiamo”, come si spiega il fatto che
poi al fatto di possedere, oltre allo spirito, anche noi abbiamo anche coscienza di questo sentire? In
una mente incorporea di origine divina, con altri termini, la percezione sensibile è solo un
cui può giungere a desiderare l’infinito, proten- movimento di tipo fisico-naturalistico o richie-
dendo la sua conoscenza al di là dei limiti della de una consapevolezza di sé diversa e prelimi-
sua autoconservazione. nare rispetto alla mera sensazione?
A questa sensibilità universale si lega peraltro
1. L’universale sensibilità delle cose per Campanella

autoverifica
l’idea che Campanella ha della magia naturale
implica che:
(non a caso il suo scritto si intitola Del senso delle
a. tutte le parti della natura siano dotate di senso. V F
cose e della magia): essa non deriva direttamente b. tutti gli enti naturali sentano allo stesso livello. V F
da Dio – come è il caso delle azioni magiche c. tutte le parti della natura mirino
compiute dagli uomini santi in virtù della grazia alla conservazione. V F
divina – e non è nemmeno di origine diabolica, d. tutti gli enti naturali possiedano lo spirito. V F
ma deriva appunto dalla naturale sensibilità di
tutte le cose, che spesso è nascosta, e che il mago 2. Per Campanella lo spirito svolge la funzione di:
riesce invece a intuire, intercettare e manipolare, a. dare origine alla conoscenza in tutti gli enti.
producendo congiunture favorevoli in tutti i b. far conoscere all’uomo l’infinito.
c. originare la conoscenza negli esseri animali.
saperi e in tutte le attività umane [ T20]. d. mettere in contatto le creature con Dio.
Tuttavia, almeno nella prima fase della sua
filosofia, quella in cui si fa sentire fortemente
l’influsso di Telesio, ciò che caratterizza l’inte-
ro processo conoscitivo resta per Campanella il
primato della conoscenza sensibile: 5.2 Il sapere metafisico
e la fondazione dell’autocoscienza
“ Ora io trovo che li sensi son certi più di ogni
altra conoscenza nostra, tanto d’intelletto, come
di discorso, come di memoria, perché ogni lor
Campanella affronterà tali questioni nella sua
imponente Metafisica, un’opera in 18 libri, la
notizia [cioè ogni conoscenza razionale e intellet- cui redazione aveva occupato molti degli anni
tuale] dal senso nasce, e quando sono incerte da lui passati in carcere, e che dopo alterne
queste conoscenze, col senso s’accertano e cor- vicende sarà pubblicata a Parigi nel 1638.
reggonsi, et esse non sono altro che senso inde- L’opera si divide in tre parti: una prima parte
bolito o lontano o strano.

[Del senso delle cose e della magia, II, 30]
dedicata ai princìpi del sapere, una seconda
dedicata ai princìpi dell’essere, e un’ultima
parte dedicata ai princìpi dell’operare.
Se una certezza vi è nella nostra conoscenza, essa Il discorso metafisico di Campanella parte
poggia tutta sui sensi; e quanto più ci si allonta- dall’esigenza di delineare le caratteristiche fon-
na da essi, tanto più la certezza si affievolisce. Del damentali del nuovo sapere che egli intende
resto la preminenza della conoscenza sensibile rifondare totalmente sul principio della sensibi-
rispetto agli altri tipi di conoscenza è indicata dal lità universale. Contrariamente a quanto affer-
fatto che lo stesso termine “sapienza” deriva dal matosi nella concezione aristotelica – o per lo
latino sapere, che si riferisce ai sapori del gusto, meno nella sua versione scolastica – la scienza
cioè dell’unico senso che non si limita a percepi- non potrà mai essere intesa come stabilita asso-
re le qualità estrinseche di un oggetto, bensì la lutamente una volta per tutte, ma andrà consi-
sua natura interna, e con essa si compenetra. derata come un percorso evolutivo o “storico”.
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52 parte I L’alba della modernità

E questo vale non solo quando l’oggetto della a. nel carattere relativo e non assoluto del cono-
scienza è un dato o un fatto sperimentato, e scere;
quindi delimitato (come a Campanella sembra- b. nella relatività che sempre accompagna i
va confermato dall’incessante progredire delle sensi;
scienze tra la fine del XVI e l’inizio del XVII c. nel rapporto problematico tra il conoscente e
secolo) ma anche quando essa si occupa della il conosciuto;
rivelazione in cui noi sperimentiamo un’azione d. negli errori che si verificano nelle scienze e
divina (e qui si vede il suo tentativo di riformu- nei contrasti che sorgono tra i filosofi a livello
lare la dottrina cristiana in senso antiscolasti- linguistico.
co). In tutti i casi la scienza è caratterizzata
dalla storicità: A tal proposito Campanella riprende esplicita-
mente la discussione di Agostino con i filosofi

“ I princìpi delle scienze sono per noi le storie:


chiamo storia anche ciò che non abbiamo ascol-
tato da altri, ma è risultato ai nostri occhi e ai
accademici (i quali ritenevano che il fatto stesso
di dubitare rendeva impossibile la conoscenza e
finanche l’esistenza della verità) e la sua famosa
sensi; infatti, da ciò che a noi risulta storicamen- confutazione dello scetticismo: se anche io dubi-
te, procediamo nell’indagare ciò che è ancora na- tassi o errassi, ciò non di meno io sono e so di
scosto. Se la storia è stata resa nota per interven- esserci. Di qui deriva per Campanella la possibi-
to divino, si ha la fede, ed è principio della fede lità di basare la certezza della conoscenza –
teologica […]. Invece, se la storia è nota attraver- anche della conoscenza sensibile – sull’autoco-
so interventi umani essa produce scienza, quan- scienza. Anche lo scettico, infatti, sa qualcosa di
do è attestata da molte persone degne di fede e vero, cioè sa di non sapere nulla, e così presup-
può essere sperimentata da noi così come il fatto pone una conoscenza fondata su alcuni princìpi
che sia stato scoperto un Nuovo Mondo.
[Metafisica, V, 2, art. 2] ” universali che sono al di là di ogni dubbio.
Alcuni di questi princìpi, o nozioni comuni,
derivano da una facoltà innata presente nel-
Vi sono dunque soltanto due tipi di “storie”: l’anima stessa, altri dall’esterno, attraverso
quella resa nota o “promulgata” dalla rivelazio- quella conoscenza che è comune non solo a
ne divina, e quella resa nota attraverso l’intero tutti gli uomini ma a tutte le cose. E in effetti,
cammino dell’umanità; pertanto, vi saranno l’anima conosce sé con una conoscenza di “pre-
solo due tipi di scienze: la teologia e la microlo- senzialità”, cioè in quanto essa è presenza di sé
gia (da intendersi come scienza di ciò che è pic- a sé stessa. In questa conoscenza emerge un
colo o minimo rispetto a Dio). Quest’ultima si primo principio certissimo, e cioè che noi
divide a sua volta in scienza naturale e scienza siamo in quanto possiamo, sappiamo e vogliamo.
morale. Tra queste due scienze si inserisce una In secondo luogo, è certo che noi siamo qualco-
“scienza media”, vale a dire la metafisica, che sa e non tutto, cioè possiamo, sappiamo, voglia-
ha il compito di operare una connessione tra la mo qualcosa e non tutto né in tutti i modi.
teologia e la micrologia e di stabilire i princìpi L’autocoscienza è dunque una sapienza innata
delle scienze chiarendo quale sia l’ordine e il (indita), mediante la quale noi, ma non solo
fine di tutte le cose. Se, dunque, la scienza si noi, bensì tutte le cose sanno di essere e sono
occupa di indagare il come delle singole cose, attaccate al loro essere, mentre la conoscenza
l’oggetto della metafisica sarà il perché delle delle altre cose è una sapienza addotta (illata),
medesime cose nella loro struttura universale e cioè una conoscenza che avviene per contatto
nel loro principio supremo. con le altre cose. La conoscenza di sé non è
Il compito della metafisica è, innanzitutto, però mai pura poiché viene sempre indebolita
quello di scoprire le ragioni autentiche della dalle conoscenze che sopraggiungono, le quali
realtà in sé e per sé. Per questo motivo, nella offuscano l’autocoscienza così tanto che negli
prima parte dell’opera, dedicata al problema del enti inferiori essa rimane del tutto nascosta
sapere, Campanella comincia con l’esame di (abdita). Solo l’uomo, con la sua mente, può
quei dubbi e di quelle aporie (cioè problemi giungere a un adeguato livello di autocompren-
insolubili) che impediscono una conoscenza sione, mentre in Dio tale autocoscienza si rea-
certa, e che si possono sintetizzare: lizza perfettamente.
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 53


La possibilità fondamentale dell’intero sapere il perché secondo lui ogni conoscere è sempre un
risiede dunque in questa conoscenza innata di sé, “morire”, dal momento che, per conoscere l’altro
in questa consapevolezza originaria [ L’auto- essere, occorre perdere un po’ del proprio essere
coscienza, da Campanella a Descartes], da cui alla in modo da divenire coscienza di quell’altro che
fine dipende anche la sensazione. Se è vero infat- si sta conoscendo. Campanella porta, così, sul
ti quello che Campanella aveva detto sin dall’ini- piano metafisico quanto in Telesio rimaneva
zio, e cioè che nella sensazione l’anima “patisce” strettamente legato a una pura descrizione
una modificazione dall’esterno e per questo tra- naturalistica della conoscenza.
mite si assimila con la cosa conosciuta, tale
1. Per Campanella la teologia e la micrologia:

autoverifica
modificazione rimarrebbe del tutto estranea
all’anima se, al tempo stesso, essa non conosces- a. sono scienze stabilite una volta per tutte. V F
se sé stessa: b. si occupano rispettivamente della rivelazione
divina e di ciò che è minimo rispetto a Dio. V F
c. sono connesse dalla metafisica. V F

“ L’anima e tutti gli altri enti conoscono origina-


riamente ed essenzialmente sé stessi; e conoscono
secondariamente e accidentalmente tutte le altre
d. sono scienze che si occupano rispettivamente
del come e del perché. V F

cose in quanto conoscono sé stessi mutati e resi si- 2. In Campanella la certezza della conoscenza poggia:
mili alle cose dalle quali sono mutati. Lo spirito a. sulla sensibilità.
senziente non sente dunque il calore, ma in primo b. sulla sapienza innata.
c. sulla sapienza addotta.
luogo sente sé stesso: sente il calore attraverso sé d. sul sapere di non sapere.
stesso in quanto è mutato dal calore.
[Metafisica, VI, 8, art. 4] ”
La dottrina campanelliana della conoscenza svi-
luppa, ma allo stesso tempo ribalta, la posizione 5.3 La dottrina delle primalità
di Telesio. Per quest’ultimo, infatti, l’essere delle
cose sta tutto nel loro sentire; per Campanella Parlando dell’autocoscienza, si è detto che essa
invece il sentire delle cose presuppone un essere per Campanella si fonda sulla consapevolezza
che senta sé stesso e le altre cose. Questo spiega che ogni ente “può”, “sa” e “vuole”. Il passo
successivo che egli compie nella sua Metafisica
sarà quello di affermare che l’essenza di tutte le
L’autocoscienza, cose è costituita pertanto da tre princìpi: la
da Campanella a Descartes potentia, o ‘poter essere’, la sapientia, o il ‘saper
essere’ e l’amor, ossia l’‘amare il proprio esse-
Questo problema dell’autocoscienza come cono- re’. Tali princìpi metafisici costituiscono
scenza del proprio essere è un segno caratteristico del- quelle che Campanella chiama le primalità
l’epoca in cui viveva Campanella, quel Rinascimento in cui di ogni essere. La primalità è “ciò da cui
già fermentano gli interrogativi della filosofia moderna. Nel l’ente è primariamente essenziato”, o
1637, solo un anno prima della pubblicazione della Metafisica anche la sua “essenziazione”, ciò che lo
di Campanella, Descartes aveva pubblicato il suo Discorso sul costituisce intrinsecamente e ne indica
metodo [ 8.3.6], in cui proponeva di fondare tutto il sapere a l’origine ontologica e fisica.
partire dall’intuizione che il soggetto ha di sé stesso come una Le primalità non sono tre princìpi dif-
“sostanza pensante” [ 8.5.4]. Nel confronto appaiono le ana- ferenti tra loro, bensì un principio unico
logie ma si notano anche le diversità: Campanella resta piena- nell’essenza e triplice nell’aspetto. Il
mente uomo del Rinascimento cristiano, quando afferma che
potere (posse), il sapere (nosse) e il volere
l’autocoscienza è il modo in cui un ente coglie il suo esser-
ci o esser-dato nella realtà, mentre Descartes, vero (velle), costituiscono una dinamica essen-
“moderno”, afferma che il cogito ergo sum non è la zialmente unitaria: ogni ente è infatti qual-
scoperta di sé stesso da parte di un ente esi- cosa di vivo e infinitamente attivo, e dunque
stente, ma l’atto di un io che non ha altra se non operasse, se non sapesse e se non amas-
consistenza se non il suo puro se ciò che è e ciò che fa – cioè sé stesso e gli enti
pensare. diversi da sé – non sarebbe affatto concepibile.
Tra i vari aspetti della primalità non vi è dunque
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54 parte I L’alba della modernità

alcuna priorità né cronologica né metafisica, ma re a termine l’impresa. Come parte integrante di


una coesistenza essenziale. tale compito, Campanella vorrà inoltre impe-
E siccome l’autocoscienza non appartiene solo gnarsi in un’intensa azione missionaria volta
all’uomo, ma a tutti gli enti – sebbene nel primo alla conversione di eretici e scismatici – i lutera-
manifestamente e nei secondi nascostamente – ni, i calvinisti e gli ugonotti – alla fede cattolica.
allora ad ogni cosa apparterrà una potenza d’esse- Sin dall’inizio, il modello cui si ispira il pro-
re, una conoscenza o sensibilità universale e un getto politico di Campanella è quello di una
desiderio di conservare il proprio essere. Tuttavia, teocrazia universale, cioè un sistema in cui il
mentre nel primo ente (Dio) l’essenziazione delle potere politico è dominato dal potere religioso
primalità costituisce la stessa sua natura, negli e dai rappresentanti di Dio sulla Terra [ T36].
enti finiti tale essenziazione viene ricevuta, vale a In due scritti del 1593, andati perduti – La
dire partecipata, in modo finito. Ogni ente finito, monarchia dei cristiani e il Regno della Chiesa –
infatti, è composto non solo di essere ma anche di il filosofo invitava tutti i potenti della Terra a
non essere: ad esso competono, perciò, non solo costituire una confederazione che avesse il pro-
le tre primalità dell’essere, ma anche le tre prima- prio fondamento nella signoria di Cristo come
lità del non essere (ossia dell’impotenza), dell’in- “razionalità universale”, e nel pontefice un
sipienza e dell’odio. Queste ultime entrano a unico capo riconosciuto da tutto il genere
costituire l’essenza delle cose finite, le quali non umano. L’ideale teocratico, che Campanella
possono essere tutto ciò che potrebbero essere, né perseguirà anche nelle opere più mature, nasce
conoscono tutto ciò che potrebbero conoscere, né in lui anche dalla preoccupazione di far fronte
vogliono tutto ciò che potrebbero desiderare. alla grande crisi che aveva investito tutto il cri-
stianesimo con la scissione delle Chiese prote-
1. Campanella ritiene che le primalità:
autoverifica

stanti dalla Chiesa di Roma. Per il frate dome-


a. siano princìpi metafisici di tutti gli enti. V F nicano non si trattava soltanto di una frattura
b. appartengano agli animali e agli uomini. V F dottrinale intorno ad alcuni dogmi della fede,
c. costituiscano tre princìpi realmente differenti. V F ma di una vera e propria lacerazione del corpo
d. degli enti finiti siano soltanto potenza, sapere religioso, sociale e politico dell’intera Europa,
e amore. V F
sempre più minacciata dalle invasioni turche.
Proporre un ritorno all’unità politico-religiosa
significa pertanto salvare l’Europa con la forza
della fede cristiana, l’unica in grado di riunire
5.4 La filosofia politico-religiosa realmente gli uomini per far fronte contro i
nemici comuni. L’attesa del rinnovamento reli-
Il pensiero speculativo di Campanella non è mai gioso e la riunificazione politica dei cristiani è
fine a sé stesso: l’opera metafisica e teologica dunque il criterio per giudicare gli imperi di
costituisce il fondamento dell’azione pratica questo mondo:
che è stata sempre un segno indelebile della per-
sonalità di questo autore. Ma se all’inizio Campa-
nella concepiva la missione sociale e politica della
sua filosofia a metà strada tra la profezia, la magia
“ Aggrandire ed esaltare il Papato è il vero rime-
dio di assicurarci di non esser preda del Re di
Spagna e di sostenere insieme la gloria d’Italia e
e la rivoluzione, in seguito, attraverso la lunga e del cristianesimo; e per assicurarci contra il
penosa maturazione della prigionia, tale compi- Turco è rimedio unico lasciar crescere, anzi ma-
to sarà compreso all’interno di un più vasto e
articolato progetto di riforma politico-religiosa.
Lo scopo di tale progetto era niente di meno che
gnificar la monarchia di Spagna.
[Discorsi ai prìncipi d’Italia] ”
quello di favorire una completa riunificazione Nella Monarchia del Messia (pubblicata nel
dell’intero genere umano entro l’alveo della 1636) questo ideale politico-religioso trova la
Chiesa cattolica: a tal fine Campanella impe- sua più compiuta espressione. La teocrazia si
gnerà tutto sé stesso, individuando quegli Stati giustifica all’interno di una prospettiva univer-
nazionali (come la Spagna e la Francia) che sale ed ecumenica, che si propone di riavvicina-
sembravano di volta in volta più vicini alle posi- re tutte le Chiese: essa ha la sua origine e il suo
zioni del Papato, e quindi più idonei a condur- centro nella figura di Cristo, il Verbo nel quale
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 55


si unificano la ragione naturale e la ragione della sua fama. In essa l’autore delinea la strut-
divina. Per questo motivo, la ragione naturale, tura di una città-Stato idealmente perfetta,
in quanto intrinsecamente divina, non potrà governata da un principe-sacerdote, chiamato
che svilupparsi e compiersi come una religione Sole o Metafisico, che a sua volta viene coadiu-
naturale; e a sua volta la religione naturale, pro- vato da tre alti funzionari di Stato, chiamati non
prio in quanto mira a riportare tutte le cose al a caso Pon, Sin e Mor per sottolinearne la stret-
loro principio razionale, non potrà che svilup- ta correlazione con i tre aspetti della primalità
parsi e compiersi nella religione cristiana. Le dell’essere, potenza, sapienza e amore. In que-
conclusioni della ragione naturale, e dunque sto Stato utopico i cittadini – chiamati “Solari”
della filosofia, non saranno mai in contrasto – vivono solo seguendo i precetti della ragione,
con quelle del cristianesimo, poiché dipendono e proprio per questo si distinguono per la loro
direttamente dall’unico Verbo divino. religiosità naturale (non avendo infatti ancora
In questo modo Campanella unisce indissolu- ricevuto la rivelazione cristiana).
bilmente natura e religione, e può affermare che La città – collocata in un luogo ideale sia per
non solo gli uomini, ma tutte quante le cose, il clima che per la posizione geografica – è strut-
proprio in quanto “sentono”, provengono e ten- turata e difesa con sette cerchia di mura, che si
dono al loro principio divino, cioè al creatore. innalzano a forma piramidale incorporando al
Tutte le religioni positive, basate su particolari loro interno tutte le altre costruzioni. Ri-
rivelazioni storiche, derivano da questa religio- prendendo alcuni aspetti del modello di Stato
ne naturale, ma la traducono ogni volta in senso offerto da Platone, nella città del Sole gli uomi-
limitato e ingannevole; solo nella religione ni hanno in comune sia i beni materiali che le
ebraica, e poi definitivamente in quella cristia- donne, sebbene queste ultime, oltre ad essere
na, la religione naturale giunge alla sua massi- generatrici, condividano gli stessi lavori degli
ma espressione. Anzi, secondo Campanella la uomini. Uno degli aspetti più interessanti della
stessa religione naturale non è altro che un cri- città, infatti, è proprio la concezione del lavoro:
stianesimo implicito. Se infatti Cristo rappre- per i Solari nessuna attività, neanche quella più
senta la ragione divina sussistente e se si consi- pesante o più umile, va ritenuta vile o indegna;
dera la ragione umana come una partecipazione le attività più faticose, anzi, sono quelle mag-
di quella divina, risulta legittimo asserire che giormente lodate e onorate, e ad essere conside-
tutti gli uomini possono dirsi cristiani – anche rato indegno è solo l’ozio. Non vi sono schiavi,
se soltanto implicitamente – e possono essere perché i Solari bastano a sé stessi e adempiono
indotti a riconoscere il proprio essere cristiani ad ogni loro necessità. Grazie all’equa distribu-
esplicitamente nel momento in cui viene loro zione dei compiti e degli oneri, ciascuno è tenu-
annunziato il messaggio evangelico. Tutto il to a lavorare non più di quattro ore al giorno,
mondo tende a questa manifestazione esplicita ma è fondamentale che tutti lavorino: se anche
del cristianesimo: di qui l’invito pressante rivol- un solo Solare non svolgesse il proprio compi-
to da Campanella ai prìncipi di questo mondo, to, la sua inattività si ripercuoterebbe sull’intera
agli Stati e alle nazioni perché convergano visi- popolazione.
bilmente nel corpo politico della religione cri- Un elemento spettacolare nella struttura e
stiana: in questo egli si concepiva come inter- nell’organizzazione della città sono le mura
prete del nascosto processo della natura (che dipinte. Campanella immagina che ciascuna
arriva a fissare anche attraverso previsioni delle sette cerchie da cui è composta la città sia
astrologiche), e al tempo stesso come guida pro- istoriata secondo un tema particolare: per esem-
fetica degli avvenimenti storico-politici. pio, nel muro interno della sesta cerchia sono
rappresentate tutte le arti meccaniche e i loro
inventori. Il filosofo calabrese dà grande impor-
5.5 La città del Sole tanza all’educazione. N ella Città del Sole, il
sapere non è rinchiuso nei libri e nelle bibliote-
L’ideale di una riforma politico-religiosa del che, ma viene posto davanti agli occhi di tutti:
mondo intero verrà espresso simbolicamente da solo vedendo le raffigurazioni murarie, i Solari
Campanella nella Città del Sole, un’operetta imparano in un anno quello che gli altri uomi-
pubblicata nel 1623 a cui è legata gran parte ni imparano dopo dieci o quindici anni.
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56 parte I L’alba della modernità

Sono due i princìpi fondamentali dell’educa- una pedagogia di Stato, che senso avrà ancora la
zione proposti qui da Campanella: il primo è la libertà di ciascuno? Ridotta a progetto politico
funzione predominante svolta dalla sapienza di tipo teocratico, in Campanella la stessa reli-
per il raggiungimento della perfezione dell’uo- gione cristiana rischia di trasformarsi in una
mo; il secondo è il carattere di concretezza del grandiosa – e irrealizzabile – utopia.
sapere insegnato, cioè un sapere non astratto o
dialettico, ma vivo e tutto interno alle cose. Per 1. Il progetto politico di Campanella consiste:

autoverifica
questo motivo, l’educazione non riguarda sol- a. nell’affermazione di un sistema sociale
tanto una parte della comunità dei Solari – la teocratico guidato dal papa. V F
scuola – ma riguarda la città nella sua interezza b. nel riaffermare l’unità dei cristiani mostrando
e per tutte le età. la continuità tra religione naturale
e religione cristiana. V F
La perfezione utopistica di questo modello c. nel superare i conflitti religiosi, mostrando
pedagogico non manca di sollevare un proble- che le religioni positive possiedono ognuna
ma di fondo: se la ragione, e insieme la religio- la propria verità compiuta. V F
ne naturale degli uomini può vivere e incre- d. nell’affermare un modello di società guidato
mentarsi sino alla perfezione solo attraverso da re-filosofi. V F

L’attenzione alla natura nel Ri- comprende sia l’alchimia che l’astro- passiva e inerte. Qualsiasi ente con-
SINTESI CAPITOLO 3

nascimento. L’attenzione dedicata logia. I più emblematici protagonisti tiene in sé i tre elementi costitutivi
nel Rinascimento all’indagine sulla del sapere magico-naturalistico sono del reale. La continua lotta del caldo
natura prende il nome di “naturali- Cornelio Agrippa di N ettesheim con il freddo determina la sensibilità
smo”: l’uomo penetra i segreti della (1486-1535) e Paracelso (1493-1541). e la vita dell’Universo intero. Tutti gli
natura, ricercandone le leggi fonda- In quest’epoca la magia e la scienza enti sentono naturalmente perché in
mentali, poiché egli stesso è natura e, non costituiscono ancora due saperi essi agisce lo spirito. La gnoseologia
di converso, la natura si mostra come contrapposti. Infatti, la magia ha in di Telesio consiste nel ricondurre le
vita dotata di una sua specifica sensi- comune con la scienza della natura diverse facoltà conoscitive (memoria,
bilità e attraversata da una segreta ten- due elementi fondamentali: l’uso immaginazione, intelletto) alla sensi-
denza spirituale. La natura per l’uomo della matematica e l’idea dell’espe- bilità e nel mostrare come il senso
rinascimentale non costituisce appe- rienza come orizzonte della cono- non viene oltrepassato dalla ragione,
na un ordine esterno al suo io, ma una scenza. Inoltre, entrambe mirano ad ma permane in essa. Pertanto non so-
vita cosmica che sfocia nella coscien- un’applicazione pratica e ad un inter- lo l’uomo, ma tutti gli esseri animali
za del soggetto umano. Se l’uomo è vento trasformatore sulla natura. sono dotati di ragione, e la validità o
tutto natura, inevitabilmente la natu- universalità della conoscenza si fon-
ra tenderà ad essere divinizzata. Per- Bernardino Telesio: la natura da sul senso.
tanto il naturalismo rinascimentale studiata secondo i suoi princìpi. Anche l’antropologia telesiana pog-
non esclude Dio dalla natura, ma lo Bernardino Telesio (1509-1588) rap- gia sui princìpi propri della sensibili-
include progressivamente in essa presenta una delle prime espressioni tà universale: in ambito etico, egli
(panteismo). Nell’ambito del natura- del naturalismo rinascimentale. Nel- non riconosce alcun fine trascenden-
lismo rinascimentale sono presenti la sua opera principale, il De rerum te alla vita morale, bensì lo identifica
tre momenti strettamente intrecciati natura iuxta propria principia, egli in- col piacere dell’autoconservazione.
fra loro: la magia, la filosofia natura- tende indagare la natura osservando- Tuttavia Telesio riconosce che l’uomo
le e la scienza. ne direttamente i processi nei loro possiede anche un’anima divina e
princìpi costitutivi, al contrario dei immortale, infusa da Dio (mens super-
L’incerto confine tra magia e filosofi aristotelici che avevano pro- addita).
scienza. La magia ha giocato un ruo- iettato sulle cose princìpi e cause im-
lo di primo piano nel formare l’imma- maginate arbitrariamente. Egli, nella Giordano Bruno. Bruno (1548-
gine dell’uomo rinascimentale, espri- sua indagine, segue due princìpi fon- 1600) è uno di quei pensatori che ha
mendo la pretesa, propria di que- damentali: l’uniformità della natura fatto dell’eresia una scelta di vita, tan-
st’epoca, che l’uomo sia il signore e il e il valore della sensazione, fondata to da essere stato condannato al rogo
manipolatore dell’Universo. I maghi sulla legge della sensibilità universa- dall’Inquisizione per il suo ostinato ri-
del Rinascimento riprendono e radica- le. Il senso per Telesio non è soltanto fiuto a ritrattare le sue dottrine. Il cen-
lizzano alcuni filosofemi tipici della il punto di partenza del conoscere, tro propulsore della sua speculazione
tradizione pitagorica e neoplatonica: ma un vero e proprio principio meta- sta nel tentativo di ripensare in termi-
essi tentano di carpire i segreti della fisico: esso mostra il caldo e il freddo ni diversi dalla tradizione cristiana il
natura dominandone le forze e inca- come le due nature agenti universali rapporto tra Dio e il mondo, l’infinito
nalandole attraverso incantesimi e e incorporee, le quali ineriscono alla e il finito, e di ridefinire il rapporto tra
manufatti miracolosi. Il loro sapere massa corporea, cioè ad una natura la mente umana e l’Universo. L’io, il
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 57


mondo e Dio non sono tre realtà sepa- via che porta dalla molteplicità al- ratteristiche fondamentali del nuovo
SINTESI CAPITOLO 3

