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Anatomia veterinaria → compra bisturi a lama intercambiabile e qualche lama e pinze a dente di

topo non troppo piccola


Esame → domanda su osteologia – artrologia, miologia, apparato circolatorio sanguigno – linfatico,
apparato respiratorio e zoccolo. Molto importante l’anatomia topografica.
Concetti generali
Noi consideriamo l’animale in piedi sulle quattro zampe, stazionatura quadrupedale forzata.
Organi provvisti di ilo: fegato-polmone-rene-milza-linfonodo
Il connettivo ha due importanti funzioni: di sostegno del parenchima e trofico.
Lobatura → suddivisione del parenchima in lobi ad opera di incisure, cioè fessure che separano
l’organo in più parti. Si vede dall’esterno
Lobulatura → suddivisione del parenchima, parte funzionale dell’organo, in unità morfo –
funzionali, cioè lobuli, ad opera di sepimenti di connettivo stromale. Questo significa che il
connettivo che forma l’organo viene diviso in tante unità morfo – funzionali. Si vede dall’interno
Guarda immagini dalle slides
La milza non è né lobata né lobulata, in quanto è liscia ed omogenea, come i linfonodi, a differenza
di quanto si possa pensare.
Il connettivo ha sempre funzione di sostegno al parenchima e di portare nutrizione e
vascolarizzazione.
Generalmente il fegato non presente una lobatura dall’esterno, in realtà c’è, ma viene mascherata
dalla superficie liscia, tranne nel suino, dove è ben evidente.
Terminologia anatomica → stazione quadrupedale forzata → posizione in piedi dell’animale su 4
zampe.
Ad esempio il cavallo, quando è tranquillo, si poggia su 3 zampe.
- Piano mediano → piano che divide in due unità simmetriche l’animale

- Sagittale mediano → piano verticale, longitudinale che va dalla testa alla coda. Divide in
due metà l’animale. Un qualsiasi piano parallelo al piano mediano.

- Piani parasagittali → o a destra o a sinistra dell’unico piano mediano, ma nella stessa


direzione
- Piano verticale/ trasversale → piano ortogonale rispetto a quello verticale. Taglia
ortogonalmente un oggetto allungato. Taglia trasversalmente l’asse maggiore. Un esempio è
tagliare il tronco del cavallo. È un piano non legato alla posizione, ma al fatto di tagliare il
piano in modo ortogonale, così come il collo. Suddivide il tronco, la testa, il collo, la coda o
gli arti perpendicolarmente al loro asse maggiore.

- Piano orizzontale

- Dorsale → più in alto → è un concetto relativo. Un esempio è la colonna vertebrale.


Struttura o punto vicino al dorso dell’animale o vicino alla superficie dorsale della testa o
della coda.

- Ventrale → più in basso → è un concetto relativo. Un esempio è lo sterno. Struttura o punto


vicino al ventre dell’animale o vicino alla superficie ventrale della testa o della coda.

- Dal centro mi sposto verso i lati dell’animale → piani parasagittali → mi sposto in modo
laterale

- Mediale → verso il centro dell’animale. È relativo, non è uguale a mediano, semplicemente


è più vicino al piano mediano

- Mediano → è un unico piano, concetto assoluto che divide in due metà abbastanza
simmetriche. Struttura o punto che si trova sul piano mediano
Le vertebre sono più mediali della milza.
Un vaso si dirige lateralmente.
Sono esempi di come posso esprimere la terminologia.

- Craniale → verso la testa, struttura o punto vicino alla testa dell’animale

- Caudale → verso la coda, struttura o punto vicino alla coda dell’animale


Nella testa si usano anche rostrale/orale, più craniale, oppure aborale, più caudale. Sono sinonimi,
ma nella testa si usano questi.
Negli arti → dorsale è sostituito da distale e ventrale si sostituisce con prossimale.
Il termine dorsale ha lo stesso significato di craniale nelle regioni degli arti distali rispetto al carpo
ed al tarso. Arti, il dorsale è sostituito da prossimale (più prossima la tronco), il ventrale da distale.
Nella parte più distale dell’arto (in particolare dal carpo in giù) dorsale vuol dire davanti, volare
vuol dire dietro che diventa palmare e plantare in base a se la mano è anteriore o posteriore tutti
quanti insieme questi sono sinonimi di caudale, pensare al cavallo che cammina sollevando la
mano. Negli arti si prende come riferimento il piano dell’asse dell’arto, e utilizziamo il termine
assiale (più vicino all’asse) e abassiale (più lontano dall’asse dell’arto).
Volare ha lo stesso significato di caudale per tutta l’estensione dell’arto.
Palmari → strutture che prospettano verso l’indietro nell’arto anteriore
Plantari → strutture che prospettano verso l’indietro nell’arto posteriore
Assiale → struttura o punto più vicino all’asse dell’arto
Abassiale → struttura o punto più lontano all’asse dell’arto
Nella mano dorsale si sostituisce con anteriore dietro si chiama volare, che è sinonimo di plantare
nel piede e palmare nella mano, che sono tutti sinonimi di caudale, che però nell’arto non si usa.
La parte dell’arto più prossimale, cioè l’avambraccio, usa i termini caudale e prossimale.
Termini che si riferiscono unicamente alla testa →
- Rostrale → ha lo stesso significato di craniale, significa letteralmente vicino alla punta del
naso

- Aborale → struttura o punto lontano dall’apertura boccale

- Orale → struttura o punto vicino all’apertura della bocca


Per quanto riguarda la testa ho dei termini specifici per craniale e caudale si utilizzano i sinonimi
rostrale o orale per craniale e aborale per caudale.
- Linea mediana dorsale e ventrale → linea immaginaria che si inserisce sul piano
dell’animale.

- Pari → organi che rispettano la simmetria → rene, occhi, coste

- Impari → milza, fegato → ce ne è uno solo. Le vertebre sono impari sul piano mediano.
Alcuni organi quindi si riferiscono o alla posizione o al numero.

In anatomia non è del tutto corretto parlare di centro.


Struttura → descrizione anatomo – microscopica dell’organo, non interessa in questo corso
Architettura → descrizione delle caratteristiche interne di alcuni organi, spesso rilevabili
macroscopicamente, a volte ai limiti con l’anatomia microscopica. Ciò che osservo quando seziono
un organo
Ordine in cui vengono descritti →
Ossa → tipo, regione, orientamento, rapporti e descrizione
Articolazioni → categoria, tipo, capi articolari, superfici articolare, mezzi di fissità e flessibilità
Apparato locomotore → è composto da osso, articolazioni, legamenti e muscoli → osteologia,
artrologia – sindesmologia e miologia.
Caratteri generali
Osteologia → organi duri, biancastri costituiti da → tessuto osseo, cartilagini articolari, periostio,
endostio, midollo osseo e cartilagine di accrescimento.
Vengono classificate in →
- Lunghe → femore/ omero. Hanno due estremità rigonfiate, epifisi ed una diafisi o corpo,
parte più stretta in genere cilindroide, all’interno della quale si trova la cavità midollare che
contiene il midollo. Nelle epifisi si trovano numerose e piccole cavità che prendono il nome
di osso spugnoso. Nella diafisi si trova sempre e solo l’osso compatto. Nelle epifisi, invece,
si ha osso compatto esterno, più chiaro, ed osso spugnoso interno, anche questo ripieno di
midollo osseo. Le varie microunità dell’osso spugnoso sono comunicanti tutte tra di loro e
con il midollo osseo che contengono. Anche nelle ossa piatte e brevi si trovano le cavità
dell’osso spugnoso, che prendono il nome di cellette delimitate da trabecole. Alcune ossa
non possiedono una cavità midollare e per questo motivo prendono il nome di ossa
allungate. Sia le cavità midollari delle ossa lunghe che le cellette del tessuto osseo spugnoso
contengono midollo osseo rosso o giallo. Il primo, negli adulti, è localizzato unicamente
nelle vertebre, sterno e coste, mentre nelle altre ossa si può trovare quello giallo, ricco di
tessuto adiposo.

- Piatte → scapola, prevalgono le dimensioni della lunghezza e della larghezza

- Brevi → vertebre, non ci sono dimensioni prevalenti.


Le coste vengono considerate ossa allungate, in virtù di una particolare struttura.
Esistono anche parti di cartilagine → nelle ossa lunghe sono cartilagini articolari che formano capi
ossei. Generalmente le cartilagini articolari hanno forma regolare e superficie molto liscia.
Periostio → sottile membrana, ma robusta, che riveste l’osso tranne nei punti di attacco tra
legamenti e tendini → quindi non riveste i contorni delle superfici articolari, altrimenti si
lacererebbe. È formato da due strati, uno esterno o fibroso, più solido, connettivo molto
vascolarizzato, pieno di arteriole e responsabile del nutrimento, funzione trofica, ed uno interno o
osteogeno, più epitelioide in diretto contatto con la superficie dell’osso. L’osso è un tessuto vivo,
quindi nello strato osteogeno ci sono staminali che si occupano del rimaneggiamento dell’osso.
Il periostio è molto innervato e vascolarizzato a differenza dell’osso → la lacerazione del periostio
con conseguente frattura dell’osso è quella che provoca molto dolore. Riveste la superficie esterna
dell’osso. Sulla superficie esterna è possibile notare alcuni tipi di rilievi o depressioni. Alcuni,
rivestiti da cartilagine, permettono lo scorrimento dei capi ossei impegnati nelle articolazioni, come
le superfici articolari, altri possono essere processi, protuberanze, tuberosità, tubercoli, spine o
creste. Generalmente le depressioni corrispondono a zone adibite allo scorrimento di muscoli,
tendini o vasi e possono essere indicate come fosse, incisure, docce, solchi, fori o canali.
Endostio → tutte le cavità interne sono rivestite da endostio, simile al periostio.
Foro nutritizio → utili al passaggio di arterie ed arteriole utili al nutrimento dell’osso. Possono
essere ovunque sulla superficie dell’osso. Sono grandi e visibili. Non si devono confondere con
quelli più piccoli e molto vicini che sono le cellette del tessuto spugnoso.
Vascolarizzazione dell’osso → l’osso è un tessuto vivo in continuo rimaneggiamento. Contiene
anche il midollo osseo responsabile della formazione di cellule ematopoietiche. La
vascolarizzazione è periostiale e nutritizia, in realtà entrambe sono trofiche, ma quella nutritizia
entra nell’osso tramite i fori nutritizi, invece, quella periostiale si distribuisce nel periostio. Alcune
arteriole si ramificano nel periostio, invece, il vaso nutritizio entra e si ramifica o nell’endostio e si
uniscono o anassomizzano con arteriole provenienti dall’esterno, oppure si distribuiscono nel
midollo osseo, vascolarizzandolo. È garantita da arterie periostiali e nutritizie, le prime si
ramificano nel periostio per poi entrare nel canale di Havers, le altre passano nella compatta per
entrare nelle cavità, tramite i fori nutritizi, distribuendosi all’endostio e al midollo osseo.
L’innervazione è s carsa nel tessuto osseo, soprattutto in quello compatto, ma è evidente nel
periostio.
Le ossa assumono nomi diversi, alcuni seguendo la regione di appartenenza altre per associazione
ad oggetti a cui assomigliano oppure sono nomi di fantasia. Possono essere impari sul piano sagitale
mediano, come le vertebre o l’occipitale, oppure pari a destra e sinistra del piano mediano, quindi
speculari come le ossa degli arti.
Solo negli animali giovani esistono altre cartilagini, al limite tra epifisi e diafisi → si chiamano
cartilagini metafisarie o di accrescimento, permettono l’accrescimento. Presentano la capacità di
deporre nuovo osso sopra e sotto, permettendo l’accrescimento somatico. Quando questo è stato
raggiunto → calcificano. Gli animali giovani possono avere fratture o distacchi, cioè il distacco tra
osso e cartilagine di accrescimento. Quest’ultima non si trova solo nelle ossa lunga.
Leggy apperance → un puledro presenta da cucciolo arti molto più lunghi, rispetto al tronco →
quando crescerà il tronco si svilupperà maggiormente, mentre gli arti si svilupperanno in modo
minore.
Punti di inserzione di tendini e legamenti → dove si attaccano. Sono grossi fasci molto robusti di
tessuto connettivo fibroso. Si inseriscono nelle ossa e si fissano sul tessuto osseo esterno compatto,
compenetrandosi con la matrice mineralizzata. Non toccano il periostio.
Nelle ossa ci sono dei rilievi e delle infossature → si chiamano processi ossei, proprio delle
sporgenze che spesso corrispondono ai punti di inserzione di tendini e legamenti.
Non è corretto dire che la diafisi delle ossa è cilindrica, ma è cilindroide nella maggior parte dei
casi.
Le coste sono definite allungate in base alla loro architettura → non possiedono infatti la cavità
midollare. Si comporta, quindi, come un osso piatto.
Il midollo osseo c’è in tutte le ossa e può essere → è molto vascolarizzato, in quanto c’è un
continuo riciclo. Possiede uno stroma connettivale, generalmente risulta molle e contiene grasso e
cellule del sangue.
- Rosso → possiede le staminali ematopoietiche → sterno, ileo. Le staminali sono state
scoperte nel 1961, ma ancora oggi il meccanismo non è del tutto chiaro. Hanno il compito di
rinnovare completamente e continuamente le cellule del sangue. È molto vivo come organo

- Giallo → sede di accumulo di grasso.


L’osso è ricco di Sali minerali, è una sorta di loro deposito.
Nel tessuto osseo l’innervazione è piuttosto assente.
- Ossa pneumatiche → contengono cavità piene d’aria all’interno delle ossa che le rendono
più leggere. Un esempio sono quelle degli uccelli. Le ossa dei polli sono pericolose per i
cani, in quanto contengono cavità che possono rilasciare schegge. Le cavità interne
contengono midollo, quelle esterne contengono aria. Sono alcune ossa del cranio che sono in
comunicazione con le cavità nasali. Permettono di alleggerire la testa nei grossi animali. La
mucosa nasale è a contatto con l’aria e, di conseguenza, con miliardi di germi, dai quali
siamo protetti grazie alla presenza di muco. Quest’ultimo può essere iperprodotto e si può
accumulare nella cavità pneumatiche, facendo insorgere sinusiti.

- Ossa sesamoidi → si sviluppano nella compagine di alcuni tendini o legamenti,


facilitandone lo scorrimento e riducendo l’attrito con le strutture circostanti.
Caratteri generali artrologia e sindesmologia → studio di articolazioni o giunture e tendini. I
legamenti tengono uniti i segmenti ossei e permettono il movimento. È un organo passivo, in
quanto, riceve lo stimolo del movimento dal muscolo, organo attivo.
Le articolazioni sono numerose e molto diverse →
Vecchia denominazione →
- Sinartrosi → articolazioni per continuità, cioè c’è un continuo tra i capi ossei, si ha la
presenza di tessuto connettivo

- Diartrosi → articolazioni per contiguità, i capi ossei sono contigui, cioè possono appoggiarsi
o scivolare l’uno sull’altro, ma non sono continui, quindi non possiedono qualcosa al loro
interno → c’è più spazio, cavità articolare → libera capacità di movimento

- Anfiartrosi → caratteristiche intermedie


A seconda del tipo di connettivo →
- Giunture fibro – cartilaginee o sinartrosi → le giunture fibrose si dividono in sindesmosi,
che contengono tessuto connettivo e sono abbastanza rare, suture, tessuto connettivo fibroso
ed uniscono le ossa piatte della testa, e gonfosi. Le suture sono molto importanti in causi di
traumi, in quanto danno una sorta di elasticità e sono molto importanti anche per la crescita
delle ossa del cranio. Con il tempo le suture vanno incontro a calcificazione ed ossificazione
→ stabilizzazione. Nell’anziano il cranio diventa quasi un osso unico.

- Giunture sinoviali o diartrosi → sono dette vere. Le ossa che si articolano in questo modo
sono separate da uno spazio pieno di liquido → cavità articolare. Le sue pareti sono rivestite
da delicato tessuto connettivo che prende il nome di membrana sinoviale, che si inserisce sul
contorno delle superfici articolari rivestite da cartilagine ialina o cartilagine articolare. La
membrana sinoviale è rinforzata all’esterno da una capsula fibrosa, capsula articolare o
legamento capsulare, e da legamenti che sono disposti a tenere unite le ossa. Questi ultimi
sono formati da tessuto connettivo fibroso e generalmente si trovano all’esterno della
capsula articolare, ma possono anche essere interni all’articolazione come il legamento
rotondo. Generalmente sono inestensibili, ma alcuni possono anche contenere fibre
elastiche, come i legamenti gialli delle vertebre. In base alla funzione che svolgono
assumono nomi diversi, ad esempio ci sono i legamenti collaterali che si trovano sul lato
mediale e laterale delle articolazioni degli arti. In alcuni casi ci possono essere strutture
fibrocartilaginee atte a rendere congrue le superfici articolari discordanti → menischi o
dischi articolari che dividono l’articolazione in due scomparti. Possono anche avere funzioni
di ammortizzatori. Un esempio di disco articolare è quello dell’articolazione temporo –
mandibolare.
Sono articolazioni che presentano una cavità → ciò che si tocca corrisponde alle superficie
articolari → una concava ed una sferoidale convessa. Ci deve, quindi, essere una
congruenza. Tra i due capi ossei c’è una cavità articolare, non riempita da tessuto
connettivo.
Il liquido sinoviale è ricco di acido ialuronico ed agisce come lubrificante nello scorrimento
delle superfici articolari durante il movimento ed ha una funzione trofica nei confronti della
cartilagine articolare. Il liquido sinoviale, quindi, viene qui prodotto, regolato e riassorbito.
Oltre alle superfici articolari ci sono i legamenti → capsula articolare, membrana
connettivale che avvolge tutta l’articolazione. Serve a mantenere uniti i due capi articolari e
delimita la cavità articolare.
La parete della capsula articolare è formata da due strati → uno esterno o membrana fibrosa
ed uno interno più sottile, di tipo epitelioide ed è la membrana sinoviale, che non ha funzioni
meccaniche, ma produce liquido sinoviale, molto importante per queste articolazioni. La
membrana fibrosa è di connettivo fibroso molto robusto ed in alcuni casi può essere molto
sottile in modo da permettere allo strato più interno di formare estroflessioni o fondi ciechi.
La membrana sinoviale è costituita da cellule mesenchimali che poggiano su un connettivo
lasso ricco di cellule adipose. È riccamente innervata.
La cartilagine non è innervata o vascolarizzata, quindi riceve il nutrimento dal tessuto osseo
sottostante vascolarizzato e dal liquido sinoviale.
I capi articolari devono essere tenuti insieme anche dai legamenti, fasci cilindroidi fibrosi
che si inseriscono sulla capsula articolare. Generalmente sono esterni a questa. Ci possono
essere casi in cui sono interni, cioè articolazione dell’anca e del ginocchio. Sono
inestensibili, in quanto sono tessuto connettivo fibroso → più precisamente sono pochissimi
estensibili, in alcune sedi possono essere leggermente elastici, come nella colonna
vertebrale. In base alla loro posizione assumono una funzione diversa.
Ginocchio, gomito e nodello hanno i legamenti collaterali.
La cartilagine articolare può essere rosa/ rosa perlato.
Il legamento non è a contatto con il liquido sinoviale.
Esistono anche i cercini glenoidei, i quali ampliano i margini di alcune cavità articolari →
cavità glenoidea della scapola. Sono degli annessi presenti solo in alcuni casi.
Articolazione semplice → due capi articolari o composta, con più di due.
Cranio → tutta la parte di ossa piatte e brevi unita da suture, senza la mandibola, unico osso che si
articola con il cranio tramite giunzione sinoviale che consente un ampio movimento → scheletro
della testa dato da cranio + mandibola.
Giunture fibro – cartilaginee →
- Sincondrosi → tessuto cartilagineo e non connettivo → cartilagine ialina o fibrosa che con
l’età tende a diventare più rigida. Vi è solo tessuto osseo cartilagineo ialino e con l’età in
alcuni casi tende ad ossificare diventando una sinostosi, come le articolazioni tra le
sternebre.
- Sinfisi → presenza sia del tessuto cartilagineo e connettivo. È un’articolazione che unisce i
due rami della mandibola. Nella sinfisi pelvica/ ischio – pubica, negli animali è una
sincondrosi. Tra i corpi vertebrali c’è una sinfisi molto molto particolare, in quanto si
formano i dischi intervertebrali. Si ha cartilagine ialina sui margini ossei e connettivo
fibroso al centro.
Fondi ciechi della capsula articolare → nel cavallo esistono per qualcosa di fisiologico. Se la
capsula articolare fosse troppo stretta in una zona dove si ha la possibilità di un massimo
movimento, con un’escursione ampia, si strapperebbe → allora ci sono questi fondi che le
permettono di ampliare la superficie, consentendole di raggiungere la massima ampliazione senza
problemi. Dal punto di vista clinico sono importanti, in quanto se la articolazione è danneggiata, si
accumula del liquido che dilata la capsula articolare, dilatando i fondi ciechi creando un
rigonfiamento o tumefazione in un particolare punto del corpo. Corrispondono ad uno strumento di
indagine clinica per vedere se l’articolazione è sana o meno.
Le sinartrosi si possono anche identificare in base alla forma della superficie articolare → è
importantissima per garantire il movimento.
Nelle immagini delle slides → piana vertebre → sezione parasagittale del piano laterale → artrodie
o articolazioni piane → movimento di scivolamento.
Le giunture sinoviali possono essere semplici, quindi con solo due capi articolari, oppure composte
da più capi articolari nella stessa capsula articolare. Si suddividono a seconda della forma in →
- Articolazione piana → artrodia. Le superfici sono quasi pianeggianti e permettono solo
limitati movimenti di scivolamento e si stabiliscono tra ossa brevi.

- Articolazione sferoidale → emisfera convessa accolta in un’emisfera concava → detta anche


enartrosi. Sono una sorta di segmenti di sfera e possono essere concave, cavità glenoidea,
oppure convesse, testa. Può consentire flessione/ estensione, abduzione/adduzione e anche
circumduzione.

- Articolazione ellissoidale → superfici ovoidali con contorno ellissoidale. Consentono in


modo particolare movimenti di estensione e flessione. Ne è esempio l’articolazione atlanto –
occipitale.

- Articolazione condiloidea → superficie articolare a forma di condilo con contorno


ellissoidale, convesso ed asse di rotazione trasversale. Consente movimenti di estensione e
flessione. Ne sono esempio l’articolazione femoro – tibiale e temporo – mandibolare.

- Articolazione trocleare → a ginglimo. Le superfici hanno forma di segmento di cilindro con


asse trasversale. La controparte è indicata come coclea. Consente ampi movimenti, in modo
particolare flessione ed estensione. Spesso presenta una doccia centrale, un rilievo, che
limita i movimenti di lateralità → cerniera perfetta.

- Articolazione trocoide → la parte mobile ruota su un asse di un cilindro che risulta


longitudinale rispetto al movimento. Un esempio è quella tra capitello del radio ed ulna.
Ci sono anche articolazioni particolari come →
- Sinsarcosi → unione tra arto toracico e tronco. È un unione che avviene tramite i muscoli

- Sinostosi → indica la completa fusione dei capi ossei. È il risultato di un processo di


ossificazione che avviene con l’età del tessuto cartilagineo o fibroso esistente all’interno
della sinfisi o sincondrosi. Un caso particolare è l’unione di più ossa a livello fetale, come il
coxale → coalescenza.
Movimenti articolari → le articolazioni, nonostante siano organi passivi, permettono il movimento.
L’angolo articolare è l’angolo di una articolazione e di solito si osserva considerando lateralmente
l’animale. Nel caso della scapola il primo angolo è minore ed è acuto, invece, il secondo è ottuso.
L’angolo articolare è sempre, per convenzione, l’angolo minore tra gli assi di due segmenti ossei. In
alcuni casi i capi articolari si spostano senza modificare l’angolo articolare → movimenti assiali.
Quando i due angoli sono identici, l’angolo è quello caudale/ volare. Nel nodello, regione
metacarpea – falangea, si fa eccezione, in quanto l’angolo articolare è quello maggiore ed è quello
volare.
Movimenti che possono fare le ossa grazie alle articolazioni e consistono in variazioni dell’angolo
articolare.
Movimenti angolari → quando avvengono, l’angolo articolare cambia
Movimenti assiali → movimenti che tra le due o più ossa, l’angolo articolare non cambia. Un
esempio è la rotazione. Esistono due vertebre, atlante ed epistrofeo, che si muovono tramite
semplice rotazione. Un altro esempio è lo scivolamento, cioè lo scorrimento tra superfici
pianeggianti come nelle artrodie.
Abduco/ adduco → movimenti laterali con allontanamento o avvicinamento rispetto al torace →
lateralmente o medialmente
Flessione/ estensione → riduzione o aumento dell’angolo articolare
La circumduzione è l’insieme di tutti e 4 i movimenti elencati.
Forma cilindrica →
- Articolazione trocleare ed il cilindro si chiama troclea, e la cavità che lo accoglie è la coclea.
Ed è specializzata nella flessione o estensione. Nella parte assiale del cilindro è presente un
rilievo, accolto in un solco/ doccia → stabilizza e rende più preciso il movimento di
flessione/ estensione. Movimento glinglimo perfetto o articolazione a cerniera perfetta.
Un’altra funzione è di evitare la lussazione, in quanto non consente di scivolare.

- Forma di un ovoide → superficie convessa con un contorno ovalare, ma è una sezione di un


ovoide, in quanto è a tre dimensioni → condilo → articolazione condiloidea, che
corrisponde a quella ellissoidale, cambia solo il movimento rispetto agli assi. È, quindi,
presente un asse maggiore ed uno minore → disposto trasversalmente oppure
longitudinalmente. È l’articolazione del ginocchio. Il femore ha due condili a grande asse
longitudinale.
L’articolazione tra atlante ed epistrofeo è particolare → l’epistrofeo ha un dente che si poggia
sull’atlante e permette il particolare movimento della testa, come il movimento che fa il cane
quando prende il biscottino. Ruotano → articolazione trocoide.
Nell’omero si ha a livello prossimale una testa appiattita e a livello distale è presente una coclea.
La testa del femore è mediale ed è liscia.
Nella parte distale del femore si ha davanti una troclea davanti e dietro ci sono dei rilievi, condili ad
asse maggiore longitudinale.
La troclea dell’omero è molto variabile a seconda delle specie.
Nel caso del gomito la troclea, ha come sezione del cilindro non proprio un cerchio, ma un ovale.
Esistono dei legamenti collaterali → esiste una distanza maggiore o minore a seconda della
flessione o dell’estensione → a scatto. Nel passare dall’estremo di estensione a quello di flessione,
l’articolazione scatta senza impiegare troppo i muscoli.
Nel ginocchio l’articolazione è a spirale → non è un cilindro perfetto → è a spirale. Il centro si
allontana sempre di più, fino a quando trova resistenza. Grazie non solo ai muscoli, ma anche al
legamento.
Miologia → è la parte di anatomia che studia i muscoli somatici, cioè l’insieme dei muscoli che
costituiscono il corpo o soma dell’animale. Sono gli organi attivi del movimento.
Muscoli somatici: muscoli che servono a generare il movimento. Unico organo attivo dell’apparato
locomotore. Li distinguiamo in muscoli cutanei o pellicciai e muscoli scheletrici.
Muscoli cutanei o pellicciai, più sviluppati negli animali che nell’uomo, che hanno due attacchi uno
sulle ossa e uno sul derma → strato di connettivo denso su sui si appoggiano tutti gli strati epiteliali
e quando si contraggono si muove la cute. Sono molto importanti nella faccia perché ci permettono
di avere delle espressioni, in questo caso sono chiamati muscoli mimici, sviluppati molto anche a
livello delle orecchie (negli animali).
Muscoli scheletrici, hanno entrambi gli attacchi sulle ossa, sono responsabili del movimento e in
parte concorrono a formare le pareti delle cavità corporee ed aiutano in questo modo l’attività degli
organi interni.
I muscoli possono essere pari, la maggior parte (arti), e impari. Per muscolo intendiamo un organo
che è costituito in modo principale da tessuto muscolare striato, con alcune porzioni connettivali
quali tendini ed aponeurosi, sottile fascia fibrosa che ricopre e avvolge il muscolo e va a continuarsi
nel tendine, per assicurare al muscolo stesso l'inserzione ossee. Annessi dei muscoli sono anche
borse sinoviali, guaine sinoviali tendinee e fasce.
Si riconosce sempre un ventre muscolare, costituito da tessuto muscolare striato in grado di
contrarsi se stimolato e due tendini, cioè fasci di connettivo situati alle due estremità del ventre
muscolare che trasmettono l’effetto dell’accorciamento ai capi ossei.
I muscoli si possono classificare secondo →
- Posizione → muscoli scheletrici o pellicciai

- Forma →
Muscoli lunghi → una dimensione prevalente sulle altre due, con un ventre carnoso
intermedio e due tendini, di cui uno meno mobile chiamato capo d’origine o testa, che
corrisponde a quello prossimale per gli altri, ed uno più mobile detto capo terminale o coda
ed è quello distale per gli arti. Molti muscoli lunghi sono divisi per un tratto più o meno
lungo del ventre muscolare → se la divisione interessa la testa → bicipite, tricipite o
quadricipite. Se interessa la coda → bicaudato o tricaudato.
Muscoli piatti o larghi → una dimensione nettamente inferiore rispetto alle altre due e
presentano terminazioni tendinee laminari dette aponeurosi, generalmente delimitano le
cavità addominali, ma anche il trapezio.
Muscoli brevi → struttura semplici e sono più piccoli, generalmente in corrispondenza della
colonna vertebrale.

