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Appunti su Carlo Goldoni e

Giuseppe Parini
Letteratura Italiana
Università degli Studi di Milano
7 pag.

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Maggioni Giulia

25.11.16
CARLO GOLDONI:
Nasce a Venezia nel 1707 da una famiglia di condizione civile, il padre si era dedicato tardivamente alla
professione medica esercitandola in varie città italiane. Dopo i primi anni veneziani raggiunge il padre a
Perugia pere trasferirsi a Rimini l’anno successivo (1720) dove studia presso i padri domenicani.
Insofferente allo studio della filosofia scolastica e preso dal desiderio di rivedere la madre nel 1721 si
imbarcò alla volta di Chioggia. Convince il padre a lasciargli intraprendere gli studi giuridici e viene
ammesso in un prestigio collegio a Pavia dove segue per 3 anni i corsi di giurisprudenza finché non sarà
espulso nel 1725.
La morte improvvisa del padre lo costringe a prendere su di se la responsabilità della famiglia, tornato a
Venezia riprende gli studi giuridici si laurea in legge a Padova ottenendo la laurea e iniziando ad
esercitare la sua professione.
LA PRIMA FASE: LA CELEBRAZIONE DEL MERCANTE:
In questa prima fase l’imprenditore di riferimento è il Teatro Sant’Angelo con l’impresario Medebac
(1738-1753). In questa prima fase è affascinato dalla figura del mercante e lo vede come quello che ha
saputo dare ricchezza a Venezia grazie alle sue qualità (ricerca nuovi mercanti, di aprirsi al mondo, di
affrontare le difficoltà utilizzando la ragione). Viene posta in opposizione la classe nobiliare che
vengono accusati di non essere più produttiva, di essere legati al passato e ai loro privilegi nobiliari, di
essere arroganti e di appartenere ad un mondo che ormai va scomparendo.
C’è un personaggio spesso utilizzato per evidenziare le virtù del mondo mercante che è Pantalone;
rappresentava un mercante un po’ avaro. Goldoni prende la maschera di Pantalone e gliela toglie,
facendolo diventare una persona vera e propria attribuendoli però valori positivi e facendolo diventare il
simbolo del mercante.
Goldoni critica la nobiltà non perché vuole un mondo senza nobiltà, ma vorrebbe che la nobiltà italiana
si trasformasse sul modello della nobiltà inglese che fosse capace di creare ricchezza, di investire sui
propri possedimenti. Vorrebbe che la nobiltà italiana fosse una nobiltà produttiva quindi la sua critica è
una critica costruttiva.

LA SECONDA FASE:
Lascia nel 1753 e passa al Teatro San Luca con l’imprenditore vendramin e rimane li fino al 1758.
Questa seconda fase è più complessa perché il gusto del pubblico cambia negli anni e preferisce
commedie che facciano sognare con la fantasia e che abbiamo un’ambientazione esotica e goldoni non
faceva commedie di questo genere e allora il pubblico si sposta su altri teatri che offrono commedie di
questo tipo. Allora goldoni è costretto ad adattarsi e comincia a scrivere commedie che raccontino storie
fantasiche nelle quali i protagonisti vivano avventure fantastiche e si capisce che non era il suo gusto
perché si capisce dai titoli delle opere che scrive. Per questo vive un periodo di crisi ma riesce
comunque a scrivere testi che sono apprezzati e abbandona il tema esotico, queste commedie parlano di
personaggi del popolo e la sua simpatia va a loro, il popolo ha di positivo la sincerità, la spontaneità e
l’elaboriosità. Utilizza il dialetto veneziano perché i protagonisti sono del popolo.

LA TERZA FASE: I TESTI PIU’ MATURI


A questa fase segue quella che va dal 1759 al 1762 chiamata “I testi più maturi”. Qui si parte dal
contesto eco/sociale di Venezia che sta vivendo un periodo di crisi perché perde il controllo dei traffici
commerciali verso l’oriente (i turchi conquistano alcune sue basi territoriali che servivano come base
d’appoggio) e si impoveriscono tutte le classi sociali. C’è un momento di chiusura nei veneziani e i
nobili spostano i loro soldi verso l’acquisto di proprietà terriere nel Veneto ed è un cambiamento
radicale per Venezia. Questo determina un ulteriore cambiamento di mentalità che viene ribadito nelle
opere di goldoni perché anche i mercanti modificano i loro investimenti e anche loro decidono di
spostare i loro risparmi nell’acquisizione di proprietà terriere e questo cambiamento lo fa vivere anche ai
suoi protagonisti. Ritornano i borghesi che però sono trasformati con caratteristiche negative e mette in
evidenza il cambiamento e fa capire che se nella prima fase esaltava la capacità di risparmio nei
borghesi in quest’ultima fase la virtù risparmio diventa un vizio (taccagneria).

