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Allora allora allora, prima vorrei fare una riflessione sul tennis e sul concetto di allenamento in generale.

Mi alleno? Si. Ma la prima domanda che devo pormi non è COME ma perchè.

In sostanza cosa voglio chiedere in più al mio tennis? Un principiante si allena per imparare a mandare la
palla dall'altra parte, un amatore per fare i turni al torneo condominiale, un quarta per battere Villa (o il
"vecio" del circolo   ), un seconda forte per passare le qualificazioni in un Futures, un professionista per
entrare nei topten e un campione per vincere uno o più Slam.

E con tutte le sfumature del caso ognuno inizia ad allenarsi per un suo scopo, ma se non è chiaro lo scopo
non potrà esserlo certo il metodo. Comunque a tutti i livelli sicuramente chi si allena lo fa per migliorare
il proprio gioco con l'aspettativa di vincere di più e più impegnativi saranno gli obiettivi che ci poniamo più
intenso dovrà essere il lavoro per ottenerli.

L'allenamento è noioso, ripetitivo, faticoso e per nulla divertente: giocare bene è divertente, vincere
partite difficili contro avversari forti è divertente e l'allenamento può farci giocare meglio e quindi vincere
di più ma non può direttamente divertirci. Nello sport nulla ci viene regalato, l'allenamento è banalmente
IL PREZZO DA PAGARE.

Se oggi avete voglia di divertirvi con la racchetta in mano, oggi non è un buon giorno per allenarsi, fatevi
una partitella con un amico ma siate consapevoli che oggi il vostro tennis non migliorerà; il vostro umore
probabilmente si. Se però avete appena preso una stesa micidiale da uno che giocava peggio di
Frankenstein allora potreste avere le giuste motivazioni per passare due ore a sudare e lavorare in silenzio
maledicendo chi ha inventato questo sport. Il vostro tennis migliorerà, il vostro umore sarà pessimo.
Quando siete in partita e le cose si mettono male quando non dovrebbero esserci problemi non dovete
pensare alla bella ragazza che vi porterete a cena la sera stessa, non dovete pensare a quanti passantoni
sulle righe o vincenti in fronte avete rifilato al vostro amico di partitelle domenicali, non dovete pensare a
quanto sarà bella la vostra prossima palla corta: dovete pensare a me! (Non a me Satrapo eh   ma a chi
vi tortura nei vostri allenamenti) Dovete pensare a quanta fatica avete investito nel vostro tennis, alle ore
noiose passate a provare e riprovare mentre tutti erano a divertirsi facendo partitelle, palle corte,
piroette e trikketrakke. Ripensate a quanti esercizi orribili vi hanno o vi siete imposti e vi si deve
accendere dentro un fuoco, una voglia di rimandare la palla dall'altra parte anche con il manico, col
telaio, con il damper. Tutto, tutto, meno che un altro stupido punto regalato: certo che posso perdere,
ma mi devono battere perchè io ho lavorato troppo per andare in campo a regalar punti a uno che a
vederlo giocare non lo daresti vincente nemmeno contro Pierino. Io non sono qui per regalare punti a
nessuno, mi devi passare sopra con il trattore per farmi un punto. Anche se vinci, perchè a tennis si perde
eh, nessuno è imbattibile, ti assicuro che anche se vinci oggi te ne vai a casa col mal di testa. E questa
mentalità non è da facinorosi, è la mentalità che ha chi gioca pulito corretto e non alza mai la voce. Di chi
non sproloquia quando sbaglia e non si esalta al primo bel punto che porta a casa (magari al quinto il
pugnetto fatelo via  ) Questa è la mentalità di chi è vincente, a prescindere dal risultato. Correttezza,
determinazione, e pelo sullo stomaco: vieni qui e battimi, sarò il primo a dirti bravo ma prima battimi,
perchè io non ti regalo niente. (Stralci presi da filippiche tipo propinate in più di qualche discorso di inizio
stagione agonistica, quando vi trovate in una agonistica vi tocca sopportare anche simili discorsi  )

Proporre un programma di allenamento generico è come prescrivere medicine senza aver visitato il
paziente: non solo inutile ma potenzialmente anche dannoso però fissare qualche semplice principio base
con qualche valido esempio può essere sicuramente utile.

