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Editoriale

Diritto penale

Il progetto di modifica
della responsabilità degli enti
tra originarie e nuove aporie
di Giancarlo de Vero - Ordinario di diritto penale nell’Università di Messina

La prospettata modifica dell’art. 6 d.lgs. 231/2001 non supera le difficoltà di integrazione tra “colpa d’orga-
nizzazione” e fondamento “organico” della responsabilità dell’ente rispetto ai reati commessi dai soggetti
in posizione apicale. L’attribuzione a soggetti pubblici o privati della funzione di certificazione di idoneità dei
modelli organizzativi non preclude il conclusivo apprezzamento in sede giudiziale della gestione concreta del-
l’attività di prevenzione da parte dell’ente. Un’autentica riforma postulerebbe, per l’un verso, l’abrogazione
dell’art. 6; per l’altro verso, più articolate prescrizioni legislative in ordine alla consistenza dei protocolli orga-
nizzativi sul modello dell’art. 30 d.lgs. 81/2008.

Premessa “colpa d’organizzazione”. La norma in parola richie-


L’esigenza di non dilazionabili interventi legislativi, de, ai fini della non punibilità del soggetto colletti-
intesi a correggere taluni profili della nuova discipli- vo, che l’’apice’ abbia altresì “eluso fraudolentemen-
na della responsabilità da reato degli enti collettivi, te” la loro osservanza, testimoniando così una totale
è stata avvertita molto per tempo da rilevanti setto- dissociazione da una altrimenti ‘osservante’ politica
ri della dottrina. Particolarmente problematiche so- d’impresa; sennonché una tale circostanza, da un la-
no subito apparse le prospettive di integrazione tra to, appare di scarso radicamento e riscontro empiri-
due modelli potenzialmente alternativi di imputa- ci e, dall’altro, non sembra idonea, nella misura in
zione alla persona giuridica del reato commesso dal cui persistano i criteri ‘oggettivi’ già fissati dall’art.
soggetto individuale: l’uno, fondato sul ‘classico’ 5, a ‘scusare’ la persona giuridica, almeno non più di
rapporto di immedesimazione organica tra l’ente e il quanto varrebbe a tal fine la discolpa dell’individuo,
reo, valorizzato in via esclusiva dall’art. 11, comma 1 che denunciasse la totale discrepanza dell’illecito da
lett. e), della l.d. 300/2000 e tradotto nell’art. 5 lui commesso rispetto ad una pregressa irreprensibi-
d.lgs. 231/2001; l’altro, inteso a costruire una distin- le ‘condotta di vita’.
ta “colpevolezza d’impresa”, che assicuri il pieno ri- Altre più generali riserve, valide anche e forse mag-
spetto del principio di personalità della responsabi- giormente rispetto ai reati commessi dai soggetti in
lità punitiva in rapporto ai soggetti collettivi, e in- posizione subordinata ex art. 7 d.lgs. 231/2001, at-
trodotto dal legislatore delegato con una determina- tengono allo statuto e alla consistenza normativa
zione talmente marcata da suscitare qualche dubbio dei modelli organizzativi e gestionali introdotti nel
di contrasto con i principi direttivi dell’atto norma- nostro ordinamento. La sostanziale afasia legislativa
tivo sovraordinato. in ordine a più puntuali parametri normativi che ne
Indicativa di tali difficoltà di integrazione è stata ri- governino la redazione - incoerente con la stretta
tenuta soprattutto la complessa formulazione del- pertinenza stabilita peraltro tra la idoneità di pre-
l’art. 6 d.lgs. 231/2001, relativo alla (esclusione del- venzione e i «reati della specie di quello verificato-
la) responsabilità per i reati commessi dai soggetti in si» - acuisce la singolarità della recezione nel nostro
posizione apicale. Al di là dell’immediata censura di ordinamento dell’istituto dei compliance programs:
“inversione dell’onere della prova” a carico dell’en- da un lato, la predisposizione di norme cautelari di-
te, l’incerta combinazione dei criteri di imputazione rette a prevenire la criminalità d’impresa viene per
è testimoniata dal rilievo non decisivo assunto dal- la maggior parte rimessa all’autonomia della societas;
l’adozione ed efficace attuazione dei modelli orga- dall’altro, nessuna garanzia di esenzione da respon-
nizzativi, autentico perno della (esclusione di una) sabilità può assistere l’ente collettivo, dal momento

