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GIUSEPPE RENSI

'DELLO STESSO AUTORE.

Una Repubblica Italiana ( Il Cantone Ticino ) - Milano, Critica


Sociale, 1899.
Gli " Anciens Régimes ,, e la Democrazia Diretta - Bellinzona,
Colombi, 1902.
Studi e Note di Filosofia, Storia, Letteratura ed Economia
Milano, Società Editoriale Milanese, 1903.
Mazzini e il Socialismo ( Conferenza tenuta il 4 Giugno 1905 nel-
SIC ET NON
l'Aula Magna dell' Università di Genova ) - Genova, Chiesa, 1906. METAFISICA E POESIA
L'" Immoralismo,, di Federico Nietzsche (Estratto dalla Rivista
Ligure) - Genova, Carlini, 1906.
Hegel, il Cristianesimo e il V edanta ( Estratto dal Coenobium ) -
Lugano, 1907.
Le Antinomie dello Spirito - Piacenza, Società Editrice Pontre-
molese, 191 O.

( Traduzioni dal/' Inglese)

Royce - Lo Spirito della Filosofia iXT:oderna ( 2 voli.) con introdu- .'


zione del traduttore - Bari, Laterza, 1909-1 O.
Hibben - La Logica di Hegel, con introduzione del traduttore -
Torino, Bocca, 19 10.

ROMA
LIBRERIA EDITRICE ROMANA

1910
' I
Siippongo che i miei lettori siano tutte persone
'PROPRIETÀ LETTERARIA
di spirito.
Non c'è pericolo, adunque, che essi facciano una
smorfia di commiseratrice superiorità e di ironica
suffisance percorrendo queste pagine, qiiasi che io
attribuisca alle divagazioncelle metafisiche e ai pochi
vers·i quivi raccolti (oh, i versi poi, lo dico per atte-
nuarmene l'onta, sono stati tutti, o quasi, composti
e pubblicati epocha Saturnia, consule Planco) mag-
gior serietà che ad una persona che si rispetta sia
lecito di attribuirvi. Ma no. So benissimo anch'io,
a l pa,ri de' miei spiritosi lettori, che, nè il seguire nelle
sue evoliizioni ·irreaz.i, fantastiche e talvolta bfazar-
ramente paradossali, un pensiero metafisico, nè tanto
nieno il tentar di fissare nel verso un' eco dello spi-
rito o un'immagine d·i bellezza, nè meno che mai
i l raccogliere tutto ciò in un volume, sono azioni
che posseggano alcuna importanza e serietà. Tiitt' al
più, per gli 'uomini assennati, ciò può trovar grazia
Officine Grafiche - Vincenzo Bonanni - Ortona a M are. come un passatempo e uno scherzo, e ciò si può,
come tale, al massimo, perdonare. Ed io non faccio
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precisamente altro che perdonàrmi tutto ciò come uno


scherzo e un passatempo, e non prendo il mio libro
più sul grave di quel che lo prendano i miei lettori
di spirito: non più sul grave, io che l'ho scritto, di
quel che faccia colui che se lo reca in mano tra la
veglia e il sonno o « dopo il caffè ». Lo so, lo so : è
perfettamente vero, oggi, carne al tempo in cui Cicerone
scriveva il De Finibus, quello che egli ironfoamente
rinfacciava ai giureconsulti del suo tempo, vale a
dire che per le persone serie merita che si scriva e
si discuta non d'i quelle cose quae vitam omnem
continent, ma an, partus ancillae sitne in fructu
habendus. E so altresì che le cose gravi e importanti
non sono nè le fantasticherie metafisiche, nè, men Breve Elogio della Contraddizione.
che meno, i versi, bensì le nostre concrete esteriori
faccende qu,otid'iane, i nostri « tumulti oz'iosi » .
«Ma veh! (dice in principio del Convito plato-
nico l'impetuoso Apollodoro) quando sento parlar
certuni, specialmente voi altri, gente quattrinaia, vo
in collera e vi piango, essendo voi miei amici, vi
piango perciocchè credete di far gran cosa, e non
fate un bel nulla. Forse anche voi in cuor vostro
piangete me, credendonii un pover'uomo. E sul conto
mio credo che voi crediate il vero; ma io sul conto
vostro ? eh! altro che credere, lo so di certo » .
Verona, maggio 1910.
G. R.
J

Basta aver meditato con qualche sincerità sui


problemi metafisici per persuadersi che nessuno può
dare ad essi - nemmeno nell'intimo della -propria
coscienza, dove ai ragionamenti supplisce un atto
di intuitiva adesione - una risposta definitivamente
sicura.
A parte l'insolubilità delle antinomie kantiane,
già solo il problema fondamentale, cioè se l'universo
abbia avuto origine da un' accidentale combina-
zione di elementi, ossia dal cieco caso (al che, in
fondo, si riduce ogni dottrina atea e a teleologica);?
o se invece sia il prodotto di una attività razionale,
il che è come dire di un piano divino; questo pro-
.blema primo e fondamentale, dalla cui soluzione
dipende la soluzione di tutti gli altri, si presenta
a chiunque pensi sinceramente, come suscettibile
talvolta dell' una, talvolta dell' altra soluzione, a
seconda che s' affacci110 e predominino certi o cer-
t' altri fatti e considerazioni.
Come avviene adu~que che vi siano dei filosofi,
e appunto i maggiori, i quali hanno creato o ab-
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bracciato un sistema e vi hanno tenuto fermo per


tutta la vita~
\ Così avvenne che coloro i quali trattarono i
problemi filosofici con tutta la passione, l'ansia, la
Ciò non può essere avvenuto se non per il sincerità della loro anima, passarono volta a volta
fatto che, quando un determinato sistema si è pre- dall'uno all'altro sistema, a seconda che, per l' ac-
sentato in un dato momento alla mente come lumi- quistare maggiore ascendente nella loro coscienza
nosamente vero, esso ha esercitato un'occulta e dell'uno o dell'altro ordine di idee e di fatti, essi
forse inconscia forza di attrazione e di ripulsione; scorgevano la verità in un senso o nell'altro ; e
ha attratto, organizzato attorno a sè, tenuto nella con questa schiettezza fissarono nei loro libri suc-
luce più viva le idee ad esso favorevoli; ha respinto cessivi questi diversi modi con cui la realtà lam-
e mantenuto nell'ombra le idee contrarie. La crea- peggiava alla loro mente: Schelling dall'Idealismo
zione o l'appassionata apprensione d'un sistema trascendentale alla filosofia positiva; Renouvier dai
filosofico, avvenuta in un dato momento della vita Saggi di Critica al Personalismo; Comte dalla Filo-
(e specialmente all'inizio della virilità intellettuale) fia alla Politica positiva.
ha insomma suggestionato la mente, orientandola Ma la sincerità non impone soltanto di con-
artificialmente in modo definitivo verso il sistema traddirsi a distanza di tempo. Essa impone al filo-
medesimo. sofo di contraddirsi ad ogni giorno, ad ogni ora,
Ma il filosofo che pesi - con una sincerità ad ogni minuto, perchè è nella stessa. sfera del
profonda e pervadente l'intimo della sua coscienza presente, nel momento in cui egli pensa ad un
ad esclusione di ogni considerazione esteriore - le problema metafisico, che non può non scorgerne,
idee e le soluzioni opposte non può rimaner per non sentirne intimamente, come ugualmente possi-
sempre aderente a una soluzione, perchè non può bili, le opposte soluzioni. Questo contraddirsi, que-
non scorgere che ogni opposta soluzione ha un sto volteggiare contemporaneamente dall'una all' al-
potente ordine di idee e di fatti che la suffragano, tra soluzione, che fu calunniato come dilettantismo,
e che se, mediante il ragionamento discorsivo, è è l'unica possibile onestà filosofica; esso è la viva
possibile sostenere costantemeÌ1te soltanto uno di espressione dell'ansia febbrile, inesausta, nobilmente
tali ordini di idee e di fatti, non è invece pos- appassionata con cui una mente scrutina senza
sibile sentirsi intimamente ·certi in modo esclusivo darsi requie la multiforme e complessa realtà, e
di esso mediante quell'atto di intuitiva adesione accumula sforzi su sforzi ed ipotesi su ipotesi per
interiore che solo costituisce soggettivamente la veder di afferrarne le facce che successivamente
certezza perfetta. La filosofia veramente sincera è essa le presenta. Invece, l'assenza di contraddizioni,
frammento e non sistema. ' l'adesione definitiva e costante a un sistema (ciò
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elle restera toujours au-dessous de la pensée, der-
che viene considerato come prova di serietà filoso- rière ce qui apparait, dans l' ombre impénétrable
fica) è mancanza di sincerità, è frerldo e voluto et le silence impassible, de sorte que nous ne sau-
sistemarsi e adagiarsi della mente in una soluzione. rons jamais si elle existe ou si nous la revons, et
E il restarvi afferrato al sicuro dai dubbi, dalle que, si elle ex,ste, tout ce qui irradie d' elle en
sollecitazioni, dai punti interrogativi che ogni nuovo, notre atmosphère n' est que manifestations splen-
intenso e sincero sforzo per penetrare la realtà e dides et contradictoires; - auxquelles soient la
ogni revisione dei risultati raggiunti suscita dinanzi louange et la gloire >> . (H.-B. BREWSTER: L'Ame
alla mente - è chiudere le porte della wscienza pa1ienne).
ai dubbi, alle sollecitazioni, alle interrogazioni, ine-
luttabilmente affacciate dall'offrirsi dei fatti e degli
argomenti sott' altro aspetto da quello che pareva
dianzi il vero.
Così alcuno può sentirsi nel medesimo istante
- secondo che rapidamente percorre e riassume
in un atto intuitivo interiore, l'uno o l'altro ordine
di idee e di fatti - ateo e credente, cristiano e
buddista, materialista e idealista, immoralista ed
asceta.
« Cum aliis isto modo, qui legibus impositis
disputant, nos in diem vivimus; quodcumque no-
stros animos pr9babilitate percussit, id dicimus,
itaque soli sumus liberi » . (CICERONE : Tir.sculane,
V, 11, 33).
« Faithfulness is to the emotional life what
consistency is to the life of the intellect - simply
a confession of failure » . (OSCAR WrLDE: The Picture
of Dorian Gray).
« L' unité divine échappe à l' appréhension en
un instant quelconque, par un acte quelconque de
notre conscience; aucun messàge ne la révélera,
ni ne dira dans quelle direction il faut la chercher;
Pro e contro la Logica.
Non esiste nella natura alcuna traccia di logica.
Essa è il dominio dell'assurdo. Riflettiamo soltanto
che non v'è vita che non abbia bisogno per vivere
di distruggere altre vite e non debba essere neces-
sariamente distrutta per la sussistenza di altre.
Dalla pianta, agli insetti, agli animali d'ogni specie,
all'uomo, è un incrociarsi di reciproche distruzioni
rese necessarie dalla conservazione di altre esistenze.
A che, allora, una forma di esistenza che non serve
se non per altre~ e a che tutte le e:::;istenze, poichè
ciascuna (dovendo distruggere per vivere ed essere ·
distrutta per far vi vere) non serve che per altre~
Riflettiamo ancora che si viene al mondo per
morire, che la meta della vita è la morte.
Dato l'assurdo fondamentale della natura, si
presenta il problema: perchè noi vi ci moviamo a
nostro agio ~
Perchè noi siamo un prodotto di questo as-
surdo. La natura, con la sua confusione, col suo
illogismo, col suo caos, è quella che ci ha plasmati.
Noi siamo sorti da questa confusione e da questo
GmsEPPE RENs1 - Sic et Non. 2
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illogismo. Esso ci ha foggiati adatti a sè come quei tura e cambiare i fatti, soddisfece il suo impulso
giocattoli che contengono un fantoccio costrutto in logicizzando la natura mediante un sogno, il sogno
modo da potersi regger diritto su piani inclinati. delle religioni, il sogno del divino regno ultra-na-
N oì d'altra parte abbiamo adattato a questo caos turale della logica e della giustizia. Come il colpe-
i nostri organi e i nostri movimenti, sì che finiamo vole di vizio solitario, la ragione umana, non potendo
per scambiarlo con un ordinamento normale, come stringere in realtà la natura fra le braccia della sua
una famiglia di insetti - dopo che parecchie ge- logica, e non potendo resistere al desiderio di strin-
nerazioni di essa nascessero in una gola montana gervela, ve l'ha stretta in immaginazione.
agitata da un vento vorticoso - finirebbe per trovar Però, un'altra interpretazione si affaccia: se la
normale il turbinìo disordinato dell'atmosfera e per natura è l'assurdo, e la coscienza umana ha in sè
potersi muovere in esso. la logica; se la logica umana è la negazione del-
L' ill0gismo è naturale. Ciò che non è naturale 1' assurdo naturale; se la coscienza si sente su ciò
è la nostra ragione che lo scopre, lo rileva e se ne in conflitto irriducibile colla natura; allora, non
lamenta. O, piuttosto, nella natura non esiste nè vuol forse dire che la coscienza non fa parte della
illogismo nè logica. Per una mosca che cade nella natura e che ha un'origine di versa da que~ta ~
tela d'un ragno, per un insetto che viene travolto
da una pioggia torrenziale non esiste assurdo; non
esiste che un fatto, il fatto immediato, il fatto del
momento, il fatto senza futuro e senza passato,
senza ragione, ma anche senza irragionevolezza.
Fu quando sul mare tumultuante e disordinato
della natura comparve la ragione umana che si
creò l' illogismo e l'assurdo. Si creò, perchè solo
essa lo vide ; perchè solo per essa vi fu illogismo
ed assurdo. Per questo si può dire giustamente che
la coscienza umana è un epifenomeno.
Ma questo epifenomeno, questa piccola acci-
dentalità, questa impercettibile escrescenza cresciuta
sulla corteccia dell'albero della n'atura, ha voluto
ad ogni costo cacciare la logica, che essa portava
in sè, nella natura. E, non potendo mutare la na-
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è il vero indizio dell'attitudine metafisica » (La


Filosofia dell'Inconscio, Parte III, XV, 4).
Questo, la regolarità, l'andamento normale, ordi-
nario, comune, è il primo e l'unico miracolo. Il mi-
racolo del Logos. Il mondo non è che l'aspetto
esterno, l' esemplificazione esteriore del Logos, il
quale ne costituisce la vera ed eterna essenza.
Una delle particolarità di questo miracolo che
apparirebbe più meravigliosa se la consuetudine
Ciò che è miracoloso nella natura è l'assenza non uccidesse il senso di meraviglia, è il fatto
del miracolo. È che tutto proceda non a sbalzi, a <;he in ogni generazione nasca un numero press' a
capriccio, con casuale irregolarità, ma invece se- poco uguale di individui d'ambo i sessi. È il fatto
condo leggi costanti. È che da un grano di frumento che non accada mai che un bel momento vengano
nasca sempre il frumento, e non talvolta la grami- al mondo tutti uomini e nessuna donna, o viceversa;
gna o la fava. È insomma che tutto operi e si svolga e
ovvero soltanto per tre quarti uomini per un quarto
in obbedienza ad una logica soggiacente che noi ri- donne. Se l'accidente, l' alogicità dominasse il mon-
troviamo, dai moti dei mondi allo spuntar dell'erba, do, ciò accadrebbe, come accade che gettando dei
sempre presente ed agente, e giammai smentita. dadi si vegga talvolta comparire in tutti lo stesso
Ed è perciò appunto che la capacità di sen- numero. Ma poichè non accade mai che lo stesso
tire stupore per le cose più naturali e comuni, la sesso compaia in tutti gli individui d'una ·genera-
suscettibilità alla meraviglia, il senso del mistero, zione, o solo in una proporzione assai prevalente,
è l'indice più sicuro dello spirito filosofico. Platone ciò vuol dire che la forza che regge e conduce il
dice: « È ben da filosofo questo sentimento, il me- mondo è costituita di logica, è Logos, è Dio.
ravigliarsi; di fatti, non v'è altro principio alla Ma vi è qualche cosa di ancor piì1 meraviglioso.
filosofia se non appunto questo; e chi ha detto che Vi sono due fatti attestati dai demografi: il primo 'IJW't~ i- tfi?.A
lri è la figliuola di Taumante, non ha genealogiz- è che nascono un po' più uomini che donne, il
zato male, parrebbe» (Teeteto,, XI, trad. Bonghi). secondo (la cosidetta lf'gge di Lint) che dei due
E Hartmann: « Occorre saper arrestarsi con miste- sposi quello che trasmette il suo sesso al bambino
rioso terrore davanti al problema della Sostanza è il meno robusto.
assoluta, come davanti alla testa di Medusa. E ciò Ora i demografi indaga.no ed espongono il per-
chè di questi due fatti. Essi dicono che, essendo
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necessaria alla specie la quasi uguaglianza numerica go Go che i~1 una società a tipo socialista, comunista
degli individui dei due sessi, quando una persona od anarchico accadrà questo gravissimo inconve-
è più debole avrà per figlio un individuo dello
stesso sesso, perchè la probabile prossima scomparsa
del generante venga compensata da un nuovo indi-
viduo del sesso medesimo. E aggiungono che se
nascono più uomini che donne è perchè ne muoiono
J niente che tutti vorranno darsi alle professioni
superiori.
No: quando tutti i mestieri e le professioni
fossero socialmente parificate, e fosse tolta l' artifi-
ciale attrattiva che l'attuale sistema sociale aGcorda
anche di più, sia in causa è(:)lle guerre, sia in causa alle une sugli altri, il libero giuoco delle inclina-
della più aspra lotta per la -vita, rilevando inoltre zioni e delle vocazioni sarebbe sufficiente a propor-
che dopo una grande guerra in cui molti maschi zionare fra le varie occupazioni l'offerta di lavoro.
sono periti (così dopo quelle di Napoleone I e dopo E questo libero giuoco sarebbe (come è difatti
quella franco-prussiana) si accentua notevolmente, anche ora) regolato dal Logos che regge il mondo,
onde rifare l'equilibrio, la sproporzione a favore con l' istessa sapienza di spedienti e di compensa-
delle nascite mascoline. zioni con cui egli regola l'equilibrio tra le nascite
Ora che cosa vuol dire che si ricerchino, che maschili e quelle femminili. E come è un assurdo
esistano questi perchè? Vuol dire che la forza, l' at- pensare che, soLto l'impero del Logos, nascano tutti
tività la quale è ali' opera nel fatto generativo, pos- uomini o tutte donne, così è un assurdo pensare
siede questi perchè. E, se si ripensa alla circostanza che, anche tolte le artificiali costrizioni economiche,
che per ristabilire l'equilibrio avvenga il fatto, dal nascano t~tte d'una medesima specie le vocazioni
punto di vista fisiologico assurdo, che precisamente e le attitudini.
l'individuo più debole imprima il suo sesso nel Così appare una volta di più che, sebhene i
nascituro, e l'altro che dopo una guerra cresca il socialisti non se ne accorgano, la loro credenza
numero dei nati del sesso che appunto scarseggia, implica la credenza nel Logos o in Dio.
bisognerebbe concludere che quella forza, quell' at-
tività, non solo possiede, ma scorge chiaramente e
si pone coscientemente dinanzi questi perchè. E
tutto ciò non vuol forse dire che la forza che so-
spinge il mondo è una forza materiata di ragione,
una forza-ragione, un Logos ~
. Per motivi d'un ordine assolutamente analogo
appare un assurdo il timore di coloro i quali riten-
La Corsa alla Morte. .
. . . . . . la fretta
Che l' onestate ad ogni atto dismaga.
PURG. III, 21
Qui festinus est pedibus offendet.
PROV. 19 - 2

