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Grazie a Nature Sauvage

per i preziosi consigli.

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Capitolo 1

La belva

Al buio, da solo, acquattato nel ripostiglio della scuola.


Stringendo lo zaino il ragazzo tende l’orecchio e tutto ciò che avverte è il proprio respiro
affannoso.
Si alza e, lentamente, ruota la maniglia. Sbircia nel corridoio rischiarato appena dal soffice
chiarore della luna. Tutto attorno è silenzio.
- Forse se n’è andato… - sospira.
Apre la porta deciso a raggiungere l’uscita. Si avvia lungo il corridoio in punta di piedi scrutando
ogni angolo e guardandosi spesso alle spalle.
Ma cosa gli è saltato in mente d’intrufolarsi, di notte, nella scuola deserta?
Un debole cigolio lo fa sussultare. Pietrificato trattiene il respiro. Silenzio.
Riprende a camminare, stavolta con passo più svelto. In lontananza intravede la sagoma del
portone. Si volta nuovamente per accertarsi di essere solo e poi si precipita verso l’uscita.
Ormai è fatta! Dietro quella porta c’è la salvezza.
Spalanca il portone pronto a lanciarsi nel cortile asfaltato e solo per un miracolo si ritrae prima di
finire tra le fauci della belva.
Appostato dietro la porta della scuola un gigantesco cane digrigna i denti minaccioso.
“Mi stava aspettando. Sapeva che sarei passato da qui.”
Il giovane indietreggia terrorizzato mentre il fosco animale avanza con le orecchie ben dritte. I
malvagi occhi del cane puntano il ragazzo ormai rassegnato al proprio destino.
“È la fine…” pensa.
L’animale drizza il pelo, si china leggermente e spicca un balzo a zampe unite.
Il giovane tenta di fuggire ma…
- Luca! Luca ma insomma cosa bisogna fare per svegliarti?
Il ragazzo spalanca gli occhi velati di terrore. Di fianco al letto sua madre lo fissa innervosita.
Tasta le coperte per accertarsi di essere in salvo e poi si alza stancamente a sedere.
- Sono dieci minuti che la sveglia suona - lo rimprovera la donna. - Ormai si sarà svegliato
l’intero condominio!
- Mi sono addormentato tardi…
La madre fa un profondo respiro.
- Se non ti attardassi ogni sera a guardare la televisione, al mattino riusciresti ad alzarti senza
tutta questa sceneggiata.
Il ragazzo abbassa lo sguardo e annuisce. Vorrebbe spiegarle quello che succede ma non ha il
coraggio di confessare che è terrorizzato all’idea di addormentarsi. Gli incubi che lo perseguitano
da qualche settimana sono terrificanti.
- La colazione è pronta. Sbrigati a vestirti o farai tardi a scuola.
- Non ho fame… - borbotta.
- Non puoi uscire senza mangiare. Non ti fa bene. Bevi almeno un po’ di latte.
- Non me la sento di andare a scuola… mi fa male lo stomaco! - mormora.
- Tutte le mattine la stessa storia! - sbotta la madre. - Lo sai perché hai mal di stomaco?
Il ragazzo scuote la testa.
- Perché oggi c’è compito di storia!
- No, non è per il compito… ho studiato!
- Come avevi studiato la settimana scorsa per l’interrogazione di inglese? Ti ricordi? Hai preso
cinque.
- Posso recuperare…

