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CHIMICA

FOGLIO 1

MATERIA
SOSTANZA MISCELA
sistema chimicamente omogeneo che presenta combinazione di più sostanze
composizione costante
COMPOSTO ELEMENTO MISCELE MISCELE
formati da atomi formati da atomi OMOGENEE ETEROGENEE
diversi in rapporto appartenenti alla stessa presenza di un’unica Presenza di più fasi,
costante fra di loro specie fase, stesse proprietà composizione non
per tutti i punti uniforme

NUMERO DI MASSA→ numero complessivo di nucleoni


NUMERO ATOMICO→ numero di protoni

UNITA’ DI MASSA ATOMICA:


1 U.M.A. equivale ad 1/12 della massa dell’isotopo 12 del carbonio

MASSA ATOMICA RELATIVA:


numero di volte che l’unità di massa atomica è contenuta nella massa del singolo atomo, il peso
atomico è relativo, si tratta di una media pesata in base alla presenza in natura

MASSA MOLECOLARE:
massa delle molecole, ovvero la somma delle masse degli atomi che costituiscono la molecola

MOLE
Quantità di sostanza o di entità pari al numero di atomi contenuti in 12 grammi dell’isotopo 12 del
carbonio
questo numero è chiamato numero di avogadro

MASSA MOLARE:
Peso in grammi di una mole di una determinata sostanza, risulta numericamente uguale alla massa
atomica

----RADIO ATTIVITA’----

Tutti gli elementi con numero atomico superiore ad 80 hanno isotopi che si decompongono per
decadimento radioattivo.
Si tratta cioè di tutti quegli elementi che cadono fuori dalla fascia di stabilità
Per essere stabili gli isotopi devono più neutroni rispetto ai protoni.
Processi di decadimento:

-DECADIMENTO ALFA:
Caratteristico de nuclei con numero atomico elevato, è dovuto alla grande stabilità dell’atomo di
elio.
in seguito al decadimento l’atomo perde due protoni (4 nucleoni) e si forma un atomo di elio.
Le particelle alfa hanno elevata energia cinetica, ma dal momento che il loro peso è molto elevato
hanno scarso potere di penetrazione.
Realizzato da Cervellati Andrea Ing. Energetica
-DECADIMENTO BETA- :
Il decadimento beta meno si verifica quanto un neutrone si trasforma in un protone, emettendo così
un elettrone per bilanciare la carica, l’atomo emette inoltre un antineutrino.

-DECADIMENTO BETA+ :
Il decadimento beta meno si verifica quando un protone di trasforma in un neutrone, emettendo così
un positrone per bilanciare la carica.

-DECADIMENTO GAMMA:
Il nucleo non si trasforma ma passa semplicemente ad uno stato ad energia inferiore emettendo così
un elettrone ad altissima frequenza.

---IL DIFETTO DI MASSA---

La massa del nuclide è minore della massa dei singoli protoni e neutroni che lo costituiscono.
Si ha conversione della massa in energia, come dalla legge di Einstein.
Il difetto di massa è legato all’energia di legame fra i nucleoni, l’energia di legame corrisponde
all’energia necessaria per separare i nucleoni del nuclide.
Mettendo in grafico l’energia media per nucleoni ottengo che la massima energia la si ha in
corrispondenza dell’atomo di ferro, ma quali sono i motivi di tale fenomeno???
-L’ENERGIA NUCLEARE E’ MOLTO INTENSA MA A CORTO RAGGIO
questo spiega perché nuclei formati da pochi elementi siano più instabili, hanno poca massa, quindi
ancor più meno massa farà parte del difetto di massa
-L’ENERGIA ELETTROSTATICA E’ MOLTO MENO INTENSA MA A LUNGO RAGGIO
Questo fa si che più nuclidi ci sono in un atomo, più la repulsione elettrostatica è forte tra i protoni,
questo spiega perché andando verso numeri atomici elevati l’atomo è più instabile

---COMPOSTI---

→ FORMULA MOLECOLARE esprime il corretto numero di atomi presenti nella molecola

→ FORMULA MINIMA indica il rapporto nel quale si trovano all’interno della molecola

→ FORMULA DI STRUTTURA Indica come gli atomi siano legati fra loro e come nello spazio

DETERMINAZIONE DELLA COMPOSIZIONE MOLARE E PONDERALE


-molare → xi=ni/ntot -ponderale → wi=mi/mtot
---RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE---

La luce è costituita da fotoni, ciascun fotone ha energia pari alla sua frequenza E=h*v

COMPORTAMENTO CORPUSCOLARE DELLA LUCE:


Alcuni materiali colpiti da frequenza elettromagnetica emettono elettroni:
-Quando la frequenza della luce incidente si trova al di sotto di un certo valore di soglia, l’elettrone
non viene emesso.
-Gli elettroni emessi hanno energia cinetica proporzionale alla frequenza della radiazione incidente
-il numero di elettroni emessi risulta proporzionale all’intensità

INTERPRETAZIONE DI EINSTEIN:
energia cinetica degli elettroni espulsi=energia del fotone-energia di legame dell’elettrone

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MODELLI ATOMICI

Con la scoperta della radioattività naturale si intuì che gli atomi non erano particelle indivisibili

-THOMPSON ,1904,MODELLO A PANETTONE:


con la formazione di un tubo a raggi catodici riuscì ad intuire la presenza di elettroni.
Immaginò che l’atomo fosse costituito da una sfera fluida di materiale caricato positivamente nel
quale erano immersi gli elettroni.
Misurò il rapporto carica massa attraverso la deflessione nel tubo.

-RUTHERFORD, MODELLO PLANETARIO, 1912:


bombardando una sottile lamina d’oro intuì che tutta la massa dell’atomo era concentrata in un
unico punto, l’atomo era largamente composto da spazi vuoti, il modello planetario non spiegava
come mai gli elettroni non collassaavano attorno al nucleo, per questo servirà la fisica quantistica
-BOHR,

-PRIMO POSTULATO DI BOHR (Quantizzazione del momento della quantità di moto):


Il momento dell’elettrone che ruota attorno al nucleo deve essere un multiplo intero di h/2pigreco
conseguenze al primo postulato…
-Quantizzazione del raggio dell’orbita
-Quantizzazione dell’energia dell’orbita
Questo postulato dimostrava come mai gli elettroni non collassassero sul nucleo.