È oramai diventato un luogo comune che il


nostro è il secolo della velocità. Dopo le ferrovie,
le biciclette, e dopo le biciclette, le automobili. E
mentre le automobili servono a soddisfare la fre-
f ,
nesia della velocità tra le grandi distanze, le bici-
clette servono a sminuzzare e sbocconcellare la
soddisfazione di tale frenesia lungo tutta l'ordina-
ria giornata e a rendere quasi intollerabile il far
fronte alle abituali necessità di locomozione - dalla
casa all'ufficio o all'officina, e simili - senza la
rapidità concessa dal precipitoso strumento.
Quale è la conseguenza di tutto ciò~ È, eviden-
temente, l'intensificazione della corsa alla morte.
Nè io uso questa frase, come si fa d'abitudine, per
alludere ai frequenti disastri cagionati dai novissimi
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metri di distanza. Voi partite a piedi dalla città A
mezzi di locomozione. No: la corsa alla morte cui e in tre ore siete nel villaggio a a quindici chilo-
questi ci precipitano, ha un significato ben più metri dalle sue mura. Obbiettivamente il tempo
intimo, spirituale e profondo, e ben altrimenti ter- sarebbe lo stesso. Ma quando voi siete giunti a
ribile, che non quello d'un precipizio materiale in piedi da A ad a e riflettete che il tempo impiegato
cui s'infrange, qua e là, una volta per tutte, qual- · è lo stesso di quel che sarebbe oceorso da A a B
che esistenza umana. in ferrovia, avete l'impressione che ciò non sia,
e che quel tempo che avete tante volte impiegato per
o giungere in ferrovia da A a B sia molto maggiore.
Che cos'è il tempo~ I filosofi ne negano l' esi- La distanza percorsa, il numero dei paesi e delle
stenza obbiettiva e dicono che esso è soltanto una città oltrepassate, la quantità di oggetti in tra visti
« categoria » sotto la quale noi pensiamo le cose, nella corsa in ferrovia, danno alle tre ore di fer-
in poche parole, una nostra produzione soggettiva. rovia un carattere qualitativamente diversissimo
Lo stesso, o press' a poco, dicono i teologi, quando dalle tre ore di cammino, e fanno veramente di
affermano che Dio è fuori dallo spazio e dal tempo quelle un tempo maggiore di queste.
( « Essere senza tempo e senza spazio » definisce Il tempo, insomma, non è omogeneo. E se si
Dio anche Fogazzaro nel Santo) e che quindi il vuol riconvincersene basta pensare all'andamento
tempo esiste per noi, esseri relativi, ma non esiste assolutamente diverso che esso prende durante l' at-
per l'Essere assoluto -·- ossia non esiste in sè. tesa e durante un'occupazione interessante e pia-
Nè c'è bisogno, per accorgerci che il tempo cevole. Voi aspettate l'amata ed essa 11011 viene.
non esiste in sè, di seguire la teutonicamente aspra I minuti calano sul vostro spirito, numerati e sen-
e greve argomentazione di Kant, o quella francese- titi ad uno ad uno, lenti, pesanti, come un lungo
mente sfavillante e leggera, ma sottile fino a disper- pendolo che oscilli adagio adagio. E se essa più
dersi nella nebbia, del Bergson. Basta osservare non viene, quella mezz'ora d'attesa resta, più tardi,
la nostra esperienza quotidiana. E questa ci mostra nel vostro ricordo come un macigno, come una
come il tempo non sia una cosa quantitativamente mole enorme di tempo consolidata e greve che ancor
obbiettiva, e come invece l'un tempo differisca preme dolorosamente sull'anima vostra. Ma se essa
dall'altro qualitativamente, cioè per le qualità che viene, l'ora che passate con lei è più breve dei
noi, soggettivamente, attribuiamo all'uno e al- dieci minuti d'attesa e il tempo è diventato agile
1' altro. e snello, come il corto pendolo rapido d'un elegante
Voi vi mettete in treno nella città A e in tre orologio da tavolino.
ore giungete nella città B a centocinquanta chilo-
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~
Il Bergson (il più prodigiosamente sottile dei
moderni investigatori del fenomeno del tempo) scrive Passiamo ad un altro ordine di considerazioni.
in Ma,tière et Mémoire: « Non vi è una durata im- S.econdo una celebre teoria, fondata dal Pascal,
personale e omogenea, la slessa per tutto e per praticata egregiamente dai gesuiti, rinnovata nel
tutti, che fluisca, indifferente e vuota, all'infuori di nostro tempo dal James (nel Will to Believe) e dalla
ciò che dura. Non vi è un ritmo unico della du- dottrina pragmatista, il compiere gli a tti esteriori
rata; e si possono immaginare molti ritmi diversi, come se si credesse, finisce a lungo andare per
i quali, più lenti o più rapidi, misurino il grado di procurare la fede. Il senso generale di questa teoria
tensione o rilassamento delle coscienze». Egli os- è che gli atti che compiamo materialmente col
serva che nello spazio di un secondo, la luce rossa nostro corpo influiscono potentemente a dare allo
compie quattrocento trilioni di vibrazioni successive. spirito determinati atteggiamenti in analogia a que-
Per avere la percezione di questo numero di vibra- gli atti esteriori.
zioni, bisognerebbe separarle le une dalle altre per È noto come il Campanella dicesse che quando
modo che si potesse contarle. Ora, il più piccolo inter- voleva sapere che cosa taluno pensasse, ne con-
vallo di tempo di cui noi possiamo avere coscienza traffaceva l' espressione del viso, perchè questo
è di due millesimi di secondo. Per contare, adun- movimento esteriore produceva nel suo interno
que, i quattrocento trilioni di vibrazioni occorrereb- pensieri verosimilmente analoghì a quelli che nu-
bero venticinquemila anni. Quale differenza obbiet- triva l'altra persona avente quella stessa espressione
tiva tra questi duecentocinquanta secoli e l'istante del viso. E un medico moderno, assai geniale scrit-
che ci basta a · percepire il raggio di luce rossa~ tore, il D.r P. L. Levy, insegnando L' Education
Nessuno. V'è la sola differenza subbi ettiva che noi rationelle de la volonté, scrive: « Il nostro essere
condensiamo duecentocinquanta secoli in un breve morale si manifesta per una triplice via: mediante
minuto secondo. il nostro atteggiamento (compresa l'espressione della
In una parola, siamo noi che creiamo il tempo, fisonomia e i gesti), mediante le nostre parole,
che lo allunghiamo e lo accorciamo a seconda delle mediante i nostri atti. Mediante questa triplice serie
nostre attitudini e disposizioni innate o acquisite. <li manifestazioni, possiamo esercitare un'influenza
Per vivere a lungo basta far defluire il tempo con indiretta, ma reale e profonda, sulla nostra maniera
lentezza, e con quanta maggior lentezza lo si fa di pensare, di sentire, di volere. Così, se siamo
defluire tanto più a lungo si vive. A ciò serve impressionabili, dobbiamo saper abituarci a scolpir
ottimamente la noia. La noia è dunque la più si- la calma sul nostro viso e a nrnderare la vivacità
cura filosofia della longevità. dei nostri movimenti; se siamo timidi, a star dritti
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/
sulla persona, a parlare a voce alta e distinta, a spirito, così l'abitudine esteriore della precipitosità
fissare francamente gli occhi sui nostri interlocu- a poco a poco accelera l'intimo ritmo del nostro
tori. Così, i caratteri precipitosi debbono imporsi spirito stesso, ci fa interiormente in capaci di tran-
di camminare lentamente, di mangiare lentamente; quillità e di posa, ci suscita un' interna inces-
l'indeciso di agire con prontezza » , ecc. sante precipitazione, la quale ci rende impossibile
La stessa tesi sviluppò ingegnosamente (nel- di consistere nel presente, ci sospinge di continuo
l'Art de vivre) un altro medico, il D.r Toulouse, verso l'avvenire, e, anzichè nel presente, ci fa vivere
noto ai lettori specialmente per la sua inchiesta nel futuro, sottraendoci così l'unica base reale della
medico-psicologica intorno a Zola. « I gesti (dice) vita; e, infine, fa del nostro individuo interiore una
influiscono sulle idee. Un impulsivo farà bene a persona curva in avanti in una corsa disperata
sottomettersi ad alcuni esercizi giornalieri eseguiti verso ...
con lentezza. Si collochi dinanzi a uno specchio Verso ciò a cui non pensiamo mai nel turbine
e si sforzi di moderare i suoi gesti durante un della velocità, nella vertigine delle occupazioni che
pP.riodo abbastanza lungo » ... ci distraggono; ma a cui, in forza appunto della
distrazione, ci avviciniamo con tanta maggiore rapi-
~
dità. Verso la morte.
Possiamo adesso concludere. Con l'uso ognora più esteso dei più veloci
La diffusione di mezzi sempre più rapidi , di mezzi di mozione noi attestiamo sempre meglio quel
locomozione e la pratica di questi diventata abituale che filosofeggia Dorling nel Male del Secolo di Max
e diuturna producono due conseguenze. Nordau: « Il fine unico della vita è la morte, fine
La prima è che concentrano il tempo. E siccome verso il quale tende avidamente l'attività di ogni
il tempo non ha una durata omogenea e obbiettiva, organismo vivente » .
bensì la àurata soggettiva che il nostro spirito vi
dà, questa concentrazione del t empo è veramente
un accorciamento del t empo.
La rapidità della locomozione produce l'effetto
· psicologico di accorciare la nostra vita. È come se il
tempo della nostra vita venisse messo in uno strettoio
e costretto a condensarsi in un volume più piccolo.
La seconda conseguenza è che, siccome i gesti
e gli atti esteriori determinano l'atteggiamento dello
GrnsEPPE RENst. - Sic et Non 3
L'EDERA

L'edera verde del suo manto or cinge


Le mura immani del castel vetusto ;
Penetra e rode; e, ognor più in alto, il fusto
Tra sasso e sasso le sue barbe spinge.

Si sgretola all'amplesso che lo stringe,


Sfibrandosi, il maniero ampio e robusti?:
Il tenue stelo del sottile arbusto
A ruina il castel fiero costringe.

Tal, sovr' un'altra mole, ancor possente


Di ciclopiche mura e rocche austere,
Con lenta e paziente opra fatale,

Diroccando i bastioni, e le opulente


Torri, e le arcate, e le postierle nere,
Tenace edera verde, un'idea sale.
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IL SALUTO INCESSU PATUIT DEA

Entro al mio cuore, o Dante, si rinnova Ella passa. Per I' etra irradiato
L' eco dispersa del tuo dolce canto; Dalla bellezza sua, trema un bagliore
Torna alla mente, rinascente incanto, Come di cielo, e a torno al crin gemmato
Fiore di poesia, la Vita Nuova ; Segna la luce un cerchio di fulgore.

E la tua opra, Angelico, cui santo Emerge dritto, come un giglio in fiore
Spirito par che dal!' eccelso piova, Da un'anfora d'argento cesellato,
Riede qual visfon vaga, e ritrova Il capo suo, trionfo del!' amore,
La nota via del cor che I' amò tanto ; Dal petto suo, trionfo del peccato.
Poi che costei, che tien da Beatrice Ella passa. Dal cor s'alzano in gloria
Il dolce riso, e il mite sguardo blando Alla divina, tra un sonar di rime,
Dalle vergini tue tien, Fiesolano, Tutti i pensieri in canto letiziale.
Mi salutò, con gesto lento e piano, Ella passa. E la Dea della Vittoria
La fronte di pensiero irradiatrice, Guarda, secura, dalle empiree cime,
Grave e soave, al mio passar chinando. La tizianesca sua fronte regale.
- 40 - - 41 -

IL PLENILUNIO
LA FATA
.1111 my old romanlic legend•,
.fill my dreams come back lo me.
Longlellow.
Il piccolo aulente giardino
Nasconde nell'ombra una fata:
La radiante azzurrità distende
lo sento nel cuore il divino
Limpido in alto il suo sidereo velo.
Influsso dell' aura incantata;
Rifulge il plenilunio; e, come in cielo,
Nel cuor che pensa a voi la luce splende. E tutto, se cade rosata
La sera, o se sorge il mattino,
Passano le romantiche leggende
Di lei parla, dalla chiomata
In vis"ion per il notturno gelo:
Acacia, al più umi! fiorellino.
Ansia d'eroico amore, ardente anelo
D' epici abbracci, in petto or mi discende. Il sol mite, e il ciel di zaflir
Mi parlan, mi parlan di lei.
Così, nella purezza luminosa
lo chiedo : o fata, ove sei?
Della notte fulgente e costellata,
Libra il desio più alto e trionfale lo chiedo : nessun mi sa dir
Chi sia? entro quale ombra fonda
L'anima; e, intimamente estasiata,
La fata gentile s' asconda?
Della speranza mia silenziosa
Eleva al cielo il cantico augurale.
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RAGGIO DI SOLE

GRATA VICE VERIS


Mille ruotano, in vario ordine alterno,
Nel raggio d' or pulviscoli raggianti ;
Nè più vaga armonia gli sfavillanti
Per la tua fronte, le purpuree rose Astri sospinge nel lor moto eterno.
Aprono al sole le corolle aulenti ; Or, se in quel polverio, che a pena io scemo,
Per il tuo petto, fresche e dilettose, Una sfera nudrisse alme pensanti
Dan le viole il loro alito a' venti; Cui sembrasse sistema ampio e superno
Per la tua bianca mano, il lil'iale Qgel volteggiar di corpicciuoli erranti,
Calice oscilla sullo stelo, altero ; Penso eh' esse potrian pur cento e cento,
Fiorisce, pel tuo cuor, nel mio pensiero, Dai moti e dal riflesso aureo splendore
Profumato d'amore, il madrig~le. Di quella polve, trar leggi, e ammirand<>

