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Sigillum Dei, Wax Disks

John Dee, 1582 (British Museum)


TRA PARACELSO, PELAGIO E GANELLO:
L'ERMETISMO IN JOHN DEE
Carlos Gilly

E sempre

stata impresa difficile, se non impossibile, far rientrare la personalita


multiforme deI
matematico, astrologo e alchimista lohn Dee nell'ambito di una categoria specifica.
Ma e esattamente queste che la storiografia scientifica ha continuato a fare negli
ultimi quarant' anni, escogitando sempre nuove definizioni, ma attenendosi
caparbiamente a scelte esclusive in queste caso
difficilmente sostenibili. Come se il 'doctus Anglus Doctor Dee' non potesse essere
al tempo stesso umanista e ermetico, scienziato e mago sapiente, evocatore di
spiriti e storico, dal punto di vista
religioso piuttosto libero nelle scelte confessionali. Nonostante le critiche piu
che giustificate al
tentativo di fjssare unilateralmente Dee nelI' ambito della tradizione ermetica di
stampo neoplatonico (Yates, French), I non va sottovalutato il fatto che
esattamente 10 stesso concetto di ermetismo
e stato tirato in ballo anche dalla controparte (Clulee, Sherman). 2 Da entrambe le
parti infatti tale
concetto e stato utilizzato facendo esclusivamente riferimento al Pimander e all'
Asclepius e tralasciando deI tutto di considerare molti testi ermetici di
astrologia, magia e alchimia medievale, come
se chi leggeva Ermete nel XVI secolo avesse avuto gia davanti agli occhi la
suddivisione arbitrariamente introdotta da Festugiere tre secoli piu tardi tra
'hermetisme philosophique et savant' e
'hermetisme occultiste et populaire', 0 avesse potuto presagirla. Eppure neanche
lohn Dee, con
tutti i suoi contatti angelici, avrebbe potuto guardare tante lontano!
Uno dei problemi principali degli studi attuali su Dee e rappresentato,
paradossalmente, dal
fatto che, sebbene sparpagliati, si conservino numerose opere sue rimaste inedite,
oltre ad un gran
numero di manoscritti estampe venute in suo possesso. Si sa perb d'altra parte che
ancor piu grande e il numero delle stampe e manoscritti andati perduti 0 che ancora
aspettano di venire individuati. J Per queste bisogna procedere con molta
attenzione nella valutazione scientifica di ogni
nuovo luogo, di ogni nuova chiosa. Quale esempio paradigmatico si pensi solo alla
celebre aldina
contenente i testi neoplatonici tradotti da Ficino (Iamblieus, De mysteriis
Aegyptiorum, Venedig
1516, R&W 256), oggi conservata nella Folger Shakespeare Library di Washington. Qui
la maggior
parte delle annotazioni deI Dee non si trova in margine ai testi deI Pimander e
delI' Asclepius (ff.
111 v-133r), eome sarebbe da aspettarsi, quanta piuttosto a quelli dellibro di
Sinesio di Cirene sui
sogni (ff. 43v-50r). E in queste testo infatti che Dee crede di trovare, di fronte
alla celebre sentenza 'per omnia significantur omnia ... atque sunt hae veluti
omniformes litterae ... in uni verso signatae' [De insomniis 21-4], tante l'essenza
della propria cabala ('Cabala nostra TOU OVTOC; cfr. anche
un pas so simile neUa Monas deI 1564, 7r), quanta l'origine della dottrina della
signatura rerum di
ParaceIso ('J.D. Ars signata Hinc ParaceIso et Nomen et nominis Ratio constare
poterat'). DeI teste
latino deI Pimander eib ehe interessa soprattutto Dee e il pas so ehe ehiude CH X
17, coneernente
la differenza tra intelletto, anima e spirito umani (f: 119v al margine: 'mens,
anima, spiritus'): un
tema prettamente ermetico, eui Dee dedichera nel 1591 un intero libro dal titolo
significativo di De
hominis Corpore, Spiritu et Anima sive Microcosmicum totius Philosophiae Naturalis
Compendium, oggi purtroppo perduto. 4
Mentre possedeva un unico esemplare deI teste di Sinesio, per il Pimander e l'
Asclepius Dee
disponeva di alme no altre quattro diverse edizioni deI CH nella versione
ficiniana: 'Paris 1500'
(R&W 1282) [piuttosto ed. Paris 1505], Venezia 1516 [in Iamblicus, De mysteriis]
(R&W 256);
Paris 1554 red. Tournebe] (R&W 388[b]) e Basilea 1560 [in Ficino, Opera] (R&W 204),
e, soprattutto, disponeva delI' editio princeps deI teste greeo, Paris 1554 (R&W
388[a]). Da buon greeista
qual' egli era, fu questa probabilmente la copia ehe egli annotb eon la maggior
quantita di chiose
marginali, secondo piu 0 meno le stesse modalita seguite nella sua copia deI Codex
Marcianus grae275
cus 299, oggi conservata a Kassel. 5
La prima citazione da Ermete che incontriamo in un testo a stampa di Dee ('ut nos
Mercurius
ille Termaximus docuit') si trova nei Propaedeumata Aphoristica deI 1558 e deriva
dal testo finale della editio princeps greca della Iatromathematica curata da
Camerarius (Astrologica, Norimberga 1532, p. 46 [R&W 510]). Della Hermetis
Trismegisti Iatromathematica Dee possedeva inoltre le due traduzioni latine su cui
gia ci siamo soffermati ne Il ritorno di Ermete (Nr. 7; cfr. R&W
353 e 619). Degli scritti astronomici di Ermete, Dee possedeva inoltre una copia
manoscritta deI
Centiloquium (cfr. R&W DM 128) eil Quadripartitum (cfr. R&W M24). Quanto ai
trattati magico-astrologici, egli era in possesso deI De quindecim stellis (R&W M
24, M33, M194; De stellis
jixis (R&W DM1l5), De septem planetis (R&W M33) e il De sigillis solis in signis
(R&W 260).
Meglio rappresentati erano pero i testi ermetici di alchimia: De arte alchimiae (R&
W 196), De
lapide philosophorum (R&W M35b, DM6), De transmutatione mercurii (R&W DM6), Liber
Gratiae (R&W DMla), Gemma salutaris (R&W DM63), Liber de lapide qui vocatur Rebis
(R&W
MI96), Dicta Hermetis (R&W DMI02), Septem Tractatus in operatione solis et lunae
(R&WMI96) e, naturalmente, la Tabula Smaragdina (R&W DM6, DM121) con i relativi
commenti
(R&W M33, M35) e Ia ceIebre versione contenuta nel Secreta Secretorum (R&W DMI26).
In
ambito filosofico, troviamo un testo che ebbe mol ta influenza, iI De sex rerum
principiis (R&W
M188, DMla), 10 ps.-aristotelico Liber de causis [R&W MI29] , seguito dal
'Tremegistrus: Dicta
viginti quatuor philosophorum de Deo, cum commentario', i.e. iI Libro dei 24
jilosoji con commento. 6 A questi va aggiunto un non meglio identificato trattato
De rebus universalibus 0 De tribus universalibus (R&W MI79). Su un manoscritto
magico che non viene citato da R&W, ma di
cui Dee si serve assiduamente torneremo tra poco.
L'ermetismo - tanto quello medievaIe che quello deI Rinascimento - costituisce
dunque una
componente molto rilevante nel quadro che Dee ha deI mondo. Non e pero possibile
indicare il
momento in cui esso incomincio ad avere un effetto su di Iui. Gia neI prima testo
pubblicato, gli
Propaedeumata deI 1558 troviamo non solo la gia menzionata citazione dalla
Iatromathematica,
ma anche, sul frontespizio, il simbolo della monade J D che sei anni dopo, nella
dedica alla
Monas Hieroglyphica deI 1564, verra descritto da Dee come 'LONDlNENSE nostrum
HERMETIS SIGILLUM' - qualunque ne sia poi il significato specifico. 7 Esistono pero
altri elementi significativi nel
panorama culturale di Dee, di cui dobbiamo certamente tener conto. Tra queste, in
una fase precoce, vanno considerati il paraceIsismo, l' angelomania e la magia di
quel 'Bugarius' Ganellus, che
Tritemio aveva voluto rifiutare perche diabolica e su cui sara necessario spendere
qualche parola.
Cominciamo dal paraceisismo. Quando, nell'aprile 1563, John Dee in viaggio alla
volta di Venezia ('Venetias ibat') fece visita a Konrad Gessner a Zurigo, quest'
ultimo 10 descrisse nel suo Album
amicorum come eccellente scienziato, versatissimo nelle Iingue ('Graece et Latine
doctissimus, in
Mathematicis et physicis mire versatus'), ma, nello stesso tempo, anche come
grandissimo ammiratore di Paraceiso ('Theophrasti Paracelsi adrnirator summus'),
che, a Vienna, era entrato in contatto con un altro 'arciteofrastico' ('summus
8w<jlpacJTEtoc'), Bartholomaeus Carrichter. 8 In effetti di
nessun altro autore Dee possedeva tanti volJlIIf~ quanta di ParaceIso; stando al
cataIogo della sua
biblioteca deI 1583, egli possedeva - riiegati1"O meno, in latino, tedesco 0
neerlandese ehe fosse 92 edizioni dei suoi scritti, alcuni di questi in due 0 tre
copie, oltre a numerosi testi dei suoi seguaci (Dorn, Thurneisser, Severinus 0
Suchten) . 9 Di un ritratto di ParaceIso ('Imago Paracelsi', R&W
2240, [di Jenichen?]) egli possedeva ben cinque copie. 10 L'interesse per i
manoscritti di ParaceIso
e testimoniato da una sua nota dei 1567 conservata in uno dei volumi (R&W, p. 101),
e risulta ehe
per accaparrarsi un presunto autografo di ParaceIso Dee abbia offerto al
paracelsista Heinrich Wolff
l'enorme somma di 20 ducati. 11 Gia nella Monas Hieroglyphica deI 1564 e nella
ristampa dei Propaedeumata deI 1568 Dee si riallaccia aHa terminologia paracelsiana
('gamaaea', 'beryllistica'), e
neI Matematicall praejace deI 1570 egli riduce le asserzioni di ParaceIso sul
progresso della scienza (Dejensiones septem, ed. Sudhoff, 11, 123-160) a questa
concisa formula : 'New Arts, daily rise

ti

276
up: and there was no such order taken, that, alls Arts, should in one age or one
land, or of one man,
be mad known to the world'. 12 Con quale attenzione Dee abbia letto i suoi testi
paracelsiani, anche
quelli in lingua tedesca, risulta evidente dalle sue fitte annotazioni nell'
esemplare da lui posseduto deI Baderbüchlin (Mulhouse 1562, R&W 1476), e sarebbe un
vero peccato se davvero propria
la sezione paracelsiana della biblioteca di Dee fosse andata in fiamme durante il
grande incendio
di Londra deI 1666. 13
Quanto all 'angelomania, la sua origine va probabilmente messa in relazione al
precoce interesse
di Dee per gli scritti di Tritemio, di cui copio nel febbraio 1563 ad Anversa la
Steganographia e di
cui possedeva diverse edizioni dei De septem secundeis, le Epistolae e il Liber
octo questionum. 14 In
margine ad un'edizione di quest'ultimo testo acquistata nel 1561, Dee cosl commenta
l'opinione di
Tritemio riguardo allo svelamento degli arcani da parte degli angeli buoni
('revelant enim sancti
angeli hominibus puris et in dei amore serventibus arcana caeteris abscondita'):
'Hoc nobis det Deus
aliquando' (cfr. R&W, p. 29). In genere tutte le ripetute speculazioni e formule di
Dee riguardo alla
monade, al binario, al ternario e al quaternario vengono fatte risalire alla
lettura di due lettere di
Tritemio, una a Johann von Westenburg, deI 1503 e una a Germain de Ganay, dei 1505:
15
Ad ipsum a ternario et quaternario, id est monadem progressus est, ut denarius
compleatur, per ipsum est numero
regressus ad unum, simul ascensus cum quatuor, et descensus ad monadem ... Omnes
hoc monadis principium ignorantes, nihil in ternario proficiunt, et sacrum
quaternarium
non pertingunt (Trithemius, epistola a Westenburg, 10
maggio 1503) . .

Ad unitatem reducendus omnino est ternarius, si mens


harum rerum velit intellectum consequi perfectum. Unarius
enim non est numerus, et ipso numerus omnis consurgit.
Reiiciatur binarius, et ternarius ad unitatem convertibilis
erit. Verum, 0 Germane, ut Hermes inquit, si ne Mendacio
certum, et unitatis cognitione verissimum (Trithemius, epistola a Ganay, 24 agosto
1505).

