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«Ars sine scientia nihil est» SAGGI E PUNTI

DI VISTA/
ESSAYS AND
VIEWPOINT
Domenico Chizzoniti, domenico.chizzoniti@polimi.it
Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito, Politecnico di Milano, Italia

Abstract. Se è vero che una tradizione di lavoro è affezionata alla definizione che 1. Una prima questione metodolo-
“Ars sine scientia nihil est («l’arte senza la scienza è niente»)[i], parole del maestro
parigino Jean Mignot, pronunciate in occasione della costruzione del Duomo di
gica riguarda la definizione e la
Milano nel 1398, qual è tasso retorico ammissibile della costruzione che non ricerca di un aspetto retorico degli elementi costruttivi dell’archi-
invalida il ruolo dell’architettura o la svuota di significato? tettura, della struttura dell’architettura come elemento connota-
Questo saggio si articola in quattro punti ritenuti paradigmatici del rapporto
tra espressione tecnica, sapienza costruttiva e invenzione figurativa. In questa
tivo della sua figura. La retorica della costruzione comporta una
scelta vengono messe alla prova alcune intuizioni circa una specifica tradizione verità che va espressa nell’opera medesima, nella sua essenza tra
costruttiva attraverso il confronto con le pratiche costruttive consolidate e forma dello spazio e significato della struttura.
alcune sperimentazioni particolarmente significative riguardo il rapporto tra
emancipazione costruttiva e istanza di figurazione.
«È del poeta il fin la meraviglia...», scriveva intorno alla fine del
cinquecento Giambattista Marino, massimo tra gli esponenti
[i] S.T., 1, 14, 8 c: «Scientica autem artificis est causa artificiatorum; eo quod della poesia barocca (e continuava «…parlo dell’eccellente e non
artifex operatur per suum intellectum»
del goffo, / chi non sa far stupir, vada alla striglia!»)2. Correvano
gli anni di Caravaggio, i Carracci, Reni, Domenichino, Guerci-
Parole chiave: simbolo, iconologia, linguaggio, tecnica, arte.
no, e quella rima sarebbe stata valida anche sostituendo la parola
«poeta» con il nome «artista».
Con scientia Mignot non poteva voler dire semplicemente «in-
Premessa Se è vero che una tradizione di gegneria», perché in tal caso le sue parole sarebbero state un’ov-
lavoro è affezionata alla defini- vietà, e nessuno avrebbe potuto metterle in discussione; l’inge-
zione che «Ars sine scientia nihil est («l’arte senza la scienza è gneria, a quel tempo, sarebbe stata chiamata un’arte, e non una
niente»)1, parole del maestro parigino Jean Mignot, pronunciate scienza. La sua scientia doveva quindi avere più a che fare con
in occasione della costruzione del Duomo di Milano nel 1398, la ragione (ratio), il tema, il contenuto, o il motivo dominante
qual è tasso retorico ammissibile della costruzione che non inva- (gravitas) dell’opera da fare, che con il modo in cui era conge-
lida il ruolo dell’architettura o la svuota di significato? gnata. L’arte da sola basta, sine scientia nihil est3. Con meraviglia,
Questo saggio si articola in quattro punti ritenuti paradigma- Marino avrebbe non solo ravvisato la presunta ispirazione prodi-
tici del rapporto tra espressione tecnica, sapienza costruttiva e giosa del poeta, o dell’artista se si vuole, ma anche la sorpresa, il
invenzione figurativa. In questa scelta vengono messe alla pro- «sentimento», «l’emozione», «l’ideale» (comunque espresso), in-
va alcune intuizioni circa una specifica tradizione costruttiva somma non avrebbe rinunciato a quel connotato iconico tipico
attraverso il confronto con le pratiche costruttive consolidate e del simbolismo artistico. Una concezione che riconosce questo
alcune sperimentazioni particolarmente significative riguardo dualismo nell’architettura come elemento naturale, ma che per
il rapporto tra emancipazione costruttiva e istanza di figura- la sua stessa consistenza fisica è anche artificio, puro atto di voli-
zione. zione artistica, sintesi di perizia tecnica, in cui l’aspetto retorico

«Ars sine scientia nihil Abstract. Even though a tradition of work is Keywords: symbol, iconology, language, experimentation, particularly signifi-
devoted to the definition «Ars sine scientia technique, art. cant with respect to the relationship be-
est» nihil est» (the art without science is noth- tween emancipation and constructive
ing- S.T., 1, 14, 8 c: Scientica autem artificis Premise figuration instance.
est causa artificiatorum; eo quod artifex op- Even though a tradition of work is de-
eratur per suum intellectum) words of the voted to the definition «Ars sine sci- 1.
Parisian architect Jean Mignot pronounced entia nihil est (the art without science A first methodological issue concerns
during the construction of the Milan Cathe- is nothing)»1, words of the Parisian the definition and the search of a rhe-
dral in 1398, a question may arise: What is architect Jean Mignot pronounced dur- torical aspect of the constructive ele-
the rhetorical admissible rate of construc- ing the construction of the Milan Ca- ments of architecture, the architectural
tion that does not invalidate the role of ar- thedral in 1398, a question may arise: structure as connotative element of his
chitecture or that empties it of meaning? What is the rhetorical admissible rate figure. The rhetoric of construction in-
This essay is divided into four points that of construction that does not invalidate volves the verity to be expressed in the
are paradigmatic of the relationship be- the role of architecture or that empties work itself, in its essence in the form of
tween technical expression, building ex- it of meaning? space and meaning of the structure.
pertise, and figurative invention. With this This essay is divided into four points «È del Poeta il fin la meraviglia...», (It is
choice some intuitions about a specific that are paradigmatic of the relation- the aim of the poet the amazement...)
building tradition are tested by compari- ship between technical expression, Giambattista Marino, the greatest
son with the design established practices building expertise, and figurative in- among the exponents of Baroque
and some experimentation, particularly vention. With this choice some intu- poetry, wrote towards the end of the
significant with respect to the relationship itions about a specific building tradi- sixteenth century, (and continued «..
between emancipation and constructive tion are tested by comparison with the I speak of the excellent and not the
figuration instance. design established practices and some awkward, / those who cannot amaze,

109 ISSN online: 2239-0243 | © 2017 Firenze University Press | http://www.fupress.com/techne TECHNE 13 2017
DOI: 10.13128/Techne-19758
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01 | BBPR Monuento ai Caduti nei campi di Germania 1946 | 01
BBPR Monument to the Victims of the Concentration Camps 1946

