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12/4/2021 6) Gli aggregati impiegati per produrre il calcestruzzo- Ghiaia o pietrisco?

| Blog di Alessandro Noris

6) Gli aggregati impiegati per produrre il


calcestruzzo- Ghiaia o pietrisco?
Come è noto il calcestruzzo si prepara mescolando in opportune proporzioni:

-cemento

-acqua

-materiali lapidei (aggregati)

Questi ultimi sono il componente largamente maggioritario del calcestruzzo:


infatti rappresentano la sua ossatura portante e costituiscono circa l’ 80% del suo
peso e il 70% del suo volume.

Gli aggregati, impropriamente spesso chiamati “inerti”, che si impiegano per la


confezione del calcestruzzo sono costituiti da :

1. Sabbie naturali e ghiaie tondeggianti a superficie liscia, che sono estratte dai
letti dei fiume, dal fondo dei laghi o molto spesso da giacimenti di origine
glaciale e/o alluvionale, senza alcun trattamento di comminuzione, ma solo di
selezione dimensionale sotto i 4 – 5 mm per la sabbia e sotto i 25 – 30 mm per
la ghiaia, spesso con contemporaneo lavaggio, praticato per eliminare le
eventuali componenti argillose molto fini eventualmente presenti

1. Sabbie artificiali e pietrischi ottenuti con operazioni di frantumazione e di


macinazione partendo da rocce massive estratte da paret i rocciose di monte
oppure ricorrendo alla riduzione dimensionale, mediante gli stessi interventi
di sassi e di ciottoli alluvionali, che in origine presentano dimensioni superiori
a quelle delle ghiaie utilizzate direttamente nei calcestruzzi , (25 – 30 mm).

Per la verità le sabbie per calcestruzzo prodotte nella bergamasca, sono spesso
una via di mezzo fra le due diverse sabbie sopra descritte.

Nella frazione più grossa, con dimensione maggiore di 4 -5 mm, sono presenti
solo ghiaia e ghiaietto di origine naturale e quindi di forma arrotondata e
tondeggiante sino a 25-30 mm.

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Nella sabbia per calcestruzzo invece, anche se viene definita ugualmente “sabbia
naturale”, una sua buona aliquota è costituita da sabbia frantumata finemente
sotto 2 – 3 mm, ben frammista alla sabbia naturale, che raggiunge invece i 4 – 5
mm e che maschera bene la componente frantumata più fine in essa presente.

In un calcestruzzo la sabbia, nel suo complesso, costituisce generalmente circa il


35% del suo volume mentre l’altro 35 % , per arrivare al 70% detto sopra, è
costituito da ghiaietto e da ghiaia sino a 25 – 30 mm.

In un giacimento alluvionale caratteristico della nostra zona, relativamente vicina


alle montagne, una notevole quantità di materiale di cava è costituito da ghiaie
molto grosse e da ciottoli di dimensione nettamente maggiore di 25-30 mm e
quindi non direttamente utilizzabili per preparare il calcestruzzo , con presenza
spesso anche di grossi sassi che raggiungono e spesso superano i 200 mm.

Una volta, sino a 60 anni fa, detti grossi sassi di fiume venivano usati per
costruire, legandoli con malte cementizie, muri portanti di grosso spessore ( 50
cm e più).

Poi in seguito, quando non era ancora difficile ottenere i permessi per aprire e
coltivare selettivamente nuove cave di fiume o quando risultava problematico,
con le semplici disposizioni impiantistiche allora disponibili, frantumare in cava
questi grossi sassi, essi molto spesso venivano addirittura scartati e nuovamente
sepolti nel terreno.

Da un po’ di anni ormai detti material naturali di dimensioni eccedenti quelle


direttamente utilizzabili per la preparazione del calcestruzzo, vengono
frantumati, per preparare con essi sabbie frantumate , pietrischetti , pietrischi di
varie dimensioni sotto 50 mm.

Questo materiale frantumato serve per preparare sottofondi stradali,


riempimenti, misti stabilizzati, drenaggi, asfalti stradali, ma in genere si tratta
pur sempre di impieghi meno nobili e meno remunerativi rispetto alle sabbie
naturali, alle ghiaie e ai ghiaietti impiegati invece per realizzare calcestruzzo
preconfezionato.

