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Il libro

L
a presenza di intelligenze extraterrestri che periodicamente
visitano il nostro pianeta è ormai scientificamente provata.
Negli ultimi sessant’anni sono stati documentati almeno
150.000 eventi per i quali ogni ipotesi di spiegazione
“convenzionale” non si è rivelata valida. Eppure sono in molti
ancora a non credere alla teoria extraterrestre, anche perché le
autorità politiche e militari continuano a mettere in campo una
strategia di discredito. In questo libro Roberto Pinotti, il maggiore
esperto di ufologia italiano, fa il punto su sei decenni di analisi
del fenomeno, aprendo una finestra sulle prospettive future a
livello sociopolitico. Si sofferma soprattutto sulla “congiura del
silenzio” e sulla “strategia della confusione” messa in atto per
ragioni di ordine pubblico attraverso l’intelligence dalle grandi
potenze, timorose delle conseguenze del “fattore contatto”, che
bollano come fantasie le evidenze scientifiche relative alla
presenza di alieni.
L’autore

Roberto Pinotti (Venezia 1944), sociologo e giornalista scientifico,


è stato ricercatore aerospaziale e consulente del SETI (l’Ente
radioastronomico per la ricerca di civiltà extraterrestri). Dirige le
riviste «UFO » e «Archeomisteri», di taglio tecnico-scientifico.
Fondatore del Centro ufologico nazionale, è considerato uno dei
massimi esperti di UFO , tradizione, protostoria e fenomeni
insoliti. Autore di innumerevoli articoli e di oltre trenta titoli in
Italia e all’estero, ha pubblicato nella collezione Oscar: Atlantide, I
messaggeri del cielo, Dei dallo spazio, Oggetti volanti non identificati,
Profezie oltre il Duemila e La capitale esoterica.
Roberto Pinotti

UFO: IL FATTORE CONTATTO


Alieni, intelligence ed esopolitica

Prefazione di monsignor Corrado Balducci


Prefazione
La Chiesa di fronte al problema degli UFO
di monsignor Corrado Balducci

Premessa
In questi ultimi centosessant’anni sono apparsi in successione e con un
ritmo di crescente e rapida diffusione due tipi di manifestazioni, due
fenomenologie ben diverse tra loro, ma ambedue talmente
interessanti, controverse e soprattutto affascinanti da dividere
l’opinione pubblica in due atteggiamenti opposti: è tutto vero, è tutto
falso! Si tratta della parapsicologia (chiamata per lungo tempo
“metapsichica”) e della ufologia. Non sorprenda l’accostamento; esso
si riferisce soltanto alle reazioni, ai comportamenti del pubblico di
fronte ai due tipi di fenomeni e non ai loro contenuti, ovviamente del
tutto diversi e separati da un secolo.
Per quanto concerne lo spiritismo, pratica di cui si hanno
testimonianze da millenni, nel 1847 con le sorelle Fox a Hydesville
(New York) esso ebbe un impulso tutto speciale e si diffuse
rapidamente in vari paesi. Ai fenomeni di tale natura fu data
pressoché subito, anche da scienziati, una spiegazione: le anime dei
disincarnati, cioè dei defunti, ne sono la causa; ed ecco così l’ipotesi
spiritica alla quale i teologi opposero ben presto quella demoniaca.
Erano ricorsi all’aldilà gli scienziati, e non si poteva pretendere che i
teologi pensassero a un’ipotesi naturale.
Solo verso la fine del XIX secolo si ebbero i primi tentativi di una
spiegazione naturale, che andarono aumentando e divennero sempre
più plausibili e consistenti nella loro scientificità grazie al sorgere di
varie società: una prima, la Società di ricerche psichiche, nasceva in
Inghilterra nel 1882; due anni dopo, nel 1884, sorgeva negli Stati Uniti
la American Society for Psychical Research. Nel 1888 Richet e Marillier
diedero vita alla Societé de psychologie physiologique e nel 1901
Marzorati fondava in Italia la Società di studi psichici.
Fu Charles Richet a dare alla nuova scienza il nome di
“metapsichica” e a scrivere un voluminoso Traité de métapsychique,
pubblicato nel 1922; egli, già dal 1919, era presidente dell’Institut
métapsychique international.
Voglio comunque ricordare anche la scuola americana della Duke
University in Durham, nella Carolina del Nord, con a capo il grande
professor J.B. Rhine, che specie con il suo libro I poteri dello spirito
diede una svolta fondamentale allo studio della metapsichica. Mi sia
consentito di citare un ultimo nome: il professor Emilio Servadio, che
mi fu guida e maestro nel misterioso e interessantissimo mondo della
ricerca psichica.
Lo stesso atteggiamento dell’opinione pubblica, come accennavo
all’inizio, si ha da qualche decennio nei riguardi della ufologia: anche
in questo caso la gente si divide in due opposti atteggiamenti: è tutto
vero, è tutto falso!
Si comincia a parlare di UFO esattamente cento anni dopo le sorelle
Fox, sempre negli Stati Uniti: è il 24 giugno 1947 e al pilota Kenneth
Arnold si fa risalire la prima segnalazione riferita dalla stampa.
Essendo il mio approccio di carattere teologico, uso qui la sigla UFO
(Unidentified Flying Objects, “oggetti volanti non identificati”) in un
senso più ampio o, meglio, più completo, comprendendovi il possibile
riferimento a esseri di altri pianeti in visita alla Terra.
Scopo del mio intervento è quello di sottolineare come ormai, nel
fenomeno UFO , qualcosa di vero debba esservi e come ciò non
contrasti minimamente con la religione cristiana.

Qualcosa di vero deve esserci


Gli UFO ? Qualcosa di vero deve esserci. È, questa, un’affermazione che
emerge da considerazioni basate sul buonsenso e su un normale e
possibile svolgersi della nostra vita, non solo individuale e sociale, ma
anche religiosa.
Infatti, a parte le numerose apparizioni non meglio identificabili,
sono ormai tantissime e in continuo crescendo le testimonianze circa i
cosiddetti “dischi volanti” o addirittura le astronavi extraterrestri; e
provengono anche da persone qualificate, colte e magari inizialmente
incredule. Nella trasmissione televisiva di Raidue Misteri del 4
novembre 1998 sugli UFO , la conduttrice Lorenza Foschini, nel leggere
una scheda preparata per l’occasione, esordiva dicendo: «Ci sono
centinaia di migliaia di testimoni in tutto il mondo che giurano di aver
visto almeno una volta un UFO . Pure tante, anche se di molto inferiori
come numero, sono le testimonianze dei cosiddetti “contattisti”…».
Oggi si può affermare che esse superano di gran lunga il milione e
stanno aumentando pure – in proporzione – quelle dei “contattisti”
suddetti (soggetti che si dicono in contatto con gli extraterrestri) e
comunque dei tanti protagonisti di “incontri ravvicinati del terzo
tipo” riferiti a piloti di aspetto non umano scesi da UFO atterrati.
Tutto considerato, sembra pertanto che non si possa più
ragionevolmente negare che qualcosa di vero ci sia. Una posizione di
scetticismo integrale è del tutto ingiustificata; essa già a priori appare
contraria a quella elementare prudenza suggerita dal buonsenso.
Certo si deve pure ragionevolmente pensare che una assai grande
percentuale di testimonianze sia dovuta a illusioni, allucinazioni e a
stati di intensa suggestionabilità. Potrebbe anche trattarsi, in altri casi,
di particolari giochi di luce, di fenomeni atmosferici, quali ad esempio
nubi che in montagna possono presentare forme simili ai dischi
volanti; a tale proposito vanno ricordati i cosiddetti “fulmini
globulari”. Altre volte potrebbero essere scambiati per dischi volanti
alcuni tipi di aerei di forma rotonda e insolita, di cui risulta con
certezza la costruzione in USA fin dai tempi della Guerra Fredda (è
certa anche in Russia la costruzione di un solo tipo di aerei del
genere). Ciò contribuì, nel periodo successivo alla Seconda guerra
mondiale, a diffondere l’idea che i dischi volanti altro non fossero se
non nuove invenzioni a scopo bellico, tenute ovviamente segrete.
Ma si tratta pur sempre di considerazioni e spiegazioni inadeguate
a fronte delle numerosissime testimonianze e dell’ampiezza medesima
del fenomeno UFO . La critica più severa e rigorosa potrà ridurne il
numero, mai però eliminarle tutte.
Va poi ricordato come in vari paesi esistano sedi e organizzazioni
che raccolgono reperti e testimonianze allo scopo di far esaminare e
studiare da esperti e scienziati quanto appare più meritevole; si
cataloga poi il tutto in fenomeni spiegabili e non spiegabili. Restano
701 gli UFO inspiegabili catalogati dall’aeronautica militare degli USA
fra il 1947 e il 1970, mentre non è più un segreto nel mondo la
cosiddetta “Area 51” in USA (in una zona nel cuore del deserto del
Nevada), una superficie enorme che in riferimento alle sue costruzioni
è più estesa nel sottosuolo di quanto non lo sia in superficie, e dove si
dice che i militari cerchino di “copiare” la tecnologia degli UFO . Per la
Francia è noto dal 1977 l’organismo ufologico governativo GEPAN,
ribattezzato SEPRA e oggi infine ridenominato GEIPAN. In Italia da oltre
quarant’anni esiste a livello privato il serio e volontario impegno del
CUN (Centro ufologico nazionale), presieduto dal fondatore dottor
Roberto Pinotti che dal 1966 ne dirige la rivista, «UFO Notiziario», in
edicola dal 1995. In ambito ben più limitato, sempre in Italia è da
segnalare anche un comitato di studi, il CIFAS (Council of International
Federation of Advanced Studies), dedicato ai rapporti fra l’uomo e lo
spazio extraterrestre: ne è stato presidente il generale Salvatore
Marcelletti. Come ci ricorda il generale Attilio Consolante, oggi
referente del CUN in Sicilia, quando comandava la Scuola piloti di
Lecce Marcelletti vide mentre si trovava in volo un grande oggetto che
con un raggio di luce illuminò il suo velivolo e poco dopo scomparve.
Questo fu il motivo per cui questo pilota militare si dedicò allo studio
degli UFO . Qualcosa di simile avvenne al colonnello Roberto Doz, che
dopo il congedo ha dato vita al sodalizio tecnico UFO e Piloti. In ogni
caso, a livello ufficiale, il Reparto generale sicurezza (RGS )
dell’aeronautica militare italiana ha archiviato oltre 360 casi
documentati.
Per quanto concerne sempre l’esistenza di qualcosa di vero nel
fenomeno UFO , devo aggiungere un’altra considerazione che ho
lasciato come ultima per sottolineare meglio la sua importanza. E cioè
il fatto che una incredulità generalizzata, sistematica e totale finirebbe
per indebolire e piano piano distruggere il valore della testimonianza
umana in sé, con conseguenze gravissime e imprevedibili, poiché essa
è alla base della vita, non solo individuale e sociale, ma anche
religiosa.
La testimonianza è infatti una maniera fondamentale di
comunicare, che in particolare richiede la fede in chi la attesta; essa è
molto diffusa nella vita quotidiana (è infatti così che apprendiamo di
notizie, di esperienze, di spese, di acquisti e via dicendo). Lascio
immaginare cosa succederebbe a livello pratico nella vita individuale
e sociale di tutti i giorni se venisse indebolito il suo valore, con la
conseguente diminuzione e scomparsa di quella fede in quanto gli
altri ci testimoniano che è talvolta del tutto indispensabile per vivere
normalmente.
Ho poi esteso tali inconvenienti alla stessa vita religiosa; infatti,
anche la religione cristiana si basa sulla testimonianza umana, essendo
la Rivelazione divina un fatto storico.
Scriveva in proposito nel 1937 il teologo Herbert Thurston: «Da un
punto di vista logico, i cristiani che accettano i miracoli e altri episodi
raccontati dal Vangelo […] non possono coerentemente respingere con
ostinazione le reiterate testimonianze di moderni testimoni attendibili,
che riferiscono ciò che i loro occhi hanno veduto […] Tutto il nostro
sistema di apologetica è basato sulla credenza della verità di ciò che
dicono gli Evangeli». 1 Pertanto «la demolizione sistematica e il
discredito delle testimonianze riguardanti semplici dati di fatto mi
sembrano per principio contrari a ogni credenza nella serietà storica
del Vangelo e, indirettamente, ad ogni credenza nella rivelazione
cristiana». 2

Considerazioni teologiche sulla abitabilità di altri pianeti


Anzitutto una importante precisazione. Sembra da escludersi che di
astronavi si servano gli angeli; i quali, se sono esseri puramente
spirituali, sono dove vogliono essere e, nei rari casi in cui si
manifestassero, non avrebbero alcuna difficoltà ad assumere un corpo
visibile. La stessa cosa può affermarsi per i defunti. Quanto alla
Madonna, in quei pochissimi casi nei quali ha ritenuto di mettersi in
contatto con l’umanità (episodi molto eccezionali e da provarsi in
quanto tali), ha scelto ben altre maniere per trasmetterci il suo affetto
di madre, per manifestarci le sue premure, per comunicarci i suoi
materni richiami o darci i suoi dolci rimproveri.
Ai demoni, pur conservando la loro natura di angeli, non è proprio
il caso di pensare, anche perché nella loro attività cosiddetta
“straordinaria” sono vincolati da Dio nella loro libertà e
impossibilitati così a dare sfogo al loro terribile odio malefico nei
nostri riguardi. Occorre ricordare con sant’Agostino che «se il diavolo
di sua iniziativa potesse qualcosa, non resterebbe un vivente sulla
Terra»; 3 e con san Bonaventura che «è tanta la crudeltà del demonio,
che ci inghiottirebbe a ogni momento, se la divina protezione non ci
custodisse». 4
Quando pertanto si parla di extraterrestri, si deve pensare a esseri
come noi o migliori di noi, ma pur sempre a specie viventi, che alla
parte spirituale associno una parte materiale, cioè un corpo, sia pure
in un rapporto diverso e superiore a quello esistente in noi umani. Noi
infatti rappresentiamo l’infima specie della persona umana, essendo
per natura più portati al male che al bene. Viene qui spontanea una
domanda: ma perché il Signore ci ha creati così? Teologicamente la
risposta è semplice e molto bella: perché noi dovevamo essere i veri
testimoni della infinita misericordia di Dio.
Sul problema dell’abitabilità di altri pianeti non si ha ancora una
certezza scientifica, anche se piano piano ci si sta avvicinando sempre
più, grazie all’intensificarsi e al progredire delle ricerche e degli studi.
Per quanto riguarda tuttavia l’aspetto teologico della questione, si
possono evidenziare quattro punti, che sono altrettante affermazioni a
favore.
1) Anzitutto, che esistano altri pianeti abitati è una cosa possibile, e
ciò a motivo della onnipotenza e sapienza di Dio, che non hanno
limiti, essendo esse infinite.
2) Di più, l’esistenza di altri pianeti abitati è verosimile. Esiste
infatti troppa distanza tra gli angeli, esseri puramente spirituali, e noi,
composti di spirito e materia, cioè di corpo e anima: ma di un’anima
però che agisce servendosi quale strumento del corpo. Un corpo, di
più, che con le sue passioni e i suoi vizi capitali, condiziona talmente
l’anima da rendere la persona umana assai fragile (senza pensare poi –
come si è detto – che noi già di per sé siamo più portati al male che al
bene). È pertanto verosimile che questa enorme distanza tra noi e gli
angeli venga in qualche modo ridotta dalla presenza di esseri che, pur
avendo un corpo, abbiano un’anima che sia sempre meno
condizionata nel suo agire intelligente e volitivo. Ciò troverebbe anche
– se ve ne fosse bisogno – una qualche conferma nell’antico detto di
Lucrezio Caro: Natura non facit saltus, frase molto nota (che si trova nel
De rerum natura) e citata spesso su tale argomento.
3) Questa esistenza non solo è possibile e verosimile, ma può dirsi
anche probabile, e ciò per due motivi: uno esclusivamente teologico, e
il secondo, pur sempre teologico, che amo distinguere dal primo
considerando questo il comportamento di Dio come creatore.
a) Il motivo teologico è dato dal fine della creazione, che consiste
nella gloria di Dio. È questo un concetto che si trova varie volte nella
stessa Bibbia; il Salmo 18, ad esempio, inizia proprio col dire: «I cieli
cantano la gloria di Dio»; ma è unicamente la persona umana che può
dare a Dio in maniera cosciente questa gloria, in quanto dotata di
intelligenza e volontà libera. Ecco perché deve ritenersi anche
probabile che negli spazi lontani esistano altri esseri capaci di
conoscere Dio come creatore e darGli anch’essi questa gloria, che pure
per loro e i loro mondi rappresenta lo scopo della creazione.
b) Il secondo motivo ci viene offerto dal comportamento di Dio
come creatore. In quest’attività creatrice, infatti, egli si è profuso con
un’abbondanza incommensurabile e inimmaginabile. Basterà in
proposito un brevissimo cenno: per quanto si riferisce alla natura
inanimata, si parlava in un primo momento di miliardi di stelle, ma
una volta scoperte le galassie, si è cominciato a parlare di milioni di
galassie con miliardi di stelle ciascuna. Nel regno vegetale si
enumerano migliaia di specie di piante, di erbe, di fiori; lo stesso
dicasi del regno animale con migliaia di specie di uccelli, di pesci e di
animali terrestri. Di fronte a ciò appare veramente difficile pensare che
nella creazione di esseri intelligenti e volitivi, composti di anima e di
corpo, Dio si sia limitato solo a questo piccolo pianeta Terra. Scriveva
in proposito padre Domenico Grasso, professore di teologia alla
Pontificia Università Gregoriana: «Perché le perfezioni che Dio ha
profuso con tanta larghezza nell’Universo dovrebbero rimanere
nascoste e non cantare esse pure la gloria di Dio? Non sarebbe questa
una stonatura indegna di Dio? Ma chi scrive un libro sapendo che non
verrà mai letto da nessuno, o dipinge un quadro per nasconderlo
affinché nessuno lo veda?». Egli richiama al riguardo quanto
affermava il teologo tedesco Joseph Pohle in un suo libro del 1904:
«Sembra del tutto conforme al fine ultimo del mondo che i corpi
celesti siano popolati da creature, che riferiscano alla gloria del
Creatore le bellezze corporee dei mondi, nello stesso modo che fa
l’uomo per il suo mondo più piccolo». 5
4) Oltre che possibile, verosimile e probabile, l’abitabilità di altri
pianeti la vedrei anche desiderabile. Questi eventuali abitanti di altri
mondi potrebbero (in maniera non sperimentabile) esserci anche di
protezione e aiuto, specie nel nostro cammino spirituale, e in tal caso
potrebbero continuare a farlo soprattutto oggi, vedendo la nostra
crescente diminuzione di religiosità.

Se esistono, essi, infine, non possono non preoccuparsi e non


interessarsi del problema ecologico del nostro mondo, prevedendo,
meglio di noi, che sulla strada intrapresa esso finirebbe – sia pure a
lunga scadenza – per farsi invivibile. Su questo argomento, ad
esempio, possiedo vari messaggi di un contattista di Nicolosi
(Catania), Eugenio Siragusa, deceduto all’età di ottantanove anni. Essi
mi sono pervenuti tramite un carissimo amico, Salvatore Ferrara, che
lavora a Locarno come dirigente infermieristico in psichiatria. Costui
nel marzo del 2004 mi aveva svelato una notizia assai interessante e
riservata: il presidente degli Stati Uniti Eisenhower aveva conosciuto
Siragusa tramite degli intermediari ed era rimasto poi in contatto
epistolare con lui. Alcune lettere del presidente con le relative buste
sono indirizzate «to my dear brother Eugenio».
Negli anni Cinquanta Siragusa aveva previsto l’inquinamento
atmosferico. Nel 1952 (era il 25 marzo) alle ore 3.30 del mattino sul
lungomare di Catania avrebbe visto per la prima volta un disco
volante che avrebbe mandato verso di lui un raggio di luce. Da quel
giorno avrebbero avuto inizio i vari contatti con gli extraterrestri.
Sia come sia, nel 1953-1954 aveva previsto che le prime centrali
nucleari non avrebbero funzionato bene e avrebbero costituito un
pericolo costante per l’umanità, drammaticamente constatato con
Chernobyl; poco dopo prevedeva il terrorismo nucleare, che
purtroppo oggi è una realtà. Lungo sarebbe elencare altre previsioni.
Accenno solo ad altre due: precedentemente all’arrivo delle nostre
sonde sulla Luna prima e su Marte poi, Siragusa aveva previsto in
entrambi i casi che esse avrebbero trovato ghiaccio, com’è avvenuto.
Va detto che quest’uomo aveva frequentato, da bambino, solamente i
cinque anni della scuola elementare.
Come poi conciliare l’esistenza degli extraterrestri con la
Redenzione di Cristo non è un problema. San Paolo nella prima lettera
ai Colossesi dice che Cristo è centro e capo della creazione
dell’Universo. Non esistono pertanto dei mondi che non abbiano un
riferimento a Lui; dai testi biblici si può affermare che Cristo, come
Verbo Incarnato, esercita il Suo influsso su tutti i possibili pianeti
abitati.
Riporto quanto scrive san Paolo nella citata lettera ai Colossesi
(1,16-20): «Per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose sia visibili
che invisibili: i poteri, le forze, le autorità, le potenze. Tutto fu creato
per mezzo di Lui e per Lui. Cristo è prima di tutte le cose e tiene
insieme tutto l’Universo… Piacque a Dio fare abitare in Lui ogni
pienezza, e per mezzo di Lui ha voluto rifare amicizia con tutte le
cose, con quelle della Terra e con quelle del cielo, per mezzo della Sua
morte in Croce Dio ha fatto pace con tutti».

Cosa si legge nella Sacra Scrittura


Esistono varie frasi, sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, nelle
quali non si può non intravedere un orientamento a favore. Voglio
comunque citarne una che parla espressamente dell’esistenza di altri
pianeti abitati; nella celebrazione della santa messa mi è capitato più
volte di leggerla; si tratta del versetto 1 del Salmo 23: «Del Signore è la
Terra e quanto contiene, l’Universo e i suoi abitanti». 6
Un esperto esegeta, padre Aristide Serra dei Servi di Maria,
professore all’Università Marianum di Roma, mi ha precisato che
nella parola “universo”, che si trova nella Bibbia ben 66 volte, è
implicita la presenza di altri mondi abitati.
Circa poi frasi che orientano a favore, mi limito a citarne due:
prendo la prima dal Salmo 95, che al versetto 11 afferma: «Gioiscano i
cieli ed esulti la Terra». La seconda è nel Vangelo di san Giovanni: al
capitolo 10,16 è scritto: «Ho altre pecore, che non sono di questo ovile;
anche quelle bisogna che io conduca».

Che cosa ne pensa la Chiesa


Dopo aver accennato alla interpretazione della parola “universo”, la
Chiesa non poteva non manifestare in una forma migliore il suo
atteggiamento favorevole all’esistenza di altri pianeti abitati, se non
dedicando l’ultima domenica dell’anno liturgico alla festa di Cristo Re
dell’Universo; e questa universalità del Suo regno viene ripetutamente
ricordata e sottolineata nei testi delle tre sante messe della domenica.
Tutto considerato, mi sembra di poter affermare che in tale
domenica vi è anche – e insieme – la festa dei mondi e dei pianeti
abitati!
Mi farò dunque promotore di questa iniziativa, aiutato senz’altro
dalle preghiere degli extraterrestri medesimi.

Alcune testimonianze a favore


A favore dell’abitabilità di altri pianeti esistono varie testimonianze di
laici, teologi e di persone morte in concetto di santità e per le quali è
iniziato o completato il processo di canonizzazione. Ovviamente mi
limito solo ad alcune.
Per quanto concerne i laici, ne riporto una di un grande scienziato
francese, Charles Richet (1850-1935), di cui ho già parlato all’inizio; è
importante qui notare che egli era un materialista. Ebbene, nel suo
Traité de métapsychique scriveva: «Con quale diritto coi nostri sensi
limitati, la nostra intelligenza […] oseremo affermare che
nell’immenso cosmo l’uomo è il solo essere intelligente? […] Che
esistano forze intellettuali diverse da quelle dell’uomo […] non
solamente è possibile, ma è estremamente probabile. Si può anche
pretendere che sia certo. È assurdo supporre che la sola intelligenza
della natura sia la nostra». 7
Per quanto riguarda i teologi:
1) Il cardinale Nicola Cusano (1401-1464), filosofo e scienziato,
diceva: «Non c’è stella dalla quale siamo autorizzati a escludere
l’esistenza di esseri, sia pure diversi da noi».
2) Il gesuita e astronomo padre Angelo Secchi (1818-1876) scriveva:
«È assurdo considerare i mondi che ci circondano come enormi deserti
inabitati e cercare il significato del nostro universo in questo nostro
piccolo mondo abitato».
3) Il noto predicatore domenicano padre Jacques-Marie-Louis
Monsabré (1827-1876), francese, riteneva verosimili altre esistenze di
creature viventi, comprese tra quelle degli esseri umani e degli angeli,
argomentando sul principio: natura non facit saltus.
4) Il già citato padre inglese Thurston scriveva: «Chi può affermare
che non vi siano altri esseri intelligenti nell’Universo di Dio oltre a
queste tre categorie di angeli, demoni e persone umane? Io non
intendo affermare come fatto positivo la possibilità implicitamente
contemplata in questa domanda; mi limito a domandare: chi lo può
asserire?». 8
Per quanto concerne le persone morte in concetto di santità ne
ricordo due:
1) Il salesiano Servo di Dio don Andrea Beltrami (1870-1897); è noto
come egli pregasse molto per i possibili abitanti di altri pianeti.
2) Padre Pio da Pietrelcina, assai noto e oggi già santo. Gli fu
chiesto: «Padre, dicono che in altri pianeti ci sono creature di Dio».
Risposta: «E che, vorresti che non ci fossero, che l’onnipotenza di Dio
si limitasse al piccolo pianeta Terra? E che, vorresti che non ci fossero
altre creature che amano il Signore?».
Altra domanda, sempre a Padre Pio: «Padre, ho pensato che la
Terra è un niente di fronte agli astri e a tutti gli altri pianeti». Risposta:
«Eh, sì, e noi usciti dalla Terra siamo nulla! Il Signore non avrà certo
ristretto la Sua gloria a questo piccolo pianeta. In altri ci saranno degli
esseri che non avranno peccato come noi!». 9

1. H. Thurston, La Chiesa e lo spiritismo, Milano 1937, p. 179.


2. Ivi, p. 157.
3. ML 37, 1246.
4. Diaeta Salutis, tit. 7, c. 1, Verona, p. 183.
5. J. Pohle, Die Sternen Welt und ihre Bewohner, Colonia 1904, p. 407.
6. Messalino quotidiano, Casale Monferrato 1984.
7. Ch. Richet, Traité de mètapsychique, pp. 187-88.
8. H. Thurston, op. cit., p. 3.
9. Don Nello Castello, Così parlò Padre Pio, Vicenza 1974.
UFO : il fattore contatto
Introduzione
Dopo oltre quarant’anni di impegno militante in
ufologia

Questo libro tenta di fare il punto più aggiornato sul tema degli UFO a
sessant’anni dalla sua prima eco sulla stampa (il 24 giugno 1947 in
USA , grazie all’avvistamento del pilota privato Kenneth Arnold). E lo
fa senza troppi preamboli ed entrando nel cuore del problema,
riprendendo discorsi ormai arcinoti e quasi scontati a livello di
pubblica opinione e che d’altronde chi scrive ha proposto inizialmente
nel 1974 col best seller UFO : la congiura del silenzio e poi ripreso e
ampliato, nel 1994, con l’ancor più fortunato e diffuso UFO : Top Secret.
Non è ormai più questione di credere o no: infatti il fenomeno esiste,
resiste e persiste sempre e dovunque, a dispetto di qualsiasi obiezione
o spiegazione di comodo, e perfino gli scettici ne ammettono la realtà.
Ed è, prima che una questione storica e tecnico-scientifica, un delicato
problema politico-militare e di intelligence, ormai parte integrante
degli Arcana Imperii. Come ha rilevato il professor Federico Di
Trocchio, docente di Storia della scienza all’Università di Lecce, la
scienza non ha prestato sufficiente attenzione al tema degli UFO
perché, in nome dell’ordine pubblico e della ragion di Stato, esso è
stato ovunque oggetto di massimo riserbo, con relativa secretazione
dei dati da parte di militari e Servizi segreti. Che hanno così depistato
e ingannato l’opinione pubblica (e anche gli scienziati) screditando i
testimoni, falsificando i fatti, imponendo il silenzio e facendo
disinformazione per evitare il diffondersi nelle masse di timori,
allarmismi, sfiducia nelle autorità e reazioni psicosociologiche di
difficile controllo. Ci sono abbastanza elementi per la più stimolante
spy story. Solo che la fiction non c’entra, perché è tutto vero.
E tant’è.
Notoriamente, l’ufologia non è una scienza, bensì lo studio
scientifico interdisciplinare dei fenomeni UFO, indicati come tali a
livello mediatico dal 1947 ma noti anche in precedenza.
Fenomeni fisici, strumentalmente rilevati e quantificabili, sotto
controllo intelligente e di matrice tecnologica, di cui si parla da quasi
sei decenni, e di fronte alla enorme massa dei quali (più di un milione
di segnalazioni con oltre 150.000 eventi documentati) sono cadute una
dopo l’altra tutte le ipotesi “convenzionali”: quella di mezzi volanti
tradizionali male osservati e interpretati, quella di fenomeni fisici
atmosferici e astronomici, quella psicologica e quella di un’arma
segreta. Per dare sempre maggiore spazio e consistenza all’origine
allogena, ovvero estranea al nostro mondo, di tale fenomeno
intelligente: la Extra-Terrestrial Hypothesis (ETH ) o “ipotesi
extraterrestre”. Piaccia o no.

Quattro decenni di attività ininterrotta


Ma che cosa ci attende sul fronte ufologico nel nuovo millennio? Negli
ultimi quarant’anni chi scrive è stato, per un curioso scherzo del
destino (la possibilità, già da bambino decisamente precoce, di leggere
e scrivere l’inglese e l’esperanto), l’unico sulla scena ufologica italiana
che abbia conosciuto e quindi sia stato in grado di raccordare
l’ufologia di oggi (quella del professor Joseph Allen Hynek, il famoso
scienziato astrofisico americano della Northwestern University
indicato come il “padre dell’ufologia”, per intenderci, a cui mi legava
un profondo rapporto personale) a quella “mitica” degli anni
Cinquanta che nonostante tutto ho in parte vissuto, corrispondendo
febbrilmente per anni (senza mai dichiarare la mia giovanissima età)
con il NICAP (National Investigations Committee on Aerial
Phenomena) del maggiore Donald Keyhoe a Washington, l’APRO
(Aerial Phenomena Research Organization) di Coral e Jim Lorenzen e
lo stesso “contattista” George Adamski che si diceva in contatto con i
piloti extraterrestri degli UFO dagli USA , la «Flying Saucer Review»
inglese, l’ingegnere francese Aimé Michel, il professor Alfred Nahon
dalla Svizzera, i tedeschi Veit e Schneider e perfino i ricercatori
dell’Est, a dispetto della Guerra Fredda (dall’esperantista polacco
Kazimierz Zaleski all’esperto spaziale sovietico Ary Sternfeld). Sono
stato e sono dunque, mio malgrado, “testimone del tempo” pur
avendo oggi “solo” sessantadue anni. E poiché ne ho viste e ne so
davvero tante – abbastanza per parlare con cognizione di causa – ho
molti amici ed estimatori e così pure qualche (e irriducibile) nemico
giurato fra chi, a vario titolo, mistifica l’argomento. Negli anni
Sessanta, l’ufologia vissuta in sordina nel periodo “eroico” di fine anni
Cinquanta, dominato in America (oltre che da quelle sopra ricordate)
dalle figure di Edward Ruppelt (già capo del Project Blue Book
dell’USAF , l’aviazione militare statunitense) e dello scienziato Morris
K. Jessup, e in Italia da pionieri come il professor Thayaht e il console
Alberto Perego, mi ha visto attivo all’estero dal 1960-1961 (come
corrispondente, a diciassette anni, del LUFORO londinese, precursore
dell’odierno BUFORA britannico), mentre continuavo a raccogliere
documentazioni da tutto il mondo, formandomi su fonti, libri e
documenti introvabili in Italia. Ho così via via constatato da parte
delle autorità, tese a liquidare una questione scomoda, l’esistenza
concreta del debunking (“discredito”) e della “congiura del silenzio”, la
calcolata strumentalizzazione della ciarlataneria e del “contattismo”
più deteriori, la farsa della Commissione Condon dell’Università del
Colorado finanziata dall’aeronautica militare americana per avere una
scusa preorchestrata per chiudere il suo sempre più scomodo Project
Blue Book, e quarant’anni fa sono stato dunque fra i fondatori del
Centro ufologico nazionale italiano (CUN ). I miei modelli sono stati
ricercatori e scienziati quali James McDonald, Frank Edwards,
Antonio Ribera, Aimé Michel, René Foueré, Allen Hynek, Jacques
Vallée, Donald Keyhoe, i coniugi Lorenzen e John Fuller, un
giornalista investigativo di razza, il primo a far conoscere la realtà del
fenomeno delle abductions, i “rapimenti da UFO ” e che dagli USA venne
anche in Italia a occuparsi del caso Seveso, l’inquinamento da diossina
nella provincia di Milano. Nel frattempo, al di là della Cortina di ferro
sviluppavo per via epistolare (di persona lo farò in loco solo nel 1974)
concreti e insperati rapporti con gli studiosi del settore dell’URSS , da
Kazantsev a Jirov, da Zhigel a Tikhonov, da Bozhic a Shatsky.
Poi, con gli anni Settanta, il mio inatteso coinvolgimento dall’alto
(quale giovane ufficiale di complemento dell’arma di artiglieria)
presso la III brigata Missili della NATO a Portogruaro per una
conferenza ufficiale di aggiornamento per l’esercito italiano sul tema,
che sarà poi pubblicata sulla «Rivista Militare» (e regolarmente
retribuita con la singolare motivazione: «Vs. contributo personale alla
formazione dei quadri»), la nuova “ondata” italiana del 1973 dopo il
mio ritorno alla vita civile, l’avventurosa visita agli ufologi russi di
Mosca e Leningrado (Kazantsev, Zhigel, Bozhic, Rotsius, Fomin,
Ivanova), il disincanto per il pur geniale Jacques Vallée e quindi il
successivo consolidamento in USA dei rapporti con gli astrofisici
Hynek e Sturrock e i loro rispettivi organismi di studio e ricerca
(CUFOS e SSE ), il Mutual UFO Network (MUFON ) e Leonard Stringfield
(antesignano della ricerca sugli UFO crashes, gli incidenti relativi agli
UFO precipitati e schiantatisi per avaria e il loro recupero); mentre in
Francia viene creata la commissione ufficiale GEPAN (poi divenuta
SEPRA e in seguito GEIPAN ), alla Camera dei Lords e all’ONU si parla di
UFO e il CUN , a ridosso della “grande ondata” italiana del 1978, inizia
un dialogo formale, mio tramite, con il ministero della Difesa italiano
che (dopo avermi informalmente utilizzato per cinque anni tramite
l’Ufficiale I – “I” sta per “intelligence” – del COM.MILI.TER o Comando
militare territoriale della Regione militare Tosco-Emiliana, generale
Michelangelo Privitera come consulente tecnico sul tema) mi inoltrerà
“d’ordine” il primo dossier militare ufficialmente fornito a un civile
con tanto di lettera di accompagnamento firmata dal generale di
brigata Enzo Battaglia. Quindi gli anni Ottanta con il coinvolgimento
semiistituzionale in Inghilterra e Francia rispettivamente alla Camera
dei Lords e al GEPAN , la richiesta di una collaborazione giornalistica
(protrattasi per tre lustri) sul tema UFO da parte del direttore della
«Rivista Aeronautica» dell’aeronautica militare generale Antonio
Duma, la crescente attenzione ai casi di recupero di oggetti volanti
non identificati schiantatisi al suolo per avaria (in particolare il caso
Roswell) e alle misteriose “mutilazioni animali” studiate a fondo da
Linda Howe, mentre Budd Hopkins e Whitley Strieber attirano
l’interesse internazionale sul problema delle abductions, si sviluppa la
controversia sul caso del contattista Meier, si fa sempre più ricorso in
USA al Freedom Of Information Act (FOIA ) per ottenere dal governo
americano documenti ufficiali, affiora il controverso dossier sul
Majestic-12 e si parla con sempre maggiore insistenza dell’Area 51 in
rapporto agli UFO .
Continuando a seguire il tema, con il 1985 l’impegno professionale
del sottoscritto si orienta nel contempo verso il settore spaziale,
attraverso una società del comparto aerospaziale fiorentino, che
comporterà dirette e indirette collaborazioni con l’ASI (l’Agenzia
spaziale italiana), l’ESA (l’Agenzia spaziale europea), l’Università di
Firenze (dove chi scrive svolgerà per un decennio l’attività di
assistente volontario nel corso di architettura e abitabilità dello spazio
extraterrestre tenuto dall’amico e socio architetto Daniele Bedini
presso il dipartimento Processi e metodi per la produzione edilizia
della facoltà di Architettura dell’Università di Firenze), l’International
Space University di Strasburgo (come visiting lecturer) e il SETI (Search
for Extra-Terrestrial Intelligence), l’organismo internazionale di
radioastronomia per l’individuazione di segnali intelligenti
dall’universo. E a questo riguardo ci sarà un coinvolgimento inatteso,
con due relazioni scientifiche sul tema dei problemi di un futuro
contatto fra umanità e alieni (anticipanti l’odierno approccio della
cosiddetta “esopolitica”) presentate ai congressi della Federazione
astronautica internazionale a Brighton (1987) e Bangalore (1988) ai fini
della stesura del SETI Post Detection Protocol suggerente il da farsi nel
caso.
In parallelo con questa attività tesa a studiare e accreditare
l’ufologia a livello scientifico non ho peraltro evitato di affrontare la
controversa questione di chi si diceva in contatto – episodico e casuale
ovvero selettivo e continuato che fosse – con esseri extraterrestri. Ne è
scaturita una giustificata posizione di scontro frontale con ogni realtà
fasulla e con soggetti fonti di discredito per il problema (dagli acritici
ed esaltati supporter spiritualisti del contattista siciliano Siragusa allo
pseudostigmatizzato Bongiovanni, fino all’ateo francese
“ambasciatore” degli alieni nonché “profeta” Rael), ma anche la
constatazione del carattere reale di certe manifestazioni i cui
protagonisti mi hanno vincolato al silenzio e che talvolta mi hanno
anche coinvolto direttamente. Quanto agli UFO intesi come
manifestazioni tecnologiche intelligenti (nel 1963 a livello casuale e
individuale e nel 1978 durante un’attività di sky-watch con una decina
di persone), sono stato anch’io testimone diretto di avvistamenti
significativi. Come peraltro tanti altri in Italia.

Un pericolo insidioso
Nello stesso periodo, fra gli anni Ottanta e Novanta, un nuovo
pericolo, insidioso e sottile, si profila con il manifestarsi di un diverso
“approccio” all’ufologia: la teoria sociopsicologica, screditante forma
di debunking strisciante tesa a negare non solo la teoria extraterrestre
ma anche l’oggettività del fenomeno e a farlo ritenere solo un “mito”.
Tanto più pericolosa in quanto fenomeno interno alla comunità
ufologica, generato da insoddisfazione e incapacità di trovare precise
risposte in una situazione di stallo e caratterizzata da troppi
interrogativi. Vera e propria micidiale “quinta colonna” scettica e
negativa, che si è manifestata in parecchi paesi (Francia, Italia, Spagna,
Germania, Inghilterra, Argentina). A tali neoufologi agnostici va
ascritta la grave responsabilità storica della speciosa frammentazione
“ideologica” e di conseguenza dell’indebolimento del fronte militante
e della ricerca attiva nel settore: un risultato che gli stessi Servizi
segreti USA , che negli anni Settanta avevano ad esempio neutralizzato
il pericoloso NICAP infiltrando loro agenti nella logica del divide et
impera fino a controllarlo del tutto, non avrebbero saputo ottenere in
modo migliore, tanto che si è pensato a un deliberato “cavallo di
Troia” della CIA che avrebbe abilmente strumentalizzato a distanza i
“dissidenti” neoufologi. Brillanti enfants prodiges caduti così nella
perversa trappola del proprio ego. E giungiamo così agli anni
Novanta, con informazioni in buona parte inquinate dalla
controinformazione governativa USA quali quelle sul caso Guardian, le
nuove documentazioni sul Majestic-12 e i fatti di Gulf Breeze; ma
anche con il montare del fenomeno dei crop circles o “cerchi nel grano”
dall’Inghilterra ad altri paesi, e con le “ondate” in Russia, Belgio,
Messico e Brasile, il rilascio di documenti del KGB dell’ex URSS da me
divulgati previa informativa agli organismi di Stato e di governo
italiani, il controverso Santilli Footage sull’autopsia di due presunti
alieni ancora tutto da chiarire, l’iniziativa ufficiale mancata del
Parlamento europeo portata avanti dal fisico Tullio Regge, il
coinvolgimento dello psichiatra di Harvard John Mack nello studio
delle abductions, il sostanziale allineamento dei sostenitori della teoria
sociopsicologica a organismi dichiaratamente scettici o addirittura
antiufologici (quali il CSICOP statunitense, Alternativa Racional in
Spagna e il CICAP in Italia) e la più recente tendenza manifestata in
Europa dalle autorità militari in Spagna, Belgio, Svizzera, Inghilterra,
Finlandia e Italia (e, fuori dell’ambito NATO ed europeo, anche in
Francia, in Cina, nell’ex URSS , in Cile, in Uruguay, a Cuba, in Messico e
in Brasile) ad “aprire” i dossier militari sugli UFO agli atti presso i
rispettivi ministeri della Difesa.
Nel contempo, vari personaggi legati all’intelligence USA (i
cosiddetti “rivelatori”, dall’ex agente della CIA John Lear
all’autorevole colonnello Philip Corso) emergono rivelando presunti
dati top secret sul cover up (“insabbiamento”) governativo relativo agli
UFO e agli alieni. Tutte cose non sempre verificabili, ma in parte anche
concrete e importanti, messe a fuoco nel corso degli ultimi quindici
anni dai simposi mondiali sugli UFO da me coordinati con il governo
di San Marino, che hanno tra l’altro visto autenticare documenti
storici confermanti la realtà di un primo studio ufficiale del problema
in Italia negli anni Trenta, in pieno Ventennio: il Gabinetto RS /33 (RS
sta per “ricerche speciali” e 33 indicherebbe l’anno della costituzione)
formalmente presieduto da Guglielmo Marconi e voluto dal capo del
governo per studiare e replicare la tecnologia dei VNC o Velivoli non
convenzionali (come il fascismo chiamava gli UFO ) di forma tonda
segnalati dalla regia aeronautica sull’Italia del Littorio e che gli italiani
credevano armi segrete della Francia oppure dell’Inghilterra o magari
della Germania (ovviamente non lo erano affatto, e gli studi teorici
sulla superaviazione portati avanti in Italia con fini di retroingegneria
furono poi ereditati nel 1944-1945 dai nazisti, che nel frattempo erano
riusciti a convincere il Duce che i VNC erano una loro arma,
concorrendo così alla decisione di Mussolini di entrare in guerra al
loro fianco). Tutto questo in un clima di generale interesse di pubblico
nei confronti del problema e delle questioni a esso connesse, dominato
dalle nostre iniziative a livello editoriale (riviste, libri, video,
collezionabili) e anche politico (al Parlamento italiano, fra il 1978 e il
1984, e al Parlamento europeo, fra il 1994 e il 2004). In USA è stimato in
almeno il 53 per cento degli adulti (dato pressoché speculare per
l’Italia) il consenso, ormai maggioritario, attribuito dalla gente
all’argomento. E nel 2000, al simposio mondiale di San Marino, lo
stato maggiore dell’aeronautica militare italiana fa relazionare su mio
invito il responsabile del Reparto generale sicurezza in uniforme sui
casi ufficiali di UFO in Italia. Sempre più accettato, l’argomento pare
ormai definitivamente uscito dal guado che ha attraversato durante
gli ultimi sei decenni, dunque. Nessuno – scettico prevenuto e non
documentato ovvero negatore d’ufficio in mala fede di una questione
annosa e scomoda – osa più negare la realtà del fenomeno e il
problema, infatti. Ma non è così semplice. La presenza sempre più
scomoda e innegabile degli UFO è in effetti una cosa; tutto un altro
conto sono i vari tipi di coinvolgimento delle autorità nella questione
in questi ultimi anni. Anche se chi scrive è accreditato e stimato nelle
sedi competenti, con alle spalle la direzione dell’enciclopedia
multimediale UFO dossier X, molteplici collaborazioni radiotelevisive
per le reti di RAI e Mediaset, TSI , La Sette e Telepadania, la direzione
delle riviste «UFO Notiziario» del CUN , «Archeomisteri» e «Gli Speciali
dei Misteri» per il Gruppo Editoriale Olimpia e una trentina di titoli
divulgativi a grande diffusione con traduzioni in inglese, spagnolo,
tedesco, rumeno e brasiliano. Nondimeno il pubblico ormai mi
conosce, mi riconosce per la consolidata immagine mediatica e
radiotelevisiva in particolare (dalle tante trasmissioni di
approfondimento giornalistico ai più vari programmi popolari di
intrattenimento dal 1967 in poi, presentati da noti personaggi e
anchormen come Enza Sampò, Dina Luce, Gianni Bisiach, Arnoldo
Foà, Maria Rosaria Omaggio, Giovanni Minoli, Lorenza Foschini,
Mino Damato, Giorgio Medail, Bruno Mobrici, Maurizio Costanzo,
Johnny Dorelli, Alessandro Cecchi Paone, Fabio Fazio, Catherine
Spaak, Roberto Giacobbo, Andrea Vianello e Claudio Brachino tanto
per citare soltanto alcuni dei più noti fra i tanti) e mi stima abbastanza,
e tanto è sufficiente per essere presi sul serio quanto basta com’è
giusto, anche se le autorità preferiscono da sempre fare lo gnorri per
non compromettersi con qualcosa che sanno anche se non capiscono
(o preferiscono non capire) appieno e che si pensa sia meglio tacere o
rimuovere in quanto solo fonte di problemi. Sul serio a tal punto che
ormai si constata un fattore prima impensabile: una volta i media
riportavano le notizie sugli avvistamenti e stava agli ufologi
verificarle in seconda battuta, com’è noto. Oggi Internet ha cambiato
tutto: in Italia come altrove la gente, giustamente consapevole del
fatto che i giornalisti, non sempre affidabili, usano e talvolta
strumentalizzano pro domo sua le notizie per fini editoriali, ha da
tempo preso a ignorare i media tradizionali quando si tratta di riferire
un avvistamento e preferisce rivolgersi direttamente agli ufologi più
noti e accreditati (che hanno il vantaggio di garantire a richiesta la
privacy e l’anonimato). Il risultato è che i tradizionali canali di
informazione vengono bypassati, e privilegiati così gli studiosi. Si
pensi che il sito Internet del Centro ufologico nazionale che ho l’onore
di presiedere (http://www.cun-italia.net), da sempre seguito dal
webmaster e segretario generale Vladimiro Bibolotti, ha registrato un
incremento esponenziale delle proprie visite, superando ogni migliore
previsione di crescita del numero degli utenti che vi accedono. Per
raggiungere e superare la fatidica e più che rispettabile soglia del
milione di visite ci sono infatti voluti sette anni fra la fine del 1998 e
quella del 2005, mentre nel solo 2006 è stato registrato un totale
superiore al 50 per cento delle precedenti visite: oltre mezzo milione!
Naturalmente il CUN può sempre essere contattato anche per lettera
presso il proprio Coordinamento nazionale gestito da Simona
Camiolo (Centro ufologico nazionale, C.P. 165, 52100 Arezzo). Sia per
via informatica sia per via postale si potrà così accedere alla rete locale
dei referenti e corrispondenti del Centro per il miglior seguito.

UFO : dagli USA all’Europa


Dopo l’“addomesticata” e pianificata farsa del Rapporto Condon
dell’Università del Colorado, con il 1970 le indagini governative sugli
UFO del Project Blue Book si sono chiuse in USA , e il tutto è passato
all’intelligence (CIA , DIA , NSA , FBI ecc.), seppur con ben 701 casi
inspiegabili rimasti ufficialmente agli atti. Da allora gli USA hanno
cercato di contenere il tema a tutti i costi e con ogni mezzo. E non per
nulla c’è chi ritiene che l’iniziativa di Sir Eric Gairy, il primo ministro
dello Stato caraibico di Grenada che nel 1978 era riuscito a presentare
all’ONU un progetto di costituzione di una Commissione
internazionale permanente delle Nazioni Unite sugli UFO (ne
dovevano fare parte l’astrofisico statunitense già consulente scientifico
del Project Blue Book Joseph Allen Hynek, il direttore del GEPAN
francese Claude Poher, il responsabile della banca dati ufologica
UFOCAT David Saunders già autore del “contro-rapporto” Condon
UFO s? YES !, il brillante astronomo e informatico franco-americano
Jacques Vallée e l’astronauta americano Gordon Cooper), dopo i suoi
contatti con il segretario generale Kurt Waldheim sia stata
direttamente sabotata dai Servizi segreti USA . La commissione, infatti,
doveva essere formalizzata nel corso della successiva assemblea
generale previa la formale messa in agenda della questione dello Stato
promotore, Grenada. Il che però non avvenne, annullando tutta la
procedura ormai al suo punto d’arrivo, perché un colpo di Stato
rovesciò il governo di Gairy. Ma chi aveva finanziato il golpista
Bishop (poi destinato a essere eliminato dagli USA )? Quel che è certo è
che gli Stati Uniti, estremamente contrariati dall’iniziativa e decisi a
ostacolarla, tirarono un respiro di sollievo…
Al riguardo, però, l’Europa costituisce anche per l’America una
realtà di difficile gestione. Nel 1976, in Spagna, lo stato maggiore
spagnolo passa informalmente al giornalista Juan José Benitez un
dossier di casi ufologici militari che l’interessato divulga. Nel 1977, a
contraltare delle ricerche riservate condotte dagli USA , la Francia crea
un ente governativo, scientifico e civile, presso il CNES (Centro
nazionale studi spaziali) di Tolosa: il GEPAN , diretto prima da Claude
Poher e poi da Alain Esterle e in seguito destinato, con Jean-Jacques
Velasco, ad assumere la denominazione di SEPRA fino al “siluramento”
di quest’ultimo e alla sua successiva trasformazione nell’odierno
GEIPAN . Nel 1978, in Italia, a seguito di una serie di passi ufficiali, lo
stato maggiore della Difesa invia d’ordine (e con tanto di lettera di
accompagnamento firmata dal generale Battaglia) un dossier di casi
ufologici militari al CUN e a chi scrive. Fra il 1978 e il 1979 alla Camera
alta del Parlamento britannico il conte di Clancarty, Brinsley Le Poer
Trench, innesca uno storico dibattito sugli UFO alla Camera dei Lords.
Nel 1979, successivamente alla “grande ondata” ufologica del 1978, il
governo Andreotti affida al II Reparto dello stato maggiore
dell’aeronautica (poi trasformatosi nel Reparto generale sicurezza o
RGS ) l’incarico di seguire il problema degli UFO in Italia. E dall’RGS a
tutt’oggi sono stati messi agli atti oltre 360 dossier ufologici. In
seguito, fra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta altri paesi
del Vecchio Continente si aprono al problema a livello pubblico, con
sorprendenti ammissioni ufficiali: l’URSS di Gorbaciov in piena glasnost
e perestrojka, il Belgio e la Svizzera. Quindi il crollo dell’Unione
Sovietica vede la diffusione (curata dal CUN in Italia) di uno scottante
dossier ufologico inizialmente secretato del KGB , il Servizio segreto
dell’URSS , e il tentativo, nell’ambito dell’Unione Europea, di costituire
un ente scientifico comunitario per lo studio degli UFO . E nel 2005,
seppur in conseguenza di una legge sulla trasparenza
dell’informazione, sarà il governo inglese ad aprire i propri archivi
sugli UFO .
Mentre in USA le autorità, dal 1970 in poi, hanno “blindato” del
tutto la questione, l’Europa pare muoversi diversamente. Ma
attenzione. Non dimentichiamo che oggi gli USA hanno a livello
globale un potere pressoché assoluto, e che possono condizionare non
poco gli altri paesi, specie se “amici e alleati”.
Insomma, non è tutto oro quel che luccica.
Nel 1992 in Spagna fu avviata una nuova politica dalle autorità
militari per quanto concerne il problema UFO , in apparenza tesa a
declassificare e a rilasciare ai ricercatori civili il materiale riservato agli
atti, e il plauso all’iniziativa fu generale.
Solo che i casi resi noti, in breve, si dimostrarono alquanto
“poveri”, in quanto il giudizio dei militari su di essi di rado si rivelava
tale da farli considerare di una effettiva importanza. Tale casistica, per
cui spesso erano suggerite spiegazioni convenzionali e perfino banali,
era pure inoltrata ad alcuni studiosi civili: ufologi che in quanto tali
avrebbero garantito la correttezza del giudizio avallandolo. E così è
stato. Troppe discrepanze e contraddizioni fra il materiale che –
mediante varie fonti indirette – si sapeva agli atti e quanto era
“declassificato” hanno però indotto nella comunità ufologica iberica
dei legittimi dubbi. In primis, che numerose documentazioni ufficiali
rilasciate siano state in effetti manipolate, “taroccando” in tutto o in
parte quelle originali per avanzare spiegazioni riduttive. In secondo
luogo, che gli studiosi civili coinvolti dai militari a “garanzia” del
materiale rilasciato e del giudizio ufficiale siano stati in concreto
strumentalizzati in un processo di cover up, ovvero che abbiano
operato a tal fine come elementi consapevoli. Infine, che tale iter
persegua l’obiettivo di “aprire gli archivi” del Potere solo per
dimostrare che in effetti anche i comandi militari non avrebbero poi
nulla di effettivamente concreto. Un coup de théâtre, dunque, allo scopo
di affossare del tutto la corsa degli ufologi ai rapporti ufficiali? O
fantasie di ricercatori malfidati verso gli organi militari, etichettati
come “cospirazionisti” da questi ultimi?
Può darsi. Ma anche in Inghilterra, come abbiamo detto, è avvenuto
qualcosa di simile, con il parziale rilascio di documenti del MOD
(Ministry of Defence) inglese. E pure in Italia documentazioni sugli
UFO sono state rilasciate dallo stato maggiore della Difesa. E lo stesso è
avvenuto in Belgio e in Svizzera.
Spagna, Inghilterra, Italia, Belgio, Francia e Svizzera a parte,
dunque, si tratta di paesi della NATO , l’alleanza militare che lega
l’Europa agli USA e che comporta il fatto che di ogni rapporto
significativo su “oggetti volanti non identificati” registrati dai paesi
membri Washington debba essere messa al corrente. Se in Europa si è
cominciato ad “aprire” alla questione, dunque, ciò non può essersi
verificato senza consultarsi con il governo USA .
Quanto emerso da tali aperture in Europa costituisce un insieme di
dati di estremo interesse e di fronte alla diffusione dei quali l’opinione
pubblica europea non ha reagito, in fondo, più di tanto. Se si trattava
di un test mirante a sondare le reazioni della gente, ciò può soltanto
aver verificato l’opportunità di certe caute ammissioni su tali
fenomeni e sul loro carattere intelligente.
Ora pare che anche l’America Latina si avvii a dire la sua. A parte
l’eccezionale precedente storico (1958) avvenuto in Brasile, in cui il
presidente della repubblica Juscelino Kubitschek (il fondatore di
Brasilia) aveva diffuso le foto di un UFO ripreso a bordo di una nave
militare brasiliana nell’isola atlantica di Trindade, fra il 2004 e il 2006
sono state le autorità militari del Cile, di Cuba, del Messico, del Brasile
e della Finlandia a rilasciare importanti documentazioni a sostegno
della realtà del fenomeno.
Si direbbe che questo “nuovo corso” miri a preparare gradatamente
la gente ad accettare la questione nei termini più soft possibili. Certo,
per gli USA è bene che tutto ciò si verifichi nelle province periferiche
dell’Impero americano, per non creare indesiderati problemi a casa
loro. Ed evidentemente si tollera tutto ciò apparentemente “per vedere
l’effetto che fa”…

Dagli UFO ai “rapiti”


Già. Come reagisce e sta reagendo la gente? A oltre cinquant’anni dal
primo porsi del fenomeno, attualmente più del 50 per cento del
pubblico accetta l’idea della realtà degli UFO intesi come astronavi
provenienti da altri mondi in visita alla Terra e di “incontri
ravvicinati” fra noi e gli alieni. Lo confermano i più recenti sondaggi
di opinione in USA e altrove. Ma c’è ben di più. Infatti finché si parla di
avvistamenti, passi. Quando si parla di “incontri ravvicinati del terzo
tipo”, contatti e addirittura rapimenti di testimoni coinvolgenti i piloti
degli UFO il discorso è diverso, in quanto allarmante e destabilizzante.
Com’è noto, la divulgazione della tematica relativa ai “rapimenti” o
“sequestri da UFO ”, comunemente indicati col termine inglese
abductions, ha preso il via dal libro inchiesta sul classico caso dei
coniugi americani Barney e Betty Hill, pubblicato in USA nel 1966 dal
giornalista John Fuller: The Interrupted Journey. 1 Ma in Italia la
questione resta in sordina fin quasi agli anni Ottanta. Quindi, nel 1984,
il giornalista italiano Rino Di Stefano dà alle stampe un
documentatissimo rapporto sulle allucinanti esperienze di un
metronotte genovese, Pier Fortunato Zanfretta, protagonista di una
serie di rapimenti successivi indotti dalle misteriose intelligenze
associate agli UFO . Un resoconto 2 che documenta non un episodio
isolato, ma una intera serie di sequestri da UFO riferiti a un rapito
italiano: quello che con un neologismo statunitense si definisce un
repeater, un caso cioè dominato da esperienze ripetitive delle stesse
manifestazioni. In precedenza, nel 1977, era andato in onda sul piccolo
schermo RAI l’originale televisivo del bravo Daniele D’Anza Extra,
rifacentesi a un altro caso statunitense di abduction, quello verificatosi
a Pascagoula nel Mississippi, protagonisti stavolta due pescatori,
Calvin Parker e Charles Hickson. Sarà nel 1987 che il fenomeno, già
divulgato dai coniugi Lorenzen, 3 acquisisce una crescente valenza con
la pubblicazione negli Stati Uniti di Intruders di Budd Hopkins 4 cui,
già nel 1981, lo stesso autore aveva fatto precedere lo sconvolgente e
tuttora inedito in Italia Missing Time, 5 un’opera chiave per
comprendere la natura di tali manifestazioni. Come già puntualizzato
dal dottor Leo Sprinkle, è in effetti dalla ricerca del “vuoto temporale”
ovvero del “tempo perduto” (o “mancante”) che prende il via tutta la
questione delle abductions. Ma quello stesso 1988 esce, sempre negli
Stati Uniti, il best seller Communion 6 di Whitley Strieber, ben noto
scrittore di romanzi horror e thriller che denuncia un rapimento da
UFO autobiografico. Sarà seguito da Transformation, 7 poi da
Breakthrough e The Secret School: Preparation for Contact, oggi seguiti dal
romanzo in tema The Grays (“I Grigi”). Strieber ha assunto un ruolo
tutto sui generis nel particolare scenario riferito al problema,
caratterizzato da una impostazione alquanto favorevole nei confronti
dei rapitori alieni che sarebbero all’origine delle abductions. Una
reazione opposta rispetto a un altro famoso rapito statunitense: Travis
Walton, al centro di una storia con ben sei testimoni da cui Hollywood
finì col ricavare un film, Bagliori nel buio (Fire in the Sky), di R.
Lieberman. Ma negli Stati Uniti i libri di due stimati professori
universitari, David Jacobs e John Mack, fra il 1992 e il 1997 impongono
definitivamente il tema nonostante l’uscita del libercolo di Philip
Klass, U F O Abductions: A Dangerous Game, critica scettica di un
pubblicista aeronautico chiacchierato per i suoi supposti collegamenti
all’intelligence dell’aeronautica militare statunitense e portavoce dello
CSICOP , l’ente scientista e scettico americano che ha idealmente nel
CICAP italiano il suo equivalente nostrano. Infatti da un lato lo storico
Jacobs, con l’eccellente Secret Life (1992), e dall’altro lo psichiatra di
Harvard John Mack con Abductions, Human Encounters With Aliens, 8
che avrà molteplici traduzioni in tutto il mondo, calamiteranno
definitivamente l’attenzione della scienza sul controverso fenomeno.
Mack avrà anche i suoi problemi, dovuti a un vano tentativo di
censura del senato accademico di Harvard, e ne uscirà a testa alta.
Morirà tragicamente in uno strano incidente in Inghilterra, investito
da un camion. Jacobs, successivamente al suo primo libro, pubblicherà
nel 1997 Threat: The Secret Alien Agenda, un approccio originale e
piuttosto allarmato al fenomeno. Al definitivo affermarsi del tema
delle abductions (parola ormai tradotta in italiano col neologismo
“adduzioni” ricavato dal verbo “addurre” desunto da to abduct,
“rapire” – con il participio passato “addotto” da abducted, “rapito” –
nel gergo tecnico degli addetti ai lavori italiani) hanno contribuito
altresì Budd Hopkins con le sue ultime opere Witnessed (“Con
testimoni”) del 1996 e il più recente Sight unseen (“Ci osservano senza
essere visti”, scritto con Carol Rainey) del 2003, il libro Fire in the Sky
(1996) dell’addotto Travis Walton, The Truth About Alien Abductions di
Peter Hough e Moyshe Kalman (1997) e l’interessante volume Without
Consent 9 dei britannici Carl Nagaitis e Philip Mantle. Presunta
adduzione: il caso Lonzi di Ken Paisli 10 presenta invece un altro caso
italiano di abduction venuto alla ribalta nella seconda metà degli anni
Novanta.
Ma sarebbe impossibile omettere il grande contributo della
compianta Karla Turner, autrice di Into the Fringe, Taken 11 e
Masquerade of Angels, cui di deve “al femminile” la chiave di lettura
dello sconvolgente problema. E donne sono altresì le ricercatrici Linda
Moulton Howe, da anni attiva anche su questo aspetto della
fenomenologia UFO , Yvonne Smith, che si è accostata all’argomento
dal punto di vista terapeutico (a livello di terapia di gruppo) per
supportare gli addotti nel superamento del trauma della loro
esperienza, Alice Bryant e Linda Seebach, autrici di Healing Shattered
Reality: Understanding Contactee Trauma (1991), volume teso a unificare
l’esperienza controversa del contattismo a quella dei sequestri da UFO
o adduzioni nello shock emotivo comune proprio dell’incontro dei
soggetti umani – li si guardino come protagonisti ovvero vittime – con
gli alieni.
Effettivamente si tratta davvero di “curare una realtà schiantata” da
un incontro traumatizzante e non voluto: quello con le intelligenze
degli UFO , siano esse da guardarsi in termini positivi oppure negativi.
E poco o nulla importa che gli alieni siano considerati una minaccia
(come opina Jacobs) ovvero creature alla ricerca di un rapporto di
incontro e comunione (come pensa Strieber) con la nostra specie,
orientati (come ritengono Hopkins e Mack) a una qualche “osmosi”
genetica e psichica – non necessariamente negativa – fra le due specie,
la umana e la loro.
Attualmente lo scenario indicato dalla Turner e da Mack, Hopkins
e Jacobs a livello autobiografico e da Strieber e Walton, suggerente
l’effettiva possibilità che creature non umane interagiscano con
l’uomo nell’ambito di sperimentazioni sistematiche a carattere medico
e genetico, è guardato con attenzione crescente, anche alla luce della
controversa questione degli “impianti” rinvenuti su alcuni
protagonisti di abductions. Su questo aspetto, è opportuno segnalare in
USA l’attività di un Derrel Sims e soprattutto del medico Roger Leir,
che ha chirurgicamente operato una serie di espianti su numerosi
addotti, documentati nel suo rapporto The Aliens and the Scalpel (“Gli
alieni e il bisturi”, 1999). Una specie extraterrestre mira a realizzare
davvero con noi un rapporto genetico e psichico fondato su un
programma prestabilito? Non soltanto se ne dice certo John Mack
(tragicamente ucciso da un incidente d’auto in Inghilterra nel 2004),
ma perfino il regista Steven Spielberg, che dopo il travolgente
successo di film come Incontri ravvicinati del terzo tipo nel 1977 e di E.T.
l’extraterrestre del 1981 ha sposato tale ipotesi, realizzando nel 2002 per
la TV il seguitissimo serial Taken, contrassegnato dal titolo
emblematico (letteralmente, “Presi”) del più noto libro della
compianta Karla Turner e andato in onda in Italia nel 2004.
Per gli scettici – che peraltro non riescono a spiegare i riscontri
oggettivi di alcuni casi – l’affermazione è fin troppo azzardata,
naturalmente. E si preferisce invocare possibili cause psichiche o
psicologiche all’origine di ciascun caso, come ha fatto a suo tempo
l’americano Lawson oppure – anche se prima e anche più
brillantemente – l’argentino Roberto Banchs. Ma il cosiddetto “trauma
natale” non spiega, lo ripetiamo, i riscontri esterni e oggettivi dei
diversi casi. Si pensi, in proposito, alla tuttora non sopita polemica
sulla “carta stellare” aliena tracciata in ipnosi regressiva da Betty Hill
e riferibile alla realtà di un cielo astrale quale apparirebbe visto dalla
prospettiva della stella Zeta della costellazione del Reticolo (presunto
luogo d’origine dei rapitori alieni della coppia), implicante astri
sorprendentemente scoperti solo in seguito. Un fatto contro cui si sono
scontrate anche le considerazioni agnostiche dell’astronomo Carl
Sagan, recentemente scomparso. Va comunque da sé che il fenomeno
trascende l’esperienza interiore. E se è un fatto che la regressione
ipnotica per riportare alla memoria dei singoli il vissuto del missing
time ha i suoi evidenti limiti, è pure vero che resta una strada ancora
da battere. In Italia, se si eccettua il precedente dei dottori Moretti e
Marchesan con il caso Zanfretta, solo negli anni Novanta il Centro
ufologico nazionale ha deciso di approfondire il delicato argomento,
garantendo nondimeno il pieno anonimato dei soggetti coinvolti. E un
questionario pubblicato di recente e diffuso in edicola dal CSA
(Comitato studi Abductions) del CUN , coordinato dal medico e
neuropsichiatra Giuseppe Colaminè, ha dato risultati stimolanti,
rivelando per il problema delle abductions delle dimensioni del tutto
inattese, molto superiori alle previsioni. Le esperienze “sommerse”
risultano in effetti tante, a cominciare da quella vissuta da un noto
scultore italiano addotto con la moglie durante una gita in montagna
prima della Seconda guerra mondiale da insolite entità umanoidi
indossanti tute aderenti scure e che sembravano non lasciare impronte
sulla neve. La coppia scomparve per un giorno, e – data l’età avanzata
– non desidera oggi sottoporsi a ipnosi regressiva per tema di
ricordare cose troppo spiacevoli e scioccanti che la loro psiche ha –
come nella maggioranza dei casi – in buona parte “azzerato” con un
processo inconscio di rimozione. Però non tutti lasciano perdere, e
alcuni vogliono ricordare e sapere per quanto possibile. Si pensi che,
nella scia di uno scrittore ben noto in USA come Whitley Strieber
(autore, al riguardo, dello sconcertante Communion), perfino un
premio Nobel (1994), lo scienziato americano Kay Mullis, non fa
mistero di avere probabilmente vissuto a livello diretto un’esperienza
riferibile alla fenomenologia delle abductions. E scusate se è poco.
Una fenomenologia che presenta dunque una valenza
internazionale e dimensioni planetarie. E risale a ben prima degli anni
Sessanta.

Anche nel passato


Si considerino i casi di Giovanni Aquilante e di Ghasim Faili (avvenuti
rispettivamente in Italia e Iran) nel 1954, e quello, nel 1957, del caboclo
brasiliano Antonio Villas Boas, verosimilmente obbligato a un
rapporto sessuale dai piloti di un UFO evidentemente interessati a
verificare le possibilità di un connubio fecondo fra la nostra specie e la
loro. E tutta una serie di sconcertanti tradizioni dei periodi
rinascimentale (cfr. la «Gazzetta di Norimberga» e il «Volantino di
Basilea»), medievale (nei Capitolari imperiali di Carlo Magno) e perfino
greco-romano (con i clipei ardentes degli storici latini), biblico (dai
Nephilim, stirpe sorta dall’unione esogamica fra gli angeli caduti e le
donne mediorientali, alla visione di Ezechiele) ed egizio (il
controverso papiro Tulli) ricollegabili al fenomeno. 12 Perché in realtà
gli addotti esistono da sempre, dal patriarca Enoch asceso al cielo con
i Veglianti angelici, al profeta Elia rapito su un angelico carro di fuoco
celeste nell’Antico Testamento. E pure il problema dei silfi di Magonia
e degli incubi e dei succubi va probabilmente visto, al pari di quello
degli angeli e dei demoni tradizionali, dei jinn dell’area culturale
islamica e dei deva indoariani con i celesti ed estremamente tecnologici
carri divini Vimana, in un’ottica diversa da quella tradizionale. Ma
che non per questo la contraddice.
Quel che è sicuro è che le adduzioni costituiscono un fenomeno
reale scomodo ma concreto, con cui sia gli ufologi sia gli scienziati
sono sempre più costretti a confrontarsi. Auguriamoci solo che la
chiave di lettura sia ottimistica, a dispetto del fatto che lo scenario che
noi veniamo trattati da parte di possibili alieni come delle cavie da
laboratorio ovvero degli animaletti da salotto o poco più non è certo
molto rassicurante e gratificante. D’altronde, noi come ci comportiamo
con gli animali da laboratorio? E i nostri cani e gatti, che pur amiamo,
non devono sottostare loro malgrado al nostro volere? Non
dimentichiamo che nel 1600 Giordano Bruno fu bruciato sul rogo a
Roma in Campo dei Fiori per avere affermato tra l’altro (nel suo De
l’infinito universo et mondi) che il cosmo è abitato da esseri che «stanno
all’uomo come l’uomo sta agli animali». Una prospettiva remota ma
anche attualissima…
Molteplici considerazioni hanno quindi conferito al problema
diverse valenze interpretative. Abbiamo così la visione intimista di
Strieber imperniata sulla “comunione” con i rapitori alieni, la nostra
trasformazione interiore e l’insegnamento che tale esperienza può
impartire alla razza umana; oppure la visione ottimista del grande
John Mack, cui fa da contraltare quella pessimista di David Jacobs
sull’integrazione forzata uomini-alieni; ovvero quella di Karla Turner,
vista a tinte negative e con gli occhi di una donna, oggetto passivo di
sperimentazioni biogenetiche sconcertanti ma non per questo
impossibili. Ed ecco che il cerchio si stringe e si chiude,
riconducendoci all’inquietante scenario dell’ibridazione e
dell’ingegneria genetica con noi esseri umani come porcellini d’India e
i nostri animali (con tutta la sconcertante casistica sulle MAM o
mutilazioni animali misteriose) come ulteriori cavie in corpore vili per
apparenti esperimenti biologici dei rapitori alieni, anche con il vario
coinvolgimento di incredibili “predatori” sanguinari zoologicamente
ignoti alla Chupacabras talvolta associati alla casistica ufologica. E
allora ecco scaturire, accanto a quelle sui più tradizionali rapitori
“Grigi” provenienti da Zeta Reticuli, incontrollabili voci e leggende
riferite a mostruosi quanto pittoreschi Insettoidi nonché ad aggressivi
e invasivi Rettiliani, tutti in un qualche rapporto “dietro le quinte” con
le autorità USA . Naturalmente a questo punto c’è chi potrebbe essere
tentato di assegnare un seppur minimo fondamento alla prospettiva
allucinante di un vero e proprio “patto scellerato” USA -alieni
prevedente per gli extraterrestri, in cambio di tecnologia agli USA , il
libero accesso ai nostri cieli attraverso l’Area 51 in Nevada, con
possibilità di prelevare ad libitum per fini di sperimentazione campioni
di vita terrestre non solo vegetale e animale, bensì anche e soprattutto
umana. Ma non basta. Ed ecco che per coloro che vogliono crederci c’è
anche chi in Italia teorizza e pontifica con aria estremamente seria e
suadente sul presunto controllo totale dell’umanità da parte di
sequestratori alieni giunti qui non solo per trattarci come bestiame da
allevamento, ma addirittura per “rubarci l’anima”: ovvero – complici i
nostri rinnegati “governanti occulti” (le lobby sovranazionali di potere
economico) che da sempre controllerebbero il mondo – per sottrarci e
fare propria quella peculiare (e immortale) forma di energia vitale (che
caratterizzerebbe la sola specie umana) di cui i nostri sequestratori
sarebbero privi e che pertanto parassiterebbero nei rapiti. Solo che (ma
guarda!) un’adeguata e decisa reazione psichica consapevole da parte
dei soggetti umani presi di mira varrebbe a mettere in fuga tali
“vampiri dello spazio”. Meglio così…
Scenari da film horror di infimo rango in bilico fra il diabolico e
l’esorcistico che, seppur innescati da qualche isolato elemento
inquietante, collocano evidentemente chi li delinea in una dimensione
pseudoufologica ai margini della pura follia ovvero, eventualmente,
della demonologia (che con gli UFO non c’entra). O non piuttosto della
malafede? Perché si possono anche affermare cose folli; ma se uno che
non lo è assume atteggiamenti da folle il discorso è assai diverso. In tal
caso, infatti, acquistano reale consistenza in chiave di intelligence ben
altri discorsi, legati al lucido operato di noti “agenti del discredito”
miranti solo a fare disinformazione sull’argomento innescando di
conseguenza il ridicolo e confondendo le acque a bella posta. Agli
occhi di certi ambienti la destabilizzante questione delle abductions
non potrebbe non suggerire una tale strategia.
Vediamo perché.

Rapimenti da UFO : alieni o terrestri?


Tornando ad argomenti certamente più seri e concreti, appare
importante, a questo punto, tenere presente in rapporto alle abductions
che il controllo dei ricordi in un qualsivoglia soggetto rapito
costituisce una precisa realtà a livello psicologico. E questo dicasi
anche per la rimozione, il mascheramento o l’induzione di “memorie”
ad hoc. Ciò premesso non c’è bisogno di aggiungere che il protagonista
di tali operazioni psicologiche potrebbe dunque essere, sì, un
extraterrestre non umano basso, esile, calvo, glabro, macrocefalo e dai
grandi occhi, ma anche un essere umano subdolamente interessato a
trasmettere e a consolidare tale classico cliché del rapitore alieno del
tipo “Grigio” per le sue precise e inconfessate finalità. Ed eccoci
dunque al punto: il delicato discorso sul controllo mentale condotto a
livello sperimentale da vari enti di intelligence e spionaggio USA , oggi
come ieri. Ben noti progetti top secret governativi statunitensi quali
Chatter, Bluebird, Artichoke e MK Ultra sono tutt’altro che fantasie. E
ancor meno lo sono le attività di remote viewing (“visione a distanza”)
ottenute grazie a sensitivi dalle particolari facoltà per organismi di
intelligence USA come la CIA , l’NSA e altri Servizi segreti.
Nel 1996 il Congresso e il Dipartimento di Stato americani misero
in atto una ristrutturazione dell’intelligence. Nell’ambito di tale
contesto si parlò pubblicamente anche del cosiddetto “spionaggio
psichico” e alcuni dirigenti del Servizio segreto USA rilasciarono varie
dichiarazioni in proposito. Si intendevano “tagliare i rami secchi” e
mantenere operativi solo quanti producessero risultati tangibili e
sicuri. Pertanto sarebbe stata data maggiore importanza alle sempre
più precise applicazioni del monitoraggio orbitale globale mediante
satelliti spia e sempre meno all’uso di sensitivi, in passato più volte
utilizzati in base a vari programmi (dal Project Stargate al Project
Scanate) da CIA (Central Intelligence Agency), NSA (National Security
Agency) e FBI (Federal Bureau of Investigation) per operazioni di
remote viewing che avevano consentito di visualizzare a distanza siti e
caratteristiche dell’arsenale militare sovietico. Emerse fra l’altro che
anche Uri Geller (l’israeliano divenuto famoso negli anni Settanta per
aver piegato cucchiaini di fronte a schiere di persone con la forza del
pensiero) sarebbe stato a libro paga della CIA . L’informazione
appariva doppiamente contraddittoria, in quanto da un lato si
ammetteva il coinvolgimento dell’Agenzia in ambito parapsicologico,
dall’altro si dava credito a qualcuno che lo aveva apparentemente
perso. In realtà Geller aveva a suo tempo superato tutte le verifiche
possibili effettuate in seguito a controlli scientifici incrociati in sede
accademica. Poi, però, il suo manager lo aveva spinto a esibirsi a
pagamento nei teatri di tutto il mondo come una star, con il risultato
di forzare la mano in certune occasioni. Effettuare con successo
determinati esperimenti a comando non era sempre possibile, e così le
esibizioni talvolta furono truccate. Scoperto ciò, i poteri di Geller
furono ritenuti una mistificazione, anche se non era così. Il Mossad
israeliano lo sapeva bene, tanto da “prestare” il sensitivo ai colleghi
USA . Il giovane si arricchì così con il suo lavoro per l’intelligence, che
fu d’altronde più che soddisfatta. Anche se non lo si può certo
considerare un contattista, Uri Geller, com’è noto, ha sempre
affermato che i suoi poteri psichici altro non sarebbero che un “dono”
ricevuto da esseri extraterrestri. Gli alieni, dunque, non solo non gli
avrebbero tolto nulla, ma anzi gli avrebbero innescato delle capacità
psichiche che prima non aveva. Come in effetti in altri casi. Altro che
vampiri dello spazio…
Ma, Geller a parte, è un fatto che il fenomeno dei rapimenti alieni
potrebbe anche “servire” magnificamente a determinati organismi di
intelligence americani che utilizzerebbero, strumentalizzandole, le
abductions per “mascherare” altre loro attività top secret.
E oggi gli scenari dello spionaggio psichico si collegano in USA a
quelli propri dei rapimenti da UFO . E si parla così con crescente
insistenza dei Milabs (termine ricavato della prima parte dalle parole
Military Abductions (“rapimenti militari”) nell’ottica inquietante delle
ricerche “proibite” di certi enti di intelligence sul condizionamento
mentale (mind control) alle spalle di ignari civili loro malgrado usati
come cavie. Il recente volume di Helmut e Marion Lammer Milabs si
cala pienamente in questa visione da incubo, che potrebbe giustificare
un possibile abbinamento alieni-militari proprio in base alle
esperienze rese note da certuni “rivelatori” sedicenti addotti,
conferendo a tali testimonianze una concretezza insospettata. E anche
al problema degli implants, i presunti “impianti” alieni che seri
ricercatori quali il dottor Roger Leir hanno espiantato chirurgicamente
e studiato con successo. L’iniziale sodalizio di Leir con il pur dinamico
Derrel Sims, sedicente rapito nonché già agente della CIA e oggi
detective privato, che si autodefinisce “alien hunter” (“cacciatore di
alieni”) e che si è fatto conoscere per la propria disinvolta esibizione
itinerante di supposti impianti raccolti nella propria valigetta
espositore, si è interrotta su questioni di metodo, comportamentali e
di immagine poco accettabili dalla comunità scientifica chiamata a
dire la sua. A parte tali pur importanti questioni formali, il problema
degli impianti è reale. Si tratta di apparenti microapparati altamente
sofisticati e miniaturizzati tesi a “monitorare” il soggetto “vittima”,
certo. Ma a opera di chi? Esseri alieni? Ovvero ricercatori militari
collegati a operazioni di intelligence “coperte” e supersegrete riferibili
a test occulti di controllo mentale eseguiti anche con il sistematico
monitoraggio strumentale satellitare di certi soggetti impiantati
mediante una rete di satelliti spia militari di cui Echelon costituirebbe
solo la punta dell’iceberg, nel contesto del Nuovo ordine mondiale
mirante al controllo di tutto e di tutti?
In tale prospettiva l’enigma degli UFO potrebbe anche fungere da
ottimale “cortina fumogena” sulle attività “proibite” di ambienti di
potere ben oltre l’immaginazione di un George Orwell nel suo 1984,
ulteriormente sviluppatesi dopo Echelon. E dove lo scenario in cui
sequestratori alieni, i famosi Grigi, parassiterebbero i rapiti per fini
biogenetici o addirittura per sottrarre loro l’“energia vitale”
costituirebbe una ottimale copertura di ben altre attività
assolutamente terrestri…
Di più. Fino al famoso caso Hill, la coppia mista (lui nero, lei
bianca) al centro della prima abduction nota come tale e divulgata in
USA da John Fuller, di Grigi nessuno aveva mai parlato. Come gli Hill
e molti altri, ad esempio, nel 1954 l’italiana Rosa Lotti si era trovata in
effetti di fronte due alieni di bassa statura in tuta, perfettamente
proporzionati ma di aspetto del tutto umano. Come rileva nel CUN
Carlo Bolla, a livello storico il cliché dei piccoli alieni esili, macrocefali,
calvi, glabri e dai grandi occhi è in effetti successivo, e si manifesta in
una casistica relativamente limitata che, nondimeno, si è in breve
imposta anche in chiave retroattiva come a omologare un’icona
assurta nell’immaginario collettivo quasi a livello subliminale. Ma –
sia chiaro – i rapitori degli Hill non erano affatto dei Grigi. Non è
allora che qualcuno, dietro le quinte, ha cercato di costruire e
accreditare a livello mediatico un fuorviante mito dalle connotazioni
“non umane” e negative non necessariamente reale ma atto a fungere
con dei precisi parametri da comoda copertura per ben altro,
imponendo alla gente una forzata solidarietà con l’establishment?

Il Grande Gioco e la sua evoluzione


Nel 1974, sulla scorta del libro scritto del maggiore Donald E. Keyhoe
del NICAP di Washington negli anni Cinquanta, The Flying Saucer
Conspiracy, scrissi il mio secondo libro, UFO : La congiura del silenzio.
Primo in Italia, denunciai così, anche riferendo il tutto a esempi di
casa nostra, il modus operandi delle autorità statunitensi in USA e in
Occidente nei confronti del problema UFO .
Diciassette anni dopo, nel 1991, nel mio successivo UFO : Visitatori da
altrove, elaborai il concetto del cosiddetto “Grande Gioco”, l’insieme
talvolta contraddittorio dei dinamismi innescati nei confronti delle
masse, attraverso operazioni di intelligence più o meno palesi, dalle
grandi potenze di fronte al fenomeno allo scopo di evitare il collasso
socioculturale globale mediante un graduale condizionamento occulto
del pubblico mondiale atto a eliminare nel lungo periodo i rischi
dell’“impatto del contatto” fra l’umanità e civiltà extraterrestri.
Rispetto alla congiura del silenzio (l’atteggiamento generalizzato delle
autorità, motivato da ragioni di ordine pubblico, teso solo a
minimizzare, ignorare o screditare le notizie di segnalazioni di UFO
per tema delle imprevedibili conseguenze psicosociologiche che
l’ammissione della realtà di un fenomeno sconosciuto e incontrollabile
potrebbe avere sulle masse: panico, isterismo, crisi di autorità,
anomia), il Grande Gioco implica non solo un approccio negativo fine
a se stesso, bensì anche finalità comunque dominate dall’idea di
dovere “fare i conti” con questa scomoda realtà. Va da sé che tutto ciò
comporta una forma di “coabitazione” forzata con quest’ultima
“variabile indipendente” allo scopo non già più di occultarla e
rimuoverla, ma di adeguarvisi per consentire di “cadere in piedi” a
tempo e luogo a poteri messi in crisi. Bypassando ogni trauma.
Nel 1994, con la pubblicazione di UFO : Top Secret, ho poi voluto
focalizzare questo scenario più complesso, dove congiura del silenzio
e cover up costituiscono pertanto le componenti di un vasto
meccanismo manipolativo dominato alternativamente – e solo in
apparenza in modo contraddittorio – dalla affermazione e dalla
negazione del fenomeno nei confronti delle masse. L’uso sapiente
dell’intelligence è così stato indicato come l’asse portante di tale
processo, che si sviluppa in termini sempre più sofisticati e accelerati.
Gli indizi di tale chiave di lettura, comunque, risalgono agli anni
Settanta. Membro del già menzionato NICAP di Washington e
dichiarato assertore dell’esistenza degli UFO («I dischi volanti, gli UFO
o comunque vogliate chiamarli, sono una realtà» dichiarò
pubblicamente), il senatore repubblicano Barry Goldwater, generale
dell’aeronautica militare americana della Riserva è certo più noto per
essere stato candidato alla presidenza del Partito repubblicano contro
Lyndon Johnson nella corsa alla Casa Bianca. Quanto segue si riferisce
alla sua attività all’interno del Comitato senatoriale sulle Scienze
aerospaziali e i servizi armati. In una lettera del 1975 egli afferma
infatti testualmente che «l’argomento degli UFO è uno di quelli che mi
ha interessato da tempo. Circa dieci o dodici anni fa tentai di scoprire
che cosa si trovava nell’edificio della base USAF di Wright-Patterson in
cui vengono accentrate le informazioni raccolte dall’aeronautica, e alla
mia richiesta fu opposto un comprensibile rifiuto. Il tutto ha ancora
una classifica di segretezza di livello superiore al top secret. Ho
comunque saputo che c’è un piano per rendere pubblico almeno in
parte tale materiale nel prossimo futuro. Sono anch’io ansioso di
vederlo, e spero che non dovremo attendere troppo…». Questo
scriveva Goldwater nel 1975. Quel “piano” è stato finalmente avviato
quale fase finale del Grande Gioco?
Non lo possiamo affermare con certezza assoluta, naturalmente.
Ma è certo in questo contesto che, nell’ultimo decennio, sono venuti
alla ribalta numerose “gole profonde” (o presunte tali) provenienti da
ambienti ufficiali nonché eventi, documenti, foto e filmati
comprovanti – pur nel più marcato clima di contraddittorietà – la
realtà degli UFO e del cover up.
Non solo. Vari “fenomeni connessi” collegati o collegabili agli UFO
evocanti scenari e tecnologie di natura quanto mai controversa e
inquietante, dalle abductions o alle mutilazioni animali misteriose di
molteplici capi di bestiame, dalle teleportations (“teletrasporto di
uomini e mezzi”) ai recuperi (retrievals) di UFO caduti al suolo per
avaria con relativi studi di retroingegneria (reverse engineering) in
opportune installazioni (facilities) governative segrete.
A cominciare dal già agente e pilota della CIA John Lear, numerosi
rivelatori, sedicenti ex collaboratori dell’intelligence USA , affermano
che mezzi alieni schiantatisi al suolo sono stati recuperati, studiati e
“copiati” almeno parzialmente in strutture quali la famosa Area 51 in
Nevada, e che il governo USA si sarebbe addirittura accordato
segretamente con esseri alieni concedendo loro accesso e financo
possibilità di effettuare sperimentazioni a campione su esemplari di
vita vegetale, animale e umana in cambio di tecnologia.
Tecnologia aliena.
Ma solo briciole, beninteso.

Un contatto ufficiale USA -alieni?


La seguente lettera porta la data del 16 aprile 1954 ed è stata scritta
all’amico Meade Layne dallo spiritualista californiano Gerald Light, al
centro di un circolo medianico californiano degli anni Cinquanta
avvezzo ai fenomeni parapsicologici di trasmissione a distanza della
materia noti come “apporto” e “asporto” e oggi indicati, studiati e in
parte realizzati col termine scientifico “teletrasporto”. Medianità a
parte, sarebbero state tali particolari competenze che avrebbero
consentito a Light di essere coinvolto in un evento epocale: un
incontro ufficiale USA -alieni presso l’aerodromo di Muroc (base aerea
militare di Edwards):
Caro amico,
sono appena tornato da Muroc. Il resoconto è vero,
devastantemente vero! Ho viaggiato in compagnia di Franklin Allen
delle Edizioni Hearst, Edwin Nourse del Brookings Institute (il già
consulente finanziario di Truman) e del vescovo McIntyre (della
Chiesa episcopale metodista) di Los Angeles (che questi nomi
restino per ora confidenziali). Quando ci è stato consentito di
entrare nel settore riservato della base (dopo circa sei ore in cui sono
stati verificati tutti i possibili fatti, eventi, momenti e aspetti delle
nostre vite a livello pubblico e privato) ho avuto la sensazione che il
mondo fosse finito, e con un realismo incredibile. Perché non ho mai
visto tanti esseri umani in uno stato simile di collasso e confusione,
come se avessero compreso che il loro mondo era davvero finito, in
modo estremamente definitivo e indescrivibile. La realtà dei mezzi
volanti provenienti da “altri piani” del creato è ora e per sempre
avulsa dall’ambito delle ipotesi per divenire invece parte – con tutti
i problemi che ciò evoca – della coscienza di qualunque nostro
gruppo responsabile di carattere scientifico e politico. Durante la
mia visita di due giorni ho visto separatamente cinque diversi tipi
di velivoli allo studio di nostri ufficiali piloti – con l’assistenza e il
permesso degli “eterici” [cioè gli alieni, NdA]! Non ho parole per
esprimere le mie reazioni. Finalmente è accaduto. Adesso è un
problema che riguarda la Storia. Il presidente Eisenhower, come
forse già saprai, è stato portato segretamente una notte a Muroc
durante la sua recente visita a Palm Springs. Ed è mia convinzione
che egli ignorerà il tremendo conflitto fra le varie “autorità” e invece
si rivolgerà direttamente alla gente attraverso la radio e la
televisione, se questa situazione di impasse si prolungherà. A
quanto ho potuto saperne, una dichiarazione ufficiale al paese è in
preparazione per essere divulgata verso la metà di maggio. Lascerò
alle tue eccellenti capacità di deduzione il costruire un quadro di
insieme del pandemonio emotivo e mentale che sta attualmente
colpendo le coscienze di centinaia di esponenti delle nostre autorità
scientifiche e di diversi “dotti” nelle varie conoscenze specialistiche
alla base della fisica odierna. In certi momenti non riesco a non
provare pietà in me stesso di fronte al patetico disorientamento di
menti alquanto brillanti nel loro disperato tentativo di ottenere
qualche spiegazione razionale in grado di giustificare ancora i loro
vecchi concetti con tutte le loro teorie. Ho ringraziato il mio destino
personale per avermi da tempo aperto a prospettive metafisiche e
imposto così di trovare le dovute risposte. Vedere delle pur valide
menti vacillare di fronte ad aspetti totalmente inconciliabili con la
loro “scienza” non è piacevole. Ho ormai dimenticato quanto
comuni i fenomeni quali la materializzazione di oggetti solidi siano
diventati per me adesso. La possibilità per un corpo di andare e
venire attraverso dimensioni “eteriche” [ovvero ultradimensionali,
NdA] o spirituali è divenuta così familiare per me nel corso degli
anni da farmi dimenticare che tali manifestazioni potrebbero in
effetti compromettere l’equilibrio mentale di un uomo che non vi
fosse stato preparato. Non dimenticherò mai quelle quarantotto ore
a Muroc!
tuo Gerald Light

Se questa lettera dice il vero, nel 1954 si sarebbe dunque arrivati a


un contatto diplomatico USA -alieni in California, presente il presidente
degli Stati Uniti (che in effetti sparì in quella data per un «ricovero
dovuto a una estrazione dentaria»). Solo che evidentemente avrebbe
prevalso l’orientamento del “complesso militare industriale” ed
Eisenhower avrebbe concluso che «… you can’t tell the people…», non si
poteva dirlo alla gente impreparata, pena il collasso totale e disastroso
del sistema. Ma sarebbero altresì filtrate indiscrezioni (ovviamente
anch’esse non confermabili) su periodici contatti fra gli alieni ed
esponenti del governo USA, con tanto di riprese cinematografiche
ufficiali, quali ad esempio quella che sarebbe stata girata all’interno
della base aeronautica militare di Holloman nel maggio del 1971 e che
alcuni dicono di avere visionato.
Non c’è bisogno di dire che se anche un simile documento fosse
vero e saltasse fuori, le autorità USA ne negherebbero l’esistenza a
dispetto di ogni evidenza, in nome della ragion di Stato.
Oggi come ieri i racconti di avvistamenti di UFO da parte della
popolazione vengono costantemente liquidati dalle autorità. Gli UFO
non esistono, ci viene detto. In USA , più o meno nello stesso periodo in
cui la Commissione Warren riferiva la sua fasulla versione di
copertura dell’assassinio di Kennedy, il Rapporto Condon finanziato
in toto dall’aeronautica militare americana faceva più o meno la stessa
cosa con gli UFO . Esso sosteneva che tale fenomeno non valeva la pena
di essere ulteriormente indagato. Se questo è vero, perché allora la
secretazione su tanti fascicoli relativi a rapporti sugli UFO ? L’opinione
diffusa è che si voglia coprire il fatto che l’élite del potere americana è
in possesso di dischi volanti propulsi da una forma di energia a
confronto delle quali lo Shuttle sembra un pezzo d’antiquariato e
occultare la realtà che esseri extraterrestri stanno visitando da tempo il
nostro pianeta. In particolare, che a Roswell in New Mexico nel 1947
cadde e fu recuperata una navicella spaziale aliena con i cadaveri dei
piloti, poi sottoposti ad autopsia. E che esista una élite che nasconde la
verità sulle visite extraterrestri per paura di perdere potere e
credibilità. E che, al di là di ogni forma di disinformazione, gli
avvistamenti continuino numerosi ovunque ogni giorno.
È questo (e non solo) quanto la vox populi va da tempo affermando
negli Stati Uniti.
«Ci sono quintali di materiale ufficiale sugli UFO tenuti segreti negli
archivi nazionali. È probabile che un’altra civiltà stellare stia tentando
di mettersi in contatto con il nostro mondo» ha dichiarato l’ex
presidente degli USA Jimmy Carter, democratico, fatto cadere dal
complesso militare industriale tutelato dai presidenti repubblicani a
cominciare da Eisenhower. Solo che forse è già successo, e la
consapevolezza di ciò si sta diffondendo. Al punto che alla più seria
ricerca ufologica è andato via via affiancandosi un movimento che ha
allargato il discorso degli UFO e del cover up a esso applicato a campi
ben più estesi, coinvolgenti l’ambito dei diritti civili e della stessa
difesa dell’ambiente. Basta ricordare quanto è avvenuto a Washington
a mezzogiorno del 24 ottobre 1999, quando di fronte ai gradini del
Capitol Building si è svolta, allo scopo di sensibilizzare i parlamentari
USA al problema, la Marcia contro la segretezza organizzata da Remy
Chevalier. In precedenza, otto mesi prima, l’organizzatore aveva così
presentato l’iniziativa:

Strane cose volano nei nostri cieli. Circolano voci di straordinarie


tecnologie che il governo sta costruendo lontano da noi. Stanno
realizzando una realtà parallela grazie a contribuenti ignari e a
budget segreti, versati per la realizzazione di città sotterranee in
tutto il mondo. Il potere costituito e lo status quo stanno
perpetrando la distruzione del pianeta e delle sue forme di vita
attraverso una economia basata sul petrolio. Dall’Earth Day (il
Giorno per la Terra) del 1970, il movimento ecologista è stato visto
come un nemico. Le scoperte di eroici scienziati come Nikola Tesla
sulle nuove energie o free energy sono state volontariamente messe
da parte, impedendo la costruzione di un futuro diverso. Oltre
diecimila documenti vengono classificati ogni giorno. Ciò non
sorprende chi, come noi, sa che queste tecnologie sono tenute
segrete perché costituiscono un pericolo per il sistema attuale, con la
conseguente esclusione di qualsiasi potenziale beneficio. Non c’è da
sorprendersi se non si è trovata soluzione ai problemi di sviluppo
ambientale o di medicina, quando la soluzione, seppur esistente, è
stata metodicamente soppressa. Vogliamo portare all’attenzione
nazionale e internazionale il fatto che non solo ormai si è perso il
controllo della segretezza, ma anche che esso deve essere
notevolmente limitato e riorganizzato. Il cinquantesimo
anniversario dell’incidente di Roswell è degenerato in un carnevale,
grazie a infiltrazioni dell’intelligence che volevano evidenziare
l’aspetto folkloristico dell’ufologia. Dopotutto, ciò costituisce una
perfetta copertura per testare velivoli sperimentali. È per questo che
vi chiediamo, in alternativa ai normali canali informativi, di
promuovere, pubblicizzare e assisterci nel costruire la Marcia contro
la segretezza, cosicché una volta per tutte quelli che ci hanno tenuti
all’oscuro siano chiamati a giustificare davanti alla gente le loro
motivazioni.

