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Nijmegen

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J i/3¿

RENZO LOTTI

Contributi su
Domenico Cavalca
(e. 1270 - 1342)

Kaal § 1 Boek
CONTRIBUTI SU
DOMENICO CAVALCA
(e. 1270 - 1342)

Proefschrift ter verkrijging van de graad van doctor in de


Letteren aan de Katholieke Universiteit te Nijmegen,
op gezag van de Rector Magnificus
Prof. Dr. B.M.F, van lersel
volgens besluit van het College van Decanen
in het openbaar te verdedigen op vrijdag 8 mei 1987
des namiddags om 1.30 precies door

RENZO LOTTI

geboren te Montespertoli.

druk: Kaal ЩМ, Boek, Amsterdam.


Promotor: Prof. Dr С. G. BALLERINI

CIP-GEGEVENS KONINKLIJKE BIBLIOTHEEK, DEN HAAG

Lotti, Renzo

Contributi su Domenico Cavalca (ca. 1270 - 1342) /


Renzo Lotti. - Amsterdam: Kaal Boek
Proefschrift Nijmegen. - Met bibliogr.
ISBN 90-71603-01-6
SISO ¡tal. 852.6 UDC 850.000.8" 13"
Trefw.: Cavalca, Domenico
RENZO LOTTI

Contributi su
Domenico Cavalca
(e. 1270 - 1342)

Kaal ШМ Boek
I
RENZO LOTTI

Contributi su
Domenico Cavalca
(e. 1270 - 1342)

Kaal W'à Boek


ISBN 90-71603-01-6
© 1987 Kaal Щ§, Boek, Amsterdam
a Marianne
INTRODUZIONE
Il rinnovato interesse per tutta la problematica che investe la storia della
Predicazione nel Medioevo ci invita a leggere con attenzione maggiore i
Volgarizzamenti e le opere compilatorie; l'invito diviene pressante quando si
intenda avvicinarsi in modo particolare a quei componimenti nati in seno alla
febbrile attività letteraria degli Ordini mendicanti nel Duecento e nel primo
Trecento. Il lavoro dei Mendicanti, infatti, incide profondamente su tutta -la
vita culturale europea del tredicesimo e del quattordicesimo secolo, ed assume
un ruolo decisivo nella diffusione delle nascenti lingue volgari. In particolare,
è di fondamentale importanza l'influsso esercitato sulle città dell'Italia centrale,
dove "i nuovi Ordini diedero un impulso così forte allo sviluppo della lingua
volgare, creando in poche generazioni un così grande numero di monumenti
letterari" 1 . I Predicatori ed i Minori, accanto ad Agostiniani, Serviti e
Carmelitani, pur operando con strumenti assai differenziati, "mostrano una
identica vivacità e aggressività culturale nei confronti del mondo cittadino,
che viene da loro conquistato con una strategia analoga di accerchiamento e di

1
C.DELCORNO, Predicazione volgare e volgarizzamenti, in 'Mélanges de
fècole française de Rome. Moyen Age - Temps Modernes1', Tome 89, 1977,
2 , p.679.

5
penetrazione". 2 Dove la cultura religiosa raggiunge i suoi più alti risultati
poetici e letterari è nell'ambiente domenicano. La letteratura domenicana è
carica di inventiva e si caratterizza per la sua "aperta popolarità nella
divulgazione dei problemi dottrinari e nella capacità di rendere i fatti religiosi
materia quotidiana d'esperienza e di v i t a " , 3 entrando nel vivo della realtà
etico sociale del tempo.
La personalità di Domenico Cavalca (e. 1270 Vico Pisano - 1342 Pisa) si
inserisce perfettamente nel programma culturale della scuola domenicana in
Toscana nei primi decenni del secolo quattordicesimo e ne rappresenta la
corrente più popolareggiante. "I volgarizzamenti eseguiti dal Cavalca e dai
suoi collaboratori rappresentano il momento più felice in quel programma di
diffusione della cultura religiosa, che gli Ordini mendicanti perseguono con la
predicazione volgare e con le traduzioni dei più importanti monumenti della
letteratura sacra".*
Prima del Cavalca ed accanto a lui operano altre grandi figure
nell'ambiente domenicano della Toscana, come Giordano da Pisa,' volgarizzatore

1
Ibid.. p.680.

3
G. PETROCCHI, Cultura e poesia del Trecento, in Storia della letteratura
Italiana, voi. I l , // Trecento. Milano, Garzanti 1965, p.647.

* C.DELCORNO, s . v . Cavalca Domenico, in Dizionario Biografico degli


Italiani, voi. X X I I , Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana 1979, p.579.
A questo articolo rimando per tutte le notizie sul Cavalca e per la
bibliografia.

' Su questo autore si vedano soprattutto gli studi recenti di Delcorno:


C.DELCORNO, Per l'edizione delle prediche di fra Giordano, in "Studi di
fil. Ital.", X X I 1(1964), pp. 25-165; I D . , Nuovi codici delle prediche di frate
Giordano da Pisa, in Ivi. X X I V (1966), pp. 39-52; I D . , L'exemplum nella
Predicazione volgare di Giordano da Pisa, in "Memorie dell'Istituto Veneto di
Scienze, Lettere ed Arti". X X X V I , f a s c i , (1972), pp. 1-121; GIORDANO
DA PISA, Quaresimale fiorentino del 1305-1306, edizione critica per cura di
C.DELCORNO, Firenze, Sansoni 1974; C.DELCORNO, Giordano da Pisa e
l'antica predicazione volgare, Firenze, Olschki 1975.

6
della scolastica, che predica le novità filosofiche alla borghesia fiorentina, e
Bartolomeo da San Concordie,' di orientamento più classicheggiante, il quale
raggiunge nelle sue traduzioni dei testi antichi un livello artistico sublime fra
i volgarizzatori delle origini. Già il Passavanti svolge con vitalissima asprezza
la sua attività predicatoria dal pulpito di S.Maria Novella, che culminerà pochi
anni dopo nello "Specchio di vera Penitenza".' Domenico Cavalca, nella sua

' Per le notizie e per la bibliografia su Bartolomeo da San Concordie si veda


in particolare: C.SEGRE, s . v . Bartolomeo da S.Concordia, in Dizionario
Biografico degli Italiani, v o i . V I , Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana
1964, pp. 768-770. Segre mette in risalto la carenza di studi filologici sulle
opere di lui: "Linguaioli e puristi non furono purtroppo seguiti dai filologi,
sicché mancano studi sul testo e sulle sue fonti"(p·768). La Summa de
caslbus consclentiae (Pisanella) di Bartolomeo da San Concordie ebbe una
grandissima diffusione fin dall'inizio, e costituì per lungo tempo un
importantissimo manuale di confessione. Sull'universale consenso ricevuto e
sulla grande utilità di questa opera si esprimeva già l'autore della
manoscritta Chronica trecentesca conservata nella Biblioteca di S.Caterina a
Pisa: "Summam perutllem ni mi s de caslbus conscientle composait, breviter
coplosam, ut in tali materia nullus utillor Ilio nunc temporis liber habeatur;
quae et quaerltur sollicite, et legltur sitìbunde; et experlentla docet, quia
in отпет terram, et in fines orbis terrae, lam prolatam fuisse cognovl, et
appellatur ab unlversltate legantium Pisanella: nullus en/m rellglosus
culusvls ordlnls, vel alius saecularis se clertcum reputai sine Illa" (Ms.
c.25r. La trascrizione è mia). Si consultino in proposito: J . D I E T T E R L E , Die
"Summae confessorum", in "Zeitschrift für Kirchengeschichte", XXVII
(1906), pp. 156-169; A.TEETAERT, s.v. Barthélémy de Pise, in
Dictionnaire de droit canonique. I I , Paris, Letouzey et Ané 1937, coll.
213-216.

7
Sul Passavanti si vedano: Ε.ΤΕΖΑ, Esempi di Elinando nello Specchio del
Passavanti, in Atti e Memorie della R.Accademia di Scienze Lettere ed Arti
In Padova, N.S., X I X (1902-1903), p. 161-173; A.MONTEVERDI, CU esempi
dello "Specchio di vera penitenza", in "Giornale Storico della Letteratura
Italiana", LXI(1913), pp. 266-344, L X I I I ( 1 9 1 4 ) , pp. 240-290 (ora in Studi e
saggi sulla Letteratura italiana dei primi secoli, Milano, Ricciardi 1954, pp.

7
delicata umiltà, svolge una intensa opera caritativa negli ambienti più semplici
della citta di Pisa, e fa sentire la sua voce potente attraverso le traduzioni e
le compilazioni, dalle quali traspare una fortissima e originale personalità.
I Volgarizzamenti ed ι Trattati cavalchiam suscitano oggi una
problematica quanto mai stimolante, non solo dal punto di vista storico e
letterario, ma anche e soprattutto per ι multiformi aspetti linguistici legati alla
tradizione manoscritta di queste opere. È necessario, però, nel rileggere le
opere del Cavalca, riprendere in una prospettiva metodologica completamente
trasformata tutti gli insoluti problemi inerenti alla personalità del frate da Vico
Pisano, ritenuto per troppo tempo il religioso "candido" e "stupito" ' che
predica "con ingenuità di credente"' le principali venta della dottrina cattolica
cristiana. È necessario cogliere l'originalità delle sue opere sottolineando "¡I
10
distacco di oltre trent'anni" fra lui e il Passavant) e mettere in risalto "la
sua novità sia nel volgarizzare che nell'introdurre nei trattati gli esempi
11
accanto alla dottrina" È necessario, insomma, meditare le sue pagine

240ss, si vedano anche le osservazioni di A. RONCAGLIA m A.MONTEVERDI,


Cento e Duecento, Roma, Edizioni dell'Ateneo 1971, pp. 339-341);
G.GETTO, Umanità e stile di Jacopo Passavant!, Milano, Casa Ed. Leonardo
1943 (ora in Letteratura religiosa del Trecento, Firenze, Sansoni 1967);
G.AUZZAS, Per II testo dello "Specchio di vera penitenza", in Lettere
Italiane, X X V I (1974), pp. 261-287; M.AURIGEMMA, Saggio sul Passavantl,
Firenze, Le Monnier 1957; A.CORNAGLIOTTI, Un nuovo codice dello
"Specchio dì vera penitenza", in "Giornale storico della letteratura Italiana",
X C I I I (1976), pp. 376-386.

* Cfr. G.GETTO, Letteratura Religiosa del Trecento, Firenze, Sansoni 1967,


p.82.

» A. С IONI, Bibliografia de "Le Vite del Santi Padri" volgarizzate da Fra


Domenico Cavalca, Firenze, Sansoni 1962, ρ 10.

10
S. BASTI ANETTO, s.v. Cavalca Domenico, in Dizionario critico della
Letteratura Italiana, Torino, UTET 1973, v o l . l , p. 554.

11
Ibld.
considerando più a fondo l'ambiente che sta a lui vicino e guardare le sue
realizzazioni letterarie nel più ampio quadro del programma domenicano in
Toscana.
La base di ogni discorso preliminare rivolto a dissodare il terreno m
questo campo ancora aperto si può individuare prima di tutto m una ricerca
attenta di quelle opere che abbiano servito da traccia e da modello per le sue
compilazioni, e, successivamente, nello studio della tradizione manoscritta che,
riportandoci al testo genuino dell'autore, ci permetta di gustare in pieno le
sue pagine. Ci apprestiamo dunque a rileggere le sue opere "in un continuo
paragone con la fonte latina, per distinguerne meglio la relativa originalità", 1 3
nel tentativo di enuclearne quello sforzo creativo per il quale "Domenico
Cavalca assume il non comune valore del pioniere di un linguaggio e di una
spiritualità" 13
Ci e sembrato che una delle opere del Cavalca più adatte al nostro scopo
fosse il Trattato dei Frutti della lingua. Vediamo dunque quale posto occupa
questo Trattato all'interno della vastissima produzione letteraria del f r a t e ,
dopo aver fatto il punto sulle fonti biografiche e sulle varie dispute di
attribuzione, e dopo aver riesaminato m breve sintesi la più recente critica
cavalchiana. "

12
N SAPEGNO, Storia letteraria del Trecento, Milano, Ricciardi 1963, p.347.

13
S.BASTIANETTO, s.v. Cavalca, cit.. p.554


Alcuni capitoli del presente volume sono stati pubblicati in forma di articoli
su diverse riviste italiane, il capitolo primo è apparso sotto il titolo Alcune
osservazioni sulle fonti biografiche del Cavalca in Lettere Italiane, XXXV
(1983), pp. 509-516; ι capitoli ll-V ed alcuni estratti della parte seconda
sono stati pubblicati riuniti nell'articolo Prime annotazioni sul 'Frutti della
lingua' del Cavalca in "Atti e memorie dell'Accademia toscana di scienze e
lettere 'La Colombaria"1. XXXVII (1986), pp. 105-209; il capitolo sesto è
apparso con il medesimo titolo in "Memorie Domenicane", n.16 (1985),
pp.285-304.

9
PARTE PRIMA
CAPITOLO PRIMO

LE FONTI PRIMARIE PER LA BIOGRAFIA DEL CAVALCA


In questi ultimi anni le ricerche intorno alle opere d i Domenico Cavalca
hanno ripreso un nuovo impulso s o p r a t t u t t o con ι c o n t r i b u t i di Carlo
Delcorno 1 il quale ha riproposto all'attenzione dei c r i t i c i , trasformandola nei
contenuti e nella metodologia, la insoluta problematica inerente alla f i g u r a del
grande s c r i t t o r e domenicano, che diffonde con entusiasmo ι p r i n c i p i e le verità
della fede cattolica cristiana, non tanto con semplice ingenuità come si è
troppo spesso r i t e n u t o nel passato, ma con potente creatività espressiva che
emana dalla sua fortissima personalità di predicatore. 2

1
C f r . C.DELCORNO, Per l'edizione delle "vite dei santi Padri1' del Cavalca.
La tradizione manoscritta: ι codici delle Biblioteche florentine, m "Lettere
Italiane", XXIX (1977), p p . 265-289; XXX (1978), pp. 47-87;
С.DELCORNO, s . v . Cavalca Domenico, m Dizionario Biografico degli
Italiani, v o i . X X I I , Roma 1979, pp 577-586.

2
Si veda in particolare quanto dice il Delcorno in proposito ( c f r .
С DELCORNO, L'exemplum nella Predicazione volgare di Giordano da Pisa,
in "Memorie dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti", X X X V I , fase.
I (1972), р . П б ; С DELCORNO, Giordano da Pisa e l'antica predicazione
volgare, Firenze 1975, p.237).

13
L'augurio espresso da Innocenzo Taunsano già in occasione del sesto
centenario della morte, di "ripubblicare criticamente l'intero Cavalca" 3 è,
p u r t r o p p o , ancora lontano dalla realizzazione; "la ricca tradizione manoscritta
delle opere di Domenico Cavalca non è ancora stata r e c e n s i t a " , ' e da parte dei
c r i t i c i si denuncia l'urgenza "di una edizione moderna delle opere cavalchiane,
sia di quelle cosiddette originali sia dei v o l g a r i z z a m e n t i " . 5 Anche se l'interesse
per questo autore si va ora rinnovando, possiamo certo affermare, con il
Monterosso, che il Cavalca è stato "complessivamente meno studiato e q u i n d i ,
ingiustamente, un po' emarginato" rispetto agli a l t r i s c r i t t o r i domenicani a t t i v i
in Toscana, come Giordano da Pisa, Bartolomeo da S. Concordie e il
Passavanti, e dobbiamo ammettere che nel passato si è mostrata una "scarsa
attenzione per la sua o p e r a " . '

a. I manoscritti della "Chronica" e degli "Annales".

Anche p e r quello che riguarda la biografia di Domenico Cavalca dobbiamo


constatare che m pratica le ricerche d ' a r c h i v i o "non hanno fatto alcun
progresso dalla f i n e del secolo s c o r s o " , 7 e le f o n t i principali alle quali
sostanzialmente si deve r i c o r r e r e per le notizie sulla sua vita rimangono
ancora t manoscritti della Chronica e degli Annales conservati nella Biblioteca

3
I . T A U R I S A N O , Fra Domenico Cavalca padre dei poveri [1260-1342), m "//
Rosario. Memorie Domenicane", LIX (1942), ρ 168.

* S. B A S T I A N E T T O , s. ν Cavalca Domenico, m Dizionario critico della


Letteratura Italiana, v o l . l . T o n n o 1973, p.554.

5
C.MUSCETTA - A.TARTARO, // Trecento, dalla crisi dell'età comunale
all'umanesimo, v o i . I l , tomo 2, Bari 1972, p.513.

' F.MONTEROSSO, Domenico Cavalca sette secoli dopo, m "Cultura e scuola",


X I I (1973), p p . 99 e 100.

7
C.DELCORNO, s . v . Cavalca, c i t . , p.577.

14
del Seminano Arcivescovile di Santa Caterina in Pisa, 1 dove f u accolto il
fondo dell'antico convento domenicano Siccome d u r a n t e il lavoro preparatorio
all'edizione dei Frutti della lingua mi e accaduto più volte di notare alcune
divergenze verificatesi nella interpretazione degli importanti documenti p i s a n i ,
desidero adesso r i p r e n d e r e il testo dei brani sul Cavalca contenuti in questi
manoscritti, allo scopo di fugare alcuni possibili dubbi di l e t t u r a .
I due codici furono trascritti da Francesco Bonaim' e furono poi
r i s t u d i a t i con intenti più specificamente paleografici da Riccardo B a r s o t t i , 1 0 il
quale giunse ad una probabile identificazione degli autori e degli amanuensi
Il Bonaim pubblico il testo completo della Chronica trecentesca, ma soltanto
11
alcuni excerpta dei più t a r d i Annales del c o n v e n t o . Il passo biografico sul

' Cfr. A.SORBELLI, Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche d'Italia, voi.
X X I V , Firenze 1916, ρ 75, η 40 (Annales Conventus Sanctae Catharlnae de
PISIS ordinls predicatorum), ρ 79, η.72 (Chronica Conventus S.Catherinae).

9
Cfr. Chronica antiqua Conventus Sanctae Cathannae de Plsis, a cura di
F.BONAINI, in "Archivio Storico Italiano", s . l , tomo V I , parte II (1845),
pp 397-593, Excerpta Annahum Conventus Sanctae Catharinae de Pisis
Ordinls Praedìcatorum ex autographo Bibliothecae Semmarii Archiepiscopali
Pisarum, a cura di F B O N A I N I , ibid., pp 595-633.

10
C f r . R B A R S O T T I , / manoscritti della "Cronica" e degli "Annales" del
Convento domenicano di S.Caterina di Pisa, in " / / Rosario. Memorie
Domenicane", X L V (1928), pp. 221-219, 284-296, 368-374 Rimando a
questo articolo per la descrizione dei codici e per le indicazioni relative
agli studi precedenti.

11
Francesco Bonaim aveva già manifestato il proposito di non pubblicare il
testo completo degli Annales ma soltanto alcuni e s t r a t t i di questi nella
prefazione alla prima parte della sua raccolta di documenti pisani- "Solo ne
pubblichiamo alquanti frammenti, perche v i si t r o v a n ricordi intorno alle
riforme portate t r a ι f r a t i Predicatori di Pisa da f r a Girolamo Savonarola"
( F . B O N A I N I , Prefazione, in "Archivio Storico Italiano", s . l , tomo V I ,
parte I (1844), ρ X X I X ) . E nella introduzione alla seconda parte egli
precisava ι c r i t e r i seguiti nella scelta "Do per intiero l'Antica Cronaca de

15
12
Cavalca veniva dunque offerto da lui nella sola versione della Chronica e
rimaneva così esclusa la nelaborazione dell'annalista, insieme a t u t t a la parte
iniziale del manoscritto cinquecentesco. 1 3 Per questa ragione gli studiosi del
Cavalca, mentre si riferiscono in genere alla trascrizione Bonaini per il testo
della Chronica, devono ancora r i c o r r e r e , per quello degli Annales, alla lezione
proposta da Giovanni Bottari nella parte i n t r o d u t t i v a alla sua edizione dello
Specchio di Croce. ' *

ƒ Frati Predicatori dì Pisa, ma degli Annali pubblico solo la parte che ad


essa sta come seguito, affinché non si oda lamento che gli e r u d i t i d'Italia
non sanno essere sobni al bisogno" ( F . B O N A I N I , Prefazione, in Archivio
Storico Italiano", s . l , tomo V I , parte II (1845), p. XIV).

12
C f r Chronica antiqua..., c i t . , pp. 508-509, n . C L X V I I I . Le notizie per la
biografia del Cavalca f u r o n o probabilmente f o r n i t e a Domenico da Peccioh,
compilatore della Chronica ( c f r . R . B A R S O T T I , art. cit., p p . 215-217), da
Ugolino Ser N o v i , il secondo degli s c r i t t o r i r i c o r d a t i nel Prologo: " . . . que
primo a f r a t r e Bartholommeo de Sancto Concordio b r e v i t e r eius manu
scripta cognovi, deinde a f r a t r e Ugolino Ser N o v i , qui s c n p s i t post dictum
f r a t r e m B(artholommeum) . . . " ( m s . , c . 2 r ) . Questa opinione f u espressa
con validi argomenti dallo Zacchi ( c f r . A . Z A C C H I , Di Fra Domenico Cavalca
e delle sue opere, in " / / Rosario. Memorie Domenicane". X X X V I I (1920),
p. 275), mentre la Naselli propendeva per Bartolomeo da S.Concordie ( c f r .
С NASELLI, Domenico Cavalca, Citta di Castello 1925, p p . 3 - 4 ) . Chi siano
però gli autori della Chronica e "quale parte precisamente ebbero . . . nella
compilazione di essa . . . è question dura a risolversi perche le notizie che
ne abbiamo sono t r o p p o vaghe" ( R . B A R S O T T I , art. cit., p.215).

19
L'autore degli Annales, che ebbe davanti agli occhi il manoscritto della
Chronica, è probabilmente da identificarsi con Ignazio Manandro, il
medesimo che scrisse il Liber Chronicorum conventus S.Romani Lucensìs
( c f r . R . B A R S O T T I , o r t . cit., p. 293).

" D.CAVALCA, Specchio di Croce, Roma 1738, Prefazione d i G.BOTTARI,


senza numerazione delle pagine.

16
b. Varianti nelle diverse trascrizioni.

Senza entrare nella complessa storia della confusione creatasi talvolta per
l'identificazione dei due manoscritti 1 5 voglio qui solamente notare quelle
differenze fra il testo del codice e la rispettiva trascrizione, che hanno
ingenerato varianti di notevole importanza. Intendo r i f e r i r m i in particolare alla
questione sulla data di morte del Cavalca, che è stata nel passato oggetto di
discussione e non sembra ancora del tutto appianata. Le divergenze di
opinione si sono verificate non tanto per l'anno, riportato in genere al
1342, l s ma piuttosto per il mese, che oscilla fra ottobre, novembre e
dicembre, mentre in ambedue ι manoscritti pisani è chiaramente indicata la
data di dicembre.
Le incertezze sono state principalmente determinate dagli errori di
trascrizione di Bonaini, per il testo della Chronica, e di B o t t a r i , per il testo
degli Annales. Nell'archivio Storico Italiano troviamo, infatti, la seguente

16
II Bottari stesso parla di "Cronica scritta a mano del Convento di
S.Caterina" (ibid.), ma pubblica il testo degli Annales (cfr.
L. FRANCESCHINI, Fra Simone da Cascia e il Cavalca, Roma 1897, p p .
53-54). Anche più di recente si è fatta confusione t r a i due m a n o s c r i t t i :
Telio T a d d e i , per citare un solo esempio, apre il suo articolo con la
traduzione del passo degli Annales, ma indica la "Cronica manoscritta del
Convento Domenicano" ( T . T A D D E I , La vita del Cavalca dai suoi scritti, in
" / / Rosario. Memorie Domenicane", LIX (1942), p.170).

lc
Non si può certamente dar fede alla notizia r i f e r i t a da Échard, che si
allontana dalla tradizione posticipando la data di morte del Cavalca
a d d i r i t t u r a al 1493 ( c f r . J.QUÉTIF - J.ÉCHARD, Scriptores Ordìnis
Praedicatorum recensiti, Pansis 1719, torn. I, p.878). Per la discussione
si vedano: F . B O N A I N I , Chronica antiqua..., c i t . , p.514, nota η.197;
G.VOLPI, La questione del Cavalca, Firenze s . d . (1905), p p . 7-8 (Questo
articolo è pubblicato anche in "Arch. St. lt.", s . 5 , X X X V I (1905), p p .
302-318; С.NASELLI, o p . cit., p.28, nota 1 ; G . T R A I N A , Sui Dialoghi dl
S.Gregorio nelle traduzioni di Giovanni Campulu e di Domenico Cavalca,
Palermo 1937, p p . 30-31.

17
lezione alla f i n e della biografia su Domenico Cavalca: "In cujus sepultura
convenerunt popull Plsanae civitatis, et pauperes et afflict!, amìssionem sul
patris inconsolabillter lamentantes, MCCCXLII, de mense o c t o b r / 5 " . 1 7 Questo
e r r o r e {octobris per decembrl) indusse lo Zacchi ad accettare la data di
o t t o b r e 1 * e suscitò la discussione di Carmelma Naselli, la quale richiamava
molti autori favorevoli al dicembre: "La Cronaca, più precisa in questo che
per la nascita, ci dice che la morte avvenne in Pisa nell'ottobre del 1342. Ma
anche qui non mancano divergenze e notizie c o n t r a d d i t t o r i e , non tanto per
l'anno quanto pel mese. Gli Annali pongono questa morte nel dicembre, e lo
stesso dicono il Cardosi, il Di Primo, il Salvetti e il F r o s m i ; anzi quest'ultimo
precisa anche il g i o r n o , affermando con sicurezza: 'Mori l'anno 1342 il dì 10
dicembre'. Anche il Volpi propende pel dicembre, mentre il Bonaim e lo Zacchi
t o r n a n o , per l'autorità della Cronaca, all'ottobre. Mons. B o t t a n , parla di
novembre 1342". " L a data di ottobre f u confermata da Giuseppina T r a m a , la
quale riprendeva direttamente dal Bonaini il testo della Chronica." Il Dufner,
che ha ripubblicato di recente 1 due passi sul Cavalca seguendo
rispettivamente la lezione Bonaim per il testo della Chronica e la lezione
B o t t a n per quello degli Annales,l'accetta la data di ottobre nel brano latino
della Chronica e sottolinea poi la discordanza con gli Annales: "Das
Todesdatum ist wahrscheinlich - gegen die Angabe der Chronik - auf den
Dezember 1342 festzulegen, wie es der alteren Annalen e n t s p r i c h t " . 2 2 Anche

17
F B O N A I N I , Chronica antiqua..., c i t . , ρ 509.

" "Il compianto universale che seguì la morte del Cavalca m Pisa, nell'ottobre
del 1342, rende testimonianza delle elette v i r t ù di l u i " (A Z A C C H I , art.
cit., p.276).

19
С.NASELLI, op. cit., p p . 27-28.

20
G. TRAI NA, op. cit., ρ 29

2 1
Cfr. G.DUFNER, Die Dialoge Gregors des Crossen im Wandel der Zelten
und Sprachen, Padova 1968, pp 88-89.

22
Ibid., p.90. La tesi di una "maggiore v e t u s t à " degli Annales rispetto alla

18
Delcorno ripropone la lezione Boriami: "Discussa e la data di morte del
Cavalca, ma la più attendibile appare quella registrata dalla Cronaca, che

l'assegna all'ottobre 1342"
In errore alquanto simile a quello del Bonaim era incorso Giovanni
Bottari, che indicava il novembre 1342 come mese di morte del Cavalca,
offrendo la seguente lezione nel testo degli Annales: "Multis demum bonorum
operum manipulì s in arcam Domini delatis, dormivit In pace mense Novembri
1312" 2 * La data di novembre fu accettata, ad esempio, da Marc'Antomo
Parenti, che riproduceva il testo Bottari nella prefazione alla sua scelta di
25
Vite dei S.Padri, e fu ripresa anche da critici più vicini a noi; così il
Taddei si serve della trascrizione Bottari per tradurre il passo degli Annales,
J
' ed accoglie senz'altro la data da lui proposta. "Nel novembre 1342, intorno
alla bara del Cavalca nel convento di S.Caterina in Pisa, c'era il pianto della
moltitudine" ''Anche Georg Dufner riporta nel tratto degli Annales la lezione

Chronica, che Dufner riprende dalla Naselli (cfr С NASELLI, op. cit.,
ρ 2 9 ) , non e codicologicamente sostenibile (cfr R.BARSOTTI, art. cit.,
passim).

23
С DELCORNO, s ν Cavalca, cit., ρ 577. Si noti anche una lieve svista
(Ни/us per cuius) rispetto al Bonami, nel passo riportato da Delcorno.

2
* Cfr. Prefazione allo Specchio di Croce, cit., senza numerazione delle
pagine

25
Cfr. D.CAVALCA, Vite del SS. Padri, edite dal Prof. MARCANTONIO
PARENTI, Modena 1827, p. X I V ; Vite dì Santi Padri tratte dal
volgarizzamento dl F .Domenico Cavalca, Milano 1856, ρ 15 (in questa
edizione viene riprodotta la medesima prefazione del Parenti). Un ulteriore
esempio della data di novembre e riscontrabile nei brevi cenni che aprono
l'edizione anconitana degli Atti degli Apostoli (cfr Volgarizzamento degli
Atti apostolici dì frate Domenico Cavalca, Ancona 1852, ρ 4 ) .

25
Cfr. T.TADDEI, art. cit., p.170.

27
Ibid., ρ 175.

19
Bottari [mense novembri), p u r non accettandola dopo nella discussione, dove
segue evidentemente il ragionamento della N a s e l l i . 3 ' T u t t e le questioni intorno
al mese di morte del Cavalca non avrebbero avuto ragione di esistere se
soltanto ci si fosse attenuti al testo dei manoscritti. Ora, siccome la lettura
dei codici ancora conservati nella Biblioteca pisana di S.Caterina non da luogo
ad e q u i v o c i , è da ritenere come unica valida la data di dicembre, riportata da
ambedue gli autorevolissimi documenti e confortata dalla testimonianza di molti
biografi. "
A l t r i e r r o r i e sviste di minore rilievo si possono registrare confrontando
ι manoscritti con le d i v e r s e t r a s c r i z i o n i . In tal modo, per il testo della
Chronica, o l t r e alle discrepanze già notate dal B a r s o t t i , 3 0 nella trascrizione
del Bonaim possiamo rilevare anche questuam per questam.3 'Senza considerare
le distorsioni del testo della Chronica volute talora per s p i n t o di p a r t e 3 2 e
senza notare le correzioni apportate via via dai t r a s c r i t t o r i , limitiamoci a
vedere soltanto alcune d i v e r s i t à negli studi più r e c e n t i ' la Trama scrive
temporanea per temporalla, posto per post, omisslonem per abmisslonem,
sancta per sánete, ed omette completamente le parole carne solutus.33
Innocenzo T a u n s a n o , che ha presente il Bonaim, ma t r a s c r i v e forse
direttamente dal manoscritto, correggendo octobris m decembri s, introduce un

* · G.DUFNER, op. cit., p p . 89-90.

* · C f r . С . N A S E L L I , op. cit., p.4 e p.28.

" Cfr R . B A R S O T T I , art. cit., p.371.

3 1
C f r . C D . DU GANGE, Glossarium mediae et ¡nfimae latlnitatls, torn. V,
Pansus 1845, p p . 537-538; W.H. MAIGNE D'ARNIS, Lexicon manuale ad
scriptores mediae et ¡nfimae latinitatis. Paris 1866, coll. 1838-1839.

32
Si veda ad e s . : N . M A T T I O L I , Fra Giovanni da Salerno dell'Ordine
romitano di Sant'Agostino e le sue opere volgari Inedite, Roma 1901
(recensione di A . G A L L E T T I in "Giornale storico della letteratura Italiana",
X L (1902), p p . 217-219) e la critica di G . V O L P I , o p . cit., p.10.

33
G . T R A I N A , o p . cit.. p.29.

20
numero considerevole di errori (recepii per redegìt, Domìnius per Dominicus,
magne per magna, aliis per alios. Dei per Domini, multum per vultum,
contemplato per contemplatur, omlssionem per abmissionem, sancta per
3
s o n c t e ) , ed omette completamente le parole carne solutus. * Per il testo degli
Annales sono registrabili anche altre sviste nella trascrizione Botta r i , o l t r e al
cambiamento del mese di morte: sánete per sanctus, nosocomiis per
nosodochiis,3* diebus dominicis per dominicis diebus, aliquando per
3t
aliquandiu, recensentur per censentur T u t t e queste discordanze rispetto al
manoscritto sono riprese dal Parenti, il quale scrive pure consolabat per
consolabatur,31 e dal Dufner che aggiunge irreprehensibile per
irreprehensibili e eius per hulus.3*

с. Il testo sul Cavalca.

Considerata la grande quantità di e r r o r i che si sono v e n u t i a creare nel


tempo (quelli ora rilevati sono soltanto alcuni esempi), sembra opportuno
pubblicare ancora una volta ι due passi su Domenico Cavalca, nonostante
l'esistenza di una trascrizione molto fedele, quella del F a b r o m , " p u r t r o p p o

3
* I.TAURISANO, Fra Domenico Cavalca padre dei poveri (1260-1312), m "//
Rosario. Memorie Domenicane", LIX (1942), pp. 168-169.

" C f r . C D . DU GANGE, op. cit., torn.IV, p.642; W . H . MAIGNE D'ARNIS,


op. cit., col 1530.

38
G.BOTTARI, Prefazione allo Specchio di Croce, ed. cit., senza
numerazione di pagine.

37
Cfr. Prefazione alle Vite, cit , ed. Modena 1827, p p . XIII-XIV, ed.
Milano 1856, p p . 14-15.

^ G.DUFNER, op. cit., p p . 88-89.

3
" A.M. FABRONI, Memorie ¡storiche di più uomini illustri Pisani, Pisa 1791,
vol. I l , p p . 380-381; A . M . FABRONI, Elogio di Fra Domenico Cavalca

21
assai raramente consultata dai critici.'''
Ecco dunque, in trascrizione diplomático-interpretativa," 1 il testo sul
Cavalca della Chronica, che occupa nel manoscritto le ultime quattro righe di
c.22v e le prime quattordici di c.23r

Frat(er) d(omi)nic(us) caualca d(e) vico, hic fuit reputat(i)o(n)is / ut


s(an)c(tu)s, n(ec) i(m)m(er)ito, q(uia) uita(m) religiosa(m)
i(n)d(e)fectib(i)l(ite)r / egit no(n) otiosus, m(u)ltos libros ad uulgare
redux(i)t, / m(u)lta op(er)a i(n) uulgari (com)posuit p(ro) p(erson)is
d(e)o d(e)uotis, q(ue) aduch / / cu(m) mag(n)a d(e)uot(i)o(n)e
legu(n)t(ur), ut e(st) libellus d(e) pati(enti)a, utilis ualdie).» 2 / lt(em)
discipli(n)a sp(irit)uali(u)m sup(er) ep(istul)am si sp(irit)u uiuim(us).
It(em) st(u)lti(ti)e / sp(irit)ualiu(m) p(ro)sa et metro (com)po(s)ite.
It(em) spec(u)l(u)m c(r)ucis et pl(ur)a / alia. o(mn)es i(n)firmos, ta(m)
paup(er)es q(uam) alios, i(n)fatigabil(ite)r uisi/ta(n)do (con)fortabat,
o(mn)ib(u)s i(n)dige(n)tib(us) ciuitatis n(e)cc(essar)ia p(ro)cura/bat.
f (er)ue(n)tissi(m)e (et) sepissi(m)e p(re)dicabat, captiuis (et)
hospi/tali(u)m paup(er)ib(us) o(mn)i die d(omi)nico u(er)bu(m) d(omi)ni
p(ro)ponebat. / Monast(er)iu(m) d(e) M(isericord)ia ip(s)e sua
i(n)dust(ri)a (et) sollicitudiínje* 3 red(e)git / ad locu(m) u(bi) m(od)o

Domenicano, Pisa 1792, pp. XXXI-XXXII.

*" La Naselli, ad esempio, seguiva la trascrizione Fabroni per il testo degli


Annales (cfr. С NASELLI, op. cit., pp. 4 e 28-29), ma non per quello
della Chronica.

41
Μι limito a sciogliere le abbreviature e ad inserire ι segni diacritici,
lasciando intatta la grafia dei manoscritti. Ringrazio C. Η Kneepkens,
dell'Università di Nimega (Olanda), che ha voluto gentilmente rivedere la
trascrizione.

* 2 La parola "ualde" è una aggiunta, probabilmente di altra mano, in fine del


primo rigo di c.23r.

"^ Ms. solllcltudiln)em corretto m sollicitudi(n)e.

22
mora(n)t(ur) eis (et) (con)ue(n)tuj m(u)lta bo(n)a t(em)p(o)r(a)lia
p(ro)/curabat. na(m) o(mn)i anno q(e)sta(m) frum(en)ti p(ro)
( c o n ) ( v e n ) t u faciebat (et) post / m ( u ) l t o s labores odore r e f e r i o s , ca(r)ne
s o l u t ( u s ) , uultum / d i ( u i n ) e maiestatis et(er)na(liter) (con)te(m)plat(ur)
i(n) c(uius) s e p ( u ) l t u ( r ) a ( c o n ) u e n e r ( u n ) t p ( o ) p ( u ) l i / pis(ane) ciuitatis,
(et) paup(er)es (et) afflicti, abmissio(nem)** suj pat(ri)s
i ( n ) ( c o n ) / s o l a b i l ( i t e ) r lam(en)ta(n)tes, 1342 d i e ) m(en)se d ( e ) c e ( m ) b r ( i ) .
hie (con)uertit mere/trices, ( e t ) ex eis fundauit monast[erium) s(oncte)
Marthe.

L'ultimo periodo, indicato qui con il corsivo, e una palese aggiunta di


t s
mano posteriore Nel margine destro di e. 23r, in corrispondenza del
secondo e del terzo r i g o , dove si elencano le opere del Cavalca, una mano
diversa ha aggiunto: "Item d(e) bona et I mala lingua". Nel margine sinistro
della medesima e. 23r, f r a il tredicesimo e il quattordicesimo rigo si legge, di
altra mano, l'annotazione - "1342"
Riportiamo o r a , seguendo gli stessi c r i t e r i di trascrizione, il testo degli
Annales su Domenico Cavalca, che occupa le ultime dodici righe di ρ 44 e le
prime t r e di p. 45 nel codice pisano.

F(rater) Dominic(us) Caualca a Dico pisano s ( a n ) c ( t u ) s u i x ( i t ) et


s(an)c(tus) habebat(ur), ulta / irreprehensibil) ei testimoniu(m)
p ( e r ) h i b e n t e . Ferue(n)tissime et Freque(n)tis/sime c o ( n ) c i o n a b a t ( u r ) et
carcere clausis et i ( n ) nosodochus i a c e ( n ) t i b ( u s ) singulis / d(omi)nicis
dieb(us) egros i ( n ) urbe uisitabat sepi(us) ac c o ( n ) s o l a b a t ( u r ) , et
p a u p ( e r ) i b ( u s ) / necessaria p r o c u r a b a t . Concionib(us) suis plu res
c o ( n ) u e r t i t meretrices / quas ad pudica(m) inductas uita(m) simul
c o ( n ) g r e g a ( n ) s monasteriu(m) s ( a n ) c ( t ) e / Marthe f u n d a u i t . Ubi habitu
o r d i m s mdute a l i q u a ( n ) d i u sub cura / n ( o s t ) r a f u e r e , s u c c e d e ( n ) t i b ( u s )
aut(em) temporib(us) Archiepiscopo sese s u b d i d e r ( u n ) t . / Multos libros
m etrusca(m) lingua(m) tra(n)stulit, ut latine nescie(n)tib(us)

** Per amlssionem

Ъ5
C f r . R . B A R S O T T I , art. cit.. p. 3 7 1 ; I.TAURISANO, art. cit.. p. 169.

23
pro/desset, et multos ipse eadem1"5 lingua edidit, i(n)ter quos hl
censent(ur)' De p a t i e ( n ) t i a / De diciplina'' 7 spiritualiu(m). De bona et
mala lingua, specu/lum crucis. De stultitia spiritualiu(m) Multos
demu(m) bonor(um) op(er)um // manípulos" i(n) arca(m) D(omi)nj
d e l a t i s , dormiuit i ( n ) pace mense d(e)cembri 1342. / ad h u i ( u s ) fun(us)
effere(n)dum tota emitas co(n)currit, precipue paup(er)es et aff/lictl
misencordis p a t n s ammi(ss)ione(m)'' 9 c r e b r i s lamentis querentes.

Nel margine s i n i s t r o di p. 44, in corrispondenza dei r i g h i 13-20, una


mano più tarda ha a g g i u n t o : "A meretn/abus mo/nastenum I S. marthe I
initium habuit, et I Ordini nostro I aliquandiu I subdite fuel runt Moniales".
Μι auguro che la π lettura della biografia sul Cavalca di questi due
a u t o r i , così lontani f r a loro nel tempo e nello stile eppure cosi vicini nella
comune finalità intesa ad esaltare la vita santa ed attiva del grande s c r i t t o r e
pisano, possa c o n t r i b u i r e a dileguare molti d u b b i ed a f a r r i v i v e r e nella sua
freschezza originaria la pagina degli importanti documenti che hanno "tanto
innamorato di se gli s t u d i o s i " . 5 1

Ms. adem corretto m eadem, probabilmente da mano d i v e r s a .

* ' Per disciplina.

* ' Per Multis ... mampulis. C f r . A . M . FABRONI, Memorie .... ρ 3 8 1 , Elogio


..., ρ X X X I I ; G . B O T T A R I , o p . cit., senza numerazione di pagine.

* ' Per amissionem.

50
R . B A R S O T T I , art. cit.. p. 293.

24
CAPITOLO SECONDO

STUDI RECENTI E CRONOLOGIA DELLE OPERE


Gli studi sulle opere di Domenico Cavalca sono stati molto scarsi negli
ultimi decenni, nonostante l'unanime consenso sempre manifestato da c r i t i c i e
commentatori nei c o n f r o n t i del frate pisano. Ferruccio Monterosso, nella sua
rassegna della più recente critica c a v a l c h i n a , lamenta giustamente che il
Cavalca sia stato studiato meno di altri s c r i t t o r i domenicani che hanno operato
nel medesimo ambiente culturale 1 Ed effettivamente l'ultimo lavoro pubblicato
in volume che esamini in maniera completa la vita e gli s c r i t t i del Cavalca
rimane ancora la monografia della Naselli 2 che non risponde più alle nostre
esigenze a t t u a l i . Sui limiti di questo libro si esprime anche il Monterosso: " . . .
l'autrice ha tracciato - del frate - un profilo biobibliografico chiaro e pacato,
informato preciso onesto; ma del problema cavalchiano la Naselli - per così
d i r e - solo liscia la parete, con tocco certe volte elegantemente aggiustato, ma
che non affronta complesse ed essenziali questioni di metodologia c r i t i c a ; sì
che la nostra attuale ambizione storicistica (ovviamente più esigente, rispetto

1
Cfr. F.MONTEROSSO, art. cit., p p . 99-100.

2
С. NASELLI, Domenico Cavalca, Città di Castello, Il Solco 1925. Si veda
anche la recensione di E. RHO in "Giornale storico della letteratura Italiana",
L X X X V I I I (1926), p p . 172-173.

27
ai limiti a v v e r t i b i l i di quel l i b r o : che è di quasi mezzo secolo fa) sente - dopo
la lettura di tali pagine - il bisogno di compiere ben ulteriori
approfondimenti".3
Soltanto recentemente, dopo una immobilità plundecennale interrotta di
tanto in tanto da qualche breve saggio,* la ricerca sul Cavalca è stata ripresa
e completamente rinnovata nei contenuti e nella metodologia da Carlo Delcorno
con il fondamentale c o n t r i b u t o per l'edizione delle Vite dei Santi Padri e con
l'articolo nel Dizionario Biografico degli Italiani, dove l'autore fornisce
preziose indicazioni per lo studio dei Volgarizzamenti e dei T r a t t a t i . 5 Negli
ultimi anni sembra che gli studi sulle opere cavalchiane stiano prendendo

3
F.MONTEROSSO, art.cit.. p. 101

* Dopo il volume di Carmelma Naselli non sono molto numerosi gli studi che si
occupano più о meno direttamente delle opere del Cavalca: A CENNAME, //
Dialogo di Gregorio Magno nei volgarizzamenti Italiani, in "Archivum
Romanicum", XVI (1932), pp. 51-95, G.TRAINA, Sui Dialoghi di S.Gregorio
nelle traduzioni di Giovanni Campulu e di Domenico Cavalca, Palermo,
Boccone Povero 1937, Τ T A D D E I , La vita del Cavalca dal suoi scritti, in "//
Rosario. Memorie Domenicane", LIX (1942), p p . 170-175; I.TAURISANO, Fra
Domenico Cavalca padre dei poveri (1260-1312), ibid., pp. 161-169,
A. L E V A S T I , Domenico Cavalca, ibid., LXVI (1949), p p . 230-243;
A.O.ROSSI, Questione del Cavalca. More Findings, in "Italica", XXVI
(1949), p p . 117-120; A . C I O N I , o . e . ; G.DUFNER, Die Dialoge Gregors des
Grossen im Wandel der Zeiten und Sprachen, Padova, Antenore 1968;
G. PACI, Domenico Cavalca volgarizzatore della "Legenda Maior", m "Italia
francescana" X L I V (1969), pp. 322-328; M. PORRO, Ligure e piemontese in
un codice trecentesco del "Dialogo" di S.Gregorio, in "Studi di grammatica
italiana". Il (1972), p p . 23-50, A.SALSANO, // volgarizzamento
cavalchiano della "Vita Beati Antonii Abbatis", Firenze, Le Monnier 1972;
F MONTEROSSO, art. cit., in "Cultura e scuola", X I I (1973), p p . 99-107;
C.F.BUEHLER, The fifteenth-century editions of the Specchio di Croce, m
Studi offerti a Roberto Ridolfl, direttore de "La Bibliofilia", a cura di
В MARACCHI BIGIARELLI e D.E.RHODES, Firenze, Olschki 1973.

s
C f r . p . 1 3 , nota 1.

28
nuova lena, orientandosi su di un piano più specificamente f i l o l o g i c o . '

a. Font! biograîiche.

Le ricerche d'archivio non hanno fatto praticamente alcun progresso sin


dalla fine del secolo scorso, e le fonti principali per la biografia del Cavalca
rimangono ancora la Chronica e gli Annales,7 conservati nella Biblioteca del
Seminario Arcivescovile di Santa Caterina in Pisa. Ambedue ι manoscritti sono
stati studiati con finalità paleografiche da Riccardo B a r s o t t i , il quale ne fa
uno studio approfondito offrendone una descrizione dettagliata.'Questi
documenti, come abbiamo v i s t o , furono pubblicati da Francesco Boriami. 5 Egli
t r a s c r i v e v a il testo completo della Chronica, ma pubblicava solamente alcuni
excerpta dei più t a r d i Annales del convento domenicano. Il proposito di
limitare la scelta ad alcuni estratti degli Annales era già stato manifestato dal
Bonami nella prefazione alla prima parte della sua raccolta di documenti
pisani, e nella prefazione alla seconda parte egli precisava ι c r i t e r i della sua
s c e l t a . 1 0 In tal modo il Bonami riportava soltanto la biografia c a v a l c h i n a della
Chronica, mentre veniva ad essere esclusa quella dell'Annalista.
Per questa circostanza gli studiosi, nel r i f e r i r s i al brano su Domenico
Cavalca, si rifanno, per il testo della Chronica, alla trascrizione del Bonaini,

6
C f r . ad esemplo: F.SALMERI (a cura d i ) , Epistula di Sanctu Iheronimu ad
Eustochiu, Catania, C . U . E . C . M . 1980. Si leggano s o p r a t t u t t o la premessa
sulla fonte toscana ( p p . 9-26) ed il capitolo sulla tradizione toscana ( p p .
73-105).

7
Cfr p.15, nota 8.

• Cfr C a p . l , p.15.

9
C f r . C a p . l , pp.15-16

10
C f r . C a p . l , p.15, nota 1 1 .

29
la quale non e p r i v a di inesattezze, 1 > ma per il testo degli Annales, non
compreso nella parte pubblicata nell'Archivio Storico, ι critici ricorrono m
genere alla trascrizione di Giovanni B o t t a n , r i p o r t a t a nella introduzione alla
ia
sua edizione dello Specchio di Croce. Più di recente Georg Dufner ha
pubblicato di nuovo per intero ι due brani concernenti il Cavalca nel suo libro
sul Dialogo di S.Gregorio, seguendo rispettivamente la lezione Bonami per il
13
testo della Chronica e la lezione Bottan per quello degli Annales.

b. Problemi di attribuzione.

Anche per quello che riguarda ι problemi di a t t r i b u z i o n e delle opere


c a v a l c h i n e dobbiamo sostanzialmente r i f a r c i a questi antichi codici; i n f a t t i , le
informazioni contenute nei due importantissimi documenti, sulla cui autorità e
veracità non sussistono d u b b i , permettono già di a t t r i b u i r e con sicurezza al
Cavalca un buon numero di T r a t t a t i . ' * A questi si devono pero aggiungere

11
II Barsotti dà un elenco di molte di queste inesattezze. Cfr.
R B A R S O T T I , art. cit., pp 368-373

12
C f r . D CAVALCA, Specchio di Croce, Roma, De' Rossi 1738, parte
i n t r o d u t t i v a , senza numerazione delle pagine. Il B o t t a n cita la Cronaca di
S.Caterina, ma riporta il testo degli Annales.

13
G DUFNER, o . e . , p p . 88-89. Si veda in proposito anche il mio contributo
Alcune osservazioni sulle fonti biografiche del Cavalca in "Lettere Italiane",
X X X V (1983), p p . 509-516 (qui riprodotto da p.13 a ρ 24).

1
* Se teniamo conto dell'aggiunta di mano posteriore (ma sempre antica) m
margine al codice di Domenico da Peccioli ( c f r R. L O T T I , Alcune
osservazioni..., c i t . , p.515), ι t i t o l i elencati dalla Chronica e quelli
proposti dagli Annales, sia pure in successione d i f f e r e n t e e con notazioni
d i v e r s e , sono c o i n c i d e n t i : De Patientia, Disciplina Spiritualium, Stultitie
Spiritualium, Speculum Crucis, De bona et mala lingua.

30
molte altre opere, come già lascia intravedere l'autore della Chronica,11 i titoli
delle quali sono abbastanza facilmente determinabili per i collegamenti reciproci
in esse contenuti e per la testimonianza concorde di numerosi m a n o s c r i t t i .
La controversia intorno all'autenticità delle opere di Domenico Cavalca,
sviluppatasi negli ultimi decenni del secolo diciottesimo e poi ripresa con
grande vigore alla f i n e dell'Ottocento, è ormai risolta in favore del f r a t e
domenicano, anche se non completamente dimenticata. " Basterà qui r i c o r d a r e
brevemente i fatti p r i n c i p a l i . L'agostiniano Giacinto Della T o r r e , sotto lo
pseudonimo di Giambattista Moriondo, pubblicando nel 1779 a T o r i n o Γ Ordine
della vita cristiana del Beato Simone Fidati da Cascia, sosteneva
nell'introduzione che a questo autore dovevano essere a t t r i b u i t i gli s c r i t t i f i n o
allora r i t e n u t i del Cavalca. Il Della T o r r e fondava le sue affermazioni sul
Defensorium Ordinis fratrum eremltarum S.Augustlni di Ambrogio da C o r i ,
cronaca agostiniana pubblicata a Roma nel 1482, dove si a t t r i b u i s c o n o al
Fidati q u a t t r o opere del Cavalca (lo Specchio di Croce, il Trattato della
Pazienza, la Disciplina degli Spirituali e l'Esposizione del Simbolo degli
Apostoli). Le affermazioni del f r a t e agostiniano f u r o n o acutamente e
radicalmente confutate dal domenicano Giovanni Battista A u d i f f r e d i , sotto lo
pseudonimo d i Giulio Cesare Bottone da Monte T o r a g g i o , in un saggio
pubblicato nel 1780, e la controversia parve terminata.

19
Alla fine dell'elenco il Cronista aggiunge la notazione: "...et plura alia"
(Ms. Chronica, c.23r).

" Qualche dubbio ha manifestato ancora il Dufner nella sua recente opera sul
Dialogo di S.Gregorio: "Den Uebersetzungen stehen acht andere Werke
gegenüber, die w i r - mit einigem Zögern - als eigenständige Werke
Cavalcas bezeichnen können". E dopo aver elencato i t i t o l i dei T r a t t a t i
aggiunge: "Wenn die erwähnten Werke, nur mit Vorbehalten als
eigenständig bezechnet werden können, liegt der Grund dafür im
Umstände, dass sich auch unter ihnen Werke b e f i n d e n , die zum Teil
beinahe als Uebersetzungen oder wenigstens als Adaptationen angesprochen
werden könnten. So treten in Trenta stoltizie und Disciplina degli
Spirituall enge Zusammenhänge mit den lateinischen Werken des Simone da
Cascia . . . " (G.DUFNER, o . e . , p p . 92-93).

31
Alla fine del sec X I X la questione f u ripresa e vivamente discussa,
prima da Lorenzo Franceschim, poi da Adolfo Mormi ed infine dall'agostiniano
Niccola Mattioli. Questi c r i t i c i rinnovavano m sostanza gli argomenti del Padre
Della T o r r e , arricchendoli abilmente di nuove p r o v e . Il Mattioli però, il più
a l t i v o dei t r e , sembrò alla fine convinto da alcune argomentazioni degli
a v v e r s a r i , poiché si rivolse anche lui contro Simone da Cascia, che prima
aveva strenuamente difeso, proponendo il nome nuovo di Giovanni da Salerno,
al quale giunse ad attribuire lo Specchio di Croce, la Disciplina degli
Spirituali, e il Trattato delle trenta stoltizie.
La controversia assumeva dunque più il carattere di disputa religiosa
piuttosto che di questione c r i t i c o - l e t t e r a r i a , e invece di condurre ad una sana
ricerca della v e n t a portava inevitabilmente ad una polemica f r a Agostiniani e
Domenicani, ben lungi da quella atmosfera "serena e t r a n q u i l l a " auspicata dal
Franceschim. ' ' Gli i n t e r v e n t i di diversi c r i t i c i e soprattutto l'articolo di
Guglielmo V o l p i , l , c h e confutava con ricchezza di prove le affermazioni degli
a v v e r s a r i , rappresentarono un contributo d e f i n i t i v o m favore del Cavalca, e
la controversia ebbe t e r m i n e . "

17
Cfr. L FRANCESCHINI, Fra S/mone da Cascia e il Cavalca. Studio
critico-letterario sull'Umbria del sec. XIV, Roma, Cuggiam 1897, p.23.

l
' G.VOLPI, La Questione del Cavalca, Firenze, s.d. (1905), estratto da
"Archivio Storico Italiano1·, s.5, XXXVI (1905), pp 302-318.

19
Per una visione d'insieme di tutta la questione, oltre alle citate opere del
Franceschim e del V o l p i , si vedano anche: F.BONAINI, Chronica
Antiqua..., cit., pp 510-513, nota 193; C.DI PI ERRO, Di alcuni trattati
ascetici, in Esercitazioni sulla letteratura religiosa in Italia nei secoli XIII e
XIV. a cura di G.MAZZONI, Firenze, A l f a m e V e n t u r i 1905, p p . 211-218;
A . Z A C C H I , DI Fra Domenico Cavalca e delle sue opere, in "// Rosario.
Memorie Domenicane1', X X X V I I (1920), p p . 277-281, С NASELLI, o . e . , pp
36-39. Si vedano inoltre; Saggio di osservazioni di GIULIO CESARE
BOTTONE da Monte Toraggio sopra il Discorso premesso all'Ordine della
Vita Cristiana del B.Simone da Cascia, stampato in Torino l'anno
MDCCLXXIX, nel quale si pretende provare, che la massima parte delle
opere, che vanno sotto il nome del Ρ .Domenico Cavalca, siano del detto

32
Sono risultate dunque p r i v e di fondamento le volute a t t r i b u z i o n i delle
opere cavalchiane al padre agostiniano Simone Fidati da Cascia ed a Giovanni
da Salerno suo discepolo, soprattutto dopo gli interventi del Volpi e dello
Zacchi. Il Volpi svolge la sua critica nei confronti del P.Niccola Mattioli e
porta nuovi importanti argomenti che si affiancano a quelli già proposti
d a l l ' A u d i f f r e d i . 2° Lo Zacchi adduce una nuova prova "per togliere di mezzo
l'attribuzione delle opere citate ai due a g o s t i n i a n i " . 2 1 Egli dimostra con validi

beato e confutazione di un tale dlvlsamento. Cosmopoli (Roma) 1780.


N M A T T I O L I , // beato Simone Fidati da Cascia dell'ordine romitano di
S.Agostino e i suoi scritti editi ed inediti, Roma, T i p . Campidoglio 1898
(recensione di A.GALLETTI in "Giornale storico della letteratura italiana",
XXXIV (1898), pp.213-225, ree di F.TOCCO m "Archivio Storico
Italiano", S.5, X X I V (1899), pp. 106-109); A . M O R I N I , Le opere di Simone
da Cascia attribuite al Cavalca, Perugia, Unione T i p Cooperativa 1899
(nota non firmata in "Giornale storico della letteratura italiana" XXXVI
(1900), pp. 244-245; N MATTIOLI, Fra Giovanni da Salerno dell'Ordine
romitano di Sant'Agostino e le sue opere volgari inedite, Roma, Scuola T i p .
Salesiana 1901, pp 165-319 (recensione di F.TOCCO in "Archivio Storico
Italiano", S.5. XXVIII (1901), pp. 1МЗ-П6; ree di A. GALLETTI m
"Giornale Storico della letteratura italiana". XL (1902), pp 217-219);
L. FRANCESCHINI, Tradizionalisti e concordisti in una questione letteraria
del secolo XIV, Roma, Officina T i p . Ospizio San Michele 1902 (recensione
di A GALLETTI in Giornale storico della letteratura italiana, XLII (1904),
p p . 412-414). Per la teoria conciliante che suppone un originale latino del
Fidati t r a d o t t o dal Cavalca, si vedano: D.M.MANNI, Osservazioni sopra II
Sigillo VI, Firenze, Antonio Ristori 1742, tomo X I , p. 54; G . B O T T A R I ,
Prefazione alla edizione del Dialogo di San Gregorio, Roma, Marco Paglianni
1754, p. X X X I I I , L FRANCESCHINI, Questione letteraria intorno a due
trecentisti, Roma 1901, nelaborazione dell'articolo pubblicato con ¡I
medesimo titolo in "La Rassegna Nazionale", voi CXVII (1901), p p . 419-430
(recensione di F. TOCCO in "Archivio Storico Italiano", S.5, XXVIII
(1901), p p . 146-147).

" C f r . G V O L P I , o . e . , in particolare le p p . 16-18.

33
argomenti che la formula di confessione riportata nel Prologo allo Specchio dei
Peccati non poteva essere stata scritta che da un religioso dell'ordine
domenicano e non da un agostiniano L'ordine di S. Domenico aveva i n f a t t i sino
dal X I I I secolo una propria liturgia particolare, opera di Humbert de Romans,
approvata da Clemente IV con bolla del 2 luglio 1267. " Sono pure risultate
senza valore le opposte teorie estensive che davano al Cavalca la paternità di
moltissime a l t r e o p e r e , 2 3 e perfino di una traduzione dell'intera Bibbia. Molti
vollero c r e d e r e , i n f a t t i , che il frate si fosse cimentato nel volgarizzamento di
tutta la Sacra Scrittura. Si veda, a titolo di esempio, quanto scrive in
proposito il t i p o g r a f o Silvestri nella sua edizione dello Specchio dei Peccati, in
una nota aggiunta m calce alla prefazione di Francesco del Furia
" . . . p o t r e b b e s i con fondamento congetturare, che t u t t a la Bibbia sia stata dal
Cavalca stesso v o l g a r i z z a t a . . . " '^

21
A . Z A C C H I , Di Fra Domenico Cavalca e delle sue opere, in "// Rosario.
Memorie Domenicane". X X X V I I (1920), p. 279.

22
Cfr. ibid., p p . 279-281.

23
Per ι problemi di attribuzione al f r a t e pisano di molteplici a l t r e opere
religiose si vedano m particolare: Ammaestramento alla Orazione, testo
attribuito al Cavalca e annotato da CAMILLO BELLI, Novi L i g u r e , T i p .
L. Raimondi 1869; F.ZAMBRINI, Trattato dello Spirito Santo con altre pie
scritture, Imola, T i p . d Ignazio Galeati e f i g l i o 1886 ( c f r . la critica di
G. V O L P I , // Trecento..., cit., p. 440), G. PACI, Domenico Cavalca
volgarizzatore della "Legenda Maior", m "Italia francescana", XLIV [1969),
pp. 322-328; Trattato della mondizia del cuore seguito dalla Ammonizione a
S.Paola e dalla Esposizione del Pater Noster, operette del Ρ.D.Cavalca
riscontrate sui migliori codici, e pubblicate da O.CICLI, Roma, Tipografia
dei Classici Sacri 1846 ( c f r la critica di F.ZAMBRINI, Le opere volgari a
stampa, Bologna, Zanichelli 1878, coli. 258-259). Per una visione d'insieme
di tutta la questione si veda: С NASELLI, o.e., p p . 145-153;
C.DELCORNO, s . v . Cavalca, cit., p p . 578 e 586.

2
* D.CAVALCA, Lo Specchio dei Peccati, Milano, Silvestri 1838, p . 6 , nota.
Sulla traduzione della Bibbia si vedano soprattutto: F CURIONI,

34
с. Cronologia delle opere.

Con l'aiuto dei manoscritti ancora conservati siamo in grado adesso di


formare l'elenco completo delle opere sicuramente attribuite al Cavalca, ed è
anche possibile stabilire un ordine cronologico approssimativo basandosi sui
fitti rimandi reciproci contenuti in molte di esse. 2 5 Se partiamo infatti
dall'unica data certa trasmessa dai codici, che indicano il 1333 come anno di

Dissertazione critica sui due primi volgarizzamenti della Bibbia stampati in


Venezia l'anno 1471 premessa agli Atti degli Apostoli volgarizzati da Fra
D.Cavalca. Milano 1847; С NEGRONI, Dedicatoria e proemio della Bibbia
volgare secondo la rara edizione del 1 di Ottobre 1171. Bologna 1882-1886;
DE BENEDETTI, recensione all'edizione di C.Negroni in "Rivista critica
della letteratura italiana", IV (1887), pp. 10-18; I.CARINI, Le versioni
della Bibbia in volgare italiano. San Pier d'Arena, Tip. Salesiana 1894;
S.BERGER, La Bible italienne au Moyen Age. m "Romania", X X I I I (1894)
pp. 390-395; F. L.MANNUCCI, Intorno a un volgarizzamento della Bibbia
attribuito al B.Jacopo da Voragine, in "Giorη. Star, e Leti, della Liguria",
V (1904), fase. 3 , 4 , 5 , 6 , pp. 96-119; S.MINOCCHI, La Bibbia nella storia
d'Italia, in "Studi religiosi" V (1904), pp. 10-12; G.TRAVERSARI, La
Bibbia volgare in Italia in Esercitazioni sulla letteratura religiosa... a cura
di G.MAZZONI, cit.. pp. 33-51; A.VACCARI, in Enciclopedia Italiana,
Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana 1949, V I , p. 900, s.v. Bibbia;
G.DE POERCK, La Bible et l'activité traductrice dans le pays romans avant
1300, m Grundriss der roman. Literaturen des Mittelalters, VI, I,
Heidelberg 1968, p. 4 1 ; V I , I I , ibid. 1970, p. 72; K.FOSTER, Vernacular
Scriptures in Italy, in 7"A?e Cambridge History of the Bible, a cura di
C.W.LAMPE, Cambridge, University Press 1969, pp. 456ss e 462.

25
Molti di questi rimandi furono indicati dal Volpi e la Naselli ne aggiunse un
nuovo elenco ( c f r . G . V O L P I , o.e., pp. 16-18; С.NASELLI, o . e . , pp.
40-42).

35
composizione dello Specchio del Peccati" possiamo affermare con sufficiente
sicurezza che il frate attese in primo luogo alla stesura dei quattro
Volgarizzamenti per dedicarsi in seguito alla compilazione dei Trattati,
seguendo molto probabilmente il seguente ordine: Vite dei santi Padri,
Dialogo di S.Gregorio ( e . 1 3 2 9 ) " Atti degli Apostoli, Epistola di S.Girolamo a
Eustachio,1* Specchio di Croce, Medicina del cuore ovvero trattato della
Pazienza, Specchio dei peccati (1333), Pungilmgua, Frutti della lingua,
Disciplina degli spirituali. Trattato delle trenta stoltìzie. Esposizione del
Simbolo degli Apostoli. Certamente sappiamo che VEsposizione del Simbolo,

" Il codice Palatino 9 1 , conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di


Firenze, datato " d i ' primo di dicembre anno MCCCLXI" ( c f r . ms. e. 3 1 r ) ,
reca la seguente notazione: "Prolago della i n f r a s c r i t t a op(er)a la quale si
chia/ma specchio de' peccati compilato p ( e r ) f r a t e domenicho caualcha di
pisa d e l l o / r d m e de' f r a t i predichaton negli annj domini 1333" ( m s . , с
1 r ) . Il codice Riccardiano 1273 indica la stessa data come anno di
composizione dello Specchio dei Peccati "Prolago della i n f r a s c r i t t a /
o p ( e r ) a la quale si chiama / spechio de' peccati, compi/lato p ( e r ) f r a t e
domeniche / caualca da pisa, de l'ordine / de' f r a t i p r e d i c a t o r i , m t o r / n o
agli anni domini MCCCXXXXIII." ( m s . , e. 6 4 r a ) . E cosi anche il codice
I V I . 1 conservato alla Biblioteca Comunale di Siena: "Prolago de la
i n f r a s c r i p t a opera, la quale se chiama specchio de' / pecchati, compilato
p ( e r ) f r a t e domenico Caualca da pisa dell'or/dene de li f r a t i p ( r e ) d i c h a t o r i
i ( n ) t o r n o agli a n ( n ) i d ( o m i ) n i MCCCXXXIII." ( m s . , e. 121v).

97
La data viene proposta, ma con argomenti deboli ( c f r С DELCORNO, s . v .
Cavalca Domenico, c i t . , p. 578), da Georg D u f n e r : " . erhalten wir eme
ungefähre chronologische Fixierung der Dialogübersetzung auf das Jahr
1329. In diesem Jahre oder vielleicht noch etwas f r ü h e r wurde sie
f e r t i g g e s t e l t " ( G . DUFNER, o . e . , p. 98).

2
* Per le questioni di attribuzione dell' Epistola di S.Girolamo a Eustachio si
vedano: L. F R A T I , Per due antichi volgarizzamenti, in "Giornale Storico
della Letteratura Italiana11. LXVIII (1916), p. 186; F SALMERI, o . e . , p p .
16-26 ( I l Salmen adduce nuovi elementi comparativi che convalidano l'ipotesi
dell'attribuzione al Cavalca).

36
T r a t t a t o giunto a noi incompiuto, 2 9 e l'ultimo lavoro del Cavalca, anche perché
contiene numerosissimi rimandi alle altre opere e non e ricordato in alcuna d i
esse. Il Trattato della penitenza, annunciato nel primo e nel secondo libro
della sua opera estrema 3 0 e citato ripetutamente dai critici,3'probabilmente
non e mai stato s c r i t t o , poiché forse la morte sorprese il f r a t e prima ancora di
mettervi mano. Alle opere in prosa si aggiungono una cinquantina di
componimenti in versi, che affrontano solitamente temi morali, oppure
riprendono con funzione mnemonica ι medesimi argomenti svolti nei T r a t t a t i
Э2
compendiandone la materia

29
L'opera e incompiuta, poiché manca del terzo l i b r o , annunciato dal Cavalca
in più luoghi- "Lo terzo t r a t t a dello S p i n t o Santo e poi m f m al f i n e per
t u t t o " (Esposizione del Simbolo degli Apostoli, e d . B o t t a n , Roma 1763,
Prologo, ρ 2 ) ; "Ed anco ne resta di parlare in quel t r a t t a t o , che promisi
nel prologo precedente di fare dello S p i r i t o Santo, sopra quella parola:
Et In Spiritum sanctum Dominum, et viviflcantem, e m f m alla f i n e del
Credo" (ibid.. L i b . I, cap. X L V I I I , ed. cit., p. 4 5 2 ) ; "Ma di questo in
parte di sopra e detto, e dirassene di sotto, dove si mostra, e mostrerà
l'utilità della sua v e n u t a " (ibid.. L i b . I l , cap. X X I I , ed.cit., p. 228).

3
° "Or questo sia detto qui brevemente m comune della penitenza. Ma un'altra
volta, se tanto v i v o , ne intendo di f a r t r a t t a t o speciale, e p e r f e t t o " (Esp.
Simb., L i b . I, cap. L, ed. cit., ρ 486); "Or q u i averebbe copiosa materia
a parlare della penitenza, ma perche sarebbe opera t r o p p o prolissa, ed io
ne intendo di f a r e un singolare T r a t t a t o per sé, passomene qui di altro
d i r n e " (ibid.. L i b . I l , cap. I X , ed. cit., p. 71).

31
II B o t t a n , per ricordare un solo esempio, elenca il Trattato della
penitenza t r a le opere del f r a t e pisano ( C f r . Introduzione allo Specchio di
Croce, ed. cit., senza numerazione delle p a g i n e ) .

32
Per quanto riguarda ι componimenti in versi si vedano: Raccolta di rime
antiche toscane, Palermo, Giuseppe Arsenzio 1817, tomo I I I ; G . B O T T A R I ,
Introduzione all'ed. del Dialogo di S.Gregorio, Roma, Marco Ragliarmi 1764,
pp. XXXIII-XXXVI; F BONAINI, Chronica Antiqua ..., in "Archivio
Storico Italiano", V I , parte II (1845), p p . 509-510, nota n. 192; P.DAZZI,

37
Era opportuno richiamare brevemente ι t i t o l i delle opere a t t r i b u i t e con
certezza al Cavalca e sottolinearne il vicendevole legame cronologico, al fine di
potere meglio situare il T r a t t a t o dei Frutti della lingua nel quadro generale
della attività letteraria del f r a t e pisano. I Frutti, dunque, vedono la luce
negli anni più f e r t i l i della produzione cavalchiana e costituiscono, in ordine di
tempo, il sesto dei nove Trattati,33 ι quali stanno tutti dopo ι
Volgarizzamenti. Anche se è difficile determinare con esattezza l'anno di
composizione, sappiamo certamente che ι Frutti vengono cronologicamente
subito dopo il Pungilingua, formandone quasi un proseguimento in un'unica
medesima opera, come lasciavano intravedere anche gli autori della Chronica e

Della prosa di fra Domenico Cavalca, Palermo, F Giliberti 1863, ( e s t r a t t o da


'La Favilla''), p.10; Ο Τ T O Z Z E T T I , Serventese del secolo XIV. Livorno,
per ι t i p i di Francesco Vigo 1870 (Nelle nozze Pastacaldi - C a t e r i m ) ;
L.SIMONESCHI (a cura d i ) . Saggio di poesie dì fra Domenico Cavalca,
Firenze, Stianti 1888; C. e L. F R A T I , Indice delle carte di Pietro
Bilancionl, Bologna, Fava e Caragnani 1893, parte I, p p . 191-199;
G . V O L P I , Per il "Trattato delle trenta stoltizie", in "Rassegna bibliografica
della Letteratura italiana. X I I I (1905), p p . 179-183; I D . , // Trecento,
cit., ρ 327; I D . , Rime di Trecentisti Minori, Firenze, Sansoni 1907, p p .
2-9; A TENNERONI, Inizi di antiche poesie italiane religiose e morali con
un prospetto di codici che le contengono e introduzione alle "Laudi
spirituali", Firenze, Olschki 1909, F POLESE, di scrittori trecentisti
domenicani, m Letture Domenicane tenute In Lucca negli anni 1921 e 1922,
Lucca, La Madonna dei Miracoli 1927, p. 250, nota 1; С DELCORNO, s . v .
Cavalca, cit., p.578.

33
Si parla comunemente di nove T r a t t a t i e non di otto. La Medicina del cuore
e il Trattato della Pazienza possono i n f a t t i v e n i r considerate come due
opere d i v e r s e , ognuna preceduta da un suo Prologo. Alcuni parlano invece
di due l i b r i separati della medesima opera, dedicati rispettivamente all'Ira e
alla Pazienza II Botta r i , ad esempio, nel proemio della sua edizione
settecentesca, r i p o r t a t o anche nell'edizione S i l v e s t r i , propendeva per la
seconda soluzione ( c f r . D.CAVALCA, Medicina del cuore ovvero Trattato
della Pazienza, Milano, Silvestri 1838, p p . I X - X ) .

38
degli Annales.3" Il Cavalca tiene a precisare lo strettissimo legame esistente
f r a questi due T r a t t a t i : nell'epilogo del Pungilìngua, i n f a t t i , annuncia già il
titolo e l'argomento dei Frutti: " l o intendo tosto di fare un altro T r a t t a t o de'
f r u t t i della buona lingua, doue più a pieno dimostreremo, che graue peccato è
questo f r u t t o non f a r e , e tacere indiscretamente". 3 5 E nei Frutti egli richiama
questa annotazione subito all'inizio del Prologo: "Poi che per la divina gratia
abiamo compiuto el tractato de peccati della l i n g u a , resta ora di f a r e , come
all'ultimo della predecta opera promissi, il libro e t r a c t a t o de' f r u c t i e beni
che con lingua e per lingua si f a n n o " . 3 ' Non manca poi di r i f e r i r s i ancora al

3
* L'ignoto amanuense che ha completato il manoscritto della Chronica riunisce
sotto un solo titolo ι due Trattati. "De bona et mala lingua"
(mi.Chronica, c.23r, notazione di mano posteriore nel margine superiore
destro. Cfr il mio articolo Alcune osservazioni..., cit., p.515). Anche
l'autore degli Annales riporta il medesimo t i t o l o : "De bona et mala lingua"
(ms. Annales, p. 4 4 ) .

35
D.CAVALCA, Pungilìngua, In Venetia, Nella Contrada di Santa Maria
Formosa, al Segno della Speranza, 1563, e. 120v.

36
Frutti, Prologo 2, e. I r . Per il testo dei Frutti della lingua mi servo
sempre della mia trascrizione eseguita sul codice Palatino 83 della Biblioteca
Nazionale Centrale di Firenze Indico con il numero romano ι singoli capitoli
(scrivendo pero per intero Prologo) ed uso, invece, il numero arabo per
indicare il paragrafo corrispondente alla divisione da me s t a b i l i t a . Nella
trascrizione mi attengo alle seguenti norme: 1) d i s t i n g u o и da v ; 2) Rendo
con ζ la consonanteç, in qualunque posizione si t r o v i 3] Regolarizzo la h
del verbo " a v e r e " ; 4) Trascrivo secondo l'uso moderno le grafie -gni- e
-ngn-; 5 ) T r a s c r i v o p u r e secondo l'uso moderno la / palatale; conservo,
t u t t a v i a , la grafia del copista quando manca la / davanti a parola iniziente
per vocale; 6) T r a s c r i v o ι g r u p p i cha, gha, gho, ecc. rispettivamente con
ca, да, до, e c c . , seguendo la forma grafica attuale; 7) Aggiungo la / nei
casi come fecono, cagane, e c c . , elimmadola invece nei casi come dicie ecc. ;
8) Rendo sempre con e, senza d eufonico, la congiunzione e t , sia quando è
scritta per intero, sia quando il copista usa la sigla t i r o m a n a ; 9) T r a s c r i v o
con / la lettera /', in qualunque posizione essa si t r o v i ; 10) Rendo con / la

39
Pungllingua nel corpo dell'opera: "E questo poco basti avere decto qui contro
alla excusatione del peccato, máximamente perche nel precedente l i b r o , cioè
de' peccati della l i n g u a , feci capitolo proprio e singulare della defensìone e
scusatione del p e c c a t o " . 3 7
Il Trattato dei Frutti della lingua assume, dunque, una posizione
centralissima nel quadro del programma personale di diffusione ascetica scelto
dal Cavalca f i n dagli inizi della sua professione religiosa e raporesenta uno
dei momenti più positivi e più costruttivi della sua predicazione Prima di
esaminare da vicino e dettagliatamente questa opera cavalchiana scelta per la
nostra ricerca, vediamo brevemente quali sono ι criteri che guidano ed
ispirano l'autore d u r a n t e la compilazione di t u t t i ι suoi T r a t t a t i .

y , ma la conservo m t u t t i ι casi che poggiano su un precedente latino, 11)


Tolgo la h m quei casi dove non ha base etimologica (es . XI 1,14 H el y a);
12) Rendo il g r u p p o -Igli- con -gli- ( e s . : Prologo 4, chelgli), 13)
Introduco le maiuscole ed ι segni d i a c r i t i c i seguendo I uso moderno, 14)
Scrivo staccate le preposizioni articolate, dove non esiste raddoppiamento,
come pure le congiunzioni pero che, impero che. poi che, ecc , lasciando
t u t t a v i a sempre unita perche, 15) Indico con il punto in alto il
raddoppiamento f o n o s i n t a t t i c o , come e ormai consuetudine, 16) Introduco la
lineetta nei casi come sam-Pagolo e c c . ; 17) Sciolgo t u t t e le abbreviazioni
senza alcuna indicazione, 18) Conservo la grafia del manoscritto per quanto
concerne le consonanti doppie e le scempie; 19) Conservo t u t t e le grafie
l a t m e g g i a n t i ; 20) Conservo le nasali preconsonantiche, e non intervengo
nei casi d i assimilazione di m davanti a n ; 21) Scrivo ad anche davanti a
consonante ( e s . . Prologo 3 ad tre. Prologo 4 ad misericordioso) non
essendo certamente dimostrato il valore puramente grafico di -d, 22) Non
intervengo mai sulla grafia del codice al di f u o r i dei casi qui sopra
elencati.

Frutti, X X X I I , 5 3 , e. 126v.

40
CAPITOLO TERZO

I T R A T T A T I CAVALCHIANI E LA "SUMMA" DEL PERALDO


La f i g u r a di Domenico Cavalca e dominata da due aspetti fondamentali che
interagiscono reciprocamente e si sviluppano contemporanei d u r a n t e la sua vita
di religioso, una intensa opera caritativa ed una ricchissima produzione
letteraria La Chronica e gli Annales pongono m risalto questa duplice
componente, l u n a dando la p r i o r i t à al lavoro di s c r i t t o r e , gli a l t r i preferendo
descrivere in maniera più particolareggiata la sua umile ed operosa vita f r a ι
poveri della c i t t à ; ι b i o g r a f i , p u r così lontani f r a di loro nel tempo e nello
stile, ma p u r e cosi v i c i n i nella comune finalità intesa ad esaltare la vita santa
ed attiva del grande domenicano, sono concordi n e l l ' a t t r i b u i r e una importanza
decisiva ali opera letteraria del f r a t e . Nei due documenti viene stabilita una
identica successione cronologica per descrivere l'attività letteraria del Cavalca.
Ambedue gli a u t o r i , i n f a t t i , parlano prima delle opere di volgarizzamento e
mettono al secondo posto ι componimenti in lingua volgare: "multos libros ad
vulgare r e d u x i t , multa opera in vulgare composuit" (Chronica, ms с. 2 2 v ) ;
"multos libros m ethruscam linguam t r a n s t u l i t ut latine nescientibus ρ rod es s et
et multos ipse eadem lingua edidit" (Annales, ms. ρ 4 4 ) . T u t t i e due però
concordano n e l l ' a t t n b u i r e il massimo rilievo alle opere di carità e di
misericordia.
Anche se è importantissima la sua attività di scrittore e di
volgarizzatore, non è t u t t a v i a possibile a v v i c i n a r s i alla persona di Domenico
Cavalca senza tener conto della seconda componente, quella c a r i t a t i v a , che è
sempre presente in ogni istante della sua v i t a nel convento e nella c i t t à .

43
I n f a t t i , lo scopo fondamentale di amore per il prossimo e di sollecitudine verso
ι bisognosi e gli infermi penetra ogni pagina delle sue composizione in prosa e
m v e r s i , per mezzo delle quali egli intende trasmettere le verità ascetiche e
morali m "stile semplice" agli "uomini semplici e non l e t t e r a t i " ; 1 il Cavalca
reputa il lavoro di t r a d u t t o r e e di scrittore un sacro dovere collegato al suo
stato religioso e alla sua vocazione, 2 ed accetta di svolgerlo con grande
umiltà, ma avrebbe lasciato volentieri questo compito ad a l t r i c o n f r a t e l l i , come
egli dichiara esplicitamente: "se io havesse t r o u ato alcuno più sufficiente di
me, che in ciò se fusse voluto affatichare, non sarei stato ardito di meterci
mano". 3
Nell'apprestarsi, dunque, alla lettura delle opere cavalchine è
assolutamente necessario, per capirne la s t r u t t u r a e il metodo di composizione,
p a r t i r e da questi p r e s u p p o s t i , e bisogna tenere sempre presente la complessa
realta che spinge l'autore a t r a d u r r e , comporre e compilare m maniera rapida
e funzionale, p r i v a di qualsiasi intento specificamente l e t t e r a r i o , curando più
il " d i r e u t i l e " piuttosto che il " d i r b e l l o " . *

1
D.CAVALCA, Prologo alle Vite dei Santi Padri, ed. a cura di Basilio Puoti,
Parma, Pietro Fiaccadon 1841, v o l . l , p. X X .

2
Si veda, ad esempio, quanto scrive nel Prologo della sua opera estrema:
" . . . principalmente ho paura per considerazione del mio stato, e della mia
vocazione temo, che se io ciò non faccio, о rendo alcuno f r u t t o , o ajuto,
sia da Dio e da lui come servo mutile cacciato e reprovato" (D CAVALCA,
Esposizione del Simbolo degli Apostoli, e d . B o t t a n , Roma, Marco Paglianni
1763). Per il testo dell'edizione di Milano (1842), più ampio di quello
proposto dal B o t t a n , si vedano: C.DI PIERRO, Di alcuni trattati ascetici,
cit.,pp 213-214; C . N A S E L L I , o . e . , p. 42.

3
Prologo del Dialogo, e d . B o t t a n , c i t . , ρ 2.

* Sono espressioni t r a t t e dal Prologo dello Specchio di Croce: "E perche


questa opera ho preso di f a r e solamente per alquanti secolari non l e t t e r a t i ,
e semplici, li quali non hanno grammatica, in sua utilitade procedo
semplicemente, curandomi più di dire u t i l e , che di d i r e bello" (Ed B o t t a n ,
Roma, De' Rossi 1738, p . 3 ) .

44
a. Intento divulgativo e pedagogico.

La personalità del Cavalca emerge soprattutto nei quattro


Volgarizzamenti, ed in particolare modo nelle Vite del Santi Padri e nel Dialogo
di San Gregorio, che ebbero una diffusione enorme, come prova il grandissimo
numero di manoscritti ancora c o n s e r v a t i . 5 Il lavoro di divulgazione iniziato con
ι Volgarizzamenti, condotti a termine probabilmente m forma collettiva nel
convento pisano, viene proseguito dal f r a t e attraverso una ingente opera di
compilazione, svolta con frenetica intensità negli ultimi dodici anni della sua
v i t a . Le ragioni direttamente pedagogiche che presiedono alla stesura dei
Volgarizzamenti si r i t r o v a n o perfezionate nei T r a t t a t i con il preciso obbiettivo
di f o r n i r e una soluzione morale di risposta al disorientamento dell'umanità
contemporanea. Il Cavalca agisce in perfetta sintonia con le esigenze degli
Ordini mendicanti: "la predicazione volgare, avviata nell'Alto Medioevo come
semplice traduzione al popolo dei testi più usuali della S c r i t t u r a , si trasforma
nell'età dei Mendicanti m un raffinato strumento pedagogico, che suscita nella
coscienza degli uditori nuovi orizzonti d'attesa sia religiosa che c u l t u r a l e ,
dove trova pieno significato la febbrile operosità dei volgarizzatori" 6 I
f r e q u e n t i richiami alla v i t a quotidiana che concludono spesso le argomentazioni
del Cavalca, intervallando con tocco squisitamente personale la fredda materia
della t r a t t a t i s t i c a medioevale alla quale egli si i s p i r a , dimostrano la sua
continua preoccupazione di correggere ι devienti costumi e gli atteggiamenti
morali del suo tempo.

5
Per le Vite si veda in particolare: C.DELCORNO, Per l'edizione..., cit.
(descrizione dei codici conservati nelle biblioteche f i o r e n t i n e ) . Per il Dialogo
si veda G.DUFNER, o . e . , pp.73-118. L'autore o f f r e un elenco di più di
cento codici e passa in rassegna le stampe, f r a le quali f i g u r a n o sei
incunaboli e q u a t t r o cinquecentine C f r . T H . KAEPPELI, Scriptores Ordinls
Praedlcatorum Medi! Aevi!, V o i . I, Romae, Ad S.Sabmae 1970, p p . 305,
306-307.

s
C.DELCORNO, Predicazione volgare e volgarizzamenti, art. cit., p.689.