Purtroppo attualmente si è molto diffusa e risulta ben radicata l’opinione, presso


moltissimi utilizzatori della zona di Bergamo, che si debbano esclusivamente
usare per la preparazione del calcestruzzo solo aggregati naturali di aspetto liscio
e forma arrotondata……

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Chi scrive le presenti note infatti si meravigliò non poco , una ventina di anni or
sono , di trovarsi ad operare in una ditta bergamasca che invece produceva
discrete quantità di calcestruzzo preconfezionato ( almeno 25.000 metri cubi
/anno) utilizzando solo calcare siliceo compatto frantumato, sia per produrre i
fini ( sabbia frantumata) che la parte più grossa dell’aggregato (pietrisco sino a
20 -25 mm).

Questa esperienza di produzione di calcestruzzo preconfezionato preparato solo


con pietrischi frantumati di forma abbastanza poligonale, ma non liscia e
tondeggiante, durò però solo una decina d’anni….

Venne infatti interrotta ma solo per motivi strategici ben precisi, diversi dal fatto
che si utilizzassero per produrre il calcestruzzo preconfezionato, solo inerti
frantumati.

Questo calcare siliceo di cava di monte infatti trovava allora, e ancora trova oggi
in quella realtà produttiva, una collocazione più redditizia nella preparazione di
calce idraulicase, di filler per asfalti e di sabbie fini usate per la preparazione di
malte preconfezionate e collanti cementizi, e ciò rispetto alla semplice produzione
di calcestruzzo preconfezionato.

Quel calcestruzzo preparato con aggregati frantumati comunque aveva allora il


suo buon mercato, anche in diretta concorrenza con quello più tradizionale
realizzato da altri produttori locali con inerti di fiume tondeggianti.

Alla base della produzione di detto calcestruzzo con pietrisco ci fu in origine un


certo sforzo di diffusione e di convinzione della clientela, ma in generale poi esso
venne bene accettato.

La sensazione che ricavai però nell’ esame delle ricette adottate per la sua
produzione fu quella di un contenuto di cemento leggermente più alto rispetto a
quello utilizzato da altri produttori , che impiegavano invece inerti tondeggianti
lisci e naturali

Lo scopo di questo lavoro è fare un po’ di luce sul argomento “ghiaia o pietrisco”,
anche perché l’economia di gestione delle vecchie cave e l’apertura di nuove cave
di fiume diventa sempre più problematica e sembra imporre ora anche l’impiego
dei pietrischi nel calcestruzzo.

La forma degli aggregati per calcestruzzo e la loro origine.

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Gli aggregati naturali presentano generalmente una forma arrotondata che


idealmente, nei casi più favorevoli, li avvicina in un certo senso ad una sfera ,
anche se a volte risultano presenti anche elementi ben arrotondati, ma con una
forma allungata o piatta.

Questi aggregati naturali presentano sempre una superficie molto levigata e


liscia, dovuta alle sollecitazioni che hanno subito nella loro formazione e nel loro
trasporto, prima ad opera dei movimento dei ghiacciai per strisciamento sulle
rocce di base e poi per l’azione delle acque di trasporto lungo il fiume.

La loro forma tondeggiante risulta favorevole per il loro assestamento e per lo


scorrimento reciproco nel calcestruzzo dei singoli grani fra loro e costituisce un
certo vantaggio nelle operazioni di getto del calcestruzzo stesso.

Il calcestruzzo preparato con inerti tondeggianti rispetto a quelli frantumati, a


parità di altri parametri, sembra possa essere messo in opera più facilmente
quindi con una relativamente più bassa quantità di acqua di impasto.

La superficie levigata degli aggregati di origine naturale tuttavia non favorisce


una buona adesione superficiale della pasta di cemento, che del calcestruzzo
costituisce il collante .

Gli aggregati ottenuti per frantumazione, hanno invece una forma poligonale a
spigoli vivi e presentano superfici scabre e rugose.

