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AL (11-Mty f:
SANT'AMBROGIO

Opere esegetiche VI
ELIA E IL DIGIUNO
NABOTH
TOBIA

introduzione, traduzione, note e indici 1


Il
di
Franco Gori

Roma
Milano
Bibliotêca•·"'Amotôsiana Città Nuova ~dittic.i(;~; 1 · _.
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· · ~·· .• \ '\ J 1985


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TOBIA, 1, 1-3 199
198 DE TOBIA, 1, 1-3

2
1. l. Dopo aver l~-1 to. il libro profeti~o 1 intitolato _Tobia ,
1. I. Lecto prophetico libro, qui inscribitur Tobis, quam . h se Ja Scrittura c1 ha msegnato compmtamente le v1rtu del
plene nobis uirtutes sancti prophetae scriptura insinuauerit anctoe profeta, tuttavia penso di <lover presentare a voi in un
men conpendiario mihi sermone de eius meritis recensendi~ at sanrnone riassuntivo un'ordinata esposizione dei suoi meriti e
operibus a put uos utendum _ar?itror, ut ea quae scriptura historie: de~le sue 0 pere, in modo tale che ciè> che la Scrittura ha piu
more digessit latius nos stnctms conprehendamus uirtutum eius :tesamente narrato secondo il genere storico, noi Jo trattiamo
genera uelut quodam breuiario colligentes. ~n modo piu conciso, raccogliendo corne in un sommario Je sue
4
virtu secondo la Joro specie -
2. Fu un uomo giusto misericordioso ospitale; e, dotato di
2. Fuit uir iustus misericors hospitalisa: et hoc uirtutum tale insieme di virtu, pati le sofferenze della prigionia, che soppor-
choro praeditus subiit aerumnam captiuitatis, quam ferebat humi- tava umilmente e pazientemente, dolendosi piu per l'oltraggio
liter atque patienter, communem magis iniuriam quam priuatam subito in comune che per quello personale, né si lagnava per il
dolens nec sibi uirtutum suffragia nihil profuisse deplorans, sed fatto che le virtu non gli erano di alcun aiuto, ritenendo invece
magis eam sibi contumeliam minorem peccatorum suorum pretia che quell'umiliazione inflittagli fosse una pena inferiore a quella
inlatam arbitratus b_ meritata per i suoi peccati. 5
3. Incorse in un editto che vietava ai prigionieri di dare
3. Edictum meruit, ne quis ex filiis captiuitatis mortuum sepoltura ad un morto; ma egli non era trattenuto da quel divieto,
sepulturae daret c; at ille interdicto non reuocabatur magis quam anzi era stimolato, perché non sembrasse che egli venisse meno
incitabatur, ne deserere officium pietatis mortis metu uideretur;

_1.' Oui propheticus non ha valore tecnico, quasi che Ambrogio intenda inserire
Tobia fra i libri profetici - del resto poco piu oltre si dice che appartiene al
rirre storico - . Piu,ttosto il libro è yrofetico corne !1 _suo prot1;1?~nista è prophet~
·. mfra, 2, 6), perche trasmette un msegnamento d1vmo. Perc10 m prophetzcus si
vedere l'affermazione che Tobia è libro ispirato e va considerato a pieno
tllto parte della Sacra Scrittura. È da ricordare infatti che Tobia è un deuteroca-
chnico e controversa era nel IV secolo la sua accettazione nel canone: Girolamo
neft p1t!e l'ha tradotto in latino propendeva per l'esclusione (cf. il prologo a Tobia
a rif _ulgata) . Dunque la testimonianza di Ambrogio è importante, perché, oltre
nellaeli[ir un s~o personale giudizio, attesta anche che questo libro era in uso
T gia milanese (/ecto prophetico libro).
mo la 2 ?viamo_ !obis anche in 2, 7 e 24, 93, mentre in tutti gli altri luoghi incontria-

, S~r;a i:i1_u cons~et~ Tobia~. . .


