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SCAVARE NEL CENTRO DI ROMA
Scavare
nel centro
di Roma
Storie Uomini Paesaggi
a cura di
Clementina Panella

ESTRATTO

Edizioni Quasar
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Pubblicato con il contributo di

Testi di
Emanuele Brienza (E. B.), Antonio F. Ferrandes (A.F. F.), Clementina Panella (C. P.),
Raffaele Panella (R. P.), Giacomo Pardini (G. P.), Lucia Saguì (L. S.), Sabina Zeggio (S. Z.)

ISBN 978-88-7140-511-7

©  Roma 2013
Edizioni Quasar di Severino Tognon srl
via Ajaccio 41-43, I-00198 Roma

per informazioni e ordini: www.edizioniquasar.it

Finito di stampare nel mese di aprile 2013 presso Arti grafiche La Moderna – Roma
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Figg. 101-102. Riporti di ma-
cerie colmano le stanze anche
degli ambienti residenziali della
domus. In una di esse sul muro
in opera reticolata resti di
intonaco dipinto con ghirlanda
e maschera di età tiberiano-
claudia.

Fig. 103. Ceramica e soprattut-


to anfore e terra in un altro
vano della stessa domus.

A sottolineare la solidità della struttura è anche il nucleo cementizio i cui inerti sono costituiti
da frammenti di laterizio. Differenti sono le partite utilizzate invece negli ambienti semipogei
del basamento del blocco edilizio del Palatino, ove i mattoni della cortina sono di colori di-
versi (rossi e gialli), mentre i nuclei cementizi presentano inerti di tufo, travertino e basalto.
Tuttavia, sono proprio le costruzioni di questo isolato che hanno conservato tracce che fanno
supporre che alcuni muri portanti fossero in opera quadrata di travertino, sia quelli dei portici
della via diretta al Foro, sia quelli delle grandi aule che si aprivano sulla valle.
C. P.

2.1. I livellamenti neroniani posteriori all’incendio del 64


Dei riporti di terreno che seppelliscono interi quartieri ai fini della realizzazione del
nuovo progetto urbanistico, si è appena detto. Dai cavi delle fondazioni, che incidono in
profondità il terreno, vengono riportati in superficie materiali spettanti alle fasi più antiche
del sito che sono anch’esse utilizzate per livellare e creare i nuovi piani d’uso. Da quelle terre
vengono straordinari ritrovamenti che occorre sommariamente illustrare.

2.1.1. Lo scarico di materiali votivi


Il gruppo di materiali presentati in questo paragrafo proviene da alcuni riporti di ter-
reno effettuati dopo l’incendio del 64 nella zona occupata fino al luglio di quell’anno dalle
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Curiae Veteres. Si tratta in particolare di alcuni scarichi funzionali all’innalzamento dei livelli
d’uso e alla realizzazione delle strutture della Domus Aurea (Zeggio 1996a; Ead. 1996b). Gli
oggetti raccolti in tali interri presentano alcune particolarità: sono stati rinvenuti all’interno
di sottili lenti e strie argillose che ricorrono negli strati del grande livellamento neroniano
(Fig. 104); sono in moltissimi casi integri o comunque ampiamente ricostruibili; sono mol-
to più antichi – si datano infatti tra l’età arcaica e l’età medio-repubblicana – del periodo di
formazione della stratigrafia di provenienza; sono infine globalmente riferibili ad un con-
testo legato alla sfera del sacro (Zeggio 2005). Il luogo e le condizioni del ritrovamento, da
una parte, e l’analisi preliminare dei reperti, dall’altra, hanno permesso di ipotizzare che si
tratta di materiali appartenenti in origine ad un deposito votivo del santuario delle pendici
palatine, riportati in superficie dalle maestranze neroniane nel corso dello scavo delle pro-
fonde trincee per le fondazioni della nuova reggia.
Le condizioni della scoperta non permettono di precisare quale fosse il tipo di appre-
stamento che custodiva questi oggetti, solitamente deposti all’interno di fosse scavate nel
terreno o di teche litiche. L’attribuzione degli esemplari di sicura destinazione votiva ad un
periodo compreso tra il VI ed il III secolo a.C. dà tuttavia conto della vitalità del culto in
Fig. 104. Sezione E-W vista da Sud del settore da cui proviene il materiale votivo (da Meta Sudans I, p. 160, fig. 148).