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che residua un margine molto ampio di apprezza- f) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il man-
cato rispetto delle misure indicate nel modello;
mento discrezionale da parte del giudice in ordine g) prevedere modalità di informazione, da parte dell’organismo di
all’effettiva idoneità dei protocolli a realizzare un’a- vigilanza di cui al comma 1, lettera b), sull’adeguatezza del mo-
deguata prevenzione criminosa. dello e sulla sua efficace attuazione.
3. Negli enti di piccole dimensioni, i compiti indicati nella lettera
b), del comma 1, possono essere svolti da un soggetto interno
La sostanziale continuità di disciplina all’ente dotato di adeguate garanzie di indipendenza, direttamen-
dell’art. 6 d. lgs. 231/2001 te o secondo le modalità previste con il regolamento di cui all’ar-
ticolo 7-bis, comma 4. Ai fini del presente comma sono qualifi-
Proprio su questi aspetti della disciplina vigente si cati enti di piccole dimensioni i soggetti che, per due esercizi
incentra lo schema di disegno di legge di modifica consecutivi, non hanno superato due dei limiti indicati dal primo
comma dell’articolo 2435-bis del codice civile.
del d.lgs. 231/2001 del quale si è avuta recente noti- 4. È comunque disposta la confisca del profitto che l’ente ha trat-
zia (1). E su di entrambi esso denuncia, al di là di to dal reato, anche nella forma per equivalente.»
qualche apparente progresso, una sostanziale perma- b) dopo l’articolo 7 sono inseriti i seguenti:
«Art. 7-bis - Certifìcazione del modello preventivo
nenza, se non un aggravio dei momenti di criticità. 1. In caso di regolare certificazione di idoneità del modello pre-
Con riguardo alla prospettata modifica dell’art. 6, ventivo secondo le modalità stabilite nel regolamento previsto al
sopra richiamato, balza subito agli occhi la riconver- comma 4, è esclusa la responsabilità dell’ente, sempre che il
modello concretamente attuato corrisponda al modello certifica-
sione in positivo della complessa fattispecie ivi de- to e non siano sopravvenute significative violazioni delle prescri-
scritta. Non è più la presenza cumulativa dei quattro zioni che abbiano reso manifesta la lacuna organizzativa causa
elementi in cui essa oggi si articola ad escludere la re- del reato per cui si procede.
2. La certificazione può anche:
a) riguardare singole procedure;
Nota: b) attestare l’idoneità delle procedure in corso per l’impianto
dei modelli preventivi dei reati. In tal caso la certificazione, in
(1) Schema di disegno di legge di modifica del d.lgs. 8 giugno attesa di quella finale, ha efficacia provvisoria, escludendo la
2001 n. 231, Disciplina della responsabilità amministrativa delle responsabilità dell’ente solo per il tempo necessario all’im-
persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive pianto dei modelli e nei limiti in cui risulti espressione certa
di personalità giuridica, a norma dell’art. 11 della l. 29 settembre della volontà dell’ente medesimo di prevenire il fatto di reato
2000, n. 300. rilevante.
Art. 1 3. Nel caso di modello certificato non si applicano, a titolo di mi-
(Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231) sura cautelare, le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma
1. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive mo- 2, salvo che non ricorrano esigenze cautelari di eccezionale rile-
dificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: vanza.
a) L’articolo 6 è sostituito dal seguente: 4. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 3,
«Articolo 6 - Soggetti in posizione apicale e modelli di organizza- della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Ministro della giustizia de-