è tutto nel suo continuum figurativo, ai cui estremi si collocano,


l’iconico, da una parte, inteso come massimo grado di densità
figurativa, e l’astratto dall’altro, come riduzione ad elementi con-
cettuali, ideali talora immaginari e comunque indefiniti, in grado
comunque di indurre effetti sulla realtà.
Per essere più concreti, e restare nell’ambito della modernità e
magari addirittura solo nel dopoguerra, si veda a questo propo-
sito quel sorprendente saggio costruttivo dei BBPR nel Monu-
mento ai Caduti nei campi di Germania del 1946 a Milano4, e
un confronto possibile con quella ricerca che Edoardo Persico
con Marcello Nizzoli, da una parte, e Franco Albini con Gio-
vanni Romano dall’altra, avevano condotto in due diversi alle-
stimenti: i primi nella Costruzione metallica pubblicitaria, Gal-
leria Vittorio Emanuele, del 1934 e gli altri alla Mostra dell’O-
reficeria Antica, VI Triennale di Milano del 1936. Ecco questa
tensione tra il massimo grado di iconismo e l’esaltazione alla
pura riduzione astratta della figura architettonica credo trovi-
no nella disposizione del telaio uno dei canoni di espressione
figurativa universale. Questo monumento racchiude quel tra-
slato retorico non tanto nell’esibizione di valenza di sperimen-
tazione tecnica e costruttiva, quanto nell’assumere l’assolutezza
della figura geometrica del cubo, figura primaria restituita per
rarefazione della sua assoluta iconicità, attraverso una perizia
costruttiva che non delega ad alcun artificio la messa a punto
della sua essenza figurativa. Così che la sensibilità sapiente de-
gli autori sta nell’aver ridotto all’essenza minima il significante
simbolico della sua forma, con un incastro lineare tra i tubolari di una struttura cruciforme in grado di ospitare semplici steli di
bianchi, senza alcuna sovrastruttura che lega i nodi. Nella scan- diversa foggia e dimensione.
sione regolare dei montanti e dei traversi le diverse parti non Questo tasso retorico dell’architettura non è solo ravvisabile dal-
tralasciano di comporre figurazione attraverso l’intromissione la sua apparenza, dalla parvenza visibile. Vi è una possibile in-

go to curries!»)2. sentiment», «the emotion», «the ideal» 1946, and a possible comparison with his figurative essence.
The years were those of Caravaggio, the (however expressed), nor would he give the research that Edoardo Persico with So that the expertise lies in having re-
Carracci, Reni, Domenichino, Guer- up the iconic connotation typical of the Marcello Nizzoli and Franco Albini duced the minimum significant sym-
cino and the rhyme would be also valid artistic symbolism. with Giovanni Romano had brought bolic essence of its form to a linear fit
by replacing the word «poet» with the This is a conception that recognises this in two different setting ups4: the first between the white tubular, without
name «artist». duality in architecture as a natural el- in the advertising metal construction, superstructure that binds knots. The
If with «scientia» Mignot could not ement, but caused by its very physical Galleria Vittorio Emanuele, 1934 and regular scanning of the uprights and
mean simply «engineering», because nature it results also artifice, pure act the other at the Show of Oreficeria An- cross-members does not omit to com-
in that case, his words would have been of artistic volition, technical expertise tica, VI Triennale in Milan in 1936. pose figuration through the intrusion
obvious, and no one could have called synthesis. In this vision, the rhetorical This tension between the highest level of a cruciform shape, able to host sim-
them into question; engineering, at that aspect is all in its figurative continuum, of iconism and exaltation to a pure ple stems of different shape and size.
time, would have been called an art, not whose extremes are iconic on one side, abstract reduction of the architectural This rhetorical architecture rate is not
a science. His scientia, therefore, had to intended as the maximum degree of figure may find a figurative expression only recognisable by its visible appear-
have more to do with the reason, the figurative density, and abstract on the of the universal canons in the frame ance. There is a possible interpretation
theme, the content, or the dominant other side, intended as a reduction to disposal. This monument embodies the of architecture that goes beyond its su-
motif (gravitas) of the work to do, and suspended elements, ideals sometimes rhetorical metaphoric, not much in the perficial appearance. It is the extent of
also with the way it was arranged. The imaginary and anyway undefined ca- exhibition of technical and construc- the iconic model, typical of the paint-
art alone is enough, sine scientia nihil pable of inducing effects on reality. tive experimentation, but in assuming ing, which operates not only through
est3. To be more concrete and remain in the absoluteness of the geometrical the construction of a number of simi-
With amazement Marino would not the context of modernity, in the period shape of the cube returned for rarefac- larities between architecture and the vi-
only identified the alleged miraculous after the second world war, see that tion to its absolute iconicity, through sual arts, but involves also to a decisive
inspiration of the poet, or the artist if amazing constructive essay by BBPR constructive magisterium that is not extent the constructive act as an expres-
you want, but also the surprise, «the about the «War Memorial» in Milan, delegated to any artifice setting up of sion of form.

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02 | F Albini Salone d’onore per la mostra “I trent’anni della Triennale 1924-54”
F Albini Salon of honor for the exhibition “Thirty years of the Triennale 1924-54”

terpretazione del dato fisico dell’architettura che procede al di 2. Una seconda questione è possi-
là della sua sembianza superficiale. Si tratta dell’estensione del bile riferirla all’ideazione della
modello iconico, tipico della pittura che non opera tuttavia esclu- forma e alla designazione tettonica, con il reciproco condiziona-
sivamente attraverso la costruzione di una rete di analogie tra ar- mento nella definizione della costruzione. La figurazione è diret-
chitettura e arti figurative, ma coinvolge in misura determinante tamente correlata alla costruzione, la scelta tettonica compone la
anche l’atto costruttivo come espressione di forma. struttura adottata in coerenza all’articolazione dello spazio archi-
Anche qui, per essere concreti, si veda quel memorabile saggio tettonico. Eppure c’è una condizione permanente della costruzio-
che Franco Albini sperimenta nell’impiantare un vero e proprio ne, fissa, stabile che è associata alla sua conformazione tettonica
teatro sospeso al Salone d’onore per la mostra «I trent’anni della e quindi alla sua scelta strutturale che connota lo spazio e lo con-
Triennale 1924-54» e soprattutto, la sensibilità nel concepire uno diziona figurativamente. Persino la materialità della struttura
spazio sorprendente che non trascura affatto gli effetti dell’atto diventa coefficiente di espressività.
costruttivo, ma addirittura lo esalta attraverso la valorizzazione L’atto coerente della costruzione, come principio ontologico
sua duttilità. Tramite semplici e piuttosto comuni tubolari con dell’architettura stessa dovrebbe aspirare ad una sua coerente af-
brevetto Mannesmann dispone una sala teatrale allungata con fermazione non solo come espressione di forma, quanto piutto-
cavea e accesso da due percorsi pensili posti alle estremità del sto come rapporto dialettico tra la conformazione dello spazio e
lato lungo. Dalla semplice combinazione di strutture, origina- l’insieme che concorre alla sua realizzazione. Determinano que-
riamente pensate per tutt’altra funzione, scaturisce un’esemplare sta dimensione concettuale la coerente scelta della forma, l’asset-
dimostrazione della «fabbricazione» dell’icona teatrale ottenuta to tipologico, la disposizione e il codice della lingua che come
non tanto attraverso l’esaltazione della forma, quanto nella ver- tutti i codici, è suscettibile di modificazione e rinnovamento. Se a
satilità costruttiva impiegata, che dà origine all’esemplare archi-
tettonico universalmente riconosciuto nell’immaginario del suo
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prototipo arcaico.
Il linguaggio in architettura costituisce un passaggio fondamen-
tale dalla concezione dell’immagine come puro dato sensibile,
alla concettualizzazione della figurazione, come struttura reto-
rica dell’architettura.
La concezione iconica postula un’analogia tra linguaggio visivo e
forma: gli elementi retorici formali, sono esaltati nella costruzio-
ne, e sottratti alla loro funzione ornamentale, per essere elevati, a
modello interpretativo ed esplicativo dell’opera.

