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GRUPPO 2

ARGOMENTI:

- L'elettricità
- Magnetismo e Macchine elettriche
- Elementi di Elettronica

BIBLIOGRAFIA

- G. Arduino - Tecno Media Smart - Settori produttivi - Lattes


- Il nuovo concorso a cattedra - Tecnologia nella scuola secondaria di primo grado - Manuale
per la preparazione alle prove scritte e orali - Classe di concorso A060 - Edises

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Sommario
1. L’elettricità................................................................................................................................................... 4
1.1 Le caratteristiche dell’energia elettrica ............................................................................................... 4
1.2 L’elettricità............................................................................................................................................. 4
Materiali conduttori e materiali isolanti .................................................................................................... 5
1.3 Tensione e corrente elettrica................................................................................................................. 6
1.4 Le leggi fondamentali dell’elettrotecnica............................................................................................. 7
La legge di Ohm ........................................................................................................................................ 7
Potenza ed energia; effetto Joule ............................................................................................................... 8
Struttura di un circuito elettrico ................................................................................................................. 8
1.5 Collegamento in parallelo e in serie ..................................................................................................... 9
Collegamento in Serie ............................................................................................................................... 9
Collegamento in Parallelo ......................................................................................................................... 9
1.6 Pile e accumulatori ................................................................................................................................ 9
Pile a secco .............................................................................................................................................. 10
Elettrochimica.......................................................................................................................................... 11
2. Magnetismo e macchine elettriche ........................................................................................................... 12
2.1 Le proprietà delle calamite ................................................................................................................. 12
2.2 Elettrocalamite e induzione elettromagnetica ................................................................................... 13
Elettrocalamita......................................................................................................................................... 13
Induzione elettromagnetica...................................................................................................................... 13
2.3 Corrente alternata e il trasformatore ................................................................................................ 13
Trasformatore .......................................................................................................................................... 14
2.4 L’alternatore, la dinamo e i motori elettrici...................................................................................... 15
3. Elementi di Elettronica ............................................................................................................................. 17
3.1 Le applicazioni dell’elettronica .......................................................................................................... 17
3.2 I componenti elettronici ...................................................................................................................... 17
Resistori ................................................................................................................................................... 17
Trasduttore............................................................................................................................................... 17
Condensatori ............................................................................................................................................ 18
Induttori e Trasformatori ......................................................................................................................... 18
Diodi ........................................................................................................................................................ 18
Transistori ................................................................................................................................................ 19
Circuiti Integrati ...................................................................................................................................... 19
3.3 I Trasduttori......................................................................................................................................... 19
Da Non elettrico a Elettrico ..................................................................................................................... 19
Da Elettrico a Non elettrico ..................................................................................................................... 20

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1. L’elettricità
1.1 Le caratteristiche dell’energia elettrica
L’energia elettrica (definita energia secondaria) in quanto ottenuta dalla trasformazione di altre
forme di energia (chimica, idraulica, solare, nucleare...): ecco perché definiamo l’energia elettrica.
Le caratteristiche dell’energia elettrica:
 comoda da usare: basta premere un interruttore ed è subito disponibile;
 energia pulita che non produce polveri o residui nel luogo di consumo;
 può essere trasportata a grande distanza dal luogo di produzione;
 può essere facilmente ritrasformata in energia meccanica o termica;
 difficile da immagazzinare: i dispositivi che fanno questa funzione (gli accumulatori elettrici)
sono ingombranti e costosi. Questa caratteristica ha limitato finora l’utilizzo dell’elettricità come
fonte motrice di mezzi mobili.
Il consumo di energia elettrica in tutti i Paesi è in continua crescita (indice di progresso), ma anche
fonte di problemi.
L’uso dell’energia elettrica non inquina, inquinano i processi con cui essa viene prodotta da fonti
primarie quali il carbone e il petrolio. Nella trasformazione soltanto il 30-40% dell’energia primaria
diviene energia elettrica.
L’uso dell’energia nucleare per produrre elettricità problemi ambientali (produzione di scorie
radioattive) e di sicurezza.
Per la salvaguardia dell’ambiente, si tende ad utilizzare le fonti primarie poco inquinanti, come il
metano, o verso risorse rinnovabili e pulite, come l’energia eolica e fotovoltaica.
Lo studio di accorgimenti e soluzioni che consentano di risparmiare energia resta comunque sempre
importante.
1.2 L’elettricità
Elettricità: fenomeni fisici nei quali intervengono cariche elettriche, sia ferme sia in movimento.
Cariche elettriche: proprietà fondamentali delle particelle elementari che compongono la materia.
Per descrivere dove le cariche elettriche sono localizzate e come si muovono, conviene partire dalla
struttura della materia; questa è formata da particelle piccolissime dette molecole, a loro volta formate
da particelle ancora più piccole, dette atomi.
Ogni elemento esistente in natura (il ferro, l’oro, il carbonio ...) è caratterizzato da un suo specifico
tipo di atomo: dall’idrogeno che ha l’atomo più piccolo e più semplice, agli elementi con gli atomi
più complessi, come l’uranio; tutti gli atomi hanno però una struttura simile.
Ogni corpo presente in natura, tutto ciò che vediamo e che possiamo toccare, è formato da
piccolissime particelle chiamate atomi, a loro volta composti di altre particelle elementari:

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 Protoni: particelle a carica elettrica positiva
 Elettroni: particelle a carica elettrica negativa
 Neutroni: particelle a carica neutra

Protoni e i Neutroni sono raggruppati nel Nucleo, attorno al Nucleo gli Elettroni girano a velocità
elevatissime. Nella figura seguente è rappresentato un atomo.