Se hanno subito un adeguato trattamento, con plurimi passaggi successivi in


diverse macchinari adatti alla loro riduzione dimensionale, hanno una forma che
li avvicina idealmente ad un cubo, o ad un prisma con limitate differenze fra la
lunghezza dei suoi singoli lati.

La loro superficie scabrosa favorisce una buona adesione della pasta cementizia e
conferisce al calcestruzzo, a parità di condizioni e di composizione, una miglior
resistenza meccanica e una miglior durabilità.

Tanti anni addietro infatti, per realizzare un buon calcestruzzo, si preferiva


impiegare il pietrisco frantumato piuttosto che la ghiaia naturale e ciò in netto
contrasto con quanto detto sopra.

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Mi piace a tale proposito ricordare quanto veniva indicato, nel autorevole e


basilare testo di Luigi Santarella: “ Il cemento armato”, pubblicato la prima volta
nel 1925, che già era giunto aggiornato alla sua 14° edizione nel 1951, quando
questa versione fu alla base dei miei primi studi sul calcestruzzo:

A pagina 31 il testo del Santarella diceva testualmente:

“ Il pietrisco , proveniente da frantumazione di blocchi di pietra è costituito da


elementi a spigolo vivi, limitati da facce piane e scabre, per queste sue proprietà è
opinione generale che dia calcestruzzi migliori di quelli preparati con la ghiaia”

poco oltre diceva inoltre :

“il pietrisco deve provenire da roccia compatta non gessosa, non geliva; non deve
contenere impurità e materie pulverulenti; deve essere costituito da elementi
della grossezza fissata per la ghiaia, e lavato se necessario.”

A proposito della natura delle rocce da impiegare nella frantumazione dei


pietrischi, si citavano i seguenti materiali:

Granito. Basalto. Diabase. Porfido. Arenaria. Calcare. Dolomia

con resistenze di rottura decrescenti dal primo ( circa 3000 kg/cmq ) all’ultimo
(circa 500 kg/cmq)

Poco prima lo stesso testo, dopo aver descritto la sabbia naturale silicea di
provenienza fluviale, di cava o marina ( solo se preventivamente lavata questa
ultima con acqua dolce), diceva testualmente a pag. 28.

“Ottime sabbie sono quelle prodotte da frantoi o molazze mediante macinazione


di pietre o pietrisco, purchè provengano da rocce adatte e siano sabbie a spigoli
vivi e di dimensioni assortite”

e poco oltre aggiungeva, a proposito del lavaggio:

“Sabbie prodotte da frantoi contengono la polvere costituita dai grani più piccoli,
che non debbono essere asportati”

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Tutto ciò appare abbastanza in contrasto con quanto si considera ora…..ma forse,
a tutta prima, quanto sin’ora detto può sembrare un po’ “datato”.

Riporto pertanto quanto si dice negli U.S.A. sul argomento nella più recente
“Guida per l’uso degli aggregati nel calcestruzzo” Report ACI 221 Rapporto su
ACI JOURNAL nel marzo- aprile 1984.

“la resistenza del calcestruzzo dipende largamente dalla resistenza della pasta
cementizia e dal legame tra la pasta e l’aggregato”

“ il legame tra la pasta di cemento e l’aggregato tende a costituire il limite


superiore alla resistenza del calcestruzzo ottenibile con un dato insieme di
materiali, particolarmente per la resistenza a flessione.”

“La pasta di cemento normalmente si lega meglio alle superfici ( degli aggregati)
di tessitura rugosa piuttosto che alle superfici lisce. La tessitura superficiale è più
importante per gli aggregati grossi che per quelli fini.”

“Particelle angolari e con superficie rugosa e vescicolare hanno una più alta
richiesta di acqua d’impasto che non i materiali arrotondati. Malgrado questo gli
aggregati grossi frantumati e le ghiaie naturali generalmente danno le medesime
resistenze a compressione, per un determinato dosaggio di cemento.

“Per calcestruzzi di alta resistenza, gli aggregati grossi frantumati. di forma


tendenzialmente cubica,producono più alte resistenze a compressione che non le
ghiaie arrotondate di comparabile granulometria e qualità.”

