Sei sulla pagina 1di 86

H+Line

Guida pratica per ambienti ospedalieri


di gruppo 2
indice
Guida pratica
per ambienti ospedalieri
di gruppo 2

1 Introduzione 4 Clinos 3000: evoluzione della


comunicazione ospedaliera
1.1 Premessa e scopo del documento .................................. 2
1.2 ABB al servizio dell’efficienza 4.1 Sistema di chiamata ..................................................... 52
nelle strutture ospedaliere................................................ 3 4.2 Struttura del sistema .................................................... 54
1.3 Referenze ABB nel mondo ospedaliero ........................... 4 4.3 Caratteristiche del sistema ........................................... 56
4.4 Configurazione del sistema........................................... 58
4.5 Componenti del sistema............................................... 58
2 Perchè è importante progettare e realizzare
4.6 Affidabilità e sicurezza .................................................. 58
un impianto secondo le norme 4.7 Esempi di applicazione del sistema Clinos 3000 Plus ........59
2.1 Principi guida per la protezione degli ambienti adibiti 4.8 Esempi di applicazione del sistema Clinos 3000 Phon ......62
ad uso medico ............................................................... 6
2.2 Definizioni e nomenclatura .............................................. 7 5 Altre informazioni sugli impianti
2.2.1 Locale ad uso medico .................................................... 7 per locali ad uso medico
2.2.2 Apparecchio elettromedicale .......................................... 8
2.2.3 Sistemi elettromedicali.................................................... 8 5.1 Locali veterinari ............................................................ 66
2.2.4 Parte applicata ............................................................... 9 5.1.1 Rischio elettrico ............................................................ 66
2.2.5 Massa estranea ............................................................ 10 5.1.2 Criteri di dimensionamento
2.2.6 Locali di gruppo 0, 1 e 2 .............................................. 10 e protezione dell’impianto elettrico ............................... 67
2.2.7 Zona paziente .............................................................. 14 5.1.3 Il sistema IT-M nei locali veterinari................................. 67
2.2.8 Sistema IT-M................................................................ 15 5.1.4 Verifiche nei locali veterinari .......................................... 67
2.2.9 Quadro di distribuzione principale................................. 16 5.2 Verifiche iniziali e periodiche ......................................... 68
5.2.1 Verifiche iniziali ............................................................. 68
5.2.2 Verifiche periodiche ...................................................... 73
3 Realizzazione degli impianti
5.2.3 Registrazione dei risultati .............................................. 73
nei locali adibiti ad uso medico
3.1 Campo di applicazione della Norma ............................. 18 6 Appendice
3.2 Prescrizioni di sicurezza per i locali ad uso medico ....... 18
3.2.1 Nodo equipotenziale .................................................... 21 6.1 Percorso logico per la progettazione degli impianti
3.2.2 Sistema IT-M................................................................ 27 elettrici nei locali adibiti ad uso medico ......................... 74
3.2.3 Il monitoraggio dell’isolamento ..................................... 31 6.2 Ipotesi per la progettazione .......................................... 75
3.2.4 Gli apparecchi per il controllo 6.3 Apparecchi elettromedicali con parti applicate .............. 78
dell’isolamento delle linee a 230 V ................................ 33 6.4 Leggi e decreti ............................................................. 80
3.2.5 Gli apparecchi per il controllo dell'isolamento
delle linee a 24 V .......................................................... 38
3.2.6 Pannelli di segnalazione a distanza QSD ...................... 40
3.3 Realizzazione dell’impianto elettrico .............................. 43
3.3.1 Quadri elettrici .............................................................. 43
3.3.2 Condutture ................................................................... 47
3.3.3 Condutture di alimentazione
degli apparecchi radiologici o similari ............................ 48
3.3.4 Selettività delle protezioni ............................................. 48
3.3.5 Criteri di installazione .................................................... 49
3.3.6 Messa a terra ............................................................... 50
3.3.7 Servizi di sicurezza ....................................................... 50
3.3.8 Illuminazione di sicurezza ............................................. 51

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 1


1
Introduzione

Questo volume è frutto di molti anni di esperienza di ABB nel settore ospedaliero
e del quotidiano rapporto con i nostri clienti attivi nel settore, grazie ai quali è
stato possibile approfondire tematiche ed applicazioni reali, in un continuo
confronto tra gli aspetti normativi e quelli tecnico-installativi.
Ringraziamo tutti i clienti ABB che hanno messo a nostra disposizione la loro
quotidiana esperienza per la grande sensibilità dimostrata circa la tutela della
sicurezza dei pazienti.

1.1

Premessa e scopo del documento


Il presente documento ha l'obiettivo di illustrare le prescrizioni fornite dalla Norma CEI 64-
8/7 necessarie per la realizzazione dell'impianto elettrico dei locali adibiti ad uso medico di
gruppo 2: questi ambienti sono interessati da alti rischi per i pazienti e, di conseguenza,
richiedono l'implementazione di misure aggiuntive rispetto i tradizionali impianti elettrici
domestici e residenziali.

Inoltre il documento vuole anche essere di aiuto per tutti coloro che approcciano per la
prima volta questa tipologia di impianto che, rispetto agli impianti ordinari, comporta specifici
criteri di progettazione e responsabilità a carico di progettisti ed installatori.

2 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


1.2

ABB al servizio dell’efficienza nelle strutture ospedaliere


Realizzare un ambiente ospedaliero comporta saper scegliere e installare prodotti dalle
caratteristiche adeguate. In quest’ambito ABB offre una gamma completa di prodotti con
cui allestire ogni singolo ambiente, dalle sale operatorie ai locali di servizio, per garantire in
ospedali, cliniche, case di riposo, studi dentistici o veterinari condizioni organizzative ottimali
tali da consentire al personale sanitario di svolgere con efficienza le proprie mansioni e offrire
ai pazienti un’assistenza costante e di alto livello qualitativo in un ambiente in totale sicurezza.

Per esempio, la comunicazione tra i pazienti e il personale medico-infermieristico è assicurata > Comunicazione
dal moderno sistema Clinos 3000 nelle diverse versioni per sola chiamata acustico-luminosa tra personale medico
o dotate anche della possibilità di comunicazione vocale diretta tra i singoli pazienti e il e infermieristico
personale. Per l’equipaggiamento elettrico delle sale operatorie sono disponibili i quadri
QSO che, grazie ai trasformatori d’isolamento e agli apparecchi ISOLTESTER e
SELVTESTER, sono in grado di proteggere l’impianto da contatti indiretti, senza tuttavia
interrompere automaticamente il circuito al primo guasto.

ABB fornisce inoltre tutti i prodotti e i sistemi necessari per la realizzazione degli impianti
elettrici e per l’automazione dei diversi impianti tecnologici dell’edificio: dai quadri elettrici 1
generali agli interruttori per il comando delle luci, dai sistemi di building automation con il

INTRODUZIONE
sistema EIB/KNX agli azionamenti e motori ad elevata efficienza energetica per il
condizionamento e gli impianti idrotermici, dagli interruttori scatolati e aperti ai centralini da
parete e da incasso, dalle canalizzazioni in plastica e metallo ai sistemi per sottopavimento.
Oltre che dagli apparecchi di uso generale per la distribuzione elettrica, le funzioni di
protezione, comando, controllo e misura possono essere realizzate attraverso specifici
apparecchi, come ad esempio i blocchi differenziali, gli interruttori differenziali, gli scaricatori
di sovratensione e una vastissima gamma di prodotti da barra DIN.

Tutti i prodotti ABB sono studiati pensati e realizzati per funzionare in modo perfettamente > Prodotti pensati
integrato, consentendo di realizzare le migliori soluzioni per l’ottimizzazione degli investimenti per l’integrazione
e per massimizzare i risultati in termini di qualità, contenimento dei costi, efficienza operativa.

In ogni situazione e di fronte a qualsiasi esigenza, scegliere i prodotti ABB significa affidare
il funzionamento e la gestione dei propri impianti a un’azienda leader nei settori dell’energia
e dell’automazione, da sempre in prima fila nella produzione e fornitura di componenti e
sistemi per applicazioni ospedaliere.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 3


1.3

Referenze ABB nel mondo ospedaliero


L’esperienza ABB in campo ospedaliero deriva ed è certificata da una serie di realizzazioni
che rappresentano il meglio dal punto di vista tecnologico.
Di seguito si elencano le più importanti strutture ospedaliere con le quali ABB ha collaborato
di recente:
s#LINICA(UMANITASDI2OZZANO-)
s#ASADICURA#OLUMBUS -ILANO
s)STITUTO/RTOPEDICO'AETANO0INI -ILANO
s/SPEDALI.IGUARDA#Ag'RANDA -ILANO
s3PEDALI#IVILIDI"RESCIA
s/SPEDALEh#ITTÌDI"RESCIAv "RESCIA
s&ONDAZIONE0OLIAMBULANZADI"RESCIA
s/SPEDALEDI#IRCOLOE&ONDAZIONE-ACCHI 6ARESE
s/SPEDALEREGIONALEDI!OSTA
s0RESIDIO/SPEDALIERODI#ASTELFRANCO6ENETO46
s0RESIDIO/SPEDALIERODI-ONTEBELLUNA46

1
INTRODUZIONE

Ospedale di Circolo
e Fondazione Macchi - Varese

Ospedale di Circolo
e Fondazione Macchi - Varese

4 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


Spedali Civili di Brescia

INTRODUZIONE
Spedali Civili di Brescia

Presidio Ospedaliero
di Castelfranco Veneto (TV)

Ospedali Niguarda Ca‘Granda - Milano

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 5


2
Perché è importante progettare
e realizzare un impianto secondo
le norme

2.1

Legge 186 < Principi guida per la progettazione degli ambienti adibiti ad uso medico
Disposizioni concernenti la Garantire la sicurezza contro i pericoli derivanti dagli impianti elettrici è l’obiettivo che il
produzione di materiali, legislatore si è posto nella promulgazione di alcune leggi. Basilare è stata la legge n. 186:
installazioni, “Disposizioni concernenti la produzione di materiali, apparecchiature, macchinari installazioni
apparecchiature, e impianti elettrici ed elettronici”, entrata in vigore il 1° marzo 1986. Essa impone che tutti
macchinari e impianti gli impianti elettrici e i relativi componenti siano realizzati “a regola d’arte”.
elettrici ed elettronici
Per dare una definizione concreta del concetto di regola d’arte, la legge chiarisce che i
materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici
realizzati secondo le norme CEI si considerano costruiti a regola d’arte. Questa soluzione
legislativa, originale e concreta, anticipa di quindici anni quelli che saranno gli orientamenti
europei in materia, rappresentati dalla risoluzione “Nuovo Approccio”. Con l’entrata in vigore
della legge 186/68, il conformarsi alle norme CEI assicura il rispetto delle prescrizioni; in altre
parole la conformità alle vigenti norme CEI porta come diretta conseguenza la presunzione
di conformità all’ordinamento giuridico esistente in materia di sicurezza. Rimane comunque
sempre aperta la strada a soluzioni alternative, la cui validità antinfortunistica richiede però
di essere ogni volta dimostrata tecnicamente.

D.M. 37/08 < Le norme vigenti quindi assumono il ruolo rappresentativo, anche se non esclusivo, del
Regolamento concernente concetto di regola dell’arte e quindi in presenza di prescrizioni generiche o semplici
l’attuazione dell’articolo enunciazioni di scopo da parte delle leggi, la soluzione tecnica a regola d’arte può essere
11-quaterdecies, ricercata nelle norme CEI, investite a tutti gli effetti di rilevanza giuridica.
comma 13, lettera a) Alla luce della legge 186 e di quelle emanate successivamente (tra cui in particolare il D.M.
della legge n. 248 37/08 e il D.Lgs. 81/08) l’operato di progettisti ed installatori è soggetto pertanto a sanzioni
del 2 dicembre 2005, civili e/ penali quando non è svolto a regola d’arte.
recante riordino delle
disposizioni in materia A ulteriore tutela della sicurezza il D.M 37/08, che ha sostituito la legge 46/90 e il relativo
di attività di installazione regolamento di attuazione, richiede, oltre certi limiti dimensionali e per gli impianti
degli impianti all’interno regolamentati da specifiche norme CEI (tra cui appunto i locali ad uso medico), la
degli edifici predisposizione di un progetto da parte di un professionista iscritto all’albo e l’ affidamento
dei lavori di installazione ad imprese abilitate che al termine dei lavori devono rilasciare una
dichiarazione di conformità dell’impianto alla regola dell’arte.

Il progetto rappresenta l’atto iniziale indispensabile per la costruzione di un impianto elettrico,


come tutte le opere di ingegneria e della tecnica. La progettazione va fatta secondo le norme
di buona tecnica professionale. A tale scopo è stata emanata dal CEI la Pubblicazione 0-2
Legge 109 < “Guida per la definizione della documentazione di progetto degli impianti elettrici”. Essa
Legge quadro in materia prevede due livelli: progetto di massima o preliminare e progetto definitivo o esecutivo.
di lavori pubblici La Legge 11.2.1994 n. 109 “Legge quadro in materia di lavori pubblici” e la Legge 2.6.1995
n. 216 di modifica indicano tre tipi di progetto: preliminare, definitivo, esecutivo, in relazione
alle fasi in cui esso si sviluppa.

Un progetto deve essere redatto in modo da contenere tutti gli elementi necessari per la
precisa individuazione dell’impianto elettrico e per consentirne la costruzione. A tale scopo,
è necessario partire dallo studio delle destinazioni d’uso degli ambienti e delle funzioni ad
essi connesse, dalle leggi e dalle norme tecniche esistenti, dall’analisi dei carichi, dalle
esigenze di gestione.

6 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


2.2

Definizioni e nomenclatura
Prima di esaminare le modalità di realizzazione degli impianti per locali adibiti ad uso medico,
è opportuno riportare alcune definizioni che consentono di comprendere meglio i contenuti
delle parti successive.

2.2.1

Locale ad uso medico

Locale destinato a scopi diagnostici, terapeutici, chirurgici, di sorveglianza o di > CEI 64-8/7
riabilitazione dei pazienti (inclusi i trattamenti estetici). Art. 710.2.1

Il locale ad uso medico può essere costituito anche da un gruppo di locali, purché
funzionalmente collegati, anche se non direttamente comunicanti, e destinati a scopi
diagnostici, terapeutici, chirurgici, di sorveglianza o di riabilitazione dei pazienti (inclusi i
trattamenti estetici). Sono funzionalmente collegati, ad esempio, la sala operatoria, il locale
di pre-anestesia e quello di risveglio. I locali ad uso medico sono ambienti a maggior
rischio elettrico rispetto a quelli ordinari perché in essi i pazienti si possono trovare in 2
condizioni di maggior vulnerabilità e soggetti all’applicazione di apparecchi elettromedicali.

PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME


Per gli impianti elettrici, pertanto, è necessario adottare particolari accorgimenti al fine di
garantire la massima sicurezza dei pazienti.

Tipo di locale Esempi Tensione di contatto limite


(UL) ammessa
locale ad uso medico ambulatorio 25 V
locale ordinario sala d’aspetto 50 V

Locale ad uso medico

Locale di gruppo 2

Maggior rischio elettrico

Maggior tutela della sicurezza

Figura 2.1: Locale ad uso medico


(sopra) e locale ordinario (sotto)

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 7


2.2.2

Apparecchio elettromedicale

CEI 64-8/7 < Apparecchio elettrico, munito di non più di una connessione ad una particolare rete
Art. 710.2.3 di alimentazione, destinato alla diagnosi, al trattamento o alla sorveglianza del
paziente sotto la supervisione di un medico, e che entra in contatto fisico od elettrico
col paziente e/o trasferisce energia verso o dal paziente e/o rivela un determinato
trasferimento di energia verso o dal paziente. L’apparecchio comprende quegli
accessori, definiti dal costruttore, che sono necessari per permettere l’uso normale
dell’apparecchio.

L’alimentazione può essere anche ottenuta mediante una sorgente elettrica interna.
In relazione al loro grado d’isolamento gli apparecchi elettromedicali possono essere di
classe I o di classe II. Nei primi, la protezione contro i contatti indiretti è assicurata dal
collegamento al conduttore di protezione (Fig. 2.2.a), in quelli di classe II è intrinseca in
quanto fornita dal doppio isolamento o dall’isolamento rinforzato (Fig. 2.2.b).

2
PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME

Figura 2.2: Apparecchio elettromedicale

2.2.3

Sistemi elettromedicali

Combinazione di più apparecchi, uno dei quali almeno deve essere un apparecchio
elettromedicale, interconnessi mediante una connessione funzionale o mediante
una presa multipla mobile.

I sistemi elettromedicali sono un complesso di più apparecchi elettromedicali oppure di


apparecchi elettromedicali con altri apparecchi non elettromedicali, connessi elettricamente
sia per il trasferimento di dati o segnali, sia tramite l’alimentazione. Un esempio può essere
un apparecchio che rileva i parametri fisiologici di un paziente e trasferisce i relativi dati
ad un’altra apparecchiatura che provvede ad elaborarli per fornire informazioni utili per la
diagnosi.

Figura 2.3: Sistema elettromedicale

8 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


2.2.4

Parte applicata

Una parte dell’apparecchio che nell’uso normale: > CEI 64-8/7


- viene necessariamente in contatto fisico con il paziente perché l’apparecchio possa Art. 710.2.4
svolgere la sua funzione; oppure
- può essere portata a contatto con il paziente; oppure
- necessita di essere toccata dal paziente.

La parte applicata può essere un elettrodo esterno o interno al corpo o una superficie
dell’apparecchio che, per ragioni funzionali, devono essere portati in contatto col paziente.
In relazione al tipo di parte applicata, gli apparecchi elettromedicali si distinguono in apparecchi
con parti applicate di tipo CF, BF e B, in base ad una graduatoria decrescente di sicurezza.

Parte Simbolo Descrizione


applicata
Apparecchi la cui parte applicata è isolata da terra
CF (F = floating) e può esser posta in contatto diretto 2
col cuore in quanto hanno la parte applicata isolata

PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME


Apparecchi la cui parte applicata è isolata da terra
(F = floating), ma presentano un grado di protezione
BF
inferiore a quelli CF. Non sono pertanto adatti
ad una applicazione cardiaca diretta
Apparecchi con parte applicata non isolata da terra
B Sono pertanto meno sicuri riguardo le correnti
di dispersione

Figura 2.4: Esempio di apparecchio


elettromedicale con parte applicata

Figura 2.5: Esempio di apparecchio


elettromedicale senza parte applicata

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 9


2.2.5

Massa estranea

CEI 64-8/2 < Parte conduttrice non facente parte dell’impianto elettrico in grado di introdurre
Art. 23.3 un potenziale, generalmente il potenziale di terra.

Sono masse estranee, ad esempio, le condutture metalliche di gas, acqua, per


riscaldamento e dei gas medicali, il tavolo operatorio, le condutture dell’aria condizionata
e gli elementi metallici dell’edificio, come le finestrature metalliche che si estendono
all’esterno del locale o le strutture per reggere il carton gesso delle pareti. Gli elementi
metallici presenti nel locale sono da considerare masse estranee se presentano una
resistenza verso terra:
R < 0,5 M nei locali medici di gruppo 2 dove esiste pericolo di microshock
(ad esempio, sale di chirurgia in genere)
R < 200  nei locali di gruppo 1 e in quelli di gruppo 2 dove però non c’è pericolo
di microshock, ma solo di macroshock
R < 1.000  nei locali ordinari

2 1 Masse
2 Masse estranee
PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME

3 Massa estranea
(se il tavolo
non è elettrico)

2.2.6

Locali di gruppo 0, 1 e 2
La Norma CEI 64-8/7 classifica i locali ad uso medico nel seguente modo:

CEI 64-8/7 < locale di gruppo 0: locale ad uso medico nel quale non si utilizzano apparecchi
Art. 710.2.5 elettromedicali con parti applicate.

Sono gli ambulatori e le sale di massaggio dove non si utilizzano apparecchi elettromedicali;

Figura 2.6: Locale di gruppo 0,


ambulatorio

10 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 2.2.6

locale di gruppo 1: locale ad uso medico nel quale le parti applicate sono destinate > CEI 64-8/7
ad essere utilizzate nel modo seguente: esternamente, invasivamente entro qualsiasi Art. 710.2.6
parte del corpo, ad eccezione della zona cardiaca.

Sono i locali ove si impiegano apparecchi elettromedicali con parti applicate esternamente
o anche internamente al corpo del paziente, ma in quest’ultimo caso non nella zona
cardiaca;

PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME


Figura 2.7: Locale di gruppo 1,
camera di degenza

locale di gruppo 2: locale ad uso medico nel quale le parti applicate sono destinate > CEI 64-8/7
ad essere utilizzate in applicazioni quali interventi intracardiaci, operazioni Art. 710.2.7
chirurgiche, o il paziente è sottoposto a trattamenti vitali dove la mancanza
dell’alimentazione può comportare pericolo per la vita.

Sono i locali nei quali si utilizzano apparecchi elettromedicali con cateteri, con fluidi
conduttori o elettrodi applicati nella zona cardiaca o direttamente al cuore dei pazienti,
con conseguente pericolo di microshock. Sono da considerarsi locali di gruppo 2 anche
quelli in cui i pazienti sono sottoposti a trattamenti vitali, tali che la mancanza di
alimentazione può comportare pericolo per la vita, e le sale di preparazione alle
operazioni, sale per ingessature chirurgiche o sale di risveglio postoperatorio, con pazienti
che sono stati sottoposti ad anestesia generale.

Figura 2.8: Locale di gruppo 2,


camera operatoria

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 11


segue 2.2.6

Locali ordinari
Sono quei locali di servizio alla struttura medica, quali gli uffici, i locali per il personale
(ad esempio, gli spogliatoi, sala mensa, ecc.), i magazzini, i corridoi di accesso alle camere
di degenza, i locali di servizio, i servizi igienici per il personale, le sale di attesa ecc.

É un locale ad uso medico, ossia destinato a scopi


diagnostici, terapeutici, chirurgici, di sorveglianza o di Altro tipo di locale:
NO ad esempio ordinario
riabilitazione dei pazienti (inclusi i trattamenti estetici)?

SI

Si usa almeno un apparecchio elettromedicale Locale di gruppo 0


con parti applicate? NO

SI

2 Si eseguono interventi intracardiaci od altre operazioni


chirurgiche con pericolo di microschock?
PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME

oppure
Il paziente è sottoposto a trattamenti vitali dove la
mancanza di alimentazione elettrica può comportare Locale di gruppo 1
pericolo di vita? NO

oppure
Si eseguono attività di preparazione alle operazioni,
ingessature chirurgiche, risveglio postoperatorio e
viene praticata l’anestesia generale?

Figura 2.9: Schema di flusso SI Locale di gruppo 2


per individuare il tipo di locale

La classificazione dei locali, da attuare in base all’uso abituale dell’ambiente, e


l’individuazione della zona paziente devono essere effettuate dal personale medico
o in accordo con l’organizzazione sanitaria, che devono indicare quali trattamenti medici
devono essere espletati entro tale locale.
Allo scopo di individuare il gruppo di appartenenza di un locale, devono essere tenuti
presente i rischi di macroshock e di microshock e le situazioni di anestesia generale o locale.

