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TRADUZIONE: terreno di prova dell’incontro tra culture. Implica il rapporto con l’altro.

 Secondo Petruccioli esistono diversi “grandi racconti/pensieri” sulla traduzione:

1- Dicotomia lettera-senso: lotta non ancora finita. Nasce come fatto politico-ideologico e non come fatto
idealistico. La base è dire che la lettera è più che senso e che il senso è più che lettera.

2- Traduzione biblica: inizia con San Gerolamo.

3- Traduzione coloniale: linguaggio come potere/arma. Problema egemonia culturale

4- Pratica/arte: ci si chiede cosa sia la traduzione, se si pensa o se si fa. Teoria e pratica sempre più distanti.
(qui rientrano lingua/cultura e filosofia/semiologia)

5- Ritmo nella traduzione: si rifà a poeti del 500 e 600 che quando parlavano di traduzione facevano
riferimento a RETORICA, quindi figura oratore. Parola = suono.

6-Arte e/o interpretazione: è più importante chi scrive o legge? Traduttore è sia lettore che scrittore, quindi
in traduzione ci sono 2 lettori e 2 scrittori.

 Manuale invece presenta 5 punti di vista/nuclei di interesse

1-Linguistica

2-Pragmatica

3-Teoria descrittivista

4- Teoria culturalista

5-Teoria filosofica e semiotica

LINGUISTICA: vede la traduzione come operazione formale, limitata alla struttura. L’obiettivo è quello di
sfruttare le corrispondenze tra le lingue e risolverne le differenze.

Jakobson scrive “On linguistic aspect of translation” e presenta una tripartizione: traduzione intralinguistica
(= interpretazione dei segni di una lingua con segni della stessa lingua); traduzione interlinguistica (=
interpretazione di segni di una lingua con segni di un’altra lingua); traduzione intersemiotica (=
interpretazione di segni linguistici con segni non linguistici).

Si interessa solo alla lingua, per lui non siamo in grado di tradurre perché conosciamo bene le lingue, ma
possiamo farlo grazie all’intrinseca traducibilità del segno linguistico. Inoltre, il problema principale è la
differenza nell’equivalenza.

Mounin vede la traduzione come tentativo di ricreare la funzione di significato, per cui se il traduttore non
trova un corrispondente, deve utilizzare la parafrasi.

Catford parla di equivalenza per estensione, livello e grado

Bolinger invece intende la traduzione come transformulation (= processo di trasformazione di base sintattica
che agisce sulla struttura dell’enunciato)

Kade (appartenente alla scuola di Lipsia) definisce 4 gradi di equivalenza che riguarda la corrispondenza a
livello di parole: totale, parziale, facoltativa, assenza di equivalenza. Secondo questa prospettiva, il testo è
suddiviso in unità e viene ricostruito come un solo tutto in un secondo momento.
PRAGMATICA: attenzione si sposta da enunciato a testo, quindi si considera linguaggio di una precisa
situazione comunicativa e diversi contesti culturali.

Richards afferma che il significato è qualcosa di complesso. Il traduttore non solo deve sapere che il segno
indica qualcosa, ma deve anche sapere che caratterizza, valuta ecc.

Neubert si interessa alla centralità del testo. Afferma che le enunciazioni linguistiche si trovano sempre in
testi e che questi vengano suddivisi in tipi testuali. Presenta il concetto di traduzione olistica (=processo di
traduzione e attività traduttiva sono sottoposti a una funzione globale del testo, legata a principi ci coerenza
e coesione) e anche quello di traduzione generica (= legata a intertestualità e tipo testuale).

Gutt ricerca un criterio per distinguere le traduzioni dagli altri tipi di testo
Nida viene assunto dall’American Bible society, il cui obiettivo era quello di tradurre la bibbia in tutte le
lingue. Nida quindi raccoglie tutti i problemi linguistico-culturali sul trasferimento da una lingua all’altra.
Introduce il culturalismo ed è il primo a parlare di scienza della traduzione.