rate, ma un’unica realtà originaria che l’unità; il secondo la via che procede sapere: contrariamente all’aristoteli-
Bruno chiama “natura” ed intende dall’unità alla molteplicità. Il percorso smo scolastico, la scienza viene consi-
come la vita stessa di un Dio infinito della conoscenza consiste in un pro- derata come un percorso “storico”.
e immanente al mondo (panteismo). cesso di unificazione del molteplice: Egli distingue due tipi di “storie”:
Questa concezione pone capo a due il valore dell’atto conoscitivo non è quella resa nota o “promulgata” dalla
interrogativi: se Dio è nella natura, tanto quello di evidenziare disparità o rivelazione divina e quella resa nota
ogni singola cosa è Dio? E, di conse- diseguaglianze tra le singole cose, attraverso l’intero cammino dell’uma-
guenza, qual è il rapporto fra la cono- bensì quello di unificarle nel tutto, e nità. Pertanto vi sono due tipi di scien-
scenza delle cose della natura e la co- di ritrovare, nella pluralità e nella sin- ze: la teologia e la micrologia (che si
noscenza di Dio? golarità delle cose naturali, l’unità divide a sua volta in scienza naturale
Al primo problema Bruno rispon- indistinta della natura in esse. Il grado e scienza morale). Tra queste si inse-
de che Dio costituisce al tempo stes- più compiuto della conoscenza uma- risce la metafisica che stabilisce i
so la causa e il principio di tutte le na è il momento in cui il soggetto e princìpi delle scienze chiarendo quale
cose, ove per causa intende ciò che l’oggetto del conoscere diventano sia l’ordine e il fine di tutte le cose.
produce un effetto restando però “uno”, e il sapere si rivela nella sua Per Campanella la certezza della
separato da esso, e per principio ciò natura più propria, cioè come amore, conoscenza poggia sull’autocoscien-
che appartiene alla natura della cosa fusione mistica tra uomo e natura. za. Questa è una sapienza innata
e non può esserne separato, ma per- Questa brama insaziabile di risalire (indita), mediante la quale tutte le
mane stabilmente in essa. Per Bruno dal molteplice all’uno è ciò che Bruno cose sanno di essere e sono attaccate
Dio è la coincidenza (l’“Uno”) della chiama “eroico furore”: esso spinge al loro essere; la conoscenza delle
causa che produce tutte le cose e del l’intelletto umano al confine estremo altre cose è invece una sapienza
principio che permane in esse. in cui non è possibile scorgere diffe- addotta (illata), cioè una conoscen-
Pertanto la causa materiale, quella renze tra l’io e il tutto. za che avviene per contatto con le
formale, quella finale e quella effi- altre cose. L’intero sapere risiede
ciente diventano tutt’uno e Dio è Tommaso Campanella. L’apporto dunque nella conoscenza innata di
mens insita in omnia. di Tommaso Campanella (1568- sé, da cui dipende anche la sensazio-
Al secondo problema Bruno rispon- 1639) al naturalismo rinascimentale è ne. L’essenza di tutte le cose è costi-
de che l’intelletto umano non coglie caratterizzato dal fatto che l’attenzio- tuita da tre princìpi: la potentia, o
direttamente la natura divina delle ne alla natura si traduce in una com- ‘poter essere’, la sapientia, o il ‘saper
cose, ma solo le loro ombre. In questa piuta metafisica, comprendente una essere’ e l’amor, ossia l’‘amare il pro-
prospettiva, Dio viene visto come teologia, una dottrina della religione e prio essere’. Questi costituiscono le
mens super omnia, cioè come la causa una teoria politica. Campanella con- tre primalità di ogni essere. Le pri-
trascendente di tutte le cose. Poiché cepisce il nuovo sapere che andava malità non sono tre princìpi diffe-
Dio è immanente alla natura, questa formulando come una missione non renti, bensì un principio unico nel-
costituisce un Universo, cioè un Uno solo di ordine speculativo, ma anche l’essenza e triplice nell’aspetto.
infinito. Accogliendo, ma nello stesso di ordine pratico, progettando nuovi Lo scopo del progetto politico-reli-
tempo andando oltre la dottrina assetti di tipo ecclesiastico, civile e po- gioso di Campanella è quello di favo-
copernicana, Bruno concepisce l’Uni- litico. Da Telesio Campanella ricava rire una completa riunificazione del-
verso come infinito, ammettendo l’idea dell’universale sensibilità delle l’intero genere umano entro l’alveo
infiniti corpi celesti in uno spazio cose: il mondo naturale è un organi- della Chiesa cattolica, attraverso un
infinito. La materia e la forma sono smo vivente, le cui parti sono tutte do- modello politico improntato alla teo-
così unificate sin dall’origine: la forma tate di senso, sebbene secondo gradi crazia universale. Nella Monarchia del
è l’intelletto universale o anima del differenti. La sensibilità negli esseri Messia la teocrazia si giustifica all’in-
mondo, che informa dall’interno la animali viene esercitata da un fluido terno di una prospettiva universale ed
materia; e la materia è già in sé eterna- corporeo chiamato “spirito”; nell’uo- ecumenica, che si propone di riavvici-
mente gravida della forma. L’unità mo, oltre allo spirito, vi è anche una nare tutte le Chiese. L’ideale della
dell’Universo, dunque, è il processo mente incorporea di origine divina, riforma politico-religiosa è presente
di unificazione o coincidenza degli con cui egli giunge a desiderare l’infi- anche nella Città del Sole, in cui l’au-
opposti. Ma come conciliare l’unità nito. La stessa magia naturale per tore delinea la struttura di una città-
immutabile del tutto con la molteplici- Campanella deriva dall’universale Stato idealmente perfetta, governata
tà delle cose reali? Bruno opera una sensibilità di tutte le cose, che il mago da un principe-sacerdote, chiamato
distinzione fra “il tutto” (l’essere) e riesce ad intuire, intercettare e mani- Sole o Metafisico, coadiuvato da tre
“le cose” (i modi di essere): l’Universo polare. Dall’iniziale adesione al sensi- alti funzionari di Stato (Pon, Sin e
comprende in sé tutto l’essere e i smo di Telesio, Campanella approda Mor). Un elemento spettacolare nella
modi di essere, mentre ogni cosa pos- al suo vero e proprio discorso metafi- struttura e nell’organizzazione della
siede tutto l’essere, ma non tutti i sico: se ogni cosa è dotata di sensibili- città sono le mura dipinte. In questa
modi di essere. tà, e se noi conosciamo le cose appun- città un ruolo importante è rivestito
Per spiegare l’immutabilità dell’uno to in quanto le “sentiamo”, come si dall’educazione: il sapere non è rin-
e la molteplicità delle cose, Bruno uti- spiega il fatto che noi abbiamo anche chiuso nei libri e nelle biblioteche, ma
lizza i concetti matematici di “mini- coscienza di questo sentire? Nella sua viene appreso attraverso le raffigura-
mo” e di “monade”: il primo spiega la Metafisica, Campanella delinea le ca- zioni murarie.
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58 parte I L’alba della modernità

BIBLIOGRAFIA
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Italia, Firenze 1976 (libri VII-XI). della bestia trionfante);
· ·
Una ricostruzione della figura
G. Bruno, De la causa, principio G. Bruno, Opere mnemotecniche, e del pensiero di Bruno, oltre
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a cura di M. Ciliberto, Mondadori, a cura di M. Matteoli, N. Tirinnanzi, come emblema dell’ambigua
Milano 2001. R. Sturlese, testo latino a fronte,
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complessità del mondo moderno
G. Bruno, Il triplice minimo Adelphi, Milano 2004 si trova in:
e la misura [De triplici minimo
et mensura], in Opere latine a cura
(tra le quali soprattutto:
De umbris idearum
· M. Ciliberto, Giordano Bruno,
Laterza, Roma-Bari 20072.
di C. Monti, Utet, Torino 1980. [Le ombre delle idee] );
· G. Bruno, Sigillus Sigillorum [Il
Sigillo dei Sigilli], assieme a Le ombre
· G. Bruno, Opere magiche, ed. dir.
da M. Ciliberto, a cura di S. Bassi,
Una più dettagliata ricostruzione
della biografia di Giordano Bruno
è invece offerta in:
·
delle idee e Il canto di Circe, trad. E. Scapparone, N. Tirinnanzi,
di N. Tirinnanzi, Rizzoli, Milano 1997. testo latino a fronte, Adelphi, M. Ciliberto, Giordano Bruno.
· G. Bruno, De gli eroici furori, in
Dialoghi filosofici italiani, a cura di
Milano 2000 (tra le quali soprattutto
La magia matematica
Il teatro della vita, Mondadori,
Milano 2007.
M. Ciliberto, Mondadori, Milano 2001. e La magia naturale).
· T. Campanella, Del senso delle
cose e della magia, a cura di G. Ernst,
Di Campanella, invece, oltre ai testi
Sul significato della mnemotecnica
nel pensiero rinascimentale il libro
citati sopra, vanno tenuti presenti più importante è:
Laterza, Roma-Bari 2007.
· anche: · P. Rossi, Clavis Universalis.
T. Campanella, Metafisica, a cura di
G. Di Napoli, Zanichelli, Bologna 1967 · T. Campanella, Apologia per
Galileo, trad. di P. Ponzio, testo latino
Arti della memoria e logica
combinatoria da Lullo a Leibniz,
(cfr. anche l’ed. critica del vol. I, a
a fronte, Bompiani, Milano 20012; il Mulino, Bologna 1983.
cura di P. Ponzio, Levante, Bari 1994).
· T. Campanella, I discorsi ai prìncipi · T. Campanella, Compendio
di filosofia della natura, trad.
Sul pensiero di Tommaso Campanella
d’Italia, a cura di L. Firpo, Chiantore, un approccio completo è quello di:
Torino 1945.
di P. Ponzio, testo latino e nota critica
· G. Ernst, Tommaso Campanella.
· T. Campanella, La città del Sole,
a cura di G. Ernst e L. Salvetti Firpo,
di G. Ernst, Rusconi, Milano 1999;
· T. Campanella, L’ateismo trionfato,
La vita e le opere, Laterza,
Roma-Bari 2002.
a cura di G. Ernst, Edizioni della
Laterza, Roma-Bari 20087.
Scuola Normale Superiore, Sulla filosofia della natura
Pisa 2005; e il rapporto con la scienza
Opere
· T. Campanella, La monarchia galileiana si veda:
Oltre agli scritti di Bruno citati nella
sezione “Fonti”, bisogna ricordare
del Messia, a cura di V. Frajese,
Edizioni di Storia e Letteratura,
· P. Ponzio, Tommaso Campanella.
Filosofia della natura e teoria
anche: Roma 1995. della scienza, Levante, Bari 2001.
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Alla scoperta dell’essenza del mondo: il naturalismo rinascimentale capitolo 3 59


ESERCIZI
1. Come si spiega l’attenzione alla natura in un’epoca 11. Ricostruisci la visione metafisica di Bruno sviluppan-
segnata dalla centralità dell’uomo? Chiarisci il nesso che do i seguenti passaggi:
intercorre tra l’uomo e la natura in età rinascimentale a. chiarisci la natura del rapporto fra Dio e il mondo;
(max 8 righe). b. esplicita il differente significato dei concetti di
“causa” e “principio”;
2. Perché il naturalismo rinascimentale non può essere c. mostra il superamento della dottrina aristotelica delle
ridotto a una forma di materialismo? (max 8 righe) quattro cause (max 15 righe).
3. Illustra i tratti salienti dell’indagine sulla natura in età 12. Elabora un testo sulla visione cosmologica di Bruno uti-
rinascimentale (max 8 righe). lizzando i seguenti concetti: sostanza unica e infinita, coin-
cidenza degli opposti, forma, minimo, materia, monade.
4. Elabora un testo sul rapporto fra la magia e la nascen-
te scienza della natura in età rinascimentale. Nella tua 13. Il concetto di “eroico furore” riassume in sé la natura
argomentazione sviluppa i seguenti punti: del processo conoscitivo in Bruno. Evidenzia come tale
a. le radici filosofiche della figura dell’uomo-mago rina- approccio gnoseologico sfoci nel rovesciamento della
scimentale; concezione cristiana dell’immortalità dell’anima indivi-
b. le finalità che questi persegue; duale (max 10 righe).
c. gli elementi che accomunano i due saperi (max 15
righe). 14. Individua le principali matrici filosofiche del pensiero
di Bruno (max 8 righe).
5. Illustra i princìpi, il metodo e la finalità dell’indagine
sulla natura in Telesio. Nella tua trattazione devi utilizza- 15. Quale importante missione Campanella attribuisce al
re i seguenti concetti: sensibilità universale, caldo, uni- sapere che egli andava elaborando? (max 5 righe)
formità della natura, freddo, massa corporea, anima,
sensazione, spirito (max 15 righe). 16. Elabora un testo sull’iniziale adesione di Campanella
al sensismo di Telesio. Nella tua trattazione utilizza le
6. Quale importante significato assume il concetto di sen- seguenti espressioni: universale sensibilità delle cose,
sibilità nell’opera di Telesio? (max 5 righe) primato della conoscenza sensibile, spirito, magia natu-
rale, mente (max 15 righe).
7. Elabora un testo sulla concezione della conoscenza in
Telesio mettendo in luce il rapporto fra la sensibilità e le 17. Illustra la concezione metafisica di Campanella. Nella
altre facoltà. Nella tua trattazione sviluppa il seguente tua trattazione chiarisci i seguenti punti:
schema (max 15 righe). a. il senso dell’affermazione del filosofo “i princìpi delle
scienze sono per noi le storie”;
Conoscenza sensibile  Contatto diretto b. il compito della metafisica (max 15 righe).
tra soggetto e oggetto
  18. Dopo aver chiarito il rapporto fra l’autocoscienza e la
Immaginazione Memoria conoscenza delle altre cose, spiega perché la dottrina
della conoscenza di Campanella ribalta il sensismo di
  Telesio (max 10 righe).
 Conoscenza intellettuale 
19. Qual è la differenza fra l’essenza degli enti finiti e l’es-
senza del primo ente? (max 5 righe)
8.Elabora un testo sul naturalismo etico di Telesio che
spieghi perché l’autore è costretto a trascendere l’oriz- 20.Illustra il progetto politico di Campanella precisando
zonte della natura attraverso il concetto di mens super- qual è il modello al quale il filosofo si ispira e il fine al
addita (max 10 righe). quale esso deve tendere (max 10 righe).

9. Qual è il motivo ispiratore della filosofia di Bruno e per- 21. Nel modello politico proposto da Campanella natura e
ché questa si risolve in una forma di panteismo? (max 5 religione risultano indissolubilmente unite. Spiega in che
righe) modo (max 8 righe).

10. Dal panteismo scaturiscono problemi di ordine sia 22.Perché il modello pedagogico proposto da Campa-
metafisico che gnoseologico. Quali sono e come Bruno li nella nella Città del Sole rischia di ridurre il cristianesimo
risolve? (max 10 righe) ad una irrealizzabile utopia? (max 8 righe)
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capitolo 4
Alla scoperta
della misura
del mondo

1 Un nuovo modo conoscere gli oggetti del mondo fisico, ma arri-


va in qualche modo a determinare gli stessi
di pensare la scienza oggetti a cui quelle teorie si riferiscono, vale a
dire i rapporti meccanici tra i corpi nello spazio.
Tra il Cinquecento e il Seicento comincia per la
scienza una storia del tutto nuova, e si tratta di Si tratta di un processo di lunga portata, che da
una novità tale da essere stata tramandata sino Copernico [ 4.3] arriverà a Keplero [ 4.5] e
a noi con il nome significativo di “rivoluzione”. da Galilei [ 5.9-13] fino a Newton [ 13]. In
Per dare solo un’idea di tale cambiamento basti nessuno di questi scienziati – tranne forse
dire che d’ora in poi si restringe in maniera sem- Galilei – questi punti si trovano teorizzati o pra-
pre più precisa e univoca il nome stesso di ticati nella loro totalità, anche perché la novità
“scienza”: essa non indica semplicemente ogni della scienza moderna ha convissuto alle sue
conoscenza dimostrativa che si basi su princìpi origini con elementi apparentemente contrari
assolutamente certi, ma una conoscenza che: (come la magia) o non ancora sufficientemente
definiti (come le strumentazioni tecniche per
a. formula tali princìpi attraverso assiomi di l’osservazione della natura). Ma la tendenza è
natura matematica e geometrica; già chiaramente segnata.
b. utilizza questi assiomi intendendoli essen- La vera e propria “scienza” diventa ora la fisica
zialmente come strumenti di misurazione della meccanica, e non è un caso se la sua “rivoluzio-
natura fisica; ne” avvenga all’inizio proprio nel campo del-
c. di converso interpreta questa natura non più l’astronomia, quando con Copernico la Terra non
come una sostanza dotata di certe “essenze” o viene più pensata al centro del cosmo e al suo
“qualità” che ne determinano il fine, ma solo posto subentra il Sole, scardinando con ciò il rap-
come un insieme di dati determinabili quantita- porto tradizionale – fisico e teologico al tempo
tivamente; stesso – tra il mondo celeste e quello terrestre.
d. infine, non solo elabora teorie che ci facciano D’altra parte, proprio su quella Terra che si svin-
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Alla scoperta della misura del mondo capitolo 4 61


colava dal suo posto fisso e immobile nel- e organizzatisi nei principati, nelle Signorie e
l’Universo era stato da poco scoperto un “Nuovo negli Stati del Quattrocento, ora costituivano un
Mondo” (Colombo approda a San Salvador nel polo di attrazione formidabile per sviluppo delle
1492), e anche questa era stata una rottura radi- conoscenze, impiego operativo delle scoperte e
cale con l’immagine sedimentatasi per molti incremento finanziario. Insomma, nella scienza
secoli nelle teorie e nel modo di pensare abituale si ripercuotono gli effetti delle novità geopoliti-
degli uomini, che apriva l’orizzonte della ricerca che ed economiche, ma a sua volta la scienza
umana a spazi prima impensabili. A sua volta contribuirà in maniera decisiva alla formazione
quest’apertura di orizzonti geografici dava un di una nuova concezione della ricerca teorica e
impulso alla sempre maggiore tecnicizzazione pratica dell’uomo rinascimentale.
del lavoro e dei commerci, frutto dell’intrapresa La nuova scienza nasce spesso in esplicita con-
dei ceti borghesi che, nati nelle città del Trecento trapposizione ai metodi e ai contenuti della filo-

Dal modello geocentrico a quello eliocentrico


Uno degli aspetti fondamentali della nuova scienza del XVI e del XVII secolo è l’aver abbattuto i confini del
sistema dell’Universo aristotelico-tolemaico. I presupposti e l’impianto dottrinale di tale sistema verranno
messi in crisi, a partire dalla metà del Cinquecento, ad opera di astronomi che cercheranno soluzioni alterna-
tive, più corrispondenti ai calcoli matematici e più pertinenti a ciò che la natura stessa manifestava all’osser-
vazione. Ma, attraverso questa rottura epistemologica e grazie alla nuova determinazione matematica e
osservativa della natura, è un’intera prospettiva filosofica che si viene aprendo.

Sistema aristotelico-tolemaico Sistema copernicano

1. La Terra è al centro dell’Universo. Seguono la 1. Spostamento del Sole al centro dell’Universo.


Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Sa- Seguono Mercurio, Venere, Terra con la Luna come
turno e la sfera delle stelle fisse. suo satellite, Marte, Giove con i suoi 4 satelliti
(osservati la prima volta da Galileo:  5), Saturno e
il cielo delle stelle fisse.

2.Divisione nell’Universo tra due mondi: quello 2.Nessuna divisione tra mondo sublunare e mondo
terrestre o sublunare e quello celeste o sopralu- celeste. Tutto l’Universo, anche i corpi celesti, è
nare. La materia di cui sono composti i due mondi costituito dalla stessa materia con cui sono compo-
è del tutto differente. All’acqua, terra, fuoco e aria, sti i corpi del mondo terrestre. Tra i due mondi non
i quattro elementi di cui sono composti tutti i corpi vi è più alcuna differenza di sostanza e di struttura.
del mondo terrestre e la Terra stessa, corrisponde Cade così (soprattutto in seguito alle osservazioni
un’unica sostanza celeste incorruttibile ed eterna lunari di Galileo:  5) la dottrina aristotelica dell’in-
chiamata etere. corruttibilità dei cieli.

3.L’Universo è raffigurato mediante una serie di 3.In Copernico l’Universo è ancora costituito da
sfere concentriche solide che si muovono circolar- sfere concentriche, anche se esse non si muovono
mente. Ogni sfera trasporta un corpo celeste, men- più attorno alla Terra, ma attorno al Sole. Con Tycho
tre la prima trasporta le stelle fisse. Ogni fenomeno Brahe si giunge a sostenere l’inesistenza delle sfere
celeste si svolge all’interno della stessa sfera cui celesti solide. Il cielo è composto da sfere fluide e i
appartiene il corpo cui si riferisce e non vi è alcuna fenomeni celesti possono attraversare l’Universo da
possibilità di interazione tra sfere celesti differenti. una parte all’altra.

4.La sfera delle stelle fisse – ottava sfera celeste – 4.L’Universo non ha contorni definiti metafisica-
definisce i contorni chiusi dell’Universo. mente, e la distanza tra il centro dell’Universo e il
cielo delle stelle fisse è immensa.

5.Il moto naturale dei pianeti è quello circolare 5.La Terra si muove su sé stessa (moto di rotazione
uniforme, tutti attorno alla Terra immobile. diurno) e attorno al Sole (moto di rivoluzione
annuo). A partire da Keplero il moto dei pianeti è
ellittico e non uniforme.
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62 parte I L’alba della modernità

2 Esperienza, ragione e tecnologia:


il caso di Leonardo da Vinci

Prima di occuparci direttamente degli sviluppi


astronomici e fisici del XVI e del XVII secolo,
occorrerà soffermarsi a considerare il caso di un
uomo particolare, che compendia in sé ed espri-
me alcune delle tendenze tipiche della sua
epoca, in una maniera non più eguagliata per
bellezza e genialità, tanto da essere stato
descritto come il tipo ideale dell’uomo del Rina-
scimento. Quest’uomo è Leonardo da Vinci,
sommo pittore ma anche attento studioso della
natura fisica e del corpo umano, oltre che inge-
gnere e costruttore di macchine. In lui vediamo
l’intreccio fra tre elementi decisivi per lo svilup-
Il sistema tolemaico, da Atlas coelestis seu Harmonia po dell’atteggiamento scientifico: l’esperienza
macrocosmica di Andreas Cellarius osservativa della natura, la ragione che dimo-
[Bibliothèque municipale, Lille] stra matematicamente ciò che è stato osservato
e la tendenza a ricostruire artificialmente, o a
facilitare meccanicamente, alcuni fenomeni
sofia aristotelica, sia quella insegnata nelle naturali.
Università laiche sia quella elaborata dai com- Leonardo (Vinci 1452-Amboise 1519) è stato
mentatori della Scolastica, sebbene anche in que- un genio della natura, entrato giovanissimo
sto caso la questione sia molto più complessa e nella bottega di un altro celebre pittore, Andrea
variegata di quanto si possa pensare: se da un del Verrocchio, e rimasto sempre legato agli
lato, infatti, sono soprattutto gli aristotelici laici, ambienti del potere politico che all’epoca erano
i professori di filosofia della natura delle anche i promotori delle arti e delle tecniche,
Università italiane, a fare più resistenze nei con- come quello di Lorenzo e Giuliano de’ Medici e
fronti della nuova scienza matematizzata e mec- Cesare Borgia a Firenze, o di Ludovico il Moro
canica, dall’altro lato, proprio all’interno della a Milano, o di Francesco I re di Francia.
tradizione ecclesiastica (si pensi per esempio ai N ei suoi preziosi, anche se disorganici qua-
collegi dei gesuiti:  6) venivano sviluppate derni di appunti, Leonardo ci ha lasciato fram-
ricerche teoriche ed empiriche di filosofia natu- menti di un metodo – note a margine del suo
rale molto più prossime allo sperimentalismo osservare e del suo fare, più che una teoria com-
matematizzante dei moderni che alle posizioni di piuta – su come realizzare il nostro rapporto
tipo qualitativo o essenzialistico degli antichi. con la natura nel modo più consono alle sue
leggi interne e al tempo stesso nel modo più
1. Dal Cinquecento in poi il termine scienza indica: espressivo della razionalità della mente umana.
autoverifica

a. una concezione che mira a determinare i rapporti Anzitutto il ricorso all’esperienza come il luogo
meccanici esistenti fra i corpi nello spazio. V F naturale per eccellenza: «la sapienza è figliola
b. soltanto una conoscenza dimostrativa che parte
da princìpi certi. V F
della sperienza», nel senso che il sapere umano
c. una conoscenza che mira alla misurazione
non è il mero risultato di procedimenti dedutti-
matematica dei fenomeni fisici. V F vi, ma nasce al contrario dalla diretta, continua
d. una conoscenza sempre più qualitativa e attenta osservazione dei fenomeni. Solo così si
e finalistica della natura. V F potrà giungere, attraverso l’uso della ragione, a
dimostrare la legge che sottostà a quel dato
2. Il primo impulso all’edificazione della nuova scienza viene:
fenomeno osservato:
a. dall’astronomia.
b. dalla filosofia aristotelica.
c. dalle scienze matematiche.
d. dalla magia. “ mia intenzione è allegare prima l’esperienza, e
poi colla ragione dimostrare, perché tale espe-
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Alla scoperta della misura del mondo capitolo 4 63


rienza è costretta in tal modo ad operare. E que- ragioni, d’altra parte è evidente che senza arri-
sta è la vera regola, come li speculatori delli ef- vare a queste ragioni l’esperienza si vanifiche-
fetti naturali hanno a procedere, e ancora che la rebbe, cioè non darebbe luogo ad alcun sapere.
natura cominci dalla ragione e termini nella spe- E il modo specifico con cui la ragione umana
rienza, a noi bisogna seguitare in contrario, cioè conosce scientificamente i fenomeni della natu-
cominciando […] dalla sperienza, e con quella ra è la matematica: «nessuna umana investiga-
investigare la ragione.
[Manoscritto E, 55 r] ” zione si può dimandar vera scienza, s’essa non
passa per le matematiche dimostrazioni»
[Codice Urbinate, 1270, 1 a-b]. Solo la matema-
Se dunque non si deve partire dalle teorie per tica, infatti, ci consente di cogliere la necessità
arrivare all’oggetto dell’indagine, ma si deve delle leggi della natura, in quanto essa determi-
sperimentare l’oggetto per poterne trovare le na i rapporti esatti e le proporzioni costanti tra
le forze che permettono i movimenti dei corpi.
E non fa differenza che si tratti della meccanica
fisico-biologica del corpo umano o di quella
delle cose inanimate.
Questa unità tra l’esperienza e le dimostrazioni
matematiche è la fonte dell’“invenzione”, nel suo
duplice significato di ritrovamento delle dinami-
che interne ad ogni corpo in movimento e di sco-
perta e produzione di nuovi corpi artificiali.
L’idea che il sapere non solo possa essere applica-
to per la soluzione tecnologica di alcuni proble-
mi concreti – per esempio di tipo idraulico o
costruttivo o balistico – ma sia in sé stesso un
sapere “operativo”, è un’idea tipicamente leonar-
desca. Ne è un esempio affascinante il suo tenta-
tivo di costruire una “macchina per volare”, che
riproduca la struttura e il movimento delle ali
degli uccelli: e questo perché la stessa osservazio-
ne dei prodigi meccanici presenti in natura è già
vista come una straordinaria possibilità, per la
mente dell’uomo, di operare come la natura.
Troviamo qui tutti i singoli elementi che saran-
no poi utilizzati dalla scienza moderna. Ma men-
Leonardo da Vinci, L’uomo vitruviano, 1490 tre in Leonardo essi esprimono la stupefacente
[Gallerie dell’Accademia, Gabinetto dei Disegni e delle genialità di un uomo singolo, nella scienza speri-
Stampe, Venezia]
mentale daranno luogo ad un metodo standardiz-
Verso i 35 anni Leonardo inizia la traduzione del De architectura zato, applicabile e verificabile da tutti. In fondo è
di Vitruvio, architetto romano di età augustea. Commentando il qui la vera differenza tra l’arte e la scienza.
testo latino riguardante le proporzioni umane, Leonardo scrive:
«Vetruvio architetto mette nella sua opera d’architettura che le
misure dell’omo sono dalla natura distribuite in questo modo. Il
centro del corpo umano è per natura l’ombelico; infatti, se si
sdraia un uomo sul dorso, mani e piedi allargati, e si punta un
compasso sul suo ombelico, si toccherà tangenzialmente,
descrivendo un cerchio, l’estremità delle dita delle sue mani e
1. Per Leonardo da Vinci un metodo adeguato per la scienza:
autoverifica

dei suoi piedi». Da questa affermazione nasce il disegno qui


riprodotto in cui l’uomo, in piedi e con le gambe e le braccia a. deve innanzitutto partire dalle teorie. V F
allargate, si iscrive in modo perfetto nelle figure geometriche
del cerchio e del quadrato, che alludono rispettivamente b. necessita di un’indagine prevalentemente
all’istanza divina e a quella terrena, in una completa sintesi visi- qualitativa dei fenomeni naturali. V F
va delle parole dall’architetto romano. L’uomo di Leonardo, c. implica il ricorso all’esperienza. V F
nella sua centralità, diventa «misura di tutte le cose» e quindi d. consiste nella stretta unione fra esperienza
indagatore e interprete di ogni manifestazione naturale e e dimostrazione matematica. V F
soprannaturale.
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64 parte I L’alba della modernità

e anche complicato di ulteriori calcoli da parte


3 Niccolò Copernico delle scuole astronomiche nel corso dei secoli)
e il modello eliocentrico per spiegare il fatto che i pianeti talvolta risul-
tano più vicini a noi e talvolta sembrano inve-
Gli inizi della scienza moderna possono essere a ce allontanarsi dalla Terra si ammettevano due
buon diritto identificati con quella che si è soli- tipi di movimenti, entrambi circolari: un movi-
ti chiamare la “rivoluzione copernicana” mento era quello con cui ogni pianeta si
(l’espressione è rimasta ancora nel nostro lin- muove in modo uniforme lungo un’orbita cir-
guaggio per indicare un capovolgimento radica- colare (detta “epiciclo”); l’altro era quello del
le di situazioni o concezioni invalse per lungo centro dell’epiciclo che si muoveva uniforme-
tempo). L’astronomo polacco N iccolò Co- mente lungo un’altra orbita circolare (detta
pernico (Torun 1473-Frauenburg 1543), inver- “deferente”) attorno alla Terra. A dire il vero,
te niente di meno che il modo in cui da secoli si componendo tra loro questi due movimenti,
concepiva il cosmo e il posto della Terra al suo l’orbita deferente non riesce mai ad avere come
interno: contrariamente alla teoria elaborata da proprio centro esattamente la Terra, ma un
Tolomeo (II sec. d.C.) in accordo con i princìpi punto eccentrico rispetto ad essa, detto
della fisica aristotelica, il centro del cosmo – “equante”, il quale a sua volta descrive un
quello attorno a cui girano tutti i pianeti e le moto circolare uniforme rispetto alla Terra.
stelle – non è più la Terra, ma è il Sole; la Terra Solo questo permetterebbe di salvaguardare il
diviene un pianeta come gli altri, cioè un corpo moto circolare di tutti i pianeti e il fatto che
celeste in movimento. Questo passaggio dal nel corso dell’anno essi appaiano ciclicamente
geocentrismo all’eliocentrismo – codificato più o meno vicini alla Terra.
nel celebre scritto su Le rivoluzioni delle sfere Copernico, cercando una soluzione matemati-
celesti (De revolutionibus orbium cœlestium, ca più semplice del problema teorico, legato però
1543) – costituisce una frattura non solo a anche a questioni pratiche come la definizione
livello astronomico ed epistemologico in senso precisa dei calendari, comincia a rileggere le
stretto, ma anche a livello di concezione cultu- opere degli astronomi antichi – ed è questa la
rale e di senso comune: gli uomini, dall’essere seconda traccia della sua ricerca – per vedere se
al centro del cosmo, si ritrovano abitatori di non vi fossero teorie diverse da quella tolemaica
un corpo celeste tra gli altri. Il fatto potrebbe per spiegare il movimento dei cieli. In questo,
anche sembrare una smentita del carattere Copernico condivide con la sua epoca il ritorno
“umanistico” e “antropocentrico” tipico della alle fonti testuali antiche come via obbligata per
cultura rinascimentale [ 1]; in realtà, la una riforma del sapere. Come afferma un suo
nuova posizione astronomica si presenta come allievo, Georg Joachim Rheticus, che editò nel
un’esaltazione delle capacità dimostrative della 1540 una Prima esposizione della nuova dottrina
mente umana, la quale, mediante l’osservazio- astronomica, «[Copernico] seguendo Platone e i
ne empirica e soprattutto mediante la deduzio- pitagorici, i massimi matematici di quell’epoca
ne matematica, attinge finalmente a quella divina, pensò si dovessero attribuire alla Terra
verità del reale nella sua totalità – i cieli non sferica dei movimenti circolari, per determinare
meno che la Terra – che alla scienza dei secoli la causa dei fenomeni». Così, le antiche ipotesi
precedenti continuava a sfuggire. che assegnavano un moto anche alla Terra si
Copernico giunge alla teoria eliocentrica incontrano con i calcoli moderni: se è il Sole il
seguendo due tracce strettamente connesse tra centro immobile attorno a cui ruotano tutti i pia-
loro: quella matematica e quella storica. Per neti – nell’ordine Mercurio, Venere, la Terra (con
quanto riguarda la prima prospettiva, il siste- la Luna come satellite), Marte, Giove e Saturno –
ma tolemaico gli sembrava troppo complesso sino a giungere alla sfera, anch’essa immobile,
per poter spiegare adeguatamente tutti i pro- delle stelle fisse che chiude il cosmo, tutto si
blemi riguardanti i movimenti celesti, giacché spiega più facilmente. Sia il moto delle stelle che
in esso emergevano problemi di calcolo che in il moto del Sole saranno solo apparenti, perché in
base alla sua impostazione di fondo non pote- realtà essi dipendono dalla rotazione della Terra
vano essere risolti. Detto in maniera molto intorno a sé stessa (in un giorno) e attorno al
schematica, nel sistema tolemaico (arricchito Sole (in un anno).
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Alla scoperta della misura del mondo capitolo 4 65


La soluzione è più sicura matematicamente, culturalmente e simbolicamente sarebbero disce-
più semplice ed essenziale in senso cosmologi- se tutte le altre tappe della moderna astronomia,
co, ma anche più bella e più rispecchiante l’or- era stato compiuto. La novità creò subito sospet-
dine provvidenziale del cosmo. Ragioni misura- to e ostilità non solo negli ambienti accademici
tive moderne e ragioni sapienziali antiche (il più attaccati alla filosofia aristotelica, ma anche
Sole al centro dell’Universo, come principio negli ambienti teologici, preoccupati per il fatto
divino fonte di luce e di calore che si espande in che seguendo la nuova immagine astronomica
tutto il cosmo è un motivo neoplatonico) si del cosmo si sarebbe dovuta contraddire in alcu-
intrecciano tra loro: ni passi la lettera della Bibbia (all’inizio insorsero
soprattutto i riformati, con Lutero e Melantone).