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- Certo! E dovrai recuperare anche matematica e italiano. Sei peggiorato in tutte le materie e se ti
promuoveranno in seconda media sarà solo grazie agli ottimi voti che avevi all’inizio dell’anno.
Perciò basta con questi capricci e vestiti.
Mestamente Luca si alza e si avvia verso l’armadio per prendere i pantaloni.
- Non ti azzardare a mettere quei ridicoli jeans slavati. - lo rimprovera la donna. - Ti ho preparato
i vestiti sulla sedia.
Il ragazzo scruta le brache marroni e l’antiquato gilet appartenuti, con ogni probabilità, a qualche
suo antenato.
- Potresti darmi dieci euro? - domanda senza distogliere lo sguardo dai vestiti.
- A cosa ti servono?
- Devo rinnovare l’abbonamento settimanale dell’autobus e devo comprarmi la merenda.
La donna è sul punto di perdere la calma.
- Anche tre giorni fa dovevi rinnovare l’abbonamento, te lo sei dimenticato?
Il ragazzo fissa il pavimento.
- Quando torni da scuola dovrai spiegarmi cosa fai con tutti questi soldi. Da un paio di mesi non
fai altro che chiedere denaro. Comunque, a partire da oggi, la banca è chiusa. Niente più paghetta
fino a quando i tuoi voti non saranno tornati più che decenti e niente più soldi che finiscono chi sa
dove.
- Ma devo comprare la merenda!
- La merenda la porterai da casa d’ora in avanti e penserò io all’abbonamento per l’autobus. E
ora sbrigati che è tardissimo!
La donna lascia la stanza senza permettere al figlio di replicare.

Capitolo 2

Il Grosso

Il tragitto tra casa e scuola richiede appena dieci minuti di autobus che, a quell’ora del mattino, è
sempre strapieno. Luca raggiunge l’edificio scolastico appena in tempo per sentire del suono della
campanella d’ingresso. È contento di essere in ritardo: forse riuscirà a sgattaiolare in classe senza
essere visto.
Attraversa quasi di corsa il cortile brulicante di studenti schiamazzanti. Guarda in giro
furtivamente. Raggiunge la scalinata d’ingresso e si appresta a salire il primo gradino quando una
pesante mano si posa sulla sua spalla.
La paura lo paralizza.
- Ehi, faccia da scimmia! Non starai cercando di evitarmi, vero? - minaccia una voce maschile
alle sue spalle.
Luca fa un profondo respiro riuscendo a stento a trattenersi dal tremare come una foglia. Si volta
con estrema lentezza e si trova faccia a faccia con un ragazzone robusto e dall’aspetto poco
rassicurante.
- No - balbetta il ragazzino. - È che sono in ritardo.
Il bullo sogghigna di piacere avvertendo la paura di Luca. Si chiama Paco e frequenta la seconda
media. Più che uno studente delle medie sembra un ex galeotto. Non è molto alto ma ha un fisico
possente per le tante ore trascorse in palestra. Porta i capelli cortissimi e si è fatto tatuare un teschio
sul collo. Ripete la seconda media da almeno due anni e, a quanto Luca ha sentito in giro,
probabilmente resterà in quella scuola ancora a lungo. È conosciuto da tutti come “il Grosso” e si
diverte a spadroneggiare sulla scuola e a terrorizzare i ragazzi più indifesi.
Luca è la sua vittima preferita. Lo ha preso di mira da un paio di mesi e ogni giorno che passa si
accanisce sempre di più contro quel ragazzino mingherlino e timido.