Also here, to be concrete, see that nised model.


memorable essay that Franco Albini The architectural language represents
experiments to implant a real out- a fundamental turn from the concept
standing theater at the Hall of Honor of the image as a pure sensitive data, to
for the exhibition «The thirty years of the conceptualization of figuration as
the Triennale, 1924-54», and above all, an architectural rhetoric structure.
the sensitivity in conceiving an amaz- The iconic design postulates an analogy
ing space that does not leave at all the between visual language and form: the
constructive act, but actually exalts it formal rhetorical elements are high-
through its enhancement ductility. lighted in the construction and taken
Through simple and rather common away from their ornamental function
tubular patented by Mannesmann he to be elevated to interpretive and ex-
draws an elongated theatre hall with planatory artwork model.
auditorium and access from two hang-
ing routes placed at the extremes of the 2.
long side. The simple combination of A second issue is referred to the con-
facilities, designed for a completely dif- ception of the form and tectonics des-
ferent function, comes as an exemplary ignation, with mutual influence in the
demonstration of the manufacturing of construction definition. The figuration
theatrical icon, not obtained with the is directly correlated to the construc-
exemplary form, but rather with the tion, while the tectonics choice makes
constructive versatility, which gives rise up the adopted structure in accordance
to that architectural universally recog- to the articulation of architectural

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03 |

03 | F O’Gehry Serpentine Gallery Pavillion, 2008


F O'Gehry Serpentine Gallery Pavillion, 2008

questo apparato vi è corrisposto anche un valore semantico nella prattutto in contrappunto ai caratteri estetici, stilistici, figurativi
costruzione, allora occorre ricondurre questa successione entro in generale. È la sintesi tra l’istanza di forma e la sua concreta
un sistema ordinato di fondo, che oltre ad essere riconoscibile realizzazione. Su questo tema hanno indugiato diversi autori, ma
risulti auspicabilmente anche trasmissibile. L’aspetto tettonico tra i più incisivi vi è Galvano della Volpe che scrive: «…L’architet-
allora non è un apparato a sé, con riferimento agli aspetti più tura esprime idee, valori, con un sistema di segni tridimensionali
propriamente strutturali di un edificio, di un monumento, so- - geometrici: con un linguaggio, cioè, costituito dalle misure adat-

space. semantic value in the building, then «together with other figurative signs and constructive adequacy. On the other
Yet, there is a permanent, fixed and we must bring this succession within with the musical one, unconventional in hand, it was Colin Rowe to exorcise
stable condition of the construction, an ordered system, which in addition the precise sense that it is conventional, the architecture from that inspiration
which is associated with its tectonic to being recognisable result, hopefully, we know, the linguistic sign.... » technicist, until taking - through the
conformation and therefore to its also transmittable. The updated interpretation of the tec- systematic use of the comparison of
structural choice that characterises the The tectonic appearance then it is not a tonic notion in more iconic than con- the shapes - modern architecture as a
space and set it figuratively. Even the device to itself, more properly referred structive reading due mainly to Kennet formal structure with classical mean-
materiality of the structure becomes to the structural aspects of a building, Frampton,5 opens an unprecedented ings, artistic intentions, produced by a
coefficient of expressiveness. a monument, or in counterpoint to the gap in the figural conception of con- vocabulary that has nothing to do with
The consistent implementation of the aesthetic character, stylistic, figurative struction. «... When Design and Con- the functionalist practice.7
construction as ontological principle in general. It is rather a synthesis of the struction - writes Frampton - are mutu- This intense relationship with the form
of architecture itself should aspire to its form instance and its practical realisa- ally interdependent as demonstrated, for brings us back, once again, to the pages
consistent success, not only as a form tion. example in the Crystal Palace of Paxton of the introduction of «The Mathemat-
of expression but rather as a dialectical On this issue several authors have lin- in 1851, the whole tectonic potential ap- ics of the Ideal Villa and Other Essays»
relationship between the shape of the gered, but among the most incisive pears to derive from the eurhythmy of , where the emphasis is on the percep-
space and all that aspires to its realisa- in this regard is Galvano Della Volpe, its parts and from the articulation of its tion, as the only cognitive instrument
tion. who writes: «The architecture expresses connections »6. And yet, an iconological used by Rowe, defined by a critical at-
Coherent choice of form, the typologi- ideas, values, with a system of three- vision, again, would allow us to un- titude which focuses on the compara-
cal structure, the arrangement and the dimensional signs – geometric: with a cover poetic expression of a construc- tive analysis taken primarily from the
language code help to determine the language that is made up of the mea- tive act which is not limited only to legacy of Wölfflin8.
dimension, which like all codes, is sus- sures suited to the constitution of visible the exemplary technical execution but Architecture as collective art has to
ceptible to modification and renewal. orders, through the repetition of similar rather conveyed in its deepest mean- deal with the problem of a new rheto-
If this apparatus is also matched by a masses ....» The architectural sign is ing, between figurative petition and ric of form, the problem certainly not

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04 | P Zumtor Museo di Colonia, 2007
P Zumthor Kolomba Museum

te all’istituzione di ordini visibili mediante la ripetizione di masse condo una lettura più iconica che costruttiva, dovuta principal-
similari... ». Il segno architettonico è «… insieme agli altri segni mente a Kennet Frampton5, consente di aprire un varco inedito
figurativi e a quello musicale, non convenzionale nel preciso senso nella concezione figurale della costruzione. «… Quando strut-
che è convenzionale, sappiamo, il segno linguistico…». tura e costruzione – scrive Frampton – si dimostrano reciproca-
L’aggiornamento nell’interpretazione della nozione tettonica se- mente interdipendenti come, tanto per fare un esempio nel Palazzo