“ Sebbene l’idea mi sembrasse assurda, poiché


sapevo che ad altri prima di me era stata data la
libertà di immaginare una cosa del genere […],
D’altra parte lo stesso Copernico, che era un
canonico cattolico, non intendeva affatto mettere
in questione con il suo eliocentrismo la validità
pensai che fosse lecito anche a me di ricercare se, delle Scritture. Si trattava, tuttavia, di un proble-
assunto per ipotesi un certo moto della Terra, ma che di lì a poco sarebbe scoppiato anche nella
fosse possibile trovare dimostrazioni più sicure Chiesa cattolica, la quale, nel 1616, mise
[rispetto a quelle tolemaiche] della rivoluzione all’Indice l’opera copernicana e nel 1632 indusse
delle sfere celesti. Ma una volta assunti i moti che Galilei ad abiurare da alcune tesi, appunto,
nell’opera io attribuisco alla Terra […], non solo “copernicane”. D’altra parte, non si può pensare
tutti i fenomeni trovano conferma, ma anche che il contraccolpo filosofico e teologico portato
l’ordine e la magnificenza di tutte le stelle (com- dalla novità di impostazione copernicana potesse
presi i pianeti) e le sfere e il cielo stesso risulta essere riassorbito immediatamente: esso richie-
così collegato che in nessuna sua parte si può deva, soprattutto all’interno della Chiesa, una
spostare nulla senza generare confusione delle nuova formulazione del rapporto tra fede,


parti e del tutto.
[Le rivoluzioni delle sfere celesti, Lettera dedica-
toria]
Scritture e ricerca scientifica.

Il sistema copernicano
Anche la soluzione eliocentrica presentò presto
ulteriori complicazioni, dovute soprattutto al ra imm
obile delle ste
lle f
I Sf e iss
fatto che per Copernico vigeva lo stesso presup- tu r n o compie una ri e
II Sa volu
posto platonico che era già di Tolomeo, e cioè ivoluz
ione in 12 a
nni
zi o ne
III R in
che l’unico moto concepibile per le sfere celesti, R i vo lu z i one b ie n na
di G
iove
75
V
in quanto l’unico perfetto, era il moto circolare: I le d
an
iM
questo, per esempio, richiedeva ulteriori aggiu- ni
ar

ivol. Terra
te

stamenti teorico-matematici per spiegare come VR an


Venere in 9
mai l’asse della Terra rimanesse sempre orienta-
nu

VI
ale d
m

er
to in modo stabile rispetto alle stelle fisse, pur I I M cu
esi

ella Terra co
V

rio 80

compiendo un moto circolare attorno al Sole; o,


in

Sole
detto al contrario, come mai la posizione delle giorni

stelle fisse rispetto all’asse della Terra non cam-


nl
a

sfe
biasse mai di angolo (è il problema della “paral-
ra d
lla Luna e
lasse”, che sarà risolto solo con la scoperta del
moto ellittico dei pianeti, fatta da Keplero:
 4.5). Ma Copernico conservava rigorosamen-
te anche l’immagine tolemaica di un Universo
chiuso e finito, fatto di sfere solide che ruota-
no trascinando con sé i pianeti che vi sono inca-
stonati (immagine che sarà messa in discussio- Il Sole è rappresentato al centro ma, per salvare i fenomeni,
ne solo con Tycho Brahe:  4.4). Copernico ritiene che in realtà la Terra e gli altri pianeti ruoti-
no attorno a un punto geometrico che dista dal Sole 1/25 del
Tuttavia, il gesto rivoluzionario decisivo, quel- raggio terrestre, distanza quasi trascurabile rispetto al raggio
lo da cui sia astronomicamente, sia ancor più della sfera delle stelle fisse.
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66 parte I L’alba della modernità

È anche vero, peraltro, che già alla vigilia del-


la morte di Copernico il teologo protestante
4 Tycho Brahe e l’eccellenza
Andreas Osiander scrisse una Prefazione alle dell’osservazione
Rivoluzioni delle sfere celesti (probabilmente per
attutire le reazioni dei teologi protestanti, e forse Scienziato di corte prima del re di Danimarca,
interpretando male la stessa posizione di Co- Federico II, poi dell’imperatore Rodolfo II, che lo
pernico), in cui suggeriva di intendere il sistema nominò matematico imperiale, l’astronomo
eliocentrico più come un’ipotesi teorica che come danese Tyge Brahe (Skane 1546-Praga 1601),
una spiegazione effettiva della realtà esistente. detto alla latina Tycho, è una delle figure più rile-
Qualche anno dopo, il cardinal Bellarmino avan- vanti della scienza del Cinquecento. La sua fama
zerà una proposta analoga nei confronti di è dovuta specialmente alla grande perizia nell’os-
Galileo, ritenendo la sua teoria un’ipotesi mate- servazione del cielo, e al fatto che egli abbia idea-
matica più che una spiegazione effettiva del to un modello dell’Universo alternativo, non solo
mondo [ 5.12, 6.3.4]. Sia Copernico che Galilei a quello geocentrico ma anche a quello eliocen-
erano poco propensi ad accogliere questa versio- trico, che sarà denominato “modello tychonico”.
ne delle loro teorie; e tuttavia, tenendo conto Le osservazioni astronomiche compiute da
delle rettifiche cui i loro sistemi sono stati sotto- Brahe e dai suoi assistenti ad occhio nudo –
posti nel corso della storia (per esempio, il siste- senza l’ausilio di alcuno strumento ottico come il
ma eliocentrico di Copernico sarà del tutto sepa- cannocchiale – sono risultate di una precisione
rato dalla concezione di un cosmo chiuso e fini- impressionante, che resterà ineguagliata per più
to), si deve dire che il valore scientifico delle loro di vent’anni. Egli giunse così alla catalogazione
teorie sta effettivamente più nell’ipotesi che nel- di ben 788 stelle, tra le quali alcune da lui stesso
l’assoluta verità. Assoluta invece si rivelerà l’im- scoperte (come la “stella nuova” della costella-
portanza della posizione copernicana nell’aprire zione di Cassiopea), e, grazie alla progettazione
una nuova prospettiva alla ricerca scientifica. di nuovi strumenti di misurazione astronomica
nell’osservatorio chiamato Uranjborg (‘castello
del cielo’), costruito appositamente per lui sul-
1. Il passaggio dal geocentrismo all’eliocentrismo causa:
autoverifica

a. un mutamento sia a livello epistemologico


l’isola di Hven, riuscì a misurare esattamente le
sia a livello antropologico. V F traiettorie di sei comete. Proprio studiando il
b. un ridimensionamento dell’esaltazione percorso compiuto dalle comete, Tycho si con-
dell’uomo rispetto alla cultura rinascimentale. V F vinse della debolezza teorica della cosmologia
c. una frattura della cultura e del senso comune aristotelico-tolemaica. N el suo libro Sul mondo
rispetto alla tradizione. V F etereo del 1588 (De mundi aetherei), sulla base di
d. una diminuita importanza delle capacità tutto il materiale osservativo raccolto, mette a
dimostrative della mente umana. V F
punto una critica ben fondata di alcune dottrine
2. Copernico perviene alla teoria eliocentrica: tipiche del vecchio sistema, prima fra tutte quel-
a. notando l’estrema complessità del sistema la della solidità delle sfere celesti. Osservando il
degli epicicli e dei deferenti interno al sistema passaggio di una cometa nel 1577, Tycho, infatti,
tolemaico. V F si era accorto che la sua traiettoria aveva un’am-
b. considerando la complessità con cui il vecchio
sistema tentava di giustificare le anomalie
piezza tale da dover necessariamente attraversare
dei moti celesti. V F diverse sfere celesti, tra cui quella sublunare, per-
c. seguendo le teorie pitagorico-platoniche. V F correndo un’orbita assai più grande delle traiet-
d. criticando alcune tesi neoplatoniche torie di Venere e Mercurio. Se, dunque, corpi
che assegnavano alla Terra la centralità nel cosmo. V F celesti quali le comete, possono attraversare libe-
ramente più sfere celesti, non c’è più motivo di
3. Nel sistema copernicano:
credere nella solidità o nella durezza di queste
a. le sfere celesti si muovono di moto ellittico. V F
ultime. Al posto delle sfere cristalline subentrava
b. è negata la finitezza dell’Universo,
cardine del sistema aristotelico-tolemaico. V F il più funzionale concetto di orbita geometrica.
c. permane l’esistenza di sfere solide in cui Nel sistema tychonico, elaborato nell’opera La
sono incastonati i pianeti. V F meccanica della nuova astronomia (Astronomiae
d. si dà soluzione definitiva al problema instauratae mechanica) del 1597, da un lato ven-
della parallasse. V F gono recepite le critiche e le innovazioni di
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Alla scoperta della misura del mondo capitolo 4 67


Copernico rispetto al sistema tolemaico, ma dal- ma misto, in realtà verifica e conferma le idee e le
l’altro lato si continua a riservare alla Terra il misurazioni copernicane riguardo alla rotazione
ruolo di pianeta immobile al centro delle orbite dei pianeti attorno al Sole e quindi contribuisce
celesti, giacché si ritiene assurdo che essa possa all’affermazione tra gli scienziati del modello
muoversi nello spazio in un modo così veloce eliocentrico; inoltre, non spostando il centro del
senza che i suoi abitatori ne abbiano percezione. mondo, non tocca aspetti legati al senso comune
Cinque pianeti – Mercurio, Venere, Marte, Giove e all’interpretazione di alcuni brani biblici, come
e Saturno – ruotano attorno al Sole, seguendo quelli in cui si parla del moto del Sole. Insomma,
esattamente le orbite descritte da Copernico; il il sistema tychonico ha avuto il merito di mette-
Sole però ruota a sua volta attorno alla Terra. In re tutti d’accordo: tutti, tranne colui che gli suc-
tal modo, le orbite di Mercurio e Venere avranno cederà nell’incarico di matematico imperiale,
raggi minori rispetto al raggio dell’orbita solare, Giovanni Keplero, sebbene quest’ultimo abbia
mentre le orbite di Marte, Giove e Saturno avran- fatto tesoro della gran quantità di osservazioni e
no raggi maggiori sempre rispetto al Sole. E, misurazioni del predecessore danese.
come ulteriore dimostrazione dell’inesistenza
delle sfere solide, l’orbita del Sole interseca quel- 1. La messa in discussione del sistema aristotelico-

autoverifica
le di Mercurio, di Venere e di Marte. tolemaico operata da Brahe nasce:
Il sistema di Tycho presenta due vantaggi non a. dalla ricezione delle novità introdotte da Copernico. V F
trascurabili: innanzitutto, pur essendo un siste- b. dal porre, come Copernico, al centro delle orbite
celesti il Sole. V F
c. dalle copiose osservazioni astronomiche
Il sistema ticonico dell’Universo compiute ad occhio nudo. V F
d. dall’osservazione delle comete. V F

2. Nel sistema tychonico:


a. cinque pianeti ruotano attorno al Sole e il Sole ruota
attorno alla Terra.
b. l’orbita del Sole non interseca l’orbita di alcun pianeta.
c. cinque pianeti ruotano attorno alla Terra e la Terra attor-
no al Sole.
d. il Sole è immobile al centro delle orbite celesti.

5 Giovanni Keplero
e l’astronomia nuova

L’opera di Johannes Kepler (Weil/Württemberg


1571-Regensburg 1630), italianizzato in Giovanni
Keplero, è uno straordinario esempio di come le
intuizioni e le verifiche della scienza siano non di
Il sistema ticonico dell’Universo è, come si vede, una soluzio- rado l’espressione di concezioni metafisiche e
ne “intermedia” fra la proposta tolemaica e quella copernica-
na: la Terra è al centro dell’Universo e il Sole ruota attorno teologiche che potrebbero sembrare distanti ri-
alla Terra, ma i cinque pianeti del Sistema solare ruotano spetto al rigore dimostrativo del discorso scienti-
attorno al Sole. La proposta di Tycho contribuisce ad abban- fico, e invece ne costituiscono la radice e il pre-
donare l’idea delle “sfere” cristalline tipiche della cosmologia
tradizionale tolemaica e a sostituire il concetto di “orbe” o supposto vitale. Keplero nasce come matematico
sfera dotata di una sua consistenza materiale col concetto di (nel 1595 aveva accettato l’incarico di docente di
“orbita”, una traiettoria circolare attorno alla quale si svolge matematica e astronomia a Graz) e proprio a par-
il moto di rivoluzione degli astri. Come si vede dalla figura le
orbite dei pianeti si intersecano in più punti; la cosa non tire dalla sua intuizione della matematica come
sarebbe possibile se il pianeta fosse posto non su un’orbita, struttura ontologica dell’Universo si svilupperà
ma su una “sfera materiale” lungo cui muoversi. L’osser- il suo intero lavoro di astronomo, in cui ritrove-
vazione della grande cometa che apparve nel 1577 lo indusse
a fare l’ipotesi che le orbite potessero essere anche ellittiche, remo strettamente intrecciate fra loro l’esplicita ri-
non solo circolari. presa di antiche dottrine pitagoriche e neoplato-
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68 parte I L’alba della modernità

niche e una fervente fede cristiana (nata e colti- geometricamente la distanza precisa che inter-
vata in ambiente luterano). corre tra i pianeti all’interno del sistema del
Certo del fatto che l’intera creazione del- mondo che anch’egli peraltro, come Copernico e
l’Universo dipendesse da un disegno divino per- Brahe, continua a ritenere chiuso e finito. Nasce
fetto, Keplero crede di averne trovato il segreto così il Mistero del cosmo (Mysterium cosmographi-
nell’idea che l’Universo sia costruito sulla base di cum) del 1597, opera nella quale Keplero descri-
figure geometriche note sin dalla geometria anti- ve minuziosamente, attraverso tutta la comples-
ca con il nome di “solidi regolari”. Esistono solo sità del calcolo matematico, il risultato di questa
cinque solidi regolari – cioè solidi le cui facce architettura geometrica del sistema copernica-
sono uguali e sono costituite da figure equilatere no, in cui ogni orbita planetaria si alterna con un
– e sono il cubo (composto da 6 quadrati), il solido regolare, nel modo seguente: sfera di
tetraedro (composto da 4 triangoli equilateri), il Saturno / cubo / sfera di Giove / tetraedro / sfera
dodecaedro (composto da 12 pentagoni regolari), di Marte / dodecaedro / sfera della Terra / icosae-
l’icosaedro (composto da 20 triangoli equilateri) e dro / sfera di Venere / ottaedro / sfera di Mercurio.
l’ottaedro (composto da 8 triangoli equilateri). Dietro una tale rappresentazione dell’Universo
Ciò che contraddistingue questi solidi è il fatto vi è una concezione metafisica ben precisa.
che ciascuno di essi può essere perfettamente Keplero è convinto, infatti, che la stessa mente di
inscritto e circoscritto rispetto ad una sfera. Ma Dio sia costituita da idee geometriche originarie
c’è di più: da copernicano convinto, Keplero si di cui la mente dell’uomo diviene partecipe.
accorge che questi solidi potevano descrivere Questo non significa che noi possiamo arrivare a
conoscere le decisioni della mente divina, le
quali rimangono in sé impenetrabili; tuttavia
A possiamo conoscere perfettamente i modelli
archetipi e i meccanismi motorii che sono alla
base della creazione dell’Universo. Non è un caso
che poi Keplero interpreti in senso trinitario l’in-
tera struttura del cosmo: in esso il centro immo-
bile e fonte di movimento corrisponde al Padre,
l’enorme sfera delle stelle fisse che lo racchiude e
B lo preserva è immagine del Figlio, la forza che dal
Sole si diffonde lungo tutti i raggi della sfera sim-
boleggia lo Spirito Santo.
Subito dopo aver letto il Mistero del cosmo,
Tycho Brahe decide di invitare il giovane mate-
matico a unirsi a lui, offrendogli nel 1600 un
posto tra i suoi assistenti. Alla morte improvvisa
di Brahe, nel 1601, sarà proprio Keplero a essere
nominato suo successore. Si apre una stagione di
studi intensi: le osservazioni precise compiute
per oltre vent’anni da Brahe e dai suoi collabora-
tori costituiscono una miniera immensa di dati
su cui poter controllare e definire i movimenti
dei pianeti. In questo lavoro emergerà peraltro la
Il modello geometrico dei cinque solidi di Keplero singolare capacità da parte di Keplero di non
La figura B rappresenta l’applicazione dei cinque “solidi rego- applicare mai le sue teorie matematiche e metafi-
lari”, il cubo, il tetraedro, il dodecaedro, l’icosaedro e l’ottae- siche alla realtà del cosmo senza precise confer-
dro rappresentati nella figura A. me osservative e fattuali (come le misurazioni), e
In questo modo Keplero giustifica le dimensioni delle sfere
planetarie in un ordine che va dal pianeta più esterno a quel- la disponibilità coraggiosa a modificare teorie
lo interno seguendo quello del sistema copernicano: la sfera iniziali alla prova dei fatti.
di Saturno, la più esterna, è circoscritta dal cubo, la sfera di Rivolgendosi, innanzitutto, al movimento di
Giove, che viene immediatamente dopo ed è più interna, è
inscritta al cubo, il tetraedro è inscritto alla sfera di Giove, il Marte, Keplero si accorge che nonostante tutti gli
dodecaedro è inscritto alla sfera di Marte e così via. sforzi che si potevano compiere per aggiustare i
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Alla scoperta della misura del mondo capitolo 4 69


dati osservativi con epicicli copernicani o tycho- dei pianeti sono proporzionali ai cubi delle loro
nici, considerando solo l’ipotesi del moto circo- distanze medie dal Sole.
lare uniforme non si riusciva mai a ottenere Ciò che anima Keplero – è utile ricordarlo –
un’esatta corrispondenza tra il calcolo matemati- non è tanto la convinzione di un meccanicismo
co e l’osservazione diretta (che attestava invece originario, quanto l’idea che l’Universo sia per-
un moto non uniforme del pianeta). Keplero sa vaso da un’armonia matematica divina.
bene che tutti i filosofi sin dall’Antichità hanno Tali leggi renderanno più semplici e immedia-
sempre affermato che l’unico moto naturale è ti i calcoli astronomici. Da una parte, infatti,
quello circolare, e d’altra parte conosceva bene la l’orbita ellittica elimina di colpo ogni complica-
meticolosità con cui Brahe aveva eseguito le sue zione matematica dovuta a epicicli, deferenti ed
osservazioni; ciò nonostante egli decide di pun- equanti [ 4.3]; dall’altra la terza legge consen-
tare tutto sulla corrispondenza tra calcolo e te facilmente di determinare la distanza di un
osservazione, per ottenere la quale però si dove- pianeta dal Sole sapendone la rivoluzione, o
va ipotizzare che l’orbita dei pianeti non fosse viceversa di calcolarne la rivoluzione conoscen-
circolare ma ovale o ellittica, e che il moto non do la sua distanza dal Sole.
fosse realmente uniforme, ma variasse secondo Le tre leggi di Keplero risulteranno decisive per
una norma precisa: la velocità del pianeta la definizione della legge sulla gravitazione uni-
aumentava in prossimità del Sole e diminuiva versale di N ewton [ 13]. Prima di allora esse
man mano che il pianeta se ne allontanava. non ricevono il pieno riconoscimento che avreb-
Dopo molti tentativi, Keplero giunge alla sua bero meritato. Per esempio, anche se Keplero vive
prima legge: ogni pianeta si muove attorno al Sole e lavora negli stessi anni di Galileo, i due scienzia-
seguendo una traiettoria ellittica, in cui uno dei due ti hanno sempre condotto le proprie ricerche
fuochi è il Sole. Ciò lo porta a ritenere la rotazio- l’uno indipendentemente dall’altro; e mentre
ne del Sole su sé stesso ciò per cui i pianeti sono Keplero, subito dopo l’uscita del Sidereus Nuncius
mantenuti in movimento. A questa prima defini- di Galileo, si complimentò con il collega italiano
zione occorre aggiungere subito una seconda scrivendo addirittura un importante testo di com-
legge, la quale afferma che, mentre il pianeta si mento alle sue scoperte con cui ne riconosceva il
muove nella sua orbita ellittica, la linea che lo uni- valore e la novità, Galileo non degnò di molta
sce al Sole (cioè il suo raggio vettore) descrive, in considerazione la legge kepleriana sul moto ellit-
intervalli di tempo uguali, aree uguali. Quando tico dei pianeti ritenendo, da buon scienziato
cioè il pianeta è più vicino al Sole, e si muove più rinascimentale, che non vi potesse essere altro
velocemente, percorre una porzione più lunga di moto naturale che quello circolare.
ellisse; mentre, in un tempo uguale, se il pianeta 1. La concezione astronomica di Keplero poggia:

autoverifica
è più lontano dal Sole, e si muove quindi meno a. sulla rivalutazione della fisica aristotelica.
velocemente, percorre una porzione meno lunga. b. sull’osservazione del moto retrogrado dei pianeti.
Le prime due leggi sono descritte nel- c. sulla convinzione di matrice pitagorico-neoplatonica
l’Astronomia nova pubblicata nel 1609, mentre della struttura intrinsecamente matematica dell’Universo.
d. sulla critica all’eliocentrismo copernicano.
l’ultima legge scoperta da Keplero viene esposta
nell’Armonia del mondo (Harmonice mundi) del 2. Nel Mistero del cosmo Keplero afferma che:
1619. Con quest’opera Keplero, riprendendo a. l’Universo è costruito sulla base
alcuni temi del Mistero del cosmo, cercherà di tro- dei cinque solidi regolari. V F
vare una possibile connessione tra i movimenti b. la mente di Dio stesso è costituita
di rivoluzione dei pianeti e la loro distanza dal da idee geometriche. V F
c. l’uomo, grazie agli studi matematici,
Sole, certo che l’Universo non possa che essere può conoscere le decisioni della mente divina. V F
regolato in modo perfettamente armonico, così d. è possibile conoscere la distanza tra i pianeti. V F
che le stesse orbite dei pianeti possano essere
espresse in termini di armonia musicale. Per que- 3. Per Keplero:
sto motivo inizia a paragonare non solo le veloci- a. i pianeti si muovono di moto circolare uniforme. V F
tà dei pianeti, i tempi e le distanze, ma anche le b. l’orbita dei pianeti è ellittica. V F
potenze di tali valori, fino a trovare quella che c. i pianeti si muovono più velocemente
sarà poi definita come la terza legge di Keplero, in prossimità del Sole. V F
secondo cui i quadrati dei periodi di rivoluzione d. l’Universo è infinito. V F
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70 parte I L’alba della modernità

