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Gli eroi dimenticati: gli Aerofonisti.

«Sentinella vestito di grigio verde con la parola cieco scritta in lettere d’oro sul petto
dell’uniforme in cima a un colle solitario per difendere la città. Quel che pareva un
paradosso crudele è avvenuto sul serio e tutta la famiglia dei ciechi, benché mobilitati
siano sinora poche decine, ha accolto la notizia con una gioia difficile da dire. Mancava
ancora quest’ultimo riscatto, questa partecipazione guerriera, perché cadesse
completamente la barriera spirituale tra quelli che vedono e quelli che non vedono.
Perché tutti sanno in quanti modi i ciechi sappiano rendersi utili alla Patria in pace e in
guerra, ben rare essendo le attività loro negate. Restava pero una esclusione in un certo
senso la più crudele: non poter personalmente combattere. Ora anche i ciechi
combattono: non ammessi per misericordia a fare i soldati, ma richiesti dal paese come
elementi preziosi».

Con queste parole Dino Buzzati, in qualità d’ inviato di guerra, descrive su «Il Corriere
della Sera» del 02 febbraio 1941 la figura dell’aerofonista.

Una figura dimenticata dalle pagine della storia e della società moderna, primo
esempio d’inclusione ante litteram anche se dettato dalla necessità, il loro compito «non
è stato quello di uccidere, ma di difendere» i loro fratelli vedenti.
Tutto ha inizio con un articolo del Generale Romano, datato 1934 e pubblicato sulla
«Rivista di Artiglieria e Genio», al cui interno, oltre aver descritto, dettagliatamente, le
forme di avvistamento e di rivelazione degli aerei in volo, l’articolista si sofferma sulle
difficoltà d’individuare gli aerei durante le ore notturne. In questo frangente sottolinea
«le vedette, prima ancora di avvistare con l’occhio il velivolo presunto incursore, ne
udivano il rumore prodotto dal motore per cui l’ascolto fornisce loro la prima
indicazione della direzione dell’incursore».

Quest’ultima affermazione diventa oggetto di studio da parte di vari medici e, nel 1938,
il Prof. Lorenzo Fernandes, docente di chimica presso l’Ateneo di Torino, pubblica un
dettagliato articolo, sulla rivista di «Artiglieria e Genio», dal titolo «Sopra gli attuali
mezzi di scoperta di aerei non visibili» al cui interno analizza i mezzi di rilevamento e
conclude «forse i progressi potranno avvenir nel campo dei ricevitori sensibili, sia
fotoelettrici che calorifici, forse la scoperta di nuovi principi, di nuovi dispositivi, di
nuovi mezzi, ci permetterà in un futuro che può essere prossimo come molto lontano, di
riprendere le ricerche in questo campo con risultati diversi e di realizzare dispositivi
pratici di ricerca e di puntamento degli aerei. Sino a quel giorno pero che questo fatto
nuovo non avverrà, l’ascolto resta l’unico mezzo pratico e praticamente realizzato per il
raggiungimento dello scopo».
Figura 1 Aerofonisti non vedenti e ambliopi

Figura 2 Apparecchio Sagnac


Aurelio Nicolodi https://centenario.uiciechi.it/aurelio-nicolodi/

Prima di proseguire è necessario descrive brevemente l’aerofono e il suo funzionamento,


sperando di non annoiare il lettore.

Iniziamo con il dire che tale apparecchiatura viene realizzata, per la prima volta in
Italia nel 1916, allo scopo di poter individuare gli aerei austriaci, ma anche le postazioni
appostate sulle cime. La struttura riprende l’ascoltatore francese Sagnac, è composta
da quattro trombe coniche tutte collegate a un’unica cuffia auricolare con la quale
l’operatore individuava il rumore dell’aereo agendo su due manovelle che spostavano le
trombe per tutto l’arco dell’orizzonte in direzione e dall’orizzonte allo zenit per l’angolo
di sito. Lo strumento si rivela poco preciso e di modesta portata.
Nel corso degli anni lo strumento viene più volte sottoposto a studio e aggiornamento,
1
fino alla produzione, da parte delle Officine Galileo Galilei del modello 34 campale :

« Le cui caratteristiche generali sono le seguenti :

- 2 assi di mobilità: in sito e in direzione;


- 4 padiglioni di ascoltazione di cui 2 di sito e 2 di direzione;
- Diametro dei padiglioni mm 550 circa;
- Lunghezza della base di ascoltazione (distanza fra gli assi dei padiglioni
omonimi) per la direzione m. 3 per il sito m. 2;
- Ampiezza dei movimenti: in sito da 0° a 90° - in direzione : da 0° a 360° ;
- Numero degli operatori : uno in sito , uno in direzione».