zione dell’ente. finisce i criteri generali per la certificazione di idoneità dei model-
1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell’arti- li, in particolare determinando il loro contenuto e le modalità di ri-
colo 5, comma 1, lettera a), l’ente risponde se: lascio della certificazione, nonché l’efficacia a questa attribuita e
a) l’organo dirigente non ha adottato ed efficacemente attuato, pri- la periodicità del rinnovo, tenendo conto anche dei codici di com-
ma della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di ge- portamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti.
stione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; Il medesimo regolamento individua inoltre i soggetti pubblici o
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei mo- privati che possono rilasciare la certificazione di idoneità, nonché
delli e di curare il loro aggiornamento non è stato affidato a un or- le caratteristiche soggettive e i requisiti patrimoniali, di indipen-
ganismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di con- denza e di professionalità di
trollo, nonché di mezzi, anche finanziari, adeguati; cui essi devono disporre, prevedendo a tal fine l’istituzione, pres-
c) l’organismo di vigilanza di cui alla lettera b) non ha corretta- so il Ministero della Giustizia, di un elenco dei soggetti abilitati. I
mente esercitato tale vigilanza e cura; soggetti abilitati sono sottoposti, relativamente all’attività di rila-
d) le persone hanno commesso il reato senza aver eluso fraudo- scio delle certificazioni, alla vigilanza del Ministero, secondo le
lentemente i modelli di organizzazione e di gestione. modalità definite dal regolamento.»
2. I modelli di cui alla lettera a) del comma 1, devono:
a) dar conto della effettiva organizzazione dell’ente in rapporto al- Art. 2.
l’estensione dei poteri delegati e all’eventuale esistenza di una (Funzioni del certificatore. Abuso)
attività di direzione e coordinamento, nonché far risultare i crite- 1. Il certificatore dei modelli preventivi del reato, di cui all’artico-
ri utilizzati in sede di progettazione e di definizione dei contenuti lo 7-bis del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successi-
del modello; ve modificazioni, esercita funzioni private sotto il controllo della
b) individuare le attività nel cui ambito possono essere commes- pubblica autorità.
si reati, valutando la misura e il tipo di tale rischio in rapporto ai 2. Il certificatore che, con abuso dei poteri o violazione dei dove-
reati per i quali il modello è predisposto; ri inerenti alle sue funzioni, dichiarando falsamente la idoneità del
c) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la forma- modello preventivo dei reati da cui dipende la responsabilità del-
zione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati l’ente, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto profit-
da prevenire; to o arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione
d) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie ido- da sei mesi a tre anni.
nee ad impedire la commissione dei reati; 3. Fuori dei casi previsti dal comma 2, il certificatore che, con at-
e) prevedere adeguati flussi informativi ed obblighi di informazio- testazione non conforme al vero, dichiari consapevolmente o
ne nei confronti dell’organismo di vigilanza di cui al comma 1, let- con colpa grave che sussistono i presupposti dell’idoneità del
tera b), nonché dar conto dei rapporti del medesimo organismo di modello è sanzionato con la sospensione fino a due anni dall’at-
vigilanza con gli organi dirigenti e di controllo dell’ente e con l’e- tività di certificazione e, nei casi più gravi, con l’interdizione defi-
ventuale organo cui partecipano i soci o gli associati all’ente; nitiva».

