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Prof.

Foglieni

Giulio Cesare
Ascesa di Cesare e agonia della
Repubblica
Un popolare di
nobile discendenza
• Negli anni in cui Pompeo e Crasso dominano la
scena di Roma, avvia la propria ascesa politica
Gaio Giulio Cesare.
• Cesare, nato nel 100 ac, apparteneva alla più
antica aristocrazia della capitale: la sua famiglia
d’origine discendeva dalla gens Iulia: si vantava
infatti di discendere niente meno che da Enea, il
mitico progenitore dei romani, attraverso suo
figlio Iulio.
• Ma Cesare era anche nipote di Gaio Mario e
questo ne faceva quasi naturalmente un esponente
della parte popolare. Scelta che confermò
sposando la figlia del mariano Cinna nell’83 ac.
Una sfolgorante carriera

• Negli anni successivi, Cesare iniziò la sua


sfolgorante carriera politica. Le amicizie influenti
e le sue ascendenze aristocratiche lo facilitarono: fu
dapprima questore, poi edile, nel 62 a.c. raggiunse
l’ultimo gradino prima dell’ascesa al consolato: la
pretura. L’anno precedente aveva ottenuto
l’importante carica di pontefice massimo, chi lo
rendeva la suprema autorità religiosa di Roma.
• Nel frattempo, Cesare non aveva trascurato di
appoggiare i due grandi protagonisti del suo
tempo: Crasso e Pompeo.
• Al ritorno di Pompeo in Italia, dopo le guerre in
Oriente, ci fu una situazione di stallo da cui Cesare
pensò di trarre beneficio.
Il primo triumvirato 60 a.c.
NASCE IL PRIMO
Un accordo privato TRIUMVIRATO

Cesare, in cambio dell’appoggio dei Un patto personale, non ufficiale, ma che ebbe grandi ripercussioni sulla vita


politica romana.
due
Cesare, che ambiva al Il patto permise ai triumviri di diventare padroni di Roma, sottraendosi al
nelle elezioni al consolato. controllo delle istituzioni, in particolare nel Senato.
consolato, aveva capito che
un’alleanza con i due più PROMETTE
influenti personaggi di
Roma, più ricchi e più A CRASSO
potenti di lui, avrebbe potuto Che, una volta console,
garantirà vantaggi finanziari
aprirgli la strada verso il per i suoi colleghi cavalieri
governo.
• Rivolse per questo a Crasso e A POMPEO
Che, una volta console,
Pompeo una proposta
approverà una legge per la
originale: un patto segreto, distribuzione delle terre ai
con l’obiettivo di dividersi le suoi veterani.

cariche politiche e assumere


il controllo delle istituzioni. ACCETTANO
Un progetto per Roma
Cesare diventa console
• Grazie all’appoggio di Crasso e Pompeo, nel 59
a.C. Cesare fu effettivamente eletto console. Il
suo primo atto è quello di rispettare le
condizioni del patto con gli altri triumviri.
• Per sé stesso, Cesare riservò, alla fine dell’anno
di consolato, nel 58 a.C. il proconsolato della
Gallia Cisalpina, dell’Illirico e della Gallia
Narbonense per una durata di cinque anni.
• Il provvedimento stabiliva anche che Cesare
avesse al proprio comando quattro legioni:
all’incirca 20.000 uomini, e che potesse disporre
di fondi del tesoro pubblico senza passare dal
controllo del Senato
Una scelta insolita
La conquista della Gallia come trampolino per il potere

Gallia Cisalpina, Illirico e Gallia Narbonense per una durata di


cinque anni.

Si trattava di territori depressi e politicamente In caso di vittoria, Cesare contava di ottenere:


insignificanti, la decisione di Cesare sembrò a
• un beneficio d’immagine, perché il suo
molti incomprensibile. prestigio militare sarebbe salito alle stelle,
eguagliando quello di Pompeo.
• la possibilità di costruire un rapporto stretto
con le proprie truppe e di disporre, alla fine
La scelta, apparentemente insolita, nascondeva della guerra, di un esercito fedele e devoto.

un progetto lucidissimo

L’idea di Cesare è quella di lanciare un’operazione in grande stile alla


conquista dei territori della Gallia centrale e settentrionale: un’area
enorme, ma poco popolata e militarmente debole.
La campagna in Gallia : atto primo.
La Gallia era un territorio immenso, i Romani ne controllavano
solo la fascia costiera mediterranea.

