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L’APPARATO DIGERENTE

Il cibo che mangiamo contiene tutta la gamma dei nutrienti (quali le proteine) utili per la
costruzione di nuovi tessuti corporei. I nutrienti contenuti negli alimenti svolgono quindi una
funzione plastica e riparatrice. Per poter essere ingerite, le molecole alimentari devono essere
necessariamente elaborate e scisse in frammenti adatti. Questo processo è definito INGESTIONE.
Gli organi che svolgono la digestione e l’assorbimento compongono l’apparato digerente e vengono
detti organi digerenti. L’obesità è uno stato nutrizionale in cui ha un BMC (indice di massa
corporea) superiore a 30. L’obesità può essere ipertrofica e iperplastica. La prima si verifica quando
una cellula (eritrociti) ha un volume superiore rispetto al suo volume normale; nel caso della
seconda ogni cellula ha le sue dimensioni normali, solo che nell’individuo ci sono più cellule di
quelle che ci dovrebbero essere. Quando si verificano? La prima si verifica negli individui adulti,
che hanno un numero definitivo di cellule; la seconda si verifica quando una persona mangia in
maniera esagerata durante la crescita. È comune infatti negli adolescenti (neonati o bambini pure)
ed è quella in cui si guarisce più difficilmente. L’apparato digerente è costituito dagli organi del
canale digerente e dagli organi accessori (tra i più importanti abbiamo il fegato). Il canale digerente
è un tubo continuo che si estende dalla bocca all’ano e che contiene il cibo dal momento in cui
viene digerito fino a quando viene eliminato dal corpo. Gli organi del canale digerente
comprendono la bocca, la faringe, l’esofago, lo stomaco, l’intestino tenue e l’intestino crasso. Gli
organi accessori sono i denti, la lingua, la cistifellea, il pancreas, il fegato e le ghiandole salivari.
Quali sono le loro funzioni? I denti riducono il cibo in parti più piccoli e svolgono una funzione
meccanica, la lingua partecipa alla masticazione e deglutizione; tutti gli altri organi non vengono
mai in contatto diretto con il cibo. L’apparato digerente svolge 6 funzioni di base

1. L’ingestione: è l’ingresso di sostanze attraverso la bocca;


2. La secrezione: le cellule che rivestono le pareti del tratto gastrointestinale e degli organi
accessori, secernano nel lume del tubo digerente sette litri di acqua, acido cloridrico,
soluzioni tampone ed enzimi;
3. Il mescolamento e la propulsione: il cibo viene mescolato (attraverso la contrazione e il
rilasciamento della muscolatura liscia delle pareti del tratto gastrointestinale) con le
secrezioni e lo spingono verso l’ano;
4. La digestione: può essere meccanica, quando non vengono utilizzati e prodotti gli enzimi,
oppure chimica. Entrambi i processi meccanici e chimici demoliscono il cibo in molecole di
piccole dimensioni. Durante la digestione meccanica i denti tagliano e frantumano il cibo
prima di esser ingerito, poi la muscolatura liscia dello stomaco e dell’intestino lo
rimescolano. Le molecole alimentari vengono disciolte e formano una soluzione acquosa
con enzimi digestivi. Nella digestione chimica le grandi molecole di carboidrati, lipidi,
proteine e acidi nucleici contenute nel cibo vengono demolite in molecole più piccole degli
enzimi digestivi;
5. L’assorbimento: avviene nelle cellule epiteliali che ricoprono il lume intestinale, in quanto
si verifica un continuo passaggio di liquidi, ioni, molecole prodotte dalla digestione. Le
sostanze assorbite passano nel fluido interstiziale, nel sangue o nella linfa, per poi arrivare
verso le cellule di tutto l’organismo;
6. Le escrezioni: i rifiuti, le sostanze indigerite, i batteri, le cellule sfaldate dal tratto
gastrointestinale e i materiali digeriti non assorbiti, lasciano l’organismo attraverso l’ano con
il processo della defecazione. Il materiale eliminato costituisce le feci.

LA STRUTTURA DEL TUBO DIGERENTE E DEL PERITONEO cosa significa? significa


andare a vedere come è fatta la parete degli organi cavi del tubo digerente. È una struttura di
massima, e dalla regione inferiore dell’esofago (ci riferiamo alla parte inferiore dell’esofago perché
sta sotto il diaframma e contiene uno strato di muscolatura liscia, ed è indipendente dalla nostra
volontà, al contrario della parte superiore dell’esofago che contiene la muscolatura scheletrica e
dipende dalla nostra volontà; inoltre iniziamo a descrivere da qui perché la faringe non ha questa
struttura) fino al canale anale, presenta quattro strati di tessuti dette tonache: (noi le descriviamo
procedendo dall’interno verso l’esterno)

1. TONACA MUCOSA è quel tessuto che è in grado di produrre muco, che riveste la
superficie interna degli organi. È lo strato più interno costituita da epitelio di rivestimento,
che si trova a diretto contatto con il contenuto del tratto gastrointestinale. Questo tessuto non
è vascolarizzato e poggia su una lamina propria (fatta da tessuto connettivo lasso areolare) e
su di un sottile strato di muscolatura liscia detto mucosa muscolare (presente negli strati più
esterni). Questa mucosa muscolare si contrae e forma delle pieghe sulla superficie interna
degli organi digerenti, che servono a mettere a disposizione una maggiore quantità di
superficie durante la digestione e l’assorbimento. Nella mucosa sono anche presenti i noduli
linfatici superficiali, che sono masserelle di tessuto linfoide sprovviste di capsula e in questo
solo caso sono provviste delle cellule APC ( linfociti B, macrofagi e cellule dendritiche).
Questi noduli hanno il compito di proteggere il tratto gastrointestinale dall’ingresso dei
patogeni.

2. TONACA SOTTOMUCOSA si trova immediatamente sotto la tonaca mucosa. Consiste di


tessuto connettivo lasso, è molto irrorato da vasi sanguigni ricchi di nutrienti e collega la
tonaca mucosa alla tonaca muscolare. In questa regione ci sono dei neuroni appartenenti al
sistema nervoso enterico, che hanno il compito di controllare le secrezioni del tubo
digerente.

3. TONACA MUSCOLARE è fatta da tessuto muscolare liscio a partire dalla regione


inferiore dell’esofago fino alla regione superiore dell’ano. È presente a livello dello sfintere
anale esterno e superiore (che è una valvola, insieme allo sfintere interno e inferiore, che
controlla e regola il passaggio delle feci attraverso la nostra volontà). La tonaca muscolare
(volontaria) è scheletrica nelle regione della bocca, faringe e regione superiore dell’esofago;
mentre è liscia (involontaria) nel resto del tubo digerente. La muscolatura liscia è fatta di un
foglietto esterno e longitudinale e un foglietto interno e circolare. La contrazione
involontaria di questi strati di muscolatura liscia serve a frantumare il cibo e mescolarlo con
le secrezioni digestive, oltre che spingere il cibo nel tubo digerente. Anche qui sono presenti
i neuroni del sistema nervoso enterico, che sono posti all’interno della stessa tonaca mucosa
e hanno il compito di controllare la frequenza e la forza delle contrazioni di questa.
4. TONACA SIEROSA E PERITONEO è una delle tre membrane sierose, insieme al pleure
e pericardio. È lo strato più esterno e circonda gli organi del canale digerente sotto il
diaframma, esso infatti non si trova attorno all’esofago. Ha il compito di mantenere in sede
tutti gli organi collegati alla parete addominale. Il collegamento avviene attraverso delle
sporgenze che legano appunti gli organi alla parete addominale. Ha anche il compito di
penetrare negli organi e suddividerli in regioni. È composta da epitelio squamoso semplice e
tessuto connettivo lasso areolare. Consiste di due foglietti: viscerale e parietale; il primo
riveste gli organi e in alcuni casi anche penetra; il secondo tappezza le pareti degli organi.
Tra i due foglietti si forma un liquido detto siero, e serve a ridurre l’attrito come il liquido
pericardico. Questo siero viene prodotto per filtrazione dal sangue e deve essere
necessariamente drenato per non farlo accumulare. Come detto prima, quindi il peritoneo
tiene uniti gli organi e li ancora alla parete addominale attraverso le pieghe del peritoneo,
che hanno il compito di irrorare questi organi perché contengono vasi sanguigni, vasi
linfatici e nervi. Il grande omento è una piega del peritoneo che si estende sopra il colon
trasverso e l’intestino tenue. Contiene linfonodi e una grande quantità di tessuto adiposo; i
primi servono a rifornire i macrofagi e le plasmacellule di anticorpi per combattere
l’infezione; il secondo può aumentare di volume quando si accumula di peso.