L'allenamento nel tennis si divide in due grandi tipologie: l'allenamento tecnico e quello situazionale,
perchè il tennis oltre ad essere uno sport terribilmente tecnico è anche uno sport di situazione. Non solo
bisogna avere una abilità tecnica molto raffinata, ma bisogna saperla adattare alle situazioni sempre
diverse proposte di volta in volta dal nostro avversario: il tennis è una "abilità aperta", ovvero per quanto
io possa provare l'esecuzione di un colpo non riuscirò mai a riprodurre tutte le tipologie di palla che
affronterò in futuro e quindi mi troverò sempre ad affrontare situazione nuove e sconosciute. Ogni palla
che vado a giocare in partita od in allenamento sarà sempre diversa e imprevedibile, sarà sempre un
problema nuovo da risolvere. Prendiamo uno sport come l'atletica leggera, e prendiamo il salto con l'asta
ovvero forse la disciplina tecnicamente più complessa. Eseguire un salto con l'asta è difficilissimo, ci vuole
velocità nella rincorsa, precisione assoluta nell'imbucata, potenza esplosiva per piegare l'asta, forza
muscolare per distendersi in volo e doti acrobatiche per scavalcare l'asticella. Un gesto atletico
tecnicamente mostruoso e complicatissimo ma siamo di fronte ad una abilità chiusa: la pedana, la buca e
l'asticella sono riferimenti fissi ed immobili con i quali devo confrontarmi, nulla di esterno interviene per
influenzare la dinamica del mio gesto tecnico. L'esecuzione di un colpo nel tennis invece è una abilità
aperta perchè la pallina arriverà sempre da direzioni diverse con velocità ed effetti differenti e
soprattutto imprevedibili perchè sarà il nostro avversario a decidere quale problema proporci. Il tennis mi
richiede di padroneggiare un gesto tecnico estremamente complesso e di essere in grado di eseguirlo in
situazioni sempre differenti ed imprevedibili, non dipendenti dalla nostra volontà ma bensì determinate
dal nostro avversario. E' come se al povero saltatore con l'asta gli avversari spostassero di continuo la
piattaforma di rincorsa, la buca e l'asticella durante ogni salto. L'unica abilità chiusa nel tennis è il
servizio, unico colpo nel quale siamo noi stessi a piazzarci la palla come meglio desideriamo per poi
andarla a colpire, ed è per questo che servire a tennis è un vantaggio enorme, tanto da essere considerato
normale che il battitore vinca sempre i suoi game di servizio.

E di questo un allenamento tennistico deve tener conto. Banalmente se mi alleno a tirare fortissimo per
passare il mio sparring a rete non sto sviluppando una abilità tennistica, ma se mi alleno tirando sempre e
costantemente sulla volè di rovescio del mio compagno una palla sempre uguale che mi tornerà indietro in
modo che io possa continuare virtualmente all'infinito questo palleggio in totale "controllo" allora starò
sviluppando una abilità aperta migliorando il mio tennis.

Se in allenamento provo a tirare passanti da urlo sulla riga non sto facendo nulla di utile per il mio tennis,
se invece sono in grado di tenere virtualmente all'infinito questo palleggio fondo-rete posso dire di aver
svolto un lavoro importante per la mia crescita tecnica.