45
Nessuna sorpresa d u n q u e , m questa p r o s p e t t i v a , se ι T r a t t a t i non hanno
7
quasi niente di originale quanto al contenuto; le opere cosiddette originali
non differiscono molto dai Volgarizzamenti, negli intenti dell'autore. Il
Cavalca, m armonia con il fine squisitamente didattico scelto dai Predicatori,
intende anche qui perseguire il suo scopo primario di una diffusione maggiore
delle opere antiche e contemporanee. La materia compendiata nei T r a t t a t i e,
i n f a t t i , per lo più ripresa da ooere latine presenti nella ricca biblioteca del
convento pisano,* e spesso ritroviamo accostati brani raccolti da luoghi diversi

7
II termine improprio di "originali", riferito alle opere del Cavalca, va
lentamente scomparendo. Non mancano t u t t a v i a commenti assai recenti dove
questo termine viene riproposto, sia pure in forma attenuata (Si veda, ad
es.: C.MUSCETTA - A . T A R T A R O , // Trecento, dalla crisi dell'età comunale
all'umanesimo, v o i . I l , tomo I I , Bari, Laterza 1972, p.437)

* La biblioteca del Convento di S.Caterina m Pisa era assai ricca, come


attestano ι documenti. La Chronica, ad esempio, nella biografia di Fra
Promo, uno dei fondatori del Convento e della biblioteca stessa, riporta un
elenco di ben quarantasette opere donate con la clausola di non alienazione:
"Et p a t ( e r ) e i ( u s ) , s(cilicet) O r l a ( n ) d i n ( u s ) , d ( i ) c ( t u m ) filiu(m) m ( u ) l t i s /
libris p ( r e ) d o t a u i t ; q ( u o ) s i p ( s ) e ( c o n ) u e ( n ) t u j d ( e ) d i t , ut p(atet) p ( e r )
c a ( r ) t a ( m ) / Rogata(m) a Rayn(er)io bonacolti de calcina(r)ia n o t ( a r i ) o , et
q ( u o d ) n(on) / p o s s i ( n ) t a l i e n a n , ( u e ) l p i g ( n o ) r a r j , aut d(e) ( c o n ) ( u e n ) t u
e x ( t r a ) h i q ( u ) o u i s m ( o d ) o " . ( M s . , с. 4 r ) La donazione, avvenuta nel 1248,
come attesta la nota di altra mano m margine al manoscritto
( c f r . F . B O N A I N I , Chronica Antiqua, cit. p.412 e p. 415, nota η . 15),
suscita la meraviglia del cronista, che scrive al termine dell'elenco: "Lege,
lector, quantum huic reverendissimae memoriae nostra successio o b l i g e t u r ,
ut tunc iste Conventus esset tot l i b r o r u m volummibus praemunitus, quam
tanto nunc aln armaria librorum habere potuissent". (Ms. с. 5 г ) . La
biblioteca del convento, accresciuta continuamente da lasciti e doni (si veda
quanto scrive m proposito Carmelma Naselli, o . e . , p p . 48-49), servì senza
dubbio al Cavalca per la sua preparazione c u l t u r a l e , insieme alla sua piccola
biblioteca personale che egli avrà certamente posseduto come t u t t i ι
confratelli (Cfr. P.MASETTI, Monumenta et antiquitates Ordinis
Praedicatorum, Romae 1864, tomo I, p p . 102-106).

46
e tradotti in forma pressoché letterale. Il frate non ha alcuna pretesa di
originalità né di n o v i t à , ma lavora invece assai rapidamente' e metodicamente
alle sue compilazioni, t u t t e finalizzate all'unico scopo di scegliere argomenti
utili per le persone semplici ed in particolar modo per "alquanti devoti
secolari, gli quali perché sono idioti, e sono molto occupati, non possono,
secondo che desiderano, vacare, ed attendere allo studio d e l l ' o r a z i o n e " . 1 0 Egli
dichiara esplicitamente di compilare sulla scorta di argomenti presi da opere
differenti: " . . . io da me niente о poco ci metto, se non è in quanto raccolgo
da diversi l i b r i , e reco ad ordine di certi capitoli di diverse s c r i t t u r e , e d e t t i
di santi sopra la predetta materia, e recogli in v o l g a r e " . 1 1 Se teniamo conto
di questo atteggiamento dell'autore è dunque necessaria una ricerca molto
accurata delle f o n t i ogni qual volta si voglia intraprendere lo studio dei
Trattati, che sono opere didattiche e ascetiche più che libri "sottili" e
filosofici, essendo il proposito di edificazione in ogni pagina preminente.

b. La 'Summa' fonte principale dei Trattati.

La fonte diretta alla quale il frate pisano si riferisce quasi


costantemente, attingendovi a piene mani nella composizione dei suoi T r a t t a t i ,
è costituita dalla Summa de Vitìis et virtutibus del domenicano francese

' Il Cavalca deve aver lavorato assai rapidamente alla compilazione dei
T r a t t a t i . La sua a t t i v i t à è talmente veloce da divenire in alcuni casi
frettolosa, come giustamente osserva lo Zacchi: "Solo con la f r e t t a si
possono spiegare c e r t i e r r o r i , come quello di a t t r i b u i r e a Seneca [Pazienza,
11, 16) la sentenza 'Appresso li cristiani non è misero chi r i c e v e , ma chi fa
ingiuria' la quale è di S.Girolamo citato dal Peraldo (De Fortitud., III,6)
subito dopo Seneca". ( A . Z A C C H I , art. cit., p. 320).

1
" Specchio dì Croce, Prologo, ed. cit., p. 2.

11
D.CAVALCA, Medicina del cuore ovvero Trattato della pazienza, Milano,
Silvestri 1838, p. 3. Questa edizione riprende il testo di quella del Botta r i ,
Roma, Nella Stamperia di Niccolò e Marco Pagliarini 1756.

47
12 1Э
Guillaume Peyraut (Peraldo) La Summa, I opera più diffusa del Peraldo,

1J
Guillaume Peyraut nacque verso il 1200 a Peyraud ( l a t . Petra Alta ) nel
dipartimento francese dell'Ardeche II suo nome è riportato m modi diversi
nei testi antichi [de Peiraut, de Peyrauta, Peraldl, de Peraut, de Perault,
de Perauto) e gli storici non sono ancora unanimemente concordi nella
scelta della s c r i t t u r a , che assume forme d i f f e r e n t i : Perault, Perault,
Peyraut, Perrault, Perraud, Perrauld. Sembra tuttavia ormai consacrata
dall'uso la forma Peyraut, accettata anche dal Dondame nel suo
fondamentale articolo dal quale sono t r a t t e queste notizie biografiche ( C f r
A.DONDAINE, Guillaume Peyraut. Vie et oeuvres, in "Archivum Fratrum
Praedicatorum". X V I I I (1948), pp 162-236). Entrato presto nell'Ordine
dei Predicatori, il Peraldo scrisse la Summa de Vitiis probabilmente già nel
1236, come attesta il codice 519 della Biblioteca di Cambrai, esemplato nel
1277, e successivamente la Summa de Virtutibus, composta sicuramente
prima del 1250, poiché prima di questa data troviamo le due parti r i u n i t e .
La notizia riportata da Sahmbene di Adam, che lo ascolta il giorno
dell'Annunciazione del 1249 nel convento dei f r a t i minori di Vienne, dove ¡I
domenicano di Lione si era recato al f i n e di predicare e di udire
confessioni, e "le seul f a i t positif précis de toute sa carriere sur lequel
nous possédions une information sûre" ( A . D O N D A I N E , art.cit., p. 172, e
p. 165). Sahmbene ricorda il Peraldo con grande simpatia e ci o f f r e un
r i t r a t t o squisitamente realistico della sua persona, sottolineandone la
profonda umiltà.

13
La Summa, come le numerose altre opere, recò grande fama al Peyraut,
tanto che gli venne falsamente a t t r i b u i t o , già m epoca molto antica, il
grado di Arcivescovo di Lione ( c f r . A . D O N D A I N E , art. cit., p.167). La
leggenda, diffusa s o p r a t t u t t o dalle stampe, ebbe molto credito, ed indusse
alcuni s t o r i c i , come gli autori di Gallia Christiana e il T o u r o n , ad accettare
una tesi mista che lo faceva vescovo suffraganeo di Lione ( c f r . ibid.,
ρ 174). In verità egli fu soltanto priore del convento domenicano di questa
c i t t a , e qui morì probabilmente nel 1271.
Su Guillaume Peyraut, oltre al citato articolo del Dondame, si vedano
anche: Laurentli Pignon catalogi et chronica. Accedunt catalogi stamsensis
et upsalensls scriptorum O.P., in "Monumenta Ordinls Fratrum
Praedicatorum historica". V o l . X V I I I , a cura di G.MEERSSEMAN, Roma, Ad
S.Sabmae 1936, p p . 28, 63 e 74; J.QUÉTIF - J.ECHARD, o . e . , t . l , p p .
131-136, J.VERDAM, Die spieghei der sonden, vanwege de Maatschappij

48
e divisa in due p a r t i d i s t i n t e , il T r a t t a t o dei V I Z I e il T r a t t a t o delle V i r t ù , le
quali sono state spesso divise in volumi separati dai copisti e dagli stampatori.
Questa circostanza ha generato nel passato notevole confusione riguardo al
titolo dell'opera, poiché si è cambiato talvolta l'ordine delle p a r t i dando così
luogo a forme i n v e r s e , come Summa de virtutibus et vitiis. Summa virtutum oc
vitiorum, e t c . , che ritroviamo in alcuni codici ed m molte edizioni a stampa.
La denominazione autentica, t u t t a v i a , corrisponde all'ordine cronologico di
composizione dei t r a t t a t i , come ha dimostrato il D o n d a m e , 1 * ed è q u i n d i
opportuno conservare il titolo Summa de vitiis et virtutibus, tramandatoci dalle
fonti più antiche.
La Summa del Peraldo ebbe successo immediato e f o r t u n a d u r e v o l e ,
assicuratale dal suo carattere eminentemente pratico ed u t i l i t a r i o . Gli antichi
documenti non esitano a chiamarla " p e r u t i l i s ad predicationem e " p e r u t i l i s
valde ad peccatorum d e t e s t a t i o n e m " , l s sottolineandone la grande praticità per
il servizio che rendeva alle persone di ogni livello. La straordinaria ricchezza
di argomenti e la chiara e semplice forma di esposizione rispondevano
all'aspettativa dei fedeli in ogni strato sociale della popolazione ed alle
esigenze dei religiosi di qualunque grado, anche dei più umili, colmando così
una lacuna della teologia speculativa. L'opera del Peraldo s e r v i v a , i n f a t t i ,
"tam clencis cuiuscumque status vel g r a d u s , quam laycis u t n u s q u e sexus,

der Nederlandsche Letterkunde uitgegeven, t . l - l l , Leiden, B r i l l 1900-1901;


H.NEUMANN, Der westflamlsche Spiegel der sonden und seine Quelle, m
"Unterscheidung und Bewahrung. Festschrift fur Herman Kunisch гит 60
Geburtstag". 27 Oktober 1961, p p . 277-293; H.NEUMANN, Neue Fragmente
aus dem verschollenen Anfang des west f'lamisehen "Spiegel der sonden", m
Nachrichten der Akademie der Wissenschaften In Cottingen,
Philologisch-Historische Klasse, 1962, fase. I; S. G. ÄXTE RS, Bibliotheca
Dominicana Neerlandica manuscripta 1224-1500, Louvain, Bureau de la
R.H.E, 1970, pp. 153-155. (Bibliothèque de la Revue d'Histoire
Ecclésiastique, 4 9 ) .

14
C f r . A.DONDAINE, art. cit., p. 185.

lt
Cfr. Ibid., p. 165 (documento η. V ) e p. 166 (documento η . V I ) .

49
vite vel meriti, aut etiam dignitatis" " Pochissime opere medioeval) hanno
conosciuto una divulgazione cosi enorme, geograficamente estesa e prolungata
nei secoli; "peu de livres du moyen age furent si parfaitement indépendants
de leur temps, Guillaume Peyraut a écrit une somme de vie morale qui vaudra
aussi longtemps qu'il y aura des hommes a pratiquer les vertues
chrétiennes". 1 7 L'immensa diffusione della Summa, testimoniata dalle centinaia
di manoscritti ancora oggi conservati, molti dei quali risalgono al X I I I e al
X I V secolo, 1 ' e confermata dalle numerosissime edizioni a stampa, 19 è
spiegabile appunto per il costante legame con le fonti scritturali e per il suo
carattere di universalità e di indipendenza dal tempo.
Se vogliamo comprendere sino in fondo le ragioni che spinsero il Cavalca
a scegliere questa opera invece di altre non dobbiamo pero riferirci soltanto
alla immensa notorietà della Summa, ma dobbiamo tener presente la componente
caritativa della sua personalità, cui abbiamo sopra accennato, e ricordare
sempre il fine altamente spirituale e ascetico che domina la sua vita di
religioso, costantemente tesa verso un ideale di aiuto per il prossimo e di
umile sacrificio per ι bisognosi II Cavalca trova nell'opera del confratello
francese una fonte inesauribile di argomenti esposti m forma semplice e piana,
che risponde in pieno alla sua volontà di insegnare a "molte devote persone" 30
le verità principali della fede cristiana e cattolica. Per il frate pisano, il

" Ibid., p. 166 (Documento η. V I ) .

17
Ibid, p. 189.

11
II Dondaine offre un elenco molto ampio dei manoscritti conservati ( c f r .
ibid. pp. 193-197), preceduto da questa annotazione: "malgré son
étendue, cette liste est loin d'être complete, et elle ne pourra servir que
de premier fonds pour un inventaire exact de la tradition manuscrite"
Ubid., p. 192) Cfr S.G.AXTERS, o . e . , pp. 153-155, Τ KAEPPELI,
Scriptores Ordinis Praedicatorum Medii Aevi, vol. I l , Romae, Ad S Sabinae
1975, pp. 133-152.

x%
C f r . A.DONDAINE, art. cit., ρ 189.

,0
D.CAVALCA, Specchio dei Peccati, Milano, Silvestri 1842, p.27 (Prologo).

50
quale si era imposto di parlare ai semplici e agli i n d o t t i , " s c r i v e n d o in volgare
agli uomini i d i o t i " , 2 1 l'opera del Peraldo rappresentava certamente il l i b r o più
adatto, poiché meno di a l t r i si abbandona alle speculazioni e alle "sottilità"
della scolastica.
La preferenza dimostrata dal Cavalca verso questa opera è dunque
certamente spiegabile per la enorme diffusione di essa, ma anche e s o p r a t t u t t o
per il suo intento didattico e pedagogico, che si inserisce in maniera perfetta
nell'ambito del programma culturale domenicano. Egli "ha bisogno di uno
s c r i t t o r e che sia chiaro, facile, e t r a t t i soggetti di attuazione p r a t i c a " , 2 2 ha
bisogno di una traccia semplice nella s t r u t t u r a e nella argomentazione che gli
permetta di completare in pochi anni quella vastissima opera d i v u l g a t i v a che
egli si era imposto f i n dall'inizio della sua vita religiosa. Del resto, con la
scelta felice dell'opera peraldina il Cavalca non fa altro che seguire l'uso
comune del tempo, 2 3 e trova anche la soluzione migliore per attuare
concretamente il suo programma personale. Così la Summa " d i v i e n e il suo l i b r o
preferito. Di esso tradurrà parti, da esso riceverà ispirazione, in esso
t r o v e r à abbondante materiale c o s t r u t t i v o per d i v e r s i suoi t r a t t a t i " . 2 *

21
D.CAVALCA, Specchio di Croce, e d . a cura di BARTOLOMEO SORIO,
Parma, Fiaccadori 1844, p.3 (Prologo).

22
A. LEVASTI, Domenico Cavalca, in " / / Rosario.Memorie Domenicane", LXVI
(1949), p. 230.

22
L'uso di r i c o r r e r e alla Summa del Peraldo era invalso molto p r e s t o . Già
Stefano di Borbone, nel De Septem donis Spiritus Sancti (1250-1260) poteva
s f r u t t a r l a , e moltissimi a l t r i lo seguirono ( c f r . J . T H . W E L T E R , L'exemplum
dans la littérature religieuse et didactique du Moyen Age, Paris-Toulouse
1927, passim; A.DONDAINE art. cit., p. 191). Per gli autori in volgare si
pensi, ad esempio, a Guittone d'Arezzo, che deriva gran p a r t e della sua
opera dal t r a t t a t o del Peyraut ( C f r . C.MARGUERON, Recherches sur
Cuittone d'Arezzo, Paris, Presses Universitaires de France 1966). Per gli
influssi della Summa su Dante si veda in particolare: C.DELCORNO, Dante
e /'"Exemplum" medievale, in Lettere Italiane, XXXV (1983), p p . 19-28.

2
* A . LEVASTI, art. cit., p. 230.

51
с . // Cavalca compilatore.

Il merito di aver individuato nell'opera del domenicano francese la fonte


ormcipale dei T r a t t a t i cavalchiani va certamente a t t r i b u i t o allo Z a c c h i , 2 5
mento che g l i viene esplicitamente riconosciuto da Giuseppe De Luca nella sua
antologia sui prosatori minori del T r e c e n t o : "Chi scoperse nel Cavalca
a u t o r e , un pedissequo compilatore, f u Alfonso Z a c c h i " . 2 6 La convinzione che
le cosiddette opere originali del Cavalca fossero una elaborazione di s c r i t t i
latini precedenti era t u t t a v i a già presente nel pensiero di molti c r i t i c i
a n t e r i o r i , anche se non chiaramente formulata. Si legga, ad esempio, quanto
scrive il Botta ri nella parte introduttiva alla sua edizione del Dialogo di
S.Gregorio: " . . . onde può essere, che lo Specchio di Croce, e le Trenta
stoltezze sieno t r a d u z i o n i , e non opere composte, e fatte di pianta del
Cavalca. Di questa sua inclinazione mi si mostra persuaso m una sua lettera
de' 15 di Maggio 1756 l'eruditissimo Padre Maestro Fr. Vincenzio Fineschl
bibliotecario m S.Maria Novella di Firenze, il quale ha fatte molte diligenti
ricerche intorno alla V i t a , e l'Opere di questo Padre E il motivo, che avea di
attendere p i ù a t r a d u r r e , che al comporre (quantunque cotanto f o r n i t o di
pietà, e di d o t t r i n a ) era la sua profonda umiltà, come si scorge nel Prologo di
questo l i b r o " 21 La questione se il Cavalca fosse "originale S c r i t t o r e , о p u r

** C f r . A . Z A C C H I , Di Fra Domenico Cavalca e delle sue opere, m "//


Rosarlo. Memorie Domenicane", XXXVII (1920), p p . 272-281, 308-320,
431-439; A . Z A C C H I , La prosa del Cavalca, m ibid., XXXVIII (1921), p p .
288-295.

^ G.DE LUCA, Scrittori di religione del Trecento. Testi originali. Torino,


Einaudi 1977, Tomo I, p. 33. Questa edizione riproduce parte del voi 12,
tomo I (Prosatori minori del Trecento. Scrittori di religione) della collana
"La letteratura italiana. Storia e testi", Milano-Napoli, Ricciardi 1954.

27
G . B O T T A R I , Introduzione, m D.CAVALCA, Volgarizzamento del Dialogo di
S.Gregorio e dell'Epistola di S.Girolamo ad Eustachio, Roma, Pagliarmi

52
t r a d u t t o r e " venne ripresa anche dal Fabrom, che difendeva l'originalità dei
T r a t t a t i : "Quantunque egli . . fosse divenuto più vago di t r a d u r r e Γ Opere
a l t r u i , che di comporre le p r o p r i e . . . сю non ostante e f u o r di d u b b i o , ch'ei
non dove se non che a se medesimo la massima parte de' suoi Libri
ascetici".2* Pietro Dazzi, settanta anni dopo, ammetteva implicitamente che
alcuni T r a t t a t i derivassero da testi latini precedenti quando includeva nel suo
breve elenco di t r a d u z i o n i del Cavalca anche la "Somma dei V i z j di Guglielmo
P é r a r d o " . 2 9 Con intenti ben d i v e r s i , dettati da s p i n t o di p a r t e , nel pieno
della disputa per l'attribuzione delle opere, il Franceschim metteva m
evidenza come "tanto nella cronaca quanto negli annali . . . si afferma che il
t r a t t a t o de mala lingua, ossia il Pungilingua f u opera originale del Cavalca,
mentre non e che una traduzione di fra Guglielmo dì Francia",3' E qualche
anno più t a r d i scriverà- "Le supposizioni peraltro che di alcune opere s c r i t t e
da f r a Simone che si hanno alle stampe sotto il nome di f r a Domenico Cavalca
ne sia questi (come osserva il Tiraboschi) semplicemente i n t e r p r e t e e non
autore, fu anche dal Manm e dallo stesso M.re B o t t a n , in modo vago e
generico, accennata, e di essa ci occupammo p u r noi nel capitolo primo della
prima parte del nostro lavoro" ^1 II V o l p i , nella critica alle idee esposte da
Niccola Mattioli, riferendosi al Trattato della Pazienza s c r i v e v a : " I l Cavalca
riconosceva che la sostanza del libro non era sua, perché egli non aveva f a t t o
altro che compilare, traducendo liberamente e coordinando ι passi così presi m
p r e s t i t o . Questo è, del resto, il metodo tenuto da lui anche dove non fa tali

1764, p. X X X I I I .

^ A M.FABRONI, Memorie ¡storiche di più uomini illustri Pisani, Pisa, Ranieri


e Prosperi 1791, p. 365; IDEM, Elogio di Fra Domenico Cavalca
Domenicano, Pisa, Ranieri e Prosperi 1792, p p . X I - X I I .

2
' P.DAZZI, Della prosa di fra' Domenico Cavalca, cit. p.8.

" L. FRANCESCHINI, Fra Simone da Cascia e il Cavalca, Roma, Cuggiani


1897, p. 56, nota 2.

31
L. FRANCESCHINI, Questione letteraria intorno a due Trecentisti, in "La
Rassegna Nazionale1', voi. CXVII [1901), pp. 421.

53
dichiarazioni, e non da lui soltanto". 3 2 La convinzione che il Cavalca avesse
preferito lavorare sulla traccia di opere anteriori piuttosto che comporre
trattati completamente nuovi si precisa maggiormente con Massimo Bontempelli:
"Non tutte le opere che ho dette sono originali; alcune sono, almeno in parte,
compilazioni; il Pungilingua e traduzione, liberissima, della Somma dei vizi di
fra' Guglielmo di Francia" з э
La prima vera dimostrazione che individui con certezza la fonte principale
dei Trattati cavalchiani ci viene pero offerta da Alfonso Zecchi. Nel suo
articolo pubblicato sulla rivista fiorentina dei frati di Santa Maria Novella egli
illustra come alcune opere del Cavalca derivino dal trattato di Peyraut ed
allega numerosi esempi che provano inequivocabilmente le sue affermazioni ^*
Partendo dalla dichiarazione contenuta nel Prologo del Pungilingua, unico
luogo dove il Cavalca parla esplicitamente della Summa del Peraldo, 3 5 lo Zacchi
passa in rassegna ι Trattati, ne cita alcuni passi mostrando come questi siano
traduzione quasi letterale del libro del domenicano francese, e fornisce
indicazioni preziose sul comportamento del compilatore
La dimostrazione di Alfonso Zecchi aveva il pregio della novità e della
chiarezza, esponendo m maniera concreta le supposizioni e le congetture degli
antichi commentatori, ma era ben lontana da un confronto sistematico dei testi,
che, se m quel tempo poteva anche apparire m u t i l e , 3 ' e invece ora necessario

33
G VOLPI, La questione del Cavalca, cit., p. 9.

33
M.BONTEMPELLI, Prefazione, in D.CAVALCA, Le Vite del S.S.Padri,
Milano, Istituto Editoriale Italiano, s d (1915), p. 15.

3
* Cfr. A.ZACCHI, DI Fra Domenico Cavalca, cit., in particolare le pp.
308-320.

39
"Di questa materia, e di questi peccati molto bene, e singularmente parlò il
divoto e sapientissimo frate Guglielmo di Francia dell ordine dei frati
predicatori nella sua somma de v i t n , nella quale discrive, e pone
vintiquattro peccati mortali, ι quali della lingua procedono".
(D. CAVALCA, Pungilingua, Venezia, Nella Contrada di Santa Maria
Formosa, al segno della Speranza 1563, e. 2r-2v (Prologo)).

54
37
per "la nostra attuale ambizione storicistica" L'assenza di una edizione
recente delle opere cavalchiane obbliga talvolta ι critici ad affermazioni
laconiche del tipo "su l e t t u r a di testi a n t e r i o r i " 3 ' quando si voglia accennare
al problema delle f o n t i ; tanti problemi rimangono ancora insoluti e molte
questioni relative alla persona del f r a t e pisano restano senza una risposta
adeguata.
Il primo passo concreto ρ realistico nella lunga strada da p e r c o r r e r e per
giungere ad una edizione dei T r a t t a t i cavalchiani che sia veramente c r i t i c a ,
tanto desiderata dagli s t u d i o s i , 3 9 ci e stato indicato p r o p r i o dallo Zacchi con il
suo discorso metodologico. Bisognerà dunque guardare alla personalità di
Domenico Cavalca con occhi d i f f e r e n t i , mutare radicalmente la prospettiva di
lettura, e andare alla ricerca del suo spirito innovatore tentando di
riconoscere nelle sue pagine quello sforzo creativo che ci consegna "una prosa
diversa dal modello latino" *•

36
C f r . С NASELLI, o . e . , p . 7 1 .

37
F MONTEROSSO, art. cit., ρ 101

^ M. PETROCCHI, Scrittori di pietà nella spiritualità toscana e italiana del


Trecento, in "Archivio Storico Italiano", CXXV (1967], p. 7.

3
' Si veda, ad esempio, quello che scriveva Innocenzo Taunsano in occasione
del sesto centenario della morte 'Delle opere del grande s c r i t t o r e pisano,
non ostante le tantissime edizioni fatte nel passato delle sue opere, manca
un'edizione critica II materiale nelle biblioteche e ricco a dismisura e
sarebbe veramente opportuna e direi necessaria l'iniziativa di un ente
culturale e di qualche coraggioso editore ripubblicare criticamente l'intero
Cavalca" (I .TAURISANO, o r t . cit., p. 168.)

* · S.BASTIANETTO, s.v. Cavalca Domenico, cit., p. 554.

55
CAPITOLO QUARTO

GLI "EXEMPLA" E L' "ALPHABETUM NARRATIONUM"


La Summa de vitìis et virtutibus del Peyraut, p u r restando la sua opera
p r e f e r i t a , non costituisce la fonte unica alla quale il Cavalca attinge durante
la compilazione dei T r a t t a t i . Certamente egli s f r u t t a anche a l t r i libri
conservati nella grande biblioteca conventuale e quelli presenti nella sua
libreria personale, 1 dove sceglie molti argomenti che gli stanno a cuore
quando essi vengano ignorati dal confratello francese oppure quando siano
esposti in forma meno chiara; in questi volumi t r o v a la materia per
trasformare le parti della Summa da lui r i t e n u t e t r o p p o speculative e q u i n d i
t r o p p o complesse per il suo pubblico di " i d i o t i " , da questi l i b r i trae temi
nuovi che gli servono per sostituire i n t e r i capitoli del t r a t t a t o peyraudiano
con a l t r i più semplici nella s t r u t t u r a e nello stile
E' difficile identificare con certezza quali f o n t i il Cavalca abbia
effettivamente seguite, essendo gli argomenti prescelti ben noti alla cultura
del tempo e molto comuni nella trattatistica medioevale E' possibile t u t t a v i a ,
ad un confronto letterale dei t e s t i , stabilire con una certa sicurezza quali
p a r t i dei T r a t t a t i non siano derivate dalla Summa di Peyraut, ma da opere
differenti Anche se un tale procedimento di esclusione lascerà p u r sempre
degli spazi a p e r t i , aiuterà pero a riconoscere meglio quei luoghi nei quali e da
ravvisarsi una fonte diversa dalla Summa.

1
C f r . Ρ MASETTI, o . e . , p p . 102-116; С . N A S E L L I , o . e . , p. 50.

59
Un caso particolare e rappresentato dagli exempta: si può congetturare
che nella scelta e nella compilazione di questi l'autore abbia seguito spesso
una traccia diversa da quella indicatagli dal Peraldo Egli r i p r e n d e si anche
quasi t u t t i gli exempta contenuti nella Summa, ma ve ne aggiunge moltissimi
altri, arricchendo con vivacità realistica la fredda trattazione dell'originale
latino.

a. Uso frequente degli 'exempta'.

Il Cavalca segue volentieri ι consigli e gli avvertimenti dei manuali di


predicazione e dei grandi compilatori di raccolte, che raccomandavano l'uso
f r e q u e n t e degli exempta.' Così Alano di Lilla, già verso la fine del X I I secolo,

2
Per la letteratura esemplare si veda soprattutto l'opera fondamentale:
J . T H WELTER, L'exemplum dans la littérature religieuse et didactique du
Moyen Age, Pans-Toulouse 1927. Della vastissima bibliografia esistente
sull'argomento indichiamo: A LECOY DE LA MARCHE, Anecdotes
historiques, legendes et apologues tires du recueil inédit d'Etienne de
Bourbon, dominicain du Xllle siècle, Paris 1877; L.BOURGAIN, La chaire
française au Xlle siècle, Paris, Renouard 1879; J A.MOSHER, The
'exemplum' In the early religious and didactic litteratur of england, New
York, Columbia U n i v e r s i t y Press 1911; J . T H . WELTER, Le "Speculum
Laicorum". Edition d'une collection d'exempla, composee en Angleterre a la
fin du Xllle siede, Paris, Picard 1914, I D . , La Tabula exemplorum
secundum ordinem alphabet!, recueil d'exempla compilé en France a la fin du
Xllle siede, Pans-Toulouse 1926; H KORHARDT, Exemplum. Eine
bedeutungsgeschichtiche Studie,diss. Gòttmgen 1936, T H . M . CHARLAND,
Artes praedicandi. Contribution a l'histoire de ia Rhétorique au Moyen Age,
Paris-Ottawa 1936; S.BATTAGLIA, L'esempio medievale, m La coscienza
letteraria del Medioevo, Napoli, Liguori 1965, p p . 447-485; F . T U B A C H ,
Strukturanalytische Probleme. Das mittelalterliche Exemplum, m Hessische
Blatter fur Volkskunde, LIX (1968), p p . 25-29; M.DARDANO, Lingua e
tecnica narrativa nel Duecento, Roma, Bulzoni 1969 ( I n particolare le p p .
17-37); C.DELCORNO, Giordano da Pisa e l'antica predicazione volgare,

60
formulava regole ed impartiva direttive rivolte ai predicatori nella Summa de
arte praedicatoria. sottolineando l'invito a s e r v i r s i della d o t t r i n a esemplare-
" I n fine vero debet uti exemplis ad probandum quod i n t e n d i t , quia familians
est doctrina exemplans ... Praedicator concludat admonitionem suam in
3
exemplari doctrina" Iacopo di V i t r y , che fece anche un largo uso personale
di exempta,* raccomandava la frequenza di questo espediente durante la
predicazione allo scopo di stimolare la pietà delle persone più semplici:
"Relictis enim verbis curiosis et politis, convertere debemus ingenium nostrum

Firenze, Olschki 1975, C.DELCORNO, Rassegna di studi sulla predicazione


medievale e umanistica (1970-1980], in "Lettere Italiane", XXXIII (1981),
pp 250-257.

3
Summa de arte praedicatoria, cap. I (PL 210, col. 114) Sull'importanza di
questa opera si veda. J.J.MURPHY, Rhetoric in the Middle Ages. A History
of Rhetorical Theory from St. Augustine to the Rennaissance, Berkeley-Los
Angeles-London, U n i v e r s i t y Press 1974, p p . 303-304.

* C f r . J.TH.WELTER, L'exemplum ..., ρ 118. Su Jacques de V i t r y si vedano


in particolare: T H . F.CRANE, The exempta or illustrative stories from the
Sermones Vulgares of Jacques de Vitry, London 1890, "ВіЫ. Folk-lore
Society, n.XXVI ( r e p r i n t e d from the original edition in the Brooklyn Public
L i b r a r y , New Y o r k , B u r t Franklin 1971); G.FRENKEN, Die Exempta des
Jacob von Vitry. Ein Beitrag zur Geschichte der Erzahlungs literatur des
Mittelalters. München 1914, in PAUL LEHMANN, Vom Mittelalter und von der
lateinischen Philologie des Mittelalters, München, O.Beck 1914 ("Quellen und
u n t e r s u c h , zur Lateinischen Philologie des M i t t e l a l t e r s " ) ; Die Exempta aus
den Sermones feríales et communes des Jacques de Vitry, herausgeg. von
J.GREVEN, Heidelberg 1914; Lettres de Jacques de Vitry (1160/1170 -
1210), eveque de Saint-Jean-d'Acre. Ed critique par R B.C. HUYGENS,
Leiden, Brill 1960, C.BREMOND, Structure de l'exemplum chez Jacques de
Vitry, in Letterature classiche e narratologia, Perugia 1981 (Atti del
Convegno internazionale di Selva di Fasano, B r i n d i s i , 6-8 o t t o b r e 1980),
pp. 27-50; The Historia Occidentalis of Jacques de Vitry. A criticai
edition. JOHN F. HINNEBUSCH, Freiburg (Schweiz), The U n i v e r s i t y Press
F r i b o u r g 1972.

61
ad edificationem rudium et agrestium eruditionem, quibus quasi corporalia et
palpabilia et taha que per expenentiam n o r u n t frequentius sunt proponenda
Magis enim moventur e x t e n o n b u s exemphs quam auctontatibus vel profundis
s e n t e n t n s " . 5 Parimenti Odo di Chenton s c r i v e v a . "Et quomam, ut dicit
G r e g o n u s , plus quam subtili dogmate sive t y p o ( v e r b a , compungunt exempla),
aperiam in parabolis os meum et similitudmes et exempla quae libentius
a u d i u n t u r , propon am, quibus mtellectis sapiens sapientior e n t " . 6 Umberto di
Romans, quinto maestro generale dell'Ordine domenicano, nel Prologo del De
habundantia exemplorum, descriveva ι buoni e f f e t t i derivati dall uso frequente
di exempla: "Quomam plus exempla quam verba movent secundum Oregon um
et facilius mtellectu c a p i u n t u r et alcius memoria i n f i g u n t u r necnon et libencius
a multis audientur suisque delectacione quadam plures a t t r a h u n t ad sermones,
expedit ν ι ros predicacioms officio deditos m hujusmodi habundare e x e m p l i s " . 7
Domenico Cavalca, profondamente convinto che attraverso gli esempi dei
santi si possano incitare ι fedeli al b e n e , ' f a suoi questi insegnamenti e li
mette m pratica sia nella vita quotidiana di predicazione sia anche nella
compilazione dei suoi T r a t t a t i , dove li ripete spesso, riecheggiando le parole
dei g r a n d i maestri anche in forma letterale. Cosi, ad esempio, nei Frutti della
lingua: ".. come dice sancto Gregorio, viva electione è la vita de' b u o n i , e
più muovono gli exempli che Ile parole"; e anche- "A predicare degnamente si
richiede buona e mreprensibile vita, pero che, con ciò sia cosa che, come
dice san Gregorio, più muovano gli exempli che Ile parole, poco giova il

Б
Sermones Vulgares. Prologo, riportato in T H . F . C R A N E , o . e . , p. X L I , nota.

e
L.HERVIEUX, Í.e5 Fabulistes latins depuis le siede d'Auguste jusqu'à la fin
du moyen-аде. t . I l , Pans, Firmin-Didot 1884, p. 588.

' HUMBERT DE ROMANS, De habundantia exemplorum (De dono timoris). in


J.TH.WELTER, Uexemplum .... ρ 72.

• "Exemphs enim sanctorum mcitantur auditores ad bene operandum". Cosi si


esprimeva l'autore del breve manuale di predicazione contenuto nel codice di
Bruges ( C f r . A. DE POORTER, Un manuel de predication medievale. Le Ms.
97 de Bruges, m "Revue neo-scolastique de philosophie", XXV (1923), p.
201).

62
predicare parole quando la vita contradice a quel che d i c e " ; e ancora: "Come
dice san Gregorio, gli h uomini più si muovono e al bene e al male per gli
exempli che per le p a r o l e " . '
Le opere teoriche dei più famosi s c r i t t o r i domenicani gli o f f r i v a n o
importanti indicazioni circa gli scopi da perseguire a t t r a v e r s o l'impiego
r i p e t u t o dell'ex-emp/ы/л. Così Stefano di Borbone nel Prologo del Tractatus de
diversis matenis predicabilibus, il più antico ed il P I Ù autorevole r e p e r t o r i o di
exempta, gli ricordava che la forma esemplare è spesso l'unica adatta ad
imprimere efficaciemente le v e n t a della fede cristiana nelle menti e nei cuori
delle persone i n d o t t e , "ad hec suggerenda (ms. surgenda) et ingerenda et
impnmenda in humanis cordibus maxime valent exemple, que maxime e r u d i u n t
simplicium hominum ruditatem, et faciliorem et longiorem m g e r u n t et imprimunt
in memoria tenacitatem (magis, ut probat beatus Gregonus m Dyalogorum
libro, docent facta quam verba et magis movent exempta quam
predicamenta)". 1 β La scelta degli exempta deve pero essere operata con
grande equilibrio e saggezza "Circa exempla vero attendendum est, u t s m t
competentis a u t h o r i t a t i s , ne contemnantur Et vensimilia, ut c r e d a n t u r ; et
ahquam utilitatem c o n t m e n t i a , ne m u t t l i t e r p r e f e r a n t u r " , si devono in ogni
modo evitare le "fabulae" vane, superflue ed m u t i l i , poiché "Sermo v a n u s ,

' Cfr. Frutti X V , 1 0 , e. 47r; X X V I I , 5 , e. 9 8 r - 9 8 v , X X X I I I , 6 9 , e. 133r.

10
Tractatus de diversis matertis predicabllibus. Prologo, m A.LECOY DE LA
MARCHE, Anecdotes historiques . . . , cit., p. 4. Sul T r a t t a t o si vedano:
J . C . S C H M I T T , Le saint lévrier. Cuinefort, guérisseur d'enfants depuis le
Xllle siècle. Pans, Flammarion 1979, J . B E R L I O Z , Le récit efficace:
l'exemplum au service de la predication [Xllle-XVe siècles), m Rhéthorique
et Histoire. L'exemplum et le modèle de comportement dans le discours
antique et medieval, m Melanges de l'Ecole française de Rome. Moyen Age
- Temps Modernes, 92 (1980), ρ 129, J.BERLIOZ, "Quand dire c'est faire
dire". Exempla et confession chez Etienne de Bourbon, ¡n Faire croire.
Modalités de la diffusion et de la reception des messages religieux du Xlle
au XVe siècle. Table ronde organisée par l'Ecole française de Rome, en
collaboration avec l ' I n s t i t u t d'histoire medievale de l'Université de Padoue,
Roma, Ecole française de Rome 1981.

63
vani cordis est i n d e x " . 1 1
Il f r a t e pisano raccoglie queste idee, che erano presenti in ambiente
domenicano f i n dalle o r i g i n i dell'Ordine, 1 2 e si preoccupa di realizzarle nel suo
programma personale. Egli e cosciente della grandissima importanza del suo
lavoro d i v u l g a t i v o ed ha sempre presente il f i n e prettamente didattico di t u t t a
la sua opera, che viene svolta da lui predicando e scrivendo s o p r a t t u t t o "per
u t i l i t à di quegli che non sanno grammatica"; " e g l i ha molto a cuore il bene
s p i r i t u a l e di queste " d i v o t e persone" che gli chiedono la chiarezza nella
esposizione, 1 *e sceglie di parlare loro in forma semplice, affinchè dalle sue
parole "abbiano alcuno i n d u t t i v o a d e v o z i o n e " , 1 ' ed evita deliberatamente ι
discorsi ricercati e a p p a r i s c e n t i , pur essendo perfettamente cosciente del fatto
che "quegli che dicono le favole e le philosophie e le sottilitadi sono uditi
volentieri". 1вАІ Cavalca preme soprattutto di avvertire ι fedeli più
s p r o v v e d u t i dei pericoli sempre in agguato nella "battaglia continova" della
vita s p i r i t u a l e , e vuol mostrare loro nel modo più chiaro possibile "le grandi

11
HUMBERT DE ROMANS, De Eruditione religiosorum praedicatorum, in
"Maxima Bibliotheca Veterum Patrum" e d . di M.DE LA BIGNÈ, v o i . X X V ,
Lugdunl 1677, p . 4 5 1 .

12
Si veda, ad esempio, quanto scriveva Stefano di Borbone riguardo al
fondatore dell'Ordine domenicano "lile tantus zelotypus ammarum salutis,
beatus pater noster Dommicus, apud omnes et de omni materia, habundabat
in loquendo verbis e d i f i c a t o m s et exemplis, ut d i c i t u r in vita ipsius" (in
A.LECOY DE LA MARCHE, Anecdotes cit., p.13).

13
D.CAVALCA, Medicina del cuore ovvero Trattato della Pazienza, Milano,
Silvestri 1838, p.3 (questa edizione di G Silvestri riproduce quella curata
da G . B o t t a n , Roma 1756).

" C f r . D.CAVALCA, Volgarizzamento degli Atti apostolici. Firenze, Nella


Stamperia di Francesco Moucke 1769, p . l .

15
D . C A V A L C A , Specchio di Croce, ed cit., p.2.

" Frutti, X X V I , 4 7 , C.95V.

64
incaútele e stoltizie che si commettono dalla nostra parte in questa battaglia
. . acciocché chi non le vedeva, le veggia, e guardisene, e l'uno le insegni
17
all'altro" Nel quadro del suo programma personale di diffusione ascetica egli
si f a , dunque, l ' i n t e r p r e t e e l'intermediano f r a gli autori che scrivono opere a
carattere filosofico ed il suo pubblico di " i d i o t i " e di i l l e t t e r a t i . Non indugia
quindi ad usare frequentemente il mezzo più opportuno offertogli dalle Artes
Praedicandi; egli fa suoi ι suggerimenti che gli vengono r i p e t u t i dai teorici
dell'Ordine e li mette subito in pratica arricchendo ι suoi s c r i t t i con moltissimi
esempi, profondamente convinto di operare "ad edificationem rudium" con
l'unico scopo di trasmettere le v e n t a ascetiche e religiose e di imprimerle nelle
menti dei suoi uditori. Il Cavalca rifugge dai ragionamenti troppo
impegnativi, troppo articolati e troppo sofisticati, per dare la preferenza alla
forma narrativa caratteristica della letteratura esemplare; anzi, nei suoi
T r a t t a t i "l'amore per gli esempi è spinto a tal segno che, non di rado, riesce
d i f f i c i l e persino cogliere il filo conduttore del d i s c o r s o " . 1 *

b. L'"'Alphabetum Narrationum" dì Arnoldo do Liegi.

Nella scelta e nella compilazione dei suoi exempta il Cavalca si riferisce


con ogni probabilità a molte opere d i f f e r e n t i , ma una e particolarmente
preferita e viene da lui maggiormente s f r u t t a t a : Γ'Alphabetum Narrationum.
Questa raccolta alfabetica di exempta, erroneamente a t t r i b u i t a nel passato a
Stefano di Besançon, 1 9 e opera di un " A r n u l d u s " , nome che appare sotto forma

17
Prologo del Trattato delle molte stoltizie che si commettono In della battaglia
spirituale, m D . C A V A L C A , Disciplina degli spirituali col Trattato delle
trenta stoltizie. Milano, Silvestri 1838, p p . 171-172 (Questa edizione
riproduce quella curata da G . B o t t a n , Roma 1757).

l
· С NASELLI, o . e . , p. 109.

19
L'erronea a t t r i b u z i o n e è derivata dalla nota che si t r o v a nel ms. 1.11.15
della Biblioteca Nazionale di Firenze, proveniente dal convento di S Marco;
nella parte superiore di e . I r si legge: "Hunc librum composuit R. magister

65
di acrostico nelle lettere iniziali del Prologo, identificabile con il domenicano
Arnoldo da L i e g i , 2 0 come hanno chiaramente dimostrato Haureau, Herbert e

ordmis V i l i , magister Stephanus B i s u n t m u s , qui obnt MCCXCV et quievit


m conventu Lucano". Per tutta la questione si veda J TH WELTER,
L'exemplum .... pp.305-306, nota n.50.

20
Arnoldo da Liegi (Arnoldus de Leodio) (•1345) ottenne la licenza in
Teologia nel 1305 e f u insegnante nel convento domenicano di Saint-Jacques
a Parigi probabilmente dal 1305 al 1307. O l t r e ali 'Alphabetum Narratìonum,
la cui data di composizione e da collocarsi f r a il 1297 e il 1308, scrisse
anche {'Alphabetum Auctontatum (1276) e il Compendium МігаЫІІит
(1308-1310). Su Arnoldo da Liegi si vedano: H.DENIFLE, Quellen гиг
Gelehrtengeschichte des Predigerordens, ¡η Archiv für Litteratur und
Kirchengeschichte des Mittelalters. t.ll (1866), pp.212,233;
G.MEERSSEMAN, Laurentii Pignon Catalogi .... cit., p.30 (Laurentll
Pignon Catalogus) e p.66 (Catalogus stamsensis); J .QUETIF-J. ECHARD,
o.e., p.72; P.GLORIEUX, La littérature quodllbétlque. t . l l , Paris 1935,
p.62; P.GLORIEUX, Repertoire des maîtres en theologie de Paris au Xllle
siècle, t . l . P a n s , J V r m 1933, pp.194-195; G.MORIN, L'aspect primitif et
original de l'Alphabetum narratlonum d'Arnold de Liège, ms. B.X.7, m A
travers les manuscrits de Baie, Notices et extraits des plus anciens
manuscrits latins. Bàie 1927, p.221; J . T H WELTER, o . e . , pp 304-319;
S . G . A X T E R S , o . e . , p p . 32-42.
Per le diverse traduzioni dell'/4/p/iobetum Narratlonum, ancora medito,
si vedano: M.M.BANKS, An Alphabet of Tales. An English 15th Century
translation of the Alphabetum Narrationum of Etienne de Besançon. From
Additional Ms. 25,719 of the British Museum, in Early English Text
Society, London 1904-1905 (Traduzione inglese). Recuit de eximplis e
miracles, gestes e faules e altres ligendes ordenades per A.B.C, tretes de
un manuscrit en pergami del començament del segle XV, ara per primera
volta estampades, ed. A VERDAGUER, Barcelona 1881 (Traduzione
catalana). Si consulti inoltre: Ρ TOLDO, Dall'Aiphabetum Narrationum, in
"Archiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen", CXVII
(1906), p p . 68-85; 287-383; CXVIII (1907), pp 69-81, 329-351; CXIX
(1907), p p . 86-100; 351-371.

66
W e l t e r . 2 1 Dopo aver richiamato le teorie s u l l ' u t i l i t à degli exempta nella
predicazione enunciate dai suoi predecessori, 2 3 l'autore sottolinea il fine di
grande praticità " q u ' i l a eu en vue en composant son recueil à l'usage des
p r é d i c a t e u r s , qui devaient s'adresser dans leurs sermons ou dans leurs
entretiens familiers aux gens de toutes c o n d i t i o n s " . 2 3 Per questa sua
caratteristica di utilità pratica e per il suo stile semplice rivolto alle persone
di ogni livello sociale У Alphabetum Narratìonum divenne una delle più diffuse
raccolte esemplari del primo Trecento, come prova il numero enorme dei
manoscritti ancora c o n s e r v a t i . ^
Questo repertorio paremiologico rispondeva meglio di a l t r e opere agli
intenti pedagogici e didattici del Cavalca per la estrema semplicità di
consultazione e s o p r a t t u t t o per la sua chiarezza espositiva; negli exempta di
A r n o l d o , i n f a t t i , "toutes les conditions sociales sont largement representees" e
"le dogme et la morale à I usage du peuple sont admirablement i l l u s t r é e s " . 2 * Il
Cavalca ricorre a questa raccolta alfabetica t u t t e le volte che gli preme di
rendere più ricca e più probante l'argomentazione, ricavandone spesso intere
serie di aneddoti incentrati sul medesimo tema Cosi, ad esempio, nel secondo
capitolo del Pungilingua. che deriva dal De peccato linguae del Peraldo,
inserisce l'exemplum del "fanciullo bestemmiatore", riprendendolo
daU'Alphabetum Narratìonum, ma vi aggiunge anche gli a l t r i t r e che seguono

21
C f r . B. HAU READ, Notices et extraits de quelques manuscrits latins de la
Bibliothèque Nationale, t i l , Pans 1891, pp 68-79, J.A.HERBERT,
Catalogue of Romances in the Department of Manuscripts In the British
Museum, London, B r i t i s h Museum 1910, p p . 423-428; J . T H . W E L T E R , o . e . ,
pp 305-308.

22
Per il testo del Prologo (secondo il ms lat. 15913 della Biblioteca Nazionale
di Parigi) si veda J.TH.WELTER, o . e . , pp.309-310, nota 61

23
Ibid., p.310.

2
* Cfr. Ibid.,pp. 313-314, nota 66; G.AXTERS, o . e . , p p . 3 3 - 4 1 .

25
J . T H WELTER, o . e . , p p . 312-313.

67
m questa medesima raccolta. 3 ' Anche nei Frutti della lingua sono abbastanza
frequenti ι casi in cui il Cavalca adopera questo espediente, allontanandosi
temporaneamente dalla sua fonte principale ed introducendo brevi serte di
exempla ripresi qua e là dall' Alphabet urn о da altre opere. E alla fine del
libro, quando decide di confortare con esempi "autentichi", "scnpti da
autentichi religiosi e sancti" 2 7 le dottrine sulla confessione, esposte forse m
maniera troppo teorica per il suo pubblico di indotti, egli ricorrerà senz'altro
alla raccolta di Arnoldo, che si presta molto bene al suo scopo. Il Cavalca non
si preoccupa qui neppure di variare l'ordine degli aneddoti, ma prende quasi
tutti gli exempla che trova sotto il titolo "confessici" mettendoli m fila uno
dietro l'altro così come sono riportati nel testo latino; passa poi alla voce
"contntio", che gli viene suggerita dal rimando finale dell'ultimo episodio della
sene, e anche qui raccoglie, con alcune aggiunte intermedie, quasi tutte le
narrazioni contenute nel prontuario, mantenendo sostanzialmente l'ordine del
testo latino. 2 *
Il metodo seguito dal Cavalca nella compilazione degli exempla è il
medesimo di sempre: tiene davanti agli occhi la sua traccia principale dalla
quale traduce molto liberamente, ampliando, trasformando, riassumendo,
eliminando passi, mutando l'ordine delle parole, variando, insomma,
continuamente il testo e aggiungendo conclusioni proprie. L'exemplum,
tuttavia, assume per il Cavalca un ruolo particolare ed ottiene una posizione
di privilegio nella sua opera: l'aneddoto diventa per lui veramente il punto
focale e focalizzante dell'intera trattazione, come suggerivano le Artes
Praedicandl Egli esprime qui il meglio della sua personalità e della sua
capacità letteraria, facendo muovere ι personaggi m una atmosfera realistica e

** Sono gli exempla che M.M. Banks pone sotto ι numeri CXVI [Blasfemus
vislblliter a dea punitur), CXVII (Aliquando blasfemus corporaliter
punltur), e CXVI II (Blasfemus aliquando statim vita privatur). Cfr.
M.M.BANKS, o . e . . Part I, (1904), pp. 82-84; v. D.CAVALCA,
Pungilingua, ed.cit., Venezia 1563, c l l r - l l v . Si veda pure
C.DELCORNO, s.v. Covo/co, cit., p.582.

" Frutti X X X V I I , 2 ; c.150r.

^ Si veda in proposito la parte finale del presente volume, pp. 243-264.

68
vivente; le vicende tradizionali della letteratura esemplare trovano ora una
rinnovata freschezza attualizzantesi nel mondo stesso del volgarizzatore;
l'atemporalità caratteristica dei prontuari, ed in special modo di quelli ordinati
alfabeticamente come l'opera di Arnoldo, si trasforma nel testo cavalchiano m
una reale colleganza alla vita quotidiana degli umili ai quali esso è destinato.

69
CAPITOLO QUINTO

PRIME NOTE SUI " F R U T T I DELLA LINGUA" DI DOMENICO CAVALCA


Alla luce di quanto abbiamo fino a qui osservato, la fase preliminare
necessaria per iniziare qualunque discorso critico sul testo cavalchiano
consistera dunque m una ricerca accurata ed in uno studio sistematico dei
luoghi derivati dalle opere latine Soltanto attraverso il confronto puntuale dei
testi sarà possibile determinare con esattezza quali siano le fonti dirette che
hanno servito da traccia per l'autore d u r a n t e le compilazione dei T r a t t a t i .

7. Le fonti' principali dei 'Frutti'.

Il T r a t t a t o dei Frutti della lingua, scelto per la nostra r i c e r c a , occupa


una posizione centrale nel programma didattico e pedagogico del Cavalca Come
per molti a l t r i suoi s c r i t t i , l'autore non ha qui alcuna pretesa di originalità
quanto al contenuto, ma piuttosto una chiara finalità divulgativa che determina
profondamente il metodo di lavoro. Il Cavalca, come sempre, si preoccupa più
di diffondere il pensiero di a l t r i che di mettere qualcosa di suo personale;
e g l i , servendosi della lingua volgare, desidera s o p r a t t u t t o i s t r u i r e quelle
persone indotte che non potrebbero avvicinarsi agli insegnamenti degli
s c r i t t o r i latini Anche q u i , d u n q u e , egli opererà alla stregua di t u t t i gli a l t r i
T r a t t a t i ed imprimera al suo lavoro I andamento tipico delle compilazioni,
attingendo abbondantemente ad opere preesistenti

73
a. "Summa" e "Alphabetum Narrationum".

È possibile dimostrare con assoluta certezza che anche il T r a t t a t o dei


Frutti della lingua, come il Pungllmgua e come molti altri s c r i t t i cavalchiani, è
derivato in massima parte dalla Summa de vitiìs et vìrtutibus di Peyraut Lo
Zacchi, nel suo fondamentale articolo sulle f o n t i prima r i c o r d a t o , 1 quando
i l l u s t r a il metodo di lavoro seguito dal Cavalca nella composizione dei T r a t t a t i ,
fornisce due esemplificazioni importanti r i g u a r d o ai Frutti della lingua. In
primo luogo egli fa notare che " i l titolo stesso e stato suggerito al t r a d u t t o r e
dal Peraldo, il quale (De Acedia, 11,4) parla 'De octo f r u c t i b u s o r i s ' " 2
Successivamente lo Zacchi mette a confronto quella parte del terzo capitolo
cavalchiano, dove si illustrano gli esempi dei santi che ci inducono
all'orazione, con il brano della Summa (De lustitia VI 1,3) dove viene t r a t t a t o il
medesimo argomento, affermando che qui "il testo latino e seguito ( . ) più
3
fedelmente che nel Pungllmgua" Le esemplificazioni di Alfonso Zacchi
r i g u a r d o ai Frutti della lingua non andavano o l t r e questi due passi, ma si
capiva da t u t t o il contesto dell'articolo come fosse per lui chiara la convinzione
che la Summa avesse avuto un ruolo ben più importante anche nei confronti di
questo T r a t t a t o , come per t u t t i gli altri
Ci e sembrato opportuno andare avanti in questa ricerca puntuale e
meticolosa dei luoghi dei Frutti che presentano una evidente corrispondenza
con la Summa peraldma, al fine di meglio poter individuare il metodo di lavoro
nelle opere compilatone di Domenico Cavalca. I r i s u l t a t i di tale ricerca, nella
quale si pone a confronto il testo volgare con quello dell'originale latino
mettendo in risalto ι numerosi punti di convergenza e separando quelli dove il
Cavalca si allontana dalla sua traccia principale, non possono t r o v a r luogo m
questa sede, non ci e consentito, i n f a t t i , di vedere adesso t u t t e le

1
Cfr. A.ZACCHI, Dì Fra Domenico Cavalca .... cit., m particolare il
paragrafo t e r z o : Le Fonti dei Trattati del Cavalca, p p . 308-320.

2
Ibid.. p. 3 1 1 .

3
Ibid.

74
esemplificazioni che mostrano passo passo il modo di procedere del compilatore;
accontentiamoci qui di f a r v i soltanto degli accenni, riportando una serie
brevissima di brani scelti f r a tanti a l t r i .
La seconda opera alla quale il f r a t e pisano ama r i c o r r e r e d u r a n t e la
compilazione dei T r a t t a t i e costituita, come abbiamo v i s t o , d a l l ' ^ / p h o b e t u m
Narrationum di Arnoldo da Liegi Anche gli exempta contenuti nei Frutti della
lingua derivano m massima parte da questa raccolta alfabetica. L'Alphabetum
rappresenta, dopo la Summa, la fonte p r e f e r i t a dal compilatore, ed a questo
repertorio il Cavalca attinge largamente, sia quando ritiene opportuno
aggiungere alcuni aneddoti per r a v v i v a r e la trattazione a volte un po'
pedissequa e monotona del Peraldo, sia quando vuole ampliare il racconto
presentato m forma t r o p p o schematica nella sua traccia fondamentale, sia
s o p r a t t u t t o quando decide di confortare con esempi reali le d o t t r i n e esposte in
maniera troppo teorica per essere recepite dal suo pubblico di i n d o t t i .
Mi è sembrato utile riprendere uno per uno gli exempta dei Frutti della
lingua che derivano direttamente dal r e p e r t o r i o di Arnoldo da L i e g i , isolandoli
dal contesto dove sono inseriti ali interno del T r a t t a t o , e ponendoli a f r o n t e
del testo latino. Non e sempre agevole stabilire quale sia effettivamente la
fonte seguita dal Cavalca, ed e difficile q u i n d i operare delle scelte d e f i n i t i v e
quando non siano confortate anche da ragioni s t r u t t u r a l i . Facendo tesoro dei
preziosissimi suggerimenti del Monteverdi e dello Z a c c h i , ' ampliati con le
nostre ulteriori r i c e r c h e , siamo m grado di stabilire con certezza quali siano
gli exempta contenuti nei Frutti della lingua che derivano daW'Alphabetum
Narrationum. Riporteremo q u i , 5 a titolo di esempio, soltanto le narrazioni
aneddotiche contenute nell'ultimo capitolo, il trentasettesimo, della nostra
opera cavalchiana

4
Cfr A MONTEVERDI, Gli esempi a r t . c i t . ; A Z A C C H I , Fra Domenico
Cavalca e le sue opere, Firenze, Carpigiam e Zipoli 1921. Questo l i b r o
riprende il testo degli articoli citati prima (Di Fra Domenico Cavalca e delle
sue opere e La prosa del Cavalcai, pubblicati nella r i v i s t a f i o r e n t i n a
"Memorie Domenicane", ma con l'aggiunta del fondamentale capitolo intitolato
C/i' esempi del Cavalca e le loro fonti [cfr. p p . 25-83) e di un'altra b r e v e
parte ( c f r . pp 97-100).

5
Cfr p p . 243-263

75
Ь. Altre fonti.

La Summa e I''Alphabetum non sono certo le uniche opere alle quali il


Cavalca si è ispirato nella compilazione dei sui T r a t t a t i Restano ancora tante
p a r t i , derivate probabilmente da scritti latini precedenti, per le quali non ci è
stato ancora possibile identificare con esattezza la fonte diretta Gli argomenti
svolti dal Cavalca sono t r o p p o noti alla c u l t u r a del tempo e talmente comuni
nella t r a t t a t i s t i c a medioevale da i n d u r r e necessariamente ad una grande
prudenza prima della decisione definitiva
Anche per quanto riguarda ι Frutti della lingua possiamo senza dubbio
c o n g e t t u r a r e che almeno due p a r t i importanti, quella sulla predicazione e
quella sulla confessione, siano derivate da precedenti opere latine I capitoli
XXV-XXVIII, i n f a t t i , costituiscono una sorta di breve t r a t t a t e l l o sulla
predicazione, assimilabile per ι contenuti e per la s t r u t t u r a ai t a n t i l i b r i che
circolavano al tempo del Cavalca. 6 Cosi pure ι capitoli XXXII-XXXVI dei Frutti

1
Per un orientamento, o l t r e alle già citate opere di Bourgain e di Charland,
si vedano ι fondamentali studi d i Harry CAPLAN in Of Eloquence. Studies in
Ancient and Mediaeval Rhetoric, Ithaca-London, Cornell University Press
1970 Si vedano i n o l t r e A.LECOY DE LA MARCHE, La Chaire française au
moyen age, Paris 18862 T . F . C R A N E , Mediaeval Sermon-Books and Stories,
m Procedings of the American Philosophical Society, XXI (1883), pp 49-78;
I D . , Mediaeval Sermon-Books and Stories and their Study since 1883, in
Procedings of the American Philosophical Society, LVI (1917), pp 369-402,
C. DOUAIS, Essai sur l'organisation des etudes dans l'Ordre des Frères
Prêcheurs au XIIle et au XlVe siècle [1216-1342). Pans-Toulouse 1884;
R CRUEL, Geschichte der deutschen Predigt in Deutschland von Karl dem
Crossen bis sum Ausgang des vierzehnten Jahrhunderts, München
A. LINSENMAYER, Geschichte der Predigt in Deutschland, München 1886;
A.G. LITTLE, Liber exemplorum ad usum praedicantium saeculo XIII
compositus a quodam frate minore anglico de provincia hiberniae secundum
cod i сет dunelmensem ed., Aberdoniae, T y p i s Academias 1908 ( R i p r . Facs.
F a r n b o r o u g h , Gregg Press 1966), R.STAPPER, Eine angeblich von Albertus

76
Magnus verfasste "Ars praedicandl", in Romische Quartal'schrift, XX (1913),
pp. 388-402; Α.DE POORTER, Un Manuel ..., c i t . , p p . 192-209;
J.MC.GOVERN, A Mediaeval Manual for Preachers, m Ecclesiastical Review,
LXX (1924); G.R.OWST, Preaching in Mediaeval England. An introduction to
sermon manuscripts of the period c.1350 - 1450, Cambridge, University
Press 1926; H .KUHLE, Z u r angeblich von A l b e r t d . Grosse verfassten "Ars
Praedicandl", in Römische Quartalschrift, 1928, op. 324-328; C.S.BALDWIN,
Medieval Rhetoric and poetic (to 1100). Interpreted from representative
works, Gloucester Mass., Peter Smith 1959 (Ristampa della prima ed. 1928);
M.M.DAVY, Les sermons universitaires parisiens de 1230-1231. Contribution
à l'histoire de la prédication médiévale, Paris, J . V n n 1931; E.GILSON,
Michel Menot et la technique du sermon médiéval, m "Revue d'histoire
Franciscaine", Il (1925), pp. 301ss., riprodotto in Les idees et les lettres,
Pans 1932, p p . 93-154; G . C A N T I N I , La tecnica e l'indole del sermone
medievale ed i sermoni di S.Antonio di Padova, in Studi Francescani, s.3,
V I (1934), p p . 60-80, 195-224; H.CAPLAN, Mediaeval Artes Praedicandi. A
Hand-List, Ithaca - New Y o r k , Cornell U n i v e r s i t y Press 1934; I D . , A
Supplementary Hand-List, Ithaca-New York, Corn. Un. Pr. 1936;
W.O.ROSS, A Brief "Forma Praedicandi", m Modem Philology, XXXIV
(1937), p p . 337-344; R.F.BENNETT, The Early Dominicans Studies in
Thirteenth-Century Dominican History, Cambridge, At the University Press
1937; J.DE GHELLINCK, Littérature latine au moyen âge. I. Depuis les
origines jusqu'à la fin de la Renaissance carolingienne. II. De la
Renaissance carolingienne à saint Anselme, Paris, Bloud Ь Gay 1939 (Ripr.
Facs. Hildesheim, G.OIms Verlag 1969); M.F.BOYNTON, Simon Alcok on
Expanding the Sermon, m Harvard Theol. Rev., X X X I V (1941), pp.
201-216; H.CAPLAN-H.H.KING, Italian Treatise on Preaching: A Book-List,
in Speech Monographs, XVI (1949), p p . 243-252; J.DE GHELLINCK, L'essor
de la littérature latine au Xlle siècle, Bruxelles - Paris, Edition
Universelle, Desclée de Brouwer 1946 (m particolare p p . 206-208);
D.ROTH, Die mittelalterlichen Predigttheorie und das Manuale Curatorum
des Johann Ulric Surgant, B a s e l - S t u t t g a r t , Helbing & Lichtenhahn 1956;
H.FICHTENAU, Arenga, in Mitteilungen des Institus für Osterreichische
Geschichtsforschung, Ergänzungsband, X V I I I , G r a z - K ö l n , 1957; G.R.OWST,
Literature and Pulpit in Mediaeval England. A neglected chapter in the
history of English letters & of the English people, Oxford, Basil Blackwell
1966; C.DELCORNO, La predicaiione nell'età comunale, Firenze, Sansoni

77
della lingua formano quasi un manuale pratico per il confessore, la cui
trattazione r i p r e n d e il modello delle innumerevoli Summae Confessorum diffuse
allora m t u t t i ι conventi ' Il Cavalca avrà seguito molto probabilmente anche

1974, F VAN STEENBERGHEN, La Bibliothèque du Philosophe Médiéviste.


Complement au tome XVIII. Introduction a l'étude de la philosophie
medievale, Louvain, Publications Universitaires, Pans, Beatrice
Nauwelaerts 1974 (Philosophes Médiévaux 19), D R.LESNICK. Popular
Dominican preaching m early fourteenth century Florence, New York, Ann
Arbor 1976 (in particolare sul Cavalca Ie pp 48-51, dove si pongono a
confronto alcuni brani del De eruditione Praedicatorum con ι Frutti della
lingua), J Ρ RENARD, La formation et la designation des prédicateurs au
debut de l'Ordre des Prêcheurs (1215-1237), Fnbourg, Imprimerie St
Camsius 1977, A E BERNSTEIN, Esoteric Theology. William of Auvergne en
the Fires of Hell and Purgatory, in Speculum, LVN (1982), ρ ρ 509-531

7
Per un primo orientamento si consultino J DIETTERLE, Die "Summae
confessorum", m Zeits. f. Kirchengeschichte, X X V I I (1906), pp 156-169,
Ρ MICHAUD-QUANTIN, Le Liber Penitentialis d'Alain de Lille. Citeaeux, X,
1959, pp 93-106, С BARBERA, La teologia del sacramento della penitenza
in Alano da Lilla, in Studia Patavina, Vili (1961), pp 442-489,
Ρ MICHAUD-QUANTIN, Sommes de casuistiques et manuels de confession au
moyen age (XII-XVI siècles), Louvain, Nauwelaerts, Lille, L i b r a i r i e d a r d ,
Montreal, L i b r a i r i e Dominicaine 1962 (Analecta Mediaevaha Namurcensia, 13),
ID , Les petites encyclopédies du XIIle siede, m La pensee encyclopédique
au Moyen Age, Neuchatel 1966, pp 105-120, ID , Etudes sur le vocabulaire
philosophique du Moyen Age, Roma 1970, J С PAYEN, Le motif du repentir
dans la Littérature Française Medievale [Des origines a 1230), Geneve,
Libr Droz, Presses de Savoie 1967, С VOGEL, Les rites de la penitence
publique aux Xe et XXle siècles, m Melanges offerts a Rene Croiet,
professeur a l'Université de Poitiers, directeur du centre d'études
superieurs de civilisation medievale a l'occasion de son soixante-dixième
anniversaire par ses amis, ses collegues, ses eleves et les membres du
CE .S .CM., edites par Pierre Calláis et Yves-Jean Rion, Poitiers, Société
d etudes medievales ( T o u r s - Gibert - C l a r c y ) , 1966 (Supplement aux
Cahiers de Civilisation Medievale), pp 137-144, ID , Le pécheur et la

78
per questi capitoli ι medesimi criteri che animano t u t t a la sua opera di
compilatore. Si può pensare quindi che egli si sia servito di altri libri
presenti nella biblioteca, riprendendone la traccia fondamentale, piuttosto che
creare una trattazione completamente nuova e t u t t a sua L'autore non manca
di fare degli accenni ad altre opere, t r a le quali spiccano le Vitae Patrum, da
lui già volgarizzate qualche anno prima, che affiorano più о meno direttamente
quasi m ogni pagina dei Frutti. Egli si sarà servito certamente anche di molti
a l t r i autori come Cassiano, S Gregorio, S Tommaso, S.Anselmo, S Bernardo,
S Agostino e S.Giovanni Crisostomo, avrà senza dubbio usato l i b r i notissimi
come la Glossa ordinaria di Walfrido Strabene ed a l t r i t r a t t a t i che circolavano
nei conventi.' Avrà s f r u t t a t o anche t r a t t a t i meno comuni riprendendone la
materia m più occasioni. Troppe sono, infatti, le coincidenze fra luoghi
d i v e r s i delle opere cavalchiane che ci inducono a pensare ad un'unica identica
fonte. Così, anche nei Frutti della lingua, possiamo rilevare molte
corrispondenze con a l t r i T r a t t a t i

e. I "Frutti" e lo "Specchio dei peccati".

Il tema della confessione, ad esempio, viene affrontato anche nello


Specchio dei peccati, e la trattazione e alquanto simile a quella che ritroviamo
negli ultimi capitoli dei Frutti, sia per la s t r u t t u r a , sia per le parole. In
t a n t i passi la corrispondenza è quasi letterale. Basti qui citare soltanto il
caso del capitolo trentacinquesimo, che si avvicina molto al capitolo undicesimo
dello Specchio dei peccati Vediamone alcuni brani esemplificativi. 9

penitence au Moyen Age. Textes choisis, traduits et présentés par


C.VOCEL. Paris, Les Editions du Cerf 7969; ID., Les "Libri
paenitentiales", T u r n h o u t , Brepols 1978.

' C f r . A. ZACCHI, art. cit., p. 316.

' Per il testo dei " F r u t t i " mi servo ancora della mia trascrizione dal
manoscritto Palatino 83 ( c f r . nota 36, p p . 39-40); per quello dello Specchio
dei peccati mi servo dell'edizione S i l v e s t r i (Lo Specchio de' peccati di Fra

79
Le citazioni della Sacra Scrittura sono per lo più le stesse e vengono
t r a d o t t e con uguali parole Così possiamo confrontare il passo dei Proverbi:

E questo mostra egli chiaramente E questo mostra egli quando dice ne'
quando dice ne' Proverbi: "lo vi Proverbi: lo vi chiamai, e voi mi
chiamai e voi mi r i f i u t a s t i e io stesi rifiutaste e dispregiaste ogni mio
le mani e voi non vi mirasti, consiglio ed ogni mio nprendimento;
dispregiasti ogni mio consiglio e ogni e pero io faro beffe d i voi al punto
mio nprendimento. E però io faroe della repentina calamitade, quando v i
beffe di voi quando voi g n d e r r e t e a sopravverrà la morte, la quale voi
me nel punto della morte e della temevate
repentina calamitade". (Sp. dei Peccati, XI, ed.cit., p.
( F r u i t / X X X V , 2 5 ; с. 141 г ) . 118).

Domenico Cavalca ridotto a miglior lenone da Francesco del Furia, Milano,


Silvestri 1838).

80
Molto simili, nelle due opere, sono le siderazioni personali del compilatore e
le conclusioni di singole p a r t i :

Onde pognamo che la Chiesa ordini Fogniamo dunque che la Chiesa


per gli negligenti che almeno una comandi che l'uomo si confessi almeno
volta l'anno l'huomo si confessi e una volta l'anno, non escludo però
comunichi, non si esclude pero che che I uomo eche più n'ha bisogno,
chi n'ha bisogno più spesso non si più spesso si confessi, e più tosto.
debbia confessare più spesso. (Specchio dei Peccati, cap. XI,
(Frutti X X X V , 4 5 ; e. 143r) ed.cit., ρ 120).

All'ultimo di questo capitolo dico che La decima condizione che dee avere
la confessione debba essere intera, la confessione si è che dee essere
si che a malitia non si divida a i n t e r a , cioè che non divida l'uomo li
d i v e r s i sacerdoti, ma a uno solo si peccati, e parte ne dica ad uno e
dicano t u t t i ι peccati m quanto fare parte ad un a l t r o , perciocché per
e ricordare si puote dal peccatore. questo modo non solamente non
(Frutti X X X V , 5 1 ; e. 143v). conseguita assoluzione, ma eziandio
sempre di novello pecca mortalmente,
perciocché pare che voglia ingannare
Iddio
(Sp.dei Peccati, XI, ed.cit., p.
120).

La struttura della suddistinzione sulle circostanze del peccato è


sostanzialmente la medesima nei due pattati, e la somiglianza letterale è
evidente. Vediamo alcuni esempi:

E quanto è delle circustanzie del E troviamo che comunemente otto


peccato, sancto Thomaso doctore dice sono le circustanzie, le quali
che sono o t t o , cioè che dee il raggravano il peccato, e le quali per
peccatore dire chi egli e quanto al necessità si deono dire, ed ¡I
suo stato, che ha facto, e la graveza Sacerdote discretamente ne dee
e spette del peccato, m che luogo e dimandare, onde di ciò sono due
quale aiuto, perché, quante volte, versi, cioè: Quis, quid, ubi, per
come e quando. E di queste si quos, cur, quotiens, quomodo,
pongono due cotah versi: Quis, quando; Qui li bet observent, animae
quid, ubi, qui bus auxiliis, cur medicami na dando. Lo medico
quotiens. quomodo, quando; quitus dell'anime, cioè lo prete giudice
observet anima medicamma dando. dell'anime, osservi e investighi otto
Ciò vuol dire che il medico circustanzie nel peccato. E la prima
dell'anima, cioè il sacerdote, dee si è, Quis, cioè, che cosa e quello
investigare il peccatore di dire chi che dee investigare* e cosi lo
egli e, cioè quanto al suo stato, cioè peccatore dee dire, chi e egli che si
se e chenco о laico, e m che grado confessa, di che condizione, e stato:
di chencato e d'ufficio, per ciò che, perocché uno peccato medesimo
come dice sancto Gregorio, il grado troppo è peggiore, e più pesa m uno
dello stato raggrava il peccato, / / sì litterato e savio, che in uno
che maggiore peccato è il male m uno semplice; e in un uno prelato, che m
religioso che in uno secolare. E cosi uno suddito, ed in uno chenco, e
ne' peccati carnali, peggio fa se religioso, che in uno secolare sicché
pecca la vergine о la maritata che per raggravare il suo peccato l'uomo
libera femina e comune E cosi per dee dire il suo stato, e lo suo uficio.
ogni altro modo l'huomo dee (Sp. dei peccati X I , ed.cit. ρ 121).
raggravare il suo peccato dichmo il
suo stato, о quanto all'ufficio о
quanto all'ordine о quanto alla
scientia e per ogni altro modo.
(Frutti XXXV.53-55; ce. ПЗ -ТМг).

Anche molte delle distinzioni che seguono sono simili nella formulazione e nelle
parole. Vediamone alcune:

La seconda circunstantia si è cioè La seconda circostanzia si è Quid,


che de' dire chiaro e aperto e cioè che quegli, che si confessa
specificare il peccato m particulare, chiaramente dee specificare il
sì che non basta a dire: "lo ho peccato, e non dirlo pure m genere;
peccato in luxuria", о "lo ho sicché non basta a dire, "Abbo
dell'altrui", о "lo ho percosso il peccato m gola, о in lussuria, e
proximo", ma conviegh d i r e il grado abbo tolto l'altrui", ma dee
e la spetie del peccato, cioè quanto specificare m che spezie di gola, о
a' peccati carnali de' d i r e se fece ad di lussuria, о d'altro VIZIO, è
opera di sogdomia e così degli a l t r i . caduto.
(...) (...)
E così d'ogni altro peccato de' dire E così degli altri peccati. Sicché
chiaro e aperto il male con ogni male dico, che distintamente si dee d i r e la
scandolo che n'uscì о che uscire ne spezie e la qualità del peccato, con
poté, e che egli intese e desideroe ogni malo scandalo, che ne uscitte о
che n'uscisse. che uscire ne poté.
(Frutti XXXV,57-59; e. 144r). (Sp. dei peccati XI, ed. cit. p.
121-122).

La terza circunstantia è ubi, cioè del La terza circustanzia si è Ubi, cioè


luogo, però che ogni peccato e più in che luogo; perocché ogni peccato
grave facto in publico che in m pubblico è maggiore che quello
segreto, per lo scandalo che ne può che si fa m occulto. E così ogni
uscire о seguire, e cost e maggiore peccato, che sie fatto in luogo sacro,
facto in luogo sacro che m luogo è maggiore che quello che si fa in
comune, perché e e pare commesso altro luogo.
con più baldanza e con più dispecto ( S p . dei peccati X I , ed.cit. p. 122).
di Dio.
(Frutti X X X V , 6 0 ; e. 144r).

La quinta circustantia è il perché. E La quinta, e molto notabile


questa singularmente è da circustanzia si è Cur, cioè lo
considerare, però che altra colpa è p e r c h e ; e questa è singularmente da
peccare per pura malitia e altra pe' considerare, perciocché, secondo la
ignorantie e f r a g e l i t à , come altro cagione molto si raggrava о
peccato è f u r a r e per povertà che per alleggerisce il peccato; come
sola rabbia di c u p i d i t à ; e così verbigrazia altro peccato è imbolare
maggiore colpa è percuotere e f e r i r e per necessità, e a l t r o per la sola

83
I'huomo dal quale non è offeso che cupidità; altro peccato è di
non è ripercuotere quando e offeso. rispondere, о di percuotere a chi
{Frutti X X X V , 6 6 ; e. 144v). dice, о fa villania, e altro per
propria superbia villaneggiare a l t r u i .
(Sp. dei peccati XI, ed.cit. pp.
122-123).

L'ottava circunstantia si è del L'ottava circustanzia si è Quando,


"quando". E questa hae due cioè del quando: e in questo e da
consideration!. La prima si è che de' considerare se '1 peccato f u f a t t o in
d i r e se peccoe in die e tempo tempo f e s t i v o , о di pemtenzia, come
f e s t i v o , о in tempo di tempestade, di quaresima, о quando si p r e d i c a , о
però che questo è segno di più dicesi la messa, о quando è tempo di
disperatione, come dicemo del luogo. mortalità, о d'afflizione, о quando
L'altra consideratione si e che de l'uomo ha r i c e v u t o , о dee ricevere li
dire il quando, cioè se '1 peccato e Santi Sacramenti della Chiesa:
vechio о novello, e quanto tempo v'e perciocché questi cotali peccati
stato e perseverato, però che quanto paiono f a t t i con maggiore sospetto, e
più tempo v'è dimorato, peggio e, con maggiore disposizione, perche in
máximamente se in quel mezzo è cotali tempi l'uomo dee essere meglio
istato infermo о in a l t r o pericolo, // disposto
però che questo e segno di più E per un altro modo e da considerare
disperato peccatore. lo quando, cioè se il peccato e
(.Frutti X X X V , 7 3 - 7 4 , ce 145r-145v). vecchio, о novello, perciocché
l'uomo, che è stato nel peccato più
tempo, è più da r i p r e n d e r e , non
solamente per lo peccato, ma per lo
tanto indugiare a tornare a Dio, e
perchè, come già e detto, la
confessione si dee fare spesso e
avaccio
(Sp. dei peccati XI, ed. cit. pp.
124-125).
Anche nella scelta degli exempta, il Cavalca segue un eguale
procedimento nei due T r a t t a t i , e pone sovente le medesime narrazioni nello
stesso o r d i n e . Cosi, ad esempio, ritroviamo anche nello Specchio dei peccati,
sia pure in forma molto più abbreviata, l'aneddoto di G r i s a n o ( c f r . Sp. del
peccati X I , ed.cit. p.118), che leggiamo anche nei Frutti (cfr. cap. XXXV,
27-28, cc. 141r-141v). Subito dopo, nella medesima serie di exempta, troviamo
m ambedue ι T r a t t a t i il racconto dell'avvocato che appella in p u n t o di morte
(cfr. Frutti XXXV,30-33, ce 141v-142r, S p . dei Peccati XI, ed.cit. pp.
118-119). La conclusione personale del Cavalca, a carattere moralizzante, è
alquanto simile nelle due opere-
Sì che questo misero il quale avea Sicché per giusto giudicio di Dio,
forse alle corti spesso appellato in perche vivendo avea spesse volte
damno altrui, appellò allora m suo appellato in danno a l t r u i , appello alla
damno. morte p u r e in suo danno.
( F r u i t / X X X V , 3 3 ; с. 142r) {Specchio dei peccati XI, ed.cit. p.
119)

Non e nostra intenzione q u i d i andare o l t r e nell'indagine d i t u t t e le a l t r e


possibili opere utilizzate dal Cavalca d u r a n t e la composizione dei Frutti della
lingua e dello Specchio dei Peccati; basti ora questo semplice accenno alle
coincidenze letterali riscontrabili nei due T r a t t a t i , che provano la derivazione
da una fonte comune.

2. Note sulla struttura.

Con l'aiuto degli elementi emersi dalla nostra ricerca intesa ad


i n d i v i d u a r e ι luoghi d e r i v a t i dalla Summa e daW'Alphabet um Narrationum, siamo
in grado di rilevare alcuni aspetti fondamentali che meglio caratterizzano il
metodo seguito da Domenico Cavalca nella compilazione dei Frutti della lingua,
metodo che ispira quasi certamente anche la composizione e la stesura di t u t t i
gli a l t r i T r a t t a t i . Il confronto diretto del testo volgare con il testo latino
delle fonti utilizzate ci o f f r e un quadro sufficientemente chiaro dell'opera
cavalchiana e ci permette di considerare con maggiore t r a n q u i l l i t à e più ampia
sicurezza di giudizi il comportamento del t r a d u t t o r e - c o m p i l a t o r e .

85
a. Finalità divulgativa.

L'idea base di t u t t o il lavoro divulgativo del frate pisano, che risponde


m pieno al programma degli Ordini Mendicanti ed in particolare dei
Domenicani, come abbiamo prima accennato, rimane sostanzialmente viva e
presente in ogni capitolo ed m ogni pagina dei Frutti Anche il nostro
T r a t t a t o , come g l i a l t r i s c r i t t i cavalchiam, è finalizzato all'unico scopo di
raggiungere un numero sempre maggiore di persone, alle quali vanno
presentate m forma chiara e semplice le principali v e n t a della fede cattolica
cristiana.
In questa prospettiva ι Frutti della lingua, come del resto t u t t e le sue
opere compilatone, rispondono, negli intenti dell'autore, alle medesime finalità
che egli si era proposte per ι Volgarizzamenti. Sappiamo, t u t t a v i a , che nelle
compilazioni il Cavalca procede con maggiore libertà e lascia più ampio spazio
a l l ' i n v e n t i v a . Nel Prologo dello Specchio di Croce egli indica con estrema
chiarezza la misura della filosofia che anima t u t t a la sua attività letteraria e
del metodo seguito nel compilare ι suoi T r a t t a t i "scrivendo in volgare agli
uomini i d i o t i , non mi pare necessita di attendere molto a comporre ed ordinare
le mie parole, ed allegare sempre gli l i b r i e capitoli onde sono t r a t t e le dette
s c r i t t e sentenze, avvengaché quasi sempre ponga il nome del Santo il quale
a l l e g o " . 1 0 E nel Prologo del Pungilingua ci o f f r e una descrizione del suo
programma di lavoro finalizzato ad una più larga diffusione e conoscenza degli
insegnamenti contenuti nella Summa de Vitiis "Intendo principalmente recare a
commune volgare la detta opera, aggiungendovi alcune altre poche cose,
r a g i o n i , ovvero essempi, che parlino di simile materia, si che come ogni huomo
e letterato, e idiota in questo vitio della lingua offende' così ciascuno in
questo volgare t r a t t a t o possa questi v i t n conoscere, e confessare" l l L'autore
si riserva però sempre una grande liberta nella sua opera d i compilazione:
"Come dunque ho d e t t o , la sentenza delle parole e ι detti di quest'opera non e

10
D CAVALCA, Specchio di Croce, Prologo, e d . B o t t a n , c i t . , p p . 3-4.

11
D.CAVALCA, Pungilingua, Prologo, e d . c i t . , с. 2г-2 .

86
mia; ma di s a n t i , e pero ciascuno la lodi e traggane f r u t t o . L'ordinare le
parole, e volgarizzare m alcun modo e mio, e pero questo ciascuno biasimi
come vuole, a tal patto che preghino Dio per m e " . 1 2
Nel T r a t t a t o dei Frutti della lingua, dove il f r a t e intende proseguire gli
argomenti esposti nel Pungihngua, formando, come abbiamo v e d u t o , quasi una
continuazione della medesima opera, il metodo seguito e sempre lo stesso: per
venire incontro alle esigenze di un pubblico più vasto e meno colto di quello
cui si rivolgeva la Summa del Peraldo, che pure aveva scopi squisitamente
divulgativi, il Cavalca adegua la materia ai nuovi intenti Elimina q u i n d i ι
particolari e r u d i t i , le indicazioni precise delle f o n t i , ι riferimenti di tempo e di
luogo, ι nomi dei personaggi secondari, m conformità di un r e g i s t r o n a r r a t i v o
più generico e più ampio D'altra parte in molti luoghi imprime movimento e
vitalità ai quadri statici del periodare latino, trasformandoli in organismi
dinamici di narrazione, come si vede m particolare nel volgarizzamento degli
exempta, dove la tendenza al sensibile e al concreto >ι fa più incalzante.

b. Continuità nella struttura.