Il macroshock viene < F N


identificato con
l’elettrocuzione, ossia
la circolazione di corrente
attraverso il corpo che
si verifica quando due
porzioni cutanee sono
soggette ad una
differenza di potenziale
(ad esempio tra mano e
mano o tra piede e piede).
In questo caso la corrente
si ripartisce in più
percorsi e solo una parte
può interessare la regione
toracica e lambire il
muscolo cardiaco, per cui
può risultare pericolosa,
per persone in stato
di salute normale, quando
raggiunge intensità
prossime a 40 ÷ 60 mA

12 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 2.2.6

> Il microshock si verifica


quando una differenza
F N di potenziale anche
di entità piccolissima
viene applicata
direttamente al muscolo
cardiaco attraverso una
sonda intracardiaca
I o un catetere (ma anche
B un ferro chirurgico
buon conduttore
accidentalmente
in tensione).
In questo caso tutta
la corrente va a
sollecitare la massa
cardiaca con maggiore
intensità nel punto 2
di applicazione della

PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME


sonda, determinando
un’elevata probabilità
Esempi di classificazione dei locali ad uso medico che si inneschi
la fibrillazione.
Tipo di locale Gruppo 0 Gruppo 1 Gruppo 2 La corrente risulta
pericolosa se supera
Sala per massaggi   i 10 ÷ 60 microampere,
Camere di degenza  valori di alcune migliaia
Sala parto  di volte inferiori a quelli
del macroshock
Sala ECG, EEG, EHG, EMG 
Sala per endoscopie  (1)
Ambulatori   (1)
Sala per urologia  (1)
Sala per diagnostica radiologica e radioterapie 
Sala per idroterapia 
Sala per fisioterapia 
Sala per anestesia 
Sala per chirurgia 
Sala di preparazione alle operazioni   (2)
Sala per ingessature chirurgiche   (2)
Sala di risveglio postoperatorio   (3)
Sala per applicazioni di cateteri cardiaci 
Sala per cure intensive 
Sala per esami angiografici ed emodinamici 
Sala per emodialisi 
Sala per risonanza magnetica (MRI) 
Sala per medicina nucleare 
Sala prematuri 

(1)
Se non è una sala per operazioni chirurgiche.
(2)
Se viene praticata anestesia generale.
(3)
Se ospita pazienti nella fase di risveglio da anestesia generale.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 13


2.2.7

Zona paziente

CEI 64-8/7 < Qualsiasi volume in cui un paziente con parti applicate può venire in contatto
Art. 710.2.8 intenzionale, o non intenzionale, con altri apparecchi elettromedicali o sistemi
elettromedicali o con masse estranee o con altre persone in contatto con tali elementi.

Il centro di riferimento, per determinare la zona paziente, può essere, ad esempio, il letto
operatorio, il letto della camera di degenza o la poltrona dello studio dentistico.
La zona paziente non si estende oltre i 2,5 m dal piano di calpestio e al di fuori del locale.
Si osservi che la zona paziente può essere l’inviluppo delle zone paziente relativa alle
posizioni in cui ragionevolmente il paziente può venirsi a trovare mentre è in contatto con
parti applicate. Analogamente, se gli apparecchi elettromedicali sono più di uno e/o
spostabili, la zona paziente si ingrandisce fino a occupare al limite tutto il locale. Così si
tiene conto di possibili spostamenti che gli apparecchi elettromedicali o il paziente possono
subire nel tempo.
La determinazione, nella fase progettuale, della zona paziente permette di evitare il
collegamento al nodo equipotenziale delle masse estranee poste fuori dalla zona paziente,
2 riducendo la dimensione del nodo e semplificando l'installazione con conseguente
riduzione di costi. Richiede però di stabilire a priori tutte le possibili posizioni nelle quali il
PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME

paziente può trovarsi mentre è in contatto con un apparecchio elettromedicale con parti
applicate; diversamente, si corre il rischio di rendere inadeguato l’impianto elettrico
allorché, per esigenze mediche, è richiesto lo spostamento di un apparecchio
elettromedicale con parti applicate in una posizione diversa da quelle previste
originariamente.
Talvolta, quindi, può essere opportuno considerare come zona paziente l’intero locale,
Locale di consentendo una maggior flessibilità d’uso degli spazi.

Gruppo Gruppo Gruppo


2 1 0

Nessuna
zona
paziente

SI 2,5 m

1,5
m m
1,5
m 1,5 m
1,5 1,5
m
Il paziente può
trovarsi in un’unica
posizione
predefinita?

m
1,5
1,5
m 1,5
NO m

m m
1,5 1,5
1,5
m 1,5
m
Figura 2.10: Individuazione
zona paziente

14 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


2.2.8

Sistema IT-M

Sistema elettrico destinato all’alimentazione dei locali ad uso medico di gruppo 2. > CEI 64-8/7
Art. 710.2.10
Il sistema IT-M è costituito da un trasformatore di isolamento per uso medicale e da un
dispositivo di controllo permanente della resistenza di isolamento verso terra.
Con il trasformatore d’isolamento si ottengono due funzioni essenziali: garantire la
continuità di funzionamento in caso di guasto a terra e ridurre entro i limiti di sicurezza la
tensione cui può essere sottoposto il paziente (e quindi anche la corrente che potrebbe
interessare il paziente, proteggendolo dal rischio di microshock).
Poiché un secondo guasto a terra equivarrebbe ad un cortocircuito, con il conseguente
intervento delle protezioni e un elevato pericolo per il paziente, è necessario associare al
trasformatore d’isolamento un dispositivo in grado di rilevare il decadimento dell’isolamento
e di segnalare il primo guasto a terra.

Alimentazione
IT-M del locale
di gruppo 2
2

PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME


pulsante di
prova
Trasformatore Monitor di
di isolamento isolamento
medicale
pulsante di
tacitazione

230 V

pulsante di
prova

Pannello con
segnalazioni
a distanza

pulsante di
tacitazione

nodo
equipotenziale

Figura 2.11: Sistema IT-M

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 15


2.2.9

Quadro di distribuzione principale

CEI 64-8/7 < Quadro di distribuzione nell’edificio destinato alla distribuzione principale dell’energia
Art. 710.2.9 elettrica a tutto l’edificio (quadro generale) o ad una sua parte consistente, dove è
misurato l’abbassamento di tensione al quale va riferito il funzionamento dei servizi
di sicurezza.

È il quadro, alimentato dal quadro generale di bassa tensione, che alimenta a sua volta i
quadri di reparto e di zona.
È destinato alla distribuzione ordinaria e di sicurezza (alimentazione in assenza di rete
tramite il gruppo elettrogeno). In esso sono installati: i dispositivi di protezione e di
sezionamento, gli strumenti di misura, l’eventuale commutatore automatico rete/gruppo
elettrogeno (che potrebbe però essere inserito, in alternativa, sul quadro gruppo
elettrogeno).
Su questo quadro è misurato il valore di tensione al di sotto del quale si ha l’intervento
dei servizi di sicurezza.

2
RETE
PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME

Quadro
MT

Gruppo
Elettrogeno
MT/BT
G

Quadro Quadro
generale gruppo
BT elettrogeno

Quadro di
ditribuzione
principale QDP
(di edificio)

Quadro
reparto Q1
chirurgia UPS

Q2 Q3 Q4 e Q5
Quadro zona Quadro Quadro
operatori blocco sala per
medici operatorio chirurgia

sezione
non IT-M
IT-M
Figura 2.12: Esempio di distribuzione
a stella dell’energia elettrica all’interno
di una struttura ospedaliera

16 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 2.2.9

Il D.M. 18 settembre 2002 del Ministero degli Interni richiede che il quadro di distribuzione
principale dell’edificio ed i quadri di reparto e di zona, alimentati direttamente dal quadro di
distribuzione principale, siano ubicati in posizione protetta dall’incendio.
È raccomandabile ubicare il quadro di distribuzione dell’edificio in locali appositi, non
direttamente comunicanti con gli ambienti destinati al pubblico e non in prossimità di
strutture combustibili né di depositi di materiale combustibile.

PERCHÉ È IMPORTANTE PROGETTARE E REALIZZARE UN IMPIANTO SECONDO LE NORME


Figura 2.13: Esempio di quadro
di distribuzione principale

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 17


3
Realizzazione degli impianti
nei locali adibiti ad uso medico

3.1

Campo di applicazione della norma


Nei locali ad uso medico è necessario garantire la sicurezza del personale medico e in
particolare dei pazienti che potrebbero venire in contatto con gli apparecchi elettromedicali;
pertanto devono essere osservate specifiche prescrizioni per la sicurezza, aggiuntive a quelle
La norma CEI 64-8/7-710 < generali della Norma CEI 64-8, che riguardano sia le apparecchiature sia gli impianti.
si applica ad ospedali, La sicurezza delle apparecchiature elettromedicali è oggetto delle norme del Comitato
cliniche, studi medici Tecnico 62 del CEI, mentre la sicurezza degli impianti elettrici nei locali adibiti ad uso medico
e odontoiatrici, locali è oggetto della sezione 710 della Norma 64-8/7 che si applica agli ospedali, cliniche
per massofisioterapia, mediche, studi medici ed odontoiatrici, locali per massofisioterapia, e in tutti quegli ambienti,
centri estetici e ovunque si trovino (ad es. locali ad uso medico nei luoghi di lavoro o inseriti in edifici destinati
ambulatori vetrinari anche ad uso residenziale), in cui si utilizzano apparecchi elettromedicali con parti applicate
al paziente.
Le prescrizioni si applicano anche ai locali ad uso estetico e, in quanto praticamente
applicabili, anche per cliniche e ambulatori veterinari.

3.2

Prescrizioni di sicurezza per i locali ad uso medico


Il pericolo di elettrocuzione può provenire da un contatto diretto con una parte del circuito
ordinariamente in tensione, oppure da contatto indiretto con una parte metallica, per
esempio la carcassa metallica di uno sterilizzatore, ordinariamente non in tensione, ma che
è in tensione a causa di un difetto d’isolamento.
Per la difesa contro i contatti diretti e indiretti nei locali ad uso medico la Norma CEI 64-8/7
ammette i seguenti sistemi di protezione.

Protezione contro i contatti diretti


Per la protezione contro i contatti diretti con parti in tensione sono ammessi solamente
l’isolamento delle parti attive o la loro segregazione mediante l’utilizzo di barriere o involucri
con grado di protezione non inferiore a IPXXD (oppure IP4X) per le superfici orizzontali a
portata di mano e IPXXB (oppure IP2X) in tutti gli altri casi.

Protezione contro i contatti indiretti


La protezione contro i contatti indiretti nei locali ad uso medico si basa sui seguenti
provvedimenti:
a) Protezione mediante interruzione automatica dell’alimentazione;
b) Collegamento equipotenziale supplementare (nodo equipotenziale) per le masse e per le
masse estranee presenti nella zona paziente, o che possono entrarvi;
c) Sistema IT-M;
d) Impiego di apparecchiature con isolamento in Classe II;
e) Sistemi a bassissima tensione di sicurezza (SELV e PELV).

18 Guida pratica e di consultazione per ambienti ospedalieri


segue 3.2

Misure di protezione Locali di Locali di


Gruppo 1 Gruppo 2
Interruzione automatica   Per tutti i circuiti
dell’alimentazione non alimentati dal sistema IT-M
Sistema IT-M 
Collegamento equipotenziale   Resistenza dei conduttori
supplementare ≤ 0,2 
Apparecchi di classe II   Collegamento delle masse
al nodo equipotenziale
Sistemi a bassissima tensione   Collegamento delle masse
Tabella 3.1: Sintesi delle misure
di sicurezza (SELV e PELV) al nodo equipotenziale
di protezione contro i contatti indiretti

a) Protezione mediante interruzione automatica del circuito


Questa protezione deve essere applicata coerentemente con il modo di collegamento a
terra utilizzato dalla rete (TN o TT) e tenendo presente che il valore della tensione di 3
contatto limite UL, in caso di guasto, è ridotto a 25 V (per la sezione di impianto in bassa

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


tensione).
Nei sistemi TN è vietato l’uso del conduttore PEN (schema TN-C) a valle del quadro di
distribuzione principale in quanto può provocare disturbi e costituire pericolo d’incendio;
per cui è ammesso il solo sistema TN-S.
In questi sistemi un guasto franco a terra deve determinare l’intervento delle protezioni (in
genere interruttori automatici) nei tempi indicati nella tabella 3.2.

Tensione U0 (fase-terra) Circuiti terminali Circuiti di distribuzione


(V) t (s) t (s)
120 0,4 5
230 0,2 5
Tabella 3.2: Tempi di interruzione
400 0,06 5 massimi per sistemi TN-S

Nei sistemi TT deve essere soddisfatta la relazione:


RE · Idn ≤ 25

dove:
RE è la resistenza di terra del dispersore (in ohm);
Idn è la corrente differenziale nominale di intervento più elevata degli interruttori differenziali
posti a protezione dell’impianto (in ampere).
Nei locali medici di gruppo 1 la norma impone la protezione mediante interruttori differenziali
con Idn ≤ 30 mA dei soli circuiti terminali che alimentano prese a spina con corrente nominale
fino a 32 A, sebbene sia preferibile la protezione differenziale di tutti i circuiti.
Nei locali medici di gruppo 2 devono essere obbligatoriamente protetti mediante interruttori
differenziali con Idn ≤ 30 mA tutti i circuiti che non sono alimentati da un sistema IT-M (salvo
che alimentino soltanto apparecchi fissi posti ad altezza superiore a 2,5 m e che non > CEI 64-8/7
possono entrare nella zona paziente) Art. 710.413.1.3

Scelta dell’interruttore differenziale


Alcuni utilizzatori, quali i gruppi statici di continuità (UPS), i personal computer, le stampanti,
le apparecchiature elettromedicali, come ad es. gli apparecchi per tomografia assiale
computerizzata (TAC) o per risonanza magnetica (RM) ecc. incorporano circuiti elettronici
che danno luogo, in caso di guasto a terra, a correnti con componenti continue tali da
compromettere il funzionamento dei normali dispositivi differenziali tipo AC posti a protezione
dei circuiti d’alimentazione (le correnti di guasto a terra non sono rilevate dal trasformatore
toroidale).
Da qui l’obbligo per i locali di gruppo 1 e di gruppo 2, di ricorrere, in funzione del tipo di
corrente di guasto, ai differenziali di tipo A, in grado di intervenire anche con correnti di
guasto unidirezionali pulsanti o di tipo B, capaci di intervenire anche con correnti di guasto
unidirezionali pulsanti e continue.
Nel caso di alimentazione tramite UPS trifase la norma di prodotto richiede che la protezione
sia ottenuta mediante interruttori differenziali di tipo B.

Figura 3.1: Esempi di interruttore


differenziale di tipo A e di tipo B

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 19


segue 3.2

Tipi di interruttori differenziali

Simbolo Tipo Applicazione Descrizione


Locali di gruppo Funziona solo per correnti differenziali
AC 1 o 0 con sistema alternate, applicate istantaneamente
di distribuzione TN o lentamente crescenti
Locale di gruppo 2: Funziona per correnti differenziali alternate
A circuito di e pulsanti unidirezionali, applicate
illuminazione, prese istantaneamente o lentamente crescenti
radiologiche, prese Funziona per correnti differenziali alternate,
apparecchiature pulsanti unidirezionali e componenti
B fuori dalla zona continue, applicate istantaneamente
paziente o lentamente crescenti.
Una corrente pulsante unidirezionale è una corrente che assume per un intervallo di
almeno 150° di ciascun periodo della frequenza nominale (a 50 Hz: 8,33 ms) un valore
3 che non supera 6 mA.

<
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

Obbligo dei b) Collegamento equipotenziale supplementare


collegamenti La Norma CEI 64-8/4 prescrive l’effettuazione di collegamenti equipotenziali principali,
equipotenziali alla base di ogni edificio, al fine di assicurare l’equipotenzialità di tutte le masse estranee
entranti nell’edificio stesso, e di collegamenti equipotenziali supplementari negli ambienti
a maggior rischio elettrico.
I locali ad uso medico di gruppo 1 e 2 rientrano espressamente in questa prescrizione in
quanto con i collegamenti equipotenziali supplementari si limitano al massimo le differenze
di potenziale tra masse e masse estranee e quindi le correnti che potrebbero interessare
un paziente in contatto con tali masse.
CEI 64-8/7 < Ciascun locale ad uso medico deve pertanto essere dotato di un proprio nodo
Art. 710.413.1.2.2.1 equipotenziale al quale vanno collegati gli apparecchi elettrici e tutte le parti metalliche
che possono chiudere un circuito elettrico verso terra in modo che al verificarsi di un
guasto a terra di un apparecchio (anche esterno al locale) tutte le masse e le masse
estranee assumano istantaneamente pressoché lo stesso potenziale (nessuna differenza
di potenziale significativa tra gli apparecchi accessibili al paziente).
Per i locali di gruppo 2 il collegamento equipotenziale deve presentare una resistenza non
superiore a 0,2 .

c) Sistema IT-M
È noto che l’interruttore differenziale non limita la corrente di guasto ma solo il suo tempo
di permanenza (da 30 a 10 ms circa); in questo lasso di tempo seppure ridottissimo, la
tensione verso il nodo equipotenziale può raggiungere valori elevati ed il paziente può
essere in serio pericolo se in contatto con la massa dell’apparecchio guasto e un’altra
massa o una massa estranea.
Per questo motivo nei locali ad uso medico di gruppo 2 con pericolo di microshock la
norma prescrive l’impiego, unitamente al nodo equipotenziale, del sistema IT-M per tutti
i circuiti che alimentano:
Condizioni che rendono < - apparecchi elettromedicali situati a meno di 2,5 m dal piano di calpestio, o che possono
obbligatorio l’impiego del entrare nella zona paziente;
sistema IT-M - prese a spina (con l’esclusione di quelle che alimentano gli apparecchi di potenza
superiore a 5 kVA e gli apparecchi radiologici).
Il sistema IT-M consente infatti di:
- limitare le correnti di guasto verso terra contenendo le tensioni di contatto;
- ridurre le correnti di dispersione;
- assicurare la continuità di servizio in caso di primo guasto a terra di un apparecchio.
Con il sistema IT-M i circuiti derivati al secondario vanno protetti con fusibili o interruttori
automatici magnetotermici ma non differenziali poichè il differenziale non avrebbe efficacia
in questo particolare sistema.

d) Componenti di classe II
Anche gli apparecchi elettromedicali possono essere realizzati con isolamento in classe
II e portare il simbolo del “doppio isolamento”.
Per questi apparecchi non esiste l’obbligo del loro collegamento a terra se installati in
Simbolo del locali ordinari o di gruppo 1, devono invece essere collegati al nodo equipotenziale (o a
“doppio isolamento” un subnodo) se usati in locali ad uso medico di gruppo 2.

20 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2

e) Protezione contro i contatti diretti e indiretti (sistemi SELV e PELV)


La protezione congiunta contro i contatti diretti ed indiretti è assicurata dall’alimentazione Sistema SELV
elettrica a bassissima tensione di sicurezza realizzabile con i sistemi SELV (Safety Extra
Low Voltage) e PELV (Protection Extra Low Voltage) purché la loro tensione nominale non 230 V
sia superiore a 25 V in corrente alternata e a 60 V in corrente continua non ondulata.
L’alimentazione deve provenire da un trasformatore di sicurezza oppure da una batteria
di accumulatori e i circuiti SELV e PELV devono essere installati con le modalità prescritte
dalla Norma CEI 64-8/4 al punto 411.1.3.
Le parti attive, se non sufficientemente isolate, devono essere protette con un grado di
protezione almeno IP XXB e, per superfici superiori orizzontali a portata di mano (ad es.:
letti o tavoli o superfici diverse), almeno IP XXD. PE
Nei locali di Gruppo 2 l’impiego di questi sistemi richiede i seguenti ulteriori provvedimenti:
- il trasformatore di sicurezza deve essere alimentato al primario dal sistema IT-M se ai
sistemi SELV o PELV sono collegate anche apparecchiature che entrano nell’“area del Sistema PELV
paziente” (caso tipico è l’alimentazione della lampada scialitica se questa è a 25 V);
- gli apparecchi alimentati devono essere connessi con il sistema di equipotenzializzazione 230 V
del locale ad uso medico (nodo equipotenziale).
I sistemi SELV e PELV sono poco utilizzati se non per l’alimentazione di apparecchiature 3
dedicate come, ad esempio, gli apparecchi di illuminazione di tipo scialitico o anche

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


pompe d’infusione.

3.2.1 PE collegamenti
eventuali
Nodo equipotenziale

La funzione del nodo equipotenziale è quella di interconnettere galvanicamente tutte


le masse e le masse estranee presenti o che possono entrare nella zona paziente
(fig. 3.2). In tal modo, qualora si verifichi un guasto a massa, tutte le masse vengono
a trovarsi allo stesso potenziale e il paziente, eventualmente in contatto con due o
più masse, non è soggetto a correnti pericolose.
Le Norme prescrivono l’installazione di un nodo equipotenziale in ogni locale di
gruppo 1 e 2.

Il nodo può essere realizzato con una morsettiera o una barretta di rame con più fori (uno
per ogni conduttore connesso) e collocato su una parete all’interno o immediatamente
all’esterno del locale.
Nei locali di gruppo 0 si applicano le regole generali e, quindi, non è richiesto alcun nodo
equipotenziale, tranne, ovviamente, che per i locali da bagno e doccia.

Figura 3.2: Nodo equipotenziale


costituito da una morsettiera

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 21


segue 3.2.1

Al nodo equipotenziale, <


ciascuno con un proprio – le masse e le masse estranee (1) che si trovano o possono
conduttore, entrare, durante il loro uso, nella zona paziente, comprese
si devono collegare gli quelle installate ad altezza superiore a 2,5 m come, ad esempio,
elementi che possono dar la massa dall’apparecchio scialitico (2)
luogo a differenze di
potenziale – i conduttori di protezione degli apparecchi (3)

Elementi da collegare al nodo


– i contatti di terra di tutte le prese del locale, in quanto possono
alimentare apparecchi che potrebbero essere portati nella zona
(1)
tubazioni metalliche dell’acqua paziente (4)
calda/fredda, scarichi, ossigeno,
gas medicali, condizionamento, – i ferri di armatura del cemento armato del locale, quando è
strutture portanti del cartonges- possibile
so, infissi metallici escluse le par-
ti mobili quali le ante di porte e – l’eventuale schermo metallico posto tra gli avvolgimenti del
finestre trasformatore di isolamento medicale (5)
3 (2)
dato che in condizioni d’uso può
entrare nell’area paziente – gli eventuali schermi metallici destinati alla riduzione dei campi
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

(3)
per i soli locali di gruppo 2 anche elettromagnetici
gli apparecchi SELV e PELV
(4)
salvo il contatto di terra delle pre- – le eventuali griglie conduttrici poste sotto il pavimento
se a spina poste al di sopra di
2,5 m, utilizzate esclusivamente – i tavoli operatori a posa fissa e non elettrici a meno che essi non
per l’alimentazione di apparecchi siano destinati ad essere isolati da terra
di illuminazione, che comunque
deve essere collegato all’impian-
to di messa a terra
(5)
nei locali di gruppo 2
(6)
senza componenti elettrici

– i mobili metallici (6)

– le parti metalliche degli arredi


non collegare
Elementi da

Tabella 3.3: Elementi da collegare


e da non collegare al nodo

22 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.1
Zona paziente

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Figura 3.3: Esemplificazione
degli elementi da collegare
al nodo equipotenziale

Nelle camere di degenza (locale di gruppo 1), al nodo equipotenziale vanno collegate tutte
le masse e le masse estranee ed eventuali schermi contro le interferenze elettromagnetiche,
in quanto è opportuno considerare la zona paziente estesa a tutto il locale.
Qualora esistano locali da bagno o doccia collegati funzionalmente al locale di gruppo 1 e
ordinariamente utilizzati dal paziente, devono essere anch’essi equipotenzializzati tramite il
nodo locale.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 23


segue 3.2.1

Sub-nodi
In genere non è ammessa la connessione in cascata (sub-nodo), ad eccezione delle
tubazioni metalliche e delle prese a spina vicine.
Nel collegamento equipotenziale tra una massa o una massa estranea e il nodo
equipotenziale può essere interposto un solo sub-nodo. Nello stesso locale, si possono
avere anche più nodi intermedi, purché sia soddisfatta la regola suddetta.
Il collegamento entra-esci tra prese deve essere considerato un sub-nodo, per cui non
può coinvolgere più di due prese.