- Numero dei ventri muscolari →


Monogastrici → unico ventre muscolare, la maggior parte dei muscoli
Digastrici → due ventri muscolari ed un tendine intermedio
Poligastrici → più ventri muscolari e più tendini intermedi

- Direzione delle fibre muscolari del ventre muscolare →


Fusiformi → fibre con andamento parallelo al muscolo. Sono detti anche muscoli di
velocità, in quanto sviluppano ampi movimenti → l’accorciamento può arrivare ino ad un
terzo della lunghezza effettiva del muscolo → va dal capo di origine a quello terminale con
un ampio accorciamento muscolare e movimento dell’articolazione. Poche fibre muscolari,
ma molto lunghe.
Pennati → fibre con direzione obliqua e si inseriscono in un tendine che percorre il ventre
muscolare. Sono definiti come muscoli di potenza, quindi meno veloci. Grazie all’inserzione
obliqua delle fibre si ha un’inserzione maggiore di fibre muscolari su tendini intermedi che
percorrono il ventre muscolare. Molte fibre muscolari, ma corte.
Semipennati → fibre con direzione obliqua e si inseriscono su tendini che sono posti ai
margini del ventre muscolare. Ci sono anche quelli pluripennati che si inseriscono su più
tendini che percorrono il ventre muscolare e hanno fibre con direzione obliqua
Orbicolari → in corrispondenza delle aperture del corpo e le delimitano con un andamento
anulare delle fibre che non hanno inserzione sullo scheletro
Ventaglio → muscolo diaframma con fibre muscolari che si irradiano a partire da una
formazione tendinea centrale.
Uscendo dal muscolo abbiamo degli annessi che aiutano il muscolo a svolgere la sua funzione.
Nonostante i muscoli tendano sempre a seguire la via più breve tra i due capi di inserzione, esistono
muscoli riflessi ed orbicolari. I primi presentano una puleggia di riflessione, in cui il tendine cambia
direzione per poi raggiungere la terminazione → maggiore ampiezza di movimento utilizzando
spazio maggiore tra origine vera ed il punto di riflessione.
I muscoli generalmente vengono raggruppati a seconda della regione di appartenenza e alla loro
posizione, ma anche alla loro funzione → flessori, estensori, adduttori, abduttori, pronatori,
supinatori o rotatori.
Tutti sono costituiti da tessuto muscolare scheletrico striato e da connettivo che riceve e trasmette
l’accorciamento delle fibre muscolari ai capi d’origine e terminazione che, inseriti su due segmenti
ossei, determinano il movimento. Ci sono due parti in continuità, di cui una costituisce il corpo
carnoso e l’altra, molto più densa, forma tendini ed aponeurosi.
il muscolo è rivestito esternamente da epimisio da cui si dipartono le trabecole interne che formano
il perimisio ed, infine, l’endomisio. La componente vascolare penetra nel muscolo tramite un
peduncolo vascolo nervoso, che decorre lungo i setti connettivali e intorno alle fibre, dando origine
a una ricca trama di capillari necessari per gli intensi scambi metabolici.
Annessi dei muscoli → fondamentali per mantenere i muscoli addossati allo scheletro e facilitarne
lo scorrimento. Si trovano fasce, borse sinoviali, guaine fibrose e sinoviali, cartilagini e ossa
sesamoidi.
Fasce → lamine di tessuto fibroso a fibre incrociate, molto sottili che avvolgono i muscoli
scheletrici. Hanno un aspetto bianco – argenteo, che può diventare giallastro se prevale la
componente elastica. Due fasce, sotto la cute, si estendono lungo tutta la superficie del corpo e sono
la fascia superficiale, difficilmente isolabile in quanto aderisce al sottocute o al connettivo
sottostante, ed una profonda, più spessa che si divide in sepimenti che danno origine a fasce
profonde tra loro indipendenti che separano i diversi gruppi muscolari. È costituita da fibre elastiche
ed è sempre tesa. Dove si incontrano più fasce o lamine fasciali si trovano interstizi occupati da
connettivo lasso con vasi e nervi. Fasce muscolari → sono organi connettivali abbastanza fibrosi e
leggermente elastici, biancastre e si dividono in fasce superficiali e profonde. Generalmente quella
superficiale non è visibile. Sono lamine sottili di connettivo che avvolgono tutto il corpo al di sopra
dei muscoli scheletrici e sotto la cute. Nella maggior parte del corpo si appoggiano sui muscoli più
superficiali. Servono a compattare tutti i muscoli, in quanto nel movimento questi si muovono in
modo non del tutto sincronizzato. Ci sono anche i tendini che si ripiegano → quando è contratto
tende a stare sul piano osseo, quando è rilassato si può alzare. Queste fasce comprimono il tutto.
Logge muscolari → punti in cui le parti ossee fanno sporgenza tra i muscolie la fascia profonda
aderisce al periostio, con determinati gruppi di muscoli, vasi e nervi. Alcune logge sono formate da
sdoppiamenti della fascia profonda e possono esserci muscoli o grossi ammassi adiposi, vasi, nervi
o ghiandole extraepiteliali.
Borse sinoviali → sacche provviste di parete propria con liquido simile alla sinovia. Sono
localizzate nel connettivo lasso e servono come protezione e scorrimento. Non sono sempre presenti
e si distinguono in sottomuscolari, sottotendinee, sottolegamentose, sottofaciali e sottocutanee.
Guaine sinoviali tendinee → permettono o facilitano lo scorrimento dei tendini all’interno di
gallerie osteofibrose, tunnel costituiti in parte da strutture appartenenti ai piani ossei ed in parte da
ispessimenti fibrosi della fascia profonda. I tendini che tendono a sollevarsi molto durante la
contrazione hanno fibre trasversali che dalla fascia profonda si ispessiscono in modo
particolarmente evidente che formano i retinacoli dei tendini. La guaina sinoviale è a forma di
manicotto a doppia parete con due fondi ciechi, uno prossimale ed uno distale. La parete è formata
da una lamina viscerale che aderisce al tendine, ed una parietale che aderisce alla galleria
osteofibrosa. I due foglietti scorrono liberamente tra di loro, lubrificati dal liquido simil – sinoviale,
e ciò garantisce lo scorrimento del tendine senza attrito eccessivo. Sono solo sempre annesse ai
tendini. Non è corretto dire che ricoprono il tendine, in quanto ne ricoprono solo un tratto, il quale è
sotto attrito. Scorre lungo un osso ed è chiuso da una fascia. Le ossa brevi si articolano mediante
artrodie, cioè articolazione piana. Il tendine mentre scorre ha attrito sia lungo l’osso che lungo la
fascia. Il tendine è avvolto, in questo tratto, da una guaina, cioè una doppia membrana, circolare.
Foglietto parietale, aderisce all’osso, cioè non al tendine che considero, ma a qualcosa di esterno e
viscerale, cioè poggia e aderisce al tendine → in modo particolare per pleura e pericardio.
Se consideriamo che il muscolo si contrae → il tendine si muove verso l’alto e poi, quando il
muscolo si sarà rilassato, verso il basso. Se non ci fosse la guaina, sfregherebbe sia sull’osso che
sulla fascia → la fascia e l’osso sono fissi e ciò che si muove è il foglietto parietale, lungo quello
viscerale. La guaina ha un liquido semisinoviale con parete molto liscia da esso lubrificata → si
riduce al minimo l’attrito.
Nei punti in cui tendini o legamenti formano angoli di inflessione addossati alle ossa, possono
presentare al loro interno accumuli di tessuo cartilagineo o osseo, dette ossa sesamoidee, quali la
rotula e ossa grandi sesamoidee che sono considerate parti dello scheletro con grande importanza
meccanica, in quanto sollevando il tendine rendono meno acuto l’angolo d’inserzione.
Se dovessi incidere la cute, mi aspetto che ci sia il sottocute lasso e la fascia tesa, al di sotto della
quale si trova il muscolo. I muscoli sono molto vascolarizzati → se incido la cute o la fascia c’è
pochissimo sanguinamento, se incido il muscolo se ne ha molto. Il muscolo si contrae → l’animale
appena si sveglia tenderà a muoversi → se lo avessi inciso, tenderebbe a riaprire la ferita.
In certe zone la fascia è molto sottile, in altre molto spessa → dipende anche dalla mole
dell’animale.
In prossimità del ginocchio del cavallo si ha la fascia alata.
La fascia c’è su quasi tutto il corpo → dove è più sottile si vedono in trasparenza i muscoli,
nell’altro caso non è sempre visibile. È molto simile a un’aponeurosi.
Connettivi e fascia a volte sono fusi insieme e quindi non sono sempre distinguibili. Generalmente
le fasce scorrono sui muscoli, non sono perfettamente adese → oltre a compattare i muscoli,
riducono l’attrito.
La fascia profonda non fa solo un avvolgimento esterno, ma emana delle ramificazioni che
raggiungono il periostio in alcuni casi e si fissano.
Nel cavallo ci sono una serie di legamenti che si comprimono solo grazie al peso dell’animale.
Retinacoli dei tendini → anelli fibrosi che rendono più solida la compattazione del tendine sul piano
osseo.
Punti di repere → sono dei punti che si possono identificare quando si è vicini ad un animale intero,
vivo o anestetizzato. Se non sono visibili, si possono sicuramente palpare. Sono generalmente
sporgenze ossee, dove si inserisce la fascia a livello dell’osso.
Capo, dove c’è il tendine prossimale. Coda dove c’è il tendine distale. Ventre, corpo del muscolo.
Articolazioni: monoarticolari, biarticolari, pluriarticolari. (in base a quante articolazioni
interessano). La loro funzione sarà una sola però quella dell’articolazione sottostante.
Un’altra classificazione è quella tra muscoli sinergici (stesso movimento) e muscoli antagonisti.
Puleggia di riflessione, elementi che riducono l’attrito durante il movimento. Tra questi ci sono le
guaine, le borse sinoviali, le cartilagini e le ossa sesamoidi.
Se il muscolo ha attacco →
- Craniale → estende
- Caudale → flette
- Mediale → adduce
- Laterale → abduce

Apparato locomotore
Colonna vertebrale → con sterno, coste e cranio formano lo scheletro assile. Coste e sterno e
vertebre toraciche formano la gabbia toracica. Si ha una sequenza di vertebre, dall’atlante fino alla
coccigea. Percorre la parte dorsale dell’animale lungo la linea mediana ed è costituita da una serie
di ossa brevi ed impari, articolate tra loro a formare la colonna vertebrale con all’interno il canale
vertebrale, che contiene il midollo spinale. Permette movimenti quali estensione, flessione e a volte
torsione.
Si distinguono in segmenti → cervicali, toraciche, lombari, sacrali e coccigee. Dà sostegno
all’animale e ospita il midollo spinale.
Ogni vertebra è rigida, ma la colonna vertebrale in sé ha una sua mobilità. Guardate dorsalmente
devono formare una linea retta, qualsiasi deviazione è una malformazione. Lateralmente si osserva
non una linea retta, ma ci sono delle flessure che sono 3 →
- Cervicale → dorsalmente convessa

- Cervico – toracica → ventralmente convessa molto marcata

- Toraco – lombare → dorsalmente convessa, ma lieve

Bovini → 7 cervicali, 13 toraciche, 6 lombari e 5 sacrali


Suino → 7 cervicali, 14/15 toraciche, 7 lombari e 4 sacrali
Carnivori → 7 cervicali, 13 toraciche, 7 lombari e 3 sacrali
Cavallo → 7 cervicali, 18 toraciche 6 lombari e 5 sacrali
Caratteri comuni alle vertebre → vertebra tipo → osso breve con molti processi, impari, mediano
→ ha un corpo, parte più grossa e ventrale, un arco vertebrale e processi di vario tipo. Il corpo
generalmente è cilindroide o prisma – triangolare. Ha una estremità craniale, un po’ convessa →
testa, ed una posteriore, un po’ concava → fossa vertebrale. È una superficie articolare, quindi
rivestita da cartilagine, ma non è sinoviale. È una sinartrosi, con un disco intervertebrale. È una
sinfisi. Hanno cartilagine con un connettivo in mezzo. La parte ventrale presenta un rilievo
longitudinale detto cresta ventrale.
Sopra il corpo c’è l’arco → lamina ossea curva, dorsale rispetto al corpo ed insieme definiscono il
foro vertebrale che contiene il midollo spinale. La successione dei fori, considerando tutta la
colonna vertebrale, forma il canale vertebrale. L’arco è in posizione dorso – laterale.
Nel punto in cui si inserisce sul corpo vertebrale, la lamina ossea appare più stretta e forma
un’incisura vertebrale craniale e caudale, che se contigue tra loro formano il foro intervertebrale, da
cui fuoriescono i nervi spinali. In alcune vertebre, come le ultime toraciche, questa si trasforma in
un vero e proprio foro, detto foro vertebrale laterale.
Ci sono due processi articolari craniali e due caudali che si dipartono dai margini craniali e caduali
dell’arco. Terminano con superfici articolari, dirette dorsalmente per i craniali e ventralmente per i
caudali, che formano articolazioni sinoviali con le vertebre contigue e sono →
- Due trasversi → originano nel punto in cui l’arco si inserisce sul corpo lateralmente

- Processo spinoso → si diparte dalla parte dorsale dell’arco che sta sul piano mediano →
quando io palpo lombarmente l’animale avverto la sommità dei processi spinosi

- Processi articolari→ si diparte lateralmente, dalla parte più dorsale dell’arco → sono due
craniali e due caudali.
Nelle vertebre toraciche e lombari ci sono anche i mammillari, tra processo trasverso e articolare
craniale. Nelle vertebre lombari dei carnivori si possono anche avere i processi accessori tra
processo trasverso e articolare caudale.
Una vertebra ha 7 processi, tre ad inserto muscolare e gli altri craniali e caudali → ha due superfici
articolari sul corpo e 4 sui processi trasversi. Tra due vertebre ci sono 3 articolazioni sulla superficie
articolare.
Le vertebre cervicali sono sempre 7 nei mammiferi → le prime due sono l’atlante e l’epistrofeo.
- Atlante → ha una forma molto anomala rispetto alla vertebra tipo. Sembra una farfalla. Non
ha il corpo, ma solo un arco ventrale e dorsale. Non c’è il corpo, in quanto il suo materiale
nell’embriogenesi è andato a formare il dente dell’epistrofeo. È presente una piccola fossa
che è l’appoggio del dente. Sono molto sviluppati ed espansi i processi trasversi che
prendono il nome di ali dell’atlante. Davanti sono presenti due superfici concave che
accolgono i condili dell’occipitale. Nelle dispense è presenta una visione dorso – caudale, in
quanto si vede la fossetta del dente sull’arco dorso ventrale → dorso – caudale è una visione
obliqua. Sporgenza ossea a livello del collo, molto vicina alla testa → atlante – epistrofeo. È
molto sviluppata in senso trasversale. Si parla di arco dorsale e ventrale che delimitano il
foro vertebrale. Su quello ventrale è visibile un tubercolo ventrale, mentre su quello caudale
non c’è il processo spinoso. I processi trasversi sono quadrangolari e obliqui e sono chiamati
ali dell’atlante, attraversate, tranne nel bovino, dal foro trasversario caudalmente, e
cranialmente dal foro alare, detto incisura alare nei carnivori, che comunica medialmente
con il foro vertebrale laterale. Non ci sono i processi articolari craniali, che sono sostituiti da
superfici articolari ellissoidali cave, destinate a ricevere i condili dell’occipitale.

- Epistrofeo → è visto in visione laterale nelle slides. Si prolunga con quello che è il dente che
si appoggia sulla fossetta del dente dell’atlante → articolazione trocoide, un cilindretto che
fa ruotare il cilindretto senza cambiare l’angolo articolare, permette il movimento della testa.
Ha un enorme processo spinoso sviluppato non solo in altezza, ma anche cranio
caudalmente. Nella parte caudale negli Equidi tende a biforcarsi e dalle biforcazioni ci sono
i processi. Alla base del punto in cui si inserisce il punto trasverso si ha un foro, che non
entra all’interno del foro vertebrale → foro trasversario, all’interno del quale passano nervi.
E’ molto lunga e ha una sporgenza anteriore cilindroide che è al posto della testa ed è il
dente dell’epistrofeo, che si articola con l’omonima fossa dell’atlante. La superficie
articolare del dente è rivestita da cartilagine e si continua con i processi articolari craniali
dell’epistrofeo. Vi è un foro vertebrale laterale o incisura nei carnivori.

La colonna vertebrale presenta due tipi di articolazioni, una cartilaginea che unisce i corpi vertebrali
ed una sinoviale, tra le superfici articolari dei processi articolari che si trovano sugli archi vertebrali.
- Articolazione atlanto . occipitale → formata dai condili dell’occipitale e le rispettive fosse
articolari craniali dell’atlante. Le superfici articolari destra e sinistra convergono
ventralmente, ma non sempre si fondono, si ha generalmente una singola cavità sinoviale.
La membrana sinoviale si unisce attorno alle faccette dell’occipitale e dell’atlante. Questa è
irrobustita esternamente dalle membrane atlanto – occipitale dorsale e ventrale che passano
dagli archi dell’atlante alle parti corrispondenti del foro vertebrale. L’articolazione funziona
come un ginglimo → con movimenti ristretti alla flessione e all’estensione sul piano
mediano, cioè il movimento di assenso con la testa. È di tipo ellissoidale.
- Articolazione atlanto – epistrofea → ampie superfici articolari delle fosse articolari caudali
dell’arco ventrale della testa e quella del corpo dell’atlante e del dente dell’epistrofeo,
riunite in una singola cavità sinoviale. Solo determinate aree possono essere a contatto in
una determinata area della testa → tutto questo permetta una buona capacità di movimento,
in modo particolare la rotazione lungo il piano longitudinale. Il dente dell’epistrofeo è
collegato alla faccia interna dell’arco ventrale dell’atlante e a volte anche all’osso occipitale
grazie ad una serie di legamenti. La rottura di questi ultimi o del dente stesso causano la
lesione del midollo, dopo il contatto con l’epistrofeo → causa di morte nell’impiccagione. È
un’articolazione trocoide, che quindi permette rotazione.
Le articolazioni intervertebrali sono sinfisi tra i corpi e sinoviali, artrodie, tra i processi articolari
caudali e craniali. I corpi delle ossa adiacenti, tra la fossa di una vertebra e la testa di quella
successiva, sono uniti da dischi intervertebrali spessi, ma flessibili, che vanno incontro a
degenerazione con l’avanzare dell’età. Questi fungono da ammortizzatori e sono deformabili, ma
non comprimibili. Ogni disco ha un nucleo polposo, di connettivo molto idratato o mucoso ricco di
cellule, ed un anello fibroso, che consiste di fasci circolari di tessuto fibroso che decorrono
obliquamente da una vertebra all’altra. Nei grossi animali la separazione tra nucleo ed anello non è
sempre così evidente. Quando il nucleo calcifica, anche la normale elasticità e flessibilità della
colonna diminuiscono.
Nella regione toracica caudale e lombare le superfici articolari hanno disposizioni radiali ed i
movimenti sono quelli lungo il piano mediano. Nel collo, invece, i movimenti sono più liberi.
I legamenti interarcuati sono di tipo elastico e si trovano tra gli archi di due vertebre attigue.
A livello della colonna vertebrale si trovano vari mezzi di unione → ci sono legamenti lunghi, che
coinvolgono più vertebre e segmenti della colonna vertebrale, e brevi, che si limitano a vertebre
adiacenti.
- Legamento longitudinale dorsale → decorre sulla faccia dorsale dei corpi vertebrali, dal
dente dell’epistrofeo al sacro. È quindi un legamento lungo. Si restringe a livello centrale del
corpo vertebrale, per poi diventare più ampio lungo il disco intervertebrale

- Legamento longitudinale ventrale → applicato alla faccia ventrale dei corpi vertebrali,
dall’ottava/ nona toracica al sacro. È lungo e si trova sotto i corpi vertebrali

- Legamento nucale e sopraspinoso → assume diverse conformazioni a seconda della specie.


Negli erbivori il nucale origina dalla protuberanza occipitale esterna e continua nel
sopraspinoso, che decorre lungo i processi spinosi delle vertebre toraciche, lombari e sacrali.
La parte cervicale si distingue in funicolo nucale, di tipo fibroelastico, e lamina nucale,
formata da digitazioni tra la parte cordonale ed i processi spinosi delle vertebre cervicali.
Nel cane, invece, si ha solo la parte cordonale ed origina dal processo spinoso
dell’epistrofeo. Negli equidi tra il legamento sopraspinoso ed i processi spinosi si ha una
voluminosa borsa sierosa sottolegamentosa. Nel gatto e nel suino non esiste il legamento
nucale. Il nucale è di tipo elastico e permette di sorreggere il peso della testa, senza limitarne
i movimenti.
Il sopraspinoso passa sopra le sommità dei processi spinosi delle vertebre toraciche e
lombari.
Tra i legamenti brevi si ricordano →
- Legamenti interarcuali → tra gli archi vertebrali, di natura elastica e colore giallastro

- Legamenti interspinosi → tra i processi spinosi, di natura elastica per le vertebre più
craniali, più o meno fino alla seconda toracica, di natura fibrosa nel tratto toracico e
lombare, che qui nei carnivori sono sostituiti da fibre muscolari
- Legamenti intertrasversari → tra i processi trasversi delle vertebre lombari, di natura fibrosa
La settima vertebra cervicale è detta prominente, in quanto generalmente può avere un processo
spinoso abbastanza sviluppato e non ha il foro trasversario e ha due fossette costali caudali per la
prima costa.
Vertebre toraciche → sono sempre lo stesso numero delle coste. La lunghezza delle vertebre
toraciche è di circa 60/70 cm, come il tratto cervicale → allora visto che ci sono 7 vertebre cervicali
e 18 vertebre toraciche → queste ultime avranno un corpo molto più piccolo. Anche la testa risulta
appiattita, come la fossa, ed i processi trasversi sono molto corti e tozzi, mentre il processo spinoso
è molto sviluppato in lunghezza. È più lungo in quelle craniali con inclinazione dorso caudale e più
brave in quelle caudali con inclinazione craniale. La vertebra in cui si cambia direzione prende il
nome di anticlinale. Lungo il margine laterale della testa e della fossa si trovano una fossa costale
craniale ed una caudale, superfici articolari per l’estremità prossimale della costa. Ogni testa delle
coste si articola con la fossetta costale craniale della vertebra corrispondente e con quella caudale
della vertebra → la settima cervicale ha una fossa costale caudale per la prima costa, che manca
nell’ultima toracica. Ha anche una fossa costale trasversaria che si trova sotto il processo trasverso
ed è una superficie articolare. Ci sono i processi mammillari e per i cani, nelle ultime toraciche, si
hanno anche i processi accessori. Generalmente la massima altezza si raggiunge in corrispondenza
della terza/ quarta vertebra toracica.
I nervi spinali misti quando escono dal foro intervertebrale, formato dalla fusione di due incisure, si
dividono in due grossi rami che si chiamano ramo dorsale e ventrale. Guarda slide
L’altezza del processo spinoso aumenta man mano che si va avanti, fino alla quarta dove si ha il
picco. Si nota che l’inclinazione delle vertebre ad un certo punto cambia.
- Processi trasversi → sono corti e tozzi

Le vertebre toraciche si articolano tra di loro, ma anche con l’estremità prossimale delle coste,
questo è consentito da superfici articolari → ci sono due fossette rivestite da superficie articolare a
livello dei margini craniali e caudali. Il corpo è quadrato. Queste due fossette accolgono il capitello
delle coste. La fossetta trasversaria si trova sotto il processo trasverso corto e tozzo, dove si articola
la seconda parte della costa. Ci sono 12 superfici articolari → 4 processi craniali/ caudali + fossetta
caudale e craniale + altre due + due processi trasversi. Ogni costa si articola tra due vertebre. La
prima costa si articola tra l’ultima cervicale e la prima vertebra toracica. L’ultima vertebra cervicale
ha una fossetta costale caudale e la prima vertebra toracica ha la fossetta costale craniale. L’ultima
vertebra toracica non ha la fossetta costale caudale. Ci possono essere delle irregolarità tra arco e
processo trasverso. Tra i processi craniali/caudali possono esserci delle irregolarità, ma sono
normali → processi mammillari.

Il corpo delle vertebre lombari è molto più lungo di quelle toraciche, il processo spinoso è più corto,
ma ben sviluppato ed inclinato in avanti ed i processi trasversi sono molto grandi e si allontanano
dal piano mediano come le ali di un aeroplano → processi costiformi. Hanno testa e fossa
pianeggianti. Ci sono anche processi mammillari e processi accessori. Negli equidi si nota una
superficie articolare nel margine caudale dei processi trasversi della quinta vertebra lombare e quelli
craniale e caudale della sesta ed il margine craniale dell’ala del sacro.

In un processo trasverso di una vertebra lombare le facce le chiamo ventrali e dorsali.


Vertebre sacrali → si fondono, o meglio sono sinostosate, a formare il sacro, osso unico che
concorre a costituire il bacino. Sono in numero variabile → tre nei carnivori. I processi spinosi e
trasversi sono abbastanza fusi a formare le ali del sacro. Le ali del sacro danno una forma
trapezoidale al sacro, visto dorsalmente. I processi trasversi diminuiscono la loro lunghezza
posteriormente. Sono triangolari nei grossi animali. Il sacro è disposto orizzontalmente
nell’animale. Sembra quasi un osso piatto ed ha una conformazione quasi triangolare,
quadrangolare solo nei carnivori. La base è in posizione craniale e l’apice in posizione caudale. Ha
una faccia dorsale, ventrale ed un margine craniale, caudale e due laterali. Sopra ci sono i muscoli
epiassiali. La faccia ventrale rappresenta la volta della cavità pelvica. Il margine craniale è
rappresentato dalla parte craniale della prima vertebra sacrale → corpo e testa sacrale che si
articolano con l’ultima fossetta dell’ultima lombare. Il margine craniale dell’ala non si articola con
il margine caudale del processo dell’ultima vertebra lombare, tranne negli equidi. Il sacro
cranialmente si articola con l’ultima vertebra lombare. Il margine caudale del sacro si articola con la
prima vertebra coccigea. Non si hanno i fori vertebrali laterali, ma si notano dorsalmente due file di
fori e due ventralmente → sono quelli dai quali escono i nervi spinali → sono il doppio rispetto al
numero normale. Ci sono 4 fori, due sopra, soprasacri,e due sotto, sottosacri → questo perché nel
sacro escono già separati i due rami del nervo spinale. I nervi spinali, infatti, originano da ogni lato
con due radici, una dorsale sensitiva ed una ventrale motrice che si uniscono a formare un nervo
misto. Le stesse radici sono contenute nel canale vertebrale, ma il nervo fuoriesce dalla colonna
vertebrale tramite i fori intervertebrali. A questo punto il nervo si divide in due rami, uno dorsale ed
uno ventrale. Nel tratto sacrale della colonna vertebrale il nervo spinale è nell’osso sacro, con i rami
già separati che escono tramite i fori sotto e sopra sacri. Tra le vertebre sacrali, essendo fuse, non ci
sono articolazioni → sinostosi. C’è l’articolazione, sinfisi, tra margine caudale e craniale tra
lombare ultima e sacrale e poi tra sacrale e prima coccigea. Sulla faccia ventrale dell’ala del sacro si
nota una superficie auricolare, che si mette in contatto con l’altra superficie auricolare della faccia
mediale dell’ala dell’ileo. È l’unica articolazione → sacro – iliaca. È molto importante perché è il
punto in cui l’arto pelvico si unisce al tronco/ scheletro assile → permette la propulsione.
Coste → gabbia toracica → scheletro assile → coste e sterno, insieme alle vertebre toraciche
formano la gabbia toracica. È un concetto scheletrico → non delimita tutta la cavità toracica. Le
coste sono ossa allungate, ma strutturalmente non hanno la cavità midollare, quindi non possono
essere definite lunghe. Sono formate da una parte espansa in contatto con la colonna vertebrale, una
cilindrica nei carnivori e appiattita nei bovini → ha una sezione ad ellisse, quindi faccia laterale e
mediale con margine caudale e craniale, tra questi margini di due coste c’è lo spazio intercostale,
con i muscoli intercostali.
La testa o capitello, guarda immagine, si articola con le fossette costali. La tuberosità della costa si
articola con la fossetta trasversaria sotto il processo trasverso.
Il corpo della costa corrisponde alla parte ossea della costa che si prolunga con una cartilagine
costale, il punto in cui si passa dall’osso alla cartilagine si ha la giunzione costocondrale → si ha un
cambiamento dell’angolo, che prende il nome di ginocchio costale.
Coste → sono ossa pari, allungate e disposte ad arco con numero corrispondente alle vertebre
toraciche. Con queste ultime e lo sterno formano la gabbia toracica, tronco di cono appiattito in
senso trasversale, che contiene la cavità toracica e la porzione intratoracica della cavità addominale.
Si distingue sempre un’estremità vertebrale dorsale che si articola con le vertebre toraciche, un
corpo che prima è in posizione laterale e poi ventrale, un’estremità sternale ventrale che termina con
una lunga porzione cartilaginea detta cartilagine costale.
L’estremità vertebrale ha due rilievi, la testa o capitello con le due superfici articolari per le fosse
costali craniali e caudali delle vertebre, divise dal solco detto cresta del capitello e la tuberosità
della costa con una superficie articolare per il processo trasverso. Hanno corpo cilindroide nei
carnivori ed appiattito negli erbivori, con due facce e due margini. La faccia laterale è convessa,
mentre quella mediale è concava. Il margine craniale è concavo e quello caudale convesso con un
solco vascolo – nervoso, in quasi tutta la sua lunghezza.
Il corpo continua con la cartilagine costale tramite giunzione costo – condrale, formando un angolo
detto ginocchio costale.
Le coste craniali si fissano allo sterno → sternali, le più caudali si fissano sulla cartilagine costale
della costa precedente → asternali. L’unione di queste cartilagini forma l’arco costale cartilagineo.
Nei carnivori le ultime coste sono fluttuanti, con estremità ventrale libera, all’interno dello spessore
della parete addominale.
Le sternali sono 9 nei carnivori, 8 nel cavallo e nei ruminanti e 7 nei suini. Le asternali sono 4 nei
carnivori, 5 nei ruminanti, 7/8 nei suini e 10 nel cavallo.
Vertebre coccigee → formano lo scheletro della coda. Sono in numero variabile a seconda della
specie, dell’individuo e della razza, ma generalmente sono in numero variabile da 15 a 23.
Proseguendo caudalmente diventano sempre più piccole e semplici nella forma, generalmente
cilindroide.
Sterno → osso impari, mediano che chiude ventralmente lo scheletro assile. È costituito da ossa
brevi unite da grosse cartilagini ialine → sternebre, unite alla cartilagine con la sincondrosi. Spesso
questa calcifica con l’età. Tra le due sternebre esistono faccette articolari per la cartilagine costale
delle coste sternali.
Lo sterno termina caudalmente con una cartilagine appiattita → processo xifoideo, mentre
cranialmente termina con un rilievo cartilagineo detto manubrio, più sviluppato nelle specie con
clavicola. È composto da tre parti → la più craniale è il manubrio dello sterno e si proietta oltre le
prime coste e può essere palpato a livello del collo. Il corpo dello sterno è composto da più
segmenti o sternebre, unite nei giovani da cartilagini, in seguito sostituite da ossa. Assume un
aspetto piatto e ampio nei ruminanti, cilindrico nel cane. Il margine dorsolaterale ospita le incisure
costali nelle quali ci sono le estremità delle cartilagini costali.
I processi articolari presenti nelle vertebre sono →
6 processi sacrali, 12 toracici, essendo fossa e testa, fosse costali craniali e caudali (4 per vertebra),
due della fossa trasversaria, 2 processi craniali e 2 caudali.
La cintura pelvica è completamente unita al tronco e consiste di due metà simmetriche, ossa coxali,
che si uniscono ventralmente a formare la sinfisi pelvica, costituite da solide, ma non rigide,
articolazioni con il sacro. Quando è ampliata dal sacro e le prime vertebre caudali assume una
forma di anello osseo che delimita la cavità pelvica.
Il coxale è un osso impari e mediano costituito da due metà simmetriche unite sul piano sagittale
mediano dalla sinfisi ischio – pubica o pelvica. Negli animali domestici è una sincondrosi, in quanto
è un’unione mediata da tessuto fibrocartilagineo.
Ogni osso coxale è costituito da tre abbozzi cartilaginei indipendenti dove si sviluppano i centri di
ossificazione → nei giovani durante l’ossificazione restano delle linee di cartilagine che permetto di
delimitare le ossa e anche la loro crescita. Queste ossa sono sinostosate, cioè unite tra di loro, si
parla di ileo, ischio e pube. Nel punto di incontro delle tre ossa è visibile una depressione che
prende il nome di acetabolo, con forma di sfera cava, che costituisce la superficie articolare per la
testa del femore → articolazione coxo – femorale o dell’anca, detta anche enartrosi. In realtà la
superficie articolare ha una forma semilunare, in quanto è interrotta dall’incisura dell’acetabolo, che
termina in una depressione, chiamata fossa dell’acetabolo, destinata all’inserzione del legamento
rotondo. L’acetabolo è completato da un cercine cotiloideo o acetabolare, di natura
fibrocartilaginea, che prende il nome di legamento trasverso.
- Ileo → parte craniodorsale che si estende dall’articolazione dell’anca o coxale con direzione
obliqua, fino a quella del sacro. È formato da un’espansione craniale o ala dell’ileo ed
un’asta che si porta caudalmente al corpo dell’ileo. L’ala assume varie conformazioni a
seconda della specie → allungata nel cane e nel gatto, triangolare negli equidi e ruminanti. Il
margine dell’ileo forma alcuni importanti rilievi soprattutto negli erbivori dove l’ala
presenta due angoli liberi → dorsalmente si ha la tuberosità sacrale, angolo rivolto
medialmente verso il sacro, ridotta a due spine nel cane e nel gatto, prominente nei grossi
animali. Ventralmente, angolo laterale, forma la tuberosità del coxale dove da’ origine alla
punta dell’anca, a livello dell’angolo dorso caudale del fianco. Il margine dorsocraniale
dell’ala, posto tra questi due angoli, è noto come cresta iliaca, ispessita e convessa nei
carnivori, spessa e concava nei grossi animali.
Il margine ventro – laterale si porta sul corpo e forma il tubercolo psoadico, attacco del
muscolo psoas, mancante nei carnivori.
La sua faccia laterale è occupata dal gluteo medio, invece, quella mediale è rivolta verso la
cavità del corpo e da’ origine al muscolo iliaco. Il margine dorsale dell’ala è incavato, molto
concavo a livello del suo passaggio nel corpo, a dare origine alla grande incisura ischiatica
→ qui decorre il nervo ischiatico nel suo passaggio all’arto pelvico.
Sulla faccia mediale dell’ala dell’ileo esiste una superficie articolare per l’ala del sacro, detta
superficie auricolare dove si stabilisce l’articolazione sacro – iliaca.
L’ala dell’ileo può avere una forma a paletta o triangolare a seconda delle specie.
- Pube → si estende dall’articolazione dell’anca in direzione mediale per formare la parte
craniale del pavimento pelvico. Assume una forma di L ed è costituito da un ramo craniale o
acetabolare ed uno caudale o sinfisario del pube. La terminazione laterale del ramo craniale
del pube contribuisce a formare l’acetabolo ed è nota come corpo del pube. Il margine
craniale del ramo craniale da’ inserzione ai muscoli addominali. Ha una forma di lamina
ossea appiattita, ripiegata ad angolo retto. I due rami delimitano con l’ischio una grande
apertura ellittica chiamata foro ovale o foro otturato. Il ramo sinfisario o caudale si unisce
con quello controlaterale mediante sinfisi pubica e forma il tubercolo pubico ventrale. La
faccia interna è liscia e concava, quella esterna è convessa. Il margine craniale forma il
pettine del pube.

