Sei sulla pagina 1di 2

2.

L’ITALIANO STANDARD

Standard:
a) Varietà di lingua assunta come modello dai parlanti; (Italiano normativo)
modello ideale, insieme di regole, norme e precetti elaborati dai grammatici
b) comportamento del linguaggio accettato come usuale; (Italiano dell’uso medio)
lingua comune usata dai parlanti (comprende forme non accettate dai grammatici)

1. Italiano normativo
• è codificata: tramandata da istituzioni di livello nazionale
• è dotata di prestigio: è percepita come un modello da imitare perché l’unico corretto
• ha funzione unificatrice: punto d’incontro tra parlanti di varietà diverse
• ha funzione separatrice: simbolo dell’identità nazionale
• ha una consolidata tradizione di lingua scritta
• utilizzabile per la produzione di testi astratti
• non è marcata: non è legata a una varietà di lingua
Modello ideale: italiano di base toscana, fiorentino del 1300 di Dante-Petrarca-Boccaccio
MA esistono divergenze tra il fiorentino che non rientrano nell’italiano standard:
1. Fonetica:
a) La gorgia
b) La c strascicata
2. Articolo femminile eliso al plurale (l’amiche)
3. Pronome soggetto enclitico (oggi l’è una bella giornata)
Italiano normativo: parlato dall’1% della popolazione: attori, chi ha frequentato scuole di recitazione,
puristi della norma linguistica

2. Italiano dell’uso medio


Comprende:
a. Tratti dello standard normativi
b. Insieme di forme e tratti linguistici (provenienti dalle varietà sub-standard) generalmente accettati
come standard
Definito come:
• neo-standard - comprende forme entrate recentemente nello standard
• italiano dell’uso medio - è di uso comune, in situazioni formali-informali, parlato-scritto
• tendenziale - tende ad arricchirsi con forme provenienti dall’italiano sub-standard
Fenomeni che lo differenziano dall’italiano normativo:
1. Dislocazione a sinistra
Costruzione marcata in cui un elemento del predicato viene anticipato e viene poi ripreso nella frase
da un pronome clitico.
La mela, l’ho mangiata io
Usato per mettere in risalto un certo argomento, una certa informazione
Spesso sostituisce il passivo, specialmente nel parlato.
Alice, l’ha investita un’auto
Casi particolari: anacoluto
2. Dislocazione a destra
Costruzione marcata in cui un elemento del predicato viene preannunciato da un clitico e poi
esplicitato.
La mangio io, la mela
Utilizzata soprattutto nel parlato, rara nello scritto
3. Frase scissa
Costruzione in cui l’informazione è scissa (spezzata) in due, e uno dei due frammenti è messo in
rilievo
È lui che non vuole
Possono essere portati in rilievo:
Avverbi: è così che non mi piace
Sintagmi verbali: è studiare che non voglio
Negazione (soprattutto nelle richieste cortesi): non è che potrei avere un caffé?
Costruzione più vicina ad essere integrata nello standard
4. C’è presentativo
Costruzione in cui l’informazione distribuita su due unità e il soggetto diventa il rema, mentre il
predicato diventa tema.
una ragazza vorrebbe parlarti -> c’è una ragazza che ti vorrebbe parlare
5. Tempi verbali
Ridistribuzione delle funzioni dei tempi verbali
Presente sostituisce il futuro per eventi imminenti o certi
Passato Prossimo Passato prossimo in grande espansione: usato per descrivere eventi anche lontani nel
Passato Remoto tempo, soprattutto al nord; può anche essere usato come futuro anteriore
Passato Remoto in disuso: resiste nei parlanti colti i contesti formali e al sud

Imperfetto Usi modali:


1. Imperfetto attenuativo
2. Imperfetto irreale/ludico
3. Imperfetto attenuativo

Futuro Sostituito dal presente per eventi imminenti o certi


Usi modali:
1. Futuro epistemico
2. Futuro deontico
6. Modi verbali
Congiuntivo Sostituito dall’indicativo nelle proposizioni:
1. Soggettive
2. Oggettive
3. Interrogative indirette
4. Periodo ipotetico
Disuso marcato in:
1. Diatopia: più nell’Italia centro-meridionale che al Nord
2. Diafasia: più nei testi informali che nei testi formali
3. Diamesia: più nei testi parlati che in testi scritti
4. Diastratia: più dai parlanti incolti che dai parlanti colti
Perchè?
1. Complessità della coniugazione e del sistema delle reggenze
2. Influenza del dialetto
3. Coordinazione > Subordinazione

Condizionale Sostituito dall'indicativo imperfetto nelle forme più complesse


non pensavo che sarebbe stato così difficile -> non pensavo che era così difficile
Assume funzioni modali:
1. Condizionale attenuativo
2. Citazione

Infinito Usato:
1. Istruzioni
2. Costruzioni in cui si vuole portare a tema l’azione

7. Altre tendenze nel sistema verbale


Passivo - usato solo in testi scritti o parlato formale (sostituito da forme attive impersonali)
Uso delle perifrasi:
• stare + gerundio
• stare + a + infinito (aspetto durativo)
• non stare + a + infinito (aspetto durativo, forma negativa)
8. Che polivalente
Usato con valore di:
• relative temporali
• causali
• finali
• consecutive
• pseudo-relative
• costruzioni enfatiche
• avvio vivace dell’interrogazione
Estensione accentuata nelle varietà sub-standard, soprattutto nell’italiano popolare
9. Pronomi
• Egli/ella; Essi/esse -> Lui/lei; Loro
• C. di termine: Le/gli; Gli
• incremento nell’uso del ne
• Codesto -> disuso
• Ciò -> sostituito da questo/quello
• Il quale/la quale -> che, a cui, di cui, per cui
10. Congiunzioni
• Finali: affinché -> perché
• Causali: giacché -> poiché
• Consecutive: introdotte spesso da così
• Interrogative: perchè?/come mai?