LA PERITONITE

Quando un termine finisce per “ite” indica l’infiammazione di un organo. È l’infiammazione acuta
del peritoneo e la contaminazione con microrganismi infettivi che sono penetrati nel peritoneo in
seguito ad una ferita accidentale o chirurgica, della parte addominale. Che significa? Significa che
si è verificata una lesione a livello degli organi addominali, che ha consentito l’ingresso dei
microrganismi, e che queste lesione si è estesa al peritoneo. Un’appendicite (appendice: una delle
regioni terminali del canale digerente. Sta a destra ed è una sporgenza del tubo digerente a fondo
cieco) non curata può causare la peritonite.
LA BOCCA

La bocca, detta anche cavo orale, è delimitata anteriormente dalle labbra, posteriormente si continua
con la orofaringe, lateralmente dalle guancia, superiormente e anteriormente dal palato duro,
superiormente e posteriormente dal palato molle e inferiormente dalla lingua. Le guancie formano
le pareti laterali della bocca; le labbra sono pieghe carnose rivolte verso l’esterno e si trovano
attorno all’apertura della bocca; le guancia e le labbra sono formate da pelle (epitelio pavimentoso
pluristratificato cheratinizzato, strato più esterno che è formato a cellule che hanno aspetto di
piastrelle e composto da più strati. Cheratinizzato perché rende la nostra pelle impermeabile) e da
una membrana mucosa. A che servono le labbra e le guancie? Servono a far avvenire la
masticazione e la deglutinazione (trattengono il cibo tra le due arcate dentarie), e prendono parte
all’articolazione del linguaggio. Il palato duro è fatto da ossa mascellari e palatine e forma il tetto
della cavità orale. Il palato molle è fatto da tessuto muscolare ed è rivestito da una membrana
mucosa. Alle spalle del palato molle è presente una escrescenza, localizzata in posizione mediana,
detta ugola o velopendulo (è abbastanza sottile e ha la consistenza di un velo). È molto importante
perché quando deglutiamo, l’ugola viene spostata verso l’alto (insieme al palato molle), e ha il
compito di chiudere dei canali che fanno comunicare il naso e la bocca, quindi impedisce che il cibo
arrivi nelle cavità nasali. Sul retro del palato molle abbiamo l’orofaringe, che è la seconda regione
della faringe e in questa sede si trovano le tonsille palatine, (che sono accumuli di tessuto linfoide
che si chiamano così perché si trovano ai lati del palato molle e sono visibili ad occhio nudo quando
si infiammano o si formano le placche. Sono poste qui perché rappresentano una prima barriera di
difesa immunitaria contro sostanze e agenti patogeni).

LA LINGUA

È un organo accessorio ed è un muscolo membranoso (significa che è fatta di muscolatura


scheletrica e membrana mucosa, fatta di epitelio pavimentoso pluristratificato non cheratinizzato).
La lingua serve per la digestione perché appallotta e spinge il cibo dal cavo orale all’interno della
faringe. Alcuni muscoli linguali si inseriscono sull’osso ioide, (osso del cranio che non è articolato
con nessun altro osso). Il frenulo linguale è una piega della membrana mucosa situata sul piano
mediale del pavimento della bocca, che serve a frenare a limitare i movimenti della lingua e
impedisce che essa vada all’indietro. Le tonsille linguali si trovano alla base della lingua. C’è
un'altra tonsilla, localizzata a livello della faringe, detta adenoide. L’insieme delle tonsille linguali,
adenoidi e palatine, che impediscono l’ingresso dei microrganismi nel tubo digerente, formano un
anello, che è detto anello del Valdeyer. Sulla lingua sono presenti delle protuberanze, che prendono
il nome di papille gustative, dei recettori nervosi che servono a farci capire il gusto. All’interno
delle papille gustative ci sono i calici gustativi e all’interno dei calici gustativi sono presenti i
recettori gustativi.
LE GHIANDOLE SALIVARI

Le ghiandole salivari sono organi accessori e ghiandole esocrine, chiamate così perché producono
secreti che riversano sulla superficie del corpo o nelle cavità del corpo comunicanti con l’esterno, e
per questo compito sono provviste di un dotto escretore (fatto di tessuto epiteliale). Le ghiandole
salivari sono di tre tipi:

1. Le ghiandole parotidi, che quando si infiammano causano la parotite, e sono localizzate


inferiormente e anteriormente rispetto alle orecchie e dietro al muscolo massetere.;
2. Le ghiandole sottomandibolari, si trovano al di sotto della mandibola, cioè sul pavimento
della bocca;
3. Le ghiandole sottolinguali, sono localizzate al di sotto della lingua ma sopra le ghiandole
sottomandibolari (perché la lingua è posta sopra la mandibola).

Queste sono le ghiandole salivari maggiori, ma vi sono anche le ghiandole salivari minori, poste
nella lingua, nelle guance nel palato e sulle labbra. Sono chiamate così perché producono saliva in
quantità minore. Il primo succo digestivo che incontriamo è la saliva. È una miscela formata da
acqua in notevoli quantità (serve a sciogliere i soluti), e da soluti quali: i bicarbonati (servono ad
emulsionare il cibo), l’enzima salivare, ptialina o amilasi salivare (inizia la digestione degli amidi),
il lisozima (un antibatterico che distrugge la parete cellulare dei batteri) ,e infine ci sono le IgA
(contenute nei secreti). Com’è regolato il processo che forma la saliva? Il processo è detto
salivazione. E che significa la salivazione azzerata? Significa che le ghiandole salivari hanno
smesso di produrre saliva e noi sentiamo la secchezza delle fauci. La salivazione normale è sotto il
controllo del sistema nervoso autonomo parasimpatico. In condizioni di stress la salivazione è
regolata dal sistema nervoso autonomo simpatico, che interviene per inibire la produzione di saliva.
Quando la salivazione è eccessiva si parla di scialorrea, una situazione che si verifica prima del
vomito. In questa condizione, l’accumulo di saliva, precipita e forma i calcoli salivari, perciò è detta
scialolitiasi.
I DENTI

I denti sono organi accessori collocati in alveoli ossei, contenuti nelle ossa mascellari e nella
mandibola. (alveo significa piccolo alveo = letto di un fiume, quindi sono piccole cavità scavate
nelle ossa mascellari e della mandibola e caratterizzate da sporgenze dette processi, dove si
inseriscono i muscoli o i legamenti). (La mandibola è un osso irregolare che inizia con il mento e si
porta sui lati del viso). Siccome i denti sono fatti da tessuto osseo, fra i denti e la mandibola si
stabiliscono delle articolazioni. Che tipo di articolazioni sono? È una gonfosi, presente solo tra le
radici dei denti e la cavità dei processi alveolari della mandibola e della mascella (la cavità del
processo alveolare è lo spazio che si crea tra due sporgenze della mandibola o mascella). La gonfosi
è un articolazione fibrosa (fatta di tessuto connettivo fibroso denso che si trova fra la radice dei
denti e le ossa) e una sinartrosi (infatti i denti sono fissi). Il legamento che tiene uniti i denti con
ciascun alveolo, si chiama legamento periodontale (fatto di tessuto connettivo fibroso detto
periodonto). Un dente tipico presenta tre regioni:

1. la corona è la porzione del dente visibile che sporge dalla gengiva;


2. la radice consiste di una due o tre ramificazioni conficcate nell’alveolo;
3. il colletto è la linea di giunzione fra la corona e la radice e si trova all’altezza della gengiva.

Tutto il dente è formato dalla dentina che è un tessuto connettivo calcificato (ricco di calcio che
conferisce robustezza); nella corona la dentina è rivestita dallo smalto (sostanza fatta di fosfato e
carbonato di calcio ricca quindi di sali di calcio). Lo smalto protegge il dente dai tipi di
sollecitazione della masticazione a cui va incontro, e costituisce una barriera contro gli acidi che
potrebbero aggredire la dentina; nella radice il dente è rivestito da cemento (sostanza di consistenza
ossea che si attacca al periodonto); cemento e smalto si continuano fino al livello del colletto.
All’interno del dente, la dentina racchiude la cavità pulpare, chiamata così perché accoglie la polpa
(un tessuto connettivo ricco di vasi sanguigni, linfatici e nervi). Dalla cavità pulpare si estendono
dei prolungamenti, detti canali radicolari, che presentano un’apertura alla base del dente per far
passare i vasi sanguigni, linfatici e i nervi. Noi abbiamo due tipi di dentazioni; la prima è detta
dentazione decidua; la seconda è detta dentazione definitiva o permanente. I denti decidui sono
quelli che nascono verso i sei mesi di età fino a raggiungere il numero 20, e vengono persi fra i sei e
i dodici anni. I denti permanenti invece sono 32 e erompono dai sei anni in poi. I denti sono poi
divisi per diverse funzioni:

1. I primi sono gli incisivi, sono quelli centrali e hanno la forma di uno scalpello, con il
compito di tagliare il cibo;
2. poi ci sono i canini, sono appuntiti e presentano una cuspida (significa punta), servono per
trattenere il cibo;
3. poi ci sono i premolari, che hanno due cuspidi e servono per frantumare il cibo come i
molari che però presentano tre o più cuspidi smussate. Tra i molari sono presenti i denti del
giudizio.

La devitalizzazione è un trattamento a cui i dentisti ricorrono quando vogliono conservare


esteticamente il dente non sano, ma non vogliono che continui a far male, quindi si definisce morto.
Tutte le tracce di polpa vengono rimosse dalla cavità pulpare e dai canali radicolari del dente, poi si
pratica un’apertura all’interno di questo dente, e i canali radicolari vengono svuotati, irrigati per
rimuovere tutti i batteri per poi essere medicati e sigillati ermeticamente. E infine viene riparata la
corona danneggiata.

LA DIGESTIONE DELLA BOCCA

Come sappiamo abbiamo due tipi di digestione: quella meccanica e quella chimica; ci sono degli
organi che le fanno entrambe e altri che ne fanno solo una. Partiamo con definire prima la
digestione meccanica e poi quella chimica perché prima dobbiamo ridurre le dimensione del cibo e
poi far intervenire gli enzimi. La digestione meccanica è quindi l’atto della masticazione, in cui il
cibo viene impastato, tritato e mescolato con la saliva fino a essere ridotto ad una massa morbida
detta bolo alimentare. Questo impasto è reso possibile dal fatto che la saliva contiene molta acqua e
riesce con questa a ridurre il cibo. Dentro il cibo troviamo i carboidrati, i lipidi, le proteine, le
vitamine, i sali minerali e l’acqua: questi si chiamano principi nutritivi e ognuno di loro avrà un
destino diverso. I carboidrati comprendono:

1. gli zuccheri semplici ovvero i monosaccaridi e i disaccaridi quali glucosio, fruttosio,


galattosio, saccarosio e lattosio;
2. e gli zuccheri complessi ovvero i polisaccaridi come l'amido (presente nel pane e nella
pasta) e il glicogeno.