In ambito più strettamente ufologico, è particolarmente al dottor


Steven Greer e al suo Disclosure Project che si deve oggi una
coraggiosa attività di sensibilizzazione delle autorità istituzionali USA
al problema, tesa a informare al riguardo chi, eletto dal popolo, è
disinformato. A differenza di certi funzionari e burocrati che sanno
ma tacciono avendo tutto l’interesse a farlo…
Gli UFO , gli alieni e la politica cominciano così a entrare in contatto
alla luce del sole. E si parla di esopolitica.

UFO , politica e intelligence


Nonostante che con la sua istituzione il CUN italiano abbia sottolineato
per l’ufologia la necessità di un impegno di ricerca senza fini di lucro,
aconfessionale nonché totalmente apolitico e apartitico, poi
attenendosi sempre con coerenza a tale codice alla base del proprio
statuto costitutivo, anche in Italia abbiamo assistito, in questi ultimi
tempi, al fenomeno della “politicizzazione dell’ufologia”.
Cosa pensano i politici degli UFO ? Poco. D’altronde ci sono anche
quelli che non pensano affatto. Anche se naturalmente non si è mai
arrivati ad assimilare gli ufologi italiani o il CUN a un contesto politico
o culturale di estrema destra, l’imprevedibile e stimolante emergere
dei cosiddetti “file fascisti” in ufologia fa ad esempio registrare tuttora
il palpabile imbarazzo di certi esponenti legati agli ambienti politici
dell’Ulivo e del centrosinistra in genere, che a differenza di radicali,
verdi, socialisti, socialdemocratici, democristiani e Alleanza nazionale
negli ultimi quarant’anni hanno invariabilmente guardato con
sufficienza e scetticismo, se non addirittura con scherno, ai temi
ufologici. Già nel pieno della grande ondata di avvistamenti in Italia
del 1978-1979, «l’Unità» (organo del PCI ) aveva innescato un risibile
dibattito ideologico ai limiti del grottesco sul fatto se la sinistra
italiana (invece di doverla “necessariamente” ignorare come era
“giustamente” stato fatto fino allora in base alla “sana” applicazione
di certi dogmatici principi del materialismo storico marxista) dovesse
o no porsi la questione degli UFO che, anche se non esistevano,
nondimeno tutti segnalavano a ogni livello. Ci sarebbe poi stato
davvero da ridere quando, dieci anni dopo, la grande ondata in URSS
avrebbe seminato incredulità e sgomento in certi agnostici
benpensanti della sinistra nostrana.
Eppure a certuni sarebbe servito leggere l’interessante libro di un
comunista militante italo-argentino divenuto mio amico per il quale
sono stato onorato di scrivere la prefazione: Perché gli extraterrestri non
prendono contatto pubblicamente? del compianto intellettuale trotzkista
Dante Minazzoli.
Quando poi nel 1999 il gruppuscolo ultrasinistrese Men In Red
(MIR ), facente capo alla cosiddetta “ufologia radicale”, si è presentato
sulla scena italiana, dapprima con le sue esternazioni a effetto e poi
con le sue pubblicazioni, rivelando la presenza di una pur
ristrettissima minoranza di giovani di estrema sinistra in ambito
ufologico, non ci siamo in effetti meravigliati più di tanto. E nemmeno
quando l’EURISPES , da sempre attento ai fenomeni del divenire
psicosocioeconomico e del costume nel nostro paese, si è giustamente
ritenuto in dovere di occuparsi espressamente della cosa, gettando i
riflettori del suo osservatorio privilegiato su tale frangia estrema degli
“addetti ai lavori” dell’ufologia.
Nulla di strano, quindi, che nell’ambito della subcultura squatter
vicina ai centri sociali chi ha guardato all’ufologia lo abbia fatto e lo
faccia in un’ottica estremistica e politica in chiave del tutto
strumentale. Sì, perché per costoro l’imperativo “UFO al popolo”, che
nega a chicchessia il diritto di “gestire” il fenomeno (e su questo
possiamo anche essere d’accordo) ed esprime al contempo il più che
discutibile concetto che gli UFO vadano visti non come un fine ma
piuttosto come un semplice mezzo per abbattere la realtà borghese,
capitalista e imperialista del sistema, ha in fondo una sua coerenza e
comunque una logica di cui occorre prendere atto. A costoro, sia dalle
pagine dell’organo ufficiale del CUN sia in un pubblico dibattito presso
la Seconda Università di Roma a Tor Vergata, chi scrive ha ricordato
che tentare di coinvolgere il movimento ufologico in un’ottica
radicalrivoluzionaria del genere è non solo improprio, ma anche vano.
Infatti né l’ufologia (lo studio del fenomeno UFO ) né il Centro
ufologico nazionale sono per definizione connotabili politicamente. E
ancor meno strumentalizzabili. Naturalmente siamo in democrazia e
si può obiettare che l’ufologia e il movimento ufologico potrebbero e
magari dovrebbero incidere anche a livello politico. E su questo
personalmente sono d’accordo. Ma – sia chiaro – se ciò è da farsi lo si
deve fare nell’ambito di un gioco che non snaturi e non tradisca né i
termini del problema né la sua immagine positiva, faticosamente
acquisita in oltre mezzo secolo di attività e – diciamolo pure – di lotta
contro un generale atteggiamento di sostanziale scetticismo e
ostracismo. Ecco perché “fare politica” in ufologia è cosa che va
saputa fare. Il CUN , sensibilizzando le più varie istituzioni senza
esclusioni, è giunto perfino a innescare (ad esempio nel 1978 con il PSI
e il Partito radicale, nel 1984 con l’intervento di quattro parlamentari
democratico-cristiani e socialdemocratici della maggioranza
governativa di allora e nel 2004 al Parlamento europeo con Alleanza
Nazionale) delle interrogazioni parlamentari mirate, mentre il suo
attuale presidente si muoveva dal campo della ricerca umanistica e
scientifica (in ambito sociologico e aerospaziale) a quello dell’editoria
e dei media, fino a un’attività congressuale di livello mondiale
concretizzatasi con i simposi ufologici e non solo di San Marino in
collaborazione con il governo di quell’antica Repubblica. Non è una
colpa se organismi come il Parlamento italiano, ministeri di vari
governi della Repubblica (da quello della Difesa a quello della Ricerca
scientifica e dell’Università) e istituzioni estere varie (dalla Camera dei
Lords britannica al GEPAN -SEPRA del Centro nazionale studi spaziali
francese, dal governo sammarinese all’ESA e al SETI ) ci hanno guardato
con interesse e attenzione. Semmai lo si potrà reputare un merito, in
quanto il fine era ed è nobilitare l’ufologia e chi se ne occupa
seriamente.
Com’è noto, il CUN è scaturito alla metà degli anni Sessanta
dall’esigenza di contrastare il pressappochismo, la ciarlataneria e il
fideismo montanti all’epoca, i cui vessilliferi erano contattisti da
strapazzo atti a innescare solo situazioni di generale discredito. Con il
I congresso sugli UFO tenuto dal CUN a Riccione si impose, nel 1967,
l’immagine di un’ufologia seria, onesta, scientifica e obiettiva, e il CUN
si conquistò l’immagine autorevole e responsabile che lo ha finora
caratterizzato, al cui successo hanno validamente concorso uomini
ormai scomparsi quali il commendator Mario Maioli, il pubblicitario
Giancarlo Barattini, l’industriale e asso d’aeronautica Franco Bordoni
Bisleri, il biologo Mario Cingolani, lo scrittore e divulgatore Pier Luigi
Sani e lo stesso sottoscritto. E se chi scrive è giunto a essere
menzionato con nome e cognome in riferimento al SETI e un suo libro
(UFO : Top Secret) è arrivato a essere recensito su una rivista quale «Le
Scienze» (rispettivamente sui numeri 364/1998 e 395/2001), ciò vuol
dire che il segno lo si è lasciato. Ma è stato l’atteggiamento
pragmatico, di confronto sereno col sistema, le istituzioni e i media
che ha reso vincente il CUN . Fino a che… Fino a che fin troppi hanno
cominciato a pensare di poter sbattere tranquillamente in soffitta
studiosi (bravi per i tempi, ma a loro dire ormai superati) come
Keyhoe, Lorenzen, Ruppelt, Michel, McDonald e Hynek in nome di
incalzanti “nuove rivelazioni”. L’ufologia quale studio di un
fenomeno, dunque, lasciava per taluni il passo ai vari Lear, Cooper,
Bennewitz, Hamilton, Lazar, Dean, Fouche, English, Corso, Wolf,
Burisch e altri, tutti dispensanti non prove ma dichiarazioni personali
più o meno importanti e suggestive; non dati verificati bensì indizi.
Noi restiamo dell’idea che tutto ciò non andasse né vada ignorato e
tanto meno ghettizzato, e che anzi se ne debba parlare a fondo in un
confronto serrato tale da fare emergere comunque, dal dibattito, la
verità. Ma senza atti di fede a senso unico.
Orbene, come ha osservato nell’ultimo testo realizzato prima della
sua tragica e prematura scomparsa il mio amico e maestro Pier Luigi
Sani, tale nuovo approccio può definirsi solo “pseudoufologico” e alla
lunga non porta da nessuna parte. Ha invece l’effetto
controproducente di “gasare” notevolmente i suoi propugnatori, i
quali – e non sempre in buona fede – si sentono animati così dal sacro
fuoco della rivelazione a oltranza, a dispetto e contro censure e cover
up vari, dalla CIA al KGB . E non si rendono conto che in tali rivelazioni
sono certamente e abilmente frammiste ignobili panzane, dispensate
proprio per azzoppare, attraverso una credulità acritica, l’ufologia.
Quella seria e inaffondabile, che è e resta il nemico scomodo e più
vero dei negatori a oltranza. La presunzione di una verità seducente,
la sovrastima di se stessi, l’orgoglio dello scoop e il fascino della carta
stampata accecano ogni ego immodesto. E si può anche scivolare in un
delirio di onnipotenza: una trappola perversa e suicida.
Si sa, l’anima umana è varia e complessa. E così, ad esempio, per
costoro chi sbaglia sarebbe il CUN che vuole salvaguardare i fatti
concreti e che, così facendo, non farebbe informazione ma addirittura
cover up, complice del sistema. In tale ottica qualunque fantasia
acquista così realtà e spessore: i MIB (Men In Black) si materializzano e
si manifestano, mentre lo stesso presidente del Centro ufologico
nazionale (sì, proprio chi scrive, l’autore di UFO : La congiura del silenzio
nel 1974 e di UFO : Top Secret nel 1994, i due più documentati libri
denuncia sull’argomento in Italia) sarebbe a libro paga dei Servizi
segreti…
Non solo. Qualcuno ha anche rimproverato al CUN l’apparente
incoerenza di non andare necessariamente allo scontro frontale e
finale con un sistema da abbattere, dimentico o ignorante del fatto che
un centro di studio e ricerca non è un movimento politico o
rivoluzionario. D’altronde, è a dir poco singolare che proprio un
organismo come il CUN sia stato oggetto (da parte di elementi al suo
interno avvicinati da personaggi legati all’intelligence) di
comportamenti devianti tesi a destabilizzarlo in ben quattro diverse
occasioni nell’arco di quattro decenni. Per carità, nulla di nuovo
rispetto a quanto avvenuto in America dove importanti organismi
ufologici privati (dal NICAP al MUFON ) sono stati notoriamente
“infiltrati” e messi in crisi dall’intelligence USA . E l’Italia, con il CUN ,
esprime una delle cinque organizzazioni private di studio, ricerca e
divulgazione nel settore ufologico più vecchie del mondo e ancora
operanti e vitali. Un fatto che vale solo a sottolineare che di per sé il
nostro paese costituisce di fatto un importante “laboratorio”
potenziale per chiunque voglia testare o verificare alcunché in questo
settore, con riferimento al grande pubblico del villaggio globale. In
più, in Italia – sede della Chiesa cattolica – l’attenzione teologica e
religiosa ai temi ufologici è più che mai presente, con tutte le
implicazioni filosofico-religiose e sociopsicologiche che ne
conseguono.
In ultima analisi, quindi, quanto si riscontra da noi in merito è
certamente di notevole interesse per chi segue e gestisce da tempo
l’intera questione che – statene certi – guarda con occhi attenti allo
scenario italiano, sul quale – lo si noti – accanto a eventi ufologici di
grande rilevanza sono significativamente presenti e valorizzati
contattisti e rivelatori talvolta ignorati in altri paesi. E non perché
l’italiano sia più credulone, bensì perché a qualcuno torna di sicuro
comodo che determinati “esperimenti” sul pubblico avvengano nel
“laboratorio Italia”, dove – lo si è visto e lo si vede continuamente,
anche e soprattutto in edicola e in TV – le pedine in questo campo non
mancano mai. Si tratta, più che dei tantissimi “ufofili” superficiali ma
pur attenti in termini razionali e corretti al tema, degli “ufomani”
narcisisticamente in cerca di facile visibilità. Altra cosa invece sono i
non molti ufologi seri che, in quanto studiosi equilibrati e responsabili
scevri da velleitarismi personali, da sempre costituiscono l’avversario
più scomodo per chi intenda abbuiare tutto.
Da “osservatori partecipanti” – come si suol dire in sociologia –
questi ultimi comprendono il “gioco”, seguono bene la “partita” in
corso da una distanza di sicurezza e, soprattutto, cercano comunque
di restare protagonisti, com’è giusto.
E anche gli ufologi sono, per chi gestisce tale abile processo di
informazione e controinformazione (e in cui domina la
disinformazione sistematica), utili “strumenti potenziali” verso le
masse. Perfino per dire cose che altri non possono dire e magari per
passare informazioni di vario genere che, sebbene non confermate né
confermabili, si ritiene che la gente debba comunque ruminare e
metabolizzare lentamente in silenzio e con calma a futura memoria.
L’importante è esserne consapevoli e non consentire alla “congiura
della confusione” montante di fare di noi una “massa di manovra”
cieca e beota. Chi ha capito tutto ciò si fa strumentalizzare solo se e
quando opportuno, evidentemente. È stato ed è il mio caso, ed è per
questo che, dopo la congiura del silenzio, la politica del discredito e
quella del cover up, ben difficilmente sarò travolto dalla congiura della
confusione voluta dalla odierna strategia della rivelazione e dalla
conseguente e silenziosa acculturazione subliminale delle masse in
corso da tempo. Chi non ha compreso che la questione degli UFO è in
primo luogo un vero e proprio Grande Gioco (come io stesso l’ho
definito a suo tempo), ovvero un complesso problema politico e di
intelligence da sempre gestito dal potere da dietro le quinte, non ha
semplicemente capito nulla di esso.
E chi, per “venderlo” meglio, continua a mescolare
strumentalmente nell’indistinto calderone dell’“ignoto” o
dell’“insolito” il tema degli UFO associandolo all’astrologia,
all’occultismo, al mistero, al paranormale, allo spirituale, all’esoterico
e quant’altro, in quell’irrazionale e superficialmente grottesco pastone
propinatoci dalla sottocultura yankee (la quale potrà anche imporsi
nel mondo ma che con i suoi neanche trecento anni di storia non potrà
mai competere con i tremila anni della cultura europea e latina) oggi
denominato new age e dominato dal concetto (rispettabile ma del
tutto fuori luogo) dell’“amore cosmico” che dovrebbe omologare
oppressori e oppressi, non fa certo un buon servizio al problema;
poiché chi ha interesse a farlo ha così modo di svilire l’argomento,
accostandolo al settario. Proprio tutto l’opposto di quel che è.
Di contro, nel 2006 è poi uscito Fantacinema: effetto UFO (pubblicato
dall’Editoriale Olimpia), l’ultimo mio libro denuncia che documenta
nei dettagli la occulta e sottile politica USA delle “produzioni
orientate” (oriented productions, come le definì con me Hynek) di
Hollywood a livello cinematografico e televisivo dai primissimi anni
Cinquanta in poi, in linea con la “operazione training” parallela alla
più nota “operazione debunking” codificata nel 1953 in USA per
“acculturare” il pubblico sugli UFO . In questo volume è riesaminata
tutta la filmografia americana e occidentale del secondo dopoguerra
sondandone i dialoghi, i retroscena, gli interventi sulla produzione
dell’intelligence e dei militari, per ricostruirne un quadro in filigrana
più che inquietante. Da La cosa da un altro mondo a Ultimatum alla Terra,
da La guerra dei mondi (versione 1953) a Cittadino dello spazio, da
L’invasione degli ultracorpi a Il pianeta proibito e La Terra contro i dischi
volanti. E poi i film giapponesi, inglesi, francesi e italiani, fino al
passaggio alle produzioni televisive da UFO a X-Files. E di nuovo il
cinema: da L’uomo che cadde sulla Terra fino a Starman, Cocoon, Stargate,
Independence Day, Men in Black, Contact, The Abyss, Signs e Mission to
Mars con tutta la parabola di Spielberg a partire dai fasti ottimistici di
Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. l’extraterrestre fino
all’inquietante serial TV Taken e al remake claustrofobico e
pessimistico di La guerra dei mondi. Come avremo più avanti modo di
ribadire, tutta una serie di indizi, depistaggi e messaggi subliminali
sapientemente organizzati dalla potente macchina dell’intelligence
americana indicano il coinvolgimento di Hollywood (non
diversamente da come fu fatto a livello di propaganda prima, durante
e dopo la Seconda guerra mondiale a livello politico contro l’Asse e
quindi l’URSS ) e poi del piccolo schermo della TV nella più grande
operazione di imprinting mai tentata: evitare il panico e mantenere
l’ordine e il potere qualora, prima o poi, gli alieni si decidano a
scendere coram populo sul nostro pianeta.
Un altro aspetto del Grande Gioco sugli UFO che infine emerge…
Comunque, la pur occulta preparazione globale al contatto
extraterrestre e al confronto con intelligenze aliene (uno studio,
quest’ultimo, che potrebbe definirsi, dal termine greco xénon,
“straniero” ovvero “alieno”, “xenologia”) non potrà prescindere da un
approccio diverso e consequenziale: quello della esopolitica,
prevedente l’interazione umanità-alieni, cui è doveroso guardare con
crescente senso di responsabilità da parte sia degli studiosi sia delle
autorità. È sintomatico che, dopo l’avvenuta partecipazione ufficiale e
in divisa nel 2000 del generale Aldo Olivero (responsabile del Reparto
generale sicurezza dell’aeronautica militare italiana, dal 1979 preposto
a seguire istituzionalmente la questione degli UFO nel nostro paese)
all’ottava edizione dell’annuale simposio mondiale sugli oggetti
volanti non identificati e i fenomeni connessi da me coordinato a San
Marino sotto l’egida del governo della piccola Repubblica del Titano,
nel 2005 una istituzione accademica – quella stessa Università della
Calabria di Arcavacata di Rende dove in precedenza grazie al
professor Mario Caligiuri si era discussa una tesi di laurea sul tema
degli UFO in rapporto all’intelligence cui ho partecipato come relatore
aggiunto – abbia ospitato per tre giorni l’impegnativo I simposio
internazionale di esobiologia, ufologia ed esopolitica organizzato con
la mia consulenza.
Come il CUN afferma e ribadisce da quarant’anni, a tutta la
questione degli UFO e a quella a essa complementare della vita
extraterrestre e della presenza aliena sulla Terra occorre comunque
guardare in un’ottica aperta e responsabile non solo di studio e di
divulgazione, ma soprattutto volontaria e di “servizio”, nell’interesse
della gente: quella gente da troppo tempo tenuta all’oscuro da leader
senza scrupoli, principalmente desiderosi di mantenere i loro privilegi
pur di fronte alla necessità di coesistere con tale realtà, e che ha il
diritto di sapere ai fini di un mondo più consapevole e dunque
migliore. Indubbiamente, come già a metà degli anni Cinquanta
lucidamente osservava il console Alberto Perego, pioniere della
materia in Italia, «l’ufologia è anche e soprattutto una importante
questione sociopolitica globale, oltre che la chiave esplicativa di una
nuova e alternativa visione del mondo». Quella stessa visione che oggi
si tende a definire “esopolitica”. E i non molti veri ufologi – i soli
degni di tale difficile compito – non sono né gli improvvisati
missionari di un nuovo credo in cerca di adepti acritici e di atti di fede
gratuiti e neppure cinici mercenari che tale problema intendono
diffondere mediaticamente in chiave sensazionalistica solo per biechi
interessi egoistici ed economici. Ai veri ufologi – che non devono
necessariamente attendersi vantaggi dal loro corretto operare – sono
invece affidati sia il compito di spazzare via dalla scena qualsiasi
forma di strumentalizzazione del tema sia quello di presentare al
meglio e obiettivamente al mondo, senza velleitarismi e contropartite,
una “nuova realtà”, scomoda ma fatalmente destinata a subentrare al
vecchio status quo, guerra mondiale al terrorismo e nuovo ordine
mondiale odierni inclusi. E che, appunto, presto o tardi non potrà non
imporsi con la crescente forza ed evidenza dei fatti.
Tutto ciò i “poteri forti” della Terra lo sanno, e così pure sanno che
da un incontro “alla luce del sole” con alieni a noi superiori avrebbero
tutto da perdere. Ecco perché le due superpotenze (USA e URSS ) di ieri
e il “nuovo ordine mondiale” odierno globale degli Stati Uniti
“imperiali” e gendarmi del mondo, seppur democraticamente
controllato dalla dittatura di una maggioranza, temono gli UFO , gli
alieni e il destabilizzante “fattore C”: in altri termini, il “fattore
contatto” a essi connesso.

1. Trad. it.: Prigionieri di un UFO , Armenia, Milano 1974 e 1997.


2. R. Di Stefano, Luci nella notte: il caso Zanfretta, Alkaest, Genova 1984, riedito
in edizione aggiornata e ampliata nel 2007.
3. Cfr. J. Mack, Abducted, Berkley, New York 1977.
4. Trad. it.: Intrusi, Armenia, Milano 1988.
5. Pubblicato da Marek, New York.
6. Trad. it.: Communion – Una storia vera, Rizzoli, Milano 1988.
7. Trad. it.: Contatto con l’infinito, Rizzoli, Milano 1988.
8. Trad. it.: Rapiti!: incontri con gli alieni, Mondadori, Milano 1995.
9. Trad. it.: Senza consenso, Otium ac Negotium, Salerno 1997.
10. Pubblicato da Chinaski Edizioni, Genova 2004.
11. Trad. it.: Rapite dagli UFO , Edizioni Mediterranee, Roma 1997.
12. Sulla questione degli UFO e degli alieni nel passato cfr. R. Pinotti, I
messaggeri del cielo, Oscar Mondadori, Milano 2002 e Id., Dei dallo spazio,
Oscar Mondadori, Milano 2004.
1
Dalle luci intelligenti alle zone finestra e dai contatti ai
crop circles

Non lo ha saputo quasi nessuno, ma il SEPRA , il centro ufologico


governativo francese all’avanguardia nel mondo, già nel 2002 aveva
corso il rischio di venire chiuso d’autorità dall’alto. Inizialmente
istituito sotto la direzione del fisico Claude Poher nel 1977 come
GEPAN (acronimo di Gruppo per lo studio dei fenomeni aerospaziali
non identificati), l’organismo – successivamente gestito da Alain
Esterle – ha ridimensionato nel 1988 la sua denominazione
cambiandola in SEPRA (in sigla Servizio di controllo dei fenomeni di
rientro atmosferico), sotto la guida di Jean-Jacques Velasco. Nel 2001
la denominazione, ferma restando la sigla ormai nota SEPRA , mutò in
Service d’expertise des phenomenes rares aerospatiaux, dopo il fallito
tentativo – innescato dal vicepremier belga Elio Di Rupo e supportato
dal CUN – dell’europarlamentare italiano Tullio Regge, ben noto fisico
di Torino, di fargli acquisire una valenza europea in ambito
comunitario. In seguito a pressioni interne al CNES (il Centro nazionale
studi spaziali del CNRS , il CNR francese, da cui il SEPRA dipendeva) tese
a sopprimere lo scomodo organismo ufologico governativo voluto da
Giscard d’Estaing, il direttore generale di tale ente ha affidato nel 2004
l’incarico di un controllo valutativo di merito a un consulente, che
peraltro aveva indicato le positive potenzialità del SEPRA
opportunamente gestito e aveva suggerito di rafforzarlo. A sorpresa,
nel 2004 il direttore Jean-Jacques Velasco veniva peraltro preposto ad
altro incarico e il SEPRA era di fatto “congelato”. Quindi, nel 2006,
assumeva la attuale e nuova denominazione GEIPAN (Gruppo per lo
studio e l’informazione sui fenomeni aerei non identificati) ma anche
un approccio molto più “asettico” ed estremamente cauto nei
confronti della ETH o Extra-Terrestrial Hypothesis, l’ipotesi
extraterrestre caldeggiata dall’ultimo responsabile del SEPRA Velasco.
Di contro, il siluramento di Velasco è in pratica avvenuto all’indomani
della presentazione di una interrogazione alla Commissione europea
innescata su stimolo del Centro ufologico nazionale italiano
dall’onorevole Sebastiano (Nello) Musumeci (AN ), in cui si proponeva
una soluzione analoga a quella suggerita un decennio prima da
Regge. Una prospettiva divenuta però in quel momento impraticabile
dal “provvidenziale” azzeramento del SEPRA , che non funzionando
per la Francia non avrebbe potuto certo farlo per l’Europa. Qualcuno,
a Parigi, ha forse in tal modo lavorato perché si evitasse di costituire
un efficiente (e scomodo) organismo comunitario del genere?
Come dicono gli inglesi citando tale adagio nell’originale italiano:
“Se non è vero, è ben pensato…”.

Ma come era cominciato tutto?


Nel 1954 l’intera regione francese (e contemporaneamente, Oltralpe,
quella italiana) si era trovata al centro di una ondata ufologica senza
precedenti, mentre altrove erano state l’Inghilterra oltre Manica,
l’Argentina oltreatlantico e la Libia al di là del Mediterraneo a trovarsi
in una situazione analoga. Nei due, tre anni successivi si innesca a
livello di comunità scientifica la presa di coscienza che il fenomeno va
ben oltre l’isterismo di massa o la fantasia popolare; e – con la cautela
tipica del contesto elitario proprio degli scienziati – si comincia a
parlare di necessità di rilevazioni tecnico-scientifiche per un fenomeno
(quello degli UFO ) purtroppo fin troppo episodico, evanescente e
imprevedibile. Poi, nel 1957, una notizia – cui non viene data
particolare pubblicità – scuote nondimeno l’ambiente scientifico
francese. Il 13 maggio l’osservatorio di Forcalquier, durante
osservazioni astronomiche di routine, rileva strumentalmente degli
UFO . Vengono infatti scattate alcune immagini dalle installazioni
fotografiche automatiche (che riprendevano un fotogramma ogni tre
minuti), senza l’intervento umano. E i corpi ripresi non erano meteore,
palloni sonda, aeromobili o qualcosa di noto. Giovani scienziati,
incuriositi, sarebbero stati disponibili ad approfondire tali
osservazioni. Ma in quale contesto di ricerca? I tempi non erano
maturi.
Effettivamente l’osservazione strumentale del fenomeno UFO
costituisce una rarità e presenta, quando si manifesta, un carattere di
assoluta casualità. Ma già alla fine degli anni Cinquanta si era pensato
di organizzare “appostamenti” notturni allo scopo di registrare le
apparizioni ufologiche “in diretta”. Nacque così lo sky-watch
ufologico, ovvero l’osservazione della volta celeste notturna – già
praticata dagli astrofili con ben diverse finalità – organizzata da
gruppi di osservatori muniti di strumenti ottici, cronometri e bussole.
Era, indiscutibilmente, un problema di mezzi e di organizzazione. E
così, nel 1964, Ray Stanford avvia in Texas ad Austin il Project
Starlight International (PSI ), progetto di ricerca dell’AUM (Association
for the Understanding of Man) da lui fondata. È uno sforzo ambizioso
e, per i tempi, più che rilevante. Si trattava di organizzare una ricerca
sul campo con sofisticate apparecchiature atte a registrare il passaggio
degli UFO : radar, laser, magnetometri, un gravimetro, un
microcomputer, microfoni parabolici, registratori audio e
strumentazioni fotografiche e cinematografiche. In caso di
segnalazione, veniva avviata l’operazione ARGUS (Automated Ring-up
on Geolocated UFO Sightings). Il computer segnalava
automaticamente per telefono l’apparizione dell’intruso agli
osservatori volontari coinvolti, che iniziavano così a eseguire
rilevamenti vari e riprese fotografiche e cinematografiche a livello
incrociato. I dati, collegati e raccolti dal computer, erano tradotti in
linguaggio binario e riportati su un monitor televisivo con tutti i
parametri e le variazioni relative dell’oggetto segnalato. I movimenti
dell’UFO erano riportati su uno schermo con l’immagine dell’area
teatro dell’evento che consentiva di seguirne spostamenti e
caratteristiche. L’eventuale campo energetico prodotto dall’oggetto
poteva essere simulato da falsi colori. In particolare una
strumentazione laser Liconix 605 M era in grado di trasmettere segnali
sonori o TV . E qualsiasi possibile risposta dell’UFO , mediante emissioni
di luce modulata, poteva tradursi in impulsi sonori o in un’immagine
televisiva.
Nel 1974 furono ottenute dal PSI le prime misurazioni della
pulsazione energetica e luminosa di un UFO con mezzi fotografici. Nel
1977 il progetto rilevò strumentalmente i primi UFO plasmatici, con
relative emissioni di onde e campi magnetici prodotti dalle misteriose
apparizioni, che portarono a indicazioni precise sulle dimensioni degli
oggetti osservati. Poi, nel 1978, si ebbe la fortuna di effettuare
rilevazioni di UFO con effetti magnetici (registrati da un
magnetometro) e sonori; e si ebbe altresì la prima rilevazione al
gravimetro di effetti gravitazionali indotti, nonché il primo spettro
luminoso di un UFO prodotto fotograficamente. Unico limite del PSI la
bassa probabilità che gli UFO incappassero nella sua “maglia” di
rilevazione strumentale. I risultati, comunque, non erano deludenti.
Sempre in USA , negli anni Settanta, il tecnico David Akers si
attrezzò con macchine fotografiche e da ripresa, un rilevatore di fonti
luminose, un magnetometro e varie altre strumentazioni atte a
rilevare radiazioni nucleari, ultrasoniche e infrarosse. Teatro del suo
appostamento la riserva dei pellerossa Yakima (Stato di Washington).
Gli appostamenti si prolungarono per due settimane, ma le foto e le
rilevazioni effettuate non portarono a inquadrare in termini precisi il
manifestarsi delle apparizioni ricorrenti nella zona. Diverso fu il caso
dell’iniziativa organizzata nel Missouri, a Piedmont, dal dottor Harley
Rutledge, docente di fisica presso la Southeast Missouri State
University. Egli, stimolato da una serie di avvistamenti registrati in
zona nel 1973 (alcuni dei quali lo avevano avuto come diretto
testimone), mise insieme una cospicua batteria di strumentazioni di
rilevazione per un valore di circa 40.000 dollari, e iniziò gli
appostamenti con un team di collaboratori. L’attesa non andò delusa:
nel corso del successivo Project Identification promosso da Rutledge,
infatti, telescopi, fotocamere, gravimetri, magnetometri e analizzatori
di spettro rilevarono 157 avvistamenti di ben 178 oggetti volanti non
identificati. Purtroppo, nella maggioranza dei casi, la grande distanza
degli UFO non aveva consentito registrazioni strumentali polivalenti
significative. Un vero peccato! Ma non era certo stato un fiasco. Anzi.
Nel 1978 il fenomeno UFO si manifestò in maniera massiccia in
Italia. Il 21 aprile chi scrive, in compagnia di altre dieci persone, si
trova in una zona periferica di Perugia. È quasi mezzanotte. Nel cielo
notturno fanno improvvisamente la loro comparsa alcuni punti
luminosi caratterizzati da volo in formazione e luminosità cangiante
(dal giallo rossastro all’azzurrino). Il carosello, coinvolgente oltre sei
UFO di dimensioni stellari, si manifesta per più di tre ore,
intensificandosi apparentemente quando le tre auto dei componenti il
gruppo, allineate, effettuano una serie di segnalazioni luminose con i
fari abbaglianti e, in seguito, tutte e tre le volte che ci si stava
accingendo a lasciare la località per andarsene. Uno dei componenti,
poi professore presso l’Università di Firenze, scatta una foto agli
infrarossi di uno degli oggetti in movimento. Poi il gruppo abbandona
la zona. Il giorno successivo nove dei componenti torneranno sul
posto dopo pranzo per effettuare un approfondito sopralluogo con la
luce del giorno. E avvisteranno per meno di 10 secondi il passaggio di
un UFO sigariforme, plumbeo e dai riflessi metallici, in rapido volo
orizzontale. L’apparizione svanirà inspiegabilmente nel cielo azzurro
terso e senza nubi da un secondo all’altro, lasciando tutti interdetti.
Gli UFO “infestavano” il posto? Giovedì 29 giugno un folto gruppo di
perugini – circa trecento persone – si dà così appuntamento sul Colle
del Cardinale per uno sky-watch ufologico. Il raduno darà risultati
insperati.

Una ventina di punti luminosi blu


Come non manca di registrare la stampa locale, dal laico «La
Nazione» al politicizzato «l’Unità» (i cui inviati erano presenti al
fatto), una ventina di punti luminosi blu appaiono nel cielo ed
evoluiscono a lungo sugli astanti. Che però non sono in grado di
effettuare riprese fotografiche. Ma il fatto resta e rimbalza sui giornali.
E fa notizia. Secondo lo psicofisiologo canadese Michael A. Persinger,
si potrebbe anche trattare di fenomeni di geoluminescenza, dovuti a
forme di energia piezoelettrica emessa dalla superficie terrestre in
prossimità di faglie geologiche. Altri ricercatori, come l’inglese Paul
Devereux, hanno divulgato tale concetto riferendolo, appunto, a
forme luminose causate da attività energetiche telluriche. Così
troverebbero spiegazione ad esempio le luci di Marfa (Texas) e le
luminescenze riscontrate in concomitanza dei terremoti, sostiene
questo scrittore britannico. Ma non è così semplice. In Norvegia, a
partire dal 1981, la zona di Hessdalen ha attirato l’attenzione dei
ricercatori per il carattere ripetitivo dei fenomeni luminosi riscontrati.
Nasce così il Progetto Hessdalen, in cui si sono trovati e si trovano
coinvolti ufologi, scienziati e strutture universitarie. All’attività
pionieristica di Leif Havik, che vide in loco il diretto coinvolgimento
dello stesso professor Joseph Allen Hynek (l’astrofisico americano già
consulente scientifico del Project Blue Book dell’aeronautica militare
USA e autore della classificazione scientifica dei fenomeni UFO che lo
fece giustamente definire “il padre dell’ufologia”), sono oggi
subentrati vari gruppi scientifici di ricerca, caratterizzati da
strumentazioni di rilevamento analoghe a quelle del Project
Identification dello scienziato statunitense Rutledge. Per qualità e
quantità (si pensi che fra il 1984 e il 1985, nell’arco di cinque settimane,
si avvistarono e rilevarono 188 masse luminose ovoidali e sigariformi)
le osservazioni imposero la continuazione del progetto, che è andato
avanti con alterne vicende e ha visto il coinvolgimento anche di
gruppi scientifici italiani. Dal 1986, in Argentina, si manifestano
inoltre i fenomeni della zona del Cerro Uritorco (Córdoba). Vari
gruppi di diversa estrazione constatano il periodico manifestarsi di
questi fenomeni luminosi ricorrenti e attirano sul posto nuovi
osservatori. Al di là delle possibili e discutibili interpretazioni
spirituali dei fenomeni, indicati ad esempio fino alla sua morte dal
dottor Acoglanis come causati dalla manifestazione di esseri non solo
extraterrestri ma addirittura anche extradimensionali (una presunta
civiltà di Erks), restano comunque da spiegare fenomeni che, nel caso
specifico, sembrano interagire con l’attività degli osservatori, quasi in
una sorta di muto “dialogo” con gli astanti. Cosa a dir poco
sconcertante.
Il giornalista argentino Roberto Villamil, coadiuvato da alcuni
amici fra cui l’esoterista italo-argentino Alfredo Di Prinzio
(appassionato studioso del fenomeno dei crop circles), ha recentemente
raccolto il materiale fotografico più eclatante e significativo delle “luci
intelligenti dell’Uritorco”, pubblicandolo. Si tratta di manifestazioni
perfettamente analoghe a quelle sopra menzionate, il cui unico
handicap è dato dal fatto che sono state registrate solo dall’obiettivo
fotografico e non anche da magnetometri, computer, videocamere,
laser, radar, gravimetri, microfoni parabolici e quant’altro. Pure,
Villamil sottolinea – anche in quanto testimone diretto dei fenomeni –
che qualsiasi spiegazione “naturale” e “casuale” di tali fenomeni
appare rozza e riduttiva, e la ragione va pertanto ricercata altrove.
È comunque significativo che, nel corso di un convegno dal tema
“Le Terre della Sibilla appenninica”, svoltosi ad Ascoli Piceno fra il 6 e
il 9 novembre 1998, un intervento del dottor Massimo Teodorani,
allora in forza all’osservatorio astronomico di Capodimonte (Napoli),
abbia accostato i fenomeni di Hessdalen ad analoghe manifestazioni
riscontrate nella zona dei Monti Sibillini. Teodorani ha svolto una
campagna di osservazioni recenti a Hessdalen e sottolinea il fatto che
tali masse luminose appaiono composte da più elementi che, durante
il loro spostamento, giungono a scindersi in sagome distinte. Così si
ottengono un corpo bianco e uno rosso, ovvero esempi in cui il globo
luminoso si lascia dietro lingue di luce. Secondo Teodorani, la
luminescenza di tali masse deriva da un processo di ionizzazione
(scissione di atomi elettricamente neutri in ioni positivi e negativi,
lasciando così inalterata la carica totale).

Osservatori o osservati?
Tutto ciò, peraltro, non sposta di un millimetro lo sconcertante
fenomeno delle “luci intelligenti”. Perché il punto nodale è proprio
questo. Secondo il fisico americano Rutledge della Southeast Missouri
State University, a suo tempo capofila del Project Identification, ci
troviamo di fronte a un fenomeno che dà ai suoi osservatori non già e
non tanto l’impressione di osservarlo, quanto piuttosto quella di
esserne a loro volta osservati. E se il fenomeno reagisce alle attività
degli osservatori, evidentemente, cade il carattere di casualità e
naturalità dell’evento, che manifesta al contrario componenti diverse:
quelle proprie di manifestazioni intelligenti. Il che ci riporta
direttamente e pesantemente, piaccia o no, al problema di fondo della
maggioranza delle segnalazioni ufologiche. Dietro il fenomeno, che
ormai nessuno scienziato degno di tal nome (anche il più scettico) ha
l’ardire di contestare oltre in quanto tale, si cela dunque, come chi lo
studia ormai da oltre mezzo secolo si chiede da tempo, una
intelligenza? Se è così, evidentemente, tutto ciò comporta l’intervento
di “altri”. Ed è dovere degli scienziati dare un volto a tali intelligenze
estranee. Nel 1999 si è appreso che la costa del lago Ontario, in
Canada, è interessata da misteriosi fenomeni luminosi. Per poter
identificare la natura di queste luci gli ufologi hanno lanciato il
Progetto Orbwatch, che consiste in continui appostamenti fotografici
nella zona e che ha già dato dei buoni risultati. Le luci, secondo
quanto comunicato da Peter Gersten del Citizens Against UFO Secrecy
(CAUS ), sarebbero principalmente di due tipi: luci notturne che si
muovono sorvolando la superficie del lago per poi immergersi in
acqua; luci diurne in grado di comparire dal nulla e di cambiare
continuamente forma, quota, dimensione e luminosità, apparendo a
tratti solide e a tratti eteree. Anche per personalità del Consiglio
nazionale nelle ricerche (CNR ) italiano, che per interesse personale si
sono documentate sul fenomeno che persiste a Hessdalen, in effetti ci
troviamo di fronte a qualcosa di sconvolgente. Se è infatti vero – come
è vero – che ad esempio all’invio di un segnale laser in direzione del
fenomeno osservato quest’ultimo è in grado di reagire “copiando” la
frequenza della luce inoltrata nella sua direzione e “rispedendola al
mittente” esterrefatto a suo piacimento, questo non solo vuol dire che,
opportunamente sollecitato, il fenomeno interagisce con l’osservatore
e gli risponde intelligentemente, ma anche che tutto ciò è al momento
assolutamente inesplicabile ed esula dalle nostre conoscenze della
fisica. Le nostre conoscenze della fisica, ripetiamo. Forse qualcun altro
ne sa di più. Nella prima metà degli anni Ottanta i nostri contatti con
vari ufficiali superiori dell’aeronautica militare italiana si sono
approfonditi pur in un clima, assolutamente personale e informale,
che imponeva ovvie regole da seguire. Quali? Quelle del tipo “voi
chiedete, e noi possiamo – se è il caso – dare in camera caritatis qualche
elemento in più”. In altri termini, voi venite a sapere di fenomeni non
riferiti alle autorità oggetto di vostre inchieste e ci passate il rapporto
di indagine del CUN . E magari insieme possiamo capire meglio. È su
questa base che si è mossa per anni la presidenza del Centro ufologico
nazionale, nella persona di Mario Cingolani. Rapporti che
ufficialmente non esistevano, ma che persistendo si rivelarono molto
importanti e istruttivi, mettendo informalmente a contatto una realtà
tecnica (seppur militare e secretata) con l’approccio volontaristico,
pragmatico e scientifico del CUN . Ma esemplifichiamo.

Quando gli UFO “copiano” il codice elettronico dei nostri


intercettori
Ci preme fare riferimento a un caso, degli anni Settanta, coinvolgente
nell’alto Adriatico strutture radar dell’aeronautica militare italiana.
Queste ultime rilevano un target (bersaglio) non identificato nel golfo
di Venezia e, comprensibilmente, viene dato l’allarme. Ma allo stato di
allerta non subentrerà il decollo (scramble) di intercettori con il fine di
individuare l’intruso. Perché in breve la situazione si normalizza, in
quanto strumentalmente la traccia rilevata dai radar della Difesa viene
poi identificata: il suo codice di identificazione elettronico, infatti,
corrisponde a un nostro velivolo di stanza in un aeroporto militare del
Bresciano e dunque tutto è okay. Ma non è così semplice. Qualche
minuto dopo il target acquista una velocità folgorante e schizza via
dallo schermo radar rapidissimo. Successive indagini comproveranno
che il caccia militare il cui codice elettronico era stato incredibilmente
“copiato” dal misterioso bersaglio (e che restò un UFO a tutti gli effetti)
era in realtà all’interno di un hangar, con il pilota che dormiva in
branda nella base.
«Se sono i russi, caro Pinotti» commentò il colonnello pilota che ci
confermò l’informazione «siamo belli e fottuti. La nostra guerra
elettronica è persa in partenza. Con questi giochetti la difesa aerea
NATO diventa burro e dunque ce li troveremo qui senza neanche
rendercene conto. Magari fossero davvero gli extraterrestri…»
Il “giochetto” sopra descritto è in fondo abbastanza analogo ai
segnali laser “copiati” dagli UFO di Hessdalen, evidentemente. Ma la
nostra storia ha una morale. Infatti non erano certo i russi (meno
male). Che nel caso – si ricordi che all’epoca l’URSS era “l’Impero del
Male”, e la tensione con l’Occidente aveva raggiunto i massimi livelli
– certo non si sarebbero fatti degli scrupoli, disponendo davvero di
una tecnologia simile.
Intanto il fenomeno continua.
E il fatto che seguiti a manifestarsi in zone precise denota
caratteristiche di frequenza e ripetitività finora non riscontrate, e con
esse la capacità di monitorarlo tecnicamente e magari di arrivare a
comprenderne la natura in termini di scienza galileiana. Un’occasione
certo da non perdere. E alcuni scienziati, noncuranti dell’indifferenza
degli ambienti accademici, l’hanno capito.

I fenomeni di Hessdalen
Così la valle di Hessdalen è diventata un vero laboratorio a cielo
aperto. Si studiano le perturbazioni magnetiche, le emissioni di onde
radio nella banda VLF (Very Low Frequency). Le strane luci sono
registrate anche attraverso una speciale telecamera, un sofisticato
radar e un piccolo ma efficacissimo telescopio, collegato a uno
spettrografo a bassa risoluzione. Le misure radio e ottiche vengono
strettamente correlate fra loro. L’impegno è quello di riuscire a
elaborare non solo ipotesi, ma una teoria definitiva su questo insolito
e incredibile fenomeno “ai confini della scienza”.
Nel cielo di questa valle della Norvegia appaiono, da oltre venti
anni, strani globi luminosi. Hanno un diametro che varia da pochi
centimetri a 20-30 metri. Possono emettere una luce intensa e
continua, simile a quella del Sole, o pulsante. Appaiono come sfere
perfette o, qualche volta, a forma di ellisse. Il loro colore varia dal
bianco intenso al giallo sfumato, dal rosso vivace all’azzurro
evanescente. Hanno un comportamento decisamente bizzarro:
possono sfrecciare nella valle a velocità superiore a quella del suono,
oppure rimanere immobili da alcuni minuti a qualche ora (anche se
raramente) a pochi metri dal suolo.
Qualcuno afferma che, quando toccano terra, l’erba diventa scura
come se fosse stata bruciata e sulla neve lasciano dei cerchi
concentrici, simili a quelli che appaiono nell’acqua quando si lancia un
sasso. Gli abitanti della valle hanno imparato, col tempo, a convivere
con queste misteriose luci che illuminano le loro lunghe e noiose notti
invernali. È un fenomeno intrigante e coinvolgente, che non si riesce
ancora a spiegare. È il fenomeno Hessdalen. La componente luminosa
di ciò che accade nel cielo di Hessdalen ha caratteristiche decisamente
variate. Le centinaia di avvistamenti degli ultimi vent’anni descrivono
luci di tutte le forme, generalmente globulari, dai contorni più o meno
netti. Appaiono a bassissima quota, in genere da sud, silenziosissime.
Si muovono a diverse velocità, si fermano istantaneamente, salgono
rapidamente in cielo e poi scartano lateralmente e scompaiono dalla
vista. Per riapparire magari qualche centinaio di metri più in là. Nel
1984, con un radar, fu possibile misurarne la velocità: 30.000
chilometri l’ora. Talvolta le sfere luminose mostrano un moto
pendolare o elicoidale, talvolta stazionano immobili per tempi
prolungati, sfiorando addirittura i tetti delle case.
Nel corso degli anni il fenomeno ha catturato l’attenzione di
centinaia di persone, dai cacciatori di UFO pronti a farsi trasportare in
galassie lontane a serissimi studiosi, come i ricercatori dell’Ostfold
College of Engineering di Sarpsborg in Norvegia e un gruppo di
ingegneri italiani del CNR di Medicina, il grande radiotelescopio vicino
a Bologna. Le due squadre hanno dato vita al Progetto Embla, un
gruppo di ricerca il cui scopo è lo studio, mediante sofisticati ricevitori
radio e spettrometri, del comportamento elettromagnetico dei
fenomeni luminosi di Hessdalen. L’Italia è all’avanguardia in questa
ricerca. L’ingegnere Stelio Montebugnoli, dirigente tecnologo della
stazione radioastronomica del CNR di Medicina e principale
propugnatore del Progetto SETI in Italia, ha messo a punto un piano di
collaborazione con l’Università di Sarpsborg; e seduto alla sua
scrivania sfoglia con noi un’agenda dalla copertina consumata: il suo
“libro di bordo” della missione svolta in Norvegia nell’estate del 2000.
Vi curiosiamo a caso.

5 agosto. Questa sarà una notte da ricordare, non solo per il vento
gelido e per la temperatura che si aggira intorno ai due gradi. Da un
punto di osservazione all’ingresso della valle vediamo chiaramente,
a occhio nudo e per ben cinque volte consecutive, una sfera
luminosa accendersi e spegnersi per poi spostarsi a gran velocità. Le
apparecchiature, che funzionano automaticamente, segnalano
l’avvistamento e la telecamera dei norvegesi registra le immagini
con straordinaria fedeltà.
6 agosto. Il mio collega Jader Monari riesce a riprendere, con una
telecamera digitale, un globo luminoso che si muove velocemente in
modo irregolare dall’altra parte della valle. Non è un incontro molto
“ravvicinato”, ma mi emoziono…
9 agosto, ore 00.12. La nostra tenacia viene premiata. In cielo, sul
crinale nero delle alture di fronte, appare una grande luce dai
contorni sfumati, che si dissolve nel nulla dopo pochi istanti.
Mentre ci scambiamo eccitate esclamazioni di meraviglia, la luce
riappare spostata, all’interno di una piccola valle incassata fra i
monti. È un grande globo luminosissimo. La parte centrale, di un
bianco accecante, è circondata da un’aura azzurra. Rimane nella
stessa posizione per circa sessanta secondi, poi all’improvviso si
dissolve nell’oscurità. Secondo le nostre stime, potrebbe essere
passata circa a un chilometro da noi.
20 agosto, ore 01.00. Incredibile! Una sferetta di circa trenta
centimetri di diametro con un sibilo assordante sfiora me e Massimo
Teodorani per poi fermarsi per ben dieci minuti a due metri dal
suolo dietro una piccola betulla a meno di cinquanta metri da noi!
Massimo la fotografa senza problemi e la osserviamo con un
semplice binocolo e un visore notturno Tasco. Sembra quasi il
regalo d’addio di questo magico cielo…
E da allora lo spettacolo continua, scientificamente monitorato.

Continua a Hessdalen, sì, ma anche altrove. In Italia è il caso di


località come Sassalbo, in provincia di Massa Carrara, o nella zona dei
Monti Sibillini, ovvero nel tratto di costa adriatica fra Rimini e
Ancona, dove da tempo si riscontrano segnalazioni ripetitive di
inspiegabili fenomeni luminosi, apparentemente assimilabili a quelli
propri della ben più nota vallata in Norvegia, e menzionati nelle
antiche cronache locali.
Ultimamente, per il verificarsi continuato di manifestazioni simili
(sfere e masse luminose evoluenti avvistate in aria e in acqua mentre
l’esposizione della zona a forti campi elettromagnetici e di microonde
con conseguente insorgere di fenomeni di autocombustione
improvvisa ha imposto di evacuare, perimetrare e blindare l’abitato
teatro dei fatti), la zona di Caronia (Messina) si è trovata al centro di
riservate quanto allarmate attività di contenimento e controllo da
parte della protezione civile e della marina militare. E così si parla con
insistenza di zone finestra dove i fenomeni UFO si verificherebbero in
termini ricorrenti. Ma attenzione. Pensare, riduttivamente, di trovarsi
di fronte a semplici manifestazioni naturali di fisica dell’atmosfera
sarebbe a dir poco superficiale. Fin troppo spesso, infatti, ci si trova
dinanzi non già a luci più o meno indifferenziate, bensì a oggetti
variamente strutturati e compatti (cilindricosigariformi, triangolari o
sfericoellissoidali, per lo più), anche di apparente consistenza
metallica. È se è vero che il loro comportamento appare in contrasto
con le leggi fisiche tradizionali, e suggerisce una possibile matrice di
ordine quantico per questi fenomeni, tutto ciò non può certo portare a
escludere il carattere intelligente di tali manifestazioni.
Comunque, in altri paesi le zone finestra ufologiche non mancano.
E un caso di cui ci siamo direttamente occupati è quello caratteristico
della zona di Tepoztlan, in Messico. Facciamo dunque un passo
indietro.

Messico: le naves de luz e il caso Diaz


È una calda giornata – il che è ben comprensibile, data la latitudine –
della prima decade del dicembre 1995.
Dopo averlo conosciuto con sua moglie al congresso “Dialogo con
l’Universo”, organizzato a fine ottobre a Düsseldorf/Kaarst da Michael
Hesemann, da Città del Messico – dove abbiamo a lungo dibattuto gli
sviluppi più recenti del fenomeno UFO in Messico col giornalista
televisivo Jaime Maussan di TELEVISA – telefoniamo a Carlos Diaz
Martinez. Come eravamo rimasti d’accordo, Diaz è ben lieto di
riceverci nella sua casa di Tepoztlan e ci chiede anzi di raggiungerlo al
più presto. Pertanto, su un’auto a noleggio guidata da Daniel Muñoz,
collega di Maussan, con l’amico Guido Ferrari e una troupe leggera
della TSI (Televisione della Svizzera italiana) di Lugano (composta da
un cameraman e da un fonico) con cui ci trovavamo in America per la
realizzazione di un programma TV sul tema, ci mettiamo in viaggio.
Nel giro di poche ore, attraversata l’inquinatissima capitale, ci
troviamo in un paesaggio in stridente contrasto con quello che ci
siamo lasciati alle spalle. La vallata di Tepoztlan è un’oasi verde di
vegetazione lussureggiante e l’ideale anche per vedere il volto di un
Messico rurale e di provincia che non tutti i turisti possono cogliere.
La zona si è trovata al centro di un “caso” del tutto particolare:
quello appunto di Carlos Diaz, il quale dal 1981 avrebbe stabilito una
serie di contatti continuati con gli occupanti degli UFO . Questa vicenda
di contattismo però presenta ben altre caratteristiche che non le
semplici dichiarazioni dell’interessato. Fotografo, Diaz ha realizzato
infatti diverse istantanee di questi oggetti volanti e perfino dei brevi
filmati con una serie di contatti con gli occupanti degli UFO . Sono,
dice, naves de luz, “navi di luce”, pilotate da seres de luz, “esseri di
luce” originari di altri mondi. Nel 1993 anche l’attrice Shirley
McLaine, notoriamente appassionata di ufologia, è venuta a Tepoztlan
sconvolgendo il paese, sconcertato dalla presenza di una star di
Hollywood, e si è detta molto colpita dalla personalità di Carlos.
Il giorno prima della nostra visita a Tepoztlan, nella capitale ci
eravamo incontrati con un tecnico e un esperto di analisi al computer,
l’ingegner Victor Quezada, responsabile informatico dell’Università
Grupo Sol di Città del Messico. Quezada, cui Jaime Maussan ha fatto
studiare sia le fotografie che i filmati (realizzati di notte) prodotti da
Diaz, ha eseguito diverse analisi computerizzate di tale materiale,
senza rilevare in esso contraddizioni o apparenti falsificazioni. E ce lo
aveva confermato senza mezze misure, mostrandoci sul terminale
dell’aula di informatica i particolari della sua ricerca.
Comprensibilmente intrigati, siamo dunque giunti a Tepoztlan
senza preconcetti o intendimenti diversi dal desiderio di ricavare
direttamente in loco una serie di dati e impressioni in termini quanto
più obbiettivi possibile. Usciti dal casello autostradale in direzione di
Tepoztlan con un certo anticipo, decidiamo di fare benzina
all’imbocco del casello, dove, come d’accordo, Carlos Diaz ci verrà
incontro in macchina. Un distributore di carburante come tanti, forse
più modesto di altri: qui, mentre facciamo il pieno, conversiamo col
benzinaio, un giovanotto dal volto calcinato dal sole ed estremamente
disponibile. E il nostro fonico, abbastanza scettico sulla persona che
intervisteremo a Tepoztlan, non si trattiene più; ne scaturisce dunque
una breve ma interessante conversazione sugli UFO , nel corso della
quale, in uno spagnolo per noi più che chiaro anche senza traduttore,
el hombre de la gasolina ci dice che gli UFO , a Tepoztlan, li hanno visti
spesso in tanti, e anche lui. Di Diaz non ci riferisce granché: sì, lui
afferma di aver incontrato anche gli extraterrestri che li piloterebbero,
ma è affar suo. Gli avvistamenti che interessano la zona, invece, sono
qualcosa a cui la gente del posto si è abituata. Tant’è. La
conversazione viene interrotta dall’arrivo di Carlos Diaz con la moglie
e i due bambini. Una bella coppia e una bella famiglia, non c’è che
dire. Dopo i saluti, Diaz ci apre la strada verso il paese, dove la prima
tappa è l’hotel Tepoztlan, il miglior albergo del posto, dalla cui
terrazza si domina l’intera vallata a trecentosessanta gradi. Un punto
di osservazione prezioso per le riprese televisive della troupe di
Ferrari, che coinvolge il direttore, Jaime Sanchez. Cortesissimo, costui
non si sottrae alle nostre domande. Apprendiamo così che gli UFO li ha
visti anche lui, sono davvero di casa in zona. Che addirittura
sembrano seguire nei loro spostamenti dei percorsi preferenziali, e che
la gente si è abituata a queste presenze. Presenze, osserva, che oggi
definiamo “tecnologicamente” UFO , ma che in realtà sono ricorrenti
nel passato del luogo e nelle sue radici precolombiane. Nella vallata
c’è chi – come in passato – collega tali apparizioni alle visite degli dèi,
los dioses, mai del tutto cancellati e dimenticati dal cattolicesimo
sincretista messicano, tanto influenzato dalla matrice azteca del
popolo. Su una delle alture vicine si scorgono tuttora le rovine di una
piccola piramide a gradoni, e la stessa toponomastica locale, riferita a
siti specifici, è in tale ottica di grande suggestione: il Monte della Luce,
il Monte del Tesoro, il Monte della Vita, cui si aggiunge la Porta del
Mistero, un lastrone litico da cui e in cui, precisa Sanchez, misteriose
sfere luminose fuoriescono e rientrano di tanto in tanto. Eseguite
intervista e riprese e consumato un rapido pasto in un ristorantino
non lontano, con Carlos Diaz passeggiamo poi per Tepoztlan, «un
luogo dove ho radici», dice l’interessato, «e da cui non conviene
muoversi perché a misura d’uomo. Città del Messico? Un crogiuolo
che non fa per me. I visitatori del cielo mi hanno insegnato il valore
della qualità della vita».
Ma chi sono i “visitatori del cielo”?, chiediamo.
«A vederli sembrano uomini e donne come noi: media statura,
capelli castani» afferma Diaz. «E che ci crediate o no, nel ristorante
dove abbiamo mangiato c’era uno di loro.» Ci guardiamo increduli e
senza parole ricordando il suo fugace cenno di saluto a una donna nel
locale. «Vengono da altri mondi» precisa Carlos «e sono sempre
venuti qui.»
«Perché?» domandiamo.
L’espressione di Diaz è serena e distesa. «La Terra è una perla di
rara bellezza nell’infinità dell’Universo; nulla di strano perciò che in
molti la visitino: mescolandosi talvolta in mezzo a noi» aggiunge con
un sorriso. Lo preghiamo di approfondire le sue parole, a questo
punto. «Dal primo incontro con loro nel 1981 ho imparato a conoscerli.
Sono esseri di grande sapienza e intelligenza, e anche se questa non
corrisponde alla loro natura originaria, sono esseri in grado di
assumere forma umana, operando così fra noi. Sono esseri di luce; io
conosco solo loro anche se mi hanno detto che il nostro pianeta è
spesso visitato anche da altri extraterrestri.»
«Chi sono gli altri?» chiediamo.
Diaz sorride. «Non posso parlarvi di ciò che non conosco, ma solo
di loro e delle loro navi di luce, ambienti naturali pulsanti di vita come
un organismo, con cui loro si spostano nel cosmo. Io ci sono stato
dentro per breve tempo ed entrare nella luce è un’esperienza
esaltante. Però questo non mi ha cambiato; semmai, invece di farmi
considerare un eletto – che non sono –, mi ha confermato che occorre
essere e rimanere umili. Il loro incontro con me è stato quasi
certamente casuale e improntato a sentimenti di rispetto e amicizia.
Avrebbero tanto da insegnarci, se volessimo apprendere. Ma i tempi
non sono maturi. Noi non siamo maturi. Sono molto preoccupati dalla
crisi ecologica che la Terra si trova oggi a dover affrontare. Ma è un
problema nostro, non loro.»
Chiediamo a Diaz se ha un messaggio da diffondere.
«Sì e no. In pratica la mia esperienza mi ha dato un messaggio da
trasmettere agli altri. Ma farlo o no è un mio problema. Loro non me
l’hanno chiesto, e io non sono tenuto a farlo. In ogni caso si tratta di
insegnamenti che esulano completamente dalla sfera mistica, del tutto
fuori luogo. Il problema UFO è estremamente oggettivo, e non va
proiettato in dimensioni che non gli competono.»
«E i vari contattisti di tono misticheggiante finora venuti alla
ribalta?» lo incalziamo.
«Non è una questione che mi riguarda» sottolinea Carlos «e ognuno
interpreta i fatti che vive a modo suo. Magari stravolgendoli in
funzione di una sua visione aprioristica della realtà. Non è il mio
caso.»
Ci tratteniamo nella zona del campo di calcio di Tepoztlan, di
fronte al Cerro de la Vida, dove Diaz ha avuto molti dei suoi contatti
con “loro”. «Da dove vengono?» gli chiediamo.
«Potete essere scettici, ma non me l’hanno mai detto. Hanno detto
che non ha grande importanza. E forse hanno ragione, in effetti.»
«Ma perché Tepoztlan?»
«Tepoztlan è unica. Certi luoghi sulla Terra sono apparentemente
“preferiti” dagli UFO . Ma solo perché ci sono venuti tanto tempo fa. E
oggi ci ritornano» risponde Carlos.
Poi ci lasciamo, con l’impegno di rivederci in serata a casa sua. Il
primo incontro ha impressionato positivamente noi tutti. Diaz è
franco, aperto, semplice e immediato. «È un bel soggetto» commenta
Ferrari. «Se simula, vuol dire che non so più valutare il mio prossimo,
in barba a una vita di esperienze in tutto il mondo e in qualsiasi
ambiente» dice.
A sera, in macchina, ci dirigiamo nel buio (la periferia del paese
non è illuminata) verso l’abitato periferico di Tepoztlan. La casa di
Carlos è un’umile costruzione, parte della quale ancora non ultimata.
Scesi dall’auto ci avviamo verso la facciata con Ferrari che ci guida. Il
cielo è terso e stellato. A un certo momento un’esclamazione lacera il
buio. È la mia. «Cos’è quella roba?» chiedo, indicando un punto di
luce che si muove sul tetto della casa di Diaz.
«Le telecamere!» urla Ferrari alla sua troupe che si precipita verso il
nostro mezzo poco lontano. Intanto l’oggetto puntiforme luminoso
continua a evoluire sulla casa zigzagando. Piroetta, rallenta, accelera.
Poi scompare. Naturalmente non è stato possibile riprenderlo in
tempo. Un classico. È quasi una beffa.
Quando, fattici accomodare, Diaz ci chiede il perché della nostra
agitazione e gli raccontiamo l’accaduto, la sua reazione è di estremo
distacco. «Qui molti vedono strane cose; e non solo qui. A quanto pare
è accaduto anche a voi» commenta.
La serata prosegue e si chiude con una visita amichevole a un uomo
di grande umiltà e dignità. «Carlos ha vissuto e vive ancora qualcosa
di più grande di lui» sottolinea la moglie Margarita. «E lo fa con la
purezza e l’ingenuità di un bimbo. Ecco perché io sono solita dire che
ho tre figli: due sono i nostri bambini; il terzo è Carlos.»
«Parlate dell’esperienza che ho vissuto, più che di me» si
raccomanda Carlos Diaz sulla soglia, salutandoci. «La gente deve
sapere. E capire.»
Rientrando a Città del Messico, quella sera, nessuno ha fatto
commenti. Non era facile.
Naturalmente è chiaro che l’accaduto, di per sé, non avvalorava le
specifiche dichiarazioni di Diaz circa i suoi personali incontri con gli
alieni. Ci confermava invece, piuttosto, il fatto che Tepoztlan è in
effetti una importante “zona finestra”.
A detta di molti oggi Diaz si sarebbe lasciato in parte
“contaminare” dalle sollecitazioni mediatiche che l’originalità della
sua storia ha fatalmente innescato. Il che nulla toglie, comunque, alla
genuinità dei fenomeni di Tepoztlan…

La questione dei cerchi nel grano


Il problema dell’evidenza fisica collegata al fenomeno UFO costituisce
da tempo uno dei punti di forza della ricerca in ufologia. Quando,
negli anni Settanta, nell’Inghilterra meridionale iniziarono a
manifestarsi i primi crop circles, le misteriose tracce circolari nei campi
di grano, il collegamento con gli UFO fu quasi inevitabile. Era
d’altronde uscito da poco (1973) The UFO Experience: A Scientific
Enquiry, il testo dell’astrofisico statunitense Joseph J. Allen Hynek
della Northwestern University già consulente scientifico del Project
Blue Book dell’USAF sugli UFO definito “il Galileo dell’ufologia”; un
volume che codificava per la prima volta scientificamente i vari tipi di
eventi ufologici, e in cui gli incontri ravvicinati del secondo tipo,
riferiti all’evidenza fisica di tracce lasciate dagli UFO , erano
giustamente sottolineati. Solo che in breve ci si rese conto che il
fenomeno dei crop circles sembrava trascendere quello delle tracce al
suolo lasciate dagli UFO . Queste ultime, infatti, presentavano evidenti
effetti meccanici, chimico-fisici e talvolta energetici implicanti quello
che si potrebbe definire “l’effetto hard” di corpi fisici poggiatisi al
suolo ovvero evoluenti di poco al di sopra di questo. Invece, nel caso
dei crop circles, si aveva l’impressione che il fenomeno fosse ben più
sottile, e causato non tanto o soltanto da ordigni volanti, “dadi e
bulloni” discesi nei campi, bensì dall’“effetto soft” di qualcosa di ben
più sfuggente. Anche se si vociferava di strane fonti sonore e di vaghe
luci notturne rilevate nei campi teatro delle insolite formazioni, le
segnalazioni di UFO concomitanti erano largamente assenti, in effetti.
Non solo. I particolari fenomeni di “avvitamento” della vegetazione e
la complessità geometrica di certi crop circles cominciarono a fare
pensare che tali “agroglifi” avessero una matrice diversa. Sì, perché
mentre nelle tracce ricollegabili a incontri ravvicinati del secondo tipo
si poteva riscontrare e verificare la “firma” della fisicità di un ordigno
tecnologico (schiacciamento meccanico, irradiazione diffusa con varie
e conseguenti ricadute chimico-fisiche sull’ambiente ecc.), nel caso dei
crop circles c’era in più quella di una “intelligenza”. La crescente
complessità geometrica degli agroglifi, dunque, sottintendeva un
qualcosa di destinato ad andare ben oltre: e cioè il fatto che le
intelligenze all’origine del fenomeno avessero in definitiva delle
precise finalità semiologiche. Perché le formazioni nei campi inglesi,
in realtà, non erano assimilabili solo a dei disegni casuali dovuti agli
effetti fisici diretti o collaterali di presenze tecnologiche in fondo non
necessariamente interessate a segnalare la loro incidentale presenza,
come nel caso degli UFO, bensì, piuttosto, a specifici segni significanti
lasciati a bella posta per poter essere visti e meditati. In altri termini, il
tutto tradiva la volontà di esprimere nel tempo un qualche tipo di
messaggio simbolico a nostro uso e consumo. Ce n’era evidentemente
abbastanza per consentire a chiunque di dire la sua. Così, nel
montante clima new age, gli agroglifi potevano benissimo trarre
origine da “altre dimensioni” del tempo e dello spazio, ovvero da uno
o più “universi paralleli”. E gli artefici? Alieni, come si era suggerito?
Forse. Ma perché non coinvolgere allora i fairies (gnomi e fate), ovvero
lo stesso spirito della Madre Terra (l’“anima” del pianeta vivente,
Gaia cioè) intenzionato a darci dei segnali di monito indotti dalla
generalizzata degradazione dell’ambiente a opera dell’Homo sapiens?
Ipotesi fumose seppur suggestive e pittoresche, legate alla
constatazione che la questione, documentata già da almeno tre secoli
(lo testimonia la ben nota stampa del diavolo mietitore del 1678), è di
vecchia data, ma ha ancora pochi elementi di riscontro. Poi, dopo il
proliferare del fenomeno, la battuta d’arresto. Alcuni crop circles erano
certamente falsi, opera di circlemakers burloni. Solo che tale
constatazione fu lestamente e abilmente utilizzata per ragioni di
ordine pubblico, al fine di screditare l’intera fenomenologia,
liquidando come fasullo un problema inspiegabile e scomodo che
aveva stimolato l’interesse della stessa famiglia reale britannica. Pure,
e a dispetto di un debunking rozzo e assolutamente analogo a quello
proprio della congiura del silenzio applicata agli UFO , l’intensificarsi
del fenomeno con figurazioni sempre più vaste, complesse e
geometricamente elaborate ci riporta oggi più che mai al suo carattere
anomalo ed estraneo. Tutto ciò con buona pace degli articoli
disinformativi di sedicenti riviste scientifiche. Ma ecco Eltjo Haselhoff.
Questo brillante scienziato olandese operante come fisico presso i
Sistemi medici della Philips, già collaboratore nel suo paese del FOM
(l’Istituto per la fisica del plasma) e in USA dei prestigiosi Los Alamos
National Laboratories, è venuto alla ribalta nel 2000 (è altresì stato
ospite come oratore all’annuale simposio mondiale sugli oggetti
volanti non identificati e i fenomeni connessi di San Marino)
esponendo le risultanze delle ricerche da lui effettuate sul campo per
il DCCCS (Dutch Center for Crop Circle Studies). Risultanze
indubbiamente eccezionali che stanno gettando nuova luce sul
fenomeno. Haselhoff ha scoperto tutta una serie di elementi inediti:
dagli insetti morti stranamente attaccati ai semi dei cereali, ai curiosi
sedimenti microscopici (di biossido di silicio e di polveri meteoriche)
trovati all’interno dei cerchi, dalle anomalie di germinazione
(cambiamenti di chimica nei semi producenti crescite anomale),
all’allungamento dei nodi degli steli delle piante nelle varie posizioni
all’interno dei crop circles, allungamento che risulta essere
perfettamente coerente con la distribuzione del campo
elettromagnetico di una sorgente puntiforme di radiazione posta a
un’altezza di 4 metri e 10 centimetri al di sopra del campo in
questione. Il che ci rimanda alla realtà delle BOLS (balls of light), le sfere
di luce spesso segnalate a breve distanza dalla formazione degli
agroglifi, a riprova che quanto certi testimoni oculari sostengono è
vero e affidabile. Come le dichiarazioni di tanti avvistatori occasionali
di UFO . Nel 1990 un dirigente del CNES francese, a Tolosa, mi confermò
che loro indagini riservate sugli agroglifi inglesi avevano indicato al
loro interno indizi dell’azione di microonde (come in certe tracce
lasciate dagli UFO ); orbene, Haselhoff – che ha infine visto i suoi studi
pubblicati sulle pagine della rivista accademica «Physiologia
Plantarum» (111, vol. I, p. 124) – ha impresso alla ricerca del settore un
giro di boa, e un serio link di causa-effetto fra UFO e crop circles appare
ora sempre meno improprio e distante.
Ormai, comunque, l’incalzare delle testimonianze associa la genesi
dei crop circles al manifestarsi e alle evoluzioni a bassa quota, sui
campi dove poi si manifestano le misteriose formazioni, di una o più
sferette di luce evoluenti: il loro diametro difficilmente supera i 30
centimetri. E non sono certo “fulmini globulari”; semmai, dice la
gente, si tratta di “luci intelligenti”.
Come a Hessdalen. Naturalmente non è tutto oro quel che luccica.
E oggi anche Internet ci presenta diversi siti in cui è possibile imparare
a realizzare falsi crop circles, grazie a coloro che ormai sono conosciuti
come i circlemakers. Bisogna ammettere che spesso questi agroglifi
artificiali sono fatti talmente bene che anche i ricercatori più esperti
inizialmente rimasero esterrefatti. Dopo le prime analisi, però, la
musica è cambiata.
A una attenta analisi si può infatti notare in primis come nei crop
circles falsi le spighe siano spezzate e non piegate sul terreno. Ma non
solo. Diverse altre anomalie non ottenibili fraudolentemente, infatti,
sono state riscontrate all’interno di agroglifi ritenuti genuini.
Innanzitutto la prima particolarità che da sempre suscita clamore è
l’allungamento dei nodi di giuntura delle spighe. Tale anomalia
denota una stimolazione intracellulare, probabilmente operata da una
fonte radiante elettromagnetica nella perpendicolare alla zona
soggetta al fenomeno. Una simile stimolazione produrrebbe
un’anomalia all’interno della pianta che condurrebbe a una
sovrapproduzione di determinate sostanze alla base
dell’allungamento dei nodi di giuntura nelle spighe. Ancora oggi non
è stato pienamente compreso il meccanismo che potrebbe condurre a
tale anomalia. Un secondo punto importante è costituito dalle tracce
residue sovente rinvenute nei campi. Tali tracce vanno da campi
elettromagnetici residui superiori anche del 300 per cento rispetto al
normale (definito anche “rumore di fondo”) a veri e propri residui di
irraggiamenti a opera di microonde. Tali particolarità costituiscono
alcuni degli elementi cardine della non riproducibilità, da parte
umana, di questi fenomeni. Realizzare infatti condizioni fisiche
anomale in loco significherebbe per eventuali mistificatori utilizzare
innanzitutto mezzi e tecnologie improponibili nelle condizioni prese
in considerazione. Va infine rilevata un’alterazione specifica e sconcertante.
Stiamo parlando della presenza di radionuclidi ritrovati, anche in
cospicue quantità, unicamente all’interno degli agroglifi (e mai nelle
vicinanze). Il che porterebbe a escludere a priori un possibile
intervento umano. Ma che dire, poi, delle formazioni riferite tre secoli
fa? A quel tempo i circlemakers di certo non c’erano…
E allora? E allora, come ipotizza il dottor Sandro Ferretti, assistente
di Fisica teorica all’Università di Roma La Sapienza, dato il carattere
intelligente delle manifestazioni, ed escludendo un’origine naturale e
umana fraudolenta, l’unica spiegazione accettabile è, in effetti, quella
di una trasmissione di informazioni di origine aliena.
Trasmissioni di informazioni di origine aliena?
Da anni la scienza cerca di captare messaggi di natura extraterrestre,
ad esempio tramite il Progetto SETI , finora rimasto apparentemente
infruttuoso. Recentemente, però, gli scienziati hanno pensato che
esseri molto più avanzati di noi potrebbero anche usare, per
comunicare, dei raggi laser: un mezzo molto più efficiente delle
trasmissioni radio in cui i fotoni non sono coerenti fra loro; e quindi
molti stanno cercando di rilevare con un’apparecchiatura adatta
impulsi laser modulati artificialmente. E i cerchi nel grano? Sia come
sia, osserva Ferretti, non sono certo provocati da raggi laser, come
qualcuno ha pur ipotizzato, perché le nostre strumentazioni lo
avrebbero rilevato, e finora ciò non è invece successo. Pertanto
dovrebbe cadere l’ipotesi speculativa secondo cui per qualche strana
ragione da uno o più satelliti spia si potrebbero creare a bella posta
con fasci laser opportunamente mirati gli agroglifi più sofisticati
seminando gratuitamente una “psicosi aliena”. Ma in tal caso quale
sarebbe il movente e soprattutto cui prodest, a chi mai gioverebbe in
fondo ciò?
Come rileva Ferretti, un’idea molto più affascinante e molto più
verosimile e realistica è invece che i crop circles siano piuttosto, per così
dire, dei “fax”, ossia trasmissioni di informazioni da un punto all’altro
dello spazio-tempo, con l’unica sostanziale differenza che non vi è un
flusso di elettroni che produce l’immagine, come dal cavo del fax. Ciò
può essere spiegato solo ipotizzando che i cerchi nel grano siano
messaggi extraterrestri prodotti mediante la tecnica del teletrasporto.
Va chiarito a questo punto che quest’idea trasmessaci dalle
sceneggiature di Star Trek non è unicamente frutto della fantascienza,
riferendosi a un effetto che è già stato prodotto sui fotoni, le particelle
che trasportano la luce. Infatti lo spin di un fotone è stato trasmesso a
un altro fotone, ossia l’informazione (e non il fotone) è stata spostata
da un fotone a un altro, istantaneamente. Queste azioni spettrali sono
state rilevate per la prima volta nel 1935 dal famoso esperimento EPR
(dalle iniziali di Einstein, Podolsky e Rosen), in cui due fotoni aventi
due spin opposti (ovvero dei momenti di rotazione opposti attorno a
se stessi) emessi da un singolo atomo, seppur viaggianti alla velocità
della luce, sembravano interagire fra loro più velocemente della luce,
in quanto se veniva fatto cambiare il verso dello spin a un fotone,
immediatamente anche l’altro cambiava verso. Ultimamente un fisico
delle particelle ha annunciato di avere fatto cambiare gli spin da un
punto a un altro ad alcune piccole nubi di sodio, dimostrando per la
prima volta che il teletrasporto si può effettuare e non solo a livello
atomico e particellare, ma anche a livello molecolare. Sicuramente
teletrasportare immagini su un campo di grano è ancora enormemente
lontano dalle nostre possibilità, perché in gioco vi sarebbe pur sempre
una quantità immensa di atomi, ma una civiltà aliena molto più
avanzata di noi potrebbe anche riuscirci.
Ciò inoltre costituirebbe un mezzo di comunicazione molto più
avanzato anche rispetto agli impulsi laser, in quanto il teletrasporto si
svilupperebbe più velocemente della luce e quindi anche dei raggi
laser. Nonostante, a quanto se ne sa, questa idea non è mai stata presa
in considerazione, ciò nondimeno essa è scientificamente possibile e
quindi traducibile in realtà. Sulla base di quanto sopra, i cerchi nel
grano potrebbero allora volerci comunicare qualcosa di preciso e di
maggiormente profondo e non è da escludere che, come nello scenario
del film Contact, queste immagini possano celare informazioni atte a
consentirci di fare un salto epocale nella nostra tecnologia, magari
nella costruzione di una “macchina televettrice” come nel caso del
film Stargate, tale da permetterci di raggiungere i nostri eventuali
interlocutori stellari.
Sarebbe indubbiamente interessante, secondo il fisico italiano
Sandro Ferretti, fare uso dei satelliti artificiali per osservare
ventiquattr’ore su ventiquattro quelle zone in cui più facilmente che in
altre sembrano prodursi gli agroglifi. Documentare strumentalmente e
“in diretta” la comparsa improvvisa e istantanea di un cerchio nel
grano senza interventi naturali o umani costituirebbe allora la
migliore verifica del fatto che i crop circles sarebbero messaggi alieni
realizzati con la tecnica del teletrasporto…
«Purtroppo» conclude Ferretti «l’establishment scientifico usa le
sue energie più per osservare il cielo (lampi gamma, raggi cosmici,
pulsar, buchi neri e via dicendo) con riferimento a fenomeni distanti
milioni di anni luce che per studiare un fenomeno sul nostro pianeta.
Ciò avviene perché per la maggior parte degli scienziati i cerchi nel
grano non costituiscono un fenomeno “serio”, ma sarebbero
unicamente opera di burloni. Ricordiamoci però che molti fenomeni
sono stati così considerati (dai fulmini globulari ai fenomeni lunari
transitori fino alle “luci di Hessdalen”) finché uno studio
approfondito e senza pregiudizi non ne ha poi confermato la realtà e
l’importanza.»
In Inghilterra, nel 2001, la incredibile formazione di Milk Hill, del
diametro di 450 metri e composta da oltre 400 cerchi, ha sconvolto la
gente e gli stessi circlemakers. E così pure ha sconcertato l’inquietante
agroglifo di Chilbolton con le gigantesche figure della cosiddetta
“Arecibo Reply”, apparente risposta al messaggio rivolto agli alieni
inviato nello spazio dal SETI con il radiotelescopio di Arecibo (Puerto
Rico) nel 1974. Diretto verso la costellazione di Ercole, il messaggio
avrebbe in effetti raggiunto quella zona di spazio proprio nel 2001,
dopo diciassette anni. Il fatto che una risposta del genere, del tutto a
tono e perfettamente in funzione del messaggio del mittente, sia stata
considerata “troppo bella per essere vera” da fin troppi astronomi
(che si sarebbero attesi una risposta “convenzionale”, sicuramente non
di tal genere e in ogni caso certo non “in tempo reale” – cosa che
l’utilizzo della tecnica del teletrasporto evocata da Ferretti renderebbe
nondimeno possibile – bensì dopo trentaquattro anni) non vuole certo
dire che non sia poi quello che sembrerebbe, tanto più che nessun
indizio di intervento umano è emerso circa la genesi dell’agroglifo.
Spesso le cose che appaiono le più palesi sono le più vere, in effetti.
La stessa logica secondo cui gli alieni, semmai, avrebbero dovuto
risponderci dopo trentaquattro anni ha portato a “liquidare” come un
probabile falso anche la ugualmente misteriosa formazione di
Crabwood Hill del 2002, comparsa l’anno dopo sempre in Inghilterra.
In questo caso, la chiave dell’agroglifo (con tanto di volto “alieno”
come era già avvenuto l’anno prima a Chilbolton) risultava facilmente
decodificabile attraverso un non troppo complesso codice informatico
ASCII da cui scaturiva il seguente testo:

GUARDATEVI DAI VOSTRI LEADER CHE VI RECANO COMFORT E


CONSUMISMO INGANNEVOLI INFRANGENDO OGNI PROMESSA DI
FARE I VOSTRI INTERESSI. IL VOSTRO MONDO SOFFRE MA C’È
ANCORA TEMPO PER CAMBIARE… ELLRIJUE… [parola danneggiata
e incomprensibile]… NELL’UNIVERSO PREVALE IL BENE. NOI CI
OPPONIAMO AGLI INGANNI DI CUI SIETE VITTIME. CHIUSURA DEL
CANALE (SUONO DI CAMPANA).

Come vedremo poi approfondendo la questione più oltre, è stato


obiettato che era troppo perfetto e banale per essere vero. Forse. Solo
che, anche se fosse falso, si tratterebbe in ogni caso del più “vero” dei
messaggi che potrebbe essere rivolto all’umanità oggi. E la verità,
spesso, in quanto tale, è anche banale…
Comunque sia, dopo l’Inghilterra, nel 2003 l’Italia si è trovata
anch’essa al centro di un incalzante crescendo di segnalazioni di crop
circles. Dopo la Sardegna, il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il
Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, la Toscana, le Marche, il
Lazio sono stati caratterizzati dalle misteriose formazioni. Con un
primato. Per la prima volta al mondo un agroglifo si è formato non in
campagna ma all’interno di un grande centro urbano, uno dei più
importanti: Roma, caput mundi. Il fenomeno si è verificato all’interno
della proprietà dei frati Trappisti, al convento santuario (la zona fu
teatro di apparizioni mariane nell’immediato dopoguerra) delle Tre
Fontane, e il tempestivo intervento degli inquirenti del CUN ha
comprovato la misteriosa alterazione del campo magnetico locale
all’interno della formazione. Ovunque sono intervenuti carabinieri,
polizia e vigili del fuoco. E per risolvere il problema dell’ordine
pubblico (la pacifica ma massiccia “invasione” di migliaia e migliaia
di curiosi con tutte le relative implicazioni) si è in breve pensato di
procedere alla sistematica distruzione degli agroglifi per tagliare la
testa al toro. Una scelta dovuta a ordini superiori che si è suggerita
sistematicamente ai padroni dei terreni coinvolti.
Una soluzione, in fondo, non troppo brillante. Ma si sa: l’autorità
teme ogni forma di destabilizzazione. Figuriamoci poi sconcertanti
messaggi di possibile origine aliena, del tutto incontrollabili e
imprevedibili (al pari del manifestarsi degli UFO ) e con l’aggravante di
rimanere per giorni e settimane visibili a chiunque a futura memoria!
Qualcuno, distruggendoli, crede indubbiamente di risolvere il
problema alla radice. Ma si sbaglia di grosso.
Nel 2004, dopo una nuova “ondata” di agroglifi in Italia nel corso
della quale sono emersi quelli manifestatisi a Montegranaro nelle
Marche (provincia di Fermo), si è avuta la prima formazione nota in
un campo di riso. I pittogrammi, comunque, come è avvenuto in
Russia, possono manifestarsi anche sulla neve e sul ghiaccio. E perfino
sulla sabbia…
Comunque, non è certo casuale che il Reparto generale sicurezza
(RGS ) dello stato maggiore dell’aeronautica militare italiana, dal 1979
istituzionalmente preposto dal governo italiano a seguire i fenomeni
UFO (e che ha agli atti oltre 360 dossier ufologici ufficiali), nel 2003
abbia più che significativamente archiviato il crop circle di Orbassano
in Piemonte quale “fenomeno ufologico”. A buon intenditor…
2
L’acclimatazione del pubblico dopo la congiura del
silenzio: dal debunking al cover up e dalla congiura della
confusione alla strategia della rivelazione

Gli UFO e il governo USA


Per quanto concerne la questione degli UFO , negli USA la United States
Air Force, l’aeronautica militare americana, ha seguito il fenomeno fin
dal 1947, attraverso i successivi Project Sign, Project Grudge, Project
Twinkle e Project Blue Book, entrato in funzione nel 1951.
La Encyclopædia britannica nota come il capitano Edward J. Ruppelt,
capo della Commissione di indagini dell’USAF dal 1951 al 1953, abbia
poi rivelato che il primo sospetto, nel 1947, fu che gli UFO potessero
essere degli apparecchi segreti sovietici, dei veicoli rivoluzionari
rappresentanti una diretta minaccia per gli USA . Conseguentemente, la
reazione dei militari americani si concretizzò in un programma lampo
che raccogliesse ogni dato informativo sulla questione. Ruppelt
riferisce peraltro che tali informazioni, raccolte segretamente,
mostrarono in breve che gli UFO non provenivano da un paese
straniero. Nondimeno, essi apparivano ordigni meccanici e, dal
momento che non si trattava di apparecchi segreti statunitensi, alcuni
membri della commissione di indagine conclusero per esclusione che
dovessero essere astronavi extraterrestri.
L’USAF , pertanto, costituì ufficialmente un gruppo di specialisti
avente lo scopo di investigare sul fenomeno, che mantenne il nome
del progetto diretto dal 1951 al 1953 dal capitano Ruppelt: il Project
Blue Book, o Progetto Libro Azzurro.
Negli USA , a cominciare dal 1957 (in concomitanza, cioè, con una
nuova ondata di avvistamenti per molti aspetti simile a quella,
famosa, del 1952), i vari gruppi civili di studio, costituitisi nel
frattempo per reazione agli ambigui atteggiamenti delle autorità
competenti, e numerosi privati chiesero al Congresso di aprire dei
dibattiti sugli UFO . Ciò avvenne, di fronte a un nuovo intensificarsi
delle segnalazioni effettuate sul territorio nazionale, il 5 aprile 1966,
quando finalmente il Comitato servizi armati della Camera presieduto
da L. Mendel Rivers interrogò alcuni alti ufficiali dell’USAF e lo stesso
segretario dell’aeronautica militare Harold Brown.

Il Rapporto Condon
Sei mesi dopo, il 7 ottobre, l’USAF e l’Università Boulder del Colorado
annunciavano congiuntamente l’inizio di una indagine scientifica
sugli UFO , che l’Università del Colorado, su finanziamento dell’Ufficio
ricerche scientifiche dell’USAF , si accingeva a intraprendere. La
polemica pubblica, e non i dati raccolti – rileva l’Encyclopædia
britannica –, portava finalmente a una indagine scientifica.
Ironicamente, come se quasi venti anni di segnalazioni e di polemiche
non avessero risolto tale questione di fondo, l’équipe dell’Università
del Colorado diretta dal fisico dottor Edward U. Condon si trovò a
dover affrontare, nel 1966, la stessa questione che l’USAF si era posta
nel 1947 quando ebbero inizio le indagini: stabilire cioè se esistesse o
no il problema degli oggetti volanti non identificati. Il contratto
stipulato nel 1966 fra l’USAF e l’Università del Colorado prevedeva
anche la collaborazione del NICAP , una grande organizzazione civile
che contava migliaia di membri e che da anni si occupava seriamente
del problema. Dopo circa un anno di intese cordiali in cui sia Condon
che il suo vice dottor Robert Low, coordinatore del Progetto,
definivano le relazioni col NICAP con aggettivi come «eccellenti», si
registrarono i primi screzi. Questo avvenne nel settembre del 1967,
quando il dottor Condon si lasciò sfuggire alcune dichiarazioni dalle
quali trapelava uno scetticismo preconcetto, quasi un larvato
disprezzo verso l’intera questione degli UFO . Le cose precipitarono
qualche mese più tardi. Il capo del NICAP , maggiore Donald E.
Keyhoe, venne infatti a sapere che Condon non aveva condotto una
sola indagine sulla scorta del copioso materiale fornitogli dal NICAP .
La rottura si ebbe l’8 febbraio 1968, quando Condon e Low
allontanarono dalla équipe due colleghi, i professori Saunders e
Levine, con l’accusa di «incompetenza». Pure, l’Encyclopædia britannica
menziona il dottor David Saunders, professore di psicologia
all’Università del Colorado e decano dei componenti dell’équipe,
come uno che «ha compilato migliaia di schede di segnalazione di UFO
onde ricavare dei campioni modello dalla massa dei dati disponibili
attraverso un computer»; ben difficilmente, dunque, si poteva parlare
di «incompetenza» di David Saunders. In effetti, la decisione di
Condon e di Low era motivata da ben altro. Saunders e Levine, infatti,
avevano fornito al NICAP la fotocopia di un esplosivo memoriale che
Low aveva scritto il 9 agosto 1966, e cioè anteriormente alla firma del
contratto fra l’USAF e l’Università del Colorado. Il documento,
pubblicato dal periodico «Look», rivelava senza mezzi termini lo
scetticismo di fondo dei futuri responsabili del progetto sul problema
degli UFO e, pertanto, sulla stessa indagine che si stava per avviare.
Scriveva infatti Low: «Per poter intraprendere un simile progetto,
occorre che a esso ci si accosti in maniera oggettiva. Bisogna cioè
ammettere la possibilità che gli UFO esistano. E non è rispettabile dare
una seria considerazione a tale possibilità. Chi vi crede, in altre parole,
rimane come compromesso […]; l’ammettere tale possibilità ci
porrebbe dunque, per così dire, “dall’altra parte”, e noi perderemmo
molto più prestigio in campo scientifico di quanto forse non ne
potremmo guadagnare affrontando le indagini […]».
Seguivano le proposte personali di Low: «Lo studio dovrebbe
essere condotto quasi esclusivamente da scettici che, pur non potendo
forse pervenire a dei risultati negativi per quanto riguarda tali
indagini, potrebbero e dovrebbero contribuire a escludere la realtà
delle osservazioni […] Il trucco» continua piuttosto cinicamente il
memoriale «consisterebbe nel descrivere il progetto in modo che, pur
apparendo al pubblico come uno studio del tutto obiettivo, presenti al
mondo scientifico l’immagine di un gruppo di scettici che facciano del
loro meglio per essere obiettivi pur senza certo attendersi di trovare
un “disco”».

Conclusioni “prefabbricate” a dispetto dell’evidenza dei fatti


per una indagine farsa
Era, dunque, un’indagine di fatto viziata all’origine da questioni di
opportunismo professionale quella che preparavano, fin dal 1966,
l’USAF e l’Università del Colorado?
Anche senza giungere ad affermare, come è stato fatto, che preciso
scopo del progetto fosse quello di screditare ufficialmente il fenomeno
degli UFO di fronte all’opinione pubblica per consentire così ai Servizi
segreti (come era già da tempo avvenuto in URSS ) di monopolizzarne
definitivamente lo studio, è però certo che con tali premesse le
conclusioni del successivo Rapporto Condon, ovvero lo Scientific Study
of Unidentified Flying Objects dell’Università del Colorado, non
potevano non essere quelle che poi furono. Il rapporto, pur non
giungendo a negare l’esistenza del fenomeno degli UFO in sé, ha
sottolineato come in oltre vent’anni non siano stati raccolti elementi
empirici tali da provare scientificamente la provenienza extraterrestre
del fenomeno stesso. E giacché esso non costituisce, secondo l’USAF ,
«una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA », la conclusione
del Rapporto Condon, costato oltre mezzo milione di dollari al
contribuente americano, è che non sia il caso di impiegare altri fondi
federali in ulteriori indagini, e tanto meno di mantenere in vita il
Project Blue Book dell’USAF .
Continuare a occuparsi in maniera ufficiale del problema,
insomma, potrebbe solo, a lungo andare, contribuire a creare in seno
all’opinione pubblica americana un pericoloso stato di allarmante
tensione psicologica, fondato sull’inconscia paura dell’ignoto
atavicamente radicata in ogni essere umano. Questo il senso delle
conclusioni cui sono pervenuti gli scienziati della Commissione
Condon.
Comunque, anche se l’opinione pubblica statunitense era ben lungi
dal ritenere che lo Scientific Study of Unidentified Flying Objects avesse
detto una parola definitiva sull’argomento, è un fatto che il consiglio
del dottor Condon fu prontamente seguito dall’USAF . Il 1969, l’anno in
cui il rapporto veniva pubblicato, vedeva pure la chiusura del Project
Blue Book. Con questo provvedimento terminava negli Stati Uniti
ogni indagine ufficiale sugli UFO .
Ma la questione restava più che mai aperta. Il Rapporto Condon,
infatti, nel clima di interesse generale causato dalle polemiche che lo
hanno avvelenato e dallo scetticismo che vi traspare, è stato
sistematicamente e spietatamente demolito dal libro – uscito
contemporaneamente – del dottor David Saunders UFOS? YES! E
diversi esponenti scientifici americani, specie il dottor Joseph Allen
Hynek, già consulente scientifico del Project Blue Book, e il fisico
James McDonald, che fin dal 1967, a seguito dei suoi contatti con
Thant, segretario delle Nazioni Unite, aveva lanciato un appello per
uno studio scientifico del fenomeno a livello internazionale dal
Palazzo di Vetro dell’ONU , hanno più volte espresso il loro autorevole
dissenso, organizzando negli ambienti scientifici e accademici una
serie di tavole rotonde e di simposi sull’argomento. Numerosi, in
effetti, sono gli scienziati americani che – indipendentemente da
qualsiasi altra considerazione in merito – disapprovano la
metodologia operativa della Commissione Condon.
«Si è compreso come lo studio dei vecchi casi serva a molto poco,
tranne forse che a fornire idee sugli sbagli da evitare nello studio dei
casi recenti. Pertanto abbiamo deciso di non affrontare viaggi per
studiare casi accaduti da più di un anno, benché talora abbiamo fatto
qualche indagine del genere, quando essa si poté combinare con gli
studi su qualche caso recente.»
Questa premessa di Condon, in realtà, getta nel dimenticatoio quasi
vent’anni di casistica imponente e svaluta pertanto agli occhi di molti
studiosi le conclusioni dello Scientific Study of Unidentified Flying
Objects. In proposito è stato osservato che:
1) Il numero dei casi analizzati dalla Commissione Condon per
giungere alle sue conclusioni è estremamente esiguo rispetto alla
casistica significativa a disposizione (in tutto circa 90 casi, pari a meno
dell’1 per cento).
2) Dei casi esaminati, diversi sono di natura banale (non si
riferiscono, cioè, specificamente a UFO veri e propri) e dunque non
sono significativi ai fini dello studio della Commissione.
3) Per quanto concerne l’analisi dei casi esaminati,
l’argomentazione risulta sovente scientificamente debole e, pertanto,
sospetta di partito preso.
4) A dispetto delle conclusioni stesse della Commissione, il 30 per
cento circa dei casi presi in esame è stato dichiarato inesplicabile dallo
stesso rapporto.
5) Le conclusioni dello Scientific Study of Unidentified Flying Objects
circa l’inutilità di ulteriori studi sul fenomeno UFO non sono coerenti
con le risultanze di numerose indagini della Commissione. Come ha
giustamente rilevato al riguardo il professor Joseph Allen Hynek,
finché esisteranno dei casi inesplicati essi rappresenteranno una
impegnativa sfida alla scienza e un aperto invito all’indagine. L’USAF ,
come è noto, dei 12.618 casi esaminati dal Project Blue Book, ne ha
archiviati 701 come «non identificati». La Commissione Condon non
ha certo saputo concludere di più.
Come non ha mancato di rilevare l’autorevole settimanale
americano «Time Magazine» nella sua rubrica scientifica a soltanto
una settimana di distanza dalla pubblicazione del rapporto, nessuno è
riuscito a spiegare, ad esempio, il puntino luminoso segnalato dal
radar che raggiunse e sorpassò un aereo di linea Braniff mentre
scendeva sull’aeroporto di Colorado Springs nel maggio del 1967.
Dice anzi il rapporto: «Questo deve restare uno dei più enigmatici casi
finora archiviati, e nessuna conclusione è attualmente possibile».
Nonostante gli accurati esami, ammette ancora il Rapporto Condon,
l’équipe della Colorado University non ha potuto spiegare in modo
soddisfacente, tanto per fare un altro esempio, le due ben note foto
scattate nel 1950 dal contadino Paul Trent di McMinniville (Oregon).
Gli scienziati sono rimasti particolarmente colpiti dalle foto di
McMinniville in cui, precisa il rapporto, «ogni fattore analizzato
sembra essere coerente con l’affermazione che un oggetto
straordinario attraversò il cielo in presenza di due testimoni». Tanto
più che un oggetto assolutamente identico risultava essere stato
osservato e fotografato su Rouen, in Francia, nel 1954.
Tutto ciò non può certo contribuire a escludere che le conclusioni
del rapporto dovessero comunque essere quelle che sono state, al fine
di tranquillizzare l’opinione pubblica statunitense. Come ebbe infatti a
dichiarare nel 1965 Gerald Ford, allora capo della minoranza
repubblicana della Camera dei Rappresentanti e poi presidente degli
USA (morto nel 2006), «il popolo americano è allarmato da queste
apparizioni, e in questi anni l’USAF non è giunta a nessuna conclusione
che possa dissipare tale pericolosissimo stato d’animo…».
Non può quindi sorprendere che in seguito si sia parlato con
insistenza del fantomatico «Collegio invisibile»; di quel gruppo di
scienziati, cioè, teso a studiare nel massimo segreto il problema col
preciso obiettivo di creare una rete internazionale di ricerca che, al di
là di qualsiasi pressione politica e militare, possa un giorno operare
sotto l’eventuale controllo esclusivo delle Nazioni Unite. Tale team
scientifico internazionale diretto dall’astrofisico Joseph Allen Hynek,
già consulente scientifico dell’USAF , si è poi in parte estrinsecato nel
Center for UFO Studies (CUFOS ), con sede a Chicago, da lui guidato
fino alla sua morte. Oggi il CUFOS , dopo la scomparsa di Hynek nel
1986, è coordinato dal sociologo Mark Rodeghier.