p. 1 _ igmficato d1 dzgerere m Ambrogio cf. PIZZOLATO, La dottrzna esegetlca ... ,
37
•i:·
second~n~fnzwne . di Am~rogi? è du_nque di off:ire ~n com_pendi_o schematico,
dei suoi . m~Jod~ «retonco-d1dascahco», non dei fatt1 narratl nel hbro sacro, ~a
a dispostgm eau morali attualizzabili, in modo che l'uditore (o il lettore) abb1a
(PrzzouTzio1e «una ~pecie di breviario morale, sui modello dei manuali scolastici»
mantenu~ a dot~nna esegetica ... , p. 287). In realtà questa premessa non sar~
faenerator ' perche nel trattato si parla quasi esclusivamente del faenus e dei
L•Cf. Tob 1, 2 et 16s. , es .
b Cf. Tob 3, 3-6. 7, 6). ex fil us
.. captiuitatis: espressione tratta dal linguaggio biblico (cf. Esd 2, 1; Neh
c Cf. Tob 1, 17 ss.
200 TOBIA, 1, 3 - 2, 6 201
DE TOBIA, 1, 3 - 2, 6

erat enim misericordiae pretium poena mortis. Ta!is flag't" d e della pi~tà p~r paura della morte; infatti la pena per
. tan d em .per am1cum
h ensus reus mx . . direpto Pat
potmt I Il ep
. re. dover d' rnisencord1a era la morte. Essendo stato sorpreso
egenus exul restitui suis. runonio a1el J' tto 1delitto, a stento m • fi ne per 1•·mtervento di un amico
0 d1 ta1e restituito a1· suo1,
reo
q · spog1·iato de1· bem,· esule in miseria.
4. Iterum in his uersabatur officiis, si quid aliment' f pote, essere
Di nuovo s1. d e d'1cava. a ques t'1 ~~mp1t1 .. e, se aveva del
peregrinum cum quo cibum sumeret quaerens d_ Itaque c I oret, 4. va qualche pellegnno per d1V1derlo con lui. E cosi
s1:1.s a ~epul_t1:1rae reuertisset munere, adp_o~!tis sibi edend~~,e~- cibo, cercarnava stanco d a li' u ffi c10
· d 1· sepo1tura, d opo aver prepa-'
d_us m1sso ~h? q_uaereba_t consor!em c?n~~uu. Dum conuiua adces;- qoando d' tohe nutrirs1,. man dava 1·1 fi g1·10 a cercare qualcuno che
1 C con lui. M ~tre s1. ~er~ava 1
rat 0 ·asse ·1 comme~sale,. se gli si
otizia di rest17 msepoltI çh un corpo, lasc1ava 11 convito
s1tur, nunt1at1s msepulti corpons rehquus conuiuium deser b ·
nec putab at pmm, · ·
ut 1pse c1'b um sumeret, cum in publico core at Jllangt
iaceret exanimum. Pus portava_~neva che si conciliasse con la pietà che egli prendesse
e_ non n ntre un corpo esanime giaceva in un luogo pubblico.
5. Hoc illi cotidianum opus, et magnum quidem; nain s· cibo S.rneQuesto era 1·1_suo 1avoro quo~1.d.1an_o, e c~rta_ment_e era un
uiuentes operire nudos !ex praecipit e, quanto magis debemu; nde Javoro; infatt1,_ ~e la le~ge ordm~ d1. copn~e 1 n~d1 mentre
operire defunctos! Si uiantes ad longinquiora deducere solemus r g~~o invita, quan~o plll d_o_bbtam? copnre 1 mort1! Se s1~,mo soliti
quanto magis in illam aeternam domum profectos, unde iam no~ 5 rnpagnare i viandant! m un viagg10 lungo, quanta pm dobbia-
reuertantur? Ego inquit lob super omnem infirinum fleui s. Quis accoaccompagnare co Ioro c h e sono part1t1 . . per que II a eterna d'1mo-
infirmior defuncto, de quo dicit scriptura alibi supra niortuum rnoda cui non faranno piu ritorno? /o - dice Giobbe - ho pianto
plora h? Ecclesiastes autem ait: Cor sapientium in domo luctus, cor :: agni infermo. Chi piu infermo di un morto, di cui la Scrittura