Quest’ultimi si siedono su due seggiolini « muniti di poggia piedi, che ruotano in


direzione insieme alla parte dell’apparecchio. Resta cosi evitato l’inconveniente che si
riscontra in altri apparecchi similari, dove gli operatori, stando in piedi sul terreno,
sono obbligati a seguire l’apparecchio nei suoi movimenti in direzione, con
conseguente inevitabile distrazione dalla ricezione acustica».

1
L’apparecchio si compone delle seguenti parti :
1. 1 piattaforma d’appoggio ricoperta con feltro e tela per impedire il disturbo acustico durante la pioggia delle
gocce che battono sulla lamiera;
2. 1 colonna centrale di sostegno che con la sua colonna a mezzo di cuscinetti nella piattaforma;
3. 1 guaina tubolare che ruota in direzione sulla colonna a mezzo dei cuscinetti a sfere portanti e di
centramento. Nella parte superiore, questa guaina porta le fiancate di sostegno degli organi acustici e
nell’interno gli organi di trasmissione che, a mezzo di due volani situati in posizione diametralmente opposta
fra loro, permettono la rotazione del complesso in direzione ed il puntamento in sito dei padiglioni per la
ricezione acustica. Nella parte inferiore, in corrispondenza dei due volani di manovra, questa guaina porta 2
sedioli e gli appoggiapiedi per gli operatori;
4. Il complesso degli assi e delle bielle per la rotazione in elevazione dei tubi e dei padiglioni di ascoltazione;
5. 4 padiglioni parabolici e 4 tubi per il collegamento dei padiglioni stessi con le orecchie di ascoltazione».
Documentazione delle Officine «Galileo Galilei» anni ’30 presso biblioteca I.S.C.A.G.
Di solito tal struttura ha nelle vicinanze una stazione auto fotoelettrica che segue i
movimenti dell’aerofono : « l’effetto biauricolare - si legge sulla relazione del generale
Giuseppe Guasco – è favorito dal fatto che gli assi dei paraboloidi captatori non sono
paralleli fra loro, ma divergenti rispetto al piano di simmetria. In tal modo il
paraboloide più vicino alla sorgente sonora presenta la parete di bocca pressoché
normale alla direzione dei raggi sonori, mentre l’altro ha la parete di bocca obliqua
rispetto a tale direzione; il primo di essi riceve un fascio di raggi sonori più ampio».

Questo permette di diminuire eventuali errori, anche se richiede ««settimane di


allenamento. Se l’ascoltatore possiede una precisione come quella di cui s’è parlato, se la
posizione ove esso è piazzato è bene scelta; se non ci sono rumori parassiti troppo forti
un buon aerofonista- conclude il prof. Fernandes- segue il puntamento con un errore
inferiore a un grado. Questa precisione sarà più che sufficiente a guidare un proiettore
2
nella notte e permettergli d’illuminare l’aereo» nemico.

2
L’impiego normale del sistema di avvistamento acustico in caso d’incursione notturna funziona nel seguente modo
«a) avuta notizia dalla maglia di avvistamento di aerei nemici o sospetti dirigentisi sulla piazza, oltre ad allertare le
batterie, si allertano la poligonale aero fonica, la poligonale fonografo metrica e quella delle fotoelettriche fono
puntate.
b) non appena la poligonale aero fonica intermedia comincerà a dare i rilevamenti e il quadro luminoso di
triangolazione segnerà il percorso dell’aereo, si darà indicazione ai fonografo metri e alle fono puntate della direzione
di provenienza degli aerei. Contemporaneamente si preavviseranno le batterie dell’elemento di sbarramento che
probabilmente saranno chiamate a effettuare.
c) Non appena il quadro di triangolazione segnalerà gli aerei in prossimità della zona di sbarramento si ordinerà alle
batterie di entrare in azione. E’ evidente che questa entrata in azione delle batterie quando gli aerei si trovano vicini
alla zona di sbarramento avrà un notevole effetto, morale, oltre che materiale, sugli equipaggi in quanto essi si
vedranno improvvisamente fatti oggetto di una precisa azione di fuoco.
d) Aerei che eventualmente oltrepassassero la poligonale di sbarramento saranno fatti oggetto di fuoco sugli elementi
di sbarramento di una certa precisione, in quanto essi saranno sempre seguiti dagli aerofoni. Se poi le fotoelettriche
fonopuntate riusciranno a illuminarli, si effettuerà il tiro puntato. Esperienze eseguite su aerei in volo hanno
dimostrato l’ottima efficienza delle fotoelettriche fonopuntate che sono sempre riuscite a illuminare l’aereo: e migliori
risultati si sperano al riguardo con la sistemazione, presso le fonopuntate, di grappoli di proiettori, guidati dalle
fonopuntate stesse e tali da assicurare, oltre che una più innsa illuminazione anche maggiore sicurezza di punteria».
Cobolli G., Gli Aerofonisti Ciechi durante la Seconda Guerra Mondiale, Unione Italiana Ciechi, 1993, p. 183 ss.
Da quanto detto sinora emerge che il senso su cui deve fare, maggiormente,
affidamento l’aerofonista è l’udito o meglio il «senso stereo acustico» e uno dei pochi ad
aver condotto degli studi in materia, all’epoca, è il pedagogista Aurelio Romagnoli
esaltando la capacità dei bimbi ciechi di riuscire a localizzare una moneta fatta
3
ruzzolare o lanciata sul pavimento di una sala.