Fa uno schema di antropologia del linguaggio: il messaggio passa da sorgente a ricettore, il tutto però avviene
in una cultura. Quando entra in gioco una lingua che non ha gli stessi riferimenti della cultura sorgente
entrano in gioco i concetti da lui elaborati, ovvero equivalenza formale (= si focalizza su forma e contenuto
del messaggio stesso, quindi è orientata verso struttura messaggio originale) e equivalenza dinamica (= si
basa su quello che lui chiama Principio dell’effetto equivalente. Sostanzialmente la relazione tra messaggio e
ricevente dovrebbe essere la stessa esistente tra ricevente e messaggio originale).

Nida sostituisce dunque l’equivalenza dinamica all’idea di fedeltà.

Inoltre, all’interno di Toward a science of translating propone un modello che concepisce il traduttore come
membro di due comunità linguistiche diverse: RICEVENTE nella LS e EMISSORE nella LT.

Wills applica la teoria di Nida ma rifiuta sia la linguistica descrittiva che la grammatica generativa,
proponendo una sua metodologia sulla riduzione del testo originale al suo contenuto semantico attraverso
una retrotrasformazione linguistica (= parafrasi che appiattisce giochi di parole)

Reiss afferma che i diversi testi devono essere identificati in base a funzione predominante e quindi bisogna
considerare contenuto, forma o appello (principi ribaditi insieme a Vermeer). Inoltre, bisogna individuare una
sorta di coerenza intertestuale (= vera fedeltà della traduzione) tra testo di partenza e di arrivo.

Popovic come jakobson afferma l’impossibilità teorica di stabilire caratteri precisi di equivalenza e che quindi
la traduzione comporta inevitabilmente una deviazione di senso, a cui non occorre cercare ossessivamente
un rimedio. In questo modo si costituisce presupposto del rifiuto di qualsiasi atteggiamento normativo.

TEORIA DESCRITTIVISTA: nascita dei TRANSLATION STUDIES grazie a Holmes. Si comincia dunque a parlare
di traduzione anche da punto di vista culturale. Crea una mappa in cui presenta il nuovo ambito di ricerca. In
particolare, i TS sono suddivisi in parte pura e parte applicata. La parte pura è suddivisa a sua volta in teorica
(= determina i principi esplicativi) e parte descrittiva (= illustra i fenomeni traduttivi) [Per quanto riguarda i
TS, divide studi teorici da studi descrittivi: DTS- DESCRIPTIVE TRANSLATION STUDIES (= descrivono fenomeni
del tradurre e della traduzione) vs TTS- THEORETICAL TRANSLATION STUDIES (= stabilire principi per spiegare
questi fenomeni e predirli)] e quest’ultima è suddivisa in product-oriented, funtion-oriented e process-
oriented.

Obiettivo è formare critica della traduzione


I TS accantonano la domanda “cos’è la traduzione” e si interessano sulla descrizione dell’oggetto della
traduzione o del processo di traduzione.

Qualche anno più tardi Lefevere precisa anche gli obiettivi, proponendo 7 strategie di traduzione poetica:
fonemica, letterale, metrica, prosa, ritmica, libero, interpretazione.

Scuola di Tel-Aviv: Toury e Even-Zohar elaborano la Polysystem theory in cui mettono in luce le condizioni
storico-culturali in cui avviene una traduzione.

Toury afferma che i testi originali non fanno meno parte della cultura di arrivo. Sistematizza 2 concetti
importanti: adeguatezza (= source-oriented. Fa sentire il lettore più vicino all’autore) e accettabilità (= target-
oriented. Traduzione è accettabile quando traduzione non sembra una traduzione nella LT).

Even-Zohar elabora invece il concetto di polisistema= sistema di sistemi che assieme costituiscono la
letteratura. Le letterature sono sottoposte a relazioni tra di loro, quindi si parla di interferenze.

Per Even-Zohar il polisistema è l’intero universo semiotico e descrive alcune norme che regolano i legami tra
i sistemi interni al polisistema secondo la loro posizione centrale o periferica. Il sistema centrale è quello che
più influenza gli altri mentre quelli periferici sono quelli che si lasciano influenzare dai sistemi centrali.