autem stultorum in domo epularum i. Nihil hoc officia praestantius, altrove dice: Piangi sui morto? E l'Ecclesiaste dice: Il cuore dei
ei conferre qui tibi iam non possit reddere, uindicare a uolatilibus, sapienti nella casa del dolore, il cuore degli stolti invece nella casa
uindicare a bestiis consortem naturae. Ferae banc humanitatem del festino. Nessun compito è piu nobile di questo, donare a chi
defunctis corporibus detulisse produntur: homines denegabunt? non puô piu restituirti, sottrarre agli uccelli e alle belve il nostro
simile. Si dice che le belve sono solite riservare tale rispetto per
i corpi dei morti: gli uomini lo rifiuteranno?
2. 6. Tarn sancto fessus officio propheta dum requiescit in 2. 6. Mentre il profeta, stanco per un cosi santo I
servizio,
cubiculo suo, cadenti de passerum nido albugine caecitatem inci- riposava ne! suo giaciglio, fu accecato da ·escrementi caduti da
dit a. Nec conquestus ingemuit nec dixit: « Haec mercés labarum un nido di passe ri. Non si lamento né disse: « È questa la ri com-
meorum?». Fraudari se magis doluit obsequi0rum quam oculo- pensa per le mie fatiche? ». Fu piu addolorato per essere stato
rum munere nec caecitatem poenam, sed inpedimentum putabat. impedito di svolgere il suo servizio funebre 2 che per essere stato
Et cum uictum mercede leuaret coniugis, ne quid furtiuum do- pnvato della vista, né riteneva che la cecità fosse un'afflizione,
mum suam intraret cauebat h. Vxor haedum pro mercede accepe- ma u_n impedimento. E procurandosi il sostentamento con i gua-
rat; at ille plus hone'stati quam pietati consulens cui suam debeb~t dagm della moglie, badava che nulla entrasse di nascosto nella
alimoniam fidem non deferebat. Pecuniam conmendauerat prox1- sua ca~a. Sua moglie aveva ricevuto corne compensa un capretto,
mo suo, quam toto uitae suae spatio in tanta indigen_tia_ non m~_egh, badando piu all'onore 3 che all'affetto per coloro ai quali
poposcit. Vix ubi se fessum uidit et depositum senectute, msmua- elg I doveva provvedere l'alimento non mise da parte la fedeltà
ap su O propos1to.. '
Aveva dato in prestito del denaro ad un suo
;~nt~ 4 _e per tutto il tempo della sua vita, sebbene fo~se_ in
1 a mdigenza, non glielo richiese. A stento, quando s1 vide
,>
1,

2·1 Ouesta è .J' unra

d Cf. Tob 2, 1-8.


S 'obsequiu
te
· Ambrosii de~-
°.
· attestazione di albugo con questo significato: cf. ThlL, s. u.
senso d1 obsequiae, corne giustamente osserva L.M. zucJŒR,
e Cf. Mt 25, 36. 1on 1933, ad uÊ' A Commentary,. with an Introduction and Translation, Washing-
f Cf. Mt 5, 41. n 1 lntendo10{ ; c · anche BLAISE, Dictionnaire ... , s. u.
.~/t f endo fede al!'" ne5 fas corne «onore»: Tobia difendeva la sua onorabilità mante-
g lob 30, 25 . osse chiara impegno preso, di non accettare donativi la cui provenienza non
.::j~ h Eccli 22, 11 (10).
;~ i Eccle 7, 4 (5). 'Oui . .
non e. specificat
Proximus s?m • 'fi ca parente. Il personaggio è Gabael: cf. Tob 4, 20, ove
2. • Cf. Tob 2, 9 et 10.
0 se osse un parente di Tobia, ma Io si puà dedurre da Tob. 6, 11.

i~-- . --:-. . . . ._ __
!Il" _ ....,.,
b Cf. Tob 2, 11-14.