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sponsabilità dell’ente; è piuttosto l’accertamento - tivo’ della colpa d’organizzazione. La permanenza


sembra di capire alternativo - anche di uno solo dei della responsabilità dell’ente a fronte del reato com-
ribaditi profili di deficit organizzativo-gestionale, che messo “senza frode” dall’’apice’, anche in presenza di
fonda la responsabilità della societas per il reato com- un’adeguata gestione dei modelli organizzativi e di
messo dal soggetto in posizione apicale. una corretta vigilanza del corrispondente organi-
È molto verosimile che tale innovazione sia stata smo, svaluta notevolmente la portata della “colpe-
suggerita dall’esigenza di superare il diffuso rilievo volezza d’impresa”: questa viene sostanzialmente
critico attinente all’inversione dell’onere probato- riassorbita nella dimensione ‘organica’, a conferma
rio; eppure non sembra che si realizzi in tal modo un del dato che il soggetto in posizione apicale si iden-
significativo avanzamento nella complessiva agibi- tifica con la persona giuridica in ogni momento, le-
lità di una fattispecie che mantiene tutta la sua mac- cito o illecito, del suo agire nell’interesse di essa. Di
chinosa articolazione. Come dimostra l’esperienza contro, l’esclusione della responsabilità dell’ente
giurisprudenziale in altri ambiti - penso in particola- nella fantomatica ipotesi della “elusione fraudolen-
re allo statuto delle cause di giustificazione nel vec- ta” svilisce questa seconda prospettiva: il soggetto
chio e nel nuovo codice di rito - residua sempre a ca- apicale, se ha commesso il reato nell’interesse del-
rico dell’imputato, al di là del vero e proprio “onere l’ente collettivo, percepito in atto come incompati-
della prova”, un “onere di allegazione”, di modo che bile e necessariamente prevalente sull’istanza di le-
l’eventuale problematicità dell’elemento di fattispe- galità, dovrebbe comunque impegnare la responsa-
cie, dotato in via di principio di effetti scriminanti o bilità della societas; l’adozione dei compliance pro-
scusanti, è destinata comunque a permanere. È faci- grams dovrebbe valere - come avviene appunto nel-
le immaginare che l’accertamento di cui si farà cari- l’ordinamento di provenienza - solo come circostan-
co l’accusa, in vista dell’affermazione di responsabi- za attenuante, in vista di una politica d’impresa in
lità dell’ente, resterà limitato all’assenza di modelli via di principio ‘osservante’, eppure sconfessata nel-
organizzativi idonei ovvero di un organismo di vigi- la decisiva contingenza concreta da parte di chi di-
lanza autonomo e del corretto esercizio dei corri- spone del relativo potere.
spondenti poteri; ove poi la colpevolezza dell’ente
non risulti già da taluno di questi requisiti, il carat- La certificazione di idoneità del modello
tere “non fraudolento” del comportamento crimino- preventivo: una ‘degiurisdizionalizzazione’
so dell’apice sarà ritenuto in re ipsa, a meno che non apparente
sia di nuovo la difesa a prospettare gli (improbabili) Il disegno di legge in questione esibisce il profilo in-
elementi che denotino l’’infedele’ elusione dei mo- dubbiamente di maggior richiamo attraverso la pro-
delli organizzativi da parte del soggetto in posizione gettata introduzione, nel corpo del d.lgs. 231/2001,
apicale. di un art. 7-bis, intitolato alla Certificazione del mo-
In definitiva, il progresso determinato dalla riformu- dello preventivo. Si tratta di un insieme di disposizio-
lazione dell’art. 6 si risolve essenzialmente in una ni che, almeno a prima vista, dovrebbero consentire
maggiore coerenza formale della complessiva disci- il superamento di quell’ampia discrezionalità attual-
plina dei “criteri soggettivi” di imputazione: se allo mente riconosciuta all’organo giudicante nella valu-
stato la “colpa d’organizzazione” costituisce requisito tazione della idoneità ed efficacia dei modelli orga-
(positivo) della responsabilità degli enti rispetto ai nizzativi rispetto alla prevenzione dei reati di riferi-
soggetti in posizione subordinata ex art. 7, mentre mento: la «regolare certificazione di idoneità», rila-
per gli ‘apici’ se ne coglie solo un riflesso negativo in sciata da soggetti pubblici o privati individuati, in-
termini di non punibilità, la progettata novella ri- sieme ai relativi «criteri generali», da un regolamen-
compone in un quadro unitario la “colpevolezza to ministeriale, sembra quanto basta per escludere la
d’impresa”, quale necessario coefficiente soggettivo responsabilità dell’ente, al di là della molteplicità di
tipicamente riferibile alla ‘persona’ della societas. condizioni desumibile dall’art. 6 (anche nella nuova
Vengono altresì superate le incertezze di qualifica- versione proposta) e dallo stesso (immutato) art. 7.
zione dogmatica della fattispecie attuale, nella nota In realtà, la disciplina prospettata conduce ad un ri-
alternativa tra vera e propria ‘scusante’ o mera causa sultato sensibilmente diverso. Il comma 1 del citato
di non punibilità parziale, non comprensiva della art. 7-bis subordina testualmente l’efficacia ‘scusan-
confisca. te’ del modello preventivo, sia pure corredato della
Ciò che resta immutata è - come sopra accennato - certificazione di idoneità, alla circostanza che «il
l’incongrua combinazione tra il momento ‘oggetti- modello concretamente attuato corrisponda al mo-
vo’ dell’immedesimazione organica e quello ‘sogget- dello certificato e non siano sopravvenute significa-