CORRETTO

3 sub
nodo
sub
nodo
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

nodo
equipotenziale

NON AMMESSO
sub nodo
ulteriore

sub sub
nodo nodo

nodo
equipotenziale

LIVELLO 1
LIVELLO 0
Figura 3.4: Utilizzo dei sub-nodi
corretto e non ammesso

24 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.1

Sezione dei conduttori connessi al nodo equipotenziale


I conduttori che collegano le masse estranee al nodo equipotenziale sono definiti conduttori
equipotenziali e devono avere una sezione non inferiore a 6 mm2.
I conduttori che collegano le masse al nodo equipotenziale sono conduttori di protezione
(PE) e la loro sezione deve essere stabilita con i criteri indicati dalla norma generale, ossia
deve essere almeno uguale a quella dei conduttori di fase.
La sezione del conduttore che collega un sub-nodo al nodo equipotenziale deve essere
almeno uguale a quella del conduttore di sezione più elevata connesso al sub-nodo.

2,5 mm2 PE 10 mm2

EQS 6 mm2
3
PE EQS 6 mm 2

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


2,5 mm 2

6 mm2
Sub-nodo

10 mm2

4 mm2

PE 6 mm2

2,5 mm2

Sub-nodo

Sub-nodo
6 mm2 PE 4 mm2

10 mm2
Nodo equipotenziale

Figura 3.5: Sezioni minime ammesse


per i conduttori equipotenziali

Il nodo equipotenziale va collegato al conduttore di protezione principale dell’impianto di


terra con un conduttore di sezione almeno pari alla maggiore tra quelle dei conduttori che
fanno capo al nodo stesso.
Una sezione non inferiore deve avere anche il conduttore di protezione che svolge la funzione
di montante dell’edificio.
Per i locali di gruppo 2, la resistenza presentata dal conduttore e dalle connessioni tra nodo
equipotenziale e una massa o una massa estranea non deve essere maggiore di 0,2 .
In presenza di sub-nodi, il limite di resistenza di 0,2  si riferisce alla resistenza del
collegamento complessivo, comprendente anche la resistenza del sub-nodo.
Per i locali di gruppo 1 è sufficiente assicurarsi della sola continuità elettrica dei conduttori.
Nella tabella 3.4 sono riportate, a titolo indicativo, le lunghezze massime di conduttori di
protezione ed equipotenziali, affinché la loro resistenza non superi il limite indicato.

Tabella 3.4: Lunghezza massima


Sezione del conduttore (mm2) 1,5 2,5 4 6 10 del conduttore di protezione
ed equipotenziale affinché la sua
Lunghezza massima (m) 12 19 31 47 78
resistenza non sia superiore a 0,2 

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 25


segue 3.2.1

Identificazione dei conduttori al nodo equipotenziale


Il nodo equipotenziale deve essere facilmente accessibile e ispezionabile; ad esempio,
può essere installato entro una cassetta incassata nella parete.
I conduttori che con uiscono nel nodo devono essere singolarmente scollegabili (non è
ammesso collegare due conduttori allo stesso morsetto) e chiaramente identificabili per
funzione e provenienza (è consigliabile, quindi, identificarli ad entrambe le estremità), in
modo da facilitare l’effettuazione delle verifiche.
L’identificazione può essere realizzata con targhette riportanti le informazioni suddette
oppure numeri il cui significato deve essere specificato in un apposito elenco facilmente
reperibile (ad esempio, applicato sul retro del coperchio della cassetta).

3
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

1
2
3
4
5

1=
2= ing
3= gasress
4= acq meo al
5= infi ua dicanod
co ssi cald li o
nd me a
izi ta e
on llic fre
am i dd
en a
to
medicali
gas

metallico
infisso

metallico
infisso

metallico
infisso

metallico
infisso

metallico
infisso

1
2
3
6

4
6

5 5

NON AMMESSO

Figura 3.6: Identificazione


dei conduttori equipotenziali
mediante numerazione
(figura in alto) e targhette
(figura al centro)

26 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


3.2.2

Sistema IT-M
Il sistema IT-M è un sistema di distribuzione elettrica di tipo IT, in cui la lettera M sta ad
indicare l’applicazione specifica per il settore medicale. Il sistema IT-M è prescritto dalla
Norma CEI 64-8/7-710, che precisa le caratteristiche che devono avere gli impianti di
distribuzione elettrica relativi ad usi particolari (Sezione 7) ed ai locali adibiti ad uso medico
(710). Il sistema IT-M è alimentato con uno specifico trasformatore d’isolamento ad uso
medicale che dispone di un dispositivo di controllo permanente dell’isolamento secondo
quanto prescritto dalla Norma CEI EN 61557-8.

Sistema IT-M (IT medicale) > Il sistema IT-M assicura


Il punto 710.2.10 della CEI 64-8/7 definisce il sistema IT-M come sistema elettrico continuità di servizio
avente i requisiti indicati nell’articolo 710.413.1.5 (Si tratta dell’alimentazione che nella in caso di primo guasto
Norma CEI 64-4 III edizione (abrogata dal 1 settembre 2001) era definita come e garantisce la sicurezza
protezione per separazione elettrica con controllo permanente della resistenza di del paziente.
isolamento. Si usa sempre nei locali
Il sistema IT-M non è obbligatorio, ma consigliato nei locali di gruppo 0 e 1, mentre di gruppo 2
nei locali di gruppo 2 è obbligatorio nella zona paziente, per le prese a spina e per le
apparecchiature fisse a portata di mano. 3
Il sistema di distribuzione IT-M garantisce continuità di servizio anche nel caso si

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


verifichi un primo guasto a terra. In un impianto tradizionale, come quello domestico,
al verificarsi di un guasto (cortocircuito, sovraccarico o dispersione), interviene la
relativa apparecchiatura di protezione. Tale intervento non è adatto ad una sala
operatoria: in caso di primo guasto è necessario mantenere l’alimentazione e non
procedere alla sua interruzione, poiché quest’ultima prospettiva potrebbe essere
pericolosa, in quanto comporterebbe l’interruzione delle attività dei medici e delle
apparecchiature elettriche connesse con la salute del paziente.

Monitor d’isolamento
Un sistema IT-M deve essere alimentato con trasformatore di isolamento ad uso
medicale e deve essere dotato di un dispositivo di controllo permanente
dell’isolamento, in accordo con la Norma CEI EN 61557-8 (CEI 85-28)
Il monitor di isolamento deve avere alcuni requisiti essenziali:
- impedenza interna non inferiore a 100 k;
- tensione del circuito d’allarme inferiore o uguale a 25 V;
- corrente di prova anche in caso di guasto inferiore o uguale a 1 mA in c.c.;
- allarme per isolamento inferiore ai 50 k
- segnalazione in caso di interruzione del collegamento a terra o del circuito di misura.
Il dispositivo di controllo dell’isolamento non deve essere disinseribile.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 27


segue 3.2.2

Le caratteristiche < Trasformatori di isolamento medicale


di tali trasformatori sono
indicate al punto La Norma CEI 64-8/7, al punto 710.512.1.1, precisa che:
710.512.1.1 della Norma - i trasformatori devono essere installati all’interno o, nelle immediate vicinanze,
CEI 64-8/7 all’esterno, dei locali ad uso medico
- la tensione nominale Un secondaria dei trasformatori non deve superare 250 Vc.a.
- i trasformatori devono essere in accordo con la Norma CEI EN 61558-2-15
(CEI 96-16) per quanto applicabile.
Inoltre, devono rispettare le seguenti prescrizioni:
- la corrente di dispersione verso terra dell’avvolgimento secondario e la corrente
di dispersione sull’involucro, misurate a vuoto e con il trasformatore alimentato
alla tensione ed alla frequenza nominali, non deve superare 0,5 mA
La Norma CEI 64-8/7 < - per realizzare sistemi con trasformatore d’isolamento per uso medicale devono
e i trasformatori essere usati trasformatori monofase con potenza nominale di uscita non inferiore
di isolamento a 0,5 kVA e non superiore a 10 kVA
per uso medicale - se è richiesta anche l’alimentazione trifase tramite un sistema con trasformatore
d’isolamento per uso medicale, deve essere previsto per questo scopo un trasfor-
3 matore trifase distinto, con tensione secondaria nominale non superiore a 250 V.
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

Altre prescrizioni per i trasformatori:


- Devono essere raffreddati ad aria
- Devono avere isolamento doppio o rinforzato tra gli avvolgimenti e fra questi e la
massa dell’apparecchiatura;
- Tra i due avvolgimenti può essere interposto uno schermo metallico da collegare
a terra
- La tensione di cortocircuito non deve superare il 3%
- La corrente a vuoto del primario non deve superare il 3%
- La corrente d‘inserzione (di picco) non deve essere superiore a 12 volte la corrente
nominale
- La targa del trasformatore deve riportare il simbolo:

Come si realizza il sistema IT-M ed i parametri raccomandati dalla Norma


La costruzione di trasformatori d’isolamento deve tener conto della conformità alla
Norma IEC EN 61558-1, che indica le prescrizioni relative ai requisiti tecnici propri
dei trasformatori d’isolamento medicali. Nella progettazione è necessario anche
rispettare i vincoli di potenza d’installazione stabiliti dalla Norma CEI 64-8/7-710,
dai 0,5 kVA ai 10 kVA, con tensione 230 V al primario e 230 V al secondario. Infatti,
un uso di carichi a potenze limitate comporta:
- impianti più piccoli
- minori utilizzatori
- minori probabilità di guasto
- maggior facilità di manutenzione
- maggior ridondanza dei circuiti
- maggior continuità di servizio

Inoltre, devono essere rispettate tutte le prescrizioni dettate dalla Norma CEI 64-8/7
a questo proposito, dalla presenza di un dispositivo di controllo dell’isolamento,
all’installazione in un luogo sorvegliato in permanenza, al collegamento al nodo
equipotenziale dell’eventuale schermo metallico del trasformatore di isolamento nei
locali di gruppo 1 e di gruppo 2.
Il sistema di distribuzione IT-M viene derivato, rispetto alla linea di alimentazione a
monte, grazie ad un trasformatore d’isolamento ad uso medicale. Questo separa
galvanicamente i circuiti ordinari dalla linea isolata ed elimina la continuità del
conduttore di protezione.
L’obiettivo della struttura di questi impianti è quello di garantire la continuazione
delle operazioni mediche dopo il verificarsi del primo guasto. Tale situazione deve
essere, tuttavia, segnalata, comunicata, tenuta sotto controllo, in modo da riparare
la condizione di primo guasto rapidamente, per evitare un secondo guasto.

28 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.2

Il principio di funzionamento del sistema IT-M si basa sul fatto che il circuito alimentato dal
secondario del trasformatore di isolamento è galvanicamente separato per cui al verificarsi
di un primo guasto a massa per difetto degli isolanti in un utilizzatore la corrente non può
che continuare a uire nei conduttori di fase. In questa situazione tutte le apparecchiature
elettromedicali risultano funzionanti.
Il guasto però non deve permanere a lungo perché se si verificasse un secondo guasto la
sicurezza e la funzionalità del sistema sarebbe compromessa.

Nessun guasto

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Nessuna corrente pericolosa circola sul PE e gli apparecchi utilizzatori funzionano
regolarmente.

Primo guasto

Non ci sono correnti pericolose che uiscono sul PE, ma il primo apparecchio utilizzatore
rimane fuori servizio.

Secondo guasto

A causa della corrente che uisce sul PE è necessario disconnettere l’alimentazione alla rete
IT in quanto non può essere assolto l’obbligo di protezione.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 29


segue 3.2.2

La leadership tecnologica di ABB per il settore ospedaliero


ABB, attraverso la linea di prodotti denominata H+LINE, offre le sue competenze e la sua
esperienza tecnica in un settore, quello ospedaliero, che richiede un altissimo grado di
innovazione e di ricerca, oltre che una garanzia costante di sicurezza e risultati.

Trasformatori di isolamento medicali TI


I trasformatori di isolamento medicali di ABB rispondono perfettamente a queste esigenze,
infatti coniugano la conformità alle Norme con il massimo delle prestazioni ed il minimo
degli ingombri. Grazie alle dimensioni ridotte è possibile contenere di conseguenza i costi
dei quadri che li devono ospitare.
La gamma si compone di trasformatori con potenze di 3, 5, 7,5 10 kVA, disponibili con
ben due sonde di temperatura PT100, al primario come al secondario. Le sue sonde
PT100, a differenza di quelle PTC, sono vere e proprie sonde di temperatura e non
semplici allarmi termici che intervengono al superamento dei limiti prefissati. Con le sonde
3 PT100 è possibile un monitoraggio della temperatura con continuità e precisione, che può
essere visualizzata dal monitor di isolamento ISOLTESTER. Inoltre, con tali sonde è
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

possibile una compensazione degli errori derivanti dalla resistività intrinseca del cavo della
sonda di temperatura stessa: la compensazione dell'errore è utile qualora si utilizzino cavi
Figura 3.7: Trasformatore
di isolamento TI
di collegamento delle sonde molto lunghi e l'applicazione richieda una precisione elevata.
Parametro importante da valutare nella scelta di un’apparecchiatura di questo tipo è la
classe termica d’isolamento cioè quanto il prodotto “può scaldare” quando è sotto carico,
rimanendo in condizioni di sicurezza. I trasformatori ABB usano un sistema particolare
d’impregnazione, che permette la massima dissipazione del calore verso l’esterno, grazie
all’esclusiva tecnologia vuoto-pressione.
Infine, il trasformatore d’isolamento tra i due avvolgimenti dispone di uno schermo metallico
che contribuisce a filtrare i disturbi di rete e le componenti armoniche che provengono
dall’alimentazione.

Caratteristiche tecniche Trasformatori di isolamento medicali TI

Potenza kVA 3 5 7,5 10


Tensione primaria V 230 230 230 230
Tensione secondaria V 230 230 230 230
Frequenza Hz 50-60 50-60 50-60 50-60
Correnti secondarie A 13 21,7 32,6 43,5
Corrente del fusibile ritardato secondario
T12,5 T20 T32 T40
esterno
Classe termica d’isolamento °C B 130 B130 F 155 F 155
Dimensioni mm 205x340x150 240x380x150 240x380x160 277x380x260
Peso kg 29,5 44 50,5 73
Corrente di inserzione (valore di picco) < 12 volte la corrente nominale
Corrente di dispersione verso terra
dell’avvolgimento secondario e corrente di mA < 0,5
dispersione dell’involucro (entrambe a vuoto)
Temperatura ambiente massima °C 40 40 40 40
Norme di riferimento IEC EN 61558-1 IEC EN 61558-2-15 IEC EN 62041
Classe elettrica 1 1 1 1

Codici d’ordine Trasformatori di isolamento medicali TI

Potenza Sonda Descrizione Codice ABB Codice d’ordine italiano


KVA PT100
Tipo
3 - TI 3 2CSM110000R1541 EH 511 7
5 - TI 5 2CSM120000R1541 EH 512 5
7,5 - TI 7,5 2CSM130000R1541 EH 513 3
10 - TI 10 2CSM140000R1541 EH 515 8
3  TI 3-S 2CSM210000R15a1 EH 517 4
5  TI 5-S 2CSM220000R1541 EH 518 2
7,5  TI 7,5-S 2CSM230000R1541 EH 519 0
10  TI 10-S 2CSM240000R1541 EH 520 8

30 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


3.2.3

Il monitoraggio dell’isolamento
Una corrente di origine esterna all’impianto elettrico, ad esempio una corrente di
dispersione circolante in un apparecchio elettrico, a causa della maggior vulnerabilità del
paziente, può causare danni elevati: è sufficiente, in condizioni di ricovero, una corrente
di qualche decina di microampere a determinare la fibrillazione ventricolare, al contrario
di quanto avviene in “condizioni normali”, dove tale valore è più accettabile.
La corrente di dispersione può essere classificata in tre tipologie diverse:
- la corrente di dispersione verso terra (quella nel conduttore di protezione) - Fig. 3.8.A;
- la corrente di contatto, cioè quella che attraversa la persona in contatto con l’involucro
in tensione a causa di un guasto degli isolanti - Fig. 3.8.B;
- la corrente di dispersione nel paziente cateterizzato e che fluisce verso terra - Fig. 3.8.C.

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Figura 3.8: Esempi di situazioni che
Fig. 3.8.A Fig. 3.8.B Fig. 3.8.C determinano correnti di dispersione

Per ognuna di esse vi sono dei valori ammissibili che dipendono a loro volta dal tipo di
apparecchio elettromedicale secondo quanto stabilito dalla CEI 62-5 “Apparecchi
elettromedicali Norme generali di sicurezza” che si applica agli apparecchi elettromedicali
destinati ad essere impiegati da personale qualificato o sotto sorveglianza di questo,
nell’ambiente circostante al paziente, o in relazione col paziente, in modo da influire
direttamente in quell’ambiente sulla sicurezza di persone e di animali. Nella Norma
vengono specificate le prescrizioni per il trasporto, la sosta in magazzino, la messa in
opera, l’impiego e la manutenzione dei predetti apparecchi nelle condizioni ambientali
specificate nella Norma o dal fabbricante, oppure prescritte in Norme particolari. Lo scopo
è quello di stabilire un soddisfacente livello di sicurezza per tutti gli apparecchi
elettromedicali impiegati in un ambiente circostante al paziente e di servire come base
per le prescrizioni di sicurezza di norme particolari per i singoli tipi di apparecchi.

Apparecchio con parti applicate di tipo B Meno sicuri

Apparecchio con parti applicate di tipo BF Più sicuri

Apparecchio con parti applicate di tipo CF Ancora più sicuri


Tabella 3.5: Tipi di apparecchi
elettromedicali con parti applicate

Corrente di
Condizioni Tipo di parte applicata
dispersione [mA]
B BF CF
(1)
Verso terra Normali 5 5 5
Di primo guasto 10 10 10
Di contatto Normali 0,1 0,1 0,1
Di primo guasto 0,5 0,5 0,5
Nel paziente (2) Normali 0,1 0,1 0,01
Tabella 3.6: Valori ammissibili per le
Di primo guasto 0,5 0,5 0,05 correnti di dispersione (CEI 62-5)

(1)
Variato rispetto alle precedenti edizioni della Norma CEI 62-5.
(2)
In caso di corrente continua i limiti per le parti applicate di tipo B e BF sono un decimo
di quelli indicati. Inoltre sono ammessi valori maggiori per particolari condizioni.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 31


segue 3.2.3

Caratteristiche del monitor di isolamento


CEI EN 61557-8 < Il monitoraggio permanente del primo guasto verso terra deve essere effettuato con un
opportuno monitor di isolamento inserito tra il secondario del trasformatore di isolamento
e il conduttore di protezione. Per ogni trasformatore di isolamento ad uso medicale deve
essere previsto un monitor di isolamento al fine di segnalare repentinamente l’eventuale
primo guasto e consentire gli interventi di manutenzione opportuni per riportare l’impianto
in condizioni ottimali. Il dispositivo di monitoraggio deve essere conforme a quanto stabilito
dalla CEI EN 61557-8 (CEI 85-28) e deve avere le seguenti caratteristiche supplementari
qualora sia installato in ambiente medicale:
- impedenza interna: non inferiore a 100 k (misurata tra terminali di sistema e terra);
- tensione di prova: 25 V c.c. max (tra i terminali di misura);
- corrente di prova: 1 mA c.c. max (tra il sistema e la terra, anche in caso di guasto);
- impossibilità di disinserzione.
Quando la resistenza di isolamento verso terra scende sotto i 50 k il dispositivo deve
segnalare il guasto. Deve comunque esserci la possibilità di verificare, attraverso un
circuito di prova, l’effettiva capacità operativa dello strumento.

3 CEI 64-8/7 < Le indicazioni luminose e i segnali acustici


Art. 710.512 Il sistema di controllo dell’isolamento deve essere provvisto (CEI 64-8/7, art. 710.512) di
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

segnalazioni acustiche e luminose. Tale funzione viene espletata da un pannello di


segnalazione a distanza, direttamente collegato con il monitor di isolamento. Grazie a
questo dispositivo è possibile:
- riportare la segnalazione in più punti dell’edificio;
- rendere immediatamente visibile la segnalazione del monitor di isolamento che potrebbe
essere installato in luoghi non opportunamente presidiati dal personale addetto (locali
tecnici, corridoi…);
- distinguere la tipologia di allarme in corso (basso isolamento, sovraccarico ecc.).
Queste le segnalazioni previste:
- lampada spia verde (funzionamento normale);
- lampada spia gialla (isolamento che scende sotto i 50 k);
- una segnalazione acustica.
Non deve essere possibile spegnere o togliere la spia gialla finché il guasto persiste
sull’impianto.
Questa la sequenza delle segnalazioni in caso di guasto:
- si mette in funzione l’allarme acustico;
- si tacita il ronzatore acustico (spia gialla permanente);
- si spegne la spia gialla dopo aver ripristinato le condizioni normali (dopo aver risolto la
condizione di guasto);
- l’interruzione del collegamento tra il sistema IT-M o la terra e il dispositivo di controllo
viene segnalata.

Alcune indicazioni < Infine riportiamo alcune indicazioni progettuali:


progettuali Non è necessario installare un dispositivo di controllo dell’isolamento nel caso il
trasformatore alimenti un unico apparecchio elettromedicale; in questo caso infatti la
probabilità di un guasto a terra (e, a maggior ragione, di un secondo guasto a terra) è
remota. Inoltre il cortocircuito derivante dal secondo guasto a terra non avrebbe la
possibilità di creare tensioni pericolose sulle masse di altri apparecchi.
È bene che l’installazione del sistema di allarme ottico e acustico non avvenga solo in un
punto, in modo che l’allarme stesso sia percepito da tutti coloro che sono presenti anche
nei locali attigui.

Figura 3.9: I pannelli di segnalazione


a distanza QSD consentono
al personale medico di venire
istantaneamente a conoscenza
delle situazioni di guasto

32 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


3.2.4

Gli apparecchi per il controllo dell’isolamento delle linee a 230 V


ISOLTESTER è il monitor di isolamento prodotto da ABB e adatto a reti a neutro isolato IT-M
specifico per locali adibiti ad uso medico di gruppo 2 con sistema di alimentazione IT-M.
ISOLTESTER monitora l’isolamento verso terra della rete di alimentazione e il sovraccarico
elettrico o termico del trasformatore, secondo i parametri richiesti e consigliati dalle
normative internazionali:
- EN 61557-8
- CEI EN 64-8/7-710
- UNE 20615.

Il controllo della resistenza di isolamento avviene applicando un segnale di misura in


corrente continua tra linea isolata e terra e rilevando la corrente di dispersione generata.
Un filtro digitale inserito nello strumento provvede a garantire un’efficace misura anche in
presenza di disturbi e componenti armoniche.