Ad esso, cioe alla monade, si procede dal ternario e quaternario, fino a


raggiungere il denario, e per esso tramite il
numero si ritorna all'uno; insieme ascesa con il quattro e
discesa alla monade [ ... 1Tutti coloro che ignorano il principio della monade non
ottengono nulla nel ternario e non
riescono a raggiungere il sacro quaternario.

Bisogna ricondurre il ternario all'unita perche l'intelletto


possa giungere alla completa comprensione di queste cose.
L'unita non e infatti un numero, ma l'origine di tutti i
numeri. Se si rigetta il binario, il ternario diviene convertibile nell'unita (vedi
anche il saggio su Kuhnrath). Un tale
riconoscimento dell'unita, Germain, e, come dice Ermete,
'vero senza menzogna, certo e verissimo'.
Dee aveva certamente presenti questi due passi quando scrisse, nel XX teorema della
Monas:
'Nostra Monas per Binarium, Ternariumque progrediat in Quaternario Purificato, sibi
uni restituatur, per Aequalitatis Proportionern' . Ma egli conosceva anche la fonte
piu antica da cui Tritemio
ave va tratto formulazione e contenuto di tali speculazioni numerologiche, e cioe
gli scritti di Pelagin Eremita.
Nonostante le numerose e pregevoli pubblicazioni in lingua francese sull' argomento
(Secret,
Dupebe), 16 la critica inglese si ostina a ignorare la figura di queste vero mago
rinascimentale, che
(fosse egli inglese 0, piu verosimilmente, genovese, in ogni caso pero da non
confondere con Fernando de C6rdoba) visse lungo tempo in eremitaggio nell'isola di
Mallorca sotto il norne di Pelagius, e vi mori nel 1480. Dell'esistenza dei suoi
scritti, giunti a Tritemio tramite Libanius Gallus,
Dee deve essere venuto a conoscenza dagli epistolari di questi ultimi, piu volte
stampati. Con la
sua curiosita e la sua sensibilita per queste tipo di letteratura, ritengo sia da
escludere che Dee abbia
dovuto aspettare gli anni ' 80 deI Cinquecento per venire a conoscenza di opere
come la Epistola M.
Libanii Galli ad discipulum suum Trithemium de operibus Pelagii Eremitae omnium
Magorum qui
unquam fuerunt Princeps; Circulus seu tabula veritatis; Pelagii Eremitae viri
sanctissimi libri III
peri anacrisewn hypnotikwn, hoc est, de revelationibus nocturnis per quas omnis
sapientia a Deo
maniJestatur; Opusculum De proprio angelo in somniis apparente et pronunciante
futura. Forse fu
anzi 10 stesso Dee, a richiamare su tali testi l' attenzione dei suoi amici di
Praga e Trebon, Vilem
Wok da Roimberk e Carl Widemann, segretario di Kelley. Nelle biblioteche di questi
ultimi si trovavano infatti manoscritti di Pelagio. 17 Sullo stato attuale e la
localizzazione dei manoscritti di
Pelagio, rimando qui al piu recente articolo di Jean Dupebe; 18 e a proposito della
numerologia della
277
monade, dei binario, dei ternario eee., vorrei eonsigliare la lettura dellungo
eapitolo XIII dei IItspl
avaKpta6wV VJrVWTLKWV ('Libro Primo, ehe eontiene il modo per essere in familiare
eomunieazione eon il proprio angelo:), rieeo di ripetute variazioni su testi
numerologiei:
Pro Anaerisi distineta Revelatione habenda, Quod intentio
Orantis omnino sit eontans et firmissima, et quantum fieri
potest, ardens in petitione desiderium. Quanto eius fervor
postulantis maior fuerit, tanto faeilius postulata impetrabit.
Unde quoties prae magnitudine desiderii Mens aestuans
extra semetipsam ragitur, tune subito areana Mysterii revelantur, testantibus
omnibus in hae arte expertis. Qui et
Binarium [=intelleetum angelieum] Pithagorieum noverunt
deseendere et Ternarium [=mens, anima humanal in Monadem [=mentem divinaml
revoeare; nisi enim didieerit
homo Binarium sublimare in Monadem, quasi turbidum in
faeeibus vinum non redueit ad optatam puritatem. In B inario semel dumtaxat
eonsistit unitas, quae eum a subsistente eognita ordinis linea per Quaternarium
[=operationem
mentis] saerum substraeta fuerit, in purissimam et subtilissimam suae Monadis
societatem evadit.
Hie supremus est apex sanetarum Anaeriseön, quo non
sublimior alter eomprehensibilis operatione. Nam primus
Anaeriseön gradus, ad quem praesenti demostramus operatione eonseensum, Bathonieus
[=infimus] dieitur et a
minoribus ineipiens Quaternario per Binarium in semetipso eonfraetus in simulaehro
[=visio somnialisl terminatur.
Cuius prima diffieultas et maxima est eonfusum Chaos in
simulaehro [=somnium in somnio], pulchra serenitate
deseendere et albedinem [=veritatem] a nigro [=mendaeio]
separare. Seeunda diffieultas ex falsa similitudine naseitur,
quoties Binarius per Antimonadem [=diabolum sive peeeatum] impeditur. Antimonas
autem non est in ordine sursum
numerantis nee minor diffieultas est in Obviantem, id est,
in ealculatione simulaehrum Binarii perfeete satis eognoscere, et in ordine reeto
Syntaxes [=somnium in memorial
posse eolloeare. Verum omnia ista plene diseere et ex
Monade, per Binarium quod super stat, seiat induire, non
est puerile studium, nee dierum labor paueorum. Ergo
requirit haee saneta operatio virum in Agnostieis [=seientiisl longa eonsuetudine
peritum, animo eonstantem, sine
turbatione tranquillum, longanimen et in virtute Monadis
legitime formatum. Qui ad primum ubi pervenerit gradum,
lieet etiam obsistente Menolpo [=diffieultatel, non vaeillet,
non desistat a eoeptis, perdueat fortiter, feriens Tridente
[=operatione] Menolpum [=diffieultatem] et perveniet eum
tempore ad saerae Athletiadis Areanum. "

Per avere una rivelazione distinta dell'anaerisi oeeorre ehe


I'intenzione di eolui ehe prega sia ferma e eostante, e il
desiderio nel domandare quanta piu ardente possibile.
Quanto maggiore sara il fervore della riehiesta, tanto piu
faeilmente si potranno ottenere i risultati riehiesti. Per questo, tutte le volte
ehe la mente, fremente per l'intensita dei
desiderio, viene rapita a se stessa, subito le si rivelano gli
areani dei mistero, e eib e testimoniato da tutti gli esperti di
quest'arte: ehe sanno far diseendere il Binario pitagorieo
[=intelletto angelieoJ, e riehiamare il Ternario [=mente,
anima umana] nella Monade [=mente divinaj; infatti, se
I'uomo non apprende a sublimare il Binario nella Monade,
e eome se non riuseisse ad ottenere dal vino torbido la desiderata purezza. Nel
Binario I'unita e presente una so la
volta e non appena questa viene sottratta per mezzo deI
saero Quaternario [=operazione della mente] dalla linea
nota nell'ordine sussistente, si Iibera e ritorna alla sua
purissima e sottilissima Monade.
Questo e il grade supremo delle sante Anaerisi, ehe non
possono intendersi di modo piii sublime.
In effetti il prima grade di anaerisi, I'aseesa verso il quale
e mostrata dalla presente operazione, viene detto Batonieo
[=infimoJ, e, avendo avuto inizio ai [livelli] inferiori,
seomposto il Quaternario in se stesso per mezzo deI Binario, termina in un'immagine
[=visione oniriea]. E la prima
e maggiore di ffieolta eonsiste nel ealarsi eon nobile serenita nel eaos eonfuso
dell'immagine [=sogno nel sogno], e
separare il bianeo [=verita] dal nero [=menzogna]. La
seeonda diffieolta nasee dal1e false similitudini, tutte le
volte ehe il Binario e ostaeolato dall' Antimonade [= il diavolo 0 il peeeato]. L'
Antimonade infatti non e nell'ordine
ascendente e non minore diffieolta e ndll'ostaeolo, eioe
eonoseere perfettamente I' immagine deI Binario nel ealeo- .
10, e eolloeare eorrettamente gli Ordini [=sogno nella
memorial. In verita imparare a fondo tutto eib e dalla
Monade per mezzo dei Binario proeaeeiarsi eib ehe si e
detto, non e studio puerile, ne lavoro di poehi giorni. Quindi questa saera
operazione riehiede uomini esperti per la
lunga eonsuetudine negli Agnostiei [=seienze], d'animo
eostante, tranquillo e seevro d'ogni turbamento, paziente e
formato rettamente alla virtii della Monade. Chi pervenga
al prima grado, sebbene ostaeolato da Menolpo [=diffieolta], non vaeilli, non
desista dall'impresa, persista eon
forza, eolpendo Menolpo [=diffieoltal eon il Tridente
[=operazionel e perverra eon il tempo al saero areano di
Atletiade.

Non e qui neeessario addentrarsi in passi partieolarmente rilevanti dei De proprio


angelo, poiehe
e esc1uso ehe un testo eon questo titolo possa essere passato inosservato a Dee,
visto ehe un suo seritto edito ne1I659, A True & Faithful Relation ofwhat passedfor
many Yerers between Dr. lohn Dee
... and Some Spirits si ehiude addirittura eon l'auspieio: 'I would desire to know
My proper Anger!
ehe nessuno dei manoseritti di Pelagio sia registrato nell'indiee della sua
biblioteea, non signifiea
automatie amen te ehe Dee non ne possedesse. Questo e quanta sueeesso, per esempio,
nel easo di
un manoseritto magico - su eui ci soffermeremo tra poehissimo - ehe Dee possedette
per Iungo
tempo e da eui trasse molti materiali per la propria opera magiea.
Si tratta di un unicum, un manoseritto magieo (non citato in Roberts & Watson),
ignorato da
tutta la storiografia sulla magia, ehe e stato presentato per la prima volta nel
eatalogo Il ritorno
278
di Ermete (Nr. 54). Il manoscritto, pergamenaceo, si trova presso la
Universitätsbibliothek di Kassel (Ms. 4° astron. 3), ed era gia stato segnalato e
molto succintamente descritto da Kristeller nell' Iter Italicum (3, 585) come Summa
sacre magice magistri Berengarii Ganelli phiLosophi: contiene circa 300 carte
scritte fittamente, che Dee stesso ha numerato e suddiviso in libri e capitoli.
Alcuni passi presentano anche brevi note marginali, numerazioni e segni. Nel libro
V, p. 102, Dee
ha annotato la presunta data di composizione della Summa: 'Anno Christi 1346'.
Probabilmente
insieme alla propria copia della Monas [R&W DM19] e alla copia deI Marcianus gr.
299 [R&W
DM20], Dee deve aver regalato questo manoscritto, riccamente illustrato di
diagrammi, tabelle e
alfabeti, allangravio Wilhelm 0 Moritz durante una delle sue visite a Kassel deI
15860 deI 1589.
Subito dopo l'indice con la suddivisione in capitoli dei libri I-V, il testo della
Summa sacre
magiee Magistri Bugari [sic] GanelLi phiLosophi comincia con le parole: 'Magica est
scientia arctandi spiritus malignos et benignos per nomen dei et per nomina sua'.
Un ineipit di questo tipo non
si trova certo nel Thorndike/Kibre, 20 e per una semplice ragione: mentre ha
registrato l' elenco di
opere magiche registrate nello SpecuLum astronomicum di Alberto Magno, Thorndike ha
mancato
di compendiare personalmente i testi elencati nel capitolo III dell' AntipaLus
MaLeficiorum di Tritemio, rimettendosi ad uno schedario degli incipit, incompleto,
redatto da uno studioso di Monaco,
Ernst Schulz, che non ha registrato nemmeno la meta dei cento titoli contenuti in
Tritemio. L' elenco di Tritemio (se ne veda la riproduzione in Peuckert) 2 1 resta
dunque la principale fonte di notizie
intorno a questo testo:
Item est volumen magnum in multos divisum libros atque tractatus, compositus a
quodam Bugario ganello, qui praenotavit
ipsum Summam magicae, quae ineipit sie: Magiea est seieneia aretandi spiritus
malignos et benignos per nom'en dei . Bone
deus, quam stuIta, frivola et superstieiosa auetor ille ex omnibus aliis
eomportavit in unum, quo se militem daemonum
ostenderet, non dei . 22

C'e inoltre un grosso volume diviso in mol ti libri e trattati, eomposto da un


eerto Bugario Ganello, ehe 10 intitolo Somma
di magia, ehe inizia eos!: La magia e la seienza di esercitare un eontrollo
eoereitivo sugli spiriti benigni e maligni per mezzo
deI norne di Dio, Buon dio, quante stoltezze, quante eose frivole e superstiziose
di ogni provenienza ha raeeolto quell' autore in un unieo volume, mostrandosi eos!
piii soldato deI demonio ehe di Dio.