Un nuovo modo di pensare la l’“invenzione”, come ritrovamento Tycho Brahe e l’eccellenza del-
SINTESI CAPITOLO 4

scienza. Tra il Cinquecento e il delle leggi del movimento e come l’osservazione. La fama dell’astro-
Seicento comincia per la scienza una scoperta e produzione di nuovi corpi nomo danese Tycho Brahe (1546-
storia del tutto nuova, una vera e artificiali. È sua anche l’idea della na- 1601) è legata alla grande perizia
propria “rivoluzione”, consistente tura operativa del sapere, che è stata nell’osservazione del cielo e all’idea-
nella definizione, più precisa ed uni- poi compiutamente sviluppata dalla zione di un modello astronomico al-
voca, del concetto stesso di “scien- scienza moderna. ternativo sia a quello geocentrico che
za”. Questa, da conoscenza dimo- a quello eliocentrico. Le sue osserva-
strativa fondata su princìpi assoluta- Niccolò Copernico e il modello zioni astronomiche, compiute ad
mente certi, passerà a designare una eliocentrico. Gli inizi della scienza occhio nudo, gli hanno consentito di
conoscenza fondata su assiomi di moderna coincidono con la “rivolu- catalogare numerose stelle e, grazie
natura matematica e geometrica, zione copernicana”. L’astronomo alla progettazione di nuovi strumen-
utilizzati come strumenti di misura- polacco N iccolò Copernico (1473- ti, di misurare esattamente le traiet-
zione della natura fisica, che inter- 1543) ha invertito il modo in cui da torie di sei comete. Studiando il per-
preta la natura come un insieme di secoli si concepiva il cosmo, ponen- corso delle comete, Tycho mette a
dati determinabili quantitativamen- do il Sole al centro dell’Universo e fa- punto una critica ben fondata di al-
te, indagando i rapporti meccanici cendo della Terra un corpo celeste in cune dottrine del sistema aristoteli-
tra i corpi nello spazio. movimento come gli altri pianeti. Il co-tolemaico, fra cui quella della so-
La scienza moderna ha convissu- passaggio dal geocentrismo all’elio- lidità delle sfere celesti. Osservando
to, alle sue origini, con elementi ap- centrismo, codificato nelle Rivo- il passaggio di una cometa, ed accor-
parentemente contrari (come la ma- luzioni delle sfere celesti (1543) ha gendosi che la sua traiettoria attra-
gia) o non ancora sufficientemente rappresentato una frattura sia a livel- versava diverse sfere celesti, Tycho
definiti (come le strumentazioni tec- lo astronomico ed epistemologico, giunse a sostituire alle sfere cristalli-
niche per l’osservazione della natu- sia a livello di concezione culturale e ne il concetto di orbite geometriche.
ra) e il suo avvento è stato favorito di senso comune. Nel sistema tychonico cinque piane-
delle novità geopolitiche ed econo- Copernico giunge alla teoria elio- ti (Mercurio, Venere, Marte, Giove e
miche del tempo. Con la rivoluzione centrica nel tentativo di dare una so- Saturno) ruotano attorno al Sole, e
scientifica, la vera e propria “scien- luzione matematica adeguata ai pro- questo ruota a sua volta attorno alla
za” diventa la fisica meccanica: la blemi riguardanti i moti celesti rima- Terra. Si trattava di un sistema misto
“rivoluzione” prende avvio, infatti, sti irrisolti nel sistema tolemaico. che da una parte contribuiva all’af-
nel campo dell’astronomia, quando Egli pone il Sole come centro immo- fermazione tra gli scienziati del mo-
con Copernico si passa dal geocen- bile attorno a cui ruotano tutti i pia- dello eliocentrico e dall’altra non
trismo all’eliocentrismo. La nuova neti (Mercurio, Venere, la Terra con toccava aspetti legati all’interpreta-
scienza nasce in contrapposizione ai la Luna come satellite, Marte, Giove zione di alcuni brani biblici, come
metodi e ai contenuti della filosofia e Saturno) sino a giungere alla sfera, quelli in cui si parla del moto del
della natura aristotelica: essa non anch’essa immobile, delle stelle fisse Sole.
solo ha abbattuto i confini del- che chiude il cosmo. Sia il moto del-
l’Universo aristotelico-tolemaico, le stelle che il moto del Sole risulta- Giovanni Keplero e l’astrono-
ma ne ha messo in crisi i presuppo- no apparenti, in quanto dipendono mia nuova. L’opera di Giovanni
sti e l’impianto metafisico di fondo, dalla rotazione della Terra intorno a Keplero (1571-1630) mostra come le
determinando una rottura epistemo- sé stessa (in un giorno) e attorno al concezioni metafisiche e teologiche
logica generata dall’introduzione di Sole (in un anno). Come nel sistema spesso costituiscano la radice e il
un metodo osservativo e matemati- tolemaico, l’Universo, chiuso e fini- presupposto delle intuizioni della
co nello studio della natura. to, è fatto di sfere solide che ruotano scienza. L’intreccio fra le antiche dot-
trascinando con sé i pianeti che vi so- trine pitagoriche e neoplatoniche e la
Esperienza, ragione e tecnolo- no incastonati. fede cristiana conduce Keplero all’in-
gia: il caso di Leonardo da Vinci. La soluzione eliocentrica creò tuizione della matematica come
Leonardo da Vinci (1452-1519) pit- subito sospetto e ostilità sia negli struttura ontologica dell’Universo.
tore, attento studioso della natura fi- ambienti accademici legati alla filo- Partendo dalla convinzione che la
sica e del corpo umano, oltre che in- sofia aristotelica, sia negli ambienti creazione dell’Universo dipenda da
gegnere e costruttore di macchine, teologici, preoccupati perché la un disegno divino perfetto, Keplero
compendia nella sua opera l’intrec- nuova immagine astronomica del ritiene che l’Universo sia costruito
cio dei fattori decisivi per lo svilup- cosmo contraddiceva l’interpretazio- sulla base dei cinque “solidi regolari”
po della mentalità scientifica. N ei ne letterale della Bibbia e richiedeva noti fin dalla geometria antica: il cu-
suoi appunti delinea un metodo di una nuova formulazione del rappor- bo, il tetraedro, il dodecaedro, l’icosae-
conoscenza della natura caratterizza- to tra fede, Scritture e ricerca scienti- dro e l’ottaedro. Nel Mistero del cosmo
to da tre elementi: 1. il ricorso al- fica. Il teologo protestante Andreas egli descrive questa architettura geo-
l’esperienza come osservazione di- Osiander nella Prefazione alle Ri- metrica dell’Universo, chiuso e finito,
retta, continua e attenta dei fenome- voluzioni delle sfere celesti suggeriva in cui ogni orbita planetaria si alterna
ni naturali; 2. la matematica come di intendere il sistema eliocentrico con un solido regolare. Tale rappre-
specifica modalità di accesso della più come un’ipotesi teorica che come sentazione discende da una precisa
ragione alle leggi della natura; 3. una spiegazione effettiva della realtà. concezione metafisica: Keplero ritie-
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Alla scoperta della misura del mondo capitolo 4 71


ne che la mente di Dio sia costituita quest’ultimo viene nominato suo Sole. Mosso dalla convinzione che
SINTESI CAPITOLO 4

da idee geometriche originarie di cui successore. In questa stagione di stu- l’Universo sia pervaso da un’armonia
la mente dell’uomo diviene partecipe, di intensi e di misurazioni estrema- matematica divina e non dall’idea di
conoscendo i modelli archetipi e i mente precise, osservando in parti- un meccanicismo originario, Ke-
meccanismi motori che sono alla ba- colare il movimento di Marte, Ke- plero elabora le sue tre leggi sul mo-
se della creazione dell’Universo; egli plero si accorge che l’orbita dei pia- vimento dei pianeti che, oltre a sem-
interpreta inoltre in senso trinitario neti non può essere circolare, ma plificare i calcoli astronomici, risul-
l’intera struttura del cosmo. ovale o ellittica, e che il loro moto teranno decisive per la definizione
Nel 1600 Keplero diviene assisten- non può essere realmente uniforme, della legge sulla gravitazione univer-
te di Tycho Brahe e dopo la morte di ma varia in relazione alla distanza dal sale di Newton.

BIBLIOGRAFIA
Fonti • J. Kepler, Opera omnia, a cura di • E. Grant, Le origini medievali
· Leonardo da Vinci, Frammenti
letterari e filosofici, a cura di E. Solmi,
C. Frisch, 8 voll., Francoforte 1858-71;
rist. anast.: Olms, Hildesheim 1971.
della scienza moderna, Einaudi,
Torino 2001.
Barbèra, Firenze 1979.
·
Per quanto rigurda invece gli scritti Su Leonardo da Vinci va ricordato
G.J. Rheticus, Prima esposizione, di Tycho Brahe, sono editati in: il profilo fattone da un importante
a cura di H. Hugonnard-Roche e J.-P. · T. Brahe, Opera omnia, a cura pensatore del Novecento:
Verdet, Ossolineum, Warszawa 1982.
· N. Copernico, La rivoluzione
di J.L.E. Dreyer, 15 voll., Libraria
Guldendaliana, Copenhagen 1913-29.
· K. Jaspers, Leonardo filosofo,
a cura di F. Masini, Abscondita,
delle sfere celesti, in Opere, a cura Milano 2001.
di F. Barone, Utet, Torino 1979. Studi critici
· G. Keplero, L’armonia del mondo,
a cura di C. Scarcella, Edizioni
Come introduzione sintetica ed effica-
È di recente apparso un ampio studio
sulla personalità e l’opera di
ce alla “rivoluzione scientifica”
del Cerro, Tirrenia 1995. Leonardo, non visto più solo come
si consiglia:

Opere
· P. Rossi, La nascita della scienza
moderna in Europa, Laterza,
un genio isolato nella sua grandezza,
ma come espressione dell’inquietudi-
ne esistenziale di un’intera epoca:
· Leonardo da Vinci, Trattato della
pittura [detto «Paragone»], in Scritti
Roma-Bari 1997.
Per un più generale inquadramento
· G. Fornari, La bellezza e il nulla.
L’antropologia cristiana di Leonardo
scelti, a cura di A.M. Brizio, Utet, della rivoluzione scientifica come da Vinci, Marietti 1820,
Torino 1966 (riproposto con il titolo matrice della successiva storia Genova-Milano 2005.
Il paragone delle arti, a cura delle scienze è molto utile:
di C. Scarpati, Vita e Pensiero, · P. Rossi (a cura di), Storia della Su Copernico si veda l’importante
saggio di:
·
Milano 1993). scienza moderna e contemporanea,
5 voll., Utet, Torino 1988, in part. T.S. Kuhn, La rivoluzione
Degli scritti di Keplero, oltre vol. I: Dalla rivoluzione scientifica copernicana. L’astronomia planetaria
all’Armonia del mondo, è tradotto all’età dei Lumi. nello sviluppo del pensiero
in italiano anche lo scritto occidentale, Einaudi, Torino 2000.
Rispetto alla tesi (dominante) della
sul Sidereus Nuncius di Galilei:
· G. Keplero, Discussione col Nunzio
Sidereo e relazione sui quattro
“rottura” netta tra la scienza del XVI-
XVII secolo e la tradizione medievale,
Una recente ricostruzione
del pensiero di Keplero in parallelo
alcuni studi hanno invece sottolinea- a quello di Galilei, nell’intreccio
Satelliti di Giove, a cura di E. Pasoli scientifico, culturale, politico
to una continuità di problemi
e G. Tabarroni, Bottega d’Erasmo, e teologico-religioso
e di concetti con i secoli precedenti.
Torino 1972. della sua epoca è offerta da:
Si vedano per esempio:
Per quanto riguarda invece
l’Astronomia nova e il Mistero del
· A. Funkenstein, Teologia
e immaginazione scientifica
· M. Bucciantini, Galileo e Keplero.
Filosofia, cosmologia e teologia
cosmo [Mysterium cosmographicum] dal Medioevo al Seicento, Einaudi, nell’età della Controriforma,
si trovano in: Torino 1996; Einaudi, Torino 2007.
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72 parte I L’alba della modernità


ESERCIZI
1. Elabora un testo sull’avvento della rivoluzione scienti- 6. Esplicita le caratteristiche fondamentali del sistema
fica, argomentando i seguenti punti: tychonico e spiega perché è stato definito un sistema
a. la nuova definizione del concetto di scienza; misto (max 10 righe).
b. il contesto geografico, politico-sociale ed economico
nel quale matura; 7. A quali importanti conclusioni è giunto Tycho attraver-
c. il rapporto con la fisica aristotelica (max 15 righe). so le osservazioni astronomiche? (max 5 righe)

2. Esponi in sintesi quali elementi del modo di operare di 8.Spiega qual è il presupposto metafisico che ha guida-
Leonardo da Vinci offrono una esemplificazione del futu- to il lavoro di Keplero consentendogli di giungere alla
ro sviluppo del metodo scientifico (max 10 righe). definizione delle tre leggi sul movimento dei pianeti (max
8 righe).
3. Esplicita in che cosa consiste la rivoluzione copernica-
na e come l’astronomo polacco vi è giunto (max 10 righe). 9. Come è giunto Keplero ad ipotizzare che l’orbita dei
pianeti fosse ellittica? (max 5 righe)
4. Quali conseguenze ha determinato il passaggio dal
geocentrismo all’eliocentrismo a livello epistemologico, 10. Individua in uno schema sinottico le caratteristiche
culturale e teologico? (max 10 righe) dei sistemi astronomici elaborati rispettivamente da
Copernico, Tycho e Keplero.
5. Evidenzia i punti di distacco e quelli di continuità fra il
sistema copernicano e quello aristotelico-tolemaico (max
10 righe).
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capitolo 5
Francis Bacon
e Galileo Galilei

Quattrocento – e che si era andato consolidando


1 Due protagonisti alle origini in tutto il Cinquecento anche grazie alla nascita
della scienza moderna delle accademie rinascimentali – secondo il
quale la conoscenza umana si scopriva capace di
La scienza del Seicento – quella che si è soliti determinare un nuovo ordine della realtà, fatto
chiamare la scienza “moderna” – è la risultante di puri rapporti tra le cose, di cui l’uomo diven-
di diverse tendenze e di molteplici fattori: essa è tava l’artefice e il signore. Questo nuovo ordine
sperimentale e induttiva, ma insieme anche non annullava certo quello della creazione divi-
matematica e deduttiva; aperta all’osservazione na, se è vero che la stessa idea di una signoria
misurativa e al tempo stesso fondata su forti basi dell’uomo sul mondo, attraverso la conoscenza,
metafisiche; sviluppata mediante procedimenti è di origine biblica; ora però le due prospettive
controllabili pubblicamente, ma ancora in qual- cominciano come a divaricarsi, dando luogo a
che modo erede delle segrete ambizioni magico- due piani diversi, che è l’uomo a dover coordi-
alchemiche del secolo precedente. In questo nare, bilanciare e armonizzare tra loro. La scien-
intreccio di motivi, tuttavia, un ruolo assoluta- za diviene in questo senso la modalità più rile-
mente privilegiato è svolto – anche se in ottiche vante con cui la mente umana è chiamata a con-
differenti tra loro – dalla scienza baconiana e da nettere il piano divino e il piano naturale, l’or-
quella galileiana. Bacon e Galileo rappresentano dine della creazione e l’ordine dell’invenzione, i
– insieme a Copernico [ 4.3], Brahe [ 4.4] e dati empirici e le manipolazioni tecniche.
Keplero [ 4.5] – le figure che in maniera più Pezzo per pezzo, vengono così progressiva-
rilevante hanno determinato il processo di idee mente eliminate tutte le certezze e i pilastri
che denominiamo “rivoluzione scientifica” e della logica e della filosofia naturale di
che poi confluirà nell’opera di Newton [ 13]. Aristotele, a favore di un metodo e di una scien-
In questi due autori giunge in qualche modo a za che mette al primo posto l’esperienza e ciò
maturazione quel processo di mutamento del- che essa detta all’uomo. Ed è proprio il richia-
l’immagine dell’uomo e del mondo iniziato nel mo all’esperienza a costituire uno dei denomi-
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74 parte I L’alba della modernità

natori comuni a Bacon e a Galileo, benché a menti di Bacon, ma quella matematizzata di


questo proposito le prospettive dei due autori si Galileo. E se è vero che nel nostro linguaggio
rivelino molto diverse: per il primo l’esperienza l’aggettivo “scientifico” indica la modalità più
costituisce solo un’inferenza di tipo induttivo, precisa e concreta che abbiamo per conoscere la
per il secondo, invece, l’esperienza è guida e si natura delle cose, in realtà esso – come si vede
compie in una deduzione matematica. proprio nel passaggio da Bacon a Galileo – indi-
L’identificazione baconiana della conoscenza ca piuttosto il fatto che la realtà viene ridotta ai
con l’esperimento, pur rappresentando un punto suoi aspetti quantitativi, misurabili e calcolabi-
di svolta determinante per lo sviluppo della li, cioè viene astratta dalla concretezza empirica
scienza moderna, si rivelerà ben presto limitata e viene schematizzata in rapporti precisamente
e incompleta. Il filosofo inglese non ha mai calcolabili. In tal modo, la scienza – come una
avuto molta consapevolezza della funzione che volta ha detto Edmund Husserl, un importante
poteva e doveva esercitare la matematica in filosofo vissuto tra il XIX e il XX secolo – costi-
ambito fisico-naturale: la sua scienza è tutt’uno tuisce piuttosto un “abito di idee” sovrapposto al
con la pratica meccanica, con la costruzione tec- mondo vivente, che è appunto fatto di molto
nica e con l’organizzazione “industriale”. Per altro rispetto ai suoi fattori matematizzabili.
Galileo invece – al pari di Copernico – il faro Anche se dobbiamo proprio a queste astratte pro-
che, solo, può illuminare il cammino della cono- cedure misurative il raggiungimento di risultati
scenza e guidare il progresso della scienza è un concreti formidabili, prima semplicemente
altro, vale a dire la figura geometrica e il calcolo. inconcepibili.
Negli stessi anni in cui Galileo dichiarava che il La questione filosofica che si pone dunque sin
libro della natura è scritto in caratteri geometri- dall’inizio della scienza moderna è se questa
co-matematici, Keplero scriveva che quando Dio straordinaria modalità di approccio alla natura e
crea “geometrizza eternamente”. Tali espressioni al mondo riesca a cogliere la totalità del reale,
sono quanto di più lontano ci possa essere dalla cioè se essa costituisca l’unica modalità di cono-
sensibilità di Bacon, il quale al contrario indivi- scere e di “realizzare” la verità delle cose, oppu-
duava nell’audacia delle ipotesi uno degli errori re se nella realtà vi siano più cose di quelle che
più gravi che la scienza potesse compiere. Ep- la scienza può formalizzare.
pure non possiamo considerare il metodo baco-
1. Bacon e Galileo sono due protagonisti della scienza

autoverifica
niano semplicemente come pre-scientifico: il
moderna perché:
progresso di molte discipline, dalla botanica
a. mettono entrambi in primo piano l’esperienza. V F
all’anatomia, dalla geologia all’embriologia, è
b. attribuiscono entrambi grande valore
dovuto largamente all’insistenza – tutta baconia- alla matematica. V F
na – sull’osservazione e sull’esperimento. c. il primo attraverso l’osservazione e l’esperimento
Resta il fatto che quando parliamo di “scienza determina il progresso di molte discipline, il secondo
sperimentale” moderna non intendiamo più, riduce la realtà ai suoi aspetti quantitativi. V F
storicamente parlando, la scienza degli esperi- d. riescono entrambi a cogliere la totalità del reale. V F

Francis Bacon

Cooke, figlia del precettore di re Edoardo VI e


2 Il sapere al cuore del potere cognata del lord tesoriere. Dopo aver frequentato
il Trinity College di Cambridge e terminati gli
studi di diritto nel prestigioso Gray’s Inn di
Francis Bacon nasce a Londra il 22 gennaio Londra, viene eletto, a soli vent’anni, nella
1561, secondogenito di sir Nicholas Bacon, lord Camera dei Comuni del Parlamento inglese,
guardasigilli della regina Elisabetta I, e di Anna inaugurando una carriera politica che lo porterà
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 75

a ricoprire le più alte cariche dello Stato britanni-


co. Dal 1581 non lascerà più il suo seggio in 3 La critica alla tradizione
Parlamento rappresentando, via via, differenti e il nuovo sistema del sapere
città e contee inglesi. All’attività politica, tuttavia,
Bacon abbina il suo interesse per la filosofia e la Sapere e potere, filosofia e politica: tutta la
scienza. Nel 1597 pubblica la prima versione dei vicenda biografica e intellettuale di Francis
Saggi, di argomento morale e politico (che saran- Bacon può essere racchiusa in questa stretta
no accresciuti in successive edizioni sino al relazione tra una vita segnata dall’impegno pub-
1625) e le Meditazioni sacre. Il 24 marzo 1603 blico e istituzionale, e una vita dedicata all’inte-
muore la regina Elisabetta I, alla quale succede resse per la scienza. Infaticabile politico, non
Giacomo I. Nel 1605 pubblica La dignità e il pro- smette – anche durante le lunghe sedute nel
gresso del sapere divino e umano. In questi stessi Parlamento inglese – di dedicare ogni briciolo
anni inizia ad abbozzare diversi scritti che reste- di tempo alla ricerca filosofica, scrivendo interi
ranno inediti: Dell’interpretazione della natura passaggi delle sue opere su fogli di carta sparsi.
(1603), Il parto maschio del tempo (1603), la Per questo la sua opera fondamentale, il Nuovo
Scala dell’intelletto o filo del labirinto (1607), i Organo, pubblicato nel 1620, si distingue per
Prodromi, o anticipazioni della filosofia seconda due caratteristiche insolite: l’incompiutezza
(1607), i Pensieri e conclusioni sull’interpretazione dello scritto e la sua totale asistematicità e disor-
della natura o sulla scienza operativa (1607). Nel ganicità. Composta sotto forma di aforismi,
1609 dà alle stampe Della sapienza degli antichi. quest’opera rappresenta per l’autore solo una
N el 1613 viene nominato Attorney General parte di un progetto molto più ampio, La
(procuratore generale della corona), nel 1616 Grande Instaurazione (Instauratio Magna), nella
entra a far parte del Consiglio dei ministri (il quale sarebbero dovuti confluire tutti i saperi
Privy Council), mentre nel 1617 accetta la nomi- dell’uomo rifondati alla luce di una nuova logi-
na di Lord Keeper (lord guardasigilli) e l’anno ca, cioè di un nuovo metodo.
seguente quella di Lord Chancellor (lord cancel- Il grandioso programma di rifondazione del
liere). Nel 1620 pubblica il Nuovo Organo o indi- sapere doveva comprendere – nel suo disegno
zi veri sull’interpretazione della natura, che com- iniziale ma incompiuto – sei parti nelle quali,
prende la Prefazione alla Grande Instaurazione e dopo un censimento delle conoscenze già rag-
la Distribuzione dell’opera, cui seguono il Nuovo giunte nelle singole scienze, si sarebbe passati
Organo e la Parasceve alla storia naturale e speri- alla costruzione di una “storia naturale e speri-
mentale. Nel 1621 la sua fortuna politica cambia: mentale” completa, consistente nel riordina-
accusato di corruzione per aver commesso delle mento e nella riclassificazione di tutto il sapere
irregolarità sulla concessione di alcuni monopo- alla luce del nuovo metodo di interpretazione
li, viene condannato a un’ammenda di quaranta- della natura.
mila sterline, alla detenzione nella Torre di La realizzazione di questo nuovo sistema del
Londra, all’interdizione da ogni carica e sapere è per il filosofo inglese l’ambizione più
all’esclusione dal Parlamento. Ottenuto il perdo- alta cui un uomo possa aspirare. Egli distingue
no del re Giacomo I, Bacon si dedica interamen- infatti tre generi o gradi di ambizione nell’uo-
te ai suoi studi e in particolare, a partire dal mo: rafforzare il proprio potere, accrescere la
1624, all’elaborazione dell’opera che più lo ren- potenza e il dominio della patria fra gli uomini
derà famoso ai suoi tempi, la N uova Atlantide. e, infine, estendere la potenza e il dominio del
Nel 1626, ancora convalescente, esce di casa per genere umano su tutte le cose. Quest’ultimo, a
fare una passeggiata in carrozza sotto una nevi- suo giudizio, costituisce il compito specifico
cata. Discorrendo con il dottor Witherborne del dello scienziato, e può realizzarsi solo attraver-
processo di conservazione e putrefazione, deci- so una conformazione sempre più aderente alla
de di acquistare un pollo da una contadina e di natura stessa: «Il dominio dell’uomo sulle cose
seppellirlo nella neve. Questa esposizione al è riposto solo nelle arti e nelle scienze. Infatti,
freddo, purtroppo, gli sarà fatale. Ammalatosi di non si comanda alla natura se non obbedendo-
bronchite, muore il 9 aprile 1626, non prima di le» [Nuovo Organo, I, aforisma 129]. Se è vero,
aver scritto una lettera in cui racconta della per- dunque, che la concezione della scienza non è
fetta riuscita del suo ultimo esperimento. più mera contemplazione – dal momento che
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76 parte I L’alba della modernità

grazie ad essa gli uomini sono chiamati a domi- zione aristotelico-scolastica si mostrano sem-
nare e a manipolare la realtà –, è altrettanto pre più intenti a trovare formule generiche e
vero, però, che per Bacon la conoscenza scienti- non ben definite per le loro dispute, piuttosto
fica non può essere concepita come una mera che applicarsi a una qualsiasi forma di indu-
potenza esercitata dall’uomo. La scienza è inve- zione. Agli occhi di Bacon l’aristotelismo si
ce essenzialmente una caccia (venatio), cioè il presenta come una teoria da applicare in modo
tentativo di penetrare in territori sconosciuti indeterminato e confuso alle questioni natura-
per decifrare la struttura delle cose, in vista li, concependosi più come un’anticipazione
della fondazione del regnum hominis. della natura che come un’interpretazione della
In questa prospettiva, Bacon abbandona la natura stessa. Ecco, dunque, il grave errore di
concezione aristotelica dell’uomo, basata essen- tutta la filosofia della natura degli antichi:
zialmente sull’uso della sua ragione, per ripren- l’uso di un procedimento avventato e precipi-
dere, alla lettera, la definizione di uomo propria toso della ragione.
della tradizione magico-ermetica: Del resto l’intero programma di rifondazione
del sapere viene presentato dal filosofo inglese

“ L’uomo, ministro e interprete della natura,


opera e comprende solo per quanto, nell’ordine
della natura, avrà osservato con l’attività speri-
come una radicale novità del suo tempo rispet-
to alle epoche precedenti. Tale programma non
è la conseguenza o lo sviluppo dei procedimen-
mentale e con la teoria; né sa e può niente di ti tradizionali, e neanche il semplice prodotto
più.

[Nuovo Organo, I, aforisma 1]
dell’ingegno, ma un vero e proprio «parto
maschio del tempo»: è dalle mutate condizioni
sociali, economiche, politiche e geografiche del
Già da queste prime parole intravediamo l’ap- presente che nasce la nuova scienza, e anzi la
proccio peculiare di Bacon al problema della stessa verità viene concepita da Bacon come
conoscenza scientifica: 1. anzitutto egli identifi- “figlia del tempo”.
ca la scienza con il processo di promozione L’avventura del sapere è dunque simile alla
della potenza umana; 2. al tempo stesso, però, costruzione di un edificio, le cui fondamenta si
rifiuta la pretesa di onnipotenza che caratteriz- presentano come il percorso di un labirinto e
zava l’immagine dell’uomo-mago e rimane fede- vanno guadagnate proprio attraversando questa
le all’insegnamento biblico dell’uomo creato a via tortuosa:
immagine di Dio; 3. tant’è vero che per lui la
scienza – cioè il potere effettivo della conoscen-
za umana – prolunga in realtà l’opera stessa
della natura, e la porta a compimento.
“ Per l’intelletto umano che lo contempla, l’edi-
ficio di questo Universo, nella sua struttura, è si-
mile a un labirinto, dove da ogni parte si mostra-
Rifondare il sapere significa, allora, realizza- no molte vie ambigue, somiglianze ingannevoli
re un nuovo metodo alla luce dei limiti e degli di segni e di cose, dai giri contorti e dai nodi in-
errori dei metodi fino ad allora in uso, primo tricati delle nature. Il cammino si deve sempre
fra tutti quello aristotelico fondato sul sillogi- percorrere all’incerta luce del senso, ora accecan-
smo e su una “esperienza elementare”, vale a te ora opaca, e bisogna aprirsi continuamente la
dire singola e disordinata. Da un lato, infatti, il strada attraverso le selve dell’esperienza e dei ca-
sillogismo è ritenuto del tutto inadeguato a si particolari. […] Il cammino deve essere guida-
conoscere i princìpi delle scienze, applicando- to da un filo conduttore: tutta la via, fin dalle pri-
si piuttosto alle parole, alle proposizioni com- me percezioni dei sensi, deve essere resa pratica-
poste di parole e alla deduzione di proposizio-
ni particolari da proposizioni universali; dal-
l’altro, la funzione dell’induzione aristotelica
bile da un metodo sicuro.

[La Grande Instaurazione, Prefazione]

(vale a dire il passaggio dai particolari empiri- Via ed edificio, metodo e fine: sono questi i due
ci all’universale) è reputata sterile, poiché pre- poli entro cui si muove la novità della scienza
tende di risalire immediatamente alla causa baconiana, ben compendiata dal titolo dell’ope-
universale di un fenomeno naturale, basando- ra fondamentale – il Nuovo Organo – il cui pro-
si solo su pochi dati e su singole esperienze. Il gramma è appunto quello di superare completa-
risultato è che i filosofi “dialettici” di forma- mente e sostituirsi al vecchio Òrganon di
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 77

Aristotele (cioè l’insieme delle sue opere logi- 1. La nuova concezione della scienza di Bacon implica:

autoverifica
che). Il “vecchio organo” era una via che “anti- a. il semplice dominio dell’uomo sulla realtà. V F
cipava” le leggi della natura, andando «dal b. il tentativo di fondare il regno dell’uomo. V F
senso e dai casi particolari» sino alle teorie più c. il tentativo di penetrare la struttura della realtà. V F
generali, per poi scoprire, in base a questi prin- d. la ripresa della concezione aristotelica dell’uomo
come animale razionale. V F
cìpi universali, i passaggi intermedi della dimo-
strazione. Il “nuovo organo”, invece, traccia la 2. Per Bacon il nuovo metodo:
via che «dal senso e dai casi particolari fa deri- a. deve poggiare sulla deduzione delle proposizioni
vare gli assiomi [cioè i gradi intermedi dell’indu- particolari da quelle universali. V F
zione], ascendendo senza interruzione per b. deve poggiare sulla induzione che parte da pochi
gradi, fino a giungere da ultimo agli assiomi più dati e risale alle cause universali. V F
generali» [Nuovo Organo, I, aforisma 19]. c. deve superare i procedimenti della tradizione
fondati più sulle anticipazioni della natura che
Pur essendo proiettato verso una nuova fron- sulle interpretazioni della stessa. V F
tiera del conoscere, Bacon rimane tuttavia un d. presuppone una totale rifondazione del sapere
uomo del suo tempo, come attesta il fatto che in cui la verità è concepita come “figlia del tempo”. V F
per lui il sapere è essenzialmente un sapere di
forme, vale a dire di sostanze e non di funzio- 3. Per Bacon il sapere:
ni o di leggi quantitative. Allo stesso modo egli a. coincide con la scoperta delle funzioni e delle leggi
quantitative dei fenomeni naturali.
accetta dalla filosofia rinascimentale l’idea di b. coincide con la conoscenza delle forze occulte della
una certa vitalità presente in tutti i corpi natu- natura ottenuta da pochi sapienti e con metodi segreti.
rali, che si esprimerebbe in una forza di attra- c. è metodico, intersoggettivo e controllabile.
d. non ha nulla a che fare con il vitalismo e l’alchimia.
zione e repulsione o in una relazione universa-
le tra tutti gli esseri. Per esempio, sia nel
Nuovo Organo che nella Storia della vita e della
morte (1623), si legge che nei corpi vi è uno
spirito o corpo pneumatico che fungerebbe da
freno per il processo di degenerazione natura-
le. La filosofia baconiana è attraversata da 4 La teoria degli “idoli”
alcune idee tipiche del naturalismo cinquecen-
tesco [u 3], come quella del vitalismo univer-
sale; così come è fuor di dubbio che l’ideale Agli occhi di Bacon sarebbe impossibile, anche
della scienza come una potenza modificatrice e mettendo insieme tutto il sapere del passato,
costruttrice della condizione naturale è un assicurare un reale progresso delle scienze.
tema caro alla tradizione alchimistica [u 3.2]. Anzi, la nuova “instaurazione” che si richiede a
E, tuttavia, tali elementi acquistano qui un livello metodologico non può limitarsi a un
nuovo significato e un nuovo interesse: il sape- aggiustamento di superficie, ma deve partire
re non procede più da cause occulte o da forze dalle reali fondamenta del sapere, cioè da una
segrete della natura, bensì grazie ad un proce- vera e propria “emendazione dell’intelletto” da
dimento razionale chiaro e da risultati empiri- tutte quelle false credenze, o idoli, che invado-
ci rigorosamente controllabili. no la mente dell’uomo in maniera tale da
Né arcani saperi, né conoscenze private, dun- influenzare ogni suo giudizio. L’intelletto
que. La conoscenza vera è solo quella raggiun- umano deve ritornare ad essere «liscio e leviga-
gibile da tutti ed è, quasi sempre, il frutto di to, come una tabula rasa». Solo a quel punto,
una collaborazione stabile tra ricercatori e del infatti, si potrà costruire un nuovo metodo di
coordinamento operativo delle istituzioni in conoscenza, una nuova interpretazione della
cui si svolge la ricerca. Se qualche volta il pro- natura con i mezzi e gli strumenti propri della
cedimento alchimistico sembrerebbe giungere vera induzione. Per potersi liberare da questi
a uno scampolo di verità, ciò è dovuto solo al errori gnoseologici è indispensabile però com-
caso: il vero sapere si nutre di metodicità e di prenderne la vera natura.
intersoggettività. È solo la scienza che può rea- Bacon presenta una prima classificazione
lizzare in senso compiuto il programma della degli errori della mente già nella Grande
magia. Instaurazione, che rappresenta per così dire il
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78 parte I L’alba della modernità

manifesto programmatico del suo progetto di nella natura stessa della mente. Il loro errore
rifondazione del sapere: consiste nel credere che il senso sia la “misura
delle cose”, mentre per Bacon tutte quante le

“ Gli idoli che occupano la mente sono acquisi-


ti o innati. Quelli acquisiti sono entrati nella
mente degli uomini o dalle teorie e dalle sette dei
percezioni – sia quelle sensibili che quelle intel-
lettive – «sono in relazione con la natura
umana, ma non con la natura dell’Universo»
filosofi, o dalle cattive regole delle dimostrazio- [Nuovo Organo, I, aforisma 45], e quindi hanno
ni. Quelli innati, invece, ineriscono alla natura bisogno di essere attentamente verificate, per
stessa dell’intelletto, che si rivela lungamente più non deformare con i nostri pregiudizi gli ele-
incline all’errore di quanto non lo sia il senso. menti costitutivi delle cose. A motivo di questi
[…] Mentre le prime due specie di idoli si posso- pregiudizi noi siamo soliti considerare come
no eliminare anche se a fatica, quest’ultima non fondamento della conoscenza ciò che di volta in
si può eliminare affatto.

