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Preminenza e precocità dell’area Galloromanza in campo letterario

I primi testi letterari nascono o in Lindua D’Oil o in Lingua D’Oc.


La Letteratura si emancipa dal Latino quando ancora nella nostra penisola si produceva letteratura in
latino, in alcune aree come nel Sud e del Nord della Francia (l’area Galloromanza) nascono già testi
letterari in volgare.

La Lirica Trobadorica
La letteratura provenzale è il primo esempio di poesia laica in una lingua volgare.
E’ la prima manifestazione poetica laica (non legata più a un contesto religioso e prodotta da persone
laiche) e in volgare (non più in latino).
La lingua volgare in cui è scritta la Poesia Provenzale o Trombadorica o Dei Trovatori è →
l’Occitano o Provenzale.
E’ importante perchè è la prima forma di letteratura nelle letterature europee ed è importante perchè
influenzerà lo sviluppo delle altre Letterature Europee. Per esempio la Lingua D’Oc influenza la
scuola poetica siciliana e lo Stil Novo, ma la poesia trombadorica influenza anche la nascita della
poesia nella letteratura spagnola e francese.
E’ la corrente poetica che getta le basi per la lirica moderna, tutte le letterature europee devono fare i
conti con la poesia dei trovatori.

I Trovatori
I Trovatori
 sono poeti d’arte, ma sono anche musicisti. La poesia dei trovatori era sempre musicata, con
accompagnamento musicale.
 Erano poeti prevalentemente laici, non erano legati alla chiesa.
 La provenienza geografica dei Trovatori non è necessariamente il Sud della Francia.
 La lingua adottata è l’ Occitano, a prescindere da quale sia il luogo di origine → c’erano
Trovatori che venivano dalla Spagna, dall’Italia e altri parti d’europa, ma tutti scelgono di
scrivere in Occitano.
 Fanno una poesia legata alla Corte → le Corti sono quelle unità politico-amministrative che
caratterizzano l’Alto Medioevo e prosegue in parte anche nel Basso Medioevo e sono legate a un
signore feudale, il quale amministra il territorio per conto di un imperatore. E ha un centro
culturale e politico che è la Corte del signore.
 Sono esecutori, ma anche autori → scrivevano la poesie e la musica e poi la eseguivano alla
Corte.
Giullari
Alcune volte poteva succedere che il poeta scrivesse e l’esecutore fosse una persona diversa.
Quando l’esecutore è diverso si parla di Giullare. Poi, il giullare comincia anche a comporre il testo,
può essere anche un compositore.
Ma in alcuni casi il poeta scriveva un testo per farlo rappresentare, recitare e musicare dal giullare.
Quindi i Giullari a volte sono esecutori ma anche autori della musica e del testo.
Bisogna fare una divisione tra i Giullari perchè sopratutto nel Sud della Francia al 1000/1100 non si
occupa solo di poesia lirica, ma anche di poesia epica.
 IL GIULLARE DELLA POESIA EPICA (esempi di poesia epica sono la chanson de roland,
il ciclo bretone, il ciclo carolingio) :
- si rivolgeva a un pubblico di piazza
- rimaneggiava i testi → nel recitarli li modifica e li adatta al suo pubblico, li abbrevia e li
allunga.
- spaziava tra diverse tipologie testuali → passa dall’epica ad altri tipi di testi, all’agiografia.

 IL GIULLARE DELLA POESIA LIRICA:


- si rivolgeva alla Corte di un signore feudale → e quindi il pubblico era un pubblico
selezionato e più raffinato, fatto di nobili e cortigiani, di uomini e donne che vivevano nella corte
del signore. (NON è un pubblico popolare)
- è un fedele esecutore → recita suona quello che gli è stato assegnato, non può modificarlo.
- recita prevelentemente lirica
Il giullare si serviva di canovacci su cui appuntava il suo materiale, ovvero dei rotuli o
manoscritti giullareschi → dei testi che spesso non si sono conservati a causa del materiale, sui
cui il giullare appuntava musica e testo. Quindi, utilizzava anche questi strumenti per la sua
performance.

