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«Ciò che noi fummo un dì, voi siete ora, chi si scorda di noi scorda sé

stesso» con queste parole i giovani Scout appartenenti alle Aquile


Randagie hanno voluto porre a perenne ricordo le loro gesta e le proprie
decisioni.

“Santo Padre cosa avete deciso?”


PIO XI guarda, con sguardo benevolo, il suo Segretario particolare,
Cardinale Francesco Orioli, e cita il salmo del Re Davide (2 Re; 24,14) “
Se dobbiamo morire sia per mano vostra, o Signore, piuttosto che per
mano degli uomini”
“Non capisco Santità” lo interroga l’uomo.
“Vedi il Duce ha deciso di estirpare i movimenti giovanili dell’A.sc.i
(Associazione Scoutistica Italiana), non possiamo opporci, ma possiamo
evitare di perire per mano sua, pertanto ho deciso di scioglierli. Troppe
volte gli scout hanno dovuto subire la rabbia delle camice nere, primo tratti
Don Minzoni. Ricordate?”
“Certo Santità. Come potrei dimenticarlo!”
“Adesso con il nuovo decreto del 09 aprile le organizzazioni Scout
dovranno essere sciolte, per cui bisogna cercare di salvare l’ Azione
Cattolica, se vogliamo continuare a educare i giovani ai valori cristiani.
Ecco perché ho preso, a malincuore, la decisione di sciogliere l’A.sc.i e
separarla dall’A.C.”.
“Adesso ho compreso Santità!” esclama il Cardinale.
Il 22 aprile 1928 le fiamme e i gargliadetti dei reparti scout di tutta Italia
vengono deposti sugli altari delle chiese italiane, come segno
dell’autosciogliemnto, ma nessuno si accorge che ne manca una quella del
riparto Milano 2, guidato da Giulio Cesare Uccellini, e che nella cripta
della Chiesa del Santo Sepolcro, collocata, per ironia della sorte, dinanzi
alla Casa del Fascio, il lupetto Andrea Ciacio, appartenente al riparto
Milano 2, proclama, solennemente, la sua promessa scout.
Con questi due gesti Uccellini e i suoi ragazzi dichiarano la propria
volontà di voler resistere al Regime Fascista.
Nasce il periodo della Giungla Silente ispirandosi al Libro della Giungla di
Kipling, amico del fondatore dello scautismo.
A dimostrazione della volontà di resistere il 20 maggio gli esploratori del
riparto Milano 2 compiono un uscita, in provincia di Como, sui Corni di
Canzo.

Per continuare a le proprie attività senza il rischio di essere scoperti dai


fascisti, il piccolo nucleo di Esploratori, crea, nel 1929, il Convegno
cattolico Pierino Delpiano” ispirandosi a un giovane scout ucciso, a
Torino, dai manifestanti il 03 dicembre 1919.
La sede degli incontri viene fissata, in un primo momento, presso la Chiesa
di San Satiro, dopo presso quella di San Fedele, ma il parrocco ha paura,
dal momento che condivide il cortile con la Questura Centrale.
Ragion per cui si spostano nella Chiesa di San Carlo al Corso, gestita dai
Servi padri di Maria, a pochi passi dal Duomo. Anche qui nascono delle
incomprensioni con i religiosi che pretendono l’eliminazione del nome di
Delpiano e soprattutto di non indossare il giglio e adottare il saluto scout.
Uccellini, a nome del gruppo rifiuta, e afferma “ non è possibile accettare
queste condizioni. Non importa se non potremo avere una sede, ma
vogliamo essere liberi di vivere il nostro scautismo. Per fare la vita di
oratorio, tanto vale che restiamo nella propria parrocchia”.
Alcuni ragazzi decidono di abbandonare il gruppo, ma quelli che
rimangono decidono di darsi “alla vita randagia”1per cui il gruppo assume
il nome di “Aquile randagie”.
Oltre a Uccellini v’è Andrea Ghetti, futuro Monsignore, e Virgilio Binelli,
la cui madre ricama il simbolo del nuovo gruppo: una testa rossa di aquila
su sfondo verde e nero.