Dalla lettura dei Frutti appare m primo luogo una costante


preoccupazione dell'autore intesa ad imprimere una continuità s t r u t t u r a l e a
t u t t a l'opera L armonia nel disegno generale della t r a t t a z i o n e , che però
rimane spesso soltanto apparente, e uno degli scopi principali che il Cavalca
si prefigge- nella compilazione del suo libro egli ha sempre presente il f i n e
primario che si era proposto alla fine del Pungilingua, di scrivere cioè "un
altro T r a t t a t o de' f r u t t i della buona lingua" dove potesse mostrare "che grave
peccato è questo f r u t t o non fare e tacere indiscretamente" 1 3 e cerca di
attenersi a questo tema fondamentale sviluppando gli argomenti in un discorso
coerente ed il più possibile chiaro.

12
D CAVALCA, Medicina del cuore ovvero Trattato della Pazienza, ed. cit.,
Ρ 3.

13
D.CAVALCA, Pungihngua, ed c i t . , с. 120r-121v.

87
Anche se l'autore segue piuttosto fedelmente la fonte latina del Peraldo,
come possiamo constatare dal confronto d i r e t t o dei t e s t i , egli imprime,
t u t t a v i a , un andamento personalissimo al periodare, e ci presenta un opera
sostanzialmente d i f f e r e n t e e abbastanza ben s t r u t t u r a t a nel suo insieme
Anche se ι contenuti sono r i p r e s i quabi per intero dal testo latino, il quadro
complessivo e creazione nuova scaturita dal pensiero del Cavalca, il quale
rispetta sino in fondo le intenzioni primarie esplicitando le sue idee m una
costellazione di temi strettamente uniti fra di loro
Il f r a t e pisano ha sempre di fronte agli occhi, durante il suo lavoro di
compilazione, il piano generale indicato ali inizio del l i b r o , e ne precisa in più
luoghi ι lineamenti con numerosi richiami Cosi le t r e p a r t i principali m cui
intende articolare I intero T r a t t a t o dei Frutti della lingua sono già chiaramente
delineate nella parte iniziale del Prologo 'alcuni f r u c t i può fare l'huomo colla
lingua per nspecto di Dio, alcuni per nspecto del proximo, alcuni per
nspecto di se medesimo' l * A ciascuna di queste distinzioni corrisponde una
parte principale del t r a t t a t o Ognuna di queste parti viene delimitata con
estrema precisione dai brani iniziali e finali
La prima p a r t e , sui f r u t t o che I uomo può fare con la lingua nei confronti
di Dio, iniziata subito dopo il Prologo e la tavola dei capitoli, si conclude con
la proposizione finale del capitolo ventiquattresimo "E le predecte cose
bastino aver decto del f r u c t o della lingua per nspecto di Dio l 5
La seconda parte p r i n c i p a l e , sul f r u t t o che I uomo può fare con la lingua
nei confronti del prossimo, che occupa ι capitoli XXV-XXXI, viene delimitata
da un lungo brano i n t r o d u t t i v o "Decto che abbiamo del f r u c t o della lingua
per nspecto di Dio, seguita di vedere del f r u c t o lo quale con lingua fare
possiamo e debiamo verso il proximo, come p r e d i c a r e , r i p r e n d e r e , consigliare,
e per a l t r e diverse parole per le quali intendiamo di nvocare g l ' e r r a n t i e ι
peccatori alla via della v e n t a " l c La conclusione di questa parte e quasi
letteralmente assimilabile alla frase finale della prima parte "E le predecte
t u t t e cose basti avere decto del f r u c t o della lingua che fare si può verso il

l
* Frutti, Prologo 3, с Ir

15
Frutti XXIV,69; с 88r

" Frutti XXV,2, с 88r

88
17
p(r)oximo"
La terza p a r t e , che occupa gli ultimi sei capitoli, e altrettanto
chiaramente introdotta "Seguita ora di vedere del terzo f r u t t o della lingua,
cioè della confessione del peccato, per la quale facciam f r u c t o per nspecto di
noi, in / / с ю che confessando il peccato torniamo a pace e gratia con Dio" "
La conclusione della terza parte coincide con la f i n e del l i b r o "Bastino qui
pochi exempli che posti abbia per mostrare la v i r t ù della perfecta c o n t n t i o n e
E in questo sia facto e f i n i t o il libro e il tractato del f r u c t o della l i n g u a " l s
Anche le suddivisioni interne delle t r e p a r t i principali vengono indicate
con scrupolosa esattezza dall autore La prima parte generale, i n f a t t i , trova
già una delineazione di massima nel Prologo Verso di Dio, per nspecto di
Dio, fa la lingua f r u c t o Lui orando, lodando e ringraziando' (Pro 4 , с 1 r )
Ad ognuna di queste t r e azioni ( p r e g h i e r a , lode e ringraziamento) corrisponde
una suddivisione della prima parte generale del l i b r o II tema principale della
orazione, t r a t t a t o più specificamente nei primi capitoli (Cap l - X I I , ce
2 v - 4 1 r ) , viene completato dai temi di lode (Cap X I I I - X V I I , ce 41r-59v) e di
ringraziamento (Cap X V I I - X X I I , cc 59v-78r) Questi ultimi due argomenti
sono presentati dal compilatore quasi come p a r t i " della orazione stessa "E
perche, come di sopra e decto, parte e spetie di oratione si e dilectarsi in Dio
e lui lodare e n n g r a t i a r e , vegiamo ora più distintamente come e perche
dobbiamo Idio lodare e n n g r a t i a r e ' ( X I I I , 2 , с 41 ν) La trattazione di questi
t r e temi fondamentali viene delimitata con altrettanta chiarezza nella
conclusione della prima sottoparte ' E le predecte cose bastino aver decte del
f r u c t o che f a r e possiamo colla lingua per nspecto di Dio, cioè o r a r e , lodare e
nngratiare" (XXI 1,43, с 78r)
Il nuovo argomento sulla vita contemplativa, ripreso dal De Doms di
Peyraut, viene inserito dall autore in guisa di complemento al tema generale
dell orazione Nel lungo brano i n t r o d u t t i v o della suddivisione successiva si
legge i n f a t t i

17
Frutti XXXI,54, с 122r

^ Frutti XXXII,2, с 122r-122v

19
Frutti XXXVI 1,129, с 160v

89
"E perche le predecte cose che decte sono per gran parte principalmente
apartengono a vita contemplativa, come e la mentale oratione, la quale
dicemmo che sta m dilettarsi in Dio e m rmgratiare e lodare Idio
dell'opere e de' benefici suoi, parmi o r a , all'ultimo di questo tractate del
fructo che si fa con la lingua verso Idio, poneré e discrivere la
excellentia di questa vita, e la differentia ch'e fra l'activa e la
contemplativa vita, e per che gradi e vie ad essa meglio pervenire
possiamo" (Frutti XXI II ,2, с 78r)

Cosi p u r e le suddistinzioni interne della seconda parte generale, sui


f r u t t i della lingua nei c o n f r o n t i del prossimo, ricevono una connotazione assai
precisa, in duplice articolazione II primo argomento di questa seconda parte,
che forma una sorta di breve t r a t t a t o sulla predicazione (Cap XXV-XXVIII,
ce 88r-109v), e i n t r o d o t t o dalla proposizione seguente "E m prima
incominciamo dell acto e del f r u c t o del predicare la parola di Dio" ( X X V , 3 , e.
88r). L'altro argomento della seconda parte generale, che t r a t t a della
f r a t e r n a c o r r e z i o n e , 2 " e derivato dal De lustitia del Peyraut, ed occupa ι
capitoli X X I X - X X X I dei Frutti (ce 109v-122r) Il Cavalca inserisce questo
nuovo tema nel contesto generale della trattazione con una semplice frase:
"Ora seguita di vedere del f r u c t o che si può fare con lingua in riprendere e
correggere ι peccatori" ( X X I X , 2 , с 109v)
Anche la terza parte generale, sui f r u t t i della lingua nei confronti di noi
stessi, che affronta il tema della confessione, viene suddivisa in parti
d i f f e r e n t i , sia p u r e con minore insistenza sui collegamenti s t r u t t u r a l i Si

20
Questi capitoli dei Frutti furono scambiati per un opera a parte intitolata
Trattato della fraterna correzione L'errore f u ingenerato dal f a t t o che il
codice Palatino 86 della Biblioteca Nazionale di Firenze presenta questa
parte dei Frutti come un Trattato a se, che il B o t t a r i , il Poggiali, e il
Gamba "tennero per m e d i t o " , come riferisce Francesco Bonaini Tuttavia,
aggiunge l'illustre studioso pisano, "un collega nostro, canonico Gaspero
B e n c m i , bibliotecario della Riccardiana, sollecitato dal G i g l i , ha potuto
conoscere non essere questo un t r a t t a t o nuovo, ma si bene ι capitoli 29, 30
e 31 dei Frutti della lingua, ridotti m quel Codice a t r a t t a t o , secondo il
testo sopra espresso e d i v i s i m sei capitoli" ( e f r F.BONAINI, Chronica
Antiqua, c i t . , p p . 512-513).

90
articola, i n f a t t i , in q u a t t r o suddistinzioni: vengono t r a t t a t e prima le sette
principali specie di confessione reprensibile (Cap XXXII-XXXI11 ; ce.
122r-133v), si esamina poi la contrizione, elemento necessario per la validità
della confessione, insistendo sugli aspetti della vergogna e del dolore (Cap
X X X I V ; cc. 133v-139r); si dimostra che la confessione, per essere v e r a , deve
soddisfare alle condizioni di frequenza, rapidità ed interezza (Cap. X X X V ; cc.
139r-146r); si raccomanda, i n f i n e , il sacramento della confessione, ponendone
in risalto l'efficacia e la grande v i r t ù (Cap. X X X V I , cc. 146r-150r).
L ultima suddivisione di t u t t o il t r a t t a t o si concentra in un solo
lunghissimo capitolo (Cap. X X X V I I , cc 150r-161r), costituito esclusivamente
da una raccolta di exempta, che il Cavalca intende r a g g r u p p a r e in fondo alla
sua opera sui F r u t t i della lingua a prova e conferma di quanto detto
precedentemente per mostrare "la necessita e l'utilità della c o n t n t i o n e e della
confessione" ( X X X V I 1,2; e. 150r) Gli exempla, anche se apparentemente
sembrano essere stati scelti dal Dialogus Miraculorum, poiché quasi t u t t i si
r i t r o v a n o anche nell'opera di Cesano di H e i s t e r b a c h , 2 1 e il Cavalca inizia
sempre il racconto con f r a s i come "narra sancto Cesano" ( X X X V I 1,4; с 150r)
oppure "narra ancora il predecto Cesano" (XXXVI 1,56, c . 1 5 3 v ) , sono però
testualmente d e r i v a t i dall'/4/phobetum Narrationum, come moltissimi altri
aneddoti contenuti nel nostro T r a t t a t o . 2 2
Senza inoltrarci nell'esame particolareggiato di tutte le ulteriori
suddistinzioni i n t e r n e , che seguono del resto il eliche tradizionale dei
t r a t t a t i s t i contemporanei al Cavalca, possiamo già adesso formarci una idea
sufficientemente chiara dello s p i n t o con il quale I autore avvicina le sue f o n t i .
Egli ha costantemente presente il quadro generale dell'opera e raccoglie le
diverse parti della Summa accostando ι concetti m nuove soluzioni espositive
che corrispondono meglio ai suoi intenti La forma esterna d e l l ' i n t e r o t r a t t a t o
appare dunque estremamente chiara al lettore, anche se spesso la compattezza
s t r u t t u r a l e è solo apparente, tanto da farlo sembrare un'opera del t u t t o
originale e non un lavoro di compilazione.

21
Cfr. Caesarii Heisterbacensis Monachi ordinis Cisterciensis Dialogus
Miraculorum, e d . J.STRANGE, Coloniae, Bonnae et B r u x e l l i s , J.M Heberle,
H.Lempertz f. Comp. 1851.

22
Si confronti la parte finale di questo volume, p p . 243-264.

91
Siamo dunque in grado di riunire in uno schema t u t t i gli argomenti
contenuti nei Frutti della lingua. Vediamoli nel seguente quadro r i a s s u n t i v o ,
indicando nella colonna centrale i capitoli corrispondenti del Trattato
cavalchiano, e nella colonna di destra le f o n t i che abbiamo potuto smora
identificare con certezza.

PARTE PRIMA.

FRUTTI CHE L'UOMO PUÒ' FARE CON LA LINGUA


NEI CONFRONTI DI DIO.

I - ORAZIONE (Cap. I-XII).

1) Definizioni di orazione. I-II De lustitia V I I , 1 - 2

2) L'orazione è raccoman-
dabile. Ili De lustitia VI 1,3
3) Gli e f f e t t i della
orazione. IV De lustitia VI 1,3-4
4) Preparazione alla
orazione. V De lustitia V I I , 3 - 4
5) Impedimenti della
orazione. VI De lustitia V I I , 5
6) Come dobbiamo o r a r e . VII De lustitia V I I , 8

7) Che cosa dobbiamo


domandare. Vili De lustitia V I I , 9
8) Non dobbiamo domandare
beni temporali. IX ...
9) Dobbiamo chiedere
solo c a r i t à . X ...
10) Tempo e luogo della
orazione. XI De lustitia V I I , 6 - 7
11)Specie dell'orazione. XII De lustitia V I I , 1 0

92
Il - LODE (Cap. X I I I - X V I I ) .

1) Definizione di lode. XIII De lustitia V i l i

2) La lode è dovuta
a Dio. XIV
3) La lode è dovuta
a Dio per ι Santi. XV
4) La lode e dovuta
a Dio negli Angeli. XVI
5) La lode a Dio è opera di
nobiltà e allegrezza. XVII De lustitia V i l i

Ili - RINGRAZIAMENTO.

1) Ringraziamento di Dio. XVIII De lustitia IX

2) Ringraziamento dei
benefici generali. XIX De lustitia IX
3) Ringraziamento dei
benefici speciali:
a) "expectatione" XX De lustitia IX
b) giustificazione XXI De lustitia IX
e) conservazione XXII De lustitia IX

IV - LA VITA CONTEMPLATIVA (Cap. X X I I I - X X I V ) .

1) Preminenza della vita


contemplativa su quella
attiva. XXIII De Doms V i l i
2) Gradi per salire alla
vita contemplativa. XXIV De Doms X

PARTE SECONDA.

93
FRUTTI CHE L'UOMO PUÒ' FARE CON LA LINGUA
NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO.

I - PREDICAZIONE (Cap. X X V - X X V I I I ) . (Fonte non identificata)

1) Predicare è f r u t t o
nobile e utile XXV
2) Sono reprensibili coloro
che possono ma non voglio-
no predicare XXVI
3) Cosa si richiede a p r e d i -
care degnamente:
a) buona vita XXVI 1,3-XXVI 1,65
b) sufficiente scienza XXVI 1,66-XXVI 1,91
e) retta intenzione XXVI I I , 1-4
d) perfetta discrezione XXVI I I , 5-47

II FRATERNA CORREZIONE (Cap. X X I X - X X X I ) .

1) La correzione è
raccomandabile. XXIX,1-26 De lustitia X I , 2
2) Impedimenti della
correzione. XXIX,27-48 De lustitia X I , 2
3) Che cosa si richiede
a bene c o r r e g g e r e :
a) c a n t a X X X , 1-24 De lustitia X I , 2
b) compassione XXX, 25-56 De lustitia X I , 2
e) somma discrezione XXXI,1-6 De lustitia X I , 2
d) considerazione della
persona da correggere XXXI,7-53 De lustitia X I , 2

PARTE TERZA.

FRUTTI CHE L'UOMO PUÒ' FARE CON LA LINGUA


NEI CONFRONTI DI SE STESSO.

94
I - LA CONFESSIONE (Cap. X X X I I - X X X V I I ) . (Fonte non identificata)

1) Le specie di confessione reprensibile:

a) confessione con scusa XXXI 1,13-53


b) confessione con
disperazione XXXI 1,54-65
e) confessione falsa XXXIII,2-18
d) confessione coatta XXXI I I , 19-31
e) confessione con
superbia XXXI II,32-48
f ) confessione con
ipocrisia XXXI II,49-60
g) confessione sfacciata
e derisoria XXXI I I , 61-70
h) la vera confessione XXXI I I , 72

2) La contrizione è necessaria
per la buona ХХХІ ^-бЗ
confessione.
3) Condizioni a cui deve soddisfare
la vera confessione·
a) deve essere f r e q u e n t e XXXV,3-8
b) deve essere accel- XXXV,9-25
lerata
e) deve essere intera XXXV,51-52

4) Circostanze del peccato. XXXV,53-75


5) Condizioni per bene
confessarsi. XXXV, 76-85
6) La confessione è
raccomandabile. XXXVI

RACCOLTA DI
"EXEMPLA". XXXVII Alphabetum Narrationum

95
Una prova ulteriore della costante ricerca dell'autore finalizzata a dare
una continuità strutturale al Trattato, inteso come un tutto unico, pur
essendo derivato da tonti diverse, possiamo ritrovarla nella fitta sene di
rimandi relativi ad argomenti precedenti e ad argomenti che seguiranno.
Questo procedimento e assai familiare al Cavalca m tutte le sue opere
compilatone, ma assume nei Frutti un rilievo particolare.
Molti son ι rimandi ad argomenti già esaminati in precedenza e sono
notevolmente superiori dal punto di vista numerico rispetto a quelli riferibili a
temi non ancora affrontati. Tali rinvìi richiamano per lo più ι capitoli
sull'orazione e sono formulati dal Cavalca quasi sempre con le medesime
parole: "Or di questo assai e decto di sopra, e però ora me ne passerò"
( V I , 16; e. 1 5 r ) , oppure "non procedo perche mi pare che basti quello che n'è
decto di sopra mostrando come dobbiamo orare" (XI 1,23; ce 37 -38г), о
anche "Ma perche sarebbe questa troppa prolixa materia, e io in parte n'ho
decto di sopra parlando della oratione . .. non mi stendo qui a più dirne"
( X X X I I , 5 7 , e. 126v). Diamo qui un elenco dei luoghi dove si ritrovano, nei
Frutti della lingua, questi rinvìi ad argomenti trattati in precedenza: V I , 4 ;
VI,16, X , 2 1 ; X I I , 2 1 , XII,23, XIV,17; XIV,22; XIV,29; X I V ^ O ; XXVII,75;
XXVI 1,78; X X I X , 11; X X X I 1,57; X X X V I , 2 2 .
Meno frequenti sono ι rimandi ad argomenti ancora da trattare. Le
proposizioni usate per tali rinvìi, che si riferiscono prevalentemente ai capitoli
sulla confessione, hanno un carattere più generico, e rispondono a frasi del
tipo: "Or qui altro non dico di questo rmgratiare, per ciò che, come
promissi, ne farò singulare tractate ne' sequenti capitoli" (XI 1,48; с 4 0 v ) ,
oppure "Or sopra ciò molto si potrebbe dire, ma non mi ci distendo perche di
questa materia cade a parlare di sotto, quando tratteremo (ms. trattereno) del
fructo della confessione de' peccati" ( X X I , 5 3 ; с. 7 4 г ) , о anche "Ma di questa
virtù della contntione e della penitentia diremo di sotto più pienamente"
( X X X I V , 2 7 ; e. 136r) Ecco un elenco anche dei luoghi dove si ritrovano
questi richiami. VI,9; XII,48; XXI,53; XXIII,8; XXVI,47; XXXII,53;
XXXIV,8; XXXIV,27.
Uno solo, nel nostro Trattato, è il caso in cui l'autore si riferisce
contemporaneamente ad un tema già esaminato e ad un altro che seguirà dopo:
"Di questa cotal materia anche assai potremo dire, ma parmi che debba bastare

96
quello che n'e dec to, máximamente perche di questa gratta e misericordia, cioè
che Idio volentieri fae a' peccatori, m parte di sopra e decto, e anche ne
diremo all'ultimo parlando dell'humile confessione, per la quale Idio si provoca
a ffare misericordia al peccatore" ( X I V , 2 1 ; с 4 5 r ) .

3. Note metodologiche.

Dopo queste prime annotazioni sulla struttura generale dei Frutti della
lingua, scaturite dalla visione d'insieme del Trattato, esaminiamo adesso più da
vicino il testo volgare in relazione al testo latino delle fonti smora
identificate, cercando di porre a confronto alcuni passi cavalchiani con ι libri
che l'autore ha usati come traccia durante la composizione.

a. Collegamento alla realta quotidiana.

Il primo elemento che balza evidente davanti agli occhi nella lettura dei
Frutti è la estrema preoccupazione del Cavalca di fuggire ogni ragionamento
troppo astratto e di rimanere vicino alle persone semplici; egli sottolinea
insistentemente il suo desiderio di voler creare un legame fra le
argomentazioni della trattatistica e la realta viva del suo tempo. Dal confronto
del testo volgare con le fonti parallele possiamo t r a r r e alcuni rilievi che
servono a meglio individuare quei luoghi in cui la ricerca di realistica
concretezza e il desiderio di semplicità espositiva impongono al compilatore un
allontanamento dal testo latino.
Il collegamento con la realta quotidiana viene operato dal Cavalca in
primo luogo attraverso ι numerosissimi richiami alla esperienza comune e le
frequenti analogie con la prassi e il comportamento morale e religioso
dell'umanità a lui contemporanea. Le prove della Sacra Scrittura e delle
Auctoritates hanno sempre un appoggio ed una conferma nei fatti della vita
quotidiana, e quasi ad ogni paragrafo possiamo leggere frasi del tipo: "come
per le Scripture troviamo, e per la continua expenentia proviamo" ( V I , 2 0 ; e.

97
1 5 v ) , o anche: "ma tanto questo si vede per continua e x p e n e n t i a , che non ci
voglio più perdere parole" ( X X X I I I , 6 , e. 128r). Queste notazioni non si
r i t r o v a n o nel testo latino della fonte corrispondente.
Anche ι richiami al comportamento morale contemporaneo, che
arricchiscono in gran numero la prosa c a v a l c h i n a , sono quasi sempre
un'aggiunta dell'autore. Cosi leggiamo ad esempio: "Or così oggi adiviene a
molti in ciò che essendo infermi e t r i b o l a t i pare che diventino humili e
p e n t u t i , ma se la piaga e la infermità cessa diventano peggiori che prima"
( X X X I I I , 4 ; ce. 127v-128r). Talvolta le note sulle abitudini del tempo
assumono il carattere di vere e proprie descrizioni che prendono lo spunto da
un breve accenno del Peraldo per f o r n i r e amplissime indicazioni sul
comportamento morale e sulla realta sociale Del t u t t o personali e spontanee
sono, ad esempio, le esclamazioni che il f r a t e si lascia sfuggire contro ι
costumi e le a b i t u d i n i del popolo, come quella, lunghissima, suggeritagli dalla
semplice osservazione del Peyraut "primum ante omnes actus ad ecclesiam
curras'1 (De lust. V I I , 7 ; e. 163va) La reazione del Cavalca e vivissima e
sincera- "Ma, cime, t u t t o il contrario si f a , cioè che prima si visita la taverna
che la chiesa, e se p u r e alcuni vi vanno non v i perseverano per mfmo a
compiuto l ' u f f i c i o , ma fugone come dal fuoco. E che pegio è, molti vi tengono
oggi taverne e g i u o c h i , e fanno canti e balli lascivi e b r u t t u r e e peccati assai
.. ."(Frutti X I , 2 8 , с.ЗЗг) La condanna a questo e r r a t o comportamento non si
fa molto attendere "Onde nullo dubiti che ogni peccato fatto in chiesa e in
luogo a Dio deputato e di magiore peso, come vegiamo secondo il mondo, che
l'huomo si r i p u t a a magiore vergogna che a l t r i lo vada a offendere in casa sua
che m altro luogo" {Frutti X I , 2 9 ; с ЗЗг) Gli esempi potrebbero moltiplicarsi:
p u r e dal Cavalca viene introdotta I analogia f r a Cristo Re v i n c i t o r e , generoso
e misericordioso, e " g l i signori e sposi novelli e quegli che tornano con gran
v i c t o r i a " , ι quali sono per l'occasione larghi di doni e di elemosine ( c f r .
X I , 2 0 ; e. 3 2 r ) .
A l t r e volte l'autore si scaglia contro l'errato comportamento morale del
tempo m forma più generica, come nell'invettiva rivolta ai moderni compagni di
Giuda, che "tradiscono e rivendono Christo e ι suoi sacramenti" (XXI 1,8; e.
74v), oppure si lascia andare a riflessioni personali suggeritegli
dall'argomento, come quando parla delle differenze f r a la vita contemplativa e
l'attiva quest'ultima e meno sicura poiché "nell'opere della vita activa ha molti
pencoli per lo conversare delle g e n t i , sì che molti v i sono già c a d u t i "
( X X I I I , 1 3 ; e. 79r)

98
Un rilievo del t u t t o particolare assume m tale contesto la polemica contro
gli Apostoli, ' 3 che assume nei Frutti una importanza notevolissima, essendo
oggetto specifico di un intero capitolo ( c f r . Cap I I ; ce 4r-6v). Questo
argomento, che sta certamente molto a cuore al f r a t e pisano, come del resto a
tutti ι predicatori domenicani del pnmo Trecento, viene inserito subito
all'inizio del l i b r o , ancora prima di e n t r a r e nel v i v o della t r a t t a z i o n e . I n f a t t i ,
dopo avere appena spiegate le definizioni di "orazione" nel primo capitolo, il
Cavalca si allontana palesemente dal testo di Peyraut, e sottolinea la
deviazione dalla fonte latina con il brano i n t r o d u t t i v o : "Per le predecte t u t t e
cose si manifesta che stolti, anche heretici, sono quegli poveri che
comunemente si chiamano apostoli" (11,2; e. 4 r ) . L'autore prende f i n dall'inizio
accenti di perentoria sicurezza, usando parole f o r t i e chiare che non lascino
luogo ad equivoci Egli non esita a chiamare stolti ed eretici questi cosiddetti
A p o s t o l i , li definirà poi " s u p e r b i " (11,19; с. б г ) , e li indicherà sempre con
l'impersonale appellativo di "questi cotali", scagliandosi con molta energia

23
II movimento religioso degli Apostolici, iniziato a Parma nel 1260 da Gerardo
Segarelli, si trasformo alla morte del fondatore (1300) in una vera setta
ereticale, per opera dell'audace oragamzzatore Fra Dolano di Novara. Sugli
Apostolici e sulla loro diffusione si vedano: F.TOCCO, CU apostolici e fra
Dolclno. in Arch. St. It., s . V , 19 (1897), p p . 241-275; J . C DE H A A N , De
secte der Apostolici en haar leiders, in Tijdschrift voor geschiedenis, 42
(1927), pp. 144-166, L.SPÄTLING, De apostoUcis. pseudoapostoli s,
apostolinis, München 1947, pp 113-140; E.BERNINI, Apostoli e Flagellati
in Parma nel Duecento secondo nuovi documenti, in Religio, 11 (1935), pp.
352-357; E.ROSA, Falsi mistici e sovvertitori eretici nella società
medioevale, in Civ. Catt., 84 (1933), pp. 28-39; I D . , Errori e delitti
sociali dell'eresiarca Dolano e sua condanna, ibid., pp. 567-581;
G MICCOLI, Note sulla fortuna dì fra Dolclno, in Annali della Scuola
normale superiore di Pisa, s . l l , 25 (1956), p p . 245-259; B.TÖFER, Die
Apostelbruder und der Aufstand des Dolcino, Berlin 1960; Z.KULCSÂR,
Eretnekmozgalmak a XI-XIV siaiadban. Les mouvements hérétiques aux
Xle-XIVe siede, Budapest 1964, E ANAGNI NE, Dolano e II movimento
ereticale all'inizio del Trecento, Firenze, La Nuova Italia 1964; E. PACHO,
Apostolici, "Ordo Apostolorum", Pseudoapostolici, s . v . in Dizionario degli
Istituti di Perfezione, v o l . l , Roma, Edizioni Paolme 1974, pp 750-759.

99
"contro alle prosuntione" (11,20, с 6r) di loro, poiché "si riputono migliori
che gli sancti apostoli e d o c t o n , e vogliono che ogni huomo lavori a Moro
uopo" (11,19, с 6 r ) In questo concitato capitolo ι richiami e gli appelli dello
s c r i t t o r e si intrecciano con gli exempta, che arricchiscono la già realistica
intelaiatura II Cavalca si serve delle auctontates, elencate qui m gran
numero e con insolita precisione, per rincarare la dose contro gli Apostoli,
che non vogliono lavorare ma solamente pregare, dicendo che ι Padri antichi li
" r i p u t a v a n o pessimi e maladecti" e chiamavogli monachi g i r o v a g h i e poltroni"
(11,4, с 4v) L insegnamento dell apostolo Paolo ed ι t r e lunghi exempta,
scelti con attenta perspicacia dalle Vitae Patrum, servono ali autore per
dimostrare I e r r o r e di questa eresia dilagante, contro alla quale il f r a t e ha
dovuto combattere anche di persona E significativo che p r o p r i o m questo
capitolo il Cavalca faccia uso di uno dei rarissimi exempta personali, con
I intenzione di perorare la sua causa con estrema sicurezza Egli scrive
i n f a t t i , r i c o r r e n d o ad una reminiscenza evangelica "Onde udito ι ho già da
loro che se eglino trovassmo lo mulo caduto con la soma, non lo aiuterebono a
r i l e v a r e , e so, perche io ne indussi uno di loro a scrivere alcuna buona
opera, si Ilo cassarono della loro f r a t e r n i t à " (11,19, с 6r)
L'aspra parentesi polemica si rivolge m particolare a "questi cotah
Apostoli" (11,20, с 6 r ) , ma serve principalmente a raggiungere il fine ultimo
dell a u t o r e , cioè quello di rendere vivo e attualissimo il tema dell orazione
affrontato dal Peraldo m forma teorica e dottrinale II carattere parentetico di
t u t t o il brano appare evidente dal confronto con il testo latino, e viene
chiaramente sottolineato dal Cavalca nella conclusione del capitolo, dove indica
il ritorno al tema principale 'ma perche intendo p u r e di parlare
principalmente pure della oratione, sopra ceto più non procedo, ma lasciandoli
al giudicio di Dio, torniamo alla nostra materia della oratione" (11,21, с 6v)
II r i t o r n o al tema dell orazione coincide con il proseguimento della trattazione
peraldma ed ι Frutti della lingua riprendono esattamente dal punto m cui il
Cavalca, che t r a d u c e qui passo per passo in forma quasi letterale, aveva
i n t e r r o t t o la derivazione dalla sua fonte a *
A l t r i richiami a questa polemica contro gli Apostoli si ritrovano anche
nelle p a r t i successive del T r a t t a t o , ed assumono spesso toni di vera e propria
invettiva Come leggiamo, ad esempio, nel capitolo sulla vita contemplativa

** C f r Parte seconda, pp 151-152

100
"Non si debba pero qui intendere che chi e contemplativo debbia stare in otio
e non f a r e nulla, come dicemmo di quegli gaglioffi ι quali si chiamano apostoli,
de' quali e contro a' quali assai è decto di sopra nel secondo capitolo"
( X X I I I , 6 ; e. 7 8 v ) . Che anche qui la nota sia personale del Cavalca, risulta
evidente dal confronto dei t e s t i , " poiché viene inserita m un luogo dove la
derivazione dalla fonte latina è pressoché letterale.
Non meno polemico è il tono usato dal Cavalca contro " c e r t i f r a t i c e g h e
S e r a b b a t i , 2 ' ι quali ingannano le femmelle e ι semplici con loro falsi segni e
sermoni h y p o c n t i " {Frutti XV,22, e. 4 8 v ) . Questo t i p o di eresia era
certamente molto d i f f u s o negli ambienti vicini al Cavalca, tanto da i n d u r l o a
darcene una vivace descrizione nel capitolo undicesimo della Epistola di
S.Girolamo ad Eustachio, "noi comunemente li chiamiamo Serabaiti, e sono
questi t e r r i b i l e e spiacevole gente; e di questi tali per la maggior parte n'è
piena questa nostra provincia e contrada Questi stanno due о t r e о pochi più
insieme per luogo: vivono m liberta, e a suo senno, dormono e vanno e
stanno come pare e piace a loro, e a nullo vogliono stare s u g g e t t i " . 2 7 Il f r a t e
pisano non manca di f a r e spesso riferimento ad essi. "E io per me credo che
oggi sotto questo titolo d'essere contemplativi sono ser t r i s t i e ser c a t t i v i e
otiosi e g a g l i o f f i , come molti Serabbati (per Serabaiti) de' quali parla san
Benedetto / / nella regola, e sancto Girolamo e Cassiano, e a l t r i molti s a n c t i ,
biasimando la lor v i t a otiosa e singulare" (Frutti X X I I I , 4 3 ; ce. 8 1 v - 8 2 r ) . Il

25
C f r . Parte seconda, p.206.

** Deformazione del codice F per Serabaiti. Il nome Serabaiti, о Sarabaitl,


derivato forse dall'ebraico sarab, era a t t r i b u i t o ad antichi monaci egiziani
( c f r . Cassiano, Collatlones, 18,7; S. Girolamo, Ep. 22,34). Su questo
genere di movimenti ereticali ed m particolare sui ' G i r o v a g h i ' , che il
Cavalca rammenta spesso, riferendosi a S.Benedetto ( c f r . Reg. 1,10), a
Cassiano ( c f r . Coll.. V I I , 2 3 ) e ad a l t r i a u t o r i , si veda ad esempio:
A.ANGENENDT, "Monachi peregrini". Studien zu Pirmin und den
monastichen Vorstellungen des frühen Mittelalters, München 1972. Per il
Cavalca si veda: C.DELCORNO, Cavalca Domenico, c i t . , p.582.

27
D.CAVALCA, Volgarizzamento del Dialogo di S.Gregorio e dell'Epistola di
S.Girolamo ad Eustachio, e d . B o t t a r i , Roma, M.Pagliarmi 1764, p. 420.

101
Cavalca li accusa di usurpare l'ufficio della predicazione- "Onde offendono m
ciò molti presumptuosi fraticegli e femmelle, che sono rozi e i d i o t i :
presummono di parlare e predicare delle S c r i p t u r e sánete, non intendendo,
come dice sam Pagólo, quello che dicono e affermano, e pero, per giusto
giudicio di Dio, molti ne caddono in g r a n d i e r r o r i " (.Frutti XXVI 1,69, e.
103v).
La voce del f r a t e diviene tonante quando si scaglia contro il
comportamento errato dei religiosi, poiché "chi bene pensasse da l'uno lato la
nostra professione e fede, dall'altro la nostra v i t a , chiaramente vedrebe che ι
magion nimia che abbia Christo sono li suoi fedeli, maxi(ma)mente certi
cherici e p r e l a t i , li quali debbono essere m t e r r a in luogo di Christo" [Frutti
X V , 1 6 ; c c . 4 7 v - 4 8 r ) . Essi, i n f a t t i , "se sono r e i , gratie per a l t r u i impetrare
non possono, . . si che le limosyne che mangiano tornono loro a giudicio"
(Frutti X I , 3 4 ; e. 33ν) Il Cavalca non n u t r e alcun dubbio sulla colpevolezza
di questi i n d i v i d u i : è certissimo per lui "che ι peccati de' mah c h e n c i sono
magion che quegli de' secolari, si perche si portano male in luogo e in stato
sancto, e similmente perche peccano con più malitia e scientia, e con più
scandalo e malo exemple degli a l t r i " (Frutti X I , 3 5 , ce. 33v-34r) Essi sono
come "cani muti che non possono l a t r a r e " (Frutti X X V I , 7 ; e. 92v Cfr.
X X X I , 4 5 ; e. 121v) e per questo "raconta la S c n p t u r a il pencolo e il peccato
de' padri e prelati stolti e negligenti, li quali vedendo annegare ι subditi
nell'acque delle dehtie о cadere nel fuoco delle concupiscentie, taciono e non
g r i d a n o , e non ne gli corregono per non t i r a g l i per li capegh, cioè per non
r i p r e n d e r g l i un poco e per non c o n t r i s t a r g l i " (Frutti X X X I , 4 6 , с 121 ν ) . "E
p e r ò " , afferma con estrema lucidità il f r a t e , "si converrebbe a molti prelati
del tempo d'oggi che fussino deposti e humiliati" (Frutti X X X , 4 6 , e. 117r)

b. Scopo didattico del Trattato.

In ogni pagina del T r a t t a t o riaffiora l'intento preminentemente didattico


che si attualizza in f r e q u e n t i passi a carattere volutamente divulgativo La
prosa del Cavalca tocca la misura di un'eleganza uniforme e raccolta, che
diviene autentica espressione poetica p r o p r i o in quei momenti in cui l'autore,
allontanandosi liberamente dalla fonte, cessa di t r a d u r r e e si mette ad

102
elaborare le idee proposte dal Peraldo dando vena alla propria ispirazione
creatrice Moltissimi sono ι luoghi dove il Cavalca si sente in dovere di
svincolarsi dal testo latino per esprimere le medesime cose con parole d i v e r s e ,
amplificando о n d u c e n d o , trasformando ed elaborando ι c o n c e t t i , mutando
l'ordine delle citazioni ed inserendone di nuove accanto a idee più attuali e
più vicine alla mentalità delle persone alle quali l'opera e destinata. Se nei
primissimi capitoli, ad eccezione del secondo che e una nelaborazione
personale, come abbiamo visto prima, il Cavalca si limitava per lo più a piccoli
i n t e r v e n t i nella scelta delle parole e rimaneva sostanzialmente legato alla
trattazione latina, nel corpo dell opera egli si allontana sempre di più dalla sua
fonte in un crescendo p r o g r e s s i v o , man mano che le pagine si avvicendano la
liberta del compilatore diviene sempre maggiore
Nel quinto capitolo, i n f a t t i , troviamo la prima vera e propria
elaborazione: quando spiega gli effetti della meditazione ( c f r . Frutti V , 18-20;
e. 13r) il Cavalca i n v e r t e la successione degli argomenti, cambia la trattazione
imprimendo una spinta di nuova vivacità, amplifica notevolmente la prosa latina
e trasforma lo scolastico paragone veterotestamentario ( c f r . De lust. VI 1,4;
с І б і а) in prosa elegante "come secondo le legne della selva s'accende e
nutrica il fuoco, cosi secondo diverse meditazioni s'infiammano e generansi e
n u t n c a n s i diverse affectioni nel cuore" (.Frutti V , 2 0 ; e. 1 3 r . ) . Gli esempi di
nelaborazione potrebbero moltiplicarsi a l l ' i n f i n i t o , poiché il Cavalca, anche
quando sembra rimanere più unito alla sua fonte p r i n c i p a l e , non traduce mai
m forma del t u t t o letterale; soprattutto in quei passi dove il Peraldo si lascia
prendere la mano dalla maniera speculativa introducendo distinzioni e
s u d d i s t i n z i o n i , il f r a t e pisano cerca una formulazione d i f f e r e n t e . Cosi, ad
esempio, nella parte iniziale del capitolo q u a r t o dei Frutti il Cavalca tenta una
trattazione più discorsiva e q u i n d i più adatta al suo pubblico, prendendo però
dalla Summa quasi t u t t i gli argomenti principali e molte citazioni ( c f r . Frutti
IV,13-15) "

b. 1. Elaborazioni riduttive.

^ Si veda Parte seconda, p.162

103
Lo scopo didattico del compilatore appare ancora più evidente se
consideriamo le frequentissime omissioni, che troviamo quasi sempre in
corrispondenza di suddivisioni e suddistinzioni. Così, ad esempio, quando
t r a t t a della "quarta cosa che ci commenda I oratione" omette la lunghissima
digressione del Peraldo contenente la similitudine del diacono t u r i f e r a r i o (De
/ u j t . V I I , 3 ; с 159rb) e la sostituisce con un brano esplicativo che r i c o r r e alla
comunissima formula conclusiva della Chiesa " p e r Christum Dominum nostrum";
e subito dopo, nella quinta suddistinzione, tralascia il lungo passo dedicato
alla preminenza dell'orazione rispetto al digiuno e all'elemosina ed omette la
successiva similitudine orazione-colomba (De lust. VI 1,3, e. 159ra), prendendo
invece dal testo latino alcune idee che egli amalgama con il suo discorso
(Frutti 111,18-20, e. 8r)
Spesso l'omissione di una parte del testo latino viene giustificata dal
Cavalca, о per ragioni di b r e v i t à , oppure con la scusa di evitare r i p e t i z i o n i ,
come quando, omettendo una delle specie di orazione [grato affectu),
conclude: "e cosi d a l t r i modi, de' quali non procedo perché mi pare che basti
quello che n'e decto di sopra mostrando come dobbiamo orare" (Frutti XI 1,23;
e. 3 7 v ) . Quando parla del matrimonio spirituale f r a l'anima e C r i s t o , tema
ripreso dal Peraldo e derivato da S Bernardo, il Cavalca elimina la lunghissima
parte finale a carattere prettamente speculativo ( e f r De Donis X , c.221vb)
per sostituirla con un breve discorso conclusivo in forma di domanda
i n d i r e t t a , dove pone l'accento sulla impenetrabilità di questo argomento
teologico. "E se mi domandi che sente l'anima in questo stato, dico che si può
sentire meglio che d i r e , pero che '1 bene ineffabile ne dire ne mostrare si
può" (Frutti X X I V , 2 3 , e. 8 4 r ) . Cosi p u r e sopprime completamente la parte
finale della successiva distinzione, forse a causa del suo carattere teoretico
( c f r . De Donis X , c.221 rb-221 v a . Frutti X X I V , 2 8 ; c . 8 4 v ) .
Il Cavalca omette anche passi che potrebbero a prima vista sembrare più
attraenti per un pubblico modesto, ma che la trattazione scolastica del Peraldo
rende forse troppo a r i d i e di comprensione meno immediata. Come quando
tralascia la spiegazione del significato simbolico di oro, incenso e m i r r a , ι t r e
doni recati dai Re Magi al Salvatore (De lust. V I I , 4 , e. 161ra; Frutti V,7,
c.llv). Frequente e l'omissione di glosse о di p a r t i di esse, come quando,
parlando della efficacia della orazione, r i p r e n d e ι due paragoni del Peraldo
derivati dalla glossa sul libro dei Numeri (santo-predicatori;
vecchierella-cavalien; c f r . Frutti I V , 6 ; с 9 v ) , ma elimina la notazione

104
intermedia "Oratio sancii celum penetrai: quomodo hostes in terris non
vincant?" (De lust. VI 1,3; с 160ra).
Il compilatore omette anche molti brani che risulterebbero t r o p p o s o t t i l i ,
come quando all'inizio del libro elimina l'intera distinzione sulla petitio boni
che gli sembra poco unita con l'argomento generale dell'orazione (De lust.
V I I , ! ; ce 158rb-158va, Frutti 1,8, с 3 r ) , oppure quando tralascia la
definizione di Dietas, dove il Peraldo r i c o r r e al termine greco "theosebia" (De
lust. VI 1,2; с 158vb; Frutti 1,11) Un altro dei tantissimi esempi di
elaborazione r i d u t t i v a lo troviamo nel dodicesimo capitolo, quando si t r a t t a
dell'orazione fruttuosa' il Cavalca non soltanto sopprime la lunga
argomentazione della prima "species", ma riunisce m un medesimo discorso le
altre suddistinzioni, evitando le citazioni d i r e t t e e testuali presenti nel testo
latino, alle quali preferisce il discorso i n d i r e t t o (Frutti X I I , 2 2 - 2 3 , e. 37v)
Il f r a t e pisano imprime un andamento personalissimo alla trattazione e
cambia spesso le proporzioni nel disegno generale dell'opera, cosi, ad esempio,
nel t r a t t a r e degli impedimenti della orazione, il compilatore riduce a soli
cinque argomenti ι dodici proposti dal P e r a l d o , 2 ' e rimane coerente alla sua
scelta anche quando raccoglie le idee del confratello francese, scrupolosamente
divise m distinzioni, per r i u n i r l e t u t t e nella sua "quinta cosa" elaborando e
nducendo notevolmente ( c f r . Frutti V I , 1 - 2 6 , ce. 13v-16r, De lust. VII,5;
ce. I6lvb-162va) Talvolta il compilatore, p u r seguendo sostanzialmente la
fonte principale, preferisce i n v e r t i r e l'ordine degli argomenti, come quando
nel dodicesimo capitolo t r a t t a prima della orazione i n f r u t t u o s a e poi di quella
fruttuosa (cfr Frutti XI 1,1-23, ce. 35v-37v; De lust. VI 1,10, ce
164va-165ra).
L'intento didattico del Cavalca possiamo scoprirlo anche in molteplici
situazioni a carattere r i d u t t i v o emergenti dal confronto sistematico dei testi
Cosi il compilatore abbrevia le amplificazioni retoriche che sporadicamente
appaiono nel testo latino, trasforma m f r a s i più semplici ι concetti e le idee a
carattere filosofico e speculativo. Spessissimo opera I accoppiamento di due о
più argomenti d i f f e r e n t i saldando ι concetti f r a di loro in un'unica f r a s e ,

29
Si noti che il Cavalca raramente abbandona lo schema duodecimale della
fonte Sul valore simbolico del numero dodici si veda, ad esempio, quanto
scrive il Delcorno ( c f r . C.DELCORNO, Dante e ¡'"Exemplum" medioevale,
art c i t . , p p . 18-19).

105
come, ad esempio, quando parla delle definizioni di preghiera elimina del
t u t t o la distinzione sulle forze dell'intelletto (apprehensiva e mot/Va) e prende
invece gli argomenti precedenti e seguenti per r i u n i r l i m un unico periodo
(cfr. Frutti 1,9; с . 3 г ) . э ° Uguale e il comportamento del compilatore quando
parla del lucro procuratoci dall'orazione: una breve frase del testo volgare
riunisce concetti lontani f r a di loro, e viene omessa una citazione intermedia
(cfr Frutti 111,24, c . 8 v ) . Cosi egli segue lo stesso procedimento anche
quando tralascia di citare il "magnus Cantor Pansiensis" del Peraldo ( c f r . De
lust. VI 1,3; с. 160rb) per unire la frase seguente al suo discorso generale,
completamente trasformato ( c f r . Frutti I V , 7 , e . 9 v ) . Un altro esempio di
questo espediente, frequentissimo nel Cavalca, lo incontriamo anche quando
parla della preparazione remota all'orazione' l'autore elimina la t r i p l i c e
distinzione sul significato simbolico dei doni recati dai Magi, per legare in un
unico lunghissimo periodo gli argomenti che la precedono e che la seguono nel
testo latino ( c f r . f r u i t / V , 7 - 8 ; ce. 11v-12r).
A volte egli adombra volutamente alcuni elementi d e s c r i t t i v i che non gli
sembrano del t u t t o appropriati al registro narrativo di un determinato
contesto Cosi, ad esempio, nel capitolo sulla lode, riprendendo la similitudine
biblica dei cherubini scolpiti ai lati dell'arca che stanno con ι piedi e r e t t i ,
trasforma il paragone del Peraldo "ut in tripudìis habent mulieres saitando
iubilantes" (De lust. Vili; с.166га ) sostituendolo con il più generico "a modo
di chi balla" {Frutti XVI 1,39; с 5 9 r ) .
Il Cavalca r i f u g g e dai paragoni t r o p p o realistici, anche se potrebbero
essere più efficaci e più adatti al suo scopo d i v u l g a t i v o ; così quando t r a t t a
dei benefici speciali per ι quali dobbiamo ringraziare Dio, riprende il primo
exemplum dell'uomo condannato alle forche e "già col capresto m collo", ma
tralascia il secondo dell'uomo che deve essere mutilato, dove la descrizione del
Peraldo assume accenti di cruda realtà: "vel si mutllandus membro ¡am
membrum haberet supra lignum ubi mutilan' deberet" (cfr. Frutti X X , 5 ; e.
67r; De lust. IX; с. 167va).
Talvolta omette le specificazioni di tempi e di luoghi e le sostituisce per
lo più con una frase a carattere generale; m tal modo tralascia t u t t e le
precise indicazioni del Peraldo "in hyeme et in aestate, in sereno et in pluviali
tempore", etc. ( c f r . De lust. VI 1,3; e. 159vb) per scrivere solamente:

30
Cfr. Parte seconda, p.150.

106
"d'ogni tempo e in ogni luogo" (Frutti 111,24, e. 8v) Cosi ('"abbatia
Pompeiani abbatis" (De lust. VII, с 162rb) del Peraldo diviene una semplice
"badia di sancto Benedecto" (Frutti VI,24;с 16r) senza u l t e r i o r e indicazione

b.2. Ampliamenti.

Gli interventi a carattere estensivo operati nei confronti del testo latino
sono ancora più numerosi di quelli a carattere r i d u t t i v o , ed assumono una
importanza rilevante nello studio inteso a determinare ι p r i n c i p i che hanno
guidato il comportamento del compilatore. Frequentissimi sono gli ampliamenti
voluti dall'autore-compilatore sia a livello macroscopico, cioè a livello di
capitoli о di suddivisioni di q u e s t i , sia a livello intermedio, sia anche a livello
di singole parole II Cavalca, i n f a t t i , aggiunge intere p a r t i che affrontano
temi completamente n u o v i , о magari appena s u g g e r i t i dalla sua f o n t e ,
trasforma gli argomenti quando la dimostrazione del Peraldo gli appare scarna
e insufficiente e vi inserisce talvolta elementi personali, arricchisce con nuove
locuzioni quelle frasi che, p u r efficacissime nella breviloquenza della lingua
latina, potevano r i s u l t a r e poco espressive m una traduzione strettamente
letterale, muta l'ordine delle parole ed amplifica il periodo aggiungendo
sostantivi, a g g e t t i v i , a v v e r b i che diano una spinta nuova alla t r a t t a z i o n e .
Cosi il compilatore aggiunge capitoli i n t e r i che non trovano riscontro
nella Summa, come nel caso del discorso contro gli Apostoli, di cui abbiamo
parlato prima, inserito all'improvviso in mezzo alle argomentazioni del Peraldo
(cfr. Frutti I I , ce 4 r - 6 v ) , fonde due capitoli in uno solo (il primo e il
secondo capitolo della Summa vanno a formare il solo primo capitolo dei Frutti;
il sesto ed il settimo capitolo del latino sono r i u n i t i nell'undicesimo capitolo del
testo volgare), oppure estende la trattazione scindendo in due p a r t i d i f f e r e n t i
la divisione indicata dal Peyraut (cosi, ad esempio, il terzo capitolo latino
forma la base per il terzo e per il quarto nel v o l g a r e ) .
Il Cavalca s f r u t t a volentieri materiali d i v e r s i , desunti probabilmente da
altre opere, e li aggiunge alla trattazione peyraudiana, cercando di accordare
ι nuovi argomenti con il contesto della Summa. Frequentissimi sono ι brani di
collegamento che servono all'autore per unire temi d i f f e r e n t i , d e r i v a t i forse
da a l t r i t r a t t a t i Questo espediente si verifica s o p r a t t u t t o all'inizio e alla f i n e

107
di capitoli o di sottoparti del libro, ma anche nel pieno della t r a t t a z i o n e ,
quando il Cavalca si discosta temporaneamente dalla fonte principale, o p p u r e
quando il discorso del Peraldo gli appare poco chiaro о troppo ricercato Cosi,
per citare un solo esempio, quando vuole i n t r o d u r r e degli aneddoti a
confortare il concetto espresso dal Peraldo che I orazione illumina le menti
degli uomini, il nostro f r a t e si sente in dovere di t r a r r e una p r o p r i a
conclusione esplicativa e di i n t r o d u r r e brevemente le narrazioni: "Onde
vegiamo e legiamo di molti che per la p u n t a della orazione ebono e hanno
magiore lume di vera scientia e di sancta conscientia che molti li i t e r a t i con
loro ingegno" (.Frutti I V , 8 - 9 , с Юг) Situazioni simili a questa si r i t r o v a n o
quasi ad ogni pagina dei Frutti della lingua, e costituiscono una delle
caratteristiche più interessanti del metodo cavalchiano, che ci ripromettiamo di
esaminare separatamente m altra sede.
Le argomentazioni nuove non sono costituite soltanto da brani derivati da
altre f o n t i , ma spesso sono concetti spontanei dell'autore, che rispecchiano il
suo fine d i v u l g a t i v o , come quando, prendendo spunto dalla parola " l i t a n i a "
suggeritagli dal Peyraut, il Cavalca trae una conclusione t u t t a sua. "come
sono le letame, nelle quali la Chiesa domanda certe g r a t i e , e da Dio, e da'
sancti, cioè о che rimuova e perdoni li mah, о che conceda e dia delle g r a t i e
e de' beni" (Frutti l,8,c.3r) Sono pure spontanei gli inserimenti di b r a n i
biblici comuni alla l i t u r g i a della Chiesa, come il "Deus in adiutorium meum
intende" aggiunto all'inizio della distinzione sulla necessita della preghiera
(Frutti II 1,25;с 8v) e r i p e t u t o di lì a poco m una osservazione a carattere
conclusivo: "Che grande certo derisione e mreverentia e gridare e d i r e "Deus
in adiutorium meum intende", e I huomo non intenda ne se, ne Idio" (Frutti
V , 3 , e. 1 1 r ) .
Frequenti sono le notazioni personali quando il Cavalca si riferisce al
comportamento morale del mondo a lui contemporaneo. Oltre a svolgere una
costante battaglia contro gli Apostoli ed ι Sarabaiti, tema che riaffiora spesso
nei Frutti, il f r a t e si rivolge sovente ai fedeli con richiami moralistici, che
possono essere b r e v i e generici ('molti vi sono già c a d u t i " . Frutti X X I I I , 13;c.
7 9 r ) , ma anche ben precisi e fortemente polemici come quelli rivolti ai p r e l a t i ,
ai religiosi ed ai p r e d i c a t o r i , ι quali "troppo sono superbi . . . e troppo agiati
. . . e se p u r predicano non vogliono predicare se non a gran popolo e a
nobile persone e l i t t e r a t e , per mostrare la sapientia loro più che per
insegnare la via di Dio" (Frutti X X V , 7 ; e. 8 8 v ) .

108
Le occasioni m cui il Cavalca elabora la trattazione del confratello
francese, p u r ripetendo sostanzialmente ι medesimi concetti, sono p i u t t o s t o
frequenti anche in campo estensivo. Egli muta spesso gli elementi della
dimostrazione, come, ad esempio, quando parla della confessione fatta davanti
ad altra persona ( c f r . Frutti V , 1 0 , c . 1 2 r ) , dove amplia notevolmente il testo
introducendo idee d i v e r s e ; spesso omette, però, similitudini ed esempi che
magari sembrerebbero più adatti al tono d i v u l g a t i v o da lui scelto, elimina m
tal modo il facile paragone di tipo popolare del Peraldo ("Et sacerdos
celebraturus missam facit generalem confessionem", De lust. V I 1,4; с. 161га)
per sostituirlo con nuove citazioni bibliche.
Il fine didattico di questo tipo di i n t e r v e n t i da parte dell'autore è
facilmente riconoscibile m più luoghi, cosi, ad esempio, quando t r a t t a delle
"dodici cose" che si richiedono per salire a vita contemplativa (Cap. X X I V ) la
trattazione schematica del Peraldo non gli sembra sufficiente ed introduce
tantissimi a l t r i elementi, arricchisce il latino con nuove citazioni bibliche, con
nuovi esempi e con nuove efficaci similitudini• "Come dunque corporalmente
veggiamo che l'ochio lordo non può vedere ne guatare chiaramente, cosi
spiritualmente parlando, a potere vedere e contemplare Idio si richiede
p u n t a d e e neteza di c u o r e " (Frutti X X I V , 10; ce 82v-83r).

b.3. Classe esplicative e ripetizioni.

Dalle ripetizioni a carattere esplicativo si può ugualmente i n d i v i d u a r e


l'intenzione didattica del f r a t e . Ad esempio, quando parla della misericordia,
non si contenta di t r a d u r r e I immagine peraldma dell'uomo che sta per venire
impiccato ( X X , 5 ; с 6 7 r ) , ma la riprende anche subito dopo nel lungo passo a
carattere esplicativo che egli si sente m dovere di i n s e r i r e , e si distende
ampiamente nella descrizione, ricorrendo anche al discorso d i r e t t o : "Come
veggiamo che quegli che fusse aiutato da un signore che non fusse impiccato,
sì suol d i r e , ncognoscendo il beneficio: ' T u mi liberasti dalle f o r c h e , però io
ncognosco la vita per t e ' . Sì che, pognamo ch'egli non fusse ancora
impiccato, p u r dice che ne fu spiccato, m quanto quegli lo liberò e aiutò che
impiccato non fusse" (Frutti XX,8; с 6 7 v ) . Nel t r a t t a t o latino abbiamo,
invece, soltanto un breve accenno: "Ut si aliquis suspendendus iam laqueum
haberet in collo" (De lust. IX; с 167va).

109
Sono molto f r e q u e n t i anche le glosse libere al testo, quando I autore
vuole spiegare alcuni concetti о definizioni che non gli sembrano espressi
chiaramente dal Peraldo, oppure quando desidera t r a r r e delle conclusioni
p r o p r i e per confermare quanto detto nel testo latino. Cosi, per esempio,
quando r i p r e n d e la classica divisione in benefici generali, speciali e
p a r t i c o l a r i , prima di iniziare la trattazione, che segue del resto un andamento
diverso da quello proposto dal Peraldo, il Cavalca si mette a spiegare: "Li
generali sono q u a t r o comunemente, cioè che cci creoe, che c o not п с а , che c o
ricompero, che cci promette e vuole dare vita eterna" {Frutti X I X , 2 ; с 6 4 r ) .
Spessissimo trae delle conclusioni personali p r o p r i e , specialmente m
corrispondenza di citazioni bibliche, come, ad esempio, dopo I episodio di Mosè
che vinse Amalech con la preghiera "Si che per v e n t a la victoria non
consiste in moltitudine de exercito, ma nello aiuto d i v i n o " [Frutti IV,5;c.9v).
L'autore s f r u t t a sovente anche concetti già espressi m precedenza oppure
r i p o r t a diverse volte ι medesimi riferimenti s c r i t t u r a l i , come quando sostituisce
la brevissima suddistinzione "Secundum est orantis dubietas" (De lust. VI 1,5;
с 161vb) con una glossa p r o p r i a nella quale r i p r e n d e la citazione di I Giov.3
già r i p o r t a t a prima in altro contesto ( c f r . Frutti V , 5 , c . 1 1 v ) e la traduce
quasi con le medesime parole: "come dice sancto lohanni, se '1 cuore nostro
non ci r i p r e n d e , abiamo fidanza d'impetrare" (Frutti V I , 4 , e. 1 4 r ) .
Tantissime sono poi le amplificazioni a carattere esplicativo dove il
Cavalca moltiplica le parole dello schematico periodo latino per imprimere un
andamento t u t t o suo alla prosa e la dimostrazione raggiunge vette di
convincente efficacia. Ad esempio, quando t r a t t a della preparazione prossima
alla preghiera il Cavalca si dilunga a spiegare "Per le quali parole non vuol
dare ad intendere altro se non che I huomo, quando vuole o r a r e , si de'
ncoghere al cuore, e riformare li spargimenti de' sentimenti" (Frutti V , 1 1 ; e.
1 2 r ) . Nel latino abbiamo invece soltanto "Ingessus in cubiculum, est cordis
revocatio. Clausio ostij, est cordis retentlo" (De lust. V I 1,4; с. 161ra).
Le conclusioni a carattere generalizzante sono un altro degli espedienti
che il Cavalca ama mettere in pratica per passare da un argomento all'altro,
per saltare qualche suddistinzione, о per i n s e r i r e nuovi temi e nuove
citazioni Quasi sempre adopera formule del t i p o : "E cosi in molti a l t r i
luoghi" (Frutti l l l , 3 ; c . 6 v ) , oppure "Or cosi molti a l t r i propheti e sancti per
diverse parole mostrano" (Frutti V l , 3 ; e. 1 3 v ) , о anche " A l t r e molte cose a
questo p r o v a r e si potrebono d i r e , ma bastino queste per o r a " (Frutti

110
X X I V , 17; с. 8 3 v ) . Spesso questi brani di collegamento servono all'autore per
anticipare la materia di capitoli che seguiranno: "Or qui si pot reboño d i r e
molte cose a parlare di quello di che pregare dobiamo, ma lasciallo, perché di
sotto ne faremo singulare capitulo" {Frutti V I , 9 ; e. 14v). A l t r e volte il
Cavalca si sente in dovere di riassumere brevemente ¡ principali argomenti
esposti, facendoli precedere da frasi del t i p o : "Le quali t u t t e cose
comprendendo in somma" (Frutti IV,18; d i r ) .
Molto interessante sarebbe lo studio degli ampliamenti operati dal Cavalca
a livello di singole parole. Spesso, i n f a t t i , per accrescere l'efficacia
d e s c r i t t i v a di una determinata situazione il compilatore adopera d i v e r s i
espedienti, amplificando il testo latino con l'aggiunta di s o s t a n t i v i , aggettivi e
verbi. Così, per citare soltanto alcuni esempi, quando parla delle qualità
della vita contemplativa, citando Is. 3 1 , il Cavalca aggiunge l'aggettivo
"contemplativo", a t t r i b u i t o al popolo di Dio, riprendendo l'idea dal contesto
generale e forse dalla citazione seguente (Amanti s si mus Domini est vir
contempiativus"; De Donis V i l i ; e. 213va), che egli però ometterà ( c f r .
Frutti X X I I I , 1 6 ; c . 7 9 v ) . E così t r a d u r r à il semplice "verbum sentit" del
Peraldo ( c f r . De Donis X ; e. 221 rb) con "lo verbo sente e g u s t a " (Frutti
X X I V , 2 3 ; c . 8 4 r ) , trasformerà il semplice nome " A n n a " riportato nel latino in
"quella sancta Anna prophetessa" (Frutti 111,12; c . 7 v ) . E così di seguito. Gli
esempi di questo aspetto saliente dell'arte c a v a l c h i n a sono m verità molto
f r e q u e n t i e meriterebbero di essere approfonditi in altra sede. Limitiamoci qui
soltanto ad accennare l'argomento.

Queste brevi osservazioni, derivate dalla lettura del T r a t t a t o dei Frutti


della lingua tenendo davanti agli occhi le due principali fonti latine già
identificate, sono ben lontane dalla completezza, e vogliono f o r n i r e solamente
una prima indicazione di ricerca. Tante ¡dee desumibili dal confronto d i r e t t o
dei t e s t i , come, ad esempio, il comportamento del volgarizzatore di f r o n t e ai
frequentissimi riferimenti s c r i t t u r a l i e p a t r i s t i c i , dove il Cavalca si sente
ancora più libero nella compilazione (elimina, trasforma, t r a s f e r i s c e , aggiunge,
completa, elabora a suo piacimento senza alcuna remora), meriterebbero uno
studio molto più particolareggiato. Così pure le simmetrie e le dissimmetrie
esaminate sotto una angolazione più specificamente linguistica nei due testi
richiederebbero una ricerca puntuale ed approfondita. Il discorso
fondamentale sulla metodologia cavalchiana, che ci ripromettiamo di affrontare

111
m un prossimo futuro, non può certo venire esaurito in poche pagine
Accontentiamoci qui di aver mostrato alcuni esempi ed alcune idee generali sul
comportamento seguito dal f r a t e durante il suo lavoro di compilazione, che
speriamo possano c o n t r i b u i r e a stimolare la ricerca intrapresa già molti anni fa
da Alfonso Zacchi

112
CAPITOLO SESTO

I MANOSCRITTI DEI " F R U T T I DELLA LINGUA"


I manoscritti a me noti che ci trasmettono per intero о parzialmente il
testo dei Frutti della lingua di Domenico Cavalca ( e . 1270-1342) sono ι
seguenti- 1) F - Codice Palatino 83, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze;
2) F 1 - Codice Palatino 86, Biblioteca Nazionale di Firenze, 3) F 2 - Codice
Conventi Soppressi F.3.1372, Biblioteca Nazionale di Firenze; 4) F 3 - Codice
Redi 82, Biblioteca Mediceo-Laurenziana; 5) Ρ - Codice Parmense 973,
Biblioteca Palatina di Parma; 6) R - Codice Corsmiano 4 3 . C . 1 4 , Biblioteca
Corsmiana di Roma; 7) R 1 - Codice Corsmiano 4 3 . A . 13, Biblioteca Corsmiana;
8) Τ - Codice N . V I . 3 , Biblioteca Nazionale di T o n n o .
Nella descrizione dei manoscritti mi sono a t t e n u t o , per quanto possibile,
ai p r i n c i p i generali del metodo recentemente sviluppato all'Università di Nimega
(Olanda) da A l b e r t G r u i j s . Si consultino in proposito - A.J.GEURTS -
A.GRUIJS - J VAN KRIEKEN, Codicographie en Computer, Proeve van een
leidraad voor het beschrijven van handschriften ( P C C - p r o j e c t ) , Nijmegen
1983; A GRUIJS, Le pro/et d'un catalogue de manuscrits à l'aide d'un
ordinateur et les "elements de base" à l'Université de Nimegue, m
M.C.CUTURI (a cura d i ) , // manoscritto. Situaíione catalografica e proposta
di una organizzazione della documentazione e delle informazioni, Roma 1981
( I s t i t u t o centrale per il Catalogo unico delle Biblioteche italiane e per le
informazioni b i b l i o g r a f i c h e . - A t t i del Seminano di Roma 11/12 giugno 1980),

115
pp. 123-140; cfr. anche p p . 58-59, 64-65, e 116-117; A.GRUYS -
P.HOLAGER, A plan for computer assisted codicography of medieval
manuscript, in Quaerendo, XI (1981), n . 2 , p p . 95-127. Si veda anche:
V.JEMOLO - M.MORELLI, Cuida a una descrizione catalografica uniforme del
manoscritto, Roma 1983 (edizione p r o v v i s o r i a ) . Per la denominazione delle
s c r i t t u r e ho p r e f e r i t o seguire l'uso più frequente m I t a l i a . 1 Per le varie
formule adottate si consultino le principali opere alle quali Gruijs si ispira nel
suo metodo sperimentale. In particolare, per la composizione dei quaderni si
veda: N.R KER, Catalogue of Manuscripts containing Anglo-Saxon, Oxford
1957, p p . X X I I - X X I I I ; per la formula delle f i l i g r a n e si vedano: A . G R U I J S ,
L'expertise du papier: possibilités et limites de son application dans la
codicologie. Un exemple, la chronique de Doesburg, in Scriptorium 1979
(Numero special - Les publications de Scriptorium, vol. V i l i ) , Miscellanea
Codicologica F .Masai dicata, tome I I , pp 501-510; J . I R I G O I N , La datation par
les filigranes du papier, m Codicologica, 5, Leiden 1980 (a cura di A.GRUIJS
- J.P.GUMBERT), pp. 9-36, T.GERARDY, Die Beschreibung des ¡η
Manuskripten und Druken vorkommenden Papiers (Codicologica, 5, p p .
37-51). Per la "mise-en-page" si consultino: L.GILISSEN, Un élément
codlcologlque trop peu exploité: la réglure, m Scriptorium, 23 (1969), p p .
150-162; I D . , Prolégomènes à la codicologie. Recherches sur la construction
des cahiers et la mise en page des manuscrits médiévaux, Gand 1977;
D.MUZERELLE, Formule analytique pour la description des réglures des
manuscrits latins (Conférence tenue à la reunion du Comité International de
Paléographie à l'Université de Geneve), 1979 (Non p u b b l i c a t a ) ; L.GILISSEN,
Les réglures des manuscrits. Reflexions sur quelques etudes recentes, m
Scrittura e Civiltà, 5 (1981), p p . 231-251.

1
Ringrazio J . Ruysschaert e A.Petrucci per ι preziosissimi suggerimenti.

116
F - Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale,
Ms. Palatino 83 ( E . 5 . 6 . 3 9 ; Palatino 171).

CAVALCA DOMENICO, Tractato de' Fructi et beni della lingua, italiano,


Toscana, X V m . , omogeneo.

Codice membranaceo, mm. 270 χ 170, di carte 1 + 160 (ce. 1-160) + 1, in folio,
spessore 0 , 2 0 ( e . 2 4 ) . Numerazione moderna regolare a penna con inchiostro
nero nell angolo superiore destro del recto Le carte di guardia sono
bianche. Composizione: (V) 1-16 l ° (sedici q u i n t e r n i ) . Richiami regolari nel
margine i n f e r i o r e , s c r i t t i m posizione verticale sulla linea di d e s t r a . Il
comportamento pelo/carne è regolare, con la parte carne rivolta verso
l'esterno del q u i n t e r n o Mise-en-page: í k , 31 r r ; 19 <109> 48] χ [31 <188>
56] ( c . 9 1 r ) , u r 6,06. Chiaramente visibile la r i g a t u r a , per pagina, con
inchiostro marrone c h i a r o , testo sotto la prima linea.
Scrittura umanistica textuahs ( X V m / m ) , di una sola mano. Correzioni
eseguite dalla medesima mano con inchiostro più chiaro, altre apportate da
mano posteriore. Frequente è la lettera " N " , in rosso, nel margine s i n i s t r o
della c a r t a , per io più m corrispondenza di Exempta. Iniziali m rosso ed m
azzurro (alte m media 3 r i g h i ) , con bei f r e g i , rispettivamente in azzurro per
le lettere rosse ed in rosso per le lettere a z z u r r e . La lettera iniziale " P " di
e. I r , m blu con bei f r e g i in rosso, occupa l'altezza di nove r i g h e ; il disegno
in rosso che completa il f r e g i o prende t u t t a la lunghezza della pagina. I t i t o l i
dei capitoli sono sempre con inchiostro rosso. Note particolari: Nel piatto
anteriore troviamo s c r i t t o a penna con inchiostro nero: "Compito". Con
inchiostro più chiaro, sempre nel piatto anteriore in basso sono indicate le
antiche segnature Nel margine inferiore della c . 7 5 r , con inchiostro assai
sbiadito, e leggibile il numero " 1 2 1 " .
Legatura recente, piuttosto danneggiata, m cartone robusto coperto di seta
color v e r d e chiaro. Sul dorso, senza n e r v a t u r e , in lettere dorate su etichetta
a fondo rosso scuro: "CAVALCA / FRUTTI / DELLA LINGUA / COD. IN
MENBR. / DEL 400". Nella parte inferiore del dorso si t r o v a la segnatura
attuale.
Possessori: A c.160v tracce di s c r i t t u r a quasi totalmente erase (si t r a t t a
probabilmente di note di possesso). Con l'aiuto della lampada di Wood riesco a

117
leggere soltanto: "e di / porch ."; poi, nella riga successiva, di mano
diversa: "fue ... / ...". Più in basso, verso il margine inferiore della
medesima c a r t a , si possono leggere appena, sempre con l'aiuto della lampada a
raggi u l t r a v i o l e t t i , le parole " d i A u g . . . " , che indicano probabilmente un altro
possessore.
Contenuto:
c c . 1 r - 1 6 0 v : Trattato dei Frutti della lingua di Domenico Cavalca.
e.Ir - Incipit: "INCOMINCIA ILTRACTATO DEFRUCTI ET BENI DELLA /
LINGUA PROLAGO. / POI CHE PERLADIVINA GRRATIA / abiamo compiuto el
tractato d(e) peccati / della lingua Resta ora difare come / allultimo della
predecía opera promi/ssi illibro et tractato de f r u c t i et beni / che co(n)
lingua e per lingua si fanno / . . " Segue il Prologo e la Tavola dei capitoli
c . 2 v . "Finita latauola delle rubriche de capitoli / Cheuiene adire oratione et
come si diffinisce. Cap(itolo) ρ (rimo) / DOVENDO adunqueparlare della
oratione . . . " .
cc.160r-160v - Explicit: "Et inquesto sia facto et f i n i t o i l h b r o et / iltractato
del f r u c t o della lingua. Deo gratia(s) Amen / Soli deo honor et gloria /
Explicit liber et t r a c t a t u s f r u c t u u m bonarum l i n g u a r ( u m ) //Editas a fratre
Domin[i]co chavalcha de vico pisano o r d i n i ( s ) / p r e d i c a t o r u m " .

BIBLIOGRAFIA:
PALERMO, F., / Manoscritti Palatini di Firenze, Firenze, 1853, n. 120, p p .
143-144 GENTILE, L., / Codici Palatini della R. Biblioteca Nazionale Centrale
di Firenze, V o i . I, Roma 1885, p. 8 1 ; KAEPPELI, T H . Scriptores Ordìnis
Praedlcatorum Medi! Aevii, v o l . l , Romae 1970, p. 313; L E V A S T I , Α . , Mistici
del Duegento e del Trecento, ρ 1003.

F' - Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale,


Codice Palatino 86 (E.5 8.37 - Palatino 633).

CAVALCA DOMENICO, Disciplina degli Spirituali, Trattato della fraterna


correzione ( i n realta sono ι capitoli 29-31 e 33-35 dei Frutti della lingua);
italiano, X l V e x , omogeneo.

118
Membranaceo, mm. 212 χ 140 ( с . 6 ) , di carte 1 • 96 ( p p . 1-192) • 1 , spessore
0,14 ( с . 1 3 ) . Numerazione regolare antica, per pagine, nell'angolo superiore
esterno. Le carte di guardia sono bianche. Composizione: ( V ) ; 1 - 9 1 0 , 10'
(nove q u i n t e r n i '* un t r i e r n i o ) . Richiami regolari al c e n t r o del margine
inferiore, decorati con semplici f r e g i . Nonostante la regolarità nella
numerazione delle pagine e nella legatura dei fascicoli, il codice è mutilo in
oiù l u o g h i , come si può d e d u r r e dai rimandi che non corrispondono alle parole
della pagina successiva e dal confronto del testo con a l t r i codici. Il
manoscritto è mutilo f r a le p p . 100 e 101 (dal cap. X V I , verso f i n e , della
Disciplina degli spirituali si salta al cap. X I X , verso f i n e , del medesimo
t r a t t a t o ) , f r a le p p . 160 e 161 (da Frutti X X X I , 4 0 si passa a Frutti
XXXI I I , 9 ) , 2 f r a le pagine 180 e 181 (da Frutti ХХХІ ^ Э si salta a Frutti
XXXIV,49) e alla f i n e , dove il testo si interrompe bruscamente in
corrispondenza di Frutti XXXV,45 ( c f r . anche quanto si dice dopo r i g u a r d o al
contenuto). Le ultime carte recano alcuni segni di taglio nel margine
i n f e r i o r e . Regolare il comportamento pelo/carne, con la p a r t e carne rivolta
verso l'esterno dei fascicoli. Mise-en page: í k , 2 9 r r , 10 <89> 38] χ [22 <133>
57] ( p . 2 5 ) , u . r . 4,58; r i g a t u r a ad inchiostro marrone, p e r pagina. Scrittura
Gotica Textualis ( X V i n . ) , di una sola mano, testo sotto il primo r i g o .
Particolarità: il codice reca segni e note dell'Accademia della Crusca. Nella
parte interna del piatto a n t e r i o r e , di mano del Poggiali, 3 si legge la seguente
notazione: " I l t r a t t a t o della Fraterna correzione del Cavalca, che in q ( u e s t ) o
n ( o s t ) r o Codice a(ss)ai pregevole / è mancante, meriterebbe di vedere la
pubblica luce, sia per l'importanza dell'ar/gomento, e per la bontà della
lingua, nel che non cede punto all'altre Opere / di questo purissimo S c r i t t o r e ,
sia ancora per essere t u t t a v i a inedito. / Vedasi ciò che ne dice Monsig.
Botta ri nella prefazione all'Esposizione del Simbolo degli Apostoli Hd(o) /
Cavalca a p a g . 19". O l t r e al Bottari e al Poggiali anche il Gamba scambiò il
Trattato della fraterna correzione per un'opera inedita del Cavalca.*

2
Indico con il numero romano il capitolo dei Frutti della lingua e con il
numero arabo il paragrafo secondo la divisione da me stabilita d u r a n t e la
fase preparatoria per l'edizione.

3
C f r . F.PALERMO, / Manoscritti Palatini c i t . , p. 149.

119
Possessori: A p p a r t e n n e a Pier del Nero, che ha s c r i t t o probabilmente il
numero "100", in o r o , nel margine superiore della p. 1, che potrebbe indicare
la collocazione nella sua biblioteca ! Anche di Pier del Nero sembra la
notazione nel margine i n f e r i o r e della p. 1· "del P.P. Domenico / Caualca da
Vico Pisano / dell'ordine de' p r e d i c a t o r i " , sembra che il medesimo abbia
numerato anche le p a g i n e . 6 Appartenne alla collezione Guadagni, come attesta
il numero "72" in basso a sinistra della p . 1 . Il codice fece parte anche della
collezione del Bottari e del Poggiali '
Decorazione: Rubriche in inchiostro rosso all'inizio di ogni capitolo, iniziali in
rosso, alte t r e r i g h i , con bei fregi m a z z u r r o . Sono in rosso anche le
indicazioni di d i v i s i o n i . Le iniziali dei singoli paragrafi sono m giallo o r o . La
grande iniziale di ρ. 1, alta sette r i g h i , dorata, su fondo rabescato di
azzurro e rosso, con bei f r e g i in azzurro e rosso, è finemente lavorata. Note
marginali m rosso con l'indicazione degli autori che vengono citati nel testo.
L'iniziale di p. 1 , alta 4 r i g h i , e in blu con f r e g i m rosso. A p.5 altra bella
iniziale, alta 4 r i g h i , m rosso con fregi m a z z u r r o . A p. 134 grande iniziale
" D " alta 8 r i g h i , m rosso e blu con bei f r e g i in rosso e b l u . Da p. 7 a p.
33 si leggono qua e la alcune note ad inchiostro rosso nel margine superiore
del r e c t o , che si riferiscono all'argomento t r a t t a t o nella pagina rispettiva
Legatura recente, piatti in cartone robusto rivestito di tela color verde
chiaro. Sul dorso, senza n e r v a t u r e , coperto con la medesima tela v e r d e , su
una etichetta arancione con inchiostro marrone scuro, si legge: "Cavalca /
Disciplina / delli s p i n t , li / T r a t , della / Fraterna / Correzione / C M " cil 300
Ilo 7 9 " . Il t r e del numero 300 e corretto su un 4 da mano posteriore Più m

' Cfr. F . B O N A I N I , Chronica Antiqua Conventus Sanctae Catharinae de Pisis,


in Archivio Storico Italiano, T . V I , P.ll (1845), p p . 512-513, nota 193.

5
C f r . L . G E N T I L E , o . e . , p. 8 1 .

' C f r . L . G E N T I L E , o . e . , p. 8 1 .

7
Si veda quanto scrive m proposito Francesco Bonami: " I l Poggiali, dopo il
Botta r i , ebbe f r a gli a l t r i Codici della sua Collezione, che poi passò nella
Palatina di Firenze, quello membranaceo di N.72 (ora di N.633)"
( F . B O N A I N I , art. cit., p. 512).

120
basso, sempre sul dorso, la segnatura attuale e nella estrema parte i n f e r i o r e
una minuscola etichetta che reca il numero "37". Dimensioni. 222 χ 150 χ 19.
Contenuto:
p p . 1-133 Disciplina degli Spirituali di Domenico Cavalca
p.1 - Incipit: "Jncommcia lo tractato decto Disciplina del/li s p i r i t u a l i . Contra
molti difecti di certi ch(e) paio/no et non sono t e n u t i s p i r i t u a l i Sopra la
infrascripta / epíisto)la de S(an)cít)o Paolo ad galatas capi(tu)lo sexto.
dicendo / SI s p ( i r i t ) u uiuimus .."
p. 5 "de uitio della t e p i d i t à . cioè di q ( u e ) l l i ch(e) sono t e p i d i : Capitolo
primo / Quanto a dio dispiaccia eluitio della t e p i d i / t a
p. 100 "Chi vuole dunque la v i r t ù non fugga la cagione e dovemo sape' che
all'opera della v i r t ù m prima conduce la n a t u r a , poi la ragione et nel terzo
luogo la g r a t i a . V e r b i g r a t i a . Ad sovemre al p o / / * u e r o * " (Il testo
corrisponde al cap X V I , verso f i n e , della Disciplina degli spirituali) *
p. 101 " / / s e ' h uomo spirituale et non ai bisogno di questi c i b i , ma noi siamo
peccatori ...". (Il testo corrisponde al cap. XIX, verso fine, della
Disciplinai.
p. 133 - Explicit: "Fornisce lolibro della disciplina d i s p ( i r i t ) u a l i co(m)posto /
p ( e r ) lo deuoto nligioso f r ( a t ) e Domenico caualca dauico / pisano d e l l o ( r ) d e n e
d e s ( a n ) c ( t ) o Domenico.".
p p . 133-192 Trattato della fraterna correzione di Domenico Cavalca (in realtà
sono ι capitoli XXIX-XXXV dei Frutti).
pp 133-134 - Incipit: "Jncomincia lolibroi(n)titolato de fraterna
co(r)rectio(n)e / co(m)posto p ( e r ) losopradicto f r ( a t ) e Domenico Caualca
elquale tracta i ( n ) c h ( e ) modo e l p ( r e ) l a t o debía r i p ( r e ) n d e ( r e ) lisuoi /
s(u)bditi Come a d n p f r e ) n d e ( r e ) l i s ( u ) b d i t i ce i ( n ) d u c e / / adcio lascnptura
hexemph e le auctonta d(e) s ( a n ) c ( t ) i / Capitolo primo / / DOLIENDO parlare
della f r a t ( e r ) n a c o ( r ) r e p t i o n e alla quale t u c t i t e n u t i siamo.. " .
p. 160. "Et pone q ( u e ) s t a similitu/dme cioè ch(e) se '1 p ( r o ) x i m o auesse una
occulta f e r i t a e / piaga la quale p ( e r ) uergogna n(on) uolesse mostrare
a l m e / / * d i c o * " ( I l testo corrisponde a Frutti XXXI,40)

* Riporto f r a due asterischi (*) il richiamo, che si t r o v a al centro nel margine


i n f e r i o r e della c a r t a .

121
p. 161. " / / n a t o ritorna nel fango e nella puçça di prima " ( I l testo riprende
da Frutti X X X I I 1,9).
p.180. "Per le quale t u c t e parole n(on) si conclude altro sen(on) ch(e) /
luomo s i n g u l a r m ( e n ) t e e abundantem(en)te de p [ i ] a n g e r e / / *ogni*" (il testo
corrisponde a Frutti XXXIV,29).
p.181. " / / l i lor peccati ridendo e sença dolore come se n a ( r ) / r a s s i n o ad altri
nouelle." (il testo corrisponde a Frutti XXXIV,49).
p. 192: "Onde poniamo ch(e) la ecclesia bordine p ( e r ) liniglige(n)ti / ch(e)
almeno una uolta lan(n)o sico(n)fessino et c o m u m c h / / " (il testo corrisponde a
Frutti XXXV,45).
Il codice si interrompe bruscamente a meta della parola

BIBLIOG RAFIA-
F.PALERMO, o . e . , , v o i . I , pp 148-149; L GENTILE, / codici Palatini della
R. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Voi I, Roma 1889, p p . 82-83;
G . B O T T A R I , Proemio alla Esposizione del Simbolo degli Apostoli, Roma,
Ragliarmi, 1763, p. 19, G POGGIALI, Storia de' testi di lingua stampati, che
si citano nel vocabolario degli accademici della Crusca, posseduta da Gaetano
Poggiali, L i v o r n o , Tommaso Masi e С о т р . , 1813, I I , p p . 102-108, 425-427.
F . B O N A I N I , Chronica Antiqua Conventus Sanctae Catharinae de Pisis, in
Archìvio Storico Italiano, T . l , P.ll (1845), p p . 512-513, TH KAEPPELI, o . e . ,
p. 313.

F 2 - Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale,


Ms. Conventi Soppressi F.3.1372.

CAVALCA DOMENICO, Tractato de' Frutti della Lingua. Italiano, Toscana,


X V i n . , omogeneo.