L’idea d’impiegare i non vedenti a tal scopo viene ad Aurelio Nicolodi durante un
viaggio in treno da Roma a Firenze dopo aver chiacchierato con un ufficiale superiore
della Regia Marina presente nello scompartimento, infatti da costui ha appreso che

i marinai addetti vengono addestrati all’uso dell’aerofono bendandoli affinché non


fossero distratti da quanto li circondava e si concentrassero totalmente nell’ascolto dei
suoni che percepiscono attraverso le cuffie.

Nicolosi è un cieco di guerra a seguito di una grave ferita riportata durante un’azione
4
sul Monte Sei Busi, in provincia di Gorizia, e matura l’idea, insieme a Carlo Delacroix,
di dover promuovere l’emancipazione dei non vedenti per questo motivo fonda, insieme
ad altri ciechi di guerra, a Firenze, il 26 ottobre 1920, l’Unione Italiana Ciechi. eletto
presidente opera per elevarla a ente morale e s’adopera per promuovere l’istruzione dei
ciechi e il loro inserimento lavorativo.

3
Cimatti. L., I ciechi hanno i sensi residui più sviluppati dei vedenti? a cura della Federazione Nazionale delle Istituzioni
pro Ciechi, Firenze, 1930- VIII. Vedi anche Annali dell’Ordine Elementare- Ministero dell’Educazione Nazionale, Anno
XVI, n.3.
4
Per quest’azione merita la medaglia d’oro al valore militare
Per cui giunto a Firenze gli balena l’idea, apparentemente folle, di perorare presso le
opportune sedi la richiesta di sostituire i marinai bendati con del personale non
vedente.

L’idea viene piace al Duce che chiede un riscontro mediante sperimenti presso Enti
Tecnici che «comprovano le particolari attitudini dei ciechi a effettuare la punteria
acustica per la mira degli aeroplani in volo, dimostrando la loro netta superiorità sopra
5
i vedenti».

Si fa carico di presentare un disegno di legge, in data 16 luglio 1939, per utilizzare i


ciechi nei reparti delle Milizie contraeree e di Artiglieria marittima per le ricezioni
aerofoniche.

Ragion per cui in una riunione presso l’Ufficio di Stato Maggiore della Regia Marina
viene affrontato il problema d’impiegare i non vedenti nell’aerofonia in tutti i suoi
aspetti: tecnico, giuridico e organico.

Il 12 luglio 1939 viene presentato da Benito Mussolini presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri il progetto riguardante l’impiego dei ciechi nei reparti delle Milizie
contraerei ed Artiglieria Marittima per la ricezione acrofonica».

Mentre il progetto segue il suo iter, il Colonnello dello Stato Maggiore Pietro Gandin,
invia il 06 novembre un rapporto al Capo di Stato Maggiore Generale Maresciallo Pietro
Badoglio dove si legge ««il problema dell’eventuale impiego dei ciechi nei particolari

5
Argo III, 1939
compiti di carattere militare sopra indicati dai punti di vista tecnico, organico e
giuridico e s’è convenuto che potrebbe essere risolto nei seguenti termini:

a) È consentito d’iscrivere i ciechi che volontariamente chiedono l’ammissione alle


predette Milizie, assumendo in caso di mobilitazione gli obblighi di servizio
militare comuni agli altri appartenenti alle Milizie stesse, ma per la sola,
particolare e specifica mansione di operatore agli aerofoni;
b) Considerare detto ruolo speciale ai fini organici e giuridici dell’appartenenza del
personale alle Milizie contraerei e artiglieria marittima alla stessa stregua del
ruolo della forza nei quadri, salvo le limitazioni nel campo addestrativo e
dell’impiego».
Tre giorni dopo la Commissione delle Forze Armate del Senato prende in
considerazione e approva il progetto di Legge composto da un articolo unico
recitante «Gli articoli 18,24 e 25 del regio Decreto-Legge 24 novembre 1938-XVII,
n.1888, convertito in Legge 2 giugno 1939-XVII, n.739, recante modificazioni
all’ordinamento della Milizia Dicat e della Milizia da Cos. Sono sostituiti dai
seguenti:
Art.18- I Comandi e le unità delle due Milizie sono costituiti da:
a) Quadri permanenti (personale in servizio permanente effettivo retribuito o in
servizio temporaneo retribuito);
b) Forza nei quadri del ruolo speciale (personale in servizio permanente nei
quadri del ruolo ordinario);
c) Forza nei quadri del ruolo speciale (personale in servizio permanente nei
quadri del ruolo speciale);
d) Personale della riserva (per gli ufficiali);
e) Personale del ruolo in congedo (per gli ufficiali, sottufficiali e truppa).