Sulla carta la conquista della Gallia si presentava come un


compito non troppo impegnativo

I galli, omogenei dal punto di vista linguistico e culturale, sul piano


politico apparivano divisi da profonde rivalità interne.

1. lo sterminio degli elvezi

Gli elvezi, stanziati nell’attuale Svizzera, sotto la pressione di alcune tribù


germaniche avevano stabilito di trasferire le loro sedi più a ovest, ma per farlo Il genocidio degli elvezi produsse una serie di reazioni a catena.
dovevano transitare attraverso la provincia romana.
Cesare ne approfittò per la sua avanzata.
Cesare non si lasciò sfuggire l’occasione: negò loro il permesso di passare,
obbligandoli ad affrontare un percorso alternativo. 58 a.C. annientò il popolo germanico dei suebi sconfiggendoli a Vesonzio
(oggi Besançon).
Quando poi gli elvezi stavano attraversando il territorio degli edui, antichi 57 a.C., con la sconfitta dei belgi e di altre tribù del nord, l’esercito
alleati di Roma, Cesare li aggredì con il pretesto di difendere gli edui stessi. cesariano si affacciò invece sul canale della Manica:
Nel corso di una sola battaglia, combattuta nell’estate del 58 a.C. a Bibracte
(nell’attuale Borgogna), gli elvezi vennero praticamente sterminati. Dopo soli due anni di guerra, la conquista dell’intera Gallia
sembrava ormai a portata di mano.
Conseguenze delle vittorie in
Gallia sulla politica romana
A Roma

Gli strabilianti successi della conquista


gallica stavano alterando gli equilibri
politici in un senso sfavorevole a
Cesare, che diveniva sempre più
pericoloso agli occhi dei rivali e del
senato.

Gli accordi di Lucca 56 a.C.


Gli accordi fra i triumviri furono aggiornati:

Pompeo e Crasso si sarebbero candidati al consolato per l’anno successivo e


avrebbero votato una legge che prorogava di altri cinque anni il mandato di
Cesare in Gallia.
Nel 54 a.C. Pompeo si sarebbe recato a governare la Spagna.
Crasso avrebbe ottenuto il proconsolato in Oriente, dove voleva intraprendere
una campagna contro i parti, oltre il confine dell’impero.

Negli anni successivi tali accordi vennero realizzati, a dimostrazione del


controllo che i triumviri esercitavano sulla vita politica romana.
La campagna in Gallia continua...
Cesare in Britannia e oltre il Reno La sottomissione dei galli

Tornato in Gallia, nel 55 a.C. Cesare effettuò un primo sbarco La sottomissione della Gallia si rivelò meno facile del previsto.
esplorativo in Britannia, nel 54 a.C. una seconda incursione portò Nell’inverno del 53-52 a.C. una grande coalizione di popoli gallici diede vita a una
le truppe romane sino al Tamigi. sollevazione antiromana: diverse tribù si unirono, guidate da un solo generale,
Dopo aver fatto costruire un ponte di barche, attraversò il Vercingetorìge, capo degli arverni, in grado di tenere testa a Cesare.
Reno, penetrando per alcune miglia in territorio germanico.
La battaglia decisiva si svolse nel settembre del 52 a.C. intorno al centro fortificato di
Alesia (nei pressi dell’attuale Digione), dove Vercingetorìge si era asserragliato ed era
Due operazioni poco significative sul piano militare, ma stato raggiunto da altre forze galliche, che a loro volta circondarono l’esercito romano
suscitarono a Roma grande impressione, portando alle stelle la assediante.
fama di Cesare.
Fu la più difficile, ma anche la più risolutiva fra le vittorie di Cesare, che nonostante
la posizione sfavorevole riuscì ad avere ragione di un nemico molto più numeroso.