Cartaceo, 3 + 150 (ce.1-150) • 3, mm. 215 χ 240 ( с . 2 7 ) , s p . 0,23. Le guardie


sono recenti e bianche. Numerazione regolare m c i f r e arabe a matita nel
margine i n f e r i o r e s i n i s t r o del recto. La numerazione e posteriore al 1935,

122
poiché il Levasti nota esplicitamente che le carte non erano numerate '
Composizione: ( V I ) ; 1-12 1 2 , 13s (dodici sesterni * un t r i e r m o ) . Richiami
regolari al centro del margine inferiore.
Filigrana: Nel codice sono riconoscibili q u a t t r o t i p i d i v e r s i di f i l i g r a n a .
Indichiamo qui ι riferimenti alle f i g u r e del B r i q u e t 1 0 e le formule r i s p e t t i v e
per ogni tipo 1) da c i a с 12 e da e.24 fino a e.84 la f i l i g r a n a rappresenta
un dragone bipede alato ( " b a s i l i c " ) , molto simile alla f i g u r a n. 2677 del
Briquet ( c f r . C M BRIQUET, o . e . , v o l . 1 , ρ 192); 2 - 4 ( Z ) , [20 • 37 • 30 • 27
+
2N(37) • 2 5 ] , 6; s p . 0,23 ( e . 5 ) , 2) da e.13 a e.24, da e.85 a e.108, e da
с 121 fino a e. 144 abbiamo un altra filigrana assimilabile a quelle del g r u p p o
"quadrupede" ( c f r . C M . B R I Q U E T , o . e . . I l , p p . 643-645) 3 - 5 ( Z ) , [22 +
2N(37) • 28 • 30 + 37 • 2 2 ] , 7; sp. 0,19 ( e . 1 4 4 ) , 3) da e.109 a e.120 è
visibile una f i g u r a simile a quelle del g r u p p o " h u c h e t " ( c f r . C M . B R I Q U E T ,
o . e . , I, p p . 418-426) 2 - 4 ( Z ) , [21 • 37 • 30 • 28 * 2N(37) • 2 4 ] , 6; s p . 0,21
(e. 109); 4) da e. 145 a с 150 abbiamo ancora un altro tipo di f i l i g r a n a , non
chiaramente identificabile. 3 - 5 ( Z ) , [27 • 2N(37) * 27 • 30 * 37 • 2 2 ] , 6, sp.
0,22 (e.145).
Mise-en-page: í k . 3 5 r r , 18 <91> 34] χ [20 <150> 47] (e.31) Ben v i s i b i l i le
righe a piombo. Scrittura semigotica (XlVex - X V m ) , di una sola mano.
Correzione di una lacuna nel testo da parte di mano posteriore con inchiostro
più chiaro (e Π r ) . Note marginali di mano diversa in corrispondenza di
exempta e di nomi di auctoritates. Rubriche m rosso, iniziali in rosso all'inizio
di ogni capitolo (alte 2 о 3 r i g h i ) . A с I r grande iniziale (6 r i g h i ) , in rosso
con f r e g i in b l u . A c . 3 r iniziale "D" di cinque r i g h i , in rosso con f r e g i in
blu Semplice legatura recente (posteriore al 1935, poiché il Levasti parla di
una "legatura in pelle assai logora" 1 1 ) Piatti in cartone robusto coperti con

3
C f r . A . LEVASTI, Mistici del duegento e del trecento, Milano, 1935, p.
1002.

10
Cfr. C M . BRIQUET, Les filigranes. Dictionnaire historique des marques
du papier des leur apparition vers 1282 jusqu'en 1600, Amsterdam 1968 (A
Facsimile of the 1907 Edition with supplementary material c o n t r i b u t e d by a
number of scholars).

11
A . L E V A S T I , o . e . , p. 1002.

123
carta d i colore marrone chiaro Sul dorso ricoperto in pergamena e senza
n e r v a t u r e si legge. "Tractato / de f r u c t i / della lingua". Dimensioni· 278 χ
150 χ 41. Restaurate le prime sette carte nelle smussature createsi per
consunzione agli angoli e nei bordi
Possessori: nel piatto anteriore si trova incollato un frammento di carta antica
con la seguente nota di proprietà "Questo libro e d i f r a t e çanobi procuratore
/ del monasterio dis(an)ta Brigida a l t r i m e ( n ) t i detto / alparadixo dipresso
affirenze". Subito dopo, di mano diversa, un altra parola, cassata e
successivamente abrasa, molto difficilmente leggibile doveva essere il nome di
un a l t r o possessore. Alla carta 150r, m basso, di mano posteriore, sempre
antica, possiamo leggere le seguenti parole scritte con inchiostro rosso
"Questo libro e . . . " . Lo spazio che segue reca segni evidenti di rasura La
carta e talmente raschiata da rendere completamente illeggibile il nome del
possessore anche con l'aiuto della lampada di Wood.
Contenuto: ce 1r-150r· Frutti della lingua, di Domenico Cavalca
c.lr: Incipit: "Jncommcia lotractato d e f r u c t i et debeni della lingua / POi che
p ( e r ) la diurna gratia abbiamo compiu/to lotractato de peccati della lingua /
resta hora di f a r come ad lultimo de/Ila predecta opera promisi lolibro
e l t r / a c t a t o de f r u c t i et de beni che conlmgua et p ( e r ) h n / g u a sifanno". Segue
il Prologo e la tavola dei capitoli (cc.1r-2r)
c.3r: "Che uiene a d i r e oratione e come s i d i f f m i s c e . C.J / DOvendo dunque
mprima delloratione / parlare . . . " .
c.lSOr: explicit: "et in questo sia f i n i t o lolibro eltractato de/lfructo della
lingua. /// E(x)plicit Liber tractatuu(m) et fructuu(m) bono(rum) /
Linguaru(m)".

BIBLIOGRAFIA.
P.M.SOULIER, Inventarium Codicum Manuscriptorum Monasterii
S.S.Annuntiatae de Florentia. in Monumenta Ordinis Servorum Sanctae Mariae.
Τ VI, Bruxelles 1903-1904, ρ 164; A.LEVASTI, o.e., ρ 1002,
T H . K A E P P E L I , o . e . , p. 313.

F' - Firenze, Biblioteca Mediceo-Laurenziana,

124
Codice Redi 82 (54.82).

CAVALCA DOMENICO, Trattato de' Frutti della lingua (Trattato della


confessione); S.BERNARDO, Trattato chiamato Caccia. Italiano, Firenze, 1483,
omogeneo.

+
Cartaceo, 3 • 194 (ce.1-194) 4 c e , in q u a r t o , mm. 232 χ 162 ( с . 2 2 ) , s p .
0,21 mm. ( с . 2 9 ) . Le guardie sono bianche, eccetto la prima. La numerazione
a matita, nell'angolo superiore destro del recto, è regolare f i n o a e. 101, poi
prosegue di dieci m d i e c i , per riprendere regolare da e. 130 sino a e. 140; fra
le ce 140 e 170 soltanto la e.160 porta l'indicazione numerica, da e.170 a e.175
ricompare la numerazione regolare, per interrompersi di nuovo con la e. 176;
riprende poi con la e. 180, si interrompe ancora a с 187, e ricompare a e. 192.
Le ce 187-190 recano nell'estremo angolo superiore destro del recto una
ulteriore numerazione a penna, di mano più antica, m c i f r e arabe da 1 a 4 .
Composizione: ( V ) ; l - U 1 0 , 15-17 1 2 , 1 8 1 0 , 19' (14 q u i n t e r n i , 3 sesterni, 1
qumtermo, 1 quaderno). Richiami regolari in basso nel margine destro del
verso Filigrana: La f i g u r a della filigrana e simile a quelle rappresentate nel
g r u p p o "chapeau" del B r i q u e t . Le carte sono messe in maniera che le linee
verticali della filigrana corrano orizzontalmente rispetto al codice, e I immagine
venga ad intersecare il margine di piegatura dei fascicoli. Formula. 3 - 5 ( Z ) ,
[25 • 2N(35) * 27 * 27 * 2 N ( 3 5 ) ] , 6 Mise-en-page: 2 k , 27rr ( c c . 1 r - 2 v ) , 16
<50> 11 <50> 36] χ [21 <156> 5 3 ] , u . r . 5,7; í k , 27rr ( c c . 3 r - 1 8 6 v ) , 17 <110>
35] χ [20 <158> 5 2 ] , u . r . 5,8, 2k, 26rr (ce. 187r-192v), 16 <50> 11 <50> 36] χ
[21 <156> 5 1 ] , u . r . 6. S c r i t t o sotto il primo r i g o . Rigatura molto leggera a
penna, per pagina; f o r i non v i s i b i l i .
Scrittura umanistica corsiva con elementi di mercantesca (1483) di una sola
mano f i n o a c.186v, del copista Don Antonio monaco di Cestello ( c f r .
C o l o f o n ) . 1 2 Le carte successive, contenenti la "Caccia di S B e r n a r d o " , sono

12
Si può congetturare che il copista sia un monaco molto attivo nel convento,
identificabile forse con quell'Antonio di Domenico B r i l l i che professò
nell'ordine di Cestello nel 1458. Egli fu benefattore e amministratore per la
riedificazione della chiesa e dei chiostri a p a r t i r e dal 1479, e morì forse nel
1506 ( c f r . G.RICHA, Notizie ¡storiche delle chiese fiorentine. Firenze 1754,
p. 307, A LUCHS, Cestello: a Cistercian church of the Florentine

125
s c r i t t e da altra mano. Frequenti indicazioni (nomi, a b b r e v i a t u r e , ecc.) nel
margine esterno delle c a r t e , probabilmente della stessa mano del copista, in
corrispondenza di citazioni о di exempta. Iniziali in rosso ed in azzurro, alte
2 о 3 r i g h i , t i t o l i dei capitoli m rosso. Al centro del margine superiore della
c.14v, di mano t a r d a , m inchiostro rosso scarlatto: " F r u t t i della lingua". A
e . I r iniziale "P" (3 г . ) , in rosso, a с.Зг grande iniziale (6 r ) color marrone,
con bel f r e g i o m a z z u r r o . Qua e la nei margini laterali sono visibili f i g u r e di
mani con l'indice alzato che indicano la presenza di citazioni importanti e di
" a u c t o n t a t e s " nel t e s t o .
Legatura lignea antica rivestita in pelle nera dove sono intarsiati semplici
f r e g i geometrici Nel piatto anteriore, sulla coperta, resti di due fermagli a
t r e c h i o d i , distanti f r a loro mm 98 Sul dorso in pelle color marrone chiaro,
con t r e n e r v a t u r e (campi di mm. 4 8 ) , è impresso in oro. "CAVALCA /
FRUTTI / DELLA LINGUA". In basso, con c i f r e dorate si legge il n. 54, e su
una etichetta è s c r i t t o con inchiostro scuro- "Red 82". Fon di tarlo nei piatti
e nelle prime 67 carte del codice. Dimensioni. 238 χ 164 χ 53. Nel piatto
anteriore si t r o v a incollato uno spezzone di una carta membranacea usata
precedentemente per un altro manoscritto dove si possono ancora leggere, m
c a r a t t e r i gotici rovesciati rispetto al resto del codice, le seguenti parole:
"superbos humiliât / / / miles ρ Ma g n i f i c - / p í t e m e d ( e u ) s OR/a simul et t e r r e /
is supplicatioms / menter exaudí / η nostris concede / . . . v i t / temus
domino".
Colofon: C . 1 8 6 V : "Questo libro e f i n i t o di scnuereadi 22 digennaio / 1483
dimano didonantomo monache decestella / delquale monasterio e detto libro
echilla presto / lolegha adlaude diddio epoi lorendi indetto c i s t e l l o / / " .

Renaissance, New York - London 1977, p. 267). Si veda anche il


documento r i p o r t a t o da Luchs: "fol.189. Don Antonio di Domenico B r i l l i ,
nostro monaco, f u particolare benefattore di Cestello, poiché la chiesa di
detto luogo, per l'antichità minacciando r o v i n a , procuro fossi riedificata.
Ed m questo presente anno 1479 dette principio ad esso, soprastando egli
a detta f a b b r i c a , e ministrando li d a n a r i , che da diversi cittadini nostri
amorevoli impresto et hebbe per tale e f f e t t o . . . " (documento 14, Firenze,
A r c h i v i o di Stato, Compagnie Religiose soppresse C X V I I I (Cisterciensi)
386, n . 3 , in A . L U C H S , o . e . . p.365).

126
Note di possesso: Sulla parte interna del piatto anteriore, in alto al centro
della pergamena incollata alla coperta, si legge: " n . 78 / dell'Innominato
Fran(cesco) R e d i " . A e . I r , nel margine s u p e r i o r e , di mano antica, forse del
copista stesso, la seguente nota di appartenenza: "questo l i b r o e demonaci
dicestello d i f i r e ( n ) ç e " . In alto verso il centro della c.194v altra nota di
possesso: " E x l i b r i s / Michaelis V a n n i n i j " . Nell'angolo superiore sinistro di
e. I r , a matita, il numero " 5 4 " . Nel recto della prima g u a r d i a , a matita, la
segnatura antica ( " C o d . Red.no N. 5 4 . 8 2 " , "4to dietro al pluteo 30") e
subito dopo nella medesima carta la segnatura attuale, con i n c h i o s t r o . Note
d'uso: nel margine i n f e r i o r e di e . I r si legge questa nota: "Fra Domenico
Caualca è l'autore / di q ( u e s ) t o Libro / È uno de' citati dall'Accademia / della
Crusca".
Contenuto: - cc.1ra-186v: Frutti della lingua, di D.Cavalca.
c c . 1 r a - 2 v b : Tavola dei capitoli:
e i r a : "Incominciano i capitoli / i n f r a s c r i p t i del tractato / d e f r u t t i d e l a lingua
/". La numerazione dei t i t o l i nella tavola procede alternativamente per numeri
romani e numeri a r a b i , in maniera i r r e g o l a r e , fino al cap. 31 compreso. Poi
troviamo q u a t t r o t i t o l i senza indicazione numerica.
c . 3 r - incipit: " I n prima chomincia el prolago de' f r u c t i della l i n g u a .
Inchomincia lo t r a t t a t o de f r u t t i della lingua et beni di quella. Poi che per la
divina gratia abbiamo chompiuto lo t r a t t a t o del pungilingua resta ora da f a r e

- c.138v: "Jnchomincia vno t r a t t a t o di confessione con/posto p ( e r ) l l o medesimo


altore cioè f r a t e Domenico / chaualcha f r a t e predicatore, prolagho / / FRa
g l a l t r i grandi f r u c t i . . . " . Segue un Trattato sulla confessione, a t t r i b u i t o al
Cavalca, diviso in 23 capitoli e seguito da 18 exempta. Questo t r a t t a t o era
presentato nella tavola come capitolo trentaduesimo dei Frutti. In realtà si
t r a t t a dei capitoli 32-37 dei Frutti della lingua con v a r i rimaneggiamenti e
trasferimenti di testo. La suddivisione dei 23 capitoli non è regolare: viene
ripetuta per due volte l'indicazione del c a p . V , p u r essendo d i v e r s o il t i t o l o ; l a
numerazione salta poi dal c a p . V I al c a p . V I I I , per continuare regolare f i n o al
c a p . X I I I . Poi, dopo l'inserimento di alcuni exempla (presi qua e là da luoghi
diversi dei Frutti), la numerazione passa direttamente al cap. X V I I I , per
continuare regolare sino al cap. X X I I I . A c.175r termina la suddivisione in
capitoli ed inizia la divisione in 18 esempi: "Dalchuni exempri posti p ( e r )
pruoua delle sopraddettecose / REsta ora allultimo . . . " . Si t r a t t a in realtà del
capitolo X X X V I I dei Frutti.

127
- c.186v - Explicit: " f i n i t o ellibro chiamato f r u t t i della lingua /". Segue il
Colofon ( ν . s o p r a ) .
- cc.187r-192v - Caccia di S.Bernardo.
- с 187r: "Breve t r a t t a t o di S.Bernardo/ Jnchommcia vno / t r a t t a t o disanto
ber/nardo chiamato lachaccia dis(an)c(t)o ber/nardo dierusal(m) et jeroco.
INfra gerusalem / et babilloma nulla / pace ve ma g u e r r a / chontmua ...".
- с 192v: " f i n i t a lachaccia di / santo bernardo cistercie(n)se / / "
- с 193r: In alto a penna di mano diversa: "dila sie Latauola et reghola di
troua re / a quanti di et ore et mjnuti sileuo il sole / mese p ( e r ) mese di
p(er)di./"
- ce. 193v-194r: Tavola solare.

BIBLIOGRAFIA. Inventarlo dei codici Redi (presente alla Biblioteca), n.


54-82. TH KAEPPELI, o . e . , p. 313.

Ρ - Parma, Biblioteca Palatina, Codice Parmense 973,


( H H - l l l - 6 ) , (cat. alf. e.836; inventano η 973).

CAVALCA DOMENICO, Pungillngua; Frutti della lingua.


NICOLAUS PAPA IV, Privilegium super regulam fratrum et sororum tercìl
ordmis sancii Francisa, Italiano e latino, Parma, 1436, omogeneo

Cartaceo, 1 • 137 (ce.1-129; 140-147) • 1 c e ; mm. 303 χ 217 ( с . 1 0 ) , s p .


0,18 mm. (cc. 10,21,86). Numerazione in c i f r e romane con inchiostro rosso
nell'angolo superiore destro del recto, probabilmente della stessa mano del
copista La numerazione è regolare da с 1 f i n o a с 129, ma subisce un salto
improvviso da e. 129 a e. 140, per continuare poi regolare nelle ultime sette
carte. Questo salto è segnalato da una indicazione di mano recente a matita
nel centro del margine superiore della carta numerata con la cifra romana CXL
(in realta с 130).
Composizione: (V - V I I ) ; l - S 1 0 , la e.51 e incollata al quinto q u i n t e r n o , б 1 " ,
7 " , 8 " , 9-11 " , 1 2 ' . Richiami regolari nell'angolo inferiore destro del
verso. Filigrana: Rappresenta un dragone bipede confrontabile con le f i g u r e

128
del gruppo "Basilic" del B r i q u e t ,1 3 e molto simile al η 2647 (1466,
1
P a r m e s a n ) . ' Formula: 1-12; 8-9 (Ζ) [18 • 7N (40) • 1 (57) • 2N (40) • 1 0 ] .
Mise-en-page: 2 k . , 43/44 г г . (cc. 10, 59, 144), 26 <73> 18 <73> 29] χ [22
<
236> 4 2 ] , u . r . 5,5. Rigatura leggera a piombo, testo sopra la prima linea.
Scrittura semigotica d i r i t t a (Easl) (1436), di una sola mano. Il codice è stato
esemplato dal copista Antonio Oddi di Parma (cfr. colofon).1* Nei margini

13
C f r . С M.BRIQUET, o . e . , p p . 190-194.

1,1
Si noti che del g r u p p o italiano di questa diffusissima f i l i g r a n a il B r i q u e t
rileva moltissimi t i p i e riporta il disegno di ben 59 f i g u r e , affermando che
"les f i g u r e s de ce style sont excessivement nombreuses"(C.M. BRIQUET,
o . e . , p. 191).

15
Nel Catalogo manoscritto del Fondo Parmense, in corrispondenza del codice
n.973, si legge: "Antonio Oddi f u Canonico della Cattedrale di Parma".
Del canonico Antonio Oddi e della sua vita operosa nella città di Parma
abbiamo una descrizione particolareggiata di Sforza Degli Oddi di Laviano:
"Fu buon letterato ed ottimo calligrafo dilettante. Di questa sua a t t i v i t à
esercitata liberamente ci rimane il codice "De f r u t t i della lingua" di Fra
Cavalca, t r a s c r i t t o e decorato nel 1436 con grande precisione e nitidezza.
Per un certo tempo f u canonico del Duomo di Parma, ma poi preferì essere
nominato parroco della chiesa cittadina della SS. T r i n i t à che era la
parrocchia della famiglia D.O. -come detto precedentemente- e dove trovasi
la cappella, considerata di famiglia, dedicata a S . C r i s t o f o r o , attualmente
adibita a sagrestia. Rimase m tale incarico per v a r i anni a amministrò, m
qualità di Rettore della chiesa, la fondazione di cui ho scritto
precedentemente a proposito di Pietro. Ebbe v a n e iniziative e per questo
era molto conosciuto e stimato nella città di Parma Da segnalare la
costruzione di una cappella, a sue spese, dedicata a S.Agostino nella
chiesa del S. Sepolcro; chiesa nella quale, per suo esplicito desiderio, fu
tumulato dopo la sua morte. Nella chiesa della SS. T r i n i t à rimase per molto
tempo una iscrizione in latino, su marmo, che testualmente diceva:
"MCCCCLI hanc sacnstiam f u i t fieri Antonius de Oddis rector et patronus
beneficii illorum de Oddis m propria ecclesia sub vocabulo S . C n s t o p h o n s " .
Il suo lungo testamento (notaio Filippo C e r n i t o r i ) reca la data del 19

129
laterali si t r o v a talvolta la parola 'esemplo" o "exemplo", in corrispondenza
dell'inizio degli aneddoti, della medesima mano Sono in rosso t u t t i ι titoli dei
capitoli, e nella parte finale contenente il testo latino sono in rosso anche gli
inizi di t u t t e le singole p a r t i ( p r e g h i e r e , ecc ) . l n rosso sono p u r e le lettere
iniziali di ogni capitolo, alte in genere t r e r i g h i (da un minimo di 2 ad un
massimo di 4) La grande iniziale ' I " (10 r r ) di с I r a e le iniziali di с Iva
( 4 r r ) e di с 57vb ( 5 r r ) , in corrispondenza del prologo dei Frutti, sono pure
in rosso e recano un semplice disegno geometrico
Legatura recente, piatti in solido cartone ricoperto di carta color marrone
chiaro, dorso in pergamena marrone scuro senza n e r v a t u r e , con semplici f r e g i
m oro Sul dorso e impresso a caratteri dorati il titolo "CAVALCA /
PUNGILINGUA / NICOLAUS / PRIVILEGIUM / M S CHART / SEC XV" In
basso sul dorso etichetta con la segnatura attuale La legatura versa in
cattivo stato, e la coperta e staccata dal corpo nella parte anteriore e nel
dorso Sono p u r e staccate la prima guardia anteriore e le ce 1 , 2 , 9, 52,
6 1 , 62.

ottobre 1465 e trovasi nell archivio dei canonici di S Sepolcro e copia anche
nell archivio di Stato di Parma" (S DEGLI ODDI DI LAVIANO, Cenni
storici della famiglia Degli Oddi (De Oddombus), Patrizia di Perugia -
Ferrara - Padova - Parma - Albenga, Parma 1977 2 )
La cappella degli Oddi nella chiesa del S Sepolcro in Parma e la
settima a sinistra dell'altare maggiore Qui possiamo ancor oggi vedere la
ben conservata pietra tombale, ordinata nel 1465 dal canonico Antonio Oddi
allo scultore veronese Alberto Tajapreda In una lapide al di sopra della
lastra tombale leggiamo questa iscrizione "mcdlxv v(enerabilis) d(ominus)
Antonius / de odis, civis et majons ec/cl(es)ie parm(ensis) canomeus
h a ( n ) c ca/pella(m) expensis suis a f u ( n ) d a m / e n t i s e x t r u c t a ( m ) , et
preciosis / orname(n)tis decoratam, domino / deo, atque g e n i t r i c i sue
v i r g i m / mane et aurelio divo augu/stmo d e d i c a v i t , atque i ( n ) ea pro / se
et canonicis r e g u l a n b u s / huius ecclesie sepulcrum e(ss)e voluit /
ANT(ONIUS) OD(DI) " ( C f r A MAGGIALI, Chiesa del S.Sepolcro In
Parma, Parma 1977, pp 48-49) Ringrazio il Rev mo Don Maggiali di Parma
per l'aiuto che ha voluto cortesemente prestarmi nella ricerca di queste
notizie biografiche

130
Colofon: c.CXLVIIva ( m realta с . Ш а ) : "MCCCCXXXVJ de mense J u l i j die
VJ to / s c r i p t u ( m ) f u i t hoc op(us) p ( e r ) Antomum de / oddis. Ad instanciam
Jacobi de M o ( n ) t a l i " .
Possessori: Nel manoscritto non troviamo alcuna nota di possesso. Sappiamo
che il codice f u donato alla Biblioteca Palatina di Parma nel XIX secolo da
Tommaso Gasparotti, Conservatore d e l l ' A r c h i v i o di Stato d i P a r m a . 1 '
Contenuto: ce. I r a - L V I I v a : Pungilingua, di Domenico Cavalca
e i r a , incipit: "De quelle cose le qualle ne mduseno a b e ( n ) / g u a r d a r e la
lingua e mostrane la grave/ça deli suoi pecati generalmente. / / / Trovamo che
dodeci cose e considera/tione einducono a bem g u a r d a / r e la lingua. Ella
p(ri)ma si e con/siderare che dio singularmente / onoro lomo dandoli la lingua
per parlare la / quale cossa a niuna altra creatura c o n / c e d e t e . . . " .
c . L V I I v a - explicit: " n o ( n ) mi extendo qui più altro d i r n e / máximamente
perche intendo tosto / f a r e vno altro tractato de f r u t t i della / bona lingua
doue più pienamento / mo(n)straremo che grande pecato e q ( u e ) s t o / f r u t t o e
no(n) fare e tacere indiscretame(n)te / preghamo adoncha dio che ne dia
gra/cia de si lalmgua guardare che co(n) essa / siamo sempre d i g n i i ( n )
eterno com li s a ( n c ) t i / angeli luy lodare e r i ( n ) g r a t i a r e . / Deo g r a t i a s .
c c . L V I I v b - C X L I I I I v a - Frutti della lingua, di Domenico Cavalca.
c . L V I I v b - incipit: "Prologho / POi che per la diurna gratia abia/mo compiuto
lo t r a t t a t o de pe/cati de la lingua. Resta hora a / f a r e . . " . Segue il Prologo e
la tavola dei capitoli.
c.LVIIIva: "Che vene adire oratione e corno / se diffimsse / Avendo doncha
in p(ri)ma delora/tione p a r l a r e , vediamo i ( n ) p(rim)a / che cosa e oratione
Ecome se d i f f m i s s e " .
с C X L I I I I v a - explicit: "Et i ( n ) / questo sia f i n i t o lo libro el t r a t t o del f r u t t o
delà lingua / / / Deo Gratias. A m e n . " .

c e . C X L I I I I v a - C X L V I v b : Privilegium, di Papa Niccolò I V .


e . C X L I I I I v a - incipit: " J n c i p i t p r i u i l e g i u ( m ) d(omi)ni nicolay pape / q u a r t i
s u p ( e r ) regula f r a t r u ( m ) et soro(rum) t e r c i j / ordinis sancti francisci ///
NICOLAUS Ep(iscop)us seruus / ( s e r ) u o ( r u m ) dei Dilectis f r ( a t r ) i b ( u s ) et
dilec/tis in ( C h r i s t ) o f i l i a b ( u s ) et s o r o n b u s . . . " .

l
' C f r . A.PEZZANA, Osservazioni concernenti alla lìngua italiana ed a' suoi
vocabolari, Parma, 1823, ρ 93.

131
c.CXLVIvb - explicit: "Si / quis aut(em) hoc a t t e ( m ) / p t a r e p(re)su(m)pserit
inclig(n)a/tio(n)e(m) dei o(mn)ipotentis et b(ea)tor(um) pétri et pauli /
ap(osto)lor(um) ei(s) se nouit i(n)cursor(um). Datu(m) Reate / XV hall
septe(m)br(is). Pontificat(us) nostri / anno s e c u ( n ) d o . Deo Gratias. A m e n . / "
c.CXLVIvb: Preuillegiu(m) d(omi)ni Cleme[n)tis pappe VJ(t'i). / Clemens
Ep(iscopu)s (ser)uus (ser)uorum dei / Dilectis m (Christ)o filijs
Vmversis. .".
c.CXLVH - explicit: "...qu(e) regula semel m mense l e g i t ( u r ) i ( n ) eor(um)
(con)ue(n)tu (con)g(re)gato.
Seguono varie preghiere m latino (Benedictie vestium. Veni Creator, e c c . ) .

BIBLIOGRAFIA:
Catalogo Manoscritto del Fondo Parmense (presente alla Biblioteca Palatina di
Parma), cod. 973; A.PEZZANA, Osservazioni concernenti alla lingua italiana
ed a' suoi vocabolari, Parma 1823, p. 93; S DEGLI ODDI DI LAVIAMO, Селш'
storici della famiglia Degli Oddi (De Oddonibus]. Patrizia di Perugia - Ferrara
- Padova - Parma - Albenga, Parma 1977 2 , p.65; TH.KAEPPELI, o . e . , p.
314.

R - Roma, Biblioteca Corsmiana,


Codice 43.C.14 (Corsmiano 655).

CAVALCA DOMENICO, De' I Frutti della lingua. Italiano, Toscana (Pisa?),


X V e x . , omogeneo.

Cartaceo, 2 • 139 (ce.1-139) • 2, mm 278 χ 200 ( с . 1 3 ) , sp. 0 , 1 7 - 0 , 2 1 ,


tagliato ai t r e lati. Le carte hanno una duplice numerazione; una nell'estremo
angolo superiore destro del recto, racchiusa alternativamente in circoli о m
q u a d r a t i , l'altra si t r o v a immediatamente sopra la colonna di destra del recto.
Spesso la prima numerazione rimane visibile soltanto per meta a causa del
taglio delle carte. Ambedue le numerazioni, di mano antica, sono regolari.

132
Composizione: ( V ) ; 1-2 1 0 , 3 ' , 4 - 5 1 0 , 6 ' , 7 - 1 4 1 0 , +3cc Richiami regolari al
centro del margine i n f e r i o r e del verso. Filigrana: Nel codice si possono
rilevare t r e t i p i di f i l i g r a n a , che rappresentano un'ancora, un fiore ed una
mano, assimilabili alle f i g u r e dei rispettivi g r u p p i "ancre dans un c e r c l e " ,
" f l e u r " e "main" del B r i q u e t . 1 7 L'immagine della mano è molto simile al n.
10637 (Lucca 1467) Da c i a e. 18 compare soltanto il primo t i p o (ancora), da
e. 18 fino a с 66 abbiamo alternativamente, senza un o r d i n e preciso, sia
l'ancora che il f i o r e , da e.97 a с 106 troviamo insieme f i o r e e mano, mentre
nelle ultime c a r t e , da e. 107 alla fine, abbiamo solamente la f i g u r a della mano.
Ecco qui di seguito le formule relative ai d i v e r s i t i p i di f i l i g r a n a · 1) 9 - 1 1 ( Z ) ;
[8 • 2N(34) • 27 '27 + 2N(34) • 27 • 5N(34) • 9 ] , 6 ( " a n c r e " ) , 2) 3 - 5 ( Z ) ;
[18 • 2N(35) • 27 • 27 * 7N(35) • 1 5 ] , 8 ( " f l e u r " ) , 3) 3 - 5 ( Z ) ; [3N(30) • 27 •
25 • 30 • 27 • 5N(35) • 2 2 ] , 7 ("mam").
Mise-en-page: 2 k , 27 г г . ( с . 4 ) , 24 <56> 15 <59> 43] χ [22 <182> 7 1 ] . Righe
tratteggiate a secco da una sola parte della carta (colo), f o n non v i s i b i l i ,
u . r . 6 , 7 ; s c r i t t o sopra la prima riga. Scrittura umanistica corsiva d i r i t t a
( X V e x ) , di una sola mano. Iniziali in rosso e azzurro con bei f r e g i . A e . I r
grande iniziale in rosso (alta 12 г г . ) , con belle f i g u r e foliate di colore
azzurro. Le iniziali in corrispondenza dell'inizio dei capitoli sono in rosso о in
b l u , con semplici f r e g i rispettivamente m blu ed in rosso (altezza da 2 a 4
righi).
Legatura m cartone robusto coperta in pelle color marrone s c u r o . Prima delle
guardie anteriori e dopo quelle posteriori si t r o v a una carta molto leggera
colorata in rosso che r i p r e n d e la corrispondente incollata sui p i a t t i . Dorso in
pelle con bei f r e g i d o r a t i rappresentanti la f i g u r a di un g i g l i o ; sei n e r v a t u r e ,
campi di mm 36. Dimensioni 288 χ 250 χ 35 In alto sul dorso, m oro su
fondo nero, si t r o v a il numero 655 che indica la segnatura antica della
Corsimana Più in basso, sempre in caratteri d o r a t i : "CHAVALC / MSS".
Note di possesso: A c.139vb, nella colonna di d e s t r a , di mano diversa da
quella del copista e da quella che ha aggiunto il breve testo latino dopo
('explicit (efr dopo, contenuto del m s . ) , si legge con qualche d i f f i c o l t à :
"Domino Giouannj T a n a / ( g l j ) InFirenze". Nel margine superiore della e. I r ,
verso il centro, quasi illeggibile perche abrasa, cassata e r i s c r i t t a poi con

17
C f r С M. BRIQUET, o.e., vol I, pp.40-44 (ancre dans un c e r c l e ) , pp.
362-379 ( f l e u r ) e vol.11, p.550 (mam).

133
inchiostro n e r o , una probabile nota di possesso - "Alla . . accademia".
Л/ote particolari: Sul recto della seconda carta di g u a r d i a , dopo la segnatura
antica, si può leggere, di mano moderna: "De' ι / F r u t t i della lingua / T r a t t a t o
/ Del P. Fr. Domenico Caualca / Pisano / Dell'Ordine de' PP Predicatori //
Mss. di Carte 139". In alto sulla medesima c a r t a , verso d e s t r a , è indicato il
numero romano " I I " , con inchiostro rosso. Nel verso della seconda carta di
guardia si t r o v a la seguente annotazione: "Nota che su questo Codice è fatta
l'edizione di Roma / del 1754". Si c o n f r o n t i , in proposito, l'introduzione di
Giovanni Bottari ali edizione dei Frutti della lingua, dove egli fa riferimento
d i r e t t o a questo manoscritto corsimano. 1 * Nel margine superiore, verso il
c e n t r o , della c.138v, la nota: "Zontha alota". L angolo inferiore esterno
della seconda guardia è stato asportato per s t r a p p o , molto vicino allo strappo
si può leggere l'indicazione: " X I I . v o i . 13". Quasi la metà della с 1 è
mancante, poiché ' e stato asportato l'angolo inferiore i n t e r n o , è finemente
restaurata con l'aggiunta di uno spezzone di carta bianca antica, nel quale si
intravede un frammento di filigrana molto simile a quelle del g r u p p o "homme"
( c f r . C M . B R I Q U E T , o . e . , pp 411-412), campi normali di mm 27.
Contenuto: ce. 1ra-139rb: Frutti dello lingua di Domenico Cavalca.
e i r a - Incipit: "Poi che / per la / diurna / gratia / abbia/mo compiuto / il
t r a t t a t o delli / pechati della / lingua . . " . Segue il Prologo e la Tavola dei
capitoli. Nella tavola sono riportati soltanto ι t i t o l i dei primi ventisette
capitoli.

c . 2 r b : "Douendo dunqua impn/ma delloratione parlare . . . " . Segue il t r a t t a t o


dei Frutti della lingua, diviso in 37 c a p i t o l i ; il capitolo XXXI viene però
completamente omesso senza alcuna indicazione. Sono omessi pure t u t t i ι t i t o l i
prima dei r i s p e t t i v i capitoli.
с.ІЗЭг. Explicit: "Et inquesto sia f i n i t o lolibro / et ((trattato dell) f r u t t i della
Im/gua- Amen. Telos. // Quifornisce i l t r a c t a t o e i l l i b r o / d e l l i f r u c t i d e l l a
lingua ilquale / compuose et senpse v u l g h a r m e n / t e : Frate domeniche chaualcha
/ dellordmedisan Domeniche et / fu pisano diquelli del M o s c h a " . 1 5 A c.139v,

11
Cfr. D.CAVALCA, Frutti della lingua, Roma 1754, Introduzione (senza
numerazione delle p a g i n e ) . Il Bottan segue sostanzialmente questo codice
per il testo della sua edizione.

" A proposito di quest'ultima annotazione si confrontcG. BOTTARI,

134
in alto, nella colonna di s i n i s t r a , di mano diversa da quella del copista, si
legge: "Deus i n a r u t o n u m / meu(m) mmtende / Domine adiaiuu/anum me festina
g / r o n a patrj et f i l i o / et s p i n t u i santo".

BIBLIOGRAFIA:
Inventario dei Manoscritti Corsiniani, I, e.82 (ms. presente alla biblioteca);
Catalogo per autori dei Mss. Corsiniani, Parte I I , e. 196 (copia xerografica del
Cat. Ms. presente alla Biblioteca); G . B O T T A R I , Introduzione ai Frutti della
lingua, Roma 1754, p . ; I D . , Prefazione alla Medicina del cuore ovvero Trattato
della Pazienza, Roma 1756, p p . V I I I - I X ; C . N A S E L L I , Domenico Cavalca, Città
di Castello 1926, p p . 7-8; T H . K A E P P E L I , Scriptores..., cit., p.314.

R 1 - Roma, Biblioteca Corsmiana,


Codice 43.A. 13 (Corsimano 1817).

CAVALCA DOMENICO, ß r e v e sermone (in realtà sono alcuni capitoli i n t e r i dei


Frutti della lingua e della Disciplina degli Spirituali). Orazioni in latino e
raccolte in volgare. Italiano e latino, XV s e c , (Toscana?), omogeneo.

Cartaceo, 1 + 41 (ce. 1-17, 17bis, 18-40) • 1 , mm. 148 x73 ( e . 5 ) , carte


tagliate nei t r e l a t i , alcune molto consunte di modo che si determinano
variazioni nelle misure. Sp. 0,11 mm. ( с . 4 ) . Numerazione m c i f r e arabe con
inchiostro nero nell'angolo superiore destro del recto. La numerazione è
regolare fino a e. 17; il numero di c.17bis è stato s c r i t t o con inchiostro rosso
scarlatto da mano p o s t e r i o r e ; la numerazione r i p r e n d e poi regolare da e. 18 (in
realtà e. 19) fino a e.39 (in realtà e.40); la cifra araba 39 è scritta p u r e con
inchiostro rosso scarlatto dalla medesima mano della c.17bis. L'ultima carta e
la guardia posteriore sono bianche.
Composizione: ( V ) ; 1-31с, 4 1 2 . ( t r e q u i n t e r n i * un s e s t e r n i o ) . Fra le ce.27
e 28, nel terzo q u i n t e r n o , è stata asportata una carta per taglio con le
f o r b i c i . Nel manoscritto ci sono soltanto due richiami, di mano diversa da

Introduzione alla Medicina del cuore ovvero Trattato della Pazienza, Roma
1756, p p . V I I I - I X ; C . N A S E L L I , o.e., p p . 7-8.

135
quella del copista, uno a e. 10 in posizione verticale nell'angolo inferiore
d e s t r o , l'altro a e.20 (che reca il numero 19) in posizione orizzontale
nell'angolo inferiore d e s t r o . Filigrana: Sono v i s i b i l i soltanto le linee v e r t i c a l i ,
con campi regolari di mm. 35. Mise-en-page: í k . , 31 r r ( e . 2 ) , 9 <52> 11] χ
[12 <97> 3 8 ] . S c r i t t o sopra la prima r i g a , linee ad inchiostro marrone leggero,
f o r i non v i s i b i l i , u . r . 3 , 1 .
Scrittura: Umanistica corsiva - Gotica Kasl (XV i n . ) , due mani. Rubriche in
rosso all'inizio dei capitoli, e, nell ultima p a r t e del codice, all'inizio di ogni
preghiera e d i ogni ricetta m volgare. Semplici iniziali (alte in media 3 r i g h i )
¡n azzurro f i n o a с 16v, in rosso da c.17r fino al termine. Nel margine
s i n i s t r o della c.4v si t r o v a il segno "Ex" in corrispondenza di un exemplum.
Legatura m cartone solido coperto di pergamena chiara, la quale ricopre anche
il d o r s o , con 4 n e r v a t u r e a campi i r r e g o l a r i . Nel recto della guardia
anteriore è indicata m alto al centro l'antica segnatura della Corsimana, e più
in basso, di mano t a r d a , si legge il f r o n t e s p i z i o : " B r e v e sermone / t r a t t o del
libro / Frutti della Lingua / Composto/ da / f r . Domenico Cavalca / d e l l ' O r d .
de' P r e d i o . / -Seguitano- Alquanti Essempli della v i r t ù / della Correctione li
quali / racconta / S Cesareo. / m.s. di C a r t . 39" La parola "Correctione" e
c o r r e t t a a matita da altra mano m " c o n t n c t i o n e " ( c f r . titolo del capitolo a
c.16v che ha appunto "contrictione" e la nota d e l l ' I n v e n t a n o . " . . . seguono
(da c.17r a c.27r) 'Alquanti exempli della v i r t ù della contnctione' (e non,
come nel f r o n t e s p i z i o , correzione) li quali raconta S Cesareo" (Inventano dei
Manoscritti Corsinìani, I I , e.262).
Contenuto: - c c . 1 r - 7 r : Capitolo XXX dei Frutti della lingua.
e. I r - incipit: "Questo e uno brieve sermone dellibro de f r u c t i della lingua el
qua/le einsegna a corregere gli altrui difecti / e che modo dobbiamo t e n e r e / .
ORa seguita di uedere del modo / che dobbiamo tenere i ( n ) corregie(re) . . " .
c . 7 r : " . . . basti qui quel poco che d e / c t o ne i ( n ) bneue p ( e r ) mostrare
q(ue)llo chel/la correptione si de fare con dolcezza et sanza
i(n)degnatione//".
- c c . 7 v - 1 3 v : Capitolo X X X I I dei Frutti.
c . 7 v : "Seguita hora diuedere el t ( e r ) t i o f r u / c t o della lingua cioè della
(con)fessi/one del peccato p ( e r ) lo quale faccia/no f r u c t o p ( e r ) rispecto di
noi. . . " .
с . І З : " . . . et q ( u e ) s t o poco detto sia ( c o n ) t r a l a d i s p ( e r ) a t i o n e " .
- c c . 1 4 r - 1 6 v : Capitolo X della Disciplina degli Spirituali di Domenico Cavalca.

136
c.14r "Questo sie uno brieue sermone tracto del/la disciplina s p ( i r i ) t u a l e il
quale cinseg(na) / r i p ( r e ) n d e r e lidifecti a l t r u i cioè che non / siamo crudeli
( c o n ) t r a d i q ( u e ) l l i . / L o q ( u i ) n t o uitio il quale si toccha et r i p ( r e ) n d e / . . . " .
c.16v: " . . . et c(on) g r a ( n ) d e humilta fare / orando semp(re) et p ( r e ) g a n d o
idio c h e c c i n d i r i z z i " .
- c c . l G v - 26r Esempi di S.Cesario (in realtà è il capitolo trentasettesimo dei
Frutti della lingua).
- cc.16v-17r: "Seguitano alquanti exempli della U ( t i l i t ) a / della c o ( n ) t r i c t i o n e
li quali raconta san / Cesareo. / / Resta hora alulti(m)o d i ( q ( u e ) s t o tractato
del f r u c t o / della (con)fessio(n)e p o ( r ) r e escriue(re) c e ( r ) t i exe(m)pli p ( e r )
li / q ( u a ) l i s i p ( r o ) u i et m o ( n ) s t r i la necessita etla utilità della ( c o n ) t ( r i c ) t i o n e
della ( c o n ) f e s s i o ( n ) e . . "
- c . 2 6 r : " . . . E t il p ( r e ) t e s i n t o m o colco(r)po di ( C h r i s t ) o / a d n e t o . Sich(e)
q ( u e ) s t o mi(ser)o i l q ( u a ) l e aueua f o ( r ) s e alle corti / spesso ap(p)ellato
indapno altrui appello ora i ( n ) d a p n o s u o / / " .
cc.26v-27r: Exempta del corsaro Dionide di f r o n t e ad Alessandro imperatore
( F r u i t / X X X , 14-18) e di Natmo filosofo (Frutti X X X , 19-21). Questi medesimi
exempta erano r i p o r t a t i anche nel corpo del capitolo trentesimo ( c f r . ce.
114Г-114 , 114v-115r), e vengono qui r i p e t u t i .
- c.26v. "A q ( u e ) s t o fa multo lo exe(m)plo il q ( u a ) l e pone s ( a n ) c ( t ) o
a u g ( u s t i n ) o / nellibro d ( e ) emítate d ( e ) i . Et dice ch(e) allexa(n)dro
i n p ( e r ) a / d o r e fece pilghare uno ladrone dimare . . . " .
c . 2 7 r : " . . . / ançi e peggio ne sono lodati del male, q(uia) l a u d a t ( u r ) /
pecc(at)or i ( n ) d e s i d ( e ) r i j s a ( n ) i ( m ) e sue et i n i q ( u u s ) b(e)n(e)dicit(ur).
A(men)".
- c.27v bianca.
- cc.28r-28v: orazioni in volgare.
- cc.29r-29v: exemplum di San Gregorio.
c.29r: "Exe(m)plo che narra s ( a n ) c ( t ) o g ( r e ) g o n o nelle soe humilie / / Voglio
n a ( r ) r a r e uno miracolo . . . "
c.29v. " . . . i l q ( u a ) l e p o ( r ) t a u a colui dachi egli era p o ( r ) t a t o " .
- c c . 3 0 r - 3 2 r : orazioni m latino.
- c c . 3 2 r - 3 9 r : raccolte in volgare e in latino (si t r a t t a per lo più di ricette,
come, ad esempio, per fare il cinabro, per aumentare la memoria, per fare il
sapone, e c c . ) .
c.34r bianca.

137
BIBLIOGRAFIA:
Inventario dei Manoscritti Corsmiani, II, с 262, (ms presente alla
Biblioteca); TH KAEPPELI, o.e.. ρ 314.

Τ - T o r m o , Biblioteca Nazionale, Codice N VI 3,


(Bencim F.1.14, Pasini 107; Peyron, i t . 278, Sorbelli 1780).

CAVALCA DOMENICO, Pungilingua, Frutti della lingua. Italiano, XlVex,


omogeneo, mutilo

Il manoscritto, r i t e n u t o f i n o a poco tempo fa completamente d i s t r u t t o


dall'incendio di T o r i n o del 1904, e stato recentemente restaurato nel Monastero
di Novalesa. Si e adottato il sistema di incastonare le carte membranacee in un
cartoncino leggero, in modo che siano leggibili ai due lati le carte ancora
congiunte f r a loro sono collocate verticalmente due per due, mentre le poche
carte staccate dalla loro corrispondente del fascicolo sono inserite una per una
orizzontalmente nel cartoncino moderno. Come attesta la nota su di un foglio
volante unito al manoscritto, scritta a T o r i n o in data 17/4/1982, le carte,
"attualmente senza numerazione о con numeri di dubbia l e t t u r a , sono state
o r d i n a t e , dopo il r e s t a u r o , sulla base dell ediz. curata da G Bottari (Milano,
G . S i l v e s t r i , 1837)"
Membranaceo, 230 (ce.2-231), mm. ca. 163 χ ca 120 (с 4 6 ) , sp 0,32 ( с . 7 ) ,
0,29 ( с . 11) (la misurazione con il micrometro è resa assai problematica dal
cattivo stato di conservazione delle c a r t e ) . Composizione: il codice era
composto di q u i n t e r n i , come si può d e d u r r e dai richiami ancora v i s i b i l i . La
numerazione a matita eseguita in occasione del restauro si trova sia nell'angolo
superiore che in quello inferiore dei cartoncini dalla parte del recto di ogni
c a r t a . Dalla e. 12 in poi e solo nell'angolo s u p e r i o r e , talvolta f r a parentesi
quadre. Tale numerazione e stata ricostruita in base alla presunta
composizione dei fascicoli, e corrisponde sempre alla numerazione antica, a
penna con inchiostro nero, ancora visibile in molte carte del codice
nell'estremo angolo superiore destro del recto I cartoncini che sono s e r v i t i
per accogliere le carte membranacee misurano mm. 261 χ 214. In
corrispondenza dei pochi richiami ancora v i s i b i l i , sono stati inseriti cartoncini

138
più pesanti di colore rosso chiaro. La posizione di carne/pelo sembra
regolare, con la parte pelo rivolta verso l'esterno. Mise-en-page: í k ; 36 r r .
( c . W O r ) ; 13 <90> 27] χ [12 <134> 2 4 ] , u r. 3 , 7 . Visibile la r i g a t u r a ad
inchiostro scuro; s c r i t t o sopra il primo rigo.
Scrittura semigotica ( X l V e x ) di una sola mano. Alcuni segni a forma di "X"
nei margini, a matita, di mano più tarda in corrispondenza degli exempta.
Iniziali in rosso e blu in corrispondenza dei titoli dei capitoli L'inchiostro
rosso scarlatto usato per t r a s c r i v e r e ι t i t o l i ha retto anche ai danni
dell'incendio, spesso è leggibile soltanto il titolo del capitolo, mentre il testo
scritto m nero e totalmente scomparso (si veda ad es. la с 76v, con il titolo
del cap. XXI II del Pungilingua) Alcune iniziali g r a n d i non sono state eseguite,
nonostante che sia stato lasciato il posto sufficiente per il disegno; cosi ad
esempio, a c . 9 9 r , ali inizio dei Frutti della lingua, rimane vuoto lo spazio alto
sei r i g h i riservato all'iniziale " P " ; cosi anche a c.lOOr, ed m a l t r i luoghi.
Le carte membranacee, ora incastonate in cartoncini leggeri separati f r a loro,
sono racchiuse in una scatola di cartone robusto fermata con due nastri di
cuoio. Dimensioni della scatola esterna: mm. 266 χ 210 x80. Il restauro è
stato terminato negli ultimi mesi del 1981, nell'Abbazia di Novalesa, come
gentilmente mi informa il Direttore della Biblioteca Nazionale. Nella parte
interna della custodia si trova una etichetta dove si legge: "Monasteri
Novalici - Restauro del l i b r o " .
Contenuto: allo stato attuale di conservazione il codice è acefalo e mutilo in
f i n e . È andata perduta la prima carta.
- c c . 2 r - 9 8 v : Pungilingua, di Domenico Cavalca.
c . 2 r : "immonda di peccato piglia il c o r p [ o d i ] ( C h r i s t ) o . Vnda pe(ro) dice /
Sancto augustino che molto p e [ g g i o r ] [p]eccato fanno quillt li / quali mettono
lo corpo dt (Christ)© [ n e ] loro [membri] e corpi / peccatori ch(e) q u i l l i
c h ( e ) l misero in c r o c e " . ( I l testo corrisponde al cap. I del Pungilingua,
verso i n i z i o ) . Segue poi il Pungilingua, diviso in 32 capitoli (si noti che nella
edizione Botta π sono soltanto 30 capitoli).
- с. 98v : explicit : "Ma p ( e r ) c h ( e ) in alcuno modo / disopra e ripreso il n o ( n )
predicare n o ( n ) me extendo qui più / altro d i r n e maximame(n)te p ( e r ) c h ( e )
intendo tosto fare uno / altro tractato de f r u c t i de la bona lingua doue più
pie/namente mostraremo eh (e) grande peccato e questo f r u / c t o no(n) fare о
tacere indiscretamente. Pregamo adon/cha dio che ne dia gratia de si la
lingua guardare ch(e) chon / essa siamo sempre d i g m in eterno [con ι sancti]
angeli / [ l u i laudare et r m g r a t i a r e m sécula seculorum] Ame(n) / / .

139
- сс.99г-230 · Frutti della lingua di Domenico Cavalca.
- c.99r "Jncomencia lo p r o l [ o ] g o del Secondo t r a c t a t o de la lingua / [P]oi
che p ( e r ) la diurna gratia habiamo c o ( m ) / p i u t o lo t r a c t a t o de li peccati de la
lingua / Resta ora a f a r e corno a lultimo de la p r e / d i c t a o p [ e ] r a promissi lo
libro e lo tractato / de li f r u [ c ] t i e [de beni] che cu(m) la lingua se f a n ( n ) o
/ . Segue il Prologo e la Tavola dei capitoli.
- c.lOOr: "che uene a d i r e oratione e corno se d i f f i m s s e . C ( a ) p ( i t o l o ) p ( r i m ) o
/ [ A ] u e n d o doncha prima a parlare de la ora/tione Vidiamo prima ch(e) cosa e
oratio/ne e corno se d i f f i m s s e . " .
Il manoscritto è mutilo in fine Nel verso dell'ultima carta attuale,
estremamente danneggiata, sono assai difficilmente decifrabili le ultime parole;
riesco pero a leggere alla fine degli ultimi due r i g h i , "grandi [luminari] / . . .
exaudisce . . / / " Il testo corrisponde aU'exemplum della concubina che entra
nel f o r n o , contenuto nel cap. X X X V I I dei Frutti, verso l'inizio.
Prima dell'incendio di Torino il codice era composto di ce 256, come
sappiamo dalle descrizioni dei cataloghi. Dopo il testo completo dei Frutti della
lingua vi erano contenute altre due b r e v i opere. I Frutti terminavano alla
c.236v, come attesta il Peyron: "Desimt ( f o l . 236b). 'per mostrare la v i r t u d e
de la perfecta c o n t n c t i o n e . Et in questo si f i n i t o lo l i b r o e tractato del f r u c t o
de la lingua. Amen"' 2° Da c.237r fino a c.244v vi era contenuta un'altra
b r e v e opera sulla confessione: "Qui di sotto se incomincia una confessione
generale, e dice così, lo misera et infelice peccatrice me confesso a Dio patre
et al f i g l i o l o , e t c . " ( e f r B.PEYRON, o . e . , p. 187) Da с 245 alla fine del
manoscritto avevamo ancora un'altra opera, sulla identificazione della quale
esistono pareri d i s c o r d a n t i . Il Pasini la indicava come opera di Iacopo da
Varazze: "Fol. 245. JACOBI DE VORAGINE, Passio Christi Domini, Italice
s c r i p t a . I n c i p i t : Drite anime nobile e devote calde de amore e desiderose di
scorere quello paese che ne guida al pietoso porto de salute, etc.".21 Il
Peyron dava la seguente interpretazione: "Nullo praemisso t i t u l o , nulloque

20
В PEYRON, Codices Italici manu exarati qui in Bibliotheca Taurmensis
Athenaei ante diem XXVI lanuari M.CM.IV asservabantur. T a u r i n i 1904, p.
186.

2 1
PASINI - RIVAUTELLA - BERTA, Codices manuscripti Bibliothecae regii
taurinensis Athenaei, T a u r i n i 1749, t . I l , p.443.

140
auctoris nomine, incipit opusculum, quod inscribí potest: Meditazione sopra
Gesù in croce: "0 drite anime nobile e deuote de amore e desiderose de
scorrere quello paese, che ne guida al pietoso porto di salute. (...} De
affretatiue anime gentile di core a piangere et accorrite a l'alta croce di
Christo, etc.". Pasinius in suo catalogo recenset opusculum, hoc t i t u l o : ІасоЫ
De Voragine Passio Christi Domini, italice scripta, ludicent a h i , an id v e r e
adfirmfitur" i c f r . B.PEYRON, o . e . , p.187). Il Sorbelh r i p r e n d e il titolo dal
Pasini "Jacopo da Varazze (Jacobus de V o r a g i n e ) , Passione di Cristo""

BIBLIOGRAFIA:
F.D BENCINI, Indice de' Libri Manoscritti Ebraici, Greci, Latini, Italiani e
francesi, i quali la R. M. del Re dì Sardegna ha tolti dal suo Regio Archivio
(copia xerografica, presente alla Biblioteca Nazionale, del catalogo manoscritto
conservato a l l ' A r c h i v i o di Stato di T o n n o , segnato: categoria IX, mazzo 1 ,
n . 1 ) , cc.368r-368v; PASINI - RIVAUTELLA - BERTA, Codices manuscript!
Bibliothecae regi! taurinensis Athenaei, T a u r i n i 1749, t . l l , p.443, cod 107,
В PEYRON, Codices Italici manu exarati qui in Bibliotheca Taurinensis
Athenaei ante diem XXVI lanuarl M.CM.IV asservabantur. T a u r i n i 1904, p p .
186-187, cod. 273; A SORBELLI, Inventari dei manoscritti delle Biblioteche
d'Italia, v o i . X X V I I I , Firenze 1922, p.176, n.1780; TH KAEPPELI, o.e., p.
314.

MANOSCRITTI PERDUTI.

Il manoscritto Magliabechiano della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze


segnato c i . XXXV - cod. 191 conteneva il testo dei Frutti della lingua del
Cavalca. Il codice e mancante dal 1833, come segnala una annotazione apposta
nel Catalogo manoscritto dei Fondi Magliabechiani, presente alla Biblioteca.
Il codice N . V I I . 2 3 della Biblioteca Nazionale di T o r i n o conteneva p u r e il
testo dei Frutti della lingua. Il manoscritto è andato irrimediabilmente
perduto nell'incendio del 1904. Di esso ci rimangono soltanto le descrizioni dei

** Cfr. A.SORBELLI, Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche d'Italia,


v o i . X X V I I I , Firenze 1922, p.176.

141
cataloghi Molto b r e v i quelle del Bencini e del Pasini: "F.1.29 Cod. Chart
fol. 125 - In 4. Fr. Dom(eni)co Chanalcha (sic) deirord(in)e di
S.Dom(eni)co. Frutti della lingua. C(on) uno prolago et indice initio"
( F . D . B E N C I N I , o.e.. c . 3 7 4 v ) ; "Chartaceus, constans folns 125 saeculi XV.
m quo iterum DOMINICI CAVALCA Tractatcr de li f r u c t i che procedono dalla
lingua" ( P A S I N I , o . e . , ρ 443) Un poco più ampia la descrizione del Peyron,
eh«» riDorta anche l'incioit e fa riferimento al codice N V I . 3 ancora conservato -
"Chartaceus, saec X V , constat foins 125, in 4 " Contmet. LI FRUCTI DE LA
LINGUA, di Domenico Cavalca 'Incomenza uno tractate de li f r u c t i de la
lingua composto per f r a t e Dominico Caualcha de vico Pisano de lo ordine de
sancto Dominico Incipit Prologus - Poi che per la diurna gratia habiamo
compiuto lo tractato de' peccati, etc.'. ídem c o n t m e t u r m codice nostro
N . V I . 3 , ad f o l . 99" (В.PEYRON, o . e . , pp 241-242).

142
PARTE SECONDA

I " F R U T T I DELLA LINGUA" E LE FONTI PRIMARIE


(Confronto dei testi)
In questa seconda p a r t e , al fine di perseguire lo scopo che ci siamo
prefissi f i n dall inizio delle nostre argomentazioni, cioè di determinare con la
maggiore esattezza possibile quali siano le fonti dirette che hanno servito da
traccia per l'autore nella composizione dei suoi T r a t t a t i e di indagare sulla
metodologia seguita dal f r a t e pisano durante la stesura delle opere
compilatone, intendiamo mettere a confronto il testo cavalchiano dei Frutti
della lingua con quelle parti della Summa peraldma e con quelle voci
deWAlphabetum Narratìonum dalle quali e certamente derivato Crediamo,
i n f a t t i , alla luce di quanto abbiamo detto f i n o ad o r a , che sia utile r i p r e n d e r e
questo importante T r a t t a t o cavalchiano e rileggerlo passo passo con a lato le
fonti primarie, r i p e r c o r r e n d o cosi il cammino inverso del compilatore,
mostrando via via ι brani dove egli si lascia ispirare dalla p r o p r i a inventiva
creatrice e sottolineando ι momenti in cui si mette a t r a d u r r e quasi alla lettera
ι sui autori p r e f e r i t i . Addentriamoci d u n q u e in questa ricerca minuziosa dei
luoghi che presentano una evidente corrispondenza con la Summa e poniamo a
f r o n t e il testo volgare con quello dell'originale latino, evidenziando ι numerosi
p u n t i d i convergenza e separando quelli dove il Cavalca si allontana dalla sua
fonte principale Confrontiamo, i n f i n e , il capitolo trentasettesimo dei Frutti
con quegli exempta deWAlphabetum Narratìonum ai quali il Cavalca si è
ispirato d u r a n t e la composizione

145
Per il testo dei brutti della lingua mi servo ancora della mia trascrizione
eseguita sul codice Palatino 83 conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di
Firenze (si veda in proposito quanto abbiamo già detto precedentemente nella
nota n.36, pp 39-40) Per quanto riguarda il testo della Summa del Peraldo,
ho p r e f e r i t o seguire sempre l'edizione di Anversa ( c f r . G.PERALDUS, Summae
virtutum oc vitiorum, Tom. I, Antwerpiae 1588, A p u d Martmum N u t i u m ) . Per
il testo deW'Alphabetum Narrationum, in mancanza di una edizione, t r a s c r i v o
dal manoscritto segnato C . S . A 7.1269 (che indico con A) della Biblioteca
Nazionale Centrale di Firenze, completando alcuni p u n t i (come, ad esempio, ι
frequentissimi sauts du même au тете) con il Codice C.S J 2 15 (che indico
sempre con B ) , p u r e conservato alla Nazionale di Firenze. In qualche luogo ho
dovuto r i c o r r e r e anche ad un terzo manoscritto, m questi pochissimi casi πι
servo del codice 316 della Biblioteca Universitaria di Utrecht (indicato sempre
con U ) . Nella trascrizione del testo arnoldtano mi limito a sciogliere le
a b b r e v i a t u r e e ad i n t r o d u r r e ι segni d i a c r i t i c i , lasciando intatta la grafia del
codice. 1 Ho pensato di f a r e cosa utile e g r a d i t a indicando alla fine di ogni
exemplum il riferimento ad alcune delle p r i n c i p a l i raccolte, scelte f r a quelle
oggi più facilmente r e p e r i b i l i , dove si trova la medesima narrazione.

1
Ringrazio H KNEEPKENS dell'Università di Nimega (Olanda), che ha voluto
gentilmente rivedere la trascrizione del testo latino.
146
Α. Ι "FRUTTI DELLA LINGUA" E LA "SUMMA" DEL PERALDO

PROLOGO.

Il Prologo e la Tavola dei capìtoli dei Frutti della lingua non si r i t r o v a n o


nella Summa del Peraldo. Il brano iniziale della settima " p a r s " del De lustltia,
che serve a collegare il discorso con l'argomento t r a t t a t o nella sesta "pars"
sui temi di latria e d u l i a , viene completamente omesso dal Cavalca.

De oratione PARS V I I . quae habet decern capitula. De ordine dicendorum


de oratione et de diversis acceptiombus hums nomims Oratio. CAPUT I.
Post latriam et duliam t r a c t a b i t u r de oratione Ab eo emm cui cultum
latnae vel duliae impendimus oratione beneficium impetramus Et honor
latriae vel duliae efficacem reddit orationem: secundum illud Ecclesiast.
35 Qui adorât Deum m oblectatione, suscipietur et deprecatio illius
usque ad nubes appropmquabit Praeterea oratione quodammodo Dei
maiestatem p r o f i t e m L r : dum pro defectibus nostns supplendis, ad eum
quasi ad fontem bomtatis orando r e c u r r i m u s . Item cum ab eo postulamus
ea quae soli potentiae divmae possibiha s u n t , et soli liberahtati divmae
c o n g r u u n t , ut est collatio regni caelestis
(De lust., V l l , 1 ; ed. cit., с. 158ra-158rb).

Il Cavalca omette anche la distinzione iniziale, nella quale viene proposto


l'ordine di trattazione m dieci capitoli.

De oratione vero hoc modo t r a c t a b i t u r , et primo p o n e ( n ) t u r d i v e r s e


acceptiones huius nomims Oratio. Secundo, eius d e s c n p t i o n e s . T e r t i o ,
commendationes. Q u a r t o , agetur de praeparatione o r a t i o n i s . Quinto de
impedtmentis eius Sexto ostendetur quando sit orandum. Séptimo, ubi
orandum. Octavo, quomodo orandum. Nono, quid orandum. Decimo,
agetur de speciebus oratioms.
(De lust , VI 1,1, с. 158rb).

L'ordine proposto dal Cavalca nella successione degli argomenti segue


sostanzialmente quello del testo latino, almeno per quanto r i g u a r d a il tema
dell'orazione, come risulta dalla "Tavola dei capitoli" che troviamo
immediatamente dopo il Prologo. Se confrontiamo la distinzione iniziale del
Peraldo (qui sopra) con la tavola relativa ai primi dodici capitoli dei Frutti

147
della lingua (cfr c . 2 r - 2 v del codice Palatino 83), abbiamo già alcune
indicazioni importanti sul comportamento del compilatore II Cavalca, p u r
riprendendo ι medesimi argomenti del De lustitia, opera dei mutamenti
sostanziali nella s t r u t t u r a , come ad esempio I aggiunta del secondo capitolo
contro gli A p o s t o l i , la fusione dei primi due capitoli latini in uno solo, la
sostituzione di t r e capitoli d i v e r s i alla nona distinzione del Peraldo, etc Si
veda in proposito quanto abbiamo già osservato nel nostro capitolo q u i n t o .

SEZIONE PRIMA.
FRUTTI CHE L'UOMO PUÒ FARE CON LA LINGUA
NEI CONFRONTI DI DIO.

/ - ORAZIONE (Cap. I-XII).

a) Il tema dell'orazione [cap. /-///).

υ.
Il primo capitolo dei Frutti della lingua inizia con la definizione della
parola " o r a t i o " , che il Cavalca riprende dal De lustitla.

Dovendo adunque parlare della Circa pnmum notandum quod oratio


oratione, vegiamo m prima che cosa è quandoque d i c i t u r esse opus bonum
oratione e come si diffimsce Or dico
che questo vocabolo "oratione" si
d i f f i m s c e , si prende e intende in
d i v e r s i modi, che alcuna volta si
chiama oratione ogni buona opera.
(Ms. ogni bene buona opera).

E a questo modo s'intende quella Unde super illud I T h e . u l t . - "Sine


parola di san Pagólo, per la quale si intermissione orate", dicit glos.:
dice "Orate sanza intermissione", "Semper o r a t , qui semper bene a g i t " .
dove dice la chiosa: "Sempre ora chi {De lust., VI 1,1; с 158rb).
sempre fa bene"
{Frutti 1,2-3, c . 2 v ) .

Il Cavalca omette la successiva distinzione a c a r a t t e r e più speculativo:

Qandoque vero d i c i t u r lustitia seu bonitas hominis que apparens Deo m


f i l i i s eius quasi quaedam imago Dei, habet quasi vim oratioms apud
Deum, sicut et a p p a n t i o f i l n Dei coram patre suo, est quasi oratio pro
nobis
(De lust.. VII.1; с . 75вгЬ).

Riprende poi la derivazione dal testo latino. Si n o t i , t u t t a v i a , che il Cavalca


m v e r t e l'ordine degli argomenti, ed evita di ripetere due volte, come il
Peraldo, la citazione paolma.

148
E un'altra chiosa dice: "Il giusto non Heb.9. "lesus mtroivit in caelum ut
cessa d'orare, mentre non cessa appareat nunc vultui Dei pro nobis.
d'essere giusto". E questo è, però Sic sumitur. Orate in gl. super illud
che. Ila buna vita e la buona volontà I Thes. ult. "Sine intermissione
dell'uomo dinanzi a Dio e m luogo orate, etc.", "lustus numquam desmit
d'oratione, come vuole mostrare San orare nisi desinat lustus esse".
Pagólo in quella parola per la quale (De lust. V I I , ! ; с 158rb).
dice ad Hebreos, cioè che lesus intrò
m cielo per apparire dinanzi al volto
di Dio per noi.
[Frutti 1,3; e. 2 v ) .

La conclusione è personale del Cavalca:

Onde quella cotal presentia della sua humanità, passionata per noi, quasi
è una advocatione per noi, che pnega che Dio ci perdoni per lo suo
amore; che già non è da credere che Christo in parole prieghi Dio padre
per noi, ma basta pur di monstrarli la sua sancta humanità, per la quale
si mostra la sua sancta carità verso noi.
(Frutti 1,4; e. 2 v ) .

Il testo dei Frutti della lingua è qui molto ampliato rispetto all'originale latino.
Nella parte che segue, vengono introdotte numerose citazioni che non troviamo
nel Peraldo (cfr. Frutti 1,5-6; c c . 2 v - 3 r ) . La derivazione dal testo latino
riprende in corrispondenza del settimo paragrafo, dove il Cavalca continua a
tradurre la Summa, operando tuttavia sempre variazioni notevoli. Ad esempio,
egli prende spunto dalla parola "litania" per introdurre una notazione tutta
propria, che rivela l'intento didattico del compilatore.

E per questo rispecto dice sancto Bernar. ad fratres de monte Dei


Bernardo che la carità indeficiente è specialiter dicit de chántate Dei, a
continua oratione, però ch'è una qua maxime est bonitas in anima,
continua bontà di mente e animo bene quod ipsa est oratio nunquam
composto e al Padre Idio in del deficiens. "Chantas, inquit, quae
Figliuolo di Dio (Ms. di di Dio) una nunquam deficit, ipsa est sine
expressa simighanza della divina intermissione oratio". Et subdit: "Est
bontà. emm quadam iugis bonitas mentis et
Per un altro modo oratione viene a bene compositi animi, et ad patrem
dire domandito d'alcuno bene, о da Deum in filiis Dei bonitatis quaedam
Dio, о dagli angioli, о da' sancti. similitudo".
L'h uomo domanda gratia, come sono le Quandoque oratio dicitur petitio boni,
letanie, nelle quali la Chiesa domanda sive dingatur ad Deum, sive ad
certe gratie, e da Dio e da' sancti, angelos, sive ad Sanctos: sic litania
cioè о che rimuova e perdoni li mali, oratio est vel orationes.
о che conceda e dia delle gratie e de' (De lust. VI 1,1; e. 158rb).
beni. (Frutti 1,7-8; e. ir).

2).
Tutta la parte finale del primo capitolo latino, nella quale il Peyraut prosegue
le distinzioni sulla "petitio boni" (cfr.De lust. V I I , ! ; ce. 158rb-158va),
viene completamente omessa nel testo volgare. Il Cavalca continua invece,
senza alcuna interruzione, lo svolgimento del primo capitolo dei Frutti
prendendo la materia dal secondo capitolo latino, con omissioni di rilievo.
Della complessa argomentazione che trova nel testo di Peraldo, il Cavalca

149
sceglie la prima e l'ultima f r a s e , r i u n e n d o l e in un unico p e r i o d o , e salta
completamente la d i s t i n z i o n e sulle due f o r z e dell i n t e l l e t t o , apprehensiva e
mot/νσ ( c f r De lust. VII,2, с 158va) Indichiamo qui con ι p u n t i n i la
lunghissima omissione

Per questo nspecto dice sancto De d e s c r i p t i o m b u s o r a t i o m s CAPUT


Giovanni Damasceno che o r a t i o n e si e II
ascendimento d i n t e l l e c t o in Dio, cioè C i r c a secundum notandum q u o d o r a t i o
vuol dire che intendendo e sic descnbitur a loanne Damasc
cognoscendo I huomo la sua miseria e ' O r a t i o est ascensus intellectus ad
il suo p e n c u l o , leva lo intellecto e il Deum"
d e s i d e r i o a D i o , c r e d e n d o e sperando ( )
eh egli possa e voglia s o c c o r r e r e al Ad Deum ascendit, cum hac
suo d i f e c t o e pericolo (Frutti 1,9, consideratione humanorum defectuum
с 3r) ad considerationem boni
sufficientissimi et potentissimi
s u p p l e r e d e f e c t u s illos t r a n s i t
{De lust. V I I , 2 , с 158va)

E p e r questo si mostra che chi vuole Et m n u i t u r m hoc modus quo d e b e t


saviamente orare, in prima de' p r o c e d e r e qui v u l t o r a r e Primo enim
ripensare (Ms nmpensare) il suo debet defectus suos considerare,
bisogno, e poi p o r g e r e a Dio il priego demde ascendere ad eius
eh egli soccorra E questo mostra l i b e r a l i t a t e m , qui hoc potest s u p p l e r e
Salamone, q u a n d o , e d i f i c a t o il tempio, U n d e 3 Reg 8 D i x i t Salomon templo
p r e g o Idio e d i x e " P n e g o t i , Mesere, aedificato Si quis c o g n o v e n t piagarci
che chi / cognosce la piaga del cuore cordis s u i , et e x t e n d e n t manus suas
suo, e i s t e n d e le mani ad t e in questo in domo hac t u e x a u d i e s m cáelo,
tempio, t u lo deba e x a u d i r é etc '
{Frutti 1,9-10, с 3 r - 3 v ) ( D e lust. V I I , 2 , с 158va)

Nel v o l g a r e v i e n e omessa poi una lunghissima p a r t e del testo latino,


contenente a l t r e suddistinzioni T u t t o il b r a n o v i e n e sostituito dal Cavalca
con il s e g u e n t e t e s t o a c a r a t t e r e conclusivo, che s e r v e anche d i r a c c o r d o con
la successiva d e f i n i z i o n e

E dico d u n q u e che m a n z i che I huomo vada a o r a r e , de r i p e n s a r e il suo


bisogno e il suo male, e p e r questo f o r m a r e I o r a t i o n e , p r e g a n d o che
Idio I a i u t i
{Frutti 1,10, с 3 v )

3)

L a l t r a d e f i n i z i o n e di " o r a t i o ' e r i p r e s a dalla Summa

Anche oratione si diffmisce cosi Item o r a t i o sic d e s c r i b i t u r "Oratio


" O r a t i o n e e u n divoto a f f e c t o i n v e r s o est pius mentis a f f e c t u s in Deum
Idio" O n d e una chiosa d i c e , sopra la directus" Iste affectus desidenum
p r e d e c t a parola di sancto Pagólo, cioè est Unde super illud prime
Orate sanza intermissione" 'Lo Thessalomc ultim 'Sine i n t e r m i s s i o n e
continuo desiderio e continua o r a t e " d i c i t glos "Ipsum desiderium
oratione" bonum o r a t i o est et si c o n t i n u u m est
(Fruit/ 1,11, с З ) d e s i d e n u m si continua est o r a t i o "
( D e lust. V I I , 2 , с 1 5 8 v b )

150
Il testo volgare omette la successiva definizione di pietas che ritroviamo nel
Peraldo:

Pietas, a qua p r i u s est affectus, quae est o r a t i o , est theosebia, sive


cultus Deo debitus qui comprehendit fidem, spem et chantatem.
(De lust. V I I , 2 , e. 158vb).

Il Cavalca riprende poi a t r a d u r r e assai fedelmente la Summa, omettendo però


la seconda citazione agostiniana:

E sancto Agostino scrivendo della Unde Augustinus de orando Deo ad


oratione a una donna ch'ebe nome Probam. Ipsa, f i d e , spe et c h á n t a t e
Proba, dice così: " I n fede, speranza, continuato desiderio semper oramus".
о m c a n t a , per continuato desiderio, Idem in eodem: "Ora in spe, ora
sempre oriamo". f i d e l i t e r et amanter". Affectus qui est
m Deum d i c i t u r d i r i g i ad modum
E per questo si conchiude che il nuntij. Est emm velut nuntius ab
desiderio e l'affecto divoto e quasi un homme ad Deum missus.
messo ch'entra e sale a Dio da parte Unde super illud Psalm. I n t r e t oratio
dell'huomo Onde sopra quella parola mea in conspectu t u o , d i x i t Gloss.
del psalmista per la quale dice: Virtus magna pure oratioms hie
"Intret oratio mea in conspectu tuo", n o t a t u r , qui quasi persona quaedam
dice una chiosa. "Qui si nota e ad Deum m t r a t , et mandatum peragit
manifesta la gran v i r t ù della oratione quo caro p e r v e n i r e n e q u i t .
p u r a , la quale come uno fedele messo
entra a Dio e porge la imbasciata, Item in libro de S p i r i t u et anima, sic
q u i v i nulla carne entrare puote". descnbitur: Oratio est mentis
Un altro sancto dice che oratione è conversie in Deum per pium et
una conversione di mente in Dio, per humilem affectum.
pio e humile affecto.
E sancto Gregorio dice che Gregor, vero in sexta parte Moral.
veracemente orare è a fare amari d i c i t , quod veraciter orare est amaros
pianti di compunctione dinanzi da Dio, compunctionis gemitus et non
e non risonare parole composte. composita verba resonare.
E uno grande maestro dixe che Item oratio magistraliter sic
oratione e mostrare per alcuno segno descnbitur. Oratio est ostensio
la volontà nostra a colui dal quale voluntatis nostrae et a quo impetrare
crediamo potere impetrare quello che speramus id quod desideramus.
desideriamo. (De lust. VI 1,2; e. 158vb).
(Frutti 1,12-13; с.З ).

A questo punto termina il secondo capitolo del testo latino, mentre il


volgare prosegue la trattazione con diversi argomenti a carattere conclusivo,
senza alcuna notazione particolare ( c f r . Frutti 1,14-16; ce. 3 v - 4 r ) . La parte
finale del primo capitolo dei Frutti della lingua non ha dunque un luogo
corrispondente nel De lustitia.
Il Cavalca si allontana ora notevolmente dalla sua fonte per i n t r o d u r r e
temi nuovi. T u t t o il secondo capitolo ( c f r . Frutti 11,1-21; ce. 4 r - 6 v ) , contro
ι cosiddetti "Apostoli", che dicono di volere sempre pregare e non lavorare,
non è derivato dalla Summa del Peyraut. Si veda quanto abbiamo già osservato
prima nel capitolo quinto
La digressione dal tema generale dell'orazione viene evidenziata nell'ultima
frase del capitolo secondo:

Ma perché intendo p u r e di parlare principalmente p u r e della oratione,


sopra.cciò non procedo, ma lasciandoli al giudicio di Dio torniamo alla
nostra materia della o r a t i o n e " .
(Frutti 11,21; c . 6 v ) .
151
4).
Il capitolo terzo dei Frutti della lingua è t r a t t o dall'opera del Peraldo e
deriva dalla Pars V I I , Caput I I I , del De lustitla. Il Cavalca opera tuttavia
anche qui una suddivisione diversa da quella proposta dal Peraldo, prendendo
dal Caput III del testo latino la materia utile per la compilazione sia del terzo
che del q u a r t o capitolo dei Frutti.

Delle molte e grande commendatione e De commendatione Oratioms. Caput


lode della oratione. Capitulo t e r t i o . III.
O r a , poi che abbiamo mostrato che (De lust. V l l , 3 , e. 158vb).
cosa e oratione, seguita di vedere
delle sue molte commendatione e
laude, acciò che m questa opera
volentieri studiamo.
(Frutti 111,1-2, c . 6 v ) .

Il titolo è notevolmente amplificato nel testo volgare, e la trattazione del


Cavalca, a differenza di quella latina, incomincia con un brano che serve da
collegamento con il tema generale dell orazione iniziato nel primo capitolo ed
i n t e r r o t t o dal discorso contro gli Apostoli. Il testo dei Frutti prosegue poi
parallelo a quello latino, ma con importanti aggiunte e variazioni.

E dico m prima che l'oratione si Ad commendationem Oratioms. Primo


mostra molto commendabile e valere potest frequens admomtio quam
excellente, però che la Scnptura sacra s c n p t u r a facit ad orandum.
sancta molto ad adorare c'induce e Eccle 18. Non impedians orare
conforta. Onde si dice nello semper. 1ère. 33. Clama ad me, et
Ecclesiastico: "Non sia impedito di exaudiam t e . I Mach. 5. Et nunc
sempre orare". E per leremia clamemus in caelum.
propheta dice Idio: "Grida a me, e io
te e x a u d i r é " E nello libro de'
Macabei si dice: "Gridiamo a Dio in
cielo, e egli ci ara misericordia". E
così in molti a l t r i luoghi del Vechio Lucae 11 Petite et d a b i t u r vobis:
Testamento siamo a.ccio admomti. quaente et invemetis, pulsate et
Ma singularmente Christo e gli a p e n e t u r vobis. A u g u s t . Non tamen
apostoli nel Nuovo Testamento a.cciò h o r t a r e t u r ut peteremus, msi dare
с inducono. Onde, come scrive sancto vellet. Erubescat humana pigntia:
Luca, dixe C h r i s t o : "Domandate, plus vult ille dare, quam nos
cercate, pichiate". Sopra la quale accipere: plus v u l t lile misereri, quam
parola dice sancto Agostino: "Non nos a miseria l i b e r a n . (De lust.
conforterebe Idio tanto a domandare, V l l , 3 , cc. 158vb-159ra).
se egli non ci volesse dare.
Vergognisi dunque la humana p i g n t i a ,
per ciò che più vuole egli dare che
noi r i c e v e r e , e magiore voglia hae egli
di f a r c i misericordia che noi d'essere
liberi della miseria".
(Frutti 111,3-4; c . 6 v ) .

Il testo volgare aggiunge qui una citazione da Giovanni Crisostomo, che non
ritroviamo in questo luogo della Summa.

152
E Giovanni Boccadoro d i c e : "Più t a r d i p a r e a Dio di p e r d o n a r e al
p e c c a t o r e , c h e . l l u i di r i c e v e r e il p e r d o n o " . E così s ' a f f r e c t a d ' a s s o l v e r e
il reo dallo t o r m e n t o della coscientia s u a , come s'egli ne sentisse p i ù
dolore p e r compassione che non sente il p e c c a t o r e di p r o p r i a p a s s i o n e .
(Frutti 111,5; c . 6 v ) .

I d u e a u t o r i p r o s e g u o n o poi p a r a l l e l i :

O r così m più a l t r i luoghi dello / / Item Luc. 22 et M a t t h . 2 6 . V i g i l a t e e t


Evangelio dice C h r i s t o : "Veghiate e o r a t e ne i n t r e t i s in t e n t a t i o n e m .
orate, sì che non intnate in Ad Roman. 12. O r a t i o n i i n s t a n t e s .
tentatione". Item ad Colos. 4 . I ad T h e s s a l . u l t .
Sdnctu Pdgolo a . c c i ù a n c h e (.'induce, e Sine intermissione o r a t e .
dice: "State perseverantemente in lac. 1 . Si quis indiget sapientia,
oratione" e "Orate sanza postulet a Deo etc. Eiusdem 1 .
intermissione", e altre molte simili T r i s t a t u r aliquis v e s t r u m e t c .
parole. I Pet. 4 . V i g i l a t e m o r a t i o n i b u s .
E sancto Iacopo d i c e : " C h i ha bisogno Secundo exempla, et i n t e r ea e s t
di senno, s ì . I l o dimandi a D i o " . E eff icacissimum exemplum C h r i s t i , q u i
anche d i c e : "Se alcuno di voi si sente licet o r a t i o n e non i n d i g e r e t , cum p e r
t r i s t i t i a , diesi a l l ' o r a t i o n e " . se omnia posset: tarnen ut d a r e t nobis
E sancto Piero dice: "Veghiate in exemplum o r a n d i , toties o r a b a t .
De eius o r a t i o n e habes M a t t . 14.
oratione".
Dimissa t u r b a ascendit m montem
solus o r a r e . Item eiusdem 2 6 . S e d e t e
La seconda cosa che ci commenda la
hie donec vadam illue, et orem:
oratione si sono li exempli, e
p r o g r e s s u m pusillum p r o c i d i t in faciem
spetialmente li exempli di C h r i s t o , lo
suam, orans et d i c e n s : P a t e r mi e t
quale, avenga eh egli non avessi
c e t . Et paulo p o s t : I t e r u m s e c u n d o
bisogno d ' o r a t i o n e , p e r ciò c h ' e g l i era
a b u t et o r a v i t d i c e n s : P a t e r mi e t c .
signore e datore delle gratie,
Et s u b d i t u r : Et o r a v i t t e r t i o e u n d e m
nondimeno volse p e r n o s t r o exemplo
s ermo η err d i c e n s . Idem M a r c i p r i m o .
spesso o r a r e .
Diluculo valde fugiens (ed. cit.
O n d e legiamo in più luoghi ne' V a n g e l i fiugens) egressus abut
che p a r t e n d o s i dalla t u r b a , andava locum, ibique orabat. m d e s e r tum
nel monte e nel diserto, e quivi quarto: lesu b a p t í z a t e Item Lucae
p e r n o c t a v a in o r a t i o n e di D i o , e cosi a p e r t u m est caelum. Et et orante,
che spesso veniva al tempio ad Factum est m eiusdem 6 .
adorare. montem o r a r e , diebus illis, exiit in
et e r a t p e r n o c t a n s in
Ma s i n g u l a r m e n t e (Ms.singularmene) ci oratione Dei. Item eiusdem nono:
amonì e die' exemplo di p r e g a r e p e r li Facta est species eius altera dum
mmici, dicendo in croce: "Padre, oraret. Item undécimo. Factum est
perdona a questi miei crucifixori". cum esset in loco quodam o r a n s , ut
Sopra la quale parola dice sancto c e s s a v i t , d i x i t unus ex d i s c i p u h s eius
Bernardo: "O amore ¡smisurato, о ad eum: Domine doce nos o r a r e . Item
carità excessiva, che gridando ι eiusdem vigésimo s e c u n d o . Et f a c t u s
giudei: "Crucifiai", Christo gridava: m agonia p r o l i x i u s o r a b a t . Eiusdem
Padre, perdona' . 2 3 . Pater dimitte i l l i s , quia n e s c i u n t
{Frutti 111,6-6; c e . 6v-7r). quid faciunt. loa(n). 12. Pater,
salvifica me ex hac hora. Item
eiusdem 17. habes multum d e o r a t i o n e
eius.
( D e lust.. V l l , 3 ; e. 1 5 9 v a ) .

5).

153
Del lungo elenco di citazioni bibliche riportate dal Peraldo, il Cavalca
trasceglie solamente quelle che gli sembrano più utili e forma un discorso tutto
proprio, a carattere sintetico. Nel testo volgare, infatti, subito dopo la
glossa di S.Bernardo alla frase evangelica [Frutti 111,8; c . 7 r ) , troviamo
inserita una sene di citazioni diverse da quelle del testo latino (Cfr. Frutti
111,9-П; e. 7 r - 7 v ) . La digressione e segnalata dal Cavalca con le parole
iniziali del periodo che segue ("Ma tornando a parlare della oratione...).
Subito dopo questa frase introduttiva egli riprende a seguire il testo della
Summa, con alcuni ampliamenti e qualche omissione.
Ad commendationem etiam oratioms
Ma tornando a parlare della oratione, valere possunt exempla alia, et causa
comunemente dico che, etiandio dopo (ed cit. caussa) brevitatis pauca de
l'exemplo di ChriSLO, molti exempli illis tangamus.
d'altri sancti c'inducono ad adorare. E Legitur Lue. 2 de Anna quod non
fra gli antri si e lo exemplo di quella discedebat de tempio, leiunns et
sancta Anna prophetessa, della quale obsecratiombus serviens die ac nocte.
dice sancto Luca che non si partiva
dal tempio, servendo a Dio di' e nocte Et Actuum 1 Erant omnes
m digiuni e о ration ι. perseverantes m oratione unammiter
Così anche ci danno exemplo cum mulienbus, et Maria matre lesu
gl'apostoli, de' quali dice sancto Luca et fratnbus eius
negl'Atti degli Apostoli, che erano
perseveranti m oratiom, con la Et eiusdem 10. Ascendit Petrus m
vergine Maria, e con l'altre sánete superiora domus ut oraret.
donne, expectando e adomandando la (De lust., VI 1,3; e. 159ra).
gratia e advemmento dello Spinto
Sancto.
{Frutti 111,12-13; c . 7 v ) .