Questo perchè fornirò una risposta univoca ad un problema variabile, ovvero starò sviluppando una abilità
aperta. Qualunque palla mi torni indietro (problema aperto) io dovrò giocarla posizionandola sulla volè di
rovescio dell'uomo a rete ad un ritmo costante e senza sbagliare mai. (risposta univoca)

Ovviamente anche l'uomo a rete lavorerà in maniera speculare alla mia perchè il suo problema sarà quello
di giocare costantemente volè di rovescio profonde e in controllo in modo da consentire la prosecuzione
indeterminata del palleggio.

Questo è un esempio di esercizio tennistico semplice ma avanzato, mettere un uomo a rete e tirare
passanti a tutta è un esempio di come non migliorare il proprio tennis falsando la percezione delle proprie
abilità tennistiche: un passante vincente non aggiungerà nulla alle mie capacità tecniche ma il mio ego
sarà gratificato e quindi meno disposto a lavorare. Non sarò migliorato e avrò meno voglia di allenarmi
perchè sappiamo tutti che si ricorda di più un grande passante che 100 misere pallate morte a rete o sui
pini.

Tenere 100 scambi di fila con l'uomo a rete migliorerà le mie abilità tecniche e mi fornirà una reale
istantanea del mio livello di gioco attuale perchè se per portare a termine l'esercizio sarò costretto a
rallentare enormemente la mia velocità di palla diventerò consapevole di quanto sia bassa la mia velocità
di palla in controllo, e di quanto dovrò lavorare per portarla a livelli accettabili. E se in partita supero la
mia velocità di "palla in controllo" perderò da chiunque semplicemente perchè la mia percentuale di errori
sarà troppo alta. Contro il pallettarino si perde non per testa o per poca attitudine al match ma per un
costante overspeed di palla, causato da una metodologia di allenamento errata che mi ha portato a
sovrastimare la mia reale velocità di controllo. Paradossalmente i giocatori che tirano più forte rispetto
alle loro reali doti tecniche sono i principianti assoluti che mandano le palline in orbita con facilità
estrema, mentre i giocatori che tirano più piano rispetto a quanto le loro capacità tecniche
consentirebbero sono i PRO. In tutti i livelli intermedi la partita si gioca sulla differenza di "overspeed" :
chi riesce a far giocare il suo avversario costantemente oltre la sua velocità di controllo vincerà la partita.
Il vecio che gioca a 3km/h batterà chiunque non sarà in grado di giocare costantemente a 4km/h, e se le
vostre metodologie di allenamento vi hanno ingenerato l'errata percezione di poter giocare a 100km/h
quando in realtà non sareste in grado di centrare a ripetizione un settore di un metro per un metro
nemmeno tirando a 10 rimedierete sonore sconfitte tutte le volte che incontrerete un giocatore che
consapevole del proprio reale livello di gioco non lo supererà, raccogliendo meno applausi ma molti più
punti.

I tre principi di un drill tecnico sono il target, la riproducibilità e il sovraccarico.

Il target è l'obiettivo o se preferite il problema da risolvere.


Banalmente tracciate un settore di un metro per un metro e tirate sempre li dentro, con qualsiasi colpo:
dritto, rovescio, volè e smash. Questo è fissare un target.

La riproducibilità sta nella percentuale di riuscita: prendere una palla e tirarla con la racchetta centrando
un birillo nel campo è una dote da circense ma non da tennista. Coprire il campo a destra e sinistra
tirando 50 palle di seguito nel medesimo settore di un metro per un metro è un lavoro per tenisti forti,
molto forti. Nessun esercizio può prescindere dalla valutazione delle percentuali di riuscita, annotatele e
confrontatele nel tempo e siate obiettivi: le sensazioni ingannano, i numeri no. Il punto del secolo viene
annullato dal successivo banalissimo errore gratuito.