Solo i monosaccaridi possono essere assorbiti dal circolo sanguigno, perciò i disaccaridi e i
polisaccaridi per essere digeriti devono essere degradati in monosaccaridi. Questo processo è svolto
dall'enzima amilasi salivare (che agisce per un'ora e poi viene inattivato dai succhi gastrici), che
scinde i legami chimici fra le subunità di glucosio che costituiscono le molecole interessate. Tra
queste ricordiamo:

1. il disaccaride maltosio (2 subunità di glucosio);


2. il trisaccaride maltotriosio (3 subunità di glucosio);
3. e le destrine (5-10 subunità).
LA FARINGE

La faringe corrisponde alla gola ed è imbutiforme, cioè ha la forma di un imbuto. È un organo


impari (c’è ne solo uno), mediano (occupa la posizione centrale della cavità dove è contenuto) e
muscolo membranoso (fatto di muscolatura scheletrica ricoperta da membrana). Superiormente è in
rapporto con il cavo orale, inferiormente è in rapporto con l’esofago, perché è un organo che
comunica con la maggior parte degli altri organi. Si divide in tre regioni:

1. Rinofaringe: (RINO sta per naso), è costituita dalle parti posteriori della cavità nasale, è
coinvolto nella respirazione e si continua con la laringe;
2. Orofaringe: (ORO sta per bocca), fa transitare il cibo fino alla laringofaringe;
3. Laringofaringe: (o IPOFARINGE perché IPO significa sotto), si trova dopo la orofaringe e
finisce nell’esofago.
Subito dopo la faringe è presente l’esofago. Esso è un canale lungo 25 cm ed ha la forma di un tubo.
È fatto di mucosa (fatta di epitelio pavimentoso squamoso pluristratificato non cheratinizzato). La
funzione dell’esofago è quella di produrre muco per evitare l’attrito che il bolo incontrerebbe lungo
esso. È localizzato inferiormente dalla faringe, superiormente dallo stomaco, e si trova alle spalle
della trachea (organo fatto di 16-20 anelli di cartilagine ialina impilati e formati da un’ apertura
posteriore, che consente all’esofago di scorge all’interno della trachea, durante la deglutizione).
Comincia alla fine della laringofaringe, passa attraverso il mediastino e il diaframma, e si connette
con lo stomaco. Alle due estremità la tonaca mucosa forma due sfinteri:

 lo sfintere esofageo superiore (fatto di muscolatura scheletrica), che regola il passaggio del
cibo dalla faringe all’esofago (cioè impedisce che il cibo dallo stomaco ritorni all’interno
dell’esofago);
 lo sfintere esofageo inferiore (fatto di muscolatura liscia), che regola il transito del cibo
dall’esofago allo stomaco.

Se lo sfintere superiore non funziona si verifica il reflusso gastroesofageo. La faringe non svolge la
digestione chimica ma solo quella meccanica, che prende il nome di deglutizione. Essa è il
passaggio del cibo dalla bocca allo stomaco, ed è facilitata dalla saliva e dal muco (che umidificano
il cibo) e inizia nella bocca e finisce nell’esofago. Si distinguono tre fasi:

1. FASE ORALE: Il bolo viene spinto sul retro della cavità orale nell’orofaringe grazie al
movimento della lingua e dell’ugola verso l’altro e all’indietro contro il palato, per
impedire che il bolo finisca nella cavità nasale. Questa fase è volontaria.

2. FASE FARINGEA: incomincia con il passaggio del bolo nell’orofaringe, quando il


palato molle e l’ugola si sollevano per chiudere la rinofaringe, contemporaneamente la
respirazione viene interrotta e l’epiglottide grazie a questo movimento blocca l’accesso
alla laringe per impedire che il cibo finisca nelle vie respiratorie, perché noi sappiamo
che la faringe comunica con la laringe e con l’esofago. Dopo che il bolo è passato
dall’orofaringe, le vie respiratorie si aprono perché l’obbiettivo è stato raggiunto e
quindi la respirazione riprende. Infine il bolo si sposterà nell’esofago quando lo sfintere
superiore si rilassa (cioè è aperto). Questa fase è involontaria.
3. FASE ESOFAGEA: il bolo è spinto nell’esofago con un processo involontario detto
peristalsi, che consiste nella contrazione alternata delle fibre muscolari interne e circolari
ed esterne e longitudinali. Questo processo consiste di 3 fasi:

- le fibre muscolari circolari, nel tratto dell’ esofago, al di sopra del bolo si
contraggono, restringendo il lume e spingendo il bolo verso il basso:
- le fibre muscolari longitudinali poste intorno alla base del bolo si contraggono, e così
accorciano la sezione dell’esofago e spingendo le pareti verso l’esterno;
- dopo che il bolo si è spostato verso la sezione successiva dell’esofago, la
muscolatura circolare superiore si contrae facendo ripetere il ciclo. Le contrazioni
muovono il bolo dall’esofago verso lo stomaco e quando il bolo è prossimo alla fine
dell’esofago, lo sfintere esofageo inferiore si rilascia e il bolo viene trasferito nello
stomaco.
Dopo che il cibo è entrato nello stomaco, lo sfintere esofageo inferiore, non si chiude
completamente e i contenuti dello stomaco possono rifluire nella porzione inferiore dell’esofago.
Questa patologia è nota come reflusso gastroesofageo. Nei neonati è un disturbo passeggero perché
essi non riescono a controllare la muscolatura dell’esofago, ecco perché dalla loro bocca fuoriesce il
latte. Se questa patologia si ripete molte volte può irritare le pareti dell’esofago producendo una
sensazione di bruciore dello stomaco. Ma non porta alcun problema cardiaco, anche se può causare
il cancro all’esofago.
LO STOMACO

Lo stomaco è una dilatazione del tubo digerente a forma di sacco (viene anche detta dilatazione
sacciforme). Si trova immediatamente sotto il diaframma ed è contenuto nella cavità addominale, e
collega l’esofago al duodeno (la prima regione dell’intestino tenue). Questo significa che è in
rapporto superiormente con l’esofago e inferiormente con il duodeno. Ha il compito di contenere e
mescolare la quantità di cibo e che questo passi nell’intestino tenue. Lo potremmo definire come
una camera di mescolamento e contenimento. La posizione e le dimensioni dello stomaco variano
continuamente, perché dipendono dalla quantità di cibo che lo stomaco contiene. Quando è vuoto
(significa che le pareti dello stomaco collabiscono, cioè aderiscono l’una all’altra) può contenere
fino a 4 litri di cibo. Il succo digestivo che si forma nello stomaco è il chimo, che lo potremmo
definire come il bolo unito al succo gastrico, e una piccola parte di esso, viene spinto nel duodeno.

ANATOMIA MICROSCOPICA

Lo stomaco è un organo cavo, impari (solo uno) e mediano (perché occupa la posizione centrale
della cavità addominale, anche se leggermente spostato verso il lipocondrio di sinistra). Lo stomaco
presenta due margini o curvature e due orifizi (uno superiore e uno inferiore); il primo margine è
detto “grande curvatura dello stomaco”, è situato a sinistra ed è convesso; l’altro margine è detto
“piccola curvatura dello stomaco”, è situato a destra ed è concavo. L’orifizio superiore si chiama
cardias, quello inferiore, è detto piloro. Lo stomaco è fatto di quattro regioni principali:

1. IL CARDIAS: è la prima regione che circonda e fa comunicare la regione inferiore


dell’esofago con lo stomaco ed è detto anche sfintere cardiaco. È detto così perché è vicino
al cuore e quando si contrae e si rilassa consente il passaggio del bolo all’interno dello
stomaco;
2. IL FONDO: è la porzione superiore e a sinistra;
3. IL CORPO: è la porzione centrale e in basso;
4. IL PILORO: è la regione che fa comunicare il pancreas con il duodeno. Fra il piloro e il
duodeno è situato lo sfintere pilorico che regola il passaggio del chimo nell’intestino tenue.

La parete gastrica è costituita dalle stesse tonache presenti nel tratto gastrointestinale, con qualche
differenza: quando lo stomaco è vuoto la tonaca mucosa si solleva in pieghe chiamate rughe o
pliche gastriche, invece quando l’organo è disteso (ovvero che contiene cibo) esse scompaiono.
L’epitelio della superficie interna dello stomaco è un epitelio cilindrico (perché le cellule sono
spesse e il nucleo è localizzato alla base) non ciliato (senza ciglia), semplice (formato da un solo
strato perché la sua funzione è quella di secrezione e assorbimento). Questo epitelio è costituito da
cellule mucose superficiali (dette anche cellule mucipare caliciformi, chiamate così perché
producono muco e hanno la forma di un calice). Nella tonaca mucosa dello stomaco è presente
anche uno strato di muscolatura liscia, che prende il nome di mucosa muscolare. Questo epitelio
cilindrico non ciliato semplice, non riveste in maniera superficiale lo stomaco, ma si introflette e
forma delle pieghe o depressioni rivolte verso l’interno, che si chiamano fossette gastriche. Esso
sono rivestite da tre tipi di cellule, all’ interno delle quali viene prodotto il succo gastrico, che viene
riversato nel lume dello stomaco.
Le cellule sono le seguenti:

1. LE CELLULE MUCOSE SUPERFICIALI E DEL COLLETTO: producono muco, una


sostanza importante che forma uno strato di protezione per lo stomaco dall’attacco di succhi
gastrici, che potrebbero digerire e corrodere la parete stessa dello stomaco. Questo muco
contiene anche delle sostanze chimiche dette sostanze tampone, che fanno in modo che
l’ambiente sia sempre vicino alla neutralità, nonostante la presenza di HCl. Può contenere
anche altre sostanze dette inibitori delle proteasi, che sono degli enzimi che inibiscono
l’attività delle proteasi, che sono a loro volta degli enzimi che iniziano e partecipano alla
digestione delle proteine. Quelle del colletto rivestono le fossette gastriche, le superficiali si
trovano invece sulla superficie.

