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La nascita dell’Unione Sovietica

Pagine 162-165

Il partito unico e lo stato centralizzato


In Russia, finita la guerra civile, si affermò un regime incentrato su unico partito, il Pcus (Partito
comunista dell’Unione Sovietica) che aveva nelle sue mani il governo e regolava ogni aspetto della
vita civile. Questo regime nell’aprile del 1922 prese il nome di Unione delle Repubbliche socialiste
sovietiche (URSS).

La nuova politica economica


Per dare nuovo impulso alla produttività nel 1921 Lenin varò la Nep (Nuova politica economica),
che dopo la rigida centralizzazione attuata durante la fase del comunismo di guerra 1 reintrodusse
una sorta di economia di mercato:
 I contadini poterono vendere liberamente i loro prodotti, una volta pagata un’imposta in
natura
 Fu ricostituita la proprietà privata anche se in misura limitata
 Riprese a circolare il denaro
 Le imprese con meno di 20 lavoratori conservarono una direzione privata
Attorno alla Nep si giocò un’accesa partita politica, parte della più complessa lotta per la
successione a Lenin. Il massimo teorico della Nep era Nicolaj Bucharin. In un discorso del ’25 incitò
i contadini ad accumulare e ad arricchirsi, perché ciò avrebbe sostenuto la domanda di prodotti
industriali e la graduale crescita dell’industria. Trockij invece era fautore di un rapido processo di
industrializzazione sostenuto da una pianificazione. Auspicava un ridimensionamento
dell’agricoltura ed era contrario all’autonomia economica dei kulaki.

“L’uomo di acciaio”
Stalin (in russo “uomo di acciaio”) era il nome di battaglia di Iosif Visarionovič Džugašvili. Nato in
Georgia nel 1879 da una famiglia di origine servile. Studiò in un seminario cristiano-ortodosso ma
ne fu espulso nel 1898 quando si iscrisse al Partito operaio socialdemocratico russo. Si dedicò
all’attività politica clandestina, cosa che gli costò più volte l’arresto e l’esilio. Ebbe un ruolo attivo
nella rivoluzione di febbraio e più marginale in quella di ottobre. Nel 1922 diventò segretario
generale del comitato centrale, un ruolo di grande importanza benchè non politico, ma
organizzativo.

Il testamento politico di Lenin


1
Serie di drastici provvedimenti varati dal governo bolscevico nella primavera del 1918, comprendevano: il monopolio
statale del commercio del grano, la requisizione ai contadini di tutto quanto non fosse necessario alla loro sussistenza,
la nazionalizzazione dell'industria, il divieto del commercio privato e l'introduzione di una rigida disciplina di lavoro con
divieto di sciopero. Le misure adottate consentirono di vincere la guerra civile, ma tre anni di comunismo di guerra
tolsero a contadini e operai ogni incentivo per aumentare la produzione. Sollevazioni nelle campagne e la rivolta dei
marinai di Kronstadt nel 1921 convinsero Lenin che non si poteva reggere l'economia solo con misure di polizia.
1
Lettera al Congresso 23-26 dicembre 1922, dettato a sua moglie quando sentì che si approssimava
la morte (nel maggio del 22 aveva avuto un primo ictus e il 16 dicembre un secondo, morì nel
gennaio del 24). Invitava i dirigenti del comitato centrale a rimuovere Stalin dal suo incarico di
Segretario generale.

Per Lenin il potere dispotico del partito non costituiva l’essenza dello stato socialista, ma una
necessità che doveva allentarsi una volta consolidata la rivoluzione, mentre Stalin imporrà
progressivamente un regime totalitario fondato sul terrore poliziesco e sul controllo coercitivo e
sistematico di tutti gli aspetti della vita politica, sociale ed economica.

Lo scontro tra Trockij e Stalin


Trockij riteneva che Mosca dovesse promuovere la rivoluzione permanente e l’affermazione del
comunismo su scala mondiale.
Stalin mirava a rafforzare l’Urss e a realizzare il socialismo in un solo paese.
Nel 1919 il gruppo dirigente bolscevico aveva fondato l’Internazionale comunista (Comintern)
proprio a questo fine. Si trattava di un’organizzazione che doveva coordinare i partiti comunisti a
livello mondiale. Tuttavia già nel 21 La prospettiva di un generale sollevamento rivoluzionario in
Europa si era affievolita.
Nonostante l’enorme prestigio come capo dell’Armata Rossa, Trockij venne messo in minoranza.
Per sconfiggerlo Stalin si alleò con Bucharin.
Il potere si concentrò nelle mani di Stalin, Zinov’ev che rappresentava il centro del partito, e
Kamenev, che rappresentava la destra del partito.

La vittoria di Stalin
La strategia del socialismo in un solo paese apparve più realista e Stalin raccolse un grande
consenso all’interno del partito comunista. Nel frattempo Stalin lo aveva trasformato in un grande
apparato burocratico e amministrativo. Stalin era nelle condizioni di conquistare il potere.
Per prima cosa emarginò il gruppo riformista che aveva guidato la Nep e in particolare Bucharin in
nome di una strategia basata sulla nazionalizzazione e l’industrializzazione forzata [N.B: si era
opposto a Trockij che sosteneva proprio questo!].
Nel congresso del 27 Stalin accusò di avventurismo 2 i sostenitori della linea internazionalista e
riuscì a far espellere dal partito Trockij, Zinov’ev e Kamenev. Nel 28 Trockij fu mandato al confino e
l’anno dopo esiliato dall’Urss come nemico del popolo mentre Stalin avviava nel partito un’opera
di epurazione di tutti i membri accusati di trockismo.
La lotta al trockismo si concluse solo nel 1940, quando l’ex capo dell’Armata rossa fu assassinato
da un sicario di Stalin a Città del Messico.

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Tendenza a prendere decisioni senza riflettere sulle conseguenze.
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