CULTURALISTA

Lefevere vede la traduzione come opera di riscrittura (= rewriting). Inserisce il concetto di patronage (=
mecenatismo), per cui una serie di poteri politici determinano una produzione artistica. Questo significa che
la traduzione non è un’attività innocente e dipende sempre dall’ambiente sociali in cui si realizza ponendosi
al servizio del potere.

Venuti sostiene che la traduzione sia un insieme di processo e risultato. (+ vedi paragrafo ideologia)

Considera ogni uso della lingua come origine di rapporti di potere in quanto forma dominante che
potenzialmente esercita la propria supremazia sulle variabili minore. Si parla dunque di reminder (=
potenzialità che genera eterogeneità che impedisce la creazione di regole sistematiche).

Rielabora la bipartizione di Schleiermacher (= o il traduttore lascia il più possibile in pace lo scrittore e gli
muove contro il lettore, o lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove contro lo scrittore) e presenta la
domesticating translation (= evitare che il lettore abbia la sensazione di leggere un testo straniero) che si
contrappone alla foreignizing translation (= violare le regole della LT per far emergere la LS).

Mentre all’interno de “L’invisibilità del traduttore” Venuti evidenzia come il traduttore venga effettivamente
nascosto per non far notare che l’opera sia stata tradotta e ha un atteggiamento letteralista (quindi interesse
a lingua-cultura), all’interno di “Translation Changes Everything” diciamo che cambia idea dichiarando di
essersi spostato da quell’atteggiamento e considera terreno più semiotico. Un segno è qualcosa di molto più
liquido di come lo percepiamo, infatti lo cambiamo perfino leggendolo.

FILOSOFIA E SEMIOTICA

Berman (rientra nel pensiero Pratica/arte di Petruccioli) introduce concetto di etnocentrismo (=


atteggiamento incentrato sulla propria cultura considerandola più avanzata e progredita). La ricerca della
sensazione che il testo sia stato originariamente scritto nella LT porta a delle tendenze deformanti (es
razionalizzare, chiarificare, standardizzare …)
Meschonnic afferma che la teoria della traduzione dovrebbe confluire nella poetica, con l’obiettivo di evitare
dualismi, infatti la poetica si approccia alla traduzione da una prospettiva generale del linguaggio. Per
annullare differenze tra lingue parla di annessione (di un testo nella LT) e decentramento (= traduzione
considerata interazione di due poetiche). (+ vedi paragrafo ideologia)

Apel invece afferma che ci sono vari fattori coinvolti nella traduzione che sono in continuo movimento, quindi
non si può dire che il significato di un testo sia immobile. Viene sempre sottoposto a comprensione: non è
unidirezionale ma vanno considerati 3 livelli: ricostruzione effetto sul lettore; ricostruzione comprensione
traduttore; comprensione dell’esperto

Derrida afferma che tradurre non significa proporre una copia né l’originale. Originale e traduzione però sono
complementari. Infatti, non esiste testo originale ma solo un senso originario a cui le traduzioni devono
aspirare.

TRADUZIONE BIBLICA

San Gerolamo viene considerato il primo traduttore. Sta per diventare papa ma è troppo potente, troppo
ricco e troppo colto. Il papa che era in carica in quel periodo lo allontana con il pretesto di svolgere un compito
molto importante, ovvero portare la parola di Dio in lingua comune. San Gerolamo capisce l’inganno ma
accetta così lavora a questa cosa in Palestina e in Siria.

La sua traduzione in latino della Bibbia (La Vulgata) rimane la versione ufficiale fino al 1963 quando Giovanni
XXIII stabilisce che la messa deve essere celebrata in lingua corrente (in italiano in it, in inglese in Inghilterra
e così via).

Scrive anche la Lettera a Pammachio in cui tratta una polemica riguardo la sua traduzione dal greco di una
lettera per fare un favore ad un sacerdote. San Gerolamo pubblica la traduzione ma viene attaccato per degli
errori che sembra aver fatto: richiama Cicerone e spiega che come lui, il suo interesse non è quello di fare
una traduzione parola per parola, ma si preoccupa di riportare il senso.

Per San Gerolamo, per tradurre si deve cambiare, per farsi capire bisogna cambiare. Cosa che non può
avvenire però per i testi sacri, che devono mantenere il loro mistero e non devono essere alterati.