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di Cristallo di Paxton del 1851, il potenziale tettonico dell’insieme Si veda, tanto per restare al tema delle strutture temporanee,
sembra derivare dall’euritmia delle sue parti e dall’articolazione il tasso di compiacenza che, caso per caso, l’architettura elar-
delle sue connessioni»6. Eppure una visione iconologica, anche gisce agli aspetti più sensibili alla sua esposizione mediatica.
qui, consentirebbe di disvelare quell’espressione poetica dell’atto L’esibizione griffata della rassegna dei Padiglioni della Serpen-
costruttivo che non si esaurisce solo nell’esemplarità dell’esecu- tine Gallery al Kensington Gardens di Londra è solo un piccolo
zione tecnica, quanto piuttosto nel suo significato più profondo saggio di questa tendenza. Se è vero che il tasso di sperimenta-
tra petizione figurativa e adeguatezza costruttiva. D’altra parte lità ammissibile in certe occasioni di realizzazione di strutture
è stato Colin Rowe ad esorcizzare l’architettura da quell’afflato temporanee è proporzionale alla loro esposizione mediatica,
tecnicistico, fino ad accertare attraverso l’uso sistematico della l’aspetto più sorprendente è la totale alterazione del carattere
comparazione delle forme come l’architettura moderna sia una tettonico delle strutture, quello che denota le forme monumen-
struttura con significati classici, intenzioni artistiche e un voca- tali dell’arte del costruire a partire dal conflitto tra il muro e
bolario che non ha niente a che fare con la prassi funzionalista.7 la parete, dall’architettura romana fino a Gropius; tra il nucleo
Questo intenso rapporto con la forma ci riporta, ancora una vol- portante e il suo involucro, pensando ad Alberti piuttosto che
ta, alle pagine dell’Introduzione de La matematica della villa ide- a Le Corbusier; tra la funzione del sostegno della copertura e
ale, ove l’enfasi cade sull’occhio come unico strumento conosciti- quella della chiusura spaziale, guardando l’adeguatezza della
vo utilizzato da Rowe e ricavato da un attitudine critica che pone sezione delle cattedrali gotiche fino al lirismo spaziale di Mies
al centro l’analisi comparativa, assunta prioritariamente dall’ Van der Rohe; tra il sistema puntuale e continuo eccetera, quali
eredità wölffliana8. L’architettura come arte collettiva nella plura- momenti fondamentali nell’organizzazione sintattica del manu-
lità deve fare i conti con il problema di una nuova retorica della fatto architettonico.
forma, problema non certo ignorato dal Movimento Moderno Se l’ambiguità talvolta caricaturale della struttura sembra voler
ma da questo abbondantemente mistificato. La retorica del nuo- esorcizzare il significato dell’opera e diluirlo dentro una compo-
vo ha costruito la sua totalità sulla pretesa di una naturalità evo- nente espressiva unicamente autoreferenziale, guardare oltre il
lutiva del mondo sostenuta dal procedere lineare del progresso dato contingente significherebbe farsi carico di una visione in
industriale. Nella recente ricerca architettonica si assiste talvolta grado di riconsegnare alla pratica dell’atto iconico quella sua
al paradosso dell’estetizzazione della tecnica come iperbolismo centralità nel procedimento creativo restituendo alla figurazione
tettonico, ipertrofia del grandioso, esaltazione dell’atto costrutti- la sua vitalità autonoma e la potenza del suo agire, quella che in
vo come forma di autocompiacimento. La risposta a questo im- origine era propria del mito e che l’imperativo della Ragione – e
perativo tecnicistico non ha saputo andare oltre il ripiego entro si badi non della Scientia come nell’accezione del maestro Jean
la forma anestetizzante dell’agnosticismo tecnologico, il revivali- Mignot – ha svuotato della sua energia e della sua intima pro-
smo nostalgico e la falsificazione storicista. duttività.

ignored by the Modern Movement, but tine Gallery in Kensington Gardens in to exorcise the meaning of the work of activities that allow rethinking tradi-
this thoroughly mystified. The rhetoric London is just a little essay of this trend. and dilute it into an exclusively self-ref- tional comportment in use of architec-
of the new as innovation has built its If it is true that the permissible rate of erential expressive component, looking tural space on one side and, the confer-
fragile’ credibility on the claim of a nat- experimentation in certain construction beyond the contingency would mean ment of figurative autonomy to every
ural evolution of the world, supported opportunities of temporary structures is to take on a vision able to return to the single structure on the other side. This
by the linear industrial progress. In the proportional to their media exposure, practice of the iconic act its central role autonomy is achieved through a com-
recent architectural search, sometimes the most striking aspect is the total al- in the creative process by returning to positional technique that permits the
we attend to the paradox of the tech- teration of tectonic structures, what de- figuration its autonomous vitality and author the faculty to conceive of each
nique anesthetization, as hyperbolic notes the monumental forms of the art power of its action, the one that was single element as a discrete, defined
tectonic, hypertrophy of the grandiose of building from the conflict between originally its own myth and that the structure, and then reassemble it in an
one, the exaltation of the constructive the wall and the wall, from Roman to imperative of Reason - and not in the «ensemble», within a unitary poetic.
action as a form of self-satisfaction. Gropius; between the carrier core and its sense of the Scientia of the master Jean These elements are regenerated
The answer to this imperative techni- casing, thinking of Alberti rather than Mignot - has emptied of its energy and through evocations, citations, and
cist has not been able to go beyond a in Le Corbusier; between the support its intimate productivity. change of sense: critics and experimen-
form numbing technological agnosti- function of the cover and the closure tal interpretations of unitary figurative
cism, through the nostalgic revivalism of the space, looking at the adequacy of 3. structures rather than elements or con-
and historicist counterfeit. the Gothic cathedrals section up to the A third issue concerns the evocation struction techniques: «... unity in de-
See, just to stay on the topic of tempo- space lyricism of Mies Van der Rohe; in- situated at the centre of architectural tail tumult as whole...» alluding to the
rary structures, the complacency rate cluding the timely system and that con- research in imposing this poetic ten- motto of Abbot Laugier quoted by Le
that, in each case, the architecture be- tinuous, etc., as key moments syntactic sion between the figurative instance Corbusier for the project of the Palace
stows the most sensitive aspects of its organization of the architectural work. and constructive purpose. of Soviets in Moscow.
media exposure. The branded exhibi- Even if the sometimes caricatured am- In this case, this trial seems to go Appropriateness of the form and rel-
tion of the event halls of the Serpen- biguity of the structure seems to want through a double register: overlapping evance of the target were the two basic

