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Riassunto "IL MONDO GLOBALE" di F.Amatori e A.

Colli

CAP.1 - IL GRANDE PERIODO


Sintetica descrizione delle caratteristiche strutturali delle economie agrarie preindustriali

I tempi di mutamento delle strutture economiche e sociali, prima della rivoluzione


industriale, erano molto lenti mentre, dopo di essa, diventano sempre più veloci.
In larga parte, il mutare di passo è dovuto alla trasformazione di economie prevalentemente
agrarie, in economie industriali.
Da notare che la rivoluzione industriale non ha avuto origine dal nulla: già da alcuni secoli
alcune aree, principalmente in Europa, avevano iniziato ad accelerare, differenziandosi dal
resto del mondo, dando avvio a quella che oggi viene comunemente definita grande
divergenza .

1.1 - Dalla rivoluzione del neolitico alla rivoluzione urbana dell età del bronzo

Fino a 10-12.000 anni fa, le società agrarie non esistevano: gli uomini vivevano in gruppi di
cacciatori-raccoglitori. Successivamente, in svariate parti del mondo e indipendentemente
tra loro, alcuni gruppi umani divennero stanziali.
In molte regioni l agricoltura venne importata (esempio: Europa centro occidentale).
In buona parte, la conversione autonoma all agricoltura avvenne in aree dove erano
disponibili in relativa abbondanza specie selvatiche, vegetali e animali, adatte alla
domesticazione -> prima rivoluzione agraria della storia -> crescita della popolazione
più veloce -> e le condizioni di vita? Secondo molti peggiorarono: impoverimento della
dieta, aumento delle malattie, ore di lavoro maggiori e più faticose.
Ciononostante, la comparsa delle società agrarie portò indubbi benefici: diversificazione dei
compiti, accumulo di competenze e conoscenze.
3200 a.C: scoperta della scrittura
Dal 3000 a.C: rivoluzione urbana dell età del bronzo - fenomeno localizzato inizialmente
in Europa e Asia -> origine di una sorta di proto-divergenza dell Eurasia, rispetto al resto
del mondo -> primato in Eurasia

1.2 - I caratteri strutturali di una economia agraria

Società agrarie euroasiatiche:


- più complesse di quelle che le avevano precedute, basate su caccia e raccolta, ma meno
complesse e stratificate delle società industriali e post industriali contemporanee;
- villaggi di ridotte dimensioni;
- nell Europa occidentale, la popolazione urbana costituiva il 6-8% del totale;
- limitata divisione del lavoro;
- limitata gamma dei bisogni;
- produttività bassa e produzione di poco surplus; questo metteva un freno allo sviluppo

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economico, e rendeva la popolazione duramente soggetta alle fluttuazioni dei raccolti;
- fragilità delle economie agrarie;
- rete di solidarietà del villaggio;
- gestione razionale dei matrimoni;
- le città erano il luogo del commercio e del mercato - mercato regolato espressione dello
storico francese Fernand Braudel;
- capaci di sensibili progressi, come l aratro pesante, la rotazione triennale delle colture, e
la diffusione di mezzi agricoli in ferro.

1.3 - Le economie tardo-medievali e lo shock della peste nera

Il ritorno della peste, sparita dall VIII secolo, fu probabilmente collegato alla formazione
dell Impero mongolo, la cui formazione fu un evento fondamentale nella storia
dell Eurasia.
I mongoli realizzarono un efficiente rete di comunicazioni entro il loro enorme impero.
Furono queste vie di comunicazione a consentire alla peste di allargarsi dall area
Himalayana, infettando prima (inizio degli anni 1330) l Asia centrale e forse parte della
Cina, per poi raggiungere il Medio Oriente e il Mar Nero (1346). Fu qui, in Crimea, che la
peste giunse a contatto con una delle principali potenze economiche del Mediterraneo, la
Repubblica di Genova. Da qui dilagò a Costantinopoli, alcune regioni italiane, e forse
Marsiglia in Francia. Nel 1348 si diffuse al resto d Italia, alla Francia centrale e meridionale,
alla Spagna settentrionale, all Inghilterra meridionale, ai Balcani, al Medio Oriente, e a gran
parte dell Africa settentrionale.
Soltanto in Europa, morirono oltre 50 milioni di abitanti: nel giro di pochi anni, aveva
eliminato tra il 33 e il 60% della popolazione europea - > una delle peggiori pandemie della
storia dell umanità.
La peste nera colse gli europei impreparati. Da qui ebbe inizio un processo di adattamenti
istituzionali e di rafforzamento della sanità pubblica; provocò una netta accelerazione del
mutamento, e secondo alcuni fu un primo fattore di vantaggio specifico (e quindi di
divergenza ) dell Europa rispetto all Asia.
Vi furono numerosi effetti benefici in seguito all epidemia:
- ribilanciamento del rapporto uomini-risorse naturali;
- riorganizzazione della produzione agraria a causa del numero maggiore di terre da
coltivare, con conseguente maggiore efficienza;
- redistribuzione della ricchezza.
Tutto ciò consentì di raggiungere standard di vista più elevati - probabile altro fattore di
divergenza.

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CAP.2 - LA GRANDE DIVERGENZA

Il 1492 rimane un utile punto di demarcazione per segnare l inizio di una nuova fase, una
fase di trasformazione e rinnovamento che scuoterà gli assetti e gli equilibri delle società
umane su scala planetaria, e continuerà fino al XVIII secolo e all avvio della rivoluzione
industriale. Si aprirono nuove opportunità, e entro l Eurasia, si assiste all emergere di nuovi
equilibri, e al progressivo delinearsi del primato europeo - grande divergenza

2.1 - L apertura dei mondi chiusi

L Europa e più in generale l area attorno al mar Mediterraneo non fu mai un mondo
chiuso in senso stretto: oltre alla Via della Seta, piste carovaniere altrettanto antiche
consentivano di attraversare il deserto del Sahara e di raggiungere l Africa centrale, che
tuttavia rimaneva una terra poco conosciuta e misteriosa. Pochi erano gli uomini che, come
Marco Polo, avevano l occasione di uscire da questa vasta area.

Apertura dei mondi chiusi - tra la metà del XV e la metà del XVI secolo - segna una
cesura fondamentale nella storia dell umanità, ed è all origine di un processo di mutamento
della massima importanza.
Punto di partenza -> 1434: il portoghese Gil Eanes doppiò per la prima volta il capo
Bojador, nel Marocco occidentale. Non solo punto di partenza ma anche punto di arrivo di
un percorso iniziato un paio di secoli prima quando le repubbliche italiane di Genova e
Venezia cominciarono a inviare spedizioni commerciali via mare al di fuori del
Mediterraneo. Esse si diressero principalmente a nord, dove si consolidarono rotte
commerciali con i grandi mercati delle Fiandre e dell Inghilterra, mentre a sud gli italiani
non riuscirono a spingersi oltre il porto di Safi in Marocco, centro di approvvigionamento
dell oro, delle spezie e dell avorio che lì venivano trasportati a partire dai luoghi di
produzione dell Africa centrale.
Le stesse difficoltà tecniche che li arrestarono verso sud le trovarono anche verso ovest:
emblematico è il non ritorno delle navi di Ugolino e Vivaldi che prima scoprirono le
Canarie e poi si inoltrarono nell Oceano Atlantico.
DIFFICOLTA TECNICHE:
A) Le galere adatte al commercio nel mediterraneo non erano adatte ad affrontare l oceano.
B) Nel mar del Nord e nel Mar Baltico, i commerci avvenivano tramite cocche. Queste
imbarcazioni, che fecero la fortuna della Lega anseatica, erano inadatte ai viaggi atlantici su
lunga distanza, in quanto lente e difficili da governare.
C) Il successo del Portogallo arrivò grazie ai progressi nella tecnologia navale, innovazioni
nate dal contatto tra gli uomini e dallo scambio di idee, favoriti dall apertura delle rotte
commerciali navali tra Mediterraneo e Baltico a cui si aggiunse l invenzione del timone di
dritto. I portoghesi inoltre osservarono per molto tempo i traffici commerciali che
transitavano lungo le loro coste assimilando le più avanzate pratiche commerciali. La
caravella, XV secolo, fu il simbolo della prima fase di esplorazione.

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Traguardi dei portoghesi:
A) si erano spinti verso sud con l ambizione di raggiungere le Indie circumnavigando
l Africa. Occorsero quasi 40 anni prima di raggiungere il Golfo di Guinea, avendo compiuto
la metà del percorso da nord a sud.
B) 1488: Diaz rientrò a Lisbona dopo aver doppiato per la prima volta il capo di Buona
Speranza, estremità meridionale del continente ed è proprio in Africa che stabilirono basi
commerciali permanenti avviando commerci di oro, avorio e spezie del Golfo di Guinea.
C) 1498 Vasco da Gama raggiunge Calcutta in India.
D) Colombo: spedizione finanziata dai sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando D Aragona,
volta a raggiungere le indie orientali per assicurarsi il controllo di vie indipendenti rispetto a
quelle controllate dai portoghesi. Colombo raggiunge non le Indie, ma l America, dando
inizio a una fase di esplorazione e colonizzazione del tutto nuova.
E) i Portoghesi raggiunsero invece le Indie orientali nel 1510 - penisola di Malacca in
Malesia, 1513 la Cina e 1543 il Giappone. I portoghesi conservarono una sorta di
monopolio nei traffici marittimi tra Europa e Asia orientale riuscendo a soppiantare gli
arabi. Le loro attività tuttavia non erano finalizzate esclusivamente ai traffici come l Europa,
ma comprendevano il controllo di molte attività locali.

1434-1550: PROTO-GLOBALIZZAZIONE: spazi chiusi ora si trovano collegati entro una


sorta di sistema economico mondiale in continua espansione ubicato in Europa, che integrò
le vie di comunicazione esistenti dalla Via della seta e dalle rotte commerciali arabe
nell oceano Indiano. I beni che transitavano entro questo nuovo spazio economico erano
una piccola parte del totale degli scambi, che ebbe però la forza di scardinare i limiti dei
mondi chiusi e di rimettere in discussione antichi equilibri.

2.2 - La grande divergenza : cause, modalità, tempi

La domanda che bisogna porsi è perché l Europa e non l Asia?


L espressione grande divergenza si riferisce a due aspetti:
1) il processo tramite cui l Europa occidentale emerse progressivamente come l area più
ricca e potente del pianeta;
2) La sua capacità di superare i limiti tipici delle economie agrarie preindustriali,
consentendo sia un relativo miglioramento delle condizioni di vita, sia l avvio delle
rivoluzione industriale.

Il problema di Needham: risponde alla domanda per cui se in tutto il Medioevo, l oriente
era stato più avanzato dell Occidente (vedi diffusione della stampa in Cina a partire
dall anno 868, in ambito scientifico e tecnologico nel 1500 India, Cina, e Giappone erano
almeno pari all Europa Occidentale) ->
Uno dei fattori del primato europeo fu la supremazia tecnologica e scientifica, tuttavia
esistono spiegazioni di tipo demografico, istituzionali e geografiche-geopolitiche.

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A) SPIEGAZIONI DEMOGRAFICHE: L elevata densità demografica dell Eurasia legata sia
alla diffusione di tecnologie agricole avanzate, sia alla relativa abbondanza originaria di
specie vegetali adatte alla domesticazione e al consumo umano, sono dei fattori che
spiegano perché uno sviluppo di portata epocale come la grande apertura del mondo ebbe
inizio qui e non altrove. Nell area del mediterraneo la popolazione era più raccolta che
entro l enorme Impero Cinese o nel sub-continente indiano e le comunicazioni più facili.
Questa condizione, da un lato avrebbe favorito la rapida trasmissione delle idee e delle
innovazioni, dall altro avrebbe favorito la massa critica e gli incentivi atti a favorire la
comparsa delle innovazioni medesime.
Recentemente, Gregory Clark avrebbe suggerito che una spinta decisiva sarebbe arrivata
dalla peste nera. Una volta tornata in Europa la peste vi rimase a lungo causando un
profondo mutamento dell ambiente biologico e determinò l instaurarsi di un regime di alta
mortalità che evitò che la popolazione distruggesse ogni possibile miglioramento del reddito
pro capite risultante dal progresso tecnico. La pesta portò paradossalmente a un
miglioramento delle condizioni di vita, vedi ad esempio salari più alti.
B) SPIEGAZIONI ISTITUZIONALI: in questo filone troviamo J.Needham il quale,
riprendendo alcune idee del sociologo tedesco Max Weber, sottolinea l importanza della
diffusione delle università in Europa occidentale, le quali avrebbero promosso lo sviluppo
della conoscenza innescando la rivoluzione scientifica del Rinascimento. Needham colloca
nel periodo in cui visse Galileo Galilei il momento in cui l Europa iniziò a sopravanzare la
Cina in alcuni settori scientifici fondamentali (matematica, astronomia, fisica). In campo
economico invece un ruolo importante fu svolto dalle città mercantili, crogiolo di istituzioni
economiche avanzate e luogo privilegiato di residenza di una borghesia orientata
all intraprendenza e all innovazione.
Molti altri autori invece si sono ispirati alla dottrina economica neoistituzionalista:
propongono differenti miscele di istituzioni quali causa potenziale della grande divergenza
spaziando dalle condizioni dei mercati, al progressivo perfezionamento dei diritti di
proprietà privata delineatosi in Occidente, al diverso grado di apertura delle istituzioni
politiche alle istanze delle élite economiche.
C) SPIEGAZIONI GEOGRAFICHE E GEOPOLITICHE: ostacoli ambientali potrebbe essere
stata la fonte di un possibile vantaggio di lungo periodo. Jared Diamond ha suggerito che
all origine del primato europeo rispetto all Asia vi siano le barriere naturali che,
frammentando il territorio europeo, lo avrebbero reso poco adatto all emergere di grandi
imperi isolati. La geografia avrebbe quindi favorito la comparsa di stati di dimensione
relativamente limitata e in continua competizione, più innovativi in quanto sempre alla
ricerca di un qualche vantaggio rispetto agli avversari.
Diamon suggerisce che i grandi imperi dell Asia orientale, in particolare Cina e Giappone,
furono spesso pronti a proibire innovazioni tecnologiche potenzialmente utili, preferendo
preservare la stabilità sociale perché in assenza di concorrenti diretti, rinunciare al
progresso non comportava, nel breve periodo, un costo significativo. Esempi di questo
furono l abbandono delle armi da fuoco da parte dei Giapponesi nel corso del XVII e
l abbandono della navigazione oceanica in Cina dopo le spedizione di Zheng He.

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Pomeranz sottolinea l importanza per l Europa occidentale di godere di un accesso
relativamente agevole alle Americhe da cui potevano approvvigionarsi di prodotti primari
essenziali.
Sia l Asia sia l Europa occidentale si trovarono di fronte a un problema di tipo ecologico; in
entrambe le aree, in presenza di sistemi agrari intensivi e avanzati, la legge dei rendimenti
decrescenti determinava un rischio costante di imboccare il vicolo cieco di un economia a
crescente intensità di lavoro. A ciò si aggiunse, in alcune parti specifiche del continente (in
particolare l Inghilterra), la disponibilità in relativa abbondanza e in prossimità di aree
densamente popolate di alcune risorse-chiave, come il carbone che, sostituendo la legna,
consentì sia un uso più intensivo della terra sia lo sviluppo di settori produttivi ad alta
intensità di energia che risultò determinante per l avvio della rivoluzione industriale.
Pomeranz, tuttavia, tende a minimizzare il vantaggio dell Europa nell età moderna
sostenendo che una vera divergenza nelle condizioni di vita e nei livelli di sviluppo tra
Occidente e Oriente si sarebbe delineata solo nel XIX secolo e che senza l accesso
privilegiato alle risorse d oltremare, Europa e Asia avrebbero seguito percorsi
sostanzialmente analoghi.
Immanuel Wallerstein, sociologo americano, analizzò la prima economia-mondo
globale nei termini della progressiva istituzione di un sistema articolato in un centro, semi-
periferie e in periferie. In questo sistema, il dominio del centro impone uno sistema di
scambi ineguali che da un lato consolida il primato del centro medesimo e dall altro tende a
rendere permanente il relativo sottosviluppo delle periferie. All origine del processo vi
sarebbe il piccolo vantaggio acquisito, in termini di accumulazione di capitale, da alcune
aree dell Europa occidentale: un vantaggio che seppur piccolo avrebbe ampliato e reso
permanente la formazione dell economia mondiale e la sua espansione.

2.3 - Oltre l Eurasia: America, Africa, Oceania

Nessun dubbio, invece, si ha per quanto riguarda il primato tecnologico e militare degli
europei rispetto alle civilità mesoamericane, ai regni dell Africa sub sahariana o agli
aborigeni australiani.
Il caso più noto è quello dell America centrale e meridionale, dove esistevano due imperi
capaci di mobilitare ampie risorse: quello degli inca e quello degli atzechi. L avventura del
conquistador spagnolo Hernàn Cortès che, sbarcato in Messico nel 1518, nel giro di tre
anni riuscì a sottomettere il potente Impero atzeco è emblematica.
Una sorte analoga toccò all Impero inca, conquistato da Francisco Pizarro nel 1532-1533.
A cosa furono dovute queste vittorie?
- Sicuramente all armamento di qualità superiore e all uso di polvere da sparo e dei cavalli;
- All involontaria arma batteriologica costituita dai patogeni che esploratori e i conquistatori
europei portavano con sé. Peste, vaiolo, ma anche solo il raffreddore mieterono un numero
altissimo di vittime tra le popolazioni indigene.
Si parla di catastrofe demografica senza precedenti dovuta al fatto che gli spagnoli
trovarono quantitativi considerevoli di metalli preziosi ottenuti prima spogliando gli indios

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di ciò che possedevano e poi sfruttando i giacimenti d oro e argento scoperti
progressivamente. Pertanto, le durissime condizioni di lavoro nelle miniere in cui gli indios
non erano abituati e la distanza dalla loro abitazioni contribuirono non solo ad aumentare
la mortalità, ma anche a ridurre la natalità.
Per quanto le politiche poste in atto da spagnoli e portoghesi nell America centrale e
meridionale abbiano contribuito grandemente alla destrutturazione delle società indigene e,
per questo tramite, al loro tracollo demografico, la distruzione della popolazione locale non
era certo il loro obiettivo. In effetti, questo rappresentò un problema molto rilevante poiché
la forza-lavoro iniziò a scarseggiare. La soluzione fu trovata nel commercio degli schiavi di
cui i portoghesi, almeno nella prima fase, furono gli indiscussi protagonisti. Nelle Americhe,
spagnoli e portoghesi costruirono vastissimi e articolati imperi coloniali mentre in Africa a
Asia adottarono strategie diverse: in Africa costruirono una rete di avamposti, basi
commerciali e fortezze puntando a controllare le coste e le vie marittime e commerciando
con i popoli locali per approvvigionarsi dei prodotti del continente; seguirono una strategia
analoga in Asia, a partire dalle loro basi a Goa e Calcutta in India, e nella penisola di
Malacca e Macao in Cina. Limitarono il loro controllo alle Filippine a seguito anche dei
trattati di Tordesillas (1494) e Zaragoza (1529) che contribuirono a evitare che la
conflittualità tra i due primi grandi imperi coloniali sfociasse in una grande guerra aperta.

Altre aree del mondo: America settentrionale e Oceania furono colonizzate con ritardo da
francesi, olandesi e inglesi.
Oceania: i primi a esplorare questo continente furono gli olandesi XVII, seguiti dai francesi.
Ultimi gli inglesi.
J.Cook fu il primo europeo ad arrivare in Nuova Zelanda e sulle coste orientali
dall Australia, molto più ospitali di quello occidentali.
Solo nel 1788 gli inglesi costituiscono la loro prima colonia in Australia, a Botany Bay,
anche come reazione alla perdita di gran parte delle colonie nordamericane, le quali erano
riuscite a ribellarsi e a conquistare la propria indipendenza.

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CAP.3 - NUOVI PARADIGMI, NUOVE ISTITUZIONI

Il centro propulsore del cambiamento si colloca sicuramente nell Europa meridionale.


Eppure, già nel corso del XVII secolo, i grandi imperi spagnolo e portoghese apparivano in
affanno dinanzi all emergere di concorrenti agguerriti, provenienti soprattutto dall Europa
settentrionale. Il processo tramite il quale questi nuovi attori iniziarono a prevalere - sul
piano soprattutto dello sviluppo economico, sociale e istituzionale - è noto come piccola
divergenza .
La grande e la piccola divergenza si integrarono a formare il complesso e affascinante
quadro dello spostamento degli equilibri economici mondiali durante l età moderna.

3.1 - Da sud a Nord

Il primato dell Europa meridionale, e in particolare dell Italia, perdurò per tutto il
Medioevo. Nel secolo e mezzo successivo alla peste nera , il centro economico dell Europa
si collocò a Venezia. Con l apertura delle grandi rotte atlantiche il primato veneziano fu
scosso duramente; a seguito della dura sconfitta nella battaglia di Agnadello, in cui Venezia
dovette fronteggiare una coalizione composta da Francia, Sacro Romano Impero e diversi
stati italiani, e i duri scontri con l Impero ottomano, aggravarono la situazione.
Sembrò che il centro dell economia dovesse spostarsi verso ovest, verso Siviglia e Lisbona, i
principali porti di Spagna e Portogallo.
Però -> Problemi di questi due stati:
- Lisbona -> limitatezza risorse economiche e demografiche, più agguerriti concorrenti
(olandesi e inglesi) che i portoghesi si trovarono in difficoltà a contrastare;
- Spagna -> Oltre all Impero coloniale di enormi dimensioni aveva acquisito il controllo
diretto di due principali stati italiani - Stato di Milano e regno di Napoli - esercitando un
ruolo egemonico su tutta la penisola, più ampi possedimenti nell Europa centrale e
settentrionale che comprendevano in particolare i ricchissimi Paesi Bassi -> rotta di
collisione con le principali potenze, in particolare Francia e Inghilterra. Inoltre, le guerre di
religione collegate alla riforma protestante di Martin Lutero e da ultimo le modalità di
sfruttamento delle colonie Americane e le merci da esse importate originarono problemi e
non solo vantaggi. Le debolezze strutturali di questi due imperi e la considerevole forza e
intraprendenza delle aree più avanzate dell Europa settentrionale, spostarono il centro
economico del continente da sud verso nord, più precisamente ad Anversa, nelle Fiandre,
che riuscì a sfruttare meglio le nuove opportunità offerte dall apertura dei commerci
atlantici e fu considerevolmente avvantaggiata, almeno nella prima fase, dalla sua
incorporazione nei possedimenti spagnoli. Per quasi tutta la prima parte del 500 fu la
capitale economica dell Europa. Successivamente le sue fortune si incrinarono e nel 1585 fu
riconquistata dagli spagnoli che misero un blocco ventennale al porto, circostanza di cui si
avvantaggiarono i paesi bassi settentrionali, in particolare Amsterdam.
Il declino della Spagna nel XVII però, fu anche il declino di Genova, allora cuore della
grande finanza europea. Il centro economico tornò nel nord Europa, in particolare ad

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Amsterdam. Dal 1858 i Paesi Bassi avevano goduto di una indipendenza di fatto, che
sarebbe stata ratificata solo dopo molti decenni di guerra contro gli spagnoli, con il trattato
di Munster, parte della pace di Westfalia che pose fine alla guerra dei 30 anni e alle guerre
di religione.
La ribellione dei Paesi Bassi settentrionali aveva portato alla nascita di un nuovo attore: Le
Provincie Unite olandesi. Il loro porto commerciale, quello di Amsterdam, acquisì le rotte
commerciali che avevano fatto capo ad Anversa e quando il Portogallo entrò a far parte di
un unione personale con la Spagna, le provincie unite colsero l occasione di impadronirsi
delle rotte commerciali portoghesi e dei loro possedimenti coloniali. Alla fine, i portoghesi
riuscirono a salvare i possedimenti in America meridionale e in Africa, mentre gli olandesi
conquistarono parte dell Asia, ad eccezione di Goa e Macao.
Per gestire la guerra contro il Portogallo e per controllare espansione e amministrazione di
un impero che assunse portata globale, gli olandesi si avvalsero di un nuovo sistema
innovativo: la compagnia commerciale privilegiata. Queste compagnie si costituirono in
Francia, Inghilterra e Olanda a partire dal XVI per sfruttare le opportunità commerciali date
dalle nuove rotte e per tentare il ritardo cumulato dai first comers portoghesi e spagnoli:
erano società di mercanti aventi lunga durata e dotate di privilegi speciali, quali l esclusiva
su determinate rotte o il monopolio del commercio di alcune tipologie di beni.
La compagnia olandese delle Indie orientali, fondata nel 1602, aveva tutte queste
caratteristiche al pari della sua principale rivale, la English East Indian Company.
Nel 1630 fu fondata la Compagnia olandese delle Indie Occidentali. Il successo
commerciale di queste compagnie contribuì anche a diversificare il commercio con l Asia
affiancando alle spezie, il cotone indiano, la seta, la porcellana cinese, l indaco, lo zucchero
di canna etc.
Nelle guerre contro i Portoghesi, le Provincie Unite avevano spesso ottenuto l aiuto degli
Inglesi. Tuttavia, con il passare del tempo la rivalità presto sviluppatasi tra Inghilterra e
Olanda sulle rotte dell Asia ebbe importanza limitata rispetto a quella che le vide
contrapporsi nell area del mare del Nord e del Baltico.
Gli atti di navigazione (1651) stabilivano che tutte le merci in arrivo nei porti
dell Inghilterra e delle sue colonie dovessero essere trasportate da naviglio inglese.
Lo scopo era quello di sottrarre parte del commercio internazionale agli olandesi, che
controllavano una quota consistente del commercio costiero dell Inghilterra medesima.
Agli Atti di Navigazione seguirono ben tre guerre con le Provincie Unite (1652-1674), da
cui l Inghilterra uscì completamente rafforzata.
E solo a partire dall inizio del XVIII che la sua flotta acquisì le enormi dimensioni che
avrebbero consentito all Inghilterra di dominare i mari di tutto il mondo.
Il centro economico dell Europa iniziò allora a spostarsi verso Londra.
Questo spostamento di orientamento che punta da sud verso nord si accompagna al
progressivo radicarsi di un differenziale di sviluppo economico tra estremità del continente.
Si parla di piccola divergenza .
Nel XVIII secolo un relativo sottosviluppo dell Europa meridionale si radicò e divenne
evidente.