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Dietro al Grosso, a devota distanza, due subdoli individui fissano Luca con ghigno beffardo. Uno
è Dario, detto Tex, e l’altro è Stefano che si fa chiamare Step, come il protagonista di un certo film
che ha visto al cinema. Hanno entrambi una scarsa prestanza fisica e un aspetto piuttosto comune
ma sono i seguaci del Grosso e questo li rende molto popolari nella scuola. Abili sobillatori
sembrano trarre enorme piacere dalla sofferenza dei compagni. Luca ha scoperto che un tempo sono
stati entrambi vittime del Grosso. Probabilmente è per sfuggire alle sue angherie che si sono
trasformati nei fedeli servitori del bullo della scuola.
- Non doveva portarti qualcosa? - rammenta Step al Grosso.
- Giusto. Te ne sei ricordato vero, faccia da scimmia?
È stato Step ad affibbiargli quell’odioso soprannome affermando che Luca gli ricordava il
protagonista di un film visto in tv. Nel film, a causa di un esperimento scientifico, il ragazzo si
trasformava in una scimmia.
Da allora lo avevano sempre appellato con quel nomignolo.
- Non ho soldi da darti… - tenta di spiegare Luca.
Il Grosso si avvicina con fare minaccioso:
- Come hai detto? Dammi subito i miei dieci euro o ti spacco la faccia!
Luca si ritrae spaventato.
- I miei genitori non mi danno più denaro… si sono accorti che qualcosa non va!
- Ah, sì? E allora tu fatti furbo e inventati un modo per procurarti i miei soldi.
I primi tempi il Grosso si accontentava di pochi spiccioli, e solo una volta ogni tanto. Luca aveva
sempre pagato senza fare storie sperando che presto lo avrebbe lasciato in pace. La situazione
invece era peggiorata: pretendeva sempre più denaro e sempre più spesso.
- E cosa dovrei fare? - chiede Luca confuso.
- Prova ad aguzzare l’ingegno - si intromette Tex.
Il ragazzo fissa i tre prepotenti.
- Li dovrei rubare?
- A quanto pare è più sveglio del previsto - ride Tex lanciando uno sguardo d’intesa a Step.
- Senti, non m’importa come fai - interviene il Grosso. - Mi basta avere i miei soldi.
- Te l’ho detto, non ne ho…
- È proprio una zecca1. - commenta Step scrutando i vestiti del giovane
Il Grosso solleva le mani e si avvicina al ragazzo. Luca sa bene che fuggire è inutile. Con un
violento strattone il ragazzone strappa lo zaino dalla spalla di Luca e lo apre furiosamente. Estrae
libri e quaderni e li scaraventa a terra. Infine trova ciò che stava cercando: la merenda.
- I soldi per comprare il panino però ce l’avevi - dice trafiggendo con lo sguardo il ragazzino
indifeso.
- Me… me l’ha preparato la mamma…
- Allora ringraziala da parte mia - esclama gettando a terra lo zaino e allontanandosi con il
panino.
I due devoti seguaci seguono il capo ridendo.
Gli occhi del ragazzo si riempiono di lacrime. Avverte gli sguardi di decine di studenti che si
sono radunati per assistere allo spettacolo e riesce a trattenersi dal piangere. La campanella
comincia a suonare per la seconda volta e tutti si precipitano verso l’ingresso vociando e ignorando
Luca chino a terra a raccogliere i libri.

Capitolo 3

Una brutta sorpresa

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Nel linguaggio giovanile si intende un ragazzo che si veste con abiti trasandati e poco alla moda.
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Il compito di storia è stato meno difficile del previsto. Luca pensa di essersela cavata
decentemente anche se un paio di domande gli hanno creato qualche difficoltà. Ha studiato gli
argomenti oggetto della prova scritta ma un improvviso vuoto di memoria lo ha messo in crisi.
Ultimamente gli accade spesso.
È l’ora della ricreazione. Tutti gli studenti si riversano nei corridoi. Luca rimane da solo, in
classe, a fissare il desolante panorama cittadino dalle vetrate dell’aula.
- Non fai merenda? - gli domanda la professoressa intenta a sistemare i compiti appena raccolti.
- Non ho fame - risponde Luca in modo sbrigativo.
- C’è qualcosa che non va? - chiede l’insegnante.
Luca la guarda dubbioso.
- Sei sempre stato un ottimo studente, ma ultimamente i tuoi risultati non sono… molto brillanti.
- Credo di aver fatto un buon compito.
- Lo spero, ma so che hai qualche problema anche nelle altre materie. C’è qualcosa che vuoi
dirmi?
Luca è tormentato. Certo che c’è qualcosa da dire, anzi ci sarebbe molto da dire!
“Ma potrà capire quello che sto passando?” pensa. “Forse mi dirà che è tutta colpa mia, perché
non ho il coraggio di ribellarmi alle angherie del Grosso. Ma se non ne parlo questa storia non finirà
mai. Ci devo provare.”
- Professoressa, io…
- Ma sei ancora qui?
La professoressa di matematica della sezione D è in piedi sulla porta. Ha il volto imbronciato e
fissa la collega in attesa di una risposta.
- Stavo sistemando i compiti - si giustifica l’insegnante di Luca.
- Muoviti, l’intervallo sta per finire e io ho bisogno di prendere un caffè per arrivare a fine
mattinata.
La docente infila i compiti nella valigetta e poi si rivolge a Luca:
- Ne parliamo un’altra volta, va bene?
Il ragazzo annuisce e osserva la donna uscire dalla stanza.
“Forse è meglio così” pensa. “Tanto non avrebbe capito.”
- Ehi, faccia da scimmia!
Luca sobbalza per la sorpresa.
“E adesso cosa vuole?” mormora tra sé.
Si volta verso il Grosso e i suoi due inseparabili scagnozzi2.
- Il panino non era niente male - ride il ragazzone - ma domani lo voglio più imbottito!
Luca non dice una parola. L’impassibilità del ragazzo fa perdere la pazienza al bullo.
- Ehi! Parlo con te. Hai sentito cosa ho detto?
- Ho sentito. - risponde rassegnato.
- Bene faccia da scimmia, allora posso darti una buona notizia.
Tex e Step si scambiano un sorriso.
- Questa estate trascorrerai le vacanze al mare a casa dei tuoi nonni, come sempre? - s’informa il
Grosso
- Sì… - risponde Luca perplesso per l’inattesa curiosità.
- E sai chi trascorrerà le vacanze nella casa adiacente la villetta dei tuoi nonni? - sghignazza il
ragazzone con aria soddisfatta.
Il tono canzonatorio del Grosso pietrifica il giovane.
- Non vorrai mica dire che tu…
- Proprio così. Mio padre ha preso in affitto quella casa.
Il bullo si avvicina e circonda con un braccio le spalle del ragazzino.
- Saremo compagni di giochi per tutta l’estate! - esclama prima di scoppiare in una grassa risata.
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Chi esegue ciecamente gli ordini di un potente.
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Capitolo 4

