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LESIONE DA RISSA

Si tratta di una lesione personale grave (art. 582 del Codice Penale) dovuta alla partecipazione a una rissa; essendo
la rissa un delitto perseguibile d’ufficio (art. 588 del Codice Penale), agisco diversamente a seconda della qualifica
giuridica che ricopro:

- Se sono un pubblico ufficiale/incaricato di pubblico servizio redigo la denuncia scritta senza ritardo in cui riferisco
gli elementi essenziali del reato (generalità, luogo, giorno e ora) e fonti di prova [se non lo facessi sarei imputabile
di omissione di denuncia (art. 361/362 del Codice Penale)]

- Se sono un esercente un servizio di pubblica necessità posso non redigere il fare referto perché esporrei il mio
assistito ad un procedimento penale (esimente speciale) (art. 365 del Codice Penale)

LESIVITA’

Gli effetti lesivi provocati possono essere:

- irritazione, è una lesiona cutanea prodotta quando l’azione esercitata dal mezzo lesivo non supera la resistenza
specifica del tessuto

- escoriazione, è data dalla combinazione della compressione (unghiatura) + strisciamento (graffiatura) e si


classifica in tre tipologie a seconda della profondità della lesione (asportazione di epidermide, corion superficiale e
corion profondo):

• 1° grado, distacco superficiale dell’epidermide con formazione di crosta sierosa giallo-bruna

• 2° grado, interessamento delle papille dermiche, sangue che fuoriesce dai capillari e formazione di crosta siero-
ematica.

• 3° grado, interessamento profondo del derma, lacerazione dei vasi, emorragia con formazione di crosta
ematica.

• Inoltre, nel cadavere c'è sempre una macchia gialla anche se l'escoriazione è più profonda, perché non c'è
sangue circolante.

- ecchimosi, è uno stravaso di sangue in seno ai tessuti, prodotto dalla rottura dei vasi sanguigni, senza
lacerazione dei tessuti sovrastanti (per schiacciamento, trazione, sforzo). Presentano variazioni cromatiche in
rapporto al tempo trascorso dalla loro produzione. Quelle post-mortali non presentano il reticolo di fibrina. A
differenza delle ipostasi indicano sempre lesioni vitali, di colore rossastro e non completamente asportabili con il
lavaggio.

- ferite lacere e lacero-contuse, sono lesioni contusive che si determinano quando la compressione esercitata sulla
cute è particolarmente violenta sì da determinare una discontinuazione dei tessuti. Nelle ferite lacero-contuse vi è
una prevalente azione di compressione ed una coesistente azione di trazione (nelle ferite lacere, invece, prevale il
meccanismo di stiramento). Le ferite lacero-contuse presentano margini irregolari, finemente sfrangiati ed
ecchimotici e non riflettono la morfologia dello strumento che le ha prodotte. Inoltre tra i margini della ferita si
interpongono sottili ponti di tessuto fibroso, il che consente di effettuare un’agevole diagnosi differenziale con le
lesioni da taglio. Le ferite lacero-contuse possono essere suddivise in:

• lineari, rappresentano le più classiche lesioni lacero-contusive e si realizzano, ad esempio, per azione di un
mezzo contusivo (manganello, bastone) contro il cuoio capelluto.

• su cresta ossea, si realizzano a livello delle salienze ossee (spina tibiale, mento, arcata sopracciliare) dove la
cute è più sottile ed il margine osseo sottostante è acuto; possono essere scambiate per ferite da taglio ma in
questo caso si producono dall’interno verso l’esterno. Rientrano in questa categoria le ferite al mento da
impatto al suolo o all'arcata sopracciliare nei pugili nel corso di un combattimento.

• da fratture esposte, a seguito della frattura con esposizione di monconi ossei e della conseguente lacerazione
dei tessuti dall'interno verso la cute; non hanno in genere bordi ecchimotici.

• da morso, sono determinate per strappamento della cute, con la forma della lesione che corrisponde a quella
delle arcate dentarie.

• fratture ossee, possono essere dirette (dovuta all’applicazione della forza sul punto di rottura dell’osso) o
indirette (quando la frattura si verifica per flessione o trazione di un segmento osseo, o per trasmissione di
forza, come ad esempio la rottura del collo del femore, con rima obliqua, per urto sul piede).Le fratture del
cranio si possono determinare per urti su superfici estese (come nelle cadute) o per azione di corpi.