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3.2 - Le origini della piccola divergenza tra nord e sud Europa

A) SPIEGAZIONI GEOGRAFICHE, GEOPOLITICHE E DEMOGRAFICHE: Il vantaggio


relativo di collocarsi al centro del Mediterraneo, vantaggio di cui avevano goduto prime tra
tutte le grandi repubbliche mercantili italiane tra Medioevo e età moderna, si tramutò in
uno svantaggio: Venezia ad esempio si trovò intrappolata nel Mediterraneo, impossibilitata
a svolgere un ruolo di primo piano nel nascente commercio atlantico, e al tempo stesso
ostacolata, nei suoi traffici tradizionali con l Asia attraverso gli scali del Levante,
dall inarrestabile crescita dell Impero ottomano.
Per quanto riguarda la spiegazione demografica:
- Hajnal -> Le istituzioni sociali tipiche dell Europa Occidentale avrebbero consentito una
più efficace regolazione della fertilità e da qui, un progressivo miglioramento delle
condizioni di vita e un più rapido accumulo di capitale umano. A innalzare l età del
matrimonio avrebbe contribuito la più ampia diffusione di pratiche neo-locali rispetto a
quelle patri-locali dell Europa orientale. L Europa nord-occidentale si sarebbe distinta da
quella meridionale per la molto più ampia diffusione dell usanza secondo cui i giovani di
entrambi i sessi trascorrevano la prima parte della loro vita lavorativa al servizio presso
altre famiglie.
Secondo Hajnal nel corso del tempo questo sarebbe risultato una forza lavoro più mobile e
più indipendente sia sul piano economico che su quello psicologico. Ciò avrebbe costituito
una vera e propria causa della divergenza tra nord e sud culminata con la rivoluzione
industriale.
- G.Clark -> suggerisce invece che l emergere dell Inghilterra entro l Europa sia spiegabile
con la fertilità eccezionalmente alta delle sue élite, e con la mobilità sociale discendente di
molti giovani provenienti dalle élite medesime (principalmente a causa della divisione dei
patrimoni ereditati tra molti discendenti, fenomeno alimentato dall elevata fertilità): questo
avrebbe diffuso negli strati più bassi della società le buone pratiche (i memi ) tipici della
componente della popolazione più dinamica e capace sotto il profilo economico.
- Guido Alfani -> sottolinea il ruolo svolto dalle terribili epidemie di peste del XVII secolo
che colpirono più duramente le popolazioni dell Europa meridionale rispetto a quelle
dell Europa settentrionale. La peste colpì la parte più economicamente sviluppata dell Italia
nel momento in cui la concorrenza commerciale e manifatturiera dell Europa settentrionale
si stava facendo più intensa.
B) SPIEGAZIONI ISTITUZIONALI:
- Tine de Moor e Jan Luiten van Zanden parlano di peste nera . Secondo loro la peste
avrebbe non solo contribuito a radicare il modello matrimoniale europeo ma soprattutto
nell Europa nord-occidentale a consolidare ed estendere il mercato del lavoro, rafforzare la
partecipazione delle donne in tale mercato e ridurre la disuguaglianza tra i sessi.
Questi autori hanno anche suggerito che la cosiddetta rivoluzione industriosa sia
sostanzialmente la prosecuzione e intensificazione di questo processo.
- Jan de Vries -> pensa invece che questo processo avrebbe preceduto e contribuito a
determinare la rivoluzione industriale, infatti la rivoluzione industriosa che coinvolse donne

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e adolescenti, avrebbe investito principalmente Inghilterra e Fiandre dove era molto diffuso
il sistema di lavoro a domicilio, specialmente nel settore tessile. Il mercato del lavoro è solo
una delle istituzioni che potrebbero aver favorito l insorgere della piccola divergenza .
Altri autori infatti, propongono invece miscele istituzionali quali causa o concausa:
1) Le istituzioni economiche (corporazioni, borse, valori, compagnie privilegiate).
A partire da XVII, al nord come al sud Europa, il modello produttivo delle corporazioni che
regolavano la gran parte delle attività manifatturiere entrò in crisi a causa dei prodotti a
basso costo provenienti da Paesi Bassi e Inghilterra. Mentre al nord le corporazioni si
indebolivano, al sud iniziavano ad emergere le compagnie privilegiate e le borse valori, che
consentivano di commercializzare titoli, incluse le quote delle suddette compagnie con una
facilità impossibile in precedenza. Nel 1602 la compagnia delle Indie Orientali fondò la
borsa di Amsterdam. Per quanto i mercati dei titoli esistessero in altre aree d Europa e
principalmente in Italia, sin dal XIV la borsa di Amsterdam è considerata la prima borsa
valori vera e propria.
2) Diritti (proprietà privata, cittadinanza) e istituzioni politiche:
- Douglass C.North pone l attenzione sull emergere di diritti di proprietà privata pieni e
sicuri , capaci di ridurre l incertezza nelle attività economiche e di conseguenza i costi di
transazione, di promuovere la cooperazione tra gli attori economici e di ridurre i conflitti.
Questo processo avrebbe caratterizzato l Europa rispetto all Asia, ed entro l Europa,
l Inghilterra rispetto alla gran parte del continente.
- M.Prak e Jan Luiten Van Zanden sottolineano l importanza del consolidarsi e ampliarsi
dei diritti di cittadinanza, intesi come un insieme di diritti e obblighi reciproci che
vincolano le relazioni tra istituzioni governative e specifiche categorie di persone. Il
rafforzamento di questi diritti in alcune aree, in particolare in Inghilterra e le Provincie
Unite, avrebbe favorito la riduzione dei costi di transizione tra individui e stato,
l incremento della capacità fiscale dello stato e l espansione della gamma e delle quantità di
beni pubblici da esso forniti. Questo processo si collega anche all emergere di nuove
istituzioni politiche e all avvio di un progressivo percorso di democratizzazione.
Già North, insieme a Barry Weingast, aveva sottolineato il forte stimolo dato all economia
inglese dalla gloriosa rivoluzione del 1688, a cui seguì l instaurazione di una monarchia
costituzionale a forte controllo parlamentare.
Vedi Bill of Rights.
3) Sintesi tra alcune spiegazioni geografiche e istituzionali:
- Acemoglu, Johnson e Robinson: sostengono che il maggior successo abbia arriso alle
nazioni dotate di istituzioni statali meno assolutiste , vale a dire Inghilterra e Province
Unite. In tali aree, la relativa apertura politica consentì alle èlites economiche di meglio
promuovere le innovazioni istituzionali necessarie a trarre pieno profitto dalle opportunità
offerte dal commercio atlantico, determinando una progressiva divergenza con le aree
politicamente più rigide (Francia, Spagna, Portogallo). Un processo di divergenza si verificò
anche rispetto alle nazioni non assolutiste come Genova e Venezia perché esse non
godevano del vantaggio geografico di un agevole accesso all Atlantico.

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- Si ricordano le tesi di Max Weber, che vede nella riforma protestante la causa
dell emergere, nell Europa centrale e settentrionale, di nuove attitudini più favorevoli
all attività economica e in particolare allo sviluppo del capitalismo. Per Weber, tali attitudini
distinguerebbero il protestantesimo dal cattolicesimo, ma sarebbero particolarmente forti tra
i calvinisti, indotti dalla dottrina della predestinazione, a cercare nel successo mondano una
sorta di rassicurazione della propria salvezza.

3.3 - Sui due lati dell Atlantico

Mentre spagnoli e portoghesi si concentravano sull America centrale e meridionale, più


densamente popolate e capaci di portare benefici immediati ai colonizzatori, l America
settentrionale fu oggetto delle attenzioni di quei paesi che si erano impegnati nelle attività
coloniali con relativo ritardo. I francesi furono tra i primi a raggiungere quell area, intorno
agli anni Venti del XVI secolo, e furono relativamente lenti nel colonizzare l area. Gli inglesi
furono gli ultimi a colonizzare l area, dopo francesi olandesi e spagnoli.
Nel corso del XVII secolo si manifestò un netto contrasto tra lo sviluppo delle colonie
francesi e inglesi.
Le prime stentarono sempre a attrarre popolazione dall Europa (l ideologia mercantilista
della monarchia francese tendeva a valutare negativamente ogni perdita di popolazione da
parte della madrepatria), pur allargando considerevolmente l area sotto la propria influenza
e costruendo una fitta rete di piste commerciali, difesa da un sistema di forti e avamposti
militari.
Le colonie inglesi furono invece, in questa fase, tra tutte le colonie europee, quelle capaci
della crescita demografica più rapida, che consentì loro di instaurare un economia più
diversificata. Tale espansione, le portò in contrasto con le colonie francesi, sfociando in una
serie di guerre, che permise però alla fine di espandere l area degli inglesi.
Nel 1754 ebbe inizio un nuovo conflitto, per la prima volta originatosi nelle colonie e
diffusosi in Europa: la guerra dei 7 anni (1754-1763). Il trattato di pace segnò la fine
della Nuova Francia. Il ruolo fondamentale svolto nella guerra contro la Francia diede alle
tredici colonie inglesi la speranza di vedere riconosciuta la propria aspirazione a una piena
rappresentanza politica nel Parlamento di Londra. Nel 1765, il governo inglese decise di
aumentare le tasse gravanti sulle colonie, ma queste si rivoltarono in quanto pensavano
fosse illegittimo imporre nuove tasse in assenza di rappresentanza politica (no taxation
without representation).
Nel 1775, queste rivolte sfociarono in ribellione armata.
La guerra d indipendenza, presto allargatasi a un conflitto condotto su scala planetaria
visto che Francia e Spagna si allearono agli americani, durò molti anni.
Nel 1783, con il Trattato di Parigi, l Inghilterra dovette riconoscere l indipendenza degli
Stati Uniti d America.

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CAP.4 - LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE: TECNOLOGIA E SOCIETÀ

4.1 - Un processo di lungo periodo

Nell Ottocento per la prima volta in Europa e in Nord America un forte incremento
demografico si accompagnò ad alti tassi di crescita dei redditi e della produttività del
lavoro. Si assistette al passaggio di una quota crescente della popolazione dall agricoltura
all industria e ai servizi. In alcuni comparti le ditte familiari furono sostituite da imprese
azionarie. Il commercio accrebbe il suo carattere globale, mentre si verificarono radicali
cambiamenti nella vita sociale e nelle ideologie. Questo nuovo mondo ebbe la sua premessa
nella prima rivoluzione industriale, avviata in Inghilterra e diffusasi in Europa occidentale
e negli Stati Uniti nei decenni centrali dell 800.
La lentezza della crescita del Pil pro capite inglese ha creato una disputa sulla nozione
stessa di rivoluzione industriale , considerata un concetto inappropriato a descrivere un
cambiamento così radicale. Tuttavia, i mutamenti economici avvenuti tra l inizio del XVIII
secolo e la metà del successivo furono effettivamente rivoluzionari, poiché ad oggi non
potremmo concepire il mondo attuale senza di essi.
Spiegazioni delle basse stime di crescita del Pil pro capite del periodo 1760-1830: si
spiegano con la forte crescita della popolazione inglese (da 6 a 13 milioni di abitanti tra il
1750 e il 1850). E inoltre irrealistico immaginare un impennata nella produttività e
dell innovazione in tutti i comparti economici. I primi settori moderni crebbero a un tasso
elevato ma rappresentavano solo una piccola parte dell economia. Inoltre, il Pil non sempre
spiega ciò che sta avvenendo in termini di innovazione tecnologica, sia perché non misura
quella di prodotto e della qualità sia perché l accelerazione degli indicatori della produzione
registra uno scarto temporale anche notevole tra la prima adozione d importanti
innovazioni e i loro effetti generalizzati.
Possiamo dire che la trasformazione dell economia e della società della Gran Bretagna fu un
processo di lungo periodo. Non si trattò di un semplice mutamento industriale ma comportò
una radicale trasformazione commerciale, agricola, dei trasporti, e fu accompagnata da una
rivoluzione demografica e da un intensa urbanizzazione.

4.2 - Commercio estero, impero, mercantilismo

Una prima spinta dinamica venne dal commercio estero e dall impero. Nei due secoli
successivi al 1670, il commercio oltremare aumentò più della popolazione e della
produzione di beni e servizi.
Nel 1870 avrebbe rappresentato oltre i 3/5 del Pil. Bisogna ricordare che l Inghilterra era
un piccolo paese di 5 milioni di abitanti ma con una popolazione cresciuta del 20% nei 50
anni precedenti. Il dato è significativo perché negli stessi anni le regioni mediterranee e la
Germania persero oltre 9 milioni di abitanti a causa della peste e della guerra dei 30 anni.
Il successo inglese fu inseparabile dal predominio navale perché la logica mercantilistica
non consentiva un opzione pacifista: prima furono combattute 3 grandi guerre commerciali

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contro le Provincie Unite, prima che la minaccia francese le costrinse a allearsi.
Conseguenze:
A) Espansione notevole del bilancio statale che servì a coprire le spese militari e gli interessi
sul debito. Il debito crebbe molto ma fu sostenuto perché il paese registrò una forte crescita
demografica ed economica, e grazie all efficienza fiscale, al controllo parlamentare e a un
sistema finanziario capace di generare fiducia negli investitori.
Tutta la politica fiscale e di finanza pubblica appariva orientata a promuovere le
esportazioni e proteggere le reti commerciali seguendo tre strategie interconnesse:
1) Ottenere un surplus della bilancia commerciale per assicurare al paese le risorse
monetarie necessarie a pagare le importazioni di materie prime e beni che non esistevano
in patria;
2) Aprire nuovi mercati per accrescere l occupazione nel commercio e nell industria;
3) Stimolare l espansione della navigazione per sviluppare la flotta commerciale, la difesa
nazionale e i servizi marittimi. Gli Atti di Navigazione, inoltre, determinarono il passaggio a
un unico monopolio nazionale nell interesse generale, senza speciali privilegi: rigido
nazionalismo e protezionismo che consentiva però la concorrenza all interno del paese.
Il commercio inglese assunse un carattere intercontinentale:
A) Importava materie prime per costruzioni navali, coloranti, lini, sete, porcellane, vino,
riso, zucchero, tè, caffè, agrumi, spezie. Man mano che cresceva il settore manifatturiero
aumentarono le importazioni di materie prime. Da ricordare è anche l accoglienza di
immigrati specializzati che importarono in Inghilterra le più innovative tecniche minerarie,
metallurgiche etc;
B) Esportava soprattutto verso le colonie varietà di beni manifatturieri. Ricordiamo il
commercio di schiavi africani nelle Americhe i cui profitti furono essenziali per le ricadute
sul sistema commerciale atlantico.

4.3 - Una precoce trasformazione strutturale

Rivoluzione agricola ->


- crescita in estensione dell aratorio. Nel 700 furono privatizzati diversi milioni di acri. Le
recinzioni e l accrescimento delle dimensioni dei poderi stimolarono gli investimenti, ma
anche i campi aperti e i poderi familiari di più piccole dimensioni si mostrarono in grado di
accrescere i rendimenti per partecipare all agricoltura commerciale.
- accentuato tasso di crescita urbana, definitiva affermazione dell agricoltura commerciale,
che oramai riforniva una crescente popolazione urbana. Fu abbandonato il tradizionale
obbiettivo di favorire i consumatori adottando una nuova strategia nell interesse dei
produttori, ben rappresentati in parlamento. Per le importazioni, furono adottati dazi elevati
quando i prezzi interni dei grani erano bassi, dazi minori quando salivano. Per le
esportazioni, se la produzione nazionale di cereali era abbondante e i prezzi in ribasso, i
grani si potevano inviare all estero. Queste misure garantirono autosufficienza e buoni
profitti nelle aziende agrarie.
Gli occupati in agricoltura registrarono il calo maggiore.

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All inizio del 700, l economia inglese era molto più industriale di quanto si sia supposto
in passato, lo spostamento verso il settore secondario fu relativamente modesto. Questo ha
determinato due importanti implicazioni:
1) la percentuale di occupati nel secondario aumentò poco, mentre la produzione salì
drammaticamente; ciò fu possibile solo grazie a una forte crescita della produzione pro
capite delle attività manifatturiere;
2) se il maggior tasso di crescita degli occupati tra il 1710 e il 1817 riguardò il settore
terziario, i servizi dovrebbero occupare un posto centrale nelle discussioni sulla rivoluzione
industriale.

La rivoluzione agricola consentì di sostenere una crescita demografica che fu


eccezionalmente alta dopo il 1750, superiore a quella degli altri paesi europei. Tra il 1681 e
il 1841 la popolazione dell Inghilterra triplicò. Per la prima volta non fu accompagnata da
un aumento dei prezzi alimentari. L aumento della popolazione è stato attribuito
all aumento delle nascite, all abbassamento dell età da matrimonio e alla riduzione della
mortalità. L aumento della popolazione fu connesso alla rapida urbanizzazione che
determinò enormi problemi sociali, mancarono interventi adeguati in campo abitativo e
igienico-sanitario. Crebbero soprattutto le città industriali e i porti.
La forte crescita della popolazione britannica e l espansione delle città non sarebbero state
possibili senza la crescente disponibilità di carbone minerale a prezzi stabiliti.
La sua produzione crebbe e divenne il combustibile fossile quotidiano.
L espansione dei commerci interni fu sostenuta dalle numerose iniziative nel settore dei
trasporti che registrò una crescita di produttività paragonabile a quella delle industrie più
rivoluzionarie.
La maggior spinta all espansione venne data dall incremento del reddito nazionale.
Le iniziative imprenditoriali furono garantite dalle istituzioni, ma il mercato fu caratterizzato
dalla concorrenza.

4.4 - La rivoluzione tecnologica: fasi, settori, innovazioni

Il cambiamento davvero rivoluzionario si ebbe con la ferrovia. Attorno al 1825, prima della
ferrovia, tutti i maggior centri del paese erano collegati da strade.
La tecnologia divenne a un certo punto il motore essenziale di una crescita persistente
e irreversibile.
Possiamo suddividere la rivoluzione tecnologica in 3 fasi:
1) discontinuità dei decenni tra il 1760 e il 1820, che preparò il terreno della
trasformazione economica successiva ;
2) dopo il 1820 con numerose microinnovazioni e perfezionamenti, che determinarono un
forte abbassamento dei costi di produzione, la tessitura meccanica, miglioramenti nella
macchina a vapore, avanzamenti nella chimica;
3) dopo il 1830 le tecnologie furono applicate più diffusamente. La seconda ondata realizzò
cambiamenti non meno rivoluzionari avvalendosi di una base scientifica più solida e ampia.

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I tre settori più innovativi furono il tessile-cotoniero, quello energetico e la lavorazione del
ferro.
La più famosa invenzione fu la macchina a vapore. L associazione tra macchina a vapore e
rivoluzione industriale è naturale perché essa fu una delle invenzioni umane più
rivoluzionarie, una tecnologia che aprì opportunità senza precedenti e che fu applicata a
molteplici usi.
Il processo di innovazione non si può ridurre all abbattimento dei costi, vi sono la
moltiplicazione dei beni di consumo, l innovazione del prodotto e il miglioramento della sua
qualità. L innovazione fu un processo più ampio e pervasivo, caratterizzato da un numero di
piccole invenzioni estese a tutti i settori, in una società che manifestava una generale
propensione a innovare.
Evento centrale della rivoluzione fu l affermazione del sistema di fabbrica.
L accentramento della produzione avrebbe consentito una maggiore efficienza produttiva e
aperto un epocale mobilità sociale in cui imprenditori e innovatori avrebbero goduto dei
frutti dello spirito d intrapresa. La fabbrica ha però dato origine a un proletariato sfruttato e
senza diritti. Il lavoratore non era più in grado di determinare autonomamente i ritmi e le
quantità di lavoro, dettati dalla macchina e ciò avrebbe determinato la concentrazione in
fabbrica dei conflitti sociali.
La grande fabbrica va associata soprattutto alla seconda rivoluzione industriale. Gli storici
hanno dimostrato che le piccole imprese familiari furono predominanti.
Il desiderio di nuovi beni di consumo e l aumento medio delle ore annuali lavorate
giocarono un ruolo nell avvio dell industrializzazione britannica, ma potrebbe essere stato
molto più importante l abbassamento dei prezzi.

Alla metà dell 800 la Gran Bretagna era la prima nazione industriale. Con gli altri paesi
europei si era aperto un divario notevole nell utilizzo di materie prime come il cotone e il
carbone. Il suo primato era il risultato di oltre un secolo di leadership tecnologica ed
economica, ma essa sarebbe stata presto raggiunta dagli altri paesi europei e dagli Stati
Uniti.

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CAP.5 - PERCHÉ L EUROPA? PERCHÉ L INGHILTERRA?

5.1 - Perché l Europa? Cultura, istituzioni, incentivi

Bisogna rispondere alla domanda: perché l Europa fu la sede originaria del processo di
industrializzazione? ->
Europa: l intraprendenza, la scoperta di nuove terre, le nuove rotte tra i diversi continenti
derivano dalla necessità di ricercare mercati, materie prime, schiavi, prodotti da scambiare,
anche perché per gli stati più commercializzati le entrate pubbliche dipendevano dai dazi
doganali e dalle accise.
Cina: si considerava autosufficiente dato che la vastità dell impero consentiva di raccogliere
le entrate da decine di milioni di contadini e quindi ciò offriva meno incentivi alla
promozione di iniziative commerciali.

Europa: lo stato fiscale-militare ebbe un ruolo centrale poiché nessuna impresa


commerciale su media e lunga distanza poteva essere attuata senza la protezione militare.
Siccome il continente era frammentato in tanti stati, tale pluralismo politico determinò
relazioni concorrenziali e competitive nella lotta per i mercati e il controllo delle risorse.
Furono necessari investimenti militari e navali per difendere i propri commerci. La
tecnologia europea assunse un carattere mobile perché gli stati in competizione accolsero
volentieri stranieri, ebrei, dissidenti religiosi, mercanti e artigiani, in quanto apportatori di
capitali e competenze specializzate. La competizione tra le formazioni politiche dell Europa,
che spesso implicava l emulazione delle migliori pratiche degli stati in un sistema
concorrenziale, fu la ragione principale della successiva convergenza istituzionale: alla
fine, tra 700 e 800, le loro strutture statali divennero sempre più simili.
Nel contempo, poiché la competizione portava alla guerra, che richiedeva sempre più
denaro, il debito pubblico si ingrossò, dando un forte incentivo alle innovazioni finanziarie
e alla mobilitazione dei capitali. L indebitamento cospicuo garantito dai governi è un
fenomeno sconosciuto negli imperi asiatici, i quali intervennero di più in campo
marittimo e commerciale con politiche mercantilistiche.

Ambito della politica economica:


- nel secolo tra il 1700 e il 1850, quello cinese era uno stato debole, con politiche
governative finalizzate al mantenimento della stabilità sociale, a garantire la sussistenza
della popolazione e l ordine interno, senza alcun intervento inteso al cambiamento o a
supportare le iniziative dei mercanti impegnati nel commercio estero.
- Europa: invece, gli stati e i mercanti vivevano in una realtà caratterizzata dal desiderio di
forte competizione e crescita.