[La Grande Instaurazione, Distribuzione del-
l’opera]
volta colpisce i sensi o l’intelletto, e partendo da
ciò ci immaginiamo un ordine, delle corrispon-
denze e delle relazioni tra le cose, che invece
non esistono nella realtà. Questo succede per
Sono due, dunque, le tipologie di errori indivi- esempio quando si pensa che «nei cieli ogni
duate da Bacon: gli idoli acquisiti e quelli innati. movimento deve avvenire sempre secondo cir-
Accanto agli errori propriamente detti, tali per- coli perfetti, mai secondo spirali o serpentine»,
ché sono riconosciuti dal nostro intelletto e per- o quando, più in generale, si ritiene che la spe-
tanto possono essere – anche se a fatica – cor- culazione debba limitarsi agli aspetti visibili
retti e rettificati, vi è una classe sui generis di della natura e tralasciare invece quelli invisibili,
errori, quelli innati, i quali, essendo tutt’uno sostituendoli con le astrazioni e le “fantastiche-
con la natura dell’intelletto, non potranno mai rie” della nostra mente. Rientrano in questo
essere eliminati del tutto, a meno che non si genere di idoli anche tutte quelle superstizioni
voglia sopprimere l’intelletto stesso. Tali idoli, magiche o divinatrici che prendono in conside-
allora, non rappresentano altro se non la fallibi- razione soltanto alcuni casi della natura – nor-
lità della conoscenza, la sua limitatezza intrin- malmente quelli che vanno a buon fine, o sono
seca, il suo confine naturale. E tuttavia si deve utili per un proprio vantaggio – tralasciando la
prendere coscienza e individuare i caratteri totalità dei fattori che interessano i fenomeni.
anche di questi errori, in modo da non favorire b. Gli idoli della caverna (idola specus) sono
o incrementare la natura “cattiva” della mente. invece caratteristici del singolo individuo.
La trattazione baconiana degli errori si svilup- Alludendo al mito platonico della caverna,
pa in modo diverso all’interno del Nuovo Organo. Bacon afferma che «ciascuno di noi ha una grot-
Qui la semplice distinzione tra idoli acquisiti e ta o caverna particolare, in cui la luce della
idoli innati cede il posto a un tipo più articolato natura si disperde e si corrompe» [Nuovo
di classificazione, presentata come imprescindi- Organo, I, aforisma 42]. Questo tipo di errori
bile per l’elaborazione di quella tecnica emenda- possono dipendere dunque dalla natura singo-
tiva che renderà l’intelletto immune da ogni lare di ciascuno, dall’educazione o dalla conver-
forma di errore. La stessa individuazione degli sazione con altri individui, dai libri che si leg-
idoli riveste dunque un’importanza strategica: gono o da chi si riconosce come autorità, e
essa infatti, «sta all’interpretazione della natura, quindi da quanto il nostro animo sia ingombro
come la dottrina degli elenchi sofistici sta alla di pregiudizi o sia libero per la speculazione.
dialettica tradizionale» [N uovo Organo, I, afori- Due esempi filosofici tra tutti: la “fantastiche-
sma 40] (cioè l’esposizione dei possibili difetti ria” di Aristotele, il quale, influenzato dalle
del ragionamento rispetto al corretto uso delle dispute verbali, ha ridotto la filosofia naturale
regole logiche). Sono quattro i generi di idoli che alla logica, e il più vicino caso degli alchimisti
assediano l’intelletto. che «hanno costruito una filosofia naturale del
tutto fantastica e di impatto minimo», perché
a. Gli idoli della tribù (idola tribus) sono fon- basata su pochissimi esperimenti di laboratorio.
dati sulla “natura umana”, intesa come una c. Gli idoli del foro o del mercato (idola fori)
“famiglia” o “tribù”. Essi hanno dunque origine sono originati dai rapporti sociali e dal linguag-
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 79

La pars destruens del metodo baconiano


GLI “IDOLI”

Errori innati Errori acquisiti


Idola tribus (Idoli della tribù) Idola specus (Idoli della caverna)
Errori della natura della mente Errori della conoscenza individuale

Idola fori (Idoli del foro o del mercato)


Errori del linguaggio

Idola theatri (Idoli del teatro)


Errori delle dottrine filosofiche e scientifiche

gio, vale a dire dalle relazioni che si instaurano è anche mescolata con la teologia e con le tradi-
fra gli uomini in virtù delle parole. Ma poiché «i zioni di fede, facendo derivare le scienze dagli
nomi sono imposti alle cose secondo la compren- spiriti o dalle Sacre Scritture (l’errore supersti-
sione del volgo, basta quest’attribuzione informe zioso). Con questo, tuttavia, Bacon non intende
e inadeguata dei nomi per sconvolgere in modo mettere in discussione la rispettabilità degli
straordinario l’intelletto» [Nuovo Organo, I, afo- antichi, ma solo differenziare il compito proprio
risma 59]. Gli errori di questo genere sono “i più della sua filosofia, quello cioè di occuparsi di un
molesti di tutti”, poiché provocano fraintendi- metodo nuovo, sconosciuto agli antichi, che
menti ed equivoci che corrompono il naturale però permetterà anche a ingegni meno brillanti
rapporto tra la mente e le cose. Gli uomini – nota degli antichi di superare i loro risultati e di pro-
acutamente Bacon – «credono che la loro ragio- gredire nel sapere.
ne domini le parole», ma è vero anche il contra-
rio, e cioè che «le parole ritorcono e riflettono la Una volta definiti e classificati, i quattro generi di
loro forza sull’intelletto», rendendo sofistiche e idoli dovranno essere scrupolosamente esamina-
inattive sia la filosofia che le scienze. Bacon ti, per comprendere appieno il peso che essi eser-
distingue poi due tipi di idola fori: o sono nomi citano all’interno della facoltà intellettuale, e por-
di cose che non esistono (per esempio, il “primo tare così a termine l’opera di purificazione della
mobile”, la “fortuna”, le “sfere dei pianeti”), o mente. Bacon è convinto che la situazione della
sono nomi di cose che esistono ma la cui defini- mente umana di fronte alla realtà non sia, di
zione è confusa, inesatta, astratta (per esempio il fatto, quella che dovrebbe essere per natura. Alla
termine “umido” che può essere usato in modo funzione ingannevole degli idoli corrisponde,
improprio e confuso a seconda di ciò di cui si infatti, una concezione dell’intelletto in quanto
predica l’umidità). «specchio che riflette in modo irregolare i raggi
d. Infine, gli idoli del teatro (idola theatri) sono provenienti dalle cose e mescola la propria natu-
dovuti all’influsso delle opinioni filosofiche e ra con quella delle cose». Da questo punto di
delle cattive regole per le dimostrazioni scienti- vista, gli idoli costituiscono un ostacolo al rista-
fiche, entrambe intese come «favole preparate bilimento delle esatte proporzioni e analogie con
per essere rappresentate sulla scena, buone a il reale, vale a dire al perseguimento della verità.
costruire mondi di finzione e di teatro» [Nuovo Solo attraverso la loro estirpazione, pertanto,
Organo, I, aforisma 44]. Qui l’attacco di Bacon è sarà possibile inaugurare il nuovo, grande pro-
rivolto al fatto che la filosofia – sia quella anti- getto del sapere:
ca che quella più recente – è sempre stata fon-
data «su una base troppo ristretta di esperienza
e su scarse notizie di storia naturale», preten-
dendo di sopperire a tutta l’indagine mancante
“ [Gli idoli] vanno tutti rinnegati e rifiutati con
decisione ferma e solenne, e l’intelletto ne deve
essere completamente liberato e purificato, co-
con la sola riflessione del pensiero (l’errore sofi- sicché l’ingresso nel regno dell’uomo, fondato
stico); oppure, al fatto che essa è partita spesso sulle scienze, non sia molto diverso dall’ingresso
da pochi e confusi esperimenti e ha preteso di nel regno dei cieli, nel quale non è concesso di
costruire delle dottrine universali ma inverifica-
bili (l’errore empirico); infine, al fatto che essa si
entrare se non si torna come bambini.
[Nuovo Organo, I, aforisma 68] ”
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80 parte I L’alba della modernità

Ciò che Bacon prospetta è dunque un’opera di delle filosofie naturalistiche rinascimentali [ 3]:
liberazione totale. L’individuazione dei propri i sensi infatti producono errori anche più gravi
errori, il divenire coscienti di essi e il loro conse- di quelli causati dal solo uso dialettico dell’in-
guente rifiuto rendono l’uomo atto a realizzare telletto, poiché mentre il senso riesce a valutare
pienamente l’ideale della conoscenza scientifica, di volta in volta la singola esperienza, quest’ul-
e con questo a sperimentare per la prima volta la tima di per sé “giudica della natura e della cosa
sua vera natura di uomo. E se è vero che l’errore stessa”. Tuttavia, anche l’esperienza, senza un
è in qualche misura inevitabile sia a livello antro- ordine preciso e un metodo sicuro – cioè senza
pologico che a livello psicologico e culturale, è l’ausilio dell’esperimento – sarebbe destinata
anche vero che alla filosofia è lasciato il compito all’errore e alla falsità poiché non seguirebbe il
esaltante e strategico della sua definitiva soluzio- cammino della vera induzione:
ne. Il regno dei cieli è possibile su questa Terra.
1. Nella Grande Instaurazione Bacon: “ La dimostrazione di gran lunga migliore è
autoverifica

l’esperienza, a patto che non si prescinda dal-


a. vuole rifondare il metodo individuando l’esperimento. Infatti qualora la si voglia applicare
innanzitutto le false credenze della mente umana. V F
ad altri casi che si ritengono simili, se ciò avviene
b. distingue fra idoli innati, dipendenti dalle errate
dimostrazioni, e idoli acquisiti, dipendenti dal senso. V F senza metodo né ordine, anche l’esperienza sarà
c. distingue fra idoli connaturati alla natura stessa ingannevole. Così, il modo di impiegarla al quale
dell’intelletto e idoli acquisiti.
d. distingue quattro tipologie di idoli.
V F
V F
oggi si affidano gli uomini, è cieco e ottuso.
[Nuovo Organo, I, aforisma 70] ”
2. Per Bacon quando il fondamento della conoscenza è ri- Tra esperienza ed esperimento si stabilisce così
posto in ciò che colpisce i sensi o l’intelletto parliamo di:
una differenza gnoseologica fondamentale: la
a. idoli del foro.
b. idoli della tribù. semplice esperienza (experientia mera) non
c. idoli della caverna. costituisce in quanto tale una garanzia di atten-
d. idoli del teatro. dibilità e veridicità, che può essere raggiunta
invece solo con un vero e proprio experimentum
3. Gli idoli della caverna dipendono:
a. dai rapporti sociali che si instaurano fra gli uomini.
[ Esperienza ed esperimento]. Proprio grazie
b. dalle opinioni filosofiche come quelle espresse da Pla- alla riflessione sui falsi metodi dell’indagine
tone nel mito della caverna. scientifica, emerge con chiarezza il ruolo della
c. dalle fantasticherie e dalla magia. nuova epistemologia induttiva di Bacon, che si
d. dalla natura singolare di ciascuno.
pone su un livello del tutto differente da quello
4. Per Bacon la derivazione della scienza dalle Sacre del semplice empirismo. L’esperimento infatti
Scritture: non solo corregge gli errori della semplice espe-
a. è un esempio di idolo del mercato. rienza, non solo modula il percorso conoscitivo
b. è un errore empirico.
c. dipende dal linguaggio. nei tempi e con l’ordine dovuti, ma soprattutto
d. è un esempio di errore superstizioso degli idoli del teatro. modifica radicalmente ed essenzialmente l’espe-
rienza stessa. Solo l’insistente “vessazione” eser-
citata sulla natura attraverso esperimenti conti-
nui potrà produrre le condizioni per un nuovo
sapere che non sia già dogmaticamente stabili-
5 Tra i ragni e le formiche: to, ma abbia anzi i caratteri di una ricerca per-
l’esperienza delle api manente, sempre attenta al mutare degli assio-
mi in corrispondenza a nuove osservazioni.
Liberata la mente dagli idoli, cioè sgombrato il Si delineano così le coordinate entro cui si
campo da ogni possibile anticipazione della muove la scienza baconiana: non una scienza
natura, occorre dedicarsi allo studio della natu- della sola induzione e neppure una scienza della
ra, avendo come filo conduttore l’interpretazio- sola ragione. La prima scienza, propria degli
ne dell’esperienza. Quest’ultima però – come “empirici”, è simile all’occupazione delle formi-
Bacon avverte preliminarmente – non va identi- che che raccolgono una gran quantità di cibo per
ficata senz’altro con la sola esperienza sensibile, poterlo consumare; la seconda, quella dei “razio-
come avveniva nel “sensismo universale” tipico nalisti”, è simile all’attività dei ragni che tessono
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 81


la tela ricavandone i fili dalla loro stessa sostan-
za. La scienza baconiana fa suo, invece, il meto- 6 Tecnologia e sapere delle forme
do delle api che si situa a metà strada tra quello
delle formiche e quello dei ragni: esso infatti con-
siste sì nell’estrarre il polline dai fiori, ma tale Il continuo impiego dell’esperimento, la costan-
raccolto viene assimilato e trasformato grazie a te vessazione della natura conduce il ricercato-
un’attività propria. Allo stesso modo, la nuova re a progettare e costruire manufatti del tutto
filosofia naturale non può fare a meno di riporre nuovi, a generare “nuove nature” producendo
grande fiducia in una sperimentazione continua, materiali ignoti e originali. Uno dei compiti
ma quest’ultima a sua volta dev’essere trasfor- della scienza baconiana può essere rinvenuto
mata e dissodata dall’intelletto, attuando così proprio in questa originale capacità dell’uomo,
un’unione stretta e indivisibile tra facoltà speri- la capacità tecnologica di creare nuovi composti
mentale e facoltà razionale [ T27]. e nuovi prodotti:


L’opera e il fine della potenza umana sta nel ge-
nerare e introdurre in un corpo dato una nuova
natura o più nature diverse. L’opera e il fine della
Esperienza ed esperimento scienza umana sta nella scoperta della forma di
una natura data, cioè della sua vera differenza, o
Così Bacon presenta la differenza fra l’esperienza e
l’esperimento nel Nuovo Organo: «Resta l’esperienza
pura e semplice, la quale, se si presenta da sé, si chiama
natura naturante, o fonte di emanazione.
[Nuovo Organo, II, aforisma 1] ”
caso, se viene cercata, esperimento. Ma questo genere di
esperienza (come si suol dire) non è altro che una scopa sfascia- Cosa significa introdurre in un corpo dato
ta e un semplice andare a tentoni, come fanno gli uomini di notte, una nuova natura? Bacon si riferisce qui
quando saggiano tutto ciò che incontrano per vedere di indovina- alla messa a punto di alcuni progetti ten-
re la strada giusta; mentre sarebbe molto più conveniente e saggio denti alla modificazione di oggetti o alla
attendere il giorno o accendere il lume, e quindi intraprendere il generazione di nuovi materiali, come per
cammino. Al contrario il vero ordine dell’esperienza [verus expe- esempio la formazione di nuove leghe di
rientiae ordo], innanzitutto, accende il lume, poi con quel lume metalli o la conservazione di prodotti ali-
rischiara la strada, cominciando da un’esperienza ordinata,
mentari fuori stagione, o, al contrario, la
organizzata [experientia ordinata ed digesta] e per niente
confusa o ingannevole; ne deriva poi gli assiomi e dagli maturazione rapida di frutta e ortaggi.
assiomi così stabiliti ancora nuovi esperimenti; infat- Se però l’opera e la potenza umana consisto-
ti, neppure il Verbo divino, sulla gran massa no in questa manipolazione delle nature date,
delle cose, ha operato senza ordine.» ciò è dovuto al fatto che grazie alla scienza si
[Nuovo Organo, I, aforisma 82]. riesce a conoscere quale sia la forma di queste
stesse nature. Anche per Bacon – che in questo
caso non si discosta da Aristotele – la conoscen-
za è una conoscenza per cause. Ma rispetto alle
1. L’interpretazione dell’esperienza: quattro cause aristoteliche – materiale (che
autoverifica

a. coincide con la mera esperienza sensibile. V F risponde alla domanda: “Di quale materia è
b. coincide con qualsivoglia tipo di induzione. V F fatto un oggetto?”), formale (“Qual è l’idea che
c. si identifica con l’esperienza corretta e illuminata ha originato l’oggetto?”), efficiente (“Chi ha
dall’esperimento. V F
prodotto l’oggetto?”) e finale (“A che scopo è
d. presuppone una compenetrazione fra induzione
e deduzione. V F fatto l’oggetto?”) – per Bacon l’unica che ci fa
conoscere veramente un oggetto è la causa for-
2. Bacon paragona l’attività delle formiche, dei ragni male. La causa finale, infatti, è talmente lontana
e delle api rispettivamente: da non arrecare alcun giovamento alle scienze,
a. al suo nuovo metodo, a quello dei razionalisti e a quello ed è utile solo per conoscere il motivo delle
degli empiristi.
b. a quella degli empiristi, dei razionalisti e al suo metodo. azioni umane, mentre la causa efficiente e quel-
c. a quella dei razionalisti, degli empiristi e al suo metodo. la materiale, pur essendo necessarie, restano
d. al suo nuovo metodo, a quello degli empiristi e a quello ancora estrinseche rispetto alla natura interna
dei razionalisti.
di una cosa, e quindi insufficienti rispetto alla
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82 parte I L’alba della modernità

vera scienza. Rimane solo la causa formale, scoperta dei processi e degli schematismi che
l’unica che secondo Bacon occorre conoscere presiedono al realizzarsi della natura semplice
per poter “generare e introdurre” nuove nature in questione, ma anche la possibilità di una tra-
in un oggetto. Il vero motivo della preminenza sformazione del corpo dato. In altri termini, il
accordata alla causa formale è dunque un moti- lato “contemplativo” della conoscenza va sem-
vo essenzialmente tecnologico e manipolativo. pre inteso in strettissima unità con il suo lato
Conoscere la forma di una cosa significa pene- “attivo” o operativo, in linea con la prospettiva
trare il vero segreto di una natura data, e quindi di fondo per cui il sapere è sempre una forma
rendere “potente” l’uomo che la conosce. di potere.
Ma a cosa si riferisce precisamente Bacon Uno degli esempi che Bacon fa a questo pro-
quando parla di “forme”? Come le intende? posito è quello dell’oro. Un corpo di oro può
Sono due i significati che confluiscono in que- essere conosciuto da noi come un insieme o una
sto termine: quello di essenza (definizione o combinazione di nature semplici (il colore gial-
determinazione) e quello di causa o legge: lo, un dato peso, un certo grado di malleabilità,
di solidità, di solubilità, ecc.). Ma colui che

“ N oi, infatti, quando parliamo delle forme,


non intendiamo altro che quelle leggi e quelle
determinazioni dell’atto puro [cioè dell’essenza
conosce queste forme e il modo in cui esse pos-
sono essere introdotte nella natura di un corpo,
ciascuna con il suo relativo grado, saprà anche
in sé di una cosa] che regolano e costituiscono «come fare per poter congiungere in un unico
qualche natura semplice, come il calore, la luce, corpo queste qualità, affinché possa essere tra-
il peso, in qualunque materia o soggetto che ne sformato in oro». Così, da un lato si dà concre-
sia suscettibile. Perciò, dire forma del caldo o tezza scientifica al vecchio sogno alchemico
della luce è lo stesso che dire legge del caldo o della trasformazione artificiale della natura nei
della luce.

[Nuovo Organo, II, aforisma 17]
suoi elementi costitutivi, ma dall’altro si apre
una prospettiva che avrà una lunghissima dura-
ta nella successiva storia del pensiero filosofico
Le forme di cui parla Bacon possono essere inte- e scientifico:
se, dunque, come le cause delle nature semplici
o le condizioni da cui dipende un fenomeno, vale
a dire quelle proprietà della materia che produ-
cono determinati stati in un soggetto. Pertanto la
“ Questo metodo di operare, che distingue le
nature semplici anche nel corpo concreto, proce-
de da ciò che è costante, universale ed eterno in
forma, in quanto essenza o causa, non va inter- natura, e apre larghe vie alla potenza umana, co-
pretata in senso meramente logico-concettuale, sì grandi che a mala pena, allo stato attuale, il
bensì in senso fisico-meccanico. Da questo punto pensiero umano riesce a comprenderle e a rap-
di vista, essa è la stessa struttura del fenomeno
e la legge che regola il suo manifestarsi.
Per comprendere più a fondo ciò che Bacon
presentarle.

[Nuovo Organo, II, aforisma 5]

intende per forma, è necessario tuttavia consi-


derare due nuovi concetti: quello di “processo
latente” e quello di “schematismo latente”. Il 1. Per Bacon “generare e introdurre in un corpo dato autoverifica
nature diverse” vuol dire:
processo latente è la serie dei movimenti infini-
a. modificare gli oggetti. V F
tesimali e impercettibili propri di un fenomeno,
b. generare nuovi materiali. V F
una specie di processo continuo attraverso
c. individuare la causa materiale di un oggetto. V F
gradi minimi, che sfugge però ai nostri sensi e
d. generare nuovi manufatti, dopo aver stabilito
resta invisibile nella successione delle osserva- la causa finale di un oggetto. V F
zioni di un dato fenomeno. Lo schematismo
latente, invece, analogamente alla struttura ato- 2. In Bacon l’attività manipolatrice sugli oggetti
mica di un corpo, costituisce l’ordinamento e la produzione tecnologica spiegano:
delle particelle elementari, vale a dire la struttu- a. la preminenza accordata alla causa formale.
b. la maggiore importanza del concetto logico di causa.
ra interna di una natura o l’essenza nascosta di c. il ricorso alle quattro cause aristoteliche per conoscere
un fenomeno. Dal punto di vista dell’uomo, la gli oggetti.
conoscenza della forma significa non solo la d. la critica baconiana al sillogismo aristotelico.
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 83


3. Per Bacon la forma è: La ricerca della forma di un fenomeno –
autoverifica

a. ciò per cui una cosa è fatta. V F Bacon porta come esempio la forma del caldo –
b. la struttura di un fenomeno e la legge che regola procede in primo luogo attraverso il mostrarsi,
la sua manifestazione. V F “davanti all’intelletto”, di tutte quelle istanze
c. da intendersi alla luce dello schematismo latente note che si congiungono in una stessa natura,
e del processo latente. V F
d. la struttura e la legge fisico-meccanica
anche se si trovano in materie molto diverse tra
di un fenomeno. V F loro. Tale classificazione dovrà poi essere com-
pilata secondo il punto di vista della storia
naturale. Così, a proposito del caldo, occorre
compilare una tavola di presenza (tabula pre-
sentiae) dove registrare tutti i casi e le istanze
note che convengono alla forma del calore,
7 Il metodo dell’“induzione vera” come i raggi del Sole, le meteore infuocate, i ful-
mini, le eruzioni di fiamme dalle cavità dei
monti, i diversi tipi di fiamma, e così via. Una
Stabilito il compito del sapere scientifico, è volta realizzata la tabulazione delle presenze,
necessario indicare le vie, ossia le procedure, occorre procedere alla stesura di una tavola di
con cui sarà possibile sviluppare una conoscen- assenza (tabula absentiae), dove registrare tutti
za vera. In vista dell’applicazione corretta del i casi affini ai precedenti, in cui però non si pre-
“nuovo organo” alla conoscenza determinata senta il fenomeno considerato: per esempio,
delle forme, Bacon comincia con il distinguere sempre nel caso del caldo, i raggi della Luna, il
l’interpretazione della natura in due parti, una fatto che i fulmini si riscontrino soprattutto in
induttiva, che «consiste nel trarre e far sorgere inverno, le eruzioni nei paesi freddi, i fuochi
gli assiomi dall’esperienza», l’altra deduttiva, fatui, ecc. Terminata la redazione di questa
che «consiste nel dedurre e derivare esperimen- seconda tavola si prosegue compilando una
ti nuovi dagli assiomi». A sua volta poi l’inter- terza tavola, detta tavola dei gradi (tabula gra-
pretazione induttiva fornisce il suo servizio duum), dove elencare i casi in cui il fenomeno
(ministratio) in primo luogo al senso, in secon- indagato è presente in misura maggiore o mino-
do luogo alla memoria e in terzo luogo alla re, sia nel medesimo oggetto che in oggetti dif-
mente o alla ragione. A questi tre momenti cor- ferenti. In tal modo, registrando l’incremento o
rispondono altrettanti risultati, e cioè l’elabora- la diminuzione del fenomeno si comprenderà
zione di una storia naturale e sperimentale, l’or- anche l’incremento o la diminuzione della natu-
dinamento e la classificazione in tavole delle ra corrispondente: per esempio, i gradi di calo-
osservazioni raccolte nella storia naturale, infi- re di un animale in inverno e in estate mutano
ne la messa a punto del processo stesso dell’in- in relazione alla temperatura esterna. Una volta
duzione vera. Di questi tre momenti Bacon ha che queste tavole siano state completate, si può
sviluppato solo il terzo, a partire però dai prin- mettere in atto l’induzione vera, non subito per
cìpi del secondo, vale a dire dalla funzione e via affermativa, poiché ne potrebbero derivare
dall’uso della tabulazione nella ricerca della nozioni e assiomi mal determinati, ma per via
forma di un dato fenomeno. negativa, in modo da giungere all’affermazione
A differenza dell’induzione aristotelica – che solo dopo un adeguato procedimento di esclu-
agli occhi del filosofo inglese resta una sempli- sione ed eliminazione di tutte quelle nature che
ce enumerazione di casi particolari e giunge non corrispondono alle corrispettive istanze
solo a conclusioni precarie e contraddittorie – raccolte.
l’induzione baconiana, legata all’esperimento, è Il primo risultato dell’induzione vera lo si
intesa come la “chiave” dell’intera interpreta- guadagna subito dopo aver completato le tre
zione della natura. Essa viene condotta attra- tavole e valutato i dati raccolti: è ciò che Bacon
verso un numero sufficiente di istanze – termi- chiama prima vendemmia (vindemiatio
ne che indica insieme la posizione di un pro- prima), la quale consiste nella formulazione di
blema e il porsi del fenomeno stesso – con cui una prima ipotesi coerente con i dati esposti.
poter afferrare la natura, o forma, o essenza, dei Tale prima ipotesi viene considerata da Bacon
fenomeni. come il punto di partenza di una ricerca ulte-
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84 parte I L’alba della modernità

La pars construens del metodo baconiano


L’“INDUZIONE VERA”

Tavole di presenza Tavole di assenza Tavole dei gradi

Prima vendemmia

Istanze prerogative
(tra cui l’istanza cruciale)

Forma del fenomeno

riore che dovrà sottoporsi a una lunga verifica A questo proposito Bacon fornisce tutta una serie
attraverso ben ventisette istanze, chiamate di esemplificazioni, riferendosi a ricerche che
“prerogative”. Il termine ha un’origine giuridi- sono giunte a formulare teorie in concorrenza tra
ca: nell’antica Roma era detta prerogativa quel- loro, come quelle riguardanti il flusso e il riflus-
la tribù che aveva il diritto di votare per prima. so delle maree, la rotazione della Terra attorno al
Allo stesso modo, le istanze prerogative di cui Sole o del Sole attorno alla Terra, lo spostamento
parla Bacon corrispondono ai fenomeni che dell’ago magnetico, la natura della sostanza della
vanno indagati per primi, poiché rivestono un Luna e il moto artificiale dei corpi.
carattere di decisività nella comprensione della La fiducia in queste istanze cruciali è tale da
forma del fenomeno osservato. Tali istanze far dichiarare a Bacon che il processo di inter-
sono espresse con nomi molto fantasiosi, indi- pretazione della natura a volte può fermarsi ad
canti di volta in volta il loro carattere o la loro esse e con esse concludersi. Tale affermazione –
funzione: istanze solitarie, istanze migranti, che del resto è tutt’uno con la fiducia nell’infal-
istanze ostensive, istanze clandestine, istanze libilità del suo metodo – dipende dal fatto che
costitutive, istanze conformi o proporzionate, Bacon è convinto della finitezza della natura e,
istanze monadiche, istanze devianti, ecc. Tra quindi, della possibilità di poter giungere a enu-
queste un particolare rilievo assumono le merazioni complete delle nature semplici, in
istanze cruciali (instantiae crucis), denomina- una corrispondenza diretta della natura con la
te così dalle croci erette ai bivi delle strade forma. Segno ulteriore di come l’apporto di
come indicatori di una biforcazione. Tali istan- Bacon alla scienza sia stato tanto carico di novi-
ze corrispondono più di ogni altra a quel crite- tà, quanto portatore di consuetudini. Nella sua
rio di induzione per esclusione caro al metodo filosofia sono compresenti elementi di continui-
baconiano. tà e di discontinuità, e questo d’altronde ci testi-
monia che ogni idea nuova nella storia del pen-

“ La funzione [delle istanze cruciali] consiste in


questo: quando, nell’indagare una natura, l’intel-
letto sta come in equilibrio, incerto a quale tra
siero può emergere e portare frutto proprio in
quanto si inserisce in un contesto tradizionale,
e solo nel suo rapporto di derivazione da que-
due, o talvolta più nature si debba attribuire o as- st’ultima si può comprendere il vero senso della
segnare la causa della natura indagata, per il con- sua rottura con il passato.
corso frequente e ordinario di più nature, le Per questo Bacon è molto più che uno scienzia-
istanze cruciali mostrano che l’unione di una so- to di transizione o un filosofo a cavallo di due
la delle nature alla natura indagata è certa e in- epoche – tra il naturalismo rinascimentale e il
dissolubile, mentre quella delle altre è variabile e matematismo galileiano – come a volte lo si pre-
separabile. Così la questione è risolta e si accetta senta, perché la netta inversione di tendenza nel-
come causa la prima natura, mentre l’altra viene l’interpretazione della natura che egli ha propo-
eliminata e rifiutata.