Tutto il personale, indipendentemente dal ruolo di appartenenza, deve possedere


i requisiti morali e politici prescritti per la iscrizione nella Milizia Volontaria per
la Sicurezza Nazionale.

Gli elementi in servizio permanente effettivo retribuito od in servizio temporaneo


retribuito, e quelli in servizio permanente nei quadri del ruolo ordinario-in
quanto mobilitati nei Comandi e reparti delle due Milizie – devono essere
fisicamente idonei allo speciale servizio secondo le norme contenute nelle
istruzioni sul servizio sanitario della Milizia Volontaria per la Sicurezza
Nazionale e avere età non superiore ai 60 anni, salvo particolari eccezioni
stabilite per gli ufficiali dei vari gradi e per i sottufficiali e la truppa in servizio
permanente effettivo retribuito. Essi devono essere tratti dai mutilati, riformati,
inabili alle fatiche della guerra, da appartenenti a classi anziane e da giovani
fascisti, incorporati nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale sino a che
la loro classe sia chiamata alle armi nel Regio Esercito, nella Regia Marina o nella
Regia Aeronautica.
Gli elementi in servizio permanente nei quadri del ruolo speciale devono essere
tratti dai ciechi di età compresa fra i 18 e i 50 anni, in possesso, salvo la specifica
minorazione dell’organo della vista, dei requisiti morali, politici e fisici prescritti
per il personale della forza nei quadri del ruolo ordinario- cosi come il personale
in servizio permanente effettivo retribuito e in servizio temporaneo retribuito-
può essere impiegato sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra, in qualsiasi
incarico previsto nelle formazioni organiche dei comandi e reparti delle due
Milizie. Il personale della forza nei quadri del ruolo speciale può essere invece
impiegato, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra, solo nelle mansioni di
operatori agli apparati di ascolto, per la ricerca ed individuazione acustica dei
mezzi aerei».

Giovedì 09 novembre 1939 il Senato della Repubblica, sotto la presidenza di


Giuseppe Francesco Ferrari, viene aperta la seduta finalizzata alla discussione e
approvazione dell’impiego dei ciechi nei reparti delle Milizie contraerei ed
artiglieria marittima per la ricezione radiofonica.

Durante la discussione l’onorevole Valli afferma « le speciali condizioni


fisiologiche dei ciechi possano produrre un compenso fra le loro capacità sensorie
in favore di una eccellenza auditiva, del resto sperimentata solo nella tranquillità
spirituale di pace; ammira lo slancio patriottico di questi derelitti ansiosi e
orgogliosi di poter servire la Patria con la loro stessa sventura; ma ritiene che,
nello stabilire una organizzazione di guerra permanente, occorra esaminarla
sotto tutti gli aspetti di realizzazione e di continuità» ma pone in evidenza il
problema che in caso di guerra «occorrerebbe disporre di un enorme numero di
ciechi distribuiti in tutta la penisola e nelle colonie, tutti volontari, tutti adatti e
tutti addestrati alla bisogna, pronti a recarsi e permanere nelle località più
eccentriche e talora impervie. È molto probabile- dal punto di vista umanitario è
da augurarselo- che questo grande numero non sia utilmente reperibile, per
quanto affrettate e ottimistiche statistiche possano farlo prevedere.

Ciò ridurrebbe di molto l’utilità della specialissima organizzazione, poiché la


maggior parte dei necessari ascoltatori aerei non sarebbero ciechi. Del resto non
è cosa nuova che le esigenze della quantità prevalgono su quelle della qualità.
Allora, tanto per non trascurare questo encomiabile e patriottico desiderio dei
ciechi, insieme alla loro utile attitudine, converrebbe, anziché un corpo di ciechi
destinati a soddisfare praticamente solo una parte del lavoro necessario,
menomati anche di altra natura e del quale potrebbero far parte anche i ciechi;
ma tutti ugualmente adatti e ugualmente addestrati». Per cui secondo l’oratore i
ciechi dovrebbero svolgere il ruolo solo in condizioni di sicurezza, dal momento
che ««mentre i cittadini sani e validi si addenseranno nei rifugi antiaerei, il cieco
dovrà rimanere al suo posto- continua l’onorevole Valli- in una batteria attaccata
dalle bombe o dalle mitragliere, obbligatovi dalla necessità del suo
individualissimo concorso al combattimento. Eppure un servente valido che cade
crivellato di colpi, ma in faccia all’attaccante, è in situazione meno tragica del
cieco che, se pur incolume, sente di trovarsi immerso nel combattimento che non
vede, assalito da un nemico che, per lui, è sempre alle spalle. La legge a mio
parere dovrebbe essere, in materia così delicata e nuova».