L• armonia dell'augusto firmamento,


Andar d'un Dio, supremo reggitore,
Siccome nei facciam, favoleggiando.
Teoria dell'immortalità.
Il punto da cui bisogna partire per compren-
dere che l'io (come costituzione separata d'una
personalità) è un'illusione, è il seguente:
Senza l'unione di quelle due determinate per-
sone che mi generarono, che cosa sarebbe accaduto
di io~ Io sarebbe venuto al mondo~
Non parliamo qui dell'io inteso come complesso
d'una determinata costituzione psicologica. In que-
sto significato la risposta sarebbe negativa, perchè
ogni costituzione psicologica tale e quale esiste, col
suo contenuto particolare e le sue accidentalità,
presuppone l'unione delle due determinate persone
che generarono l'individuo in questione, e senza
detta unione non si sarebbe potuta formare.
Parliamo dell'io come pura e semplice autoco-
scienza; come ciò in cui consiste la facoltà interiore
di dire io; come intuizione interiore del me, secondo
l' espressione di Kant; come io puro, secondo quella
del JameH.
Se, dunque, le due persone che mi generarono
non si fossero unite, questo io, questo qualche cosa
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che dice in me io, non avrebbe forse detto mai io d'una generazione, se i maschi della generazione
~

sarebbe stato eternamente sepolto nella notte, o precedente si fossero uniti ad altre donne che non
avrebbe invece detto io in qualche altra persona "? quelle con cui si sono effettivamente uniti.
Io, questo stesso io, ciò che io sento come io , Ma se gli attuali « ciò che dict~ fo » non pote-
avrebbe potuto nascere da altri genitori "? O avrebbe vano nascere che mediante la combinazione real-
potuto non nascere "? E . se non fosse nato, chi. mente avvenuta dei maschi e delle femmine della
avrebbe potuto dir io, chi cioè avrebbe potuto dire generazione precedente, una combinazione diversa
di sè questa parola col contenuto identico, che io· avrebbe fatto nascere dci « ciò che dice io » diversi.
vi immetto ~ Forse questo stesso contenuto, questa Eppure, anche i nati da quest'altra combinazione
precisa particolar luce, questa medesima determi- avrebbero sempre detto ugualmente io. Sicchè, in
nazione, questo medesimo senso di intima proprietà questi ipotetici nati da una combinazione diversa
soggettiva, questo 'significato esclusirn, che io an- di maschi e di femmine, avrebbe datto io qualche
netto al pronome io avrebbe potuto trovarsi - cosa di di verso da ciò che lo dice nei nati dalla
questo stesso, il mio - nell'interno d'un' altra per- combinazione effettivamente avvenuta. E siccome
sona"? Insomma, senza l'unione dei miei genitori. in questi ultimi ciò che dice io è l' io, in quelli
dove si sarebbe trovato io"? avrebbe detto io qualche cosa che non è l'io.
Dove"? In tutti. Con più brevi parole: negli uomini attuali c'è
Per ogni uomo sta il problema: senza l'unione indubbiamen te il vero, l'autentico 'io, il concreto e
di quelle due determinate persone che lo hanno gene- realissimo « ciò che dice 'io ». Allora, negli ipotetici
rato, il suo io (inteso sempre non come determinata nati da una combinazione di maschi e femmine
costituzione psicologica, ma come pura e semplice diversa, vi sarebbe stato un « ciò che dice io » men-
cosciema di sè) il suo io sarebbe nato"? È proprio il zognero, avrebbe detto io ciò che non è io un
fatto singolare, accidentalissimo, che il maschio a si qualche cosa di camuffato da io, un io falso. '
sia congiunto colla donna b quello che ha dato ori- E qui ndi per far nascere il vero, l'autentico i o
gine a ciò che dice io, all' autointuizione, che costi- sarebbe occorsa una curiosissima armonia presta-
tuisce il nucleolo centrale ed essenziale di questo bilita che avesse condotto, attraverso i mille acci-
dato uomo ~ Allora, se il maschio a si fosse in vece denti che presiedono alle unioni sessuali, precisa-
congiunto alla donna e, ciò che dice io in quest'uomo· mente a quelle unioni che erano necessarie per dare
non sarebbe nato. E non sarebbero nati questi innu- alla luce i veri io.
merevoli nuclei di autointuizione, questi innumere- Ma gli io che vi sono attualmente nel mondo
voli « ciò che dice io » che costituiscono gli uomin i ciò che negli uomini attuali dice 'io, ciò che
Gros11:PPE RE1<s1 - S·ic et Non. 4
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- 51 -
ognuno vede come io, ciò che costituisce in ognuno
l'atto di intuirsi come io - que~ti io, i veri io - che ora esiste in me, avrebbe detto io negli altri.
sarebbero nati qualunque fosse stata la diversa Io sarei stato io negli altri.
combinazione con cui gli uomini e le donne della L'io, la facoltà di dire io, è una cosa sola ed
,generazione precedente si fossero congiunti. Anche unica, che soltanto illusoriamente si spezza in varie
io, anche il mio io (sempre inteso come pura e individualità. Se il velo di questa illusione potesse
semplice facoltà di percepirmi io) sarebbe e'sistito, cadere, noi ci scopriremmo identicamente io in
quand'anche i miei genitori non si fossero uniti, ogni altro.
o ciascuno si fosse unito con una persona di versa. Come attraverso le variazioni psicologiche che
Sarebbe esistito in ogni altro uomo. Ciò che subisce durante la vita una persona, permane in
dice io in me, questa facoltà che mi appare carat- essa un unico io, così esiste solo un unico io at-
teri sticamente e particolarmente mia propria di sen- traverso quelle varietà psicologiche d'un solo fatto
tirmi e dirmi io, appunto questa stessa, con perfetta centrale (l'autocoscienza) che sono i molti individui.
identità nel senso di soggettività, di partirolarità, Questa visione interna che io ho del mio io, sono
di individualità, di specializzazione, è quella che sempre stato io che 1' ha avuta in tutti e sarò sempre
esiste in ogni altro . Precisamente quella tinta, quel- io che in tutti continuerò ad averla.
1' accento interiore di mia esclusiva appartenenza E così, dopo la morte, ciò che ora dice io in
che io do al pronome io, precisamente quella tinta me continuerà ad essere precisamente la stessa cosa
e quell'accento mio, sono quelli che esistono in che dice io negli altri.
tutti. Non si tratta di più cose, identiche, ma più, Che vi è in questa idea di difficile ad accettare"/
come di due oggetti che pure essendo perfettamente Forse che dopo la morte ciò che vi è in noi di
simili sono due. Si tratta d'una stessa, unica e c?rp?ralmente vivo non passa a vivere in altri orga-
sola cosa. La visione interiore che io ho dell'io è msm1 ~ Forse che la nostra fisica energia di vita
precisamente quella che esiste in ogni altro. L'io non nentra nel serbatoio dell'energia di vita uni-
considerato come io puro, 9orne semplice autoin- versale"/ Del pari, dopo la nostra morte 1 la no-
tuizione, come semplice coscienza, è la stessa cosa, stra. coscienza c~ntinua a vivere in tutti gli io, nelle
anzi u na cosa sola in tutti. Se la mia individualità coscienze e negli io che costituiscono tutti insieme
non si fosse formata, quel qualche cosa che in me u~a cosa s?la, la fucina universale d'ogni energia
dice a sè io, direbbe pure a sè io in qualunque d1 autocoscienza, la Coscienza unica, l'unico lo.
altro, ed io la udirei dire a sè 'io in chiunque. Se « Quando io dico: io, io non intendo di me
la mia persona non fosse nata, la facoltà di dire io, ~ome di un ~~esto ~he ~sclu~e ogni altro; ma ognuno
e appunto c10 che 10 dico « 10 », quell'io che esclude
- 52 -

da sè tutti gli altri... L'io è l'universale in sè e


per sè; e il comune è anche una forma, benchè
esterna, della universalità. Tutti gli altri uomini
hanno comune con me di essere io, come a tutte
le mie sensazioni, rappresentazioni, ecc. è comune
di essere le mie» . HEGEL: Enciclopedia, § 20.
« I saggi non compiangono i morti nè i viventi,
giacchè mai non fu tempo in cui fo non fui, nè
tu, nè questi principii, nè invero sarà in cui non
esisteremo noi tutti in avvenire » . Bhagavadgita,
Canto II.

Scorcio di filosofia della storia.


Per qualche tempo, la filosofia della storia è
stata considerata come una scienza finita e tramon-
tata per sempre. L'abuso delle costruzioni a priori
vi aveva dato il primo colpo, e il secondo ve lo
diede la sociologia che pretese sostituirsi ad essa
e che, in ogni modo, assorbì tutta la somma di
attenzione e di attività scie ntifica che prima era
dedicata alla filosofia della storia. Ma la sociologia
non è la filosofia della storia; e basta, per esserne-
persuasi, confrontare semplicemente un trattato di
quella con uno di questa: nel primo si troveranno·
analisi e stud i circa la formaz ione e lo sviluppo
dei vari istituti sociali (Stato, proprietà, fami glia,.
istituzioni ecclesiastiche, ecc. ); ma vi si cercherà
invano ciò che forma invece tutto il contenu to ùel
secondo, un'interpretazione degli avve nimenti sto-
rici e politici, delle azioni occorse sul teatro del
mondo, e la ricerca d'una legge, d'un criterio gene-
rale che li domini e li spieghi.
Perciò (Renza pretendere di aver determinato
in modo scientifico la differenza tra sociologia e
) - 57 -
- 56 -
nità », della coscienza, dello spirito «umani >>, di
filo sofia della storia) ci pare evid ente che quest' ul- sopra e oltre la coscienza e lo spirito regionali,
tima scienza ha diritto di rimanere accanto alla nazionali, di razza.
prima, perchè ciascuna di esse risponde ad un' esi-
genza diversa : la prima studia il formarsi e l'evol- ~

versi degli istituti; la seconda, pitl propri amente, Come tutte, probabilm ente, le formazioni natu-
l'insieme del movim ento di quei fatti che si potreb- rali, anche questa dello spirito di «umanità» ebbe
bero chiamare strettamente politici: quell'insieme i suoi tentativi, i suoi abbozzi, i suoi primi accenni,
di guerre, di paci, di espansioni coloniali, di forman~i falliti e sperduti. È verosimile che nel peri odo incom-
e dissolversi di im peri che è concorso a costituire
quello che noi chiamiamo la storia.
E se si vuol rintracciare una legge generale
della storia bisogna rifarsi al pensiero begeliano.
\ men surabilm ente lungo di evoluzione organica che
mise capo, come prodotto ultimo, all' uomo, le forze
naturali abbian o estrinsecato qua e là, prima che
quest' ultimo prodotto potesse fissars i e resistere,
Bertrando Spaventa scrive : « L'unità conc reta degli altr i organismi alta.mente dotati e capaci in sè di
Stati, degli spiriti nazionali , questo indiv.iduo, che ulteriore perfezione, ma che per il mancare o il
non è uno Stato tra gli Stati. non uno spirito tra venir meno di circostanze favore voli sono andati
gli spi riti (nazionali), ma l'universalità reale degli miseramente dispersi e senza lasciare traccia di sè.
spiriti, questo è l' umanità, cioè lo spirito nella sua Chissà quan ti abbozzi, quanti tentativi, quante prime
assolu tezza . - Qu esto spirito, nel quale tutti gli fo ggie di un organismo superi ore, di un uomo,
spiriti, i nazionali e gl i individuali, hanno la loro plasm ò la natura prima di r iuscire ad esprimerne
verità, è, se mi è permesso di usare una frase un dal suo seno uno, provvisto delle qualità necessa-
po' sciupata, l' eroe vero della storia del mondo. rie o fo rmato nel momento e nell'ambiente oppor-
E filo sofare sulla stor ia vuol dire studiare appunto tuno, per poter durare, moltiplicarsi, svilupparsi, per-
le gesta. di questo eroe, come uno ed umico eroe fezion arsi, diventare in una parola l' uomo che noi
nelle diverse nazioni, stirpi, 'spazi e tempi, come conosciamo, lo spirito comprensivo, il prodotto più
uno spirito; una coscienza di sè medesimo. La storia grande, più alto, più comp l ~to, del proces1:10 della ma-
come oggetto della filosofia, è lo sviluppo di questa. teria. Quegli abbozzi, quei tentativi , quelle prime fog-
infinita personalità» 1). gie, cadute e disperse, furono come i gradini per giun-
È così: la legge della storia è il formarsi pro- gere a quest'ultimo risultato, come gli sforzi coi quali
gressivo, attraverso interruzioni e ritorni, dell' «urna- ta natura cercava ancora invano di concretare l' e-
spressione più elevata e definitiva di sè stessa.
1) Principi di Etica (Napoli , Pierro , 1904, pag. 164).
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Ciò che non si può enunciare se non in forma: verosimili abbozzi di uomo tentati dalla natura orga-
di ipotesi ri°guardo alla natura si riscontra come nica prima di riuscire a stabilirne e a mantenerne
fatto nella storia; e il parallelismo tra il fatto nella il tipo. Quello spirito e quella unità sembrarono
storia e l'ipotesi ora enunciata riguardo alla natura. raggiunti con l'Impero romano, e lo sembrarono
corre completo. a buon diritto a chi vi viveva e non conosceva le
Noi vediamo, si può dire, la storia fin dai suoi genti innumerevoli che esistevano fuori di esso e
primi passi sforzarsi di attuare questa coscienza~ che non partecipavano a quello spirito e a quella
questo spirito di « umanità >> che ne doveva essere- unità: cosicchè allora, insieme alF unità politica, e, .
. il prodotto ultimo, quello che solo ora scor o'iam o quasi a dire, materiale, s'era veramente formato
formarsi in modo stabile e resistente. Noi vediamo, anche lo spirito, la coscienza dell'unità, per eui il
la storia tentare fin dai tempi remoti, i primi ab- filosofo poteva proclamarsi cittadino del mondo.
bozzi, le prime foggie di questo spirito, abbozzi e Ma la formazione era prematura per la ragione
fo ggie, che per la loro im maturità intrinseca o per accennata che troppe genti ancora non partecipa-
quella dell'ambiente, caddero e scomparvero tutte. vano a quell'unità sia materialmente, sia spiritual -
E noi vediamo, infine, la storia tendere incessante- mente. Ed essa pure rovinò come un tentativo
mente alla formazion e di questo spirito, rinnovando grandioso, come un abbozzo gigantesco, ma che
di continuo i tentativi, riprendendo la costruzi on e non aveva ancora in sè gli elementi per durare,
mediante i materiali della rovina antecedente, col-- mancandogli l'organizzazione completa di tutte le
1' ostinata pazienza d' u n ragno che continuamente genti che erano o potevano giungere sul proscenio
rifà la sua tela continuamente disfatta. della storia.
I primi imperi orientali, nei quali si operò la Ma a ppena compiuta la rovina, la ricostruzione
mescolanza di tante genti del mondo antico; l'espan- incomincia. Appena caduto il grande abbozzo , ri-
sione ateniese e poi l'impero di Alessandro il Grande prende la tensione dell'energia storica verso la
(con cui generalmente Ri fa terminare la storia costruzione deLI' « umanità>>. Sui rottami e su1 pul-
della Grecia, mentre, dal punto di vista che teniamo viscolo del colossale, ma impe rfetto edifieio ritorna
q.ui, es~a . piuttosto incomincia da quello) nel quale ad agire la forza unificatrice. L'opera sembra ancora
s1 opero il co11tatto se non la fusione d' una parte una nuo va volta, se non mediante il perfetto mo-
dei popoli occidentali con una parte deo'li orientali· nismo politico di Roma, almeno mediante un' orga-
furono i primi abbozzi, i primi tentati~i di forma~ nizzazione dualistica, compiuta con Carlo Magno
zio_ne di ques to spirito di « umanità », dell' assoluta e Bisanzio. Nuova rovina, e nuovi tentati vi di rico- ·
umtà verso cui naviga la storia, analoghi ai primi_ struzione: la forza unificatrice continua ad operare
- 61 -

- 60 - Le ind ustrie e i commerci, le guerre e le paci


hanno per la prima volta chiamato tutti i popol~
producendo sopra i Comuni le Signorie e sopra le dell'universo in un'orbita sola, li hanno avvolti
Signorie le Nazioni, o almeno, come in Italia per in un'unica atmosfera. L'organizza zio ne, il sistema
un istante, 1' equilibrio federativo nazionale; ed di rapporti, che quei fattori producono sono orga-
estrinsecandosi anche, in modo effimero, perchè nizzazione e sistema per la prima volta veramente
affrettato e pit1 individuale che collettivo con for- universali, « umani ». Non è più possibile che al-
mazioni internazionali, come quelle di Carlo' V e 1' infuori di questo ~istema se ne formi un altro
Napoleone. Fiochè di rovina in rovina e di costruzio- estraneo al primo, che limiti il primo, e, irrnmpendo
ne in ri costruzione noi giungiamo al tempo presente, contro il primo, lo dissolva o si dissolva. L'attuale
rintracciando sempre nella storia questo sfor.w verso sistema di rapp orti, eh_, raccoglie in un solo circolo
la creazione della coscienza universale, dello spirito le vecchie nazioni europee e la Russia, l'Am erica
di « umanità » r,he è la sua molla profonda, la sua e l' Aus lralia, e anche la Cù1a e il Giappone, e le
legge suprema, la sua unica spiegazione. fa tessere tutte la stessa trama politica internazio-
nale, questo sistema non lascia fu ori d i sè alcun
tZt
residuo : non vi è più nella storia un margine
Ma nel tempo presente noi riscontriamo un oscuro, donde possano uscire i Barbari come di
fatto nuovo, nou mai prima d'ora apparso nella fronte .al basso Impero romano, i Mussulmani coine
storia. Esso consiste in ciò che ora per la prima di fronte all'Europa del XV secolo, o spuntare
volta tutti i popoli della terra sono venuti in con- razze nuove o strane di cui si avevano solo notizie
tatto tra di loro . Se i tentativi precedenti di costru- remote e fantastiche e che costituivano u n altro
zione dell' « umanità » fallirono, ciò è dovuto al mondo, un'altra « umanità » . No: 1' umanità è ora-
fatto che nessuna organizzazione è stata mai « uma- mai per la prima volta tutta in presenza, e tutta
na», che da ognuna di quelle rimaneva fuori, mate- insieme elabora un sistema di rappor ti a tutta
rialmente o spiritualmente, una gran parte dell' u- comune.
manità : dall'impero di Alessandro l'Asia orientale La coscienza dell' «umanità », quindi, alla cui
e J' Europa occidentale, da Roma i Barbari, da creazione tende tutta la storia con tentativi inces-
queste e dalle successive formazioni (e intendiamo santi, e nel passato inutili, per la prima volta si
non solo unità statali ma altresì sistema di rapporti costruisce sopra una base solida, sull' unica base
tra i vari Stati) gran parte del mondo come la che rende la sua attuazione possibile. L'organizza-
Russia, l'America, l'Africa, l'Asia. Per la prima volta, zione di tutto il mondo in pochi grandi imperi
ripetiamo, in quest'ultimi decenni, tutti i popoli
della terra sono venuti in contatto tra di loro.
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fiancheggiati da alcuni Stati minori, equilibrantisi prossimo, cemento spirituale saldissimo, del sistema
tutti tra loro in un sistema unico; il fatto che di equ ilibrio, norm ale e pacifico, di tutti gli Stati
questo sistema abbraccia oramai il globo intero; del mondo, perchè ialle divisioni politiche, che
quest' è la base estrinseca su cui si elabora lo spi- stanno del resto oramai per raggiungere l'aspetto
rito dell'umanità. Il quale per ciò appunto che di una generale e non profondamente mutabile
industrie e commerci, guerre e paci, hanno messo contiguità, non corrispooderà più una divisione di
in contatto tutte le genti umane, si forma intima- pensiero, un abisso spirituale. E quale meta ultima
mente mediante la reciproca intuizione, il ricono- e remota di questo processo ci è dato intravved ere
s~imento, 1' apprezzamento e infine l'adozione par- come fa il De Marinis, l'umanità « rappresentata
ziale del pensiero altrui da parte di popoli finora da un solo tipo etnico, da una unità e uniformità
ciel tutto estranei 1' un l' altro. LP correnti letterarie, p erfetta di razza, da , un a uguaglianza di poteri
i partiti politici, i costumi divengono universali; mentali e in generale psichici, dall'unità del lin-
accenna a diventare universale, a cominciare da guaggio, dalla uniformità e comunità dei mezzi tutti
alcune sue parti, il diritto. I giapponesi fanno pro- per l'adem pimento ai bisogni della vita » 1).
pri qualcuno dei nostri ordinamenti, e qu indi, dei ~
nostri modi di pensare, e non è ancor detto che
dalla co noscenza più intima degli orientali non sia Da questi rapidi tratti ci pare risulti cbe la
form az ione dello spirito di « um anità », legge e meta
per . venire a noi taluno dei loro concepim enti,
qual che lato della loro filosofia della vita tanto della storia, dopo essersi , di continuo lungo il corso
diversa dalla n ostra, ma forse superiore a ~uesta. di questa, manifestato in abbozz i e in tentativi
Noi, io forza del contatto stabilitosi fra tutti i popoli caduti in dissoluzione, ora per la prima volta, sta
dell'universo, cogliendo nel concetto di « umanità »· formandosi e concretandosi solidamente. Sicchè si
il punto comune che v'è fra noi e le genti da noi può dire, in un certo senso, che la storia dell' uma-
nità, incomincia solo ora.
più diverse e finora quasi ignote, abbiamo modo
di s_uperare 1' « occid entalismo » di Augusto Comte, Questa coscienza uniana reca in sè, come con-
e d1 creare il vero « umanesimo». Insomma dal crescenza necessaria e naturale, la pace. Quanto
ferm ento prodotto da questa universale mescolanza abbiamo detto dianzi ci fa capire perchè la pace
di tut~e le genti e di tutti gli spiriti parti col ari, non sia stata mai raggiungibile finora e perchè solo
scatun sce - e la vediamo progressivamente for- ora lo sia, e perchè, quindi, sarebbe un errore il
marsi sotto i nostri occhi -- la coscienza unitaria
1) DEJ MARINIS. Sistema di Sociologia (T oriLo 1901, p. 448) .
umana, la quale è già, e sarà ben più nell'avvenire