Secondo questi modelli, al centro dell’atomo vi è un nucleo, formato da particelle di due diverse
specie, chiamate protoni e neutroni. Attorno al nucleo sono in movimento altre particelle, molto più
leggere dei protoni e dei neutroni, chiamate elettroni.
I neutroni non possiedono alcuna carica elettrica; ogni protone possiede invece una propria carica
elettrica, sempre uguale e definita positiva; anche ogni elettrone possiede una carica elettrica, pari a
quella del protone, ma di natura opposta e definita negativa.
Gli elettroni si muovono in delle orbite attorno al nucleo e, su quelle più esterne, alcuni di questi
riescono a liberarsi dal legame con il nucleo perché non risentono l'energia di attrazione da parte del
nucleo. È la minore o maggiore facilità con la quale uno o più elettroni riesce a staccarsi dall’ orbita
del proprio nucleo a determinare la classificazione di tutti i tipi di materiali in tre categorie:
Conduttori, Isolanti e Semiconduttori.

Principio fondamentale dell’elettricità: due corpi carichi che possiedano cariche elettriche di tipo
opposto (positiva l’uno e negativa l’altro) si attraggono, mentre due corpi che possiedano cariche di
uguale tipo (entrambe positiva o negativa) si respingono. Queste azioni di attrazione e repulsione
sono una delle manifestazioni della forza elettromagnetica, una delle forze fondamentali che
dominano la materia.
Questo spiega perché il nucleo, con cariche elettriche positive, tenga legati a sé gli elettroni, con
carica negativa.
Materiali conduttori e materiali isolanti
In alcuni elementi (come per esempio i metalli) gli atomi possono perdere facilmente gli elettroni più
esterni, che sono così liberi di muoversi all’interno del corpo metallico.

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In altre sostanze, ad esempio nelle soluzioni di sali in acqua, le molecole (cioè gli agglomerati di
atomi che formano il sale) possono spezzarsi in due frammenti: uno con elettroni in eccesso e l’altro
con carenza di elettroni. Questi frammenti, con carica elettrica non nulla, sono detti ioni.
In entrambi i casi descritti, se alla sostanza si applica una tensione elettrica (v. paragrafo successivo)
si provoca al suo interno un movimento di cariche elettriche: cariche negative trasportate dagli
elettroni, oppure cariche negative e positive trasportate dagli ioni.
I materiali in cui può avvenire movimento di cariche si dicono conduttori, mentre gli altri sono detti
isolanti.
 Conduttori: metalli, (soprattutto l’argento, il rame e l’alluminio; sono buoni conduttori i corpi
umidi e le soluzioni di sali).
 Isolanti: vetro, materie plastiche, gomma, cotone, legno asciutto, carta secca.
I gas sono normalmente isolanti, diventano però conduttori quando alcuni degli elettroni vengono
strappati dagli atomi del gas, sotto l’azione di forze elettriche molto intense.

La conduzione di corrente elettrica avviene:

 nei metalli, per movimento degli elettroni liberi;


 nei liquidi, per movimento di ioni positivi e negativi;
 nei gas ionizzati, per movimento di ioni ed elettroni.

Pertanto, l’energia elettrica può essere definita come il movimento ordinato delle cariche elettriche
elementari di segno negativo, gli elettroni, all’interno di un materiale conduttore.

1.3 Tensione e corrente elettrica


Immaginiamo di avere due oggetti conduttori tenuti separati, e che su uno di essi sia stata accumulata
una certa quantità di elettroni (carica negativa), mentre l’altro abbia una mancanza di elettroni (carica
positiva).
 In queste condizioni, poiché abbiamo visto che cariche uguali si respingono e cariche diverse si
attirano, se si volesse trasportare altri elettroni dal secondo corpo al primo, si dovrebbe vincere
una forza contraria e quindi spendere una certa energia.
Si dice allora che tra i due oggetti esiste una differenza di potenziale elettrico, o più comunemente
una tensione elettrica, che è tanto più alta quanto maggiori sono le cariche accumulate sui due
oggetti. Questa differenza si misura in volt.
 Se ora colleghiamo i nostri due oggetti con un filo metallico conduttore, gli elettroni cominciano
a scorrere lungo il filo per spostarsi da un corpo all’altro e ristabilire l’equilibrio elettrico. Sotto
l’azione di una tensione elettrica si stabilisce cioè nel filo una corrente elettrica. Questa corrente
si misura in ampere.