-SECONDO POSTULATO DI BOHR (assorbimento ed emissioni di energia)


L’atomo assorbe o emette energia sotto forma di radiazione elettromagnetiche e lo fa solo per
determinati quando si verifica il passaggio dell’elettrone per determinati intervalli di energia,
l’emissione avviene attraverso un unico fotone.

-ESTENSIONE DI SOMMERFIELD:
Estese il modello proposto da Bohr introducendo altri tre numeri quantici, ma questo fece scalpore
in quanto l’estensione di Sommerfield si basava sulle leggi della fisica classica, introduceva il
concetto di traiettorie e postulati senza giustificazioni

-PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE DI HEISEMBERG:


Esiste un limita al quale possiamo misurare con precisione la velocità e la posizione di un oggetto in
movimento

-DE BROGLIE TEORIA ONDULATORIA:


DUALISMO ONDA PARTICELLA:
Mettendo insieme l’equazione di Einstein e la legge delle onde elettromagnetiche m*c^2=h*v
ed essendo la frequenza uguale a c/y dalla prima formula si otterrà:
m*c=h/y
la prima parte dell’equazione rappresenta una massa e l’altra un’onda.
Questo fece si che un elettrone accelerato anche solo ad un centesimo della velocità della luce
potesse essere considerato come un’onda, questo è anche confermato dalla diffrazione dell’onda
elettromagnetica.
Fu abbandonato il concetto di orbita e preso in considerazione quello di orbitale.
TEORIA ONDULATORIA:
In modo che un’onda possa rimanere invariata attorno ad un elettrone deve essere formata da un
numero intero n di lunghezze d’onda.
Poichè solo determinati stati energetici posso formarsi, anche le onde sono limitate a quegli stati
energetici dalla teoria ondulatoria.
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LA MECCANICA ONDULATORIA E L’EQUAZIONE DI SCHRODINGER
Equazione di Schrodinger per gli stati stazionari
1)deve essere continua ed univoca così come le sue derivate
2)soddisfare la condizione di normalizzazione
3)essere nulla all’infinito
4)soddisfare la condizione di ortogonalità

integrando l’equazione si ottengono valori accettabili solo per determinati valori di energia
n = definisce in particolare l’energia dell’orbitale, discretizzazione dell’energia
l = definisce la forma dell’orbita, discretizzazione della quantità di moto
ml= definisce l’orientazione nello spazio dell’orbitale

LIVELLI ENERGETICI VALIDI SOLO PER L’ATOMO DI IDROGENO


Orbitali caratterizzati dallo stesso livello energetico n sono detti degeneri

RAPPRESENTAZIONE DEGLI ORBITALI ATOMICI

L’orbita in meccanica classica è una funzione matematica che ne identifica il tipo e l’orientazione
nello spazio

l’orbitale in meccanica quantistica invece ne definisce non ha alcun significato fisico, il modulo
della funzione al quadrato invece ne identifica la densità di probabilità di trovare elettroni in un
determinato spazio

Per atomi poli elettronici l’energia è definita anche da altri numeri quantici

PRINCIPIO DI ESCLUSIONE DI PAULI:


Vieta che ci possa essere in un atomo due elettroni aventi gli stessi numeri quantici
Posso disporre due elettroni sullo stesso orbitale con spin differenti

PRINCIPIO DI MASSIMA MOLTEPLICITA’ DI HUND


Gli elettroni vanno a occupare il maggior numero di orbitali a minor energia

Le configurazioni elettroniche ci permettono di ricavare la valenza dell’elemento


-Valenza ionica: numero di elettroni che l’atomo può perdere o acquistare per raggiungere la
configurazione elettronica del gas nobile che lo segue o lo precede
-Covalenza: numero di elettroni spaiati che l’atomo può utilizzare per formare altrettanti legami
covalenti

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---PROPRIETA’ PERIODICHE---

Ricordando:
CARICA NUCLEARE EFFICACE:
Rappresenta il numero di cariche positive a cui è soggetto l’ultimo elettronegativi

1) RAGGIO ATOMICO:
Semi distanza tra due nuclei in una molecola biatomica o nel reticolo cristallino
Spostandosi verso destra nel periodo aumenta la carica nucleare efficace e di conseguenza
diminuisce il raggio atomico

2) ENERGIA DI PRIMA IONIZZAZIONE:


Rappresenta l’energia necessaria per portare a distanza infinita l’elettrone più esterno
Dal momento che la carica nucleare efficace aumenta all’aumentare de numero atomico e del
gruppo, anche l’energia di prima ionizzazione aumenta all’aumentare del periodo

3) AFFINITA’ ELETTRONICA:
Rappresenta l’energia coinvolta nella formazione di uno ione negativo a partire da un atomo isolato
cresce al crescere del periodo in quanto gli atomi più vicini ai gas nobili sono voraci di elettroni

4) ELETTRONEGATIVITA’:
Tendenza di un atomo ad attrarre a se gli elettroni di legame
è favorita da valori alti di carica nucleare efficace e da dimensioni piccole dell’atomo

---IL LEGAME CHIMICO---

Un legame chimico si forma quando si ha una diminuzione di energia in corrispondenza di una certa
distanza internucleare, ad energia più bassa si ha maggiore stabilità.
ENERGIA DI LEGAME: Si definisce energia di legame tra due atomi dello stesso elemento o tra
due elementi differenti allo stato gassoso l’energia necessaria per portare a distanza infinita due
atomi, ovvero si tratta di energia di dissociazione di legame (curva di morse).

LEGAME IONICO

Il legame ionico si forma dall’attrazione elettrostatica tra due ioni con carica opposta

PROPRIETA’ DEL LEGAME IONICO:


-non conduttori, conduttori invece allo stato fuso
-alte temperature di fusione
-duri ma fragili e solubili in acqua

IL LEGAME IONICO SECONDO LA TEORIA DI LEWIS:


Il legame è dovuto essenzialmente al tipo di configurazione elettronica degli atomi coinvolti, gli
atomi che si combinano fra loro tendono ad avere la configurazione del gas nobile che segue o
precede.
Questa spiegazione è stata attribuita sia al legame ionico che al legame covalente.

Come regola generale si dirà che la massima carica positiva che un atomo può assumere in un
composto ionico è pari agli elettroni de suo legame di valenza, mentre la massima carica negativa è
data dalla configurazione del gas nobile che segue.