2. LE CELLULE MUCOSE PRINCIPALI secernano un enzima inattivo chiamato


pepsinogeno (è il proenzima o precursore inattivo della pepsina).

3. LE CELLULE PARIETALI producono l’HCl che costituisce la prima linea di difesa, e


funziona da catalizzatore della trasformazione del pepsinogeno in pepsina. Queste cellule
possono anche produrre anche un’altra sostanza, detta il fattore intrinseco di Castle. Esso
serve a facilitare l’assorbimento della vitamina B12 nell’intestino. Poiché la vitamina B 12 è
necessaria per la produzione dei globuli rossi, una sintesi inadeguata del fattore intrinseco
può portare all’anemia perniciosa.

Abbiamo anche un quarto tipo di cellule: LE CELLULE G producono un ormone locale detto
gastrina, che stimola le cellule gastriche a produrre e liberare il succo digestivo. È detto locale
perché agisce nella stessa sede in cui viene prodotto.

La tonaca sottomucosa è fatta di tessuto connettivo lasso; la tonaca muscolare è fatta di tre strati,
che si contraggono alternativamente e fanno sì che anche lo stomaco sia in grado di svolgere la
peristalsi. Gli strati sono i seguenti:

1. longitudinale esterno, con il compito di accorciare il lume;


2. circolare intermedio, con il compito di stringere il lume;
3. interno obliquo, con il compito di facilitare il mescolamento del bolo con il succo gastrico;

Infine la tonaca sierosa è il peritoneo viscerale, fatta di epitelio squamoso semplice e tessuto
connettivo areolare.
LA DIGESTIONE E L’ASSORBIMENTO DELLO STOMACO

(Da sapere: Il succo gastrico nei lattanti contiene altre sostanze che sono la rennina e la lipasi
gastrica. La prima è un enzima che consente la digestione del latte finchè essa non serve più, la
seconda è un’altro enzima che scinde i lipidi ed è presente nel succo pancreatico nei bambini.)

Lo stomaco rilascia gradualmente il chino nell’intestino tenue per evitare che si sovraccarichi di
lavoro. Una volta che il cibo ha raggiunto lo stomaco, le pareti si distendono e il ph aumenta,
perché la frazione proteica del materiale ingerito tampona una parte degli acidi gastrici. Questi
cambiamenti delle pareti e del ph, danno luogo a impulsi nervosi che stimolano la secrezione di
succo gastrico e avvino le onde di mescolamento. Queste onde sono dei movimenti peristaltici con
ritmo ondulatorio e prodotti dalla tonaca muscolare. Esse hanno il compito di rimpicciolire il cibo e
lo mescolarlo con il succo gastrico, producendo il chimo. Ogni onda di mescolamento spinge una
piccola quantità di chimo nel duodeno attraverso lo sfintere pilorico, nel processo chiamato
svuotamento gastrico. Mentre la maggior parte del chimo viene spinta all’indietro verso il corpo
dello stomaco. Dopo che lo stomaco ha svuotato parte del suo contenuto nel duodeno, i riflessi
cominciano a rallentare l’uscita del chimo dallo stomaco, in modo che il duodeno non si
sovraccarichi. Gli alimenti ricchi di carboidrati restano nello stomaco per poco tempo, mentre i cibi
più proteici rimangono più a lungo. Il principale avvento chimico della digestione dello stomaco, è
l’avvio della digestione delle proteine. Quando vengono digerite esse si trasformano in peptidi
(brevi sequenze di aminoacidi), questo processo è attuato dalla pepsina, (prodotto sotto forma di
pepsinogeno). La pepsina è efficiente quando il ph dello stomaco è acido, quindi uguale a 2, questo
è garantito dalla presenza dell’HCl. Inoltre se la pepsina digerisce solo le proteine, ma non la parete
dello stomaco, prima di tutto perché le cellule secernano la pepsina in forma inattiva , che viene
convertita nella forma attiva solo quando la pepsina è a contatto con l’HCl del succo gastrico. Per
secondo perché lo stomaco è rivestito da muco, secreto dalle cellule mucose, formando una spessa
barriera tra il rivestimento e succo gastrico. Nello stomaco a causa del ph acido, da un lato inizia la
digestione delle proteine e dall’altro si interrompe la digestione dell’amido iniziata nel cavo orale,
perché l’enzima amilasi salivare non lavora a questo tipo di ph.

ANEMIA PERNICIOSA

Le cellule parietali della mucosa gastrica producono un fattore intrinseco, che serve a legare la
vitamina B 12, consentendone l’assorbimento a livello gastrointestinale. Il fattore intrinseco non
viene prodotto quando c’è una forte infiammazione gastrica, come un’ulcera gastrica (che avviene
quando la parete dello stomaco non è in grado di funzionare). La vitamina B 12 è detta anche
cobalamina, ed è presente negli alimenti di origine animale. Poiché le piante non la contengono, la
vitamina B12 manca nell’organismo che segue una dieta vegetariana. La mancanza della vitamina
B12, porta all’anemia perniciosa, chiamata così perché i globuli rossi (senza di essa) non giungono
a maturazione. Quando essi non maturano, il loro volume è più grande rispetto ai globuli rossi
definitivi, ciò significa che durante l’anemia perniciosa, l’MCV (VOLUME CORPUSCOLARE
MEDIO) è più grande. L’anemia perniciosa è detta anche macrocitica, proprio perché le dimensioni
dei globuli sono maggiori; anche se le dimensioni sono maggiori, il numero dei globuli rossi è di
meno, e questo determina il fatto che essi contengono più emoglobina.
IL PANCREAS

Nel pancreas avviene la produzione del succo pancreatico, che verrà riversato nell’intestino. Il
pancreas ha la forma di un martello formato da una testa, un corpo e una coda. Ha un aspetto
formato da tante sfere una appiccicate all’altra, (come un grappolo d’uva). Si trova nella cavità
addominale, sotto il diaframma e lo stomaco. Il pancreas è una ghiandola a secrezione mista, è
contemporaneamente sia endocrina che esocrina. Della porzione esocrina sappiamo che è una
ghiandola tubulo - acinosa, formata da canali che finiscono con una dilatazione, e formata anche da
cellule epiteliali ghiandolari organizzate in gruppi detti acini. Le cellule all’interno di questi acini
secernano il succo pancreatico. Nella porzione endocrina, l’1% delle cellule, sono organizzate in
gruppi detti isolotti pancreatici o isole di Langerhans, questa porzione produce tre ormoni,
l’insulina, il glutanone e la somatostatina, che partecipano al metabolismo del glucosio.

IL SUCCO PANCREATICO

Il succo pancreatico viene prodotto dal pancreas e immesso in un condotto che forma il dotto
pancreatico, che si unisce al dotto biliare comune (che proviene dal fegato e dalla cistifellea), e
forma il dotto comune del duodeno. A questo punto il succo pancreatico viene riversato nel
duodeno (la prima regione dell’intestino tenue). Il succo pancreatico è un liquido limpido e
incolore, in cui sono presenti degli enzimi che partecipano alla digestione di tutti e 3 i principi
nutritivi. È fatto principalmente da acqua, (il solvente che serve a sciogliere i soluti), da sali come
bicarbonati di sodio (che conferiscono al succo pancreatico, un ph alcalino, che inattiva la pepsina e
crea l’ambiente ottimale per l’attività enzimatica nell’intestino tenue) ed enzimi, quali:

 L’AMILASI PANCREATICA: che prosegue la digestione dell’amido; qual è la differenza


dell’enzima amilasi salivare e pancreatico? Il primo INIZIA la digestione dell’amido, il
secondo la prosegue.
 LA LIPASI PANCREATICA: che inizia la digestione dei lipidi (principalmente dei
trigliceridi negli adulti);
 LA RIBONUCLEASI E LA DESOSSIRIBONUCLEASI: che intervengono nella digestione
degli acidi nucleici;
 LA CHIMOTRIPSINA E LA CARBOSSIPEPTIDASI: che proseguono la digestione delle
proteine. Sia la chimotripsina che la carbossipeptidasi, vengono prodotte in forma inattiva
(come il pepsinogeno dello stomaco), perché se fossero attive, digerirebbero e
attaccherebbero le pareti del canale digerente. Infatti quando raggiungono l’intestino tenue,
il tripsinogeno si attiva in tripsina, (grazie all’enzima enterochinasi), e a sua volta si attivano
anche la chimotripsina e la carbossipeptidasi.