Illuminanti documenti ufficiali USA oltre il Project Blue Book


La liquidazione del Project Blue Book, sancita nel dicembre del 1969
con l’evidente finalità di non dover così più rendere conto ad alcun
civile degli sviluppi delle inchieste ufficiali sugli UFO , aveva però
radici antiche, risalenti ai primi anni Cinquanta.
Come ha giustamente rilevato Pier Luigi Sani, compianto
presidente onorario del Centro ufologico nazionale, per anni gli
ufologi, con il maggiore Keyhoe in prima linea, avevano accusato l’Air
Force degli Stati Uniti di tenere nascosti quattro documenti di capitale
importanza, così definiti:
1) Un documento del 1947 affermante che gli UFO sono reali.
2) Un documento del 1948 suggerente l’origine interplanetaria degli
UFO .
3) Un documento del 1952 dimostrante che gli UFO operano sotto
controllo intelligente.
4) Un rapporto del 1953, redatto da un gruppo di scienziati, nel
quale si raccomandava il rafforzamento del Project Blue Book e il
rilascio al pubblico di qualsiasi informazione riguardante gli UFO .
Ebbene, l’USAF aveva ripetutamente negato l’esistenza dei primi tre
documenti; circa il quarto, aveva ammesso che ci fosse, ma senza le
raccomandazioni indicate.
All’inizio del 1958 il maggiore Keyhoe fu invitato a partecipare a
una trasmissione televisiva della CBS presso l’Armstrong Circle
Theather di New York. Intitolata UFO , enigma dei cieli, la trasmissione
avrebbe dovuto comprendere, fra gli altri, gli interventi di Edward J.
Ruppelt, ex capo del Blue Book, di Kenneth Arnold, il protagonista del
“primo” avvistamento di dischi volanti, del pilota Chiles, testimone di
uno dei cosiddetti “casi classici” del 1948, di un rappresentante
dell’Air Force e del professor Donald Menzel. Ma l’USAF fece in modo
di annullare gli interventi di Ruppelt, Arnold e Chiles, e di “purgare”
il testo dell’intervento di Keyhoe (che conteneva una precisa allusione
ai quattro documenti segreti).
Keyhoe decise tuttavia di non piegarsi. Quando fu il suo turno,
attaccò: «E ora io dirò qualcosa che finora non è mai stato rivelato!».
Furono le uniche parole che i teleascoltatori poterono udire: il regista
aveva infatti subito tolto l’audio. Evidentemente la censura e la paura
dei militari erano state molto vigili e tempestive. La questione dei
quattro documenti segreti scottava dunque così tanto?
Nel 1960 il colonnello Lawrence Tacker, addetto alle pubbliche
relazioni dell’USAF , pubblicò un libro nel quale confermava per iscritto
che i primi tre documenti segreti non esistevano e che il quarto non
conteneva le famose raccomandazioni. Questa ulteriore smentita
sembrava conclusiva. Keyhoe aveva dunque bluffato? Purtroppo per
Tacker e per l’USAF , il tempo ha invece finito per dimostrare che
Keyhoe aveva pienamente ragione. I tre documenti “non esistenti”
esistevano davvero; e il quarto non solo conteneva le raccomandazioni
indicate dagli ufologi, ma anche, come vedremo, un’altra più
importante e significativa. Chi aveva mentito, insomma, era stata
l’USAF , non Keyhoe. Infatti i quattro documenti segreti risultarono
essere rispettivamente:
1) La lettera datata 23 settembre 1947 nella quale il generale Nathan
Twining, allora capo dell’AMC (Air Material Command), informava il
comandante dell’Air Force che il fenomeno UFO era «reale» e che
occorreva istituire una commissione permanente per studiarlo.
2) Il rapporto top secret datato 5 agosto 1948, intitolato Estimate of
the Situation (“Stima della situazione”), nel quale i funzionari dell’ATIC
(Air Technical Intelligence Center) concludevano che gli UFO erano di
origine interplanetaria.
3) Il rapporto preparato del 1952 dal maggiore Dewey Fournet,
allora ufficiale di collegamento fra il Blue Book e il Pentagono, nel
quale si individuava nelle manovre degli UFO un comportamento
intelligente, con conseguente suggerimento dell’ipotesi
interplanetaria.
4) Il rapporto del cosiddetto “giurì Robertson” (la commissione di
cinque scienziati presieduta dal dottor H.P. Robertson, da cui il nome)
che, per incarico dell’ATIC , si era riunito a Washington nel gennaio
1953 per esprimere un parere sugli UFO in base alla documentazione
raccolta fino allora dal Blue Book. Fra le raccomandazioni finali
figuravano effettivamente quelle indicate dagli ufologi, anche se non
proprio nei termini da loro supposti. In realtà, infatti, più che di un
rafforzamento del Blue Book si parlava dell’attivazione di un
programma inteso a rassicurare la gente sulla non ostilità del
fenomeno; e, più che di liberalizzare l’informazione ufologica, si
suggeriva la necessità di eliminare l’aura di mistero creatasi attorno
agli UFO . Ma oltre a queste raccomandazioni ce n’era una quarta, che
gli ufologi non avevano mai sospettato e che era stata imposta dalla
CIA : il discredito sistematico dei dischi volanti.
Tutto ciò dimostra:
1) che fino dal 1947 le autorità USA sapevano che gli UFO erano reali
(lettera di Twining);
2) che l’ipotesi extraterrestre fu seriamente valutata in seno all’USAF
quanto meno nel periodo 1948-1952 (Estimate of the Situation e
Rapporto Fournet);
3) che ci sono stati motivi, fin dal 1947, che hanno indotto le
autorità USA a mantenere “classificate” le informazioni sugli UFO , e
che a partire dal 1953 (con il giurì Robertson) hanno indotto le
medesime autorità a minimizzare e ridicolizzare il fenomeno per
distogliere da esso l’attenzione dell’opinione pubblica; politica,
questa, che è stata ricalcata da tutti gli altri paesi del mondo e che
perdura ancora oggi.
Alla luce di tali constatazioni è legittimo, rilevava Sani, trarre la
seguente conclusione sulla congiura del silenzio: se per “congiura” si
vuole intendere la decisione dei governi di nascondere la verità sugli
UFO (supposta acquisita), allora la risposta non può che essere
speculativa, subordinata cioè al ritenere o no che in alto loco la natura,
l’origine e il significato degli UFO siano effettivamente cose note. Ma se
per “congiura” si intende più semplicemente la riluttanza delle
autorità ufficiali di tutti i paesi del mondo a divulgare informazioni
sugli avvistamenti e sui risultati delle ricerche che si sono fatte e si
stanno facendo sul fenomeno UFO , allora la risposta è inequivocabile:
una congiura del genere, qualunque possa esserne il motivo, non è
affatto un mito: è realtà. A noi, però, importa capire le ragioni che
vanno al di là di questo dato di fatto. E per riuscirci bisogna rifarsi ai
primi anni Cinquanta.

La Commissione Robertson: cosa fare circa gli UFO ?


È l’inizio del 1953. Gli oltre 1500 rapporti registrati durante il 1952
dalla United States Air Force avevano letteralmente intasato i canali di
comunicazione militari, e al Pentagono si valutò che una potenza
nemica, visto il precedente, avrebbe potuto produrre un falso flap
ufologico (termine gergale americano indicante il particolare clima di
tensione e inquietudine indotto dal crescendo di un’ondata di
avvistamenti di UFO ) allo scopo di avvantaggiarsene nel momento del
lancio di missili contro gli USA . Pertanto l’USAF chiese l’immediata
collaborazione della Central Intelligence Agency, il Servizio segreto
statunitense.
Relativamente agli UFO , all’epoca, era operante com’è noto il
famoso Project Blue Book creato dall’USAF e diretto dal capitano
Edward J. Ruppelt, che aveva passato in rassegna dal 1947 più di 2300
casi, oltre il 16 per cento dei quali era rimasto senza spiegazione. Ce
n’era più che abbastanza, dunque, perché si cercasse di approfondire
il problema. L’USAF , pertanto, pensò bene di organizzare uno Scientific
Panel on Unidentified Flying Objects composto da cinque scienziati
per fare il punto della situazione. L’intervento della CIA , sollecitata
dall’aeronautica militare USA , conferì a tale iniziativa una valenza
diversa dal previsto. Il Panel o Commissione scientifica sugli UFO in
questione, infatti, fu convocato su richiesta del direttore della
Scientific Intelligence della CIA , e il coordinamento di fatto del gruppo
fu affidato al vicedirettore dell’OSI (Office for Scientific Intelligence), il
dottor H. Marshall Chadwell (AD /SI , CIA ).
Ufficialmente, beninteso, il responsabile del gruppo era il noto
fisico H.P. Robertson del CALTEC (il California Institute of
Technology), specializzato in matematica, relatività e cosmologia, che
aveva già svolto diverse missioni di spionaggio durante la Seconda
guerra mondiale. Gli altri quattro erano: Luis W. Alvarez della
University of California, un fisico nucleare che aveva contribuito a
realizzare il sistema di Ground Controlled Approach (il controllo per
il rilevamento da terra degli aeromobili in condizioni proibitive);
Thornton Page della John Hopkins University, astronomo e inventore
di armi sottomarine; Samuel A. Goudsmit dei Brookhaven National
Laboratories, inventore della teoria dello spin dell’elettrone; Lloyd V.
Berkner delle Associated Universities, esperto nella ricerca sulla
ionosfera e sul magnetismo terrestre.
In particolare, Robertson rispondeva su fisica e armamenti, Alvarez
su fisica e radar, Page su astronomia e astrofisica, Goudsmit sui
problemi della struttura atomica e statistici e Berkner sulla geofisica.
Ma la cosa non finiva lì. Ai lavori della commissione, infatti, era
egualmente presente il dottor Joseph Allen Hynek, l’astronomo
consulente scientifico del Project Blue Book; e con lui, quale associate
member, Frederick C. Durant della Arthur D. Little Inc., esperto in
razzi e missili teleguidati e consulente CIA .

Il coinvolgimento della CIA


Alle varie sessioni, comunque, avevano analogamente partecipato
P.G. Strong, il tenente colonnello P.E.C. Oder e D.D. Stevenson della
divisione Armamenti, tutti dell’Office for Scientific Intelligence della
CIA .Infine, il generale di brigata William M. Garland capo dell’ATIC , il
dottor H. Marshall Chadwell dell’OSI e il suo sostituto Ralph L. Clark,
quali interviewes, completavano la squadra. Dal che si evince che la
Commissione Robertson, poi così detta dal nome del fisico che la
presiedeva formalmente, aveva assai ben poco di scientifico. Si
trattava di un organismo totalmente condizionato dalla Central
Intelligence Agency, e null’altro. Un organismo di intelligence a tutti
gli effetti.
Per molti anni ci si è interrogati su quanto sarebbe stato detto e
concluso nelle otto riunioni che, nel corso dei quattro giorni in cui la
commissione si riunì fra il 14 e il 17 gennaio 1953, in ogni caso
avrebbero segnato in futuro la politica delle autorità USA circa gli UFO .
Poi, nel 1975, i documenti e i verbali di riunione furono declassificati,
e tale materiale inizialmente secretato poté essere consultato appena
gli interessati si resero conto della cosa (nel 1977). Fino a quel
momento, l’unico che ne aveva avuto in mano una copia era stato, nel
1966, il fisico James E. McDonald dell’Università dell’Arizona, durante
la sua fortunosa consultazione degli archivi del Project Blue Book. La
documentazione, declassificata d’ufficio dopo i previsti dodici anni
per il Project Blue Book, fu così visionata dallo scienziato, e
immediatamente dopo – una volta che ci si era resi conto che
McDonald ne aveva richiesta una fotocopia – riclassificata dalla CIA
come “segreto”. Cosa c’era di tanto scottante in quei documenti? È
presto detto.

Le raccomandazioni nei verbali di riunione: dal debunking al


training
Come lo scienziato sopra ricordato aveva letto, la Commissione
Robertson aveva infatti sostenuto testualmente che: «le prove
presentate relative alla questione degli UFO non indicano in alcun
modo che questi fenomeni costituiscano una diretta minaccia fisica
alla sicurezza nazionale; ciò nonostante, l’enfasi continuata
caratterizzante il segnalarsi del fenomeno costituisce una minaccia al
funzionamento ordinato degli organi posti a protezione dello Stato.
Citiamo come esempi l’ostruzione dei canali di comunicazione a
seguito di segnalazioni irrilevanti, il pericolo di essere portati dai
continui falsi allarmi a ignorare indizi effettivi di attività ostili e
l’incoraggiamento di una psicologia nazionale morbida in cui un’abile
propaganda ostile potrebbe originare comportamenti isterici e una
pericolosa sfiducia nelle autorità costituite».
E non è tutto. Infatti, riferendosi ai vari gruppi privati di indagine
ufologica, il rapporto conclusivo della Commissione Robertson
specifica che essi devono essere costantemente tenuti d’occhio «a
causa della loro grande influenza potenziale sull’opinione delle masse
qualora il fenomeno abbia a manifestarsi diffusamente. Di tali gruppi
si devono tenere presenti l’apparente irresponsabilità e la possibile
utilizzazione a fini sovversivi».

Gli ufologi per le autorità USA ? Sovversivi irresponsabili


Sì, avete letto bene.
Gli ufologi sono assimilati a dei potenziali sovversivi, in teoria (ma
anche in pratica) in grado di mettere irresponsabilmente in difficoltà
le autorità.
Ma non basta. Venendo alle sue conclusioni «la Commissione
sollecita espressamente che: 1) gli enti preposti alla sicurezza
nazionale provvedano immediatamente a spogliare la questione degli
UFO della veste speciale che ha assunto e dell’aura di mistero che ha
sfortunatamente acquistato. 2) Gli enti preposti alla sicurezza
nazionale stabiliscano delle direttive relative all’informazione,
all’addestramento e all’istruzione del pubblico, allo scopo di
preparare le difese materiali e il morale del paese a riconoscere
prontamente e a reagire con efficacia ai vari indizi di intenti o azioni
ostili».
Concludendo, i documenti recitano: «Suggeriamo che questi scopi
vengano perseguiti attraverso un programma integrato ideato per
rassicurare il pubblico della totale mancanza di prove indicanti delle
forze ostili dietro tali fenomeni, per addestrare il personale a
riconoscere e a scartare prontamente ed efficacemente ogni falsa
indicazione e per rafforzare i normali canali preposti alla valutazione
di reali indizi di attività ostili e alla pronta reazione contro di esse».
In particolare, precisano i verbali della Commissione, «l’obiettivo
discredito (debunking) dovrebbe risolversi in una riduzione del
pubblico interesse per i “dischi volanti” che oggi evoca una forte
reazione psicologica. L’istruzione (training) del pubblico dovrebbe
concretizzarsi attraverso mezzi di comunicazione di massa quali la
televisione, il cinema e la stampa popolare, basandosi su esempi di
casistica che, dapprima enigmatici, sono stati successivamente spiegati
[…] Tale programma dovrebbe mirare a ridurre l’attuale credulità del
pubblico e di conseguenza la sua suscettibilità a essere influenzato da
un’abile propaganda ostile».

Training: ovvero, un programma educativo?


Un vero e proprio programma educativo a lungo termine per la
popolazione USA , insomma. Così fin dal 1966, grazie all’inatteso blitz
del professor McDonald. Questo fisico atmosferico dell’Università
dell’Arizona si fece forte della dichiarazione del segretario
dell’aeronautica militare Harold Brown che, per rassicurare stampa e
opinione pubblica di fronte alla marea montante delle segnalazioni
ufologiche di quell’anno in USA (ben 1112) aveva dichiarato che gli
archivi del Project Blue Book sugli UFO erano aperti e consultabili da
chicchessia, ed era andato a cacciare il naso nelle carte dell’USAF . Così
il mondo era venuto a conoscenza del contenuto dei verbali di
riunione della Commissione Robertson, e da allora si disserta sulla
politica che l’USAF e la CIA concordarono e applicarono dal gennaio
1953 sugli UFO : quella del debunking, tesa a screditare in tutti i modi il
fenomeno per rassicurare il pubblico.
Era la conferma di quanto da oltre un decennio gli studiosi civili
del problema in USA già sapevano. Nel 1955, infatti, era uscito (dopo il
precedente Flying Saucers from Outer Space, “I dischi volanti vengono
dallo spazio”) il best seller The Flying Saucer Conspiracy (“La
cospirazione contro i dischi volanti”) del maggiore (a riposo) dei
marine Donald E. Keyhoe, direttore del NICAP di Washington, attivo
ente di ricerca civile e privato per lo studio del fenomeno. In esso
l’autore denunciava una vera e propria congiura del silenzio sugli UFO
condotta dalle autorità militari americane, palesemente tendente a
impedire che l’opinione pubblica degli USA fosse informata della
realtà degli avvistamenti.
Sulla stessa linea l’agguerrita APRO (Aerial Phenomena Research
Organization) di Tucson (Arizona), l’Organizzazione di ricerca sui
fenomeni aerei fondata e diretta da una coppia eccezionale, i coniugi
Coral e Jim Lorenzen, già dipendenti civili dell’USAF , che si erano
anch’essi resi conto del “gioco” che le autorità statunitensi stavano
portando avanti sulla questione.
Nel 1966 Coral Lorenzen pubblicò un libro intitolato The Great
Flying Saucer Hoax (“Il grande imbroglio dei dischi volanti”),
denunciante anch’esso la politica del silenzio dei militari USA sul
problema.
Comprensibilmente, il pubblico americano rimase sconcertato.
Possibile che il governo davvero censurasse ogni informazione
concreta sulla realtà degli UFO ?
Conspiracy (“cospirazione”, “congiura”) per Keyhoe, hoax
(“imbroglio”, “truffa”) per Coral e Jim Lorenzen; le sfumature sui
termini non cambiavano certo la sostanza delle cose.
«Chiunque sia interessato al mistero degli UFO » scrive Coral
Lorenzen, segretaria dell’A P R O «ha familiarità con l’accusa rivolta a
varie organizzazioni governative di avere censurato notizie e rapporti
riguardanti i dischi volanti.» Autori quali Donald E. Keyhoe, in effetti,
hanno dibattuto ampiamente la questione, di estremo interesse per la
nostra indagine.

Il palese approccio censorio dell’USAF


«Parlando con Olssen di parecchi avvistamenti» scrive Coral Lorenzen
relativamente a una conversazione avuta nel 1953 con l’astrofisico J.
Allen Hynek dell’Università statale dell’Ohio, consulente dell’USAF
alla base di Dayton, e con il tenente Robert Olssen dell’USAF ,
dell’Ufficio interazioni tecniche dell’aeronautica, «egli fece poche
osservazioni, che bastarono però a darmi l’impressione che l’aviazione
non considerava la teoria interplanetaria una buona risposta al
mistero degli UFO . Olssen affermò pure che l’ATIC (l’organo di
intelligence dell’aviazione) era favorevole a gruppi come l’APRO , che
cercavano di giungere ai fatti. Avanzò quindi l’ipotesi che il verificarsi
di flaps derivasse da fattori d’ordine psicologico. Disse che l’ATIC era
dell’opinione che l’avvistamento in un luogo metteva in moto una
catena di reazioni, portando l’argomento all’attenzione di altre
persone mediante la pubblicità fattane dalla stampa e che il potere di
suggestione giocava un ruolo importante. Quindi il tenente fece la
rivelazione bomba: “Cercheremo di far sì che tali rapporti arrivino ai
giornali”. Rimasi sbalordita. Il giovane tenente» conclude la Lorenzen
«si limitò, forse, a mettere in parole ciò che, generalmente, riteneva si
sarebbe dovuto fare circa gli UFO , invece di riferirsi a una precisa
politica. Non lo so e tirerei davvero a indovinare se dicessi il
contrario».

UFO e censura militare in USA : pene detentive e pecuniarie


In realtà le disposizioni emesse al riguardo dall’USAF sono più che
esplicite. Il paragrafo 9 del Regolamento 200-2 dell’aeronautica
militare americana stabilisce infatti, senza mezzi termini, che «la
stampa e il pubblico in genere» non devono venire informati di
eventuali avvistamenti di oggetti volanti non identificati effettuati in
prossimità di una base dell’USAF finché l’aeronautica militare non sarà
stata in grado di spiegarli mettendoli in relazione a qualcosa di
«familiare o comunque conosciuto». In altri termini, ciò sta a
significare dunque che se l’avvistamento segnalato all’USAF non può
spiegarsi con fenomeni naturali o psicologici ovvero con ordigni di
tipo convenzionale, esso deve considerarsi segreto militare. Come tale,
in base a precise disposizioni denominate JANAP 146, la questione
viene così a riguardare «informazioni interessanti la difesa nazionale»,
e pertanto «chiunque trasmetta o renda noto senza autorizzazione il
contenuto di una di tali segnalazioni può essere perseguito ai sensi del
titolo 18 del Codice statunitense, capitolo 37», trattante l’argomento
“Spionaggio e censura”. Di esso la Sezione 793, relativa alla “Raccolta,
trasmissione e smarrimento di informazioni riguardanti la Difesa”,
giunge a comminare fino a 10.000 dollari di multa e dieci anni di
carcere al cittadino americano – militare o civile – che renda di
dominio pubblico senza autorizzazione tali informazioni riguardanti
gli oggetti volanti non identificati. In seguito il Regolamento 200-2
dell’USAF sarà sostituito dal più aggiornato Air Force Regulation 80-17;
ma la chiusura del Project Blue Book non ha visto abrogare le norme
contenute nel fin troppo esplicito JANAP 146.
Come giustificare tutto questo, dal momento che le conclusioni
ufficiali dell’USAF , contemporaneamente all’applicazione delle norme
contenute nel Regolamento 200-2 e nel JANAP 146, erano che «nessuna
segnalazione, investigazione e analisi sugli oggetti volanti non
identificati a opera dell’aeronautica militare ha mai indicato una
qualche minaccia alla sicurezza nazionale»?

Dalla politica del segreto a quella della rivelazione pilotata?


Alle medesime conclusioni sono recentemente pervenuti, per quanto
concerne il campo dell’esobiologia, numerosi scienziati impegnati
nella ricerca radioastronomica d’avanguardia. È oggi opinione
comune che dopo una simile notizia l’umanità non potrebbe più
essere la stessa, di fronte a un contatto che sarebbe anche un confronto
e che imporrebbe per forza di cose una revisione generale delle nostre
concezioni. Di fronte a una rivelazione improvvisa del genere,
l’impatto sull’attuale assetto psicologico e socioculturale sarebbe
dirompente, traumatizzante e del tutto imprevedibile sotto il profilo
sociologico. Ovunque. Dagli USA al Terzo Mondo. Una constatazione
troppo allarmante per i governi delle superpotenze mondiali per
illudersi che la congiura del silenzio sugli UFO e sulle implicazioni a
vario titolo a essi associate in una prospettiva extraterrestre sia
destinata a risolversi a breve scadenza. Mantenerla significa operare
un controllo sociale ritenuto più che mai necessario nel critico contesto
globale del momento. Ma oggi non è ieri, e anche le strategie mutano.
A dispetto di qualsiasi tentativo di insabbiamento, oggi, a distanza di
sessant’anni dal suo primo manifestarsi ufficialmente, più che mai il
fenomeno UFO esiste, resiste e persiste senza limiti di spazio e di
tempo, mostrando il proprio carattere fantomatico e sfuggente e in
molteplici occasioni una intelligenza cosciente dietro le misteriose
apparizioni. E al di là di qualsiasi frettolosa e superficiale spiegazione
o smentita ufficiale è evidente l’imbarazzo dell’establishment di fronte
a qualcosa di totalmente nuovo e incontrollabile, potenzialmente in
grado di alterare equilibri e situazioni intangibili per tradizione e
potere. E poiché tutto quello che non si comprende si preferisce
evitarlo o negarlo, così gli UFO furono dapprima dichiarati inesistenti.
Quando poi l’intensificarsi delle apparizioni non ha più consentito di
censurare certi fatti, si è cercato allora di screditare il testimone.
Quando però la massa di chi ha visto si era ormai infittita tanto da non
consentire più tale forma di congiura del silenzio, si è dovuto
cominciare ad ammettere timidamente l’esistenza di un fenomeno
ignoto sulla cui natura non ci si può ancora pronunciare. Invece ci si
può pronunciare. L’eredità di un ricercatore quale il compianto
astrofisico americano Hynek, impegnato nella classificazione del
fenomeno e nella ricerca delle sue costanti ricorrenti (patterns), è stata
raccolta da scienziati aperti a una nuova visione della realtà. Sono così
emersi studi sistematici sulle caratteristiche degli UFO desunte dalla
casistica più attendibile e documentata, implicanti non solo una
tecnologia superiore, ma una matrice del tutto estranea alla nostra
realtà. E così pure si è sottolineato il peso puramente statistico del
fenomeno: oltre 150.000 casi estremamente circostanziati dal 1947
indicano un contesto quantitativo di per sé atto a documentare
comunque la realtà di un fenomeno sociologico di dimensioni
planetarie. Così pure studi storici e comparativi evidenziano senza
possibilità di equivoci l’esistenza e l’incidenza del fenomeno nel
passato, presso quasi tutte le culture che ci hanno preceduto. Di qui
l’idea che esso possa avere non solo seguito, ma forse perfino
influenzato l’evoluzione dell’umanità.
Mitologia, archeologia e storia riviste in tale nuova prospettiva
potrebbero così fornirci tracce senza tempo di tali inquietanti presenze
odierne, assimilando antiche divinità alle attuali “entità animate”
protagoniste di incontri ravvicinati di varia natura: dal contattismo ai
rapimenti, alle apparizioni di supposto contenuto religioso. E che ci si
trovi di fronte a esseri extraterrestri ovvero a creature originarie di
altre dimensioni o di altri piani di realtà ha poca importanza. Quel che
conta sono le loro intenzioni. Ostilità, curiosità o indifferenza? Oppure
premura verso l’uomo, con cui si preferisce evitare un contatto fino a
quando il confronto non sarà per noi sostenibile senza eccessivi
traumi?
Un contatto impostoci sarebbe un confronto e, non preparati
all’evento, ci rimetteremmo tutti: i governi come pure gli uomini
comuni. E allora? Allora, nel timore che questo evento si verifichi, il
potere ha un solo espediente: pilotare una graduale “rivelazione” a
suo uso e consumo mediante un programma educativo, appunto. Il
solo modo di prevenire tracolli consiste pertanto nel preparare
l’opinione pubblica alla prospettiva del contatto prima di diffondere la
notizia, sviluppando una strategia a lungo termine attraverso l’azione
concertata – palese o occulta che sia – della scienza, dei leader politici,
degli stessi organismi di intelligence istituzionalmente preposti alla
sicurezza nazionale e dei mass media, allo scopo di creare le
condizioni atte a far sì che un confronto – anche a distanza – con
intelligenze extraterrestri non abbia a generare effetti eccessivamente
traumatici. È insomma indispensabile, per evitare il caos di un tale
shock culturale, una graduale educazione (o istruzione, nella
terminologia del giurì Robertson) del grande pubblico preparandolo
in vario modo alla prospettiva dell’esistenza di altre intelligenze e
facendo leva su componenti aggregative a livello sia psicologico che
sociologico. E ciò comprende anche lo scenario di un mondo senza
guerra.
Già nel 1954 il generale americano MacArthur, in visita in Italia,
accennò – pur in piena Guerra Fredda – alla futura necessità di USA e
URSS di collaborare pacificamente in vista di possibili presenze
extraterrestri.
Reagan, Gorbaciov e gli alieni: sondaggi e prospettive
mediatiche
E a più riprese abbiamo sentito esprimere e ribadire lo stesso concetto
anche dai due Grandi. Il 4 dicembre del 1985, durante un discorso ai
liceali di Fallston (Maryland), il presidente Ronald Reagan ha infatti
sorpreso la stampa dichiarando di avere chiesto a Mikhail Gorbaciov,
nel corso del summit di Ginevra, «se aveva mai pensato come il suo e
il mio compito sarebbero facilitati se questo mondo fosse a un tratto
minacciato da razze originarie di altri pianeti dell’Universo. Noi
dimenticheremmo tutte le nostre divergenze locali e ci renderemmo
conto una volta per tutte di essere degli uomini che vivono insieme su
questa Terra». Significativamente, il premier sovietico ha ripreso
l’argomento nel 1987, sottolineando in un suo discorso ufficiale che
«nonostante tutte le differenze che ci separano, dobbiamo imparare
tutti a salvaguardare la nostra grande famiglia umana. Nel nostro
incontro di Ginevra, il presidente degli USA ha detto che se la Terra
dovesse affrontare un’invasione extraterrestre, gli Stati Uniti e l’URSS
riunirebbero le loro forze per respingere tale invasione. Non entrerò
nel merito di tale ipotesi, sebbene pensi che sia ancora presto per
preoccuparsi di una simile intrusione. È molto più importante
preoccuparsi dei problemi che dobbiamo affrontare a casa nostra».
È noto che Ronald Reagan avrebbe, come Jimmy Carter, osservato
personalmente un UFO . Quello che ha comunque suscitato ulteriore
curiosità è il fatto che sulla questione Reagan è nuovamente tornato, e
stavolta nel discorso ufficiale da lui tenuto in rappresentanza del suo
paese il 21 settembre del 1987 al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite,
in occasione dell’Assemblea generale dell’ONU . Il presidente
americano ha rimarcato nel suo intervento che «ossessionati dagli
antagonismi del momento, noi spesso ci dimentichiamo di quanto
unisce fra loro i membri dell’umanità. Forse abbiamo bisogno di
qualche minaccia estranea dall’Universo che ci faccia riconoscere
questo legame comune. Qualche volta penso a quanto rapidamente le
differenze che sussistono in tutto il mondo svanirebbero se solo
dovessimo fronteggiare una minaccia estranea da fuori questo mondo.
E in effetti, chiedo, non è forse una forza estranea già qui fra noi? Cosa
potrebbe essere più estraneo alle aspirazioni universali dei nostri
popoli della guerra e della minaccia di guerra?». Reagan, diretto
testimone di un fenomeno UFO , agli alieni comunque credeva. E nel
2006, in Italia, Gorbaciov lo ha confermato in due diverse interviste
(una delle quali in TV ), precisando che il presidente americano aveva
discusso l’argomento anche con lui…
Le pur se ipotetiche “intelligenze extraterrestri”, dunque, si sono in
tal modo trovate inserite perfino ai margini della politica
internazionale, e certo non casualmente. Nel frattempo gli UFO e gli
alieni si impongono nel nostro immaginario collettivo. Infatti
l’atteggiamento psicologico generale nei confronti del problema ET
(intelligenze extraterrestri) è in continua evoluzione, con crescente
consapevolezza da parte del pubblico. Film di fantascienza come
Incontri ravvicinati del terzo tipo e l’ormai popolare interesse per gli UFO
intesi come visitatori dallo spazio hanno giocato un ruolo notevole per
molte persone nell’accettazione dell’eventualità di una vita
extraterrestre e del suo significato per il genere umano. In particolare,
oggi, è sempre più evidente a chiunque abbia a che fare con il
pubblico su questi argomenti come, per l’opinione pubblica, la
questione della vita extraterrestre sia inseparabile dalla questione
degli oggetti volanti non identificati.
Nel 1982 il dottor David W. Swift, professore di Sociologia
all’Università delle Hawaii, scrisse di essere sicuro che la credenza
nelle intelligenze extraterrestri e negli UFO sia più radicata negli strati
più influenti della popolazione USA . Questa opinione è stata
confermata da sondaggi di opinione mirati del 1987 e poi in altri
successivi. La cosa non dovrebbe sorprendere. Con il passare degli
anni, diversi sondaggi nazionali hanno chiaramente indicato che il
credere negli UFO è correlato con l’educazione e la posizione sociale.
Se fosse tutta questione di credulità, superstizione e ignoranza, ci si
potrebbe certamente aspettare una correlazione inversa.
Negli Stati Uniti vari sondaggi Gallup hanno evidenziato, dal 1966
al 1974, un crescendo della credenza dell’uomo medio nella realtà di
questi fenomeni fino al valore del 51 per cento. E nel 1976 quasi due
terzi di un gruppo di persone fra le più intelligenti d’America
(precisamente il 64 per cento) confermò la convinzione che «gli UFO
sono astronavi interplanetarie».
Un sondaggio Gallup del 1969 ha indicato che soltanto il 40 per
cento degli americani adulti sono di questa opinione. I sorprendenti
risultati di un sondaggio di opinione del 1976, condotto dalla Mensa
International, un’organizzazione composta da persone caratterizzate
da un quoziente intellettivo di oltre 130, che le pone nel 2 per cento
superiore dello spettro di intelligenza, hanno rivelato che il 51 per
cento dei soggetti intervistati riteneva che gli UFO portassero a bordo
dei «passeggeri aventi lo scopo di studiare il nostro comportamento».
Inoltre, un sorprendente 67 per cento degli intervistati ha sottolineato
di ritenersi «disponibile a salire su un UFO se i suoi occupanti non
fossero visibilmente ostili».
All’indomani della grande ondata del 1978, in Italia un sondaggio
Doxa del 1979 ha rivelato che 14 milioni di italiani consideravano gli
UFO una realtà, mentre 9 milioni li ritenevano «astronavi
extraterrestri». E nel 1980 un sondaggio analogo, condotto in Francia
per conto del CNES , ha indicato che il 35 per cento dei francesi adulti
(proprio come in Italia) reputavano gli UFO un fenomeno reale.
«I sondaggi sono di capitale importanza per le autorità in USA » mi
confermò il padre dell’ufologia Joseph Allen Hynek, consulente del
Project Blue Book dell’USAF . «La generale accettazione del problema
consentirebbe di rilasciare maggiori informazioni senza reazioni
indesiderate e col pieno controllo di un pubblico che quindi va
“indirettamente” informato. Il training della gente va effettuato anche
sul fronte degli UFO e degli extraterrestri, con una tecnica sottile e
ultracollaudata» mi confidò Hynek «sul tipo de I Persuasori Occulti di
Vance Packard. Per “vendere” un prodotto e convincere il pubblico
bisogna proporlo e riproporlo senza imporlo e con tecniche occulte e
perfino subliminali. Hollywood, sapientemente pilotata, è servita e
serve magnificamente allo scopo, anche per gli alieni. Ecco così le
produzioni orientate o OP (Oriented Productions) in campo
cinematografico e televisivo. Con esse l’establishment informa e
“forma” l’opinione pubblica come ai tempi di quelle realizzate con
palesi finalità di propaganda nel periodo bellico. Film come Incontri
ravvicinati del terzo tipo in cui Spielberg mi ha utilizzato come
consulente e E.T. l’extraterrestre non sono stati fatti a caso…».
All’indomani della morte di Hynek, nel 1987, gli italiani che
credevano alla realtà degli UFO si confermavano 9 milioni, e più di 6
milioni quelli che li ritenevano astronavi aliene. Intanto in USA il 49
per cento della popolazione adulta credeva alla realtà degli UFO , e il 50
per cento a quella di esseri extraterrestri. Un altro sondaggio italiano
del 1989 ha poi rivelato che il 48,5 per cento degli intervistati credeva
agli extraterrestri e che il 32,2 per cento pensava che avessero già
raggiunto la Terra.
«L’establishment» ci ha confermato Hynek «usa non tanto o non
soltanto la diffusione di certe pubblicazioni popolari (a cominciare dai
romanzi di fantascienza) ma anche il campo degli spettacoli e
dell’intrattenimento e quelli della pubblicità, della moda e del
costume per veicolare le informazioni che si vuole il pubblico
recepisca…» Fantastiche ipotesi e nulla più? No, certo. Per anni a
contatto con l’intelligence USA , Hynek sapeva cosa diceva.
In particolare, le produzioni fantascientifiche hollywoodiane, in
campo cinematografico e televisivo (si pensi a The Twilight Zone
meglio nota come Ai confini della realtà, a Star Trek e a X-Files) sono
state dunque largamente finalizzate a consentire che il pubblico
assimili e metabolizzi a livello di fiction, e quindi senza indesiderate e
non controllabili reazioni emotive, quanto è bene sappia in vista di un
possibile confronto con una realtà scomoda e destabilizzante: questa
degli UFO e della presenza effettiva di esseri alieni sulla Terra.
Sorpresi? Non dovreste. Lo stesso sistema che ha realizzato Echelon
all’insaputa del mondo (dagli avversari agli alleati) è certo in grado di
gestire al meglio e da sempre, e nel massimo della discrezione, una
tale Operazione produzioni orientate (OPO ).
Tutto questo sottolinea che i fenomeni ufologici,
indipendentemente dalla loro obiettiva esistenza, costituiscono da
tempo una sorta di elemento catalizzatore in un processo di pubblica
opinione riferito alla graduale accettazione del concetto della vita
extraterrestre.
Con il nuovo millennio, a distanza di oltre mezzo secolo dall’inizio
del problema, sia in USA che in Italia il consenso del pubblico alla
tematica “UFO -alieni” ha ormai superato il 50 per cento e pertanto gli
scettici si avviano a diventare, da maggioranza che erano, una
minoranza. Di conseguenza le mai confermate informazioni dei
rivelatori sono una garanzia e un freno a una eccessivamente rapida
presa di coscienza da parte del pubblico. La disinformazione al
riguardo è fondamentale perché il processo in atto abbia a scappare di
mano a chi vuole continuare a gestirlo. Se dal campo ufologico ci
spostiamo a quello astronomico del SETI , lo scenario non è poi diverso.
Si usa anche questo contesto da un lato per dire (e insegnare) che gli
alieni ci sono (ma chissà dove), e che comunque si può stare tranquilli
perché è pressoché da escludere che possano arrivare qui a causa delle
abissali distanze stellari “incolmabili” in conseguenza del limite fisico
costituito dalla velocità della luce (che viceversa può essere bypassato
“contraendo lo spazio”, come da tempo sostengono i fisici
d’avanguardia e come probabilmente fanno i nostri misteriosi
visitatori alieni extrasolari). Così come nel caso dei rivelatori nel
campo ufologico l’informazione è data se non in termini del tutto
“sotto controllo”. Il che poi è nello spirito del sistema di controllo
globale USA , quando l’America era una superpotenza come pure oggi
in presenza del nuovo ordine mondiale a stelle e strisce.
Come ho avuto modo di concludere nel mio studio di
macrosociologia per il SETI presentato nel 1988 al Congresso
astronautico internazionale della IAF (Federazione astronautica
internazionale) dal titolo “ETI , SETI e il pubblico odierno”, oggi è
evidente che la nostra cultura è in costante tumulto, con i suoi valori
che cambiano incessantemente e un dominante senso di generale
disorientamento. Ne scaturisce una bomba a orologeria di tipo
culturale, che potrebbe esplodere in ogni momento e il cui sviluppo
incide non solo nei paesi dell’Occidente e in quelli dell’Est, ma anche
nel Terzo Mondo. In questa situazione, l’ammissione di notizie
sull’esistenza di extraterrestri potrebbe essere devastante.
In effetti, in questo particolare momento, quello di cui il genere
umano ha bisogno è un equilibrio psicologico e di regole da seguire.
L’inaspettata imposizione di una nuova componente estranea come
gli extraterrestri nella critica scena del mondo d’oggi causerebbe
quello che usualmente accade quando lo psicologo di famiglia che
aiuta un individuo a integrarsi nella società viene improvvisamente
sostituito da uno nuovo che è estraneo o incomprensibile.
In una scala sociologica, questo significa una crisi nelle regole, forse
con un’improvvisa mancanza di queste ultime o una perdita di
identità. E una perdita di identità è di solito associata con la
disintegrazione di una struttura sociale. Il primo effetto della
confermata presenza di extraterrestri comporterebbe pertanto una
crisi di autorità in tutto il mondo, non solo riguardante la scienza, la
religione e la filosofia, ma anche le strutture sociopolitiche, in un
tentativo globale di “rompere con il passato” che tutti
considererebbero il più eccitante evento della storia. Sicuramente, un
“processo di tensione” colpirebbe ogni settore dell’attività umana alla
luce di quello che potrebbe essere definito come la “seconda
rivoluzione copernicana”; la scienza sarebbe criticata e i più
conservatori degli scienziati ridicolizzati; nuove forme di filosofia e di
culto sorgerebbero a lungo andare con traumatici dibattiti teologici
nelle chiese di tutte le religioni; le arti sarebbero stimolate e i mass
media esprimerebbero ogni aspetto della crisi generale delle
istituzioni e del costume, mentre le strutture socioeconomiche,
politiche e militari come oggi le conosciamo sarebbero messe in
difficoltà.
Nel non facile mondo di oggi, dominato dalla generale crisi delle
ideologie, la presenza di extraterrestri ridurrebbe lo status dell’unica
superpotenza rimasta a un ruolo analogo a quello di paesi quali
Andorra, Monaco e la Repubblica di San Marino.
È evidente che la forma di imperialismo dell’unica superpotenza
rimasta, giustificata dalla sua supposta “superiorità” rispetto al resto
del mondo, sarebbe vista senza significato e fuori moda in presenza di
civiltà aliene superiori.

Il contatto: quali conseguenze?


Le prime reazioni generali sarebbero un aumento delle tendenze
sociopolitiche centrifughe ovunque e una generalizzata crisi
nell’ordine del mondo attuale, dunque. Peraltro, come conseguenza
del diffuso timore di avere a che fare con qualcosa di troppo differente
e troppo difficile da capire, le persone sicuramente ripiegherebbero
nell’etnocentrismo in un inconscio, ma logico, sforzo di salvare e
rivendicare i valori del loro proprio passato, affinché non vengano
persi per sempre nel confronto con un sistema di vita alieno. Questo è
un tipico comportamento di tutte le minoranze quando tentano di
proteggere le loro identità culturali. Ciò significherebbe la
frammentazione di tutte le strutture sociopolitiche multiculturali;
dalla Comunità Europea alla CSI agli USA sorgerebbero tendenze
centrifughe, creando seri problemi con l’autorità di governi
sovranazionali, centrali e federali. Non solo i valori della vecchia
Europa e della santa Russia, ma anche lo stile di vita americano e
perfino la “via cinese” risulterebbero incapaci di controllare questi
generali processi di disgregazione causati dall’improvvisa, quanto
inaspettata, perdita di importanza e di credibilità di tutte le nostre
istituzioni.
Anche qualche commentatore economico ammette che un non
facilmente prevedibile cambiamento nel tasso di crescita del progresso
mondiale potrebbe verificarsi a seguito di un intervento extraterrestre,
a meno che la società ricevente non perda la sua individualità. In ogni
caso, è evidente che la più arretrata delle due società non sarebbe mai
la stessa dopo “l’impatto del contatto”, ed è molto probabile che la
Terra sarebbe meno avvantaggiata rispetto alle civiltà con cui
potremmo venire in contatto. Carl G. Jung osservò negli anni
Cinquanta che l’incontro con esseri superiori potrebbe frantumare la
nostra società, e che potremmo trovarci allo stesso livello intellettivo e
culturale dei nostri animali rispetto a noi: un concetto già espresso
oltre quattrocento anni fa da Giordano Bruno. Lo scoprire
improvvisamente che le nostre aspirazioni sono fuori gioco lascerebbe
la nostra cultura non solo scossa e frantumata, ma anche del tutto
demoralizzata. E questo sarebbe sicuramente l’inizio della fine per la
civiltà umana come oggi la conosciamo. Lo stabilirsi del contatto,
anche se coinvolgente esseri piuttosto benevoli, potrebbe certo
condurre a radicali cambiamenti nelle nostre opinioni di base
riguardanti società intelligenti. E logicamente questi concetti
potrebbero influenzare moltissimo il futuro sviluppo della nostra
civiltà, attraverso un tipo di “reazione a catena” comportante una
perdita di identità ampiamente diffusa e dunque devastante ogni
aspetto del presente ordine mondiale. Questo significa che l’odierna
cultura del “villaggio globale” avrebbe molto da perdere da un
contatto alieno, e sarebbe la prima vittima di una collisione frontale
tra due diverse civiltà.
Solo una cultura planetaria pienamente consapevole del suo ruolo
avrebbe la possibilità di sperimentare questo confronto in uno spirito
positivo, incurante delle conseguenze; così è sempre più evidente che
una crescente consapevolezza popolare del problema sarebbe
importante per ridurre e controllare la nocività culturale di tale
incontro. Questa è la nostra sola chance di cambiare il potere
distruttivo di tale processo di disintegrazione, comparabile a quello di
una bomba atomica, trasformandolo in una specie di reazione
nucleare controllata.
I timori restano. Come rilevava un grande astronomo (che, come
poi vedremo, figura non certo casualmente nella lista dei dodici
esponenti del famigerato gruppo-ombra supersegreto statunitense
Majestic-12), il dottor Donald Menzel, «il pubblico ha paura degli UFO ,
e basterebbe un solo fiammifero per fare iniziare un panico nazionale
che potrebbe superare quello de La guerra dei mondi». Questo significa
che, a eccezione di una limitata élite scientifica e culturale, un contatto
con gli alieni produrrebbe timore, panico, isterismo collettivo, una
crisi nell’autorità e una perdita di identità ampiamente diffusa in tutto
il mondo, specialmente se la Terra giocasse un ruolo passivo: se
fossimo scoperti, e non fossimo noi a scoprire invece gli alieni,
diventeremmo frustrati e demoralizzati: le vittime castrate di questa
collisione frontale di differenti culture.
Tuttavia i pericolosi effetti di un possibile shock culturale
planetario non sembrano allarmare troppo gli scienziati e tanto meno
il pubblico. Una nuova mitologia sta nascendo: alieni e UFO , infatti,
hanno sostituito gli dèi del monte Olimpo quali fonti di mistero e
meraviglia collettivi.
Negli ultimi sessant’anni, l’opinione pubblica sugli alieni e gli UFO è
cambiata da iniziali ignoranza, timore e superficialità in una graduale
comprensione dell’importanza di questi concetti, con un crescente
seppur acritico entusiasmo.
È interessante sapere che un’inchiesta Gallup nel 1971 condotta sui
leader ai vertici in 72 differenti nazioni trovò che il 53 per cento di essi
esprimeva un parere favorevole sull’esistenza di vita intelligente su
altri pianeti dell’Universo. L’indagine fu condotta con la
collaborazione di esperti di scienza, medicina, educazione, politica,
affari e altri campi selezionati con metodi accurati dall’«International
Who’s Who». Con il nuovo millennio le medesime percentuali, in USA
e in Italia, emergono su campioni di popolazione adulta.
Una reazione di isterismo collettivo generalizzato dello stesso
incontrollabile tipo che si manifestò nel 1938 quando il programma di
Orson Welles fu trasmesso per radio negli USA non capiterebbe oggi; e
ciò grazie ai film di fantascienza e ai programmi TV sugli extraterrestri
degli ultimi decenni. In particolare, il grande successo di certe
produzioni hollywoodiane (e relativi remake) quali ad esempio i
classici Ultimatum alla Terra di Robert Wise, Incontri ravvicinati del terzo
tipo, E.T. l’extraterrestre e A.I. – Intelligenza Artificiale di Steven
Spielberg, The Abyss di James Cameron, Starman di John Carpenter,
Cocoon di Ron Howard, Mission to Mars di Brian De Palma e Contact di
Robert Zemeckis dipingono come “buoni” gli alieni evocando il
messaggio di speranza “noi non siamo soli” e modificando in tal
modo i sentimenti del pubblico in senso positivo a dispetto del timore
espresso da pellicole quali La guerra dei mondi (da quella di George Pal
a quella di Steven Spielberg), o la sua riattualizzazione Independence
Day, e sostituendo un inconfessato timore dell’“altro” con un senso di
speranza. Oltre a questo, l’interesse popolare per gli alieni indotto da
una precisa interazione tra l’impatto generale dei film di fantascienza
e gli UFO riduce la possibilità di conseguenze negative.
Pertanto, nella scia – ma in termini più sofisticati – dei film di
propaganda del periodo bellico, determinate produzioni appaiono
non casualmente tese a mostrare specifici scenari atti a indicare delle
prospettive precise educando così il pubblico a sua insaputa (con una
persuasione occulta o subliminale).

Hollywood e le “produzioni orientate”


Come anticipato, sono appunto le oriented productions di Hollywood.
In questa luce il successo mondiale di certi film (da quello di Stanley
Kubrick 2001: Odissea nello spazio alle produzioni di Steven Spielberg)
e dei serial TV (da Star Trek a X-Files ma anche il popolare programma
documentario Cosmos di Carl Sagan) è stato e continuerà a essere
importante per il futuro di una nuova prospettiva cosmica.
L’adattamento dei giovani di oggi, pubblico di domani, al futuro
shock culturale provocato dal contatto sarebbe una funzione della loro
positiva accettazione di questa eventualità sin dall’infanzia.
Fortunatamente un numero sempre crescente di giovani è
affascinato dallo spazio e dalle nuove frontiere della conoscenza.
Sempre più libri e articoli appaiono ogni anno, modificando le nostre
culture verso una più alta immagine dell’umanità in un’ottica
cosmica. L’interesse popolare per fantascienza e UFO giocherà un
ruolo sempre maggiore nell’incoraggiare la persona media ad
accettare l’eventualità di intelligenze aliene e il loro significato per
tutti noi. Questa mutevole attitudine psicologica sta evolvendo in una
crescente consapevolezza, nell’opinione pubblica di oggi,
dell’importanza scientifica e storica della ricerca di vita extraterrestre.
Un tentativo di valutare la probabile risposta del pubblico agli
extraterrestri fu fatto nel 1974 da Robert Emenegger raccogliendo i
punti di vista dei cinque più famosi psicologi americani. Sebbene le
circostanze ipotizzate (ET che visitano il nostro pianeta con UFO )
fossero piuttosto differenti da quelle immaginate nel programma di
ricerca SETI (determinare passivamente l’esistenza di creature
intelligenti attraverso la radioastronomia), gli psicologi consultati
generalmente espressero l’opinione che il panico non sarebbe la sola
possibile reazione. In effetti, le reazioni degli individui
dipenderebbero largamente dalle loro credenze. Gli psicologi
notarono inoltre che le reazioni negative potrebbero essere largamente
alleviate dalle conoscenze di cui siamo in possesso. Come Mary M.
Connors, del centro di ricerche Ames della NASA , osservò nel 1987, un
punto che è ripetutamente emerso è che il modo con il quale le
persone rispondono a nuove scoperte dipende, per larga parte, da
cosa loro già credono relativamente all’esistenza di extraterrestri. Noi
conosciamo ancora molto poco di queste credenze. Vari rilevamenti
indicano che circa la metà della popolazione crede che gli
extraterrestri abbiano già visitato il nostro pianeta. Poiché questa
credenza sembrerebbe in effetti molto più radicata di una semplice e
generica accettazione di principio dell’esistenza di alieni, si potrebbe
sostenere che una larga percentuale della popolazione prenderebbe la
scoperta di extraterrestri come qualcosa di atteso. Qualcosa di atteso. È
in effetti a questo che da sempre si mira in seno all’establishment.
Perché qualcosa di atteso e prevedibile allarma meno o addirittura
non allarma affatto, garantendo in tal modo la “tenuta” del “sistema”
di fronte a indesiderati scossoni. E così dopo il discredito e
l’insabbiamento, affiancati da un’azione sottile di acculturazione quasi
subliminale delle masse attraverso il cinema, la televisione, la
letteratura e la stampa popolari (come codificato nel 1953 dalle
“raccomandazioni” del giurì Robertson), nonché dallo strumentale
mito della “corsa alla Luna” prima e del SETI poi, la congiura del
silenzio evolve nella congiura della confusione odierna con al centro i
contraddittori rivelatori, le cui mezze verità incisive ma mai
confermate orchestrano la “strategia della rivelazione” tesa a
prepararci sempre di più. Fino a quando il manifestarsi degli alieni
non sorprenderà né spaventerà più e le autorità potranno dire: “Be’,
che c’è di strano? Ormai è tanto che se ne parla…”. E ricordate: per
imporre qualcosa non importa “come” se ne parla; basta “che se ne
parli”, comunque.
Un ultimo dato è d’obbligo. Notoriamente membro del NICAP di
Washington e dichiarato assertore dell’esistenza degli UFO , il
compianto senatore Barry Goldwater, generale dell’USAF della Riserva
e già candidato presidenziale del Partito repubblicano contro Lyndon
Johnson, ha operato per anni all’interno del Comitato senatoriale sulle
scienze aerospaziali e i servizi armati.
Come già anticipato, una lettera a sua firma del 1975 in risposta a
un esponente dell’Università della California, che menziona «un
piano» per rendere pubblico il materiale ufficiale sugli UFO , denota in
modo incontrovertibile che al senatore fu evidentemente anticipata
una politica: quella del graduale e progressivo rilascio di informazioni
da parte dell’intelligence USA . Così, unendo notizie vere e false nello
stesso tempo in una vera e propria strategia della confusione atta a
informare indirettamente il pubblico senza traumi, si ottiene una
presa di coscienza sottile e quasi subliminale della realtà aliena nel
lungo periodo e dunque un suo possibile controllo al sicuro da
destabilizzanti crisi d’autorità.

Un segreto programma di acclimatazione del pubblico?


Ma veniamo agli anni Novanta. Nel 1992 a John Schussler,
vicedirettore del MUFON (Mutual UFO Network) statunitense pervenne
una sconcertante documentazione da una fonte anonima. Si
tratterebbe di un rapporto ufficiale del prestigioso Warwick Research
Institute (WRI ) inglese apparentemente riferito a una vasta operazione
di graduale rilascio di informazioni sugli UFO al pubblico da parte
delle autorità nel quadro di un Public Acclimatation Program o
Programma di acclimatazione del pubblico. Il documento recita
testualmente:

A: Comitato politico
novembre 1990

Oggetto: Osservazioni sul Programma di acclimatazione del


pubblico

Il metodico rilascio di informazioni al pubblico mediante diversi


canali non ufficiali continua a generare vasti interessi e un crescente
livello di consapevolezza con ben pochi effetti collaterali rilevabili a
parte un sano scetticismo manifesto di alcuni.
Suggeriamo rispettosamente la prosecuzione dell’attuale
approccio in quanto esso sta rendendo disponibili le informazioni a
quanti sono psicologicamente pronti a riceverle senza causare stress
indesiderati a chi non sia preparato. L’approccio attuale sta altresì
dimostrandosi utile a quanti sperimentino incontri [ravvicinati,
NdA] diretti. Esso li pone infatti in condizione di intendere un
contesto di esperienze per loro altrimenti inspiegabili o
incomprensibili. Capire almeno un po’ di quanto è loro accaduto è
per costoro di enorme sollievo psicologico e contribuisce a farli
continuare a vivere il meglio possibile. Fornire informazioni atte ad
aiutare la gente a far fronte alla situazione aumenterà via via di
importanza con la crescita della quantità di popolazione che
sperimenti tali incontri.
Come sapete, una certa assistenza in tale campo è stata fornita da
vari gruppi civili di supporto, che sono stati costituiti da ambienti
interessati. Con il tempo potrebbe rivelarsi opportuno aumentare il
grado di accuratezza e consistenza delle informazioni in
circolazione. Un ottimo lavoro alla base effettuato negli ultimi anni
ha consentito di acclimatare il pubblico in rapporto ai ritmi
accelerati odierni.
Quando il pubblico si troverà più a suo agio con gli IAC
[Identified Alien Craft, “velivoli alieni identificati”, NdA] e altri
avvistamenti, i crop circles e via dicendo, informazioni di altro tipo
potrebbero essere ulteriormente rilasciate. Sembra che la
maggioranza dei ricercatori si trovi su posizioni che anticipano di
uno, due anni i media istituzionali. Ciò permette di disporre di un
certo margine di tempo per possibili divulgazioni verso il pubblico
e nel contempo di fornire dettagli in anticipo a quanti siano già ora
pronti a riceverli.
Disporre di un certo numero di cittadini informati fra la
popolazione potrà dimostrarsi una risorsa di valore incalcolabile di
fronte a eventi futuri non prevedibili. La storia potrà sicuramente
registrare il fatto che sono state queste persone consapevoli,
superando ogni divergenza, a lavorare insieme per aiutare
l’umanità, il loro paese e il loro governo nei tempi di cambiamento e
di sfida che abbiamo davanti.
Warwick Research Institute

Il documento di cui sopra, se autentico, non farebbe altro che


“chiudere il cerchio” del discorso, documentando l’avvenuta
estensione del “piano” menzionato dal senatore Goldwater a un vero
e proprio Programma di acclimatazione del pubblico condotto dietro
le quinte da Washington con la sua intelligence a livello planetario. Si
ricordi infatti che il WRI è una istituzione britannica. Nessuna nazione
implicata in tale processo, Italia compresa, può dunque considerarsi
certo marginale.
Naturalmente un tale Programma di acclimatazione del pubblico
non può che cautelarsi, in forza della strategia della rivelazione, con la
contraddittoria applicazione di una politica di sistematica
“falsificazione” dei dati: la diffusione di notizie di avvistamenti,
incontri ravvicinati, rapimenti alieni, tracce al suolo, crop circles e
quant’altro, dunque, dovrà continuare a implicare fenomeni ed eventi
genuini e reali accanto a manifestazioni mistificatorie e fasulle, allo
scopo di “calmierare” l’impatto della realtà dei fatti con elementi del
tutto falsi che impediranno alla gente l’acquisizione di quanto
accaduto in termini destabilizzanti. La tecnica è collaudata da tempo.
Così, ad esempio, basta un solo crop circle creato ad arte per evitare
che la gente si ecciti troppo in presenza del diffondersi del fenomeno
con indesiderati effetti sull’ordine pubblico. Naturalmente, però, il
fatto che per questa ragione nessuno possa confermare in senso
assoluto la genuinità di altri agroglifi probabilmente autentici
impedisce anche di sostenere la loro genuinità. Ne consegue che la
gente viene “acclimatata” senza certezze e in termini critici al tempo
stesso.
L’importante è che se ne parli comunque…
3
L’enigma del Majestic-12: strani suicidi, ragion di Stato
e un controverso manuale operativo

Un documento sconcertante
Nel 1987 il mondo degli addetti ai lavori dell’ufologia fu scosso da
una notizia bomba dagli USA : un dossier di documenti
apparentemente caratterizzati da classificazione di segretezza al
massimo livello era stato fatto pervenire da una fonte anonima al
ricercatore Jaime Shandera, che con il collega William Moore si era
quindi successivamente impegnato a verificarne i contenuti.
I documenti (cinque pagine, con riferimenti e allegati) erano a dir
poco scottanti. Essi rivelavano l’esistenza di una struttura
supersegreta, una sorta di governo ombra permanente composto di
dodici persone ai massimi livelli governativi, impegnato nello studio e
nella gestione delle informazioni riferite agli UFO fino dai tempi della
presidenza Truman: il cosiddetto Majestic-12, appunto.
Ma, più di ogni commento, vale la lettura dei documenti stessi.

PAGINA UNO

Segretissimo/Majic
Solo in visione – Informazioni di sicurezza nazionale
Segretissimo
Documentazione di rapporto, operazione Majestic-12, preparata per
il presidente eletto Dwight D. Eisenhower (solo in visione)
18 novembre 1952
ATTENZIONE : questo è un documento segretissimo – SOLO IN
VISIONE contenente informazioni variamente suddivise essenziali
alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’accesso solo in visione al
materiale allegato è strettamente limitato a quanti possiedono il
livello di segretezza Majestic-12. La riproduzione in qualunque
forma o la trascrizione scritta e meccanica di note è rigorosamente
vietata.
Solo in visione
Segretissimo T52–ESENTE
Segretissimo/Majic – Solo in visione

PAGINA DUE
Segretissimo/Majic – Solo in visione – Segretissimo
Oggetto: Rapporto preliminare dell’operazione Majestic-12 per il
presidente eletto Eisenhower.
Documento preparato il 18 novembre 1952
Ufficiale addetto alla riunione: amm. Roscoe H. Hillenkoetter (MJ -1 )
NOTA : questo documento è stato preparato solo in qualità di
rapporto preliminare. Dovrebbe pertanto essere considerato
introduttivo a un rapporto pienamente operativo che gli dovrà far
seguito. L’operazione Majestic-12 è un’operazione SEGRETISSIMA di
Ricerca e Sviluppo/Intelligence rispondente direttamente ed
esclusivamente al presidente degli Stati Uniti. Le operazioni del
progetto sono condotte sotto il controllo del Gruppo Majestic-12
(Majic-12) che è stato costituito con ordine esecutivo speciale e
classificato dal presidente Truman il 24 settembre 1947, su
raccomandazione del dottor Vannevar Bush e del segretario alla
Difesa James Forrestal (vedi all. A). I membri designati del Gruppo
Majestic-12 furono i seguenti:
amm. Roscoe H. Hillenkoetter
dr. Vannevar Bush
segr. James V. Forrestal
gen. Nathan F. Twining
gen. Hoyt S. Vandenberg
dr. Detlev Bronk
dr. Jerome Hunsaker
Sidney W. Souers
Gordon Gray
dr. Donald H. Menzel
gen. Robert M. Montague
dr. Lloyd V. Berkner
La morte del segretario Forrestal il 22 maggio 1949 creò un vuoto
nel gruppo che perdurò fino al 1º agosto 1950, data in cui il generale
Walter B. Smith venne designato a sostituire permanentemente lo
scomparso.
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Solo in visione – Segretissimo Majic
Solo in visione – T52–ESENTE

PAGINA TRE

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Solo in visione – Segretissimo
Il 24 giugno 1947 un pilota civile in volo sulle montagne Cascade
nello Stato di Washington osservò nove aeromobili a forma di disco
procedenti in formazione ad alta velocità. Sebbene questo non fosse
il primo avvistamento noto di tali oggetti, fu il primo a ottenere una
diffusa attenzione da parte dei mezzi di pubblica informazione.
Seguirono centinaia di rapporti di avvistamento di oggetti simili.
Molti di questi venivano da fonti militari e civili altamente credibili.
Tali rapporti portarono all’impegno indipendente di vari e diversi
elementi delle forze armate per accertare la natura e gli scopi di
questi oggetti negli interessi della difesa nazionale. Parecchi
testimoni furono intervistati e vi furono diversi tentativi senza
successo di utilizzare degli aerei al fine di inseguire in volo i
“dischi” segnalati. Le reazioni del pubblico rasentavano talvolta
l’isterismo collettivo.
Nonostante tali sforzi, di sostanziale si era appreso assai poco su
questi oggetti finché un allevatore non segnalò che uno di essi si era
schiantato in una remota regione del New Mexico situata
approssimativamente a 75 miglia a nordovest della base aeronautica
dell’esercito di Roswell (oggi Walker Field). Il 7 luglio 1947 ebbe
inizio un’operazione segreta per assicurare il recupero dei rottami
di questo oggetto ai fini di uno studio scientifico. Nel corso di tale
operazione, la ricognizione aerea della zona scoprì che quattro
piccoli esseri dall’aspetto umano erano stati apparentemente espulsi
dal mezzo volante a un certo punto, prima che esplodesse. Essi
erano caduti a terra circa due miglia a est rispetto al luogo
dell’impatto. Tutti e quattro erano morti e notevolmente decomposti
in conseguenza dell’azione di animali predatori e dell’esposizione
agli agenti esterni durante il periodo di tempo di quasi una
settimana che era trascorso prima della loro scoperta. Un gruppo
scientifico speciale ebbe l’incarico di rimuovere tali corpi per
studiarli (vedi all. C).
I rottami dell’oggetto furono anch’essi rimossi con varie e diverse
destinazioni (vedi all. B). Testimoni civili e militari in zona furono
interrogati, e ai giornalisti fu fornita una storia di copertura secondo
cui l’oggetto sarebbe stato un pallone per ricerche meteorologiche
finito fuori rotta.
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PAGINA QUATTRO
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Solo in visione – Segretissimo
Un impegno analitico riservato, organizzato dal generale Twining e
dal dottor Bush operanti agli ordini diretti del presidente, portò alla
concorde conclusione in via preliminare (19 settembre 1947) che il
“disco” era molto probabilmente un velivolo da ricognizione a corto
raggio. Tale conclusione era fondata per la maggior parte sulle
dimensioni dell’oggetto e sull’apparente mancanza a bordo di
qualsiasi tipo di provviste identificabili (vedi all. D). Una analisi
simile dei quattro occupanti morti fu effettuata dal dottor Bronk. A
livello di congettura, la conclusione di questo gruppo è stata (30
novembre 1947) che, sebbene tali creature siano di aspetto simile
all’uomo, i processi biologici ed evolutivi alla base del loro sviluppo
siano stati apparentemente del tutto diversi da quelli osservati o
postulati nel caso dell’Homo sapiens. Il gruppo del dottor Bronk ha
suggerito di adottare, quale termine di riferimento standard da
assegnare a tali creature fino a quando non sia possibile concordare
una denominazione più definitiva, l’espressione “entità biologiche
extraterrestri” (o EBE ). Dal momento che è praticamente certo che
tali ordigni non provengono da nessun paese della Terra, si è
notevolmente speculato sulla questione chiave di quale sia il loro
luogo di origine e di come possano arrivare qui. Il pianeta Marte è e
resta una possibilità, sebbene alcuni scienziati, e in particolare il
dottor Menzel, considerino molto più probabile che ci si trovi di
fronte a esseri originari addirittura di un altro sistema solare.
Numerosi esempi di ciò che sembra costituire una forma di scrittura
sono stati trovati fra i rottami. Ogni sforzo per decifrarla è rimasto
del tutto vano (vedi all. E). Egualmente senza successo si sono
dimostrati gli sforzi tesi a determinare il sistema di propulsione o il
metodo di trasmissione della fonte energetica alla base del
funzionamento del “disco”. Ogni ricerca in tal senso è stata
complicata dalla totale assenza di ali, propulsori, reattori e altri
metodi propulsivi e di guida convenzionali, come pure dalla
mancanza assoluta di cavi metallici, valvole termoioniche o simili
componenti elettronici riconoscibili (vedi all. F). Si presume che il
gruppo propulsore del mezzo sia stato completamente distrutto
dall’esplosione che ha causato lo schianto dell’oggetto.
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Solo in visione – T52–ESENTE

PAGINA CINQUE

Segretissimo
Solo in visione – Segretissimo/Majic
La necessità per quanto possibile di numerose altre informazioni su
questi oggetti, le caratteristiche delle loro prestazioni e i loro scopi
hanno portato a intraprendere, nel dicembre 1947, il Progetto
dell’US Air Force noto come SIGN . Al fine di salvaguardare la
sicurezza, i collegamenti fra SIGN e Majestic-12 sono stati limitati a
due individui all’interno della divisione Informazioni del Comando
materiali aerei il cui ruolo era quello di trasmettere certune
informazioni attraverso i dovuti canali. SIGN si è evoluto poi nel
progetto GRUDGE nel dicembre 1948. L’operazione è attualmente
condotta sotto il nome in codice di BLUE BOOK, e i collegamenti
sono mantenuti attraverso l’ufficiale dell’US Air Force a capo del
progetto.
Il 6 dicembre 1950 un secondo oggetto, probabilmente di analoga
origine, precipitò ad alta velocità schiantandosi a terra nella zona fra
El Indio e Guerrero lungo il confine fra il Texas e il Messico, dopo
aver seguito una lunga traiettoria nell’atmosfera.
Al momento dell’intervento del relativo gruppo di ricerca,
quanto rimaneva dell’oggetto era quasi totalmente ridotto in cenere.
Tale materiale, per quanto si poté recuperare, fu trasportato nella
base AEC a Sandia (New Mexico) per essere studiato.
Le implicazioni per la sicurezza nazionale restano di persistente
importanza dal momento che i motivi e gli intenti ultimi di questi
visitatori rimangono del tutto ignoti. Inoltre, un aumento
significativo nell’attività di apparente sorveglianza condotta da
questi oggetti iniziatasi in maggio e proseguita fino a tutto
l’autunno di quest’anno ha indotto una considerevole ansia circa la
possibilità che nuovi sviluppi possano essere imminenti.
È per queste ragioni, come pure per ovvie considerazioni
internazionali e tecnologiche nonché allo scopo ultimo di evitare
necessariamente e a tutti i costi il panico generale, che il Gruppo
Majestic-12 resta dell’opinione unanime sul fatto che l’imposizione
delle più strette precauzioni di sicurezza debba continuare senza
interruzioni con l’avvento della prossima amministrazione. Allo
stesso tempo il Piano di eventualità MJ/1949-04P/78 (Segretissimo –
Solo in visione) dovrebbe essere mantenuto nello stato di allerta
continuo, nel caso si dovesse presentare la necessità di fare un
annuncio pubblico in proposito (vedi all. G).
Solo in visione
Segretissimo – Segretissimo/Majic
Solo in visione – T52–ESENTE

ALLEGATI

Segretissimo/Majic – Solo in visione


Segretissimo
Copia uno di uno
Elencazione degli allegati:
Allegato A: Ordine speciale esecutivo – classificato n. 092447
(TS/EO)
Allegato B: Operazione Majestic-12 – Rapporto sulla situazione n.
1. Parte A, 30 novembre 1947 (TS Majic/EO)
Allegato C: Operazione Majestic-12 – Rapporto preliminare di
analisi, 19 settembre 1947 (TS Majic/EO)
Allegato D: Operazione Majestic-12 – Rapporto Blue Team n. 5.
30 giugno 1952 (TS Majic/EO)
Allegato F: Operazione Majestic-12 – Rapporto sulla situazione n.
2. 31 gennaio 1948 (TS Majic/EO)
Allegato G: Operazione Majestic-12 – Piano di eventualità MJ-
1949-04P/78. 31 gennaio 1949 (TS Majic/EO)
Allegato E: Operazione Majestic-12. Mappe e fotografe (estratti)

(TSB Majic E/O) Segretissimo


Solo in visione – Segretissimo/Majic
Solo in visione – T52–ESENTE

Fin qui il testo letterale degli sconcertanti documenti. Ma chi erano


i dodici personaggi coinvolti cui essi fanno diretto riferimento?
Vediamone, a una a una, le rispettive schede biografiche.

1) Ammiraglio Roscoe H. Hillenkoetter, primo direttore della CIA


(1947-1950).
2) Dottor Vannevar Bush, presidente Ufficio ricerca e sviluppo
durante la Seconda guerra mondiale.
3) James V. Forrestal ministro della Marina (1945-1947), ministro
della Difesa (1947-1949).
4) Generale Nathan F. Twining, comandante dell’USAF, Air Material
Command, Wright Field (1945-1947).
5) Generale Hoyt Vandenberg, capo dell’intelligence militare per il
dipartimento della Guerra durante la Seconda guerra mondiale.
Secondo direttore della Central Intelligence Agency (1947): capo dello
Air Staff.
6) Dottor Detlev Bronk, ricercatore di biofisica. Membro della
Commissione scientifica dei Laboratori nazionali Brookhaven,
presidente dell’Accademia nazionale delle scienze, presidente della
John Hopkins University (1946); presidente del National Research
Council (1950).
7) Dottor Jerome Hunsaker, direttore dei dipartimenti Aeronautica
e Ingegneria meccanica del MIT.
8) Sidney Souers, primo direttore della Central Intelligence 1947-
1950; segretario esecutivo del Congresso di Sicurezza Nazionale.
Consulente speciale del presidente Truman.
9) Gordon Gray, sottosegretario alla Difesa (1947-1949), presidente
del Psychological Strategy Board della CIA.
10) Donald Menzel, docente di Astrofisica all’Università di Harvard
(1946-1949); presidente del dipartimento di Astronomia.
11) Lloyd V. Berkner, segretario esecutivo del Comitato per la
ricerca e lo sviluppo (1946-1947).
12) Generale di divisione Robert M. Montague, comandante
dell’area militare che include il White Sands Proving Ground (base
missilistica) (1946-1947).

Altrove, nei precedenti UFO : Visitatori da altrove e UFO : Top Secret mi


sono già occupato dell’argomento in generale. Qui, riportando i testi
dei documenti del Majestic-12, si può aggiungere ben poco rispetto a
quanto ormai già noto. In realtà, perizie e verifiche varie
successivamente eseguite inducono a credere che i documenti inoltrati
a Shandera non siano genuini. Essi, infatti, non sono certamente degli
originali ma tutt’al più solo delle copie conformi, e ciò taglia
evidentemente la testa al toro. Resta però da chiedersi se ciò davvero
basta per liquidare il tutto, visto che molte delle informazioni
contenute nei documenti sono rigorosamente esatte e coerenti. E la
nostra risposta è che ciò non basta affatto, in effetti. Di più. L’idea che
possano davvero esistere in USA uno o più “gruppi occulti” di potere
al di fuori di ogni controllo parlamentare, governativo e addirittura
presidenziale è tutt’altro che fantasiosa o irrealistica.
In USA , una volta eletto il presidente, questi e la sua
amministrazione si insediano e si calano nella realtà di Washington
per prendere in mano le leve di un potere gestito dalla precedente
amministrazione, propria di un altro capo dello Stato (e di solito del
partito avverso).
E prima di gestire di fatto tale potere, passa una buona metà del
mandato presidenziale (due dei quattro anni). La nuova
amministrazione, appena insediata, non deve solo fare i conti con
quanto abbiamo già detto, ma anche – e soprattutto – con una classe di
burocrati che negli anni sopravvive a tante amministrazioni e nella
pratica quotidiana gestisce più di chiunque altro il vero potere; e con
la quale comunque si devono avere rapporti. Tali burocrati
(soprattutto quelli dei settori economico-finanziario e della difesa)
sanno “dove mettere le mani” negli ambienti stessi della Casa Bianca,
dunque. A ciò si aggiunge che in genere i presidenti del Partito
democratico (Kennedy, Carter, Clinton) sono stati sovente osteggiati
dal cosiddetto “complesso militare industriale” cui buona parte di
questa classe di burocrati è legata a doppio filo in un’ottica
decisamente conservatrice. Di Kennedy si conosce il sofferto rapporto
con certi ambienti (Difesa, FBI , CIA ), e lo stesso è stato per Carter. Al
riguardo, anzi, è opportuno ricordare quanto questo ex presidente ha
dichiarato nell’autunno 1995 ad Atlanta, in un discorso rivolto agli
studenti di un locale college: Carter ha rivelato infatti che fra i1 1977 e
il 1981 la caduta di un certo “aereo speciale” (un velivolo spia,
evidentemente) statunitense in Zaire aveva mobilitato la CIA e la
Difesa USA , ma il relitto non si trovava, neanche con l’uso dei satelliti.
Fu allora che, «senza informarmene», ha detto Carter, il capo del
Servizio segreto USA si rivolse a una sensitiva della capitale americana,
che andò in trance e fornì delle coordinate geografiche, in latitudine e
longitudine. L’informazione si rivelò esatta, e l’aereo fu trovato. Il che
indica non solo la realtà di “psicospie” usate dalla CIA , ma anche il
fatto che non necessariamente l’Agenzia informa di tutto il presidente.
Memori delle dichiarazioni da lui rilasciate durante la campagna
elettorale («Se sarò eletto farò chiarezza sulla questione») in
riferimento al problema degli UFO , due studenti hanno inoltre chiesto
all’ex presidente se fosse a conoscenza di prove in possesso del
governo USA circa l’esistenza di extraterrestri. Questi ha risposto di
sapere che «organismi militari e di sicurezza si occupano attivamente
di tali segnalazioni». Ma ha anche aggiunto: «Per quanto ne ho saputo
io, non c’è nulla di provato sul fatto che dei veicoli spaziali
extraterrestri siano discesi nel nostro paese, siano essi rimasti o no
qui». Si ricorderà che, durante il proprio mandato, Carter tentò di
indurre la NASA a occuparsi degli UFO per rispondere al pubblico
americano: ma l’ente spaziale USA declinò l’invito isolando in concreto
l’iniziativa presidenziale. Nulla di strano, dunque, che egli abbia teso
a sottolineare le parole «per quanto ne ho saputo io».

Da George W. Bush a Truman: oltre mezzo secolo di segreto


di Stato sugli UFO
Nel corso della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del
2000 in USA , George W. Bush ha fatto esplicito riferimento alla
questione degli UFO assicurando – durante un incontro politico
pubblico – la massima trasparenza sull’argomento in caso di elezione.
Più o meno come Carter. Ma è lecito oggi pensare che il presidente
degli Stati Uniti si possa davvero comportare diversamente rispetto ai
suoi predecessori in materia di UFO e segretezza? Che cioè gli sia
consentito di rivelare almeno in parte – in base al proprio ruolo
politico e al proprio livello di accesso a fascicoli con classificazione
oltre il top secret – quanto è possibile divulgare in merito?
Indubbiamente si tratta di un interrogativo per il quale riteniamo
plausibile che il Pentagono e la Casa Bianca si siano preparati e stiano
ancora studiando una risposta ufficiale. O, meglio, una serie di
risposte. Questo al di là di quanto da tempo e costantemente è stato
diffuso attraverso i sistemi più disparati e da fonti diverse. È peraltro
opinione di alcuni ricercatori americani, soprattutto, che in realtà il
presidente non disponga di una clearance (cioè del livello di segretezza
richiesto per accedere a certe informazioni) sufficiente in materia e
che, anzi, i relativi livelli di segretezza propri di chi gestisce
determinate questioni caratterizzate dal segreto militare o di Stato
superino di gran lunga il suo, un po’ come è successo al senatore
Barry Goldwater, presidente della Commissione senatoriale per i
servizi armati, che si vide negare l’accesso agli archivi USAF sugli UFO
proprio per questioni di clearance inadeguata. In effetti, analizzando
l’atteggiamento ufficiale delle amministrazioni presidenziali dalla
Seconda guerra mondiale a oggi, si è portati forse troppo
frettolosamente alla medesima constatazione. Ma approfondire è
necessario. E così abbiamo fatto per Harry Truman, il cui nome è
fortemente legato agli UFO e all’incidente di Roswell e le cui decisioni
in merito – in apparenza – furono prese indipendentemente dai
cosiddetti “livelli di segretezza” e sulla scorta di indicazioni tecniche
fornite da gruppi di lavoro ad hoc, proprio come il presunto Majestic-
12. Siamo andati quindi a spulciare negli archivi di Stato americani,
nella Truman Library e nelle varie conservatorie documentali.
Cominciamo dunque con alcune note biografiche essenziali.
Truman, Harry S. (1884-1953). Trentatreesimo presidente degli Stati
Uniti (1945-1953). Fu eletto a causa della morte improvvisa di F.D.
Roosevelt e nonostante fosse politicamente una figura di secondo
piano. Durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda fu strenuo
assertore della necessità di contenere l’espansione comunista e
continuare la politica del New Deal rooseveltiano. Scelto nel 1944
dallo stesso Roosevelt quale candidato alla vicepresidenza in
sostituzione di Henry Wallace, nel suo ruolo di presidente Truman
accettò la resa della Germania nazista, partecipò alla conferenza di
Potsdam, contribuì alla nascita delle Nazioni Unite e prese la
decisione di usare le armi atomiche contro il Giappone. Non
particolarmente amato in patria, Truman stabilì attraverso la sua
famosa Truman Doctrine (1947), la strategia di intervento statunitense
nei confronti dei paesi minacciati dal comunismo, che si esplicò
compiutamente nel Piano Marshall (ERP o European Recovery
Program, nel 1947-52) finalizzato a fornire aiuti economici alle nazioni
europee e controllare le influenze del blocco orientale comunista.
Sebbene non si voglia qui prescindere dalla sua importanza di statista
in un’epoca di enormi trasformazioni sociopolitiche quali l’immediato
dopoguerra, la figura di Truman è però nodale nel contesto Roswell.
L’incidente o gli incidenti occorsi nello Stato del New Mexico fra il
1947 e il 1949 accaddero proprio sotto la sua amministrazione. In tal
senso occorre considerare un documento sconcertante. Si tratta di una
sibillina nota autografa del presidente Truman, cioè un suo appunto
manoscritto che fa riferimento, il 30 ottobre 1947, a pochi mesi dal fatti
di Roswell, alla necessità di discutere con il segretario di Stato «le
implicazioni militari di un attacco condotto da satelliti e un piano per
farvi fronte». Truman allude quindi a un attacco da parte di paesi
satelliti dell’URSS o a una possibile minaccia di mezzi in orbita? La
risposta appare piuttosto semplice: in quel momento solo gli UFO – che
ci si cominciava a chiedere se non fossero ordigni spaziali
extraterrestri – potevano in effetti essere ritenuti dei mezzi assimilabili
a “satelliti”, dal momento che né gli USA né l’URSS disponevano di
simili tecnologie aerospaziali. Si ricordi che il primo satellite artificiale,
lo Sputnik, fu lanciato dall’URSS nell’ottobre 1957. Ma c’è di più.
Recentemente il ricercatore tedesco Michael Hesemann è venuto in
possesso di un libro di Frank Kofsky pubblicato nel 1993 dalla St
Martin’s Press di New York. Si intitola Harry S. Truman and the War
Scare of 1948 (“Harry S. Truman e il panico bellico nel 1948”).

Truman e il “punto Symington”


Nel capitolo intitolato “The Fruits of Victory” a pagina 174, l’autore
descrive in particolare come, verso la fine del marzo 1948, Truman
avesse stabilito che il governo federale avrebbe dovuto attivamente
sostenere economicamente l’industria aeronautica, su sollecitazione
del segretario alla Difesa Forrestal. Un giornalista del «New York
Times», Arthur Krock, venne convocato alla Casa Bianca il 7 aprile di
quello stesso anno e riferì il pensiero del presidente come segue: «Egli
(Truman) discusse in merito al riarmo, e disse che la ragione per cui
tratteneva i nuovi gruppi (industriali) aeronautici dall’andare oltre il
punto Symington e i desideri stessi dei generali era perché «noi ci
troviamo sul punto di una scoperta in campo aviatorio che renderà
obsoleta qualunque cosa venga attualmente costruita». William
Symington era un ingegnere inglese che nel 1778 applicò per primo un
allora rivoluzionario motore a vapore su un battello fluviale,
originando così un punto critico di non ritorno nella tecnologia del
tempo.
Truman specificò anche di avere in merito un’opinione giustificata
da precise informazioni. Ovviamente, queste parole nascondono
molto più di quanto non possano rivelare. In sostanza, qualunque
cosa Truman avesse in mente con le parole «scoperta in campo
aviatorio» non è dato decifrare. Anche perché nulla del genere, di tale
portata, si è successivamente concretizzato. Ma tant’è. D’altro canto la
cronaca in questione è fedele e accurata, e il sottinteso, se ci è concessa
l’ipotesi conseguente più realistica, è che in effetti Truman disponesse
all’epoca di elementi probanti di una tecnologia aviatoria
assolutamente nuova e inedita, capace di cancellare di getto tutto
quanto fosse stato scoperto, studiato e applicato fino allora. Ma cosa?
Il risultato di questi serrati incontri alla Casa Bianca, dice ancora
l’autore, fu che gli allora presidenti delle più importanti compagnie
aeree (la Boeing e la Douglas) avrebbero incontrato Truman e
Forrestal. Ma di questi meeting non è dato sapere alcunché. Il 4 aprile
1950, nel corso di una conferenza stampa a Key West, il presidente
Truman affermò che non gli risultava che i cosiddetti “dischi volanti”
– posto che tali apparecchi esistessero – si costruissero negli Stati Uniti
o in qualche altro Stato della Terra. Tutto chiaro, dunque? Affatto. In
realtà l’amministrazione Truman è notoriamente stata caratterizzata
da pesanti interrogativi per quanto concerne la questione degli UFO .
Ricordiamone uno per tutti. Com’è noto, infatti, nel film verità Roswell
si assiste al suicidio del ministro dell’Aeronautica militare degli USA
dell’epoca, James Forrestal, sconvolto dall’incontro con un alieno
morente recuperato dopo l’incidente. Fantasie? Non è detto. James
Forrestal (che figura tra i componenti del fantomatico Majestic-12)
morì in effetti suicida a seguito di una tragica quanto insolita
“depressione”, secondo le versioni ufficiali. In Italia, con ritardo, la
stampa diede notizia della sua morte il 24 maggio 1949, senza porsi
troppi problemi. Poco prima egli si era dimesso dal suo incarico
governativo.

Il “caso Forrestal”
Nato nel 1892, nel giugno del 1940 Forrestal fu chiamato dal
presidente Roosevelt a ricoprire la carica di sottosegretario alla Marina
e con impegno si dedicò alla ricostruzione della flotta americana dopo
il proditorio attacco giapponese di Pearl Harbor, al punto di essere
preposto alla carica di ministro della Marina nel 1944. Nel 1947, con
Truman, nel suo nuovo ruolo di sottosegretario alla Difesa, contribuì
all’unificazione e al coordinamento delle tre armi (esercito, marina e
aeronautica), per poi essere nominato ministro dell’Aeronautica.
Quindi, la depressione, le dimissioni e la morte in una inattesa e
folgorante successione di eventi. Ma è poi tutto come ce l’hanno
raccontato? Depressione a parte, perché uno si dimette? Perché non
condivide, evidentemente, il proprio o l’altrui operato. Vediamo
dunque la situazione più a fondo. Il 1º aprile Forrestal si era dimesso
dal suo incarico ministeriale. Il 10 aprile, in pigiama, egli fu visto
uscire dalla sua abitazione di Washington gridando ripetutamente: «I
russi sono atterrati in territorio americano!». L’accaduto fece sì che egli
fosse ricoverato nella clinica dell’ospedale di Bethesda (nel Maryland).
Qui si sarebbe poi gettato dal sedicesimo piano, restando ucciso sul
colpo. La sepoltura ebbe luogo con gli onori militari nel cimitero di
guerra di Arlington. Apparentemente sarebbe stata ordinata
un’inchiesta, peraltro senza alcun esito. Perché, in effetti – come si
chiese il giornalista Harry W. Frantz – è a dir poco curioso che un
paziente depresso (e per di più un ex ministro) sia stato collocato al
sedicesimo piano, e senza nessun tipo di controllo (se è vero che aveva
manifestato davvero in precedenza intenzioni suicide). Non solo:
risulta che Forrestal avesse anche chiesto all’FBI di levargli dai piedi
degli agenti che lo avrebbero sorvegliato. Idee solo sue, destituite di
fondamento, o realtà? E in tal caso, come mai questi “angeli custodi”
(che, se reali, non sarebbero stati agenti federali, a dire dell’FBI ;
semmai si sarebbe trattato di esponenti dell’intelligence)? A tenerlo
d’occhio per ragioni di salute sarebbero bastati dei medici e perfino
degli infermieri. Qualcosa non torna, evidentemente.
Il diplomatico italiano Alberto Perego, fino dagli anni Cinquanta,
propone nei suoi libri questa interpretazione: Forrestal, provenendo
dalla marina, aveva impegnato ingenti fondi per la difesa puntando
sulla massiccia costruzione di portaerei (non a caso la ben nota
Forrestal ha poi portato il suo nome), e sarebbe rimasto sconvolto di
fronte alla realtà della questione degli UFO e in particolare dagli UFO
crashes da Roswell in poi. Egli avrebbe ritenuto il fenomeno legato
all’attività dei russi, piuttosto che di extraterrestri, e si sarebbe reso
conto che un’aviazione tanto rivoluzionaria (evidentemente in grado
di effettuare voli intercontinentali senza scalo) avrebbe
strategicamente dovuto essere contrastata con ben altri mezzi. Le sue
portaerei erano a quel punto indubbiamente sorpassate, e questo lo
avrebbe messo del tutto in crisi. I media americani, dal canto loro,
avrebbero accreditato l’idea di un momentaneo squilibrio dell’ex
ministro, imputandolo alla depressione. All’indomani della tragedia
scriveva al riguardo Harry W. Frantz: «Il cadavere informe di James
Forrestal, che ora giace nell’obitorio del nuovo ospedale della Marina
di Bethesda, verrà sepolto mercoledì nel cimitero nazionale di
Arlington, riservato ai caduti della Prima guerra mondiale. Questo è
quanto è stato deciso dal segretario della Difesa Louis Johnson, dopo
un colloquio con la vedova dello scomparso, ritornata da Parigi col
figlio ventunenne Michael a bordo di quello stesso aereo presidenziale
Independence che era giunto nella capitale francese carico di speranza e
che ne è ripartito carico di straziato dolore. Abbiamo visto la camera al
sedicesimo piano dell’ospedale, ci siamo affacciati alla finestra del
ripostiglio in cui vengono conservati i medicinali e dalla quale
Forrestal si lanciò nel suo tragico volo. Verrà sepolto con gli onori
militari, è stato deciso a Washington, in quanto la sua fine deve essere
attribuita alla eccessiva tensione nervosa procuratagli dalla sua carica
alla quale si era dedicato con un entusiasmo giovanile, a onta dei suoi
cinquantasette anni. In basso, così lontano che lo sguardo se ne ritrae
con un moto di orrore, si vede una gran macchia umida. Gli
inservienti dell’ospedale hanno lavato con grossi idranti le macchie di
sangue. All’una e quarantacinque di ieri mattina il suicida ha
compiuto il gran balzo, come è stato possibile accertare. Per cinque ore
aveva vegliato nella sua stanza, una di quelle camere moderne in cui
tutto sembra fatto per far dimenticare che si tratta di un luogo di cura.
Sul tavolino, accanto al telefono bianco, giace ancora adesso
un’antologia delle tragedie di Sofocle e di Euripide. Il volume è stato
lasciato aperto da Forrestal con una matita appoggiata lungo la
costura. Le pagine erano quelle del coro dell’Aiace di Sofocle;
singolarissimo particolare di un uomo che si è rifugiato negli antichi
classici dopo essere stato per tanto tempo ossessionato dall’idea della
bomba atomica, delle telearmi e del pericolo di una guerra quale
neppure la fantasia di un Omero avrebbe saputo immaginare.
Forrestal non si è accontentato di rileggere queste righe, ha voluto
ricopiare i primi ventisei versi in cui il coro parla del triste canto
dell’usignolo solitario. Nel silenzio della notte Forrestal ha sentito
l’ineluttabilità del suo destino, amplificata dall’antichissimo coro
greco. Prima deve aver cercato di impiccarsi, dato che il cordone della
sua veste da camera gli è stato trovato stretto intorno al collo. Poi,
forse incapace di una simile fine per mancanza di forze fisiche, si è
lasciato attrarre dal buio della finestra, dalle stelle basse dalle altre
finestre lontane. Un’inchiesta stabilirà tante cose: primo, perché l’ex
segretario della Difesa, che aveva dato le dimissioni dal 1º aprile, non
era sorvegliato. Aveva conseguito un considerevole miglioramento,
dicono i medici, ma evidentemente non era migliorato abbastanza.
Drew Pearson, il noto radiocommentatore scandalistico, ha posto
parecchi interrogativi sull’argomento, sostenendo che già quattro
volte Forrestal aveva tentato il suicidio. Il famoso giornalista ha
chiesto se proprio nessuno si fosse accorto della pazzia di Forrestal
quando questi era ancora al ministero della Difesa, nonostante molti
chiari sintomi. Egli aveva influito – dice Pearson – sulla politica
americana nel Vicino Oriente, aveva espresso timori nei confronti di
una possibile rappresaglia di ebrei. Aveva più volte telefonato al
dipartimento della Giustizia e al Federal Bureau of Investigation per
chieder loro di levargli dai piedi degli inesistenti agenti che lo
avrebbero sorvegliato. Le affermazioni di Drew Pearson sono sempre
accettate, in America, con un certo scetticismo, ma comunque è certo
che qualcosa non ha funzionato bene nell’ospedale della Marina,
altrimenti Forrestal non sarebbe morto così. Come mai al primo piano
all’ammezzato dell’edificio non era stato possibile trovare una camera
per lui, invece che al sedicesimo? A questi interrogativi le autorità
daranno forse una risposta. “Quando non splendono più i raggi della
ragione” aveva scritto il suicida, ricopiando dall’Aiace “quando tutto
decade tristemente, meglio morire e dormire un sonno senza risveglio,
piuttosto che vivere ancora, quando l’anima stessa della vita se n’è
andata per sempre”» («La Stampa», 24 maggio 1949).
Sembra un epitaffio. Perché sul tavolo della stanza di Forrestal
un’antologia di Sofocle era aperta al coro dell’Aiace, del quale «il
suicida avrebbe ricopiato i primi ventisei versi in cui il coro parla del
triste canto dell’usignolo solitario»? Orbene, se la citazione è giusta, i
primi ventisei versi del coro dell’Aiace non sono però quelli citati. In
essi, al contrario, si parla semmai della viltà e della maldicenza del
popolo, e del fatto che i deboli, se i potenti non li soccorrono,
costituiscono una difesa fragile per la verità. E, più oltre, che le accuse
ingiustamente rivolte a un prode non possono comunque non lasciare
il segno. Citazioni illuminanti e sicuramente più in linea con
l’interpretazione di Perego, che potrebbero suggerire l’idea di uno
scenario diverso, dominato dallo sbrigativo desiderio di accreditare
un suicidio. Ma lo è stato poi davvero?
La stampa spiegò con un tale tragico gesto l’accaduto. Ma il coro
dell’Aiace di Sofocle da questa pur fuori luogo citato su indicazione
delle autorità, che parla del triste canto dell’usignolo solitario, evoca la
classica vox clamantis in deserto, la voce di chi da solo testimonia
comunque qualcosa che nessuno vuole ascoltare. Meno che mai un
potere che non perdona certo chi parla controcorrente, ovvero che
sceglie di “cantare” come un “usignolo solitario”…
Se tutta la storia del Majestic-12 è vera, Forrestal di questi dodici
uomini avrebbe fatto parte a pieno titolo. Qualora avesse manifestato
comunque una crisi personale o psicologica, è chiaro che quasi
certamente lo si sarebbe dovuto considerare non più affidabile, quasi
una sorta di Giuda all’interno di una compagine ristretta ed esclusiva
da cui si usciva soltanto, lo si ricordi, in caso di morte. Giuda, com’è
noto, morì suicida.
Forrestal, invece, fu forse “suicidato” in nome della ragion di Stato?