[Nuovo Organo, II, aforisma 36]
sto resterà un fattore essenziale del pensiero
scientifico moderno almeno sino a Newton.
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 85


1. L’induzione baconiana: mostrare la stretta unione che si riscontra in
autoverifica

a. è un’induzione per semplice enumerazione tale civiltà tra i costumi moralmente ineccepibi-
dei casi particolari. V F li per la loro severità, una diffusa tolleranza reli-
b. è il procedimento proprio delle anticipazioni giosa, fonte di concordia sociale, e una pratica
della natura. V F
c. è condotta attraverso le cosiddette istanze. V F
scientifica perseguita e onorata come il vero
d. è finalizzata a scoprire la forma dei fenomeni. V F
motore dell’ordine e del benessere dei cittadini.
Gli scienziati neoatlantici, il cui compito è quel-
2. La prima vendemmia consiste: lo di adoperarsi per trasformare la natura a van-
a. in una prima ipotesi di spiegazione del fenomeno cui se- taggio dell’uomo, vivono in una comunità isola-
gue ulteriore verifica.
b. nelle ventisette istanze prerogative.
ta dal resto degli abitanti dell’isola, in una vera
c. nella formulazione delle istanze cruciali. e propria cittadella della ricerca: un grande
d. nella vera e propria induzione per esclusione. laboratorio condiviso di idee, osservazioni,
selezioni, esperimenti, verifiche, all’interno del
quale tutti collaborano vicendevolmente met-
tendo in comune i risultati delle loro indagini e
le loro scoperte.
N ell’immaginazione di Bacon, tuttavia, la
8 Sapere scientifico e società politica: comunità scientifica, quella cioè che detiene le
la Nuova Atlantide chiavi del sapere, non deve mai occuparsi dei
problemi e delle difficoltà della gente comune e
Il nuovo metodo scientifico, con la prospettiva anzi deve conservare fermamente nelle sue mani
che esso apriva di un progresso inarrestabile il potere di decidere quali scoperte rivelare alla
nella conoscenza della natura, era inteso da popolazione e quali applicazioni permettere, giu-
Bacon non solo come l’instaurazione di un dicando essa sola dell’opportunità e del bene
nuovo sistema del sapere, ma anche – almeno sociale.
virtualmente – come l’inaugurazione di un Ciò sta a dire che, dietro la gloriosa immagi-
nuovo assetto sociale e di una nuova mentali- ne di una scienza che permette di conoscere
tà politica. Il punto essenziale in questa pro- veramente la natura delle cose, Bacon ricono-
spettiva era proprio il sostegno offerto dallo sce – con un realismo che spesso sconfina in
Stato alla ricerca scientifica: è solo in quanto acuto pessimismo – che il potere prodotto dalla
rende possibile un sempre maggiore sviluppo scienza non è mai di per sé innocente: esso cioè
delle conoscenze e una loro adeguata applica- può essere impiegato in maniera buona e utile
zione tecnologica che il potere politico conser- ad una civiltà, ma può anche aprire prospetti-
va secondo Bacon la sua piena dignità. E non è ve di male e di distruzione. Se il sapere è pote-
un caso che, dopo la condanna per corruzione re, quest’ultimo a sua volta può essere moral-
del 1621 e l’immediato crollo della sua gloriosa mente buono o cattivo; e se la nuova scienza è
carriera politica, l’ex lord cancelliere, isolato chiamata a costruire il vero “regno dell’uomo”,
fisicamente e politicamente dalla Corte inglese, non per questo renderà superflua la responsa-
abbia deciso di scrivere quell’operetta che più di bilità umana, ma anzi la renderà ancora più
ogni altro suo scritto lo renderà famoso ai suoi necessaria.
tempi, vale a dire la Nuova Atlantide.
Riemersa dopo un diluvio catastrofico, l’isola
di Atlantide viene immaginata da Bacon come il
luogo in cui torna a vivere un’antica, sommersa
1. Per Bacon il potere:
autoverifica

civiltà – quella di “Bensalem” – che è preceden-


a. deve essere funzionale allo sviluppo delle scienze
te all’avvento del cristianesimo ma al tempo e della tecnologia. V F
stesso si presenta come un moderno esperimen- b. deve mirare alla migliore forma di organizzazione
to sociale, culturale e politico illuminato dalla sociale. V F
nuova scienza. A differenza di altre “utopie” c. è nelle mani di coloro che “sanno” di più. V F
politiche [ 7], Bacon non ha come obiettivo la d. è ben esercitato quando il conseguimento
migliore forma di governo e di organizzazione del benessere sociale passa attraverso la pratica
scientifica. V F
sociale: ciò che soprattutto gli interessa è
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86 parte I L’alba della modernità

Galileo Galilei

Galileo Galilei è il nome proprio di uno scien- baldo Del Monte, riesce a ottenere la cattedra di
ziato e di un epistemologo del XVII secolo, ma matematica all’Università di Pisa.
è anche la denominazione di un dossier, o di un Sono questi gli anni nei quali Galileo lavora
“caso”, che da oltre tre secoli continua a far par- intensamente allo studio del pendolo, giungen-
lare e a dividere la storia del pensiero filosofico do a stabilire la legge dell’isocronismo nelle
e scientifico, nel quale egli è stato spesso pre- oscillazioni, dei piani inclinati e dei moti dei
sentato come il difensore della laicità e dell’au- corpi materiali (del 1590 è il breve trattato De
tonomia della scienza di contro all’ingerenza motu). Morto nel 1591 il padre, a Galileo spet-
della fede e della Chiesa. Ma per comprendere terà di occuparsi della madre e dei fratelli. Lo
in maniera più fedele il pensiero e il ruolo svol- stipendio pisano e, soprattutto, le prospettive di
to da Galileo, e con ciò valutare anche le discus- carriera inducono Galileo a chiedere all’amico
sioni e le polemiche divampate in suo nome, Del Monte un nuovo aiuto per poter ottenere la
bisogna partire da alcune domande preliminari: cattedra di matematica a Padova, dove si trasfe-
qual è stato il suo sguardo nell’osservare un risce nel settembre del 1592.
Universo così differente da quello appreso nei A Padova Galileo rimane 18 anni, divenendo
libri della sua epoca? In che modo le nuove sco- in brevissimo tempo uno dei professori più sti-
perte hanno determinato una nuova posizione mati e più seguiti dell’intero ateneo. L’attività di
intellettuale ed “esistenziale” nel concepire la questi anni, che Galileo stesso considera i più
pratica scientifica? Quali sono state le conse- belli della sua vita, è molteplice. In qualità di
guenze delle sue osservazioni scientifiche nel professore commenta l’Almagesto di Tolomeo e
campo filosofico e in quello teologico? gli Elementi di Euclide, mentre i suoi interessi si
orientano su aspetti di fisica sperimentale: tra il
1592 e il 1593 compone la Breve istruzione
all’architettura militare, il Trattato sulle fortifica-
zioni e le Meccaniche (queste ultime saranno
pubblicate in una versione francese soltanto nel
9 Un nuovo sguardo sul mondo 1634). A Padova incontra anche Marina Gamba,
da cui avrà tre figli: Virginia e Livia, che si fa-
ranno monache, e Vincenzo, l’unico figlio legit-
Galileo nasce a Pisa il 15 febbraio 1564, primo- timato dallo stesso Galileo.
genito di sette figli, da Vincenzo Galilei e Giulia Nel 1597, ad uso degli studenti, compone un
Ammannati. Nel 1581, per volere del padre, si Trattato della sfera o Cosmografia, che è una lim-
iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università pida esposizione del sistema geocentrico di
di Pisa, ma per questa disciplina non nutrirà Tolomeo. Sappiamo, però, da un’importante let-
mai alcun interesse, tanto da seguire, a partire tera a Keplero dello stesso anno, che lo scienzia-
dal 1583, le lezioni di matematica di Ostilio to pisano aveva già abbracciato da diversi anni
Ricci, seguace della scuola di Niccolò Tartaglia. l’ipotesi copernicana. Il suo studio a Padova è
Durante la sua permanenza a Pisa approfondi- un vero e proprio laboratorio sperimentale dove
sce il problema del centro di gravità dei solidi e Galileo costruisce apparecchi e strumenti utili a
della determinazione idrostatica del peso speci- coltivare i suoi numerosi interessi, tra cui quel-
fico dei corpi, e i suoi risultati saranno poi li di ingegneria idraulica, di meccanica e di bali-
descritti nel breve trattato La bilancetta, pubbli- stica, ecc. Ma ciò che più lo appassiona è la
cato postumo nel 1644. Tornato a Firenze, ini- costruzione di strumenti di misurazione, nei
zia a occuparsi di meccanica e di idraulica, quali al rigore matematico si abbina la genialità
impartendo lezioni private e cercando di farsi tecnica: sono di questo periodo il compasso
conoscere nel mondo accademico fiorentino. geometrico militare, vari tipi di bussola e un
Nel 1589, con l’appoggio del marchese Guido- termo-baroscopio.
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 87


Il 1609 è l’anno della “rivoluzione”. Dopo blica – nella quale affronta esplicitamente il rap-
che gli era giunta dalle Fiandre la notizia di un porto tra verità delle Scritture e verità scientifi-
nuovo strumento di osservazione realizzato ca. A questa prima “lettera copernicana” ne
attraverso una combinazione di lenti, tale da seguono altre tre: due indirizzate a Piero Dini, e
avvicinare gli oggetti lontani, riesce – nono- l’ultima indirizzata alla granduchessa madre
stante le sue esigue conoscenze in campo otti- Cristina di Lorena.
co – a ricostruirlo autonomamente. Nasce così Nel 1615 il Sant’Uffizio, in seguito alle denun-
il suo cannocchiale, che egli presenta al ce dei domenicani Caccini e Attavanti, attiva un
Consiglio dei Dieci della Serenissima Re- procedimento giudiziario nei confronti dello
pubblica di Venezia, da cui dipendeva anche scienziato pisano. In questo stesso periodo il
l’Università di Padova. Il successo fu enorme: padre carmelitano Paolo Antonio Foscarini
innanzitutto i Dieci, comprendendo l’impor- pubblica una Lettera sopra l’opinione de’
tanza dell’utilizzo commerciale e militare del Pitagorici e del Copernico, nella quale si sostiene
cannocchiale, decidono di aumentare in modo da un punto di vista strettamente teologico l’ac-
consistente lo stipendio di Galileo. Inizia così cordo tra le verità contenute nella Bibbia e il
una nuova vita per lui, e non solo dal punto di copernicanesimo. Galileo torna a Roma nella
vista economico. N ell’autunno dello stesso speranza di poter, con la sua presenza, evitare
anno, infatti, egli decide di puntare il nuovo una qualsiasi forma di divieto da parte delle
strumento verso il cielo: questa sarà la vera autorità ecclesiastiche. Tuttavia, questa volta
svolta. Si apre uno spazio mai osservato prima: non ha fortuna: il 24 febbrario 1616 il
le scoperte fatte in quei mesi e descritte nel Sant’Uffizio condanna come assurda la proposi-
Sidereus N uncius, pubblicato a Venezia nel zione che il Sole sia immobile “al centro del
marzo del 1610, convincono Galileo ad assu- mondo”, e come eretica la proposizione che la
mere con decisione il ruolo di annunciatore Terra giri attorno al Sole. Papa Paolo V blocca
(nuncius, appunto) di un nuovo sistema tuttavia ogni provvedimento, rimandando il caso
cosmologico. alla Congregazione dell’Indice, che decide di
Sempre nel 1610 Galileo si trasferisce a proibire, tra l’altro, il De revolutionibus dello stes-
Firenze con il titolo di filosofo e matematico del so Copernico («fino a quando non sia corretto»)
granduca di Toscana, dedicandosi ininterrotta- e senz’appello invece la Lettera di Foscarini.
mente alla ricerca (tra l’altro, osserva Saturno e L’unica conseguenza a carico di Galileo fu un
le fasi di Venere attorno al Sole). Nel 1611 viene ammonimento privato da parte del cardinale
invitato nel Collegio romano per illustrare le Bellarmino a non insegnare e difendere in alcun
sue scoperte di fronte ai matematici gesuiti. modo la dottrina copernicana.
L’esito è trionfale: i gesuiti confermano tutte le N el 1623, a seguito di una controversia con
sue scoperte, egli incontra molti prelati impor- un altro gesuita, Orazio Grassi, relativa alla
tanti – tra cui Roberto Bellarmino e Maffeo natura delle comete, Galileo pubblica il
Barberini – e viene invitato a partecipare come Saggiatore. Le comete, secondo Galileo, sono
socio fondatore all’Accademia dei Lincei, pre- fenomeni ottici, e non corpi celesti come affer-
sieduta da Federico Cesi. Del 1612 è il Discorso mava Grassi, sulla scorta dell’interpretazione di
intorno alle cose che stanno in su l’acqua, o che in Tycho Brahe. Non è un caso che Galileo dedichi
quella si muovono, mentre del 1613 è l’Istoria e quest’opera al papa: sul soglio pontificio era
dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro salito, infatti, un vecchio estimatore e amico
accidenti. dello scienziato, Maffeo Barberini, con il nome
Tuttavia, già alla fine del 1612 Galileo, dopo le di Urbano VIII.
prime reazioni polemiche da parte dei suoi col- Recatosi una terza volta a Roma, nel 1624,
leghi dell’Università di Padova, viene attaccato Galileo ha la possibilità di incontrare in diverse
anche dai domenicani fiorentini per eresia e nel occasioni il nuovo papa, dal quale, oltre ad un
1613, messo al corrente di una disputa avvenu- sostegno economico, riceve anche l’incoraggia-
ta in casa del granduca circa la relazione tra le mento a continuare i suoi studi riguardo al
Sacre Scritture e il moto della Terra, scrive una sistema copernicano, a patto che quest’ultimo
lettera – indirizzata a Benedetto Castelli, suo fosse trattato come una semplice ipotesi e non
fedele allievo nello studio di Pisa, ma resa pub- come dottrina definitiva. Con questi auspici
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88 parte I L’alba della modernità

Galileo scrive il Dialogo sopra i due massimi


sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, e
chiede l’assenso romano per la pubblicazione.
“ Inoltre, abbiamo un ottimo ed eccellente ar-
gomento per eliminare gli scrupoli di coloro
che, accettando con animo disteso nel sistema
L’imprimatur viene concesso, a condizione che copernicano la rivoluzione dei pianeti intorno
prima di essere pubblicata, l’opera fosse rivista al Sole, sono però così turbati dalla sola rotazio-
da Federico Cesi insieme a padre N iccolò ne della Luna intorno alla Terra – mentre intan-
Riccardi. Ma Galileo, appresa la notizia della to ambedue compiono il giro annuo intorno al
morte improvvisa di Cesi, e contravvenendo Sole – da ritenere che si debba rifiutare come
alla richiesta di stampare a Roma il Dialogo, impossibile questa struttura dell’Universo; ora,
ottiene dall’Inquisizione fiorentina che il libro infatti, non abbiamo un solo pianeta che ruota
venga stampato a Firenze. Il papa fa ordinare intorno a un altro, mentre ambedue percorrono
allora il ritiro delle copie dell’opera e intima a una grande orbita intorno al Sole, bensì quattro
Galileo di comparire davanti al tribunale stelle l’esperienza sensibile ci mostra vagare in-
dell’Inquisizione nel 1632. torno a Giove, come la Luna intorno alla Terra,
Il 22 giugno 1633 Galileo, ritenuto colpevo- mentre tutte insieme con Giove, nello spazio di
le di «aver tenuto e creduto dottrina falsa e 12 anni, percorrono un orbita intorno al
contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il Sole
[...] non si muova da Oriente ad Occidente, e
che la Terra si muova e non sia centro del
Sole.

[Sidereus Nuncius]

mondo» [Sentenza di condanna], abiura alla Galileo è convinto che l’eccezionalità delle sue
presenza dei cardinali del Sant’Uffizio. La pena scoperte risieda in questa nuova modalità “fisi-
del carcere viene tramutata da subito nell’ob- ca” di indagare i fenomeni astronomici, descri-
bligo di risiedere prima all’interno della villa vendo la loro realtà effettiva e non limitandosi
dell’ambasciatore di Toscana a Roma, poi nella a mere ipotesi matematiche sul moto dei cieli;
casa dell’arcivescovo Piccolomini di Siena e, e questo non sarebbe stato possibile senza
infine, nella villa di Galileo ad Arcetri (dove
per un certo periodo è accompagnato dalla
presenza amatissima di sua figlia Virginia,
divenuta suor Maria Celeste). N el 1638 pub-
blica i Discorsi e dimostrazioni matematiche
intorno a due nuove scienze. Morirà quattro Le scoperte astronomiche
anni dopo, l’8 gennaio 1642, e sarà sepolto di Galileo
nella Basilica di Santa Croce a Firenze.
novembre - dicembre 1609
Osservazione della Luna e scoperta
della sua superficie irregolare.

dicembre 1609 - gennaio 1610


10 Le scoperte astronomiche Quattro pianeti medicei
e loro rivoluzione attorno a Giove;
nuove stelle nella costellazione delle Pleiadi
e nelle nebulose di Orione e Presepe.
Le osservazioni astronomiche della Luna
e della Via Lattea effettuate attraverso il 1610
telescopio permettono a Galileo la fonda-
Osservazione di Saturno e scoperta dei suoi anelli;
zione di una nuova astronomia, aprendo fasi di Venere attorno al Sole.
nuove possibilità di spiegazione fisica del
sistema copernicano. N e è convinto lo stesso 1612-13
scienziato, il quale, al termine del resoconto
delle osservazioni che lo avevano portato a sco- Osservazione e scoperta
delle macchie solari.
prire i quattro satelliti di Giove, da lui chiama-
ti “pianeti medicei”, scrive:
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 89


l’utilizzo del nuovo strumento ottico di osser- mi precostituiti e a determinate teorie di riferi-
vazione. mento. Anzi, il fatto stesso di utilizzare il can-
Ma vediamo più da vicino una di queste nocchiale come strumento scientifico, più che
“grandi scoperte” astronomiche, e cioè l’osser- la causa è la conseguenza di un nuovo modo di
vazione della Luna e delle sue fasi. È interessan- concepire la sperimentazione scientifica.
te comparare l’osservazione della Luna effettua- La scoperta del carattere corruttibile della
ta da Galileo con quella compiuta nel 1609 – superficie lunare, accanto a quella dei satelliti di
dunque solo un anno prima – dal matematico e Giove e di altri corpi celesti (nebulose, costella-
astronomo inglese Thomas Harriot. zioni, le fasi di Venere, le caratteristiche di
Quest’ultimo infatti vede la Luna con gli Saturno, ecc.) riveste per Galileo un’importanza
occhi di Aristotele – vale a dire come un ele- fondamentale nella battaglia a favore dell’elio-
mento celeste perfettamente sferico, senza alcu- centrismo e per l’abbandono della visione ari-
na corruzione interna – e in tal modo arriva a stotelico-tolemaica.
confermare sia la teoria della solidità delle sfere A queste scoperte si aggiungerà, nel 1612,
celesti, sia quella dell’incorruttibilità dei cieli. l’osservazione – sempre con il cannocchiale –
Al di sopra della sfera terrestre, Harriot conti- delle macchie solari, le quali vengono inter-
nua ad osservare – o meglio crede di osservare pretate da Galileo come fenomeni reali appar-
– la natura incorruttibile dei corpi celesti, cia- tenenti alla superficie del Sole, in aperto con-
scuno incastonato all’interno della sua sfera, e trasto con le tesi aristoteliche sull’incorruttibi-
arriva a giustificare le imperfezioni lunari, visi- lità dei cieli, tanto da far dire allo scienziato
bili anche a occhio nudo, come un effetto di pisano – in una lettera a Federico Cesi – che
riflessione che impedisce all’occhio di osservare tali macchie rappresentano «il funerale o piut-
la “vera” superficie del pianeta. tosto l’estremo e ultimo giudizio della pseudo-
Totalmente diversa è invece la Luna vista con filosofia». Galileo infatti interpreta questa sua
il telescopio da Galileo: egli vi osserva la pre- attività di ricerca astronomica come una vera e
senza di monti e valli, anfratti e caverne, e arri- propria operazione di cambiamento della men-
va a ipotizzare la presenza dell’acqua su di essa. talità culturale, da contrapporre alle dottrine
La Luna, in altre parole, gli appare come un filosofiche tradizionali, assegnando allo scien-
corpo celeste del tutto simile alla Terra, proprio ziato – cioè a sé stesso – il compito di «sradi-
perché egli non la vede più con gli occhi della care i principali dogmi della dottrina hoggidì
scienza del suo tempo, ma con occhi diversi: i magistrale, contr’il Maestro di color che sanno»
suoi. L’osservazione astronomica di Galileo [Lettera di F. Cesi a Galileo, 3 novembre 1612],
risulta talmente acuta e accurata, che ancor cioè Aristotele.
oggi, se si osservasse la superficie lunare con
un telescopio simile a quello usato da lui, si
otterrebbero gli stessi risultati. Risultati che,
peraltro, risultarono ben presto decisivi anche
per altri scienziati del suo tempo, se è vero che
lo stesso Harriot, dopo aver letto il Sidereus 1. La diversa descrizione della Luna fatta da Galileo
Nuncius, torna ad osservare la Luna, questa rispetto a quella di Harriot è imputabile: autoverifica
volta vedendola non più con gli occhi di a. all’elaborazione di ipotesi matematiche sui moti
della Luna. V F
Aristotele, ma con quelli di Galileo – cioè con i b. all’utilizzo del cannocchiale. V F
suoi propri. c. alla preminenza assegnata all’osservazione
Cosa era cambiato in un anno? Certamente invece che alle teorie tradizionali. V F
non la Luna, bensì, come detto, il modo di d. all’adesione di Galileo al geocentrismo. V F
osservarla. E se, a tal proposito, ha avuto senza
dubbio un ruolo determinante il diverso utiliz- 2. La scoperta delle macchie solari segna:
zo dello strumento di osservazione, questo a. l’abbandono da parte di Galileo del geocentrismo.
b. la dimostrazione dell’infinità dell’Universo.
non basta ancora per spiegare la novità dell’ap- c. la dimostrazione della falsità della tesi dell’incorruttibili-
proccio. Ciò che muta è soprattutto il punto di tà dei cieli di Aristotele.
vista dell’osservatore, il quale comincia a non d. il passaggio di Galileo dal sistema aristotelico-tolemaico
a quello copernicano.
essere più legato in maniera vincolante a sche-
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90 parte I L’alba della modernità

Iconografia della Luna al tempo di Galileo


L’innovazione scientifica è strettamente legata alla capacità osservativa da parte dello scienziato. Nel caso
dell’osservazione della Luna, prima di Galileo gli scienziati hanno sempre tenuto conto da una parte dell’im-
maginario letterario e poetico, dall’altra delle dottrine astronomiche prevalenti, come nel caso di Thomas
Harriot (1609) [fig. 1]. Galileo, invece, non vede la Luna con gli occhi della tradizione scientifica o letteraria:
quando punta il suo cannocchiale al cielo, egli segue un’ipotesi del tutto differente, e cioè che i pianeti siano
conformi alla struttura della Terra. Pertanto anche la Luna ha monti e valli, anfratti e caverne [fig. 2].
Le osservazioni astronomiche di Galileo influiranno da subito sulle descrizioni della Luna da parte degli altri
scienziati, a partire dallo stesso Harriot [fig. 3], che cambia la raffigurazione dopo aver letto il Sidereus
Nuncius, come faranno pure Giuseppe Biancani [fig. 4] e il gesuita Christoph Scheiner, ipotizzando non più un
pianeta perfettamente sferico e incorruttibile – come voleva la dottrina aristotelico-tolemaica – ma un corpo
del tutto simile alla Terra.