Il fatto che Tritemio accolga la lezione errata 'Bugarius'[errore di lettura da


B'ngarius = Berenga_
rius], lascia supporre che la sua descrizione sia condotta a partire dallo stesso
manoscritto poi
acquistato da Dee, poiche in esso l'abbreviazione «'» - corrente nel medioevo per
«er», «ere» - nel
manoscritto in questione e nascosta dall'inchiostro deI rubricatore; il norne
dell'autore non e dunque leggibile fino alla carta 'Lib. 2, f. 42', sotto
l'immagine deI suo pentagramma personale: 'Iam
scis facere karacter berengarii'. Lo stesso manoscritto, 0 una sua copia diretta,
venne usato negli
anni '80 come testo per la traduzione tedesca dell'opera, anch'essa disponibile in
un esemplare
uni co: Summa der LobZiehen unnd heiligen Kunst Magie des hochberumbtten und
woLLerfahrnen
Philosophi Magistri Bugarii Ganelli (Berlin SB, Ms, Germ. Fol. 903, ff. 7r-892v).
Senza indugio
nella traduzione ('ausz dem Arabischen ins Latein, ausz dem Lateinn inn Teutsch')
si fa dell'autore, cristiano, un arabo; la Summa, da parte sua, venne molto
abilmente mimetizzata nell'imponente volume in foLio come parte integrante (sezioni
3-7) deI celebre ArbateL de Magia veterum deI
1575. 23
La Summa magica di Berengario Ganell, d'origine catalana 0 forse di Valencia, in
cinque libri,
e una colorita compilazione, a volte un goffo plagio, di diversi testi magici,
circolanti in Spagna a
partire dal XIII secolo. Evidentemente il compilatore conosceva, oltre allo
spagnolo e allatino,
anche l' ebraico, l' arabo e un po' di greco, poiche le lettere delle tabelle
combinatorie per i maghi
delle quattro diverse sette ('hebrea, greca sive gentilis, latina sive christiana,
arabica sive macometina') sono riportate correttamente, ciascuna secondo il suo
alfabeto. L'opera di Ganell, con le
sue migliaia di nomi d' angeli, demoni, 0 spiriti in genere, deve aver costituito
una fonte inesauribile per un uomo come Dee. Egli pote attingere ad essa a piene
man i per rinvenire i termini e i nomi
di quella sua 'lingua angelica' oggi studiata con tanto zelo, oltre che per
elaborare una sua peculiare terminologia. Quest'imponente compilazione magica venne
infatti concepita come libro sulle
279
forze e gli effetti della lingua e delle parole, come ben testimoniato fin dall'
incipit:
La magia e I'arte ehe insegna a esereitare eontroHo eoereitivo sugli spiriti buoni
e eattivi per mezzo dei norne di Dio, dei
loro, e dei norne delle eose ehe esistono nel mondo. Da eib deri va ehe [l' arte)
magiea e una seienza delle parole, poiehe eiaseun norne e una parola, ogni eosa ehe
viene pronuneiata dalla lingua, e una parola, se e in quanto puo essere seritta
faeendo uso di lettere. "

0, come nella versione latina a proposito dei maghi delle diverse religioni:
Magiea est seientia artandi spiritus malignos et benignos per nomen dei et per
nomina sua, ae per nomina seilieet rerum.
Unde sequitur quod magiea est seielltia verborum, quia omne nomen est verbum, eum
verbum sit omnis res que lingua profertur, si litteris seribi possit. Multae autem
seientiae sunt verborum, ut gramatiea, logiea, reethoriea, magiea; sed diversimodi
quia gramatica est de verba quo ad eongruitatem; et logicam quo ad discernendum
veritatern; et reethoriea quo ad
justiciam denotandam; sed magica est de verba quo ad spiritualem sapientiam
coartandam. Est enim in quibusdam verbis
virtus mira eonereata a creatore solo, qui deus est omnipotens, et causa omnium
eausarum [... ) Magiea ergo est de verbis
miris ex fide pullulantibus aut ex firma eredulitate processivis, ita ut eredat deo
vero et arti et magistro suo ac legi, eui habet
devotiollem ... "
La magia e la scienza di esereitare eontrollo eoereitivo sugli spiriti buoni e
eattivi per mezzo dei norne di Dio, delloro, e di
quello delle eose. Da eui deriva ehe la magia e una seienza delle parole, poiehe
ogni norne e parola, e la parola ogni eosa
ehe venga proferita con la lingua, e possa essere seritta. Molte sono in effetti le
seienze delle parole, eome la grammatica,
la logica, la retorica e la magia, ma di carattere diverso, poiche la grammatiea ha
per oggetto la parola quanto aHa congruitä,
la logica quanta al discernimento deHa veritä, la retoriea quanto aHa eorrettezza
della denotazione, ma la magia e seienza
della parola quanta aHa eoereizione della sapienza spirituale. C'e infatti in
aIcune parole una virtu mirabile eonereata dal
solo creatore, ehe e Dio onnipotente, e eausa di tute le eause [... ) La magia e
[seienza) delle parole mirabili ehe sgorgano
dalla fede 0 proeedono da una eredenza ferma; in modo ehe debba eredere, nel vero
Dio, e nell'arte e nel maestro suo e
nella religione da cui proviene.

Non e questo ilIuogo di analizzare questo testo centrale della magia medievaie.
Illettore dovra per
questo attendere uno studio futura sulle fonti della Summa di Ganell e sui suoi
influssi su opere
come l'Arbatel, I'Archidoxis magica dello ps. Paraceiso 0, appunto, su alcuni
scritti e diagrammi
di John Dee. Qui voglio solo gia anticipare soprattutto ai molti ehe negli ultimi
anni si sono concentrati su Dee un piccolo ma significativo risultato della
ricerca. Si tratta deI notissimo Wax Disk
o Great Seal di John Dee conservato al British Museum (Clulee, Ill. 8.7; French,
Ill. 11). Dee ha
copiato il Great Seal - solo con pochissime varianti - subito dopo Ia figura
'Sigillum Dei' nel VI
capitolo deI IV libro dei suo codice di Ganellus, alla pagina 'Lib. 4, f. 22'
secondo la numerazione
da Iui introdotta (cfr. illustrazione e nota). 26
Poiche non conosco il manoscritto deI XIV secolo che contiene il testo magico dei
Liber iuratus (R&W DM 70 =London BL, Sloane 303), non posso dire se per il
'Sigillum Aemeth' dei suo
Liber Mysteriorum Dee riprese anche il sigillo n raffigurato alla c. 4r. 21
Curiosamente si tratta dello
stesso sigillo - prima conosciuto in Spagna come amuleto delle quattro sette
('Iudaicae, Christianae, Mahumetanae et Paganae') - che, si dice, nel XV secolo
appartenne poi al famoso marchese,
scrittore e mago Don Enrique de Villena. Nel XVII secolo ij Duca di Alcala e Vicere
di Napoli 10
fece stampare su pergamena, come si apprende dalla lettera di un gesuita spagnolo
ad Athanasius
Kircher (cfr. Oedipus aegyptiacus, II 2, 479-483). Naturalmente Kircher non si fece
scappare l'occasione di far stampare anche lui, con un amplio commento, questo
sigillo, per illustrare il suo capitolo sulla magia geroglifica. 28
Va qui notato che se Dee ebbe notevole influenza in ambito alchemico e in quello
della riflessione
filosofico-ermetica, non fu cosl nell' ambito dei movimento rosacruciano. Dalla
pubblicazione dei
The Rosicrucian Enlightenment di F. A. Yates, nel 1972, gli studi rosacrociani
hanno attribuito a
John Dee un ruolo centrale ehe, in effetti, non gli compete. 29 L'utilizzazione
della Monas Hieroglyphica da parte di Philippus de Gabella, la raffigurazione deI
simbolo della monade nella Chymische Hochzeit, come pure molte citazioni da Dee
durante la controversia rosacrociana sfuggite
alla Yates, non giustificano in alcun modo la tesi affascinante ma bizzarra,
secondo cui il movimento dei Rosacroce sarebbe da ricondurre all'influenza
esercitata dall'opera di John Dee, e 10
stesso termine 'rosacrociano' non sarebbe che un 'articolo da esportazione'
dell'Inghilterra elisa-

280
bettiana. 30 Che cosa sarebbe ancora uscito dalla penna della storica inglese se
avesse saputo che nel
1618 ad Amburgo veniva stampata l' Epistola de secretis operibus artis et naturae
di Ruggero Bacone con le Annotationes di lohn Dee e una dedica 'Clarissimis,
Restitutionis universi Phosphoris,
illuminatis Roseae Crucis Fratribus unanimis'; 0 che Vaclav Budovec z Budova nel
1615 paria
tante di Dee che della Confessio Fraternitatis nel suo Circulus Horologii lunaris
et solaris; 3 1 che
nel 1618 l'abate dei chiostro benedettino di Seon, Sigmund Dullinger, nel suo Speck
auf! der Fall
ristampa il resoconto di Budovec; che la 'Monas Hieroglyphica Londinatis' - stando
a Libavius apparteneva alla Biblioteca della Fraternitas R.C. insieme ad un altro
gran numero di testi magici;
che nel 1620 venne pubbJicato il libro di un tale 'Christianus Theophilus e saniore
Fraternitate
Christi' dal titolo Y Dias mystica ad Monadis simplicitatem, e anche un Libellus
Theosophiae, in
cui si leggono Ie seguenti parole: 'Monarchia Monadis hieroglyphica Darinnen alle
Magnalia Gottes und seine Gnade verschlossen' ('Monarchia della Monade geroglifica
in cui sono racchiuse tutte
le magnalia di Dio e la sua grazia'); 0 che, infine, nel 1626 Philipp Ziegler,
autoproclamatosi 're
dei Rosacroce', in un manoscritto conservato ad Oxford, faceva di Dee un Fratello
dei Rosacrice
postumo: 'loh. Dee Londinensis Anglus Fratribus Roseae Crucis'. 32
In realta riguardo all' origine dei Manifesti-R. C. e anche durante la lunga
controversia a proposito della Confraternita, il ruolo di lohn Dee fu comunque di
minore importanza di quello giocato da autori come Paraceiso, Lautensack, Suchten,
Brocardo, Castellio, Arndt, Croll 0 dall'autore della Cyclopädia Paracelsica
Christiana. Inoltre il simbolo della monade non venne accolto nel
significato attribuitogli dal Dee, ma piuttosto co me 'stella signata' di Paraceiso
(Haslmayr, Gabella), come Mercurius Hieroglyphicus (Widemann), co me immagine deI
motto deI vetriolo 0 della
Tabula Smaragdina. E non e certo nemmeno se Andreae abbia tratto il simbolo per
l'invito alle
Chymischen Hochzeit direttamente dalla Monas Hieroglyphica 0 non piuttosto da
qualche successivo trattato alchemico (Thurneisser, Alchimia vera, 'Basilius
Valentinus' 0, addirittura, Khunrath).
Se non tante presso i Rosacroce, Monas deI Dee continuo ad avere un certo influsso
tra gli alchimisti ermetiei. Nel 1613 lohannes Musaeus offriva da Meiningen al
principe August von Anhalt e
a sua sorella Dorothea Maria von Sachsen una Tabula Hermetis 'ricavata a partire
dal Signo Universale Planetarum, ehe lohannes De EE, uomo di grande esperienza, nel
suo libretto detto HieroL' importante titolo dello scritto e il seguente:
glyphica ha segnato
Transmutativa Tabula aurea et argentea Hermetis, wie man durch die Conjunction und
Fermentation des Siderischen Elementischen und Metallischen Universal Himmels
Y{Mercurio] auß
den zwölf! Himmels Zeichen
{Sole] und (t,{Luna] die vier Metallische Planeten Venerern, Martem, lovem,
Saturnum, in lmlfter Goldt und Silber arbeitten und vorwandein soll' [segue una
triplice figura circolare con il simbolo della Monas nel centro].
Il commento recita:

Y'.