Grazie ai quattro tasti di selezione e al display LCD è possibile programmare semplicemente


il dispositivo, impostando delle soglie di intervento senza la possibilità di errore (i valori > Semplice programmazione
impostabili sono all’interno del campo di valori previsto dalle Norme). mediante quattro tasti 3
ISOLTESTER permette il controllo del sovraccarico elettrico e termico del trasformatore

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


di isolamento medicale, gestendo due soglie di temperatura distinte sia provenienti da
sonde PT100 che PTC.
Il controllo della temperatura permette di monitorare il sovraccarico del trasformatore ed
evitare l'interrutore automatico a valle del secondario.
Tutte le condizioni di guasto sono remotizzate grazie a un collegamento con (fino a quattro)
pannelli di segnalazione a distanza QSD, in modo da garantire un’adeguata e tempestiva
- Tenere premuti i tasti – e SET
supervisione tecnica.
per entrare nel “set up di installazione”
Infine il sistema Error-Link Fail esegue l’autodiagnosi del dispositivo controllando la e definire i parametri controllati
presenza e la correttezza del cablaggio ai capi dei morsetti: in questo modo si esclude la - Tener premuto il tasto SET
possibilità di avere il locale medico di gruppo 2 in funzione senza la supervisione del per entrare nel “setup di regolazione”
monitor di isolamento. e definire i valori di soglia

ISOLTESTER-DIG-PLUS adotta un segnale codificato il quale garantisce l’affidabilità della


misura in qualsiasi condizione operativa, anche in presenza di elevati disturbi di rete > Una misura affidabile
generati dall’apparecchiatura elettronica di sala. Inoltre è dotato di una porta seriale RS485 in ogni condizione
grazie alla quale il dispositivo è perfettamente integrabile con sistemi di comunicazione
tipo PLC/PC attraverso il protocollo ModbusRTU. È possibile un monitoraggio più ampio
grazie alla gestione dei valori minimi e del massimi di rete, che aiutano la diagnosi
dell’impianto in caso di guasto. Infine un relè programmabile permette un completo
controllo di qualsiasi condizione d’allarme rilevata.

Figura 3.10: Quadro QSO da parete

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 33


segue 3.2.4

Caratteristiche tecniche ISOLTESTER-DIG-RZ


Tensione di alimentazione 110 - 230 V/50-60 Hz
Tensione rete da controllare 24÷230 V c.a.
Misura massima tensione 24 V
Misura massima corrente 1 mA
Tensione di isolamento 2,5 kV/60 sec.
Tipo di segnale di controllo componente continua con filtro digitale
Misure rilevate range misura isolamento 0÷999 k/HIGH risoluzione 1 k
misura temperatura da termosonda tipo Rd PT100
a 2 o 3 fili - 0÷250° C, precisione 2%
misura corrente da T.A., esterno con secondario 5 A,
precisione 2% (valore rapporto T.A. selezionabile 1÷200)
misura impedenza 0÷999 k/HIGH risoluzione 1 k
(segnale test 2500 Hz)
3 Soglie di intervento basso isolamento 50÷500 k, precisione 5%,
isteresi 5%, ritardo impostabile
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

sovratemperatura 0÷200 °C, precisione 2%


sovraccarico corrente 1÷999 A, precisione 2%
bassa impedenza (disattivabile)
dispositivo non connesso alla linea (link fail)
Uscite disponibili massimo fino a 2 pannelli QSD per la segnalazione
a distanza
uscita relè ausiliario NA-C-NC, 5 A, 250 V a.c.
Visualizzazioni valore resistenza isolamento con segnalazione valore
oltre fondo scala e guasto franco terra
valore temperatura misurata 0÷200 °C per canale 1
valore temperatura misurata 0÷200 °C per canale 2
valore corrente misurata 0÷999 A
valore impedenza isolamento
parametri programmazione
mancanza collegamento dispositivo alla linea (link fail)
stato uscita relè
Dimensioni di ingombro Connessioni massima sezione collegabile 2,5 mm2
Temperatura di funzionamento -10...60 °C
Temperatura di stoccaggio -25...70 °C, umidità < 90%
Dimensioni 6 moduli DIN
Peso 0,5 kg
90

Involucro contenitore plastico autoestinguente per montaggio su


profilato DIN 35 mm, con calotta trasparente di
protezione frontale piombabile
105
Grado di protezione IP20
6 moduli
Autoconsumo 5 VA
Norme di riferimento CEI 64-8/7, CEI EN 61557-8, EN 60255-6, UNE 20615
61

Codici d’ordine ISOLTESTER-DIG-RZ


90

45

Descrizione Codice ABB Codice d’ordine italiano

Tipo
ISOLTESTER-DIG-RZ 2CSM244000R1501 EB 250 8
44
56

34 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.4

Caratteristiche tecniche ISOLTESTER-DIG-PLUS


Tensione di alimentazione 110 - 230 V/50-60 Hz
Tensione rete da controllare 24÷230 V c.a./c.c.
Misura massima tensione 24 V
Misura massima corrente 1 mA
Tensione di isolamento 2,5 kV/60 sec.
Tipo di segnale di controllo segnale composto codificato
Misure rilevate range misura isolamento 0÷999 k/HIGH risoluzione 1 k
misura temperatura da termosonda tipo Rd PT100
a 2 o 3 fili - 0÷250° C, precisione 2%
misura corrente da T.A., esterno con secondario 5 A,
precisione 2% (valore rapporto T.A. selezionabile 1÷200)
misura impedenza 0÷999 k/HIGH
risoluzione 1 k (segnale variabile composto)
Soglie di intervento basso isolamento 50÷500 k, precisione 5%,
isteresi 5%, ritardo impostabile 3
sovratemperatura 0÷200 °C, precisione 2%

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


sovraccarico corrente 1÷999 A, precisione 2%
bassa impedenza (disattivabile)
dispositivo non connesso alla linea (link fail)
Uscite disponibili massimo fino a 4 pannelli QSD per la segnalazione
a distanza
uscita relè ausiliario programmabile
NA-C-NC, 5 A, 250 V a.c.
uscita szeriale R S 485, protocollo standard Modbus RTU
Visualizzazioni valore resistenza isolamento con segnalazione valore oltre
fondo scala e guasto franco terra
valore temperatura misurata 0÷200 °C per canale 1
valore temperatura misurata 0÷200 °C per canale 2
valore corrente misurata 0÷999 A
valore impedenza isolamento
valore capacità della linea verso terra
parametri programmazione
mancanza collegamento dispositivo alla linea (link fail)
stato uscita relè
memorizzazione valore min. isolamento
e max temperatura e corrente
Connessioni massima sezione collegabile 2,5 mm2
Temperatura di funzionamento -10...60 °C Dimensioni di ingombro
Temperatura di stoccaggio -25...70 °C, umidità < 90%
Dimensioni 6 moduli DIN
Peso 0,5 kg
Involucro contenitore plastico autoestinguente per montaggio su
90

profilato DIN 35 mm, con calotta trasparente di


protezione frontale piombabile
Grado di protezione IP20
Autoconsumo 5 VA 105

Norme di riferimento CEI 64-8/7, CEI EN 61557-8, EN 60255-6, UNE 20615 6 moduli

Codici d’ordine ISOLTESTER-DIG-PLUS 61

Funzioni avanzate Descrizione Codice ABB Codice d’ordine italiano


90

45

Tipo
RS485, ISOLTESTER-DIG-PLUS 2CSM341000R1501 EB 251 6
valori Min/Max,
relè programmabile
44
56

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 35


segue 3.2.4

Funzionamento degli operatori frontali


1 Display a 3 digit
2 LED verde, SET: stato
di programmazione strumento 7 6 1 2 3 4 5
3 LED giallo, Alarm: allarme
per valore parametro fuori soglia
4 LED rosso, Output Relay:
stato relè ausiliario
5 LED rosso, Error / Link Fail: allarme
per guasto interno, mancato
collegamento alla linea da controllare,
sonda di temperatura PT100 aperta
o in corto circuito
6 LED rosso, R: resistenza di isolamento
(k)
7 LED rosso, Z: impedenza di isolamento
(solo per ISOLTESTER-DIG-PLUS:
impedenza di isolamento e capacità
3 della linea)
8 LED rosso, T1: temperatura 8
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

trasformatore
9 LED rosso, T2: temperatura 2° sensore
10 LED rosso, I: corrente di linea
11 +/- | UP/DOWN: selezione del
parametro da visualizzare, regolazione
delle impostazioni e visualizzazione
dei valori massimi e minimi memorizzati
(solo per ISOLTESTER-DIG-PLUS)
12 RESET | SET: accesso alla
programmazione dello strumento,
tacitazione allarmi e cancellazione
valori memorizzati
13 TEST | ENTER: prova dello strumento 9 10 11 12 13
e dei pannelli di segnalazione a distanza
e conferma impostazioni SETUP

Vantaggi di ISOLTESTER
- ISOLTESTER è specificatamente progettato per l’ambiente ospedaliero;
- un unico dispositivo consente il controllo di tutti i parametri elettrici e termici;
- la sua °essibilità permette di regolare le soglie di intervento per tutte le grandezze
monitorate;
- la tolleranza ai disturbi di rete è elevata;
- è lo standard riconosciuto nel controllo di isolamento ospedaliero;
- misura e visualizzazione resistenza, temperaturia primario/secondario, impedenza,
sovracorrente;
- porta di comunicazione seriala RS485 con protocollo ModbusRTU (versione PLUS);
- gestione parametri massimi e minimi (versione PLUS);
- insensibilità ai disturbi di rete (versione PLUS).

36 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.4
Schemi di inserzione ISOLTESTER-DIG

19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

RS485 Ingresso
r 2 Ingresso
r 1 Ingresso
r
porta seriale sensore
r sensore
r corrente
r Uscita rrelè
(solo versione PT100 PT100 TT.A. .../5 A aux.
PLUS)
ISOLTESTER-DIG-RZ
L
V
Verifica ISOLTESTER-DIG-PLUS
L Quadretto
r di segnalazione a distanza
V aux.* V aux.* mancanza QSD-DIG 230/24
colleg. alla Controllo
r Quadretto
r di segnalazione a distanza
115 V 115 V 115 V 115 V linea isolamento QSD-DIG 230/24

1 2 3 4 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Alimentazione Alimentazione

Ad altri QSD-DIG
V aux. 115 V c.a. V aux. 230 V c.a.

PE

S S

PC
C
L
T
T.A.
3
Rete isolata Carichi

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


N

TTrasformatorre di
isolamento
Con trasformatore
con presa centrale (pc)

19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

RS485 Ingresso
r 2 Ingresso
r 1 Ingresso
r
porta seriale sensore
r sensore
r corrente
r Uscita rrelè
(solo versione PT100 PT100 TT.A. .../5 A aux.
PLUS)
ISOLTESTER-DIG-RZ
L
V
Verifica ISOLTESTER-DIG-PLUS
L Quadretto
r di segnalazione a distanza
V aux.* mancanza QSD-DIG 230/24
0
colleg. alla Controllo
r Quadretto
r di segnalazione a distanza
115 V 115 V linea isolamento QSD-DIG 230/24
0

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Alimentazione
Ad altri QSD-DIG

V aux. 230 V c.a.

PE

S S

T
T.A.
L

Rete isolata Carichi

TTrasformatorre
di isolamento
senza PC

Con trasformatore
senza presa centrale (pc)

19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

RS485 Ingresso
r 2 Ingresso
r 1 Ingresso
r
porta seriale sensore
r sensore
r corrente
r Uscita rrelè
(solo versione PT100 PT100 TT.A. .../5 A aux.
PLUS)
ISOLTESTER-DIG-RZ
L
V
Verifica ISOLTESTER-DIG-PLUS
L Quadretto
r di segnalazione a distanza
V aux.* mancanza QSD-DIG 230/24
0
colleg. alla Controllo
r Quadretto
r di segnalazione a distanza
115 V 115 V linea isolamento QSD-DIG 230/24

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Alimentazione
Ad altri QSD-DIG

V aux. 230 V c.a.

PE

S S

N
L3 Rete isolata trifase Carichi
L2
L1
TTrasformatorre
di isolamento

Con trasformatore trifase

* il collegamento di sonde di temperature e trasformatore amperometrico è opzionale

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 37


3.2.5

Gli apparecchi per il controllo dell’isolamento delle linee a 24 V


SELVTESTER-24 è un apparecchio per il controllo dell’isolamento verso terra di circuiti
SELV 24 V c.c./c.a. particolarmente indicato per l’installazione nei locali adibiti ad uso
medico in cui coesistono linee a 24 V e a 230 V. Il controllo sistematico e continuo della
linea a bassa tensione in questi ambienti è consigliato dalla CEI 64-8/7 proprio perché un
guasto o un cortocircuito potrebbe trasferire un potenziale di oltre 250 V con conseguenti
danni a persone e cose.

Caratteristiche
SELVTESTER-24 controlla la resistenza di isolamento dei circuiti a 24 V c.a./c.c. dedicati
all’alimentazione della lampada scialitica.
È importante monitorare l'isolamento della lampada scialitica poiché si potrebbero
distaccare dei conduttori che possono entrare in contatto con la struttura metallica durante
la movimentazione della lampada.
SELVTESTER-24 misura la variazione del potenziale delle due polarità di rete in riferimento
alla terra e segnala la diminuzione della resistenza sotto un valore prefissato, consentendo
l’immediata intercettazione del guasto. In regime di corrente continua è inoltre possibile
3 discernere la polarità interessata dal guasto. Il segnale di uscita può essere remotato nei
locali a maggior presidio medico grazie a pannelli di segnalazione a distanza denominati
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

QSD-DIG 230/24.
Sul fronte del SELVTESTER-24 sono presenti il pulsante di test, l’indicazione di stato e
due LED per l’allarme derivante dal basso isolamento. I microinterruttori consentono la
variazione della soglia di intervento (10….50 k). Mentre un pulsante TEST esegue il test
di buon funzionamento periodico.

Caratteristiche tecniche SELVTESTER

Tensione di rete
24 V 50-60 Hz/c.c. ± 20%
e alimentazione ausiliaria
Autoconsumo max. 3 VA
Corrente di misura max. 0,5 mA
Impedenza interna 50 k
Impostazione soglia intervento regolabile 10 ÷ 50 k (4 livelli tramite microinterruttori)
Ritardo intervento circa 1 s
Segnalazioni LED ON, LED ALARM +, LED ALARM -
per max. 2 pannelli remoti QSD-DIG230/24
Uscita
max. 24 V 1 A
Temperatura di funzionamento -10 ÷ 60 °C
Temperatura di stoccaggio -20 ÷ 70 °C
Dimensioni di ingombro Umidità relativa ≤ 95%
Prova di isolamento 2,5 kV 60 s / 4 kV imp. 1,2/50 μs
Sezione dei morsetti 4 mm2
Grado di protezione IP40 frontale con calotta / IP20 contenitore
85,5

Moduli 3
Peso 200 g circa
sicurezza CEI EN 61010-1
52,5
Norme di riferimento prodotto CEI 64-8/7-710
3 moduli
compatibilità elettromagnetica CEI EN 61326-1

Codici d’ordine SELVTESTER-24

Rete controllata Descrizione Codice ABB Codice d’ordine italiano


85,5

Tipo
45

linea SELV isolata 24 V SELVTESTER-24 2CSM211000R1511 EB 252 4


c.a./c.c.

44

58

38 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.5

1 LED verde ON
Indicazione strumento in funzione
2 LED gialli ALARM
Segnalazione allarme basso isolamento;
in caso di linea da controllare,
in corrente alternata si accendono
i due led mentre in corrente continua
si accende solo il led della polarità
1 2
sotto la soglia di intervento.
3 Pulsante di test
Prova funzionalità strumento
4 Microinterruttori
I microinterruttori frontali permettono
le impostazioni della soglia di intervento
nell’intervallo tra 10 e 50 k,
come schematizzato.
3

4 3

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Vantaggi di SELVTESTER
- Ingombro di soli tre moduli
- Installazione immediata;
- Impostazione della soglia di intervento sul valore più comunemente utilizzato;
- Riconoscimento del polo guasto in regime di corrente continua.

Schemi di inserzione

SELVTESTER-24
L Quadretto
r di segnalazione a distanza
QSD-DIG 230/24

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 1 2 3 C1 C2 C3 C4 X Y Z
Ad altri QSD-230/24-C

PE

S S

L(+)
Rete isolata 24 V Carichi
N(-)

TTrasformatorre di
isolamento

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 39


3.2.6

Pannelli di segnalazione a distanza QSD


È opportuno che la segnalazione di allarme dovuta ad un possibile guasto sia inviata a
distanza, in modo da essere immediatamente evidente a personale medico e a tecnici
specializzati.
I pannelli di segnalazione a distanza QSD riportano inoltre le segnalazioni di allarme relative
alla situazione di basso isolamento o in caso di sovraccarico elettrico o termico del
trasformatore, consentendo la distinzione della tipologia di guasto.

Caratteristiche
I quadretti QSD-DIG 230/24 possono essere installati facilmente in scatole da incasso
universale a tre moduli E503. Presentano un pulsante di test per la verifica periodica della
loro funzionalità ed un secondo pulsante che consente la tacitazione simultanea del
segnale acustico di tutti i pannelli eventualmente connessi ad uno stesso monitor di
isolamento ISOLTESTER.
Un unico pannello < Con QSD-DIG 230/24 è possibile discriminare, anche da remoto il tipo di allarme, se
di segnalazione derivante, ad esempio, da una bassa resistenza, da un sovraccarico o da una sovracorrente
a distanza universle (discriminazione del tipo di guasto). QSD-DIG 230/24 è stato studiato in modo da essere
3 completamente compatibile con tutti i monitor di isolamento ABB per linee a 230 e a 24 V,
sia di produzione attuale che precedente tra cui:
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

Tipo di linea controllata 230 V 24 V


ISOLTESTER-DIG-RZ
Monitor di isolamento attuali SELVTESTER-24
ISOLTESTER-DIG-PLUS
ISOLTESTER-RZ
Monitor di isolamento precedenti SELVTESTER-C
ISOLTESTER-C
Il cablaggio può essere effettuato con un comune cavo da 0,35 mm2, che garantisce una
copertura del segnale fino a 300 m di distanza.
Norme di riferimento < QSD-DIG 230/24 osserva le seguenti norme di riferimento internazionali:
per QSD - CEI EN 612010-1;
- CEI EN 61557/8;
- CEI 64-8/7;
- UNE 20615;
- EN 61326-1 (Compatibilità elettromagnetica).

Caratteristiche tecniche QSD-DIG 230/24

led verde RETE,


led rosso ALLARME sovraccarico,
Segnalazioni led giallo ALLARME GUASTO
basso isolamento, segnalatore acustico, emissione 2400 Hz
intermittenza 2 Hz dB
Pulsanti prova (TEST), tacitazione acustica (MUTE)
Sezione dei morsetti 2,5 mm2
Grado di protezione IP30
Installazione incasso scatola universale E503
Peso 200 g
Temp. di funzionamento -10 ÷ 60 °C, umidità max. 95%
Dimensioni di ingombro Temperatura di stoccaggio -25 ÷ +80 °C
Isolamento 2500 Vrms 50 Hz per 60 s
Sezione minima del cavo 0,35 mm2 (300 m max)
sicurezza CEI EN 61010-1
78

prodotto CEI EN 61557-8 / CEI 64.8/7-710


Norme di riferimento
IEC 60364-7-710 UNE 20615
compatibilità elettromagnetica CEI EN 61326-1
121

Codici d’ordine QSD-DIG 230/24


55

Compatibilità Descrizione Codice ABB Codice d’ordine italiano


78

Tipo
Universale QSD-DIG 230/24 2CSM273063R1521 M273063
17

40 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.2.6

1 Pulsante di prova
2 Pulsante di tacitazione acustica
3 LED verde di rete
4 LED rosso di allarme sovraccarico
1 3 5 LED giallo di allarme guasto

2 5 3

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Vantaggi del prodotto
- Dimensioni ridotte
- Installabilità in scatola universale tipo E503
- Immediato riconoscimento della tipologia di guasto
- Tacitazione simultanea di più pannelli di segnalazione
- Efficienza operativa.

Schemi di collegamento

19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

RS485 Ingresso
r 2 Ingresso
r 1 Ingresso
r
porta seriale sensore
r sensore
r corrente
r Uscita rrelè
(solo versione PT100 PT100 TT.A. .../5 A aux.
PLUS)
ISOLTESTER-DIG-RZ
L
V
Verifica ISOLTESTER-DIG-PLUS
L Quadretto
r di segnalazione a distanza
V aux.* V aux.* mancanza QSD-DIG 230/24
colleg. alla Controllo
r Quadretto
r di segnalazione a distanza
115 V 115 V 115 V 115 V linea isolamento QSD-DIG 230/24

1 2 3 4 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

Alimentazione Alimentazione
Ad altri QSD-DIG

V aux. 115 V c.a. V aux. 230 V c.a.

PE

S S

T
T.A.
L
PC
C
Rete isolata Carichi

TTrasformatorre di
isolamento

ISOLTESTER-DIG

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 41


segue 3.2.6

19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

ISOLTESTER-C

pannello controllo remoto


uscita relË QSD-DIG 230/24
ausiliario
Vaux:* controllo controllo Pannello
230V link fail isolamento controllo remoto
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 COM- F- V-P ACUS ACK OVER FAULT
T COM- TEST- TEST- TEST+
AUX-L1
1 AUX-01
1 LF-L LF-PE VC-L VC-PE
E COM- FAULT
T V-P R- R- R- S S P S
P NC NO C

alimentazione
ausiliaria
Vaux: 230Vca

PE

AGLI ALTRI
PANNELLI
QSD-DIG 230/24
S S

L
PC
RETE ISOLATA (IT-M) CARICO

3 TRASFORMATORE ISOLAMENTO

ISOLTESTER-C
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

ISOLTESTER-DIG-RZ

controllore isolamento pannello segnalazione a distanza


SELVTESTER-24
L QSD-DIG 230/24

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11
V+ V- OUT-
U OUT-
U OUT-
U P COM- F- V-P ACUS ACK OVER FAULT
L COMP TEST-
S TEST-
S TEST+
+
NOO C NC
C E S S - S

PE

AGLI ALTR
L I
S S QSD-DIG 230/24

L(+)
LINEA
A ISOLATA
A 24V ca/cc CARICHI
N(-)

TRASFORMATORE ISOLAMENTO

SELVTESTER-24

42 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


3.3
Realizzazione dell’impianto elettrico
Per la realizzazione dell’impianto elettrico nei locali ad uso medico è necessario osservare
sia le prescrizioni generali della Norma CEI 64-8 sia quelle specifiche della sezione 710
riportate nella parte settima.
Ulteriori utili informazioni possono essere desunte dalla Guida CEI 64-56.
Nel seguito sono indicate le principali regole di buona tecnica riguardanti i quadri per la
distribuzione dell’energia nell’ambito di una struttura ospedaliera e l’installazione degli
impianti nei locali di gruppo 2.

3.3.1

Quadri elettrici
Tutti i quadri elettrici devono essere conformi alle prescrizioni di sicurezza delle Norme > Tipologie dei quadri
CEI EN 60439-1 e 3 ed eventualmente alla Norma CEI 23-51. elettrici
Negli ambienti ad uso medico possono essere necessari, in relazione alla loro dimensione,
i seguenti tipi di quadri elettrici (fig. 3.11):
- generale di bassa tensione (QGBT);
- di distribuzione principale di edificio (QDPE); 3
- di reparto (QR);

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


- per sala chirurgia (QSO).