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3. Una terza questione riguarda l’e- tonico10 è solo ragione costruttiva e non più istanza figurativa.
vocazione posta al centro della Eppure l’estensione di una parte della semiotica letteraria che in-
ricerca architettonica nell’impostare questa tensione poetica tra dividua un possibile modello iconico11 in architettura non opera
istanza di figurazione e ragione costruttiva. In questo caso la spe- per via semplicistica attraverso la costruzione di una rete di ana-
rimentazione sembra procedere attraverso un duplice registro: la logie tra architettura e arti figurative, ma coinvolge in misura de-
sovrapposizione delle attività che consente un ripensamento dei terminante anche la costruzione come cifra estetica, come fatto
tradizionali comportamenti d’uso dello spazio architettonico da figurativo che connota l’idea dello spazio in grado di strutturare
una parte, dall’altra il conferimento ad ogni singola struttura ar- la percezione dell’opera come manufatto artistico, come opera
chitettonica di autonomia figurativa. d’arte.
Questa autonomia è ottenuta attraverso una tecnica composi- Si veda per esempio il caso del Museo Diocesano di Colonia
tiva che accorda all’autore la facoltà di concepire ogni singolo di Peter Zumthor. Quello che qui appare è l'adesione profonda
elemento come struttura discreta, definita, per poi ricomporla della costruzione, la sua istituzione funzionale, all'ordinamento
in un’ «ensemble», dentro una poetica di fondo unitaria. Gli ele- figurativo che trova adeguatezza formale e costruttiva nelle ra-
menti di questo ensemble sono rigenerati attraverso evocazioni, gioni insediative. Questo progetto insiste su un’area centrale di
citazioni e mutamento di senso: critiche e interpretazioni spe- Colonia, in particolare sulle rovine di una chiesa tardogotica
rimentali di strutture figurative unitarie piuttosto che elementi che come molte altre furono distrutte nel corso della seconda
o tecniche costruttive: «… unità nel dettaglio tumulto nell’insie- guerra mondiale. Nel corso di diverse campagne di scavi sono
me…» evocando il motto dell’Abate Laugier citato da Le Corbu- emersi reperti archeologici romani e medioevali. Zumthor ha
sier per il progetto del Palazzo dei Soviet a Mosca. sperimentato un grande spazio in grado di racchiudere unita-
Appropriatezza della forma e pertinenza della destinazione era- riamente questo patrimonio: la grande hall si eleva a partire da
no i due caratteri di fondo che alimentavano la concezione dello una forma di estensione del patrimonio esistente, quasi a volerlo
spazio illuminista: da l’ «Architecture Parlante», nell’evocazione coinvolgere strutturalmente, in continuità fisica e figurativa con
di un ruolo pubblico, sociale collettivo, che alimenta il dibattito le pareti esistenti della chiesa gotica ritessuti nel nuovo ordina-
teorico da Blondel a Ledoux, fino al «razionalismo esaltato» delle mento espositivo. La scelta costruttiva, una semplice muratura a
forma della ragione di Boullèe. vista è il determinante espressivo con cui questo ensemble - cui
È con Lukas9 che la leva del realismo induce l’evocazione nei li- partecipa Gottfried Böhm con due straordinari saggi, la cappella
miti dello spazio reale, adeguato, e l’unico scopo dell’architettura «Madonna in den Trümmern» degli anni ‘40 e quella del Sacra-
è evocare la sua adeguatezza. In questa evocazione l’architettura mento del ’57 - evoca nel concorso tra figurazione e costruzione
esaurirebbe il suo ruolo, diversamente dal carattere allegorico, il connotato civile dell’istituzione museale, senza sottrarre senso
metaforico della pittura. In questa visione l’iconismo architet- al suo contenuto. Ci si chiede allora quali siano le ragioni di una

characteristics that fuelled the Enlight- arts but does involve in a determinant equacy of the building to its functional ness, especially regarding its charac-
enment conception of space: from l’ extent also construction as aesthetic reason: the great hall rises from a form ter of physical element, which cannot
«Architecture Parlante» , evocation of figure, as figurative fact that connotes of extension of existing assets, as if in- derogate anything about those natural
a public, social, collective role, feeding the idea of space able to structure the tended it to be structurally engaged in aptitude for practicality, perceptibil-
the theoretical debate from Blondel to perception of the work as an artistic physical and figurative continuity to ity, and the collective feedback of its
Ledoux, until the «exalted rationalism» manufactory, as a work of art. the existing walls of the Gothic church kind as a built element. It is rather a
of the shape of reason of Boullée. See for example the case of the Di- in rewoven new exhibition system. The search capable of recognising in the
It is with Lukas9 that the lever of real- ocesan Museum in Cologne of Peter constructive choice, a simple brickwork profundity of constructive act not
ism induces the evocation within the Zumthor. What appears here is’ deep is the decisive expression with which only reasons of a technical nature, but
limits of the real and adequate space, adherence of the building to its func- this ensemble – on which participates figurative actions moved by poetic and
and the only purpose of architecture is tional institution in the basic ordinance Gottfried Böhm with two remark- artistic impulse. Once conceptualized
to evoke its adequacy. In this evocation, which finds formal and constructive able essays, the chapel » Madonna in these operations it would be withheld
architecture would exhaust its role, adequacy for settlement purposes. den Trümmern» of the 40s and one of if generalizable to their simple reasons
unlike the allegorical, metaphorical This project insists on the central area the Sacrament of ‘57 - evokes the civil of constructive foresight, or technical
characteristics of painting. In this vi- of Cologne, in particular on the ruins connotation of museum institution in cleverness, because despite their al-
sion, the architectural iconism10 is only of a late Gothic church that like many competition between figuration and leged and apparent relevance would be
constructive reason and no longer figu- others was destroyed during the Sec- construction, without subtracting the better transmitted if the determinant
rative instance. Yet the extent of a part ond World War. In the course of several sense of its content. One wonders then of their actions sprang not only from
of literary semiotics which identifies a campaigns of excavations different Ro- what are the reasons for such an ad- executive motives, but rather figurative
possible iconic model11 in architecture, man and medieval archaeological finds equacy in the case of Bilbao and others. impulses discernible even in the most
which does not work in simplistic way have been revealed: Zumthor has expe- So this is not of those side effects now constructive aspects of the architecture
by building a network of analogies rienced a large hall capable of enclosing conveyed from the visual arts that have in detail, above, you might be added to
between architecture and figurative this heritage in one unit, so that the ad- contaminated the architecture other- the modern and contemporary.