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La corrente elettrica viene, per convenzione, indicata come un flusso di cariche positive che
muovono dall’oggetto con carica positiva a quello con carica negativa, anche se in realtà si tratta
di un flusso di elettroni in verso opposto.
 Il flusso di corrente e la tensione elettrica si annullano quando le cariche dei due oggetti sono
neutralizzate da quelle che passano attraverso il filo. La corrente continua però a passare se tra i
due oggetti viene anche collegato un generatore elettrico, cioè un dispositivo capace di mantenere
costante la tensione elettrica tra i due oggetti, spostando nuovamente le cariche da un oggetto
all’altro, a spese di una certa energia.
1.4 Le leggi fondamentali dell’elettrotecnica
Quello che abbiamo schematizzato al termine del paragrafo precedente è un circuito elettrico
elementare, che vediamo anche rappresentato in questa pagina.
Due importanti leggi dell’elettrotecnica ci aiutano ad analizzare in quali relazioni stanno tra loro le
grandezze elettriche nel circuito.
La legge di Ohm
Tornando all’esempio precedente, ci possiamo chiedere come siano legate tra loro la tensione elettrica
e la corrente che scorre nel filo posto tra i due oggetti.
La legge di Ohm afferma che:
 La corrente che passa in un filo conduttore e la tensione elettrica tra le due estremità del filo sono
direttamente proporzionali tra loro; il fattore di proporzionalità esprime la resistenza elettrica del
filo: pur essendo conduttore, questo oppone infatti un certo ostacolo al fluire degli elettroni.
La resistenza elettrica si misura in ohm.

dove: V tensione; I corrente - R resistenza:


La stessa legge può essere scritta in modo da indicarci la corrente che percorre il filo quando sono
note la tensione tra le sue estremità e la sua resistenza; oppure per conoscere la resistenza del filo
dopo aver misurato la tensione e la corrente:

La resistenza elettrica di un filo conduttore dipende:


- dal materiale con cui il filo è costruito: l’argento, il rame e l’alluminio sono i metalli che oppongono
la resistenza minore;
- dalla lunghezza e dalla sezione del filo conduttore: un filo lungo oppone maggiore resistenza che
uno corto; un filo sottile oppone maggiore resistenza che uno grosso.

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Nella pratica, il termine resistenza è spesso usato per indicare lo spezzone di filo conduttore, con una
resistenza elettrica opportuna, sistemato in un apparecchio elettrico, come un forno, che si scalda per
effetto del passaggio della corrente elettrica.
Potenza ed energia; effetto Joule
Quando le cariche elettriche fluiscono in un circuito sotto l’azione di una tensione elettrica, si libera
dell’energia. Se ciò avviene in un motore elettrico, l’energia diventa per la maggior parte energia
meccanica; se invece avviene in un filo conduttore (ad esempio la resistenza di un forno) l’energia
si trasforma totalmente in energia termica (questo fenomeno è detto effetto Joule).
La grandezza che indica l’energia liberata per ogni unità di tempo è la potenza, che si misura in watt
pari a 1 Joule al secondo.
P=L/t
L'unità di misura della potenza è il WATT (W) pari a 1 Joule al secondo.
Legge dell’elettrotecnica: la potenza liberata P è data dal prodotto tra la tensione V sul carico e la
corrente I che lo percorre. In formula:

Applicando la legge di Ohm, la potenza liberata per effetto Joule si può esprimere anche a partire
dalla tensione (o dalla corrente) e dalla resistenza del carico.
L’energia liberata in un dato intervallo di tempo è data dal prodotto della potenza per il tempo; nel
campo dell’elettrotecnica si usa come unità di misura dell’energia il kilowattora (Kwh).
Per valutare i consumi domestici si usano i KILOWATTORA (kWh), cioè la potenza consumata dal
circuito in un'ora.
E (Kilowattora) = P (Kilowatt) x t (ore) / 1000
Forza elettromotrice (f.e.m) è la differenza di potenziale massima che un generatore elettrico può
fornire; è un valore limite che è raggiunto solo in un circuito aperto.
Struttura di un circuito elettrico
Un circuito elettrico è un percorso chiuso in cui circola una corrente elettrica. Le sue parti
fondamentali sono:
- GENERATORE di CORRENTE, la pila
- APPARECCHI UTILIZZATORI, la lampadina
- FILI CONDUTTORI, che uniscono i due poli
- INTERRUTTORI, che interrompono la corrente.
Collegando ai poli di una pila un filo metallico si ottiene un CIRCUITO ELETTRICO. Il componente
dove l'energia è spesa (lampadina) è detto RESISTORE o CARICO. Il GENERATORE fornisce
l'energia, o differenza di potenziale, che permette il funzionamento dell'utilizzatore. Quando si chiude
il circuito con l'interruttore, un flusso di elettroni esce dal polo negativo del generatore, percorre tutto
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il circuito, passa nel filamento della lampadina e ritorna al polo positivo della pila, ristabilendo il
numero delle cariche. Questo flusso di elettroni che attraversa il filo prende il nome di CORRENTE
ELETTRICA. Il filo elettrico utilizzato nel circuito deve avere uno spessore adeguato per evitare che
si surriscaldi al passaggio della corrente, mentre il filamento di tungsteno, posto all'interno della
lampadina, oppone una forte resistenza al movimento della corrente elettrica, per cui diventa subito
incandescente a tal punto da emettere luce. Quando si apre l'interruttore, il flusso di corrente elettrica
si interrompe.
1.5 Collegamento in parallelo e in serie
Collegamento in Serie
Se si collegano due o più lampadine una dopo l'altra in modo che siano attraversate dalla stessa
corrente, si realizza un CIRCUITO IN SERIE.
La tensione ai capi del gruppo di due lampadine è la somma delle tensioni presenti su ciascuna
lampadina. Se usiamo due lampadine da 1,5 Volt, dovremmo usare una pila da 3 Volt: se usassimo
una pila da 1,5 Volt, su ogni lampadina si avrebbe 0,75 Volt e la luce emessa sarebbe bassa. Se i
carichi collegati in serie non sono uguali (lampadine diverse) la tensione non si ripartisce in modo
uniforme ma proporzionale alle resistenze. Questo tipo di collegamento è meno usato rispetto a quello
in parallelo per problemi pratici: ad esempio se una lampadina si brucia, la corrente smette di scorrere
in tutto il circuito; è però anche conveniente, per esempio per le lampadine dell'albero di Natale, dove
molte lampadine devono essere alimentate con la stessa tensione.
Collegamento in Parallelo
Se si collegano le lampadine a una stessa linea di alimentazione, ciascuna è indipendente dalle altre,
si realizza un CIRCUITO IN PARALLELO.
La tensione ai capi delle due lampadine è la stessa, quella della pila. La corrente che la pila deve
fornire è la somma delle correnti assorbite dalle due lampadine; se le lampadine sono uguali, la
corrente sarà il doppio di quella che si aveva con una sola lampadina e la pila si scaricherà in metà
tempo. Nell'impianto elettrico domestico tutte le lampadine e tutti gli elettrodomestici sono collegati
in parallelo e sono progettati per funzionare alla stessa tensione, con un assorbimento di corrente che
dipende dalla potenza di ciascuno; anche se un utilizzatore dovesse rompersi, gli altri continuerebbero
a funzionare evitando il blocco del passaggio della corrente elettrica nell'intero circuito.
1.6 Pile e accumulatori
Pila: dispositivo in grado di trasformare l'energia chimica prodotta da una reazione chimica di ossido-
riduzione in energia elettrica. Derivano tutte dalla pila di Volta formata da una serie di dischi che
costituivano gli elettrodi di due metalli diversi, separati da un disco di carta impregnata di una
soluzione acida. Collegando il primo e l'ultimo dischetto si realizzava il circuito.

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Alcuni tipi di pila hanno un funzionamento reversibile: facendo scorrere in queste ile una corrente
elettrica in verso opposto a quella che la pia genera, si provocano reazioni chimiche (con assorbimento
di energia) inverse a quelle di funzionamento, le condizioni iniziali della pila vengono ristabilite e la
pila è di nuovo utilizzabile. Le pile di questo tipo dono chiamate accumulatori o pile ricaricabili.
Un tipo molto diffuso di accumulatore (usato nelle automobili) è quello a piombo: la cosiddetta
batteria.
In questo accumulatore gli elettrodi sono ‘uno di piombo e l’altro di ossido di piombo, mentre
l’elettrolito è acido solforico diluito.
Pile a secco
- Pila Leclanché (o pila zinco-carbone). È costituita da un contenitore cilindrico di zinco (elettrodo
negativo) e da un nucleo centrale di carbone circondato da una mistura di biossido di manganese e
grafite (elettrodo positivo). L’elettrolito è una pasta composta da una soluzione concentrata di
cloruro d’ammonio e cloruro di zinco inglobati in un materiale inerte. Una pila di questo tipo
fornisce una tensione di 1,5 V. Per ottenere tensioni superiori si pongono, nello stesso involucro,
più elementi in serie; le pile piatte da 4,5 volt sono ad esempio composte da tre elementi cilindrici
affiancati. La capacità di queste pile varia, in base alle dimensioni, da una frazione di amperora a
qualche amperora. La capacità utile di una pila dipende anche dal tipo di uso che se ne fa: è maggiore
quando l’uso è intermittente, minore quando la pila è sottoposta ad un uso continuato.
- Pila alcalina. Si tratta di una variante della pila Leclanché, che utilizza come elettrolito un composto
di uno dei cosiddetti “metalli alcalini”, di solito idrossido di potassio; a parità di dimensioni è
caratterizzata da una capacità circa doppia, ma è anche più costosa.
- Pile all'ossido d'argento sono invece realizzate in dimensioni estremamente ridotte e servono per
alimentare orologi, calcolatrici tascabili ed altri piccoli apparecchi.