L’onorevole Bernotti risponde che non si tratta di limitare ai ciechi l’uso degli
aerofoni bensì di impiegare anche loro in questa delicata mansione e l’onorevole
Campioni contesta il collega Valli affermando che lo spirito della legge non
risiede nella carità, ma in comprovate capacità dei ciechi opportunamente
testate. In funzione di queste si vuole creare un ruolo speciale composto da soli
ciechi. Il presidente decide d’intervenire e chiarisce che la legge vuole creare
all’interno del ruolo ordinario degli aerofonisti anche un ruolo speciale riservato
ai ciechi.

Il chiarimento convince l’intera assemblea che approva all’unanimità il disegno


di legge, anche se per l’entrata in vigore bisogna attendere quasi un mese, ovvero
il 19 dicembre 1939 quando viene pubblicata sul n. 293 della Gazzetta Ufficiale
del 19 dicembre 1939.

Immediatamente, Aurelio Nicolodi crea presso la sede dell4unione italiana ciechi


di Firenze il Centro Nazionale degli Aerofonisti Ciechi il cui compito è quello di
diffondere tra i soci, per mezzo delle sedi regionali dell’U.I.C., la notizia della
possibilità di arruolamento. in particolare si cerca di far leva sui giovani ciechi
frequentanti gli istituti speciali.
Le domande da parte dei ciechi vengono indirizzate al Centro di Firenze che le
6
raccoglie e le scheda, quindi le passa alla MACA e alla Milmart che li convoca
presso gli Istituti per Ciechi della regione di appartenenza. Non appena ritenuti
idonei li invia per l’addestramento presso le scuole Centrali di Nettuno, Gaeta e
presso i Comandi di Legione o presso altri reparti della Dicat, della MAca e della
Milmart .

Dal maggio 1940 gli aerofonisti ciechi vengono dispiegati sul territorio nazionale,
prima tra tutti 19 presso la 1° Legione MACA di Torino, qui si reca Carlo Tigoli, in
qualità d’inviato del Piccolo di Trieste a verificare il loro addestramento.

A riguardo scrive «l’accantonamento destinato a scuola è composto da tre


baracche site in mezzo ai campi a margine di un borgo della periferia di Torino.
Vi sono alloggiati 20 ciechi vestiti in uniforme militare ai quali impartisce lezioni
teoriche e pratiche con l’apparecchio chiamato allenatore d’ascolto».

Gli allievi sono attenti e desiderosi di apprendere, per cui durante la spiegazione
prendono appunti ««Serra credo si chiamasse, ha ripetuto i passi salienti della
lezione con la lettura tattile del proprio foglio: perfino la sintassi è perfetta-
annota ammirato l’articolista- l’allievo parla rimanendo diritto, alta la testa,
spalancando in viso all’istruttore gli occhi dalle pupille spente. Volutamente-
conclude Carlo Tigoli, autore del pezzo- ho esposto tutto ciò con inumana aridità,
è una scuola, è un servizio, sono soldati. Si tastano con orgoglio la giubba di
6
Purtroppo tutta la documentazione è andata perduta durante i vari trasferimento della sede fiorentina presso la
capitale.
foggia per loro nuova, quando viene ordinato l’attenti, scattano, s’irrigidiscono
7
battendo i tacchi, il capo eretto: come gli altri».

In tutti gli allievi prevale la voglia di riscatto « ci giudicavano inutili, eravamo


avviliti per non poter essere utilizzati in alcun modo. L’arrivo della cartolina
precetto e l’ordine di arruolamento ci hanno colmato il cuore di commosso
orgoglio, dandoci la certezza e la fierezza di non essere inferiori agli altri
8
uomini».

In breve tempo i risultati come attesta l’articolista dell’Argo ««in seguito ai


brillanti risultati conseguiti sia dai nostri camerati che ancora seguono i corsi di
addestramento presso le scuole della Contraerea e della Milmart, come da quelli
che già prestano servizio presso le batterie delle varie Legioni, verranno richiesti
dal Comando Generale della Contraerea alla Sede Centrale dell’UIC, alcune altre
centinaia di giovani ciechi, oltre ai 300 già arruolati, per dislocarli agli apparati
di ascolto.

In breve si distinguono per il loro coraggio e determinazione come l’aerofonista


Giovanni Vaccaro che merita la copertina del 27 dicembre 1941 della Tribuna
Illustrata perché « a Genova durante un’incursione nemica di servizio nella
difesa antiaerea nonostante la sua postazione in cui stava in ascolto a un
aerofono veniva attaccato da un aeroplano nemico e rabbiose raffiche di

7
Articolo di Carlo Tigoli su Il Piccolo di Trieste del 21 marzo 1941.
8
Articolo di Mario Sandri pubblicato sul Resto del Carlino di Bologna il 22.06.1941
mitragliatrice si abbattevano sull’aerofono, egli rimaneva impassibile al suo posto
benché esortato dai suoi superiori ad allontanarsi».