0
Tra tutti i monumenti ehe gli antiehi hanno potuto riunire, quasi a farne un
faseio, per giungere a una delineazione certa
dell'arte chimica, partendo dai tanti innumerevoli scritti dei sapienti, non
esiste, secondo I'acuta opinione di Johannis De
EE, documento piu breve e prezioso, ricco com'e di segni e caratteri geroglifici,
di questa Tabula, attribuita al primo iniziatore Ermete Trismegisto, per queste
considerato il Mose pagano, e che ha spinto anche Johan De EE, a scrivere i suoi
Hieroglyphica, ma con caratteri nascosti e subito velati, il cui svelamento e
rimasto negato fino al tempo attuale, per speciali
motivi. J3

Con tutta l'attivita che c'e oggi intorno agli scritti di lohn Dee, con tutto il
gran rumore che si fa
intorno a lui in Internet e l'impegno per la mierofilmatura delle sue opere e degli
esemplari restanti della sua biblioteca, possiamo solo sperare che i 'veli' che
ancora ci impediscono di intendere
fino in fondo il mago e matematico ing1ese possano venire presto tolti.

281
1) F.A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica,
Bari 1969, 168-171 e passim; eadem, Theatre ofthe World,
Chieago 1969, 1-41; eadem, Ideas and Ideals in the North
European Renaissance, London 1984, III, 49-59, 216-219;
P.I. Freneh, l ohn Dee. The World of an Elizabethan Magus,
London 1972.
2) N.H. Clulee, Astrology, Magic, and Optics: Faces of
lohn Dee 's Early Natural Philosophy, in 'Renaissance
Quarterly', 30 (1977), 632-680; idem, lohn Dee's Natural
philosophy. Between Science and Religion , London & New
York 1988, 1-18 e passim; W.H. Sherman, lohn Dee. The
Politics of Reading and Writing in the English Renaissance, Amberst 1995, 12-26 e
passim. Per la eritiea in generale alle tesi della Yates, vedi anehe i libri e gli
artieoli II
diseussi di Ch. Trinkaus, 1970, M . Hesse, 1970, E. Rosen ,
1970, W. Shumaker, 1972, 1978, Bonelli & Shea, 1975,
R.S. Westman, 1977 , I . E. MaeGuire, 1977, B. Viekers,
1979, 1984 ed altri aneora.
3) I. Roberts & A.G. Watson, lohn Dee 's Library Catalogue, London 1990 (in poi
R&W). Oltre la riproduzione dei
eatalogo dei libri (Nr. 1-2292) e dei manoseritti (Nr. MOOIM199) messo appunto da
Dee stesso ne11583, R&W hanno
registrato tutti gli esemp lari di Dee finora identifieati e
loealizzati, eommentandoli brevemente. Una lista aparte
elenea i 23 volumi a stampa (List D) e i 162 manoseritti
(List DM) finora identifieati eome proprieta di Dee, ma
assenti nel eatalogo deI 1583.
4) A proposito dell'eleneo dei libri da lui seritti, editi e non,
redatto da Dee nell'anno 1592 cfr. lohn Dee, A True &
Faithful Relation of What Passed Between Dr. lohn Dee
and Some Spirits, ed. Merie Casaubon, London 1659 (rist.
1974), Klr-k2v.
5) Cfr. R&W DM20, in eui e pero da eassare l'indieazione
fuorviante 'Corpus Hermeticum in Greek').
6) Oxford, Bodleian Library, Digby 67, deseritto da F.
Hudry, ed., Liber viginti quattuor phiJosophorum,
Turnhout 1997 , LXV, ehe pero non fa il norne di Dee.
7) lohn Dee, Mo/ws Hieroglyphiea, Anversa 1564, 4r; (cfr.
ed. C.H. l osten in Ambix 12 (1964) 122.
8) Konrad Gessner, Liber amieorum, National Library of
Medieine in Bethesda, Maryland, Ms. B 13, p. 75; edizione in Mierofiehe, Leiden,
IDC, fiche H-2559; per un faesimile della pagina eon il passo su Dee cfr. R.B.
Durling,
Conrad Gesner's Liber amicorum 1555-1565, in 'Gesnerus' 22 (1965), 138, e H.H.
WeUiseh, C. Gessller. A BioBibliography, Leiden 1984, p. 112.
9) A proposito dei 'paraeelsiea' della biblioteea deI Dee
rimando alla Sudhoff Coneordanee neU' Appendix 5 di
R&We all'artieolo di G.E. Szönyi, Ars Sintrillia, Serying,
and the Universal Language. Paraeelsian and other eontexts for lohn Dee 's Angel
Magie, in S. Clueas, ed., lohn
Dee: Interdisciplinary Approaches, Dordreeht [ete.] (in
eorso di stampa).
10) Sulle vieende riguardanti il ritratto di Paraceiso dello
1eniehen cfr. C. Gilly, Der Paracelsus-Einblattdruck von
Matthias Quad von1606. Kritische Überlegungen über die
sogenannten Rosenkreuzer-Bildnisse des Parace lsus , in
Paracelsus in der Bibliotheca Philosophica Hermetica
Amsterdam. Ausstellung zum 500. Geburtsjahr, Amsterdam 1993, 11-27, eui si rimanda
anehe per la bibliografia
anteriore.
11) W. Breehtold, Dr. Heinrich Wolff (1520-158/), (Diss.),
Würzburg 1959, 113.
12) Su paraeelsismo e idea di progresso efr. C. Gilly: Zwischen Erfahrung und
Spekulation. Theodor Zwinger und
die religiöse und kulturelle Krise seiner Zeit, H, 170- 176,

220-221; cfr. anehe l'artieolo su Andrea Libavio nel presente volume.


13) R&W, p. 68.
14) R&W sub voee Trithemius, passim; C.H. losten, A
Translation of lohn Dee's 'Mo/ws Hieroglyphica ' (1964)
109- 111; N.H. Clulee, Astronomia inferior: Legacies of
lohannes Trithemius and lohn Dee, in W.R. Newman & A.
Grafton, edd., Secrets of Nature. Astrology and Alchemy in
Early Modem Europe, Cambridge 2001, 173-202, eit. 194'196.
15) C.H. losten, eit. 109-110; N.H. Clulee, 1. Dee's Natural Philosophy, eil., 110-
114; idem, A Translation, eil. 227.
16) F. Seeret, Qui etait Libanius GaUus, le maltre de
Tritheme, in Estudios Lulianos, VI (1962) 127-137; idem,
Hermetisme et Kabbale , Napoli 1992,91-118; l. Dupebe,
Curiosite et Magie chez 10halUles Trilhemius, in La curiosite ii la Renaissance,
Paris 1986,82-97; idem, L'ecriture
chez l'ermite Pelagius. Un cas de theurgie chretienne au
XVe siecle, in Le Texte et son inscription, Paris 1989, 113153; idem, L'Ermite
Pelagius et les Rose-Croix, in Rosenkreuz als europäisches Phänomen im 17.
lahrhundert, C.
Gilly & F. Niewöhner, eds., Amsterdam 2002, 134-157.
17) Wenzel Brezan, Bibliotheea Rosenbergiea, id est, Consignatio aeeurata omnium
librorum et auetorum ordine
alphabetieo digestorum ill. Prineipis ... Pe tri Vokonis, Ursinis, a Rosenberg
[ ... ] in Domo inelyta Trebonensi [... ] eolloeata. Annis Salvatoris nostri 1602-
1608, Stockholm KB,
Ms U 378, vol. 1-4, f. 88v: 'Pelagii Heremitae peri anaeriseon'; Kassel, LBMB, 2°
Ms. Chem. 7, 53r: [Kar! Widemann,] Index librorum quorundam manuseriptorum
seeretorum. Haetenus nunquam visorum: 1: Pelagii Eremitae
viri sanetissimi libri UI m:p't uvaKpiaE:wv UJTVWTtKWV,
hoc est de revelationibus noeturnis per quas omnis sapientia a Deo et totius mundi
Mysteria manifestantur; 2. Eiusdem Praxis divinae huius seientiae, duobus libeUis
absoluta; 3. Ars erueifixi Jesu Christi Melanii Monaehi peregrini, per quam fiunt
mirabilia multa'.
18) l. Dupebe, L'Ermite Pelagius et les Rose-Croix, eil.,
137s.
19) Cito dal frammento eonservato in Paris, Arsenal, Ms.
2902, 269r-277 (eil., 271r-272r), ehe eontiene anehe una
Brevis Terminorum explicatio Libri primi Pelagii, a Libanio tradila Trilhemio , in
eui i termini Monas, Antimonas,
Binarius, Ternarius eee. si rivelano mere eoperture: 'Unitas et Monas frequenter
ponuntur pro Mente divina et prineipio totius ... Binarius aliquando ponitur pro
intelleetu
angelieo, aliquando etiam pro Mente humana, maxime
quando Ternarius non sequitur ... Ternarius pro Mente sive
anima humana semper aee ipitur, nisi quando de S. Trinitate sermo proprie
habetur ... Quaternarius, in hoc libro, pro
operatione mentis ponitur. Alias in Philosophia saepius pro
humano eorpore, ut Deus, Angelus, Anima, Corpus ...
Binarii Lueentis, id est, Angeli proprii aperta visio ... Ternarius sine
interpositione Binarii est Mens sine Angelo in
Deum ereeta ... Stellas Mens eonvertit in Solem, quando
longa eonsuetudo superat rationem ... Linea sub Monade
ipsa est Mens per Desiderium amoris elevata in Deum ...
Triangulus est Mentem eum desiderio Quaestionis in Deum
elevare; Monadern sine haesitatione inmobili eonsistentia
interrogare; et aeeepto responso in seipsum deseendere ... '
20) L. Thorndike & P. Kibre, A Catalogue of lncipits of
Mediaeval Scielllific Writtings in Latin, Cambridge (Mass.)
1963.
21) I. Trithemius, Antipalus maleficiorum, Magunzia 1605,
297-311; W. -E. Peuekert, Pansophie, 1956,49; Gilly, Spanien und der Basler
Buchdruck, 1985,32.

282
22) 1. Trithemius, Antipalus maleficiorum, eit., 297 (con le
variant i 'Ungario', 'Bugario'; nel Manoscritto piu antico
deli' Antipalus, Augusta, Staats- u. Stadtbibliothek, 2° cod.
212, 17v- 18r, dal quale forse dipende I'edizione dei 1605,
sono possibili ambedue le letture).
23) C. Gilly, Spanien und der Basler Buchdruck, 1985 ,32.
24) Berlin SB, Ms. Germ. Fo!. 903, f. 7r: 'Magica ist ein
Kunst, die da lehrt, wie man Bosenn unndt Gutten Geister
zwingen durch den Namen Gottes, durch ihren Namen, und
die Namen der ding, so in der Welltt sind. Ausz diessem
volgtt nun, das Magica ein Wissenschafft der wortter ist,
dann ein Jeder Nam ist ein wort, ein jedes ding, so mit der
zungen genent, ist ein wort, so fern es mit buchstaben
geschrieben werden' .
25) Kassel, LBMB, Ms. Astron. 4° 3, 'L. I f. I' (secondo
l'impaginazione originale di J. Dee).
26) Trascrivo qui le istruzioni date da Ganello, che si
distanziano molto da quelle date nelle altre versioni dei
Liber iuratus: 'Et postquam Sigillulll doeuimus sacrare ut
non in vanum loquti sumus volulllus tibi pretendere figuram Sigilli, in qua sunt
duo circuli propinqui. Inter quos
scribitur equedistanter 72 littere magni nominis ineffabili s
semmaphoras. Et intra circulos fiunt 3 figure eptagonales
quarum due se ligant ad inuicem et se concathenant. Et tercia ponitur inter illas
in medio. Et in centro eirculorum
ponitur signum thau grece. Et in circuitu eius pentagon um
Salomonis. Et in toto Sigillo sunt 9 cruces. In quolibet
angulo vnius eptagoni vna. Et vbi incipit descripcio 72 litterarum aliam. Et in
quodam spaciolo una alia. Et scribitur
ibi pla (planeta), nomina et littere. Quia supra thau sc ribitur e/. Et sub tau
ely. Et in superiori gonG pentagon i iste
due littere La. Post a dextris Ic. Post viii. Post Ix. Post al. Et
in 7 lateribus interioris eptagoni 7 nomina angelorum principalium: Cafzyel,
Satquyel, Samael, Raphael, Anael,
Mychael, Gabriel. Et in lateribus interioris eptagoni sunt 7
nomina creatoris, sci1ieet: Layaly, Etlialg, Veham, Yalgal,
Narach, Libarre, Lybares. Et in alio tercio eptagono sunt
ista verba: ad. vos. duynas. gyiron. gravy. aysaram. alpha.
In latere sinistro primarum crucium ad. In dextro crucium
vos. Post duynas. Post gyram. Post gravi. Post aysatan.
Post alpha. Et in circuitu none crucis, que stat in spaciolo
dextro primarum crucium, sunt littere nominis angeliei
agla. Et in alio spaciolo a dextris Ely. Post Eloy. Post Christus. Post Sother.
Post Adonay. Post Saday. Et in spaciolis
que sunt sub eptagoni secundi stantis in medio aliorum
duorum eptagonorum sunt ista N[omina] dei: 3 el. on. ? In
prima sub primis crucibus on. In secundo, a dextris, El. Et
iterum post on. Iterum in alio. In 5°. Iterum el. In 6° Iterum
on. In ultimo ?, quod significat finem, sicut alpha principium. Nichil plus est in
toto Sigillo. Et ecce suam figuram
prescriptam', cfr. Berengarius Ganellus, Summa magicae,
lib. 4, f. 20-21: Capitulum sextum: De Sigillo dei.
27) Cf. S. Cluelas, 'Non est legendum sed inspicendum