L espansione europea non fu una accumulazione primitiva basata sulla semplice


sottrazione di risorse per 2 ragioni: per primo, essa fu caratterizzata dalla volontà
sistematica di raccogliere dati geografici, scoprire nuove zone di pesca, perfezionare le

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imbarcazioni, conquistare territori e mercati, accumulare un insieme di avanzamenti
scientifici e tecnici che contribuirono in modo decisivo al primato europeo; secondo, tutto
ciò che gli europei scoprirono fu sfruttato, trasformato e valorizzato economicamente e
diede ulteriori incentivi a investimenti, commerci, innovazioni. Persino il commercio degli
schiavi, per quanto orribile e distruttivo per l Africa, ebbe obiettivi economici: aumento
della manodopera, investimenti e valorizzazione di estesi territori e materie prime e fu
proprio il contatto con l Europa a trasformare le Americhe.
- Progettazione di strumenti come telescopi, barometri, termometri, orologi. Tali progressi
furono collegati a lungo termine alla rivoluzione scientifica: le nuove scoperte astronomiche
e geografiche spinsero gli europei a mettere in discussione persino i testi e le autorità
religiose tradizionali. Il Rinascimento e la nascita del metodo scientifico sperimentale
rappresentarono gli antecedenti necessari dell Illuminismo nell epoca dell avvio della
rivoluzione industriale.

Joel Mokyr Interpretazione culturale della rivoluzione industriale come fenomeno


europeo -> la rivoluzione industriale fu avviata alla fine del 700 perché l illuminismo
manifestò un interesse straordinario per la tecnica, generando sviluppi intellettuali e pratici
che egli ha chiamato illuminismo industriale . Poiché la mentalità scientifica e i progressi
nella conoscenza utile furono fenomeni europei e rappresentarono elementi-chiave della
rivoluzione industriale, allora essa fu un fenomeno europeo, come dimostra il fatto che le
tecniche inglesi furono rapidamente assimilate e adattate e il Regno Unito fu raggiunto e
superato in un arco di tempo relativamente breve.
L interesse per la tecnica è dimostrato dalla pubblicazione di manuali riguardanti vari
settori ben prima dell Enciclopedia.
La produzione e la diffusione dei libri in Europa non aveva equivalenti nel mondo: in
Cina, dal 1644 al 1911, si raggiunsero 474 nuove edizioni all anno, mentre in Europa la
media era già di 5000 titoli nel 1600, con una crescita costante in seguito. Se in Cina la
stampa era controllata dal potere politico, in Occidente stimolò il dibattito culturale
favorendo l apertura intellettuale e orientamenti non ortodossi. Inoltre, il livello di
alfabetizzazione mostra come la popolazione in Europa in grado di leggere e scrivere, fosse
superiore rispetto a ogni altra parte del mondo.
Avrebbero contribuito all ascesa dell Europa anche le strutture familiari della sua parte
occidentale, fondata sulle famiglie nucleari, e quella trasformazione del lavoro e dei
consumi denominata rivoluzione industriosa , che possiamo definire come una crescita ad
alta intensità di lavoro.

Secondo il modello esplicativo di Jan de Vries, la crescita dei consumi si sarebbe


verificata nel periodo 1650-1850, nell Europa nord-occidentale, nelle maggiori città
continentali e nelle colonie nordamericane, mentre l Europa orientale e quella meridionale
non vi presero parte pienamente. Si sarebbe formata una classe media composta di piccoli
proprietari terrieri, coltivatori diretti, professionisti, che godeva di un tenore di vita più
elevato e accrebbe la domanda di beni di consumo.

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In breve, i cambiamenti nel comportamento delle famiglie costruirono una rivoluzione
industriosa che ebbe ricadute positive sui commerci, stimolati da nuovi consumi.

5.2 Perché - l Inghilterra? Una peculiare combinazione di fattori

Complesso di fattori materiali e immateriali:


A) Geografia della Gran Bretagna: oltre a essere protetta dalla minaccia diretta di una
potenza confinante grazie alla sua insularità, il mercato interno era molto più unificato
perché i mercanti si potevano avvalere di numerose vie fluviali navigabili, che consentivano
di raggiungere più facilmente i centri urbani e abbassare i costi di trasporto, soprattutto di
merci voluminose. La scarsità di rilievi troppo pronunciati rese poi più agevole il precoce
sviluppo dei canali e di una capillare rete di trasporti interni via acqua. Inoltre, la posizione
geografica consentì agli inglesi di cogliere l occasione offerta dall espansione dell economia
gravitante attorno al mare del Nord, e successivamente, di quella atlantica.
B) Il commercio estero fu un altra componente fondamentale della prima rivoluzione
industriale perché offrì agli inglesi terra e materie prime in quantità sempre maggiori senza
andare incontro a prezzi crescenti. Dal lato delle esportazioni, la crescita della produzione
di filati e tessuti potè continuare senza che i prezzi crollassero, poiché ci si poteva avvalere
di un mercato molto più ampio. Inoltre va sottolineato che l ascesa inglese nel commercio
internazionale fu possibile non solo grazie alla crescita commerciale, ma anche ai cannoni
della Royal Navy per la protezione del commercio estero e dei mercati conquistati con la
forza militare. Nel corso del Settecento le guerre tra Francia e Gran Bretagna portarono
importanti implicazioni nel futuro assetto dell economia internazionale. In Gran Bretagna
erano state spese somme enormi per realizzare i suoi obiettivi e accumulò un cospicuo
debito pubblico; interferì costantemente nella produzione e negli scambi, proteggendo il
commercio estero, ebbe una marina militare decisiva, sostenne numerose guerre, realizzò e
regolò efficacemente il sistema monetario e finanziario del paese. Lo stato fiscale-militare e
le politiche mercantilistiche da sole non erano condizioni sufficienti, ma nel contesto storico
dell epoca erano condizioni necessarie perché la Gran Bretagna emergesse come prima
nazione industriale.
C) Peculiare dotazione di fattori produttivi: la spinta derivò spesso dalla necessità di
sostituire fattori e risorse scarsi - legna, energia idraulica, manodopera - con altri
relativamente più a buon mercato come il carbone, energia della macchina a vapore, il
capitale, le innovazioni di processo e i macchinari che risparmiavano il lavoro. In Francia e
Germania invece esistevano grandi foreste, il carbone era scarso e costoso e sebbene la
domanda di legna fosse in crescita, la relativa scarsità rimase un fenomeno locale.
Il carbone consentì di creare una nuova economia, detta economia minerale da Tony
Wrigley, in grado di aggirare i rendimenti decrescenti del sistema energetico tradizionale,
basato sui frutti della terra o su fonti limitate.
Anche le Americhe misero a disposizione una superficie agricola aggiuntiva, che
corrispondeva a 2/3 delle aree inglesi messe a coltura, e consentirono di ottenere zucchero,
cotone e altri beni a buon mercato da terreni coltivati.

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La differenza tra la Gran Bretagna e gli altri paesi europei era evidente nei comparti
manifatturieri che impiegavano il maggior numero di addetti, quelli tessili, dove incideva
fortemente il costo del lavoro, fattore più costoso in Gran Bretagna. La grande crescita della
domanda di filati e tessuti di cotone stimolò l interesse per i macchinari labour-saving,
anche perché i salari inglesi erano i più elevati del mondo. Qui i salari erano più alti e il
costo dell energia grazie al carbone più a buon mercato rispetto agli altri paesi.
Negli altri paesi europei la situazione era diversa poiché le campagne erano meno
industrializzate, il lavoro a domicilio aveva maggiori margini di espansione e soprattutto era
a disposizione una cospicua riserva di manodopera che era ancora possibile impiegare
senza incorrere in costi crescenti.
D) Non bastavano gli incentivi economici, occorreva anche il capitale umano adeguato
e probabilmente la Gran Bretagna, rispetto agli altri paesi, aveva un numero maggiore di
specialisti: ingegneri, tecnici, scienziati in grado di adattare e perfezionare le macro e
micro-invenzioni, e accanto a essi operavano operai specializzati, formati grazie a un
sistema efficiente di apprendistato.
E) Istituzioni politiche: la rivoluzione industriale trovò un contesto favorevole grazie a un
sistema politico originale, antiassolutistico e pluralistico: un ruolo determinante è stato
assegnato al sistema parlamentare. Esso non era democratico, ma i benefici delle attività
economiche furono più ampiamente distribuiti poiché il parlamento rappresentava gruppi
che avevano una capacità più ampia di far rispettare i diritti di proprietà, limitavano e
bilanciavano il potere politico della corona e le possibile rendite di posizione di gruppi
ristretti. La Gloriosa rivoluzione del 1688-1689 guidata da un ampia coalizione d interessi,
decisa a impedire il monopolio del potere da parte di gruppi ristretti, avrebbe contribuito a
rendere il sistema politico più aperto ai bisogni degli operatori economici, rafforzando i
diritti di proprietà, perfezionando i sistemi finanziari, smantellando i monopoli sul
commercio estero e rimuovendo barrire che ostacolavano l espansione dell industria.
F) Sistema giuridico - Common law: si basava non su un corpo di leggi scritte, ma sui
precedenti delle decisioni dei giudici, un sistema che era in grado di adattarsi più
rapidamente ai cambiamenti socio-economici rispetto al sistema di tradizione romano-
germanica (Civil law).
G) Inoltre, in Gran Bretagna la distribuzione del reddito era meno diseguale ed esisteva
un classe media che nel l700 godeva di un alto tenore di vita: questa rappresentò la
principale fonte di ascesa della domanda. Ciò potrebbe aver contribuito alla
standardizzazione dei consumi, elemento indispensabile per lo sviluppo di una produzione
industriale meccanizzata capace di superare i limiti della produzione manifatturiero-
artigianale.

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CAP. 6 - UN PROCESSO INARRESTABILE

6.1 - La dinamica della conquista pacifica nell industrializzazione europea

All inizio dell 800, il cuore tecnologico della rivoluzione industriale inglese non era
sconosciuto nell Europa continentale, e anzi è stato sostenuto che la Gran Bretagna non
abbia mai detenuto il monopolio della creatività tecnologica, neppure nella prima fase
dell industrializzazione. Se l illuminismo industriale è stato un fenomeno europeo, è
comunque innegabile che i paesi europei diventino nell 800 debitori, emuli, inseguitori di
un modello inglese e della sua capacità di introdurre in modo efficiente innovazioni nel
processo industriale.
Non solo le conoscenze utili erano diffuse in Europa, ma alcune aree del continente e in
particolare quelle della fascia nordoccidentale dell Europa: dalle coste della Manica, fino
alla Francia settentrionale, il Belgio, la Renania, l Alsazia, i cantoni protestanti della
Svizzera; più a oriente parte della Sassonia, della Boemia e della Slesia; e a sud la
Lombardia, si rivelarono presto capaci di attivare produzioni manifatturiere e di inserirsi nei
circuiti di scambio internazionale esportando prodotti industriali.

S.Pollard definì la diffusione del processo di industrializzazione dall Inghilterra al


continente europeo come una conquista pacifica : una sorta di epidemia che, non
tenendo conto i confini nazionali, si diffuse per contagio in regioni contigue, sulla base di
specifici fattori locali, con esiti territorialmente non omogenei. Si tratta di un approccio in
cui l unità di analisi è la regione e non lo stato-nazione, a dimostrazione del fatto che quello
europeo del XIX secolo è stato un processo unico, all interno del quale un ruolo importante
era giocato da forze spontanee, presenti e reattive, non riconducibili al contesto politico
statuale di riferimento.
Questa prospettiva riconosceva l importanza della dimensione politico-istituzionale e
giuridica della regione stessa, quindi del contesto statuale di riferimento, ma sottolineava
come i fattori di contagio fossero riconducibili ai vantaggi derivati dalla collocazione
geografica dell area, dalle risorse naturali, e dall evoluzione storica che comportava lo
sviluppo di rilevanti capacità sociali e imprenditoriali.
I due processi - regionale e nazionale - non si escludono: nessuno nega l importanza
dell unità produttiva regionale, ma allo stesso tempo non si può non rilevare come l attività
economica sia stata determinata dagli interesse e dalle politiche nazionali.

6.2 - Le banche universali

In capo a pochi decenni il paese di riferimento in Europa diventò la Germania, che si


impegnò sulla strada dell industrializzazione puntando sui settori pesanti della metallurgia,
della chimica, della elettricità e della meccanica. Per sostenere l attività economica in
questi settori le risorse finanziarie dell imprenditore non furono più sufficienti ed è così che
entra in gioco un nuovo attore, la banca universale.

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Si presentò alla metà dell 800 come un elemento insostituibile per promuovere
l industrializzazione di un paese che si era messo in moto con qualche decennio di ritardo
sul sentiero aperto dall esperienza inglese.
Nell arco di mezzo secolo, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, la Germania era la
prima potenza industriale in Europa nei settori pesanti.
Una forte banca centrale, la Reichsbank, fondata a Berlino nel 1876, rappresentò il perno
per le operazioni delle banche universali come la Deutsche Bank o la Dresdner Bank, che
concentrarono le proprie attività nel finanziamento a lungo termine alle grandi imprese,
lasciando alle articolazioni locali del sistema bancario - banche cooperative e banche
private - le attività con le imprese di piccole e medie dimensioni, nonché gli interventi a
breve nel settore agricolo o in quello delle costruzioni.
Al ruolo attivo degli istituti di credito tedeschi gli storici economici e d impresa riconducono
l affermazione di società come Thyssen, Siemens, Aeg: tra il 1870 e il 1913 la quota del
capitale industriale tedesco in mano alle banche universali crebbe dal 6 al 20% e la metà di
questi assets era detenuta dalle cinque maggiori banche berlinesi.

6.3 - Il ruolo dello stato nei paesi ritardatari

Dopo il 1850 le condizioni per accedere allo sviluppo industriale erano via via più difficili,
sia a causa dei costi di impianti produttivi, tecnologie e macchinari dei nuovi settori traenti,
sia a causa della sempre maggiore arretratezza relativa dei paesi che decidevano di puntare
allo sviluppo industriale.

Russia zarista: si rese necessario l intervento di un attore nuovo, lo Stato, che operando
con sovvenzioni, commesse e protezioni doganali a favore di imprese e interi settori,
conseguiva risultati notevolissimi.
Alexander Gerschen-kron: nella sua analisi storica approfondiva il problema del vantaggio
relativo dei paesi arretrati in prospettiva storica, della necessaria azione strategica dei
fattori sostitutivi dell imprenditorialità individuale e del capitale privato - la banca
universale, lo stato e le finanze pubbliche - e dei potenziali squilibri prodotti dallo sforzo
necessario per trovare risorse e indirizzarle allo sviluppo, al sostegno o alla protezione
dell apparato industriale nazionale.

Giappone: E stato l unico paese asiatico che nell 800 ha reagito all industrializzazione
europea per mezzo di un iniziativa governativa - la restaurazione Meiji 1868 - che
considerava l industria e lo sviluppo economico come fondamentali per mantenere
l indipendenza politica. Lo stato giapponese investì nelle attività industriali costruendo
impianti nuovi in diversi settori, chiamando tecnici dall estero e garantendo alle imprese
sussidi e commissioni. Bisogna comunque sottolineare come per il successo dell iniziativa
dall alto fosse necessaria una risposta sociale ed economica diffusa, da parte di una
popolazione pronta ad aderire al processo di industrializzazione forzata inteso come valore
positivo nazionale. Non si trattò solo di trasformare una classe contadina in manodopera

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industriale, ma anche di mobilitare una imprenditorialità diffusa, energica e portatrice di
capitali, derivanti soprattutto dal commercio.

Italia: il modello della banca universale venne importato dalla Germania: questa rivestì un
notevole ruolo nella fase del consolidamento di una diffusa base industriale nell età
giolittiana con la formazione del triangolo - Milano, Torino, Genova - ma a livello nazionale,
fornì un supporto decisivo ai settori ad alta intensità di capitale della siderurgia e
dell elettricità.
La consapevolezza dei processi in atto a livello mondiale e la volontà di giocare un ruolo
nella politica internazionale spinsero lo stato italiano a intraprendere la scelta del
potenziamento industriale del paese nel settore strategico della siderurgia, creando una
moderna acciaieria, la Terni.
Da notare come nel 1933 il salvataggio statale coprì tutte le partecipazioni industriali delle
tre grandi banche universali. Il processo portò alla nascita dell Iri, l Istituto per la
ricostruzione industriale, con il quale lo stato italiano divenne stato imprenditore .

Egitto: 1820-1830 primo tentativo da parte di una società arretrata non occidentale di
modernizzare dall alto un economia in senso industriale. Protagonista fu Muhammad Alì,
un generale di origine albanese del sultanato di Istanbul il quale si impadronì del controllo
militare e politico dell Egitto e per autoproclamarsi padrone del paese. Questo prevedeva
massicci investimenti statali per incentivare la coltivazione della materia prima e per
impiantare stabilimenti per la lavorazione (filatura e tessitura); l arruolamento di tecnici
europei e il controllo della fase di commercializzazione attraverso monopoli statali.
PROBLEMA: i lavoratori non erano in grado di sottoporsi spontaneamente alla disciplina
dell industria. L impiego di manodopera servile diede quindi effetti disastrosi per l efficienza
dell apparato industriale. L impulso dato dall alto non venne accolto dalla società egiziana e
l iniziativa governativa di forzare l industrializzazione naufragò nell arco di quale decennio.

6.4 Industrializzazione e reattività del tessuto socioeconomico

Michael S.Smith riconduce lo sviluppo economico francese dopo la seconda guerra


mondiale alle sue radici ottocentesche: non un percorso basato su specificità nazionali, ma
una variante della diffusione del progresso industriali, tecnologico, organizzativo nelle
regioni più avanzate dell Occidente, in Europa in particolare.
Anche la Germania, paese che aveva visto in campo l azione della banca universale, si
caratterizzava in realtà per una vivace presenza di imprenditori fra i mercanti e fra gli
artigiani.
La banca mista di origine tedesca che cominciò ad operare in Italia alla fine dell 800 viene
considerata come il deus ex machina della prima industrializzazione italiana.
Perché questo attore economico si radica in Italia? Perché esisteva accanto a un
capitalismo industriale che aveva come punto di riferimento l azione dello stato, quella
società intraprendente senza la quale lo sviluppo non è possibile.

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Ricordiamo:
- Il laniere Rossi;
- Pirelli, il quale andò all estero alla ricerca di un industria nuova, che scoprì nel settore
della gomma;
- i Falck, che si rivolsero al mercato del triangolo industriale applicando tecnologie efficaci;
- accanto a questi, si collocava un imprenditoria diffusa che, soprattutto nell Italia
settentrionale e nei comparti tessili, aveva accumulato capitali.

Lo sviluppo industriale si è configurato come il risultato di impulsi esogeni e risposte


endogene: una forza dall alto e una dal basso che devono incontrarsi.
Senza l azione della banca universale e dello stato, Germania, Russia, Italia e Giappone non
avrebbero potuto conoscere quello che viene definito come il TAKE-OFF industriale; ma
senza la collaborazione di forze sociali ed economiche lo sviluppo promosso dall alto non
sarebbe stato in grado di autosostenersi.

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CAP.7 - UN NUOVO EQUILIBRIO MONDIALE

7.1 - La seconda rivoluzione industriale

Innovazioni tecnologiche, nuove configurazioni organizzative dell impresa, energia elettrica,


furono i pilastri della fase definita seconda rivoluzione industriale, che portò ad un
cambiamento degli equilibri economici mondiali. La Gran Bretagna fu sopravanzata a
fine secolo dal maggior dinamismo di Usa e Germania.

7.2 - Un nuovo protagonista: la grande impresa

La grande impresa richiese appropriati elementi giuridico-istituzionali, economici e


culturali. Furono necessari inoltre pre-requisiti relativi al trasporto. L impresa sfruttava le
nuove reti per raggiungere mercati più vasti. Ferrovie e telegrafo videro emergere un nuovo
tipo di impresa. All interno della produzione industriale si definì un significativo dualismo.
Alcuni settori non vennero toccati dalla trasformazione e mantennero assetti tradizionali.
L espansione della domanda indusse un ampliamento dimensionale, senza una diminuzione
dei costi unitari. Nei settori tipici della seconda rivoluzione invece, l espansione
dimensionale comportò una radicale riorganizzazione della fabbrica. In questo modo fu
possibile ottenere una riduzione significativa dei costi unitari al crescere dei volumi dei
prodotti, e un vantaggio incomparabile per gli impianti di maggiori dimensioni rispetto ai
piccoli. Ma era necessaria una costante coordinazione tra fornitori, produttori, distributori e
consumatori e si rese indispensabile progettare una vasta organizzazione.
L atto critico imprenditoriale nella seconda rivoluzione industriale era rappresentato dalla
creazione di una estesa gerarchia manageriale. L impresa non poteva arretrare di fronte
alla prospettiva dell integrazione verticale.
Fu indispensabile la creazione di un ufficio centrale per coordinare l intero complesso.

7.3 - Il cambiamento tecnologico: vincoli e opportunità

Le potenzialità offerte dal fascio di innovazioni poterono essere colte solo investendo in una
vasta organizzazione d impresa che non rappresentò mai un passaggio semplice o
automatico. Nei tre paesi più avanzati Uk, Usa e Germania, le opportunità della seconda
rivoluzione industriale non vennero afferrate nello stesso modo.
- Negli Usa la grande impresa manageriale, si affermò in tutti i settori interessati dallo
sviluppo tecnologico fino a diventare modello vincente da imitare per gli altri paesi.
- Anche in Inghilterra operavano aziende capaci di integrare la produzione con una
adeguata rete di marketing e quindi di competere a livello mondiale. La maggioranza delle
imprese si collocava ancora nei settori che producevano beni di largo consumo, che
richiedevano tecnologie non troppo sofisticate e minori investimenti nella produzione e
nella distribuzione. La maggiore differenza era la presenza attiva della famiglia proprietaria
nella gestione, affiancata da una limitata gerarchia manageriale.

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- In Germania la grande impresa si affermò nei settori della siderurgia, della chimica e della
meccanica pesante, settori ad alto contenuto tecnologico che richiedevano un estesa e
competente gerarchia manageriale accanto alla proprietà, ma soprattutto grandi
investimenti iniziali e di mantenimento. Emerse con grande vigore la banca universale,
soprattutto nella loro fase di esordio.

7.4 - Verso un nuovo scenario globale

A un primo esame, l industria inglese sembrò godere del vantaggio di un ampio mercato, sia
interno che internazionale. Tuttavia un analisi più attenta rivela come i mercati delle
imprese inglesi avessero caratteri scarsamente dinamici che portarono al progressivo
superamento a favore della nuova leadership americana e in Europa, tedesca.
In America le ferrovie imposero la formazione di un management specializzato e adeguato
alla grande dimensione d impresa.
Anche per l economia tedesca l impatto delle costruzioni ferroviarie fu di analoga
importanza, con l aggiunta di nuove istituzioni finanziarie.
Data l estensione e la consistenza del mercato interno americano, le esportazioni
statunitensi avevano una modesta incidenza sul reddito nazionale. Il peso del commercio
estero inglese era al contrario ben maggiore, composto però in maggioranza da prodotti
tipici della prima rivoluzione industriale. Anche per la Germania i mercati esteri
rivestivano una notevole importanza, ma la struttura delle esportazioni tedesche era diversa
da quella inglese poiché era concentrata sulle produzioni chimiche e meccaniche della
seconda rivoluzione industriale. I mercati capaci di assorbire tali prodotti erano quelli
dell Europa orientale e meridionale. Il veloce sviluppo industriale indotto dalle tecnologie
della seconda rivoluzione rappresentò in realtà una difficile sfida in tutti i paesi interessati e
mise alla prova gli atteggiamenti culturali della città, così come la capacità di sostenere le
esigenze dell industria da parte del sistema scolastico e universitario nazionale. La società
inglese mostrò notevoli resistenze all affermazione dell economia industriale più moderna.
In America accanto ai centri di alta formazione tecnica, nacquero le business school.
Il sistema inglese non fu in grado di offrire niente di simile.
La fusione della aziende, il merger movement, segnò l esito di nuove entità nazionali
capaci di gestire il cambiamento produttivo e organizzativo e dominare i mercati, anche a
livello internazionale, grazie all abbattimento dei costi unitari di produzione.
Anche in Inghilterra si realizzarono in questo periodo processi di fusione; il risultato fu la
forma della federazione di imprese le quali potevano trovare forme di cooperazione su
singole fasi del processo.
Lo scenario globale evidenziava in definitiva un mutamento di equilibri sotto la spinta dei
processi messi in moto dalla seconda rivoluzione industriale e la vicenda dell industria
inglese dopo il 1880 appare in larga parte una storia di occasioni mancate e di ritardi da
colmare. La mancata affermazione nell economia inglese del vero protagonista della
seconda industrializzazione segnò un depotenziamento economico di lunga durata della
prima nazione industriale, dopo un secolo di dominio mondiale.