Lo zio Dario

Luca arriva a casa con un terribile male allo stomaco. Non aveva mai avuto delle fitte tanto
lancinanti. Varca la soglia dell’appartamento pronto a inventare qualche valida spiegazione per il
malessere ma si rende subito conto che sua madre sta intrattenendo un’ospite. Dal soggiorno giunge
la voce familiare di un uomo. Mentre Luca si avvicina alla stanza sente sua madre che dice:
- Non accetterà mai… non è il tipo per avventure simili. È talmente timido, lo sai!
- Non andiamo mica in un luogo sperduto. Anka è ben attrezzata. Accoglie ogni anno centinaia
di turisti. È dotata di tutti i comfort! - replica la voce maschile.
- Ma tu ce lo vedi Luca a vivere all’aperto, tra animali feroci e insetti di ogni genere?
L’uomo ride affettuosamente.
- L’animale più feroce che incontrerà sarà una scimmia di una trentina di centimetri e quanto agli
insetti, basterà un buon repellente per zanzare.
- Ma c’è la malaria! - protesta la donna.
- Nelle zone in cui andremo è stata debellata da anni. Comunque, se ti senti più tranquilla, può
fare la profilassi prima di partire.
- Lui odia la vita all’aperto - mugugna la madre.
Il ragazzo conosce la voce maschile. Si tratta dello zio Dario, fratello di sua madre e biologo 3
presso l’università di Pisa. Luca lo considera il parente più simpatico, sebbene lo abbia sempre
frequentato poco: lo zio è perennemente in giro per il mondo a studiare gli animali più strani.
Nonostante ciò, gli spedisce graziosi doni da ogni angolo della terra e non dimentica mai il suo
compleanno.
- Ciao zio - esclama il ragazzo affacciandosi sulla porta. - Non sapevo che saresti venuto a farci
visita.
- Non lo sapeva nessuno - borbotta la madre vagamente risentita.
- Ero da queste parti per una conferenza e sono passato a salutarvi - dice lo zio.
Lo zio Dario è alto e abbronzato. Nonostante la sua struttura fisica sia piuttosto esile, si intuisce
che ha un fisico agile e ben allenato dalle frequenti spedizioni in luoghi impervi 4 del pianeta. Di
anno in anno la folta capigliatura di un tempo si dirada sempre più costringendo l’uomo a rasarsi
completamente la testa. Il nuovo look è comunque piacevole e conferisce allo zio un’aria alquanto
misteriosa e attraente.
- Stavate parlando di un viaggio? - chiede Luca guardando prima lo zio e poi sua madre. - Mi è
sembrato di aver sentito di un luogo sperduto. Stai per partire?
La zio Dario sorride.
- Sì. Ed è proprio per questo motivo che sono qui - l’uomo ignora la bieca 5 occhiata alla sorella. -
Vorrei invitarti a partecipare alla nostra spedizione.
Il ragazzo sembra sorpreso dall’inattesa proposta.
- E di che spedizione si tratta? - s’informa.
- Si tratta di una ricerca scientifica finanziata dalla mia università. Andremo in Madagascar.
Luca ha studiato qualcosa a proposito del Madagascar ma la geografia non è il suo forte.
- Il Madagascar è in Africa, giusto? - domanda un po’ perplesso.