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tale adeguatezza nel caso di Bilbao, per esempio, e non solo. Non sulla costruzione del linguaggio fosse del tutto ignorata, e la no-
si tratta quindi di quegli effetti secondari oggi veicolati dalle arti stra energia mnemonica ridotta a feticcio delle storia.
visive che hanno contaminato l’alterità dell’architettura, soprat-
tutto riguardo al suo carattere di elemento fisico, che non riesce 4. Infine un’ultima questione ri-
a derogare nulla su quelle naturali attitudini alla praticabilità, guarda il rapporto tra ricerca di
percepibilità, ed al riscontro collettivo della sua natura di fatto forma e metafora tettonica.
costruito. Si tratta piuttosto di una ricerca in grado di ravvisa- In questo aspetto della ricerca non vi è solo una ragione costrut-
re nel fondo dell’atto costruttivo non solo motivazioni di natura tiva della forma architettonica. È presente anche una ricerca di
tecnica, ma azioni figurative mosse da impulso poetico e artisti- espressione della costruzione come occasione di definizione fi-
co. Una volta concettualizzate queste operazioni risulterebbero gurativa della struttura che non è nascosta nell’involucro della
generalizzabili se sottratte alle loro semplici ragioni di accortezza massa architettonica ma è come ostentato a connotare la sua ra-
costruttiva, o di astuzia tecnica, perché nonostante la loro pre- gione funzionale e il suo carattere insediativo.
sunta e apparente pertinenza risulterebbero meglio trasmissibili L’atto costruttivo è estratto dal volume edilizio ed esibito come
se il determinante delle loro azioni non scaturisse solo da moti- elemento strutturale che concorre alla definizione di tutta la figu-
vazioni di natura esecutiva, quanto piuttosto da impulsi figura- ra architettonica nella sua chiara e naturale definizione tettonica,
tivi ravvisabili anche negli aspetti più minutamente costruttivi vettore di espressione figurativa e poetica artistica. Non si è in
dell’architettura, soprattutto, si potrebbe aggiungere, per quella grado di ripercorrere l’aspetto genealogico delle vicende intorno
moderna e contemporanea. alla nozione di tettonica13. Basti qui solo ricordare l’origine del
Il punto è che i termini della questione rimangono in gran parte termine tettonica che sta tutta nel termine greco tekton, cioè car-
della critica contemporanea, travisati rispetto al loro autentico pentiere, costruttore, usato nel senso più esteso di costruzione o
significato. Il rapporto, per esempio tra ideazione, materia, co- arte del costruire. La tettonica è l’arte dell’unione (del montaggio),
struzione e figurazione è ricondotto impropriamente ad un solo il concetto di techné, è inteso come composizione, come realizza-
aspetto superficiale, diremmo epidermico a quella che oggi insi- zione, anche artigianale, di oggetti, strutture, realizzate a partire
stentemente viene travisata come ‘costruzione delle forme’, nuclei da un certo numero di parti congruenti tra loro, messe insieme
di significato permanenti che si evolvono in forma di ‘continui- secondo le regole costruttive proprie a quel tipo di oggetto. Con-
tà imperfetta’. È una forma di approccio in cui la materia si fa cepire anche qui la necessità di un nesso logico tra costruzione e
elemento generatore del comporre lo spazio. È come se alla sola espressione figurativa intesa come il primo elemento di rappre-
materia della costruzione fosse conferito il ruolo generativo della sentazione e di relazione tra l’organismo (la forma) e il suo con-
forma, cosicché la figurazione è relegata ad un compito esorna- testo, il suo intorno il suo ambiente fisico di riferimento (la città).
tivo, vicario, come se tutto d’un tratto la riflessione di Warbug12 Nella tradizione classica dell’architettura il rapporto di frontalità

The point is that the terms of the mat- 4. It enough remembers the origin of the from the facade allowed the architec-
ter remain in much of contemporary Finally, one last question concerns the term tectonic that is all in the Greek tural organism to become constructive
criticism, misrepresented with respect relationship between research of form term tekton, i.e. carpenter, builder, metaphor, representation of a similar
to their true meaning. For example, and tectonic metaphor. used in the widest sense of construc- but not direct constructiveness: the
the relationship between design, mate- In this aspect of the research, there is not tion or the art of building. The tecton- construction is the realisation of struc-
rial, construction and figuration is im- only a constructive reason of architectur- ics is the art of union, the concept of tures that show the rule that implies
properly attributed to a single surface al form. It is also a search for the expres- techné is understood as a composition, the union of elements that constitute
appearance, we would say epidermal sion of the building as an opportunity for as a realisation, also an artisan, of ob- it. The tectonic form then assumes an
to what today is persistently misrep- the figurative definition of the structure jects, structures, made starting from a ontological value reported to the origi-
resented as ‘construction of forms’, that is not hidden in the casing of the ar- number of between them congruent nal nature of the construction system,
permanent nuclei of meaning which chitectural mass but it is somehow osten- parts, put together according to own as well as a representative value, which
evolve in the form of ‘ imperfect con- tatious to connote its functional reason construction rules proper to that type is the expression of a sense that may be
tinuity ‘. It is a form of approach where and its settlement character. of object. also different from the constructive na-
the matter becomes the generating ele- The constructive act is extracted from Conceiving even here the need for a ture of the building.
ment of composing of the space. It is as the building volume and shown as a logical connection between construc- Another example is given here to clari-
if the mere matter of the construction structural element that contributes to tion and the figurative expression un- fy this aspect.
was given the generative role of the the definition of the whole architec- derstood as the first element of repre- It is with Gideon14 that finally, the ques-
form so that the representation is rele- tural figure in its natural and clear tec- sentation and relationship between the tion of the construction of the city
gated to a decorative, vicar task, as if all tonic definition, a vector of figurative organism (the form) and its context, its (railway stations, museums, slaughter-
of a sudden the reflection of Warburg12 expression and artistic poetics. No one physical environmental reference (the houses, arcades, markets, domestic in-
on the construction of the language is able to trace the genealogical aspect city). teriors) occurs through the highlight-
was completely ignored, and our mne- of the events concerning the notion of In the classical tradition of architecture, ing of the relationship between art and
monic energy reduced in history fetish. tectonics13. the relationship of frontality resulted technology. With Benjamin15, Gideon