IL TUMORE DEL PANCREAS

È una malattia cronico degenerativa, che colpisce le persone sopra i 50 anni ed ha un’incidenza
maggiore nei maschi. I sintomi sono lievi finchè la malattia non raggiunge lo stadio avanzato e
spesso compaiono solo quando ha già prodotto metastasi in altre parti del corpo, come ai linfonodi,
al fegato, o ai polmoni. Colpisce i linfonodi, il fegato o i polmoni. È la quarta causa di morte, infatti
in Italia si verificano circa 6000 casi all’anno. Si presenta in seguito al consumo eccessivo di grassi,
abuso di alcol, fumo o presenza di pancreatite croniche.
IL FEGATO E LA CISTIFELLEA

Il fegato in un adulto medio pesa 1,4 kg ed è il secondo organo più grande immediatamente dopo la
pelle. È un organo parenchimatoso, il cui colore è rosso bruno, perché è molto irrorato dai vasi
sanguigni (infatti è considerato il laboratorio biochimico del nostro organismo, perché in ogni
epatocita avviene il metabolismo delle sostanze chimica). Il fegato è situato immediatamente al di
sotto del diaframma, ed occupa tutta la cavità addominale da destra a sinistra, più specificamente:

- la parte più voluminosa, è presente a destra, invece la parte più sottile, è presente a sinistra.

Il fegato è anche parzialmente protetto dalle ultime coste. Superiormente è in rapporto con il
diaframma, inferiormente è in rapporto con il piloro superiore del rene destro, (tanto che quando
parliamo dell’apparato urinario, noi diciamo che i reni sono due, ma il rene di destra è più basso di
quello di sinistra, proprio perché poggia il fegato). Sempre inferiormente ma al centro, è in rapporto
con il colon trasverso, (un organo che appartiene all’intestino crasso); inferiormente a sinistra, è in
rapporto con il piloro dello stomaco; inferiormente e alle spalle, c’è un organo con una forma di un
sacchetto, che si colora di verde, con una parete sottile di tessuto elastico e muscolare liscio, è la
cistifellea, conosciuta anche come colecisti. Il colore verde è dovuto alla bilirubina, che deriva dal
metabolismo dell’emoglobina dei globuli rossi. La cistifellea pende verso il basso dal bordo
anteriore del fegato, in una fossa poco profonda detta “fossa cistica”. Quando nel duodeno entrano
cibi grassi, la cistifellea si contrae (grazie all’azione della colecistochinica) per riversare la bile
accumulata nello stesso duodeno (qui la bile viene prodotta all’interno del fegato e grazie a dei
canali la riversano nella cistifellea per essere accumulata).

LA STRUTTURA DEL FEGATO

Il fegato è ricoperto da una capsula di tessuto connettivo, a sua volta circondata dal peritoneo
viscerale, detto così perché avvolge il fegato e si insinua nel suo parenchima, suddividendolo in
regioni, dette lobi. Abbiamo quindi il lobo epatico destro e il lobo epatico sinistro, che sono separati
da una piega detta “legamento falciforme” (detta così perché ha la forma di una falce). Questa
suddivisione è importante, perché è come se questa piega, distribuisse il peso del fegato in due
regioni. Al di sotto del peritoneo viscerale, c’è una capsula spessa fatta di tessuto connettivo
fibroso, che riveste tutto il fegato e in corrispondenza dell’ileo, lo penetra accompagnando le
diramazioni della vena porta. Dobbiamo ricordare che l’ileo (detto anche porta del fegato o porta
Hepatis) è una regione molto importante, perché al suo interno penetrano la vena porta, l’arteria
epatica e i dotti biliari.

- LA VENA PORTA: è la vena costituita da sangue venoso, ricco di nutrienti, che


soltanto il fegato è in grado di riutilizzare;

- L’ARTERIA EPATICA: è l’arteria che penetra nel parenchima del fegato, e


trasporta il sangue ossigenato; quando essa ha attraversato il parenchima del fegato,
si trasforma in capillari. I capillari si trasformano in venule. Quest’ultime si
riuniscono formando le vene.

- I DOTTI BILIARI: sono dei piccoli canali dove scorre la bile, che il fegato ha
prodotto. I dotti biliari si uniscono prima a formare il dotto epatico di destra e di
sinistra. Questi due si riuniscono per formare il dotto epatico comune. Esso si unisce
con il dotto cistico (che proviene dalla cistifellea), per formare il dotto biliare
comune.

Ritornando alla capsula di tessuto connettivo fibroso, sappiamo che quando penetra nell’ileo, forma
delle diramazioni, che suddividono il parenchima del fegato in regioni più piccole, dette lobuli. I
lobuli sono costituiti da cellule epiteliali specializzate, dette epatociti, che sono disposti attorno alla
vena centrale e hanno diversi funzioni, tra le quali ricordiamo che trasformano il glucosio in
glicogeno (il glucosio e gli acidi grassi sono trasportati dalla vena porta) e producono la bile che
viene riversata in alcuni canali, chiamati dotti biliari, grazie all’unione delle estroflessioni della
membrana plasmatica di ciascun epatocita. Mentre le estroflessioni dotati di parete propria si
chiamano duttoli biliari. (uno dei vasi in cui scorre la bile è il coledoco, in cui si apre il dotto
pancreatico). Gli epatociti formano anche delle lamine, dette unicellulari perché le cellule sono
affiancate una all’altra. Nel fegato sono presenti molti capillari permeabili detti sinusoidi, al cui
interno sono contenuti dei fagociti stazionari chiamati cellule di Kuppffer. Queste cellule eliminano
i globuli rossi senescenti, i batteri e i microrganismi estranei all’organismo. Ricordiamo che nel
fegato sono presenti 3 circolazioni:

1. LA CIRCOLAZIONE DELLA BILE:


2. LA CIRCOLAZIONE DELLA VENA PORTA CHE ARRIVA AL FEGATO;
3. LA CIRCOLAZIONE TRADIZIONALE DELL’ARTERIA EPATICA.
All’interno del fegato, il sangue della vena porta e della vena epatica si mescola negli spazi fra un
lobulo epatico e l’altro, la vena porta è formata dall’unione delle vene provenienti dal pancreas,
dallo stomaco e dalla milza (che formano la vena splenica). La vena porta inoltre si lega alla vena
cistica per poi penetrare all’interno del parenchima del fegato, in corrispondenza dell’ileo. Le difese
immunitarie presenti nel fegato, sono le cellule di Kuppffer, che sono dei macrofagi stazionari che
rivestono l’endotelio dei sinusoidi epatici, che sono dei capillari sottili presenti lungo la circolazione
sanguigna ed adiacenti alle cellule del lobulo epatico.
LA BILE La bile è un liquido alcalino, con un ph compreso tra 6.8 e 7.7, ed è secreto da ciascun epatocita.
In una sola giornata, il fegato produce complessivamente circa 1 litro di bile. Il colore della bile è giallo, poi
passa al giallo bruno per arrivare al verde. Questo colore dipende dal fatto che, al suo interno, sono presenti i
pigmenti biliari, che sono delle sostanze con colore proprio. Questi pigmenti biliari sono la biliverdina e la
bilirubina (che gli abbiamo già incontrati nella degradazione dei globuli rossi). La bile, oltre ai pigmenti
biliari, contiene anche l’acqua, gli acidi biliari, i sali biliari (che sono i coniugati degli acidi biliari), il
colesterolo (che è un lipide complesso) e gli acidi grassi (che derivano dal catabolismo dei lipidi). Qual è la
funzione dei sali biliari? I sali biliari favoriscono l’emulsione dei grassi, essa è la scomposizione delle
molecole lipidiche presenti nel chimo, in una sospensione di gocciole di dimensioni ridotte. Le gocciole più
piccole presentano una superficie più estesa rispetto alle gocce più grosse, e questo serve per l’attacco degli
enzimi digestivi dei lipidi. Il principale pigmento biliare è la bilirubina deriva dal gruppo eme, proveniente
dalla demolizione dei globuli rossi senescenti. In questo processo si ottengono: ferro, globina e bilirubina. Il
ferro e la globina vengono riciclati, mentre la bilirubina viene legata all’acido glucuronico (un acido biliare)
e secreta con la bile. (Quando la bilirubina si lega all’acido glucuronico si dice coniugata). Quando la
bilirubina passa nell’intestino, viene trasformata dalla flora batterica intestinale in stercobilina, che
conferisce il colore marrone alle feci. Una volta che i sali biliari svolgono questa funzione, la maggior parte
di essi viene riassorbita (significa che fa ritorno al sangue) per trasporto attivo nell’ileo ed entra nel flusso
ematico della vena porta.

CALCOLI BILIARI

I componenti della bile cristallizzano formando i calcoli biliari (calcoli della cistifellea): la bile può
rimanere depositata nella cistifellea e i Sali biliari che sono i soluti precipitano e si formano i
calcoli. Se crescono in dimensioni e in numero nella cistifellea in mesi e anni potrebbero ostruire il
dotto cistico e la bile non riuscirebbe a lasciare la cistifellea per entrare nell’intestino dove è
richiesta la sua presenza. Poiché i calcoli tendono ad essere abbastanza appuntiti, quando la
cistifellea si contrae può insorgere un dolore molto violento (la tipica colica biliare). Trattamento:
somministrazione di farmaci in grado di dissolvere i calcoli ricorrere alla litotripsia , una terapia a
onde d’urto che li frantuma in particelle abbastanza piccole per passare attraverso i dotti. Per chi
soffre di calcoli ricorrenti o per chi è sensibile ai farmaci o alla litotripsia si rende necessaria la
colecistectomia: rimozione chirurgica della cistifellea e del suo contenuto. La bile che non riesce a
lasciare la colecisti (poiché vi è l’ostruzione del "dotto epatico comune" o del "coledoco" per
esempio, a causa di "calcolosi biliare") viene riassorbita finendo nel sangue (quando in realtà non
dovrebbe farlo perché solo una parte deve essere riassorbita dal sangue, non tutta). Inoltre
impedisce l'ingresso della bile nell'intestino tenue, cosicché la bile comincia ad accumularsi,
ANCHE all'interno del fegato. Il passaggio della bilirubina in circolo determina un "ittero", cioè la
comparsa di una colorazione giallastra della cute e della sclera dell'occhio. (la pelle dell’individuo si
colora di giallo: perché la bile sta circolando in tutti i vasi sanguigni). Tuttavia, l'ostruzione delle
vie biliari è soltanto una delle cause dell'ittero. Questo è più spesso dovuto a patologie del fegato,
quali l' "epatite" (infiammazione acuta o cronica del fegato) o "cirrosi", un' infiammazione cronica
nella quale il fegato è gravemente danneggiato e diventa duro e fibroso. L'epatite è causata il più
delle volte da un infezione "virale" conseguente all'ingestione di acqua o alimenti contaminati
(epatite A) oppure alla trasmissione con sangue infetto tramite trasfusioni o l'uso di aghi non
sterilizzati 8epatiti B e C). La cirrosi, invece, è una conseguenza costante dell'abuso di alcol
prolungato per molti anni ed è anche un' evoluzione frequente delle epatiti croniche (di tipo B e C),
insieme al carcinoma epatico.
LE FUNZIONI DEL FEGATO