Strani suicidi: da alcuni ufologi scomodi a Marilyn Monroe


Forse. E forse non è stato l’unico a condividere informazioni scottanti
sugli UFO e gli alieni e a fare una fine simile. E non ci riferiamo agli
“strani suicidi” di un Morris K. Jessup o di un James McDonald, due
scienziati rispettivamente degli anni Cinquanta e Settanta più che
“scomodi” per la loro azione di divulgazione sul tema UFO trovati
entrambi cadaveri – con grande sollievo dell’USAF – in circostanze
tutt’altro che convincenti. E neanche a decessi “provvidenziali” (per il
governo USA ) di altri personaggi del genere dichiaratamente contrari a
certe “autorità” di Washington, dal giornalista Frank Edwards (per
infarto) al colonnello Philip Corso dell’intelligence USA (per generiche
“complicazioni” dopo un ricovero), dall’astronomo “padre
dell’ufologia” Joseph Allen Hynek alla dottoressa Karla Turner
(entrambi per cancro) e dal cospirazionista William Cooper (in un
tragico scontro a fuoco con la polizia) allo psichiatra di Harvard John
Mack (investito da un camion in Inghilterra). Da sempre – osserva
Enrico Baccarini – anche la morte della star Marilyn Monroe ha
suscitato una quantità di controversie. Considerata il sex symbol degli
anni Sessanta, la giovane attrice si sarebbe suicidata nella notte di
domenica 5 agosto del 1962. Immediatamente dopo la sua scomparsa
molte voci iniziarono a circolare negli ambienti politici e in quelli a lei
vicini. Numerosi amici dell’attrice, e successivamente molti ricercatori,
asserirono che la sua scomparsa non era dovuta a un suicidio ma a un
assassinio, e questo, si suppose, fu conseguente ai suoi rapporti con i
Kennedy e con gli ambienti governativi. Sembra però, adesso, che
dietro a questo mistero ci sia molto di più. E che abbia a che vedere
con questioni che con Hollywood e con gli amici e frequentatori della
Monroe non avevano nulla a che spartire.
Donald Burleson, professore presso l’Università di Roswell e noto
ricercatore ufologico, ha pubblicato in USA sul «MUFON UFO Journal»
un’interessante ricerca che potrebbe dimostrare la realtà delle
asserzioni che videro nella morte di Marilyn un omicidio ad alto
livello, realizzato allo scopo di tacitarla. Alcuni anni dopo la
scomparsa dell’attrice iniziarono a circolare voci, e successivamente
informazioni, relativamente a documenti segreti stilati dall’FBI e dalla
CIA riguardanti il caso Monroe. Dopo alcuni anni di silenzio un
documento datato 3 agosto 1962 venne reso pubblico attraverso il FOIA
(Freedom Of Information Act). Si tratta di un documento della CIA in
cui si riportavano alcune intercettazioni telefoniche tra la reporter
americana Dorothy Kilgallen (che si era professionalmente occupata
della scottante questione degli UFO schiantatisi al suolo per avaria e
che come la Monroe sarebbe stata trovata morta per una fatale
overdose di sonniferi e alcol) e l’amico di Marilyn Monroe Howard
Rothberg. Secondo quanto intercettato durante le conversazioni, la
Monroe avrebbe posseduto un “diario segreto” in cui avrebbe
annotato i suoi incontri con il presidente J.F.K. e suo fratello Robert
Kennedy.
Il memoriale reso pubblico dalla CIA riporta alcune frasi
interessanti pronunciate da Rothberg in cui si afferma che Marilyn era
venuta in possesso di segreti “scottanti” direttamente dal presidente
Kennedy. Marilyn sarebbe infatti giunta in possesso di informazioni
compromettenti la sicurezza nazionale, probabilmente durante i non
pochi momenti di intimità passati con i fratelli Kennedy. Rothberg
riuscì a sapere qualcosa dalla giovane attrice e dalle trascrizioni delle
intercettazioni telefoniche possiamo apprendere che questi segreti
includevano, tra le varie informazioni su diversi argomenti,
«materiale proveniente dallo spazio».
Fra queste: «La visita del presidente (J.F.K., NdA) a una base aerea
segreta per ispezionare materiale proveniente dallo spazio». Questa
affermazione – osserva Baccarini – deve essere valutata molto
attentamente. È indubbio che durante le sue relazioni la Monroe fosse
venuta a conoscenza di informazioni estremamente delicate per la
sicurezza nazionale. Non possiamo però con questo concludere che
fosse considerata una “spina nel fianco” da parte di certi ambienti
governativi. Il materiale di origine “extraterrestre” (nel senso
etimologico del termine) potrebbe essere verosimilmente riconducibile
a tecnologia aliena, ma potrebbe anche rientrare nel campo delle
prime sperimentazioni effettuate da paesi come la Russia nel campo
satellitare (lo Sputnik 1 è del 1957). L’ipotesi del recupero di tecnologia
satellitare, plausibilmente sovietica, non convince però i ricercatori
che si sono interessati a questo caso, ritenendo l’ipotesi suggestiva ma
priva di fondamenti oggettivi.
Nel corso delle numerose ricerche condotte sulla morte della
Monroe abbiamo trovato asserzioni che potrebbero riferirsi alla
conoscenza, da parte dell’attrice, di piani e informazioni segreti atti a
uccidere o a destabilizzare il regime di Fidel Castro a Cuba. Queste,
insieme a un bagaglio di informazioni riservate, potrebbero essere
state le cause di una sua prematura scomparsa. Analizzando il
documento precedentemente citato, Burleson ha trovato dei
riferimenti molto interessanti. In alcune righe delle trascrizioni (delle
intercettazioni telefoniche), la Kilgallen fece espliciti riferimenti
riguardo alla natura del «materiale proveniente dallo spazio».
Possiamo leggere infatti che la spiegazione più plausibile potrebbe
riguardare «la storia del New Mexico alla fine degli anni Quaranta»,
un riferimento quasi esplicito al caso Roswell (1947). Il memoriale
della CIA riporta anche che la Kilgallen intorno agli anni Cinquanta
avrebbe «conosciuto segreti dal governo americano e inglese per
identificare l’origine di velivoli spaziali precipitati con dei corpi senza
vita»: nessun riferimento esplicito a degli UFO crashes o a corpi alieni,
ma indizi significativi riguardo le conoscenze di questa giornalista. È
curioso notare che la Kilgallen stessa morì in circostanze poco chiare
pochi anni dopo la morte di Marilyn Monroe.
Una riga del memorandum declassificato è altrettanto
fondamentale per le sue implicazioni. Si fa infatti esplicito riferimento
al Project Moon Dust, un progetto la cui esistenza era stata
vigorosamente negata da agenzie militari e governative per anni. Esso
avrebbe avuto il ruolo di coordinare le operazioni per rinvenire ed
esaminare sia mezzi spaziali dell’URSS precipitati, sia eventuali velivoli
alieni che fossero caduti sul nostro pianeta. Curiosamente, in un solo
documento ritroviamo una quantità di informazioni che nessuno
avrebbe mai immaginato. I detrattori hanno ipotizzato che, falsificato
o comunque contenente informazioni non veritiere, tale documento
sia stato costruito ad arte proprio per suscitare sgomento e scalpore
nella comunità ufologica; ma perché un’agenzia governativa dovrebbe
rilasciare un documento con chiari intenti mistificatori? La risposta
possibile è, nel caso, una sola: per distogliere forse l’attenzione del
pubblico. Ma da cosa?
Sempre nel documento rilasciato – sottolinea Enrico Baccarini –
troviamo altri dati importanti per la nostra ricerca. Nella parte
superiore, vicino alla data, sono stati identificati i caratteri “–J-12”,
preceduti da altri caratteri che non sono chiaramente visibili. Burleson
ipotizza che dietro a tale sigla possa celarsi il ben noto gruppo
Majestic-12, che in sigla si trasformerebbe appunto in MJ-12 . Burleson
afferma: «È difficile da asserire, ma non oltre le reali possibilità».
Il documento della CIA in questione è stato utilizzato in numerosi
lavori, che includono il libro Beyond Roswell di Michael Hesemann e
Philip Mantle e, più recentemente, la biografia The Last Days of Marilyn
Monroe di Donald H. Wolfe.

Scritte non leggibili


Ma c’è qualcosa di ancora più profondo che Burleson sarebbe riuscito
a scovare all’interno del documento, qualcosa che può essere rilevato
solo grazie a sofisticate tecniche di elaborazione computerizzata.
Burleson racconta di quando un giorno si trovava nel suo ufficio
presso la Eastern New Mexico University di Roswell e una sua
giovane collaboratrice, Jane Shoemaker, avvicinandosi allo schermo
notò il documento della CIA a cui Burleson stava lavorando. La
giovane collaboratrice osservando il documento si accorse che nella
parte più alta dello stesso era visibile «una sorta di ombra, come se vi
fosse stato scritto qualcosa». A quel tempo nessuno si era accorto,
durante lo studio del documento, di questo strano effetto, soprattutto
perché tutto era concentrato sul testo, del quale si stava studiando il
contenuto.
Proprio sotto la scritta «Central Intelligence Agency», Burleson
riuscì, attraverso l’utilizzo di software specifici, a evidenziare così
scritte non più leggibili. In particolare, «Exhibit B», e tra questo e la
dicitura «TOP SECRET» apparve un altro stralcio nascosto in cui si
leggeva: «Gen. Schulgen Intelligence Collection Memorandum 19-».
Poco dopo questa scritta, Burleson identificò la parola «Brig». E altre
frasi molto frammentarie tra cui «informarsi di più al riguardo».
Il nome Schulgen si potrebbe riferire, plausibilmente, al generale di
brigata (Brig. Gen.) George Schulgen, che nel 1947 era a capo dell’Air
Intelligence Requirements Division del corpo aeronautico militare per
lo spionaggio. Schulgen fu il generale che cinque giorni dopo il crash
di Roswell chiese aiuto all’FBI per aiutare l’Army Air Corps a indagare
sulle segnalazioni ufologiche. Successivi documenti rilasciati
attraverso il FOIA , riguardanti la fenomenologia ufologica,
dimostrarono anche che le autorità, per screditare i testimoni,
tacciavano talvolta gli stessi come possibili «simpatizzanti comunisti».
Per quanto concerne in particolare lo scambio di materiale tra i
militari e l’FBI divenne chiaro successivamente, con il rilascio di altri
documenti, che entrambe le parti volevano essere a conoscenza e in
possesso di qualsiasi informazione e reperto fosse stato trovato. E a
capo di tutte queste operazioni si trovava il generale di brigata George
Schulgen.
Abbiamo quindi il nome di un generale all’interno di un
documento della CIA che parla di Marilyn Monroe, dei suoi diari
segreti e di materiale dallo spazio esterno. Questi accostamenti sono
indubbiamente curiosi e inquietanti. Anche il materiale riportato alla
luce attraverso tecniche computerizzate da Burleson ci introduce in
una nuova visione dei fatti. Burleson si ritiene convinto di avere
trovato maggiori ragioni per ipotizzare che dietro il suicido di Marilyn
Monroe si possa celare un omicidio, forse causato dalle numerose
informazioni confidenziali che J.F.K. aveva dato alla Monroe, e che lei
aveva trascritto.
Negli anni successivi sono emerse altre indicazioni relative agli
ultimi momenti di vita della giovane attrice. Tra i documenti troviamo
anche le registrazioni audio (la loro genuinità è stata confermata) della
sorveglianza della sua abitazione. Da questi nastri si viene a
conoscenza che Bobby Kennedy si trovava in quella casa nel
pomeriggio (e alla sera) di sabato 4 agosto, la data in cui sarebbe
morta la Monroe. In una delle registrazioni si può sentire chiaramente
che tra i due ci furono alcuni accesi diverbi e tra le frasi dette da
Bobby si può sentire: «Dove è il ***?», in un tono talmente frenetico
che non è possibile capire l’oggetto della richiesta. Plausibilmente,
secondo Burleson e molti altri ricercatori, Bobby Kennedy stava
cercando il diario privato di Marilyn. Cosa ci poteva essere in quel
diario di così importante e sensibile? Forse materiale inerente piani
segreti su Cuba? Le prove che Marilyn andasse a letto con entrambi i
fratelli Kennedy? O forse vi era contenuto qualcosa di molto più
profondo e importante? Purtroppo questo rimarrà un mistero, ma non
pochi ricercatori pensano che l’esistenza di quel diario possa avere
condotto Marilyn alla morte. Anche lo scrittore Donald Wolfe ritiene
che Marilyn sia stata uccisa alla presenza del senatore Bob Kennedy
attraverso una dose massiccia di barbiturici. E che cosa poteva essere
così tremendamente importante da condurre determinate persone a
uccidere l’idolo degli anni Sessanta? Lo sceneggiatore José Bolanos,
amico intimo di Marilyn, forse potrebbe esserci di aiuto. Bolanos sentì
per via telefonica Marilyn meno di un’ora prima che “si suicidasse” e,
successivamente contattato per accertamenti, riferì che tra le ultime
parole pronunciate, Marilyn disse che sapeva «qualcosa di
sconvolgente, qualcosa che un giorno avrebbe scioccato il mondo
intero».

Conclusioni
A che cosa si riferiva? Abbiamo incontrato – osserva Baccarini – un
itinerario che potrebbe sovvertire la nostra conoscenza dei fatti
riguardo la morte di Marilyn Monroe. Nuove prove e nuovi
documenti sembrerebbero indicare che la sua posizione era
considerata, in alcuni ambienti, estremamente scomoda. Lo scenario
delineato da ricercatori come Burleson potrebbe avvicinarsi molto alla
realtà. Marilyn, durante i momenti intimi con J.F.K., potrebbe
certamente essere venuta a conoscenza di informazioni sensibili sulla
sicurezza e i piani americani. Informazioni che potevano riguardare i
tentativi di invadere Cuba e di uccidere Castro, ma anche i rottami di
presumibile origine aliena che erano custoditi e studiati dal governo
americano all’indomani dell’incidente di Roswell. Quando la relazione
con J.F.K. iniziò a incrinarsi Marilyn, come confidò ad alcuni suoi
amici, cominciò a pensare di divulgare alcune informazioni sensibili
alla stampa. Ciò avrebbe potuto condurla alla morte. Questo scenario,
che apparentemente potrebbe sembrare tratto da un film
cospirazionista, in base agli ultimi documenti rilasciati e a ricerche
durate decenni potrebbe avvicinarsi alla realtà più di quanto non
sembri possibile. Forse non sapremo mai se dietro la morte di una star
come Marilyn si sia celato un intento suicida o non, piuttosto, un
omicidio di Stato; ma indubbiamente diversi fatti sembrerebbero
indicarci la seconda strada. E in questa ipotesi, al di là delle improprie
e superficiali strombazzature finora effettuate a fini puramente
sensazionalistici e editoriali, la UFO connection non può essere
assolutamente esclusa.
Qualunque amante, presto o tardi, diventa una confidente
immancabile di segreti. E certo a Marilyn è successo.
Nel 2005 il quotidiano «The Los Angeles Times» ha pubblicato i
dialoghi fra Marilyn e il suo psichiatra Ralph Greeson, morto nel 1979.
Questi ultimi erano noti solo all’ex procuratore George Miner, che
indagò sulla fine dell’attrice. Oggi, a ottantasei anni, Miner li ha fatti
trapelare e a quarantacinque anni dalla morte della diva di
Hollywood il “mito Monroe” si tinge più che mai di giallo. La Marilyn
degli ultimi giorni della sua vita non manifestava in effetti alcuna
motivazione o inclinazione suicida e pertanto i barbiturici che furono
trovati nel suo corpo potrebbero anche esservi stati introdotti con un
micidiale clistere, somministrato dopo avere fatto perdere i sensi alla
donna con un drink soporifero. Miner, che sottolinea come anche lo
psichiatra Greeson avesse completamente escluso pulsioni suicide in
Marilyn, vorrebbe riaprire il caso, esumando il cadavere e facendo
eseguire una nuova autopsia.
Ma non crediamo che servirà a molto.
L’ufologia è e resta comunque una scelta pericolosa. Già nel 1971 lo
scrittore e ricercatore Otto Binder ha scritto un articolo relativo alle
morti improvvise, insolite e sospette di ben 137 ufologi nel decennio
precedente in USA . Una fin troppo strana “moria” che aveva solo dato
consistenza al mito dei MIB (Men in Black, ovvero “uomini in nero”,
dall’abbigliamento di tali supposti agenti governativi vestiti con
soprabiti, abiti e cappelli scuri), tesi a intimidire, tacitare e financo
sopprimere inquirenti, testimoni e studiosi troppo impegnati in
ambito ufologico. Oggi, comunque, i sistemi di eliminazione di tali
soggetti scomodi sarebbero diversi. Ai finti suicidi e ai “tragici”
incidenti, pur se ancora talvolta utilizzati solo in casi estremi, la
tecnologia avrebbe affiancato sofisticate e meno sospette e
appariscenti tecniche: non ultima la possibilità di indurre patologie
varie (dall’infarto all’ictus, e dall’AIDS a diverse forme letali di cancro)
in chi deve uscire di scena. Ma il migliore sistema – che costituisce
anche un tacito avvertimento – resta contro tali “obiettivi” dapprima
l’uso del discredito ed eventualmente del ridicolo, e poi il “tagliare le
gambe” all’interessato, facendogli perdere il lavoro e togliendogli così,
in assenza di un adeguato sostegno economico, la possibilità di
continuare a impegnarsi più di tanto sul fronte ufologico.
È quanto nel 1989 è successo a chi scrive…

Il controverso manuale operativo del Majestic-12


Nel marzo del 1994, lo studioso Don Berliner (membro del direttivo
del Fund for UFO Research statunitense e coautore del libro sul caso
Roswell Crash at Corona con Stanton T. Friedman) si è visto pervenire
un plico postale senza mittente, proveniente dal Wisconsin: all’interno
si trovavano dei documenti in microfilm (TRI-X bianco e nero) con ogni
pagina contrassegnata da un avviso di sicurezza. Si trattava di
materiale incredibile: un manuale operativo del Gruppo Majestic-12
che pertanto – realtà o falsificazione che fosse – rivestiva in ogni caso
una enorme importanza. Berliner si mise subito in contatto con
Friedman, e i due decisero di procedere con la massima cautela, ma il
più velocemente possibile, alle necessarie verifiche. I nuovi documenti
sono così stati studiati per due anni, e solo dopo ciò Friedman li ha
resi noti nel suo libro Top secret/Majic, edito in USA . Pubblichiamo qui
di seguito tutti questi testi, con i primi capitoli contenenti gli scopi del
progetto, l’introduzione generale, le operazioni di recupero, la
ricezione e il trattamento, le entità biologiche extraterrestri, la guida
alla identificazione degli UFO . Nei capitoli successivi troviamo, fra
l’altro, dove sarebbero custoditi i dischi e i corpi degli alieni (con i
nomi delle basi, in sigla) e come si deve disporre di essi, in caso di
incidente UFO . In più, rispetto all’edizione americana del testo di
Friedman, in questo volume riportiamo (vedi le illustrazioni in
Appendice 2) i disegni inclusi nelle fotocopie originali, comprensivi
delle illustrazioni relative ai vari tipi di UFO .

Riservato
SOM 1-01
TO 12 D1-3-11-1
MANUALE OPERATIVO SPECIALE DEL GRUPPO MAJESTIC-12
ENTITÀ E TECNOLOGIE EXTRATERRESTRI, RECUPERO E
COLLOCAZIONE
Top secret/Majic
Solo in visione
ATTENZIONE ! Questo è un documento top secret Majic solo in
visione contenente informazioni divise in sezioni e di essenziale
importanza per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’accesso
solo in visione al materiale in esso contenuto è strettamente limitato
al personale in possesso del livello di segretezza Majic-12. L’esame o
l’uso di questo da parte di personale non autorizzato è
rigorosamente proibito ed è punibile secondo leggi federali.
Gruppo Majestic-12.
aprile 1954

Top secret/Majic
Solo in visione
SOM 1-01
MANUALE OPERATIVO SPECIALE DEL GRUPPO MAJESTIC-12 N. 1-01
Washington 25, D.C., 7 aprile 1954
ENTITÀ E TECNOLOGIE EXTRATERRESTRI, RECUPERO E
COLLOCAZIONE

Capitolo 1: Operazione Majestic-12


Sezione I: Ambito e finalità del progetto 1-15 2
Capitolo 2: Introduzione
Sezione I: Nozioni generali 6-7 4
Sezione II: Definizioni e dati 9-11 4
Capitolo 3: Operazioni di recupero
Sezione I: Sicurezza 12-13 8
Sezione II: Recupero tecnologico 14-19 9
Capitolo 4: Ricezione e trattamento
Sezione I: Trattamento del materiale ricevuto 20 15
Capitolo 5: Entità biologiche extraterrestri
Sezione I: Organismi viventi 21-24 17
Sezione II: Organismi non viventi 25-26 18
Capitolo 6: Guida all’identificazione degli UFO
Sezione I: Guida agli oggetti volanti non identificati 27-29 21
Sezione II: Criteri identificativi 30-35 22
Sezione III: Possibili origini 35-37 26
Appendice I: Riferimenti 28
Appendice Ia: Forme
Appendice II: Personale del gruppo Majestic-12 30
Appendice III: Fotografie 31

Top Secret/Majic
Solo in visione
Capitolo 1
OPERAZIONE MAJESTIC-12
SEZIONE I – AMBITO E FINALITÀ DEL PROGETTO
1. Ambito
Il presente manuale è stato preparato in particolare per le unità
previste dal Majestic-12. Le sue finalità consistono nel presentare
tutti gli aspetti del Majestic-12 in modo che il personale autorizzato
acquisisca una migliore comprensione delle finalità stesse del
Gruppo e sia messo in condizione di trattare con maggiore
competenza gli oggetti volanti non identificati, la tecnologia e le
entità extraterrestri, sviluppando in tal modo la propria efficienza di
fronte a operazioni future.
2. Nozioni generali
Il MJ -12 guarda in termini di estrema serietà agli oggetti volanti non
identificati, alla tecnologia extraterrestre e alle entità biologiche
extraterrestri e considera l’intera materia una questione di massima
sicurezza per la nazione. Per questa ragione a tutto quello che
riguarda tali argomenti è stata assegnata la massima classificazione
di sicurezza.
Tre punti principali saranno affrontati in questa sezione:
a. gli aspetti generali del MJ -12 , onde chiarire qualsiasi concetto
erroneo insorto in chicchessia;
b. l’importanza delle operazioni;
c. la necessità di una segretezza assoluta in ogni fase delle
operazioni.
3. Classifica di sicurezza
Tutte le informazioni riferite al MJ -12 sono state classificate come
MAJIC SOLO IN VISIONE e sono caratterizzate da un livello di
sicurezza superiore di due punti al top secret.
Le ragioni di ciò hanno a che fare con le conseguenze che
potrebbero scaturire non solo dall’impatto sul pubblico qualora
l’esistenza di tali fatti divenisse nota a tutti, ma anche dal pericolo
che una tecnologia tanto avanzata quale quella che l’aeronautica
militare ha recuperato possa cadere nelle mani di potenze straniere
ostili. Nessuna informazione a riguardo è stata rilasciata alla stampa
e la posizione ufficiale del governo è che nessun gruppo speciale
quale il MJ -12 esiste in realtà.
4. Storia del Gruppo
L’operazione Majestic-12 fu avviata per ordine speciale e classificato
dal presidente degli USA il 24 settembre 1947 su suggerimento del
ministro della Difesa James V. Forrestal e del dottor Vannevar Bush,
presidente della commissione di collegamento Ricerca e Sviluppo.
Le operazioni sono condotte da un gruppo di intelligence top secret
di ricerca e sviluppo che risponde solamente e direttamente al
presidente degli USA . Le finalità del Gruppo MJ -12 sono le seguenti:
a. Il recupero per studi scientifici di ogni materiale o ordigno di
manifattura straniera o extraterrestre che risulti disponibile. Tali
materiali e ordigni saranno recuperati dal gruppo con ogni mezzo
ritenuto necessario.
b. Il recupero per studi scientifici di ogni entità e resti di entità di
origine non terrestre che possano risultare disponibili per azione
indipendente di tali entità o per incidente ovvero a causa di attività
militari.
c. La costituzione e organizzazione di team speciali per attuare le
operazioni di cui sopra.
d. La costituzione e l’organizzazione di installazioni speciali di
sicurezza situate in località segrete comprese nei confini continentali
degli Stati Uniti per ricevere, sviluppare, analizzare e studiare
scientificamente ogni materiale o entità classificati di origine
extraterrestre dal gruppo dei team speciali.
e. La costituzione e organizzazione di operazioni sotto copertura
da condursi di concerto con la CIA per effettuare il recupero per gli
Stati Uniti di tecnologia ed entità extraterrestri manifestatesi nel
territorio di potenze straniere ovvero venute in possesso di queste.
f. La costituzione e il mantenimento della segretezza al massimo
grado e assoluta circa le operazioni di cui sopra.
5. Situazione attuale
Per quanto concerne la situazione attuale, si considera che vi siano
scarse indicazioni che questi oggetti e i loro costruttori costituiscano
una diretta minaccia alla sicurezza degli USA , nonostante
l’incertezza degli scopi ultimi della loro venuta qui. Certamente la
tecnologia in possesso di tali esseri supera tutto quello che è oggi
noto alla scienza moderna, sebbene la loro presenza qui appaia
benigna, ed essi sembrino evitare contatti con la nostra specie,
almeno per il momento. Diverse di queste entità sono state
recuperate cadaveri unitamente a una notevole quantità di rottami e
attrezzature varie a bordo di velivoli precipitati, tutti attualmente in
corso di studio in diverse località.
Non ci sono stati tentativi, da parte di entità extraterrestri, di
contattare nostre autorità o di recuperare i loro compagni morti,
nonostante uno di tali incidenti sia stato effetto di una diretta azione
militare. Al momento la minaccia maggiore scaturisce
dall’acquisizione e dallo studio di una tecnologia tanto avanzata da
parte di potenze straniere nemiche degli USA . Per questa ragione al
recupero e allo studio di materiali di questo tipo da parte degli Stati
Uniti è stata assegnata la massima priorità.

Top secret/Majic
Solo in visione
Capitolo 2
INTRODUZIONE
SEZIONE I. NOZIONI GENERALI
6. Ambito
a. Il presente manuale operativo è pubblicato a titolo di
informazione e guida per tutti gli interessati. Contiene informazioni
riferite alla determinazione, documentazione, raccolta e
disposizione di frammenti, attrezzature, mezzi e occupanti di tali
apparecchi in quanto oggetti delle definizioni “tecnologia
extraterrestre” e “entità biologiche extraterrestri” (EBE ) di cui alla
Sezione II di questo capitolo.
b. L’Appendice I contiene l’elenco delle attuali referenze,
comprensiva di manuali tecnici e altre pubblicazioni disponibili
pertinenti a tali operazioni.
c. L’Appendice II contiene una lista nominativa delle persone che
compongono il Gruppo Majestic-12.
7. Modulistica e archiviazione
La modulistica utilizzata per riferire su tali operazioni è indicata
nell’Appendice Ia.
SEZIONE II. DEFINIZIONE E DATI
8. Nozioni generali
La tecnologia extraterrestre è definita come segue:
a. Velivoli identificati come non costruiti negli USA o in
qualunque altra potenza straniera, compresi mezzi sperimentali
militari e civili. Velivoli di questo tipo sono generalmente noti come
oggetti volanti non identificati (UFOBS ; acronimo di Unidentified
Flying Objects, NdA). Tali velivoli possono apparire di varie forme e
configurazioni ed esibire caratteristiche di volo straordinarie.
b. Oggetti e mezzi dalle funzioni e origini ignote, costruiti con – o
costituiti da – materiali non riferibili a tecnologie e conoscenze
attuali.
c. Rottami di qualunque velivolo che si ritenga di costruzione e
origine extraterrestre. Tali rottami potrebbero essere il risultato di
incidenti ovvero di azioni militari.
d. Materiali che mostrino caratteristiche straordinarie o insolite
non connesse con la tecnologia e le conoscenze scientifiche attuali.
Le entità biologiche extraterrestri sono descritte come:
e. creature, umanoidi o no, i cui processi evolutivi di sviluppo
risultino comunque diversi da quelli posseduti dall’Homo sapiens o
in esso osservabili.
9. Descrizione dei velivoli
I mezzi extraterrestri (UFOBS ) di cui si ha documentazione sono
classificati, in base alla loro forma generale, in una delle seguenti
quattro categorie:
a. Forma ellittica o discoidale. Questo tipo di apparecchio è di
costruzione metallica e di colore alluminio opaco. Hanno
l’apparenza di due teglie da forno o di un paio di piatti poco
profondi tenuti insieme e possono avere una cupola, che si eleva
sulla struttura superiormente o inferiormente. Né giunzioni né
snodi sono visibili sulla superficie, dando l’impressione di una
costruzione tutta di un pezzo. I dischi hanno un diametro stimato
fra i 50 e i 300 piedi [da 15 a 90 metri], e l’altezza dello scafo
corrisponde approssimativamente a un 15 per cento del diametro,
non considerando la cupola, che si eleva per un 30 per cento del
diametro del disco e si estende fino a 4-6 piedi [da 1 metro e 20 a 1
metro e 80] al di sopra del corpo centrale del disco stesso. La cupola
può comprendere o no finestrini e oblò, e oblò si trovano intorno
alla circonferenza inferiore dello scafo discoidale in taluni casi. La
maggior parte degli oggetti di forma discoidale è munita di luci
esterne sia superiormente che inferiormente, e anche lungo la
circonferenza esterna. Esse non sono visibili quando l’oggetto è
inattivo al suolo o comunque non funzionante. In genere non vi
sono proiettori o antenne visibili. Il carrello di atterraggio è
composto da tre gambe estendibili, terminanti con piastre circolari
di appoggio. Quando pienamente esteso, il carrello sostiene il corpo
centrale a una altezza variabile da 70 centimetri a 1 metro circa dal
punto più basso dello scafo. Un portello rettangolare si trova lungo
la circonferenza o sulla superficie inferiore del disco.
b. Tipo “fusoliera cilindrica” o sigariforme. Rapporti documentati
di questo tipo di apparecchio sono estremamente rari. I rapporti
radar dell’aeronautica militare indicano che essi avrebbero una
lunghezza di circa 700 metri e un’altezza di almeno 30, e a quanto
pare non operano nella bassa atmosfera. Si hanno pochi dati sulla
prestazione di questi velivoli, ma i rapporti radar hanno indicato
velocità superiori a 11.000 chilometri l’ora. Non sembrano effettuare
manovre folgoranti ed erratiche come fanno invece i velivoli di
minori dimensioni.
c. Forma ovoidale o circolare. Questo tipo di apparecchio è
descritto della forma di un cono gelato, arrotondato nell’estremità
superiore e più ampio e affusolato e quasi appuntito in quella
inferiore. Ha una lunghezza da 10 a 12 metri e il diametro
dell’estremità inferiore è pari a circa il 20 per cento della lunghezza.
Una luce estremamente brillante è posta nell’estremità inferiore, e
gli apparecchi si spostano con quest’ultima rivolta verso il basso. Gli
oggetti appaiono di forme diverse (da rotonda a cilindrica) in
funzione dell’angolo di osservazione. Spesso gli avvistamenti di
questo tipo di velivolo sono riferiti a oggetti ellittici visti con
un’angolazione inclinata o secondo la prospettiva del loro bordo
circolare esterno.
d. Tipo a “foglio” (aereo di carta) o triangolare. Questo
apparecchio è ritenuto parte di una nuova tecnologia in
conseguenza della rarità e del carattere recente delle relative
osservazioni. Il radar ha indicato un profilo a triangolo isoscele, con
i lati maggiori di una lunghezza dell’ordine dei 100 metri circa. Si sa
poco sulle prestazioni di questi velivoli, a causa della rarità di
avvistamenti validi, ma si crede che siano capaci di raggiungere alte
velocità e di effettuare manovre improvvise simili nelle prestazioni
a quelle eseguite dagli oggetti di tipo a. e c.
10. Descrizione delle entità biologiche extraterrestri (EBE ).
L’esame dei resti recuperati fra i rottami di UFOBS indica che le
entità biologiche extraterrestri possono essere classificate secondo le
due distinte categorie seguenti:
a. EBE tipo I. Queste entità sono umanoidi e potrebbero essere
scambiate per esseri umani di razza orientale a una certa distanza.
Sono bipedi, da più di 1 metro e 50 a più di 1 metro e 60 centimetri
di altezza, e pesano più o meno una cinquantina di chili.
Proporzionalmente sono simili agli esseri umani, nonostante il
cranio sia più largo e arrotondato. La pelle è di colorito pallido,
giallastra, spessa e raggrinzita leggermente. Gli occhi sono piccoli,
distanziati uno dall’altro, e a mandorla, con iridi di colore marrone
o nero e grandi pupille. Il bianco degli occhi non è come quello degli
esseri umani in quanto ha una sfumatura più scura, sul grigio
pallido. Le orecchie sono piccole e non in una posizione bassa
rispetto al cranio. Il naso è sottile e allungato, la bocca più ampia
rispetto agli esseri umani e quasi priva di labbra. Non vi è alcuna
apparente peluria facciale e pochissima peluria sul resto del corpo,
limitandosi leggerissima alle ascelle e alla zona inguinale. Il corpo è
sottile e apparentemente privo di grasso, ma i muscoli sono ben
sviluppati. Le mani sono piccole, con quattro dita allungate ma
prive di un pollice opponibile. Il dito esterno ha un’articolazione
tale da renderlo quasi opponibile, e non vi è alcuna membrana
interdigitale come negli esseri umani. Le gambe sono leggermente
ma evidentemente arcuate, e i piedi sono piuttosto divaricati e
proporzionalmente grandi.
b. EBE tipo II. Queste entità sono umanoidi ma differiscono dal
tipo I per molti aspetti. Sono bipedi, di altezza compresa fra il metro
e il metro e 20, e pesano fra i 15 e i 30 chilogrammi. In proporzione
la testa è molto più lunga che negli esseri umani o nelle EBE di tipo
I, essendo il loro cranio più voluminoso e allungato. Gli occhi sono
molto grandi, inclinati e posti lateralmente sul cranio. Sono neri e
non mostrano cornee. Non vi sono archi sopracciliari evidenti, e il
cranio presenta una leggera sommità che degrada verso il basso. Il
naso consiste in due piccoli buchi posti al di sopra dell’orifizio che
costituisce la bocca. Non hanno orecchie esterne. La pelle è di
colorito pallido grigio bluastro, talvolta più scura nella parte
posteriore del corpo, ed è liscia e delicata. Non presentano peluria
né sul volto né sul corpo e non sembrano mammiferi. Le braccia
sono lunghe in proporzione alle gambe, e le mani hanno tre dita
lunghe e affusolate con un pollice che ha quasi la stessa lunghezza
di queste. Il secondo dito è più spesso delle altre, ma non quanto
l’indice. I piedi sono piccoli e stretti, e quattro dita sono collegate da
una membrana. Non è noto da dove provenga l’uno e l’altro tipo di
EBE , ma sembra certo che queste creature non si siano evolute sulla
Terra. È semmai piuttosto evidente, quantunque non accertato, che
esse siano originarie di due pianeti diversi.
11. Descrizione della tecnologia extraterrestre
Le seguenti informazioni derivano da rapporti preliminari di analisi
realizzati sulla base di rottami recuperati in diversi luoghi di caduta
di velivoli extraterrestri fra il 1947 e il 1953, estratti dei quali sono
citati testualmente per fornire indicazioni sul tipo di caratteristiche
dei materiali che ci si potrebbe trovare di fronte in future operazioni
di recupero.
a. L’analisi iniziale dei frammenti ottenuti dal luogo di caduta
sembra indicare che essi fanno parte di un mezzo extraterrestre
esploso dall’interno e venuto in contatto col suolo con gran forza,
distruggendosi completamente. Il volume del materiale raccolto
indica che l’oggetto era più o meno delle dimensioni medie di un
aereo, sebbene il suo peso fosse estremamente leggero considerate
queste ultime.
b. L’analisi metallurgica della massa centrale dei rottami
recuperati indica che i campioni non sono composti da materiali
attualmente noti alla scienza sulla Terra.
c. I materiali sottoposti a test evidenziano grande forza e
resistenza al calore in proporzione al peso e alle dimensioni,
essendo molto più forti di qualunque materiale usato attualmente
nella costruzione di velivoli militari o civili.
d. La maggior parte del materiale, dell’apparenza di fogli di
alluminio o di lastre di alluminio e magnesio, non presenta alcuna
caratteristica dei suddetti metalli, ed è più simile invece a qualche
tipo sconosciuto di materiale plastico.
e. Strutture solide e travature strutturali di sostegno, presentanti
all’apparenza una netta somiglianza con il legno compatto senza
fibre, mostrano una estrema leggerezza per quanto riguarda il loro
peso e sono caratterizzate da una forza di tensione e di
compressione non ottenibile con alcun mezzo noto all’industria
moderna.
f. Nessuno dei materiali sottoposto a test ha mostrato
caratteristiche misurabili di magnetismo, ovvero radiazioni residue.
g. Diversi campioni risultano caratterizzati da incisioni, marchi e
simboli, non prontamente identificabili. In genere i tentativi di
decifrarli non hanno avuto alcun successo.
h. L’esame dei diversi apparenti mezzi e congegni meccanici ha
rivelato poco o nulla circa le loro funzioni o i loro metodi di
fabbricazione.

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Capitolo 3
OPERAZIONI DI RECUPERO
SEZIONE I. SICUREZZA
12. Silenzio stampa
Occorre fare molta attenzione affinché sia preservata la sicurezza di
qualsiasi luogo in cui sia possibile recuperare tecnologia
extraterrestre per la ricerca scientifica. Vanno prese misure drastiche
per proteggere e preservare qualsiasi materiale o velivolo dalla
scoperta, esame o rimozione da parte di organismi civili o di
comuni cittadini. Si raccomanda pertanto che venga instaurato
appena possibile il totale silenzio stampa. Nel caso in cui queste
misure dovessero rivelarsi insufficienti, si suggeriscono le seguenti
versioni di copertura da dare alla stampa. L’ufficiale responsabile
dovrà agire rapidamente per scegliere la storia di copertura che
meglio si adatti alla situazione. Sarà necessario ricordare, nel
selezionare una storia di copertura, che la politica ufficiale riguardo
agli UFOBS è che essi non esistono.
a. Smentita ufficiale. La risposta più auspicabile sarebbe che non
si è verificato niente di insolito. Affermando che il governo non è a
conoscenza dell’evento, si potrebbero prevenire ulteriori indagini
da parte della stampa.
b. Discredito dei testimoni. Per quanto possibile, i testimoni
saranno tenuti in stato di segregazione finché non si sarà
determinato il loro grado di conoscenza e coinvolgimento. I
testimoni verranno scoraggiati dal riferire ciò che hanno visto e, al
fine di indurli a collaborare, si potrebbero rendere necessarie delle
intimidazioni. Qualora i testimoni avessero già contattato la stampa,
sarà necessario screditare le loro versioni. Il modo migliore per farlo
sarà asserire che hanno male interpretato degli eventi naturali,
oppure che sono vittime di isteria o di allucinazioni o ancora che si
tratta di persone dedite a ordire beffe.
c. Affermazioni false. Potrebbe rendersi necessario dichiarare il
falso per preservare la sicurezza del sito. Meteoriti, satelliti
precipitati, palloni meteorologici e velivoli militari sono tutte
alternative accettabili sebbene, nel caso in cui si affermi che è
precipitato un velivolo militare, occorrerà fare molta attenzione al
fine di non suggerire l’idea che si tratti di un velivolo sperimentale o
segreto, in quanto ciò potrebbe suscitare la curiosità della stampa
americana ed estera. Dichiarazioni concernenti la contaminazione
dell’area a causa della fuoriuscita di sostanze tossiche da autocarri o
cisterne ferroviarie possono altresì servire a tenere personale non
autorizzato o indesiderato lontano dall’area.
13. Chiusura dell’area
L’area dovrà essere chiusa il più rapidamente possibile per evitare
che personale non autorizzato si infiltri nel luogo. L’ufficiale
incaricato erigerà un perimetro e stabilirà un posto di comando
all’interno del perimetro. Il personale avente accesso al sito sarà
ridotto al minimo strettamente necessario alla preparazione del
velivolo o dei rottami per il trasporto, e sarà composto da squadre
militari di sicurezza. Ci si potrà servire delle autorità locali per il
controllo del traffico e della folla. In nessuna circostanza si
consentirà a personale o funzionari delle forze dell’ordine locali di
accedere all’interno del perimetro e si dovranno prendere tutte le
precauzioni necessarie al fine di assicurarsi che essi non
interferiscano con l’operazione.
a. Perimetro. È auspicabile che si utilizzi personale militare
sufficiente per erigere intorno al sito un perimetro abbastanza
ampio per evitare che sia il personale non autorizzato sia quello
addetto al perimetro vedano il sito. Una volta che il luogo sarà stato
circoscritto, si istituiranno pattuglie regolari lungo il perimetro, per
garantirne la totale sicurezza, e si farà uso di sorveglianza
elettronica per potenziare la ricognizione. Il personale di perimetro
sarà equipaggiato con sistemi di comunicazione manuale e con armi
automatiche e munizioni. Il personale che lavora al sito sarà dotato
di armi da fianco. Il personale non autorizzato non avrà accesso
all’area chiusa.
b. Posto di comando. Idealmente, il posto di comando dovrebbe
trovarsi il più vicino possibile al sito, in modo da poter coordinare
con efficienza le operazioni. Non appena il posto di comando sarà
operativo, bisognerà stabilire il contatto con il Gruppo Majestic-12
attraverso comunicazioni sicure.
c. Sgombero dell’area. Il sito e l’area circostante saranno
sgomberati da personale non autorizzato. I testimoni saranno
interrogati e trattenuti per essere sottoposti alla successiva
valutazione dell’MJ -12. In nessun caso i testimoni verranno rilasciati
prima che le loro versioni siano state valutate dal Gruppo MJ -12 e
prima di essere stati interrogati a fondo.
d. Valutazione della situazione. Una valutazione preliminare
della situazione dovrà essere completata e si dovrà redigere un
rapporto preliminare. Il Gruppo MJ -12 verrà dunque ragguagliato
sulla situazione il prima possibile. Il Gruppo MJ -12 dovrà poi
decidere se inviare o no una SQUADRA ROSSA o una SQUADRA
OPNAC MJ -12 nell’area.
SEZIONE II. RECUPERO TECNOLOGICO
14. Rimozione e trasporto
Appena stabilita la comunicazione, si darà inizio a rimozione e al
trasporto di tutto il materiale, su ordini del Gruppo MJ -12.
a. Documentazione. Se la situazione lo consente, bisognerebbe aver
cura di realizzare una documentazione fotografica dell’area, prima
di spostare qualsiasi cosa. Si controllerà che nell’area non vi sia
presenza di radiazioni o sostanze tossiche. Qualora l’area non
potesse essere mantenuta chiusa per lungo periodo, tutti i materiali
dovranno essere imballati e trasportati nel più breve tempo
possibile alla più vicina struttura militare sicura. Laddove possibile,
ciò sarà effettuato con trasporti coperti su strade poco frequentate.
b. Velivoli completi o funzionanti. Bisognerà avvicinarsi ai velivoli
con estrema cautela, nel caso in cui appaiano funzionanti, in quanto
l’esposizione a radiazioni e scariche elettriche potrebbe provocare
gravi lesioni. Se il velivolo è funzionante ma appare abbandonato,
vi si potrà avvicinare solo personale della SQUADRA ROSSA MJ -12
appositamente addestrato, che indossi tute di protezione.
Qualunque velivolo che appaia funzionante dovrà inoltre essere
lasciato a disposizione della SQUADRA ROSSA MJ -12. Velivoli
completi e parti di velivoli che fossero troppo grandi per essere
trasportati su mezzi coperti verranno smontati, se questo si può fare
facilmente e rapidamente. Qualora dovessero essere trasportati
interi, o su rimorchi aperti, essi verranno coperti in modo tale da
camuffarne la forma.
c. Entità biologiche extraterrestri (EBE ). Le EBE dovranno essere
trasferite il più rapidamente possibile in una struttura di massima
sicurezza. Sarà necessario prevenire con cura un’eventuale
contaminazione da parte di agenti biologici alieni. Le EBE decedute
dovranno al più presto essere conservate sotto ghiaccio, al fine di
preservarne i tessuti. Qualora si entrasse in contatto con EBE vive,
esse dovranno essere prese in custodia e trasferite in ambulanza in
una struttura di massima sicurezza. Sarà necessario fare ogni sforzo
per garantire la sopravvivenza delle EBE . Il coinvolgimento del
personale con EBE vive o morte dovrà essere ridotto al minimo.
(Vedi Capitolo 5 per istruzioni più dettagliate sui rapporti con le
EBE .)
15. Ripulitura dell’area
Una volta che tutti i materiali saranno stati rimossi dall’area
centrale, la zona circostante verrà ispezionata a fondo per
assicurarsi che sia stata rimossa ogni traccia di tecnologia
extraterrestre. Nel caso di uno schianto al suolo, l’area circostante
verrà ripetutamente esaminata a fondo per accertarsi che non sia
stato tralasciato nulla. L’area d’ispezione in questione potrà variare
a seconda delle condizioni locali, a discrezione dell’ufficiale
responsabile. Quando sarà convinzione dell’ufficiale responsabile
che sul luogo non persistano ulteriori prove dell’evento, esso potrà
essere evacuato.
16. Circostanze particolari o insolite
Esiste la possibilità che velivoli extraterrestri possano atterrare o
schiantarsi in zone ad alta densità di popolazione, nelle quali la
sicurezza non possa essere efficacemente mantenuta. Ampie
porzioni della popolazione e la stampa potrebbero avvistare questi
velivoli. Occorrerebbe tener pronto il Piano di contingenza MJ-1949-
04P/78 (TOP SECRET – SOLO IN VISIONE) nel caso in cui si dovesse
rendere necessaria una pubblica divulgazione dei fatti.
17. Tecnologia extraterrestre
Tabella di classificazione della tecnologia extraterrestre:
18. Dati sull’imballaggio e confezionamento
a. Spedizione nazionale. I materiali individuali vengono
contrassegnati e avvolti in involucri a prova d’acqua e vapore
sigillati a caldo. Dopo di ciò vengono posti all’interno di una scatola
di cartone ondulato. I vuoti all’interno della scatola vengono
completamente riempiti di ovatta di cellulosa neutra per evitare che
i materiali si muovano. La chiusura della scatola viene sigillata con
nastro adesivo gommato del tipo Kraft. Il modulo MJ 1-007 viene
posto in una busta di carta sigillata e marcata ACCESSO SOLO AL
MAJIC-12 che viene saldamente legata alla sommità della scatola con
del nastro adesivo. La scatola viene poi imbottita in ogni angolo con
inserti di cartone, alla sommità e alla base, e viene posta all’interno
di un’ampia scatola di cartone ondulato. Tutta la chiusura esterna
della scatola viene sigillata con adesivo gommato del tipo Kraft.
All’esterno della scatola viene affissa un’etichetta contenente le
seguenti informazioni: destinazione, numero del codice di
spedizione e l’ammonimento ACCESSO SOLO AL MAJIC-12.
b. Spedizioni oltreoceano. I materiali vengono imballati come
descritto sopra, con l’eccezione che dentro la scatola interna di
cartone ondulato vengono inclusi un indicatore di umidità e un
essiccante. Successivamente, la scatola viene avvolta in un involucro
a prova d’acqua e vapore e sigillata a caldo. I materiali imballati
vengono poi sistemati all’interno di una seconda scatola di cartone
impermeabile sigillata con nastro impermeabile. Questo secondo
cartone viene marcato ACCESSO SOLO AL MAJIC-12 su tutti i lati e
viene posto all’interno di un contenitore per spedizioni di legno,
foderato e a prova di sostanze grasse e acqua. Il rivestimento viene
sigillato con nastro impermeabile e il contenitore per spedizioni in
legno viene chiuso. Il contenitore viene ulteriormente rinforzato
inchiodando due capsule di metallo da tre quarti di pollice [due
centimetri circa] a circa 8 pollici [20 centimetri circa] da ciascuna
estremità. Le informazioni relative alla spedizione vengono poi
stampigliate sulla superficie del contenitore di legno.
Nota. Le procedure di confezionamento e imballaggio descritte
sopra valgono soltanto per i materiali non organici. I dati su
trattamento, confezionamento, imballaggio e spedizione di materia
organica e di entità non viventi sono forniti nel Capitolo 5, Sezione
II di questo manuale.

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Capitolo 4
RICEZIONE E TRATTAMENTO
SEZIONE I. TRATTAMENTO DEL MATERIALE RICEVUTO
20. Disimballaggio, apertura e controllo
Nota. La procedura di disimballaggio, apertura e controllo per i
contenitori marcati ACCESSO SOLO AL MAJIC-12 sarà espletata da
personale avente autorizzazione MJ-12. I contenitori così
contrassegnati verranno immagazzinati in un’area di massima
sicurezza fino a quando sarà disponibile il personale autorizzato per
queste procedure.
a. Si raccomanda la massima attenzione nel disimballare e aprire i
pacchi contenenti il materiale. Evitare di introdurre a forza degli
arnesi all’interno del contenitore usato per la spedizione. Non
danneggiare i materiali d’imballaggio più di quanto sia
assolutamente necessario per la rimozione dei campioni: tali
materiali potrebbero essere necessari per futuri imballaggi.
Conservare il materiale d’imballaggio interno dentro al contenitore
usato per la spedizione. Nel disimballare e spacchettare i campioni,
seguire la procedura da 1) a 11) riportata di seguito:
1) Disimballare i campioni in un’area di massima sicurezza per
impedire l’accesso di personale non autorizzato.
2) Tagliare i fili metallici con un adeguato arnese da taglio, o
torcerli con delle pinze finché si cristallizzino e si rompano.
3) Rimuovere le viti dal coperchio del contenitore usato per la
spedizione con un cacciavite.
4) Tagliare il nastro e i sigilli del rivestimento della cassa in modo
tale che la carta impermeabile sia danneggiata il meno possibile.
5) Tirare fuori i campioni imballati dalla cassa di legno.
6) Tagliare il nastro che sigilla i lembi superiori dei cartoni
esterni; si faccia attenzione affinché i cartoni non vengano
danneggiati.
7) Tagliare la barriera lungo la giunzione superiore sigillata a
caldo e rimuovere con cautela il cartone interno.
8) Rimuovere la busta di carta sigillata dalla sommità della
scatola di cartone interna.
9) Aprire il cartone interno e rimuovere gli inserti di cartone
fibra, l’essiccante e l’indicatore di umidità.
10) Estrarre l’imballaggio sigillato a caldo contenente i campioni;
sistemarli in modo ordinato per l’ispezione.
11) Porre tutto il materiale da imballaggio all’interno del
contenitore da spedizione per l’utilizzo in futuri confezionamenti.

Segue quindi la figura 3, un diagramma che mostra come imballare


campioni extraterrestri non organici.

b. Controllare a fondo tutti i materiali a fronte dei documenti di


spedizione. Ispezionare attentamente tutti i materiali per verificare
eventuali danni intervenuti durante la spedizione o il trattamento.
Smistare i materiali in base al numero di classificazione, in
preparazione del trasferimento al laboratorio o dipartimento
designato. Il personale di laboratorio o dipartimento è responsabile
per il trasporto dei materiali alle aree designate. Questo sarà
effettuato nel più breve tempo possibile per mezzo di veicoli coperti
scortati da personale di sicurezza.
Capitolo 5
ENTITÀ BIOLOGICHE EXTRATERRESTRI
SEZIONE I. ORGANISMI VIVENTI
21. Ambito
a. Questa sezione tratta di incontri con entità biologiche
extraterrestri (EBE ). Tali incontri cadono sotto la giurisdizione di MJ -
12 OPNAC BBS-01 e verranno trattati solo da questa unità speciale.
Questa sezione spiega nel dettaglio le responsabilità delle persone o
delle unità che creano questo contatto iniziale.
22. Nozioni generali
Qualsiasi incontro con entità che si sa per certo essere di origine
extraterrestre deve essere considerato una questione di sicurezza
nazionale e pertanto classificato come TOP SECRET. In nessuna
circostanza l’opinione pubblica o la stampa dovranno essere messe
a conoscenza dell’esistenza di queste entità. La politica ufficiale del
governo è che tali creature non esistono, e che nessuna agenzia del
governo federale è attualmente impegnata in studi sugli
extraterrestri o sui loro manufatti. Qualunque deviazione da questa
politica stabilita è assolutamente proibita.
23. Incontri
Gli incontri con le EBE possono essere classificati secondo una delle
seguenti categorie:
a. Incontri avviati da EBE . Un possibile contatto potrebbe
verificarsi come risultato di una disponibilità da parte delle entità
stesse. In questi casi è previsto che gli incontri avvengano all’interno
di installazioni militari o di altre località remote selezionate di
comune accordo. Tale incontro avrebbe il vantaggio di essere
limitato a personale avente adeguata autorizzazione, lontano dagli
sguardi dell’opinione pubblica. Sebbene non sia ritenuto molto
probabile, esiste anche la possibilità che le EBE atterrino in luoghi
pubblici senza alcun preavviso. In questo caso la squadra OPNAC
formulerà storie di copertura per la stampa e preparerà delle
informative per il presidente e i capi di stato maggiore.
b. Incontri conseguenti alla caduta di un velivolo. Contatti con
sopravvissuti a incidenti o a cadute di velivoli dovute a cause
naturali o ad azione militare potrebbero aversi con scarso o nessun
preavviso. In questi casi è importante che il contatto iniziale sia
limitato al personale militare affinché sia preservata la sicurezza
dell’operazione. Eventuali testimoni civili presenti nell’area saranno
trattenuti e interrogati dal Gruppo MJ -12. I contatti con EBE da parte
di personale militare non avente autorizzazione MJ -12 o OPNAC
dovranno essere rigorosamente limitati ad azioni volte ad assicurare
la disponibilità di EBE a essere studiate da parte della squadra
OPNAC .
24. Isolamento e custodia
a. Le EBE saranno detenute con tutti i mezzi necessari e trasferite in
un luogo sicuro appena possibile. Il personale che entra in contatto
con le EBE prenderà delle precauzioni allo scopo di ridurre al
minimo il rischio di malattie conseguenti a contaminazione da parte
di organismi sconosciuti. Qualora le entità indossassero tute spaziali
o apparati respiratori di qualche tipo, si dovrà fare attenzione a non
danneggiare questi dispositivi. Quantunque si faccia ogni sforzo
possibile per garantire il benessere delle EBE , sarà altresì necessario
evitare ogni loro contatto con personale non autorizzato. Sebbene
non sia chiaro di quali provviste o cure possano avere bisogno le
entità non umane, esse dovranno essere assicurate, se possibile. Sarà
l’ufficiale responsabile dell’operazione a dover prendere queste
decisioni, in quanto attualmente non esistono linee guida che
coprano questo campo.
b. Le entità ferite o danneggiate saranno curate da personale
medico assegnato alla squadra OPNAC . Qualora il personale medico
di squadra non dovesse essere immediatamente disponibile, il
pronto soccorso verrà prestato dal personale dei corpi medici al sito
iniziale. Poiché si sa poco riguardo alle funzioni biologiche delle
EBE , il soccorso si limiterà ad arrestare sanguinamenti, bendare
ferite e immobilizzare con stecche gli arti fratturati. Non si
dovranno effettuare medicazioni di alcun tipo, in quanto è
impossibile prevedere gli effetti delle medicazioni terrestri su
sistemi biologici non umani. Non appena le ferite si considereranno
stabilizzate, le EBE verranno trasportate in un luogo sicuro su
ambulanze chiuse o altri mezzi di trasporto appropriati.
c. Nel trattare con qualunque entità biologica extraterrestre
vivente, la sicurezza è di fondamentale importanza. Ogni altra
considerazione è secondaria. Malgrado sia preferibile il
mantenimento del benessere fisico di qualsiasi entità, la perdita di
una vita in riferimento alle entità biologiche extraterrestri viene
considerata accettabile se le condizioni o gli indugi per preservare
quella vita dovessero compromettere in qualche modo la sicurezza
delle operazioni.
d. Una volta che la squadra OPNAC avrà preso le EBE in sua
custodia, la loro cura e il loro trasporto verso le strutture designate
diventeranno responsabilità del personale OPNAC . Si garantirà alla
squadra la massima cooperazione nello svolgimento dei propri
compiti. Il personale della squadra avrà in ogni momento la
MASSIMA PRIORITÀ, senza che si badi al loro grado o stato.
Nessuno ha l’autorità di interferire con la squadra OPNAC nello
svolgimento dei propri compiti, su speciale direttiva del presidente
degli Stati Uniti d’America.
SEZIONE II. ORGANISMI NON VIVENTI
25. Ambito
Sarebbe preferibile che il recupero di cadaveri e altri resti organici
per la ricerca scientifica venisse effettuato da personale medico
avente familiarità con questo tipo di procedura. Per ragioni di
sicurezza, tuttavia, questa raccolta potrebbe dover essere realizzata
da personale non medico. Questa sezione FORNIRÀ una guida per il
recupero, la preservazione e la rimozione di cadaveri e resti sul
campo.
26. Recupero e preservazione
a. Il grado di decomposizione di resti organici varierà in ragione del
periodo di tempo in cui detti resti siano rimasti esposti all’aria
aperta e può essere accelerato sia dalle condizioni meteorologiche
che dall’azione dei predatori. Pertanto, i campioni biologici
verranno rimossi quanto prima dal luogo dell’incidente, in modo da
preservare i resti nelle migliori condizioni possibili. Si realizzerà
inoltre una documentazione fotografica prima della rimozione dei
resti dal luogo dell’incidente.
b. Il personale coinvolto in questo tipo di operazione prenderà
tutte le precauzioni per ridurre al minimo il contatto fisico con i
cadaveri o con i resti che si stanno recuperando. Si dovranno
indossare guanti chirurgici o, nel caso in cui non fossero disponibili,
guanti di lana o di pelle, a condizione che vengano raccolti per la
decontaminazione immediatamente dopo l’utilizzo.
Badili o altri attrezzi potranno essere utilizzati per maneggiare i
resti, purché venga esercitata la massima cautela al fine di non
danneggiarli. I resti verranno toccati con le mani nude solo qualora
non si trovasse altro modo per spostarli. Tutto il personale e
l’attrezzatura coinvolti in operazioni di recupero saranno sottoposti
a processi di decontaminazione immediatamente dopo che le
suddette operazioni saranno state espletate.
c. I resti verranno preservati da ulteriore decomposizione, se
l’attrezzatura e le condizioni lo consentono. I cadaveri e i resti
verranno posti in sacchi o verranno perfettamente avvolti in
materiali impermeabili. Se necessario, si potranno utilizzare a
questo scopo tele cerate o vestiario da pioggia. I resti verranno
refrigerati o avvolti nel ghiaccio, se disponibile. Tutti i resti
verranno etichettati o contrassegnati e saranno registrate la data e
l’ora. I resti così preservati verranno posti su lettighe o all’interno di
contenitori sigillati per essere immediatamente trasportati presso
un’installazione sicura.
d. Eventuali piccoli pezzi staccati o materiale grattato da superfici
solide verranno messi in barattoli o in altri piccoli contenitori con
coperchio, se disponibili. Sui recipienti verrà chiaramente segnato il
contenuto, nonché la data e l’ora. I contenitori verranno refrigerati o
impacchettati con ghiaccio appena possibile, e trasferiti in
un’installazione sicura.

A questo punto nel testo originale si trova la figura 4, (diagrammi


dei vari tipi di velivoli extraterrestri, vedi Appendice 2).

Capitolo 6
GUIDA ALL’IDENTIFICAZIONE DEGLI UFO
SEZIONE I. GUIDA AGLI UFOB
27. Indagini successive
Un rapporto sugli UFOBS merita successive indagini nel caso in cui
contenga informazioni che suggeriscono che si può effettuare una
chiara identificazione di un fenomeno ben noto o qualora
caratterizzi un fenomeno inconsueto. Il resoconto dovrebbe
suggerire pressoché subito, prevalentemente in rapporto alla
coerenza e chiarezza dei dati, che vi è qualcosa che abbia valore
scientifico e/o identificativo. In generale, si dovrebbero prendere in
considerazione quei resoconti che coinvolgano vari osservatori
attendibili, insieme o separatamente, e che riguardino avvistamenti
che abbiano avuto una durata superiore ai 15 secondi. Le uniche
eccezioni potrebbero riguardare rapporti le cui circostanze vengano
considerate straordinarie. Si dovrà prestare particolare attenzione a
quei rapporti che consentano il rilevamento di una “posizione X” e
a quelli relativi a traiettorie insolite.
28. Regole empiriche
Ciascun caso di avvistamento di UFOBS dovrebbe essere giudicato
individualmente, ma vi sono varie “regole empiriche”, sotto
ciascuna delle seguenti intestazioni, che dovrebbero risultare utili a
determinare l’eventuale necessità di indagini successive.
a. Durata dell’avvistamento. Quando la durata di un avvistamento
è inferiore ai 15 secondi, vi sono maggiori probabilità che non meriti
indagini successive. Per prudenza, comunque, qualora un gran
numero di osservatori individuali dovesse riferire di un
avvistamento insolito della durata di pochi secondi, sarebbe meglio
non trascurarlo.
b. Quantità di persone che riferiscono dell’avvistamento. Avvistamenti
di breve durata da parte di singoli individui meritano raramente di
essere investigati. Due o tre osservazioni competenti e indipendenti
hanno il peso di dieci o più osservazioni simultanee e individuali.
Per esempio, venticinque persone in uno stesso luogo potrebbero
osservare una strana luce nel cielo.
c. Questo, tuttavia, avrà un peso inferiore rispetto a due persone
attendibili che osservino la stessa luce da località diverse. Nel
secondo caso viene rilevata una posizione X precisa.
d. Distanza dalla sede degli avvistamenti alla più vicina unità da
campo. I rapporti che soddisfino i criteri preliminari di cui sopra
dovrebbero essere tutti sottoposti a indagini, qualora l’evento si sia
verificato nelle immediate vicinanze operative della squadra
interessata. Per resoconti che implichino distanze maggiori, la
necessità di indagini successive potrà essere determinata in quanto
inversamente proporzionale al quadrato delle distanze interessate.
Ad esempio, un evento verificatosi a 150 miglia di distanza
potrebbe […]

Attenzione: il testo, sia nelle fotocopie dei documenti originali, sia


nella trascrizione contenuta nel libro di Stanton Friedman, termina
alla pagina 16 senza che si concluda l’ultima frase sopra riportata. Il
materiale pervenuto a Don Berliner comprende altresì l’inizio della
Appendice I (Riferimenti):

APPENDICE I
RIFERIMENTI
[Qui vi sono delle parole a mano.]
N. 4, AB 1. Regolamenti [Applicabili]
1. Sicurezza militare (salvaguardia delle informazioni di sicurezza).
Manutenzione approvvigionamenti ed equipaggiamenti,
responsabilità di manutenzione e operazioni di esercizio
2. Approvvigionamento
XX 725-405-5
Preparazione e presentazione della richiesta di approvvigionamenti.
3. Altre pubblicazioni
XX 219-20-3
Indice dei manuali di addestramento XX 310-20-4
Indice dei manuali tecnici, regolamenti tecnici, bollettini tecnici,
bollettini sugli approvvigionamenti, ordini sui lubrificanti e
modifica ordini di servizio.
XX310-20-5
Indice delle pubblicazioni amministrative
XX310-20-7
Indice delle tabelle di organizzazione ed equipaggiamento, tabelle
di riduzione, tabelle di organizzazione, tabelle di equipaggiamento,
tabelle tipo di distribuzione e tabelle di assegnazione.
4. Riferimenti attrezzature per test
TM 11-664
Teoria e uso delle attrezzature elettroniche per i test
5. Riferimenti fotografici
TM 11-404A
Unità di elaborazione stampa fotografica AN/TFQ-9
TM 11-405
Attrezzatura per l’elaborazione PH-406 TM 11-401
Elementi di fotografia di segnalazione TM 11-2363
Camera oscura PH-392

Non c’è bisogno di aggiungere che i materiali del manuale


operativo (Special Operations Manual SOM 1-01) del Majestic-12 hanno
innescato, nel corso dei cinque anni successivi, una vasta polemica di
portata internazionale. Mentre studiosi come Stanton T. Friedman si
sono inizialmente orientati verso una pur parziale accettazione dei
contenuti del Manuale, oggi il documento (SOM 1-01) arrivato
anonimamente per posta a Don Berliner in forma di riproduzione
fotografica microfilmata parziale nel 1994 è più che mai al centro di
polemiche. Il che non ha impedito che l’11 ottobre 1998, a una
conferenza di ufologia tenutasi a New Haven (Connecticut)
sponsorizzata da John White e dall’Omega Communications siano
state presentate nuove informazioni che contribuiscono a convalidare
le tesi associate ai controversi documenti dell’MJ -12. Il gruppo di
ricerca californiano coordinato da Robert Wood e dal figlio Ryan ha
analizzato per anni i documenti MJ -12, inclusi quelli acquisiti di
recente fra cui lo Special Operations Manual SOM 1-01.
Com’è noto, la prima analisi del manuale SOM 1-01 fu pubblicata
nel libro Top Secret Majic di Stanton Friedman nel 1996, ma Robert e
Ryan Wood ne hanno approfondito lo studio, ottenendo altre
documentazioni, comunque implicanti la realtà di uno o più UFO
crashes e di un’agenzia investigativa e organizzativa ufficiale
supersegreta nota come MJ -12.
In ogni caso, in un comunicato stampa del 23 marzo 1999, il
prestigioso Fund for UFO Research ha raccolto e diffuso il parere
congiunto di alcuni dei maggiori studiosi statunitensi circa il
controverso documento (lo Special Operations Manual SOM 1-01, cioè).
«Riteniamo che si tratti di un documento falso» si dice in esso «una
messinscena deliberata, realizzata con lo scopo di ingannare il
pubblico e diffondere informazioni false all’interno della comunità
ufologica.»
I primi firmatari del comunicato sono: lo storico Jan Aldrich, ex
sottufficiale dell’esercito americano addetto a procedure di
intelligence; Don Berliner, giornalista aeronautico e storico
dell’aviazione; Tom Dueley, ex comandante della marina; Richard
Hall, ex segretario del NICAP di Washington (creato e diretto negli
anni Cinquanta dall’ex maggiore dei marine Donald E. Keyhoe,
esperto di documenti ufficiali); il sociologo Mark Rodeghier, direttore
del Joseph A. Hynek Center for UFO Studies; Tom Butch, dirigente del
MUFON (il Mutual UFO Network), altro importante organismo
ufologico statunitense. Tutto chiaro, dunque?
Niente affatto.
Il 26, 27 e 28 giugno 1987 mi trovavo a Washington in
rappresentanza del CUN per partecipare al simposio internazionale sui
fenomeni aerei non identificati organizzato, nel quarantennale della
storica segnalazione di Kenneth Arnold, dal MUFON statunitense,
presso la American University della capitale degli USA . Fu in quella
sede che venne ufficialmente presentata, da William Moore, la
controversa questione del Majestic-12, con il commento dei documenti
ricevuti anonimamente per posta da Jaime Shandera.
Da allora, com’è noto, la polemica che si è innescata non ha avuto
requie, fino al fantomatico manuale operativo suddetto.
Da sempre esaurientemente documentato sulla realtà, la storia e le
tecniche dell’intelligence per mio personale interesse, non potevo non
rilevare subito nella storia del Majestic-12 qualcosa di familiare, una
sorta di déjà-vu. E la cosa, in realtà, non finì lì, infatti. Sì, certo, per
primo ho saputo indicare la significativa connection che lega il nome di
uno dei “dodici” del Majestic, il dottor Lloyd V. Berkner delle
Associated Universities, al famigerato giurì Robertson del 1953, la
commissione ispirata dalla CIA che – in conseguenza della grande
“ondata” di avvistamenti del 1952 in USA che allarmò come non mai il
pubblico e le autorità – sancì la politica di debunking dell’USAF sugli
UFO ; al Council on Foreign Relations (CFR ), invisibile “braccio”
politico-economico dell’intelligence USA ; al rapporto conclusivo della
Brookings Institution sui vantaggi e gli ostacoli connessi con le attività
spaziali emerso a conclusione di un’analisi conoscitiva voluta dal
governo USA alla costituzione della NASA e in previsione di un
possibile contatto con extraterrestri. Contesti collegati da un filo sottile
e tutt’altro che casuale. Poi ebbi una sorta di folgorazione e ricordai il
romanzo a sfondo ufologico Alerte aux OVNI edito a Parigi nel 1976
dalla Pygmalion: un curioso testo che, al di là della fiction – precisava
l’autore E.M. Archdeacon (nome di comodo di uno scrittore rimasto
ignoto) – si ispirava a fatti reali. E che parlava di un misterioso gruppo
ombra di dodici personalità dalle stesse caratteristiche del Majestic,
denominandolo però Manhattan. Fu una bella scoperta, perché
indicava che dodici anni prima che si parlasse della faccenda
qualcuno già sapeva. E di tutto ciò riferii nel 1995 e nel 1996, in UFO :
Top Secret e UFO : Visitatori da altrove. Ma c’era di più, perché del
Majestic-12 in ambito non strettamente ufologico si era già scritto.
Intendo riferirmi al Gruppo 54/12, apparentemente dalle
caratteristiche analoghe, menzionato nel volume sulla CIA di Wise e
Ross The Invisible Government (Longanesi, Milano 1964), a me ben noto
e già citato nel 1990 nella prima edizione di UFO : Visitatori da altrove. In
campo ufologico il primo a fare riferimento a tale Gruppo 54/12 (dove
12 sarebbe il numero dei componenti e 54 l’anno di istituzione
formale), denominato altresì Gruppo speciale o Gruppo 303 ovvero
Comitato dei Quaranta, era stato però in termini specifici lo scrittore
Raymond Barnard nel suo libro The Hollow Earth del 1969, a soli
cinque anni di distanza dalla pubblicazione del libro di Wise e Ross
sopra ricordato, e ben sette anni prima del suddetto romanzo-verità
Alerte aux OVNI di E.M. Archdeacon. Teniamolo dunque ben presente.
Il testo che segue è estratto dal capitolo introduttivo (“Dischi volanti e
segreto di Stato”) del libro di Raymond Barnard, edito nel 1972 in
italiano dalla SugarCo di Milano con il titolo Il grande ignoto. E va
meditato.

DISCHI VOLANTI E SEGRETO DI STATO

Lo scomparso Frank Edwards, coraggioso commentatore della radio


e della televisione, un giorno ebbe a dichiarare: «Riguardo agli UFO ,
gli ordini di segretezza provengono dall’alto. L’aeronautica militare
non è che un “capro espiatorio”».
Edwards, eminente pioniere nel campo dell’ufologia, intraprese
una vigorosa campagna per smascherare la censura ufficiale e
svelare tutta una serie di fatti riguardanti gli UFO , di cui il pubblico
veniva tenuto all’oscuro. Sono stato amico e conoscente di Edwards
per parecchi anni e, oltre a essere d’accordo con l’opinione riportata
sopra, credo che egli sapesse di cosa parlava.
Recenti rivelazioni, provenienti da fonti diverse, confermano in
sostanza la sua affermazione. Ed è a partire da questa
considerazione che i fatti qui esposti sono stati raccolti, affinché il
lettore ne sia informato e possa trarne i suoi convincimenti.
Per anni molti ricercatori interessati agli UFO hanno avuto la
sensazione che l’aeronautica militare fosse in possesso di fatti
riguardanti tali ordigni e che i suoi comandanti li tenessero nascosti
al pubblico per ragioni note soltanto a loro stessi. A tale proposito,
negli ultimi anni sono apparsi sulla stampa diversi articoli. Ne
citiamo, qui di seguito, alcuni tra i più significativi.
Nel 1958, Bulkley Griffin, corrispondente da Washington dello
«Standard Times» di New Bedford (Massachussetts), scrisse per il
suo giornale un’eccellente serie di articoli. Uno di essi aveva per
titolo: “La censura del Pentagono vige sugli UFO ”.
I brani che seguono sono tratti da quell’articolo. È stato chiesto
quale diritto abbia un’organizzazione militare di monopolizzare il
controllo di ciò che riguarda i dischi volanti e di impedirne la
conoscenza al pubblico.
L’aeronautica militare ha in serbo la risposta. La circolare n. 200-2
così inizia: «Le ricerche e le analisi relative agli UFO sul territorio
americano competono all’aeronautica militare, responsabile della
difesa degli Stati Uniti». Più oltre (sempre nella circolare 200-2), gli
UFO vengono classificati come «possibile minaccia alla sicurezza
degli Stati Uniti».
Ma perché tale assoluta e persistente segretezza? Questa
domanda fondamentale rimane senza risposta. La CIA , non si sa
bene in quale misura, e l’FBI , in casi specifici, si sono interessati alla
faccenda. Ma né l’una né l’altro hanno fama di rendere di pubblico
dominio i loro segreti. Né tanto meno il Consiglio nazionale di
sicurezza.
I componenti del Sottocomitato permanente di inchiesta del
Senato avevano iniziato a studiare la faccenda degli UFO in
relazione all’atteggiamento dell’aeronautica militare; però
successivamente hanno deciso di non continuare l’inchiesta e di non
tenere più alcuna seduta, né segreta né pubblica. Una vittoria
dunque per l’aeronautica, che tenacemente, anche se con
discrezione, intende impedire qualsiasi discussione congressuale.
Verso la fine del 1958 comparve sul «Newark Star Ledger» una
bella serie di articoli, a firma di John Lester. Ne stralciamo qui di
seguito un brano appropriato: «Una nuova storia rivela che
funzionari governativi sono sulle tracce di misteriosi oggetti; il fatto
veniva definito ieri come “uno dei più importanti sviluppi della
questione dei dischi volanti”».
Il maggiore Donald E. Keyhoe, presidente del Comitato nazionale
di ricerca sui fenomeni aerei (NICAP ), ha dichiarato: «Le rivelazioni
di questo giornale confermano pubblicamente quanto era già a
conoscenza del nostro comitato, e cioè che numerosi osservatori,
altamente qualificati, sono convinti dell’esistenza effettiva dei dischi
volanti e del controllo di essi da parte di una forza intelligente».
Keyhoe, ufficiale di marina a riposo, ha aggiunto che «le
rivelazioni fatte dallo “Star Beacon” potrebbero contribuire a
smascherare la censura ufficiale che sottrae al dominio pubblico la
verità dei fatti».
Intanto, dietro le quinte, l’aeronautica militare e la CIA
continuano a tacere, prima di decidere quello che conviene portare a
conoscenza del popolo americano.
È, comunque, convinzione di un alto funzionario del servizio
informazioni dell’aeronautica che gli oggetti volanti non identificati
siano veicoli interplanetari.
Nel numero di gennaio-febbraio 1963 dell’«UFO Investigator»,
pubblicato da Keyhoe, apparve un articolo, intitolato “Controllo
delle notizie”, che si riferiva a una dichiarazione resa da un membro
del Congresso, John E. Moss, presidente della Sottocommissione
dell’informazione. Nella dichiarazione, pubblicata dal «Washington
World», Moss affermava che controlli più severi vengono usati al
fine di una più grande manipolazione dell’informazione, al livello
del dipartimento dello Difesa… I funzionari addetti alle
informazioni nei vari servizi vengono relegati al rango di burattini
ventriloqui. Il pubblico non deve far valere il suo diritto di sapere.
Moss ha raccontato al Comitato nazionale di ricerca sui fenomeni
aerei che la sua Sottocommissione è autorizzata a esaminare il
carattere di segretezza di rapporti e documenti specifici, ma non ha
il potere di indagare sulle decisioni generali riguardanti la censura
sugli UFO .
Bisogna aggiungere che il maggiore Keyhoe ha sempre
fermamente creduto alla realtà dei dischi volanti, sia prima che
dopo il suo primo articolo sull’argomento, pubblicato nel numero di
gennaio del 1950 del «True Magazine».
Si è detto che la CIA giocasse un ruolo in questa farsa relativa alla
segretezza imposta sugli UFO . Una prova ulteriore se ne ricava
leggendo il libro di Leonard H. Stringfield, Inside Saucer Post. 3-0
Blue. A pagina 42 del suo libro, Stringfield, appassionato di ufologia
molto noto a Cincinnati, scrive: «La conferma viene da A.D.,
appartenente a un’importante agenzia di Washington. A.D. mi
disse: “Sì, avevo una causa davanti alla Corte federale. Attraverso
una semplice ingiunzione, se necessario, si sarebbe potuto diffidare
chiunque dal testimoniare davanti alla Corte, poiché sull’argomento
UFO esiste il massimo di sicurezza. Perciò l’avvocato suggerì di
lasciar perdere la causa”».
I dossier dell’aeronautica sui dischi volanti, dunque, sono
conservati… sotto chiave per il “massimo di sicurezza”.
A distanza di parecchi anni dalla pubblicazione del suo libro,
Stringfield ha rivelato che l’A.D. cui alludeva era Allen Dulles, già
direttore della CIA . Il caso riportato illustra il profondo interesse
della CIA nella questione degli UFO .
Per un certo tempo, assieme a molte altre persone, ho nutrito la
convinzione che a tener nascosta la verità intorno agli UFO fosse
l’aeronautica militare. Gli ulteriori sviluppi della questione hanno
fatto sì che mutassi la mia opinione. Una delle ragioni fondamentali
della nuova convinzione che mi sono fatto è da ricercare in un
incontro avuto con Wilbert B. Smith, circa due anni prima della sua
scomparsa. Nel corso della conversazione chiesi a Smith se fosse
veramente l’aeronautica militare oppure qualche altro dipartimento
governativo a mantenere segrete le notizie sugli UFO . Smith mi
rispose che non si trattava dell’aeronautica, bensì di «un piccolo
gruppo al vertice del governo stesso». A seguito di una mia
ulteriore richiesta di precisazione, Smith rifiutò di identificare il
gruppetto in questione e cambiò improvvisamente argomento.
Soltanto con la pubblicazione del libro Il governo invisibile nel
maggio 1964, fu fornita, infine, una chiave apparente a questo
mistero. Nel libro si legge: «Il Gruppo speciale fu creato fin dai
primi tempi della presidenza di Eisenhower con l’ordine segreto
54/12. Esso era rimasto conosciuto e denominato, in una
ristrettissima cerchia dell’amministrazione di Eisenhower, come il
Gruppo 54/12 […] È stato per un periodo di dieci anni il centro di
potere sotterraneo del governo invisibile […] Ha svolto le sue
funzioni in un clima di segretezza sconosciuto a qualsiasi altra
branca del governo americano […] Gli uomini della CIA , quando
insistono ad affermare che la loro agenzia non ha mai fatto politica,
ma soltanto obbedito a ordini venuti dall’alto, hanno in mente di
solito il Gruppo speciale».
«Newsweek» del 22 giugno 1964, nel recensire Il governo invisibile,
così scriveva: «Una delle maggiori rivelazioni del volume è
l’esistenza del Gruppo speciale 54/12, classificato finora come
ausiliario del Consiglio nazionale di sicurezza e specificamente
incaricato dal presidente di dirigere operazioni speciali. Detto in
termini concreti, non è possibile pensare a personalità più
importanti di quelle che compongono il 54/12».
Il giornale elenca, quindi, i nomi dei componenti il gruppo.
Si tratta dello stesso «piccolo gruppo al vertice del governo» cui
si riferiva Wilbert Smith? Alla luce dei fatti precedenti la risposta
non può non essere affermativa. E, se questa affermazione
corrisponde al vero, ciò spiega perché tutti i tentativi di giungere
alla verità sugli UFO siano falliti.
C’è solo da sperare che finalmente l’opinione pubblica possa far
valere il suo inalienabile diritto di conoscere la verità. O i suoi sforzi
saranno resi ancora una volta vani dalle eminenze grigie di un
qualunque Gruppo speciale? Solo il tempo potrà dircelo!
Il Majestic-12 da ieri a oggi
Fin qui quanto ha testualmente scritto a suo tempo Barnard. Ma c’è di
più. Nel 1972, quando cioè il suo libro fu pubblicato in traduzione
italiana, uscì anche in Italia Chi è nella CIA (Who’s Who in CIA ) per i tipi
della Napoleone Editore di Roma. Orbene, questo raro volume a cura
di Julius Mader riporta non soltanto l’elenco biografico di tremila
agenti militari e civili del Servizio segreto operanti in oltre centoventi
Stati, ma anche numerosi schemi organizzativi, strutturali e funzionali
di realtà istituzionali in cui la CIA era variamente coinvolta. A pagina
11, fra l’altro, troviamo il Gruppo (di controllo) 54/12, appunto.
L’ombra del Majestic-12 si proietta dunque ben più indietro di
quanto si potesse pensare, addirittura verso la fine degli anni
Sessanta!
Tutto ciò non può certo farci concludere che i documenti inviati
anonimamente a Shandera (come quelli poi fatti pervenire a Berliner)
siano in effetti genuini per quanto concerne i contenuti. C’è chi, in
senso tecnico, li considera in effetti forse non a torto dei falsi,
ritenendoli semmai, tutt’al più, delle copie conformi di originali non
disponibili. Visto che comunque essi si riferiscono a fin troppe verità,
molte delle quali emerse e confermate successivamente e
indipendentemente, quel che resta più che mai da capire è fino a che
punto questi “falsi” sarebbero tali o, meglio ancora, bizantinismi
tecnici sui documenti a parte, se le informazioni che essi riportano
siano valide o no. Perché dei documenti non autentici che nondimeno
riferissero informazioni esatte sarebbero evidentemente, in fondo, dei
falsi in senso tecnico, ma dei resoconti genuini in senso storico.
Relativamente ai documenti riferiti al Majestic-12, dunque,
riteniamo che ci si trovi di fronte a un falso parziale. I documenti, in
effetti, presentano una estrema accuratezza nella realizzazione, indice
di una profonda conoscenza delle procedure di classificazione e della
terminologia propria dell’intelligence. Conferma ne sia il fatto che, ad
esempio, gli studi dell’équipe di Wood (oggi espressi nel volume
MAJIC – EYES ONLY: Earth’s Encounters With Extraterrestrial Technology di
Ryan S. Wood) hanno stabilito la corrispondenza con le procedure
(quindi timbri, numeri, sigle classificative, stile redazionale ecc.) di
documenti autentici declassificati. Per lo stesso motivo un esperto del
settore qual è Stanton Friedman li ritiene meritevoli di ulteriori studi.
In ogni caso, anche se la documentazione si dimostrasse in parte falsa,
potrebbe comunque non esserlo la maggioranza delle informazioni in
essa contenuta. Ciò perché crediamo che questi nuovi documenti
Majestic-12 scaturiscano da una fonte d’intelligence operante dietro
precise direttive, rispondenti a un controllo delle informazioni che
prevede il graduale rilascio informale di notizie un tempo classificate.
Siamo certi pertanto che in ogni caso l’autore rimarrà senza nome,
in quanto mente pensante ovvero parte integrante del sistema di
gestione del problema UFO nei confronti del grande pubblico. Tuttavia
sarebbe un errore trascurare questi documenti, che vanno tenuti nella
giusta considerazione perché ciò che vi appare potrebbe realmente
corrispondere in buona parte a realtà. Siamo altresì convinti che lo
stratagemma di utilizzare in un documento dubbio e tecnicamente
contestabile, come in questo caso, delle informazioni corrette ma in
parte imperfette e anacronistiche rientri nel modus operandi più
classico dell’intelligence, nel quadro di una nuova congiura della
confusione associata a una strategia della rivelazione ben precisa e
collaudata.
Ma la vicenda del Majestic-12 ha avuto un più recente sviluppo on
line, e lo ha confermato nel 2002 la stampa austriaca. Infatti, come ha
scritto la referente del CUN italiano in Germania Cristina Aldea
commentando l’esperienza del protagonista, secondo le relazioni
fornite dai media, il viaggio di un giovane austriaco su Internet –
Markus H. – gli ha a un certo momento aperto inaspettatamente le
pagine segrete del Pentagono. Sotto gli occhi meravigliati di questo
giovanotto è così apparsa sullo schermo una valanga di documenti.
Erano tutti con la classifica “top secret” e contenevano tra l’altro
accordi attuali stipulati tra il presidente degli Stati Uniti George W.
Bush e il capo di Stato della Russia Vladimir Putin. Erano
inequivocabilmente contrassegnati con il grado più alto di segretezza
militare. Si trattava del Majestic-12! Ancora di più: sulla riga in alto al
di sopra del documento erano scritte certe parole ben conosciute agli
ufologi: «Top secret/Majic/Eyes only» e così via. Sotto era il timbro
dell’esercito americano «US Army» e le parole: «Majestic-12 Group.
Maggio 2002».
Questo episodio differisce da simili racconti riferiti agli hacker in
quanto, secondo quanto poi pubblicato dai giornali al riguardo,
soltanto pochi minuti dopo l’apparizione dei documenti sullo schermo
l’FBI da Washington fece squillare il telefono nell’abitazione del
diciassettenne, sita nel quartiere Favoriten a Vienna. Un agente FBI
domandò a Markus come era arrivato ad avere sullo schermo del suo
computer quei documenti segreti. A questo punto tutto cominciò a
diventare inquietante e preoccupante per il giovane. Egli chiamò
allora la polizia di Vienna. Verso mezzanotte apparvero
nell’appartamento del giovane due uomini in divisa accompagnati da
un poliziotto in borghese. Quando, durante il successivo e non troppo
gentile interrogatorio dettagliato cui lo sottoposero, emerse che
Markus aveva scoperto e visionato del materiale segreto, i due si
rivolsero immediatamente ai Servizi segreti militari austriaci. Come
Markus ha dichiarato in seguito: «La polizia è stata molto scortese. Ha
detto che verrò punito secondo le leggi degli Stati Uniti se mostro a
qualcuno i documenti o se dico qualcosa. Poi mi ha dato il numero di
telefono dell’ambasciata USA a Vienna e il nome di due agenti della
sicurezza. Io però mi sono solo limitato a telefonare alla polizia di
Vienna».
Cristina Aldea rileva come dall’articolo con intervista pubblicato il
2 giugno nel giornale «Kronen Zeitung» di Vienna risulti inoltre che
nei documenti del Pentagono in questione si parlasse anche del
famoso Project Blue Book, progetto ben conosciuto dagli addetti ai
lavori dell’ufologia come il primo (seppur preceduto dai Project Sign,
Project Grudge e Project Twinkle) progetto governativo ufficiale
statunitense sugli UFO , che l’USAF chiuse ufficialmente nel dicembre
del 1969. Sia il ben noto progetto di ricerca Blue Book dell’USAF sia i
documenti Majestic-12 così emersi nel 2002, infatti, potrebbero
rispondere dopo infuocate discussioni all’interrogativo chiave di tanti
studiosi del problema: nel 1947 è davvero caduto un UFO vicino a
Roswell ed è proprio stato tale evento a causare la costituzione del
gruppo Majestic-12?
E non è tutto. Come sottolinea Cristina Aldea, nell’edizione di
febbraio 1995 della principale rivista ufologica degli USA , «UFO », John
Regher e Lee Graham, due ingegneri dell’Aerojet-Corporation, che
produce tecnologia per armamenti per il Pentagono, hanno
confermato l’autenticità dei documenti Majestic-12. Avevano ricevuto
i documenti già nel 1985 da William Moore, però all’epoca lavoravano
nell’industria degli armamenti e come dipendenti disponevano di un
NOS (nulla osta di segretezza) di altissimo livello. Alla loro assunzione
avevano dovuto firmare un accordo sulla sicurezza, il quale li
obbligava a comunicare immediatamente al relativo servizio
competente nel Pentagono ogni «violazione effettiva o possibile della
segretezza militare». Nel caso non si faceva pertanto alcuna eccezione.
Dato che i documenti ricevuti da Graham da parte di Moore erano
provvisti della relativa stampigliatura che li classificava
inequivocabilmente come «Top secret/Majic/Eyes only», e la loro
diffusione non risultava mai autorizzata ufficialmente, Regher e
Graham erano obbligati a comunicare lo stato di fatto al servizio
competente, cioè al DIS (Defense Investigative Service). Cosa che essi
fecero doverosamente, inviando dunque i documenti in questione.
Come si può leggere in almeno una pubblicazione specialistica,
Graham ricevette il 24 maggio 1990 con pratica 89311-DKI-3408-1W9 e
con notevole ritardo la seguente risposta più che sorprendente in
riferimento a quella sua comunicazione del 1985: «In allegato le
facciamo avere le copie di tutti i documenti da autorizzare nella sua
pratica presso il DIS ». In allegato si trovavano infatti i documenti
Majestic-12, ora caratterizzati dal timbro «declassified». Graham e
Regehr quasi non potevano crederci. Per essere certi chiamarono il
funzionario responsabile del DIS , l’agente Dale Hartig, e vollero sapere
la verità sull’autenticità dei documenti. «Potete essere sicuri che la
documentazione del briefing sull’operazione Majestic-12 è autentico»
rispose Hartig al telefono. Una affermazione che egli avrebbe poi
confermato anche per iscritto in una lettera ufficiale del 29 aprile 1993.
Graham e Regehr sono laconici: «Secondo le disposizioni legali di
sicurezza per la manipolazione e disposizione di documenti
classificati, esistono soltanto due conclusioni: o il documento
“Documentazione del briefing sull’operazione Majestic-12” è
effettivamente autentico o l’agente Hartig ha commesso un’aperta
violazione delle disposizioni 5200.1-R del dipartimento della Difesa.
Tali disposizioni prevedono che in caso di una possibile violazione
della segretezza, il DIS deve dare informazioni corrette, il che significa
che un agente del DIS si espone a un rischio penale se classifica un
documento falso come autentico». In altri termini, la documentazione
relativa al Majestic-12 che dal 1987 ha cominciato a emergere
nell’ambito della comunità ufologica in seguito a una serie di
iniziative anonime sarebbe autentica. E il più recente episodio del
giovane viennese Markus H. costituirebbe una imprevista prova del
nove di ciò.
Ma non è tutto.
I due ingegneri Regehr e Graham sarebbero anche venuti a
conoscenza del fatto e avrebbero confermato che, controllato dalle
autorità USA , il sistema di satelliti DSP appartenente all’Aerojet-
Corporation depisterebbe quasi in modo consuetudinario ogni mese
almeno due, tre UFO che penetrano dal cosmo nell’atmosfera terrestre.
Anche altri sistemi di osservazione rileverebbero fenomeni del genere.
In particolare, il comando di difesa nordamericano, il North American
Air Defense Command (NORAD ) in mezzo alle Cheyenne Mountains
nel Colorado dispone di un sistema di comunicazione per oggetti
sconosciuti denominato NORAD ’s Unknown Track Reporting System
(NUTR ). Il NORAD registra annualmente circa cinquecento intrusi
sconosciuti che hanno già ricevuto la classificazione ufficiale dal nome
in codice di fastwalker (“piè veloce”).
Gli UFO , si sa, sono piuttosto veloci ed estremamente elusivi…
Comunque, approfondiremo il discorso nel capitolo 10.
Venendo a oggi, in USA l’ufologo Bob Huff ha recentemente
dichiarato di avere “agganciato” un preteso membro del Majestic-12
(il quinto, nel corso delle sue ricerche) dal nome in codice Sargon (un
famoso re babilonese). Durante un pranzo gli avrebbe confidato a
quattr’occhi che Majestic-12 era un programma governativo USA di
interazione con varie specie extraterrestri, nato nel 1947 e avente come
fine prevalente lo studio della retroingegneria aliena. Di esso
farebbero parte i direttori della CIA e dell’NSA , mentre il presidente
degli USA non sarebbe necessariamente al corrente di tutte le sue
attività. Siti operativi del Majestic-12 si troverebbero in Virginia, in
New Mexico (Sandia e Los Alamos), in California (Los Angeles) e in
Colorado (Denver), con il coinvolgimento diretto di basi militari
americane come quelle USAF di Buckley e di Fort Meade (indicazioni
in linea, come vedremo, con certe affermazioni del colonnello Philip
Corso). Non c’è neanche bisogno di dire che vi sono stretti
collegamenti con il sistema satellitare di Echelon, con la base inglese di
Menwith Hill coinvolta in toto in Europa. Il Majestic-12, però, non
avrebbe nulla a che fare con la questione delle abductions o con quella
dei milabs, a detta di Sargon. I rapimenti alieni sarebbero finalizzati al
miglioramento genetico della razza umana, invece.
In ogni caso, il rapporto con gli extraterrestri seguito dal Majestic-
12 avrebbe trasformato gli USA nella nazione guida del pianeta.
Peccato che queste indiscrezioni non siano verificabili. Resta
comunque il fatto che, vere o false che siano, si fondano certamente su
dati almeno in buona parte tutt’altro che fantastici e che ci rimandano
a una realtà ben concreta. Quella, purtroppo, di quella stanza dei
bottoni che – al di fuori di ogni reale controllo democratico – decide
cinicamente per il mondo intero… o per buona parte di esso.
A proposito, a detta di certuni ambienti cospirazionisti, sempre
secondo non verificabili “fonti confidenziali”, il posto lasciato vacante
con la sua morte all’interno del Majestic-12 dall’astronomo Donald
Menzel, negatore d’ufficio della realtà degli UFO durante gli anni
Cinquanta e Sessanta, sarebbe stato poi occupato da Carl Sagan,
dapprima aperto al tema e poi divenuto uno scettico dichiarato. Sagan
fu da me intervistato a Firenze nel 1979, e quando l’argomento scivolò
sugli UFO riscontrai in effetti in lui, prima che si disimpegnasse dalla
conversazione, un tangibile imbarazzo. Sia come sia, dopo la recente
scomparsa di questi, il suo posto sarebbe stato offerto a Frank Drake,
sostenitore della vita extraterrestre e leggendario padre del SETI (la sua
attività pionieristica iniziò col Progetto Ozma nel 1960) ma anche
estremamente critico sugli UFO .
A me personalmente, peraltro, non risulta. Drake è infatti stato mio
gradito ospite a San Marino nel 2001 e dopo avere seguito in qualità di
spettatore il IX Simposio mondiale sugli oggetti volanti non
identificati e i fenomeni connessi immediatamente dopo il II Simposio
mondiale sulla esplorazione dello spazio e la vita nel cosmo (di cui era
stato la star), entrambi da me organizzati come tutti i precedenti, e
avere rilevato la serietà degli interventi, mi ha confidato di avere
anch’egli indagato su alcuni episodi ufologici, pur senza poter
giungere in nessun caso a conclusioni concrete. I dati raccolti, disse,
non erano tali da consentirlo. Riscontrai dunque un diverso approccio
di Drake all’argomento: aperto e interessato in privato, critico e
scettico in pubblico. Significativamente, però, proprio il medesimo che
(seppur a livello confidenziale e privato con l’interessato) riscontrò in
Donald Menzel, in un incontro in Italia, il professor Bino Bini,
direttore dell’Osservatorio meteorologico di Imperia.
Coincidenze o piuttosto un dovuto e necessario “gioco delle parti”?
A titolo di curiosità, ricordiamo che il 3 luglio 2006, nel corso del
talk show radiofonico statunitense di Jeff Rense, il microbiologo e
rivelatore Dan Burisch (che afferma di avere lavorato nell’Area 51 in
rapporto con esseri alieni ivi allocati), affiancato da Marcia McDowell
e da Bill Hamilton, ha elencato i nomi di quelli che egli ci dice essere i
componenti attuali del Majestic-12. Eccoli:

MJ01 – ammiraglio John M. McConnell (già direttore dell’NSA )


MJ02 – Richard B. Cheney (vicepresidente degli USA )
MJ03 – Porter J. Goss (direttore della CIA )
MJ04 – ammiraglio Bobby Ray Inman (già direttore dell’NSA )
MJ05 – Henry Alfred Kissinger (già segretario di Stato col
presidente degli USA Nixon)
MJ06 – Zbigniew Brzezinski (già consigliere per la Sicurezza
nazionale)
MJ07 – generale Richard B. Myers (già presidente del Comitato
dei capi di stato maggiore riuniti)
MJ08 – Kevin Tebbit (presunto “agente K” presso il
sottosegretariato del ministero della Difesa britannico)
MJ09 – Carol Thatcher (figlia dell’ex primo ministro britannico
Margaret Thatcher)
MJ10 – Alan Greenspan (già presidente della Federal Reserve)
MJ11 – Harold E. Varmus (premio Nobel e già direttore del
National Institute of Health)
MJ12 – E.M. Kelly

Al di là della veridicità di quanto affermato al riguardo dal


rivelatore Burisch, questa lista comproverebbe allora che il Majestic-12
costituirebbe oggi una struttura di potere non più statunitense ma
sovranazionale. Infatti in essa figurerebbe anche una cittadina
britannica, Carol Thatcher, a comprovare indirettamente gli stretti e
comuni interessi odierni di Washington e Londra. Chi vuole può
crederci.
Peccato che siano solo indiscrezioni isolate…
4
Roswell e non solo: rottami di UFO e autopsie di alieni?