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scaturito dall’alzato di facciata consentiva all’organismo archi- come era designata da Jean Mignot – a quello dell’etica, dell’azio-
tettonico di divenire metafora costruttiva, rappresentazione di ne e, in generale, della prassi, è uno slittamento dall’universale
una costruttività analoga ma non diretta: la costruzione è la rea- o, comunque, dalla condivisione in un quadro unitario di cul-
lizzazione di strutture che manifestano la regola che sottintende tura, alla molteplicità soggettive, non più condivise: un molte-
l’unione di elementi che la costituiscono. La forma tettonica assu- plice, che rivela l’assenza di una iconologia comune e comporta
me quindi un valore sia ontologico riferito alla natura originaria la necessità di una ‘fondazione’ iconografica che di fatto è ormai
di quel sistema costruttivo, che rappresentativo, espressione di un problematica17.
senso anche diverso dalla natura costruttiva dell’edificio.
È con Gideon14 che finalmente la questione della costruzione NOTE
della città (stazioni ferroviarie, musei, macelli, passages, mercati, 1
S.T., 1, 14, 8 c: «Scientica autem artificis est causa artificiatorum; eo quod
interni domestici) avviene attraverso la messa in luce del rappor- artifex operatur per suum intellectum»
to tra arte e tecnica. Con Benjamin15, Gideon riapre la partita sul 2
Cfr. G. Pedrojetta, Marino e la meraviglia, in Interpretazione e meraviglia,
fronte della figurazione assumendo un principio di fondo nell’af- XIV Colloquio sulla interpretazione, a cura di G. Galli, Pisa, Giardini, 1994,
fermare con molta lucidità come «Anche la costruzione non è pp. 95-105
pura ratio». 3
«Se tagli la scienza, come distinguerai l’artifex dall’inscius?», Cicerone, Aca-
Rimuovere il pregiudizio di separare arte e costruzione è una no- demica, II, 7, 22; «Architecti jam suo verbo rationem istam vocant», sant’Ago-
vità piuttosto consistente soprattutto nel destituire quell’antico stino, De ordine, II, 34.
luogo comune nel considerare l’arte prima una creazione lontana 4
È una ipotesi suggestiva che appartiene a Guido Canella quella di accostare
da ogni finalità e preoccupazione funzionale e la tecnica, un’ope- questo monumento ad una ricerca che un gruppo di architetti, tra cui Albini
ra diretta al razionale raggiungimento di uno scopo prefissato16. e Persico, portava avanti sul telaio. Si veda G. Canella, «Franco Albini nel
5. Una conclusione in forma di epilogo. singolare percorso del Razionalismo italiano», in , Ibidem, Architetti Italiani
nel Novecento, Cristian Marinotti Edizioni, pp.307-321.
Se l’omogeneità culturale ha storicamente consentito la com-
prensione della simbologia e del rapporto semantico che lega-
5
K. Frampton, Tettonica e Architettura: Poetica della Forma Architettonica
nel XIX e XX secolo, Milano, Skira, 2007, p. 20.
va le icone significanti all’immagine significata, si è costretti a
chiedere perché mai questo non debba accadere oggi, quando la
6
Ibidem p.39.
vuotezza del concreto nell’architettura sembra esprimere la vuo- 7
Cfr., P.Berdini, Introduzione, in C.Rowe, La matematica della villa ideale e
tezza di senso del mondo e l’immersione del ‘pubblico’ in tale altri scritti. A cura di P. Berdini. Bologna: Zanichelli, 1990, p. XIX.
mondo sembra sottolineare la sua omogeneità ad esso, nel senso 8
H.Wölfflin, Concetti fondamentali della storia dell’arte, Longanesi, Mila-
della ‘globalizzazione’. Lo slittamento dell’architettura dal terreno no, 1953in particolare si veda La formazione dello stile nell’arte moderna,
pp. 12-14. Sull’argomento si vedano anche: K.Fiedler, Sulla valutazione delle
della conoscenza – e della ‘scienza’ implicita, teorica e storica per

reopens the game in terms of figuration tiness of the sense of the world and iglia, in Interpretazione e meraviglia, 6
Ibidem p.39.
assuming a basic principle by stating the immersion of ‘public’ in this world XIV Colloquio sulla interpretazione, 7
See P.Berdini, Introduzione, in
very clearly «Also the construction is seems to underline its homogeneity to edited by G. Galli, Pisa, Giardini, 1994, C.Rowe, La matematica della villa ide-
not pure ratio». it, in the sense of ‘globalization’. The pp. 95-105. ale e altri scritti. Edited by P. Berdini.
Removing prejudice of separation of art shift in architecture from the ground 3
«Se tagli la scienza, come distingue- Bologna: Zanichelli, 1990, p. XIX.
from construction is rather consistent of knowledge - and the implicit, theo- rai l’artifex dall’inscius?», Cicerone, 8
H.Wölfflin, Concetti fondamentali
news especially in dismissing that old retical and historical ‘science’, as it was Academica, II, 7, 22; «Architecti jam della storia dell’arte, Longanesi, Milano,
cliché in considering the art a creation designated by Jean Mignot – to the one suo verbo rationem istam vocant», 1953, see in particular La formazione
far from any purpose and functional of ethics, action, and in general, the sant’Agostino, De ordine, II, 34. dello stile nell’arte moderna, pp. 12-14.
concern and technique. Contrarily art practice represents a shift from univer- 4
It is a suggestive hypothesis that be- Se as well: K.Fiedler, Sulla valutazione
is considered as work directed to the ra- sal, or anyhow, a shift from sharing in a longs to Guido Canella to approach delle opere d’arte figurativa, in Scritti
tional realisation of a prefixed purpose16. unitary framework of culture to subjec- this monument to a research that a sull’arte figurativa, edited by A. Pinotti
tive multiplicity, not shared any more: a group of architects, including Albini e F. Scrivano. Palermo: Aesthetica,
5. multifarious, which reveals the absence and Persico, carried on the structural 2006, par. III.6, pp. 55-56.
A conclusion in the form of epilogue. of a common iconology and entails the frame. See G. Canella, «Franco Albini 9
«L’architettura è costruzione di uno
If the cultural homogeneity has histori- need for a iconographic ‘foundation’ nel singolare percorso del Razional- spazio reale, adeguato, che evoca visi-
cally enabled the understanding of the which in fact is already problematic17. ismo italiano», in , Ibidem, Architetti vamente l’adeguatezza», is the author’s
symbolism and the semantic relation- Italiani nel Novecento, Cristian Mari- definition G.Lukács, Estetica, Einaudi,
ship that bound the significant icons NOTES notti Edizioni, pp.307-321. Torino, 1960, p. 1210.
to signified image, you are forced to 1
S.T., 1, 14, 8 c: «Scientica autem arti- 5
K. Frampton, Tettonica e Architettura: 10
See S. Halliwell, The Aesthetic of
ask why this should not happen today, ficis est causa artificiatorum; eo quod Poetica della Forma Architettonica nel Mimesis : Ancient Texts and Modern
when the emptiness of the concrete in artifex operatur per suum intellectum» XIX e XX secolo, Milano, Skira, 2007, Problems, Princeton / Oxford, Prince-
the architecture seems to express emp- 2
See G. Pedrojetta, Marino e la merav- p. 20. ton University Press, 2002, p. 118-147;