Pa Pa
dig dig
lio lio
ne ne
1 2

QR
QR
Re Sa Re
pa op la pa
rto era rto
C F
A t. S
QR QS op ala
O er
a
B t.
QR QS
Re O
pa
rto
B
QR
QR

Re QD R
pa PE epar
QD rto to
PE A D

Ing
C res
eleabin so
ttr a -u
ica ffic
i

QD
PE
QG
BT Q
u
ba adr
ss o g
at e
en ner
sio ale Figura 3.11: Rappresentazione
ne
del sistema di distribuzione a stella
utilizzato nelle strutture sanitarie

Il quadro generale ed il quadro di distribuzione dell’edificio è opportuno siano ubicati in


locali appositi non direttamente comunicanti con gli ambienti destinati al pubblico e non
in prossimità di strutture combustibili né di depositi di materiale combustibile.

Grado di protezione dei quadri


Per la protezione contro i contatti diretti Protezione contro le influenze esterne
IPXXD per le superfici orizzontali nei locali nei quali si procede
IPX4
(IP4X) a portata di mano usualmente a spargimenti di liquidi
IPXXB nei locali per la cui pulizia è previsto
per tutti gli altri casi IPX5
(IP2X) l’uso di getti d’acqua

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 43


segue 3.3.1

Quadro generale BT
Quadro destinato alla distribuzione di energia ordinaria (da rete) nel quale sono installati, a
titolo di esempio:
- dispositivi generali di protezione e di sezionamento;
- strumenti di misura ed eventuali dispositivi per i controlli a distanza;
- apparecchi di protezione per le linee che alimentano, ad esempio: i servizi ausiliari di cabina;
i servizi ausiliari gruppo elettrogeno; le linee di distribuzione principale agli edifici; le linee
di distribuzione dei servizi esterni agli edifici; le centrali tecnologiche (impianto di
climatizzazione, centrale termica e idrica).

Quadro di distribuzione principale di edificio


Quadro destinato alla distribuzione ordinaria e di sicurezza (tramite il gruppo elettrogeno)
nel quale sono installati:
- dispositivi generali di protezione e di sezionamento;
- strumenti di misura ed eventuali dispositivi per i controlli a distanza;
- apparecchi di protezione, preferibilmente adatti per il sezionamento, delle linee che
alimentano le utenze che richiedono l’alimentazione da gruppo elettrogeno (sistema
3 antincendio, sistemi di sollevamento).
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

Quadri di reparto
I quadri di reparto possono coincidere con i quadri di distribuzione principale dell’edificio.
Qualora questi quadri si trovino all’interno del padiglione o del reparto, è preferibile che essi
siano collocati in apposito locale. è consigliabile che siano dotati di porte provviste di vetro
(o materiale plastico trasparente) per facilitare la verifica dello stato delle apparecchiature.
Le destinazioni delle linee in uscita dal quadro dipendono dalle funzioni che il reparto svolge.

Quadri per sale chirurgia


Per i locali di chirurgia di gruppo 2 oltre al quadro per l’alimentazione dei circuiti ordinari è
necessario il quadro destinato ad alimentare il sistema IT-M (fig. 3.12). È ammesso anche
l’impiego di un unico quadro che raggruppa in due sezioni distinte le apparecchiature del
sistema IT-M e le apparecchiature di alimentazione delle restanti utenze.
In mancanza dell’alimentazione ordinaria, il quadro deve essere commutato sull’alimentazione
di sicurezza fornita da un gruppo di continuità (UPS).
1 Scaricatore di sovratensione
2 Trasformatore di isolamento
3 Sonda temperatura PT100
4 monitor di isolamento linea 230 V
5 monitor di isolamento linea 24 V
6 Trasformatore 2207/24 V - 1 kVA

2 3
Id 3

4 QSD-DIG
230

Linea
ausiliaria

5 QSD
6 230/24-C

Linea 24 V

Gruppo Gruppo Gruppo Diafano- Prese Prese Alimenta- Tavolo Riserva


prese prese prese scopio pensile pensile zione operatorio
1 2 3 aneste- chirurgo lampada fisso
Figura 3.12: Quadro per l’alimentazione sista (1) (1) scialitica

del sistema IT-M.


(1)
Le prese dei pensili anestesista e chirurgo sono alimentate da più linee

44 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.3.1

In tale modo si migliora la continuità di servizio di tutti gli apparecchi alimentati da IT-M
presenti nel locale e si garantisce una elevata qualità dell’alimentazione per gli apparecchi
elettromedicali particolarmente sensibili alle variazioni di tensione e di frequenza.
Nel caso di un quadro unico, suddiviso in due sezioni, sono installati i seguenti componenti:
- un dispositivo generale di sezionamento;
- interruttori differenziali su ogni partenza e con Idn ≤ 30 mA e del tipo A o B per
l’alimentazione ordinaria;
- un dispositivo di protezione contro le sovracorrenti a monte del trasformatore di isolamento;
- un eventuale interruttore a valle del trasformatore di isolamento per la protezione contro i
sovraccarichi nel caso non siano previste sonde di temperatura sul trasfomatore di isolamento
- le apparecchiature del sistema IT-M (trasformatore di isolamento, dispositivo di controllo
permanente dell’ isolamento con la segnalazione ottica e acustica).
- dispositivi di protezione contro le sovracorrenti delle linee che alimentano le prese a spina
e di eventuali altri apparecchi fissi del sistema IT-M.
Il nodo equipotenziale del quadro potrebbe essere utilizzato come nodo equipotenziale del
locale qualora rispondesse alle prescrizioni normative.

Scelta della potenza del trasformatore di isolamento 3


La potenza del trasformatore di isolamento dipende dal tipo di locale che si considera, dall'as-

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


sorbimento delle utenze collegate, dalle esigenze di manutenzione e continuità di servizio.
Mediamente il sistema IT-M alimenta almeno 6 gruppi di prese:
- 2 gruppi di prese a disposizione del chirurgo
- 2 gruppi di prese a disposizione dell’anestesista
- 2 gruppi di prese installate a parete.
Per le sale di cardiochirurgia molto estese si possono prevedere assorbimenti fino a 15 kVA,
per cui in genere si usano due trasformatori di isolamento da 10 kVA in modo di avere una
eccedenza di potenza che può consentire ampliamenti futuri. Un trasformatore può
alimentare le prese a parete mentre l’altro può alimentare le prese dei pensili.
Nelle sale operatorie normali o negli ambulatori la potenza del trasformatore può scendere
a 7,5 - 5 - 3,5 kVA.
In ogni caso è preferibile sovrastimare la potenza per avere disponibilità per ampliamenti
futuri senza necessità di modificare l’impianto.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 45


segue 3.3.1

Caratteristiche tecniche quadri QSO

Tensione nominale [V] 230 ± 15% c.a.


Frequenza nominale [Hz] 50
Numero fasi 1 + N ~/ PE
Tensione nominale circuiti ausiliari [V] 230 c.a.
Tensione nominale di isolamento [V] 300 - 2.500
Sistema di distribuzione riferito
TT / TN-S
a terra
Corrente di corto circuito max [kA] 6 RMS simmetrico
Altitudine max [m] 2000 s.l.m
1 assenza di inquinamento o soltanto
Grado di inquinamento
inquinamento secco e non conduttore
Grado di resistenza agli urti IK09
IP 65 frontale con porta
3 Grado di protezione IP 31 frontale senza porta
IP 20 sul tetto
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

Umidità relativa 50%


Temperatura di funzionamento [°C] - 5 / + 40
Temperatura di stoccaggio [°C] - 25 / + 55
Norme di riferimento CEI 64-8/7 CEI 17-13/1

Codici d’ordine quadri QSO

Potenza Sonda Linea Descrizione Codice ABB Codice d’ordine


KVA PT100 SELV italiano
24 V Tipo

Quadri elettrici per sala operatoria da parete


3 - - QSO 3kVA 2CSM110000R1551 EJ 135 3
5 - - QSO 5kVA 2CSM120000R1551 EJ 136 1
7,5 - - QSO 7.5kVA 2CSM130000R1551 EJ 137 9
3  - QSO 3kVA-S 2CSM210000R1551 EJ 140 3
5  - QSO 5kVA-S 2CSM210000R1541 EJ 163 5
7,5  - QSO 7.5kVA-S 2CSM230000R1551 EJ 164 3

Quadri elettrici per sala operatoria da pavimento


3  - QSO 3kVA-S-PV 2CSM310000R1551 EJ 165 0
5  - QSO 5kVA-S-PV 2CSM320000R1551 EJ 166 8
7,5  - QSO 7.5kVA-S-PV 2CSM330000R1551 EJ 167 6
10  - QSO 10kVA-S-PV 2CSM340000R1551 EJ 168 4
3   QSO 3kVA-S-PV+24Vac 2CSM410000R1551 EJ 254 2
5   QSO 5kVA-S-PV+24Vac 2CSM420000R1541 EJ 255 9
7,5   QSO 7.5kVA-S-PV+24Vac 2CSM430000R1551 EJ 256 7
10   QSO 10kVA-S-PV+24Vac 2CSM440000R1551 EJ 257 5

46 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


3.3.2

Condutture
Nei locali di gruppo 2 le condutture installate all’interno del locale devono essere destinate
esclusivamente all’alimentazione delle apparecchi elettrici e dei loro accessori presenti nel
locale stesso; in pratica in questi locali non possono transitare condutture che alimentano
apparecchiature poste in altri locali.
I circuiti derivati da un sistema IT-M devono essere necessariamente separati dai circuiti
elettrici alimentati da altri sistemi, devono quindi, essere installati in tubazioni o canalette e
cassette indipendenti. É anche ammesso l’utilizzo di canalette e cassette in comune purchè
la separazione sia realizzata con un setto isolante (fig. 3.13).

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Figura 3.13: Separazione dei circuiti
IT-M dagli altri mediante setti isolanti

Anche i circuiti del sistema IT-M possono essere realizzati usando cavi unipolari (cordine)
tipo N07V-K (con l’avvertenza di non utilizzare conduttori di colore blu o azzurro o celeste,
in quanto un sistema IT-M non ha mai neutro).
Se risultasse impossibile la realizzazione di una separazione fisica di due sistemi elettrici ed
il circuito IT-M dovesse percorrere una canalizzazione in “comune” con conduttori di un altro
sistema, è necessario utilizzare cavi a doppio isolamento con guaina non metallica. Inoltre
nel caso la corrente di dispersione per effetto capacitivo fosse elevata è consigliabile che il
conduttore di protezione sia separato dai conduttori di fase e quindi inserito in un proprio
tubo protettivo.
Nei locali di gruppo 2 dove si utilizzano apparecchi elettromedicali per il controllo e
l’assistenza dei parametri vitali, quali quelli di terapia intensiva, rianimazione e similari, è bene
che gli apparecchi siano alimentati con conduttori schermati o inseriti in tubazioni metalliche
a scopo precauzionale contro i campi elettrici. Sia le schermature dei cavi, sia le tubazioni
metalliche devono essere equipotenzializzate sul nodo o subnodo più vicino.
Per i locali di radiologia, TAC e locali con apparecchiature che emettono radiazioni ionizzanti,
è opportuno che i conduttori di alimentazione non interrompano le schermature antiradiazione
predisposte.
La protezione delle condutture contro le sovracorrenti dev’essere effettuata mediante
interruttori automatici onnipolari. Anche nei sistemi IT-M i circuiti derivati al secondario vanno
protetti con fusibili o interruttori automatici magnetotermici ma non differenziali in quanto il
differenziale non avrebbe efficacia su questo particolare sistema di “isolamento medicale”.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 47


3.3.3

Condutture di alimentazione degli apparecchi radiologici o similari


Gli apparecchi radiologici e quelli di potenza superiore a 5 kVA assorbono dalla linea di
alimentazione correnti di valore elevato per cui occorre valutare con attenzione il
dimensionamento dei conduttori di alimentazione al fine di contenere le cadute di tensione.
Gli apparecchi radiologici di tipo fisso e gli apparecchi con potenza superiore a 5 kVA, alimen-
tati direttamente dalla rete “ordinaria” e in genere senza interposizione di un gruppo presa/
spina, possono essere protetti con interruttori differenziali con corrente differenziale di 0,5 A.
Se possono entrare nell’area del paziente è obbligatoria l’adozione di interruttori magnetoter-
mici differenziali di tipo “A” (per circuiti monofasi) o “B” (specie per circuiti trifasi) da 30 mA;

3.3.4

Selettività delle protezioni


Particolare cura va posta nel realizzare un’efficace selettività dei dispositivi di protezione
dalle sovracorrenti allo scopo di assicurare al massimo la continuità del servizio.
Per quanto possibile deve essere realizzata una selettività orizzontale e verticale.
Con la selettività orizzontale, e quindi suddividendo l’impianto in vari circuiti, si riduce il
3 disservizio creato in caso di guasto. La suddivisione su più circuiti consente inoltre di evitare
che l’uso simultaneo di numerosi apparecchi collegati allo stesso circuito provochi l’intervento
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

dell’interruttore differenziale (ad esempio a causa delle correnti di dispersione capacitive


degli apparecchi).
Un aspetto particolare della selettività orizzontale riguarda i locali di gruppo 2: le norme
richiedono che per ogni posto di trattamento del paziente (come ad esempio un quadretto
prese, un’unità di alimentazione a parete o lo stativo pensile) le prese a spina alimentate dal
Sistema IT-M siano, alternativamente (fig. 3.14):
– connesse a due distinti circuiti di alimentazione (dotati ciascuno del relativo dispositivo di
protezione);
– protette contro le sovracorrenti individualmente o a gruppi (almeno due).
Con questa disposizione, in caso di guasto a valle di una presa a spina, con intervento del
relativo dispositivo di protezione, solo una presa o un gruppo di prese risultano fuori servizio,
mentre le altre restano in funzione.
Unitamente alla selettività orizzontale è necessario assicurare la selettività verticale in modo
che in caso di sovracorrente intervenga solo il dispositivo posto a protezione del circuito
interessato dal guasto e non il dispositivo a monte (fig. 3.15).

Figura 3.14: Protezione delle


prese alimentate dal sistema IT-M
a) suddivisione in due circuiti
separati e singolarmente protetti
b) protezione a gruppi
c) protezione singola

Deve intervenire
solo questo interruttore

Figura 3.15: Selettività verticale in


presenza di interruttori in serie.

48 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 3.3.4

La selettività nei circuiti IT-M può essere realizzata con interruttori magnetotermici o fusibili
di taglia adeguata.
Utilizzando i fusibili, questi sono posti a protezione di ciascuna presa nel gruppo e, a monte
nel quadro di sala a protezione della conduttura di alimentazione di ciascun gruppo di prese.
Scegliendo i fusibili di taglia adatta e l’interruttore generale con una corrente di intervento
magnetica molto alta si realizza la selettività totale.
I vantaggi sono evidenti: se si considera che un cortocircuito in una sala operatoria si verifica
in genere perché le spine vengono disinserite dando uno strappo al cavo e non impugnando
il corpo della spina o per liquidi che entrano in contatto con parti attive, un corto circuito su
una presa implica l’intervento dei rispettivi fusibili per cui è possibile utilizzare un’altra presa
(le prese sono sempre in eccesso) senza gravi disservizi.
Con l’impiego degli interruttori automatici la selettività può essere ottenuta scegliendo i
dispositivi di protezione in modo che per tutti i valori della corrente di cortocircuito, fino alla
massima corrente di guasto prevista sulla conduttura protetta dall’interruttore a valle, le zone
di intervento degli interruttori in serie non si sovrappongano (fig. 3.16). In genere però la
selettività tra interruttori si ottiene regolando anche i loro tempi di intervento.

REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Figura 3.16: Selettività totale
tra due interruttori in serie.

La selettività deve essere realizzata anche per gli interruttori differenziali posti a protezione
delle apparecchiature alimentate direttamente dalla rete.
Ad esempio nelle sale di degenza (locali di gruppo 1) si hanno tre circuiti (luce, prese a spina,
prese dei testa letto) ciascuno protetto con differenziale da 30 mA; per la protezione dei
circuiti di alimentazione di un gruppo di stanze viene installato un differenziale da 300 mA,
e a monte in cabina si ha un differenziale da 500 mA. La selettività totale è ottenuta infine
regolando i tempi di intervento dei differenziali.

3.3.5

Criteri di installazione
Il quadro contenente il trasformatore d’isolamento può essere installato a parete o a pavi-
mento all’esterno dei locali di gruppo 2, oppure all’interno purché fuori della zona paziente,
così da evitare un contatto, da parte del paziente, anche tramite il personale medico, con
l’armadio, nel quale si trovano, oltre ai circuiti a valle del trasformatore, i conduttori di ali-
mentazione dello stesso.
Se le esigenze richiedono una potenza superiore a quella ammessa (10 kVA) per il trasfor-
matore di isolamento, è necessario installare più trasformatori di isolamento allo scopo di
contenere le correnti di dispersione. In questo modo è possibile beneficiare della ridondanza
dei circuiti per massimizzare la continuità di servizio anche in caso di manutenzione.
L’apparecchio di controllo e di misura dell’isolamento può essere posto nel quadro elettrico
del sistema IT-M, ma un pannello con la ripetizione delle segnalazioni acustica/ottica ed un
pulsante di controllo deve essere collocato nel locale di maggiore uso, in cui si presume la
stabile presenza degli operatori sanitari.
Sia le prese a spina, sia gli interruttori devono essere installati a più di 20 cm (da centro a
centro) da qualsiasi attacco per gas ad uso medicale.
Le prese a spina alimentate da un sistema IT-M non devono essere intercambiabili con le
prese spina dello stesso locale alimentate direttamente dalla rete.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 49


3.3.6

Messa a terra
Nei locali di gruppo 1 e 2 è consentito il collegamento diretto al conduttore di protezione
solamente delle seguenti apparecchiature (tutte la altre vanno connesse al nodo
equipotenziale):
- le apparecchiature fisse, quali ad es. gli apparecchi illuminanti in classe 0 e I a soffitto
purchè installate sopra i 2,5 m d’altezza dal piano di calpestio, o completamente fuori dalla
zona paziente;
- i limitatori contro le sovratensioni di qualsiasi origine (è consigliabile installarli sulle linee di
ingresso che alimentano i locali ad uso medico).

3.3.7

Necessità della continuità < Servizi di sicurezza


di esercizio Nei locali ad uso medico possono essere utilizzate apparecchiature per le quali è richiesta una
disponibilità dell’alimentazione totale onde evitare pericoli per il paziente in caso di guasti
all’impianto o alle apparecchiature o di black-out.
Ai fini della continuità di esercizio a seguito di un guasto, l’impiego del trasformatore di isola-
3 mento è consigliabile anche nei locali di gruppo 1, negli ambulatori e nei laboratori in quanto
assicura la possibilità di utilizzo delle apparecchiature elettriche anche nel caso che in una di
REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO

queste si verificasse un “primo guasto a terra”. In particolare nei laboratori di analisi la conti-
nuità è un fattore essenziale in quanto le apparecchiature richiedono, in caso di interruzione
dell’energia, tempi lunghi per la loro riprogrammazione e rimessa in servizio.
Per fronteggiare invece l’interruzione dell’alimentazione (black-out) occorre installare un im-
pianto di emergenza destinato all’alimentazione di sicurezza per i carichi definiti privilegiati in
quanto necessari per la sicurezza del paziente.
Le caratteristiche dell’alimentazione di sicurezza devono essere stabilite dal progettista, te-
nendo conto delle effettive esigenze della struttura sanitaria da servire e delle norme in vigore.
L’alimentazione di sicurezza in tutti i locali di gruppo 2 (ed in alcuni di gruppo 1) deve essere
automatica ad interruzione breve (≤ 0,5 s) e assicurare per almeno 3 ore l’alimentazione degli
apparecchi di illuminazione dei tavoli operatori, degli apparecchi elettromedicali che necessi-
tano di alimentazione di sicurezza e degli impianti di rivelazione, allarme.
Per altri servizi e apparecchi elettromedicali l’alimentazione di sicurezza può essere a interru-
zione media, ossia con un tempo di intervento non superiore a 15 s (illuminazione di sicurezza
delle vie di esodo, apparecchi elettromedicali ecc.), o a interruzione lunga, superiore a 15 s
(apparecchi di sterilizzazione, frigoriferi ecc).
La sorgente di sicurezza può essere costituita da batterie di accumulatori, gruppi statici di
continuità (UPS) o da gruppi elettrogeni.
In ciascuna sala operatoria o gruppo di sale è opportuno realizzare la continuità di esercizio
con almeno due UPS. In questo modo ogni UPS lavora al 50% della sua potenza, per cui non
è soggetto a sovraccarichi e può supplire l’altro nel caso questo si guasti.
L’impiego di più UPS in ridondanza avvantaggia anche la manutenzione che può essere fatta
su un gruppo alla volta consentendo così di mantenere in attività la sala operatoria.
Un ulteriore vantaggio offerto dagli UPS è la qualità dell’energia fornita con conseguente as-
senza di disturbi sui circuiti a valle.
Gli UPS sono in grado di alimentare il carico senza interruzione alcuna, ma in genere hanno una
autonomia limitata (10 ÷ 30 min) per cui interviene in seguito un gruppo elettrogeno (fig. 3.17).

Figura 3.17: Alimentazione di sicurezza


realizzata tramite un UPS e un gruppo
elettrogeno.

50 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


3.3.8

Illuminazione di sicurezza
L’illuminazione di sicurezza è richiesta nei seguenti ambienti:
- locali ad uso medico di gruppo 1 e di gruppo 2.
- vie di esodo e uscite di sicurezza, compreso la relativa segnaletica di sicurezza;
- locali di cabine, quadri elettrici, sorgenti di impianti di produzione;
- locali con servizi essenziali, quali locali macchinario ascensori, cucine, centrali di
climatizzazione, centri elaborazione dati;
L’illuminazione di sicurezza deve entrare in funzione secondo i tempi indicati dalla normativa
(tabella 3.7).
L’illuminazione di sicurezza può essere assicurata mediante sistemi centralizzati (batterie di
accumulatori o gruppo elettrogeno) oppure tramite apparecchi autonomi, provvisti
singolarmente di una batteria di accumulatori con un’autonomia di almeno 2 ore.
Nella tabella sono indicati i tempi di intervento dell’alimentazione di sicurezza previsti dalla
normativa in relazione al tipo di locale medico.

Interruzione Interruzione
Tipo di locale
≤ 0,5 s ≤ 15 s
Sala per massaggi  (1)
3


REALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI NEI LOCALI ADIBITI AD USO MEDICO


Camere di degenza
Sala parto  (2) 
Sala ECG, EEG, EHG, EMG 
Sala per endoscopie  (2) 
Ambulatori  (1)
Sala per urologia 
Sala per diagnostica radiologica e per radioterapie 
Sala per idroterapia 
Sala per fisioterapia 
Sala per anestesia  (2)

Sala per chirurgia  (2) 
Sala di preparazione alle operazioni  (2) 
Sala per ingessature chirurgiche  (2) 
Sala di risveglio postoperatorio  (2) 
Sala per applicazioni di cateteri cardiaci  (2)

Sala per cure intensive  (2)

Sala per esami angiografici ed emodinamici  (2) 
Sala per emodialisi 
Sala per risonanza magnetica (MRI) 
Tabella 3.7: Tempi di intervento
Sala per medicina nucleare 
dell’alimentazione di sicurezza
Sala prematuri  (2)
 in relazione al tipo di locale medico

(1)
Solo per locali di gruppo 1.
(2)
Apparecchi di illuminazione ed apparecchi elettromedicali con funzione di supporto vitale
che richiedono un’alimentazione entro 0,5 s o meno.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 51


4
Clinos 3000: evoluzione
della comunicazione ospedaliera

Ideale per ospedali, cliniche, case di riposo, cliniche riabilitative, residenze comunitarie e
strutture similari, Clinos 3000 è la nuova proposta di ABB per la comunicazione in quei luoghi
in cui è fondamentale installare sistemi che consentano al personale di svolgere le proprie
mansioni con la massima efficienza ed efficacia, e che, contemporaneamente, garantiscano
lo scambio d’informazioni a distanza tra i singoli pazienti e il personale medico e infermieristico
presente.
Il sistema Clinos 3000 è conforme alle Norme nazionali e internazionali che regolano la
progettazione e la realizzazione di impianti di segnalazione ottica e di comunicazione:
- DIN 41050-1: “Impianti di chiamata visiva; definizioni”
- DIN 41050-2: “Impianti di chiamata luminosa: installazione, dispositivi, indicazioni di
chiamata”
- DIN VDE 0834, Parte 1 e 2: 2000-04: “Impianti di chiamata in ospedali, case di cura e
istituzioni analoghe”.