- Ischio → lamina orizzontale quadrangolare e robusta che si prolunga, o meglio si divide,


anteriormente nel ramo mediale o sinfisario e laterale o acetabolare, che con gli omonimi
rami del pube concorrono a formare il foro otturato. Il margine caudale è cpncavo e con
quello controlaterale contribuisce a formare l’arcata ischiatica. Il corpo e la parte craniale di
questo ramo sono sormontati dalla spina ischiatica che si estende anche sulla parte caudale
dell’ileo. Questa spina corrisponde all’origine del muscolo gluteo profondo. L’angolo
caudolaterale della tavola dell’ischio forma la tuberosità ischiatica, che forma un rilievo
molto ispessito ed orizzontale nel cane, mentre nel bovino ha una forma triangolare.
Il margine mediale si unisce a quello controlaterale dando origine alla sinfisi ischiatica.
Nei carnivori l’ala dell’ileo è arrotondata, quasi verticale e la tuberosità dell’anca con quela sacrale
sono quasi assenti → il profilo non risulta triangolare, ma rotondeggiante.
La sinfisi pelvica è un’articolazione cartilaginea secondaria che si ossifica con l’età. Le articolazioni
sacroiliache sono molto particolari perché si uniscono tra un’articolazione di tipo sinoviale ed una
fibrosa. Sembra avere una conformazione perfetta per una solida unione, ma al tempo stesso la
capacità di assorbire shock da urto. Queste articolazioni devono trasmettere il peso del tronco agli
arti pelvici quando l’animale è in stazione e la spinta degli arti al tronco quando l’animale è in
movimento.
Ogni ala del sacro possiede una superficie articolare ampia e piatta che si unisce con la
corrispondente superficie iliaca. La capsula articolare è stretta, circondata e rafforzata da fasci di
connettivo che uniscono le parti adiacenti delle due ossa. La sinfisi pelvica interessa sia il pube che
l’ischio. Nella femmina la fibrocartilagine intercoxale si modifica al momento del parto.
È presente un legamento pubico craniale o tendine prepubico che connette il pettine del pube destro
con quello sinistro. Non è realmente un tendine o un legamento, perché non sono coinvolti muscoli
o articolazioni, si tratta solo di un cordoncino fibroso teso tra due parti dello stesso osso. La
membrana otturatoria è la lamina di tessuto connettivo che chiude il foro otturato, ricoperto dai due
muscoli otturatori.
- Articolazione sacro iliaca → si stabilisce tra la superficie auricolare dell’ala del sacro e la
faccia auricolare dell’ala dell’ileo. La superficie di contatto consta di un’area rivestita da
cartilagine ed una rugosa rivestita da fibrocartilagine. È un’articolazione rigida o anfiartrosi.
L’unione con il coxale con il sacro forma la cintura pelvica, punto in cui viene trasmessa la
propulsione degli arti al tronco. È una giuntura molto solida, che però garantisce un certo
grado di elasticità.
I mezzi di unione principali sono →
- Legamento capsulare molto teso e sottile, rinforzato esternamente da robusti fasci che
formano il legamento sacro iliaco ventrale

- Legamenti sacro iliaci dorsali e interossei

- Legamento sacrotuberoso → nel cane si presenta come un robusto cordone teso dal processo
trasverso dell’ultima vertebra sacrale e della prima coccigea alla tuberosità ischiatica. Negli
ungulati viene indicato come legamento sacrotuberoso largo o sacroischiatico ed origina su
tutto il margine laterale del sacro e anche dal processo trasverso delle prime due vertebre
coccigee. Si divide in parte acetabolare che termina sulla spina ischiatica e parte ischiatica
che termina sulla tuberosità ischiatica. Rimangono degli spazi liberi in corrispondenza della
grande e piccola incisura ischiatica che prendono il nome di grande e piccola apertura
ischiatica.
I movimenti sono limitatissimi, nulli nel maschio. La giuntura conferisce solo un certo grado di
elasticità all’unione del bacino con il rachide. Si ha l’oscillazione intorno ad un asse che passa per le
due articolazioni e corrispondono a nutazione e contronutazione, cioè avvicinamento o
allontanamento dall’estremità caudale del sacro al pavimento della cavità pelvica.
Articolazione dell’anca → seconda articolazione, la prima è quella sacro – iliaca. È una enartrosi
classica, quindi un’articolazione di tipo sferoidale, con la testa del femore caudale. Si forma tra la
testa del femore e la superficie semilunare della cavità acetabolare, ampliata da un cercine
fibrocartilagineo. Quest’ultimo passa a ponte sull’incisura acetabolare e forma il legamento
trasverso dell’acetabolo. La cavità acetabolare presenta un’incisura ossea mediale per il passaggio
dei vasi, nervi e legamenti ed una fossetta centrale per l’inserzione del legamento rotondo.
È presente la capsula articolare più ampia rispetto alla articolazione della spalla. Non ci sono
legamenti esterni, c’è un legamento interno → legamento rotondo o della testa del femore → va
dalla fossa dell’acetabolo alla fossa della testa del femore, fovea capitis. È rivestito dalla membrana
sinoviale della capsula articolare → il legamento non è mai a contatto con il liquido sinoviale.
I mezzi di unione sono il legamento capsulare che si fissa pochi millimetri sotto i margini delle due
superfici articolari. Ha un’ampia membrana sinoviale e presenta alcuni fasci di rinforzo, quali il
legamento ilio – femorale nella parte craniale della capsula, e quello ischio – femorale, nella parte
caudale della capsula ed è tipico dei carnivori. Successivamente si ha il legamento della testa del
femore o legamento rotondo, che è un robusto fascio fibroso che va dalla fossa dell’acetabolo alla
testa del femore. Infine si trova il legamento accessorio negli equidi ed è un robusto fascio fibroso
che va dalla fossa della testa del femore alla faccia ventrale del pube.
I movimenti ipoteticamente sono tutti e 5 quelli angolari, ma in modo particolare estensione e
flessione.
I muscoli che agiscono a livello dell’articolazione dell’anca sono rappresentati dal gruppo dei
muscoli glutei.
- Gluteo superficiale → origina dal sacro e dall’ileo e termina sul terzo trocantere ed in parte
sulla fascia alata. Nei carnivori è indipendente e si estende dall’osso sacro al grande
trocantere. Estende l’anca nei carnivori e nel cavallo, spostando l’articolazione cranialmente
all’articolazione dell’anca, flette l’anca. Porta caudalmente l’arto in toto ed è innervato dal
nervo gluteo caudale.

- Gluteo medio → è il più robusto di questo gruppo. È coperto dalla fascia glutea e dal gluteo
superficiale. Origina dalla faccia esterna dell’ala iliaca, nel cavallo e nel bovino anche dal
sacro, e termina sul grande trocantere del femore. Negli erbivori esiste una parte accessoria
profonda che prende il nome di muscolo gluteo accessorio. È il più potente estensore della
coscia e ad arto in appoggio ha l’effetto di propulsione.

- Gluteo profondo → interamente coperto dal gluteo medio. È breve, ma robusto. Si estende
dal corpo dell’ileo o dalla spina ischiatica fino alla parte craniale del grande trocantere. È il
principale abduttore dell’anca.
Muscoli del torace → a questo gruppo appartengono il muscolo del diaframma e gli intercostali
interni ed esterni.
Muscolo del diaframma → lamina carnosa impari, traversale e costituisce un vero e proprio
diaframma che separa le due grandi cavità del tronco, la toracica e la addominale. La sua parte
periferica è carnosa e prende attacco dall’apertura caudale della gabbia toracica. Si divide in una
parte lombare, costale e sternale. Quella lombare forma i pilastri del diaframma, il destro è più
lungo rispetto al sinistro. Le fibre convergono in una parte aponeurotica centrale, che prende il
nome di centro tendineo o frenico, che è unito al tratto lombare della colonna vertebrale tramite i
pilastri de diaframma, cordono muscolari molto robusti. Si ha una grossa convessità verso la cavità
toracica, la cupola del diaframma, asimmetrica nei carnivori → delimita la porzione intratoracica
dalla cavità addominale. La faccia craniale è rivestita da pleura e quella caudale è rivestita da
peritoneo. È attraversato da tre aperture → lo iato aortico, tra i due pilastri in alto, l’esofageo e della
vena cava caudale, verso la metà del centro frenico, attraverso la quale passa la vena cava caudale.
Il diaframma è innervato dai nervi frenici. Il muscolo è molto importante a livello della
respirazione. Si appoggia caudalmente sui visceri della cavità addominale. Il suo punto fisso è
rappresentato dal centro tendineo, subisce solo piccoli movimenti e la parte mobile è caratterizzata
dalla parte carnosa periferica, sternale e costale. Durante l’inspirazione il centro frenico si sposta
caudalmente riducendo la convessità del diaframma, ma si arresta per la compressione dei visceri
addominali. E la parte carnosa porta in avanti le coste. Durante la respirazione forzata il diaframma
è aiutato da muscoli quali gli intercostali interni ed esterni che permettono un maggior afflusso di
aria nei polmoni. L’espirazione si basa sul rilasciamento del diaframma.
Muscoli intercostali → sono interni ed esterni e sono laminette muscolari che chiudono gli spazi
intercostali e concorrono a formare la parete della cavità toracica. Quelli esterni originano dal
margine caudale delle coste e hanno direzione caudo – ventrale fino al margine anteriore della costa
seguente. I muscoli intercostali interni hanno direzione opposta e sono espiratori, mentre gli esterni
sono inspiratori.
Muscoli dell’addome → costituiscono la parte della parete della cavità addominale che non
corrisponde alla porzione intratoracica. Si ha un gruppo di muscoli ventrolaterali che costituiscono
la parete ed il pavimento addominale. Sono l’obliquo esterno, interno e trasverso dell’addome e
sono tutti laminari, sovrapposti l’uno all’altro. Terminano ventralmente lungo una linea mediana
con una larga aponeurosi che si unisce con quella del lato opposto lungo la linea alba, sottile
cordoncino fibroso posto sul piano mediano e unisce lo sterno al pube. Raggiunge il massimo
spessore verso il tendine pubico. Le aponeurosi dei due muscoli obliqui si fondono tra loro a
formare la guaina esterna del quarto muscolo, nastriforme, cioè il retto dell’addome. I primi tre
chiudono la parete addominale e si uniscono alla gabbia toracica, alla colonna vertebrale lombare e
alla cintura pelvica. I loro tendini aponeurotici oltre alla linea alba, formano il legamento pubico,
robusta lamina fibrosa sulla faccia ventrale del ramo craniale del pube tesa da un’eminenza ileo –
pubica all’altra. Riceve la terminazione della linea alba e corrisponde anche alla fine dei muscoli
retti dell’addome. Si ha anche il legamento inguinale, fascio di rinforzo della terminazione del
muscolo obliquo esterno.
- Obliquo esterno →larga lamina superficiale che riveste un ampio tratto del torace. Presenta
digitazioni carnose che originano dalla faccia esterna delle coste e dai processi trasversi
delle vertebre lombari. Le fibre hanno direzione ventro caudale, perpendicolari all’obliquo
interno e continuano in una larga aponeurosi. La porzione addominale di quest’ultima è
caratterizzata dal tendine addominale e quello pelvico.

- Obliquo interno → è flabelliforme origina dall’ala dell’ileo e dal legamento inguinale con
una spessa parte carnosa, una parte si stacca dai processi trasversi delle vertebre lombari. Le
fibre si irradiano ventralmente e vanno in una larga aponeurosi che si fonde con quella
dell’obliquo esterno per raggiungere la linea alba.

- Trasverso dell’addome → è lo strato muscolare più interno della parete della cavità
addominale. Ha digitazioni che partono dallo sterno, dalle coste asternali e da processi
trasversi delle vertebre lombari. Le fibre hanno direzione verticale e confluiscono in una
larga aponeurosi che va sulla linea alba, dopo aver formato la lamina interna della guaina del
muscolo retto dell’addome. + rivestito internamente dalla fascia trasversa e dal peritoneo
parietale.

- Muscolo retto dell’addome → lamina muscolare pari che si restringe alle estremità e occupa
solo la parte ventrale dell’addome. È compressa tra le aponeurosi dei tre muscoli laminari e
si trova ai lati della linea alba. È poligastrico, origina dalla faccia esterna delle cartilagini
delle coste sternali e dallo sterno. Il tendine caudale aderisce a quello dell’altro lato
formando il tendine pubico.
Scheletro della testa →
Si distingue in due parti principali → il neurocranio o cranio cerebrale che forma una scatola ossea
ovoidale con asse maggiore cranio – caudale, cioè la cavità cranica con l’encefalo e lo
splancnocranio o cranio viscerale che costituisce lo scheletro della faccia e da’ sostegno alle parti
viscerali della testa.
- Occipitale → occupa la parte posteriore del cranio, dando origine alla maggior parte della
faccia nucale. È suddiviso in 4 parti che concorrono a formare il grande foro occipitale,
tramite il quale l’encefalo va nel midollo spinale. È composto da → la squama che forma la
faccia nucale dorsalmente al grande foro occipitale, presenta un rilievo trasversale che è la
cresta della nuca e ventralmente si ha la protuberanza occipitale esterna, che da’ l’attacco al
legamento nucale. Internamente ci sono 3 fossette cerebellari. Successivamente si hanno i
due eso – occipitali che si trovano nel grande foro occipitale e comprendono i due condili
dell’occipitale, superfici articolari ellissoidali per i processi articolari dell’atlante e due
processi paracondiloidei che sono diretti ventralmente. Tra il condilo ed il processo
paracondiloideo c’è la fossa condiloidea ventrale che fa da foro di uscita per il nervo
ipoglosso. Infine si ha il basioccipitale che chiude ventralmente il grande foro occipitale e si
dirige in avanti articolandosi con il basisfenoide e formando la parte caudale della base
cranica. I margini laterali con la parte ventrale dell’osso temporale delimitano il foro
giugulare.

- Parietale → osso pari che concorre alla formazione della volta cranica. Confina oralmente
con il frontale ed aboralmente con l’occipitale e latero – ventralmente con il temporale. Ha
una faccia esterna convessa ed una interna concava. Nel bovino i parietali sono sposati verso
la faccia nucale del cranio a causa del grande sviluppo del frontale. Sulla faccia esterna si
nota la cresta sagittale esterna.
- Frontale → osso pari che concorre a formare la volta cranica. Delimita la fossa temporale,
cavità cranica e nasali e l’orbita. Ha alcune parti principali → la squama ha una superficie
sterna liscia e quella interna caratterizzata da solchi e chiude cranialmente, con l’etmoide, la
cavità cranica. Dall’angolo laterale origina il processo zigomatico del frontale che si unisce
in senso latero – ventrale con il processo zigomatico del temporale. Il margine caudale
delimita la fossa temporale. Nei carnivori non raggiunge l’arcata zigomatica, quindi l’orbita
è chiusa dal legamento orbitale. Nel bovino l’osso frontale è molto sviluppato → occupa
tutta la volta cranica e si estende sulla faccia laterale e nucale. Nell’angolo latero – caudale
si forma il processo cornuale, che rappresenta il sostegno per il corno.

- Temporale → osso pari che forma la maggior parte della faccia laterale del neurocranio.
Esternamente concorre a delimitare la fossa temporale. È composto dalla squama del
temporale che è una lamina con contorno ellissoidale, con superficie endocrina concava ed
esocrina convessa. Quella interna è ricca di solchi e delimita l’origine del canale temporale,
mentre quella esterna è caratterizzata da un robusto processo, chiamato processo zigomatico
del temporale, che si dirige lateralmente e cranialmente a formare l’arcata zigomatica.
Ventralmente a questo processo si ha una superficie articolare, fossa mandibolare, volta ad
accogliere il condilo della mandibola → articolazione temporo – mandibolare. Nei carnivori
e nel suino l’arcata zigomatica è formata solo dal processo zigomatico del temporale e dal
processo temporale dello zigomatico, ma lo zigomatico del frontale non raggiunge l’arcata
→ l’arcata è completata da un legamento fibroso.

- Mascellare → osso pari che forma gran parte della faccia e del palato. Il corpo ha una
superficie esterna convessa, tranne nei carnivori e nel suino, e nella parte caudale si ha un
rilievo longitudinale → cresta facciale o tuberosità facciale nel bovino, che continua con
l’arcata zigomatica. Dorsalmente all’estremità anteriore della cresta facciale si ha il foro
infraorbitario. Nella faccia interna, più dorsalmente, si ha il solco lacrimale. All’interno
l’osso ha il seno mascellare in comunicazione con le cavità nasali. Il processo alveolare
corrisponde al margine ventrale del corpo e contiene gli alveoli dentali per i premolari e
molari superiori. La parte più orale si chiama diastema che termina caudalmente con l
tuberosità mascellare provvista di fori quale il mascellare, apertura aborale del canale
infraorbitario.

- Zigomatico → osso pari della parte ventro – laterale della cavità orbitale. È costituito da un
corpo e da un processo temporale, diretto caudalmente e si unisce al processo zigomatico del
temporale andando a formare l’arcata zigomatica.
Il corpo ha una faccia laterale con la cresta facciale che continua caudalmente con il
processo del temporale. Ha anche una faccia orbitale concava che delimita la cavità orbitale.
Nei ruminanti si ha un processo frontale che si unisce con il processo zigomatico del
frontale.

- Mandibola → osso più antico che si articola con l’osso temporale tramite l’articolazione
temporo – mandibolare. Dietro la cavità orbitale, si trova una fossa, che negli erbivori è più
piccola e spostata lateralmente. Nei carnivori è molto grande e non solo laterale → è la fossa
temporale, perché è completamente riempita dal muscolo temporale, un muscolo masticatore
e non mimico. Il temporale è un muscolo elevatore della mandibola. Ci sono 5 muscoli
masticatori, di cui due molto grandi ed importanti → temporale e massetere. Il muscolo
massetere è il principale muscolo masticatore negli erbivori, mentre nei carnivori prevale
quello temporale. All’interno del cranio c’è la cavità cranica che contiene l’encefalo. Poi si
ha la cavità nasale e boccale, in comunicazione con l’esterno. Il cranio è diviso in
neurocranio, parte del cranio che delimitano la cavità cranica oppure sono in contatto con
l’encefalo. Lo splancnocranio è tutto il resto. L’etmoide è situato tra i due, ma nonostante sia
molto sviluppato nello splancnocranio, viene considerato parte del neurocranio.
Un punto di repere molto importante nel cranio è l’arcata ossea che delimita lateralmente la
fossa temporale, che si trova dietro. Il condilo si articola con questa, mentre il processo
mandibolare passa medialmente. L’arcata ossea citata è l’arcata zigomatica, che nel cavallo
si articola con la cresta facciale. L’arcata zigomatica appartiene quasi del tutto all’osso
temporale, quello in rosa. Negli erbivori, dove l’orbita è chiusa completamente da ossa,
l’arcata zigomatica è data anche da altre due ossa → quello giallo, che è un processo, cioè
una sporgenza, zigomatico dell’osso frontale, che la delimita latero – dorsalmente, e quello
grigio che è l’osso zigomatico, che appartiene allo splancnocranio. La cresta facciale è solo
un rilievo all’interno dell’arcata zigomatica. Sul margine più ventrale dell’arcata zigomatica
si trova la fossa mandibolare, che accoglie il condilo della mandibola → si stabilisce
l’articolazione sinoviale temporo – mandibolare, che permette l’estensione e la flessione.
Nei carnivori e nei suini la cavità orbitale non è completamente ricoperto da ossa → c’è
l’arcata zigomatica, ma l’orbita rimane aperta in comunicazione con la fossa temporale. A
delimitarla lateralmente c’è il legamento orbitale, un fascetto, ma privo di articolazione.
Descrizione mandibola → visione para sagittale → faccia mediale dell’emimandibola di destra.
L’immagine successiva è la visione da dietro della testa → visione aborale ed in fondo si vede la
parte più aborale della sinfisi. Il numero 3 e 13 sono i condili dell’occipitale, che si articolano con
l’atlante. Il numero 4 è il grande foro occipitale dove va a finire il midollo spinale.
Le corna del bovino sono produzioni cornee. Sono prodotte su una base ossea. Il frontale nel bovino
è enormemente sviluppato nei bovini. È pieno di seno frontale, quindi scavato.
Mandibola → ci sono delle differenze di specie. Nei carnivori ci sono dei processi sporgenti che
però non hanno significato e i loro denti occupano tutta l’arcata mandibolare.
La mandibola è un osso impari, formato da due metà simmetriche unite dalla sinfisi mandibolare
nella parte anteriore. Guardata lateralmente si osserva una parte verticale o aborale che si chiama
ramo o branca ed una orizzontale che si chiama corpo, sul quale ci sono i denti. Guardata da sotto o
da sopra si nota una V con una apertura aborale, lo spazio tra questi due rami della v si chiama
spazio intermandibolare. Il corpo ha gli alveoli per i denti e si distingue in una porzione incisiva,
con una faccia dorsale ed una ventrale, margine anteriore con gli alveoli dentali per gli incisivi
inferiori ed uno mediale. Si ha anche una porzione molare o posteriore, a forma di lamina appiattita
trasversalmente, con margine dorsale in cui ci sono gli alveoli per premolari e molari inferiori,
tranne nella parte dorsale in cui non ci sono alveoli e si chiama diastema. Il margine ventrale
presenta l’incisura dei vasi, in cui passano i vasi facciali, arteria e vena mascellare esterna ed il
dotto parotideo. Nei grossi erbivori in questa posizione si può sentire il polso arterioso. Questa
incisura non è presente nei carnivori. Sulla faccia laterale ai limiti con quella incisiva si ha il foro
mentale, fori nei carnivori.
Il ramo/ branca è laminare → braccia laterale e mediale. È un osso relativamente sottile, tende ad
essere un po’ scavato. Il margine caudale passa tramite l’angolo della mandibola a quello craniale.
Più arrotondato negli erbivori, rispetto ai carnivori. Sono presenti due processi → quello anteriore è
molto alto, appiattito latero – lateralmente ed è a inserzione muscolare → processo coronoideo della
mandibola.
Quello dorsale è sparso a grand – asse trasversale ed è il condilo, con inserzione articolare.
Presenta due facce incavate → la laterale ha la fossa masseterina, in quanto ricoperta dal muscolo
massetere, e la mediale o pterigoidea.
Sulla faccia mediale è presente un foro, che non ha funzione nutritizia. Si chiama foro –
mandibolare sulla faccia mediale della mandibola, o ramo, che da’ accesso al canale mandibolare, e
la percorre sboccando dall’altra parte nel foro mentale o fori mentali nei carnivori.
Il margine caudale della branca e quello ventrale del corpo formano l’angolo della mandibola con il
processo angolare.

La parte orizzontale del corpo è divisa in →


- Porzione incisiva → ci sono gli alveoli degli incisivi.

- Porzione molare → ci sono gli alveoli, che contengono i denti premolari e molari.
Nel cavallo il condilo è molto visibile dorsalmente.
Nell’erbivoro si ha una rientranza, uno scalino, nel punto in cui si articola il ramo o branca con il
corpo. È tipico degli erbivori ed è percepibile dall’esterno → incisura dei vasi, in quanto sono
presenti dei vasi superficiali che in questo punto passano da essere mediali a laterali. In un grosso
erbivoro in questo punto posso sentire il polso arterioso → arteria facciale. Nei carnivori si può
sentire a livello della fascia ventrale della coscia → vena safena.
L’articolazione presente è la temporo – mandibolare → in realtà sono due e ampiamente separate,
ma possono essere considerate come un’unica articolazione condiloidea. Le superfici articolari sono
costituite dalla testa e dalla fossa mandibolare e la forma di queste dipende dalle abitudini
alimentari. Se prevalgono movimenti a cerniera si ha la testa a forma di condilo disposto
trasversalmente e la fossa dotata di una congrua doccia. La dislocazione della mandibola è impedita
dal prominente processo retroarticolare, situato subito dietro la fossa mandibolare. Si ha la presenza
di un disco articolare fibroso o fibrocartilagineo, che divide la cavità in un comparto superiore ed
uno inferiore. La funzione dell’articolazione è di scomporre movimenti più complessi in movimenti
più semplici.
Cavità nasali → è necessario prima di tutto descrivere l’etmoide.
Etmoide → osso interno impari del neurocranio e chiude anteriormente la cavità cranica,
dividendola dalle cavità nasali. È, quindi, a contatto con l’encefalo. È situato profondamente tra il
frontale e le ali del presfenoide. Le cavità nasali sono molto profonde e vengono definite come
stanze con le pareti.
L’etmoide si trova al centro del cranio, in parte delimita la cavità cranica, in parte è esteso nelle
cavità nasali, ma appartiene al neurocranio. È un osso impari e mediano. È costituito da una lamina
cribrosa trasversale rispetto al cranio, che chiude anteriormente la cavità cranica e rappresenta il
fondo della cavità nasale. Si ha anche una lamina perpendicolare alla cribrosa che si porta in avanti
e si trova tra le due cavità nasali, si trova sul piano mediano e si mette in comunicazione con il setto
nasale cartilagineo. La lamina perpendicolare si assottiglia andando verso la base e ha una forma
quasi triangolare, completata dalla cartilagine del setto nasale. Queste due strutture insieme formano
il setto nasale, parete divisoria delle due cavità nasali, ed è quindi costituito da una parte ossa ed una
cartilaginea. La lamina perpendicolare sporge nella cavità cranica e forma l’apofisi di cristagalli.
La lamina cribrosa ha due fosse etmoidali, nella faccia endocranica, che accolgono i bulbi olfattivi
dell’encefalo. A questo livello si trovano fori per il passaggio delle fibre del nervo olfattivo. La
parte che divide queste due fosse si chiama apofisi cristagalli, che è una cresta. Le fosse etmoidali si
trovano praticamente sotto il seno del frontale.
Pareti delle cavità nasali → la parete anteriore è aperta, in quanto ci sono le narici, mentre quella
posteriore è chiusa dalla lamina cribrosa. La parete laterale è data dall’osso mascellare, molto
spesso, che si vede dall’esterno con la cresta mascellare. Questo è un osso pneumatico. L’osso
mascellare ha un corpo ed un processo alveolare e poi si ha il processo palatino, appiattito, una sorta
di lamina che si salda orizzontalmente con quella controlaterale, nel punto in cui si saldano arriva il
setto nasale, ma alla fine si ha il vomere. Il pavimento della cavità nasali, definito come quello dei
processi palatini del mascellare, che definiscono anche quello boccale, in realtà è anche formato
dall’osso incisivo davanti e dalla lamina perpendicolare dell’osso palatino, che si trova vicino allo
sfenoide. Il pavimento delle cavità nasali non è completo, e dirigendosi dall’avanti verso l’indietro,
alla lamina cribrosa, incontro una depressione → coane, separate dal vomere. L’aria non entra nella
cavità cranica, nonostante il fatto che le cavità nasali abbiano una parete ossea forata, in quanto
queste sono rivestite dalle mucose nasali.
Le lamine papiracee sono lamine ossee molto sottili che dipendono dall’etmoide e sono molto
ramificate o a spirale o a labirinto. Queste prendono il nome di labirinto etmoidale, nella parte più
aborale, e le altre etmoturbinati. Quelle che si trovano più avanti si chiamano endoturbinati, che
sono un po’ più mediali. Sono dei rami delle papiracee. Gli endoturbinati più sviluppati formano
delle conche nasali, che non sono cavità, ma lamine ossee. E si distinguono in una conca nasale
dorsale ed una ventrale. La conca nasale ventrale embriologicamente è una parte del mascellare. Le
conche nasali sono quindi costituite da lamine ossee molto sottili pari appartenenti all’etmoide e
contenute nelle cavità nasali. Sono sempre presenti quella dorsale e ventrale, in alcuni casi ci può
essere anche quella media.
La mucosa nasale non avvolge solo le pareti, ma anche tutte le lamine ossee. La mucosa è molto
vascolarizzata, quindi se si rompe una di queste lamine ossee accidentalmente, si ha una forte
emorragia. L’epistassi, cioè emorragia dal naso, è molto difficile da fermare. L’aria è meglio che
venga rallentata per vari motivi, se non ci fosse nulla andrebbe direttamente alla trachea e ai
polmoni → in questo modo, invece, viene riscaldata dalla mucosa e viene rallentata creando delle
turbolenze. Il labirinto etmoidale aumenta notevolmente la superficie della mucosa. L’aria viene
riscaldata, in quanto l’animale in natura riesce a respirare più facilmente ed arriva umidificata. La
mucosa nasale si divide in respiratoria ed olfattiva, nelle zone più caudali, con recettori olfattivi,
cioè neuroni al di fuori del cervello. Gli assoni di questi neuroni attraversano la lamina cribrosa ed i
vari forellini e ogni fascetto passa da questi per poi incontrare il nervo olfattivo, molto corto. Più la
mucosa è estesa, più aumenta la capacità di riconoscere vari odori, grazie alla maggiore presenza
dei recettori olfattivi. È necessario rallentare l’aria per filtrare particelle dannose, tramite la mucosa,
che è rivestita da muco, sostanza appiccicosa che le intrappola. Solo poche riescono ad arrivare
negli alveoli dove vengono eliminate dai macrofagi. Una volta che sono state intrappolate dal muco,
le ciglia le spinge all’indietro e vengono digerite. Il fiuto del cane consiste nel chiudere in parte le
narici, la mucosa in questo caso è erettile, cioè si rigonfia di sangue e chiude la cavità → il cane in
realtà non respira in quel momento, ma fa entrare e aumentare la possibilità di sbattere la particella
e aumentare la capacità di incontrare il recettore olfattivo. Le mucose del cane, infatti, sono molto
più ramificate.
Le cavità nasali sono due fosse separate sul piano mediano dal setto nasale cartilagineo e più
aboralmente dalla lamina perpendicolare dell’etmoide. La volta è costituita in modo principale dalle
ossa nasali. Le due coane sono separate dal vomere.
Gli spazi presenti tra le varie ossa si chiamano meati.
Muscoli della testa e della parte ventrale del collo → si distinguono in superficiali o pellicciai e
quelli più profondi che sono scheletrici e servono ad articolare la mandibola e muovere l’apparato
ioideo.
I muscoli innervati dal nervo facciale si dividono in un gruppo superficiale che comprende il
muscolo cutaneo della testa e del collo e molte unità che controllano il movimento delle labbra,
guance, narici, palpebre e orecchio esterno. A questo gruppo appartengono i muscoli definiti mimici
o dell’espressione della faccia e originano dal secondo arco faringeo →
- Muscolo elevatore naso – labiale → origina rostralmente all’orbita e termina sul labbro
superiore, anche se spesso anche sulla narice. Ha come funzione dilatare la narice ed elevare
e retrarre il labbro superiore.