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CAP.8 - IL MODELLO OCCIDENTALE E I SUOI LIMITI

8.1 - La Russia zarista

La Russia era il simbolo dell assolutismo reazionario: il livello di urbanizzazione era


limitato, la borghesia inconsistente e il potere si concentrava nella figura autocratica dello
zar. La nobiltà deteneva oltre il 90% delle terre che non appartenevano alla corona o
all industria; versava inoltre in uno stato di grande arretratezza.
L organizzazione del settore primario si basava sul latifondo, le coltivazioni erano estensive
e i sistemi di rotazione arretrati con sfavorevoli condizioni meteo-climatiche.
Tra il 1855 e il 1861 ci furono una serie di sommosse.
La modernizzazione precedette a singhiozzo, la guerra di Crimea (1853-1856) che
contrappose la Russia alle potenze occidentali, rivestì un ruolo cruciale. La caduta di
Sebastopoli palesò al mondo che la Russia non era più la potenza che aveva sconfitto
Napoleone. A Parigi, una pace umiliante impose allo zar Alessandro II una svolta.
L intervento riformatore implicava però la preservazione dell aristocrazia e la salvaguardia
degli interessi della sua base di legittimazione, la nobiltà.
Tra il 1855 e il 1861 lo zar abolì la servitù della gleba, le pene corporali e i tribunali di
casta. Parte dei terreni appartenenti alla corona vennero ceduti a piccoli lotti e a famiglie
rurali attraverso un complicato sistema di riscatto, garantito dalla comunità di villaggio. Il
sistema era congegnato in modo da limitare l espansione di manodopera.
L esito più significativo della riforma fu nella maggiore potenzialità di prelievo fiscale da
parte dello stato. Sul lungo termine però, la parcellizzazione del suolo, unita all incremento
demografico vide la popolazione passare da 74 a 132 milioni di abitanti, aggravò la
condizione contadina e il malcontento sociale. Nel 1881 lo zar venne ucciso. Alla sua morte
seguì la svolta autoritaria di Alessandro III. Dal 1893 il ministro delle finanze, riuscì ad
attrarre capitali stranieri che impressero una sostanziosa accelerazione dello sviluppo. Si
trattava di un passo obbligato: l assenza di una classe imprenditoriale e di una borghesia
locale, e la ristrettezza del mercato interno, ostacolavano qualsiasi sviluppo manifatturiero.
Nel secondo Ottocento la costruzione della rete ferroviaria trainò l espansione dell industria
mineraria e siderurgica.
Il gigantesco sforzo modernizzatore produsse esiti economici complessivi modesti. La
produzione rimase concentrata in poche aree e lo sviluppo dell industria pesante fu
quantitativamente ampio, ma qualitativamente angusto. Vennero sacrificate l industria
leggera e la produzione di beni di consumo. La produzione petrolifera russa utilizzava
metodi di estrazione e di raffinazione arretrati. La Russia era ancora un paese arretrato.

8.2 - Riformare dall alto: il Giappone imperiale

Il periodo Tokagawa rappresenta l ultimo stadio del feudalesimo Giapponese.


Politicamente il Giappone si configurava come una confederazione di circa 250 unità
semiautonome: feudalesimo centralizzato.

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Il primo passo consistette nell assicurarsi il controllo dei centri nevralgici del Giappone: Edo
(poi Tokyo), Kyoto e Osaka. Vennero poi ridistribuiti strategicamente i territori feudali. Una
legge, il buke shohatto, precisò i doveri della classe militare, l autorità imperiale venne
relegata a un ruolo religioso-sacrale e al paese venne imposto l isolazionismo. Gli
occidentali vennero espulsi al fine di preservare la popolazione dall influsso disgregante dei
valori individualistici.
Fu introdotto il sistema della residenza alternata (sankin-kothai). Ai feudatari venne
imposto di risiedere per 6 mesi all anno a Edo, dove dovevano usare le loro ricchezze per
mantenere un tenore di vita consono al proprio rango. Alla loro partenza, essi dovevano
lasciare i figli maschi. Questo modello da un lato impediva che i daimyo cumulassero
risorse utilizzabili per abbattere la dinastia regnante, dall altro consentiva di controllarli.
Sul lungo termine però, generò dinamiche opposte a quello auspicate: i trasferimenti delle
élite nella capitale portarono alla creazione di una rete di comunicazioni che omise una
rudimentale integrazione del mercato nazionale e la formazione di mercati regionali. Il
livello di monetizzazione dell economia aumentò.
Il sancii-kothai favorì indirettamente la deruralizzazione della società scale. Dalla metà del
700 le differenze salariali tra regioni avanzate e regioni arretrate del paese iniziarono a
contrarsi. L insostenibilità dei livelli di indebitamento indusse spesso i feudatari a licenziare
la nobiltà minore ex guerriera. Il paese era scosso da disordini urbani e contadini. Già dal
XVIII secolo il deterioramento del sistema mostrava che i presupposti che tenevano insieme
l edificio istituzionale s erano ormai sfilacciati. Nel 1853 il Commodoro Perry impose
l apertura dei porti giapponesi alle navi Usa, poi seguito dagli altri paesi.

8.3 - La restaurazione Meiji

La restaurazione Meiji costituisce l evento fondante dello stato moderno giapponese.


Tale denominazione sottolinea l aspetto di un rivolgimento politico che la tradizione vuole
solo formale: la base di legittimità rimase la famiglia imperiale.
La società giapponese era più vicina di quella cinese al modello europeo occidentale e
quindi più idonea a promuovere lo sviluppo del capitalismo moderno. Gli occidentali erano
più cauti nei confronti dei governi locali.
L azione dello stato si rivelò fondamentale.
Il problema di reperire capitali sufficienti a superare la dimensione manifatturiero-
artigianale dell attività economica non fu di immediata soluzione. I banchieri non erano
pronti a finanziare una novità come l industria e spesso preferirono impiegare il loro
capitale nell agricoltura o nel commercio. Il ruolo del governo nell ampliamento del capitale
fisso sociale e nell introduzione della tecnologia occidentale fu molto rilevante. Ugualmente
per la scuola e la leva universali.
Lo sforzo di modernizzazione comportò un pesante indebitamento pubblico, il governo
cedette gli stabilimenti pilota alle famiglie tradizionalmente legate al potere. La lezione
occidentale venne comunque pienamente appresa, sia in ambito manifatturiero che
finanziario. Richiedeva una moneta forte.

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L adozione dei gold standard fu un ulteriore passo per entrare nel novero dei cosiddetti
paesi civili.

8.4 - La Cina nel tardo periodo Qing

La Cina cadde sotto la dominazione della dinastia Qing nel corso del XVII secolo. Il XVIII
secolo rappresentò l apogeo della dinastia regnante e l impero crebbe dai 275 milioni nel
700 a 350 milioni nell 800 con fenomeni di inurbamento. La base dell economia rimase
l agricoltura.
Il potenziale esistente venne sfruttato, senza che la cornice sociale, culturale e economica
mutasse. L industrializzazione non costituiva una priorità in un impero multietnico che si
autorappresentava come lo stato-centro e che poneva al cuore della sua costruzione
ideologica e l etica cionfuciana e i valori quali la fragilità, la condanna del profitto e la
subordinazione di ciascuno al suo superiore naturale, in una visione antitetica a quella
giusnaturalistica occidentale. Il potere dei sovrani Qing si fondava su obbiettivi politici e
culturali e non economici.
L affacciarsi di preoccupazioni di ordine altamente economico rappresentò una reazione
alla prima globalizzazione e all imperialismo, un processo in cui l Inghilterra ebbe un ruolo
chiave. Vinta la guerra dei 7 anni e consolidato il controllo su parte del subcontinente
indiano, furono intensificati i commerci con l area asiatica. Il tè rappresentava una voce
essenziale delle importazioni britanniche. I prodotti inglesi faticavano a sfondare in una
società rurale e autoreferenziale e il cotone indiano non basta a pagare le importazioni. La
soluzione fu quella di sostituire a questo metallo l oppio, le cui esportazioni consentiva
all India di bilanciare il saldo negativo con l Inghilterra. La bilancia commerciale cinese
divenne deficitaria. Il commercio e il consumo di oppio non costituivano solo una minaccia
per la salute della popolazione, ma alimentavano localmente la corruzione ed erano causa
di disordini amministrativi. Le tensioni crebbero sino a sfociare nelle guerre dell oppio.
Questi conflitti evidenziarono la debolezza del potere centrale e alimentarono il
malcontento, che sfociò in rivolte contadine; la dinastia mantenne il potere grazie al
sostegno dei paesi occidentali interessati a difendere quanto acquisito. I trattati ineguali,
aprirono nuovi porti al commercio, mentre l imposizione di riparazioni condusse alla
perdita del potere d acquisto della moneta di rame e all impoverimento dei contadini.
Alcuni consiglieri dell imperatore suggerirono il potenziamento dell industria pesante. Il
trattato di Shimonosheki impose alla Cina nuove riparazioni e permise l apertura di nuovi
porti agli stranieri, oltre alla possibilità di insediarvi industrie.
L apertura degli scambi internazionali e l intensificazione dell emigrazione cinese nelle
Americhe e in Asia condusse alla formazione di una borghesia commerciale e di un ceto
imprenditoriale.
Anche la penetrazione economica occidentale assunse nuove forme e alla esportazione di
manufatti seguì quella di capitali.

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8.5 - L America latina

L area latino-americana è stata profondamente segnata dalla colonizzazione spagnola e


portoghese, in contrasto con L America anglosassone.
Il protrarsi dello schiavismo sino alla fine dell 800 lasciò tracce indelebili e contribuì tra
l altro a rallentare il progresso tecnico. In seguito, dopo l abolizione della schiavitù,
l espansione della domanda internazionale trainò quella delle culture di piantagione, i cash
crops. Tra il 1857 e il 1930 si stabilirono oltre 3 milioni di abitanti, l afflusso di stranieri
condusse al raddoppio della popolazione locale ogni 20 anni.
Il conseguimento dell indipendenza non innescò trasformazioni istituzionali in senso
democratico. Nel 1830 vennero create delle repubbliche nominalmente modellate sugli
schemi europei, ma incapaci di adattarsi a una realtà sociopolitica profondamente diversa.
Il vuoto di potere venne riempito da uomini forti , i caudillos, che avvalendosi di
personali formazioni paramilitari, si imposero al governo in molte zone.
Lo sviluppo economico si avviò nel tardo 800. Si specializzarono nell esportazione di
materie prime e generi primari mentre importavano manufatti.
Importante lavorazione dei prodotti alimentari, che soddisfacevano anche la domanda dei
residenti urbani.
Nel secondo 800 la realizzazione delle ferrovie, finanziate da capitali stranieri, avvenne per
collegare le miniere e le piantagioni ai porti.
Tutta l economia del continente venne plasmata alle esigenze del commercio
internazionale, mentre le èlites agrarie ne permearono la matrice sociopolitica.
La grande proprietà terriera rappresentava a sua volta un retaggio dell epoca coloniale.
La fragilità delle istituzioni politiche trovavano il suo contraltare nella forza della grande
proprietà terriera.
Gli investitori stranieri, prevalentemente inglesi, si inserirono in queste logiche
semicoloniali sfruttandole a proprio vantaggio attraverso la creazione di economie di
enclave .

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CAP.9 - LA PRIMA COLONIZZAZIONE

Nella metà del XIX secolo, il diffondersi della rivoluzione industriale accrebbe i divari tra
le regioni del continente rimodellando i rispettivi rapporti di forza trasformando i relativi
vantaggi comparati: l apertura del Canale di Suez (1869), il taglio dell istmo di Panama
(181-1914), il diffondersi della ferrovia in Europa e negli Stati Uniti, l introduzione delle
macchine agricole, la riduzione dei tempi e dei costi di trasporto, i massicci movimenti di
capitale a lungo termine e la temporanea compressione delle barriere protezionistiche resa
possibile dall adozione generalizzata della clausola della Most favored Nation (1860),
sincronizzarono le singole economie.

Tra il 1800 e il 1913 il volume del commercio mondiale aumentò di 25 volte,


concentrandosi largamente entro l area compresa tra il Nord America, l Europa occidentale,
l Australia e la Nuova Zelanda. La crescita del commerciò rinsaldò i legami internazionali e
sollecitò un nazionalismo reattivo che stimolò l industrializzazione in un ottica di
potenza. Nel contempo, la combinazione tra politiche migratorie liberali e l integrazione
delle economie nazionali portò alla formazione di un mercato del lavoro mondiale che
sollecitò flussi migratori da alcuni paesi europei, e in parte minore dall India e dalla Cina,
verso le cosiddette neo-Europe: il Sudafrica, l Australia, l America latina e in primis gli Stati
Uniti.
Tra il 1850 e 1914, 60-70 milioni di persone abbandonarono il proprio paese.
Aspetti economici: tra gli anni 50 e 90 ogni decennio fu attraversato da crisi. La teoria
classica, pur non ignorando l esistenza dei cicli economici, non li comprendeva nei propri
andamenti teorici. La costruzione degli economisti poggiava sulla Legge di Say per cui la
produzione di merci generava una domanda aggregata sufficiente per comprare quanto era
stato prodotto, il sistema economico tendeva all equilibrio e il mercato riusciva sempre ad
autocorreggersi. L evidenza empirica andava però in un altra direzione.
Clement Juglar individuò un andamento ciclico: le crisi non erano un fenomeno isolato,
ma partecipavano di un movimento in 3 fasi, precedevano la liquidazione a cui seguiva la
ripresa.
Periodicità cicli: tra i 6 e gli 8 anni. Questi cicli erano causati da un eccesso di credito.
Jevons, invece li attribuiva all attività della macchie solari.
J.Kitchin nel 1921 individuò un movimento breve, di 3 anni e mezzo. I cicli di Kitchin e
Jugar si iscrivevano in un onda secolare identificata nel 1926 da Nikolaj Kondratiev, il
quale li definì periodi cinquantennali, inizialmente collegati alla scoperta delle nuove
miniere d oro e poi al rimpiazzo e alla espansione dei beni capitali, che comprendevano fasi
di crescita e di decrescita economica.
Schumpeter: inserì nell analisi economica il credito e il progresso tecnico e giustificò le
fluttuazioni economiche con l azione del grande demiurgo del sistema economico,
l imprenditore. Egli trasformava il sistema combinando in modo nuovo fattori produttivi,
individuando nuovi mercati e adottando nuove tecnologie: i cicli economici che si
componevano di 4 fasi - ripresa, prosperità, recessione, crisi - si spiegavano grazie alla sua

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azione. Le innovazioni, discontinue, si manifestavano a grappoli, un fenomeno responsabile
del ciclo Kontratiev.

9.1 - La grande depressione e il neomercantilismo

La grande depressione costituì un esperienza nuova: tra il 1873 e il 1896 i prezzi caddero
del 22% in Gran Bretagna, e del 32% negli Usa, e in modo ineguale ma inesorabile scesero
anche negli altri paesi. Tuttavia, la crisi non derivava dalla penuria, ma dall eccesso. Non si
trattava solo dei prezzi dei manufatti, ma anche di materie prime e prodotti agricoli: seta,
grano, riso, tè.
Si iniziò a parlare di concorrenza monopolistica e ci si domandò se l obiettivo dell impresa
era ancora la massimizzazione del profitto.
F.List -> utilizza il nazionalismo per veicolare l ideologia dell industrializzazione: la
produzione manifatturiera costituiva la premessa della potenza militare e il suo sviluppo
rappresentava un imperativo. Una volta importate dall Inghilterra le tecnologie necessarie a
sviluppare l industria, il protezionismo rappresentava la via per raggiungere un first comer.
Ma proprio qui allignava l eresia, perché richiedendo un diritto di protezione a tutela
dell industria nazionale, lo stato si collocava al di sopra dell individuo, in una visione che
configurava un attacco alla concezione ricardiana. A quelle che erano state le cause della
prosperità - il liberismo e la globalizzazione - venivano ora imputati i costi umani e materiali
della deflazione.

9.2 Il gold standard e l apogeo della City

Il ventennio della grande depressione coincise con il passaggio al regime aureo dei
principali protagonisti della rivoluzione industriale e di un vasto gruppo di epigoni. Il
movimento si condensò tra il 1873 e il primo 900.
Nella prima metà del secolo, se si esclude il Portogallo - legato al Regno Unito dal trattato
di Methuen ‒ i sistemi monetari dei maggiori paesi europei si basavano su un sistema
bimetallico o sul Silver Standard. Le basi del cambiamento furono poste durante la fascia
liberista: l enorme espansione in volume e in valore degli scambi favorì l uso dell oro per i
pagamenti internazionali.
Tuttavia l adozione generalizzata del gold standard non fu immediata, in quanto da una
parte vi era la Francia con le sue mire egemoniche che sollecitarono la creazione
dell Unione monetaria latina, composta da Belgio, Francia, Italia e Svizzera; dall altra,
invece, differente ma ancora francese, era la visione di un fautore della cooperazione
monetaria internazionale, Felix Parieu, il quale ipotizzava che una moneta comune
avrebbe condotto alla creazione di un unione, un parlamento e una commissione europei.
Nel 1866 l Italia, impegnata in un faticoso processo di nation building e nella terza guerra
di indipendenza adottò il corso forzoso: il conseguente rimpatrio di titoli del debito
pubblico determinò un afflusso di argento verso la Francia e mostrò la difficoltà di unificare
sistemi monetari differenti senza coordinare le politiche economiche.

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Inoltre, la sconfitta francese di Sedan azzerò la base politica dell egemonia continentale
francese. L Unione monetaria latina si convertì quindi al gold standard. Nel 1873 la neo-
unificata Germania, approfittando delle riparazioni tedesche, adottò il gold standard e
seguirono poi i suoi vicini e partner commerciali, Danimarca,Olanda,Norvegia e Svezia.
Per quanto riguarda gli USA, decretò la sospensione della coniazione dell argento. La
resistenza opposta dai produttori di questo metallo e dagli agricoltori portò, una decina di
anni dopo, al ripristino della convertibilità e al varo dello Scherman Silver Purchase Act.
Questo provvedimento voleva far accettare a tutti coloro che erano usciti perdenti dalla
grande trasformazione economica dell ultimo quarto dell 800, la tariffa Mc Kinley a
protezione dell industria nazionale. Nel 1894 questo Act venne abolito e la scoperta di
alcune miniere d oro rese il metallo meno caro e spinse i prezzi dei prodotti agricoli verso
l alto, agevolando l accettazione del gold standard.
Occorre specificare che le nazioni aderenti avevano sistemi monetari diversi: il gold
standard pure era abbastanza raro ed erano più frequenti forme di gold Exchange standard.
Il gold standard assicurava che l equilibrio interno di un paese dipendesse da quello
con l estero. La massa monetaria era direttamente vincolata all afflusso o al deflusso di oro,
cioè al segno del saldo della bilancia delle partite correnti. Deficit ed eccedenze sarebbero
automaticamente livelli dall azione dei meccanismi di mercato e dal riallineamento dei
prezzi relativi: qualora le esportazioni fossero prevalse sulle importazioni, l oro sarebbe
affluito nel paese. I prezzi sarebbero aumentati inducendo gli attori economici e i
consumatori a preferire prodotti stranieri, consentendo il riallineamento dei ricambi.
Anche altre ragioni rendevano allettante il gold standard: rimuovendo il rischio di cambio e
impegnando i paesi aderenti a politiche fiscali e monetarie sane , esso riduceva il costo del
servizio del debito, comprimendo lo spread e premiando paesi virtuosi. Altre due
condizioni, invece, erano la cooperazione e l indipendenza delle banche centrali, che
dovevano impegnarsi nella difesa del cambio.
Il sistema crollò negli anni 30, quando la crisi impose l uso massiccio della leva monetaria
per risanare l economia, e la cooperazione tra le banche centrali, complice anche la
questione dei debiti interalleati e delle riparazioni di guerra, venne meno.

9.3 - Imperialismo

La fase coloniale rappresenta un tassello centrale della globalizzazione poiché fu grazie


ad essa che la periferia del mondo si integrò in un unico sistema. In contrasto con la
relativa esiguità del numero dei colonizzatori, le dimensioni degli imperi erano sterminate:
Il Congo, per esempio, era grande 80 volte il Belgio.
L aumento della capacità della penetrazione degli europei si accompagnava alla crescita
delle loro potenzialità offensive, resa possibile dal miglioramento delle armi, e alla superiore
resistenza delle malattie, consentita dai progressi delle medicine.
La corsa all impero assunse una dimensione strategica: le nuove conquiste furono percepite
e presentate alla massa come necessarie, inevitabili. I governi sollecitarono l orgoglio
nazionale e alimentarono metafore organicistiche che traevano ulteriore linfa dalle teorie

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evoluzionistiche di Spencer e Summer: i concetti della competizione e di selezione per la
sopravvivenza erano noti al pubblico colto, e fu agevole traslarli sui meccanismi di mercato,
suggerendo che il progresso si manifestasse attraverso il gioco aggressivo.
La rilevanza dell imperialismo non si esauriva nel suo significato economico, in quanto i
paesi che lo praticavano lo consideravano un elemento fondante dell identità nazionale.
La grande depressione fornì una giustificazione economica e teorica all espansione
coloniale.
Rispetto all età moderna, protagonisti e zone di influenza mutarono: Spagna, Portogallo e
Olanda rimasero defilati o declinarono. Alla ribalta della storia si affacciarono nuovi
protagonisti: il Belgio, il Giappone, l Italia e la Germania. Se per i paesi di recente
unificazione il colonialismo poteva costituire un attrattiva quale ideale di coronamento del
processo medesimo, il rifugiarsi dell Inghilterra sugli sterminati mercati imperiali costituì un
episodio centrale per lo snodo delle relazioni economiche internazionali del ventennio
precedente la grande guerra.
Fu grazie all impero, e soprattutto all India, che nel secondo 800 il primo paese industriale
potè chiudere a proprio vantaggio il cerchio delle transazioni economiche internazionali. La
preservazione del monopolio del commercio con le sue colonie le consentiva di estrarre
quel surplus utile per pagare il saldo delle importazioni. Fu l incapacità dell economia
inglese di cogliere la sfida della seconda rivoluzione industriale che fletté il paese sulle aree
che egemonizzava politicamente, sostenendone i costi.
J.Hobson, alla luce della guerra anglo-boera 1899-1900, lesse la conquista dei territori
come il prodotto della trasformazione della concorrenza che, evolvendo in senso
monopolistico, avrebbe infine condotto allo scontro tra gli stati.
L imperialismo era considerato il ritorno al mercantilismo.
In realtà l imperialismo ottocentesco era diverso da quello dell età del mercantilismo: i
governi allora avevano affidato la propria espansione oltremare alle compagnie privilegiate,
a cui cedevano il monopolio del commercio tra la madrepatria e i territori conquistati.
La East Indian Company era uno stato nello stato e dominava in modo assoluto l India,
spogliandone le risorse. Solo dopo il 1857 il governo britannico assunse il dominio diretto
della colonia.
Dopo la conferenza di Berlino del 1885, dove fu sancito il principio che il possesso delle
colonie fosse riconosciuto solo se essere erano realmente conquistate e organizzate
territorialmente, cominciò la corsa all Africa.
La Gran Bretagna predilesse l amministrazione indiretta, garantendo la sopravvivenza
delle istituzioni autoctone.
I francesi al contrario optarono per il governo diretto finalizzato a promuovere un
graduale processo di assimilazione culturale dei nativi, processo che li avrebbe condotti a
divenire citoyens. Ciò produsse effetti singolari: gli indigeni non potevano acquisire gli
stessi diritti dei bianchi, ma coloro che frequentavano le scuole primarie leggevano sui
sussidiari che i nostri antenati comuni erano i gialli .
Diverso fu il caso del Congo, che fu esplorato e conquistato dal giornalista americano
Henry Stanley, finanziato dal re del Belgio, Leopoldo II, determinato a costruirsi un

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dominio personale nel cuore dell Africa. Il progetto venne favorito da Bismark che lo
ritenne utile per garantire la libertà commerciale e neutralizzare le pretese di Gran
Bretagna, Francia, e Portogallo. Nacque così il Libero stato del Congo, di cui Leopoldo fu il
sovrano assoluto.

In pochi anni fu organizzata la sistematica spoliazione delle risorse con l obiettivo del
conseguimento del massimo profitto con il minimo investimento. Le modalità di gestione
del Libero stato scossero la coscienza delle élite europee, infatti le modalità di gestione
del Libero stato, rappresentavano l antitesi dell ideologia che avrebbe dovuto ispirare la
missione civilizzatrice del colonialismo occidentale. Per reazione, sorse un movimento
internazionale di opinione pubblica che costrinse il re a cedere il proprio dominio al
Belgio nel 1908.

