Sei sulla pagina 1di 4

L UIGI B OCCHERINI

La locuzione Musica Da Camera definisce qualsiasi tipo di musica destinato


ad un complesso limitato di esecutori. Sono definite composizioni di musica da
camera, tutte quelle scritte per esecutore singolo, nonché quelle denominate come
duo, trio, quartetto, quintetto, ecc, che richiedono complessi definiti appunto, da
camera, cioè formati da due, tre, quattro, cinque o più esecutori, fino a formare una
piccola orchestra, o un piccolo coro distinti dalla grande orchestra sinfonica e dal
grande coro.
La musica da camera strumentale, anticamente veniva chiamata Sonata da
camera, poiché era eseguita da strumenti e si distingueva da quella vocale, che veniva
detta Cantata. La Sonata da camera pian piano venne distinguendosi ancor più, dalla
Cantata da camera per una minore espansione contrappuntistica, per l’esiguo uso
omofonico atto ad esaltare la sonorità del complesso, così successivamente venne
modificata la struttura dei movimenti (o tempi), i quali si allungarono, mentre si
ridusse il numero degli stessi, variando maggiormente gli andamenti dei tempi.
Nella corte spagnola ai tempi di Carlo III e Carlo IV1 vennero sviluppati
importanti lavori musicali di musica da camera, che erano soggetto della volontà del
re o del principe; i rapporti di potere si sviluppavano sotto il sistema del clientelismo.
Le aree principali in cui si faceva musica alla corte spagnola erano la camera del Re,
la Cappella Reale e la musica delle scuderie. Non tutti i nobili e i successori di Carlo
IV però, erano favorevoli alla produzione artistica e musicale. I musici chiamati a
corte dovevano eseguire le opere scritte, quindi oltre a comporre, interpretavano la
loro musica.
Tra i musicisti di corte ricordiamo Luigi Boccherini, compositore e
violoncellista italiano nato a Lucca nel 1743. Egli fu uno dei più prolifici compositori
di musica da camera e uno dei maggiori rappresentanti della musica strumentale nel
periodo del Classicismo. Già da piccolo rivelò le sue doti prodigiose e iniziò la sua
carriera concertistica. Viaggio in Italia e anche all’estero, in particolare in Spagna
dove lavorò alla corte di Carlo III e poi Carlo IV. In questi anni (1768-1775)
Boccherini compose sei sinfonie, una trentina di quartetti e una trentina di quintetti,
nei quali ai quattro archi aggiunse un secondo violoncello da lui stesso suonato a
corte. Durante la sua carriera, infatti passò da virtuoso e concertista a compositore,
sviluppando la sua maggiore produzione musicale sotto la protezione del Principe
delle Asturie.
Dal 1756 la Cappella Reale era governata da un piano che fissava il numero di
musicisti a 53, tra vocale e strumentale. Boccherini riuscì a trovare un posto a corte
dopo la morte di Domenico Porretti2, per grazia speciale di Carlo III. Inoltre ebbe
trattamenti di favore a livello di remunerazioni; difatti il musicista per un certo
periodo di tempo percepiva una pensione senza dover prestare i suoi servizi.