Nei ranghi ben presto si contano anche i caduti primo tra tutti Francesco Stalteri
appartenente alla 14° Legione Milmart di Reggio Calabria «padre di quattro figli,
deceduto per causa di servizio il 10 maggio 1942».

Anche atti di abnegazione come quello dei fratelli Cunaccia: Carlo e Arturo che
«chiedono volontariamente ed ottengono di lasciare la comoda postazione di pianura
9
per raggiungere un’altra più difficile e disagiata in zona di alta montagna» o quello ci
Pittau Sisimio che si offre di rimanere a una postazione particolarmente disagiata e
dura anche per i vedenti, alcuni dei quali avevano chiesto e ottenuto di cambiare
reparto».

Inoltre emergono gli aerofonisti Caggianelli e Petris perché oltre a essere una ««coppia
di ascoltatori tecnicamente perfetta che ha richiamato non solo l’attenzione del
Comando della Specialità ma quella di vari scienziati» dal momento che suggeriscono
delle migliorie d’apportare allo strumento.

A riguardo il 19 agosto dello stesso anno il MSVN Comando Milizia Artiglieria


Marittima invia all’Ufficio dello Stato Maggiore della Regia Marina una relazione
affermante come «dopo le prime esperienze in corso sul collegamento dell’aerofono
O.G.40 con la centrale g1, l’aerofonista cieco C.N. Cagianelli, ha fatto proposta che in
ognuno dei due paraboloidi di ogni base di ascolto sia sistemato un cicalino. I due
9
Volontà d’Italia dell’08 marzo 1943.
cicalini, in ogni coppia, dovrebbero essere in posizione perfettamente simmetrica
rispetto al piano di simmetria, in modo che il percorso del suono sia uguale per i due
orecchi. La C.N. Cagianelli specificava pure che sarebbe bene che i cicalini emettessero
un suono alto, di una frequenza dell’ordine di 1500 periodi. Il suddetto aerofonista
cieco affermava che lo scopo di questa sua proposta era quello di costituire un
traguardo che avrebbe permesso una maggiore precisione nel puntamento
dell’aerofono, alla stessa guisa che un filo micrometrico nel campo di un cannocchiale
consente una precisione molto maggiore nella collimazione, potendo far riferimento e
10
sovrapporre il filo stesso al bersaglio».

Le proposte dei due aerofonisti vengono prese in considerazioni e si decide di


inviarli presso le Officine Galileo a Firenze dal 05 al 12 gennaio 1942 per potersi
confrontare con i tecnici e trovare una soluzione più adeguata che possa tornare
utile anche ai colleghi vedenti.

Alla luce di questi risultati l’Istituto Nazionale Luce chiede al Ministero della
Regia Marina di essere autorizzato, con messaggio del 30.11.1941, a realizzare un
documentario sugli aerofonisti ciechi. Il Ministero autorizza la ««ripresa
cinematografica, attività ciechi volontari addetti aerofoni di batteria. Ripresa
potrà essere effettuata presso opere dipendenti da Comando in Capo
11
Dipartimento Marittimo Taranto già interessato in merito».

10
Le affermazioni dei due ciechi stupiscono i militari che scrivono nella relazione «
11
Purtroppo non esistono documenti di tal genere né presso l’Ufficio Storico della Marina Militare né presso l’Archivio
dell’Istituto Luce.
Nel frattempo il numero dei ciechi impiegati nelle due specialità: contraerea e
Artiglieria Marittima ascende, nel gennaio 1943, a circa 700 ciechi, il loro lavoro è
12
talmente apprezzato e riconosciuto che il Comando della Contraerea pensa di
arruolarne altri 900 aerofonisti ciechi.

Nel maggio del 1943 gli alti comandi della Contraerei propongono d’istituire,
presso ogni Comando del Gruppo Legioni, una biblioteca circolante di libri in
Braille, allo scopo di poter venire incontro all’esigenza di leggere degli aerofonisti
ciechi.

Inoltre viene deciso che vi sia un aerofonista di collegamento, presso ogni


13
Comando Legione, tra i suoi compagni e le autorità competenti.

Il 25 luglio 1943 Benito Mussolini viene arrestato e ciò decreta l’apparente fine del
Regime Fascista, per le forze armate il cambio si limita alla modifica degli
emblemi, tra cui la camicia nera sostituita con quella grigio verde.

