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scienze

L'iprite fu utilizzata per la prima volta durante la prima guerra mondiale nel settore belga
di Ypres, da cui il nome, il 12 luglio 1917 per iniziativa di Erich von Falkenhayn e Alberto di
Württemberg dell'esercito tedesco; già l'anno precedente i francesi ne avevano preso in
considerazione l'impiego scartandolo però per difficoltà tecniche: la produzione su scala
industriale ebbe inizio in Francia solo nel giugno 1918 e in Gran Bretagna nel settembre
dello stesso anno.

Le sue caratteristiche principali (azione per contatto e lunga persistenza ambientale) e le


lesioni che procura (a insorgenza lenta e inabilitanti per lungo periodo) lo resero subito
un'arma innovativa in una guerra che cercava nella tecnologia un aiuto per sfuggire
all'immobilità della trincea: la diffusione avveniva essenzialmente tramite proiettili
d'artiglieria, di rado tramite bombe d'aereo; a causa della sua scarsa attività e della
lentezza dell'idrolisi alla quale è soggetto (e che lo inattiva), il gas può persistere nel
terreno per parecchi giorni o settimane: per questo motivo l'iprite trovò specialmente
impiego in fase di attacco, per annullare l'azione dell'artiglieria avversaria e bloccare
l'arrivo dei rinforzi sulle prime linee.

Nel 1919 venne impiegata dall'Inghilterra contro i ribelli dell'Hadramaut e nel 1922, in
grandi quantità, dalla Spagna per contrastare la ribellione del Rif spagnolo.

Dal dicembre 1935 al maggio 1936, durante la guerra d'Etiopia, le forze italiane
impiegarono l'iprite contro gli etiopi principalmente tramite bombe tipo C.500.T, dal peso
di 280 chilogrammi, sganciate dagli aerei: circa mille bombe, ciascuna delle quali
contenenti circa 220 chilogrammi di iprite, furono impiegate sul fronte settentrionale
contro i concentramenti di truppe, i reparti in ritirata e lungo le vie di comunicazione,
mentre sul fronte della Somalia furono sganciate 95 bombe C.500.T e 186 bombe più
piccole, da 21 chilogrammi. Circa l'efficacia i rapporti sono discordanti e mancano studi
dettagliati in merito: in generale, per quanto gli etiopi attribuirono la disfatta delle loro
armate principalmente all'uso degli aggressivi chimici, il ruolo dell'iprite e delle altre armi
chimiche impiegate (arsina e fosgene) fu importante in alcune azioni ma di per sé non
decisivo nel complesso del conflitto, dove pesò maggiormente la superiorità tecnologica
italiana.

Nella seconda guerra mondiale l'iprite non fu utilizzata sui campi di battaglia, sebbene gli
eserciti di entrambi gli schieramenti possedessero abbondanti scorte di ordigni come
elemento di dissuasione. Nel dicembre del 1943, nel corso del bombardamento di Bari da
parte della Luftwaffe, fu colpito e distrutto il cargo classe Liberty John Harvey che
trasportava munizioni all'iprite, la cui esplosione provocò grossi danni e pesanti
conseguenze.

Assieme alla tossina botulinica e al tallio, l'iprite (per la sua capacità di danneggiare il
sistema immunitario) fu probabilmente usato nel Cile di Pinochet per assassinare l'ex
Presidente Eduardo Frei Montalva nel 1982.