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opere d’arte figurativa, in Scritti sull’arte figurativa. A cura di A. Pinotti e F. REFERENCES
Scrivano. Palermo: Aesthetica, 2006, par. III.6, pp. 55-56; Benjamin, W. (1986), Parigi, capitale del XIX secolo, Einaudi, Torino.
9
«L’architettura è costruzione di uno spazio reale, adeguato, che evoca vi- Canella, G. (2010), Architetti Italiani nel Novecento, Cristian Marinotti Edi-
sivamente l’adeguatezza», è la definizione dell’autore in G.Lukács, Estetica, zioni, Milano.
Einaudi, Torino, 1960, p. 1210.
Cassirer, E. (1961), Filosofia delle forme simboliche, La Nuova Italia, Firenze.
10
Cfr., S. Halliwell, The Aesthetic of Mimesis : Ancient Texts and Modern
Problems, Princeton / Oxford, Princeton University Press, 2002, p. 118-147; Corrain, L., Valenti, M. (1991) Leggere l’opera d’arte : dal figurativo all’astratto,
M. P. Pozzato, Semiotica del testo. Metodi, autori, esempi, Roma, Carocci, Bologna, Progetto Leonardo.
2001, p. 175-187; C. W. MORRIS, Signs, Language and Behavior, New York, Eisenman, P. (1987), “Architettura e figura retorica”, EIDOS, n. 1, pp. 12-19.
Prentice-Hall, 1946, p. 191. Focillon, H. (1972), Vita delle forme seguito da elogio della mano, Torino, Ei-
11
U. Volli, Manuale di semiotica, Roma- Bari, Laterza, 2001, p. 31-34. « Se- naudi.
miotica figurativa e semiotica plastica », in L. Corrain & M. Valenti (eds.), Fiedler K. (2006), “Sulla valutazione delle opere d’arte figurativa”, in Pi-
Leggere l’opera d’arte : dal figurativo all’astratto, Bologna, Progetto Leonar- notti, A., Scrivano, A. (Eds.), Scritti sull’arte figurativa, Palermo, Aesthetica.
do, 1991, p. 33-51; P. Hamon «Texte et architecture », Poétique 73 (1988), p.
Frampton, K. (2007), Tettonica e Architettura: Poetica della Forma Architettoni-
3-26, a p. 12-14.
ca nel XIX e XX secolo, Milano, Skira.
12
Cfr., C. Ginzburg, Da A. Warburg a E. H. Gombrich. Note su un problema
Giedion S. (1954), Spazio, tempo, architettura, Milano, Hoepli.
di metodo in Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Giulio Einaudi Editore,
1986, nuova ed. 2000. E. Cassirer, Philosophie der symbolischen Formen Ginzburg, C. (1986), Miti emblemi spie. Morfologia e storia, Torino, Einaudi.
(1923–29), Traduzione italiana di E. Arnaud, Filosofia delle forme simboli- Halliwell, S. (2002), The Aesthetic of Mimesis: Ancient Texts and Modern Pro-
che, Firenze, La Nuova Italia, 1961. blems, Princeton University Press, Princeton-Oxford.
13
Cfr., Scott C. Wolf, Karl Friedrich Schinkel: The Tectonic Unconscious and Hamon, P. (1998), «Texte et architecture », Poétique, vol. 73, pp. 3-26.
the new Science of Subjectivity, diss., Princeton University, june 1997 Lukács, G. (1960) Estetica, Einaudi, Torino.
14
S. Giedion, Spazio, tempo, architettura, Milano, Hoepli, 1954. Ed. orig., Morris, C.W. (1946) Signs, Language and Behavior, Prentice-Hall, New York.
Space, Time and Architecture - The Growth of a New Tradition, Cambridge
Pedrojetta, G. (1994), “Marino e la meraviglia”, in G.Galli (Ed.), Interpreta-
(Mass), 1941
zione e meraviglia, XIV Colloquio sulla interpretazione, Giardini, Pisa, pp. 95-
15
W. Benjamin, Parigi, capitale del XIX secolo, Torino, Einaudi, 1986 105.
16
P. Eisenman, Architettura e figura retorica, su «EIDOS» n.1, 1987 Rowe, C. (1990), La matematica della villa ideale e altri scritti, Zanichelli, Bo-
H. Focillon, Vita delle forme seguito da elogio della mano, Torino, Einaudi,
17
logna.
1972. Pozzato, M.P. (2001), Semiotica del testo. Metodi, autori, esempi, Carocci,
Roma.
Volli, U. (2001), Manuale di semiotica, Laterza, Roma- Bari.
Wölfflin, H. (1953), Concetti fondamentali della storia dell’arte, Longanesi, Mi-
lano.
M. P. Pozzato, Semiotica del testo. Me- 13
Cfr., Scott C. Wolf, Karl Friedrich
todi, autori, esempi, Roma, Carocci, Schinkel: The Tectonic Unconscious
2001, p. 175-187; C. W. MORRIS, and the new Science of Subjectivity,
Signs, Language and Behavior, New diss., Princeton University, june 1997.
York, Prentice-Hall, 1946, p. 191. 14
S. Giedion, Spazio, tempo, architettu-
11
U. Volli, Manuale di semiotica, ra, Milano, Hoepli, 1954. Ed. orig.,
Roma- Bari, Laterza, 2001, p. 31-34. « Space, Time and Architecture - The
Semiotica figurativa e semiotica plas- Growth of a New Tradition, Cam-
tica », in L. Corrain & M. Valenti (eds.), bridge (Mass), 1941.
Leggere l’opera d’arte : dal figurativo 15
W. Benjamin, Parigi, capitale del XIX
all’astratto, Bologna, Progetto Leon- secolo, Torino, Einaudi, 1986.
ardo, 1991, p. 33-51; P. Hamon «Texte 16
P.Eisenman, Architettura e figura re-
et architecture », Poétique 73 (1988), p. torica, su «EIDOS» n.1, 1987.
3-26, a p. 12-14. 17
H. Focillon, Vita delle forme seguito
12
See C. Ginzburg, Da A. Warburg a E. da elogio della mano, Torino, Einaudi,
H. Gombrich. Note su un problema di 1972.
metodo in Miti emblemi spie. Morfo-
logia e storia, Giulio Einaudi Editore,
1986, nuova ed. 2000. E. Cassirer, Phi-
losophie der symbolischen Formen
(1923–29), Italian version by E. Ar-
naud, Filosofia delle forme simboliche,
Firenze, La Nuova Italia, 1961.

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