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LEGAME IONICO, BILANCIO DI ENERGIA, CICLO DI BORN HABER
L’energia reticolare è l’energia coinvolta nella formazione del reticolo cristallino a partire da atomi
isolati allo stato gassoso
-Da cosa si origine questa energia?
-Energia coulombiana (o energia di madelung):
il valore di questa costante dipende esclusivamente dalla geometria del reticolo cristallino, è
indipendente dagli ioni che lo costituiscono
-Energia di repulsione elettrostatica
considera la repulsione delle nuvole elettroniche e la repulsione tra gli ioni adiacenti.

IL LEGAME COVALENTE

La descrizione applicata al legame ionico non può essere applicati ad altri tipi di legami che vedono
partecipi molecole formate da stessi elementi, la cui carica è quindi la stessa.
Non vi è alcuna giustificazione nel chiamare in causa strutture ioniche determinate da un
trasferimento permanente di elettroni da un atomo all’altro.

IL LEGAME COVALENTE A COPPIE DI ELETTRONI SECONDO LA TEORIA DI LEWIS:


I legami covalenti sono formati dalla condivisione tra due atomi di una o più coppie di elettroni in
modo che ciascun atomo raggiunga la configurazione elettronica di un gas nobile.

LEGAME COVALENTE DATIVO:


il legame covalente si origino mediamente quando entrambi gli atomi mettono a disposizione un
loro elettrone. Nel legame dativo invece succede che è un solo atomo a mettere a disposizione
entrambi gli elettroni che formeranno il legame (es. ione ammonio NH4)

TEORIA DEL LEGAME DI VALENZA (V.B.)


nota anche come V.B. ,applica la meccanica ondulatoria al concetto di elettroni condivisi.

Un legame covalente tra due atomi si origina dalla sovrapposizione di due orbitali atomici di
valenza ognuno contenente il suo elettrone spaiato.
E’ proprio la sovrapposizione dei due orbitali atomici 1s, inizialmente non saturi perché contenenti
un solo elettrone a dare origine al legame.
Quando si origina il legame gli orbitali si accoppiano e l’elettrone non appartiene più ad uno o
all’altro atomo ma contemporaneamente ad entrambi.

TIPI DI SOVRAPPOSIZIONE DI ORBITALI


LEGAMI SIGMA: sono legami che si formano quando l’asse dell’orbitale coincide con l’asse intra
nucleare tra i due atomi
LEGAMI PI-GRECO: quando l’asse di legame non coincide con l’asse intra nucleare.

La sovrapposizione degli orbitali è tanto più forte quanto più sovrapposti sono gli orbitali.

GEOMETRIE MOLECOLARI
CRITERIO DI MASSIMA SOVRAPPOSIZIONE DEGLI ORBITALI: nella formazione dei legami
gli orbitali tendono a sovrapporsi il più estesamente possibile

TEORIA V.S.E.P.R. (Valence shell electron pair repulsion)


Le coppie di elettroni tendono a respingersi reciprocamente in modo che la forza di repulsione sia
minima.
Le coppie solitarie tendono ad avere una forza di repulsione maggiore.
La repulsione tra due coppie solitarie ed una di legame è maggiore rispetto all’altra.
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ORBITALI IBRIDI

Spesso la descrizione dei legami in una molecola poliatomica in termini della teoria vb risulta
insufficiente a spiegare la reale disposizione geometrica.
L’ibridazione spiega come mai il metano abbia una geometria tetraedrica regolare, i 4 legami che si
formano hanno tutti la stessa repulsione elettrostatica invece di avere 3 repulsioni uguale dovute al
legame 2p-1s e una 2s-1s.
Si tratta di un mescolamento di orbitali.
Tipi di ibridazione:
-IBRIDAZIONE SP3
-struttura tetraedrica

-IBRIDAZIONE SP2
-struttura triangolare piana

-IBRIDAZIONE SP
-struttura lineare

TEORIA DEGLI ORBITALI MOLECOLARI (M.O.)

questa teoria si basa sulle molecole!!! un elettrone in una molecola è descritto da una funzione d’onda chiamata
orbitale molecolare soluzione dell’equazione di schrodinger
Gli orbitali vengono determinati con un metodo approssimato chiamato lCAO
i coefficienti vengono determinati risolvendo la condizione di normalizzazione
CONDIZIONE PER LA FORMAZIONE DEGLI ORBITALI MOLECOLARI:
1) I due orbitali atomici W1 e W2 devenoavere energia non troppo diversa tra loro
2)devono potersi sovrapporre estesamente ed avere stessa simmetria rispeto all’asse di legame

l’addizione provoca aumento di densità elettronica nella zona di sovraposizione mentre per la sottrazione ne
provoca una diminuzione

si forma così un orbitale di antilegame a più alta energia e uno di legame a più bassa energia.

IL LEGAME METALLICO

-Legame che si caratterizza quando si lega un metallo


-la struttira di un ametallo è estremamente compatta

-cunica a corpo centrato 68% -cubica faccie centrate 74% -esagoale compatta74%

MODELLO AD ELETTRONI LIBERI DI DRUDE E LORENTZ


descrive gli atomi di metallo in posizioni fisse con la nube di elettroni che gli ruotano attorno
METALLI NON METALLI
bassa energia di ionizzazione alta energia di ionizzazione
bassa elettronegatività alta elettronegatività
formano cationi formano anioni
conduttori di calore o elettricità non conduttori
grande mobilità degli elettroni

LEGHE METALLICHE
costituite da combinazioni di più elementi di cui almeno uno è un metallo
LEGHE OMOGENEE→atomi distribui casualmente
sostituzionali→l’atomo aggiunto non fa cambiare la posizione del re colo

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intersiziali→l’atomo va ad occupare spazi vuo lascia dall’elemento
LEGHE ETEROGENEE→miscele di fasi cristalline con diversa composizione
TEORIA DELLE BANDE
(orbitali di Block)

SI tratta di combinazioni lineari degli orbitali che formano il reticolo cristallino, un cristallo di diamante può
essere considerato come una molecola gigante, si realizza una estesa sovrapposizione degli orbitali di valenza dei
singoli atomi.
Il concetto di base di questa teoria sta nel fatto che gli orbitali molecolari di un cristallo differiscono da quelli
propri di una molecola costituita da pochi atomi di una caratteristica importante come i livelli energetici. Non si
hanno più orbitali ma bande di possibile energia.
La teoria delle bande può essere applicata anche ai non metalli
LIVELLO DI FERMI: ultimo livello di enrgia occupato dagli elettroni.
Un materiale è conduttore se il suo livello di fermi si trova all’interno della banda, ovvero se l’elettrone è libero di
muoversi.
FORMAZIONE DELLE BANDE DEL SECONDO GRUPPO(metalli):
il livello di fermi si trova all’interno della banda
le bande si formano per sovrapposizione degli orbitali atomici