La poesia dei trovatori è una poesia che viene affidata alla voce e al canto, accompagnata a uno
strumento musicale.
E’ una lirica un pò diversa dalla poesia di oggi, perchè oggi la poesia la leggiamo silenziosamente.
Pascoli, Leopardi ecc scrivevano per essere letti.
Mentre, i Trovatori invece scrivono per essere recitati e messi in scena, quindi troviamo una forte
componente di teatralità nel loro modo di scrivere.

Uno dei primi studiosi della lirica dei Trovatori è Friedrich Diez.
Diez ha periodizzato la lirica provenzale in 3 fasi:
 La 1° fase va dalle origini fino al 1140 circa.
 La 2° fase va dal 1140 al 1250.
 La 3° generazione di poeti va dal 1250 alla fine del 13esimo secolo (1292 → è la data in cui si fa
finire la poesia provenzale perchè viene pubblicatal’ultima poesia dei Trovatori).
La Poesia dei Trovatori non ha un’esistenza lunga, è un esperienza breve (circa 200 anni)

In seguito il Concistori del Gay Raber a Tolosa nel 1323 rifonderà la poesia in lingua D’Oc ,ma
non è più poesia provenzale vera e proprio, è solo una scuola d’imitazione, conservazione e
cristalizzazione dei testi. Saranno imitatori che si divertiranno a fare poesia provenzale in Occitano,
ma ormai è finito il sistema delle corti feudali e il sistema dei giullari è finito, non c’è più la musica,
sono solo testi scritti. Verrà solo un pò riportata in vita da questi appassionati di poesia del Concistori
del Gay Raber.

La Poesia dei Trovatori è nata in fretta, ma il declino è stato altrettanto rapida.


La Lingua d’Oc (l’Occitano) è entrata in rapido declino, il Sud della Francia ha parlato la Lingua
d’Oc per secoli ma poi a causa di fattori politici, religiosi e espansionistici (la monarchia francese
che era a Nord ha inglobato anche il Sud) è entrata in declinio.
Ancora oggi è solo una lingua di letteratura e non una lingua parlata.
Mentre, la Lingua D’Oil è la madre del francese moderno.
Con l’Editto del 1539 si ebbe la fine dell’imposizione del francese, e la politica decise che la Lingua
d’Oil era la lingua predominante.
Questa Lingua D’Oc va in declinio e scompare (tranne che per pochi tentativi di farla sopravvivere).

Il primo trovatore fu GUGLIELMO IX D’ACQUITANIA → attivo intorno al 1100.


L’ultimo trovatore fu GUIRAUT RIQUIER → l’ultimo testo è datato 1292.
La fine di questa poesia è dovuta sia a causa interne che esterne.

Successo e diffusione della Poesia Trobadorica


Il successo della Poesia Trobadorica è stato grande, abbiamo almeno 2542 liriche e ci sono rimasti
un centinaio di manoscritto, molti dei quali copiati in Italia.
Iniziamente questi testi circolavano oralmente (su rotuli o su manoscritti giullareschi), solamente
quando la Poesia Trobadorica entra in crisi cominciano ad essere riversati su codici di pergamena
→ la pergamena è fatta di pelle di animale trattata, ed è un materiale molto resistente e si sono
conservati bene.
I primi sillagi (“sillagi” significa “raccolta”) non sono giunte fino a noi, per motivi materiali, per
spostamenti, per la Crociata Antialbigese.
I Trovatori così come i Giullari, si spostavano di corte in corte (in cui magari restavano anche per
qualche mese e poi si spostavano di nuovo) e valicavano le Alpi e i Pirenei.
Andando spesso in giro hanno diffuso la Poesia Trobadorica.
Avevano frequenti contatti con la Francia del Nord.

