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Didattica della

lingua italiana L2

Rosa Pugliese
Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture

20 febbraio 2019
Dall’errore all’interlingua:
lo sviluppo del sistema verbale
(rif.: Andorno 2009;
Palloti 1999, cap. 2)
Descrizioni grammaticali

1.  sistematica
2.  procedurale

3.  acquisizionale
1. Descrizione sistematica:
es. Il verbo parlare
Come chiamiamo tutte le colonne? E la prima? E la prima riga di ogni
colonna? Qual è la prima cosa che riconosciamo?
1. Descrizione sistematica:
es. Il verbo parlare
1. Descrizione sistematica:
es. Il verbo parlare
Conoscenze necessarie
•  nella lingua italiana esiste un sistema di
flessione, cioè:
•  il verbo è una classe di parole variabili;
•  la variazione ha un valore funzionale;

•  per ricostruire le regole di


funzionamento del sistema flessivo,
occorre:
•  capire come sono costruite le forme;
•  attribuire un valore funzionale ad ogni forma.
1. Descrizione procedurale
•  Come sono costruite le forme?
Forma:                      PARL  –                AV  –    O   forme  semplici  >  flessione  
Struttura:        [radice]  +        [desinenze]   sintetica  >  cambia  un  solo  
  elemento  lessicale  
Significato:  pronunciare/  emettere  suoni  

Forma                          HO                    PARL-­‐                    ATO   Forme  composte  >  


Struttura:          [aus]                [radice]  +      [desinenza]   flessione  analitica  
                                             [TAM/P]                                                  TAM]  
 
TAM:  TEMPO/  ASPETTO/    MODO  
LA TEMPORALITA’
•  I tempi verbali indicano il momento in cui si realizza
l’azione espressa dal verbo.

•  TEMPORALITÀ DEITTICA
•  Come si colloca il verbo rispetto al momento
dell’enunciazione, al “qui e ora” in cui le parole sono
pronunciate?

•  A partire dal momento dell’enunciazione, l’evento


descritto dal verbo può essere anteriore,
contemporaneo o posteriore. Pertanto i verbi hanno tre
tempi fondamentali: 

–  il passato, che indica un evento anteriore; 


–  il presente, che indica un evento contemporaneo; 
–  il futuro, che indica un evento posteriore.
LA MODALITà
I MODI DEL VERBO sono sottoinsiemi di forme della coniugazione
verbale caratterizzati da un complesso intreccio di proprietà
semantiche, sintattiche e pragmatiche.

Da un punto di vista semantico alcuni dei modi del sistema


verbale italiano sono riconducibili alla categoria grammaticale
della modalità, che esprime la necessità o la possibilità che la
situazione indicata dal verbo si
realizzi.
•  www.treccani.it

Il grado di realtà dell’azione:


•  certezza
•  eventualità
•  ipotesi
L’ASPETTO VERBALE
•  L’aspetto è una caratteristica del verbo che
fornisce alcune informazioni supplementari
sull’azione descritta: la sua durata; se si è
conclusa, si sta svolgendo o si sta per svolgere; se
è stata portata a compimento; in che modo si
svolge. 
•  L’aspetto verbale può essere espresso in diversi
modi. 
•  • Il tempo verbale può dare informazioni sullo
svolgimento dell’azione. Si parla di: 
•  – aspetto perfettivo, quando l’azione si presenta
come conclusa (mangiai la minestra); 
•  aspetto imperfettivo, quando l’azione è
presentata nel suo svolgimento (mentre
mangiavo la minestra, mi chiamarono);
1. Descrizione procedurale
funzioni associate alle forme

–  La funzione di tempo, modo, aspetto

–  La funzione di persona
Quindi….

1.  Descrizione sistematica per paradigmi

2.  Descrizione procedurale (come si


costruiscono le forme e qual è il loro
valore funzionale)

1. e 2. non sono modi alternativi di descrivere il


sistema verbale; vanno integrati.
•  Nome del paradigma di forme: “indicativo imperfetto”.

•  Struttura: sintetica (radice-TAM-persona).

•  Funzioni:

–  1. tempo passato, aspetto imperfettivo, modo di


certezza

–  Nel 1976 avevo cinque anni.

–  2. modo di incertezza

–  Volevi dirmi qualcosa


–  Se lo sapevamo te lo dicevamo
•  Nome del paradigma di forme: “prima persona
plurale”.

•  Struttura: sintetica (radice-TAM-persona) o analitica


(aux radice-TAM).

•  Funzioni:

–  1. Riferimento al parlante e ad altri individui, compreso


l’ascoltatore

•  Nel 1976 io e te andammo a scuola per la prima volta.


•  Nel 1976 io e te siamo andati a scuola per la prima volta.