Vercingetorìge fu inviato a Roma e tenuto in carcere per ben sei anni, in attesa di
sfilare durante il trionfo di Cesare, quindi venne decapitato.

Gli anni 51-50 a.C. furono dedicati a spegnere gli ultimi focolai di rivolta. L’intera
campagna era costata alla Gallia un milione di morti e altrettanti furono i galli ridotti in
schiavitù: un genocidio di proporzioni inaudite, persino in una cultura abituata alla
guerra come quella romana.
Verso la guerra civile
Tensioni tra Cesare e Pompeo

Negli anni della conquista della Gallia, molte cose erano cambiate a Roma.
Il grande prestigio accumulato da Cesare e la forza che gli derivava dal controllo di un
esercito vasto e a lui legatissimo preoccupavano l’Aristocrazia, che si sentiva minacciata
da quella concentrazione di potere nelle mani di una sola persona; cercò quindi
protezione in un’altra figura dotata di un’influenza e di risorse paragonabili a quelle di
Cesare: Pompeo.

Anche Pompeo intravedeva l’avvicinarsi della resa dei conti con il suo alleato nel
triumvirato: lo capiamo dal fatto che al termine del triumvirato, ricoperto nel 55 a.C.,
Pompeo si guardò bene dal recarsi in Spagna, nel timore che la situazione precipitasse e si
rendesse necessario un suo immediato intervento

Pompeo console unico

Intanto la campagna contro i parti dell’altro triumviro, Crasso, si risolse in un fallimento: nella
battaglia di Carre, combattuta nel 53 a.C., l’esercito romano subì una disastrosa sconfitta:
Crasso cadde prigioniero e fu ucciso.

Nei fatti, questo significava la fine del triumvirato.


Pompeo venne nominato “console senza collega”: una formula elegante per evitare di
usare il termine “dittatore”, che suscitava il ricordo odioso di Silla.
La rottura tra Cesare e Pompeo

Nel 49 a.C. scadeva il secondo quinquennio di governo provinciale in Gallia :


Cesare voleva presentare la sua candidatura al consolato, a Roma, per l’anno
seguente.

I suoi avversari chiesero che si presentasse a Roma come privato cittadino,


sciogliendo l’esercito e rinunciando alla protezione che gli derivava dal suo
incarico. Anche Pompeo appoggiò la richiesta.
Era evidente, il fine politico della richiesta:
senza i suoi soldati e senza i poteri assicuratigli dalla carica di proconsole, Cesare
poteva facilmente essere arrestato, processato e reso inoffensivo.

Egli si mostrò comunque conciliante: dal suo quartiere invernale nei pressi di
Ravenna si dichiarò disposto a sciogliere il suo esercito, a patto che lo stesso
facesse Pompeo.
Scoppia la guerra civile
Cesare aspettò le decisioni del senato nei pressi di Rimini, sul Rubicone, il fiume che segnava il
confine settentrionale tra la Gallia Cisalpina e il territorio di Roma e che non poteva essere
oltrepassato dai generali romani senza prima sciogliere il proprio esercito.

Lì i tribuni della plebe lo raggiunsero per informarlo che la sua richiesta era stata respinta.
Contro Cesare venne persino varato un provvedimento che concedeva pieni poteri ai consoli per
agire in difesa della repubblica, il che equivaleva a dichiarare Cesare stesso un nemico dello
stato.

Cesare si decise allora per un atto di forza: pronunciando secondo la tradizione la frase
Alea iacta est (“Il dado è tratto”), passò il fiume ed entrò con l’esercito in Italia. Era il
gennaio del 49 a.C. e iniziava con quel gesto una nuova guerra civile.

Questa scelta colse di sorpresa Pompeo e gli ottimati che, mentre i cesariani dilagavano nella
penisola, preferirono lasciare l’Italia e trasferirsi in Grecia, costituendo una sorta di governo in
esilio.