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LA FASE PARIGINA:
Nel 1762 Goldoni si prepara a lasciare Venezia convinto che il pubblico non vada più alle sue
commedie e riceve una proposta da Parigi per presentare la le sue commedie. Prepara per Venezia
un’ultima commedia che è “Una delle ultime sere di carnovale” che parla di lui. A Parigi però ha
un’altra delusione perché lui prova a rappresentare le sue commedie però il gusto del pubblico parigine
era arretrato di almeno 30anni e voleva solo e sempre commedie dell’arte (maschere). L’unica
commedia che viene apprezzata è “Il burbero benefico” scritta però in francese. Vive momenti difficili a
Parigi però aveva la fama di essere la fama di uno degli autori più importanti e riceve un incarico come
maestro di italiano delle principesse reali, vive per un periodo dell’anno a Versailles. Quando scoppia la
rivoluzione francese l’incarico gli viene revocato e passa gli ultimi mesi della sua vita in una condizione
di miseria fino a quando non muore a Parigi nel 1793.
Goldoni non è un autore illuminista perché non entra a trattare tematiche illuministiche però vive in
un’epoca illuministica. Alcuni aspetti trattati dall’illuminismo però rientrano nelle sue opere teatrali e
uno di questi è il mondo borghese. Goldoni nelle sue commedie riflette sui valori collegati al mondo
borghese. Anche il tema dell’ottimismo è presente nelle sue opere e spesso le sue opere sono ambientate
a Venezia e i due aspetti (borghese e ottimismo) a Venezia si ritrovano perché è una città che
l’intraprendenza dei mercanti (borghesi) ha fatto la ricchezza della città.

La locandiera, atto I
Il giostrarsi di Mirandolina con i suoi corteggiatori è al centro della trama. I due più importanti sono: il
Cavaliere Mistafratta e Fabrizio (non esiste dal punto di vista scenico).
Linguaggio e forma di Goldoni 
Goldoni è stato colui che ha fatto la riforma del teatro = scrivere i ruoli perché aveva un’idea moderna
di teatro che in parte ci portiamo ancora adesso, Woody Allen a suo modo è piuttosto conservativo le
sue storie sono realistiche con forte vena comica, ma la narrazione è in gran parte di pianto 800esco.
E’ stato un grande scrittore di generi teatrali, ha scritto melodrammi ma anche drammi seri e di tragedie,
di generi misti ed altri generi come gli INTERMEZZI (seri, giocosi). Era una persona molto attenta e
quindi la sua commedia ha provato anche la strada dell’esotico e del fantastico, traeva alcune delle sue
commedie dai romanzi del 700 (passione per romanzo inglese con Richardson).
Quando Goldoni scriveva era nel pieno della fioritura del teatro veneziano.
Tutto questo per dire che Goldoni ha provato diversi generi e temi, non è stato un vero e proprio
precursore del teatro pirandelliano.
Ci sono molti episodi di teatro nel teatro (rappresenta una compagnia teatrale) e il melodramma nel
melodramma “la bella verità”.

E’ un autore plurilingue: italiano, veneziano, dialetto per esempio di Chioggia, il toscano


Goldoni era un avvocato laureato a Pavia (non riceve istruzione Veneziana), nasce da studi di legge e
poco dopo la laurea aveva iniziato a praticare in Toscana; a Pisa.
Nella seconda metà della sua vita si trasferisce a Parigi e li ci vive gli ultimi 30 anni prima di morire.
Qui viene chiamato come responsabile del teatro italiano e scriverà commedie in doppio testo, francese
e italiano la più famosa “il ventaglio”.
La sua ultima opera è la storia della sua vita i famosi “memorie” scritta solo in francese. Gli anni della
stesura della sua bibliografia si trova a Versailles come insegnante di Italiano ed è nell’occhio del
ciclone, è testimone della rivoluzione francese e ne lascia un’interessante testimonianza. La sua
bibliografia parla per lo più della sua vita veneziana ma anche della vita francese e di quello che ne sta
accadendo.
Il 700 è il secolo della rinascita della bibliografia, a Venezia ne fanno riferimento 3 grandi autobiografi
 Goldoni, Casanova (anche lui la scrive in Francese negli stessi anni) e Pietro Gozzi (esce negli stessi
anni di Goldoni ed è scritta in italiano “le memorie inutili"
Goldoni visse i suoi anni veneziani in continua opposizione con altri uomini di teatro, non era l’unico
commediografo in sua opposizione c’erano i fratelli Gozzi loro erano più conservatori a livello formale.

