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50 anni dopo la rivoluzione

sessuale, non ci siamo


ancora messi d'accordo
Mezzo secolo dopo il Sessantotto stiamo
ancora tentando di costruire una morale
sessuale giusta per tutti.
Di 03/03/2021
Gli eroi del cinema hanno uno strano modo di corteggiarsi:
senza parole, uno sguardo magnetico fa scattare l’intesa,
poi si baciano e fanno l’amore. Diventando adulto ho
imparato che quel modello di seduzione non soltanto era
poco realistico — ovvero non funziona se non sei James
Bond — ma inoltre poco raccomandabile, perché in
nessun momento viene documentato l’effettivo consenso
delle parti. Nei film della vecchia Hollywood addirittura
l’uomo estorceva il suo bacio di forza, vincendo la
resistenza della partner: da anni si discute se Via col
Vento non contenga delle scene di vero e proprio stupro.

E nel mondo reale? In Svezia, il principio del “silenzio-


assenso” è addirittura diventato illegale: secondo la legge
recentemente approvata dal Parlamento, stupro non è
soltanto quando l’altra persona dice di no, ma anche
quando un atto sessuale viene praticato senza una forma
esplicita di consenso affermativo, che sia verbale oppure
fisico. La stampa italiana ha reagito con stupore e qualche
ironia: “Finirà che ci vuole carta scritta e firma?”
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Può sembrarci increscioso che persino la vita sessuale


debba essere assorbita entro la sfera della burocrazia,
com’era in un certo senso prima della rivoluzione
sessuale, ma di tutta evidenza la riforma svedese si è resa
necessaria per dirimere quello che era diventato un
ricorrente rompicapo giudiziario. A fronte di una generale
recrudescenza delle denunce di stupro, per violenze
magari accadute sotto l'effetto di alcool e droghe, negli
ultimi anni sono apparse persino delle app per
smartphone destinate a certificare il consenso. Insomma
mezzo secolo dopo la rivoluzione sessuale stiamo ancora
facendo i conti con gli effetti collaterali di una libertà che
non siamo in grado di gestire. Si fa presto a dire che
bisogna "ripartire dal desiderio", dal titolo di un saggio
recente di Elisa Cuter: il desiderio è una cosa
maledettamente complicata e potenzialmente distruttiva.

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C’era una volta il vecchio mondo, dove il sesso fuori dal


matrimonio (e pure quello all’interno del matrimonio se
troppo frequente o fantasioso) era semplicemente
considerato un peccato o un crimine. Figuriamoci il sesso
di gruppo o le pratiche sadomasochiste. Poi è arrivato il
Sessantotto e d’un tratto sembrava diventato tutto
possibile: parlare di sesso, mostrare il sesso, fare il sesso
in ogni sua forma, con chiunque, in ogni luogo e in ogni
lago. Chi avesse osato, in quegli anni, sollevare qualche
dubbio sul potenziale emancipatorio di alcune forme di
sessualità — ad esempio la pornografia o la pedofilia — o
evocare la possibilità che quella rivoluzione avesse aperto
nuove praterie di disagio e di solitudine — come farà
Michel Houellebecq nei suoi romanzi — veniva ascritto
d’ufficio al campo della Reazione.

Le cose sono cambiate drasticamente nel decennio del


#MeToo, come se la società avesse iniziato a riconoscere
il lato oscuro di quella rivoluzione. Ci siamo accorti che il
sesso non è necessariamente innocuo ma può anche
essere doloroso, traumatico, umiliante, anzi "rischioso,
imbarazzante, spesso sgradevole" come scrive Cuter; e
che l’apparente libertà maschera sempre dei rapporti di
potere. Lungi dal riequilibrare i rapporti trai sessi il
Sessantotto non ha fatto altro che scatenare il potenziale
dispotico del fallo.

Così il sentire comune è progressivamente mutato. La


pornografia? Non soltanto educa le nuove generazioni a
una concezione maschilista dei rapporti tra uomini e
donne, ma può inoltre veicolare una cultura dello stupro e
in qualche caso documenta un vero e proprio
sfruttamento: le femministe radicali lo dicevano fin dagli
anni 1960, ma la loro voce restava minoritaria e talvolta
ostracizzata in seno alla sinistra libertaria. Oggi invece il
sito PornHub è stato duramente contestato perché ospita,
tra i suoi milioni di contenuti, video di abusi reali e
potenziali — scoperta che ha portato Visa e Mastercard a
sospendere ogni rapporto commerciale a inizio dicembre.

Quanto alla pedofilia, negli anni della rivoluzione sessuale


veniva difesa con argomenti freudo-marxisti in quanto
emancipazione dalla famiglia borghese (a tal proposito si
può leggere l’ottimo saggio L'Enfant interdit del sociologo
Pierre Verdrager) mentre ora è tornata ad essere un tabù
assoluto: in Francia si è assistito in pochi anni al
rovesciamento violento dell’opinione pubblica in merito ai
casi del regista Roman Polanski, condannato per lo stupro
di una ragazza tredicenne, e dello scrittore Gabriel
Matzneff, abituale frequentatore di minorenni,
protagonista del romanzo Il consenso di Vanessa
Springora.