Fig. 1. Thomas Harriot (1609) Fig. 2. Galileo (1610)

Fig. 3. Thomas Harriot (1610) Fig. 4. Biancani (1620)


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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 91


uguali incrementi di velocità. Seguendo lo stes-
11 Il metodo della scienza galileiana so approccio, ma con un dispositivo sperimen-
tale diverso, Galileo si interessa anche del movi-
mento dei corpi applicato al pendolo, giungen-
Ma non sono solo le scoperte astronomiche a do a stabilire l’isocronismo delle oscillazioni,
costituire il presupposto per un ripensamento vale a dire l’uguaglianza della durata tra due
sistematico della scienza e della sua metodolo- movimenti ritmici.
gia. Sin dal periodo padovano, Galileo conduce Per poter raggiungere la verità scientifica della
una serie di indagini in campo fisico, idraulico natura, il metodo della conoscenza, oltre a cen-
e meccanico, che lo portano a formulare con trarsi sull’esperimento, dev’essere il più possibile
precisione una nuova modalità osservativa, che adeguato all’oggetto dell’indagine. Ma l’oggetto
ha nella scelta dell’esperimento il suo nodo fisico, a sua volta, non è solo qualcosa che sta
centrale [ T28]. In questo modo, i fenomeni fuori di noi, bensì qualcosa di cui noi facciamo
fisici sono studiati a partire da situazioni speri- esperienza, e che quindi richiede l’intervento
mentali costruite appositamente come le più attivo della nostra osservazione e delle nostre
favorevoli all’indagine. deduzioni. L’atteggiamento di fondo da parte di
È il caso, per esempio, dello studio della Galileo è quello di rinunciare a considerazioni di
caduta dei gravi e del moto naturalmente acce- tipo prettamente “metafisico”. Come scriverà a
lerato, per il quale Galileo costruisce apposita- margine delle Considerazioni al libro del Sig.
mente nel suo laboratorio un dispositivo, il Vincenzo Di Grazia: «Io stimo più il trovare un
piano inclinato, lungo il quale fa rotolare una vero benché di cosa leggiera, che ’l disputar delle
pallina di bronzo. In tal modo, egli crea delle massime questioni senza conseguir verità nes-
condizioni favorevoli per poter controllare spe- suna» [Considerazioni, vol. IV].
rimentalmente l’osservazione e giunge a for- È una nuova forma di conoscenza che viene
mulare una legge generale sul moto natural- proposta qui, distinta sia da quella filosofica
mente accelerato, stabilendo che, in spazi suc- che da quella teologica, e che tuttavia Galileo
cessivi uguali, un corpo in movimento assume non ritiene affatto assoluta o alternativa rispet-
to alla metafisica. Lo scienziato pisano è con-
sapevole che lo spettro delle domande della
ragione umana è più ampio rispetto alle rispo-
ste che può fornire il metodo sperimentale.
Galileo ha rinunciato Queste risposte infatti si possono raggiungere
a ricercare le essenze delle cose solo restringendo l’attenzione ad alcune affe-
zioni che esprimono le proprietà quantitati-

“ O noi vogliamo specolando tentar di penetrar


l’essenza vera ed intrinseca delle sustanze naturali; o
noi vogliamo contentarci di venir in notizia d’alcune loro
ve della materia, come sono lo spazio, il
tempo, il moto e la quiete. Tali affezioni
costituiscono l’oggetto delle sensate
affezioni. Il tentar l’essenza, l’ho per impresa non meno esperienze, e queste ultime vanno elabo-
impossibile e per fatica non men vana nelle prossime rate matematicamente attraverso delle
sustanze elementari che nelle remotissime e celesti: e a me necessarie dimostrazioni.
pare essere egualmente ignaro della sustanza della Terra che Consideriamo innanzitutto le prime.
della Luna, delle nubi elementari che delle macchie del Già in alcuni trattati di filosofia naturale
Sole; né veggo che nell’intender queste sostanze vicine e di logica dell’epoca di Galileo veniva
aviamo altro vantaggio che la copia de’ particolari, ma adoperata l’espressione experientia, in un
tutti egualmente ignoti, per i quali andiamo vagando, duplice significato: per indicare che il
trapassando con pochissimo o niuno acquisto dal- nostro approccio sensibile ai fenomeni
naturali non si esaurisce nel mero contatto

l’uno all’altro.
[Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie
solari, vol. V]
materiale,
parte
ma richiede un’elaborazione da
dell’intelletto, e quindi un vero e proprio
esperimento (experimentum sensatum); oppure
per designare quella specie di consuetudine con
le cose materiali che viene assicurata dalla
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92 parte I L’alba della modernità

facoltà della memoria e che rende possibile a famosa pagina del Saggiatore (l’opera del 1623
sua volta il nesso tra le esperienze passate e nella quale viene delineata, anche se non in
quelle future (longa experientia). Galileo ripren- modo sistematico e rigoroso, la metodologia
de entrambi questi significati di “esperienza” o scientifica galileiana):
“esperimento”, insistendo a sua volta sul fatto
che quest’ultimo va sempre condotto sulla base
di un’esperienza teorica. E difatti, se all’inizio
del procedimento metodico lo scienziato for-
“ La filosofia è scritta in questo grandissimo li-
bro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli
occhi (io dico l’Universo), ma non si può inten-
mula un’ipotesi per spiegare un fenomeno dere se prima non s’impara a intender la lingua,
osservato casualmente, in seconda battuta, per e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è
mettere alla prova la spiegazione iniziale egli scritto in lingua matematica, e i caratteri son
deve riprodurre artificialmente quel fenomeno triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche,
in contesti e in condizioni approntate ad hoc, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne
cioè deve farne un vero e proprio “esperimen- umanamente parola; senza questi è un aggirarsi
to”. L’esperimento va inteso dunque come una
sintesi di ragione ed esperienza.
Ma perché la verifica sperimentale possa esse-
vanamente per un oscuro labirinto.
[Saggiatore, vol. VI] ”
re compiuta con assoluta certezza e portare alla I caratteri in cui è scritto il libro della natura
formulazione di una legge necessaria riguardo sono caratteri diversi dal nostro alfabeto, e non
al fenomeno osservato, occorre che essa venga tutti sono in grado di leggerli. Su questa convin-
formalizzata attraverso le “necessarie dimostra- zione Galileo fonda il presupposto della irridu-
zioni” di tipo matematico. cibilità della verità scientifica: la scienza non si
Così le conoscenze empiriche iniziali spin- limita a fornire delle ipotesi per giustificare i
gono a formulare ipotesi le cui conseguenze fenomeni, bensì riesce a fornire delle verità
verificate sperimentalmente ed elaborate mate- sulla loro costituzione reale, e cioè a rappresen-
maticamente costituiranno nuove ipotesi e tarsi l’essenziale struttura fisica del mondo. Di
suggeriranno nuove verifiche. Nei casi più ele- qui la distinzione metodologica tra qualità pri-
mentari, infatti, le ipotesi assumono il ruolo di marie e qualità secondarie. Le prime inerisco-
semplici criteri per l’organizzazione dei dati; no alla struttura ontologica del fenomeno e cor-
ma poi esse vanno progressivamente sostituite
con ipotesi più generali che acquistano un
ruolo simile a quello dei postulati in matema-
tica: a partire da quelle ipotesi, o leggi fonda-
mentali, si costruisce in modo puramente
deduttivo un edificio teorico sempre più com-
plesso e organico. Metodo scientifico galileiano
È questo il merito maggiore che va ricono-
sciuto a Galileo nella storia del pensiero scien- Il metodo di Galileo si articola nei seguenti pas-
tifico: aver attribuito alla matematica il ruolo saggi, non necessariamente in questa successione.
di linguaggio specifico della filosofia della
a. Studio delle affezioni
natura. Affezioni = Proprietà della materia = spazio, tempo,
La fisica sperimentale, infatti, è tale non moto, quiete
semplicemente perché procede per mezzo di
esperimenti, ma a motivo del codice matema- b. Sensate esperienze
tico con cui quegli esperimenti vengono realiz- Riproduzione artificiale di un fenomeno naturale
zati. È la matematica, infatti, che fornisce gli e sua osservazione
strumenti concettuali per le dimostrazioni
certe; e può farlo nella misura in cui, secondo c. Matematiche dimostrazioni
Galileo, è la stessa natura ad essere strutturata Ipotesi, controllo dell’esperienza
secondo un ordine matematico-geometrico. Il e spiegazione in termini matematici
del fenomeno
manifesto programmatico di questa matema-
tizzazione della scienza è riportato in una
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 93


rispondono a quelle che potremmo chiamare 1. Il metodo scientifico galileiano poggia:

autoverifica
proprietà matematico-fisiche (il peso di un a. sull’osservazione dei fenomeni a partire
corpo, la sua estensione, la sua figura, ecc.), da situazioni sperimentali appositamente costruite. V F
mentre le qualità secondarie rappresentano b. sullo studio delle affezioni e sulle necessarie
dimostrazioni. V F
quelle proprietà sensibili che non sono costitu- c. sul ricorso a preliminari ipotesi metafisiche
tive della realtà ma dipendono dal nostro appa- verificate dalle sensate esperienze. V F
rato percettivo (i colori, gli odori, i sapori, i d. sulla ricerca dell’essenza dei fenomeni fisici. V F
suoni, ecc.).
Il significato della posizione galileiana fu ben 2. La fisica galileiana è sperimentale perché:
interpretato da coloro che considerarono peri- a. si avvale semplicemente di esperimenti appositamente
costruiti.
colosa l’idea di una conoscenza scientifica che, b. non rappresenta la reale struttura fisica del mondo ma
per il suo grado di obiettività, era paragonabile elabora ipotesi.
alla sapienza divina. È lo stesso Galileo che lo c. poggia sulle cosiddette qualità secondarie.
d. si avvale dell’esperimento realizzato attraverso un codice
rivela: matematico.

“ L’intendere si può pigliare in due modi, cioè


intensive, o vero extensive: e che extensive, cioè
quanto alla moltitudine degli intelligibili, che
sono infiniti, l’intender umano è come nullo,
quando bene egli intendesse mille proposizioni,
perché mille rispetto all’infinità è come un zero; 12 L’ipotesi copernicana
ma pigliando l’intendere intensive, in quanto al vaglio della teologia
cotal termine importa intensivamente, cioè per-
fettamente, alcuna proposizione, dico che l’in- La comunicazione pubblica delle scoperte
telletto umano ne intende alcune cosí perfetta- scientifiche di Galileo, accompagnata da una
mente, e ne ha cosí assoluta certezza, quanto se critica precisa nei confronti della cosmologia
n’abbia l’istessa natura; e tali sono le scienze tradizionale, suscitò da subito una serie di rea-
matematiche pure, cioè la geometria e l’aritme- zioni polemiche, riguardanti soprattutto le con-
tica, delle quali l’intelletto divino ne sa bene seguenze teologiche dell’osservazione scientifi-
infinite proposizioni di piú, perché le sa tutte, ca del mondo. Si apre così quella questione
ma di quelle poche intese dall’intelletto umano galileiana che – anche al di là delle vicende bio-
credo che la cognizione agguagli la divina nella grafiche e dei problemi teorici direttamente
certezza obiettiva, poiché arriva a comprender- affrontati dallo scienziato pisano – ha continua-
ne la necessità, sopra la quale non par che possa to nei secoli successivi a indicare la più vasta
esser sicurezza maggiore.

[Dialogo sopra i due massimi sistemi, I giornata]
problematica dei rapporti tra scienza e fede o tra
la libera ricerca razionale e l’autorità dell’istitu-
zione ecclesiastica.
Su questo punto si misura tutta la distanza che I primi attacchi tuttavia non provengono a
separa l’epistemologia galileiana da quella dei Galileo da ambienti ecclesiastici o romani, bensì
suoi critici teologi, tra i quali spicca il nome del da un ambiente accademico e laico come quello
cardinale gesuita Roberto Bellarmino [ 6.3.4]: dell’Università di Padova, tradizionalmente lega-
per quest’ultimo la scienza deve muoversi sol- to alla filosofia aristotelica. Da questo fronte ven-
tanto sul piano delle ipotesi, dal momento che gono avanzate – in maniera tendenziosa – non
per ogni effetto naturale sarà sempre possibile tanto delle obiezioni di carattere scientifico,
dare spiegazioni differenti rispetto a quella che quanto obiezioni di carattere teologico che
oggi sembrerebbe la più adatta o la migliore. In sostengono l’impossibilità di interpretare le Sacre
questo senso, anche il sistema copernicano Scritture al di fuori dei canoni della cosmologia
andava visto solo come un’ipotesi di spiegazio- aristotelica. Messo in guardia circa l’ostilità dei
ne matematica dell’Universo. Per Galileo, inve- suoi colleghi, e spinto da alcune voci provenien-
ce, la scienza sperimentale-deduttiva ci forni- ti dalla curia romana, Galileo ritiene opportuno
sce il carattere necessario della stessa realtà verificare se l’argomento scritturistico sia poi così
naturale. determinante nella scelta del sistema cosmologi-
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94 parte I L’alba della modernità

co. A questo fine sceglie di confrontarsi con un dettatura dello Spirito Santo, e questa come os-
esperto di esegesi, il cardinale Carlo Conti, cono- servantissima esecutrice de gli ordini di Dio; ed
sciuto durante il soggiorno romano del 1611, in essendo, di più, convenuto nelle Scritture, per
occasione del quale aveva esposto le sue scoper- accomodarsi all’intendimento dell’universale,
te astronomiche ai matematici gesuiti e a diversi dir molte cose diverse, in aspetto e quanto al si-
altri prelati. gnificato delle parole, dal vero assoluto; ma, al-
All’interrogativo posto da Galileo – «se la l’incontro, essendo la natura inesorabile e immu-
Sacra Scrittura favorisca a’ princìpi de Aristote- tabile e nulla curante che le sue recondite ragio-
le intorno alla costitutione dell’Universo» ni e modi d’operare sieno o non sieno esposti al-
[Lettera di C. Conti a Galileo, 7 settembre 1612] – la capacità de gli uomini, per lo che ella non tra-
Conti risponde che la dottrina aristotelica del- sgredisce mai i termini delle leggi imposteli; pa-
l’incorruttibilità dei cieli poteva essere tran- re che quello de gli effetti naturali che o la sensa-
quillamente avversata, senza timore di incorre- ta esperienza ci pone innanzi a gli occhi o le ne-
re in clamorose smentite da parte della Bibbia o cessarie dimostrazioni ci concludono, non deb-
dei Padri della Chiesa. Si tratta di un primo ba in conto alcuno esser revocato in dubbio per
segnale, che Galileo svilupperà nel suo tentati- luoghi della Scrittura ch’avesser nelle parole di-
vo di rovesciare le accuse mosse contro di lui. verso sembiante, poi che non ogni detto della
Questa contromossa viene portata avanti da Scrittura è legato a obblighi così severi co-
Galileo con le cosiddette lettere copernicane,
scritte a seguito di una discussione – avvenuta
nel salotto di Cristina di Lorena, granduchessa
m’ogni effetto di natura.

[Lettera a Benedetto Castelli]

di Toscana – tra l’amico e scienziato Benedetto Il vero contrasto non è dunque quello tra fede e
Castelli e il filosofo aristotelico Cosimo ragione o tra teologia e filosofia, quanto piuttosto
Boscaglia. quello tra Scrittura e natura. E si tratta essenzial-
Il problema di partenza è netto: se sia legitti- mente di un contrasto tra due linguaggi, i quali,
mo ritenere «non poter mai la Scrittura Sacra pur essendo originati entrambi dal “Verbo divi-
mentire, o errare, ma essere i suoi decreti d’as- no”, seguono tuttavia modalità espressive diffe-
soluta ed inviolabile verità». Il fatto è che la renti: il linguaggio della natura è quello necessa-
veridicità della Scrittura non implica sempre rio della matematica [ T21], il linguaggio della
un’analoga veridicità dell’interpretazione, e rivelazione biblica è quello della storia, sempre
può ben capitare che quest’ultima cada in erro- bisognoso di essere interpretato nei suoi diversi
re, soprattutto se resta attaccata al “puro signi- sensi. Nell’indagine fisica, dunque, il primato va
ficato delle parole”. In altri termini, l’esegesi let- assegnato senz’altro al linguaggio divino – cioè
terale non offre una garanzia di verità assoluta, matematico – della natura rispetto al linguaggio
e soprattutto non ci esime dall’impegno a ricer- spirituale e simbolico della Scrittura: si produce
care i “veri sensi” e indicare «le ragioni partico- in tal modo una vera e propria separazione di
lari per che siano sotto cotali parole stati proffe- ambiti disciplinari – l’ambito della fede e quello
riti». Senza questa interpretazione del senso della scienza – e si ridimensiona la competenza
vero dei termini si rischierebbe infatti di pro- dell’interpretazione biblica soltanto agli argo-
nunciare «gravi eresie e bestemmie». menti del primo ambito. Perciò, secondo Galilei,
Che la Scrittura non possa mai sbagliare è è più prudente non utilizzare, come sostegno alle
fuor di dubbio; il problema è la natura del suo conclusioni della scienza naturale, quei passi
linguaggio e come poterlo intendere corretta- della Bibbia che potrebbero essere dimostrati
mente: errati dal punto di vista dell’indagine sperimen-
tale. Anzi, rovesciando il canone tradizionale,

“ Stante, dunque, che la Scrittura in molti luo-


ghi è non solamente capace, ma necessariamen-
te bisognosa d’esposizioni diverse dall’apparente
egli sostiene che in tutti quei casi in cui la Bibbia
presenta argomentazioni di tipo fisico, l’esegesi
dovrà essere portata avanti sul modello del lin-
significato delle parole, mi par che nelle dispute guaggio naturale.
naturali ella doverebbe esser riserbata nell’ulti- Prendiamo uno degli esempi classici utilizza-
mo luogo: perché, procedendo di pari dal Verbo to come conferma del geocentrismo, e cioè la
divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come famosa frase di Giosuè: «Férmati Sole!»
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 95


[Giosuè, 10, 12], per poter allungare la durata 1. Le scoperte scientifiche di Galileo:

autoverifica
del giorno. La spiegazione che ne dà Galileo è a. subiscono innanzitutto le obiezioni della Chiesa. V F
esattamente inversa all’interpretazione tradi- b. subiscono obiezioni di natura teologica dal mondo
zionale: nel sistema tolemaico, infatti, la lun- accademico. V F
ghezza del giorno non dipende dal moto del c. aprono alla questione se sia possibile interpretare
la Bibbia al di fuori della cosmologia aristotelica. V F
Sole, ma dal movimento del primo mobile (cioè d. spingono lo scienziato a confrontarsi con il
la sfera celeste che imprime il movimento a cardinale Conti. V F
tutti gli altri cieli sottostanti); e quindi proprio
in tale sistema quella frase non può essere 2. Galileo risolve il contrasto fra Scrittura e natura:
presa in senso letterale, perché se il Sole fer- a. distinguendo fra linguaggio storico-simbolico
e linguaggio matematico. V F
masse il suo moto la notte non sarebbe ritarda-
b. separando gli ambiti disciplinari della fede
ta, ma giungerebbe ancor prima. Para- e della scienza. V F
dossalmente, è nel sistema copernicano che più c. assegnando una nuova interpretazione ai passi
si salva il senso letterale del passo biblico, a biblici che hanno per oggetto questioni fisiche. V F
ulteriore conferma del principio di inesorabili- d. assegnando il primato alla Scrittura in ambito
tà del linguaggio della natura. scientifico. V F
Quanto poi questo linguaggio debba fare i
conti con ipotesi e probabilità, è lo stesso
Galileo a indicarlo. Per esempio, riguardo alla
rotazione del Sole sul proprio asse, egli non
sembra avere più dubbi, avendola già “scoperta 13 Il Dialogo sopra i due massimi
e necessariamente dimostrata” mediante l’osser- sistemi e il processo del 1633
vazione delle macchie solari. Riguardo invece al
movimento dei pianeti attorno al Sole, non vi è Nel 1624 Galileo riceve dal papa Urbano VIII (il
la stessa certezza: ecco allora affacciarsi un’idea cardinale Maffeo Barberini, suo amico da lunga
filosofica, di marca chiaramente neoplatonica data) il consenso a scrivere un libro in cui si
(lo stesso Galileo si riferisce esplicitamente allo paragonino i sistemi astronomici in discussione,
Pseudo-Dionigi), secondo la quale è più ragio- a patto però che entrambi vengano presentati
nevole «che il Sole, come strumento e ministro come ipotesi equidistanti. Il libro si intitolerà
massimo della natura, quasi cuor del mondo, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo,
dia non solamente, com’egli chiaramente dà, tolemaico e copernicano. In esso viene rappresen-
luce, ma il moto ancora a tutti i pianeti che tata una conversazione fra tre interlocutori:
intorno se gli raggirano» [Lettera a Mons. Piero Filippo Salviati, nobile fiorentino e amico di
Dini, 23 marzo 1612]. Galileo, al quale lo scienziato affida il compito di
La dottrina copernicana professata da Galilei esporre il proprio pensiero, Francesco Sagredo,
viene riassunta in due proposizioni: la prima patrizio veneziano, che svolge il ruolo che oggi
dice che il Sole, immobile, è al centro del- chiameremmo del moderatore, e Simplicio, un
l’Universo; la seconda che la Terra ruota attorno personaggio irreale che funge da rappresentante
al Sole e intorno al proprio asse. Ed è in base a della filosofia aristotelica (e già il suo nome sta
queste proposizioni che nel 1615 egli viene ad indicare ironicamente il giudizio di Galileo).
denunciato all’Inquisizione da parte del dome- L’opera non costituisce un vero e proprio tratta-
nicano Tommaso Caccini. I teologi consultori to di astronomia o di cosmografia (come in que-
del Sant’Uffizio applicano alle due proposizioni gli anni aveva fatto Keplero): l’unica preoccupa-
una doppia censura: entrambe sarebbero assur- zione galileiana è quella di chiarire le ragioni che
de dal punto di vista filosofico, mentre dal rendono imprescindibile l’abbandono della vec-
punto di vista teologico la prima viene conside- chia cosmologia aristotelico-tolemaica a favore
rata formalmente eretica, la seconda solo erro- della nuova cosmologia copernicana.
nea. Ma a Galileo – anche grazie all’intervento Il Dialogo si svolge in quattro giornate, ognu-
diretto del papa Paolo V – viene solo rivolto un na dedicata a un argomento specifico. N ella
ammonimento privato da parte del cardinale prima giornata, Salviati critica la “fabbrica del
Bellarmino a non insegnare e difendere in alcun mondo” aristotelica che comporta l’esistenza in
modo la dottrina copernicana. natura di due tipi di sostanze differenti: quella
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96 parte I L’alba della modernità

del mondo celeste, incorruttibile e ingenerata, e vaso subisca un improvviso rallentamento, il


quella corruttibile del mondo degli elementi liquido in esso contenuto si alzerà seguendo il
(aria, acqua, terra, fuoco) che forma i corpi ter- senso del moto e tenderà ad abbassarsi nel verso
restri. L’uso del cannocchiale ha reso possibile opposto. Le maree sono dovute, secondo Galileo,
l’osservazione delle realtà celesti, della Luna e allo stesso fenomeno: la rotazione della Terra
delle macchie solari, costringendo a rivedere attorno al suo asse e la sua rivoluzione intorno al
l’immagine tradizionale dell’Universo e a con- Sole provocano una combinazione di movimenti
fermare l’idea che anche i corpi sopralunari diversi e contrari tra loro, in cui si susseguono
siano costituiti da una materia del tutto simile a momenti di accelerazione e momenti di rallenta-
quella della superficie terrestre. mento. Galileo individua una soluzione del tutto
La seconda giornata è invece dedicata al meccanica, per quanto errata, al fenomeno delle
movimento di rotazione della Terra attorno al maree, e rifiuta, in modo per noi sorprendente,
proprio asse. Per provare l’immobilità della ogni possibile influsso della Luna sulla massa
Terra, la scienza aristotelica adduceva alcune acquosa della Terra, considerandolo come il
prove sensibili, come la caduta di un grave retaggio di una mentalità magica e prescientifica.
lungo una verticale o l’osservazione del moto Tuttavia, occorre notare che secondo
di un proiettile che risulta identico sia che la teoria esposta dallo scienziato
venga sparato lungo un parallelo verso est, sia le maree dovrebbero alzar- Il testo
verso ovest. Galileo fa leva invece sul suo prin- dell’abiura
cipio di relatività, secondo cui non è possibi- di Galileo
le che un osservatore collocato all’interno di
un sistema, e quindi partecipe di un moto
comune a tutti i corpi di quel sistema, riesca a
rilevare gli influssi reciproci tra gli stessi corpi
“ Io Galileo, fìg.lo del q.
Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell’età
mia d’anni 70, constituto personal-
e a dimostrarli all’interno dello stesso sistema. mente in giudizio, e inginocchiato avanti
Grazie all’intuizione del principio di inerzia,
di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta
Galileo dimostra che tutte le prove addotte
la Republica Cristiana contro l’eretica pravità
dagli aristotelici sarebbero valide anche nel
generali Inquisitori; avendo davanti gl’occhi
caso la Terra non fosse immobile, e stabilisce
miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le pro-
che il moto che si svolge a velocità costante
prie mani, giuro che sempre ho creduto, credo
(che per lui è solo quello circolare) è uno stato
naturale nel quale il corpo permane sino a che adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire,
non intervengano cause esterne che ne modifi- tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cat-
chino la condizione. tolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S.
N ella terza giornata si passa a discutere del Off.o, per aver io, dopo d’essermi stato con precetto
moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole. dall’istesso giuridicamente intimato che omnina-
Salviati dimostra l’impossibilità di stabilire se mente dovessi lasciar la falsa opinione che il Sole sia
l’Universo abbia o meno un centro, e che tutta- centro del mondo e che non si muova e che la Terra
via, qualora occorra che vi sia un centro, è più non sia centro del mondo e che si muova, e che non
plausibile che sia occupato dal Sole piuttosto potessi tenere, difendere ne insegnare in qualsivoglia
che dalla Terra. Qui emerge apertamente la pre- modo, ne in voce ne in scritto, la detta falsa dottrina,
dilezione di Galileo per il sistema copernicano, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è
che ai suoi occhi risulta maggiormente attinen- contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle
te alle osservazioni astronomiche effettuate stampe un libro nel quale tratto l’istessa dottrina
negli anni precedenti, le quali confermano la già dannata e apporto ragioni con molta efficacia
rivoluzione attorno al Sole di almeno altri due a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione,
pianeti, cioè Venere e Marte. sono stato giudicato veementemente sospetto
La quarta giornata è dedicata infine al fenome- d’eresia, cioè d’aver tenuto e creduto che il
no delle maree che Galileo assume quale dimo- Sole sia centro del mondo e imobile e che la
strazione fisica del moto della Terra. Se si parte Terra non sia centro e che si muova; Per-
dall’osservazione di un corpo liquido presente in tanto volendo io levar dalla mente delle
un vaso in movimento, si vedrà che qualora il Eminenze V.re e d’ogni fedel Cri-
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 97


si ogni dodici ore, mentre nel Mediterraneo il papa, ma che lo porterà alla condanna e al-
periodo di successione delle maree è di sei ore. l’abiura formale del copernicanesimo.
Una volta completata la stesura del Dialogo, Il processo a Galileo avrà delle inevitabili riper-
inizia il lungo iter per ottenere l’imprimatur del cussioni nel contesto della sua epoca e nella sto-
Sant’Uffizio, ma una serie di avvenimenti porterà ria successiva, ma la vicenda ha inciso più pro-
Galileo ad anticipare le decisioni di Roma (che in fondamente nelle coscienze dei singoli che nel-
ogni caso erano già orientate a favore della pub- l’effettivo sviluppo della ricerca scientifica. È
blicazione con alcune osservazioni cautelative) e vero che Descartes rinuncerà per prudenza a
a far stampare l’opera a Firenze. Il famoso proces- pubblicare il suo trattato Il Mondo perché gli era
so romano del 1633 viene istruito proprio con giunta la notizia della condanna di Galileo, ma è
l’accusa di aver estorto in modo fraudolento l’im- anche vero che, negli stessi anni, alcuni scienziati
primatur a Firenze, senza far presente a chi lo in Italia e all’estero – si pensi a Bonaventura
concedeva l’esistenza del precetto del 1616 che Cavalieri, al gesuita Giambattista Riccioli, a
vietava a Galileo di insegnare o difendere in qual- Pierre Gassendi e a Ismael Bovilleaud – erano li-
siasi modo la dottrina copernicana. Si trattava di beri di insegnare e difendere le teorie copernica-
un’imputazione chiaramente utilizza- ne senza subire alcuna conseguenza disciplinare.
ta dai nemici di Galileo per L’idea di un Galileo libero pensatore schiaccia-
screditarlo di fronte al to dall’oscurantismo della Chiesa, cara a gran
parte della storiografia ottocentesca, sembra
essere tramontata. Dopo l’apertura degli Archivi
vaticani e il riesame critico da parte della Chiesa
stiano questa veemente sospi- cattolica (dovuto anche al rinvenimento di nuo-
zione, giustamente di me conceputa, vi documenti) si può riportare tutto il “caso” a
con cuor sincero e fede non fìnta dimensioni più oggettive e storiche.
Dal punto di vista delle idee filosofiche e
abiuro, maledico e detesto li sudetti errori
scientifiche, noi non potremmo parlare di fisica
e eresie, e generalmente ogni e qualunque
sperimentale senza il contributo essenziale dello
altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta
scienziato pisano. Un contributo che tuttavia ha
Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò
avuto un’influenza soprattutto a livello metodo-
mai più ne asserirò, in voce o in scritto, cose tali
logico, più che dottrinale. Basti pensare che
per le quali si possa aver di me simil sospizione; Galileo non è mai arrivato a formulare una vera
ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto e propria dimostrazione scientifica della rotazio-
d’eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero al- ne della Terra, pur avendo davanti a sé quasi
l’Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò. tutti gli elementi necessari per farlo. Gli stessi
Giuro anco e prometto d’adempire e osservare intie- elementi che, 50 anni dopo, porteranno Newton
ramente tutte le penitenze che mi sono state o mi sa- a stabilire la legge sulla gravitazione universale.
ranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo
ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il
1. Il Dialogo sopra i due massimi sistemi:

autoverifica
che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e
a. è un breve trattato di astronomia di ispirazione coperni-
castighi che sono da’ sacri canoni e altre constitu- cana.
zioni generali e particolari contro simili delinquenti b. contiene la spiegazione delle maree attraverso le forze di
imposte e promulgate. attrazione e repulsione.
c. contiene la dimostrazione precisa del principio di inerzia.
Così Dio m’aiuti e questi suoi santi Vangeli, che d. mira a mostrare le ragioni per le quali si deve abbandona-
tocco con le proprie mani. re il sistema aristotelico-tolemaico.
Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato,
2. Il processo subito da Galileo nel 1633 fu determinato
promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede precisamente:
del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la a. dalla diffusione della dottrina copernicana.
presente cedola di mia abiurazione e recitatala b. dal non aver reso noto il precetto del 1616 al momento
di parola in parola, in Roma, nel convento della concessione dell’imprimatur al Dialogo.
c. dalla condanna operata dalla Chiesa ai primi scritti di Ga-
della Minerva, questo dì 22 giugno 1633. lileo.
Io, Galileo Galilei ho abiurato come di d. dall’atteggiamento tendenzialmente anticattolico di Ga-


sopra, mano propria. lileo.
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98 parte I L’alba della modernità