La DIASPORA TROBADORICA, diaspora vuol dire “dispersione”, c’è questa dispersione dei
trobadori che fuggono ovunque , scappano dal Sud della Francia, a causa della Crociata.
A Sud della Francia nelle corti c’era un eresia, un allontanamento dalla fede, quest’eresia si
chiamava anche Catalismo,per questo motivo questa Crociata si chiama anche Crociata contro i
Catari (o Crociata Antialbigese).
I Catari (o “Albigesi” dalla città di Albì in Francia dove si trovavano questi eretici) erano un gruppo
religioso dualista, credevano nel bene e nel male.
Ad un certo punto la Chiesa vuole sradicare questa eresia e sarà indetta una Crociata Antialbigese,
che dura molti anni e porterà: alla distruzione di molte corti e delle distruzione del tessuto socio-
economico della Francia.
(CAUSA ESTERNA della fine della Lirica Trobadorica)

Una delle cause interne è ---> la ripetività degli schemi, era diventata molto ripetitiva e simile a se
stessa.
La Crociata Antialbigesi è una causa esterna.
Questa Crociata ha l’effetto di disperdere i poeti e non ci sono più le corti presso cui potevano
esibirsi, alcuni di questi poeti scappano → nella corte di Federico 2°, in cui nascerà la Scuola Poetica
Siciliana, nelle corti catalane, nelle corti dei signori del Nord Italia (portando con sé testi, manoscritti
e tutta una tradizione poetica che si diffonde ancora di più).

I Trovatori non erano solo occitani nati in Provenza, ma ci sono almeno 27 poeti italiani fecero
poesia in Occitano (ben prima della Diaspora), come per esempio Sordello da Goito, che viveva
vicino Mantova.
Sono tantissimi i poeti che scrivevano in Lingua D’Oc, ma erano italiani.

Ezzellino e Alberico da Romano sono 2 signori feudali del Veneto che possedevano la marca
trevigiana (la zona di Treviso). Durante lo scoppio della Crociata Antialbigesi, questi signori feudali
ospitarono molti poeti che fuggivano dalla Crociata, tra cui Uc de Saint Circ. Offrendo protezione e
sostentamento in cambio di intrattenimento poetico.

Proprio a Uc de Saint Circ si deve l'eredità trobadorica in Italia e egli inizierà la redazione di molti
manoscritti. Molti sono stati prodotti in Veneto, in questa zona che si chiama la marca trevigiana.

Uc de Saint Circ porta una poesia e una letteratura tipica del mondo provenzale in una società
totalmente diversa da quella delle corti della Francia, in Italia dove c'era una società borghese.

Tuttavia, a lui si deve la conservazione ma anche un fraintendimento perchè tutto quel contesto
cortese viene in parte perduto e interpretato diversamente.

Liber Alberici ("Libro di Alberico" che si riferisce a Alberico da Romano) è un ipotesi di Aurelio


Roncaglia che poi è stata dimostrata questa tesi. Presso la sua corte, Uc de Saint Circ ha messo
insieme i suoi testi e tutti i testi dei poeti provenzali che è riuscito a portare dalla Francia formando
questa raccolta e circolarono non solo nel Nord, ma arrivarono anche a Federico 2° a cui furono
donati e portarono Federico 2° a interessarsi a questa produzione poetica. 

A partire dal 1230-1231 quando Uc de Saint Circ raccoglie questi testi in questo grande manoscritto,
inizia in quegli anni la Scuola Poetica Siciliana. Questi poetici siciliani all'inizio imitano la Poesia
dei Trovatori grazie al Liber Alberici che arriva nelle mani di Federico 2° e grazie al fatto che
presumilbilmente Federico 2° ospitò molti poeti a causa della Crociata.

Abbiamo una forte diffusione di poesia trobadorica in Italia.