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- In questo contesto possiamo distinguere fratture da violenza diffusa (come nella caduta al suolo,
caratterizzate da più linee che si dipartono dal punto colpito ed assumono una disposizione a raggiera,
corrispondenti ai cedimenti dei tavolati ossei, prima quello interno e poi quello esterno. Possiamo osservare
anche rime di frattura irradiate, rappresentate da anelli, o fratture equatoriali, nelle quali il tavolato esterno è il
primo a rompersi, e che nell’insieme producono un tipico aspetto a mappamondo), da violenza circoscritta
(conseguenti ad azione di corpi contundenti), indirette, bipolari (tipiche dello schiacciamento, in cui vi sono
due forze opposte, di cui una agisce da potenza e una da resistenza) e spontanee (per piccoli traumatismi,
come in caso di osteoporosi).

• rottura dei visceri, causate dall’applicazione di energia meccanica con modalità di pressione, trazione o
scoppio, tipicamente in caso di grandi traumatismi (investimenti, precipitazioni).

MALATTIA PROFESSIONALE

In senso medico sono malattie professionali i processi morbosi che derivano da un’esposizione protratta agli
effetti nocivi del lavoro, cioè quelle manifestazioni cliniche dovute all’azione lenta e ripetuta nel tempo di agenti
patogeni legati al lavoro stesso.

Attualmente, l’assicurazione obbligatoria viene estesa a ogni malattia non compresa nelle tabelle allegate, causata da
lavorazioni o da agenti patogeni diversi da quelli indicati nelle tabelle stesse, anche se manifestatasi oltre il periodo
massimo di indennizzabilità dalla cessazione del lavoro, purché ne sia provata la causa di lavoro. In definitiva, oggi
il vecchio sistema tabellare chiuso (costituito da una tabella con tre colonne che riportavano, rispettivamente, tipo di
lavorazione – malattia – periodo massimo di indennizzabilità) è stato sostituito da un sistema tabellare misto (con
possibilità di ammettere altre patologie al di fuori delle tabellari seppur con onere della prova a carico del
lavoratore, le cosiddette malattie “non tabellate”).

NB: Le malattie professionali “tabellate” sono attualmente 60 (comprese silicosi, causata dalla silice e che risulta
essere molto diffusa tra i minatori ed i lavoratori di ceramica e vetro e l’asbestosi, causata dall’amianto) per l’industria
e 27 per l’agricoltura.

- a quali rischi è maggiormente sottoposto il medico? rischio biologico, chimico e infettivo

- esempio d'infortunio e malattia professionale nel medico: infezione dopo taglio con bisturi, tumori per utilizzo di
prodotti radiodiagnostici

- Differenza tra risarcimento e indennizzo

• l'INDENNIZZO è il pagamento dovuto ad un soggetto per un danno da lui subìto che, però, non consegue ad un
atto illecito e, quindi, a responsabilità civile.

• RISARCIMENTO, dovuto ad un danno, ossia un pregiudizio conseguente ad atto illecito e come tale fonte di
responsabilità civile.

MALTRATTAMENTI

Si parla di maltrattamenti, al plurale. Una singola vicenda, azione di maltrattamento NON costituisce reato. Per avere
maltrattamenti dobbiamo renderci conto che c’è reiterazione del fatto. Se il maltrattamento è fisico può
manifestarsi per esempio mediante più lesioni di tipo traumatico cronologicamente distinte: distinguiamo le
varie lesioni perché vediamo degli esiti di traumi e traumi recenti. La presenza di questa cronologia della lesione deve
farci sospettare il maltrattamento, che è una situazione importante da individuare in quanto siamo di fronte ad un
delitto perseguibile d’ufficio che va perciò segnalato all’autorità giudiziaria attraverso le due forme (viste nella lezione
precedente) del referto o della denuncia a seconda che a farlo sia un libero professionista o un incaricato di pubblico
servizio. Nella cronologia sono d’aiuto le lesioni ecchimotiche poiché queste ultime hanno una sequenza di
presentazione tipica: nasce di colore bluastro poi va verso il verde poi giallo e poi scompare, il tutto spia del
fenomeno di degradazione dell’emoglobina e impiega 7-10 giorni per scomparire. Lo stesso vale per una
escoriazione che può presentare una crosta appena perduta o essere fresca. Per non parlare poi di cicatrici
importanti che sono indelebili e per organizzarsi in maniera definitiva possono impiegare anche un anno.

Facendo partire una denuncia si può creare un grosso problema: se si trova in un bambino viene allontanato dal
genitore. Spesso, quasi nel 50% dei casi, i maltrattamenti come le violenze sessuali sono simulati. Nel dubbio
segnalarlo, non è nostro lavoro sospettare che non sia vero.