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CAP.10 - LA GRANDE GUERRA : LA FINE DI UN MONDO

10.1 - L interpretazione della guerra: discontinuità e rivoluzione sociale

La prima guerra mondiale pose fine a un periodo di pace e di progresso pressoché


ininterrotto dal 1870. Il conflitto indebolì l Europa, che perse definitivamente il suo
primato politico e economico. Il commercio internazionale fu gravemente danneggiato e il
sistema monetario internazionale cessò di regolare i rapporti tra le valute.
Il conflitto modificò la politica, la società, la cultura e l economia e sancì il tramonto del
positivismo e dell individualismo liberale. Si affermò una nuova concezione collettivista
dello stato che garantiva nuovi diritti per i propri cittadini.
Lo stato dilatò ampiamente le proprie prerogative di intervento, vigilanza controllo non solo
in campo economico, ma anche in ambito sociale.
La Costituzione della Repubblica di Weimar nel 1919, costituì l archetipo di un modo
originale di concepire la comunità nazionale e rappresentò un modello ideale a cui tendere
nelle nuove democrazie del XX secolo. Fondava un diverso spirito nel concepire le relazioni
tra i cittadini e lo stato, attribuiva a quest ultimo la responsabilità di garantire ai primi il
soddisfacimento dei bisogni primari essenziali, ridisegnava le connessioni tra i diritti
collettivi e quelli individuali, sublimava la dignità del lavoro, rivoluzionava a beneficio della
comunità i rapporti tra capitale e lavoro. La proprietà era garantita, ma il suo utilizzo
doveva volgersi al bene comune. Ogni cittadino aveva il dovere morale di impegnare le
proprie energie utilmente per la collettività. A ciascun tedesco doveva essere assicurato il
sostentamento mediante il lavoro, ma quando questo non era possibile, l onere doveva
essere garantito dalla pubblica amministrazione. Aveva anche la facoltà di nazionalizzare le
imprese e godeva del diritto di pianificare la produzione, la distribuzione e l utilizzo delle
merci.
La nuova economia era disegnata in modo ancora più radicale nella Costituzione
elaborata a Fiume nel 1920. La Carta del Carnaro, ispirata da Gabriele D Annunzio, e
scritta dal sindacalista Alceste De Ambris, proclamava la Libera Città di Fiume una
democrazia diretta ; questa, garantiva il diritto all istruzione primaria, al lavoro
compensato con un salario minimo adeguato al costo della vita, all assistenza in caso di
malattia e disoccupazione nonché alla pensione. La repubblica considerava la proprietà
come una funzione sociale. Lo stato riconosceva il diritto di cittadinanza esclusivamente a
coloro che concorrevano alla prosperità materiale e allo sviluppo civile della nazione.
L inflazione e il declassamento sociale erosero la credibilità e il consenso dei partiti
borghesi e crollò la fiducia nei sistemi parlamentari e nella loro capacità di gestire in
maniera efficace la crisi. I combattenti reclamarono il riconoscimento economico e sociale
che li compensasse degli anni passati al fronte, ma nella crisi postbellica i governi non
furono in grado di rispettare le promesse che era state fatte durante la guerra. Le ideologie
contrapposte generarono un clima di vera e propria guerra civile all interno dei paesi,
accentuata dall assuefazione alla violenza assorbita durante il conflitto.

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10.2 - La guerra totale: pianificazione e mobilitazione industriale

L opinione condivisa era che la guerra sarebbe stata breve, e anche le valutazioni degli
economisti escludevano che gli stati potessero reperire le risorse materiali e i capitali per
fronteggiare un conflitto moderno di lungo periodo.
Per fronteggiare le colossali esigenze degli eserciti i governi e gli alti comandi militari
dovettero organizzare un sistema per il reperimento delle materie prime, la pianificazione
della produzione bellica e il razionamento degli approvvigionamenti alimentari.
Questa necessità era più importante per la Germania, che non disponeva delle risorse degli
imperi coloniali come la Francia e la Gran Bretagna. Già nel 1914 aveva esaurito le
munizioni. Le potenze dell Intesa avevano posto un blocco economico per impedire i suoi
rapporti commerciali con i paesi neutrali. L impero tedesco soffrì costantemente la
mancanza di risorse alimentari e a farne le spese fu soprattutto la popolazione civile.
La Germania reagì al blocco impiegando i sommergibili per indebolire la Gran Bretagna,
inaugurando la guerra subacquea indiscriminata.
La crisi fu superata grazie all utilizzo del sistema dei convogli scortati e all incremento delle
costruzioni navali. Fu centralizzata la gestione della marina mercantile, razionate e ridotto
le importazioni, mentre fu incrementata la produzione interna di prodotti agricoli. L evento
decisivo fu la dichiarazione di guerra degli Usa. I capi tedeschi avevano sottovalutato la
capacità di resistenza di una moderna nazione industriale. Ma anche gli alleati
sopravvalutarono gli effetti del blocco economico. Anche se la capacità produttiva
industriale e quella di sostentamento alimentare degli imperi centrali furono sempre
precarie e sull orlo di una crisi, essi furono in grado di mantenere inalterata la propria
potenzialità bellica fino all autunno 1918. Il rifornimento delle materie prime costituiva un
aspetto delicato della produzione bellica tedesca. Esso fu il primo settore a essere
sottoposto al controllo statale.
Fino al 1915 l efficienza della produzione bellica consentì di aumentare costantemente la
produttività e garantì un adeguato rifornimento di armi e munizioni al fronte, mantenendo
una minima superiorità sugli alleati dell Intesa. Ma la mobilitazione economica intrapresa
dalla Gran Bretagna ribaltò la situazione.
L obbiettivo del piano Hinderburg era il raddoppio della produzione industriale, in
particolare, il potenziamento di quella orientata agli armamenti. Fu quindi centralizzato
tutto il sistema degli organi che sovrintendevano alle fabbricazioni belliche.
Per sostituire la manodopera maschile il Piano sollecitò la mobilitazione totale al lavoro
delle donne, minorenni, invalidi e avviò un processo di concentrazione industriale per
eliminare inefficienze e sprechi.
Il programma di mobilitazione industriale aveva imposto all apparato produttivo tedesco
obbiettivi troppo ambiziosi, che non furono soddisfatti.
La Gran Bretagna era del tutto impreparata a sostenere un conflitto di lungo periodo. La
tradizione liberale scoraggiava l intromissione dello stato nell economia, ma presto le
esigenze degli eserciti al fronte imposero misure interventiste: fu varato il Defence of the
Realm Act, che attribuiva al governo la facoltà di impartire disposizioni alle industrie

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belliche e controllare gli operai. L occupazione tedesca delle regioni settentrionali privò la
Francia di materie prime e industrie. La fabbricazione di armi e munizioni era affidata agli
arsenali statali, ma questi si rilevarono presto insufficienti a coprire le esigenze dell esercito
e fu necessario integrarne la produzione con quella delle imprese private. L economia
bellica fu organizzata in gruppi regionali e in consorzi, ma rimase sostanzialmente affidata
ai privati.
Nel 1915 l Italia entrò in guerra e fu costituito il sottosegretariato per le Armi e le
munizioni. Fu organizzato il sistema della mobilitazione industriale. Per la produzione
bellica furono individuati gli stabilimenti ausiliari a cui erano assegnate prioritariamente
commesse, energia e materie prime.
In Russia, la produzione di armamenti restò sensibilmente inferiore alla necessità,
risentendo dei limiti della capacità produttiva, della scarsezza di operai specializzati e della
carenza delle comunicazioni. Inoltre l occupazione della Polonia e delle regioni del Baltico
privò il paese di impianti e giacimenti minerari.
La produzione bellica Usa fu coordinata dal luglio 1917 dal War Industries Board, che
assunse il compito di organizzare i rifornimenti per l esercito, la marina e gli alleati, nonché
di pianificare la produzione industriale sulla base delle priorità strategiche.
La guerra stimolò la crescita dell industria pesante, siderurgica, chimica e meccanica e del
settore estrattivo, favorendo concentrazioni e razionalizzazioni delle imprese, generando la
crescita delle dimensioni degli impianti. Il conflitto incentivò il progresso tecnologico in tutti
i comparti coinvolti nelle commesse belliche. La motorizzazione delle forze armate
promosse l industria automobilistica. L industria chimica crebbe grazie alla produzione degli
esplosivi e dei gas asfissianti. Nel dopoguerra le innovazioni sperimentate durante la guerra
contribuirono alla nascita dell aviazione commerciale.
La guerra dissolse il sistema monetario internazionale basato sul gold standard perché le
banche centrali dei paesi coinvolti sospesero la convertibilità aurea. Gli Usa formalmente lo
mantennero intatto, ma dopo l entrata nel conflitto introdussero alcune limitazioni sui
pagamenti in oro e concessero alle banche la facoltà di elevare l emissione di banconote in
rapporto alle riserve metalliche. Per l Intesa il problema monetario fu di sostenere la parità
della sterlina con il dollaro, dato che la valuta inglese supportava quella di altri paesi
alleati, ma fu difficile poiché dal 1915 la Gran Bretagna cedette i suoi investimenti all esteri
e accumulò ulteriori debiti. Solo l entrata in guerra degli Usa risolse la questione valutaria
perché fu direttamente il Tesoro americano a concedere i crediti richiesti in dollari.
Ritenendo che la guerra sarebbe stata breve, tutti i contendenti sottovalutarono il suo
finanziamento. Dopo l ingresso nel conflitto, gli Usa divennero i principali prestatori
dell Intesa.
Nel dopoguerra gli alleati chiesero agli Usa di cancellare i debiti o di compensarli con le
riparazioni tedesche ma la nuova amministrazione repubblicana fu irremovibile.
La questione dei debiti di guerra danneggiò le relazioni internazionali e non fu secondaria
nell ostacolare il ritorno all equilibrio dell epoca prebellica. Lo spostamento del baricentro
economico-finanziario mondiale da Londra a NY avrebbe imposto che gli Usa assumessero
su di sé il ruolo di perno del sistema multilaterale. Gli Usa invece praticavano una politica

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protezionistica, più sensibile alle esigenze del mercato interno. I loro investimenti erano
esigui e prevalentemente a breve termine. Questo scenario impedì che si potesse ripristinare
l equilibrio di prima della guerra sia per quanto concerneva la bilancia dei pagamenti dei
singoli paesi, sia per i meccanismi del gold standard.
La spirale inflazionistica fu più elevata negli imperi centrali e raggiunse livelli abnormi nel
dopoguerra dopo che furono smantellati i controlli indotti durante il conflitto.
Tutti i governi pensavano di sistemare i propri conti rivalendosi sulle risorse confiscate agli
sconfitti dopo la vittoria.
Il trattato di Veirsailles nel 1919 dimostrò l incapacità di trovare soluzioni condivise per
ricostruire un equilibrio europeo tra vinti e vincitori. La pace punitiva, rese impossibile il
ritorno al vecchio sistema e alla cooperazione tra gli stati.

10.3 - Le conseguenze geopolitiche e economiche della guerra

I trattati di pace sancirono la dissoluzione degli imperi e la nascita di nuovi paesi


indipendenti i cui confini, avrebbero dovuto rispettare il principi di nazionalità e
autodeterminazione previsti dai 14 punti di Wilson ma non sempre questo avvenne. I
sistemi economici integrati degli imperi centrai uscirono dalla guerra disarticolati. Per
sopravvivere i governi rafforzarono il protezionismo doganale e/o svalutarono la moneta per
rendere più competitive le proprie esportazioni, ma queste politiche economiche frenavano
lo sviluppo del commercio europeo.
La rivoluzione bolscevica e la lunga guerra civile che ne seguì comportarono l uscita
della Russia dai circuiti dell economia internazionale.
Ai termini della guerra si registrò lo spostamento del baricentro economico mondiale
dall Europa al Nord America.
La Gran Bretagna perse il primato degli investimenti esteri, mentre gli Usa risultarono
creditori. La borsa di New York venne il più importante mercato finanziario del globo.
Altrettanto elevata fu la crescita delle esportazioni USA.
In America latina, Africa e Asia vi fu una crescita della produzione agricola e di materie
prime trainate dalla domanda dell Intesa.
Le esportazioni giapponesi crebbero a dismisura sui mercati asiatici e dell oceano indiano,
giungendo a sostituire quelle inglesi persino in Africa orientale.

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CAP.11 - IL DOPOGUERRA: L ETÀ DELL INSICUREZZA

11.1 - Il difficile ripristino del sistema monetario internazionale

Nel 1919 alcuni paesi vissero una fase di crescita.


Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, e Giappone registrarono il boom più elevato
determinato dall aumento della domanda, compresa durante la guerra, e dai capitali
accumulati nel corso del conflitto.
Già l anno seguente subentrò la recessione: l infrazione e il costante deprezzamento del
cambio indirizzarono molti paesi ad adottare politiche di austerità che accentuarono la
caduta. Durante quella breve fase di espansione si era erroneamente ritenuto che la
conversione dell economia bellica a quella di pace sarebbe stata più breve e più facile. Nei
circoli politici maturava l idea che per ripristinare l equilibrio dell economia mondiale fosse
sufficiente ritornare al più presto al gold standard.
In realtà non era il sistema aureo ad aver generato la stabilità dell anteguerra, ma il vero e
proprio contrario: il suo funzionamento ottimale derivava dalla situazione economia e
sociale delle belle èpoque.
La sterlina, che era stata la valuta di scambio di contrattazioni internazionali, scontava il
fatto che la Gran Bretagna aveva perso il primato finanziario a favore degli Stati Uniti,
inoltre la Russia era isolata e la Germania doveva pagare le riparazioni. Solo l America
avrebbe potuto reagire al sistema.
Inoltre, erano cambiate le condizioni politiche e sociali in quanto la classe operaia aveva
guadagnato ovunque maggiore forza contrattuale e questo frenò la possibilità di agire sulla
flessibilità e sul costo del lavoro.
L estensione del diritto di voto, l aumento dei consensi ai socialdemocratici e la nascita di
partiti comunisti europei radicalizzarono la competizione politica. I governi, spesso
composti da coalizioni eterogenee come in Francia, Germania e Italia, privilegiarono la
tenuta dell occupazione e l espansione economica. In questo senso gli operatori finanziari
internazionali non erano più sicuri, come in passato, che ad una svalutazione della moneta
le autorità rispondessero alzando i tassi di interesse e avviando politiche di austerità.
Per ripristinare la convertibilità vi erano due possibilità: ritornare alla parità del periodo
pre-bellico oppure riallinearla alle nuove condizioni.
Entro il 1927 la maggior parte dei paesi torno al gold standard. Ove l inflazione era stata
meno elevata si ripristinò la convertibilità senza ricorrere a vere e proprio riforme ma
semplicemente svalutando la moneta e riducendo la parità aurea per assecondare i
cambiamenti economici incorsi dopo il conflitto ‒ Belgio, Francia e Italia.
Negli stati in cui l aumento dei prezzi era stato più elevato si tornò allo stesso valore
dell anteguerra ‒ Svezia, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna.
I casi emblematici delle diverse modalità di rientro furono la Francia e la Gran Bretagna.

La Gran Bretagna tornò al gold standard nel 1925 adottando la parità pre-bellica perché il
governo conservatore di Londra tornasse a essere il centro finanziario mondiale.

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La banca centrale americana assecondò la manovra riducendo il proprio tasso di interesse
per favorire l afflusso dei capitali attraverso la capitale britannica. Il governo inglese adottò
una rigida politica di contenimento della spesa pubblica mentre la Banca di Inghilterra
ridusse il credito. L economia entrò in recessione: si contrassero investimenti e aumentò la
disoccupazione, in più a causa della sterlina sopravvalutata crollarono le esportazioni.
La crisi colpì gravemente l industria carbonifera: i proprietari programmarono tagli ai salari
e aumenti degli orari di lavoro.
Il governo presieduto da Stanley Baldwin auspicò che i minatori accettassero le condizione
imposte per il bene del paese. Dopo il fallimento delle trattative le Trade Unions
proclamarono lo sciopero, il più grande nella storia della Gran Bretagna, che lacerò la
nazione ma fallì i suoi obiettivi.

La Francia invece aveva subito ingenti danni di guerra nelle regioni settentrionali ed era
fortemente indebitata sia con la Gran Bretagna che con gli Stati Uniti. Si finanziò tramite la
Banca centrale e l emissione di titoli di stato incrementando l inflazione ma stimolando
investimenti nel settore industriale che si modernizzò e fu più competitivo nei mercati
esteri.
A causa della frammentazione politica e del sistema elettorale proporzionale, le
maggioranze in parlamento erano instabili e litigiose.
Nel 1926 Poincarè tornò al governo assumendo anche la responsabilità del ministero delle
Finanze: annullò qualsiasi progetto ti tassare i grandi patrimoni, diminuì la spesa totale ed
elevò imposte indirette. In questo modo i capitali esportanti clandestinamente all estero
rientrarono in patria e il franco si stabilizzò. In quegli anni la Francia accettò un ritorno alla
convertibilità aurea a una parità compatibile con le trasformazioni determinate dalla guerra.
Vediamo come i meccanismi automatici teorizzati nell anteguerra di aggiustamento delle
valute non portano la situazione in equilibrio: se la Gran Bretagna aveva una moneta
debole e registrava una bilancia dei pagamenti costantemente negativa, la Francia con una
moneta forte manteneva sempre il saldo attivo.
Un nuovo elemento di fragilità del sistema era che la disponibilità auree mondiali erano
limitate. Per ovviare a questa penuria si escogitò il gold Exchange standard e cioè la
possibilità di detenere come riserve i crediti a breve termine in valute come dollaro e la
sterlina. Anche qui però abbiamo dei problemi in quanto ciò poneva a rischio la Gb con la
sua bilancia di pagamento negativa, scarse riserve auree e le passività più elevate.
Il problema più grave era la quasi totale mancanza di cooperazione tra i governi e le
banche centrali dei vari paesi che privilegiavano gli interessi nazionali tenendo alti i tassi di
interesse e restringendo il credito.
Gli Stati Uniti, i maggiori detentori di oro nel mondo avrebbero dovuto esportare
importanti capitali all estero per garantire fluidità al sistema dei pagamenti internazionali.
Tuttavia, anche se il volume degli investimenti fu elevato, la loro distribuzione fu
discontinua e una parte consistente del totale era a breve termine.

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11.2 - L iperinflazione tedesca

Al termine della guerra il valore del marco era un decimo di quello dell anteguerra.
All inizio del 1922 era sceso e valeva circa lo 0.2% ma nel 1923 precipitò a meno di un
trilione di volte. La crisi fu accelerata dall occupazione franco-belga del bacino della Ruhr e
in pieno caos economico, il governo della Repubblica di Weimar finanziò la resistenza
passiva delle maestranze incrementando l emissione di carta moneta per pagare i salari e gli
stipendi degli operai e impiegati.
Nel 1923 mentre la crisi toccava l apice con il tentativo insurrezionale di Hitler, il governo
tedesco procedette a stabilizzare la moneta: Rentenmark, il cui valore fu assicurato da un
prestito internazionale garantito da attività reali come la terra, gli immobili e gli impianti e
ne fu limitata l emissione a 2.4000 miliardi di marchi. Furono varate leggi fiscali più
rigorose e a seguito del piano Dawes si riconobbe che la Germania non avrebbe mai potuto
saldare i proprio debiti se non fosse stata messa nelle condizione di farlo. Fu ridotta l entità
delle rate annuali delle riparazioni e ne fu prolungata nel tempo la scadenza, mentre fu
concesso un grande prestito internazionale al governo tedesco, che si impegnò a rispettare
vincoli più rigidi per la spesa pubblica.
Così la Germania tornò alla convertibilità aurea e la nuova moneta fu il Reichsmark che
ebbe il medesimo valore del precedente marco-oro. Inoltre nel 1925 furono firmati gli
accordi di Locarno che alleggerirono le tensioni tra Germania e Francia.

SPIEGAZIONI IPERINFLAZIONE:
In mancanza di un analisi condivisa del fenomeno resta il dubbio che le autorità politiche
tedesche, a qualunque colore politico appartenessero, non potessero agire diversamente
strette com erano nella morsa delle riparazioni, della crisi economica e dei tentativi eversivi
dei movimenti radicali di Destra e Sinistra.
La breve euforia del 1920-1921, grazie al deprezzamento del marco, aumentarono le
esportazioni, illuse i tedeschi di essere usciti dalla penuria degli anni del conflitto.
Un intera generazione con l iperinflazione avrebbe prescisso da ogni senso morale,
barattando qualche anno dopo qualsiasi atteggiamento razionale con l accettazione dei miti
lanciati da Hitler, pur di risorgere come nazione. Pertanto, anche l iperinflazione avrebbe
generato un nichilismo diffuso e facilitato i ceti sociali in tutte le generazioni, nonché
l adesione alla politica antisemita dei nazisti.

11.3 - L espansione economica negli anni Venti

Dopo la recessione del 1921, la produzione industriale ripartì: alcuni paesi realizzarono
delle progressioni eccezionali come gli Stati Uniti, il Giappone, e i Dominion britannici
mentre quelli dell Europa orientale e centrale furono molto più lenti nel ritornare ai valori
dell anteguerra.
Dopo il 1925 e fino al 1928 la fase espansiva fu robusta e coinvolse in misura maggiore
l Europa anche se comunque non fu omogenea - 20% nella produzione industriale, 10% nel
settore primario.
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Settori trainanti della crescita:
- Innovazioni tecnologiche, che consentirono di elevare la produttività nonostante la
diminuzione delle ore di lavoro giornaliere;
- Innovazioni come elettricità e automobile, settore chimico, nascita imprese multinazionali
e strategie di marketing e campagne di produzione pubblicitaria;
- Biciclette e macchine per cucire;
- Diffusione della radio usate nei regimi totalitari come diffusione per la propaganda;
- Nascita industria entertainment, sale cinematografiche e nascita grandi imprese di
produzione americane di Hollywood;
- Industrie produzione discografica;
- Editoria;
- Eventi sportivi come eventi commerciali;
- Aumento viaggi all estero e incremento crociere nautiche.

A differenza degli USA, in Europa la disoccupazione si mantenne più elevata rispetto


all anteguerra a causa della crescita della capacità produttiva generata dal conflitto e
dall industrializzazione negli altri continenti. Dopo il boom registrato durante la guerra e
negli anni immediatamente successivi, i prezzi del settore agricolo calarono
progressivamente. Il settore primario ricordiamo che costituiva la principale fonte del
reddito di quasi tutti i paesi del mondo e la loro economia era asservita in misura quasi
esclusiva al volume delle esportazioni nei paesi industrializzati. Il rischio era che in una fase
già declinante die prezzi dei prodotti alimentari una bruca contrazione della richiesta di
merci destinate alla lavorazione industriale e dei minerali, generasse una forte contrazione
del reddito nazionale, e quindi dei consumi e della capacità di importare manufatti dai
paesi avanzati.
Gli storici sono propensi a ritenere che il calo dei prezzi sia stato determinato dalla debole
crescita della domande piuttosto che da un eccesso di offerta.
Dopo il 1925, se l Europa stava lentamente recuperando le perdite della guerra, gli Usa
vissero un periodo di boom senza precedenti: incremento 43% del prodotto interno lordo,
aumento 45% della produzione industriale e aumento produttività del 5,3% annuo nel
decennio 1919-1929.
Gli Stati Uniti incrementarono le loro esportazioni finanziate dai flussi di capitalo irradiati
nel resto del mondo, registrando attivi nella bilancia commerciale.
- Espansione edilizia residenziale, crescita dei beni strumentali e di quelli di consumo
durevoli.
- i costi si abbassano grazie alle economie di scala e all aumento di produttività e diffusione
distribuzione commerciale consentendo alla imprese di incrementare i profitti senza elevare
i prezzi.
- Separazione tra proprietà e management
- Possibilità di pagare a rate gli acquisti grazie anche all aumento di salari e alla diffusione
del credito da consumo garantivano volumi di vendite tali da remunerare gli investimenti

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delle aziende, le quali potevano reimpiegare una parte cospicua dei profitti nella ricerca e
nello sviluppo - boom.

Nel 1929 l economia americana rallentò: diseguaglianza dei redditi della società usa
frenava un ulteriore aumento dei consumi, il settore agricolo scontava redditi calanti e un
forte indebitamento. Solo il mercato finanziario sembrò proseguire la propria corsa anche
tra il 1928 e inizio 1929 vi erano segnali che la bolla era prossima a scoppiare.
Fine 1929: crollo della borsa americana.

11.4 - Unione Sovietica

1922: Proclamazione URSS.


Situazione economica tragica:
- Produzione industriale era il 12% rispetto all anteguerra, quella di ferro e ghisa crollata al
2,5%;
- Creazione di un organo centralizzato per la pianificazione che fu inefficace;
- Nazionalizzazione imprese incompleta;
- Il Rublo aveva perso ogni valore;
- Requisizioni operate dall Armata Rossa ai danni dei contadini li avevano disincentivati a
coltivare la terra e avevano generato centinaia di rivolte nelle campagne;
- 1921: una terribile carestia nel basso volga aggravò una situazione già insostenibile;
- 1920: rivolta che indusse il governo sovietico a modificare la propria politica economica:
sorse un comitato provvisorio che reclamò la libertà di espressione, l indizione di nuove
elezioni, razionamento alimentare più abbondante ed equo, fine requisizioni armate,
possibilità per artigiani e contadini che non impiegavano lavoratori salariati di operare
autonomamente.
La repressione fu feroce: uccisi a migliaia e i pochi sopravvissuti deportati nei campi di
concentramento gestiti dalla polizia politica - Ceka.
- Nuova politica economica (NEP - Lenin) 1921: l imposta in natura sostituì l obbligo di
conferire allo stato la quasi totalità del raccolto, libertà del commercio interno accordata e i
contadini poterono vendere le loro eccedenze sul mercato, autorizzata la creazione di
piccole imprese e furono privatizzate quello che impiegavano meno di 21 addetti, in cambio
del trasferimento allo stato di una parte della produzione complessiva.
Obiettivo: realizzare un circolo virtuoso tra agricoltura e industria in quanto la crescita di
produttività della prima avrebbe dovuto assicurare sia il sostentamento alimentare delle
popolazioni nei centri urbani sia la costituzione di eccedenze; queste, destinate
all esportazione, avrebbero permesso l accantonamento di risorse valutarie che sarebbero
servite per acquistare tecnologia e accumulare capitali al fine di stimolare la ripresa delle
gradi imprese, le quali, a loro volta avrebbero prodotto beni per il mercato interno,
macchinari, strumenti, e sostanze chimiche per il settore primario.
La Nep fu concepita anche come tregua dopo i duri anni della guerra civile: doveva cercare
di attrarre i tecnici borghesi e stimolarne il consenso verso il governo e il partito.