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Nonostante non abbiano una sede definita, i giovani si riuniscono
utilizzando le tecniche scout, per cui, in un primo tempo, gli avvisi di
riunione vengono postati all’interno di un vecchio cannone nei pressi del
Castello Sforzesco.
Successivamente, le lettere, scritte in Morse o nel linguaggio del Bosco,
vengono inserite nella terza colonna del Palazzo dell’Arengario, in piazza
dei Mercanti, a Milano, a due passi dal Duomo.
Ogni aquila adotta un totem, ovvero un soprannome per evitare di essere
identificate, ed ecco che uccellini diventa Kelly e Ghetti Baden.
Ogni domenica si ritrovano nel posto convenuto vestendo la divisa, sotto i
cappotti o gli abiti civili, e addirittura organizzano dei campi estivi e
invernali.
Il regime li tiene sott’occhio per cui le loro case vengono perquisite e
Uccellini subisce, il 03 ottobre 1942, una dura “aggressione” lungo la
strada tra Niguarda e Bresso, mentre tenta di raggiungere un campo.
Nonostante cio, i giovani riescono anche a prendersi delle rivincite e a
beffare i fascisti, come avviene, nel 1935, in occasione della visita a
Milano dell’Ammiraglio Horty, reggente d’Ungheria.
Alcuni giovani scout, incuranti del cordone di sicurezza e sfruttando la
somiglianza delle proprie divise con quelle della Hitlerjugend salgono sul
palco e si mettono al fianco dei gerarchi fascisti per poi sparire prima del
termine della cerimonia.
Due anni dopo, Uccellini, insieme ad altri compagni, si reca in Olanda per
partecipare al Jamboree e qui incontra Baden Powell che gli dice “ siamo
incamminati verso una terribile e nefasta guerra. Fate in modo di lottare in
ogni occasione per la libertà. Tu sarai il capo che darà l’Ipise 2 a quei capi
italiani che riterrai preparati e degni di questo mandato perché lo
Scautismo viva”.
L’anno dopo, durante delle escursioni, il gruppo scopre in Val coder,
sopra Novate Mezzola, un “paradiso perduto” che viene scelto come meta

2
L’I.PI.S.E. consiste nel formale riconoscimento della validità degli elementi ideali posti a base dello Scautismo, della
missione del Capo e nell’impegno a farli propri (Ideale – Possibilità- Interesse – Servizio – Esempio)
degli esploratori, anche grazie all’aiuto della popolazione locale e del
personale della Guardia di Finanza, non ancora fascistizzata.
Al gruppo si aggiunge anche una ragazza del posto, Romilda Dal Pra, che
dopo l’08 settembre diviene staffetta partigiana per conto del CLN di
Milano.
Il 25 luglio 1943 le Aquile Randagie sono intente a celebrare la messa
quando un abitante del luogo reca la notizia della caduta del fascismo i
giovani, come l’intera popolazione esulta di gioia e riprende speranza in un
futuro migliore.
Ma l’08 settembre la situazione precipita e le Aquile Randagie vengono
chiamate in aiuto di coloro che possono essere vittime del risorto regime.
Per questo quattro giorni dopo, Don Aurelio Giussani, sacerdote del
Collegio San Carlo, chiama il suo amico Don Andrea Ghetti nella sua
camera.
Il componente delle Aquile si precipita e nella stanza e incvontra oltre
all’amico anche Don Enrico Bigatti venuto a chiedere aiuto in favore di
alcuni militari italiani e prigionieri inglesi allo sbando nascosti nella zona
di Crescenzago.
Il problema che i controlli stanno diventando sempre maggiori e il
pericolo che vengano scoperti insieme a coloro che li nascondono lo ha
determinato a chiedere il loro aiuto.
Don Giussani, in un primo momento oppone un deciso diniego, ma poi si
lascia convincere e si rende disponibile per favorire l’espatrio in territorio
svizzero nei pressi della provincia di Varese, dove si trova Don Natale
Motta, cappellano del Collegio di Sant’Ambrogio.
Nel giro di quattro giorni vengono predisposti dei documenti falsi e anche
le guide che accompagneranno i vari gruppi verso la frontiera.
Il 17 settembre, verso le 20.00 di sera, un militare scozzese di nome Allan,
un gruppo di soldati inglesi e greci vengono fatti oltrepassare il confine
italiano grazie all’aiuto di due appuntati della Guardia di Finanza e di
Giovanni Meani.
Senza saperlo i tre sacerdoti pongono le basi per la nascita di O.S.C.A.R.
(Opera Scautistica Cattolica Aiuto Ricercati),3 infatti Don Ghetti decide di
coinvolgere gli Scout delle Aquile Randagie.
A spingerli “ non fu l’ideologia- dirà anni dopo don Ghetti- neanche l’odio
o una causa politica: ma la necessità di mettere in salvo di donne, uomini,
intere famiglie”. 4
Ragion per cui chiama Kelly e gli chiede di adempiere all’articolo 3 della
Legge scout recitante “ il dovere di uno scout è essere utile al prossimo”.5
L’organizzazione, immediatamente, crea quattro distaccamenti: due a
Varese città, facenti riferimento a Don Natale Motta e Don Riccardo
Antonino; il terzo nella provincia di Varese posto sotto la guida di Nino
Tovaglia, il quarto, diretto, direttamente, da Don Andrea Ghetti, nella città
di Milano.
I primi espatri avvengono, principalmente, nelle zone di Malnate, Cantello,
Ligurno, Clivio e Rodero, poi, con l’adesione delle Aquile Silenti, s’opera
anche nella Val D’Ossola, Viuggiù e Voldomino.
Le vie prescelte sono quelle utilizzate dai contrabbandieri ovvero “ valichi,
sentieri sconosciuti e mulattiere” che giungono nei pressi delle porte della
rete metallica creata per separare il confine.
A guardia, dino all’08 settembre vengono collocati i militi della Guardia di
Finanza, i Carabinieri e i Militi della MVSN, ma dopo vengono dislocati,
da parte dei tedeschi, gli uomini della Grenzwache e anche alcuni reparti
della Gnr.
La dislocazione di quest’ultimi è la seguente:
la 1° Legione Monviso nella zona di Moncalieri e del Colico;
la 2° Monterosa nel territorio di Como e Varese;
la 3° Vetta d’Italia viene dislocata, prima, a Bolzano, subito dopo a
Sondrio.