Traduzione dei 70: vengono prese 70 persone e messe su un’isola, tutti isolati l’uno dall’altro e ognuno deve
tradurre la Bibbia in greco. Alla fine, quando si confrontano scoprono di aver tutti tradotto allo stesso modo,
quindi viene sacralizzata in quanto fenomeno miracoloso che viene preso come ispirato da Dio.

Successivamente Umanesimo: umanisti erano soprattutto traduttori. Iniziano a ricercare, leggere e tradurre
gli originali. È un movimento che nasce in Italia e comincia a diffondersi anche nei confronti dei testi sacri.
Una delle prime figure è Erasmo da Rotterdam: scrive Elogio alla follia dove porta esempi di convenzioni
sociali considerate da lui folli, nonostante siano ben radicate nella società, come il trattamento della donna,
esprimendo quindi un pensiero rivoluzionario e per questo considerato eretico dalla Chiesa.

Dolet fa parte di quel gruppo di intellettuali di Parigi che iniziano a produrre scritti e tradurre. Dolet viene
considerato eretico e poi bruciato vivo per una frase che scrive: “Se morissi, la morte non sarebbe niente per
te perché tu non ci saresti più” espresso in francese con “tu non sarai più niente di niente”.
Lutero: desidera che tutti possano accedere alle sacre scritture e traduce la Bibbia in tedesco, utilizzando il
tedesco moderno. Per questo va contro le direttive della Chiesa. Il suo testo è ricco di neologismi e modi di
dire.

Spiega che se aggiunge o taglia qualcosa è per riempirla nella lingua che sta usando.

Vuole quindi rendere le sacre scritture comprensibili a tutti. La sua strategia si spiega con 2 fattori: richiamo
a fedeltà lingua in cui si traduce, rivendicazione interpretazione innovativa.

TRADUZIONE COLONIALE

Traduzione= utilizzata per gestire rapporti di potere, anche politico. Sistemi linguistico-culturali in lotta per
affermazione supremazia culturale.

A Roma nel 46 d.C non c’erano filosofi, ma scienziati e ingegneri. Gli intellettuali romani erano gli oratores. A
Roma erano stati fatti venire i greci per insegnare ai figli dei romani.

Cicerone afferma che bisogna utilizzare la cultura conquistata che però è superiore. Non vuole parlare greco
ma parlare in modo ideale.

C’è quindi sempre questa superiorità di una lingua-cultura su un’altra, che porta alla lotta tra lingue per
diventare più potenti e cercare di rimanerlo il più possibile.

Dopo secoli però latino muore ed entrano in gioco i VOLGARI. Dante nel Convivio parla appunto di lingue e
di traduzione, affermando che nulla che sia stato costruito in modo artistico non possa essere tradotto senza
distruggere la sua armonia= non si può tradurre la bellezza, ma solo i CONCETTI

Durante il 1600 l’obiettivo è quello di migliorare le culture classiche antiche, quindi si comincia a tradurre in
modo raffinato senza barbarie e rozzità. Si parla di belles infideles = rifacimenti traduttivi considerati un
servizio perché le opere originali venivano così rese più piacevoli secondo i canoni della lingua di arrivo.

Garin scrive un saggetto chiamato Umanesimo, in cui afferma che l’Umanesimo ha cambiato tutto e che ha
portato a una rivoluzione profonda, ad un cambio di paradigma: c’è un ritorno alle origini, quindi alla ricerca
e alla lettura degli originali.

Bruni all’interno de “De interpretazione retta” afferma che per tradurre bisogna conoscere bene le lingue,
ma il traduttore deve anche essere in grado di riprodurre la musica, la melodia di un codice e saperla
riprodurre utilizzando un altro codice

Kundera scrive un romanzo “il gioco” e legge la traduzione in inglese, notando come la traduttrice inglese
abbia distorto tutto. Questo perché la traduttrice l’ha cambiata e resa più giusta per il regime inglese
dell’epoca, altrimenti non avrebbe avuto successo (= belles infideles)

Per non far perdere i tratti della cultura originale pur adattando un po’ il testo in base alla lingua/cultura di
arrivo, bisogna tradurre in maniera non violenta.