- Muscolo buccinatore → quasi tutto ricoperto dal massetere. Chiude lo spazio tra mandibola
e mascella e forma la base della guancia. Si compone di una porzione boccale, pennato, che
va dal margine orale del massetere alla commessura labiale. Si inserisce dorsalmente sulla
faccia laterale dell’osso mascellare e ventralmente sulla faccia laterale del corpo della
mandibola. La porzione molare è più profonda ed è coperta dal massetere nella parte
aborale. Lateralmente si attacca sul margine orale del ramo della mandibola e lateralmente al
margine alveolare della parte molare del corpo della mandibola. Termina con la commessura
delle labbra. Ha come azine riportare il cibo sotto i denti molari, dal vestibolo della cavità
boccale.
- Muscolo zigomatico → nastriforme e origina dalla cresta facciale negli ungulati e si porta
alla commessura delle labbra

- Muscolo canino → si inserisce sul labbro superiore nei carnivori, sulla narice nel cavallo e
su entrambe nei ruminanti. Dilata la narice e solleva l’angolo della bocca nell’atto di
ringhiare nel cane.
Successivamente ci sono i muscoli masticatori che sono principalmente innervati dal nervo
trigemino, che origina dal primo arco faringeo, in particolare sono innervati dal ramo mandibolare
del nervo trigemino. Derivano dal primo arco branchiale.
- Muscolo temporale → massa muscolare potente, larga e spessa. È contenuto nella fossa
temporale, sulle cui pareti si attaccano i suoi fasci di origine che terminano sul processo
coronoideo e sul margine orale del ramo della mandibola. Ha come funzione principale di
elevare la mandibola. Un arco zigomatico ben sviluppato permette di sviluppare un’ampia
area di inserzione a questo muscolo. Alcuni fasci sono anche in grado di portare in avanti la
mandibola.

- Massetere → occupa la parte aborale e laterale della faccia, nella regione masseterina.
Origina dalla regione mascellare e dall’arco zigomatico, cresta facciale, per terminare con
un’ampia inserzione sulla parte più caudale della mandibola, precisamente sulla faccia
laterale del ramo della mandibola e sull’angolo della mandibola. Ha una struttura
multipennata percorsa da robuste lamine tendinee. È molto robusto e ha forma quadrilatera.
È il più potente elevatore della mandibola e con le fibre dirette caudo – ventralmente
concorre anche a tirarla oralmente. È una leva di secondo genere.
Regione della testa → ha come base scheletrica le ossa del cranio, della faccia e la mandibola.
Il piano trasversale è tangente al margine caudale della branca della mandibola aborale.
Le regioni della faccia si identificano grazie a specifici punti di repere, invece, quelle craniche
prendono il nome delle ossa che le costituiscono ed i limiti si identificano con quelli ossei. Alcune
regioni non sono superficiali, ma molto profonde, come quella dell’occipitale che è ricoperta dalla
regione retroarticolare e parotidea, appartenenti alla regione del collo.
I punti di repere vengono individuati grazie a sporgenze ossee, margini muscolari e strutture
anatomiche facilmente palpabili e sono molto importanti soprattutto per localizzare strutture
profonde. Alcuni di questi punti sono →
- Estremità della cresta facciale nel cavallo
- Angolo mediale e laterale dell’occhio
- Processo condiloideo della mandibola
- Arco zigomatico
- Margine orale del muscolo massetere
- Angolo della mandibola in cane e gatto
- Incisura dei vasi facciali nel cavallo e nel bovino
L’innervazione della testa deriva principalmente dai rami del nervo oftalmico, di quello mascellare
e mandibolare → questi formano il trigemino, poi c’è anche il nervo vago. Il trigemino esce a
livello del foro orbitario. Il nervo facciale è il settimo paio di nervi cranici, innerva i muscoli mimici
ed è superficiale. Si divide in un ramo dorsale ed uno ventrale nella regione masseterina. Se questo
viene danneggiato provoca la paralisi dei muscoli mimici. Il nervo vago percorre il collo seguendo
l’esofago, entra nel torace e nella cavità addominale innerva numerosi organi. Si trova dentro il
mediastino.
Regione dorsale e laterale del naso → come stratigrafia si trovano cute, fascia superficiale e
profonda e periostio, osso nasale e mucosa delle cavità nasali.
Regione masseterica → i limiti sono costituiti dal margine orale del muscolo massetere, margine
aborale del ramo della mandibola, arco zigomatico dorsale e margine ventrale del ramo della
mandibola ventrale.
La stratigrafia corrisponde a cute, sottocute, fascia superiore con muscolo cutaneo dela faccia. Nel
cane si vede il dotto parotideo ed i rami buccali dorsali e ventrali del nervo facciale. Nel cavallo
1cm ventralmente all’arco zigomatico si ha il fascio vascolo nervoso costituito da arteria e vena
trasversa della faccia e ramo trasverso della faccia del nervo auricolotemporale. Più profondamente
si ha la fascia profonda, il muscolo massetere, vena buccale e ramo della mandibola.
Sono presenti il linfocentro mandibolare e retroesofageo.
Regione dell’articolazione temporo – mandibolare → corrisponde all’omonima articolazione. Si
tratta di una giuntura sinoviale caratterizzabile come condilartrosi a superfici discordanti dove è
presente un disco articolare.
La stratigrafia corrisponde a cute, sottocute, fascia superficiale e profonda, ghiandola parotide e
articolazione temporo – mandibolare.
I vasi sanguigni principali sono arteria e vena temporale superficiale e profonda. Il linfocentro è
quello parotideo.
Regione del collo → ha come base scheletrica le vertebre cervicali. I limiti sono il piano trasversale
tangente al margine caudale della branca della mandibola a livello craniale ed il piano trasversale
tangente al margine craniale della scapola a livello caudale.
I punti di repere sono il margine caudale della mandibola, protuberanza occipitale etserno, ali
dell’atlante, angolo e margine craniale della scapola, ghiandola mandibolare, linfonodi mandibolari
e cervicali superficiali, laringe e trachea.
Nella parte centrale la stratigrafia corrisponde a cute, sottocute, muscolo pellicciaio, fascia e
parotido auricolare.
Regione parotidea → piano trasversale tangente al margine caudale del ramo della mandibola
cranialmente, linea parallela al margine caudale del ramo della mandibola passante per l’ala
dell’atlante caudalmente, dorsalmente si ha la base del padiglione auricolare e ventralmente c’è la
linea orizzontale passante per il margine ventrale del corpo della mandibola.
La stratigrafia è cute, sottocute, fascia superficiale con il muscolo platisma, fascia parotide
superficiale, ghiandola parotide dorsalmente e ghiandola mandibolare ventralmente, linfocentro
parotideo, fascia parotidea profonda, arteria carotide interna ed esterna ed i loro rispettivi vasi, vena
mascellare interna, XII, XI,X,IX paio di nervi cranici e linfocentro retrofaringeo.
Il linfocentro parotideo nel cane è piccolo ma palpabile e si trova nella parte dorsale della regione
tra il margine caudale del massetere ed il margine craniale della parotide. Nel cavallo si ha un
gruppo di linfonodi nella parte profonda rostro – dorsale della parotide. Nel bivino c’è un unico
grosso linfonodo situato ventralmente e leggermente rostralmente all’articolazione temporo –
mandibolare. Nel suino ci sono 3/4 linfonodi posti lungo il margine caudale della branca della
mandibola.
La faccia cervicale è costituita da una lamina superficiale che passando tramite i muscoli cutanei
avvolge nel cane il trapezio, romboide, omotrasversario ed altri muscoli. La lamina profonda
avvolge i muscoli profondi del collo.
Triangolo di Viborg → denominato anche tasca gutturale a forma triangolare delimitato dal margine
caudale della branca della mandibola, dalla vena linfoguanciale e dal tendine del muscolo
sternocefalico.
Nel cane la ghiandola sottolinguare e sottomandibolare vengono generalmente asportate insieme, in
quanto non è possibile isolarle facilmente.
Il solco giugulare è un solco cutaneo ai limiti tra la parte laterale e ventrale del collo, compreso in
senso cranio caudale tra la regione parotidea e quella pettorale. Dorsalmente si trova il muscolo
brachiocefalico e ventralmente il muscolo sternocefalico.
La stratigrafia consiste in cute, sottocute, fascia superficiale con muscolo cutaneo del collo e vena
giugulare esterna in rapporto nel cavallo con il muscolo omoioideo.
Il fascio vascolo nervoso del collo è costituito dalla arteria carotide comune, vena giugulare esterna
assente nel cavallo, tronco vago simpatico, nervo laringeo ricorrente, depressore del vago e trachea.

Torace → tutto ciò che comprende le coste


Addome → parte cedevole, non ci sono più le coste. L’ultima costa delimita con il margine caudale
l’arco dell’addome, ma ventralmente è delimitato dall’arco cartilagineo delle coste.
Lo scheletro assile → vertebre, coste e sterno si dice che siano le parti che contengono più midollo
osseo rosso rispetto a quello appendicolare.
Ingresso del torace → corrisponde alle due prime coste e separa il collo dal torace. Piano
trasversale.
Cavità toracica ed addominale sono separate dal diaframma a forma di cupola appiattito.
È importante sapere il numero delle coste, perché sono punti di repere. La porzione prossimale
dell’arto toracico copre la parte anteriore del torace. Non riesco a sentire la prima o la seconda
costa, in quanto sono coperte da muscoli. Devo, quindi, partire dall’ultima.
Scheletro appendicolare → arto toracico → ossa per la maggior parte lunghe. Arto toracico e
pelvico sono attaccati in modo diverso al tronco → quello pelvico è maggiormente responsabile
della propulsione.
Cintura pelvica → detta anche cintura completa perché c’è l’articolazione.
Cintura toracica
Lo scheletro è appoggiato ed è tenuto insieme dai muscoli. Ci sono 4 muscoli principali che sono gli
spino – appendicolari che sono responsabili del tenere unito lo scheletro al tronco.
Arto toracico → scapola, omero, radio, ulna, ossa del carpo, metacarpo e falangi.
Scapola → è un osso piatto, non lungo. Ha quindi faccia e margini. È su un piano obliquo,
prevalentemente longitudinale. Si osserva generalmente di lato e forma la base ossea della regione
della spalla. Ha base dorsale ed apice ventrale, diretta in senso dorso – ventrale e caudo – craniale.
Ha una faccia mediale ed una laterale. Ha una forma circa triangolare, con un margine craniale ed
uno caudale con uno dorsale ed uno ventrale.
La faccia laterale presenta una cresta, detta spina della scapola e da questa è divisa in due parti un
po’ concave → fossa sopra, cranialmente, e sotto, caudalmente, spinata. La parte centrale, poco
evidente nei carnivori, è più spessa e si chiama tuberosità della spina, mentre nei carnivori e nei
ruminanti termina con l’acromion. Le due fosse sono riempite da due muscoli molto spessi.
La faccia mediale non presenta la spina, ma c’è una fossa sottoscapolare che accoglie il muscolo
omonimo e nella parte dorsale ci sono due aree rugose per inserzioni muscolari, cioè area dentata
craniale e caudale. Questa parte è ampiamente occupata dal muscolo sottoscapolare e da un’area più
dorsale rugosa per l’inserzione del muscolo dentato ventrale.
Il margine dorsale o base della scapola continua con una lunga cartilagine della scapola negli
erbivori, ma poco evidente nei carnivori. L’estremità distale presenta un restringimento oppure
collo che la separa dalla restante parte dell’osso. Ha solo una superficie articolare con l’omero ed è
una cavità glenoidea, cioè superficie emisferica concava, che si trova in corrispondenza dell’angolo
ventrale o apice del triangolo. Questa accoglie la testa dell’omero. Questa cavità è ampliata da un
cercine glenoideo e costituisce una specie di guarnizione che evita che l’osso si sfreghi nei
movimenti.
Il margine craniale è convesso dorsalmente e concavo ventralmente, dove si ha l’incisura della
scapola. Sul margine craniale della scapola, ma più ventralmente c’è un tozzo rilievo o tuberosità
della scapola/tubercolo sopraglenoideo. Nei carnivori è presente un residuo della clavicola.
È tenuta in sito grazie ad un insieme di muscoli, sinsarcosi, che non formano una reale articolazione
con il tronco.
Omero → si articola con la scapola formando un angolo caudale. Il tubercolo maggiore è quello
visibile e palpabile dall’esterno → punto della spalla → punto di repere. Inclinato prossimo distale
o dorso ventrale, in direzione cranio – caudale. Forma lo scheletro della regione del braccio.
È il tipico osso lungo, con epifisi prossimale, un corpo ed un’estremità distale.
L’estremità prossimale nella parte caudale ha la testa dell’omero, una superficie articolare
emisferica convessa (enartrosi) che si articola con la scapola → articolazione scapolo – omerale o
della spalla. La testa appare appiattita e assume una posizione più caudale che mediale. Nella parte
craniale ci sono due processi ad inserzione muscolare, il tubercolo maggiore e tubercolo minore,
laterale. Il tubercolo maggiore si continua sulla diafisi con una sporgenza che forma uno scalino ed
è diviso da un solco in una parte craniale ed una caudale. Tra i due tubercoli si ha il solco
intertubercolare, struttura cartilaginea adibita allo scorrimento del muscolo bicipite brachiale.
Da entrambi i tubercoli si diparte una cresta diretta ventralmente → quella del tubercolo maggiore è
laterale e termina con la tuberosità deltoidea, quella del tubercolo minore termina con la tuberosità
del gran rotondo. Il maggiore forma anche la base ossea per la punta della spalla.
Nella parte distale l’omero è più cilindroide, nella parte più laterale c’è la cresta. La diafisi è
cilindroide e presenta la cresta omerale. Si può vedere nella parte mediale una tuberosità. C’è una
fossa di torsione, una sorta di incavo, che fa un giro di 180 gradi, cioè mezzo giro di spira. L’epifisi
distale ha una troclea molto irregolare, un cilindro diverso nelle varie specie, e ha un grand asse
trasversale ed una superficie piuttosto cilindroide. Epicondili → rilievi dove si inseriscono tendini o
legamenti.
Il corpo dell’omero è irregolarmente cilindrico ed è percorso da un solco spirale, solco del muscolo
brachiale. È delimitato prossimalmente e lateralmente dalla cresta dell’omero che origina dalla
tuberosità deltoidea, mentre distalmente e caudalmente è delimitato dalla cresta epicondiloidea
laterale.
L’estremità distale è caratterizzata da una superficie articolare cilindroide ad asse trasversale, la
troclea omerale, destinata ad articolarsi con radio ed ulna → articolazione del gomito o omero –
radio – ulnare. Caudalmete la troclea termina con la fossa oleocranica ai cui lati ci sono ilievi
muscolari detti epicondilo laterale e mediale. Cranialmente e dorsalmente alla troclea si trova la
fossa radiale. Nel cane la fossa olecranica e radiale comunicano con il foro sopratrocleare
È necessario ricordare che la superficie articolare distale dell’omero può essere irregolare,
asimmetrica e con differenze di specie.
Nei carnivori, in modo diverso tra cane e gatto, c’è un foro tra vasi e nervi. Nel cane si trova più o
meno sopra la coclea, nel gatto è più laterale.
Lo scheletro dell’avambraccio è costituito da due ossa principali, il radio e l’ulna.
Il radio è generalmente più lungo dell’ulna ed è portante dell’avambraccio. Queste due ossa insieme
mi permettono di fare un movimento di rotazione, prolazione e supinazione. L’ulna, nelle specie
che hanno diverse dita, permette il movimento di rotazione. Nelle altre specie ha la funzione di
“protesi” per l’articolazione.
Radio → osso lungo con epifisi poco dilatate. Non è cilindroide, hanno una sezione ovalare. A volte
la faccia volare è più appiattita, l’altra un po’ più concava. Nella parte prossimale c’è una coclea o
capitello del radio. La parte distale è una superficiale circa ellissoidale a grand asse orizzontale, che
si comporta come una coclea. È diretto verticalmente ed è compresso in senso dorso – volare.
L’estremità prossimale è detta capitello del radio, con una superficie leggermente concava, la fossa
del capitello, per la troclea omerale. La parte caudale presenta la circonferenza articolare per
l’articolazione con l’incisura radiale dell’ulna, che negli ungulati si riduce a due faccette articolari.
La parte craniale e mediale presentano un rilievo detto tuberosità bicipitale e più cranialmente il
processo coronoideo. Il corpo risulta leggermente incurvato, convesso cranialmente e concavo
caudalmente, con una sezione ellissoidale. L’estremità distale termina con la troclea del radio, una
superficie articolare disposta trasversalmente, per la prima fila di ossa carpali. La faccia cranaile
dell’estremità distale presenta dei solchi per il passaggio dei tendini dei muscoli estensori, mentre
quella caudale risulta rugosa per l’inserzione muscolare. La parte laterale ha l’incisura ulnare che
viene sostituita da un’area di fusione con l’ulna nei ruminanti e dal processo stiloideo laterale negli
equidi.
Tra due ossa lunghe ci sono una serie di ossa brevi e hanno articolazioni piane, con artrodie →
pochissimo movimento.
L’articolazione del carpo può fare una grandissima flessione. L’interfaccia tra la superficie
ellissoidale e la fila prossimale delle ossa carpali si chiama articolazione radio – carpica.
Ulna → quando è presente tutta si articola sia distalmente che prossimalmente. Si trova sempre
volarmente e lateralmente al radio. È un osso lungo con caratteristiche diverse a seconda delle
specie, generalmente si trova caudo – lateralmente al radio e si unisce o si fonde con esso tramite un
legamento fibroso. È molto sviluppata a livello dell’estremità prossimale e qui forma l’olecrano, un
processo a contorno quadrilatero, appiattito in senso trasversale. Il suo margine craniale presenta
un’eminenza chiamata processo anconeo. Da quest’ultimo parte una superficie articolare che è
chiamata incisura semilunare, in rapporto con la troclea omerale. Il corpo ha sezione triangolare,
con una faccia craniale, mediale e laterale. La craniale delimita con il radio uno spazio vuoto detto
arcata interossea, assente negli erbivori, in quanto il radio e l’ulna sono fusi. L’ulna è sviluppata
completamente nelle specie in cui l’arto è specializzato nella prensione e manipolazione → si hanno
movimenti di pronazione e supinazione. Nelle specie in cui la funzione principale dell’arto è
l’appoggio, l’ulna regredisce progressivamente, mentre si sviluppa maggiormente il radio. Il grado
di sviluppo dell’ulna è in rapporto con il numero delle dita.
Articolazioni → insieme di cose che coinvolgono almeno due ossa. Le superfici articolari
riguardano un osso.
- Articolazione scapolo – omerale → articolazione della spalla. È la prima articolazione.
L’angolo articolare è quello caudale. La cavità glenoidea della scapola è considerevolmente
più piccola rispetto alla testa dell’omero, per questo motivo è ampliata da un cercine fibro
cartilagineo. È un’articolazione semplice, essendo coinvolti solo due capi articolari → è una
enartrosi, in quanto è sferoidale. Ha un legamento capsulare, ampio ed esile, e non esistono
dei veri e propri legamenti, ma solo degli ispessimenti della capsula articolare. È costituita
da una capsula articolare che si inserisce sui margini delle superfici articolari. Esternamente
non sono presenti dei legamenti. Nei carnivori il legamento capsulare è rinforzato
medialmente e lateralmente da fasci connettivali ispessiti che prendono il nome di
legamento gleno – omerale laterale e mediale. Negli ungulati è rinforzato da due fasci che si
dipartono cranialmente dal tubercolo sopraglenoideale e vanno al tubercolo maggiore e
minore dell’omero → legamenti coraco – omerali.
Il muscolo bicipite brachiale presenta una borsa sinoviale intertubercolare indipendente dalla
membrana sinoviale.
Il legamento capsulare è insufficiente se solo, allora è aiutato dalla presenza di tendini
terminali dei muscoli periarticolari → legamenti attivi, in modo particolare muscolo
sopraspinato, infraspinato e sottoscapolare.
La spalla è soggetta alla lussazione, cioè alla fuoriuscita del capo articolare, con
conseguente rottura della capsula articolare. Sono presenti degli ispessimenti della capsula
articolare in posizione diversa a seconda delle specie, ma non sono dei legamenti. Ci sono
anche i legamenti attivi → questi non sono reali legamenti. Sono tendini di alcuni muscoli,
sono tre → sovraspinato, infraspinato e sottoscapolare e contengono al loro interno la
capsula articolare. I movimenti sono flessione, estensione, abduzione e adduzione e
rotatorio, quindi i movimenti angolari. Questo avviene in teoria, ma negli ungulati i
movimenti principali sono flessione ed estensione, a causa degli stretti rapporti tra parte
prossimale dell’arto toracico e tronco, con tendini mediali e laterali che limitano i
movimenti di abduzione e adduzione.

- Articolazione omero – radio – ulnare → si stabilisce tra l’estremità distale dell’omero e


quella prossimale di radio ed ulna. Si hanno notevoli differenze tra specie diverse.
Nei carnivori → l’articolazione radio – ulnare è mobile e l’estremità distale dell’omero è
costituita da una troclea mediale ed un capitello mediale. Si ha, quindi, un’articolazione
omero – radiale, che funziona da ginglimo, o articolazione a cerniera che permette
estensione e flessione, ed un’articolazione omero – ulnare, tra troclea omerale e incisura
semilunare → articolazione condiloidea. I legamenti di unione sono → il legamento
capsulare, più ispessito sulla faccia craniale e meno sulla faccia caudale. In questa forma
fondi ciechi, quali olecranico, mediale e dorsale, solo nel cane. Il legamento collaterale
laterale va dall’epicondilo laterale dell’omero all’una. Il legamento collaterale mediale va
dall’epicondilo mediale dell’omero al margine mediale dell’ulna. Si ha, infine, il legamento
dell’olecrano con fasci elastici della fossa olecranica dell’olecrano.
Negli ungulati il radio occupa tutta la larghezza del gomito e l’ulna completa solo
caudalmente l’incisura semilunare. Si ha, quindi, l’articolazione omero – radiale che è un
ginglimo o articolazione a cerniera perfetta. Nel cavallo si hanno il legamento collaterale
laterale e mediale, molto meno robusto rispetto al primo.
Nei grossi animali la troclea omerale presenta due grossi solchi sagittali che corrispondono a
creste, che riducono i movimenti laterali e rendono specifici i movimenti di estensione e
flessione. Nei carnivori, in cui non si hanno creste, l’articolazione è meno specializzata e
sono permessi limitati movimenti di lateralità quando i legamenti sono meno tesi.

Muscoli spino appendicolari → uniscono l’arto allo scheletro assile, quindi alla colonna
vertebrale. Rappresentano quindi la sinsarcosi. Quando l’animale è in stazione devono
sorreggere il corpo e trasmettere agli arti il peso del tronco, della testa e del collo. Quando
l’animale è in movimento devono portare un arto in avanti e l’altro indietro.
Sono 4 e potrebbero essere classificati sia come muscoli del dorso, che quelli dell’arto → si
trovano tra i due. Trapezio, romboide, gran dorsale e dentato ventrale. Il trapezio ed il
dentato ventrale sono più superficiali, mentre gli altri sono più profondi.
- Trapezio → muscolo sottile, abbastanza laminare e triangolare. È costituito da due porzioni
ed è superficiale. Si estende dalla linea dorso mediana del collo e dal legamento
sopraspinoso fino alla spina della scapola. Ha una porzione cervicale, con fibre dirette
caudoventralmente ed una toracica, con fibre dirette cranioventralmente. Va dalla seconda
vertebra cervicale fino a circa la nona toracica. Nel cane la porzione toracica è molto più
ridotta. Ha come funzioni principali quelle di abdurre la spalla, la porzione cervicale porta la
spalla in direzione dorso – craniale e la porzione caudale in posizione dorso – caudale. Porta
in avanti ed eleva l’arto in toto.

- Romboide → non è laminare, perché origina dalle vertebre toraciche, ma va sul margine
dorsale o mediale della scapola, non sulla spina. È molto corto e ha una porzione cervicale
ed una toracica. Si trova sotto il trapezio. È un muscolo profondo a forma di cordone
appiattito. Prende origine dalle vertebre cervicali fino alla sesta/settima dorsale. Termina
sulla faccia mediale della cartilagine della cartilagine della scapola o sul margine dorsale. È
diviso in una parte cervicale ed una toracica. Ha come funzione principale quella di
adduttore ed elevatore della spalla e contribuisce all’estensione della spalla con il muscolo
gran dorsale. A spalla fissa eleva il collo.

- Gran dorsale → non ha le due porzioni, cioè non ha quella cervicale. È un muscolo
laminare, a forma di triangolo con la base sulle porzioni toracica e lombare della colonna
vertebrale ed apice fissato all’omero. Presenta fibre dirette ventrocranialmente. Il tendine si
inserisce al tendine terminale del muscolo gran rotondo per terminare sulla tuberosità del
grande rotondo negli ungulati e sulla cresta del tubercolo minore nei carnivori. Arriva da
vertebre toraciche e coste. Nonostante sia appiattito è spesso e si trova tra scapola ed omero.
Termina nella parte mediale della diafisi dell’omero. Non va sulla scapola. Porta in
direzione caudale l’arto e flette l’omero sulla spalla.

- Dentato ventrale → molto profondo a forma di ventaglio con digitazioni generalmente


metameriche. È un muscolo laminare. Parte dall’arto, va alle coste e poi alla colonna.
Origina dai processi trasversi delle vertebre cervicali, dentato ventrale del collo, fino alla
faccia esterna delle prime 7/9 coste, dentato ventrale del torace e termina sulla faccia
mediale della scapola, nelle aree dentate. Ha la funzione di sospendere il tronco ed il collo
tra i due arti, in modo tale da sorreggerli, come un’amaca. Le fibre decorrono dorsalmente.

Non si può associare un muscolo ad una regione, ma ne occupano varie, a parte alcune eccezioni.
Muscoli della spalla → si hanno un gruppo laterale alla scapola ed uno mediale alla scapola.
La regione che corrisponde ai margini della scapola è la regione scapolare, con limite dorsale che
passa per il margine dorsale e quello ventrale è l’acromion. Rimane fuori la cavità sopraglenoidea
che appartiene all’articolazione della spalla.
Teoricamente si tratta di muscoli che partono dalla scapola e agiscono sull’avambraccio.
Gruppo laterale →
- Muscolo sopraspinato → origina dalla fossa sopraspinata e termina sul tubercolo maggiore
dell’omero. Negli ungulati si divide in due code tendinee che terminano sul tubercolo
maggiore e minore dell’omero. È posto cranialmente all’articolazione e funziona da
estensore del braccio e tiene aperto l’angolo scapolo – omerale nella fase di appoggio.

- Muscola infraspinato → origina dalla fossa infraspinata e dalla spina della scapola e termina
sull’epifisi laterale e mediale dell’omero. Ha direzione cranio – ventrale e termina sul
tubercolo maggiore dell’omero. Funziona da abduttore e flessore della spalla, si trova in
posizione latero – caudale all’articolazione. È una sorta di legamento collaterale.

- Deltoide → è più complesso ed è appiattito. Si divide in tre porzioni → ha un capo


acromiale che ha una forma di salvia e origina dall’acromion nel cane e dalla fine della spina
scapolare nelle altre specie, un capo scapolare che origina dalla scapola e si ha una specie di
aponeurosi trasparente ed è in parte fuso con l’infraspinato e termina sulla tuberosità
deltoidea dell’omero, che corrisponde alla cresta che continua dal tubercolo maggiore ed
uno clavicolare. È molto laterale e superficiale. È posto latero – caudalmente ed è flessore,
abduttore e rotatore verso l’interno.
Parte mediale →
- Sottoscapolare → occupa la fossa sottoscapolare dalla quale prende origine e si dirige
distalmente lungo l’asse maggiore della scapola e termina sul tubercolo minore dell’omero.
Funziona da legamento collaterale mediale ed è posto medialmente → adduce.

- Gran rotondo → nasce dal margine caudale e dall’angolo dorsale della scapola. Si dirige
verso l’omero, si fonde con il gran dorsale e termina con un tendine sulla tuberosità del
grande rotondo dell’omero. È quello responsabile maggiormente della flessione della spalla,
omero. Gli altri hanno anche un ruolo di abduzione, anche se negli animali è scarsa.
Muscoli del braccio → si dividono in un gruppo anteriore e posteriore
- Il gruppo anteriore è costituito dal bicipite brachiale, più anteriore ed origina dalla tuberosità
glenoidea della scapola, il tendine di origine scorre lungo il solco intertubercolare e finisce
sul radio e anche sull’ulna nei carnivori. Nei mammiferi domestici ha solo un capo di
origine. Ha una forma cilindrica ed è grosso. Nel cavallo e meno nei ruinanti il ventre
muscolare è compensato da tessuto connettivo → corda bicipitale. Questa percorre tutto il
bicipite e si divide al livello del gomito in una parte mediale, che forma il tenine terminale,
ed una laterale che in parte si fonde con la fascia dell’avambraccio che riveste il muscolo
estensore radiale del carpo. Ha come compito flettere il gomito, ma anche estendere la spalla
a gomito fisso.
Il brachiale è più posteriore all’epifisi prossimale dell’omero, ai limiti della diafisi e dopo
mezzo giro di spira si inserisce sulla parte anteriore prossimale dell’epifisi del radio. Origina
dalla faccia posteriore del collo dell’omero, si porta prima lateralmente, poi cranialmente e
si fissa sull’estremità prossimale e mediale del radio e sulla parte vicino all’ulna. Agisce
come flessore sull’articolazione del gomito.