Schema di funzionamento di una pila

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Elettrochimica
La forza elettromagnetica ha un ruolo fondamentale nel tenere insieme nuclei atomici ed elettroni, a
formare singoli atomi o molecole più complesse; non stupisce quindi che l’azione della corrente
elettrica possa influenzare le reazioni chimiche.
Questa proprietà è sfruttata dalla chimica industriale in molti processi, tra i più importanti dei quali
vi sono l’elettrolisi, la galvanostegia e la galvanoplastica. Questi tre processi si basano sulla tendenza
dei sali a scomporsi in ioni quando sono disciolti in un liquido o liquefatti con il calore.
 Elettrolisi: consiste nell’estrarre una sostanza da una soluzione di un sale che la contiene,
attirandone gli ioni su un elettrodo immerso nella soluzione. L’elettrolisi è usata su scala
industriale per estrarre metalli dai rispettivi minerali (è il caso ad esempio dell’alluminio), oppure
per raffinare metalli (ad esempio il rame per uso elettrico, che deve essere molto puro per avere
bassa resistenza elettrica).
 Galvanostegia: consiste nell’applicazione per via elettrolitica di un sottile strato di metallo su un
altro metallo, allo scopo di renderlo più attraente o resistente alla corrosione. Secondo il metallo
depositato prende denominazioni più specifiche: ramatura, nichelatura, cromatura, argentatura,
doratura.
Nella ramatura, ad esempio, l’oggetto che deve essere ricoperto è collegato con il polo negativo
della batteria, mentre al polo positivo è collegata una sbarra di rame puro; l’elettrolito è una
soluzione di solfato di rame. Gli ioni (positivi) di rame sono attratti al polo negativo e si depositano
sull’oggetto da ricoprire; gli ioni (negativi) composti da ossigeno e zolfo vanno al polo positivo,
dove si combinano con il rame (la sbarra quindi si corrode) formando solfato di rame, che passa
poi in soluzione nell’elettrolito.
 Galvanoplastica (simile alla galvanostegia): in questo processo ad essere rivestito di metallo è
uno stampo, ad esempio di grafite, che viene poi rimosso; si possono costruire così piccoli oggetti
metallici.

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2. Magnetismo e macchine elettriche
2.1 Le proprietà delle calamite
 In una calamita si possono distinguere due zone vicino alle quali l’azione magnetica è
particolarmente intensa. Queste zone sono dette poli magnetici e sono normalmente localizzate
alle estremità della stessa.
Le proprietà magnetiche delle calamite sono date dall’orientamenti degli atomi del metallo e si
manifestano solo quando gli atomi di un corpo hanno tutti lo stesso orientamento.
 Se si sospende una calamita in modo che sia libera di ruotare, uno dei poli punta verso il Nord
geografico (ed è perciò detto polo Nord), mentre l’altro punta verso il Sud geografico (ed è detto
polo Sud).
 Tra due calamite si esercitano forze reciproche, che sono di attrazione se il polo Sud dell’una punta
verso il polo Nord dell’altra, o viceversa; se invece si affacciano due poli dello stesso tipo, si ha
repulsione. Il polo Nord della calamita punta al Nord geografico poiché la Terra, per una serie di
complesse ragioni, si comporta come una grande calamita, con il polo Sud magnetico in prossimità
del polo Nord geografico, e viceversa.
 La calamita fa sentire la sua influenza tutto intorno, è cioè circondata da un campo magnetico.
L’esplorazione del campo magnetico generato da una calamita può farsi disponendo piccole
sbarrette magnetizzate, come aghi da bussola, intorno alla calamita e osservando l’orientamento
che esse assumono.
Le linee lungo le quali si orientano gli aghi sono dette linee di forza del campo magnetico; queste
linee si accentrano ai poli e il loro andamento serve bene a descrivere il campo generato da una
calamita.
 L’andamento delle linee di forza del campo magnetico può anche essere visualizzato facendo
cadere della limatura di ferro nella zona intorno al magnete, eventualmente posto sotto un foglio
di carta
 Se una calamita viene spezzata, nel punto di frattura si formano altri due poli, uno Nord e uno Sud.
 Una calamita attira un pezzo di ferro indipendentemente dal suo orientamento. Ciò è dovuto al
fatto che il ferro si magnetizza per effetto del campo magnetico; ogni sostanza che presenta questo
effetto è detta ferromagnetica.