Il problema degli UFO crashes


Dischi volanti extraterrestri precipitati per avaria, schiantatisi al suolo
e recuperati con i cadaveri degli occupanti: una prospettiva proposta
al pubblico per la prima volta nel 1950 dal giornalista americano
Frank Scully nel suo libro Behind the Flying Saucers, che rivelò
indiscrezioni secondo cui almeno tre UFO schiantatisi per avaria
sarebbero stati rinvenuti in America: uno a Paradise Valley (Arizona)
nell’ottobre 1947; un secondo presso Aztec (New Mexico) tra il
febbraio e il marzo 1948;e il terzo in Messico non lontano da Mexico
City prima del 1950. Scully fu accusato di sensazionalismo e
screditato, ma non fece altro che dare informazioni non
sostanzialmente diverse da quanto sarebbe riferito al cosiddetto
“incidente di Roswell” occorso ai primi di luglio del 1947 in New
Mexico. La versione ufficiale del Pentagono riferisce quest’ultimo alle
attività di un Progetto Mogul collegato a test spionistici rivolti verso
l’URSS , ma il comunicato stampa ufficiale della base parla del recupero
di un disco volante, com’è noto, i cui rottami sarebbero stati trasferiti
da Roswell su un velivolo con ai comandi il pilota O. Henderson
(come fu anche poi confermato dalla sua vedova, Sappho). Nata e
morta nel luglio 1947 dopo la smentita ufficiale, la storia di Roswell fu
resuscitata nel 1980 con il libro di Charles Berlitz e William Moore
Accadde a Roswell. Poi, quindici anni dopo, la questione esce
dall’ambito degli addetti ai lavori e si impone all’attenzione del
mondo intero.
Luci e ombre del Santilli Footage
Il 1995 ha visto assurgere agli onori della cronaca internazionale il
quasi dimenticato incidente di Roswell relativo all’UFO crash in
prossimità di questa base aerea del New Mexico avvenuto nel 1947,
che avrebbe comportato il recupero di un presunto veicolo
extraterrestre e dei cadaveri dei suoi piloti da parte dei militari e
dell’intelligence USA .
Tutto questo grazie soprattutto all’ormai famoso Santilli Footage, lo
spezzone filmato in bianco e nero mostrante l’autopsia di un presunto
alieno che ha innescato un business miliardario coinvolgente le
televisioni dei principali paesi. Per quasi due anni la questione ha
tenuto banco sui media di tutto il mondo al punto che nel 1997 il
settimanale di informazione americano «Time Magazine» ha dedicato
agli “alieni di Roswell” la sua copertina (il 23 giugno), alla vigilia del
formale cinquantenario della prima segnalazione degli UFO
ufficialmente riferita dalla stampa come tale dal pilota Kenneth
Arnold (24 giugno 1947). Poi, com’era logico, tutto questo chiasso,
innescando polemiche anche velenose che peraltro non sono
approdate a nessuna conclusione definitiva (pro o contro che dir si
voglia), ha saturato i media e lo stesso pubblico, e il tutto è stato infine
accantonato e quasi rimosso in un’atmosfera di sostanziale scetticismo
generale. Pensate: un produttore discografico britannico che non sa
niente degli UFO il quale, avvicinato da un anziano ex cameraman
militare americano che aveva effettuato delle inedite riprese di un
concerto di Elvis Presley quando era ancora poco noto, si vede offrire i
filmati della presunta autopsia degli alieni di Roswell… Pare la
sceneggiatura di un film. Comunque sia, come osserva l’inquirente
tedesco Michael Hesemann, «sono ormai passati anni da quando il
produttore discografico londinese Ray Santilli presentò per la prima
volta la sua presunta “autopsia aliena” a un pubblico di invitati
(rappresentanti dei media e della ricerca sugli UFO ) nel London
Museum. Ma già prima di quella data un dibattito teso ed
emozionante si era scatenato: ufologi adirati sfidarono Santilli a
“chiudere la bocca” o a lavorare con loro, mentre altri dichiararono fin
da subito che il filmato era fasullo perché le immagini non rientravano
nei canoni noti dell’incidente accaduto nel New Mexico nell’estate
1947. La politica di marketing di Santilli, lo sfruttamento commerciale
dei diritti sui filmati, la sua ignoranza in campo ufologico e la sua
violazione di tutti i protocolli (seppur non esistenti per iscritto) della
comunità ufologica non gli hanno fatto certo guadagnare la simpatia
degli ufologi e ben presto molti hanno cominciato a urlare al falso
senza riuscire a provare però che davvero lo fosse. Un ricercatore
(Kent Jeffrey, del MUFON ) ha persino sancito che “non esiste la
pellicola (16 mm) e non esiste il cameraman” dopo essersi basato su
tutte le possibili voci incontrollate, su informazioni di seconda e terza
mano e sulle incongruenze delle dichiarazioni di Santilli (o presunte
tali), solo al fine di provare di aver avuto ragione sin dall’inizio,
quando aveva sospettato una frode in quanto l’essere sul tavolo
autoptico appariva “troppo umanoide per essere un extraterrestre”,
ignorando a bella posta che questo corrisponde in larga parte alle
descrizioni di testimoni oculari di incidenti UFO e presunti ufonauti
deceduti.
«Sfortunatamente quelli che si sono messi alla ricerca della verità
sono davvero molto pochi: fra questi, disposti in primis ad ascoltare
Santilli prima di giudicarlo, abbiamo principalmente avuto Philip
Mantle (Inghilterra), Bob Shell (USA ) e Michael Hesemann (Germania),
ovvero quell’International Research Team (IRT ) cui poi si sono
aggiunti il CUN di Roberto Pinotti (Italia), il colonnello Colman Von
Keviczky (Ungheria) e in USA il fisico ottico Bruce Maccabee, Joe
Stefula, il tenente colonnello W.C. Stevens, Ted Loman, Robert
Morning Sky, Llewellynan Wykel, Dennis Murphy e molti altri. Vorrei
sottolineare che abbiamo riscontrato in Santilli un atteggiamento
sempre amichevole e disponibile anche se a tratti limitato dagli
accordi intrapresi, sia con i suoi partner in affari sia con il
cineoperatore. Mi chiedo se una grande major dell’informazione si
sarebbe dimostrata ugualmente aperta a ogni ragionevole approccio
come lo è stato Santilli…»
Circa il cameraman, continua Hesemann «conosciamo persone che
al di là di Santilli hanno parlato con lui [ovvero con chi si spacciava
per lui, NdA] al telefono (Gary Shoefield della Polygram, Philip
Mantle, John Purdie di Channel Four – Inghilterra – e la segretaria di
David Roehring della Fox Network). Il cineoperatore è americano, ed
è un uomo anziano e malato: era ricoverato in ospedale quando Gary
Shoefield avrebbe dovuto incontrarlo, tossiva al telefono con Philip
Mantle, ma è vivo e vegeto e risiede in Florida. Secondo la sua storia,
da piccolo ebbe la poliomielite. In quegli anni, generalmente, le
vittime della polio venivano colpite agli arti inferiori e zoppicavano:
nel caso di questo cameraman egli non avrebbe potuto fare l’operatore
se avesse avuto una mano offesa, ma è evidente dai movimenti stessi
della camera durante le riprese che egli aveva problemi nello
spostarsi: insomma, non sembra che abbia lavorato a suo agio.
L’esperto fotografico Bob Shell ha interpellato in merito vari operatori
militari americani e ha chiesto loro se ricordassero un collega che negli
anni Quaranta avesse avuto problemi a una gamba. Gli hanno risposto
che ce n’era uno che si chiamava Jack (?), che nel 1996 risiedeva in
Florida e aveva esattamente l’età del cameraman di Santilli (ottantasei
anni). Ma il nome del cineoperatore non è Jack Barnett. Santilli lo ha
usato per proteggere la vera identità. Il vero Jack Barnett lavorò per la
Universal News, filmò Elvis Presley in concerto presso una High
School nel 1955 e morì nel 1969. Jack (?), invece, non lavorò mai per la
Universal, ma filmò anch’egli Elvis Presley in concerto, stavolta
all’aperto quando ci fu uno sciopero dei cineoperatori della Universal.
«Nell’aprile del 1996 Bob Shell ha affermato di essere stato
contattato dalla US Air Force in seguito a un’inchiesta promossa dal
consigliere scientifico del presidente Bill Clinton, il dottor John
Gibbons. Un capitano dell’USAF ha detto a Shell che gli inquirenti
governativi hanno localizzato nei loro archivi footage (pellicole)
appartenenti allo stesso stock e hanno verificato che, almeno in parte, i
filmati di Santilli sono autentici e non mostrano un pupazzo o un
essere umano. Essi erano a conoscenza del nome del cameraman –
Jack (?) – ma hanno richiesto a Shell di fornire loro un indirizzo
giacché lo stabile degli archivi militari di St Louis è stato distrutto da
un incendio e molti fascicoli sono finiti in cenere e ogni ricerca sarebbe
oltremodo lunga e disagevole.
«Si voglia prestare o no credito a quanto ha dichiarato Bob Shell,
quando è stato richiesto al cameraman di fornire dettagli in merito al
luogo dell’incidente, ci siamo convinti che in effetti egli avesse
un’ottima conoscenza della zona interessata. Con Ray Santilli che
fungeva da mediatore – e Santilli era all’oscuro dell’area in questione
al punto tale da insistere nel chiamarla “Sorocco” anziché Socorro – il
cineoperatore aveva descritto le rovine di un ponte che siamo riusciti
a localizzare solo al nostro terzo sopralluogo nell’area. Egli sapeva
esattamente di che cosa stava parlando. Nonostante alcuni abbiano
criticato la sua tecnica di ripresa nel filmato dell’autopsia, altri
cineoperatori militari ritengono che essa corrisponda esattamente al
modo in cui anch’essi avrebbero girato. “Il cameraman continua a
spostarsi per non intralciare il lavoro del chirurgo e cerca sempre di
ottenere la migliore prospettiva. Il lavoro di un cameraman militare è
quello di registrare la procedura su pellicola, non di girare immagini
meravigliose. E quello che si vede in questo caso corrisponde
adeguatamente al protocollo filmico” ha dichiarato il dottor Roderick
Ryan, cineoperatore della US Navy durante gli anni Quaranta e
Cinquanta, che filmò numerosi progetti governativi segreti, inclusi
test atomici nell’atollo di Bikini.
«“In quelle circostanze specifiche nessuno avrebbe potuto fare un
lavoro migliore… Non solo era un professionista di buona cultura ed
esperienza cinematografica ma era anche totalmente padrone delle
tecniche di montaggio e di produzione di documentari. La prova? Il
fatto che l’autopsia sia stata filmata da vari punti di vista.” Questo
nelle parole del colonnello Colman Von Keviczky, le cui credenziali
sono: studi presso l’UFA Film Academy di Babelsberg a Berlino, capo
della divisione audiovisivi del Royal Hungarian General Staff,
cineoperatore e direttore della Terza armata americana a Heidelberg e
membro del dipartimento Audiovisivi delle Nazioni Unite a New
York» conclude Hesemann.
Ma torniamo all’autopsia.
Va da sé che tutta la vicenda presenta tali aspetti da fare
necessariamente pensare a una pur abilissima messinscena. Ciò
nonostante, pur con tutte le polemiche e le contraddizioni del caso,
tuttora verrebbe da dubitarne.
Per convincersene basta leggere il parere tecnico di carattere
medico legale già espresso al riguardo in data 2 giugno 1995 dal
dottor Christopher Milroy, del dipartimento di Patologia forense
dell’Università di Sheffield, su richiesta della società di Ray Santilli, la
Merlin Group di Londra.

Su richiesta della Merlin Group ho visionato un film che si è


affermato mostrerebbe un esame post mortem condotto su un essere
extraterrestre. Si suppone che il film sia stato girato in una base
militare USA nel 1947. Il film era in bianco e nero. Non ci si trovava
in presenza di una ripresa totale dell’autopsia, dal momento che a
quanto pare solo alcuni rullini del filmato erano disponibili. Il
filmato risultava muto.
La sala dell’autopsia era piccola e l’esame veniva condotto da
persone munite di un abbigliamento altamente protettivo. A lato del
tavolo dell’autopsia era presente un insieme di normali strumenti
autoptici. Il corpo era di apparenza umana e femminile ma privo di
caratteristiche sessuali secondarie, in quanto non erano visibili né
seni sviluppati né peluria pubica. La testa era sproporzionatamente
grande. Assoluta assenza di capelli. L’addome era disteso. Non
risultavano indicazioni evidenti di decomposizione. L’apparenza
esterna generale era quella di un adolescente di carnagione chiara
alto circa un metro e mezzo e di costituzione robusta, ma né troppo
sottile né troppo pesante. Sei le dita presenti in ciascuna mano e in
ciascun piede.
Gli occhi apparivano più grandi del normale e le pupille
risultavano coperte da un materiale scuro che si vedeva poi
rimuovere durante l’autopsia. Una ferita estesa e profonda appariva
nella coscia destra. Essa non era mostrata in dettaglio ravvicinato
ma appariva come bruciata, con estensione di tale caratteristica fino
nei tessuti più profondi. Non erano presenti altre ferite simili,
sebbene possibili ecchimosi avrebbero potuto essere riscontrabili al
di sotto del lato sinistro del corpo. Per il resto si riscontrava una
generale assenza di lesioni. Il corpo veniva aperto mediante una
incisione a Y, ma la pelle del collo non veniva pienamente sollevata
e tirata indietro. Si vedeva un primo piano del bisturi che penetrava
nella pelle, con il sangue che fuoriusciva in quantità
apparentemente fuori dall’usuale. Il collo sembrava contenere due
strutture cilindriche poste anteriormente su ciascun lato. Avrebbe
potuto trattarsi di muscoli (quelli sternomastoidei) ma all’apparenza
risultavano alquanto insoliti, sebbene non fossero ripresi in primo
piano. La pelle del busto era mostrata quindi ripiegata e la gabbia
toracica centrale con le costole e lo sterno risultava rimossa. Gli
organi toracici erano poi rimossi a uno a uno. Sembravano esserci
un cuore e due polmoni, ma quando venivano effettuati dei primi
piani di tali organi essi risultavano sempre sfocati. Non si vedevano
con chiarezza gli organi addominali, sebbene non apparisse che il
soggetto fosse gravido, spiegazione inizialmente proposta per dare
ragione della distensione dell’addome. Il cuoio capelluto veniva
mostrato ripiegato anteriormente dopo essere stato tagliato secondo
la normale prassi autoptica.
Si vedeva poi segare frontalmente e a mano il cranio con un
seghetto, sebbene non si sia mostrato il sezionamento posteriore e la
successiva rimozione della calotta cranica. Si vedevano poi incidere
quelle che sembravano le membrane di rivestimento del cervello
(dura) e la rimozione del cervello stesso. In ogni caso, all’apparenza,
non si trattava di un cervello umano.
Nel complesso l’apparenza del soggetto in questione era quella di
un adolescente di carnagione chiara dal corpo umanoide. Sei le dita
in ogni mano e piede e la forma del corpo risultava dismorfica. Non
si è potuto effettuare una determinazione accurata delle strutture
organiche in quanto i primi piani risultavano sfocati. La lesioni
presenti sul corpo apparivano minori rispetto a quelle che ci si
attenderebbe di riscontrare in conseguenza di un incidente
aviatorio. Non apparivano ferite mortali. Mentre tutto l’intervento
mostrava le caratteristiche di un esame condotto con finalità di
ordine medico, alcuni aspetti suggerivano che esso non fosse stato
condotto da un patologo esperto in autopsie, ma piuttosto da un
chirurgo.

Quanto sopra autorizzava di per sé a guardare al documento


filmato in questione con la dovuta attenzione e senza pregiudizi. È per
approfondire il tutto, dunque, che il CUN , ha coinvolto, il 3 ottobre
1995, due esperti italiani in autopsie, chiedendo loro di esprimersi sul
piano strettamente tecnico.

Il parere di tecnici autoptici, anatomopatologi e maestri degli


effetti speciali
Si tratta di Cesare e Massimo Signoracci, che lavorano entrambi presso
l’istituto di Medicina legale dell’Università di Roma: sono tecnici
autoptici che eseguono materialmente le autopsie, assieme ai patologi
legali. Un lavoro delicatissimo che si tramanda da diverse
generazioni. All’epoca Cesare Signoracci contava oltre quarant’anni di
servizio, mentre Massimo in vent’anni aveva eseguito circa 18.000
autopsie. Massimo ha visionato più volte il materiale filmato e ha
partecipato al meeting di San Marino del settembre 1995 sul Santilli
Footage e il “caso Roswell”, dove ha espresso un parere
sostanzialmente condiviso dal professor Baima Bollone, ordinario di
Anatomia patologica presso l’Università di Torino sentito in merito
dalla RAI .
Ai due Signoracci ho chiesto di esprimersi in merito all’autopsia
filmata sul piano strettamente tecnico, nel corso di un incontro
avvenuto a Roma il 3 ottobre 1995.
Per Massimo Signoracci «il verbale di autopsia del patologo di
Sheffield è una relazione che sembra valga ben poco, si limita ad
annotare cose che tutti possono rilevare, usa dei termini sin troppo
semplicistici».
«Per quanto riguarda la mia opinione» afferma Cesare Signoracci
«rispettando quella di altri patologi, io sono a favore dell’ipotesi che
non si tratti di un essere umano, nell’ordine del 70 per cento…
abbiamo lavorato con Dario Argento, con Luigi Zampa, abbiamo
realizzato per molti anni trucchi cinematografici. Non è un problema
tecnico esecutivo di ricostruzione scenica. Noi lo abbiamo fatto molte
volte collaborando con il cinema: se questa è una scena
cinematografica, chi l’ha realizzata è un mostro.»
Fin qui il parere tecnico dei Signoracci, espresso nel 1995. Dal canto
suo un maestro degli effetti speciali nel cinema, Carlo Rambaldi, ha
comunque espresso un parere totalmente negativo. Si sarebbe trattato,
a suo dire, di un simulacro artificiale di alieno, anche se – ha
dichiarato – «io l’avrei saputo fare meglio…».
«È un manichino!» sentenziò unilateralmente l’astronoma scettica
Margherita Hack, senza peraltro poter minimamente giustificare a
livello scientifico tale affermazione del tutto prevenuta. Com’è noto,
all’epoca sul Santilli Footage infuriò per mesi una rovente polemica che
oppose quanti assunsero subito atteggiamenti aprioristicamente
scettici o negatori fini a se stessi da un lato e Ray Santilli e gli studiosi
desiderosi invece di verificare le affermazioni di quest’ultimo
dall’altro. Il materiale filmato reso noto dalla Merlin Group,
comunque, non si limitava al filmato dell’autopsia. C’era infatti di più:
un altro spezzone filmato, ancora in bianco e nero e sempre
proveniente dalla stessa fonte, che mostra alcuni pezzi o frammenti
metallici attribuibili alla struttura della macchina volante che sarebbe
precipitata, secondo Jack Barnett, nella zona di Magdalena presso
Roswell.

Il filmato dei rottami


In tale sequenza, denominata “il filmato dei rottami”, siamo
evidentemente sotto una struttura che appare essere una tenda da
campo militare, grande e bene illuminata ai fini delle riprese.
Comunque sia, i pezzi che vengono maneggiati con cura appaiono
essere tutti non molto grandi: dai venti ai cinquanta centimetri circa.
Sono leggerissimi, di consistenza e apparenza metalliche; sono infatti
estremamente luminosi e hanno l’aspetto dell’alluminio. La loro
leggerezza risulta evidente dal fatto che questi pezzi vengono presi tra
le mani di qualcuno che peraltro non viene mai mostrato in viso, ma
che maneggia quella roba con grande disinvoltura.
Di questo individuo si può solo dire che indossa indumenti di
foggia militare, con cravatta e camicia della stessa tonalità.
I pezzi, che vengono inquadrati con l’evidente intenzione di
mostrarli alla macchina da presa che sta documentando tutto, sono
sostanzialmente di due tipi: il primo è costituito da profilati a doppia
T che hanno una sezione molto particolare dotata di momenti di
inerzia calcolati sui due assi perpendicolari a chi guarda la sezione,
pressoché uguali, e, come i nostri esperti ci hanno fatto notare,
potrebbero appartenere a una struttura portante fatta a telaio, capace
di resistere a pressoflessioni su ambo le direzioni di sollecitazione in
maniera pressoché identica.
Sulla parte interna di queste strutture, la più grande (che può avere
le dimensioni di una sezione, individuata dal computer, grande come
una mano), sono ben visibili segni che assomigliano a dei simboli
geroglifici e il cui significato è ancora ben lungi dall’essere stato
decifrato.
Fra gli altri frammenti spiccano strane tavole arrotondate in alto,
ma con gli altri lati rettilinei, dove sulla superficie maggiore si
possono vedere le impronte di due mani a sei dita (come quelle
dell’essere che ha subito l’autopsia) con diversi puntini in rilievo sotto
i polpastrelli di ogni dito e sotto alcuni punti centrali della palma della
mano, come fossero dei sensori che, se sollecitati, permettessero a
questa tavoletta di reagire in qualche modo.
Le file dei sensori a livello delle dita sono poste su più piani, quasi
la mano potesse spostarsi dalla posizione scavata su questa lastra e
avanzare verso l’alto per permettere l’accesso a, per così dire, altri
comandi; insomma, si potrebbe trattare di una specie di macchina per
scrivere o di una tastiera, o meglio di una console portatile di
comando per il controllo di qualcosa che non sappiamo e che forse
non sapremo mai.
Mistificazione? O macchinari provenienti dallo spazio, frutto di una
tecnologia aliena?
A questi pochi minuti di filmato va comunque data importanza. I
frammenti, ben visibili, offrono elementi che non potevano non essere
analizzati e confrontati sul piano della tecnologia a noi nota.
E oggi, in questa nostra era informatica in cui dominano
incontrastati i computer con i relativi mouse, tali strutture non
possono non far pensare a tastiere di comando ergonomiche in
collegamento interattivo con una sorta di elaboratore centrale di
comando del probabile velivolo schiantatosi: in altri termini, a sensori
di controllo a comando manuale veri e propri, atti a consentire il
pilotaggio di un velivolo. Ma i rottami in questione consentono poi di
ipotizzare un velivolo tecnologico precipitato?
A questo punto, al Centro ufologico nazionale era più che mai
necessario approfondire la questione dal punto di vista strettamente
ingegneristico. È quanto ha fatto l’ingegnere Massimo Angelucci, il cui
parere tecnico riportiamo di seguito.
«Ritengo» osserva Angelucci «che l’oggetto a doppia T con simboli
apparentemente sconosciuti ripreso nel filmato non possa essere stato
prodotto casualmente, perché le possibilità che sempre casualmente
possa presentare simili caratteristiche sono pressoché nulle: pertanto
questo sembra avvalorare una precisa finalità dell’oggetto e quindi
diminuire la possibilità di una montatura.
«Tale oggetto infatti potrebbe essere utile se collocato in una
struttura intelaiata, complessivamente sottoposto a sollecitazioni di
tipo prevalentemente flessionale in regime dinamico. Concludendo,
non si può fare a meno di porsi un interrogativo: potrebbe trattarsi di
una sorta di parte meccanica dell’apparato del presunto velivolo
precipitato che necessita di determinate caratteristiche di rigidità delle
sue singole parti o del suo complesso?»
Se sono falsi, insomma “rottami” del presunto UFO, sono stati
realizzati in termini coerenti con la presunta struttura di cui avrebbero
dovuto fare parte.
E tutto, in effetti, fa dunque intravedere a monte una ingegneria ad
hoc, ed elementi che sembrano appartenere a una precisa struttura
tecnologica, anche nel caso che si trattasse di una copia di tutto questo.
L’UFO schiantatosi a Roswell?
Sia come sia, va precisato come fin dall’inizio ci si sia resi conto che
il suddetto filmato dei rottami non aveva assolutamente nulla a che
vedere con il cosiddetto “filmato della tenda” (o tent footage) di fonte
anonima, entrato in scena quale ulteriore tessera del puzzle nel caso
del Santilli Footage e subito indicato come una possibile contraffazione
sia da Ray Santilli che, in Italia, dal Centro ufologico nazionale.
Quest’ultimo spezzone di ignota origine, sfocato e di pessima qualità,
mostra due figure indossanti dei camici bianchi che alla luce di una
lanterna eseguono tutta una serie di manipolazioni su un corpo inerte
disteso su una brandina, all’interno di una tenda da campo. E come
vedremo più avanti, nel 1998 – a dispetto di ogni forzata valutazione
di certi suoi entusiastici estimatori italiani –, ne verrà infine
confermata la falsità. Con il 1998, com’è noto, Ray Santilli usciva
completamente di scena. “Piazzato” il filmato sul mercato
internazionale dei media televisivi e della carta stampata con un
discreto utile e – a suo dire – compensata ogni pendenza nei confronti
di Jack Barnett come pure dei suoi finanziatori iniziali (il collega
Volger Spielberg e pochi altri), il protagonista del caso scivolava
nell’oblio rendendosi praticamente irreperibile e considerando quello
degli ufologi solo come un ambiente di seccatori da cui stare alla
larga. Forse, considerata la pressione cui gli studiosi del fenomeno
UFO lo hanno sottoposto, questo suo atteggiamento di totale
disimpegno si sarebbe anche potuto considerare giustificabile. Ma era
anche giustificabile, in molti, il sospetto che questo quasi anonimo
produttore discografico londinese di origine italiana, all’apparenza
completamente al di fuori e all’oscuro del contesto ufologico, non
avesse detto né tutto né tanto meno come davvero stavano le cose,
prestandosi a montare un caso che, fondato su dati genuini o no,
aveva apportato in fondo solo ulteriori contraddizioni sul fronte della
ricerca nel settore e della sua immagine, magari in collusione con
ambienti interessati più che altro a confondere le acque in materia agli
occhi del grande pubblico. La longa manus dell’intelligence, dunque, si
proiettava su tutto il controverso affaire Santilli, e gli studiosi del
problema UFO ne erano ben consapevoli.
Comunque sia, a distanza di tempo si è cercato di “ripescare” la
controversa questione.
Nel suo fascicolo n. 41 il bimestrale ufologico francese (di
orientamento decisamente scettico) «Phenomena» ha commentato
l’uscita della rivista sensazionalistica d’Oltralpe «Entrevue» che, nel
suo numero del gennaio 1999, ha dedicato ben otto pagine per
“smontare” il filmato dell’autopsia diffuso da Ray Santilli. L’articolista
Pierre Blois ha fatto riferimento a un corrispondente anonimo che
avrebbe fabbricato il manichino usato per le riprese, corrispondente
destinato comunque a restare anonimo e che, come tale, conferisce
subito una caratteristica peculiare allo strillo in copertina di questa
rivista scandalistica: quella di “non notizia”. Non solo. Blois ha
riciclato argomentazioni vecchie e superate, del tutto ininfluenti. Solo
nell’ultima pagina viene proposta la “prova” del presunto falso: una
“linea di collage” orizzontale che, partendo dall’ascella sinistra del
corpo del presunto alieno, denoterebbe una pretesa sutura tra le due
parti del manichino. Perfino l’analisi prontamente eseguita da
«Phenomena» ha però provato che tale tratto… semplicemente non
esiste! Infatti, come anche il Centro ufologico nazionale in Italia, pure
la rivista dispone di copie di “prima generazione” di diapositive e
filmati forniti in prima battuta a scopo pubblicitario, nel 1995, dalla
Merlin, la società di Santilli. E si è così constatato che, nella migliore
delle ipotesi, «Entrevue» è stata “bidonata” da qualcuno con materiale
ritoccato ovvero, nella peggiore, che essa stessa abbia deliberatamente
montato tale falsa notizia, seguendo la buona tradizione di un
giornalismo spazzatura che non esita a fare uso dei sistemi più
spregiudicati pur di vendere. Altro che «3 ans après les preuves de
l’arnaque!».
Tornando al materiale diffuso da Santilli e tirando le necessarie
conclusioni, ricordiamo ora i fatti come li abbiamo personalmente
conosciuti e direttamente verificati, in prima persona come pure
attraverso i vari riscontri del Centro ufologico nazionale.

Il Santilli Footage: dalle dicerie ai riscontri


Esistono due filmati di soggetto simile ma diversi. Il primo, visionato
da pochissimi (fra cui Philip Mantle) nello studio londinese di Santilli,
mostra una creatura deceduta, peraltro apparentemente priva di
traumi o ferite, su cui viene eseguita una prima autopsia. L’essere è
dello stesso tipo di quello del secondo filmato, da un punto di vista
anatomico. Tale primo spezzone sarebbe tuttora in possesso del
tedesco Volker Spielberg, collega di Santilli e operante nello stesso
settore che, in cambio, avrebbe a quanto pare finanziato la Merlin in
prima battuta, per avviare un’operazione commerciale che certo
nessuna banca avrebbe mai finanziato a cuor leggero.
Il secondo filmato diffuso da Santilli non sembrava mostrare un
pupazzo o un manichino inerti; nel caso, quest’ultimo avrebbe dovuto
essere stato “farcito” con diverso materiale biologico genuino non
umano.
Peraltro l’ipotesi che ci si trovasse di fronte (come anche nel caso
precedente) a un essere umano malformato in conseguenza di diverse,
possibili ma anche rare e contemporanee, patologie (progerie,
polidattilia, sindrome di Turner ecc.) non reggeva. Che poi davvero si
trattasse di un alieno nel senso proprio del termine era certo tutto da
dimostrare. Ma nulla provava peraltro che non lo fosse. La creatura
presentava un corpo privo di organi genitali esterni e di caratteristiche
sessuali secondarie, caratterizzato da ferite, contusioni ed ecchimosi
varie e, apparentemente, da alcuni organi interni in parte diversi da
quelli propri dell’anatomia umana. Il professor Mihatsch,
dell’Università di Basilea (Svizzera), ha detto: «Per quanto attiene agli
organi rimossi, essi non possono ricollegarsi ad alcun organo umano».
Il professor Cyril Wecht, ex presidente dell’American Academy of
Forensic Sciences, ha dichiarato: «Non posso porre queste strutture
all’interno di un contesto addominale… trovo difficile connettere ciò
che si vede a un corpo umano, per quanto ne so io. La struttura che
dovrebbe essere un cervello, se appartenesse a un corpo umano, non
sembra un cervello… Ne consegue comunque che non si tratta di un
essere umano».
Il dottor Carsten Nygren di Oslo (Norvegia) ha dichiarato: «Questo
non è un cervello umano».
Il professor Pierluigi Baima Bollone si è così espresso durante il
meeting di San Marino del settembre 1995 “Nuove prospettive su
Roswell”: «Osservando gli organi interni del corpo non ne
riscontriamo alcuno che in alcun modo sia simile a un organo umano.
L’organo principale, che potrebbe essere il fegato, non ne possiede la
forma né si trova nella posizione di un fegato umano. Il volto del
presunto extraterrestre mostra sorprendenti caratteristiche
anatomiche: orbite oculari molto grandi, una piramide nasale molto
piatta, la bocca aperta in qualche modo… ciò nondimeno, il volto è
piatto e non presenta evidenze di muscolatura facciale come negli
esseri umani, muscolatura che è responsabile della grande varietà di
espressioni facciali della specie umana. La mia impressione
complessiva è che ci troviamo di fronte a una creatura che sembra
appartenere alla nostra specie ma che è talmente diversa da far
apparire assurda ogni congettura sulle relative similarità». Non c’è
stato nessun medico o patologo che, dopo aver visionato il film, non
abbia convenuto nel definire la creatura un’entità biologica, umana o
no. Sia i tecnici autoptici Cesare e Massimo Signoracci per il CUN sia il
team Baima Bollone-Balossino per la Rai avevano rilevato comunque
una apparente ecchimosi sulla regione temporale sinistra denotante
un colpo alla testa e dunque un trauma cranico che avrebbe anche
potuto essere invocato come possibile causa del decesso.
Curiosamente, ciò era coerente con un dettaglio che il cameraman
misterioso avrebbe riferito a Santilli: e cioè che i due occupanti
superstiti dell’UFO , rinvenuti dai militari a breve distanza dal loro
mezzo schiantato con in mano le rispettive “tastiere di comando”,
avrebbero – seppur feriti – reagito alla cattura, obbligando i soldati a
ridurli all’impotenza colpendoli con il calcio in legno dei loro
moschetti. Purtroppo, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, la
divulgazione del filmato in Italia (attraverso Raidue, dapprima con
Mixer di Gianni Minoli e quindi con la trasmissione Misteri condotta
da Lorenza Foschini) è stata gestita al peggio, imponendo infine, ex
abrupto, l’opinione preconcetta di consulenti RAI d’ufficio incompetenti
dal punto di vista biomedico quali gli astronomi scettici Margherita
Hack e Franco Pacini (legati al CICAP , il Comitato italiano di controllo
delle affermazioni sul paranormale ispirato da Piero Angela),
indipendentemente dagli specifici apporti settoriali di tecnici autoptici
di consumata esperienza come Cesare e Massimo Signoracci di Roma,
del professor Nello Balossino dell’Università di Torino e dello stesso
famoso anatomopatologo Pierluigi Baima Bollone, tutti confermanti
comunque l’esatto contrario della riduttiva versione che si è cercato di
accreditare a tutti i costi: quella, cioè, di un falso realizzato facendo
ricorso non alla salma di un essere vivente bensì a un inerte simulacro
umanoide, per di più in uno scenario fasullo (si pensi alle polemiche
sul telefono a parete mostrato dal filmato, ritenuto posteriore al 1947 e
poi invece risultato prodotto anteriormente). In realtà la RAI voleva
solo uscire da una difficile situazione in cui era entrata per evidenti
ragioni di scoop e lo ha fatto nel modo più semplice, accreditando
l’idea di un falso (cosa che le ha così risparmiato accuse di vilipendio
di cadavere e simili per aver utilizzato più volte il filmato per fini di
audience).
Uno dei cinque fotogrammi del primo filmato fornitici da Santilli
nel dicembre 1995 (il filmato non divulgato e verosimilmente in
possesso di Volger Spielberg, cioè) mostrava una significativa (e
pressoché totale) coincidenza nell’inquadratura con una particolare
fase dell’autopsia del secondo filmato, ben difficilmente ottenibile in
via del tutto casuale. Non solo: risultava altresì evidenziata una quasi
assoluta somiglianza nelle specifiche caratteristiche morfologiche dei
due diversi individui sottoposti ad autopsia. Si trattava soltanto di
una coincidenza? Come non mancammo di sottolineare all’epoca,
«considerando che – secondo la testimonianza dell’operatore – le
riprese delle due autopsie sarebbero state effettuate durante il mese di
luglio, presumibilmente in due date separate, sorgono degli
interrogativi cui per il momento non siamo in grado di dare risposta».
In particolare, essi erano:
a) la scena mostrata (uno scorcio del basso ventre e delle cosce dei
soggetti) si riferisce a due riprese diverse? Solo nel caso che così non
fosse si dovrebbe ipotizzare il mistificante uso di un fotogramma
ritoccato ricavato dal secondo filmato, tale da mostrare un “altro”
soggetto privo delle ferite alla coscia destra;
b) siamo in presenza di due gemelli? In effetti la morfologia dei due
soggetti è talmente somigliante da fare ipotizzare che questi lo siano,
ovvero che siano assimilabili a due cloni pressoché identici.
La prima eventualità – l’ipotesi del fotogramma ritoccato – però
mal si giustificava in quanto un Santilli in malafede avrebbe anche
potuto semplicemente evitare di rilasciare dei fotogrammi del
fantomatico primo filmato, e anche facendolo avrebbe certo potuto
scegliere soggetti o scorci originali e diversi (come nel caso degli altri
quattro fotogrammi, appunto). Il secondo interrogativo era più che
legittimo e, se fondato, non soltanto avrebbe escluso il coinvolgimento
di due gemelli identicamente malformati (che allora avrebbero dovuto
essere stati entrambi caratterizzati da una pressoché impossibile
polidattilia a mani e piedi nonché, eventualmente, anche da progeria e
da sindrome di Turner oltre a essere poi quasi contemporaneamente
deceduti e sottoposti ambedue ad autopsia), ma piuttosto avrebbe
accreditato l’idea di due creature non già deformi, bensì aventi invece
una loro originale e “armonica” morfologia umanoide, simile ma
anche diversa da quella dell’Homo sapiens. Due alieni, dunque?
Il filmato dei rottami mostra profilati e frammenti metallici
inquadrabili in una struttura complessa, apparentemente coerente con
l’ipotesi di un qualche aeromobile distrutto in un incidente aviatorio.
In particolare, quelli che appaiono come pannelli predisposti al
comando manuale avrebbero potuto essere effettivamente delle
tastiere ergonomiche mobili di controllo per il pilotaggio del mezzo, in
collegamento diretto e interattivo con una specie di elaboratore
centrale e quasi in una sorta di “rapporto simbiotico” pilota-macchina.
Il Santilli Footage è strettamente collegato nei minimi e più precisi
dettagli alla controversa documentazione relativa al fantomatico
Majestic-12.
Come ricorda il già segretario generale del Centro ufologico
nazionale Alfredo Lissoni, alcuni scettici hanno sollevato dubbi
sull’identità dei medici presenti alle autopsie “aliene” dei filmati in
possesso di Ray Santilli. Questi, secondo quanto avrebbe rivelato il
cameraman Jack Barnett, furono effettuate nel lontano 1947 da un
certo dottor Williams (del quale nulla si sa) e da Detlev Bronk.
Orbene, Detlev Wulf Bronk (13 agosto 1897 - 17 novembre 1975) è
esistito effettivamente ed è stato un prestigiosissimo neurologo e
biofisico, pioniere della microscopia. Il suo nome compare
ufficialmente per la prima volta nella letteratura ufologica associato ai
controversi documenti Majestic-12, diffusi nel giugno del 1987,
durante la diciannovesima International UFO Conference all’American
University di Washington. Secondo queste carte, probabilmente copie
di un documento classificato, dopo il crash di Roswell i Servizi segreti
avrebbero costituito un gruppo supersegreto composto da dodici
esperti incaricati di studiare UFO e alieni. Bronk avrebbe avuto
l’incarico di effettuare l’autopsia alle creature recuperate dai militari.
Le sue analisi avevano stabilito che quei quattro esseri erano umani
solo all’apparenza, poiché «i processi biologici ed evolutivi
responsabili del loro sviluppo erano ben diversi da quelli dell’Homo
sapiens». Tale valutazione appariva abbastanza coerente con i dati
ricavabili dall’analisi dell’autopsia del Santilli Footage. Comunque
Alfredo Lissoni decise di svolgere accurate indagini per scoprire
quanti più dati possibile su questo personaggio. Grazie all’United
States Information Service, che ha messo a disposizione le proprie
raccolte d’epoca del «Who’s Who in Science», il “Chi è” dei
personaggi noti dell’ambiente scientifico, è stato possibile accertare
che Detlev Bronk è realmente esistito e che era effettivamente un
medico ma non un patologo. Era un neurofisiologo specializzato nelle
malattie del cervello causate… dai voli ad alta quota! Questo dato è
molto interessante poiché spiegherebbe la presenza di Bronk durante
l’autopsia e l’insistenza che dimostra uno dei dottori (forse lo stesso
Bronk) bardato e mascherato ripreso da J.B. durante lo studio e la
dissezione del cervello della creatura del filmato. Che Bronk non fosse
un patologo concorda con quanto notato dal professor Pierluigi Baima
Bollone, secondo il quale i medici che hanno effettuato l’autopsia non
erano patologi ma più presumibilmente chirurghi. La sua presenza
all’autopsia è inoltre giustificabile per la sua affidabilità e discrezione
in questioni di intelligence. Dati che Bronk, come consulente
scientifico, mise al servizio dei presidenti Truman e Eisenhower, che
sarebbero stati al corrente dell’esistenza del Majestic-12 e delle
autopsie di Roswell. Per il suo curriculum universitario il dottore
rappresentava l’esperto ideale per i Servizi di intelligence
all’Università di Princeton (dottorato in scienze ad honorem nel 1947).
Nel giugno di quello stesso anno, il nostro uomo, forse a ricompensa
dei servizi prestati, venne improvvisamente nominato membro del
Laboratorio nazionale di Brookhaven, dove il governo conduceva
studi segreti, come le possibili applicazioni dell’energia atomica. Il
dipartimento incaricato di queste ricerche era diretto da un prestigioso
fisico del Progetto Manhattan, il dottor Edward Condon. Quest’ultimo
è tristemente noto per avere poi dato il proprio nome all’infame
rapporto steso dall’Università del Colorado tra il 1966 e il 1968 con cui
si liquidavano ufficialmente gli UFO . Bronk e Condon lavorarono
fianco a fianco. Non ci è dato di sapere chi dei due abbia influenzato
negativamente l’altro, trasformandolo in un ingranaggio della
congiura del silenzio sugli UFO . Certo è che pochi mesi dopo questa
particolare collaborazione Bronk venne collocato in un posto di spicco
nella Commissione per l’energia atomica (AEC ). Poiché Condon si
occupava proprio di nucleare, non è escluso che Bronk abbia ottenuto
il posto grazie a una sua raccomandazione. Per inciso, l’AEC venne
ripetutamente coinvolta in investigazioni sugli UFO , forse nel tentativo
di carpire il funzionamento dei dischi volanti per un eventuale
utilizzo bellico. Durante il lavoro all’AEC , Bronk dovette conoscere
Gordon Gray, lo scienziato che, nel 1954, mise sotto processo il fisico
Oppenheimer (quest’ultimo si era dissociato dalle ricerche bellico-
atomiche, in contrasto con un altro noto insabbiatore UFO , il fisico
Edward Teller). Gordon Gray è presente nella lista dei dodici nomi del
Majestic-12. Nel giugno del 1948 Detlev Bronk entrava nel Comitato
nazionale per l’aeronautica. Quattro mesi più tardi veniva
nuovamente promosso e otteneva un posto nell’establishment militare
nazionale. Suo diretto superiore era lo scienziato Vannevar Bush, un
altro preteso membro del Majestic-12. Condon, Gray, Bush. Tre noti
osteggiatori del fenomeno UFO risultano collegati al dottor Bronk. Il
che è certo più di una mera coincidenza. Se poi pensiamo che fra il
1953 e il 1968 Detlev Bronk ottenne la presidenza alla Rockfeller
University (il magnate Nelson Rockfeller sarebbe stato uno dei
principali foraggiatori della CIA ) il cerchio si chiude. Ma perché i
Servizi segreti avevano scelto proprio Bronk, un russo naturalizzato
americano, come esperto medico del Majestic-12? Probabilmente per il
suo vissuto lavorativo. Bronk era stato un militare tutto di un pezzo,
un elemento fidatissimo nell’aeronautica (la forza armata da sempre
incaricata di studiare gli UFO ). Dal 1942 al 1946 era stato coordinatore
della ricerca scientifica per il quartier generale dell’Air Force.
Nel 1946 diventava membro del Naval Advisory Board, un ente
strettamente collegato con l’Air Force. Inoltre, durante gli studi
universitari e anche dopo aver conseguito la laurea, il nostro uomo
aveva ricevuto i gradi di moltissime confraternite universitarie che
rappresentavano la crema della società americana, le stesse alle quali
appartennero altri membri del Majestic-12: il Phi Beta Kappa, il Delta
Sigma Rho, il Sigma Xi, il Sigma Tau, l’Alpha Omega Alpha e il Phi
Kappa Psi. Nel corso della sua carriera, il neurofisiologo si trovò a
dirigere molte prestigiose organizzazioni scientifiche, come
l’Associazione americana per il progresso scientifico (AAAS ), la Società
dei fisici, la Società fisiologica angloamericana, la Società per gli
esperimenti biologici, in un continuo crescendo fino ad arrivare ai
vertici dell’Accademia delle scienze. Forse tutto questo per i suoi
meriti in seno al Majestic-12, si chiede Lissoni. E pour cause…
Da quanto sopra si evinceva che il Santilli Footage, che
inquietantemente rimandava al Majestic-12, avrebbe allora potuto
essere tutto o in parte vero come pure falso, al pari della
contraddittoria documentazione riferita a tale fantomatico gruppo
supersegreto. Ma ciò, in ogni caso, portava anche a concludere che
Jack Barnett, a bella posta, aveva teso (ovvero indicato) il sottile (ma
non certo invisibile) filo che collega queste due realtà. Due
sconcertanti realtà che, comunque sia, sembravano avere a questo
punto una evidente regia e matrice comune: gli ambienti
dell’intelligence USA , forse nel quadro di una vasta operazione di
controinformazione ovvero di disinformazione. Ma quanto c’era di
vero e di falso in tutto ciò?
Il collegamento del materiale diffuso da Santilli con gli eventi di
Roswell restava parziale e discutibile e dunque oggetto di necessarie
verifiche. Ma non poteva essere escluso. Veniva comunque da
pensare, eventualmente, a un evento diverso. Al riguardo è
interessante considerare quanto conclude il ricercatore tedesco
Michael Hesemann, coinvolto attivamente nell’inchiesta.
«Quando Ray Santilli ha descritto il filmato come il “Roswell
Footage” ne è nato un vespaio di polemiche: infatti nessuno dei
testimoni dell’incidente del luglio 1947 ha confermato similitudini con
il cadavere o con i rottami mostrati nei filmati. Le testimonianze su
Roswell riferivano di cadaveri di taglia più minuta e fine, con solo
quattro o cinque dita, e mai si era parlato di sei dita. D’altra parte, se il
film fosse frutto di un falso; perché confezionarlo senza prendersi la
briga almeno di leggere un libro o di vedere l’eccellente film TV
Roswell della Showtime? A dire la verità, appena Santilli mi diede le
prime informazioni sulla pellicola, dubitai che si trattasse di Roswell.
Il 5 maggio, a Londra, Ray confermò che le autopsie furono filmate nei
giorni 1 e 2 luglio 1947 e che l’operazione di recupero fu eseguita
all’inizio di giugno, un mese prima di Roswell. Mi sono recato a
Roswell il 30 giugno 1995 per mostrare ad alcuni testimoni (Robert
Shirkey, Glenn Dennis e Frank Kaufmann) le prime diapositive tratte
dal filmato e intanto avevo richiesto a Santilli ulteriori dettagli sul
luogo dell’incidente. Mi rispose che il posto era “a circa quattro ore e
mezzo” vicino al poligono di White Sands, all’interno di una riserva
Apache e al “bordo nord di un piccolo lago disseccato alla fine di un
piccolo canyon”. Gli ho chiesto di interpellare nuovamente il
cineoperatore per ottenere istruzioni più precise che alla fine mi sono
state fornite. Il luogo dell’impatto si trova tra Socorro (Ray lo
chiamava “Sorocco”) e Magdalena. Alla fine di luglio Santilli ha reso
nota la versione completa del resoconto del cameraman da cui si è
avuta la conferma di quando fu informato del crash (1º giugno), il che
fissa quindi la data dell’evento alle ore notturne del 31 maggio. La
data, il luogo e ogni altro particolare non coincidono con Roswell.
Conclusione: si tratta di un diverso incidente. Il fatto che il
cineoperatore fu trasportato in volo fino a Roswell e quindi sul luogo
dell’incidente in auto può avergli fatto credere di essere stato
coinvolto nel famoso incidente di Roswell. E Santilli lo aveva preso
alla lettera.
«In base alle istruzioni ricevute dal cineoperatore sono riuscito a
individuare effettivamente un laghetto disseccato alla fine di un
canyon seguendo una strada sterrata alle pendici delle montagne di
Magdalena. Siamo a circa quindici miglia dalle installazioni del White
Sands Proving Ground e del Bosque del Apache National Wildlife
Resort: il territorio una volta era una riserva Apache. Nel corso del
terzo sopralluogo, Ted Loman è riuscito a trovare le rovine di un
ponte ferroviario menzionato dal cameraman. Allora abbiamo scattato
delle foto, gliele abbiamo inviate (tramite Santilli) e lui ha confermato
che si trattava del luogo giusto. Nel settembre 1995 Santilli ha diffuso
dei disegni del cameraman realizzati da un artista grafico che
illustrano la scena dell’incidente. Nonostante nelle fotografie lo
scenario apparisse diverso, abbiamo scoperto che, venendo dal
canyon, risultava del tutto identico ai disegni: esattamente dove egli
aveva posto l’oggetto schiantato su un costone roccioso, là abbiamo
trovato un’area di venti metri di diametro dove qualcuno aveva
deliberatamente raschiato la roccia come per cancellare delle tracce.
Un po’ più in alto rispetto al lago disseccato abbiamo localizzato una
vecchia miniera. Secondo l’ufficio di Tecnologia mineraria del New
Mexico, a Socorro doveva trovarsi una miniera di manganese
chiamata Niggerhead Mine che venne chiusa nel 1938, riaperta
durante la guerra quando il manganese divenne prezioso e chiusa
nuovamente nel 1945. Ma fu riaperta ancora una volta dal
dipartimento degli Interni del governo USA , senza però ulteriori lavori
minerari, proprio nel giorno in cui scattò l’operazione di recupero: il
1º giugno 1947, come da dichiarazione del cameraman. Operazioni
minerarie vennero impiegate nel contesto del Manhattan Project (studi
e sperimentazioni nucleari) e forse anche a Magdalena: la riapertura di
una vecchia miniera in disuso non sembra forse perfetta per la
copertura di movimenti di equipaggiamento pesante come gru,
piattaforme mobili e personale preposto al perimetraggio di una
determinata area? Considerando che un air accident report (“rapporto
su un incidente aereo”) presumibilmente scritto dal generale Nathan
Twining dell’Air Material Command di Wright Field, pubblicato dal
compianto Leonard Stringfield, menziona il ritrovamento di un “disco
volante nei pressi del poligono di White Sands”, in data imprecisata
prima del 16 luglio 1947, dobbiamo convenire che il rapporto che
illustra l’intera valutazione tecnica dell’astronave deve
necessariamente riferirsi a un incidente avvenuto almeno un mese
prima, se non oltre. Un altro testimone di cui Stringfield riferisce è il
maggiore V.A. Postleweith dell’intelligence dell’esercito USA : egli
avrebbe visto un telex riservatissimo in cui si faceva menzione di un
disco precipitato “nelle vicinanze del poligono di test di White
Sands”.»
Il cosiddetto “filmato della tenda”, successivamente entrato in
scena da fonte anonima e subito considerato dal CUN (e anche da
Santilli) come dubbio al di là di ogni ricerca tecnica eseguita da
singoli, era stato infine indicato come un falso realizzato da Keith
Bateman e Andy Price-Watts della AK Music britannica, nell’intento di
realizzare qualcosa di simile al filmato acquisito da Santilli in USA (e di
cui quest’ultimo aveva loro parlato), forse per dimostrarne la possibile
falsità. Tant’è. La cosa, divulgata nel programma di Bob Kiviat World’s
Greatest Hoaxes: Secrets Finally Revealed realizzato da Kal Korff con il
coinvolgimento di uno dei protagonisti della falsificazione, l’inglese
Elliot Wills (che avrebbe impersonato uno dei due medici in camice
del filmato della tenda), non ci aveva per nulla meravigliato e non
aveva la minima incidenza sulla vicenda Santilli, in effetti.
Le caratteristiche tecniche del secondo filmato, sotto il profilo
specifico dell’analisi fotocinematografica, non portavano peraltro a
conclusioni necessariamente negative. Come aveva rilevato l’esperto
fotografico Gianfranco Lollino del CUN , sappiamo che il principale
investigatore del Santilli Footage dal punto di vista prettamente
fotografico è il canadese Bob Shell il quale, rispondendo ad alcune
affermazioni del tecnico Peter Milson della Kodak, per quanto
riguarda la datazione del filmato ha riaffermato con forza le
conclusioni che si fondano sulle informazioni e le metodologie già
acquisite.
Richiesto di esprimere un parere da Ray Santilli, già in precedenza
il tecnico Laurence A. Cate della Kodak aveva fatto presente che i
contrassegni geometrici presenti sul filmato, pur non consentendo di
dire di più, permettevano di stabilire che gli stock di pellicola erano
stati prodotti nel 1927, nel 1947 e nel 1967.
In altre parole, il Santilli Footage sarebbe stato vecchio di almeno
trent’anni e più, e potrebbe allora anche risalire al 1947. Ma che dire
sul fronte di un’analisi del film dal punto di vista dell’esame diretto
della pellicola? Vediamo il parere tecnico testuale del noto esperto
fotocinematografico canadese Bob Shell, accreditato nelle più recenti
edizioni di «Who’s Who in the World». Diplomato in Zoologia e Belle
Arti, ha collaborato con la Smithsonian Institution di Washington
prima di dedicarsi alla fotografia. Direttore di «Shutterburg», la rivista
di settore terza per importanza nel mondo, e direttore tecnico del
periodico «Outdoor & Nature Photography», è stato coinvolto in
pubblicazioni del ramo (dall’inglese «Pic» alla tedesca «Color Foto»)
ed è autore di vari testi specializzati. Consulente di ditte fotografiche
nipponiche, Shell è stato più volte utilizzato come tecnico di ufficio nei
procedimenti della Corte federale USA e in quelli riferiti a cause
relative a problemi di brevetto in ambito fotografico.

PRIMA RELAZIONE, GIUGNO 1995

Ho lavorato approfonditamente su questa pellicola. Ho potuto


esaminare una sezione del film, che mostra la sala dell’autopsia
prima che il corpo venisse posizionato sul tavolo, ma chiaramente
coincidente con il resto della pellicola. La pellicola con cui il filmato
è stato girato è una Cine Kodak Super XX, un tipo di pellicola il cui
uso cessa nel 1956-57. Giacché il codice di datazione impresso sul
margine può essere 1927, 1947, 1967 e questa pellicola non può
essere stata costruita nel 1927 o 1967, ciò lascia esclusivamente una
opzione: il 1947. La qualità e la nitidezza delle immagini, e la
struttura granulare evidente di questa pellicola, mi hanno condotto
alla conclusione che il filmato è stato esposto e sviluppato quando
era ancora fresco, il che potrebbe significare una finestra di tempo di
tre o quattro anni. Sulla base di questi dati, non vedo ragioni per
dubitare delle dichiarazioni del cameraman, il quale afferma che la
pellicola venne esposta nel giugno e luglio 1947, e sviluppata
«alcuni giorni dopo». Dalla mia ricerca sulle caratteristiche fisiche
della pellicola, desidero rendere noto che attribuisco una probabilità
del 95 per cento al fatto che la pellicola sia quello che dichiara il
cameraman. Mi riservo un 5 per cento in quanto attendo ancora una
verifica chimica secondaria da parte della Kodak in merito alla
composizione della pellicola. Non appongo la mia firma a una
dichiarazione del genere alla leggera ed è solo dopo
un’approfondita riflessione e un dettagliato esame della pellicola
che mi sono deciso a farlo.

SECONDA RELAZIONE, SETTEMBRE 1995

I contrassegni in codice sui margini della pellicola, un quadrato


seguito da un triangolo, immediatamente seguenti la parola Kodak,
indicano che il film è stato prodotto nel 1927, nel 1947 o nel 1967.
La Kodak ha cambiato tale sistema introducendo un codice a tre
simboli nei primi anni Settanta, e dunque tale codice non era in uso
nel 1987. La pellicola è composta da una emulsione fotografica
leggermente sensibile ripartita su una base di pellicola flessibile. Nel
1927 la base di pellicola era di nitrato di cellulosa, un materiale
altamente infiammabile la cui utilizzazione fu cessata per sostituirlo
con acetato. Tutte le pellicole caratterizzate da una base di acetato
sono indicate come “pellicole di sicurezza” (safety film) in quanto
non soggette ad autocombustione spontanea. Nel 1947 la base di
pellicola utilizzata era di propionato di acetato, uno dei materiali
base della “pellicola di sicurezza”. Col 1967 il propionato di acetato
non veniva più utilizzato ed era stato sostituito dal triacetato. Il film
di Roswell ha una base di propionato di acetato ed è stampato su
una pellicola Cine Kodak Super XX High Speed Panchromatic
Safety Film, un tipo di pellicola introdotta nei primi anni Quaranta
(la Kodak non sa precisare l’anno esatto) e uscita di produzione fra
il 1956 e il 1957, quando tutti i tipi di pellicola furono sostituiti con
nuovi tipi il cui sviluppo veniva ottenuto con prodotti chimici nuovi
ad alta temperatura e più caustici. Una pellicola prodotta prima del
1957 non può essere propriamente sviluppata con prodotti chimici
successivi.
La pellicola Super XX era una pellicola ad alta velocità adatta a
foto di interni ed esterni con luce tenue. A causa della sua alta
sensibilità, garantiva un periodo di conservazione piuttosto breve, e
poteva deteriorarsi rapidamente prima dello sviluppo. In
considerazione del breve periodo di conservazione suddetto e
dell’alta qualità delle immagini del film di Roswell, la mia
conclusione è che la pellicola fu esposta e sviluppata quando era
ancora fresca. Il mio parere tecnico conseguente la colloca entro i
due anni dalla data di produzione. Sarebbe impossibile utilizzare
una pellicola vergine Super XX del 1947, esporla oggi e ricavarne
proficuamente qualsiasi immagine.
La pellicola risulterebbe pesantemente annebbiata
dall’esposizione odierna ai raggi cosmici. Le pellicole ad alta
velocità (alta sensibilità) sono molto più sensibili ai raggi cosmici di
quelle a bassa velocità (bassa sensibilità). Pertanto ritengo che le
caratteristiche del film di Roswell Footage e le caratteristiche delle
immagini in esso presenti siano del tutto coerenti con l’idea che la
pellicola sia stata prodotta, esposta e sviluppata nel 1947.

Come aveva dichiarato Bob Shell il 27 ottobre 1995, la certezza


assoluta si potrà avere se e quando Santilli accetterà di sacrificare
alcuni fotogrammi “centrali” del filmato e si otterranno gli stessi
risultati delle analisi già eseguite. L’interessato si era detto disponibile,
ma poi alle parole non sono seguiti i fatti.
Dal canto suo, sottolineava Gianfranco Lollino, Peter Milson
afferma che datare con precisione la pellicola è praticamente
impossibile. Gli unici test che la Kodak potrebbe tentare riguardano
misurazioni sulla presenza e quantità di acidi liberi nella base in
acetato della pellicola e, per mezzo di un processo di inversione
chimica, si potrebbe individuare l’acido acetico presente. Questo
sistema un po’ empirico, ci pare di capire, potrebbe permettere di
risalire molto approssimativamente all’epoca di fabbricazione della
pellicola, conoscendo a priori in che anno si usavano certi metodi
industriali. Milson sostiene inoltre che agenti esterni variabili come
tasso di umidità, temperatura e luogo di conservazione potrebbero
non consentire una esatta stima delle misure. Un altro esame può
essere condotto sulla perforazione della pellicola o, meglio, sulla
tendenza alla equidistanza della perforazione la quale potrebbe dirci
se sono intervenute variazioni, tipiche delle macchine in uso per la
perforazione del film, e riportarci con una precisione, anche in questo
caso approssimativa, all’epoca in cui si operava in codesta maniera.
Nuovamente, temperatura e umidità sarebbero fondamentali. Milson
sostiene che la quantità di pellicola necessaria per eseguire questi test
ammonterebbe a circa 16 piedi (circa 5 metri), e ciò potrebbe costituire
un problema…
Di diverso avviso era Bob Shell, che replicava in maniera piuttosto
decisa. L’esperto canadese, al di là del fatto di essere stato l’unico ad
aver analizzato uno spezzone del filmato, dispone di una grande
esperienza riguardo a tecniche e problematiche relative a datazioni di
pellicole, e riteneva quindi a ragione i suoi risultati dei punti fermi.
In merito ai test empirici e poco convincenti proposti da Milson,
Shell diceva: «Non è consapevole del cambiamento nel film di base
(cioè la pellicola su cui viene stesa l’emulsione sensibile) in uso nel
1957». Shell sottolinea che un semplice test, con un piccolo pezzo di
pellicola, può determinare se la pellicola ha una vecchia base di
propionato, e quindi se fosse in uso prima del 1957». Se il risultato di
questo test evidenzia che è una pellicola anteriore al 1957 mostrante
sul bordo un triangolo e un quadrato, questa apparterrà certamente o
al 1947 o al 1927.
Anche riguardo alle macchine della perforazione esiste una
differenza fra quelle in uso dal 1959-1960. Bob Shell infatti si diceva
sicuro che uno spezzone di circa cinquanta fotogrammi sarebbe
sufficiente per controllare la perforazione, e il test sarebbe valido
anche se eseguito su altri tipi di pellicole sempre in uso in quegli anni.
Ma ogni verifica ulteriore è stata disattesa. E se da un lato sconcerta il
comportamento di Santilli e così pure quello del suo collega Volker
Spielberg (presunto possessore del filmato della seconda autopsia),
completamente usciti di scena dopo la diffusione del famigerato
footage, resta comunque il fatto che, qualora si volesse ipotizzare un
presunto falso, ci si dovrebbe allora anche spiegare chi e perché –
almeno a cavallo del 1957 – avrebbe dovuto realizzare una tale
mistificazione ante litteram, con lo scopo di servirsene poi solo nel
1995, quasi quattro decenni più tardi! Troppe cose, evidentemente,
non tornavano in uno scenario del genere. Sempre che non si tiri in
ballo una voluta e precisa operazione disinformativa di intelligence ad
alto livello, beninteso.
Di conseguenza il CUN non poteva, necessariamente, che rimanere
in attesa di qualsiasi nuovo elemento convincente e concreto, in
qualunque direzione, ben consapevole del fatto che la verità, non
quella di comodo e precostituita di pseudoscienziati scettici e
disinformati o, al contrario, quella sostenuta da fissati che vogliono
alieni “grigi” a tutti i costi, finisce sempre col farsi strada.

Gli ultimi sviluppi e la persistente ombra dell’intelligence


E nel 2006 essa è infine venuta alla luce. O almeno in parte…
A sorpresa, infatti, il 4 aprile 2006 veniva trasmesso su Channel
Five (Sky One) in Gran Bretagna lo show TV Eamonn Investigates: Alien
Autopsy, in cui Eamonn Holmes, sulla scia del ben più famoso
Sherlock omonimo, rivelava che il Santilli Footage era falso. Lo hanno
affermato, intervistati, lo stesso Ray Santilli e il suo collega Gary
Shoefield che, pur confermando tutta la storia dell’acquisizione di
genuino materiale filmato dal cameraman americano, hanno spiegato
che esso sarebbe stato peraltro inutilizzabile in quanto “ossidato”, il
che li avrebbe indotti a “ricostruire” fedelmente lo scenario originale
in un set il più fedele possibile, avvalendosi per l’autopsia di un
modello in plastica realizzato dallo scultore John Humphreys dopo
vari tentativi (pertanto, la prima autopsia potrebbe spiegarsi con una
prima “copia” del corpo dell’alieno verosimilmente poi distrutta)
assieme a vari organi animali estratti da ovini (in particolare per
l’articolazione della gamba, la materia cerebrale e gli organi all’interno
della cassa toracica). Le mani e i piedi a sei dita dell’alieno, al pari dei
supposti pannelli di controllo relativi dell’ugualmente contraffatto
filmato dei rottami, sarebbero poi stati solo il risultato di una “licenza
artistica” (le varie testimonianze sui piloti dell’U F O di Roswell, in
effetti, avessero essi quattro – come dicono certe testimonianze –
ovvero cinque dita, escluderebbero tale dettaglio anatomico), al pari
delle travi a X. Ma la storia in sé, nonostante tutto, sarebbe a suo dire
vera…
Non c’è neanche bisogno di aggiungere che a questo punto il tutto
risulta oggi ben poco sostenibile, e che non deve sorprendere che lo
stesso Philip Mantle abbia dichiarato di considerare Santilli, ieri e
oggi, un infame e spudorato bugiardo e null’altro. Dal momento che a
suo tempo la comunità ufologica internazionale si era dimostrata in
effetti piuttosto critica sul Santilli Footage, l’effetto mediatico della
notizia, comunque, ha avuto conseguenze pressoché irrilevanti al di
fuori dell’Inghilterra. L’inattesa “rivelazione” – che evidentemente è
stata di scarso vantaggio per Santilli – ha avuto comunque l’effetto di
azzerare quasi del tutto le molteplici e imbarazzanti richieste di
accesso alle documentazioni ufficiali sugli UFO indirizzate al ministero
della Difesa inglese da parte di privati cittadini, innescate dalla Legge
sulla trasparenza introdotta nel Regno Unito con il 2005. Un coup de
théâtre dell’intelligence britannica per deludere il pubblico tenendolo
in tal modo lontano dagli archivi ufficiali? Non si può certo escludere.
Ma paradossalmente non si può neanche escludere che un mentitore
pur confesso e patentato come Santilli abbia anche detto, in fondo, un
minimo di verità, magari solo al 5 per cento come da lui affermato.
Perché una cosa è certa: la coerenza fra i molteplici particolari relativi
all’UFO crash di Roswell, al Majestic-12 e a quanto da lui dichiarato
circa la storia del cameraman con la complessa realtà verificata da più
parti in anni di riscontri incrociati dagli ufologi è inquietante e
assoluta, e al riguardo il fattore caso non può certo essere tirato in
ballo. Pertanto, o il prezzolato Santilli fa parte di una vasta operazione
disinformativa ad alto livello, probabilmente in combutta con
l’intelligence di Washington che lo ha a tal fine addestrato al meglio, o
nonostante tutto dice proprio la verità e sta tuttora barcamenandosi in
termini seppur contraddittori per non avere problemi con certe
autorità: da quelle USA a quelle del suo stesso paese…
Tutta la faccenda, inoltre, ha anticipato non certo casualmente,
quasi come un trailer, il successivo lancio nelle sale cinematografiche
del film satirico inglese a colori Alien Autopsy uscito il 26 agosto 2006.
La pellicola, seppur distribuita da una Major quale la Warner Bros., è
in realtà il frutto di una coproduzione tra Santilli, il suo socio
Shoefield, la N1 European Produktions GmbH e la Qwerty Films. La
Qwerty Inc. Productions è una casa di produzione britannica le cui
basi sono state gettate nel 1999 da Michael Kuhn di Nairobi (con sede
al 42 di Beack Street a Londra e il nome ricavato pedissequamente dai
primi sei tasti delle lettere nelle tastiere delle macchine per scrivere), e
risulta amministrata – a parte il suo fondatore – da Malcom Ritchie e
Jill Tandy, ambedue di estrazione professionale Polygram (come
Shoefield), la casa di produzione inizialmente apparsa estremamente
attenta (e poi almeno ufficialmente dichiaratasi “non interessata”) al
Santilli Footage, mentre la N1 European Produktions GmbH è una
società di diritto tedesca (proprio come Volker Spielberg, titolare della
Lollipop Musik Kg e presunto finanziatore di Ray Santilli nonché
detentore del filmato della prima autopsia mai divulgato in pubblico)
che figura costituita e partecipata dalla stessa Qwerty e dalla
statunitense City Bank. Davvero un bel gioco di scatole cinesi, che
peraltro, in quanto tale, potrebbe anche risultare illuminante. Alien
Autopsy è direttamente riferito alla vicenda del Santilli Footage in
chiave apparentemente comica e in esso due giovani attori inglesi,
Declan Donnelly e Ant McPartin, interpretano rispettivamente Santilli
e Shoefield. I titoli di testa sono indicativi: balza subito agli occhi
l’ambiguo titolo in carattere minuscolo/maiuscolo aLIEn autopsy (in
inglese lie vuol dire “bugia”, ovvero “mentire”), che facendo il verso
al motto di X-Files (The truth is out there, “la verità è là fuori”),
annuncia sibillinamente che, al contrario, The truth isn’t out here, “la
verità non è qua fuori”. Un segnale a suo modo piuttosto chiaro.
Quello che potrebbe risultare meno chiaro è il fatto che, come ha
osservato acutamente Michael Hesemann, Alien Autopsy si concluda
con un brevissimo ma significativo spezzone sgranato e semisfocato in
bianco e nero di 58 secondi che dovrebbe, nella finzione filmica,
riferirsi seriamente al vero filmato originale di Jack Barnett: un film
nel film peraltro apparentemente non giustificato dalla produzione
della pellicola della Qwerty (in quanto non sarebbero indicati nel
dettagliatissimo cast i nomi dei protagonisti di tale spezzone) e che in
effetti è tanto realistico da potere essere anche vero.
Forse che, come dice il proverbio, “Arlecchino si confessò
burlando”?
In effetti, diverse cose non tornano. A parte che la pur convincente
esibizione del modello in plastica dell’alieno di John Humphreys non
esclude affatto la possibilità che esso sia in effetti stato realizzato oggi
e non già prima delle riprese del Santilli Footage, in sede autoptica,
tanto per fare un banale esempio, gli organi cerebrali espiantati dal
cranio non sono assolutamente conformi, dimensionalmente parlando,
a quelli di una pecora, di massa notevolmente inferiore rispetto un
cervello umano. E allora?
Non è che invece Santilli si è dichiarato un falsario (anche se non
del tutto) solo per evitare di essere accusato di ricettazione (ed
eventualmente non subire conseguenze anche peggiori) da quello che
comunque, se tutto fosse vero, sarebbe indiscutibilmente il vero
proprietario del footage abusivamente vendutogli dal cameraman, e
cioè il governo USA ?
Non lo si può certo escludere. Se un compratore non ha
consapevolmente seguito la nota massima latina caveat emptor
(“l’acquirente sia cauto”), va da sé che questi si espone
necessariamente a tutta una serie di spiacevoli conseguenze di
carattere legale, penale e ritorsivo, specie se e quando si tratti di
materiale davvero scottante e di qualcosa di più grande di lui. In
questo caso la sua ultima presa di posizione in tal senso tenderebbe a
salvaguardarlo, in certo qual modo.
Il rompicapo, dunque, continua e continuerà. Solo che chi persiste a
seguirlo ricercandone l’impossibile chiave non si rende conto di una
cosa: esso, lo sia poi davvero o no, si è comunque più che mai
trasformato, di fatto, in un “falso scopo” per gli ufologi seri, teso
com’è a distrarli, in pratica, da altri e ben più concreti studi e
argomenti in campo ufologico, e costituisce ormai solo un “feticcio” di
cui, per acquisire nuove conoscenze, occorrerebbe piuttosto
sbarazzarsi. E che ha fatto comodo e tuttora fa comodo all’intelligence
impegnata a confondere le acque sul fronte ufologico.
Va detto che evidentemente, a questo punto, il ruolo diretto e
indiretto comunque giocato dell’intelligence USA e del Regno Unito in
tale vicenda è un argomento di cui probabilmente dovremo occuparci
ancora in futuro. Nel frattempo non deve pertanto sorprenderci se
sono venute alla ribalta nuove “bufale” consimili, quali alcune altre
pretese “autopsie aliene” di fonte iugoslava e messicana. In ogni caso
il peso e l’incidenza a livello documentario e scientifico di tutte queste
storie sull’ufologia non è certo stato né è determinante. Anche perché
il peso del caso Roswell in quanto tale trascende del tutto, sia sul
piano testimoniale sia su quello della verifica storica e tecnica dei dati,
il Santilli Footage e ogni sua emulazione.
Vediamo perché.
5
Roswell: testimoni e risultanze del più noto UFO crash

Per ben due volte a indagare sul posto


A parte i controversi filmati dell’autopsia di due alieni, venuti alla
ribalta nel 1995 in Inghilterra grazie a Ray Santilli, sul crash di Roswell
(New Mexico), in favore o contro, è stato scritto anche Italia di tutto,
ma nessuno di nazionalità italiana fra coloro che lo hanno fatto si è
recato a indagare sul posto. Al contrario, chi scrive è stato per ben due
volte a Roswell per indagare e approfondire. Una prima volta nel
1991, quando ancora il mito dell’UFO crash di Corona era quasi
sconosciuto, limitato com’era all’ambiente esclusivo degli addetti ai
lavori USA ed europei. La seconda nel 1997, per un periodo ancora più
lungo, quando ormai il fatto era assurto a notorietà internazionale.
Nel primo caso, con Antonio Huneeus e Javier Sierra, per un vero e
proprio blitz di due giorni che, tra l’altro, ci consentì di intervistare
l’addetto stampa militare della base di Roswell all’epoca, l’allora
tenente Walter Haut (deceduto nel 2006), e il sergente Clifford Stone,
ex sottufficiale a suo dire già ufficialmente impegnato nel recupero
segreto di UFO schiantatisi e attivissimo nell’acquisizione di
documenti governativi sul tema UFO attraverso il Freedom of
Information Act (FOIA ). Nel 1997, quale consulente per il programma
televisivo sugli UFO realizzato dalla Televisione della Svizzera Italiana
e curato dal regista Guido Ferrari, ci fu possibile rivedere Haut e
intervistare, inoltre, Robert Shirkey (che vide caricare i frammenti
dell’UFO su un aereo da trasporto) e l’operatore cimiteriale Glenn
Dennis.
1991: Walter Haut ci conferma il comunicato stampa
In USA dal 3 al 7 marzo 1991 per partecipare, con delegati di
quattordici paesi, al I congresso mondiale sugli UFO a Tucson, in
Arizona, abbiamo pensato che in effetti la situazione offriva
un’occasione per approfondire direttamente il caso di Roswell, allora
ancor noto ai soli addetti ai lavori. Come ho già avuto modo di
scrivere sull’organo del CUN , «Notiziario UFO » (n. 114/115), in effetti
l’idea è venuta d’impulso, e il consenso di due amici giornalisti e
ufologi, il cileno-americano Antonio Huneeus di New York e lo
spagnolo Javier Sierra, ha avuto il potere di fare il resto. In una pausa
dei lavori congressuali (un “buco” di due giorni di cui avremmo
potuto usufruire) potevamo infatti andare e tornare da Roswell in
auto da Tucson e avvicinare qualche testimone chiave ancora vivente.
Sarebbe stato interessante avvicinare ad esempio Sappho Henderson,
la vedova dell’ufficiale O. Henderson il quale pilotò il volo che
trasportò via i rottami del “disco” da Roswell, che aveva confermato
quanto confidatole dal marito. Ma non risiedeva a Roswell. Jesse
Marcel era morto cinque anni prima, nel 1986, pur avendo confermato
la realtà della caduta di qualcosa che non era certo il pallone sonda
che di punto in bianco si materializzò dal nulla nella versione ufficiale
imposta dal governo USA .
Noleggiata un’auto, una Ford Probe a cambio automatico che ho
spinto al massimo dei limiti di velocità consentiti, alternandomi alla
guida con J. Sierra, in una decina di ore noi tre abbiamo attraversato
l’Arizona e buona parte del Nuovo Messico, con Antonio Huneeus
come navigatore. Abbiamo quasi subito scartato l’idea di raggiungere
la località della presunta caduta del disco volante di Roswell, situata
presso Corona, in mezzo al deserto, meta di varie équipe di inquirenti
americani. Così facendo avremmo forse avuto il feticistico piacere di
raggiungere un posto oggi assolutamente identico a qualunque altro
tratto desertico della regione per il gusto personale di poter dire di
“esserci stati”, ma in realtà avremmo concluso ben poco. L’idea era
invece di tentare di avvicinare dei testimoni, e i nostri precedenti
colloqui telefonici davano per possibile almeno un contatto: quello con
il militare che scrisse il comunicato stampa all’origine di tutte le
informazioni giornalistiche dell’epoca, il tenente Walter Haut. Nel
luglio del 1947 Haut aveva l’incarico di curare le pubbliche relazioni
della base militare di Roswell, ed ebbe dal suo comandante, colonnello
Blanchard, l’ordine di redigere il comunicato stampa che innescò tutta
la faccenda a livello di mass media, e che confermava il recupero
dell’UFO da parte dell’esercito americano.
Dopo un viaggio non stop e un paio di diversioni effettuate per
essere sicuri di non avere alcun controllo indesiderato alla nostra
visita, abbiamo raggiunto l’abitazione di Haut sulla Diciassettesima
West e ci siamo presentati al padrone di casa, che ci attendeva.
Sebbene avesse all’epoca superato la sessantina, Haut portava
magnificamente i suoi anni. Alto e ben piantato, l’ufficiale parlava con
tono sereno e distaccato, manifestando pazienza e cortesia verso i
visitatori e un gran senso dell’ospitalità.
Dopo le presentazioni, con un sorriso egli ha chiesto alla moglie di
“portargli il libro”, cosa che per un attimo ci ha lasciati interdetti. Ma
poi è stato chiaro di cosa si trattava. «Vedete» è stata la spiegazione
«dopo la pubblicazione del volume di William Moore e Charles Berlitz
nel 1980 1 non potete immaginare quanta gente è venuta a visitarci.
Perciò, da un certo momento in poi, io e mia moglie abbiamo deciso,
per nostra memoria, di chiedere ai visitatori di firmare un libro dove
registriamo nomi e date». Una richiesta legittima quanto simpatica che
ci ha dato modo di constatare quanti e quali interessati abbiano
incontrato Haut: una vera moltitudine, in cui spiccano molti ben noti
ufologi e giornalisti americani, naturalmente.
«Ora che vi abbiamo “schedati”» ha continuato Haut «dobbiamo
anche dirvi che francamente oggi non riceviamo più chiunque se non
siamo preavvertiti. Voi lo avete fatto e addirittura venite dall’estero, e
dunque il problema non si pone. Ma anche la nostra vita privata va
difesa da curiosi e seccatori.» Il che è più che comprensibile. Rotto il
ghiaccio, e bevuto il caffè offertoci con una fetta di torta dalla signora
Haut, siamo entrati nel vivo dei discorso.
«Signor Haut» ho esordito «cosa può dirci, quarantaquattro anni
dopo, del comunicato stampa da lei preparato che avviò tutto il caso
Roswell?»
«Va premesso che io non ho preparato nulla di mia iniziativa» ha
precisato il nostro ospite. «Il comunicato da me preparato fu redatto di
comune accordo col comandante Blanchard, ed è perfettamente
veritiero circa i fatti.»
Haut ce ne ricorda il testo, in data 8 luglio 1947: «Le molte voci
relative ai dischi volanti sono diventate ieri una realtà quando l’ufficio
informazioni del 509º Gruppo Bombardieri dell’8º Forza Aerea presso
l’aeroporto di Roswell è stato tanto fortunato da venire in possesso di
un disco grazie alla collaborazione di un allevatore locale e dell’ufficio
dello sceriffo della contea di Chaves. L’oggetto volante è atterrato in
un ranch nelle vicinanze di Roswell in un giorno non precisabile della
scorsa settimana. Non disponendo del telefono, l’allevatore ha
custodito il disco fino al momento in cui è stato in grado di mettersi in
contatto con l’ufficio dello sceriffo, che si è quindi rivolto al maggiore
Jesse A. Marcel, dell’ufficio informazioni del 509º Gruppo
Bombardieri. Con l’azione successivamente intrapresa, il disco è stato
prelevato presso l’abitazione dell’allevatore. Esso è stato poi
ispezionato presso l’aeroporto dell’esercito a Roswell e in seguito
affidato dal maggiore Marcel alle autorità superiori».
«Cosa vuole che le dica, se non ribadirle che il comunicato è preciso
e veritiero come ho d’altronde sempre affermato?» ha continuato
Haut. «È vero il ritrovamento effettuato nel ranch della famiglia
Brazel di frammenti dell’oggetto; ed è altrettanto vero il successivo
ritrovamento nella zona con l’intervento successivo delle autorità. Che
poi ammantarono la cosa di riserbo, abbuiando infine il tutto dietro il
segreto di Stato.»
«È dunque così che lei spiega la precipitosa “licenza” del
comandante Blanchard, il “fermo” al comunicato stampa da parte
dell’FBI immediatamente dopo che la notizia, ripresa dalla stampa
locale, stava rimbalzando su quella nazionale, il folgorante arrivo del
generale Roger Ramey su ordine da Washington del generale Hoyt
Vandenberg che, nel corso di una conferenza stampa, confermò e
smentì a un tempo il tutto, esibendo come rottami dell’UFO alcuni
pezzi di un pallone sonda e dichiarando che il “disco” era in realtà
una sonda meteorologica?» ho chiesto.
«Sì. È inutile nascondersi dietro un dito. Io direttamente non ho
visto nulla, ma ho parlato con chi ha visto tutto. E le posso dire che
Jesse Marcel e Sheridan Cavitt, gli ufficiali del Servizio informazioni
che furono coinvolti nella vicenda, erano persone serie. Marcel, morto
nel 1986, ha detto a chiare lettere che il silenzio e il segreto fu imposto
dalla ragion di Stato. Ma non è possibile negare la realtà di certi fatti.»
«E i cadaveri dei piloti del disco?»
«Qualcuno li ha visti, sebbene sembra fossero malridotti. Io no.»
«Marcel avrebbe fatto raccogliere i rottami in un hangar, e poi il
tutto sarebbe stato imbarcato su una superfortezza volante B-29 che
avrebbe trasferito il carico alla base di Wright Patterson nell’Ohio,
pensano in molti. E lei?»
«È quanto risulta anche a me.»
«Lei ha mai avuto problemi in conseguenza dell’accaduto?»
«No. D’altro canto non dimentichi che all’epoca io ero un tenentino,
sia pure con un incarico di una certa responsabilità, e dunque sempre
un ufficiale subalterno. In ogni caso ho saputo stare al mio posto e
parlare poco.»
«È la prima regola in una struttura gerarchica come quella militare»
ho commentato. «Ma oggi che lei è il signor Haut, e non è più in
divisa, avrà maturato una sua convinzione sulla vicenda di Roswell e
sull’ordigno che si schiantò nel 1947. Qual è la sua opinione?»
«Senta, non amo le perifrasi. Se vuole la mia opinione, eccola:
l’oggetto caduto a Roswell veniva dallo spazio.»
«Dallo spazio?»
«Sì: dallo spazio extraterrestre, voglio dire. Quanto so e ho sentito
mi ha ormai convinto di ciò.»
Haut è categorico, e la successiva conversazione ci ha permesso di
ripercorrere i retroscena del caso in termini non difformi da quanto
già riportato da Moore e Berlitz nel loro libro.
Ma ormai dovevamo accomiatarci. Sulla soglia, nella biblioteca di
casa, abbiamo visto una guida fotografica di Firenze.
«Non mi dica che ci è stato» ho chiesto a Haut.
«Sì che sono stato in Italia e anche a Firenze. Sa, io e mia moglie
siamo ora in pensione e ci piace viaggiare, visto che non siamo ancora
decrepiti. L’Italia è bella e Firenze lo è particolarmente!»
Abbiamo lasciato gli Haut per raggiungere un motel. Quindi il
nostro programma prevedeva una visita a un altro ex militare, il
sergente Clifford Stone. Questo sottufficiale si è particolarmente
impegnato nell’ottenere tutta una serie di documentazioni ufficiali di
vari enti governativi USA sugli UFO tramite il Freedom of Information
Act, la legge sulla libertà di informazione americana. È stato lui a
indicarci una persona che, ancora in servizio presso la base di Roswell,
ha accettato poi la mattina seguente di condurci a nostro rischio,
attraverso un accesso non controllato, in vista degli hangar oggi
deserti dove i rottami e i cadaveri dei piloti del disco di Roswell
sarebbero stati conservati prima del trasferimento a Wright Patterson.
Qualche foto ricordo d’obbligo e poi via.
Quindi altre dieci ore e più d’auto per tornare in serata a Tucson,
costeggiando lungo i loro sconfinati perimetri ben noti teatri di eventi
ufologici come la base aeronautica di Holloman e il poligono
missilistico di White Sands, tuttora off limits. Il Nuovo Messico, come
noto, contiene vastissime aree sottoposte a servitù militari e con
divieto assoluto di accesso. E nel 1948, quando accadde l’incidente di
Roswell, ospitava i più avanzati impianti atomici e missilistici del
mondo in quel momento: dal poligono atomico di Alamogordo, dove
fu sperimentata la prima bomba atomica in previsione del suo
impiego bellico contro il Giappone a Hiroshima e Nagasaki, a quello
missilistico di White Sands, culla dei primi esperimenti spaziali sulla
base delle V-2 tedesche. Il 509º Gruppo Bombardieri di stanza a
Roswell era un’unità d’élite, l’unica del genere in grado di effettuare il
lancio di bombe atomiche. È altresì noto che il Nuovo Messico vide
una insolita concentrazione delle segnalazioni ufologiche in quel
periodo. Ma c’è poi da meravigliarsi, in realtà? Se qualcuno avesse
voluto tenere d’occhio da un punto di vista strategico e scientifico non
gli USA ma l’intera umanità in quel momento, avrebbe dovuto farlo
proprio laggiù, come in effetti sembra sia accaduto.

L’intervista col pilota Robert Shirkey


Nuovamente in USA nel 1997, ho intervistato Robert Shirkey il 2
dicembre a Roswell, dove egli risiede. L’incontro è avvenuto durante
una pausa delle riprese effettuate dal regista svizzero Guido Ferrari
per la produzione del suo “speciale” in quattro parti dedicato agli
UFO .

Mr Shirkey, nel 1947 lei prestava servizio presso la base di


Roswell come sottotenente, in qualità di vice addetto alle
operazioni del 509º gruppo Bombardieri. Come è stato
coinvolto nella faccenda dell’UFO crash di Roswell?
Martedì 8 luglio 1947 ero di servizio all’ufficio operazioni della base.
Ricevetti una telefonata dal comando che dava disposizioni di
approntare un B-29 per il decollo immediato di un carico speciale.

Con quale destinazione?


Le disposizioni del comandante Blanchard erano chiare e precise: Fort
Worth, in Texas. Sull’aereo avrebbe volato il maggiore Jesse Marcel.

Poi cosa accadde?


Verso le quattordici e trenta il comandante Blanchard si affacciò alla
porta dell’Ufficio operazioni e chiese se l’aereo era pronto. Dopo la
mia risposta affermativa il comandante fece un cenno a qualcuno, e io
intravidi quattro o cinque persone che, trasportando dei frammenti
metallici, oltrepassavano la porta dirimpetto che portava alla rampa
del velivolo sul campo. Mi spostai allora verso il comandante accanto
a me, che sulla soglia copriva in parte col suo corpo il passaggio di
questi uomini e mi rivolsi a lui senza mezzi termini.
Cosa gli disse?
Non fu né una domanda né un ordine in quanto, semplice
sottotenente, non avrei mai potuto farlo. Direi che si trattò di una
garbata ma ferma richiesta, non ricordo le parole esatte, ma in pratica,
col sorriso sulle labbra, gli dissi di farsi da parte, perché anch’io
volevo vedere cosa stavano caricando su quell’aereo speciale per Fort
Worth.

E di cosa si trattava?
Frammenti metallici di varie dimensioni. E non erano verniciati o
colorati. Erano color metallo vivo, tipo acciaio inossidabile.

E poi?
E poi niente. Fu questo il mio “incontro ravvicinato” con i reperti. Le
garantisco che li ho visti. E non avevano nulla a che fare con il pallone
che il generale Ramey tirò in ballo poi. E tanto meno con la storia del
Progetto “Mogul”.

Lei ritiene allora che la versione del Pentagono sia una vera e
propria copertura. O no?
Può dirlo forte! Ci hanno presi tutti in giro per quasi cinquant’anni…

Secondo lei cosa c’è dietro tutta la storia?


Senta, credo che sia chiaro che un segreto occultato per tanto tempo
così gelosamente dev’essere qualcosa di enormemente importante, e
forse l’evento più importante di questo secolo…
Chi crede, fra i testimoni noti del caso, sia più affidabile di
altri?
Credo che tutti, da Walter Haut allora giovanissimo a Jesse Marcel Jr
siano affidabili. Ma penso che Glenn Dennis e Frank Kaufmann siano i
più importanti, in fondo.

Crede che la verità verrà fuori, un giorno?


Ne sono certo. La verità non si può fermare, mai.

La sconcertante storia di Glenn Dennis


Ma passiamo ad altro.
In questa intervista, da me realizzata il 1º dicembre 1997 a Roswell,
viene fedelmente ricostruita la vicenda che nel luglio 1947 coinvolse
un giovane impresario di pompe funebri, Glenn Dennis. La sua
testimonianza è sempre stata indicata da tutti gli autori di resoconti
sull’argomento come estremamente coerente e illuminante.
Dennis è un uomo gentile e disponibile, ma anche essenziale e
riservato.

È l’8 luglio 1947, dopo cena. Il telefono squilla alla Ballard


Funeral Home e lei risponde. Chi era?
La voce si qualificò per l’addetto alle onoranze funebri della base
aeronautica dell’esercito di Roswell, senza fare nomi.

Come si svolse la conversazione?


Molto semplicemente. Disse: «Tanto per fare un’ipotesi… avete delle
bare a chiusura ermetica lunghe da tre a quattro piedi (da un metro a
un metro e venticinque centimetri circa)?». Io risposi che le avevamo
da un metro e venticinque centimetri, e allora mi chiese quante ce
n’erano a disposizione. Gli risposi che disponevamo solo di un
esemplare, e lui mi domandò allora quanto ci voleva ad averne altre.
Al che gli precisai che, all’indomani dell’ordinazione presso il
deposito di Amarillo in Texas, sarebbe stato possibile riceverle. Poi gli
feci io una domanda.

Quale?
La Ballard Funeral Home aveva un contratto con la base per seguire in
esclusiva ogni tipo di decesso, incidenti aerei compresi. Così gli
domandai se si era verificata la caduta di un aereo. «Ci serve saperlo
solo per nostra informazione» tagliò corto l’uomo, e chiuse la
comunicazione.

E poi che accadde?


Un’ora dopo richiamò. «Come trattereste dei cadaveri rimasti esposti
all’esterno, in pieno deserto per tre o quattro giorni?» chiese,
osservando ancora che si trattava di una situazione ipotetica.
E la conversazione continuò sui dettagli della cosa per un po’. «Ci
serve saperlo per i nostri archivi» concluse il militare. Ma la cosa non
finì così.

Ci racconti cosa accadde.


Un militare, feritosi alla mano in un incidente e medicato
nell’ospedale di Roswell, doveva rientrare alla base, e nella cosa fu
coinvolta un’ora dopo la nostra ambulanza, come da accordi con i
militari. Così portai laggiù io l’uomo. Mi fecero entrare senza
problemi (ero conosciuto) e parcheggiai accanto a due ambulanze da
campo. Notai che erano aperte e sorvegliate da un uomo della polizia
militare. Mi avvicinai, gettai uno sguardo all’interno e vidi una gran
quantità di frammenti metallici che ricordavano l’alluminio; un paio
di essi nella forma sembravano l’estremità di una canoa canadese, e
un altro presentava sulla superficie una specie di scritta che ricordava
i geroglifici. Tirai di lungo, ma poi successe il fattaccio.

Quale fattaccio?
Andai a un distributore automatico di bibite e qui mi scontrai con un
ufficiale. Ingenuamente, mentre mi squadrava, gli chiesi se avevano
avuto un incidente aereo, e offrii tutta la mia collaborazione. Non
l’avessi mai fatto! «Chi diavolo è, lei?» mi investì l’uomo. Al che mi
presentai. Mi disse di andare subito via dalla base, poi chiamò due MP
(polizia militare) e disse loro di occuparsi di me, definendomi un
«figlio di puttana» con tono minaccioso. «È impazzito?» dissi io.
«Sono un civile, non potete trattarmi così.» Il militare tuonò ancora
contro di me e mi fece scortare di peso all’ambulanza, ordinando agli
MP di riportarmi alla Ballard Funeral Home.

E lo fecero?
Certo. Solo che camminando ci imbattemmo in un’infermiera che ben
conoscevo per averla frequentata tempo addietro. Era uscita all’aperto
con un panno sulla bocca, e per un momento pensai che piangesse. Ma
non era così. Mi riconobbe e incrociandomi mi disse: «Glenn, cosa stai
facendo qui? Vuoi farti fucilare?». Io risposi che me ne stavo andando,
indicando la mia scorta. E notai, proseguendo, altre due persone che
come lei uscivano dalla stessa porta, con un panno sulla bocca anche
loro.

Così la riportarono alla Ballard Funeral Home. E dopo?


Il giorno dopo mi sentii al telefono con la ragazza e poi ci
incontrammo. E fu durante quell’incontro che mi disse di aver
presenziato a un’autopsia tutta particolare: quella sui corpi di tre
esseri umanoidi recuperati nel deserto. Due cadaveri erano ridotti
male, sia per il fatto di essere precipitati, sia a causa dell’azione di
animali predatori. Uno era ancora in buone condizioni. Non erano
uomini, ma esseri alieni. Mi disse di aver notato quattro dita [sempre
che il cadavere, se «ridotto male», non presentasse mutilazioni, NdA]
nella mano di quello che aveva visto da vicino, un capo macrocefalo e
grandi occhi. Fece anche un disegno, estremamente emozionata.
Subito dopo lo bruciò con un fiammifero. Aveva una paura fottuta.

E poi?
Poi niente. Non ci vedemmo più. Dopo qualche tempo chiesi io sue
notizie alla base. Mi sentii dire che era in Inghilterra, per servizio. Ne
ottenni l’indirizzo e le scrissi, ma la lettera tornò indietro, con una
stampigliatura sconvolgente: «Destinatario deceduto».

Come?
Mi dissero «in un incidente aereo». Questo è quanto.

La ragazza le fornì altri dettagli sui corpi?


Erano più piccoli di un essere umano adulto, con le braccia diverse
dalle nostre: la parte fra la spalla e l’avambraccio era più corta del
normale. Le mani non mostravano il pollice, e delle quattro dita le due
centrali erano più lunghe. Gli occhi, grandi, erano concavi come le
orecchie e le narici, appena accennate.

Le disse altro in merito all’autopsia?


Sì. Il fetore emanato dai cadaveri era insostenibile, al punto che
dovettero spegnere il condizionatore per evitare che si spargesse in
tutto l’edificio. Dovettero finire il lavoro dopo aver trasferito tutto in
un hangar della base.