CAUSE DI RESISTIVITA’ ELETTRICA:


-VIBRAZIONE DEGLI ATOMI NEL RETICOLO
-IMPUREZZE E DIFETTI

SEMICONDUTTORI E DROGRAGGIO
il drogaggio per essere funzionale deve andare a sostituire esattamente quell’atomo.
-DROGAGGIO DI TIPO P positivo
elementi del terzo gruppo
-DROGAGGIO DI TIPO N negativo
elementi del quinto gruppo

la conducibilità di un semiconduttore aumenta all’aumentare della temperatura.


quando gli elettroni vengono promossi nella banda di conduzione ottengo delle lacune nella banda di valenza
(posso considerarle cariche positive)

LEGAMI DEBOLI

Sono in generale interazioni elettrostatiche intermolecolari che avvengono fra le molecole

LEGAME IDROGENO LEGAMI DIPOLARI


-il più forte dei legami deboli Sono dovuti ad interazioni tra molecole o tra ioni e
-si forma quando un atomo di idrogeno di lega molecole dovuti essenzialmente dall’elettrostatica
contemporaneamente, ovvero fa da ponte tra due INTERAZIONI IONI DIPOLO INTERAZIONI DI VAN DER
atomi A e B,i quali sono due atomi molto dovuti all’attrazione WAALS
elettronegativi. elettrostatica che si forma rilevanti solo a brevissima
l’idrogeno legandosi con un generico atomo A, date le tra uno ione ed una distanza
sue piccole dimensione crea un dipolo magnetico che molecola polare INTERAZIONE TRA
farà si che un altro atomo possa legarsi con lui
DIPOLI PERMANENTI
INTERAZIONI DIPOLO
PERMANENTE-DIPOLO
INDOTTO
FORZE DI LONDON
dovuti sostanzialmente
dal fatto che gli elettroni
ruotanocostantemente

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LA RISONANZA, LE FORMULE LIMITE

È per risolvere questa incongruenza che si ricorre al concetto di risonanza. Esso comporta che la struttura di
una molecola venga descritta da più formule, ognuna delle quali è detta forma limite, fra le quali si dice che
“risuona” la reale struttura molecolare; ogni forma limite si ottiene dall’altra ridistribuendo tra gli atomi legati
le coppie di elettroni di valenza.
Si tatta di descrivere le molecole soltando spstando elettroni.
CARBONIO:

1)IDROCARBURI SATURI: Solo legami semplici ALCANI (ANI)


metano, etano,propano,butano
2)IDROCARBURI INSATURI:hanno un doppio legame ALCHENI (ENI)
etano, etilene, propene
3)IDROCARBURI INSATURI: triplo legame ALCHINI (INO)

STRUTTURE DI KEKULE (IDROCARBURI AROMATICI)

FORME ALLOTROPICHE DEL CARBONIO

-STRUTTURA DEL DIAMANTE: ibridazione sp3


4 legami sigma, struttura tetraedrica
-STRUTTURA DELLA GRAFITE: ibridazione sp2
struttura planare formata da tanti piani, tra un piano e l’altro abbiamo legami deboli perché abiamo già esaurito i
legami sigma forti

REAZIONI SENZA SCAMBIO DI ELETRONI


quelle reazioni in cui non vi è una modificazione deglio ioni ma solo della nomenclatura

REDOX

REAZIONI CON SCAMBIO DI ELETRONI:(reazioni di ossidoriduzione)


per una reazione con scambio di elettroni si avrà una semireazione di ossidazione e riduzione.
OSSIDANTE: specie chimica in grado di ossidare una specie chimica, ovvero di strappare elettroni
RIDUCENTE: specie chimica in grado di ridurre un’altra specie, ovvero di donare suoi elettroni

in una reazione redox il numero di elettroni strappati dalla specie ossidante è uguale al numero di elttroni donati
dalla specie riducente.
DEFINIZIONE NUMERO DI OSSIDAZIONE
rappresenta la carica formale che l’atomo di un elemento cede o acquista durante la formazione di un composto.
-Composti covalenti -→compos dove il trasferimento ele ronico non è completo
-composti ionici-→compos dove il trasferimento ele ronico è completo
DEFINIZIONE GENERALE DI UNA REAZIONE REDOX
è una reazione nella quale una specie chimica aumenta il suo numero di ossidazione ossidandosi mentre un’altra
diminuisce il suo numero di ossidazione riducendosi

REGOLE PER LA DETERMINAZIONE DEL NUMERO DI OSSIDAZIONE


1)il n.o di un atomo allo stato elementare è 0
2)il n.o. di un qualsiasi ione monoatomico è uguale alla carica dello ione
3)il n.o. dell’idrogeno è sempre uguale a1
4)n.o. ossigeno uguale a -2
5)gli elementi del primo e secondo terzo periodo hanno numero positivo pari al gruppo
6)la somma algebrica dei n.o. di un composto neutro deve essere uguale a 0

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NOMENCLATURA DEI COMPOSTI

-------------------------------------------ELEMENTI IONICI--------------------------------------------------

-IONI POSITIVI (CATIONI)


Gli ioni monoatomici positivi prendono il nome dal rispettivo metallo da cui provengono.
Specificando nel caso aggiungendo il suffisso
oso→ numero di ossidazione più basso
ico→ numero di ossidazione più alto
-ione sodio -ione rameico -ione ferroso

-IONI NEGATICI(ANIONI)
Gli ioni negativi prendono il nome dall’elemento (generalmente elementi a destra nella tavola periodica) da cui
derivano aggiungendo la desinenza uro
-ione idruro -ione solfuro -ione bromuro

-------------------------------------------COMPOSTI BINARI------------------------------------------------
COMPOSTI BINARI:
I nomi dei composti binari (formate cioè da due sole specie atomiche si formano dando la desinenza -uro
all’elemento più elettronegativo (più a destra nella tavola periodica), fatta eccezione per l’ossigeno i cui composti
sono chiamati ossidi
-NaCl cloruro di sodio CaO ossido di calcio -SiC carburo di silicio -H2S Solfuro di idrogeno