=· - - ·
- 64 -

dedurre dall'eternità della guerra nel passato la:


sua eternità nell'avvenire. La pace non fu raggiun-
gibile finora perchè da tutti gli equilibrii fino ad
oggi formatisi restava fuori un residuo più o meno
grande, il quale presentava un'esca alla conquista
o moveva esso stesso alla conquista contro un
raggruppamento politico a lui estraneo. La pace
è solo possibile oggi, e le stesse guerre odierne-
necessariamente la preparano, perch è oggi soltanto
il sistema di equilibrio internazionale sta forman-
dosi (per opera delle stesse guerre) in modo uni-
versale e senza lasciare fuori di sè alcun residuo.
Lo spirito dell' « umanità »; questa è dunque
la suprema legge della storia. Questa è la meta La Pagina e la Vita.
verso cui tende il millenario sforzo del processo
storico. Questo è I' unico filo che giova a districare
l'immane aggrovigliamento degli eventi u mani. Que-
sta è la divina efflorescenza a far sbocciare la
quale sale da secoli sempre più alta la linfa nel-
1' albero della vita dei popoli.

GrnsErPE RENsr - Sic et Non .


Gli istinti malvagi, peccaminosi e delittuosi
possono sfogarsi per due vìe, · una delle quali, ge-
neralmente, esclude l'altra: la via pratica, e la via
teorica. 11 fermento di immoralità, che sobolle nello
spirito umano, può dar fuori per la via- d'un sistema
filos ofico audacèmente eterodosso o di produzioni
d'arte corrotta: e allora, il fatto che esso sia ve-
nuto, per dir così, a suppurazione in questa fo:r:ma
teorica, consente, anzi cagiona, una vita pratica
corretta e morigerata. Ovvero quel fermento può
dar fuori per la via pratica7 con la delinquenza e
la im moralità di fatto: e, allora: esso esclude ogni
manìfestazione teorica di imnl'oralità, anzi spesso
s'allea con la professione di fede morale (o réli-
giosa) più ortodossa. Si direbbe che quel tanto di
perversione che alberga nello spirito si esaurisca
completamente per l'uno o per l'altro dei due ca-
nali, così da non rimanerne più, quando flui sce
per l'uno, da alimentare l'altro.
Il delinquente di fatto non detta teorie sulla
delinquenza: e invece studiosi, incapaci del più pie-
- 68 - - 69 -

colo atto nocivo, demoliscono coi loro libri, og~i fon- zioni della vita. Egli si abitua a questa diversità
damento di responsabilità pel delitto od ogm bas~ e a questa contradittorietà e finisce per non a vere
della morale. E qualche poeta, rip.utat? osc~no, c1 più una propria solida concezione dell'esistenza,
tiene ad avvertire che, se la pagina e lasciva, la per pensare che tutte sono possibili, e per perdere
vita è onesta (cfr. Stecchetti: Ed anche a me dal- così il sentimento della stabilità e della universa-
l'innocente cuna ...) lità dei concetti morali fondamentali.
Ciò è una prova che tutto è spirito, e che, nella
totalità dello spirito, 1' atto e il pensiero no?- ~o~o
che due forme equivalentisi d'uno stesso prmc1p10.
Il corpo non è che spirito esteriorizzat~ .. Quell~
somma di immoralità che v'è nello sp~nto puo È strano come v1 siano stati da secoli e con-
manifestarsi indifferentemente, ma esclu.s1vamen~~' tinuino ad esservi uomini che trovano necessario
o come immoralità del corpo, o come unmorahta per fare della poesia di allin eare i concetti in righe
del pensiero. Così, talvolta, l'art~ o la filosofia non di determinata lunghezza e con certe assonanze.
sono che mezzi leciti per dar libero corso a ten- Ciò nuoce, in realtà, alla poesia, per chè più
denze illecite. spesso che non si creda il verso e la rima servono
ai poeti a far perdonare a sè. stessi la scarsità di
pensieri o la mediocrità di pensiero.
Se non esistessero i versi e le strofe, e i poeti
scrivessero in prosa, soltanto i pensieri così grandi,
La lettura dei romanzi è dannosa per dae alati, magnifici da riempire, sollevare, trascinare la
ragioni: . mente, per la loro potenza e luminosità intri nseca,
1. I romanzi ci mostrano la vita umana rac- senza l'aiuto, residuo barbarico, d'una data ca-
chiusa in poche centinaia di pagine e tale . da pote r denza e d'una certa assonanza, apparirebbero come
essere percorsa dal principio alla ·fine m poche poesia.
ore. Essi ci rendono a lungo andare sempre P.r~­ Goethe scrisse che nei versi v'è la poesia che
sente la sensazione della brevità, della., ve\oc1ta, rimane quando son tradotti in prosa. E la lettura
della tenuità della vita, e sono fonte perc10 d1 pro- di certi scrittori contemporanei come Whitman,
fonda tristezza. . . Emerson, MaetP,rlink, Nietzsche, dovrebbero oramai
2. Il letture di romanzi vede pàssare dmanz1 persuadere che il fascino poetico emanante da un
ai propri occhi le più diverse. e contradittorie conce- pensiero grande, o originale, o arguto, non soltanto
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rimane anche con l'espressione in prosa di quel L'uomo della seconda, che ha per mira suprema
pensiero, ma anzi riesce più intenso, perchè I' e- di spingere lo spirito umano a un'ascensione e ad
spressione prosastica può rendere il pensiero in una rinnovazione sempre più rapide e larghe, sente
modo più preciso, più pieno, più duttile, e ripro- come proprio unico « nemico » l'uomo della prima,
durne tutti i suoi chiaroscuri e le sue sfumature; che tende a tener asservito lo spirito in vecchie
cosa che (è inutile fingere o illudersi) non è mai concezioni tradizionali, immobilistiche, irrazionali,
possibile interamente ottenere mediante il verso e superstiziose.
la rima. Per l'uomo di quella seconda patria è « com-
Forse per questo i poeti più grandi, come Whit- patriota » anche quegli che appartenga ad un'altra
man, Leopardi, Carducci, si liberarono in parte, nelle nazione e parli una lingua diversa, purchè sia
loro migliori poesie delle ,formule della « poesia ». unito con lui dal comune intento mondiale di rin-
novazione dello spirito; è« nemico » invece anche
chi appartenga alla sua stessa nazione e parli la
sua lingua, quando sia uno che dissenta radicalmente
Il nemico . da lui su questo punto capitale e faccia ostacolo a
Il concetto del « nemico » ha subito una pro- quella trasformazione in cui il primo scorge, con
fonda evoluzione da tempo addietro (e non molto fervore quasi religioso, l'impresa più grandiosa, no-
addietro: dal periodo nazionalistico) ad oggi. bile, urgente da compiere al mondo.
Allora, il « nemico » era colui che, per para- E come tra un ufficiale austriaco e un patriota
'
frasare l' espressione dantesca, un altro muro e italiano del 1849 non era possibile alcuna comunità
un'altra fossa serrava; colui che stava oltre a un di opere, neppure per fini assolutamente estranei
dP-terminato confine nazionale; colui che apparte- alla politica o alla lotta nazionale (poniamo, per eser-
neva a una diversa patria materiale e parlava una citare la beneficenza, o per organizzare uno spet-
lingua diversa. tacolo pubblico), perchè fra i due si elevava, quale
Oggi il « nemico » è colui che appartiene ad barriera insuperabile e indimenticabile, la profonda
una diversa patria morale. diversità di concetti politici, la « inimicizia >> pa-
Due sono le grandi patrie morali degli uomini triottica propriamente detta; così non è praticamente
d'oggidì: quelle che, per usare termini triti e cor- possibile accumunare oggi uomini delle due diverse
, renti, si potrebbero designare coi nomi, intesi in patrie morali odierne in nessun lavoro per quanto
.;
senso larghissimo, di conservatorismo, liberalismo,
clericalismo e anticlericalismo.
. estraneo alla politica, perchè questa diversità di
patria morale, questo irreducibile conflitto delle-

' l
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loro concezioni fondamentali, questo aspetto mo- E Nearco, pure scorgendo che questa impazienza
derno, ma più profondo e intenso, dell' « inimicizia», dell'azione in Poliuto era il prodotto dello stesso
permea si:ffattamente le loro coscienze, resta così neofitismo,
continuamente vivo e incancellabile dinanzi ai loro
(Vous sortez du bapteme, et ce qui vous anime
occhi, che li rende tanto intimamente ostili l'uno C' est sa grace ecc .),
all'altro quanto lo erano due stranieri cittadini di
due materiali patrie nemiche nel tempo passato. finisce per rimaner travolto dall'impeto inconside-
rato del neo - convertito.
Così, Corneille, questo poeta aulico, questo
drammaturgo di corte del re Sole, questo scrittore
nato e cresciuto in pieno regime mor.archico asso-
luto francese del secolo XVII, guaràando indietro
ad un fatto accaduto nei primi tempi dell'era cri-
Nella fine del II atto del Polyeucte, Corneille ci stiana, vi scorge e vi ritrae lucidissimamente uno
rappresenta costui, il neofita, il cristiano di ieri, stato di cose che si riproduce ad ogni momento
trascinare ad un'azione pazzamente impetuosa, e oggi e che noi lamentiamo così di frequente nelle
per essa alla morte, Nearco, il suo maestro di cri.., nostre odierne democrazie: quello, cioè, che gli
stianesimo. Nearco, il cristiano provato e di vecchia iniziatori e i primi capi d'un movimento politico
data, colui che aveva convertito Poliuto, colui per suscitano discepoli impazienti di correre all'azione,
opera del quale questi era venuto a conoscenza insofferenti di prudenza e di indugio, ansiosi di
della fede nuova e l'aveva abbracciata, dà saggi venire alla soluzione violenta:, incapaci di moderare
consigli cli calma. Ma a questi consigli Poliuto e dirigere la propria condotta verso risultati con-
risponde appunto con le ardenti parole medesime creti e solidi, ma lenti; - e che gli in.iziatori, anzi-
con cui Nearco aveva vinto le sue ultime titubanze chè riuscire a frenare questi discepoli, si lasciano
alla conversione spingendolo a recarsi al battesimo invece da questi trascinare, irretiti dalla stessa logica
senza curarsi delle paure della moglie: di cui essi si sono imprudentemente serviti per
destare attorno a sè un largo e vivo fervore di
Il faut, me souviens encor de vos paroles,
N egliger, pour lni plaire, et femme, et biens et rang;
conversione, ciò che era pur necessario onde creare
Exposer pour sa gloire et verser tout son sang . dei seguaci all'idea che intendevano propugnare.
Hélas ! qu 'avez-vous fait de cette amo,ur parfaite - In principio del II atto dell' Egmont, Goethe
Que vous me souhaitiez, et que je vous souhaite? pone in iscena alcuni operai. seri e assennati, ostili

\
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alla tirannide introdotta da Filippo II nei Paesi


Bassi, nemici dell'Inquisizione, partigiani della li-
bertà religiosa. Essi commentano i disordini di
Fiandra, ove era scoppiata un'insurrezione contro
il giogo pesante del clero cattolico, ed erano state (Programma per la rivista OCENOBIUM).
saccheggiate le chiese e distrutte le immagini. E il
Legnaiuolo dice:
La filosofia non è la sapienza del mondo
Io pavento qualvolta la canaglia ma la conoscenza delle cose che non
Comincia a brulicar; dico la plebe sono di questo mondo.
Che non ha nulla a perdere. Costoro. HEGEL.
Adoprano a pretesto i nostri stessi
Richiami, e li convertono a strumento
Di sciagura. La chiarezza adamantina e la definitiva preci-
( trad . VARESE ) sione, in cui mostrava di sistemarsi la conoscenza
umana, sono andate a poco a poco oscurandosi
Così, Goethe, il poeta olimpico, il ministro di
Stato d'un re tedesco del secolo XVIII, riguardando innanzi allo spirito contemporaneo. Problemi che
indietro ad un fatto accaduto nel secolo XVI, vi parevano per sempre banditi tornano ad assillarlo,
scorge esattamente quello stesso che costituisce la e rinascono ad agitarlo inquietudini che sembravano
maggiore disgrazia dei moti politici d'oggidì: vale per sempre soffocate. Con ansia ognora crescente
a dire che la plebe « che non ha nulla a perdere » il nostro pensiero - dalla breve sfera su cui irrag-
adoperando a pretesto i medesimi ' richiami, pei' gia la luce della scienza - vibra le sue antenne
quali gli uomini politici seri e prudenti promuovono verso ed oltre il margine oscuro, e si sforza di
un movimento, un'agitazione, una dimostrazione penetrare e di interpretare ciò che si as~onde nella
li converte, coi teppismi, con le violenze, con 0O'li tenebra densa.
scioperi pazzeschi, « a strumento di sciagura». La stessa luce della scienza irradiante di qua
- Noi, razza umana, ci ripetiamo di secolo m dal margine ci appare talora malcerta. E sempre
secolo, mutato soltanto lo scenario superficiale, in più essa ci sembra mostrarci soltanto le ombre
modo scoraggiantemente « piatto ». delle cose, come a quegli uomini incatenati in un
antro - di cui parla Platone nel Libro settimo
della « Repubblica » - la fiamma splendente dietro
a loro.
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di un universo privo di qualsiasi meta morale e in
Così .~i r.idestano in un più ardito, più consa- cui l'unica apparente razionalità è quella che vi
pe~r ole, pm nsoluto sforzo verso il mistero le meta- proietta il nostro potere d'illusione. Tutte le solu-
fisiche. Così le religioni _ accennando a spogliarsi zioni noi comprendiamo ed ami.amo, perchè di tutte
dall·e· configur~zioni più grossolane e materiali - si scorge le ragioni profonde la nostra anima multipla.
punticano e ~1 affinano, quasi per potere in una Epperò la libertà di temi, di indagini, di con-
suprema ten~10ne di spiritualità, lanciare 'più alta statazioni nell'ordine speculativo - come in quello
la lor~ freccia nel cuore dell'invisibile. E, come a dei fatti - è l'urgente esigenza spirituale di molti
sm.ei:itir~ 1:1na certezza diventata assiomatica, nuove nobili cuori e intelletti assetati di. vero, a cui il
~ehg10m n~o rgono, se è nuova religione una nuova settarismo e il dogmatismo delle singole tendenze
mterpr.etaz10ne ( Tolstoi) o una nuova diffusione in conflitto è venuto in fastidio. Onde la libertà.
(Buddismo occidentale) d'una religione vecch· delle id ee e delle manifestaz ioni, di cui sarà spec-
~ mistic~smo
all' onda del. anc~~
corrono a dissetarsi chio la nostra Rivista, r isponde al bisogno dell'ora
i non .ere.denti, per i quali Dio s'identifica col Nir- presente, che è l'ora non delle soluzioni dogmati-
vana mdia11:o o con la Natura spinoziana. E tutto camente definite, ma del fermento delle idee, del-
q_ue ~to empito di ricerche, fii tensioni, di aspira- 1' incrociarsi delle ipotesi, dell' inquietudine delle
z10m, che partono da poli sì opposti per fondersi ricerche.
largamente nelle sue diverse tonalità in una sola Di queste ricerche e dei dubbi, delle su perbe
grande ar~o.nia; ricorda il peri,odo alessandrino, affermazioni. come delle angosciose trepidanze di
q u ~ nd.0 cn~lla~1 e pagani traevano le loro dottrine quest'ora appassionante, vuol essere un sincero
a sign,dìcazi?m sempre più' profonde sotto le quali fattore di elaborazione il nostro Cmnobiu1n ; e non
- p ure ~,e]~ a~prezza della lotta - si disegnavano ci parrà di avere speso invan o l'opera nostra, se
sempre pm mtlme convergenze. questa Rivista e l'esempio contribuiranno ' a richia-
.
. .Ma qualche millenni o di svariate ipotesi meta- mar l'attenzione dalla romorosa e affannosa vita
fis~che., e un secolo di educazione strettamente esteriore a quella più raccolta, più ricca, più affa-
sc~e~ti?c.a .h,anno tol~o al pensiero contemporaneo scinante dello spirito.
ogm n~·idi~a dogmatica. Noi possiamo comprendere
e, quasi ~1.remmo, accogliere nel più intimo del
n~ stro spmto le ipotesi, le tendenze, le soluzioni
p~u opposte: la fede, come la negazione; la conce-
z1on~ finalista d'un mondo che s'avvia a una siste-
m az10ne sempre più razionale e buona, come quella
SECONDO INTERLUDIO
OZYMANDIAS

{A 3onnel, dai Poem' wrillen in 1817 di P . B. Shelley )

/ Narrò d'antica terra un viaggiatore:


n Nel deserto, due gambe distroncate
Di marmo, e, a mezzo dalla sabbia fuore,
Un viso infranto, stan. Ciglia aggrottate

Ghigno d'imperio, labbra corrugate:


Le passioni ben lesse lo scultore,
Che, a chi imitolle e a chi nutrille in cuore,
Sopravvivono in quelle inanimate
Cose. 1 Ozymandias, re dei re r (sta questa
Scritta, alla base). 1 L' opre mie, o potente,
Rimira, e non sperar I 1 - Altro non resta.