30) F.A. Yates, L'Illuminismo dei Rosa-Croce, Torino


1976, passim.
31) Inter quos quoque fuisse dicitur magni nominis vir et
doctus Anglus, cui nomen erat Doctor DE: qui Pragam ad
Imperatorem Rudolphum II. veniens, initio illi charus fuit:
verum eum mirabilern quandam in orbe Christiano reformationem brevi subsecuturam,
et ruinam non modo Constantinopolitanae urbi, sed etiam Romae praedicere, et
praedictiones illas in vulgus spargere non cessasset, cum
Nuncius Pragae Romani Pontificis Imperatorem de his
monuisset, Anglus aecepto mane ad lmperatore mandato,
eoaetus est, ante solis oceasum, cum uxore et tota familia
sua Praga discedere. Ego tarnen existimo, hunc virum docturn Anglum, cum quo etiam
eollocutus fueram, longe iniuriosius, uti fit in alis, delatum esse, quam probare
adversarii potuerint, de quibus aecusabatur', vg!. Vac1av Budovec
z Budova, Circulus Horologi Lunaris et Solaris, Hanau
1616, (cfr. C. Gilly, Cimelia Rhodostaurotica Nr 264), 245246. Il diplomatieo e
calvinista militante Budovec, giustiziato a Praga nel 1621 per aver preso le parti
di Federico V
dei Palatinato, i1 'Re d 'i nverno', viene poi a parlare della
riforma deI mondo annunciata dai Rosacroce, stampa
estratti dalla Consideratio di Philippus a Gabella e dalla
Confessio Fraternitatis e dimostra una eerta simpatia per
l'annunciato programma di riforma scientifica, ma solo a
patto ehe la sua venga riconosciuta eome la vera religione:
'quae [confessio] si orthodoxa erit, facilius tolerabimus eos
in inquirendo libro naturae', ibid., 249.
32) A riprova di quanto affermato qui si vedano anche i
mi ei precedenri contributi sull'argomento: ller Rosicrucianum , 1988; Theophrastia
sancta, 1994; Campanella fra i
Rosacroce, 1998; The Midnight lion, the Eagle and the
Antichrist, 2000, Campane/la and the Rosicrucians, 200!.
33) Oranienbaum, HStA, Abt. Köthen, A 17a Nr. 105b:
Johannis Musaei von Meiningen: Flores Planetarum,
1613,4v-5r.

solum': lnspectival knowledge and the visuallogic 01 lohn


Dee 's Liber Mysteriorum, in A. Adams & J. Stanton Linden, edd., Emblems and
Alchemy, Glasgow 1998, 109-132
(ci I. 124-127).
28) Athanasius Kircher, Oedipus aegyptiacus, Romae
1652-1654, II 2, 479-483. J. Fleteher, ed., Athanasius Kir-

cher und seine Beziehungen zum gelehrten Europa seiner


Zeit, Wiesbaden 1988, 197. Come le altre lettere a a lui
indirizzate, la lettera originale di Thomas de Leon a Kircher, deIl'8 luglio 1648
da Granada (Rom, Arch. Univ.
Gregoriana, Ms . 561, f. 172) e disponibile in Internet (Kireher Correspondance
Projeet).
29) C. GiIly, lohann Valentin Andreae, 1986,63-67.

283
\

I 01::L)NN" ES

--

BPH, Ms. M80, lohn Dee


Kassel, UB, Sigillo di Bugarius Ganellus

284
London, BL, Sloane, Sigillo di lohn Dee

285
BETWEEN PARACELSUS, PELAGIUS AND GANELLUS:
HERMETISM IN JOHN DEE
Carlos Gilly

It has always been difficult, if not impossible, to pin the mathematician,


astrologer and alchemist

John Dee down to a fixed eategory. A.nd yet this is exactly what the historiography
of scholarship
these last four decades has attempted to do by introdueing ever new definitions or
positing stark
'either-or' principles. As if the 'doetus Anglus Doctor Dee' could not have been at
once a humanist and a Hermetist, a scientist and a wise magus, a necromancer and a
historian, and also rather
non-seetarian in his religious outlook. Although Yates and French 1 have been
rightly criticized for
fixing Dee within a Hermetic tradition of a Neoplatonic stamp, their critics
(Clulee, Sherman) 2
were armed with exactly the same notion of Hermetism. Both sides exclusively
applied this notion
to the Pimander and the Asclepius, thereby fully ignoring the great number of
medieval Hermetic
texts of an astrological, magical and alchemical nature. It would seem to suggest a
knowledge or
even a premonition, in 16th-century readers of Hermetic texts, of the arbitrary
division between
'philosophical' and 'technical' Hermetica introduced by Festugiere three hundred
years later. But
even John Dee, who had close relations with angels, could not see that far ahead!
Paradoxically, one of the major problems in modern Dee research is that many of
Dee's unprinted works as weil as a large number of manuscripts and printed works
from his own library have
been preserved, although they are no longer together. However, we also know of an
even greater
number of manuscripts and printed works which are either lost or which still await
discovery. 3 And
so we must be extremely cautious when it comes to the scholarly evaluation of each
newly found
passage or marginal note by Dee. A prime example is the well-known copy of the
second Aldine
edition ofFicino's translation ofNeoplatonists (Jamblicus, De mysteriis
Aegyptiorum, Venice 1516,
R&W 256) in the Folger Shakespeare Library in Washington DC . Here the majority of
Dee's notes
is not, as might have been expeeted, to be found in the margins of the Pimander and
the Asclepius
(111 v-133r), but in Synesius of Cyrene's book on dreams (43v-50r). Dee believed to
have found in
the well-known sentence 'per omnia significantur omnia .. . atque sunt hae veluti
omniformes litterae ... in universo signatae' [De insomniis 2 1-4] both the essence
of his own Kabbalah ('Cabala
nostra TOt) OVTOC '; cf. also the similar passage in the Monas of 1564, 7r), and
the origin of
Paracelsus' doctrine of signatures ('J.D. Ars signata Hine ParaceIso et Nomen et
nominis Ratio eonstare poterat'). Dee's interest in the Latin text of the Pimander,
on the other hand, mainly concerns
the passage at the end of CH X 17 on the distinction between intelleet, soul and
spirit in man (119v
in the margin: 'mens, anima, spiritus ' ); a thoroughly Hermetic theme for that
matter, and the subject of an entire book which Dee wrote in 1591 under the title
De hominis Corpore, Spiritu et Anima
sive Microcosmicum totius Philosophiae Naturalis Compendium, a book unfortunately
now lost. 4
Whereas Dee only had a single Latin edition of Synesius, he had the Pimander (in
Ficino's version) and the Asclepius in at least four editions: Paris' 1500' [more
likely Corpus Hermeticum
1505] (R&W 1282); Veniee 1516 [in Jamblichus] (R&W 256); Paris 1554 [Corpus
Hermeticum]
(R&W 388b) and Basel 1560 [in Ficino, Opera] (R&W 204). What is more, he owned the
first
Greek edition, printed in Paris in 1554 [R&W 388a], and it is this copy which he, a
good Graecist,
must have annotated most densely. 5
The first Greek Hermetic quotation in a printed work by Dee ('ut nos Mereurius ille
Termaximus doeuit') ean be found at the end of the Propaedeumata Aphoristica of
1558 and was taken
from the final part of the Iatromathematica in the first Greek edition edited by
Camerarius (Astrologica, Nuremberg, Petreius, 1532, 46 [R&W 510)). Dee for that
matter also owned the two Latin
translations of the Hermetis Trism egisti Iatromathematica already diseussed in Il
ritorno di Ermete
286
(No. 7, cf. R&W 353 and 619). Dee furthermore possessed astrological works of
Hermes in manuscript copies, the Centiloquium (cf. R&W DM 128) and the
Quadripartitum (cf. R&W M24); and
magica1-astrological Hermetic texts, namely De quindecim stellis (R&W M 24, M33,
M194; De
stellis fixis (R&W DMl15), De septem planetis (R&W M33) and De sigillis soZis in
signis (R&W
260). Alchemical Hermetic texts are better represented : De arte alchimiae (R&W
196), De lapide
philosophorum (R&W M35b, DM6), De transmutatione mercurii (R&W DM6), Liber Gratiae
(R&W DM1a), Gemma salutaris (R&W DM63), Liber de lapide qui vocatur Rebis (R&W
Ml96),
Dicta Hermetis (R&W DM102), Septem Tractatus in operatione soZis et lunae (R&WM196)
and of
course the TabLtla Smaragdina (R&W DM6, DM121) together with the accompanying
commentaries (R&W M33, M35), as weIl as the famous version contained in the
SeC/"eta Secretorum (R&W
DMl26) . In the philosophical domain he owned two manuscript copies of the
influential De sex
rerum principiis (R&W M188, DMl a), the pseudo-Aristotelian Liber de causis [R&W
M129], followed by 'Tremegistrus': Dicta viginti quatuor philosophorum de Deo, cum
commentario, 6 i.e. the
Book of the 24 Philosophers with a commentary, and an unidentified work De rebus
universaZibus
or De tribus universalibus (R&W MI79). A magical manuscript not listed in Roberts &
Watson,
but frequently used by Dee, will be discussed shortly.
Hermetism - both medieval and Renaissance - is therefore an important and
inalienable component of Dee 's world picture, although it cannot be determined
when it beg an to have an effect on
Dee. Already in his first printed work, the Propaedeumata of 1558, we find the
presence of Hermes not only in the quotation from the Iatromathematica mentioned
above; but also, On the titlepage, the original Monas symbol J D which Dee, six
years later, in the dedication to his Monas
Hieroglyphica of 1564 characterized as 'LONDINENSE nostrum HERMETIS STGILLUM' -
whatever this
may mean. 7 We must, however, also take due note of other components of Dee's
mental world.
Amongst these are his early preoccupations with Paracelsianism, his an'g elomania
and the magic of
a 'Bugarius' Ganellus, rejected by Trithemius as diabolical.
To begin with Dee's Paracelsianism: when Dee visited Konrad Gessner in Zürich on
his way to
Venice ('Venetias ibat') in April 1563, the latter described Dee in his Album
amicorum as an eminent linguist and natural scientist ('Graece et Latine
doctissimus, in Mathematicis et physicis mire
versatus') but also as one of the greatest admirers of Paracelsus ('Theophrasti
Paracelsi admirator
summus'), who in Vienna had established contact with another arch-Theophrastian
('summus
9Eo<1>paa'tEtOC'), Bartholomaeus Carrichter. 8 Indeed, no other author was so
avidly collected by
Dee as Paracelsus. According to his library catalogue of 1583 he possessed - bound
or unbound
and in Latin, German or in Dutch - 92 editions of his works, many of which in two
or three copies ,
and also numerous books by Paracelsians (Dorn, Thurneisser, Severinus or Suchten).
9 Dee owned
five copies of a portrait of Paracelsus ('Imago Paracelsi', R&W 2240, [by
Jenichen?]). 10 His interest in manuscripts of Paracelsus is known from a note he
wrote in one of his books in 1567 (R&W,
p. 101) . In 1569 Dee offered the Paracelsian Heinrich Wolff the enormous sum of 20
Ducats
(Brechtold, 113) for an alleged autograph of Paracelsus. 11 Already in the Monas
Hieroglyphica of
1564 and in the reprint of the Propaedeumata of 1568, Dee employs Paracelsian
terminology
('gamaaea', 'beryllistica') and in the Math ematicall praeface of 1570 he concisely
paraphrased
Paracelsus' ideas on the advancement of learning (Defensiones septem, ed. Sudhoff,
11, 123-160):
'New Arts, daily rise up: and there was no such order taken, that, all Arts, should
in one age or one
land, or of One man, be made known to the world'. 12 That Dee industriousl y read
his Paracelsian
books, also the German-language ones, is clear from his heavily annotated copy of
the Baderbüchlin (Mulhouse 1562, R&W 1476); it would truly be a great misfortune if
precisely the Paracelsian section of Dee's library fell victim to the Great Fire of
London of 1666. 13
As for his angelomania, it probably sterns from the time of Dee's early interest in
the works of
Trithemius, whose Steganographia he copied in Antwerp in February 1563, and whose
De septem
secundeis, Epistolae and the Liber octo questionum he also owned in various
editions. 14 In the mar-

287
gin of an edition of the latter work which he acquired in 1561, Dee wrote the
following comment
on Trithemius' statement concerning the revelation of secrets through the good
angels ('revelant
enim sancti angeli hominibus puris et in dei amore serventibus arcana caeteris
abscondita'): 'Hoc
nobis det Deus aliquando' (May God once grant this to us, cf. R&W, p. 29).
Traditionally, Dee's
repeated speculations and formulations on the Monas, the Binary, Ternary and
Quaternary are
traced to his familiarity with two of Trithemius' letters, namely the letters to
Johann von Westenburg of 1503 and to Germain de Ganay of 1505: 15
Ad ipsum a ternario et quaternario, id est monadern progressus est, ut denarius
compleatur, per ipsum est numero
regressus ad unum, simul ascensus cum quatuor, et descensus ad monadern ... Omnes
hoc monade principium ignorantes, nihil in ternario proficiunt, et sacrum
quaternarium
non pertingunt (Trithemius, letter to Westenburg, 10 May
1503).