La magnetizzazione generalmente scompare quando il campo magnetico è rimosso, ma in alcuni


materiali, ad esempio l’acciaio, può parzialmente rimanere; è perciò possibile magnetizzare un
materiale di questo tipo sottoponendolo ad un forte campo magnetico.
Per la fabbricazione industriale delle calamite si ricorre a intensi campi magnetici generati con una
bobina percorsa da una corrente elettrica.

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Per smagnetizzare un materiale basta in genere riscaldarlo oltre una certa temperatura

2.2 Elettrocalamite e induzione elettromagnetica


Fra magnetismo ed elettricità esistono stretti rapporti, essendo espressioni di un’unica forza
fondamentale; si possono infatti osservare i due effetti descritti nei prossimi paragrafi, che sono alla
base di tutte le macchine elettriche.
Elettrocalamita
Un filo percorso da una corrente elettrica genera intorno a sé un campo magnetico.
Se il filo è avvolto su una superficie cilindrica, le azioni magnetiche delle diverse spire si sommano
tra loro; l’effetto può essere ulteriormente rafforzato ponendo all’interno della bobina di filo un
nucleo di materiale ferromagnetico. Si ottiene così una elettrocalamita o elettromagnete, cioè un
dispositivo con comportamento uguale a quello di una calamita.
Le elettrocalamite sono magneti temporanei, poiché il loro campo magnetico scompare quando la
corrente è tolta.
Le applicazioni tecniche delle elettrocalamite sono numerose, sia dove occorrono effetti magnetici
intermittenti, ad esempio nei relè, sia dove servono forti campi magnetici fissi, che richiederebbero
pesantissimi magneti. Campi magnetici generati in avvolgimenti percorsi dalla corrente elettrica,
sono alla base del funzionamento di tutti i motori elettrici.
Induzione elettromagnetica
Se si muove una spira di filo conduttore in prossimità di una calamita, si osserva il nascere di una
tensione elettrica ai capi della spira, che si comporta così come un generatore elettrico. La tensione è
tanto più forte quanto più forte è la variazione di campo magnetico all’interno della spire, provocata
dal movimento.
Questo effetto è detto induzione elettromagnetica ed è alla base di tutte le macchine che trasformano
energia meccanica in energia elettrica.
In una spira o bobina percorsa da corrente elettrica non costante nel tempo, anche le variazioni
del campo magnetico da essa stessa generato producono una tensione indotta: fenomeno
dell’autoinduzione. Di conseguenza, ad esempio, se cerchiamo di interrompere improvvisamente la
corrente che percorre una bobina, in essa nasce un impulso di tensione che tende a far circolare ancora
la corrente.

2.3 Corrente alternata e il trasformatore


Corrente continua: scorre continuamente nello stesso senso.

Corrente alternata: il cui verso si inverte ciclicamente nel tempo.

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L’alternanza si ripete con grande rapidità: 50 volte il secondo; ciò si esprime dicendo che tensione e
corrente hanno una frequenza di 50Hertz

L’energia prodotta nelle centrali elettriche deve essere distribuita agli utilizzatori finali che possono
trovarsi anche in località molto distanti dal luogo di produzione. Per fare questo la corrente elettrica
in uscita dalla entrale deve essere trasformata in modo da essere resa “trasportabile”. Se così non
fosse si avrebbe una grossa perdita di energia sotto forma di calore durante in tragitto.

Per evitare questo, la corrente in uscita dalla centrale (in media tra 10.000 e i 20.000 Volt) viene
trasformata in corrente ad altissima tensione (380.000 Volt). In questa forma la corrente è in grado di
percorrere lunghissime distanze, tramite le linee di trasmissione, anche centinaia di km senza subire
grosse perdite. A seconda della tipologia dell’utilizzatore finale, la corrente viene ulteriormente
convertita prima di essere utilizzata:

 alta tensione (132.000 – 50.000 Volt) – nei pressi delle città e di grandi centri industriali;
 media tensione (20.000 – 10.000 Volt) – per servire strutture importanti come ospedali o centri
commerciali;
 bassa tensione (380-220 Volt) – per arrivare nelle case e negli uffici.

Il trasporto avviene generalmente tramite elettrodotti aerei per la corrente alta tensione mentre
tramite linee interrate per la media e bassa tensione.

Trasformatore
Il trasformatore è una macchina elettrica statica (senza parti in movimento) che ha la funzione di
trasformare una tensione alternata relativamente bassa in una tensione anche assai più alta, o
viceversa.

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Un trasformatore è composto da un nucleo di ferro dolce su cui sono realizzati due avvolgimenti: uno
detto primario, collegato al generatore o alla rete elettrica da cui proviene l’energia, e uno detto
secondario, collegato al carico o alla rete su cui si vuole inviare l’energia.

La corrente alternata che percorre l’avvolgimento primario provoca nel nucleo un campo magnetico
variabile, che a sua volta fa nascere, per induzione elettromagnetica, una tensione sull’avvolgimento
secondario.

Il rapporto tra il valore di tensione che si raccoglie sull’avvolgimento secondario e la tensione


applicata al primario è uguale al rapporto tra il numero di spire dei due avvolgimenti.