Altri dettagli?
La mia amica mi disse che anche i medici si erano sentiti male durante
l’autopsia, e che i due uomini che erano usciti all’aperto subito dopo
di lei quando la incrociai quella sera erano patologi giunti
appositamente dal Walter Reed Hospital di Washington, DC .

Lei cosa pensa?


Credo mi abbia detto tutta la verità, povera figliola. Dovrei dubitarne,
forse?

Aveva avuto una storia con quella infermiera?


Non vedo cosa c’entri questo con l’intervista. Quello che importa è
ben altro.

Il mistero dell’infermiera
Ma nel 1999 una serie di informazioni dagli USA ha apparentemente
contraddetto le affermazioni di Glenn Dennis. Infatti, secondo un
rapporto del 427 Army Air Forces Base Unit (AAFBU ) Squadron,
«nessun membro del personale medico di stanza a Roswell sarebbe
stato mai trasferito». Ciò, naturalmente, contrasta con le note
dichiarazioni di Dennis secondo cui, prima di esserne allontanata per
servizio, un’amica infermiera della base e già a lui legata
sentimentalmente avrebbe confermato non solo l’incidente e il
recupero dell’UFO , ma anche di avere partecipato all’autopsia eseguita
sui cadaveri in avanzato stato di decomposizione ritrovati nel deserto
in prossimità dell’oggetto schiantato.
Com’è noto, l’infermiera X avrebbe anche chiesto a Dennis di
giurarle che comunque non l’avrebbe mai coinvolta. È dunque
evidente che il nome infine emerso per indicarla – Naomi Maria Selff –
è certamente del tutto convenzionale, e non deve sorprendere il fatto
che nei morning reports dell’ospedale militare di Roswell non risulti
alcuna donna con quel nome; non appare neppure nei registri del
National Personnel Records Center (NPRO ) di St Louis, facenti parte
della National Archives Record Administration. Analogamente
nessun nominativo del genere è presente in alcuna delle varie branche
delle forze armate USA . Non ci vengano però a dire che Glenn Dennis
è un bugiardo o un mistificatore. Tutt’al più si potrà dire che sta
onorando l’impegno preso ancor oggi, cautelando l’identità
dell’infermiera X con vari espedienti ben al di là dell’uso di un nome
convenzionale di fantasia. Dennis, infatti, potrebbe anche averlo fatto
fin dall’inizio diffondendo un dettaglio depistante quanto risolutivo: il
fatto che la “sua” infermiera sarebbe morta in un incidente di volo in
Europa pochi mesi dopo il crash. Nessuno, infatti, avrebbe più cercato
un morto.
Secondo i documenti agli atti (relativamente alla base di Roswell),
l’unica infermiera trasferita sarebbe stata distaccata il 23 luglio 1947, e
cioè posteriormente ai fatti di Corona. Il trasferimento della donna si
sarebbe verificato nel quadro della normale rotazione del personale.
L’infermiera sarebbe poi finita a Fort Worth (la odierna Carswell
AFB ) in Texas, ove sarebbe rimasta fino al marzo del 1949. Ma vediamo
se queste informazioni sono conciliabili con quanto dichiarato da
Dennis (e successivamente verificato da altri).
Va da sé che le dichiarazioni di Glenn Dennis hanno innescato una
vasta polemica e una serie di verifiche in ambito ufologico e
giornalistico, e non certo di recente. Pure, tutte le ricerche effettuate
dalla coppia Donald R. Schmitt e Kevin D. Randle, da Karl T. Pflock e
dallo scettico Kal Korff per individuare la fantomatica Naomi Maria
Selff sono stati vani. Se ne dovrebbe quindi concludere che il nome
dell’infermiera X è sicuramente un altro. Quale? Non resta che passare
in rassegna le schede agli atti ancora disponibili.
La sola infermiera fra le cinque a vario titolo legate alla vicenda di
Roswell ancora vivente è andata in pensione nel 1975 con il grado di
tenente colonnello. Si tratta di Rosemary J. Brown, nome da ragazza
Rosemary A. McManus nata l’11 gennaio 1915. Dopo un corso di
formazione al St Mary’s Hospital di Wausa (Wisconsin) nel 1942, la
donna entrò nel corpo delle infermiere il 6 aprile 1944, e nel 1947 era a
Roswell. In seguito operò in diverse basi nel sudovest degli USA con
mansioni generiche (ma anche di chirurgia operatoria), prestando
pure servizio per diciotto mesi nel Marocco francese. Rosemary si è
sposata due volte e ha sempre amato viaggiare.
Appassionata dell’Alaska, la donna ha ricevuto diversi
riconoscimenti militari e per servizio tra cui la medaglia per la
campagna euro-afro-mediorientale e l’attestato per anzianità di
servizio dell’aeronautica militare (e relativa medaglia di bronzo con
foglie di quercia). Dopo il pensionamento, ha lavorato per otto anni
nel Wisconsin per il programma sanitario Medicare/Medicaid.
Attualmente risiede in una casa di riposo per infermiere. Secondo
l’opinione di Donald R. Schmitt, l’infermiera X di Dennis potrebbe
essere lei in virtù del fatto che la donna avrebbe gravitato spesso su
Minneapolis e St Paul, che Dennis avrebbe avuto l’impressione fosse il
luogo di nascita della “sua” nurse. In ogni caso, Rosemary non ha
omesso di esprimere un’opinione circa la questione degli UFO : «Penso
che esista certamente qualcosa al riguardo» ha dichiarato «ma non
saprei cosa». Resta comunque il fatto che si è sempre dichiarata
all’oscuro dei fatti di Roswell. Altre quattro infermiere possono
peraltro essere coinvolte. Purtroppo sono oggi tutte decedute.
Vediamo di chi si tratta una per una.
Joyce Godard, nata a Milledgeville (Georgia) l’8 aprile 1912,
frequentò nel 1929 un college femminile della Georgia e, nel 1932, si
diplomò infermiera presso l’ospedale di Milledgeville. Tra il 1932 e il
1938 operò presso l’ospedale della contea di Aiken (South Carolina).
Entrò quindi nel corpo infermiere dell’aeronautica l’11 maggio 1942,
svolgendo il proprio addestramento di base presso Barsdale
(Louisiana). Fu destinata a Roswell dall’agosto 1946 all’agosto 1947. Le
sue mansioni comprendevano sia l’infermierato generico che quello
amministrativo, nonché quello di carattere aeronautico, e alla fine
della carriera (agosto 1959 - maggio 1962) la Godard era a capo dei
servizi di infermeria della base aeronautica di Norton (California),
dove ricevette la medaglia di encomio dell’aeronautica. Secondo il
cugino Mark, l’ultimo della famiglia, Joyce fece quindi ritorno a
Milledgeville successivamente al proprio pensionamento (nel 1962),
per lavorare nell’ospedale locale. Morì il 25 dicembre 1981. Quando
andò in pensione aveva raggiunto il grado di capitano.
Naturalizzata americana, Angele A. LaRue, nata a Montréal
(Canada) il 26 maggio 1922, frequentò la scuola per infermiere di
Waterbury (Connecticut) per poi entrare, il 9 aprile 1945, nel corpo
infermiere dell’aeronautica. Fu di stanza a Roswell e, in seguito,
presso il 7º Gruppo Bombardieri di Carswell (Texas). Nel 1948 si
sposò con il pilota Frederick Thessing: lasciò il servizio attivo nel 1949
per dedicarsi alla famiglia, allietata da quattro figli. Come molte
famiglie di militari, i Thessing si spostarono spesso: dal Texas al
Nebraska, dalla Florida al Connecticut. LaRue era diabetica e
manifestò problemi cardiaci. Andata in pensione col grado di tenente,
morì nel 1986 a Conway (Arkansas).
Claudia Uebele, nata il 20 febbraio 1905, conseguì il proprio
diploma alla Scuola per infermiere dell’ospedale di Bethesda a
Cincinnati (Ohio) nel 1930. Entrò nel corpo infermiere dell’aeronautica
il 15 marzo 1945, svolgendo il proprio addestramento di base
all’ospedale generale di Billings (Indiana). La Uebele era a Roswell nel
1947 e, in seguito, continuò a svolgere le proprie mansioni in altre sedi
come la base di Marks (Alaska) e quella di MacDill (Florida). Andò in
pensione nel 1965 col grado di maggiore, dopo un periodo di tre anni
presso l’801º Gruppo medico alla base USAF di Lockbourne (Ohio).
Decorata con tre medaglie, morì il 17 maggio 1994 a Seal Beach
(California).
Adeline Mae Fanton, nata il 16 marzo 1916 a Louisville (Kentucky),
frequentò la Scuola per infermiere presso l’ospedale delle Sante Maria
ed Elisabetta di Louisville. Entrò nel corpo infermiere dell’aeronautica
il 19 aprile 1945, e operò in varie sedi nel corso dei tredici anni
successivi. Dopo essere stata distaccata a Roswell, svolse il suo
servizio presso il Campo March (California), per poi trasferirsi al 5001º
Gruppo medico alla base USAF di Ladd (Alaska). Distaccata presso
vari ospedali militari fino al suo pensionamento nel 1958, la Fanton
non si sposò. Ricevuta nel 1951 la American Campaign Medal
(decorazione di cui fu insignita anche Claudia Uebele), due anni dopo
le fu attribuita la medaglia per il servizio nella Difesa nazionale. Come
pensionata, la Fanton si ritirò a Louisville e vi morì nel 1975, venti
anni dopo (a cinquantanove anni).
Che dire, a questo punto? Naomi Maria Selff cela dunque il nome
di Rosemary MacManus, Joyce Godard, Angele LaRue, Claudia
Uebele o Adeline Fanton?
Per rispondere dovremmo eventualmente rifarci a uno o più dati
che, propri dell’infermiera X, possano essere riscontrabili in una delle
cinque donne sopra menzionate. Chi scrive è stato due volte a Roswell
e lo ha fatto da tempo, e le conclusioni sono che, come anche
confermato dagli ultimi studi di Kevin D. Randle, una di loro meglio
delle altre si adatta alle caratteristiche di Naomi Maria Selff. E si tratta
dell’ultima di cui abbiamo parlato, Adeline Mae Fanton. Vediamo
perché.
Tanto per cominciare, l’infermiera X, a detta di Dennis, era
cattolica, il che necessariamente restringe il campo. La Fanton era
cattolica: si era formata all’ospedale delle Sante Maria ed Elisabetta di
Louisville, nonché all’Accademia di Santa Caterina di Springfield,
entrambe istituzioni cattoliche del Kentucky. Poi la nurse di Dennis
sarebbe stata trasferita in Gran Bretagna; e anche la Fanton in effetti vi
lavorò, operando presso il 7510º USAF Hospital a Wimpoole Park,
Cambridge (Inghilterra). Ciò avvenne successivamente alla sua
permanenza a Roswell, dal 26 dicembre 1946 al settembre del 1947,
pare. Cosa accadde esattamente nel settembre 1947, però, non è del
tutto chiaro. Infatti, a seguito di un incendio al National Personnel
Records Center di St Louis, gli incartamenti comprendenti i dossier
personali delle infermiere Fanton, LaRue e McManus furono distrutti;
e sono stati successivamente ricostruiti, pur non nella loro
completezza.
Così, qualcosa manca o magari fu aggiunto nel curriculum
“ricostruito” della Fanton. Ma quanto a questo, qualcosa è importante
ai fini della nostra ricerca forse più di quanto non si possa
immaginare. Perché, infatti, Adeline MacFanton in seguito cambiò
nome? In effetti, per ragioni non del tutto chiare, la Fanton cambiò il
nome proprio, Adeline, in Eileen. Una decisione che avrebbe
indubbiamente reso difficile, a chiunque l’avesse conosciuta, ritrovarla
in seguito. Comunque sia, risulterebbe che il 4 settembre 1947 la
Fanton avrebbe lasciato Roswell, per una ragione tutta particolare:
quella di farsi ricoverare, formalmente per “instabilità psichica”, al
Brooke General Hospital di Fort Sam Houston (Texas). Nel suo dossier
personale si dice, anzi, che la donna avrebbe sofferto di problemi
psichiatrici già nel 1946. Ciò nondimeno, se fosse vero che il
pensionamento anticipato (30 aprile 1955) era dovuto proprio a tali
problemi, mal si giustifica il fatto che la Fanton, congedatasi con un
nuovo nome di battesimo e il grado di capitano, sia stata comunque
insignita di ben due diverse decorazioni. Una circostanza a dir poco
contraddittoria.
Last but not least, va considerata un’ultima circostanza. Glenn
Dennis ha descritto la “sua” nurse come una giovane minuta, dagli
occhi neri, i capelli scuri e con l’incarnato d’alabastro. Orbene, se è
forse vero che una persona a cui si è comunque stati legati si ricorda
certo assai più bella di quanto non fosse in realtà, e che dunque il
paragonare l’infermiera X, da parte di Dennis, a una “Audrey
Hepburn in miniatura” è forse eccessivo, resta il fatto che se
guardiamo una fotografia di Adeline (o, meglio, Eileen) MacFanton un
minimo di somiglianza potrebbe forse anche emergere. Nel 1995, nel
suo fascicolo di autunno (l’ultimo) la ora scomparsa rivista americana
«Omni» in un articolo di Paul McCarthy e in una intervista di Karl T.
Pflock riferiva la questione della “infermiera perduta” di Roswell.
Oggi, forse, siamo un passo più vicino dalla verità. Resta comunque il
fatto che se – come molto potrebbe indurre a pensare – la Fanton è
davvero Naomi Maria Selff, non potrà mai ammetterlo, essendo morta
da ventiquattro anni. Potrebbe, forse, confermarlo Glenn Dennis. Ma
se non lo ha fatto prima, perché dovrebbe farlo adesso?
In conclusione, ci sembra che anche la questione della missing nurse,
la famigerata “infermiera perduta” su cui non pochi hanno scritto più
o meno a vanvera, sia abbastanza consequenziale con tutta la storia di
Roswell e dei suoi vari protagonisti e coerentemente dominata dal più
o meno comprensibile riserbo di questi ultimi da un lato e dal cover up
delle autorità dall’altro. Cosa volete che facciano i militari, se non
continuare a insabbiare il tutto come hanno fatto finora? Come emerge
dalla più recente iniziativa ufficiale del GAO – Government
Accountability Office – promossa dal compianto onorevole S. Shiff,
che si trovò di fronte alla pressoché totale assenza di documentazioni
ufficiali agli atti in quanto “distrutte per errore”, l’indagine sulle
infermiere di Roswell è illuminante.
Da un lato, abbiamo Glenn Dennis, un anziano e stimato cittadino,
onorato dalla comunità, che ha sempre e coerentemente fatto certe
affermazioni, preoccupandosi di tutelare al massimo la fonte delle sue
informazioni, anche probabilmente con l’espediente di far credere
deceduta quest’ultima (sempre che il tutto non sia invece stato indotto
dalle autorità stesse). Dall’altro abbiamo una serie di prove indiziarie
che portano a Adeline MacFanton: una brunetta di aspetto
mediterraneo, single e rimasta tale, cattolica, che successivamente al
1947 cambia nome da Adeline in Eileen e il cui dossier personale – ma
guarda un po’ – viene distrutto in un incendio per venire
successivamente “ricostruito”.
Così – a scanso di rischi futuri dovuti a possibili atteggiamenti non
collaborativi dell’interessata – in esso risulteranno “problemi psichici”
a carico della donna nel 1946 (a pochi mesi dalla sua entrata in
servizio!) un ricovero per “instabilità psichica” e una serie di problemi
psichiatrici che sottintendono la causa del suo congedo anticipato nel
1955. Ciò nondimeno, e del tutto inspiegabilmente, la Fanton viene
professionalmente utilizzata un po’ dappertutto (e non è certo
consentito che l’attività infermieristica sia esercitata da soggetti con
problemi psichiatrici), viene promossa fino al grado di capitano (in
dieci anni di carriera militare, davvero niente male!) e addirittura
decorata (per quali meriti?). Va da sé che troppe cose non tornano. E
che a questa donna, lei consenziente (ma quali alternative potevano
sussistere, nella sua situazione?), si è palesemente cercato di fare il
vuoto intorno (sia anagraficamente che a livello di curriculum), pur in
stridente contrasto con l’evidenza logica e professionale di fatti che
parlano da soli. Il che si può giustificare solo se sotto c’era davvero
qualcosa che doveva essere gelosamente occultato: un’esperienza
inconfessabile (ma nondimeno riferita confidenzialmente a Glenn
Dennis) di capitale importanza per la difesa nazionale. Quella vissuta
a Roswell da tanti, troppi testimoni diretti e indiretti, e forse per la
quale – vista la sua sostanziale e responsabile collaborazione – alla
Fanton è financo stata data una medaglia: la National Defense Service
Medal, appunto.
Quanto a Glenn Dennis, al di là dell’intervista che ci rilasciò nel
1995, nell’occasione scambiammo diverse battute con lui e parlammo
anche dell’infermiera X. Poco, ma abbastanza per registrare una
precisa e inequivocabile sensazione. Primo, l’impegno assunto nel
1947 di non coinvolgerla in ogni caso era per lui importante e non vi
sarebbe mai venuto meno. Secondo, si considerava un uomo
“all’antica”, con una parola sola. Di conseguenza pensiamo che ben
difficilmente sapremo di più rispetto a quanto egli abbia ritenuto di
dover dichiarare al riguardo. Pertanto lo capiamo e forse anche lo
giustifichiamo, perché abbiamo la pretesa di aver letto nei suoi occhi
di uomo anziano quello che nessun libro e nessun documento può
rivelare fra le righe. E che può emergere solo dai contatti umani e in
loco, oltre che dalle indagini al tavolino.

La sconvolgente intervista di Guido Ferrari all’ex agente


segreto Frank Kaufmann
Sempre nel 1995, nel corso dell’inchiesta svolta a Roswell, con il
concorso della TSI di Lugano è stato stabilito un importante contatto
con un altro testimone di notevole rilevanza: Frank Kaufmann.
L’incontro e l’intervista che ne scaturirono sono stati – sebbene in
precedenza pianificati con chi scrive – realizzati successivamente,
senza la mia personale partecipazione per ragioni prudenziali,
dall’amico e collega Guido Ferrari, il cui dettagliato resoconto
dell’epoca sono lieto di riportare di seguito in extenso.

Nel corso della realizzazione di quattro documentari sul tema UFO


per la televisione svizzera di lingua italiana ho preso contatto con
Frank Kaufmann, nella sua qualità di testimone chiave del caso
Roswell, per ottenere un’intervista. Kaufmann è noto solo da poco
tempo, e precisamente dopo le sue dichiarazioni nell’inchiesta
dell’emittente britannica Channel 4 dedicata al caso Roswell e al
Santilli Footage. Egli è un testimone chiave perché dichiara di aver
visto accanto ai rottami del “disco” anche dei corpi di alieni: è
l’unico ad affermarlo.
Sia come sia, nel 1947 Frank Kaufmann era di stanza presso la
base aerea militare di Roswell con i grado di sergente maggiore
addetto al personale. Il racconto di Kaufmann si colloca nel contesto
degli avvenimenti riferiti al luglio 1947. Le sue dichiarazioni sono le
più importanti fino a ora ottenute su questo incidente.
Ricordiamole.
«Mi trovavo a Roswell dal 1942, ufficialmente al personale, ma in
realtà facevo parte dei Nove, una unità dell’intelligence militare per
interventi classificati come segreti. I radar avevano segnalato dei
misteriosi blip erratici sugli schermi. Fummo allertati quando uno
dei blip fece come un flash e poi scomparve. Forse si era trattato
dell’esplosione di un velivolo o di un missile. Ci dirigemmo il più
velocemente possibile, considerando che non c’erano strade e il
percorso era molto accidentato, verso la zona, a una settantina di
chilometri a sud del Foster Ranch (Corona). Giungemmo sul posto
che era quasi notte, in lontananza c’era un bagliore diffuso. Entrati
nel perimetro dell’incidente, ci trovammo di fronte a un oggetto che
non assomigliava né a un aeroplano né a un missile, seminfossato
nel terreno a ridosso di un costone roccioso. Misurava pressappoco
fra i 20 e i 25 piedi di lunghezza e al centro appariva squarciato. Un
corpo era stato scaraventato sul costone roccioso, un altro penzolava
a metà fuori dello scafo, e, dopo esserci avvicinati, vedemmo altri
tre corpi all’interno dello scafo. Richiedemmo un furgone e delle
gru mobili per rimuovere l’oggetto, la cui superficie inferiore
presentava come un reticolo di celle trasparenti, apparentemente
vetrose. Ricordo inoltre degli strani pannelli di controllo e delle
iscrizioni, del tutto sconosciute. Uno dei cadaveri era già piuttosto
deteriorato, le dita di una mano mancavano quasi completamente.
Sistemammo i corpi in un involucro di plastica e con un furgone
furono trasportati all’ospedale della base. Dopo i primi controlli, i
corpi, i rottami e il corpo dello scafo furono collocati nell’hangar n.
84. All’interno dell’hangar c’era un grosso riflettore che illuminava i
rottami e i cinque corpi allineati sul pavimento. Per quello che posso
ricordare i corpi non assomigliavano a quelli del video di Santilli,
c’era una somiglianza, ma non posso esserne certo. Per me, avevano
cinque dita per mano e non sei. Il grosso venne inviato al quartier
generale dell’intelligence, a Wright Field (Ohio), altri materiali
invece furono mandati alla base dell’Air Force di Andrews
(Washington), dove i più alti ufficiali in comando, ed evidentemente
anche il presidente Truman, erano in attesa.»
La sera prima dell’incontro mi trovo a Roswell. Kaufmann mi
dice al telefono che ci saremmo visti nella mia camera d’albergo alle
dodici la mattina dopo, il 2 dicembre 1995, alle ore nove. Tuttavia
non mi promette di rilasciare l’intervista. Mi vedrà solo per cortesia,
ma non vuole curiosi. Ne prendo atto.
La mattina seguente, in una camera accanto alla mia, il mio
cameraman e il tecnico del suono sono pronti per l’intervista, non si
sa mai…
Con loro resta in attesa anche Roberto Pinotti che mi accompagna
assistendomi con la sua grande competenza e mi consiglia di
aderire alle richieste del testimone. Vista la diffidenza di Kaufmann
– di cui sapevo la vecchia militanza nei Servizi segreti – decido di
presentarmi da solo all’appuntamento, come del resto tacitamente
convenuto nei contatti preliminari. L’improvvisa presenza di
testimoni, infatti, avrebbe potuto avere un effetto dissuasivo, perché
un’eventuale, successiva smentita di Kaufmann sull’incontro
sarebbe stata più difficile. Alle nove in punto del 2 dicembre
Kaufmann bussa alla porta della mia camera. È un uomo di alta
statura, di costituzione robusta, porta occhiali che nascondono occhi
celesti. Mi dice di avere ottant’anni, di essere di origine svizzera, di
Berna, e aggiunge che ha voluto incontrarmi per gentilezza nei miei
confronti ma che non può rilasciare un’intervista TV . Mi spiega che
dopo il documentario di Channel 4 e la sua apparizione in
penombra sulla CBS è stato subissato di richieste. Mi mostra un
mazzetto di biglietti da visita di giornalisti di mezzo mondo. Mi
spiega che aver concesso le due interviste è stato un errore,
soprattutto quella a Channel 4 in cui è stato messo in relazione con
il filmato di Santilli, da cui si distanzia nettamente. Aggiunge che ci
tiene comunque a parlare a quattr’occhi perché certe cose devono
essere sapute. Io continuo a sperare che, alla fine, mi conceda una
breve intervista. Ma evidentemente preferisce non apparire: e un
colloquio può sempre essere smentito. Ho l’impressione che le due
interviste in TV gli siano costate un richiamo da parte dei suoi
superiori di un tempo. Kaufmann mi dice subito di essere stato nei
Servizi segreti e che l’affare Roswell è tuttora segreto di Stato: mi
potrà perciò dire soltanto qualcosa. Gli chiedo conferma di un
punto essenziale delle sue dichiarazioni: il fatto che accanto ai
rottami dell’UFO ci sarebbero stati dei corpi di alieni. Kaufmann mi
dice che i corpi erano cinque ma di averne visti personalmente tre.
Non erano grotteschi come quelli del filmato di Santilli. Erano molto
umani nei tratti, il loro volto mostrava maturità, intelligenza, erano
di statura attorno al metro e mezzo, di carnagione piuttosto scura
anche per l’esposizione alle intemperie [da più fonti si sostiene che i
corpi, ritrovati a distanza di giorni dalla caduta dell’UFO ,
risultavano parzialmente deteriorati, NdA]. Erano di sesso maschile,
come gli fu riferito più tardi. A una mia domanda Kaufmann mi
dice che le mani degli alieni avevano cinque dita [ciò è del tutto
incoerente con la narrazione dell’infermiera X a Glenn Dennis, che
parla di quattro dita, e con il filmato di Santilli, che mostra una
entità caratterizzata da sei dita, NdA]. Mentre racconta del
ritrovamento leggo negli occhi del vecchio agente commozione e
partecipazione alla tragedia di quegli esseri. Mi dice che da quel
giorno spesso, la notte, esce in giardino a guardare le stelle come se
cercasse un conforto. E poi mi racconta che uno degli alieni si era
allontanato dal “disco” ed era morto con la schiena appoggiata al
pendio della montagna, con gli occhi rotondi spalancati e rivolti al
cielo, quasi volessero dire “è andata così, accettiamo il destino”, ma
senza terrore, bensì con grande serenità, con grande pace.
Kaufmann è visibilmente commosso. «Dunque gli occhi non erano
neri, ovali, rivolti all’insù» gli dico. Mi spiega che no, che erano
come detto, rotondi, un po’ più grandi dei nostri. Ma voglio essere
sicuro, e insisto per sapere se tutti gli alieni erano morti al momento
del ritrovamento. Dice di sì. Kaufmann racconta poi che fu il suo
gruppo, formato da nove uomini (dei quali non può fare i nomi) a
ripulire la zona. Sapevano tutto Blanchard, Marcel, Pat Anderson e
altri dei Servizi, ma sono tutti deceduti. Oggi, dei nove, soltanto lui
e un altro vecchio agente sono ancora in vita.
Mi spiega che il disco è precipitato a causa degli esperimenti con
raggi di varia frequenza in corso nella zona di Roswell. L’oggetto ha
toccato una prima volta il suolo, poi ha rimbalzato e ha cozzato
contro la montagna. È stato visto dai radar. Stupidamente non gli ho
chiesto il luogo del ritrovamento e particolari sull’oggetto, come le
dimensioni ecc. Ma a quel punto speravo ancora nell’intervista TV e
inoltre preferivo non interromperlo con troppe domande. Temevo
che se ne andasse. Kaufmann continua dicendo che il disco era stato
attirato nella zona dagli esperimenti in corso e dal fatto che vi erano
ordigni nucleari, che vi erano state esplosioni atomiche. Cosa
facevano gli umani? si saranno chiesti. Evidentemente qualcosa di
molto pericoloso per tutti. Kaufmann mi dice nuovamente che è ora
che se ne parli. Si rammarica del segreto di Stato e guardandomi
negli occhi mi dice che tra il ’47 e il ’48, con lo scorporo
dell’aviazione dall’esercito voluto dal presidente Truman, sono state
cancellate tutte le possibili prove dell’avvenimento. La sua
espressione è di profondo rammarico. Come mai, gli chiedo, la
scelta del silenzio? Risponde che allora era appena terminata la
guerra mondiale, che vi era forte tensione con l’Unione Sovietica;
quindi ci fu la guerra di Corea e poi… come dire al mondo che gli
extraterrestri erano scesi tra di noi con dei mezzi assolutamente
superiori ai nostri? «Così il segreto si è mantenuto e autoalimentato.
Ha avuto ragione il senatore Goldwater a lamentarsene. Molti lo
dovrebbero fare. È ora che se ne parli» ripete.
Gli chiedo se, secondo lui, gli extraterrestri erano venuti in pace.
Risponde che evidentemente è così perché siamo in loro balia, tanto
superiori sono le loro capacità: potrebbero invaderci e distruggerci
in ogni momento. Sono preoccupati per quello che stiamo facendo.
Gli lancio allora la domanda per sapere se gli Stati Uniti hanno
avuto contatti con gli alieni, se essi sono presenti nell’Area 51 come
spesso si sente dire. La sua risposta a sibillina: «L’ha detto lei».
Aggiungo allora che agli umani non resterebbe che ottenere
l’ottenibile con trattative e allora Kaufmann mi dice: «È quasi come
dice lei». Sono due risposte che interpreto non come negazioni ma
come asserzioni parziali. Mi spiega poi che lo studio della
tecnologia extraterrestre ha permesso dei balzi nelle nostre
conoscenze scientifiche e nelle loro applicazioni. Mi cita la
costruzione dello Stealth – l’aereo invisibile – dei cannocchiali
notturni a raggi infrarossi, dell’orologio a fotocellula al quarzo ecc.
Lo sguardo di Kaufmann esprime soddisfazione per questi successi.
Certo sarebbe bello visitare l’Area 51, gli dico. Ridendo risponde
che, se ci entrassi, non potrei più uscirne. Gli chiedo se davvero ci
sono stati altri crash di dischi. Taglia corto e mi dice che parla solo di
ciò di cui può testimoniare. Poi però aggiunge che gli astronauti
americani hanno visto molti oggetti extraterrestri, che ci sono tante
fotografie… Gli dico che anche gli astronauti sovietici hanno fatto
numerosi avvistamenti, mi dice che i sovietici (ora i russi) sanno
molto ma che anche loro, purtroppo, non parlano.
Gli chiedo nuovamente se proprio non vuol concedermi
l’intervista TV , che mi serve solo la dichiarazione fondamentale del
ritrovamento dei corpi di alieni. Gentilmente mi dice di no e
aggiunge di intervistare Glenn Dennis, l’impiegato delle pompe
funebri coinvolto nel caso Roswell: lo definisce un testimone chiave.
Gli dico che l’ho appena intervistato. Sento che il colloquio volge al
termine. Gli chiedo se mi autorizza a divulgare i contenuti del
nostro colloquio. Mi dice di sì, a condizione che non lavori di
fantasia. Ha parole piuttosto dure per gli ufologi che lo citano senza
averlo mai incontrato, che hanno costruito ipotesi campate in aria. E
qui fa il nome di Stanton Friedman per il quale ha parole severe. Lo
ringrazio del colloquio e gli dico che ho avvertito la sua profonda
commozione, il suo desiderio di verità. Lo ringrazio della fiducia
datami. Mi dice allora che dovrei girare documentari per
denunciare gli errori del nostro modo di vivere che rischia di
portarci alla catastrofe: i giovani crescono senza ideali. Non sono
solo le parole di un vecchio che non capisce più il mondo;
Kaufmann è un uomo lucido. Gli dico che mi ha molto toccato la
descrizione dell’alieno morto con gli occhi rivolti al cielo e aggiungo
che forse un giorno li incontreremo. Mi guarda e mi dice: «Certe
volte – è incredibile – li sento vicini». Poi aggiunge velocemente:
«Ora devo andarmene. Se posso ci vediamo questa sera per un caffè
così potremo continuare a parlare. Le telefono». Il colloquio è
durato una quarantina di minuti.
Purtroppo Kaufmann non mi telefona. È sera, allora lo chiamo io.
Ma ci scambiamo solo gli auguri di Natale.

Kaufmann: cosa concludere?


Nel luglio 1997, peraltro, Kaufmann concesse una intervista al mensile
tecnico americano «Popular Mechanics» in cui confermò di avere fatto
parte dei cosiddetti Nove, ovvero del gruppo di nove persone
operanti a livello di intelligence incaricato di ripulire l’area
dell’impatto dopo la caduta del disco volante da ogni minimo
frammento dello schianto, bonificando la zona dai rottami e dai
cadaveri dei piloti.
Successivamente, però, le dichiarazioni di Kaufmann furono
destinate a essere contestate.
Intanto va detto che lo stesso «Popular Mechanics», nel giugno
2003, pubblicò le conclusioni di una sua indagine presso gli archivi
nazionali e nel complesso dei registri amministrativi di College Park
nel Maryland (a poco più di mezz’ora d’auto da Washington), in cui
risulterebbero numerosi documenti relativi alla base di Roswell. Da
questi ultimi si concluderebbe che nulla di rilevante si sarebbe
verificato nel periodo del crash, e che gli insoliti movimenti di
materiali e personale sarebbero riconducibili a un dato alquanto
banale: il fatto che stava nascendo come arma autonoma,
disimpegnandosi a tutti di effetti dall’US Army Air Force, l’United
States Air Force, l’aeronautica militare statunitense, con il
trasferimento di piloti, mezzi e documenti da un’amministrazione
(quella dell’esercito) alla neonata USAF . Dobbiamo crederci?
Viene da dubitarne, specie se si considera il fatto che quando
l’onorevole Steven Shiff, il compianto deputato del New Mexico
deciso a fare chiarezza sulla questione, richiese alle autorità militari
USA – coinvolgendo il GAO – l’accesso alle documentazioni ufficiali sul
caso Roswell agli atti, la risposta fu che un fatale incendio aveva
bruciato tutti gli archivi dell’epoca. Il che fu interpretato come una
dichiarazione di comodo per non fornire nulla. Adesso dovremmo
credere che quattro pezze d’appoggio amministrative sul
trasferimento di uomini e materiali alla nascita dell’USAF possano
spiegare tutto? Forse un pubblico beota come quello americano – lo
stesso che accetta supinamente che John Fitzgerald Kennedy sarebbe
stato ucciso dal pazzo Lee A. Oswald e non da una congiura
coinvolgente almeno tre tiratori scelti come oggi risulta dalle indagini
successive al Rapporto Warren – può anche bersi una simile storia.
Noi no.
E non è finita.
Dopo la morte di Frank Kaufmann, avvenuta nel febbraio del 2001,
la vedova diede a Mark Rodeghier, attuale direttore dell’autorevole
Joseph Allen Hynek Center for UFO Studies di Chicago, il permesso di
visionare le carte del marito, e l’anno dopo furono resi noti i risultati
delle ricerche. Eccoli.
«Frank Kaufmann» ha scritto Rodeghier «ha contraffatto i propri
documenti di congedo dalla base, e ha confezionato una falsa versione
della sua carriera militare per potervi far risultare il proprio
coinvolgimento negli eventi di Roswell.» Egli, dunque, non avrebbe
fatto parte dell’Intelligence USA . E allora?
Allora tutte le sue dichiarazioni apparirebbero evidentemente
invalidate, e la sua storia una possibile mistificazione.
Solo che…
Credete possibile che una vedova devotamente rimasta accanto al
marito fino al suo decesso in età avanzata, evidentemente informata di
tutta la storia da quest’ultimo, accetti di consentire a qualcuno di
infangare la memoria del coniuge buonanima permettendo di frugare
fra i suoi documenti personali, conscia di quanto sarebbe successo?
Qualcosa non torna. Sempre che non si configuri lo scenario in cui
una vecchia vedova in difficoltà abbia accettato di fare “scoprire” fra
le carte del marito una “falsificazione” costruita al tavolino atta a
infirmare le dichiarazioni da lui rilasciate in vita. Per danaro? Per
quieto vivere di fronte ad autorità più volte dimostratesi senza
scrupoli?
Non lo sapremo mai, certo: e anche se la storia di Kaufmann, vera o
falsa che sia, non è certo in grado di modificare lo scenario sul caso
Roswell, siamo molto dubbiosi su quanto – indiscutibilmente in
perfetta buona fede – ha scoperto (o è stato aiutato a scoprire) Mark
Rodeghier…
Last but not least, ancora oggi si sta cercando di accreditare
un’ipotesi più assurda e grottesca dell’altra pur di ricondurre il caso a
cause convenzionali. Così nel 1997 «The New York Times» ha sbattuto
in prima pagina la risibile storia che i corpi dei “piloti” dell’UFO di
Roswell sarebbero stati in realtà dei manichini coinvolti in test di
carattere aeronautico effettuati in zona; oppure si è pensato di
implicare nella storia gli improbabili palloni esplosivi giapponesi Fu-
go lanciati contro gli USA alla fine del secondo conflitto mondiale;
ovvero, dulcis in fundo, esperimenti segreti (e proibiti) coinvolgenti
prigionieri nipponici variamente usati come cavie umane nelle zone
desertiche degli USA , come recentemente suggerito dall’inglese Nick
Redfern nel suo libro Body Snatchers in the Desert: The Horrible Truth at
the Heart of the Roswell Story.

L’analisi al computer del documento Ramey, ultima conferma


del cover up su Roswell
Come giustamente rileva sulle pagine del numero del dicembre 2000
della rivista «UFO Notiziario», organo del CUN , il ricercatore fiorentino
Enrico Baccarini, oggi disponiamo di una recentissima, ulteriore
tessera da poter inserire all’interno del puzzle su questo mistero,
ovvero la presunta decifrazione dei brani dattiloscritti che si
intravedono, nelle foto ufficiali d’epoca, nel documento che il generale
Roger Ramey teneva in mano l’8 luglio 1947 a Forth Worth (Texas),
durante la conferenza stampa in cui l’alto ufficiale disse al mondo che,
contrariamente alle storie che circolavano in quei giorni, ciò che era
precipitato a Roswell non era altro che un pallone meteorologico
andato fuori rotta. La lettera che stringeva nella sua mano destra,
però, sembra raccontare tutta un’altra storia, che sta emergendo
soltanto oggi grazie alle sofisticatissime elaborazioni rese possibili
dall’avvento dell’era informatica.
Nel 1998 il Roswell Photo Interpretation Team (RPIT ) di Ron Regher
e J. Bon Johnson rese note le prime risultanze di un’indagine tecnica al
computer destinata a evidenziare dei dati a dir poco inquietanti.
Secondo il RPIT l’analisi computerizzata delle immagini avrebbe
indicato che le righe dattiloscritte presenti sul documento Ramey
fotografato in mano al generale corrisponderebbero al seguente testo
inglese:

AS THE… 4HRS THE VICTIMS OF THE… YOU FORWARDED TO THE…


AT FORT WORTH, TEX… THE CRASH STORY… FOR 0984
ACKNOWLEDGES… EMERGENCY POWERS ARE NEEDED SITE TWO
SW MAGDALENA, NMEX… SAFE TALK… FOR MEANING OF STORY
AND MISSION… WEATHER BALLOONS SENT ON THE… AND
LAND… ROVER CREWS… TEMPLE…

Un testo grezzo e frammentario, incerto e di non facile traduzione,


su cui era indispensabile eseguire analisi approfondite, considerando
il fatto che nell’immagine in cui il foglio è visto aperto e
sufficientemente disteso per individuare i caratteri dattiloscritti
presenti su di esso resta nondimeno piegato e in parte accartocciato,
con dunque solo una porzione del messaggio visibile e l’evidente
possibilità che certe parole siano più lunghe (o anche più brevi) di
quel che appare.
A parte ogni precedente anticipazione al riguardo, di recente
ricercatori qualificati come Stanton Friedman, Don Schmitt e Tom
Carey hanno condotto indipendentemente rigorosissime analisi sul
contenuto della lettera di Ramey, ma il contributo più importante è
stato quello operato da Donald R. Burleson, direttore di uno dei
laboratori di informatica presso la Eastern New Mexico University a
Roswell e ricercatore ufologico attivo ormai da molti anni.
Grazie a sofisticatissimi software informatici, Burleson è riuscito
quindi a rendere intelligibili alcune parole e frasi delle righe presenti
nella lettura stessa, appena visibili nella foto originale scattata da J.
Bond Johnson l’8 luglio 1947. È bene precisare, prima di addentrarci
nella lettera del testo riscoperto, che pur se sono stati ottenuti risultati
stupefacenti dalle analisi informatiche, nulla ci assicura che il mistero
di Roswell possa dirsi finalmente concluso e che non si possano
trovare ulteriori tracce su questo mistero. La ricerca è costituita di
piccoli passi, quanto è stato fatto nei decenni che ci hanno preceduto e
quanto presentiamo oggi sono solo delle tessere che devono essere
inserite in un contesto globale ben più ampio. Come osserva Baccarini,
Burleson, per condurre la propria analisi, si è avvalso della foto
scattata nel 1947 dal fotografo Bond Johnson, scaricata da un sito
Internet e sottoposta a elaborazioni varie che non ne hanno alterato le
informazioni, al fine di poterla rendere così meglio decifrabile. Il sito
da dove a stata scaricata la foto è www.adm2.ph.man.ac.uk/ftw-
pics/download/fmyler2.gif e come si è detto l’immagine è stata quindi
trasformata, conferendole delle dimensioni pari a 2331x1881 pixel a
2400 DPI (in informatica con il termine “DPI ” si intende il livello
risolutivo dell’immagine stessa: più sono elevati i dpi e più
l’immagine conterrà maggiori informazioni), in un file di 2,5
megabyte.
Dopo aver ottenuto una immagine a buona risoluzione, il secondo
passo è stato quello di filtrarla tramite un programma di elaborazione
immagini. Non sono stati utilizzati programmi a uso commerciale,
anche se molto elaborati, ma il miglior software in campo scientifico: il
LUCIS . Si tratta di un programma estremamente sofisticato usato, nelle
sue varie funzioni, anche per filtrare le immagini ottenute con la
microscopia elettronica. Grazie al LUCIS siamo riusciti a chiarificare
molti punti che erano rimasti precedentemente oscuri, anche se
purtroppo, durante il filtraggio e l’analisi dell’immagine, alcuni dati
sono andati persi. La perdita è da ricercarsi nell’impossibilità stessa di
riuscire a decifrare alcune lettere o parole nascoste o deformate dalle
pieghe del foglio.
Il programma ha utilizzato un algoritmo innovativo, definito
“processo di isteresi differenziale”, tramite il quale si viene ad avere
una comparazione tra pixel (il più piccolo elemento di una immagine)
a differenti intensità, tutto ciò lungo delle linee radianti. Questo
significa che si viene ad avere una scansione accuratissima
dell’immagine, talmente accurata da poterne evidenziare anche gli
aspetti più reconditi.
Il lavoro compiuto da Burleson ha, nel contempo, messo in
contraddizione quanto l’aeronautica militare statunitense aveva
affermato precedentemente. Parliamo del documento noto come Air
Force’s Weaver Report, del 1994, nel quale si diceva che dopo analisi
molto accurate l’aviazione americana non aveva evidenziato “niente”
di interessante né identificabile nel riquadro della famosa foto dove
Ramey teneva in mano la lettera oggetto della nostra indagine. Dalle
ricerche compiute si è riusciti a evidenziare invece ben nove linee o
righe dattiloscritte molte delle quali leggibili, tranne qualche carattere,
in maniera quasi totale. Analizziamo il testo con Enrico Baccarini.

Riga 1

testo: … RECO – – – – OPERATION WITH ROSWELL DISK 074 MJ – – –


AT THE…
traduzione: … operazione di recupero del disco di Roswell 074 MJ
al…

La prima parola sembrerebbe essere recovery, ovvero recupero


riferibile a un oggetto caduto nelle vicinanze della cittadina di
Roswell. La parola Roswell si è evidenziata chiaramente durante
l’elaborazione mentre per la parola disk non sembravano potere
esistere altre alternative. Dopo approfondite analisi e lunghi raffronti,
la conclusione definitiva è stata proprio che ci si trovasse davanti al
termine “disco”, e quindi a un oggetto discoidale.
Per quanto riguarda il numero presente, non vi è certezza se questo
sia “074” o eventualmente “274”. Nel testo compare chiaramente la
parola “MJ”, forse un possibile riferimento al fantomatico gruppo (il
cosiddetto Majestic-12) costituitosi poi in seno al governo americano
nello stesso 1947 per lo studio di quello che sarebbe balzato alla storia
come il primo UFO crash mai avvenuto. Le ipotesi potrebbero essere tra
le più azzardate, ma tale sigla potrebbe riferirsi (in via ipotetica) a
qualche codice particolare e specifico utilizzato dai militari in certe
operazioni.
La riga 1 è stata tra le più difficili da interpretare, dato il fatto che
veniva a essere collocata nella parte alta e leggermente piegata del
foglio, e di conseguenza il gioco di luce e ombra con le piegature
stesse della lettera hanno reso molto complicata la decifrazione del
testo.

Riga 2

testo: … – – – – – – – THE VICTIMS OF THE WRECK AND FORWARDED


TO THE…
traduzione: … le vittime del relitto e trasferite al…
oppure: … le vittime del relitto che voi avete trasferito al…
ovvero: … le vittime del relitto sono trasferite al…

Nella seconda riga, purtroppo, le prime parole sono illeggibili, ma


risulta evidente che vi sono state delle vittime a seguito di un
incidente. La riga presenta, a parte qualche mancanza, una chiarezza
molto marcata e aggiunge ulteriori dettagli a quelli precedentemente
annotati. Le tre lettere di and potrebbero corrispondere anche ad are
(“sono”) o a you (“che voi avete”).

Riga 3

testo: … TEAM AT FORT WORTH, TEX…


traduzione: … il gruppo di Fort Worth, Texas…

Questa riga si è presentata estremamente chiara nella sua


decifrazione, meno che per la prima parola (ovvero team), che risulta
essere posizionata molto vicina al dito del generale Ramey e quindi ha
dovuto essere filtrata numerose volte. Nella riga 3, e riallacciandoci
alla riga precedente, risulta evidente la presenza di un gruppo nella
base di Fort Worth. Non sappiamo se tale gruppo fosse di natura
scientifica, quindi se deputato allo studio o al soccorso delle vittime
dell’incidente, o se si tratti di un gruppo di controllo inerente la natura
stessa dell’oggetto precipitato. Viaggiando con la fantasia (ma forse
neanche troppo) potremmo pensare che potrebbe trattarsi dello stesso
Majestic-12 evidenziato nella riga 1, ma così rimaniamo nel campo
delle mere speculazioni.

Riga 4

testo: … – – – – S-S- ON THE “DISK” MUST HAVE SENT TWX A3-JM40


ADVANCED …
traduzione: … messaggio (ovvero: mancante) … sul “disco” (che)
devono avere inoltrato al TWX A3-JM40 avanzato (ovvero: di Los
Alamos)…
oppure: … messaggio (ovvero: mancante) … sul “disco” (che) prima
hanno inoltrato al TWX A3-JM40 avanzato (ovvero: di Los Alamos)…

La prima parola visibile è problematica, poiché sembra nascosta


quasi del tutto sotto il dito di Ramey; una delle spiegazioni che
Burleson ha avanzato nelle sue trattazioni è che forse si tratti della
parola missing (“mancante”, “non presente”) o anche, probabilmente,
di message (“messaggio”), in quanto il blocco “S-S-” è l’unico
abbastanza leggibile. Infine, se il suddetto blocco “S-S-” di tale prima
parola è considerato sotto il profilo della spaziatura delle battute dei
caratteri, esso potrebbe pure coincidere con lo spazio occupabile dalla
parola corpses (“cadaveri”). Semplice coincidenza?
Sia come sia in questa riga si ha comunque la conferma che la
parola nella riga 1 fosse effettivamente disk (“disco”), e che quindi ci si
riferisce proprio a un presunto disco precipitato con delle vittime
estratte dal relitto. Inoltre il programma LUCIS ha evidenziato, a scanso
di dubbi, che tale parola non può essere interpretata diversamente.
La parola must (“deve”) può essere letta alternativamente (secondo
il programma) anche come first (“prima”) ovvero they (“essi”), ma il
significato generale della frase non cambierebbe affatto. I problemi
sorsero quando Burleson si imbatté nella sigla TWX che nella prima
fase delle analisi rimase senza interpretazione. Successivamente, e in
maniera alquanto banale, si apprese che tale sigla veniva utilizzata
con il significato di Teletype Writer Exchange (“scambio di messaggi
attraverso telescriventi”). Nel gruppo di caratteri che segue la sigla è
chiaramente visibile un insieme di lettere o parole di difficile
interpretazione. Non vi sono spiegazioni sul significato di questo
gruppo di numeri o parole, e si tende a pensare solamente che siano
identificativi di un altro messaggio o documenti a cui fare riferimento.
Secondo alcuni ricercatori la serie di numeri e caratteri presenti
prima della parola advanced sarebbe però da identificarsi
differentemente. Dal momento in cui si dice “devono avere inoltrato”,
alcuni studiosi hanno visto nelle minuscole lettere, identificate
prevalentemente per via telematica, i caratteri “-O-A-AM -”. E l’unica
parola che può dare un senso compiuto a queste lettere è il nome della
vicina installazione di Los Alamos, avamposto (sia oggi sia nel 1947)
di avanzatissime ricerche nelle più disparate branche della scienza e
quindi tappa sicura per lo studio di eventuali tecnologie di origine
non terrestre. Infine, vi è anche chi individua invece nei caratteri
successivi a disk le parole e le lettere they will ship for A1-8 th Army AF –
– , per cui ne scaturirebbe allora quanto segue.

testo: … – – – – S-S- - IN THE “DISK” THEY WILL SHIP FOR A1-8TH


ARMY AF – – –
traduzione: … cadaveri nel “disco” (che) essi inoltreranno all’A1
dell’8ª forza aerea dell’esercito…

Riga 5

testo: … – – – – – – URGENT POWERS ARE NEEDED SITE TWO AT


CARLSBAD, NMEX…
traduzione: “… poteri sono urgentemente richiesti nel sito due a
Carlsbad, Nuovo Messico…”

È interessante evidenziare che la prima parola è stata identificata


separatamente dai tre studi compiuti sul nostro documento da parte
di Burleson, Schmitt e Carey, i quali indipendentemente sono giunti
alle stesse conclusioni. Vari dubbi sono sorti sul verbo del tratto
“powers are…”, poiché molti ricercatori hanno visto in quel verbo
invece la negazione not (anche se dopo le profonde analisi del LUCIS
sembra, contro ogni ragionevole dubbio, che si tratti proprio di un
verbo e quindi di una richiesta urgente di poteri speciali).
Il nome presente alla fine della riga indica il luogo dove si presume
i fatti evinti avessero avuto luogo. La ricostruzione del nome è
avvenuta grazie alle poche lettere visibili “-ARLS-A -”, alle quali si sono
aggiunte la lettera B e la lettera D ricostruite grazie al profondo
intervento del LUCIS . Il possibile riferimento alla località di Carlsbad
(Nuovo Messico) potrebbe essere forse ricollegabile alla Carlsbad AFB ,
la base aeronautica militare associata a Fort Worth (che si trova in
Texas).
Venendo all’espressione “sito due”, è molto probabile che si tratti
di un nome in codice o di un codice attribuito a qualche luogo per non
renderlo identificabile a terzi. Se poi le teorie di Stanton Friedman
sono esatte, allora è possibile altresì ipotizzare che ci si riferisca a un
secondo luogo di impatto nelle vicinanze, come ipotizzato dal fisico
canadese, oppure il senso del “sito due” deve riferirsi a un posto di
comando ove si aveva la necessità di avere maggiori poteri per
riuscire a controllare la situazione.

Riga 6
testo: … – – – – – – L – D [-] SAFE TALK NEWSPAPER MEANING OF
STORY AND A – [– –
traduzione: … (in) un discorso sicuro il significato dato dai giornali
alla storia e…

In questo tratto si parla dei giornali e del significato che era stato
attribuito alla storia dagli stessi. È bene ricordare che i quotidiani
dell’epoca diedero ampio spazio alla vicenda, questo a seguito del
comunicato stampa rilasciato dalla base aerea di Roswell. Poco tempo
dopo che la notizia aveva iniziato a diffondersi, vari contrordini
vennero diramati da parte dei militari i quali hanno poi fatto di tutto
pur di dimostrare l’assoluta origine terrestre dell’oggetto precipitato.

Riga 7

testo: … – – – – ONLY TURN – – – – T TOP OF WEATHER BALLOONS


400-KW WAVE…
traduzione: … dirigere solo (montati) in cima a palloni atmosferici
con onde della potenza di 400 kilowatt…

Burleson in questa riga ha riscontrato molti problemi di


identificazione che hanno dato come esito finale il testo sopra
riportato, ma che non lo attestano come sicuro visto che l’analisi
attraverso il LUCIS ha evidenziato pochi caratteri leggibili. Si parla di
palloni meteorologici, in ogni caso.

Riga 8

testo: … – – – – 9 AND LAND L – – – DENVER CREWS…


traduzione: … e atterrato – equipaggi da Denver…

Anche questa riga si è dimostrata di difficile lettura e


identificazione. Il significato non risulta chiaro, però vi si parla di un
equipaggio, della città di Denver in Colorado e di un atterraggio che
avrebbe coinvolto, forse, tale equipaggio a Roswell.

Riga 9
testo e traduzione: … TEMPLE …

«Se la riga nella quale è inserita la firma non indica la parola


“Temple”» dice Burleson «nessun altro sembrerebbe avere una minima
idea su cosa possa essere.» Questo è quanto è stato desunto dalle
analisi compiute.
Un nome sconosciuto, a cui non è stato dato un volto, nonostante
che innumerevoli ricercatori abbiano ricercato di un suo possibile
significato. L’unico indizio cui si è riusciti a risalire è un codice
utilizzato dall’FBI che corrispondeva proprio alla dicitura Temple, e il
fatto che lo stesso direttore J. Edgar Hoover utilizzò questo codice per
un certo periodo di tempo.
Sappiamo quindi che tale nome non corrisponde quasi certamente
a un nome vero e proprio ma molto più probabilmente a un nome in
codice identificativo di qualcuno o qualcosa.
Concludendo, osserva Baccarini, dopo tutti gli studi compiuti in
merito al documento Ramey le soluzioni cui sono giunti i vari studiosi
susseguitisi nella ricerca della verità su questo documento sono molto
simili. Se il documento è pur minimamente leggibile, infatti, ne
esistono nel contempo parti che non sono state decifrate o che si sono
dimostrate impenetrabili alla comprensione.
Comunque sia, con quanto è stato desunto dai frammenti che fino a
oggi siamo riusciti a decifrare è possibile ipotizzare uno scenario
molto interessante: nelle vicinanze di Roswell un oggetto di forma
discoidale sarebbe stato recuperato da un team di militari. Insieme
all’oggetto di forma discoidale sarebbero stati recuperati dei corpi che
sarebbero stati subito trasportati via dal luogo del crash per essere
visionati da un team apposito. Abbiamo un’interessante linea guida
che ci indica l’urgenza con cui queste operazioni dovevano essere
compiute e veniamo a conoscenza anche di un “secondo sito” e di una
storia di copertura implicante dei palloni sonda.
Quanto scritto in questo documento sembra nettamente differente
da quanto invece il generale Ramey affermò durante la conferenza
stampa, dunque. Come sottolinea Baccarini, il punto fondamentale
della riscoperta di questo documento è il fatto che esso sia stato
davanti agli occhi di tutti per oltre cinquant’anni, senza che nessuna
fonte anonima o dubbia vi sia comunque stata coinvolta. Il che rende
ciò che da esso emerge ancora più concreto e probante. E quanto
emerge indica solo una cosa: che la verità sull’episodio è stata e continua a
essere occultata spudoratamente, e che le spiegazioni ufficiali addotte dalle
autorità per “azzerare” la storia del “disco volante” sono tutte false.

Il parere di Jesse Marcel Jr, un significativo aneddoto


personale e la dichiarazione di un astronauta
Non si può non ricordare, a questo punto, quanto dichiarato da un
testimone oculare diretto e d’eccezione, seppur un bambino all’epoca:
il figlio del maggiore (poi tenente colonnello) Jesse Marcel
dell’intelligence della base; Jesse Marcel Jr, da me invitato e incontrato
nel 1995 a San Marino. A lui, nel luglio 1947, il padre, transitato
nottetempo da casa ritornando dal luogo dell’impatto, mostrò infatti
alcuni campioni dei rottami metallici del “disco”.
«In relazione alla vostra domanda circa la mia opinione sul fatto
che i rottami di cui ho visto i pezzi fossero parti di quello che allora
veniva chiamato un “disco volante”, posso solo rispondere che gli
eventi e i resti del mezzo di fronte a cui mi sono trovato si sono
impressi a tal punto nella mia memoria da non potere più essere
dimenticati. Mi occupo attualmente di addestramento come medico
aeronautico della Guardia nazionale aerea dell’esercito, e ho
esaminato i resti di molti velivoli convenzionali vittime di manovre
sfortunate; quanto ho visto nel 1947 era del tutto diverso dai normali
rottami di aereo da me studiati. Quel velivolo non era convenzionale
in alcun senso del termine, poiché i rottami erano apparentemente
simili a ciò che allora si pensava fosse un disco volante
verosimilmente sottoposto a sollecitazioni ben al di là delle proprie
capacità strutturali. Tale opinione si basa sul fatto che molti pezzi,
inclusi quelli allungati presenti fra i vari rottami, presentavano degli
strani simboli, sul genere di una scrittura di tipo geroglifico. Allora mi
resi conto che tali simboli non derivavano dagli alfabeti greco o russo,
e che non erano di origine egizia, con le raffigurazioni animali tipiche
di tale scrittura. Il resto dei frammenti fu poi semplicemente descritto
come generici “resti metallici” o “frammenti sminuzzati”, ma fra di
essi c’era un buon numero di pezzi allungati e ricurvi. In mezzo al
tutto non vidi allora alcun dispositivo elettronico. Ma io potei
osservare solo una piccola parte dei frammenti presenti sul luogo
della caduta…
«So per certo» conclude Jesse Marcel Jr «che i resti prodotti dalla
caduta di questo “disco volante” sono stati conservati da qualche
parte, molto probabilmente – per quanto io possa concludere – alla
base dell’aeronautica militare di Wright Patterson; e se laggiù vi sono
simili manufatti, è molto probabile che ve ne siano di simili altrove.
Sul perché si occultino le prove posso solo fare delle ipotesi…
Sospetto che la spiegazione più plausibile sia che le prove sono
concrete e che dunque non si voglia rivelare la “terribile verità” per
paura di un pandemonio mondiale sul tipo di quello localizzato
prodotto dalla trasmissione di Orson Welles sull’invasione da Marte
negli anni Trenta…»
Oggi Jesse Marcel Jr (che come il padre ha intrapreso la carriera
militare) è un ufficiale superiore medico in servizio permanente
effettivo (impiegato ultimamente anche in Iraq) che in quanto tale non
si concede più del necessario ai media sulla scottante questione. E a
ragion veduta.
A titolo di esperienza personale, dobbiamo infine ricordare che nel
1972 il sottoscritto svolgeva il proprio servizio militare col grado di
ufficiale di complemento dell’arma di artiglieria dell’esercito italiano
presso la III brigata Missili (grande unità NATO caratterizzata da
armamento nucleare con warheads o testate atomiche tattiche). Come
comandante della sezione Missili, chi scrive era necessariamente
avvezzo al lancio dei palloni meteorologici Rawin usati per verificare
e individuare le condizioni atte alla successiva taratura della
strumentazione per il lancio ottimale dei missili mototrasportati del
tipo Honest John in uso presso la brigata nel corso di manovre
congiunte con l’esercito USA in ambito NATO . Orbene, nei primi mesi
del 1972 fui incaricato dal tenente colonnello Corrado Raggi,
informato sulle mie specifiche competenze, di preparare una
conferenza di aggiornamento sul tema degli UFO per gli ufficiali
superiori del reggimento prima e del comando di brigata poi, il cui
testo doveva poi essere pubblicato sulla «Rivista Militare» (organo
ufficiale dell’esercito italiano). Fu in tale occasione che un giorno ebbi
un colloquio informale al circolo ufficiali con una coppia di colleghi
americani distaccati presso di noi (un capitano e un tenente dell’US
Army), che confidenzialmente dichiararono: «Sa, in USA in ambito
militare abbiamo sia UFO schiantatisi al suolo che cadaveri dei loro
piloti alieni…».
Allora però nessuno sapeva di Roswell e dunque il sottoscritto non
diede peso più di tanto a tale confidenza fra alleati, ritenendola una
semplice diceria priva di fondamento. Oggi, però, è diverso. E anche
una voce simile riferita da militare a militare con l’implicito obbligo
del riserbo acquista evidentemente il dovuto peso…
È importante registrare a questo punto un parere più che
autorevole al riguardo: quello dello statunitense Edgar Mitchell,
scienziato e astronauta della NASA durante le missioni lunari Apollo.
«Il governo USA non è l’unico a tacere sulle visite degli alieni: in
realtà ho sentito storie convincenti riferite ad altri governi di tutto il
mondo che sanno – incluso quello britannico – e non tutti intendono
occultare le prove. Il motivo per cui i governi sono stati così reticenti è
uno solo: la paura. I militari con cui ho parlato sono stanchi del
segreto su Roswell e altri casi simili. Credo fermamente che questa
documentazione dovrà essere divulgata…»
No comment.

Tutto fuorché un caso: nel 1947 almeno ottanta avvistamenti


sullo sfondo dell’UFO crash di Roswell
L’incidente di Roswell va inquadrato in un contesto storico che
contempla una quantità rilevante di avvistamenti e incontri con
caratteristiche ufologiche. Sono ottanta le segnalazioni che qui
abbiamo raccolto, in un periodo di quaranta giorni, a cavallo delle
date note dell’incidente (fra il 2 e il 4 luglio 1947).
1) 21 giugno, Maury Island (Washington): vari testimoni osservano
sei oggetti a forma di disco che lasciano cadere al suolo dei frammenti
metallici.
2) 21 giugno, Spokane (Washington): otto dischi volanti discendono
verso il suolo e prendono terra, osservati da una dozzina di testimoni.
3) 22 giugno, Greenfield (Massachussets): un oggetto sferico di
colore bianco argento si sposta in linea retta sparendo fra le nubi.
4) 23 giugno, Cedar Rapids (Iowa): un ingegnere ferroviario avvista
dieci oggetti volanti in formazione.
5) 24 giugno, Monte Rainier (Washington): il pilota Kenneth
Arnold, dal suo aereo, vede nove oggetti descritti come “piatti
volanti”.
6) 24 giugno, Cascade Mountains (Oregon): sei dischi sorvolano le
montagne.
7) 25 giugno, Kansas City (Missouri): nove oggetti vengono visti
procedere in formazione disordinata.
8) 25 giugno, Pueblo (Colorado): un testimone segnala due oggetti
ovali che si inseguono.
9) 25 giugno, Oklahoma (località varie): osservazione di due dischi
luminosi.
10) 25 giugno, Glenn Falls (New York): un oggetto rossastro viene
avvistato nel cielo.
11) 26 giugno. Logan (Utah): tre testimoni osservano un oggetto che
si sposta a grande velocità verso est.
12) 26 giugno, Cedar City (Utah): tre testimoni, fra cui un pilota in
volo, vedono un oggetto che si muove ad altissima velocità in
direzione est.
13) 26 giugno, Grand Canyon (Arizona): una sfera argentea sfreccia
in cielo.
14) 27 giugno, poligono missilistico di White Sands (New Mexico):
un oggetto “a forma di fiamma” è osservato in zone diverse da due
testimoni.
15) 27 giugno, Capstan (New Mexico): un oggetto brillante sembra
posarsi al suolo emettendo un sibilo e una fiamma giallastra.
16) 27 giugno, Bibs (Arizona): due testimoni avvistano un disco che
sembra atterrare.
17) 27 giugno, Woodland (Washington): osservazione di due
formazioni composte da quattro o cinque oggetti che riflettono la luce
e si spostano senza rumore.
18) 28 giugno, Maxwell Field (Alabama): quattro militari vedono un
oggetto volante brillante che si muove zigzagando.
19) 28 giugno, Lake Mead (Nevada): un pilota militare osserva in
volo un oggetto che si dirige nella sua direzione.
20) 29 giugno, Poligono Missilistico di White Sands (New Mexico):
un disco argentato vola verso est, con provenienza nordest, a ridosso
della zona di lancio dei missili V2.
21) 29 giugno, Las Cruces (New Mexico): osservazione di un
oggetto circolare che procede in linea retta a grande velocità.
22) 30 giugno, Gran Canyon (Arizona): un pilota militare osserva in
volo due oggetti grigi circolari di 30 metri di diametro, che si spostano
a velocità vertiginosa.
23) 1º luglio, Albuquerque (New Mexico): viene avvistato un disco
bluastro che si muove a zigzag.
24) 2 luglio, Roswell (New Mexico): due testimoni vedono un
oggetto lenticolare che si allontana a grande velocità verso nordovest.
25) 2 luglio, Cincinnati (Ohio): un centinaio di persone assiste alle
evoluzioni di due dischi sopra un campo sportivo.
26) 3 luglio, Southbrookville (Maine): un astronomo osserva diversi
oggetti che attraversano rapidamente il cielo.
27) 3 luglio, St Maries (Idaho): diversi testimoni avvistano otto o
nove oggetti che sembrano disporsi all’atterraggio.
28) 4 luglio, Seattle (Washington): un guardacoste fotografa un
oggetto circolare.
29) 4 luglio, Fra Boise (Idaho) e Seattle (Washington): l’equipaggio
di un aereo di linea osserva cinque dischi che seguono il velivolo per
45 miglia.
30) 4 luglio, Vancouver (Washington): diversi poliziotti osservano
da venti a trenta dischi che emanano ripetuti bagliori.
31) 4 luglio, Redmond (Oregon): verso le 11.00 alcuni dischi
sorvolano il monte Jefferson nel più assoluto silenzio, come rilevato da
numerosi testimoni.
32) 4 luglio, Oaks Park (Oregon): verso le 11.00, diversi dischi
sorvolano il parco.
33) 4 luglio, Portland (Oregon): diversi poliziotti, da vari punti
della città, vedono cinque dischi (tre verso est e due verso sud).
34) 4 luglio, Portland (Oregon): tre testimoni osservano da tre a sei
dischi brillanti che si spostano a grande velocità.
35) 4 luglio, Portland (Oregon): verso le 16.00 dei residenti
avvistano dei dischi volanti.
36) 4 luglio, Portland (Oregon): il pilota e il copilota di un aereo di
linea osservano due gruppi di dischi volanti.
37) 4 luglio, Milwaukee (Wisconsin): un poliziotto vede tre dischi
che si dirigono a grande velocità verso nord.
38) 4 luglio, Emmet/Boise (Idaho): l’equipaggio e i passeggeri di un
volo della United Airlines osservano nove dischi argentati in
formazione disordinata.
39) 4 luglio, Hauser Lake (Idaho): verso le 19.00, oltre 200 testimoni
osservano le evoluzioni di un disco volante.
40) 4 luglio, Roswell (New Mexico): verso le 23.30, vari testimoni,
da più parti, osservano in direzione nord un oggetto che discende
verso il suolo. Uno di essi pensa che stia precipitando.
41) 6 luglio, Kansas City (Missouri): un maggiore del Pentagono, a
bordo di un aereo, osserva un disco brillante dal colore argenteo.
42) 6 luglio, Hollywood (California): avvistamento di numerosi
oggetti volanti non identificati.
43) 6 luglio, Alabama: due corpi volanti luminosi e velocissimi sono
visti da molti testimoni.
44) 6 luglio, Clay Center (Kansas): un pilota militare incontra in
volo un oggetto circolare argenteo, dai 10 ai 15 metri di diametro, che
effettua manovre a grande velocità.
45) 6 luglio, base militare aeronautica di Fairfield Suisun
(California): due testimoni, uno dei quali un pilota militare, vedono
un oggetto che si sposta con oscillazioni da destra a sinistra per poi
sparire oltre l’orizzonte.
46) 6 luglio, Palmdale (California): osservazione di un grande
oggetto discoidale da cui si distaccano dei dischi più piccoli.
47) 6 luglio, Tacoma (Washington): avvistamento identico al
precedente.
48) 6 luglio, Tucson (Arizona): in serata è effettuata un’osservazione
dello stesso tipo delle due precedenti, a Palmdale e Tacoma.
49) 6 luglio, Tempe (Arizona): un piccolo disco volante è visto
atterrare e poi decollare.
50) 6 luglio, Long Beach (California): alle 13.15 viene osservato in
cielo un disco brillante.
51) 6 luglio, zone centrali del Wyoming: un ingegnere aeronautico e
altri due testimoni avvistano un oggetto volante ovoidale.
52) 7 luglio, Phoenix (Arizona): un oggetto scuro e circolare
descrive numerosi cerchi nel cielo.
53) 7 luglio, Arlington (Virginia): un oggetto non identificato si
sposta rapidamente nel cielo.
54) 7 luglio, Tacoma (Washington): due poliziotti osservano tre
oggetti che emettono scintille.
55) 7 luglio, Koshkonong (Wisconsin): due piloti civili vedono un
disco volante brillante che dapprima discende verso terra, poi si
sposta orizzontalmente, e infine sparisce.
56) 7 luglio, East Troy (Wisconsin): avvistato un disco volante che si
muove velocissimo in cielo.
57) 7 luglio, Cicero (Illinois): osservazione di un grande disco
volante da cui si staccano dei dischi più piccoli.
58) 7 luglio, Manchester (New Hampshire): in serata, osservazione
identica alla precedente.
59) 7 luglio, Medfors (Oregon): avvistato un disco bianco bluastro il
cielo da sud verso nord.
60) 8 luglio, monte Baldy (Montana): un pilota militare osserva in
volo un disco che riflette la luce solare, sale rapidamente fino a 11.500
metri di quota, e quindi scompare.
61) 8 luglio, Houston (Texas): atterraggio di un disco argenteo e
osservazione di un essere umanoide nelle sue vicinanze.
62) 8 luglio, Hamilton Field (California): dei militari osservano tre
oggetti circolari che si spostano rapidamente nel cielo.
63) 8 luglio, base aeronautica militare di Muroc (California): quattro
osservazioni successive nel corso della giornata, effettuate da vari
piloti e tecnici della base.
64) 9 luglio, Chicago (Illinois): due testimoni vedono cinque oggetti
volanti luminosi che si dirigono verso sudovest.
65) 9 luglio, Chicago (Illinois): cinquanta minuti dopo la precedente
segnalazione, vengono avvistati da cinque a sei dischi volanti,
ciascuno dei quali emetteva una fiamma bluastra e del fumo.
66) 9 luglio, Springfield (Illinois): alle 4.30, successivamente alle due
precedenti osservazioni, un disco grigio e brillante scende in picchiata
verso terra, per poi allontanarsi lasciandosi dietro una scia bluastra.
67) 9 luglio, Boise (Idaho): avvistamento di un oggetto discoidale
piatto.
68) 9 luglio, Midland (Michigan): nel tardo pomeriggio un oggetto
non identificato discende fino a pochi metri dal suolo, lasciando sul
terreno una sostanza nerastra e dei frammenti metallici.
69) 10 luglio, St. Johns (Terranova): osservazione di diversi oggetti
brillanti e circolari.
70) 10 luglio, Harmon Field (Terranova): diversi membri di una
compagnia aerea vedono un oggetto volante simile alla ruota di un
carro.
71) 10 luglio, Fort Summer (New Mexico): il dottor Lincoln la Plaz,
astronomo, osserva con la sua famiglia un UFO bianco e brillante, di
forma ellittica.
72) 10 luglio, Douglas (Arizona): Coral Lorenzen (futura segretaria
dell’APRO ) vede una luce sferica che si alza dal suolo e sparisce nel
cielo.
73) 11 luglio, Codroy (Terranova): un oggetto brillante non
identificato si sposta velocissimo nel cielo.
74) 12 luglio, Elmendorf Field (Alaska): un militare vede una sfera
grigio alluminio che vola parallelamente al suo aereo in fase di
atterraggio.
75) 13 luglio, Dayton (Ohio): un astronomo osserva un “cono”
brillante che si sposta nel cielo a grande velocità.
76) 13 luglio, Gardner (Massachussets): osservazione di un disco
volante argenteo velocissimo.
77) 20 luglio, Frotsburg (Maryland): un oggetto circolare biancastro
si sposta fragorosamente nel cielo.
78) 23 luglio, Harmon Field (Terranova): un oggetto rossastro si
sposta nel cielo emettendo bagliori.
79) 29 luglio, Canyon Ferry (Montana): un disco brillante si sposta
rapidamente nel cielo.
80) 29 luglio, Hamilton Field (California): due oggetti biancastri
attraversano il cielo uno dietro l’altro.

Perché Roswell?
I dati di cui sopra, se mai ce ne fosse bisogno, comprovano al di là di
ogni ragionevole dubbio che il famoso crash si colloca in un ambito
statistico e fenomenologico estremamente preciso e concreto, ove
nulla è lasciato al caso. E in cui il coinvolgimento delle autorità
militari e di intelligence appare non solo logico, ma addirittura
consequenziale. Una considerazione finale è comunque d’obbligo.
Come già detto, fra il 1947 e il 1948 il New Mexico vide in ogni caso il
manifestarsi di una insolita concentrazione delle segnalazioni
ufologiche rispetto all’intera casistica statunitense. Questo Stato degli
USA , già allora, ospitava i più avanzati impianti atomici e missilistici
del mondo: dalla base aeronautica di élite di Holloman al poligono
atomico di Alamogordo, dove esplose la prima bomba nucleare prima
dell’utilizzo tattico contro il Giappone (e dove i test nucleari
continuarono anche dopo il 1945); dal poligono missilistico di White
Sands, a guerra finita culla dei primi lanci spaziali sulla base delle V-1
e V-2 tedesche sottratte ai nazisti, alla base aeronautica di Roswell,
dove era dislocato il 509º Gruppo Bombardieri, l’unico in grado di
effettuare il lancio di bombe atomiche.
È dunque evidente che chiunque avesse voluto tenere davvero
d’occhio la tecnologia avanzati di punta degli USA e del mondo in quel
momento, avrebbe in ogni caso dovuto farlo proprio laggiù nel New
Mexico con una specifica e persistente attività di ricognizione.
Esattamente come appunto è avvenuto. Ma non a opera dell’URSS , e
oggi ben lo sappiamo. Chi lo fece, allora?
Questo è ancora un mistero che continua ad avere il suo epicentro a
Roswell, sperduta cittadina nel New Mexico situata in una pianura
deserta e desolata, come se ne vedono soltanto nei film western, con i
cespugli secchi fatti a palla che rotolano nella polvere. Adesso, per la
verità, nella vasta piana di Saint Augustin, nella zona di Roswell, non
ci sono solo i cespugli, ma anche le ventisette gigantesche parabole
dell’Osservatorio nazionale radioastronomico USA , un enorme sistema
di ascolto spaziale denominato in sigla VLA (Very Large Array).
Secondo le autorità è stato messo lì non per caso, ma perché in quel
punto si registra un bassissimo livello di interferenza elettrica. È
curioso però che un così vasto e complesso dispositivo, atto a rilevare
più di qualunque altro oggi in USA eventuali segnali extraterrestri
intelligenti nel quadro del Progetto SETI , si trovi proprio nella zona
indicata come il luogo d’impatto dell’UFO di Roswell.
Sarà soltanto una coincidenza, si è detto. Ma l’eventuale, specifico
interesse degli UFO per la zona di Roswell potrebbe non essere stato
esclusivamente dovuto a ragioni strategico militari, e cioè alla sola
presenza del 509º Gruppo Bombardieri, bensì a un altro fatto, che vale
la pena di ricordare a livello storico. Il 7 novembre 1936 il pioniere
dell’astronautica USA Robert H. Goddard aveva effettuato, proprio da
Roswell, il lancio, perfettamente riuscito, di un razzo a propellente
liquido (il primo del mondo), indubbiamente caratterizzando in tal
modo la zona agli occhi di chiunque avesse potuto osservare
dall’esterno il non comune evento, palese indice di uno sviluppo
tecnologico rilevante rispetto ad altre zone del mondo. Nel 1944 e nel
1945, in pieno conflitto mondiale, altri successivi lanci di razzi (le V-1 e
le V-2 tedesche) avrebbero anche potuto attirare ulteriori interessi
estranei al nostro mondo, al pari delle esplosioni atomiche di
Hiroshima e Nagasaki. E forse non è un caso che, come nel New
Mexico nel 1947-1948, sia in Germania nel 1944-1945 che in Giappone
nel 1945, siano stati ripetutamente segnalati misteriosi oggetti volanti:
i Foo-Fighters intercettati dagli aviatori militari alleati, aventi le
medesime caratteristiche degli UFO . Solo in alcuni casi nuovi mezzi
realizzati dai nazisti nel quadro delle Vergeltungswaffen, sia ben
chiaro…

1. The Roswell Incident, pubblicato l’anno dopo in edizione italiana dalla


Sperling & Kupfer col titolo Accadde a Roswell.
6
Gli USA e il dopo Roswell: Philip J. Corso, le EBE e la
retroingegneria aliena

Premessa
Per chi segue la tematica UFO , la figura del colonnello Philip Corso è
ormai nota: militare di carriera e combattente nella Seconda guerra
mondiale, autorevole uomo dell’intelligence USA e membro del
National Security Council sotto Eisenhower, dal 1997 è venuto allo
scoperto affermando di avere gestito dal 1961 quale capo della
divisione Tecnologia straniera del Research and Development
Department, ovvero del dipartimento Ricerca e sviluppo dell’esercito
americano, la gestione dei materiali raccolti a Roswell nel 1947, nel
contesto di un progetto tecnico finalizzato di retroingegneria.
Autorizzato a ciò dall’ordine del suo diretto superiore, il generale
Arthur G. Trudeau del Pentagono, egli avrebbe così in breve
contribuito a “impiantare” parzialmente la ricaduta dei frammenti di
tecnologia extraterrestre acquisiti dall’UFO crash di Roswell e
successivi nei colossi dell’industria USA : dall’IBM alla Hugues Aircraft
e dalla Bell Labs alla Dow Cornig. Tutto ciò avrebbe portato ad alcune
acquisizioni sotto gli occhi di tutti ma in realtà di matrice o input
extraterrestri, quali ad esempio il laser, le fibre ottiche, la visione
notturna a raggi infrarossi, le fibre super tenaci (kevlar), nonché gli
stessi microcircuiti integrati che avrebbero indotto gli sviluppi a
cascata sull’informatica. Come pure, d’altronde, ricerche varie “di
frontiera” su onde cerebrali, il plasma e l’elettromagnetismo, i
superconduttori e l’antigravità. Vero? Falso?
Decorato dal reggente del Regno d’Italia Umberto II
successivamente all’abdicazione di Vittorio Emanuele III per i meriti
acquisiti nella riorganizzazione delle autorità italiane dopo la
Liberazione, questo soldato di vecchio stampo votato alla disciplina e
all’onore militari si è dimostrato estremamente corretto e coerente, a
cominciare dal proprio personale approccio non tanto conservatore
quanto legalitario, e come tale nettamente anticomunista e
antisovietico, che avrebbe successivamente ispirato la creazione nel
nostro paese, con la guerra fredda, della stessa struttura difensiva
paramilitare Stay Behind solo in seguito trasformatasi in Gladio con le
deviazioni che poi ne scaturirono. Chi scrive ha scoperto che il
colonnello Corso, sostenitore degli uomini di De Gasperi fin
dall’inizio ben visti dagli anglo-americani, fu indicato come un
reazionario e violentemente attaccato (pare per ordine diretto di
Stalin) dall’organo del Partito comunista italiano, «l’Unità», con
l’accusa di avere impiegato “elementi fascisti” nella riorganizzazione
dell’intelligence italiana postbellica.
«Quando il comando alleato mi diede l’ordine di mettere
rapidamente in piedi una struttura del genere almeno parzialmente
efficiente» mi spiegò poi sorridendo «cosa avrei mai potuto fare se
non valermi di professionisti con un minimo di esperienza, seppur
minimamente compromessi col fascismo che nondimeno noi alleati
(non certo i partigiani dell’ultima ora) avevamo abbattuto con il
sangue dei nostri soldati? Pensa forse» aggiunse con una battuta «che
avrei dovuto prendere in considerazione le suore Orsoline o gli
uomini di Togliatti, agenti dichiarati dell’URSS del dittatore Stalin a noi
sempre più ostile?»
Sia come sia, non dimentichiamo comunque che la stessa CIA
statunitense, a guerra finita, si aprì all’apporto di non pochi ex
prigionieri tedeschi provenienti dalla Gestapo, la polizia segreta di
stato del Terzo Reich di Hitler.
Tenendo dunque da parte qualsiasi considerazione o polemica di
carattere politico ideologico, per quanto concerne Corso, in effetti, la
figura di questo personaggio – che dopo le nostre conversazioni
private in Italia disse testualmente di considerare chi scrive «un gran
gentiluomo cui dare fiducia» – a distanza di dieci anni (da quando
cioè il suo nome si è imposto all’attenzione della comunità ufologica
internazionale) non è stata ancora adeguatamente analizzata. Dopo la
pubblicazione in Italia del suo libro Il giorno dopo Roswell (scritto in
collaborazione con William J. Birnes e dunque non completamente di
suo pugno) che ho contribuito a rendere possibile, ci si attendeva dal
colonnello tutta una serie di ulteriori elementi che però non sono
emersi. A ciò ha certamente concorso la sua morte prematura in
seguito a un inatteso ricovero ospedaliero nel 1998, poco dopo la sua
pesante accusa al governo USA di avere dichiarato il falso sulla
questione Roswell. E così pure il fatto che in America il figlio abbia
sostanzialmente “blindato” gli scritti del padre (fra cui un libro
sull’attentato a Kennedy e un altro sul ruolo svolto dell’autore a Roma
all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale), bloccandone
in pratica ogni diffusione in seguito a più o meno dirette pressioni di
organismi governativi. Ma è anche una realtà che chi nel nostro paese,
dopo avere editorialmente lucrato su quanto da lui scritto e sulla sua
stessa morte, avrebbe potuto e dovuto pubblicare di più non lo abbia
poi fatto (anche perché “bloccato” dal figlio di Corso). Io, che per
primo ho storicamente verificato le credenziali e le attività di Corso in
Italia e in USA , che l’ho ospitato al simposio mondiale di San Marino e
che ho ricevuto da lui precise documentazioni con l’impegno di
renderle comunque pubbliche se “in un ragionevole lasso di tempo”
quanto da lui già fornito ad altri per essere pubblicato non fosse stato
reso noto, mi trovo dunque oggi di fronte all’impegno morale di
adempiere alle sue ultime volontà, espressemi telefonicamente pochi
giorni prima di morire. Un obbligo morale conferitomi in extremis,
dunque, cui ormai ad anni di distanza non posso più sottrarmi. Tanto
più che – per l’interesse dell’ufologia – ho da dire anche la mia sul
materiale di Corso, che ha avuto nel console italiano Alberto Perego
un vero e proprio precursore, e non certo a caso. A differenza di altri,
considero i Corso Files non un semplice “prodotto editoriale” per fare
soldi. Viceversa, chi come me ha il know how (che non si improvvisa)
per farlo, ha tanto da dire, commentare, comparare e spiegare. Di
seguito, quindi, offrirò ai lettori una mia sintesi del materiale
fornitomi da Corso.

Le rivelazioni di Philip Corso


Cosa direste se i nostri astronauti fossero nelle condizioni fisiche di
viaggiare nello spazio per migliaia di anni luce attraversando distanze
comprendenti intere galassie? Se avessero la capacità di vivere nello
spazio senza perdita di peso o di massa corporea, senza effetti fisici
dannosi e, una volta giunti in un altro mondo, di operare
tranquillamente come se il programma di un computer funzionasse
nelle loro menti? Se i nostri astronauti e le loro astronavi fossero in
grado di convertire l’illimitata energia elettromagnetica presente nello
spazio in carburante e se le superfici delle loro tute e navi spaziali
utilizzassero quest’ultima per muoversi e navigare in funzione delle
necessità? Immaginate inoltre che i nostri astronauti possiedano
un’intelligenza del tipo di un computer, atta a governare le loro
funzioni biologiche.
Se riuscite a concepire tutto questo, allora avrete un’idea di quale
sia la natura di una entità biologica extraterrestre e di quanto l’esercito
USA scoprì quando procedette alle autopsie sui corpi degli alieni di
Roswell al Walter Reed Hospital dell’US Army. Immaginate anche
l’allora tenente colonnello Philip Corso mentre nel 1961 legge i relativi
rapporti autoptici, sepolti fra i tanti dossier del caso Roswell al
Pentagono, a chiarimento di quanto aveva gia visto a Fort Riley nel
1947, solo un mese dopo esservi stato assegnato al rientro dal suo
incarico a Roma.
Quando il capitano Corso vide i corpi degli alieni a Fort Riley la
notte in cui era ufficiale di picchetto alla base, egli non aveva idea di
cosa si trovasse di fronte. Nel suo libro Il giorno dopo Roswell ci dice che
tutto ciò che sapeva era che si trattava di materiale supersegreto,
tradotto su un camion militare dell’esercito attraverso il Kansas fino a
Dayton (Ohio), dove erano stati prontamente inviati i rottami
dell’oggetto volante precipitato. Il viaggio per via di superficie era
giustificato dall’esigenza di evitare il pur improbabile rischio di un
incidente aereo, che avrebbe distrutto i preziosi cadaveri. La verità,
egli spiega, l’avrebbe scoperta solo quasi quindici anni dopo, quando
venne cooptato dal generale Arthur Trudeau al Pentagono per
supervisionare uno dei progetti più segreti mai intrapresi dall’esercito:
gli studi di retroingegneria su artefatti alieni tratti dai rottami di
Roswell dopo la caduta dell’UFO nella proprietà dell’allevatore Mac
Brazel, e la successiva infiltrazione di quanto da essi ricavato
nell’industria americana. Portando avanti tutto ciò, Corso venne a
contatto con un gruppo di scienziati e industriali che lo ispirarono e lo
incitarono a credere che si poteva avere “un nuovo mondo” se si fosse
riusciti a conquistarlo, come comunicatogli durante il successivo
incontro con una EBE che avrebbe avuto luogo a Red Canyon in New
Mexico. Queste e altre informazioni Corso intendeva approfondirle in
un nuovo libro, ma com’è noto – poco tempo dopo avere accusato il
governo USA di affermare il falso su tutta la questione di Roswell – egli
morì nel giugno del 1998, lasciando la maggior parte dei suoi scritti
inediti in forma di note manoscritte, peraltro fornite in fotocopia a
diverse persone, da Linda Howe e Paola Harris in USA, a, per il CUN,
Franco Mari e Roberto Pinotti in Italia. Persone che non hanno mai
tradito le sue aspettative e i suoi desideri. Corso fu uno dei pochi
militari ad avere avuto accesso ai dossier su Roswell negli archivi
governativi. E fu il solo di questo gruppo selezionato che ne avrebbe
scritto, per quanto aveva visto e letto. Parte degli archivi governativi
parlavano delle EBE (i piloti “progettisti” dell’UFO ) i cui corpi furono
estratti dai rottami e successivamente sottoposti ad autopsia al Walter
Reed Hospital nel 1947. Le note di Corso entravano anche nei dettagli
circa lo sforzo di ricerca dell’US Army per sviluppare la tecnologia del
“disco” precipitato, e circa il fatto che scienziati consulenti della
divisione Tecnologia straniera al comando, Ricerca e sviluppo
dell’esercito, l’unità cui apparteneva Corso – tutti membri del circolo
interno dei consulenti del generale Trudeau – avevano avuto le loro
difficoltà a credere quanto avevano visto e letto circa il velivolo alieno
e i suoi occupanti, tanto l’impatto di tutto ciò era “fuori di questo
mondo”. L’intera questione era considerata l’argomento più segreto in
possesso del governo USA , ben più degli schemi progettuali per la
costruzione della bomba atomica.
Uno dei più stretti amici di Corso nel circolo interno del generale
Trudeau fu il tedesco Hermann Oberth, uno degli scienziati progettisti
a capo del poligono nazista di Peenemunde in Germania e superiore
di Wernher Von Braun durante la Seconda guerra mondiale. Oberth
(che poi avrebbe pubblicamente dichiarato di ritenere che gli Uranidi,
cioè i piloti extraterrestri di quelli che noi oggi chiamiamo “dischi
volanti”, ci visitano da migliaia d’anni) aveva detto a Corso che il
disco di Roswell non disponeva di un propulsore nel senso proprio
del termine. Non era caratterizzato né da una tradizionale propulsione
a razzo né da motori atomici o di altro genere. Peraltro, spiegava
Oberth, il mezzo sembrava in grado di utilizzare l’energia
elettromagnetica, ricavandola dallo spazio stesso. L’esercito, scrisse il
colonnello Corso nelle sue note, «riteneva che un campo
elettromagnetico venisse creato attorno al disco. Cambiamenti di
intensità e di colorazione venivano causati nella lunghezza d’onda del
campo elettromagnetico costruito attorno allo scafo dell’UFO , che
traeva consistenza e forza dalla struttura atomica dello spazio stesso».
Il propulsore, credeva l’esercito, era qualcosa sul tipo di un
“riciclatore”, ovvero un mezzo atto a canalizzare e ridirigere l’energia
elettromagnetica di fondo che permea lo spazio in un’onda strutturale
ammantante il disco e in grado di muoverlo e di farlo navigare in
assenza di carburanti come in tutti i motori convenzionali. Lo scafo
del mezzo volante, al pari delle tute di volo indossate dai piloti, era di
un materiale allineato dal punto di vista atomico e di struttura ad alta
densità atomica, sul tipo dei filamenti di una ragnatela, in grado di
fornire al velivolo grande resistenza strutturale, ma non solo questo.
Tutto ciò inviluppava il mezzo volante in modo tale da renderlo in
grado di reagire all’elettromagnetismo intorno a esso in termini
impossibili ai tradizionali elementi terrestri.
Mentre il disco si spostava nello spazio prima e nella nostra
atmosfera poi, il moto – per via dell’allineamento degli atomi
costituenti lo scafo come pure dell’alta densità della sua struttura –
conferiva all’apparecchio una sorta di trasparenza che talvolta lo
faceva luccicare. Corso ha scritto: «La superficie atomicamente
“allineata” dell’UFO era caricata elettromagneticamente tanto da creare
una forza elettrodinamica. Questa forza, muovendosi esso nello
spazio, lo avrebbe rinforzato e riempito, propagandosi fino a che il
mezzo avesse raggiunto velocità elevatissime e apparentemente vicine
a quella della luce. Le onde gravitazionali nello spazio avrebbero
attraversato questo scudo… Non c’erano linee di giunzione nell’UFO
né rivetti o punti di saldatura. Lo stesso era per gli indumenti delle
EBE . I fili argentati delle loro fibre possedevano una grande resistenza,
al pari delle strutture componenti l’involucro esterno del disco». Era
come se le saldature che tenevano insieme le varie parti dell’UFO
fossero costituite da una forma di energia elettromagnetica. Ciò
sembrava «fondere insieme i campi atomici e molecolari, e così non vi
erano giunture di sorta, nessuna separazione, come un’entità
unica…».
Lo scafo dell’UFO e gli indumenti delle EBE erano talmente diversi e
avanzati rispetto a quanto gli scienziati dell’esercito avevano visto
fino ad allora che – quando il colonnello Corso cercò di trovare
qualche ricerca in fase di sviluppo che potesse trarre vantaggio da
quanto contenuto negli archivi sul caso Roswell dell’esercito – egli si
concentrò soltanto su industrie che stessero sperimentando le
tecnologie più “esotiche”.
Nel corso di una particolare visita nel 1962, Corso assistette a una
dimostrazione, da parte di una di tali industrie, effettuata con «un
equipaggiamento di pollici 10 x 10 x 8 con su uno dei lati un pannello
di controllo, e al cui interno erano inseriti due pezzi di metallo. Poi gli
ingegneri accesero quello che chiamavano un “generatore
elettromagnetico”. Partì un leggero ronzio e il tutto si attivò
lentamente. Fu premuto un bottone, e udii una forte esplosione, che
sembrava originata da una forza possente. Non era diversa dal suono
di un grosso cannone o di un tuono, ma più concentrato e localizzato.
Quando l’implosione si ebbe una seconda volta, due pezzi di metallo,
che avevo inserito nella macchina dopo averli contrassegnati, ne
vennero fuori senza linee di giunzione, punti di saldatura o giunti di
connessione. Non percepii vibrazioni, tremori o urti di ritorno derivati
dalla forza possente e dalla risultante implosione. Redassi un rapporto
in merito per il governo, ma poco dopo andai in pensione e quindi
ignoro che cosa poi il governo ne abbia fatto».
Corso scrisse che lo studio preliminare dell’esercito suddivise la
questione della propulsione dell’UFO di Roswell in quattro
componenti così denominate:
1) Magnetronica, quando gli atomi sono alternativamente accelerati
e decelerati.
2) Magnetostrizione, quando si ha un cambiamento di dimensioni in
un corpo ferromagnetico posto all’interno di un campo magnetico.
3) Dinamica magneto-plasmatica, quando un gas ionizzato viene
introdotto in un campo magnetico per produrre corrente elettrica.
4) Bottiglia Magnetica, quando si ha un campo magnetico atto a
confinare il plasma in una reazione termonucleare.
La magnetostrizione si verifica quando un corpo metallico è posto
all’interno di un campo magnetico. Ciò, di contro, può causare in esso
un cambiamento di dimensioni. Inoltre, l’energia generata dalle parti
del mezzo in movimento orientate in direzioni opposte dalle EBE
conferivano a esso l’energia per decollare in qualsiasi direzione.
«I Foo-Fighters tedeschi durante la Seconda guerra mondiale» ha
scritto Corso in riferimento alle armi segrete naziste «usavano una
gravità zero attorno ai loro serbatoi, e i loro motori, in virtù dell’uso
dello spin opposto dei propulsori, generavano campi elettromagnetici.
Poi, quel tale Viktor Shauberger fece uso della controrotazione.
Attivato, il suo apparecchio sfondò il tetto di un capannone, e i
tedeschi concepirono un sistema per individuare dall’alto i carri
armati muovendosi lungo il sistema magnetico a griglia terrestre.»
Secondo Corso, gli ingegneri dell’esercito ipotizzavano che circa gli
UFO «il segreto delle alte velocità e della propulsione spaziale si
basasse sul “plasma” creato in prossimità del veicolo per produrre
spinta, elevazione e cambiamenti di direzione. Una fascia costituita da
un campo magnetico o plasma intorno al veicolo dava origine a uno
splendore luminoso e a cambiamenti di colore di questo via via che la
velocità aumentava. Ciò non poteva non suggerire ai testimoni un
intervento intelligente, di natura probabilmente extraterrestre,
utilizzante un sistema propulsivo elettromagnetico». Egli rilevò che
nei film a colori il plasma magneticamente allineato produceva spesso
una specie di alone o splendore multicolore tutt’intorno al veicolo. Il
plasma è un gas ionizzato prodotto a temperature elevate e che
contiene quasi in ugual numero cariche positive e negative. È un buon
conduttore di elettricità e risulta influenzato da un campo magnetico.
Un motore al plasma è un motore a razzo utilizzante spinte prodotte
da gas ionizzati accelerati magneticamente. Un campo magnetico
esercita una forza su una particella caricata solo se essa è in moto, e le
stesse particelle caricate, una volta in movimento, producono ulteriori
forze magnetiche tanto da amplificare la somma dell’intera forza
risultante. In riferimento al tipo di materiale utilizzato per lo scafo,
come pure per i loro indumenti, dalle EBE , è interessante notare
quanto Corso riferisce di avere trovato negli archivi sul caso Roswell
al Pentagono, ovvero un pezzo di “materiale metallico” proveniente
dal disco schiantatosi al suolo. Esso era caratterizzato da una
superficie incisa che sembrava un misto di plastica e ceramica. Inoltre,
dalle informazioni acquisite quando sull’artefatto metallico furono
condotti studi di retroingegneria dagli esperti missilistici dell’esercito,
«sviluppammo il cono anteriore per i nostri missili (civili) Explorer,
derivazioni di quelli balistici intercontinentali (ICBM ) Jupiter basati
sull’originale razzo Redstone. Tale cono anteriore aveva una superficie
esterna di plastica o ceramica atta ad assorbire il tremendo calore della
penetrazione atmosferica, fondere lentamente e proteggere comunque
gli elementi vitali della stessa struttura anteriore del missile».
Considerata la “caccia al tesoro” innescata dai reperti tecnologici
prelevati dal luogo dello schianto, questo sarebbe stato solo uno dei
vari apporti forniti dagli archivi su Roswell del Pentagono al
programma missilistico USA negli anni Sessanta. Per inciso, si
consideri che nel 1957 il colonnello Corso comandò il battaglione
difensivo missilistico dell’esercito presso il poligono missilistico di
Red Canyon a White Sands (New Mexico), la prima unità dell’esercito
USA che intercettò e abbatté con successo un aereo bersaglio
teleguidato o drone.
Dal 1947, scrive Corso, gli USA hanno ripetutamente tentato,
attraverso studi di retroingegneria, di “copiare” il disco di Roswell
con tutte le sue componenti propulsive. Gli ingegneri hanno cercato di
creare propulsori a ioni come pure atomici, sul tipo del reattore da
ventisette chilogrammi sviluppato nei tardi anni Sessanta. Tali reattori
relativamente piccoli sono anche stati usati in esperimenti sulla
propulsione ionica e in vari prototipi di sonde spaziali. La NASA è
ancora orientata allo sviluppo di piccole centrali nucleari applicabili al
volo spaziale, ma non riesce a risolvere il problema della protezione
dell’equipaggio dal pericolo delle radiazioni atomiche e dall’effetto
dei raggi cosmici nel corso di voli spaziali di lunga durata.