Quest'ultima citazione neotestamentana, che vien qui eliminata dal Cavalca,


sarà aggiunta tradotta ed ampliata in un contesto diverso (cfr. Frutti IV, 13;
c.lOv).

Di sancto Martino anche si lege che Et de beato Martino legitur, quod


etiandio morendosi non allentava il etiam monens invictum ab oratione
vigore della oratione. E di sancto spintum non relaxabat. Et de Paulo
Pagólo primo heremito dice sancto primo eremita legitur, quod mortuus
Girolamo che sancto Antonio lo trovò quasi orabat. unde habuit signum
morto stare gmochione con le mani orantis, ore et manibus in caelum
giunte verso il cielo, come se orasse. erectis, cum mveniretur sanctum
E allora dixe: "Or bene si pare come cadaver eius appodiatum arbori a
assiduamente orava vivendo, poiché beato Antonio, qui de eo agit: Patet
etiandio morto pare che ori". quam assidue, quantumque oraret
Di sancto Iacopo minore anche si lege Deum vivus, qui non desmit orare
che per lo molto ingmochiarsi orando mortuus.
aveva calli alle gmochia come di Et lacobus Alphaei ex utero matns
camello. E di sancto Bartholomeo si sanctificatus, ex assiduitate orandi
dice che cento volte s'mgmochiava il contraxerat m genubus suis duntiem
die e cento la nocte. camelorum. Et Bartholomaeus centies
Ora cosi potremmo porre exemplo di in die et centies in nocte ante Deum
molti altri sancti, la vita de' quali genua flectebat.
tutta fu oratione. (De lust..VU,3; с. 159га).
( f r u i t / J V , 13; c . l O v ) .

La terza cosa che ci commenda Tertio, quod films Dei adeo dihgenter

154
I'oratione si e pensare che Christo a nos voluit mstruere ad orandum Vix
questa opera insegnarci pare che enim est ahquod opus ad quod ita
singularmente intendesse Onde, chi diligenter mstruxent. Ipse emm
bene riguarda ι Vangeli, egli docuit quid orandum, et ubi, et
с msegnoe che dobiamo orare, e come, quando, et quomodo orandum, et quo
e quando, // e perche, come di sotto fine et qua necessitate, ut m
si dira distintamente ne' suoi luoghi. sequentibus patere potent.
Grande adunque vergogna torna a' Noluit nos negligenter addiscere quod
suoi discepoli, non sapere fare quello adeo voluit diligenter docere.
che cotale maestro cosi diligentemente Verecundum est discipulis Christi
insegnarci volse ignorare quod magister eorum
La quarta cosa che ci commenda diligentissime docuit
I oratione, si e pensare li angioli, li Kern verecundum est eius raro faceré
quali sono di tanta dignità e quod magister eorum tantum
excellentia, si degnano d offerire le frequentavit.
nostre orationi dinanzi a Dio, come si Quarto, dignitas angelorum orationes
mostra in Tobia, al quale dixe nostras Deo offerentium Tob 12
l'angelo "Quando tu oravi con le dixit angelus Tobiae Quamdo orabas
lacryme io offersi la tua oratione cum lachrymis, et sepeliebas mortuos'
dina[n]zi a Dio" ego obtuli orationem tuam Domino
(Frutti,Il 1,16-17; с 7 v - 8 r ) . (De lust. V l l , 3 , с 159rb).

Il Cavalca omette qui una lunga digressione del Peyraut, contenente il


paragone del diacono turiferario (cfr De lust. VI 1,3; с 159rb), e la
sostituisce con il seguente testo a carattere didattico, m cui si richiama, tra
l'altro, la formula con la quale terminano di solito le preghiere della Chiesa.

E non solamente I angelo, ma etiandio Christo, le nostre oratiom dinanzi


a Dio padre representa Non può adunque essere dispregiata quella
oratione che tanto mezano a Dio porge E pero vegiamo che Ila Chiesa
ogni oratione conchiude "Per Christum Dominum nostrum", quasi dica a
Dio Padre "Lo nostro priego ad Te per noi piacere non può, ma piaciati
e sia acepto per lo tuo figliulo nostro Signore lesu Christo".
{Frutti 111,18, e. 8 r ) .

6)

In corrispondenza della quinta distinzione il testo volgare riprende la


derivazione dal De lustitia, con omissioni di rilievo

La quinta cosa che ci commenda la Quinto praemmentia quam oratio habet


oratione si e la excellentia eh el'hae respectu aliorum operum. Oratio
per nspecto delle altre opere. Onde, praemium respectu lectionis. Isidorus:
che I oratione excede dalla lectione Oratiombus mundamur, lectiombus
mostra sancto Isidero quando dice mstruimur, utrumque bonum est si
"Per la lectione siamo amaestrati, per liceat: si non liceat, melius est orare
la oratione siamo mondati Ciascuno e quam legere.
bu[o]no se far si può, ma se I uno (De lust. V l l , 3 ; с 159rb).
non può, e non sa fare I uno e
l'altro, meglio e orare che legere".
(Frutti 111,19; c . 8 r ) .

Nel testo volgare e omessa la suddistinzione che segue nel latino:

Item praeminentia quam videtur habere respectu leiumj et eleemosynae.


Primo m hoc quod oratio est respectu eius quod supra nos est, scilicet

155
respectu Dei eleemosyna vero et leiunium respectu eius quod luxta nos
vel infra nos Unde quum oratio ad digmorem o r d m e t in hoc v i d e t u r esse
digmor
(De lust. Vll,3, с 159va)
Il Cavalca inserisce un nuovo argomento e lo fonde con quelli o f f e r t i g l i dal
Peraldo, formando un lungo periodo molto d i f f e r e n t e
Anche excede il digiuno e le limosyne, Praeterea leiunium et eleemosyna
pero che, come anche dice sancto v i d e n t u r servire oratiom
Hieronymo, I oratione e sacrificio Sunt en im velut duae alae de quibus
mentale, il quale a Dio I anima dicit Isidorus Qui v u l t orationem
offerisce delle sue viscere, lo digiuno saam volare au Deum, faciat illi duas
e la limosyna sono cose più di f u o r i , alas, leiunium et eleemosynam Tob
e sono due cose che quasi fanno due duodecimo Bona est oratio cum
ale alla oratione volare più tosto al leiunio et eleemosyna
cielo, come anche dice sancto Isidero (De lust. Vll,3, с 159va)
E cosi mostra Tobia, quando dice
"Buona e I oratione col digiuno e con
hmosyna"
( f r u t t / 111,20, с 8 r )
Nel testo volgare viene omessa la successiva similitudine (I orazione paragonata
ad una colomba), insieme alle citazioni che la seguono nel latino
Oratio columba est, avis scilicet Spiritus Sancii quae ramum olivae
apportât dum pacem hominibus impetrai Ideo dicimus esse avem Spiritus
sancti quia devota oratio a Spiritu sanctoest Romanor 8 Spiritus
sanctus postulat pro nobis gemitibus inenarrabilibus Bernardus Tepida
est omnis oratio, nisi earn praecedat mspiratio
(De lust. VI 1,3, с 159va)

7)
Il Cavalca r i p r e n d e poi a seguire la Summa m maniera quasi letterale, con
qualche breve omissione Cosi nella sesta suddistinzione
La sexta cosa che ci comenda la Sexto Facilitas hums opens Si
oratione si e la sua legereza, pero // dicatur alicui quod det eleemosynam,
che nullo se ne può excusare, ne per potest excusare se, quum non semper
p o v e r t à , ne per infermità, ne per habeat homo argentum in bursa Si
altra cagione, come può excusarsi di dicatur ei quod leiunet, potest
non dare lymosme, e di non excusare se, quum multi propter
d i g i u n a r e , e di caminare, pero che debihtatem capitis leiunare non
questa opera si può fare d ogni tempo possmt Sed ab oratione nullus potest
e in ogni luogo e da ogni persona, excusare se Quilibet enim potest
pero c h e , come detto e, consiste habere orationem saltern mentalem,
principalmente nel buono desiderio, etiam si sit mutus
pognamo etiandio che I huomo con Unde Psalm Apud me oratio Et
lingua orare non potesse super i l l u d , lustus autem miseretur
Onde sopra quella parola del etc d i c i t Gloss Semper est aliquid
psalmista "lustus miseretur et lusto quod d e t , saltern orationem
comodai", dice una chiosa ' Il giusto Chrysostom Solam orationem quasi
sempre ha che d a r e , almeno la spirituale t r i b u t u m anima o f f e r t de
oratione" suis visceribus
( F r u t t / 111,21, с 8r-8v) (De lust. V I 1,3, с 159vb)

156
Così anche nella settima e o t t a v a suddistinzione:

La séptima cosa che ci commenda la Séptimo quod opus hoc est h o n o r a b i l e .


o r a t i o n e si e p e n s a r e che o r a r e sie Multa sunt officia, que aliquibus
cosa nobile, e da g e n t i l e cuore viene c é d è r e n t ad d e d e c u s . sicut a r a r e , vel
o r a r e e n c o g n o s c e r e e lodare il suo fodere: sed orare Deum nulli
c r e a t o r e , si che m u n o se ne debba quantumeunque nobili cedit ad
e x c u s a r e p e r v e r g o g n a , come fanno d e d e c u s : quia quum o r a m u s , ipsi cum
molti s u p e r b i , dello l a v o r a r e e del Domino loquimur, quod sine dubio
v i s i t a r e i n f e r m i , e f a r e a l t r e opere magnus honor e s t . I s i d o r u s . Qui v u l t
servili Onde o r a r e e cosa nobilissima, cum Deo esse, frequenter oret et
pero che, q u a n d o oriamo, parliamo legat. nam quum o r a m u s , ipsi cum
con Dio e dilectiamoci in L u i ; la qua! Deo l o q u i m u r quum vero leyimus,
cosa non e picola d i g n i t à . Deus nobiscum loquitur Octavo,
O n d e p e r o dice sancto I s i d e r o · "Chi quod o f f i c i u m i s t u d valde lucrosum
vuole esse spesso con D i o , spesso ori est Quod primo potest e s t e n d i ex
e l e g h i , p e r o c h e , q u a n d o oriamo, hoc, quod nihil est ad quod o r a t i o
parliamo con Dio, e q u a n d o legiamo valere non possit. Unde secundo
Idio parla con n o i " . Paralip.20 Quum ignoramus quid
La octava cosa che ci commenda la a g e r e d e b e a m u s , hoc solum habemus
o r a t i o n e si e lo smisurato guadagno r e s i d u i ut oculos ad t e d i n g a m u s , hoc
che per essa si f a . E q u e s t o si mostra est o f f i c i u m quo potest homo l u c r a n
in ciò che v a l e a ogni cosa, cioè ad omni tempore, m hyeme, et m
impedire ι mali d e l l e pene e delle aestate, in sereno et m pluviali
colpe, e ad i m p e t r a r e li beni temporali t e m p o r e , de die et de n o c t e , f e s t i v i s
e s p i r i t u a l i , e come decto e, p e r essa d i e b u s et f e n a l i b u s , in i n f i r m i t a t e et
si può g u a d a g n a r e d ogni tempo e in sanitate, in l u v e n t u t e et senectute,
ogni luogo. stando et e u n d o , m domo et extra
(Frutti I I I , 23-24; e. 8 v ) . domum. Q u a n d o q u e una hora l u c r a t u r
homo o r a n d o , quam v a l e a t civitas u n a ;
quia modica o r a t i o n e d e v o t a , a c q u i n t
homo r e g n u m c a e l o r u m .
(De lust. V I 1,3; с 159vb).

8).

Nella p a r t e conclusiva del capitolo t e r z o il C a v a l c a si discosta notevolmente


dalla Summa del Peraldo Omette i n f a t t i una lunghissima argomentazione che
forma la nona distmetio nel testo latino (efr De lust. V I 1,3; ce.
159vb-160ra) Di t u t t o il discorso a c a r a t t e r e s p e c u l a t i v o il nostro a u t o r e
raccoglie soltanto alcune citazioni, adattandole al suo nuovo contesto.
Riportiamo qui soltanto questi luoghi p a r a l l e l i , i n d i c a n d o con ι p u n t i n i la
p r e s e n z a di omissioni del testo latino. Dal b r e v i s s i m o accenno della nona
s u d d i s t i n z i o n e il C a v a l c a p r e n d e spunto p e r un discorso più ampio, d o v e
ricompare la citazione salmodica, comune nella l i t u r g i a , che il f r a t e r i p e t e r à
anche a l t r e v o l t e m s e g u i t o :

La nona cosa che ci commenda la Nono orandi nécessitas, quam m


o r a t i o n e e mostra n e c e s s a r i a , si e p r e s e n t i habeamus.
pensare li molti pencoli ne' quali ( D e lust. V I 1,3; с 1 5 9 v b ) .
siamo continuamente, corporali e
s p i r i t u a l i , p e r li q u a l i sempre siamo
c o n s t r e c t i di c o r r e r e a D i o , orando e
gridando col psalmista: "Deus in
adiutorium meum intende. Domine ad
adiuvandum me festina" .1Ί
(Frutti 111,25; c . 8 v )
157
L'autore forma poi un discorso proprio introducendo qua e là alcune idee che
r i t r o v a nell'opera del confratello francese:

Che se noi vegiamo corporalmente, Tria soient esse occasio clamandi


che pel pencolo di fuoco e d'acqua о hommibus: i g m s , aqua, hostes.
di nimici si grida per avere soccorso (...)
e aiuto, molto più è da g r i d a r e a Dio
orando che ci aiuti nelli periculi
s p i r i t u a l i delle battaglie de' maligni
spiriti, che sono potentissimi e
malignissimi e astutissimi contro a noi,
e ι quali non cessano di tentarci
continuamente, accio che, come dice (...)
sancto Gregorio, almeno per tedio ci ut necesse habeamus frequenter
v m c h m o . Si che, come ι discepoli clamare illud Matthaei octavo.
posti nella tempesta del mare, Domine, salva nos, perimus.
gridando a C h r i s t o : "Domine, salva
nos, peri mu s", così molto più (...)
dobiamo, orando, a.llui r i c o r r e r e nelle
tempestadi e pencoli s p i r i t u a l i , infine
che v i c t o n o s i pervegnamo alla sicurtà
della eterna p a t r i a , dove, come dice
sancto Agostino, non fia nulla (...)
tentatione, che vi sia bisogno (Ms. A u g u s t i n , de orando Deo: In vita
bisgno) d'oratione, pero che non v'è aeterna non e n t ulla tentatio, itaque
expectatione del bene promesso, ma nee o r a t i o : non enim e n t ibi boni
godimento del bene ricevuto, con promissi expectatio, sed reddditi
sicurtà di mai più non perderlo. contemplatie.
IFrutti 111,26-27, c . 9 r ) . (De lust. V l l , 3 ; ce. 159vb-160ra).

158
b) Gli effetti dell'orazione {capitolo quarto).
Il capitolo quarto dei Frutti delia lingua è tratto dalla parte finale del
terzo capitolo latino II Peraldo prosegue le argomentazioni senza alcuna
interruzione (cfr. De lust. V I L S , с. 160га), mentre il Cavalca preferisce
invece dividere in due parti diverse la lunga trattazione del confratello
francese, ed inserisce qui il titolo del capitolo quarto; segue tuttavia
sostanzialmente il testo della Summa, riprendendo dalla decima distinzione, con
alcune aggiunte ed omissioni di rilievo.

1)

Ancora di molti effecti e Decimo commendabilis est oratio a


commendatione della oratione I U I . multiphci suo effectu. Notandum ergo
Nella decima parte dico che I oratione quod oratio mfirmitatem corporis
e commendabile per li suoi molti buoni sanat. Ecclesiast. trigesimo octavo.
effect). Onde dobiamo sapere che la Fili in tua mfirmitate ne despicias
oratione vale ad impetrare sanità teipsum' sed ora ad Dominum, et
corporale, come mostra sancto Iacopo, curabit te lacob. ultim Oratio fidei
quando dice che la oratione fedele sanabit infirmum
sana lo 'nfermo Item vitam prolongat Esaie 38. Audivi
Cosi legiamo in Libro Regum che dixe orationem tuam, et vidi lacrymas tuas:
Isaia da parte di Dio a Ezechia re ecce ego abnciam super dies tuos
infermo che temea di non morire: quindecim annos
"Ecco, dice Idio, ho udita la tua Item ab opprobno libérât, ut sa ram
oratione e vedute le tue lacryme, e filiam Ragnelis Tobiae 3 Libérât
pero sappi che io t'ho prolungato la etiam a mortis penculo, ut Susannam.
vita anni quindici, e liberroti delle Danielis 12
mani del re di Sina" Item a principe iniquo. Baruch. 4.
Or cosi potremo porre exemple di Clamate ad Dominum, et enpiet vos de
Sarra, come si narra m Tobia, e di manu prmcipum mimicorum
Susanna, come si narra in Daniello, e Actuum 12 Liberatur Petrus de
di sancto Piero, come si narra nelli carcere, ecclesia sine intermissione
Ж<7 degli Apostoli, e di Iona, e orante pro eo Item lonas orans de
d altri // molti, ι quali per le oratiom ventre caeti liberatus est. lonae
о loro о altrui furono liberati da secundo.
grandi pencoli. (De lust.. V l l , 3 ; e. 160ra).
[Frutti IV, 1-4; c . 9 r - 9 v ) .

Il compilatore fonde m un unico periodo tutti gli argomenti proposti dal


Peraldo, omettendo una citazione veterotestamentaria

Máximamente l'oratione vale ad Item oratio sanat morbos spirituales.


impedire e spegnere ι peccati lacobi ulti Infirmatur quis m vobis?
Onde pero dice sancto Hieronymo: mducat presbytères ecclesiae, et
"Per li digiuni si sanano le pestilentie orent, etc. et si in peccatis sit,
de lo corpo, e per le orationi le dimittentur ei
pestilentie della mente". Hieronym. leiunio sanantur pestes
Per le orationi anche ebono e hanno corporis, oratione pestes mentis.
molta victoria nelle battaglie corporali,
come si mostra nello Exodo, dove si Item oratio etiam m bello corporali
dice che, orando Moyse, vinceva il triumphat Exod 17. Quum leva ret
populo manus Moyses,vmcebat Israel
Onde però quella sancta ludith, ludic.4. Memores estote Moysi servi
confortando il suo populo assediato Dei, qui Amalech (non ferro

159
d i x e : "Ricordatevi di Moyse servo di pugnando, sed precibus Sanctis)
Dio, il quale vinse Amalech, non per deiecit.
v i r t ù di f e r r o , ma per li sancti
p r i e g h i " Si che per v e n t a la victoria
non consiste in moltitudine de
e x e r c i t o , ma nello aiuto d i v i n o .
(Frutti IV,5; c.9v).

Il Cavalca introduce poi anche una u l t e r i o r e argomentazione, che non


ritroviamo nella Summa, ove egli accenna m forma generica a d i v e r s i luoghi
dell'Antico Testamento:
Onde di questa cotale efficacia e v i r t ù d'oratione аъъаі si parla nel libi υ
de' Re, e in quello de' Machabei, e m a l t r i molti, dove si t r o v a che per
li sancti p n e g h i de' suoi amici Idio dava spesso victoria a pochi contro a
molti
(Frutti IV,6; с 9v).
Si n o t i , pero, che l'elenco di citazioni bibliche che segue subito dopo nel testo
del Peraldo viene totalmente omesso dal Cavalca. ( c f r . De lust. Vll,3;
с.160ra).

2).
Il compilatore r i p r e n d e subito dopo la derivazione dal testo latino, sempre con
notevoli cambiamenti ed omissioni di rilievo
Unde però dice uno sancto che più Gloss super Num Plus valet unus
vale uno sancto orando, che molti sanctus orando, quam innumeri
peccatori combattendo. peccatores proeliando
Sì che per certo dobiamo tenere che Oratio sancti celum p e n e t r a i : quomodo
più aquista da cielo una sancta hostes in t e r n s non vmcat?
vechierella brieve tempo orando, che Plus vetula una a c q u m t de caelo una
molti cavalieri non aquistono t e r r a in hora orando, quam mille milites armati
lungo tempo combattendo. acquirunt de t e r r a longo tempore
(Frutti IV,6; c.9v). proeliando.
Item de hostibus spintualibus
tnumphat
(De lust., V l l , 3 ; e. 160ra).

Nel volgare troviamo qui inserito η brano


un di collegamento che non ha
riscontro nel testo latino'

Ora così come troviamo quasi per t u t t e le sánete s c r i p t u r e , per le di vote


orationi ι fedeli vmsono le demonia e le tentationi e peccati.
(Frutti IV,7, c.9v).

Il volgare riprende poi a seguire parallelamente il testo della Summa, con


numerose omissioni ed elaborazioni.

E però dice sancto Isidero: "Questo è Isidorus Hoc est remedium eius qui
solo e sommo rimedio di colui che e vitiorum tentamentis aestuat, ut
combatuto dalle tentationi, che quoties quolibet t a n g i t u r u l t i o , toties
incontanente si rechi a orare e se ad orationem subdat quia frequens
richiedere lo aiuto d i v i n o , per ciò che oratio vitiorum impugnationem

160
la frequente e humile oratione vince extmguit.
ogni tentatione e tormenta le Dtcebat magnus cantor Parisiensis'
demonia". Quia molestatur luxuria vel huiusmodi,
[Frutti IV,7, с 9 v ) . certum numerum genu flectionum cum
litania sibi constituât
Item oratio demones fugat Matthaei
decimo séptimo et Marci nono Hoc
genus daemomorum non encitur, nisi
per leiumum et orationem Item
daemones cruciat
(De lust.. VI 1,3; с 160ra-160rb).

Si noti che nel volgare sono omesse completamente le citazioni che ti oviamo nel
testo latino II Cavalca prende tuttavia gli argomenti successivi, riunendoli
sinteticamente m un brevissimo periodo Continua poi a seguire la Summa
variando ed ampliando.

Come si truova per la legenda di Unde clamabat quidam demonio plenus,


sancto Bartholomeo e di sancto Iacopo Bartho(lo)mae apostole Dei, meendunt
magiore e altri sancti, contro allí me orationes tuae.
quali grida/Vvano le demonia che le Item oratio hominem illuminât Unde
loro orationi gl incendevano super illud Actuum decimo. Erat
Anche la oratione illumina la mente e Petrus in loppe orans, dicit
impetra sapientia e scientia, si che, Augustin. Oratione melius solvuntur
come dice sancto Agustino, molto dubia, quam mquisitione alia
meglio si solvono ι dubi e le questioni [De lust.. V l l , 3 , с. 160rb).
per le sánete oratione che per sottile
disputation!
(Frutti I V , 7 - 8 , с 9 v - 1 0 r ) .

3)

Il testo dei Frutti della lingua e ora molto ampliato rispetto all'onginale latino.
Il Cavalca, infatti, inserisce qui una lunghissima parte, dove compaiono anche
tre exempta, evidentemente derivati da fonte diversa (per tutto il passo cfr.
Frutti IV,8-11, с Юг) Il compilatore riprende poi l'argomento suggeritogli
dal Peraldo nella distinzione immediatamente successiva

Per la oratione anche si menta Item ad amorem Dei infiammai Unde


fervore e amore, la quale cosa fu quarto Reg 1 Descendit ignis de
figurata in ciò che all'oratione de Elia cáelo ad orationem Eliae
lo fuoco discese da cielo sopra lo suo Item mundat Isidorus: Orationibus
sacrificio mundamur. Item confortât Luc. 22.
Ma più si mostra m сю che, orando Positis genibus orabat, dicens- Pater,
gli apostoli, venne sopra loro lo et cet. Et subditur: Apparuit autem
Spirito Sancto m spetie di lingue di illi angelus de caelo, confortans eum.
fuoco. Bernardus ad fratres de monte Dei:
E però sancto Bernardo dice che Amorem Dei oratio illuminât et
l'amore di Dio in noi la oratione confortât.
conforta e illumina (De lust., VI 1,3; с ІбОгЬ)
(Frutti IV, 12; с Ю г ) .

Il Cavalca preferisce saltare le citazioni intermedie del Peraldo, ma raccoglie


invece quella finale, legandola al discorso precedente con un argomento
nuovo.

161
E generalmente possiamo d i r e che Maximae consolationes ab amicis Dei m
grandissime consolation) e revelationi orationem r e c i p i u n t u r .
si n c e v a / / n o dalli amici di Dio in Eccles. 15. Qui adorât Deum in
oratione. oblectatione, suscipietur. Lucae 9.
Come si mostra máximamente m ciò Ascendit lesus in montem ut o r a r e t ,
che, salendo Christo nel monte a et facta est, dum o r a r e t , species
o r a r e , t r a n s f i g u r o e e nsplendecte la v u l t u s eius altera, et vestitus ilhus
faccia sua come sole. albus refulgens
[Frutti I V , 13; c . 1 0 r - 1 0 v ) . (De lust. V I 1,3; c.160rb).

Un lungo brano della Summa di Peyraut, nel quale si introducono due nuove
distinzioni ( c f r . De lust.. VI 1,3; e. 160rb) viene qui completamente omesso
dal Cavalca. Egli riprenderà poi a seguire il testo latino, ampliando t u t t a v i a
in maniera notevole, inserendo citazioni diverse e scegliendo soltanto alcuni
degli argomenti t r a t t a t i dal confratello francese.

E così orando, ricevuto il baptesimo. Ipsa Coelum a p e n t .


li cieli s apersono sopra di l u i , e lo Lue 4. lesu baptízate et orante,
Spirito Sancto discese sopra di lui m apertum est caelum.
spetie di colomba (De lust. VII.3; c.HOrb).
E così sancto Piero, orando in su una
torracia, fu rapito m excesso di
mente.
[Frutti I V , 13; с . Ю ).

Quest'ultimo riferimento a San Pietro, che qui viene inserito come argomento
nuovo, era stato omesso precedentemente dal Cavalca in altro contesto ( c f r .
F r u i t / 111,9; c . 7 r ) .

Legiamo anche l'oratione de Elia li Ipsa etiam caelum claudìt, ut patet in


cieli si chiusone a non piovere. oratione Eliae 3.Reg 18. laco. u l t .
Multum valet deprecatio lusti assidua,
Elias, homo erat similis nobis,
passibilis, et oratione o r a v i t , etc.
Legiamo anche m Tobia che orando in Oratio etiam Deum mitigai
lacryme vinse lo nemico. Sopra la Unde super illud Tobiae 3 ubi d i c i t u r
quale parola dice una chiosa. quod t r i b u s diebus et t r i b u s noctibus
"L'oratione lenisce e mitiga Idio, la / / non manducavit ñeque b i b i t - sed in
Iacryma lo sforza; quella l'unge e oratione persistens cum lacrymis
questa lo p u n g e " deprecabatur Deum dicit Gloss.
[Frutti IV, 14, c . l O v ) . Oratio Deum lernt, Iacryma cogit haec
u n g i t , illa p u n g i t .
(De l u s t . , VII.3; с. 160rb-160va).

Il Cavalca, traendo spunto dall'argomento appena trattato nella glossa,


introduce due citazioni d i v e r s e , che non derivano da questo luogo della
Summa.

E però parlando sancto Bernardo della humile Iacryma della oratione


divota dice: "O humile lacrima, tua e la potentia, tuo e il regno, t u vinci
lo i n v i n c i b i l e , t u leghi l'omnipotente". E ciò si mostra in ciò che sancto
lacob, orando e piagnendo, come dice Osea propheta, vinse l'angelo.
( F r u t t i IV.ÍS; e. Wv].

Nel testo latino troviamo invece una ulteriore distinzione, omessa nel volgare:

162
Oratio velut quoddam scutum ab ira Dei ρ rot eg it Unde Sap. cap. 18.
Properans homo sine querela deprecan pro populis, proferens s e r v i t u t i s
suae scutum orationem, et per mcensum deprecationem allegans, r e s t i t i t
ι rae
(De lust , Vll,3; с . 160va).

4).
Il Cavalca riprende poi a seguire abbastanza fedelemente il testo latino, pur
con qualche omissione.

Così Іеуіапю di Moyse che orando Oratio quodammodo tenet Deum, et


teneva Idio che non percotesse il habet in potestate sua Exodi
popolo Onde gli diceva Idio- trigesimo secundo: Dimitte me ut
Lasciami, che io mi possa vendicare irascatur furor meus contra eos.
di questo popolo" Quasi dica, dice Gregorius· Quid est dicere servo:
sancto Gregorio. "Pensa quanto vali Dimitte 7me. nisi deprecandi ausum
apresso di me, e cognosci che puoi praebere quasi diceret. Pensa
ottenere сю che domandavi per questo quantum ad me valeas, et cognosce
tuo popolo". quia obtinere poteri s q u i d q u i d p r o
Onde pero si lamentava Isaia e diceva populo oras.
a Dio "Non e chi a questi tempi gridi Esaiae quadragesimo q u a r t o : non est
a te e tengati che no p e r c u o t i " . E a qui invocet nomen tuum, qui
leremia diceva Idio. "Non mi consurgat et teneat te leremiae
contristare con le tue o r a t i o m " séptimo Noli orare pro populo hoc, et
Anche l'oratione divota quasi dilecta ne assumas pro eis laudem et
Idio e t u t t a la corte celestiale, come orationem, et non obsistas mihi.
mostra sancto lohanni nello Item oratio caelestem curiam quasi
Apocalypsi, dicendo che vide certe quadam redolentiam delectat.
phiale d oro piene di cose odorifere, Apocalyps.5 Habebant phialas áureas
le quali erano e significavano le plenas odoramentorum, quae sunt
orationi de' sancti. orationes sanctorum.
E generalmente per la oratione ι Oratione sancti impétrant apud Deum
sancti impetrano da Dio ciò che quod v o l u n t , secundum promissiones a
vogliono, secondo che egli promisse Christo f actas
dicendo: "Quicquid orantes petitis, Matth 18. Si duo ex vobis
crédite quia acipietis, // et fiet consensennt super t e r r a m , de omni re
vobis". quamcumque petiermt, fiet illis a
(Frutti IV, 14-17; с . Ю ). Patre meo
Eiusdem 21 Omnia quaecumque
petientis in oratione credentes,
accipietis Et Lucae 11 Petite, et
dabitur vobis etc. Item loan.16.
Petite et accipietis.
(De lust., V l l , 3 ; с 160va).

La conclusione del capitolo q u a r t o , che o f f r e una visione riassuntiva dei temi


t r a t t a t i , non si r i t r o v a nel testo latino:

Le quali t u t t e predecte cose comprendendo in somma, possiamo dire che


la oratione vince Idio, vince le demoma, vince li huommi, vince la
natura, vince li peccati, vince e caccia le mfermitadi e la morte; acquista
benefici e g r a t i e , chiude lo 'nferno e apre il paradiso, e ogni male di
pena e di colpa e de etterna morte impedisce, e ogni bene di n a t u r a , di
f o r t u n a , di gratia e di gloria ci acquista, come per la sancta s c r i p t ига
chiaramente si manifesta.
( f r u t t i IV, 18, с 11 г ) .
163
с ) Preparazione all'orazione (capitolo quinto).

La materia del q u i n t o capitolo dei Frutti è r i p r e s a dal capitolo q u a r t o del


De lu siiti a.

1).

Della d e b i t a e t necessaria p r e p a r a t i o n e De praeparatìone orationis. CAPUT


della o r a t i o n e . IMI.
O r a s e g u i t a di v e d e r e come ci dobiamo A d p r a e p a r a t i o n e m orationis monemur.
d i s p o r r e e a p a r e c h i a r e a p o t e r e stare Ecclesi. 18. A n t e orationem p r a e p a r a
in o r a t i o n e . Alla q u a l e cosa с amaestra animam t u a m , et noli esse quasi homo
10 Ecclesiastico, q u a n d o d i c e : "Inanzi qui tentât Deum.
alla o r a t i o n e a p a r e c h i a l'anima t u a , e
non v o l e r e e s s e r e come huomo che Orans tunc Deum t e n t a r e videtur,
tenta Idio. quum illud pro quo orat, nec
C h e p e r v e r i t à p a r e che la oratione impetrare desiderai, nec se
tenti Idio quando non desidera e accepturum sperat.
s p e r a d ' i m p e t r a r e q u a l c h e g r a t i a che
domanda; sì che p u r e movendo le P r a e p a r a t i o multum v a l e t ad hoc ut
l a b r a , e non d e s i d e r a n d o col c u o r e , oratio exaudiatur.
p a r e che l'huomo si faccia b e f f e di Psalm. Praeparationem cordis eorum
lui. audivit auris tua.
Debasi a d u n q u e l'huomo a p a r e c h i a r e e Huius praeparationis figura,
disporre degnamente innanzi che p r a e p a r a t i o quam / / facit sacerdos
p o r g a lì suoi p r i e g h i a Dio, come celebrata rus induendo se sacris
vegiamo che in f i g u r a di ciò io p r e t e vestibus.
si p a r a inanzi che vada a l l ' a l t a r e . ( D e lust., V I 1,4; e . 1 6 0 v a - 1 6 0 v b ) .
E però dice lo psalmista:
"Preparationem cordis eorum audivit
auris tua".
(Frutti V,1-3; c i Ir).

Si noti che il Cavalca ì n v e r t e l'ordine delle c i t a z i o n i f o n d e n d o l e t r a di loro in


una a r g o m e n t a z i o n e più a m p i a , ed imprime così un andamento nuovo a t u t t o il
discorso. L'osservazione conclusiva che segue subito dopo è del
v o l g a r i z z a t o r e , e non si r i t r o v a nel testo di P e y r a u t :

Che grande certo derisione e inreverentia (Ms. inreventia) è gridare e


d i r e : "Deus in adiutorium meum intende", e l'huomo non intenda ( M s .
inteda) né s é , né I d i o .
(Frutti, V , 3 ; e. 1 1 r ) .

11 Cavalca salta invece la successiva d i s t i n z i o n e del latino:

Item hanc p r a e p a r a t i o n e m nobis commendai templi a e d i f i c a t i o , et o r n a t u s


i p s i u s . Prius a e d i f i c a v i t Salomon t e m p l u m , d e i n d e ad Deum o r a v i t . S . R e g .
8.
( D e lust., V I I , 4 ; с. 1 6 0 v b ) .

Il t e s t o v o l g a r e p r o s e g u e poi parallelo a quello latino, ma con omissioni e


v a r i a z i o n i di r i l i e v o .

E qui dobiamo sapere che a Et notandum quod duplex est


degnamente orare si r i c h i e d e alcuna praeparatio ad orandum: quaedam

164
p r é p a r â t ione g e n e r a l e e l o n g i n q u a , e p r o p i n q u a , quaedam remota.
alcuna più spellale e più da presso A d remotam p r a e p a r a t i o n e m p e r t m e t ,
La g e n e r a l e consiste nella buona v i t a , primo quod homo bene v i v a t .
cioè che quello che d e g n a m e n t e vuole Gregor super lob. Sunt nonnulli
orare sia di sancta vita, e i n t r a ecclesiam q u i p r o h x a s ad Deum
maximaZ/mente sanza peccato mortale, preces habent, sed vitam
per ciò che, come si dice nel d e p r e c a n t i u m non h a b e n t .
Vangelio, Idio li peccatori non Item m Dialogo Quid mi rum si
exauldisce, anzi, come dice sancto postulantes tarde a Domino
G r e g o r i o , q u a n d o quello che dispiace e x a u d i m u r , qui p r a e c i p i e n t e m Dominum
va p e r p r e g a r e Idio p e r se о per t a r d e a u t etiam nullo modo audimus
a l t r u i , lo g i u d i c e Idio i r a t o si t u r b a Idem in M o r a l i b u s . Clamorem a n g u s t i a e
di p i ù , se non fosse gin d i e 1 h uomo, tempore Dominus non audit, quia
q u a n t u n q u e p e c c a t o r e , p r e g a s s e Idio tranquillitatis tempore m praeceptis
che lo recasse a p e m t e n t i a suis ipse clamantem Dominum non
Come a d u n q u e dice lo Ecclesiastico, audivit
chi t u r a le o r e c h i e che non oda la Isid. Non potest habere precum
l e g e , la sua o r a t i o n e e e x e c r a b i l e certam fiduciam, qui adhuc m
Sopra la quale parola dice sancto praeceptis Dei pigritat, et quem
Isidero "Non può a v e r e c e r t a fidanza peccandi r e c o r d a t i o d e l e c t a t
di suoi pneghi chi non vuole Quia p r a e c e p t i s Dei a v e r t i t u r q u o d m
lietamente o b s e r v a r e ι comandamenti di o r a t i o n e p o s t u l a t non m e r e t u r : nec
Dio e dilectasi nella memoria de' i m p e t r a i ab ilio bonum q u o d p o s c i t ,
peccati". cuis legi non o b e d i t Idem- si id q u o d
(Frutti V,4-5; с 11r-11v) Deus praecepit facimus: id quod
petimus sine d u b i o obtinemus
( D e / u s t . V I I , 4 , с ІбО Ь ) .

Máximamente q u e s t o c o n c h i u d e sancto I. loan.3. Si cor nostrum non


lohanni e v a n g e l i s t a , q u a n d o dice "Se r e p r e h e n d e n t nos, f i d u c i a m habemus
'1 c u o r e nostro non ci r i p r e n d e di ad Deum, quidquid petierimus
peccato, abiamo f i d a n z a d ' i m p e t r a r e da accipiemus a b eo, q u o m a m mandata
Dio quello che gli adomandiamo, eius c u s t o d i m u s .
perche oserviamo li suoi Aug in lib de o p e r e monach Citius
comandamenti e x a u d i t u r una o b e d i e n t t s o r a t i o , quam
E p e r o sancto G r e g o r i o dice che al decern millia c o n t e m p t o r i s
tempo dell angoscia non ode Idio lo Psal. Oculi Domini s u p e r l u s t o s , e t
p r i e g o di colui lo q u a l e nel tempo di a u r e s eius in preces e o r u m .
tranquillità non ubidisce li suoi secundum Isido necessarium est u t
comandamenti oratione operatic, et opere sulciatur
E sancto A g u s t i n o dice che più tosto oratio.
e da Dio udita una o r a t i o n e dell'h uomo Moyses oratione pugnans contra
obediente, che diecimilia del Amalech, manus habebat ad Deum
c o n t e m n e n t e , cioè dello d i p r e g i a t o r e levatas Exod 1 7 . T h r e n . 3 . Levemus
E p e r questo si v e r i f i c a quello che corda nostra cum manibus ad
dice sancto I s i d e r o , cioè che l'oratione Dominum. Isid. Cor tuum manibus
si conforma p e r I o p e r a , e l'opera per levât, qui orationem cum opere
l'oratione sublevat
Onde p4*ò, sopra quella parola In Psal Elevatio manuum mearum
d e l l ' £ \ o ¿ o che d i c e : "Levemus corda sacrificium vespertmum. Quod
nostra cum manibus", dice anche sacrificium erat digmus. I.Tim. 2.
sancto Isidero "Lo c u o r e con le mani Volo viros orare in omni loco,
beva chi I o r a t i o n e con la buona opera levantes puras manus.
m alto sollieva. ( D e lust.. V I I , 4 ; с. 1 6 0 v b ) .
(Fruit/ V,5-7; c . l l v ) .

165
2).
Il passo che segue nel testo volgare e fortemente rielaborato rispetto
all'originale latino II Cavalca omette un lungo brano, riunendo m un unico
periodo gii argomenti proposti dal Peraldo e traducendo in forma alquanto
libera.
Ma spetialmente a questa preparatione Item ad praeparationem remotam
s'apartiene, e sono necessarie, speciahter videntur // pertmere
digiuno e limosyna, le q u a l i , come di leiunium et eleemosyna, que
sopra e d e t t o , sono due ale che speciahter luvant orationem.
l'oratione levano e rapresentano (...)
dinanzi a Dio, però che Γ h uomo Hae sunt duo animae orationis, de
afiigendosi per abstmentid, quibus l o q u i t u r I s i d o r u s . Tob. 12.
co//gnoscendo la sua miseria, provoca Bona est oratio cum leiunio et
m verso di sé la divina misericordia. eleemosyna Qui leiumo corpus suum
{Frutti V , 7 ; с 11v-12r). mace r a t , dum misenam assumit. Dei
misencordiam provocai, et sic
orationem l u v a t .
Daniel 9. Posui faciem meam ad
Dominum Deum meum rogare et
d e p r e c a n , m leiumo, sacco et c m e r e .
(De lust.. V I I , 4 , ce. 160vb-161 r a ) .
Riportiamo anche il brano intermedio omesso dal Cavalca, indicato qui sopra
con ι p u n t i n i , nel quale si opera la distinzione f r a incenso, oro e m i r r a .

Unde cum t h u r e in quo s i g m f i c a t u r oratioms devoti©, o f f e r u n t Magi


a u r u m , m quo s i g m f i c a t u r eleemosyna. et m y r r h a m , in qua s i g n i f i c a t u r
carnis maceratio, quae est per leiunium M a t t h . 2 .
(De l u s t . , VII,f; с. 161ra).

I due t e s t i proseguono poi paralleli, con importanti variazioni.


E così molto più quello che fa al Qui vero eleemosynam dat, dum
povero misericordia, máximamente chi misencors proximo e x i s t i t , Deum sibi
per misericordia allo mimico perdona, misericordiam invitât. Matthaei 5.
obliga Idio che gli faccia misericordia, Beati miséricordes, quomam ipsi
però che egli dixe. "Beati misericordiam consequentur.
miséricordes, quoniam ipsi
misericordiam consequentur".
E così, dello c o n t r a r i o , dice sancto Esa. 58 Frange esaurienti panem
Iacopo che giudicio sanza misericordia tuum etc. Tunc invocabis, et Dominus
riceverà chi misericordia non farà exaudiet- clamabis, et dicet: Ecce
Questo mostra anche Isaia quando adsum, quia misencors sum Dominus
dice: "Rompi allo afa [ma] to lo tuo Deus t u u s .
pane e ricevilo nella tua casa li poveri Qui v u l t ahquid ab aliquo impetrare,
abandonati, e allora Idio ti risponderà praemittit muñera ut facilius impetret.
a' tuoi domandi, e gridando t i dirae Eccle. 39. Conclude eleemosynam in
"Ecco che io ti sono presente smu pauperis, et haec exorabit pro
a ssovenire, perch'io sono te.
misericordioso, Idio signore t u o " Item ad praeparationem remotam
E però anche dice lo Ecclesiastico: videtur pertmere confessio homim
"Conchiudi la limosyna nello seno del facta.
povero ed ella per te p r e g h e r r a " . (De lust., V I I , 4 ; с.161ra).
Máximamente a celò vale la h umile
confessione, però che, con ciò sia
cosa che a Dio singularmente piaccia
la humilta doppo il peccato, molto
volentieri toghe la miseria da colui il
quale humilmente la ncognosce. E
però dice lo psalmista: "Respexit in
orationem humilium, etc.".
(Frutti V,8-10; c.12r).
166
Il Cavalca accoglie I idea generale dal testo della Summa, svolgendo pero la
trattazione della preparazione remota alla confessione m maniera assai
differente Nel testo latino troviamo infatti questi argomenti

lacob ultimo Confitemim alterutrum peccata vestra, et orate, etc Et


sacerdos celebraturus missam facit generalem confessionem
(De lust.. V I I , 4 , с 161ra)

Riprende poi a seguire il testo del Peraldo, con notevoli elaborazioni ed


ampliamenti

Nella seconda parte dico che a potere Ad propinquam vero praeparationem,


degnamente orare si richiede una Primo videtui pertmere revocatio
preparatione più propinqua, e questa cordis ab exterionbus ad interiora
consiste in revocare il cuore da ogni cum retentione eius
spargimento E ciò mostra Christo Matthaei sexto Tu autem quum
quando dice "Tu autem, cum oravens, intra m cubiculum tuum, et
oravens, intra m cubiculum tuum, et clauso ostio ora Patrem tuum etc
clausa hostia ora pat rem, etc. Ingressus m cubiculum, est cordis
Per le quale parole non vuole dare ad revocatio Clausio ostij, est cordis
intendere altro se non che I huomo, retentio
quando vuole orare, si de ncogliere Fatuum est Deum invocare ut ad se
al cuore, e riformare li spargimenti vemat et gratiae eleemosynam
de sentimenti, che per certo stolta conférât, si homo eum non expectat
cosa e chiamare Idio che venga a sse,
e I huomo non sia seco
Onde pero sancto Bernardo dice
'Molti si lamentano che la gratia non
viene a Moro, ma più tosto la gratia si Bernardus Omnes nobis plangimus
può lamentare che molti la desiderano deesse gratiam sed lustius iosa gratia
/ / e non I aspectono" conqueritur nonnullos deesse sibi
{Frutti V,11-12, с 12r-12v) (De lust., V I I , 4 , с IGIra)

Il Cavalca traduce la prima citazione di S Bernardo, ma preferisce saltare la


seconda proposta dal Peraldo

Idem Sic pauperes cum multis clamonbus mvocatus fuerit distributor


eleemosynarum diverticula captant
(De lust., V I I , 4 , с 161ra)

La linea della trattazione prosegue parallela a quella del testo latino, sempre
con ampliamenti di rilievo

Come adunque dice sancto Isidero, Isidorus Purgandus est primum


imprima si de purgare I animo e animus, atque a temporalium // rerum
partirsi da tumulti delle cogitazioni, cogitationibus segregandus, ut pura
si che puro I affecto del cuore si acies cordis ad Deum vere et
possa dinzare inverso Idio simpliciter dingatur
E pero anche dice che quella e pura
oratione, contro alla quale non
prevagliano le sollecitudini e le Idem Pura est oratio quam in suo
cogitazioni del mondo E certo e che tempore secuh non intervemunt
lungi e da Dio quello animo il quale in curae Longe autem a Deo est animus
tempo della oratione e occupato di qui in oratione, cogitationibus saeculi
cure e sollecitudine secolari E f u e n t occupatus
generalmente a questa preparatione

167
s'apartiene che l'huomo che vuole Secundo pertinet ad propmquam
orare ripensi e precogiti attentamente praeparationem consideratio sunpsius.
quello che vuole p r e g a r e , e pensi il ( D e lust., І І ^ , с. 161 ra-161 r b ) .
modo come possa Idio più lusingare.
Onde, se l'huomo vuole pregare per
avere misericordia de' suoi peccati,
de' prima incitarsi a pensare la loro
graveza e provocarsi a pianto.
(Frutti V , 12-13, с 12v).
Il lungo discorso a carattera generale i n t r o d o t t o qui dal Cavalca non t r o v a
corrispondenza nel testo latino. Il Peraldo, i n f a t t i , introduce a questo punto
la seguente citazione di S Bernardo'

Bernardus ad f r a t i es de monte Der Debemus nosnietipsus x.oram Deo


c o n s t i t u e r e , quasi facie ad faciem, et in lumme eius prospicere
t n b u l a t i o n e m de nobisipsis nobis vementem
(De lust.. V I I 4 e. 161rb)

Il testo volgare ptosegue parallelo a quello della Summa, con notevoli


i n t e r v e n t i elaborativi II Cavalca elimina, ad esempio, la spiegazione
particolareggiata sul comportamento di ladri e t i r a n n i , raccoglie tuttavia l'idea
generale e la fonde in un discorso nuovo

E questo c'insegna sancto Isidero Isidorus: Quum Deo assistimus,


dicendo. "Quando andiamo dinanzi a gemere et fiere debemus,
Dio a o r a r e , dobiamo piangere e remimscentes quam gravia sunt quae
u r l a r e , pensando come sono gravi ι commisimus, quam dura inferni
mah che comettiamo e come sono supplicia quae timemus
acerbi ι tormenti a ciò che gli
temiamo".
Si che in questo punto dobiamo Dicebat quidam, quod latrones et
imprendere da' trufaton e da' t y r a n n i docuerunt eum orare Latro
g a g l i o f f i , ι q u a l i , per provocare gli attendens quid fecit, et quod
huomini (Ms glhiuomini) [ a d ] avere tormentum sibi praeparatum s i t , inter
compassione de se, si mostrano più haec duo cum multis lacrymis
t r i s t i e più miseri e infermi che non misencordiam petit T y r a n m vero ea
sono. quae sunt miserabiliora m eis
E così vuole d i r e che noi per questo improbissime ostendunt, et quae sana
modo, per provocare la misericordia di sunt abscondunt, ut magnitudo
Dio verso noi, ci dobiamo ncognoscere misencordiae ad misencordiam excitet.
e humillare e asaperci dinanzi da Dio (De lust., V I I , 4 ; e. 161rb)
lamentare.
(Frutti V,14; c.12v).

3).

Il brano successivo che prosegue la trattazione del capitolo quinto dei


Frutti della lingua non trova corrispondenza nel testo latino di Guglielmo
Peraldo II Cavalca introduce un nuovo argomento sulla meditazione, la quale
deve precedere l'orazione e formarla. Prendendo spunto da un passo di Ugo
da San V i t t o r e t r a t t a il nuovo tema con I ausilio di citazioni salmodiche (Cfr.
Frutti V , 15-17; ce. 12v-13r). Il Peyraut, invece, continua le distinzioni sulla
preparazione prossima all'orazione ( c f r . De lust., VI 1,4, с 161rb-161va).
Questo lunghissimo brano viene totalmente omesso dal Cavalca. Egli torna però
a seguire il testo latino m corrispondenza del successivo argomento
riguardante le d i f f e r e n t i "affectiones" generate dalla meditazione II
volgarizzatore si comporta qui in maniera assai libera nel suo lavoro di

168
compilazione, o p e r a n d o i n v e r s i o n i nella successione dei temi, elaborazioni ed
ampliamenti di notevole importanza

Si che vuole d i r e che secondo la Sicut secundum ligna sylvae


meditatione p r e c e d e n t e si de f o r m a r e exardescit ignis Eccles 28 sic
I oratione e dilectione e affectione secundum diversas meditationes de
Come verbi gratia alla meditatione Deo s e q u u n t u r d i v e r s a e affectiones
della d i v i n a lustitia s e g u i t a e f f e c t o di Meditationem l u s t i t i a e d i v m a e s e q u i t u r
timore, a quella della misericordia affectio timons meditationem
seguita s p e r a n z a e f i d a n z a , cosi per misencordiae affectio spei
la meditatione della sapienza divina, meditationem sapientiae omnia
che ogni cosa occulta v e d e , seguita videntis, affectio erubescentiae
e f f e c t o di v e r g o g n a de n o s t r i mali, meditationein bonitatis ve!
quantunque occulti La meditatione b e n e f i c e n t i a e , a f f e c t i o g r a t i t u d m i s vel
della d i v i n a e x c e l l e n t i a g e n e r a effecto meditationem suavitatis
amoris
di reverentia e d honore La affectio quae potest dici
divmae,
meditatione della c a n t a d i v i n a v e r s o sancta esunes Secundum vero
noi genera e f f e c t o di c a n t a e di affectum mentis sequitur affectus
cognoscentia E cosi potremo d i r e di oratioms
molte a l t r e meditation) ( D e lust. V I I , 4 , с І б і а)
Si c h e , come dice lo Ecclesiastico,
come secondo le l e g n e della selva
s accende e nutrica il fuoco, cosi
secondo diverse meditation!
s infiammano e g e n e r a n s i e n u t n c a n s i
diverse affectioni nel cuore, e
secondo q u e s t e poi si formano d i v e r s e
spetie d o r a t i o m o r p e r d o l o r e , or
p e r amore, or p e r t i m o r e , e cosi p e r
a l t r i e f f e c t i , al f e r v o r e de quali Idio
mirando e x a u l d i s c e le n o s t r e o r a t i o m e
li nostri // d e s i d e r i
(.Frutti V , 1 8 - 2 0 , с 1 3 r - 1 3 v )

E p e r o dice sancto A g u s t i n o che t a n t o Augustinus de orando Deo, ad


seguita più degno e f f e c t o da p a r t e di Probarn Digmor, mquit, sequetur
Dio, quanto procede più fervente effectus quem ferventior praecedit
a f f e c t o dalla p a r t e n o s t r a affectus
(.Frutti V , 2 1 , с 1 3 v ) ( D e lust. V I I , 4 , с І б і а)

La p a r t e conclusiva del q u i n t o capitolo dei Frutti, a carattere riassuntivo,


p r e n d e lo s p u n t o dal t e s t o latino, ma il compilatore si comporta assai
liberamente

Insomma a d u n q u e , chi vuole saviamente o r a r e , deba r i p e n s a r e , come dice


sancto B e r n a r d o , lo suo stato e lo suo p e n c o l o , p e r m c i t a r s i a l dolore e
timore E poi, incontanente, per non disperare, deba p e n s a r e la
e x c e l l e n t i a della divina misericordia, la q u a l e e x c e d e ogni humana
miseria, p e r p o t e r s i c o n f o r t a r e e con f i d a n z a o r a r e
[Frutti V , 2 1 , с 13v)

Il Peraldo p r o s e g u e invece con un a l t r a distinzione

A f f e c t i o spei s p e c i a l i t e r v a l e t ad i m p e t r a n d u m Bernardus Q u a t e n u s in
bonis Domini pedem f i d u c i a e p o r r e x e n s , e a t e n u s possidebis Idem Nihil
ommpotentiam v e r b i c l a n o r e m r e d d i t , quam quod omnipotentes f a c i t omnes
qui m se s p e r a n t
169
(De lust., VII,4; с Ібі а).

T u t t a la parte finale del capitolo q u a r t o del De lustitia, contenente una


u l t e r i o r e distinzione ( c f r . De lust., V I I , 4 ; с І б І а-ІбІ Ь ) , viene omessa
nel testo v o l g a r e , dove la trattazione del capitolo quinto termina con la
seguente brevissima conclusione:

Ora questo basta avere detto della preparatione che de' precedere di
necessità la nostra oratione.
(Frutti V , 2 1 , с 13v).

d] Impedimenti della orazione (capitolo sesto).

La materia del sesto capitolo dei Frutti della lingua deriva dal capitolo
quinto del De lustitia. Pars V I I .

Degl'impedimenti della oratione. De impedimenta Oratioms. CAPUT V .


Capitulo sexto.
Pur r i p r e n d e n d o il titolo dal Peraldo traducendolo letteralmente, il Cavalca
preferisce iniziare il capitolo sesto m maniera diversa dal testo latino. Egli
apre i n f a t t i la trattazione con il seguente b r a n o :

Ora seguita di vedere degl'impedimenti della oratione, che avenga che


per le parole dello precedente capitulo assai chiaramente si manifesti e
conchiuda che la mala vita e lo spargimento degli sentimenti e sollicitudmi
del seculo impediscono le nostre o r a t i o m , pero che per contrario è
mostrato che a bene orare si richiede necessariamente buna vita e
ncoglimento di cuore, nientedimeno perche questa materia e molto
necessaria e u t i l e , parmi e piacemi di parlare in questo capitulo più
distintamente di molte cose, le quali impediscono che la nostra oratione
exauldita non sia
( F r u i t / V I , 2 ; e. 13v).

Nel luogo corrispondente della Summa troviamo invece un testo del tutto
differente:

D i x i t abbas Fuagilus - Magnum est quidem sine impedimento o r a r e , maius


etiam est psallere sine impedimento. Dicebat abbas Agathon. Nullum
laborem tantum esse in religione, quantum orare Deum Diabolus enim
nullum opus tantum conatur m t e r r u m p e r e , quantum orationem devotam
A l i u d enim opus quousque p e r f i c i a t u r habet aliquam requiem, oratio
autem nullam.
(De lust., V I I , 5 ; e. 161vb).

1).
Il testo dei F r u t t i continua dopo parallelo a quello latino, ma con importanti
variazioni s t r u t t u r a l i ed omissioni di r i l i e v o .

E t r u o v o che m somma cinque sono Et possunt enumeran duodecim


quelle cose che c'impediscono che impedimenta oratioms. Primum est

170
exaulditi non siamo. E la prima si è,
come già in parte è toccato, la ria e
perversa v i t a . E questo mostra Idio peccatum o r a n t i s .
per Isaia quando dice: "Quando voi
multiplicherete le v o s t r e oratiom non Esaie primo: Qu um multiplicaveritis
vi exauldiroe, però che le vostre mani orationes vest ras, non exaudiam:
sono piene di sangue", cioè di manus enim vestrae sanguine plenae
peccati. E questo mostra anche il
sunt.
psalmista quando dice: "Iniquitatem
si aspexi in corde meo non exaudiet In Psalm. Iniquitatem si aspexi in
Dominus". Il E anche Isaia dice: "Li corde meo, non eraudiet Dominus.
peccati vostri hanno nascosta la faccia Esa. 59. Peccata vestra absconderunt
di Dio da v o i , che non v i exaudisce". faciem eius a vobis ne e x a u d i r e t .
(Frutt/ V l , 3 ; c.13v-14r). (De iust., V I I , 5 ; e. 161vb).

Il volgare omette ι riferimenti s c r i t t u r a l i che qui troviamo nella Summa del


Peraldo:

lerem.5. Peccata vestra p r o h i b u e r u n t bonum a vobis. T h r e n . 3 . Nos


inique egimus, et ad iracundiam provocavimus: idcirco mexo abilis es. In
eodem: Opposuisti t i b i nubem, ne t r a n s i r e t oratio, loan.9. Scimus quia
Deus peccatore non a u d i t , etc.
(De lust., V I I , 5 ; с. І б І Ь ) .

Questo elenco di citazioni bibliche è sostituito dal Cavalca con una frase a
carattere generale:

Or così molti a l t r i propheti e sancti per diverse parole mostrano che Idio
per li peccati le nostre orationi non exaudisce.
(Frutti V l , 3 ; e. 1 4 r ) .
Il testo volgare prosegue parallelamente al testo del De lustitia, sempre con
ampliamenti ed omissioni notevoli.

La seconda cosa si è dubietà e poca Secundum est orantis dubietas.


fede, la quale procede maxima[me]nte (De Iust., V I I , 5 ; с. І б І Ь ) .
da la mala v i t a , come decto è di
sopra, però che, come dice sancto
lohanni, se '1 cuore nostro non ci
r i p r e n d e , abiamo fidanza d'impetrare.
(Fruit/ VI,4; c . l 4 r ) .

Il Cavalca inserisce qui una propria glossa, riferendosi al passo


neotestamentano citato precedentemente ( c f r . Frutti V,5).

E di questa dubietà parla sancto lacob. 1. Postulet in fide nihil


Iacopo quando dice che chi dubita non haesitans. Et s u b d i t u r de haesitante:
può presumere d'essere exaudito. E Non aestimet homo lile quod accipiat
però dice che l'huomo de' domandare aliquid a Domino.
in fede, cioè fedelmente. B e r n . Indignus caelesti benedictione
Ma di questa materia, cioè come e esse c o n v m c i t u r , qui Deum dubio
perché dobiamo avere fidanza nelle quaerit a f f e c t u .
nostre orationi, diremo di sotto più (De Iust., V I I , 5 ; e. 161vb).
pienamente nel suo luogo.
(Frutt; VI,4; c.14r).

La terza cosa perché noi non siamo Tertium est, quod non p e t i t u r quod

171
exaudlti si e la nostra s t o l t i t i a , in ciò petendum est: quia scilicet vile est
che non domandiamo quello che ci è quod petitur vel non expediens
utile e necessario, ma il c o n t r a r i o . petenti.
f F r u i t i V I , 5; c . 1 4 r ) . (De lust., V I I , 5 ; с 161vb).

Il Cavalca omette la prima citazione biblica e la glossa relativa, che troviamo


come primo argomento nella Summa:

loan. 16. Usque modo non petistis quidquam m nomine meo. Gloss, quod
aliquid sit rei comparatione rei permanentis
(De lust., V I I , 5 , с 161vb).

Il primo argomento del testo volgare è una anticipazione del passo


neotestamentano che troveremo nella Summa verso la fine di questa terza
distinzione.

E però dice sancto Iacopo: "Voi lacob.4 Petitis et non accipietis, eo


domandate e non ricevete, impero che quod male petatis
male adomandate" [De lust., VI 1,5; с 162ra).
[Frutti VI,5, c.14r).

2).
A questo punto il volgare si discosta dal testo latino, poiché il Cavalca
introduce un lungo riferimento a S Agostino ( c f r Frutti V I , 6 - 9 ; e. 14r-14v)
ed una citazione da S.Gregorio ( c f r Frutti V I , 9 , e. 14v), mutando in tal
modo gli argomenti proposti dal Peraldo in questa terza distinzione I primi
due passi neotestamentan del latino t r o v a n o , t u t t a v i a , corrispondenza nel
corpo della nuova trattazione di Cavalca.

Domandano e f i g l i u o l i di Zebedeo Matt.20 Nescitis quid petatis, dictum


d'essere con l u i , e furono r i p r e s i , e est f i l n s Zebedaei petentibus honorem.
f u decto loro da C h r i s t o . "Voi non Et Paulo petenti emotionem stimuli
sapete che voi domandate" quae sibi non expediebat, dictum est
E cosi sancto Pagólo domando che Dio s u f f i c i t t i b i gratia mea. nam v i r t u s in
gli togliesse lo stimolo della carne, e mfirmitate perficitur.
non f u exaudito, ma f u g l i decto (De lust. VII,5; e. 161vb).
"Sufficit tibi gratia mea".
[Frutti VI,7, c.14r).

Il Peyraut continua con ι seguenti argomenti, che sono omessi dal Cavalca:

Ideo frequenter ecclesia non exauditur petendo amotio//nem


tnbulationum. Esaiae 26. Misereamur impío, et non discet faceré
lustitiam.
(De lust. VII,S; cc. 161vb-U2ra).

172
Nel passo conclusivo della terza distin Jone e nella trattazione della quarta il
Cavalca segue abbastanza fedelmente il testo latino, con importanti inserimenti
e qualche omissione.

E sancto Isidero dice: "Molti priegano Isidorus: Multi orantes non


e non sono exauditi, imperò che non exaudiuntur: provìdet enim Deus illis
sarebbe il loro meglio". Come lo meliora quam petunt. Sicut contmgere
infermo quando domanda le cose solet parvulis, qui ne in
contrarie, e il fanciullo che pnega scholisvapulent, Deum exorant: sed
che non sia battuto, e il ladro e il non datur illis postulationis effectus,
malfactore che priegano Idio che non quia impedii talis exauditio ad
sieno compresi. La qual cosa, se Idio profeet um.
concede è più tosto ira che grafia. (De lust. V I I , 5 ; с.162га).
Or qui si potrebono dire molte cose a
parlare di quello di che pregare
dobiamo, ma lasciallo, perché di sotto
ne faremo singulare capitulo.
(Frutti VI,9; C.14V).

La quarta cosa che impedisce la


nostra oratione si è quando preghiano Quartum est, indignitas (Ed. cit.
per persone indegne di gratia, sì che indignatas) eius pro quo oratur.
pognamo che chi pnega abia merito (De lust. VII.5; c.162ra).
della buona volontà che lo muove,
nientedimeno non è exaudito per la
indegna vita di colui per cui si
pnega.
[Frutti V I , 1 0 ; C . 1 4 V ) .

E questo mostra Idio quando dice a lerem. 7 et 11. Noli orare pro populo
leremia propheta, quando pregava pel isto, ñeque assumas pro eis laudem et
popolo indegno: "Non mi pregare per orationem: quia non exaudiam.
questo popolo, imperò che io non ti Eiusdem 15. Si steterint Moyses et
exaudirò. Che, sapi che se Moysè e Samuel coram me, non est anima mea
Samuel me ne pregassmo, non me in ad populum istum.
cuore d aiutare questo popolo".
Or così possiamo dire che, perché
sono tropo per sé negligenti, Idio non
exaudisce le oratiom facte per loro, In Vitis Patrum quidam frater
quantunque ferventi. patiebatur molestiam a spiritu
Alla quale cosa provare si dice in Vita formcatioms, et abut saepe ad
Patrum che uno giovane tentato da semorem ut pro se oraret.
laide tentationi andava spesso a Cumque frequens oratio senioris eum
racomandarsi a uno sancto padre, che non luvaret. Dommus nocte seniori
pregasse Idio che gli togliesse quella ostendit negligentiam f r a t n s esse in
tentatione. E pregando / 7 di ciò quel caussa quare non exaudiretur.
sancto padre Idio molto spesso, e Vidit enim senior monachum sedentem,
quegli pure lamentandosi che la et spiritum formcatioms m diversis
tentazione non cessava, formis mulierum ludentem apud ipsum,
maravigliandosi di ciò quello sancto et ipsum cum eis delectari.
padre pregò Idio che gli rivelasse
perché non era exaudito. E facta
questa oratione fu rapito m spinto; e
vede lo spinto della formcatione Vidit etiam angelum Domini astantem
giocare dinanzi a quello frate, e et mdignantem graviter contra eundem

1
inmeterli diverse forme e fantasie di fratrem, quia non surgebat nec
femme disoneste, e quello f r a t e gli prosternebat se in oratiombus ante
pareva che si dilectasse m queste Deum, sed magis delectabatur in
cose, e non lo contastava, e non lo cogitationibus suis
caciava da se (De lust. V I I , 5 , с 162га)
[Frutti V I , 1 1 - 1 2 , с 14v-15r)

Or t o r n a n d o poi quello f r a t e a l l u i , e Cognovit ergo senior culpam f r a t n s


p u r e lamentandosi che la tentazione esse quod ipse non exaudiebatur pro
non cessava, egli mdegnato gli riveloe eo, et d i x i t f r a t r i Impossibile est
la visione che aveva avuta della sua discedere a te s p i n t u m f o r n i c a t i o m s ,
negligentia, e disegli "Vego che tua alus p r o te o r a n t i b u s , nisi tuipse
colpd e cue ¡a tentatione non cessa, labo rem assumas in leiunns et
perche io ti vidi giocare con lo oratiombus, et vigilns, roga η s
diavolo che t i tentava, e pero sapi Dominum cum gemitu
che se t u non t i a i u t i , ne Dio Audiens frater verba semons,
t aiuterà, ne io" compunctus est corde, et per
Per le quali parole compuncto e afflictionem corporis meruit
ncognoscendo la sua colpa, si misericordiam
comincio aiutare con d i g i u n i e con (De lust. V I 1,5, с 162ra)
v i g i l i e e con o r a t i o n i , si che vinse il
nemico e la sua tentatione
{Frutti V I , 13, с 15r)

3)
Nel testo volgare sono completamente omesse la quinta e la sesta distinzione
del latino ( c f r De lust. VI 1,5, с 162ra-162rb) Il Cavalca, segue il suo
programma r i d u t t i v o già preannunciato ali inizio del capitolo, dove egli si
proponeva di affrontare soltanto cinque d i s t i n z i o n i , in contrapposizione al
Peraldo che parlava di "duodecim impedimenta oratioms ' ( c f r Frutti Vl,3,
De lust. VI 1,5, prima r i p o r t a t i )
La quinta distinzione, che il Cavalca introduce molto amplificata,
corrisponde alla settima della Summa:

La quinta cosa e molto p r o p r i a e Septimum est d u n t i e s Quae duplex


s i n g u l a r e , che impedisce che le nostre est quaedam in pauperes, de qua
oration ι sieno exaudite, si e la d u n t i a Proverb 21
e la impietade E questa e doppia,
cioè a poveri di non sovemre loro de Qui o b t u r â t au rem suam ad clamorem
beni temporali, e ai nimici di non pauperis, clamabit ipse, et non
perdonare le i n g i u r i e ricevute Quanto exaudietur
alla prima si dice ne Proverbi; "Chi
t u r a gli suoi orechi al g r i d o del Alia est ad eos qui o f f e n d e r u n t , quum
povero, g n d e r r a egli a Dio, e non aliquis non vult eis remitiere
sarà e x a u d i t o " . Eccles 28 Relinque proximo tuo
Quanto alla seconda dice lo nocenti te et tunc deprecanti t i b i
Ecclesiastico "Perdona al proximo tuo peccata solventur
che t hae offeso, e allora pregando tu (De lust. V I I , 5 , с 162ra)
per li tuoi peccati, ti fieno
perdonati"
( F r u i t / V I , 1 4 - 1 5 , с 15r)

Il passo che segue nei Frutti della lingua, a c a r a t t e r e conclusivo, non t r o v a


corrispondenza nel De lustitia.

174
Or di questo assai e decto di sopra, e pero ora me ne passerò Se non
che m somma conchiudo che con ciò sia cosa che lo fine de' nostri
prieghi consista principalmente in queste due cose, cioè che Idio ci dia
de' suoi beni e perdoni / / gli nostri mali, conviensi che chi vuole da Dio
nelle predecte cose essere exaudito, si Ile facia al proximo suo, cioè che
h doni de suoi b e n i , e perdoni di buon cuore le i n g i u r i e ricevute
( f r u t t / V I , 16; с 15r-15v)

Il Cavalca prosegue poi la derivazione dal testo latino, ma con ampliamenti


notevoli·

Onde anche contro a quegli che In eodem: Homo homim servat tram,
tengono odio, dice lo Ecclesiaòtico: et a Deo quaerit medelam.
"Huomo che tiene i r a , come a Dio
adunque domanda medicina, e in Marc 1 1 . Cum stabitis ad orandum,
quegli che e simile a se non ha dimittite si q u i d habetis adversus
misericordia, e come adunque la aliquem, et Pater vester qui m caelis
troverra'" Quasi dica: "Impossibile est dimittet vobis peccata v e s t r a .
e che la t r u o v i chi non la fae" Quod si non d i m i s e n t i s , nec Pater
Or questo maxi[ma]mente mostra vester caelestis dimittet vobis peccata
C h r i s t o , quando d i x e . "Quando state vestra.
a o r a r e , perdonate in prima ogni (De lust. V I I , 5 , e. 162rb).
ingiuria f a c t a v i , e allora il vostro
padre celestiale perdonerà a voi le
i n g i u r i e da voi r i c e v u t e ; e cosi, se
non perdonate, non perdonerebe a voi
gli v o s t r i peccati"
(Frutti V I , 17-18; c . 1 5 v ) .

Il Cavalca, coerentemente alla divisione in cinque p u n t i ( c f r . quanto appena


detto p r i m a ) , non opera una ulteriore distinzione, come invece troviamo nel
Peraldo ( c f r . De lustitia VI 1,5; с 162rb)
La prima parte della ottava distinzione ( c f r . De lust. V I 1,5; e. 162rb) è
omessa nel testo volgare. Il Cavalca raccoglie t u t t a v i a gli argomenti
successivi del Peraldo e li lega insieme a quelli della distinzione precedente
(quinta nel volgare, settima nel latino), adattandoli al nuovo contesto.

E de' predecti impedimenti dice sancto De hoc impedimento et praecedenti,


Isidero: "Per due modi e cagioni la t a n g i t I s i d o r u s , dicens: Duobus modis
oratione del Г h uomo e impedita, cioè se oratio impeditur ne impetrare
egli anche alcuno peccato commetta, о quisquam valeat postulata hoc est, si
se il male contro a se commesso di aut quisque adhuc mala committit, aut
buno cuore non dimette", cioè si delinquenti sibi debita non d i m i t t i t .
perdona Idem. Sicut nullum p r o f i c i t in vulnere
E anche d i c e ' "Come nulla medicina medicamentum, si adhuc f e r r u m in eo
può sanare la f e r i t a se. Ilo f e r r o prima sit ita nihil p r o f i c i t oratio i l l i u s ,
non si t r a e , cosi la oratione non giova cuius adhuc dolor in mente, vel odium
a colui nel cui cuore odio dimora" manet in pectore.
(Frutti V I , 19, c . 1 5 v ) . (De lust. V I I , 5 ; e. 162rb).

Nel testo volgare troviamo qui inserito un lunghissimo passo che continua sul
medesimo argomento, t r a t t a n d o in particolare gli impedimenti che il demonio
frappone alla preghiera ( c f r . Frutti V I , 2 0 - 2 3 , ce. 15v-16r)

4).

175
Il Cavalca prende poi dalla Summa il successivo exemplum, che costituisce la
nona distinzione del Peraldo, evitando pero di indicare questa divisione,
coerentemente alla nuova s t r u t t u r a

E che lo nimico anche singularmente Nonum est, diaboli suggestio quae


studia d'impedire le nostre orationi, multos ab oratione r e t r a h i t Unde
pruovasi per quello exemple che pone Gregonus in dialogo In quadam
sancto Gregorio nel Dialogo, cioè che abbatta Pompeiani abbatis, quidam
uno monacello giovane in una badia di monachus non poterai stare in
sancto Benedecto, essendo accusato a oratorio in oratione, sed semper
sancto Benedecto dal suo abbate che e x i v i t , qui saepe correptus noluit se
non perseverava in oratione con gli emendare
a l t r i , detto l'ufficio, ma usciva di Sed cum quadam die beatus
coro, incontanente sancto Benedecto Benedictus // venisset ad eum
venne, e corresselo, e ripreselo c o r n p i e n d u m , v i d i t quendam nigrum
molto. Ma p o i , quello ricadendo nella puerulum tenentem eum per fimbnam
decta colpa, sancto Benedecto anche vestimenti.
venne, e vidde visibilmente che lo Cumque orassent per biduum,
diavolo, in forma di uno Saracino Benedictus, Pompeianus et Maurus,
nero, lo t i r a v a per la cocolla f u o r i di lili tres v i d e r u n t puerulum illum, et
coro E allora lo batte con uno beatus Benedictus monachum verbere
bastone, si che parve che lo nimico si c o r n p u i t , et daemon recessit ac si
vergognassi di più t o r n a r v i . ipse esset v e r b e r a t u s .
(Fruit/ VI,24-25, c.16r). (De lust. V I L S , с. 162гЬ-162 а)

La parte finale del q u i n t o capitolo latino, contenente le ultime t r e


distinzioni ( e f r De lust. VI 1,5, с 162va), viene completamente omessa dal
Cavalca, il quale preferisce concludere il sesto capitolo dei Frutti con questa
brevissima f r a s e .

Or questo sia decto in brieve di molti impedimenti che '1 nimico ci


procura al tempo della oratione
(Frutti VI,26; с 16r).

e) Come dobbiamo orare (Capitolo Settimo').

1).
Nella compilazione del capitolo settimo dei Frutti della lìngua il Cavalca si
allontana notevolmente dalla sua fonte Egli opera innanzitutto importanti
mutamenti nella s t r u t t u r a , saltando il sesto e il settimo capitolo della Summa
(efr De lust. VI 1,6-7, ce. 162va-163va), ι due temi che v i sono t r a t t a t i
("Quando sit orandum" e "Ubi sit orandum") andranno a c o s t i t u i r e , r i u n i t i
insieme, la fonte del capitolo undicesimo dei Frutti, come vedremo m seguito

Del capitolo ottavo del De lustitia il Cavalca s f r u t t a solamente alcune


parti, per la compilazione del corrispondente capitolo volgare (settimo dei
Frutti) Ne traduce letteralmente il titolo.

Come dobiamo orare Capitolo séptimo Quo modo sit orandum CAPUT V I I
(Frutti V I I , ! ; с 16v). (De lust. VI 1,8, с. 163va).

176
Ne riprende le idee fondamentali, scegliendo alcuni temi esposti dal Peraldo
(cfr. De lust. VI 1,8; ce. 163va-164ra) e ordinandoli in cinque distinzioni
legate al capitolo precedente con il seguente brano:

Ora seguita di vedere come dobiamo orare. Ora, repetendo in questo


capitolo ordinatamente alcune cose tócate di sopra m diversi luoghi (ms.
lughl), dico che dobiamo orare saviamente, humilemente, affectuosamente,
fiducialmente e perseverantemente.
[Frutti VI 1,2; e. 16v).

La trattazione degli argomenti è tuttavia molto differente. Soltanto la terza


distinzione, sull'orazione affettuosa, è derivata dal De lustltla. con lunghe
omissioni e qualche ampliamento:

E però anche sancto Agostino Matth. sexto: Orantes autem nolite


parlando sopra quelle parole del multum loqui.
Vangelo, per le quali dice Christo che Augustinus: Diu orare cum vacat, non
non dobiamo molto parlare m oratione, est improbum neque mutile: neque
come facevano molti stolti, che emm hoc est orare m multiloquio, si
credevano essere exauditi nel molto diutius oretur, aliud est sermo
loquio, dice cosi: "Molto orare, multus, aliud diuturnus affectus.
quando possiamo, non è reprensibile
ne mutile, però che questo non è Nam et de ipso Domino scriptum est
orare m molto loquio, ma e orare con quod pernoctavent in oratione.
molto cuore; si che altro e lungo
sermone, e altro lo diuturno, cioè Lucae 6. Absit ab oratione multa
continuo affecto". locutio, sed non desit multa precatio
Onde etiamdio di Christo legiamo che si fervens persévérât mtentio. Nam
pernoctava in oratione. Sì che vuol multum loqui m orando est rem
dire Christo che nella oratione non necessanam superfluis agere verbis.
sieno molte parole, ma sia molto e Multum autem precari est ad Deum
grande l'affecto. quem precamur diuturna et pia cordis
excitatione pulsare: quod plerumque
E questo si fa più sospirando e plus gemitibus, quam sermonibus
piangendo, che molte parole dicendo. agitur.
(Fruit/ VII,14-15; C.17v). (De lust. V I I , 8 ; c.163vb).

E questo mostra Idio quando dice nel Item orandum est cum magnitudine
Deuteronomio: "Quando cercherai Idio desideri.
con tutto il cuore tuo, sì. Ilo Deuteron.4. Cum quaesieris Dominum
troverai". E per leremia dice: Deum tuum, mvenies eum, si tarnen
"Quando mi cercherete con tutto il toto corde quesieris. Ierem.19. Cum
cuore, sì mi troverrete". quaesieritis me in toto corde vestro,
invernar a vobis.
E questa è la cagione, come dice Magnitudo desideri) clamor est quem
sancto Agostino, che Idio indugia a Deus exaudit. De quo clamore
dare, cioè per exercitare e per Exod.14. Quid clamas ad me? dicit
provocare ι nostri desideri, onde Dominus ad Moysen. Et Daniel. 13.
dice: "Quando Idio tardi exaudisce, Exclamavit voce magna Susanna.
caregia li suoi doni, non gli niega". Dilatatio desideri) est quasi
Le cose tosto date e trovate, pare che praeparatio cordis, ut sit сэрах ems
Γ h uomo non reputi care, e le cose quod petitur. Augustin. Cur petere,
lungo tempo desiderate più si quaerere, pulsare nos compellit, qui
ca regi a no quando si ricevano. E però novit quid nobis sit necessanum
Idio ti serba quello che non ti vuole pnusquam petamus: nisi quia voluit

177
exercen nostrum desidenum in
orationibus quo possimus capere
7
quod praeparat dare
Item Augustinus: Si aliquando
// tosto dare a ciò che t u imprendi Dominus tardius d a t , commendat dona,
le grande cose grandemente non negat. Diu desiderata dulcius
o b t m e n t u r : Cito au tem data v i l e s c u n t .
desiderare. Serbat t i b i Deus quod non v u l t cito
(Frutti V I 1,16-17; c.17v-18r). dare, ut t u discas magna magne
desiderare.
(De lust. V I I , 8 , с. 163vb).

Le a u r e p a r t i del capitolo settimo non derivano dal i r a U a i u del Peroldo, anche


se spesso gli argomenti vi si avvicinano molto Si veda, ad esempio, la quinta
distinzione:

E perché Christo voglia essere Item orandum est perseveranter· ut


pregato con importuna p e r s e v e r a [ n ] t i a ostendit Dominus Luc 11 exemplo
assai chiaramente mostra nel Vangelio, amici qui panes necessaries
ponendo per exemplo la vedova che accommodavit, improbitate amici
domandò giustitia dal giudice iniquo, deprecantis devictus Et exemplo
dello amico che di mezza nocte l u d i o s iniqui Deum non timentis et
domandò del pane allo amico, ι quali hommes non reverentis, qui
furono exauditi per la molta improbitate viduae v i c t u s , vmdictam
importunità e perseverantia. fecit ei de adversario ipsius Lucae 8.
(Frutti VI 1,27; e. 18v). (De lust. V I I , 8 ; с. 164ra).

fi Cosa dobbiamo domandare nell'orazione (Capitolo ottavo).

La parte iniziale del capitolo ottavo dei Frutti deriva dal capitolo nono
del De lustitia, ma con notevoli variazioni ed ampliamenti.

Di quello che orando dobiamo Quid in oratione sit petendum. CAPUT


domandare, e q u a t r o ragioni perché IX.
non dobiamo domandare beni
temporali. V i l i . In oratione petenda s u n t , gloria et
Poi che abiamo mostrato che cosa è g r a t i a : sive regnum et lustitia r e g n i .
oratione, e come è utile e necessaria, Matthaei sexto. Pnmum quaerite
e abiamo veduto // come Idio regnum Dei et lustitiam eius, et haec
volentieri exaudisce ι nostri p n e g h i , omnia adncientur vobis.
resta ora di mostrare che orando
dobiamo adomandare da questo Non monet Dominus ut temporalia
benigno padre. quaerantur.
Della quale cosa Christo benedecto, (De lust. V I I , 9 ; e. 164ra-164rb).
chi ben mira, assai chiaramente ci
dimostra quando dice: "Querite
regnum Dei et ¡ustitiam eius, et hec
omnia addiclentur vobis". Per la quale
parola insomma vuol d i r e che non
dobiamo a.llui domandare queste cose
temporali.
(Frutti V I I I , 1-4; c . 1 9 r - 1 9 v ) .
178
A parte queste coincidenze iniziali, la trattazione nei due testi considerati è
completamente diversa, eccetto che ι ι corrispondenza del seguente passo
agostiniano:

E pero dice sancto Agustino "Quando Et super illud 2 ad C o r i n t h . 13. V i r t u s


domandate quello che Idio vi richiede in mfirmitate p e r f i c i t u r Dicit glos.
e comanda, domandate sicuramente, A u g u s t i n . Cum ea quae Deus laudat
che con la sua gratia lo riceverete; et p r o m i t t i t p e t i t i s , ab ilio securi
ma quando domandate cose corporali e petite' illa emm propitio Deo
temporali, domandatele con modo e con c o n c e d u n t u r . Quando autem petitis
conditione g l i comettete, cioè che se è temporada, cum modo p e t i t e , et cum
lo meglio, si le dia, e se non, se ne timore illi committite. ut si p r o s i n t
stia; pero che egli sa quello che ci d e t : si seit obesse, non d e t . Quod
bisogna meglio che noi stessi, come lo emm obsit vel prosit medicus n o v i t ,
medico sa meglio quello che fa bisogno non aegrotus.
allo infermo, che non sa lo infermo (De lust. VI 1,9, с 164гЬ).
medesimo".
( f r u i t / VI II,34; c.22r).

Anche il capitolo nono, sul medesimo argomento ("non dobbiamo


domandare beni t e m p o r a l i " ) , -e l'in ro capitolo decimo, sulla c a r i t à , non
derivano dalla Summa del Peraldo.

179
gì Tempo e luogo dell'orazione (Capitolo undicesimo).

Il capitolo undicesimo dei Frutti è derivato dai capitoli sesto e settimo del
De lustitia. Il testo volgare è tuttavia fortemente elaborato e coincide soltanto
in alcuni punti con quello latino. Il Cavalca riunisce in un unico capitolo i
due argomenti trattati dal Peraldo, come appare anche dal confronto dei titoli:

Del tempo e luogo che Quando sit orandum. Ubi sit orandum.
dobiamo elegere per CAPUT V I . CAPUT V I I .
orare. X I . (De lust. VII,6; e. (De lust. VII,7; e.
(Frutti X l , 1 ; e. 3 0 r ) . 162va). 163rb).

1).
L'inizio della trattazione è molto diverso nei due testi; tuttavia il Cavalca
riprende più о meno gli stessi argomenti cambiandone l'ordine. Mettiamo qui a
confronto soltanto quei passi che presentano una somiglianza letterale.

Seguita ora di vedere del tempo e del


luogo che dobiamo elegere per meglio
orare. E quanto al primo, dico che
con ciò sia cosa che d'ogni tempo
siamo in pencolo e in battaglia, e
sempre riceviamo da Dio diversi
benefici, sempre dobiamo studiare
d'orare, о domandando aiuto, о Oratio et gratiarum actio deberent
ringratiando dello aiuto e beneficio magnam partem vitae nostrae
ricevuto: si che tutto il tempo della occupare.
vita nostra in queste due parti (De lust. V I I , 6 ; e. 162vb).
d'orationi dobiamo spendere.
(Frutti X I , 2 ; с.ЗОг).
Questo ultimo passo del De lustitia si trova molto dopo, nel corpo della
trattazione del capitolo sesto. Il discorso di Cavalca procede poi prendendo
qua e là in prestito le idee del testo latino, ma con notevoli elaborazioni.

Onde dello ringratiare dice sancto


Gregorio: "Dobiamo sempre Idio
ringratiare, perché elli sempre non Tempus orandi Dominus déterminât.
cessa di noi aiutare". E per questo Lue. 18. dicens: Oportet semper
sempre orare ci induce Christo orare, et non deficere. Et eiusdem
quando dice: "Bisogno c'è di sempre 2 1 . Vigilate, mquit, omni tempore
orare e mai non cessare". E anche etc.
dice: "Veghiate d'ogni tempo, sì che (...)
siate degni di fugire l'ira ventura". E I.Thessal.5. Sine intermissione orate.
così sancto Pagólo quando dice: Pencula nunquam desunt, ideo
"Sanza intermissione orate, e in ogni continue mdigemus Dei adiutono.
cosa Idio rmgratiate". Numquam deest miseria, ideo continue
Ma perché questo continuo orare mdigemus Dei misericordia.
attualmente sempre fare non possiamo. Ideo si fieri posset semper esset
perché c'impediscono l'altre orandum. Sed quia alia negotia hoc
sollicitudini e necessità corporali e non permittunt, praemittenda est
anche spirituali, quanto alla vita oratio operibus nostns, et etiam
activa, e per noi e per gli proximi, sì mtermiscenda.
che, come di sopra nel primo capitolo (De lust. VI 1,6; e. 162va).
è mostrato, le decte auctoritadi non si
debono intendere litteralmente,
mtendesi che lo continuo desiderio e
la continua buona vita è continua
oratione.
(Frutti X I , 3-4; с.ЗОг).