I maltrattamenti devono essere dolosi: con coscienza e volontà maltratto la persona. Le lesioni lievi e lievissime sono
comprese nel maltrattamento perché reiterate possono causare danni più gravi. La reclusione è maggiore se ne
deriva una lesione grave ed è di 7-15 anni, ancora più grave nel caso l’esito sia la morte, diventa di 12-20 anni.
Queste pene sono così dure perché chi maltratta ha un atteggiamento persecutorio nei confronti della vittima.

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Il tipo maltrattamento effettuato ricorre, frequente è il caso di bambini “shakerati”. Se questo non muore avrà disturbi
comportamentali e caratteriali e spesso, da adulto, si comporterà allo stesso modo con i figli. Chi è stato maltrattato
o violentato in molti casi avrà problemi comportamentali e di tipo psichico, per esempio maltratterà, diventerà
tossicodipendente.

Riepilogo sui maltrattamenti. 



I maltrattamenti sono atti reiterati, numerosi ed abitudinari, atti lesivi dell’integrità psicofisica o del decoro ovvero
degradanti fisicamente o moralmente la vittima. Sono reati dolosi di tipo:

-  Commissivo: percosse, violenze, sevizie

-  Omissivo: privazione di cibi, indumenti, ecc.

OBBIEZZIONE DI COSCIENZA

Secondo l’articolo 9, il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle
procedure per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezioni di coscienza, con preventiva dichiarazione.

La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente
dell'ospedale o della casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente
legge o dal conseguimento dell'abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette
all'interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti
l'esecuzione di tali prestazioni. L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei
termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua
presentazione al medico provinciale.

OMISSIONE DI SOCCORSO

Omissione di soccorso: l'articolo 593 del Codice Penale sancisce che chiunque, trovando abbandonato o smarrito
un fanciullo minore degli anni 10, o un'altra persona incapace di provvedere a se stessa, ometta di darne immediato
avviso all'autorità è punito con la reclusione fino a 1 anno o con la multa fino a 2.500 euro. Alla stessa pena soggiace
chi, trovando una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di darne
immediato avviso all'autorità. Se da questa condotta del colpevole ne deriva una lesione personale, la pena è
aumentata; se ne deriva la morte la pena è raddoppiata.

Nell'ambito dell'omissione di soccorso rientra anche la situazione del medico che viene chiamato telefonicamente e
non si reca a prestare soccorso, o a chiamare il 118 oppure consigliare al soggetto di recarsi al pronto soccorso.
L'omissione di soccorso è un reato di pericolo, cioè affinché si configuri il reato non è necessario che vi sia un danno
e, nel caso in cui questo accada si configurerebbe come seguente ad un altro delitto, in questo caso l'omissione di
soccorso.

La legge 72/2003, in considerazione dei cosiddetti "pirati della strada" che, dopo aver investito non prestano
soccorso, ha apportato modifiche per l'omissione di soccorso: sono state aggravate le pene con la reclusione da 3
mesi a 3 anni.

PERCOSSE

chiunque percuota taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o della mente è punito, a querela della
persona offesa, con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fina a euro 309.

È questo un reato caratterizzato da una condotta di violenza fisica su parti corporee altrui, atto diretto a ledere
l'integrità fisica (un calcio, uno schiaffo, ecc. sono tutti atti diretti a ledere) ma che non deve provocare una malattia
nel corpo o della mente; in caso contrario si configura il reato di lesione personale.

Per la medicina una malattia è un processo morboso a carattere evolutivo che è accompagnato da disturbi locali o
generali obiettivamente rilevabili. Giuridicamente, invece, una malattia è una qualsiasi alterazione anatomica o
funzionale localizzata e non impegnativa delle condizioni organiche generali. Questa definizione, quindi, comprende
nella "malattia" anche condizioni che in medicina tradizionalmente non vengono considerate tali perché non ne
consegue un processo morboso. Ad esempio, un'ecchimosi a seguito di uno schiaffo o un “occhio blu” conseguente
ad un pugno non vengono considerati come malattie dalla medicina; tuttavia, ai sensi della legge, poiché ne deriva
un’alterazione anatomica localizzata si deve parlare di malattia e, pertanto, si configura il delitto di lesioni personali.
In pratica, la percossa si deve ridurre ad una reazione dolorosa che non lasci residui di tracce organiche.

La percossa è sempre di natura dolosa, non essendo prevista l'ipotesi colposa o preterintenzionale.

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