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questo arco di tempo. Manufatti analoghi, e per i quali è stata pertanto prospettata la mede-
sima provenienza, sono stati trovati anche nelle stratigrafie relative agli interventi che hanno
successivamente intaccato, rimescolandoli, i medesimi riporti di terreno (come nelle fonda-
zioni dell’Arco di Costantino: Zeggio 1999; Zeggio - Rizzo 1998, e nei numerosi cunicoli e
fosse medievali e moderne che hanno interessato in successione il sito).
Tra i reperti databili nel corso del VI secolo a.C. si segnalano una statuetta antro-
pomorfa in osso (Fig. 105a) ed alcune olle miniaturizzate in impasto grezzo, mentre agli
inizi del V secolo a.C. è attribuibile un’antefissa con Menade (Fig. 105b) che potrebbe
testimoniare, già per questa fase, l’esistenza di un edificio di culto all’interno del santua-
rio. Più tarda di circa un secolo è una seconda antefissa a testa di Sileno (Fig. 105c); che
essa sia stata ‘consacrata’ all’interno di un deposito votivo è provato dal fatto che il nimbo
decorato che doveva circondare il volto è stato accuratamente ritagliato, secondo una
prassi registrata in molti contesti votivi e testimoniata nel deposito in esame anche per
altri classi di materiali.
Nonostante l’importanza dei pezzi riferibili all’età arcaica e alto-repubblicana, la mag-
gior parte degli esemplari (per limitarci a quelli sicuramente attribuibili al deposito, circa
3000 vasi ed un centinaio di frammenti di coroplastica) appartiene all’età medio-repubbli-
cana ed in particolare al secolo compreso tra il 350 e il 250 a.C. (Zeggio 1996a; Ead. 2006c;
alcune considerazioni sul materiale di questa fase con riferimenti alle dinamiche distributi-
ve di cui costituiscono la traccia sono in Ferrandes 2006a). Tra i votivi a stampo si segnala-
no soprattutto coppie in trono (Fig. 106a) e piccole figure femminili (Fig. 106b), anche se
non mancano soggetti di altra natura. Pochi frammenti sono inoltre riferibili a coroplastica
di dimensioni maggiori (teste o statue), mentre tra gli utensili in impasto chiaro sabbioso
sono presenti alcuni pesi da telaio (Fig. 106c).
Passando al vasellame, tra le produzioni databili tra la metà e la fine del IV secolo
a.C. sono attestate le principali classi figurate di Roma e dell’area etrusco-laziale: piattelli
di Genucilia con profilo femminile (uno di essi è ritagliato, come l’antefissa alto-repub-
blicana: Fig.  107a), frammenti di kylikes falische, un piccolo skyphos con volto femmi-

Fig. 105a-c. Materiali di età arcaica e alto-repubblicana. a. Statuetta antropomorfa in osso (575-525 a.C.); b. Antefis-
sa a busto di Menade (500-480 a.C.); c. Antefissa a testa di Sileno (420-380 a.C.).

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Fig. 106. Coro-
plastica votiva
(a-b) e stru-
menti fittili (c)
di età medio-
repubblicana.