“Alcuni aggregati , che sono in altro modo ancora adatti, hanno tuttavia una
richiesta di acqua d’impasto più alta del normale, perché presentano una
sfavorevole granulometria o un’elevata proporzione di particelle di forma piatta o
allungata.

Con tali materiali è necessario un più elevato dosaggio in cemento, per


contrastare il più elevato rapporto acqua/ cemento e come risultato l’insufficiente
resistenza.”

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Ma se tutto ciò ancora non basta, ricordo il testo dell’AITEC del 1992
“Pavimentazioni stradali in calcestruzzo” che riporta il capitolato della Società
Autostrade S.p.A. Atto a delineare le caratteristiche dell’impegnativo calcestruzzo
( resistenza a compressione 50 Mpa) da utilizzare per la realizzazione di una
pavimentazione stradale di 20 cm di spessore e ad armatura continua .

Questo testo dice chiaramente che l’aggregato grosso (2 – 40 mm) deve essere
interamente costituito da materiale di frantumazione, cioè ogni singolo elemento
dovrà avere almeno una faccia formata da una superficie di rottura

Anche la sabbia per detto calcestruzzo, di pezzatura <4mm, deve essere naturale
o di frantumazione, costituita da particelle dure e di forma prevalentemente
cubica o sferica con una percentuale in peso di almeno il 10%di materiale di
natura silicea.

( fine delle citazioni)

Possiamo ora a ragione concludere dicendo che, tutto sommato, gli aggregati
grossi frantumati non sono a priori peggiori di quelli naturali di aspetto
tondeggiante, anche se possono richiedere a volte un po’ più di acqua di impasto
per avere la stessa lavorabilità del calcestruzzo.

E’ preferibile che la loro forma sia tendenzialmente cubica e poligonale, non


piatta o allungata.

Questa caratteristica è del resto facilmente valutabile ad occhio, osservando che


le singole dimensioni della lunghezza ,della larghezza dei grani e/o lo spessore
degli stessi risulti in rapporto inferiore a 3.

Esistono del resto prove molto semplici e ben codificate per valutare direttamente
a mezzo di misure con calibri la forma degli aggregati con dimensioni superiori a
8 mm .

In modo indiretto, anche la forma dei granuli che compongono le sabbie, può
essere ben valutata con misure di scorrevolezza e di peso litro del materiale
setacciato fra due vagli definiti e quindi versato in un recipiente di noto volume .

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Il calcestruzzo secondo l’attuale “Mix design”e le ricette più antiche

Confesso sinceramente che mi è stato difficile non sfogliare quel vecchio testo del
Santarella e fare alcune considerazioni comparative su quanto è cambiato, in
questo settore, negli ultimi 100 anni.

Non tutto a mio avviso è cambiato in meglio e non starò a riportare qui in
dettaglio le tante cose che mi sentirei di dire in proposito….

Mi limito quindi a proporre il “ mix design “ di calcestruzzi preparati con


aggregati naturali e frantumati , come appaiono dalle più recenti tipologie di
ricette, che poi in fin dei conti non differiscono molto da quelle antiche, se non
per il fatto che un tempo il calcestruzzo che veniva posto in opera era sicuramente
preparato con meno acqua e risultando più asciutto veniva assetato da prima per
battitura, poi successivamente, in tempi più recenti veniva ben vibrato con
pesanti vibratori a piasra mentre poi vennero introdotti i leggeri vibratori ad
immersione poi addirittura superati dato che il calcestrzzo ora è diventato
addirittura “autolivellente”.

Mi è rimasto molto impresso, molti anni or sono, il fatto di dovere osservare in


diversi cantieri, come i diversi muratori dell’impresa di costruzione, presenti alle
operazioni di getto, all’arrivo dell’autobetoniera, si limitassero a rimanere a
guardare attentamente il calcestruzzo che scorreva molto bene nei casseri per
lunghi tratti.

Poco o nulla essi usavano gli ottimi vibratori ad immersione che avevano
disponibili per assestare il getto.

Molto spesso si limitavano inoltre a chiedere all’autista della betoniera un’


ulteriore aggiunta di acqua al calcestruzzo, che in origine era stato ordinato, al
prezzo più conveniente, in classe S1 o S2 e poi trasformato, o meglio diluito in
cantiere, sino alla classe S5.