4.1

Sistema di chiamata
Clinos 3000 rappresenta l’evoluzione dei sistemi che svolgono le tradizionali funzioni di
segnalazione ottico-acustica offrendo, ad esempio:
sINFORMAZIONIDETTAGLIATESULIVELLODIPRIORITÌEPROVENIENZADELLECHIAMATE
sINFORMAZIONIFACILMENTECOMPRENSIBILIGRAZIEADISPLAYALFANUMERICIETERMINALIVIDEO
sDIFFUSIONEAUTOMATICADELLEINFORMAZIONIINTUTTIILOCALIDOVESIAREGISTRATALAPRESENZADI
personale di servizio
sIMMEDIATA LOCALIZZAZIONE DEL PERSONALE DI SERVIZIO INDIVIDUABILE SEPARATAMENTE COME
appartenente alla categoria dei medici o degli infermieri
sPOSSIBILITÌDICOLLEGARESEGNALAZIONIINTERNEAGGIUNTIVE COMEADESEMPIOALLARMIANTINCENDIO
e allarmi tecnici
sPOSSIBILITÌDIINTERFACCIARSICONSISTEMI$%#4
Le chiamate e le segnalazioni di presenza possono essere visualizzate in ogni locale, quali
stanze di presidio e camere di degenza, e da lì gestite.

52 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


Quando il paziente Quando il personale arriva
effettua una chiamata nel locale da cui è partita la chiamata

Si accende il led
di tranquillizzazione TV R
Preme il pulsante
del dispositivo di reset/presenza
M

di chiamata usato

Contemporaneamente Il sistema annulla


si accende la lampada la chiamata e le relative
di chiamata, di colore segnalazioni (lampade
rosso oppure del colore direzionali, lampada
corrispondente al tipo di rassicurazione e
di chiamata effettuata lampada fuori porta)

Il sistema attiva la
Nei locali dove è segnalazione di
presente personale presenza di personale
di servizio, si attiva nel locale (lampada
un segnale acustico nel corridoio, di colore
verde)

Il sistema segnala
Nel corridoio si
accendono le lampade
acusticamente le altre
eventuali chiamate anche
4
direzionali, se presenti nel locale dove si trova

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA


ora il personale, che può
rispondere e visualizzarle

Il sistema si predispone
3UIDISPLAYPRESENTI ad evidenziare come
nell’impianto compare chiamata d’emergenza
il numero della stanza un ulteriore segnale
dove si è effettuata che dovesse partire
la chiamata DALLOCALEDOVEGIÌSITROVA
il personale

Chiamata pazienti Tipo di identificazione Tipo di segnalazione


DIN VDE 0834-1:2000-04 ottica
chiamata normale chiamata infermiere (chiamata) luce rossa fissa
chiamata bagno/WC chiamata WC luce bianca e luce rossa fissa
chiamata prioritaria – luce rossa lampeggiante

Chiamata personale di Tipo di Tipo di


servizio identificazione segnalazione
DIN VDE 0834-1:2000-04 ottica
chiamata di emergenza chiamata di emergenza luce rossa lampeggiante
luce verde e/o gialla fissa
chiamata medico – luce rossa, verde, bianca
lampeggianti velocemente
chiamata di emergenza chiamata telefonica luce rossa lampeggiante
bagno/WC luce bianca e verde fissa

Chiamata di altro tipo Tipo di identificazione Tipo di segnalazione


DIN VDE 0834-1:2000-04 ottica
chiamata diagnostica chiamata diagnostica luce rossa lampeggiante
chiamata di promemoria – luce verde lampeggiante
chiamata telefonica chiamata telefonica luce bianca fissa

Le differenti tipologie di chiamate sono identificabili anche acusticamente, attraverso ritmi


sonori differenti, che identificano le seguenti 3 categorie:
Categoria 1: comprende le chiamate normali e quelle da bagno/WC
Categoria 2: comprende le chiamate di emergenza, le prioritarie, le diagnostiche e quelle
di emergenza bagno/WC
Categoria 3: comprende le chiamate di allarme come, ad esempio, la chiamata medico

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 53


4.2
Struttura del sistema
Clinos 3000 è disponibile in due versioni, adatte per soddisfare qualsiasi esigenza applicativa:

- Clinos Plus:SIARTICOLAINQUATTRODIVERSILIVELLIDIFUNZIONALITÌPERCONSENTIRELAMASSIMA
mESSIBILITÌAPPLICATIVAINFUNZIONEDELLEREALIESIGENZEDIOGNISINGOLASTRUTTURA
sanitaria:
- livello 1: funzioni tradizionali di segnalazione acustico/luminosa
- livello 2: in aggiunta alle funzioni del livello 1, gestione della linea di trasmissione dati
NELLA STANZA E CONSEGUENTE POSSIBILITÌ DI CONNESSIONE DI UNITÌ INTELLIGENTI
#ONSENTE TRALALTRO LAVISUALIZZAZIONESUDISPLAYDELLEINFORMAZIONIOPERATIVE
(chiamate pazienti, presenze del personale, ecc.), l’utilizzo delle apposite
UNITÌCOMPATTENEILOCALIDIPRESIDIOEILRICONOSCIMENTODEISINGOLILETTIDACUI
provengono le chiamate
- livello 3: comunicazione vocale in aggiunta alle funzioni del livello 2
- livello 4: radiodiffusione in aggiunta alle funzioni del livello 3.

- Clinos Phon, rende disponibili all’utente una serie di funzioni evolute che, in abbinamento
4 a quelle tradizionali di segnalazione acustico-luminosa, ne aumentano l’efficienza operativa,
il comfort e il risparmio sui costi gestionali:
CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

- comunicazione vocale diretta tra ogni singolo paziente e il personale sanitario


- gestione differenziata delle segnalazioni di presenza per due categorie di personale (medici
e infermieri)
POSSIBILITÌDIATTRIBUIREDIVERSEPRIORITÌALLECHIAMATEINARRIVO
- chiamata diagnostica, segnalata da trasduttori o apparecchiature diagnostiche specifiche
(cure intensive e simili)
- chiamata diretta del medico, tramite apposito pulsante, opportunamente protetta contro
false attivazioni
- autodiagnosi del sistema, con restituzione in chiaro delle informazioni relative allo stato di
funzionamento
- predisposizione ad agevoli modifiche funzionali e strutturali nel corso del normale esercizio.
La struttura del sistema Clinos 3000 riproduce l’organizzazione dell’ambiente in cui deve
operare

Segnali e comandi
vengono trasmessi
attraverso un unico cavo
(linea bus), facilitando
e ottimizzando così
i costi di installazione
e manutenzione
del sistema.

Verso altri concentratori


di zona

54 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 4.2

Ogni sistema è costituito da una o più zone, che si possono assimilare ai reparti, piani o
padiglioni di una struttura di ricovero. Ad ogni zona fanno capo una o più stanze, come
camere di degenza, locali di presidio e locali di servizio comuni. Infine, ogni camera di
degenza può ospitare uno o più letti.
4UTTIIDISPOSITIVIDELSISTEMASONOCONNESSITRALOROATTRAVERSOUNALINEABUS CHE INBASE
alle funzioni che svolge, assume le seguenti denominazioni:
- bus di zona: collega tra loro i concentratori di zona e le apparecchiature comuni a tutto
il sistema, come, ad esempio, interfacce e alimentatore
- bus di corridoio: collega i moduli elettronici delle camere e dei locali di presidio, le lampade
DI CORRIDOIO I DISPOSITIVI DI SEGNALAZIONE E I DISPLAY AL CONCENTRATORE DI ZONA CUI
appartengono
- bus di camera: collega tutti i dispositivi che si trovano nella camera al modulo elettronico
della camera.
I diagrammi che seguono mostrano la struttura del sistema Clinos 3000 nelle due versioni
disponibili.

Modulo di
4
Centrale di selezione

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA


zona Modulo zone locale
(gruppo 1-3) display di presidio
Bus dati di corridoio (dati)

Modulo Unità del


elettronico Remind
locale
per locale di di presidio
presidio
Modulo di Modulo di
Modulo chiamata chiamata
display (letto 1) (letto 2)

Bus dati posto letto (dati) Altri moduli


di chiamata
Modulo
elettronico Tirante
con bus dati (bagno/WC)
posto letto Pulsante di
chiamata
(bagno/WC)
Bus dati di zona

Display di informazioni

Pulsante di Pulsante di Pulsante di


annullamento chiamata chiamata
chiamata (letto 1) (letto 2)

Altri pulsanti
di chiamata

Modulo
elettronico
Dispositivo senza bus dati Tirante
di fine linea posto letto (bagno/WC)
del bus dati Pulsante di
chiamata
(bagno/WC)

Centrale di zona
(gruppo 4-6)
Clinos Plus consente di realizzare
Altre centrali sistemi in grado di evolvere dalle
di zona funzioni di base alla comunicazione
vocale bidirezionale half duplex
e al servizio di radiodiffusione.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 55


segue 4.2

Terminale di
camera
Dispositivo di
fine linea
Pulsante di Pulsante di
chiamata chiamata
(letto 1) (letto 2)
Lampada
di corridoio

Bus posto letto (dati) Altri pulsanti di chiamata

Pulsante di
chiamata e
Tirante annullamento

Bus di corridoio
(bagno/WC) (bagno/WC)

Display di informazioni

Terminale di
camera
4 Combinazione
letto (letto 1)
Combinazione
letto (letto 2)
Lampada di
CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

Combinazione letto (letto 2)


corridoio

Bus posto letto Altre e combinazioni letto


Alimentatore (dati + audio)
Pulsante di
Tirante annullamento
N L
(bagno/WC) (bagno/WC)

Interfaccia locale
di presidio
Concentratore
di zona (slave 1)
Stazione
operativa
Bus di zona

Alimentatore

N L

Ethernet / LAN Server


chiamate
infermiere

Concentratore
Clinos Phon, oltre a svolgere di zona (master)
le funzioni tradizionali, consente
di realizzare sistemi di comunicazioni Altri concentratori di zona
full duplex tra il singolo paziente
e il personale di servizio.

4.3

Caratteristiche del sistema


Grazie alle soluzioni adottate, Clinos 3000 consente di ottenere importanti risultati, tra cui
SEMPLICITÌDUSO ECONOMIENELLINSTALLAZIONEEGESTIONEEMIGLIORAMENTODELSERVIZIOOFFERTO
I principali punti di forza del sistema sono:
- semplicità di cablaggio. Clinos 3000 usa per il collegamento tra i dispositivi un cablaggio
con tecnologia bus. Ciò significa che tutti i dati e le informazioni viaggiano su un semplice
doppino, risparmiando così sul materiale e sul tempo impiegato per la stesura dei cavi.
Usando un cavo a 6 conduttori si può, inoltre, portare anche l’alimentazione e la fonia ai
VARI DISPOSITIVI ,A POSSIBILITÌ DI USARE UN SEMPLICE CAVO A  CONDUTTORI RISPETTO AL
considerevole fascio di cavi (o al grosso cavo multipolare) tradizionalmente usato, agevola
notevolmente la posa in opera, riducendo i tempi di installazione
- modularità. Clinos 3000 utilizza una tecnologia modulare, consentendo in tal modo di far
evolvere il sistema nel tempo, partendo dalle funzioni base ed aggiungendo
SUCCESSIVAMENTELEALTREFUNZIONALITÌ SENZAVANIlCAREGLIINVESTIMENTIGIÌEFFETTUATI
- continuità di servizio e facilità di manutenzione. Sfruttando le funzioni di autodiagnosi
interna e di riconoscimento delle anomalie, Clinos 3000 permette l’immediata individuazione
DIEVENTUALIGUASTI)NCASODINECESSITÌ IMODULIELETTRONICISONOSOSTITUIBILISENZADOVER
INTERROMPEREILFUNZIONAMENTODELSISTEMA GARANTENDOCOSÖLACONTINUITÌDELSERVIZIO)NOLTRE
i moduli elettronici di controllo camera, nella versione Plus, sono installati nel corridoio e
possono perciò essere sostituiti senza dover entrare nella camera del paziente. In questo
modo non si arreca alcun disturbo ai degenti e medici ed infermieri possono tranquillamente
continuare ad operare secondo le proprie esigenze, mentre il personale tecnico addetto
alla manutenzione può intervenire tempestivamente

56 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 4.3

Quadro sinottico delle funzioni dei sistemi Clinos 3000


Funzioni Clinos Plus Clinos Phon
Autodiagnosi  
0OSSIBILITÌDIVARIARE VIASOFTWARE ILLIVELLO
DIPRIORITÌASSOCIATOADUNAPARTICOLARECHIAMATA  
(ad esempio, proveniente dal letto di un paziente grave)
)NFORMAZIONIDETTAGLIATESULIVELLODIPRIORITÌ
 
e provenienza delle chiamate
Diffusione automatica delle informazioni in tutti i locali
 
con personale di servizio presente
Immediata localizzazione del personale di servizio  
)NFORMAZIONIFACILMENTECOMPRENSIBILIGRAZIEADISPLAY
 
alfanumerici e terminali video
Identificazione della chiamata con codice alfanumerico
 
di 8 caratteri
Radiodiffusione   4
Sistema di comunicazione bidirezionale half duplex  

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA


Sistema di comunicazione vocale bidirezionale full duplex 
Fonia di camera  
Fonia posto letto 

Quadro sinottico delle caratteristiche dei sistemi Clinos 3000


Dimensioni massime Clinos Plus Clinos Phon
del sistema
Numero di concentratori 16 64
Numero totale di zone 48 254
(zone gestite da ogni concentratore (3) (6)
di zona)
Numero di dispositivi sul bus di zona 32 –
(comprese le interfacce dati)
Numero di interfacce dati - 1 per cercapersone –
- 1 per PC
Numero moduli sul bus di corridoio 127 (1) 127 (1)
Numero di locali di presidio 9 6
sul bus di corridoio
Numero di locali di presidio, per zona 3 (2) 1
Numero di moduli sul bus di camera 10 10
Numero di moduli sul bus di DISPLAY TERMINALECONDISPLAY
camera, per tipologia - 1 mod. di - 1 mod. di selezione
comunicazione - 4 mod. di chiamata
- 8 mod. di chiamata con fonia
- 4 mod. elettronici da - 8 mod. di chiamata
parete senza fonia
Numero di moduli nel locale DISPLAY UNITÌCOMPATTA Note:
di presidio, per tipologia - 1 modulo di (1)
il totale di moduli attivi, tra moduli
comunicazione di corridoio e moduli di camera,
- 1 modulo di selezione non deve superare 255
(2)
UNITÌCOMPATTA per ogni concentratore di zona deve
esserci almeno un locale di presidio

Lunghezza massima del bus Clinos Plus Clinos Phon


Bus di zona (doppino Ø 0,8 mm) 2.000 m –
Bus tra 2 concentratori di zona, in funzione del cavo usato – 50÷150 m
Bus di corridoio (doppino Ø 0,8 mm) 1.000 m 500 m
Bus audio (doppino Ø 0,8 mm) – 500 m
Bus di camera (doppino Ø 0,6 mm) 200m 200 m

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 57


4.4
Configurazione del sistema
Clinos 3000 può essere configurato per funzionare come:
- sistema decentralizzato DOVELEINFORMAZIONIVENGONORIPORTATESOLOALLUNITÌDIPRESIDIO
e ai terminali appartenenti alla stessa zona (ad esempio, un reparto, un piano, un padiglio-
ne, ecc.)
- sistema centralizzato DOVELEINFORMAZIONIVENGONOTRASMESSEERIPORTATEALLEUNITÌDI
presidio e ai terminali di tutte le zone.
'RAZIEALLAFACILITÌDICOMMUTAZIONETRALEDUEMODALITÌDICONlGURAZIONEDELSISTEMALEZONE
possono essere collegate tra loro come si desidera mediante un modulo di selezione per la
versione Plus), si può prevedere anche una loro combinazione per soddisfare specifiche
esigenze. Ad esempio, si può avere un funzionamento decentralizzato di giorno ed uno
centralizzato di notte, quando il personale presente è ridotto, ottimizzando i costi e mante-
NENDOLASTESSAQUALITÌDISERVIZIO

4.5

4 Componenti del sistema


Il principale componente del sistema è il concentratore di zona, che controlla e sincronizza
CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

l’intera linea bus su cui transitano i dati e assicura funzioni come le segnalazioni acustiche
e l’intermittenza delle segnalazioni ottiche. Le chiamate possono essere distinte tra chiamate
per medico, chiamate per infermiere, chiamate d’emergenza, di promemoria e telefoniche.
Ogni concentratore di zona può gestire fino a 3 (Clinos Plus) o 6 (Clinos Phon) sottozone
distinte.
Ai concentratori di zona si connettono il bus di zona, che permette di collegare altri concen-
tratori di zona e dispositivi o interfacce di sistema, e i bus di corridoio, che collegano tutti i
moduli elettronici e dispositivi appartenenti alla zona gestita da ciascun concentratore.
I moduli elettronici attivi, collegati al bus di corridoio, forniscono l’identificazione e la me-
MORIZZAZIONEDELLECHIAMATEECONSENTONODIALLACCIARELEUNITÌATTIVECHESITROVANONELLE
camere di degenza o nei locali di presidio.
Le unità attive, infine, sono rappresentate da tutti quei dispositivi (display, terminali di
camera, moduli di chiamata, moduli di comunicazione, ecc.) che, collegati ai moduli
elettronici attivi attraverso il bus di corridoio, consentono ai pazienti e al personale di servizio
di effettuare e gestire le chiamate (individuazione della provenienza, cancellazione, ecc.).
/GNIUNITÌATTIVAÒIDENTIlCATASUIDISPLAYATTRAVERSOUNCODICEALFANUMERICODICARATTERI
Il sistema comprende, inoltre, altri dispositivi la cui funzione è quella di rendere più confor-
tevole la permanenza dei pazienti nelle camere di degenza (tastiere, unità radio, ecc.).
I dispositivi del sistema sono alimentati con tensione di sicurezza di 24 Vc.c., fornita da ap-
positi alimentatori.

4.6

Affidabilità e sicurezza
)LSISTEMA#LINOSADOTTAUNASERIEDIACCORGIMENTIPERGARANTIRELACONTINUITÌDIFUNZIO-
namento del sistema e la salvaguardia delle persone:
- in caso di mancanza dell’alimentazione elettrica, le chiamate rimangono in memoria per
circa 24 ore e, quando l’alimentazione viene ripristinata, vengono automaticamente visua-
lizzate le chiamate e le indicazioni di presenza attive prima dell’interruzione
QUALORAILCONCENTRATOREDIZONADOVESSEGUASTARSI ILSISTEMACOMMUTAINMODALITÌEMER-
genza, che garantisce le chiamate normali e d’emergenza, la cancellazione delle chiamate,
l’indicazione di presenza, il trasferimento delle chiamate nei locali dove è stata segnalata
la presenza del personale di servizio e l’indicazione luminosa delle lampade del corridoio
ILCONCENTRATOREDIZONACONTROLLACOSTANTEMENTETUTTELEUNITÌATTIVEESEGNALAQUALSIASI
anomalia con un messaggio generale o con messaggi specifici
- alcune tastiere sono dotate di connettori a strappo, che evitano danni al cavo di collega-
mento in caso di strattoni accidentali
LASICUREZZAELETTRICAEDIREQUISITIDICOMPATIBILITÌELETTROMAGNETICADEICOMPONENTIDELSI-
STEMASONOGARANTITIINCONFORMITÌALLE$IRETTIVEEUROPEEMARCHIO#% 

58 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


4.7

Esempi di applicazione del sistema Clinos 3000 Plus

Moduli su bus
di camera
Bus di camera Bus di corridoio
Max. 255 moduli
attivi per
raggruppamento

Bus di zona

3
4

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA


Max. 32 dispositivi
15

max
16

CZ = Concentratore di zona
DZ = Dispositivo su bus di zona
MC = Modulo su bus di corridoio

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 59


segue 4.7

Altri concentratori
di zona Magazzino

4
CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

Reparto ospedaliero
1 Alimentatore stabilizzato
2 Concentratore di zona
3 Modulo elettronico per locali di presidio
4 Modulo elettronico di controllo
per camera
5 $ISPLAYDIINFORMAZIONE
6 $ISPLAYMODULAREALFANUMERICO Locale
7 Modulo di selezione presidio di lavoro Locale di presidio
infermieri/medico
8 5NITÌPERLOCALEDIPRESIDIO
9 Combinazione di chiamata Remind

e annullamento

Camera di degenza livello 1


1 Combinazione di chiamata
e annullamento
2 Modulo di chiamata
3 4ASTIERA
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
5 Modulo elettronico di controllo
per camera

Bus di corridoio

60 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 4.7

Camera di degenza livello 2


1 $ISPLAYMODULAREALFANUMERICO
2 Modulo di chiamata compresa
per dispositivo diagnostico
3 4ASTIERA
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
5 Pulsante di chiamata
6 Modulo elettronico di controllo
per camera

4
Bus di corridoio

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA


Camera di degenza livello 3
1 $ISPLAYMODULAREALFANUMERICO
2 Modulo di chiamata compresa
per dispositivo diagnostico
3 4ASTIERA
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
5 Pulsante di chiamata
6 Modulo elettronico di controllo
per camera
7 Modulo di comunicazione vocale

Bus di corridoio

Camera di degenza livello 34


1 $ISPLAYMODULAREALFANUMERICO
2 Interfaccia elettronica
3 4ASTIERAPENSILE
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
5 Pulsante di chiamata
6 Modulo elettronico di controllo
per camera

Bus di corridoio

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 61


4.8

Esempi di applicazione del sistema Clinos 3000 Phon

Moduli su bus
di camera
Bus di camera Bus di corridoio
Max. 255 moduli attivi
per raggruppamento

Bus di zona

4 3
CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

63

max
64

CZ = Concentratore di zona
DZ = Dispositivo su bus di zona
MC = Modulo su bus di corridoio

62 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 4.8

Altri concentratori
di zona Magazzino

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA


Reparto ospedaliero
1 Alimentatore stabilizzato
2 Concentratore di zona
3 Modulo elettronico per locali
di presidio
4 Modulo elettronico di controllo
per camera
Locale di presidio 5 $ISPLAYDIINFORMAZIONE
infermieri/medico
Locale 6 $ISPLAYMODULAREALFANUMERICO
di lavoro
7 Modulo di selezione presidio
8 5NITÌPERLOCALEDIPRESIDIO
9 Combinazione di chiamata
e annullamento

Camera di degenza versione base


1 4ERMINALEDICAMERA
2 Modulo di chiamata
3 4ASTIERA
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
Bus di corridoio 5 Combinazione di chiamata
e annullamento
6 Lampada di corridoio

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 63


segue 4.8

Camera di degenza versione


intermedia
1 4ERMINALEDICAMERA
2 Combinazione per letto
3 4ASTIERA
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
5 Combinazione di chiamata Bus di corridoio
e annullamento
6 Lampada di corridoio

4
CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

Camera di degenza versione


avanzata
TV R TV R

1 4ERMinale di camera
2 Modulo elettronco per tastiera M M

pensile/microtelefono
3 4ASTIERAPENSILE
4 5NITÌDICHIAMATAATIRANTE
5 Combinazione di chiamata Bus di corridoio
e annullamento
6 Lampada di corridoio

64 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


4

CLINOS 3000: EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE OSPEDALIERA

65
Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2
5
Altre informazioni sugli impianti
per locali ad uso medico

5.1

Locali veterinari
Campo di applicabilità delle norme ai locali veterinari
La Norma CEI 64-8/7 precisa che in quanto praticamente applicabile, la norma può essere
utilizzata anche per cliniche ed ambulatori veterinari”.
Le raccomandazioni normative si applicano alle strutture veterinarie individuate nell’accordo
del 26/11/03 tra Ministero della salute, Regioni e Province autonome.
L’accordo definisce quattro tipologie di ambienti:
- studio veterinario con o senza ingresso degli animali;
- ambulatorio veterinario;
- clinica veterinaria;
- ospedale veterinario.
Gli ambenti veterinari possono avere un grado di rischio più o meno elevato secondo la
funzione che il responsabile medico veterinario desidera conferire al proprio studio o alla
struttura nella quale espleta la sua attività. È il direttore medico veterinario pertanto che deve
stabilire mediante dichiarazione scritta l’attività svolta nei vari locali; in base alle sue scelte
il progettista definisce gli impianti da realizzare.