. fi_ . .
ÎIIÎ. . . aa,4'!11"9_•.. îif i),>E
!-:-~ f; :7~
r!r i ; ~ - TOBIA, 2, 6-8
g11;1 202 DE TOBIA, 2, 6-8 203
'
.: .:,:
iEfa ·liïato dalla vecchiaia 5, ne diede notizia al figlio, non
E i
@ uit filio non tam cupiens conmendatum reposcere quam soUici , aJlco e deh,b 1 fosse d es1·d eroso d.1 ne. h.1e d ere 1·1 prestito, quanta
ne fraudaret heredem. . tus t
stailto perc er
e non defrau.d are l'. ere d e 6:
~r
[If piutto 510 iché dunque ~1e_de m pres~1to denaro e_ non ~o diede
7. Quod igitur conmendauit pecuniam et non faene .
~ !i
i~ iusti seruamt· o ffi cmm;
· · faenus, quo quaererauit •
ma l um es t emm . 7. :sse, egli osserv? il_ d?ve~e d,1 un uomo ~1~sto; mfatti è
~! usurae. Sed i:ion illud faenus f!lal~~• ?e
quo scriptum est:Fae~!:
proximo tuo zn tempore necessztatzs illius c. Nam et Dauid ait: IUst
ad mte~o uel prestito _di cm si_ es1ge l ~~ura. N<:m e mvece malva-
JllaJvag\ q estito di cm sta scntto: Da zn prestlto al tua prossimo
~1 gio que Pfi è nella necessità. Infatti anche Davide dice: Il giusto
miseretur et commodat d _ Aliud illud faenus est iure exsecrabirs quari_do_ eg dà in prestito 7 • Quell'altro prestito è giustamente con-
dare in usuram pecuniam, quod lex prohibet e_ Sed Tobis hoe,
f-i
.J
refugiebat, qui monebat filium, ne praeceptum domini praeterire~
ha pie~/ il prestito di denaro ad usura, che è proibito dalla
.f~ ut ex substantia sua elemosynam faceret, non pecuniam faenera'. danna 8 1 Ma Tobia rifuggiva da questo comportamento, lui che
:i ret, non auerteret faciem suam ab ullo paupere r. Haec qui monet Legge ··va il figlio a non trascurare il precetto del Signore, di
I' Jemosina con le propne
arnrnoni · nec
· h ezze, d.1 non d are m · prestito
.., condemnat usuras faenoris, ex quo multi quaestum fecerunt et
multis commodare pecuniam negotiatio fuit. Et quidem eam pr • ~ard :ro ad interesse, di non distogliere lo sguardo da alcun
~j
IF! hibuere sancti. ilov!~o 9_ Chi raccomand~ 9-ueste cose cond'.'1nna l'usura ?el presti-
:~1 0
1fl p da cui moiti son soht1 trarre guadagm e per moiti prestare
i' ~
~rf tnaro è un affare. Pero le persone sante lo hanno proibito.
;~ 8. Quo grauius malum faenus est, eo laudabilior qui illud e 8. Quanto piu è cosa cattiva il prestito ad interesse tanto
!f1
r:., refugit. Da pecuniam, si habes: prosit alii quae tibi est otiosa. Da piu è Jodevole chi lo fugge. Da' il denaro, se ne hai: gioverà ad
quasi non recepturus, ut de lucro cedat, si reddita fuerit. .Qui non un altro, mentre per te è superfluo. Dallo corne chi non attende
:1 reddit pecuniam reddit gratiam. Si fraudaris pecunia, adquiris che gli sia restituito, affinché, se verrà reso, tu lo accolga corne
~,
If:
i[,
iustitiam; iustus est enim qui miseretur et cotnmodat g_ Si amittitur
pecunia, comparatur misericordia; scriptum est enim: Qui facit