Bassnett riprende i TS di Holmes e afferma che non esiste una traduzione PURA, quindi meglio annunciare
che tipo di manipolazione si vuole fare. Questo perché bisogna considerare censura interna e le cose che non
possono e non vanno riportate in una certa cultura. La cultura di arrivo determina sempre il testo partenza.

(ricorda: naturalisti 900 sono Bassnett, Levefere, Toury e Even-Zohar)


Tagore: vince Nobel letteratura con una traduzione fatta la lui stesso, manipolando totalmente il proprio
testo di partenza, perché aveva capito come fare successo in Inghilterra.

SCIENZA TEORIA- PRATICA ARTE

1600 è secolo della rivoluzione scientifica. Si creano due filoni: più scientifico (=dibattito: traduzione è
scienza? O categoria interdisciplinare?) e uno degli artisti.

Filone artisti

Leopardi: “Manuale del traduttore di Leopardi”. Non scrive lui un manuale ma dice cose a riguardo all’interno
dello Zibaldone.

Ezra Pound: traduce sonetti di Cavalcanti. Scrive un’introduzione in inglese su queste traduzioni, spiegando
cosa succede. Afferma che inizialmente non capiva nulla dell’endecasillabo italiano e che ha provato a
scordarsi della propria cultura per conoscere questa nuova, ma non si può scordare propria cultura. Bisogna
considerare tutte le influenze e saperle gestire.

Riesce poi a capire questi sonetti grazie alle traduzioni di Rossetti.

Nabokov: traduce in americano un romanzo in versi “problems of translation: onegin in english”.

Descrive la traduzione creativa: traduce mettendo una nota ad ogni parola in cui specifica il senso e il
significato di ogni metafora, ogni elemento così come percepito da un russo.

Filone scientifico

Göethe: ci sono tre modi con cui una cultura si rapporta ad una traduzione: prendere una cultura e inglobarla
parlando del rapporto con la cultura attraverso una piantina. Strapparla e portarla a casa la uccide; sradicarla
significherebbe portarla nel proprio giardino e quindi diventerebbe un’imitazione completamente astratta
da contesto; lasciarla lì e non portare via cultura da suo contesto.

Schleiermacher: presenta bipartizione= o il traduttore lascia il più possibile in pace il lettore e gli muove
contro lo scrittore oppure il traduttore lascia il più possibile in pace lo scrittore e gli muove contro il lettore.

Nel percorrerle entrambe però ci sono risultati incerti.

Benjamin afferma che in un testo c’è già sua traduzione. Ogni grande testo ha in sé la propria traduzione e
un bravo traduttore dovrebbe vederla.

Non si può tradurre qualsiasi testo, ma la traduzione appare quando il testo lo vuole.

Se un testo contiene in sé la potenzialità di essere tradotto, allora verranno fatte traduzioni, come se le due
culture si chiamassero e l’opera fungesse da ponte per l’incontro = l’incontro fra due lingue e grandi opere
porta alla PURA LINGUA

POLIGLOTTISMO e BILINGUISMO permettono di esporre realtà in modo diverso a seconda della lingua che si
decide di parlare= RELATIVISMO LINGUISTICO
Wilhelm von Humboldt fa riflessione su relativismo linguistico. Una parola è un segno ed è formata da
significante (= segno) e significante (=concetto) che sono legati a referente (= elemento reale).

Per spiegare il potere che una lingua esercita sugli individui che la parlano usa metafora del cerchio= ogni
lingua traccia intorno a popolo che la parla un cerchio da cui è possibile uscire solo se nello stesso istante si
entra nel cerchio di un’altra lingua.

La proprietà delle lingue è che possono esprimere tutto.

SCUOLA SEMIOTICA

Levy: traduzione= processo di comunicazione; attività traduttore = processo decisionale.

Prima di fare una scelta, situazione in cui si trova il traduttore. Poi istruzione 1 (= paradigma semantico) e
istruzione 2 (= paradigma espressivo). La soluzione di una situazione problematica = problem solving

Scuola semiotica porta traduzione da punto di vista pratico e non da punto di vista ideale, filosofico. In questo
modo si eliminano le impossibilità.

