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OMERO E LA QUESTIONE OMERICA

Liceo Scientifico Archimede


14/01/2021
Marco Delia
Classe IB
Omero e la questione omerica

Con questione omerica si intende quel


dibattito letterario che ha interessato lo studio
di filologi e storici della lingua greca arcaica
sull’attendibilità della composizione
dell’Iliade e dell’Odissea da parte di Omero e
sull’esistenza stessa di quest’ultimo.
La letteratura greca inizia con due opere di
valore artistico, l’Iliade e l’Odissea, che gli
antichi attribuivano ad un poeta chiamato
Omero di cui la tradizione diceva che fosse
cieco ed errabbondo. Nulla di preciso si sa
però di lui, né del resto lo sapevano gli antichi:
esistono alcune vite di Omero che presentano
tuttavia caratteri leggendari e sono frutto di
una tradizione tardiva.
La figura di Omero è sempre stata avvolta da
un’aurea di mistero nonostante nessuno
nell’antichità dubitò mai della sua reale
esistenza; ci si interrogò invece su quale fosse
la patria del poeta e su quanta parte delle opere
che circolavano sotto il suo nome fossero da
attribuire a lui e quanta, invece, fosse
confluita da altri autori nei poemi cosiddetti
omerici.
Non vi sono infatti dati certi sebbene
l’antichità abbia tramandato su di lui numerosi
aneddoti e notizie. Ritratto immaginario di Omero, copia romana del II
secolo d.C. di un'opera greca del II secolo a.C.
Conservato al Museo del Louvre di Parigi.

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Omero e la questione omerica

L’aedo (da aoidòs, cantore) o rapsodo (da rapsodòs,


cucitore di canti) era l’antico cantore di poemi
dell’Antica Grecia.

Varie città si vantano infatti di aver dato i natali al poeta nazionale dei greci e sette di esse sono
menzionate insieme in un epigramma tardo come possibili patrie di Omero: Smirne, Pilo, Chio,
Colofone, Argo, Itaca e Atene. Le pretese di Chio si basavano sul fatto che in quella città esisteva
in epoca storica una corporazione di cantori chiamati Omeridi, i quali si trasmettevano il mestiere
di padre in figlio ma è verosimile che essa abbia preso il nome dal poeta universalmente
riconosciuto come il più famose e non viceversa.

▪ La datazione dei poemi


Il più antico autore che nomini esplicitamente il nostro poeta è il filosofo Senofane, vissuto nel VI
secolo a.C.; un secolo più tardi lo sotirco Erodoto affermava che Omero ed Esiodo erano vissuti
400 anni fa prima di lui e dunque attorno all’850 a.C. Gli elementi interni ai poemi che possono
fornire indizi sull’epoca della loro composizione sono incerti: infatti questo tipo di poesia per sua
natura ingloba materiale antico e materiale più recente. In Omero si trovano riferimenti relativi a
realtà e istruzione della tarda età del bronzo accanto ad altri che rimandano all’epoca arcaica.
I dati esterni offrono qualche indizio in più: un vaso, la
coppa di Pitecusa, trovato nell’isola di Ischia e risalente
a circa il 735 a.C. offre un probabile riferimento ad
alcuni versi omerici. Altre conferme vengono
dall’archeologia e a partire dal 750 a.C. sui vasi si
incontrano con una certa frequenza rappresentazioni
figurate di epidodi che potrebbero essere tratti dai
poemi.
Coppa di Pitecusa, Museo di Ischia

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Omero e la questione omerica

▪ Le opere attribuite ad Omero


Per quanto riguarda le opere attribuite ad Omero, generalmente gli venivano assegnate senza
discussione Iliade e Odissea. Le evidenti differenze strutturali tra i due poemi erano talvolta
spiegate supponendo che essi fossero stati composti in fasi differenti della vita dell’autore. Alcuni
filologi ritenevano che l’Iliade, opera in cui predomina uno spirito eroico e guerriero, fosse il
poema della giovinezza e l’Odissea quello della vecchiaia di Omero per il diffuso desiderio di pace
e nostalgia di cui è pervaso. Solo una corrente minoritaria, rappresentata dai filolofi ellenistici,
sulla base di differenze di contenuto e stile, attribuiva i poemi a due poemi diversi (questi critici
furono perciò soprannominati “separatori”).
Più dubbia era invece l’attribuzione a Omero di alcuni poemi minori e degli Inni.

La sistemazione definitiva dei poemi omerici risale all’opera dei filolofi alessandrini a partire dal
III secolo a.C. a cui si deve la suddivisione di Iliade e Odissea in ventiquattro canti ciascuna.

▪ La questione omerica e le contraddizioni interne ai poemi


Tuttavia, dal momento che Omero si riduce di fatto ai versi dell’Iliade e dell’Odissea, le domande
sulla sua persona passarono in secondo piano, lasciando spazio ai quesiti su struttura, lingua e
caratteri dei due poemi. I problemi più importanti sono altri: soprattutto, quale sia la natura
specifica di questo tipo di poesia e in che senso si possa usare la nozione di “autore” in senso
moderno per opere che nascono in un contesto di poesia orale tradizionale. Prende corpo così quella
che viene comunemente indicata come questione omerica, in cui gli studiosi nel corso dei secoli
si sono confrontati e tutt’ora si confrontano.