180
Si noti la differente maniera di affrontare il medesimo argomento Riportiamo
qui anche il passo intermedio del testo payraudiano, indicato sopra con ι
puntini, che il Cavalca omette:

Non debet miles Christi scutum orationis movere dum bellum durât.
Bellum autem durât, quum durât vita praesens: militia emm est vita
hominis super terram, lob 7 Sapient. 18 Homo sine quaerela proferens
suae servitutis scutum orationem, resistit irae.
(De lust. V I I , 6 ; с. 162va).

Il Cavalca si allontana ora dalla struttura proposta dal Peraldo e prende


soltanto alcuni argomenti che inserisce nella sua nuova trattazione. Il testo
volgare continua infatti con un tema che ritroviamo anche nel latino, ma molto
dopo, oltre la meta del capitolo

E però, più distintamente parlando, Item nécessitas orandi est cum immmet
dico che al tempo di grave tentatione tnbulatio, vel sibi vel proximo
e tribulatione dobiamo più
instantemente orare, per impetrare
soccorso. Come di сю dà exemple il
psalmista, quando dice: "Ad Dominum
cum tribularer clamavi". E anche:
"In die trlbulationls mee, Deum
exqulsivi, etc.". Unde Dominus imminente passione sua,
Máximamente di сю abiamo exemple di ter oravit. Matth.26 Et orationem
Christo, il quale al tempo della suam multum protendit. Lucae 22.
passione più perseverantemente oroe. Factus m agonia prolixius orabat.
Onde dice sancto Luca. "Factus in (Delusi. V I I , 6 , e. 162vb).
agonia prolixius orabat, etc.".
[Frutti X I , 5 , c . 3 0 r - 3 0 v ) .

La trattazione dell argomento è tuttavia molto differente nei due testi.


Troviamo l'unica corrispondenza m una citazione da S.Girolamo,che nel latino
era riportata all'inizio del capitolo.

Onde dice sancto Hieronymo a Paula: Hieronymus ad Paulam: In principio


"Nel principio di ciascuna opera ti fa cuiuslibet opens praemitte Domimcam
bisogno della croce e della oratione orationem, et signum crucis m fronte.
del Signore, cioè il Pater Noster" (De lust. V I I , 6 ; c.162va).
(.Frutti X I , 13; с . З І г ) .

2).

Con I argomento successivo, sulle ore più convenienti alla preghiera, il


Cavalca torna a seguire abbastanza fedelmente il testo del De lustitla,
operando tuttavia cambiamenti ed omissioni di rilievo, nonché frequenti
ampliamenti ed elaborazioni.

Ma per un altro modo più spetialmente De temporis vero oportumtate


parlando sancto Bernardo del tempo notandum quod Bernar. ostendit tres
della oratione, dice che tre hore horas diei multum oportunas esse
singularmente sono più convenevoli a oratiom, dicens fratribus de monte
orare, cioè l'aurora, la sera e al Dei: Extra illas horas de quibus dicit
mattino, per ciò che m queste tre propheta, Septies m die laudem dixi
hore l'huomo è più digesto e sobrio tibi: matutmum aut vespertmum, aut

181
dalle s o l l e c i t u d i n e s e c o l a r i . mediae noctis sacrificium maxime
E di tutto questo ci dà exemple observandum est.
C h r i s t o , il q u a l e , come t r o v i a m o pegli Non e m m ait P r o p h e t a f r u s t r a . Mane
evangeli, la sera a n d a v a a' diserti astabo t i b i e t v i d e b o , sed quia t u n c a
luoghi e p e r n o c t a v a in o r a t i o n e , e poi c u r i s e x t e n o n b u s a d h u c sumus i e i u n i .
a n c h e la m a t t i n a p e r tempo v e n i v a nel Et d i r i g a t u r o r a t i o mea sicut incensum
tempio a o r a r e e p r e d i c a r e . m conspectu tuo: e l e v a t i o manuum
Della mattina a n c h e p a r l a il psalmista mearum s a c r i f i c i u m v e s p e r t i n u m : quia
dicendo: "Mane astabo tibi, etc.". E tunc ab huiusmodi impedimentis
a n c h e d i c e : "Deus, Deus meus, ad te mvemmur digesti, qui etiam in
de luce vigilo". Della sera dice: nocturnis vigiliis nostris, quibus
"Dirigatur oratio mea sicut incensum media nocte surgimus ad c o n f i t e n d u m
in conspeciu tuo, elevatio manuum nomini Domini, confessioni» eundem
mearum sacrificum vespertinum". Della o r d m e m c o n t e x e n s : In d i e , i n q u i t ,
nocte d i c e : "Media node surgebam tribulationis meae Deum exquisivi
ad confitendum tibi". m a m b u s meis in nocte c o n t r a eum. Et
{Frutti X I , 1 5 - 1 6 ; с.ЗІ ) . alibi m Psal. Media nocte s u r g e b a m
ad c o n f i t e n d u m t i b i .
( D e lust. V I I , 6 ; с. 1 6 3 r a ) .

Nel testo v o l g a r e v i e n e omesso un lungo b r a n o del P e r a l d o , c h e c o n t i n u a sul


medesimo a r g o m e n t o della p r e g h i e r a n o t t u r n a ( c f r . De lust. V I I , 6 ; e. 1 6 3 r a ) .
Il Cavalca p r e f e r i s c e i n v e c e i n s e r i r e qui una s p i e g a z i o n e d e l l ' a d a t t a m e n t o che
alcuni sono soliti f a r e r i g u a r d o alle sette o r e c a n o n i c h e ( c f r . Frutti XI,17-18;
с . З І ) . R i p r e n d e poi a s e g u i r e il testo latino, ampliando ed e l a b o r a n d o molto:

Per un a l t r o modo più s i n g u l a r e dico Item tempus o p o r t u n u m ad o r a n d u m


che tempo da o r a r e si è il v e n e r d ì est dies P a r a s c e v e s , in q u a Dominus
s a n c t o , m ciò che allora si r a p r e s e n t a adeo l a r g u s f u i t quod matrem suam
quello b e n e f i c i o i s m i s u r a t o , q u a n d o il d e d i t l o a n m , regnum l a t r o n i , c o r p u s
S i g n o r e f u sì largo che diede t u t t o sé et animam m redemptionem humano
e s p a r s e il suo s a n g u e p e r nostra generi.
salute. E per questo nspecto Ideo ecclesia ilio die p r o omnibus o r a t
la.cchiesa in quello d i ' p r i e g a per ludaeis, paganis, schismaticis,
t u t t i li g i u d e i , p a g a n i , scismatici e haereticis.
h e r e t i c i , come se dicesse: "Ogi è sì Item tempus oportunum est ad
largo e c o r t e s e il S i g n o r e nostro che orandum ante Àscensionem Domini
non ci p o t r à n e g a r e q u a l u n q u e gratia q u a n d o a d v o c a t u s ecclesiae secundum
gli domandiamo". repraesentationem nostram v a d i t ad
A n c h e tempo atto a o r a r e si è il c u r i a m caelestem: t u n c enim f o r m a n d a e
temp[o] che precede l'Ascensione, sunt petitionee.
q u a n d o r a p r e s e n t i a m o che C h r i s t o salì ( D e lust. V I I , 6 ; с. 1 6 3 г а - 1 6 3 г Ь ) .
con t a n t a g l o r i a alla celeste c o r t e .
(Frutti X I , 19-20; c . 3 2 r ) .

Il Cavalca i n s e r i s c e a q u e s t o p u n t o , ampliando molto la t r a t t a z i o n e , alcune


considerazioni che a n t i c i p a n o alcune esemplificazioni del Peraldo.

E p e r ò m q u e l d i ' si legono quegli v a n g e l i ne' quali C h r i s t o c ' i n v i t a e


provoca più a o r a r e , e promette di l a r g a m e n t e d a r e . C h e , come vegiamo
mondanamente che gli s i g n o r i e sposi n o v e l l i , e q u e g l i che t o r n a n o con
g r a n v i c t o r i a , sogliono m que' p u n t i d a r e molto e a molti g r a n d i doni e
molte l i m o s y n e , e l i b e r a r e prigioni e p e r d o n a r e d e b i t i , così p e r una simile
c o n s i d e r a t i o n e , possiamo, in quello tempo che C h r i s t o e n t r ò v i n c i t o r e nel
recjno del cielo, e l'humanità nostra menoe come sposa a c i e l o , p r e s u m e r e
eh egli ci d a r à g r a t i e e f a r à m i s e r i c o r d i a , se glele sapremo d o m a n d a r e .
(Frutti X I , 2 0 ; e. 3 2 r ) .

182
Riprende poi a seguire il testo latino:

Così tempo d'oratione è infra quello Item tempus oportunum ad orandum,


mezo t r a l'Ascensione e la Pentecoste, est tempore medio i n t e r Ascensionem
come ci danno exemple gli apostoli, et Pentecosten.
che in quello mezo si rmchiusono a Consueverunt enim f i l i j regum dare
o r a r e , expectando lo Spirito Sancto, e larga muñera suscepto regno.
orando lo ricevettono. In Psal. Scitote quoniam m i r i f i c a v i t
F così possiamo d i r e che tempo Dominus sanctum suum. Dominus
d'oratione si è in ogni solennità e exaudiet me cum clamavero ad eum.
memoria della Donna / / nostra e degli Item tempus idoneum ad orandum est
a l t r i sancti, quando rapresentiamo la in magnis solennitatibus.
loro gloria e la gratia che Idio fece Consueverunt enim principes in festis
loro. magms magna muñera d a r e .
( F r u i i / XI,21-22; c.32r-32v). (De lust. V I I , 6 ; e. 1 6 3 r b ) .

Con questa distinzione termina il capitolo sesto del De lustitla. La frase


conclusiva che segue nel testo volgare è del compilatore:

E però dobiamo e possiamo pregare con fidanza che come eglino la


ricevettono, così per noi preghino; così lodando Idio de' doni che dette
loro, lo dobiamo provocare a darne a noi. Or questo fia decto quanto al
tempo.
(Frutti X I , 2 2 ; e. 3 2 v ) .

3).
Per la trattazione del prossimo tema, riguardo al luogo della p r e g h i e r a , il
Cavalca riprende le idee fondamentali dal capitolo settimo del De lustitia, con
f r e q u e n t i ampliamenti e variazioni.

Quanto al luogo, brievemente, dobiamo Ubi sit orandum. CAPUT V I I .


sapere che, come in ogni luogo Notandum quod ubique orandum est,
troviamo pericolo, così come sancto cum ubique sint p e r i c u l a , et ubique
Pagólo c'insegna, m ogni luogo Dei auxilio mdigeamus. I ad T i m o t h . 2 .
dobiamo a Dio r i c o r r e r e orando, e Volo viros orare in omni loco,
máximamente m luogo di più tempesta levantes puras manus.
e pericolo, come in mare, e in altri
luoghi più pericolosi; sì che, andando
e udendo le creature le quali ci
provocano a odio о ad amore, (sì che,
come si dice nel libro della Sapientia, Sap. 14. Creaturae Dei in odium factae
le creature di Dio ci sono come sunt, et in tentationem animae
lacciuoli a' piedi), in ogni luogo hominum, et in muscipulam pedibus
dobiamo orare almeno quanto al insipientium.
desiderio.
Ma per uno altro modo più singulare
dico che, come C h r i s t o c'insegna e Specialiter locus idoneus ad orandum,
amaestra per suo exemple, dobiamo, est locus secretus.
per o r a r e , cercare luogo più solitario (De lust. V I I , 7 ; e. 163rb).
e secreto, nel quale possiamo meglio
ncogliere la mente dalli spargimenti
degli sentimenti; come anche ci danno
exemplo molti sancti p a d r i , li quali,
per meglio orare e a Dio vacare, si
ridussono pure ne' d i s e r t i .
(Frutti XI,23-24; c.32v).
183
Il riferimento generico all'esempio dei santi padri sostituisce nel testo volgare
la lunga serie di citazioni usate dal Peraldo per t r a t t a r e questa distinzione
( c f r . De lust. V I I , 7 ; e. 163rb), che il Cavalca omette completamente.

Per uno altro modo più particulare Item locus idoneus ad orandum est
luogo d o n a t i o n e si è il tempio e la templum materiale Deo dedicatum.
chiesa materiale, la quale a.celò si
consacra, nella quale, come dice
sancto A g u s t i n o , altro non si de' fare
se non come suona il suo vocabulo,
cioè o r a t o r i o .
E questo ci mostra C h r i s t o , quando
caccio del tempio quegli mercatanti e M a t t h . 2 1 . Domus mea domus urationis
v e n d i t o r i con le loro mercantie, e vocabitur.
disse: " S c r i p t o e che la casa mia è (De lust. V I I , 7 , e. 163rb).
casa d ' o r a t i o n i , e voi I avete facta
spilonca di l a d r o n i " .
(Fruit/ X I , 2 5 - 2 6 ; с . З і ) .

Il Cavalca omette la lunghissima argomentazione nella quale Peyraut si riferisce


a passi veterotestamentari ( c f r De lust. VII,7; с ІбЗгЬ-ІбЗ а ) ,
r i p r e n d e n d o soltanto la carte f m ^ ' e dove ricorrono citazioni t r a t t e dal Nuovo
Testamento.

E così legiamo nel Vangelo m più C h r i s t u s multum frequentabat templum


luoghi ch'egli spesso visitava il materiale Lue. 19. Erat quotidie
tempio; e così da la madre fu nel docens m templo. Et eiusdem 21 Erat
tempio trovato, e disse che gli cunctis diebus docens in tempio In
c o n v e / / n i v a essere e stare m quelle tempio inventus est a matre sua.
-
cose e luoghi ch'erano del suo padre. Lucae 2. et ait Nesciebatis quia m
Onde exponendo sancto lohanni his quae sunt Patris mei oportet me
7
Boccadoro quella parola che scrive esse
sancto lohanm evangelista, cioè che Eiusdem 19. Intra v i t lesus in
Christo, venendo in lerusalem, in templum. Chrysostomus: Proprium
prima e n t r o nel tempio, dice cosi: erat bom fili) ut vemens primum ad
'Proprio era di buono figliuolo che in domum c u r r e r e t p a t r i s .
prima entrasse in casa del suo padre.
Tu adunque, о huomo, seguitando Tu autem imitator C h r i s t i factus,
C h r i s t o , quando aviene che t u entri intrans civitatem, primum ante omnes
m alcuna c i t t a , in prima visita la actus ad ecclesiam c u r r a s .
chiesa che altro luogo; e quivi in (De lust. V I I , 7 , с. 163va).
prima o r a , e poi procedi a . f f a r e gli
a l t r i tuoi f a c t i " .
(Frutti XI,26-28; c.32v-33r).

Il Peraldo conclude gli argomenti relativi a questa distinzione sul luogo


materiale adatto alla preghiera con una glossa al Vangelo di Matteo ( c f r . De
lust. VII,7; с. 163va). Il Cavalca preferisce ometterla del t u t t o , per
i n t r o d u r r e un richiamo contro le abitudini dei tempi suoi.

Ma, oimè, t u t t o il contrario si f a , cioè che prima si visita la taverna che


la chiesa, e se pure alcuni vi vanno non v i perseverano per infino a
compiuto l'ufficio, ma fugone come dal fuoco. E che pegio è, molti vi
tengono oggi taverne e giuochi, e fanno canti e balli lascivi e b r u t t u r e e
peccati assai. Sì che in quello luogo nel quale Idio deba essere più
honorato, oggi e più vituperato Onde nullo d u b i t i che ogni peccato fatto
in chiesa e m luogo a Dio deputato e di magiore peso, come vegiamo

184
secondo il mondo, che l'huomo si riputa a magiore vergogna che altri lo
vada a offendere in casa sua che in altro luogo.
( f r u t t / X I , 2 8 - 2 9 ; e. 3 3 r ) .

La parte finale del settimo capitolo latino contiene una ulteriore distinzione:
"locus ¡doneus ad orandum est templum spirituale" (cfr. De lust. V I I , 7 ; e.
163va). Il Cavalca la omette completamente per introdurre qui un argomento
diverso, sulla "nverentia che si conviene avere agli luoghi santi", che occupa
tutta la seconda parte del capitolo undicesimo (cfr. Frutti X I , 30-50;
cc.33r-35v).

h) Specie dell'orazione. (Capitolo dodicesimo).

Il capitolo dodicesimo dei Frutti della lingua è derivato, ma solo in forma


parziale, dal capitolo decimo del De lustitia. Il Cavalca si allontana
notevolmente dalla trattazione del Peraldo, riprendendo soltanto alcuni spunti
che gli servono da base strutturale. Cosi, ad esempio, l'inizio del capitolo:

1).
Di molte spetie d'orationi, e buone e De speciebus Orationis. Caput X.
rie. Capitolo X I I .
Resta ora, all'ultimo del trattato della
oratione, di parlare di molte spetie
d'orationi, e buone e rie.
Della qual materia brievemente Oratio potest dividi in orationem
parlando, dico che alcuna oratione è fructuosam et mfructuosam.
ria e infructuosa, e alcuna è buona e (De lust. V I I , 1 0 ; e. 164va).
fructuosa; e ciascune di queste hae
molte spetie.
(Frutt/ XII, 1-2; c.35v).
Lordine di trattazione del testo volgare è inverso rispetto a quello seguito dal
Peraldo. Il Cavalca, infatti, preferisce anteporre il tema sull orazione
infruttuosa a quello sulla orazione fruttuosa. La parte iniziale del capitolo
dodicesimo dei Frutti corrisponde quindi alla seconda parte del testo latino
(cfr. De lust. V I I , 1 0 ; ce. 164va-165ra).
Nel volgare troviamo tuttavia una trattazione assai differente ed
amplificata, con importanti cambiamenti strutturali. In primo luogo il Cavalca
introduce un passo sull'orazione fatta per vendetta (cfr. Frutti XI 1,3-8; ce.
3 5 v - 3 6 r ) , che non trova corrispondenza nel latino. Il compilatore sceglie poi
soltanto alcune specie di orazione infruttuosa, omettendo parti rilevanti del
testo di Peyraut, ed introducendo citazioni nuove.

Onde però intende sancto Agustino, Aug. Sicut vox sine modulatione quasi
come voce sanza modulatione è quasi vox picarum: sic oratio sine devotione
voce di pica, così oratione sanza quasi mugitus boum.
devotione è quasi mugito di bue. E
però anche dice: "Che giova questo Idem August. Quid prodest strepitus
strepito di labra se '1 cuore è labiorum, si mutum est cor: Qualis
mutolo?" Onde quella differentia è fra differentia inter paleam granum, et
l'oratione che consiste pure nel inter similam et f u r f u r , et inter
movimento delle labra e quelle del pellem animalis et ipsum animal, talis
cuore, quale è fra il grano e la est differentia inter sonum vocalis
paglia, e fra la semola e la farina, e orationis, et devotionem cordis.
fra il guscio e la midolla, e fra la (De lust. V I I , 1 0 ; e. 164vb).
pelle dello animale e la carne; anzi
quale fra la figura e la cosa figurata.
(Frutti XII.77; с.Зб ) .
185
2).
Il Cavalca omette un lungo passo del testo latino, nel quale troviamo la
similitudine dei "pravi pastores", due definizioni di devotio, e la terza e la
quarta specie di orazione infruttuosa (cfr De lust. V I I , 10, с 164vb)
Questa quarta specie di orazione sarà accennata in seguito anche nel testo
volgare (cfr Frutti XI 1,21, с 37v) Il Cavalca riprende invece la
trattazione relativa alla quinta specie, con mutamenti di rilievo

E una altra oratione che si chiama Quinta species est oratio ridiculosa
ndicolosa, cioè che η e da fare beffe, Qualis est oratio hypocritarum, qui
anzi pare che faccia beffe di Dio E elafi de multitudme operum suorum,
questa e di molti hypocnti e superbi, Deum quasi irrident, dum manibus
li quali, non parendo loro essere plems eleemosynam gratiae ab eo
peccatori, nientedimeno pur pnegono petunt Talis fuit oratio superbi
per li peccatori, e dicono "Siate Pharisaei, dicentis leiunio bis in
peccatori dinanzi ad altrui per essere sabbato, décimas do omnium quae
tenuti humili", overo che ringratiano possideo Lue 18 Vacuas oportet esse
Idio de' benefici de' quali avere manus hominis per humilitatem, ad hoc
credono e non hanno per venta ut eleemosyna gratiae ei a Deo detur
(Fruii/ XI 1,12, с 36v) Item oratio hypocritarum ridiculosa
est, qui manus tendunt ad terram cum
eleemosmam petunt ab eo qui est m
celis terrenam emm mercedem
quaerunt in openbus suis
(De lust. VI1,10, cc 164vb-165ra)

Il Cavalca inserisce qui una ulteriore specie che non trova corrispettivo nel
testo del Peyraut Parla, infatti, dell orazione "inconsiderata e impaziente"
(cfr Frutti X I I , 14-20, cc 37r-37v), I argomentazione di questa specie di
preghiera, dopo alcuni riferimenti scritturali, e arricchita con \ exempt um
dell infermo che sceglie di stare tre giorni in purgatorio II tema generale
dell'orazione infruttuosa si conclude con un richiamo alla quarta species
trattata prima dal Peraldo.

Or cosi potremo dire di molte altre Quarta species est oratio


spetie d'oratiom reprensibili, cioè praesumptuosa Qualis fuit oratio
quando si domanda honon, come filiorum Zebedaei, qui volebant

186
feciono ι f i g l i u o l i di Zebedeo, о p e r v e n i r e ad regnum non per calicis
qualunque altra cosa temporale e potum: quibus dictum est. Nescitis
contraria alla nostra salute q u i d p e t a t i s . Matth.20
Ma di questa materia assai è decto di (De lust. V I М О ; e. 164vb).
sopra quando abiamo mostrato che
dobiamo domandare orando, e come
(Frutti XI 1,21, c . 3 7 v ) .
Nel passare alla trattazione della "oratio fructuosa" ( c f r . De lust. VI 1,10; e.
164va), il Cavalca segue sostanzialemente il testo latino, sempre con f r e q u e n t i
omissioni ed elaborazioni di rilievo. Si tenga presente, t u t t a v i a , che la
successione s t r u t t u r a l e degli argomenti e i n v e r t i t a rispetto a quella voluta dal
Peraldo, come poco fa abbiamo accennato.

Ma quanto e dell oratione commendabile Fructuosa oratio multas habet species.


e f r u t t u o s a , pò ι rei no anche d i r e e Quaedam emm f i t verecundo et humih
porre molte spetie e d i v i s i o n i , cioè a f f e c t u . Qualis f u i t oratio publican),
che alcuna si fa con humile affectione, qui non audebat oculos suos m caelum
come quella del publicano. levare Lucae decimo octavo.
( F r u t t i X I I , 2 2 , c.37v) (De lust. VI 1,10; с 164va).

Nel testo volgare viene omessa t u t t a la successiva argomentazione di questa


prima specie:

Item talis f u i t oratio f i l i ; p r o d i g i , qui ait ad patrem suum: Pater peccavi


m coelum et coram t e , ïam non sum dignus vocan filius tuus Luc. 15.
Verecundia multum placet Deo m poemtente, sicut impudentia displicet ei
-
m peccatore. B e r n a r d u s Quantum displicet Deo impudentia peccatons,
tantum placet ei erubescentia poenitentis Similiter humilitas orantis
multum placet ei Bernardus. Citius placas Deum si mensuram tuam
s e r v a v e n s , et altiora te ne qua f i e n s .
(De lust. VI 1,10, с. 164va).

La seconda e la terza specie derivano dal testo di Peyraut, ma con notevoli


variazioni eleborative:

E alcuna con p u r o affecto, come fu Quaedam oratio f i t m p u r o a f f e c t u .


quella di Susanna, la quale, essendo sic o r a v i t Susanna. Dan 13. dicens:
falsamente giudicata a a r d e r e , come si Domine Deus, t u scis quia haec isti
dice m Daniel, chiamo Idio per malitiose composuerunt adversum me.
testimonio della sua mnocentia. Alia species oratioms f i t lato a f f e c t u .
Alcuna con larghissimo affecto, come Sic o r a v i t Moyses Exod.32 dicens:
f u quella di Moyse, quando pregoe Aut dimitte eis hanc noxam aut si
Idio che perdonasse al popolo, se non non facts, dele me de l i b r o tuo quem
si Ilo cassasse del l i b r o della v i t a . scnpsisti
( f r u t t i XI 1,22-23, c.37v) (De lust. V I I , 1 0 ; e. 164va).

La successiva species di orazione del t r a t t a t o latino viene omessa nel volgare:

Alia oratio f i t g r a t o a f f e c t u . Sic monet Apostolus orare ad Colos.4.


Oratiom instante, vigilantes m ea g r a t i a r u m actione.
(De lust. V I I , 1 0 , e. 164va).

L'omissione è giustificata dalla frase conclusiva del Cavalca:

E cosi d ' a l t r i modi, de' quali non procedo perché mi pare che basti quello
che n e decto di / / sopra mostrando come dobiamo o r a r e .
( f r u t t i X I I , 2 3 ; ce. 37v-38r)

3).
187
La seconda parte del capitolo dodicesimo dei Frutti è strutturalmente assai
diversa dal corrispondente capitolo della Summa. Il Cavalca segue
probabilmente altre f o n t i nella compilazione del testo ( c f r . Frutti XI 1,24-53;
ce. 3 8 r - 4 1 r ) , nel quale compaiono anche due exempta. Segue t u t t a v i a la
traccia principale del Peraldo, come appare d alcuni passi paralleli. Riportiamo
qui soltanto quelli che più si avvicinano nella somiglianza letterale,
tralasciando invece le semplici affinità tematiche.
Item potest dividi oratio m
E p e r ò , lasciando l ' a l t r e , parlo p u r di postulationem et obsecrationem, et
quatre spetie d'orationi, le quali orationem s t r i c t e sumptam Et sumitur
sancto Pagólo mostra scrivendo a haec divisio ex ilio v e r b o . I ad
Tlumoteo quando d i t e : "Voglio che T i m o t . 2 . Obsecro ergo primum omnium
faccino o r a t i o m , p e t i t i o n ! , obsecration! fieri obsecrationes, orationes,
e r m g r a t i a m e n t i " . Alle quali quatro postulationes, gratiarum actiones.
spetie tutte l'altre si possono Membra vero ista notificai Bernar. in
riducere epist. ad f r a t r e s de monte Dei, his
Di queste quatro spetie d'orationi v e r b i s : Postulatio, i n q u i t , est circa
parlando sancto Bernardo, s i . Ile obtmenda temporalia et necessaria
d i f m i s c e così, cioè, compunctione è vitae h u m s , m qua Deus postulantis
domando per impetrare alcuno bene quidem approbans bonam voluntatem,
temporale o f u g i r e male Nella quale facit tarnen quod ipse melius l u d i c a t ,
cosa Idio acetta l'humilta di chi gliel et dat libenter sequi postulantem.
porge; pero che si reca a honore che (De lust. VI1,10, с. 165ra).
I h uomo solo a.llui r i c o r r a ne' suoi
b i s o g n i ; ma t u t t a v i a egli pure ne fa la
sua volontà come gli pare il meglio.
(Frutti XI 1,24-25; e. 3 8 r ) .

In a l t r i t r e luoghi ι due testi si avvicinano molto:

Dice poi sancto Bernardo che oratione Obsecratio est m exercitiis


è una faticosa 'stanza e perseveranza s p i n t u a h b u s anxia ad Deum instantia.
negli exerciti delle battaglie e de' (De lust. VI 1,10; с. 165ra).
pencoli s p i r i t u a l i .
(Frutti XI 1,27; c . 3 8 r ) .
Oratio est hominis Deo adhaerentis
Dice poi sancto Bernardo che oratione a f f e c t i o , et familians quaedam et pia
si è una dolce afflictione damma che allocutie.
s'acosta a Dio, e una familiare e dolce (De lust. V I I , 1 0 ; с. 165ra).
conlocutione.
(Frutti XI 1,37; c.39v). Item oratio sic potest d i v i d i . Est
oratio quam aliquis p r o se ad Deum
Puossi anche d i v i d e r e l'oratione in d i n g i t : et est oratio qua aliquis pro
oratione che l'huomo / / fa per se, e alio mtercedit, quae suffragium
in oratione che l'huomo fa per a l t r u i . dicitur.
( F r u i t / XI 1,49; c . 4 0 v - 4 1 r ) . (De lust. V I 1,10; e. 165rb).

188
// - LODE (Cap. XllhXVII)

a) Del'milione di Lode [capìtolo tredicesimo).

La prima parte del capitolo tredicesimo dei Frutti della lingua è derivata
dalla Pars Vili del De lustitia. Il Cavalca ne segue la traccia, ma amplia molto
il testo latino.

Come dobiamo lodare Idio m t u t t e le De laude Dei, et de necessanis


sue opere Capitolo X I I I . intendenti laude divinae. PARS V i l i
E perche, come di sopra è decto, Nunc tangendum est de laude Dei et
parte e spetie d'oratione si è g r a t i a r u m actione, quae orationibus
dilectarsi m Dio e lui lodare e suis consuevit ecclesia admiscere.
nngratiare, vegiamo ora più
distintamente come e perché dobbiamo
Idio lodare e n n g r a t i a r e .
E in prima vegiamo della divina laude, Et primo de laude Dei. Ad quam
la quale gli rendiamo, e facciamo multum incitât nos sacra s c n p t u r a .
hymm e psalmi e cantici s p i r i t u a l i E
dico che a questa opera e atto in
prima c'invita e induce la Sancta
S c n p t u r a , la quale in molti luoghi
a.ccio ci induce, e máximamente
D a v i d , lo quale m molti psalmi a
questo ci provoca e induce, dicendo· D a v i d . Immola Deo sacrificium laudis.
Laudate et benedicite, о lubilate, Idem. Psallite Deo n o s t r o , psallite
magnificate, o exultóte Idio. Nelle etc
dette t u t t e parole non vuole altro dire (De lust. V i l i , с 165va).
se non che sempre dobbiamo Idio
lodare, ripensando la sua bontade Ma
de' molti suoi detti ne pognamo
a l q u a n t i , come è quello per lo quale
dice. "Immola Deo sacrificium laudis,
etc.", e "Laudate pueri Dominum,
etc.".
(Frutti X I I 1,3-4; с 41 ν ) .

Nel testo volgare troviamo qui aggiunto un altro elenco di t i t o l i di salmi:

E cosi potremo ricordare molti a l t r i psalmi, come è "Lauda anima mea


Dominum" e "Laudate Dominum, quoniam bonus est psalmus" e "Lauda
lerusalem Dominum" e "Laudate Dominum omnes gentes", li quali t u t t i
incominciano da questo vocabulo "laudate" о "cantate", о d ' a l t r i simili.
(Frutt/ X I I I , 4 ; e. 4 1 v ) .

I testi proseguono poi paralleli'

A questo anche ci amomsce lo Eccl.39. In omni corde et ore


Ecclesiatico, quando dice· "Con t u t t o collaudate et benedicite nomen domini.
il cuore laudate e e benedicite il nome
di Dio". E sancto Pagólo nella pistola
ad Hebreos dice: "Offeriamo sacrificio Heb. 13. Offeramus hostiam laudis
e laude sempre a Dio". E sancto semper Deo. Apo.19. Laudem d i a t e
Giovanni nell Apocalypsi dice che udì Deo nostro omnes sancti eius, et qui

189
una voce che dixe: "Dite e date laude timetis Deum pusilli et magni.
a Dio nostro tutti voi sancti suoi e (De lust. V i l i ; e. 165va).
che temete Idio, piccoli e grandi".
E così potremo dire e allegare molte
altre scripture le quali a llodare Idio
c'invitano e [c]onfortano.
[Frutti X I I I , 5 , c.41v)

La frase conclusiva dei Frutti sostituisce il seguente testo del Peraldo, che
reca le stesse argomentazioni già anticipate poco fa dal Cavalca (cfr. Frutti
X I I I , 4 ; e. 41v, riportato qui sopra)

Ad laudandum Deum maxime incitât senptura Psalmor. m tertia


qumquagena, quae in laude terminatur Omnis spiritus laudet Dominum.
et m qua sunt tot psalmi incipientes vel a verbo laudandi, vel
confitendi, vel cantandi.
(De lust. V i l i , e. 165va).

Tutta la parte restante del capitolo tredicesimo dei Frutti, pur continuando il
medesimo tema, non segue la struttura del testo latino (cfr. Frutti X I I I , 6 - 1 4 ;
ce. 4 2 r - 4 3 r ) . Soltanto nei seguenti tre luoghi esiste una certa affinità fra le
due opere considerate:

Nella seconda parte dico che a llodare Item ad laudandum Deum incitât omnis
Idio / / c'induce ogni creatura. creatura
( f r u i i / XI 11,6, с 41v-42r) (De lust. V i l i , с 165va).
E quanto al primo nspecto lo dobiamo Opera laudabilia artificem laudabilem
lodare secondo quello proverbio che ostendunt.
dice: "L'opera loda il maestro" Ciò (De lust. V i l i , с 165va).
vuol dire: "La bontà del maestro si
cognosce all'opera che fae". Aug. 4 li. Confes Si placent opera
[Frutti X I I I , 7 ; c . 4 2 r ) . Domini, ex his lauda: et in artificem
eorum retorque amorem, ne in his
E però ci amomsce sancto Agostino e quae tibi placent tu displiceas.
dice: "Se.Ile creature ti piacciano, (De lust. V i l i , с 165va).
Idio m loro loda, si che quello che
a.tte piace tu a.llui non dispiaccia".
(Frutti X I I I , 11; c . 4 2 v ) .

Il Cavalca si allontana poi notevolmente dal testo del Peraldo,


introducendo argomenti differenti.

b ) La lode a Dio è opera di grande nobiltà


e allegrezza (capitolo diciassettesimo).

Il capitolo quattordicesimo (cfr. Frutti X I V , 1-30, ce. 4 3 r - 4 9 r ) , e


quindicesimo (cfr. Frutti X V , 1-28, c c . 4 6 r - 4 9 r ) , che sviluppano il tema della
lode dovuta a Dio per ι santi, non hanno corrispondente in questa parte della
Summa. Cosi pure tutto il capitolo sedicesimo (cfr Frutti X V I , 1-71, ce.
49r-55v), che tratta della lode a Dio negli angeli, e la prima parte del capitolo
diciassettesimo (cfr. Frutti XVI 1,1-33, ce 55v-58v), dove si mostra come
lodare Iddio sia opera di grande nobiltà e allegria, non derivano dal De
lust i ti a.

190
Il solo punto corrispondente lo troviamo verso la fine del capitolo
diciassettesimo, quando il Cavalca tratta il medesimo argomento svolto dal
Peraldo nel corpo della Pars VIII.W testo volgare è però molto ampliato ed
elaborato rispetto a quello latino.

E pognamo che l'huomo sempre fusse Et notandum quod homines maxime


tenuto di lodare Idio, pur molto più debent instare laudi divinae ex quo
n'è tenuto e obligate, poi che Idio sunt redempti.
incarnoe, considerando lo smisurato Unde nato salvatore, facta est
benificio e frutto che.nne multitude militiae caelestis laudantium
coseguitiamo. Onde legiamo che gli Deum, Lucae 2. ad provocandum
angeli, nato Christo, ne cantorono homines ad Dei laudem.
per nostro amore: "Gloria in excelsis (De lust. V i l i ; e. 16Grà).
Deo, etc.".
[Frutti XVI 1,34; c.58v).

Nel testo volgare troviamo qui inserita la seguente citazione, che non ha
corrispondente in quello latino.

Come adunque dice sancto Gregorio, se di questa ineffabile opera di


pietà tanto ne mostrorono gaudio la sublimità degli angeli, molto certo più
ne de' mostrare l'humiltà degli huommi, li quali per essa sono così
exaitati.
[Frutti XVI 1,35; e. 58v).

I due testi proseguono poi paralleli:


E di questa opera pare che intendesse David: Confiteantur tibi populi Deus,
il psalmista, quando, invitando le confiteantur tibi populi omnes. Et
genti a lodare Idio, disse: subditur causa: terra dedit fructum
"Confiteantur tibi populi. Deus, suum: Terra dicitur beata Virgo,
confiteantur tibi populi omnes, Il quae dedit fructum sufficientem et
terra dedit fructum suum", hominibus et angelis ad aeternam
intendendo per la terra la Vergine refectionem.
Maria, la quale ci portoe il benedecto Esaias 52. Gaudete, et laudate simul
fructo, Christo. deserta lerusalem: quia consolatus est
E così Isaia prophetando della Dominus populum suum, redemit
incarnatione di Christo disse: lerusalem.
"Caudete simul deserta lerusalem, (De lust. V i l i ; с. 166ra).
quia consolatus est Dominus populum
suum redemit lerusalem".
(Frutti XVI 1,36-37; ce. 58v-59r).

Nel volgare troviamo ancora la citazione di un salmo ed una breve frase di


collegamento:

E così il psalmista, prenuntiando l'avenimento di Christo, dice, e fece, e


cantoe quello psalmo: "Cantate Domino canticum novum"; e sugiugne la
cagione: "Notum fecit Dominus salutare suum, etc.". Per le quali tutte
cose si conchiude che quegli che hanno fede dell'avenimento di Christo,
singularmente per questo benificio lo debono laudare.
(Fruit/ XVI 1,37-38; с. 5 9 r ) .

II testo volgare prosegue poi con la similitudine biblica dell'arca,


parallelamente al trattato latino, con elaborazioni degne di nota.

191
In f i g u r a di ciò possiamo d i r e che
solamente (probabile e r r o r e del codice Fecit Salomon duo Cherubin m
F per Salomone) fece due cherubini lateribus arcae, habentes pedes
sculpiti a.(lato all'arca, che stavano obliquâtes et quasi ad tubilandum
co' piedi erecti a modo di chi balla. elevatos, ut in tnpudns habent
Per I arca s'intende Christo incarnato, mulleres saltando lubilantes. Arca
nel quale e la verga della potentia, le f i g u r â t Dominicum corpus.
tavole della legge della sapientia, e la Duo Chérubin quasi lubilantes luxta
manna della divina dementia. arcam, sunt clerici et religiosi f i l i u m
Per questi dua c h e r u b i n i s'intendono Dei assumendo humanam naturam
l'ordine del chiericato e l'ordine de' humiliatum laudantes et glorificantes
r e l i g i o s i , ι q u a l i , contemplando Idio (De lust. V i l i , e. 166ra).
incarnato, ne debbono fare canti e
letitia s p i r i t u a l e .
{Frutti XVI 1.39: с 5 9 r l .

Nella parte conclusiva del capitolo diciassettesimo si espongono aryornenti


che non ritroviamo nel De lustìtìa (cfr Frutti X V I 1,40-43, ce. 5 9 r - 5 9 v ) .

192
/// - RINGRAZIAMENTO (Cap. XVIII-XXII).

о) Ringraziamento di Dio (Capitolo dicìottesimoì.

L'argomento successivo, che svolge il tema del rendere grazie a Dio è


derivato dalla Pars IX del De lustitia. Il Cavalca t r a t t a m forma molto più
estesa questo nuovo argomento, dedicandogli ben cinque capitoli della sua
opera. Segue il lesto latino come traccia p r i n c i p a l e , elaborando ed amplianuo,
aggiungendo distinzioni e citazioni nuove, omettendo quelle p a r t i che gli
sembrano meno u t i l i .
Cosi riprende dal Peraldo il titolo del capitolo diciottesimo:

Come dobbiamo Idio n n g r a t i a r e de' De his quae possunt hominem i n c i t a r e


suoi benefici, e f u g i r e d'essere lodati ad g r a t i a r u m actione. Et de beneficns
e r i n g r a t i a t i . Capitolo X V I I I . p r o quibus homo r e g r a t i a n debet Deo.
(Frutti X V I I I , 1 ; c.59v). PARS IX.
(De lust. IX, с. Ібб Ь ) .

La trattazione è t u t t a v i a notevolmente d i v e r s a , s o p r a t t u t t o nella prima p a r t e


del capitolo ( c f r . Frutti XVIII,"2-23, ce 5 9 v - 6 1 v ) . La ripresa del tema, dopo la
divagazione sul comportamento di coloro che cercano onori m questo mondo,
coincide con l'inizio della Pars IX del De lustitia, ma l'ordine seguito dal
Cavalca e diverso da quello del Peraldo Riportiamo qui solamente quei brani
che hanno una certa affinità contenutistica.

E dico che quatro cose principalmente Octo sunt, que possunt hominem
a questa cosa nobile с inducono E la incitare ad gratiarum actionem.
prima si e l'amunitione e exemple di Primum est, admomtio sanctarum
Christo senpturarum
(Frutti X V I I I , 2 4 , c.61v) (De lust. IX; с. Ібб Ь ) .

Cosi il Cavalca r i p r e n d e anche due citazioni b i b l i c h e :


E così ad Colocenses dice· "Omnia Ad Col.3 Omne quodcunque facitis in
quecumque facitis in verbo aut in v e r b o aut m opere, omnia m nomme
opere, omnia in nomine Domini Dei Domini nostri lesu Christi facite,
nostri tacite, gratias agentes Deo et gratias agentes Deo et P a t r i .
Patri". Eiusdem 4 Oratiom instantes v i g i l a t e
E anche dice: "Oration! instantes, m ea m g r a t i a r u m actione.
vigilantes in ea in gratiarum actione". (De lust. IX; с. Ібб Ь ) .
(Frutti XVIII,27, c.61v).

Cosi anche il passo di S.Bernardo:

E sancto / / Bernardo: " I m p r e n d i , о B e r n a r d . Disce m referendo gratiam


h uomo, a rendere g r a t i e ; non essere non esse t a r d u s aut segnis, Disce ad
t a r d i e p i g r o ; imprendi a n n g r a t i a r e singula dona gratias agere: d i l i g e n t e r
Idio d'ogni beneficio, si che nullo considera quae t i b i a p p o n u n t u r . u t
beneficio passi, del quale t u non nulla Dei dona debita gratiarum
renda debite g r a t i e " . actione f r u s t r e n t u r
(Frutti XVIII,28; с 61v-62r). (De lust. IX; с. Ібб Ь ) .

193
Le t r e c i t a z i o n i a p p e n a r i p o r t a t e si t r o v a n o in o r d i n e d i f f e r e n t e nel testo
l a t i n o ; ι passi p a o l m i , i n f a t t i , vengono dopo la f r a s e di S B e r n a r d o , nel
t r a t t a t o del P e r a l d o . Gli a l t r i r i f e r i m e n t i b i b l i c i , che si t r o v a n o f r a q u e s t i d u e
g r u p p i di c i t a z i o n i , sono d i v e r s i nelle d u e o p e r e ( c f r . Frutti XVIII,27-28;
с 6 1 v - 6 2 r ; De lust. I X , с. І б б Ь ) . D i f f e r e n t e e anche la t r a t t a z i o n e di t u t t o
il resto del c a p i t o l o , a p a r t e q u a l c h e c o i n c i d e n z a che r i p o r t i a m o q u i di
s e g u i t o . Si noti che l ' o r d i n e del testo v o l g a r e e d i f f e r e n t e da quello s e g u i t o
dal P e r a l d o n e l l ' m t r o d u r r e le v a r i e d i s t i n z i o n i e nel r i p o r t a r e passi di
auctontates. Il Cavalca r i p r e n d e dal testo latino il b r a n o di S G r e g o r i o :

E s a n c t o G r e g o r i o dice "Dobbiamo Greg. Dignum est semper gratias


sempre Idio nngratiare, p e r c h egli agere, quia Deus nunquam cessât
non cessa di ben f a r e " . benefacere
(.Frutti X V I I I , 2 8 ; c . 6 2 r ) . ( D e lust. I X , с. 1 6 7 r a ) .

E poi il r i f e r i m e n t o a g o s t i n i a n o

Questo máximamente nostra sancto Aug Ad sanctum aurelium quid


A g o s t i n o , lo q u a l e s c r i v e n d o a sancto melius animo geramus, et ore
Aurelio dice: "Qual cosa m cuore ρ roba m us e t calamo e x p r i m a m u s , quam
meglio p o r t i a m o , in l i n g u a diciamo, in Deo gratias' Hoc enim nec dici
p e n n a s c r i v i a m o , che a Dio g r a t i a ' 7 brevius, nec audin laetius, nec
Di q u e s t a parola nulla più b r i e v e a i n t e l l i g i g r a n d i u s , nec agi f r u c t u o s i u s
d i r e , nulla p i ù dolce a u d i r e , nulla potest.
più g r a n d e a intendere, nulla più ( D e lust. I X , с. Ібб Ь ) .
fructuosa a ffare"
(Fruii/ XVIII,30; c.62r).

R i p r e n d e poi I idea i n i z i a l e d e l l e successive d i s t i n z i o n i :

La seconda cosa che c'induce a S e c u n d u m est admonitio c r e a t u r a r u m ,


n n g r a t i a r e si è la c r e a t u r a . quae mcessanter nos invitant ad
(Frutti XVIII,34; c.62v). g r a t i a r u m actionem
( D e lust. I X ; с Ібб Ь ) .
La t e r z a cosa si è c h e q u e s t a o p e r a e
nobile e c e l e s t e , p e r c h é in c i e l o , come Quantum e s t , quod g r a t i a r u m actio
di sopra e d e c t o , sempre si loda e operatic est quae excercetur in
rmgratia Idio. E però diceva il paradiso, in Psal Misericordias
psalmista: "Misericordias Domini in Domini m a e t e r n u m c a n t a b o
aeternum cantaba". ( D e lust. I X , с. Ібб Ь)
(Frutti XVIII,35; c.62v).

Per q u e l l o c h e r i g u a r d a l'esposizione della q u a r t a r a g i o n e che s p i n g e I uomo a


r e n d e r e g r a z i e a D i o , il C a v a l c a t o r n a a s e g u i r e a b b a s t a n z a f e d e l m e n t e il t e s t o
l a t i n o , s e m p r e con notevoli ampliamenti ed e l a b o r a z i o n i , t r a d u c e n d o n e l'ottava
e ultima d i s t i n z i o n e .

La q u a r t a è p e n s a r e il d a n n o e il male Ultimum e s t , multiplex malum quod


del suo contrario, cioè della p r o v e m t ex i n g r a t i t u d i n e .
scognoscenza. Che se veggiamo che
p u r secondo il mondo la conscientia
r i p r e n d e ciascuno della scognoscentia,
e ogni huomo scognoscente
comunemente e odioso, e il P n m u m e s t , quod bona lam a Deo
cognoscente è a m a b i l e , cosi molto più accepta, a u f e r n facit. Unde super
spntualmente aviene di quegli che i l l u d a d Romanos 1 . Qui q u u m Deum

194
sono scognoscentl e ingrati de' cognovissent, non sicut Deum
benefici di Dio. g l o n f i c a v e r u n t , aut gratias e g e r u n t .
E sono molti ι mali che Ila dicit A u g u s t . Quod Deus dederat
scognoscentia fa all'huomo II primo si gratis, tuht mgratis.
e che fa perdere il bene già ricevuto.
Onde sopra quella parola che dice
sancto Pagólo / / ad Romanos degli
antichi philosaphi, cioè. "Qui cum Secundum est, quod impedit ab his
cognovissent Deum, non sicut Deum quae d a r e n t u r homi m , nisi fuisset
glorificaverunt aut gratias egerunt", mgratus.
dice sancto A g u s t i n o : "Qui vuole dire (De lust. IX; с 167ra-167rb).
l'apostolo che quello che Dio diede di
gratia, tolse agl'ingrciÌi", cioè
scognoscentl E pero sugiugne:
"Obscuratus est ¡nsipiens cor eorum".
L'altro male si e che priva (ms.
prima) l'huomo de' beni che
riceverebbe se fusse cognoscente,
come veggiamo p u r e secondo il mondo,
che quando l'huomo ha facto bene ad
alcuno, s egli non e cognoscente sì
suole d i r e . 'Questo m'ho p e r d u t o , non
ne voglio più p e r d e r e " .
(Frutti XVI I I , 3 7 - 3 9 , с 6 2 v - 6 3 r ) .
E per questo n s p e c t o , dice sancto G r e g . Non est dignus dandis qui non
Gregorio, non e degno di più ricevere agit grates de d a t i s .
quegli che e scognoscente del bene
ricevuto. Bern I n g r a t i t u d e est ventus u r e n s ,
E san Bernardo dice che la siccans sibi fontem pietatis, rorem
i n g r a t i t u d i n e e vento urente che seca misencordiae, fluenta gratiae.
la fontana della pietà, la rugiada della
misericordia e ι fiumi delle g r a t i e . T e r t i u m est, quod non solum p r i v a t
A n z i , non solamente la i n g r a t i t u d i n e hominem b o m s , imo etiam poenam
p r i v a de' beni, ma fa meritare molti addit Unde Ezech. Punitus est de
mah, come si mostra in Ezechia re, il ingratitudine Cum enim Dominus
quale per non r m g r a t i a r e Idio come e dedisset ei t n u n p h u m incredibilem, et
quando doveva d i quello beneficio, percussisset CLXXXV. mi Ilia m
cioè che l'angelo uccise una nocte c a s t n s Sennacherib: licet secundum
cento octantacinque migliaia dello losephum cum populo hostias Deo
exercito di Senachenb che Ilo immolasset, non tarnen digne gratias
assediava e non fece cantico, di che e g i t , et canticum non cantavit sicut m
Idio il percosse di g r a v e infermità, huiusmodi patres consueverunt faceré,
come raconta Isaia ρ гор h età. et ideo e g r o t a v i t ad mortem. Esaiae
( f rutti XVI11,40-41; с 6 3 r ) . 38
(De lust. I X ; cc. 167ra-167rb).

La parte conclusiva del capitolo ( c f r . Frutti XVIII,42-47; c.63r-63v)


non trova corrispondenza nel De lustitia.

b) Ringraziamento per i benefici generali


[capitolo diciannovesimo).

La materia del capitolo diciannovesimo, come p u r e quella t r a t t a t a nei


successivi capitoli che svolgono il medesimo tema del rendere grazie a Dio, è

195
derivata ancora dalla Pars IX del De lustitia Nel testo latino, t u t t a v i a , non
viene operata alcuna divisione in capitoli; il Cavalca aggiunge ι d i v e r s i t i t o l i
prendendo spunto dalle parole usate dal confratello francese nel corpo della
trattazione.

Come dobbiamo r m g r a t i a r e Idio de'


benefici generali e p r i n c i p a l i . E prima
de' generali, cioè di creatione, Item notandum quod gratias agere
redemptione e g l o n f i c a t i o n e . Capitolo debemus Deo, et de beneficns
XIX. generahbus, et de specialibus, et de
/ / D i c o adunque, dovendo distinguere smgulanbus.
li d i v e r s i bemfici di Dio, che.Ilo
dobiamo rmgratiare de' benefici Generalia tangit Bern. dicens.
generali, degli spettali e de' Agamus f r a t r e s gratias f a e t o n nostro,
p a r t i c u l a r ) . Li generali sono quatro benefacton nostro, redempton nostro,
comunemente, cioè che.cci creoe, remuneraton nostro
che. cci n o t r i c a , che.cci ricompero, (De lust. IX; с. 167гЬ)
che. cci promette e vuole dare vita
eterna.
E di questi parla san Bernardo e
dice: "Rmgratiamo, f r a t i lo factore
nostro, lo benefactore nostro, lo
redemptore n o s t r o , lo remuneratore
n o s t r o " . E anche dice: "Fece te lo
Idio t u o , fece tante cose per t e , e è
facto teco una carne per fare poi te
seco uno s p i n t o , cioè in g l o r i a " .
( F r u t t ; X I X , 1-3; c . 6 3 v - 6 4 r ) .

La trattazione di t u t t o il capitolo diciannovesimo, che svolge in forma assai


ampia il tema dei benefici generali ( c f r . Frutti X I X , 4 - 3 3 , ce. 6 4 r - 6 7 r ) , non
t r o v a corrispondenza nel testo latino, che è qui molto breve II Peraldo,
i n f a t t i , si limita a queste sole argomentazioni

Pnmum, quod nobis, praestitit quod nos ipsi sumus Adiecit etiam unde
subsisteres qui lam eras. Faciamus, i n q u i t , hominem, etc Quid vero
postea? Et praesit piscibus, etc lam t e r t i u m opus tuae redemptioms
attende. Idem fecit te Deus tuus fecit tam multa p r o p t e r t e , factus est
ipse tecum caro una, te quoque faciet secundum spiritum unum
(De lust. I X , с. 1 6 7 r b ) .

с) Rendimento dl grazie per I benefici speciali (capitolo ventesimo').

Nella compilazione del capitolo ventesimo il Cavalca segue più fedelmente la sua
f o n t e , sia p u r e ampliando ed elaborando molto il testo latino, con f r e q u e n t i
omissioni.

De' benefici s p i r i t u a l i e singular:, e


prima del beneficio della expectatione.
Capitolo X X . Beneficia specialia sunt t r i a Pnmum
Ora seguita di vedere de' benefici est, beneficium expectatioms quo
spirituali e singular), de' quali Deus peccatores patienter expectat ad
dobbiamo Idio r m g r a t i a r e . poenitentiam.
Dice adunque: benefici spetiali sono Secundum est lustificationis, quando

196
t r e . Il primo si e il beneficio della diu expectatos c o n v e r t i t , m f u n d e n d o
expectatione, per lo quale Idio ι gratiam suam
peccatori patientemente aspecta a Tertium conservatioms, quando
penitentia. Il secondo e della conversos in statu bono conservât
giustificatione, per lo quale ι
peccatori expectati per d i v e r s i modi Et notandum quod circa unum
converte e g i u s t i f i c a , perdonando la quodque horum beneficiorum quinqué
colpa, infondendo la gratta II terzo e attendenda sunt, ut agnoscamus
della conservatione, per la quale ι magnitudmem eorum.
peccatori convertiti confermagli e
conservagli che non ricagmo nel Circa primum debet homo cogitare
peccato. E intorno a ciascheduno di quoties meruent // ut tempus
questi benefici possiamo considerare popmtentiae sibi a u f e r r e t u r Quoties
cinque cose che c o si mostrano molto emm mortaliter peccavit, hoc meruit
excellenti. Quanto e al primo
dobbiamo considerare che il peccatore,
più e più volte peccando, merita che Peccator emm mdignus est v i t a , quia
il tempo della penitentia non li sia m g r a t u s est a u t h o n vitae° lob 30.
dato, e muoia ne' suoi peccati, come Qui ipsa v i t a p u t a b a n t u r indigni
disse Christo a' giudei, che (De / u s i . I X , e. 167rb)
morrebbono ne' loro peccati perche
non conobbono il tempo della sua
visitazione, la quale morte e morte
pessima, come dice il psalmista, pero
che manda alla morte seconda, cioè
della eterna dannatione
(Frutti, X X , 1-4; с 6 7 r ) .
Nella seconda parte de' pensare che Secundo debet cogitare quam proximus
spesse volte f u presso al decto fuerit quandoque amission)
pericolo, о per infermità о per altro misericordie
modo, ne pero si corresse, anzi Tanto emm misericordia g r a t i o r e s t ,
i r r i t a n d o Idio persevero nel peccato, quanto poena proximior est a qua
non lasciando per infermità ne per parcitur.
altro pencolo Ut si aliquis suspendendus lam
Onde, chi ben mira, tanto il beneficio laqueum haberet in collo, vel si
e maggiore quanto lo pencolo del mutilandus membro lam membrum
quale si libera e più p r o p i n q u o , come haberet supra lignum ubi mutilan
se uno fusse liberato dalle forche deberet, maius beneficium reputa ret si
essendo già col cap resto in collo. tunc liberaretur
Or // cosi dico che essendo il Unde debet homo cogitare si
peccatore quasi m sulla porta dello quandoque f u i t in penculo mortis dum
n f e r n o , grande e il beneficio di Dio, in statu erat damnationis, et quo
il quale il libera che '1 diavolo non lo ivisset si in ilio statu decessisset, et
v i t i r i , con ciò sia cosa che '1 diavolo quid p r o m e r u e n t apud Deum et t u n c
ne sia assai volonteroso e il peccatore Deus ei pepercerit
per sé aiutare non si possa. (De lust. I X , cc. 167rb-167va)
[Frutti, XX,5-6, c.67r-67v).

Nel volgare troviamo inserito un lungo passo a carattere esplicativo, nel quale
viene r i p e t u t a , f r a l'altro, la similitudine dell uomo che sta per essere
impiccato ( e f r Frutti X X , 7 - 1 0 , с 6 7 v ) . Con I inizio della terza distinzione il
Cavalca r i p r e n d e a d e r i v a r e gli argomenti dal testo latino.

Nella terza parte de' pensare la T e r t i o debet cogitare quam pretiosam


pretiosita del tempo che Idio gli ha rem Deus ei contulent, quando

197
conceduto expenctando e chiamandolo tempus poenitentiae ei dedit.
a penitentia. E come sia pretiosa cosa Pretiositas temporis ex duobus
il tempo, // mostrasi m сю che in perpenditur. Primo ex hoc, quod in
piccolo tempo l'huomo può guadagnare momento temporis potest homo lucran
così nobile cosa come il regno del regnum aeternum.
cielo e scampare lo 'nferno, come si (De lust. IX; с. 167va).
mostra in nel ladrone della croce e in
altri assai peccatori subitamente
convertiti.
(Frutti, XX,11; c.67v-68r).

Il Cavalca omette qui l'osservazione del Peraldo sul tempo concesso ai dannati
per pentirsi (cfr. De lust. IX, с 167va), ma la riprenderà quasi
letteralemente subito dopo (cfr Frutti XX, 15; с 68r) Traduce invece ora la
citazione di S.Bernardo che nel Peraldo troviamo un poco dopo

E però si lamenta san Bernardo del Bernardus. Nihil pretiosius tempore.


tempo che e reputato caro come si Sed heu hodie nihil villus reputatur.
deverebbe, e dice: "Oime, che типа Valde ingratus est peccator qui non
cosa e più cara che '1 tempo, ma oggi vult converti, quum qualibet hora
niuna cosa è reputata più vile". temporis quam dat Dominus ei, plus
(Frutti, X X , 12; c . 6 8 r ) . valeat, quam centum marcae a u n .
(De lust. IX; с. 167va)

Il Cavalca si allontana ora dalla fonte latina, omettendo la conclusione del


Peraldo ed introducendo un secondo passo di S.Bernardo con la relativa
glossa (cfr. Frutti XX, 12, e. 68r) Anche il brano successivo (cfr. Frutti
X X , 14-15; с 68r) non ha corrispondenza nel testo latino. La conclusione,
invece, riprende quasi letteralemente la notazione del Peraldo che il Cavalca
aveva prima omesso;

Onde certa cosa è che se gli damnati Secundo ex hoc, quod illis qui sunt
avessono pur tempo d'una ora a in inferno plus valeret momentum
potersi pentere, più l'arebbono caro temporis in quo poenitentiam agerent,
che tutto il mondo d'oro. quam tanta massa aun quanta est
(Frutti, X X , 15; c . 6 8 r ) . totus mundus.
(De lust. IX; с. 167va)

Nel testo volgare troviamo qui introdotto un nuovo argomento, sulla pazzia di
perdere il tempo (cfr. Frutti XX,16-18; ce. 68r-68v), che non ha
corrispondente in questo luogo della Summa. La quarta distinzione, che il
Peraldo tratta molto brevemente (cfr De lust. IX; с. 167va), viene svolta
dal Cavalca in forma assai estesa e con argomenti differenti (cfr Frutti
X X , 19-22; ce. 68v-69r). Della quinta distinzione riprende invece liniero
testo, traducendo liberamente-

Nella quinta parte è da pensare che Quinto debet cogitare qualiter sciebat
m ciò singularmente è grande questo Deus eum esse usurum tanto
beneficio, che sappiendo Idio che '1 beneficio In hoc enim est cumulus
peccatore de' male usare il tempo in divmae misencordiae, quod licet Deus
sua vergogna, nientedimeno pur scivent eum usurum tanto beneficio
gliene concede, si che questo quinto pro magna parte in contumeliam sui:
rispecto mostra magiore la gratta che tarnen non dimisit propter hoc dare
'1 quarto di sopra detto. ilh.
( F r u i t / X X , 2 3 ; с. 6 9 r ) . (De lust.\X; e. 167va).

La conclusione del capitolo ventesimo non ha corrispondente nel De lustitia:

198
Come pognamo exemple corporalmente che pognamo che sia grande gratia
e misericordia f a r bene a chi ci ha facto male, p u r molto magiore è f a r
bene a chi sappiamo che ci debba f a r male, e donargli cosa con la quale
sappiamo che ci debbe offendere; come se Γ h uomo donasse a uno uno
coltello col quale sapesse che '1 dovesse f e r i r e . Or eco adunque mostrato
che per gli p r e d e t t i cinque rispecti e gradi si mostra g r a n d e bemficio
della expectatione.//
[Frutti XX,24-25; e. 6 9 r ) .

c/J // beneficio della giustificazione (capitolo ventunesimo').

Nella compilazione dei capitoli ventunesimo e ventiduesimo dei Frutti il


Cavalca segue la s t r u t t u r a fondamentale del testo latino, derivando le
distinzioni dalla Pars IX del De lustitia. La trattazione è t u t t a v i a alquanto
differente ed è arricchita con frequenti aggiunte ed inserzioni di argomenti
nuovi. Riportiamo qui soltanto quei passi dove è riconoscibile una certa
affinità testuale, che coincidono per lo più con la parte iniziale di ogni
distinzione.

Del beneficio della giustificatione. Circa secundum beneficium debet homo


Capitolo X X I . cogitare primo a quibus v m c u l i s Deus
Quanto al secondo beneficio, cioè della l i b e r a v e n t eum.
lustificatione, debe anche e può Tot vinculis est peccator l i g a t u s , quot
Γ h uomo considerare cinque cose. peccatis irretitus: luxta illud
E la prima sia è considerare da quanti Proverbiorum q u i n t o .
e quali vincoli Idio gli ha liberato,
absolvendolo dal peccato. Come per
certo g r a v i troppo e v i l i sono questi
vincoli e (agami che legano il
peccatore e recanlo m miseria e Iniquitates suae capiunt i m p i / / u m , et
s e r v i t ù , si come dice C h r i s t o : "Chi fa f u n i b u s peccatorum suorum quisque
il peccato è servo del peccato". constringitur.
E Isaia dice: "Le iniquitadi proprie (De lust. I X ; c . 167va-167vb).
prendono l i m p i o , e colle f u n i de'
p r o p r i peccati ciascuno è constrecto".
E il psalmista dice: "Le f u n i de'
peccati m'hanno legato e impastoiato".
(Fruit/ XXI,1-3; c.69v).

Il Cavalca continua a t r a t t a r e m forma molto ampia questa prima dlstinctio,


introducendo argomenti diversi ( c f r . Frutti X X I , 4 - 1 1 ; ce. 6 9 v - 7 0 r ) , e
concludendo con la questione se l'uomo possa conoscere quando è assolto dai
peccati ( c f r . Frutti X X I , 12-14; ce. 7 0 r - 7 0 v ) . Il Peraldo, invece, conclude la
trattazione in maniera assai rapida:

Et sunt ideo f o r t i a vincula ista, quod nec etiam per mortem quandoque
s o l v u n t u r . Unde non parum debet esse gratus Deo, quem Deus ab his
vinculis l i b e r a v i t .
(De / u s t . IX; e. 167vb).

La ripresa del tema, segnalata come di solito dal Cavalca con una breve frase
di collegamento, deriva dalla seconda distinzione del Peraldo, ma con notevoli
amplificazioni eleborative.

199
E però torniamo a p a r l a r e , come
proponemmo, del beneficio della Secundo debet cogitare quot et quanta
lustificatione Dico che nella seconda ei Deus dimisit: pro quolibet emm
parte questo beneficio si mostra mortali ei dimissio, reus erat mortis
grandissimo, pensando per la graveza aeternae
del debito del peccato, il quale Idio (De lust. IX; с 167 Ь ) .
liberamente e in tutto nlaxa e
perdona, come mostra per quello
Evangelio per lo quale dice al servo
iniquo "Omne debitum dimisi tibi,
quoniam rogasti me".
{Frutti XXI,15, c.70v).

La trattazione è amplissima nel testo volgare ( c f r Frutti X X I , 16-29; ce.


69v-72r) e non r i p r e n d e gli argomenti svolti nel testo latino ( c f r De lust.
I X ; с. 167vb) Il Cavalca prende dal testo della Summa soltanto l'idea
generale contenuta neMe successive t r e d i s t i n z i o n i , e la sviluppa in modo t u t t o
personale; il Peraldo invece, e qui estremamente sintetico indica, i n f a t t i ,
una sola auctoritas nel'a terza e nella quarta distinctie e si limita al solo
enunciato nella q u i n t a .
Riportiamo qui per intero il testo latino, ponendolo a confronto con la
sola p a r t e iniziale della corrispondente distinzione nel volgare.

Nella terza parte de' pensare il Tertio debet cogitare ad quantam


peccatore g i u s t i f i c a t o a quanta dignità dignitatem Deus eum elegit quando
è chiamato e recato, cioè a essere eum l u s t i f i c a v i t . Elegit emm eum ad
f i g l i u o l o e herede di Dio, e compagno reg η um aeternum
di C h r i s t o , e re di vita eterna. (De lust. IX, с. 167 Ь ) .
(...).
[Frutti XXI,30; c.72r).

Nella quarta parte debba l'huomo Quarto debet cogitare m quali statu
pensare, per vedere bene la Deus eum elegent Hostis emm Dei
excellentia di questo beneficio, in che erat, et indignus etiam pane quo
stato era egli quando il c o n v e r t i , cioè vescebatur.
ch'era suo nimico, servo e figliuolo Peccator emm secundum August.
del diavolo, e obligate ad eterna indignus est pane quo vescitur.
damnatione. ( . . . ) (De lust. I X , с. 167 Ь ) .
[Frutti X X I , 3 4 ; e. 7 2 v ) .

Nella q u i n t a parte deba pensare il Quinto debet cogitare quod Deus


peccatore c o n v e r t i t o quanti e quali r e l m q u i t quibus tale beneficium non
sono da Dio lasciati che non gli ha p r a e s t i t i t , imo m peccatis suis eos
così expectati ne chiamati, / / si che p e r i r e permisit.
morti ne' loro peccati sono in eterno (De lust. I X ; с. 167 Ь ) .
damnati. ( . . . ) .
[Frutti X X I , 3 8 ; e. 7 2 v - 7 3 r ) .

Nell'opera cavalchiana sono fortemente amplificate sia la "terza parte"


[cfr .Frutti XXI,31-33; ce 72r-72v), sia la "quarta parte" ( c f r . Frutti
XXI,35-37; e. 7 2 v ) , come p u r e la "quinta p a r t e " ( c f r Frutti XXI,38-45; ce.
7 3 r - 7 3 v ) . Il capitolo ventunesimo dei Frutti si concluderà con l'esposizione dei
d i v e r s i modi con ι quali Dio converte ι peccatori ( c f r Frutti XXI,46-53; ce.
7 3 v - 7 4 r ) , tema che non ha corrispondente nel testo latino.

200
e) // beneficio della conservazione (capitolo ventiduesimo).

La prima metà del capitolo ventiduesimo dei Frutti della lingua è derivata
dall'ultima parte del testo peyraudiano (cfr. De lustitia IX; ce. 167vb-168ra).
Il Cavalca segue ora abbastanza fedelmente la fonte latina, con ampliamenti
notevoli e qualche omissione.

Del beneficio della conservatione. Circa beneficium vero conservationis.


Capitolo X X I I . Primo attendenda est difficultas
Orra seguita adunque pur di vedere standi, quae apparet specialiter in
del terzo beneficio, cioè della tribus personis, scilicet in Lucifero,
conservatione, per lo quale Idio ci qui cum esset maxima arbor paradisi,
guarda che non ricadiamo in peccato. ad modicum ventum sive statum
Intorno al quale beneficio in prima superbiae cecidit.
dobiamo considerare la difficultà di
perseverare nel bene, lo quale si
mostra máximamente in tre persone, Et in Adam, qui cum esset sine
cioè nel Lucifero, lo quale, essendo corruptione naturalium: tarnen
così grande in paradiso, nientedimeno propter cohabitationem unius mulieris
per uno piccolo vento di su/Vperbia paradisum amisit.
cadde in abisso.
E anche in Adamo, il quale anche
essendo sanza corruptione di carne
nel paradiso terrestro, nientedimeno Hier. Memento semper quod paradisi
per la cohabitatione della femina colonum de possessione sua mulier
che. Ilo lusingò, trapassoe il eiecerit.
comandamento di Dio e mangiò il pomo
vietato; per la qual cosa fu cacciato Si potuit mulier elicere eum qui i am
del paradiso. erat in paradiso, non est mirum sì iam
Onde però sancto Girolamo, eos impediat qui nondum in paradisum
amonendoci a guardare dalle femine, pervenerunt.
dice: "Ricordati, o huomo, del primo (De lust. IX; с. 167vb).
huomo: per femina fu del paradiso
cacciato".
E così poi dice che il più forte, cioè
Sansone, e '1 più savio, cioè
Salamene, e '1 più sancto, cioè David,
per femine permettono Idio, se poi per
penitentia ritornati non fussino.
Onde però dice sancto Gregorio che
dello stato suo David cadendo nullo
presumma. E così potremmo dire di
san Piero e d'altri molti, li quali
doppo molte virtù leggiermente e
laidamente caddono.
ÍFrutti X X I I , 1 - 6 ; c . 7 4 r - 7 4 v ) .

E nella terza parte dico che la Difficultas etiam standi patet in luda,
difficultà del perseverare si mostra in qui cum esset sub tanto pastore et
Giuda, il quale essendo sotto cotale inter tales fratres, tarnen occasione
pastore e con così sancti compagni, modicae administrationis cecidit et non
nientedimeno per cagione del adiecit ut resurgeret.
trafficare della pecunia, che era (De / u s t . IX; e. 167vb).
dispensatore del Signore, cadde sì
laidamente che per pecunia tradì
Christo.
(Frutt/ X X I I , 7 ; c . 7 4 v j .
Non troviamo nel testo latino il seguente riferimento ai tempi attuali
201
Or quanti compagni egli abbia o g g i , li quali per pecunia minore che
quella che ebbe Giuda tradiscono e rivendono Christo e ι suoi
sacramenti, t r o p p o sarebbe lunga mena a d i r e Ma tanto g n d o n o di ciò
l'opere, che. Ile parole mi tacio.
(Frutti X X I 1,8; e. 7 4 v ) .

Con la seconda distinctio r i p r e n d e la derivazione dalla Summa.

Nella seconda parte dico la continuità Secundo debet attendere pugnae


della battaglia nella quale siamo, però contmuitatem m qua sumus. //
che, come dice sancto Gregorio, con Diabolus enim nos impugnare non
assidua tentatione il diavolo ci tenta, cessât ut sai lem taedio vmeat.
acciò che almeno per tedio ci vinca
Or di questo assai exempli si
potrebbono qui s c r i v e r e a provare che
molti per le molestie delle continue M i r a n t u r ali qui cum audiunt aliquem
tantationi sono c a d u t i . E non ci bonum cecidisse· sed non est mirum si
maravi/Vglia certo se l'huomo m tante quandoque cadat qui continue est in
battaglie alcuna volta cade, anzi più e pugna, imo potius mirum est si
da maravigliare e d a t r i b u i r é a sola aliquando non cadat
v i r t ù divina che l'huomo spesso non (De lust. IX; cc. 167 Ь-168га).
caggia.
(Frutti XXII,9-10, c.74v-75r).

Il Cavalca aggiunge qui a l t r i argomenti nella trattazione di questo secondo


p u n t o ( c f r . Frutti X X I I , 1 1 ; e. 75r) Riprende poi I exemplum t r a t t o dalle
Vltae Patrum che segue immediatamente dopo nel De lustitia.

Lepgesi in Vita Patrum che uno venne Legitur in V i t i s patrum quod quidam
ali abate Theodoro e dissegh che uno venit ad abbatem Theodorum, dicens
certo f r a t e era t o r n a t o al secolo Al ei ecce quidam f r a t e r reversus est
quale nspuose l'abbate Theodoro: ad seculum. Respondit abbas
"Non t i maravigliare, f i g l i u o l o , quando Theodorus, In hoc non admireris sed
odi che alcuno monaco caggia, si audiens quod praevaluit quis
pensando le gravi e continue effugere de ore mimici, hoc admirare.
tentation) ; ma quando odi che alcuno (De lust. IX; с. 168ra).
le v i n c e , di questo t i maraviglia e dà
lode a I d i o " .
( F r u i t / XXI 1,12, c . 7 5 r ) .

Il secondo brevissimo exemplum citato dal Cavalca, e la conclusione della


seconda parte ( c f r . Frutti XXI 1,13-14, e. 75r) non si r i t r o v a n o nel Peraldo.
La terza distinzione del testo latino viene completamente ignorata-

T e r t i o debet attendere propnam mfirmitatem: tantae emm m f i r m i t a t i s est


homo ut ad sibilum umus v e r b i denciatur.
(De lust. IX; с. 168ra).

Egli prende invece g l i argomenti della quarta distinctio, ampliandoli ed


elaborandoli, per formare la sua terza p a r t e .

Nella terza parte dobiamo considerare Quarto hostis impugnantis potestatem


la conditione del nostro aversano, cum astutia et crudelitate De
cioè ch'è sì potente che, come dice potestate. l o b . 42. Non est potestas
l o b , non e podestà sopra la t e r r a che super terram quae ei comparetur.

202
gli si possa aguagliare.
Onde, come di sopra e decto, se gli
buoni s p i n t i da noi s'alongassmo,
l'impito de' rei nullo sostenere
potrebe
Anche e astutissimo, in ciò che tenta
di diversi v i t i , secondo che si mostra
in Vita Patrum. (...)
( F r u t t i XXI 1,15-16, c . 7 5 r ) .
Il Cavalca preferisce eliminare la citazione veterotestamentaria, unico
argomento addotto dal Peraldo, per i n t r o d u r r e qui Vexemplum di Macario e il
demonio ( c f r Frutti XXI 1,16, ce 7 5 r - 7 5 v ) . Neppure la p a r t e conclusiva
della terza distinzione ( c f r . Frutti XXI 1,17-20; с 75v) trova corrispondenza
nel testo latino. Le distinzioni successive prendono spunto dalla Sumniu di
Peyraut, ma la trattazione volgare del Cavalca e molto d i f f e r e n t e : spesso si
limita a prendere soltanto il tema principale.

Nella quarta parte dico che questo De c r u d e l i t a t e . Gregorius Nihil te


nostro nimico e crudelissimo, in ciò fecisse aestimat, quum animas non
che, come dice san Gregorio, non gli sauciat Incessanter sitit diabolus
pare avere facto nulla se II anima non sanguinem nostrum.
ci toglie E pero dice che non si cura (De /U5t. IX, e. 168ra).
di torci ι nostri beni, ne di f a r c i altri
damni, se non accio che noi per
questo provocati gittiamo l'anima, la
quale e g l i , se noi non vogliamo,
togliere non ci può
(Frutti X X I I , 2 1 , c.75v)

Mentre nel testo latino troviamo soltanto una citazione biblica per completare
questo argomento ( c f r . De /ust. IX; с 168ra), nel volgare abbiamo invece
una sene diversa di auctor/totes seguite da una conclusione personale del
Cavalca ( c f r . Frutti XXII,22-23, ce. 7 5 v - 7 6 r ) . Troviamo poi nel testo
cavalchiano una u l t e r i o r e distinzione, la quinta ( c f r Frutti XXII,24-25, e.
7 6 r ) , che non ha corrispondente nel testo latino La sesta distinzione del
testo volgare, invece, corrisponde alla quinta del testo latino, ma solo per
quanto riguarda I argomento:

La sexta cosa che dobbiamo pensare Quinto debet attendere penculorum


per cognoscere questo beneficio si e vanetatem.
la varietà de pencoli (De lust. IX; с. 168га).
(Fruit/ XXII,26; c.76r).

La trattazione è t u t t a v i a completamente differente ( c f r Frutti XXI 1,26-30, e.


76v) da quella del confratello francese, il quale introduce qui una distinzione
sui VIZI capitali ( c f r De lust. IX, с 168ra) Il testo dei Frutti della lingua
prosegue poi sul medesimo tema della "conservazione" ponendo l'accento
sull atto di ringraziamento ( c f r Frutti XXI 1,31-39, ce 76v-77v) Tutti
argomenti che non hanno corrispondente in questa p a r t e della Summa II
Cavalca ritorna invece a seguire il testo del Peraldo, p u r con notevoli
eleborazioni ed amplificazioni, nella parte finale del capitolo, che coincide con
la parte finale della Pars IX del De lustitla.

Benefici singolari sono quegli ι quali Singularia beneficia sunt quae


ciascuno per se singularmente riceve. umcuique s m g u l a r i t e r sunt e x h i b i t a .
( F r u i t ; XXI 1,40, с 7 7 v ) . (De / u s t . IX; с 168ra).

203
Il Cavalca amplia notevolmente il sintetico testo del Peraldo, introducendo una
distinzione sui benefici singolari e t r a t t a n d o nuovi argomenti ( c f r . Frutti
XXI 1,40-42; ce 7 7 v - 7 8 r ) . Amalgama poi nel suo penultimo periodo ι concetti
conclusivi della Pars IX.

E però ciascuno, secondo che san Pro quibus etiam Deo gratiae agendae
Bernardo dice, deba sollecitamente e s u n t , secundum illud B e r n a r d , p n u s
ogni d i ' li cotidiani benefici ripensare, positum. Disce ad singula dona
e per ciascuno divotamente Idio grattas agere.
r m g r a t i a r e , secondo che richiede il (De lust. IX; с. 168ra).
suo stato degnamente vivere e
conversare.
(.Frutti XXI 1,43; e. 7 8 r ) .

L'ultimo periodo del capitolo ventiduesimo serve da conclusione s t r u t t u r a l e per


questa sottoparte del T r a t t a t o :

E le predecte cose bastino aver decte del f r u c t o che far possiamo colla
lingua per rispecto di Dio, cioè orare, lodare e r m g r a t i a r e .
(Frutti X X I 1,44; e. 7 8 r ) .

204
IV - LA VITA CONTEMPLATIVA {CAP. XXIII-XXIV).

Con la f i n e del capitolo ventiduesimo termina la derivazione dal t r a t t a t o


De lustltla, ma la prima parte generale dei Frutti della lingua, sul f r u t t o che
possiamo fare r i s p e t t o a Dio, non si conclude q u i : il Cavalca, i n f a t t i ,
preferisce a r r i c c h i r e la sua opera con due u l t e r i o r i argomenti, che
occuperanno ι successivi due capitoli

o) Preminenza della vita contemplativa su quella attiva.


(Capitolo ventitreesimo).

1).
Il primo tema, che t r a t t a della vita contemplativa ed m modo particolare
della preminenza di questa sulla vita a t t i v a , e inserito nel contesto generale
della trattazione quasi come un completamento della materia finora esaminata. Il
Cavalca trae gli argomenti per la sua compilazione ancora dal Peraldo, ed
esattamente dalla Pars Vili del t r a t t a t o De Doms, imprimendo un andamento
più generale alla t r a t t a z i o n e , come appare già dal confronto dei t i t o l i .

Di quelle cose che ci commendano la De praemientia vitae contemplativae


vita contemplativa. Capitolo X X I I I . respectu activae. Pars V i l i .
( F r u t t / XXI 11,1; c . 7 8 r ) . (De Donis V i l i , c . 2 1 3 r b ) .
Nella parte iniziale del capitolo ventitreesimo il f r a t e pisano giustifica
I introduzione di questo nuovo tema e lo collega s t r u t t u r a l m e n t e al resto
dell opera, con queste parole'

E perché le predecte cose che decte sono per gran parte principalmente
apartengono a vita contemplativa, come e la mentale oratione, la quale
dicemmo che sta in dilettarsi in Dio e in r m g r a t i a r e e lodare Idio
dell'opere e de' benefici suoi, parmi o r a , ali ultimo di questo tractato del
f r u c t o che si fa con la lingua verso Idio, poneré e d i s c r i v e r e la
excellentia di questa v i t a , e la differentia ch'e f r a l'activa e la
contemplativa v i t a , e per che g r a d i e vie ad essa meglio p e r v e n i r e
possiamo.
(Frutti XXI 11,2; e. 7 8 r ) .

Nel testo latino troviamo invece, all'inizio della Pars Vili la suddivisione in
q u a t t r o p u n t i , che si riferisce non solamente a questa p a r t e , base della
compilazione volgare, ma anche alla successiva Pars IX, che il Cavalca
ometterà completamente.

Dicto de doms p e r t i n e n t i b u s ad vitam activam, dicendum est de doms


pertinentibus ad vitam contemplativam. In hac vero parte Primo t a n g e t u r
de praemmentia vitae contemplativae ad activam. Secundo, d i s t m g u e t u r
contemplatie a meditatione seu consideratione simplici et cogitations: et
t a n g e t u r de speciebus consideratioms et contemplatioms. T e r t i o agetur
de dono mtellectus Quarto de dono sapientiae.
(De Donis V i l i ; e. 2 1 3 r b ) .

Delle q u a t t r o distinzioni proposte dal Peraldo il Cavalca ne prende m


considerazione una soltanto: ometterà, i n f a t t i , le ultime t r e , svolte in forma

205
assai ampia dal Peraldo ( c f r De Donis IX, ce 214ra-221ra), scegliendo la
prima per la sua trattazione, dove segue abbastanza fedelmente il testo latino:

E dico che m prima dodici cose sono Circa pnmum notandum quod duodecim
per le quali si mostra che la vita sunt m quibus vita contemplatiua
contemplativa è più excellente che praemmentiam v i d e t u r habere respectu
l'activa E la prima si e perch'elle hae actiuae Pnmum est quod
più nobile e beato n s p e c t o , cioè Idio contemplativa melior mtendit, Deo
solo scilicet, cum activa mtendat proximo.
E pero dice il psalmista- "Mihi Contemplativa d i c i t Mihi adhaerere
adherere Deo bonum est, poneré in Deo bonum est Lucae decimo Unum
Domino Deo spem meam". E anche est necessarium gloss Bedae scilicet
"Adhesit anima mea post te". E Deo l u g i t e r mhaerere In psalm Unam
anche "Unam petti a Domino, hanc petn a Domino, hanc requiram
requiram, etc." E sopra quella parola Isidorus m l i b r o d i f f e r e n t i a r u m Inter
che disse C h r i s t o a Marta, cioè. activam et contemplativam unam haec
"Unum est nece//ssarium", dice una distantia est Activa vita est quae m
chiosa. "A Dio continuamente openbus lustitiae et proximi u t i l i t a t e
coniungersi si è m lui d i l e c t a r s i " versatur Contemplativa autem quae
Onde pero dice sancto Isidero vacans ab omni negotio, m sola Dei
"Questa e la differentia della vita dilectione d e f i g i t u r .
activa alla contemplativa, cioè che la Una m opere bonae conversatioms,
vita activa consiste nell'opere della altera m contemplatione immutabilis
lustitia e in p r o c u r a r e la utilità del est v e n t a t i s .
proximo, ma la contemplativa, vacando Idem m l i b r o de Summo bono Activa
dalle occupation! di f u o r i dilectarsi m vita mundanis rebus bene u t i t u r .
sola meditatione del conditore Contemplativa vero mundo r e n u n t i a n s ,
E anche dice - "La vita activa sta in soli Deo v i v e r e delectatur.
usare bene il corpo e le cose mondane (De Donis V I I I ; с 213rb)
per opere di misericordia, e la
contemplativa, r m u n t i a n d o a t u t t o il
mondo si dilecta solo in Dio".
{Frutti XXIII,3-5; c.78r-78v).

Si notino ι f r e q u e n t i mutamenti nell ordine delle citazioni, le omissioni e


continue elaborazioni del testo.

2).
Nel volgare segue poi un lungo brano contenente una invettiva contro gli
Apostoli ( c f r . Frutti XXI I I , 6 - 8 , с 78v Si veda in proposito quanto abbiamo
già osservato nel capitolo quinto del presente volume) Il Cavalca si riferisce
a quello che aveva scritto in precedenza nel secondo capitolo dei Frutti,
quando richiamava la necessita del lavoro manuale Con la seconda distinzione
egli r i p r e n d e a seguire la fonte latina, ampliando ed elaborando molto.

La secon[da] cosa che mostra la sua Secundum est quod contemplativa


excellentia ciò e che vede ciò che clanus v i d e t .
intende più chiaramente che l'activa,
la quale per // conservatione e Unde Genesis vigésimo nono, d i c i t u r
occupatione de' facti t e r r e n i non vede de Lia, quod lippis erat oculis.
cosi chiaro. (De Donis V i l i ; e. 213rb)
(.Frutti X X I I I , 9 ; c . 7 8 v - 7 9 r ) .