Le funzioni del fegato, sono le seguenti:

1. METABOLISMO DEI CARBOIDRATI: il fegato mantiene normale il livello di glucosio


nel sangue, ed è un ruolo importante perché il fegato è in grado di accumulare il glucosio in
eccesso, formando il glicogeno. Questo avviene perché gli epatociti che contengono il
glucosio in eccesso, durante il periodo di sazietà, sono in grado di polimerizzarlo grazie a
particolari enzimi che intervengono nella reazione di sintesi del glicogeno. Invece, durante
la fase di digiuno, se la glicemia si abbassa, il fegato rilascia il glucosio e lo riversa nel
sangue. Il fegato può convertire anche alcuni dei vecchi aminoacidi, l’acido lattico, oppure
altri zuccheri come fruttosio e galattosio (per ottenere glucosio). In conclusione:
- si parla di IPERGLICEMIA, quando la glicemia è alta ed il fegato immagazzina il
glucosio sotto forma di glicogeno;
- si parla di IPOGLICEMIA, quando la glicemia è bassa e il fegato lo degrada in
glucosio.

2. METABOLISMO LIPIDICO: corrisponde alle reazioni che portano alla sintesi e alla
degradazione dei lipidi, svolte da ciascun epatocita. I lipidi a cui ci riferiamo, sono detti
“lipidi alimentari”, detti così perché vengono introdotti con gli alimenti. Questi lipidi
alimentari sono i trigliceridi (formati da 1 glicerolo, da 1 alcol e da 3 acidi grassi) e il
colesterolo. Grazie a questi lipidi alimentari, il fegato li può utilizzare per sintetizzare alcune
molecole di ATP, per ricavare energia. Quando i lipidi alimentari vengono digeriti, il fegato
li scinde in acidi grassi, per poi poterli utilizzare: questo processo è detto beta ossidazione. Il
fegato inoltre è in grado di produrre il colesterolo (infatti solo il 15 % è di origine alimentare
e l’85 % è sintetizzato dal fegato). Il colesterolo è un lipide complesso ed è la struttura
fondamentale delle membrane plasmatiche, in quanto serve come base strutturale per la
sintesi degli ormoni steroidei della vitamina D. Il colesterolo una volta sintetizzato, non è in
grado di muoversi da solo nel plasma sanguigno, ma ha bisogno di essere legato ad altre
sostanze che lo rendono liposolubile, queste sostanze sono le lipoproteine. Esse sono delle
sostanze formate da lipidi e proteine che legano il colesterolo e lo trasportano in circolo. Ci
sono due famiglie di lipoproteine:

- LE LIPOPROTEINE A BASSE DENSITÀ LDL: che legano il colesterolo e lo


trasportano all’interno dei tessuti, per essere accumulato. Questo viene definito
colesterolo cattivo, perché è dannoso quando si accumula a livello delle pareti
interne dei vasi arteriosi, e può causare anche una malattia cronico degenerativa detta
aterosclerosi.
- LE LIPOPROTEINE AD ALTA DENSITÀ HDL: che vengono sintetizzate dal
fegato e hanno il compito di legare il colesterolo, rimuovendolo dai tessuti e
trasportandolo al fegato, dove viene degradato. Qui il colesterolo viene detto buono.

La formazione di colesterolo dipende sia dall’alimentazione che dall’attività fisica; una dieta povera
di acidi grassi saturi, colesterolo e zuccheri semplici sono responsabili del colesterolo buono; una
dieta ricca di acidi grassi, colesterolo e zuccheri semplici sono responsabili del colesterolo cattivo.
3. METABOLISMO DELLE PROTEINE: ci riferiamo sia alle reazioni che portano alla
demolizione e alla sintesi delle proteine, parliamo del loro catabolismo e anabolismo.
 Il CATABOLISMO delle proteine: alla fine della digestione delle proteine vi è la
trasformazione degli aminoacidi, producendo ATP, tramite:
- Deaminazione ossidativa: rimozione di un gruppo amminico;
- Decarbossilazione: rimozione delle molecole di CO2 del gruppo carbossilico.

 L’ ANABOLISMO delle proteine: consiste nell’assemblare gli aminoacidi per


ottenere la sintesi delle proteine come l’albumina, gli anticorpi o la protrombina.
 L’albumina consente la regolazione della pressione osmotica del sangue, perché
trattiene l’acqua, perciò senza di essa, l’acqua si accumula interno alle cellule
causando un aumento del volume del liquido interstiziale chiamato prima Edema e
Ascite nel caso di accumulo nell’addome.

Il fegato è in grado di svolgere tutte queste funzioni, grazie alla presenza della vena porta. E
partecipa inoltre alla sintesi degli aminoacidi non essenziali (definiti così perché si distinguono da
quelli essenziali, che si assumono con la dieta), che sono degli aminoacidi che il nostro organismo
produce grazie alla reazione della transaminazione che coinvolge le transaminasi. Le transaminasi
sono enzimi che catalizzano le reazioni di transaminazione (in cui il gruppo amminico di un
aminoacido viene trasferito ad un chetoacido, che è costituito da un acido carbossilico e un gruppo
chetonico, portando alla formazione di aminoacidi non essenziali).
Sono normalmente presenti nel plasma sanguigno perchè l’organismo ne ha sempre ha disposizione
e si trovano anche negli epatociti e nelle cellule che costituiscono il miocardio. Se gli epatociti
vanno incontro a necrosi, le transaminasi vengono rilasciate e si aggiungono a quelle già presenti,
determinando un loro aumento. Un alto valore di transaminasi può indicare quindi dei danni a
livello del fegato o del cuore. Le transaminasi possono essere:

● GOT: glutammico ossalacetico transaminasi


● GPT: glutammico piruvico transaminasi
L’INTESTINO TENUE

Nell’intestino tenue si verificano due fasi: la digestione e l’assorbimento. Qui viene completata la
digestione dell’amido e delle proteine, mentre inizia e si completa la digestione dei lipidi.

ANATOMIA MACROSCOPICA

È un canale lungo 3 metri in una persona viva e ha un diametro di 2,5 cm; in un cadavere è lungo il
doppio perché la muscolatura liscia si rilascia. L’intestino tenue è contenuto nella cavità
addominale, è un organo molto lungo e per questo si ripiega più volte su se stesso a formare delle
anse intestinali. Tutto l’intestino intestino tenue è avvolto dal peritoneo (tonaca esterna). È collegato
posteriormente alla cavità addominale tramite una piega del peritoneo, detta mesentere, che ha il
compito di ancorarlo alla cavità addominale. È in rapporto superiormente con lo stomaco tramite il
piloro e inferiormente è in rapporto con l’intestino crasso (che circonda l’intestino tenue in tre
parti), tramite lo sfintere ileocecale.

ANATOMIA MICROSCOPICA

L’intestino tenue è diviso in tre regioni: il duodeno, il digiuno e l’ileo.

 IL DUODENO, è la porzione più corta, lunga 12 cm;


 IL DIGIUNO, (che significa intestino vuoto) è il punto del corpo umano che durante le
autopsie viene studiato e in base al contenuto alimentare, gli anatomopatologici riescono a
stabilire la data del decesso di una persona. È lungo circa 1 metro;
 L’ILEO, (che significa avvolto su se stesso) misura 2 metri ed è in rapporto con l’intestino
crasso tramite lo sfintere ileocecale.