- Il gruppo posteriore è costituito dal tricipite brachiale, biarticolare. Un capo origina dalla
scapola e gli altri due dall’omero. È molto grosso è finisce sull’olecrano, cioè epifisi
prossimale dell’ulna. Determina una leva e permette di estendere l’avambraccio. Riempie lo
spazio vuoto tra le due ossa del braccio. È il più grosso e robusto muscolo dell’arto toracico
e occupa lo spazio tra scapola ed olecrano. I tre capi di origine terminano tutti sull’olecrano
e sono → capo lungo o muscolo lungo anconeo che origina dal margine caudale della
scapola, il capo laterale o muscolo anconeo laterale che è quadrilatero ed origina dall’omero
ed il capo mediale o muscolo anconeo mediale che nasce dall’omero e termina sulla faccia
mediale dell’olecrano. Si ha anche un capo accessorio più profondo, che non è presente nel
cavallo. È un potente estensore dell’avambraccio e durante l’appoggio fissa l’articolazione
del gomito aiutando l’azione della corda bicipitale.
Se entro all’interno dell’ascella trovo la loggia ascellare che è uno spazio tra la parte
mediale dell’arto e la parete del torace. Se mi fermo all’ascella tra arto e torace c’è aria,
dopo si trovano tessuti. Nello spazio si trova connettivo molto lasso con all’interno organi
molto importanti, con vasi e nervi, cioè arterie e vene destinate all’arto toracico e ci sono
anche i linfonodi ascellari. La loggia ascellare si assottiglia sempre di più, in quanto l’arto si
attacca al tronco. Si ha anche la vena cefalica dell’avambraccio, utile per i prelievi del
sangue nel cane. In caso di amputazione è molto meno rischiosa quella totale. A partire dal
passaggio dalla diafisi del radio e l’epifisi distale del radio, quindi terzo distale
dell’avambraccio, non ci sono più muscoli, ma solo tendini.

Arto pelvico →
Femore → forma lo scheletro della regione della coscia. È il tipico osso lungo ed è il più robusto tra
questi. È diretto obliquamente in senso prossimo – distale e caudo –craniale. Con il coxale forma un
angolo acuto aperto cranialmente. L’estremità prossimale presenta sul lato mediale la testa del
femore, un rilievo a segmento di sfera convesso, che si articola con la cavità acetabolare del coxale.
La testa presenta una fossetta legamentosa → fovea capitis per il legamento rotondo. La parte
laterale delle epifisi ha un rilievo per inserzioni muscolari → il grande trocantere, che raggiunge il
massimo sviluppo negli Equidi. In questa specie presenta un’incisura trocanterica che lo divide in
parte craniale e caudale. Sul lato mediale, ventralmente alla testa, c’è il piccolo trocantere che si
unisce al grande tramite una cresta intertrocanterica e da’ inserzione al muscolo ileopsas. Si forma
anche la fossa trocanterica tra il trocantere e la testa dell’omero per dare inserzione ai muscoli
rotatori dell’anca. Il corpo è irregolarmente cilindrico e prossimalmente, oltre al piccolo trocantere,
presenta lateralmente il terzo trocantere. La parte restante, in modo particolare quella caudale, è
occupata da aree rugose o creste per inserzioni muscolari, quali l’area aspra e la faccia poplitea più
distalmente. L’estremità distale ha tre superfici articolari → due condili nella parte posteriore e la
troclea femorale separata da una doccia longitudinale in due labbri, nella parte anteriore.
Lateralmente ai condili ci sono rilievi muscolari indicati come epicondili. I condili sono separati
dalla fossa intercondiloidea e sono destinati all’articolazione femoro – tibiale.
La troclea si articola con la rotula, che scorre sulla troclea nei movimenti di estensione e flessione.
Nei carnivori sul margine craniale e caudale di ogni condilo esiste una piccola facci articolare
sesamoidea per l’articolazione con un osso sesamoide contenuto in ogni capo di origine del muscolo
gastrocnemio.
Rotula → osso sesamoide che si sviluppa dal tendine terminale del quadricipite femorale. Ha una
forma di piramide con la base prossimale ed apice distale. Ha una facci articolare caudale che si
adatta alla troclea femorale ed una faccia craniale rugosa. Il lato mediale presenta un processo
cartilagineo. Dall’apice della rotula origina il legamento tibio – rotuleo o patellare, che si fissa sulla
tuberosità anteriore della tibia, ed è una sorta di continuazione del tendine del muscolo quadricipite
femorale. Nei grossi erbivori sono presenti tre legamenti tibio – rotulei → mediale, medio e laterale.
Nei carnivori la forma della rotula è ovoidale.
Tibia → è un osso lungo diretto in senso prossimo distale e cranio caudale. Forma con il femore un
angolo acuto aperto caudalmente. L’estremità prossimale presenta due condili tibiali, uno mediale
ed uno laterale, a contorno ellissoidale e superficie quasi pianeggiante. Sono destinati ad articolarsi
con i condili del femore, tramite due menischi fibrocartilaginei. I due condili sono separati da un
rilievo mediano, detto eminenza intercondiloidea, che è costituita da due tubercoli intercondiloidei.
Si ha quindi un’area intercondiloidea craniale con inserzione legamentose e superficie rugosa, una
centrale per il legamento crociato craniale ed una caudale per il legamento crociato caudale.
La tuberosità della tibia è un rilievo craniale all’epifisi per l’inserzione del legamento tibio –
rotuleo.
Il corpo ha sezione triangolare nella parte prossimale e cilindrico in quella distale. Nella parte
prossimale cranialmente si formano due facce, una laterale ed una mediale, che si uniscono a
formare la cresta tibiale. La faccia laterale è concava ed è detta fossa della tibia. La faccia caudale
ha rilievi obliqui per inserzioni muscolari.
L’estremità distale è più piccola e ha una superficie articolare in forma di coclea divisa in due da un
rilievo sagittale ed è destinata a ricevere la superficie articolare dell’astragalo, cioè l’articolazione
tibio – tarsica o del garretto. Nei grossi erbivori sui due lati della coclea si trovano i malleoli.
Fibula → osso allungato e sottile, laterale alla tibia. Ha caratteristiche diverse secondo le specie.
Negli equidi è ridotta ad un sottile osso rigonfiato nella parte prossimale, testa, con corpo breve ed
esile che termina nella parte laterale della diafisi della tibia. Non si ha la parte distale.
Negli erbivori è lungo e si articola con la tibia sia prossimalmente che distalmente, con corpo molto
sottile. La testa si articola con il condilo laterale della tibia. Nel cane si ha un legamento interosseo
che chiude lo spazio tra tibia e perone nella parte distale. È completamente sviluppata sono nei
carnivori e nel suino. È in relazione, come l’ulna, con la progressiva diminuzione del numero delle
dita.
- Articolazione del ginocchio → angolo articolare craniale quello dell’anca, e articolare
caudale della tibia → si può quindi dire che il femore è la regione scheletrica della coscia. È
un’articolazione composta, in quanto ci sono 3 ossa. Le superfici articolari sono i due
condili del femore e la troclea del femore. Sotto ci sono i due condili della tibia con
superficie irregolare, incongruente con quella del femore. La rotula è un osso sesamoideo
che si sviluppa nel tendine del muscolo quadricipite → si è sviluppata nel tendine, ma è
diventata più grossa rispetto a questo → la troclea del femore fa da pulegge di riflessione per
il tendine terminale del muscolo quadricipite femorale e per evitare l’attrito, si è sviluppata
la rotula che scorre sul femore tramite questo legamento. L’ultimo tratto del tendine che
unisce la rotula alla tibia, collegando due ossa viene anche chiamato legamento patellare o
tibio – rotuleo.
È composta dall’articolazione femoro – tibiale e femoro – rotulea. Le loro capsule articolari
comunicano ampiamente.

- Articolazione femoro – tibiale → è una doppia condilartrosi che si instaura tra i due condili
del femore convessi e quelli pianeggianti della tibia. Per agevolare l’articolazione, essendo
le superfici discordanti, ci sono due menischi articolari di natura fibro – cartilaginea. Sono
distinti in menischi laterale e mediale a forma di semiluna con un margine interno concavo
ed uno esterno più spesso e convesso. La faccia prossimale concava corrisponde ai condili
femorali, mentre quella distale piana si adatta ai condili tibiali. Le estremità della semiluna
si continua con i legamenti del menisco che si fissano quasi tutti sulla tibia.
I mezzi di unione di questa articolazione sono →
- Legamento capsulare → prende inserzioni sui margini delle opposte superfici articolari e sul
margine esterno dei menischi. Sul lato flessorio la capsula è rinforzata da fasci fibrosi,
mentre su quello estensorio è sottile ed è protetta da un cuscinetto adiposo.

- Legamenti crociati → si trovano sul piano assiale dell’articolazione, con direzione obliqua e
si incrociano tra di loro. Sono distinti in craniale e caudale, ma si incrociano sul piano
longitudinale. Sono interni e se visti lateralmente sono ad X. Quello craniale origina dalla
faccia interna del condilo laterale del femore e si inserisce all’area intercondiloidea centrale
della tibia mentre quello caudale si porta dalla faccia interna del condilo mediale all’area
intercondiloidea caudale della tibia.

- Legamenti collaterali mediale e laterale → non ci sono nella spalla e nell’anca, sono due
robusti fasci che dagli epicondili del femore vanno alle corrispondenti tuberosità della tibia.
Quello laterale si prolunga anche sulla testa della fibula.
I menischi hanno un ruolo sia di protesi naturale, ma anche di funzionare da ammortizzatori.
4 sono menisco – tibiali ed uno menisco – femorali.
- Articolazione femoro – rotulea → si stabilisce tra troclea del femore e faccia articolare della
rotula ed è completata ed ampliata dal processo cartilagineo medialmente. La rotula è un
osso sesamoideo inserito nel muscolo quadricipite femorale che termina sulla tibia → alcuni
legamenti raggiungono la tibia.

I mezzi di unione principali sono →


- Legamento capsulare → comunica distalmente con quello dell’articolazione femoro –
tibiale. L’ampia cavità articolare prossimalmente forma un fondo cieco dorsale tra femore e
muscolo quadricipite femorale.

- Legamento patellare → corrisponde al tendine terminale del muscolo quadricipite femorale


nel quale si posiziona la rotula. Nei carnivori, maiali e piccoli ruminanti è l’unico legamento
tra tibia e rotula. Nel bovino o grossi erbivori esistono i legamenti femoro – rotulei mediale
e laterale che tengono adesa la rotula al piano di scorrimento della troclea femorale, in modo
da impedirne la lussazione durante il movimento.
I movimenti si svolgono nell’angolo articolare caudale e nell’articolazione femoro – tibiale i condili
del femore scivolano sia sui condili della tibia che sui menischi. I movimenti principali sono
estensione e flessione. Il fatto che i legamenti collaterali abbiano un’inserzione eccentrica rispetto
all’asse di rotazione dei due condili fa si che il movimento di flessione sia un po’ frenato. Alcuni
movimenti di rotazione sono permessi dalla forma dei capi articolari e dallo spostamento dei
menischi.
Nell’articolazione femoro – rotulea la rotula scorre sulla troclea femorale. Nel cavallo e anche in
parte nel bovino la rotula si posiziona nella fossa sopratrocleare del femore grazie alla tensione dei
legamenti patellari medio ed intermedio che si dispongono medialmente e lateralmente al labbro
mediale della troclea. Questo impedisce la flessione del femore sulla tibia, in quanto la rotula è
fissata sul femore. La flessione della tibia avviene nel momento in cui la rotula è ristabilita sulla
troclea femorale.

Muscoli della coscia → sono grosse masse muscolari. Sono molto sviluppate perché oltre alla
funzione di sostegno si ha quella di propulsione. Ci sono tre punti di repere principali. Grande
trocantere, nell’epifisi prossimale del femore, la tuberosità del coxale, molto evidente nei grossi
erbivori con forma triangolare e poco nei carnivori che hanno forma arrotondata, e tuberosità
ischiatica. Si distinguono in gruppo anteriore, posteriore e mediali. Il gruppo anteriore è estensore
della gamba, quello posteriore la flette ed estende la coscia e quello mediale adduce la coscia.

Anteriore →
- Tensore fascia alata → è una specie di ventaglio, quasi laminare a forma di triangolo e parte
dalla tuberosità laterale dell’anca e si allarga a ventaglio lateralmente al femore e con
un’aponeurosi si irradia nella fascia alata → questa si inserisce sulla rotula, sul legamento
tibio rotuleo laterale, sulla cresta della tibia e sul tendine terminale del bicipite. Il margine
craniale delimita il margine anteriore della coscia, tranne nel cane in cui è formato dal
muscolo sartorio craniale. Aiuta il muscolo quadricipite ad estendere la gamba ed è flessore
dell’anca.
La fascia alata occupa la regione femorale laterale e funziona da tendine terminale del
muscolo.

- Il quadricipite femorale è molto grande e ne occupa quasi tutta la zona. Ha 4 grossi ventri
disposti medio, antero lateralmente al femore, cioè lo avvolgono tutto tranne nella parte
posteriore. Origina dal femore e si articola distalmente verso la tibia, si parla dei tre sopra
elencati. Il quarto arriva dal coxale, dal corpo dell’ileo davanti all’acetabolo ed è più
piccolo, ma più lungo e termina sulla tibia → retto craniale della coscia. Convergono in un
tendine cortissimo sulla base della rotula e continua sulla tuberosità prossimale della tibia →
legamento patellare o tibio – rotuleo. È responsabile dell’estensione della gamba. Nel cane
esiste un muscolo sartorio che copre il muscolo anteriore della coscia.
I 4 capi di origine sono quindi →
- Retto craniale della coscia → origina dalla faccia esterna dell’ileo, cranialmente
all’acetabolo e termina alla base della rotula → biarticolare
- Vasto mediale → nasce dalla faccia cranio mediale del femore e termina sulla parte
mediale della rotula o rispettiva cartilagine
- Vasto laterale → nasce distalmente al grande trocantere
- Vasto intermedio → parzialmente fuso con gli altri capi e coperto dal retto craniale. Nasce
dalla faccia craniale del femore e si inserisce alla base della rotula.
La funzione principale è di estendere la gamba e ad arto fisso spostare in avanti il tronco,
cioè propulsione.

- Posteriore → sono detti anche ischio – tibiali perché vanno dalle ossa alla tibia

- bicipite femorale → forma la parte più laterale della coscia. Il bicipite è bicaudato e origina
dall’ischio e finisce non su un osso, ma sulla fascia e sono flessori della gamba, quindi
antagonisti rispetto al quadricipite. È molto possente ed ha un capo craniale vertebrale che
origina dal sacro e dal legamento sacrotuberoso, ed un capo ischiatico caudale che origina
dalla tuberosità ischiatica. Questi capi formano un unico muscolo che si divide in più code
distalmente. In tutte le specie, fatta eccezione per il cavallo, si divide in una coda craniale
che va sulla fascia della gamba, ed una caudale che va alla tuberosità del calcaneo. Nel
cavallo quella caudale si divide in porzione intermedia e caudale. Estende l’anca e flette il
ginocchio ad arto sollevato. Estende anca e ginocchio ad arto fisso.

- Il semimembranoso e semitendinoso formano la linea della natica. Il semitendinoso è un


muscolo grosso e carnoso e forma il margine caudale della natica. Presenta all’origine un
capo ischiatico, dalla tuberosità ischiatica, e nel cavallo e nel maiale si ha anche un capo
vertebrale che va dai processi spinosi dell’ultima sacrale e prime coccigee al legamento
sacrotuberoso. Termina sulla superficie mediale e prossimale della tibia. Forma il tendine
calcaneale sulla fascia della gamba e si porta alla tuberosità del calcaneo. Estende l’anca e
flette il ginocchio ad arto sollevato, oppure estende entrambi ad arto fisso.
Il semimembranoso origina con un capo ischiatico dalla tuberosità ischiatica. Si trova tra il
semitendinoso e bicipite lateralmente e gracile medialmente. Nel cavallo si ha anche un capo
vertebrale che nasce dal legamento sacrotuberoso. Va medialmente verso la gamba e si
divide in un ventre craniale che va sul condilo mediale del femore, ed uno caudale che va sul
condilo mediale della tibia. Nel cavallo non si ha questa divisione.
Estende ed adduce l’anca, la parte che prende inserzione sulla tibia flette il ginocchio ad arto
sollevato e lo estende ad arto appoggiato.

Mediale →
- Gracile → è largo e piatto, di forma rettangolare ed occupa quasi tutta la faccia mediale
della coscia. Nasce dalla faccia ventrale della sinfisi ischio pubica e dal tendine pubico. Ha
come azione quella di addurre la coscia e la gamba. Termina sulla cresta tibiale e su altre
strutture mediali della regione del ginocchio.

- Sartorio → lungo e nastriforme, riveste cranialmente e medialmente il muscolo quadricipite


femorale. Origina dalla tuberosità del coxale nei carnivori e dal corpo dell’ileo nei ruminanti
e nel cavallo e termina medialmente sull’articolazione del ginocchio. È un adduttore della
coscia e flessore dell’anca.
Per incidere il meno possibile e arrivare al femore è necessario arrivare alla fascia alata, che divide
la loggia anteriore da quella posteriore.
Muscoli della gamba → il gruppo posteriore è formato da vari muscoli quali →
- Gastrocnemio → consiste di due capi, uno mediale ed uno laterale che originano dalla faccia
caudale del femore prossimalmente ai condili. I capi si uniscono nella parte prossimale della
gamba e danno origine ad un singolo e robusto tendine che si inserisce sulla tuberosità del
calcaneo, principale componente del tendine calcaneare comune o tendine di Achille.
Questo si trova prima caudalmente e poi lateralmente al tendine del flessore superficiale. È
un flessore del ginocchio.

- Soleo → non esiste nel cane ed è poco sviluppato nel cavallo. Nel gatto è robusto ed origina
dalla testa della fibula ed è ricoperto dal capo laterale del gastrocnemio. Il tendine terminale
si inserisce sul tendine di Achille. Aiuta il gastrocnemio nella sua azione.

- Popliteo → è profondo e si addossa sulla capsula articolare del ginocchio e alla porzione
prossimale della tibia. Nel cane nasce dal condilo laterale del femore. Flette il ginocchio e
nel cene ruota la gamba medialmente.
Regione della groppa → parte esterna della cavità pelvica, più in alto si trova la regione sacrale.
I muscoli glutei sono molto potenti negli animali in quanto responsabili della propulsione, data da
un insieme di muscoli. Sono generalmente tre → superficiale, profondo e medio, più spesso.
Originano dall’ileo, in parte dal sacro e convergono sul grande trocantere. Si ha un’azione di leva.
Contraendosi tirano in avanti il grande trocantere → estensione del femore o dell’anca o della
coscia e servono anche a scalciare indietro, ma se l’arto è appoggiato, si ha la propulsione, cioè il
tronco si sposta in avanti.
Anatomia topografica → ha un ruolo molto pratico, quindi di capire dove sono le cose, cioè
orientarsi sull’animale. Si suddivide la superficie del corpo in regioni di cui conosciamo o possiamo
definire i confini e la stratigrafia. Gli animali sono tutti diversi a seconda delle razze, dell’età e
fattori individuali, tuttavia si hanno punti di repere comuni. È importante sempre considerare
l’animale reale e dividerlo immaginariamente in regioni, per poi individuarne la stratigrafia e lo
scheletro.
Punti di repere → punti di riferimento visibili o palpabili sulla superficie del corpo dell’animale →
possono essere irregolarità della superficie costanti in tutte le specie, come può essere la cresta
facciale o l’arcata zigomatica e la doccia o solco giugulare, una piccola depressione nella terza parte
del collo, una piccola rientranza tra due muscoli.
È necessario chiarire alcune informazioni → non sono necessariamente punti, ma anche linee e
diventa, in questo caso, necessario definire il concetto di margine, bordo di un qualcosa di
appiattito, e limite, cioè una linea immaginaria o confine.
- Incisura dei vasi, soprattutto nel cavallo e nel bovino

- Estremità laterale dell’ala dell’atlante

- Punta della spalla o tubercolo maggiore dell’omero

- Margine dorsale della scapola

- Olecrano
- Tuberosità dell’anca

- Tuberosità sacrale

- Grande trocantere

- Rotula

- Tuberosità ischiatica

- Arco costale cartilagineo


Regioni → distretti della superficie dell’animale, delimitati da cose concrete o linee immaginarie.
Regione dorsale dell’addome → fossa del fianco e si vede come una depressione più o meno
accentuata, un po’ triangolare. Punto di repere caudale è la tuberosità dell’anca e ventrale
corrisponde al margine caudale della costa. Posso percepire le estremità laterali dei processi
trasversi ed il margine dorsale delle vertebre lombari. Sotto trovo cute, sottocute, fasce e cavità
addominale con il peritoneo e dalla visione dorsale ho muscoli epiassiali, con muscolo trasverso,
muscoli ipoassiali e peritoneo. È evidente nei grossi erbivori, cioè bovino e cavallo, ed è poco
evidente nei carnivori come gatto e cane. È importante soprattutto la parte destra → si trova la base
del cieco a livello dei visceri, nel cavallo. Nei bovini, invece, è importante la parte destra con il
rumine, cioè luogo di accumulo del foraggio masticato e ruminato.
Regione masseterina → sezione trasversale si osserva una cavità pneumatica. Cute sottocute fasce
muscolo massetere e branca della mandibola. Ci sono strutture presenti solo in determinate aree
della regione. Sono due nervi, rami del facciale, in cui si osserva un ramo dorsale ed uno ventrale ed
in mezzo si trova il dotto parotideo → tra sottocute e cute e muscolo massetere con direzione
prevalentemente orizzontale. Il dotto parotideo negli erbivori non c’è, ma sono presenti solo i due
nervi, perché il dotto parotideo passa medialmente alla faccia mediale della branca della mandibola.
Stratigrafia della regione scapolare → cute, sottocute, fasce, porzione cervicale del trapezio (3 della
visione laterale), muscolo sovraspinato e scapola, un po’ di muscolo sottoscapolare, poi si ha il
muscolo dentato e tra l’arto e la parete del torace, con coste e muscoli intercostali, si ha la loggia
ascellare. Il muscolo infraspinato è il 4. Il tre della vista mediale è il grand rotondo, 14 della
laterale.
Regione parotidea → il limite dorsale è la base dell’orecchio, o meglio del padiglione auricolare
con cartilagine elastica, il limite laterale è palpabile con l’ala dell’atlante. Nella parte dorsale si
distinguono una parte dorsale ed una ventrale → quella dorsale è piatta con ghiandola parotidea e
può invadere un po’ la regione masseterina. Nella parte ventrale si osserva una sorta di triangolo,
con due angoli caratterizzati da due vene che confluiscono in un’unica grande vena, la giugulare
esterna che si trova nel solco giugulare. Il terzo lato è l’angolo della mandibola, in genere un po’
arrotondato. Nel triangolo di Vibor si trova la ghiandola retromandibolare, che risulta molto globosa
e lobulata di colore rosa o giallastro. Nel connettivo lasso si trovano i linfonodi lisci, non lobulati e
di colore grigiastro. Ventralmente si ha la laringe e successivamente inizia la trachea.
I linfonodi mandibolari nel cane si trovano intorno al ramo venoso, dietro il ramo della mandibola e
sono palpabili, ma non nel cavallo perché non sono in questa ragione, ma sono spostati più avanti e
medialmente e si fondono tutti in una massa a forma di V quasi unica, impari e si trovano nella
fossa intermandibolare.
Regione interscapolare → regione del dorso, quindi piena. Il punto di repere è il margine dorsale
della scapola. Cute, sottocute, fascia superficiale e profonda, il legamento sovraspinoso si trova solo
nella parte mediana e gran parte dello spazio ci sono i muscoli epiassiali, ma prima il trapezio, con
pezzo cervicale e toracica, sotto c’è il romboide.
Romboide → non va sulla scapola, si ferma prima.
Regione dorsale → vertebre toraciche e molti muscoli, ma soprattutto epiassiali.
Regione lombare e sacrale, con dorsale e interscapolare danno origine al dorso propriamente detto.
Regione del collo → distinto in tre parti, una dorsale, una ventrale ed una laterale.
Le vertebre cervicali non sono nella regione dorsale (3).
Esistono anche alcune regioni profonde e sono due → regione sottolombare, che si trova sotto la
zona lombare con muscoli epi e ipo assiali, e si trova la cavità addominale, precisamente si trova
nella sua parte più dorsale.
Regioni dell’arto →
Regione scapolare
Regione dell’articolazione della spalla con acromion nei carnivori e punta della spalla
Regione del braccio e della spalla e del gomito
Regione digitale del dito → comprende tre regioni, pastorale, coronale ed un’altra.
Muscoli masticatori → sono cinque, ma abbbiamo affrontato solo il temporale e quello massetere.
Poi ci sono il pterigoideo mediale e laterale e sono tutti e due mediali alla mandibola, che girando
sollevano la mandibola. Il muscolo digastrico parte dal processo paracondiloideo e termina sulla
faccia mediale della mandibola e la flette.
Sia il temporale che il massetere sono molto potenti e negli erbivori il principale è il massetere,
mentre nei carnivori è il temporale. In questi ultimi è molto importante anche per chiudere la bocca.
L’articolazione temporo – mandibolare consente i movimenti di estensione e flessione della
mandibola ed è molto specializzata nei carnivori.
Muscoli mimici → in caso di lesione del nervo facciale compromette la loro motilità e crea paralisi
con il riso sartatorio.
Il termine apparato fa riferimento ad un insieme di organi anche molto diversi, ma che svolgono la
stessa funzione. Il termine sistema, invece, fa riferimento ad organi simili che svolgono stessa
funzione → sistema muscolare e sistema scheletrico che sono contenuti nell’apparato locomotore.