Il Cavalca prende spunto da quest'ultima citazione veterotestamentaria per


impostare un discorso più ampio:

206
E questo, come san Gregorio dice, ci si mostra in figura di quelle due
spose di lacob, cioè Lya e Rachel, in ciò che, come dice nel Genesi,
Lya, la quale si figura alla vita activa, avea gli ochi lippidosi e non
chiari, ma era feconda, ma Rachel, la quale si figura che alla vita
contemplativa, vedeva più chiaro, ma era stenle.
{Frutti X X I I I , 10, e. 7 9 r ) .

Riprende poi quasi letteralmente il passo di S.Gregorio:

Or cosi per simile dice sancto Gregonus. Mens quae contemplando


Gregorio. 'La mente che intende otia appétit, plus videt, sed pauciores
ali otio della contemplatione, più vede, filios Deo generavit / / qui vero ad
ma non genera figliuoli a Dio, laborem praedicationis se dirigit,
predicando e convertendo gli proximi; minus videt, et amplius p a n t .
ma quegli che intendono a predicare e
all'altre fatiche per salute de'
proximi, meno vedono e più Tertium est, munditia seu
partoriscono", cioè figliuoli spirituali pulchntudo Unde Genesis vigésimo
e altri sancti menti nono, dicitur de Rachaele, quod
La terza differentia si è che questa decora erat facie et venusto aspectu.
vita è più monda e più bella, pero
che nell'opere della vita activa l'huomo
spesso s'occupa e macula per lo
trafficare delle genti e della pecunia. Proverbiorum tertio. Dicitur de
E questo si mostra in ciò, anche m sapientia Viae eius, viae pulchrae.
figura delle predecte spose di lacob, Canticorum quinto Lavi pedes meos,
in ciò che si dice che Rachel era di dicit sponsa quomodo inqumabo eos?
più bella faccia e statura che Lya. Quartum est, secuntas Secura est
La quarta differenzia è che questa vita contemplativa respectu activae.
vita e più sicura, e, per contrario, (De Doms V i l i ; e. 213va)
nell'opere della vita activa ha molti
pencoli per lo conversare delle genti,
si che molti vi sono già caduti.
(Frutti X X I I I , 1 1 - 1 3 ; c.79r)

Nel testo volgare troviamo qui il breve exemplum di Arsenio:

E pero fu decto a sancto Arsenio. "Fuggi gli huomini e sarai salvo". E


anche un'altra voce gli disse "Fuggi, taci, quiesce". E queste sono le
radice da non peccare"
[Frutti X X I I I , 1 3 ; c . 7 9 r ) .

I due testi proseguono poi paralleli.


E sopra quella parola de' Proverbi: Proverbiorum primo: Frustra lacitur
"Frustra lacitur rete ante oculos rete ante oculos. Glossa Facile
pennatorum", cioè degli uccegli che evadit laqueos m t e r n s , qui oculos
volono alto, dice una chiosa: habet m caelis.
"Legiermente scampa da' lacciuoli di
terra quegli ch'ha gli ochi a cielo Sì Proverbiorum tertio Omnes semitae
che, come anche si dice cosi ne' eius pacificae.
Proverbi, le vie sue sono vie belle e (De Doms V i l i , c.213va).
tutte le sémite sue sono pacifice.
(Frutti X X I I I , 14; с 7 9 r ) .

Il Cavalca riunisce m quest'ultimo periodo anche la citazione dal libro dei


Proverbi, che prima aveva omesso ( c f r . X X I I I , 12, c . 7 9 r ) . Riprende poi
I argomento principale della quinta distinzione dal testo latino:
207
La quinta cosa / / si e perche e più Qumtum est quies- quieta est vita
quieta di mente, quiete mentale e contemplativa.
corporale. (De Donis V i l i ; c.213va)
(Frutti X X I I I , 15; c . 7 9 r - 7 9 v ) .

Egli preferisce tuttavia ridurre la trattazione del Peraldo, che cita


distesamente il Vangelo e la relativa glossa esplicativa (cfr De Donìs V i l i ;
c.213va), limitandosi ad accennare gli argomenti in un unico periodo
riassuntivo:

Onde legiamo per lo Vangelio che Martha, che significa la vita activa, si
turbava per le molte occupation), e Maria, che significo la vita
contemplativa, si riposava sedendo a' piedi di Christo, dilectandosi pur
d'udire il suo sermone.
[Frutti X X I I I , 15, c . 7 9 v ) .

Riprende poi a seguire il testo latino, con qualche omissione e frequenti


eleborazioni:

E le predecte tre cose, cioè belleza, Haec tria scilicet pulchritudo,


sicurtà e quiete, promette Idio per secuntas, quies, tanguntur Esaiae
Isaia al suo popolo contemplativo trigesimo primo Sedebit populus meus
quando dice- "Sedera il popolo mio in m pulchritudine pacis, et in
belleze di pace, in tabernaculi di tabernaculis fiduciae, et m requie
fidanza e in requie opulenta". opulenta.
[Frutti X X I I I , 16; c . 7 9 v ) . De secuntate tangitur Deuteronom.
trigesimo tertio. Amantissimus Domini
habitabit confidenter. Amantissimus
Domini est vir contemplativus
(De Donis V i l i , c.213va)

E a questo seguita la sexta differentia Sextum est, locunditas. locundior est


e excellentia di questa vita, cioè contemplativa quam activa. Unde
gioconditade. Onde sopra quella super illud Lucae decimo. Maria
parola che dice che Martha ministrava sedens secus pedes Domini et cet.
e Maria sedeva, dice una chiosa· dicit glossa Intenta erat Maria
"Intenta era Maria, come fusse quomodo pasceretur a Deo, intenta
pasciuta dal Signore, intenta era erat Martha quomodo pasceret
Martha, come pascesse il Signore; Dominum. Haec convivium parat
Martha apparechia il convito al Domino, in convivio Domini illa tam
Signore, Maria gode e giocondasi (Ms. locundatur.
giocandosi) nel convito che si dà e fa (De Don/5 V i l i ; c.213va).
lo Signore, cioè nella mente".
[Frutti X X I I I , 1 7 , c . 7 9 v ) .

E però anche san Gregorio dice. "La Gregonus in Moralibus. Contemplativa


vita contemplativa ragionevolmente vita merito maior est, quam activa:
(ms ragione! mente) è maggiore che quia haec m usu praesentis opens
l'activa, pero che per dilectoso sapore laborat- illa vero sapore
interno già pregusta la dolceza di vita mterventuram lam requiem dégustât.
eterna". (De Don/5 V i l i ; c.213va).
(Frutti X X I I I , 18, c . 7 9 v ) .

3).

208
Nel testo volgare troviamo qui alcune considerazioni, confortate dalle relative
auctoritates, che non hanno corrispondente nel De Don/5 ( c f r . Frutti
X X I I I , 19-21; ce. 7 9 v - 8 0 r ) . Il Cavalca r i p r e n d e poi a seguire il latino
traducendo quasi letteralmente.

La séptima cosa che.cci mostra la sua Septimum est contemplativa


excellentia si è la sua permanentia, permanentia. De qua Lucae decimo.
come mostro Christo quando disse: Maria optimam partem elegit, que non
"Maria optimam partem elegit, que non a u f e r e t u r ab ea.
auferetur ab ea". Sopra la qua! Gloss Contemplativa hic i n c i p i t , et m
parola dice una chiosa. "La vita caelesti patria perficietur: quia
contemplativa qui comincia e compiesi amoris igms qui hic ardere mchoat,
nella vita celestiale, pero che '1 fuoco quurn ipsum quem amat v i d e n t , in
d amore lo quale qui comincia ad amore amplius ignescit.
a r d e r e , pervenendo I huomo a vedere Et s u b d i t u r Activa cum corpore
colui cui ama, più s accende". E poi d e f i c i t : quia m aeterna vita panem
sugiugne- "La vita activa col corpo non p o r r i g i t esunenti: quia nemo
vien meno, pero che m quella beata esuriet, nee cetera opera pietatis
vita non e povero a cui si dia pane, aget, quia non e r u n t necessaria.
ne infermo a cui si serva, ne altro (De Doms V i l i , e. 2 1 3 v b ) .
misero al quale sia bisogno di fare
opere di misericordia".
(Frutti XXI 11,22-24; с 8 0 r ) .

Riprende anche l'ottava suddistinzione

L'octava si e la sua singulare Octavum est devotio.


divotione, però che C h r i s t o più se ne
dilecta. E questa divotione e figurata
negli unguenti de' quali Maria, che Unde Maria Christum u n g i t Matthaei
significa la vita contemplativa, vigésimo sexto. Marc 13. Luc.7.
leggiamo che unse Christo più volte, loan.12
per la qual cosa Christo molto la lodoe (De Оол/5 V i l i ; с. 213 Ь ) .
e commendoe.
(Frutti X X I I I , 2 5 ; c.80r)

Il Cavalca aggiunge q u i un riferimento a S Bernardo che non troviamo nel


testo latino del Peraldo:

Onde però san Bernardo dice che buono è l'unguento della contntione,
lo quale si confece della memoria de' peccati, ma molto e migliore della
divotione, lo quale si fa per memoria de' benefici
( F r u t t i XXI I I , 26; с 8 0 r ) .

Riprende poi a seguire il De Doms, ma n d u c e n d o ed elaborando notevolmente


il testo latino.

La nona si è una singulare Nonum est Dei familiantas.


famiharitade che ha questa vita con Contemplativa Deo familiarior est.
Christo. Onde, come dice sancto Unde figuratur per loannem
Agostino, e figurata per lohanni Evangelistam, sicut tangit gloss.
evangelista, lo quale Christo super illud loan Ultimo. Conversus
singularmente amo. Petrus v i d t t discipulum quem diligebat
( F r u t t i XXIII,27; c.flOr). lesus.
Et s e q u i t u r in glossa Hanc piane
C h r i s t u s d i l i g i t et servat in aeternum.
L o q u i t u r de contemplativa
(De Doms V i l i ; c . 2 1 3 v b ) .
209
La decima cosa che mostra la sua Decimum est pretiositas Contemplativa
excellentia si è la sua pretiosita, cioè pretiosior videtur esse quam activa eo
perché pochi vi giungono, si e alta quod sit rarior. Isidorus in libro de
cosa. Onde pero dice sancto Isidero: summo bono: Activa communis
"La vita activa è comu//ne di molti, multorum est, contemplativa vero
ma la contemplativa e di pochi". paucorum.
Figura di ciò molto propria abiamo Hoc figuratum est Genesis sexto, ubi
nell'arca di Noe, la quale, come dice dicitur de arca. m cubito
nel Genesi, fu facta I arca di sotto consummabis summitatem eius Infenus
dove stavano le bestie, e poi si venne tarnen erat valde lata Unde ibidem
restrignendo, sì che nel colmo non dicitur Trecentorum cubitorum e n t
era più larga die un gumito, e in longitudo arcae, qumquagmta
quella parte di sopra stavano gli cubitorum latitude Quod exposuit
ucegli. Gregorius dicens Videmus multos in
Sopra la qual parola dice sancto ecclesia superbire et lasciuire, et
Gregorio cosi: "Per l'arca s intende la terrems rebus inhiare, irasci, r i x a n ,
-
Chiesa, nella quale habitano gli et proximum laedere sed quia ecclesia
hummi bestiali, nella parte di sotto, tolerat eos ut convertantur, quasi in
in grande latitudine e libertà. arca latitudine bestiae fuisse
Alcuni altri sono come nel mezo, cioè dicuntur Videmus alios aliena non
huommi sobri, virtuosi e modesti, ι papere, illatam miuriam aequammiter
quali dell'altrui non tolgono, ma del portare, rebus proprns contentos
suo danno per Dio e usano li beni del esse, humiliter vivere sed quia non
mondo temperatamente. pauci sunt, angustiatur arca.
Alcuni altri sono che amano Alios videmus etiam possessa
povertade, pnegono per li nimici, e relmquere, nullum terrems rebus
per sommo desiderio alienati dal secolo studium dare, mímicos diligere,
quasi volano per vita contemplativa E carnem domare, omnes motus ratione
questi cotali come uccegli habitano premere, per cadeste desidenum
nella somma e ultima parte della contemplationis penna sublevan- sed
Chiesa, figurata per la predecía arca quia valde ran sunt, lam arca luxta
di Noè. cubitum dicitur, ubi hommes et
{Frutti X X I I I , 2 7 - 3 1 ; c . 8 0 r - 8 0 v ) . vglaZ/tilia contmentur.
(De Donis V i l i , с 213vb-214ra)

L'undicesima suddistinzione è notevolmente ampliata nel testo del Cavalca, che


inserisce argomenti nuovi nella sua trattazione

L'undecima cosa che.cci mostra la ecellentia di questa vita si è ch'ell'e


più propinqua e simile alla beata vita celeste, si che e quasi una
beatitudine divina, pero che, come dice sancto Ambruogio, beata vita
consiste in alteza di sapientia, suavita di conscientia, sublimità di v i r t ù ,
le quali tutte cose apartengono a vita contemplativa, si che la vita
contemplativa già gusta di qua il bene e lo stato che deba poi avere di
la.
{Frutti XXI I I , 3 2 ; e. 8 0 v ) .

Il testo latino e invece molto breve:

Undecimum est, quod vita contemplativa, vitae caelesti simihor est.


(De Don/5 V i l i ; с. 214ra).

Il passo agostiniano che segue subito dopo e ripreso anche nel testo volgare
in forma quasi letterale.

210
Del quale parlando sancto Agostino Unde eadem opera ad contemplativam
dice cosi: " Q U I V I , cioè m vita eterna, videntur pertmere, quae assignat
vacheremo e vedremo e ameremo e August beatae v i t a e , ult l i b . de
loderemo", e cosi sempre in eterno Civitate Dei d i . Ibi vocabimus et
beati saremo. videbimus, videbtmus et amabimus,
(.Frutti X X I I I , 3 3 ; c . 8 0 v ) . amabimus et laudabimus.
In Psal. Vacate v i d e t e , quoniam ego
sum Deus
(De Donis V i l i , с. 214ra)

Il Cavalca elimina la citazione salmodica qui sopra r i p o r t a t a , che costituisce


l'unico argomento proposto nella trattazione del latino, ed amplia notevolmente
il suo discorso:

Sì che possiamo d i r e di questa gratiosa e excellente vita s'intende quella


parola dello Ecclesiastico, cioè: "Gratia Dei sicut paradisus II in
ben[e]dictionibus". Che, con ciò sia cosa che san Pagólo dica che il
regno di Dio sia g i u s t i t i a e pace e gaudio in Spirito Sancto, conchiudesi
che f h uomo contemplativo, lo quale ha queste cose, già e nel regno di
Dio, e il regno di Dio è in l u i , secondo quel decto di C h r i s t o : "Regnum
De! intra vos est".
{Frutti X X I I I , 3 3 - 3 4 , с 8 0 v - 8 1 r ) .

Gli argomenti della dodicesima suddistinzione derivano sostanzialmente dal testo


del Peraldo, che il Cavalca riprende ampliando ed elaborando come sempre.

La duodecima cosa che mostra la sua Duodecim est, quod vita contemplativa
excellentie si e ch'ell'e f i n e della vita finis v i d e t u r esse a c t i v a . Finis vero
activa Con с ю sia adunque cosa che melior est his quae sunt ad f mem.
'1 f i n e sia più nobile che quello ch'è Per activam transitur ad
ordinato al fine, come dice il contemplati vam.
philosophe, concludes) chiaramente Isidorus in l i b r o de Summo bono Qui
ch'ell'e più nobile e exceliente. p r i u s in hac vita p r o f i c i t , bene ad
E questo chiaramente dice sancto contemplationem conscendit.
Isidoro quando dice. "Quegli lo quale
in prima cresce e avanza m vita
activa, sale poi per questo mento G r e g . Qui ad arcem contemplationis
ali anteza della vita contemplativa" ascendere desiderat, p r i u s necesse
E sancto Gregorio dice: "Chi vuole est ut m campo actionis se exerceat.
salire all'alteza della vita Gene 29. Lia p r i u s i n t r o d u c t a est ad
contemplativa, e bisogno che m prima lacob heet lacob aliter s p e r a r e t . Et
si exerciti nel campo della vita cum ipse de hoc c o n q u e r e r e t u r ,
activa". responsum est e i . Non est in loco
E questo f u bene f i g u r a t o in quelle nostro consuetudinis ut minores ante
due spose di lacob, delle quali di tradamus ad nuptias
sopra dicemmo, m сю che sperando (De Donis V i l i , с. 214ra).
lacob d'avere Rachel per isposa, per
la quale servito avea e la quale più
gli piaceva, il padre Laban gli misse
nel lecto Lya, ch'era di più tempo E
lamentandosi egli di ciò, e riputandosi
di ciò ingannato, Laban gli nspuose e
disse "Non e usanza m questo luogo
di maritare in prima le minori che Ile
m a g i o n " . Sì che ebbe p u r quella per
allora. E poi servi per a l t r i septe
a n n i , e ebbe Rachel come desiderava
( F r u i t / XXI 11,35-37, с 81 г ) .
211
La Pars Vili del trattato De Donls termina con questo episodio biblico, ripreso
e narrato con dovizia di particolari nella elaborazione del testo volgare. Il
Cavalca preferisce tuttavia aggiungere ancora qualche argomento per
completare il capitolo sulla vita contemplativa, riferendo in particolare il
pensiero di S.Gregorio e scagliandosi contro ι Serabaiti (cfr. Frutti
XXI II,38-43; ce. 81v-82r). Questi elementi non hanno corrispondente
nell'opera del Peraldo.
Il brano finale del capitolo ventitreesimo serve ad introdurre il tema
successivo, sulla maniera di salire a vita contemplativa, che occuperà tutto il
capitolo ventiquattresimo.

Alle quali tutte cose meglio mostrare, seguita di vedere necessariamente


per che via e per che gradi all'alteza della vita contemplativa salire si
debba, si che nullo vi si creda potere salire saltando, però che potrebbe
cadere, come a molti e spesso e adivenuto.
[Frutti X X I I I , 4 4 ; e. 82r)

b) Gradi per salire alla vita contemplativa.


(Capitolo vantlquattresimo).

La materia del capitolo ventiquattresimo dei Frutti della lingua è ripresa


dalla prima metà della Pars X del De Donls. Il Cavalca si comporta tuttavia
assai liberamente nella sua compilazione, seguendo in sostanza la traccia del
confratello francese per quanto riguarda le suddistinzioni, ma adducendo
nuovi argomenti e variando frequentemente la successione di quelli scelti dal
testo della Summa.

Di dodici cose che cci dispongono e De duodecim quae préparant hommem


che.cci nchiegono a potere salire a ad divmorum contemplationem, de octo
vita contemplativa. Capitolo X X I I I I . gradibus secundum Bernar. quibus
(Frutti X X I V , 1 ; c . 8 2 r ) . viri contemplativi ascendunt. Item de
Septem gradibus secundum Augustin.
et de diversis speciebus visionum.
PARS X.
(De Donls X , e. 221 г а ) .

Del titolo il Cavalca traduce soltanto la prima parte, che si riferisce


all'argomento poi ripreso effettivamente nella trattazione volgare. Il compilatore
traduce l'inizio della prima suddistinzione:

Or dico adunque, raccogliendo in In summa notandum est quod X I I


somma diversi decti e autontadi della videntur esse quae hominem
Scnptura, che dodici cose sono quelle praeparant ad divmorum
le quali si nchiegono a potere avere contemplationem.
contemplatione delle cose divine. Pnmum est exercitatio m openbus
E la prima si è l'exercitio e lo studio activae. Non quam cito peccator Deo
della vita activa, la quale, come già è reconciliatur, dignus est videre eius
decto, debbe precedere la vita faciem.
contemplativa. (De Donls X; e. 222ra).
(.Frutti X X I V , 2 - 3 ; c . 8 2 r ) .

La trattazione di questo primo punto nel testo volgare è completamente


differente da quella della Summa Mentre il Peraldo si limita ad un solo
riferimento veterotestamentario (cfr. De Donls X , e. 222ra), il Cavalca

212
dedica uno spazio considerevole a questa prima distinzione ( c f r . Frutti
X X I V , 3 - 8 ; с 82Г-82 ), introducendo qui Vexemplum del monaco iroso e la
similitudine del serpente venefico.
Cosi anche nelle successive suddistinzioni il f r a t e pisano r i p r e n d e
soltanto il tema iniziale, che svolge poi in forma molto più ampia introducendo
argomenti n u o v i , quasi sempre diversi da quelli del Peraldo. Limitiamoci qui a
r i p o r t a r e soltanto ι passi che presentano una certa affinità nel contenuto. La
seconda distinzione è svolta in forma assai breve dal Peraldo:

Secundum est p u n t a s . Aaron non i n t r a b a t in sancta sanctorum, nisi


prius lotus L e v i t i c . 1 6 . Matthaei 5. Beati mundo corde, quoniam ipsi
Deum v i d e b u n t .
(De Don/5 X ; e. 221 г а ) .

Il Cavalca r i p r e n d e le stesse citazioni b i b l i c h e , invertendone l ' o r d i n e , e le


fonde m un lungo discorso dove introduce la similitudine dell'occhio umano
paragonato alla purezza del cuore.

E però seguita che la seconda cosa la quale necessariamente si richiede a


vita contemplativa, si e p u n t a , cioè di cuore, però che, come dice san
Bernardo, la pura v e n t a non si cognosce se non con ochio p u r o . E però
disse C h r i s t o : "Beati mundo corde, quoniam ¡psi Deum videbunt". Come
dunque corporalmente veggiamo che l'ochio lordo non può vedere né
guatare c h i a / / r a m e n t e , cosi spiritualmente parlando, a potere vedere e
contemplare Idio si richiede p u n t a d e e neteza di cuore. E questo f u
f i g u r a t o nel Levitico, in ciò che Aron pontefice non entrava in Sancta
Sanctorum a o r a r e , m f m o che non fusse ben lavato e p u r i f i c a t o di certa
acqua di p u n f ( c a t i o n e .
{Frutti X X I V , 9 - 1 0 ; ce. 8 2 v - 8 3 r ) .

Segue nel testo volgare un i n v i t o alla v i t a pura rivolto a chierici e religiosi,


che rappresentano gli occhi nel corpo mistico della Chiesa (cfr.Frutti
Χ Χ ί ν , Ί Ι , с. 8 3 г ) . Questo argomento, che non ha corrispondente nel testo
latino, e confortato dalla auctoritas di S.Gregorio ( c f r . Frutti XXIV,12-14;
ce. 83r-83v). e deriva da fonti diverse. Il Cavalca riprende invece quasi
letteralmente dal De Donis il passo di S.Bernardo che conclude la trattazione
del secondo punto nel testo latino.

Così anche san Bernardo, parlando Bernardus ad f r a t r e s de Monte Dei:


della munditia che si richiede negli Hoc ineffabile quum non msi
huomini contemplativi, dice "Quel m e f f a b i l i t e r v i d e a t u r , qui v u l t v i d e r e ,
bene ineffabile di Dio chi vuole cor mundet: quia nulla similitudine
vedere, mondi il cuore, pero che per corporis dormienti, nulla corporea
nulla simighanza corporale dal specie vigilanti, nulla indagine
dormiente, e per nulla corporea spetie r a t i o m s , msi mundo corde humihter
del vigilante, e per nulla sottiglieza amantis v i d e n potest vel apprehend).
dl ragione si può vedere se non per (De Donis X ; e. 221 r a ) .
monditia di cuore dell'humile amatore".
( f r u t t / X X I V , 15; c . 8 3 v ) .

Il Cavalca prosegue ancora sul medesimo tema servendosi di alcuni riferimenti


biblici ( c f r . Frutti X X I V , 16-17; e. 8 3 v ) , e termina la seconda distinzione con
la consueta frase conclusiva:

A l t r e molte cose a questo provare si potrebono d i r e , ma bastino queste


per ora.
( f r u t t / X X I V , 17, e. 8 3 v ) .

213
Per quanto riguarda la terza suddistinzione il compilatore segue più fedelmente
la fonte latina, pur elaborandone il testo ed eliminando alcuni passi.

La terza cosa che si richiede a Tertium est solitudo


contemplare, si è solitudine. E questo
mostra Idio quando dice per Osea Osee secundo Adducam earn in
propheta: "lo menerò I anima in solitud mem, et loquar ad cor eius, et
solitudine e parlerolle al cuore". Onde Genesis 32 legitur de lacob quod
però Christo, come già e decto, remansit solus, et ecce vir luctabatur
spesso andava a' luoghi diserti a cum eo usque mane
pernoctare in contemplatione.
E così leggiamo che lacob, essendo di Apparuit Dommus Moysi mterionbus
nocte solo, l'angelo gl'apparve e desei li Exud.3
combatette con lui, e toccogli il nerbo (De Donis X ; ce. 221ra-221rb).
della parte generativa, e fecelo
infracidare, e d allora innanzi lacob
andò sciancato
[Frutti X X I V , 18-19, с 8 3 v ) .

Nel testo volgare troviamo qui inserito il seguente passo di S.Gregorio·

Le quali cose sancto Gregorio expone della vita contemplativa, nella quale
l'anima combatte con Dio, e quasi lo vince, quando comprende e intende
sopra sé li suoi segreti, e allora Idio gli fa infracidare lo nerbo della
concupiscentia carnale, cioè fagli venire m dispecto ogni a//more e
desiderio carnale, però che, gustato lo spinto, ogni carne gli pare
scioca, e vili gli paiono li beni temporali, considerando e contemplando
gli eterni.
[Frutti X X I V , 2 0 ; ce 83v-84r).

Le due opere proseguono poi parallele, con variazioni di rilievo


E però a stare solo conforta san Bernardi. О anima, sola esto, ut illi
Bernardo l'anima sancta e dice: "O te solam serves quem ex omnibus
anima, sta e sia sola, accio che sola ti elegisti.
conservi a colui lo quale solo per Item. Bernardus. Deus films
amore hai electo". verecundus amator est, et non vult
E anche dice: "Il figliuolo di Dio è sponsae suae secreta revelare in
vergognoso amatore, e non vuole le publico
sue segrete cose revelare in publico Quae anima sit, sponsa Christi,
alla sua sposa" ostendit Bernardus super Cantic his
E così volendo mostrare a che segni si verbis: Animam quam videris dilectis
cognosce l'anima s e l l e sua sposa, omnibus, verbo votis omnibus
dice cosi sopra la Cantica: adhaerere, verbo vivere, verbo se
"Quell'anima la quale tu vedi, regere, de verbo concipere, puta
rifiutando ogni cosa, con tutto coniugem.
desiderio accostarsi al Verbo divino e Attende m spirituali matrimonio duo
in lui e di lui vivere, e per lui esse genera panendi, et ex hoc etiam
reggersi, e di lui concipere sancti diversas sobóles, sed etiam non
desideri, reputa sposa". adversas, quum sanctae matres aut
E poi dice: "Attende, o huomo, che praedicando, animas, aut meditando
nello spiritual matrimonio sono due mtelligentias panunt spintuales
modi e generationi di partorire, cioè, In hoc ultimo genere exceditur, et
о quando l'anima contemplando genera seceditur etiam a corporahbus
sánete meditation), о quando sensibus, ut sese non sentiat quae
predicando genera figliuoli spirituali, verbus sentit
(De Don/s X , с. 221rb).
214
convertendo gli huommi a Dio Ma in
questo parto della contemplatione,
I anima excede se medesima, sì che,
mortificati li sentimenti, se stessa non
sente quando lo verbo sente e gusta".
E se mi domandi che sente l'anima in
questo stato, dico che si può sentire
meglio che dire, però d i e '1 bene
ineffabile ne dire ne mostrare si può.
(Fruit/ X X I V , 21-23; с. 83v-84r).

L'ultimo periodo del testo volgare, m forma di interrogazione indiretta,


sostituisce una lunghissima parte a carattere speculativo che conclude la terza
suddistinzione nella Summa del Peraldo ( c f r . De Donis X; e. 221 r b ) .
Nel trattare la quarta suddistinzione ¡I Cavalca si distacca notevolmente
dalla fonte latina, inserendo nuovi argomenti (cfr. Frutti X X I V , 2 4 - 2 6 ; e.
8 4 r - 8 4 v ) , oppure invertendo l'ordine di quelli che riprende dalla Summa (cfr.
Frutti X X I V , 2 7 - 2 8 , e. 84v), о eliminando alcune citazioni bibliche (cfr. De
Donis X; e. 221rb-221va) Riportiamo qui soltanto ι bram corrispondenti ed
accostiamoli fra loro, tenendo presente che l'ordine della trattazione è
differente nei due testi.

La quarta cosa che si richiede a Quartum est desolatio.


contemplare si e essere tribolato e (De Donis X; с 221 r b ) .
afflicto nel mondo
( f r u t t i XXIV,24, c . 8 4 r ) .

Questo si mostra máximamente in


Giovanni Evangelista, lo quale, Et loannes in exihum relegatus a
essendo scacciato e sbandito e afflicto Domitiano, vidit visiones que in
in su l'isola di Pathmos, fu rapito a Apocalypsi scriptae sunt
vedere e sentire le cose di vita (De Doms X , с. 221va).
eterna. lacob timebat multum Esaù, quando
E cosi lacob, temendo Esaù e vidit visionem illam, pro qua dixit;
fuggendo ebbe quella visione per la Vidi Dominum facie ad faciem.
quale disse. "Vidi lo Signore a faccia (De Donis X , с 221 r b ) .
a faccia e salva e facta l'anima mia" Gregonus super illud Genes.32 Vidi
Sopra la quale parola dice san Dominum facie ad faciem Pnus
Gregorio. "In prima e bisogno che '1 exunente tristitia caligo detergitur,
fuoco della tristitia si purghi e netti et sic resplendente raptim in
la caligine della mente, si che possa circumscripto lumine mens illustratur
essere capace dello splendore e del quo in gaudio cuiusdam secuntatis
giudicio divino, nel quale da.sse absorbetur, et quasi post defectum
alienata tucta, tucta e absorta per praesentis vitae ultra se rapta m
divina dolceza". quadam novitate recreatur
(Frutti XXIV,27-28; c.84v). (De Donis X; e. 221 v b ) .

Nel testo volgare viene omessa la parte finale della quarta suddistinzione:

Ibi mens ex immenso fonte visionis superno rore aspergitur: ibi non se
sufficere ad illud quod rapta est contemplatur, et ventatem sentiendo
videt quia quanta est ipsa ventas non videt, quanto appropinquat quia
nisi ullam uteunque conspiceret, non earn conspicere se non posse
sentirei.
(De Donis X; e. 221 v a ) .

Anche la trattazione della "quinta cosa" non segue la medesima successione del
latino, anche se il Cavalca ne riprende quasi tutte le citazioni. Riportaimo qui
soltanto ι passi corrispondenti:

215
La quinta cosa che si richiede si è Qumtum est silentium.
silentio, però che a vita contemplativa (De Don/5 X , e. 221 v a ) .
s'appartiene d ' u d i r e il verbo interno, Ad contemplativam pertmet audire
lo quale non può u d i r e chi troppo si verbum internum, quod in
sparge di f u o r i . t a c i t u r m t a t e magna v u l t a u d m
E questo mostra il psalmista dicendo: (De Doms X ; с. 221 v a ) .
"Audiarn quid loquatur in me Dominus D a v i d . Audiam quid m me loquatur
Deus, quoniam loquetur pacem in Dominus Deus.
plebem suam, et super sonetos suos (De Doms X, с. 221 v a ) .
et in eos qui convertuntur ad cor".
{Frutti XXIV,29-30; c.84v).

Nel testo volgare troviamo qui aggiunta una lunga citazione dal l i b r o di
Giobbe, seguita da una glossa esplicativa ( c f r . Frutti XXIV,31 -32, e. 84v)
Il passo successivo si rifa sostanzialmente ai due argomenti proposti dal
Peraldo, fondendo m un unico discorso ι concetti espressi nel latino:

//Onde Maria, la quale significa la Maria tacet Lucae 7. Phansaeo earn


vita contemplativa, taceva sedendo a contemnente. Item eiusdem 10. Martha
pie' di C h r i s t o , e non nspuose ne al petente eam sibi d a n . Et Matthaei 26
phanseo che.Ila calumniava, ne a quum discipuli essent ei molesti pro
Marta, ne a' discepoli che ne effusione unguenti Etiam si quis
mormoravano. Manam alloquitur, silenter dedet
(Frutti X X I V , 3 3 ; c.85r) loqui loannis undécimo, Martha
vocavit Manam silentio. Magister adest
etc.
(De Donis X , e. 221va).

Il Cavalca riprende dalla Summa anche la prossima citazione


veterotestamentaria.

E però anche si dice in Trenis T h r e n . t e r t i o d i c i t u r de t a c i t u r m t a t e


dell uomo contemplativo: "Sederà et solitudine: sedebit s o l i t a n u s , et
solitario e tacerà, perche leverà sé tacebit. Ibidem· Bonum est p r e s t o l a n
sopra s é " . E anche q u i v i si dice: cum silentio salutare Dei
"Buona cosa è expectare con silentio (De Don/5 X ; e. 221va).
la consolatione di Dio".
(frutf/ XXIV,34; c.85r).

Per la sesta suddistinzione ι due t e s t i , p u r esprimendo il medesimo concetto,


si allontanano nella forma:

La sexta cosa si e letitia spirituale di Sextum est gratiarum actio et vox


lodare e r m g r a t i a r e I d i o , delle quali laudis In Psalmis. Sacrificium laudis
pienamente di sopra è decto e hononficabit me, et illiciter quo
mostrato, come sono cagione e segno e ostendam illi salutare Dei.
acto di vita contemplativa. (De Dom5 X ; e. 221va).
(Frutt/ XXIV,35; c.85r).

2).

Anche la seconda parte del capitolo ventiquattresimo, dove vengono


svolte le altre sei suddistinzioni preannunciate all'inizio della trattazione, è
ripresa m sostanza dalla Pars X del De Doms II Cavalca si comporta t u t t a v i a
molto liberamente, riprendendo soltanto alcuni argomenti proposti dal
confratello francese, variandone l'ordine di successione ed eliminando quelle
parti che gli sembrano meno interessanti. Aggiunge anche molti a l t r i argomenti
n u o v i , traendoli probabilmente da altre f o n t i .

216
Riportiamo qui soltanto quei passi che presentano una certa
corrispondenza nel contenuto, mettendo ι due t e s t i a if ron te anche nel caso in
cui si allontanino notevolmente nella lettera.

L'altre sei cose si toccano nel Genesi, Sex alia t a n g u n t u r Genes.8. quorum
in quella parola e historia per la p r i u s est humilitas, quae t a n g i t u r in
quale si dice che Idio apparve ad hoc quod Dominus d i c i t u r apparuisse
Abraham in convalle Mambre, che Abrahae m convalle Mambre. I n t e r .
sedeva m sull'uscio del tabernáculo in Apparet Deus humilibus.
sul meriggio. (De Doms X ; с. 221va).
{Frutti XXIV,36, c.85r).

E pero anche disse, " l o t i lodo. Padre Absconditur hoc a sapientibus et


celeste, che t u hai nascosti ι tuoi p r u d e n t i b u s , et revelatur p a r v u l i s .
segreti a' savi e revelati a' p a r v o l i " , (De Don/5 X ; e. 221 v b ) .
cioè gli humili, come expone san Bernard Superbo oculo Deus non
Bernardo. v i d e t u r , syncero patet.
E però anche dice san Bernardo "A (De Don/5 X ; e. 221 va-221vb).
l'ochio superbo Idio non si mostra, ma
si al sincero e humile".
( F r u t t i X X I V , 38-39, с 8 5 r ) .

E però anche dice "Grande e Magna, f r a t r e s , magna et sublimis


excellente molto è, f r a t i miei, la v i r t ù virtus, humilitas quae promeretur
della humihta, la quale menta di quod non d o c e t u r , et digna adipisci
sentire quello che con ochio non si quod non valet addisci: digna a verbo
può vedere, degna di contemplare et de verbo concipere, quod suis ipsa
quello che da huomo non si può verbis explicare non potest.
imparare; degna del Verbo gustare (De Donis X ; с 221vb)
quello che con parole non può Locus Мапае erat ad pedes C h r i s t i .
narrare" Questo mostra anche il Lucae 7 Stans r e t r o secus pedes,
psalmista, quando dice "Docebit etc. Eiusdem 10. Quae sedens secus
mites vías suas". Questo è anche pedes, etc loan. 1 1 . videns eum
f i g u r a t o in Maria, m сю che sedendo cecidit ad pedes eius. Eiusdem 12.
a' piedi di C h r i s t o , per humihtà U n x i t pedes lesu.
u d i v a , e mento d'intendere le sue (De Don/5 X ; с 221 v b ) .
parole.
[Frutti XXIV,42-43, c.85v).

La seconda cosa che pone che si Secundum est quies, quod t a n g i t u r


richiede a contemplare, si e q u i e t e . E ibi Sedenti etc.
questo si mostra m ciò che Abraham T h r e n . 3 . Sedebit solitanus etc.
sedeva, quando il Signore gli
apparve.
E però si dice in Trenis del
contemplativo: "Sedebit solitarius et loanms 1 1 . Maria autem domi sedebat.
tacebit' Onde per lo sedere s'intende (De Donis X ; e. 221vb).
la quiete della mente, come per lo
d i s c o r r e r e s intende la inquietudine.
E cosi, come già e decto, m più
luoghi del Vangelio e decto e si legge
che Maria sedeva, udendo C h r i s t o .
[Frutti XXIV,44-45; c.85v).

Nel testo volgare troviamo qui inserito un brano a carattere didattico:

217
E questa quiete non si può intendere riposo e otio corporale, pero che
dispiace e non piace a Dio, ma riposo e / / pace di mente, lo quale
previene dalla mortificazione de desideri mondani e carnali, li quali
sempre tengono la mente in tempestade, come mostra Isaia quando dice.
"Lo cuore dell'impio e come mare tempestoso, lo quale mai non può
posare' Onde questa quiete per la Scnptura e decta somno, come mostra
il psalmista dicendo: "In pace, in idipsum, dormiam et requiescam"
(Frutti X X I V , 4 6 , ce 85v-86r)

Riprende poi la derivazione dal testo latino, in forma notevolmente amplificata


e con omissioni di rilievo

E però sancto Agostino parlando di Genesis 28. Vidu lacob in ¡»onnìis


quella historia, la quale si dice nel scalam Hanc visionem videt lacob
Genesi, che lacob dormendo in camino dormiens in itinere
vide m visione una scala che
pertmgeva mfmo al cielo, e gli angeli Augustinus. In itinere dormire, est in
di Dio salivano e discendevano per via huius secuh ab impedimento
essa, dice cosi: 'Per la via dormire e seculanum actionum quiescere
nel corso e camino di questa vita De somno isto legitur Canticorum
vacare e riposarsi da e tumulti e quinto Ego dormio, et cor meum
desideri mondani, e allora l'anima uosi vigilat Sapientie 8. Intrans m domum
adorméntate e degna di ricevere le meam conquiescam cum illa.
divine revelatiom". (De Doms X , с 221 Ь)
Di questo cotale somno si loda la
sposa nella Cantica, quando dice:
"Ego dormio et cor meum vigilai".
(Frutti X X I V , 4 7 - 4 8 , e. 8 6 r ) .

La seconda distinzione e poi trattata nel testo volgare in forma molto più
ampia (cfr. Frutti X X I V , 4 8 - 5 4 ; ce 86r-86v)
Anche della terza distinzione il Cavalca riprende soltanto la parte
iniziale, amplificando il testo latino.

La terza cosa che si richiede a Tertium tangitur cum dicitur. In ostio


contemplatione si e desiderio di tabernaculi Ostium tabernaculi, est
morire, pero che, come dice sancto exitus de corpore isto. In ostio
Agostino, canta e virtù per la quale tabernaculi sedent qui mortem habent
Idio vedere e di Lui godere m desiderio, et vitam m patientia.
desideriamo, sì che questi cotali (De Doms X, с 221 Ь)
hanno la vita in patientia e la morte
in desiderio E questo si mostra nella
predecía historia d'Abraham in ciò che
dice "In su l'uscio del tabernáculo"
(Frutti X X I V , 5 5 ; с 8 6 r ) .

La trattazione e poi completamente differente, breve nel volgare (cfr Frutti


X X I V , 5 6 ; ce 86v-87r), e ricca di argomenti nel testo latino (cfr.De Doms X;
cc 221vb-222ra).
Ugualmente, per la quarta distinzione, il Cavalca prende soltanto lo
spunto iniziale dal testo del Peraldo

E a questo seguita la quarta cosa, Quartum est, fervor charitatis quod


cioè lo fervore del desiderio, lo quale tangitur ibi. In fervore diei, Aaron
si toca in сю che sugiugne nella decta cum igne et thymiamate mtrat in
historia che Abraham sedeva m sul sancta sanctorum Levitic16.
fervore del di', cioè m sul merigio,
per lo quale s intende lo fervore della (De Doni s X ; с. 222 ra)
canta ' 218
(Frutti X X I V , 5 7 ; c . 8 7 r ) .
Gli argomenti della quinta distinzione hanno solamente qualche luogo che
coincide 4 u a n t o al contenuto.

La quinta cosa che si pone nella decta Qumtum est, cordis elevatici, quae est
auctontà che si richiede a meditando de s u p e r m s , quod t a n g i t u r
contemplare, si è il levamento ibi.
d'intentione al cielo, dicendo col
pslamista: "Levavi oculos /neos ¡η
montes". "Ad te levavi oculos meos
qui habitas in celis". E questo si
toca quando sugiugne nella decta Cumque elevasset oculos, C h r i s t u s in
a u c t o n t à che Abraham levo gli ochi. E monte t r a n s f i g u r a t u r . Matthaei 17 et
questo consiste m contemplare e Marc, et Lue 6.
pensare la gloria del mare celestiale, (De Donis X , e. 222ra).
la quale in alcun modo Cristo dimostrò
t r a n s f i g u r a n d o (Ms. transfugurando)
in sul / / monte E di questo anche
mi pare che debbia bastare quello che
di sopra è decto, d'avere il disideno
m su
{Frutti X X I V , 6 0 - 6 1 ; c.87r-87v)

Anche della sesta distinzione il Cavalca riprende soltanto l'argomento


principale

La sexta cosa si è la divota oratione. Sextum est, oratio


(Frutti XXIV,62; c.87v). (De Donis X ; e. 222ra).
Nella esposizione, t u t t a v i a , il Cavalca preferisce r i d u r r e la trattazione ad un
richiamo generale ai capitoli precedenti ( c f r . Frutti X X I V , 6 2 ; e. 8 7 v ) ,
mentre il Peraldo estendeva alquanto le sue argomentazioni ( c f r . De Donis X,
ce. 222ra-222va).
Dopo un ampio discorso conclusivo ( c f r . Frutti X X I V , 6 3 ; e. 8 7 v ) , il
f r a t e pisano inserisce qui una sorta di appendice sempre sul tema della
contemplazione ( c f r . Frutti X X I V , 6 4 - 6 7 ; ce. 87 -88Г), con argomenti t r a t t i
da f o n t i d i v e r s e .
Il brano riassuntivo alla fine del capitolo ( c f r . Frutti XXIV,68-69; e.
88r) conclude anche la prima parte generale di t u t t o il T r a t t a t o , sul f r u t t o
della lingua per rispecto di Dio.

219
SEZIONE SECONDA.

FRUTTI CHE L'UOMO PUÒ' FARE CON LA LINGUA


NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO

/ - LA PREDICAZIONE [capitoli XXV-XXVIII).

I capitoli venticinquesimo, ventiseiesimo, ventisettesimo e ventottesimo,


che costituiscono una sorta di breve t r a t t a t o sulla predicazione, non derivano
dalla Summa del Peraldo. Non siamo ancora m grado di identificare con
sicurezza la fonte alla quale il Cavalca ha a t t i n t o per la compilazione di questo
tema II metodo seguito nella trattazione si ispira ad argomenti ben noti alla
c u l t u r a del tempo e r i p r e n d e tematiche comumssime che si ritrovano m molti
t r a t t a t i sulla predicazione. Per un primo orientamento si confronti quanto
abbiamo già osservato prima ( c f r . nota η 6, pp 76-78).

// - LA FRATERNA CORREZIONE (capitoli XXIX-XXXI].

I capitoli v e n t m o v e , trenta e t r e n t u n o dei Frutti della lingua a f f r o n t a n o


l'argomento della correzione, e formano una unita organica separabile dal resto
del l i b r o , tanto da essere stati scambiati anche per un'opera a parte intitolata
Trattato della fraterna correzione (Si veda a questo proposito quanto abbiamo
già detto prima a p.90, nota n.20). Con l'inizio del capitolo X X I X r i p r e n d e
anche la derivazione d i r e t t a dal De lustltia, ed esattamente da alcuni capitoli
della Pars XI (De Disciplina) Il capitolo X X I X dei Frutti corrisponde ai
capitoli secondo e terzo del De Disciplina, mentre il capitolo XXX riprende gli
argomenti del capitolo q u a r t o .

a) La correzione è raccomandabile [Cap.XXIX, 1-26].

II titolo del capitolo ventinovesimo e le primissime frasi servono da


collegamento s t r u t t u r a l e con le altre p a r t i dei Frutti:

Del f r u c t o di correggere e r i p r e n d e r e ι peccati, e in prima come è


commendabile, e de' suoi impedimenti. Capitolo X X I X .
Or seguita di vedere del f r u c t o che si può f a r e con lingua in r i p r e n d e r e
e correggere ι peccatori; che pognamo che di sopra sia decto del
predicatore debba r i p r e n d e r e ι v i t i e ι v i t i o s i , nientedimeno voglio q u i

221
parlare più singularmente della fraterna correctione, alla quale tutti
tenuti sono, máximamente prelati e padri carnali e spirituali.
(Frutti X X I X , 1-2, c.109v).

Gli argomenti sono poi ripresi sostanzialmente dal Peraldo, con qualche breve
omissione per lo più in corrispondenza di citazioni bibliche. Così il Cavalca
riprende la parte iniziale del capitolo e la prima distinzione:

Or dico adunque che a questa opera De his quae possunt incitare ad


in prima c'induce la Sancta Scnptura, faciendam correptionem CAPUT I I .
la quale m più luoghi questo Ad correptionem faciendam, notandum
consiglia, comenda e richiede. quod ad hoc primo incitare potest
Ma delle molte cose e scripture frequens edniomtio sacrae scripturae
diciamo di queste poche. E la prima si Matthaei 18. Si peccavent in te frater
e quella parola per la qu[a]le disse tuus, corripe eum inter te et ipsum
Christo a san Piero, come scrive solum.
sancto Matheo, cioè. "Se pecca m te, Ad Galathas 6. Si praeoccupatus
cioè te sappiendo, il fratello tuo, va e f u e n t homo in ahquo delicto, vos qui
correggilo fra te e lui m segreto". spintuales estis instruite huiusmodi.
Così sancto Pagólo ci amonisce I. ad Thessalonic.4. Rogamus vos
scrivendo a quegli di Galatia, e dice' fratres, c o m p i t e inquietos
"Se trovate alcuno preoccupato m Proverbiorum vigésimo quarto: Noli
alcun difetto, voi che sete spirituali subtrahere a puero disciplmam.
correggetelo". E a quegli di Ecclesiastic, séptimo: Filij tibi sunt 7
Thesalomca dice: "Correggete erudì illos, et curva illos a puentia
gl'inquieti". illorum.
E l'Ecclesiastico dice: "Se hai Eiusdem trigesimo. Tunde latera ems
figliuoli", cioè carnali о spirituali, dum infans est, ne forte mduret et
"amaestragli e riprendigli mentre che non credat tibi
sono fanciugli". E "Correggi il In eodem: Doce filium tuum, et
figliuolo piccolo, sì che poi crescendo operare m ilio, ne in turpitudine
non induri e non ti creda", si che illius offendas. Ad Ephes sexto
non sia cagione della sua mala vita. Educate fihos vestros m disciplina et
E a quegli d'Epheso dice sancto correptione Domini.
Pagólo: "Nutricate ι vostri figliuoli in (De lust. X I , 2 ; с. 177va).
sancta disciplina e correctione di
Dio". (Fruit/ X X I X , 3 - 6 ; с 109v).

Riprende anche la seconda distinzione:

La seconda cosa che a.ccio c'induce Secundo exemple, et maxime exemplum


sono gli exempli E il principale e Christi. De cuius zelo habes Matthaei
quello di Christo, il quale per zelo 21 et loann.2 Et m Psalm Zelus
dello honore di Dio caccio del tempio domus tuae comedit me Esaiae 59
gli ava//ri venditori e comperaton, e Opertus est Dominus pallio zeli Et
gittò a terra le mense e ι banchi della Cantic. secundo: Et ipse stat post
loro pecunia, dicendo: "Levate, parietem ad modum scilicet zelantis et
togliete ogni cosa quinci, e non fate auscultantis.
la casa del padre mio casa di
mercatantia". E un'altra volta. "La
casa mia è", cioè essere debbe, "casa
d'oratione, e voi l'avete facta spilonca
di ladroni". E cosi quasi per tutti ι
Vangeli leggiamo eh egli
asprissimamente riprendeva e Exemplum zeli habes Exod.32. in
minacciava spesse volte ι phansei e Moyse et Levitis vmdictam sumentibus

222
etiamdio gli apostoli de' loro difetti de idolatria ludaici popuh.
Cosi leggiamo nell'Exodo che Moysè (De lust. X I , 2 , с. 177va).
duramente riprese Aron e gli altri
giudei dell'idolatria, m ciò che aveano
facto un vitello d'oro e adoratolo per
Idio. E non solamente li riprese, ma
etiandio con certa gente più zelante
dell onore di Dio, molti n'uccise.
{Frutti X X I X , 7 - 9 ; ce. 109v-110r).

Il Cavalca omette qui la sene di citazioni bibliche che seguono nel testo latino
(cfr. De lust. X I , 2 ; с 177va), sostituendole con questa breve conclusione:

E così potremmo porre exempli d'altri molti li quali, per zelo di Dio, non
solamente npresono, ma etiamdio uccisone certi trasgressori del popolo di
Dio, le storie dei quali mi tacio, perche nolle potrei dire brievemente.
[Frutti X X I X , 10, с 110r).

Riprende poi a tradurre abbastanza fedelmente dal Peraldo.

La terza cosa che a.cciò c'induce si è Tertio utilitas ex correptione


I utilità che seguita della sancta e provemens, virga correptionis
discreta correptione. E dice che la fructífera est. Unde significata est
sancta correptione fa tornare l'huomo per virgam illam que protulit flores et
al senno E questo si mostra per amygdala Numer 17 Utilitatem
quella parola de' Proverbi, cioè "La correptionis in multis locis msmuat
verga e la correptione dona sacra senptura Proverbior 17 Mehor
sapientia" E pero anche dice: "Meglio est manifesta correptio quam amor
e la manifesta correptione che I amore absconditus. Et in eodem: Meliora
nascosto" E anche dice: "Migliori sunt vulnera diligentis, quam
sono le ferite", cioè le parole fraudolenta odientis oscula. Eiusdem
riprensive, " di chi ama, che 28. Qui corripit hominem, gratiam
fraudolenti baci", cioè le lunsmghe postea mveniet apud eum, magis quam
del nimico. E anche dice ' Chi qui per linguae blandimenta decipit.
corregge l'huomo ara piutosto la sua Eiusdem 29 Virga atque correptio
gratia, s'egli e savio, che quegli che tribuit sapientiam. Ecclesiatic.
lo nganna per lusinghe". E séptimo- Melius est a sapiente c o m p i ,
\'Ecclesiastico dice: "Meglio essere quam stultorum adulatione decipi.
correpto dal savio, che essere Eiusdem 30 Qui diligit filium,
ingannato per lusinghe degli stolti". assiduat illi flagella, ut laetetur in
{Frutti X X I X , 1 1 - 1 3 , e. HOr) novissimo suo. Item in eodem Qui
docet fili um suum, laudabitur in eo.
(De lust. X I , 2 ; cc. 177 а-177 Ь).

Onde a questa opera volendoci Augustmus ad Vincentium. Non omnis


incitare sancto Agostino, dice cosi qui parcit amicus est, nee omnis qui
"Non ogni huomo che / / perdona è verberat, inimicus. Melius est cum
amico, ne ogni huomo che corregge è seventate diligere, quam cum lemtate
nimico Onde meglio è mostrando decipere Utilius esurient) panis
severità amando, che mostrare tollitur, st de cibo lustitiam securus
severità ingannando; come più negligebat, quam esunenti panis
utilemente sottrae l'huomo il pane frangitur, ut miustitiae seduetus
ali affamato se egli per essere sicuro acquiesçât Et qui phreneticum ligat,
d avere che mangiare lascia la et qui lethargicum excitât, ambobus
giustitia che non gliel dà, se pero ne molestus ambos amat.
debbe diventare peggiore. E cosi chi Quis nos potest amplius amare quam

223
lega il frenetico e chi sveglia lo Deus 7 et tarnen nos non solum docere
'nfermo eh ha sonno di morte, suaviter, verumetiam salubnter
quantunque gli molesti, p u r mostra terrene non cessât
che gli ami" (De lust. X I , 2 , с 177vb)
Or cosi vuol d i r e che, pognamo che
riprendendo gl'infermi spirituali a
quel punto dispiacciono loro, non
dobbiamo pero lasciare di r i p r e n d e r g l i
e di p u n g e r g l i , purché intendiamo di
n d u c e r g l i a sanità spirituale
E pero pone exemplo del Signore e
creatore, e dice 'Or chi ci può più
amare che colui che ci fece 7 E
nientedimeno spesso ci corregge e
riprende e minaccia" Onde pero dice
neW'Apocalypsi " l o colui che amo
correggo e gastigo '
( F r u i t / X X I X , 1 4 - 1 7 , cc 110r-110v)

La quarta cosa che di debba incitare Quarto, malum proveniens ex defectu


a correggere e r i p r e n d e r e il proximo correptionis Quod m multis locis
si e il grande male che esce e procede sacrae s e n p t u r a e nobis i n s m u a t u r
per non c o r r e g g e r e , come ci si mostra I Regum 3 Suscitabo adversus Heli
per li molti decti e exempli della omnia quae locutus sum super domum
Scnptura Sancta e anche per la eius, eo quod noverat indigne agere
continua expenentia fihos suos, et non c o r r i p u i t eos
Onde si legge nel primo l i b r o de Re
che Idio disse che giudicherebbe
duramente Hely sacerdote, e cosi
fece, perche sapeva che gli suoi
figliuoli eh erano sacerdoti si Et 3 Regum 1 Adornas elevabatur,
portavano male iniquamente e non gli dicens Ego regnabo Et i n f r a Nec
corresse aspramente come doveva c o r n p u i t eum pater suus aliquando,
Onde poi egli e ι f i g l i u o l i per giusto quem occasione regni postea Salomon
giudicio di Dio morirono di mala fecit occidi
morte (De lust. X I , 2 , e 177vb)
Narrasi anche nel terzo l i b r o de' Re
che Adonia, f i g l i u o l o di D a v i d , si levo
per superbia contro al padre e contro
a f r a t e g h e voleva usurpare la
signoria, e David non lo riprese
Onde Idio nel giudicoe che non gli
venne fatto di r e g n a r e , ma regno poi
Salamene, e fecelo uccidere per la
predecta cagione, // si che se I
padre I avesse in prima correpto e
ripreso e impedito di quella
presumtione, non sarebbe stato
ucciso
(Frutti X X I X , 18-20, ce I l O v - l l r )

A questo punto troviamo inserito nel testo volgare I exemplum del fanciullo
bestemmiatore ( e f r Frutti XXIX,21-22, с l l l r ) derivato dall Alphabetum
Narrationum Subito dopo il Cavalca riprende una citazione dall Ecclesiastico
(Frutti X X I X , 2 2 , с l l l r ) , che nel testo latino troviamo invece posticipata alla
fine del capitolo ( e f r De lust X I , 2 , e 177vb)

224
E a questo intendimento dice Eiusdem 41. De patre impío
l'Ecclesiastico: "Del padre impío si q u a e r u n t u r f i l i j , quoniam p r o p t e r eum
lamentono ι f i g l i u o l i , però che per lui sunt in opprobrium vel tormentum.
sono m tormento". (De / u s t . X I , 2 ; e. 177vb).
(Fruit/ XXIX,22; c . l l l r ) .

Segue poi nel volgare Vexemplum del giovane ladro (Frutti XXIX,23-24;
с l l l r ) , derivato anch'esso dall'^/phobetum Narrationum, concluso da un
breve riferimento generico a molti a l t r i esempi e alla esperienza della vita
comune (efr Frutti XXIX,25, с lllr). Le due citazioni dal l i b r o dei
Proverbi, con le quali prosegue il v o l g a r e , riprendono il testo latino
esattamente a cominciare dal punto lasciato prima di i n t r o d u r r e gli exempta.

Sì che per certo e vero / / quello che P r o v e r b . 13. Qui parcit v i r g a e , o d i t


è decto ne' Proverbi, che dice· "Chi filium suum. qui autem diligit,
non corregge odia il figliuolo suo, ma instanter e r u d i t . Eiusdem 29. Puer
quegli che l'ama si.H'ammestra e qui dimittitur voluntati suae,
r i p r e n d e " E anche dice " I l fanciullo c o n f u n d i t matrem suam
lo quale e lasciato secondo la sua Ecclesiastic 22 Confusio p a t n s est de
volontà, confonde e vitupera la sua f i l i o indisciplinato
madre e lo suo p a d r e " . (De lust. XI,2; c.177vb).
( F r u t t i X X I X , 2 6 , e. n i v ) .
Il Cavalca omette anche I ultima citazione da Isaia, che conclude il secondo
capitolo del De Disciplina.

Esaiae decimoquarto: Preparate eius filios occisioni in m i q u i t a t e p a t r u m


eorum. (De / u s t . X\,2, с 177vb).

b) Impedimenti della correzione (Cap.XXIX, 27-48).

La seconda parte del capitolo ( c f r . Frutti XXIX,27-48) deriva pure dal


testo del Peraldo, almeno per quanto concerne la composizione s t r u t t u r a l e . Il
Cavalca continua a t r a d u r r e direttamente dall inizio del capitolo terzo del De
Disciplina, senza indicare in alcun modo la divisione del testo latino Egli
segue la suddivisione in otto argomenti proposta dal Peraldo, senza t u t t a v i a
indicare esplicitamente il primo e I ottavo, introducendo il nuovo tema con un
brevissimo brano di collegamento II f r a t e si mantiene q u i piuttosto fedele al
testo latino; non mancano pero le solite omissioni e aggiunte m corrispondenza
delle citazioni s c r i t t u r a l i .

E procede, questa negligentia diι De impedimentis c o r r e p t i o m s . CAPUT


riprendere e di correggere, per• III.
diverse cagioni; che alcuna voltaι Octo s u n t quae soient impedire ne
procede per una indiscreta e stoltaι correptio debito modo f i a t . Primum
humilità, la quale, come dice sancto) est, indiscreta humihtas.
Agostino, non si conviene ne aι
prelato ne a rectore. A u g u s t i n u s loquens praelatis. Cum
E pero nella Regola parlando a' nécessitas discipline m moribus
p r e l a t i : "Quando la necessità dellaι coercendis dicere vos dura verba
disciplina non richiede e constrigne diι compellit, si etiam ipsi modum vos
d i r e parole d u r e e aspre, etiamdio se; excessise sentitis, non a vobis
v i pare d avere passato il modo, nonι e x i g i t u r u t a vobis s u b d i t i s , veniam
si conviene però che ne domandiate; p o s t u l e t i s , ne apud eos quos oportet

225
perdono a' s u d i t i , sì che per la esse subiectos, dum nimium s e r v a t u r
troppa humilita non si perda humilitas, regendi frangatur
I auctontà dello u f f i c i o " . auctontas.
E però san Pagólo amomsce Thimoteo
e dice: "Parla, r i p r e n d i con ogni Eccles.13. Noli esse humilis in
imperio", cioè arditamente. E a sapientia t u a . Titum 2. Haec loquere
Thimoteo dice: "Argue, obsecra, et e x h o r t a r e , et argue cum omni
increpa, etc.". imperio.
(Frutti X X I X , 2 7 - 2 9 ; с. Π Ι ν ) . (De lust. X I , 3 ; с. 178ra).
Anche la trattazione del secondo argomento e ripresa dal De lustitìa, ma con
maggiore liberta élaborât ι v a .
La seconda cosa che impedisce la Secundum est timor scandali. Ventas
riprensione si e paura di scandalezare vitae, doctrmae vel ludicij p r o p t e r
altrui Ma questa paura e stolta e scandalum dimittenda non e s t .
ingiusta, pero c h e , come dicono gli (De lust. X I , 3 ; с. 178га)
sancti, la v e n t a della doctrina e della
giustitia non si debbe lasciare per
nullo scandalo.
(Fruit/ XXIX,30, с. Ш ) .
Nel volgare abbiamo q u i una b r e v e citazione da S Agostino:
Sì c h e , come dice sancto Agostino, meglio è che.ssi scandalezi e t u r b i
chi vuole, che la v e n t a si lasci.
[Frutti X X I X , 3 0 , e. n i v ) .
Questo passo sostituisce il seguente del testo latino:
Ad Galat.2 dicit Paulus. Quum vemsset Petrus Antiochiam, in facie
r e s t i t i e i ; quia reprehensibihs erat.
fDe lust. X I , 3 ; с. 178га).
Continua poi la traduzione dal De lustitìa:
Di questo ci dà exemplo C h r i s t o , il Matthaei 15. quum diceretur C h r i s t o ,
quale udendo d i r e agli apostoli che gli Scis quia Phansaei audito hoc verbo
farisei si scandalezavano di certe sue scandalizati sunt 7 lile respondens,
parole, non se ne curoe, ma disse: ait Omms plantatio qua non
'Lasciategli scandalezare; egli sono p l a n t a v e n t Pater meus, e r a d i c a b i t u r .
ciechi e guida di ciechi. Ogni pianta Smite eos, caeci s u n t , et duces
la quale non pianta il padre mio fia caecorum.
eradicata. (De /U5t. X I , 3 ; с. 178ra).
( F r u t t i X X I X , 3 0 - 3 1 ; e. I l l v ) .
II Cavalca prende spunto dall'argomento per i n t r o d u r r e una lunga serie di
considerazioni personali sullo scandalo, confortate da riferimenti s c r i t t u r a l i e
da "auctontates" ( C f r Frutti XXIX,32-39, ce. 111v-112v).
Riprende la derivazione dal Peraldo m corrispondenza del terzo
argomento, che il Cavalca amplia molto richiamando temi precedentemente
accennati:
La terza cosa che impedisce la Tertium est, timor mundanus vel
correptione si è timore mondano e humanus.
humano, cioè di perdere g l i beni e gli

226
honori del mondo о la v i t a . Contro al
quale assai e decto di sopra
monstrando che '1 predicatore non
debba temere etiamdio la morte per
d i r e la v e n t a , come mostrammo che
fece C h r i s t o , e il Baptista, e Elia, del
quale si dice nello Ecclesiastico che
mai non temette p r i n c i p e ne t y r a n n o .
Onde di lui leggiamo nel q u a r t o libro Contra quod legitur de Elia
de' Re che arditamente riprese Achab Ecclesistic 48. Non pertimuit
re pessimo d ' I s r a e l , lo quale gli p r m c i p e m , nec superávit eum verbum
diceva ch'egli conturbava il popolo, e aliquod.
dissegh. "Non sono io quello che Et 3. Regum 18. Dixit Elias ad Achab.
conturbo il popolo, anzi lo conturbi t u Non conturbo ego Israel, sed t u et
e il padre t u o " domus p a t n s t u i .
{Frutti X X I X , 4 0 - 4 1 ; с. Π 2 ν ) . (De lust. X I , 3 ; с 178ra).

La conclusione è pure del Cavalca:

Or così potremmo porre exemplo di molti a l t r i propheti e s a n c t i , li quali


per riprendere ι t y r a n m e prelati rei f u r o n o crudelmente UCCISI per
divers·* m o r t i .
( F r u t t / X X I X , 4 2 ; e. 112v).

Il q u a r t o argomento è ripreso dal testo latino.

La quarta cosa che impedisce la Quantum est, remissio De qua


correptione si e una lenteza e tepedità exemplum habetur in H e h . l . Regum
di mente, come adivenne / / a Hely I qui remisse arguebat fihos suos,
sacerdote, del quale di sopra dicemmo dicens' Quare facitis res huiuscemodi
che Iddio lo riprovo perche non quas ego audio 7
corresse aspramente ι f i g l i u h i n i q u i . (De / u s t . X I , 3 ; e. 178ra).
{Frutti X X I X , 4 3 ; ce. П 2 -113г).

Segue poi nel volgare uno dei f r e q u e n t i richiami alle a b i t u d i n i morali


contemporanee ( c f r . Frutti XXIX,44, e. 113r), che non troviamo nel testo
latino.
Della quinta e della sesta distinzione il Cavalca accenna soltanto
l'argomento proposto dal Peraldo, rimandandone la trattazione al prossimo
capitolo:

La quinta e la sexta cosa che Qumtum et sextum sunt austentas et

227
impediscono la correptione si sono indiscretie. [De lust. XI,3; с.
troppa crudeltà e indiscretione. Ma di 178ra)
questa diremo nel sequente capitolo.
( F r u i t ; X X I X , 4 5 ; с. І І З г ) .

Omette invece le citazioni bibliche del testo latino ( c f r . De lust. X I , 3 ; с.


178га) per riprendere a t r a d u r r e m corrispondenza della successiva
distinzione. Il settimo argomento, i n f a t t i , deriva dal testo latino, ma con
mutamenti notevoli. Così la proposta del tema e molto ampliata.
La séptima cosa si è ira e odio, Septimum est ira vel odium.
perché questi cotali riprendono a (De lust. X I , 3 ; с. 178га).
furore e con improperi, si che
guastano e non racconciano
( F r u i t / X X I X , 4 6 ; с. 113r).
Nel testo volgare è inserita qui la citazione biblica (Prov. 14,3), che nel
latino appartiene alla sene immediatamente precedente, relativa alla sesta
distinzione:
Onde però dice ne' Proverbi: 'In Contra ndiscretionem dicitur
bocca dello stolto è verga di Рго ег 14. In ore stulti virga
superbia". superbiae.
{Frutti X X I X , 4 7 ; с. 113r). [De lust. X I , 3 ; с. 178ra)

Il Cavalca prosegue poi la derivazione dal testo del Peraldo, traducendo la


seconda citazione dal l i b r o dei Proverbi [Prov. 18,14) e quella derivata
dall'fcc/ei/ost/co [Eccli. 19,28):
E anche: "Lo s p i n t o che leggiermente Proverb. 19. S p i n t u m ad irascendum
si cruccia, chi può sostenere?". Di facilem quis potent sustmere?
questa cotale correptione malivola dice Ecclesiast. 19. Est correptio mendax in
Г Ecclesiastico: "E una correptione ira contumeliosi Videtur esse
mendace m bocca del contumelioso". c o r r e p t i o , quod potius est c o r r u p t i e
Onde pero è decto mendace perchè vel convitiatio.
sotto pretesto di correggere sì guasta (De lust. X I , 3 ; с. 178ra-178rb).
e vitupera a l t r u i .
{Frutti X X I X , 4 7 ; с. 113r).

Della ottava distinzione che abbiamo nel testo latino alla fine del terzo capitolo
del De Disciplina, il Cavalca prende soltanto l'idea generale, variando
completamente la trattazione ed eliminandone alcune p a r t i .
E generalmente il t r o p p o amore di sé Octavum est, amor t e r r e n u m . Unde
p r o p r i o , máximamente di non perdere Genes.4. d i x i t Cam: Nunquid custos
le signorie e gli u f f i c i , impedisce molti fratris mei sum ego? Cam
che non s'ardiscono di riprendere mterpretatur possessio. Amator
quegli ι quali gli puosono nello ufficio possessionum custodiam fratrum
e che togliere gliel possono. negligit, non attendens illud
( F r u i t / X X I X , 4 8 ; с. П З г ) . Ecclesiast 29. Perde pecuniam p r o p t e r
f rat rem.
(De / u s t . X I , 3 ; e. 178rb).

e) Del modo di operare la correzione {Cap. XXX}.

228
Il capitolo quarto del trattato latino De Disciplina (cfr De lustltia X I , 4 ; ce.
178rb-180ra) costituisce la fonte dei capitoli trentesimo e tentunesimo del testo
volgare. Il Cavalca si comporta ora con maggiore libertà e ricorre a frequenti
elaborazioni.

1).
Del modo e dell'ordine che.ssi richiede De modo faciendi correptionem.
a bene fare la correptione, e m prima CAPUT U H .
della canta e della compassione che si Correptio procedere debet ex amore.
richiede Capitolo X X X . Apoc 4. Ego quos amo, arguo et
Ora seguita di vedere del modo che castigo.
dobbi[a]mo tenere m correggere, e di (De lust. X I , 4 ; с. 178гЬ).
quelle cose che accio si richiegono. E
dico che in prima al correggere // de'
procedere d'amore sancto e spirituale,
si che quegli li quali più teneramente
amano, più debbono correggere
seguitando Christo, il quale dice nello
Apocalypsi "lo quegli che amo
correggo e gastigo".
(Frutti X X X , 1 - 2 , ce. 113r-113v).

Il brano che segue nel testo volgare (cfr. Frutti X X X , 3 - 5 ; e. 113v) non
deriva dal trattato latino, dove troviamo invece soltanto la seguente nota, che
il Cavalca omette:
Sed sunt aliqui qui illos maxime volunt corrigere quos videntur non
amare, quorum correptio ab ns quibus adhibetur non reputatur
correptio, sed hostilis persecutio.
(De lust. X I , 4 ; с. 178гЬ)

Con la citazione biblica da Isaia (Is. 11,1) riprende la traduzione quasi


letterale del testo latino:

Questo ci mostra Iddio per Isaia Esaiae 11 tgredietur virga ab radice


quando dice "Egredìetur virgo de lesse lesse mterpretatur incendium.
radice lesse" Onde lesse e De incendio amons eg red ι debet virga
interpretato "incendio". Vuole correptionis.
adunque dire che da radice d'amore (De lust. X I , 4 ; с. 178rb).
acceso di fuoco di carità debba
procedere la verga della correptione
(Frutti X X X , 6 , e. 113v).

La notazione che segue, su coloro che non correggono con amore ma con odio
ed ira (cfr. Frutti X X X , 7 , ce. ПЗ - І М г ) , non si trova nel testo latino.
Questo prosegue invece direttamente con la citazione paolma di II Thess.
3,15, ripresa anche dal Cavalca

Di questo amumsce anche san Pagólo 2.ad Thess. ultim. Nolite quasi
quegli di Thesolonica, e dice, per un immicum existimare ilium, sed
peccatore che avevano a.ccorregere· compite ut fratrem.
'Non siate e non vi mostrate amari (De lust. X I , 4 ; с. 178rb).
contro a lui, ma correggetelo come
fratello".
( F r u i i / X X X , 8 ; с. П 4 г ) .

229
Il passo che segue ( c f r Frutti XXX,9-24, ce 1 1 4 г - П 5 г ) , dove sono
i n t r o d o t t i anche alcuni aneddoti esemplari t r a t t i per lo più daW'Alphabetum
Narrationum, deriva da f o n t i diverse

2).
Dopo questo lunghissimo brano, inserito nel corpo della trattazione, il Cavalca
parla della seconda qualità che si richiede a ben c o r r e g g e r e , e riprende a
t r a d u r r e dal Peraldo, esattamente dal punto in cui aveva lasciato il testo
latino, operando ι consueti ampliamenti:

Anche la correptione si debba fare Item correptio debet fieri cum


con compassione, però che, come dice compassione Gregotius' Nequáquam
sancto Gregorio, la vera giustitia e lacentem e r i g i t , nisi qui status sui
con compassione e la falsa con rectitudmem per compassionem f l e c t i t .
indegnatione. E anche dice: "Non può A u g u s t i n u s : Duo sunt nomma, homo,
rilevare chi giace prostrato s egli non peccator quia peccator est, c o r r i p e :
si piega e inchina per compassione E quia homo est, miserere
sancto Agostino dice. "Due nomi sono (De lust. X I , 4 , с. 178rb).
huomo e peccatore. correggilo e
riprendi".
[Frutti XXX,25; с. П 5 г ) .
Il Cavalca si distacca di nuovo dal testo latino, r i p r e n d e n d o , m forma
ampliata, soltanto la citazione paolma (Gal 6 , 1 ) , che troviamo pero molto dopo
in Peraldo, insieme a numerose altre citazioni omesse о riprese magari m a l t r o
contesto dal f r a t e pisano.
E così amumsce sancto Pagólo quegli Ad Galat 6. Considerans temetipsum
di Galatta e dice. "Se t r o v a t e alcuno ne et tu t e n t e n s .
preoccupato in alcuno d e l i t t o , voi che (De lust. X I , 4 ; cc. 178гЬ-178 а ) .
siete s p i r i t u a l i , correggetelo con //
dolceza, e consideri ciascuno se
medesimo che può essere t e n t a t o " . E
anche dice: "Chi sta, guardi che non
caggi".
(Frutti XXX,26, ce. 115r-115v).
È del Cavalca il breve exemplum che segue subito dopo:

Exemplo di questa pietà pone sancto Bernardo d'uno sancto p a d r e , il


quale , udendo d i r e che uno romito era tornato al secolo, incomincio a
piangere e disse "Egli oggi e io domane". Quasi dica "Se Idio non mi
tiene, così cadrei io come e caduto e g l i " (Frutti X X X , 2 7 ; с 115v).

Egli r i p r e n d e poi la citazione dal salmo (Ps. 141,5), che nel testo del Peraldo
viene immediatamente dopo la frase agostiniana di рос anzi (Duo sunt nomina,
etc.), ampliandola con una glossa esplicativa:

E però dice il psalmista: "Corrlplet In Psalm Complet me lustus m


me lustus in misericordia et mcrepabit misericordia, et mcrepabit me
me, oleum autem peccatons non (De lust. X I , 4 ; с 178rb).
¡mplnguet caput meum". Cioè vuol
d i r e ch'egli amava chi.Ilo riprendesse
con dolceza, e non voleva essere
lusingato ne v i n t o dallo adulatore. E
pero anche dice: "Supervenit
mansuetudo et corripiemur". -_n
( F r u i t / X X X , 2 8 , с. 115v). ^"
Il passo che segue nel volgare (cfr Frutti XXX,29-40; ce. Π 5 ν - Π 6 ν ) ,
dove compare anche Vexemplum dell'Abate Apollo che ammonisce il vecchio
monaco in preda alle tentazioni, non ha corrispondenza nella Summa. Il frate
pisano riprenderà la derivazione dal testo latino soltanto alla fine della lunga
parentesi aneddotica (cfr. Frutti XXX,41, с. П б ) , incominciando
esattamente dal punto in cui se ne era allontanato. L'ordine seguito, tuttavia,
è ora assai differente e gli argomenti proposti dal Peraldo sono molto ampliati
ed arricchiti con nuove citazioni.
Limitiamoci qui a ri pò-ta re soltanto ι passi corrispondenti, osservando
che la successione nel testo latino e talvolta inversa rispetto a quella del
volgare.

Voglio adunque dire che Ilo zelo della SiLüt dicit glos. Supe. i!!ud Matth 5.
giustitia si debba temperare con Beati qui esuriunt et sitiunt iustitiam.
misericordia, come ci mostra Christo lustitiae lumen est misericordia.
m ciò che, poi eh ebbe decto."Seot/ lustitia sine misericordia caecus furor
qui esuriunt et sitiunt iustitiam", cioè est Zelus absque misericordia, est ut
per sancto zelo, sugiugne: "Beati caecus Sagittarius qui mtendens
miséricordes, etc.". Sopra la qual Decidere feram, occidit hominem· sicut
parola dice una chiosa. "Lume della Lamech qui mtendens sagittare feram
giustitia si è misericordia", e "Zelo di sagittavit Cam, et occidit eum luxta
giustìa sanza misericordia si e furore traditionem Hebraeorum
stolto". E come cieco saectatore, il (De /ust. X I , 4 , e. 178rb).
quale credendo ferire e uccidere una
bestia uccide l'huomo, or cosi molti
volendo о credendo ferire e corregere
il vitio dell uomo, uccidono l'anima del
peccatore colla saetta della lingua
riprensiva e mordente.
{Frutti XXX,41-42, e. 116v).

Il passo che segue ( c f r . Frutti XXX,43-44, ce. П 6 -117г), sulla correzione


fatta con compassione, non ha corrispondenza nel latino. La derivazione
riprende poi con ordine differente di successione-

E pero dice sancto Gregorio che Gregor. Ommpotens Deus idcirco


Christo lascioe cosi laidamente cadere prmcipem Apostolorum permisit cadere
il principe degli apostoli Piero, perche ut m culpa sua disceret qualiter alus
egli sapesse avere misericordia a' miseren deberet.
peccatori, sopra li quali lo fece (De lust. X I , 4 ; с 178va).
principe e rectore E pero anche dice Ignis zeli ardere debet m oleo
che la destructione de lo sancto zelo misencordiae. Gregorius super
dee ardere nell'olio della misericordia Ezechiel. Zeli sancti districtio, de
E per certo ditermmano ι sancti che virtute misencordiae necesse est ut
chi non sa ricevere la correptione, ardeat. Ideo necesse est eum qui
non la sae fare habet alios corrigere, lugiter med ita ri
(Frutti XXX,45-46, e. 117r). propnam mfirmitatem, ut in seipso
discat quod ahj portare possmt.
(De lust. X I , 4 ; с. 178гЬ).
Qui non didicit pati disciplmam,
nescit earn in alios exercere.
(De /ust. X I , 4 ; e. 178va).

Il Cavalca riprende poi dal Peraldo Vexemplum del prelato deposto:

E però si converrebbe a molti prelati Quidam religiosi habentes abbatem

231
del tempo d'oggi che fussino deposti e tortorem crudelissimum, mexpertum
humiliati, come si legge di certi disciplmae quam in alios voluit
monaci che avendo un prelato exercere, coëgerunt eum sedere per
indiscreto e c r u d e l e , s ì . Ilo disposono mensem inter f r a t r e s , et agere se
e fecenlo per certo tempo stare come tanquam simplicem fratrem: quem
subdito, e tractarollo molto quotidie proclamantes, et egregie
aspramente. E poi, restituitoli v e r b e r a n t e s , tandem r e s t i t u e r u n t eum
l ' u f f i c i o , gli dissono: "Or ecco se' sedi suae, dicentes: Ecce per mensem
stato un poco alla scuola della f u i s t i in scholis disciplmae: et non
d i s c i p l i n a . Pensa e considera come solum audisti doctrinam disciplmae sed
debbi t r a c t a r e li subditi dolcemente, etiam sensisti: non erat mirum si
se none anche p r o v e r r a i lo stato de' nèsciebas quod non didiceras: sis
subditi". memor eorum quae d i d i c i s t i , asioquin
(Frutti XXX,46-47; c.117r). t i b i rememorationem faciemus ipsorum.
Qui d i d i c i t ex his quae passus est
disciplinam.
(De lust. X I , 4 ; с. 178va).

Il brano a carattere conclusivo che viene subito dopo e i due passi biblici che
lo completano ( c f r . Frutti XXX,48; e. 117r) non derivano dal testo di
Peraldo, dove troviamo una diversa conclusione ( c f r . De lust. X I , 4 ; с.
178va). Il titolo della suddistinzione successiva ("Item correptlo fieri debet in
mansuetudine"; De lust. X I , 4 ; с. 178va) viene omesso nel volgare. Lo
ritroveremo però f r a poche righe. Il Cavalca omette qui anche la prima
citazione salmodica, e traduce invece i passi seguenti:

Di questa materia parlando, Seneca Vitia animae sicut vitia corporis


dice: " L i v i t i i e difecti dell'anima sono leniter sunt tractanda.
da t r a c t a r e come le 'nf ermita del
corpo", cioè con più leggieri Ambros. super Lucam: Plus p r o f i c i t
medicamento e rimedi che fare si può. amica correptio, quam accusatio
E sancto Ambruogio dice: "Più giova t u r b o l e n t a . Illa pudorem m c u t i t , haec
la mite e dolce correptione, che la / / ¡ndignationem movet.
turbolenta accusatione, però che (De / u 5 t . X I , 4 ; e. 178va).
quella induce a vergogna e
compunctione, e quella [a]
indegnatione e disperatione".
(Frutti X X X , 4 9 - 5 0 ; ce. 117r-117v).

Il Cavalca r i p r e n d e poi soltanto alcune f r a s i , scelte qua e là nella amplissima


trattazione latina:

E però dice che la correptione si de' Cato: Impedit ira ammum, ne possit
fare con t r a n q u i l l i t a d e , non con i r a , cernere verum.
però che, come dice il savio, "l'ira (De lust. X I , 4 ; с. 178va).
impedisce l'animo che non può vedere
la v e r i t à " .
( f r u i t / X X X , 5 0 ; с. 117v).

E però chi hae a correggere Item correptio fieri debet


r i p r e n d e r e debba essere mansueto. mansuetudine.
(Frutti X X X , 5 2 ; e. 117v). (De lust. X I , 4 ; с. 178va).

Si osservi che qui il Cavalca riprende il titolo della suddistinzione che poco
prima aveva omesso. Fra i tanti argomenti che seguono nel latino il
compilatore sceglie soltanto l'episodio di Diogene i r a t o , ampliandolo:

232
Onde leggiamo di Diogene philosophe,
che essendo offeso dal servo suo, sì Diogenes cum esset iratus servo suo
gli disse' "Se non fusse che io sono ait lam te, nisi iratus essem,
turbato, io prenderei di te vendecta". verberibus enecassem.
Si che, come dice Valerio, manzi (De lust. X I , 4 ; с. 178 Ь)
volse lasciare la vendecta,
quantunque giusta, che farla con ira,
temendo di non excederé lo modo.
(Frutti X X X , 5 3 ; e. 117v).

La conclusione del capitolo trentesimo (cfr. Frutti XXX,54-56; cc. l17v-118r)


non deriva dal De lustitia.

d) Qualità che si richiedono per la


fraterna correzione [cap. XXXI).

Il Cavalca riprende invece a tradurre dal testo latino nel capitolo


successivo, dove, dopo un lungo brano introduttivo (cfr. Frutti X X X I , 2 - 3 ;
с 118r), riprende sostanzialmente gli stessi argomenti del capitolo quarto del
De Disciplina, cominciando esattamente dal punto m cui il Peraldo lascia il
tema dell ira Di questo tema, svolto molto ampiamemnte nel testo latino, il
Cavalca aveva scelto soltanto l'aneddoto di Diogene, come abbiamo appena
veduto. Gli argomenti si susseguono ora in genere con il medesimo ordine, ma
con frequenti ampliamenti, elaborazioni ed omissioni. Limitiamoci a riportare
soltanto ι luoghi che hanno qualche corrispondenza contenutistica:

n.
Máximamente è bisogno grande Item correptio secreto facienda est si
discretione, m ciò che alcuna volta si culpa sit occulta Matthaei
conviene che Ila correptione si faccia decimooctavo: Si peccaverit in te
in publico e alcuna in segreto, frater tuus, cornpe eum inter te et
secondo la qualità delle colpe. Onde ipsum solum Si vero culpa SIT
quella parola che disse Christo, cioè. manifesta, manifeste facienda est. I
"Si peccaverit in te frater tuus, ad Timoth.5. Peccantes coram omnibus
argue eum inter te et ipsum solum", argue, ut et ceteri timorem habeant.
s intende delle colpe occulte; ma delle Isidorus Manifesta peccata non sunt
publiche si de' fare publica occulta purgatione purganda. palam
correptione, come dice san Pagólo a emm arguendi sunt, qui palam
Timotheo, e cioè: "Peccantem coram nocent, ut dum aperta obiurgatione
omnibus argue ut ceteri timorem sanantur, hi qui eos imitando
habeant". deliquerunt, corrigantur.
Si che per lo bene comune non si de' (De lust. X I , 4 ; с 178vb).
curare il pastore della vergogna
d uno, che per sanare, come
veggiamo, tutto il corpo, s'afhgge e
punge alcuno membro particulare.
E pero dice sancto Isidero: "I
manifesti peccati non sono da purgare
con occulta correptione, anzi si de'
fare in publico, si che la correptione
delZ/l'uno sia emenda e satisfactione
degli altri".
{Frutti X X X I , 4 - 6 ; ce. 118г-П8 ) .

233
Dopo una lunga omissione ( c f r . De lust. X I , 4 ; с. 178vb), il Cavalca
riprende a tradurre liberamente:

Desi anche considerare lo stato della Item in correptione attendendus est


persona che dee essere correcta, cioè status personarum quae cornguntur,
che s'egli è antico e m istato di quia non sanat oculum quod sanat
dignità, conviensegli parlare più calcaneum. Cum veterano parcius
dolcemente, secondo che.cci consiglia agendum est. ut ait Seneca. 1 ad
sancto Pagólo dicendo a Timotheo: Timoth.5. Seniorem ne increpaveris,
"Seniorem ne increpaveris, sed sed obsecra ut patrem.
obsecra ut pat rem". (De lust. X I , 4 ; cc. 178 Ь-17Эга).
( F r u t t / X X X I , 7 ; e. 118v).