nile (gruppo Torcop: Fig. 107b) e, per quanto riguarda la ceramica sovradipinta, coppe
e skyphoi che recano figure maschili drappeggiate (Gruppo Sokra) o civette (Glaukes:
Fig. 107c), piattelli e piccole kylikes con una decorazione ‘a stella’ al centro della vasca.
Pochissimi sono i fondi stampigliati in ceramica a vernice nera attribuibili a questa fase
e tutti riferibili a kylikes con anse orizzontali (per i quali si veda da ultimo Ferrandes
2008a). Il numero degli oggetti databili nella seconda metà del IV secolo a.C., tutto som-
mato esiguo se consideriamo solo i materiali sopra citati, è notevolmente incrementato
dalla ceramica a vernice rossa opaca, una classe di vasi – composta prevalentemente da
coppe, ma anche da piattelli su piede e patere miniaturistiche – abbondantemente docu-
mentata nel contesto (quasi mille esemplari integri e frammentari); il confronto con altri
nuclei di materiali dimostra che se le prime attestazioni di questa classe possono essere
riferite già alla fine del V/inizi del IV secolo a.C., l’apice delle presenze si data tra la metà
del IV e gli inizi III secolo a.C. Va inoltre aggiunto che se i pesi da telaio, la coroplastica
e, forse, le ceramiche figurate hanno verosimilmente costituito – in virtù della propria
‘specializzazione’ – un’offerta autonoma, non si può escludere che le migliaia di coppette
(tanto in ceramica a vernice rossa, quanto a vernice nera) siano state utilizzate per conte-
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nere offerte di altra natura, come le primizie
(Fig. 108).
La parte più consistente del materiale
medio-repubblicano appartiene tuttavia al
sessantennio compreso tra la fine del IV e la
metà del III secolo a.C. (Ferrandes 2006b).
A questo periodo possono infatti essere ri-
feriti i piattelli di Genucilia con decorazione
geometrica (Fig. 109a) e, tra le ceramiche
sovradipinte, una coppa con anse verticali a b
sormontati e ramo d’ulivo (Fig. 109b), gli
skyphoi e le oinochoai con una figura maschile
dalla resa sommaria (gruppo del Fantasma),
skyphoi e askoi del gruppo meridionale del-
la Palmetta, skyphoi con ulivo e ramoscelli;
dall’area apula provengono inoltre alcuni
vasi a decoro vegetale. Tra le ceramiche a
vernice nera, quasi interamente ascrivibili
ad officine locali, si segnalano – per quanti-
tà delle attestazioni – coppe carenate (tipo
Morel 96) e coppe emisferiche con orlo rien- c
trante (tipo Lamboglia 27), attestate in più Fig. 107a-c. Ceramiche databili tra la metà e la fine
classi dimensionali (Fig. 109c); la maggior del IV secolo a.C. a. Piattello di Genucilia con profilo
femminile; b. Skyphos con volto femminile del gruppo
parte degli stampigli compare proprio sui Torcop; c. Kylix del gruppo della Civetta.
fondi di quest’ultimo tipo. Tra le forme dalla
spiccata connotazione votiva – anche in virtù
Fig. 108. Un esempio delle offerte – in questo caso
della miniaturizzazione – si segnalano patere farro – che potrebbero essere state contenute nelle
(Fig. 110), attingitoi, kylikes e skyphoi. Non coppe in ceramica a vernice rossa opaca.
si può infine escludere che almeno una parte
delle coppe a vernice rossa opaca appartenga
a questi decenni.
Come per la quasi totalità dei depositi
noti di Roma, anche nel nostro caso sono
pochissimi (e peraltro di dubbia attribuzio-
ne al nucleo votivo originario) i frammen-
ti riferibili agli anni centrali o alla seconda
metà del III secolo a.C., periodo al quale
possiamo attribuire pochi fondi caratteriz-
zati da uno stampiglio unico centrale (quasi
esclusivamente rosette) e coppe con H sud-
dipinta (l’unica produzione figurata – for-
se legata al culto di Ercole – che supera in
ambito urbano gli anni della prima guerra
punica). Sono del tutto assenti, invece, ma-
teriali con sicura destinazione sacrale data-

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Fig. 109a-c.Vasellame databile tra la fine del IV e la metà


del III secolo a.C. a. Piattello di Genucilia con decorazione
geometrica; b. Coppa con anse sormontanti e ramo d’ulivo
del tipo Aléria I, 1399; c. Coppe in ceramica a vernice nera
della serie 2787 di Morel.

Fig. 110. Patere miniaturistiche in ceramica a vernice nera.

bili nel corso del II secolo a.C., quando muta il


regime dell’offerta e non vengono più destina-
te alla divinità intere classi di oggetti che ave-
vano ‘popolato’ per secoli i santuari dell’area
etrusco-laziale.

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