La traduzione non è solo un fatto estetico ed è molto simile a scacchi: se si muove qualcosa, o comunque
anche il minimo cambiamento influisce su senso del discorso. Ci sono quindi scelte necessarie e scelte non
necessarie da dover prendere.

Tutto questo produce angoscia nel traduttore. Ma attraverso la strategia minimax si può ottenere il massimo
risultato con il minimo sforzo.

Lotman basandosi su studi di Saussure, afferma che senza una parole (= oralità) non si possa avere una langue
(= sistema di segni che formano il codice di una lingua). Afferma che traduzione= letteratura: infatti sono
serie di segni separati che si relazionano con contenuti extralinguistici.

Vermeer, Nord e Reiss: Studiano traduzione in due sensi: come traduzioni reali; come fattori funzionali della
cultura di arrivo. Vermeer inizialmente usa il termine SKOPOSTHEORIE per indicare obiettivo e finalità di un
testo tradotto. Poi utilizzato per chiamare un movimento: assunto = testo tradotto e strategia usata sono
determinati da funzione che ha la traduzione di quel testo. (paragrafo FEDELTà ED EQUIVALENZA)

CULTURALISTI VS LETTERALISTI: quando a traduttore sembra di tradire autore, è un non detto che prevede
che le parole non si possono lavorare. Questo è un problema perché ne ostacola la scienza. Manca per questo
una CRITICA DELLA TRADUZIONE che raccolga espedienti sintattici utilizzati per aggiungere emozionalità, per
trasportare pensiero autore e raggiungere lettore.

Vs Letteralisti (Berman e Venuti)

Contrasto culturalisti vs letteralisti perde senso quando diventa chiaro che la traduzione non si muove in
un’unica direzione.

De Campos: traduce Faust di Göethe e lo chiama “Dio e il diavolo” perché diavolo è concetto presente nella
cultura brasiliana.

Parla di antropofagia= diventa nome movimento culturale che indica appropriazione di culture dalle potenze
colonizzatrici.
Godart: traduttrice canadese, teorie femministe, fondatrice degli studi femministi sulla traduzione. 1990
“Theorizing feminist discourse/tranlsation”: eliminare in traduzione i segnali di patriarcato

Bhabha: tra i primi a parlare di postcoloniale.

L’identità di una cultura non è qualcosa di omogeneo, non esiste purezza culturale. Identità culturale è
qualcosa di estremamente mobile, in continua ristrutturazione.

Identità= risultato di osmosi culturale (= risultato incroci ad es. quindi testo cambia identità) (Paragrafo
ETEROGENEITà DI LINGUE E CULTURE)

Gentzler: “Translating and rewriting in the age of post-translation studies”.

Importanza ai contesti socioculturali perchè dicono molto delle traduzioni e fa il paragone con Jakobson, dato
che lui non le riteneva importanti.

Dice che bisogna fare critica delle traduzioni, quindi preoccuparsi di come fare una traduzione ma anche di
cosa avviene dopo la traduzione, come si inserisce in un contesto culturale.

Decentralizzazione: si impara dalle periferie perché sono luoghi che essendo più lontani dal centro, sono più
aperti a cambiamento e alle contaminazioni (RIFERIMENTO A POLISISTEMA DI EVEN-ZOHAR)

Paragrafo PRAGMATICA e IDEOLOGIA: parla di cultural turn e power turn= la nuova spinta ai TS a partire da
anni 90 è quella del potere (agency)

Bellos: “Is that a fish in your ear? Translation and the meaning of everything”.

Imparare dalle periferie. Quindi di nuovo centralità e periferia (EVEN-ZOHAR)

Dryden: nella prefazione alle “epistole” di Ovidio individua tre tipi di traduzione. Metafrase (= critica
letterale, parola per parola, da una lingua all’altra); parafrasi (= tipo di traduzione che punta a riprodurre
significato del testo. È anche modello proposto da cicerone); imitazione (= in cui traduttore decide se e come
allontanarsi da testo originario, per darne una libera interpretazione).