L’intestino tenue è un organo cavo, che presenta un lume e una parete. È formato infatti da quattro
strati, che compongono la maggior parte della parete del tratto gastrointestinale. Gli strati sono i
seguenti:

1. LA TONACA MUCOSA: qui sono presenti dei rilievi permanenti che servono ad aumentare
la sua superficie, utile all’assorbimento dei principi nutritivi. Questa tonaca muscosa è
rivestita da epitelio cilindrico (perché produce il succo enterico) semplice (perché è fatta di 1
solo strato) e non ciliato. Questo epitelio infatti contiene numerose cellule epiteliali
cilindriche, dette enterociti, caratterizzati dalla presenza di microvilli, che sono delle
sporgenze microscopiche presenti sulla membrana plasmatica di ciascun enterocita, e hanno
il compito di digerire i nutrienti presenti nel chimo. Abbiamo anche le cellule mucipare
caliciformi, che secernano il muco (importante per la digestione) e hanno la forma di un
calice. Questa mucosa è inoltre formata da delle introflessioni, dette ghiandole intestinali,
rivestite da uno strato di cellule esocrine, che producono il succo enterico che riversano
nella cavità gastrointestinale. Le ghiandole intestinali contengono inoltre 3 tipi di cellule
endocrine, che secernano ormoni prima nel liquido interstiziale, poi nel sangue e poi negli
organi. Le cellule endocrine sono le seguenti:
- le cellule S, che secernano la secretina;
- le cellule CCK, che secernano la colecistochinina;
- le cellule K, che secernano il peptide inibitore gastrico.
Infine, nella tonaca mucosa c’è una lamina propria formata da tessuto connettivo lasso e
abbondante tessuto linfoide, che ha il compito di difesa dell’intestino tenue contro patogeni
presenti nel cibo. (IMPORTANTE!! Nella prima parte del canale digerente il tessuto
linfoide è presente, ma si concentra di più nella parte terminale, perché a livello dell’ano e
dell’intestino crasso, il rischio di infezione è maggiore).
2. LA SOTTOMUCOSA: contiene le ghiandole duodenali (chiamate così perché sono
concentrate nel duodeno, e man mano diminuiscono per fare spazio al tessuto linfoide), che
secernano muco alcalino, con il compito di neutralizzare l’acidità del chimo.
3. TONACA MUSCOLARE: è fatta di due strati di muscolatura liscia, quello longitudinale
esterno e quello circolare interno.
4. SIEROSA: è composta da epitelio squamoso semplice e tessuto connettivo areolare. È molto
importante perché, grazie al mesentere, collega la faccia posteriore dell’intestino tenue con
la parete addominale.

LE SPECIEALLIZZAZIONE DELL’INTESTINUO TENUE: nell’intestino tenue ci sono delle


specifiche caratteristiche strutturali che servono a favorire i processi di digestione e assorbimento.
Per descrivere queste caratteristiche, definiamo prima ciò che è voluminoso arrivando fino al più
piccolo, quindi abbiamo:

 LE PIEGHE CIRCOLARI: sono creste permanenti, dette così perché sono costantemente
presenti, in quanto servono ad aumentare la superficie per l’assorbimento dei principi
nutritivi. Inoltre fanno in modo che il chimo proceda all’interno dell’intestino tenue,
seguendo un percorso a spirale.
 I VILLI: sono proiezioni digitiformi della mucosa, hanno uno spessore inferiore rispetto alle
pieghe circolari e sono visibili solo con degli strumenti ottici. Ogni villo è fatto da un
rivestimento esterno di epitelio colonnare semplice caratterizzato dalla presenza degli
enterociti e ghiandole mucipare caliciforme. Al loro interno vi è un sistema circolatorio fatto
da una arteriola, da una venula, da una rete di capillari, e da un capillare linfatico, detto
capillare chilifero, in quanto partecipa all’assorbimento dei lipidi e trasposta il chilo (che è il
risultato del mescolamento che avviene all’interno dell’intestino tenue). I nutrienti assorbiti
dalle cellule epiteliali che rivestono il villo passano poi nella parete di un capillare o vaso
linfatico per entrare nel sangue (come gli aminoacidi o monosaccaridi) oppure nella linfa
(per raggiungere il sangue).
 I MICROVILLI: sono delle piccole proiezioni presenti all’inizio della membrana plasmatica
di ciascun enterocita, e hanno il compito di aumentare la superficie utile all’assorbimento
dei principi nutritivi. I microvilli tutti insieme formano un complesso che prende il nome di
l’orletto a spazzola o striato, detto così perché presenta delle striature.

(IMPORTANTE!! I villi e i microvilli diminuiscono di numero verso la fine dell’intestino tenue,


perché le funzioni diminuiscono. Al contrario del tessuto linfoide che aumenta nella parte
terminale).
IL SUCCO ENTERICO

La parete dell’intestino tenue produce un liquido detto succo enterico: è secreto dalle ghiandole
intestinali ed è un liquido acquoso, limpido e di colore giallognolo, leggermente alcalino con un ph
7.6 e contenente muco (perché forma uno strato protettivo contro l’azione erosiva dei tantissimi
enzimi presenti); il ph basico è dovuto all’elevato contenuto di ione bicarbonato (HCO3-). Il succo
pancreatico ed enterico forniscono al tubo digerente un substrato liquido che facilita l’assorbimento
dei nutrienti dal chimo a livello dei microvilli (poiché la maggior parte dei processi di digestione
enzimatica dell’intestino tenue avviene all’interno o sulla superficie degli enterociti che ricoprono i
villi e sintetizzano gli enzimi intestinali).

LA FISIOLOGIA DELL’INTESTINO TENUE: LA DIGESTIONE MECCANICA

La digestione meccanica prevede un movimento particolare che è esclusivo dell’intestino tenue e si


chiama segmentazione. Esso consiste in contrazioni localizzate che rimescolano il chimo perché
deve sciogliersi nei succhi digestivi e lo trasformare in particelle più piccole. Questo perché serve
ad assicurare all’organismo che tutto il chimo venga a contatto con le pareti intestinali, grazie
all’azione del movimento che fa in modo che i piccoli segmenti di chimo aderiscano alla parete
dell’intestino tenue e che venga a contatto con i villi e i microvilli. Dopo che il pasto viene
assorbito, la segmentazione si ferma e dopo avviene l’avanzamento del chimo grazie ad un secondo
movimento, detto peristalsi, che spinge in avanti il chimo lungo il canale intestinale. L’onda
peristaltica avanza e raggiunge le estremità dell’ileo nel giro di 1,30- 2 h, dopodiché si erige un'altra
onda nel giro di 3-5 h in base alla quantità di pasto che abbiamo assunto.

LA DIGESTIONE CHIMICA

Premessa: quando noi mangiamo e se seguiamo un’alimentazione sana introduciamo carboidrati,


lipidi e proteine che noi conosciamo come biomolecole ma solo alcune famiglie vengono definite
come nutrienti, (perché contenute all’interno degli alimenti). Il chimo contiene carboidrati (tra cui
l’amido, la cui digestione è iniziata nel cavo orale con l’amilasi salivare) e proteine parzialmente
digeriti. Il completamento della digestione di questi avviene per la digestione sinergica del succo
pancreatico, della bile e del succo enterico. Deve poi avvenire l’assorbimento poiché queste
sostanze sono voluminose e non riescono a passare nella membrana plasmatica degli enterociti.

-LA DIGESTIONE DEI CARBOIDRATI: partiamo dai prodotti della digestione dell’amilasi
salivare, che sono le destrine, il maltotrioso e maltosio. Mentre il maltosio aspetta di essere digerito,
gli altri devono essere trasformati in maltosio (che è un principio nutritivo che non introduciamo
con l’alimentazione ma è un prodotto intermedio della digestione dell’amido. Il maltosio è ottenuto
dall’enzima maltasi che lo scinde in due molecole di glucosio). Per questo compito interviene
l’amilasi pancreatica (che è un enzima del succo enterico che agisce nell’intestino tenue), con il
compito di ridurre gli amidi e le destrine in maltosio. È importante ricordare che noi, oltre al
maltosio, con l’alimentazione introduciamo anche il lattosio (lo zucchero presente nel latte e
derivati ed ottenuto dall’enzima lattasi che lo scinde in glucosio e galattosio) e saccarosio (lo
zucchero da cucina, ottenuto dall’enzima saccarasi che lo scinde in glucosio e fruttosio), che
vengono digeriti grazie ad alcuni enzimi localizzati negli enterociti, detti saccarasi, che rompono i
legami tra una molecola di un monosaccaride e un altro per intervento di una molecola d’acqua.
Noi introduciamo anche un altro carboidrato detto inulina (presente nei carciofi), che è un
polisaccaride a catena lineare costituito da molte catene di fruttosio unite da un legame B 1,2
glicosidico. Essa riduce l’assorbimento del glucosio ed è per questo consigliato per i diabetici. Poi
vi è un altro carboidrato, la chitina e l’acetil glucosammina.

Esiste una situazione in alcuni soggetti, che si chiama intolleranza al lattosio, provocata dagli
enterociti che non producono abbastanza lattasi. La lattasi è un enzima inducibile, cioè che il nostro
organismo produce quando introduciamo il lattosio per digerirlo, però quando smettiamo di
introdurre il lattosio non se ne produce più. Il lattosio che non viene digerito presente nel chimo
trattiene l’acqua nelle feci e fermenta producendo gas. I sintomi dell’intolleranza includono diarrea,
gonfiore e crampi dopo il consumo di latticini. Si può nascere di intolleranza al lattosio.

-LA DIGESTIONE DELLE PROTEINE: ci sono proteine di origine animale (contenute nella carne
uova e pesce) e origine vegetale (nei cereali). Alla digestione delle proteine intervengono prima il
succo pancreatico con i suoi enzimi (tripsina, chimotripsina e carbossipeptidasi) che procedono la
digestione delle proteine iniziata nello stomaco, con il compito di scindere e rompere il legame
peptidico (tra un atomo di carbonio e un atomo di azoto) fra amminoacidi diversi. La digestione
viene terminata e completata dalle petidasi, che sono degli enzimi prodotti dagli enterociti che
ricoprono i villi. I prodotti finali sono amminoacidi, dipeptidi e tripeptidi. (Anche i tripeptidi
possono passare nella membrana plasmatica degli enterociti).

-LA DEGESTIONE DEI LIPIDI: i lipidi che introduciamo con gli alimenti sono i trigliceridi
(sostanze che derivano dall’unione di una molecola di glicerolo,un alcol e tre molecole di acidi
grassi) e colesterolo. Nella prima fase, la digestione dei lipidi è preceduta dall’emulsione dei sali
biliari, che consiste nella riduzione dei lipidi in gocce più piccole di trigliceridi, per poter essere più
facilmente attaccate dagli enzimi. Nella seconda fase la lipasi pancreatica demolisce ogni
trigliceride rimuovendo dal glicerolo solo due delle tre molecole degli acidi grassi, in modo da
ottenere come prodotto finale due acidi grassi e un monogliceride.