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Secondo alcuni Don Ghetti scelse tale nome perché si chiamava un suo parente.
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5
Nel 1944 l’articolo diviene 3Lo scout è sempre pronto a servire il prossimo
Gli espatri avvengono, stando al racconto di Don Giussani, nel seguente
modo “ prelevo a Milano i ricercati e travestito nelle forme più strane,
secondo le circostanze, li accompagno, al confine oltre la rete. I territori di
Rodero, Saltrio, Clivio mi vedono spesso strisciare nel fango dei fossi e tra
i rovi delle siepi, in testa alle fime di espatriandi, con sulle spalle pesanti
bagagli, o bambini, oppure trascinando vecchi. Quando ci capita l’incontro
imprevisto e temuto, eccoci fermi a lungo con il respiro sospeso, come
omnbre immobili, mentre la rona ci sfiora, le pile ci scrutano, suona
l’allarme e fischia la secca sventagliata da mitra”. 6
Ogni espatriando viene munito di documenti falsi, realizzati a Cinisello
Balsamo, all’interno di alcuni capannoni dismessi, ad opera di tipografi,
stampatori e anche sacerdoti, tra i più abili spicca Riccardo de Luca, detto
Panormus.
Alcuni vengono trafugati dall’ufficio del Vescovo di Milano, Cardinale
Idelfonso Schuster, anche se quest’ultimo dimostra grande rispetto, sia in
pubblico che in privato, per le scelte fatte;
L’attività procede imperterrita fino al 15 gennaio 1944 quando subisce un
duro colpo e i suoi componenti corrono il rischio di essere scoperti.
Quel sabato i nazifascisti arrestano Don Enrico Bigatti e lo conducono a
San Vittore dove gli viene assegnato il numero di matricola 1188 e
assegnato al terzo raggio nella cella 27251.
Il sacerdote porta con sé il breviario, al cui interno v’è un foglio su cui
sono annotati degli itinerari alternativi e nomi di persone a cui rivolgersi
per operare gli espatri, per sua fortuna la sua pessima grafia non permette
alle guardie di desumere il contenuto e non lo prendono in considerazione.
Dopo un mese di pesanti interrogatori da parte dei tedeschi Don bigatti
viene rilasciato.
Nello stesso periodo il controspionaggio apprende dell’esistenza di
O.S.C.A.R. per cui Radio Londra inizia a dare indicazioni alla struttura
allo scopo di poter aiutare i vari prigionieri inglesi a fuggire.