L’UFO e le EBE
Il colonnello Corso riteneva che vi fosse una interazione fra le EBE
pilotanti l’UFO e il mezzo spaziale tanto incredibile quanto fantastica, e
cioè una interfaccia simbiotica di tipo biomeccanico ed elettronico fra
chi guida il velivolo da lui controllato. Egli vide ciò come una forma di
ergonomia digitale comprendente un flusso di elettromagnetismo che
legava dal punto di vista neurologico l’EBE alla propria navicella. Era
come se il pilota e il mezzo diventassero una sola entità, in cui il
cervello della EBE si integrava con l’onda elettromagnetica
propagantesi attorno all’UFO . Utilizzando attraverso la fronte
opportunamente così bendata una banda frontale atta a trasmettere i
propri impulsi psichici, la EBE appariva in grado di manipolare diversi
campi elettromagnetici mediante le proprie onde telepatiche come
pure mediante le punte delle dita attraverso dei cambiamenti
sequenziali (come se suonasse un pianoforte) atti ad aumentare o
diminuire la velocità della navetta, nonché di controllarne le varie
manovre nell’atmosfera.
Le onde elettromagnetiche si manifesterebbero talvolta come
collettori distribuiti tutt’intorno al veicolo, e ciò spiegherebbe i
numerosi avvistamenti di UFO accompagnati da luci colorate mentre
procedono nell’atmosfera. Il colonnello Corso riteneva che le EBE
fossero il prodotto di una ingegneria genetica aliena specificamente
rivolta alla creazione di piloti atti ad affrontare il volo spaziale. Gli
esseri umani, come i programmi degli USA e dell’URSS prima e russo
poi hanno provato, non possono viaggiare su lunghe distanze senza
registrare una serie di controindicazioni avverse. Anche in missioni
spaziali di corta durata astronauti e cosmonauti hanno sperimentato
perdita di massa corporea e di stabilità, danni al sistema immunitario,
criticità digestive e spossatezza generale. I nostri stessi esperimenti di
clonazione hanno dimostrato che sarebbe teoricamente possibile
costruire geneticamente un “perfetto” viaggiatore spaziale. È forse
questo ciò che hanno davvero fatto gli extraterrestri centinaia di
migliaia se non milioni di anni fa? Di che genere di tecnologia
disponevano per creare entità (le EBE ) geneticamente progettate e
computerizzate in grado di esplorare la galassia?
Le creature che, pattugliandoli, viaggiano da un mondo all’altro su
mandato dei loro creatori alieni sono allora state progettate a livello
genetico specificamente per affrontare le missioni spaziali? Cosa
accadrebbe, si chiede Corso, se potessimo raggiungere il pianeta di
provenienza delle EBE di Roswell? Le creature schiantatesi nel New
Mexico nel 1947 sono entità biogeneticamente prodotte in serie
(clonate) per affrontare i rischi dei viaggi spaziali e non per operare
nel mondo dei loro creatori?
Non certo a torto, Corso conclude che per viaggiare nello spazio su
lunghe distanze dovremmo essere “più” che umani. Seguendo i criteri
della presunta progettazione genetica delle EBE , i viaggi spaziali
sarebbero grandemente agevolati da un corpo atto a proteggere
l’organismo dalle radiazioni. Dovremmo dipendere da un
elettromagnetismo autoprodotto piuttosto che da ossigeno e cibo. E
un incredibile accorciamento nei tempi di viaggio sarebbe ottenuto
dall’uso di una propulsione elettromagnetica, una energia attivata in
funzione delle nostre necessità, come l’elettricità. Sulla base delle
relazioni autoptiche del Walter Reed Hospital dell’esercito, il
colonnello Corso riteneva che le EBE fossero esseri o clonati o
comunque realizzati specificamente per il volo spaziale, dal momento
che i loro sistemi bioorganici sembravano non solo adattarsi
perfettamente ai rigori della esposizione per lunghi periodi alla
gravità zero e alle radiazioni cosmiche, ma anche interfacciarsi
perfettamente con il mezzo pilotato. Secondo Corso, il cervello delle
EBE constava di quattro parti, due per così dire “computerizzate” e
due normali. Era quest’organo che presiedeva alla loro “missione”?
Per esempio, il cervello era elettromagneticamente interconnesso
con il sistema della navicella mediante impianti in silicio nei lobi
cerebrali. Questi ultimi erano caratterizzati da quello che gli analisti
medici dell’esercito descrivevano come un insieme di “avvolgimenti
esterni”, sul tipo di quelli interfacciati a una massa magnetica
utilizzata per aumentare le emissioni elettromagnetiche. I patologi
dell’esercito non furono mai in grado di misurare alcuna di tali
emissioni, in quanto le EBE erano morte e la loro attività cerebrale era
cessata. Ma, ritenendo che ciò che i patologi avevano riscontrato
indicasse quanto il cervello si supponeva fosse effettivamente in grado
di fare, nulla esclude che tali avvolgimenti esterni attorno alle teste
delle EBE fossero deputati a quanto sopra detto.
Il cervello delle EBE aveva quattro lobi dei quali il primo era il più
grande. Corso riteneva dalle sue dimensioni che esso non solo
funzionasse quale “cervello principale”, ma fosse altresì, in pratica,
quello dello stesso velivolo, quale parte integrante dello schema
progettuale dell’UFO .
Il lobo 2 sembrava agire in funzione ausiliaria rispetto al lobo 1,
forse in quanto contenente varie istruzioni di programmazione, dati di
navigazione, nonché procedure da adottare in caso di guasti o danni
al mezzo o di decisioni critiche. Era come se tale lobo fosse simile a un
cervello umano primitivo caratterizzato da “reazioni di fuga”, e cioè
dalla capacità di reagire propriamente per salvare il mezzo e i suoi
occupanti.
Il lobo 3 era simile al cervello umano, controllante funzioni di
supporto vitale come il cuore, il polmone e i muscoli. Esso era altresì
in grado di ridurre i requisiti energetici di tali funzioni vitali nel caso
di lunghi viaggi nello spazio.
Il lobo 4 controllava la maggior parte del sistema dei muscoli
volontari e consentiva alle EBE azioni indipendenti, forse nel caso di
missioni ricognitive su pianeti lontani, in modo abbastanza simile alla
programmazione che verrà usata dalle nostre sonde robotizzate lunari
o marziane per consentire di condurre una esplorazione sulla base
della situazione locale del momento.
Le EBE indossavano delle fasce frontali che intensificavano le onde
celebrali per la comunicazione telepatica, di grande aiuto nel
funzionamento “biologico” della EBE . Una di queste fasce frontali fu
rinvenuta da Corso fra i reperti allegati agli archivi del Pentagono sul
caso Roswell, ed egli la consegnò, per le possibili applicazioni
tecnologiche conseguenti, alle industrie aerospaziali legate da
contratto al ministero della Difesa USA . Oggi, tale fascia frontale esiste
ed è utilizzata per aiutare individui fisicamente disabili a muovere un
cursore sullo schermo di un computer e piloti collaudatori a tenere
sotto controllo certune funzioni del velivolo in volo.
Le EBE potevano altresì controllare l’UFO attraverso relè
amplificatori di corrente a forma di coppa collegati alle estremità delle
dita delle mani? Il colonnello Corso notò che in tutte le punte delle
dita delle EBE si riscontravano circa 80.000 punti di emissione. È
dunque estremamente probabile che attraverso questi relè le EBE
trasmettessero istruzioni di guida al sistema di navigazione del
velivolo direttamente dalle loro menti mediante le dita delle mani.

Cuore e polmone. L’unico polmone e il cuore sovradimensionato


(rispetto al nostro) delle EBE funzionavano quasi come un unico
organo. Gli scienziati credevano che il polmone immagazzinasse
altresì grandi quantità dell’energia elettromagnetica (EM ) dell’UFO per
lunghi viaggi, che veniva periodicamente rinnovata dalla genesi e
dalla trasmissione di energia EM . Il cuore, che non si dilatava nello
spazio come un cuore umano, potrebbe non solo avere pompato
energia EM alle strutture cellulari del corpo delle EBE , ma essere anche
servito come un mezzo teso a immagazzinare energia per lunghi
viaggi, un po’ come una batteria.

Orecchie. Le EBE avevano orecchie piccole, quasi indistinguibili.


Probabilmente non avevano bisogno di percepire onde sonore in
quanto non parlavano, ma piuttosto comunicavano telepaticamente.

Naso. Analogamente, il naso era estremamente piccolo in quanto


evidentemente l’atmosfera all’interno dell’UFO doveva essere molto
concentrata. Inoltre, gli analisti medici del Walter Reed Hospital non
riuscirono a determinare come funzionava il sistema olfattivo delle
EBE . Pare che l’olfatto non fosse però un senso importante e fosse
utilizzato solo per estreme necessità di allarme. Le atmosfere
planetarie contenenti i necessari elementi non richiedevano alcuna
protuberanza nasale alle EBE , per cui le narici erano alquanto piatte e
molto piccole.

Bocca. Le EBE presentavano un orifizio boccale appena pronunciato,


privo di condotti per ingurgitare acqua o cibo. Le EBE non avevano
sistema digerente, e ciò spiega l’assenza di denti e di ogni apparato di
elaborazione di nutrimenti solidi o liquidi. Così pure va rilevata
l’assenza di lingua e corde vocali in quanto le EBE non parlavano ma
comunicavano telepaticamente, forse mediante trasmissioni da
cervello a cervello e senza bisogno di mezzi ausiliari.

Occhi. Gli occhi delle EBE sembravano di tipo telescopico e avevano


un cristallino mediano, che fungeva da collettore luminoso. Tale
cristallino, o “terza palpebra”, costituiva la base per quella che fu
denominata “visione notturna”. Ecco perché le grandi cornee esterne
delle EBE apparivano nere. Secondo Corso, il generale Trudeau gli
diede istruzioni di incoraggiare gli scienziati del laboratorio per la
visione notturna di Fort Belvoir perché utilizzassero la biotecnologia
della terza palpebra come modello per gli occhiali da visione notturna.
Nel relativo capitolo (intitolato La conquista della notte) in un libro
pubblicato relativo alla storia delle ricerche condotte a Fort Belvoir, i
ricercatori citano il sostegno ricevuto dal generale Trudeau nei primi
anni Sessanta per lo sviluppo di un sistema di “visione notturna” atto
a essere utilizzato dai soldati USA in Vietnam.

Pelle. Come descritto in Il giorno dopo Roswell, il colonnello Corso


sosteneva che la pelle delle EBE , al pari della struttura esterna dell’UFO ,
sembrava “costruita” attorno alle entità e al mezzo quasi come una
ragnatela stratificata. E come una ragnatela, la struttura molecolare
era atomicamente allineata in senso longitudinale ed estremamente
densa in modo da essere caratterizzata da una estrema resistenza alla
tensione per quando fosse leggera come una rete di filamenti. Tale
resistenza strutturale proteggeva le EBE dalle radiazioni cosmiche,
elettromagnetiche e dalle escursioni termiche proprie dello spazio.
Prima di morire, Corso disse in varie interviste che uno dei suoi
maggiori crucci consisteva nel fatto che nessun laboratorio era stato in
grado di duplicare la super resistenza della struttura molecolare di
fabbricazione aliena. Oggi, comunque, sono in attuazione esperimenti
genetici facenti uso dei geni di ragni per duplicare la resistenza alla
tensione delle tele di ragno.
Con l’eccezione della colonna vertebrale, che appariva
particolarmente atta a resistere alle sollecitazioni dovute ai rigori di
un viaggio spaziale, e di uno scheletro che era più tensile che rigido, le
altre funzioni biologiche delle EBE sembravano del tutto secondarie,
come se dovessero essere utilizzate solo per missioni di ricognizione
della superficie terrestre. Le EBE erano creature principalmente legate
al loro mezzo e quasi tutt’uno con la sua programmazione di
pilotaggio.
Corso credeva che gli aspetti più complessi e sofisticati delle
creature fossero da ricercare nella loro interfaccia con l’UFO e con la
capacità di comunicare telepaticamente. Al di là di ciò, esse mal si
adattavano ad altri ambienti e contesti, il che convinse Corso che ci si
trovava davanti a degli esseri clonati per il fine di pilotare, navigare
ed effettuare esperimenti nel corso di missioni specifiche. Le EBE ,
quindi, altro non sarebbero state che versioni biologiche delle nostre
sonde spaziali robotizzate, programmate per eseguire esperimenti
sulla superficie dei pianeti visitati. I loro creatori, ideatori di tali entità
biologico robotiche “senz’anima” clonate in serie, sarebbero pertanto
tutt’altra cosa…
La vera potenza della tecnologia aliena, credeva il colonnello,
consisteva comunque nella capacità degli extraterrestri di manipolare
telepaticamente lo spazio e il tempo. Tale forma di “proiezione
astrale” degli ET affascinava e atterriva a un tempo l’esercito USA , e
così pure quanti ne vennero a conoscenza in altri settori del governo, e
fu una delle principali ragioni che innescarono il cover up conseguente
all’UFO crash di Roswell.
La comunicazione telepatica, la psicocinesi, l’ingegneria biologica,
la capacità per un organismo di interfacciarsi con un computer: queste
sono solo alcune delle esplorazioni di frontiera condotte oggi dalla
specie umana. Che tutte queste discipline possano un giorno fondersi
in una sola, come gli alieni di Roswell dimostrerebbero, è certo un
concetto difficile da immaginare. La speranza sarebbe che lo studio
delle implicazioni relative al loro uso e abuso non andasse seriamente
al di là degli sviluppi scientifici più prossimi a realizzarsi. Questo
punto, in particolare, interessava Philip Corso e questo egli avrebbe
voluto che si continuasse a seguire per il bene dell’umanità.
C’è da aggiungere che non sempre l’applicazione di studi e ricerche
condotti in chiave di retroingegneria è in grado di fornire risultati
efficaci. Anzi. In assenza di un adeguato input “esterno”, infatti,
spesso la soluzione, seppur sotto gli occhi, è normalmente di ben
difficile individuazione.

Italia, anni Cinquanta: prima di Corso e dei rivelatori USA


odierni
Quel che comunque sconcerta non poco e che ritengo necessario
sottolineare a questo punto è il fatto che molti dei concetti espressi da
Corso sembrano trovare attualmente un certo riscontro in uno
scenario pressoché ignoto, caratterizzante un particolare e abbastanza
ristretto contesto a livello storico, tecnico e testimoniale di cui sono
stato al corrente fin da quando frequentavo alla fine degli anni
Cinquanta il console Alberto Perego, pioniere dell’ufologia nel nostro
paese. Un contesto quanto mai riservato proprio di un gruppo di
persone operante per lo più in Italia e in particolare nell’Abruzzo (ma
anche in altri cinque paesi europei, in URSS , Sudamerica e Australia)
fra la metà degli anni Cinquanta e quella degli anni Ottanta: tale
gruppo (convenzionalmente indicato col termine “Amicizia”) si
sarebbe verosimilmente formato nel 1956 grazie allo stabilirsi di un
casuale rapporto stretto e di carattere fisico, funzionale e continuato
(fino al momento della loro almeno apparente dipartita con
conseguente smantellamento di certe relative strutture logistiche
d’appoggio) con una squadra organizzata di esseri alieni (definiti gli
“amici”) originari di altri sistemi solari e operativamente distaccati sul
nostro pianeta. Gli stessi, probabilmente, che dal 1952 il capostipite
dei contattisti, il polacco-americano George Adamski, indicò come
“Fratelli dello Spazio” a lui manifestatisi a Los Angeles e che vengono
oggi un po’ superficialmente denominati Nordici per il loro pur non
troppo generalizzabile aspetto (alta statura, capelli e occhi chiari).
Visitatori extraterrestri infiltrati sulla Terra nella nostra società, di
aspetto umano e biologicamente non troppo dissimili dall’Homo
sapiens (perché noi e loro avremmo antenati comuni, essendo la
nostra specie frutto di remote e abortite colonizzazioni parziali di
questo pianeta nonché di varie e dimenticate sperimentazioni
biogenetiche da parte di altre razze aliene): una sorta di vera e propria
“quinta colonna” (ovvero una delle varie “teste di ponte”) di esseri
non terrestri da sempre svolgenti in mezzo a noi una serie di
sistematiche attività tecnico-logistiche occulte (e in apparente
contrasto con una potenza astrale avversaria che li contrasterebbe)
all’interno di installazioni segrete, sia sotterranee sia sottomarine, site
nella nostra penisola (ma non solo) a totale insaputa delle nostre
autorità (anche se nel giro erano coinvolti a titolo personale anche alti
ufficiali e prelati) e realizzate contraendo nel sottosuolo i vuoti atomici
nella materia per realizzare cavità artificiali da attrezzarsi in seguito
come habitat e basi di supporto logistico cui accedere con la tecnica
del teletrasporto (teleportation). Altro che tutte le storie di estrazione
yankee sull’odierna Area 51…
Gli amici alieni, indicati con la sigla W56 evocante l’inneggiare (W)
dei loro collaboratori umani all’anno dell’inizio del contatto (il 1956),
costituivano lo sfondo dello sconcertante scenario, in cui peraltro si
inserivano altresì esseri a questi “contrari” (indicati dalla sigla in
codice CTR ), gerarchicamente strutturati in un fronte avverso ai primi.
Un aspetto, questo, alquanto difforme rispetto ai convenzionali canoni
del contattismo spiritualista di ambito adamskiano, anche se, a ben
vedere, George Hunt Williamson riporta significativamente nel suo
volume I dischi parlano! e ancor di più nel successivo Other Tongues,
Other Flesh presunte comunicazioni aliene menzionanti fra l’altro «i
sistemi di Orione, che vogliono distruggere», perché «Orione è il
Male» e «i sistemi solari di Orione sono molto simili alla Terra. I
principi del bene e del male sono universali…» e altro ancora.
Una minima parte della storia si riseppe attraverso alcune
testimonianze e varie suggestive fotografie di “campane” (ricognitori
alieni discoidali) diffuse su alcuni settimanali italiani per iniziativa del
giornalista Bruno Ghibaudi, poi uscito di scena. Ghibaudi, grande
divulgatore della tematica UFO in Italia, confermò anche di essersi
incontrato con piloti extraterrestri “infiltrati” in mezzo a noi.
Bene informato al riguardo, il console Perego aveva dal canto suo
pensato addirittura di scrivere uno specifico rapporto in merito, che
avrebbe dovuto intitolarsi, significativamente, Dirò tutto. E che nel
1963 fu perfino annunciato. Poi, alla fine, si rese conto che in effetti
non era il caso. I tempi non erano maturi. Il che non voleva dire che di
tutto ciò non fossero nondimeno informati personalmente, in maniera
diretta e riservata, importanti industriali, tecnici, docenti, giornalisti e
uomini di cultura italiani, coordinati dall’Abruzzo nel riserbo più
totale dallo scomparso dottor Bruno Sammaciccia (maggiorente
pescarese autore di vari testi di soggetto religioso, uno dei quali con
tanto di dedica autografa di Karol Wojtyla, il futuro Giovanni Paolo
II). Tant’è che nel 1970 per chi scrive fu estremamente divertente
vedersi confermare l’intero quadro a me già noto anche da un
serissimo professore universitario della facoltà di Scienze Politiche
dell’Università di Firenze che aveva saputo dei miei interessi e con cui
avevo poco prima sostenuto un esame. Quando, anzi, certe
informazioni al riguardo cominciarono a estendersi troppo oltre una
certa cerchia, sarebbe allora stato necessario intervenire
opportunamente diffondendo ad arte, a mo’ di “cortina fumogena”
atta a mimetizzare e a tutelare il tutto, la “voce” strumentale che
quanto si riferiva a tale ambito si riduceva in realtà solo una volgare e
grezza mistificazione di stampo banalmente fantascientifico,
consentendo addirittura il calcolato avvio di screditanti azioni legali
pur destinate a risolversi in un nulla di fatto. A mali estremi, estremi
rimedi.
Comunque sia, tali esseri alieni avrebbero più volte evidenziato in
camera caritatis già negli anni Cinquanta tecniche avanzatissime
implicanti la telepatia, il teletrasporto, la clonazione umana, il
controllo mentale a distanza, le “mutilazioni” di creature terrestri,
l’uso di entità robotiche meccaniche e biologiche, il training intensivo
di personale umano da utilizzarsi in talune circostanze a supporto, la
ibridazione feconda umano-aliena, il concorso al diretto contrasto di
iniziative aliene avversarie e quant’altro, in pressoché totale coerenza
con le solo parzialmente contraddittorie informazioni che ci sono poi
venute da oltre Atlantico per bocca di tanti rivelatori americani e da
ultimo, alquanto autorevolmente, da Corso in particolare. Tutte
comunque emerse successivamente rispetto agli avvenimenti nostrani
di quel lontano, misconosciuto e controverso periodo e senza che
nessuno in America fosse minimamente nelle condizioni di essere a
conoscenza di quanto sopra e di averne tratto in qualche modo
ispirazione. Uno scenario, di recente illustrato e documentato nel
volume Contattismi di massa dall’ingegner Stefano Breccia, docente
all’Università dell’Aquila, che parzialmente rimanda alla questione
degli Ummiti, i presunti alieni di tipo umano originari del pianeta
Ummo del sistema stellare Wolf 424 che sarebbero discesi in Francia
nel 1950 e si sarebbero verosimilmente infiltrati fra noi creando gruppi
operanti in Europa (Francia, Spagna, Italia, Germania, Inghilterra) ma
anche in USA , Sudamerica e Australia; e che avrebbero poi stabilito
contraddittori quanto stimolanti contatti epistolari di natura tecnico-
scientifica con alcuni scienziati e ufologi di vari paesi. Molti hanno
pensato, a tale riguardo, a una semplice mistificazione. Ma, fra i tanti,
lo scienziato del CNES francese Jean-Paul Petit non è affatto di tale
avviso, e ritiene che i concetti e i dati di fonte ummita indichino invece
una scienza “altra” e altamente avanzata…
Tornando al nostro discorso, sottolineiamo che negli anni
Cinquanta esso ci ha anticipato cose perfettamente analoghe a quelle
venute alla ribalta solo negli anni Novanta dagli USA (e di cui nessuno
ha mai scritto nulla fino a oggi). Mera coincidenza?
Sarà anche, ma per noi e per i non molti altri che sanno quanto basta
di questa storia ciò è proprio difficile da credere… Anche perché più
volte a chi scrive sedicenti intermediari di presunti alieni operanti in
incognito in mezzo a noi hanno riferito informazioni, circostanze e
anticipazioni che ho poi visto confermate anche a distanza di anni.
Coincidenze fortuite anche queste? Non penso proprio.
7
Come a Roswell: dagli USA di ieri al Brasile di oggi

Varginha, 1996: una nuova Roswell in Brasile?


Quando il 4 marzo 1996 l’agenzia di stampa italiana ANSA ha battuto
uno sconcertante dispaccio secondo cui le autorità brasiliane
avrebbero catturato una presunta creatura extraterrestre, sono rimasto
comprensibilmente perplesso; tanto più che alla notizia era stato
associato il nome di una mia conoscente: Irene Granchi, una studiosa e
inquirente brasiliana di prim’ordine in ambito ufologico. Successivi
contatti fax e telefonici con l’amico A.J. Gevaerd, direttore di «Revista
UFO » (pubblicazione a diffusione nazionale omologa della rivista del
CUN «Notiziario UFO » e organo del Centro Brasilero de Pesquisas de
Discos Voadores, equivalente locale del Centro ufologico nazionale),
ci confermavano che il caso invece era tutt’altro che da prendere
sottogamba. E me ne sono reso definitivamente conto quando, invitato
con altri delegati stranieri come Stanton Friedman (Canada), John
Carpenter e Travis Walton (USA ), Graham Birdsall (Inghilterra) e
Salvador Freixedo e Magdalena Del Amo (Spagna) al congresso
ufologico internazionale di Curitiba in rappresentanza italiana, ho
avuto diretto contatto con i dettagli del caso mediante una full
immersion di cinque giorni che in effetti non avrei mai immaginato.
In primo luogo non poteva non colpire la grande serietà dei dati
raccolti dai vari inquirenti sul caso, fatto che ha monopolizzato in
concreto il congresso. Poi il loro numero. La quantità dei vari team che
si sono occupati dell’episodio è indubbiamente una garanzia notevole
sul piano dei doverosi e necessari riscontri incrociati. Infine la qualità
delle inchieste e la professionalità degli inquirenti: un contesto di
prim’ordine composto da tecnici, ingegneri, avvocati, professionisti,
funzionari. Anche se, conoscendo bene gli ambienti esteri del settore,
sapevo perfettamente che quello del Brasile non è affatto
(ufologicamente parlando) un ambito da Terzo Mondo, ogni possibile
riserva o pregiudiziale sulla gestione e l’approfondimento
dell’inchiesta sarebbe pertanto del tutto insostenibile. È questa anche
la concorde opinione degli altri delegati stranieri al congresso di
Curitiba. Infine, al caso si è anche direttamente interessato,
prontamente giunto dagli USA per approfondirlo in loco, il famoso
psichiatra dell’università statunitense di Harvard John Mack (fra i
massimi esperti mondiali sul fenomeno delle abductions,
prematuramente deceduto nel 2004), coadiuvato dalla nota psicologa
brasiliana Gilda Moura. Entrambi, poco prima del congresso di
Curitiba, hanno verificato e confermato la coerenza e l’attendibilità di
tutti i vari testimoni da loro avvicinati, e la serietà del caso. Del quale
si parlerà ancora per molto. Un giudizio positivo che non possiamo,
allo stato delle cose, che condividere in toto.
Quello che è certo è che nel gennaio del 1996 in una cittadina
mineraria dello Stato brasiliano di Minas Gerais, Varginha, numerosi
civili hanno segnalato la presenza di un presunto extraterrestre. In
poco tempo si è appreso però, più precisamente, che si trattava di due
o più strane entità che sarebbero state poi catturate da uomini della
protezione civile locale, anche con il diretto intervento dell’esercito. La
notizia, di per sé agghiacciante, si diversifica nettamente dal caso
Roswell (New Mexico) del 1947, anche se la località brasiliana si è
trovata al centro di ripetute segnalazioni di UFO e se lo stesso 20
gennaio precedente un oggetto oblungo non identificato è stato in
effetti segnalato a bassa quota sulla zona. A Varginha infatti non
risulta per il momento essersi verificato alcun tipo di crash, e i
misteriosi esseri sono dunque al centro di un caso che nel gergo degli
addetti ai lavori dell’ufologia suole definirsi “associazione dedotta”.
Pure, la rilevanza dei fatti, la coerenza delle testimonianze e
l’incidenza dell’intervento delle autorità portano, al di là di qualunque
negazione o smentita, a far ritenere l’accaduto di importanza ben
superiore alle aspettative. Dei fatti forniamo di seguito una
ricostruzione quanto più fedele e conforme alla verità, organica e
leggibile, frutto di una nostra inchiesta personale. Con questo non
voglio alimentare alcun interesse sensazionalistico, ma solo riportare
ciò che ho potuto verificare direttamente in Brasile, inquadrando la
vicenda nelle sue diverse componenti anche senza per il momento
trarre conclusioni definitive. Sono infatti convinto che il caso sia più
che mai aperto, in quanto a una prima fase di più o meno indiretta
conferma – a livello ufficioso – da parte di militari dell’esercito
brasiliano ha fatto seguito una serie di smentite e negazioni ufficiali,
anche eccessive se si considera il carattere apparentemente fantastico
della vicenda.
Così pure sono da registrare il ventilato intervento “finale” da parte
di non meglio identificati apparati legati agli USA e le attuali difficoltà
in cui si stanno oggettivamente muovendo al momento i ricercatori
brasiliani che seguono il caso. L’episodio è stato investigato da una
ventina di field investigators, a titolo privato o in rappresentanza delle
varie organizzazioni ufologiche operanti nei singoli Stati della
Federazione brasiliana oggi coordinati da un ente centrale, l’INFA . A
Franco Rodrigues Ubirajara e Vitorio Pacaccini, attivi fin dai primi
giorni in loco, si sono poi uniti Edison Boaventura Jr, Jamil Vila Nova,
Carlos Augusto Sarajva, Oswaldo e Augusto Mondini, Claudier Covo,
Irene Granchi, Rogerio Porto Breier, Marco Antonio Petit, Adhemar
José Gevaerd, Gilda Moura e infine, dagli USA , lo psichiatra John Mack
dell’Università di Harvard.
I rilievi e gli approfondimenti emersi nelle diverse inchieste
concordano nell’evidenziare la realtà di un evento vissuto e in parte
anche subito da numerosi civili, testimoni del coinvolgimento delle
autorità e oggi più che mai desiderosi che sia fatta chiarezza
sull’episodio, che si colloca in un contesto ufologico ben preciso.

Cronistoria degli eventi


20 gennaio, ore 01.00. Gli agricoltori Oralina Augusta ed Enrico de
Freitas osservano sulla loro fazenda, sita a dieci chilometri dalla città,
un oggetto a forma di “sottomarino”, delle dimensioni di un piccolo
autobus, che sorvola la zona a bassa quota. L’UFO si lascia dietro una
scia fumosa di colore bianco.
20 gennaio, ore 08.00. Civili constatano la presenza di pompieri
(protezione civile) nella zona, dove sono giunti in quanto allertati “per
catturare un animale vagante”.
20 gennaio, ore 10.00. I pompieri effettuano la localizzazione del loro
obiettivo nella zona periferica di Jardim Andere; ragazzi tirano pietre
all’animale; sono presenti tre adulti che assistono alle operazioni
condotte da almeno quattro pompieri, i quali infine scendono
dall’abitato lungo una scarpata opposta al numero civico 3 della
strada rua Suecia. Da una distanza di 150 metri il muratore Henrique
José de Souza vede in azione i quattro pompieri. Nella zona sono
altresì presenti dei soldati. Ha inizio una vera e propria battuta.
Vengono udite delle esplosioni da arma da fuoco.
20 gennaio, ore 10.30. I pompieri risalgono la scarpata con uno strano
essere all’interno di una rete, lo sistemano in un contenitore che viene
coperto da un telone; successivo arrivo di un camion militare e
collocamento del contenitore sul mezzo, che parte in direzione della
ESA (la Scuola sottufficiali interarma) di Tres Coraçoes. Il furgone dei
pompieri fa ritorno al quartier generale di Varginha.
20 gennaio, ore 15.30. Le giovani Katia de Andrade Xavier (ventidue
anni) e le sorelle Liliane (sedici anni) e Valquiria Silva (quattordici
anni) avvistano un secondo “essere” lungo la rua Benevenuto Bras
Vieira, all’altezza del numero civico 76 e fuggono terrorizzate dando
l’allarme alla madre e ai vicini, che sopraggiungono; ma l’essere si è
intanto allontanato.
20 gennaio, ore 16.10. La madre delle due sorelle, Luiza Silva, ritorna
sul posto e vi osserva delle tracce, udendo altresì una specie di curioso
lamento.
20 gennaio, ore 18.00. La zona è interessata da una pioggia di
grandine.
20 gennaio, ore 20.00. La polizia militare cattura il secondo essere e
lo trasporta nell’ambulatorio comunale dove il medico locale rifiuta
però di assisterlo. Di conseguenza l’essere viene trasportato
all’ospedale regionale.
21 gennaio, ore 02.00. L’essere è trasferito all’ospedale Humanitas.
22 gennaio, ore 09.00. Prima mobilitazione dei militari per il
trasporto dell’essere, nel frattempo deceduto, dall’ospedale alla
caserma dell’ESA . Ma si preferisce bloccare l’operazione per non dare
troppo nell’occhio.
22 gennaio, ore 15.00. Mezzi militari, in convoglio per ragioni di
sicurezza, rilevano il cadavere dell’essere dall’ospedale Humanitas e
lo trasportano alla caserma dell’ESA .
23 gennaio, ore 04.00. Mezzi militari trasportano il cadavere
dell’essere alla Escola Preparatoria de Cadetes de Campinas.
Successivamente il cadavere viene trasferito alla sede dell’UNICAMP .
24 gennaio, mattinata. I camion del convoglio fanno ritorno a Tres
Coraçoes. Il noto clinico Fortunato Badan Palhares (che fu tra i
patologi che eseguirono l’autopsia al cadavere del presunto dottor
Mengele, il tristemente famoso “medico della morte” nazista fuggito
in Sudamerica) conduce le autopsie sui corpi degli esseri.
24 gennaio - 21 aprile. Decine i casi di avvistamento di UFO sono
registrati a Varginha, Tres Coraçoes e le città vicine, in una ondata che
interessa l’intera regione.
4 marzo. In seguito alle verifiche in loco effettuate dalla rispettata
ufologa italo-brasiliana Irene Granchi, l’agenzia di stampa ANSA
emette dal Brasile un dispaccio, ripreso a livello internazionale, in cui
si illustra per sommi capi quanto accaduto a Varginha.
21 aprile, notte. Terezinha Gallo Clepf, isolatasi per fumare una
sigaretta sulla veranda di un ristorante in prossimità del giardino
zoologico di Varginha, osserva una piccola creatura umanoide,
caratterizzata da una testa pressoché identica a quella descritta dai
testimoni tre mesi prima, e munita di una sorta di casco. Il giorno
dopo, nella zona del giardino zoologico, si riscontra l’insolita presenza
di cinque animali morti senza causa apparente. Si tratta di un
pappagallo, di un anta (animale simile al tapiro), di due cervidi e di
un gatto selvatico, le cui carcasse sono state rinvenute in prossimità
dello zoo. Secondo un veterinario le cause della morte sono dovute a
una forma di intossicazione non meglio identificabile, che nel caso
dell’anta pare riferirsi all’assimilazione (non necessariamente
attraverso la bocca) di una sostanza di tipo caustico.
29 aprile, 22.05. La madre di due delle testimoni, Luiza Silva, riceve
la visita di quattro uomini che le offrono danaro perché le ragazze
smentiscano o ridimensionino la storia del loro incontro. La donna
rifiuta, allontana i visitatori e denuncia alla stampa l’accaduto.
4 maggio. Ha luogo un’importante riunione di ufologi, inquirenti ed
esponenti dell’informazione radio televisiva e della carta stampata a
Varginha, presenti una cinquantina di persone. Vengono rivelati da
Vittorio Pacaccini i dettagli del trasporto degli esseri e i nomi di alcuni
militari coinvolti: il colonnello Olimpio Wanderley, il capitano
Ramirez, il tenente Tiberio, il sergente Pedroza, il caporale Vassalo e i
soldati semplici De Mello e Cirillo. Viene anche diffuso un documento
ufficiale per la stampa. Si sparge la voce che almeno uno dei cadaveri
sia stato trasportato negli Stati Uniti.
11 maggio. Il professore di psichiatria presso la Harvard University
Medical School, John Mack, giunge a Varginha e, coadiuvato dalla
psicologa brasiliana Gilda Moura, interroga vari testimoni
concludendo che l’evento che sostengono di avere vissuto si riferisce
effettivamente a una esperienza reale.
15 maggio. Nel tratto stradale Varginha-Tres Coraçoes degli
automobilisti incrociano e per poco non investono un umanoide dello
stesso tipo di quelli segnalati il 20 gennaio.
8-10 giugno. A Curitiba si svolge il XIV congresso brasiliano di
ufologia, durante il quale, alla presenza di delegati statunitensi,
canadesi, inglesi, spagnoli e italiani, viene presentato all’opinione
pubblica internazionale il caso Varginha. «Revista UFO » diffusa in
tutte le edicole del paese, invita le autorità brasiliane a fare chiarezza
sulla vicenda.

Oggi, in Brasile, gli organi militari e civili negano di aver avuto a


che fare con gli eventi in questione, dal corpo dei pompieri alla polizia
militare, dalla Scuola sottufficiali interarma, alle strutture ospedaliere.
Ma tutti mentono. Gli inquirenti dispongono di registrazioni sonore e
video con dettagliate deposizioni di personale dei pompieri, della
polizia militare e dell’esercito, che hanno affermato di aver
partecipato, a Varginha, alla cattura di creature mantenute sotto
osservazione medica e poi trasportate altrove. Adison U. Lette,
amministratore degli ospedali (il regionale e l’Humanitas), ha
ammesso con la stampa che i due istituti hanno subito
movimentazioni eccezionali. Nell’ospedale regionale, un’auto del
corpo dei pompieri avrebbe portato un cadavere riesumato per
effettuarvi un esame radiologico alla colonna vertebrale. Si trattava
del corpo dello studente José Misael Filho, trovato morto in cella dopo
essere stato arrestato per furto dalla polizia civile. Nell’Humanitas
sarebbero giunte nuove attrezzature per operazioni di trapianto
cardiaco. Ma le giustificazioni di comodo non reggono. Ad esempio,
in merito alla riesumazione del corpo dello studente, questa si verificò
effettivamente il 30 gennaio alle 12, stando agli atti depositati: ben otto
giorni dopo il trasferimento del cadavere della misteriosa creatura.
Infine il 29 maggio, a Campinas, (dove il dottor Palhares avrebbe
effettuato l’autopsia dell’essere), il ministro della Difesa brasiliano
Zenildo Zoroastro Lucena ha presieduto una strana e imprevista
riunione al vertice con venticinque generali (uno per ogni Stato),
formalmente organizzata per verificare il sistema informatico
dell’Accademia militare. E si è anche registrato l’arrivo di una
delegazione della NASA : episodio giustificato dalla necessità di un
incontro con futuri “astronauti brasiliani”…
A questo inquietante scenario si aggiungano i trasferimenti e i
provvedimenti disciplinari nei confronti di militari troppo loquaci, i
controlli e le minacce su testimoni e inquirenti civili e l’intervento
dell’S-2, uno dei ben noti servizi di repressione brasiliani di
intelligence. Il ruolo svolto dal famigerato S-2 in questa vicenda,
indubbiamente, costituisce di per sé un segno di quanto e come siano
state ostacolate le indagini degli ufologi, che però hanno individuato
uno degli uomini che parteciparono alla cattura della prima creatura
(la mattina del 20), il quale dapprima si sarebbe procurato una
escoriazione bloccando e toccando l’essere che si divincolava nella rete
pur senza opporre eccessiva resistenza, poi, un paio di giorni dopo,
colto da malore, sarebbe deceduto per una polmonite. I suoi familiari,
per nulla convinti dal referto medico, vorrebbero che fosse eseguita
un’autopsia, non ancora autorizzata dalle autorità.
Il fatto è particolarmente interessante se messo in relazione a un
successivo episodio che vide protagonista, la sera del 21 aprile, la
signora Terezinha Gallo Clepf, che disse di aver scorto, ai margini del
ristorante del giardino zoologico di Varginha, un essere pressoché
identico ai due catturati il 20 gennaio, munito però di una sorta di
elmo o casco. In seguito, come già detto, nel perimetro del giardino
zoologico venne riscontrata la presenza di ben cinque animali morti
senza una causa apparente (un pappagallo, un gatto selvatico, due
cervidi e un anta), ma presumibilmente avvelenati per il contatto con
una sostanza caustica non identificata. Il decesso dell’uomo è
avvenuto per la stessa ragione?
A tutto ciò ci aggiunga il fatto che il 15 maggio alcuni automobilisti
incrociarono e quasi investirono un umanoide, simile a quelli
segnalati il 20 gennaio e il 21 aprile, nel tratto stradale Varginha - Tres
Coraçoes, che attraversava velocemente la strada. Emergono quindi
due ipotesi. Si potrebbe anzitutto supporre che l’UFO segnalato il 20
gennaio sia caduto al suolo o abbia effettuato un atterraggio forzato in
cui sarebbero sopravvissuti alcuni occupati del mezzo (probabilmente
più di due, uno dei quali forse ferito). Secondo tale versione almeno
due di essi sarebbero stati poi catturati dall’esercito brasiliano, mentre
altri si sarebbero nascosti, continuando ad aggirarsi nei dintorni per
mesi. Oppure, magari dopo un atterraggio di fortuna, l’oggetto
potrebbe essersi allontanato in tutta fretta lasciando alcuni membri
dell’equipaggio al suolo. La presenza nella zona di creature dello
stesso tipo tra il 20 gennaio e il 15 maggio potrebbe comunque
giustificarsi con tentativi (da parte di altri alieni) di recuperare i loro
compagni dispersi e braccati dai militari brasiliani. Questa, secondo
alcuni, la causa dell’imponente ondata di segnalazioni di UFO nel
Brasile centromeridionale in quel periodo.
Comunque sia, nella vicina Argentina, trent’anni prima si era
verificato un evento che andrebbe considerato con attenzione alla luce
dei fatti di Varginha. Infatti alle 16.00 del 18 marzo 1966, nei pressi di
Deseade (costa atlantica) il contadino Carlos Corosan avvista un
oggetto volante oblungo, sigariforme e di apparenza metallica. L’UFO ,
di color piombo e privo di contrassegni, si lascia dietro una scia di
fumo che progressivamente acquista una colorazione nerastra mentre
si avverte una vibrazione costante. L’oggetto, dopo essersi fermato a
mezz’aria, prende a muoversi in maniera irregolare e la vibrazione si
intensifica. Viene poi avvertita una forte esplosione, seguita da una
seconda di maggiore intensità, mentre l’ordigno si abbassa verso la
superficie dell’oceano Atlantico. Di lì a qualche secondo l’UFO
precipita inabissandosi in mare, in una nuvola di fumo nero. Subito
dopo Corosan denuncia il fatto alle autorità argentine, che si limitano
a prendere atto delle sua deposizione. Non c’è neanche bisogno di
osservare che questo episodio ricorda molto quanto riferito dai
testimoni a Varginha la notte del 20 gennaio 1996 circa il passaggio del
misterioso “sottomarino volante” con una scia di fumo dietro di sé. È
in questo modo, forse, che vanno in avaria, cadono e si schiantano gli
UFO ?

Dopo Varginha: tre mesi di avvistamenti in Brasile


Fra il gennaio e l’aprile del 1996, lo Stato del Minas Gerais è stato
percorso da strani oggetti di natura inesplicabile, segnalati a più
riprese dalle popolazioni locali. A questo, si aggiungono anche alcuni
episodi di incontri ravvicinati, del secondo e del terzo tipo.
Ma la massima concentrazione di avvistamenti (anche da parte di
personale tecnico aeroportuale) si è registrata, in particolare, proprio
nella zona di Varginha, nei tre mesi del 1996 che qui di seguito
sinteticamente ricostruiamo.

13 gennaio. Un oggetto ellissoidale di colore giallastro è avvistato


nel cielo sulla fazenda Ype dal signor Marelo a partire dalle ore 19.00.
15 gennaio. Un oggetto volante sferico di colore rossastro cangiante
verso il bianco è osservato sul quartiere Petropolis e, per mezz’ora a
partire dalle 23.10, sul quartiere Vila Noguiera dal bancario signor
Flavio.
17 gennaio. Un corpo volante di forma ellissoidale e di colore
giallastro è nuovamente segnalato in prossimità della fazenda Ype
durante la notte, da parte di un agricoltore della fazenda confinante.
20 gennaio. Un oggetto di forma allungata descritto come un
“sottomarino volante” è osservato da agricoltori alla periferia di
Varginha, verso l’1.00. Si tratta di Oralina ed Eurico de Freitas. Nella
stessa data un piccolo essere macrocefalo e di aspetto umanoide è
localizzato e catturato (dopo le 9.00) nel quartiere periferico di Santa
Tereza dai pompieri della protezione civile con l’appoggio dei militari.
Alle 15.00 le tre ragazze Liliane de Fatima Silva, Valquiria Aparecida
Silva e Katia de Andrade Xavier si imbattono in un essere dello stesso
tipo e danno l’allarme, innescando così il caso.
24 gennaio. Alle 13.00 il signor Luiz Mazelli constata che,
inspiegabilmente, quattro tegole del tetto della sua casa sono sparite e
una quinta spezzata. Né il vento, né una successiva grandinata, né
altri agenti atmosferici possono ricollegarsi alla misteriosa sparizione.
Delle tegole mancanti non c‘è traccia. La causa del fenomeno resta non
identificata.
26 gennaio. Lo stesso signor Luiz Mazelli osserva alle 9.00, nella
zona di avenida Sao José, un oggetto volante sconosciuto di forma
ellissoidale e di color alluminio.
3 marzo. Varginha è sorvolata per 45 minuti da un grosso oggetto
rotondo emittente una luminosità cangiante dal rosso all’azzurro che
ruota su se stesso. L’UFO si allontana in direzione nordest. Si tratta
probabilmente dello stesso corpo volante che, quasi
contemporaneamente, viene segnalato in sei diverse località dello
stato di Minas Gerais, in un raggio di 150 chilometri da Varginha, e in
seguito a Río Claro, Campinas, Americana e altre città del nord dello
Stato di San Paolo. L’UFO , avvistato da centinaia di testimoni e
ritenuto ad alta quota e di grandi dimensioni, viene anche filmato
nella regione di Campinas da alcuni videoamatori.
13 marzo. Un UFO è avvistato alle 19.00 sul quartiere Citade Nova e
viene descritto come sferico e di colore bianco. L’oggetto è
accompagnato da altri due più piccoli, di luminosità minore e
intermittente.
14 marzo. Un oggetto sferico è visto in cielo per alcuni minuti a
partire dalle 20.00 dal quartiere São Geraldo.
15 marzo. Un UFO è osservato sorvolare la città con notevole
accelerazione da un controllore di volo dell’aeroporto di Varginha
(signor Jari) a partire dalle 21.30. Nello stesso aeroporto il segretario
del locale aeroclub (signor Cleber), lo stesso giorno, avvista un corpo
luminoso caratterizzato da luci alternate rosse e verdi che si spengono
all’avvicinarsi di aerei. Quest’ultimo avvistamento, verificatosi alle
20.30, ha avuto luogo nella periferia della città.
16 marzo. Due persone che si trovavano nel quartiere Jardim
Andere osservano un corpo luminoso sferico e brillante subito dopo la
mezzanotte.
17 marzo. Un oggetto di forma cilindrica sorvola a grande velocità il
quartiere Imaculata Conceiçao nella tarda serata, osservato da vari
testimoni. Lo stesso giorno il dentista Donizere filma da rua São
Miguel (quartiere N.S. dos Anjos) un UFO sferico ad alta quota sulla
città, a partire dalle 18.00.
18 marzo. Un oggetto iridescente ellissoidale (luce cangiante dal
rosso al giallo e all’azzurro) è avvistato dalle 22.00 per venti minuti sul
quartiere Pinheiros. Lo stesso UFO è avvistato anche da altri quartieri
cittadini e viene filmato. Alle 22.00 un altro (o lo stesso?) oggetto
sorvola a bassa quota l’ultimo tratto di avenida Benjamin Constant per
quattro minuti. Ha l’apparenza di un anello luminoso e procede senza
alterazioni di rotta a dispetto del forte vento contrario.
21 marzo. Un probabile UFO è avvistato sul quartiere Pinheiros, a
partire dalle 21.00, nel cielo nuvoloso della città.
25 marzo. Un UFO iridescente di forma ellissoidale è avvistato,
ancora nel quartiere Pinheiros, dai coniugi Roner, alle 23.10. Sparisce
qualche minuto dopo risalendo in quota.
1º aprile. Due oggetti discoidali di colore metallico sorvolano la
zona del quartiere Imaculata Conceiçao e, avvistati alle 11.00 da
funzionari dell’Industria Standart, sorvolano lo spazio compreso fra
questa e l’aeroporto.
2 aprile. Alle 5.00 viene avvistato un UFO giallastro di forma sferica,
in movimento verso la zona nord della città.
13 aprile. Due oggetti luminosi rossastri caratterizzati da luci rosse
ruotanti su se stessi in senso antiorario sono avvistati dal veterinario
Lucas Botega Spinelli e da sua moglie alle 21.00, per oltre tre minuti.
L’osservazione è effettuata dai due dall’interno della loro autovettura
in movimento.
15 aprile. Fra le 20.21 e le 21.30 sulla strada che collega Varginha a
Jaguariúna, le stesse persone osservano in cielo tre corpi luminosi: uno
bianco e due rossi, più lontani. Sugli UFO si distinguono delle luci che
ruotano in senso antiorario. La coppia si dirige quindi in macchina
verso il vicino paese di residenza del fratello di Lucas per coinvolgerlo
nell’osservazione, ma al ritorno sul posto gli oggetti sono spariti.
Successivamente, nel tratto stradale Eloi Mendes a 7 chilometri da
Varginha, una luce improvvisa, descritta come un cono luminoso
azzurrino, si proietta dal cielo verso l’auto dei testimoni. Il fascio
sembra originato, in cielo, da un oggetto discoidale che si intravede
appena. L’auto procedeva a una velocità di 70 chilometri l’ora, e la
distanza dal misterioso corpo volante, che si allontana e sparisce
dietro un monte vicino, era stimabile nell’ordine di un chilometro dal
veicolo.

Ma c’è molto di più


Personalmente, comunque, al di là di quanto si sappia sono certo che
sotto ci sia molto di più: infatti sono emerse nuove indiscrezioni in
merito a cinque diverse segnalazioni di umanoidi nei dintorni di
Varginha. E nella zona di Jardim Andere sarebbero state rinvenute
numerose strane tracce che sembrano appartenere a un essere
caratterizzato da estremità munite di una palma a tre dita, proprio
come sono stati descritti da un punto di vista anatomico gli esseri
segnalati nell’episodio di Varginha. Di certo questi fatti hanno inciso
fortemente sull’opinione pubblica brasiliana, tanto che nello Stato di
Paraná (dove, a Curitiba, si è svolto il congresso ufologico in cui il
caso di Varginha è stato presentato) un uomo politico di Curitiba,
Jorge Bernardi, vereador (carica politico amministrativa del Brasile
corrispondente a quella italiana di assessore regionale), ha richiesto
ufficialmente al governo locale che in tale regione del Brasile la
cosmologia (ivi inclusi “precisi riferimenti al fenomeno UFO ”) venga
introdotta come materia di insegnamento nelle scuole. Ed è
significativo che in questo paese – dove oltre un centinaio di alti
ufficiali delle Forze Armate, delegati dall’autorità politica centrale,
rivestono incarichi politico amministrativi a livello locale con pieni
poteri – una personalità politica manifesti una simile sensibilità di
fronte al silenzio ufficiale. Il fatto è che alla lunga l’episodio ha finito
col fare breccia nell’opinione pubblica, e che un prolungato silenzio da
parte delle autorità è in effetti divenuto insostenibile.
Forse è per questo che i militari brasiliani, a distanza di quattro
anni, hanno infine dichiarato ufficialmente che l’essere osservato altro
non sarebbe stato che un uomo deforme, scambiato dalle giovani
testimoni per qualcosa di diverso a causa di semplice autosuggestione.
Dichiarazioni che paiono incredibili, e la cui inconsistenza è stata
dimostrata dall’investigatore brasiliano Vitorio Pacaccini. Questi ha
infatti rintracciato il preteso “essere umano deforme”, certo Luis
Antonio De Paula, di trentaquattro anni. «Ho ottenuto dalla famiglia il
permesso di fotografarlo» ha scritto Pacaccini. «Si tratta di un
ritardato mentale ma non di un deforme. Spesso trascorre il suo
tempo passeggiando nei dintorni di Santana e Jardim Andere, come
pure nella città di Varginha: vive al numero civico 129 A di Sweden
Street a Jardim Andere a tre isolati da dove le tre ragazze videro la
strana creatura. È assolutamente inoffensivo e comunque il suo corpo
è normale!» Pacaccini ha anche mostrato due fotografie raffiguranti
De Paula, dalle quali si può vedere però come l’unico difetto fisico
dell’uomo siano in fondo le orecchie a sventola. La presa di posizione
dei militari brasiliani, indubbiamente, ricorda quella dell’USAF nel
caso Roswell nel 1997 mediante la pubblicazione del noto rapporto
The Roswell Report, Case Closed: mettere platealmente il pubblico di
fronte a una pretesa “verità ufficiale”, formalmente sancita ex cathedra
dall’autorità, ancorché insostenibile.
Il risultato è garantito comunque: perché a fronte di una scettica
minoranza di critici, si avrà pur sempre una vasta maggioranza di
conformisti che la accetteranno senza discutere.
Ciò, però, non vale per chi, fortemente motivato, non demorde e
anzi incalza le autorità perché sia fatta chiarezza. In Brasile questo
“braccio di ferro” fra gli studiosi del problema UFO e i militari
brasiliani si è così protratto per oltre nove anni, giungendo comunque,
infine, a un risultato di estrema importanza. Infatti, in conseguenza di
una intensa campagna lanciata dal 2004, il 20 maggio 2005 la FAB
(Fuerza Aerea Brasileira) ha incontrato un comitato formato dai sei
ricercatori del settore ufologico più autorevoli del paese per discutere
e confrontarsi sul tema, riconoscendo in tal modo il ruolo e
l’importanza delle indagini civili al riguardo. Nell’importante meeting
i militari hanno mostrato dapprima al quartier generale del CINDACTA
(Centro integrato della difesa aerea e del controllo del traffico aereo) le
sale di controllo del traffico aeronautico e le tecniche di rilevamento
della FAB per il riscontro degli UFO . La seconda fase dell’incontro ha
avuto luogo al COMDABRA (Comando difesa aerea brasiliano),
l’installazione che controlla l’intero sistema di difesa aerea del Brasile
e le zone circostanti dell’Atlantico e del Sudamerica e il generale di
brigata aerea Atheneu Azambuja ha dichiarato l’estrema attenzione
dei militari brasiliani al problema. Si pensava che tutto fosse iniziato
nel 1958, quando la marina militare aveva ufficialmente ripreso in
pieno giorno nel cielo dell’isola di Trindade un grande “disco volante”
metallico, fotografato quattro volte da bordo della nave Almirante
Saldanha. Inizialmente secretate, le foto erano poi state diffuse dal
presidente del Brasile Joscelino Kubitschek, il fondatore della nuova
capitale Brasilia. In realtà i militari si erano posti il problema dal 1954,
catalogando gli avvistamenti ufologici rilevati col nome
convenzionale Traffico H. Nel 1977 si era quindi avuta la Operaçao
Prato (Operazione Piatto volante) che in due mesi, con particolare
riguardo all’Amazzonia, aveva raccolto una grande quantità di
rapporti corredati da oltre cento foto ufficiali. Poi, nel 1986, c’era stato
un evento eccezionale, con il riscontro di ventuno oggetti di oltre 100
metri di diametro da parte delle autorità militari sul territorio
nazionale nel corso di una sola notte.
E Varginha? Non se ne è parlato.
Comunque sia, questo importante riscontro dato nel 2005 al
comitato dei sei esperti brasiliani guidato da A.J. Gevaerd da parte
della FAB potrebbe preludere a una ulteriore apertura verso i civili.
Fatto è che anche in Brasile ci si sta rendendo conto che l’occultamento
dei dati è sempre più difficile.
8
L’ombra di Roswell: dalla “disinformazia” e
“maskerazia” in Russia allo show mediatico raeliano

Gli UFO in Russia


Alla fine degli anni Quaranta anche in Russia sono stati segnalati i
primi “dischi volanti” (lietajuscije tarielki): un allarmato Stalin farà
dunque svolgere indagini per assicurarsi che non si tratti di velivoli
spia USA . È noto che ai membri della commissione d’inchiesta farà una
sola domanda senza saluti né preamboli: «Allora, sono americani?». E
senza perdere altro tempo alla loro risposta negativa li licenzierà sic et
simpliciter con un laconico: «Kharasciò, spassiba» (“Bene, grazie”).
Nel 1952 l’astronomo Kukarin parlerà di «illusioni ottiche dovute a
psicosi bellica alimentata da Washington» e, l’anno dopo, Radio
Mosca definirà gli UFO «invenzioni fantastiche dei guerrafondai
americani per far digerire le spese militari ai contribuenti». Ma, con il
gennaio 1961, il mondo libero, ovvero l’Occidente, apprende che
anche in URSS dilaga la psicosi degli UFO (in russo NLO , sigla da
Neoposnannie Lietajuscije Obiekti), i cui avvistamenti si moltiplicano fra
il 1959 e il 1961.
Poi, dopo altre segnalazioni nel 1965, abbiamo l’ondata russa del
1967. Vengono alla ribalta l’astronomo Felix Zhigel, lo scrittore
Alexandr Kazantsev e il generale dell’aeronautica sovietica Anatoli
Stoliarov, ma il loro comitato organico d’indagine sul fenomeno sarà
liquidato dopo qualche mese dalla «Pravda», organo del Partito
comunista dell’URSS , che teme il diffondersi di ingiustificati allarmi e
una eccessiva informazione alle masse. Tuttavia, nel 1977 l’argomento
torna di attualità in Karelia, in Russia e nel Caucaso, al punto che
l’Accademia delle scienze realizza lo studio statistico intitolato
L’osservazione di fenomeni atmosferici anomali in URSS , a cura dei fisici M.
Ghindilis, D. Menkov e I.G. Petrovskaia. Altre segnalazioni, fra il 1983
e il 1984, vedono il cosmonauta Pavel Popovich prendere posizione a
favore del problema. Infine, fra il 1989 e il 1991, una nuova e massiccia
ondata senza precedenti investe la gorbacioviana URSS della
perestrojka, agonizzante ma in piena glasnost.

UFO e KGB
Nel 1994, nella nuova situazione della Russia postsovietica, si
apprende che un paio di esponenti dell’ex Servizio segreto dell’URSS , il
KGB (Komitet Gosudarstvennoi Bezopaznosti) ovvero Comitato per la
sicurezza dello Stato), avrebbe venduto in USA un dossier di casi
ufologici esistenti agli atti dell’intelligence del Cremlino.
In virtù di consolidati contatti preferenziali, stabiliti fin dagli anni
Sessanta con i pionieri della ricerca nel settore in URSS (Zhigel,
Tikhonov, Kazantsev, Rotsius ecc.), attraverso chi scrive il Centro
Ufologico Nazionale ottiene da Mosca per mano di Boris Shurinov
copia di tale materiale con l’indicazione di divulgarlo. Il tutto nel
quadro della massima glasnost e in barba al suo mercimonio, come in
fondo era giusto avvenisse.
Il dossier, comprensivo di diciassette casi di fonte militare occorsi
fra il 1982 e il 1990, viene così tradotto dal CUN che lo divulgherà dopo
averlo inoltrato agli organi istituzionali italiani (Presidenza della
Repubblica, Presidenza del Consiglio dei ministri, ministri della
Difesa, dell’Interno e della Ricerca Scientifica, stato maggiore
aeronautica, responsabili degli enti di intelligence SISMI , SISDE e CESIS ).
Solo in seguito il testo apparirà in appendice al mio volume UFO : Top
Secret.
Al rilascio di tale materiale autentico fanno riscontro purtroppo, in
Russia, attività di sedicenti ricercatori locali, tutt’altro che seri e
disinteressati, che diffondono comunicati di taglio sensazionalistico
quando non addirittura mistificatorio. A parte poche eccezioni, l’unica
voce valida sul tema UFO proveniente dal più grande paese dell’Est
europeo rimane quella della UFOS , organizzazione di ricerca privata
diretta da Boris Shurinov a Mosca. È nello scenario caratterizzato
dall’emergere dei rapporti ufologici del KGB che, nel 1998, si verifica
un episodio apparentemente collegato al sottobosco dei “pataccari”
venuti alla ribalta in diversi settori della Nuova Russia. Ma non è così
semplice.
Come osserva Boris Shurinov, con un evento simile non ci si può
non rendere conto dell’attività delle forze che agiscono contro la vera
comprensione del problema, per finalità solo in parte bassamente
economiche. Ma veniamo al dunque, e per farlo cediamo direttamente
la parola al presidente della UFOS , Boris Shurinov.

STATI UNITI: UN’ESCA PER UN ACQUARIO PIENO DI UFOLOGI


INGENUI

Il 13 settembre 1998, la rete TNT della Turner ha messo in onda un


filmato, The Secret KGB UFO Files (“Il dossier segreto del KGB sugli
UFO ”), presentandolo come un documentario proveniente dalla
Russia. Secondo gli autori della trasmissione si tratterebbe di un
UFO crash avvenuto in Russia nel 1968. Le bobine originali del
filmato sarebbero state acquistate a Mosca, e proverrebbero dagli
archivi del KGB . Apparentemente esse avrebbero fatto parte di una
serie di documenti appartenuti all’ente di spionaggio sovietico e
sarebbero state vendute, al mercato nero, per la modica somma di
10.000 dollari, da una persona non identificata a uno degli emissari
della TNT .
Il nucleo del programma contiene due scene importanti: le
immagini del sopralluogo effettuato nel 1969 da un’unità militare
sovietica sul sito del ritrovamento di un UFO e le immagini di un
tronco umanoide privo di pelle circondato da medici. Il filmato è
presentato dall’ex James Bond Roger Moore. Questo, in sintesi, il
contenuto di ciò che viene definito un “documentario” (per non
chiamarlo con il suo vero nome: “falso in piena regola”),
successivamente commercializzato sul mercato dei video.

MOSCA: LA PRIMA PARTE DI UN GIALLO UFOLOGICO

Alla fine dell’ottobre del 1998 ho ricevuto il nastro dal ricercatore


ufologico francese Gildas Bourdais. Vedendolo, mi è parso subito
chiaro che avevamo a che fare con un volgare falso, ma il fatto da
segnalare è che tale falso veniva presentato da alcuni sedicenti
“esperti” come la testimonianza migliore del secolo.
Sono presidente dell’Unione ufologica russa, nonché membro del
Circolo delle famiglie nobili della Russia, e posso sempre contare
sull’aiuto degli altri membri di tale circolo.
Se ho bisogno di trovare qualcuno e non conosco questa persona,
potete stare sicuri che uno dei miei amici o gli amici dei miei amici
lo possono fare molto velocemente. In Russia, e in particolar modo a
Mosca, conosco molte persone; non è quindi un problema, se
necessario, consultare in privato uno specialista del KGB , della
polizia criminale o di un istituto universitario di Mosca. Ho quindi
invitato a casa mia due colonnelli del KGB .
Mi è stato detto che facendo questo mi sono compromesso: a mio
avviso, in realtà, non c’è nulla di strano. Ho invitato questi due
colonnelli, separatamente l’uno dall’altro, per mostrare loro il
filmato, conoscere le loro opinioni e osservare le loro reazioni. Se si
parla del KGB io mi rivolgo al KGB , e non al gatto e alla volpe della
favola di Pinocchio.
Ho mostrato il filmato ai militari, agli anatomopatologi, ai
cineasti. Ho portato avanti le indagini sia personalmente sia con
l’aiuto di giornalisti. Mi piace soffermarmi in particolar modo sui
falsi premeditati e sugli stupidi errori più evidenti ed eclatanti. E
qui siamo in presenza di un festival dei falsi e degli errori.

VENIAMIN VERESCIAGHIN E IL SUO LIBRO INESISTENTE

Gli autori della trasmissione sostengono di essere venuti a


conoscenza dell’incidente tramite il libro UFO in Russia dello
scrittore russo Veniamin Veresciaghin. Essi mostrano alla
telecamera la copertina del libro senza mai aprirlo. Sorge allora
spontanea la domanda: esiste realmente questo libro? La risposta è
semplice: no, di esso esiste soltanto la copertina, fatta apposta per il
filmato. Noi siamo informati su tutti i libri ufologici stampati nel
nostro paese.
In Russia ci sono molti Veresciaghin, ma nessuno conosce
quest’uomo nel mondo ufologico russo. Così, sin dall’inizio è stato
chiaro che avevamo a che fare con una montatura. Però ho
continuato lo stesso a esaminare il filmato; non per me, ma per il
mondo ufologico occidentale. Allora, infatti, non sapevo che in Italia
qualcuno aveva investito dei soldi per diffonderlo.

IL SECONDO IMBROGLIO: UN GIORNALE FALSIFICATO

La notizia sarebbe apparsa su un giornale della sera di Sverdlovsk


datato 29 novembre 1968. Il titolo non è chiaro, ma vediamo il
sottotitolo “Organo del comitato cittadino del PCUS di Sverdlovsk”.
Non è stato difficile scoprire che nel 1968 un solo giornale poteva
avere un tale sottotitolo, il quotidiano «Vecerni Sverdlovsk». La
sezione “giornali” della Biblioteca nazionale russa si trova vicino a
casa mia, e ho potuto vedere nella prima pagina, che chiunque può
consultare, che non c’è un articolo del genere e l’impaginazione di
essa è totalmente diversa.

IL LUOGO DELL’INCIDENTE INVENTATO

Gli autori del cosiddetto documentario mostrano il luogo


dell’incidente, i soldati e tre veicoli; in lontananza un camion, che
potrebbe essere uno ZIS , visibile solo in poche immagini. In effetti,
poi, è possibile scorgere qualcosa che somiglia a un enorme piatto
spaccato a metà e appoggiato a ridosso degli alberi del bosco. Due
altri veicoli sono del tipo jeep: un vero enigma, perché non sono né
Willys MB , né GAZ -67.
Tali veicoli evidenziano importanti variazioni rispetto agli
automezzi militari americani o sovietici, ma nondimeno si può
affermare che queste ultime sono variazioni “fatte in casa”. Nel caso
della GAZ -67 ci troviamo di fronte a una sorta di “mistura
inesplicabile” con variazioni mai utilizzate dall’Armata Rossa e
senza alcuna targa.
Un falso è un falso e si rivela da sé. C’è infatti un altro errore
madornale: chiunque abbia visitato la Russia d’inverno, specie gli
Urali, sa bene a quali temperature e velocità soffi il vento. Solo uno
che abiti a Hollywood o in Africa Equatoriale potrebbe aver avuto
l’idea di spostarsi in inverno con una jeep priva di tettuccio nella
regione di Sverdlovsk alla temperatura di dieci o venti gradi sotto
zero.

SOLDATI O PECORE?

Vediamo poi dei soldati disposti in cerchio attorno al luogo


dell’“incidente”, cioè dove sarebbe caduto il “disco volante”. I
soldati attorno al disco sono tanti, ma non si capisce cosa stiano
facendo. Le guardie sembrano schierate in gregge, in modo
piuttosto disorganizzato e puntano le armi in ogni direzione,
perfino contro gli alti ufficiali intenti a ispezionare l’oggetto.
È impossibile che il KGB , o qualunque altro Servizio segreto del
mondo, abbia utilizzato tanti imbecilli tutti insieme per occuparsi di
un lavoro segreto così importante.

LA CINTURA E LA FIBBIA METALLICA

La cintura è un altro aspetto da prendere in considerazione. È noto


che la cintura è un accessorio obbligatorio per tutti i militari
dell’Armata sovietica/russa. Il problema è che ne esistono tipi
diversi che si differenziano fra loro. Nel filmato ci si accorge
abbastanza facilmente che i soldati semplici indossano cinture da
ufficiali! Si tratta di una incongruenza piuttosto stupida: in Russia
anche i bambini sanno distinguere i cinturoni muniti di fibbia
metallica propri dei soldati semplici.

L’INSEGNA DEL “GENIO MILITARE”

Un uomo presentato come un esperto militare identifica


impropriamente le insegne al braccio dei graduati. Secondo lui si
tratta di una insegna della Difesa aerea. In realtà si tratta di quella
del genio militare. È arcinoto che i soldati inquadrati in tale ente
costituiscono la categoria più bassa nell’Armata sovietica/russa;
sono privi di armamento e non hanno il permesso di accedere a
fonti e attività riservate.

LA DIVISA

L’errore più grande degli autori del documentario tuttavia si


riferisce alla divisa dei soldati. L’insegna del genio militare, le
lettere CA (che in cirillico è la sigla dell’Armata sovietica, Sovietskája
Armija), appare tante volte nel film. Ma, come ricorderete, si
sostiene che il filmato risale al marzo 1969, mentre le lettere CA sulle
spalline, l’insegna sulla manica e i bottoni sul cappotto militare dei
soldati sono apparsi solo dopo l’ordine del ministro della Difesa
dell’URSS , recante il numero 191 del 26 luglio 1969, circa i nuovi
modelli di uniforme per l’esercito: e cioè tre mesi e mezzo dopo che,
secondo i falsificatori, il presunto filmato sarebbe stato ripreso. Va
poi aggiunto che, comunque, la nuova uniforme non fu introdotta
immediatamente. Fino al 1970-71 era ancora possibile vedere
contemporaneamente due tipi di cappotto: quello senza bottoni e
con le lettere CA e il nuovo modello con bottoni e insegne.
C’è, infine, un altro enorme errore: due soldati indossano
cappotti senza la martingala. Il che è semplicemente impossibile.

L’AUTOPSIA

L’episodio successivo è costituito dall’autopsia dei resti di un


presunto alieno, che gli autori vorrebbero far passare per una
Roswell russa.
Nel filmato è mostrato un documento che parla dell’autopsia,
recante la firma del vicepreside della cattedra di Anatomia
Tolmakov. L’intera intestazione del rapporto non è leggibile. Si
legge solo il nome Semashko e cattedra di Anatomia dell’Istituto
medico. Ma, a Mosca, esiste una sola organizzazione medica con
cattedra di Anatomia che porta il nome di Semashko: l’Istituto
medico stomatologico Semashko. Il capo della cattedra di Anatomia
è Lev Kolesnikov. Questa volta tutto è stato ancor più facile per me,
perché il titolare della cattedra di Anatomia dell’Istituto di cui si
parla nel filmato è un mio buon amico. Così egli ha radunato i vari
membri della sua cattedra, ai quali ho presentato il filmato con la
storia sul vicepreside della facoltà di Anatomia Tolmakov.
L’esperta dell’esercito USA che commenta l’autopsia, se crediamo
alla parola dei produttori, ci fa notare i camici bianchi dei medici e i
sottili guanti bianchi, e sottolinea che non viene usato uno speciale
grembiule, piuttosto strano in casi del genere. Poi conclude che è
tipico dei russi eseguire questo tipo di lavoro senza guanti
appropriati. È forse stupida? No, penso stia solo dicendo quello che
le è stato ordinato di dire.
Nel documentario, in una stanza tre uomini e una donna sui
venti o trent’anni sono riuniti attorno a un tavolo con sopra un
apparente torso senza pelle con un solo braccio. Solo un dilettante
potrebbe chiamare questo spettacolo “autopsia”. Gli uomini sono
infatti vestiti in modo del tutto anomalo per l’occasione; il loro
abbigliamento è forse più consono a quello di contadini che vanno
alla messa la domenica.
Dopo la proiezione del film c’è stato un attimo di stupore e il
commento è stato unanime: «Ci sono molti farabutti nel mondo!».
Dopo la riunione ho assistito a una lezione di anatomia, con gli
studenti attorno a un cadavere. Gli studenti portavano camici
bianchi, e si è fatto uso di guanti di gomma ordinari, come nel
filmato.

DOVE È STATA PRATICATA LA FALSA AUTOPSIA?


Dove trovare il locale della falsa autopsia? Non è poi stato difficile.
Nel filmato gli autori indicano un edificio come il luogo dove
sarebbe stata praticata l’autopsia, e l’ex Istituto di ricerca scientifica
di biologia, oggi un istituto privato.
Che sfacciataggine! Questo edificio è il famosissimo istituto
medico Secenov (oggi Accademia medica), con molte sedi a Mosca.

I CERTIFICATI DI MORTE

Gli autori del filmato vogliono convincere gli spettatori che i dottori
sono tutti deceduti lo stesso giorno, il 24 marzo 1969, appena una
settimana dopo l’autopsia. A conferma si presentano i certificati di
morte dei tre medici rilasciati a Mosca. Solo che il modulo utilizzato
è stato messo in circolazione soltanto nella seconda metà degli anni
Settanta. Nei certificati del filmato la sigla RF sta per Federazione
russa (Rossiskaja Federatsja), nome ufficiale assunto dalla Russia solo
dal 1992. Nel 1969, all’epoca dell’URSS , si usava invece la sigla
RSFSR (Repubblica socialista federativa sovietica russa).
Nel falso certificato possiamo quindi leggere la diagnosi:
letteralmente “emorragia cerebrale”. Ma in lingua russa c’è una
piccola differenza: noi diciamo infatti “emorragia del cervello’’ e
non “emorragia cerebrale”. Ultima interessante osservazione in
proposito è che il colore dei certificati emessi nel mio paese nel 1969
è diverso da quello dei certificati emessi nella seconda metà degli
anni Settanta.

IL DOTTOR LEV ETINGHEN E IL LOCALE DELL’AUTOPSIA

Dove fu praticata l’autopsia? Osservando il pavimento, e a un


confronto con le stanze dell’Istituto, si può concludere che il
pavimento è lo stesso. Abbiamo poi il parere del professor Lev
Etinghen, autore di vari libri di anatomia che conosco
personalmente e che ha così risposto alle nostre domande.

Si ricorda di persone che stavano riprendendo con telecamere durante le


sue lezioni?

Quando? Aspetti… mi sembra di ricordare qualcosa. Ero occupato


con i miei studenti… e ci sono state delle persone che hanno ripreso
il mio gruppo; talvolta succede. Ma qual è il problema?
Dicono che in passato, in questo edificio, c’era l’Istituto biologico di Stato,
dove sarebbe stata fatta un’autopsia su un alieno.

Sta scherzando?

No!

Se è così devono essere pazzi!

DOCUMENTI FALSIFICATI

In uno dei documenti esibiti leggiamo una firma ben visibile:


vicecomandante delle Forze Armate della Difesa contraerea
dell’URSS … dello stato maggiore. Perché si cita lo stato maggiore?
Credo che la risposta sia chiara. Chi ha realizzato il documento
ignorava la struttura militare russa. E così l’“esperto” americano ha
mescolato due titoli finendo nell’assurdo.
Ai nostri giorni i documenti esibiti nel filmato possono esser
facilmente realizzati da chiunque abbia un computer e uno scanner.
Basta avere un documento reale, inserirne l’immagine nel computer,
cancellare il testo originale e comporre quello nuovo. Quello che
certi “esperti” americani non potevano fare è invece scrivere un
testo conforme alla lingua russa.

GRANDE ESPERTO O GRANDE BUGIARDO

Al centro dell’imbroglio c’è la presenza di un certo Paul Stonehill


che spiega ogni cosa. Paul Stonehill ha scritto di sé: «Ho creato il
Centro russo di ricerca ufologica in California. Questo aiuta a
smascherare gli imbrogli e la disinformazione fatta circolare ad
arte». Ma in realtà esso aiuta a diffondere dei falsi. Vediamo perché
Stonehill appare un bugiardo. Facendo pubblicità a se stesso,
Stonehill dice che una raccolta dei suoi articoli e delle sue relazioni
sul tema fu pubblicata in un libro a Mosca nel 1992 (Prisheltsi
Ryadom). Invece essa non è uscita come un libro, bensì all’interno di
un libro. In quest’ultimo, infatti, solo 40 delle 285 pagine sono state
scritte da Stonehill. Naturalmente, in Occidente non è possibile
controllare la veridicità della sua storia, le notizie sul suo libro e la
sua reale attività.

UN UFOLOGO RUSSO NEL FALSO FILMATO AMERICANO


Nel filmato appare un ufologo russo che conosco da vent’anni,
Alexander Petukhov. L’ho invitato a casa mia per mostrargli il
documentario. Dopo averlo visto, Alexander è rimasto sbalordito
per alcuni minuti.
«Quale crash? Non ne so niente» mi ha detto, e mi ha raccontato
come era caduto in questa trappola: nel marzo dell’anno scorso,
infatti, Petukhov era stato invitato da due americani venuti a Mosca
per partecipare a un filmato sull’ufologia russa; l’incontro aveva
avuto luogo in un hotel nel centro della città, dove Petukhov aveva
parlato sull’ufologia russa in generale. Gli americani non avevano
fatto alcun accenno con lui a un crash. A quanto sembra, anche
l’ufologo canadese Stanton T. Friedman, quello statunitense Richard
Haines e il giornalista cileno-americano Antonio Huneeus
avrebbero avuto lo stesso tipo di trattamento in America, loro
malgrado.

CAGLIARI: UN CONVEGNO UFOLOGICO IN ITALIA

Nel dicembre del 1998 fui invitato in Italia per un convegno


ufologico a Cagliari organizzato da un’associazione locale. Vi giunsi
con tutte queste scoperte e vi parlai per la prima volta di tutte
queste falsificazioni.
Dopo il mio intervento fui attaccato duramente da un giornalista
italiano, Maurizio Baiata. Costui, che nonostante la decisa
opposizione di Roberto Pinotti si era direttamente dedicato alla
realizzazione della versione italiana del documentario della TNT
impegnandosi poi nella sua conseguente commercializzazione,
disse che la mia attività era pagata dal KGB . Ciò non è nuovo per
me. Sento queste parole ogni volta che smaschero un falso; è ovvio
che non piaccio ai falsificatori, e dunque qualcuno vorrebbe isolarmi
dal resto della comunità ufologica. Così il modo migliore è quello di
diffondere in Occidente il sospetto che io sia un agente del KGB , e in
Russia che sia sul libro paga della CIA ! Ma la migliore storia sul mio
conto l’ho sentita in Francia, dove è stato detto che sarei il capo della
polizia di Mosca. Attualmente in Russia i bugiardi mi presentano
come una persona che lavora contro la Russia nell’interesse della
CIA e della NATO . Ad esempio, Vladimir Azhazha ha scritto in un
suo libro che sono un agente NATO e che il suo segretario generale
Solana non ha bisogno di disturbarsi a visitare Mosca perché vi
abito io che porto avanti attività sovversive contro la Russia
nell’interesse dei paesi occidentali.
Anche in Italia qualcuno ha da guadagnare qualcosa vendendo al
pubblico, agli appassionati e ai media questo materiale falsificato. E
così vengo trattato nello stesso modo. E come me Pinotti e il CUN ,
che certi squallidi personaggi vorrebbero ugualmente al soldo
dell’intelligence…

MOSCA: IL NAUFRAGIO DEL FALSO AMERICANO

Dopo Cagliari ho continuato le ricerche e ho coinvolto un amico,


Igor Mogia del giornale «Trud». Igor è segretario esecutivo del
famoso settimanale «Trud-7», con oltre due milioni e mezzo di copie
di tiratura. Gli ho chiesto di svolgere un’indagine giornalistica sulla
storia e lui lo ha fatto. Si sa che i giornali di grande tiratura hanno i
loro metodi per scoprire i segreti. E così, poco dopo, è saltata fuori
una donna, una certa Olga Dolgaleva, assistente di regia nello
studio cinematografico Gorky.

ALABINO: LA VERA STORIA

All’inizio del 1998 apparvero a Mosca due giovani americani, un


regista e un operatore televisivo. Costoro dicevano che erano a
Mosca per girare diversi episodi di uno spot pubblicitario. In questo
contesto a Olga fu offerto un lavoro extra. La donna conosceva il
suo lavoro, c’era possibilità di guadagno e quindi acconsentì. Può
sembrare strano che nessuno abbia chiesto agli americani per quale
agenzia pubblicitaria stavano lavorando, ma non dimentichiamo
che gli americani erano pronti a pagare per il lavoro. Fu così
organizzata una piccola squadra e Olga era l’assistente del regista.
Quell’inverno faceva particolarmente freddo; gli americani
fremevano per fare tutto molto velocemente, anche perché non
erano avvezzi a lavorare per molto tempo all’aperto. Parlarono a
Olga Dolgaleva di un episodio da ambientare in un bosco: era
necessario scegliere un posto per girare vicino a Mosca e trovare dei
soldati da usare come comparse.
Fu molto facile. I registi cinematografici di Mosca hanno i loro
posti preferiti nei dintorni della capitale. Per esempio ad Alabino (a
quaranta minuti di treno da Mosca) ci sono tutte le condizioni per
quello che serve: dai soldati disponibili quali comparse, poiché
molte unità dell’esercito sono di stanza nella zona con tutto quello
che può servire, ai carri armati, ai cavalli.
Tutto fu organizzato: gli americani pagarono un ufficiale e una
compagnia del genio militare che doveva mostrarsi
“profondamente impegnata” nella ricerca di qualcosa. Olga ci ha
detto che gli americani non pagarono molto, ma non ha voluto
precisare la somma. Ha aggiunto che desideravano che i soldati
avessero l’aspetto di quelli della Difesa contraerea del 1968,
chiedendo al responsabile del guardaroba che tutto fosse scelto con
cura come era trent’anni prima. La guardarobiera fu in difficoltà; ci
fu un problema con i pantaloni, e alcuni soldati rimasero in tuta
mimetica sotto i cappotti.
Infine, ad alcuni metri dalla fine del bosco gli americani
sistemarono sul suolo un disco di plastica espansa. Olga Dolgaleva
rimase scioccata quando vide un’immagine tratta dal filmato con il
commento sul coinvolgimento del KGB sulla storia.

UN’ULTIMA CURIOSITÀ PER CONCLUDERE

Dopo l’indagine giornalistica sappiamo esattamente dove si trova la


stanza con il tavolo della cosiddetta autopsia: al primo piano, stanza
numero 1. E sappiamo chi c’è dietro la scena: il preside della facoltà
di Anatomia M. Sapin. Il motivo? Probabilmente soldi, anche se non
possiamo provarlo. Ma è anche chiaro che senza il suo permesso
non si può fare niente nei locali della facoltà. Adesso Sapin appare
spaventato e si è chiuso in se stesso.
L’ufologia sta dunque attraversando un periodo molto difficile,
infettata com’è da ogni tipo di pseudoufologi e di giornalisti in cerca
di clamore e denaro. È quindi molto importante avere una chiara
visione della reale situazione della comunità ufologica
internazionale. Ciascuno dei suoi operatori dovrebbe dichiarare
esattamente cosa sta facendo e perché. Dobbiamo sapere “chi è chi”
nell’ufologia per il futuro…

“Disinformazia” e “maskerazia”
Noi non possiamo che convenire su quanto riferisce Shurinov,
naturalmente.
Tanto più che nel 2006 è venuto alla ribalta di Internet (all’indirizzo
www.kbat746432.info, poi abbuiato) un altro filmato accompagnato
da una foto e da una lettera aperta di un sedicente scienziato russo
inviata per e-mail a un ufologo americano, William Matchen. Esso,
relativo a un supposto Progetto KBAT 746432 di carattere ufficiale e
segreto collegato a studi riferiti a pretese sperimentazioni aliene su
creature umane che sarebbero emerse col recupero dei frammenti di
un UFO precipitato a nord del mare di Kara, mostrerebbe una “sala
medica aliena” con una donna (rapita) al centro di sperimentazioni
biogenetiche extraterrestri. Non c’è neanche bisogno di dire che il
tutto si è poi dimostrato un altro falso, sempre di marca russa.
Ma, a parte quest’ultima “bufala” su Internet, non possiamo non
considerare un dato palese. E cioè che in Russia un gruppo di
americani ha realizzato premeditatamente e senza troppi ostacoli un
falso che, riferendosi ai materiali sugli UFO presenti negli archivi
dell’ex Servizio segreto sovietico, nel momento della sua scoperta
poteva avere un solo effetto: quello di proiettare un’ombra di dubbio
sullo stesso materiale genuino inizialmente diffuso dal KGB per ordine
del generale Sciam all’ex astronauta Popovich. In tal modo, l’impatto
del dossier dei diciassette casi di fonte militare del periodo 1982-1900,
seppur autentici, risulta fatalmente ridimensionato a livello mediatico
in quanto l’interrogativo consequenziale che sorge nel pubblico è:
poiché vi sono certamente documentazioni attribuite al KGB adesso
riconosciute false, quanto di vero c’è in quelle ritenute autentiche e
quanto di falso potrebbe nonostante tutto esservi? È evidente che solo
determinati ambienti potrebbero avere interesse a screditare i
materiali ufologici genuini del KGB , e sono evidentemente proprio gli
stessi che in USA screditano il caso Roswell: l’intelligence statunitense,
che su scala planetaria continua a utilizzare ovunque gli stessi sistemi
di disinformazione (la ben nota “disinformazia” di Mosca) pur
celando il suo vero volto (con quello che i russi definiscono
“maskerazia”); tutto il mondo è paese, a certi livelli…
Attenzione, però. Anche la Nuova Russia potrebbe avere oggi la
sua convenienza ad applicare ancora e più che mai il Savierscienna
Siekretna (cioè il top secret) a quanto si riferisce seriamente agli UFO o
NLO .
Gli UFO ? Non esistono. A dirlo è stato l’ultimo capo del KGB
Vladimir Kriuchkov, che oggi afferma di avere indagato a fondo sul
paranormale e sugli alieni ma di non essersi imbattuto mai – a suo
dire – in dischi volanti o extraterrestri. «Diverse volte» rivela
Kriuchkov «il Comitato centrale del PCUS ci chiese di verificare
l’attendibilità di voci su fenomeni misteriosi, ma di NLO non abbiamo
trovato tracce. Mobilitai i nostri migliori agenti in URSS e all’estero e il
risultato fu sempre lo stesso: si trattava o di trucchi o del frutto di
sbrigliate fantasie.» In patria le verifiche sarebbero state condotte dal
cosiddetto “triangolo M” di Perm negli Urali fino alla regione di
Volgograd, dalla zona dell’ansa del Volga presso Samara a Zhiguli
fino all’altopiano di Nalcik nel Caucaso, dal monte dei Morti negli
Urali settentrionali all’altopiano di Putorana in Siberia, fino alla
regione anomala di Novovoronezh. Kriuchkov, reduce da alcuni anni
di detenzione dopo la condanna giustamente comminatagli per il
cruento tentativo di rovesciare Mikhail Gorbaciov unitamente ad altri
congiurati allo scopo di ripristinare il comunismo ortodosso in URSS
manu militari, fu la mente fredda e determinata di un progetto golpista
di restaurazione a carattere stalinista e quindi processato per alto
tradimento nello stesso momento in cui, in seguito alle reazioni
insorte per fronteggiare la drammatica situazione, l’URSS si dissolse.
Ciò nonostante è oggi gradito ospite del Cremlino nonché memoria
storica nell’intelligence moscovita e prezioso consulente di Vladimir
Putin (che, lo si ricordi, viene anch’egli dal KGB ), e la sua dichiarazione
in apparenza del tutto immotivata viene da molti vista come un
tentativo di delegittimare lo scomodo dossier 1982-1990 del KGB sugli
UFO notoriamente reso noto e ufficialmente trasmesso dal generale
N.A. Sciam al cosmonauta e ufologo Pavel Popovich il 24 ottobre 1991,
venuto alla ribalta con il collasso dell’impero sovietico e del suo
sistema di intelligence. Infatti tale dossier, dapprima venduto
sottobanco all’intelligence USA da due ex dirigenti del KGB disoccupati,
venne disinvoltamente diffuso da Michael Hesemann in Germania e
da chi scrive per il CUN in Italia dopo averlo ricevuto per mano di
Boris Shurinov (da ambienti che a Mosca ritenevano giustamente
scandaloso il mercato che ne era stato fatto), e documenta ampiamente
il diretto coinvolgimento del Servizio segreto dell’URSS nelle indagini
sugli UFO presentando altresì molteplici casi concreti, positivi e
assolutamente non collegabili a nulla di convenzionale o di fantasioso.
Come si può riscontrare da tale dossier ufficiale tradotto dal russo dal
professor Stefano Breccia dell’Università dell’Aquila e da me
trasmesso nel 1994, prima che ai media del nostro paese, alle autorità
di Stato e di governo della Repubblica italiana (dal premier Berlusconi
che ci ringraziò al presidente Scalfaro, dai ministri dell’Interno, della
Difesa e della Ricerca Scientifica ai tre enti di intelligence italiani), le
località dell’Unione Sovietica teatro degli eventi ufologici al centro dei
vari rapporti erano le seguenti:
1) la città di Pietropavlovsk (20 ottobre 1982);
2) le città di Kupska, Voronezh e Yelzi (17 ottobre 1983);
3) la comunità locale di Ghiuze (13 febbraio 1985);
4) la zona di Khabarovsk (23 maggio 1985);
5) la zona di Primorsk (12 novembre 1985);
6) la città di Magadan (25 novembre 1986);
7) la penisola di Tiksi (14 agosto 1987);
8) la città d Mineralnie Vodi (14 dicembre 1987);
9) la città di Nievinnomsk (30 dicembre 1987);
10) la regione della penisola della Kamciatka (tra la fine del 1987 e
l’inizio del 1988);
11) nuovamente la città di Khabarovsk (6 maggio 1988);
12) ancora la città di Magadan (1º ottobre 1988);
13) la città di Soci (26 luglio 1989);
14) la città col poligono missilistico cosmodromo di Kapustin Yar
(28 luglio 1989);
15) la zona di Astrakhan (28 settembre 1989);
16) una volta ancora la zona di Magadan (21 ottobre 1989);
17) la zona di Vladimir (21 marzo 1990).
Resoconti puntuali, circostanziati e senza spiegazioni. Una
situazione estremamente imbarazzante anche per la nuova
superpotenza russa odierna guidata dal “democratico” Putin e
pertanto comunque da rimuovere per quanto possibile. Ecco perché la
zelante ma assolutamente non richiesta sortita mediatica dell’ex
traditore Kriuchkov oggi semiriabilitato non ha convinto in effetti
quasi nessuno (con la sola eccezione, forse, di qualche
veterocomunista inguaribilmente nostalgico pronto ad accettare ogni
voce evocante un passato acritico). Come ben si sa, infatti, excusatio
non petita, accusatio manifesta…

Lo show mediatico dei Raeliani


Di fronte ai sempre scomodi UFO , ovunque la vecchia politica del
debunking paga sempre. Così si ha tuttora interesse ad associare il tema
degli UFO non solo a “bufale”, ma anche a soggetti pittoreschi atti a
screditare comunque la seria immagine del problema. In passato si è
puntato su certi pretesi contattisti fasulli, alcuni dei quali dimostratisi
dei prezzolati “agenti del discredito” atti a ridicolizzare il tema a bella
posta. Oggi, in linea con i tempi, basta dare spazio mediatico a
qualcosa di più attuale ma non meno efficace. Negli ultimi anni la
grancassa delle dichiarazioni dei Raeliani circa la presunta clonazione
prima di una bimba e poi di altri bebè ha infatti scatenato una bagarre
mediatica a livello internazionale per la quale il profeta e capo della
sedicente religione raeliana Claude Vorilhon detto “Rael” va
sinceramente complimentato. Con assolutamente niente in mano se
non poche dichiarazioni a effetto, infatti, è riuscito a fare parlare di sé
e del suo team pseudocontattistico i media di tutto il mondo. E
abbiamo così assistito a reazioni fra le più inattese, e tra queste perfino
a un approccio televisivo colmo di sussiego ed ecumenicità gratuiti da
parte di un teologo di Santa Romana Chiesa (nel corso di Porta a Porta
dell’anchorman televisivo Vespa su Raiuno) assolutamente fuori
luogo e quasi indecoroso, visto l’interlocutore che ci si trovava di
fronte: il “vescovo” in gonnella, ancorché sedicente scienziata, di un
gruppo ateo e antispiritualista che autoproclamandosi “religione” fa
del materialismo, dell’edonismo e del piacere sensuale e sessuale in
particolare il proprio credo fallace e acritico. In pratica “sua santità”
Rael è quasi stato posto sullo stesso piano, quale novello leader
religioso (per vari problemi legali insorti un po’ dovunque, l’originale
movimento raeliano si è ora trasformato in religione, e i suoi capi in
“ministri di culto”), del papa, e di fronte a milioni di telespettatori! Sia
chiaro che rilevando ciò chi scrive, nel suo ruolo di presidente del
Centro ufologico nazionale, è solo mosso da considerazioni oggettive
e non certo morali o personali, pur esecrando comprensibilmente il
fatto che una sua seria e popolare opera come I Messaggeri del Cielo:
testimonianze extraterrestri nell’antichità (Oscar Mondadori, Milano
2002) sia indicata quale “testo consigliato” dalle guide raeliane di casa
nostra ai propri adepti per documentarli sui loro Elohim alieni,
presunti nostri creatori. Va invece osservato che la spropositata
attenzione alla new religion raeliana è sintomo evidente del timore
diffuso di una manipolazione genetica indiscriminata: manipolazione
tentata dai nazisti e che oggi vede nella clonazione (pur imperfetta) di
animali e umani (dalla pecora Dolly in poi) la nuova frontiera di una
scienza priva di etica. Una scienza che, al di là dei veti incrociati e di
dichiarazioni di principio ipocrite, è e sarà sempre più asservita agli
interessi di poteri senza scrupoli. Chi può infatti escludere che, in
quanto ricerca “proibita”, la clonazione umana non sia già stata
segretamente effettuata, ben oltre le gratuite affermazioni raeliane? Il
mito – sempre che solo di mito si tratti – di una possibile ibridazione
dell’uomo attuata dagli extraterrestri (così lontani e diversi dagli
Elohim) che produrrebbero i fenomeni noti come abductions e animal
mutilations si sposa con gli studi segreti degli scienziati e tecnici
governativi (ivi incluso il problema dei Milabs) e fa assumere al tutto
una dimensione inquietante in cui alieni, rivelatori, rapiti e
intelligence appaiono sempre più strettamente collegati, specie in USA .
E oggi il dopo 11 Settembre e l’integralismo e il terrorismo islamici
fanno emergere il volto peggiore di Washington: quello di una Casa
Bianca “imperiale” e interventista che si muove, spinta da cause
geopolitiche ed economico finanziarie ben oltre Bin Laden e Saddam
Hussein, verso una società sempre più controllata e controllabile. A
nulla vale il grido di allarme del verde statunitense Ralph Nader che
si appella al quarto emendamento: il Pentagono si avvia infatti, con
l’avallo del complesso militare industriale, a realizzare sotto il
controllo dell’ammiraglio Poindexter (già coinvolto nel caso Iran
Contras) il Grande Fratello orwelliano del futuro, un nuovo Echelon
“interno” che, raccordando Internet, TV , anche a circuito chiuso,
telefonia, transazioni commerciali, database di ogni tipo e intelligence,
consentirà all’esecutivo USA (tramite l’integrazione di FBI , CIA , NSA ,
Pentagono e Servizi segreti stranieri) il controllo generalizzato e in
tempo reale di ogni “suddito” in barba ai diritti civili e a ogni forma di
privacy. Negli States tutto ciò è estremamente sentito e il
cospirazionismo va montando pour cause. Tanto più che le ricerche
della NASA , sempre più militarizzata, erano già state tagliate a
vantaggio delle spese militari anche prima della nuova e sconvolgente
tragedia dello Shuttle che ha imposto al settore spaziale di fermarsi
fino alla seconda metà del 2005 a tutto vantaggio del consolidamento
delle spese per la Difesa, già lanciate con lo SDI (le cosiddette “Guerre
stellari”). Speriamo bene.
Comunque, tornando a Mosca, il 2005 ha visto la pubblicazione di
un interessante articolo sulla «Komsomolskaia Pravda» che ha
menzionato pubblicamente un dato quanto mai insolito. Vari
cosmonauti dell’ex URSS , in effetti, avevano in passato già dichiarato di
avere visto UFO nello spazio o di avere raccolto le confidenze di tali
avvistamenti da colleghi (da Belyaev a Leonov, da Popovich a
Kubasov, da Strekalov a Kovaloniok solo per ricordarne alcuni). Meno
nota era la voce, ora confermata dalla stampa russa, che durante tali
missioni alcuni cosmonauti avessero percepito strane “presenze” e
“comunicazioni mentali”. Si trattava di “voci” o “locuzioni interiori”
che affermavano che l’umanità è immatura e in pratica li invitavano a
ritornare sulla Terra e a non infrangere con la violenza le leggi
cosmiche della creazione (si ricordi che, accanto all’attività scientifica,
il programma spaziale dell’URSS era prevalentemente orientato a
finalità potenziali di ordine militare). Messaggi telepatici di fonte
aliena o deliri dovuti alle stressanti condizioni di confinamento in
orbita?
Sia come sia, resta il fatto che – alieni o no – il loro contenuto è
evidentemente, in ogni caso, del tutto vero.
9
Dagli UFO crashes all’Area 51

Il problema degli UFO crashes, comunque, fa sempre più parlare di sé.


