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La bomba "Lava Jato" scuote il
Brasile, indagati 8 ministri e 73
parlamentari
Il Tribunale superiore federale accoglie la maggioranza delle richieste della Procura generale
che accusa di corruzione, riciclaggio e finanziamento pubblico quasi l'intero esecutivo e gran
parte dei leader dei partiti che lo sostengono. Tra questi anche i presidenti di Camera e
Senato, nei fatti esautorati dalle loro funzioni. Coinvolti anche quattro ex presidenti, tra cui
Lula e Rousseff

di DANIELE MASTROGIACOMO

12 aprile 2017
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Michel Temer, presidente del Brasile (ap)

RIO DE JANEIRO - Alla fine, dopo una lunga e estenuante attesa, è arrivata la "tempesta
perfetta". Un vero terremoto politico che mette a rischio la stessa tenuta del governo di Michel
Temer. Il Brasile vive uno dei momenti peggiori della sua breve storia democratica.

Soffocato da tre anni consecutivi di recessione, con 12,3 milioni di disoccupati e una violenza
criminale da molti considerata una vera guerra, adesso si ritrova inchiodato da una serie di
pesantissime accuse - corruzione, riciclaggio, finanziamento illecito - che coinvolgono 97
politici: 8 ministri attualmente in carica (Segretario generale della presidenza, Difesa,
Scienza e Tecnologia, Agricoltura, Città , Esteri, Industria, Cultura), 61 parlamentari tra
senatori (24) e deputati (37), 12 governatori e quattro ex presidenti della Repubblica, tra i
quali Ferdinando Henrique Cardoso, Luiz Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff. Sono
coinvolti l'intero vertice governativo e l'intero arco dei partiti. Non solo il PMDB e il PSDB che
fanno parte della maggioranza, ma lo stesso PT che ha governato negli ultimi quindici anni.
La lista raggiungerebbe i 108 nomi. Tra questi anche un giudice della Corte dei Conti. Ci
sono altre 201 posizioni che restano al vaglio della Cassazione.

Il consigliere della Corte Suprema Federale (STF), il ministro Edson Fachin, relatore
dell'inchiesta "Lava Jato", quella avviata dal pm Sergio Moro su quello che è ¨ considerato il
più¹ grande scandalo per corruzione degli ultimi 20 anni in Brasile e in altri 12 Stati
latinoamericani e africani, ha indicato la lista degli imputati e delle accuse loro contestate. Si
tratta della seconda fase della procedura prevista dalla Costituzione. Nel marzo scorso,
Fachin aveva ricevuto dal procuratore generale Rodrigo Janot la sintesi di quattro anni di
indagini e di centinaia di filoni aperti grazie alla collaborazione di diversi imputati detenuti e
testimoni.

Eletto dopo una lunga trattativa al posto di Teori Zavaski, morto in un incidente aereo mai
chiarito del tutto, considerato vicino a Temer, Edson Fachin ha agito con equilibrio. Si è¨
preso il suo tempo, ha analizzato l'imponente materiale ricevuto dalla Procura e alla fine ha
deciso. La lista doveva rimanere segreta. Ma la pressione e l'attesa erano forti. Ci sono state
le inevitabili soffiate e tutto è finito sui giornali.

Solo tre posizioni sono state stralciate e restituite all'ufficio dell'accusa perché le prove
portate a sostegno non sono sufficienti. Per tutti gli altri Fachin ha ritenuto che ci fossero gli
estremi per procedere a nuove indagini che si concluderanno con il rinvio a giudizio definitivo
o con altre ammende che possono prevedere anche l'interdizione dalla vita politica.

Se dunque non siamo ancora davanti a una condanna è¨ chiaro che l'intero sistema
istituzionale brasiliano ha subito un contraccolpo gravissimo. Nei fatti, governo e parlamento
sono stati svuotati delle loro prerogative e hanno creato un solco profondo tra politica e
società . Nel cataclisma si salva solo il presidente Temer. Ȉ stato accusato da quattro dei
78 testimoni che collaborano con i magistrati di aver partecipato a una riunione, il 15 luglio
del 2010, con altri due deputati in cui si discusse di un contributo che la holding delle
costruzioni Odebrecht avrebbe elargito al suo partito.

Temer ha ammesso di essere stato presente alla cena, ma ha negato di aver sentito parlare
di soldi. Ma l'ex ceo della società , Marcelo Odebrecht, in carcere da un anno e mezzo,
considerato il grande testimone-accusatore dell'intero scandalo, anche lui presente
all'incontro proprio nei giorni scorsi ha confermato che l'attuale presidente era perfettamente
a conoscenza dei 4 milioni di dollari poi consegnati materialmente ad uno dei suoi
collaboratori.

Il ministro Fachin ha tuttavia ritenuto che Temer non possa essere giudicato per reati che
avrebbe commesso quando svolgeva altro incarico. All'epoca dei fatti era il vice di Dilma
Rousseff. Temer resta conunque un re senza più la sua corte. Nei fatti, un re nudo. Tra gli
indagati ci sono i vertici del suo partito (PSDB) e i presidenti di Camera e Senato, una raffica
di parlamentari che lo sostengono e una manciata di amministratori appena eletti, tra cui il
governatore di Rio de Janeiro.

Diverso il parere nei confronti del leader della sinistra brasiliana. Il Tribunale Federale
Superiore ha trasmesso al pm Sergio Moro altre cinque richieste di indagini. Si riferiscono al
presunto ruolo del PT per favorire la Odebrecht in Angola, tangenti ricevute per agevolare
una società del gruppo a Atibaia, altri pagamenti per far passare altri provvedimenti utili alla
società .

La quinta richiesta coinvolge Dilma Rousseff. Secondo diversi collaboratori di giustizia, Lula
avrebbe mediato per migliorare i rapporti tra la Odebrecht e la presidente. In cambio avrebbe
chiesto un contributo in moneta per il figlio Luis Claudio da Silva.

Questi ultimi cinque filoni vanno a sommarsi ai cinque già istruiti dal giudice Sergio Moro.
Lunedì scorso, durante un interrogatorio, Marcelo Odebrecht aveva ammesso di aver pagato
20 milioni di reais, come tangente, al leader del Partido dos Trabalhadores. Una vera
mazzata che Lula continua a respingere con forza.

Nel clima plumbeo che si respira a Brasilia, il parlamento ha cercato di lavorare come ogni
giorno. Ma l'impatto provocato dalla lista ha impedito la votazione di importanti
provvedimenti. Molti deputati e senatori hanno lasciato l'aula. Si sono precipitati a casa e in
ufficio per leggere la montagna di fogli di quella che, a ragione, è stata ribattezzata "la
confessione della fine del mondo". Domani è¨ prevista la seconda puntata. Forse ancora più
devastante: saranno rese note le trascrizioni delle testimonianze. Per ministri e parlamentari
non sarà una Pasqua allegra: ascolteranno su nastro e vedranno in video l'atto d'accusa di
chi ha scoperchiato il "sistema Odebrecht".

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