Tutto intorno al naufragio colossale


Si distende la sabbia lungamente,
Immensa, ignuda, solitaria, uguale ".

G rosEPPE RENsI - Sic et Non. 6


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BOOPIS ATHENA
ELENA
Al punss1mo sguardo radioso,
Come da verga magica evocate,
Mille dal cuore immagini dorate Torna Fausto ali' amor. La fibra arcana
Del!' indocil suo cuor, che mai non tace,
Spiccansi a volo in nimbo luminoso.

E nel pensiero un echeggiar festoso


Suona di rime liete e strofe alate,
- Per ogni passlon sublime e strana
Ferve, con ansia subita e vorace.
Noiato egli è della volgare e vana
Anelanti a squillare liberate
In un inno solenne e glorioso. Ghita, che tosto al suo voler compiace.
Ei vide, in ratta vislon fugace,
Così, qual per il ciel Dante salia Elena greca, forma sovrumana.
Ove in alto, raggiando, lo traeva
E della rima ei donerà gli allori
Il divino guardar di Beatrice,
Solo ali' augusta venustà preclara;
T aie, dalla pupilla incantatrice E chiamerà gli sguardi redentori,
Guidata, al sole della poesia
Ove I' essenza dell' uman pensiero
Novellamente lanima s'eleva.
S' aduna e brilla più fulgente e rara,
Soli, alla gloria del suo verso altero.
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DRYADESQUE SORORES
NEL TEMPIO

A thing o/ beauty is a joy /or et1er.


Keats. lo non 'Dio chieggo11i~ steli marmorei
arcate aeree.
(Carducci).
'
O soavi madonne innamorate,
Che, in sembianza di ninfe floreali, Nel tempio, allor che la benedicente
Fra la verzura degli ombrati viali Ostia a' fedeli apriva il paradiso,
E I' aliare dei profumi andate, Ella stava, bassando gli occhi e il viso,
Tutta raccolta in sè modestamente.
(L'aura sfiora le chiome inanellate
Splendon nel sol le forme trionfali ) ; Nella penombra mistica e silente
O madonne, fluisce in fresche ondate lo ricercava il suo tenue sorriso
La sorgiva de' versi musicali, Di sotto al ve!, religiosamente
Nella cara persona intento e fiso.
Pullula il fonte dal mio cor, leggero,
E irrora, in mille rivoli canori, E mi parea gentile tanto e buona
La brulla aridità del mio pensiero, Che le candide rose, mor"ienti
Dentro ne' sacri vasi, sul!' altare,
<l!!and' io contemplo voi, soave coro
Di madonne soavi, andar tra i fiori, Sembravanmi, gli effluvi:, quasi aulenti
Nella blandizie dei tramonti d'oro. Sospir, per lei disciogliere, e anelare
A diventar sul capo suo corona.
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PANCE LINGUA
LA MUSICA

glorioJi
Corpori& my&lerium .
Argute e gravi, dalle corde snelle
Tra londa molle del suo crin, fluente De' violini, salgono le note :
Per le fidiache spalle luminose, Malìa di suon, che I' anima percote
Sembrano i seni bocciuoli di rose, Come incanto di magiche favelle.
E rosa in fiore par la bocca aulente.
Fuor del corpo, per vie ardue e remote,
Per entro le pupille luminose Con lor salendo, il mio spirto si svelle ;
Velasi il lampo; par che un incosciente, Si libra in alto, in regioni ignote,
Strano dolor, nell' ore gaudiose, Tutte cosparse di lucenti stelle.
Vigili in cor, melanconicamente.
Una divina (e gli astri luminosi
Ma le sue membra, onde un'immensa gloria lmpallidiscon vinti e trepidanti
o· alabastrina candidezza emana, Alla luce de' guardi radiosi )
Treman d'un solo palpito vibranti,
Sen viene a lui pe 'l limpido infinito,
Qgando, sovra le sue labbra fragranti, Nel fulgor delle forme trionfanti,
Dell'amore il magnifico peana Candida e lieta, come un greco mito.
Cantano i baci in suono di vittoria.
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BALLATA SENESE L'ULTIMA BRAMA

Sotto il mite chiaror del ciel d' opale, cr::ired of ali th.,e, for re•lful dealh I cry.
Shakespeare.
Tra le morenti luci vespertine,
Quando più ferve I' intimo contrasto
Siena sorride dalle tre colline Tra il mio segreto spirito ed il mondo,
Della gloria nel fascino immortale. E immerso apparmi in un dubbioso e vasto
Mar di nebbia il futuro, un dì giocondo,
Ancora, qual dalle fiorite aiuole
Forte di libertà gelosa ostello, Cerco il pensier dei grandi, a cui · non guasto
Da fralezza, ma limpido e fecondo
Ridea, nelle vittorie sfolgorando,
Fu il vivere quaggiù, cui di nefasto
Del Pinturicchio ali' anima e al pennello,
Sconforto mai non opprimette il pondo.
Oggi, d' ltalia rinnovata al sole
L'inno di marmo e d' or del Duomo alzando, lnvan ! Ch' or I' alma, per stanchezza prona,
Di tante, solo questa brama aduna:
Siena sorride nel tramonto blando,
Oh, non nel buio freddo suol finire ,
Tra le memorie de' fastigi antichi,
Ma I' infrangibil sonno alto dormire,
E incombe sovra i suoi tre poggi aprichi
Scevro di questi vacui sogm, m una
Un'eterna visione medioevale.
Delle aeree tue arche, o mia Verona I
La Metafisica del Terremoto.
Può parere un paradosso, ma non è. 'l'ra il
terremoto e la metafisica vi è una stretta affinità.
E 1'1affinità consiste in questo, che nulla più del
terremoto giova ad imporre alle menti di tutti il
pensi()ro metafisico.
ra
Schopenhauer ha scritto che il grande numero
delle chiese è una prova. del bisogno metafisico
che assilla l'umanità. Ciò è, fino ad un certo punto,
vero. Però se le chiese sono una prova del bisogno
metafisico, non si può certo dire che in esse si
avveri l'esplicazione normale, piena, costante del
sentimento metafisico. Il concetto della realtà i:;en-
sibile - questa negazione della metatìsica - in-
combe costantemente sull'immensa maggioranza
dei frequentatori delle chiese, nè mai li abbandona.
Anzi, essi estendono solitamente tale conC'etto anche
al mondo ultraterreno, raffigurandoselo come un
luogo, come esistente nello spazio, come popolato
di figure percepibili, come , tale che vi si possa
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solidità, la consistenza, la seria realtà della nostra
trasportare intatta o quasi la propr~a sensib.ilità. E vita abituale sfuma e si sfascia. Noi scorgiamo allora
così uccidono del tutto quel tanto di metafisica che come questa, a cui il nostro spirito ha dato una
la religione potrebbe contenere. sì piena concretezza, sia una tenue figurazione effi-
mera, come un' ombra di sogno e di nebbia, che,
~ guardata dall' eternità dell'altra riva, tosto trasco-
Un solo fatto v'è nella vita normale che dia lora e perde ogni contorno. Questa· nostra vita,
un impulso vivo e profondo al pensiero metafisico: che abbiamo creata colle nostre passioni, con le
e questo fatto è la morte. . , . . nostre occupazioni, con la nostra attività, e che è
Noi viviamo nella nostra vita d affan o d1 !utto per noi, ci appare allora nel suo vero aspetto
piaceri, di studi o di viaggi, di lotte e. d' ambizioni, di vanità e di fuggevolezza. Ed è per questo che la
di piccole cose che crediamo gr~nd1; . e ~ tutt~ vista della morte, scuotendo profondamente il con-
questa vita nostra, creata . da n01,. ~ttnbmamo il cetto di realtà con creta e sensibile, che il nostro
carattere d'una realtà sena, grambca, eterna. Il spirito attribuisce alla nostra vita vissuta, riesce, essa
primo pensiero del mattino, appen.a ci svegliamo? soltanto, a spalancarci innanzi la porta del regno
ci sprofonda in questa nostra vita: ed ess~. c1 del pensiero metafisico.
accorn pagna immobilmente fissa nel nostr? spmto, m
fino all'ultimo pensiero della sera. Prabc~mente,
null' altro all' infuori di essa, esiste per noi. Questo, già l' aspetto d'una morte singola. Ma,
Ma, ~ un tratto, quel nostro amico, o qu~l tra le grandi tragedie collettive, non ve n'è altra
nostro avversario, quella persona della nostra fami- che possa stare a pari di quelle che hanno origine
o'lia insieme a cui abbiamo percorso tanto tratto nelle catastrofi telluriche per efficacia insuperabile
d' esistenza, quel bambino che abbiamo vist~ nel risvegliare il sentimento metafisico.
crescere, giace immob_ile sul letto ,di mor~e. Noi Il concetto dell'incrollabile realtà sensibile della
guardiamo la forma immota. E 1 angosci~ eh~ nostra vita vissuta avvolge e assorbe in sè anche
ci stringe il cuore è singolarmente composita. C1 la terra, anzi assume, se si rivolge alla terra, un
entra per gran parte uno sgomento ~u~to personale. carattere di sicurezza così perenne e infrangibile,
Ci sembra che dalla morta forma ng1da mova un che solo un pazzo, pare, oserebbe dubitarne. La
angelo mostruoso, come qu~~uno di q~elli -~gurati terra! Ma la terra è una cosa nostra, come la nostra
dalla matita di Sartorio nell illustrare il Poe, e che vita di occupazioni e d'affari; essa appartiene,
il suo dito freddo ci tocchi la fronte, e che questo come quest' ultima, al nostro spirito; è una parte,
tocco ci dia una seconda vista, al lume della quale la
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un' appendice della vita creat~ dal nos~ro spir~to,
necessaria sì, ma così. obbediente, cosi asservita,. non è l'area fabbricabile, il campo arato, la strada,
da essere oramai uscita dalla sfera delle nostre la piazza, ma un grano di sabbia che rotea nella
preoccupazioni. Chi pensa alla terra?. Ess~ è - na- immensità, ma una navicella che percorre lo spazio,
turalmente, diamine I - il tratto solido fatto per. la cui caldaia può ad ogni momento scoppiare, che
erigeni le nostre case, la strada fatta per corrervi può ad ogni momento fare il definitivo naufragio.
con le nostre automobili, il campo fatto per ararlo, la Ci ricordiamo che noi siamo raccolti sulla co perla
piazza fatta per vendervi o co~perarvi le nostre di questa piccola e fragile navicella, la quale naviga,
mercanzie, o la più vasta estens10ne fatta p~r es~r­ naviga. Dove? Verso quale scoglio, forse? E per
citarvi il nostro potere politico. E' una metafis1chena, la prima volta l' idea dello spazio infinito, nella
che confina coll'alienazione mentale, aver nella cui esistenza obbiettiva crede· la maggior parte di
vita normale, prese~1te. cl~~ la terra sia qualc_he noi, quell'idea dalla quale Spencer vecchio diceva
altra cosa all' infuori d1 c10. La terra, nella vita di sentirsi sempre maggiormente turbato, quell'idea
normale è e deve rimanere, nel nostro concetto, tremendamente metafisica, comincia forse a turbare
alcunchè d'assai simile a quello che è nella celebre anche la mente del pubblico ordinario.
definizione di Massinelli. s
Ma, all'improvviso, le nostre case si scuoton?,
s'accavalcano, crollano, come le onde d'un mare in « Il se peut (dice Anatole France, in quel suo
burrasca, e migliaia di persone rimangono travolte squisito Jard·i n d' Epicure) il se peut que ces mil-
da questo naufragio terrestre. E all?:a c~olla ,anche lions de soleils, joints à des milliards que nous ne
dentro di noi - sia pure per poco: l illus10ne e, for- voyons pas, ne forment tous ensemble qu' un globule
tunatamente tenace - il concetto della fis sità, dell~ de sang ou de lymphe dans le corps d'un animal,
sicura pere~nità, di questa realtà t~ngibile che ,noi d' un insecte imperceptible, éclos dans un monde
crediamo di aver avvilupata e asservita, come un ap- dont nous ne pouvons concevoir la grandeur et
pe,ndice oramai trascurabile a f?rza d'ess~r~ consueta qui pourtant ne serait lui - mème, en proportion de
e certa nella vita creata da noi; allora c1 s1 squarcia tel autre monde, qu' un grain de poussière. Si
il velo 'spesso che la nostra intensa attività. imm~rsa l' .univers était tout à coup réduit à la dimension
nelle piccole cose nostre ci ha tessuto .dmanz1, e , d'une noisette, toutes choses gardant leurs propor-
noi scorgiamo che non solo le nostre vite, ma l~ tions, nous ne pourrions nous apercevoir en rien
stesso pianeta, è inconsistente ed effimero, e c1 de ce changement. La polaire, renfermée avec nous
ricordiamo di questa cosa stupefacente che la terra dans la noisette, mettrait, comme par le passé, cin-
quante ans à nous envoyer sa lumière. » D'altra
GrusEPPE RENsr - Sic et Non. 7
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parte, non ci dicono gli scienziati che la somma


delle attività che noi collettivamente chiamiamo
vita organica è una serie di fermentazioni~ Che
cioè il nostro organismo è costruito, sostenuto,
fatto funzionare, da miriadi, da ~ umanità >>, di
enzimi, per i quali i globuli 'del nostro sangue
son forse quello eh' è per noi il sistema solare~ La
legge di continuità nei fenomeni cosmici rafforza,
dunque, l'ipotesi del France: e forse, davvero, il
nostro globo è un globulo nelle vene d'un animale
fantasticamente immenso, e noi non siamo che un
fermento di esso, una colonia di microbi, chissà
se benefici o funesti ...
Tutto ci appare possibile, quando noi ci assor-
biamo nel pensiero che la terra è un piccolo grano Paradossi Imperialisti.
di sabbia, navigante per lo spazio infinito e sog-
getto ad ogni pilì impensata vicissitudine. Tutto
è possibile; il che è come dire che noi siamo im-
mersi nell'incognito. Ed ecco perchè il terremoto
ha una potente funzione metafisica. Esso scuote e
fa crollare non solo le nostre case, ma anche il
concetto delia sicura e indeféttibile esistenza della
realtà quale ci appare giornalmente·, ma anche tutte
le certezze più abituali e tranquille, alle quali la
consuetudine del nostro spirito ha dato una mar-
morea solidità - tutte queste formidabili barriere
contro la metafisica. E nei cieli più ampi delle
ignote e ultrasensibili possibilità metafisiche, libera
largamente a volo il nostro pensiero.
Fra le più curiose varietà di zoologia politica
venute alla luce in Italia in quest'ultimo periodo,
che pur ne ba viste di così originali, va certamente
annoverato il movimento imperialista- nazionalista.
Ora, a questo movimento si potrebbe affacciare
una pregiudiziale. E la pregiudiziale è semplice-
mente questa: che un imperialismo - nazionalista
italiano costituisce, se non andiamo grandemente
errati, un controsenso in termini.