12
««lo spirito esemplare di cui sono animati i nostri aerofonisti, viene segnalato anche dai Comandi della 12° Legione
Bologna e della 22° Legione Palermo, il cui comandante scrive fra l’altro “ i legionari ciechi si comportano in modo
encomiabile, dimostrando di possedere, oltre a una esatta comprensione del compito loro affidato, anche quello
spirito volontaristico e di abnegazione, che li addita come esempio a tutti, a sempre più e meglio operare per i più alti
destini della Patria”. Anche i Comandanti della 17° Legione M.A.C. di Cagliari elogia i Legionari ciechi per il loro
comportamento calmissimo e la fierezza, dimostrati durante le ripetute azioni nemiche; svoltesi nel territorio sardo. Il
Comandante la 4° Legione Milmart di Cagliari scrive il 16 marzo: “Durante le recenti azioni belliche, il comportamento
dei dipendenti legionari ciechi è stato magnifico e superiore a ogni elogio”. Il Comandante della 19° Legione MACA di
Napoli s’esprime il 18 marzo nel seguente modo: “Tutti indistintamente i legionari ciechi, durante le azioni belliche, si
mantengono all’altezza della situazione dimostrando profondo senso di responsabilità e alto spirito di sacrificio. Il loro
morale è altissimo, spesso sono di esempio a tutti gli altri legionari”. Il Comandante del 7° gruppo Legioni MACA,
Roma, scrive il 21 aprile: La passione, lo spirito di sacrificio dei legionari ciechi destano in noi ammirazione e affetto».
Argo n. 4 del 1943.
13
Il primo è stato l’aerofonista Teseo Todeschini presso la 13° Legione di Livorno.
Gli aerofonisti in servizio ascendono a 614, di cui 553 sono inquadrati nella
MACA e 61 nella MILMART.

Nei territori del meridione, occupati dagli Alleati rimangono 206 aerofonisti
ciechi di cui 162 appartenenti alla MACA e 44 alla MILMART, tutti autorizzati
dal Comando Milmart di Roma di poter abbandonare i propri ruoli e rientrare
alle proprie case.

Gli avvenimenti successivi ovvero l’Armistizio dell’08 settembre e la nascita del


RSI dispongono lo scioglimento dei reparti della MSVN (comprese la MACA e la
14
MILMART) presenti nei territori del meridione conquistati dagli Alleati.

Gli aerofonisti come molti commilitoni si trovano dinanzi a una scelta difficile,
alcuni rientrano a casa, mentre altri, come Manrico Mione, originario della
provincia di Belluno, rientra e prende parte attiva nella resistenza.

Altri vengono fatti prigionieri dai tedeschi, come Francesco Ortensio, originario
di Bitonto, sorpreso al momento dell’armistizio a Tomadio, dove ««vengono a
prelevarmi, insieme ad altri, i tedeschi per portarci -ricorda l’aerofonista-
nuovamente a Trieste e dopo una sosta di tre giorni, ci restituiscono alle Autorità
militari italiane. Queste il 12 settembre ci hanno autorizzate a scappare. Con altri
due militari pugliesi siamo andati alla stazione e abbiamo preso il treno diretto a
Bari. Dopo 10 giorni di cammino, fra treno, traini, pedovia e spesso con la paura
14
Anche se il 16 novembre dello stesso anno assume la dizione Comando Milizia Italia Meridionale (XII zona MVSN
Bari) assume la dizione di Commissione Militare Scioglimento Milizia CMSM con sede in Bari, via Vittorio Veneto n.162.
il comando
di essere sorpresi dai tedeschi e vendendomi il pastrano e un paio di scarpe
nuove, per nutrirmi, sono giunto a casa».

Eliseo Nardecchi, nato a Lucoli, nella sua autobiografia scrive ««al momento
dell’armistizio mi trovava a Casamassima, in puglia, io e i miei compagni
abbiamo trascorso alcuni giorni nel timore di essere deportati dai tedeschi, sono
seguiti dei giorni di ansia e preoccupazione, poiché ci siamo convinti che
saremmo stati deportati dagli inglesi. Per nostra fortuna ciò non è accaduto,
l’unico problema è stata la fame dal momento che la sussistenza italiana non
c’era più ed eravamo mantenuti dagli alleati».

Subito dopo la fine della guerra viene rilasciata dall’Ufficio stralcio del Centro
Nazionale degli aerofonisti ciechi, dietro autorizzazione del Ministero della
guerra, la dichiarazione per il servizio prestato durante il periodo bellico. Questo
gli permette di poter accedere agli aiuti del Ministero dell’Assistenza Postbellica
attraverso le sedi dislocate sul territorio nazionale.

L’UIC si adopera per cercare delle soluzioni, risultate inutili, per trovare delle
soluzioni ai problemi economici dei propri assistiti mediante l’assunzione presso
scuole come docenti o come massaggiatori, accordatori, operai specializzati. Tra
l’altro non può contare sui laboratori protetti dell’Ente Nazionale del Lavoro per
ciechi poiché la disfatta l’ha travolto e messo in crisi.
Tale situazione ha determinano la delusione dalla parte dei ciechi che hanno
visto l’inutilità del loro personale sacrificio, soprattutto per quanto attiene alla
speranza di migliori condizioni di vita in pace.

L’ufficio stralcio li ha informati della possibilità di chiedere tramite la sede


centrale dell’UIC la domanda per poter ricevere l’onorificenza della Croce di
Guerra al merito e la Medaglia di Benemerenza prevista per coloro che si sono
offerti volontari.

