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L’uso delle tecnologie per la comunicazione ha numerosi vantaggi ma

presenta anche dei rischi, quali?

Indubbiamente la rete internet e la tecnologia ad essa connessa, ossia tutti i dispositivi in grado di
collegarsi al web (smartphone, tablet, computer), hanno rivoluzionato negli ultimi anni la nostra vita.
Al giorno d’oggi ognuno di noi è costantemente connesso col mondo esterno ed ha accesso in tempo
reale ad una quantità di dati e informazioni fino a ieri inimmaginabile. Improvvisamente distanze e
tempi d’attesa si sono pressoché azzerati. Possiamo chattare con un amico dall’altra parte del mondo,
sapere che tempo fa ad Honolulu, acquistare qualsiasi oggetto con un click e riceverlo a casa in pochi
giorni, scegliendolo in un mercato di vastità mondiale. Inoltre, possiamo sapere tutto di qualsiasi
argomento, con un solo gesto e con il minimo sforzo. La cultura è teoricamente alla portata di tutti e a
costi esigui.
Una vera e propria democrazia del sapere!
Di più. Con internet e con i nostri dispositivi, possiamo essere noi stessi protagonisti: creare contenuti
e diffonderli, ottenere consenso, seguito ed interesse. A testimonianza di questo è il grande successo
che hanno tutti i social media: da Facebook a Twitter, da Instagram a Tik Tok, etc.
Come ogni tecnologia, anche il web e i dispositivi ad essa connessi, non sono di per sé né buoni né
cattivi. Buono o cattivo è l’uso che se ne fa e non sono pochi i rischi connessi, per esempio, ai social
media. Se è facile per chiunque di noi registrarsi e creare il proprio profilo su queste piattaforme, lo è
anche per chi è in malafede e ha intenti discutibili.
Infatti, il sostanziale anonimato che questi portali garantiscono, consente di creare falsi profili,
spacciarsi per chi non si è e attrarre nella propria rete chi invece, magari ingenuamente, è in buona
fede. Quindi sul web si registrano anche truffe, raggiri, inganni e plagi perpetrati ai danni dei più
deboli, dei più suggestionabili e di chi è psicologicamente più influenzabile. Anche con esiti tragici!
Tutti ci ricordiamo la bambina morta dopo una sfida in rete, l’incubo della Balena Blu, i ragazzi che si
sfidano a colpi di selfie sempre più estremi, sempre più pericolosi: sulle rotaie del treno, in cima a
grattaceli, etc.
Così a sfruttare le enormi potenzialità del web non siamo solo tutti noi, le istituzioni, le aziende, i
servizi pubblici e privati, l’amministrazione pubblica, le reti commerciali, la scuola, l’università e in
genere il mondo della cultura, ma anche le organizzazioni criminali e quelle terroristiche.
Tutti noi ricordiamo come, per esempio l’Isis, avesse fatto proseliti sul web, utilizzando la rete per
reclutare nuovi adepti, indottrinarli e spingerli a compiere attentati.
Quali regole, secondo voi, devono essere rispettate dai giovani per un
uso responsabile e consapevole dei social?
Certamente la prima regola da rispettare per un buon uso dei social è la moderazione: “est modus in
rebus”, come ci insegnano i latini.
Darsi un limite sia di tempo che di tempi. Ossia, utilizzare i social per svago per un tempo complessivo
“prestabilito”, ad esempio: non più di un’ora al giorno. Inoltre, consultare lo smartphone solo in
determinati momenti della giornata, o nei tempi morti, evitando di farsi interrompere da qualsiasi
notifica ci arrivi, diventando schiavi del cellulare.
Da un punto di vista dei contenuti, invece, si può pubblicare tutto quello che riteniamo interessante,
divertente, simpatico, stimolante per una discussione, anche polemica a volte, ma sempre nel rispetto
degli altri, evitando offese e scorrettezze di qualsiasi tipo.