Le contraddizioni interne ai poemi non erano sfuggite neppure ai critici antichi che, volendo
salvare l’unità dei poemi e renderli coerenti, provarono a cancellare, a correggere e a cercare
spiegazioni plausibili per le incongruenze. Ma i loro tentativi non conobbero grande successo.

Dopo la prima fase della critica omerica, i poemi entrano nel cono d’ombra culturale della tarda
antichità e del lungo Medioevo bizantino: Omero continuò ad essere letto ma i contributi critici
furono modesti. La riscoperta del testo greco di Omero in Occidente coincise con l’età del
Rinascimento.

A mettere in dubbio la reale personalità


di Omero fu per primo l’abate francese
Francois Hedelin d’Aubugnac, che è
considerato l’iniziatore della questione
omerica stessa. Anche Giambattista
Vico si occupò delle origini della poesia
omerica e concepì l’idea che i poemi
omerici fossero un’opera collettiva,
prodotto di una primordiale età degli
eroi, in cui la ragione non era ancora
Francois Hedelin d’Aubugnac e Giambattista Vico

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sorta e l’umanità si esprimeva con una logica poetica che trovava nel mito il suo linguaggio
naturale.

▪ La teoria oralista di Wolf


La questione omerica entrò nella fase moderna soltanto nel 1795 con il
filologo tedesco Friedrich August Wolf. Egli fondava le sue
argomentazioni su quanto segue: poiché in età omerica mancava l’uso
della scrittura, i poemi dovettero essere stati tramandati per molto
tempo oralmente, almeno finchè Pisistrato non li fece trascrivere nella
forma che sarebbe risultata poi decisiva per la tradizione posteriore.
Due sono le conseguenze di ciò: Omero non sarebbe mai esistito come
persona fisica e i due poemi sarebbero derivati dall’unione di unità
minori composte in varie epoche e da poeti diversi e recitate da rapsodi.
Friedrich August Wolf
▪ I critici unitari
I critici unitari ribatterono che contraddizioni, incoerenze, oscillazioni nello stile e nella riuscita
poetica possono trovarsi anche in opere moderne, la cui unità compositiva e la cui paternità sono
documentabili. Vollero dimostrare che l’architettura dell’Iliade era talmente complessa e armonica
che non poteva essere il risultato di vari “cucitori di canri”. Anzi tutto suggeriva piuttosto
l’esistenza di una mente creatrice, poco importa se si chiamasse Omero oppure no.

▪ Parry e la svolta nella questione omerica


La svolta decisiva ebbe luogo nel secolo XX grazie allo statunitense
Milman Parry. I poemi omerici vennenro analizzati in rapporto ad
altre forme di poesia orale, con le quali essi condividono alcune
modalità espressive. Parry dimostrò che l’unità grammaticale e
narrativa minima del poema epico orale non è la parola singola ma
la formula, intesa come verso o una cellula metrica di verso che si
ripresenta in situazioni narrative ricorrenti. La tecnica formulare
consente ad un cantore di assemblare, variare, elaborare e soprattutto
di mandare a memoria i brani da recitare di fronto al suo pubblico di
ascoltatori.
Questo nuovo approccio ha radicalmente cambiato la prospettiva della questione omerica,
spostando l’interesse degli studiosi dall’autore e dall’origine dei poemi omerici all’analisi dei
meccanismi che governano la poesia orale.
I canti non sono plasmati da un’unica mente creatrice ma esistono nella memoria collettiva e
vengono continuamente rimodellati dal poeta ad ogni nuova recitazione, per venire incontro alle
esigenze di un pubblico sempre nuovo. La presenza di strati diversi nell’epica e di contraddizioni
è da vedere nell’ottica di un modo di fare poesia in cui la presenza di un singolo autore non
contrasta con il carattere collettivo di questi canti.

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Omero e la questione omerica

▪ Il ruolo della scrittura


In sé, non è possibile che poemi così vasti potessero circolare senza l’ausilio della scrittura anche
per molto tempo. Le recenti scoperte sull’origine dell’alfabeto fanno pensare che già in un’epoca
non lontana dalle sue origine la poesia omerica fosse già stata registrata per iscritto: questo non
significa che i poemi di Omero circolassero normalmente in forma di libro né tanto meno che siano

stati composti a tavolino da un letterato. Tuttavia, la scrittura può aver contribuito in modo decisivo
non solo a sottrarre l’Iliade e l’Odissea ai rischi di una radicale manipolazione ma anche a renderle
opere per così dire ufficiali e venerabili per la loro autorità fissandole come punto di riferimento
pe future generazioni di cantori e ascoltatori.

Achille ed Aiace Telamonio mentre giocano a dadi

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