Per lui, il miglior tipo di traduzione è la parafrasi. Questo perché Dryden vuole chiarire essenza del testo e
permettere al più ampio pubblico possibile di accedere a quel testo. Si tratta comunque di volontà condivisa
tra tutti gli uomini di quel tempo, per questo motivo i testi venivano tradotti nei secoli, modificandone la
lingua, secondo gli usi delle epoche in cui si ritraducono.

CHE COS’è LA TRADUZIONE

Il sospetto che non valga la pena occuparsi di traduzione è antico, infatti Cervantes scrive che tradurre le
lingue non presume ingegno né maestria.

Arrojo invece afferma che i traduttologi non sanno bene di cosa parlano quando parlano di traduzione, va
definito necessariamente l’oggetto dell’indagine.

A questo punto, si distinguono i realisti (=eccesso di fiducia) e idealisti (= sfiducia nella realtà del mondo e
quindi eccesso di abbandono alla speranza)

Toury= idealista. Parla di assumed translation. È difficile trovare oggetto dei TS


Mentre Kommissarov è un realista e afferma che oggetto di studio è entità oggettiva che una teoria cerca di
descrivere e spiegare.

Peirce: fondatore della semiosi traduttiva = è azione di riproduzione di un oggetto svolta dai segni. Quindi è
nome preso da processo traduttivo. -> traduzione è attività e non un oggetto.

Per Peirce tutto ciò che conosciamo, lo conosciamo attraverso i segni e basa sua concezione di segno su tre
elementi: oggetto, segno stesso, interpretante. Sono forme irriducibili.

Fondamento della semiosi e quindi fondamento della traduzione sono differenza, somiglianza, mediazione.

Eco parla di SOMIGLIANZA in “Dire quasi la stessa cosa” mentre Peirce afferma che l’interprete dice o dice di
dire la stessa cosa, quindi la SOMIGLIANZA è una qualità potenziale.

Per quanto riguarda la DIFFERENZA, invece, non si può parlare di traduzione se fra due azioni segniche non
esiste differenza.

Mossop afferma che il traduttore che opera la semiosi traduttiva fa una costante opera di MEDIAZIONE.

Agire in nome dell’originale presuppone implicazione di due testi diversi e il rapporto tra mediazione e
somiglianza trova riflesso nella struttura narratologica della semiosi traduttiva. Ci devono sempre essere 2
voci (traduttore e autore dell’originale) che però rimangono sempre distinte l’una dall’altra.

FONDAMENTO: identifica traduzione con semiosi che non riguarda solo le parole ma anche altri tipi di segni.
Non si può parlare di traduzione senza qualche criterio di somiglianza.

CHE COSA PRODUCE E RIPRODUCE IL TRADUTTORE?

La semiosi traduttiva si svolge tra due testi. È una riscrittura del testo originale. È la semiosi stessa che
definisce insieme di segni che costituirà la base del testo fonte quindi originale è figlio della traduzione.

L’EQUIVALENZA non è una caratteristica dei testi tradotti, ma è il risultato del lavoro dei traduttori.

Tradizionalmente si ha A=B, dove A è originale e B è traduzione. Poi si ha A quasi equivalente a B: il traduttore


deve trovare il miglior B possibile e dichiararlo equivalente ad A. L’equivalenza fatta verrà poi modificata solo
se si presenta un buon motivo.

Creazione di inferenze ed equivalenze è motore del lavoro del traduttore.

Frongia: modello dell’asse geometrico attorno al quale ruota un solido come analogia al rapporto fra
inferenza ed equivalenza stabile. Le equivalenze sono centrali rispetto alla semiosi traduttiva solo in
apparenza, in realtà sono state create tramite processi inferenziali e come tali possono essere modificate.

FEDELTà ED EQUIVALENZA

San Gerolamo (vedi appunti precedenti)

Lutero (vedi appunti precedenti)

Ablancourt: corregge i classici con le belles infideles

Huet: fedeltà estrema anche nel numero e ordine delle parole


Nida (vedi appunti precedenti)

Holmes, Even-Zohar, Toury: spostano attenzione a finalità del testo tradotto

Reiss, Vermeer, Holz-Manttari: Skopostheorie (vedi appunti precedenti)

ETEROGENEITà DI LINGUE E CULTURE

Venuti afferma che testo esprime uno stile e un’identità che è già di per sé eterogenea.