Il sovraccarico è la base della performance. Un velocista si allena trainando pesi per sviluppare potenza,
una volta rimossi i pesi correrà più veloce. Un tennista può allenarsi ad esempio alzanzo la rete (overnet)
o limitando la luce della rete con delle sagome o introducendo spostamenti obbligati tra un colpo e l'altro
(giro di boa, toccata e fuga..). Una volta rimosso il "sovraccarico" il margine di riuscita del colpo
aumenterà enormemente: se non dovrete più aggirare un birillo prima di andare a cercare la palla la
troverete meglio e prima, quando la rete tornerà alla sua altezza abituale non vi moriranno più colpi e
servizi sul nastro etc. etc. In partita affronterete condizioni più facili di quelle sperimentate in
allenamento.

Provate a palleggiare con obbligo di profondita' oltre la riga del servizio (target) arrivando almeno a tot
scambi di fila (riproducibilità) andando a toccare il telone di fondo tra un colpo e l'altro (sovraccarico).

Quando il vostro avversario imposterà il match sulla regolarità assoluta rispetto ai vostri allenamenti
avrete il vantaggio di non dover andare sempre a toccare il telone di fondo e di non dovervi fermare se vi
scappa una palla un po' più corta della linea del servizio. Se in allenamento rispettando il target e con il
sovraccarico facevate 100 palleggi in partita senza questi assilli dovreste arrivare a 200, e comunque
troverete molto più facile e assolutamente non stancante colpire la palla senza dover fare km avanti e
indietro verso il telone quindi probabilmente sarete in grado di piazzarla con molta più incisività
chiudendo magari lo scambio rapidamente.

Gli esercizi tecnici sono tantissimi e con un po' di fantasia se ne posso strutturare sempre di nuovi,
l'importante è rispettare i principi di target, riproducibilità e sovraccarico.

Ponetevi un obiettivo ragionevole, complicatevi la vita con qualche "simpatico impedimento" e iniziate a
contare le percentuali di riuscita.

Per esempio non partite con settori di 20cm per 20 perchè non li centrerete mai con la necessaria
frequenza, partite con una prateria di 2 metri per 2 e se proprio siete infallibili restringetela
gradualmente.

Un esercizio banale ma mostruoso è il palleggio di regolarità nel corridoio: il settore è limitato ma ancora
fattibile, la rete nei pressi del corridoio è più alta (overnet=sovraccarico) e il fatto di dover giocare
sempre in lungolinea una ulteriore complicazione. Alternate 3 dritti e 3 rovesci e palleggiate sempre
all'interno del corridoio tracciando anche una linea di profondità minima richiesta. Quando col vostro
compagno sarete in grado di padroneggiare lunghi scambi in questa situazione immaginate quello che
potrete fare con tutto il campo a disposizione per piazzare una palla sia in attacco che in difesa.

Lo stesso esercizio può essere svolto sulle diagonali: stavolta dovrete giocare ognuno nel corridoio
nell'angolo opposto, in questo caso il sovraccarico è costituito dall'angolo esasperato che dovrete trovare
e, avendo anche qui l'obbligo di profondità, dalla lunghissima traiettoria che dovrete far coprire alle
vostre palle. Se siete soliti tirare un po' troppo corto palleggiare su queste sconfinate diagonali sarà per
voi un toccasana.

Se avete i piedi un po' pigri niente supera il terrificante "pittino" che ha il pregio di abbinare un po' di sano
divertimento e competizione ad una drill di difficoltà tecnica elevata. Campo valido solo quello delimitato
dai settori del servizio, obbligo di far rimbalzare la palla sempre a terra prima di farle superare la rete.
(come nella battuta del ping-pong) Potete colpire al volo o a rimbalzo, l'importante è che schiacciate la
palla a terra in modo che rimbalzi una volta prima di superare la rete e ricadere entro il mini-campo
valido. Ogni palla vale un punto. chi è in svantaggio "serve" con i piedi al di fuori dal mini-campo (sempre
col rimbalzo obbligato alla ping-pong) e il primo che arriva a 11 punti vince. (consigliato il 3 su 5 chi perde
paga la consumazione al bar   ) Quando avrete braccio sufficiente per farlo bene, le vostre gambe
grideranno pietà. Se non avete idea di cosa voglia dire giocarlo bene sfidate qualcuno che la palla la sente
davvero e piangerete lacrime amare, non si può tirare forte a causa del rimbalzo obbligato e del campo
corto che non consente le traiettorie veloci e tese ma piazzando la palla con precisione si diventa matti.