Ad unilalem reducendus omnino est ternarius, si mens


harum rerum velit intellectum consequi perfectum. Unarius enim non est numerus, et
ipso numerus omnis consurgit. Reiiciatur binarius, et ternarius ad unitatem
convertibilis erit. Verum, 0 Germane, ut Hermes inquit, sine Mendacio certurn, et
unitatis cognitione verissimum (Trithemius,
letter to Ganay, 24 August 1505).

To it, i.e. to the monad, one may proceed from the ternary
and the quaternary, so that the denary be completed, from
which, through number, there is areturn to one[ness];
[there is thus] simultaneously an ascent and adescent to
the monad through the tetraktys ... All those who do nol
know this principle of the monad will not gain anylhing in
lhe ternary, and will not attain the sacred quaternary.
(losten, 11 0, note 138).

The ternary must be reduced to the unity, so that the mind


may achieve perfeet understanding of these things. The
unity is not really a number and yet it is the origin of all
numbers. lf one rejects the binary, then the ternary can be
converled 10 the unity (see also the article on Khunrath).
This recognition of the unity, Germain, is, as Hermes was
wont to say, 'true without lies, certain and most true'.

Dee may have had these two passages in mind when he wrote in the twentieth theorem
of the
Monas: 'Nostra Monas per Binarium, Ternariumque progrediat in Quaternario
Purificato, sibi uni '
restituatur, per Aequalitatis Proportionem' (This is the way proceeding along
which, through binary and ternary, our monad is to be restored to its oneness in a
purified quaternary by the ratio of
equality, Josten, 185). But he was also familiar with an even older source, which
Trithemius had
used to formulate his numerical speculations, namely the works of Pelagius Eremita.
In spite of numerous valuable studies in French (Secret, Dupebe) 16 English-
Ianguage research
still chooses to ignore this true Renaissance magus. Pelagius (who may have been of
English or,
more probably, Genovese extraction, though he must not be confused with Fernando de
C6rdoba)
for a long time lived as a hermit on the island of Mallorca, where he finally died
in 1480. Dee probably learnt of the existence of these works through the often
reprinted correspondence between
Trithemius and Libanius Gallus, in which the latter had informed Trithemius about
Pelagius. And
in view of his curiosity and his fine nose for this kind of literature, I consider
it unlikely that Dee
had to wait until the 1580s to discover works like Epistola M. Libanii Galli ad
discipulum suum
Trithemium de operibus Pelagii Eremitae omnium Magorum qui unquamfuerunt Princeps;
Circulus seu tabula veritatis; Pelagii Eremitae viri sanctissimi libri III peri
anacriseon hypnotikon, hoc
est, de revelationibus nocturnis per quas omnis sapientia a Deo maniJestatur;
Opusculum De proprio angelo in somniis apparente et pronunciante futura. It may
even have been Dee who introduced these works to his friends in Prague and Trebon,
Vilem Wok a Rozmberk and Kelley's secretary Carl Widemann, because both men had
manuscripts of Pelagius in their libraries. 17 For the
present corpus and location of Pelagius' manuscripts I refer the reader to Jean
Dupebe's latest artide. 18 As for the numerology of the monas, binary, ternary
etc., I recommend the long 13th chapter
of the first book of the IIep't avaKpioewv VJrVWTLKWV ('First book, containing the
manner of having familiar relations with one's proper angel'), in which
numerological texts like the following are
offered in several varieties:

288
Pro Anaerisi distineta Revelatione habenda, Quod intentio
Orantis omnino sit eontans et firmissima, et quantum fieri
potest, ardens in petitione desiderium. Quanto eius fervor
postulantis maior fuerit, tante faeilius postulata impetrabit.
Unde quoties prae magnitudine desiderii Mens aestuans
extra semetipsam rapitur, tune subito areana Mysterii revelantur, testantibus
omnibus in hae arte expertis. Qui et
Binarium [=inlelleetum angelieum] Pithagorieum noverunt
deseendere et Ternarium [=mens, anima humana] in Monadern [=mentem divinam]
revoeare; nisi enim didicerit
homo Binarium sublimare in Monadern, quasi turbidum in
faecibus vinum non reducit ad optatam puritatem. In Binario semel dumtaxat
consistit unitas, quae eum a subsistente
eognita ordinis linea per Quaternarium [=operationem
menüs] saerum substraeta fuerit, in purissimam et subtilissimam suae Monadis
societatem evadit.
Nam primus Anaeriseön gradus, ad quem praesenli
demostramus operatione eonseensum, Bathonieus
[=infimus] dieitur et a minoribus ineipiens Quaternario per
Binarium in semetipso eonfractus in simulachro [=visio
somnialis] terminalur. Cuius prima difficultas et maxima
est confusum Chaos in simulachro [=somnium in somnio],
pulchra serenitate descendere et albedinem [=veritalem] a
nigro [=mendacio] separare. Secunda difficultas ex falsa
similitudine nascitur, quoties Binarius per Antimonadern
[=diabolum sive peccatum] impeditur. Antimonas autem
non est in ordine sursum numerantis nec minor difficultas
est in Obviantem, id est, in calculatione simulachrum Binarii perfecte satis
cognoscere, et in ordine recto Synlaxes
[=somnium in memorial posse collocare. Verum omnia ista
plene discere et ex Monade, per Binarium quod super stat,
sciat induire, non est puerile sludium, nec dierum labor
paucorum. Ergo requirit haec sancta operatio virum in
Agnoslicis [=scientiis]longa consuetudine perilum, animo
constantem, sine turbatione tranquillum, longanimen et in
virtute Monadis legitime formatum. Qui ad primum ubi
pervenerit gradum, licet etiam obsistente Menolpo [=difficultate], non vacillet,
non desistat a coeptis, perducat fortiter, feriens Tridente [=operatione] Menolpum
et perveniet Cllm tempore ad sacrae Athletiadis Arcanum."

In order to obtain a distinct revelation of the anacrises, it is


necessary that the seeker's intention is firm and constant,
and the desire in asking as ardent as possible. The stronger
the fervour of lhe request, the easier it will be to obtain the
resllits requested. This is why each time the mind, thrilled
by the intensity of the desire, is carried away, the secrets of
the mystery are revealed at once, as all experts of this art
have testified: who know how to make the Pythagorean
Binary [= lhe angelic inlellect] descend, have drawn the
Ternary [= mind, human soul] in the Monas [= divine
mind]. Indeed, if man does not learn how to sublimale the
Binary in the Monas, he will not succeed in extracting the
desired purity from the turbid wine. In the Binary the unity
is present only once and hardly is it subtracted through the
sacred Quaternary [= working of the mind] from the
straight line in the subsistent order, it liberates itself and
returns to the most pure and finest Monas.
Here, lhen, is the supreme degree of the sacred Anacrises,
which cannot be understood in a more sublime way.
In effect the first degree of the anacrises, the ascent
towards which is shown in the present operation, is called
Bathonicus [= very bad], having had its origins in inferior
levels, decomposing the Quaternary in itself through the
Binary, and ends in an image [= dream vision]. And the primary and principal
diffieulty consists in descending with
noble serenity into the confused chaos of the image [=
dream of the dreamJ, and to separate the white [= truth]
from the black [= lie]. The second difficulty IS born from
false similarities, every time the Binary is obstructed by
the Antimonas [= the devil or sin]. The Antimonas in fact is
not in the ascendant order and the minor difficulty is not in
lhe obstacle, that is to know perfeclly the image of the
Binary in the calculation, and to place correctly the orders
[= dream in the memory]. Truly, to learn thoroughly all that
is from the Monas through the Binary and to make it one's
own as described above is no easy study, nor a lask which
may be accomplished in a matter of days. That is why this
sacred operation requires men who are learned and versed
in spiritual, celestial and divine [sciences] through long
practice, wilh souls which are constant, tranquil, patient
and lawfully formed in the power of the Monas. He who
arrives at the first degree, even though he may have been
obstrueted by Menolpo [= diffieulty], does not entertain
any doubt, or waver in any point, that he will not desist
from his enterprise, urged on by an ardent desire, striking
Menolpo [= difficulty] with the Trident [= operation] and
shall arrive at the sacred secret of the Athletiade. 20

I need not adduce important passages of De proprio angelo here, because it is


impossible that a
book with such a title would have escaped Dee; when even A True & Faithful Relation
of what
passedfor many Yeers between Dr. lohn Dee ... and Some Spirits, which appeared in
1659, concludes with the wish: '1 would desire to know My proper Angel'! That none
of the manuscripts of
Pelagius are listed in Dee's library catalogue does not necessarily mean that he
never owned any.
He did not list the magical manuscript we are abollt to discuss either, even though
he owned it for
many years and drew much material from it for his own magical work.
This magical manllscript on ce owned by John Dee (not included in Roberts & Watson)
is a
unique copy, which has been ignored in the entire historiography of magie. It was
presented for the
first time in the previous BPH catalogue Il ritorno di Ermete (No. 54). The
manuscript on vellllm,
now in the University Library of Kassel (Ms. 4° astron. 3), was first briefly
described by Kristeller
in Iter Italicum (3, 585) as Summa sacre magice magistri Berengarii Ganelli
philosophi. It contains ca. 300 densely written pages, divided by Dee himself into
books and chapters. In many places
289
Dee also added brief marginal notes, enumerations and symbols. Dee noted in the
margin of book
V, p. 102, the presumable date of composition of the Summa: 'Anno Christi 1346'.
The manuscript,
richly illustrated with diagrams, tables and alphabets, Dee may very weIl have
either sold or presented to Landgrave Wilhelm or to the learned Moritz of Hessen
during a visit to Kassel in 1586 or
in 1589 (perhaps together with his copy of the Monas [R&W DMI9] and the copy of
Marcianus
graecus 299 [R&W DM20]).
Straight after the index with the chapter division for books I-V the actual work,
Summa sacre
magice Magistri Bugari [sic] Ganelli philosophi, begins with the words: 'Magica est
scientia arctandi spiritus malignos et benignos per nomen dei et per nomina sua'.
Such an incipit is at any rate
not to be found in Thorndike/Kibre, and this for a simple reason: unlike the
magical works in Albertus Magnus' Speculum astronomicum which he compiled himself,
Thorndike failed personaIly to
excerpt the magical books listed by Trithemius in the third chapter of his
Antipalus Maleficiorum,
relying instead on the incomplete card index of incipits of a researcher from
Munich, Ernst Schulz,
who has not even noted down the half of the hundred titles in Trithemius. And so
Trithemius' list
(reproduced in Peuckert, Pansophie) 21 still remains the single most important
source of information
for this book:
Hem est volumen magnum in multos divisum libros atque traetatus, eompositus a
quodam Bugario ganello. qui praenotavit
ipsum Summam magieae. quae ineipit sie: Magiea est seieneia aretandi spiritus
malignos et benignos per nomen dei. Bone
deus, quam stulta. frivola et superstieiosa auetor ille ex omnibus aliis
eomportavit in unum, quo se militem daemonum
ostenderet, non dei. 22
Item, there is another large volume, divided into many books, made by a eertain
Bugarius Ganellus, who gave it the title
Summa magicae, and whieh begins with the words: Magie is the art of binding good
and evil spirits through the name of
God. Good Lord, how mueh stupid, frivolous and superstitious stuff out of all other
magieal books did the author bring
together in a single work. by whieh means he has proven hirnself to be a true
soldier of the devil, though not of God.