1
Carlo III, Re di Madrid fratello di Don Luigi.
Carlo IV, erede dei Borbone, principe delle Asturie.
2
Domenico Porretti è stato un compositore e violoncellista italiano che lavorò alla Corte dei Borbone.
Sotto la famiglia reale spagnola, quindi, Boccherini lavorò come virtuoso di
violoncello e come compositore; dopo, il suo destino sarebbe rimasto nelle mani di
Carlos III, che non cessò di fornirgli i mezzi per mantenersi per il resto dei suoi
giorni, e questo senza fornire alcun servizio. Dopo la morte del suo primo datore di
lavoro, il musicista appare come un dipendente della corte per tutta la sua vita in
Spagna.
All'immagine di un interprete e compositore che negli ultimi anni dipende dal
libero mercato e dall'editoria, scopriamo il musicista che, da una posizione economica
sicura e vantaggiosa, davvero insolita, dedica le sue energie alla creazione.
Boccherini durante la seconda metà della sua carriera contò su una remunerazione
costante, sotto forma di pensione per i servizi resi, sotto la protezione della monarchia
spagnola.
Tra la musica scritta da Boccherini troviamo molti Quintetti, composizioni da
camera per cinque strumenti, l’organico più consueto era quello per archi (due violini,
due viole e violoncello) molto amato da Mozart ma per Boccherini i cinque strumenti
utilizzati erano due violini, una viola e due violoncelli con una sonorità più robusta.
Con la standardizzazione delle forme, nell’Ottocento il quartetto cameristico prevalse
sul quintetto, grazie anche alla precedente opera di compositori come Haydn e
Mozart che portarono questa composizione cameristica alla più alta perfezione
stilistica, riservando al quintetto un ruolo più marginale. Il quintetto formato dal
quartetto d’archi con l’aggiunta di uno strumento a fiato o col pianoforte ebbe una
certa diffusione grazie a compositori come Mozart, Weber, Brahms, Schumann,
Dvoràk e Webern.
Le composizioni di Luigi Boccherini sono state ordinate per numeri di catalogo
dal musicologo francese Yves Gérard (da cui l’iniziale G che caratterizza i lavori
raccolti). Le opere sono oltre 580, e troviamo le formazioni miste di Trii, Quartetti e i
sopra citati Quintetti.
Tra il 1798 e il 1799 trascrisse e radunò in due raccolte dodici quintetti,
originariamente composti per organici diversi, affidandoli a una formazione
strumentale piuttosto insolita: al quartetto d'archi classico il compositore aggiunse la
chitarra. La scelta dello strumento è un omaggio al committente e dedicatario delle
due raccolte, il marchese di Benavente.3 Eccellente chitarrista dilettante e ammiratore
sincero di Boccherini, il mecenate ospitò un'orchestra stabile nel suo palazzo,
frequentato da intellettuali, musicisti e pittori (fra i quali spicca il nome di Goya4,
intimo amico di Boccherini) proprio all'italiano, il marchese aveva affidato l'incarico
di direttore della musica.5
L'impiego della chitarra trova, del resto, un'altra giustificazione nell'interesse
nutrito da Boccherini per il folclore del paese di cui è ospite da lungo tempo. In

3
Quintetto n. 1 in re minore per chitarra e archi, G 445

4
Francisco José de Goya y Lucientes, pittore spagnolo.

5
Ascolto G523 con chitarra obbligata.
numerose occasioni elementi pittorici, danze popolari e scene di vita madrilena
concorrono ad arricchire le pagine di musica colta del compositore italiano.
La trascrizione dei quintetti e l'aggiunta della chitarra risalgono agli ultimi anni
di vita, quando il maestro tornò sulla propria musica per rielaborare alcune tra le
opere più amate. L'autonomia creativa di Boccherini, soprattutto nel caso dei quintetti
con due violoncelli e di quelli con la chitarra, si fregia di originalità assoluta. Il suo
stile si sviluppa in direzioni autonome rispetto a quelle percorse dal classicismo
viennese.
Il Quintetto, in particolare, diviene il luogo privilegiato entro cui convogliò la
propria vena melodica: i temi sgorgano frequenti, l'uno di seguito all'altro, spesso
renitenti a piegarsi al principio dialettico dell'opposizione drammatica, così tipico del
sonatismo classico.
Boccherini discorre, racconta attraverso la sua musica una storia continua, una
storia che non conosce improvvise battute d'arresto: i suoi temi si inseguono, sono
improntati a uno spirito comune, sono incapaci di “scontrarsi”.

DENIS CHIRILLO
06/IV/2021

Testi Citati:

La música de cámara en la corte española (1770-1805): Patronazgo y relaciones de


poder en la biografía de Luigi Boccherini y Gaetano Brunetti - Germán Labrador
López de Azcona.

Appunti presi durante la lezione.

La música de cámara en la corte española.

Revista de Musicologia.

Potrebbero piacerti anche