6
Giussani Aurelio, p;
Dal canto suo, il governo svizzero decide di rimandare indietro i fuggitivi,
per cui Don Ghetti, utilizzando carte rubate recanti l’intestazione della
Curia di Milano, scrive al Vescovo di Lugano, Monsigonor Angelo
Giuseppe Jelmini, e gli chiede di operare in favore dei fuggiaschi.
Quindi Don Ghetti munisce i profughi di lettere indirizzate a monsignor
Jelmini, in tal modo non avranno problemi con le guardie di confine.
Il 06 maggio Peppino Candiano, giovane diciannovenne di Crescenzago,
viene uccidso dai nazisti durante un tentativod i espatrio lungo il fiume
Tresa.
I componenti non demordono e il 15 settembre 1944 Attilio imperiali,
grazie al supporto di una guardia, Orlano Romano, riescono a far evadere,
attraverso le cantine, due partigiani da Villa Dansi, meglio nota

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come Villa Triste, dopo la requisizione dei nazisti ai legittimi proprietari. 7
oltre ai militari italiani e alleati, O.S.C.A.R s’adopera per far fuggire dal
territorio italiano anche gli ebrei.
Quest’ultimi vengono indirizzati presso il Collegio di San Carlo e la
parrocchia di Crescenzago, agli ebrei “ vengono intestati documenti con
nomi fittizi quindi vengono affidati alle guide e ai passatori che li portano
nella zona di confne nella provincia di Varese o di Como e affidati a
contadini locali e contrabbandieri che provvedono al passaggio. Spesso ad
aiutare vi sono anche i militari della Guardia di Finanza che si prestano a
realizzare buchi nella rete. Per il viaggio occorrevano circa 5-6 giorni e gli
ebrei venivano ospitati in parrocchie, case di preti o conventi di suore”. 8
Per l’accompagnamento vengono utilizzati gli scout, molto spesso lo
stesso Don Ghetti mette a repentaglio la propria vita, come quando salva
un bambino ebreo da un ospedale dov’è ricoverato e controllato dai nazisti.
Il sacerdote decide di tentare il tutto per tutto, chiede al caposquadriglia
Silvio Croda e al vice caposquadriglia Giovanni Anderloni di attendere
fuori dalla finestra, mentre lui indossato un camice bianco entra
nell’ospedale. Poco dopo s’affaccia e passa un pacco pesante contenente il
bambino.
Un'altra volta organizza il finto rapimento di due fratelli ebrei, Anna e
Gianfranco Rossi, rispettivamente, di 13 e di 11 anni.
Costoro, mentre cercano di passare il confine con i propri genitori,
vengono bloccati dai nazisti, mentre gli adulti toccano il confine svizzero.
Immediatamente i due fratelli vengono condotti, a Varese, presso la Casa
delle Ancelle di San Giuseppe dove si trovano Don Carlo Sonzini e Suor
Lina Manni, contatti della rete O.S.C.A.R.
I due contattano il partigiano cattolico, Fernando Torregiani, oggi Giusto
tra le Nazioni, e gli chiedono di organizzare il rapimento dei due
adolescenti, in questo modo li sottraggono alla deportazione.
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di Varese, sita in via Dante 2.
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L’opera di O.S.C.A.R non si ferma qui e nella primavera del 1944, grazie
alle Aquile Randagie, viene distribuito il giornale antifascista “Il Ribelle”.
in tutto vengono pubblicati 26 numeri e 11 quaderni.
Il giornale nasce dalle ceneri di “Brescia Libera” foglio d’informazione
della Resistenza d’ispirazione cattolica di cui le Fiamme Versi sono i
massimi rappresentanti.
Il 06 febbraio 1944 i fascisti fucilano Astolfo Lunardi ritenuto ideatore
delle Fiamme Verdi e del giornale, ma i compagni decidono di dar vita a
un foglio, a partire dal 14 marzo successivo, dal titolo “Il Ribelle” che