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Tuttavia non conseguì gli obiettivi economici più ambiziosi.

Problemi:
- Produzione cerealicola inferiore a quella dell anteguerra;
- Approvvigionamento della città ostacolato dai bassi prezzi imposti dallo stato e dal fato
che l industria non produceva beni attraenti per i conta andini o li commerciava a costi
troppo elevati;
- Limitò anche gli investimenti in alcuni settori strategici come quelli delle infrastrutture e
degli armamenti - Vedi però trattato di Rapallo con URSS;
- Incompatibile con il modello dell economia di guerra tipica dei regimi totalitari
caratterizzato da una rigida pianificazione centralizzata e a da una netta sperequazione a
favore degli investimenti nell industria pesante e negli armamenti rispetto alla produzione di
beni di consumo di massa;
- 1928, dopo la morte di Lenin e dopo che Stalin prese il potere del partito, denunciò
l insufficienza della Nep e proclamò la necessità di pianificare tappe dello sviluppo
economico dell URSS, avviando la collettivizzazione agraria e l industrializzazione forzata.

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CAP.12 - LA CRISI DEL CAPITALISMO

12.1 - Il crash di Wall Street

Il crollo di Wall Street determinò la recessione mondiale. Il crack segnò l inizio della
crisi economica, ma non ne costituì la causa più importante. La crisi finanziaria si riverberò
rapidamente sull economia reale, generando una spirale deflazionistica. Il mondo della
produzione entrò nella depressione: a sua volta la sovrapproduzione generò
contemporaneamente il calo del valore delle merci, degli stock e degli investimenti;
crebbero i fallimenti e si moltiplicarono i licenziamenti; aumentò la disoccupazione e
crollarono i consumi e la domanda si ridusse ancora. Il mantenimento della convertibilità
aurea impose una politica monetaria restrittiva che inasprì la crisi della liquidità.
La crisi borsistica si propagò al mercato del credito che iniziò a rarefarsi, i prezzi
crollarono e iniziò la deflazione da debito. La recessione si estese all economia reale,
generando la caduta degli investimenti, dell occupazione e dei consumi.

12.2 - La depressione

Il ritiro dei capitali dalla borsa di New York da parte degli investitori esteri, generò perdite
colossali per gli investitori singolarmente. Tutti bloccarono i propri impieghi di capitale. Le
società che si avvalevano della borsa per le contrattazioni di azioni e obbligazioni si
tuffarono in una frenetica corsa verso la liquidità, cercando di chiudere le proprie
esposizioni e di ridurre i costi. Vertiginosa fu la discesa dei prezzi e delle importazioni.
Le importazioni dall estero si contrassero di oltre il 20%, danneggiando le economie di altri
paesi.
La deflazione crebbe rapidamente in due fasi:
- dal crollo del mercato borsistico alla contrazione della produzione manifatturiera con la
conseguente riduzione delle scorte;
- dai corsi dei titoli a quelli delle merci e al calo del valore delle importazioni.

Nel 1930 il Senato Usa approvò definitivamente la legge Smoot-Hawley che rafforzò le
tariffe doganali sulle importazioni. Si innescò immediatamente un meccanismo di ritorsioni
commerciali da parte degli altri paesi che acuì il crollo degli scambi internazionali. Anche la
Gb abbandonò il liberismo e privilegiò il commercio con il proprio impero adottando una
tariffa preferenziale per i Dominion e le colonie. L iperprotezionismo degli Usa, chiudendo
il mercato interno al resto del mondo, generò un meccanismo di reazione: i paesi produttori
di materie prime e prodotti agricoli registrato una elevata contrazione delle proprie
esportazioni e ridussero gli acquisti degli stati industriali. Anche il commercio estero
americano si ridusse rapidamente. Ovunque gli scambi, i redditi e i consumi virarono verso
il basso.
I paesi denominati come il blocco d oro mantennero la convertibilità aurea, ma per
fronteggiare il crollo delle esportazioni inasprirono i dazi e instaurarono un severo regime

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di controllo dei cambi e dei movimenti capitali per ostacolare la fuoriuscita dell oro. Il
protezionismo sancì il declino del commercio internazionale e inaugurò una fase in cui gli
stati regolavano le relazioni reciproche con accordi bilaterali di clearing, compensando le
merci in entrata e in uscita per evitare esborsi valutari.
Il sistema economico mondiale era inevitabilmente indirizzato verso l instabilità, salvo
che una potenza mondiale avviasse politiche tali da consolidarne i meccanismi. La
mancanza di un prestatore di ultima istanza globale, determinò l estensione, profondità e
durata della depressione mondiale.
Il problema più grave fu la disoccupazione, in mancanza di sussidi pubblici.
Roosevelt di fronte alle dimensioni della povertà innalzò le imposte sui redditi più alti e
istituì un comitato per fronteggiare l emergenza.

L altro fattore che aggravò la deflazione fu la fedeltà al sistema aureo: il timore


dell inflazione e la volontà di mantenere una moneta solida da difendere per il prestigio
nazionale rafforzarono le istanze verso il pareggio del bilancio.
Fu solo nel 1931 che Hoover provò a reagire, decise unilateralmente di concedere una
moratoria sui debiti dei paesi europei che incluse anche i pagamenti per le riparazioni della
Germania, elargì fondi agli istituti di credito. Ma la fiducia non si risollevò.
La recessione colpì duramente la Germania. Il ritiro dei capitali esteri e la contrazione delle
esportazioni fu rovinoso per l economia tedesca.
La natura del settore creditizio, basato sulle banche universali strettamente legate alle
imprese industriali, più esposto quindi ai rischi derivanti da una crisi della liquidità, aggravò
la situazione. Fallirono centinaia di aziende. Il governo dispose la chiusura degli istituti di
credito. Per salvare le banche in difficoltà lo stato ne rilevò le azioni. Dilagò la
disoccupazione.
Vi fu una correlazione perfetta fra la crescita delle banche e delle imprese e l aumento della
disoccupazione con l aumento esponenziale dei voti del movimento nazionalsocialista che
rapidamente divenne il primo partito della Germania.
Ovunque l insicurezza economica e la disoccupazione incrinarono l equilibrio dei sistemi
democratici.
La crisi del capitalismo sembrava irreversibile.

Nel 1933 nacque l idea di organizzare un grande incontro aperto a tutti i paesi per cercare
di ricostruire l economia internazionale. La conferenza mondiale si aprì a Londra, ma
qualunque sforzo di ritrovare qualche forma di cooperazione fu infranto dalla decisione
degli Usa di uscire dal gold standard e di svalutare il dollaro per rilanciare verso l alto i
prezzi sul mercato interno senza concordare con gli altri paesi l oscillazione del cambio.
Roosevelt proclamò che gli Usa avevano il diritto di privilegiare i propri interessi nazionali.
Da quel momento ciascun paese cercò autonomamente le vie d uscita della depressione.

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12.3 - La rivoluzione keynesiana

La dottrina economica tradizionale si mostrò incapace di spiegare la crisi e l applicazione


delle ricette ortodosse generano la depressione mondiale. Say sosteneva che in regime di
libero scambio l offerta crea sempre la propria domanda, ovvero che la produzione di merci
genera una domanda aggregata di pari entità, posto che i salari e i profitti vengono spesi
per comprare quanto prodotto. Se qualcuno avesse risparmiato, i prezzi sarebbero scesi e la
gente sarebbe tornata ad acquistare.
Keynes cercò invece di capire e interpretare la realtà del nuovo tempo. Sosteneva che la
razionalità in condizioni di incertezza induce il consumatore a esprimere una scelta circa il
verificarsi di un evento. Keynes rovesciò il nesso causale: è la domanda che determina
l offerta e non il contrario. Le decisioni di investimento dipendono dalle aspettative di
rendimento attese.
Negli Usa fu considerato come un radicale, per cui la sua teoria fu osteggiata dalla
comunità economica e finanziaria.

CAP.13 - LO STATO INTERVENTISTA

13.1 - Il New Deal

Il collasso finanziario del 1929 chiuse un eccezionale periodo di prosperità. Le conseguenze


furono economiche e sociali, ma anche politiche, culturali e psicologiche.
Il New Deal si articolò in due fasi: la prima economica e la seconda verso le politiche
sociali.
Il primo obbiettivo fu quello di iniettare liquidità nel sistema economico.
Roosevelt emanò l Holiday Banking che determinò la chiusura di tutte le banche degli
Usa per 3 giorni al fine di valutare la solvibilità degli istituti di credito, perché solo quelli
che avessero superato i test avrebbero ricevuto gli aiuti statali. Quindi le banche risanabili
furono dotate di liquidità, mentre le altre furono chiuse.

Il Congresso approvò l Emergency Banking Act, che concedeva al presidente pieni poteri
in materia finanziaria.
Nel 1933 fu emanato il Glass-Steagall Banking Act che separava le banche commerciali,
riservandoloro solo il credito a breve termine, da quelle di investimento, specializzate
invece in quello a medio-lungo e nelle operazioni di borsa.
Proibì alle banche di detenere, collocare, vendere titoli di imprese private.
Secondo il Presidente, la digitalizzazione dell economia americana non poteva prescindere
dalla sospensione del gold standard e dalla svalutazione della moneta per rilanciare i prezzi
interni e le esportazioni. Nel 1933 ci fu l uscita dal sistema aureo, l oro fu ritirato dal
mercato. In meno di un anno il dollaro si svalutò della metà circa.
I due progetti più ambiziosi furono l Agricultural Adjustement Act (Aaa) e il National
Recovery Act (Nra). Nel settore agricolo l intervento fu indirizzato verso due obbiettivi: il

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sostegno artificiale ai prezzi interni e la loro separazione rispetto a quelli correnti sul
mercato mondiale.
Il Nra era volto a regolare i prezzi e la produzione del settore industriale, nonché a
garantire il livello dei salari dei lavoratori, fissare gli orari di fabbricazione e assicurare i
diritti sindacali. Lo scopo più ambizioso era quello di eliminare la concorrenza e riavviare la
crescita degli investimenti dei consumi. Venne varato un imponente piano di lavori
pubblici. Il progetto prevedeva la trasformazione economica di un area depressa
bonificandola e dotandola delle infrastrutture necessarie.
Nel 1953 e 36 la Corte Suprema decretò l instituzionalità del Nra e dell Aaa perché
infrangevano la libertà economica.
Il bilancio del New Deal è ambiguo.

L economia americana ripartì di slancio solo grazie alla seconda guerra mondiale.
Con il New Deal si creò una terza via tra capitalismo concorrenziale e dirigismo economico
comunista e fascista, in cui lo stato svolgeva un ruolo da protagonista nello stimolare la
domanda aggregata, intervenendo con misure di sostegno ai redditi e abbandonando il
dogma del pareggio di bilancio a favore di una politica di deficit spending. La spesa
pubblica assunse il ruolo di regolatore del sistema e lo stato apprese l uso della leva
monetaria per stabilizzare l economia e conseguire la piena occupazione.

13.2 - La Germania

Il primo obbiettivo del regime di Hitler fu il lavoro. Per strappare alla povertà i contadini
tedeschi e abbattere la disoccupazione entro 4 anni; per farlo fu elaborato un programma
quadriennale, in cui era previsto un aumento massiccio degli investimenti pubblici, senza
preoccuparsi della crescita dell indebitamento. Il regime concepì un vasto piano di
costruzione di opere pubbliche, in cui il fattore economico era complementare a quello
ideologico.
La lotta alla disoccupazione fu sostenuta anche tramite l istituzione del Servizio nazionale
del lavoro e il ripristino del servizio militare di leva dopo la denuncia del trattato di
Versailles.
Il fine ultimo della politica del Terzo Reich fu il riarmo per scatenare un nuovo
conflitto, ma nei primi anni la spesa militare nel bilancio statale aumentò meno rispetto a
quella volta a creare lavoro e a ridare fiducia al popolo tedesco.
Dal 1936 il secondo piano quadriennale incentivò la concentrazione delle imprese al fine di
aumentare l efficienza del sistema produttivo. Gli investimenti privilegiarono il settore
minerario, le industrie chimiche, e quelle produttrici di beni e strumentali e di armamenti.
Anche in agricoltura, non si riuscì a conseguire la piena autosufficienza e la Germania
rimase tributaria delle importazioni dall estero.
Il governo riuscì a indirizzare le grandi imprese industriali e le banche a realizzare gli
obbiettivi che Hitler si era preposto, lasciando intatta la struttura privatistica del capitalismo
tedesco, anche se talvolta non mancarono conflitti aspri.

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Il programma di investimenti richiese un impegno finanziario eccezionale. Soltanto
l aumento del debito statale potè sostenere i costi della preparazione bellica. Per di più le
spese militari dovevano essere mascherate all estero. Il regime fece ricorso
all indebitamento interno e non solo per ragioni valutarie.
Uno degli strumenti più importanti furono le cambiali MeFo. Le aziende a cui il governo
aveva conferito le commesse venivano pagate con le cambiali di questa società veicolo,
divennero dei veri e propri mezzi di pagamento. Questo sistema permise di estendere a
tempo indeterminato i pagamenti da parte dello stato, garantendo il finanziamento del
riarmo. Esso occultava le spese belliche perché le cambiali erano commerciali e non
risultavano tra le commesse pubbliche. Il rischio era quello di generare una forte inflazione.
Risparmi e fondi assicurativi furono convertiti in titoli del debito pubblico a medio e lungo
termine. La visione volontaristica della politica di Hitler imponeva un continuo rilancio:
solo la vittoria avrebbe sanato definitivamente tutti i problemi.
Le importazioni furono limitate essenzialmente a quello che non poteva essere prodotto in
patria.
Hitler proclamò che la politica del riarmo non era da ritenersi una base praticabile per una
stabilità economica di lungo periodo.

Fu solo nel corso del conflitto che il paese attuò un grande sforzo verso la mobilitazione
totale delle risorse e della manodopera. La concentrazione, la razionalizzazione e la
standardizzazione degli stabilimenti e dei tipi di arma consentirono alla Germania di
ottenere la massima produzione bellica nel 1944, nonostante l intensificazione dei
bombardamenti alleati.

13.3 - L Italia

Alla fine del 1932 l economia italiana era sull orlo del collasso. Le banche universali
registravano una grave crisi di liquidità propria mentre tutti gli indici economici
precipitavano. Era ormai incombente il rischio del fallimento del sistema creditizio e la
liquidazione dei risparmi dei cittadini. La stessa Banca d Italia non era in grado di
fronteggiare adeguatamente la situazione. Solo lo stato poteva salvare le banche e con esse
tutto il sistema industriale del paese.
Nel 33 nacque l Iri, istituto di ricostruzione industriale. Lo stato lo dotò dei capitali
indispensabili per soccorrere gli istituti di credito ma ne acquisì le azioni e le proprietà
industriali, gestendo autonomamente il loro esercizio e provvedendo successivamente al
loro smobilizzo. Le 3 banche più importanti furono nazionalizzate.

L istituto fu suddiviso in 2 sezioni:


- la sezione finanziamenti avrebbe valutato la situazione patrimoniale e reddituale delle
imprese, liquidandole se non si fossero intraviste concrete possibilità di ripresa o
rilanciandole;
- la sezione smobilizzi avrebbe provveduto alla loro privatizzazione dopo il risanamento.

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Nell ottobre 35 Mussolini decise di attaccare l Etiopia. Si avviò una nuova fase in cui il
paese doveva necessariamente ampliare la propria autonoma economica. Mussolini
accennò anche a un maggiore intervento dello stato nell industria.
In programma autarchico nacque, dalla consapevolezza della sua ineluttabilità in un
contesto in cui l intera vita della nazione doveva essere plasmare dalla preparazione del
futuro conflitto.
L autarchia rappresentò anche uno strumento politico per la mobilitazione del paese per:
- accelerare lo sfruttamento delle risorse nazionali e dell impero;
- rafforzare l intervento e il controllo pubblico in ambito economico anche nelle relazioni
con l estero;
- inoculare nelle masse quell etica della povertà e della sobrietà concepita dal duce come
strumento fondamentale per educare in senso fascista gli italiani verso il sacrificio a
beneficio della collettività;
- mobilitare in modo permanente l intera comunità nazionale verso quell idea di guerra
concepita dal duce come il momento più elevato della vita degli stati e degli uomini.

Il disegno organico era strutturato su 3 piani convergenti che avrebbero dovuto dare vita
alla nuova economica corporativa dello stato totalitario:
1) l avvio alla pianificazione delle risorse, degli investimenti e della produzione;
2) l utilizzo strategico dell Iri per rafforzare l industria pesante e per accrescere il controllo
pubblico nei settori nevralgici dell economia italiana;
3) la socializzazione delle imprese.
La riforma bancaria sancì la separazione fra banca e industria e la specializzazione del
settore creditizio in istituti a breve o a medio/lungo termine e trasformò definitivamente la
Banca d Italia in banca delle banche. L esperienza maturata dall Iri e alla sua
organizzazione, costituivano l organo ideale per gestire le imprese che il regime avrebbe
deciso di mantenere, gestiva i titoli detenuti dallo stato e si finanziava tramite le
obbligazioni.
La guerra d Etiopia rilanciò l economia italiana e stimolò la ripresa di tutti settori. Nel
marzo 39 l Italia occupò anche l Albania. Così Mussolini concepì la concezione di uno
spazio vitale parallelo a quello tedesco.

13.4 - L Unione Sovietica

La collettivizzazione agraria nei kolchoz costituì la premessa per l industrializzazione


forzata. Lo stato voleva accaparrarsi una quota rilevante del prodotto agricolo per
destinarlo in parte all alimentazione della classe operaia e il resto all esportazione verso
l estero per acquistare tecnologia di cui necessitava l Urss. Inoltre, eliminando
definitivamente il mercato libero incentivato dalla Nep, era il regime stesso che forniva i
prezzi. Mantenendoli bassi, il governo si impadroniva del surplus per destinarlo agli
investimenti industriali.

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La crisi alimentare del 27 fu presa a pretesto da Stalin per scatenare con la forza l avvio
delle famiglie nelle fattorie collettive. Entro la primavera del 30 fu collettivizzata circa il
60% della superficie agraria.
Nel tentativo di raggiungere obbiettivi impossibili, le imprese entrarono in conflitto le une
con le altre, cercando di accaparrarsi le materie prime e i capitali disponibili al di là della
pianificazione centralizzata. Nacque così una gestione di emergenza a breve termine delle
risorse, distribuite a seconda delle diverse priorità.
Lo sviluppo dell industria pesante, del settore minerario e dell energia fu elevato, come
anche il volume degli investimenti.
Al contrario, l industria di beni di consumo su trascurata. La produttività non crebbe come
preventivato. L industrializzazione forzata fu piuttosto intensiva che qualitativa, produsse
grandi sprechi e danni ambientali. La carenza di capitali e di tecnologia spinse a forzare il
fattore lavoro. I cittadini sovietici disponevano di poche risorse.

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CAP.14 - LA SECONDA GUERRA MONDIALE: LA DISTRUZIONE CREATRICE

14.1 - Distruzione e creazione

La seconda guerra mondiale rappresentò il culmine della trasformazione in senso


tecnologico dello scontro bellico.
I paesi belligeranti ne uscirono stremati in termini di risorse, sia demografiche che
economiche.
La guerra pose traumaticamente fine alla lunga stagnazione conseguente alla crisi che si
trascinava nel mondo capitalista a partire dal primi anni 30.
Il conflitto impose una soluzione radicale, basata sull attivazione di una quantità enorme di
risorse da parte degli stati coinvolti, e sull introduzione di sofisticate politiche di
programmazione e di pianificazione.
La guerra creò piena occupazione, sostenne investimenti e intensificò un accumulazione di
capitale.
La natura industriale del conflitto bellico fu alla base della nascita di una serie di
opportunità tecnologiche destinate a trasformare radicalmente interi settori.

14.2 - Guerra e crescita

Un fenomeno distruttivo su larga scala come la seconda guerra mondiale coincise con
un espansione complessiva dell economia globale.
La guerra mobilitò complessi economico-produttivi di vastissime dimensioni.
Gli anni del conflitto videro tali complessi economici impegnati al massimo e con successo,
nello sfruttamento del proprio potenziale produttivo.
La produzione mondiale complessiva aumentò di circa il 20%.
Invece effetti drammatici si registrarono in Europa centrale e orientale.
La crescita economica indotta dal conflitto fu sostanzialmente un fenomeno malamente
distribuito tra pochi vincitori, mentre alcuni paesi andarono sostanzialmente in pari, non
pochi furono i perdenti.
L espansione produttiva riguardò i settori più avanzati scientificamente e tecnologicamente.
La mobilitazione delle risorse destinate a incrementare la produzione bellica avvenne a
spese dei consumi privati.
L espansione del settore pubblico avvenne tramite la compressione dei consumi privati.
Gli anni finali del conflitto videro ridursi i consumi dei beni durevoli e non durevoli non
connessi al comparto militare.

Tutti i governi degli stati belligeranti introdussero misure di controllo dell inflazione, di
razionamento e di volontario contenimento degli investimenti e della produzione finalizzata
a soddisfare i consumi privati.
L incremento e l ampiezza delle risorse dedicate alla mobilitazione globale erano funzione
sia del potenziale intrinseco del paese, sia delle politiche industriali precedentemente

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intraprese nella direzione di un sostegno all industria pesante e ai comparti più strettamente
legati all industria bellica.

14.3 - Investimenti e commercio estero

La guerra ebbe un impatto generale depressivo sul commercio internazionale e sugli


investimenti esteri anche se gli effetti furono diversi da paese a paese. Nonostante alcuni
stati neutrali beneficiassero di un aumento delle necessità di importazione dei belligeranti,
complessivamente il commercio internazionale subiva gli effetti dello spostamento nella
composizione di consumi.
Una eccezione a questo generale trend negativo fu l avvio nel 41 da parte degli Usa del
programma Lend-Lease che prevedeva l invio di beni e derrate alimentari nei paesi alleati
al fine si sostenere la capacità di resistenza in funzioni anti-asse.
I beni trasferiti non prevedevano pagamento di interessi sulle somme dovute, costituirono
una componente di rilievo nella posizione creditrice degli Usa all indomani della
conclusione delle ostilità.

Il commercio internazionale si regionalizzò all interno di blocchi geografici definiti: quello


anglosassone, quello europeo-continentale e quello sovietico.
Un limitato commercio internazionale tendeva a svolgersi all interno dei blocchi.
La guerra bloccò l attività di investimento all estero svolta da imprenditori e imprese.
Le imprese di proprietà di cittadini di paesi nemici vennero requisite e sequestrate.
L attività produttiva fu interrotta o proseguì dopo un processo di nazionalizzazione e il
generale clima di incertezza di fatto arrestò il dispiegarsi di iniziative imprenditoriali di
matrice internazionale negli anni in cui il conflitto imperversava.

14.4 - I settori in guerra: agricoltura e materie prime

Lo sforzo bellico non risparmiò alcun settore. Il comparto agricolo dovette fronteggiare la
diminuzione della forza lavoro disponibile a causa degli arruolamenti.
Le produzioni belliche saturavano la capacità produttiva delle aziende meccaniche e
chimiche, riducendo al minimo la disponibilità di componenti fondamentali del processo
produttivo come i macchinari per le lavorazioni agricole e i fertilizzanti. Immediatamente
dopo il conflitto, la produzione agricola complessiva a livello mondiale risultava inferiore di
un decimo rispetto a quella prebellica.
Sotto la pressione della necessità, il settore agricolo fece registrare buoni risultati, come in
Mid-West, Australia e Argentina. Ci fu anche un miglioramento delle tecniche di
coltivazione e della produttività media. La guerra spinse al massimo la capacità produttiva
del settore estrattivo, al fine di superare condizioni di scarsità imposte dalla natura e dalle
vicende belliche, stimolò anche l individuazione di tecnologie alternative capaci di generare
validi prodotti succedanei.

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14.5 - L espansione dell industria militare

Gli anni del conflitto videro un espansione senza precedenti nell industria militare, che
finì per assorbire nei paesi direttamente coinvolti nelle ostilità percentuali crescenti del pil.
Lo sforzo produttivo fu ovunque imponente, una volta fallita la strategia tedesca della
guerra lampo , apparve chiaramente la superiorità economica degli Alleati, almeno in
termini quantitativi. Impressionante fu la capacità dei contendenti di incrementare molto
rapidamente la produzione complessiva. La Germania triplicò la produzione complessiva di
armamenti in meno di 3 anni.
Tale enorme incremento di volumi fu possibile innanzitutto grazie all applicazione delle più
moderne tecniche di produzione di massa all industria degli armamenti, attuata in
coincidenza con un ulteriore incremento della concentrazione industriale. Furono ovunque
le grandi imprese nei settori a elevata intensità di capitale ed energia le principali
protagoniste del conflitto. In tutti i paesi in guerra un ruolo centrale fu ricoperto da imprese
che si erano già affermate negli anni tra le 2 guerre ai vertici dei rispettivi comparti e che
apparivano in cima alle classifiche dei principali produttori mondiali. Per esempio
nell industria aeronautica.