Per esempio Jacopo Da Lentini che fa parte della Scuola Poetica Siciliana fa una traduzione della
poesia dei trovatori in "Madonna, dir vo voglio".

Un pezzetto della divina commedia è scritta in Occitano, nella parte in cui Dante cede la parola a un
Trovatore e lo fa parlare in Occitano perchè Dante aveva studiato i testi dei poeti occitani.

I Trovatori scrivono in una lingua di koinè ( "koinè" significa "impasto linguistico) perchè


l'Occitano con cui scrivono i Trovatori è già un Occitano che mette insieme elementi dialettali del
Sud della Francia.

GUGLIELMO IX D'AQUITANIA

E’ una figura di grande rilievo artistico e storico, perchè aveva un sacco di titoli infatti era uno dei
più potenti signori feudali del Sud della Francia. Infatti ancora oggi c'è la regione Aquitania nel
Sud della Francia.
Possedeva così tanti territori nel Sud della Francia che lui formalmente era Vassallo del Re di
Francia, ma i suoi territori erano più vasti dei territori del Re di Francia.

Sua figlia sposerà il Re d'Inghilterra.

E' vissuto tra il 1071 e il 1126 circa.

Ha vissuto una vita scandita da guerra, ha partecipato almeno a 2 Crociate (di cui una organizzata da
lui stesso). Ha combattuto contro gli Arabi di Spagna, per cacciarli dalla Spagna. In una di queste
guerre a cui ha partecipato fu ferito gravemente e rischiò la vita. Tutti i suoi eredi sono stati dei
grandi mecenati, protettori dell'arte e della poesia.

E' stato scomunicato almeno 2 volte secondo i registri della Chiesa, queste scomuniche furono
dovute:

- alla sua condotta morale illecita, aveva una vita sessuale molto sregolata (che dimostrava
pubblicamente nelle sue poesie)

- estensione dei suoi domini, conquistando territori che appartenevano a monasteri e alla Chiesa.

E' stato definito un trovatore un pò libertino. I cronisti dell'epoca ci raccontano che Guglielmo 9°
voleva fondare un monastero al contrario formato da prostitute retto da una badessa. Trasformò uno
di questi monasteri in un bordello. Ma probabilmente tutte queste voci sono ampliate perchè fu molto
diffamato dalla Chiesa.

Altre voci su Guglielmo 9° raccontano che come Re Artù che aveva l'immagine della Madonna sul
suo scudo per essere protetto, si racconta che Guglielmo 2° si fece dipingere sul suo scudo
l'immagine della sua amante semi-nuda per portarsela in guerra e usare lei come protezione (questo
fu uno schiaffo alla morale cristiana).

Nella sua biografia è definito un grande ingannatore di donne.

- da un lato, in alcune sue poesia esalta le "virtù cortesi", ovvero la cavalleria.

- dall'altro lato, ci ha riservato testi in cui elogia il sesso e la sua sregolatezza.

Della sua produzione poetica ci sono arrivate 10 poesie che vengono divise in 3 gruppi:

 6 poesie sono rivolte ai companhos e sono caratterizzate da un tono giocoso e dai contenuti


spinti quasi osceni

 3 poesie propriamente cortesi che riprendono l'ideologia della fin'amor (l'amor cortese) e delle


cortesia
 1 canzone di pentimento scritta probabilmente quando rimase ferito alla gamba e pensava di
morire durante una delle sue campagne militari.

I punti principali della vita di Guglielmo 9° sono:

- Grande signore feudale

- Grande guerriero

- Problemi con la Chiesa

- Vita sregolata

L'Occitano tendenzialmente si legge quasi come si legge.