-LA DIGESTIONE DEGLI ACIDI NUCLEICI: il succo pancreatico contiene due nucleasi: la
ribonucleasi, che digerisce l’RNA e la desossiribonucleasi, che digerisce il DNA. I nucleotidi che
ne derivano sono digeriti dagli enzimi dell’intestino tenue in zuccheri pentosi, gruppi fosfato e basi
azotate.
L’ASSORBIMENTO DEI NUTRIENTI

Tutte le fasi meccaniche e chimiche della digestione hanno luogo dalla bocca fino all’intestino
tenue sono finalizzate alla trasformazione del cibo in molecole piccole e semplici per poter essere
assorbite. Quindi, il termine assorbimento significa vedere come i prodotti della digestione dei
nutrienti riescono a passare attraverso la membrana plasmatica degli enterociti, attraverso dei
meccanismi di trasporto, quali:

-MECCANISMO DI TRASPORTO PASSIVO : detto così perché non utilizza l’energia. Tra questi
meccanismi ricordiamo la DIFFUSIONE SEMPLICE o FACILITATA, l’OSMOSI e la
FILTRAZIONE. (La DIFFUSIONE è un passaggio dalle sostanze secondo gradiente di
concentrazione. È detta SEMPLICE perché avviene senza l’utilizzo di molecole trasportatrici; è
detta FACILITATA perché sfrutta una molecola trasportatrice; è detta OSMOSI quando assorbe
l’acqua).

-MECCANISMO DI TRASPORTO ATTIVO: detto così perché utilizza l’energia. Tra questi
ricordiamo la POMPA SODIO-POTASSIO e i PASSAGGI DI ENDOCITOSI e ESOCITOSI.

Il processo di assorbimento avviene per il 90 % nell’intestino tenue per diffusione semplice, per
diffusione, oppure per osmosi o per trasporto attivo. Il 10 % avviene nello stomaco e nell’intestino
crasso.

L’ASSORBIMENTO DEI MONOSACCARIDI: i carboidrati vengono assorbiti passando


attraverso la membrana plasmatica degli enterociti, sotto forma di monosaccaridi, formando il
glucosio, il fruttosio e il galattosio. Mentre il glucosio e il galattosio vengono assorbiti per trasporto
attivo, il fruttosio è invece assorbito per diffusione facilitata. Il destino di tre monosaccaridi è il
sangue: sono distribuiti per diffusione facilitata nei capillari sanguigni (presenti nei microvilli) che
li riversano nelle venule dei villi. Tutte le venule di tutti i villi si riuniscono a formare una vena più
grande detta mesenterica (che si riferisce all’intestino, ed insieme ad altre va a formare la vena
porta). In questa vena i monosaccaridi raggiungono il fegato grazie alla vena porta. Nel fegato
ciascun epatocita è in grado di utilizzare il glucosio, il fruttosio e il galattosio. Come? Una parte dei
tre grazie alla circolazione sistemica viene distribuita a tutto l’organismo; l’altra parte rimane
all’interno di ciascun epatocita per poter esser trasformati. Nello specifico: una parte del glucosio
viene utilizzato per la respirazione cellulare e l’altra parte per la sintesi del glicogeno. Il fruttosio e
il galattosio, invece attraverso le isomerasi vengono trasformati in glucosio.

L’ASSORBIMENTO DEGLI AMMINOACIDI: le proteine dopo la digestione, vengono


trasformate in amminoacidi, peptidi e tripeptidi che vengono assorbiti nel duodeno e digiuno. La
metà degli aminoacidi è già presente nel cibo, l’altra metà deriva dalle proteine presenti nei succhi
digestivi e nelle cellule morte che si staccano dalla mucosa, dette cellule di sfaldamento della
mucosa. Quindi gli amminoacidi,i peptidi e i tripeptidi entrano per trasporto attivo negli enterociti;
qui i dipeptidi e i tripeptidi vengono ulteriormente degradati in aminoacidi che poi penetrano per
diffusione nei capillari. Come i monosaccaridi, gli aminoacidi vengono trasportati nella vena porta e
arrivano nel fegato, all’interno di ciascun epatocita possono accadere due cose: o gli amminoacidi
vengono ulteriormente degradati per ricavare energia attraverso il loro catabolismo; oppure
vengono assemblati, per rendere possibile la sintesi delle proteine, attraverso il loro anabolismo.Per
questo motivo si può dire che il fegato partecipa al metabolismo delle proteine e dei glucidi.
L’ASSORBIMENTO DEGLI IONI E DELL’ACQUA: gli enterociti che ricoprono l’intestino tenue
assorbono anche la maggior parte degli ioni e dell’acqua che entrano nel tratto gastrointestinale
tramite il cibo, le bevande e le secrezioni digestive. Gli ioni più comuni sono sodio, potassio, calcio,
ferro, magnesio, cloro, fosforo, azoto e iodio; inoltre novi litri dei liquidi che transitano nel tubo
digerente vengono assorbiti per osmosi come conseguenza dell’assorbimento di molecole
osmoticamente attive come monosaccaridi, amminoacidi, peptidi e ioni.

L’ASSORBIMENTO DEI LIPIDI E SALI BILIARI: i lipidi alimentari sono dati dai trigliceridi e
dal colesterolo e noi li assumiamo tramite i nutrienti. Vengono digeriti tramite la lipasi pancratica
che scinde i trigliceridi in monogliceridi e acidi grassi. Gli acidi grassi sono acidi carbossilici (che
sono dei composti organici caratterizzati dalla presenza del gruppo funzionale COOH, come l’acido
formico ed etanoico); quando gli acidi carbossilici hanno più di 4 atomi di carbonio, smettono di
essere acidi carbossilici e diventano acidi grassi. Gli acidi grassi sono di origine alimentare e
possono essere a catena corta (meno di 10-12 atomi di carbonio) o catena lunga. Quelli a catena
corta, vengono assorbiti per diffusione semplice attraversano la membrana plasmatica degli
enterociti, poi raggiungono il sangue passando dalla parete dei capillari sanguigni (insieme ai
monosaccaridi e amminoacidi) e con la vena porta raggiungono il fegato, dove andranno incontro al
catabolismo e all’anabolismo. Quelli a catena lunga, nel lume intestinale vengono avvolti ed
emulsionati dai sali biliari (contenuti nella bile che il fegato riversa nel duodeno), grazie a questo
avvolgimento si ottengono degli addensamenti che prendono il nome di micelle (che si formano nel
lume intestinale). Le micelle aderiscono all’epitelio intestinale cosicchè gli acidi grassi a catena
lunga riescono ad attraversare la membrana plasmatica dell’enterocita. Una volta entrati
nell’enterocita, avviene la formazione di grandi particelle sferiche che prendono il nome di
chilomicroni e che sono formati da un rivestimento esterno di natura proteica. A questo punto i
chilomicroni lasciano l’enterocita per esocitosi ed entrano attraversano la parete di un vaso
chilifero, (detto così perché scorre la linfa). Dalla confluenza dei vasi chiliferi avviene la
formazione del dotto toracico, dove si riversano i chilomicroni e insieme alla linfa vengono riversati
nella vena succlavia di sinistra. Quando il sangue passa attraverso i capillari del tessuto adiposo, i
chilomicroni vengono rimossi e i lipidi vengono rilasciati ed immagazzinati per essere riutilizzati.
Infine quando il chimo raggiunge l’ileo, i sali biliari vengono riassorbiti, facendo ritorno al fegato
attraverso il sangue. Qui può accadere che si verifichi un’insufficienza di produzione di sali biliari,
dovuta ad un’ostruzione dei dotti biliari, secondo cui la bile non riesce a passare attraverso il
coledoco. Questo può determinare una perdita fecale di lipidi alimentari.

(Se gli acidi grassi sono insaturi presentano almeno un doppio legame e sono più facili da digerire;
se gli acidi grassi sono saturi e vengono digeriti più lentamente causando un loro accumulo).

L’ASSORBIMENTO DELLE VITAMINE: abbiamo due tipi di vitamine, quelle liposolubili (A, D,
E, K) che vengono incluse nelle micelle per diffusione semplice, e quelle idrosolubili (gruppo B, C)
anche queste per diffusione semplice (perché sono delle molecole piccole). La vitamina B12 deve
essere combinata con il fattore intrinseco per essere assorbito nell’ileo per trasporto attivo.
L’INTESTINO CRASSO

Intestino crasso è l’ultimo tratto del canale digerente che incornicia tutto l’intestino tenue. Le sue
funzioni sono quelle di completare l’assorbimento dei nutrienti, produzione di vitamine e
aggregazione di feci con espulsione dall’organismo. L’intestino crasso è largo 6 centimetri e mezzo
ed è lungo 1 metro e mezzo. Si estende dall’ileo e termina con l’ano, ed è connesso alla parete
addominale posteriore dal mesentere. L’intestino crasso è diviso in alcune regioni tra cui il ceco, il
colon, il retto e l’ano. Il passaggio del chimo dall’ileo al ceco, è regolato da una valvola detta
sfintere ileocecale, che è un foro di muscolatura liscia che si contrae indipendentemente dalla nostra
volontà.

l’appendice è una sporgenza a fondo ceco dell’ceco ed è sete di accumulo del tessuto lkinfoide,
perché si potrebbe verificarsi l’accumolp di feci con conseguenti microgrganismo (infezione di
appendice).