14.6 - Pianificare per combattere

Uno sforzo produttivo della portata descritta poteva essere attuato solo sulla base di alcune,
irrinunciabile premesse.
La prima era la presenza di un apparato produttivo adeguato, la seconda era la temporanea
rinuncia ai tradizionali meccanismi di allocazione dei fattori produttivi attuati tramite lo
strumento dei prezzi di mercato, a favore di sistemi marcatamente più regolati. Ovunque la
guerra portò all imposizione di prezzi amministrati, di razionamenti, di controlli e di altri
provvedimenti finalizzati ad ottenere una compressione dei consumi privati a favore delle
spese belliche, incluso un incremento consistente del prelievo fiscale. L inflazione fu
accuratamente posta sotto stretto controllo ovunque.
Ci fu un intensificarsi dell ingerenza statale nell economia. Il dirigismo economico era
entrato nel vocabolario di governanti di tutta Europa. La seconda guerra mondiale valorizzò
queste esperienze progresso e costituì, il logico concepimento di una filosofia che nel piano
vedeva un importante ingrediente dei percorsi di catching-up e di intervento anticiclico
in funzione di sostegno allo sviluppo. L intensità del coordinamento pubblico fu
particolarmente clamorosa.
Pianificazione e capacità di coordinamento del complesso produttivo pubblico e privato
attuate durante lo sforzo bellico costituirono sicuramente un know-how prezioso per i
governi che, avviarono politiche economiche interventiste, capaci di conferire a consolidati
sistemi capitalistici occidentali la fisionomia di economie miste .

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14.7 - Guerra e big science

Giappone e Germania, consapevoli della propria inferiorità in termini di mera capacità


produttiva, puntarono all eccellenza qualitativa degli armamenti.
La seconda guerra mondiale fu caratterizzata da un contenuto tecnologico ancor più elevato
della precedente e agì da coagulo di una serie di innovazioni che affollavano i laboratori di
ricerca e sviluppo.
In molti casi si trattò di innovazioni incrementali e di portata limitata, in altri casi il
mutamento tecnologico trasformò radicalmente i prodotti.
La tecnologia aeronautica sviluppata nel periodo bellico rappresentò poi nel dopoguerra la
base della moderna aviazione commerciale degli aerei di trasporto civile. Un altro settore
che rivoluzionò fu quello dell elettrica, dei computer e delle comunicazioni.

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CAP.15 - FINALMENTE LA PROSPERITÀ

15.1 - Serra con ciclamini

Nel 1960, a soli 15 anni di distanza dalla fine della guerra, l Europa si era ripresa,
cresceva a ritmi tali da configurare quelle che venne definito un vero e proprio miracolo
economico .

15.2 - L Europa distrutta

La guerra aveva lasciato gran parte dell Europa sotto un cumulo di macerie.
Dal punto di vista economico, alle perdite di capitale umano si sommavano a quelle di
risorse, infrastrutture, abitazioni e impianti produttivi.
Il commercio internazionale languiva, e lo stesso poteva dirsi di un settore primario che
era stato abbandonato a se stesso. Le principali vie di comunicazione erano state distrutte. I
bombardamenti avevano colpito in particolare le infrastrutture chiave e di maggior valore.
Il sistema ferroviario era al collasso, come quello dei trasporti navali.
Era evidente come alla fine della guerra l Europa, Urss e Giappone fossero in una
condizione pessima anche se la guerra aveva creato competenze e pratiche di indubbio
valore.
Mentre il Giappone, che sarebbe rimasto soggetto alla forza di occupazione Usa fino al 52,
iniziava un percorso di crescita grazie agli aiuti americani, il vero nodo per i paesi alleati
era senza dubbio l Europa. Per accelerare la sua ripresa economica era necessaria una
spinta che consentisse di superare la stagnazione e mettere rimedio alla diffusa povertà.
Un Europa prostata e economicamente non vitale non conveniva a nessuno. Ben presto,
l idea di smantellare la macchina produttiva tedesca venne sostituita con quella di costituire
intorno alla ripresa della Germania una più generale ripresa dell economia europea.

15.3 - L European Recovery Program

La crescita della produzione industriale fu accompagnata da un incremento del commercio


con l estero dei paesi dell Europa occidentale.
Tra il 1938 e il 1950 anche la produttività del lavoro crebbe quasi ovunque, con
l eccezione della Germania. L incremento della produzione industriale, della produttività del
lavoro e del commercio con l estero andarono di pari passo a un miglioramento delle
condizioni di vita.
Il cambiamento rapido e considerevole delle condizioni economiche fu il risultato
dell intreccio di svariati fattori. Vi fu tuttavia una serie di elementi di matrice economica e
istituzionale che consentì a tale volontà di esprimersi e realizzarsi in una ripresa rapida e
duratura.
L obbiettivo generale della rapida ripresa economica si scontrava con una situazione di
potenziale lock-in: per riavviare il proprio potenziale produttivo, l Europa aveva bisogno di

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importare tutto il necessario. Allo stesso tempo però, non era in gradi di pagare le
contropartite con le esportazioni dei propri prodotti. Solo un intervento esterno avrebbe
potuto sbloccare la situazione: il piano Marshall.
L erogazione dei fondi avveniva principalmente sotto forma di beni d investimento e
materie prime necessarie alla produzione industriale.
La sostanziale valenza politica del piano era la chiara affermazione della leadership
economica e politica statunitense.

15.4 - Il commercio e gli accordi internazionali

La ripresa economica dell Europa poggiò in maniera sostanziale sulla ricostituzione della
capacità produttiva, ma anche sul riavvio delle correnti commerciali.
Nel 47 nasce l OECE. Nel 51 la Ceca.
La cooperazione era a sua volta basata su una premessa fondamentale, un calo significativo
delle tariffe doganali.
La necessità di puntare a una restaurazione delle condizioni favorevoli in termini di
commercio internazionale portò alla nascita nel 47 del Gatt.
Quella che si andava realizzando era un ambiziosa opera di ri-modellamento del sistema
capitalistico internazionale, basato sulla cooperazione e sull azione di vigilanza e
intervento di istituzioni di regolazione.

15.5 - Economia mista, nazionalizzazioni e politiche per lo sviluppo

Il capitalismo europeo era caratterizzato dalla presenza di grandi imprese sotto il parziale
controllo pubblico, insieme a un vasto settore privato. Si trattava insomma di un
capitalismo di mercato che temperava gli eccessi della ricerca del profitto con l attenzione
al più vasto complesso sociale.

15.6 - Miracolo, miracoli

Tra il 1950 e il 1973 il pil pro capite crebbe nei paesi dell Europa occidentale mediamente
intorno al 4%, un miracolo economico. Il maggior reddito disponibile andò ampiamente a
finanziare un incremento sostanziale dei consumi privati, che poterono finalmente
espandersi dopo le privazioni degli anni di guerra.
La sommatoria dei miracoli economici Europa e in Giappone ebbe come ulteriore risultato
quello di ridurre sempre più il divario in termini di PIL che separava queste macroregioni
economiche dell economia di riferimento, gli Usa.
All inizio degli anni 70, gli stessi paesi che avevano profuso enormi risorse in uno sforzo di
distruzione erano tornati a buoni livelli di competitività.

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CAP.16 - LA DECOLONIZZAZIONE: LUCI E (MOLTE) OMBRE

16.1 - Ricchi e poveri

Il consumismo nelle società europee era il segno più evidente di un incremento nel
benessere di popolazioni. Il desiderio di benessere si esprimeva nel segno di una capillare
affermazione di modelli di consumo e vita quotidiana già consolidati oltre oceano.
La prosperità era un fenomeno diffuso macroscopico.
Tale fenomeno tuttavia, finiva per allargare drammaticamente il divario tra le economie
industrializzate e altre che invece solo marginalmente godevano degli effetti del ciclo
economico positivo globale.

16.2 - La natura del sottosviluppo

Alla categoria del sottosviluppo apparteneva un area sicuramente maggioritaria della


superficie del globo.

Il vasto gruppo dei paesi poveri comprendeva realtà tra di loro molto diverse.
Le accomunavano però 3 caratteristiche:
- emisfero meridionale o aree equatoriali, caratterizzati dallo sviluppo del settore primario e
da tassi di espansione sopra la media mondiale;
- moltissimi ancora nello stato di ex colonie o protettorati;
- regimi politici segnati da una forte instabilità.

Il sottosviluppo derivava da una serie di fattori. Innanzitutto la struttura economica dei


paesi era fortemente sbilanciata verso il settore primario, un agricoltura di sussistenza e non
stanziale. Per altri paesi, il settore minerario/estrattivo consentiva di compensare con le
esportazioni l importazione di una pur minima quantità di beni industriali e di consumo,
necessari soprattutto all agricoltura.
La dipendenza dal settore agricolo e dalle sue fluttuazioni determinava poi le sorti anche
del settore secondario.
I modestissimi redditi che provenivano da un settore agricolo caratterizzato da bassi
rendimenti coesistevano nei paesi sottosviluppati con un tasso di crescita demografica che
aveva registrato un impennata proprio negli anni successivi alla conclusione del conflitto
mondiale.
La pressione demografica, unita al bassissimo livello di reddito pro capite si tradusse
immediatamente in un peggioramento delle condizioni di vita. Ciò finiva per danneggiare le
prospettive di decollo economico dei paesi.

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16.3 - La decolonizzazione

Tra protettorati, porti, colonie amministrate direttamente paesi appartenenti al


Commonweath, i dominion britannici andavano dal Canada all Africa centro-orientale e
meridionale, dalla Palestina a Suez, dalla penisola arabica all India, all Australia e Nuova
Zelanda.
La Francia dominava in Africa settentrionale e centro occidentale, in Madagascar, in Siria e
nel Sudest asiatico, in Indocina.
Le colonie furono chiamate direttamente a partecipare ad un conflitto che venne
largamente e aspramente combattuto anche nei domini.
La guerra aveva accelerato un processo di disgregazione che era già in atto da tempo.
Gli Usa si opposero al ristabilimento del domino coloniale francese sull Indocina,
considerato intollerabile in una regione che stava assumendo un importanza chiave nella
politica internazionale.
Fu un altro tipo di guerra a dare il definitivo colpo di grazia all imperialismo occidentale. La
guerra fredda. La crisi di Suez nel 56, l episodio della nazionalizzazione dell azienda che
aveva costruito e gestiva il canale stesso, la Compagnia internazionale del Canale di Suez,
da parte del governo egiziano. Al progetto egiziano si opponeva Israele, appoggiato da
Francia e GB, entrambe decise a ristabilire il proprio controllo su una delle più importanti
infrastrutture del commercio mondiale. La reazione dell Urss, provocò l intervento degli
Usa sui propri alleati. La crisi di Suez e la sua risoluzione, segna in maniera efficace la fine
della spinta imperialistica in Africa e non solo in Africa. Gli imperi coloniali, erano
politicante insostenibili.

16.4 - L instabilità politica

Le dichiarazioni di indipendenza non cancellavano i problemi strutturali che accumulavano


le economie coloniali:
- la dipendenza da un settore primario con forti fluttuazioni;
- l arretratezza del comparto manifatturiero;
- la elevata pressione demografica e i marcati livelli povertà;
- la drammatica carenza di capitale umano;
- problemi derivanti da una mancata classe dirigente. I leader delle ex colonie non si
dimostrarono capaci di costruire l apparato burocratico e l architettura istituzionale
necessaria a modernizzare realtà che i colonizzatori avevano mantenuto in una drammatica
situazione di arretratezza.
Il faticoso processo di decolonizzazione vide però emergere anche gli interessi e la
progettualità politiche dei nuovi protagonisti decisi a contrastare la forza gravitazionale
esercitata dalle 2 superpotenze.
Nel 61 viene fondato il movimento dei paesi non allineati.

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16.5 - Destini asiatici

All inizio degli anni 50 Cina e India avevano ristabilito una solida identità azionale e si
erano dotati di una classe dirigente che poteva concentrarsi su politiche finalizzate a
sostenere crescita economica e sviluppo. In Cina il partito comunista aveva
progressivamente consolidato il proprio potere di controllo sull indirizzo del sistema
economico.
Dal 53 in poi avviò un processo di progressivo rafforzamento dei principi di
collettivizzazione dei mezzi di produzione, con la progressiva nazionalizzazione di terra e
imprese e l avvio del piano quinquennale. L Urss offrì impianti industriali e forme di
consulenza tecnica. Il coordinamento centralizzato diede frutti notevoli, con un raddoppio
della produzione industriale. I progressi fatti registrare dal primo piano quinquennale
tuttavia vennero vanificati da una serie di errori di programmazione. L ambizioso
programma si risolse in un insuccesso.
Anche in India il problema del sottosviluppo venne affrontato dalle nuove élite che avevano
la guida del paese ricorrendo a principi di pianificazione e di intervento statale diretto. Il
primo piano quinquennale indiano, riguardava prevalentemente il settore primario, la classe
dirigente prediligeva lo strumento della proprietà e dell intervento pubblico al fine di
conseguire le finalità della politica di pianificazione.
Dal 1956 lo strumento dell impresa pubblica fu inserito in un sistema di impronta socialista
a economia mista, in cui i settori di base e quelli considerati strategici erano
sostanzialmente riservati a imprese di proprietà statale.
In questi settori, l azione diretta del governo indiano sull economia non fu coronata dal
medesimo successo fatto registrare dagli indicatori economici in Cina.
Non tutte le politiche avviate nei PVS e nelle ex-colonie erano destinate all insuccesso.

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CAP.17 - DAL KEYNESISIMO AL NEOLIBERISMO

17.1 - Il tramonto del keynesismo

I primi anni ottanta del novecento coincisero con il momento di massima espansione
del settore pubblico nelle economie capitalistiche avanzate, ma anche con l avvio dello
smantellamento della presenza diretta dello stato nell economia realizzato nel corso del
secolo tramite lo strumento dell impresa pubblica e di politiche economiche fortemente
interventiste.
Radicale mutamento nella filosofia complessiva che aveva governato gran parte delle
economie capitalistiche a partire dalla grande crisi degli anni 30.
Nel secondo dopoguerra la crescita stabile era ovunque conseguita in un quadro in cui lo
stato interveniva direttamente e indirettamente in funzione anti ciclica, in funzione di
stimolo alla crescita. Era la domanda a rivestire un ruolo trainante: la domanda privata, ma
soprattutto quella pubblica, che si alimentava attraverso congruo prelievo fiscale.
Le politiche espansionistiche di stampo keynesiano avevano, accompagnato tutti gli anni
della grande prosperità postbellica e avevano dato ottimi risultati. Gli anni 70 però
presentarono gravi perturbazioni in un quadro fino a quel momento relativamente quieto,
provocando una rivoluzione di vasta portata che finì per porre in discussione l intera
architettura delle politiche economiche e industriali del secondo dopoguerra.

17.2 - La recessione degli anni Settanta

Gli anni Settanta coincisero con un periodo di generale recessione, un elevata inflazione e
un aumento del tasso di disoccupazione.
1970: Due drammatiche crisi petrolifere toccarono da vicino la vita quotidiana dei cittadini
dell Occidente.

17.3 - La ritirata del settore pubblico in Occidente

In Occidente il settore pubblico era andato espandendosi senza sosta.


In Italia, l azione imprenditoriale dello stato era organizzato in una piramide che procedeva
dal governo a un ministero per le Partecipazioni statali, a una serie di enti di diritto
pubblico a loro volta preposti al controllo di varie imprese di diritto privato, nei più
disparati settori.
In Francia ed Inghilterra, l espansione dello stato imprenditore era avvenuta tramite un
processo di intense nazionalizzazioni, principalmente nel settore dei trasporti, delle
comunicazioni, dell energia.
Nei paesi in cui l impresa pubblica si era maggiormente affermata, si poteva ricondurre un
ruolo centrale nella formazione del capitale lordo e degli investimenti.
Il settore pubblico e l impresa pubblica non erano però esenti da problemi, particolarmente
pressanti proprio nel momento in cui il sistema raggiungeva il suo grado di massima

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espansione. La crisi generale dell edificio keynesiano non risparmiava l impresa pubblica.
Il fatto che le imprese pubbliche distruggessero più risorse di quante ne generassero, non
militava più in loro favore, nonostante i compiti di redistribuzione che oggettivamente
assolvevano.

17.4 - Le privatizzazioni in Europa

A partire dalla fine degli anni Settanta e sino a tutti gli anni Novanta, un vasto processo di
privatizzazione modificò l assetto economico di quasi tutti i paesi europei.
Non ne furono immuni anche i paesi dell Asia e dell America Latina.
Il grande movimento prese avvio nel Regno Unito, con l azione del governo conservatore
guidato da Margaret Thatcher nel 79.

17.5 - Perché privatizzare, come privatizzare

I governi coinvolti nel processo di privatizzazione basarono le proprie decisioni di vendita


su un ventaglio di motivi da presentare ai propri cittadini:
- l efficienza economica, le imprese privatizzate avrebbero incrementato la propria capacità
di generare redditi e profitti;
- trasparenza dei mercati finanziari. Le privatizzazioni di grandi complessi potevano
avvenire solo tramite investimenti stranieri e investitori istituzionali;
- avrebbero portato nelle casse dello stato consistenti introiti.

Privatizzare significava mobilitare un vasto complesso di risorse finanziarie, il che


richiese l individuazione di adeguati strumenti metodi che consentissero di gestire un
processo destinato a mutare la fisionomia del capitalismo europeo e mondiale.

Le modalità furono sostanzialmente 3:


1) Quella britannica, basata su consistenti offerte pubbliche di vendita;
2) quella francese, dove la necessità del sistema politico di preservare la nazionalità
domestica degli azionisti di controllo di imprese in settori ritenuti strategici generò una
variante che prevedeva la creazione di azionisti stabili e la collocazione libera del resto
delle azioni sul mercato. In non pochi casi il governo sceglieva di restare presente tramite
l emissione di golden shares. In altri casi le privazioni avvennero tramite la cessione delle
imprese a investitori nazionali e stranieri ritenuti in grado di procedere a una
ristrutturazione e rilancio di complessi produttivi ritenuti importati, anche in termine di
occupazione.
3) distribuzione di voucher alla popolazione, successivamente convertibili in azioni, al fine
di stimolare la creazione di un vasto azionario popolare.

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17.6 - Privatizzazioni e sviluppo

Nel corso degli anni 90 alcune economie in via di sviluppo avviarono politiche di
privatizzazione in settore di base che rapidamente si allinearono ai processi in atto nei paesi
occidentali.
Capitali privati di origine straniera intervennero a segnare queste dinamiche, direttamente
investiti nell acquisizione della proprietà di imprese localizzate in paesi considerati in via di
sviluppo o in corso di industrializzazione.
Negli ultimi 3 decenni del XX secolo, il ruolo dello stato nell economia mutò
radicalmente, sia nei paesi sviluppati che nei PVS. Vi fu una marginalizzazione del ruolo
economico dello stato e un sempre maggiore ricorso a principi di matrice liberista nelle
scelte politiche e politico-economiche.
Ne scaturì, un sistema economico globale in cui i governi lasciavano spazi crescenti al
settore privato, limitandosi a tracciare e regolare il quadro generale entro cui si
concretizzava l azione di imprese e imprenditori, nazionali e stranieri.

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CAP.18 - TERZO MONDO, TERZI MONDI

18.1 - La frammentazione del Terzo mondo

Alla metà degli anni 60 solo due paesi in Asia orientale potevano vantare un reddito pro
capite superiore alla media mondiale: Giappone e Hong Kong.
A est della penisola arabica, dove terminava la ricchezza derivante dalla risorsa naturale
indispensabile al mondo industrializzato, il petrolio, dominava il sottosviluppo.
Dieci anni più tardi, proprio in estremo oriente si manifestavano segni di cambiamento.
Il Terzo mondo da indistinta area di sottosviluppo cominciava a presentare immagini varie
e frastagliate tra gli anni 70 e 80. Pur tentando di imboccare la strada della crescita, alcuni
paesi uscivano ancora dalla trappola della stagnazione o di regressione.
In un importante ricerca comparativa sulle economie di tarda industrializzazione, Amsden
e Hikino, hanno individuato alcune categorie per classificare i PVS sulla base delle
caratteristiche dei loro processi di evoluzione e maturazione industriale.
La ricerca storico-economica ha individuato una serie di elementi utili a spiegare l origine di
tali differenze nei percorsi di sviluppo.
Si tratta di spiegazioni che includono vari aspetti istituzionali e culturali, i quali finiscono
per influenzare sia i modelli prevalenti di gestione dell attività economica, sia le modalità
con cui lo stato struttura i propri rapporti con il sistema economico.

18.2 - Le eredità del passato

Gran parte dei paesi del cosiddetto Terzo mondo avevano in comune un passato di dominio
coloniale, consistenti processi di migrazione permanente di risorse e competenze
provenienti dall Europa continentale. La formula economica rimase a lungo quella basata su
stagnazione, povertà, esproprio di risorse naturali, sfruttamento della popolazione da parte
delle élite politico-militari.Tra gli anni 50 e 60 vi era una differenza tra quanti erano in
grado di appropriarsi di questa base tecnologica e quanti erano incapaci di sfuggire alla
trappola della dipendenza dall esterno.

18.3 - Gli svantaggi dei ritardatari

Anche per i paesi dati di una minima base industriale il processo di catching-up si
presentava non certo semplice. Per i latecomer la distanza da colmare era diventata ormai
enorme. Non era proponibile una accelerazione di sviluppo basata sui settori labour
intensive e su bassi salari, che non avrebbe promosso sufficiente accumulazione e non era
comunque sostenibile nel medio-lungo periodo.
Le condizioni generali di estrema arretratezza dei latecomer sconsigliavano di aspettarsi un
impulso definitivo nel processo di convergenza economica e tecnologica da parte di imprese
straniere, poco incentivate all insediamento in mercati scarsamente promettenti e al limite,
interessante esclusivamente all appropriazione di risorse naturali o di lavoro a basso costo.

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18.4 - Settori e imprese

Si trattava di acquisire e mantenere una stabile leadership su produzioni per cui la


tecnologia fosse facilmente appropriabile.
I PVS si collocavano in settori a media o bassa tecnologia, pochi high tech.
Le imprese dei paesi in corso di rapida industrializzazione puntavano ad acquisire vantaggi
competitivi sulla base di miglioramenti incrementali nel processo di produzione e di una
sempre maggiore efficienza organizzativa e di gestione dei processi.
La specifica specializzazione settoriale implicava la presenza di imprese di larghe
dimensioni, capaci di conseguire adeguate econome di scala in produzioni ormai da tempo
caratterizzate da una marcata standardizzazione.
Le strategie comprendevano un elevato grado di diversificazione, per varie ragioni:
- per ridurre i rischi connessi a un unica attività in assenza di un controllo esclusivo sulla
tecnologia;
- le ridotte dimensioni del mercato interno incoraggiano non solo l attività di esportazione,
ma anche quella di diversificazione in settori differenti;
- relativa facilità con cui queste imprese acquisivano tecnologia produttiva nei settori a
bassa e media tecnologia.
Le strategie di diversificazione intraprese dalle principali imprese furono accompagnate
dalla presenza in tutti i paesi di tarda industrializzazione, tanto in Asia, quanto in
Sudamerica, di strutture organizzative diverse da quelle che avevano guidato l espansione
delle grandi imprese integrate nel corso della seconda rivoluzione industriale.

18.5 - Developmental states

Gli stati sviluppatori avevano in comune alcune funzioni strategiche, guidate dal principio
di fondo che l efficienza del settore manifatturiero, avrebbe avuto ricadute positive sul
benessere economico di tutta la popolazione.
Le banche di sviluppo offrivano crediti a medio e lungo termine, a tassi d interesse
bassissimi quando non negativi. La concessione di tali finanziamenti attribuiva a esse una
considerevole voce in capitolo nell orientare le scelte strategiche delle imprese e nel
promuovere l efficienza organizzativa.
Nelle decisioni di finanziamento, ovunque le banche erano guidate dal criterio di sostenere
gli investimenti finalizzati a ridurre le importazioni, insieme a quelli che massimizzavano le
esportazioni.