Guglielmo IX, Ab la dolchor del temps novel

I Ab la dolchor del temps novel

  foillo li bosc, e li aucel

  chanton, chascus en lor lati,

  segon lo vers del novel chan (a):

  adonc esta ben c'om s'aisi

  d'acho dont hom a plus talan. 6

II De lai don plus m'es bon e bel

   non vei mesager ni sagel,

   per que mos cors non dorm ni ri

   ni no m'aus traire adenan,

   tro qu'eu sacha ben de la fi (b),

   s'el'es aissi com eu deman. 12


III La nostr'amor va enaissi

    com la brancha de l'albespi,

    qu'esta sobre l'arbr'en creman,

    la nuoit, ab la ploi'ez al gel,

    tro l'endeman, que.l sols s'espan

    per la fueilla vert el ramel. 18

IV Enquer me menbra d'un mati

    que nos fezem de guerra fi

    e que.m donet un don tan gran:

    sa drudari'e son anel.

    Enquer me lais Dieus viure tan

    qu'aia mas mans soz son mantel! 24

V Qu'eu non ai soing d'estraing lati (c)

    que.m parta de mon Bon Vezi;

    qu'eu sai de paraulas com van (d),

    ab un breu sermon que s'espel:

    que tal se van d'amor gaban,

    nos n'avem la pessa e.l coutel (e). 30

E' una canzone, composta da 5 coblas (che in Occitano significa "strofa), ogni coblas è composta da
6 versi. Sono Coblas Unissonans, ovvero tutte hanno la stessa struttura delle rime.

1° cobla:

"Ab" ha una valenza latina, è una specie di complemento di causa, viene tradotto con "per".

Verso 1 ---> Per la dolcezza della nuova stagione ("tempo novello" intende "della nuova stagione",
ovvero la primavera)
il bosco fogliò (mise le foglie)

e gli uccelli cantano ciascuno nella loro lingua (qui "latino" vuol dire "lingua")

secondo la melodia di un nuovo canto.

Dunque ("adonc") è bene che ciascuno si rivolga a ciò che che l'uomo più desidera

(a "ciò che l'uomo ha più talento")

Questo è il classico "ESORDIO PRIMAVERILE" o "TOPOS PRIMAVERILE" ---> è un luogo


comune della poesia occitana, e lo diventerà anche della tradizione poetica italiana.

Molte poesie cortesi si aprono con questa scenetta primaverile: il bosco in fiore, i fiorellini che
sbocciano, gli uccellini che cantano.

Poi il poeta dovrà personalizzare questo esordio.

Questo è anche il topos del LOCUS AMOENUS ---> la descrizione di un luogo in cui è piacevole
stare,  di solito nel Locus Amoenus troviamo: fontane, sorgenti, ruscelli, prati, fiori, giardini ecc.

2° cobla:

Dal luogo che più mi piace ( "che più è buono e bello")

non vedo arrivare nè messaggi nè messageri 

per questo motivo il mio cuore non dorme nè ride

e io non oso farmi avanti finchè non sono sicuro 

che il patto latino sia così come io lo domando

3° cobla:

Il nostro amore è come il ramo del biancospino  ("la branca" è il ramo)

che intirizzisce (si raffredda e si indurisce) sull'albero, la notte, nella pioggia e nel gelo, fino a che
all'indomani, quando il sole si diffonde 

attraverso il verde fogliame sul ramoscello.


L'amore è quasi come se fosse in stand-by mentre aspetta che il sole sorgi.

C'è una similitudine dell'amore col ramo del biancospino.

4° cobla:

Ancora mi ricordo di un mattino 

in cui noi ponemmo fine alla nostra guerra con un patto, 

e lei mi offrì un dono così grande: 

il suo amore fedele ("drudari'e")e il suo anello. 

Ancora mi lasci Dio vivere tanto 

che io possa mettere le mie mani sotto il suo mantello!

La drudari'e è il livello più alto dell'amor cortese e sarebbe quando la donna si concede


all'amante. Ci sono vari livelli nell'amor cortese: all'inizio il corteggiatore è solo uno che va a
pregarla, poi se lei lo accetta lo fa salire di grado, finchè non gli concede la drudari'e, ovvero gli
concede di diventare amante carnale, concedendosi.

la drudari'e è amore fedele e carnale.