Se avete problemi con la risposta al servizio dividete il campo in 3 corridoi uguali (4 quando sarete più
forticelli) e indipendentemente da dove e come servirà il vostro sparring rispondete prima sempre nel
primo settore, poi sempre nel secondo e così via. Servizio liftato ad uscire? Risposta nel settore 1. Servizio
potente al centro? Ok, rispondere sempre nel settore uno. Kikkone da paura in mezzo al quadrato di
battua? E che problema c'è? Io rispondo sempre nel settore uno. Poi passate al due e poi al tre..

Ora quando in partita vorrete rispondere sul rovescio ridicolo del vostro avversario ripensate
goliardicamente alle ore passate maledicendo il buon Satrapo che vi costringeva a rispondere sempre e
solo nel settore che indicava lui, tracciatevi mentalmente un comodo settore (con la mia facciona in
mezzo  ) posizionandolo in corrispondenza del rovescio della vostra vittima e qualunque palla lui vi
servirà gliela rimanderete proprio li dove mai la vorrebbe ricever. Serve a uscire? Al centro? Non lo sa
nemmeno lui dove? E che problema c'è? Io sono preparato a rispondere qualsiasi cosa mi arrivi sempre nel
settore UNO!

Prima che questo post assuma dimensioni oceaniche mi fermo, qualche esercizietto ve l'ho indicato,
tabelle e programmi specifici non si possono fare per tanti motivi, ma soprattutto perchè ognuno ha
bisogno di "cure" diverse però quello che davvero è importante è capire come ci si allena.

Qualsiasi cosa vi mettiate in testa di fare sarà produttiva se e solo se avrete fissato prima un taget, se vi
sarete complicati la vita con qualche espediente per rendere il target meno facile da centrare
(sovraccarico) e soprattutto se otterrete percentuali di successo molto alte (riproducibilità). Scrivete tutto
e prima di passare ad un esercizio più "difficile", prima di restringere il settore da centrare, dovrete aver
apprezzato un netto miglioramento delle vostre percentuali di riuscita. Non muovetevi in tutte le
direzioni, non si può lavorare contemporaneamente sul controllo di palla, sulla regolarità, sulla potenza e
sulla mobilità: un passo alla volta. Se un esercizio non vi riesce proprio provate ad abbassate la velocità di
palla, meglio tirare pianissimo nel settore che ostinarsi a tirare forte mancandolo troppo spesso. Io dico
spesso che "tutti sanno tirare forte, pochi sanno tirare SEMPRE" (ovvero "sempre nel settore"). Quando
avrete saldamente in mano il drill ad una velocità di palla è tempo di provare ad aumentarla. Ma finchè
non vi riesce dovete scendere, dovete "levare" e non "aggiungere", dovete ripartire dal basso altrimenti
NON SI SALE.

Ah.. per finire.. ci sono anche esercizi in cui vi verrà richiesto di tirare non forte, ma FORTISSIMO   , di
rischiare non molto, ma MOLTISSIMO     , di tentare non la soluzione difficile, ma quella IMPOSSIBILE   
   ! Noi li chiamiamo Showtime, ed effettivamente posso concordare con voi che siano più appetibili e
più "gratificanti" per l'umore ma prima di correre bisogna imparare a camminare.

Ma per ora palla in campo e pedalareeee 

Beh i fattori da considerare sono molti, ad esempio l'età del giocatore e l'età tennistica (ovvero da quanti
anni gioca a tennis) e quale sia stato il suo percorso tecnico.