Segue un brano inserito dal compilatore (cfr. Frutti X X X I , 8 - 9 ; e. 118v); poi


di nuovo la traduzione elaborata del latino:

Sì che m certi casi si conviene In correptione etiam servanda est


mostrare grande modestia, come modestia. Tenendum est enim medium
c'insegna san Pagólo dicendo inter remissionem et mdiscretum
"Servum Del oportet esse patientem, zelum. 2 ad Timoth.2. Servum Domini
cum modestia et correptione. etc.", e oportet esse patientem, cum modestia
alcuna volta si conviene dimostrare cornpientem, qui non possunt cum
grande zelo, e accendersi contra ι bemgmtate corngi, terrore sunt
peccatori, come fece (Ms. fecce) corrigendi.
Christo quando caccioe ι mercatanti (De lust. X I , 4 , с. 179ra).
del tempio, che gitto a terra le
mense, e con grande furore caccio ι
mercatanti fuori. Onde allora ι
discepoli intesone essere per lui
scripta quella parola del psalmo:
"Zelus domus tue comedìt me".
(Frutti X X X I , 10, e. 118v).

Il Cavalca procede dopo con sempre maggiore libertà, omettendo molti


passi, ed elaborando quelli che sceglie per la sua trattazione. Riprende qui
una idea del Peraldo, che poco fa aveva tralasciato, e ne amplia notevolmente
il testo:

E generalmente, come richiede la Ita ergo delmquentem sermo est


qualità de' delinquenti si de' fare la proferendus sicut eius qui cornpitur
riprensione, pero che veggiamo che expostulat salus.
sono alcuni di sì nobile cuore che (De lust. X I , 4 ; с. 178vb).
meglio e più tosto si corregono con
lievi parole che con aspre e
vituperose E per contrario sono
alcuni quasi obstmati e duri sì ch'e
bisogno che quasi l'huomo gli percuota
con pungitive parole e aspre
rimproveri, come decto e che fece
Christo ai farisei e come sancto
Stephano dicendo a' giudei: "Dura
cervice et meircumeisi cordibus et
auribus vos semper Spiritu! Sancto
resistitis, etc.".
{Frutti X X X I , 13-14; с. П 9 г ) .

Continua poi nell'ordine del Peraldo, sempre elaborando:


234
E p e r ò dice sancto A g o s t i n o che come
migliori sono quegli c h e . s s i corregono Et subdit Augustmus: Hoc q u i d e m
p e r dolceza, cosi sono molto più m v e r u m e s t . Sed sicut meliores s u n t
numero quegli che.ssi muovano e quos d i r i g i t amor: ita p l u r e s s u n t
mutano p u r con p a u r a e con f l a g e l l i quos c o r r i g l i t i m o r .

E p e r o dice sancto I s i d e r o - "Chi con Isidorus- Qui blando verbo


dolci p a r o l e non si può c o r r e g g e r e , c a s t i g a t u r , et non c o r r i g i t u r , a c n u s
più aspramente e da riprendere". necesse est ut a r g u a t u r . Cum d o l o r e
Come secondo cura di medicina emm abscindenda sunt quae lemter
vegiamo che con dolore e di bisogno s a n a n non p o s s u n t .
che si taglino le membra che p e r altro ( D e lust. XI,4, с 179ra).
l e g i e r modo c u r a r e non si possono.
{Frutti XXXI,15-16, с П 9 г ) .

Il Cavalca p r e n d e s p u n t o dalle ultime p a r o l e del Peraldo p e r ampliare con una


s e r i e di s i m i l i t u d i n i , f r a le quali e r i p r e s a la s e g u e n t e , r i p o r t a t a molto prima
nel t e s t o latino, ma che il compilatore a v e v a omesso

E cosi, come non sana il cieco con Quia non sanat oculum q u o d non s a n a t
quello rimedio che sana il calcagno. calcaneum. [De lust. XI,4; cc.
(Frutti X X X I , 1 7 ; e. 1 1 9 r ) . 178vb-17Sra).

Gli a l t r i p a r a g o n i sono i n v e c e del Cavalca:

E una c e r t a cosa a una infermità giova e a u n ' a l t r a nuoce, e come un


l e g g i e r i s i b i l l a r e ι cavagli mitiga e d i l e c t a e ι c a m p r o v o c a , così una
medesima c o r r e p t i o n e ha d i v e r s i e c o n t r a r i e f f e c t i , secondo la q u a l i t à di
quegli che gli ricevono E pero, come decto e, in questo acto
s i n g u l a r m e n t e e da r i c o r r e r e a d D i o , p e r c h e egli solo può i n s e g n a r e .
(Frutti XXXI,17, с П 9 г ) .

R i p r e n d e poi la d e r i v a z i o n e dal testo l a t i n o , con molte e l a b o r a z i o n i :

E q u a n t o è del zelo p e r lo quale Qualis debeat esse zelus, ostendtt


Г h uomo si debbe muovere e Bernardus super Cantic. Zelum
correggere, quale debba essere mquit, tuum mflammet chantas,
mostra sancto B e r n a r d o , e dice "Lo informet scientia, firmet constantia,
tuo zelo, o huomo, informi la v e n t a e sit fervidus, sit mvictus, sit
infiammi la canta, fermi certa circunspectus. Idem: Quo zelus
scientia, rega la coscientia, sia fervidior, vehementior spiritus,
fervente, sia circunspecto, sia provisiorque chantas, eo v i g i l a n t i o n
perseverante e invincibile". opus est scientia, quae zelum
(Frutti X X X I , 1 8 ; e. 1 1 9 r ) supprimât, spiritum temperet, ordinet
chantatem.
(De /U5Í. X I , 4 , с 179га).

E q u e s t o disse v e d e n d o c h e , / / come S u n t q u i zelum h a b e n t non s e c u n d u m


d i c e l'apostolo, molti hanno zelo di Dio scientiam. Ad Romanos decimo, q u i
ma non secondo s c i e n t i a , cioè non vulganter vocantur homines sine
discreto. Questi sono quegli che c a p i t e , b e l l u i n a rabies s a e v i e n t e s in
volgarmente si chiamano huomim peccatores, convitns eos
b e l l u i n i e senza c a p o , cioè con rabbia dehonestantes, non medicos, sed
di fiera volendo divorare, non hostes se e x h i b e n t e s , q u a n t u m in eis
correggere ι peccatori, sì che est ludicium Dei e v a c u a n t e s , dum
vituperandogli, non amonendo, si omnia hic v i n d i c a r e v o l u n t
( D e lust. X I , 4 ; с. 179ra).
235
mostrano nimici, e quanto è in loro
evacuono il giudicio di Dio, però che,
volendo ogni difecto qui p u n i r e , nulla
vogliono riserbare al f u t u r o giudicio,
non considerando che, come Christo
disse, il Padre ha commesso ogni
giudicio a C h r i s t o .
(Frutti X X X I , 1 9 , ce. П9г-119 ).

Il passo che segue nel testo latino viene ripreso solo parzialmente per alcune
idee IVI contenute, ma in forma diversa e senza citare il nome della auctoritas.

Non dico però che quegli che sono m Si enim hic omnia v i n d i c a r e n t u r , ut
suo luogo non debbino giudicare e ait A u g u s t i n u s , locum divina ludicia
punire discretamente, ma non non haberent. (De lust. X I , 4 ; с.
finalmente, sì che, come è s e n p t o , 179ra).
egli debbono dare luogo al timore
dell'Altissimo.
(Frutti X X X I , 2 0 ; e. 119v).
Il compilatore r i p r e n d e poi a seguire più fedelmente la f o n t e , sempre con
elaborazioni, omissioni ed ampliamenti di r i l i e v o .

Questi pare che abbino l'ufficio del Ipsi officium daemonum, quod est
diavolo, cioè ch'e p u r e di tormentare torquere, diligenter facerent si
e d ' a f l i g e r e , e di loro bocca non esce potestatem haberent In ore eorum
se non quella crudele parola de' personant hae voces diabolicae,
g i u d e i , cioè: "Crucifige! Crucifige!", c r u c i f i g a t u r , c o n f u n d a t u r , deponatur,
e simili parole, si che la loro lingua è et e n c i a t u r . Potestas eorum est ut
come coltello in mano d uno f u r i o s o . gladius m manu f u r i b u n d i vix ab ore
{Frutti X X X I , 2 1 ; с. П 9 ). eorum a u d i t u r , c o r n g a t u r .
(De iust. X I , 4 , e. 179ra).

Onde etiamdio gli philosophi T u l l i u s : Undique fulciendi sunt qui


cognobbono che la correptione si de' r u u n t , erigendi sunt qui c e c i d e r u n t ,
f a r e con dolceza. Onde etiamdio Tulio et sanandi qui v u l n e r a t i s u n t , non
dice: "Da ogn'mtorno sono da novo v u l n e r e t r a n s f i g e n d i .
puntellare e sostenere quegli che sono (De Iust. X I , 4 ; e. 179rb).
disposti a cadere, e cosi sono da
rizare s'erono c a d u t i , e da fasciare e
da medicare sono quegli che sono
f e r i t i , e non da confondere e fare
disperare per nuove ferite di
correptione c r u d e l e " .
(Frutti XXXi,22; e. 119v).

Segue ora nel volgare la citazione da Dionisio, che nel testo latino troviamo
invece immediatamente prima della frase ciceroniana II Cavalca muta la
similitudine, ampliandola, ed introduce l'appellativo d i "sancto" r i f e r i t o a
Dionisio.
236
E come dice anche sancto Dionisio, li
ciechi dell'anima, come quegli del Peccatores ( u t ait Dionysius) tanquam
corpo, sono da g i u d i c a r e , non da fare caeci manu ducendi s u n t .
incappare e cadere (De lust. X I , 4 ; с. 179rb).
(Frutt/ XXXI,23, e. 119v).

I due testi proseguono poi paralleli.

Questi che hanno così furioso e acceso Qui zelum indiscretum habent, similes
zelo, [sono] simili a quegli che sunt lilis qui reficiunt veteres
vogliono racconciare le padelle vechie, patellas, qui foramen unum volentes
m с ю che per racconciare un pertugio obstruere, uno ictu mallei multa
percuotono col martello e rompono f a c i u n t , vel illud augent, vel pdtellam
tutto intorno, così costoro per ommno c o n f r m g u n t . Videntur tales
correggere щі piccolo difecto tengono credere quod omnia vasa sint
si crudel mòdo che fanno cadere in malleabilia, cum tarnen fictilia vel
maggiori. Come adunque le vasella vitrea malleatione potius
materiali лрп si debbono sempre c o n f n n g a n t u r . Correptio est vasorum
racconciare don magli, così I anime, spintuahum confractorum refectio.
che sono Vasella s p i r i t u a l i , non si (De lust. X I , 4 ; с. 179гЬ).
debbono né possono racconciare pur
con percosse di battiture e
d'improperi.
( F r u t t / XXXI,24-25; ce. 119v-120r)

II Cavalca omette le citazioni scritturali che si trovano subito dopo nel testo
latino, come pure tralascia la successiva argomentazione ( c f r . De / u 5 t . X I , 4 ;
с 179гЬ) Riprende invece I exemp/um dello stolto che per uccidere una mosca
uccide un amico, esponendo pero I aneddoto in maniera d i v e r s a :

Questi c o r r e p t o n sono simili a uno Opimonem malam semel de aliquo


stolto, del quale si dice, a modo di conceptum vix aut raro deponunt,
favola, che volendo uccidere una contra muscas vel pulices gladio
mosca la quale vedeva m sul capo magno impugnare volunt, similes
d'un suo amico, volendola percuotere cuidam qui dum musculam quam
col coltello, si uccise I amico videbat super caput altenus
(Frutti X X X I , 26; c . 1 2 0 r ) . volitantem securi intenta ret p e r c u t e r e ,
excerebravit eum.
(De lust. X I , 4 ; с. 179rb).

Il compilatore salta anche altre similitudini ( c f r . De lust. X I , 4 ; с. 1 7 9 r b ) ,


ed ι concetti che seguono li riassume poi m maniera molto rapida:

Or cosi molti, sotto pretexto di corregere un piccolo difecto, danno tali


colpi di lingua tagliente che uccidono l'anima di chi commisse il difecto.
Questi anche sotto pretexto di dare medicina danno veleno, e come
g i g a n t i , passando per la t u r b a , molti ne conculcano, e fanno disertare
I anime g r a v i d e di sancti proponimenti per la pressura delle g r a v i
r i p r e n s i o n i . (Frutti XXXI,27; e. 120r).

Riportiamo qui anche il testo latino corrispondente, mettendo m evidenza con


il corsivo le idee e le parole riprese nel breve sunto del volgare.

Tales zelatores pro medicina venenum propinant. lob 20. Pams eius m
utero eius v e r t e t u r m fel aspidum. Tales similes sunt cuidam fatuo qui
rectissime volens procedere sine ruma domorum, non p o t e r a i per
civitatem incedere. Tales s p i r i t u a h t e r multos c o r r u e r e f a c i u n t . In

237
tempestate et turbine sunt viae eorum. Naum 1 . Proverb. 10. Quasi
tempestas transiens non erit impius. Ipsi similes sunt pugilibus qui
incedentes per medium pressurae, alios impellunt, alios conculcant, alios
¡mpediunt a gressu et maledictionem multitudmis post se relmquunt. Sic
m quacunque congregatione tales conversati fuermt post recessum vel
decessum, quaerelas vel maledictiones relinquunt. Hi penculose ambulant
inter ventres praegnantium. Quis enim aborsus enarret factorum
propositorum quos faciunt, et suffocationes tenerorum partuum?
(De lust. X I , 4 ; cc. 179rb-179va).

2).
I due testi proseguono poi in forma più ravvicinata, con qualche coincidenza
anche nella lettera:

Pare che in Belelzebu principe de' Tales in principe daemoniorunm


dimoni caccino le demonia, cioè che eiiciunt daemoma, et in satana
per cacciare un piccolo difecto fanno satanam expellunt: si tamen expellunt
cadere nel maggiore, m ciò che, et non potius introducunt. Interdum
exasperando troppo quegli che hanno enim credentes se expeliere spiritum
fallato, gli fanno cadere m odio e in luxunae, non expellunt eum, sed
bugie e in altri mali assai, sì che latere cogunt, mtroducentes eum eo
peggio è l'errore di poi che quello di spintum mendacij, et simulatioms, et
prima. irae, et odij. Unde opportunitate
(Frutti X X X I , 2 8 ; e. 120r). inventa exeunt vitia ut bestiae de
caverms cum multitudme novorum
vitiorum. Et est error novissimus
peior priore.
(De lust. X I , 4 ; с. 179va).

Il Cavalca salta un lungo brano (cfr. De lust. X I , 4 ; с. 179va), per


continuare poi a compilare nel medesimo ordine del latino.

Molto certo deono attendere questi Erubescenda est medicis spiritualibus


medici spirituali l'exemplo de' medici timoratio medicorum corporalium, qui
corporali, in ciò che molto temano e adeo solicite cavent ne medicina eorum
considerano che. lloro medicina, per la alicui sit mortis occasio.
quale intendono di dare sanità, non Deridenda est quorundam lustitia qui
uccida. ne amittant de iure suo valens
Molto anche è da fare [beffe] della denarium, parati sune centum marcas
crudele giustitia di molti li quali, per expenderé.
non allentare un poco lo rigore della Timendum est ne zelum aliquorum
giustitia, sono disposti a fare perire inanis gloria concitet, ut accidit
tucto. cuidam, qui ut lustus iudex
Ma questo zelo spesse volte viene da apparerei, proprium filium pro levi
vana e superba gloria, in ciò che per delieto decollavit: mercator
farsi riputare giusti percuotono msamssimus qui morte fili] sui vanam
ingiustamente etiamdio li propinqui laudem lustitiae comparavit.
per piccoli difecti, come leggiamo di (De lust. X I , 4 ; с. 179va).
molti / / antichi romani e t y r a n n i , che
per mostrarsi molto terribili uccisono
etiamdio ι figliuoli e propinqui per
piccoli difecti.
(Frutti X X X I , 2 9 - 3 0 ; ce. 120r-120v).

238
Del lunghissimo brano che segue nel testo latino, sempre sul tema dello zelo
(cfr. De lust. X I , 4 ; с 179va-179vb), il Cavalca r i p r e n d e soltanto alcune
idee che vengono accennate nella conclusione r i a s s u n t i v a :

Ora assai d i r e si potrebbe di questa materia a mostrare che ι savi


r i p r e n d i t o n , a modo d i docti medici, si purgano li mali homori, che
guastano ι b u o n i , e a modo di savi ortolani si svelgono il loglio e la mala
erba che non guastino la buona sementa. (Frutti X X X I , 3 1 ; с 120v).

Riportiamo qui di seguito alcune similitudini estratte dal brano latino omesso,
dalle quali appare chiara la derivazione dal Peraldo, anche se il compilatore ha
voluto presentarcele in forma molto più breve

Qui vero habent zelum discretum medicos corporum imitantur morbos


spirituales persequentes, salutem vero aegrotum querentes Non
irascuntur medici corporum patientibus, immo consolantur eos, et ad
tollendum horrorem medicmae p n u s earn dégustant
(De / u s t . X I , 4 , с 179vb)

Sic herbas pestíferas evellunt ut salutares non laedant. Sic zizaniam


e x t i r p a n t ut t r i t i c o laesionem non inférant
{Ibid.).

Quidam habentes zelum non secundum scientiam, sic hortos abbatiarum


suarum nobilium p u r g a v e r u n t ab a r b o n b u s i n f r u c t i f e n s , ut fere ibi
nullam r e h n q u e r e n t . .
(Ibid.).

Troviamo poi di nuovo una traduzione pressoché letterale, sempre però con
ampliamenti ed omissioni di rilievo

E per certo dobbiamo tenere che chi Et notandum quod cum parcere et
non sa perdonare e dissimulare p u n i r e s m t c o n t r a r i a , et contra riorum
segretamente, non sa ne può punire eadem sit disciplina, qui nescit
giustamente. Ma come decto e, solo parcere, nescit p u n i r e Et notandum
Iddio può questo bene insegnare, quod sicuti zelus indiscretus
pero che dura e difficile cosa e tenere reprehensibilis est, ita et remissio est
il mezo t r a il zelo acceso e la reprehensibilis.
compassione, si che, come colpa e zelo Bernardus m epistolis Non irasci ubi
indiscreto, cosi è non minore la irascendum, nolle emendare peccatum
remissione e la nigligentia est. Plus vero irasci quam irascendum
Onde però dice san Bernardo: "Non est, peccatum peccato addere est.
crucciarsi di quello che si conviene di (De lust. X I , 4 ; с 179 Ь)
crucciare, e non r i p r e n d e r e , colpa e;
e così t u r b a r s i più che non si
conviene, peccato è' .
(Frutti X X X I , 3 2 - 3 3 ; e. 120v).

La parte che segue nei Frutti della lingua ( c f r . X X X I , 3 4 - 4 2 ; ce. 120v-121v)


non ha corrispondente nel De lustitio La derivazione r i p r e n d e poi esattamente
dal punto m cui il Cavalca aveva lasciato la sua f o n t e :

E cosi per molti altri rispecti e Remissio ipsa est ut somnolentia in


simighanze possiamo d i r e che questa rectore navis Proverbiorum 23. Ens
negligentia di correggere e rea e sicut dormiens in medio maris, et
pericolosa, in ciò che '1 prelato quasi sopitus gubernator amisso

239
rimesso e negligente e come nochiero clavo Isidorus praelatum negligentem
e rectore di nave dormiglioso al tempo dormienti assimilât, de cuius manu
di tempestade e come speculatore cieco baculus cadit pastoralis Et pictores
e banditore muto. E pero da' [ s a ] v i lo pmgunt ipsum accumbantem in
prelato cosi rimesso e d i s c n p t o e cathedra super cubitum, somno
dipinto in forma d'uno signore g r a v a t u m , et cadentem de manu eius
dormiglioso, lo quale dormendo in baculum pastoralem Item remissio
sulla cathedra a gomitello si lascia pigntiae in agricola assimilatur.
cadere il bastone di mano. È così Proverbiorum 24. Per agrum hominis
anche assomigliato all'agricola pigro, p i g r i t r a n s i v i et per vineam v i r i
lo cui podere e campo rimane inculto e stulti, et ecce totum repleverant
genera pure ortiche e spine. urticae, operuerant superficiem eius
{Frutti X X X I , 4 3 - 4 4 ; с 121 ν ) . spinae.
{De lust. X I , 4 ; cc. 179vb-180ra).

Del lungo brano che segue nel testo latino il compilatore riprende soltanto
alcune f r a s i , che vengono riassunte m un unico periodo. Limitiamoci qui a
r i p o r t a r e soltanto quelle proposizioni che hanno qualche corrispondenza con il
testo cavalchiano:

E così, come di sopra dicemmo de' Remissio est v e l u t defectus latratus m


p r e d i c a t o r i , sono questi prelati come cane gregem servante. Esaiae 56.
cani muti che non possono latrare e Canes muti non valentes latrare.
non si curano che' lupi infernali (. ).
d i v o r i n o le greggie a Moro commesse. De ore lupi mfernalis violenter
( F r u i t ; X X X I , 4 5 ; с. 121v). extraendt sunt hommes.
(De lust. X I , 4 ; с 180ra).
Il riferimento ad Isaia, già citato anche in precedenza ( c f r . Frutti X X V , 7 , e.
9 2 v ) , induce il Cavalca ad una delle sue calorose note personali contro il
comportamento errato dei p r e l a t i :

Ora per queste e altre simighanze e parole assai pone e raconta la


Scriptura il pencolo e il peccato de' padri e prelati stolti e negligenti, li
quali vedendo annegare ι subditi nell'acque delle delitie о cadere nel
fuoco delle concupiscentie, taciono e non g r i d a n o , e non ne gli corregono
per non t i r a g l i per li capegli, cioè per non r i p r e n d e r g l i un poco e per
non c o n t r i s t a r g l i .
( F r u t t ; X X X I , 4 6 ; e. 121 v ) .

Di t u t t o il passo latino colmo di citazioni bibliche ( c f r . De lust. X I , 4 ; с.


180ra), che il Cavalca omette, possiamo notare soltanto una corrispondenza
letterale, che mettiamo in evidenza con il corsivo:

Item extrahendi sunt homines ab oquis deliciarum, etiam i n v i t i antequam


ibi submergantur.
fDe lust. X I , 4 ; с 180ra).

L'ultima parte del capitolo quarto del De Disciplina è ripresa quasi


letteralmente dal compilatore:

Ma insomma questo e da pensare, che Et notandum quod qui habet


cht hae a fare questo ufficio non dee correptionem faceré, non de se, sed
pressumere di suo senno о bontà, de Deo debet confidere, et oratiom
pero che per v e r i t à , come decto e, debet i n s t a r e , cum solius Dei sit
mutare e correggere l'huomo e proprio hominem c o r n g e r e Ecclesist. séptimo.

240
ufficio di Dio, SÌ che, come dice Considera opera Dei, quod nemo
{'Ecclesiastico, nullo può correggere possit c o r r i g e r e quem lile d e s p e x e r i t .
Considera, etc. id est, discerne quae
cui egli dispregia. opera sint p r o p r i a Dei, et soli v i r t u t i
(Frutt/ XXXI,47, с 121 ν ) eius possibilia, et inter ea mvemes
• Mud quod nemo possit, etc
(De lust. X I , 4 ; с. 180ra).

3).
La parte finale del capitolo trentunesimo ( c f r . Frutti X X X I , 48-54; ce.
121v-122r) r i p r e n d e alcune idee dal capitolo q u i n t o del De Disciplina (cfr. De
lust. X I , 5 ; с 180гЬ-180 а ) , ma non ne segue la s t r u t t u r a Riportiamo qui di
seguito soltanto ι passi corrispondenti

Per le predecte cose anche si mostra, De his quae possunt incitare ad


chi ben g u a r d a , la stoltitia e laa libenter recipiendum correptionem vel
perversità di quegli li quali odiano chiπ disciplmam CAPUT V .
gli r i p r e n d e , pero che, come e decto,, Sequitur de his quae incitare possunt
mutono lo giudicio humano nel divino о ad libenter recipiendum correptionem
e eterno. E pero dice la S c n p t u r a : vel disciplmam.
"Chi odia le reprensión) morra, cioè e Ad quod potest valere. Primo
di morte di colpa e di mor//te multiplex admomtio Sacrae s c r i p t u r e .
eterna" In Psalm. A p p r e h e n d i t e disciplmam,
E pero a bene ricevere la correptione e nequando irascatur Dominus P r o v e . 3 .
di Dio e degli huommi molto ci :i Disciplmam Domini, fili mi, ne
amomsce Idio per la S c n p t u r a Ondee abncias ( . . )
dice il psalmista' "Apprehenditee (De lust. X I , 5 ; с. 180гЬ).
disciplinam nequando irascatur
Dominus, etc." E Salamene dice·
"Disciplmam Domini fili mi ne
abi/cios
(Frutti X X X I , 4 8 - 4 9 , ce. 12W-122r).

E san Pagólo: "In a


disciplina Et eiusdem 4. Tene disciplmam, et ne
perseverate". E Salamone anche. "Chi и dimittas earn. Ad Hebraeos decimo
ama la disciplina e savio, e chi odia laa tertio. Noli negligere disciplmam.
correptione è s t o l t o " . Perche, come e Item: In disciplina perseverate.
decto, indura ne' mali e poi ne va allo о Secundo utilitas ex disciplina vel
'nferno correptione proveniens. Proverbiorum
(Frutti XXX 1,50, e. 122r). 29. Virga atque correptio tribuit
sapientiam. Et eiusdem 12. Qui d i l i g i t
disciplmam, diligit scientiam: qui
autem o d i t increpationes, msipiens
est. Disciplina vel correptio placet
sapientibus et m eis proficit:
insipientibus vero displicet, nec
p r o f i c i t in eis.
(De lust. X I , 5 ; с. 180rb).

241
Ε Γ Ecclesiastico dice: "L'huomo Eccles.10. Vir prudens et
prudente non mormora quando è disciplinatus non murmurabit
correpto e r i p r e s o " . E ne' Proverbi sì correptus. Proverb.9. Argue
dice: " R i p r e n d i ¡I savio e ameratti, ma sapientem, et diliget t e . Et eiusdem
l'huomo pestilente l'ha per male". E 25. Non amat pestilens eum qui se
{'Ecclesiastico dice: "Il peccatore c o r r i p i t . Et eiusdem 9. Qui a r g u i t
f u g g e la correptione e a sua volontà impium, sibi maculam generai.
cerca comparatione". Ciò vuol dire Eccle.1. Perversi difficile
che si scusa dicendo che tale utile fa corriguntur. Perversus est qui
quello о peggio. E così ne' Proverbi intellectu et affectu a bonitate
si dice: "Più giova l'amica correptione aversus est. Eccles.32. Homo peccator
al prudente che cento piaghe allo v i t a b i t correptionem, et ad voluntatem
sLolto", però che gli perversi suam inveniet comparationem.
difficilmente si corregono. Prov.17. Plus proficit correptio apud
(Frutti X X X I , 5 1 - 5 2 ; e. 122r). p r u d e n t e m , quam centum plage apud
stultum.
(De lust. X I , 5 ; с. ISOrb).

A questo punto il Cavalca interrompe bruscamente la trattazione, che nel testo


latino continua sul medesimo argomento per t u t t o il capitolo quinto della parte
undicesima (De Disciplina). Nel brano che conclude il capitolo trentunesimo
dei Frutti della lingua ritroviamo soltanto il richiamo generale a "molte parole
e exempli" della S c r i t t u r a , ma senza riferimenti specifici alle citazioni del testo
latino e neppure alle u l t e r i o r i suddistinzioni. ( C f r . Frutti XXXI,53-54; e.
122r).

SEZIONE TERZA.
FRUTTI CHE L'UOMO PUÒ FARE CON LA LINGUA
NEI CONFRONTI DI SE STESSO.

/// - LA CONFESSIONE [Capitoli XXXII-XXXVI).

La fonte dei capitoli X X X I I - X X X V I , che affrontano il tema della


confessione, non è ancora chiaramente identificata. La ricerca si presenta
molto complessa, poiché il metodo espositivo seguito dal Cavalca è il medesimo
dei numerosissimi manuali e delle infinite Summae Confessorum tanto diffuse in
quell'epoca in t u t t i i conventi ed in t u t t i i c e n t r i di c u l t u r a religiosa. Si può
congetturare che anche qui il f r a t e pisano abbia preso uno dei tanti T r a t t a t i
che si trovavano nella Biblioteca del convento cateriniano e lo abbia s f r u t t a t o
ampiamente per la compilazione di questi argomenti sulla confessione. Per un
primo orientamento si veda quanto abbiamo già detto prima ( c f r . capitolo
q u i n t o , in particolare lo pagine 77-79).

242
В. I "FRUTTI DELLA LINGUA" E L"'ALPHABETUM NARRATIONUM".
(// capitolo trentasettesimo).

Il capitolo finale dei Frutti forma una breve raccolta d i exempta, ¡ quali
derivano quasi per intero daW'Alphabetum Narrationum di Arnoldo da Liegi,
come abbiamo prima osservato ( c f r . cap I V , p p . 59-69). Vediamo dunque una
per una le narrazioni cavalchiane ponendole di f r o n t e al testo latino.
Alla fine di ogni exemplum indichiamo il riferimento ad alcune delle
principali raccolte dove si trova il medesimo aneddoto о una variante di esso.

1. CONFESSIO NOCET DEMONI.

Narra sancto Cesano che morendosi Confessio nocet demoni. Cesari us.
un grande theologo ch'ebbe nome Magister Thomas theologus et
maestro Thomaso, vide il diavolo nel predicator egregius cum esset
centro della camera sua. Contro al moriturus vidit dyabolum in ángulo
quale egli come sancto huomo camere in qua iacebat. Quern adiuravit
prendendo baldanza, s i . Ilo scongiurò ut dìceret ei quid esset quid plus ei
che gli dicesse quale cosa e acto de' noceret. Qui respondit: Nihil tam
christian! gl'era più contrario e più nobis nocet пес tantum virtutes
gli noceva Al quale lo demonio per nostras enervai sicut confessio.
divina v i r t ù constrecto nspuose e Quando en/m homo in peccatls
disse: "Nulla cosa è che tanto ci mortalibus est, omnia membra eius
nuocia e tolga ogni nostra v i r t ù , come sunt ligota et non potest se movere.
l'humile confessione, che quando Cum ergo peccata eadem confltetur
l'huomo e in peccato mortale t u t t e le statim liber est et mobilis ad omne
sua membra e potentie sono legate e a bonum. Quo audita f¡dell s Ule doctor
noi servire obligate, ma incontanente in pace obdormivit.
che / / il peccatore si confessa è Hoc etiam valet ad peccatum quonlam
absoluto e libero a potere fare ogni li gat hominem.
bene". Doppo le quali parole lo (с. Ч2га).
predecto maestro Thomaso,
confidandosi perché era ben
confessato, faccendosi beffe del
nimico, rendecte l'anima in pace al
creatore.
{Frutti XXXVI 1,4-6; ce. 150r-150v).

An Alphabet of Tales. An English 15th Century Translation of the Alphabetum


Narrationum of Etienne de Besançon, e d . M.M.BANKS, Early Engl. Text Soc,
voll. 126-127, 1904-1905 (= A l p h a . ) , η.172; TUBACH FR.С, Index
Exemplorum. A Handbook of Medieval Religious Tales, Helsinki, Suomalamen
Tiedeakatemia. Akademia Scientiarum Fenmca 1969 FF Communications n.204 ( =
Tubach), 1179a; Caesarii Heisterbacensis Monachi ordinis Cisterciensls
Dialogas Miraculorum, e d . J STRANGE, Köln, J . M . H e b e r l e (H.Lempertz &
Co.) 1851 (= C a e s . ) , 111,14 ( c f r X I , 3 8 ) ; Catalogue of Romances in the

243
Department of Manuscripts in the British Museum, vol. Ill, ed.
J . A . H E R B E R T , London, Printed by order of the Trustees 1910 (= H . ) , 353,35
e 613,95, Temesvari Pelbárt Példai, ed. L . K A T O N A , Budapest, Kiadja a
Magyar Tudomanyos Akademia, 1902 (= P e l b a r t ) , 45,48; Recull de eximplis e
miracles, gestes et faules e alt res legendes ordenadas per A.B.C, t retes de
un manuscrit en pergami del començ ament del segle XV, ara per primera
volta estampades, Barcelona, Verdaguer y G i r o , 1881-1904 (= Recull), 143.

2. CONFESSIO PURA DELET PECCATUM ET RECIDIVUM MANIFESTAT.

Narra anche lo predecto Cesario che Confessio pura delet peccatum et


uno noto e infame fornicatore, recidivum manifestât. Cesarius.
essendo richiesto ad uno synodo e In dyocesi traiectensi quidam piscator
concilio, temendo egli del suo falso fornicator notorius timens in synodo
essere accusato e vituperato, accusari confessus est peccata sua
confessossi interamente al suo sacerdoti. Cui dixit sacerdos quod
sacerdote. E parendo a quello secure posset si accusaretur negare
sacerdote ch'egli fusse ben confessato et examen candentis ferri sustinere
e pentuto si gli disse che sicuramente sicut mos erat ibi negantlbis. Quod
poteva negare lo decto peccato e utique fecit пес ei ferrum condens in
prenderne il f e r r o caldo, come s'usava aliquo nocuit (ms. necuit). [B
di fare allora quando l'huomo si Postmodum, cum recidivare proponerat
voleva excusare e g i u s t i f i c a r e d'alcuno quidam qui cum ipso in navi erat,
fallo. E cosi quegli fece. E negando dixit ei: Mirar, et multi mecum, quod
la colpa ne prese il f e r r o caldo, e ferrum candens nichil tibi nocuit] cum
nullo male ne sentì; sì che per allora peccatum tuum nobis fuerit notonum,
campo del giudicio e del v i t u p e r i o lo lile qui ¡am recidivare affirmaverat
quale temeva e n g u a r d o l l o Iddio e mittens manum in fluvium: Nichi! michl
ricoperse per la virtù della plus nocuit ferrum ignitum. Mira Dei
confessione buona. Ma poi il misero lustltia, qui misencorditer penitentem
ricadendo nella predecía colpa, custodiva, iuste recidivantem punlvit!
advenne che doppo alquanti giorni gli Mox emm ut aquam tetigit, aqua ei
convenne passare una certa acqua con ignis fuit. Nam statim cum clamore
a l t r i suoi amici m su uno legnetto E valido manum retrahens, pel lem di ml sit
andando così per l'acqua, uno di in aquam [et confessus est] veritatem
questi suoi amici gli disse: "Molto mi omnium enarrans.
maraviglio che essendo il tuo peccato Hoc et i am valet ad ingratitud ι пет et
assai publico t u lo negassi e il f e r r o recidivum.
caldo non t i fece male' . Allora quegli ( с . t2b).
sorridendo misse la mano nell'acqua e
dissegli cosi: "Non mi noce il f e r r o
caldo se non quanto questa acqua
f r e d d a " . E allora incontanente l'acqua
a modo di f e r r o caldo gl incese e arse
la mano, si che trahendola dell'acqua
t u t t a ardeva. Per la qual cosa il
giusto giudicio di Dio volse mostrare
[che] come egli per misericordia lo
campoe dal ferro caldo ardente
essend'egh confesso e penitente, così
poi perche non cognobbe il beneficio
ricadde nella colpa, giustamente lo fé'
ardere / / nell'acqua f r e d d a , si che
lasciò la pelle e il buccio arso
nell'acqua. Per lo quale exemplo assai
chiaramente si dimostra la v i r t ù della
confessione e il pencolo nel ricadere
nel peccato
[Frutti X X X V I I , 7 - 1 3 ; ce. 150v-151r).

244
Alpha 173; Tubach 2071 ( c f r . 2634, 2759); Caes. Χ , 3 5 ; Η365 164; Η368 55;
Monchslatein. Erzählungen aus geistlchlen Schriften des XIII Jahrhunderts,
ed. A.WESSELSKI, Leipzig 1909 (= M L ) , 145, Johannes Pauli, Schimpf und
Ernst ed. J . B O L T E , B e r l i n , H. Stubenrauch 1924 (= Pauli), 227; Recull 144;
S.THOMPSON, Motif-Index of Folk-Literature, Kopenhagen 1955-1958 (=
S . T . ) , H412.4.1.

3. CONFESSIO PURA DELET PECCATA MEMORIA CONFESSORIS


QUANDOQUE.

Narra ancora che andando certi Confessio pura ddet li peccata a


pellegrini e passando un certo braccio memoria confessoris quandoque.
di mare, subitamente si hvoe sì Cesarius.
grande tempesta che al t u t t o parve Cum multi peregrini simul
loro di dover p e r i r e . Allora uno di transfretarent orto est tempestas
loro molto compunto si volse e disse: permaxima in mari. Adeo ut ipsi naute
"Credo certamente che per gli miei desperarent, tunc и nus homo inter
peccati grandi e laidi sia venuta eos peccator maximus surgens coram
questa tempesta, e però v i priego che omnibus dixit: Credo certissime quod
voi udiate la mia confessione se Iddio propter peccata mea Лес tempestas est
forse per questo ci rendesse orto, quia maximus peccator sum. Sed
bonaccia". E dandogli quegli altri rogo vos omnes ut audiatis
audientia, mcommcioe a confessarsi e confessionem meam. Cunctls tacentibus
disse tali e tanti peccati che f u uno tantum peccator venenum evomuit ut
horrore a u d i r e . E i n c o [ n ] t a n e n t e lo au res humane horrerent audi re. Mira
benigno Iddio diede loro bonaccia. E Dei clemencia! Hoc facto statim facta
pervenendo al p o r t o . Iddio trasse sì est tranquillitas (ms. t r a n s q u i l h t a s )
della loro memoria li peccati di colui ita ut omnes mirarentur. Et ut ad
che nullo ma' più se ne ricordo né partum pervenerunt Deus de memoria
ebbenlo più m dispecto. Ecco adunque s'mgulorum ¡Ila peccata delevit oc si
che per la v i r t ù della confessione [nichil] numquam inde audivissent.
cessoe la tempesta, e quegli Hoc etiam valet ad oblivionem et quia
nientedimeno rimase con buona fama. in peccatìs existens non debet se
(Frutti X X X V I I , 1 4 - 1 6 ; e. 1 5 l r ) . periculis ex poneré set prius conf iteri.
ice. 42rb-t>2va).

Alpha 174 ( c f r . 171); Tubach 1202c ( c f r 4417); Caes. N1,33 ( c f r . 111,21);


Anecdotes Historiques, Légendes et Apologues tirés du Recueil inédit
d'Etienne de Bourbon, Dominicain du XI Ile Siècle, ed. LECOY DE LA
MARCHE, Pans, L i b r a i r i e Renouard 1877 (= EdeB),184; H14 89; H353 38;
H609 40; H659 173; H667 265; H705 47; The exempta or Illustrative Stories
from the Sermones Vulgares of Jacques de Vitry, e d . T H . F . C R A N E , London,
Pub. for the Folk-Lore society by D . N u t t 1890 (= JdeV C r a n e ) , 302; Recull
145 ( c f r . 142); S . T . V 2 1 . 1 , V 2 4 . 1 ; A.MONTEVERDI, Gli esempli dello
"Specchio dì vera penitenza", in d'ornale Storico della Letteratura Italiana,
LXI (1913) (= M o n t e v e r d i ) , p. 390, η.26.

4. CONFESSIO ETIAM A MORTE CORPORALI LIBERAT.

Narra anche che uno povero chenco Confessio etiam a morte corporali
in quella città che.ssi chiama liberai. Cesarius.

245
Atrebacto m Francia indusse uno In civitate Arcebaum (B atrebactensi,
orafo che andasse m casa sua, U atrebatensi) clericus quidam iuvenis
dicendo che v'era venuto un et pauper dixit cuidam aurifabro qui
mercatante che voleva comperare ad domum suam venerat quidam
diverse vasella d'oro e d'anento e mercator II qui comparare volebat
molte altre gioie ρ retios e. Al quale vasa aurea et argentea diversarum
quegli credendo di ciò guadagnare sì formarum. Quo dicto clerico recedente
v ' a n d ò , ma p u r e disse m prima alla au ri f aber lucrari desiderans familie (U
famiglia dov'egli andava e porto seco f amule) sue dixit quod ad domum talis
molte vasella e gioie pretiose. Lo clerici talia vasa ferebat. Afferentem
quale quello chenco maladecto ergo huiusmodi vasa clericus solum
vedendolo solo, sì. Ilo uccise e insieme respiciens in introitu domus sue eum
con una sua suora dimembrò e gitto ¡nturfecit ei cum sorore sua
nel p r i v a l o , e tolsonsi quelle vasella. membratim dividentes in cloacam
E non tornando l'orafo quegli della proiecerunt. Aurifabro autem redire
famiglia andarono / / a casa del decto tardante familia eius ad domum dicti
chenco per domandarlo e cercarlo. E clerici venions et dominum suum
negando il chenco che quegli non requirens negante clerico iudices
v'era stato, li parenti dell'orafo adducuntur. Frater eius et soror
andorono per l'ufficiale della corte e crimen negare non valentes, tum pro
menoronlo a casa del c h e n c o . E sui sanguinis effusione, tum per
venendo egli e trovando segni di vasorum recuperatione, ambo ligni]
sangue e le vasella dell'orafo, sì adiudicantur.
presono il chenco e la sorella e
giudicorogli a essere a r s i . Allora Dixit ergo soror clerico fratri: Hoc
quella giovane essendo così giudicata pro te sustineo, sed ex quo non
tornò al cuore e confortò il fratello possum evadere penam imminentem,
suo e disse: "Ecco, per te fo questa saltern confiteamur peccata nostra ut
morte; o r t i priego che ci confessiamo penam evadamus eter nam. Corde
e che torniamo a penitentia, si che clerici etiam indurato puella sacerdoti
almeno campiamo la morte eterna, cum magna contricione est confessa.
poiché della temporale campare non Deinde ligati ambo ad unum stipitem
possiamo". Le cui parole in medio copiosi ig ni s, ¡Ile desperatus
mox consumitur, puella vero virtute
dispregiando il chenco e rimanendo confessionis illesa conservatur,
obstinato, quella humilemente e con vincula tantum eius co(_m)buruntur (U
degna contntione si confessò. E c o m b u r a t u r ) пес aliter II sensit ignis
essendo poi legati insieme a uno ardorem quam vent um roris f lantern.
stipite e messi al fuoco, il misero Hoc etiam valet ad desperatum
chenco incontanente arse, ma quella clericum et furem ΙВ et sororis
giovane, per v i r t ù della confessione confessionem].
da Dio conservata, non pote ardere, fc. 12va-42vb).
avegna che ardesse ι v i n c u l i colli
quali era legata. Il quale miracolo la
gente vedendo, f u reputata innocente
e liberata cognoscendo il beneficio di
essi a s e r v i r e a Dio, e finì la vita in
grande sanctitade. Ecco adunque che
per l'humile confessione questa campò
la morte temporale e l'eternale, e il
misero chenco che. Ila dispregiò perì
di morte temporale e eterna.
{Frutti XXXVI 1,17-25; ce. 151r-151v).

A^a,17 5 ;
, T u b a c h 1189; Caes. 111,15; H353 36; Pelbart 47; Recull 146; S.T.
4^J.4; Jacob's Well, an English treatise on the cleansing of man's
MrteveenrCde,', ^ З О ^ Т ^ ' 5 (=
' ^ ^ ' ^ " ^ ^ * ^ ^
246
1с,^0ТМ,РАЕЖв^и1-5АЕТ0АТ^0ТиТМА^АРиКТ1УА ^ D E L E T Р Е С С А Т Л DE

N a r r a anche che in B a r b a n t i a e r a uno Confessio simulata vel tarnen furtiva


indemoniato lo q u a l e r i m p r o v e r a v a a non delet peccata de scientia dyaboli.
c h i u n q u e gli venisse innanzi ogni sed tantum vera. Cesarius.
peccato non confesso. Lo q u a l e un In Brabancia (ms. Brebancia) quidam
g r a [ n ] d e peccatore volendo vedere e demon hominibus peccata commissa non
temendo ch'egli nollo vituperasse, confessa improperabat. Quem quidam
v o l e n d o v i p u r e a n d a r e , s ì ' s s i confessò homo desiderans audire, sed timens
in p r i m a , ma p u r non lasciò bene la ne peccata sua revelaret, universa
volontà del r i c a d e r e m peccato. Ma peccata sua confessus est sacerdoti,
i n c o n t a n e n t e che g i u n s e d i / / n a n z i a volúntate peccandi retenta. Ex hoc
quello invasato lo demonio lo motteggiò quod securior f actus venit ad domum.
e d i s s e : "Amico, v i e n i q u a , molto, Mox ut introspexit demon in aere
molto se' bene isciaibato". E clamavit: Amice, veni hue, certe bene
incominciandogli a r i m p r o v e r a r e ogni te deal basti. Et statim omnia peccata
suo peccato s i . Ilo confuse molto. sua licet confessa omnibus revelavit,
Allora quegli partendosi tristo e et quia turpia et villa erant ¡Hum
vergognoso r i t o r n o e al s a c e r d o t e , e nìmis confudii. Tristls igitur effectus
dicendo quello che i n c o n t r a t o gli e r a , et in se reversus, rediens ad
si.ssi confessò da capo con fermo sacerdotem, que gesta sunt retulit et
proponimento di mai più p e c c a r e . E confessionem iteravit cum firmo
t o r n a n d o allo i n d e m o n i a t o , alcuni che proposito perseverandi. Tunc
v'erano presenti e sapevano quello
sacerdos modo ¡nquit: Securus
che incontrato e r a , si dissono allo
revertere, non te confundet amplius.
invasato: "Or ecco l'amico tuo". E
Et fecit sic. Infrante eo domum dixit
rispondendo quegli che nollo
quidam de circunstantibus demoni:
conosceva, sì dissono: "Questi è Ecce amicus tuus. Quibus ait: Quis
q u e g l i al q u a l e poco e r i m p r o v e r a s t i est ¡Ile? Inquiunt: Cui paulo ante tam
t a n t i p e c c a t i " . E lo demonio n s p u o s e : turpia peccata improbasti. Respondit
"lo di costui non so nullo male, e mai demon: Ego isti nihil ¡mprobavi II пес
nullo peccato gli r i m p r o v e r a i " Onde de eo al ¡quid mali scio. Et estimati
extimando che '1 dimonio in prima sunt demonem fuisse mentìtum, sicque
avesse mentito e che allora dicesse per virtutem confessionis evasit notam
v e r o , ebbono colui m r i v e r e n t i a come maxime confusionis.
buono e s a n c t o , sì che rimase senza Hoc etiam valet ad devocionem et ad
infamia. Ecco adunque come per simulacionem et confusionis
q u e s t o si mostra la v i r t ù della vera vitacionem.
confessione e '1 p e n c o l o e '1 male della [с. ЧЗго-ЧЗгЬ).
f i c t i o n e e falsa m t e n t i o n e .
(Frutti X X X V I 1,26-31; ce. 151v-152r).

A l p h a 176; T u b a c h 4417 ( c f r . 1202c); Caes. 111,6; H352 3 1 ; Recull 1 4 7 .


M o n t e v e r d i p. 311 ( 2 7 ) .

247
6. CONFESSICI EX CORDE FACTA CELAT DYABOLO PECCATA.

Narra anche che peccando un prete Confessio ex corde facta celai dyabolo
colla donna d'un cavaliere, quegli peccata. Cesari us.
venendone in sospecto menò i' prete a Sacerdos quidam occulte tenebat
uno indemoniato, il quale rivelava i uxorem militi s eiusdem ville. Quod
peccati di chi andava a.llui. Ma cum dictum fuisset militi, non stat im
temendo il prete d'essere vituperato, credidit пес tarnen sine suspicione
subitamente mentre che andava entroe fuit. Nullum tarnen signum sacerdoti
in una stalla e confessossi dal fante et uxori fecit de hoc. Rogavit tarnen
del cavaliere, non potendo ricoverare sacerdotem ut secum iret ad quoddam
ad altro prete. E non sapiendo il secretum colloquium. Qui duxit eum
fdnte che penitentia dare gli dovesse, ad alium villam in qua demoniacas
sì gli disse: "Quella penitentia che voi omnia peccata non vere confessa
imporresti a un altro in simile caso, improbat hominibus. Timens tarnen
fate per voi". E andando poi col sacerdos ne miles propter hoc
cavalieri allo 'ndemomato, domandollo adduxisset ut a demone de facto suo
il cavaliere se sapesse nulla di quel inquireret, stabulum occulte int ravit
prete. Rispuose e disse: "lo non so et pedibus servi militis provolutus
nulla di questo signore". E poi disse rogai ut confessionem suam audiat.
in lingua te//desca, la quale il Facta confessione ex corde et
cavali[e]re no[n] i[n]tendeva: "Ma il penitentia petita dixit servus: Quid
prete nella stalla si giustificò". Ciò alteri sacerdoti pro simili peccato
volse dire per la confessione che fece iniunxeritis sit penitentia vestra.
nella stalla. La qual parola il prete Sicque securior cum milite ad
udendo e pensando che il benigno demoniacum ivit. A quo cum miles
Iddio avea si ricoperta la sua quereret si aliquid de eo sciret, et
vergogna, cognoscente di tanto Ule: Nescio quid dicere, subiunxit
beneficio lascioe il mondo al tutto e miles: Et quid tibi videtur de ¡sto
fecesi monaco di Cestella, e diventò domino? lile respondit: Nihil de eo
buono huomo. scio. Et [cum] hoc dixisset lingua
(Frutti X X X V I 1,32-36; ce. 152r-152v). theutonica, quam [ms. quod; В quod)
solam miles noverai, subiunxit lingua
latina: In stabulo iustificatus. Et
solus sacerdos intelligens et virtutem
confessionis et beneficium Dei in se
recognoscens non ingratas seculum
deseruit et ordinem cystercensium
int ravit.
Hoc etiam valet ad sacerdotem militem
et demonem et quod in articulo
necessitatis valet confessio facta laico.
(с. ЧЗгЬ-ЧЗ а).

Alpha 177; Tubach 1200; Caes. 111,2; HM2 4 1 ; H605 2 1 ; H616 144; Recull
148; C . G . N . DE VOOYS, Middelnederlandse legenden en Exempelen, The
Hague 1926 (= de Vooys),p. 178; Monteverdi p. 312 ( 2 8 ) ; Catalogue of
Romances in the Department of Mss. in the British Museum, ed H.L.D.
WARD, London 1883 ( I ) e 1893 ( I I ) (= Ward), 11,664.

7. CONFESSIO FACTA DYABOLO LOCO SACERDOTIS ALIQUID PRODEST.

248
Della virtù ancora della confessione Confessìo facta dyabolo loco sacerdotis
narra Iacopo da Metnato un cotale aliquid prodest. Jacobus de Vitriaco.
miracolo, e dice così. Un peccatore Quidam habens maxima peccata quibus
carico di gravi peccati e di molti
s'mfermoe a morte. Onde temendo il numquam confessus fuerat infirmatus
demonio ch'egli non si confessasse, sì est ad mortem. Diabolus ergo ti mens
gli apparve m forma di prete e ne sacerdoti confiteretur, in forma
mdusselo che gli si confessasse. Al sacerdoti venit ad eum rogans ut
quale quegli credendo confessossi confiteretur. Qui libenter annuens
diligentemente. E facta la confessione (credebat enim suum esse
sì gli disse quel diavolo che gli sacerdotem), confessus est cum magna
pareva prete: "Questi tuoi peccati contricione cordis omnia peccata sua.
sono si gravi e laidi che a me pare Quo facto dixit ei dyabolus:
che mai più nogh debbi confessare, Karissime, ista peccata sunt gravia;
per non darne scandalo a chi gli ego ¡m'ungo tibi ne alii confitearis
udisse, sì che ti basti ch'io t'asolvo'. quia multum passent scandali zar!.
E doppo queste parole morendosi Tandem dyabolus II reces sit et ¡Ile
Quello, vennono per l'anima sua da obiit. Venerunt demones et angeli [B
I un lato gli angeli, da l'altro lato le dicebant demones: Noster est, quia
demoma. E dicendo gli angioli che numquam confessus fuerat (U fuit)
quella anima era loro perch era ben sacerdoti. Angeli] dicebant quod
confessato, le demoma contastavano confessìo eius valuit quia contritus
dicendo che quella confessione non fuit (ms. fuit fuit) et credidit se
valeva perche non era facta a legitimo con fiteri sacerdoti. Tandem Dominus
sacerdote, ma al demonio m quella iudicavit ani mam ad corpus redire, et
spetie. A' quali gli angioli nspuosono iterum peccata confiteri sacerdoti,
che pur valeva, imperò eh egli si quod est factum.
credette confessare al sacerdote e fu Hoc valet ad decepcionem demonis et
ben pentuto, si che lo nganno del contricionem.
nimico non gli debba nuocere poi (с. ІЗ а-ЧЗ Ь).
ch'egli ebbe la buona fede Ma poi il
Signore ditermmo e diffmi questa
questione, e diffmi che quella anima
tornasse al corpo e confessossi a
legitimo sacerdote. E cosi f u , che
quegli nsuscitoe e confessossi
diligentemente e poi finì m pace. Ecco
adunque che per questo si mostra che
/ / sola la mtentione buona fa valere
la confessione, si che la malitia del
mal sacerdote non ci nuoce E per li
predecti exempli chiaramente si mostra
che sola la contritione e la mtentione
del non ricadere fa valere la
confessione.
(Frutti X X X V I 1,37-43; ce. 152v-153r).

Alpha 178; Tubach 1194 (cfr. 1409, 1496, 2392, 3795, 4538, 4724). H14 90;
H432 19; H588 76; H649 18; JdeV ((:rane) 303; Recull 149; S.T.: E341.3,
G303.16.10, V 2 3 . 1 . - Ward 11,685.

249
8 CONTRICIONE SOLA DEFICIENTE CONFESSIO NEC ALIA BONA
SUFFIC1UNT AD PECCATI DIMISSIONEM

E questo si mostra anche per un Contncione sola deficiente confessio


cotale exemplo il quale narra il пес alia bona sufficiunt ad peccati
predecto Cesano, e dice cosi, che un dimissionem Cesanus
giovane canonico di Parigi, molto Quidam luvenis canomcus pansiensis
grande peccatore, venendo a morte, incontmenter et delicate vivens et
confessossi molto diligentemente, e multis implicatus peccatis, graviter
comunicossi, e mostrossi assai infirmatus confessionem fecit, peccata
contrito deflevit, emendacionem promisit,
Ma poi doppo la morte apparve a un viaticum recepii, munctus est et sic
suo amico famiglio e disse che era obut.
damnato perche quantunque si In sepultura eius etiam pomposa valde
confessasse e avesse promesso di più ipse aer famulan [ms. familiari)
non ricadere, nientedimeno non aveva videbatur. Post paucos autem dies
fermo proponimento, si che il cuore cuidam familiari suo apparens et se
pure dicevagh di ritornare a peccati, esse dampnatum asserens, subiunxit:
s egli campasse Licet confessus fuenm communicauenm
(Frutti X X X V I 1,44-45, с 153r) et pemtentiam promisenm, unum
tomen omisi sine quo cetera nihil
prosunt. Cui familians: Quid est
illud? At ille- Contricio licet enim
promisenm continentiam tarnen mihi
dicebat conscientia quad si
convalesi.erem non continereui.
Ad hoc cor meum magis declmabat
quam ad non peccandum Et ideo
firmum propositum non habui in bono,
пес per consequens perfectam
contntionem.
Hoc etiam valet ad falsam confessionem
et ad ludicium humanum.
[e S0ra-50rb).

Alpha 208, Tubach 4067; Caes 11,15, H351 18, H614 117, Recull 176 -
Monteverdi, ρ 303 ( 2 0 ) , Jacob's Well 45, J PASSAVANT I, t o Specchio di
vera penitentia, Firenze 1856 (= Passavanti), 1 138, К VOLLERT, Zur
Geschichte der lateinischen Facetiensammlungen des XV und XVI
Jahrhunderts, Berlin 1911 (= Vollert), ρ 47

9 DEMON INCUBUS CONFESSIONEM QUANTUNQUE POTEST IMPEDIT

250
E f r a gli a l t r i e q u e s t o che narra Demon incubus [ms. incubet)
C e s a n o , cioè che [ m ] una villa di confessionem 11 quantumcumque potest
Cotogna della Magna una c o [ n ] c u b i n a imped it. Cesarius.
d ' u n s a c e r d o t e , il q u a l e p e r inganno In villa Bu(n)ne coloniensis dyocesi
del nimico s'era impiccato e cosi morto quedam concubina sacerdotis qui
sanza confessione, spaventata e seipsum laqueo suspendit, tali morte
compuncta per quella cosi orribile perterrita, monastenum monalium
morte del prete, entro a.ffare intravit.
p e m t e n t i a in un c e r t o monasterio La Quam demon urbis quibusdam
q u a l e il demonio volendo i m p e d i r e , più amatoriis sollicitare cepit. Illa autem
volte l'appariva in forma d'huomo renuente frequenter ad earn
che d'amasse, e con segni e parole reverlebatui uerba huiusmodi
d amore la i n v i t a v a e sollecitava a
inpetens: Bona Adelleydis ( S aclidis;
peccare con seco. E chiamandola per
U A l e y d i s ) consenti mihi et ego facìam
nome diceva "Bona Aclide,
te mag nam dommam. Cum autem die
consentimi, io ti faroe grande e nocteque ei esset infestus, facto ab
p o t e n t e d o n n a " . Al q u a l e q u e l l a , come eo signo crucis uel aspersa aqua
ben pentuta, non consentendo ne benedicta. (В ad modicum quidem
r i s p o n d e n d o , si f a c e v a il segno della cedebat), ad aspersionem quidem
croce e aspergevasi de l'acqua recedebat sed statim revertebatur.
benedecta E allora il demonio un poco Tune de Consilio cuiusdam viri probi
si c e s s a v a , ma i n c o n t a n e n t e r i t o r n a v a . dixit: Ave Maria. Quo dicto velud
O n d e essendo consigliata che q u a n d o sagitta percossus affugit et propius
el venisse dicesse "Ave Maria' ", e accedere ausus non fuit. Non tarnen
r i t o r n a n d o / / q u e g l i , e ella d i c e v a - earn ex toto reliquit.
"Ave Maria!", e allora al t u t t o si Tandem consultum est ei ut priori sue
d i l e g u a v a come se f u s s e percosso da (B suo; U sue corretto in suo)
una saecta, ma non la a b a n d o n o pero confiteretur generaliter et sic
al t u t t o . liberaretur tot al i ter ab infestati one
demonis. I psi ergo eunti ad
O n d e ella lamentándose a c e r t e sánete
persone fu consigliata che si confessionem occur rit demon dicen s:
confessasse anche b e n e al suo r e c t o r e Adelyeydis (В A c l i d i s ) , quo vadis.' Et
e priore generalemente Però che '1 illa: Vado confundere me et te. Et
demonio, di ciò d o l e n d o s i , sì gli ¡Ile: Noli, noli, revertere. Respondit
a p p a r v e nella via e domandolla dove ilia: Septus me confuí /disti, nunc
andasse. Al q u a l e ella arditamente autem te confundam. Ille ergo пес
rispuose: "Vadomi a c o n f e s s a r e per minis пес blanditiis valens earn
c o n f o n d e r e e v i t u p e r a r e me e te" retrahere, sequebatur earn usque ad
Allora q u e g l i la p r e g a v a e diceva. locum confessionis, sicut milvus in
"Pnegoti, non vi andare, ritorna aere volitans super earn. Que ut os ad
ad n e t o " . E quella pure andando confessionem aper uit, ille damans et
n s p u o s e e disse " T u m'hai spesso eiulans evanuit, пес unquam ultra ab
facto noia e v e r g o g n a , sì che io p u r e ea visus est oei auditus.
a n d r o e a confessarmo p e r a c c u s a r t i e Hoc valet ad confessionem.
v i t u p e r a r t i della noia c h e mi f a i " . E (ce. 61rb-61va}.
non potendola il dimomo r i t r a r r e , ne
lunsmgare, né p e r m i n a c e l e , si gli
a n d a v a d n e t o volandole sopra il capo
a modo d ' u n n i b i o , e cosi ando insmo
al luogo della confessione. Ma
i n c o [ n ] t a n e n t e ch'ella a p e r s e la bocca
a confessarsi, quegli gridando e
volando si p a r t i e mai non t o r n ò a
molestarla
{Frutti X X X V I 1,47-53; c e . 1 5 3 r - 1 5 3 v ) .

Alpha 255; Tubach 1573; C a e s . Ill, 13 14; H353 3 4 ; Recull 2 1 6 . - W a r d I I ,


p. 686.

251
10. AGRORUM TÉRMINOS TRASPONENTES.

Narra ancora ¡I predecto Cesario che Ager. Agrorum términos


in una villa di Cologna essendo un transponentes et invasores puniuntur
villano infermo a morte, parevagh etiam in hac vita. Cesarius.
vedere sopra ¡I capo suo un saxo In dyocesi coloniensi rusticas quidam
grande pendente, molto ardente, il Henricus nomine, cum morti
quale gli gittava si gran fiama che appropinquaret, lapidem grandem
g r i d a v a horribilmente per quel calore ignitum supra se in aere pendere
dicendo che quel saxo lo incendeva conspexit. Il Ex cuius ardore cum
Onde venendo il prete / / confessossi, nimis estuaretur horribili voce
ma non cessoe pero quel caldo. Allora clamavit: Eu lapis capiti meo imminens
gli disse il p r e t e : "Or pensa se.ttu totum me incendit. Vacatur sacerdos,
mai togliesti о mutasti muña prieta in confitetur ¡Ile, sed nihil profuit.
damno a l t r u i " . Allora quegli pensando Recogita, inquit sacerdos, si aliquem
si ricordò e disse come per fare più lapide іліо defraudaveris. Ad quod
largo il suo campo aveva tramsmutato verbum ¡He in se reversus ait:
un termine nel campo del v i c i n o . Recordar me eundem lapidem ut agros
Allora dicendo il prete che quella meos ampliarem in alíenos agros
colpa pativa quella pena, e peggio tra[n]stulisse. Respondente
arebbe se non facesse racconciare il sacerdote: Нес est causa, ¡Ile culpam
termine come prima, quegli compunto confitetur et satisfationem pollicetur.
si confessò e sodisfece, e cosi fu sicque ab illa visione horribili
libero da questa h o r r i b i l e visione. liberatur.
(Frutti X X X V I 1,55-58; ce. 153v-154r). Hoc valet ad fures et ad confessionem
et quod per que peccai quis per hec
torquetur [B m f u t u r o / .
(e. 10va-10vb).

252
A l p h a 4 6 ; T u b a c h 4 6 3 5 ; C a e s . Χ , 4 7 ; H615 1 3 0 ; Recull 4 0 ; Der Crosse
Seelentrost. Ein niederdeutsches Erbauungsbuch des 14 Jahrhunderts, ed.
M.SCHMITT, Köln, Böhlau V e r l a g 1959, "Niederdeutsche Studien. 5" (=
S e e l e n t r o s t ) , 2 3 9 , 9 ; I V A R T H O R E N , S t u d i e r ö v e r Själens T r o s t , Stockolm,
H . G e b e r 1942 ( N o r d i s k a t e x t e r och u n d e r s ö k n m g a r , n . 1 4 ) , (= T r o s t S w . ) ,
3 5 2 ; Sjaelens T r o s t , ed. N I E L S E N , Kopenhagen 1937. C f r . J . B r ö n d u m -
N i e l s e n , in Acta Philologia Scandinavia, I X ( 1 9 3 4 - 1 9 3 5 ) , p p . 187ss (= T r o s t
D a n . ) , 95,28.

11. AMBICIO I N D U C I T HOMINEM AD HABENDUM


CONVENTIONES CUM D Y A B U L O .

N a r r a s i nelle Croniche de' Pontefici Ambicio inducit hominem ad habendum


che S a l v e s t r o p a p a , secondo in questo conventiones cum dyabulo. Ex
nome, lo quale in prima f u monaco, Cronici s.
fece homaggio al diavolo essendo Silvester secundus papa fuit primus
monaco, e il diavolo li promisse di monachus. Deinde. facto dyabolo
molto e x a l t a l l o . E così f e c e , e diegli homagio ut omnia sibì ad votum
t a n t a scientia che f u maestro d ' O t t o n e succédèrent et hoc dyabolo
imperadore e di Ruberto re di promittente, cum dyabolo frequenter
F r a n c i a . E poi a n c h e p r o c u r ò che f u loquebatur. Et tantum in scientia
f a c t o a r c i v e s c o v o di Remi e poi di profeclt quod habuit discípulos
R a v e n n a , e poi p a p a . Octonem imperatorem et Robertum
E domandò poi al diavolo q u a n t o tempo regem Francie. Dyabolo autem
doveva vivere in q u e l papato; sì procurante factus est primum
rispose che non m o r r e b b e m s m o che archiepiscopus remensis. post
non dicesse messa in l e r u s a l e m ; della retuenie(,n)s (β rauenas), deinde
q u a l e parola f u molto l i e t o , p e r ò che papa. Querente eo a dyabolo quamdiu
al t u t t o s'avea p r o p o s t o di non a n d a r e viveret, respondit: Quamdiu non
in l e r u s a l e m . O r a a v e n n e poi che per celebran s in lerusalem. Hoc audito
la quaresima s e g u e n t e gli convenne gavisus est valde, sperans [B se)
celebrare messa m una chiesa di longe esse a fine sicut longe erat a
Roma, la quale si chiamava l e r u s a l e m , volúntate peregrination!s in lerusalem.
ma egli non lo s a p e v a . E d i c e n d o la Cum vero in quadragesima (ms. X L )
messa s e n t i e lo s t r e p i t o delle d e m o m a , in quadam ecclesia que dicitur
e cognobbe che era i n g a n n a t o , che lerusalem celebrarci, ex strepitu II
doveva quivi morire. demonum sensit adesse mortem.
O n d e compunto t o r n o e al c u o r e s u o , e Suspirans ingemuit licet autem
venne in tanta // contritione che scelerati ssimus esset. tarnen de
publicamente confessò i suoi g r a n d i e misericordia Dei non desperans,
scelerati p e c c a t i , e comandò che gli revelans coram omnibus peccatum
fussono t a g l i a t e le mani e p i e d i , e la suum, membra omnia quibus dyabolo
lingua, e t u t t e q u e l l e membra colle obsequium prestiterat iussit prescidi.
quali a v e v a facto s a g r i f i c i o al d i a v o l o , Deinde truncum mortuum super bigam
e poi così t r o n c o f u s s e posto m su poni ut ubicumque ani mal io
uno c a r r o , e ι buoi lo tirassmo
dovunque volessmo e Iddio perducerent et sisterent, ibi
sepeliretur. Quod et factum est.
permettesse. sepultusque est in lateranensi
E come p i a c q u e al misericordioso Idio i ecclesia. Et in signum misericordie
buoi lo t i r a r o n o alla chiesa di San subsequute sepulcrum ipsius tam ex
Giovanni Laterano. E qui sepulto, e tumultu ossium quam ex sudore
in segno e a r g o m e n t o c h ' e g l i avesse presagium (S signum) est pape

253
ricevuta misericordia, seguitonne morituri sicut hoc eodem sepulchro
questo miracolo, che quando il papa Uteris est exaratum.
dovea morire, l'ossa del sepolcro Woc etiam valet ad contricionem et
faceano tumulto e il sepolcro sudava, confessionem, penitentiam seram et
e questo duroe gran tempo. confessionem et dyaboli deceptionem.
Ecco adunque che per la grande (e. 11va-11vb).
contritione valse la confessione,
quantunque tarda.
( f r u t t i X X X V I 1,61-66; e. 154r-154v).

Alpha 50; Tubach 906; Islendsk Aeventyri. Isländische Legenden, Novellen


und Marchen, ed. H.GERING, Halle, Verlag der Buchhandlung des
Waisenhauses 1882-1883 (= A e v . ) , 14; Recull 43; Pelbart 288; S . T . : M i l ,
V55. - Jacobs Well, p. 31 ( V I I ) ; G. L. KITTREDGE, Witchcraft in Old and New
England, Harvard University Press, Cambridge 1929 (= Kittredge), 545 (12);
P. TOLDO, Dall'Ai phabetu m Narrationum, m Archiv fur das Studium der
neueren Sprachen und Literaturen, CXVII (1906), pp.68-85; 287-383; C X V I I I
(1907), pp. 69-81; 329-351; CXIX (1907), pp. 86-100; 351-371 (= Toldo),
C X V I I I , p.337; Wendunmuth von Hans Wilhelm Kirchof. ed. H.ÓSTERLEY,
Stuttg. Lit. V e r e i n . , voll. 95-99, Tübingen 1869 (= Wendunmuth), 1,2,9.

12. CONTRICIO PERFECTA ULLAM PENAM CORPORALEM FORMIDAT.

Ancora a mostrare la virtù della Contricio perfecta ullam penam


contritione narra Cesano un cotale corporalem formidat. Cesari us.
exemplo. Dice che predicando un Sacerdote quodam predicante de
sacerdote m certo luogo delle pene peccati s et penis inferni, mulier
dello 'nferno, una f emina, che era già quedam exclamavit ad eum: Domine,
stata concubina d'un prete, molto di quid fiet de concubinis sacerdotum?
ciò impaurita e compunta, Ule sciens earn simplicem [B ilhco
publicamente le dimandò e disse: accipiensj In loco respondit: Nunquam
'Messere, or che si farà delle salvabuntur nisi clibanum ardentem
concubine de' preti?". E quegli ingrediantur. Quod ¡Ila que erat et
nspuose a.Ilei, vedendola semplice, ipsa concubina sacerdotis non in loco
che debbono essere arse in inferno. hec verba recipiens, die quadam
Onde ella, intendendo ch'ella doveva accenso clibano et nullo ibi tunc
entrare in un forno ardente, un di' presente clausoque hostio flammas
trovandosi sola, vedendo un forno clibani ingressa statim est extincta.
acceso, sì v'entroe; incontanente fu De ore autem clibani visa est a multis
arsa. E incontanente per la bocca del prope locum astantibus columba alba

254
f o r n o f u veduta uscire da molti una ascendens in celum. Stupefactì de
colomba molto bella e bianca e volare visione parentibus eius foribus
a cielo. Della qual visione stupefactì ingressi feminam extinctam de flammis
quegli che la viddono corsono al extrahentes II tanquam propri
f o r n o . E trovando costei arsa, sì Ila corporis interfectricem in (Ms. r a ; В
ne trassono, e come homicidiale di se m ) campo sepeliverunt. Ut autem
stessa la sotterrarono in un luogo vile Deus mortem sic simpliciter illatam
fuori di sagrato. Ma Iddio ostenderet quod non ex malitia sed ex
misericordioso volendo a t u t t i mostrare obediencia fuisse, noctibus candelis
eh ella era salvata e che non come ardentibus multls videntibus ipsius
disperata ma come p e n t u / / t a e ben tumulum illustravit.
contrita, e credendo che quello Hoc etiam valet ad simplicitatem.
sacerdote che predico l'avesse decto Ice. 48vb-19ra).
che poi che era stata concubina di
prete entrasse nel f o r n o se salvare si
volesse, e veramente per questa
obedientia era salvata, più noeti fé'
apparire grandi luminari sopra la
fossa sua, si che per questo segno e
per quello a l t r o , che l'anima sua f u
veduta uscire del forno in spette di
colomba, furono certe le genti che ella
per la grande contritione era salvata
e non dannata. (fruit/ XXXVII,
67-70; cc. 154v-155r).

Alpha 204; Tubach 3546; Caes. V I , 3 5 ; H359 99; H366 15; Recull 172; S.T.
E732.1.

13. CONTRICIO PERFECTA ETIAM SINE CONFESSIONE


DELET PECCATA.

E in f r a gli a l t r i è questo lo quale Contricio perfecta etiam sine


narra Cesano. Or dice che uno confessione delet peccata. Cesarius.
scolare di Parigi, avendo molti e laidi Scolaris quidam parisiensis enormia
peccati, andò per confessarsi al habuit peccata que pre verecundia
priore di San V i c t o r e . E ponendoglisi pudebat confiteri (B confiten
a' p i e d i , tanta c o n t n t i o n e gli venne ve ree un d e b a t } . Tandem contricione
che incominciando a piangere verecundiam vincente (B superante)
smghiotti e sospiro e per nullo modo cum priori Sancii Victoris vellet
gli potè d i r e alcuno peccato. Onde confiteri tanta fuit in corde eius
tornando a casa per iscrivere ι contricio, sus pi ria in pectore,
peccati, come quel p r i o r e lo consigliò, singultos In gutture. In acuii s
e poi che gli ebbe s c n p t i e ritornò lacrime, ut vox deficeret nee aliquid
per d a r g l i script) al p r i o r e , poiché prof erre posset. Dicente ei priore:
per altro modo p r o f e r i r e nogh poteva, Vade, scribe peccata tua, scripsit et
e leggendo il p r i o r e quegli peccati rediit пес sicut prius voce confiteri
s c r i p t ) , parvongli si g r a n d i e si laidi valens scriptum tradidìt priori. Legit
che di licentia del decto giovane Ule que tam gravia erant ut de
n'andò per avere consiglio coli abbate licentia Scolaris ad habendum
suo E così fece, e porto la cedola consilium abbati eed и lam ostendit. Qui
dov'erano script) que' peccati e eed ulam respiciens et nichil in ea
puosela m mano dell'abbate che gli scriptum repenens, dixit priori: Quid
leggesse. E aprendo l'abbate la possum hic legere, cum nichil II sit
c a r t a , nulla vi t r o v o e . Onde disse a ibi scriptum? Quod uidens prior
quello p r i o r e : "Che vuo' t u che io stupefactus dixit abbati: Sciatis pro
lega m questa c a r t a , che non c'è certo ilium iuvenem in hac cédula
senpto nulla?". E mirando il priore la peccata sua scripsisse et me ea
carta e vedendo che così era, legi s se, sed ut video misericors Deus
meravigliossi e disse: "Sappiate, et contriclonem suam aspexlt et
messen l'abbate, per certo che quello peccata ei dimislt. Quod si mul abbas
scolare senpse di sua mano ι suoi et prior /и ven/ dixerunt, qui cum
peccati in questa carta e io gli lessi, magno gaudio récessif ab eis.
ma vego che per v i r t ù della sua / / Hoc etiam valet ad confessionem.
grande contritione il misincordioso (c. 49ra-49rb).

255
Iddio g l i ha cassati e oerdonati" E
cosi rendette la carta giovane e
confortollo molto, de' .-el beneficio
quegli cognoscente •••to la vita in
meglio. „
{Frutti X X X V I I , 7 2 'Z; e. 155r-155v).
Alpha 205; Tubaci- 1202a.

14. BASILIUS VENIAM PRO PECCATIS MULIERI IMPETRAVIT.

Simile quasi exe iplo si t r u o v a nella Basìlius veniam pro peccatis mulieri
leggenda di sancto Basilio, dove si impetravlt. Ex legenda lombardica.
dice che a v e n d " una donna s c n p t i ι Mulier quedam peccata sua conscripslt
suoi peccati in una carta per et inter cetera (U in fine) unum
confessargli a '-aneto Basilio, quella gravìus (B gravissimum) posuit et
gliele disse, t pregando per lei ipsum scriptum Basilio tradidit rogans
t r o v o g h cassati, excepto uno molto ut suis oratlonlbus peccata sua
grande e laido. E piangendo quella e deleret. Quo orante et muliere cartain
dicendogli che cosi gli poteva aperiente omnia peccata excepto ilio
impetrare misericordia di quello come graviori sunt deleta (ms. delata). Que
degli a l t r i , quegli si scusò dicendo ait ad Basilium: Sicut pro aliis mihi
che non era di tanto merito, e veniam impel/trasti, sic impetra pro
consigliolla che andasse a uno sancto ¡sto. Cui ait: Recede a me mulier,
romito, lo quale si chiamava Effrem. quia peccator sum indi gens
Al quale ella andoe al diserto e indulgencia sicut et tu. Cumque ¡Ila
mostrogli la carta e dissegli quello che instaret dixit ei: Vade ad sanctum
incontrato gli era. Allora q u e g l i , non Effrem, et ¡Ile quod postulas poterit
parendogli di essere di tanto mer.to impetrare (U potest). Veniente illa ad
che aiutare la potesse, si Ile disse: Effrem et hec ei narrante, remi sit earn
"Va' e r i t o r n a p u r e a sancto Basilio, ad sanctum Basilium dicens: Festina
e va' in f r e t t a , ch'egli è m caso di cito ut eum vivum invenías. Que cum
morte". E tornando qeulla molto veni s set, ecce Basili us ad tu mul um
dolorosa, scontrossi col corpo di ferebatur. Illa autem cepit clamare et
sancto Basilio che si portava a dicere: ludicet Dominus inter me et te
sepoltura. Allora quella incominciò a quia ualens Dominum precari [B
g r i d a r e e d i r e ad alta voce: "Al placare) pro me ad alium me misisti.
giudicio di Dio ne renderai ragione, Tunc proiecit cartam super feretrum
Basilio, che potendomi aiutare mi et post modicum ¡Ham reclplens et
mandasti ad a l t r u i " . E subitamente aperiens lllud peccatum deletum
con grande fede e c o n t n t t o n e g i t t o la invenit.
carta dove era s e n p t o il peccato in
sul cataletto dove era Basilio morto, Hoc etiam valet ad orationes
lo quale p o i , pervenendo e cherici al sanctorum et [ad] confessionem in
luogo della sepoltura, prendendo e scripta factam.
aprendo, trovarono vota e sanza {c.26ra-26rb}.
s e n p t u r a , e cognobbono che per la
sanctità di Basilio e per la contntione
di quella peccatrice, quel suo peccato
gl'era perdonato.
(Frutti X X X V I 1,76-80; e. 155v).

Alpha 102; c f r . Tubach 1202a.

15. CONTRICIO PERFECTA PECCATA CONFESSA R E M I T T I T .


Narra ancora Cesario che una donna Contricio perfecta peccata confessa
per f o r t e tentatione dello nimico cadde remittlt. Cesari us.
m peccato con uno suo f i g l i u o l o , sì Muller quadam de proprio filio
che più volte concepette et ebbene conceptum infantem usque ad Romam

256
uno figliuolo. E vedendosi così caduta propri! s brachii s portons, cum multi s
e confusa venne in tanta contritione lacrimis et singultibus peccatum suum
che con quello figliuolo nato m collo pape Innocencia et cardinalibus est
venne publicamente dinanzi al papa confessa. Cui iniunxit papa ut in
Innocentio e agli cardinali con grandi crostino in eadem veste coram eo
pianti e smghiozi confessò questo suo apparerei in qua ad peccatum ad
peccato. La contritione della quale f ilium suum accedebat. Deponens
volendo il papa provare se fusse igitur illa ceteras vestes, in sola
vera, sì.Ile comandò che '1 seguente carni sìa ad papam venit quamcumque
di' gli comparisse innanzi in quello penitentiam faceré parata. Quo videns
habito e modo che ella andava a papa dixit et: Dimissum est tibi
peccare col figliuolo. Onde ella peccatum. Quod audiens quidam
humilmente ubidiendogli comparigli lo curdinalis murmurare cepit contro
seguente di' dinanzi in camicia
Cornelia si soleva levare e andare al papam quod insufficienter ¡udicasset.
figliuolo quando la tentatione la Tunc papa dixit: Sì male iudicavi
vinceva. La cui così forte contritione int ret diabolus in me, si autem bene
pensando, il papa sì. Ila absolve simile tibi contingat. Qui de hoc
pienamente, e dissele: / / "Lo peccato murmurons statim diabolus cardinalem
tuo è perdonato". La quale parola Il cunctis videntibus vexavit, quod
udendo un cardinale, sì ne mormorò, sic Deus peccatum mulieri dimissum
non parendogli che '1 papa avesse ben declaravit.
giudicato. Allora il papa gli disse: Hoc etiam valet ad confessionem.
Se io ho mal giudicato, lo diavolo (e. 49rb-49va).
m'entri adosso, e se io ho bene
giudicato entri a.tte che ne mormori".
Doppo la quale parola incontanente il
diavolo entrò m quello cardinale e
dianzi alle genti circustante lo
tormentò crudelmente, sì che per
questo segno il misericordioso Id io
mostrò che per la grande contritione
di colei rilassava e perdonava il suo
peccato.
(Frutti XXXVI 1,90-94).

Alpha 206; Tubach 870; Aev. 2 1 ; Caes. 11,11; cfr. Gesto Romanorum, Ed.
H.OESTERLEY, Berlin, Weidemann 1872 (= Gesta O e . ) , 244; H 351 16; ML 16;
Recull 174; S . T . : L435.1, T412.1. - de Vooys, p. 247 (nota); Toldo,
CXIX,356.

16. CONTRITIO PERFECTA LIBERAT ALIQUANDO


A CONFUSIONE TEMPORALI.

Narra ancora che in Anglia un cherico Contritio perfecta ¡¡berat aiiquando a


nipote d'un vescovo, amando una confusione temporali. Cesari us.
figliuola d'un giudeo, tanto la In Anglia quidam clericus maìoris
sollegitò ch'ella gli concedette e ecclesie canonicus et episcopi
ricevettelo la nocte doppo il venerdì consanguineus quondam puellam
sancto. E avedendosi di ciò il padre speciosam iudel filiam ad amorem suum
della giovane corse a.Moro, e vedendo inclinavit. Dicente autem ¡Ila quod in
costui e cognoscendo ch'era il nipote tantum diligebatur a patre suo et
del vescovo, rattenesi per paura, ma custodiebatur quod non simul passent
incominciò a gridare e dire: "Che fai convenire nisi in nocte parasceves
mal christiano, che fai? Or dove è la quia tunc iudei fluxum sanguinis
fede tua? S'io non temessi per paura patientes circa alia nimis occupantur.
e riverentia del vescovo io Illa ergo nocte canonicus, immemor
t'ucciderei". E doppo queste parole lo passionis divine, venit et usque ad
cacciò vituperosamente. E dovendo matutinum cum ea dormlvit. Pater
poi la mattina questo chenco dire la uero cubiculum intrans vidensque ad
pistola alla messa, la quale diceva il latus filie virum cogitava eum
vescovo, vergognavasi di commettere occidere. Cognoscens autem quod
ufficio ad altrui; pur si parò, ma con esset cognatus epìscopi hoc faceré
grande timore, rimordendogl β] la tìmuit et cum multa ira exclamavit:

257
conscientia di così scelerato peccato, Quod faci s hic, о male Christiane? Ubi
lo quale ancora confessato non aveva. est fides tuai Tradita s es II ¡uste
E stando così all'altare col vescovo, Dei iudicìo in manus meas. Si non
ecco v e n i r e il padre della giovane con timerem dominum episcopum statim te
a l t r i molti giudei per lamentarsi al interficerem. Et cum magna confusione
vescovo di questo facto. Della qual de domo eiectus ¡est].
cosa il chenco avedendosi, molto Cum episcopus eodem die, scilicet
temendo d'essere v i t u p e r a t o cosi in sabbato sancto, missam esset
palese, ritornando al cuore suo e celebraturus et iste tamquam
botossi a Dio e disse: "Pnegoti, ebdomadarius epistulam lecturus,
Messere, liberami in questa hora, e io timuit tanto die alteri officium suum
t i prometto ch'io di questo peccato alteri committere, propter votum
farò degna satisfactione / / e mai più timuit se cum tanto peccato sacri*
non ti o f f e n d e r ò " . E doppo questo, ingerere, timuit peccatum etiam
approximandosi ι giudei (ms. iugiudei) confiten. Victus tarnen erubescentia
per parlare al vescovo, il vescovo si et sacris vestibus indutus, cum staret
maraviglio della loro venuta, ante episcopum ecce predictus iudeus
máximamente m cotal d i ' , e pensava cum magno strepitu suorum ingreditur
perché parlare gli volessmo. E episcopo de cognato suo querimonìam
incominciando quegli ad a p r i r e la facturus. Quod intelligens iuvenis
bocca per parlare, per divina v i r t ù tremens et pallens dixit in corde suo:
diventarono muti e nulla potevano Domine Deus, libera me in hoc hora et
d i r e , sì che vedendogli il vescovo ego tibi promitto quod de hoc peccato
tenere la bocca aperta e nulla d i r e , satisfaclam et de cetera te non
immagmossi ch'egli fussmo v e n u t i per offendam. Admirons episcopus quid in
fare beffe delh ecclesiastici ecclesia vellent iudei et maxime tali
sagramenti. E però gli fece cacciare die iussit eos stare. UH autem mox ut
vituperosamente. Lo quale miracolo e ora ad accusationem clerici
beneficio quel chenco ripensando e aperuerunt, virtute divina
volendone essere cognoscente, obmutuerunt. Videns episcopus ora
manifestò e confesso il suo peccato al iudeorum contra se hiancia et nullum
vescovo, e poi r i f i u t a n d o il mondo in verbum resonancia, putans quod ad
t u t t o , entrò nell'ordine di Cestella e hoc venisset ut di vi ni s illul Iderent,
diventò sancto huomo. E poi quella cum indignatione omnes ex pel li iussit.
giovane queste cose udendo t o r n ò alla Clericus, in se divi nam expertus
fede e ricevette il battesimo, e clementiam, peccatum suum episcopo
diventoe sancta religiosa. confessus est et postea ordinem
(Frutti XXXVI 1,95-100; ce. cystercensìum intravit et puella
157r-157v). baptizata claustrum sanctlmonalium
eiusdem ordì nis.
Hoc valet ad clericum, amorem malum,
iudeum et confessionem.
(ce. 19 а-19 Ь}.

Alpha 207; Tubach 2811 ( c f r . 4560); Caes. 11,23; The old English Version of
the Cesta Romanorum, e d . F.MADDEN, London 1838, reprinted and enlarged
m EETS, v o l . 33 (= Gesta M ) , 6 1 ; H54 87; H257 6 1 ; H351 20; H612 79; H685
44; Recull 175; Seelentrost 174,1, T h r ó s t (Sw.) 256,4; Das