spiegano nel sottotitolo “esce come e quando puo” .
Il compito della distribuzione viene affidato alle Aquile Randagie, che
sfruttando le tecniche dei giovani esploratori riescono a far pervenire copia
del foglio non solo in tutta la lombardia, ma anche in Veneto, in Piemonte
e in Emilia Romagna.
I fascisti si mettono alla ricerca della stamperia e, dopo qualche mese,
riescono ad arrestare olivelli, Rovida e Bianchi, per cui creano credono di
aver espirpato la mala pianta della sovversione, ma nel giugno dello stesso
anno i superstiti decidono di riprendere le pubblicazioni. L’organizazione
aiuta nella fuga vari eprsonaggi importanti, tra ciui Indro Montanelli, firma
di spicco de “Il Corriere della Sera”, oltre a firmare, con il pseudonimo di
Calandrino, vari articoli su “Il Tempo” contro il fascismo. Proprio per
questi articoli Montanelli e la moglie, Margarrethe Colins de Tarsienne,
austriaca, vengono arrestati il 05 febbraio 1944 e rinchiusi nell’ex caserma
dell’aeronautica di Gallarate.
Il capo d’accusa è aver inviato degli articoli sostenenti gli antifascisti in
Svizzera, il giornalista intercede presso il Cardinale Schuster per evitare la
fucilazione.
Il 09 maggio 1944 viene trasferito nel V raggio, riservato ai detenuti
politici, del Carcere di San Vittore, a Milano, dove incontra Mike
Buongiorno; giovane italo americano arrestato perché staffetta partigiana,
e Giovanni Bertoni, un truffatore, la cui storia ispirerà a Montanelli la
figura del Generale della Rovere.
Nel frattempo, il Dottor Ugo Modesti, al secolo Leca Osteria, si reca da
Giovanni Barbareschi, e gli chiede se è disponibile a fr espatriare “tre
persone in svizzera, uno dei quali è stato vivamente consigliato dal
Cardinale Schuster”.
Il 14 agosto, Don Barbareschi, ordinato sacerdote il giorno prima, si
ritrova ad attendere dinanzi al portone di San Vittore.
Come da accordi ecco Osteria uscire accompagnato da Indro Montanelli,
dal Generale Bartolo Zambon, comandante in Africa della Divisione
Brecia e consulente militare del Comitato di Liberazione Nazionale Alta
Italia, e Dorothy Brulatour, nota attrice che si spaccia per la nipote di
Roosvelt e pertanto tratta in arresto perché ritenuta “” preziosa merce di
scambio”. 9
Tutti salgono in auto e si dirigono verso l’autostrada per Varese, qui
superano due posti di blocco, all’ingresso e all’uscita, grazie al falso
ordine di Saevecke.
Quindi prendono stradine secondarie e raggiungono Ronago, dove l’auto si
ferma e il gruppo scende e inizia il viaggio a piedi, dapprima si recano alla
fabbrica di caramelle di Palmira Ambrosoli, dove attendono Lidia,
specializzata nei passaggi difficili e delicati del viaggio.
Il gruppo s’incammina verso il bosco “ come degli amici che si recano a
fare una scampagnata oltre confine”.
Giunti all’osteria San Giorgio di Cantello trovano altre persone, tra cui una
vecchia signora ebrea che ha un’ingombrante valigia.
Il gruppo riprende la fuga, guidato da Carla Cocquio, detta Carlottina,
“ verso le cinque della sera, l’ora migliore per eludere la ronda confinaria-
ricorderà, nel 1995, Carlottina al giornalista dell’Avvenire- ho portato i
due nel bosco. Ho visto che la signora trascinava il bagaglio: allora invitai
Montanelli a portarle la valigia, da buon cavaliere, cosa che lui fece senza
fiatare. Era molto teso: gli dissi di non aver paura, che sarei andato io
incontro alla ronda per distrarla. E lo affidai con la signora alle vedette
lungo il sentiero per la Svizzera”. In breve raggiungono