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tive violazioni delle prescrizioni che abbiano reso Non si comprende allora perché l’organo giurisdizio-
manifesta la lacuna organizzativa causa del reato per nale debba (necessariamente) essere chiamato a va-
cui si procede». Al di là della complessa formulazio- lutare la consistenza di tale documento quando è in
ne, questa clausola intende semplicemente ribadire gioco la responsabilità penale individuale del certifi-
il secondo essenziale momento di funzionalità dei catore e non debba (innanzitutto) potersi avvalere
protocolli organizzativi, quale già risulta dall’im- di tale competenza quando si tratta della responsabi-
pianto fondamentale del sistema di responsabilità lità punitiva dell’ente.
degli enti: non è sufficiente che un modello “ido- Si profila allora il dubbio che - al di là di ogni in-
neo” sia stato predisposto sulla carta - una specie di tento legislativo - la consistenza obiettiva della
salvacondotto da esporre in bella vista negli stabili- progettata riforma finirà per risolversi, se andrà in
menti, esaurendosene le prospettive di implementa- porto, in un ulteriore incremento, non solo in sede
zione in quelle che possono assistere un cartello re- di redazione ma anche di ‘certificazione’, del già
cante il divieto di fumo -; è altresì necessario che es- proficuo impegno professionale della varietà di
so sia stato “efficacemente attuato” nella concreta e soggetti attratti dalla costellazione dei modelli or-
quotidiana esperienza operativa della societas. Que- ganizzativi e gestionali. Gli enti non mancheranno
sta ineludibile dimensione ‘dinamica’, ‘concreta’, di ricorrere in massa a questo nuovo ‘salvacondot-
del modello organizzativo, già sottoposta alla verifi- to’, più apparente che reale: la sorte della loro re-
ca dell’organismo di vigilanza, non può che restare sponsabilità per i reati commessi dai soggetti indi-
riservata all’esame del giudice, nel momento in cui, viduali resterà comunque affidata all’apprezzamen-
commesso il reato di riferimento, si apre il procedi- to discrezionale dell’organo giudicante, a meno che
mento inteso a perseguire l’eventuale responsabilità non sia questi - come non di rado accade - ad auto-
della persona giuridica. Ove non fosse sufficiente il limitare il proprio potere per pigrizia o per una ma-
chiaro tenore letterale della clausola sopra riportata, lintesa istanza di uniformità di decisioni, affidan-
tale conclusione sarebbe comunque corroborata dal- dosi per intero - quasi si trattasse di una perizia ‘a
la persistente formulazione dell’art. 6, ai sensi del futura memoria’ - alla ‘certificazione di idoneità’
quale l’accertamento da parte del giudice della re- dei soggetti abilitati.
sponsabilità dell’ente non si limita alla presenza o
mancanza originaria di un modello idoneo, ma deve Le permanenti esigenze di riforma
necessariamente estendersi all’intero intervallo che Non posso chiudere queste brevi note, senza pro-
ha condotto alla commissione del reato, con la ne- spettare i termini di una correzione della disciplina
cessaria verifica dei comportamenti tenuti, in parti- vigente, che sia coerente con i profili problematici
colare, dall’organismo di vigilanza e dallo stesso sog- toccati, ma non risolti dal disegno di legge in que-
getto in posizione apicale. stione.
Se l’intento della riforma è quello di assicurare agli La sostanziale inconcludenza della progettata modi-
enti una qualche certezza di riscontro in sede giudi- fica dell’art. 6 dovrebbe convincere anche i più re-
ziale della ‘bontà’ dei loro sforzi organizzativi e pre- stii che l’unica prospettiva evolutiva di tale disposi-
ventivi, può senz’altro affermarsi che la novella in zione è la sua abrogazione, aperta a sua volta ad un
discorso non è adatta allo scopo. Né, d’altra parte, il duplice sbocco, rispetto al quale il legislatore do-
complessivo impianto di essa è ispirato ad una coe- vrebbe fare una scelta chiara e definitiva. O si unifi-
rente totale emarginazione del ruolo del giudice ri- cano i presupposti “soggettivi” della responsabilità
spetto alla verifica della stessa idoneità ‘in astratto’ dell’ente, sia in rapporto agli ‘apici’ sia in rapporto ai
del modello. Significativa è in proposito la struttura subordinati, di modo che risultino decisivi soltanto
della nuova fattispecie di abuso di funzioni costruita gli elementi costitutivi della “colpa d’organizzazio-
in capo al ‘certificatore’ dall’art. 2 del disegno di leg- ne’ e nessun rilievo venga attribuito alla genesi e al-
ge. La condotta incriminata consiste nella falsa di- le modalità dell’iniziativa criminosa, più o meno
chiarazione di idoneità del modello preventivo ef- “fraudolenta”, del soggetto individuale; o, al contra-
fettuata da tale soggetto; ora, prescindendo dalla rio, si separano nettamente i modelli d’imputazione,
problematica compatibilità della coppia concettuale radicando la responsabilità dell’ente per il reato
verità-falsità con il carattere intrinsecamente valu- commesso dal soggetto apicale esclusivamente nel
tativo e non assertivo di una tale specie di dichiara- rapporto di immedesimazione organica e riservando
zione, è di nuovo di tutta evidenza che non potrà es- il paradigma del deficit organizzativo alla responsabi-
sere altri che il giudice penale ad apprezzare in tale lità per i reati commessi dai soggetti subordinati,
prospettiva la ‘idoneità’ del modello organizzativo. evidenziandosi così ancor meglio il sostanziale profi-