Poi bisogna anche analizzare il suo percorso agonistico: gioca COME un buon quarta o ha proprio una buona
classifica di quarta? Per essere chiari siamo di fronte ad un 4.3 - 4.2 che in torneo se la gioca con i 4.1?

(Quello che si fa in partite amichevoli o nei games giocati in allenamento conta zero, ma questo lo
sappiamo già)

Chiariti questi interrogativi bisogna fissare obiettivi anche impegnativi ma pur sempre realistici, e solo
dopo iniziare a lavorarci su.

Anche qui per impostare il lavoro la prima domanda da porsi quando si aspira ad un salto di qualità è:
PERCHE' PERDO?

Attenzione non CON CHI ma PERCHE', ovvero l'avversario ed il suo gioco diventano assolutamente
ininfluenti e bisogna concentrarsi solamente sul proprio gioco. Allora ad esempio non si dovrà mai dire
"perdo contro i pallettarini che si limitano a buttare ogni palla dalla mia parte" ma bensì "perdo troppe
partite perchè non ho un livello accettabile di regolarità e regalo punti su palle totalmente innocue".

Una volta rivolta l'attenzione ESCLUSIVAMENTE sul proprio gioco il primo passo verso il salto di qualità può
considerarsi già fatto.

Ovviamente non conoscendo il giocatore in questione con le sue peculiarità tecniche non si può azzardare
nessuna ipotesi di lavoro ma si può tentare di fare una analisi generica sulle varie categorie, in ognuna
delle quali si vince o si perde per motivi differenti.
4. CAT: Obiettivo regolarità.

In quarta vince chi sbaglia di meno, perchè la maggior parte dei punti si assegnano in seguito ad errori.
Viene da se che chi alterna un vincente a 2 errori non vincerà mai, tranne nella fortunata ipotesi che
riesca ad incontrare un giocatore che alterna un vincente a 3 errori e poichè in circolazione con le nuove
classifiche ce ne sono non pochi, il problema è rimandato di qualche gruppo: si può arrivare 4.5 - 4.4
anche giocando un pessimo tennis.

Purtroppo questa banalità è la più difficile da far comprendere al giocatore di club. Se voglio scalare la
quarta categoria devo azzerare gli errori, per farlo bisognerà impostare correttamente i colpi eliminando i
difetti tecnici (attenzione agli spostamenti, muoversi in campo come un orso bruno è a tutti gli effetti un
gravissimo limite tecnico!) e contemporaneamente far comprendere ai "bombardieri della domenica" che il
tennis è sport diverso dal tiro al piccione. Una volta azzerati gli errori con colpi tecnicamente ben
impostati potrò guardare più lontano, prima no.

3. CAT: Ricerca della solidità.

In terza ci arriva solo chi sbaglia davvero poco riuscendo in più a produrre un livello di gioco accettabile:
diciamo che in terza troviamo giocatori solidi, pochi errori e capacità di produrre ritmi di gioco sostenuti.
In terza si incontrano già alcuni giocatori che dobbiamo a tutti gli effetti considerare forti. Quando un
giocatore solido incontra un mero regolarista (il famoso pallettarino ammazza-quarta) lo supera in
scioltezza potendo contare su altrettanta regolarità ed avendo in più dalla sua parte una maggiore
velocità di palla. Eliminati ormai da tempo gli errori banali quindi si dovrà iniziare a lavorare sui colpi,
sugli schemi di gioco, sulle soluzioni anche tattiche in grado di far girare dalla propria parte uno scambio
che viaggia ad un ritmo già di per se abbastanza sostenuto. In terza aspettare l'errore dell'avversario non
basta più, bisogna lavorare e diventare solidi per riuscire a prendere in mano la situazione. In terza si
inizia a fare sul serio, in terza usando una espressione gergale prettamente agonistica si inizia a "giocare
la palla".