The fact that Trithemius made an error in reading Bugarius [instead of B'ngarius =
Berengarius]
leads one to think that he used for his description the same manuscript which Dee
was to acquire
later, because the customary medieval abbreviation (' for 'e', 'ere') is here
smudged over by the
rubricator's ink, and so the author's proper name is not to be found earlier than
page 'Lib. 2, f. 42'
under the figure of his personal pentacle: 'Iam scis facere karacter berengarii'.
The same manuscript, or a direct copy of it, may subsequently have been used in the
1580s to make a translation
into German, also a unique copy: Summa der loblichen unnd heiligen Kunst Magie des
hochberumbtten und wollerfahrnen Philosophi Magistri Bugarii Ganelli (Berlin SB,
Ms. Germ.
Fol. 903, ff. 7r-892v). In this translation ('from the Arabic into Latin, from the
Latin into German')
the Christian author is smoothly turned into an Arab, while the Summa itself was
ably camouflaged
in this imposing folio volume as an integral part (sections 3 to 7) of the famous
Arbatel de Magia
veterum of 1575. 23
The five books of the Summa magica of the Catalonian or Valencian Berengario Ganell
is really a motley compilation, and occasionally a crass plagiarism, of various
magical texts, which had
been circulating in Spain since the thirteenth century. Apart from Spanish and
Latin, the compiler
obviously also knew Hebrew, Arabic and a little Greek, because the letters of the
combinatorial
tables for the magi of the four sects ('hebrea, greca sive gentilis, latina sive
christiana, arabica sive
macometina') are correctly reproduced in accordance with each alphabet. Ganellus'
work, with its
thousands of angelic, demonic and other spirit names, must have constituted an
inexhaustible
source for a man like Dee, providing hirn with the words and names for his curious
terminology
and for his 'angelicallanguage', nowadays the object of such zealous study. This
colossal magical
compilation was expressly conceived as a book on the power and effects of speech
and words, as
already its incipit indicates:
Or as it is called in Latin with respect to the mag i of the various religions:

290
Magica est scientia artandi spiritus malignos et benignos per nomen dei et per
nomina sua, ac per nomina silicet rerum.
Unde sequitur quod magica est seien/ia verborum, quia omne nomen est verbum, cum
verbum sit omnis res que lingua profertur, si litteris scribi possit. Multae autem
scientiae sunt verborum, ut gramatica, logica, recthorica, magica; sed diversimodi
quia gramatica est de verbo quo ad congruitatem; et logicam quo ad discernendum
veritatem ; et recthorica quo adjusticiam denotandam; sed magiea est de verba quo
ad spiritualem sapientiam coartandam. Est enim in quibusdam verbis virtus mira
concreata a ereatore solo, qui deus est omnipotens, et causa omnium causarum
[ ... ] Magiea ergo est de verbis miris
ex fide pullulantibus aut ex firma credulitate processivis, ita ut credat deo vero
et arti et magistro suo ac legi, cui habet devotionem. "
Magic is the art whieh teaches us how to bind evil and good spirits through the
name of God, through their names, and
through the names of the things. From this follows that magic is a science of
words, because each name is a word, each
thing, expressed by the tongue, is a word, and can be writlen wilh letters. There
are in fact many word sciences, such as
grammar, logic, rhetoric and magic, but in different ways, because the object of
grammar is to study words as to their signification; and logic as to their
verification; rhetoric as to just denotation, but magie is the science of words as
to how to
coerce spiritual wisdom. Because many words possess a wonderful power created only
by the God who is omnipotent; and
the cause of all things [... ]. Magic deals with wonderful words which spring forth
from faith, and proceed from a firm belief;
so that the magus must believe in the true God, and in his art and in his master
and in his religion from which it comes."

This is not the pI ace to consider this central work of medieva] magie in greater
detail, so that the
reader must wait for a future study on the sources of Ganellus' Summa and its
influence on books
like Arbatel, the Archidoxis magica of pseudo-Paracelsus or even any of the works
and diagrams of
John Dee. I would, however, like to present a small, but important result and
introduce it to the
many Dee specialists of recent stamp. It concerns Dee's all too well-known wax disk
or Great Seal
in the British Museum (Clulee, illus. 8.7; French, illus. 11; http://www.dnai.com/-
choldenl). Dee
meticulously copied this Great Seal with only few variants after the 'Sigillum Dei'
in the sixth
chapter of the fourth book of his manuscript of Ganellus, and from the page he
hirnself had paginated: 'Lib. 4, L 22'. 26
As I am not familiar with Dee's manuscript containing the text of the magical Liber
iuratus
from the fourteenth century (R&W DM 70 = London BL, Sloane 303), I cannot say
whether Dee
also copied the sigil reproduced on fol. 4r for his 'Sigillum Aemeth' for the Liber
Mysteriorum. 27
Curiously enough, it is the same sigil which was earlier known in Spain as an
amulet of the four
'sects' ('Iudaicae, Christianae, Mahumetanae et Paganae'). In the 15th century it
was to have
belonged to the famous Marquis, writer and magus Don Enrique de Villena. The Duke
of Alcala,
viceroy of Naples, had it printed on vellum in the 17th century, as appears from a
letter by a Spanish Jesuit to Athanasius Kireher (cL Oedipus aegyptiacus, II 2,479-
483). Naturally Kireher seized
the opportunity to print an image of this sigil to illustrate his chapter on the
Magia Hieroglyphica,
at the same time providing a lengthy commentary. 28

"

It might here be added that Dee's influence in the philosophical-hermetical and


alchemical domains
was considerable, but that this was hardly the case for the Rosicrucian movement.
Ever since the
publication of F.A. Yates' The Rosicrucian Enlightenment in 1972, John Dee has been
designated
a role of pivotal importance in Rosicrucian research, a role which does not fit
hirn at all. 29 The use
of the Monas Hieroglyphica by Philippus de Gabella, the reproduction of the Monas
symbol in the
Chymische Hochzeit and also the many allusions to Dee in the Rosicrucian debate,
which were
overlooked by Dame Yates, in no way justify her fascinating but bizarre hypothesis
according to
which the Rosicrucian movement can be traced to the influence exerted by the work
of John Dee,
and the word 'Rosicrucian' is nothing if not an 'export article' of Elizabethan
England. 30 What more
might our English historian not have dreamt of, had she known that in Hamburg in
1618 Roger
Bacon's Epistola de secretis operibus artis et naturae was printed with Dee's
annotations and with
a dedication to the 'Clarissimis, Restitutionis universi Phosphoris, illuminatis
Roseae Crucis
Fratribus unanimis'. Or that Vaclav Budovec z Budova in his Circulus Horologii
lunaris et solaris
of 1615 mentions both Dee and the Confessio Fraternitatis. 3 1 Or that Sigmund
Dullinger, abbot of
the Benedictine monastery in Seon, reprinted this passage from Budovec in his Speck
auf! der Fall
of 1618. Or that according to Libavius the 'Monas Hieroglyphica Londinatis',
together with a great

291
number of magical books, belonged to the Iibrary of the Fraternitas R.C. That in
1620 the work of
a 'Christianus Theophilus e saniore Fraternitate Christi' was printed with the
title Y Dias mystica
ad Monadis simplicitatem, and also a Libellus Theosophiae, in which we read the
following words:
'Monarchia Monadis hieroglyphica Darinnen alle Magnalia Gottes und seine Gnade
verschlossen'
(Monarchia Monadis hieroglyphica. In which are concealed all Magnalia of God and
his divine
grace). Or, finally, that in 1626 the self-proclaimed 'King of the Rosicrucians',
Philipp Ziegler, in
a manuscript preserved in Oxford posthumously made a Brother of the Rosy Cross out
of John Dee:
'Joh. Dee Londinensis Anglus Fratribus Roseae Crucis'. 32
In reality Dee's role, both in the origin of the Rosicrucian Manifestoes and during
the protracted Rosicrucian debate, was of minor significance compared to the
influence of Paracelsus, Lautensack, Suchten, Brocardo, CasteIlio, Arndt, Croll or
the author of the Cyclopädia Paracelsica
Christiana. The Monas symbol, incidentaIly, was not employed in the sense Dee had
meant it, but
interpreted as the signature star of Paracelsus (Haslmayr, Gabella), as a Mercurius
Hieroglyphicus
(Widemann), or as an illustration of the vitriol motto or the Tabula Smaragdina. It
isn't even certain whether Andreae derived the symbol in the invitation to the
Chymische Hoch ze it directly from
the Monas Hieroglyphica or from a later alchemical treatise (Thurneisser, Alchimia
vera, 'Basilius
Valentinus' or even Khunrath).
Dee's Monas continued to be influential for some time, if not so much amongst the
Rosicrucians, then at least amongst the Hermetic alchemists. Thus in 1613 Johannes
Musaeus offered from
Meiningen Prince August von Anhalt and his sister Dorothea Maria von Sachsen a
Tabula Hermetis
'drawn from the Signo Universale Planetarum, which Johannes De EE, a man of great
experience,
The full title of this work is: Transmutatiin his book called Hieroglyphica, noted
down thus:
va Tabula aurea et argentea Hermetis, wie man durch die Conjunction und
Fermentation des
Siderischen Elementischen und Metallischen Universal Himmels [Mercurii] auß den
zwöljf Himmels Zeichen 0 [sun] und (C [mo on] die vier Metallische Planeten
Venerem, Martem, lovem, Saturnum, in lautter Goldt und Silber arbeitten und
vorwandein soll [a threefold circle with the Monas
symbol in the centre follows].
And the commentary reads :

y '.

Amongst all the monuments brought together by the Ancients to define the chemical
art, out of so many numerous works
of the sages, there is in the opinion of the highly learned Iohannis de EE not to
be found a more concise nor more valuable
document, illustrated with hieroglyphical signs and characters, than this Tabula,
which is attributed to the first who performed this art, Hermes Trismegistus, whom
some believe to be a pagan Moses, which also caused Johan De EE to write
his Hieroglyphica, though with concealed and oblique characters, the elucidation
ofwhich remained barred until this time,
for special reasons. 33

With all the present activity around the works of John Dee, the flood of
information on the Internet and the microfilming of his collected works together
with the preserved copies from his library,
we can only hope that the remaining 'bars' still obstructing a true understanding
of the English
magus and mathematician may soon be lifted.

1) F.A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic tradition,


1964, 148-150 & passim; eadem, Theatre of the World.
Chicago 1969, 1-41; eadem, Ideas and Ideals in the North
European Renaissan ce , 1984, IH , 49-59, 216-219; P.J.
French, John Dee. The World of an Elizabethan Magus,
1972.
2) N.H. Clulee, Astrology, Magie, and Optics: Faces of
John Dee's Early Natural Philosophy, in 'Re naissance
Quarterly', 30 (1977), 632-680; idem, John Dee's Natural
Philosophy. Between Seien ce and Religion, 1988, 1-18 &
passim; W.H. Sherman, John Dee. The Politics of Reading
and Writing in the English Renaissance, 1995, 12-26 &

passim. For the general criticism on Yates ' theories see also
the following books and essays: Ch. Trinkaus, 1970, M.
Hesse, 1970, E. Rosen, 1970, W. Shumaker, 1972, 1978,
Bonelli & Shea, 1975, R.S . Westman, 1977, J.E. MacGuire,
1977, B. Vickers, 1979, 1984, and others.
3) J. Roberts & A.G. Watson , John Dee's Library Catalogue, 1990 (hereafter R&W).
R&W not only reproduced
Dee's 1583 catalogue with its 2,292 printed books and 199
manu scripts , but also presented and commented on the
copies from his library so far identified and located. Other
books and manuscripts not listed in the 1583 catalogue, but
unequivocally known to have come [rom Dee's library,