Apparato circolatorio → non riguarda solo il circolo del sangue, ma anche quello della linfa.
Angiologia → studio dei vasi, ma in generale utilizzato come studio dell’apparato circolatorio,
quindi per lo studio di cuore, milza e altri organi linfatici.
Nell’evoluzione è diventato necessario un apparato circolatorio in organismi con una certa
grandezza e mole somatica. Si sono sviluppati una serie di vasi ed una pompa attiva → si passa
dalla diffusione, fenomeno passivo, ad uno attivo con la circolazione dei liquidi. Esiste sempre una
regione arteriosa, che si allontana dal cuore, ed una venosa, che ritorna al cuore con i liquidi.
Si ha anche la presenza di un sistema capillare → in tutte le arterie e tutte le vene il sangue può solo
scorrere, mentre a livello capillare è possibile uno scambio tra sostanze che entrano ed escono →
ossigeno e anidride carbonica.
Si è sviluppato, successivamente, un sistema parallelo che non porta sangue, ma linfa. Nella rete
capillare il liquido che esce dai capillari arteriosi, non rientra del tutto nelle arterie, questo perché
tra i tessuti si trovano sempre più proteine che sangue → attraggono il liquido che quindi viene
trattenuto. Se esce 50, rientra 45 → squilibrio e se questo avviene quotidianamente si ha una
ritenzione idrica, per questo si è sviluppato il sistema linfatico, con scopo di drenaggio che evita
l’accumulo di liquido nei tessuti.
Organi → cuore, pericardio e vasi. Nei Mammiferi e negli Uccelli la circolazione è chiusa, cioè il
sangue non esce, fatta eccezione per la milza o casi patologici, doppia perché si hanno la grande e
la piccola circolazione e completa, nel senso che la parte arteriosa e venosa sono separate, cosa che
non avviene nel feto con il foro di Botallo.
Circolazione sistemica → deve distribuire a tutto il corpo ossigeno e nutrimento, ha quindi scopo
trofico. Le arterie man mano che si allontanano dal cuore si ramificano, diminuendo il loro calibro,
ma hanno una superficie enorme → sistema di irrigazione molto capillare, che quindi arriva
dappertutto. Se aumenta la superficie, aumenta l’attrito che tende a far diminuire la velocità →
resistenze periferiche. Nelle vene, quindi, il sangue non ha quasi più spinta, ma si ha solo la visa
tergo, cioè la spinta che arriva da dietro, cioè dal liquido o sangue che continua a pulsare.
Circolazione polmonare → definita anche piccola circolazione consente gli scambi gassosi tra aria
inspirata e sangue. Si cede anidride carbonica prodotta dal catabolismo cellulare e si acquista
ossigeno → ematosi. Ha come unico scopo quello funzionale.
Cuore → pompa attiva che è contenuta nella cavità toracica, contenuto nel mediastino, che va dalla
faccia mediale delle coste toraciche e quella dorsale dello sterno. Pompa il sangue attraverso i vasi
sanguigni grazie ad una contrazione autonoma e ritmica. Si trova prevalentemente nel mediastino
medio ventrale.
È situato per circa il 60% a sinistra ed il 40% a destra. È inclinato. Ha forma di cono più o meno
compresso latero lateralmente. Ha una forma ovalare se visto dall’alto. Si distinguono facce e
margini → le facce sinistra e destra con un margine craniale e caudale e si ha una base ed un apice.
L’emitorace sinistro e destro sono quasi completamente occupati dai relativi polmoni.
La maggior parte dei grossi vasi partono e arrivano alla base, posta dorsalmente. L’apice si trova in
posizione ventrale in corrispondenza della sesta cartilagine costale.
Nel cuore ci sono 4 cavità o camere → ogni atrio, parte in cui arriva il sangue che deve essere
mandato nei ventricoli, è sopra il suo ventricolo, con il compito di mandare il sangue nella
circolazione polmonare o grande. Il setto interatriale divide i due atri e un setto interventricolare che
divide i ventricoli. Su facce e margini esistono dei solchi che segnano il passaggio dalle varie parti
→ solco coronario, separa atri e ventricoli, e solco longitudinale destro e sinistro che si trova a metà
della faccia sinistra e destra. Più precisamente, il solco di sinistra si chiama paraconale e decorre
sulla faccia auricolare, spostato cranialmente e a destra si trova il solco subsinale che decorre sulla
faccia atriale ed è spostato caudalmente.
L’atrio destro non si trova destra, ma essendo il cuore ruotato, si trova davanti ed il sinistro dietro,
come se fossero ruotati di circa 90 gradi.
Sulla faccia sinistra trovo atri e ventricoli → ventricolo destro davanti ed il ventricolo sinistro
dietro. Il margine caudale è più rettilineo ed il margine craniale ha una forma di esse → il ventricolo
sinistro è più grande del destro → divisione asimmetrica. Il ventricolo sinistro arriva fino all’apice,
mentre il destro no. La cavità ventricolare destra e sinistra sono uguali, ciò che cambia è la parete,
più spessa nel ventricolo sinistro. Se guardo la parte dorsale della parte sinistra → noto due
sporgenze o sacchetti, che prendono il nome di orecchiette, cioè fondi ciechi dell’atrio, espansioni.
La destra si trova verso il margine craniale e quella sinistra nel caudale. Tra queste due orecchiette
c’è un solco che prende il nome di tronco polmonare. Quindi a sinistra avrò orecchietta destra in
alto, tronco polmonare, orecchietta sinistra, solco coronario e ventricolo destro e sinistro.
La base del cuore con i grossi vasi è in rapporto con la trachea dorsalmente e sopra la trachea si ha
l’esofago → tutti questi organi si trovano dentro il mediastino. Il timo si trova nella parte ventrale
→ topografia della cavità toracica.
Il cuore destro è inteso come quello venoso, mentre quello sinistro è inteso come arterioso. Non ci
si riferisce alle posizioni, ma alle funzioni. Quando, invece, intendo faccia sinistra e destra intendo
proprio la posizione.
Immagine rx torace latero – laterale → si notano i corpi delle vertebre toraciche e la costa con
cartilagine e curva del diaframma cin alcuni visceri. Dopo la parete toracica vedo i polmoni, molto
radio trasparente, poi vedo il cuore con la base e l’aorta nella parte sinistra e nel margine craniale
noto il ventricolo sinistro.
Immagine 170 → dissezione di un cane. È stata tagliata la parete del torace fino quasi all’ultima
costa. Si vede molto bene il diaframma con la curva, è dove c’è il 19. Sotto il diaframma si trovano
visceri non palpabili. È stato tolto il polmone sinistro e dove c’è il 22 si vede il mediastino, con
cuore ancora poco evidente. La striatura bianca che attraversa esternamente il mediastino, verso il
diaframma, tra 3 e 11, è un nervo frenico, che innerva il diaframma. Ne esiste uno per lato e decorre
esternamente al mediastino. È nell’emitorace. Anche il timo è dentro il mediastino.
Immagine 171 → cane dall’altro lato. È stato rimosso il mediastino → si vede il cuore con vena
cava caudale e craniale, 5 e 26. Si vede la faccia destra del cuore. In alto si trovano gli atri ed in
basso, nei tre quarti, ci sono i ventricoli. Cranialmente si vede l’atrio destro e caudalmente l’atrio
sinistro con i rispetti ventricoli. Tutte e due le vene devono andare nell’atrio destro, allora la 26 che
arriva dall’addome continua il suo percorso fino a quando arriva nell’atrio destro.
Diaframma → muscolo laminare che si inserisce nella parte terminale dello sterno e dalla ultima
toracica. È un muscolo laminare invertito, in quanto ha una grossa aponeurosi centrale, 23, detto
centro frenico.
Immagine successiva → foto più ingrandita della zona del cuore, molto disturbata dalla grossa
quantità di grasso. È stato tolto il polmone e si vede il pericardio, centrale. Si vede il polmone di
destra.
Successivamente nell’altra immagine si vede la parete del cuore. Si vede il diaframma e
l’orecchietta sinistra e quella destra con il tronco polmonare. Si vede anche il solco longitudinale
coronario. Si vedono molto bene orecchietta, sembra il cervello per le strutture, e ventricolo sinistri.
Gli atri sono più piccoli e hanno parete che tende a collabire, quindi contribuiscono solo in minima
parte alla forma del cuore.
Il margine ventricolare destro è craniale e tende ad essere un po’ convesso.
La faccia sinistra è detta auricolare e la destra atriale.
La suddivisione in quattro camere corrisponde alla presenza di solchi, come quello coronario e
longitudinale destro e sinistro, disposti come una sorta di T. Questi non si vedono quasi mai, in
quanto sono riempiti dai vasi, in particolar modo dalle arterie coronarie e dalle vene del cuore. Non
si vedono neanche sempre bene i vasi, perché tutti i solchi ed i vasi in essi contenuti sono ricoperti
da grasso, diverso in quantità e qualità a seconda delle specie. Nei carnivori e in parte nel suino è
sparso e abbastanza trasparente, mentre nei grossi erbivori il grasso è molto abbondante e tende a
coprire i vasi ed i solchi. C’è una differenza di qualità, cioè colore e consistenza, tra bovino e
piccoli ruminanti e cavalli → nei primi è molto bianco e duro, nel cavallo è giallastro ed è cedevole
ed unto.
Il cuore ha colore rosso scuro e si vede sotto l’epicardio. È costituito da miocardio, variante del
tessuto muscolare striato, ed è molto vascolarizzato e compatto, ha una grande consistenza,
soprattutto a livello dei ventricoli, in particolare nel sinistro.
Atrii → intendo parete e cavità, altrimenti parlo di cavità atriale. Hanno pareti sottili e se sommo
atri con le orecchiette formano una sorta di U che circonda l’origine dell’aorta che abbraccia il
tronco polmonare. Sulla faccia sinistra, faccia auricolare, ogni atrio si continua in un fondo cieco
chiamato orecchietta con margini più o meno dentellati.
Ventricoli → hanno pareti spesse. I due ventricoli sono separati tra di loro dai solchi presenti sulla
faccia del cuore. Il ventricolo destro si trova a destra, ma principalmente cranialmente rispetto al
sinistro, più caudale al piano mediano. Solo il ventricolo sinistro raggiunge l’apice del cuore.
Foto 183/188 → sezione quasi mediana del cuore. Il cuore è tutto un po’ storto, non è diviso
geometricamente. 14 aorta nel ventricolo sinistro. I grossi vasi originano dai ventricoli, ma poi
girano. Nel 10 si vede un atrio, quello sinistro, ma non si vede il destro. Si ha poi una parete molto
spessa che arriva all’apice ed è il ventricolo sinistro, accanto al quale si ha il ventricolo destro.
Nella 188 si vede l’atrio destro con ventricolo destro e sinistro.
Atrio destro → è quasi del tutto a destra, ma la sua orecchietta va a sinistra, cranialmente al tronco
polmonare. La cavità atriale ha una volta, cioè il soffitto, il pavimento è immaginario, occupato
dall’ostium, si forma quando le valvole si chiudono. La parete propria va verso l’interno ed è
separata dalla volta grazie alla cresta terminale, mentre quella settale si congiunge con l’altro atrio e
presenta una fossa ovale. Dalla cresta terminale si dipartono una serie di rilievi muscolari che si
estendono fino all’orecchietta e si chiamano muscoli pettinati, una serie di nervature molto
intrecciate tra loro che rinforzano la parete sottilissima delle orecchiette.
Sulla volta sboccano la vena cava caudale e la craniale, in corrispondenza dei rispettivi osti. Anche
il seno coronario sbocca a questo livello ed il seno indica una grossa vena che ne raccoglie altre
all’interno del cuore. Infine si trova la vena azigos.
Sul pavimento è presente l’ostio atrio – ventricolare destro.
Il sangue che arriva al cuore è quello venoso della circolazione sistemica, quello arterioso che arriva
dalla circolazione polmonare e quello venoso del cuore che era stato portato come arterioso dalle
arterie e va nel solco coronario.
La superficie interna dell’atrio e dell’orecchietta è molto diversa.
Atrio sinistro → simile al destro, ma si trova più caudalmente rispetto a questo. Ha l’orecchietta
sinistra con vene polmonari che portano sangue ossigenato, verso l’atrio sinistro e poi ventricolo
sinistro → osti atrio – ventricolari. Sulla volta dell’atrio sboccano le vene polmonari.
Ventricolo → immaginando di essere all’interno di una cavità ventricolare osservo la parete interna,
relativamente liscia ed omogenea, in quanto ci sono delle colonne carnose, ispessimenti cilindroidi
della parete, fatte di miocardio. Ogni tanto se ne trova qualcuna che si stacca dalla parete e va sulla
faccia opposta, quindi ad esempio dalla parete propria alla settale. Si chiamano, in questo caso,
trabecole. Tutta la sua superficie è rivestita da endocardio. Nella parete della cavità ventricolare si
ha una terza irregolarità, cioè la presenza di muscoli papillari.
I lembi valvolari sono due a sinistra e tre a destra, tricuspide o mitrale, che è più grosso ed è di
sostegno a forma semilunare e si trova a sinistra. Presentano una faccia atriale ed una ventricolare.
Sono della lunghezza esatta per chiudere l’ostio, quando si trovano in posizione orizzontale. Se
rimane una piccola fessura, si ha il soffio del cuore. Quando il cuore è pieno, quindi con sangue,
questo passa dall’atrio al ventricolo, in modo diretto, quando si contrae il ventricolo i lembi
passivamente si sollevano, ma ci sono le corde tendinee che vanno in più punti del lembo e sui
margini. La punta o estremità libera del lembo valvolare ha un rigonfiamento, che rende la chiusura
ermetica. I lembi vascolari sono pieghe dell’endocardio e non sono muscolari e sono ancorate,
rimangono orizzontali, grazie alle corde tendinee. Il ventricolo agisce sul sangue, che agisce sui
lembi valvolari.
Tutta la superficie del cuore, interna, è liscia in quanto è rivestita da endocardio, che riveste il
miocardio. Il colore del cuore generalmente è rossastro, come il muscolo, ma l’endocardio, come
tutti gli endoteli, è trasparente. Tutte le arterie, vene, capillari e superficie interna del cuore sono
lisce, perché qualunque interruzione richiama delle piastrine che creano coagulazione.
Ventricolo destro → ha una sezione semilunare e si trova a destra e caudalmente rispetto al sinistro.
Ha una base ed un apice. La cresta sopraventricolare divide la base, separando l’ostio atrio
ventricolare di destra dal cono arterioso, una dilatazione cranio dorsale da cui prende origine il
tronco polmonare. L’ostio atrio ventricolare di destra è occupato dalla valvola tricuspide o atrio
ventricolare di destra → è fondamentale per non far andare il sangue negli atri, nel momento della
contrazione del ventricolo, ma farlo andare unicamente nel vaso → chiude il pavimento tra atrio e
ventricolo. È costituita da un anello fibroso su cui si inseriscono tre lembi o cuspidi, ognuna delle
quali è unita ai muscoli papillari grazie a delle corde tendinee.
L’ostio del tronco polmonare è posto cranio dorsalmente all’origine dell’aorta e presenta una
valvola detta valvola del tronco polmonare, costituita da un anello fibroso su cui si fissano tre lembi
→ valvola semilunare intermedia, destra e sinistra che si trovano rispettivamente cranialmente a
sinistra, cranialmente a destra e caudalmente.
La superficie interna presenta alcuni rilievi detti trabecole carnose.
Ventricolo sinistro → ha sezione circolare ed arriva ad occupare l’apice del cuore. Ha una parete
molto spessa. La sua base è occupata dall’ostio atrio ventricolare sinistro che è chiuso dalla valvola
bicuspide o mitrale che si fissa con un anello fibroso. Si riconoscono tre lembi → valvola
semilunare settale, destra e sinistra che si trovano rispettivamente caudalmente a destra, crnialmente
e cadualmente a sinistra.
Sulla superficie parietale ci sono muscoli papillari con corde tendinee destinate alle valvole atrio
ventricolari. Ha una parete più spessa anche perché deve inviare il sangue a tutto il resto del corpo,
mentre quello destro lo invia ai polmoni, quindi si occupa del circolo polmonare.
Atri e ventricoli sono in comunicazione tra di loro grazie a delle valvole → atrio ventricolari. La
destra si chiama tricuspide, con tre lembi di connettivo rivestiti da tessuto epiteliale, e quella di
sinistra è la bicuspide con solo due lembi. All’uscita delle arterie polmonari e dell’aorta ci sono le
valvole semilunari.
Nell’immagine 181 il numero 6 corrisponde ai muscoli papillari.
In un cuore vuoto dal ventricolo vedo anche la volta dell’atrio, se è pieno chiaramente no, perché
c’è il sangue.
Dalla cavità ventricolare ci deve essere un’apertura che va nel vaso → l’aorta per il sinistro e la
vena polmonare nel destro.
Valvole semilunari aortica e polmonare → sono nel punto di passaggio tra cavità ventricolare e
vaso. Sono tre sia a destra che a sinistra. Sono chiamate anche a nido di rondine. Hanno una faccia
concava ed una convessa. Non sono afflosciate e non hanno corde tendinee, ma come se fossero
pezzi di scodella applicati lungo il margine del vaso. Hanno la faccia convessa nella direzione in cui
arriva il sangue, quindi verso il cuore, e quella concava verso il vaso, dove va il sangue. Durante la
sistole ventricolare si chiude l’ostio dell’atrio ed il sangue incontra la faccia convessa delle
semilunari, quando sale, tende a tornare indietro.
Il cuore è un muscolo costituito da un particolare tipo muscolare, cioè miocardio comune ed è in
grado di contrarsi in modo autonomo. Il miocardio è il costituente principale, si ha anche
l’endocardio che è più sottile ed esternamente si ha l’epicardio, anche questo molto sottile.
Miocardio → è costituito da cellule del miocardio comune che formano strati variamente orientati.
Negli atri si trovano uno strato superficiale ed uno profondo. La parete dei ventricoli è, invece, più
spessa e si hanno uno strato interno, medio ed esterno. Tutti si ancorano sullo scheletro cardiaco. È
costituito da fibre muscolari cardiache striate involontarie e ramificate. Sono anche intrecciate ed
ogni fibra è connessa alle altre grazie ai dischi intercalari con giunzioni comunicanti che permettono
una rapida contrazione.
Epicardio → riveste esternamente il cuore e corrisponde al foglietto viscerale del pericardio. È
costituito da mesotelio e da un sottile strato di connettivo.
Endocardio → riveste internamente il cuore e le valvole cardiache. Ha uno strato interno con cellule
endoteliali poligonali, uno strato sottoendoteliale con connettivo denso ed uno strato
sottoendocardico con spessore molto variabile.
Il sistema di conduzione corrisponde ad un insieme di cellule all’interno del miocardio, che prende
il nome di miocardio specifico, autoeccitabile, cioè non necessità di un impulso per contrarsi e si
trova solo in determinate aree → nodo seno – atriale, nella parete dell’atrio destro vicino al seno
della vena cava craniale, nodo atrio – ventricolare, vicino al seno coronario, e nella parte degli atrii
→ si contraggono ritmicamente e servono per dare l’impulso della contrazione di atrii e ventricoli.
Il primo è più piccolo, mentre il secondo continua nel fascio atrio – ventricolare e nella branca
destra e sinistra del fascio atrio – ventricolare.
Tutto si deve contrarre negli stessi momenti. Le cellule del miocardio specifico non sono cellule
nervose, ma sono solo ammassi di cellule muscolari che sono in grado di autoeccitarsi. Il sangue
che passa nel cuore non può scambiare nulla con questo, perché c’è il mesotelio, allora sono
necessari dei vasi, i vasa vasorum, cioè le coronarie. Il miocardio comune è molto vascolarizzato,
solo secondo al cervello.
Seno coronario → grossa vena che raccoglie il sangue refluo dalla circolazione coronarica, cioè
quella che rifornisce le pareti del cuore ed il sangue viene convogliato nell’atrio destro.
Dall’atrio destro il sangue deossigenato va al ventricolo sinistro al tronco polmonare che si divide in
arteria polmonare destra e sinistra che vanno nei rispettivi polmoni. Lascia l’anidride carbonica e si
carica di ossigeno → entra nell’atrio sinistro tramite 4 vene polmonari, due di destra e due di
sinistra il sangue a questo punto viene pompato nel ramo ascendente dell’aorta da cui viene
distribuito a tutto il corpo.
Quando il cuore si contrae ogni cavità spinge il sangue all’interno di un ventricolo o fuori dal cuore
in un’arteria. Esistono 4 valvole di tessuto connettivo denso rivestito da endotelio che hanno il
compito di impedire il reflusso del sangue. Si aprono e si chiudono in base alla contrazione e alla
distensione. Le atrio ventricolari si trovano tra atri e ventricoli. Le cuspidi sono connesse ai muscoli
papillari tramite corde tendinee che impediscono ai lembi delle valvole di spingersi verso gli atri
quando i ventricoli si contraggono. La chiusura e l’apertura sono regolate dal flusso sanguigno.
Quando il sangue passa dall’atrio al ventricolo la valvola è aperta, con muscoli papillari e corde
tendinee rilassate. Quando il ventricolo si contrae, la pressione spinge le cuspidi verso l’alto fino a
quando si incontrano e chiudono l’apertura. I muscoli si contraggono con le corde tendinee ed
impediscono che le cuspidi vengano rilasciate negli atri.
Tra il tronco polmonare e l’aorta si trova la valvola polmonare ed aortica che impediscono il ritorno
del sangue dalle arterie al cuore. Hanno tre cuspidi a forma di mezzaluna → il sangue dal ventricolo
passa alle arterie, quando il ventricolo si contrae, la pressione aumenta e si aprono.
Vascolarizzazione del cuore →
Le arterie coronarie sono destra e sinistra e originano dall’aorta, precisamente al di sopra della
valvola semilunare sinistra, sono i primi rami collaterali dell’aorta, cioè quei rami che non fanno
perdere l’individualità dell’arteria principale. Poi ci sono i rami terminali che, invece, prevalgono e
danno origine ad una biforcazione con grossi vasi dall’arteria principale, guarda disegno.
Arteria coronaria sinistra → generalmente più sviluppata rispetto alla destra. Origina al di sopra
della cuspide semilunare sinistra della valvola aortica e raggiunge il solco coronario passando tra
l’orecchietta sinistra ed il tronco polmonare. Raggiunge l’apice del cuore.
Arteria coronaria destra → origina al di sopra della cuspide semilunare destra della valvola aortica e
raggiunge il solco coronario passando dall’orecchietta destra al tronco polmonare. Si esaurisce nel
solco coronario.
In entrambi casi danno origine ai rami che si distribuiscono alle pareti atriali e ventricolari. Non
esistono anastomosi tra le arterie coronarie, a livello delle branche principali, ma ce ne sono a
livello di quelle minori.
Anastomosi → rami di collegamento che creano una sorta di rete e hanno una funzione principale
→ nel caso in cui un vaso si occluda, il sangue si ferma in quanto ostruito → formano una
deviazione, cioè garantiscono il circolo sanguigno. Queste vengono definite interarteriose.
Non esistono a livello delle branchie coronarie, quindi nei vasi principali, ma esistono in alcuni
rami più lontani. In alcuni casi sono funzionalmente insufficienti. I rami in cui non ci sono più
anastomosi, sono detti di tipo terminale, diversi dai rami terminali. Nei carnivori, ma nel suino
soprattutto, si ha un terzo solco sul margine caudale e si ha un ramo intermedio dell’arteria
coronaria, sul margine ventricolare sinistro. Il loro calibro, da solo, non è sufficiente e di
conseguenza vengono indicate come anastomosi funzionalmente insufficienti.
Reti mirabili → i vasi si ramificano in una rete, ma il sangue è sempre arterioso. Hanno funzione di
scambio di calore, riserva di sangue e regolazione del flusso sanguigno.
Esistono anastomosi artero – venose che sono molto importanti per la regolazione della circolazione
locale in rapporto allo stato funzionale di un organo. Si trovano a livello di piccoli vasi della pelle,
nella lingua, mucosa nasale, organi erettili dell’apparato genitale, polmoni e tiroide.
Consistono in un’arteria con sangue arterioso da cui parte un ramo che va a finire nella vena, prima
che l’arteria entri nell’organo → una parte del sangue arterioso va nell’organo, l’altra va nella vena
e si mischia con il venoso. Si evita che all’organo arrivi troppo sangue inutilmente o di farne
arrivare al massimo quando è necessario. Un esempio è l’intestino → se l’animale ha appena
mangiato e sta digerendo → lo sfintere precapillare è aperto e sta andando tutto il sangue
nell’intestino. Alla fine della digestione, si chiude questo e se, l’animale è sottoposto ad esempio ad
attività fisica, si apre quello muscolare. In alcuni casi al posto dello sfintere, si ha un glomo, che
deriva dall’endotelio.

Le vene del cuore sono → vene cardiache di destra, grande vena del cuore, vena cardiaca media e
vene cardiache minime.