5.1.1

Rischio elettrico
Nei confronti dei fenomeni di elettrocuzione (contatti diretti e indiretti) gli animali presen-
tano rischi più o meno elevati secondo la specie a cui appartengono, le loro dimensioni
e le cure o gli interventi a cui vengono sottoposti, e in alcune condizioni (compreso gli
interventi cardiaci su animali a scopo di ricerca) possono essere soggetti anche al rischio
di microshock.
In genere il rischio di microshock è particolarmente significativo nelle cliniche, negli ospe-
dali veterinari e nei centri di ricerca. Negli studi e laboratori veterinari invece:
- non si eseguono interventi intracardiaci o che possono interessare il muscolo cardiaco;
- si usano con molta moderazione apparecchi elettromedicali con parti applicate, mentre
sono usati con frequenza dei “dispositivi elettrici” e loro accessori quali gli apparecchi per
tosatura, trapani elettrici portatili e “dispositivi elettromedicali” come le lampade scialitiche
ad installazione fissa o carrellate che entrano nella zona paziente.

Figura 5.1: Esempio di clinica veterinario

66 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 5.1.1

Si può quindi concludere che gli studi e i laboratori veterinari possono essere sempre rite-
nuti di gruppo 1 anche se in essi si possono eseguire interventi chirurgici, mentre i locali di
gruppo 2 possono essere presenti nelle cliniche veterinarie, negli ospedali universitari ad
indirizzo veterinario e nei centri di ricerca veterinari o chimico-farmacologici.
Nella figura 5.2 è riportato un diagramma di usso per la scelta del gruppo di locale
veterinario.

É un locale dove il veterinario visita l’animale senza


utilizzare apparecchi elettrici anche se non prettamente Locale di gruppo 0
elettromedicali con parti applicate (es. elettrotosatore) SI veterinario. (incluso i locali
o che possono entrare nella zona paziente (es. lampada di degenza animali)
scialiatica)?

NO

L’animale è sottoposto a cure e/o trattamenti anche


chirurgici invasivi con apparecchi elettrici o
elettromedicali con parti applicate o che entrano nella SI Locale di gruppo 1
veterinario
5
zona paziente, ma è ridotto il rischio di microshock?

ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO


NO

L’animale viene sottoposto a interventi o cure a livello Locale di gruppo 2


cardiaco che possono creare rischi elevati di SI veterinario sempre con
microshock? pericolo di microshock
Figura 5.2: Criteri di scelta dei locali
a uso veterinario

5.1.2

Criteri di dimensionamento e protezione dell’impianto elettrico


I metodi di protezione adottati per i locali ad uso medico, indicati dalla Norma CEI 64-8/7,
possono essere applicati anche per i locali veterinari, come precedentemente
classificati.

5.1.3

Il sistema IT-M nei locali veterinari


Il sistema IT-M può essere adottato per esigenze diverse secondo il gruppo di apparte-
nenza del locale veterinario. Se il locale è dichiarato di gruppo 2 (pericolo di microshock)
il sistema è obbligatorio. Se il locale appartiene al gruppo 1 l’adozione del sistema IT-M
può essere consigliabile al fine di assicurare la possibilità di utilizzo di alcune apparec-
chiature elettriche anche nel caso che in una di queste si verifichi un “primo guasto a ter-
ra”. L’adozione di un apparecchio di controllo dell’isolamento della parte d’impianto sot-
tesa al trasformatore d’isolamento è obbligatoria per i locali di gruppo 2 e raccomandabile
nei locali di gruppo 1.

5.1.4

Verifiche nei locali veterinari


Anche per i locali veterinari è obbligatorio, come per i locali ad uso medico umano ese-
guire le verifiche iniziali e periodiche secondo quanto prescritto dalle norme.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 67


5.2

Verifiche iniziali e periodiche


Gli impianti elettrici nei locali adibiti ad uso medico devono essere verificati, sia prima della
messa in servizio e sia dopo eventuali modifiche o riparazioni (verifiche iniziali);
successivamente devono essere controllati a intervalli prestabiliti (verifiche periodiche) da
un tecnico esperto, che può essere oppure no alle dipendenze della struttura sanitaria, e i
risultati di ciascuna verifica devono essere registrati.

5.2.1

Verifiche iniziali
Gli impianti elettrici dei locali di gruppo 0 (impianti ordinari) sono soggetti alle sole verifiche
previste dalla Norma CEI 64-8/6. Per gli impianti dei locali di gruppo 1 e di gruppo 2 in
aggiunta alle verifiche richieste per gli impianti ordinari devono essere effettuati i seguenti
controlli:

Prove e verifiche da effettuare Locali Locali


di gruppo 1 di gruppo 2
5
1 Prove funzionali del dispositivo di controllo
ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO

dell’isolamento e del sistema di allarme ottico e – 


acustico del sistema IT-M
2 Misura delle correnti di dispersione dell’avvolgimento
secondario a vuoto e sull’involucro dei trasformatori
– 
per uso medicale; la prova non è necessaria se è già
stata eseguita dal costruttore del trasformatore
3 Misura di resistenza dei collegamenti equipotenziali
– 
supplementari
4 Verifica della continuità dei conduttori di protezione
 –
ed equipotenziali
5 Esame a vista per controllare che siano state
rispettate le altre prescrizioni normative previste dalla  
Sezione 710 della Norma 64-8/7

Strumentazione < Le verifiche si effettuano sulla base della documentazione di progetto comprendente almeno:
Per eseguire le prove e le - la planimetria indicante il gruppo di appartenenza dei singoli locali medici;
misure è necessaria - le planimetrie indicanti il posizionamento dei nodi equipotenziali con i relativi collegamenti;
un’adeguata - gli schemi elettici.
strumentazione,
comprendente: Prove funzionali del sistema IT-M
- un voltmetro; La verifica di funzionalità del dispositivo di controllo dell’isolamento si effettua con una serie
- una pinza di accertamenti seguiti da alcune prove.
milliamperometrica;
- un milliohmmetro
con tensione a vuoto
- il dispositivo deve essere conforme alla Norma CEI EN 61557-8,
da 4 a 24 V in c.c. o in c.a. riguardante gli apparecchi di prova, di misura e di sorveglianza delle
e corrente di prova di 10 A; misure di protezione;
- un apparecchio per Accertamenti
provare gli interruttori iniziali - l’impedenza interna del dispositivo non deve essere inferiore
differenziali a 100 k;
- la tensione di alimentazione del circuito di allarme non deve essere
superiore a 25 V c.c..

Prove

68 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 5.2.1

a) Misura della corrente nel circuito di allarme

Scopo della prova: Si deve accertare che anche in caso di guasto la corrente nel circuito
non superi il valore di 1 mA c.c.

Strumento: milliamperometro.

Procedura: la misura della corrente circolante nel circuito di allarme può essere effettuata
in condizioni di guasto franco a terra inserendo il milliamperometro in serie al conduttore
che connette il dispositivo al nodo equipotenziale e collegando direttamente a terra uno dei
conduttori del circuito isolato (fig. 5.3).

trasformatore
d’isolamento

rete
230 V/50 Hz
5
collegamento

ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO


franco a terra

al nodo
equipotenziale

I 1 mA

monitor
di isolamento Figura 5.3: Misura della corrente
nel circuito di allarme.

b) Prova di intervento

Scopo della prova: verificare il corretto funzionamento del dispositivo di controllo


dell’isolamento, ossia che si attivi l’indicazione di allarme quando il valore di resistenza di
isolamento scende sotto i 50 k.

Strumento: reostato.

Procedura: dopo aver scollegato le utenze, si pone in collegamento tramite un reostato


ciascun conduttore del circuito alimentato dal secondario del trasformatore di isolamento
– uno alla volta – col nodo equipotenziale (fig. 5.4). La simulazione del guasto si attua
riducendo la resistenza del reostato a un valore R < 50 k. Ciò deve far intervenire il sistema
di allarme ottico e acustico. Quindi, aumentando R fino a valori superiori a 50 k, si verifica
se l’allarme è in grado di disattivarsi automaticamente.

trasformatore
d’isolamento

rete
230 V/50 Hz

al nodo
equipotenziale

monitor
di isolamento Figura 5.4: Prova di intervento
del controllore di isolamento.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 69


segue 5.2.1

Verifica di funzionalità dei sistemi di segnalazione

Scopo della prova: verificare la funzionalità dei sistemi di allarme ottico e acustico.

Procedura: la prova si esegue accertando, mediante esame a vista, che siano state
rispettate le seguenti prescrizioni:
- presenza della spia luminosa di segnalazione a luce verde che indica il regolare
funzionamento;
- presenza della spia luminosa di segnalazione a luce gialla che si accende quando il
dispositivo di allarme interviene (resistenza di isolamento < 50 k);
- impossibilità di disinserire il segnale luminoso giallo; lo spegnimento deve avvenire solo a
seguito dell’eliminazione del guasto segnalato;
- presenza di un segnale acustico che entri in funzione quando il dispositivo di allarme
interviene (resistenza di isolamento < 50 k); il segnale deve essere percepibile nei locali
del reparto dove è prevista la presenza di personale medico.

Misura delle correnti di dispersione del trasformatore di isolamento


5
Scopo della prova: Verificare che la corrente di dispersione verso terra dell’ avvolgimento
ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO

secondario e dell’involucro del trasformatore d’isolamento non sia superiore a 0,5 mA.

Strumento: milliamperometro.

Procedura:
a) la misura di dispersione verso terra dell’avvolgimento secondario si effettua con il
trasformatore alimentato a vuoto alla tensione nominale, con il monitor di isolamento
disinserito e collegando il milliamperometro tra nodo equipotenziale e ciascun polo del
trasformatore uno alla volta (fig. 5.5).
b) la misura della corrente di dispersione sull’involucro si esegue sulle parti metalliche
accessibili non collegate a terra, (ad esempio rivetti, viti ecc.), e sulle parti isolanti
applicando su di esse un foglio metallico.

trasformatore
d’isolamento

rete
230 V/50 Hz

al nodo
equipotenziale

I 0,5 mA
Figura 5.5: Misura delle correnti
monitor di isolamento
(scollegato)
di dispersione del trasformatore
di isolamento

70 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 5.2.1

Misura dei collegamenti equipotenziali supplementari (locali di gruppo 2)


Nei locali di gruppo 2 si deve misurare la resistenza di ogni conduttore di collegamento al
nodo equipotenziale.

Scopo della prova: verificare che ciascun collegamento tra il nodo equipotenziale e gli
alveoli di terra delle prese a spina, il morsetto di terra degli apparecchi utilizzatori fissi e
qualsiasi massa estranea presenti una resistenza non superiore a 0,2 .

Strumento: apparecchio a quattro morsetti, funzionante secondo il principio


voltamperometrico, con tensione a vuoto compresa tra 4 e 24 V in c.a. o in c.c. ed in grado
di erogare una corrente di almeno 10 A.

Procedura: si collegano i morsetti dello strumento da un lato al nodo equipotenziale e


dall’altro alla massa o alla massa estranea, come indicato nella figura 5.6. Tramite il circuito
amperometrico (morsetti A1 e A2) si fa circolare la corrente di prova mentre tramite il circuito
volumetrico (morsetti V1 e V2) si misura la tensione
I puntali devono essere collocati in due punti differenti sia sul nodo equipotenziale sia sulla
massa. In tal modo si misurano, oltre la resistenza Rc del conduttore equipotenziale anche le 5
resistenze di contatto delle connessioni del conduttore stesso (R1 e R2). In presenza di un sub-

ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO


nodo la misura deve essere effettuata tra nodo equipotenziale e massa o massa estranea,
deve riguardare cioè contemporaneamente entrambi i conduttori, quello tra il nodo equipo-
tenziale e il sub-nodo e quello che connette il sub-nodo alla massa o massa estranea (fig. 5.7).

Rc
R2 
R1
A

V1
A1
V2
A2

A R1 Rc R2 B

V
Figura 5.6: Misura della resistenza
G A
dei conduttori equipotenziali
supplementari.

Nodo principale Strumento


di misura

Sub-nodo

Conduttore
equipotenziale

Massa estranea Figura 5.7: Misura del collegamento


equipotenziale di una massa estranea
tramite un sub-nodo.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 71


segue 5.2.1

Verifica dei collegamenti equipotenziali supplementari (locali di gruppo 1)


La verifica viene effettuata accertando la corretta esecuzione dei collegamenti dei conduttori
di protezione ed equipotenziali e del nodo equipotenziale e la loro integrità.

Scopo della prova: verificare la continuità elettrica dei conduttori ossia l’assenza di falsi
contatti (senza misurarne la resistenza).

Strumento: ohmmetro che abbia una tensione a vuoto compresa tra 4 e 24 V in c.a. o in
c.c. ed eroghi una corrente di almeno 0,2 A.

Procedura: si collegano i morsetti dello strumento da un lato al nodo equipotenziale e


dall’altro alla massa o alla massa estranea e si verifica che la corrente erogata dallo
strumento non scenda al di sotto dei 0,2 A.

Misura per l’identificazione delle masse estranee

Scopo della prova: accertare se una parte metallica è una massa estranea mediante misura
5 della resistenza verso terra. È considerata massa estranea se il valore di resistenza misurato
è inferiore a 0,5 M nei locali di gruppo 2 e inferiore a 200  negli locali di gruppo 1.
ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO

Strumento: ohmmetro o apposito strumento dotato di presa a spina da inserire in una presa
dell’impianto e di una sonda da porre in contatto con l’eventuale massa estranea.

Procedura: la misura si effettua collegando i puntali dello strumento uno al nodo


equipotenziale e l’altro sulla struttura metallica in esame (fig. 5.8).

le
zia c
do te
n opamer
nouipo era a
tor
eq ia

se R < 0,5 M

la struttura è
una massa estranea
Figura 5.8: Misura della resistenza
di terra delle masse estranee.

Esame a vista
L’esame a vista deve riguardare in particolare i seguenti aspetti:
- coordinamento delle protezioni nei sistemi TN e TT;
- tarature dei dispositivi di protezione;
- caratteristiche dei sistemi SELV e PELV;
- protezioni contro l’incendio;
- configurazioni circuitali per l’alimentazione delle prese a spina nei locali di gruppo 2;
- identificazione delle prese a spina alimentate da sorgenti di sicurezza;
- prestazioni delle sorgenti e degli apparecchi per l’alimentazione e l’illuminazione di sicurezza.

72 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


5.2.2

Verifiche periodiche
I locali ad uso medico necessitano, oltre che di una manutenzione minuziosa e accurata di
tipo preventivo, anche di verifiche periodiche che hanno cadenze temporali specifiche. Lo
scopo delle verifiche periodiche è quello di accertare il mantenimento delle condizioni di
accettabilità e conformità alle norme riscontrate in occasione delle verifiche iniziali, nonché
di appurare il corretto funzionamento dei dispositivi e dei sistemi di sicurezza.
Nella tabella 5.1 sono riassunte le verifiche da effettuare sugli impianti elettrici dei locali ad
uso medico, e la relativa periodicità richiesta dalla Norma CEI 64-8/7. Si ricorda che tali
verifiche vanno ad aggiungersi a quelle richieste dalla Norma CEI 64-8/6 per gli impianti
ordinari.

Verifica Periodicità
1 Prova funzionale dei dispositivi di controllo dell’isolamento 6 mesi
(sui sistemi IT-M)
2 Controllo, mediante esame a vista, delle tarature dei dispositivi 1 anno
di protezione regolabili
3 Misure di resistenza dei collegamenti equipotenziali supplementari 3 anni 5
4 Prova che gli interruttori differenziali intervengano al valore di Idn 1 anno

ALTRE INFORMAZIONI SUGLI IMPIANTI PER LOCALI AD USO MEDICO


5 Prova funzionale dell’alimentazione dei servizi di sicurezza
con motori a combustione:
sPROVAAVUOTO 1 mese
sPROVASOTTOCARICOPERALMENOMINUTI 4 mesi Tabella 5.1: Verifiche periodiche
che devono essere effettuate sugli
6 Prova funzionale dell’alimentazione dei servizi 6 mesi impianti elettrici dei locali ad uso
di sicurezza a batteria, seguendo le istruzioni del fabbricante medico di gruppo 1 e di gruppo 2.

5.2.3

Registrazione dei risultati


Le date e i risultati delle verifiche, sia quelle iniziali che quelle periodiche, devono essere
registrati su supporto cartaceo o elettronico e conservati nel tempo, così come richiesto
all’articolo 710.6 della Norma CEI 64-8/7.

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 73


6
Appendice

6.1

Percorso logico per la progettazione degli impianti elettrici nei locali adibiti
ad uso medico

Dichiarazione del responsabile sanitario sul tipo di interventi sanitari


che devono essere effettuati nel locale ad uso medico

Definizione della tipologia del locale

Analisi dei rischi derivanti da campi elettromagnetici,


scariche atmosferiche, sovratensioni sull’alimentazione, incendio

Individuazione delle canalizzazioni per la climatizzazione del locale,


e delle tubazioni di gas medicali o altro

Individuazione della zona paziente

Determinazione da parte del responsabile sanitario degli apparecchi


elettromedicali che saranno utilizzati nel locale e relativi valori di potenza assorbita

Suddivisione degli apparecchi elettromedicali tra ordinari


e apparecchi che devono essere alimentati da sistema IT-M

Definizione della taglia del trasformatore di isolamento in relazione


alla potenza delle apparecchiature previste nel locale

Individuazione delle masse e delle masse estranee


che devono essere connesse al nodo equipotenziale

Individuazione dei percorsi delle condutture e delle posizioni dove collocare


i quadri e il nodo equipotenziale e degli spazi necessari alla manutenzione

Individuazione di esigenze o vincoli particolari e della necessità


di eventuali schermi contro i campi elettromagnetici esterni

Dimensionamento dei conduttori e delle protezioni

Scelta delle apparecchiature di manovra e protezione

74 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


6.2

Ipotesi per la progettazione


La progettazione dell’impianto elettrico ospedaliero richiede un’attenta valutazione di nu-
merosi fattori che concorrono a garantire una corretta sintesi tra due aspetti intrinsecamente
antitetici: protezione e continuità di servizio.
L’impianto elettrico ospedaliero dei locali di gruppo due presenta un alto grado di complessità
e non può prescindere dal coordinamento con la distribuzione a monte di esso. E’ preciso
compito del progettista quello di pesare le possibili scelte progettuali compatibilmente con
le normative applicabili e contestualmente alle esigenze tecniche.

Di seguito vengono riportate a titolo di supporto alcune tipologie di installazioni alternative


che il progettista potrebbe trovarsi a dover valutare, con l’intento di illustrare vantaggi e
svantaggi delle soluzioni a confronto e, laddove possibile, offrire un suggerimento
qualitativo.

Concentrazione delle utenze sotto linea privilegiata o divisione della linea privilegiata
dalla linea UPS

Si consiglia di suddividere i circuiti così come previsto dalla Norma CEI 64-8/7 per avere 6
comunque la doppia alimentazione sui circuiti della sala operatoria anche qualora la potenza

APPENDICE
assorbita dai carichi non IT-M possa essere considerata trascurabile rispetto alla potenza
installata

Concentrazione Divisione
s-INORCOMPLESSITÌDELLIMPIANTO s2IDONDANZADEICIRCUITI
s-INORICOSTI s#ONTINUITÌDISERVIZIOINCASONON
s-ANCATOUTILIZZODELDIFFERENZIALE FUNZIONI28LELINEEDELLASEZIONE
a protezione delle linee dedicate emergenza sono comunque
ad illuminazione e macchinari regolarmente in funzione
con assorbimento >5 kVA, come s2IDUZIONEDELLAPOTENZADELTRASFORMATORE
ad esempio apparecchi radiologici di isolamento medicale
s.ESSUNASELETTIVITÌSULSECONDARIO503 s2IDUZIONEDELLATAGLIADEIDISPOSITIVI
di protezione all’interno del quadro IT-M

Utenze
privilegiate

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 75


segue 6.2
La scelta del dispositivo di protezione più idoneo dipende dal contesto applicativo e deve
essere prescritta dal progettista. Nei locali di terapia intensiva, nei quali i pazienti hanno una
degenza prolungata, è consigliabile servire le utenze con più trasformatori sia per aumentare
la continuità di servizio sia per poter effettuare interventi di manutenzione che non possono
causare disagi a tutti i pazienti ricoverati.
Negli ambulatori chirurgici invece, può essere opportuno erogare l’alimentazione da un unico
trasformatore in quanto le potenze assorbite sono generalmente molto contenute ed è
possibile gestire una riserva di potenza anche con un trasformatore di isolamento da 3 o 5
kVA. In questi locali invece è molto sentito il vincolo di spazio entro cui ubicare il quadro,
pertanto potrebbe essere preferibile privilegiare un quadro di dimensioni ridotte.

Concentrazione o distribuzione della potenza nei locali di gruppo 2


Concentrazione Distribuzione
s2IDUZIONEDELNUMERODIQUADRI s2IDONDANZA
s2IDUZIONEINGOMBRI s-AGGIORECONTINUITÌDISERVIZIO
s0OTENZADISPONIBILEPERFUTURI s&ACILITÌDIMANUTENZIONE
6 ampliamenti dell’impianto
s-INORICOSTI
s2ICERCADELGUASTOPIáVELOCE
s2IDUZIONEDELLEDIMENSIONIDELSINGOLO
quadro
APPENDICE

s-AGGIORFACILITÌADINSTALLAREILQUADRO
a parete

La scelta del dispositivo di protezione più idoneo dipende dal contesto applicativo e deve
essere valutata dal progettista alla luce delle considerazioni di cui sopra.