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CAP. 19 - LA FINE DI UN GRANDE SOGNO

19.1 - Una crisi che parte da lontano

Nella prima metà degli anni 70, la situazione dell Urss pareva al riparo dalle medesime
scosse che stavano minando il resto del mondo. Il Pil dell economia americana era calato.
L Europa occidentale era in una situazione ancora più drammatica. Il Giappone conosceva
una contrazione della ricchezza prodotta. L economia pianificata era stata capace di
produrre uno sviluppo estensivo, meno adatta si era rivelata quando avrebbe dovuto
passare a uno intensivo con interventi che avrebbero dovuto migliorare la qualità sia del
captale fisso sia di quello umano.
Con il passare del tempo, il livello di burocratizzazione dell economia sovietica era
notevolmente aumentato.
Le riforme introdotte dal primo ministro Kossygin negli anni 60 avevano introdotto un
grado maggiore di decentralizzazione dato che il sistema dei prezzi fissi rimaneva in vigore.
I manager avevano poche possibilità di migliorare sensibilmente le prestazioni delle loro
aziende, dato che le forniture erano stabilite centralmente. Le riforme degli anni 70 non
ebbero alcun effetto sull insieme dell economia sovietica, limitandosi a aumentare solo il
grado di controllo centralizzato.
Le difficoltà dell agricoltura, furono alla base della crescita del Pil decisamente più bassa
degli anni 70. I consumi pro capite cominciarono a crescere di meno.
Un ulteriore fattore di crisi fu la questione petrolifera, le esportazioni di petrolio dopo la
crisi del 73- 74, erano diventate l unico strumento a disposizione del governo per ottenere
dollari e con questi ultimi acquisire la tecnologia necessaria per ridurre il gap con
l Occidente. Tuttavia, la produzione petrolifera non cresceva più come in precedenza e le
nuove ricerche, tardavano a dare i risultati attesi. L alternativa era quella di cercare altre
fonti energetiche alternative che facessero crescere il Pil senza un aumento parallelo della
medesima entità di produzione petrolifera.

19.2 - Il sogno impossibile di Gorbaciov

Il passaggio politico e generazionale che portò alla testa Gorbaciov fu il tentativo di fare
rivivere il sogno socialista in una società profondamente cambiata.
Nel 1987 G. ribadiva la sua convinzione che il sistema sovietico fosse ancora solido e
proiettato verso il futuro, a condizione che venisse modificato. Occorreva, eliminare
formule e ridurre il divario tra parole e azione. Le riforme che intendevano introdurre
dovevano portare il paese nel giro di 2-3 anni, da un sistema di comando centralizzato a un
sistema democratico, basato principalmente su metodi economici e su una combinazione
ottimale di centralismo e self-management, che per realizzarsi aveva bisogno di
un attitudine più manageriale al tempo stesso più democratica.
La perestroika (ristrutturazione) avrebbe potuto trasmettere un nuovo slancio allo
sviluppo del socialismo.

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In pochissimo tempo G. bruciò tutto il suo capitale politico. Le sue promesse di riforme e di
miglioramento del tenore di vista si infransero davanti a una realtà di bassa crescita.

19.3 - Il difficile ritorno all economia di mercato

Nel 1991 fu autoproclamato un Comitato per lo stato d emergenza, che depose il


presidente e decretò lo stato d assedio. Fu la fine dell Urss.
Eltisn aveva danti sfide molto difficile:
- costruire uno stato democratico;
- creare un mercato;
- attuare un processo di privatizzazioni;
- istituire un sistema legale.
La politica di privatizzazione comincio nel 92. Lo stato continuava a detenere quote
significative in molte imprese, pronto a cederle a investitori selezionati, tutti russi.
Le difficoltà finanziarie e fiscali del governo avevano spinto l esecutivo a chiedere prestiti
alle banche, crediti garantiti dalle azioni che deteneva nel settore petrolifero e in altri rami
industriali. Nel caso in cui il governo non avesse ripagato il debito le azioni potevano essere
rivendute all asta, cosa che avvenne. Il guaio fu che le stesse banche creditrici furono
autorizzate a gestire questa asta. Lo stato incassò molto meno del valore reale delle aziende
messe in vendita e si crearono gigantesche fortune personali. Si formò in Russia una nuova
oligarchia di potenti uomini d affari.
La Russia, sul piano economico-sociale, si costruì attorno a queste nuove enormi fortune
personali e su un potere reale che era in grado di influenzare quello ufficiale. Su quello
economico-produttivo si ricostruì attorno al settore energetico.

19.4 - Verso un nuovo capitalismo di stato

La ripresa coincise con il passaggio di poteri da Eltsin a Putin. Putin fu all inizio più il
beneficiario che l artefice del nuovo sviluppo economico del paese.
Il merito di Putin fu quello di ridefinire gli equilibri di potere tra stato e oligarchi,
introducendo un nuovo sistema fiscale che contribuì a ridurre la piaga della corruzione. Fu
anche in grado di imporre norme e comportamenti che i grandi potentati economici non
avevano mai accettato in precedenza. Non avrebbe trattato gli oligarchi in modo diverso.
Promise di non interferire con gli affari degli oligarchi, ma in cambio voleva che si
tenessero lontani dalla politica e che non sfidassero o criticassero il presidente. Si stava
delineando una forma di autoritarismo del potere politico di una persona che non era certo
nuova nel paese.
Gran parte del primo decennio del XXI secolo è stata caratterizzata da una forte domanda
interna, fortemente dipendente dal commercio estero delle materie prime energetiche.
L inflazione diminuiva e la disoccupazione ufficiale calava, la soglia della povertà calava
della metà. L apparato industriale ha conosciuto importanti trasformazioni.
Presenza dello stato nell economia che fa parlare di un nuovo capitalismo di stato. Il

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fenomeno è particolarmente evidente nel comparto energetico.
L economia e i consumi russi migliorarono in maniera regolare grazie al petrolio, ma a un
certo punto la spinta dei prodotti energetici non fu più sufficiente.
La crisi mondiale, diede pochi segnali negativi in Russia. Con l inizio del 2014 le quotazioni
del rublo hanno cominciato a scendere, in parallelo alla discesa del prezzo del petrolio. In
tal modo la quantità di moneta importata è rimasta la medesima. Le importazioni sono
divenute più care e l inflazione ha ripreso a salire. Nel gennaio 2012 Putin lanciò un
programma di nuove privatizzazioni per rilanciare l economia, senza tuttavia rinunciare al
ruolo dello stato come artefice del progetto di trasformazione strutturale del sistema
produttivo, puntando maggiormente sui settori ad alta tecnologia e favorendo la formazione
di condizioni economiche generali favorevoli agli investitori. Furono sostituite le
importazioni con merci fabbricate nel paese.
La modernizzazione dell economia non è ancora completata, le privatizzazioni neppure e
quanto alla qualità del sistema democratico, le perplessità sono molte.

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CAP.20 - UNA EGEMONIA INSTABILE

20.1 - L America Di Reagan: rilanciare l economia e ridurre la presenza pubblica

All inizio degli anni 80 la società americana si confrontava con problemi di grande portata.
Un aumento della disoccupazione, il calo dei profitti e una certa stagnazione nei redditi da
lavoro, aveva messo in dubbio la validità delle tradizionali ricette per uscire dalla crisi.
Reagan, il nuovo presidente voleva meno stato nell economia e diede il via a una serie di
misure volte a rilanciare l economia basata su un approccio supply side: meno tasse per i
redditi medio-alti e alti e per le imprese per rilanciare consumi e investimenti; riduzione
della spesa assistenziale e minore intervento pubblico nel mercato del lavoro.
I risultati non furono pari alle attese e in molti casi ebbero effetti contrari per chi aveva
basato la propria politica sul contenimento della spesa pubblica, ci fu un notevole aumento
del debito pubblico.

Grazie anche alla severa politica monetaria della Federal Riserve, il dollaro si apprezzò,
consentendo all economia americana di sfruttare al meglio la dinamica al ribasso dei prezzi
delle materie prime della prima metà degli anni 80. La disoccupazione andò
progressivamente calando. L inflazione tornò sotto controllo. Si stava restaurando un clima
di fiducia da parte di consumatori e investitori. Sotto tale profilo la politica di Reagan
appariva un successo. Tuttavia altre cifre non consentivano troppa euforia. La crescita
media del Pil era bassa, ci fu il crollo di Wall Street e paure nella middle class.
Vi era una vera e propria guerra commerciale tra Usa e Giappone. Le tensioni tra i due
paesi erano andate aumentando a causa del crescente deficit commerciale che i produttori
manifatturieri americani e Washington attribuivano al valore dello yen, a loro parere
largamente sottovalutato.

20.2 - La sfida persa del Giappone

Washington ricordò al governo di Tokyo che il Giappone si trovava sotto la protezione


dell ombrello nucleare americano, tale condotta fu di successo. Ciò permise una
svalutazione del dollaro rispetto allo yen del 51%. L effetto immediato fu una leggera
contrazione delle esportazioni giapponesi, che la banca centrale nipponica cercò di
combattere con una forte riduzione dei tassi di interesse, proseguendo una forte politica
monetaria espansiva che era già stata avviata all inizio del decennio. La solidità
dell economia nipponica permise agli investitori giapponesi di conquistare alcuni simboli
storici del made in Usa.
Nonostante le distanze ancora esistenti tra il Pil americano e quello giapponese e il Pil pro
capite tra i due paesi, si dava quasi per scontato che il Giappone dovesse diventare la prima
economia mondiale nel XXI secolo.
La grande liquidità fece fluire enormi masse di capitali alla ricerca di investitori all estero,
mentre furono nettamente inferiori gli afflussi di capitale a breve. Tokyo divenne in quegli

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anni uno dei più dinamici mercati finanziari.
Il sistema bancario continuò a pompare dentro soprattutto nel comparto immobiliare, a
favore di piccoli e grandi operatori, in grado di offrire a garanzia dei loro debito solo i
terreni posseduti o in via di acquisizione, immaginando che i prezzi sarebbero rimasti stabili
o sarebbero ancora cresciuti.
Il mercato immobiliare cominciò a sgonfiarsi con un anno di ritardo. Una parte del sistema
bancario era già entrata in crisi.
Le conseguenze furono dannose per l intero sistema economico. A farne le spese furono
soprattutto le aziende di piccole e medie dimensioni che conobbero un aumento dei
fallimenti. Le grandi imprese avviarono invece una profonda ristrutturazione che le portò a
concentrarsi sul core business.
Cominciò così il lost decade, gli anni 90, durante i quali l economia giapponese entrò in
una profonda stagnazione contraddistinta da un tasso di crescita del Pil che oscillò intorno
allo 0% e da un livello inflazionistico che progressivamente andò ad avvicinarsi allo 0.
Il governo, fino a quel momento, aveva sostanzialmente utilizzato solo la leva fiscale,
aumentando le imposte sui consumi, contribuendo così a deprimere ulteriormente la
domanda interna. Tale politica aveva l obbiettivo, di avere delle risorse a disposizione per
una spesa sociale crescente a causa di una popolazione che stava velocemente
invecchiando. Solo nella seconda parte del decennio l esecutivo avviò politiche più
espansive per cercare di invertire una deriva sempre più pericolosa. Nonostante la
profusione dei mezzi finanziari impiegati, i risultati di questa politica economica furono
largamente inferiori alle attese.

20.3 - Il ritorno impetuoso degli Stati Uniti

L economia americana cominciò a correre dalla fine della guerra del Golfo fino al 2001. Il
sistema politico americano sembrava incapace di offrire uno sbocco alle avviate richieste
che venivano dal mondo della produzione e dai più disparati ambienti sociali. Il
contenimento della spesa pubblica voluto da Bush per proseguire la politica di Reagan
dovette fare i conti con vincoli politici sociali vecchi e nuovi. Le difficoltà economiche e
finanziarie obbligarono però il presidente, nel 90, a venire meno a una solenne promessa
elettorale. Bush non pose il veto al Congresso per elevare le tasse.
Questa decisione, colpiva diversi settori della popolazione americana.
Clinton puntò sulla modernizzazione dell economia americana. Nel suo programma c era
spazio per una riforma del sistema sanitario, per incentivi fiscali a favore dell istruzione e
per una riduzione del welfare state per cercare di spingere alcune categorie protette a
entrare nel mondo del lavoro.
Non fu semplice attuare tale programma. Il deficit pubblico ereditato dalle amministrazioni
Reagan e Bush impediva nuove spese.
La società americana continuava a avere soprattutto paura dei cambiamenti in atto. Questo
spiega in parte la conquista della maggioranza al Congresso e al Senato da parte dei
Repubblicani, favoriti anche dal fatto che Clinton aveva potuto fare poco per realizzare le

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promesse del 92. Nei 2 anni successivi le cose andarono meglio e fu rieletto nel 96.
L apparato industriale americano era entrato negli anni 90 con una nuova efficenza e una
competitività che non aveva eguali tra i paesi più avanzati.
Il boom della new economy durò poco. I nuovi investimenti erano bruscamente calati. Il
tasso di crescita dell economia era sceso.

20.4 - La Cina nell economia globale tra repressione politica e riforme economiche

L 11 settembre fu un colpo durissimo per gli Usa. Il governo e la Federal Riserve diedero
una risposta immediata attraverso interventi di ordine economico e monetario, oltre che
politico e militare con la guerra in Afghanistan e in Iraq. Le conseguenze immediate
dell attacco terroristico fecero scendere in secondo piano l entrata della Cina nel Wto.
Nel 2012 in tanti si domandavano se il XXI secolo sarebbe stato il secolo della Cina. Negli
anni 90 il paese crebbe in media oltre il 10% l anno.
L economia cinese è stata profondamente riformata dalle trasformazioni avviate nel 78.
Dall agricoltura all industria, al mondo bancario.
Nel 79 vennero approvate le norme per attirare gli investimenti esteri nelle zone
economiche speciali e introdotta la politica del figlio unico. Nel 1980 la Cina entrava a far
parte della Banca mondiale, mentre le imprese statali vennero autorizzate a conservare una
parte dei profitti per finanziare gli investimenti e i premi di produttività. Nel 1986 la Cina
chiese l adesione al Gatt, primo stadio per entrare poi nel Wto.
Il crollo dell Urss e l avvio della transizione nell Europa orientale diede un duro colpo
all ala conservatrice del partito.
Il Pcc riconobbe il ruolo del settore privato nell economia cinese e ammise la possibilità per
un imprenditore di diventare membro del partito.
L arrivo della crisi ne 208-2009 sembrò quasi non toccare la Cina che si trasformò
nell autentico motore della crescita mondiale.
Quando, tra la fine del 2014 e il 2015 il tasso di crescita dell economia cinese ha iniziato a
scendere, da una parte nei paesi avanzati sono aumentate le preoccupazioni per gli effetti
che questa crescita minore può avere sulle loro economie, dall altra si sono rafforzate le
interpretazioni volte a evidenziare una raggiunta normalità della Cina, destinata nel futuro a
crescere secondo ritmi sempre più blandi, più vicini alle migliori performance dei paesi più
sviluppati, Usa in testa.
Il paese è ancora al cento di trasformazioni molto importanti e difficili. Alla fine del 2013
c è stata una nuova spinta alla liberalizzazione del sistema economico.
In molti si interrogano sul destino della Cina, ma nessuno la vede più come lo sfidante degli
Usa. L economia cinese è ormai fatta da diverse subeconomie, ciascuna delle quali ha la
dimensione di un trilione di dollari. Qualcuna è in forte espansione, qualche altra sta
declinando. Alcune sono competitive sul piano globale, altre sono pronte per essere
rottamate.

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CAP.21 - L EUROPA ALLA RICERCA DI UNA IDENTITÀ

21.1 - La fine della guerra fredda e la riunificazione tedesca

La fine della guerra fredda e la riunificazione della Germania rappresentavano in un


certo senso la realizzazione di un sogno. Si ponevano le basi per la realizzazione di un
progetto che era stato alimentato durante 4 decenni. La realtà era però molto più
complessa, i nuovi equilibri europei erano il frutto di un complesso intreccio di interessi
politici e economici.
Sul piano istituzionale il sentiero era in un certo senso obbligato quando i paesi europei con
l Atto unico europeo avevano confermato la volontà di avanzare lungo la strada dell unione
economica e monetaria. Durante l ultima parte degli anni 80, il progetto di moneta unica
europea era stato considerato uno strumento utile per rafforzare le politiche di rigore e di
controllo dell inflazione, ma proprio per questo motivo esso aveva anche diviso i paesi
membri dell UE.
Le economie dell Europa occidentale non si erano mai completamente riprese dalla crisi
degli anni 70. Le politiche neoliberiste americane e inglesi avevano messo in moto processi
di revisione delle politiche europee, facendo emergere un progressivo impegno alla
diminuizione degli interventi statali.
Si prospettava la discussione, tra chi pensava che la moneta unica fosse uno strumento per
approfondire il processo di unificazione europea e chi invece riteneva che la sua adozione
dovesse sottostare a un effettiva convergenza già realizzata e misurabile secondo criteri certi
e non influenzabili da interessi politici.

21.2 - I vincoli del Trattato di Maastricht

Nel 1992 fu firmato il Trattato di Maastricht con il quale si definirono le fasi di attuazione
di tale programma. I paesi Ue, dal 94 in poi, intensificarono gli sforzi per conseguire quella
convergenza economica che avrebbe dovuto portarli a una più stretta unione, nacque
l Istituto monetario europeo che con la Commissione avrebbe dovuto stendere il rapporto
finale in base al quale i paesi, se avessero rispettato dei criteri, potevano far parte
dell Unione monetaria.
L intelaiatura tecnica e istituzionale rischiò più volte di andare in crisi a causa delle
difficoltà economiche in cui si dibattevano tutti i paesi europei.

21.3 - L arrivo dell euro

Nel 1998 il Consiglio europeo straordinario stabilì che 11 paesi rispondevano ai criteri,
mentre altri 2 pur rispettando i criteri decisero di rinunciare volontariamente. Vennero
stabiliti i tassi di conversione dell euro nelle monete nazionali.
Le 2 debolezze strutturali, non erano unicamente europee, ma la complessità dei
meccanismi di governo europei era tale da renderli particolarmente pericolose in assenza di
un adeguamento delle regole e del tessuto istituzionale su cui si basava l Ue.
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L adozione della moneta unica non fu priva di difficoltà.
2 anni dopo la nascita dell euro, 10 paesi dell Europa centro-orientale entravano nell Ue. In
questi paesi, l efficienza dei sistemi economici era in funzione delle riforme che venivano
effettuate nel mercato del lavoro, nella pubblica amministrazione e nel sistema fiscale.
Dal 2003, anno in cui furono approvate le riforme per il mercato del lavoro, il clima era
profondamente cambiato. L economia tedesca seppe ritrovare una competitività che fu alla
base di ripetuti e crescenti surplus commerciali, un fattore destabilizzante degli equilibri del
continente dato che nell Europa meridionale stava avvenendo esattamente il fenomeno
opposto.

21.4 - Alle origini della crisi europea

La crisi giunse in Europa nel 2008.


Nel 2009 il numero di europei che dubitavano dell Europa era cresciuto drammaticamente.
Al posto della speranza di una crescita equilibrata e di un autentica unificazione in un clima
di solidarietà era subentrata una spaccatura tra nord e sud, tra ricchi e poveri.
La crisi divenne molto più drammatica tra il 2009 e il 2010, quando la Grecia mostrò i
primi segnali della sua incapacità di far fronte agli obblighi del debitore.
Il punto tuttora in discussione riguarda la capacità/volontà dei paesi membri decidere di
anche la propria sovranità nelle politiche di bilancio. Finora sembra che mantenerle a
livello nazionale abbia rappresentato la compensazione della perdita della sovranità nella
politica monetaria. Ma la contraddizione di una moneta senza uno stato sovrano alle sue
spalle resta al momento, senza soluzione.
L abbattimento del debito, ha comunque prodotto ferite e lacerazioni molto profonde dai
pesanti risvolti politici e sociali in molti paesi europei.
Un Europa divisa e confusa ha a lungo discusso sulla Grexit.
Nel 2016, la Gran Bretagna ha abbandonato l Ue. Gli effetti economici si potranno misurare
a distanza di anni.

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CAP.22 - IL MONDO GLOBALE

22.1 - I Brics

Il fenomeno più rilevante emerso con il processo di globalizzazione è la diffusione


dello sviluppo economico in aree che in precedenza erano state toccate solo
marginalmente da questo processo.
L aspetto più appariscente è stato rappresentato dalla Cina, una porta girevole per impo-
expo sempre in movimento.
I paesi che diedero vita al nuovo mondo di mattoni , i Bric, Brasile, Russia, India e Cina.
I 4 avevano mote cose in comune, ma anche tante differenze. Prevalsero le prime. I Bric
sono gli unici paesi al mondo, con gli Usa, ad avere contemporaneamente un Pil di oltre
600 miliardi di dollari, una popolazione superiore ai 100 milioni di abitanti e una superficie
maggiore di 2 milioni di km quadrati.
I Bric cominciano a riunirsi annualmente.
Negli anni più difficili della crisi i paesi Brics strinsero accordi di cooperazione molto stretti,
arrivando anche alla formazione di un istituto bancario, con lo scopo di facilitare le
transazioni economiche-finanziarie e commerciali tra gli stati membri, ma che rappresenta
una vera e propria sfida al FMI e alle sue regole.

22.2 - I successi del mercato e dell intervento pubblico in Asia

La situazione era molto diversa da un paese all altro.


In Corea del Sud, la sua crescita rappresenta un modello che molti hanno cercato di
imitare:
- grande attenzione ai fattori strutturali;
- ruolo preminente di una tecnocrazia formatasi sui modelli dei miti giapponesi;
- governi autoritari entro involucri istituzionali democratici;
- robuste politiche protezionistiche unite a una spinta alla competizione fuori dai confini
nazionali;
- un forte ruolo dei grandi gruppi privati.
Tali fattori hanno consentito al paese di realizzare un processo di industrializzazione che
non ha temuto il confronto con i giganti economici mondiali, prima di tutto gli Usa.

22.3 - Il boom delle commodities e lo sviluppo delle relazioni economiche sud-sud

Una buona parte del successo asiatico è senza dubbio legato all enorme domanda di
materie prime generate dalla Cina. Il mercato delle commodities ha conosciuto un vero e
proprio boom all inizio del nuovo secolo. La spiegazione più solida di questo fenomeno è
stata di legare tale trend alla domanda esercitata dai Bric e soprattutto dalla Cina.
In molti paesi asiatici, la crescita della domanda di materie prime da parte della Cina ha
indotto importanti cambiamenti negli assetti economico-sociali. La strategia cinese non

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implica alcuna interferenza negli affari interni dei paesi, mostrando una disponibilità a fare
affari anche con regimi dittatoriali.
La crescita economica dei paesi dell Africa subsahariana sta inserendo il continente
sempre più nell ingranaggio della globalizzazione, non più solo come attore passivo.
Questo ampliamento geografico dello sviluppo economico, sta producendo profondi
mutamenti negli assetti dell economia mondiale. Il più rilevante è costituito dai rapporti
commerciali tra paesi emergenti, tra sud- sud.
Le politiche di liberalizzazione commerciale volute dal Wto rappresentano un elemento di
fondamentale importanza. Usa e Cina stanno sviluppando nuove strategie di carattere
politico-commerciale a protezione dei propri interessi nazionali, con l intento ti rendere
maggiormente interdipendenti le economie dei principali partner commerciali nelle
maggiori aree del mondo.
Se concretizzato, il progetto riunirebbe circa la metà del Pil mondiale e un terzo del
commercio internazionale, tuttavia restano molti dubbi sulla realizzabilità.

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CAP.23 - UNA CRISI DIVERSA?

23.1 - Alle origini della crisi finanziaria

La crisi iniziata del 2007 sta marcando in profondità il processo di globalizzazione.


Come si era trasformato il sistema finanziario internazionale tra la seconda metà degli anni
Settanta e i primi anni Ottanta?
La massa di capitali in circolazione dal 1973-74 ha generato dei mutamenti che hanno
avuto impatti nel breve e nel medio-lungo periodo.
Nel 2008, la crisi era diventata molto più grave, e a poco a poco furono chiari i motivi più
profondi della crisi: l eccesso di capitali in Asia derivante dal grande surplus commerciale
cinese, spinse al ribasso i tassi di interesse nei primi anni Duemila a livello globale; le
banche europee si finanziarono negli Stati Uniti e usarono tali fondi per acquistare titoli
insicuri. Nell insieme questi fattori spinsero verso l alto un debito in un mondo che pareva
essere divenuto meno rischioso.

23.2 - Il salvataggio dei sistemi bancari

Il fallimento per bancarotta di Lehman Brothers scatenò il panico.


Il 28 settembre il Congresso approvò il Trouble Asset Relief Programme, un piano di
salvataggio per il settore bancario.
La crisi si fece comunque sentire in tutte le borse mondiali.
Il governo di Obama approvò il piano di salvataggio per Citigroup.

23.3 - Le tante incertezze del dopo crisi

La crisi del 2007-2008 è diventata un caso di studio.


Riassumendo studi, pubblicazioni, e discussioni, la risposta che oggi molti danno non è
diversa da quella di Keynes negli anni Trenta: il problema non è l offerta, bensì la
domanda. Occorre rimettere in moto quest ultima, ma per farlo è necessario che i policy
makers abbiano bene in chiaro la diagnosi del problema. Solo così sarà effettivamente
possibile uscire dal dilemma se stavolta è diverso oppure no .

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