Innervazione → esiste un sistema nervoso somatico, in cui noi decidiamo volontariamente le azioni,
e quello viscerale, cioè relativo ai visceri. In ogni caso è influenzato dal somatico e da fattori
ambientali. Si divide in simpatico e parasimpatico, in equilibrio tra loro
La contrazione del cuore è indipendente dalla volontà → l’innervazione non serve a stabilire la
contrazione, ma ci sono delle fibre nervose che arrivano dal sistema nervoso viscerale.
L’innervazione ortosimpatica deriva dai gangli cervicali, l’ultimo o gli ultimi due, ed i primi
toracici che vanno sulla base del cuore dove formano un plesso cardiaco che continua nel nodo seno
atriale e atrio ventricolare e hanno scopo di aumentare la contrazione. La parte parasimpatica arriva
dalla testa tramite il nervo vago, nervo cranico più grosso e passa sopra l’esofago, entra nel torace e
sta nel mediastino e si distribuisce ai visceri della cavità toracica ed addominale.
I due nodi, quindi, generano il ritmo per la contrazione e sono modulati dai nervi che derivano dal
sistema viscerale diviso in orto e para simpatico.
Pericardio → è una sierosa, come la pleura negli emitoraci ed il peritoneo nella cavità addominale.
Avvolge completamente il cuore e le radici dei grossi vasi che si dipartono dalla base cardiaca. Si
trova nel mediastino. Il cuore è tenuto in sito dal pericardio, il quale è costituito da uno strato
esterno con spesso connettivo che evita l’iperestensione del cuore, più uno strato sieroso che si
divide in un foglietto parietale esterno, più uno viscerale interno, o epicardio, che aderisce al cuore.
Tra questi due si trova il liquido pericardico.
È quindi una lamina molto sottile costituita da mesotelio ed un sottile strato di connettivo. Ha una
funzione meccanica fisica, perché sono molto lisce e consentono ai visceri di scorrere l’uno
sull’altro, riducendo l’attrito, anche grazie al liquido pericardico, ma anche una funzione più
metabolica, in quanto assorbono e producono il liquido pericardico che ha cellule importanti anche
per la difesa. Si possono fare anche delle iniezioni intraperitoneali, proprio perché queste membrane
sono in grado di assorbire molto facilmente. Questi organi che stanno nelle cavità splancniche sono
avvolti dalle membrane sierose con diverse funzioni. Il cuore è costituito da questa unica membrana
che è a forma di sacchetto, in quanto si riflette a formare una doppia parete, una parte è aderente al
cuore l’altra no, guarda disegno. La parte che sta attaccata al cuore si chiama foglietto viscerale,
mentre l’altra è parietale, ma entrambe appartengono alla stessa membrana. Quello parietale, in
questo caso, è adeso al mediastino. Se ingrandisco due punti, uno del parietale e l’altro del
viscerale, vedo che ci sono cellule mesoteliali ed una lamina propria di connettivo → membrana
formata da due strati, uno mesoteliale molto liscio ed uno connettivale. Vedo la stessa struttura,
perché la membrana è sempre la stessa, il connettivo sarà esterno ed il mesotelio interno. Il
pericardio fibroso è di connettivo e sieroso, quello di mesotelio.
La parte più esterna è il pericardio fibroso, traslucido e di colore biancastro a seconda dello
spessore. È connesso con lo sterno tramite il legamento sterno pericardico (di più nei ruminanti) e
con il diaframma tramite il legamento frenico pericardico.
La parte più interna è detta pericardio sieroso che si ripiega, formano un fondo cieco con doppia
parete. Si formano qui, quindi, i due foglietti, uno più esterno è parietale e riveste il pericardio
fibroso e quello più interno è viscerale, l’epicardio.
L’ispessimento crea opacità, allora se è sottile appare traslucido. In alcune specie ci sono legamenti
sterno o frenico pericardici. Un aumento di liquido pericardico crea problemi alla contrazione →
normalmente è presente in piccole quantità.
Arterie → sono definite in base al senso del sangue → centrifugo, ma non sempre è arterioso. Ci
sono arterie di grosso, medio e piccolo calibro. Le più grandi sono quelle in sedi profonde e
protette, come quelle delle cavità splancniche. Hanno un colore bianco – giallastro – rosa. Più sono
grandi più tendono al giallastro, grazie alla quantità di fibre elastiche. Le pareti sono relativamente
spesse ed elastiche a parità di calibro. Si tende a vedere il colore della parete e non del sangue.
Quando le taglio trasversalmente nel cadavere tendono ad essere beanti, cioè con un lume aperto, a
differenza della vena che tende a collabire. Tendono a ramificarsi e diminuire di calibro, fino alle
arteriole. Il letto vascolare è il volume, o la somma dei volumi, all’interno dei vasi e può essere
arterioso, venoso e capillare e aumenta man mano che ci si allontana dal cuore.
Ci sono fasci vascolo nervosi in alcune aree specifiche, come ad esempio nello spazio viscerale del
collo di connettivo lasso.
Esistono arterie elastiche e muscolari → con differenze di sede e funzione.
Quelle di tipo elastico sono dette conduttrici e sono le più grandi e vicine al cuore, con pressione e
velocità del sangue molto elevate e hanno una tonaca media molto ricca di fibre elastiche. Ricevono
il sangue dal ventricolo sinistro e destro e sono in grado di sopportare l’elevata tensione grazie alla
loro elasticità. Conducono il sangue dal cuore e devono sopportare la continua gittata del sangue →
la aorta si dilata un po’ in modo passivo, in generale queste arterie si dilatano e restringono in modo
elastico. Nel momento in cui torna nella posizione iniziale, comprime un po’ il sangue, ma è sempre
in modo passivo. Si aprono le valvole semilunari ed il sangue è obbligato a proseguire il cammino
senza tornare indietro. Le arterie di tipo elastico sono quelle che hanno la parete più elastica, tonaca
media più grande.
Le arterie di piccolo medio calibro sono muscolari e sono dette distributive. Nella tonaca media c’è
connettivo e prevalgono le cellule muscolari lisce che si organizzano in modo circolare, in grado di
contrarsi sulla base del sistema nervoso viscerale. La tonaca intima è sottile e ha un endotelio
appiattito con strato sottoendoteliale provvisto di cellule muscolari lisce
Quando il sangue arriva nelle arterie muscolari sta riducendo la sua pressione, in quanto si riduce il
lume → la contrazione delle cellule muscolari lisce aiuta la spinta cardiaca che sta diminuendo.
Sono in grado di contrarsi e rilassarsi e regolano il flusso del sangue in base alle necessità locali.
Le arteriole sono le arterie più piccole e si trovano vicino ai capillari → arteriole precapillari con
sfinteri, cioè ispessimenti maggiori di cellule muscolari lisce addensate in determinate aree, piccole
valvole che regolano il lume → regolano la pressione arteriosa e l’accesso del sangue alla rete
capillare.
I vasi sono i vasa vasorum ed i nervi derivano dal sistema nervoso viscerale e ci sono abbondanti
fibre motrici che regolano l’ampiezza del lume. Hanno solo la tonaca avventizia e non si trovano
nelle arterie di piccolo calibro.
Capillari → sono i vasi che hanno le dimensioni più piccole → il diametro è tra circa 6 e 30 micron.
I capillari del polmone sono i più piccoli e qui, i globuli rossi passano uno alla volta, appiattendosi e
garantendo il massimo scambio con l’ossigeno. Sono gli unici ad avere la possibilità di scambio,
che non sempre avviene tra le cellule, ma attraverso le cellule che sono in grado di selezionare i vari
elementi. Si ha il passaggio di liquido che porta varie sostanze dal sangue ai liquidi interstiziali e
viceversa, ma in questo ultimo caso il ricircolo non è mai completo, infatti, interviene il circolo
linfatico. Avviene lo scambio di metaboliti tra il plasma ed i liquidi interstiziali che portano
nutrimento ai tessuti. Regolano anche la temperatura corporea.
Non sono presenti in tutti gli organi, ma solo quelli vascolarizzati, allora non si trovano negli
epiteli, nella cornea, che lo diventa in casi patologici, le produzioni cornee, cioè il frutto di un
epitelio, ma precisamente un ispessimento dello strato disgiuntus dell’epidermide, cioè cellule
morte, come corna dei bovini, i capelli tranne nel bulbo, anche la cartilagine non è vascolarizzata e
unghie, tra cui lo zoccolo.
Si distinguono in diversi tipi → convenzionali, che hanno una parete sottile, cioè endotelio con una
piccola lamina propria e cellule specializzate nel far passare determinate sostanze, i finestrati, cioè
con fenestrature in cui possono passare molecole più grosse, come nel glomerulo arterioso, ed i
sinusoidi in cui il lume varia molto.
Tutti i capillari hanno andamento sinusoide. Nei capillari il sangue non esce mai, ma ciò che esce
sono le sostanze, quali proteine e lipidi. L’unica eccezione è nella milza in cui si ha la circolazione
aperta, ma si hanno seni venosi in cui il sangue è contenuto dopo essere uscito in modo fisiologico.
Vene → portano il sangue in direzione centripeta, verso il cuore. Hanno pareti più sottile delle
arterie a parità di calibro. È di colore biancastro, in quanto non si hanno fibre elastiche e tendono a
collabire se tagliate. Possono essere più scure se si vede il sangue in trasparenza. Il sangue nel
cadavere si raccoglie soprattutto nelle vene. Il numero di vene è maggiore rispetto al numero di
arterie, perché per ogni arteria ci sono due vene, e la satellite è quella che raccoglie il sangue che
arriva dall’arteria. Il lume tende ad essere più ampio di quello delle arterie di cui sono satelliti e si
ha un po’ meno sangue o liquido rispetto alle arterie, perché un po’ di questo viene raccolto dal
circolo linfatico, ha un letto capillare maggiore. La velocità del sangue è maggiore nelle arterie e
minore nelle vene.
Esistono vene satelliti, ma anche reti di vene completamente indipendenti dalle arterie. La
pulsazione delle arterie schiaccia la vena, favorendo il reflusso.
Esistono vene di tipo fibroso e muscolare, le più piccole. Le vene più grosse di tipo fibrose vengono
dette recettori, mentre le altre propulsori. Il sangue che va nelle vene e che esce dalla rete capillare è
molto lento → riesce a tornare indietro grazie alla visa tergo, cioè la spinta che arriva da dietro dal
sangue che continua ad arrivare, ma è troppo lenta da sola, allora è importante l’attività fisica con lo
schiacciamento dei muscoli ed il conseguente schiacciamento delle vene, in cui sono presenti
valvole semi lunari a nodo di rondine, che garantiscono l’unidirezionalità del sangue. Si trovano
nella tonaca intima e sono molto abbondanti negli arti.
Arterie → dal cuore si trovano l’arteria aorta della grande circolazione e quella polmonare della
piccola circolazione, che va nel polmone ed origina sulla parte dorsale al di sopra del solco
coronario tra le due orecchiette. Sono costituite da una tonaca intima, molto sottile e costituita da
endotelio, connettivo e membrana elastica interna, una tonaca media, che è la più spessa, costituita
da lamelle elastiche fenestrate con cellule muscolari lisce e ricoperta dalla membrana elastica
interna ed una tonaca avventizia con connettivo denso o lasso nei vasi periferici.
L’aorta è un vaso molto lungo che termina sul sacro con la sua bi o quadroforcazione a seconda
delle specie e prende vari nomi a seconda della regione. La metà in alto del torace è occupata
dall’aorta, mentre quella in basso dal cuore. Origina dal centro del cuore, dal ventricolo sinistro, al
di sopra dell’ostio aortico in cui si trovano le tre valvole semilunari. Il primo tratto è quello più
corto e si chiama bulbo e presenta due buchini che sono le arterie coronarie, i primi vasa vasorum.
Sono i primi rami collaterali dell’aorta.
Successivamente si trova l’arco che porta l’aorta verso l’alto e ha una convessità dorso – craniale e
si porta verso la faccia ventrale dei corpi vertebrali, circa la sesta toracica. Da qui si dipartono i rami
arteriosi per la testa, collo ed arti toracici. Nel cavallo e nel bovino dall’arco origina un’unica
diramazione che prende il nome di tronco brachiocefalico da cui originano le arterie succlavie
destra e sinistra e le carotidi comuni.
Successivamente si ha l’aorta toracica. Non sono vasi, ma semplicemente tre parti dell’aorta a
livello toracico. Tutto ciò si trova nel mediastino. L’aorta toracica idealmente finisce a livello
dell’ultima vertebra toracica → attraversa il diaframma e prende il nome di aorta addominale.
I principali rami collaterali dell’aorta sono le arterie coronarie, poi nella parte anteriore dell’arto si
ha un ramo collaterale che si chiama tronco brachiocefalico, da cui partono tutte le arterie che
vascolarizzano collo, testa e arto toracico. Nel cane è sdoppiato in arteria succlavia sinistra che
origina direttamente dall’arco dell’aorta, mentre nelle altre specie origina dal tronco
brachiocefalico. Questo subito si quadroforca in quattro grossi vasi, due per gli arti → le arterie
succlavie e due per il collo e testa → le carotidi comuni. L’aorta addominale si dirama, dando
origine alle due arterie iliache interne ed esterne e l’arteria sacrale mediana.
La succlavia gira intorno alla prima costa e si trova nella loggia ascellare e si continua con una
arteria che vascolarizza l’arto toracico.
Le arterie carotidi comuni sono una di destra ed una di sinistra e ha questo nome, perché quando
arriva sotto l’atlante si biforca e diventa interna, più piccola, entra nella cavità cranica e va al
cervello ed esterna, che va alla faccia. Si trova nello spazio viscerale del collo. Precisamente
sappiamo che l’arteria carotide comune origina a livello della settima vertebra cervicale e decorre
nel collo dorsalmente alla trachea, fino all’atlante dove si divide in interna, destinata all’encefalo,
ed esterna, destinata alla faccia. Decorre nel fascio vascolo nervoso del collo, che comprende anche
il nervo vago, il nervo laringeo, il tronco simpatico cervicale e la vena giugulare interna, che non è
presente nel cavallo.
I mezzi di fissità del cuore sono il mediastino, il setto, l’aorta nel torace, il pericardio no perché si
limita ad avvolgerlo, ma quando ci sono, i legamenti del pericardio tengono il cuore in sospensione.
Anche il fatto che i due emitoraci contengano i polmoni, garantisce un certo contenimento.
Nel diaframma ci sono lo iato aortico, iato esofageo e iato della vena cava caudale.
La cavità toracica e addominale sono rivestite da una sierosa, che riveste pareti e visceri, si rifà
sull’arco aortico e anche sugli iati e questo fa sì che siano completamente isolate e separate.
L’aorta toracica si continua con l’aorta addominale, che si trova ventralmente ai corpi vertebrali
delle lombari e ha diversi rami e ad un certo punto si quadriforca in due arterie iliache esterne ed
interne. Quindi emana in ordine i seguenti rami collaterali → un’arteria celiaca, grosso vaso a
decorso breve, che si divide subito in tre rami, l’arteria gastrica sinistra, epatica e lineale. Poi si ha
l’arteria mesenterica craniale che finisce nel mesentere che sospende gran parte dell’intestino tenue,
quindi vascolarizza in modo principale l’intestino. Poi si ha l’arteria renale, molto corta, sempre in
regione sottolombare. L’arteria mesenterica caudale va a quei mesi che sospendono l’intestino
crasso. Si hanno poi quella testicolare e ovarica che vanno nelle gonadi.
I rami terminali sono → l’arteria iliaca interna, la più grande, e quella esterna, destinata all’arto
pelvico.
L’arteria epigastrica caudale e ventrale si anassomizzano.
Vene → ci sono due grandi vene che raccolgono quasi tutto il sangue → vena cava craniale e
caudale, a livello sistemico. Si gettano entrambe nell’atrio destro.
Quella craniale raccoglie il sangue che è stato distribuito dal tronco brachio cefalico, quindi collo,
testa e arto toracico. Sono quindi satelliti, ma questo non significa che tutti hanno lo stesso decorso.
È situata nel mediastino craniale, ventralmente alla trachea.
Uno dei rami della craniale è la vena giugulare esterna. Se c’è la vena giugulare interna si ha più
difficoltà nel notare il rigonfiamento durante un prelievo. Dalla giugulare esterna deriva il sangue
della testa e del collo. Occupa il solco giugulare nei ruminanti, nel cavallo e nel suino. Nel terzo
craniale del collo è sottocutanea, mentre nelle restanti parti è ricoperta dal muscolo cutaneo del
collo.
Si ha successivamente la vena ascellare, nella loggia ascellare e vicino all’arteria ascellare, quella
brachiale, vicino all’omero e la arteria brachiale, e queste formano la succlavia. Non si ha una sola
vena satellite, ma si ha anche quella dell’avambraccio. Confluisce nella vena giugulare esterna.
La vena cava caudale aderisce al fegato ed inizia a livello delle vertebre lombari e sacro → è data
da 4 vene satelliti, cioè iliache esterne, che raccolgono il sangue dall’arto pelvico, ed interne, che
raccolgono il sangue dalla cavità pelvica. Si dirige cranialmente lungo il lato destro dell’aorta
addominale, ma poi piega ventralmente verso il margine dorsale del fegato, al quale aderisce e
forma il solco della vena caudale, attraversa il diaframma tramite lo iato addominale e penetra in
cavità toracica. Nella porzione retro diaframmatica del sistema venoso si ha un’eccezione, cioè non
segue perfettamente il percorso inverso dell’aorta toracica.
Una parte del sangue venoso non deve andare direttamente al cuore, ma deve prima passare dal
fegato ed è quello che proviene dall’apparato digerente, in modo principale in quello assorbente,
cioè tenue e crasso nei carnivori, prestomaci nei ruminanti e nel colon negli erbivori, in quanto
contiene il sangue nutritizio. Il fegato deve metabolizzare le sostanze nutritizie. Lo stesso discorso
vale per la milza, in cui avviene la distruzione dei globuli rossi. Si stabilisce un circolo portale, cioè
un sistema venoso di raccolta che passa prima da un organo prima di andare al cuore, si ha quindi
una seconda capillarizzazione. La vena porta entra nel fegato con l’arteria epatica.
Il percorso della vena cava caudale, quindi non ha il perfetto decorso dell’arteria aorta toracica. È
importante ricordare che a livello dell’intestino tenue, crasso e milza esiste il circolo portale che
esce dal fegato tramite le vene epatiche e si raccoglie nel sistema della vena porta.
Sistema circolatorio linfatico → ci sono una serie di stazioni di controllo in cui la linfa viene
controllata. I rigonfiamenti delle vene che si notano nelle immagini, sono le valvole.
Ha capillari e vasi linfatici ed una seria di organi linfatici, come linfonodi e milza, e poi c’è la
milza. Tutti gli organi linfatici hanno una caratteristica comune, cioè contengono tessuto linfatico
con caratteristiche molto diverse a seconda dei distretti, ma in generale è dato da un supporto di
fibre reticolari con all’interno cellule immuno competenti di diverso tipo, a seconda delle sedi. Ha
come scopo mandare la linfa all’interno del sistema venoso e gli organi linfatici hanno l’obiettivo di
arricchire le cellule immuno competenti nell’organismo e questo sistema può variare in vari
momenti. Deve drenare il fluido interstiziale o linfa e convogliarlo nel sistema venoso. Le difese
immunitarie si dividono in due grandi categorie → specifica, cioè su una cellula specifica come
l’antigene, ed aspecifica, che non si concentra su una cellula specifica, ma su tutto ciò che risulta
esterno o estraneo all’organismo → arriva il macrofago che cerca di fagocitarlo. I linfociti, invece,
riescono a riconoscere determinati antigeni. Questi due tipi coesistono e collaborano. Quella
specifica è formata da linfociti T e B e poi ci sono i macrofagi, aspecifici, e ne esistono di vari tipi.
Tutte le cellule immunitarie possono essere organizzate in diversi gradi, quindi più isolate o
aggregate, ma non si ha una separazione netta, ma graduale. Si distinguono principalmente il tessuto
linfatico diffuso, con ammassi di cellule in certe zone, ma che non formano un vero e proprio
organo, e organi ben delimitati, come timo, linfonodi e milza. Le tonsille sono aggregati cellulari.
Se considero una classificazione anatomo – microscopiche noto organi linfoepiteliali, cioè con
tessuto a contatto con epiteli, ed organi linfatici, come linfonodi, milza ed emolinfonodi, cioè organi
che possono essere facilmente osservati. Nei primi, invece, si ha un aggregato di cellule, come
tonsille, GALT e GALB, cioè tessuto linfatico all’apparato digerente e respiratorio, ma anche
genitale e tegumentario → organi associati ad un epitelio. Il timo sta nel quadrante ventrale
anteriore del mediastino, cioè davanti al cuore, sotto trachea ed esofago, assomiglia ad un organo
lobulare ed è epiteliale, ma circondato da cellule immunitarie. Si vede, quindi si può isolare, ma al
tempo stesso è costituito da un insieme di cellule.
Si ha poi un’altra classificazione secondo organi primari e secondari → nei primari si ha il timo e
midollo osseo, nei secondari gli altri. Le cellule immuno competenti devono essere programmate
per riconoscere determinate cose → questo avviene nel midollo osseo, in cui si ha la produzione
della maggior parte delle cellule del sangue, comprese quelle di tipo immunitario, come linfociti,
granulociti, globuli bianchi e macrofagi, che vengono specificate e specializzate nel timo, che si
occupa della loro maturazione ed istruirli ad essere immuno competenti. Negli uccelli si ha la borsa
di Fabrizio, cioè il corrispondente del timo. Anche se la maggior parte delle cellule vengono
prodotte nel midollo osseo, le cellule si possono moltiplicare nei tessuti linfatici.
Poi si ha anche il sistema dei vasi linfatici con capillari linfatici, vasi e tronchi linfatici.
Linfa → è un liquido, ma al suo interno ci sono varie sostanze, anche nutritizie, come lipidi,
carboidrati e grosse proteine. Ci sono anche cellule del sistema linfatico e anche altri tipi. Si dice
che è un ultrafiltrato del sangue, risulta abbastanza incolore ed un po’ trasparente. Ci sono anche
linfociti e macrofagi, fondamentali per il sistema immunitario. Tuttavia ci possono anche essere
cellule neoplastiche, cioè cellule pericolose e cancerogene. È sicuramente un importante strumento
di controllo, ma può anche essere mezzo di diffusione delle metastasi. I linfonodi sono molto
importanti dal punto di vista clinico. Si ha una parte proteica, che deriva dall’accumulo di proteine
che sono fuoriuscite dal letto vascolare e poi c’è una parte cellulare costituita da linfociti e
plasmacellule.
Il percorso della linfa va dai capillari, abbastanza simili a quelli sanguigni, con parete sottile e
favoriscono l’entrata della linfa ed originano a fondo cieco. In quelli sanguigni esiste una spinta,
seppur debole, in questo caso no, c’è soltanto la visa tergo, molto debole che se sola è insufficiente.
I vasi linfatici sono molto sottili ed emergono dagli organi. Sono una continuazione dei capillari
linfatici e continuano nei tronchi linfatici.
Quelli che contengono la linfa primaria, cioè non ancora passata nel linfonodo, si chiamano
afferenti, quando la linfa è matura allora va nei vasi efferenti. Solitamente la linfa passa da più
linfonodi. Questi sono fuori dagli organi, con sierose ma molto libero. Hanno le valvole semilunari,
tantissime, e pareti più spesse rispetto ai capillari linfatici. Le valvole sono fondamentali per
garantire la progressione. Vanno verso i linfonodi o da linfonodi verso altri linfonodi. L’ultimo vaso
efferente va ad un tronco collettore o dotto, con pareti più spesse prive di valvole, e non passa più
verso i linfonodi → dotto toracico, che è nel torace, ed il dotto linfatico destro, che è nel collo →
raccolgono la linfa.
Il dotto toracico arriva dallo iato aortico del diaframma e finisce nelle vene cave, sta quindi nel
mediastino. Rappresenta la continuazione della cisterna del chilo. Successivamente decorre nel
mediastino caudale, dorsalmente e a destra dell’aorta toracica, passa quindi nel mediastino craniale.
La cisterna del chilo è una zona di convergenza di tutti i vasi diaframmatici del corpo. Si trova
dorsalmente all’aorta e può circondare la vena cava caudale e l’arteria celiaca.
È il più grosso collettore del corpo, circa 2/3 mm nel cane.
Il dotto linfatico destro è la continuazione del tronco tracheale destro. Raccoglie la linfa dai
linfonodi cervicali, toracici ed ascellari e dal tronco tracheale destro. Sbocca nella vena cava
craniale. Non è presente in tutte le specie.
Linfonodo → ha varie forme, ma generalmente è ovoidale o a fagiolo. Ha un ilo, cioè un punto in
cui entrano ed escono vasi sanguigni e nervi. Nell’immagine in verde è rappresentata la capsula
connettivale, quindi è liscio fuori, che emana sepimenti che lo dividono in logge in cui si ha il
sistema linfatico. Si distinguono una corticale con grossi follicoli linfatici, cioè grossi linfociti che si
possono ingrossare, ed una midollare con tessuto linfatico e poi ci sono i semi, cioè la continuazione
del sistema linfatico. La linfa dei vasi linfatici efferenti ci sono poche cellule linfatiche. Formano
una sorta di labirinto in cui la linfa è costretta a rallentare e in questo modo può controllare ed
eliminare eventuali cellule estranee. Si ha anche una tonaca muscolare. Nella midollare è più
probabile trovare i linfociti T. Al suo interno si distinguono principalmente due funzioni →
filtrazione della linfa e fagocitosi di materiali estranei presenti in essa e ha anche funzione
immunitaria a livello del parenchima.
I macrofagi presenti nel lume di seni linfatici si occupano della depurazione della linfa. Le cellule
reticolate svolgono un ruolo principale, in quanto da una parte rallentano il flusso della linfa e
dall’altra hanno un’azione di filtro meccanico, intrappolando nelle loro maglie antigeni di tipo
particellato, favorendo il contatto antigene macrofago. Si trasferisce così l’informazione antigenica
alle cellule immuno competenti, linfociti T e B, tramite la processazione dell’antigene. Questo
sistema è scarsamente efficiente contro cellule tumorali e virus.
Emilinfonodi → si sa molto poco e sono presenti in specifiche zone, come quella del torace. Sono
linfonodi che filtrano il sangue, come se fossero piccole milze. È importante che non siano confusi
con linfonodi iperemici. Hanno un colore rossastro con zone meno distinte tra midollare e corticale.
Svolgono probabilmente l’emocateresi, cioè la distruzione dei globuli rossi, funzione tipica della
milza. Contengono tutte le cellule immunitarie.
I vasi linfatici mancano negli organi che non sono vascolarizzati, come epiteli, produzioni cornee e
cartilagini. Anche il sistema nervoso non li contiene, in quanto ci sono pochissimi linfociti e la
maggior parte delle difese immunitarie è garantita grazie alle cellule della microglia, di origine
mesenchimale.
Si ha uno scambio tra sistema immunitario e sistema nervoso centrale, qui la linfa è sostituita dal
liquido cerebrospinale o liquor.
I linfonodi reagiscono ad eventi patologici in organi di riferimento. Se è ingrossato potrebbe essere
un sospetto che qualcosa non va nell’organo in cui passa la linfa, cioè nell’area tributaria. Esistono
tre principali interessi →
- Clinico → riguarda linfonodi superficiali, quindi tramite palpazione

- Interesse chirurgico → posso aprire l’animale e valutare il linfonodo. I linfonodi sono


distinti in superficiali o sottocutanei e profondi, come nel mediastino e cavità splancniche.
Questi ultimi hanno interesse chirurgico o a scopo diagnostico, quindi lo osservo o lo
sottopongo ad esame istologico, oppure lo asporto

- Ispettivo → al macello, cioè con animale morto. Posso sottoporre l’animale a necroscopia
oppure ispezionarlo al macello
I linfonodi generalmente vanno incontro ad infiammazione, che crea dilatazione dei vasi o iperemia,
che si traduce in arrossamento. Questa è associata ad aumento del calore nelle zone interessate e
dolore. Ci può anche essere ingrossamento o per iperemia o per edema. Si può anche valutare la
mobilità, cioè quelli superficiali si spostano facilmente alla palpazione nel sottocute. Se sono
infiammati diventano quasi immobili a causa dell’edema.
Generalmente per riconoscere linfonodi normali, la forma generalmente è ovoidale, sferoidale o a
fagiolo, la superficie generalmente è liscia non lobulata grazie alla capsula presente. Si ha una
consistenza consistente ed elastica, meno consistente del fegato, più del polmone. Il colore non è
normalmente rosso, ma beige, marrone o grigio o rosa. Nel fegato i linfonodi epatici sono verdastri,
sulle superfici di taglio, perché nella linfa ci possono essere residui biliari. In alcuni casi, nei
polmoni i linfonodi possono assumere un colore nero, a causa dell’aria inquinata o comunque
sostante poco salutari. Questo avviene in quanto il macrofago prova a fagocitarle e ad eliminarle,
ma in realtà non si inattivano, ma si accumulano senza essere realmente smaltiti. Le dimensioni
sono variabili, come la quantità. Sono molto diversi nelle specie e nelle diverse sedi dell’individuo,
ci vuole esperienza per capire la normalità. Vanno da pochi mm fino a cm, non sono proporzionali
alla mole somatica dell’animale. Il cavallo ne ha molti e piccoli, mentre il bovino ne ha pochi ma
tanti.
Ci sono tre regole → di cui una assoluta, secondo la quale la linfa passa sempre da almeno un
linfonodo, e poi due relative →
Un linfonodo è un organo a sé, ma di solito più linfonodi formano un linfocentro, che riceve la linfa
dalle stesse regioni e si trova in una sede topografica abbastanza fissa e costante. Nel triangolo di
Vibor si ha il linfonodo mandibolare, da non confondere con la ghiandola mandibolare lobulata e
globosa. Il linfonodo parotideo è leggermente coperto dal margine craniale della parotide ed è
incostante nel cane, ma fondamentale nei grossi erbivori, in quanto ispettivo. Non si vede bene,
allora si fanno piccoli taglietti sulla ghiandola parotide e si notano i linfonodi grazie a colorazioni
diverse. I punti di repere sono il margine caudale della mandibola e la base della cartilagine
dell’orecchio. Più profondamente ci sono i cervicali profondi. Nel cane i linfonodi della testa non
sono nella testa, ma ai limiti tra questa ed il collo, a parte nel cavallo in cui si trovano proprio nella
testa.
Il linfonodo ascellare è nella loggia ascellare. La cagna è spesso interessata da tumori mammari
maligni alle mammelle, spesso interessano maggiormente le pluripare. Il numero di mammelle è
legato anche alla sede, chi ne ha tante le hanno in posizione toraciche, inguinali e addominali. Ci
sono quindi vasi linfatici e linfonodi → ci sono due linfocentri, quello ascellare che riguarda quelle
toraciche, le addominali vanno sia all’ascellare che all’inguinale, e quelle inguinali solo
all’inguinale. Il linfonodo della regione prescapolare si chiama anche cervicale caudale superficiale.
Il linfonodo propliteo è muscolare. Il 21 è detto linfonodo ascellare accessorio ed è incostante, cioè
ci può essere o meno, ed è sulla parete del torace, sotto la cute.
Linfonodo prescapolare o cervicale superficiale.
Nel bovino si ha il linfonodo parotideo, i due mandibolari che sono di interesse ispettivo. Nel 49 si
ha il linfonodo inguinale superficiale, un po’ spostato caudalmente.
Il suino ha il collo molto corto, quindi i linfonodi sono molto vicini.
Linfonodi del torace → la maggior parte si trovano nel mediastino ed è necessario dividerli in due
grossi gruppi → quelli viscerali che raccolgono la linfa dai visceri, in particolare dal polmone e
quelli toracici ventrali e dorsali, che raccolgono la linfa dalle pareti. Vengono distinti in craniali,
medi e caudali. I linfonodi mediastinici, o viscerali, caudali si trovano sotto l’aorta toracica nel
mediastino. È molto grosso in natura.
I linfonodi del polmone si dividono in tre gruppi, di cui due sono mediastinici. Quelli caudali si
trovano nella parte caudale del mediastino e si ha quello molto grosso. Poi se ne hanno altri,
tracheobronchiali, intorno alla biforcazione della trachea, distinti in sinistri, destri e medi. Il terzo
gruppo è detto linfonodi polmonari che si trovano nel parenchima del polmone, vicino alla
biforcazione dei bronchi, vicino all’ilo. Il mediastinico caudale riceve la linfa dal polmone, ma
anche dall’addome, ad esempio dal rumine. Arrivano dei vasi linfatici dagli iati dei visceri in cavità
addominale. (Guarda meglio libro)
Nel bovino e nel suino si ha il bronco tracheale destro, ramificazione collaterale della trachea, che
porta aria nel lobo craniale del polmone destro, più sviluppato del sinistro e riceve la linfa dal
polmone.
Nel bovino i linfonodi sono per la maggior parte contenuti nei mesi. Nell’immagine la cc è la
cisterna del chilo. Molti linfonodi sono a salsicciotto e lunghi anche molti cm, soprattutto nel
mesentere dei ruminanti, dove possono essere scambiati con anse intestinali. I linfonodi renali sono
avvolti nella volta della cavità addominale.
I posteriori sono il subiliaco, che raccogli la linfa dall’arto posteriore, il popliteo, in prossimità del
ginocchio ed inguinale superficiale o mammario nella femmina.
È necessario sapere la struttura, la funzione, un po’ di sistematica e sistema di drenaggio.
Alcune caratteristiche di linfonodi normali e patologici sono →
- Normali → se superficiali, palpabili, mobili e non doloranti
- Normali al taglio → colore bianco – grigiastro – beige
- Patologici → se superficiali, palpabili, ingrossati, poco mobili e doloranti
- Al taglio → arrosati o iperemici

L'ilo è un piccolo avvallamento o cavità in un organo che consente l'accesso o l'emergenza di vasi,
nervi e dotti. Dall'ilo spesso si dipartono setti e trabecole che si dispongono intorno all'alberatura
vascolo-nervosa dell'organo in questione.

Milza → è un organo linfatico, molto grosso con capsula ben isolabile. È un organo linfatico
secondario annesso, o interposto, tra i vasi sanguigni. È costituita da tessuto linfatico, ma svolge le
funzioni di filtrazione ed immunitarie sul sangue e non sulla linfa.
Si trova nel ipocondro sinistro, sotto l’arco costale cartilagineo, quindi nella porzione intratoracica.
Si trova schiacciata tra la parete del torace e la porzione intratoracica dell’addome e lo stomaco. La
milza si trova anche appoggiata al diaframma nella parte più craniale. Ha una faccia parietale o
diaframmatica ed una viscerale, verso lo stomaco. Non è palpabile e nella radiografia si vede sotto
le coste, se sporge o diventa visibile → si ha qualcosa, quindi o è fisiologico o si è ingrossata. La
forma è appiattita, ma il contorno è molto diverso nelle specie → falciforme nel cavallo, ovalare nel
bovino, molto stretta nel suino, triangolare nei piccoli ruminanti e a forma di calzino o L nel cane e
nel gatto. Nel cavallo si ha una base dorsale ed un apice ventrale, con margine caudale e craniale
uno concavo ed uno convesso. Nel cane la parte più espansa sta ventralmente. Nel suino può essere,
ma non sempre, un po’ più spessa nella parte viscerale in cui forma un ilo. È rivestito da una
capsula, ma con una sierosa trasparente. Il colore è grigio nel bovino e nel cavallo, rosso nei
carnivori. Il cavallo può avere anche un colore rosso nella milza. Il parenchima interno è rosso, in
quanto ricco di sangue, la capsula può essere più o meno spessa → quindi se lo è tanto allora si
vede il suo colore e non si riesce a vedere la polpa.
Sulla faccia viscerale si ha l’ilo, dal quale entra il sangue, in quanto la milza filtra il sangue. I vasi,
quindi, non sono solo per la nutrizione dell’ossigeno, ma portano anche sangue che deve essere
filtrato. Entrano l’arteria lineale, i nervi, escono pochi vasi linfatici e soprattutto la vena lineale. Può
essere puntiforme o lineare, generalmente è puntiforme. È puntiforme solo nei ruminanti, vicino al
margine craniale della parte dorsale. Quando è lineare, significa che percorre la maggior parte della
faccia viscerale. Nel cavallo l’ilo è spostato in prossimità del margine craniale e divide la faccia
viscerale in due parti diseguali.
Nel cavallo, nel cane e nel suino si ha un grosso legamento che avvolge la milza, si chiama gastro –
lineale e tiene uniti lo stomaco e la milza. Nei poligastrici non si ha questo legamento perché la
parte più dorsale e vicino all’ilo ha un’area di adesione, con solo connettivo che incolla la faccia
viscerale della milza al rumine. Questa parte, quindi, non è rivestita dal peritoneo. Nei ruminanti la
milza è fissa, nei monogastrici si potrebbe muovere, ma in particolare nel cane. Questo avviene
quando lo stomaco è nella massima dilatazione, in cui si sposta caudalmente spingendo verso
l’intestino → la milza si tira indietro. La milza, in questo caso, potrebbe fisiologicamente sporgere.
Sull’ilo ci possono essere linfonodi splenici. Nella milza non ci sono molti vasi linfatici, solo nella
sua parte connettivale, cioè capsula e trabecole. Nel caso dei ruminanti ci sono solo i linfonodi
ruminali o atriali. Nel cavallo ci possono anche essere delle piccole milze accessorie, difetti dello
sviluppo fetale, per cui piccole parti del parenchima della milza vanno a formare un’altra piccola
milza, che possono assomigliare agli emilinfonodi.
È un organo linfatico che deve svolgere funzioni soprattutto di controllo sul sangue, tramite le
cellule immunitarie. È circondata da una capsula connettivale, che emana delle trabecole che vanno
verso l’interno, in cui scorrono vasi e nervi → danno origine allo stroma della milza. La capsula è
avvolta da peritoneo viscerale. Tutto il resto, non avendo una composizione ben definita, è la polpa
→ rossa, con connettivo reticolare e seni venosi, e la bianca. Fanno parte del parenchima.
La polpa rossa ha tre funzioni principali → funzioni immunitarie, serbatoio di sangue e emocataresi,
cioè distruzione globuli rossi invecchiati con recupero del ferro. La milza è un serbatoio di sangue
in caso di necessità, ma più precisamente è un serbatoio di globuli rossi accumulati in modo molto
concentrato e rilasciati in circolo in caso di necessità. Ci sono due funzioni in cui questo accade →
caso patologico di emorragia oppure in caso fisiologico in cui si sta facendo uno sforzo fisico →
innalzamento dell’ematocrito. La milza si autospreme, la cellula si contrae grazie a fibre muscolari
lisce e rilascia i globuli rossi. Si può vivere senza la milza, perché le sue funzioni vengono fatte o da
altri organi, oppure non sono essenziali alla vita.
La polpa rossa è costituita da cordoni splenici e seni venosi.
La polpa bianca assume la forma di un manicotto che si pone attorno alle arterie, dopo che hanno
abbandonato le trabecole e forma le guaine linfatiche periarteriose. Queste seguono il decorso delle
arterie diminuendo lo spessore fino ad arrivare ai capillari con guscio. Sono costituite da tessuto
linfatico diffuso, o T dipendenti, con cellule e fibre reticolari, in cui si trovano piccoli e medi
linfociti, macrofagi e plasmacellule.
Una tipica caratteristica della milza è la sua circolazione aperta. Il sangue circola sempre nel letto
vascolare, cioè capillari, arterie e vene. Scambia solo a livello dei capillari, dal quale escono e
rientrano in parte solo liquidi o sostanze. Qui si ha un’uscita di sangue, ma in realtà sono delle
dilatazioni che invadono la polpa → sono seni venosi. Si accumulano qui i globuli rossi, riimmessi
nel circolo dalla contrazione della capsula.
Il sangue arriva alla milza tramite l’arteria lineale che entra nell’ilo della milza, nella capsula,
formando le arterie trabecolari. Successivamente si attraversa la polpa bianca, dove capillarizza, e si
arriva nella polpa rossa con i seni venosi. Ma ci sono i capillari con guscio, arteriole avvolte da
cellule del sistema immunitario.
Le arterie della polpa bianca possono comportarsi in due modi →
- Funzione principalmente trofica → danno origine a rami collaterali destinati alla
vascolarizzazione della polpa bianca. Si capillarizzano nella polpa bianca e poi si
continuano in vene trabecolari.
- Si continuano nelle arterie penicillari, di cui ognuna da’ origine a 2/3 capillari con guscio,
cioè arteriole pre capillari con la tonaca avventizia costituita da un manicotto o guscio di
cellule che appartengono al sistema macrofagico – monocitario. Possono andare o subito
nella polpa rossa o continuare nei seni venosi. Da qui continuano nelle vene trabecolari che
terminano con la vena lineale, che abbandona l’organo uscendo dall’ilo.
Timo → organo linfatico primario in cui si hanno linfociti T e B. Assume l’aspetto di una
ghiandola. La circolazione è molto chiusa, in cui le cellule sono isolate e non sono a contatto con il
sangue. Si trova nel mediastino craniale ventrale, davanti al cuore, sotto la trachea e si definisce
lobo toracico. In alcune specie esiste anche un lobo cervicale, cioè un prolungamento nello spazio
viscerale del collo, ai lati della trachea. Il timo va incontro a involuzione fisiologica, in quanto
raggiunge il massimo sviluppo in età prenatale e poi tende a regredire. Assume un colore giallastro
– rosato. Inizialmente era un organo pari con una porzione cervicale, che tende a regredire tranne
nel bovino e nel suino, ed una porzione toracica presente in tutte le specie. Quest’ultima si fonde
con quella controlaterale e da’ origine ad un unico organo che si trovano nel mediastino anteriore.
Nel bovino e nel suino le due porzioni sono messe in comunicazione grazie ad un ponte
caratterizzato dal lobo intermedio. È avvolto da una sottile capsula connettivale che invia sepimenti
all’interno dell’organo, così suddiviso in lobuli.
Apparato respiratorio → consente lo scambio di gas nelle aree polmonari. Ha come scopo quello di
far entrare l’aria dall’esterno fino all’alveolo polmonare. Si distinguono vie aeree superiori ed
inferiori, cioè quelle del collo e del torace. L’aria può entrare dalle narici o dalla bocca e questi due
flussi convergono nella faringe, oro – faringe e laringo – faringe, parte più dorsale. Nel cavallo il
palato molle è molto sviluppato. Il cane elimina l’aria dalla bocca ansimando, ma non è un atto
propriamente respiratorio, è utile ad altri scopi, come la termoregolazione.
Narici → due aperture che danno accesso alla cavità nasali corrispondenti. Generalmente sono a
virgola e intorno hanno una cute priva di peli, con caratteristiche specie – specifiche. Può o meno
essere pigmentata. Nel cavallo le narici sono molto mobili, quindi possono essere aperte e chiuse
volontariamente molto di più rispetto ad altre specie, grazie ai muscoli mimici. Questo avviene
perché il cavallo è costretto a respirare dal naso. La punta del naso assume nomi diversi a seconda
delle specie. Nel cane viene chiamata tartufo, generalmente umido. Nel bovino si ha il musello,
anche questo generalmente umido. Il maiale ha il grugno, molto piatto con narici rotonde con un
osso che lo sostiene.
Le narici con la rispettiva cute sono sostenute da cartilagini, di rilevante importanza sono quelle
alari e laterali, molto dilatabili nel cavallo. Danno una sorta di scheletro alla narice.
Le narici sono aperture di accesso. I tratti di mucosa vicino alle aperture si chiamano mucose
apparenti. Le cavità nasali finiscono con la lamina fibrosa dell’etmoide con le coane,
successivamente si passa alla laringe. Si ha un bivio → una caudale e dorsale, ostio esofageo, e
l’altra è l’adito laringeo, cioè il lume della laringe. Si ha quindi un miscuglio tra aria e bolo
alimentare, quello che è necessario evitare è il fatto che il cibo possa andare nella laringe. Questo è
impedito da una parte dal palato molle o velo palatino, membrana che viene sollevata passivamente.
L’altra struttura importante è l’epiglottide, struttura cartilaginea, schiacciata dal bolo a chiudere le
cavità nasali.
Laringe → è un organo muscolo membranoso costituito da membrane connettivali, mucosa, lume
con però uno scheletro cartilagineo. A differenza di stomaco, intestino ed altri organi costituiti
unicamente da membrane, questo ha le cartilagini che lo rendono abbastanza rigido. Nell’immagine
da 1 a 5 si fa riferimento ad una serie di ossa, apparato ioideo, con la presenza anche di cartilagini.
Il ruolo di questo è di sospendere la lingua e la laringe alla base del cranio, si ha quindi
un’articolazione tra questi. Ci si trova sul pavimento esterno della cavità cranica.
Ci sono 4 cartilagini, di cui una doppia.
La laringe è un canale, come se fosse la prima parte della trachea. Ha una tonaca avventizia, visto
che siamo nello spazio viscerale del collo, i muscoli della laringe che collegano le varie cartilagini,
le cartilagini e legamenti che uniscono le cartilagini. Internamente si ha la mucosa, con al di sotto le
corde vocali.
Le cartilagini sono disposte in modo da lasciare uno spazio, un canale molto irregolare. La prima è
l’epiglottide che assume una forma a salvia dorsalmente e a virgola lateralmente. È diversa dalle
altre, in quanto è elastica e non ialina. Questo perché si piega ogni volta dalla pressione del bolo e
successivamente torna alla sua posizione normale → tutto avviene in modo passivo.
La cartilagine più grossa è la cartilagine tiroidea o tiroide, quelle sopra si chiamano aritnoidi e le
altre cricoidi.
La tiroidea ha una forma un po’ triangolare, quasi a V con una lamina espansa ai lati un po’
romboidale → il lume della laringe è una sorta di rombo. L’epiglottide è la prima, poi si ha la
cricoide che è simile ad un anello con castone, parte più dilatata e dorsale. Questa si articola
anteriormente con la tiroide e posteriormente con il primo anello tracheale.
La mucosa della laringe che si continua con quella della trachea è molto particolare, in quanto
estremamente sensibile. Le funzioni della laringe sono quelle di garantire il passaggio dell’aria alla
trachea, di evitare il passaggio di cibo nello iato laringeo e si ha il riflesso della tosse. La mucosa è
quindi molto innervata, dal nervo laringeo ricorrente, perché torna indietro, un ramo del nervo vago.
Se qualcosa va a finire nel lume della laringe si ha subito il riflesso della tosse, emissione di aria
molto veloce, scaturita dall’irritazione della mucosa laringea che deve quindi espellere sostanze
estranee. Si ha anche la funzione della fonazione, cioè emissione di suoni, spesso a scopo
comunicativo. Dipende dal passaggio di aria forzato all’interno della laringe → si creano suoni che
poi vengono modulati. Il lume della laringe non è tutto uguale, ma si restringe in corrispondenza di
circa metà → glottide, dopo di che si riallarga. La glottide si trova subito dopo lo iato laringeo → è
dato dal ripiegamento della mucosa, al di sotto si trova un legamento → muscolo vocale che
modula la sporgenza e la forma del lume. Le corde vocali sono l’insieme del muscolo vocale e della
mucosa che li riveste. La glottide è il restringimento del lume dove si trovano le corde vocali.
Trachea → appartiene alle vie aeree inferiori ed è un tubo abbastanza cilindrico e lungo → origina
dalla cartilagine cricoide della laringe e termina generalmente nel mediastino medio in cui si biforca
nei bronci. Si distingue a livello didattico un tratto cervicale, parte ventrale del collo, ed uno
toracico, nel mediastino. Non arriva al mediastino caudale. Si trova nel mediastino dorsale ai limiti
del ventrale. Entra nel connettivo lasso dello spazio viscerale nel collo, per poi entrare in quello
meno denso del mediastino. È impari ed è in rapporto dorsalmente con l’esofago e ventralmente con
i muscoli ioidei e ai lati il fascio vascolo nervoso→ spazio viscerale del collo. Nel torace i rapporti
sono ventralmente con il timo ed il cuore, più caudalmente, lateralmente con i polmoni e
dorsalmente sempre con l’esofago. Tutto ciò è chiaramente mediato dal mediastino. La trachea è un
tubo elastico → si deve flettere molto, ma senza mai collabire → è costituito da una serie di anelli
cartilaginei che garantiscono questa funzione. Si ha una avventizia esterna di connettivo, uno
scheletro di anelli cartilaginei uniti da legamenti di connettivo ed una mucosa tracheale. Gli anelli
tracheali in realtà non sono chiusi, ma sono una sorta di C molto chiusa, ma aperta in un tratto
dorsale, vicino all’esofago → muscolo tracheale che regola la chiusura del lume della trachea. Nei
ruminanti dopo la morte si crea una cresta tracheale, per una particolare conformazione della
trachea. Anche qui la mucosa è molto sensibile. Dovrebbe avere un colore roseo, ma negli animali
macellati a causa di atti respiratori molto potenti, il sangue viene inspirato nella trachea ed è
spruzzato nella mucosa → macchie di inspirazione. Non ha a che vedere con lo stato patologico
dell’animale.
La trachea si trova molto in basso nel collo e prima della cute ci sono solo dei muscoli molto piccoli
→ sternoioideo e ioideo.
Polmone → sede, forma, margine e facce.
Lobatura → lobi separati da incisure, nel cavallo si vede poco, a differenza del bovino e del suino.
Generalmente si notano porzioni macroscopicamente evidenti, grazie a profonde incisure che dal
margine laterale si dirigono verso l’ilo.
La faccia mediale è appiattita sul mediastino, quella laterale è appoggiata sulla parete del torace,
quella craniale e caudale appoggiata al diaframma. Il margine dorsale si ha dove le coste giungono
alla spina vertebrale, molto arrotondato. Il caudale nella faccia diaframmatica è un po’ acuto.
Il sinistro è più piccolo di quello destro, perché il cuore sporge. Occupano quasi completamente
l’emitorace e sono più spessi cranialmente e più sottili in corrispondenza del diaframma.
I polmoni sono avvolti da pleura, liscia e trasparente perché avvolta da mesotelio ed è sottile e
lucida, in quanto bagnata dal liquido pleurico.
Il cavalo è considerato quasi unilobato, mentre bovino e suino sono molto lobati. Quando ci sono
lobi molto visibili → uno craniale ed uno caudale. Quando se ne vede anche un terzo → lobo
intermedio. Il colore dovrebbe essere normalmente rosa ed i lobuli non sono mai tutti uguali, il loro
colore varia leggermente, infatti casi patologici alterano il colore della superficie del polmone o di
parti questa.
Il polmone è una grossa massa di parenchima polmonare e per arrivare al bronco principale che
entra nel polmone fino all’ilo, ci sono tutte le ramificazioni dei bronchi. In quelli più grossi non ci
sono gli alveoli, in quelli più piccoli sì. I bronchi principali sono fatti di anelli cartilaginei, man
mano che diventano più piccoli diventano placche di cartilagine. Il bronco principale entra nell’ilo,
con ingresso di nervi, arteria polmonare e arteria bronchiale, vene polmonari e bronchiali e vasi
linfatici. Nelle prime ramificazioni dei bronchi, vicino all’ilo, ci sono i linfonodi polmonari. Si
hanno altri linfonodi in corrispondenza della biforcazione della trachea. Gli alveoli sono camere
sferiche dove arriva l’aria e permettono scambio di gas. Si ha il surfactante che riduce tensione
polmonare e poi ci sono i macrofagi che ripuliscono il tutto. La consistenza del polmone è soffice
ed elastica, diventa più consistente in casi patologici o può essere ipercotonoso nel caso di
enfisema, in cui si sfondano. Il polmone, avendo aria al suo interno, se viene immerso nell’acqua
galleggia → è usato per capire se un neonato è nato morto o è morto dopo il parto. Se il polmone
affonda significa che non ha mai respirato, viceversa ha respirato alla nascita.