292
coUocata. Annis Salvatoris Ilostri 1602-1608, Stockholm
KB, Ms U 378, vol. 1-4, f. 88v: ' Pelagii Heremitae peri
anacriseon'; Kassel, LBMB, 2° Ms. Chem. 7, 53r: [Karl
Widemann,] Index librorum quorundam manuscriptorum
secretorum. Hactenus nunquam visorum: 1: Pelagii Eremitae viri sanctissimi libri
111 1TE;P't cXvuKpioEWV 1l1TVWTlKWV, hoc est de revelationibus nocturnis per quas
omnis sapientia a Deo et totius mundi Mysteria manifestantur; 2. Eiusdem Praxis
divinae huius scientiae, duobus
!ibellis abso1uta; 3. Ars crucifixi lesu Christi Melanii
Monachi peregrini , per quam fiunt mirabilia multa'. For
further manuscripts cf. Dupebe, L' Ermite Pelagius et les
Rosecroix, (see note 16), 137s.
18) L' Ermite Pelagius et les Rose-Croix, see note 16.
19) I am quoting from the fragment in Paris, Arsenal, Ms.
2902, 269r-277 (cil. 27Ir-272r), which also contains a Brevis Terminorum explicatio
Libri primi Pelagii, a Libanio
tradita Trithemio, in which the terms monas, antimonas,
binary, ternary etc., prove to be cover names on ly: 'Unitas
et Monas frequenter ponuntur pro Mente divina et principio totius ... Binarius
aliquando ponitur pro intellectu
angelico, aliquando etiam pro Mente humana, maxime
quando Ternarius non sequitur ... Ternarius pro Mente sive
anima humana semper accipitur, nisi quando de S. Trinitate
sermo proprie habetur ... Quaternarius, in hoc !ibro, pro
operatione menÜs ponitur. Alias in Philosophia saepius pro
humano corpore, ut Deus, Angelus, Anima, Corpus .. .
Binarii Lucentis, id est, Angeli prop'rii aperta visio .. .
Ternarius sine interpositione Binarii est Mens sine Angelo
in Deum erecta ... Stellas Mens convertit in Solern, quando
longa consuetudo superat rationem ... Linea sub Monade
ipsa est Mens per Desiderium amoris elevata in Deum ...
Triangulus est Mentem cum desiderio Quaestionis in Deum
elevare; Monadem sine haesitatione inmobili consistentia
interrogare; et accepto responso in seipsum descendere .. .'
20) Translated from the Latin (Paris, Arsenal, Ms. 2902,
27Ir-272r) and the French (Paris, Collection Teillard de
Chardin [formerly Vauquelin des Yvetaux], vol. 20: Necromancie, 597-599).
21) J. Trithemius, Antipalus maleficiorum, Mainz 1605,
297-311; W.-E. Peuckert, Pansophie, 1956, 49; C. Gilly,
Spanien und der Basler Buchdruck, 1985,32.
22) l. Trithemius, Antipalus maleficiorum, eil., 297 (with
the variants 'Ungario', 'Bugario'; in the oldest manuscript
of the Antipalus, Augsburg, Staats- u. Stadtbibliothek, 2°
cod. 212, 17v-18r, on which the edition of 1605 may
depend, two readings are possible).
23) C. Gilly, Spanien und der Basler Buchdruck, 1985, 32.
24) Berlin SB, Ms. Germ. Fol. 903, f. 7r: 'Magica ist ein
Kunst, die da lehrt, wie man Bosenn unndt Gutten Geister
zwingen durch den Namen Gottes, durch ihren Namen, und
die Namen der ding, so in der Welltt sind. Ausz diessem
volgtt nun, das Magica ein Wissenschafft der wortter ist,
dann ein Jeder Nam ist ein wort, ein jedes ding, so mit der
zungen genent, ist ein wort, so fern es mit buchstaben
geschrieben werden' .
25) Kassel, LBMB, Ms. Astron. 4 ° 3, 'Lib . I f. I' (according to Dee's original
pagination).
26) I am here transcribing the explanation of Ganellus,
which strongly differs from the explanations in the various
versions of the Liber iuratus: 'Et postquam Sigillum
docuimus sacrare ut non in vanum loquti sumus volumus
tibi pretendere figuram Sigilli, in qua sunt duo circuli
propinqui. Inter quos scribitur equedistanter 72 littere
magni nominis ineffabilis semmaphoras. Et intra circulos
fiunt 3 figure eptagonales quarum due se ligant ad inuicem

R&W included as List D (23 printed works) and List DM


(162 manuscripts), with comments.
4) For the list Dee made in 1592 of his published and
unpublished works cf. lohn Dee, A True & Faithful Relation of What Passed Between
Dr. lohn Dee and Some Spirits, ed. Meric Casaubon. Landon 1659 (reprint 1974),
Klrk2v.
5) As he did in his copy of the Codex Marcianus graecus
299, now in Kassel (cf. R&W DM20; the misleading
description Corpus Hermeticum in Greek should, however,
be deleted).
6) Oxford, Bodleian Library, Digby 67. Described by F.
Hudry, ed., Liber viginti quattuor philosophorum, 1997,
LXV, who, however, does not mention Dee.
7) lohn Dee, Monas Hieroglyphica, Antwerp 1564, 4r; (cf.
ed. C.H. losten in Ambix 12 (1964),122.
8) Konrad Gessner, Liber amicorum, National Library of
Medicine in Bethesda, Maryland, Ms. B 13 , p. 75; Microfiche-edition, IDC, Leiden,
fiche H-2559; for a facsimile
of the page with the passage on Dee cf. R.B. Durling, Conrad Gesner's Liber
amicorum 1555-1565, in Gesnerus 22
(1965), 138, and H.H. Wellisch, C. Gessner. A Bio-Bibliography, 1984, 112.
9) For the Paracelsica in the !ibrary of Dee I refer to the
Sudhoff concordance provided by R&W in Appendix 5 and
to the essay by G.E. Szönyi, Ars Sintrillia, Scrying, and the
Universal Language. Paracelsian and other contexts for
l ohn Dee 's Angel Magic, in S. Clucas, ed., lohn Dee:
lnterdisciplinary Approaches (forthcoming).
10) For the history of the Paracelsus portrait by lenichen
cf. C. Gilly, Der Paracelsus-Einblattdruck von Matthias
Quad von 1606. Kritische Überlegungen über die sogenannten Rosenkreuzer-Bildnisse
des Paracelsus, in
Paracelsus in der Bibliotheca Philosophica Hermetica
Amsterdam. Ausstellung zum 500. Geburtsjahr, 1993, 1127, with a !ist of older
literature.
11) W. Brechtold, Dr. Heinrich Wolff(l520-1581) (Diss.),
1959,113 .
12) On the connection between Paracelsianism and the idea
of progress cf. C. Gilly: Zwischen Erfahrung und Spekulation. Theodor Zwinger und
die religiöse und kulturelle
Krise seiner Zeit, 11, 170-176,220-221; cf. also 'the article
on Libavius in the present catalogue.
13) R&W, 68.
14) R&W sub voce Trithemius, passim; C.H. losten, A
Translation 0/ lohn Dee 's 'Monas Hieroglyphica', 1964,
109-111; N.H. Clulee, Astronomia inferior: Legacies of
lohannes Trithemius and lohn Dee, in W. R. Newman & A.
Grafton, eds., Secrets of Nature. Astrology and Alchemy in
Early Modem Europe, 2001, 173-202, 194-196.
15) C.H. losten, 109-110; N.H. Clulee, l. Dee 's Natural
Philosophy, 11 0-114; idem, A Translation, 227.
16) F. Secret, Qui hait Libanius GaUus, le maUre de
Tritheme, in Estudios Lulianos VI (1962),127-137; idem,
Hermhisme et Kabbbale, 1992, 91-118; l. Dupebe,
Curiosite et Magie chez lohannes Trithemius, in La
curiosite a la Renaissance, 1986, 82-97; idem, L'ecriture
chez l' ermite Pelagius. Un cas de theurgie chretienne au
XVe siecle, in Le Texte et SOll inscription, 1989, 113-153;
idem, L'Ermite Pelagius et les Rose-Croix, in Rosenkreuz
als europäisches Phänomen im 17. lahrhundert, eds. C.
Gilly & F. Niewöhner, 2002, 134-157.
17) Wenzel Brezan, Bibliotheca Rosenbergica, id est,
Consignatio accurata omnium librorum et auctorum ordine
alphabetico digestorum ill. Principis ... Petri Vokonis,
Ursinis, a Rosenberg [... ] in Domo inclyta Trebonellsi [... ]

293
atio and the Confessio Fraternitatis, and also expresses a
certain sympathy for the scientific reform programme here
expressed, although only on the condition that their religion is the right one:
'quae [confessio] si orthodoxa erit,
facilius tolerabimus eos in inquirendo libro naturae', ibid.,
249.
32) For the relevant documentation I should like to refer to
my earlier articles: Iter Rosicrucianum, 1988, Theophrastia sancta, 1994,
Campanellafra i Rosacroce, 1998, The
Midnight /ion, the Eagle and the Antichrist, 2000, Campanella and the Rosicrucians,
200l.
33) Oranienbaum, HStA, Abt. Köthen, A 17a No. 105b:
Johannis Musaei von Meiningen: Flores Planetarum,
1613,4v-5r.

et se concathenant. Et tercia ponitur inter illas in medio. Et


in centro circulorum ponitur signum thau grece. Et in circuitu eius pentagonum
Salomonis. Et in toto Sigillo sunt 9
cruces. In quolibet angulo vnius eptagoni vna. Et vbi incipit descripcio 72
litterarum aliam. Et in quodam spaciolo
una alia. Et scribitur ibi pla (p laneta), nomina et littere.
Quia supra thau scribitur el. Et sub tau ely. Et in superiori
go no pentagoni iste due littere la. Post a dextris lc. Post
viii. Post Ix. Post al. Et in 7 lateribus interioris eptagoni 7
nomina angelorum principalium: Cafzyel, Satquyel,
Samael, Raphael, Anael, Mychael, Gabriel. Et in lateribus
interioris eptagoni sunt 7 nomina creatoris, scilicet: Layaly,
Etlialg, Veham, Yalgal, Narach, Libarre, Lybares. Et in alio
tercio eptagono sunt ista verba: ad. vos. duynas. gyiron.
gravy. aysaram. alpha. In latere sinistro primarum crucium
ad. In dextro crucium vos. Post duynas. Post gyram. Post
gravi. Post aysatan. Post alpha. Et in circuitu none crucis,
que stat in spaciolo dextro primarum crucium, sunt littere
nominis angelici agla. Et in alio spaciolo a dextris Ely.
Post Eloy. Post Christus. Post Sother. Post Adonay. Post
Saday. Et in spaciolis que sunt sub eptagoni secundi stantis in medio aliorum
duorum eptagonorum sunt ista
N[omina] dei: 3 el. on. ? In prima sub primis crucibus on.
In secundo, a dextris, EI. Et iterum post on. Herum in alio.
In 5°. Iterum el. In 6° Iterum on . In ultimo ?, quod significat finem, sicut alpha
principium. Nichil plus est in toto
Sigillo. Et ecce suam figuram prescriptam', cfr. Berengarius Ganellus, Summa
magicae, !ib. 4, f. 20-21: Capitu lum
sextum: De Sigillo dei.
27) Cf. S. Cluclas, 'Non est legend um sed inspicendum
sol um' : Inspectival knowledge and the visuallogic of John
Dee's Liber Mysteriorum, in A. Adams & J. Stanton Linden, eds., Emblems and
Alchemy, 1998, 109-132 (124127).
28) Athanasius Kireher, Oedipus aegyptiacus, Rome 16521654, 1I 2, 479-483. J.
Fleteher, ed., Athanasius Kircher
und seine Beziehungen zum gelehrten Europa seiner Zeit,
1988, 197. The original letter by Thomas de Leon to
Kireher of 8 July 1648 written from Granada (Rome, Arch.
Univ. Gregoriana, Ms. 561, f. 172) can be found on the
Internet as weil as the other letters to Kireher (Kireher Correspondence Project).
29) C. Gilly, JohalUl Valent in Andreae, 1986, 63-67.
30) EA. Yates' The Rosicrucian Enlightenment, 1972, passim.
31) 'Inter quos quoque fuisse dicitur magni nominis vir et
doctus Anglus, cui nomen erat Doctor DE: qui Pragam ad
Imperatorem Rudolphum 11. veniens, initio illi charus [uil:
verum cum mirabilem quandam in orbe Christiano reformationem brevi subsecuturam, et
ruinam non modo Constantinopolitanae urbi, sed etiam Romae praedicere, et
praedictiones illas in vulgus spargere non cessasset, cum
Nuncius Pragae Romani Pontificis Imperatorem de his
monuisset, Anglus accepto mane ad Imperatore mandato,
coactus est, ante solis occasum, cum uxore et tota familia
sua Praga discedere. Ego tamen existimo, hunc virum doctum Anglum, cum quo etiam
collocutus fueram, longe iniuriosius, uti fit in alis, delatum esse, quam probare
adversarii potuerint, de quibus accusabatur', cf. Vaclav Budovec
z Budova, Circulus Horologi Lunaris et Solaris, Hanau
1616, (cf. C. Gilly, Cimelia Rhodostaurotica No 264), 245246. The militant
Calvinist and diplomat Budovec, who
was executed in Prague in 1621 because of his support for
the 'Winter King' Fredrick V. of the Palatinate, next speaks
of the reformation of the world announced by the Rosicrucians, prints extracts from
Philippus a Gabella's Consider-

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