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lo di agevolazione colposa che caratterizza quest’ul- ties d.lgs. 231/2001: l’art. 30 d.lgs. 81/2008 detta una
tima. folta serie di adempimenti, cui il corrispondente
Con riferimento invece al maldestro tentativo di modello organizzativo deve uniformarsi per poter ri-
‘degiurisdizionalizzare’ l’accertamento di idoneità sultare «idoneo ad avere efficacia esimente della re-
dei modelli organizzativi, azzardato dal disegno di sponsabilità amministrativa delle persone giuridi-
legge, va ribadito che è ben altra la strada sulla qua- che».
le incamminarsi per contenere gli ampi margini di La colpa d’organizzazione andrebbe insomma sempre
discrezionalità del relativo apprezzamento in sede più omologata ad una colpa per inosservanza di leggi:
giudiziale. Essa passa essenzialmente attraverso un nel momento in cui le fondamentali cautele, indivi-
serio impegno legislativo di predisposizione di una duate in atti normativi ‘eteronomi’ rispetto a coloro
più fitta griglia di prescrizioni vincolanti, costruite che sono chiamati ad osservarle, risultano sviluppa-
in funzione delle distinte tipologie di reati per le te e concretizzate nei singoli modelli organizzativi,
quali risulta effettivamente necessaria l’estensione l’idoneità, quanto meno ‘in astratto’, di questi risul-
della responsabilità agli enti: la redazione dei mo- terebbe chiara e non sarebbe più rimessa ad un ap-
delli organizzativi da parte delle imprese dovrebbe prezzamento discrezionale né del giudice, né tanto
svolgere un ruolo ‘esecutivo’ rispetto a parametri meno di improbabili soggetti certificatori. Resta na-
che già in sede legislativa, prima ancora che nei co- turalmente da verificare che il modello ‘cartaceo’ si
dici di comportamento delle associazioni rappresen- sia tradotto in una coerente e costante prassi appli-
tative, trovino adeguata esplicitazione. Non è un ca- cativa; ma questo - conviene ribadire - è compito
so che tale percorso sia stato avviato di recente dal inalienabile dell’organo giudicante, come non può
legislatore in rapporto ai delitti di omicidio e lesioni far a meno di postulare lo stesso disegno di legge at-
colposi con violazione delle norme sulla tutela della traverso la clausola, sopra testualmente riprodotta,
salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ex art. 25-sep- contenuta nell’art. 7-bis.

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