Abbiamo questa immagine carnale del poeta che vuole vivere a lungo per infilare le mani sotto al
mantello della dama, ma questo ha anche un valore simbolico.

L'ultima cobla è la più oscura e difficile, in cui si sofferma di Girolamo nel libro "I Trovatori".

5° cobla:

Io infatti non bado al latino ostile (alle parole)

di quanti cercano di separarmi dal mio Buon Vicino; 

perché io so come vanno le parole, 


quando si recita una breve formula: 

che alcuni si vanno vantando dell'amore, 

e noi ne abbiamo il pezzo ("la pezza") e il coltello.

"Bon Vezi",ovvero "Buon Vicino" è un senhal ---> un'identità fittizia , il nome fittizio dietro il quale
si usava celare la donna cui era rivolto l'omaggio o la dedica.

Nell'ultimo verso abbiamo un immagine un pò oscura del "pezzo e il coltello", che può avere una
doppia valenza:

- c'è un allusione sessuale, perchè se tagliamo qualcosa abbiamo il coltello che affonda.

In questo testo troviamo alcuni degli elementi caratteristici della Poesia


Trobadorica riconducibile alla METAFORA FEUDALE perchè la Poesia Trobadorica è una
poesia che parla d'amore ma visto attraverso la metafora feudale, ovvero concepito nei termini di un
rapporto feudale. Il poeta è quasi un vassallo del suo signore feudale. Il poeta si rivolge all'amata
come un vassallo si rivolgerebbe al suo signore.

C'è un gioco di metafore che è presente in tutta la Lirica Trobadorica.

In questo testo:

C'è  timore e sottomissione, che è il classico atteggiamento che deve avere il vassallo nei confronti
del signore, e lo ritroviamo al verso 10.

Nei versi 11 e 12 si parla di un patto che sarebbe il "patto feudale", l'investitura feudale.

Un'altro elemento feudale è l'anello, al verso 22, perchè il feudatario che investiva il cavaliere e
gli regalava un feudo da amministrare per conto suo gli regalava un anello.

Le mani infilate sotto al mantello sono un'allusione sessuale, ma questo mantello faceva parte di


alcune cerimonie feudali di investitura, in cui accadeva che il cavaliere  infilasse le mani sotto al
mantello del suo signore in senso di sottomissione e di alleanza. Quindi, ha sia un significato in
senso erotico che feudale ---> l'amore come "rapporto feudale di sottomissione".

il "pezzo" potrebbe essere il pezzo di terra del feudatario e il "coltello"  rimanda a cerimonie
feudali in cui veniva usata un'arma o un coltello che simboleggiava il pezzo di terreno che veniva
concesso al vassallo.

"Bon Vezi" è uno pseudonimo con cui veniva indicato la donna amata (è un senhal).
Una caratteristica dei Trovatori è che nelle loro poesie, la donna amata veniva sempre indicata con
uno pseudonimo e MAI col nome vero. E questi Senhal (pseudonimi) erano sempre al maschile.

Un altro luogo comune in questo testo è ---> LO STATO DI INCERTEZZA


DELL'AMANTE, tra la prima e la seconda coplas troviamo uno stato di incertezza che non riceve
messaggi dall'amata e non sa se farsi avanti .

Il topos  è qualcosa di previsto, un luogo comune, una scena quasi scontata, un passaggio obbligato
che ci aspetteremmo. L'abilità del poeta consiste nel personalizzare questo luogo comune variandolo
di volta in volta nelle sue liriche.

IDEOLOGIA CORTESE E LA FIN AMOR

Luoghi comuni della Poesia Trobadorica:

 - L'utilizzo di un senhal (pseudonimo) nella Poesia Trobadorica ha specifiche giustificazioni: tra le


principali virtù cortesi c'è quella del "celar", di nascondere rigorosamente il nome della dama-
amante.