Se le identità non hanno nucleo originale e sono tutte eterogenee di nascita, le loro caratteristiche sono allora
questione di scelte

Weinrich parla di diasistema= struttura linguistica di realtà confinanti utile a interpretare i confini linguistici
che suddividono un continuum in varietà discrete.

Heilmann interpreta il diasistema come la zona in cui più sistemi si oppongono reciprocamente ed entrano
in frizione in alcuni periodi storici, per poi influenzarsi reciprocamente fino a quando uno non sovrasta l’altro.
Non si possono intendere i sistemi come un tutto omogeneo e omologato, ma come insieme di possibilità
piuttosto diverse. NON ESISTE PUREZZA LINGUISTICA.

Bhabha vedi appunti precedenti

Umanesimo porta a cambiamento di prospettiva verso traduzione.

Bruni appunti precedenti (traduzione coloniale). Si deve puntare a imitatio, si tenta l’identificazione
dell’opera con lo stile dell’originale.

Dolet vedi appunti precedenti (traduzione biblica)

Romanticismo

Madame de Stael nel saggio “Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni” afferma che cultura italiana è in crisi
e può salvarsi solo grazie a traduzioni.

IDEOLOGIA

Che ha a che fare con traduzione? Nulla se si pensa che tradurre= riportare fedelmente il messaggio originale;
Moltissimo se si considera che per tradurre si devono prendere decisioni e risolvere problemi.

Fawcett afferma che individui e istituzioni hanno applicato le proprie credenze al fine di produrre certi effetti
in traduzione.

Schäffner afferma che la scelta di un testo fonte e l’utilizzo che si fa in seguito del testo di destinazione sono
determinati dagli interessi, dagli scopi e dagli obiettivi di un agente sociale.

Nord: afferma che le decisioni traduttive sono condotte da motivazioni ideologiche.

Norme traduttive = costrutti culturali e sociali, non leggi di natura, quindi è scontato che cambino.
Venuti: qualsiasi discorso sulla traduzione va contestualizzato al suo periodo storico in quanto strettamente
dipendente dai suoi presupposti, gli eventi traduttivi e le norme vigenti. (appunti precedenti: paragrafo
CULTURALISTA e ETEROGENEITà DI LINGUE E CULTURE)

Gentzler: vedi appunti precedenti

Lefevere: riscrittura e concetto di patronage (vedi appunti precedenti: paragrafo CULTURALISTA)

Niranjana: afferma che traduzione è uno dei campi più importanti per studiare come in ambito postcoloniale
i rapporti fra le culture finiscano per costituirsi secondo serie di asimmetrie. Ogni cultura è portatrice di
insieme di valori impliciti che ne costituiscono sua IDEOLOGIA e questi valori passano inevitabilmente nel
momento in cui testo viene tradotto.

Meschonnic: (vedi anche appunti paragrafo FILOSOFIA E SEMIOTICA). Parla di identità/alterità. Il segno si
sviluppa nell’ambiente in cui sorge. Lingue e culture sono eterogenee: problema per il traduttore dato che
cerca un riferimento fisso. Parla di ibridazione: processo di traduzione e riscrittura che le culture fanno su
propria identità. No contatto tra culture pure. Ogni cultura come lingua è ibrida.

Tymoczko: prende in considerazione la posizione del traduttore per quanto riguarda l’IDEOLOGIA

Ricorda che traduttore lavora all’interno del sistema del linguaggio ma andando oltre limiti di uno specifico
sistema entra in uno spazio speciale (= in cui esiste intreccio dei vari atti linguistici del testo di partenza con
gli atti linguistici che la traduzione stessa indirizza al contesto di ricezione)

Simon: propone sorta di alleanza tra femminismo e TS

Batchin: afferma che ideologia e segni sono interconnessi. L’IDEOLOGIA è espressione, quindi
interpretazione, organizzazione ecc. I segni sono materiale ideologico.

La traduzione mostra limiti del linguaggio. Si potrebbe pensare quindi a una critica delle ideologie (= mettere
in discussione presupposti della cultura condivisa).