Due protagonisti alle origini stituirsi al vecchio Òrganon di Aristo- Tecnologia e sapere delle forme.
SINTESI CAPITOLO 5

della scienza moderna. La scienza tele. Tuttavia, Bacon rimane un uomo Uno dei compiti della scienza baco-
“moderna” è, al suo sorgere, speri- del suo tempo: per lui il sapere è es- niana coincide con la capacità tecno-
mentale e induttiva ed insieme mate- senzialmente un sapere di forme, logica di creare nuovi composti e
matica e deduttiva; aperta all’osserva- vale a dire di sostanze e non di fun- nuovi prodotti. Questa manipolazione
zione misurativa e fondata su basi zioni o di leggi quantitative. Inoltre, delle nature è dovuta al fatto che la
metafisiche; sviluppata mediante pro- egli mantiene, della filosofia rinasci- scienza riesce a conoscere la forma di
cedimenti controllabili pubblica- mentale, la concezione vitalistica queste stesse nature. Per Bacon, come
mente, e in qualche modo erede delle della natura e l’ideale della scienza per Aristotele, la conoscenza è una co-
segrete ambizioni magico-alchemi- come una potenza modificatrice della noscenza per cause, ma l’unica causa
che del Rinascimento. Bacon e Gali- condizione naturale, caro alla tradi- che ci fa conoscere veramente un og-
leo rappresentano le figure più rile- zione alchimistica. Ma il sapere non getto è quella formale. La forma è sia
vanti che hanno dato vita alla procede più da cause occulte o da l’essenza che la causa o legge di un fe-
“rivoluzione scientifica”. In questi forze segrete della natura, bensì da nomeno e si comprende a partire da
due autori giunge a maturazione la un procedimento razionale, chiaro e due concetti: il processo latente, che
nuova concezione della conoscenza controllabile. è la serie dei movimenti infinitesimali
umana come capace di determinare e impercettibili propri di un feno-
un nuovo ordine della realtà, fatto di La teoria degli “idoli”. Per Fran- meno; e lo schematismo latente, che
puri rapporti tra le cose, di cui l’uomo cis Bacon la nuova “instaurazione” costituisce l’ordinamento delle parti-
diventa l’artefice e il signore. Ven- deve partire dall’emendazione del- celle elementari di un oggetto. La co-
gono progressivamente eliminati i pi- l’intelletto da tutte le false credenze, noscenza della forma implica, dun-
lastri della logica e della filosofia na- o idoli. Nel Nuovo Organo Bacon di- que, la possibilità di trasformare un
turale di Aristotele, a favore di un stingue quattro generi di idoli che corpo dato.
metodo che mette al primo posto assediano l’intelletto: a. gli idoli della
l’esperienza e ciò che essa detta al- tribù, radicati nella natura umana, Il metodo dell’“induzione vera”.
l’uomo. Ma se per Bacon l’esperienza consistono nel credere che il senso Bacon distingue l’interpretazione
costituisce solo un’inferenza di tipo sia la misura delle cose; b. gli idoli della natura in due parti, una indut-
induttivo, per Galileo l’esperienza si della caverna, caratteristici del sin- tiva, che trae gli assiomi dall’espe-
compie in una deduzione matematica. golo individuo, dipendono dall’edu- rienza, l’altra deduttiva, che deriva
cazione, dai libri che si leggono o da esperimenti nuovi dagli assiomi. A
La critica alla tradizione e il chi si riconosce come autorità; c. gli differenza dell’induzione aristotelica,
nuovo sistema del sapere. Il pro- idoli del foro o del mercato, originati che resta una semplice enumerazione
getto filosofico di Francis Bacon dai rapporti sociali e dal linguaggio; di casi particolari, l’induzione baco-
(1561-1626) consiste in un gran- d. gli idoli del teatro, dovuti all’in- niana, legata all’esperimento, è intesa
dioso programma di rifondazione flusso delle opinioni filosofiche e come la “chiave” dell’intera interpre-
del sapere (La Grande Instaurazione, delle cattive regole per le dimostra- tazione della natura. Essa viene con-
opera rimasta incompiuta) alla luce zioni scientifiche. dotta attraverso un numero suffi-
di una nuova logica, cioè di un ciente di istanze con cui poter
nuovo metodo di interpretazione Tra i ragni e le formiche: l’espe- afferrare la forma dei fenomeni. La
della natura, che miri ad estendere la rienza delle api. Liberata la mente conoscenza della forma procede in
potenza e il dominio del genere dagli idoli ci si può dedicare allo stu- primo luogo attraverso la compila-
umano su tutte le cose. Il nuovo me- dio della natura, avendo come filo zione della tavola di presenza, dove
todo si oppone a quello aristotelico conduttore l’interpretazione del- registrare tutti i casi e le istanze note
fondato sul sillogismo e sull’espe- l’esperienza. Questa non va identifi- che convengono alla forma del feno-
rienza elementare. Se il sillogismo è cata con la sola esperienza sensibile, meno ricercata; poi occorre procedere
inadeguato a conoscere i princìpi cara all’empirismo, ma con il ricorso alla stesura di una tavola di assenza,
delle scienze, applicandosi piuttosto all’esperimento che corregge gli er- dove registrare tutti i casi affini ai pre-
alle parole, alle proposizioni compo- rori della semplice esperienza. Per cedenti, in cui però non si presenta il
ste di parole e alla deduzione di pro- Bacon la scienza non scaturisce né fenomeno considerato; e si prosegue
posizioni particolari da proposizioni dalla sola induzione, né dalla sola compilando una terza tavola, detta ta-
universali, l’induzione aristotelica è ragione. Infatti, l’induzione propria vola dei gradi dove elencare i casi in
reputata sterile, poiché pretende di degli empiristi è simile all’occupa- cui il fenomeno indagato è presente in
risalire immediatamente alla causa zione delle formiche che raccolgono misura maggiore o minore, sia nel me-
universale di un fenomeno naturale, una gran quantità di cibo per consu- desimo oggetto che in oggetti diffe-
basandosi solo su pochi dati e su sin- marlo; mentre la scienza dei raziona- renti. Si giunge così alla prima ven-
gole esperienze. L’aristotelismo è listi è simile all’attività dei ragni che demmia, che costituisce il punto di
quindi per Bacon un’anticipazione tessono la tela ricavandone i fili dalla partenza di una ricerca ulteriore che
della natura più che un’interpreta- loro stessa sostanza. La scienza baco- dovrà sottoporsi a una lunga verifica
zione della natura stessa. La novità niana fa suo il metodo delle api: esso attraverso le ventisette istanze, o “pre-
della scienza baconiana è compen- consiste nell’estrarre il polline dai rogative”. Tra queste un particolare
diata nell’opera Nuovo Organo il cui fiori per poi trasformarlo grazie a rilievo assumono le istanze cruciali,
programma è appunto quello di so- un’attività propria. denominate così dalle croci erette ai
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 99


bivi delle strade come indicatori di smo e per l’abbandono della visione ferma che la veridicità delle Sacre
SINTESI CAPITOLO 5

una biforcazione. aristotelico-tolemaica. Scritture non implica sempre un’ana-


loga veridicità dell’interpretazione:
Sapere scientifico e società poli- Il metodo della scienza galile- l’esegesi letterale non offre una ga-
tica: la Nuova Atlantide. Il nuovo iana. Le indagini in campo fisico, ranzia di verità assoluta e soprattutto
metodo scientifico comporta anche idraulico e meccanico portano Gali- non esime dall’impegno di ricercarne
l’avvento di un nuovo assetto sociale leo a formulare una nuova modalità il vero senso. Scrittura e natura, pur
e di una nuova mentalità politica. osservativa che ha nell’esperimento il essendo originate entrambe dal
Nella Nuova Atlantide, Bacon presenta suo nodo centrale. I fenomeni fisici “Verbo divino”, seguono modalità
un moderno esperimento sociale, cul- sono studiati a partire da situazioni espressive differenti: il linguaggio
turale e politico illuminato dalla sperimentali costruite appositamente della natura è quello necessario della
nuova scienza: egli vuole così mo- come nello studio della caduta dei matematica, il linguaggio della rive-
strare la stretta unione che si riscon- gravi e del moto naturalmente acce- lazione biblica è quello della storia,
tra nell’immaginaria civiltà di Atlan- lerato. Per poter raggiungere la verità sempre bisognoso di essere interpre-
tide tra i costumi moralmente scientifica sulla natura, il metodo tato nei suoi diversi sensi. Nell’inda-
ineccepibili e una diffusa tolleranza della conoscenza, oltre a centrarsi gine fisica, pertanto, il primato va
religiosa da una parte e la pratica sull’esperimento, dev’essere il più assegnato al linguaggio divino-ma-
scientifica perseguita come il vero possibile adeguato all’oggetto dell’in- tematico della natura rispetto al lin-
motore del benessere dei cittadini dagine. Ma dell’oggetto fisico è pos- guaggio spirituale e simbolico delle
dall’altra. sibile indagare solo le affezioni che Scritture. Si produce in tal modo una
Gli scienziati neoatlantici, il cui esprimono le proprietà quantitative vera e propria separazione di ambiti
compito è quello di adoperarsi per della materia, come lo spazio, il disciplinari, l’ambito della fede e
trasformare la natura a vantaggio del- tempo, il moto e la quiete. Queste co- quello della scienza.
l’uomo, vivono in una comunità iso- stituiscono l’oggetto delle sensate La dottrina copernicana professata
lata dal resto degli abitanti dell’isola, esperienze che, a loro volta, vanno da Galilei si riassume in due propo-
in una vera e propria cittadella della elaborate matematicamente attra- sizioni: la prima dice che il Sole,
ricerca: un grande laboratorio condi- verso le necessarie dimostrazioni. immobile, è al centro dell’Universo;
viso di idee, osservazioni, selezioni, Il merito maggiore di Galileo, nella la seconda che la Terra ruota attorno
esperimenti, verifiche, all’interno del storia del pensiero scientifico, risiede al Sole e intorno al proprio asse. In
quale tutti collaborano vicendevol- nell’aver attribuito alla matematica il base a queste proposizioni nel 1615
mente mettendo in comune i risultati ruolo di linguaggio specifico della fi- Galileo viene denunciato all’Inqui-
delle loro indagini e le loro scoperte. losofia della natura. Il manifesto sizione da parte del domenicano
N ell’immaginazione di Bacon la co- programmatico della matematizza- Caccini. Ma a Galileo, anche grazie
munità scientifica deve conservare zione della scienza è contenuto nel all’intervento diretto del papa Paolo
fermamente nelle sue mani il potere Saggiatore (1623). La scienza riesce a V, viene solo rivolto un ammoni-
di decidere quali scoperte rivelare alla rappresentare l’essenziale struttura mento privato a non insegnare e
popolazione e quali applicazioni per- fisica del mondo: questa risiede nelle difendere in alcun modo la dottrina
mettere, giudicando essa sola dell’op- qualità primarie, distinte dalle qua- copernicana.
portunità e del bene sociale. lità secondarie. Le prime ineriscono
alla struttura ontologica del feno- Il Dialogo sopra i due massimi
Le scoperte astronomiche. Le os- meno e corrispondono alle proprietà sistemi e il processo del 1633. Nel
servazioni astronomiche della Luna e matematico-fisiche, mentre le se- 1624 Galileo riceve da papa Urbano
della Via Lattea, effettuate da Galileo conde rappresentano quelle proprietà VIII il consenso a scrivere un libro in
Galilei (1564-1642) attraverso il te- sensibili che dipendono dal nostro cui si paragonino i sistemi astrono-
lescopio, permettono la fondazione apparato percettivo (i colori, gli mici in discussione. Nasce il Dialogo
di una nuova astronomia legata al si- odori, i sapori, i suoni, ecc.). sopra i due massimi sistemi del mondo,
stema copernicano e basata sulla de- tolemaico e copernicano dove viene
scrizione effettiva dei fenomeni L’ipotesi copernicana al vaglio rappresentata una conversazione fra
astronomici e non più su mere ipo- della teologia. La comunicazione tre interlocutori: Filippo Salviati, al
tesi matematiche. In particolare, l’os- pubblica delle scoperte scientifiche quale lo scienziato affida il compito di
servazione della Luna compiuta nel di Galileo, accompagnata dalla critica esporre il proprio pensiero, Francesco
1610 rivela a Galileo la presenza di nei confronti della cosmologia tradi- Sagredo, che svolge il ruolo del mo-
monti e valli, anfratti e caverne: la zionale, suscitano una serie di rea- deratore e Simplicio, che funge da
Luna appare quindi come un corpo zioni polemiche: i primi attacchi pro- rappresentante della filosofia aristote-
celeste simile alla Terra. vengono dall’ambiente accademico lica. La preoccupazione galileiana è
La scoperta del carattere corrutti- dell’Università di Padova, legato alla quella di chiarire le ragioni che ren-
bile della superficie lunare, accanto a filosofia aristotelica, e consistono in dono imprescindibile l’abbandono
quella dei satelliti di Giove e di altri obiezioni di carattere teologico do- della vecchia cosmologia aristotelico-
corpi celesti, nonché l’osservazione vute all’impossibilità di interpretare tolemaica a favore della nuova co-
delle macchie solari, rivestono per le Sacre Scritture al di fuori dei ca- smologia copernicana. Il Dialogo si
Galileo un’importanza fondamentale noni della cosmologia aristotelica. svolge in quattro giornate, ognuna
nella battaglia a favore dell’eliocentri- Nelle lettere copernicane Galileo af- dedicata a un argomento specifico:
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100 parte I L’alba della modernità

nella prima, Salviati critica la “fab- delle maree, che Galileo assume sente a chi lo concedeva dell’esi-
SINTESI CAPITOLO 5

brica del mondo” aristotelica che quale dimostrazione fisica del moto stenza del precetto del 1616 che
comporta l’esistenza in natura di due della Terra. vietava a Galileo di insegnare o
tipi di sostanze differenti; la seconda Una volta completata la stesura difendere in qualsiasi modo la dot-
è dedicata al movimento di rotazione del Dialogo, Galileo decide di farlo trina copernicana. Si tratta di
della Terra attorno al proprio asse; stampare a Firenze. Il famoso pro- un’imputazione chiaramente utiliz-
nella terza giornata si passa a discu- cesso romano del 1633 viene istrui- zata dai nemici di Galileo per scre-
tere del moto di rivoluzione della to proprio con l’accusa di aver ditarlo di fronte al papa, ma che lo
Terra intorno al Sole; la quarta gior- estorto in modo fraudolento l’im- porterà alla condanna e all’abiura
nata è dedicata infine al fenomeno primatur a Firenze, senza far pre- formale del copernicanesimo.

BIBLIOGRAFIA
Fonti • Bacon, La dignità e il progresso • P. Rossi, Francesco Bacon. Dalla

·
delle scienze, in Opere filosofiche, magia alla scienza, il Mulino,
F. Bacon, La Grande Instaurazione trad. di E. De Mas, Laterza, Bari 1965, Bologna 2004.
[Prefazione] e il Nuovo Organo, vol. II (ma anche in Scritti filosofici,
in Opere filosofiche, trad. di E. Un’altra ricostruzione complessiva
a cura di P. Rossi, Utet, Torino 1975);
De Mas, Laterza, Bari 1965, vol. I
(ma anche in Scritti filosofici, a cura
· F. Bacon, Della sapienza degli
antichi, in Uomo e natura. Scritti
è quella di:
· M. Fattori, Introduzione a Francis
di P. Rossi, Utet, Torino 1975, nonché Bacon, Laterza, Roma-Bari 20053.
filosofici, trad. di E. De Mas,
la trad. di M. Marchetto, testo latino introd. di P. Rossi, Laterza, Un’agile ricostruzione del pensiero
a fronte, Bompiani, Milano 2002).
·
Roma-Bari 1994. e della vicenda di Galilei
F. Bacon, Nuova Atlantide, trad. è offerta da:
di L. Punzo, testo inglese a fronte,
Bulzoni, Roma 2001.
Per quanto riguarda gli scritti galileia-
ni, l’edizione di riferimento è quella · S. Drake, Galileo, il Mulino,

·
Bologna 1998.
nazionale completata nel 1909:
·
G. Galilei, Sidereus Nuncius, trad.
di M. Timpanaro Cardini, a cura Le opere di Galileo Galilei, a cura Tra gli studi più recenti, in cui
di A. Battistini, Marsilio, Venezia di A. Favaro, 20 voll., Giunti, la figura dello scienziato è contestua-
20013. Firenze 1968. lizzata nell’intrico delle discussioni
· G. Galilei, Dialogo sopra i due Oltre ai singoli scritti galileiani citati accademiche, scientifiche
e teologiche, spiccano:
·
massimi sistemi, a cura di L. Sosio, in precedenza vanno ricordati:
Einaudi, Torino 2002.
· G. Galilei, Istoria e dimostrazioni
· G. Galilei, Discorsi e dimostrazioni
matematiche intorno a due nuove
M. Camerota, Galileo Galilei
e la cultura scientifica nell’età
intorno alle macchie solari e loro scienze attinenti ala meccanica della Controriforma, Salerno,
Roma 2004;
·
accidenti, in Le opere di Galileo e ai movimenti locali, a cura
Galilei, vol. V, a cura di A. Favaro, di E. Giusti, Einaudi, Torino 1990; M. Bucciantini, Galileo e Keplero.
Giunti, Firenze 1568.
· G. Galilei, Il Saggiatore, a cura
· G. Galilei, Istoria e dimostrazioni
intorno alle macchie solari e loro
Filosofia, cosmologia e teologia
nell’età della Controriforma, Einaudi,
di L. Sosio, Feltrinelli, Milano 19923. accidenti, a cura di M. Montanari, Torino 2007.
· G. Galilei, Lettera a Benedetto
Castelli, in Le opere di Galileo Galilei,
Teoria, Roma 1982. Una ricostruzione documentaria
Sul processo attorno a cui si e contestuale dei due processi
vol. V, a cura di A. Favaro, Giunti, a Galilei è offerta da:
Firenze 1968 (ma anche in Opere, è formato il “caso Galileo”,
si può vedere: · M. D’Addio, Il caso Galilei.
a cura di F. Brunetti, Utet, Torino
1996). · S.M. Pagano - A. Luciani (a cura di),
I documenti del processo di Galileo
Processo, scienza, verità,
Studium, Roma 1993.
Per mettere a fuoco il rapporto
Opere Galilei, Pontificia Accademia delle
tra teologia e scienza galileiana
Scienze, Città del Vaticano 1984.
Oltre al già citato Nuovo Organo si veda:
di Bacon, che costituisce una parte
della Grande Instaurazione, tra gli Studi critici · P. Ponzio, Copernicanesimo
e teologia. Galileo,
scritti che rientrano nello stesso Sull’opera di Bacon la ricostruzione Campanella e Foscarini, Levante,
progetto va ricordato: più completa è: Bari 1998.
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Francis Bacon e Galileo Galilei capitolo 5 101


ESERCIZI
1. Elabora un testo sulla scienza moderna che metta in 10. Il fine della “potenza umana” consiste, per Bacon,
luce: nella produzione di nuove nature: esso è reso possibile
a. l’intreccio di motivi e tendenze che ne hanno segnato dalla conoscenza scientifica della causa formale dei feno-
l’origine; meni. Spiega quale significato il filosofo inglese attribui-
b. quale nuovo compito assume in essa la conoscenza sce al concetto di “forma” (max 8 righe).
umana;
c. che cosa accomuna e che cosa separa la riflessione 11. Elabora un testo sulla pars construens del metodo
scientifica di Bacon e Galileo (max 15 righe). baconiano. Puoi aiutarti con lo schema a p. 84.

2. Spiega il senso dell’affermazione di Edmund Husserl 12. Completa il testo inserendo le espressioni qui di
secondo il quale la scienza sperimentale costituisce un seguito elencate:
“abito di idee” sovrapposto al mondo vivente (max 8 righe). · · ·
gradazioni fenomeno natura istanze forma tavo- · ·
3. Il Nuovo Organo costituisce per Bacon parte di un ampio
· ·
la di assenza istanze note tavola di presenza casi
tavola dei gradi
· ·
progetto filosofico. Spiega di che cosa si tratta (max 8 La ....................... di un fenomeno si ottiene mostrando le
righe). ................................. che si congiungono in una stessa
........................ . La classificazione delle istanze si ha com-
4. Qual è per Bacon il compito dello scienziato e come è pilando la ............................... in cui si registrano tutte le
possibile realizzarlo? Rispondi alla domanda mettendo in ......................... in cui si presenta la forma del fenomeno,
luce a quale tradizione si rifà il filosofo (max 8 righe). la ................... in cui non si presenta il ................... consi-
derato; infine la .................. , in cui si elencano i ............. in
5. Esplicita la differenza fra il “vecchio“ e il “nuovo organo” cui il fenomeno è presente secondo ................... differenti.
evidenziando i limiti del metodo aristotelico e i tratti di
fondo del metodo baconiano. Nella tua trattazione utilizza i 13. Aiutandoti con lo schema seguente presenta in sinte-
seguenti concetti: sillogismo, anticipazione della natura, si il progetto baconiano di rifondazione del sapere nei
casi particolari, esperienza elementare, interpretazione suoi momenti fondamentali (max 20 righe).
della natura, induzione aristotelica, sensi, assiomi.
La Grande Pars destruens  Teoria degli idola
6. Bacon è insieme un uomo del suo tempo e il precurso- Instaurazione
re della nuova frontiera del sapere scientifico: evidenzia Pars construens  Interpretazione
gli elementi di continuità e quelli di rottura con la tradi- dell’esperienza
zione filosofica del naturalismo rinascimentale (max 10 Esperienza Induzione vera
righe). esperimento

7. Elabora un testo sulla pars destruens del programma 14. Nella Nuova Atlantide Bacon presenta una forma
di rifondazione del sapere di Bacon utilizzando lo schema ideale di società: spiega di che si tratta e in che cosa dif-
sugli “idoli” a p. 79. Nella tua trattazione chiarisci: ferisce dalle utopie politiche del passato (max 8 righe).
a. qual è la natura degli idola;
b. perché è necessario emendare l’intelletto (max 15 righe). 15. Perché il 1609 per Galileo è l’anno della rivoluzione?
(max 5 righe)
8.Chiarisci il nesso che intercorre tra esperienza ed espe-
rimento nell’orizzonte baconiano della vera induzione. 16. A chi erano indirizzate e qual era il contenuto delle
Puoi aiutarti facendo riferimento alla metafora degli Lettere copernicane? (max 5 righe)
“uomini di notte” [ Esperienza ed esperimento, p. 81]
(max 10 righe): 17. Riassumi le tappe più importanti della vicenda “giudi-
ziaria” del filosofo pisano ripercorrendo la seguente
9. Completa lo schema sottostante e riassumi la differen- sequenza cronologica: 1611  1615-1616  1623  1632-
za fra i tre tipi di scienza (max 15 righe). 1633 (max 10 righe).
Scienza Scienza Scienza 18. Dopo aver chiarito in cosa risieda l’eccezionalità delle
degli empirici baconiana dei razionalisti scoperte astronomiche di Galileo esplicita quali elementi
(Nuova
del sistema aristotelico-tolemaico esse mettono in crisi
filosofia naturale)
(max 10 righe).
  
Procede attraverso Procede attraverso Procede attraverso
19. In che cosa consiste la novità dell’approccio galileia-
............................. ............................ ............................
no all’osservazione della Luna? (max 5 righe)
............................. ............................ ............................
   20.Attraverso quali studi Galileo perviene alla definizio-
opera come opera come opera come ne di una nuova modalità di osservazione della natura? E
............................. .............................. ............................
questa su quale principio si fonda? (max 5 righe)
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102 parte I L’alba della modernità


ESERCIZI
21. Aiutandoti con lo schema seguente, elabora un testo 25. Perché, come Galileo afferma nella Lettera a Benedetto
sul metodo sperimentale di Galileo (max 15 righe). Castelli, nelle dispute naturali la Sacra Scrittura «dovrebbe
METODO SPERIMENTALE  Sensate esperienze  essere riservata nell’ultimo luogo»? Nella tua risposta
hanno per oggetto le AFFEZIONI spiega in che modo lo scienziato pisano risolve il contrasto
fra Scrittura e natura (max 10 righe).

Ipotesi 26.Nel 1615 il domenicano Caccini denuncia Galileo
 all’Inquisizione. Perché e come si conclude la vicenda?
Esperimento (max 5 righe)

Elaborazione nel linguaggio della matematica 27. Da quali ambienti provengono i primi attacchi a
 Galileo? E su quali obiezioni fanno leva? (max 5 righe)
Necessarie dimostrazioni
28.Quale problema Galileo solleva circa il rapporto fra
22.Qual è il più grande merito di Galileo nella storia del Sacre Scritture e interpretazione? (max 5 righe)
pensiero scientifico? Rispondi alla domanda chiarendo il
differente approccio di Galileo all’esperimento rispetto a 29.Quali elementi della cosmologia aristotelico-tolemai-
Bacon (max 10 righe). ca Salviati critica nel Dialogo sopra i due massimi siste-
mi? (max 8 righe)
23. Perché per Galileo la scienza non elabora semplici
ipotesi sui fenomeni della natura? (max 8 righe) 30.Con quale accusa è stato istruito il processo romano
del 1633 contro Galileo e come si è risolto? (max 5 righe)
24.Chiarisci la differenza fra qualità primarie e qualità
secondarie in Galileo e specifica quale delle due è ogget- 31. Qual è stato il maggiore contributo di Galileo alla fisi-
to della conoscenza scientifica (max 8 righe). ca sperimentale? (max 3 righe)
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capitolo 6
La tarda Scolastica
europea: metafisica,
ontologia, teologia

vicendevole, ma anche come una linea di pas-


1 Tradizione filosofica saggio, di trasfusione e di contaminazione da
e pensiero moderno un campo all’altro.
Come succede spesso nella storia del pensie-
Quando si parla del pensiero “moderno” si ro, le novità più radicali e significative nascono
intende abitualmente un momento di radicale all’interno di una lunga tradizione e costituisco-
rottura con la tradizione filosofica, e in partico- no una nuova formulazione di elementi antichi,
lare con la Scolastica sviluppatasi nelle i quali acquistano una fisionomia e un ruolo
Università, nei collegi e nei centri di studio e di diversi grazie alla mutata prospettiva in cui
formazione della Chiesa cattolica (e successiva- sono considerati. E così in molti casi i concetti
mente anche delle Chiese protestanti). Ma se si e i termini “moderni” sono i termini e i concet-
guarda con maggiore attenzione agli ultimi ti “scolastici” al cui interno è avvenuto un cam-
decenni del XVI e i primi del XVII secolo, non biamento o addirittura una totale inversione di
si potrà fare a meno di notare come la storia del significato e di uso. N ozioni come quelle di
pensiero e della cultura sia molto più compatta “essere” e di “verità”, di “concetto” e di “idea”,
di quanto si possa credere sulla base delle con- di “natura” e di “anima”, di “realtà” e di
suete divisioni di campo. Queste divisioni ci “causa”, di “individuo” e di “Dio” costituiscono
sono, innegabilmente, ed esercitano tutto il loro perciò altrettanti momenti di continuità e insie-
peso: ne abbiamo già descritte almeno tre, vale me di rottura della tradizione [ 1.1]; e la novità
a dire quella tra pensiero umanistico e tradizio- consiste il più delle volte nella sottolineatura o
ne aristotelico-scolastica [ 1], quella tra teolo- nell’assolutizzazione di singoli elementi o
gia riformata e istituzione cattolica [ 2], quel- aspetti che facevano parte di un insieme diver-
la tra rivoluzione copernicana e astronomia so o di una diversa prospettiva.
antica [ 4, 5]. Tuttavia, la linea che separa di Al tempo stesso, si deve osservare anche un
volta in volta i campi contrapposti non va vista altro fenomeno, e cioè che quando in un conte-
solo come un’alternativa secca o un’esclusione sto da lungo tempo consolidato si producono
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104 parte I L’alba della modernità

delle fratture ed emergono nuovi problemi o dere il motivo per cui il pensiero scolastico, pur
soluzioni alternative, proprio allora anche le essendo predominante in gran parte delle istitu-
forme tradizionali del sapere devono ripensarsi e zioni formative dell’epoca, perda progressiva-
mettersi alla prova: o si è capaci, infatti, di affer- mente la sua forza propulsiva: esso infatti, oltre
mare nel tempo la verità permanente di un’idea e che essere contestato dall’esterno, è stato
l’efficacia attuale di una dottrina, oppure esse soprattutto minato dal suo stesso interno.
sono destinate a soccombere sotto il peso del loro Considerata come sistema dottrinale, la tarda
passato come qualcosa di dogmatico. Scolastica continuerà ancora per molto tempo
Come esempio significativo del rapporto nell’ambito della formazione teologico-ecclesia-
incrociato tra pensiero rinascimentale e moder- stica (almeno sino all’Ottocento); ma, al tempo
no da un lato, e filosofia scolastica dall’altro, si stesso, alcune delle sue concezioni di fondo, e
può pensare al ruolo assegnato al pensiero di soprattutto buona parte della sua terminologia,
Aristotele come canone per la ricerca e per l’in- andranno ritrovate proprio all’interno della filo-
segnamento della filosofia. N el Rinascimento sofia moderna, quella che – almeno nelle inten-
tale funzione-guida era stata messa radicalmen- zioni – starebbe nel campo avversario rispetto
te in discussione dalla massiccia ripresa del pla- alla Scolastica, e per di più in ambito protestan-
tonismo, mentre in ambito scientifico, se essa te. I nuovi pensatori europei (da Descartes a
resisteva nelle Facoltà laiche delle Arti [ 1.7], Spinoza a Leibniz) hanno spesso studiato nelle
era stata abbandonata dalla nuova astronomia scuole dominate dalla filosofia scolastica o
[ 4.3-5]. Dove invece il tradizionale canone hanno imparato la filosofia sui suoi testi e
aristotelico rimaneva ben saldo era l’ambito teo- manuali, e quindi in qualche modo le sono tutti
logico (specie cattolico), nel quale la Metafisica debitori, anche i più critici – o forse proprio essi
di Aristotele continuava ad essere considerata la – sino a quella che non a caso si chiamerà la
migliore introduzione possibile alla teologia “scuola” metafisica razionalista del XVIII seco-
rivelata. Eppure, paradossalmente, è proprio fra lo, con Wolff e Baumgarten [ 20.2].
i teologi – specie quelli gesuiti, particolarmente
impegnati nel rivalutare il nesso tra la ragione
naturale e la grazia soprannaturale dopo la
Riforma luterana – che la metafisica aristotelica 2 La rinascita del pensiero scolastico
viene riformulata in maniera sostanzialmente
autonoma rispetto alla rivelazione, e di lì passe- e il Gaetano
rà direttamente nei sistemi filosofici moderni
come quello di Descartes e dei cartesiani [ 8]. L’affermazione più diffusa e più originale della
Un altro esempio del profondo ripensamento tarda Scolastica ebbe il suo epicentro nella
cui il pensiero scolastico fu costretto dalle muta- Penisola iberica, ma i suoi prodromi furono ita-
te condizioni dell’epoca riguarda la tradizionale liani. Tale rinascita riguardò in primo luogo le
dottrina del diritto naturale e del diritto positi- dottrine teologiche, le quali però erano stretta-
vo (il primo stabilito direttamente da Dio, il mente legate a tutta una serie di dottrine filoso-
secondo promulgato dagli uomini nelle società fiche, sia perché nella ratio studiorum – ossia
storiche), che viene riformulata a seguito delle nell’organizzazione degli studi per la carriera
nuove problematiche giuridico-politiche nate ecclesiastica – lo studio della filosofia precede-
dalla colonizzazione spagnola del N uovo va come introduzione quello della teologia, sia
Mondo, lasciando la sua impronta diretta o indi- perché la stessa teologia rivelata utilizzava prin-
retta nel pensiero politico moderno [ 7.2]. cìpi e concetti filosofici per illustrare i suoi
Il pensiero rinascimentale e moderno non oggetti.
può dunque essere inteso