Un buon poeta cortese non deve rivelare mai il nome della donna amata.

(Guglielmo 9° scrive questa poesia che rispetta l'amor cortese, ma scriverà anche poesie che non lo
rispettano e lo dissacrano.)

Nascondere l'identità della donna amata è ---> il primo valor cortese, non bisogna mai vantarsi delle
proprie avventure sessuali, non bisogna vantarsi delle conquiste, non bisogna vantarsi dell'amore per
una dama. 

 - L'amore dei trovatori riguarda una donna considerata inaccessibile, quindi il loro amore è


impossibile perchè di solito: la dama è sposata ed è di rango più elevato.

La donna che il poeta canta è la dama di corte, la donna sposata (moglie del suo feudatario).
 - Gilos è il marito geloso.

 - Lauzengiers sono i maldicenti (e sono presenti anche in questa poesia di Guglielmo 9° quando


dice nell'ultima copla che "non bado alle parole di chi cerca di separarmi dal mio buon vicino" )

Questo fin amor (amore perfetto) celebra un amore adultero, perchè è un amore rivolto ad un dama


sposata. Nel fin amor gli elementi di amore sensuali sono molto pochi. 

Il testo "L'erotica dei Trovatori" di René Nelli ha schematizzato le forme del fin'amor:

 1) al primo stadio l'amante è chiamato è chiamato "fenhedor" ovvero spasimante. In questo stadio


la donna può avere tanti spasimanti.

 2) poi diventa "precador" ovvero supplicante.

3) dopo "entendedor" ovvero amante accettato, la dama inizia a dargli l'esclusiva.

4) "Assag" è il grado immediatamente precedente alla consumazione dell'atto sessuale, l'assag può
essere una prova estrema a cui la dama sottopone a un amante, di solito consiste nel dormire una
notte nel letto completamente nudi senza che lui la sfiori. In modo che lei misuri il suo grado di
amore e sottomissione. (Tutto questo schema ha molto a che fare con la dinamica feudale tra
padrone-signore feudale, vassalo-signore.)

5) infine "dru" ovvero amante carnale o drudo.

L'atto amoroso non è escluso dalla Poesia trobadorica ma è sempre presente come un ricordo o un
sogno lontano, ovvero si arriva ai fatti ma è solo visto come un ricordo o un sogno. Non viene
descritto quindi.

L'essenza di questa poesia è la tensione continua verso qualcosa di irraggiungibile o comunque


molto lontano. E' una poesia fondata sul desiderio, l'amore del poeta tende verso una meta posta al di
fuori del suo raggio d'azione ---> il poeta spesso è un povero poeta che non può ambire a una dama
così alta. 

Rapporto tra verità e poesia ---> non è la verità ciò che cerchiamo nella poesia.

Il Jazer (ovvero il giacere), quindi la realizzazione totale dell'amore, se non escluso, lo troviamo


nella Lirica Trobadorica solo nel sogno e nel ricordo. I termini "joi", "jauzir" "jazer" sono termini
chiave della poesia cortese. La gioia, ovvero il raggiungimento del piacere. Ma è una ricerca che non
si soddisfa facilmente. La fin'amor si basa sul desiderio e su una tensione continua verso qualcosa di
iraggiungibile perchè la soddisfazione erotica annullerebbe l'amor puro.

Spitzer parla difatti di "paradosso amoroso", ovvero un amore che non vuole possedere ma godere
di questo stato di possesso. E' un amore paradossale che gode di questa frustazione continua, vuole
possedere ma gode di questo stato di mancanza di possesso.

Il Canzonire R contiene i testi e le annotazioni musicale degli accordi di base.


Grazie a questo manoscritto e ad altri testi simili possiamo sapere come suonavano questi testi.