Riallacciandoci poi alla domanda precedente, dal punto di vista soggettivo e personale. Ognuno di noi,
dietro lo schermo di un pc o di uno smartphone, magari coperto dall’anonimato, può essere tentato di
comportarsi male: non solo di criticare, ma anche di offendere ed insultare, sfogando rabbia e
frustrazione contro chi magari è solo meglio di noi, cedendo spesso all’invidia.
Così, nel nostro piccolo, possiamo migliorare il mondo del web semplicemente non cedendo a queste
bieche tentazioni, evitando comportamenti vili e provando a mettersi nei panni di chi sta dall’altra
parte.
Memoria della Shoah
Recentemente mi è capitato di vedere in televisione un’intervista al deputato del PD Emanuele Fiano
parlare della recente scomparsa del padre Nedo, unico sopravvissuto della sua famiglia agli orrori di
Auschwitz.
Questa intervista mi colpì molto perché, nel ricordare questi avvenimenti, il deputato si emozionò e
per un attimo non riuscì a trattenere le lacrime.
Per la prima volta mi capitò di vedere un uomo piangere e ciò mi fece capire quanto dovesse essere
doloroso il ricordo - evidentemente vivo per lui solo - nel racconto del padre e di un’intera famiglia
sterminata dai nazisti nel campo di concentramento.
Nedo Fiano, papà del deputato Emanuele e uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz, è morto a
Milano il 19 dicembre 2020. Aveva 95 anni.,
Imprenditore, scrittore e divulgatore, Fiano fu anche consulente di Roberto Benigni per La Vita è
bella.
Il 6 febbraio 1944, all'età di 18 anni, la polizia fascista lo arrestò mentre passeggiava in via Cavour a
Firenze e lo rinchiuse nel carcere della città per il suo essere ebreo. Successivamente venne trasferito al
campo di transito di Fossoli, insieme con altri undici membri della sua famiglia. «Ciò che ha connotato
tutta la mia vita è stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz finì
tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e questa esperienza
così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita», disse.
Il 16 maggio 1944 fu deportato, insieme con tutti i suoi familiari arrestati, presso il campo di
concentramento di Auschwitz.
Il viaggio durò sette giorni e sette notti all'interno di un vagone usato per il trasporto di bestiame, senza
sapere cosa stesse succedendo e il perché. Alle sei del mattino dell'ottavo giorno il treno si fermò e le
persone all'interno del vagone caddero una sopra l'altra. All'entrata del campo, Fiano intravide,
immerse nel buio, solo quattro ciminiere riconducibili alla presenza di un complesso industriale.
Ad Auschwitz arrivò il 23 maggio. La sua matricola di prigioniero era A5405. L'11 aprile 1945 fu
liberato dalle forze alleate nel campo di concentramento di Buchenwald, dove era stato trasferito dai
nazisti in fuga, unico superstite della sua famiglia. La mattina seguente al suo rientro a Firenze, decise
di ritornare nella sua vecchia casa per vedere cosa era rimasto dopo la sua deportazione, ritrovando
però solo macerie. In condizioni di grave indigenza, fu aiutato dai cugini, unici familiari rimasti in vita
perché non deportati. In seguito, riprese gli studi con l'obiettivo di diventare perito tessile per avere un
diploma che gli permettesse un accesso al mondo del lavoro.
Il messaggio di Fiano agli studenti
L'esperienza della deportazione gli ha provocato la perdita della famiglia e un doloroso ricordo. L'Italia
e la Germania erano sottomesse al potere di Hitler, per questo motivo Fiano ritiene la democrazia,
ovvero il potere del popolo, un bene irrinunciabile. Le sue speranze si rivolgono soprattutto ai giovani,
portando avanti il ricordo dei fatti, della sofferenza, degli errori e dell'alienazione.
Durante il suo racconto su Auschwitz, Fiano ricollega tutte le situazioni sempre a due importanti
elementi: la madre e il treno.
Parlando della madre si paragona a Primo Levi il quale, sopravvissuto allo sterminio torna a Torino e
sulle scale di casa trova la madre ad aspettarlo. Nedo, a differenza di Primo Levi, perse la madre fin
dall'inizio, quando sorpassò i cancelli di Auschwitz.