–  2. Riferimento al parlante e ad altri individui, escluso


l’ascoltatore

•  Vorremmo un gelato, e tu
•  Avremmo voluto un gelato, ma tu ti sei opposto.
Ora, nei panni dell’apprendente…
...hai ...sei ...vieni ...facevi ...facevi ...lavoravi ...andavi ...hai fatto ...sei
andato ...hai anche lavorato ...studiato ...sei arrivato ...sei arrivato ...
vediamo ...sei partito ...sei andato ...hai fatto ...sei venuto ...
vuole ...vadano ...fare ...fai ...lavori ...studi ...studi ...studi ...studi ...lavori
...c’è ...sei ...è venuta ...eri rimasto ...eri ...è ...dovevi studiare ...ti
ricordi ...hai ...sono ...sono ...hai ...ti piace ...ti piace stare ...
è ...hai ...hai ...ce l’hai ...sono ...sono ...sono ...ti trovi ...si trovano ...
fai ...vieni ...sei ...lavora ...fa ...ho capito ...abita ...avete ...ti trovi ...
stai ...possiamo continuare ...cerchiamo ...capirci ...va ...sei stato ...hai
detto ...studiare ...vuol dire ...ho capito ...scusa ...avevo sentito ...è ...si
parla ...si parla ...diciamo ...è ...si capisce ...sono ...sono
…si capisce ...raccontami ...ci sono …fanno ...stanno ...hanno ...
parlano ...parlano ...parlano ...fate ...capire ...parlano ...capite ...ho
capito ...vai ...c’è ...c’è ...parli ...è ...è ...si chiama …fosse …studia ...
fai ...vai ...vai ...studi ...studi ...studi ...studi ...insegnano ...fanno ...ho
capito ...ti piacerebbe fare ...vorresti fare ...vorresti
Elementi di complessità
•  alcune forme sono fonicamente molto esili

•  la segmentazione in parole (ad esempio: facevi è una parola,


ma ti piace e hai fatto sono due), è subito evidente

•  la corrispondenza fra forma e significato:

–  forme che possono avere più valori (sono vale per la I e altre
volte la III persona; -o finale si trova sia alla I persona singolare
che plurale, sia alla III persona plurale),
–  valori che possono essere espressi da più forme (la III persona è
talvolta espressa con -a talvolta con -e)
–  il valore di alcune forme è difficile da ricostruire (che cosa
significa fosse);

•  forme diverse di un unico lessema possono non essere così


facilmente collegabili (se parlare parla e parlate ma vorresti,
vuole e vuoi, oppure sei, è, fosse e sono).
Che  cosa  “sta  facendo”  l’apprendente?    Che  cosa  sta  “scoprendo”  
del  sistema  verbale  
L’emergere  delle  forme  flessive  
MK sta ricostruendo il sistema verbale

FLESSIONE  ANALITICA:  
lui  era  lavoro  con  *aisiarsi13*.    
lui  era  ha  una  macchina  [fotografica],  poi  lui  ha  pensato  per  fotografare.    
lei  era  sta  giocando.    
lui  non  era  trovare  numero  di  telefono,  ma  quando  lui  ha  trovato  il  numero  
[...]  lui  ha  telefonato.    
lui  era  si  chiama  Giorgio    
Forme associate a funzioni
Quando entrano nell’IL
Percorso  di  ricostruzione  del  sistema  verbale    
Ricostruzione del sistema verbale

•  Il sistema è ricostruito per:


–  classi di forme (il participio entra prima
dell’imperfetto; l’imperfetto prima del futuro)
–  classi di funzioni (si impara prima a distinguere il
perfettivo dall’imperfettivo; più tardi il passato dal
presente)

•  A mano a mano che individua coppie di forme e


funzioni, l’apprendente le organizza in propri
paradigmi e le usa secondo le combinazioni più
frequenti nell’input o più semplici
semanticamente (il participio con verbi di azione;
l’imperfetto con verbi di stato).
Che cosa dovrebbe fare
l’insegnante?
•  mediare fra ciò che l’apprendente mostra di
conoscere, ciò che l’input suggerisce e il
modo in cui il sistema è organizzato.
questo implica:
•  conoscere il sistema non solo secondo le strutture di
superficie ( il modello a paradigma), ma anche
secondo i principi sottostanti al modello (abbinamento
di forme e funzioni;
•  riconoscere le competenze dell’apprendente sulla
base del suo comportamento linguistico;

•  nell’attività didattica potrà mettere in


evidenza principi e operazioni adatti alla fase
di apprendimento.
[es.] In quale fase di apprendimento?

Quando sono arrivato in Italia 8 mesi fa con mia famiglia


quando sono arrivato in aeroporto affrontato molto
difficoltà perché nessuno capito o parlato inglese. Quando
noi andato in qualsiasi luogo, uno persone nel mio paese
aiutarlo per parlare. Non solo questo quando andato
questura, azienda Usl noi affrontato moltissimo difficoltà.
Addesso me capito italiano cosi cosi ma non parlo bene.
Quando provare parlo una paura funzione.
   