Nel 1994, in UFO : Top Secret, ho pubblicato un catalogo di
quarantasette possibili eventi del genere. E oggi, in USA , l’attenzione
degli inquirenti si è concentrata su due episodi in particolare: quello di
Kecksburg e quello del lago Superiore. Il primo caso, risalente alla
data del 9 dicembre 1965, si riferisce alla caduta nelle vicinanze di
Kecksburg, in Pennsylvania, di un oggetto successivamente
recuperato da personale militare e trasferito altrove in una
installazione segreta con un camion da trasporto. I testimoni
abbondano. Si trattava di un ordigno campanulare che presentava
sullo scafo metallico una scritta in caratteri simili a dei geroglifici e in
seguito si cercò di collegare il recupero a un probabile mezzo spaziale
russo precipitato (con tanto di scritte in cirillico). Tutta una serie di
dati, raccolti dalla giornalista e inquirente americana Leslie Kean,
sembrerebbe peraltro accreditare l’ipotesi dell’UFO . La questione resta
aperta.
Il caso del lago Superiore risale al 23 novembre 1953. Una stazione
radar della difesa aerea del Michigan rileva un ordigno volante
sconosciuto su Soo Locks (le dighe sul canale di Sault Sainte Marie).
Viene dato l’allarme, e un F-89 dell’USAF con ai comandi il tenente
Felix Moncla e il copilota radarista Robert Wilson decolla su scramble
dalla aerobase di Kinross per intercettare l’intruso. I radar a terra
seguono sugli schermi il blip dell’aereo che si dirige sul target, e
quindi vedono i due blip fondersi mentre l’intercettore non risponde
più. Una collisione in volo? Le successive ricerche sui Grandi Laghi
non approdarono a niente. Nel 2006, peraltro, rilevazioni sonar sul
fondo del lago Superiore avrebbero rilevato la inconfondibile sagoma
di un velivolo privo di un’ala, perfettamente coerente con quella di un
F-89. Ma non solo. A breve distanza da tale relitto (una settantina di
metri), inoltre, è stata riscontrata una massa insabbiata di grandi
dimensioni e a forma di goccia: l’UFO ?
Mentre scriviamo non sono ancora state effettuate immersioni nel
lago, in quel punto profondo 500 metri. Gli scopritori non hanno
peraltro fornito ulteriori dettagli per evitare possibili indesiderate
intrusioni da parte delle autorità…

L’enigma di Groom Lake


Il carattere massiccio e frequente della presenza del fenomeno UFO nei
cieli di tutto il mondo negli ultimi cinquant’anni giustifica in effetti,
come già rilevato in UFO : Top Secret, un interrogativo più che legittimo.
E se, invece di arrivare sulla Terra viaggiando nel cosmo, gli UFO
fossero già qui?
L’ipotesi non è da scartare a priori, in effetti. E va di pari passo con
una sconcertante prospettiva. È in realtà sintomatico il crescendo, da
parte di vari personaggi collegati in qualche modo, a suo tempo, ai
Servizi di intelligence americani, secondo cui il governo USA sarebbe
perfettamente al corrente di tutto; anzi, si sarebbe addirittura
formalmente in passato accordato a livello diplomatico con tali EBE
concedendo loro una zona di accesso e residenza permanente e
perfino l’uso di una circoscritta base logistica d’appoggio. Dove?
Forse, incredibilmente, nella stessa Area 51, nel bel mezzo del
deserto del Nevada, assolutamente inaccessibile e off limits e dove, a
detta di certuni, quali il sedicente fisico Bob Lazar che vi avrebbe
lavorato e che ha curiosamente, subito dopo essere venuto allo
scoperto – strumentalmente accusato di essere coinvolto seppur a
livello di semplice compartecipazione societaria nell’esercizio di una
casa di tolleranza in Nevada (attività peraltro consentita e lecita in tale
Stato) –, uno screditante procedimento legale in seguito a questa e
altre dichiarazioni al riguardo, un team scientifico già comprendente il
famoso fisico atomico Edward Teller studierebbe e testerebbe
segretamente da tempo dei rivoluzionari mezzi volanti costruiti a
livello di retroingegneria – sulla base dei rottami dei vari “dischi
volanti” schiantatisi al suolo in passato e segretamente recuperati dai
militari USA – secondo gli stessi segreti propulsivi degli UFO .
Chiacchierata e contigua al Poligono della base militare USAF di
Nellis, l’Area 51 o Dreamland (ovvero, in codice, “Terra di sogno”) di
Groom Lake, il lago prosciugato del Nevada, è poi diventata oggetto
di una vertenza legale intentata a scopo di indennizzo contro le
autorità del Pentagono dall’avvocato Jonathan Turley, in nome e per
conto di congiunti di personale della base deceduto misteriosamente
(il primo fu un certo Robert Frost) in conseguenza di esposizione
prolungata a sostanze letali (tossiche o radioattive) sul posto di lavoro.
Un “posto di lavoro” che fino a ieri formalmente non è esistito per il
governo USA , ma dove nondimeno sono stati realizzati l’aereo spia U-2
causa del noto incidente USA -URSS , il nero e avveniristico gigantesco
Blackbird, i vari prototipi dei velivoli della generazione Stealth
invisibili al radar (usati per la prima volta nella prima guerra del
Golfo) incluso il tuttora segretissimo e ultra supersonico Aurora; e che
si è adesso esteso con un vasto ampliamento comprendente una
nuova zona periferica “cuscinetto” che non consenta più nessuna,
anche indiretta, osservazione ottica seppur remota delle installazioni
dall’esterno da parte di civili curiosi e indesiderati.
Lo ha annunciato il quotidiano inglese «The Observer» il 4
dicembre 1994. Altri, come il fisico Paul Bennewitz e come gli ex
agenti dei Servizi segreti americani William Cooper, John Lear e Virgil
Armstrong, sostengono addirittura che – a suo tempo contattato per il
suo crescente ruolo di potenza mondiale egemone sul nostro pianeta –
il governo statunitense accetterebbe da anni sugli USA e sul mondo, in
pratica, una forma di “protettorato occulto” da parte di una potenza
extraterrestre: accesso ai nostri cieli nonché limitato supporto logistico
per piloti non di questo mondo in cambio di rudimentale tecnologia
aliena, insomma. Il tutto all’oscuro e alle spalle dei popoli della Terra,
pur di mantenere il proprio ruolo di preminenza locale, a livello di
“satrapia planetaria”: è questo il vero volto del nuovo ordine
mondiale degli Stati Uniti?
Naturalmente e comprensibilmente non ci si può attendere che, nel
caso, gli interessati confermino tali accuse.
Comunque sia, anche se al momento non certo verificabile,
quest’ultima ipotesi ha il grosso vantaggio di poter spiegare l’alta
frequenza di avvistamenti UFO in tutto il pianeta; questi, infatti, non
verrebbero sulla Terra periodicamente dal loro lontano mondo di
origine: perché in effetti sarebbero già qui fra noi almeno dagli inizi
degli anni Cinquanta. Se non prima.
È dagli anni Cinquanta, in effetti, che l’evidenza della frequente
attività degli UFO in rapporto alle acque dei mari e degli oceani
(constatata possibilità di splash down, immersione controllata,
movimento e decollo nei e dai flutti), donde l’ormai acquisito termine
USO (Unidentified Submerged Objects, ovvero “oggetti sottomarini non
identificati”) applicato a tali UFO “anfibi” o “subacquei” ha fatto
ipotizzare legittimamente basi d’appoggio sottomarine sulla Terra per
i misteriosi velivoli e i loro piloti, forse installate in un passato molto
remoto fuori della portata di sguardi indiscreti. Che dunque
potrebbero in tal caso essere qui da sempre e all’insaputa di tutti.
In realtà un impero mondiale non richiede necessariamente una
conquista militare generalizzata. Ce lo hanno insegnato i Romani, che
nei regni alleati distaccavano senza occuparli, venti secoli fa, le loro
guarnigioni di turno; e oggi gli USA – le cui basi dall’Europa all’Asia,
dai Carabi al Pacifico, dall’Africa al Sudamerica, dall’Artide
all’Antartide – sono onnipresenti discretamente a livello globale.
Analogamente, una civiltà aliena non offensiva ma superiore a noi
potrebbe anche accontentarsi della concessione di una “testa di ponte”
per uso logistico e di transito con la potenza locale egemone (gli USA ),
all’oscuro di tutti. Certo, un simile scenario, prevedente eventuali basi
d’appoggio aliene subacquee e la prospettiva di un’Area 51 quale
“porta di accesso” terrestre al nostro pianeta, appare fantastico. Negli
ultimi giorni del novembre 1995, comunque, al congresso ufologico
svoltosi a Mesquite presso Las Vegas, in Nevada, ho incontrato due
persone che si dicono ex tecnici che avrebbero operato all’interno delle
installazioni segrete di Groom Lake.
Il primo, un certo Chuck Clark, ha sottolineato che l’Area 51
sarebbe una sorta di “gruviera”, nel senso che una fitta rete di tunnel
sotterranei, con relativi hangar, si celerebbe al di sotto del lago
disseccato e di tutta la base; il che è tutt’altro che improbabile. Inoltre
il personale, una volta entrato nell’“area riservata”, vi sarebbe
trasportato all’interno di mezzi privi di finestrini. Non c’è male come
precauzione. La storia dei tunnel sotterranei, in effetti, non è nuova.
Da tempo si vocifera addirittura che una sorta di “metropolitana”
collegherebbe, per centinaia di chilometri sottoterra, le più
chiacchierate basi militari degli USA (dal Nevada e la California
all’Arizona e al Nuovo Messico, fino al Colorado): Groom Lake, 29
Palms, Wikieup, Dulce e Colorado Springs. Ma la notizia più
sorprendente me l’ha fornita un certo Bill Uhouse, intervenuto come
spettatore. È stato l’ex colonnello pilota dell’USAF Wendelle Stevens
che mi ha suggerito di avvicinarlo. Così mi sono sentito dire che
l’interessato ha servito come ingegnere all’interno dell’Area 51, che la
sua attuale identità è falsa in quanto a tutti gli ex di Groom Lake,
andando in pensione, vengono fornite nuove generalità e un nuovo
passato fittizio: il tutto nell’interesse della sicurezza nazionale. Poi ha
aggiunto che in effetti a Dreamland si realizzano e si sperimentano
“nuovi mezzi” desunti da tecnologia non terrestre. Gli aerei della
generazione Stealth? Sono solo la punta dell’iceberg che si cela sotto le
installazioni del lago disseccato del Nevada. Le strumentazioni al
quarzo oggi di uso comune? È anch’essa una tecnologia “importata”
ovvero “riflessa” (cioè, di matrice extraterrestre). E gli alieni? Sono
stati ospiti dell’Area 51, in effetti, anche come istruttori…
No comment.
Dal canto suo, nel settembre 2003, un microbiologo trentanovenne,
Dan Catselas Burisch, ha affermato di essere stato reclutato da agenti
dell’intelligence USA e di avere lavorato anche lui nell’Area 51 per
concorrere, dal 1986, al supporto biomedico dell’occupante alieno di
un UFO schiantatosi al suolo, presente nella base all’interno di una
stanza circolare caratterizzata da un’atmosfera di idrogeno definita
“sfera pulita”, ospitante tale entità non umana denominata in codice
“J-Rod”. Burisch, anch’egli oggi irreperibile per i curiosi al pari di Bob
Lazar, avrebbe operato alle dipendenze del Majestic-12 e stabilito con
questo alieno un dialogo continuato su base telepatica. A suo dire, il
microbiologo aveva avuto a disposizione for eyes only, ovvero solo in
lettura, dei «documenti della Brookings Institution […] in buste
separate con raccoglitori ad anelli […] La maggior parte parlava delle
applicazioni militari e della fisica del velivolo […] Io ero però più
interessato alle questioni riguardanti la istopatologia e alle foto di
autopsie che dimostravano la presenza di patologie che colpivano gli
extraterrestri […]
«La tecnologia dell’astronave» continua Burisch «mi interessava
solo per la sua possibilità di interfaccia biofisica con le mani e la nostra
mente. Quegli esseri hanno sulle mani delle specie di cuscinetti dove
sono presenti dei nervi scoperti protetti da varie glicoproteine che
vengono selettivamente spinte all’esterno o all’interno con l’azione dei
capillari. È come se ci fosse una guaina viscosa atta a permettere
un’interfaccia diretta con la nave pilotata. Ciò mi ha estremamente
interessato, anche se ancora adesso non ne comprendo il
funzionamento, e forse ciò ha a che fare con implicazioni di elettronica
che non pretendo di capire…»
Queste ultime parole, in ogni caso, confermano in pieno – come
abbiamo visto – le dichiarazioni al riguardo di un ben più autorevole
personaggio: il colonnello Philip J. Corso, l’ufficiale dell’intelligence
USA che ha confermato il suo diretto coinvolgimento nello studio dei
reperti raccolti nel crash di Roswell…

La CIA e Dreamland
Semplici fantasie destituite di qualsiasi fondamento? Forse. Però…
Ecco un estratto dal cap. 3 (La CIA e gli altri servizi informazioni) del
volume CIA : culto e mistica del servizio segreto di Victor Marchetti e John
D. Marks (Garzanti, Milano 1975, pagg. 89-90), edito in USA nel 1974
dopo una revisione e censura del testo da parte della CIA , che cercò in
ogni modo di impedirne la pubblicazione.

La direzione Scienza e tecnologia, la più recente delle quattro, è


anche quella che impiega meno personale: circa 1300 persone. Oltre
a occuparsi dell’attività di ricerca e sviluppo, della messa a punto e
del funzionamento dei satelliti spia e delle analisi delle informazioni
relative a problemi altamente tecnici, essa svolge buona parte del
lavoro dell’Agenzia nel campo dell’elaborazione elettronica dei dati.
[…] Se l’organismo che la precedette aveva dato un contributo
essenziale alla messa a punto degli aerei spia U -2 e SR-71 , i suoi
esperti hanno introdotto geniali innovazioni nel campo dei satelliti
spia. Alla fine degli anni Cinquanta, quando il capo dei Servizi
clandestini, Richard Bissel, stimolò i tecnici a realizzare il primo
satellite fotoricognitore, essi produssero un modello che era ancora
in uso nel 1971. I progressi sono stati continui e ragguardevoli. I
satelliti spia, in grado di riprendere fotografie dallo spazio con
risolvenza inferiore a … CENSURA … sono oggi le fonti di
informazione più efficaci.
La direzione Scienza e tecnologia ha inoltre svolto un ruolo
determinante nella messa a punto di altri mezzi tecnici di
spionaggio come i radar oltreorizzonte, i satelliti geostazionari e
vari altri dispositivi elettronici per la raccolta di informazioni. La
procedura normale prevede che, utilizzando fondi in parte della
CIA e in parte del Pentagono, la direzione Scienza e tecnologia
lavori a un sistema di raccolta di informazioni per tutta la fase di
ricerca e sviluppo. Una volta messo perfettamente a punto, il
sistema viene affidato al dipartimento della Difesa.
Di alcuni sistemi particolarmente “esotici” la CIA ha mantenuto
anche il sistema operativo, ma con un bilancio di 120 milioni di
dollari all’anno è materialmente impossibile occuparsi di molti
sistemi di raccolta tra loro indipendenti. Tecnici della CIA , ad
esempio, lavorano con quelli della Lockheed Aircraft in una località
segreta del Nevada per mettere a punto l’A-11 , con ogni probabilità
il più potente sistema di raccolta aviomontato che abbia mai solcato
i cieli. Nel febbraio 1964, prima che l’aereo entrasse in fase
operativa, il presidente Johnson ne rivelò l’esistenza ai mezzi di
comunicazione definendolo un intercettore a grande autonomia.
Cinque mesi dopo, durante un’altra conferenza stampa, Johnson
rivelò l’esistenza di una seconda versione dell’aereo: «un
modernissimo ricognitore strategico per uso militare, a raggio
mondiale». Tre anni dopo, quando l’A-11 (nel frattempo ribattezzato
SR-71 ) volava già regolarmente, l’intero programma fu passato
all’USAF . … CENSURA …

Il testo di cui sopra non solo conferma la presenza della CIA a


livello tecnico e di controllo operativo nell’“Area 51” del Nevada, ma
indirettamente ammette altresì la necessità di “fondi in nero” al di là
del bilancio statale e dei “black programs” del Servizio segreto USA .
Il “black world”, il “mondo in nero” ufficialmente non esistente ma
in concreto operante in Nevada e non solo, è dunque una realtà
concreta.

1995: di persona sulla soglia dell’Area 51


28 novembre 1995. Provenienti da Las Vegas, con l’amico Guido
Ferrari della TSI e i due uomini della sua troupe, ci addentriamo verso
nord seguendo la Superstrada 93, oggi popolarmente definita
Extraterrestrial Highway, «la superstrada degli extraterrestri». Superata
Alamo (omonima della più nota località storica texana dove si ebbe la
battaglia fra gli insorti filostatunitensi e il generale messicano Santa
Ana) e Ash Springs, giungiamo a Crystal Springs, all’incrocio con la
375 e una statale secondaria che rasenta il poligono di tiro e
bombardamento della base USAF di Nellis, inglobante Groom Lake, il
lago disseccato, con la attigua Area 51. Ma naturalmente di tutto ciò
non c’è traccia sulla mappa: la vastissima estensione della zona
praticamente è “muta” ed evidenziata solo da un perimetro, con quasi
nessuna indicazione all’interno. Dopo aver girato a sinistra e preso la
375, ci troviamo di fronte, a un certo punto, a uno spettacolo di grande
suggestione: la strada presenta, sulla sinistra, una deviazione verso la
nostra destinazione, ed è chiaro che questo corridoio diritto punta
verso le montagne all’orizzonte, al di là delle quali c’è proprio l’Area
51.
Ferrari decide di fermarsi per effettuare delle riprese, prima di
dirigersi verso questa “strada bianca”. È intento a eseguire le
necessarie manovre con la sua troupe quando siamo incrociati da
un’auto, che rallenta e poi si ferma. Ci guardiamo nervosi mentre i
conducenti si avvicinano a noi. La polizia? «Non possono farvi nulla
se non entrate nell’area interdetta» ci aveva ammoniti il giorno prima
Norio Hayakawa, ricercatore statunitense di origine nipponica e forse
il più irriducibile inquirente sulle attività condotte all’interno del
perimetro segreto. «Se lo sceriffo vi ferma, fategli presente che è vostro
diritto giungere fino ai cartelli di divieto di accesso.». Siamo dunque
pronti a dire la nostra. Ma non è come pensiamo. I due infatti sono
giornalisti di Las Vegas, e uno di loro è per molti un vero mito: si
tratta infatti di George Knapp, animatore chiave della emittente TV
Channel 8 di Las Vegas. Knapp ha in effetti svolto una poderosa
attività di ricerca sull’Area 51, e ha dato molta noia ai militari USA . Ci
stringe la mano, ci presenta il suo collega Darryl Nelson e scherzando
ci chiede «se per caso non gli stiamo rubando il lavoro». Ci
presentiamo e lo tranquillizziamo. Ferrari decide a questo punto di
intervistarlo per la sua inchiesta, e Knapp accetta, a patto però di poter
fare anche lui lo stesso con noi. «Due colleghi ficcanaso europei in un
colpo solo, uno svizzero e un italiano… non posso certo perdervi per
Channel 8!» scherza. E così ci intervistiamo a vicenda. È singolare a
dir poco! Poi commenti, consigli, raccomandazioni. Infine ci salutiamo
e ci dividiamo, noi in direzione dell’Area 51 e loro verso Las Vegas.
Imboccata la strada bianca, ci addentriamo verso le montagne oltre le
quali c’è Groom Lake. Improvvisamente scorgiamo e infine
raggiungiamo due uomini a piedi, disarmati e in abiti civili.
Rallentiamo per non impolverarli e, per un breve attimo, ci guardiamo
in volto in silenzio, senza alcuna reazione. Nessuno parla. Per cui li
superiamo e continuiamo a procedere (pur in un clima un po’ teso)
mentre i due ci seguono a passo d’uomo. Andiamo ancora avanti
nervosi ma decisi. A destra, sulla vicina Bald Mountain, notiamo un
edificio con delle apparecchiature elettroniche. «Di lì non vi perdono
di vista per un attimo sui loro schermi» ci aveva avvisato Hayakawa.
«Non innervositevi» aveva consigliato. Cerchiamo dunque di seguire
il suo consiglio. A un certo punto, però, notiamo un elicottero che
evoluisce sulla sommità dell’altura, discendendo poi su uno spiazzo a
lato delle strutture elettroniche: è un Chinook militare scuro, privo di
contrassegni.
Proseguiamo lentamente. E finalmente scorgiamo i cartelli, ma non
solo quelli. In alto a destra, a mezza costa rispetto a noi, c’è anche un
altro fuoristrada. «Ci sono due uomini a bordo» dice Ferrari al fonico.
Li mettiamo a fuoco con un teleobiettivo e notiamo che siamo
evidente oggetto del loro interesse. «Uno ci osserva con un binocolo e
l’altro si gingilla con un mitra» commenta Ferrari. «Vogliono
intimorirci.» Arriviamo ai cartelli e li leggiamo. Dicono che i
contravventori alla disposizione di non penetrare nell’area riservata
possono essere fermati nonché multati fino a 5000 dollari ovvero
arrestati fino a cinque anni; e divenire altresì, nel caso, oggetto di colpi
d’arma da fuoco. «Proprio niente male come programma» commenta
Ferrari mentre i suoi eseguono delle riprese. «Se ci spostassimo verso
sinistra a piedi risaliremmo il costone e arriveremmo a poter scorgere
da lontano le strutture esterne della base, forse…»
«Solo che qui è pieno di sensori» dico io, notando varie
apparecchiature elettroniche miniaturizzate poste in mezzo alla
vegetazione e neanche troppo mimetizzate. Intanto sentiamo
l’inconfondibile rumore dell’elicottero che decolla dalla Bald
Mountain. «Ce li abbiamo addosso» dice il cameraman. «Lasciamo
perdere, questi non scherzano. Non vorrete mica creare un incidente
diplomatico USA -Svizzera-Italia…!» Così ci fermiamo e torniamo a
guardare i due del fuoristrada con un teleobiettivo. Sono in abiti civili,
e il mezzo non ha contrassegni identificativi. Scorgiamo anche il
riflesso del sole sulla canna metallica di un’arma a ripetizione
minacciosamente imbracciata e la cosa non ci rassicura troppo. USE OF
DEADLY FORCE AUTHORIZED (È AUTORIZZATO L’USO DELLA FORZA FINO
ALL’EVENTUALE UCCISIONE DEI TRASGRESSORI), ammoniscono i cartelli.
«Facciamo fagotto prima che si incattiviscano» conclude Ferrari.
«Tanto le riprese alla strada, alla zona e ai cartelli le abbiamo fatte e
Hayakawa ci ha già dato delle sue istantanee “pirata” delle strutture
esterne della base…» In effetti è così, e una bravata sarebbe a questo
punto del tutto fuori luogo. Il Chinook ci sorvola e continua per un
po’ a volteggiare verso di noi lontano ma incombente mentre giriamo
il fuoristrada per tornare sui nostri passi, non certo appagati. Date le
circostanze, però, non si poteva fare di più, in effetti. Tant’è.
Nel ritorno incrociamo i due in abiti civili visti all’andata che ci
squadrano silenziosamente. Si sente solo il rumore delle nostre
gomme sul ghiaino.
Ci ignoriamo a vicenda mentre ci allontaniamo lentamente.
«Non sono militari della base aerea di Nellis» osservo. «Non lo
sono neppure il fuoristrada senza contrassegni e i due che vi si
trovano; e neanche quell’elicottero, anch’esso senza insegne
regolamentari. Qui siamo in un mondo a parte, dominato
dall’intelligence, al di fuori di ogni controllo civile.»
Torniamo sulla 375 e ci dirigiamo verso Rachel. A questo punto,
infatti, è d’obbligo una tappa al Little A’le’Inn, il punto di ristoro la
cui denominazione letteralmente significa “piccola birreria”, ma che in
inglese risulta omofona delle parole little alien (“piccolo alieno”).
«Non è solo un gioco di parole» ci dice il proprietario Joe Travis.
«Qui la gente vede davvero qualcosa di “alieno”, nel senso che si
trova di fronte qualcosa di diverso e di estraneo. E non sono o non
sono soltanto prototipi segreti del governo. C’è di più. Con mia
moglie Pat, da quando abbiamo messo su questo esercizio, abbiamo
raccolto confidenze e dichiarazioni di moltissima gente, residente e di
passaggio. Gente che ha visto qui gli UFO , e anche unitamente ad aerei
nostri.» «Forse degli intercettori?» chiedo io.
«Non sempre ne hanno l’apparenza» precisa Travis. «Talvolta
sembra quasi che li scortino, come fossero d’accordo. Lei sa, si vocifera
di prototipi realizzati a Groom Lake sulla base di tecnologie non di
questo mondo…»
«Ma lei personalmente cosa ne pensa?» domando.
«Io non penso» taglia corto Travis. «So solo che la gente vede gli
UFO , nelle classiche forme note a voi che li studiate, e velivoli strani,
certo prototipi della CIA …»
«Perché la CIA ?» chiedo.
Travis mi fulmina con un’occhiata. «La base militare di Nellis
c’entra fino a un certo punto. Il personale e i mezzi adibiti al controlli
dell’Area 51 non sono militari. Non a caso la gente dice che tutto o
quasi fa capo ai black programs, i programmi segreti e in nero della
Central Intelligence Agency…»
«Joe ha ragione» gli fa eco a questo punto un’avventrice che stava
bevendo in disparte il suo caffè. «Mi chiamo Larae Fletcher, e vivo a
Rachel» si presenta una signora, donna di mezza età estroversa e
simpatica. «Quest’anno, la sera del 10 novembre scorso, ero in
macchina lungo la 375 quando ho visto un fuso grigio su cui
spiccavano numerosi luci. Era più lungo di due TIR in fila. Manovrava
a bassa quota (sui 120 metri) e oltre a me lo hanno visto altri
automobilisti di passaggio. Erano le 21.42 al mio orologio. Poi si è
dileguato. Mentre con gli altri testimoni commentavamo l’accaduto,
sono arrivati due veicoli di servizio dell’Area 51, con quattro uomini a
bordo. Ci hanno fermati e ci hanno chiesto se avevamo visto qualcosa.
Abbiamo negato tutti…».
«Che cos’era, secondo lei?» domando.
«Non certo un aereo, anche a livello di prototipo. Comunque nel
1985 ho avuto un avvistamento simile. Allora era un oggetto in quota
e a varie miglia di distanza, a forma di boomerang.»
«In conclusione?» le chiedo.
«Il governo sa tanto e non dice niente. Ma abbiamo diritto di
sapere.»
Non possiamo non essere d’accordo. Ringraziamo e ci
accomiatiamo. È ormai il tramonto e abbiamo diverse ore di guida
dinanzi a noi sulla strada del ritorno.

Il mistero continua: un cinquantunesimo “Stato nello Stato”


in USA ?
Nel 2000 i maggiori quotidiani hanno pubblicato a caratteri cubitali
varie notizie sull’Area 51. Meglio ancora, hanno rivelato la notizia,
ovvero la “rivelazione”, che nuove, sensazionali foto della base,
immagini inedite di fonte satellitare, sarebbero state disponibili a tutti
attraverso Internet. In realtà il preteso scoop non era altro che la
proverbiale scoperta dell’acqua calda, poiché la totalità delle
informazioni pubblicate risulta in effetti essere conosciuta da tempo.
Valga per tutti un semplice esempio chiarificatore: i giornali ci hanno
presentato una foto come acquisita recentemente da un satellite russo,
mentre si trattava di un’immagine scattata nel 1968 e da molto tempo
ben nota ai ricercatori del settore ufologico (si tratta infatti di una delle
poche prove documentali che attestano la veridicità della presenza di
installazioni segrete nel perimetro di Papoose Lake). Va comunque
precisato che alcune delle immagini proposte sono effettivamente
“nuove”, ovvero risalenti a circa un lustro fa, e che sono state ottenute
grazie a una collaborazione fra alcune ditte internazionali (come ad
esempio la Kodak) e la Russia postsovietica, avente lo scopo di
mappare l’intero globo terracqueo con finalità puramente speculative:
vedere tali immagini da Internet, cioè.
Niente di nuovo, dunque? Non proprio.
Di recente si è infatti venuti a conoscenza di ulteriori espropri
avvenuti ai confini della base stessa. Ciò ha avuto in pratica lo scopo
di creare una fascia di terra protetta perimetralmente all’intera aerea,
così che qualsiasi possibile intrusione nella zona risulti essere soggetta
a leggi e sanzioni militari. Se in precedenza, in effetti, pur con
notevole difficoltà ci si poteva avventurare su di una certa collina, il
Freedom Ridge, per osservare uno scorcio parziale dell’interno
dell’Area 51 da qualche chilometro di distanza, oggi ciò è così
diventato del tutto impossibile. Va da sé che tutto ciò può solo fare
aumentare i sospetti che da tempo – e con ragione – gravano
sull’annosa questione.
Tutta la zona antistante la base USAF di Nellis e il poligono nucleare
del Nevada restano così più che mai al centro di voci secondo cui tale
complesso, isolato e off limits (nonché presidiato da personale armato
ma non in divisa), costituirebbe una base segreta della CIA per le sue
attività legate ai “fondi neri” dei Servizio segreto USA . Un vero black
world, un “mondo oscuro” in cui troverebbero applicazione i tanti
black projects di Washington, cui già negli anni Settanta ha fatto
riferimento l’ex agente Victor Marchetti, con specifica indicazione al
Nevada. Tanti progetti occulti avrebbero visto realizzare apparecchi
supersegreti con tecnologia rivoluzionaria, dal velivolo spia U-2 fino
alla generazione degli Stealth (gli aerei invisibili poi impiegati nella
prima guerra del Golfo e in Iugoslavia) e al fantomatico Aurora,
capace, pare, di raggiungere velocità otto volte superiori a quella del
suono. Tutti mezzi frutto di studi di retroingegneria su presunti
ordigni extraterrestri precipitati: così, almeno, sostengono varie “gole
profonde” più o meno attendibili legate ai Servizi segreti USA , si voglia
loro credere o no.
È dunque davvero questo il segreto di Dreamland, come la zona è
denominata dal codice radio di identificazione dell’attigua base
militare aeronautica di Nellis?
Non lo sappiamo. Ma se è vero che essa occulta, sotto la sua
superficie – su vari livelli in hangar sotterranei – il frutto tecnologico
di un contatto “blindato” con una realtà extraterrestre, mai
denominazione più idonea avrebbe potuto essere trovata. Gli Stati
Uniti, infatti, sono notoriamente un’unione federale di cinquanta stati.
E l’Area 51 costituirebbe dunque un cinquantunesimo Stato
supersegreto direttamente gestito dall’intelligence USA ,
nell’inaccessibilità pressoché totale del deserto del Nevada e al di
fuori di ogni controllo parlamentare e popolare.
È superfluo osservare che la vox populi (ormai definitivamente
consacrata nell’immaginario collettivo odierno dal film Independence
Day) che vuole l’incidente di Roswell all’origine di studi supersegreti
di retroingegneria (reverse engineering) di matrice aliena condotti
nell’Area 51 può solo essere ulteriormente rafforzata dalla logica del
top secret imposta dagli USA a livello di difesa e di intelligence.
Il 2 novembre 1998 la Corte suprema degli Stati Uniti ha fatto
decadere, senza commenti, un ricorso in appello che decretava che gli
ex lavoratori dell’Area 51 non erano autorizzati a conoscere la natura
delle sostanze tossiche utilizzate alla base. L’appello era stato inoltrato
per conto di cinque lavoratori e di due vedove di impiegati deceduti,
le quali avevano dichiarato che sostanze altamente tossiche sarebbero
utilizzate impropriamente e nascoste nell’Area 51, mettendo
gravemente a repentaglio le vite dei lavoratori. In una causa legale
originariamente intentata contro il dipartimento della Difesa USA e la
Environmental Protection Agency, gli avvocati delle maestranze
hanno dichiarato che alla base venivano bruciate all’aperto grosse
quantità di materiali estremamente nocivi alla salute, provocando
presumibilmente cancro o altre malattie letali. Nell’oggetto della causa
si chiedeva l’identificazione dei materiali pericolosi per poter trovare
una cura per i lavoratori infermi. Nel gennaio 1998 un ricorso in
appello di tre magistrati si era pronunciato contro gli impiegati della
base, dichiarando che, negli interessi del «privilegio legale garantito ai
segreti dello Stato e militari», i lavoratori non sono autorizzati a
conoscere la natura dei materiali tossici né se tali materiali esistano
alla base, né tanto meno ad argomentare sull’esistenza della base
stessa. Un decreto esecutivo del presidente Clinton nel 1995 rafforzava
la posizione del Pentagono contraria alla divulgazione di informazioni
riguardanti l’Area 51. In ambito ufficiale e normativo, ulteriori
sviluppi in proposito risalgono comunque al 1999, e si riferiscono a
quanto riporta il numero del 26 ottobre del «Federal Register» (la
«Gazzetta Ufficiale» degli Stati Uniti), dove era stato pubblicato un
comunicato del dipartimento della Difesa nel quale si rendeva noto
che il presidente Bill Clinton aveva firmato un nuovo decreto
(Presidential Determination N. 99-37) su «Informazioni classificate
circa la base operativa dell’aeronautica militare vicino a Groom Lake,
nel Nevada».
Sulla gazzetta non è presente il testo del decreto ma solo una breve
sintesi comunque fin troppo esplicita. «Si dà notizia» vi è scritto «che
il presidente ha esonerato la base operativa dell’aeronautica militare
degli Stati Uniti da ogni norma federale, statale, interstatale o locale
circa il rispetto del controllo e dello smaltimento di rifiuti solidi o
nocivi che richiederebbe il rilascio di informazioni classificate a
persone non autorizzate.» Tale decisione, si precisa infine, è stata
presa dal presidente «nel supremo interesse degli Stati Uniti».
Non solo. Alla fine del 1999, infatti, la proprietà dell’area
rettangolare di 38.400 acri di terreno che circonda il Groom Lake è
stata definitivamente trasferita all’USAF dal ministero per l’Energia
USA . Precedentemente, in base a un protocollo fra il ministero
dell’Aeronautica militare e quello per l’Energia, l’USAF aveva già in
buona sostanza il pieno controllo della zona. A causa di questa sorta
di comproprietà erano emersi i vari problemi di giurisdizione e
sorveglianza, nonché le cause per risarcimento danni intentate da ex
dipendenti e dalle loro famiglie. Con tale provvedimento, a tutto
vantaggio dei militari, il possibile porsi di tali questioni sarà evitato in
futuro.
Fra il 1999 e il 2003 l’interesse per l’installazione sembrava essere
diminuito, anche se sporadicamente venivano pubblicati su Internet
bollettini, articoli e fotografie di nuovi velivoli sperimentali o
indiscrezioni sulle sperimentazioni condotte. Tra il dicembre 2002 e il
gennaio 2003 è stato però sollevato nuovamente il velo di mistero che
aleggia su questa misteriosa facility. George W. Bush ha infatti
emanato due nuove ordinanze governative nelle quali si esenta
ulteriormente l’USAF , che gestisce la base, dal dover rendere conto a
“persone non abilitate” su cosa si sperimenta nella base e quali
sostanze vengono impiegate all’interno della stessa. In questi nuovi
documenti viene posto ancora una volta l’accento (e in maniera
palese) sulla totale segretezza delle sperimentazioni effettuale a
Groom Lake. Alquanto curioso per una base che secondo affermazioni
ufficiali oggi dovrebbe essere solo un campo di addestramento per i
Red Flags.
Se le disposizioni amministrative della presidenza Clinton prima e
Bush poi hanno cercato di velare le attività che vengono svolte nella
ormai famosa installazione, numerosi studiosi sono concordi
nell’affermare che in tale struttura sono con ogni probabilità condotti
test e sperimentazioni supersegreti. Se associamo quanto possiamo
leggere nelle documentazioni ufficiali a ciò che svariati personaggi
hanno affermato nel corso dell’ultimo decennio, ovviamente facendo
una doverosa scrematura del materiale in questione, è ormai
altamente probabile che oggi l’Area 51 costituisca in effetti il più
avanzato centro di raccolta e sperimentazione presente in tutto il
territorio americano. Di conseguenza nulla potrebbe escludere che
laggiù eventuali UFO precipitati e recuperati possano davvero essere
stati ed essere ancora a tutt’oggi oggetto di studi di vario tipo.
E questo ha comportato il fatto che, sulla base delle informazioni
incontrollate diffuse dai media e dagli studiosi di ufologia, frotte di
curiosi e visitatori abbiano iniziato una sorta di pellegrinaggio
sistematico e ininterrotto verso il perimetro esterno dell’Area 51,
confluendo lungo la Statale 375 che ha così finito con l’essere
denominata la “Extraterrestrial Highway”, “l’autostrada degli
extraterrestri”. Nulla di strano, pertanto, che un recente
provvedimento abbia condotto al massiccio esproprio di vaste zone
periferiche poste tutt’intorno all’area allo scopo di estenderne la
superficie in modo tale da creare ulteriori zone cuscinetto atte a
impedire osservazioni indesiderate da parte di civili troppo curiosi.
Ciò, comunque, non è valso a fermare questo flusso “turistico” in
direzione di Groom Lake.
La maggior parte della base è costituita da installazioni poste
sottoterra e su molteplici livelli, e un vasto reticolo di gallerie
sotterranee – che collegherebbero Groom Lake con altre basi dell’USAF
in Nevada, Utah, Arizona e California – attraversa le viscere dell’Area
51 dove, a parte le consuete e arcinote costruzioni esterne (capannoni
e edifici vari) e gli hangar (esterni e interrati), si rileva una serie di
figure geometriche, visibili attraverso le foto satellitari della zona.
Alcune sono triangolari, mentre altre mostrano strani cerchi
concentrici. Strutture utilizzate per facilitare la navigazione aerea
ovvero per eseguire opportune misurazioni in rapporto a possibili test
esplosivi sotterranei? Difficile stabilirlo. E poi…
Chi ci dice che l’Area 51 sia sempre dove dovrebbe essere?
Voci insistenti e non del tutto infondate, in effetti, parlano di un suo
graduale e segreto trasferimento in una nuova località (in Utah, pare),
una sorta di Area 52. Dreamland, in pratica, oggi sarebbe diventata
poco più di uno specchietto per le allodole; e mentre curiosi e studiosi
convergono da tutti i paesi con macchine fotografiche e videocamere, i
militari avrebbero da tempo già portato altrove la loro top secret
facility…

Il caso della “gola profonda” Bob Lazar


E non è tutto. Infatti nel numero 379 (marzo 2000) del mensile
scientifico «Le Scienze», edizione italiana dello «Scientific American»,
sono apparsi due interessantissimi articoli che propongono in maniera
dettagliata una scoperta e uno studio di notevole valore scientifico, ma
anche ufologico: vi si tratta dei viaggi nello spazio-tempo (articolo cui
è dedicata l’intera copertina) e della scoperta di un’isola di stabilità…
nel mare della tavola periodica degli elementi. Ambedue gli articoli,
però, portano conferme a quanto il rivelatore Bob Lazar aveva a suo
tempo sostenuto, affermando di avere lavorato in collaborazione con
il famoso fisico Teller nell’Area 51 a operazioni di retroingegneria su
veicoli di fabbricazione aliena recuperati dal governo USA dopo la loro
caduta.
Come ci ricorda Enrico Baccarini del CUN , Bob Lazar venne alla
ribalta della cronaca quando, il 25 luglio del 1990, rilasciò un’intervista
televisiva al giornalista George Knapp di Las Vegas, nella quale
cominciò a raccontare una storia che, per quanto assurda, destò
l’interesse del grande pubblico. Descrisse infatti nei dettagli quelli che
sarebbero stati i suoi compiti nel sito S-4, nelle vicinanze della famosa
Area 51, parlando di velivoli alieni e del loro sistema propulsivo,
esponendolo minuziosamente. Non nascose, lo schivo Bob, la sua
meraviglia per una così avanzata tecnologia. L’intervista suscitò
accese polemiche puntando i riflettori su un uomo che avrebbe voluto
– diceva – rimanere nell’ombra, e che invece finì con il subire varie
minacce. Sembra che abbiano addirittura tentato di ucciderlo,
sparandogli durante uno spostamento in macchina, ma che sia riuscito
a scampare all’agguato. Quando la fama suo malgrado rapidamente
acquisita lo rese un bersaglio troppo evidente per essere ucciso, si
sarebbe ricorsi all’espediente dell’arresto con relativa condanna per
sfruttamento della prostituzione, attività non illegale nel suo Stato (il
Nevada). Per screditarlo fu anche rivangato il suicidio della sua prima
moglie. Dopo queste affermazioni diventò molto difficile ogni contatto
con lui e ancor più riuscire a intervistarlo, con la sola eccezione del
matematico e astronomo franco-americano Jacques Vallée, uno dei più
noti e seri ricercatori ufologici. Dobbiamo premettere che lo scopo
iniziale dell’intervista raccolta da Vallée era quello di smascherare e
cogliere in fallo il sedicente fisico. Ma lasciamo la parola allo stesso
Vallée.
«Francamente sono rimasto affascinato da Robert Lazar. Non mi
aspettavo la sua sincerità, la sua apparente dirittura e il modo diretto
di riflettere seriamente sulle domande prima di rispondere […]
Questa qualità» precisa Vallée «non è tipica della maggior parte degli
adepti della new age. Essi hanno molto spesso le risposte pronte,
prima ancora che le domande siano poste! Quando parlano di fisica
sovente gli ufologi americani usano dei termini impropri,
confondendo la massa con il peso, la velocità della luce con quella del
suono. Non era il caso di Lazar. Il suo vocabolario tecnico era preciso e
questo dettaglio rendeva la storia ancora più strana. Possedeva due
diplomi di fisica, mi ha detto, e aveva lavorato al Caltech [il
Politecnico della California, NdA]. Era specializzato nella costruzione
di rivelatori di particelle alfa, che vendeva ancora al Laboratorio
nazionale di Los Alamos. L’incontro [che lo portò a lavorare presso la
base S-4, NdA] ebbe luogo nei locali della EG&G , una sezione del
ministero della Difesa U S A […] Lazar dava prova di una conoscenza
della fisica atomica non facilmente accessibile per il profano.»
Quanto sopra è fin troppo esplicito e indubbiamente vale a
presentare senza preconcetti una persona che di certo, nel bene o nel
male, nasconde ancora molti misteri. Resta il fatto che nel periodo
successivo alla sua presunta collaborazione nell’Area 51 per studi di
retroingegneria, Robert Lazar venne chiamato in giudizio per avere
divulgato presunte informazioni governative riservate. Il processo
suscitò un notevole marasma: da una parte Lazar, che affermava di
essersi laureato in fisica e di aver lavorato presso i Los Alamos
National Laboratories (LANL ), dall’altro lo Stato del Nevada che
denunciava questo personaggio per violazione di segreti di Stato. Si
confermò infine realmente la presenza di Bob Lazar presso i LANL
poiché il suo nome venne individuato su un cedolino di
riconoscimento e in un’agenda della base, ma rimasero un’incognita la
laurea e i master che Bob affermava di possedere. Le autorità e i LANL
risultarono dunque in evidente contraddizione. Comunque sia, è un
fatto che oggi la maggior parte delle affermazioni che Lazar fece a suo
tempo è diventata realtà, essendo confermata dalla scienza e trovando
riscontro pratico in alcuni casi tramite esami di laboratorio.
Il sistema di propulsione da lui descritto, un motore warp-drive
ovvero “a curvatura spazio-temporale” concretamente inconcepibile a
livello scientifico alla fine degli anni Ottanta (seppur anticipato sul
piano della science fiction – a livello di “produzioni orientate”
hollywoodiane – dai viaggi iperspaziali di Star Trek), è stato di fatto
teoricamente delineato sulla carta già dagli anni Novanta, portando
addirittura la NASA alla costituzione di un programma denominato
Breakthrough Propulsion Project per lo studio della distorsione
spazio-temporale nei viaggi spaziali. In pratica, visto che non si può
superare la velocità della luce, si distorce lo spazio-tempo: così le
distanze fisiche si contraggono e si accorciano. Elemento fondante del
motore “a curvatura” sarebbe stato il combustibile utilizzato dagli UFO
per spostarsi nel cosmo, conosciuto fin dalle prime rivelazioni come
l’elemento 115 della tavola periodica degli elementi, atto a generare
una “bolla di curvatura” implicante quantitativi di energia enormi.
Tale elemento 115 genererebbe un “campo gravitazionale inerziale” in
grado di ottemperare al fabbisogno energetico e gravitazionale del
mezzo spaziale. Successivamente alle dichiarazioni di Lazar la scienza
ha comunque avvalorato la possibilità di costruire in futuro motori in
grado di sfruttare proprietà della materia definite “esotiche”, come
appunto la generazione di una contrazione dello spazio-tempo con
conseguente formazione dei cosiddetti wormholes (“buchi di vermi”),
in concreto tunnel ultradimensionali nel continuum dello spazio-
tempo.
Fantasie? Tutt’altro. Già nel 1974 il professor Peter A. Sturrock della
Stanford University aveva delineato un “modello di ordine nullo” del
fenomeno UFO , mirante ad abbracciare le proprietà salienti indicate
dai dati sul fenomeno senza contraddire le leggi fisiche stabilite.
Alla base di questo modello vi è una estensione del nostro spazio-
tempo quadridimensionale a un iperspazio a cinque o più dimensioni.
L’universo a noi familiare con le sue leggi note è considerato come
una sezione quadridimensionale di questo iperspazio. «All’interno di
questo modello, gli UFO sono visti come navi iperspaziali in grado di
introdursi nel nostro spazio-tempo a quattro dimensioni ovvero di
lasciarlo completamente, o anche soltanto di effettuare con esso un
qualche contatto limitatamente a una “finestra” o “piega” (warp)
dimensionale in grado di far passare una porzione prestabilita
dell’intera gamma dello spettro elettromagnetico. In altre sezioni di
questo iperspazio, naturalmente, i nostri attuali concetti di spazio,
tempo, forza, energia, inerzia e causalità potrebbero non giocare alcun
ruolo o risultare grandemente modificati. Una simile estensione
dell’universo fisico potrebbe consentire velocità di spostamento e di
comunicazione anche superiori a quella della luce, indicata come il
limite ultimo e l’insuperabile barriera della fisica odierna. E la
comunicazione telepatica, che figura sovente nelle segnalazioni
ufologiche, potrebbe essere considerata come un trasferimento di
segnali attraverso canali iperspaziali non compresi nel nostro
familiare spazio-tempo.» Tali considerazioni di cui sopra,
testualmente citate, costituiscono parte delle conclusioni ottenute da
due gruppi di lavoro riunitisi presso la statunitense Stanford
University il 29 e 30 agosto 1974. Gli scienziati partecipanti
dibatterono in tale ottica la questione degli UFO nel più ampio tema
oggetto della loro riunione: le civiltà extraterrestri.
Tornando però all’elemento 115 di Lazar, «la fonte energetica della
navicella è il reattore che utilizza l’elemento 115 come carburante
primario causando una totale annichilazione dell’elemento che
produce altresì una fonte di energia eccezionale […] Solo 223 grammi
di questo elemento» precisa Lazar «possono essere utilizzati per venti
o trent’anni. All’interno del reattore l’elemento 115 viene bombardato
da protoni che trasformano questo elemento in quello 116 a cui segue
poi un decadimento quasi istantaneo con conseguente produzione di
antimateria. Questa antimateria viene incanalata all’interno di una
struttura che la porta a reagire con la materia producendo altresì una
reazione in cui si ottiene una conversione quasi totale di energia».
Descrizione intrigante, indubbiamente. Però secondo i fondamenti
della termodinamica la resa quasi ottimale (al 100 per cento) descritta
da Lazar in tale conversione non è possibile per nessuna legge fisica
nota, in quanto violerebbe i principi dell’entropia. Solo che…
Nel 2004 un team di scienziati del Lawrence Livermore National
Laboratory (LLNL ) ha in effetti reso pubblica la notizia della sintesi in
laboratorio dell’elemento 115. E cosa dicono questi scienziati? Joshua
Patin (chimico nucleare dell’LLNL ) ha pienamente confermato che
nelle vicinanze dell’elemento 115 possa esistere quello che i fisici
hanno definito “un’isola di stabilità”, ovvero una zona in cui gli
elementi transuranici non decadono rapidamente ma possiedono un
tempo di vita medio relativamente alto, ovvero risultano stabili a tutti
gli effetti. Tale isola di stabilità sarebbe direzionata proprio verso
l’elemento 116, fatto questo asserito da Bob Lazar oltre quindici anni
fa. Allo stesso tempo Patin ha confermato la possibilità che l’elemento
115, posto in condizioni particolari, possa essere altresì “condensato”
per risultare a tutti gli effetti “solido”, e non in forma “volatile”
atomica come è per gli altri elementi.
Analizzando poi la collisione tra atomi di calcio e di americio, il
procedimento attraverso cui si è ottenuto l’elemento 115 a Livermore,
è stato possibile ipotizzare una sua forma nettamente stabile ovvero
tale da non decadere e quindi da venire utilizzata per vari scopi. E
anche se solo il futuro lo confermerà, Patin ritiene che elementi del
genere potrebbero in effetti possedere proprietà uniche in grado di
allinearsi ipoteticamente proprio con le descrizioni di Lazar. A questo
punto è difficile non considerare con estrema serietà l’idea che Bob
Lazar abbia in realtà fatto attivamente parte di qualche gruppo
segreto di ricerca, e che in tal caso le informazioni da lui fornite al
grande pubblico siano state apprese quando si trovava presso l’Area
51. Sempre che poi tutto ciò – con Lazar consenziente o no in tale
eventuale processo poco importa – non sia anche un mezzo con il
quale il governo USA miri a rilasciare e diffondere “mezze verità” per
preparare sottilmente l’opinione pubblica a determinati scenari
indubbiamente scomodi. Fatto sta che la fisica proposta da Lazar nel
lontano 1989 ha poi trovato pieno riscontro nelle più recenti teorie e
scoperte.
Sia come sia, Lazar ha parlato di altre presunte “chicche”
tecnologiche di matrice non terrestre in fase di studio nell’Area 51
(dove si troverebbero ben nove velivoli alieni, riattati o copiati che
siano): dal Galileo, riferito al volo extraterrestre, al dispositivo Siderick,
relativo ad armi a raggi, fino al cosiddetto Looking Glass, una sorta di
macchina del tempo per visualizzare gli eventi del passato sul tipo del
cronovisore che negli anni Settanta si disse realizzato in Italia nel
massimo riserbo dal compianto padre Pellegrino Ernetti (docente di
musica prepolifonica al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia)
e di cui non si seppe più nulla.
Se Lazar è comunque uscito di scena senza apparenti conseguenze
non essendo più stato al centro di “esternazioni” di sorta (egli, come
documentato dalla rivista americana «Wired», dirige oggi la United
Nuclear Scientific Supplies che tratta isotopi radioattivi per
corrispondenza), lo stesso non è però successo a William Cooper, uno
dei rivelatori più accaniti. Nel 2004 quest’ultimo è infatti restato ucciso
in USA in una situazione rimasta totalmente oscura, a seguito di un
colpo d’arma da fuoco sparatogli da un agente.
Oggi il già citato rivelatore, ultimo ad affermare di avere lavorato
nella struttura S-4 dell’Area 51, il microbiologo Dan Catselas Burisch,
ci parla con estrema disinvoltura di alieni ivi allocati operanti in
contatto con i ricercatori americani dipendenti dalle autorità USA . E
così dagli extraterrestri di Zeta Reticuli di Bob Lazar si passa a esseri
della costellazione di Orione e, in particolare, all’entità Chi’el’ah
originaria del sistema stellare Gliese 876C nella costellazione
dell’Acquario e denominata convenzionalmente dagli americani “J-
Rod”: creature a suo dire in grado di manipolare lo spazio-tempo e
perfino provenienti dal futuro.
Fantasie? Forse. Resta nondimeno il fatto che chi effettuasse dei
viaggi interstellari non viaggerebbe in effetti soltanto nella
dimensione dello spazio, ma anche in quella del tempo…
10
Unidentified Orbiting Phenomena, SDI e Guerre stellari: ma
contro chi?

SDI: inquietanti retroscena


Operante tra l’11 luglio 2000 e l’11 gennaio 2001, negli USA una
speciale commissione ha avuto ufficialmente il compito di stimare la
sicurezza degli Stati Uniti in materia spaziale. Secondo alcuni – rileva
Mirko De Vita – è stato soltanto un pretesto per finanziare ancora una
volta la Iniziativa di difesa strategica (SDI ) meglio conosciuta come
Scudo spaziale o, più popolarmente, Guerre stellari, da sempre voluta
negli ambienti repubblicani e nell’apparato militare industriale.
Secondo altri è stato un piano per attuare a livello ufficiale,
liberandosi infine da vincoli istituzionali, il vecchio proposito di certi
ambienti americani di militarizzare lo spazio, caro all’ideatore della
SDI , il presidente Ronald Reagan.
Dopo sei mesi di studi su attività spaziali concernenti la sicurezza
nazionale, trentadue incontri e settantasette colloqui con funzionari
militari, di intelligence e consulenti privati, le conclusioni della
commissione sono state:

1) La dipendenza che gli Stati Uniti hanno dallo spazio, il rapido


passo con cui questa dipendenza sta aumentando e le vulnerabilità
che genera, richiedono che tutti gli interessi spaziali in materia di
sicurezza nazionale debbano essere riconosciuti come priorità
assolute. L’unico modo perché questo riconoscimento avvenga è che
la loro guida e direzione sia attuata ai più alti livelli governativi.
Solo il presidente ha la facoltà di stabilire la politica nazionale da
adottare in materia spaziale e di fornire guida e direzione ai
funzionari con cui assicurerà il primato agli Stati Uniti come
nazione guida per la politica spaziale nel mondo. Solo una guida
presidenziale può assicurare la cooperazione richiesta da tutti i
settori spaziali (commerciale, civile, difesa e intelligence).
2) Il governo degli Stati Uniti, in particolar modo il Dipartimento
della Difesa e la comunità dell’intelligence, non è stato ancora
preparato per far fronte alle necessità del XXI secolo. La nostra
crescente dipendenza dallo spazio, la nostra vulnerabilità nello
spazio e le fiorenti opportunità che riceviamo dallo spazio sono
semplicemente non riflesse nelle disposizioni delle istituzioni
vigenti. Dopo aver esaminato una varietà di approcci organizzativi,
la Commissione ha concluso che diverse e varie attività spaziali
devono essere immediatamente unificate, catene di comando
aggiustate, linee di comunicazione aperte e politiche modificate per
ottenere maggiori responsabilità. Solo allora gli scambi necessari
potranno essere effettuati, le priorità appropriate stabilite e le
opportunità di perfezionare le capacità militari e di intelligence
degli Stati Uniti realizzate. Solo con una guida di livello superiore,
quando verranno gestiti con le giuste priorità, i programmi spaziali
degli Stati Uniti meriteranno e attireranno i fondi richiesti.
3) I programmi spaziali per la sicurezza nazionale degli Stati
Uniti sono vitali per la pace e la stabilità e i due funzionari in primo
luogo responsabili per questi programmi sono il ministro della
Difesa e il direttore dell’Agenzia centrale di intelligence (CIA ). Il
loro rapporto si riferisce allo sviluppo e allo schieramento delle
capacità dello spazio necessarie per sostenere il presidente in caso di
guerra, crisi e pace. Insieme dovranno lavorare molto attentamente
ed efficacemente, in coppia, sia per impostare e sostenere il corso
dei programmi spaziali di sicurezza nazionale che per risolvere le
differenze che si presentano tra le loro rispettive burocrazie.
Soltanto in questo modo le Forze Armate, la comunità di
intelligence e le National Command Authorities avranno le
informazioni che necessitano per perseguire con successo i nostri
obiettivi di difesa e di deterrenza in questo nostro mondo
complesso, mutevole e ancora pericoloso.
4) Sappiamo dalla storia che ogni mezzo – aria, terra e mare – ha
visto conflitto. La realtà indica che per lo spazio non sarà differente.
Data questa certezza virtuale, gli Stati Uniti devono sviluppare i
mezzi sia per la deterrenza che per la difesa contro atti ostili nello e
dallo spazio. Ciò richiederà capacità spaziali superiori. Finora, le
grandi linee della politica nazionale dello spazio degli Stati Uniti
sono state intonate, ma gli Stati Uniti non hanno ancora preso le
misure necessarie per sviluppare le capacità richieste e per
mantenere e assicurare a questa superiorità una continuità.
5) Infine, l’investimento nella scienza e nelle risorse tecnologiche
– non solo per le strutture ma anche per le persone – è essenziale se
gli Stati Uniti devono rimanere la nazione guida della politica
spaziale nel mondo. Il governo degli Stati Uniti deve svolgere un
ruolo attivo e intenzionale nell’espansione e nell’approfondimento
del consorzio dei talenti militari e civili per la scienza, l’ingegneria e
le operazioni di sistema di cui la nazione avrà bisogno. Il governo
inoltre deve sostenere il relativo investimento in tecnologie
rivoluzionarie per garantirsi di mantenere la propria leadership
nello spazio.

Ma – sottolinea giustamente sulla rivista del Centro ufologico


nazionale (novembre 2000) Mirko De Vita – senza dubbio quello che
attira in particolar modo la nostra attenzione è la dichiarazione in cui
a pagina 25 del rapporto si dice testualmente:

La storia è piena di situazioni in cui segnali di avvertimento sono


stati ignorati e si è resistito al cambiamento finché un evento esterno
“improbabile” ha obbligato le burocrazie reticenti a prendere
provvedimenti. La questione è se gli Stati Uniti saranno abbastanza
saggi da agire in modo responsabile e sollecito per ridurre la [loro]
vulnerabilità spaziale. Oppure se, come già successo in passato, un
attacco distruttivo contro il paese e la sua popolazione – “una Pearl
Harbor Spaziale” – sarà l’unico evento capace di galvanizzare la
nazione e costringere il governo degli Stati Uniti ad agire.

E per finire:

Siamo stati avvisati, ma non ce ne siamo accorti.

E se così fosse – si chiede a questo punto Mirko De Vita – è davvero


lecito parlare di minaccia?
Forse alcuni esponenti del governo degli Stati Uniti pensano
semplicemente di prendere certe “precauzioni” da generici attacchi
provenienti dallo spazio (ma da parte di chi, ora che Russia e Cina non
sono più potenze nemiche?).
Minaccia dallo spazio?
Sicuramente al governo degli Stati Uniti non piace l’idea di non poter
controllare qualsiasi intrusione proveniente dallo spazio
extraterrestre; ma stiamo anche vivendo un momento in cui una antica
psicologia del dominio praticata attraverso la colonizzazione si sta
insediando nell’era spaziale?
La generale impressione che se ne ricava, a un’analisi letterale dei
punti presi in considerazione nelle dichiarazioni, è che questa
commissione voglia far capire ai destinatari del rapporto che il
governo degli Stati Uniti ha molti più legami con lo spazio di quanto
si è creduto fino a ora anche all’interno dello stesso, che questo è
accaduto perché gran parte delle istituzioni non ne sono state
debitamente informate (persino i militari e i Servizi segreti non
sarebbero sufficientemente preparati), che questi legami possono
provocare una minaccia alla sicurezza della nazione, che vi potranno
essere degli atti giudicati ostili nello spazio e da esso provenienti, che
lo spazio extraterrestre non sarà risparmiato da guerre o conflitti e che
al momento il governo degli Stati Uniti non è in grado di sostenere tali
imprese perché non è sufficientemente avanzato dal punto di vista
tecnologico e si richiedono finanziamenti in tecnologie
straordinariamente innovative per attuare tutto questo.
Otto dei dodici membri della Commissione Rumsfeld – osserva
Mirko De Vita – sono generali in pensione, altri tre sono politici. È
curioso il numero dei componenti della commissione che ricorda il
leggendario gruppo Majestic-12 istituito dal presidente Truman nel
1947 per gestire ai massimi livelli la questione UFO e alieni in seguito
al recupero di una o più astronavi aliene in Nuovo Messico. A
differenza di quello che dovrebbe accadere in un progetto di studio o
analisi, neanche uno scienziato fa parte della commissione e il suo
presidente, Donald H. Rumsfeld, è stato alla scadenza dei lavori
nominato ministro della Difesa dall’attuale presidente degli Stati Uniti
George W. Bush.
La tragedia dell’11 settembre 2001 è stata considerata l’evento
decisivo per l’avvio dell’imponente progetto della commissione.
Quella stessa sera Rumsfeld convocò una conferenza stampa al
Pentagono nel corso della quale si sarebbe rivolto al senatore
democratico Carl Levin con queste parole: «Avete espresso il timore di
non avere i mezzi per finanziare l’importante aumento del budget
della Difesa richiesto dal Pentagono in particolare per la difesa
antimissili. Temete di dover attingere ai fondi della previdenza sociale
per finanziare questo sforzo. Non sono sufficienti, gli avvenimenti
appena accaduti, a convincervi che è urgente che il paese aumenti le
spese destinate alla Difesa e che, se necessario bisognerà attingere ai
fondi della previdenza sociale per affrontare le spese militari?».
L’aumento delle spese militari?
Già.
Ma per guardarsi nello spazio da chi?
Tirare in ballo Osama Bin Laden e la “guerra al terrorismo
internazionale” – conclude De Vita – sarebbe decisamente eccessivo. A
meno che, beninteso, non si configuri nello spazio la presenza di altri.
Come abbiamo già ricordato, nel 1987 il presidente USA Ronald
Reagan, fautore della SDI , ha dichiarato che, «ossessionati dagli
antagonismi del momento, noi spesso ci dimentichiamo di quanto
unisce fra loro i membri dell’umanità. Forse abbiamo bisogno di
qualche minaccia estranea dall’Universo che ci faccia riconoscere
questo legame comune. Qualche volta penso a quanto rapidamente le
differenze che sussistono in tutto il mondo svanirebbero se solo
dovessimo fronteggiare una minaccia estranea da fuori di questo
mondo».
Una “minaccia estranea”?
Nel maggio 2001, a quattro mesi di distanza dall’attentato alle Twin
Towers, la stampa informava del fatto che una gigantesca stazione di
rilevamento radar per individuare i lanci di missili intercontinentali di
teatro era stata realizzata segretamente qualche anno prima in
Australia dagli Stati Uniti, in base al Defense Act del 1952. La notizia,
confermata dal governo di Canberra, indica con evidenza che gli USA
stavano già mettendo a punto il sistema di rilevamento radar terrestre,
tassello rilevante per il programma dello Scudo spaziale lanciato
tiepidamente da Clinton e, con maggiore vigore, dal successore
George W. Bush. La stazione radar è stata realizzata nella base di Pine
Gap, non distante da Alice Spring, nell’Australia Centrale, ed è
collegata via satellite a una stazione dell’Irlanda del Nord, quella di
Menwith Hill, vicino a Harrogate. Anche la base radar nordirlandese
svolge compiti analoghi, oltre che di comunicazioni strategiche con i
centri di comando e gli aerei in volo. Ufficialmente, comunque, questi
impianti fanno parte della catena nordamericana NORAD (estesa agli
alleati più “fedeli” degli USA , dall’Australia all’Inghilterra fino
all’Italia) di primo allarme e di inseguimento dei missili. Ma la Cina
non è dello stesso avviso: il governo di Pechino teme infatti che la base
australiana rappresenti uno scudo a protezione di Taiwan, che si sta
dotando di un costosissimo sistema basato su un mix di fregate USA
equipaggiate con il sistema radar “a scansione di fase” Aegis a
copertura globale e di missili antimissile Patriot 3. La presenza di
Bush al successivo summit di Genova è coincisa con una visita
diplomatica per spiegare ai governi europei, fra cui quello italiano,
che il sistema di scudo spaziale deve essere visto esclusivamente in
chiave difensiva. In particolare contro le minacce di alcuni paesi
“cattivi” in grado di sferrare attacchi missilistici a medio e lungo
raggio, soprattutto dal Medio ed Estremo Oriente (dopo l’invasione
dell’Iraq, l’Iran e la Corea del Nord, insomma). E la Russia? Non è più
un nemico, ma vuole vederci chiaro lo stesso. Il primo assistente del
segretario della Difesa USA , Paul Wulfowitz, si è recato a Mosca per
consultazioni sul sistema antimissile dopo la presentazione ai paesi
della NATO del programma esposto a Bruxelles. Vladimir Putin ha
attenuato i toni della polemica sullo Scudo spaziale e ha avvertito che
se si vuole “ammodernare e migliorare” il sistema di sicurezza
esistente, questo va fatto con un “lavoro comune” evitando di
peggiorarlo o addirittura di distruggerlo. Putin avrebbe ammesso che
è difficile negare quanto affermato da Bush, secondo cui «il mondo sta
cambiando rapidamente e possono apparire nuove minacce», ma ha
aggiunto che bisogna farvi fronte con iniziative sensate. Chiaro il
riferimento al trattato ABM del 1972, attorno al quale ruota la
disponibilità russa di accettare lo Scudo spaziale. Il sistema americano
di difesa dai missili balistici si basa su diversi sistemi d’arma e
prevede contropartite industriali per quei paesi che aderiranno al
programma. I cinque sistemi base prevedono – fra l’altro – l’impiego
di uno speciale B747 (provato con successo in volo) in grado di
distruggere con potenti raggi laser i missili anche a grande distanza e
missili lanciati da navi e basi terrestri, per intercettare i vettori nemici
all’apice della traiettoria.
Tutto il discorso dello Scudo spaziale va dunque visto in
riferimento ai soli “paesi canaglia” anti-USA (Afghanistan, Iraq, Iran,
Siria, Libano, Sudan, Corea del Nord, Cuba ecc.) e nulla più? Chi
vuole è libero di crederlo. Resta il fatto che ben prima dell’11
settembre 2001 i “lavori” allo Scudo spaziale erano avviati alla grande.
Tanto che il giornalista americano Siegmund Ginzberg, in un articolo
poi ripreso da «l’Unità» del 1º agosto 2001 (Lo scudo più pazzo del
mondo) si poneva legittimamente (ancora sei settimane prima del
tragico evento di New York) – una serie di interrogativi.
Come scrive Ginzberg, se l’obiettivo è davvero, secondo quanto
dicono, difendersi da un numero limitato di missili lanciati da alcuni
“banditi” megalomani ma anche poveri, pazzi furiosi disperati e
pericolosi in quanto pieni d’odio, allora in fondo a che gli serve un
bombardiere spaziale capace di colpire nel giro di trenta minuti
qualsiasi punto sul pianeta?
A che gli serve includere nel bilancio della Difesa del 2002 la ricerca
su un progetto di migliaia di satelliti con sensori laser? A che gli serve
studiare intercettori capaci di distruggere satelliti nemici?
Paul Loch, studioso del Center for Ethical Studies di Seattle, e
prolifico autore di libri impegnati sulla psicologia dell’America
contemporanea, racconta in un articolo sul Christian Science Monitor
di averne parlato con dirigenti della Lockheed Martin, una delle
aziende del Comparto militare industriale coinvolte nella
realizzazione dello Scudo spaziale. «Sappiamo tutti» è stata la risposta
di uno degli interlocutori «che se ci sarà mai un attacco all’America, la
bomba [atomica] sarà portata sul bersaglio con una valigetta, su
un’auto, un furgone, un motoscafo. Non sarà un attacco missilistico,
perché un missile si può vedere da dove proviene ed è soggetto a
rappresaglia. Sappiamo tutti che facciamo lobbying per questi
programmi perché ci consentono di fare soldi. Non ci importa se
funzioneranno, e nemmeno se saranno di qualche utilità. Quel che ci
importa è che ci portino dollari.»
È raro che lo si senta dire con tanto cinismo. Ma non si sfugge
all’impressione che questa possa essere al momento una delle
giustificazioni più razionali del perché, qualunque siano le
spiegazioni agli alleati, a Mosca e a Pechino, l’amministrazione Bush
stia rispolverando, una dopo l’altra, tutte le componenti del grande
sogno delle Guerre stellari di Ronald Reagan.
Nessuno sa bene ancora che tipo di Scudo vogliano fare. Può darsi,
rileva Ginzberg, che per alcuni sia una scelta ideologica, una
“questione di fede” nel destino dalla superpotenza USA über alles. Per
altri è una questione di affari, e le industrie degli armamenti vogliono
il frutto delle decine di milioni di dollari investite in contributi
elettorali e lobbying. Lockheed Martin, Boeing, Raytheon e TRW , le
principali interessate allo Scudo minimo, avevano visto dimezzare le
proprie azioni alla fine degli anni Novanta. Ora hanno già contratti
per 13 miliardi di dollari. E la Casa Bianca di Bush, riconoscente, non
vuole scontentare nessuno. E compra tutto a scatola chiusa,
all’ingrosso.
Tornano così progetti ritenuti troppo fantasiosi e un tempo
accantonati, caldeggiati da Reagan ma considerati impraticabili da
Bush padre, troppo impegnato a vincere la guerra del Golfo. Solo che
Reagan si trovava di fronte l’Impero del Male sovietico con decine di
migliaia di testate nucleari puntate sull’America. E ora che il nemico
non c’è più se ne cercano di nuovi. Torna l’intero cast delle Star Wars ha
dunque titolato «The New York Times», riassumendo quello che era
stato spiegato ai giornalisti al riguardo in un briefing di tre giorni al
Pentagono. È stato così proposto, osserva Ginzberg, uno stanziamento
di 8,3 miliardi dollari per idee già bocciate, a esclusione forse solo dei
laser atomici a raggi X e dei raggi a particelle ad alta energia. Da
testarsi fra il 2005 e il 2006, il Bombardiere stratosferico è una
riedizione del Venture Star X-33, progettato da Lockheed Martin negli
anni Ottanta. Lo Space Based Infra-Red System (SBIRS ) è la riciclatura
dei Brilliant Eyes reaganiani. L’idea di 4000 intercettori in orbita è la
riedizione dei Brilliant Pebbles. Il laser montato su Jumbo modificati
(anche la Boeing va accontentata) potrebbe essere sperimentato fra il
2008 e il 2012. «Siamo tornati in pieno alla Strategic Defense Initiative
della prima amministrazione Reagan. È chiaramente loro intenzione
dispiegare armi nello spazio, sia per difendere il potenziale USA che
per attaccare missili e satelliti nemici» dice Stephen I. Schwartz,
direttore del «Bulletin of Atomic Scientists». I wargames al computer
del Pentagono hanno ormai come tema guerre spaziali USA -Cina nel
2015. La SDI di Reagan aveva contribuito all’implosione dell’URSS , ma
c’è chi pensa che i progetti odierni di Bush possano spingere invece la
Cina in una corsa agli armamenti, a una nuova “rivoluzione militare”.
Sia come sia, i caldeggiatori delle Guerre stellari prima maniera hanno
fatto tutti ritorno alla Casa Bianca a eccezione dell’ultra-falco Richard
Perle, detto il “Principe delle Tenebre”. Dal capo del Pentagono
Donald Rumsfeld al principale architetto del GPALS (Global Protection
Against Limited Strikes) Stephen Hadley. «A questo punto» osserva
con sarcasmo Siegmund Ginzberg, evidentemente del tutto scettico
sul tema degli UFO e delle tematiche connesse «ci manca solo che
reclutino Neil Freer, che ha esposto al serissimo Arlington Institute,
che lavora per US Navy, USAF , corpo dei marine e guardia costiera, la
sua teoria per cui la specie umana è stata creata duecentomila anni fa
da alieni (alla conferenza presenziavano molti alti ufficiali in
uniforme, abbiamo letto» sottolinea scandalizzato Ginzberg «sulle
colonne del «The Washington Post»), il consulente Richard Thieme
(Arthur Andersen, la AllState Insurance e il dipartimento del Tesoro
di Paul O’Neill sono tra i suoi clienti) che propone di installare armi
spaziali invisibili o gli astrofisici Don Korycansky, Greg Laughlin e
Fred Adams, che propongono di superare il global warming e l’impasse
del trattato di Kyoto sull’ambiente spostando, con ben piazzate
cariche nucleari spaziali che la allontanino dal Sole, l’orbita della
Terra.
«Reagan» conclude Ginzberg «si limitava ipotizzare uno scudo
comune contro un attacco di marziani…».
Il dispregiativo fantascientifico “marziani” usato nell’occasione,
naturalmente, sta per “alieni”.
Ma è fin troppo evidente, al di là della validità di alcune giuste
critiche, che Ginzberg non si rende conto che se alcune tematiche
vengono discusse e dibattute in determinati contesti e a certi livelli in
élite ristrette non si può certo invocare il caso o la follia.

Misteri della NASA


Così come non è certo per puro caso che da sempre le trasmissioni in
voce dai veicoli spaziali della NASA siano fornite direttamente ai mass
media dal Controllo missione di Houston (Texas). Naturalmente, un
radioamatore può invece sintonizzarsi e ascoltare i dialoghi fra
astronauti e controllori di volo in diretta. È quanto ad esempio è
successo all’Amateur Radio Club presso il Centro spaziale NASA di
Goddard a Greenbelt (Maryland), che il 14 marzo 1989 ha intercettato,
alle 6.35 (ora orientale USA locale) il seguente dialogo radio fra
Houston e lo Shuttle Discovery in orbita: «Houston, we have a problem,
we have a fire» («Houston, abbiamo un problema, abbiamo un
incendio»). E sette minuti dopo, alle 6.42: «We, ah… still have the alien
spacecraft, ah… under observance» («Noi, ah… abbiamo ancora
l’astronave aliena, ah… sotto osservazione»).
La NASA ha precisato alle immediate richieste di spiegazioni che
deve essersi trattato di uno scherzo organizzato da qualche anonimo
amatore inseritosi sulla frequenza utilizzata dallo Shuttle. Ma la cosa
non ha convinto affatto.
Fire (“incendio”, o “fuoco”) sarebbe allora una parola in codice
utilizzata dalla NASA per indicare la presenza di UFO nel corso dei voli
spaziali?
L’unica era procedere a un’analisi della voce della trasmissione, e
di ciò si è occupata una ditta specializzata, lavorando sulla
registrazione. Ne è così emerso il fatto che la voce presenta in effetti
sorprendenti analogie con quella di uno dei cinque astronauti dello
Shuttle Discovery, il dottor Bagian, specialista medico della missione:
un non pilota e un non militare, e significativamente il meno familiare
con le procedure e i sistemi di trasmissione di bordo. Coincidenze? O
invece è tutto vero, e Bagian si è “dimenticato” di fare uso di certe
procedure interne NASA di trasmissione e le sue parole si riferiscono
davvero alla presenza effettiva di una “astronave aliena”?
Comunque sia, gli anni Novanta hanno registrato varie misteriose
presenze in orbita.
Basti pensare alla sequenza filmata ripresa sempre dallo Shuttle
Discovery in orbita sulla zona non illuminata della Terra il 15
settembre 1991, a una quota di 355 miglia (571 chilometri) passando
sulla città australiana di Perth. Come ha sottolineato il CUN , dieci
minuti più tardi lo Shuttle, viaggiando a una velocità di circa 18.000
miglia orarie (28.968 chilometri all’ora), sorvolava l’isola di Giava
procedendo verso sudest in direzione della costa australiana.
Nel filmato si nota una linea gialla che rappresenta il sorgere del
Sole; ogni cosa che si trova a destra di tale linea è illuminata dalla luce
del giorno mentre a sinistra è ancora notte. La linea curva sullo
schermo è la parte illuminata dall’atmosfera, da non confondere con il
vero sorgere del Sole in quanto la zona illuminata è quella indicata
molto più al di sotto della linea. Nel successivo spezzone del filmato
all’improvviso appare un oggetto che sembra emergere dall’atmosfera
spostandosi da destra verso sinistra. In seguito all’apparizione di un
flash con scia visibile a sinistra e puntato sulla traiettoria dell’oggetto,
questo cambia bruscamente direzione con una virata repentina che lo
proietta verso lo spazio. In basso appaiono inoltre due corpi
luminescenti che viaggiano ad alta velocità e sembrano associati al
flash sopra segnalato. L’oggetto appare effettivamente all’improvviso,
emergendo dagli strati bassi dell’atmosfera, seguendo una traiettoria
apparentemente lineare, sino all’esplosione di luce dovuta al flash, che
apparentemente determina l’improvviso cambio di direzione
dell’oggetto il quale, allo stesso tempo, incrementa la sua
accelerazione in maniera quasi istantanea, proiettandosi all’esterno
dell’atmosfera, con un angolo di curvatura negativo rispetto alla sua
rotta originale. Dopo pochi istanti sopraggiunge uno dei corpi
luminosi visti precedentemente.
Secondo la versione della NASA , l’oggetto del filmato è un rottame
distaccatosi dal carico posto nella stiva dello Shuttle, associato inoltre
a pezzi di ghiaccio presenti nell’atmosfera. Se consideriamo però un
altro filmato, in cui sono visibili i rottami che si distaccano dai vettori
dello stadio superiore di una delle navicelle Apollo negli anni Sessanta,
si nota che detti rottami non orbitano, ma seguono una traiettoria in
linea retta, viaggiando a una velocità costante senza effettuare bruschi
cambiamenti di direzione, non hanno nessuno slancio verso l’alto e
tanto meno improvvise decelerazioni o accelerazioni.
Paragonando fra loro il filmati del Discovery e quello della missione
Apollo, si nota come quest’ultimo mostri il movimento effettivamente
costante di rottami e pezzi di ghiaccio. Il filmato dello Shuttle
inquadra il secondo oggetto visibile in basso a destra dello schermo.
Quest’ultimo non può essere né un rottame né un pezzo di ghiaccio,
in quanto la sua direzione iniziale sembra essere l’ingresso
nell’atmosfera terrestre, per poi effettuare un cambiamento di
traiettoria subito dopo il flash. Le immagini a velocità accelerata
mostrano chiaramente come i due oggetti, quello in alto a sinistra e
quello in basso a destra, effettuino improvvisi cambi di direzione e di
accelerazione. Va osservato inoltre che un rottame o un pezzo di
ghiaccio dovrebbe riflettere la luce solare maggiormente nell’emisfero
illuminato del pianeta, e apparire invece più scuro nell’emisfero non
illuminato. Al contrario, gli oggetti appaiono fortemente luminosi
nella zona scura, per poi diminuire la loro intensità nel passaggio
verso quella illuminata a giorno.
Ciò prova che essi sono dotati di luce propria e non riflettenti,
quindi, la luce solare. Inoltre la tesi dei rottami e dei pezzi di ghiaccio
non regge all’esame delle dimensioni degli oggetti che, data la
distanza dal punto di ripresa, dovrebbero essere più grandi dello
stesso Shuttle. Impossibile credere che lo Shuttle possa produrre
rottami più grandi delle proprie dimensioni, che per di più appaiono
all’improvviso senza una causa apparente, né tanto meno che pezzi di
ghiaccio nell’atmosfera possano raggiungere la grandezza di un
iceberg…
Non solo. L’ipotesi che ci si possa trovare di fronte a un bolide o a
un asteroide di minime dimensioni non regge, in quanto in tal caso
l’angolo di incidenza rispetto all’atmosfera non sarebbe stato adatto a
determinare l’effetto di rimbalzo che si nota nel filmato. Inoltre,
ammesso e non concesso che si fosse trattato di tali corpi, il rimbalzo
avrebbe dovuto avere un angolo positivo rispetto alla direzione di
marcia di 90 gradi e non negativo come quella appartenente agli
oggetti del filmato.
In USA il tecnico spaziale Mark Carlotto ha analizzato ogni singolo
spezzone del video della NASA . Secondo la versione ufficiale il
bagliore visibile nel video è dovuto all’accensione dei razzi dello
Shuttle. Questo non può essere vero, in quanto tale manovra avrebbe
comportato il cambiamento dell’orbita della navetta e
conseguentemente anche la posizione delle stelle sullo sfondo.
Secondo le analisi di Carlotto l’oggetto si muove a una velocità di
uscita di 15 miglia (24,14 chilometri) al secondo, pari a 54.000 miglia
(86.904 chilometri) orarie.
In due secondi ha avuto un’accelerazione di 200.000 miglia (321.868
chilometri) orarie e ha subito una forza G di accelerazione superiore di
14.000 volte a quella terrestre. Tali prestazioni non rientrano nella
tecnologia spaziale finora concepita.
Per quanto riguarda la luce che si vede nel filmato, attribuita dalla
NASA ai vettori dello Shuttle, in USA se ne è indicata la probabile
origine: tale bagliore sarebbe l’effetto di un fenomeno artificiale
dovuto al non troppo pubblicizzato sistema di armamento spaziale
noto come Brilliant Pebbles (“Ciottoli splendenti”). Si tratta di vere e
proprie masse solide, pesanti nell’ordine di chili, che vengono espulse
o sparate a mo’ di proiettili a elevate velocità da armi
elettromagnetiche poste su piccoli satelliti che dovrebbero stazionare a
quote orbitali basse. Tale sistema, oltre alla notevole praticità,
rappresenta sicuramente la tecnologia più matura di tutto il
programma dello Scudo spaziale, anche se eventuali ulteriori sviluppi
saranno certamente in corso di perfezionamento. Il sistema delle
Brilliant Pebbles è stato studiato presso il californiano Lawrence
Livermore National Laboratory (significativamente, lo stesso istituto
dove nel 2004 è stato prodotto l’elemento 115 già menzionato da Bob
Lazar) e realizzato in collaborazione con alcuni ricercatori dei Los
Alamos National Laboratories dove sarebbe stato testato, anche se
mancano conferme ufficiali. Malgrado la segretezza delle
caratteristiche di tali armi, è noto che si basano su tecnologie avanzate
provenienti dal settore della miniaturizzazione di componenti ottici
ed elettronici. Per quel che riguarda il funzionamento di tale cannone
elettromagnetico, esso è costituito da un condensatore formato da due
conduttori separati e da un isolante dielettrico che accumula energia
elettrica sotto forma di cariche.
Attraverso un dispositivo particolare si scatena una corrente che
raggiunge il milione di ampère: semplificando, la corrente viene
ulteriormente potenziata. Per effetto della temperatura raggiunta,
dovuta a tale potenziamento, questi ciottoli o bolidi si trasformano in
plasma cioè in gas ionizzato e conduttore di elettricità. A questo punto
i bolidi, come una grossa scintilla o bagliore, vengono espulsi a elevata
velocità verso l’obiettivo. Infatti secondo i ricercatori tali proiettili
potrebbero essere lanciati a velocità superiori a 35.000.000 chilometri
orari, ovvero 9700 chilometri al secondo.
I bersagli potenziali sono naturalmente missili, satelliti o veicoli
spaziali. Il tutto nel quadro del sistema SDI , lo Scudo spaziale USA .
All’uomo della strada ciò potrà apparire remoto e fantascientifico, ma
nella realtà non lo è affatto.
E c’è di più.

Intrusi in orbita?
3 settembre 1993, ore 18.30 (20.30 UTC ). Il genovese Vittorio Orlando,
radioamatore con l’hobby della meteorologia, rileva attraverso la
propria potente strumentazione un’immagine originata dal satellite
Meteosat-3 che, in certe ore della giornata, viene utilizzata come
transponder per il segnale del Meteosat-4, e al momento non orbitante
sul continente europeo bensì su quello americano, più o meno
all’altezza del golfo del Messico. L’immagine pervenuta è a dir poco
intrigante: in alto sulla sinistra, infatti, ove si può scorgere lo spazio
con la curvatura terrestre e non dovrebbe esserci niente, spicca invece
un corpo dai contorni netti e precisi, quello che sembra un oggetto
volante sconosciuto di forma lenticolare, apparentemente
geostazionario. Di cosa si tratta? Di un satellite artificiale? Niente da
fare. In quella zona di spazio, infatti, non risultano altri corpi
denunciati dal controllo strumentale della rete di rilevamento del
NORAD (il comando militare USA per la difesa del Nordamerica).
Naturalmente ciò non esclude necessariamente la presenza di un
satellite spia non denunciato, un “satellite ombra”. Ma è altrettanto
chiaro che nessun organismo che utilizzasse uno di tali satelliti lo
metterebbe in un’orbita tale da interferire con quelle di noti satelliti
meteorologici come i Meteosat, in prossimità dei quali la sua presenza
potrebbe allora venire rilevata senza grandi difficoltà dalle telecamere
montate su questi ultimi. A parte ciò, il corpo visibile nell’immagine
satellitare in questione presenta una forma assolutamente atipica per
un satellite: quella discoidale o ellissoidale. Certo un ordigno siffatto
si presterebbe male a eventuali correzioni di rotta; oltretutto non si
notano strutture esterne sullo scafo ricollegabili a sensori o antenne in
grado di ricevere e trasmettere impulsi. Si tratta quindi di un satellite?
Il profilo è quello, netto, di un corpo solido e compatto occupante
un’orbita attigua a quella del Meteosat, certo, ma l’intruso ha
evidentemente ben poco a che fare con alcunché di noto e
convenzionale posto dall’uomo in orbita terrestre.
L’immagine ricevuta dal signor Orlando, comunque, ci suggerisce
che l’oggetto possa ruotare sul suo asse principale. Essa, infatti,
contiene una serie di informazioni sulle emissioni all’infrarosso degli
oggetti ripresi, e cioè sul calore emesso da questi. E se ne conclude che
l’intruso, pur trovandosi a ben 36.000 chilometri di altezza, dove la
temperatura si aggira sui –200 gradi Kelvin sotto zero, non presenta
delle parti che irradiano il calore solare in maniera differente. A tale
quota ciò si giustifica solo se l’oggetto in questione ruota sul proprio
asse, esponendo periodicamente tutte le sue parti al calore del Sole, e
omogeneizzando in tal modo la temperatura su tutta la sua superficie.
La “schermata” catturata e “salvata” dal radioamatore genovese,
comunque, è caratterizzata da un tempo di trasmissione di circa tre
minuti e trenta secondi, necessario perché il sistema di “videolento”
trasmetta tutte le righe che compongono l’immagine. Ma lasciamo alle
parole dello stesso Orlando la spiegazione tecnica dell’accaduto.

In relazione all’immagine ricevuta il 3.9.1993 alle ore 18.30 (20.30


UTC ), nella quale si osserva un oggetto non identificato, rendo noto
che tale immagine è stata rilevata da un calcolatore 66 MHz
compatibile IBM , con definizione di scheda grafica 1024 x 768,
mediante materiale fornito dal dottor Roberto Fontana, con
laboratorio a Cumiana in provincia di Torino.
Il materiale impiegato consiste in:
1) parabola marca TEKO con 120 cm di diametro;
2) scheda ricezione satelliti MP8 Professional progettata dal dottor
Roberto Fontana;
3) software MP8 Professional, programmato dal dottor Roberto
Fontana.
Il software registra le immagini con estensione LST . Tale
estensione non consente (per quanto mi risulta), la possibilità di
modificarle con nessun programma di grafica, e quindi l’autenticità
di tale immagine è indiscutibile.
Tengo inoltre a precisare che tale immagine è da me conservata,
con estensione originale, presso il mio domicilio, a disposizione di
eventuali accertamenti.
Per motivi tecnici ho convertito l’immagine in vostro possesso
con estensione PCX per darvi la possibilità di poterla analizzare
attentamente, perché in un calcolatore sprovvisto della scheda MP8
Professional è impossibile visualizzarla.
Avrete notato che l’immagine in questione è stata ricevuta
all’infrarosso e, ingrandendo la faccia superiore dell’oggetto, si
rilevano delle forme pseudogeometriche, che fanno pensare a una
struttura costituita forse da condotti o da spazi con temperature
diverse, mentre lo spessore laterale è indubbiamente più scuro,
essendo esso riscaldato a temperatura molto più elevata provocata
dalla posizione del Sole al momento dell’acquisizione.
L’immagine è stata “salvata” in modo definitivo per puro caso, in
quanto, al momento dell’acquisizione, mi trovavo in poltrona vicino
al calcolatore, e stavo guardando un programma televisivo. Appena
mi sotto accorto, sbirciando il monitor, della particolarità
dell’immagine, mi sono apprestato a rinominare l’immagine stessa,
altrimenti alla successiva ricezione in formato LYCMS sarebbe stata
cancellata automaticamente dal programma.
Su consiglio di un collega radioamatore mi sono rivolto, dopo
circa una settimana, a un giornalista di un quotidiano di Genova, e
precisamente del «Secolo XIX», nel quale è stato pubblicato un
articolo corredato da foto.
Sottolineo di non essere un ufologo, ma soltanto un
radioamatore, con denominazione ministeriale IKIHIJ .
Sappiamo che l’immagine in questione è stata ricevuta da altri
radioamatori, tra cui un belga, e che alla centrale operativa di
controllo dei satelliti meteorologici in Germania ha suscitato un certo
scalpore. Ma nessuna informazione al riguardo è filtrata all’esterno
del Centro di controllo di Darmstadt, come se non fosse stato rilevato
nulla. È forse comunque superfluo aggiungere che nella schermata
successiva che riprende la zona di coordinate LYCMS IR l’oggetto
misterioso era già scomparso. Di che cosa si era trattato? Solo un
qualche frammento di “spazzatura spaziale” senza importanza? Forse.
Ma è certo indiscutibile che la forma del corpo orbitale misterioso è
analoga a quella di molti UFO discoidali più volte segnalati nei cieli di
tutto il mondo. E che è comunque anche possibile che le sue
dimensioni non siano affatto modeste. Se infatti l’oggetto è molto
vicino all’obiettivo della telecamera del Meteosat, esso può essere
indubbiamente anche molto piccolo. Ma se si trova a grande distanza
la cosa è diversa, e le sue dimensioni potrebbero essere ragguardevoli.
Comunque sia, già quindici anni prima, fra il 13 e il 16 settembre
1978 – mentre in Italia esplodeva la più grande ondata ufologica mai
registrata (oltre duemila segnalazioni nell’anno nell’intera penisola) –
proprio il Meteosat aveva ripreso una serie di corpi orbitanti non
identificati. Lo comunicò al Centro ufologico nazionale, in
concomitanza del crescendo delle segnalazioni di UFO in Italia in quel
periodo, un ingegnere aerospaziale del CNR italiano, fornendoci in via
confidenziale varie foto del satellite senza peraltro voler trarre delle
conclusioni, cosa che per la sua particolare posizione sarebbe stata a
dir poco scomoda. Tanto più che il controllo da terra diffuse
tempestivamente un provvidenziale comunicato in cui si
preannunciava che eventuali “difetti” riscontrabili nelle foto satellitari
del Meteosat avrebbero potuto manifestarsi, e sarebbero stati
attribuibili a una erronea “messa a fuoco” delle immagini in seguito a
necessarie operazioni di periodica manutenzione e messa a punto del
sistema ottico delle telecamere di bordo. Cosa che può forse anche
dare ragione di alcune delle immagini, che risultano effettivamente
sfocate; ma certo non di altre, notturne, che mostrano interi “grappoli”
ovvero “formazioni” di fonti luminose anomale in orbita,
estremamente simili ai più classici UFO segnalati in tutto il mondo.
Già allora si parlò con molta circospezione di UOP (Unidentified
Orbiting Phenomena, ovvero “fenomeni orbitanti non identificati”),
termine venuto alla ribalta negli anni Sessanta con le ripetute
segnalazioni, a opera degli astronauti americani e sovietici, di
presenze anomale nello spazio circumterrestre e attorno alla Luna. Ma
l’argomento era destinato a tornare di attualità nel 1999, quando su
Internet è stata immessa la sconcertante immagine di un oggetto
discoidale, estremamente simile a quello rilevato nel 1993 dal
radioamatore genovese in rapporto al Meteosat-3, ripresa ben sette
anni prima (e cioè il 17 luglio 1992) dal satellite geostazionario GOES -8
della serie NOAA , anch’esso orbitante a una quota di 36.000 chilometri
dalla superficie del nostro pianeta. L’oggetto, in orbita terrestre, è
posizionato al di sopra dell’oceano Pacifico in corrispondenza delle
coste del Cile. Dopo essere stata ottenuta dal Servizio aereo
fotometrico (SAF ) di Santiago del Cile, l’immagine è stata trasmessa
alle autorità locali e alla Fuerza aerea cilena. Successivamente, copie
sono state fornite a un gruppo ristretto di esperti fra cui Gustavo
Rodriguez, della commissione ufficiale di inchiesta sugli UFO istituita
dal governo cileno, il CEFAA .
L’oggetto in questione, come già detto, sembra proprio il “gemello”
di quello del Meteosat. Esso presenta nell’immagine, colorata
artificialmente per le necessarie analisi, una forma discoidale con un
anello scuro indicante una temperatura di 50 gradi centigradi (mentre
la parte centrale ne misura 10). Le linee che disturbano l’immagine
sono causate da una serie di interferenze elettromagnetiche (generate
o no dall’oggetto). In ogni caso, gli esperti in analisi di immagini
satellitari coinvolti hanno finito col confermare non solo che l’oggetto
è reale, solido e compatto, ma anche che è molto grande. Infatti, se tali
valutazioni sono esatte, il suo diametro sarebbe incredibilmente
compreso fra i 450 e i 500 chilometri, e certo comunque nell’ordine di
svariate decine di chilometri! Una prospettiva che supera la fantasia
delle megaastronavi aliene di dimensioni asteroidali incombenti sulle
principali metropoli della Terra nel film Independence Day…
Dai più, naturalmente, tale dato è stato ritenuto un assurdo in
termini. E così – anche se ciò non spiega i valori termici riscontrati – si
è avanzata l’ipotesi, certo assai più rassicurante, della possibile quanto
rara riflessione di una semplice immagine del nostro satellite naturale,
la Luna. Tutto chiaro, allora?
Affatto. Infatti quattro anni dopo, e cioè nel 1996, il rilevamento
satellitare del misterioso intruso si è ripetuto. Stavolta, però,
l’immagine è stata catturata dal Centro meteorologico nazionale di
Antofagasta in Brasile, e al di sopra dell’oceano Atlantico Meridionale.
Successivamente, Luis Sanchez Perry, anch’egli del governativo
CEFAA cileno, ha diffuso una nuova immagine satellitare del GOES -8,
rilevata l’8 giugno 1995, in cui un oggetto dello stesso tipo sembra
orbitare sulle coste del Brasile. All’oggetto in questione è stato dato il
nome convenzionale in codice “Fast Walzer” (letteralmente,
“passeggiatore veloce”), certo ben azzeccato visto il carattere elusivo
dell’intruso orbitante.
Comunque sia, il 21 novembre 1999, alle 14.45, un altro dei satelliti
della predetta serie GOES (Geosynchronous Orbiting Environmental
Satellites) della National Oceanic and Atmospheric Administration
(NOAA ) americana ha avvistato e fotografato un gigantesco oggetto in
orbita attorno alla Terra a centinaia di chilometri di quota e all’altezza
della costa di Washington. Il corpo si presentava molto simile a quello
fotografato l’8 giugno 1995 sul Sudamerica, e per il quale il NOAA
aveva ripreso ufficialmente la spiegazione di una possibile “ombra