La potenza che entra nel trasformatore è uguale a quella che ne esce.

2.4 L’alternatore, la dinamo e i motori elettrici


L’alternatore e la dinamo sono due macchine elettriche rotanti che trasformano l’energia meccanica
fornita da una macchina motrice, ad esempio una turbina ad acqua o a vapore, in energia elettrica.
 l’alternatore genera tensione (e corrente) alternata
 la dinamo genera tensione (e corrente) continua.
Il funzionamento di queste due macchine, (come anche quello dei motori elettrici), si basa sul
principio dell’induzione elettromagnetica.
 Alternatore: è costituito da una spira di materiale conduttore che ruota tra i poli di un magnete,
Il campo magnetico all’interno della spira varia continuamente nel corso della rotazione e la sua
direzione si inverte in continuazione.
Per il fenomeno dell’induzione elettromagnetica, alle due estremità della spira si manifesta una
tensione elettrica; se esse sono collegate a un carico, in questo circola corrente elettrica. Due anelli
rotanti su cui poggiano contatti striscianti, detti spazzole, formano il collettore, che serve a portare
la corrente elettrica generata dalla spira al carico.

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Dinamo: è una macchina che produce corrente elettrica continua. É costituita da:
- INDUTTORE un magnete usato per generare il campo magnetico.
- INDOTTO un filo di rame isolato, avvolto intorno a un nucleo di ferro, e fatto ruotare
meccanicamente.
- COLLETTORE formato da due mezzi anelli metallici a cui sono collegati gli estremi del filo
di rame
- SPAZZOLE, lamine poste a contatto con gli anelli.

.
 Motori elettrici: macchine rotanti; il cui scopo è quello di trasformare l’energia elettrica in energia
meccanica.

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3. Elementi di Elettronica
Elettronica: indica l’uso dell’energia elettrica per applicazioni diverse da quelle “classiche”
(illuminazione, riscaldamento,etc..) che invece prendono il nome di elettrotecnica.

3.1 Le applicazioni dell’elettronica


L'elettronica è la scienza e la tecnica che si occupa dell'emissione e della propagazione degli elettroni
nella materia. É l'insieme delle conoscenze e delle metodologie teoriche e pratiche usate per la
progettazione e la realizzazione di sistemi in grado di elaborare grandezze fisiche sotto forma di
segnali elettrici. I prodotti dell'elettronica sono circuiti elettronici costituiti da elementi elettronici
collegati, attraverso cui circolano correnti elettriche.
Sono individuabili diversi campi di applicazione dell’elettronica:

 Telecomunicazioni: è compresa in questo campo sia la comunicazione bidirezionale (es. telefono),


sia la diffusione sul territorio di messaggi o immagini (es. televisione);
 Calcolo numerico ed elaborazione dei dati;
 Controllo di operazioni industriali, di ambienti domestici o di sistemi complessi;
 Orientamento e rilevamento a distanza (es. radar per aerei o navi).

3.2 I componenti elettronici


Resistori
Il resistore, conosciuto come RESISTENZA, ha lo scopo di opporre resistenza al passaggio di
corrente; è usato per convertire una corrente elettrica in calore (effetto joule), ad esempio, il phon, il
ferro da stiro, il forno, ecc. I valori in Ohm delle resistenze si basano su fascette colorate; su una
resistenza sono poste tre fascette colorate.

I resistori con presa intermedia regolabile prendono il nome di POTENZIOMETRI.

Trasduttore
Dispositivo atto a convertire una grandezza in un'altra di natura diversa.
Da non elettrico a elettrico: sono dispositivi che consentono a un operatore di trasformare i suoi
movimenti in segnali elettrici, ad esempio interruttori e tastiere.
Per trasformare una temperatura in un segnale elettrico si usano resistori a diodo, le cui caratteristiche
di conduzione cambiano con la temperatura.
I componenti che trasformano i raggi di luce in una grandezza elettrica sono dispositivi che
sfruttano l'effetto fotoconduttore, cioè la diminuzione di resistenza che la luce induce in particolari
resistori (fotoresistori) o in diodi a semiconduttore (fotodiodi).
I trasduttori che trasformano in segnali elettrici le onde sonore, cioè i microfoni.

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Da elettrico a non elettrico, sono organi quali motorini ed elettromagneti, che traducono segnali
elettrici in movimenti. I componenti che trasformano segnali elettrici in onde sonore sono soprattutto
gli auricolari e gli altoparlanti, costituiti da un organo "motore" che mette in vibrazione una
membrana. Dove occorre convertire un segnale elettrico in un raggio di luce, si usano i DIODI
FOTOEMETTITORI (LED) che emettono luce quando sono percorsi dalla corrente. I LED sono usati
come luci spia, come fonti di luce nei rilevatori di movimento (MOUSE PC).
Condensatori
Costituiti da due superfici conduttrici dette ARMATURE, affacciate ma isolate tra loro. I
condensatori non lasciano passare la corrente CONTINUA, mentre permettono il passaggio di quella
ALTERNATA.