Molti ciechi decidono di rinunciare a chiedere tale riconoscimento irritati dal


vedere annullato dai legislatori il sostegno economico assicurato dall’articolo 2
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del R.D.L. n.65 dell’11 gennaio 1943.

Nel maggio 1949 l’UIC si adopera per ricollocare gli aerofonisti quali
annunciatori nelle stazioni ferroviarie e centralinisti telefonici presso il medesimo
Ministero dei Trasporti. La richiesta viene perorata dall’Onorevole Variali che
pone al Ministero competente un’interrogazione, ma il sottosegretario ai
Trasporti, Onorevole Mattarella, risponde negativamente. Nel gennaio del 1950
viene depositata una proposta di Legge finalizzata al collocamento degli
aerofonisti in qualità di centralinisti telefonici sulla base delle esperienze pratiche
effettuate dall’Ingegnere Giust della Siemens di Monaco per la rilevazione dei

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L’articolo 2 fissava un’addizionale del 5% sui biglietti d’ingresso degli spettacoli cinematografici che, versata su un
particolare capitolo del bilancio del Ministero dell’Interno era destinata per 2/3 all’assistenza e alla cura degli infermi
poveri affetti da malattie e minorazioni varie e per 1/3 all’Unione Italiana Ciechi per provvidenze a favore dei ciechi
meno abbienti.
segnali tattili emessi dal sistema piezoelettrico dei centralini; purtroppo la
proposta decadrà con la fine della legislatura.

Gli anni passano e, nel 1967, il Presidente dell’UIC Giuseppe Fucà, alla luce delle
richieste degli aerofonisti, invia alle sezioni la seguente Circolare: ««poiché questa
Presidenza Nazionale intende intraprendere un’azione in favore degli ex
Aerofonisti ciechi, si pregano le sedi in indirizzo d’invitare tutti i privi della vista
residenti nella loro giurisdizione territoriale, che abbiano prestato servizio
durante la guerra in qualità di aerofonisti presso la Milizia Contraerea o la
Milizia Artiglieria Marittima, d’inviare con la massima sollecitudine a questa
Sede Centrale il Foglio Matricolare e il Foglio integrativo, a documentazione del
servizio prestato».

La notizia viene appresa con gioia ed entusiasmo dagli aerofonisti che inviano
delle lettere di ringraziamento al nuovo Presidente, ma gli organi politici
rimangono sordi e indifferenti alle richieste del Presidente dell’UIC, gettando,
nuovamente, nello sconforto gli ex combattenti.

I ciechi sono pazienti e attendono tempi migliori, per cui, nel 1987, il nuovo
Presidente dell’UIC: Prof. Tommaso Daniele, chiede al Presidente della
Repubblica Francesco Cossiga di compiere un gesto che riconoscesse le sofferenze
sofferte dagli aerofonisti, motivo per cui viene assegnata a tutti gli ex combattenti
viventi la Croce di Cavaliere al Merito dell’Ordine Militare della Repubblica
Italiana e il 03 dello stesso anno il Ministro della Difesa, Valerio Zanone,
consegna nelle mani di un primo gruppo di ciechi, composto da 42 nomi, tale
onorificenza.

Il Prof. Tommaso Daniele s’esprime nel seguente modo ««negli anni trenta
sussiste ancora in Italia il grosso pregiudizio nei confronti dei ciechi in quanto si
credeva che la cecità fosse ostativa per tutte le attività e faticosamente si stava
facendo strada il concetto di cieco lavoratore. Ecco allora il Presidente fondatore
dell’UIC Aurelio Nicolodi, [……] ebbe la grande intuizione di far partecipare i non
vedenti alle operazioni militari in maniera che potessero con i fatti dimostrare la
loro capacità di essere uguali […] allo scopo di dimostrare con i fatti che la
minorazione, una volta rimossi certi condizionamenti, non era ostativa per
svolgere certe attività. E lo fecero con grande onore, con grande prestigio al punto
che gli storici ricordano alcuni episodi gloriosi degni di memoria; qui non si
trattava di essere contro o a favore della guerra, si trattava soltanto di voler fare
in modo che ci fosse una vittoria: il tripudio della vittoria del cieco».

Purtroppo la vittoria resta mutilata fino a quando anche la scuola e i libri di


storia non racconteranno questa pagina di determinazione da parte di coloro che
per secoli sono stati considerati un peso per la società, nonostante,
diuturnamente, diano il proprio silente contributo al mondo lavorativo per
renderlo migliore e funzionante.
Proprio perché convinti che non sono sfortunati figli di un Dio Minore, ma
uomini e donne che, nonostante i propri limiti, possono essere soggetti attivi nella
crescita sociale.

Autore Stefano Coletta


Figura 3 https://partodomani.it/aerofoni-guerra/
Figura 4 https://partodomani.it/wp-content/uploads/Aerofono_Italiano_1939-783x1024.jpg