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Goldoni fu molto attento alla pubblicazione dei propri scritti, opera una riforma teatrale  per lui era
molto importante che gli autori recitassero. Non usa più il teatro dell’arte e delle maschere dove tutto
veniva inventato, lui inizia a scrivere le sue opere.

Tutti gli studiosi sono concordi che l’effettiva verità delle commedie di Goldoni differiscono molto da
quello che leggiamo ora.
Tutte le commedie sono precedute da un breve discorso in cui Goldoni racconta la genesi dell’opera,
non ci è rimasto nessun canovaccio e trascrizioni  non abbiamo cronache di quello che succedeva,
leggiamo solo quello che lui ha voluto che rimanesse del suo teatro

La riforma del teatro è graduale  con “il Momolo Cortesan” abbiamo solo una parte completamente
scritta nella parte di Pantalone
Solo con “la donna di garbo” abbiamo la prima commedia completamente scritta
1753  esce “la Locandiera”
Promise di scrivere 12 commedie in 1 anno e ne fece 16.
Per Goldoni la riforma teatrale significa anche interagire con i suoi attori nel quotidiano.
LA LOCANDIERA:

Mirandolina  personaggio femminile che è al centro di tutto, è come il sole intorno a cui ruotano tutti
gli omini che la corteggiano. Sono 4, 3 nobiluomini e Fabrizio. E’ in controllo della sua individualità e
del suo mestiere; non è un caso che lei alla fine decida per Fabrizio perché per lei è importante
mantenere la propria indipendenza di donna lavoratrice.
Intreccia in maniera naturale sia un aspetto economico-ideologico e uno seduttivo-erotico, ricco di doppi
sensi .

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Scena quindicesima:

liberà  vocabolo più frequente della scena


Il 700 è il secolo dell’illuminismo e della libertà, Goldoni vengono tradotti in maniera più conversevole
e quasi comica  diventano il sangue e la carne di personaggi “reali”
la libertà di Mirandolina è importante perché è una delle spie dell’illuminismo di Goldoni.
L’illuminismo in quanto secolo della libertà metterà al centro altre libertà dopo la rivoluzione francese.
Discorso della libertà prosegue fino alla sedicesima scena  dove si chiude l’atto, in cui il cavaliere da
solo riflette sull’incontro con Mirandolina ed è in bocca sua che troviamo per ultima volta la menzione
della libertà della donna, che secondo lui fa perdere un po’ la libertà dell’uomo.
Scena importante e significativa sia dall’aspetto linguistico che ideologico.

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GIUSEPPE PARINI:
Nasce nel 1729 e muore nel 1799. Parini è un autore lombardo nasce a Bosisio. Diventa prete senza
nessun tipo di vocazione. Una volta completati gli studi si immette nel mondo nobiliare Milanese. Non
partecipa direttamente al governo della città. Pur manifestando simpatie per illuministi NON E’
ILLUMINISTA.
Diventa precettore (insegnante privato) nella famiglia dei conti Serbelloni e qui si dimostra critico
contro gli usi della nobiltà perché erano ormai improduttivi e vivevano delle rendite del passato
sperperando i loro soldi, anche lui voleva che fosse più simili alla nobiltà inglese. Lascia la casa dei
Serbelloni per un contrasto con la padrona di casa.
La sua opera più famosa è “il giorno” in cui racconta la giornata di un nobile mettendo in evidenza tutti i
loro vizi, li studia grazie all’ospitalità di casa Serbelloni. Passa poi al servizio della famiglia dei conti
Imbonati, il conte poi ebbe più avanti una relazione con la figlia di Cesare Beccaria.
Scrisse prima delle opere chiamate Il mattino il Mezzogiorno e il Vespero, poi furono racchiuse in un
unico titolo detto “Il giorno” e racconta la giornata intera dal momento in cui si sveglia a quello che si
va a letto.
Da un punto di vista politico non partecipa alla vita di Milano ma ebbe incarichi di carattere culturali e
fu anche direttore della scuola Palatina, fu poi vicino al circolo del caffè e dal punto di vista politico fu
un riformista (COLUI CHE SI PROPONE DI MIGLIORARE LA SOCIETA’ ATTRAVERSO LE
RIFORME).
Primo professore universitario milanese. Ha scritto un poemetto “Il giorno” e una seria di odi che
rilancia verso le fine del 700.