Proviamoci a dimostrarlo.
L'imperialismo è in politica quello che è in
morale il nietzscbismo. Federico Nietzsche preco-
nizza l'accumularsi, attraverso grandi dosi di sof'fe-
renza e mediante la volontà di vita opposta alla
sofferenza~ d'una forte quantità di potenza in alcuni
individui, i quali costituiranno una nuova specie
altrettanto superiore all'uomo attuale quanto questo
è superiore ai bruti. L'uomo attuale, per lui, non
è che un passaggio, un ponte, una corda tesa verso
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il superuomo. Il giungere a dar origine al super- a persuadere gli inetti, i deboli, coloro che sentono
uomo è il fine, e, se si vuole, la missione, dell'uomo la mancanza di forza per resistere alla somma di
odierno; e per adempiere questo fine, per compiere dolore che presenta in complesso la vita ( poichè,
questa missione egli deve essere pronto al sacrificio come si sa, anche per Nietzsche la vita è comples-
di sè, come deve essere apparecchiato al proprio sivamente dolore, ma l' eccellenza della tempra,
dissolvimento nell'individualità superiore che sarà indice del superuomo, sta nella forza di affrontare
il prodotto dell'evoluzione di pochi eletti della s pe- gaiamente questo dolore, e n el ricavare la gioia
cie umana attuale. dal resistervi e dal com batterlo)' a persuadere, di-
È essenziale nel concetto di Nietzsche che sol- ciamo, costoro a darsi morte e a sparire più rapi-
tanto pochi, cioè i più forti, i più temprati, i meglio damente. « Esistono i predicatori della morte (scrive
dotati, siano destinati ad attuare in sè questo incre- Nietzsche in Così parlò Zarathustra): e la terra è
mento di potenza; ed è quindi, per contrapposto, piena di cotali cui è necessario predicar e l' abban-
essenziale che la maggioranza dei d·eboli, degli dono della vita. Piena è la terra di superflui, guasta
impotenti, di coloro che non hanno la forza per in- è la vita da coloro che sono di troppo. Potessero
nalzarsi ad uno stadio di vista superiore, costitui- essi colla speranza della « vita eterna » essere allon-
scano la materia prima su cui deve elevarsi la potenza tanati da questa vita ... La vita non è che sofferenza,
degli altri, ovvero siano rapidamente eliminati. dicono gli altri e non m entono: ebbene fate in
Questa è la ragione per cui il Nietzsche, critico modo che per voi cessi la vita! Fate in modo che
così formidabile del cristianesimo, trova pure un per voi cessi una vita che non è che sofferenza
lato buono nella sua azione, e per cui egli, così continuai Epperciò la vostra virtù vi insegni: 'fu
esuberante di entusiasmo per la vita, riscontra un devi u ccidere te stesso! Tu devi rapir te stesso nel
elemento utile nelle dottrine pessimiste. nulla I » E nell'Al di là del B ene e del Male: « In
Il cristianesimo, cioè, ha avuto, secondo Nietz- quanto agli uomini volgari, infine, che sono in
sche, questo di buono, che colla sua sistematica maggior numero e che esistono unicamente per
depressione degli istinti più vitali - dell' ùrgoglio, servire ed essere utili all'universalità, e soltanto
dell'energia nell'azione, della sete di dominio, della per questo hanno diritto di esistere, la religione ha
raffinatezza dei gusti, ecc. - ha fatto come la fun- l' inestimilbile vantaggio di renderli soddisfatti della
zione di pialla sulla società umana, ha preparato propria posizione, di procurar loro la pace del
un grande ed opportuno livellamento, sul quale sarà cuore, di nobilitare la loro obbedienza » .
più facile e sicura l'elevazione del superuomo. E lo Tutti coloro, del resto, che conoscono i libri
schopenhaurismo ha questo vantaggio che esso serve del Nietzsche sanno che questi due concetti: essere
- 104 - - 105 -

solo i pochi meglio dotati cui spetta di attuare per imprescindibile correlazione, che la maggior
l'incremento di potenza che condurrà al superuomo parte degli organismi nazionali odierni, i più deboli,
- e - essere i più destinati al sacri ficio a van- i più poveri, i meno dotati, siano destinati al dis-
taggio dell'incremento di potenza dei primi, formano solvimento in quel superiore organismo statale chia-
una correlazione fondamentale nel pensiero nietz- mato a formare l'Impero futuro. Se questi organismi
schiano. nazionali più deboli, più poveri, meno dotati, si
Sicchè è evidente che i deboli non potrebbero sforzassero a prolungare la loro esiste.nza autonoma,
cooperare all'attuazione di questo pensiero se non o se, più ancora, pretendessero di esercitare una
volontariamente sopprimendosi o spontaneamente volontà di potenza, cioè un imperialismo, per pro-
lasciandosi assoggettare; che essi ostacolerebbero prio conto, essi non farebbero che ostacolare e
l'attuazione di questo pensiero SA pretendessero e rallentare la formazione delle super-nazioni impe-
si sforzassero di persistere nella loro autonomia riali, essi non farebbero cioè che contraddire l'idea
e anzi di galvanizzare le loro poche forze in una di imperialismo. Un imperialismo :finnico, un impe-
velleità d'ingrandimento; e che, infine, cadrebbero rialismo boero, il solo sforzo di mantenere un' esi-
in un ridicolo controsenso se osassero mvocare a stenza autonoma da parte della Finlandia e delle
proprio favore la dottrina stessa di Nietzsche soste- Repubbliche sud-africane, è in manifesta contrad-
nendo cbe questi predica a loro l'incremento della dizione cou l'idea di imperialismo; ha cioè il solo
volontà di potenza. risultato di ostacolare la formazione dell'Impero
agli enti statali meglio dotati a tale scopo, cioè,
~
in questo caso, alla Russia e all' Ingbilterra.
Abbiamo detto che l'imperialismo non è che Ora, basta dare uno sguardo spassionato alla
il nietzschi smo portato nella politica. Esso significa, situazione internazionale presente per accorgersi
infatti, che le nazioni attuali non sono che un pas- che un imperialismo italiano avrebbe precisamente
saggio, un ponte, 1'.lna corda tesa verso quella super- 1' istesso effetto d'un imperialismo finnico, boero,
nazione che è l'Impero. Esso significa che dai albanese, montenegrino o turco. Bisogna essere
molteplici Stati attuali devo no scaturire poche ed completamente acciecati dal pregiudizio nazionale
in genti accumulazioni di potenza, di territorio, di per non vedere che i soli enti statali atti a portare
popolazione, nuovi e colossali organismi di società. nel loro seno il gravissimo pondo dell'impero sono
Ma qui, nel campo della politica, ancora più neces- la Russia, l'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Germania,
sariamente che nei rapporti tra individui, la costi- forse la Francia. In :r;:nezzo all'intrecciarsi di lotte
tuzione della super-nazione, dell'Impero, implica, '€ di sforzi di queste grandi accumulazioni nazionali
- 106 - - 107 -

(che sono le sole all'uopo ottimamente dotate dì questa occupazione, e, tanto più, riuscisse ad impe-
ricchezze, di forze, di uomini, di estensione terri- dirla, non farebbe che attraversare la via alla marcia
toriale) per costituire il mondo in un piccolo gruppo dell'idea imperiale, al pieno costituirsi di una su-
di immense super-nazioni, non e' è evidentemente per- nazione, che stava già per raggiungere la sua
posto per l'Italia. Una semplice occhiata all' atlante completa formazione, e ciò senza potere, per incom-
e ad un testo di geografia elementare, basta a ren- parabile inferiorità di mezzi, nulla sostituire nel
dercene persuasi non solo, ma a mostrarci tutto mondiale movimento imperialista, che compensi la
il ridicolo d'un' opinione contraria. barriera opposta al completarsi dell'idea imperiale
Se noi ci collouhiamo dal punto di vista stret- germanica; precisamente come (e trattandosi di
tamente internazionale, se noi procuriamo di veder altre e lontane nazioni noi lo scorgiamo benissimo)
noi stessi dal di fuori, ci capacitiamo immediata- dal punto di veduta -imperialista l' autonomi::\. della
mente che un nazionalismo italiano è in perfetta Finlandia o quella delle repubbliche sud- africane,
contraddizione con l'idea di imperialismo. Un serio non offrirebbe alcun compenso all'impedita realiz-
concetto generale di imperialismo - che è quanto zazione del gran piano imperialista russo od inglese.
dire la previsione di un sempre maggior incremento Uno scrittore che ha speculato genialmente
per quegli enti statali che ne hanno i mezzi suffi- intorno all'avvenire politico del mondo ed h:i, a
cienti e che hanno già attualmente accumulato una modo suo, tracciate le linee generali delle sup er-
immensa quantità di potenza - importa la concul- nazioni future ed il piano mondiale dei :risultati
cazione del nazionalismo italiano da parte dell' In- del movimento imperialista, H. G. Wells, ha, nelle
ghilterra a Malta, da parte della Francia in Corsica, sue Anticipaz'ion·i, alcune pagine impressionanti e
poichè Malta e la Corsica sono indispensabili all' im- del più rigoroso nietzschismo politico intorno alla
perialismo inglese e franc ese, rispetto al quale l'Italia necessità della scompar.sa degli Stati più deboli.
si trova nelle stesse condizioni in cui, secondo Ja « Le nazioni e le frontiere odierne - egli seri ve -
morale nietzschiana, si trova il debole, l'impotente, non fanno altro che indicare la pretesa a privilegi,
1' incapace di fronte al forte incamminato a diventar ad esenzioni, ad angoli riservati nel mercato; pre-
superuomo. Un serio concetto generale di imperia- tesa, che può sembrar valida a coloro di cui la
lismo importa l'espansione della Germania fino a mente e l'animo sono volti verso il passato, ma
trovare uno sbocco sull'Adriatico, e quindi, al mo- che sono assurdità per quelli che considerano l' av-
mento di una eventuale dissoluzione dell'impero venire come il fine e la giustificazione dei nostri
austro - ungarico, la sua occupazione di Trieste; e- sforzi attuali.. . Un popolo ignorante o che si con-
un nazionalismo italiano, il quale si opponesse a. tenta d'un' educazione tradizionale non comprenderà
- 108 - - 109

~
la necessità delle coesioni, e si compiacerà delle
sue anticbe animosità e dei suoi odii teatrali che In conclusione: nel concetto cli imperialismo
lo trascineranno fatalmente alla guerra, alla vio- nazionalista italiano vi è un perfetto controsenso.
lenza, ai disastri. L'Europa avrà le sue Irlande, ed L'idea imperiale importa che le nazioni più
anche le sue Scozie, Irlande che si aggrapperanno piccole e più deboli, eome è appunto l'Italia, siano
ai loro indimenticabili rancori, si dibatteranno, urle- in tutto od in parte assorbite dagli imm ensi colossi
ranno, grideranno nel modo più desolante, senza statali che soli possono quell'idea attuare. Quindi,
che alcuno possa sapere perchè. I ricchi dilettanti, dal punto di vista imperiale, bisognerebbe farsi
i ciarlatani letterarii avranno eccellenti occasioni verso le piccole nazioni « predicatori della morte »,
di agitarsi coi movimenti nazionalisti, con le leghe perchè solo il dissolvimento della loro esistenza
per la protezione dei dialetti, coi complotti ridicoli autonoma facilita lo sviluppo dell'imperialismo in
e l'invenzione dei costumi nazionali. Il grido delle quelle altre nazioni che sono atte a dare a questo
piccole nazioni salirà fino al cielo, proclamando il un serio sviluppo; mentre il sollecitare le prime a
diritto inalienabile che esse tutte rivendicano di galvanizzare le loro forze in un tentativo di resi-
restar ostinatamente assise nel bel mezzo della via stenza e di incremento non fa che ostacolare il
maestra, là dove la circolazione è più fitta, con lutti i movimento generale imperialista.
loro piccoli balocchi d'attorno, giuocando e diver- L'idea nazionalisLa, invece, importa la conser-
tendosi come facevano quando la via non esisteva». vazione anche di questi piccoli nuclei nazionali,
Badiamo: data l'idea imperiale come punto di lopera intesa ad intensificarne l'autonomia ed a
partenza, un'Italia nazionalista, e, tanto più, un' Ita- rafforzarne l'esistenza, ed è quindi la più completa
lia che pretendesse di fare un piccolo imperialismo negazione dell'idea imperiale e del dissolvimento
per conto suo, non sarebbe se non una di queste delle nazioni minori che sta alla base di questa.
nazioncelle che vogliono aver diritto di rimaner Un italiano imperialista non può logi"c amente
sedute a baloccarsi dove ferve più viva la circola- che prevedere ed augurare l'assorbimento dell' Ita-
zione della strada. Non per nulla H. G. Wells, lia nel girone di qualcuno dei grandi imperi attual-
nell'esaminare le formazioni super-nazionali cui mente in formazione, cioè non può che essere
darà luogo il movimento imperialista, prevede lo antinazionalista. Un italiano nazionalista, appunto
-smembramento dell'Italia, di cui solo la parte set- perchè il concetto imperiale generale tende al sof-
tentrionale rimarrà (secondo lui) nella vita politica, focamento ed alla dissoluzione dell' ictea nazionale
formando un solo Stato con la Svizzera e la Ger- dei piccoli Stati, non può che essere anti- im pe-
mania meridionale. rialista.
- 110 -

Il colmo della confusione e dell'assurdo è voler


fare un intruglio dell'imperialismo e del naziona-
lismo italiano, cioè proclamarsi imperialisti nell'atto
stesso che si tende a creare e a fomentare in u n
debole un complesso di idee che è la negazione
dell'imperialismo, perchè non ha per effetto che di
intralciare la marcia dei forti.

Dottrina popolare
e dottrina economica dell' idealismo.
Che mè ne importa a me se non son bella?
Tengo l'amante mio che fa il pittore:
Ei mi dipingerà come una stella!
Che m e ne importa a me se non son b ella ?
( Canzone popolare dell'Alta Italia) .

Nulla sono le cose per e da sè stesse. Esse


non sono qualche cosa se non nella mente che le
considera. Noi stessi non siamo niente se ridotti
al nostro puro io assolutamente isolato. Se si spo-
glia successivamente il nostro io da tutte le sue
relazioni famigliari, sociali, umane, esso diventa un
atomo impercettibile. Se io mi libero da queste
relazioni, e non sono più amico, fratello, compagno,
collaboratore, servo, cittadino, padre, figlio, io non
esisto per nessuno, e scopro tosto di essere nes-
suno ( Royce ). - Ogni coscienza (come dice Hegel
nella Fenomenologia) è un appello ad un'altra co-
scienza. Noi siamo qualche cosa in quanto lo siamo
per altri, e siamo precisamente quella tal cosa che
siamo per gli altri.
GmsEPPE RENsr - S ic et Non. 8
I
I

- 114 -

Le cose ( com presi noi medesimi) non hanno I,

un'esistenza in sè stesse, ma esistono in altro da sè,


banno cioè l'esistenza che assumono nella mente
che le pensa, nello spirito. Se esistesse soltanto la
sensazione, le cose, il mondo, sarebbero quel tal I
fluire di immagini svincolato e scomposto che ap-
pare alla sensazione. Esistendo lo spirito qu~le è
in noi, le cose, il mondo, sono quel tutto ordmato
e coerente che ad esso si rivela. Se esistesse un
altro spirito, per esempio non vincolato alle condi- . Secondo .l'economia politica ortodossa la produ-
zioni sensibili e intellettuali dello spazio, del tempo, z10ne della nccbezza non può funzionare soddisfa-
della causa, le cose, il mondo sarebbero quella tut- .ce:r:t~mente se non quando è animata dall'interesse
t'altra cosa che questo altro spirito in esse vedrebbe. I rndrviduale.
Questa proposizione fondamentale del!' idea- . ~a verità è, i_nvece, evidentemente il contrario;
lismo assoluto è perfettamente resa nella canzonetta e. c10e : la pr?duz1one della ricchezza non può fun-
popolare surriportata. Io (di.ce ~a ragazza), ~er me z10nare soddisfacentemente se non quando sia da
J
stessa, non sono nulla, e qumd1 non sono ne bella essa t?talmente eliminato ogni interesse individuare.
nè brutta. Io sono quello che vengo ad essere per . . Fmchè nella produzione domina l'interesse in-
altro da me per l'unico altro di cui m'importi, dJVJd.uale del produttore, ciò fa sì che questi sia
per lui. Se ~gli mi dipinge bella vuol dire che mi I trascma~o da ~~a t.endenza invi:icibile a peggiorare
vede bella e allora sono bella. quanto e .possibile il prodotto. E ovvio che un pro-
La co~tadineÙa che canta quella canzone ha, ?uttore d1. pa.n~, ad esempio, sarà spinto dal suo
dunque, in grazia della luce discesa su lei dall' a- mtere~se i~dIVJduale a produrre il pane con la
more, penetrato così profondamente come un ~lo.­ materia prima e con la forma di lavorazione più
sofo di professione la dottrina che esse est percipi. a. buon mercato, e quindi più scadente, compati-
bilmente con la possibilità dello smercio .
.E~ è tanto impossibile eliminare questa tenden-
za, _msita p~r ineluttabile necessità di fatto nel mec-
c~msmo psicologico della produzione dominata dal-
1' mteresse individuale, che se anche voi offriste al
I
prod~ttore di pagare il pane ad un prezzo assai
supenore al normale pur di ottenerlo buono, sareste