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Queste trasformazioni culturali — e quindi anche morali,


linguistiche, legislative… — non avvengono in maniera
uniforme. Nel suo libro del 1976 La realtà della realtà, lo
psicologo Paul Watzlawick descriveva l’incontro tra soldati
americani e ragazze inglesi durante la Seconda Guerra
mondiale come un vero “scontro di civiltà” sul piano
sessuale, perché i primi consideravano il bacio come un
gesto inoffensivo mentre le seconde come qualcosa di
molto più impegnativo. Quando si parla di come cambiano
usi e costumi non bisogna dimenticare che in ogni
momento coesistono diverse posizioni, si sovrappongono
epoche, culture e prospettive differenti. Da questi stessi
sfasamenti è sorto un dibattito pubblico spesso aspro e
pieno di malintesi. L’Europa del Sud appare arretrata
rispetto a quella del Nord, gli uomini fanno fatica a
comprendere le rivendicazioni delle donne, le classi
popolari rigettano le preoccupazioni borghesi e le
comunità religiose si sentono discriminate dalle politiche
di modernizzazione.

In un mondo solcato da crisi di natura economica,


ecologica e sanitaria sono ancora le questioni di sesso e di
genere a definire le identità e polarizzare l’opinione
pubblica; presto forse
saranno loro a decidere
l'esito delle elezioni e la
composizione dei governi.
Così la difesa dal
“politicamente corretto” di
matrice protestante è finita
nell’arsenale ideologico del
sovranismo europeo,
facendo leva sul
risentimento maschile
(incarnato anche dal
movimento Incel). Ma simili
La realtà della realtà. Confusione,
questioni sono anche al
disinformazione, comunicazione cuore dei dibattiti sul
PSICHE E COSCIENZA amazon.it multiculturalismo, nel quale
Acquista Ora coesistono diverse “culture
del consenso”
marcatamente patriarcali.

Fece discutere nel 2016 il lancio in Germania di una


campagna del Ministero della Salute per “educare” i
migranti alle corrette condotte sessuali, attraverso un sito
(Zanzu.de) che elencava quelle non accettate in Europa —
dal delitto d’onore alla mutilazione genitale — e principi
come la parità tra i generi e appunto il consenso. Manca
una sola cosa tra quelle pagine, in mezzo all’elenco
lunghissimo di tutto ciò che non è permesso fare: una
spiegazione chiara di quale condotta dovrebbe adottare
un immigrato se volesse corteggiare una donna tedesca.
Le regole dell’attrazione restano affidate a codici
sconosciuti, che si tramandano assieme ai privilegi di
classe e di razza. Certo non aiutano i film di James Bond,
né i video hip hop, che mostrano precisamente quel che
non si deve fare. Agli ultimi arrivati non resta altro che
prendere atto che nel mondo occidentale dopo la
rivoluzione sessuale, effettivamente “tutto è permesso” —
tranne che per loro.

In fondo siamo tutti noi, uomini e donne, a essere gettati in


questo mondo amoroso sconosciuto senza né mappa né
bussola, sprovvisti di un dizionario che ci aiuti a parlare la
stessa lingua, sopraffatti da imperativi contraddittori: sexy
ma casta, dolce ma aggressivo, ubriachi ma sobri. Lo
mostra bene il libro di Elisa Cuter, che si presenta come
una lunga carrellata di documenti tratti dalla cultura pop
contemporanea ai quali l'autrice attribuisce un valore
normativo (ma lo hanno davvero? e qual è la loro forza di
legge?) su come la società ritiene che le donne
dovrebbero essere o comportarsi.
Mezzo secolo dopo il Sessantotto la nostra società sta
ancora cercando di costruire, per tentativi ed errori, una
morale sessuale rispettosa dei diritti di tutti quanti. Ogni
apparente eccesso di precauzione risponde a un rischio
che effettivamente si è venuto a creare. Per ora questa
morale rischia di apparire come disomogenea, fluttuante,
spesso cavillosa, internamente contradditoria tra quello
che prescrive nei suoi testi di legge e quello che
suggerisce attraverso la cultura di massa. Ma poco a
poco, a forza di correggere ed emendare, si suppone che
si riuscirà a edificare un nuovissimo ordine amoroso dalle
rovine del precedente.

Nel frattempo è inevitabile che continueranno a emergere


tensioni prodotte dal “doppio vincolo” su cui è fondata la
morale postmoderna: siate liberi ma non fatevi del male.
Bisognava forse leggere con maggiore attenzione gli
scritti del marchese de Sade, l’illuminista radicale, per
capire che la libertà è per sua natura una bestia tirannica.
Una bestia che deve essere domata; se non dai rigidi
principi della tradizione, resi desueti dalla trasformazione
dei rapporti economici nel capitalismo maturo, allora dai
sottilissimi regolamenti della governamentalità liberale.
Perché come diceva il filosofo Michel Foucault, il problema
centrale del potere non è come dire di no al desiderio, ma
semmai come dire di sì.

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