---NON METALLI---
ANIDRIDI (OSSIGENO+NON METALLO)CO2
Per gli ossidi dei non metalli è ancora molto diffusa la terminologia anidride seguita dall’aggettivo dell’altro
elemento che lo compone seguito dagli aggettivi:
-osa numero di ossidazione maggiore
-ica numerodi ossidazione minore
Bisogna distinguere quando l’ossigeno lega con dei non metalli (in questo caso si usa anidride mentre se lega con
altri elementi di usa ossido)
-CO2 anidride carbonica -SO3anidride solforica -

---NON METALLI---
IDRACIDI (IDROGENO+NON METALLO)Hcl
composti formati dall’idrogeno con elementi non metallici (essendo un legame covalente polarizzato si
comportano in acqua come acidi)
Sono indicati aggiungendo la desinenza -idrico alla radice del nome dell’elemento non metallico
-Hcl acido cloridrico -HF acido fluoridrico -HCN acido cianidrico -Hbr acido bromidrico

----------------------------------------------COMPOSTI TERNARI-------------------------------------------
-ossoacidi
-idrossidi
-sali
---NON METALLI---
OSSOACIDI (GRUPPO OH+NON METALLO)HNO3
Formati da un atomo di un elemento non metallico legato con uno o più gruppi OH e ad eventuali atomi di
ossigeno, si indicano con la scritta -acido seguita dall’aggettivo
-ico all’acido il cui non metallo ha numero di ossidazione più alto
-oso all’acido il cui non metallo ha numero di ossidazione più basso
-HNO3 acido nitrico H2SO4 acido solforico
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---METALLI---
IDROSSIDI (GRUPPO OH+METALLO)NaOH
Sono composti formati da un catione metallico e da uno o più gruppi OH- che ne neutralizzano la carica
Vengono designati con il nome di idrossido (aggettivati con ico e oso)
-NaOH idrossido di sodio -FeOH idrossido ferrico -MgOH idrossido di magnesio

OSSOANIONI E RELATIVI SALI


(si toglie l’idrogeno nell’ossoacido, si tratta di non metalli legati con ossigeno)
-nuova nomenclatura
si sostituisce la desinenza ico dell’ossoacido con la desinenza ato o ito
HNO3 acido nitrico → NO3- ione nitrato
HNO2 acido nitroso → NO2- ione nitrito

-nomenclatura tradizionale
HClO4 acido perclorico → ClO4- ione perclorato
HClO3 acido clorico → ClO3- ione clorato

NOMENCLATURE IMPORTANTI D ARICORDARE:


-OSSOANIONI E RISPETTIVI ACIDI:
CO3 Ione Carbonato H2CO3 Acido Carbonico
NO2 Ione Nitrito HNO2 Acido Nitroso
NO3 Ione Nitrato HNO3 Acido Nitrico
PO4 Ione (orto)fosfato H3PO4 Acido (orto)fosforico
SO3 Ione Solfito H2SO3 Acido Solforoso
SO4 Ione Solfato H2SO4 Acido Solforico
Cr2O7 Ione Bicromato H2Cr2O7 Acido Bicromico
MnO4 Ione Permanganato HMnO4 Acido Permanganico

SALI DEGLI OSSIACIDI


La nomenclatura deriva dal ossoanione seguito da nome del catione metallico
CaSO4 solfato di calcio

TABELLA RIASSUNTIVA NOMENCLATURA COMPOSTI


- COMPOSTI SINGOLI -
-Ioni positivi (cationi) -
-ico Grado oss. Più alto Cu2+ Ione rameico
-oso Grado odd. Più basso Ione rameoso
-Ioni negativi (anioni) -
-uro - H- Ione idruro
COMPOSTI BINARI -
Composti binari standard -
-uro Elem. + elettronegativo NaCl Cloruro di Sodio
ANIDRIDI (OSSIGENO+NON METALLO) Non metalli
Anidride... -ica Ossidazione maggiore Co2 Anidride carbonica
Anidride... -osa Ossidazione minore CO Anidride carbonosa
IDRACIDI (IDROGENO+NON METALLO) Non metalli
Acido… -idrico - HCl Acido cloridrico
COMPOSTI TERNARI -
OSSOACIDI (GRUPPO OH+NON METALLO) -
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Acido… -ico N.metallo con n.o.+alto HNO3 Acido nitrico
Acido… -oso N.metallo con no+basso HNO2 Acido nitroso
IDROSSIDI (GRUPPO OH+METALLO) -
Idrossido… -ico Ossidazione + alto NaOH Idrossido di Sodio
Idrossido… -oso Ossidazione + basso Fe(OH)2 Idrossido ferrico
SALI DEGLI OSSOACIDI (ossoanione+ cat. metallico)
(elem.dx)..-ato di ___ - NaNO3 Nitrato di sodio
STATI DI AGGREGAZIONE DELLA MATERIA

STATO SOLIDO, STRUTTURE CRISTALLINE COMPATTE


-Principio di minima energia, gli atomi tendono a disporsi occumando il minor spazio possibile
-il numero di coordinazione rappresenta con quanti atomi si trova a contatto un certo atomo

LO STATO GASSOSO

--Relazione che lega la pressione al volume: PV


Legge di Boyle-quando il volume dimezza la pressione raddoppia

--Relazione che lega volume e temperatura: VT


Legge di Charles-il volume è nullo al tendere della temperatura allo zero assoluto

--Relazione che lega temperatura e pressione TP


Legge di Avogadro-raddoppiando il numero di particelle raddoppio anche il volume

Gas Ideale→ Comportamento a cui tendono tutti igas al tendere della temperatura a zero
PV=nRT

LEGGE DI DALTON SULLE PRESSIONI PARZIALI:


pressione che eserciterebbero se si trovassero da soli a paritò di volume.
La pressione totale è la somma delle pressioni parziali.

GAS REALI
IL reale comportamento de gas differisce da quello ideale, andando verso pressioni maggiori bisogna tenere
conto di termini corretivi
EQUAZIONE DI VAN DER WAAALS:
(P+a/v)(v-b)=RT

Il processo di liquefazione dei gas avviene solo ad una temperatura inferiore ad un valore
critico che viene chiamato temperatura critica (Tc). A temperature maggiori della Tc non è
quindi possibile la liquefazione del gas qualunque sia la pressione che viene esercitata
(prevale comunque l’agitazione termica rispetto alla attrazione tra le particelle) .
Maggiore è la forza di attrazione, maggiore sarà la temperatura e la pressione critica.

