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Secondo Anassimandro la molteplicità delle cose è il risultato di un

processo di differenziazione dell’apeiron.


Secondo Anassimandro la nascita e la formazione del mondo sono il risultato di un
lungo processo di differenziazione, una progressiva separazione di coppie di contrari
che si sono staccati dall’apeiron per colpa del suo continuo movimento. Esempio di
una coppia di contrari (caldo e freddo).
Si sono così generati infiniti mondi che si succedono instancabilmente secondo un
ciclo eterno regolato da una giustizia cosmica.
Scrive infatti Aristotele che per Anassimandro “tutti gli esseri devono, secondo
l’ordine del tempo, pagare gli uni agli altri il fio della loro ingiustizia”. Fio vuol dire
pena. Per Anassimandro, l’ingiustizia consiste nella rottura dell’unità iniziale
dell’apeiron: la comparsa della molteplicità delle cose è infatti una sorta di colpa
originaria in quanto comporta il venir meno della perfezione dell’apeiron. Il regolare
succedersi delle stagioni, l’alternarsi di giorno e notte, l’evaporazione dell’acqua dal
mare e il suo ricadere a terra sotto forma di pioggia sono manifestazioni
dell’imperfezione degli esseri.
Di conseguenza gli esseri sono destinati a un’esistenza passeggera inscritta tra la
nascita e la morte. Il fio, la pena consiste dunque nella sua mortalità cioè nel fatto di
esistere come realtà temporale che vive per un tempo limitato ed è destinata,
morendo, a dissolversi e a fare ritorno nell’apeiron.
La Terra ha la forma di un cilindro, una sorta di colonna di pietra che “sta ferma a
causa dell’eguale distribuzione delle parti”.
Per Anassimandro infatti l’universo, sferico e illimitato, è dotato di un centro,
fisicamente occupato dalla Terra: esiste, dunque, un equilibrio del cosmo che
permette al nostro pianeta di restare sospeso nel vuoto e agli altri pianeti di ruotare
intorno al centro.
Se immaginiamo, infatti, che la terra galleggi sull’acqua, poi resta il problema di
capire da che cosa l’acqua a sua volta sarebbe sostenuta. Ed è per questo che
Anassimandro abbia cercato di superare la teoria di Talete sull’acqua.
La comparsa degli uomini, Anassimandro ipotizzò che si fossero sviluppati da altri
animali, forse dai pesci, e si fossero poi adattati con il tempo a vivere sulla
terraferma: una spiegazione che ricorda la teoria evoluzionistica della scienza
moderna e che di nuovo testimonia il tentativo di trovare una spiegazione
esclusivamente naturalistica della realtà.