L’autista della betoniera poi, alla fine e molto diligentemente, faceva apporre
sulla bolletta di consegna la liberatoria diciture “ richiesta di aggiunta di…. litri di
acqua”.

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Mai visto in quelle occasioni un Direttore dei Lavori assistere al getto e alla
confezione dei provini in contraddittorio…..questi provini poi si richiedevano
successivamente al fornitore del calcestruzzo preconfezionato o peggio ancora si
acquistavano a “resistenza garantita “ da rivenditori di materiali edili senza
scrupoli .

Poi questi provini, che rappresentavano in definitiva solo sè stessi, venivano


inviati per la rottura nei Laboratori Ufficiali, ottenendo logicamente certificati
sempre soddisfacenti come responso……

Ma torniamo al nostro “mix desgn” attuale:

Si voglia ad esempio formulare un calcestruzzo ben lavorabile e del tipo quindi


facilmente utilizzabile in cantiere, con un cedimento al cono S4 (cedimento al
cono 16 -20 cm):

Solo così può essere messo in opera oggi un cacestruzzo nei normali cantieri con i
dispositivi in uso.

Il calcestruzzo sarà preparato con cemento II A/L 42.5 R e con aggregati naturali
tondeggianti (o in alternativa poi con aggregati frantumati) , sempre in ogni caso
con una pezzatura massima di 25 mm.

La resistenza media Rcm deve essere pari a 25+ 3.5 =28.5 Mpa, nel senso che
nessun prelievo del calcestruzzo deve risultare con resistenza inferiore a 25-3.5=
21.5 Mpa, mentre il valore medio deve raggiungere i 28.5 Mpa.

Per maggior sicurezza si punta pertanto al calcolo di un calcestruzzo con


resistenza di 30 Mpa a 28 giorni di maturazione.

Per ottenere detta resistenza, esaminando i grafici pubblicati, si deve impotare


con il cemento 42.5. un R=A/C pari a 0.63 ,

Per ottenere tale lavorabilità è necessario un dosaggio di acqua di impasto di 210


l/mc : ne consegue quindi che si deve adottare un dosaggio di cemento di
210/0.63= 335 kg/mc

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Per un peso specifico del cemento di 3.10 e di 2.70 per l’aggregato, necessita un
contenuto di aggregati totali ( sabbia + ghiaia) di 1790 kg/mc, da suddividere poi
fra sabbia e ghiaia secondo le specifiche granulometrie che caratterizzano questi
due materiali.

Ne consegue una densità del calcestruzzo fresco pari a 210+335+1790=2335


Kg/mc

Se si impiegano invece aggregati frantumati, di buona forma poligonale, si può


tentare da prima di preparare un calcestruzzo con la stessa ricetta, ma ove
risultasse un calcestruzzo poco lavorabile, si dovrebbe aumentare l’acqua di
impasto sino ad un massimo di 230 l/mc.

Per mantenere lo stesso R=A/C e quindi per ottenere le stesse resistenze si


richiede un dosaggio di cemento di 230/0.63=365 kg/ mc.

Per gli stessi pesi specifici sopra indicati ci vuole un dosaggio di aggregati totali di
1710 kg/mc ,che porta ad una densità del calcestruzzo fresco pari a
230+365+1710=2305 Kg/mc.

In conclusione si tratta al massimo di prevedere, un aumento di 30 kg/mc di


cemento,

Il calcestruzzo secondo le ricette più vecchie

1.

Il prof. Mario Collepardi, in un articolo apparso nel 1992 sulla rivista “L’industria
italiana del Cemento”, dice che per produrre calcestruzzo di resistenza media di
30 Mpa , grazie al miglioramento avvenuto nel corso degli anni delle
caratteristiche qualitative dei cementi , si sono avute le seguenti variazioni:

Periodo Cemento Acqua R=A/C Resistenza

1945-1950 340 kg/mc 170 l/mc 0.50 30Mpa

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1950-1960 300 kg/mc 170 l/mc 0.57 30Mpa

1960-1980 270 kg/mc 170 l/mc 0.63 30Mpa

Quindi a parità di caratteristiche dal punto di vista statico (resistenza a


compressione di 30 Mpa), si è potuto nel tempo ridurre essenzialmente il
contenuto di cemento del calcestruzzo.