La scelta di abbandonare l’Italia era politicamente rischiosa e ben presto si ritorse contro:
Roma restava il centro del potere legittimo, e la fuga degli avversari diede a Cesare l’opportunità
di rientrare per breve tempo in città, radunare ciò che era rimasto del senato e farsi nominare
console per l’anno 48 a.C., regolarizzando in tal modo la propria posizione.

A quel punto era lui il legittimo detentore dell’autorità, mentre i suoi avversari erano dei
ribelli privi di qualsiasi riconoscimento formale.
La vittoria di Cesare e la morte di Pompeo

Nei mesi successivi Cesare si mosse con grande rapidità.

Dopo una fulminea campagna, che nello stesso anno 49 a.C. annientò le truppe fedeli a Pompeo
presenti in Spagna, e un brevissimo soggiorno a Roma, nei primi mesi del 48 a.C. egli aveva a sua volta già
raggiunto la Grecia.

A Farsàlo, una località della Tessaglia si svolse lo scontro decisivo. Pompeo fu sconfitto, fuggì dal
campo di battaglia con un pugno di fedelissimi e si imbarcò alla volta dell’Egitto.

In Egitto, Pompeo sperava di ricevere ospitalità dal re Tolomeo XIII, ma quest’ultimo lo fece
assassinare, contando di ottenere la benevolenza di Cesare. Così, quando poco Cesare giunse ad
Alessandria, capitale dell’Egitto, Pompeo era già morto.

Qui Cesare venne coinvolto nella contesa che opponeva i due sovrani del paese, lo stesso Tolomeo e
sua sorella, la regina Cleopatra, che il padre Tolomeo XII aveva destinato congiuntamente alla
successione ma che erano presto entrati in conflitto.
Cesare prese le parti di Cleopatra , ma nel precipitare degli eventi rimase assediato per nove lunghi
mesi, fino all’estate del 47 a.C., nell’immensa reggia di Alessandria.
Alla fine prevalse la fazione legata a Cleopatra, nel frattempo divenuta amante del generale romano:
dalla relazione nacque anche un figlio, detto Cesarione.
Al momento di lasciare l’Egitto, Cesare impose sul trono la donna, non senza avere stanziato nel
paese consistenti truppe di occupazione che dovevano evitare il ripetersi di nuovi disordini mentre lui si
apprestava a proseguire la sua campagna contro i pompeiani.
Il lungo strascico

La guerra civile non terminò con la battaglia di Farsàlo né con la


morte di Pompeo: le forze superstiti rimaste fedeli a Pompeo, infatti,
impegnarono Cesare ancora per anni ai quattro angoli del
Mediterraneo.

Erano truppe guidate dai figli del grande generale scomparso o da altri
oligarchi anticesariani.
Cesare intervenne così in Asia Minore, stroncando nel 47 a.C. presso
Zela, nell’odierna Turchia orientale, , figlio di Mitridate. A Tapso,
nell’attuale Tunisia, sconfisse nel 46 a.C. le truppe guidate dall’antico
avversario Catone (che per non cadere nelle sue mani si uccise a Utica, da
cui il soprannome “Uticense”).
Si diresse poi in Spagna, dove nella primavera del 45 a.C., a Munda
(presso l’attuale Cordova), si combatté la battaglia decisiva, la più difficile
tra le vittorie di Cesare nella guerra civile.
Il breve governo
di Cesare
Quella di attribuire la cittadinanza agli abitanti dei
territori conquistati divenne una pratica regolare.
La congiura
Il giorno delle Idi di marzo (il 15 marzo secondo il calendario romano) del 44
a.C., appena giunto in senato, Cesare fu circondato da un gruppo di
congiurati guidati da Mario Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, due ex
pompeiani graziati dal dittatore, e fu ucciso con 23 pugnalate.

I congiurati agivano evidentemente a nome e per conto di quella parte della


vecchia classe dirigente che non aveva mai accettato il regime di Cesare.

Dopo l’uccisione di Cesare fu ben presto chiaro che la sua morte aveva
posto le premesse per una nuova, violentissima guerra civile.