LO STATO LIQUIDO

Pressione Vapore →E’ la pressione esercitata dal vapore quando si trova in equilibrio dinamico con la fase
condensata

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la pressione vapore è fortemente dipendente dalla temperatura, all’aumentare della temperatura aumenta
esponenzialmente anche la pressione vapore.

MOLARITA’(o concentrazione molare)→numero di moli contenute in un litro di sostanza


MOLALITA’→numero di moli contenute in un kg di solvente

FOGLIO 3

CENNI DI TERMODINAMICA

La termodinamica studio su scala macroscopica come l’energia possa essere trasferita, trasformata
ed utilizzata
TIPI DI SISTEMI:
-APERTO -si scambio energia -si scambio materia
-CHIUSO -si scambio energia -no scambio materia
-ISOLATO -no scambio energia -no scambio materia

un sistema può essere:


-IN EQUILIBRIO: tutte le variabili non cambiano nel tempo
-IN TRASFORMAZIONE, la quale può essere a sua volta:
→reversibile, se il sistema può evolvere in entrambi i sensi
→irreversibile, se anche una minima trasformazione non è reversibile

1° PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA


Se un sistema chiuso subisce una variazione di energia, questa variazione è pari all’energia di
qualunque tipo che il sistema cede o riceve dall’ambiente

-se un sistema è isolato non può scambiare energia, quindi l’energia totale dell’universo si conserva
dE=dQ+dL (Il delta E è un differenziale esatto, Q, L invece no, la loro somma da un differenziale
esatto.
-convenzionalmente considereremo positivo in calore e il lavoro subito dal sistema

ENTALPIA→ Calore scambiato a pressione costante


PRODURRE LAVORO
Dal primo principio della termodinamica:
Una reazione chimica può produrre lavoro attraverso ad esempio un cambiamento di volume
dL=-PdV
Se il lavoro è di tipo meccanico:
dE=dQ-PdV

REAZIONE A VOLUME COSTANTE REAZIONE A PRESSIONE COSTANTE


dE=(Q)v dH=Q
il calore scambiato a volume costante il calore scambiato a pressione costante
rappresenta la variazione di energia interna rappresenta la variazione di entalpia

REAZIONE ESOTERMICA→ avviene con diminuzione dell’energia del sistema


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REAZIONE ENDOTERMICA→ avviene con aumento di energia del sistema

VARIAZIONE DI ENTALPIA STANDARD DI REAZIONE dH(t)


Rappresenta l’effetto termico che accompagna la formazione di una mole di prodotto o di reagente
standard: rappresenta l’effetto termico che accompagna la formazione di una mole di reagente o p.
ENTALPIE MOLARI STANDARD DI FORMAZIONE dH(f)
Rappresenta la reazione il cui il composto considerato si forma a partire dai suoi elementi costitutivi
-standard: variazione di entalpia che porta alla formazione di una mole di prodotto

ENTALPIA MOLARE STANDARD DI COMBUSTIONE dH(comb)


-Considera la reazione del composto con ossigeno e la formazione di CO2 e H2O.
-Standard: variazione associata alla combustione di una mole di sostanza in condizioni standard

POTERE CALORIFICO
Il potere calorifico rappresenta la quantità massima di calore che si può ricavare dalla combustione
completa di 1kg di una determinata sostanza o di 1mc di gas a 0 gradi e 1atm
Il calore di combustione dipende anche da che tipo di acqua viene prodotta.
-allo stato di vapore parte del calore è stato speso per vaporizzare l’acqua
-allo stato liquido il calore prodotto risulta maggiore

LEGGE DI HESS
in una reazione chimica l’effetto termico di una reazione a pressione costante è indipendente dagli
stati intermedi per il quale passa o si pensa che passi ma dipende esclusivamente dallo stato finale e
da quello iniziale

DISORDINE ED ENTROPIA
2° PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA
non è possibile realizzare alcuna trasformazione ciclica che abbia come unico risultato il
trasferimento di energia da un corpo a temperatura più bassa ad uno a temperatura più alta
L’entropia dell’universo è in aumento

APPLICAZIONE DEL TEOREMA DI CLAUSIUS:


-per trasformazioni reversibili dQ/T=0
-per trasformazioni irreversibili dQ/T<0
ovvero il calore se una trasformazione avviene in modo ciclico non sarà mai vero che il suo calore
sarà aumentato, semmai sarà uguale a 0

dQrev./T>dQirr./T dS→ nuova funzione di stato, variazione infinitesima di entropia


in un sistema isolato l’entropia non può diminuire, se la trasformazione è irreversibile, l’entropia
può solo che aumentare.
Dall’equazione dS>Q/T deriva il principio di incremento dell’entropia.

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3° PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA
L’entropia di ogni specie chimica tende al tendere della temperatura allo zero assoluto ad un valore
costante, questo valore costante è uguale a zero per sostanze cristalline formate da cristalli perfetti

TRASFORMAZIONI SPONTANEE PER UN SISTEMA NON ISOLATO


La condizione di spontaneità può essere espressa in modo da fare riferimento alle sole variabili
termodinamiche del solo sistema.
La nuova condizione di spontaneità per razioni che avvengono a temperatura e pressione costanti, e
il cui lavoro è dato dal solo lavoro di tipo meccanico di espansione è data dall’energia libera G

Ma se il lavoro effettuato non è solo di tipo meccanico?


Il lavoro utile che può compiere un sistema non sarà mai superiore alla variazione di energia libera,
al massimo potrà esserne uguale se la trasformazione avviene in modo reversibile.
-la reazione procede nel verso in cui si ha una diminuzione di energia libera.

POSSONO ESSERE DISTINTI 4 TIPI DI REAZIONE:

1) - dH<0 reazione esotermica con incremento di entropia


- dS>0 reazione sempre spontanea

2) -dH>0 reazione endotermica con dim. Di entropia


-dS<0 reazione sempre non spontanea

3) -dH<0 esotermica con dim. di entropia


-dS<0 spontanea a temperature minori di T<dH/dS

4) -dH>0 reaz. endotermica con incremento di entropia


-dS>0 spontanea a temperature maggiori di T>dH/dS

LA PURIFICAZIONE DEL SILICIO

L’EQUILIBRIO CHIMICO

Possibile andamento dell’energia libera in funzione dei reagenti e dei prodotti.


dG>0 la reazione evolverà verso i reagenti
dG<0 la reazione evolverà verso i prodotti
dG=0 la reazione è in equilibrio

la variazione dell’energia libera in una reazione a seconda della quanti di reagenti e prodotti è data
dall'equazione isoterma di Wan’t hoff

Il valore dell’attività per una sostanza nel suo stato standard è pari a 1.