Ma la durabilità dei manufatti, che è essenzialmente, ed inversamente, legata al


R=A/C , (che aumentando aumenta la porosità del calcestruzzo e quindi la
penetrabilità degli agenti aggressivi), è nel corso degli ultimi 50 anni
notevolmente peggiorata.

(fine della citazione)

Lo dimostra del resto il degrado rapido osservato in molte opere in calcestruzzo


abbastanza recenti, al confronto di opere più antiche che invece sembra ancora si
comportino bene.

Non è male quindi ripensare un poco alle “ricette più antiche” del calcestruzzo…..

Purtroppo queste ricette danno spesso i dosaggi della sabbia e delle ghiaie ( o dei
pietrischi ) in volume e non in peso , in quanto un tempo i dosaggi del cemento
erano fatti in sacchi , allora da 50 kg, e quindi in peso), mentre la sabbia e gli
aggregati grossi erano aggiunti in betoniera dosandoli in cassonetti o a carriolate
di noto volume.

Diamo di seguito un esempio della formulazione di un calcestruzzo apparsa sul


citato volume del Santarella a pag. 119

Cemento 300 kg/mc

Acqua 150 l/mc

Densità del calcestruzzo fresco 2350 kg/mc

Materie aggiunte (aggregati) 2350-(300+150)=1900kg

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Rapporto in volume sabbia e ghiaia 1:2

Rapporto in peso sabbia e ghiaia 1:1.88

Ghiaia 1240 kg/ mc

Sabbia 660 kg/mc

Scegliendo altre formulazioni si osserva che per 1 mc di calcestruzzo per cemento


armato posto in opera servivano:

Cemento 300 kg

(per getti speciali o sottili anche 350- 400 kg)

Acqua 120 litri

Volume di sabbia 0.400 mc x 1650 = 660 kg/mc

Volume di ghiaia 0.800 mc x 1550= 1240kg/mc

Totale sabbia + ghiaia = 1900 kg/mc

Anche altre ricette, derivate per altro da autori stranieri e sempre citate nel
vecchio testo in esame, indicano rapporti in volume fra sabbia e ghiaia 1:2 mentre
per calcestruzzi fatti con sabbia e pietrisco si danno rapporti di 1:1.5

Balza subito evidente, se consideriamo bene questi valori, confrontandoli con


quelli dei ns. attuali calcestruzzi, il più basso contenuto di acqua e il più alto
contenuto di ghiaia (o di pietrisco) rispetto alla sabbia.

La sabbia un tempo era però considerata tutta passante dal crivello a fori tondi da
7 mm (quindi da 5 mm con reti a maglia quadra), ora invece spesso le sabbie
naturali raggiungono i 10- 12 mm e quindi vengono aggiunte all’impasto in
quantità decisamente superiore in parziale sostituzione della ghiaia.

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Non sono cambiate però le granulometrie teoriche ideali dell’aggregato e


complessive, calcolate secondo la parabola di Fuller e quindi l’indicazione di circa
metà di sabbia e metà di ghiaia per l’insieme dell’aggregato è sicuramente
equivalente e valida.

E’ però importante a questo punto segnalare che per l’impiego del pietrisco, in
luogo della ghiaia, si prevedeva già allora una sostanziale riduzione di detto
componente nella miscela, diciamo almeno del 25% della quantità utilizzata nel
caso di impiego della ghiaia, a vantaggio di un corrispondente aumento
ponderale del quantitativo della sabbia.

Questo aspetto dovrebbe essere quindi debitamente tenuto presente, anche ora ,
quando si tratterà, note le granulometrie della sabbia disponibile, della ghiaia e
del pietrisco, di suddividere le quantità di aggregato sopra elencate nel “mix
design” .

Si dovrà inoltre anche tener conto che, nel caso del pietrisco, sarà forse
opportuna anche una lieve diminuzione della sua dimensione massima, ad
esempio invece dei 25 mm che caratterizzano la ghiaia, si potrebbero adottare 20
mm per il pietrisco.

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