La Notte, vv. 1-203:


Ritmo e tono diversi da quelli visti fino ad ora. Non solo per l’argomento ma per la parola poetica che è
pensata e scritta in maniera diversa. Scritta nella seconda metà del 700, vediamo subito che non ci sono
schemi metrico- rimici riconoscibili: non ci sono!
Epifora = ripetizione a fine del verso
Versi tutti endecasillabi sciolti in quanto non hanno rime.
L’endecasillabo sciolto conosce il suo splendore nel periodo illuministico, è un segno retorico di
razionalismo perché nega la bellezza facile della rima  rima eco della bellezza e armonia. Il poeta
quindi articola il suo pensiero attraverso i versi: poeta razionale e polemico che esprime i suoi pensieri.
ENDECASILLABO SCIOLTO: ha origini antiche, pre-dantesche. Molto legato, prima di Parini, a due
filoni: la poesia legata alle traduzioni sia dal latino che dalle altre lingue (INGLESE)  molte opere
poetiche tradotte in italiano che adottano questo metro perché era difficile trasportare nella lingua
italiana dei metri di altre lingue. 3 grandi poemi epici dell’antichità hanno 3 grandi traduzioni storiche
italiane in endecasillabi sciolti. Prima esce l’Eneide (traduzione in versi) nel primo rinascimento a cura
di Annibale Caro, la più importante esce dopo Parini traduzione dell’Iliade a cura di Vincenzo Monti.
L’Odissea arriva poco dopo, a cura sempre di amici di Foscolo che è Ippolito Pindemonte (1822). Per
quanto riguarda le traduzioni dall’inglese: derivano dal grande poema epico Elisabettiano.
1. Paolo Rolli che lavorava come molti intellettuali dell’epoca alla corte di Londra che nella metà del
700 pubblica la sua traduzione del Paradiso Perduto.
2. Sempre del Paradiso Perduto esce nel 1811 a cura di Lazaro Papi.
Ci sono altre prove: Le bucoliche e le georgiche di Virgilio trascritte nelle “Le api”(le georgiche) e “la
coltivazione” ( le bucoliche)
Leon Battista Alberti  tante traduzioni dal greco al latino, contemporaneo di Leonardo.

La Notte è un poemetto che segue un libro che esce a Venezia che è un manifesto di questa evoluzione
poetica. A Venezia nel 1757 esce “i versi sciolti” sono 3 autori interessanti: Saverio Bettinelli (curatore),
Francesco Algarotti e Fulgoni.

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Maggioni Giulia

Negli stessi anni de “Il giorno” esce una falsa traduzione di un poeta scozzese  poesia ossianica,
anch’essa in endecasillabi sciolti.
Il mattino, la prima parte de il giorno, esce nel 1763

IL GIORNO:
E’ un poemetto che intende narrare il giorno, un giorno particolarmente significativo. Il giorno di un
giovine signore, l’io narrante è il maestro. Questo giovine signore non ha un nome nel corso del
poemetto, non ha identità anagrafica  ambivalente rapporto che il narratore intrattiene nei suoi
confronti, lo guarda da lontano c’è un divario sotto tutti i punti di vista. Ma al tempo stesso è stregato
dallo sforza della vita nobiliare, su questo doppio registro gioca tutto il poemetto.
E’ abbastanza breve, doveva contare di 4 parti ma rimase sempre incompiuto fino alla sua morte.
Il poemetto vide la luce solo postumo a cura di un suo fedele allievo nel 1802 (Francesco Reina).
4 parti: mattino,mezzogiorno, sera/vespro, la notte. Le due parti centrali oscillano perfino nel titolo, in
vita lui pubblico solo le prime due parti (1773 e 1775). Le riscrisse e al mezzogiorno cambiò nome in
meriggio e sono concluse, abbiamo solo una parte incompiuta del vespero e invece una parte più ampia
e più interessante della notte. Sono in totale 700 versi.
L’idea di condensare il giorno in una vicenda non era una novità, ma in lui assume una forma
particolare. Come esempio di riferimento è un’opera non letteraria del pittore William Hogarth che ha
molti punti in comune con Parini soprattutto per il suo sguardo critico e satirico della realtà
contemporanea (nel suo caso Londra). Fra le varie serie che ha dedicato alla Londra del suo tempo c’è
una serie di immagini che si chiamano “i 4 momenti della giornata”.