2. CAT: Consistenza!

In seconda categoria non ci possono arrivare tutti e chi ci arriva è un giocatore davvero molto forte. Mi
riferisco in particolare ai giocatori che sono in grado di arrivare nei piani alti della seconda categoria,
diciamo da 2.4 in su: qui ragazzi ci vuole braccio. Questi giocatori sbagliano niente, sono solidissimi e
poggiando su queste basi riescono ad elevare ulteriormente il loro livello di gioco quando la situazione lo
richiede, eseguendo colpi tecnicamente molto difficili con percentuali di riuscita inavvicinabili dai loro
colleghi delle categorie inferiori. In generale un seconda non tira necessariamente "più forte" di un terza,
ma di fronte alle stesse difficoltà tecniche ha percentuali di successo nettamente migliori.

Siamo di fronte a giocatori CONSISTENTI, ovvero zero errori anche a ritmi elevati, grande solidità di gioco
e capacità di produrre accelerazioni vincenti con ottima percentuale di riuscita.
Per capirci se vi limitate a buttare la palla dall'altra parte un seconda ve la chiude sistematicamente, se
sbagliate poco e siete in grado di produrre un buon ritmo di gioco aumenterà la velocità dello scambio fino
a portarvi nella vostra zona rossa dove o sbagliate, o gli offrite una palla comoda che provvederà a
chiudere con ottime percentuali. Se lo mettete di fronte ad una difficoltà tecnica saprà fronteggiarla in
maniera ottimale: se attaccate un seconda dovete farlo bene e comunque avere pronta una ottima volè
perchè il passante che vi proporrà non sarà di facile gestione. Come si suol dire ci vuole il cannone ma
anche l'elmetto.

Un giocatore di seconda non ha problemi di regolarità anche a ritmi molto elevati, non ha difetti tecnici
evidenti (o comunque limitanti) e ha piena consapevolezza degli schemi di gioco. Un seconda lavora sui
colpi a livello assoluto, lavora per costruirsi "armi" in grado di far male perchè non gli basta più saper
tenere ritmi elevati o chiudere sistematicamente palle comode, ma deve saper tirare per fare il punto: ci
vuole un'arma che funzioni bene e si deve saperla usare. Bisogna saper tenere ma ci vuole tecnica braccio
e colpi per "offendere" così come ci vuole testa per mantenere altissimo il livello di attenzione perchè le
cose da fare per vincere sono estremamente difficili e ancora ci vogliono gambe perchè la palla viaggia
veloce.

E anche qui non trattandosi comunque di tiro al piccione bisogna imparare a leggere le situazioni di gioco
correttamente perchè il QUANDO tirare è altrettanto importante del COME tirare.

In seconda si può perdere una partita subendo solo due break, perciò anche quando andiamo a servire (o
rispondere) sul 30-30 - 2 pari nel primo, in realtà ci stiamo già giocando una palla che può darci (o
concedere all'avversario) una chanches molto importante per far girare il set. Qui si ci vuole testa, perchè
un set si decide su quelle 3-4 ocasioni sfruttate o sprecate.

Chiaro che nella formula Regolarità + Solidità = CONSISTENZA non si possono saltare i passagi intermedi,
perchè ogni gradino poggia sul precedente. In soldoni se non si è regolari non si può lavorare su nient'altro
che sulla regolarità, così come se non si è solidi non si può lavorare per acquisire consistenza. Ad un
giocatore che non sa tenere non si può insegnare a tirare, mai.

Ora il vostro posto nella "catena alimentare tennistica" è quel numero scritto sulla tessera agonistica che
indica la vostra classifica attuale ed il vostro obiettivo sarà quello di lavorare per acquisire le abilità
necessarie per "evolvervi" allo stadio successivo.

REGOLARITA' -> SOLIDITA' -> CONSISTENZA

Se non sono regolare non sarò mai solido, e fin quando non diventerò davvero solido non potrò lavorare
per diventare un giocatore consistente.

Ripetere più volte al giorno e possibilmente la sera addomentarsi ripetendolo all'infinito! 

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