j
- 117 -
- 116 -
In secondo luogo è un semplicismo credere che
tutt' altro che sicuri di averla eliminata: giac?.hè la concorrenza abbia l'effetto psicologico di indurre
nel produttore rimarebbe ed agirebbe sempr~ 1 rn- i produttori a migliorare la produzione onde pro-
teresse di vendervi il pane al prezzo supenore ~ cacciarsi un'estensione di clientela. L'incrocio dei
ciò non ostante della qualità più scadent~; ~nz1 rapporti tra i numerosissimi consumatori e i nume-
questo interesse sarebbe intensificat.o per il fatto rosi produttori è così complesso e ·intricato; le
che così operando egli realizzerebbe m tal caso un ragioni per le quali taluni dei primi preferiscono
guadagno assai superiore eh~ non nel caso prece- taluni dei secondi o li abbandonano (vicinanza o
dente, nel caso cioè di vendita del pane scadente lontananza, réclame ecc.) sono così numerose e inde-
a prezzo ordinario. . . cifrabili; che I)essun produttore si sente sicuro che
· Nè si obbietti che la concorrenza costm~ge i offrendo dei prodotti ottimi aumenterà la sua clien-
produttori a produrre merci buone perchè q.uel~1 che tela. Anzi, siccome conoscere la bontà intrin seca
le producono scadenti vengono abbandonati d~1 con- del prodotto è spesso altrettanto impossibile quanto
sumato ci a favore di quelli che le prod.ucon? ~uone . e perchè, come dicevamo or ora, è impossibile
Anzitutto, nella massima parte dei ca.si, il. con- conoscerne la deficienza intrinseca, così l' incorp ~­
sumatore non sa, nè riesce a sapere, se un~ ~erce rare in un prodotto la massima bontà intrinseca è
sia intrinsicamente buona 0 cattiva,. per~he i pro- un fatto che resta generalmente, o pùò restare, così
cessi moderni di alterazione o f~l~1fic~z1~ne per- poco noto, ed è, d'altra parte, così difficilmente
mettono che si fabbrichino merci mtrrns.i~amente creduto, che solo pochissimi consumatori di più
deficienti, eppure provviste .di tutte le quahta ap~a­ potrebbe attirare al produttore; i quali non com-
renti visi ve tattili, gustatwe, che le fanno pai er penserebbero certo il danno economico che gli deri-
buo1;e (ad ~sempio, il pane può essere bell? e ::;apo- verebbe dal produrre la merce al costo maggiore.
rito eppure privo della maggior parte dl poten.za Sicchè il produttore non sarà mai così ingenuo da
nut~·iti va che potrebbe e dovrebbe . essere for111ta migliorare notevolmente il prodotto sospintovi dalla
dal frumento in esso contenuto). E m questo c~so concorrenza, dalla speranza cioè di aumentare la
manca affatto al consumatore ogni mezzo pratico propria clientela sopra gli altri produttori.
di controllo della bontà intrinseca. d~ll~ merce: Sulla produzione dominata dall'interesse indi-
mezzo pratico, diciamo, giacchè, per nfenrc1 al cas~ viduale pesa dunque la tendenza fatale e inelutta-
ora fatto, nessuno, ad esempio, si sottopone agh bile .a far diventare della peggiore qualità possibile,
esperimenti fisiologici necessari per constatare se compatibilmente con le minime esigenze d'uno smer-
il pane, d'apparenza bello e buono, sia depauperato cio purchessia, le merci prodotte.
dèlle sue faco ltà nutritive . .
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- 119 -
Solo quando dalla produzione sia eliminato
ogni interesse indi vi duale; solo quando chi sopras - a quella in cui tale interesse è eliminato _ · cio'
siede alla produzione non possa più trarre alcun dalla ~rod.uzione p:~vata a quella sociale_ è quest:.
guadagno dal fatto di produrre merci di qualità spast?1~rs1 dalle p~u basse e ristrette forme di per-
scadente, anzichè buona; solo quando il fatto di sonahta. che compie lo spirito nel campo della vita
produr merci di qualità migliore lasci chi è preposto economica.
alla produzione assolutamente indifferente riguardo . Il processo di identificazione della volontà par-
alle conseguenze economiche che tale fatto può ticol:i-re con la generale; il processo per cui la volontà
apportargli; solo quando cioè egli sappia che nè particolare accoglie in sè, fa propria fa diventare
peggiorando la qualità delle merci può realizzare ~ua stessa volontà, la volontà univers'ale; questo è·
un guadagno personale, nè migliorandola subìre Il processo dello spirito. Ed esso si realizza nel
una perdita personale - vale a dire, quando la campo dell'economia politica, soltanto quando il
produzione sarà esercita da un ente impersonale, motore supremo del meccanismo economico sia
Stato, Comune, collettività, e i preposti ad essa ~~es~a. stessa volo?tà universale, e quando di questa
saranno semplici impiegati di quelìo - solo allora l .md1v1duo non sia più che il mezzo di estrinseca-
la produzione potrà funzionare soddisfacentemente. z10n~, ~ul qua.le la ?articolarità (gli interessi, i bi-
E quello qui preconizzato è appunto il ritmo ~ogm, I calcoli particolari) non possano più avere
che si avvera nella filosofia dello spirito. mfl~sso al:uno, e al quale non possano più far
Come lo spirito passando dall'individualità pura subire deviazione di sorta.
alla sfera della famiglia, da questa alla sfera della
politica, da questa all'arte, alla religione e final-
mente alla filosofia, va sempre più spersonalizzan-
dosi, nel senso che rompe i confini della precedente
personalità ristretta per assurgere alla successiva
più ampia, muore alla prima per nascere alla se-
conda, così, nel campo dell'economia politica, lo
spirito deve andar progressivamente spersonaliz-
zandosi, spogliandosi della personalità ristretta e
individualmente interessata, per giungere ad una
ampia e priva d'interesse individuale. Il passaggio
dalla produzione dominata dall'interesse individuale
Sulla, Vita e sulla Morte.

•'
Ancora r altro giorno si leggeva sui giornali
il caso pietoso d'un giovane che s'è ucciso lasciando-
scritto d'essere« stanco della vita ». Nè, quasi, passa
settimana che di fatti consimili non abbiano a par-
lare i giornali dell'una o dell'altra città. E gli uo-
mini posati e « arrivati » hanno un accento di
sdegno per questi fiacchi, per questi deboli, per
questi privi di volontà, che non san darsi il co-
raggio necessario per affrontare la vita con tutte
le sue asprezze, i suoi ostacoli, .le sue difficoltà. E,
le donnine sentimentali hanno un breve fremito
d'orrore. E le persone positive ripensano ai versi
con cui il Giusti satireggiava gl' imberbi « leopar -
disti >> per posa letteraria.
,In verità, noi leggiamo queste notizie, come-
ogni altro fatto, con quell'assenza del senso della
realtà che l'abuso della lettura ci ha procurata.
~a varietà delle letture continue, il cumulo di fatti
che quotidianamente pe1· mezzo dei giornali ci entra
nel cervello, è tanto che noi siamo diventati impo-
tenti a vedere qualche cosa dietro le parole. Riflet-
- 124 -
- 125 -
teteci,
r e v'accorgerete
· che ' abitualmente , noi. non
da autentico rapprese ntante della borghesia, ne
s~ n iamo mai sorgere n ella nostra mente l'imma-
accennò solo le ragioni che si possono chiamare
n concreta d'un fatto che leggiamo · e·I ierm
gme !! •
iamo borghesi e di lusso. «Il tedio (egli disse) è circon-
a e paro_l ~, scorrendo rapidamente anche su quelle·
fuso intorno a noi, ci segue, ci precede, ci accom-
ma la v1s1011e . positiva del fatto, che le parole do~
pagna, ed è generalmente prodotto dal non vedere
vre~bero_, e~primere e provocare, non so rge che
e non trovare, dal mattino che ci s i leva alla sera
tutt al pm, m modo assai vago e confuso e com~
che ci si corica, nessun u so del tempo che ci ac -
appena a bbozz~to, nel, fondo della nostra c~scienza.
queti, ci conforti, ci riempia l; animo. Noi facciamo
~a nostr_a ~oscienza e diventata, come direbbero
I francesi, libresca.
le maggiori fatiche per cacciarlo; abbiamo i car-
nevali in inverno, i congressi in estate. Gli spiriti
. Ora,, ~oi vorremmo clie quando si legge un
si tormentano per moltiplicare le allegrie in quelli,
fatto cosi immane e che ci colpirebbe così profon-
le parole in questi; ma ci riesco no così u ggiose le
dam en te se accadesse sotto i nostri occhi come ,
quello d'u~ uomo che fa gettito delJa pr~pria esi~
prime, come insopportabili le seco nde ... Tutto, car-
nevali, congressi, uffici, tutto è uno sbadiglio. Siamo
stenz_a . - il che è qu anto dire che fa 0aettito della
condizione ombre di uomini, non uomini 1) >> .
. . ,per. cm,· ~oggettivamente
. e r ispetto a Questo è il tedio borgh ese, il tedio delle classi
1~i, esiste 1 urnverso m tern - noi vorremmo che
ricche che non lavorano perchè non ne h anno bi-
s1 scor?esse sotto le parole stampate il fatto con-
sogno. È confortevole constatare come a nch ' esse
creto'. il corpo sanguinante e rantolante, la rivol-
- in questa società in cui, per diverse ragioni,
tella. impugn ata. dalla mano convulsa' e, più ancora
il tutte le classi subiscono sofferenze di origine so-
processo psicologico che ha condotto al « dolo-
ro so passo » . ciale, con un'arm onia del male più vera certamente
di quelle predicate da Bastiat - siano tocche dalla
t:-3 piaga del tedio. Ma il tedio che affligge general-
mente la maggior parte di coloro che sono cos tretti
. Chi . sa dire q uan t a part e d.i questo processo
a lavorare per vivere, è ben altrimenti sconfortante
psic,o~og1co c_he ~a. lamentare la frequenza sempre
e micidiale. È solo questo il tedio che può normal-
magg10re_ dei smci_di, quanta parte di questo dif-
f~so ted10 della vita, spetti alle condizioni in cui mente diventare tedio della vita.
s1 svolge oggi il lavoro umano °?
Il tedio della vita_! N_e ~arlò già il Bonghi in
una sua conferenza di dieci anni fa a Napoli, e,
1) BONGHI: Questioni del giorno (Treves 1895, pag. 15) .
- 127 -
- 126 -
-contemplativa. Noi rammentiamo sempre quanto
s narra il James in quel suo splendido libro Gli
Fra le più colossali ed abili menzogne della ideali della vita. « Recentemente (egli scrive) ab-
civiltà occidentale figura in prima linea quella che biamo ricevuto a Cambridge la visita di diversi
si potrebbe chiamare la morale del lavoro. Si pre- indiani colti, i quali parlavano liberamente di filo-
dica la santità, la nobiltà, la grandezza del lavoro. sofia e della vita. Più d'uno d'essi mi ha confidato
Con una costanza e un accordo che forse non si che la vista delle nostre faccie, tutte contratte come
riscontra sopra nessun altro punto dell'educazione sono per quella ipertensione e quell'intensità di
morale, si istilla e si radica profondamente nel- espressione che è abituale negli americani, e le
1' animo umano questo principio che solo il lavoro attitudini nostre sgraziate e contorte quando siamo
dà dignità all'uomo. Si crea una specie di febbre seduti, gli facevano un'impressione assai penosa.
del lavoro. E gli anglo-sassoni, che della civiltà Io non comprendo, mi diceva uno di essi, come
occidentale sono i più eminenti rappresentanti, Bia possibile vivere come voi fate senza concedere
fondano quasi esclusivamente sul lavoro acca- deliberatamente un solo minuto della vostra gior-
nito, incessante, senza requie, la morale sociale. nata alla tranquillità ed alla meditazione. È una
Ricordate, per esempio, i libri dello Smiles, o cosa comune ed invariabile nella nostra vita indiana
quello più recente del Carnegie, n Vangelo della di star ritirati per almeno mezz'ora ciascun giorno
ricchezza. nel silenzio, di rilasciare tutti i nostri muscoli, go-
Questa morale del lavoro è essenzialmente vernare il nostro respiro, e meditare sulle verità
falsa; ed è più nel vero la Bibbia quando consi- eterne. Ogni bambino indiano viene abituato a ciò
dera il lavoro come un castigo e un dolore. Essa fin dai primi anni della sua giovinezza. » E non
è, del resto, respinta da una parte (se non dalla dimentichiamo che lo stesso Carnegie, nel libro
ma~rnior parte) del genere umano; e un indiano, ricordato, pone come condizione fondamentale per
o, m generale, un orientale, vivente in una società la possibitità di esplicare quell'intensa attività nel-
basata sopra una concezione del lavoro del tutto 1' accaparramento dei beni esteriori che caratterizza
diversa, non la riconoscerebbe mai come una mo- l'uomo d'affari, il non aver fatto alcun corso di
rale nobile ed alta. Questa nostra attività febbrile studi superiori. Preziosa constatazione, da parte
intesa a procacciar beni esteriori a noi, come la del prototipo dell'uomo d'affari, dell'antitesi irre-
ricchezza, la considerazione e simili, non sarebbe ducibile fra il lavoro (nel senso più strettamente
mai considerata da un indiano come superiore e economico e finanziario della parola) e i gusti, le
più nobile del raccoglimento intimo, della medita- attitudini, l'abito della meditazione intellettuale.
zione sulle prime verità, in una parola della vita
- 128 -

~
- 129 -

Ora questa morale occidentale del lavoro pro- altro non è che una trasformazione, sia pure epu-
duce una duplice funesta conseguenza, se si guardi rata, della violenza atavica.
dal lato delle classi dirigenti, o da quello delle Dal lato delle cla.isi non abbienti, questa morale
classi non abbienti. del lavoro produce conseguenze ancora più funeste.
Dal lato delle prime, essa crea il tipo appunto Esse sono rinserrate, dalla doppia prepossanza dei
dell'uomo d'affari, dell'uomo preso dalla iperestesia propri bisogni economici e della morale formata
del lavoro, che, anclrn dopo diventato ricco, prefe- dalle classi dirigenti, nei quadri d'un lavoro lungo,
risce alla casa, alla famiglia, alla coltura, all'arte, alia penoso, monotono; infrangibile catena, gli anelli
natura, o semplicemente al riposo, il fondaco, il ne- della quale sono ribaditi dall' opinione pubblica,
gozio, l' industria; che sacrifica gli agi, la dolcezza che nella morale del lavoro giura con cieca since-
della vita, perfino la salute, al Moloch del lavoro, e che rità. Questo lavoro · non ha l'attrattiva dell'inizia-
si crede onesto, morale, degno di essere ammirato e tiva, dell' autonomia, della consapevolezza che esso
preso ad esempio, agendo in questa guisa; mentre è volontar4:>, attrattiva ehe possiede in vece quello
in lui il lavoro non è in fondo se non una trasforma- delle classi dirigenti. Esso diffonde una tetra mo-
zione della violenza « ancestrale >> come riconosce, notonia su tutta la vita, su quella passata e su
sebbene indirettamente, uno dei più fini moralisti quella che sta dinanzi, la quale si affaccia come
contemporanei francesi, Jules Payot, che, nel suo una eterna pianura brulla, grigia, fredda, uniforme,
Gours de morale, scrive: « La nostra liberazione densa di nebbia uguale e spoglia d'ogni verdura.
dall'eredità atavica è lenta, ma la nostra dignità Di qui lo sforzo incessante degli operai per
consiste nel liberarci da questi impeti grossolani e diminuire le ore del loro lavoro e per conquistare
tumultuosi. A noi il disciplinare, l' organizzare, il in misura più larga il veramente sacro diritto al-
far servire alla nostra volontà queste forze anar- 1' ozio.
chiche. Il nostro còmpito essenziale è di trasfor-
marle in alleate e in potenze docili... Sappiamo
epurare ... la nostra violenza in lavoro vigoroso ». Ma, intanto, chi può dire quanta parte dei
In fondo l'incessante, inesausto lavoro del grande suicidii che avvengono nella società attuale per
industriale, del ricchissimo manifatturiere, del re «stanchezza della vita » si debba attribuire a questo
degli affari, d'un Rockfeller o d'un Pierpont Morgan, aspetto desolato, monotono e tenebroso che Ja
questo loro gigantesco sforzo d'accaparramento di morale del lavoro fa assumere alla vita medesima
una quantità sempre più grande di beni esteriori~ e che_ ~ffligge, insieme, e forse più ancora degli
operai, m tutti i piccoli impiegati, scrivani, garzoni di
G10s11:-PPE R>:wsr - Sic et Non.
9
- 131
- 130 - Q

negozio, umili contabili di ditte private, domestici Nel contatto, che i rapporti commerciali e po-
e simili '2 Chi può dire quante persone, nel nostro litici e le guerre recenti e prossi me rendono e
mondo, covino e sentano ingigantire ogni giorno renderanno sempre più stretto, fra noi e il mondo
un sentimento analogo a quello così pietoso conte- orientale~ forse noi abbiamo, almeno dal punto di
1
nuto in una poesia inglese citata da miss Brackett ): vista morale, più da apprendere da quest'ultimo
« qui giace una povera donna che fu sempre affa- che da insegnare ad esso.
ticata, perchè essa viYeva in una casa in cui nes- E se, come è possibile, in seguito a tale con-
suno l'aiutava. Le ultime sue parole furqno: Amici tatto, avverrà un reciproco contemperamento delle
io vado in un luogo dove non v'è da lavorare, due opposte concezioni del mondo e della vita,
nè da cucire! Oh, laggiù tutto sarà conforme ai l' occidentale e l' orientale, è da augurarsi che la
miei voti; perchè là non s i mangia e non v'è va- nostra rigida morale del lavoro, la quale fa consi-
sellame da pulirei » In una parola, come non com- stere la dignità suprema nell'assorbimento di tutte
prendere che aumenti il numero di color0 che fan le nostre facoltà nell'attività esteriore, p.erda buona
gettito quasi con indifferenza della vita, e affermano parte del suo ascendente di fronte alla morale
di esserne stanchi, qu ando la morale del lavoro orientale per la quale invece la suprema dignità,
toglie alla vita dei più ogni tempo e ogni agio per anzi la condizione di santità, consiste nel riservarsi
destinarla ad altra cosa che non sia la stessa sosten- il maggior tempo possibile per la contemplazione,
tazione della vita '2 Se la vita non può, per i più, per la meditazione interiore, per l'inattività esterna
servire che ~ guadagnarsi i mezzi per la vita, accompagnata dall'elevamento del pensiero verso
no n s' affaccia terribile alla coscienza il punto i sommi principii, per quello, insomma, che gli
interrogativo: dove sono, allora, le ragioni del « atti vi » occidentali disprezzano col nome di ozio;

vi vere '2 ed è da augurarsi che la concezione orientale della


Veramente, troppe volte e per troppi, la vita vita, la quale abbassa grandemente l'importanza
si deve ora esaurire puramente in uno sforzo. morale del lavoro, venga ad improntare largamente
di sè il nostro assetto economico.
No~1 aliter quam qui adverso vix fiumine lembum
R emigiis subigit, · si brachia forte remisit, '
Atque illum in praeceps prono rapit alveus amni ... 2)

1) L'art àu repos. Fischbacher, Parie, 1903 .


