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FONDAZIONE DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI,

PIANIFICATORI, PAESAGGISTI E CONSERVATORI


DELLA PROVINCIA DI MILANO Cc.274/itinerari

Quartiere Iacp Mangiagalli II, edifici 3-4 / 1950-1952 /


Franco Albini, Ignazio Gardella Quartiere Iacp Mangiagalli II, edifici 3-4 / 1950-1952 / F. Albini, I. Gardella

via Airaghi, via De Predis, Milano


una pratica sperimentata in altri progetti sfaccettato come il prospetto del retrostante
di Albini, di cui l’esito più maturo è il edificio, che nel suo insieme risulta definito
Nel 1950 l’Istituto Autonomo Case altri progettisti, tra i quali Pagano nel primo complesso Incis a Vialba (1950-1953), dove dalla giustapposizione di lastre verticali,
Popolari (Iacp) incarica Albini e Ignazio caso e i BBPR nel secondo. la separazione degli elementi architettonici piuttosto che dall’articolazione di volumi
Gardella di progettare gli ultimi due Nel quartiere Mangiagalli lo sforzo porta al netto isolamento dei vani scala compatti.
blocchi residenziali del nuovo quartiere progettuale dei due architetti approda a rispetto all’organismo edilizio. Tuttavia Il fronte interno, su cui vengono
“Mangiagalli II”, situato nella zona nord- un risultato di elevata qualità, per il quale se qui come a Vialba la scala è svincolata disposti gli spazi di servizio e i disimpegni,
ovest di Milano, appena fuori dall’odierna risulta difficile e forse pleonastico isolare i dall’edificio, nel progetto Incis è posta al si articola in pianta grazie alla rotazione
circonvallazione esterna. singoli apporti, tanto più che la produzione centro dello spazio concavo descritto dai dell’ingresso e del cucinotto, che consente
La collaborazione tra i due architetti dei due colleghi e amici era reciprocamente blocchi, risultandone chiaramente distinta, al contiguo soggiorno il doppio affaccio,
è l’ultima di una serie inaugurata dal influenzata dalle rispettive ricerche. I due mentre i corpi scala del “Mangiagalli”, pur mentre il ballatoio di accesso è ortogonale
concorso per il palazzo della Civiltà Italiana corpi di fabbrica presentano uno schema separati dal corpo di fabbrica a cui sono all’ingresso. In origine le finiture esterne
all’E42 (1937), continuata con il progetto planimetrico identico, composto da tre collegati da due aeree passerelle, sono prevedevano un intonaco lamato rosa per i
urbanistico per Milano Verde (1938) e cellule-tipo accostate in linea, cui eccettua allineati con esso e appaiono piuttosto delle volumi residenziali, un intonaco strollato
con la proposta per il piano regolatore di una sola testata, sfalsata per aggiungere un protuberanze del volume principale. Al fine color bruno e una griglia di mattoni a vista
Milano degli Architetti Riuniti (1944-1945), terzo alloggio indipendente, non realizzato. di accentuare questa percezione unitaria, i per i vani scala, a cui si accostavano opere in
entrambi elaborati in collaborazione con La disposizione dei volumi avviene secondo corpi scala sono inoltre chiusi da due pareti ferro verniciato a piombaggine, serramenti
cieche e da una terza, rivolta all’esterno, verniciati bianchi e tapparelle verdi, ma
VISTA DEL BLOCCO EDILIZIO (FOTO DA ARCHIVIO CIVICO DI MILANO) realizzata con un grigliato di mattoni anche in questo caso numerosi interventi di
che consente un’illuminazione filtrata ristrutturazione, sollecitati dagli abitanti,
dell’interno. hanno pesantemente alterato i prospetti
Le superfici delle pareti laterali della originali.
scala sono smussate, generando un
CARLO VENEGONI
volume rastremato: il risultato è un prisma

PIANTA DEL PIANO TIPO (IMMAGINE DA ARCHIVIO CIVICO DI MILANO)

FRANCO ALBINI E MILANO FRANCO ALBINI E MILANO

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