misericordiam faenerat proximo h_
un guadagno. Chi non rende il denaro rende grazia 10 • Se sei
defraudato di denaro, acquisti giustizia: infatti è giusto chi ha
pietà e dà in prestito. Se si perde il denaro, si acquista la misericor-
tij
f'il; dia; sta scritto infatti: Chi è misericordioso dà in prestito al pavera.
~J
,,
;,
~f,
:;~
'depositum senectute: allusione a VIRGILIO, Aen. 12, 395, corne anche in exam.
5, 16, 55 (CSEL 32, 1, p. 181, 16); Cain et Ab. 2, 13, 12 (p. 389, 13); bon. mort. 8, 37
(p. 735, 7); lac. 2, 8, 36 (CSEL 32, 2, p. 53, 7).
lj 6
Ambrogio, corne difende la proprietà dei beni aviti (cf. Tob. 6, 23-25, infra;
529 ss.; .off. 2, 5; Nab. passim) , analogamente sostiene i giusti diritti degli eredi; a
P.ro~~sito ?ello stesso episodio biblico Ambrogio esprime le medesime considera-
~1
.,J ziom i~ eptSt. 19, 5 (PL 16, 1025 C) exemplo nobis sil Tobias, qui numquam exquisiuit
pecunzam quam dederat, nisi extremo uitae suae tempore: magis ne fraudaret heredem,
,, qua": ut depositam pecuniam cogeret ac recuperaret.
che /tker (I,'. 111, 25) corregge il rinvio di Schenkl a Sa! 105 (106), 5, sostenendo
J
'1
1
l'espr r~tta d1 una citazione di Sa! 36 (37) , 21. Non sono di questo avviso. Infatti
!t di Sa!ess1one ( )iu st us m1seretur
· ·
et commodat non cornsponde esattamente a 1 testo
36
64, p. 103 37 • ~1. che Ambrogio cita piû oltre al § 59 e in expl. ps. 36 46 (CSEL
t)
Salterio G2 IUSlus autem miseretur et tribuit, che è esattamente la lezione del
(37), 26 a 1 ican~. L~ presente citazione sembra corrispondere meglio a Sa! 36
0
ne! segue' corne giud1ca Schenkl, a Sa! 105 (106) , 5 il cui testo è riprodotto anche
, nte § 8. '
;: Schenkl r·~nv1a
ra. îuttav· · a Deut 23, 19 (20), dove si trova un'esplicita condanna d e li' usu-
':U
hon,. in ia 1 Ambrogio è debitore, corne annota lo stesso Schenkl, di BASILIO,
Deut 23,%(
'Dun
ci)P<? 29, 265 A (6 v6µo ç Ôt.CLpp'T}0lJV a.1tayopEvE~). il quale oltre che
2 cita anche Ez 22 12· Ger 9 6· Sa! 54 (SS) 12 ed anche Mt 5, 42.
l' elemosinque no_n solo si esprime ' la' condanna
· ' ' ma si esorta a fare
dell'usura,
_;
t c Eccli 29, 2.
- è espre~s~o~ Il denaro superfluo. Un concetto simile - corne annota Zucker
A 10 Qui grat' a FILO~, human. 2, 82 (= uirt. 82).
,,?; d Ps 36 (37), 26; 111 (112), 5.
e Cf. Deut 23, 19.
non
"1brosii de..,. iba_ none la «gratitudine» corne intendono Zucker e M. GJACCHERO,
f Cf. Tob 4, 7-10. p solo per,oh,ra · S aggw · mtroduttivo,
· '
traduzione con testo a fronte, Genova 1965 ,
g Cf. Ps Il 1 (112), 5. he~ché il con~ e Per tale significato ci saremmo aspettati il plurale, ma anche
h Eccli 29, 1. a et in ea (sc~ro richi_e de un senso piû pregnante: cf. epist. 19, 4 (PL 16, 1025 B)
· pecuma) non mediocrem gratiae usuram.
--
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