Imponendo la condizione di equilibrio all’equazione isoterma, si arriva a dimostrare la costante di


equilibrio K, ovvero una grandezza adimensionale il cui valore dipende solo dalla temperatura

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Introduciamo adesso il Quoziente di reazione, ovvero il rapporto tra le attività (simili a K) dei
reagenti e prodotti non all’equilibrio

Dall’equazione dG=RTln(Q/K) si possono distinguere due casi:


R→P R←P
Se le concentrazioni iniziali dei reagenti e dei Se le concentrazioni iniziali sono tali per cui
prodotti sono tali per cui Q<K, avremo dG<0 Q>K, avremo anche dG>0 e quindi la reazione
e quindi la reazione procede nella direzione dei evolverà nel senso dei reagenti
prodotti

REAZIONI OMOGENEE IN FASE GASSOSA


ESPRESSIONE DELLA COSTANTE DI EQUILIBRIO Kp e Kc

E’ possibile sostituire alle attività le pressioni parziali o le concentrazioni iniziali


Esiste una semplice relazione che lega le due equazioni:

REAZIONI ETEROGENEE
per reazioni eterogenee ovvero dove i prodotti si trovano i fasi di stato diverse , K si calcola
considerando gli elementi nel loro stato standard come uguali a 1.

LA DIPENDENZA DELLA COSTANTE DI EQUILIBRIO DALLA TEMPERATURA


-la funzione sarà positiva nel caso di reazioni endotermiche dH>0
-la funzione sarà negativa nel caso di reazioni esotermiche dH<0

FATTORI CHE INFLUENZANO L’EQUILIBRIO CHIMICO:


EFFETTO DELLA PRESSIONE
la variazione della pressione alla quale avviene la reazione non ha alcun effetto sulla costante di
equilibrio. La pressione può invece modificare la composizione di equilibrio favorendo la
formazione di reagenti o di prodotti.
Distinguiamo tre casi:
-REAZIONI CON AUMENTO DEL NUMERO DI MOLI, l’aumento della pressione sfavorirà
la formazione dei prodotti quindi la reazione tenderà ad evolvere spontaneamente verso i reagenti
-SENZA VARIAZIONI DEL NUMERO DI MOLI, la pressione non ha alcun effetto sulla
reazione
-REAZIONE CON DIMINUZIONE DEL NUMERO DI MOLI, L’aumento della pressione avrà
come effetto quello di favorire la reazione verso i prodotti

PRINCIPIO DELL’EQUILIBRIO MOBILE O DI LE CHATELIER


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Quando si introduce in un sistema un parametro tale da alterare lo stato di equilibrio in cui si trova,
il sistema automaticamente di porterà in un nuovo stato di equilibrio tale da minimizzare la
variazione introdotta
Alcuni esempi:
-VARIAZIONE DI TEMPERATURA:
se aggiungo calore ad una reazione esotermica essa si opporrà in modo da contrastare questo
aumento di calore smettendo di reagire, se invece abbasso la temperatura favorirò la reazione
-VARIAZIONE DI PRESSIONE:
Per una reazione che avviene con diminuzione del numero di moli, più aumento la temperatura più
favorirò la reazione.

EQUILIBRI IONICI IN SOLUZIONE ACQUOSA

L’acqua anche se purissima rivera una conducibilità elettrica specifica dovuta alla presenza di ioni.
Questi ioni sono lo ione ossonio e lo ione ossidrile.

IL PRODOTTO IONICO DELL’ACQUA


Si tratta del prodotto delle concentrazioni degli ioni
La reazione di autoprotolisi dell’acqua è una reazione di equilibrio, e come tale ha la sua costante di
equilibrio data sostanzialmente dal prodotto delle concentrazioni dello ione ossonio e dello ione
ossidrile

IONI IN SOLUZIONE ACQUOSA:


H30+→ portatori del carattere acido
OH- → portatori del carattere basico

Si utilizza una scala logaritmica per determinare la basicità o acidità introducendo la funzione pH:

Il pH dipende dalle concentrazione di ioni H3O+ (ovvero H+) nella soluzione, analogamente
possiamo introdurre in pOH dato dalle concentrazioni dello ione OH-

ACIDI E BASI, DEFINIZIONE DI ARRHENIUS E SUA ESTENSIONE

ACIDO → Una qualsiasi sostanza che dissociandosi in acqua libera ioni H+


BASE → Una qualsiasi sostanza che dissociandosi in acqua libera ioni OH-

Questa definizione è però incompleta

ACIDO → Una qualunque sostanza che porta ad un aumento degli ioni H+


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BASE → Una qualunque sostanza che porta ad una aumento degli ioni OH-

DEFINIZIONE DI BRONSTED-LOWRY
ACIDO → Una qualunque sostanza donatrice di protoni
BASE → Una qualunque sostanza accettrice di protoni

Questa definizione, oltre che prescindere la natura del solvente, introduce il concetto di acido e base
coniugata.

REGOLA GENERALE:
Le reazioni di trasferimento di protoni tendono ad avvenire nel senso che porta alla formazione
della base o dell'acido più deboli.

COMPORTAMENTO ANFOTERO:
Qualsiasi molecola formata da idrogeno legato ad un elemento molto elettronegativo avente una
coppia elettronica non condivisa può comportarsi sia da acido che da base

FORZA DEGLI ACIDI E DELLE BASI


ACIDI E BASI FORTI
Non si può parlare di forza di un acido come la tendenza di donare o cedere protoni o di forza di
una basa come tendenza nell’accettare protoni in senso assoluto.

Per le soluzioni acquose il termine di confronto per gli acidi erano gli ioni H3O+ e OH-

Vengono definiti acidi forti tutte quelle sostanze più forti dello ione H3O+
Vengono definite basi forti tutte quelle sostanze più forti dello ione OH-

Ne consegue che tutti gli acidi più forti dello ione H30+ si dissociano completamente in acqua
rilasciando il loro protone che formerà l'acido debole H3O+

ACIDI E BASI DEBOLI


Gli acidi o le base più deboli rispettivamente dello ione H3O+ e OH- tendono a dissociarsi solo
parzialmente in soluzione acquosa e danno origine ad un equilibrio che dipende dalla forza
dell’acido

LA VELOCITÀ’ DI UNA REAZIONE CHIMICA

Variazione della concentrazione nel tempo, ovvero dC in dT, corredata da segno più se le
concentrazioni stanno aumentando o dal segno meno se le concentrazioni stanno diminuendo nel
tempo.
Per avere la velocità reale si passa al limite del rapporto incrementale.