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la caserma svizzera di Novazzano, dove si costituiscono e vengono presi
sotto la custodia delle autorità elvetiche.
Un altro personaggio famoso a essere aiutato a espatriare è Edda
Mussolini, moglie del Conte Galeazzo Ciano, diplomatico e Ministro degli
Affari Esteri, nel 1936, e, dopo, ambasciatore presso la Santa Sede.
Edda decide di fuggire, dopo aver tentato di salvare il marito recluso
presso il Carcere di Castelvecchio con l’accusa di tradimento del Duce,
come altri gerarchi, avendo messo, nella notte del 25 luglio, in minoranza
il Duce.
Per questo l’08 gennaio 1944 abbandona la clinica La Ramiola di Parma,
dove s’è rifigugiata dopo che Hitler ha scoperto della trattativa per liberare
il marito.
Da qui si dirige, accompagnata dal Marchese Emilio Pucci e sua moglie,
verso Como e dopo a Cantello, dove prende una camera presso l’albergo
La Madonnina con il nome di Emilia Santos.
Il Marchese è entrato in contatto con alcuni esponenti di O.S.C.A.R. per
cui il 09.01.1944 incontrano Don Cocquio e Don Angelo Griffani,
quest’ultimo fa travestire da frate il Marchese, mentre la moglie viene
nascosta sotto il fieno nel carro di un contadino.
I due prelati hanno avvertito le guardie di frontiera che entro la giornata
giungerà la Duchessa d’Aosta, un modo per evitare che le autorità possano
rifiutare l’ingresso della figlia del Duce.
Il 10 gennaio Edda raggiunge Neggio e si reca alla Casa di San Domenico
dove si trovano alloggiati i tre figli: Fabrizio, Raimondo e Marzio
accomapgnati in Svizzera il 12 dicembre del 1943 da padre Andrea
Pontoni.
Ma l’opera di O.S.C.A.R. non giunse a termine con la resa dei tedeschi
della provincia di Varese, dal momento che adesso decidono di prodigarsi
a favore di coloro che fino a poche ore prima erano stati nemici.
La promessa dei componenti era stata, fin dalla fondazione, di “aiutare gli
altri in ogni circostanza e di seguire alla lettera l’insegnamento di Gesù
“amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Per questo motivo Giulio Cesare Uccellini e Giorgio Kautchiswilli si
recano alla stazione di Sesto San giovanni dove stanno transitando i treni
cairchi di tedeschi e fascisti allo scopo d’impedire che vi siano delle
rappresaglie.
Nelle ore successive gli Scout si alternarono allo scopo di assicurare la
ritirata senza problemi, in questo modo un treno carico di feriti passa senza
difficoltà e viene impedito a dei partigiani comunisti uccidessero dei
soldati tedeschi, dopo averli costretti a scendere dal treno durante una
sosta.
A Crescenzago Don Enrico Bigatti opera per raggiungere la resa di un
autocolonna di tedeschi “ bloccata -scrive il prelato nel suo diario- dai
partigiani sul vechcio ponte di Crescenzago. Grave il pericolo per il paese!
I partigiani non vogliono cedere e i tedeschi minacciano di bombardare
con le armi pesanti di cui dispongono.
Io mi sono avanzato verso il ponte per raccomandare la resa armato solo
di una Ave Maria”.
Non sempre il suo tentativo funziona per cui torna a casa “ con la
disperazione di non essere capito fino in fondo dagli altri che volevano
giustizia” per cui è stato costretto ad assistere i tedeschi o repubblicani
prima della loro fucilazione.
Nel mese di maggio il Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia gli
chiede di segnalare i nomi delle persone aiutate protette e salvate e
risponde “ quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto per Dio”.
A Varese , Don Luigi Locatelli, viene incaricato da comandante del Corpo
Volontari della Libertà, Camillo Luchina, di trattare la resa dei tedeschi.
Il sacerdote, subito dopo, si reca a Turro dove cerca di evitare le esecusioni
sommarie dei fascisti e dei tedeschi riuscendo a salvare sette ragazzi
colpevoli di aver indossato la divisa della Repubblica di Salo.
Inoltre, grazie agli scout, realizza, nel salone di Villa Turro un ospedale da
campo per assistere gli sfollati e i reduci diretti nel sud italia, ma anche in
Francia e in Spagna.
Inoltre i membri di O.S.C.A.R si adoperano anche per salvare numerosi
ufficiali tedeschi, come il Colonnello Eugen Dollman, uomo di fiducia di
Himmler in Italia e interprete durante gli incontri tra il Fuherer e
Mussolini.
Don Barbareschi si rende responsabile della salvezza del Generale Karl
Wolff, capo delle SS in italia, e anche di famosi aguzzini come Pietro
Koch, capo dell’omonima banda e il caporale Franz Stalmayer che durante
la prigionia l'aveva massacrato allo scopo di fargli rivelare i nomi dei
compagni.
A voler dimostrare che la loro promessa a Dio e agli uomini di rispettare la
vita e il prossimo non era solo dettata dalla facilità della comune ideologia,
ma da principi le cui radici erano da ricercarsi nel profondo dell’animo.

Autore Stefano coletta.