Il condensatore immagazzina energia elettrica, non lascia passare corrente continua ma alternata ed è
costituito da due conduttori isolati, detti ARMATURE. La carica Q che si può depositare sulle
armature è proporzionale alla differenza di potenziale ∆V tra i due conduttori.
Q = C ∆V
dove: C = CAPACITÀ DEL CONDENSATORE e si misura in Farad (F); sono tra i componenti più
usati nei circuiti.
La struttura del condensatore varia a seconda delle caratteristiche di quest’ultimo, prima fra tutte la
CAPACITÀ, ossia la quantità di carica accumulabile sulle armature.

Induttori e Trasformatori
Gli induttori sono costituiti da una bobina di filo conduttore avvolta intorno ad un materiale
ferromagnetico, è quindi anche detto bobina di induttanza o INDUTTANZA.

NB: se viene avvolto un secondo filo di induttore si parla di TRASFORMATORE.

Gli induttori non ostacolano la corrente CONTINUA, mentre si oppongono a quella ALTERNATA.

Dato che le loro dimensioni non possono essere ridotte oltre un certo limite hanno un utilizzo limitato
nei circuiti elettrici.

Diodi
Dispositivi che oppongono un ostacolo fortissimo alla corrente solo in una direzione (non in quella
contraria).

Oggi si utilizzano soprattutto diodi del tipo A SEMICONDUTTORE, ottenuti affiancando due strati
di materiale semiconduttore (materiale con comportamento intermedio tra quello dei materiali
conduttori e quelli isolanti) aventi caratteristiche diverse ottenute tramite un procedimento chiamato
DROGAGGIO (aggiunta di piccolissime quantità di altri elementi chimici).

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Classico utilizzo diodi: ottenere una corrente continua da una tensione alternata.

Transistori
Realizzati con materiali semiconduttori, hanno sostituito i vecchi tubi elettronici.

Funzione: permette di far variare l’intensità di corrente che scorre in un circuito elettrico, attraverso
un segnale di comando costituito da corrente elettrica, agisce da interruttore o amplificatore.

I due tipi più comuni sono:

 Transitore bipolare a giunzione


 Transistore ad effetto di campo

Circuiti Integrati
I primi erano costituiti da una decina di transistori, poi sono andati sempre più a complicarsi,
permettendo oggi l’introduzione di milioni di transistori in piastrine di pochi millimetri di lato. Si
utilizzano piastrine di silicio.

La costruzione di queste strutture complesse non è semplice, in particolare bisogna prestare attenzione
alle seguenti criticità:

 Isolamento elettrico tra le diverse componenti;


 Collegamenti tra le componenti;
 Bobine di induttanza integrabili solo se di piccolissimo valore;
 Resistori ottenuti come sottili canali di semiconduttore;
 Condensatori ottenuti come armature dei sottili strati metallici.

Concretamente, si parte dalla preparazione di MASCHERE che rappresentano le diverse deposizioni


da fare sulla piastrina, poi operando con tecniche litografiche e forni di diffusione di eseguono le
diverse operazioni.

3.3 I Trasduttori
Componenti con la funzione di trasformare grandezze non elettriche in segnali elettrici e viceversa.

Da Non elettrico a Elettrico


Sono una categoria estremamente varia:

 Strumenti in grado di trasformare i movimenti di un operatore in segnali elettrici (es. tastiera,


interruttori, etc);
 Trasformare la temperatura in segnali elettrici;
 Trasformare raggi di luce in segnali elettrici (sfruttano ad esempio l’effetto fotoconduttore);

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 Trasformare le onde sonore in segnali elettrici, come ad esempio i microfoni. Questi ultimi
sfruttano diversi principi: effetto elettromagnetico, effetto piezoelettrico o effetto elettrostatico.

Da Elettrico a Non elettrico


Anche in questo caso è possibile citare diverse categorie:

 Trasformare segnali elettrici in movimenti (ad es. motorini ed elettromagneti);


 Trasformare segnali elettrici in onde sonore (es. auricolari), anche in questo caso sfruttando
particolarmente l’effetto piezoelettrico e quello elettromagnetico;
 Trasformare segnali elettrici in raggi di luce, un classico esempio sono i LED (diodi
fotoemettitori);
 Visualizzazione di scritte, immagini, etc… su schemi di visualizzazione: si usano soprattutto
indicatori basati su cristalli liquidi che sono andati a sostituire i vecchi tubi catodici. Il
funzionamento dei cristalli liquidi è deducibile analizzando la loro composizione: sostanze in
grado di fluire come liquidi, ma le cui molecole possono orientarsi nella stessa direzione;
applicando un campo elettrico è possibile influenzare l’orientamento di tali molecole variandone
quindi le proprietà ottiche.

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