La cavità toracica è divisa in due emitorace dal mediastino. Tra i due polmoni si ha il cavo pleurico.
Pleura → riveste tutto l’emitorace ed il polmone. Si ha un piccolo spazio libero che prende il nome
di cavo pleurico, che riduce l’attrito. Esiste una pleura polmonare o pleura viscerale, fa sempre parte
della stessa membrana, ma riveste il polmone, ed una pleura parietale, che corrisponde alla pleura
polmonare che si riflette sull’ilo. Questa pleura parietale si divide in una pleura costale, pleura
mediastinica che è la più mediale, e poi quella caudale che è la pleura diaframmatica. Normalmente
quando l’animale respira, la pleura scivola, ma esistono dei punti in cui lo spazio è reale → se
prendo un enorme palloncino e lo gonfio, questo si gonfia fino a riempire tutta la stanza, ma non
riesce ad occupare gli angoli della stanza → questi spazi nel polmone si chiamano recessi, cioè
spazi in cui le due pleure non si accostano. Questi si trovano nel punto in cui la costa si articola con
le vertebre → costo vertebrale e poi quello centrale, cioè costo sternale ed un altro tutto intorno al
margine caudale del polmone → costo diaframmatico. Il tutto finisce davanti con l’apice del
polmone → cupola pleurica. Tutto il resto è cavo pleurico teorico, tra pleura viscerale e parietale.
Qui si possono accumulare liquidi in patologie.
Mano del cavallo → zona in cui insorgono molto frequentemente problemi. L’animale nasce con 5
dita, ma in alcune specie si ha una riduzione, con riduzione delle ossa metacarpali. Il cavallo ha un
unico dito e questa riduzione è legata all’uso che si attribuisce alla mano. Si ha un unico
metacarpale, il metacarpeo principale. Ci sono residui vestigiali del metacarpale secondo e quarto. Il
suino poggia su due dita, ma ne ha quattro.
I residui vestigiali sono uno medio cranialmente e latero caudalmente e sono detti accessori. La
parola metacarpo e carpo si riferiscono a delle regioni. Per quanto riguarda le ossa si fa riferimento
alle ossa carpali o metacarpali. La mano è l’insieme di carpo, metacarpo e falangi. Il piede è molto
simile.
Ossa carpali → lo scheletro del carpo è costituito da un insieme di ossa brevi che variano a seconda
delle specie. Sono disposte su due file sovrapposte →
- Serie prossimale → in senso medio – laterale si incontrano → radiale, intermedio, ulnare ed
accessorio
- Serie distale → carpale primo, secondo, terzo e quarto
Sono articolate tra di loro mediante artrodie → articolazioni intercarpiche. Le ossa della fila
prossimale si articolano con l’epifisi distale del radio tramite l’articolazione radio carpica. La fila
distale si articola con la fila prossimale delle ossa metacarpali tramite l’articolazione carpo –
metacarpica.
Ossa metacarpali → sono ossa lunga e formano lo scheletro del metacarpo. Il numero è in rapporto
con il numero delle dita. Nei carnivori sono 5, nel suino 4 e nel bovino 2 quasi fuse del tutto in un
unico osso → metacarpeo principale, che corrisponde al terzo ed il quarto. Negli equidi il
metacarpeo principale è formato solo dal terzo ed il secondo ed il quarto formano i metacarpei
accessori. Hanno un corpo liscio e quasi cilindroide e terminano con un’articolazione distale che è
simile ad una troclea per la prima falange.
Falangi → sono tre, prima, seconda e terza. Le prime due sono considerate ossa lunghe, anche se
non hanno una vera cavità midollare. La terza è un osso breve. Le prime due tendono ad essere un
po’ più larghe prossimalmente ed hanno una troclea ed una coclea. La prima forma l’articolazione
del nodello, la seconda quella interfalangea prossimale e la terza quella distale. L’articolazione
metaarpo – falangea avviene lungo l’angolo caudale, questo per il fenomeno dell’iperestensione.
La terza falange è molto particolare → semiconica, vista da sotto semilunare e si notano due
estremità della semiluna caudalmente ed un processo estensorio, parte più alta del triangolo, ed
arriva il tendine estensore. La faccia dorso laterale o mediale è curva ed è quella dove si posa lo
zoccolo → faccia parietale e culmina nel processo estensorio. Si ha una faccia soleare, verso il
suolo e poi si ha una faccia articolare.
La faccia parietale è convessa cranialmente e lateralmente, percorsa da sotili solchi verticali e due
solchi parietali. È tutta crivellata da fori nutritizi.
La faccia soleare è ventrale ed è divisa da una cresta semilunare in una faccia flessoria prossimale
ed un piano cutaneo distale.
La faccia articolare caudale forma una superficie che si articola con la seconda falange.
Il margine soleare si trova tra la faccia parietale e soleare ed è convesso.
Il margine coronale si trova tra la faccia parietale e soleare, quindi prossimale, presenta il processo
estensorio.
Il margine articolare è concavo e si articola con il piccolo osso sesamoideo.
I margini si incontrano caudalmente in un angolo con un processo palmare, uno basilare ed uno
retrossale. Il basilare è completato dalle cartilagini ungueali, note anche come cartilagini alari. Sono
palpabili sotto il bordo coronario e sono fissate da 4 legamenti. Sono costituite da cartilagine ialina
nel giovane e fibrocartilagine nell’adulto. Tra queste si trova il cuscinetto digitale.
All’interno dello scheletro del dito si trovano le ossa sesamoidee →
- Grandi ossa sesamoidee → sono due ossa, di cui una laterale ed una mediale, annesse alla
faccia volare della prima falange. Hanno una forma di piramide triangolare con base distale,
faccia dorsale, faccia volare o flessoria e faccia abassiale. Servono anche come punti di
inserzione per i legamenti dell’articolazione metacarpo – falangea e per lo scorrimento di
tendini flessori per cui fanno da puleggia di riflessione e sono rivestite da una
fibrocartilagine detta scudo.
- Osso navicolare → ha due superfici articolari, una per la seconda e l’altra per la terza
falange. Ha una forma allungata ed è diretto trasversalmente. Consente lo scorrimento del
tendine del muscolo flessore profondo delle falangi.
La superficie della faccia parietale in modo particolare, è crivellata da molti fori nutritizi. La terza
falange ha molti più fori nutritizi rispetto alle altre → è molto vascolarizzata. Ha anche alcune
striature longitudinali. La faccia soleare ha una parte più anteriore più espansa, abbastanza appiattita
e leggermente concava, più regolare e si appoggia allo zoccolo. Si ha poi una linea caudale un po’
più scavata e qui ci sono due fori tramite ai quali si arriva grazie ad un solco. Qui arriva l’arteria
digitale.
La regione del tarso è anche detta regione del garretto, soprattutto nel cavallo.
Il metacarpeo principale è il terzo, poi ci sono il mediale ed il laterale che sono il secondo ed il
quarto. Si trovano anche le grandi ossa sesamoidee a livello del nodello.
Nella regione del carpo esiste un rigonfiamento a livello del carpo, poi si ha una parte più stretta che
corrisponde al metacarpo e poi un nuovo rigonfiamento in corrispondenza del nodello. Non c’è una
corrispondenza diretta tra ossa e regione.
Il dito come regione viene diviso in tre regioni → pastorale, coronale e regione dello zoccolo, cioè
la parte rivestita dalla produzione cornea. Anche qui non si ha corrispondenza diretta con le ossa. La
prima falange, infatti, occupa la regione del nodello, quella del pastorale e anche quella coronale.
Il metacarpo è abbastanza verticale, ma esiste poi un angolo di circa 20 gradi che corrisponde
all’inclinazione della fila falangea. Le tre falangi si devono sempre trovare sulla stessa linea, se
esistono deviazioni corrispondono a patologie. Il fatto che si trovino sulla stessa linea indica che è il
punto in cui si ha tutto il peso dell’animale.
Articolazione del nodello → avviene tra il metacarpeo principale con la troclea perfetta a grand asse
orizzontale con la coclea della prima falange. Quest’ultima, però, è stretta → esistono le due ossa
sesamoidee con una faccia anteriore articolare che amplia la superficie, accogliendo tutta la troclea
del metacarpeo principale.
Grandi ossa sesamoidee → specie di piccole piramidi con base prossimale. Ci sono principalmente
tre facce ed in base alla loro funzione e posizione prendono un nome specifico.
- Faccia anteriore/dorsale o articolare che è rivestita da cartilagine ialina articolare ed amplia
la coclea per accogliere la troclea

- Faccia caudo mediale che forma una sorta di V come l’arcata ischiatica ed è detta flessoria,
perché ci scivolano i tendini flessori superficiale e profondo. Tra le due facce flessorie c’è
uno scudo di cartilagine. Da dietro quindi non si vedono le due ossa sesamoidee, ma lo
scudo di cartilagine che le riveste

- Faccia abassiale, cioè la faccia verso l’esterno, e serve per l’inserzione di un legamento
molto importante, che non passa sulla faccia, ma si fissa su di essa. È un punto di repere
L’osso sesamoideo in questo caso amplia la superficie della coclea, funge da puleggia di riflessione
ed è il punto di inserzione per un legamento molto importante.
È un’articolazione a ginglimo o a cerniera perfetta, perché sono molto limitati i movimenti laterali.
La capsula articolare ha dei fondi ciechi, uno prossimale anteriore, uno posteriore. Quelli importanti
sono quelli volari. Questa articolazione si flette molto, allora ci deve essere abbastanza tessuto in
modo tale che non si laceri. La capsula si inserisce sul contorno della troclea, della coclea e su tutti i
margini.
I fondi ciechi sono importanti in casi di patologie, in quanto fanno aumentare il livello del liquido,
creando rigonfiamento. Possono anche essere usati per iniettare farmaci.
Nell’articolazione del nodello esiste un unico legamento tra il metacarpo e la prima falange, si
intende uno per lato → legamento collaterale mediale e laterale. Non interessa le ossa sesamoidee.
Si hanno poi dei legamenti sesamoidei.
- Legamento sesamoideo collaterale → va dalla parte abassiale della troclea alla corrispettiva
fossa legamentosa del metacarpeo principale e la prima falange e ha come funzione tenere
vicine le ossa sesamoidee alla troclea.

- Legamento intersesamoideo → tiene unite tra loro le ossa sesamoidee e si trova sotto lo
scudo

- Legamento sesamoideo prossimale o organo sospensore del nodello o organo tendinoso


elastico del Ruini o muscolo interosseo medio→ origina dalla faccia volare delle ossa e dai
legamenti carpali e dalla faccia volare del metacarpeo principale. Non è palpabile nella parte
prossimale, lo è solo se è ingrossato. Dietro di lui ci sono i due tendini flessori che sono
palpabili. Si fissa sulla faccia abassiale del grande osso sesamoideo mediale e laterale e poi
ogni branca prosegue distalmente, ma portandosi dorsalmente per unirsi al tendine del
muscolo estensore dorsale, inteso qui come anteriore essendo nell’arto, della falange. Frena
la discesa del nodello e se si rompesse questo legamento sarebbe un problema molto grande,
perché il nodello si schianterebbe sul terreno ogni volta che il cavallo si muove. Qui si
poggia il peso. Quando il nodello si abbassa tutto ciò che c’è davanti va leggermente
indietro → le branche vengono tirate indietro e tirano su il flessore anteriore → si traduce
nell’iperestensione del dito ed è un movimento passivo.

- Legamenti sesamoidei distali → si trovano in tre strati diversi → superficiale, mediale e


profondo e si legano o alla prima o alla seconda falange. Sono in tutto sei. La seconda
falange è molto corta e ha una parte più ampia prossimalmente che si chiama sesamoideo
fisso.
Negli ungulati i muscoli finiscono quasi tutti sul carpo.
- Estensore anteriore delle falangi → si trova nella parte anteriore, ma un po’ più laterali.
Origina dall’epicondilo laterale dell’omero

- Flessore superficiale → origina dall’epicondilo mediale dell’ulna

- Flessore profondo
Hanno tutti ventre muscolare che tende ad originare dalla parte distale dell’omero, avvolgono radio
e ulna e si esauriscono in corrispondenza del carpo. Trapassano i tendini alcuni dei quali arrivano
fino al dito. Quando l’animale è fermo, il dito è in iperestensione. Il cavallo può flettere il dito, lo fa
ad esempio quando solleva l’arto. Il cavallo quando cammina e corre stacca lo zoccolo e poi lo
flette, subito dopo lo riappoggia, ma deve farlo sui talloni e non deve assolutamente arrivare di
punta. Deve, quindi, avere il riflesso che gli permetta di svolgere correttamente questo movimento.
Tutto ciò è possibile grazie ai muscoli con i relativi riflessi spinali.
Il ventre inizialmente percorre la parte dorso laterale dell’avambraccio e sopra il carpo diventa
tendineo. Questo passa sulla parte dorso laterale del carpo, sotto la cute. Viene avvolto dai retinacoli
degli estensori, con una galleria osteo – fibrosa. Il tendine è avvolto da una borsa sinoviale. Passa
sulla faccia dorsale del nodello e poi arrivato sulla faccia dorsale della prima e seconda falange
riceve le due branche del legamento sospensore del nodello e tutto si fissa sull’eminenza piramidale
della terza falange, all’interno dello zoccolo. Si riferisce all’estensore
I due flessori hanno diverse origini. Si trovano in corrispondenza dell’epicondilo mediale,
articolazione del gomito distale, ma mediale. Si estendono fino ad un terzo dell’avambraccio e poi
diventano i tendini. Il superficiale accoglie al suo interno, in una specie di canale, il profondo →
muscolo perforato e perforante. Tutti e due scorrono sulla puleggia di riflessione nello scudo. Il
superficiale si biforca e le due branche finiscono sulla prima e sulla seconda falange e diventa più
profondo. Nel momento in cui si biforca il muscolo profondo diventa un po’ più superficiale ed
arriva allo zoccolo. Quello superficiale non arriva allo zoccolo. Il loro ventre si trova nella parte
medio – volare dell’avambraccio. Nel carpo si ha una grande guaina sinoviale tendinea che avvolge
questi muscoli fino al nodello, anche quando passano a livello dello scudo. Spesso questa guaina è
interessata da processi patologici.
Il navicolare funge da puleggia di riflessione per il profondo ed amplia la superficie della troclea e
coclea.
Nella parte mediale e laterale di quella volare della mano tra i tendini ed i due metacarpei accessori
passano i fasci vascolo nervosi.
Stratigrafia → sezione trasversale a livello prossimo distale del metacarpo.
Cute, sottocute, fasce, tendine del muscolo estensore comune e laterale delle dita. Si ha poi la faccia
anteriore liscia del metacarpeo principale con diafisi ed epifisi. C’è anche il legamento sospensore
del nodello, seguito da guarda immagini. I vasi si trovano soprattutto ai lati.
Il legamento dello sperone non è un legamento articolare, che quindi tiene unite le ossa, ma del
sottocute. Parte dal derma, dallo sperone e va ai legamenti e alle fasce, si perde nel connettivo. Ha
un interesse pratico → viene usato per creare una tensione. Se si spinge l’osso sesamoideo, laterale
allo sperone, si dovrebbe tendere ed è utile a livello pratico. Le iniezioni diagnostiche sono utili
perché sono una sorta di anestesie locali che permettono di individuare il punto di dolore
nell’animale, in corrispondenza di specifici punti. Uno di questi è il blocco abassiale con il nervo
digitale. Il fascio vascolo nervoso arriva da ogni lato nell’interstizio tra tendini e legamenti sia
lateralmente che medialmente → arteria, vena e nervo digitale si trovano sopra lo spazio abassiale
delle grandi ossa sesamoidea. Sono tra cute ed osso, sopra l’inserzione dei due legamenti. L’unica
palpabile è l’arteria e ci permette di sapere che vicino c’è il nervo. Nel momento in cui lo
anestetizzo devo fare attenzione che rimanga nel sottocute e non vada più profondamente nella
fascia, in quanto questa è una sorta di barriera molto spessa.
Zoccolo → l’apparato tegumentario è costituito da derma, connettivo lasso molto denso di origine
mesodermica, ed epidermide, che è un epitelio pavimentoso stratificato cheratinizzato di origine
ectodermica. Le produzioni cornee sono una particolare modificazione della cute, in cui si produce
in modo abnorme strato corneo.
Nel cane ci sono i cuscinetti plantari che corrispondono ad una parte di cute molto corneificata.
Le unghie, peli, ciglia e le corna sono tutte produzioni cornee.
Le unghie sono presenti in tutte le specie di mammiferi ma con specializzazioni diverse. Nell’uomo
ci sono solo in corrispondenza della terza falange. Nei carnivori ci sono gli artigli e al posto dei
polpastrelli ci sono i cuscinetti. Negli ungulati si forma lo zoccolo che diventa il punto di appoggio
e comprende tutta la terza falange al suo interno.
Zoccolo → è una scatola cornea che avvolge la terza falange e la parte distale della seconda,
navicolare, articolazione interfalangea e tendini. Serve come appoggio del dito. Si distingue una
parete o muraglia, parte curva che si vede quando è appoggiato per terra. Ha una forma di U,
sembra un cono, ma è aperta volarmente. La parte soleare è quella che si poggia al terreno. Al suo
interno ci sono cose importanti.
La parete dovrebbe essere liscia, pigmentata o no a seconda del mantello del cavallo. Si possono
notare delle striature verticali che non sono solchi, quindi si vedono ma non sono palpabili, in
quanto lisce. Non ci sono irregolarità prossimo distali, ma qualche volta accade che si trovino delle
alternanze tra solchi e rilievi, chiamate cerchiature. Queste potrebbero essere legate ad una
patologia, ma in generale indicano solo che si ha avuto un accrescimento non omogeneo.
La soleare è composta da un margine soleare, che è una parte della faccia soleare, non solo il bordo,
è spesso a forma di cavallo ed è lo spessore della parete o muraglia. È aperto dietro. Ha come
funzione principale appoggiare in natura il cavallo. La suola è leggermente concava, quindi lo
zoccolo appoggia sul bordo della parete, che è la parte più robusta. Se la suola è piatta o convessa è
un grave difetto. Occupa la parte anteriore e laterale. Il bordo della parete è molto molto duro,
quello della suola è più morbido.
Tra la suola e la parete si trova il fettone a forma di cuneo o triangolare. Sono presenti lacune
laterali e mediali, ma in realtà sono una laterale ed una mediale e quelli assiali. Questi costituiscono
il cuneo. La terza falange si trova sopra la suola, quindi sta al centro dello zoccolo se visto da
davanti, altrimenti è nella parte anteriore.
Se effettuo una sezione verticale in corrispondenza del fettone con le lacune allora noto una sorta di
W. È necessario che lo zoccolo sia robusto, ma anche leggermente elastico per assorbire il peso. La
sua parete è ad U proprio perché nel momento in cui l’animale si appoggia si apra leggermente
posteriormente e funge come sfogo del peso. Si evita la rottura o comunque la convulsione. Il
fettone è considerato un organo ammortizzatore per eccellenza.
Il cuscinetto digitale si trova sopra il fettone ed è costituito da tessuto connettivo denso con fibre
elastiche. Corrisponde al cuscinetto plantare del cane, che però è superficiale, in quanto non c’è la
scatola cornea dello zoccolo. Ci sono delle ghiandole sudoripare e sebacee che attraversano il
fettone e lo mantengono morbido.
Ci sono due tipi di organo cheratogeno → uno sulla superficie della terza falange e sul margine
coronale. Nell’immagine che il professore ha fatto (accrescimento della parete dello zoccolo) si
vede l’organo cheratogeno organizzato in lamelle, molto vascolarizzate. I tubuli cornei sono una
modificazione strutturale dell’organo cheratogeno, che non è liscio, ma è organizzato in lamelle.
L’insieme dei tubuli cornei costituisce la parete, ma mantengono la striatura. Sono molto sottili,
quasi microscopici. Lo zoccolo si accresce oltre che in spessore anche in altezza.
Quando si descrive la faccia soleare, con margine, suola e fettone, si include anche una sorta di
linea tra il margine soleare e la suola, detta zona alba, cioè zona chiara. Non deve essere confusa
con la linea alba. È la parte della parete più giovane, quindi meno compatta e più molle.
Le cartilagini alari si trovano tra la parete ed il cuscinetto digitale e sporgono sopra il margine dello
zoccolo e sono palpabili qui. Sono due.
La terza falange ed il cuscinetto digitale sono gli oggetti più grandi contenuti all’interno dello
zoccolo.
La terza falange è piena di fori nutritizi ed è molto vascolarizzata. Ci sono delle patologie in cui il
cavallo non riesce più ad alzarsi, come la laminite. Sono legati a problemi di vascolarizzazione. In
condizioni normali la parete deve essere attaccata e parallela al profilo della terza falange. La faccia
soleare della terza falange deve essere parallela alla suola. Nella laminite si ha il distacco della terza
falange e la parete. La punta della terza falange si inclina sempre di più e si insinua nella suola.
Nei carnivori non c’è lo zoccolo, allora la terza falange è solo in parte compresa nel cuscinetto.
L’artiglio è a forma di semiluna ed è attaccato al processo unguicolare. L’artiglio non ha più
funzione di appoggio e può essere o meno appoggiata sul terreno. Ha come funzione quella di
scavare, difesa o attacco e arrampicarsi sugli alberi. Nel gatto è retratto in una tasca cutanea, ma in
generale nei felini. Questo avviene per evitare di fare rumore ed evitare di consumarlo. Viene tirato
fuori tramite una flessione del muscolo. Quando è retratto è perché si ha un legamento elastico.
In entrambe le specie so che non posso tagliare le unghie fino alla base, perché altrimenti c’è
sanguinamento dovuto al processo unguicolare.
Il bovino non ha uno zoccolo, ma ne ha due ed entrambi appoggiano, a differenza del suino. La
terza falange è sempre compresa dentro, ma entrambi i tendini sono bicaudati. Tra le due dita si
inserisce la cute ed è necessario pulirla. A livello delle due dita, tra la seconda e la terza falange, ci
sono i legamenti crociati che tengono unite le due dite e non permettono a queste di dividersi e
spaccarsi. Questi legamenti sono coperti dalla pelle.
Le briglie sono delle corde di sicurezza che uniscono l’osso al tendine.
Ossa tarsali → sono molto simili a quelle della mano. Si dividono in tre file sovrapposte →
- Serie prossimale → con astragalo e calcaneo

- Serie intermedia → osso centrale o navicolare

- Serie distale → tarsale primo, secondo, terzo e quarto


L’astragalo è irregolarmente cuboidale e la faccia dorsale e prossimale formano una troclea con due
labbri separati da una doccia. Sulle facce plantare e laterale si ha una superficie articolare per il
calcaneo. Nella faccia mediale sporge il tubercolo dell’astragalo.
Il calcaneo è una lamina ossea appiattita trasversalmente e la sua parte prossimale forma la
tuberosità del calcaneo. È utile per l’inserzione del tendine di Achille e si comporta come un
braccio di leva per i muscoli estensori del piede. Nei punti di contatto con l’astragalo è presente una
fossa legamentosa che prende il nome di solco calcaneare.
Muscolo tricipite sureale → è formato da tre capi che convergono in un unico tendine indicato come
tendine d’Achille. I due capi superficiali corrispondono al muscolo gastrocnemio e al muscolo
soleo.