Protezione dei circuiti IT-M mediante fusibili o interruttori automatici


Fusibili Interruttori automatici
s0OTEREDIINTERRUZIONEELEVATO s2IARMOISTANTANEO
s6ELOCITÌDIINTERVENTO s6ELOCITÌDIMANUTENZIONENESSUN
s3ELETTIVITÌCONIGRUPPIPRESEPRESENTI bisogno di sostituzione delle parti attive
su pensili, testaletto e quadretti di sala s.ONRICHIESTECOMPETENZESPECIlCHEIN
s-IGLIORESELETTIVITÌORIZZONTALEEVERTICALE fase di manutenzione
dei circuiti s4ARATURADELLAPROTEZIONENON
s3OSTITUZIONEDELLASOLAPARTEDETERIORATA MODIlCABILEDALLUTENTEMEDIANTE
s)LDISPOSITIVONONRISENTEDEGLIEFFETTIDEL sostituzione di componenti
guasto poichè la cartucciat deteriorata s0OSSIBILITÌDIINSTALLARENUMEROSI
può essere sostituita accessori tra cui contatti di segnalazione
s0OSSIBILITÌDIEFFETTUAREILSEZIONAMENTO
sotto carico della linea mediante
un dispositivo con categoria
di utilizzo AC-22B

76 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 6.2
Si consiglia fortemente la protezione della linea di alimentazione del monitor di isolamento
per mezzo di una base portafusibile opportunamente coordinata.
0ERSCONGIURARECHEILMONITORDIISOLAMENTOSIADISINSERITOMENTREILCIRCUITO)4 -ÒINFUNZIONE
è consigliabile installare il portafusibile in una parte inaccessibile del quadro, tipicamente sul
RETRODELLAPORTELLADELQUADRO0ERLASTESSARAGIONEÒIMPORTANTECHELABASEPORTAFUSIBILE
non sia atta al sezionamento e venga piombata in posizione di chiuso: in questo modo si ha
la garanzia che l’alimentazione del monitor di isolamento possa venir a mancare solo nel
momento in cui il secondario del trasformatore, e dunque la sala operatoria, non è in funzione

Protezione del monitor di isolamento da cortocircuito e sovraccarico


Proteggere Non proteggere
s3IEVITANOEVENTUALISOVRACCARICHI s#OSTODEIDISPOSITIVIDIPROTEZIONE
e cortocircuiti s)NGOMBROALLINTERNODELQUADRO
s3IEVITALAROTTURADELMONITOR s2ISCHIODIRENDEREININmUENTELA
di isolamento protezione qualora venga utilizzato
s3IEVITANOPRINCIPIDIINCENDIALLINTERNO un fusibile non appropriato
del quadro
s3IASSICURALACONTINUITÌDISERVIZIO
s2ISCHIODIROTTURADELMONITOR
di isolamento per sovraccarico
6
ai circuiti IT-M o cortocircuito contenuto

APPENDICE
Si consiglia sempre l’utilizzo del differenziale su tutti i circuiti non IT-M: i differenziali infatti
permettono di effettuare la protezione dai rischi di incendio e di contenere il guasto all’interno
del circuito interessato, senza causare ripercussioni più gravi sull’impianto a monte.

Protezione dei circuiti non IT-M per mezzo di differenziale


Uso del differenziale Nessun differenziale
s#ONDIFFERENZIALEDA)dn = 0,03 A garantita s.ESSUNOSCATTOINTEMPESTIVO
anche protezione addizionale dai contatti s,ACONFORMITÌALLAPROTEZIONEDEICONTATTI
diretti indiretti, nei sistemi TN, è assicurata da
s0ROTEZIONEDAIRISCHIDIINCENDIO interruttori magnetotermici
con Idn ≤ 0,5 A s#ONlGURAZIONEESSENZIALEDELLIMPIANTO
s)SOLAMENTODELGUASTOALLINTERNODEL s3NELLIMENTODELLEVERIlCHEPERIODICHE
circuito coinvolto s3ELETTIVITÌSUGUASTIATERRADAREALIZZARE
s#OORDINAMENTOSELETTIVOTRADIFFERENZIALI mediante magnetotermici

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 77


6.3Leggi e decreti

Apparecchi elettromedicali con parti applicate

Nella tabella seguente sono riportati i valori di potenza delle principali apparecchiature
elettromedicali installate nelle sale operatorie.
Come si può rilevare la potenza complessiva richiesta è prossima ai 13 kW e ciò comporta
l’impiego di almeno due trasformatori d’isolamento medicali.

Potenze installate in una sala operatoria di cardiochirurgia


$ElBRILLATORE 320 W
0OMPEINFUSIONE 50 W
Display/Ecrani 100 W
Sorgente luminosa allo xenon 1500 W
Elettrobisturi monitor 1300 W
Alimentatore (monitoraggi) 2500 W
Scambiatore di calore sangue 2400 W
6 0OMPEPEREXTRACORPOREA 160 W
2ISCALDAMENTOADARIAPERPAZIENTE 4HERMACARE 1400 W
APPENDICE

N.3 lampade scialitiche 450 W


Negativoscopio 200 W
Totale potenze installate 10380 W
."0OTENZEDACONSIDERARECONUNFATTOREDICONTEMPORANEITÌ
come previsto dalla norma

Apparecchiature per cardiochirurgia


Apparecchio per autotrasfusione ATT
$ElBRILLATORE DEF
$ElBRILLATOREIMPIANTABILE DIN
Monitor MON
Monitor funzionalita' cerebrali MFC
Ossigenatore per circolazione extracorporea OCE
2ISCALDATORESANGUIGNO RSA
Scambiatore di calore per circolazione extracorporea SCC
Sistema per circolazione extracorporea, CEC
Sternotomo STT

Apparecchiature per chirurgia generale


Ablatore per arteriectomia ABA
Apparecchio motorizzato, generatore per ACI
Apparecchio per anestesia, ANS
Apparecchio per autotrasfusione, ATT
Apparecchio per criochirurgia, CRC
Artroscopio ASC
Aspiratore fumi laser AFU
Aspiratore medico chirurgico ACH
Avvitatore chirurgico AVV
Bisturi ad ultrasuoni AUL
Broncoscopio BRS
Cistoscopio CIS
Cistouretroscopio CUS
Coledocoscopio COS
$ElBRILLATORE DEF
Dermografo DEG
Dermotomo DEE
Diafanoscopio DIA
Diatermocoagulatore DIC
Elettrobisturi ELB

78 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 6.3

Evacuatore di gas anestetici EAG


&ONTELUMINOSA FLU
&OTOCOAGULATORE FTC
&OTOGRAlCOPERBIOIMMAGINI APPARECCHIO AFO
)NSUFmATOREDIGAS IGA
Irrigatore IRR
Isteroscopio ISS
Isterosuttore IST
Lampada frontale LFR
Lampada scialitica LSC
Laparoscopio LAS
Laser chirurgico LCH
Litotritore endoscopico LIE
Litotritore extracorporeo LIT
Litotritore laser LIL
Manipolo motorizzato per endoscopia MME
6
Misuratore di pressione esofagea MPE

APPENDICE
Monitor MON
Monitor funzionalita' cerebrali MFC
Monitor televisivo per bioimmagini MTV
0ELVISCOPIO PES
0ENSILEPERSALAOPERATORIA PSO
0OMPAASIRINGA PSI
0OMPADIINFUSIONE PIN
0OMPAPERISTALTICA PPE
0ORTATILEPERRADIOSCOPIA APPARECCHIO PRD
0ULSOSSIMETRO OOR
2ADIOBISTURI RAI
2ETTOSCOPIO ROS
Scaldasacche a bagno termostatico SCS
Sigmoidoscopio SIS
Tavolo operatorio TOP
Videoregistratore per bioimmagini VIR

Anestesia e rianimazione
Anestesia, apparecchio per ANS
Centrale monitoraggio CMO
Compressore cardiaco CCA
Compressore per ventilatore polmonare CEV
$ElBRILLATORE $%&
Diafanoscopio DIA
Elettroterapia, apparecchio per ELT
Emogasanalizzatore EGA
Emogasanalizzatore portatile %'0
Emossimetro EOM
&LUSSIMETROPERGAS &'!
Letto elettrocomandato per terap intens o rianimazione LTT
Letto per rianimazione ,2)
Letto per ustionati ,53
Misuratore automatico non invasivo della pressione ,%0
-ISURATOREDIPRESSIONEDELmUIDOCEREBRO SPINALE -03
Misuratore di pressione intracranica -0#
Misuratore invasivo della pressione -$0
Monitor MON
Monitor funzionalita' cerebrali -&#
Monitor per ventilazione MVN

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 79


segue 6.3

Monitor transcutaneo po2/pco2 -42


Nutripompa .50
0OLMONEDgACCIAIO 0!#
0OMPAASIRINGA 03)
0OMPADIINFUSIONE 0).
0RESSIONEPOSITIVACONTINUA APPARECCHIOPER 00#
0ULSOSSIMETRO //2
2ESPIRATOREMANUALE 2-!
Sistema per il monitoraggio della pressione 3-0
Stimolatore respiratorio 32%
Tenda per ossigeno terapia TOS
5MIDIlCATORE 5-)
Vaporizzatore 6!0
Ventilatore polmonare 60/

6
APPENDICE

6.4

Leggi e decreti
DPR 27/0471955 n. 547
Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
DM 18/9/2002
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione
e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private
DM 16/2/1982
-ODIlCAZIONEDEL$-CONCERNENTELADETERMINAZIONEDELLEATTIVITÌSOGGETTE
alle visite di prevenzione incendi
DM 8/3/1985
$IRETTIVESULLEMISUREPIáURGENTIEDESSENZIALIDIPREVENZIONEINCENDIAIlNIDELRILASCIODEL
nullaosta provvisorio di cui alla legge 7/12/ 1984 n. 818
DL.gs 26/10/1995 n.504
Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui con-
sumi e relative sanzioni penali e amministrative
DL.gs 14/8/1996 n.493
Attuazione della direttiva 95/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica
di sicurezza e/o salute sul luogo di lavoro
DPR 22-10-2001 n. 462
2EGOLAMENTODISEMPLIlCAZIONEDELPROCEDIMENTOPERLADENUNCIADIINSTALLAZIONEDEIDI-
spositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di im-
pianti elettici e di impianti elettrici pericolosi
DM 18/9/2002
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione
e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private
DM 15/9/2005
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per i vani degli impianti di solleva-
mento ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi
DM 15/9/2005
Approvazione della regola tecnica di prevenzione per i vani degli impianti di sollevamento
ubicati nelle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi
DL.gs 3/4/2006 n.152
Norme in materia ambientale
DL.gs 12/4/2006 n.163
Codice dei contratti pubblici relativi ai lavori servizi e forniture in attuazione alle direttive
2004/17/CE e 2004/18/CE
DL.gs 02/02/07 n.26
Attuazione della Direttiva 2003/96/CE che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione
dei prodotti energetici e dell’elettricità

80 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


segue 6.4
DM 20/06/2007
!PPROVAZIONEDELLACLASSIlCAZIONENAZIONALEDEIDISPOSITIVIMEDICI#.$
DM 37/08
2EGOLAMENTOCONCERNENTELATTUAZIONEDELLARTICOLO QUATERDECIES COMMA LETTERAA
della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di at-
TIVITÌDIINSTALLAZIONEDEGLIIMPIANTIALLINTERNODEGLIEDIlCI

6.4.1

Leggi
Legge 4/1/ 1990 n. 1
Disciplina dell’attività di estetista

6.4.2

Norme CEI
CEI 0-2
'UIDAPERLADElNIZIONEDELLADOCUMENTAZIONEDIPROGETTODEGLIIMPIANTIELETTRICI
6

APPENDICE
CEI 11-27
Lavori su impianti elettrici
CEI 11-48
Esercizio sugli impianti elettrici
CEI 17-5
Apparecchiature a bassa tensione parte 2: Interruttori automatici
CEI 23-42
Interruttori differenziali senza sganciatori di sovracorrente incorporate per installazioni do-
MESTICHEESIMILARI0ARTEPRESCRIZIONIGENERALI
CEI 31-30
#OSTRUZIONIELETTRICHEPERATMOSFEREESPLOSIVEPERLAPRESENZADIGAS0ARTECLASSIlCA-
zione dei luoghi pericolosi
CEI 34-21
!PPARECCHIDIILLUMINAZIONE0ARTEPRESCRIZIONIGENERALIEPROVE
CEI 34-22
!PPARECCHIDIILLUMINAZIONE0ARTE 0RESCRIZIONIPARTICOLARI APPARECCHIDIEMERGENZA
CEI 34-76
!PPARECCHIDIILLUMINAZIONE0ARTE0RESCRIZIONIPARTICOLARI3EZIONE!PPARECCHIDIILLU-
minazione per gli ambienti clinici degli ospedali e delle unità sanitarie
CEI 62-5
!PPARECCHIELETTROMEDICALIn0ARTE0RESCRIZIONIGENERALIRELATIVEALLASICUREZZAFONDAMEN-
tale e alle prestazioni essenziali
CEI 62-39
Apparecchi elettrici per uso estetico. Guida generale per la sicurezza
CEI 62-51
!PPARECCHIELETTROMEDICALIn0ARTE.ORMEGENERALIPERLASICUREZZA
CEI 62-93
Aspetti fondamentali delle norme di sicurezza per gli apparecchi elettromedicali
CEI 62-60
!PPARECCHIELETTROMEDICALI0ARTE)).ORMEPARTICOLARIPERLASICUREZZADEIRISCALDATORIRADIANTI
per neonati
CEI 62-71
!PPARECCHIELETTROMEDICALI0ARTE.ORMEPARTICOLARIPERLASICUREZZA COMPRESELEPRESTA-
ZIONIESSENZIALI DEGLIAPPARECCHIDIMONITORAGGIOELETTROCARDIOGRAlCO
CEI 62-93
Aspetti fondamentali delle norme di sicurezza per gli apparecchi elettromedicali
CEI 62-100
!PPARECCHIELETTROMEDICALI0ARTE.ORMEPARTICOLARIPERLASICUREZZADEITAVOLIOPERATORI
CEI 62-118
!PPARECCHIELETTROMEDICALI0ARTE.ORMEGENERALIPERLASICUREZZADEGLIAPPARECCHIDIIL-
luminazione per uso chirurgico e per la diagnosi

Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2 81


segue 6.4.2
CEI 64-16
Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in ca e a 1500 V in
CC0ROTEZIONECONTROLEINTERFERENZEELETTROMAGNETICHENEGLIIMPIANTIELETTRICI
CEI 64-56
Guida per l’integrazione degli impianti elettrici utilizzatori e per la predisposizione di impianti
AUSILIARI TELEFONICI E DI TRASMISSIONE DATI NEGLI EDIlCI #RITERI PARTICOLARI PER LOCALI AD USO
medico
CEI 68-8
Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in ca e a 1500 V in cc
CEI 81-10/1
0ROTEZIONECONTROIFULMINI0ARTE0RINCIPIGENERALI
CEI 81-10/2
0ROTEZIONECONTROIFULMINI0ARTE6ALUTAZIONEDELRISCHIO
CEI 81-10/3
0ROTEZIONE CONTRO I FULMINI 0ARTE  $ANNO MATERIALE ALLE STRUTTURE E PERICOLO PER LE
6 persone
CEI 81-10/4
APPENDICE

0ROTEZIONECONTROIFULMINI0ARTE)MPIANTIELETTRICIEDELETTRONICINELLESTRUTTURE
CEI 81-28
3ICUREZZA ELETTRICA NEI SISTEMI DI DISTRIBUZIONE A BASSA TENSIONE lNO A  6 IN CA E
6INCCn!PPARECCHIPERPROVE MISUREOCONTROLLODEISISTEMIDIPROTEZIONEn0ARTE
8: dispositivi di controllo dell’isolamento nei sistemi IT
CEI 96-3
Sicurezza dei trasformatori, delle unità di alimentazione dei reattori e prodotti similari.
0ARTE0RESCRIZIONIGENERALIEPROVE
CEI 96-16
3ICUREZZADEITRASFORMATORI DELLEUNITÌDIALIMENTAZIONEESIMILARI0ARTE 0RESCRIZIONI
particolari per trasformatori di isolamento per alimentazione di locali ad uso medico

6.4.3

UNI
UNI EN 737-3
Impianti di distribuzione di gas medicali – Impianti per gas medicali compressi e per vuoto
UNI EN 838
Applicazioni dell’illuminotecnica. Illuminazione di emergenza
UNI EN ISO 11197
5NITÌDIALIMENTAZIONEADUSOMEDICO
UNI EN 12464-1
,UCEEILLUMINAZIONEn)LLUMINAZIONEDEIPOSTIDILAVOROn0ARTE0OSTIDILAVOROINTERNI

82 Guida pratica per ambienti ospedalieri di gruppo 2


SEDI E STABILIMENTI

Interruttori B.T. Quadri e Sistemi di B.T. Apparecchi Modulari, Serie Civili, Prodotti per Installazione Carpenterie per
24123 Bergamo 26817 S. Martino in strada - LO Home e Building Automation 36063 Marostica - VI Automazione e Distribuzione
Via Baioni, 35 Frazione Cà de Bolli e Prodotti per Applicazioni Viale Vicenza, 61 23846 Garbagnate M.ro - LC
Tel.: 035 395.111 Tel.: 0371 453.1 Industriali Tel.: 0424 478.200 r.a Via Italia, 58
Telefax: 035 395.306 - 395.433 Telefax: 0371 453.251 - 20010 Vittuone - MI Telefax: 0424 478.305 (It.) Tel.: 031 3570.111
453.265 Viale Dell’Industria, 18 -478.310 (Ex.) Telefax: 031 3570.228
Stabilimenti Tel.: 02 9034.1
24123 Bergamo, Via Baioni, 35 Stabilimenti Telefax: 02 9034.7609 - 9034.7613 Stabilimenti Stabilimenti
Tel.: 035 395.111 26817 S. Martino in strada - LO 36063 Marostica - VI 23846 Garbagnate M.ro - LC
Telefax: 035 395.306 - 395.433 Frazione Cà de Bolli Stabilimenti Viale Vicenza, 61 Via Italia, 50/58
03100 Frosinone, Tel.: 0371 453.1 20010 Vittuone - MI Tel.: 0424 478.200 r.a Tel.: 031 3570.111
Via Enrico Fermi, 14 Telefax: 0371 453.251 - Viale Dell’Industria, 18 Telefax: 0424 478.320 Telefax: 031 3570.228
Tel.: 0775 297.1 453.265 Tel.: 02 9034.1 - 478.325
Telefax: 0775 297.210 Telefax: 02 9034.7609 - 9034.7613
03010 Patrica - FR 00040 Roma - Santa Palomba
Via Morolense Km. 9 Via Ardeatina 2491
Tel.: 0775 88091 Tel.: 06 71634.1
Telefax: 0775 201922 Telefax: 06 71634.248

ORGANIZZAZIONE COMMERCIALE

Direzione Commerciale Italia


20010 Vittuone - MI (Italy)
Viale Dell’Industria, 18
Tel.: 02 9034.1
Telefax: 02 9034.7613

RETE COMMERCIALE

ABB SACE Abruzzo & Molise ABB SACE Torino ERREDUE S.n.c. RIVA S.r.l.
65128 Pescara 10137 Torino 06087 Ponte San Giovanni - PG 24047 Treviglio - BG
Via Albegna, 3 Corso Tazzoli, 189 Strada del Piano, 6/Z/24 Via P. Nenni, 20
Tel.: 085 4406146 Tel.: 011 3012 211 Tel.: 075 5990550 Tel.: 0363 302585
Telefax: 085 4460268 Telefax: 011 3012 318 Telefax: 075 5990551 Telefax: 0363 301510
info.saceam@it.abb.com info.saceto@it.abb.com erredue@interbusiness.it riva@interbusiness.it

ABB SACE Firenze ABB SACE Udine LABADINI GIANCARLO SCHIAVONI S. & C.
50145 Firenze 33010 Feletto Umberto - UD 21052 Busto Arsizio - VA 60127 Ancona
Via Pratese, 199 Via Cotonificio, 47 Via Vespri Siciliani, 27 Via della Tecnica, 7/9
Tel.: 055 302721 Tel.: 0432 574098 - 575705 Tel.: 0331 631199 Tel.: 071 2802081
Telefax: 055 3027233 Telefax: 0432 570318 Telefax: 0331 631999 Telefax: 071 2802462
info.sacefi@it.abb.com info.saceud@it.abb.com labadini.giancarlo@interbusiness.it schiavoni@interbusiness.it

ABB SACE Genova ABB SACE Verona MEDITER S.a.s. SLG S.r.l.
16145 Genova 37139 Verona 16145 Genova 24100 Bergamo
Via Piave, 7 Via Binelunghe, 13 - Loc. Basson Via Piave, 7 Via Camozzi, 111
Tel.: 010 3627379 Tel.: 045 8511811 Tel.: 010 369041 Tel.: 035 230466
Telefax: 010 315554 Telefax: 045 8511812 Telefax: 010 3690459 Telefax: 035 225618
info.sacege@it.abb.com info.sacevr@it.abb.com mediter@interbusiness.it info@slg-bg.it

ABB SACE Milano AEB S.r.l. R.E.&I. S.r.l. TECNOELLE S.r.I.


20010 Vittuone - MI 40013 Castelmaggiore - BO 09170 Oristano 25128 Brescia
Viale Dell’Industria, 18 Via G. Di Vittorio, 14 Via dei Fabbri 6/C Via Trento, 11
Tel.: 02 90347679 Tel.: 051 705576 ang. via Valle d’Aosta Tel.: 030 303786 r.a.-3700655 r.a.
Telefax: 02 90347609 Telefax: 051 705578 Tel.: 0783 310313 - 298036 Telefax : 030 381711
Telefax: 0783 310428
info.sacemi@it.abb.com aeb@interbusiness.it info@tecnoelle.it
mura@interbusiness.it
ABB SACE Napoli AGEBT S.n.c. Urso Michela
80013 Casalnuovo - NA 39031 Brunico - BZ Nuova O.R. SUD S.r.l. 90143 Palermo
Via Napoli, 125 - Centro Meridiana Via Europa, 7/B 70125 Bari Piazza A. Gentili, 12
Tel.: 081 8444811 Tel.: 0474 530860 C.so Alcide De Gasperi, 320 Tel.: 091 6262412
Telefax: 081 8444820 Telefax: 0474 537345 c/o Parco Di Cagno Abbrescia Telefax: 091 6262000
Tel.: 080 5482079
info.sacena@it.abb.com info@agebt.it 95030 Tremestieri Etneo - CT
Telefax: 080 5482653
Via Etnea, 114 - Palazzina C
orsud@interbusiness.it
ABB SACE Padova DOTT. A. PASSARELLO Tel.: 095 7255018
35043 Monselice - PD rappresentanze S.a.s. Telefax: 095 7254010
Via Piave, 8 90141 Palermo Ufficio Regionale Calabria
urso.mpa@interbusiness.it
Tel.: 0429 787410 Via XX Settembre, 64 Giampaolo Bianchi
Telefax: 0429 787314 Tel.: 091 6256816 Tel.: 081 8444823
Telefax: 091 6250258 Telefax: 081 8444820
info.sacepd@it.abb.com
passarello.rappr@libero.it
ABB SACE Roma
00040 Roma - Santa Palomba ELCON 2000 S.r.l
Via Ardeatina, 2491 20099 Sesto San Giovanni - MI
Tel.: 06 71634 302 Viale Rimembranze, 93
Telefax: 06 71634 300 Tel.: 02 26222622
info.sacerm@it.abb.com Telefax: 02 26222307
segreteria@elcon2000.com

11/08
Contatti

2CSC470010B0901 - 08/2009 - 1.500 Pz. - CAL.


ABB SACE Dati e immagini non sono impegnativi. In funzione dello
sviluppo tecnico e dei prodotti, ci riserviamo il diritto
Una divisione di ABB S.p.A. di modificare il contenuto di questo documento senza
Apparecchi Modulari alcuna notifica.
Viale dell’Industria, 18 Copyright 2009 ABB. All right reserved.
20010 Vittuone (MI)
Tel.: 02 9034 1
Fax: 02 9034 7609
bol.it.abb.com
www.abb.com