2) G-eorg. I , 201-203 .
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Non si può considerare che viva più di un


altro chi ba una vita più lunga, ma solo chi muore
dopo. Ciò che ha importanza non è di avere una
vita lung·a, ma che esista in un tempo ulteriore a
quel punto che è la propria vita. La vita è solo
un punto, il presente; in questo solo essa si con-
Vi sono molti che trovano un motivo di rass~­ centra, questo solo noi viviamo. Pel vecchio che
gnazione alla morte nel pensiero che tutti devono ha dietro sè una lunga vita, questa non esiste più,
soggiacervi. e non esiste che il punto del presente in cui vive.
Ma questo appunto è invece più spaventoso e Non si può dire che egli sia più ricco di vita d'un
doloroso: che assolutamente nessuno, per quanto bambino. L'uno e l'altro sono nell'identica condi-
grande o buono, vi si possa sottrarre; che nessun zione: non hanno cioè che un punto di vita, il pre-
miracolo di genio o tesoro di moralità possa sfug- sente. Perciò, vive più chi conduce più in là questo
gire ai suo impero; che ogni organismo spirituale, punto; quegli in cui questo punto esiste ancora
per quanto nobile ed alto, e per quanto il raggiun- quando in altri è spento; chi muore a vent'anni
gimento di tale nobiltà ed altezza sia costato un' o- ma dopo, di chi muore prima ad ottanta.
pera immensa di dolore, tempo e fatica, debba
essere dalla morte inesorabilmente infranto.
11 fatto che la morte ceqiio pulsat pede è appunto
quello che fa maggiormente inorridire. È questa
brutale uguaglianza, la quale - non tenendo conto Le ciliege e la vita.
della disuguaglianza, e livellando ad una stregua Perchè si termina di mangiare un piatto di
il santo e il delinquente, il genio e lo scemo - co- ciliege, quand'anche una dopo l'altra si continui
stituisce la suprema ingiustizia, ciò che nella morte a trovarle cattive~
sopratutto ripugna. Perchè si spera sempre che la successiva sia
Goethe, nelle Conversazioni con Eckermann ('23 ot- buona.
tobre 18'28) parlando della morte del granduca Carlo È la stessa ragione per cui si vive ...
Augusto rl.ice : « Non è forse deplorevole che non vi
sia privilegio e che un tal uomo scompaia sì presto~»
-135 -
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rapido, ma il fatto è invece che il tempo non passa
più. Noi sentiamo «presente» l'oggi, ma sentiamo
anche « presente » (o quasi presente) il fatto ac-
caduto cinque o sei anni fa, e che pure ci pare
« accaduto ieri». Noi viviamo in un punto fisso,

È uso ripetere che, giunta l'età matura, il tempo in un'eternità, in un'assenza di tempo, in un per-
assume un ritmo grand1m1ente accelerato; che le petuo « presente » .
settimane, i giorni, gli anni scorrono molto più E si capisce anche perchè questa profond a
rapidamente che non nella prima giovinezza; che intuizione s i ab bia solo nell' età mn.tura. P ri ma di
« giunta in sul pendìo precipita l'età». qu esta, l'io sta formandosi, subisce incessa11 ti cam .
È questa appunto la prorn che il tempo non biamenti, s i costrui:sce a poco a poco, ed è in
esiste; che esso non ha un'esistenza obbiettiva, questo sentimento della formazion e, del cangia-
fuori di noi; che esso non è che una nostra fun- mento, della costruzione di sè medes imo, che esso
zione soggettiva, una nostra illusione interiore. trova l'illusione che il tempo esisLa e passi lento
E, invero, che cosa signifi ca quel fatto che noi ( o almeno non troppo veloce) perchè il tempo
chiamiamo lo scorrere rapido del tempo~ apparisce misurato, segnato di spesse pietre miliari
Lo mostra l'esclamazi one abituale con cui que- da tutt i questi freque nti e nuovi moti che l'io
sta corsa rapida viene c;onstatata. Si constata una avverte in sè stesso, e che, riempiendo il tempo,
tale eccessiva velocità, dicendo d'un avvenimento marcandolo profondamente, lo rendono una cosa
lontano a cui per qualsiasi ragione si torna a ripen- greve, piena di eventi, che non sembra procedere
sare: « Ma se mi par ieri che questo avvenimento in fretta.
è accaduto! Come fugge il tempo I» Ma quando invece l'io ha raggiunto la propria
Ora, che cosa vuol dire questo sembrare che stabilità, quando i cambiamenti cessano o quas i,
un avvenimento lontano sia accaduto ieri~ (nel allora sopraggiunge, per le rag ioni contrarie a quelle
che appunto facciamo consistere la fuga veloce del ora accennate, una sensazione opposta. La quale
tempo). superficialmente vie ne intr. rpretata come il senso
Vuol dire che quello che è lontano ci par vi- della fuga veloce del tempo, mentre, interpretata
cino, che ciò che, secondo l' esteriore meccanica profondamente, non è che il fatto che, toccando il
misura del tempo, sta nella sfera del passato, noi ·SUO pieno e stabile sviluppo, l'io è uscito altresì

lo sentiamo invece ancora nella sfera del presente. dall'illusione dPl tempo (che gli era creata dai pro-
Coll'età matura, adup.que, la nostra sfera del pri cangiamenti); ha toccato anche, nella sua più
presente si è allargata. Il tempo ci sembra scorrer
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recondita essenza noumenica, l'eternità, cioè r ine-


sistenza del tempo; e dissipa l'illusoria trama del
I
tempo, percorrendola colla facella del suo perenne
presente. Fichte dice, in sostanza: l' fo, per esistere, ha
E di questo fatto che il tempo non tocca che bisogno di limitare sè stesso ; deve limitare sè
fenomeni, ma non ha alcuna esistenza metafisica stesso con qualche cosa di estraneo a sè, con un
ci balena talvolta, come un lampo - discendend~ non-io, perchè solo in tal modo ha dinanzi alcun-
nel più profondo di noi stessi - la percezione chè su cui poter esercitare un'azione, e quindi
precisa. ( poichè esistere vuol dire soltanto esercitare un' a-
zione qualsiasi) solo in tal , modo può esistere.
Da ciò si può trarre una conseguenza che sta
al polo opposto della dottrina di Fichte. Se ciò che
adduce una limitazione all'io, se ciò che lo circo-
Non vi sono donne brutte. La donna brutta è
scrive, se ciò che lo esch1de dalla metà del Tutto
in ~e~ierale,
come la musica difficile, che, alla prima
(dal non-io), se ciò che divide il Tutto in due parti
a~d1z10~e, sembra un accavallamento incomposto
op poste, in fo e non-io, è la necessità dell'azione,
d1 suorn, ma della quale il conoscitore riesce tosto
vuol dire che solo rinunciando ad ogni azione,
a scoprire i pregi. Così, per l'intelligente, non esi-
chiudendosi nella più immobile contemplazione,
stono donne brutte, perchè in ognuna egli sa sco-
assorbendosi nrl più inerte fachirismo, l'io riuscirà
prire, esaminandola, la sua particolare bellezza.
a superare ogni limitazione, ad attingere i confini
del Tutto, a penetrare nell'Assoluto.

Se il pessimismo leopardiano fosse vero - cioè


se i mali della vita fossero così grandi da far desi- Non c'è nulla di pazzesco nel fatto che taluno
derare la morte - la felicità sarebbe raggiunta si uccida per paura della morte. ll'u già questo un
perchè scomparirebbe il peggiore dei mali: la paura concetto di Shakespeare:
e l'orrore della morte. Why he that cuts oif twenty years of life
Cuts o.ff so many years of fearing death.
(GIULIO CESARE - Atto III).
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Poichè si muore - e il pensiero della soprav-
veniente cessazio ne della vita si proietta su questa perchè muoiano le concezioni che in un dato stadio,
mostrando la vanità di quanto in essa si imprende in una determinata ge nerazione, lo Spirito ha rag-
e di tutto ciò che la costituisce - poichè si muore, giunto, ma che esso deve superare per avanzare
è inutile vivere. Nello stesso modo avviene che sulla via del suo sviluppo infinito. Il non morire
l'aver troppo da fare induca a non far nulla. Poichè degli uomini sarebbe il rachitismo dello Spirito,
si ha da fare più di quel che si possa, e poi chè ad l'arrestarsi del suo sviluppo alle concezioni più
ogni modo si dovrà dunque tralasciare o abbando- alte che una data generazione può raggiungere, che
na.re incompiuto molto d'importante; poichè, insom- sono alte per essa, ma che appariscono errate,
ma, l'omettere o il lasciare imperfetto molto rii ciò ridicole, peccaminose alle generazioni susseguenti,
che ci sta a cuore, è cosa in evi tabile; poichè, se cioè allo Spirito che ha fatto qualche passo più
l'omissione deve necessaria.men te colpire queste trè, innanzi. Come per il passaggio dall'infantilità alla
queste quattro, queste dieci faccende, non vi è maturità dello spirito individuale è necessario che
ragione che non possa colpire anche queste altre muoiano le idee e le concezioni che costituiscono
tre, qu este altre quattro, queste altre dieci ; tanto lo spirito infantile; così per l'incessante avanzare
è omettere tutto e non fare più nulla. Non so da dello Spirito Universale è necessario che muoiano
che parte inco min ciare, si dice; e, ragionevolmente, le idee e le concezioni d'ogni suo stadio precedente,
si resta nell'inazione. cioè le persone che sono l' esponente, l'incarnazione,
la traduzione esteriore, lo stromento di quelle idee
e di quelle concezioni. Ogni uomo che muore è
una superstizione, un errore, un modo di pensare
ristretto e meschino che lo Spirito Universale sop-
Bisogna che la gente muoia. Guai se non mo- prime in sè; è il suo sostituire a tutto ciò un
ri sse ! La morte dell a gente corrisponde al crescere qualche pen siero un poco piì1 largo e più giusto,
dell'individuo, e il suo non morire corris pon derebbe che dovrà alla sua volta essere sostituito con un
al fatto che il crescere d'un bambino s'arrestasse altro ancor piì1 largo e più giu sto. La Mo rte della
ed esso rimanesse nano e rachitico. gente, e solo essa, è adunque la Vita - che è pro-
Bisogna che la gente muoia, perchè lo spirito cesso, sviluppo, avanzamento - dello Spirito Uni-
possa abbandonare le vecchie incarnazioni e da versale.
esse passare ad incarnazioni nuove, fresche, più
avanzate, più progredite. Bisogna che la gente muoia,
TERZO INTERLUDIO
PRELUDIO PER ALBUM

Ecco : io vorrei - l' immacolàto e lieto


Candor dell' albo suo contaminando
Con le mie rime, e sul roseo e discreto
Nitor del foglio i miei versi tracciando -
Audace e avventurato palombaro,
Cavar dal fondo della mente mia,
Qyal perla preziosa, il pensier raro ;
E, vestito d' eccelsa melodia,
Posarlo allora in fronte, e degnamente,
De' suoi ricordi al fulgido monile,
Ch' ella nel libro, ancor bianco e silente,
Verrà accogliendo, e nel pensier gentile.
Oh, ma nel duro carcere del verso,
Per entro i ceppi rei della parola,
Langue il pensier, muore lidea, dal terso
Ciel della fantasia s' ella s' invola.
E solo, ohimè, finchè nel purQ incanto
Del mar del ·cuore, fuor dalle ritorte
Della strofe, I' idea fluttua, soltanto
Fin che forma non ha, par bella e forte I
I
- 145 -

- 144 - Ed il futuro diverrà presente ;


E la realità cruda occupando
Così -- e I' aurora intòrno a lei di rose Un foglio dopo I' altro, lentamente
Diffonde come un lieve etereo velo -- Covrirà tutto il libro. E poscia, quando
Fluttua una nube in dolci e molli pose,
Salendo, vaga ed indecisa, in cielo ; Simbol non più dell'avvenir, velato
Promettitore di venture e glorie ;
L' artista invan con sapiente mano Ma sarà questo il libro del passato,
Stempra i colori, accende i toni e smorza, Il libro mesto delle pie memorie ;
E di fissarne sulla tela, invano,
I contorni mutevoli si sforza. E la mia gioventù piena di canti,
E la sua gioventù piena di fiori
Meglio or dunque che far versi lasciare Saran sparite, come vani incanti,
Che I' anima, fra i sogni spaziando, D'ardenti e lieti ma fugaci amori;
Pensi, non scriva, il canto ...
Allora, - e dolcemente orgoglioso
Ne discende nell'anima il pensiero -
*** Nel soave percorrere a ritroso
De' ricordi il dolcissimo sentiero,
Ecco, a me pare
Che questo libro dal candor sì blando Ella - se mai del tempo il leteo fiume
Seco il mio verso non travolgerà -
lmmagin sia dell'avvenir. Davanti
Segnato in fronte al mistico volume,
A noi sta, nella vita, una sequenza
Ella il mio nome qui ritroverà.
Lunga di giorni, che non han sembianti
Ancora, che non han propria parvenza;

Son, come questi fogli, auri-rosati,


Come i fogli non han fisonomia,
Ed hanno i lembi fulgidi e dorati,
Al par dei fogli, nella fantasia.

E uscendo fuori dal mister'ioso


Abisso del futuro ignoto e bruno
Prenderan nome fisso e luminoso GwBBPPE B.ENSI - Sic et Non.
I giorni, come i fogli, ad uno ad uno.
- 146 - - 147 -

Negro forier della vorace fiamma


che !ambe e strugge crepitando 01Tenda,
e cui squallente e desolata poscia
segue, tra 'l pianto,

la brulla nudità della ruina,


AL FUMO come il genio del mal atre innalzando
le tue grand' ali e le tue spire immense,
nefando annunzio
Lieve, dalla mia bianca sigaretta recasti al mondo di nefande gesta.
come velluto aereo, tra 'l verde Ed allorquando in Efeso sorgesti
i tuoi globi d' azzurro immacolato dal tempio, fior d'asiatica ricchezza
tu svolgi, o Fumo. e d'arte greca,
Ti guardo e penso. - Da che il grande ignoto e dove arte e ricchezza a noi rapìa
nostro progenitor, cui le ferine un insano desìo di gloria ; quando
pelli cingeano ancora i foschi lombi, t'alzasti Ut dove un Califfo, in nome
forti e agguerriti del suo P rofeta,

nelle prische feroci ed accanite rigidamente forte di un dilemma,


lotte per l' esistenza, uscir ti vide in un balen, delle sudanti fronti
con la feconda di progressi immensi di tante età meravigliose, tanto
prima scintilla, pensier distrusse ;
tu, de' secoli gm pe' 'I lungo corso, quando agli accordi della lira e al canto
sempre segnasti della nostra razza di Nerone, svolgesti a lui d'intorno
l' affaticata ascensfon. Segnasti i cupi e immensi e giganteschi globi
delitti e glorie. da Roma eterna,

Ma non g1a sempre sì ceruleo e dolce siccome da un turibolo polluto


qual mite raggio d' innocente sguardo, di sangue uman, s' aderge alta la nube,
non così sempre, tu, negli evi, al cielo propiziatrice, dei nefasti incensi
salisti, o Fumo. a un crudo nume;
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tu paurose allor note segnasti
di nosb·a storia, o Fumo. E te con muto Saliro i tempi, e tu salisti, o Fumo.
brivido di terror le genti allora E non, qual io ti veggo or, di battaglie
vider salire. nè di delitti mostruosi, orrendo
segno tu sei :
Cruenta era I' età quando dai roghi
sorgesti. s·innalz~r le tue volute tu ali' aw-a, come un glorioso inno,
ad offuscar del ciel I' eterno azzurro, t' effondi, dove della nostra etade
siccome I' onda la più turgida arteria e più feconda
pulsa : il Lavoro.
malvagia e bieca delle ree passioni
dilagando salia, di Cristo in nome, E ti veggo dai lunghi fumaioli
a offuscar ne' carnefici divini delle officine affaticate al vento
I' anima umana. maestosamente sventolare, e in fronte
tu del vapore
Nè mai ancor più luttuoso e cupo
t' avea veduto l'uom. Ma il dì che un frate segnar la via che valicando i monti
le nostre lotte rinfocò con nuova nuove ricchezze e pensier nuovi arreca
terribil arma, e le lontane e lune ali' altre ignote
genti affratella.
tosto sboccasti dal cannon rombando
a celar dentro nella densa nube E dietro a te, qual dietro ad un vessillo
lo scintillar dei brandi e delle picche spiegato ai venti, fatidicamente,
il luccichio, io veggo irresistibile salire
la Grande Armata :
eroi, vigliacchi, vincitori e vinti.
Nella nera voragine tremenda la Grande Armata dei novelli tempi,
cade I' alfier, piagato il petto, in pugno la pura e sana e gagharda schiera
stretto il vessillo ; d' umili cuor, che sotto alle tue insegne
suda e produce.
trema il codardo disertor, gettata
I' arma, deposto ogni pensier di patria, E la veggo salir, serenamente
vilmente, al rombo e al fischio delle palle forte, e segnar con trionfai parola
accovacciato. dell'Avvenir sul candido volume
la nuova istoria. -