L'EQUAZIONE CINETICA E GLI ORDINI DI REAZIONE


La velocità di una reazione chimica dipende in modo complesso dalle concentrazioni dei reagenti e
spesso dei prodotti.
L’equazione che descrive questa dipendenza prende il nome di equazione cinetica.
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-La forma dell’equazione cinetica non può essere dedotta dalla sola stechiometria ma deve essere
dedotta sperimentalmente.
La sua forma riflette il meccanismo con cui avviene la reazione.

Gli ordini di razione non sono necessariamente derivanti dalla stechiometria ma riflettono il
comportamento della reazione, possono essere dedotti:

-se la reazione avviene attraverso un MECCANISMO SEMPLICE ovvero avviene in un unico


stadio gli ordini di reazione parziali coincidono con la stechiometria della reazione
-Se la reazione avviene invece in più stadi elementari ovvero attraverso un MECCANISMO
COMPLESSO gli ordini di reazione possono non coincidere con i coefficienti stechiometrici, in
genere la velocità di reazione è data dallo stadio più lento

MOLECOLARITA’ → numero di molecole che partecipano ad un processo elementare

LA COSTANTE EQUILIBRIO DAL PUNTO DI VISTA CINETICO


(RELAZIONE TRA COSTANTE DI EQUILIBRIO E COSTANTE CINETICA)

Considerando una reazione chimica, sia nel senso di formazione dei reagenti che nel senso di
formazioni di quelli che prima erano i prodotti, ed uguagliando le velocità.
Si ottiene un rapporto.

La costante di equilibrio è quindi uguale al rapporto tra la costante cinetica diretta e la costante
cinetica inversa.
Anche per reazioni che avvengono in più stadi la costante di equilibrio è al il rapporto del prodotto
al numeratore delle costanti cinetiche dirette e al denominatore delle costanti cinetiche inverse.

DETERMINAZIONE DELL’ORDINE DI UNA REAZIONE

METODO DELLE VELOCITÀ’ INIZIALI


Si basa sulla determinazione sperimentale delle velocità iniziali a seconda delle concentrazioni
Se abbiamo una reazione formata da due diversi tipi di reagenti, si misura sperimentalmente la
velocità facendo variare la concentrazione dell’elemento peri l quale si vuole trovare il coefficiente.
Mentre per determinare il coefficiente B ne faremo variare solo la sua concentrazione.

Limitandoci per semplicità a considerare reazioni in cui la velocità dipende da un solo reagente:

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TEORIA DELLE COLLISIONI

Questa teoria assume che affinché una reazione avvenga, le molecole dei reagenti debbano poter
collidere tra loro con una energia maggiore di una certo valore di soglia detto energia di attivazione
e anche in un determinato modo (fattore sterico).

L’energia di attivazione rappresenta la differenza fra il complesso attivato e l’energia dei reagenti

L’energia di attivazione (fattore sferico)


Fattore di collisioni che avvengono con la giusta orientazione (fattore probabilistico)

EQUAZIONE DI ARRHENIUS

L'equazione di arrhenius permette anche di calcolare l’energia di attivazione a partire dalla


conoscenza della costante cinetica ad almeno due diverse temperature:

CONSIDERAZIONE: Se abbasso o alzo il livello del complesso attivato avrò un cambiamento


della velocità di reazione ma una quantità iniziale e finale di reagenti e prodotti uguale

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CATALISI
IL catalizzatore forma dei complessi attivati ad energia minore, ma si ritrova inalterato alla fine
della reazione, questo fa si che sia la reazione diretta e inversa avvengano alla stessa velocità.
Come conseguenza la costante di equilibrio non cambia, essa dipende solo dall’energia libera dei
reagenti e dei prodotti.

-CATALIZZATORI OMOGENEI:
IL catalizzatore si trova nella stessa fase dei reagenti
-CATALIZZATORI ETEROGENEI:
Il catalizzatore si trova in una fase diversa, generalmente solida, diversa da quella dei reagenti

ELETTROCHIMICA
Esempio di una pila Daniell

TIPI DI SEMI ELEMENTI:


-Semielemento di 1^ specie
Un metella immerso in una soluzione di un suo sale
-Semi elemento di 2^specie
Un metallo rivestito di un suo sale insolubile, immerso in una solazione avente un elemento in
comune con il sale
-Semi elementi a Gas
Un gas in contatto con una soluzione contenente il suo ione

FORZA ELETTROMOTRICE DI UNA PILA (F.e.m.)

Considerando dE come -dG/(n*F) e sostituendo dG nell’equazione precedentemente divisa per


(n*F)
Dall’equazione isoterma di Van’t Hoff è possbile ricavare la forza elettromotrice di una pila
dalla cosiddetta EQUAZIONE DI NERNST:

DETERMINAZIONE DEL POTENZIALE STANDARD DI UNA SEMIELEMENTO


1)Viene assunto come uguale a 0 il potenziale standard di riduzione dell’idrogeno
2)Viene formate una pila accoppiando il semielemento di cui si vuole calcolare il potenziale con il
semielemento ad idrogeno
3)Si misura sperimentalmente la fem facendo funzionare la pila in condizioni standard

ELETTROLISI
L'elettrolisi studia quei fenomeni che avvengono all’interno di una soluzione elettrolitica fusa
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-Il potenziale di decomposizione:
Corrisponde al valore di potenziale che si deve avere affinché l’effetto di elettrolisi possa avvenire

Quando si applica una differenza di potenziale nella cella elettrolitica si genera anche una forza
contro elettromotrice che si oppone al passaggio della caricato

LA SOVRATENSIONE
Il valore sperimentale del potenziale di decomposizione risulta sempre più alto del potenziale
termodinamico di decomposizione (forza contro elettromotrice).
La differenza fra le due si chiama sovratensione ed è un fenomeno di origine cinetica che dipende
dalla natura degli elettrodi.

PRIMA LEGGE DI FARADAY:


-la quantità di sostanza che si deposita agli elettrodi è proporzionale alla quantità di carica
SECONDA LEGGE DI FARADAY:la stessa quantità di carica deposita agli elettrodi una quantità
di sostanza proporzionale alla loro massa molare diviso il numero di elettroni scambiati

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