 
Interlingua: esempio

•  Tratto da E.Banfi (a cura di) L’altra Europa


linguistica, La Nuova Italia, 1993

•  Aruo [arrivo] alle otto mesa,


perpara la colazione mimeto
apulire la casa facio letto facio
da manciare pulisco la qucina
mimeto a stirare Vado atrrovare
imiei amici facio lemiei cose o
gni tannto vado amagiare fori co
mia regasa.
Interlingua: analisi

(Banfi 1993):
•  Il testo, molto elementare, presenta
notevoli tratti di semplificazione a tutti i
livelli di analisi.
•  Non c’è nessun tentativo di scansione
mediante i consueti mezzi diacritici:
forse la V maiuscola di Vado indica un
tentativo di scansione formale del
testo.
Interlingua: analisi

(Banfi 1993):
•  frequenti le difficoltà di discrezione
della catena fonica: mimeto (mi
metto), apulire, astirare, imiei,
amagiare (inverso il caso della
segmentazione di ogni in o gni) […]
•  rese fonetiche prossime alla
“pronuncia” dell’italiano: mesa per
mezza, regasa per ragazza.
Sul piano morfologico
(Banfi 1993)

•  qualche cancellazione dell’articolo


determinativo: facio leto; co mia
regasa
•  le preposizioni sono spesso agglutinate
all’elemento seguente (apulire,
attrovare)
•  non sono documentati avverbi, se si
fa eccezione per la locuzione
avverbiale ogni tanto.
Sul piano morfologico
(Banfi 1993)

•  la morfologia nominale è
sostanzialmente corretta, al di là dei
problemi di resa grafica
•  la morfologia verbale presenta una
sovra-estensione del morfema di 3°
persona sing del pres. indicativo: a
(perpara)
Sul piano sintattico
(Banfi 1993)

•  il testo presenta alcune frasi


subordinate che hanno un valore
routinario (astirare, amanciare) e che
forse vanno intese come infiniti non
analizzati

•  il testo appare costruito per lo più


secondo frasi giustapposte
Sul piano lessicale
(Banfi 1993)

•  troviamo parole legate all’esperienza


lavorativa dell’autore del testo e della
sua esperienza di vita quotidiana
(vado attrovare i miei amici; a
magiare fori co mia regasa).
Interlingua: esempio (mail)

•  Buona sera,
Sono ansioso di andare a Bologna. Ho già
tutti i documenti, di passaggio e realizzato
il trasferimento di denaro al corso di due
settimane.
Presto inviare il documento via fax.
Tuttavia, ho una domanda ...
Ho firmato per il corso di due settimane,
ma voglio fare cinque.
Interlingua: un esempio (mail)
•  Eccezionalmente, è possibile registrarsi
per le cinque settimane, contando i due
sono già registrato, dopo il suo arrivo a
Bologna
Oppure l'iscrizione per l'intero corso di
cinque settimane e completare il
pagamento di persona.
•  Il motivo è che i costi di bonifico bancario
internazionale sono molto elevati, e già
ha dovuto sopportare in questa prima
spedizione
Attendo una risposta.
Il sito www.comune.re.it/interlingua

•  riporta i risultati di un progetto di sperimentazione


educativa e formazione degli insegnanti intitolato
“Osservare l'interlingua” (Comune e Università di
Reggio Emilia)
•  contiene
•  registrazioni e trascrizioni di produzioni orali di
bambini di scuola primaria (e in parte anche
secondaria di primo grado)
•  percorsi didattici fondati su un'idea di didattica
inclusiva che parta dall'osservazione dei processi
acquisizionali.
Riferimenti bibliografici
•  C. Andorno, “Grammatica e acquisizione dell’italiano L2”, in
Italiano LinguaDue, 1-2009.
•  C.Andorno, “Varietà di apprendimento fra ricerca e
didattica” in F.Bosc, C.Marello, S.Mosca (a cura di), Saperi per
insegnare. Formare insegnanti di italiano per stranieri.
Un’esperienza di collaborazione tra scuola e università, Torino,
Loescher, 2006, pp. 86-111
•  C. A. Granger, Silence in Second Language Learning,
Multilingual Matters, 2004
•  G. Pallotti, La seconda lingua, Bompiani, 1998
•  G.Pallotti (a cura di) Imparare e insegnare l’italiano come L2.
Un percorso di formazione, dvd +libro, Bonacci ed. 2005.
•  R.Pugliese, «Meccanismi di intensità in un dialogo tra operai
italiani e bengalesi» in B.Gili Fivela, C.Bazzanella (a cura di),
Fenomeni di intensità nell’italiano parlato, Firenze, Cesati
Editore, 2009, pagg. 255-273.
Didattica della lingua italiana L2
rosa.pugliese@unibo.it
a.a.2018-19

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