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Studia le caratteristiche degli organismi viventi
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Luoghi in cui è impossibile o difficile transitare
5
Che esprime una minaccia
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- Esatto. È una grande isola a sud est dell’Africa con una flora e una fauna uniche al mondo.
- Che ricerche devi svolgere laggiù?
- Il progetto di ricerca è molto ampio, riguarda la biologia, la geologia, la paleontologia. Io mi
dovrò occupare dello studio evolutivo di alcune specie animali presenti sul territorio.
Adesso Luca ricorda l’esatta specializzazione dello zio: biologia dell’evoluzione, anche se non
ha mai capito che cosa voglia dire.
Lo sguardo di Luca non lascia trapelare alcun sentimento.
- Te l’avevo detto che la natura non lo interessa. Non fa per lui. - sospira la donna compiaciuta.
- Sarà un bel viaggio - insiste lo zio ignorando completamente le rimostranze della sorella. -
Partiremo al termine dell’anno scolastico e staremo fuori circa due mesi. Alloggeremo su un’isoletta
del Madagascar dove, da anni, è stato allestito un villaggio turistico nel pieno rispetto della natura
del luogo.
Luca resta impassibile, assorto dai propri pensieri.
- I bungalows sono molto accoglienti e il ristorante del villaggio ha un cuoco malgascio che
conosce molto bene anche la cucina italiana. Potrai nuotare, prendere il sole, fare escursioni in barca
o dormire tutto il giorno. Verrà anche Deva, tua cugina.
Deva è la figlia di Dario. Ha la stessa età di Luca ma, forse anche a causa della lontananza, i due
cugini non hanno mai legato molto. Da qualche tempo ha problemi di salute. Mangia pochissimo e,
a quanto dice la mamma, pesa come un uccellino.
Luca è silenzioso.
- Dario, non insistere. Non fa per lui - si spazientisce la donna.
- Ma sarà un’esperienza indimenticabile e anche molto formativa, sarebbe un peccato…
- Va bene, vengo con te zio! - dichiara all’improvviso il ragazzo.
- Cosa?! - urla incredula la donna.
- Vado con lo zio. Penso anch’io che sarà una bella esperienza.
- Ma hai capito cosa ti aspetta? Dovrai dormire all’aperto!
- Ci sono i bungalows - interviene zio Dario.
- E va bene. Dovrai dormire nei bungalows sulla spiaggia. Con animali che scorrazzano
liberamente all’intorno. E poi la cucina del posto non ti piacerà. Tutti quei piatti strani aggraveranno
il tuo mal di stomaco.
“Già” pensa Luca “il mio mal di stomaco…”
Si sfiora la pancia con la mano. Le fitte sono scomparse appena lo zio ha accennato all’insolita
vacanza in un paese lontano.
Luca è consapevole dei disagi che potrebbe incontrare. Lui odia ogni tipo di insetto, detesta la
vita all’aperto (o almeno immagina di odiarla perché non ricorda di aver mai fatto nemmeno una
scampagnata) e ha gusti un po’ difficili a tavola. Inoltre la prospettiva di trascorrere due mesi in
compagnia di una cugina musona e piena di problemi non è delle migliori. Ma un pregio questa
singolare vacanza ce l’ha: lo porterà lontano migliaia di chilometri dal Grosso e dai suoi tirapiedi.
- Ho deciso mamma, vado con lo zio! - ribadisce in tono che non ammette repliche.