La notte:
Distinguiamo tempo della storia e tempo del racconto, il tempo della storia è relativamente breve dura
24h. E’ un tempo del presente, il passato è visto sotto flashback. Il tempo del racconto è più lunga della
storia, c’è un’attenzione pronunciata rispetto alle piccole cose, ai dettagli e agli oggetti, ai personaggi
minori. C’è anche un’attenzione molto innovativa non tanto alle parole ma ai gesti più comuni: alzarsi,
camminare etc. Questo deriva da una scuola e una disposizione molto settecentesca a cui possiamo dare
il nome di SENSISMO. Mette insieme un neoclassicismo di stampo oraziano e un’attenzione alla
materialità dell’esistenza, ai sensi (attraversa tutta la cultura settecentesca, empirica (attenta
all’esperienza)). La Milano degli anni di Parini è illuministica, dove brillano le stelle dei fratelli Verri e
Cesare Beccaria che scrive “Dei delitti e delle pene”. Avevano dato vita al “caffè” nato nel 1764, dura
per 15 anni e si discutevano svariati argomenti.
La sua parola poetica non è facile, è più difficile la comprensione: Rinunciando alla rima e volendo da
un lato descrivere la realtà (difficile descriverla chiudendosi in 11 sillabe) e dall’altro andando alla
ricerca di uno sguardo obliquo (tramite la satira).
Due aspetti cruciali della sua parola poetica che la rendono difficile: 1. Quello della sintassi, spesso
difficile e ipotattica,c’è uso continuo delle inversioni (l’ordine delle parole è completamente stravolto)
dette iperbati e diventano quasi isteriche. Questa disarticolazione della sintassi arriverà fino a
d’annunzio e inciderà molto sulla poesia italiana rendendola difficile. La poesia italiana fino al 600 è
abbastanza piana e comprensibile, è soprattutto con Parini che diventa difficile perché c’è la ricerca di
una satira razionalistica.
2. Riferimento neoclassico a vocaboli molto classicheggianti e latineggianti, che sono già preziosi. In
questo aulicismo si condensa l’ambivalenza del poeta: da un lato lo fa con il sorrisetto sulle labbra ma è
insistente in questo uso di forme antiquate e sostantivi che alla fine ci credo un po’  cammina sempre
sul filo del rasoio e l’accumulo di tutte queste forme e giri di parole distanzia il lettore dalla poesia.
Cerca altre forme di bellezza che riparino alla mancanza di rime: rime ritmiche, anafore, epifore,
allitterazioni, balletto dei ritmi interno ai versi  le posizioni degli accenti
Sono tutti endecasillabi di 12 sillabe  quando l’ultima parola è sdrucciola come al verso 39

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Maggioni Giulia

Inizia in quarta decantando le lodi della notte, che è personificata con la lettera maiuscola. Iniziare un
poemetto con la negazione era una cosa di inconsueto  è allitterante rispetto a notte, è negativo però è
anche una congiunzione e intende legarsi a quello che precede (la sera).
Inizia prendendo in giro il suo giovine signore e la sua pretesa di nobiltà  è una riflessione sulla
correttezza o meno della nobiltà, chi può definirsi nobile?
Le origini della nobiltà sono proiettate in un mitico passato, nominato con vocaboli propri della latinità.
Notte vista come elemento naturale che invece la società moderna/urbana riesce a sconfiggere con la
luce artificiale.
L’altrui cara consorte  delinea quell’abitudine, quel ruolo sociale tipico del 700: una donna che aveva
un accompagnatore/amante socialmente accettato.
Loco è ben sai ne la città famoso  Citazione da Dante nel canto 18, ma anche sorta di allusione
scherzosa
Subentrando  è intransitivo ma lui lo usa transitivamente,

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